You are on page 1of 15

SE PARLA SOFRI

Questo è un saggio del misterioso autore HS (Helter Skelter), apparso per la prima volta il
06/07/2008 sul sito Come Don Chisciotte

Qualche tempo fa, nel mese della 35° ricorrenza dell'assassinio del commissario Luigi Calabresi, il
presunto e discusso mandante del suo omicidio, Adriano Sofri ha scritto una lettera aperta ai giovani
che intendessero abbracciare la strada della violenza "politica" . Per esprimere i suoi concetti,
rifacendosi all'esperienza della propria militanza "sessantottina", Sofri ha scelto il giornale diretto
dal suo amico Giuliano Ferrara "Il Foglio" di proprietà della famiglia Berlusconi. Come è noto, "Il
Foglio" è un giornale vicino alle tesi neoconservatrici americane che raccoglie vari "ex" provenienti
dalla sinistra extraparlamentare e, in special modo, Lotta Continua e Potere Operaio. D'altronde,
tutti sanno, Ferrara è praticamente stato il precursore delle cosiddette tesi "teocon", care all'ala
destra del cattolicesimo. Ma avremo l'occasione di approfondire… Quel che preme sottolineare è
come Sofri abbia fatto una rivelazione inedita, non sul caso Calabresi, ma ugualmente sconcertante
ancorché piuttosto vaga.

Nella prima metà degli anni Settanta, si presume, un alto dirigente degli "affari riservati" (ed è
presumibile che ci riferisca all'Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni) avrebbe proposto
a Sofri e ai "compagni" di Lotta Continua, di assassinare un esponente dei NAP, formazione armata
di estrema sinistra operante soprattutto nel napoletano. La rivelazione è veramente inquietante:
perché un alto dirigente di un servizio segreto, che all'epoca era accusato di orchestrare stragi,
attentati e tensioni contro la sinistra, avrebbe dovuto esporsi per proporre a chi era considerato un
nemico dello Stato un atto estremamente grave – un omicidio – generando, peraltro, dei sospetti?
Perché Sofri ha fatto questa dichiarazione? Si tratta, forse, di un messaggio? Naturalmente Sofri ha
detto che la proposta fu rifiutata, ma perché l'Ufficio Affari Riservati, allora, avrebbe valutato i
"compagni" di Lotta Continua come in grado di compiere un assassinio? È credibile?

In effetti la sparata ha tutta l'aria di essere l'ennesimo pistolotto ricattatorio di un paese che si
consuma nei suoi ricatti. Recentemente il figlio di Calabresi, giornalista, ha scritto un libro sulle
vittime del terrorismo "rosso" per cui si è pensato che quella di Sofri fosse una risposta. C'era
qualche riferimento indiretto al caso Calabresi? Spesso, molti testimoni di estrema sinistra
dell'epoca hanno parlato di mandanti e assassini provenienti dal loro ambiente, ma non da Lotta
Continua bensì da quelli della lotta armata. Sofri voleva forse affermare che apparati dello Stato, il
Potere, ha istigato e incoraggiato il terrorismo "rosso" e, forse, l'assassinio di Calabresi non è
estraneo a questi "giochi". Procediamo…

Sofri è una figura ben nota. Condannato in via definitiva per l'assassinio di Calabresi, pare oggi una
figura di confine fra centrosinistra e centrodestra. Intellettuale dotato di buona penna, è piuttosto
arrogante e saccente, nonché ambiguo. Penso che sia unico il suo caso in Italia, scrivendo sia per "Il
Foglio" (area centrodestra) e "La Repubblica" (centrosinistra). Si può considerare una sorta di
"neoconservatore" moderato e illuminato, filoamericano e filoisraeliano, pronto anche a muovere
qualche critica a Bush jr. Tuttavia, in modo furbesco, giustifica gli interventi occidentali, NATO o
USA per "esportare la democrazia" con l'argomento della "capitolazione di fronte al nazismo a
Monaco del 1938". Insomma i vari Milosevic, Saddam Hussein, Ahmedinnejad e - perché no? -
Putin sarebbero tutti degli Hitler a cui si deve reagire adeguatamente. Altro aspetto che accomuna
Sofri ai neocon è l'ostilità e l'impegno antirusso, a partire dall'azione nella Bosnia Erzegovina. Sofri
è, quindi, una figura molto vicina ai francesi Henry Levy e Glucksmann, non a caso anche loro ex
sessantottini poi convertiti rapidamente alla causa filoamericana e antisovietica prima e poi
antirussa. Sembra che i due protagonisti del maggio francese siano molto apprezzati dal
neoconservatore americano Ledeen, probabilmente trockista in gioventù e poi ammiratore del
fascismo italiano e di Mussolini. È noto l'impegno sia di Ledeen che dei due vecchi "sessantottini"
francesi nel tentativo di rovesciare il regime iraniano degli ayatollah, naturalmente per vie
"democratiche". Ma torniamo a Sofri per illustrarne i trascorsi sessantottini e per trattare anche della
storia di quella che fu, quasi sicuramente, la formazione extraparlamentare più importante
dell'epoca, Lotta Continua, di cui Sofri stesso fu leader.

Lotta Continua, sorta dalle "ceneri" del Sessantotto, fu, molto probabilmente, la formazione
paradigmatica della sinistra extraparlamentare o Nuova Sinistra. Sicuramente non dogmatica come
le altre, che si richiamavano al leninismo e al maoismo, accogliendo al suo interno le istanze
libertarie e delle femministe. La linea "rivoluzionaria" non si chiudeva nell'"operaismo" (Potere
Operaio) o nel settarismo "studentesco" (Movimento Studentesco), bensì cercava di aprirsi ad altri
luoghi e soggetti sociali. La linea "ribellistica" e, vagamente, "spontaneistica" conduceva, però, ad
errori di valutazione come nel caso della rivolta di Reggio, giudicata positivamente ed invece poi
egemonizzata dai neofascisti. Insomma, anche in questo il caso di Lotta Continua era
paradigmatico, concentrando in sé le tensioni, le contraddizioni ed anche le ambiguità dell'epoca.
Meritoriamente, a dire il vero, Lotta Continua si impegnò a dimostrare l'innocenza degli anarchici
nella strage di piazza Fontana e montò una vera campagna di stampa contro il commissario
Calabresi reo della morte dell'anarchico Pinelli, "volato" da una finestra della Questura di Milano.
Forse per questi motivi si attirò ire feroci all'epoca e i tentativi di coinvolgerla nella "strategia della
tensione" furono più di uno. A più riprese i neofascisti rivendicarono a nome di Lotta Continua
diversi attentati e si tentò, da parte della Divisione Carabinieri Pastrengo di Milano, di accreditare la
pista "Lotta Continua" per quanto riguardava l'attentato ai tre carabinieri a Peteano, in cui, si seppe
poi dal reo confesso neofascista Vinciguerra, erano coinvolti elementi di Ordine Nuovo.
Curiosamente anche Simioni propose alle BR di attuare degli attentati contro la NATO e l'assassinio
del principe Borghese, rivendicandoli a nome di Lotta Continua. Fortunatamente l'azione non andò
in porto. Sicuramente i rapporti con Simioni non furono dei migliori: nel 1972 il giornale del
gruppo pubblicò una lista di presunti agenti CIA fra i quali vi era Simioni. Quella lista proveniva,
forse, dalle stesse BR che non si fidavano di Simioni, sempre più in odore di essere un agente
provocatore. Intanto il commissario Calabresi venne assassinato e per quel delitto verrà puntato il
dito, anni dopo, proprio su Lotta Continua, in particolar modo su Sofri, ritenuto il mandante.
All'epoca Calabresi si stava ancora occupando della strage di piazza Fontana, della morte sospetta
di Feltrinelli e di un traffico d'armi che alimentava il terrorismo in Italia. Il commissario aveva
aperto un fascicolo su Bertoli, il sedicente anarchico che, l'anno dopo, attenterà alla vita del
Ministro degli Interni Rumor provocando una strage alla Questura di Milano. È possibile che
Calabresi avesse individuato piste che conducevano all'organizzazione paramilitare atlantica
GLADIO. Per anni circolerà la voce che gli assassini del commissario provenivano dagli ambienti
dell'estrema sinistra, ma da quale formazione in particolare? Recentemente è stato avanzato il
sospetto che potesse essere implicato proprio il Superclan, l'ala scissionista delle BR guidata
proprio da Simioni. In effetti l'omicidio sembra anticipare di qualche anno l'ondata terroristica
sviluppata dalle BR di Moretti e del fido Gallinari, entrambi, in passato, militanti del Superclan. In
seguito, com'è noto, i compagni del Superclan ripararono a Parigi ove fondarono la scuola di lingue
Hyperion, una centrale del terrorismo internazionale. Vari elementi fanno pensare che l'Hyperion
fosse collegata ai Comitati di Resistenza Democratica del filoamericano e filoinglese Sogno, a
strutture NATO tipo STAY BEHIND, all'USIS, organismo delle Ambasciate USA e, forse, sostenuto
dai finanziamenti della Fondazione Rockfeller. Divenuto capo delle BR, Moretti viaggiava spesso a
Parigi ove si incontrava con gli ex "compagni del Superclan, forse proprio presso
l'Hyperion.

