Concepito come un libra di esercizi, regale e tecniche per reimpostare correttamente la propria voce, il Manuale di Corrado Veneziano e il primo

, in ltalia, a legare questioni di natura fonetiea can esigenze dl respirazione, problemi di eantilena e difetti di pronuncia con dimensioni ritmiehe, intonative ed espressve

Seritto in modo chiaro e rigoroso. divertente e leggero nei suoi raecontini e nelle sue numerose prove di lettura, il testa permette una comprensione,. pratica e teorica. eompleta delle moltepliei implicazioni della eomunieazione orale:

I'impostazione d'afrarnrnale (per evitare ingolamenti e strascicamenti vocalici), I'allenamento muscolare mimico facoale (per evitare fissita e rigidita del visa durante la fcnazione), gil esereizi piu idonei per la eliminazione di cadenze diaiettali, la comprensione del meccanismi di pronuncia della fonetiea italiana, Ie tecniche piu avanzate per controllare timbro, pause, volume e intonazione delle proprie frasi e delle proprie parole.

Corrado Veneziano ~ uno dei piu noti insegnanti di dizione operanti In Italia. Accanto alia sua attivita di ricerca universitaria, segue iI coordlnarnento della Scuola di Teatro del CUTAMC dell'Universita di Bari e collabora come doeerrte di dizione con la Scuola teatrale marchigiana G. Giusti, (on la Scuola dell'lNDA (/srituto Nazjonale del Dramma Antico, di Siracusa) e - come docents di Linguistica - con l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amlco di Roma.

Ha di recente pubblicato la prima opera multimedia Ie di tonetica del nostro Paese: La Favola dell'Alfabeto - Corso di dizione per bambini (e non solo), Laterza, F-oma-Bari. 1996.

Seconda edizione

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9 788886 730365

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U Le row dcgli esercizi di rnuscolnrira rnimico (~cci;jk S<.lIlO di Donatd!a Lopez

i11'1paginaz{.fJne idcernul rimed iaJ i Art Director Nino Perrone

© 1998 BESA Editrice

via Duca deg! j Abruzzi, 13/15 73048 Nardo (LE)

td.lfux (0833) 561243 - 571588 UIT Srampa TeL/Fax (080) 5235762 hesa@maiI3.dio.ir

INDICI;

INTRODUZIONf. PARTE PRIMA

Gli esercizj di voce e respirazione

1. Le jim.zio ni della 1I0ce

1.1 Gli organi di produzione dcll'aria 1.2 Gli organi di prcduzionc del suono 1.2.1 La Jaringe

1.2.2 Le corde vocali

1.2.3 L'cpiglotridc

1.3 Gli organi di risonanza

1.4 Gli orb'llni di articolazione della parola 1.4.1 Le labbra

1.4.2 Palate e velo palarale lA.3 La lingua .

1.5 Gli organi di ricevinne nervosa e cercbrale

15 15 Iii 19 20 24 24 26 27 28 .30 31

2. Gh esercizi della voce 2.1 La rcspi razio nc

2.2 La zona della maschcra

2.3 Larmonizzazione respirazjone-voce 2.4 La rnuscolarira rnirnico-facciale

2.5 L'nrganiU,I?ione del SIl0110 vocalico

33 33 36 38 41 48

3. Lr1 cantilma

3.1 Gli csercizi della canrilcua

3.2 Gli cscrcizi di conrrollo inronarivo

53 55 57

4. Ritmo, pause, mtonazioni

4.1 Gli cscrrizi di conrrollo ritrnico

4.2 Gli esercizi di con rrollo di volume ed espressivira della voce

60 60 63

5. Ll dizione

5.1 Le pn:me.>se sroriche

5.2 Le tappe dell'unificazione Iinguisrica c fonctica in Italia 5..') La flessibilira c la varicra della Ii ngu<\

.'5.4 Vocali aperte e cbiuse

5.5 Gli errori di dizione

65 65 67 70 70 73

77
81
83
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94 a Paola
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156
161
179 PARTE SECONDA

Gli esercizi di dizione

Esercizio n. J: La retia acre/tata (variazioni allofoniche)

Esercizio n. 2:" II balbettio (suffisso "etto": rraslirterazione dal latino) Esercizio n. 3: La vigiiesJa principessa (suflissi "eggio", "essa" "forme". "oio") Esercizio n. 4: 1/ corwegnoml1ne (suffissi "egno" e "ogno", "oso", "one", "ore") Esercizio n. 5: Cesare Rione (suffissi "memo" e "mente", "ezza", "C5CO"; preposizioni semplici e articolare: pronomi dimostrarivi)

Esercizio n. G: II V(SCOVO del paese (sllffissi "evole", "cse", "ero", "esimo") Esercizio n, 7: Le tredici commesse (verbi "rnerrere", "porre", "correre") Esercizio n, 8: 11 Monte Rotondo (suffisso "ondo" e suoi derivari) Esercizio n, 9: L'ob/i; (accenrazione in finale di parole; francesismi)

Esercizio n, J 0: 1 carabinieri e i rei (suffissi "iere", "ea" ed "eo", dirronghi e iati) Esercizio n. II: La segreteria relefimica (suffissi "enre" cd "enza", "orio", composci con "tono", "fonc")

Esercizio n. 12: Mauro lextrfl&erresrre(sufFissi "esimo", "ello", "esrre") Esercizio n. 13: Le capriole (suffissi "010", "ela", composti can "teca") Esercizio n. 14: 11 ministero ill quarantena (suffissi "cno-ena", "ero", "iero") Esercizio n. 15: fl quaderno (suffissi "erno", "orro", "ozzo")

Esercizio n. 16: Fincendio doloso (lertera "5" aspra 0 sonora)

Esercizio n. 17: Lo zingaro (lerrera "z" aspra)

Esercizio n. 18: II premia superpanza (lerteraYz" aspra 0 sonora) Esercizio n. 19: La streghin« (desinenze e formaxionc dei verbi) Vocaholi sciolii 0 bisillabici

Esercizio JI. 20: Abele e Carmela (gruppo "el") Esercizio n. 2 J: Moreno (gruppo "en") Esercizio n. 22: Amleto (gruppo "cr") Esercizio n. 23: Nicola (gruppo "01")

Esercizio n. 24: Teodoro (grllppo "or")

Esercizio n. 25: La /isba di Capote (gruppo "or") "E" ed '0" toniche iniziali di parola

Esercizio n. 26: Leclera C'e" tonica iniziale chiusa) Esercizio n. 27: Le onde ("0" tonica iniziale chiusa) Gmppi consonaiuici composti

Esercizio n. 28: La ciuccia riccia (gruppo "ci")

Esercizio n. 29: , denti condominiali (gruppi "nd" e "nr") Esercizio n. 30: !Lgul1r1tO mancante (gruppi "ch", "gh", "nc", "ng") Esercizio n. 31: L'ng/io (gruppo "gli")

Eserci·t.io n. 32: Lo streap (gruppi "st" e "str")

Vocabo/i conclusioi e ricapitolatori

Esercizio 11. 33: /I funo al topo

Esercizio n, 34: Le parole senza sensa

APPFND1CE

Le rego/e di dizione (suffissi ronici)

BIBLlOGRAFIA

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INTRODtJi'.IONE

II presence Manuale di Dszione, Voce e Respirazione riprendc, integra e amplia due rniei precedenri volumi - Giuochi di parole e Manuale di Diziane - pubblicari nel 1988 e nel 1989.

I dieci anni che separano le differenci edizioni, olrre che rivelarsi salurari nel correggere e puntualizzare alcune regole e alcuni asperri della pronuncia della lingua italiana, mi hanno offerto una serie di ulteriori opportunita: prima rra turte quelle di arricchire il lavoro segnalando gli errori di dizione piu ricorrenti, le varianti regionali pitl (erronearnenre) diffuse, le difforrnira sulla pronuncia di talune parole manifesrare dai nostri vocabolari.

Accanto a una serie di raccontini da me ideati al solo scopo di includervi precisi suffissi della lingua italiana, ne ho cornposti molri altri che invece si impegnano a descrivere rendenze e terminazioni, ornogeneira e concordanze [onetiche: e il caso del suifisso "ondo" (e delle conseguen ti term i nazioni in "ont", "om p", "omb", e delle tenderize in "on"); e it caso dei verbi "correre", "metrere" e "pone" (che, varia mente prefissati, si molriplicano trasformandosi in centinaia di verbi e sosranrivi): e il caso, anco-

d II . II '( }) H~ }'~, "u )) u "H .},

ra, e e partice e ero , ierc , erno, ena , eno, egglo,

"forme", del turto esclusi dalle preccdenti pubblicazioni.

La novira sosranziale del volume e pero legata a1 capirolo riguardante la voce: il suo uso, la sua corrctra ernissione, la sua centralita nei processi di correrta fonazione. Can I' ausilio di schemi, spero chiari e ordinari, rcnro di offrire una ricosrruzione tanto delle fuozioni e degli organi coinvolri quanto, piu concrerarnenre, una elencazione degli esercizi piu efficaci per respirare coinvolgendo diaframma e addome, per parlare evirando ingolarnenti e nasalizzazioni, per gestire una Frase con la pill alta capacita di controllarne volume, rirrni, pause.

9

CORRADO VEN£7.lANQ

Se e risaputo che una. buona voce e legara al correrto uso delI'apparato fonatorio e aUa capacira di conrroilo vocale, e me no accettara l'idea che essa si costruisce a parrire da una buona respirazione. Per quanto inlarti possa apparire paradossale, respirare in modo costanternente inregraro (con l'apporro dell'appararo diaframmale) e vantaggioso quanta il parlare in modo impostato e corretto. Per essere ancora piu chiari e netti: se si dovesse, in una ingenua decisione, scegliere tra il parlare bene (respirando perc male) e, a1 contrario, respirare in modo corretto (rna parlando in modo scorrerro}, sarebbe Forse piu opportuno propendere per la seconda opzione.

Una errata respirazione, infatti, attenua la foeza rnuscolare sottocostale, affatica l'organismo per il continuo lavoro di innalzarnento della cavira toracica e logora - comunque - anehe in assenza di produzione sonora, le corde vocali.

Questa contrapposizione e ovviarnente fittizia - scopo del volume e quello di insegnare a parlare bene, a respirare bene e a pronunciare bene frasi e parole - ed e per questo che il Manuale di Dizione, Voce e Respirazione si impegna, infine, a descrivere a!cuni esercizi tesi ad eliminare quello che forse va considerate il difetto vocale piu pericoloso e sedirnenrato: la cantilena e la cadenza regionale.

Anche in questo caso ricorro a un esernpio astra no e forzata, rna credo fermarnenre che tra una acccntazione errata di singole parole (in frasi pero prive di cadenze dialertali) e, at contrario, una esatta pronuncia delle parole (rna all'inrerno di una intonazi~ne c.hiara~ente regionale), non si possa che propendere per la prima iporesi.

Per colmare la lacuna imposta dalla forma-libra (che non perrnette alcuna inrerazione tra docente e allievo - e era aurore e lettore) ho fatta ricorso a esercizi decisarnente "auroconcrollabili": esercizi cioe che perrnertano una facile sorveglianza e una conrinua aurovalutazione della propria produzione vocale,

IO

II'JTRODU7.10NE

II turro nella speranza che il parlare bene (operazione complessa, che implica abilira cognitive e rnuscolari, rnusicali e intonative, accentuarive, rirmiche e respiratorie) possa diventare un obierrivo perseguibile e concretarnente praticabile,

Corrado Veneziano

II

PARTE PRIMA

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"i"l

Gli esercizt di 110Ce e respirazione

1. Le fUl1zioni della voce

Lessere umano e in grada di parlare grazie all'azione cornbinata di almena cinque, fondamenrali fumioni: quella di produzione dellaria (i cui protagonisci sono senz'alrro i polmoni): quella di produzione del suono, realizzara grazie alia laringe e aile corde vocaIi; queHa di rtsonanza (soprarturro legata agli organi del nasa e dei seni paranasali), capace di riorganizzare e amplificare it suono laringea; quella di artlcolazione della payola, garantita dalla presen~ za dell'apparato fonatorio (faringe, labbra, denti, lingua, palato etc.] e qudla, infine, di ricezione neruosa e cerebrale delle inforrnazioni uditive, e di conseguente risposra e formulazione verbale.

1.1 Gli organi di produzione delI'aria

Prioritaria e prelirninare a rune questo e pero, come gia sottolineato nell'introduzione, la respirazione: per 1a corretra orga~ nizzazione del suono ogni essere umano ha cioe necessita di pro~ durre, per mezzo dell'appararo polmonare, l'aria. In assenza di questa - di una corretra respirazione, di un corretto alternarsi tra rnovimenti espiratori e inspiratori, di un pieno coinvolgimento degli organi toracici e diafrarnmatici - a risenrime e proprio Ia qualita e quantira della nostra fonazione. Prerequisite fondamenrale per una buona produzione del suono vocalico e, quindi, un corretto e cocrenre uso dell'apparato respiratorio,

CORRADO VI,NEZ1ANO

Questa assomiglia, com'e uSLLaJe riperere, a un albero rovesciato: con il rronco costituiro dalla "trachea", can i due rami principali corrispondcnri ai "bronchi primari", can i molt; rami secondari denorninari "rronchi di prime, secondo e rerz' ordine" e can, infine, i polrnoni e il torace, paragonabili aile frondc di un albero,

fig. 1 Appararo polmonare e trachea

La cassa roracica e srrutrurara in dodici cosrole. Dieci di quesre sono fissate davanri alia sterno e dierro alla colonna vertebra Ie, rnentre Ie altre due cosrole, per garantire un' alta flessibilira nella parte inleriore del torace, non sono fisse rna, al contrario, fluttuanti.

A separare il torace dall'addome e il diaframma, un organa a forma di cupola che, durante l'inspirazione, si corirrae e si appiattisce e, duranre I'espirazione, al conrrario, sale verso l'alto per riprcndere la sua cornposizione cupolare.

16

Mi\NUA1.E DJ DlZIONI!, VOCE II R£SPTRAZIONE

fig. 2 Inspirazione, "rigonjiametzto" e conseguente appiattimento del muscolo diaframmale

fig. 3 Espirazione e comeguente tnnalzamento del muscolo dl'aframmale

17

CORRM'lO VJ;NEZIANO

. Per u~a magg.i~re ~untu~liz'lazionc, schernarizzando, si puo due c?e 1 rnu~coh insprraron sono il diaframma, i rnuscoli intercostal! esterrn ~, ancora, i muscoli sternocleidomastoidei, scaleno, grande e piccolo petroraie, gran dorsale, eleva tori della seapola, erertori della colonna verrebrale.

I muscoli espirarori sono divisi, invece, in intercosrali inrerni, nel muscol.o denraro posrero-inferiore, in queUo rrasverso del tora~e e nei muscoli cosiddetti addominali: reno, traverso, obliquo inrerno ed esterno,

1.2 Gli organi di produzione del suono

" P~r veni~ fuo.ri .dall~, bocca~ ~'aria deve passare artraverso un ;p~ara~~ di errussione , al CUI mterno sono presenri la laringe, 1 epiglottide e, soprattutto, le corde vocali.

denri ...... .::::=~r=i----I----- palato

lingua _---fl:l"t':s-

"'"-t-~,L------ epiglorride laringe ----,l....-"""'-:r:=w:t_~_-_-_

1- corde vocali

polmoni

diaframma

fig. 4

I8

MAN!JJd.E DI D1ZIONE, von. E RESPJRAZJONE

1.2.1 La laringe

Posra al di sopra della trachea, la laringe e, da ogni punro di vista, paragonabile a uno srrurnenro a Eato e, pili precisarncnte, ad ancia. La laringe rnanca, naturalrnenre, in tutti gli anirnali che respirano in modo diverse da quelli provvisti di polmoni (grazie alla trachea, come negli insetri, con apparati bronchiali, etc.) e tutto questa perche Ia fonazione e srrertarnente dipendente da atti espiratori polmonari. Piu schemacicamenre, si puo affermare che in assenza di polmoni non e possibile ipotizzare in alcun modo la presema della laringe.

Questo organo, assente negli inverrebrari. cornincia a mani[estarsi negli anfibi adulti, nei renili e negli uccelli, e assume nell'uorno un elevatissimo grado di sviluppo. Differenre nelle sue dimensioni, a seconda del tipo di sesso degli individui, la laringe non ha pero rapporti di proporzione con la mole degli stessi. Essa, in maniera pill empirica, e dererrninata dall'alrezza sonora e dall'intonazione - dal "diapason" - del soggeno: nelle voci malta gravi avremo una laringe sviluppata rnenrre in quelle alee, al conrrario, la laringe sara pill. rninuta.

Una seconda pill importante base di differenziazione e relariva all' eta dell'individuo. Sosranzialmcnte inalterara Eno alia puberta, la laringe, nell'arco di due-tre anni raggiunge il suo grado di sviluppo pili mature. In questa periodo, essa si atresra sulle dimensioni della persona adulta; si rafforzano le corde vocali, si allarga I'epiglottidc, e tutto cia concorre a deterrninare quello che viene chiarnato "carnbiarnento di voce": que! passaggio obbligato della voce dal suo timbre infantile a quello adulto, con i primi rentativi - e le prime incapacira - di utilizzazionc del nuovo srrurnento sonora (voce sorda e rauca, differme e discontinua).

Un processo analogo, rna moira pill. artenuato, si registra nel-

l'era puberale della sviluppo femminile: esso e pero rneno evi-

19

CORRADO VENEZ!ANO

dente e fa conservare alia donna, anche in eta adulta, unrimbro di voce alto e per certi asperti leggermente infantile.

Al di ia della differenza di sesso, va segnalaro che, comunque, 10 sviluppo della iaringe prosegue, anche se rnolro lentarnente, fino all'era di vemicinque anni circa, periodo in cui cornincia il suo interne e progressivo processo di ossificazione,

La laringe e inoltre formara da numerose cartilagini e cia molteplici muscoli. Alcuni di essi (posti sia all'imerno e sia all'esterno) permettono di sposrare la laringe verso [,alco (producendo suoni piu acuri: e il caso dei muscoli "riroidei") 0 verso il basso, con la produzione di suoni piu gravi: e iJ caso dei muscoli "sternotiroidei".

1.2.2 Le corde vocali

Nella regione mediana della Iaringe e invece presence una sorta di srrerroia denominata "glotride": e proprio all'inrerno di questa regione che si svolge, piu specificatamente, il processo di fonazione ed e all'inrerno di tale zona che si regisrra, soprattut[0, la presenza dcll'altro, fondamenrale organo di emissione del corpo urnano: le "corde vocali".

In questa zona infatti, alcune carrilagini, queUe "aritenoidee", sempre grazie alia presenza di muscoii inseriri su di un prolungamento della sressa cartilagine, dererrninano i movimenri di avvicinamento (di "adduzione") 0 di allontanamenro (di "abduzione") delle corde vocali.

20

~ 01 DIZ!ON£ VOCE E RESPJRAZ!QNE

MANUAL" •

fig. 5 Corde uocali in posizione fimatoria (adduzione)

fig. 6 Corde uocali in posizione respiratoria (abduzione)

21

22

(';ORRArJO VENE7.IANO

Organi delicatissimi e centrali nel processo di fonazione, guesre S0110 del rutto aperte nel momenta dell'inspirazione mentre, durante l'espirazione, tendono a chiudersi e a vibrare. Visivamente, le corde vocali si presenrano come due fasce chiare di un centirnerro e mezzo circa ndle donne e di due centimerri circa negli uornini.