Tornando a Lotta Continua, l'informatissimo giornalista piduista con agganci nei
servizi segreti, culturalmente di destra, Pecorelli accusò Sofri e l'organizzazione di
estrema sinistra di essere finanziati dall'esponente socialista "autonomista" Mancini
a scopo di destabilizzazione. In effetti Mancini teneva dei "flirt" con formazioni non
propriamente pacifiche dell'estrema sinistra. È noto come egli sostenne, qualche
tempo dopo, la fazione dell'Autonomia che gravitava intorno alla rivista Metropoli diretta dal prof.
Piperno ex Potere Operaio. Questi verrà sospettato di essere a capo della fazione "trattativista" delle
BR (quella di Morucci e Faranda) per intendersi e, secondo Giuliana Conforto, figlia della spia del
KGB in odore di "doppiogiochismo" Giorgio Conforto, fu proprio Piperno a chiederle di ospitare i
latitanti Morucci e Faranda nell'abitazione presso cui verranno arrestati. In effetti Mancini appare
come una figura estremamente ambigua: in rapporti piuttosto buoni con il guru democristiano
Andreotti, ma anche con il capo dell'Ufficio D del SID Maletti, presunto piduista contrapposto al
direttore del SID Miceli, anch'egli piduista e in rapporti sia con Gelli che con Sindona. A proposito
di P2 Mancini viene indicato nel Piano di Rinascita Democratica come uno dei politici del PSI in
grado di rivitalizzare (certo nel senso auspicato da Gelli & c.) la politica italiana. Un altro esponente
del PSI indicato nel Piano piduista è un certo Craxi… Da quel che si è visto, quindi, non è difficile
immaginare come possa essere naturale l'approdo al PSI per molti giovani militanti di Lotta
Continua e della sinistra extraparlamentare.

Un'altra informazione risulta, invece, più curiosa e, al tempo stesso, più inquietante. Il giornale di
Lotta Continua veniva stampato da una tipografia di proprietà di due americani, tali Robert Hugh
Cunningham e Robert Hugh Cunningham jr, naturalmente padre e figlio. Ma chi erano costoro? Il
primo, un collaboratore del direttore della CIA Richard Helms, quello dei tempi del golpe cileno di
Pinochet, per intendersi; il secondo verrà, invece, nominato responsabile delle attività informative
in Europa per il Partito Repubblicano USA dal Presidente Reagan. Ciò lascia sbalorditi. Siamo,
dunque, nei paraggi della CIA e, per giunta, del Partito Repubblicano… Le società dei Cunningham,
allo stesso tempo, stampavano bollettini di disparati movimenti e gruppi politici: Notizie Radicali,
appunto del Partito Radicale impegnato nelle lotte per i diritti civili; Nuova Repubblica del
movimento gaullista, presidenzialista e filoatlantico dell'ex Ministro della Difesa Pacciardi le cui
posizioni erano molto vicine a quelle di Sogno; Assalto, un foglio golpista e fascistoide ed, infine,
Autonomia della fazione padovana del prof. Negri. Si tratta di gruppi politici dalle posizioni e linee
molto lontane l'una dall'altra. La cosa che viene condivisa, invece, è la comune avversione alla
tendenza egemonizzante nella vita politica italiana della DC e del PCI, il cosiddetto
"cattocomunismo" e l'avvicinamento fra i due grandi partiti politici. Ed è questa avversione, questa
ostilità che la CIA (e il Partito Repubblicano USA ma non solo) condivide con queste fazioni
politiche. Il compromesso storico fra DC e PCI è ritenuto pericoloso per gli interessi USA e per la
NATO. Al contrario, invece, nonostante gli attacchi agli americani e alla CIA, la sinistra
extraparlamentare viene giustamente considerata, nel suo estremismo, velleitaria e, anzi questa
presunta linea "rivoluzionaria" può essere utilizzata per agitare spettri su presunti pericoli per la
NATO. È la politica della "destabilizzazione per la stabilizzazione", additare a pericoli presunti,
alimentarli o agitarli per rafforzare la propria posizione. I giovanotti di Lotta Continua sapevano che
la CIA era interessata a stampare il loro giornale, ma si giustificavano affermando che "la CIA
faceva buoni prezzi e che era stata lasciata la massima libertà" (sic!). Ciò la dice lunga su quanto
fosse autoreferenziale e velleitaria al tempo stesso la Nuova Sinistra italiana che, peraltro, non era
certo favorevole al compromesso fra DC e PCI (ragion per cui molti approderanno al PSI). Altro
discorso è, invece, la proposta di commettere un omicidio avanzata dall'Ufficio Affari Riservati del
Viminale a Lotta Continua. Secondo qualcuno Sofri, nella sua lettera, avrebbe alluso proprio a
Federico Umberto D'Amato che, fin dalla nascita del servizio segreto del Ministero degli Interni, ne
è stato praticamente il capo occulto.

Federico Umberto D'Amato, vicequestore durante la Seconda Guerra Mondiale, divenne un uomo
di fiducia del capo della sezione X 2 dell'OSS, antesignana della CIA, il celebre James Jesus
Angleton. Della sezione faceva parte il cosiddetto "cerchio della mafia", agenti italoamericani quali
Corvo e Scamporino che erano, appunto, in contatto con la mafia italoamericana e la mafia sicula.
Un altro del gruppo di agenti italoamericani era Gigliotti che terrà i rapporti della CIA con la
Massoneria italiana fino all'ascesa di Gelli nella loggia Propaganda 2. Anticomunista viscerale,
Angleton aveva concepito la non originale idea di utilizzare i neofascisti contro i comunisti e, a tale
scopo, si servirà della collaborazione del principe Borghese, il comandante della X Mas. È da notare
come l'organizzazione paramilitare atlantica GLADIO nasca proprio con la partecipazione di
elementi del battaglione Vega della X Mas. Recentemente è emerso come, a proposito della strage
di Portella delle Ginestre, il bandito Giuliano e la sua banda non fossero stati altro che un capro
espiatorio e come vi fosse stata un'attiva partecipazione di mafiosi e militi della X Mas. Il nome di
Angleton è stato fatto, non solo a proposito di questa strage, ma anche riguardo all'assassinio del
Presidente J. F. Kennedy. Ciò la dice lunga sul tipo di personaggio. Per sua stessa ammissione (e
vanto) D'Amato era uomo della CIA in Italia. Già a capo dell'Ufficio Sicurezza Patto Atlantico,
quello per il rilascio dei NOS, i documenti d'accesso ai segreti NATO, D'Amato pare aver avuto un
ruolo non secondario nella "strategia della tensione". Anche questo non dovrebbe costituire una
sorpresa, infatti la CIA aveva messo a punto, sul finire degli anni Sessanta, l'operazione CHAOS, in
vigore, non solo negli USA, ma anche negli altri paesi NATO (Gran Bretagna, Germania Federale,
Francia, Italia), un'operazione di infiltrazione e provocazione nei gruppi dell'estrema sinistra.
Direttore dell'operazione CHAOS era, appunto, Angleton e non è, quindi, illogico che si servisse del
suo uomo di fiducia, D'Amato per le operazioni di infiltrazione e provocazione in Italia. A metà
degli anni Sessanta l'Ufficio Affari Riservati lanciò l'operazione "Manifesti cinesi" che prevedeva di
attizzare lo scontro fra i filosovietici del PCI e i maoisti. A quel tempo, infatti, le relazioni fra URSS
e Cina erano tesissime. In quell'occasione D'Amato, con la mediazione del direttore del Borghese,
esponente del MSI, Tedesco, si servì di elementi della formazione neofascista Avanguardia
Nazionale di Delle Chiaie, travestiti da "maoisti". L'organizzazione di Delle Chiaie si specializzò
nelle infiltrazioni delle formazioni maoiste a scopo di provocazione e sembra che la collaborazione
fra D'Amato e Delle Chiaie non fosse puramente episodica. Da una propaggine di Avanguardia
Nazionale nacque il cosiddetto "nazimaoismo", una bizzarra commistione fra estrema destra ed
estrema sinistra inserita nel Movimento Studentesco. Gli studenti appartenenti a questo movimento
creavano incidenti e scontri attaccando la polizia in modo del tutto gratuito. Sarà proprio Merlino,
un "avanguardista" che si era riciclato anarchico fondando il movimento 22 Marzo in cui militava
Valpreda a indirizzare le indagini su piazza Fontana e sulle bombe del 12 dicembre 1969 sulla "pista
anarchica". Merlino era quasi sicuramente un uomo dell'Ufficio Affari Riservati del Viminale.
Anche Delfo Zorzi, l'ordinovista indagato ma scagionato dall'accusa di essere l'uomo che aveva
depositato la bomba nella Banca dell'Agricoltura, era un informatore di D'Amato. Secondo
un'informativa del SID, redatta pochi giorni dopo la strage, gli ideatori della strategia delle bombe
sarebbero stati proprio il capo di Avanguardia Nazionale Delle Chiaie e Guerin Serac, ex milite
dell'OAS, l'organizzazione terroristica dei coloni francesi d'Algeria e a capo dell'internazionale
"nera" di Lisbona Aginter Press coinvolta nella manipolazione del terrorismo internazionale.
Secondo molti Aginter Press non era altro che lo strumento dell'operazione CHAOS della CIA in
Europa e la stessa organizzazione non sarebbe altro che una struttura NATO. Il tutto rimanderebbe
ad un ruolo dell'Ufficio Affari Riservati capeggiato da D'Amato, uomo della CIA e probabile
strumento della "strategia della tensione" esso stesso. Sarà proprio l'Ufficio Affari Riservati, per
bocca di un suo rappresentante, a teorizzare, durante una riunione operativa dei servizi segreti civili
in abito NATO, l'infiltrazione, tramite lo sfruttamento di credenziali internazionali, nelle formazioni
terroristiche dell'estrema sinistra. Ciò sembrerebbe rimandare all'Hyperion. Dopo aver silurato il
SID nell'ambito della competizione fra servizi segreti civili e militari, in seguito alla liberazione del
magistrato genovese Sossi da parte delle BR, D'Amato venne rimosso e l'Ufficio Affari Riservati
smantellato. Tuttavia D'Amato continuò ad essere un consigliere molto ascoltato nel Ministero degli
Interni. Molto apprezzato da Cossiga, D'Amato ne fu il consigliere anche durante i giorni del
sequestro Moro e non si conosce quale fosse stato il suo contributo. Più tardi Russomanno, numero
due del SISDE, il nuovo servizio segreto civile e già stretto collaboratore di D'Amato, rilasciò
un'intervista al Corriere della Sera diretto dal piduista Di Bella e di proprietà dell'editore piduista
Rizzoli nella quale rivelava l'imminenza di una vasta operazione delle polizie francese ed italiana
contro la scuola di lingue Hyperion. Naturalmente l'operazione venne bruciata. È possibile che
D'Amato tenesse contatti con gli uomini del Superclan, coloro che avrebbero fondato Hyperion a
Parigi fin dai tempi dell'Ufficio Affari Riservati nell'ambito della "strategia della tensione" e che ciò
dovesse essere occultato? Per la cronaca anche D'Amato era iscritto alla P2.