La dimensione varia inolrre in funzione del tipo di voce di ogni singola persona. Nerramenre separate rra lora, le corde vocali funzionano come una doppia ancia, membranosa e rnorbida, in uno strurnento musicale a f1ato. Durante la posizione di normale respirazione - a riposo - esse sono sostanzialrnenre distanziare una dall'alrra rnenrre, per la produzione di suoni articolari, le corde si avvicinano restringendo notevolmenre il passaggio Iaringeo dell'aria.

Le corde vocali sono dotate, all'interno, di piccole fasce muscolari Ie quali, 'in relazione a1 suono da produrre, si accorciano e ispessiscono - accenruando la loro vibrazione - oppure si tendono diventando lunghe e sottili - e in ral caso riducono notevolrnenre la tensione vibraroria. Quesro succede, net primo caso, nelle consonanti chiamare "dolci" 0, anche, "sonore" (in lingua iraliana, k b, d, gi, gh, l, m, n, 1; J; 11, z) mentre, ne] secondo caso, succede con le consonanti chiarnate "aspre" 0, anche,

(, d" . h f,

sor e : a, C , ,p, q, s, t, z.

Per avert consapevolezza delle vibrazioni delle corde vocali nei suoni consonanrici, e sufficiente poggiare la propria mano sui colla, ali'alrezza del pomo d'Adamo. Mentre nei primi suoni, quelli dolci-sonori, avvertirerno un evidence ronzio interno (una sorta di rimbombo per la vibrazione delle corde), nei suoni asprisordi tale ronzio sara molto pili attenuate,

La differenza risultera ancora pili chiara se proveremo a vocalizzare, di seguiro, coppie tra 101'0 fonatoriamente idenriche: pro~unciando le ~oppie b-p, d-r, gh-ch, gi-ci, ~-s, ~~z (in cui la posizione d~lla bocca e della lingua e sempre la stessa in ogni singela coppia), potrerno avvertire il peso eserciraro dalle vibrazioni

= l.& .. ~.

-r

-

MANUII.LE DI DIZIONE, VOCE E Rl'SPllIJIl:lONE

delle corde vocali. Nei primi suoni (b, d, gh, gi, ~, z}, avr~mo la conferma del ronzio interne; nei secondi suoni (p, t, ch, CI, s, z),

il ronzio sara, come gia derro, quasi inesistente. .

E utile sonolineare che proprio ql1esr'uirima opera·LIone -la "vibrazione" - regola l'altezza del suono ernesso: se nella voce rave !'ampiezza della vibrazione e alta, nella voce acuta, al COI1- ~rario, !'ampiezza della vibrazione e inleriore.

La vdoeita delle vibrazioni e quindi legata all'ahezza del suono. Durante l'emissione della voce in falsetto, le corde si tenderanno facendo regisrrare una frequenza di vibrazione piu alta; per un suono pili grave, Ie corde vocali si allenteranno produ-

cendo una frequenza vibratoria piu bassa. .

Per cio che concerne il movimenro delle corde vocali si possono segnalare, nell' ambito della ricerca medica, tre ripi di iporesi.

Per la prima, denominata "mioelas~ica", I'a~ertur.a d;Jl~ corde vocali sarebbe conseguenza della pressione espirarona: I ana, rrovando un piccolo spiraglio di uscira, farebbe vibrate Ie corde vocali producendo in questo modo il suono vocalico.

La seconda ipotesi - chiamata "muco-ondularoria" - pur riconoseendo importanza alb. pressionc espiratoria, sostiene che quesr'ultima farebbe slittare la mucosa della regione so~tostante le corde vocali: e quindi da questa spinta e da questa slirramento che nascerebbe la vibrazione delle cordc.

Per la tern ipotesi - deflnira "neurocronassica" - la vibrazione e invece conseguenza degli impulsi nervosi che i.! cervello invia ai muscoli delle corde vocali. Sia la mucosa e sia la pres~ sione espiraroria agirebbero quindi in esplicira, diretta ceriseguenza delle stimolo nervoso cerebrale.

23

----- -------------

Perehe if suono possa uscire forte e netto dalla bocca, oecorre che esso sia amplificaro da un arricolaro "appararo di risonanza", Questo e composro da una serie di cavira - faringe, naso, seni paranasali, bocca - capace di determinare, inoltre, Ia variazione del rimbro della voce di ogni singolo essere umano.

CORRADO VENEZI;\NO

1.2.3 L'epiglottide

Dopo aver descritto la laringe e Ie corde vocali, vale la pena evidenziare un ultimo organo in qua1che modo legato (in modo sieuramenre piu marginale) alia produzione del suono: I'''epiglottide". Posta a meta tra la base della lingua e la laringe, esatrarncnte sopra la strettoia - la "glottide" - a cui prima si accennava, l' epiglorride e una lamina sottile rnolro mobile che tende verso l'alro a forma, come e ricorrenre dire, di "cappello da gendarme". La sua faccia posteriore e liscia e concava e guarda verso la laringe costituendo la parete anreriore del vesribolo laringeo; la sua faccia anreriore e invece prospicienre l'inremo della bocea ed e legara alla radice della lingua da pliche larerali e rnediane.

II cornpiro dell'epiglorride e duplice. Oa un laro agevola (un tempo si sopravvalutava Ia sua importanza in questa funzione) l'attivita respiratoria nella fase di deglutizione; in tal caso chiude lapertura superiore laringea durante il passaggio del cibo e ne irnpedisce l'accesso, Oall'altro laro, I'epiglorride contribuisce, essendo in stretra sinronia con Ie corde vocali, a colorare, rnodulare e variare il suono: rendendolo pill secco, rnorbido, caldo, etc.

Conrraendosi in maniera nerra partecipa, infine, alia vocalizzazione in falsetto.

1.3 Gli organi di risonanza

d

MANUALE Dl DIZIONE, VOCE. E RESI'IRAZJONE

fig. 7 Le zone di risonanza vocate. Le lievi ifumature del palato mostrano che ancb'esso e in parte coinuolto in tale attivita

La "faringe" e un muscolo a forma di rubo che varia la sua forma e il suo volume in relazione al suo no da produrre. Tradizionalmenre, viene diviso in tre zone era loro contigue: I'ipoforinge (la zona pili. bassa della faringe,. in, cui e. posta l~ ronsilla linguale), la mesofo'ringe (la parte r:nedla~ 1~1 CUI S~?O situate le tonsille palatali), I' epiforinge (la por-Llone fanngea P!U ~lta,. post~ all'alrezza delle condone coane nasali): proprio nell epifaringe SI sviluppano nei bambini le "vegetazioni adenoidi", s~esso ~espo~sabili di patologie respiratorie e otoiatriche, quali la rinolalia ehiusa 0 la srnorzata risonanza vocale.

La faringe e legata, attraverso un muscolo cosrrittore che ne restringe il passaggio, aile "fosse nasali", ai "seni paranasali" e al

u ,..,

naso.

Quesr'ultimo, a forma di pirarnide, e doraro di una base (coincidente con le narici) c di un apice (radice del naso), e

CORRADO VI::NEZIANO

sovrinrende a tre diversificare, imporranri funzioni: quella oltartiva, rcspiraroria, [onaroria.

La parte anteriore delle narici confina can le Fosse nasali fino al loro sbocco nelJ'epiFaringe, rnenrre le sresse Fosse sono separate tra di loro da un setto ostcocarcilagineo, cornunernente chiarnato "serro nasa le",

Ognuna delle fosse nasali cornunica, atrraverso un irregolare canalerro, con una serie di cavita - quartro per ogni lato - denominate seni paranasali, Piu precisarnenre, si tratra di "seni mascellari" (posri all'alrezza dell'osso mascellare superiore), "seni frontaIi" (scavari all'inrerno dell'asso fronrale), "seni ermoidali" (situari tra le Fosse nasali e la cavira orbitaria dell'occhio), "seni sfcnoidali", collocari nella zona piu vicina aHa cavita cranica.

I] perfetto equilibria tra faringe, bocca e naso perrnette una correrra emissione della voce, rnentre ogni sbilanciamento reso a privilegiare un organo a svantaggio degJi altri produce "ingolarnenri" (e il caso di un proragonismo della faringe) 0 sonorirs nasali sgradevoli e fastidiosc.

Un ulteriore problema puo nascere infine dalla alterazione di uno degli organi di risonanza (la deviazione del serro nasale) 0 da piccoIe patologie quali la presenza di ispessirnenri della mucosa nasale.

1.4 Gli organi di articolazione della parola

Nel passaggio daHa produzione del suono a quello della parola - dalla priorira dell'aria a quella del passaggio della laringe e delle corde vocali: dalla vibrazione e dalla risonanza del suono alla realizzazione di vocali e consonanri, sillabe e parole - il ruolo piu centrale e senz'altro svolro da quella che, in modo generale, costituisce l'insieme delle formazioni dell'apparato di anicolazione: .12 "bocca".

E possibile, schematicamente, scomporre la bocea dividendo-

26

MANUII.U; DI D1ZIONE, VOCE E I<~S!'IRAZIONF.

la in labbra, guance, Lingua, pavimento della bocca (la regione immediatamenre sotrostante 1a lingua), palata jisso, uelo palatals e.istmo delle fauci, una sorta di strertoia irregolare che permette la cornunicazionc rra bocca e laringe.

1.4.1 Le lab bra

Le labbra ripropongono la conlorrnazione a sernicerchio delle arcare dentarie e si dividono in "superiori" e "inferiori". La presenza stessa delle labbra, la loro formazione e sviluppo sono ripici dei mammiferi: esse sono quasi certamente il risultaro di un particolare tipo di sviluppo della nutrizione e dell'allatramento degli animali,

Normalmente verticali nella razza blanca e oblique in quell a nera, le labbra manrengono cosrante la propria alrezza grazie all'inconrro tra le pareti dentarie superiori e quclle mleriori. Neg1i anziani, 0 CDlllunque in assenza di parziale 0 torale denratura, tendono a perdere la propria verricalita per "rienrrare" nell'appararo buccale.

A caratrerizzare dal pumo di vista muscolare le labbra, e Ia preponderante presenz.adel muscolo cosiddetto "orbicolare della boeca", una SOHa di elasrico a forma di ellisse ehe gira, unilorrnemenre, attorno aile labbra, Ad csso, perc, se ne aggiungono molti altri derivanri da tutto iI viso; si tratta di rnuscoli che, a raggiera, convergono verso l' orbicolare, Anche quesri rnuscoli sono decisamente irnportanti nei process! di fonazione: nella mimica facciale, nei rnovirnenti arrnonici del viso e nella punrualita e chiarezza articolaroria. Si rrarta, piu in parricolare, dei muscoli zigomali, risori, canini, buccinatori, del mento.

27

CORRADO VENEZlANO

fig. 8 Muscoli della bocca

Per quanta riguarda le guancc e la loro porzione mediana _ corrisporidente con la cavira buccale - bisogna specificate che queUo delle guance e il muscolo buccinarore, che si estende, in alrezza, rra la mandibola ed il muscolo mascellare.

1.4.2 PaJato e velo palatale

Nella sua regione superiore, la parte inrerna della cavira buccale e composta da una zona anreriore pili estesa, denorninara "palata" e dalla restanre, posreriore, denominata "vela palatale".

II palata si esrende a semicerchio confinando, perimetralmente, can la zona alveolare e can la denrarura, Nella sua zona inrerna, nell' alto della cavira buccale, esso e sostanzialmente liscio rnentre, avvicinandosi alIa zona alveolare, divenra pili

rugoso e irregolare. .

4 .•

ntV

Mj,Nl)ALE DI L)(ZIONE, VUCE F RE.SPlRAZ.1()NF.

Confinanre can il palata, scnza alcuna divisione, in rnaniera contigua, inconrriarno il "velo palatale", un organa del tutto privo dell'aderenza e del supporto osseo sovr~tante .. II velo p~latale e un serto alto circa un centimetre al CUI margine anreriore e collegato il palaro ed il cui margine postcriore, in posizione di chiusura della bocca, e appoggiato sulla radice della lingua. Sempre posteriorrnenre, il velo palarale e atraccato intirnarnente alle pared della faringe, con cui divema un tutr'uno,

Molto mobile, dorato di una rnuscolatura autonorna, il velo palata le obbedisce a due compiti: puo abbassarsi, andando a bloccare la continuira faringo-buccale (questo succede con i suoni nasali: n, gn, rn) oppure puc alzarsi, bloccando in tal modo la continuita faringo-na5ale (producendo, cost, i nurnerosi suo n i "b uccali" della Ii ngua i raliana).

II margine inleriore del velo palatale e direttamente collegato con un altro organo, derro uvula (0 ugola) e con, lateral mente, !'istmo delle jauci 0 pilastri faucaLi.

L'uvula e dunque un proluogamemo (stretro e cilindrico, mediano e centrale, della lunghezza di circa un centimerro e mezzo) del velo palatale, la cui rerrninazione, 0 "apice", sovrasra l'epiglottide. Dall'uvula panono quanto pliche rnucose che si inarcano e confluiscono nella lingua e nella faringe, II rnuscolo dell'uvula e invece un fascio cilindrico posto sulla fascia p05teriore del velo palatale: quando si conrrae, si regisrra un innalzamemo dell' uvula stessa, una success iva incurva tu fa posteriore, e una conseguente riduzione estensiva del vela palarale.

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III I r

~ I III! I Ii

I

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I)

I

1

CORRADO VENEZIANO

ugola (uvula)

fig. 9

1.4.3 La lingua

Il collo e se~arato daUa parete inferiore della boeca da un muscolo ~eno.r~tnato. miL~ioideo. Grazie alia presenza di quesro muscolo, I ~ovl.mentl e gIl spostarnenri del coHo nella fonazione

e nella maStlCa'ZlOnc restano tra [oro totalmente I' di d .

L . " . . . n Ipen cnn.

a r~glOne mfenore su CUI poggia e riposa la lingua e la regio-

ne sublmgu_afe. Anche essa riprende, come quella superiore la ~onfor~azl.o~e dentari.~. 11 suo apice e collegaro ai denti cani~i ~ ~ln pro ondlta.' C?l~e s= accennaro, l'intera regione confina con I muscolo mliOloldeo.

~~ lingu~ e invece col1egara alla parete inferiore da una linea me l~na ~~Iama[a .frenulo (0 filetto). Organo fondamentale nella comp ess.lta della bocca, la lingua, con il suo continuo movi.rnento ricopre un ruolo fondamentale neIi'arricolazione dei

30

.,

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,

,

.•. ~

-~"

m·,··;;

MANUAlE Ol U[7.[ON£, VOC[ ]; Rf:SPIRAZIONE

suoni; regola e integra, inolrre, la funzione della masticazione e della deglutizione.

La sua configurazione e rnolto sernplice: essa e sirnrnerrica e mediana; e un organo muscolare esrremarnente mobile e puo rotcare nelle piu varie direzioni e con diverse inrensita di spinra, LOSSO a cui e collegata e quello ioide rna, appunto per manrenere la sua estrerna mobilica - un'ulreriore garanzia alia sua indipendenza e rnobilira - quest'osso e callegato, negli esseri urnani, esclusivameote da fasce muscolari. Queste sono ampie, cornplesse e arricolate, legate aile ossa vicine, agli organi, ° a enrrarnbi contemporaneamente.

Fonericamente le fusee rnuscolari sono comllnqlle divisibili, dal puntO di vista della loro direzione, in fasce longitudinaLi, uerticaLi e trasuersali.

1.5 Gli organi di ricezione nervosa e cerebrale

L'ulrima funzione legata ai processi dalle comunicazione verbaIe e svolra dall'appararo nervoso e, pill in particolare, dalle "vie periferiehe centripcte", dalle "aree cerebrali" e dalle "vie centrifughe".

Le vie centripere sono quelle della sensibilita delle mucose (labbra, lingua, laringe), quelle della articolazione dei muscoli e degli organ] flnato ri e quella, injine, sensoriale uditiua. Quesr'ulrirna e composta dall' orecchio esrerno (padiglione auricolare), da quel- 10 media (tirnpano, martelle, incudine, staffa) e dalla cosiddetta "via acusrica centrale", ehe ha il cornpito di portarc il messaggio verbale al centro uditivo cerebrale,

. Le aree cerebrali coinvolce nella produzione vocale sono 0101- teplici e disrribuite in punti rra loro disranti e separati, Schemaricarnente, Ie si puo dividere in quamo zone: I' area sensitiva, che raccoglie le informazioni offerte dallc vie periferiche cenrripere: J' area motoria, da cui vengono ernanati gli impulsi

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per la rnobilira dei rnuscoli fonoarticolatori, I' area sensoriale uditiva e quclla sensoriale uisiua, che perrnettono il riconoscimenro e Ja discriminazione - ovviarnente acusrica e vis iva - dei segnali orali rrasmessi; l'area propriameme dena dellinguaggio che in realra e una sorta di zona di sinresi e coordinamemo delle varie competenze dell'inrera porzione cerebrate: competenze rinrracciabili odie sedi frontali, parietal! e ternporali (sopratturto dell' ernisfero sinisrro).

CORRADO VcNr:7.JANU

I

I

32

mi,

MJ\NUJ\LE III OIZIONI>, VOCE E RESI'IRAZIONE

2. Gli esercizi della voce

Per una serie di morivi di natura antropologica e culturale - convinto di migliorare il suo portamenro, la respirazione, l'ossigenazione del sanguc -l'uomo occidentale usa in modo strutturalmeme errata it suo apparato respiratorio.

Fedeli al vecchio detto rnilirare del "pancia in dentro e petto in fuori", noi esdudiamo del tutCO, dalla nostra pratica respiraroria. tanto l'addome quanto il diaframma. In tal modo, insrauriarno un rapportO violenro rra polmoni e laringe, e riduciamo vistosamente la capacita di immagazzinamenco dell'aria: addossando il peso del respire sulla muscolatura del colla e, sop ran-uno, determinando un eccessivo, logorante lavorlo delle corde vocali.

Se quindi noi, il piu delle volte, respiriarno sollevando e irrigidendo (nell'inspirazione) i1 nosrro rorace, distendendolo e abbassandolo poi nell'espirazione, si trattera di ribaltare quesco ripo di modello: si rrattera, in altre parole, di sfruttare principalmente la pane inferiorc del torace e il diaframma.

2.1 La respirazione

Pili schematicamente, e necessario che, in un primo rnornento - durante la inspirazione - ci si impegni a spingere la volta diaframmale verso I' esrerno ed essa, auwnomamente, tendera ad appiattirsi: in un secondo momento invece, queUo piu importanre (giacche si tratta di espirare sollevando la cavita toracica), sara proprio il diaframma, nella sua autornatica e conseguente fase di risalita, a spingere verso l'alro i polmoni e, con essi, l'aria.

Per acquisire e consolidarc questo modello di respirazionc:, occorre inizialrnente un' esercitazione punruale e costa me. E necessaria quindi che, per almeno due sertimane, per venti minuti circa, Cl 51 dedichi alia cura e alia reirnposrszione della

33

COI{l{,I!)() VENUIANO

propria voce. Sara poi, successivamenre, la prarica quoridiana ~ il nosrro impegno nella naruralezza delle nosrre situazioni discorsive ~ a permertcrci la totale interiorizzazione della nuova rneccanica di respirazione.

Un prirno, elcrnenrare csercizro consiste nel distendersi in posizione supina (con la pancia ali'aria) e, subito dopa, nel proYare a respirare sollevando l'addorne ed espandendo la zona artorno ai fianchi,

E consigliabiie, per seguire rneglio I'evolversi dell'esercizio, rnertere una rnano sull'addome e j'altra sui petta. Quesr'ulcimo non dovra in alcun modo sollevarsi menrre, perche la 110Stra attivita possa procedere in modo correrro, dovra elevarsi la parte inferiore del busto: per l'appunro I'addome.

E l'addome intatri che, spinto dalla base del diaframma, ten-

d ' " r:." d d . I' 1

. era a gonnarSl e a an are verso alto.