Visto quanto sopra non dovrebbe stupire che l'Ufficio Affari Riservati proponesse omicidi
nell'ambito dell'estrema sinistra per attizzare la tensione. Inoltre bisogna ricordare che i NAP erano
stati fondati anche da fuoriusciti da Lotta Continua per cui potevano esserci motivi di attrito fra le
due formazioni. L'operazione dell'Ufficio Affari Riservati ricorda molto l'analoga COINTELPRO
dell'FBI diretta da Hoover che, per annientare le Pantere Nere, seminava zizzania fra queste ultime
e diverse gang giovanili. Forse non è un caso che D'Amato sia stato chiamato "l'Hoover italiano".
Dove non sembra credibile Sofri è quando afferma che la proposta di omicidio sarebbe venuta da un
alto dirigente degli Affari Riservati. Ora, c'è sicuramente una grande differenza fra il proporre un
omicidio o il sostegno per la stampa di un bollettino. In ogni caso è difficile credere che un uomo
come D'Amato, sicuramente una vecchia volpe, o un alto dirigente si espongano in prima persona in
questo modo. È certo più credibile pensare che costoro si servano di un uomo degli Affari Riservati
ben inserito negli ambienti di estrema sinistra. In questo senso un'idea ce l'avrei…

L'Ufficio Affari Riservati del Viminale poteva disporre, fin dagli anni Sessanta, di una piccola ma
efficiente rete informativa inserita negli ambienti di estrema sinistra. Questa rete era coordinata da
tale Ronga che, come molti, uscì dal PCI in seguito ai fatti d'Ungheria (1956) deluso anche dal
comportamento dei comunisti italiani a riguardo per transitare nel PSDI. Iniziò, quindi, una proficua
collaborazione con D'Amato e con il giornale di destra Il Borghese che, come abbiamo visto, aveva
stretti rapporti con l'Ufficio Affari Riservati. Il futuro generale del SIFAR Santovito (P2) si
interesserà a Ronga per un suo eventuale inserimento nella rete STAY BEHIND, quindi GLADIO.
Per la cronaca, Santovito verrà coinvolto in oscure vicende come il Piano SOLO del generale De
Lorenzo, il golpe "bianco" di Sogno e Pacciardi e le vicende relative al cosiddetto Super SISMI
(retroscena del caso Moro, Billygate, depistaggi delle indagini sull'attentato alla stazione di
Bologna, trattative per il rilascio dell'assessore Cirillo e caso Calvi). La rete informativa di Ronga
era composta da trockisti e, in genere, aderenti alla sinistra extraparlamentare con venature
"rivoluzionarie". Qualcuno, ironicamente, li ha definiti "gli extraparlamentari del Viminale". Fra
costoro la figura più interessante è sicuramente quella dell'avvocato Cascone. Proprio a casa sua, a
Roma, nel 1967, aveva tenuto una riunione a cui aveva partecipato Feltrinelli con l'obiettivo di
unificare quell'area di estrema sinistra (trockisti, filocinesi, ecc…) che polemizzava con la linea
legalitaria del PCI. Come è noto, l'editore "rosso" paventava un colpo di stato alla "greca",
verificatosi, infatti, proprio in quell'anno ed intendeva organizzare una sorta di resistenza. Quindi,
già allora l'Ufficio Affari Riservati era a conoscenza di molte cose sulla sinistra extraparlamentare.
Inoltre la presenza di un'area di sinistra che non condivideva le scelte del PCI poteva tornare utile
agli occhi degli strateghi della tensione. Ancora più interessante è il fatto che il nome di Cascone
compaia relativamente ad alcuni retroscena del caso Moro. L'avvocato, infatti, difendeva Triaca, il
titolare della tipografia in cui venivano stampati i comunicati brigatisti e nella quale era sta trovata
la stampatrice proveniente dal RUS del SISMI, l'ufficio che gestiva i corpi speciali e, quindi, anche
la GLADIO. Inoltre rappresentò anche i Conforto. Come abbiamo visto Giuliana Conforto aveva
ospitato a casa sua gli ex brigatisti Morucci e Faranda. Nella medesima abitazione venne anche
trovata la mitraglietta Skorpion con cui era stato ucciso Moro. Conviene spendere, invece qualche
parola sul padre di Giuliana, Giorgio Conforto, spia del KGB sovietico fin dagli anni Trenta. In
un'intervista rilasciata dopo aver guadagnato la pensione fu lo stesso D'Amato a rivelare che, fin
dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, lui ed Angleton sapevano che Conforto era una spia
sovietica. Che vuol dire? Che, forse, Conforto era stato scoperto e poi arruolato per l'Ufficio Affari
Riservati (qualcuno fa riferimento alla misteriosa struttura ANELLO) per fare il "doppio gioco"
sotto il peso del ricatto? Quel che è lecito sospettare è che l'avvocato Cascone avesse rappresentato
Triaca da un lato e i Conforto dall'altro su mandato di qualcun altro che, magari, era inserito nel
Viminale.

È mia opinione che fosse stato Cascone o qualcuno inserito nella "rete Ronga" dell'Ufficio Affari
Riservati del Viminale a fare la proposta a Sofri & c., ignari della vera identità di chi si trovavano di
fronte. La verità sarebbe stata scoperta anni più tardi , quando le carte della Commissione
d'Inchiesta sulle stragi vennero rese di pubblico dominio. Certamente Sofri ha capito quello che gli
strateghi della tensione avevano tentato di fare. Ma allora perché non chiarire tutto senza additare ad
un dirigente degli affari riservati ed offrendo in questo modo una versione non credibile dei fatti?
Andiamo avanti…

Lotta Continua, come le altre organizzazioni dell'estrema sinistra, si sciolse a metà degli anni
Settanta arenandosi sulla questione del femminismo. Rimase solo il foglio che, progressivamente,
perse il suo carattere "rivoluzionario". Scoppiò il cosiddetto "movimento del Settantasette", un
coacervo che faceva deflagrare contraddizioni vecchie e ne poneva nuove sul tavolo. Estremamente
dissacratore, in un certo senso né di destra, né di sinistra (intese nel senso classico del termine
ovviamente), era anche il frutto della nuova precarietà giovanile. Accanto a questioni concrete, si
fece però anche strada una sorta di edonismo anarcoide e un ripiegamento via via sempre maggiore
nel privato che, in un certo senso, per alcuni versi, anticipano gli anni del riflusso. Sotto un altro
aspetto l'ala creativa viene soppiantata e soverchiata dalla cosiddetta Autonomia, un magma
ambiguo e contiguo alla lotta armata. E poi c'è l'eroina, le droghe… Lotta Continua, pur avendo
poco a che fare con il movimento, diviene un foglio critico e sarà protagonista di questo progressivo
ripiegamento nel "privato". Sono gli anni della crisi internazionale del comunismo – di cui, peraltro,
pure il movimento del Settantasette, con il suo spirito dissacratorio, era un sintomo – già palesata
con l'invasione sovietica in Cecoslovacchia nel 1968 ed anche gli anni del curioso passaggio di
molti dalla Nuova Sinistra libertaria alla Nuova Destra neoliberista. Molti transfughi del Sessantotto
fiutano l'aria che sta cambiando e si adeguano, altri subiscono ricatti per un passato non proprio
pacifico, altri si chiudono, appunto, nel privato. Il percorso di molti prevede il passaggio dalla
sinistra extraparlamentare (soprattutto Lotta Continua e Potere Operaio) o, pure dal PCI al PSI di
Craxi, per approdare, infine, ma molti anni più avanti, in Forza Italia di Berlusconi. In effetti,
l'approdo verso il PSI era parso naturale, in quanto, effettivamente, questo partito era stato molto
più sensibile del PCI nell'accogliere le istanze del Sessantotto e della sinistra extraparlamentare,
specie riguardo i diritti civili. La polemica, invece, fra il PSI di Craxi e il PCI di Berlinguer,
giudicato obsoleto, raggiungerà livelli aspri. Tuttavia lo spostamento a destra del PSI è palese. Dal
1979, in seguito all'affare ENI PETROMIN Craxi si avvicina a Gelli ed alla P2 avvicinandosi ai
progetti presidenzialisti della loggia e da allora inizia un'irresistibile ascesa nel partito che lo porterà
ad eliminare tutti i concorrenti della sua corrente "autonomista". D'altronde è noto come Gelli,
Craxi ed anche Berlusconi condividessero i progetti politici. Inoltre il giornale del PSI Avanti
chiamerà a collaborare il golpista "bianco" Sogno, altro elemento affine.