Dopa aver ripcruro pill volte questo csercizio e quando ci sentiremo sosranziaimcnre capaci di controllarlo, conviene pero srrurrurare e scandire meglio i relarivi rnovirnenri respiratori dividendoli, se possibile, in quattro fosi: una di "iuspirazione'',

, 1 di U .)) ~ I di '( . . )'

un a era I apnea plena , un a tra ancora I esprrazrone, e tina

infine di "apnea vuora".

Piu concreramenre, badando che il pecto rimanga immobile, solleveremo l'addorne (prima fase: inspirazione); subiro dopo, alia fine dell'elevazione dell' addome, rirnarrerno fermi per circa un secondo (seconda fase: apnea piena); quindi svuorererno i polmoni e rilassererno ancora laddorne abbassandolo (rerza fase: espirazione), dopo aver svuoraro i polrnoni rimarremo infine, per circa un secondo, can l'addorne contratto e immobile (quarra fase: apnea vuota),

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SCZll:

.. ~.-

WNUALE DI D!ZIONE, voce !l RF.SPIRAZlONE

fig. 10 Inspirazione: appiattim~n:o e tensione verso l'esterno del musco dlajrammale '

fig. Il-Espirazione: disiensione ~cl muscolo diaframmalc che ritorna alia SUd pOHztone CUpOlaTC

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C(H!RAUO VEN1:Z1ANO

E bene precisare che ness uno dei rnovimenri deve risulrare forzaro ed cccessivo, Non bisogna cioe inspirare troppo fone 0 troppo a lungo, cosi come neli'ulrirna fase, quella coincidenre can l' abbassarnenro dell' ad dome, C opportuno far uscire lemamente ("come se avessimo vicino la boeca un fiamrnifero acceso, e non volessirno spegnerlo") l'aria dai polmoni.

2.2 La zona della maschera

Prirna di inrrodurre gli csercizi di "fonazione", cbiarcndo il modo migliore di funzionalizzare la respirazione con la voce, e necessaria approfondire una dirnensione centrale della produzione orale: la zona della maschera.

E denorninara "zona della maschera" tutta quella parte che, dalla gola fino aile sopraceiglia, perrnerte di arnplificare il suono che le corde vocali inviano al fine di rrasformarlo in voce. Come giit visto nel precedente paragrafo, legato agli organi di risonanza, l'aria viene "lavorara" nelle cavita della gola, della bocca, del naso e solo dopa tale miscelazione (una sorra di inrerna vibrazione) essa divenra per I'appunto parola articolata.

II pUnto pili corretro di riformulazione "facciale" della voce, it punro piu efficaee di interns amplifieazione del suono e sicuramente quello dei "due rerzi superiori", posro era il Iabbro superiore e it naso e che, in prarica, coinvolge la bocca c il naso.

nFh

MJ\.NUAI.E 01 DIZIONE, VOCE F. RE..~P!RAZJONE

fi . 12 La zona pit't OSC1Jra, all'altezza delle nartci e del se~l{J nasale,

g ·'.P to 1·1u1lL di omotFeneiZZllzione e concentrazume delsuono

rappresenta l un ae. u: O!!,

1/3

E importance verifieare chc la nosrra pr~d~zione (~ocale

. . e che non sla mvece ccnra-

avvenga sopranurto 111 que5ra zona

.. «: , 1 " Molro

ta" da una ecccssiva laringalizzazione e 111g.0 ~mento '. .

piu frequentemenre di quanto non si imrnagini, succede l~fatt1 di forzare sopratturro la parte inleriore della gola e ques~o sia ~er un'abitudinc errata di fonazione, sia per un modello pSl~ologlc? (soprarrurro maschile) ehe, n~lla ~oce piu ?~ave ~ l?~s~a, lmmaglna eonfermata la propria canca di sensualira 0 Vtrl~lta.

Dimencicando che il timbre vocalico e determ~na~o soltanro dallo spessore della laringe e d~lIa. dinamica di resPJr~zl~ne, ea:l~ ta di abituarsi ad abbassare arrrficlosamemc la propna voce aven do, come unico efferro, il suo affacicamento e, alia lunga, una vera e pericolosa disfonia.

37

CORR,\II(J VENE7_IANO

Per regolare corrertarnentc la propria voce - per verificare che la nostra voce non sia alterara 0 innaturale - e sufflcienre prevare, concenrrandosi sulle proprie narici, a ernettcre un qualsiasi suono nasalizzaro: posse cioc provare a vocalizzare, a bocca chiusa, per qualche secondo, il suono "hmh-hrnh".

Sempre a bocca chiusa, per avere un'ulteriore conlcrrna della correrrezza del proprio timbre vocale, si puo provare a toccare con la mano il proprio nasa, senrendo in taJ modo il pieno coinvolgimenro di quesr'ulrimo nella ernissione del suono "hmh-hrnh".

Per essere ancora piu cerri di non incorrere in nessun errore di ingolarnenro, puo esserc utile infine porsi di fronte alia specchio concrollando il proprio collo e il proprio "1'01110 d'Adarno". Se duranre ia vocalizzazione "hmh-hmh", qlles[Q rendera ad abbassarsi (0 sernplicernenre a non innalzarsi), allora la nostra voce e sicuramente male imposrara, essa, in assenza di un ternpestivo rimedio, e destinara a logorarsi e a subire le conseguenri,

connesse patologie, .

2.3 L'armonizzazione respirazione-voce

Chiarira la zona priyilegiara di amplificazione del suono emesso dalle corde vocali, e bene suggerire qualchc esercizio di fllnzionalizzazione "respirazione-voce". In realra si tratta di riurilizzare i quattro tempi respirarori dapprima esemplificati, legando la nasalizzazione "hmh-hmh" con alcune parole e frasi.

Piu schemaricarnenre, dopa aver inspiraro (e, quindi, "gonfiaw" l'addome: prima fase) e dopa aver contratro per un secondo I'intera parete addominale (seconda fase: quella chc prima chiamavamo di apnea piena), provererno a parlare - ovviarnente rilassando e "sgonfiando" it nosrro addome (rerza fase: espirazione) - cmertendo il suono "hrnh-hrnh" seguiro dai nomi dei serre

MANUAL~ 01 DI7.]ONE, VOCE ~. ,IIESI'lllf\~.IUNE

giorni della settimana: "hmh-Iunedi-hmh-mar.tedl-hmh-mercoiedi..."etc. Cosi facendo, starerno dunque espirando e svuorando - in modo roralrncnre naturale - i nostri polmoni e la nostra cavitii. toracica; dopo l'emissione di "hmh-domenica" (ed eventualmcnte dopo l'espirazione del residue di aria ancora prcscnre nei nostri polrnoni), arrivcrerno al quarto ed ultimo segrnento dell'esercizio: la gia ricordata apnea vuora.

I'escrcizio va riperuro pill volte (e possibilc sosrituire ai gior-

i della sertirnana i rncsi dell'anno 0 anche i numeri da uno a dieci 0, mcglio, da undiei a venti), A un parricolare bisognera prestare perc rnolra attenzione: che, d,opo l'arracco "hm~", dall'inizio ddl'enumerazione fino al terrrune della sressa, nOI dovrerno continuare a senrire un pieno coinvolgimento della zona superiore della "rnaschera", quasi una vibrazione regolare e costante delle nosrre narici e del nosrro nasa.

Se permane un minimo dubbio su quest~ centralira, sara meglio accentuare - raddoppiare - la produzione della nostra vocalizzazione nasalizzante "h111h" (prodorra come sempre a bocca chi usa) all'intcrno delle diverse parole pronunciare: "hmh-luncdlhmh-hmh-martedi-hmh-hmh-mcrcoledl-hmh-hmh,.,", etc.

Dopo aver verificaro il totale conrrollo dcll'escrciaio e,on i quanro mornenti dapprima elencari (inspirazione, apne~ ,plen~, espirazione, apnea vuora}, sara possibile aumcntare lin po il canco della voce ncl mornenro dell'espirazione, contando ad esernpia da uno a venri, a anche da uno a rrenta. ?ubito d~p?, siamo ormai pronti per leggere ad alta voce uno del racconum presenti net volume 0, evidenrernente, qualsiasi altra lerrura: regolando la resp irazio nc, l' insp j razio ne, l' a rracco delle frasi ,in rel~zi? ne al senso e al conrenuto di cia chc stiamo leggendo, at segl1l di punteggiatura, alia particolare enfasi che vogliamo affidare alle singole parole,

Ancora una volta, se dovesse emergere qualche dubbio sulla corretrezza e naruralezza della nostra voce, convicnc, per ogni

39

CORRA1>Q VhNlc:ZIANO

nuovo arracco (cioe per ogni ripresa di flaw), inserire la voealizzazione nasale prodotta a bocca chiusa "hmh-hmh".

'Ire ultirni suggerimenri legari all'uso del nosrro apparato respiratorio e fonatorio: se siamo convinri di avere una voce eccessivamente - e innaturalmente - bass a (e se ccnsequenzialmenre avvertiarno problemi di raucedine a disfonia), e consigliabile esercirarsi soprarrurro con i suoni delle vocali piu "alee": la "i" e la "e".

Sara opportune quindi, dopo aver prodotto la nasalizzazione "hmh". - e prima di aver cominciato a pronunciare Ie sequenze numeriche (0 dei giorni della settimana, etc.) - riperere piu volre sillabe ripo "ninni-dimmi-mimmi-gnimmi ... ", 0 anche "emrneenne-nenne-gnegne ... ".

In tal modo la voce, attravcrso questi esercizi e attraverso un uso un po' piu nasalizzanre (e alto) della voce, sara aiurata a riprendere la sua antica sguillantezza e pulizia.

Al contrario, se pensiamo che la nosrra voce soffra di un'eccessiva altezza tonale - troppo nasale, acuta, "so nile" - converra usare siliabe con vocali chiuse: "nunnu-mummu-m6mmo-n6nno_gn6gno ... ".

Ancora piu efficace risulrera quesr'ultimo esercizio (rivolro, 10 ripetiamo, a chi rnostra una voce troppo alta e sotrile) se ci mettererno seduti su una sedia e poggeremo le nosrre rnani, tra [oro inrrecciare, dietro la nosrra nuea. Con Ie braccia e le rnani in questa posizione, sara piu semplice urilizzare per intero il rnusco- 10 diafrarnmale e sara piu automatica - nell' espirazione e nella produzione del suono - 13 contrazione del rorace e dcll'addorne.

II terzo suggerimenro e invece rival eo a chi nori atracchi bruschi nell'uso della propria voce 0, piu generalmente, a chi voglia renderla piu fluida, morbida e omogenea.

Si ~ratta -. nel. primo escrcizio dapprirna presentaro, qucllo di semphce respirazrone - di espirare irnpegnandosi a produrre "aria calda". Dopo aver inspirato bisognera quindi, con la farioge chiaramente rilassata, butrar via l'aria - ripetiarno, inrernamente riscaldara - rnolro lentarnenre dalla propria bocea. Ne trarranno

, I

40

MANUAtE [)] DJ7.10NIi, VOCI'. J, RESPlltILZIONE

iovamento, come gia derto, le voei pill brusche e conrratrc, ma ~esereizio sara ancora pili indicate laddove - a causa di affarical11emi vocalici - si verifichi una eccessiva contrazione di tutra la muscolatura della laringc e del collo: la sressa rensione che irnpedisce la correrta pronuncia dei suoni "alti" e l'incapacira di rispertare e riprodurre con esartczza una specifica indicazione tonale.

2.4 La muscolarita mimico-facciale

. Prima di passare agli esercizi di pronuncia de."e paro.le ~ nel

successivo paragrafo sulla cantilena e soprattut~o m quell! di carretra accentazione delle voeali - e necessario concentrare la nostra attenzione sui muscoli del viso c sui loro ruolo nell'arti-

colazione complessiva delle frasi. . .. .

Prelirninarrnente, va derto che, sopratrurro per plgnzla e disabirudine, moho spesso tendiarno a ridurre il coinvolgimenro dei muscoli del viso durante la fonazione.

Questo senso di "econornia" , non consapevole rna spes~o £o.rtemente inreriorizzaro, si traduce COSI in imrnobilita del v.1.~O, In lieve arrotia rnuscolare e in appannamento della specificira sonora delle singole parole. Parliarno peggio e siarno, parallelamente,

piu sratici e inespressivi. , .

Per cornprcndcre il grada di arrotia personale, e sufficienre specchiarci, provare a parlare e gllardare con atrenzione i rnuscoli delle nostre labbra (laddove, l'abbiamo gia vista, convergono tutti i rnuscoli del viso).

Questa "lertura cririca" dei rnovirnenri del nostro parlarc pu.o rivclarci una buona coerenza mimica e una gradevole arrnoma rnuscolare rna puo anche, ricorrentemenre, svelarci qualche imperfezione e fissira buccale. Puo trattarsi di asimmetrie (rnolti di noi usano maggiormenre illabbro inferiore, molti altri sfrut~ tano soprartutto la parte destra - 0 sinistra - delle [abbra) a di

Cl)IlHA I,() V loNEZIAN()

veri e propri "blocchi muscolari": porrerno notare uno scarso lavoro di distanziarnenro mascclla-mandihola ° potremo rilevare, auche, lin irrigidimenro - quasi un ripiegarnemo all'imerno . - delle pareri labiali,

AJ di la della diagnosi che faremo, consigliamo cornunque di realizzare per intero questi esercizi: se alia specchio avrerno norato una buona clasricita del visa, essi rcnderanno uirenormenre agile e plena la nosrra rnuscolarira: se, al contrario, avrerno consratato un quadro negarivo e rigido, ci garanriranno un sicuro recupero del nosrro rono rnuscolare. In ogni caso, tali esercizi avranno ;1 rneriro di ridare vigore e vivacira a1 nosrro viso: di acguisire maggiore fluidira e agilid nel cornplessivo processo di fona'lione.

Prima di descrivere gli esercizi, conviene pero sorrolineare che non si vuole in alcun modo propone un modello "sboccaro" 0 forzatamenre apeno di pronuncia delle parole. Non si rrartcra, in airre parole, di parlare "a bocca aperra" e con il coinvolgimemo esrremo delle labbra, 5i rrarta sempiiceroenee di rendcre il piu possibile sciolre lc pareri delle nostre labbra c del nostro viso: elcganri c coerenri i rnovimenri muscolari con i suoni ehe di volta in volta le nosrre parole prevedcranno,

Suggeriamo quindi di fare, anche per pochissirni minuri al giomo, questi esercizi, Dopodichc il nosrro parlare - 10 riperiamo - ne rrarra, naturalmcnre, un arnpio e sicuro giovamento.

Un'ultima punrualizzazione e rivolra a chi -laddove la btura alia specchio abbia cvidenziaro gravi blocchi e gravi fissira rnimico-faC{.:iali, - ritenga di avere una siruazione muscolare pili compromcssa. E evidenre, in tal caso, che quesri esercizi vanno affiancati cia un impegno cosranre durante 1a quoridiana prarica di eomunicazione orale.

II primo esercizio che qui proponiarno e composro cia cinque rnovirnenri: i prirni rrc coinvolgono illabbro superiore, gli altri due sono relativi allabbro intcriore.

Nel primo movimenro, faremo strisciare verso l'alro illabbro

42

MANUAL!, ll! ])17.101'11:, VOCE I' RESP!RA/.!ONE

fino a rnostrare i denri dell'arcata superiore e, il pill possibile, le gengive. Senrirerno, consequenzialmcnre, una certa rensione nei muscoli :z.igomali e in quelli del rnenro .

Foto n, 1

II secondo movirneuto, olrre cne riproporre il coinvolgirncnto dei rnuscoli del mente, vedra in rensione sopranuno i muscoIi canini. Si trartera di porcare forzaramenre all'interno la parete esrerna del labbro nascondendo, ovviarnentc, denri e gengive.

II terzo e ultimo rnovirnento relative 31 labbro superiore coinvolge i muscoli risori e canini: dovrerno p?~tare v~rs.o I'alto il labbro sovrapponendolo, per quello che Cl e possjbile, aile nostre nanci.

43

CORRADO VENf::lJANO

Foro n. 2

Foro n. 3

II guano e il quinro movirnenrn appartengono, come gia dena, a! labbro inferiore. Fonemenrc implicata e la regione SOtrostanre i rnuscoli orbicolari e, ill parte, i rnuscoli buccinatori, miloidei e del menta. Col quarto rnovimenro tendererno a spingere forzatamente verso l'interno il nostro labbro menrre col quinto 10 porteremo visrosarnenre in fuori, verso l'esrerno,

44

MANUAL-" OJ OIZIOKE, voce P. Rf.SrlRAZIONE

Foco n. 4

Foro n. 5

II secondo esercizio che proponiarno e ~rticolato in due diver-

. osti movimenti. J muscoli coinvolti, com~ vedr~mo, ~O~10

51, °pP. I. .. elli pili vicini agli orbicolari (canini e

S05tamJa mente tum. qu . . .

isori) II' piu disranri: zigomali e miloidei.

nson e que 1. . . ,

Net primo movimerito porreremo in conremporanca verso

45

COI<IlM)(l I't-;NEZlilNO

l'esrerno Ie nosrre labhra, quasi a disegnsre una sorra di quadraTO 0 ferran.golo. Ne! sccondo rnovimenro farerno il conrrario, !~ortando simulrancamenre verso l'inrerno tanto il labbro supenore quanro quello inferiore.

Foro n. 7

..

~

MANUAJ.£ 1)1 LJIZ.IONF., VOCE E IH'SPII"<;I'l.lONE

11 terzo esercizia riguarda la rensione orizzonralc dci nostri muscoli facciali e coinvolge soprattutto i rnuscoli del rnenro e quelli buccinarori. NcI primo movimenro - a bocca perterramente chiusa - tendererno verso i due lari, per l'appunro in orizzontale, le nosrre labhra; nel secondo movimento, scm pre lasciando la bocca rigida c chiusa, porceremo Ie labbra in avanri, quasi stessimo dando un forzaro e arrorondato bacio.

'.' '.~

'; ,

Foto n. 8 c 9

47

CORllADO VENr.ZII\NO

Con il quarto eserazso, lultimo che proponiamo, ci lmpegneremo ad allenare i rnuscoli della mascella e della rnandibola: disranziandoli e avvicinandoli pill volrc, spalancando e chiudendo la nostra bocca. Pili in panicolare, dopo aver spinto Ie labbra all'imerno della bocca, converra poi, lemamente, aprire forzatamente quesr'ulrima.

Dovremo pero fare attenzione a due cose: durante !'apenuracioe durante la fase di avvio dell'esercizio - metteremo le labbra il piu possibile ali'inrerno della bocca: durante quella di allonranarnento (Iaddove ovviamenre le labbra saranno costretre a uscire dalla bocca) distanzieremo sopratturro in verticale 1a rnascella dalla mandiboln.

Gli esercizi proposti non hanno un ordine e una sequenzialid rigida e lineare.

Qualcuno eli noi porra trovare diffico[dl. in un rnovimenro, qualcun alrro sara incapace di realizzarne invece un altro, E irnporrante sottolineare che essi hanno il rneriro di coinvolgere per inre- 1"0 tutti i rnuscoli della fonazione. Ognuno di noi poi, auronornamente, decided. quanro C come impegnarsi con ciascuno di essi,

2.5 I,' o rganizzazione del suono vocalico

Risulta adesso ancora piu evidence I'imporranza dell'apparato fonatorio (e del suo correrro funzionamenco) per l' ernissione di ogni singolo suono e fonema. Vedrerno, guindi, che ogni suorio obbl iga l' appara to fonatorio, nel suo complesso, a strutturarsi in una cerra maniera per consenrirne la specificira: a ogn] suono, ripetiarno, corrisponde una precise erchestrazione delle componenri interne all'appararo fonatorio.

Bisogna partire, allora, da una schernarizzazione e una punrualizzazione dei vari dementi che 10 costiruiscono e, nel concreto, sara utile dividerlo in organ/fissi e organi mobili. Questi ulrirni sono labbra, vela palatals, ugola (0 uvula) e lingua; i prirni sono j denri, gli alveoli e i[ palaro,

,:

MANUAl-I> D[ DIZlON.E, VOCE F. R£SP1RAZ10N£

fi .. 13 Schema defL'apparato flnatorio ,"on eviJ:nzia~i, in JtZiom. sagittaie,

g Ie labbra, (La); i denti (D); git aLveoli. (A)~· d palat~ (P),

it 1)(10 paLatale (VP); l'ugoLa (U); la lmgua (Li)

Le labbra inrervengono, e in modo dec~sivo, nei su~ni ":';~ "B" "M" rnenrre risulrano avere un ruolo UllpOrtante 111 un a

, . cl'· , (F V) e nella vocale U. E evidente che,

tfa sene i consonan[] , , . . .

rralasciando il ruolo primario e dererminanre d:ll.e corde vocali nella formazione dei suoni, le variazioni, mrrume a questo pumo, S0l10 diretrarnente proporzionali al,tono rnuscolare e a1 posizionarnenro dell'organo sresso: se infatu d.o?b,amo ernetrere '·1· "p". mporremo maggiore ~.orza e lltlhzzer.emo la parte 1 suono , I . "B" , I .,

pili estrerna del labbro, rnenrre per la lettera e. a pa~[e Pl~

centrale a entrare in funzione coo, correlata, una minore presa labiale: per la lertera "M", infine e lao zona piu .comigua alia parte interna della bocca a risultare magglormente Impe~nata ..

P J I "T" (e per la "D" "S" "Z") sara la lingua a

er a euera , , .. .

. funzione andando a toccare i denri, Se mvece. del

emrare 10 . . .. , , n

denti la lingua rocchera ['alveolo superior~: il suono, sara a" o~~ . quello della letrera "Gi" 0 "Ci':, (apr,ena ,PlU arretra~l. sO,no R ~

"N", "L"). Per un suono come GN , la Imgua dovra invece toe

..;-

49

CORRA!)O VENeZiANO

care, 0 spingere, il palate, per "GU", in special modo il velo palatale. Lugola nella lingua iraliana e poco usata per la definizione dci suoni specilici (a differenza della "R" Francese 0 cedesea dove invece il suo ruolo divenra prirnario), rna il suo usa divema fondamemale insierne con quello del velo palatale, per una irnportante diversificazione sonora, e cioe per la distinzione dei suoni "buccali" da quelli "nasa]i".

Per spiegare meglio, bisogna punrualizzare che i suoni, nella maggior parte dei casi, in lingua italiana, sono di natura buccale e che, cioe, rnolro elementarrnente, dopa essere passari dalla laringe, escono comunque dalla bocca. Per certi suoni, invece, il percorso risulra esserc un po' divcrso: succede, infatti, che il velo palatale e l'ugola scendano e vadano a "legarsi" con 1.1 radice della lingua (che a sua volta tended a innalzarsi): I'aria, a causa di quesc'ostacolo, di questo blocco costituito dalla osrruzione radice della lingua-velo palatale-ugola, dovra trovare allora un'altra via d'uscita in due condorte chiarnate coane e, successivamente, nelle narici: iI suono sara, per l'appunro, nasale.

fig. 14 Suono buccale

50

,..--

'.',.'

WNUAlE Dl DIZIONE. VOCE E RESPl!V.ZJONE

fig. 15 Suono nasals

It suono "GN" e la lerrera "M", gia incontrati pril~la, avra.nno, quindi, come si puo facilmen~e inruire, bisogno di obbedire sia alia precisa urilizzazione della lingua e delle labbra rna anche,

" 1 " d II' .

a monte, al percorso nasa e e ana. ','

Per quanta riguarda infi~l~ l.a lin?ua, una sua ~1U.pr~~lsa schernatizzazione impone una divisionc l~ quam? Se1..1011l,: ~~oe punta (0 apice), che abbiamo visto intervenire per II suono T; corona, che usiamo per Ie lertere "Gi" 0 "Ci"; dors~, parte.central~ della lingua, che abbiamo gia vista per la produzl~ne de! gruPP.l com~

. "GN" 0 "GlI"· e la radice che inrervtene nei SUOI11

post! co~ne J , .• ' • " "" H"

gutturab, come possono esserlo, ad esemplO, CH e G .

CORRADO VENEZIANO

fig. 16 Schema della diuisione della lingua in punta (P), corona (C), dOl'SQ CD) e radice (R)

I'

I' I

52

MJ\.Nl)AL.E DI [)[7,10NE, VOCE F. RESrW,A'1I0Nli

3. La cantilena

"Cantilena" (0 il suo sinonirno, "cadenza dialettale") e un termine fonemente generico usato tanto per indicate la pronuncia errata di alcuni gruppi consonantici (l'inversione ngh-nch, mbmp, nd-nt, erc.), quanta la diminuzione del volume della voce

t. nelle parti finali di una parola 0 di una Frase; si parla di canrile;:. na sia in presenza di un rirnbro alterate e sia di una ripetuta, fastidiosa monoronia della voce.

j- Questi difetti, che comunque rientrano nella cornplessita dei

problemi della dizione, saranno analizzari in parte in queste pagine e, anche, in quelle finali, laddove sono accorpati molti esercizi relativi a specifici diferti fonecici.

Quello che invece in modo piu puntuale sara. approfondito in questi paragrafi e un'interprerazione piu specifica e, a nostro parere, piu carica di pericolose irnplicazioni: inrendererno per "canrilena" quella musicalira e qud contesto inronativo che cararrerizzano (e diversihcano} regioni, province e citra di ogni territorio nazionale.

AI di la, intarti, di una specificata differenz.iazione accentuativa, le singole regioni (e, ribadiamo, le singole province e circa) mostrano un modo particolare - unico - di legare rra lora le diverse parole di una frase. Comprendiamo che una pronuncia e meridionale (anziche sertentrionale) e, ad esernpio, napoletana (anziche romana, barese 0 palerrnirana}, oltre che dalla apertura ° chiusura di alcune vocali, anche dalla musicalita d'assierne che sostiene le parole.

Ami, nella maggior parte dei casi succedc che la cantilena si insinui, visrosissima, all'inrerno delle frasi, pur in presenza di un'accentuazionc (di ogni singola parola) correrta, Posso cioe prouunciare correttamente "che" in forma chi usa, "cosa" e "vuoi" in forma aperta, ma se provo a unire Ie tre parole nella dornanda "che cosa vuoi?", per la vitalita che semprc cerca di rnostrarc

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, I

i I

I I l

COEtR,IJ)O VENE<::IANO

la .nostl·a. ca~em:: rerriroriale, cerro il rischio di far emergere la mra musicalira di apparrenenzs cittadina, provinciale, etc.

C'e un alrro aspetto che complies ulreriorrnenre il quadro £inata descrirro: I'intreccio sempre moho forte tra "cantilena" ed "espressivira vocalica", Quesre due dimensioni della nosrra comunicazione orale (una, la cantilena, quasi mai posiriva, l'altra, l'espressivira vocalica, sempre utile e posiriva), sin dalle prime acquisizioni linguistiche infanrili, percorrono strade diaierriche e tra loro interrelate.

I primi rnonosiliabi dei bambini poggiano inrarti esclusivamente sulla intonazione, accenruando gli andarnenri espressivi della parola-frase e vaiorizzando Ie sue caraneristiche rirmiche e armoniche, "Papa, vieni qui", "mamma mi dai Ia bambola?" 0 un se~plice "sl", "no", "pappa", "bimbo" e cost via sana parole e frasl ehe tentano il piu possibile di essere inserire in uno sfondo "musicale" chc ne possa cornpensare fa poverra Iessicaie,

E in quesri anni che valorizziarno le strutrure melodiche, le filasrrocche, i ritornelli, all'interno dei quali siarno disponibili a pronunciare in modo errata una singola parola pur di non srnarrite I'impiamo armonico generale della filastrocca.

Dovendo dire, ad esempio, "tanto va la gatta allardo che ci lascia 10 zampino", un bambino di due-tre anni ritiene senz'alrro piu necessario risperrare il ritmo della srrofa piuttosro che la punrualira delle singole, interne parole; un'artenzion, piu alta verso I.e p~ro!e rischia di comprometrere cio che per lui rappre~ senta l~ nfenmento cornunicativo pili centrale: per l'appunro I' orgal1lzzazione rirrnica della srrofa,

Questo surplus inronativo, ritrnico ed espressivo si nurre perc (ne] senso che 10 annette e 10 assirnila) deU'intonazione vera e propria della Frase e delle parole. In questo modo, lentamente, ~uella c~e e una risorsa apprendiriva del bambino _ irnparare il bnguagglo atrraverso i suoi ritrni e la sua musical ita - si trasforrna in una gabbia: canrilena ed espressivira si saldano tra loro e

54

MANUAL!; DI OI7.rON!', VOCE E RESl'lRAZIONE

rentare di atrenuare I'una ci fa credere sia necessario neutralizzare anche l'alrra.

II rimore e quello di perdere, elirninando [a propria cantilena, parte ·della propria espressivira; dell' anima e della energia sottostante la propria capacita comunicativa. II timon'; e ovviarnenre infondato, giacche l'inronazione - dolce 0 adirara, ironica 0 severa, partecipe 0 indiffereme, e qualsiasi alrra imma~inabile ~ Pu? rranquillarnenre fare a meno di cadenze local! e regionali, Cintonazione, ami, nella sua autosutlicienza rirmica e rnelodica, sapienternenre valorizzara nella sua lorza farra di sfumarure e colori, rallenramenti e sam, nodosita, pause e accelerazioni, e ancora piu densa c ricca; sc scrosrara da ogni altra conrarninazione, essa riesce a rnodularsi e crescere in termini di chiarezza, di profondita e di potenza vibraroria. Riesce a trasrnettere ancor meglio cio che in realta ha voglia, desiderio e inrenzione di comunicare.

3.1 Gli esercizi della cantilena

-;.; ..

Gli esercizi che proponiarno sono di due diversi tipi, tra loro integrabili: i prirni resi a controllare e neutralizzare. ogni po~sibi.le intonazione: i secondi, al conrrario, irnpegnati a favonre il perferro legamento di parole e frasi. Se per i prirni ~e~o non c'~ bisogno di alcun compagno 0 partner (sono esercrzr, come 51 vedra, realizzabili in torale autonornia), per quelli di fusione e Iluidira ritrnica bisogna necessariarnenre essere almena in due.

Un ulteriore vantaggio sara garantito, in enrrarnbi gl.i esercizi, dall'eventuale lISO di un registrarore audio.

Nel primo escrcizio si rrartera di annullare ogni possibile, anche coerenre e logica, inronazione: dapprima con una scansione sillabica; quindi, subito dopa, con una scansione delle singole parole.

Prendiamo la sequenza "uno-due-rre ... dieci' (va benissimo usare qualsiasi altra scquenza: da undici a venti, da gennmo a

55

CORRAno VIONEZI.J,.NO

dicembre, da lunedl a dornenica, erc.) e proviamo a dirla normalrnente.

Sieuramenre, come e naturale, contando da uno a dieci, in prossimira del numero "dieci' (rnenrre diciamo "otto" e, soprattutro, mentre pronunciamo "nove") noi usererno un'intonazione che lascera prevedere la conclusione della sressa seq uenza, Quando direrno "dieci' infine, staremo suggellando la fine della numerazione. II terzultirno e maggiormenre il penulrimo numero ('_'novembre". nel conteggio dei mesi, "sabato" in quello dei giorni) groveranno, In altre parole, di una diversa musicalim e di una pausa differeme di ernissione della voce: saranno derti in modo diverso.

s . Ora, .per tune Ie ragioni dapprima esplicirare (la conriguira e l'inrreccio tra cadenza ed espressivira, la necessita di comrollarne i div:ers~ condizionamenti, ere), l'esercizio che faremo sara quel- 10 di due la sequenza urilizzando - tanto per le parole iniziali quanto per quelle finali - la medesima inronazione: "uno-duetre" dovra risulrare perfettarnenre idenrico a "otto-nove-dicci". Solo .alla fine della elencazione dei numeri, solo dopo la pronuncia della paroia "dieci", un evemuale ascolratore potra comprendere che n (e proprio ll) la sequenza si e conclusa. Nessuna anticipazione (0 intuizione) dovra quindi essere ricavabilc dalla pronuncia del numero precedence quello finale.

Lesercizio, apparentemente sernplice, e in realta fortememe. c?mplicato dalla necessita di dare un sensa cornpiuro all'ernisstone della voce: poiche artribuisco un senso - un inizio e una fine ~ alle mie parole, e facile che io non riesca a non far intervenire la mia continua e fedele accompagnauice inronativa: la cornmistione cadenza-espressivid di cui prima parlavamo. Quanco piu sara in grado di pronunciare con la sressa inrensira (rirmo, pause, inronazione] tutti i nurneri della elencazione tanto pi~, invece, disporro di una base fonerica ripulira sulla quale pOI e1aborare e far intervenire quelle correrte sfumature inronarive da me realrnenre ricercare c richieste.

t:# .. ·

!.

MANUAL£ 01 OIZIONI:, VOCE E IlESPIIlA7.10NE

Due varianri di questa esercizio riguardano la sillabazione e I' elencazionc non inronata delle parole, pronunciando queste ulrime, ancora una volta, senza far inrervenire alcuna variazione nella loro produzione.

Dovendo leggere, ad esempio, l'inizio del precedente capoverso - "d u -e-va -rian-ri-di-q ue-s ro-e-ser-ci -zi 0- ri -guar-da-no ... " - dovro essere in grado di dire la sillaba iniziale "du" con la stessa, inalterara intonazione di tutte Ie sillabe successive.

In nessun modo la cadenza della sillaba "du' dovra far intuire che da li a poco, per l'esartezza nella sillaba successiva, la parola sara cornplerata. Anehe la success iva sillaba "e" dovra apparire non inrerpretabile dal punro di vista inronativo. Un cvenruale ascolratore potra pensare che io stia dicendo "due" 0 "duecenro", "dudu" 0 "duecenrosettamatre": insomma, ogni sillaba dovra guadagnare una sua asrratta e conclusa a~tonomia.

Subiro dopo, conviene lavorare sulle singole parole garancendo loro, cosi come gia facto can Ie sillabe, una cornpiura indipendenza dal senso cornplessivo della frase. . " ."

Leggendo cioe il precedente capoverso, dovrerno due subito senza legarlo in alcun modo a "dopo", C?n una le_ggera ~au~a, come se fossero tra loro parole del tutto mcoerenti, dovro dire

""I ,,"l II n (,(. I"

"subito", "dopa", "conviene", avorare , su e, srngo e ,

"parole", etc.: ogni parola can la sressa inrensira, ogni parola separa[a dall'altra con la medesima distanza ternporale.

3.2 Gli esercizi di controllo intonativo

Quando sarerno realmenre in grade di realizzare con corretrezza questo esercizio (dopo averlo ripetuto per piu minu.ti, p~r piu giomi), porremo passare a quello opposto: qudlo di venfica. e controllo inronativo, Come gia detto, occorrera essere almeno 111 due giacche si trattera di leggere un pezza di una frase lasciando il

57

I.;ORR;\[)O VENEZIANO

senso di quello che sriamo dicendo al nosrro compagno. Immaginiamo che i due allievi impegnari nell'esercizio siano signori A e B.

Prendiamo come al solito l'inizio del precedente capoverso. II signor A legge un intero rigo, da "Quando sarerno" fino a "can corrertezza", (ne una parola di rneno ne una di piu) e qui, a questo punto, toeca a1 signor B che legge da "questo esercizio" fino a "riperuto per piu minuri, per piu". Nella sua lettura, i1 signor A dovra fare pero estrema attenzione a "passare" - in modo coerente e logico - il sense di queUo che sta dicendo al signor B, peoa iI fallimento dell'esercizio.

Anche iI signor B, a sua volta, dovra raccogliere il senso lasciatoglj da A, saldarlo coerenternenre a cio che dovra poi lui sresso dire, facendo quindi artenzione a passare il senso conclusive delle ultirne parole del riga al signor A, e cosi via.

Lcsercizio riesce se tanto il signor A quanto iI signor B, coocentrandosi su quelli che SOIlO gli asperri contenutistici e sinratrici di quello che stanno leggendo, riescono a calibrate ritmi, pause, rensioni delle frasi: come se, in sostanza, non fossero due persone a parlare rna di persone ce ne Fosse una sola: un'unica voce capace di saldare, laddove occorra farlo, le parole, 0 al contrario, capace di disgiungerle in presenza divirgole, punti rna anche, sernplicernenre, in relazione al loro interno significato e raccordo,

Per rendere ancora piu chiaro (e complicate) questo lavoro, si suggerisce un alrro esercizio all'interno del quale occorrera leggere (scrnpre in due 0 piu persone) alternatarnente le parole di una pagina di un qualsiasi libra. Questo lavoro - che richiede una concentrazione e una maestria moira alta (e quindi consigliabile realizzarlo dopo avere pravato piu volte gli esercizi precedenti) - perrnetrera di cornprendere come Ie parole, perche siano valorizzate al rneglio, perche si possa scoprire la trarna che Ie regge e le governa, obbediscono a esigenze vocaliche sempre diverse e cornplessc.

MANUAl.Il DI IlIz.rONr, VOCE E I1F.SP!RII7.1(1r>;F.

Leggendo il precedeme capoverso, A dovra quindi dire "Per" e B dovra, invece, dire "rendere": subito dopo, can perfetto sincronismo, senza Iasciare (in questa caso) aleuno spazio tra Ie parole, A dira "ancora' e poi B did "piu" seguito da A che did "chiaro" e cosi via. Le prime pause piu a meno consisrenti potranno essere fatte all'inizio e alia fine della parenresi, tra "chiaro" ed "en, tra "complicate" e "questa", rnentre una pausa sicurarnente piu vistosa dovra coincidere can la virgola e con il punto della prima frase.

59

CORRADO VENEZI,IN()

4. Rirrno, pause, intonazioni

, II, r~tmo, nella nostra vita, e una dimensione centrale e in so-

sriruibile e anche in ambito lavorativo e rei " . J

aziona e esso assume

una sua partico!arissima posizione, Immaginate un inrervento

(velo~: 0 lenro ch~ sia, ~10n ha irnportanza) sernpre uguale, ripeturo, ~?noco~de: finisce con I' essere poco interessante, molro prevedibile, 1101OS0. Per evirate questa rischio c'e quindi b"

d' bi , ". ' lsogno

1 a It.uarsl ad arricchire e differenziare la scansione del ritrno e

la gestlone delle pause delle nostre frasi.

Uni,tamente a, tU,tto questo, e infine imporranre conrrollare anc~e 1 moment! ~l agga~~io e raccordo delle nosrre parole e frasi COI~ q~el1e dei nostn inrcrlocurori: decidere (ed essere in grade di rispertare questa decisions) se "artaccare" subiro la nostra voce a qu~lla che ci ha preceduto 0, al eonrrario, se lasciare tra Ie due VOCI un silenzio e una pausa piu 0 meno lunga.

4.1 Gli esercizi di controllo ritmico

lJ prima esercizio (di allenarnenro e di "scioglirn "")

h' . ento ntmrco

c e ~rop,oma.mo riguarda una serie di crescendo e di rallema-

rncnn, di sabre e discese della nostra voce' dobbi ( d

' ramo usan 0

a?,cora una volra j numeri) conrare dapprima lenrarnenre poi

plU ~elocemente e, poi, ancora pili velocemenre. Potremm~ in relazione a q~e~to esercizio, contare cia uno a dieci in modo lenro, da undici a venri in modo veloce da ventuno a r t-

I . , ,ren a

ve ocissimarnence.