Sono gli anni Ottanta, gli anni del rampantismo, dello yuppismo e dell'edonismo consumistico.
Sono gli anni del neoliberismo angloamericano, di Reagan e della Thatcher. Si afferma una Nuova
Destra USA m anche internazionale che raggruppa elementi apparentemente non molto conciliabili
come il neoliberismo "tecnocratico" della Trilateral e dei Rockfeller, il neoconservatorismo che
muove argomenti di "difesa della democrazia" per promuovere nuove forme di imperialismo ed i
falchi di vecchio stampo, specie repubblicani, dediti alla retorica patriottarda e all'anticomunismo. Il
centro della Nuova Destra risiedeva certamente nel Centro di Studi Strategici ed Internazionali di
Georgetown (CSIS) che raccoglieva gente come Kissinger, Colby, Cline, Haig, Luttwak e un certo
Ledeen. Quest'ultimo era noto in Italia. Esperto di cose italiane, collaborava con il Giornale di
Montanelli ed edito da Berlusconi, l'imprenditore legato a Craxi ed era consulente del Ministero
degli Interni nei giorni del sequestro dell'onorevole Moro. Diventerà consigliere dell'ammiraglio
Haig sotto la presidenza Reagan e verrà coinvolto nell'affare Iran Contras. Ledeen era
probabilmente uno dei manovratori del SuperSISMI diretto dal duo piduista Santovito - Musumeci
tramite il suo protetto, il faccendiere Pazienza. Ledeen ammetterà che il PSI di Craxi era diventato il
vero cavallo di battaglia degli americani grazie ai decisi accenti anticomunisti del leader del PSI e
ad uno stile più moderno di una DC non più molto affidabile per i suoi approcci con i comunisti. In
effetti gli anni Ottanta saranno gli anni di Craxi (come gli anni Novanta saranno gli anni di
Berlusconi), con il suo decisionismo che si sposava bene con lo stile presidenziale di Reagan. Craxi
sarà ammirato da americani ed inglesi, soprattutto i repubblicani e i conservatori. Ledeen (e
Pazienza) faranno da tramite tra il PSI craxiano e gli ambienti dell'amministrazione Reagan e del
CSIS. In un certo senso i due sostituivano proprio Gelli e la P2, ormai cadute in disgrazia. È stato
proprio Craxi a confermare, dopotutto, che i contatti con Gelli venivano tenuti perché aveva ottimi
agganci americani, in sostanza gli stessi del duo Ledeen – Pazienza. Sarà proprio il delfino di Craxi,
Martelli a testimoniare che, alla cerimonia di insediamento di Reagan alla Presidenza USA nel
1981, cerimonia a cui aveva presenziato in qualità di rappresentante del PSI, era presente anche
Gelli. Anche Martelli è una figura interessante sotto molti profili. Era sicuramente il pupillo di
Craxi a tenere i rapporti con Gelli e la P2 e, quindi, con gli ambienti legati al CSIS. La P2
finanzierà, tramite il Banco Ambrosiano sotto la presidenza di Calvi, il PSI intestando il conto
denominato Protezione 633369 dell'UBS intestato proprio a Martelli. Dato che la lista della P2
rinvenuta a Castiglion Fibocchi era largamente incompleta a detta dello steso Gelli, è lecito
sospettare che lo stesso Martelli potesse essere un piduista. Secondo il Piano di Rinascita
Democratica, Craxi era uno dei politici da coltivare per conquistare al Piano, inoltre lo stesso Gelli,
in un'intervista, auspicherà la nomina di Craxi a Presidente del Consiglio, cosa che, puntualmente,
si avvererà. Non è logico pensare che Gelli avesse affiancato Craxi con qualcuno a lui vicino,
magari per influenzarlo. Si tratta di illazioni, ma Gelli si servì certamente di queste tecniche di
influenza per raggiungere i suoi scopi. In effetti Gelli lamenterà che l'esponente socialista si era
dimenticato di lui… C'è un altro dato interessante. Documentalmente è provato che il SID, il
vecchio servizio segreto militare, fece spiare Craxi da un esponente del PSI milanese agli inizi degli
anni Settanta. La fonte era denominata "Marte", poi "Urano". Il pensiero a Martelli è naturale anche
se lui negherà. Ammetterà, comunque, che il PSI (ma probabilmente anche parte della sinistra
extraparlamentare), a quei tempi collaborava con il SID e i servizi segreti, in appoggio alle
opposizioni e agli esuli dell'Europa dell'est. Per carità! Nulla di male, ma si tralascia il piccolo
particolare che, in quel periodo le sinistre accusavano proprio i servizi segreti di essere i mandanti
della strage di piazza Fontana e della strategia della tensione. Insomma, invece, qualcosa legava il
"mussoliniano" Gelli al "socialista" Martelli. Ma ci sarebbe forse da stupirsi per una laison fa il
presunto agente DIA e CIA Gelli ed il presunto informatore del SID Martelli? I rapporti con gli
americani, tramite Ledeen, venivano ancora tenuti da Martelli. Si profila una complessa connection
amministrazione Reagan e Bush – CSIS (Ledeen) – P2 (Gelli e Ortolani) – SuperSISMI (Pazienza e
Santovito) – PSI (Craxi e Martelli). Non si deve dimenticare anche il ruolo giocato dal Vaticano,
soprattutto in relazione all'appoggio a Solidarnosc. Si trattava anche di compiacere il papa polacco
Giovanni Paolo II. Come è noto i dissidenti antisovietici di Solidarnosc ricevettero i finanziamenti
sia dalla banca vaticana, lo IOR diretto da monsignor Marcinkus, presunto piduista e dalla banca
della P2, il Banco Ambrosiano diretto dal piduista Calvi che, forse verrà assassinato perché in
procinto di rivelare i maneggi di monsignor Marcinkus. Certo gli americani non erano dispiaciuti di
queste operazioni che, anzi, certamente incoraggiavano e i risultati si vedono ancor oggi, infatti, in
Europa, i paesi dell'Europa dell'est sono sicuramente i più filoamericani ("i liberatori dal
comunismo") e, guarda caso, la Polonia si distingue fra tutti. Ma, in tutto questo, Sofri cosa c'entra?
Beh! Innanzitutto il suo impegno per Solidarnosc era noto, poi, cosa un po' meno nota, era amico e
consigliere dell'onorevole Martelli. E qui la cosa si fa interessante… Come abbiamo visto Sofri
simpatizzava o qualcosa di più con il PSI e si era "convertito" ad una sorta di neoconservatorismo
"moderato", meno "arrabbiato" dei Luttwak e dei Ledeen, ma di cui accoglieva gli argomenti.
Possibile poi che non sapesse proprio niente dell'attività politica di Martelli, visto che era suo
amico? E delle sue relazioni?

Agli inizi degli anni Ottanta il giudice della Procura di Trento Carlo Palermo condusse un'inchiesta
scottante sui legami e gli intrecci fra traffici di armi e di droga disvelando il coinvolgimento di
mafiosi, piduisti, terroristi e uomini legati agli ambienti dell'amministrazione USA di Reagan. In
buona sostanza l'inchiesta anticipava quanto avrebbe rivelato anni dopo il contractor CIA Brenneke
che comprava armi in Cecoslovacchia per conto dell'Agenzia. L'agente CIA parlava della
connection CIA – P2 – mafia italoamericana e siciliana, dei traffici di armi e droga e del terrorismo
sia di estrema sinistra che di estrema destra alimentati ad arte in Europa allo scopo di "stabilizzare
attraverso la destabilizzazione", naturalmente in senso atlantico.

In un certo senso le sue dichiarazioni confermate anche da un altro agente CIA Razin, anticipavano
la scoperta dell'organizzazione paramilitare GLADIO. Il giudice di Trento ebbe il "torto" di
coinvolgere nella sua inchiesta dei faccendieri di area PSI fra cui Mach di Palmstein, un affarista
che, in precedenza aveva presenziato ad una sorta di ricevimento in onore del banchiere "suicida"
Calvi insieme ad una serie di personaggi come Pazienza, Carboni – in quel tempo socio di
Berlusconi - l'ex direttore del SISMI Santovito e alcuni boss della banda della Magliana. Craxi, in
quel periodo Presidente del Consiglio, andò su tutte le furie e fece pressione sul CSM, perché
Palermo venisse trasferito. Cosa che puntualmente avvenne…

La destinazione era Trapani, città siciliana particolare e non solo per la presenza di cosche mafiose
agguerrite, ma anche per le logge massoniche "deviate" e ad alta densità mafiosa raccolte attorno al
Centro Scontrino, per l'ubicazione del Centro Scorpione dell'organizzazione atlantica GLADIO e
per essere il centro di un movimento separatista e di annessione alla Libia di Gheddafi collocato
piuttosto a destra. In questa città il giudice Palermo continuò le sue inchieste e, nell'aprile del 1985,
scampò miracolosamente ad un'autobomba che, invece provocò la morte di una donna e dei suoi
due gemellini. Fu delitto di mafia? C'entrava la massoneria? Oppure la stessa GLADIO? Certo è
che il giudice Palermo, che poi si dimise, si occupava di inchieste tremendamente sospette. E
Trapani è ancora al centro di un'altra vicenda che, forse, non è del tutto estranea alle inchieste del
giudice Palermo. Nel settembre del 1988 Mauro Rostagno, giornalista, ex leader della componente
"libertaria" venne assassinato presumibilmente dalla mafia trapanese. Secondo il giornalista Di Cori
l'ex leader di Lotta Continua era riuscito a filmare i voli di un piccolo aeroporto in dotazione al
Centro Scorpione della GLADIO. In esso gli aerei della cooperazione con gli aiuti destinati alla
Somalia venivano svuotati e riempiti poi di armi. Dunque un traffico di armi che coinvolgeva la
GLADIO. Sembra che Rostagno fosse venuto a conoscenza di quei traffici che, qualche anno più
tardi, porteranno presumibilmente alla morte la giornalista Ilaria Alpi e l'operatore Hrovatin.
Secondo un sedicente "gladiatore" intervistato alla trasmissione Report di RAITRE, la GLADIO era
stata utilizzata per degli sporchi traffici dai potenti di allora. Traffici di armi, ma anche scorie
radioattive e rifiuti tossici. Allora erano coinvolti imprenditori e faccendieri craxiani. Interessati agli
affari immobiliari erano, invece, il futuro sindaco di Milano Pillitteri, già aderente alla Maggioranza
Silenziosa di De Carolis (P2), ammiratore di Sogno (P2) e poi approdato dal PSDI al PSI di Craxi di
cui divenne genero e anche Berlusconi, tycoon molto amico di Craxi. Non è improbabile che Craxi,
quando era Presidente del Consiglio, avesse utilizzato i servigi di GLADIO, infatti allora
intratteneva fitti rapporti con il dittatore somalo Siad Barre convertito alla causa "occidentale".
Traffici di armi per il dittatore in cambio di terreno per i rifiuti? Possibile… È noto come Craxi
avesse favorito un colpo di stato militare in Tunisia causando la destituzione dell'eroe nazionale
Burghiba e che l'operazione era stata condotta dalla GLADIO. È possibile che l'organizzazione
paramilitare, magari con l'appoggio logistico della mafia locale, fosse stata la responsabile operativa
degli attentati a Palermo e Rostagno? Rostagno, poi, aveva scoperto i maneggi della comunità di
recupero dalla droga Saman che egli stesso gestiva con l'aiuto di un altro oscuro personaggio,
Cardella, sempre vicino ai socialisti. Sembra che anche Saman non fosse estranea ai traffici di cui
sopra… Sempre secondo Di Cori Rostagno, allarmato, avrebbe riferito il tutto a una persona vicina
all'allora Ministro della Giustizia. Il giornalista non dice chi fosse questo personaggio, ma Ministro
della Giustizia del Governo Andreotti (l'ennesimo), era allora, appunto, Martelli e la comune
militanza in Lotta Continua farebbe pensare proprio a Sofri. In effetti è lo stesso periodo in cui
Sofri, ma anche i vertici di Lotta Continua vengono incriminati per l'assassino del commissario
Calabresi con le dichiarazioni del "pentito" Marino. Questo "pentito" sarebbe stato gestito dal
colonnello dei carabinieri Bonaventura che verrà indicato come colui che, in seguito alla
perquisizione del covo brigatista di via Monte Nevoso a Milano sottrarrà copie dei "verbali"
dell'interrogatorio di Moro da parte dei brigatisti. Un alto ufficiale in pensione del SISMI
Cogliandro allestì una sorta di "servizio segreto privato" presumibilmente al servizio di Craxi. Dalle
informative raccolte emerge un'ostilità nei confronti della cosiddetta "lobby di Lotta Continua",
forse giudicata come una sorta di gruppo teso a influenzare da "sinistra" il PSI. Nei servizi segreti,
ove, forse non mancavano scampoli di piduismo e nelle forze dell'ordine era diffusa un'avversione
nei confronti degli ex di Lotta Continua? Si temeva che potesse trapelare qualcosa sui traffici
somali? E anche nel PSI c'era qualcosa che si muoveva? Non si può escludere, comunque, che
Rostagno avesse rivelato qualcosa a Sofri.