~opo I~u!tima sequenza da noi prodorra ci SI puo rendere conro che e possibile fare una pausa - sernbra quasi che l'eco stessa della ;equenza ~e 10 chieda - per poi riprcndere la scansione, dapprima en~ e ~Ol, an~ora una volta, veloce e quindi velocissima,

E utile venficare, in quesro prime, basilare esercizio, che le

60

~ ,... ': .

J

M .... NUALE OJ llI7.10NE, VOCE F. RESrIflAZI()NE

sillabe che compongono i numeri siano deere tune in modo corretro, con la stessa [orza e intensita. Molto spesso, infarti, nelle parole sdrucciole (da undici a sedici) e nelle parole piu lunghe (diciassette, diciannove, erc.) c'e la tendenza a pronunciare con scarsa chiarezza le sillabe prive di accento ronico: "undid' diven(a "und-ci", "dodici" regredisce in "dod-ci", e cosl via.

Ancora piu attenzione va posta al passaggio "sedici-diciasserre". Poiche "sedici" e sdrucciolo e "diciassette" e piano, e poiche it numero "sedici" rerrnina con Ie sillabe "dici" (le sresse, iniziali, di "diciasserte"), molto frequentemente - piu frequentemente di quanto non si sospetti - rendiarno a "mangiare" tale suo no diccndo sernplicernenre "se-d iciasserte". Se comunque il livello generale della pronuncia non fosse soddislacente, conviene rifare gli esercizi di scansione sillabica gia presenrari nel paragrafo

sulla "cantilena". .

Un secondo esercizio, da Farsi necessariamente in gruppo, 0 almena in due persone, e quello - sempre urilizzando it conteggio dei nurneri - di stabilire una progressione di ritmo a cui tutti obbediscano e che si concludera con una complicata - rna stirnolanre - sovrapposizione di voci.

Immaginiamo di essere in dieci (I' esercizio funziona anche con un numero inferiore 0 superiore di partecipanri) e stab iliamo che ognuno di noi conrera sempre ere numeri e che questi tre numeri saranno pronunciati sempre can 10 sresso ritmo. A carnbiare invece, a ogni conclusione di giro, sara il tempo di artesa tra una enumerazione e l'altra,

Piu in concreto, allora, immaginiamo di essere in dieci e di essere seduci uno accanro all' alrro. II primo dice (con una velocira media) "uno-due-rre". II secondo coma mentalrnenre tre batture di pausa (ovviarnenre in silenzio) e poi dice "quanro-cinque-sci". II rerzo fa 10 stesso e, dopo aver anch'egli conteggiaro mentalmente le tre batture, dice "sette-orto-nove". II giro va avanti con l'ulrimo del gruppo che dira (se ii conto non viene sbagliato) "ventotto-ventinove-trenta".

61

CORRM)O VENEZIANO

Tocca ancora al primo "dicirorc" che, a questo punta, dovra conrare rnenralrnenre una sola barrura per poi conrinuare la nurnerazione "rrenruno-rrenradue-rrenratre". Ancora una volrasempre con una sola bartuta di pausa - tutti conrinuano Ja numerazio,~e ~ ,il giro si conclude. Siamo al rerzo giro e sravolra nessuno fara plU pause, atraccando subito la propria voce a quella del cO.mpagno, come se fosse una sola voce a parlare,

Can 1,1 quarto e ultimo gir~, la numerazione si complica ancora perche, .d_opo aver pronunclato i primi due numeri, ci sara una s~vrapp.oslZlone di voci: il primo del gruppo rerminera, pronunciando 11 suo reno numero, e la persona che gli sea accanro dovra sovrapporre it suo primo nurnero all'ultimo pronunciaro dal ~ompagno. Se la pen'sona che mi precede sra dicendo, ad esempio,

q.uara~tuno-quarantadue-quarantatre", io dovro pronunciare il rruo pnmo numero - "quarantaquattro" - in totale sovrapposizi~ne con il suo "quarantarre". Anch'io poi, a rnia volta, scntiro iJ rmo terz~ e ultimo nU,;nero - il "quarantasei" - sovrapposto al nun~cro ~~aran~ase.tt~ del mio successive compagno.

" Le~erC1~1O puo dl1"S1 ~rret~amente realizzaro se la sovrapposizione e c~lara ~ se non 51 reglstra alcuna pausa 0 rallentarnento. (Avremo iniarti la rentazione, dopa aver sovrapposto il nosrro nurnero a q~lello d:J nosrro compagno, di prenderci una leggera pausa, q lIaSI avessimo guadagnaro una brevissirna frazione di rneriraro riposo. E questo, nell'esercizio, non e consenriro.)

II ~av~ro fmora esernplificato puo essere - come gia dena - e~e~ulto In gruppo rna anche in due persone. In tal caso si conslgha di insisf:re p~u volre su una stessa fase prima di passare a quella successrva: far rerrninare cioe la prima sequenza (quella :o? .le rre pause) al quarto 0 a! quinto giro (quando uno dice

diciannove-venruno" e ]' altro, dopo aver pensato mental mente a rre barrute di pausa, gli risponde "venridue-vcnritre-venriquarfro"), far terrninare la second a sequenza (quella can una sola pausa) dopo altri quamo giri, e cosl via.

MANUAL!: DI UI7.l0NE, vocr [l Rr..SI'IH,\ZIONE

E evidence che in ogni caso faremo attenzione alle nostre

. eventuali impcrfezioni foneriche: imposrazione della bocca, conrrollo del volume delle sillabe, accentazione delle parole, precisione degli attacchi, e rurto cio che e corrdabile alia ernissione e

produzione della voce.

~esercizio, che suggeriamo di ripetere piu volte, si rivelera

particolarmente utile: innanzitutto cominceremo a, come si dice in musica, "farci l' orecchio" e cogliere eventuali accelerazioni 0 dilungamenti di pause dei nosrri compagni (e di noi stessi). Allo stesso modo, ci obblighera a controllare il volume della nostra voce (giacehe siarno obbligati a utilizzare un solo volume e rispettarlo sernpre in ogni giro). 10 ultimo, C1 abituera a concerttrarci rnolto su quello che diciamo poiche (10 vedremo eseguendo macerialmeme ['esercizio) ogni volta che arrived!. il nosrro turno, avrerno una scrie di elementi a cui pensare che rischiera di distrarre la esatta continuazionc della numerazione.

4.2 Gli esercizi di controllo di volume ed espressivicl. della voce

Il terzo esercizio che suggcriamo punta a farei controllare - in modo pili ricco c corretto - il volume della nostra voce e la nostra inronaziooe. Lesercizio puo cssere realizzaro da due 0 piu soggetti affidando, a turno, a uno sol tanto, il ruolo di "direttore": ancora una volta ci sara bisogno di ricorrere ai numeri,

Srabiliarno, quindi, all'inizio. di utiiizzare una inronazione violenta, cattiva, sarcastica, volgare (ovviarnente, si puo scegliere un'aIrra intonazione, purche rnolro chiara e defmita: rornanrica, oppure dolce, allegra e scanzonata) e affidiamo al direr-ore il compito di dare avvio all'esercizio.

II dirertore dira a sua scelta, cambiando di volta in volta, da uno a cinque numeri (ovviamenre rra loro in sllccessione). Egti dovra condudere scmpre la sua numerazione facendo precedere la con-

CORR,'\DO VENEZIANO

giunzione "e" ali'ultirno numcro pronunciaro e queSto costiruira il segnale per far parlare il proprio "accompagnarore". Quesr'ulrirno dovra conrinuare la nurnerazione, facendo arrenzione, pero, a riperere la sressa quantita di nurneri, can la stessa intonazione, 10 stesso volume e le sresse pause irnposte dal suo direttore.

In prarica, quesr'ultimo potra dire "uno-due-ere e quattro" e il suo compagno dovra dire necessariamente "cinquc-sei-serre e otto". Tocea al direrrore che potra dire "nove e dieci" (0 anche solranto "e nove", 0ppllre "nove, dieci, undici e dodici": l'irnportante e che pronunei la "e" e che rispetti sempre la continuazione della nurnerazione) e il suo compagno, ancora una volta, rispettando gli obbLighi rirrnici e inronatori, dovra dire "undici e dodici", E cosi via. Perche 1 'esercizio riesca bene, oecorre che il direrrore sia capace di variate it volume, la sjumarura dellintonaziorie, le pause all'inrerno della sua enumerazione.

Poniamo che it diretrore scelga I'intonazione "ca tt iva" . Egli potra, all'inrerno della stessa seq uenza, parlare con lin volume normale al prime numero, alzare la voce al secondo e urlare al rerzo e ultimo numero recitato, Porta, nella sressa enumerazione, dire il prime nurnero velocernente, iI secondo quasi attaccaro aJ primo mentre prima del terzo potra fare una pausa vistosa, Potra, infine, essere duro al prime nurnero, ironico a1 secondo, violento al terzo. In ogni caso, il compagno che dovra rispettarne l'inrerprerazione, fedelrnente dovra conrinuare l'elencazione dei nurneri nello stesso modo: con le sresse cararreristiche e particolarira.

Wi.

MANUAt.1l 01 DIZIONE, voce E I!ESrIRA~IONF.

5. La dizione

II rerrnine "dizione" deriva dal larino diems, cioe "dire", "par[are" e dovrebbe significate soltanto, in modo un po' generico e, globale, "parlare bene", "dire bene". In realt~, . nel. corso de~ tempo, la "dizione" ha ristretro il suo campa di r1fenmento e SI e sempre piu legata alla conoscenza e al correrto uso delle accen-

. 1· I.()) 1 ",) I "" I ("}'

tazioni delle parole: pronunclare e e, eo, e see Z 10

maniera appropriata e coerenre aile indicazioni della lingua ita-

liana convenzionale.

La nostra lingua - e un'attenta letrura del nosrro vocabolario

10 conlerrna - ha, iniatti, una sua regolamentazione precisa per quel che riguarda le acccntazioni toniche deH~ par~te, nonche per la specificazione delle quattro lettere dappnma npona(e.

A sancire queste regale hanna contribuito esigenze di natura linguistica (i suoni pib. difficili da pronunciare. sono .stati se!T~plificari 0 eliminati), di natura culrurale (alcuni SUOIll che veruvano interpretati come pill cupi e chiusi sono srari modificati e resi pill aperti e gentili) rna, anche, di natura economica, poliri-

ca e sociale.

Proprio cosl: aver srabilito che la pronuncia di una parola

dovesse avvenire in un cerro modo (anziche in mille altri modi) e, oltre che un problema fonetico, una questione di presrigio e di potere. Ci sernbra opportuno spiegare in che modo si e arrivati a stabilire come modello pill correrto di pronuncia della lingua italiana, quello che ora, ricorrentemente, ascoltiamo al cinema, alia radio e, soprattutto, alia celevisione.

5.1 Le premesse storiche

l:Italia, come sappiamo, e una nazione unihcatasi solo recenternente c che fino al 1860 e stara frantumata in vari stati, prin-

CORRADO VENrZIANO

cipati, territori, alcuni dei quali anche riperutamente dominati da governi stranieri. La nosrra nazione, quindi, avcva (alrneno reoricarnente) tame lingue quanti erano i suoi diversi statio

In realta, ie cose andavano in modo un po' diverso, giacche I'inrero rerritorio poteva conrare su una forte e comune rradizione linguisrica: greca e latina. Quesr'ulrirna lingua - il latino _ pill. in particolare, pur non essendo probabilmente parlata da nessuno in forma pura e precisa (se non nelle orazioni pubbliche e nelle cerirnonie ufficiali), aveva create una specie di "collante" in tutti i territori del suo impero e pur essendo rradotta, come si suol dire, "maccheronicameme" (in modo cioe un po' rozzo e impreciso), aveva esercitaro un forte peso, per piu secoli, nelle nostre regioni,

Con la dissoluzione dell'impero latino pero, progressivamenre, questa peso si ridimensiona, per poi smarrirsi, quasi del rurto, in coincidenza con il periodo piu buio del feudalesimo. Sono due-ere secoli (gli ultirni due del prime millennio) in cui j reudi sono spesso del tuna isolari: manca ogni tipo di scarnbio e di contarro rra i diversi rerrirori e Ie lingue accentuano le proprie specificita e disranze, chiudendosi.

Subito dopo, pero, Ie cose carnbiano: e il periodo della "rinascira" economica e culturale del nuovo millennio e aumcntano, quasi all'improvviso, i rapporri intellettuali, j conrrarri amrninisrrativi e politici, Ie negoziazioni cornmerciali.

In q uel periodo, a cavallo tra it 1200 e il 1300, alcuni territori (sopratrurro per rnorivi economici) cominciano a divenrare, da un punto di vista linguistico, pill. importanti e inlluenri. E in questo periodo che ci si comincia a porre il problema di una lingua capac~ di favorire e rafforzare la comunicazione fra piu terrirori e regioni dell'inrera penisola.

66

~ rr··

MANUAl£ 01 D1ZIONE, VOCE I' R(.SPlilAZIONl:.

5.2 Le tappe dell'unificazione linguistic a e fonetica in Italia

A voler ripercorrere brevemen.tc le ta~pe de,~I'ul~ifi~azio~e,linguistica iraliana (fatta, per m~ltl ,aspettl, da . ~env~, - cioe d~ movirnenri di deregolaruentazione - e, per aim, da convergen

" '). da movirnenti di fusione e unificazione), potremmo

ze , CJOe . d II

individuare tre mornenti in cui il processo di costru~lOne. e .a

lingua italian a e pill accelerato: uno, inrerno ai sccoli dodicesi-

d II «. ," l' I

mo e rredicesirno, coincidence con il sorgere e e citta ; a tro

correlate all'iovenzione della stampa; r ultim?, i~fine, l~gato all'unificazione del Paese subiro dopo le lotte nsorg~m~nta!t.

II primo memento, come gi~ antici~ato, com~n~la con la nascita delle citra: il volume deglI scambi cornmerciali aument~ a vista d'occhio e i regnanti (principi, granduchi, re) rnostrano dl voler sostenere, in modo visroso, le iniziarive di ~ifo cul.t~rale ..

E in quesro periodo che cominciano a porra.rst, 1l: p~slZlone di vantaggio linguistico - rispet~o aile altre, cle~a Itab:n~ - l~ Toscana e, piu in particolare, Firenze. Ques~ ultima puo, mfam, contare su una serie di coincidenze favorevo!t: sulla presenza dell~ prime banche nazionali (capaci di intens~ficare n~tevolII_Iente gil scambi e 1a presenza di abitanti di alrre citta): sull artenzione ~he i suoi illuminati governami rivolgono aH~arte e alia, cuitura (e a Firenze che nasce il concerto di mecenatismo): sull opera svo.lta da alcuni letterati locali, abili nel comprendere il cappono tra lingua e nazione: che cioe, per create ~n'unica na~ione it~liana., Fosse anche molto irnportante dorarla dl una propn~, specI~ca h~glla.

Questa terna (legato al rappono lingua~naZiane) viene dl~at-

0' dapperrutto (dalla Toscana alia Sicilia, da Venezia a

ruto un p ., di .

Napoli) e a nessuno sfugge il vantaggto ~ ! a~mento I. preStlgl?

"che sara conquisraro dalla citra che riuscira a lInporre, In ruuo 11

rerritorio italiano, il proprio modo di parlare.

Decidere di usare soprarrutro una lingua (al~z.iche le ~ltre) non poteva non favorite il rerrirorio che qudla llI1gua espnme-

CORRADO VIlNEZIANO

va, cosl come non poteva non svantaggiare Ie altre lingue che avrebbero dovuto acleguarsi alia lingua prescelra.

Tutti gli inrellertuali italiani fanno valere i propri dirirri linguistici rna, tra quesri, i fiorenrini gia da quesri ann! sernbrano un po' pill in vantaggio e influenti.

Dante Alighieri, uno dei piu irnportanri scritrori della nostra nazione, serive nel 1299 il testa De vulgari eloquentia e, in esso, propone di mertere insieme i vari "parlari", cioe le parole piu belle dei singoli rerrirori ehe eompongono ITtalia creando, in tal modo, un'unica lingua per tuna la nazione,

La proposta di Dante, a prima vista equilibrara, era in parte un po' "furba", cioe strategica. Chi avrebbe deeiso quali parole amrnertere nella nuova lingua iraliana? Grazie a quali criteri? Secondo che gusto? E evidente che Dante poneva la lingua e la culrura 60rentina (e gli intelletruali che ne facevano parte) in una posizione di "coordinatori generali" e di sovrinrendenri risperto aIle leggi di organinazione e formazione della lingua iraliana,

Al tempo di Dante, 130 maggior parte dei testi era scritta in larino (e anche il De vuigari eioquentia utilizzava inlatti questa lingua) e la gente piu colta, pet eomunicare da una regione all'altra, faceva ampiamente ricorso a questa lingua.

Nel giro di due sccoli, la quesrione della lingua diventa ancora piu spinosa giacche, con l'invenzione della starnpa, i tipografi e gli editori devono individuate e scegliere una lingua che permetra poi ai propri libri di poter circolare ed essere venduri nella maggior parte dei territori.

.. I~ linea di massima i primi libri (Bibbia, tratrari medici e giuridici) furono stampari in lingua latina 0 anche, in parte, in lingu.a f~ancese (proprio COS1: nell'impossibilita di trovare una propria lingua comune, gli iraliani preferivano, nei mornenti pubblici e ufficiali, ricorrere a un'altra lingua realrnente organica e cornpiura, per l'appunro il francese).

Se j] tipografo non pubblicava ne in latino ne in francese,

68

MANUALE or OIZIONF", voce 11 RESPJIl.J';tJONE

doveva "scornmettere" pero su una lingua anziche sulle alae e, sin dal 1500-1600, j nosrri editori corninciano a "punrare" sopratturro sulla lingua fiorentina, inrerpretata come quella pill facilmente cornprensibile, diffusa, ascoltata,

In questi anni molti importanti intellerruali italiani, pur non essendo toscani, corninciano a modificare illavoro di scritrura (e quindi anche di [ettura) dei propri testi per adeguarlo ai crireri grammaticali, sintartici, lessicali e fonerici della lingua toscana.

II piu importante di loro, P. Bembo, scrive un imporrante libra sull'argornento, proponendo una norrnativa grammaticale del tuttO riferita alla "lerrerarieta" fiorentina di Petrarca e Boccaccio. Grammatica e fonetica, scritto e parlato rendono a condizionarsi reciprocarnente e, nell'arco di due sccoli, in tuna Iralia si diffonde il primate linguistico fiorentino'.

Con la cosrituzicne e l'unificazione dello Srato italiano, una decisione deve essere comunque presa. E inimmaginabile una nazione che non sia provvista di una lingua cornune e omogenea: nelle scuole, nei tribunali, nelle informazioni fiscali, nelle chiarnate di leva, quale lingua bisognava usare?

La risposra e ovviamente sconrata e il primo ministro della pubblica isrruzione del neonato State italiano, nel 1863, chiarna il pill irnportante intellertuale del periodo, Alessandro Manzoni, a scrivere il primo vocabolario iraliano. Manzoni (che gia nei suoi famosi Promessi sposi aveva aderito aile leggi della lingua fiorentina: aveva, come lui stesso diceva, "risciacquaro i panni in Arne") dopo un po' di tempo presenro alia nazione il Novo uocabolario della Lingua italians secondo it modello fiorentino.