Nel 1987, alle elezioni politiche, il PSI craxiano registrò un parziale successo. Per l'occasione
occorre ricordare che la mafia siciliana, Cosa Nostra, allora dominata dai corleonesi di Riina, aveva
fatto spostare dei voti dalla DC al PSI (ma anche al Partito Radicale), quindi verso partiti garantisti.
La DC non offriva più molte garanzie mentre i socialisti – con i radicali – si agitavano per
promuovere la responsabilità penale dei giudici. Gli attacchi dei craxiani contro la Magistratura –
un assaggio di quelli forse più gravi lanciati anni dopo da Berlusconi - erano cominciati in
occasione di quelle inchieste della Magistratura milanese che toccavano la fuga di Sindona, la P2 e
il crack del Banco Ambrosiano. Peraltro l'atteggiamento del PSI craxiano nei confronti dei giudici
rispecchiava l'analogo atteggiamento di Gelli e dei piduisti, i quali volevano imporre il controllo
dell'Esecutivo sulla Magistratura requirente. Questo atteggiamento, peraltro, era anche comune al
garantismo dei Radicali e della sinistra extraparlamentare che avevano un'allergia nei confronti dei
giudici risalente a qualche anno addietro. Martelli, poi Ministro della Giustizia, era stato eletto
anche grazie a voti mafiosi. Che Riina e i mafiosi siciliani diffidassero della DC e tentassero un
approccio nei confronti del PSI sembra confermato da dichiarazioni di pentiti. Riina aveva
convocato il famoso stalliere mafioso di Arcore Mangano, per riferirgli che "era lui ad avere in
mano Berlusconi". Il cavaliere doveva essere la via per arrivare proprio a Craxi. Nel 1990 viene
varato il cosiddetto CAF (Craxi – Andreotti – Forlani), un governo di pentapartito (DC – PSI –
PSDI – PRI – PLI), ma retto fondamentalmente dall'intesa fra i craxiani e la destra democristiana.
Insomma una formula che non sarebbe dispiaciuta a Gelli che, una decina d'anni prima, auspicava
l'accordo fra Craxi ed Andreotti, il primo come Presidente del Consiglio, il secondo della
Repubblica, per promuovere un assetto costituzionale presidenzialista. Viene approvata la
cosiddetta legge Mammì sull'assetto radiotelevisivo, una legge fatta su misura per Berlusconi,
voluta fortemente da Craxi e che, in teoria, non sarebbe dispiaciuta a Gelli. La sinistra
democristiana apre una crisi con le dimissioni di cinque ministri che vengono prontamente sostituiti
da Andreotti, Presidente del Consiglio. Il paese è in fermento, agitazione e la Prima Repubblica
mostra segni di crisi evidenti. Si affacciano nuove forze politiche come le Leghe, la Rete, i
referendari… Il PCI, con il crollo del Muro e i fatti di piazza Tienammen, deve, a sua volta,
affrontare una crisi non facile che porterà a un rinnovamento del partito, ormai liberatosi del
marxismo. È proprio in quel 1990 che la crisi comincia a farsi acuta per la Repubblica. È utile
rammentare come le gocce che fanno traboccare il vaso vengono da quei capitoli oscuri della storia
repubblicana. In un servizio televisivo il contractor CIA Brenneke svela i rapporti fra CIA, mafia e
P2 nella gestione di traffici d'armi e droga e nel finanziamento del terrorismo, mentre qualche mese
più tardi il Presidente del Consiglio Andreotti si vede costretto a rivelare l'esistenza
dell'organizzazione paramilitare atlantica GLADIO di cui si sospetta un ruolo nella "strategia della
tensione". In via Montenevoso a Milano, ove anni prima, i carabinieri avevano rinvenuto copie del
memoriale Moro in un covo brigatista, vengono trovate copie inedite in cui emerge l'esistenza della
GLADIO e in cui viene attaccato il Presidente del Consiglio Andreotti. Il Presidente della
Repubblica Cossiga, già "gladiatore" e Ministro degli Interni durante il sequestro Moro con i
comitati di crisi colmi di piduisti, dà di matto. Si atteggia a paladino di una riforma presidenzialista
dello stato italiano, attacca la Magistratura con cui avvia un conflitto di poteri piuttosto grave,
difende i "gladiatori" e i piduisti, attacca i comunisti e i compagni di partito e propone una
soluzione all'annosa questione dei detenuti degli anni di piombo con una sorta di amnistia generale.
Un colpo di spugna perché si rimuovano le responsabilità (molteplici) dei tentativi di golpe veri o
presunti, della strategia della tensione, delle stragi, del terrorismo e degli anni di piombo.
L'impressione è quella : una soluzione che non dispiacerebbe non solo ai brigatisti rossi in carcere,
ma pure ai terroristi neri e anche ai "gladiatori" o a gruppi armati consimili e ai servizi cosiddetti
"deviati" e piduisti. A mio parere non è vero che i vecchi leader politici come i Craxi, gli Andreotti,
i Cossiga, ecc… non fossero inconsapevoli della bufera. Sicuramente essi volevano cavalcare il
cambiamento, ma è probabile che si fossero create divergenze con la sostanziale creazione di due
cordate: da una parte Cossiga – Craxi – Gelli e dall'altra Andreotti – Martelli. La differenza sta nel
fatto che, mentre questi ultimi pensavano di liberarsi, almeno parzialmente, del giogo dei rapporti
con poteri forti o occulti (americani, nuove P2, massonerie "deviate, mafie, ecc…) guardando alle
nuove forze politiche e concedendo qualcosa sul terreno della "questione morale", magari per
avvicinarsi ai comunisti; i primi puntavano sulla riforma presidenzialista e, probabilmente, sul
rinnovamento dei rapporti con i poteri suddetti. In questo frangente vediamo Gelli, logge "deviate",
Cosa Nostra ed elementi di estrema destra impegnati nel creare improbabili movimenti e "leghe
meridionali", a volte con venature separatiste a imitazione della Lega Nord con intenti
destabilizzanti. Vi è coinvolto anche un senatore socialista già inquisito per favoreggiamento dei
brigatisti. Che, invece, Andreotti e Martelli avessero tentato di rifarsi la "verginità" politica pare
indubbio. Il Presidente del Consiglio deve rifarsi dei pesanti rapporti della sua corrente con la mafia
siciliana, mentre, come abbiamo visto, il Ministro della Giustizia aveva preso voti dalla mafia a
Palermo, magari inconsapevolmente, per cui si porterà in via Arenula proprio Falcone di cui diverrà
sostenitore e sponsor politico. I rapporti di Martelli con Craxi, da cui vorrebbe affrancarsi, non sono
più quelli di un tempo e anche con Gelli, ammesso che vi siano stati contatti non superficiali, sono
cambiati. Quando Martelli verrà travolto dall'inchiesta sul Conto Protezione troverà il modo di
accusare Gelli di essere all'origine dei suoi guai. Anche per Andreotti il discorso non cambia e i suoi
guai politici e giudiziari cominciano probabilmente con le rivelazioni sulla GLADIO. Ma il futuro
senatore a vita non si limita a questo, fa allusioni anche pesanti e poi, per l'attentato a papa
Giovanni Paolo II punta il dito su padre Morlion – di cui, in gioventù, era stato segretario
particolare. Morlion era stato un collaboratore della CIA. Insomma gli americani… Andreotti viene
a sua volta fatto oggetto di attacchi e indicato come il vero capo della mafia e Grande Vecchio della
strategia della tensione. E la mafia da che parte sta? I corleonesi paiono impegnati su diversi fronti:
oltre ad agganciare nuovi soggetti politici diversi dalla DC e sperimentare in maniera autonoma
nuove vie politiche di cui si è detto, da un lato si organizzano le vendette nei confronti dei
magistrati che avevano allestito il maxiprocesso, quindi Falcone e Borsellino e dall'altro le
esecuzioni dei "traditori" politici. Andreotti viene colpito indirettamente, prima con l'assassinio del
suo proconsole in Sicilia, già in odore di mafia, Salvo Lima, poi con la strage di Capaci di cui
rimane vittima il giudice Falcone, ma che viene attuata proprio nei giorni dell'elezione del
Presidente della Repubblica. Cade la candidatura di Andreotti a favore di quella di Scalfaro. Infine
viene assassinato l'esattore andreottiano Ignazio Salvo. L'antica relazione fra andreottiani e mafiosi
si era rotta… È accertato, poi, che Cosa Nostra voleva assassinare Martelli, sponsor di Falcone per
la sua elezione alla DIA. Due mesi dopo la strage di Capaci, con la strage di via D'Amelio, sempre a
Palermo la mafia uccide anche il giudice Borsellino, amico e collega nel pool antimafia del giudice
Falcone. Un paio di giorni prima della strage di Capaci Borsellino aveva rilasciato un'intervista al
giornalista francese Calvi nella quale si faceva esplicito riferimento a Berlusconi e Dell'Utri come a
riciclatori dei proventi dei traffici di droga di Cosa Nostra. Come è noto Dell'Utri, collaboratore e
amico di Berlusconi, verrà condannato a nove anni per mafia in primo grado. Sembra che fosse
stato proprio Dell'Utri a far assumere il mafioso Mangano come fattore da Berlusconi.

Ma in questa grave crisi istituzionale, in questa sorta di guerra di tutti contro tutti che faceva Sofri?
E da che parte stava? Impregnato a difendersi dall'accusa di essere stato il mandante dell'omicidio
del commissario Calabresi, Sofri fa una sorprendente rivelazione sul giornale Il Sabato, area CL,
rivelazione che, forse non ha niente a che vedere con i suoi guai giudiziari, o forse no… Allora Il
Sabato era diretto da un ex di Lotta Continua Paolo Liguori. Come è noto gli ex delle formazioni
extraparlamentari dell'estrema sinistra sarebbero approdati poi o al PSI craxiano, o al Partito
Radicale come alcuni noti estremisti di destra o, addirittura, sulle sponde cielline. Liguori sembra
essere approdato a tutte le sponde! Da Lotta Continua a redattore di Radio Radicale, dal foglio
anticomunista di Montanelli Giornale a quello dell'ENI Giorno, dal ciellino Sabato alle reti
berlusconiane della Fininvest. È indicativo della mentalità mercenaria di molti di questi soggetti.
Ma cosa disse, in sostanza Sofri? Secondo una fonte da lui interpellata, "accreditata per non dire
sciocchezze", durante i giorni del sequestro Moro Gelli avrebbe occupato un ufficio presso il
Ministero della Marina Mercantile e, come collaboratore dei servizi segreti, avrebbe partecipato ai
comitati. Ai tempi Sofri si era impegnato con il suo giornale Lotta Continua per la liberazione di
Moro mediante trattativa intrattenendo a tal scopo contatti con il PSI e i gruppi extraparlamentari.
Insomma Sofri vuole tirare una frecciata dicendo in sostanza che, mentre lui, i "lottacontinuisti" (e
il PSI) si erano impegnati per promuovere la trattativa, altri, negli ambienti ministeriali, peraltro
colmi di piduisti, lavoravano per la fine dello statista. Insomma, in maniera non esplicita, si
attaccano Gelli, la P2 ma anche Cossiga che era il Ministro degli Interni. Non è poi la prima volta
che l'allora Presidente della Repubblica veniva fatto oggetto di attacchi riguardo il caso Moro. Tre
anni prima, nel 1988, Craxi aveva fatto capire di essere in possesso delle bobine di registrazioni
delle telefonate di un presunto brigatista che accusava Cossiga di essere fra i capi delle BR. Difficile
da credere… Tuttavia qualche elemento di ricatto concreto Craxi e il PSI dovevano averlo visto che,
da allora, le posizioni con il Presidente della Repubblica, soprattutto per quanto riguarda
presidenzialismo e Magistratura, saranno sempre più convergenti. Ma adesso il contesto è un po'
cambiato… Evidentemente all'interno del PSI non c'è più la stessa sintonia con il segretario Craxi.
Non è, infatti, possibile che la fonte di Sofri fosse proprio Martelli che, a detta di Gelli, aveva
intrattenuto con il Venerabile dei buoni rapporti in passato? È evidente che l'idillio con Gelli e con
Craxi è cosa del passato per Martelli. Ma perché Sofri si presterebbe al gioco di queste rivelazioni?
Innanzitutto egli è ben introdotto negli ambienti del PSI e sceglie di stare dalla parte del suo amico
Martelli, impegnato, come abbiamo visto, ad un "rinnovamento politico". Credo anche, poi, che
Sofri pensasse seriamente che i poteri occulti legati a Gelli o che lo erano stati, avessero brigato per
incastrarlo nella vicenda dell'assassinio del commissario Calabresi. E qui rimando a quanto detto a
proposito dell'omicidio Rostagno, ex Lotta Continua e amico di Sofri. Le rivelazioni vennero fatte
su un giornale diretto da un ex "compagno" di Sofri e allora è veramente così illogico pensare che
esistesse una lobby di Lotta Continua (operante soprattutto all'interno del PSI) come ritenevano
infatti gli uomini del colonnello Cogliandro? Credo di no: all'interno soprattutto della stampa, in
particolari frangenti, una sorta di solidarietà non superficiale è venuta fuori come nel caso
Calabresi. Almeno questo era sicuramente il pensiero di settori dei poteri occulti e dei servizi segreti
che, invece, guardavano con simpatia a Craxi, il quale, molto probabilmente, ricambiava. Ma c'è da
aggiungere un ultimo elemento: il giornale Sabato era finanziato dall'andreottiano Sbardella, il
quale, nel momento dell'offensiva mafiosa contro la corrente di Andreotti, denuncerà manovre di
poteri forti e occulti nazionali ed internazionali. È noto come CL fosse una sorta di "braccio armato"
di Andreotti oltre che della Chiesa. Il fatto che allora Andreotti e Martelli condividessero parecchie
scelte, sembra chiudere il cerchio. Dunque da un lato Cossiga – Craxi – poteri a cui fa riferimento
Gelli (Nuova Destra americana, mafia, servi segreti "deviati", logge massoniche "deviate", ecc…) e
dall'altro Andreotti – Martelli – lobby di Lotta Continua.