II rrionfo della "fiorenrinira" si era ormai realizzato e, dapprima con 130 scuola, poi con la radio, e, infine, soprattutto con la televisione, I' unificazione della lingua italians guidata dal modello florentino si e affermata in modo totale e generale.

CORIUI!)O VFNEl,lANO

5.3 La flessibilita e la varied. della lingua

A conclusione di guesto breve percorsa, vanno pero evidenziari due particolari rra loro imegrati. II primo e che la lingua da noi parlara e una realta in continuo rnovimento, che cornunque subisce (ed ha sublro) modi fiche, sovrapposizioni, conrarninazioni: non va vista, guindi, come una lingua del tuna rigida e fissa rna (proprio come una persona) come una dimensione sernpre in sviluppo, curiosa e disponibile nell'incontrarsi can alrri srirnoli e intluenze. 11 secondo particolare da evidenziare - questa volta negative e doloroso - e invece relative al sacrificio che le lingue dialettali hanno dovuto pagare per questa unificazione.

Le lingue dialettali, cornunali e regionali (ricche di sroria e di rirnandi ad airre popolazioni e nazioni) sana state spesso violenrernenre espulse e censurare, quasi a voler rifiurare e nascondere la funzione che quoridianarnente, nel corso dei secoli, esse hanno assolro: Ie srorie che hanno permesso di raccontare, le produxioni artistiche realizzare, i problerni che, arrraverso le loro argomenrazioni, sono srati risolti,

La siruazione arruale e, dunque, doppiarnentc negativa: il patrimonio dialettale si e malta fraocumato e in pane dissolto (sopravvive solo nella cantilena e nelle cadenze), la lingua i raliana (quella governara e orientara dal modello fonetico florentino), anch'essa ricea di interesse, non e ne sufficiememente conosciura ne coererirernenre riutilizzara,

II risulrato e, quindi, guello di una lingua un po' "basrarda": meta dialerro-rnera iraliano, con una scarsa idenrira storica, culrurale, fonecica.

5.4 Voca1i aperte e chiuse

Sui nostro vocabolario, l'abbiamo gia derro, ogni parola ha un suo accento tonica rna, se guardiamo can attenzione, due

70

MANUALF 01 !J I/.ION!'., V()CF. l' Il.F.~l'l RIIl.IONE

vocali (la "e" e la "0") sono alcune volre segnare can un accenro "aperto" (the scende dall'alro verso il basso, da sinisrra a desrra) e, alrre volte, con un accenro"chiuso" (che scende dall'alro verso if basso, da d estra a sinistra).

Un'altra, importance differenza di pronuncia e risconrrabile nelle "s" e nelle "z". Ogni vocabolario, infarti, aleune volte aggiungc sorro queste consonanri un pumino (0 le allunga can una gambetta); altre volre invece no. Nel prime caso, le "s" e le "z" sono chiarnate "dolci" (0, anche, "sonore"): nel secondo caso,

" "(. I ." d")

aspre 0, In a rernatrva, sal" e .

Le varianri regionali dell'iraliano sono numerose: c'e genre che pronuncia la parola "zanzara" con la "z" di "pazzo" 0 viceversa; ci sono alcuni che quando Ia "s" e circondata da vocali (come in "casa", "Cesare", "cosa", "rnuso") la dicono sempre dolce (quella di "sbagIio"), rnentre altri hanno il diferro di inrenderla sempre aspra (quella di "spia"). Ci sono alcune citra che utilizzano diffusamente Ie vocali chiuse "6'" ed "6" mentre alrre slrutrano soprattuno 1a lora forma apena "e" ed "6". II discorso e realrnenre complicato, sia perche, come gia ricordato, agni parola ha fa sua storia, la sua derivazione e, quindi, la sua pronuncia; sia perche mentre parliarno - in ogni momento - cecca di venir fuori il peso della nostra cadenza dialerrale, inlluenzando pronunce, aperture, dolcczze.

Le due uniche case da fare, per orienrarci nella correrra lcttufa delle parole, sana ql1esce: da un lata comprendere che cosa significhi con esartczza "apcrto" e "chiuso", "dolce" e"aspra" e, dall'altro, individuare Ie regole cerre (non srncntibili) di pronuncia per alcuni gruppi di parole della lingua juliana.

11 primo aiuro e Iornito in questa pagina; il secondo, invece, compare nella seconda parte del libro e, in modo piu schernarico e riepilogarivo, in un'apposira appendice dedicara aile "regole di dizione". U trovererno , evidenziate, Ie pronunce di una serie di parole a partite da alcune affinita fonetichc c a partite dalla pre-

71

CORRADO VIONllZIANQ

scnza di alcuni particolari suffissi. Per tutte le alrrc parole che non rientrano in queste categorie, non c'e alrra soluzione che andare a controllare sui vocabolario la loro esatta pronuncia,

Per do che concerne l'effettivo significato di aperto, chiuso, dolce, aspco, la prima specifrcazione da fare e che l'apertura e la chi usura dipendono soprattutto dalla posizione della lingua; la dolcezza e l'asperita sana invece relative alla presenza e all'assenza del coinvolgirnenro delle corde vocali.

Se spalanco la bacca e riro in avanti, inarcandola, la lingua, (lasciando quindi libero il passaggio dell'aria dalla gala), il suono che .ne verra fuori non potra che essere aperco. Suggeriamo, a rno' di esercirazione, di riperere piu volte - in modo visroso ed esageraco - sia la vocale "e", sia la vocale "0".

Se chiudo, invece, un po' la bocca e porto indietro, il piu possibile, la radice della mia lingua (soprartutto la radice per la "6", piu che altro il "dorso" - cioe la patte centrale - della lingua per la "e"), il suono che vena fuori sara sicuramenre chiuso.

Anche in questo caso, consigliamo di riperere piu volre, in modo estrernizzaro, la pronuncia di questi due suoni, alternandou poi (dopa averne padroneggiato il controllo) can quelli aperti,

La dolcezza della "s" e della "z", come rutte le dolcezze foneriche, e data dal coinvolgimenro delle corde vocali, di cui abbiamo gia parlato nei precedenri paragrafi. Quando diciamo "b",

"d'" Lt • ~1 '( 1 n "11' H )) « n «) « » (.( )) H .,) 1 d

, gl, g 1, , rn , n, r, s , v, z , e nosrre cor e

vocali si piegano perpendicolari nella gola e I'aria che noi ernertiarno le fa vibrare e addolcisce questi suoni,

Se proviamo a dire up" anziche "b", oppure "f" al pOStO di "v", "ch" invece di "gh", notererno che se la posizione e il movimento del nostro apparato fonatorio (labbra, denti, lingua) sono sempre gli sressi, il suono verra fuori cornpletamente diverse: aspro. In questi casi, intatti, le corde vocali S0l10 pill verricali e aderenti alia parete della gala; l'aria che cmerriamo, consequenzialrnenre, non riuscira a farle vibrare: i suoni, in tal caso, S0110 derti "aspri",

MANU,\!." 111 rH7.10NE, VOCE" RF.SPIRA1.TONF.

5.5 Gli errori di dizione

Accanto aIla corretta pronuncia delle vocali "en ed "0", e delle consonanri "s" e "z", e opportuno occuparsi (i n questa paragrafo dedicate alia dizione) anche della cartiva fonazione che alcuni di noi rnostrano per alcune consonanti (0 alcuni gruppi di consonanti) lin po' piu macchinose e parricolari. Gli errori di pronuncia sono in realra rnolreplici: la"c", piu allungata, quasi trasformata in "sci", oppure un po' sfiarata (come se avessirno una "polperta in bocca"); la "t' un po' salivale (quasi dicessimo "rciurcci" anziche "tutti"), la "r" doppia (rrosa, rriso, etc.), ma 1a nosrra attcnzione si riferira ai due vizi fonetici piu diffusi e riperuri: quello di pronunciare una doppia "ii' al posro del gruppo "gli", quello di dire "fs" al posto della "s" pura.

Tutti questi errori, cosl come gia visto per la cattiva arricolazione del visa, nascono da un unico vizio: quello di economizzare (di "risparrniare") il nostro lavoro e i nostri movimenti facciali (consigliarno allora, in generale, anche per gli error! qui non rnenaionari, di ricorrere piu volte alia scansione sillabica: dapprirna pronunciando lenramente - e can la rnassirna correttezza -Ie singole sillabe; poi legandole tra di loro formando la parola e poi parlando velocernenre).

Per quanta riguarda il gruppo "gli" (quello di aglio, foglio e cosi via) va evidenziato che esso ci impone un doppio movirnento per la sua esatta pronuncia: la parte centrale della lingua deve andare prima in alto e poi, subito dopa, srendersi su tuna il palaeo: sia verso i denri, sia all'indierro, come se deglurissimo. Se qualcuno ha il problema di dire "ii" al posto di "gli" puo proyare a leggere sempre una "I" prima della "gli": dicendo "folglio", "alglio", "molglie" (e poi, piano piano eliminando la stessa "I") sara costretto a fare il doppio movimcnto richiesro dalla "gli" e ia sua pronuncia migliorera enorrnemenre.

Anchc chi ha problemi can la "s", anche se inconsapevol-

73

COIlIt.\DO VENEZIANO

mente, vuol farc econornia sui suo lavoro vocale. Per pronulldarla, infatti, occorre porrare in avanti la mandibola e allinearla can la mascella (norrnalrnenre, all'altezza dei denti incisivi, noi abbiarno sempre Ia mandibola arretrara risperro alia mascella): a qualcuno, quesco lavoro in piu e come se desse un po' fastidio e allora, non facendo alcun movimento aggiuntivo, finisce col dire un suono a meta tra "s" e "f".

Per pronunciare benissimo la "s" (e Ia "z": i due suoni sana era lora malta simili}, dobbiamo quindi allineare i denti incisivi - quelli di sopra can. quelli di sorto - e, subiro dopa, dobbiarno poreare piano, delicararnente (se spingiamo forte il suono anche sravolta sara errata, un po' salivale) la punta della lingua verso i den ri inferiori.

Altri difecti moira diffusi sono quelli di pronunciare il gruppo "ngh" al posta di queUo "nch", if gruppo "nd" invece di "nt",

_- _._-

quello "mb" anziche "rnp", quello "ngi" in sostituzione di "ncr'.

II rnotivo di questo errore e legato aile corde vocali: il suono "n" le coinvolge moltissirno (se provate a pronunciarlo e rnerrcre Ia mano all'alcezza del pomo d'Adamo, noterere la loro invadente vibrazione) rnentre Ie consonanti "ch", "r", "p", "ci" presuppongono un lora ridorro utilizzo. Succede, quindi, che il porere

~ --

di condizionarnenro della "n" finisce per coinvolgere i suoni can

cui di volta in volta si collega.

Questi suoni si traslormano cost nelloro suono "gernelio" : idenrici per cio che concerne il rnovimento della bocca, cornpletamente diversi nella loro dolcezza 0 asperita (b/p; gh/ch; d/t; gi/ci; 7.:h).

II rirnedio, allora, e quello eli far atrenzione a quesri gruppi fonerici: pronunciando prima lentarnente e separatamente quesri suoni ("I1-ch", "n-r", "m-p"] e poi in modo congiumo, con sempre maggiore forza e velocira,

74

PARTE SECONDA

· .

,.

Gli esercizi di dizione

Esercizio n. 1: La retta aecettata (variazioni allofoniche)

Gli alunni non pagavano Ia retta e i proftssori minacciarono fe botte, per tutti. La strategia era lineare, corretta e, per t'appunto, retta. A fore da esea sarebbe stato il gioeo di parole di quello di latino, dotto, saggio e disonesto. Li aorebbe chiamati e, quindi, sbandierato Lora at quattro venti. "Sieu deLle pesche mezze, ve in ripeto: pesehe e pure m&:re!': Nessuno abbocco alla intricata pesca, l'arcigno professore ribadi it concetso e it piil ignorante di tutti gii grido: "E tu sci un quarto!". II professore disse: 'Esea!" e, anche stavolta, non capendo, si alzarono tutti, in venti, e 10 attaccarono di profilo, colla rolla, alia parete. Jl piil conciliante eomplimento:

"Che mento!" rna tutti to zittirono urlanda: 'Mentel". Poi, if

; ..

migfiore Ira quelli in religione, recito fo·nesto il credo e le torture cominciarono puntuali. Per primo gli infilarono, a mo'di un dotto, l'imbuto in bocca, imponendogli di bere una botre di anisetta, til vago sapore, giusto per non deviare it tema. di pesca sciroppata, poi ripeterono, sadici e agitando all'aria una poderosa accetta. 'e questa, professare, non e certo fa meta, al meglio La meta!"; quindi il

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77

CORRADO VENE7.IANO

piu maldestro, resi i muscoli, gli sganascib quanto dove ua. Nel bel me~~o del disastro, solo a questa pumo, arriv{) il Rettore, il quale, smentendo la t~ iniziale, per terna di aggiuntive, giovanili esuberanze, aboli, in tutta }Tetta, 10. retta. II tam tam degli scolari fo immediato: uno disse all'aliro e poi a tutti: ''Accetta, accetta,", qualcuno ripet«: ('Accetta, accetta/" e quello di latina, c6110 sbaglio, ci rimise if collo.

Credo, tusto sommato, rettamente.

GJi aUofoni sono quelle parole che, pur serine in un unico modo, hanno un duplice significaro, La prima delle variazioni allofoniche a comparire nel racconro e batte-boue; can la "0" essa e infatti una dolorosa percossa mentre con la "6" divenra sernplicemente un recipienre arto alia conservazione, tsea ed esca sono rispettivamenre l'arrificio del pescatore per carturare !a sua preda e la terza persona, all'irnperarivo, del verba uscire, Luomo che sa, che conosce e insegna, e il datto (da "doceo") e il passaggio, spesso il tubo, che collega due zone, l'antico "ductus", e if dotto. Venti e oensi vanno ad indicare i movirnenri dell'aria, nel cielo e il numero suecessivo a1 didannove; mezzo e marcio, maruro, menrre mezzo, can la "e" aperra e can le zeta dolei, e il centro, la meta a un arrificio. II frutto in quesrione, nel racconro, e la pesca, mentre pesca; cartura di animali acquarici, ha la accentazione chi usa; c61la colla significa, ~identememe, "con la colla", con la preposizione chiusa e it sosrantrvo aperto.

. C~minuando con Ie altre parole "doppie" del racconta (che, specifichiarno, non esauriscono affano la quanrita di aUofoni nella lingua iraliana), vediamo che mento-muso e mente-ceroello sono

I !

MANUAI.f 01 rHZJONE, VOCE F. RESPIMZIONF

entrambi chiusi, menrre il verba mentire ha la "e" al suo inrerno, aperta: io mento, ttl menti, egli mente; iI credo nel senso di fede, nel

1 I (·1" d") . I d 1 ","

suo va ore sosrantivale I ere 0 nomina e preve e a e apena, e

j nteso come verba norrnale q uella chi lisa "i'. II tema-esposizione, oggeno di analisi, ha la accentatura aperta, il tema-timore, al cootrario, chi usa, cost come la te~i-teoria e apena e con la "s" dolce rnenrre il participio passaro di "rendere" contiene la "!' e la "[ aspra. In ultimo, 10 strumenro del deli no nel racconro e l'accetta (una piccola ascia) rnentre l'alrro accetta proviene chiararnente dal verbo accettare.

Eevidente, rna conviene ribadirlo, che non tune le parole can piu significati presuppongono una pronuncia diverse e in nurnerosi casi e solo iI conrenuto della frase a indirizzarci verso il suo senso compiuta. Nel racconto compare infatti la parola retta inresa sia come "paga" e sia come "diligente, accorta": identica accentazione e pronuncia prevede la retta matematica.

Per una analisi della pronuncia delle parole, c'e quindi da pardre dallo scarro tra parola scrirta e parlata, dalla provvisorieta che la forma scritra porra COD se,

In Italia, nella sovrapposizione lingua scritta-parlara, gli scarti si registrano essenzialmente nella doppia possibilita di lerrura della vocaii "e" ed "0", a perte 0 chi use, onograflcamenre esp resse can e ed /) quelle aperre, e ed 6 quelle chiuse, ed "s" e "z", dolci e/o sonore quelle foneticamenre espresse con un puntino 0 una gamba sorto la consonance "s' "z " (~), aspre e/o sorde quelle prive del puntino (indicate quindi sernplicernente can "$" e "z"),

Abbiamo bisogno, inolrre, di conoscere quale sia la vocale su cui poggi il peso tonico deHa parola, quaJe sia quella che appumo chismiamo "accentazione tonica" e che norrnalmente diamo invece per implicitae riconosciuta. Una volta accertaro, poi, che la parola "coscienza", ad esempio, e da leggersi "coscienzd', e non" coscienzd' a "cosctenzd', abbiamo, incognite, le due vocali "s" e "i' e le due vocali "e" ed "0". Potrernmo quindi, rispettando la provvisoriera della lingua scritra.Jeggere "coscienza", "coscienza' 0 alrro, Abbiamo bisagno, quindi, di sapere, attraverso il vocabolario 0 una COll0-

79

CORRADO VENUJANO

scenza dei meccanismi fondamenrali della orrofonia, in che maniefa leggere Ie singole parole, parole che, come vedremo, malta spesso, soltanro a seconda della propria specifics pronuncia, acquisrano un senso piurrosro che un alrro, Numerosi termini da noi usati scrircuralmente nello stesso modo, abbisognano, in sostanza, di una specifica pronuncia per acquisire un proprio autonomo significate,

Quelle che emergono dal racconto sono, evidentemenre, una piccola parte della confusione di parole che l'assenza di specificira fonetica puo generare,

Differenze sostanziali, in lingua italians. nella pronuncia delle due "e", a perta e chi usa, sana ]' II so della radice della lingua e del vela palatale. Nella e apena, come si puo intuire l'aria non trova nessuna occlusione interna alia gola e alia bocca: l'aria, grazie all'innalzarnento del velo e all' inarcarnenro della parte anteriore della lingua esce con esrrerna facilid; il suona e, per l'appunto, apeno.

Per la I, e invece da puntualizzare quanto gia derro per i suoni nasali: radice e dorsa della lingua si inarcano, si alzano, mentre il vela palatale, scendendo, va a chiudere, parzialmente, la fuoriuscita dell'aria,

Per la vocale "a", noteremo, anche questa volta, che 1a posizione dell'appararo fonarorio, nella sua senorita aperta, sad, di totale aperrura della gola e della bocca sressa: per quella chiusa 6, sara indispensa bile "ritrarre" la lingua, portandola indierro verso la gala e chiudendo, necessariamenre, anche la mandibola della bocca.

80

MANUALE Dl 1)1:tI(1NE. VOCE .l:; RESPlR;\ZIONE

Eserdzio n. 2: II balbettio

(suffisso "erro"; rrasiitterazione dal latino)

"Co mp Ii me n ti, e un bel maschietto e, inoltre, 10 ammetto, suo figlio gia balbetra ", n viso del padre diuenne unaccetta. una bieca saetta p1'Onta a scattare ma l'infermiera, una stolida brunetta, . quasi a dispetto, ripetette: ''Mi dia retta, e un soggettQ vivace e carina, un vera confetto,., ", Lui le cbiese: "Qual e la ricetta?" e lei, per niente furbetta. "Nessuna ricetta, balbetta,".

Una sigaretta nella bocca della brunetta interruppe linetta, impossibile terapia, menire sette infirmieri, a ceo rsi in fretta a sed.are il progetto di vendetta paterna 10 legarono, stretto, al letro per i matts. Lui piangeva e lei, gretta, gli ripeteua sorridente e allargando le fossette: 'Balbetta, balbetta " a mo' di musichettao Cbiamarono it provetto primario cbe disdetto: "Suo figlio balbetta, nel senso che, aile prese am la nuoua lingua, la nostra, per lui questa non e netta e quindi la balbetta ",

II genitore strinse il petto, poi, quasi di getto, slego la Iinguetta del suo coltello e stacco tutte Ie lingue. A tutti, con aff'etto.

" ,..,

Oi erirnologia incerta, ereditaro dai [atini dalla ,Iin~a ?r~ca: etrusca 0 germanica, il suffisso etta compare, nellc pnme lSCH210nl in lingua latina, come "femminilizzanre" di alcuni nomi (es, Julina). In lingua italiana corrente, etto, ereditaro, quindi, sicuram~nte da "ina", e diventaro un diffusissimo dirninutivo, molto spessa mtemo

81

COIHlADn VENEZIANO

a parole orrnai standardizzare (accetta, sigaretta, flmhta) 0 un vezzeggiarivo (brunetta, maschietto); enrrambi, diminurivi e vezzeggiativi, sono di natura sia sostantivale sia aggerrivale: la pronuncia della "e" to: cornunque sempre chiusa.

Per quanta riguarda i resranri vocaboli terminanri in etto, il discorso e da rapporrarsi con la singoJa cosrruzione fiIaJogica: saetta proviene cia "sagina" 0 "saitra", ricetta dal verba riceuere ("ad receprarn"), inetta e Iretta, rispetrivamenre da "inecrus" e dal verba "frigare". E utile, rna quesri pochi esempi dovrebbero lasciarlo intuire, vedere come in tutri questi casi la "i" latina si sia andata trasformando sempre in "e" e come la "e" si sia attesrara spesso in "e",

Possiamo vedere allora come, all'inrerno delle parole latine, latino-maccheroniche, quelle doe effettivamente parlare e "masticate" dal popolo, ci sia, nel corso dei secoli, una fortissima, diffusa tendenza alia eliminazione della gurruralira imerna alia parola sressa: una sorra di processo di "ingentilimenro" che va a spostare, a trasJitterare una serie di suoni e fonemi. Per schernatizzare, sperando di non impoverire l'analisi linguistica, mostrando la scala delle vocali disposta in questa maniera, e cioe a, e, e, i. 0, 6, it, vediamo ehe [a u; quando si rrasforma in "0", rende sernpre a divenrare "0', rnenrre la "0" latina, quando si riconferma "0" in italiano e piu frequentemente apena. Alia stesso modo la "j" divenra sempre "ct', rnenrre la "e" latina, come gia derro, e piu trasformata, nei seeoli, in forma aperta "e", AnaJogo percorso segue l'antica dittongazione "je", ehe si sernplifica nei secoli, scrittoriamenre e fonedcamente in "e",

Le altre parole interne al racconto, e1irninando quelle chiaramente incluse nella regola del suffisso diminutivo e vezzeggiarivo etta, eonfermano questa linea di tendenza: soggetto e progetto sono chiaramente derivanri da "subjecrus" e "project LIS", vendetta cia "vindix" e poi, ancora, stretto; prouato, nitta, pitto, affotto, da "srrictus" (stringe-

) (( " c, • id no c ,~ u cr :n-

re, provecrus, 111 n LIS, pectus, arrectus .

~ evidence che quanto esposro non puo assolutarnenre comportare, per pill rnotivi, una regola di modifieazione totalizzanre e comune rna esprirne, invece, una linea di tendenza ben definita e precisa di cui, anche nelle pagine successive, si terra canto.

"""""'._0 ~

•• .}ffi'U!

pI

MANUAI.E 01 DlZION!'.. VOC); " RI'SI'IRA7.IONF.

Esercizio n. 3: La vigilessa principessa

"('I:I n (". ")

(sufflssi "eggio", "essa", rorrne , 010

o ., 0, in alternativa, una

Sperava di diventare una prmclpessa

eontessa e invece La vita - quel deforme sorteggio cbe sempre

. . sistenza - La 110ILe vigilessa. St, vigilessa: attenta a

inaugura ognt e

h' . campeggi esperta net trouare corridoi per am bulan-

parc eggt. e, . . '

b t'IO maleodoranti abile nella scouare quei ttpO dl donni-

ze eser a oi mai ,

. lte e ri b tt:' si spacciano per dottoresse,

ne che, per euitare mu te e rim 1'0· i,

presidentesse, badesse.

t . e - La domenica,

Nt quell'unico servizio che suo geva con pzacer

. ./ .

al galoppat6io - la rendeua piu folice. Certo, tra campl0ne~s~ tn

/. /. fi ti 'era un minima

ghingheri, spogliatoi dorati e accappatol rma e . .

d· ,I b l mondo; ma quella vita regale a cut asptrava -

t contatto co ec ,

. ' 1 ,to franto1 saloni degli specchi e merli delle

Jatta dt pontt evator e .,

torri - purtroppo non c'era.

. , '1 contt.-uio dei turni di servizio fa sposto at

Un glOrno, pero, Z t>tr

lavoro post-serale. Era fa prima volta che fa vigi1~sa pl·ovava quella

~~-,~/ • xr ''0 0

. di luci 0 ~ / i e di tram vermirorrm. ivan c en n

strana perceZlone 1 ua ill orm

. b bi fessor6se all'uscita delle scuole rna auto in fuga e

pdt am tnt epro ,

. h' . bbi tt'l e fras~ggi scomuostt,

l . . 11o le di bar semtc tust, ne ta 50 ue r

uci gr.a '[110 '

,i

.,

~,I

S

CORRADO VENE7.JIlN()

come segni e colon' prodotti da un bizzarro sfiatattio d'artista.

'" Quelle atmosfire e quelle f~me indefinite riportavano fa vigi-

l r ,

essa in un mondo senza tempo e con spazi differenti, Le auto sgom-

. /

manti poteuano essere leonesse irate all-' di J'

ta ncerca 1 una preaa, 1

pullman but carrozze con ducheS'se a bordo i milita ' . 'C/

, t; >, rt In unllor-

me scura poteoano sembrare le guardie del castella mentr. t'

, ire neg 1

ubriachi cbe cantano nella notte potevano celarsi clown intent: a

declamare misteriosi testi e cart{ggi. Nt '-

on era ta vita di corte tra

.. . .,.'"

prrncipesse e caualieri ma fa vigilessa, ne] chiuso del suo gabbiot-

to, tra artene stradali ' t' £ I 'fi

, . e vernug U I ua osflrescenti, sentiua pian

ptano allontanarsi il suo presente grigio e vuoto per i . .

mmergersl In

una forma estrema, compatibile con i sogni.

Addobbo il suo gabbiotto sostitui i!fi h' . a:

, sc tetto con un J'uuto e

mise attorno a se piccole piante colorate e anticbe che puntualmente abbevero con un elegante innaffiat6i Cbi d'

o. use 1 tenere, per sem-

pre, que! turno post-serale e in parte cod fofi!' hT fa

, , e tee. 1 von era, sua,

una vittoria nel sort{ggio delltt vita rna ,I • fi

un pareggio orse si.

Almeno quello.

Eggio e un suffisso di nat 'val d '

c' ura sosrann e errvante da eeeiare t

slormazlOne, quest' ultirn 001 fit' 00' . ra-

"idi "D 0, su !ISS0 verbale del latino vol

I rare appri . di . gare

. prima, qum I, Sl sana formati nurnerosi verbi '0 .

. 1 egguz-

MJI,NUAJ.,E III DIZIONF-, VoCE E RF.SPIRAZIONE

re della lingua iraliana (amoreggiare, beffiggiare, campeggiare, fiancheggiare, patteggiare, sorteggiare, erc.) e poi, da questi, si e prodotta in molri casi una considerevole serie di diffusi sostanrivi: campeggio, patteggio, Jorteggio, ere, La pronuncia della "e" tonica del sostantivo e sempre chiusa, cost come chiuse sono le forme verbali dell'indicativo (io campeggio, tu sorteggi, etc.) e dell'imperativo (patteggia).

Essa (anticamente era "issa") e un suffisso che inizialrnence riguardava esdusivamente la composi'l,ione di nomi propri femminili. Questa particolarita nel corso dei secali si e estesa sempre piir coinvolgendo ritoli professionali (profo5soressa, avvocatessa, dottaressa .. vigilessa, erc.) e nobiliari (duchessa, principessa, contessa, etc.), nonche i corrispondenti femminili di alcuni animali: leo nessa, elefontessa, etc. Anche il sostantivo badessa usufruisce della suffissazione femminile in essa; provenendo, come e facile inruire, dai sosran{iva "abate": come spesso succede in lingua italiana, la "t" si trasforrna in "d", la "a" iniziale va via, e l'esiro di quesro percorso produce

in questo caso i1 femminile badess«.

.;:

Forme e un suffisso di natura aggettivale derivante da "f6rma".

Normalmente e legato a sostamivi (llermiforme) a, piu raramente. ad aggenivi (multiforme), La parola proteiflrmee legata invece alia FIgura mitologica di Prorco (famoso per Ja sua capacira mimetica) e al eorrispondente nome dell'anfibio "proteo". Frequenre e, infine, la sua fusiane can prefissi, come ad esempio "in", "con", "de" che produeono gli aggettivi injorme, co nforme, deJorme.

"

J,~

Oio nasce dal sufHsso "orius" e ne rappresenta la versione piu popolare e meno letreraria (inconrreremo, nelle prossime pagine, l'esite piu elegance di "orius" in "orio"). La sua funz.ione, cosi come "aria", e quella di defmire srrumenri (aceappatoio, innaffiatoio, rasoio) e spazi: corridoio, gaLoppatoio, frantoio, mattatoio (quest'ultimo sostanrivo deriva da "matare", sostantivo di origine spagnola che

signifiea "uccidere").

CORRADO VENEZIANO

I quarrro suffissi non esauriscono eo . ,

termini, nel racconto h ,me 51 puc notare, la roralira di

anche sravolra, per co;n~r:n~~;: lconrengono simili. terrninazioni e, espliciro rilerirnento aHa cO~1:ru.zjo~eCodrrlelrta P~ol~u(nCl~ occ~rrerJ. fare

.,it ' .J ~ " e a paro a motto rotto .11

gv ttl, sotto, ua rnutrum" "ruor ""d. "" " aotto,

, r us oceo gutt "" "

5'0, nesso, espresso, da "ad ipsun (' '" " am ;, suptum ); ades-

. di . 1 rernpum) nexus" . "

quin baM, soia, da "boiae" "sho "Q '. . , ~pflmere, e convenzione di pronunciare.' h yu. uesre In pane evidenziano la

vedra neli'esercizio n 9) . III ~rma aperra Ie parole straniere (come si

. e U1 pat te rnostrano I } d 11 "

razione" (dalla "u" alla "0', dalla "l' all "" 0 sC1~ma. e. a rraslitrea e , erc.), vista In precedenza.

86

MANUAl_!'; DI LlI7.IONE, VUC1'. F. RESI'IRAZI()Ni!

Esercizio n. 4: n convegnomane

( ffi . u. "" "~~,, U ." (C U)

SU lSSl egno e ogno, oso , one, ore

Sognava il mondo regoLata da convegni ma adesso, dopo un confuso e disordinato decorso, tutto era precipitate e La prognosi ormai riservatissima. Se l'era ooluta, d'altronde, abbondantemerlte

'i .

. \

r:

da solo, all'inizio in teruen en do, da semplice partecipante, a ogni forma di convegno, cia quello sull'aumento del prezzo dellegno a quelio sulla caccia alia cic6gna; poi, mostrata l'indubbia cornpetenza, fo invitato a far da relarcre, da introdutt6re e quindi da moderat6re ai pLurirni puLlulanti convegni cittadini. La scalata fo ambiri6sa, vertigin6sa rna, come si capt subito dopo, rischiosa oltremisura. I suai interventi, nella specifico, erano profondi,

'~ .

. ~

densi e innovatori- pregni di imposizi6ni e raccomandazi6ni,

r.

di rimandi e cita:Lioni: di autoincensazione. Diuenne celebre teo-

rizzando poi La cancellazi6ne delle controversie legali attrauerso pubbliche discussi6ni, ovviamente souo forma di convegni e, con La conseguente chiusura di preture e questure, caserme e tribunali. dipingeva la figura dei gjudici e carabinieri come privilegiati (;011-

vegnisti, condus6ri 0 tardorelatori.

Man mano che it suo prestigio saliva. come compensaz.i6ne e

come semprc accade, quaLcul10 comincib a porre dubbi, insinua-

,:'.'

CORRADO VENE:tIANO

zi6ni e obiezioni, dapprima can moderazione e, dopa, can sdegoo e repulsione. Qualcuno infotti comincio a biasimare it convegno mgti scippatori che it potente organizzarore uolle for tenere all'interno delle mura galeotte cittadine per permettere, cosi, fa partecipazione di diligenti additti ai lavori, rna fa prima grossa e brutale obiezione fa ebbe quando organizzo it convegno su "fa vergogna e fa svergogna nella regolazione della terra" (inenarrabili dettagli si raccontano ancora sui verd6gnolo disegno ilfustrativo accompagnatorio) e fe timide proteste si tramutarono in cora. Lerrore vera pero fo alia fine, e fZ fo clamoroso, quando, a voce alta, net bet mezzo della riunione interne ripete.: '11 mio regno sara fondato sui convegno/" Tutti abbandonarono la riunione urlandogli contro 'accentratora, uigliacco e approfittaro-

re I" L P tual. . ". b '

.. a un uate reglstrazlOne, immanca ile, corifermo le accuse

e lui, inuece delfa mediazi6ne, prefir; minacciare la precetrazione dei parteapanti aile riunioni che non to vedeuano presente: poi comincio a blaterare, sconnesso e dimesso, poi, 6gni giorno di pit'!., peggioro. Qualcuno ora 10 compiange, qualcun altro, piu fedele, lo rimpjange, mdntre molti 10 sognano, di notte, come oscuro [antasma vendicatore. In tanti ormai, per timore di un suo fonesto ritorno, disertano i convegni.

88

MANUALI, D! Dl:tlON£, VOCE ~; 1It;$I'!JlAI.IONE

Antenati dei suffissi egno, ogno, da cui deriva poi la rendenzialira chiusa della quasi toralita di parole che contiene gn sono, probabilmente, "ineus" e "oneus" e "oneus-unla"; quesri suffissi, che andavano a caratterizzare in sostanza 110011 e aggettivi (ferrigno, asprigno, menzagna), sono entrari, naruralrnente, nella strurtura sressa delle parole, determinandone l' accentazione chi usa (sogno, rogna, cicegna, erc.).

La tendenza a "chiudere" Ie vocali che preeedono 'n gruppo "gn" si e ancor piu rafforzata negli ulrimi decenni, creando alcune djfforrnira tra i vocabolari e, a volte, all'inrerno dello stesso tipo di dizionario (e il case del noto "Palazzi" che riportava, negli anni '60, cicogna in forma apena rna ora 10 propone invece in forma chi usa. E il caso, inolrre, della enciclopedia Rizzoli che, jn un ampio schema di presenrazione dei suffissi della lingua iraliana, dichiara ognrJ- 10 apeno, a dispetro di quanto invece riporraro dalla quasi total ira dei vocabolari).

Ribadita la forza di questa rendenza, noi suggeriarno di urilizzare sempre in forma chiusa le vocali che precedono il gruppo "gn" (come per il suffisso ognolo) e di pronunciare invece in modo aperto Ie parole prognosi, incognita e spegnere (e Ie sue coniugazioni: [U spegni, egli spegne, erc.) su cui c'e torale uniformita nei dizionari.

Oso, suffisso provenienre anch'esso dallatino ("osus"), rnostrava inizialrnenre la abbondanza del sosranrivo 0 aggettivo a cui succedeva ([amaso, fortunoso); in seguito e andato a indicare, piu in gene- tale, il senso di "pieno", "provvisro di" irischioso, vertiginoso).

E da pronunciarsi semprc in forma chiusa tranne che nella sua variazione in "osi" che inconrriamo nelle parole di natura medica (cifosi, osteoporosi, artrlm).

Discorso ancora piu ricco, per il suo ucilizzo, rnerita one, un suffisso presente, con analogo val ore accrescitivo, anche in altre Hngue. F: sicurarnente derivanre da alcuni nomi larini in cui, meraforicamente, un oggerro parziale cararrerizzava j! sogger(O globale mostrandone l'irnplicita esuberanza; COS! "Ovidio Naso-onis" e

COf!lt>'DO VENEZIANO

"Ovidio naso", che divenra, piu in seguito, "tutto naso", "grosso naso". Accrescirivo, quindi, in parole come grassone, cenone, ma sernplicemcnte esplicativo in alrre come buffone, fonnulione, e anche come stagione e stazione (enrrambe provenienti dal verbo

(~ n d 1

stare e a suo parricipio "staro"), 0 parole come nazione (da

nascere-nato) e regione (da reggere); si lega, agevolmeme, can altri suffissi, divenrando siane (fusione, visione), zione (imposizione, raecomandazioney, ijicazione (panificazione, codijicazione), izzazione iottimizzazione, canalizzazione). In ultimo e da ricordare la sua indicazione di movirnento come suffisso di rerni avverbiali (ginocchioni, tastoni, bocconii. La sua pronuncia e sempre chiusa,

La terrninazione ore deriva, chiaramenre e sicuramenre, dalla "or" latina che specificava sosranrivi privi di materialita e concrerena (calore, adore). Quesro suffisso ha inconrrato, nel corso dei secoli, nella lingua italiana ma anche in quella Francese (probabilmente reciprocamente condizionatesi), enorme fortuna, divenrando cosi diffusissirno, Legandosi (come gia vista in precedenza col suffisso one) can altri suffissi, forma sore (televisore), tore (gladiatore), ificatore (mmificat01'e), izzatore (aualizzatore).

E, pili in generale, specificazione di ruoli, mesrieri, arrirudini, sen~az.ioni (reLatore, introduttore, pro/more, squallore).

E da pronunciarsi in tutti i casi in modo chiuso a rneno che non abbisogni, dal punto di vista letterario 0 poerico, nelle parole tronche, la pronuncia apena Lonor, amor).

Pili schernaticarnenre, e possibile parlare di rre funzioni del suffisso ore; una cornparariva (maggiore, minore, migliore, peggiore - e anche signore, che proviene dal larino "senex-senior": il pill veechio); un'alrra lavorativa (attore, calciatore, benefauore, presentatorei, un'ultima, infine, sostanrivale (amore, dolore, calore, tepore- e anche sapore che a sua volta ha prodorro il verbo "sapere").

90

MANU,II.F. J)J IlIZ10NE, VOU, E RI'SPIRAZIONE

Esercizio n. 5: Cesare Rione

(suffissi "menta" e "mente", "ezza", "esco":

preposizioni semplici e articclare: pronomi dirnostrarivi)

"0 con me a contra di me!". Nelle voci feroei della sera queste parole ridondarono minacctose e it. uolto di Cesare Rione, ufficialmente messo alla stazione ma di Jatto capocoscd. del paise, si

tinse di rosso. La tresca a suo sfavore non era riuscita e ora lui, uin-

citore, dettaua le pazzesche, atroci rondizioni della resa: trenta monete, irnmediatamente, da parte di ogni scagnozzo e la totale sicurezza del controllo delle imprese. "Che bellezza - ripeteua Cesare - senza alcuna baraonda, da questo memento, delle uostre rogne e dei vostri bisogni mi occuperb io. Questo 0 qucHlo, codesti e questi u decidero io; certamente, solo, semplicemente, io!".

Nessun commento ncH salone, mentre la brezza della sera era

come quando accarezza colori, albert, capannoni e cortili: quando, avvezza a queste nude, grottesche digressioni, cerca un'altra, migliore, tensione. Le cicogne, coi 101'0 frutti freschi e belli, SI firmarono all'ingresso del paese: non portavano piit bambini e le fonde degli alberi, quasi!tftme, semplicemente stanche della stagna-

i, zione, della fermezza della vita, chiedeuano, a voce alta, quella

.'.

sicurezza, discreta e silenziosa, accorta e mistertosa, che Jan no certo

91

CORRAl)O VF.NE£!A.NO

e vera it futuro.