La prima metà degli anni Novanta in Italia si presenta, quindi, all'insegna del "di tutto di più". Senza
cercare di azzardare un'interpretazione vi illustro alcuni degli eventi di maggior peso ed importanza:
la "guerra di mercato" fra De Benedetti e Berlusconi per il controllo della Mondadori, la legge
Mammì che sancisce il duopolio televisivo RAI – Fininvest di Berlusconi, le rivelazioni degli agenti
CIA Brenneke e Le Winter sui rapporti CIA –P2 – mafia e fra Bush senior, allora Presidente USA, e
Gelli, le esternazioni del Presidente della Repubblica Cossiga contro Magistratura, DC e PCI,
l'accusa ad Orfei, consigliere di De Mita, di essere una spia del KGB, l'inchiesta del giudice Casson
sulla strage di Peteano che porterà alla rivelazione della GLADIO da parte del neofascista
Vinciguerra e la conferma del Presidente Andreotti in Parlamento, la scoperta delle copie "inedite"
del memoriale Moro con riferimenti a GLADIO e attacchi ad Andreotti, le imprese della cosiddetta
banda della Uno Bianca, che si sospetta essere una "scheggia impazzita" della GLADIO, la
desecretazione dei documenti relativi al Piano SOLO, uno strano incidente che coinvolge il
neofascista Delle Chiaie, l'inchiesta Mani Pulite, la maxitangente ENIMONT con contorno di
suicidi fra politici socialisti, manager di stato e di Gardini, manager della Ferruzzi e finanziatore del
PSI e, secondo il sedicente "gladiatore" militare Arconte, anche della GLADIO, l'inchiesta sul crack
del Banco Ambrosiano e sul conto Protezione, l'inchiesta calabrese sulla cosiddetta massomafia,
l'intreccio fra massoneria "deviata" e 'ndrangheta, l'inchiesta sui traffici Phoney Money che
coinvolge la Lega, quella sui traffici di armi nei Balcani, le telefonate della finte rivendicazioni a
nome della Falange Armata, forse ad opera di una sezione del SISMI (e che ricorda il recente spreco
di buste e pallottole come avvertimento), lo scandalo dei fondi neri del SISDE, lo sventato finto
attentato ad un treno ad opera di un collaboratore del SISDE e di un piccolo camorrista, le voci di
presunti golpe (Ciolini, Saxa Rubra, Di Rosa, ecc…), un piccola bomba rivendicata da "nuove BR"
alla base NATO di Aviano, l'individuazione di Maccari, il quarto carceriere di Moro,
l'incriminazione di Andreotti per mafia e per l'assassinio del giornalista Pecorelli, l'incriminazione
di Craxi, il riemergere del nome di Gelli in nuove inchieste (riciclaggio in Campania, rapporti
'ndrangheta – massoneria in Calabria, i nuovi movimenti "leghisti" mafiosi e di estrema destra),
nuove morti sospette in Somalia (il "gladiatore" Li Causi, già a capo del centro Scorpione di
Trapani, la Alpi e Hrovatin, il misterioso disastro della Moby Prince, la nuova inchiesta del giudice
Salvini sulla strage di piazza Fontana, gli approcci di Riina e Cosa Nostra a Craxi e Berlusconi, il
nuovo indipendentismo siciliano e meridionale pilotato da mafia e settori della massoneria,
l'assassinio di Lima e Salvo, uomini vicini ad Andreotti, l'arresto di Contrada numero tre del SISDE
per concorso esterno di aiuto alla mafia, le bombe mafiose del biennio 1992 – 1993 (Falcone,
Borsellino, l'attentato a Costanzo, Roma, Firenze, Milano) con il corollario di avvertimenti a settori
dei servizi, della massoneria e di "ordini cavallereschi", il sospetto suicidio di un mafioso, la visita
in carcere in Inghilterra al mafioso Di Carlo, già indicato come l'assassino del banchiere Calvi, di
agenti segreti americani e inglesi, l'arresto di Riina e il sospetto di mancata perquisizione della sua
villetta, le trattative segrete fra organismi dello Stato e la mafia, il finto attentato a Palazzo Chigi, la
mancata strage all'Olimpico di Roma, la gestazione e la formazione del "partito" di Berlusconi
Forza Italia. Anni certamente convulsi, come si può vedere…

Dopo la morte di Borsellino, lo Stato non poteva rimanere inerte e così vennero arrestati diversi
boss, nello stesso tempo si cercava di intavolare trattative come quella del ROS dei carabinieri che
contattò l'ex sindaco di Palermo affiliato alla mafia Vito Ciancimino. I corleonesi pretendevano la
revoca di una serie di misure come la confisca dei beni mafiosi e del 41 bis, probabilmente
minacciando nuove stragi. Nel gennaio del 1993 venne arrestato Riina, il boss dei boss proprio dai
carabinieri del ROS. Fra gli ambienti mafiosi corre ancora voce che fosse stato tradito da
Provenzano, il superlatitante, solo recentemente catturato a sua volta. Sembra che fosse stato lui a
indirizzare Ciancimino dai carabinieri. Quel che è certo è che i carabinieri arrestarono Riina fuori
dalla villa e non effettuarono mai alcuna perquisizione doverosa dell'abitazione. Vi erano forse
documenti scottanti che riguardavano le complicità di finanzieri, imprenditori, politici e
professionisti alla mafia, documenti che potevano servire a Riina a scopo di ricatto. Non lo sapremo
mai… I termini della trattative di cui si è detto paiono ancor oggi nebulose. Cosa Nostra sembra
spaccarsi fra i "moderati" raccolti attorno a Provenzano e gli "intransigenti" seguaci di Riina.
Comincia una nuova campagna terroristica fuori dall'isola, forse con la complicità dei soliti "poteri
occulti" (servizi e logge massoniche "deviate"?) che prevede il danneggiamento di monumenti e i
soliti avvertimenti e messaggi a chi deve intendere (Stato? Servizi segreti? Massoneria? Vaticano?).
Quando la campagna cessa, con la consueta scia di sangue, il progetto berlusconiano di Forza Italia
è ormai portato a termine e i movimenti "separatisti" manipolati dalla mafia vengono sciolti. Su
questo progetto occorre pur dire qualche parola… Credo che il cavalier Berlusconi avesse ricevuto
più sollecitazioni. Innanzitutto la Fininvest era sull'orlo del fallimento e il principale padrino
politico, nonché amico, Craxi era ormai "bruciato" dalle inchieste giudiziarie. Scendere in campo
costituiva forse l'unica via per impedire la vittoria dei propri avversari politici, specie il PDS – PCI.
Vi erano poi certo le sollecitazioni di quei poteri che, molto probabilmente, erano stati fondamentali
per la fortuna imprenditoriale del tycoon (vogliamo fare della ipotesi: la Nuova Destra americana?
Vecchie e nuove P2? La mafia italoamericana e quella siciliana? Spezzoni dell'anticomunismo di
casa nostra?). Non dimentichiamoci che Berlusconi era stato iscritto alla P2 e, secondo il giornalista
Guarino, si era finanziato tramite il sistema di riciclaggio sindoniano, in sostanza quello mafioso.
Forza Italia nasce sostanzialmente da Publitalia, la società di raccolta pubblicitaria, quindi, in
sostanza, la più importante della galassia berlusconiana, diretta da Marcello Dell'Utri, in rapporti
con elementi della mafia palermitana. Sarà lo stesso Craxi a dare il via all'operazione di Berlusconi,
ma con una riserva, mentre Craxi privilegia un'operazione di marca "centrista" coinvolgendo
elementi del vecchio pentapartito, Berlusconi, nel suo anticomunismo viscerale, guarda soprattutto
alla Lega e ai postfascisti dell'MSI poi AN. I fatti daranno ragione al cavaliere. Oltre a Dell'Utri, fra
i "padri" di Forza Italia troviamo proprio Ferrara, l'amico di Sofri, craxiano di ferro di cui più avanti
ci occuperemo. Contrario al progetto era invece Costanzo che, già iscritto alla P2, in un periodo di
rinnovato slancio antimafioso, aveva subito un grave attentato, probabilmente un avvertimento. Alla
fine le elezioni le vince proprio Forza Italia con gli alleati di destra (Lega ed MSI), il pericolo di una
sinistra al governo viene scongiurata per la gioia di molti e cessano le bombe mafiose per un
periodo di stabilità e ritrovata pax (mafiosa). Basta guardare al primo governo Berlusconi per
trovarvi tutta la sintesi dell'ostilità all'odiato "cattocomunismo" di memoria morotea: residui del
vecchio CAF e Pentapartito, leghisti, neo e postfascisti, radicali pannelliani, ex comunisti, ex
sessantottini convertiti, personaggi in odore di mafia, vecchi iscritti alla P2, craxiani e, naturalmente
dipendenti Fininvest / Mediaset…

Sembra l'approdo della cordata Cossiga – Craxi – Gelli di cui si è detto…

Questo per fare un panorama che, nella complessità degli eventi trattati, siano i più fedeli possibile
ai fatti o cerchino di esserlo…

Torniamo a Sofri.

Negli anni successivi, anche grazie al plauso degli ex "compagni" di Lotta Continua, si è
guadagnato simpatie e consensi dal centrodestra al centrosinistra. Penso che abbiano influito anche
il suo impegno "umanitario", il suo "neoconservatorismo" moderato, nonché l'attivismo
antisovietico e antirusso prima a favore di Solidarnosc in Polonia, poi dei dissidenti serbi nella
Serbia di Milosevic e degli indipendentisti ceceni. Ciò non è bastato ad evitargli una condanna.

Tuttavia Sofri è uomo intelligente e accorto capace, come abbiamo visto, di scagliare le sue frecce
in maniera mirata. A ciò si aggiunga che è stato un importante testimone della storia palese ma
anche "occulta" dell'Italia dal 1968 al 1994. Egli potrebbe essere a conoscenza di alcuni retroscena
di fatti come la strage di piazza Fontana, la morte dell'anarchico Pinelli, l'assassinio del
commissario Calabresi, l'affaire Moro, i traffici somali e l'assassinio dell'amico ed ex "compagno"
Rostagno. Potrebbe dire alcune cose sul ruolo degli infiltrati dell'Ufficio Affari Riservati del
Viminale nelle infiltrazioni nell'ultrasinistra, dei rapporti fra esponenti del PSI e Lotta Continua o
fra la CIA e la stampa di estrema sinistra di quegli anni. E ancora… sul passaggio di militanti del
PCI e della sinistra extraparlamentare nelle file del PSI craxiano, sui rapporti di quest'ultimo con
poteri "forti" come il CSIS, i neoconservatori americani legati alle amministrazioni Reagan - Bush
(senior), la P2 di Gelli e il Vaticano fino alle lotte intestine nello stesso PSI al tramonto della Prima
Repubblica in vista della gestazione del movimento berlusconiano Forza Italia. Ma perché queste
rivelazioni sull'Ufficio Affari Riservati proprio ora? E perché la scelta del Foglio di Giuliano
Ferrara? Posso azzardare delle ipotesi… Io non credo che Sofri parli per la sua posizione o, almeno,
non solo… Mi viene in mente quel che disse Curcio, capo storico delle BR tempo fà e cioè che di
certe cose non si sarebbe mai venuti a conoscenza per una sorta di complicità fra il Potere e coloro
che vi si opponevano. Ricordo che ai tempi delle "picconate" e delle esternazioni di Cossiga,
Presidente della Repubblica, fra le altre cose, voleva proporre una amnistia per i detenuti per
terrorismo. Si trattava, evidentemente, di una soluzione interessata proveniente da un "gladiatore"
che cercava di rimuovere gli episodi sconcertanti della "strategia della tensione". Curcio e compagni
erano d'accordo per ovvie ragioni…

Come ben sappiamo, dagli anni di piombo sono trascorsi ormai una trentina d'anni e il "grosso" dei
condannati per lotta armata sta per essere restituita alla libertà. È mia opinione che Sofri stia
parlando a nome di costoro e che la rivelazione contenga un messaggio rivolto a due gruppi di
soggetti: 1) quel che noi possiamo definire in maniera schematica i"poteri occulti" o "poteri forti"
come la P2, l'Ufficio Affari Riservati o la GLADIO stessa che hanno avuto un ruolo negli anni della
"strategia della tensione" e magari hanno strumentalizzato o, addirittura, eterodiretto la lotta armata
brigatist; 2) i reduci del Sessantotto che, dalla Nuova Sinistra si sono convertiti al "moderatismo" o,
addirittura, alla Nuova Destra, quelli che, magari hanno poi flirtato con il craxismo per poi
allontanarsene al momento opportuno, quelli che, forse, si sono accodati a quei "poteri forti" o
"poteri occulti", quelli che hanno scelto la convenienza o, magari, sono stati ricattati perché non
estranei al clima di violenza degli anni Settanta. O magari, sotto sotto, hanno prestato opera di
fiancheggiamento alle BR o agli altri gruppi armati senza poi pagare dazio. Si pensi, soprattutto, ad
una generazione di giornalisti ed editorialisti celebri e già militanti non solo di Lotta Continua, ma
magari anche di formazioni più estremiste come Potere Operaio di Negri, Scalzone e Piperno ove
militò il "moderato" Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, il foglio del grande capitalismo
italiano, in cui scrive anche l'altro "moderato" Pierluigi Battista, altro reduce di una formazione
della galassia estremista degli anni Settanta.

Forse, adesso che escono i "compagni" lottarmatisti, la festa per molti potrebbe essere guastata, con
buona pace dei Cossiga e anche dei Mieli. Certo anche costoro, in genere, auspicavano l'"uscita" dei
"compagni" dalle galere, ma Sofri mette in guardia: coloro che hanno veramente pagato, ora che
non hanno più catene e condanne pendenti, potrebbero parlare… Qualcuno ha lanciato l'allarme:
l'uscita dei "brigatisti storici" potrebbe innervare le forze delle nuove BR. Francamente non lo credo
possibile, perché ormai ritroviamo di fronte a gente non più giovane, disillusa e che, forse, vuole
trovare un posto nella società di oggi. E qui sta il punto… Di fronte ai "compagni" che si sono rifatti
la vita e che hanno anche afferrato la pagnotta, i "compagni che hanno sbagliato" si accontentano
anche delle briciole, ma comunque che sia qualcosa, altrimenti! Da qui, secondo me, l'avvertimento
di Sofri che si è fatto portavoce dei reduci della lotta armata con cui ha condiviso l'esperienza
carceraria. Ma perché la scelta del Foglio di Ferrara? Sofri, si sa, è amico di Ferrara, ma non
bisogna sottovalutare la scelta. Il Foglio, di proprietà della famiglia Berlusconi e comunque
attestato su posizioni di centrodestra, raccoglie molti ex "compagni" di Lotta Continua e di Potere
Operaio. Secondo il giornalista Blondet, è il punto di riferimento del neoconservatore americano
Ledeen usato per orientare in senso filoamericano e filoisraeliano. Come è noto i neoconservatori,
per la maggior parte, sono anche loro soggetti che sono passati dalla Nuova Sinistra libertaria e
sessantottina alla Nuova Destra neoconservatrice e neoliberista. Lo stesso percorso del suo direttore,
Ferrara, è esemplare. Tenace militante del PCI fino al 1979, poi craxiano di ferro e, inevitabilmente,
berlusconiano "illuminato". Un dato interessante della sua biografia, da lui stesso rivelato è che, a
metà degli anni Ottanta, ha fatto l'informatore della CIA per conto della quale spiava Craxi. Un dato
curioso di Sofri, quindi, è che sarebbe stato amico di due importanti esponenti del PSI (Martelli e
Ferrara) che, per conto dei servizi segreti (italiani nel primo caso e americani nel secondo) spiavano
Craxi. Insomma, a certi ambienti Craxi piaceva, ma, essendo leader del PSI, se ne valutava
costantemente l'affidabilità.

Ferrara, dunque, agente della CIA e neoconservatore che, poi, non è cosa molto diversa, visti gli
agganci di personaggi come Ledeen nei servizi segreti americani. Ma quale sarebbe l'interesse di un
Ferrara per i vecchi brigatisti? Beh! Non è detto che, qualcuno, con le sue rivelazioni non
danneggerebbe proprio i neocon e, allora, è meglio farseli amici convertendoli al "credo" neocon (o
teocon come si dice in Italia) e reclutandoli. Sarebbe un buon serbatoio!

È vero: si tratta di ipotesi, magari totalmente infondate, ma io suggerirei di tenere d'occhio le firme
del Foglio. Se accadesse, non dovrebbe mica poi stupire più di tanto. In questo paese siamo ormai
abituati a tutto.

Vedremo poi se Sofri si imporrà di zittirsi o se centellinerà altre rivelazioni…

H.S.
Fonte: http://www.comedonchisciotte.org
06.07.2007