It oolto di Cesare Rione, le sue impress, quelle sue prosopopee degne di vergogna, non aueuano piu bisogno di essere. Interne ribellioni di cicogne, di bambini, cortili e monumenti, nei corsi e nelle vie, crescono lente e discrete. COSt, lentamente, si spezza it sogno dei boriosi che ji.niscono, ogni sera, incessantemente nelle fogne.

Urilizzaro esclusivarnenre come suffisso di vocaboli astratti (avvilim en to, accoglimento), il latino "mentum" ha cominciato, gia in epoca tardo latina, a lcgarsi, anche strutruralmenre, a parole concrete e rnateriali; abbiarno quindi, accanto ai precedenti, termini come strumento e monumento (derivanti, risperrivamenre, da "insrruere", istruire, e da "monere", ricordare), tutti con pronuncia chi usa.

Pill recenre e da ritenersi l'inserirnento di mente in sostituzione delle vecchie costruzioni avverbiali larine. Ormai diffusissimo, mente, quindi, e oggi legato ad aggetrivi, pronomi, proposizioni, etc. (coeren:~men.te, medesimamen te, lungamente, malamenre, parimenti). In tutti I cast la accentazione vocalica risulra chiusa,

Anche con ment. come gia. vista can il grllppo "gn", e irnporrante .sottolineare la forte tendenza "occlusiva" che nel tempo ha deterrrunato, In rea Ita, possiamo affermare che ogni volta che compare la parricella ment, la "e" al suo interno sara da pronunciarsi in forma chi usa .. Fanno eccezione, a quesra rendenza fonetica, ie parole mentore, demente, mentire (io menta, ru menti, etc.).

~e~la _li~gua italians correnre abbiarno "giusrizia" e "giusrezza" ed ezza e infarri cia attribu irsi alia anrica "itia-izia" lati na. E un suffisso che caratrerizza nomi astrarti ed e da pronunciarsi, in qualita di suffisso, sempre in forma chiusa (belLezza. sicurezza, certbz.a).

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MANUAL" III [)!Z!ONE. VOCE E RESPI RA~.!ON ~

11 suffisso esco e da legarsi ad un doppio rimando, ognuno dei quali ha fornita materia di aggancio: e quindi germanico per la sua formazione aggettivale, lattno-maccheronico per il suo senso nominale. Abbiamo quindi, e cornunque sempre accentati in forma chillsa, Francesco (della Francia), petrarchtsco, ptlzzisco. Da notate che, anche nell'antica lingua greca, era usato un analogo suffisso con funzione perc, quasi per intero, di diminutive.

Discorso esrremamente sernplice rna di cui si dovra tenere conrinuamente conro e l'urilizzo delle preposizioni semplici e articolate e dei pronomi dimostrativi. Entrarnbi si sono attesrati nei secoli, in forma uniformemente chiusa; Ie preposizioni, inolrre, nel passaggio dalla lingua latina a quell a italiana, sana divenrare sempre pili frequenti, rendendosi totalmente autonome e andando a rilevare, per intero, la specificita delle antiche declinazioni larine,

11 lora urilizzo nella lingua iraliana e altissirno perche parte integrante, raccordo indispensabile e preseme nella generale formazione delle frasi. Sono da pronunciarsi in maniera chiusa in ogni loro funzione e caso, sia in forma sernplice sia in forma articolara (can, per, dei, dei, dille, neglt); uguale accentazione chiusa, come giit detro, hanna tutti i pronomi dimostrativi tcodesto, que-

sto, quei, quelb).

93

CORRADO VENEZIANO

Eserdzio n.6: II vescovo del paese

( CC':. .,~ 1"" ))', » ((,. ")

SUrrlSSI evo e, ese, eta, esimo

11 oescouo del paese aueua un debol« per una flmmina tenutaria di una bettola. Gli scoppiava it figato, sapeva di cadere in disonorevole discredito, di prestare il fianco a biasimevoli pettegoLezzi ma La fbnmina gLi piaceua. Si era riempito di debiti, aveva licenziato i suoi disdpoLi e mangiava soltanto semola, prezzemolo e segala.

La femmina era vedova e fa domenica, in maniera semplice e partecipe, parlauano delLa crescita della zenzero, della tegola da riparare, della bettola cbe abbisognava di una mescita di alcolici. La sera, dopa La messa, inuece lui, temperamento un po' romantico, alia franc~e e Lei, imparentata can conti e con Marchesi bolognesi, Jacevano lunghi giri nei vigneti e nei frutteti, a casa, la uedoua, sperando in un dolcissima incantesimo, girava nella pentala can il suo mestolo la cipolla e nel fattempo 10 rimiraua. Lui,

tutto preso da] suo personalissimo cristianesimo, suonaua, radios», il cembalo: la musica si sperdeua e l'amore continuaoa.

Suffisso verbale, di natura probabilmente popolare e funzionale, sin dalla sua cornparsa, ad aggettivazioni, eoole deriva dal latina "ebilis-ibilis", Tale panicella e andata, successivarnenre, arricchendosi, rendendosi suffisso anche di temi sostanrivali (disdicevo/e, biasimeuole e inoltre, amoreuole, on 0 revoLe),

94

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1

MANUAI.F. nr nr7..I0NE. VOCE l' RESf>IRAZIONE

E da pronunciarsi scmpre in forma chiusa.

Ese e di gran lung-a il suffisso pili usato per caratterizzazioni geografiche ed etniche ibarese, francese, a~eniese). Dcriva d~l latina "ensis-esis" e si lega, sernpre in forma chiusa, anche ad antiche, ora mutate di sensa, connorazioni Jocalisrico-spaziali icortese, marchese, paese).

Dichiarararnenre in funzione, per cost dire, arborea, e da vedersi l'utilizzo del suffisso eta. Ha sempre, dalla sua comparsa in parole larine come "etum", caratterizzato infatti accorpamenti omogenei di piance e alberi (vigneto, pineto-pineta, Jrutthz); e ass~i raro un suo urilizzo pill allargaro (sepoheto), comunque sempr~ dlpe~dente dal precedence nesso linguistico e sempre espresso, 111 Italiano, con accentazione chi usa.

. .

.~~ ," '.'

Esimo, derivante dallatino "isrnus", deve la sua comparsa iniziale esclusivamente in relazione a parole di natura religioso-popolare icristianesimo, paganisimo). Can i1 tardo Quamoce?co, comincio ,3 legarsi con una maggiore quanrira di v?,c~boli .ragg~~ngen~o, ~~blto dopo, il doppio urilizzo suffissa!e esnno-rsrno (croCtanestmo, inca n tesim 0, idea/ismo, Iatinismo), ancora, con una cerra frequenza, interne all'italiano corrente (liberalesimo-libet-alismo).

E da pronunciarsi in forma chi usa.

., .

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95

CORIVIOO VI'NE/.lANO

Esercizio n. 7: Le tredici comrnesse

(verbi cc . ») « l) C( U)

I rnertere , porre, correre

Era stato bandito un pubblico concorso per un posto da commessa e le ammesse erano, per l'esattezza, tredici. La prova selettiva proposta prevedeva la padronanza di un discorso, una seconda prova per vedere quanto la candidata fosse com posta e, injine, un'ultima per verificare quanto ella fosse credibile nel landare prom esse: di sconto, di acquisto, di banta del prodotto.

II selezionatore del concorso comincio il suo lauoro intraoedenda nelle concorrenti - ne era certo - personalise dimesse e mahnesse, probabilmente prouenienti da aree geograficamerzte dismesse. lnuece, successe /opposto. Le aspiranti commesse ajfrontarono la prima parte del concorso e ognuna improvviso un discorso. alcune parlarono della vita che scorre, altre analizzarono i cOrsi e i ricersi della stona, altre lamentarono come sia trtste vivere di rimessa e di come l'esistenza sia purtroppo, a volte, un abito mai rnesso.

Per la proua successiua, feam una prop6sta: smetterla con conceni di 'composro " e "scomp6sto '; di 'malposto " e di 'imp6-

sto " 'L b .

, ma porre e ast per un mondo sereno e lndipendente: l'uni-

co in cui ognuno si potesse sentire al suo posto.

If selezionatore chiese qualcuno in soccorso. AveM riposte in

MANUAIJ'. DI D1ZIONE, VOCE E R£Sf'[RAZlONE

quel conc6rso per commessa una scarsa considerazione e que; discorsi e quelle proposte 10 stauano disorientando: si sentiua inuecchiato, scaduto, rrascerso.

Sulfa terza - e ultima - prova del concorso. Le aspiranti commesse Jearo una scommessa. ipotizzare una reaLta in cui fosse deposta ogni ipocrita promessa e in cui, al contrario, propositivamente, flssero esposti limiti, lacune, inesattezze di ogni prodotto.

II selezionatore si senti male e comincto a rimettere. Accorse it

medico che gli consiglio pillole e cerotti, e poi siringhe, flale e supp6ste, rna le aspiranti commesse, [edeli a quanta gia promesso, cbiesero al dottore di privilegiare sow un unico prodotto, per l'e-

sattezza l'ultimo proposto.

TaLe rimedio, in effetti, fonziono. II selezionatore cap] l'errore

commesso e annuncio fa sua intenzione di dimettersi. AIle tredi-

ci commesse invece forono procurati altrettanti posti e i lora prodotti e le lora promesse si rive/arono sempre piu giuste, coerenti e corrette. Senza nessun oneroso permesso, nt alcuna imposta do aggiungere e, soprattutto, senza nessuna rincorsa al guadagno.

Mettere, porre e correre sono tre verbi con accenrazione chi usa che, grazie a una serie di prefissi, si molriplicano assumendo diversi significati. La loro accentazione rimane chiusa, COSI come chiusa

97

CORJlADO VENEZIANO

e la pronuncia della loro vocale tonica nelle numerosissime variazioni aggettivali generate.

Mettere proviene dallatino "mirto" e inizialmente designava l'azione di "mandare" e "inviare", un significate ancor oggi presente in termini come "messo", "missionario", "rnissiva" etc. Gli usi suecessivi di rnettere - collocare, posare, rna anche ficcare, provocare installare - si sono affermati a partire dalnuovo millennio, determinando una mole altissima di derivati, sia di natura verbale (commettere, immettere, permettere, etc.), sia aggertivale (ammesso, dimesso), sia sostantivale (commesso, permesso).

Porre e la forma contratta di "ponere", un verbo composto da "po" (che indica "allontanamenro") e "sinere", che invece significa "lasciare". Ponere (0 "po-sinere") si e rradono pOI 111 numerosi verbi, aggetrivi, sostantivi e locuzioni: apporre, dispone; composto, deposto; composta; 5Uppostct; a posto. Anche la parola "deposito" deriva chiaramenre dall' antico "de-posinere". Vale la pena segnalare il verba "spostare", unico tra i cornposti di porre a essere accentaro in forma aperta: 10 sposto, spostsri, etc.

Carrere e la traduzione italian a dellatino "currere", un verba tra i pili usati e diffusi della lingua italiana, Grazie infatti a una serie di prefissi ("a", "con", "de", "di", "pre", "ri", erc.) abbiamo i verbi aceorrere, concorrere, decorrere, discorrere, percorrere, ricorrere, nonche il sosranrivo accorso,

Labitante della Corsica (che non ha nulla ache vedere can il verba correre) si pronuncia invece "corso",

Esercizio n. 8: II Monte Rotondo (suffisso "on do" e j suoi derivari)

Aveva un unico impegno e uno scopo preciso: trouare il monte rotondo. L'aurebbe cercato nel Congo, tra bisonti e camaleonti, uccelli sonda e pesci rombi, l'aurebbe conquistato utilizzanda zattere di fronde e g6ndole di tronchi, superando pontl e tombe, onde e zombi: tutto, pur di compiere il suo tri6nfo, la scoperta del monte rotondo.

Quando parti era bello e biondo, can una fronte spaziosa e sgombra, con 10 sguardo altere e tronfio. Cia dopa tre mesi. pero, 10 raccontano coi piedi g6nfi e molli, con gli occhi concavi e 1'espressione tonta, come quella di un tonna quando ha s6nno, 0 quando ronfa. Era, insomma, lombra di se stesso.

Sgomento ma non seonfitto prova l'estrema soluzione. "Per questa rnia aouentura, non pongo alcun limite, son pronto a tutto: convoco i migliori uomini del Congo, compro loro attrezzi e armi (vanghe, trombe, bonghi, fi6nde e b6mbe) e vado alla ricerca del monte. DaItr6nde, se non riesco, mi foro monco/"

Canuoci, in ejJi'tti, gli uomini e dopo auerli edotti in un inconteo (e dopa auer data loro un eongruo acc6nto) diede vita a una corsa collettiua e intensa. Corsero e corsero, di giorno e a notte

99

CORRADO VP.NcZlilNO

fonda; girarono ira fiordi e valli, persero il computo dei prj e non si resero conto che stauano ormai - e do un pezzo - girando sempre attorno alia stesso monte. Cbe, complici le imprcnre dei piedi ai bordi del monte, stauano rendendo quest'ultimo sempre piu ordi-

nato, circolare, e rotondo.

Dopo tanto, arrotondante percorso, stanco, spossato - come preuedesse l'imminente trionfo - f'eroico conquistatore si addormento.

Furono allora i r6mbi delle trombe e dei bonghi nelle valli a ridestarlo eli, pulito, bellissimo, intonso, vide findlmente a se di fronte, il monte rotondo. Tutti applaudirono. Lui ridivenne bello e biondo, sulla uetta riusci a for sgmgare una purissima fonte d'acqua e, da aflora in poi, in tutto il Congo, fu considerate console unico dell'irripetibiie (ormai al maiuscolo) Monte Rotondo.

Ondo e un suffisso aggettivale, derivanre dal latino "undurn", che inconrriamo in modo moho visibile in parole come giocondo, rotonda, rubicondo. E probabile che la sua forte chiusura - rivenienre dalla "u" latina e dalla nasale "n", tra lora legate - abbia finito col condizionare tune Ie terrninazioni foneticarnente simili a ondo. E il caso della frequenrissima terrninazione in ont(conto,}onte, monte, ponte, tonto, erc.) e delle altre due terrninazioni in omb e omp; in queste ultime, infarti, la sosrituzione della "0" in "m" mantiene inalterara la nasalita del suono (e la conseguente tendenza chi usa) dell' originario suffisso ondo. Si dice infatti rombo, tomba,

roo

·"~·'~"~~~':'lil·!~llIlIIYI!II· _

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r

h

j

MANUAL£ 01 PIZIONF., VOCf. I'. IIIiSI'IlI.AZ.IONE

bomba, zombi, cosl come, sempre con la "0" chiusa, si pronunciano le parole rompo, compro, compito, pompa, zomp~, erc.

Questa rendenza della vocale "0" a ~iLLdersl nel .s~ffisso r: e nelle rerminazioni in ont, omh e omp ha in pane :o~dlZ1o~atO la"pl~,nunda di molti termini al cui inrerno e rintracciabile I~ sdlab~ , on .

C e si pub chiaramente vedere nell'esercizio, questa sillaba e infar-

om . 1 •

ri pill ricorrentemente attesrata in forma chiusa anzic re apena.

Ri urnendo possiarno affermarc che, ogniqualvolta si incon-

ass , I it" .. d

. . L .. d t: . b e omp la voea e 0 sara a

rrino I gruppl tonenci on , on, om .', .'

pronunciarsi sernpre in forma c~iusa, con, uruca eccezione, 11 rermine "complice". Per il resto, mvece, nelle numerose. parole che abbiano all'interno la siLlaba "on" seguita da consonann (~nc, onf, aog, etc.), porremo dire che, percentlla,~~ente, e malta plU probabile una pronuncia chiusa della vocale 0 .

, .~.

f..

, ,

~:

IOI

CORRADO VENEZIANO

Esercizio n. 9: l?oblo

(accentazione in finale di parole; francesismi)

Alle tre in punto l'abbordo, con fa tecnica deI/ohIo. Ne

improvvisazione ne fortuna rna solo calcolo e tecnica: sulla banchina ordino un the, aspetto, si alzo can fa tazza e, in corrispondenza del suo obln, dietro il vetro 10 guardo. Sorrise, mimo il gesto di oJfrirglieln e poi: 'Perche non esce e ne prende un po': non e granche ma a quest'ora e molto meglio del caffe, e poi ci sana pure de;

bigne ': Lui, imprepara to, rispose inizialmente; quasi tra se ese, con una raffica di 'cioe " ma la conuersazione pote continuare solo

quando lui si sposto dn.lla sua stanza ed arrivo al di qua del/obio.

"Lho rieonosciuta subito, lei e Dodo, il famoso attore del cabaret ': feee lei e lui, per tutta risposta, le offri, oeloce, del caberner. "Non posso, sa, col the ... ': replies Lei, rna lui glielo ripete e Lei accetto. Lui le fece conoscere i segreti del cabaret, del cabernet e del suo separe. Lei, felice, canto.

Bigne, uiffi, oblo e gli airri termini srranieri inrerni al raccomo vanno pronunciarj in modo aperto nella lora accentazione finale.

Quesri vocaboli vengono tradizionalrnenre chiamati "francesisrni", a indicare la mediazione che la Francia ha operaro nel panorama iinguistico Italiano sino al prirnissimo Novecenro, quasi una sorta di eerniera privilegiara con Ie altre lingue e gli alrri termini stranieri. Nell'ultimo dopoguerra, le relazioni sernpre pili fine,

102

MANUALE DI OIZIONE, VOCE E RESPIR;\ZIONl,

sociali e commerciali can gli Srari Uniti, hanno invece favorite l'imporrazione direna di una serie di vocaboli di derivazione anglo-

sassone: bb;~ goaL, yoga, pony, stress. . .

Tutti quesri vocaboli si sono tradizio~alment: artestan In una pronuncia aperra, COSt come si sono a1h~eat~, l~ forma aperta, anche le sigle, gli abbreviati e Ie denorninazioni astratte (Onu, Unesco, Cee, go-go, etc.).

Per quanto riguarda i monosillabi italiani, si.ano essi. pr~nollli: preposizioni 0 alrro (e evidente, a ecce~io.ne del fr~lceslsml ~ C~l prima si e accennato), vanno pron.uncl.an _(e alcuni .accelHa~l) "' maniera chiusa: e il caso delle congIUnzloOJ e ed 0, di non, te, me, ne.,. ne, tra se est. Sempre chiuse inolrre sono le congiunzioni e Ie forme avverbia1i in "che" (affineht, giaccht, perche,).

Cia e pero, eredirati dal latino "hoc" ("per hoc") mantengono la accenrazione aperra. L'esclarnazione abime va anch'essa pronunciata in forma aperta.

Naruralrnenre aperte (rna saranno tractate in modo p~u specifico nel racconto dedicate ai terni e aile desinenze verbali) sono !e vocali finali accenrare del futuro (andro, diro, faro), del presente (10 ho lui e); chiusa risulra la pronuncia della vocale "e" del passato rernoro (pote, ripetl), a diHerenza della "0", che continua a rnanrenere la propria pronuncia aperta (andiJ, scappiJ).

Le forme conrrarre mantengono, invece, I'accentazione dell'ulrima voeale da cui derivano e abbiamo, infatri "a ma' di", "un po' di", per "a modo d.", "un poco din, "necampi" per "nei campi".

CORRADO VF.Nt;L:JANO

Esercizio n. 10: I carabinieri e i rei

( a: . ". """ d" "d'

SUHlSSI Jere, ea e eo, Ittonghi e iati)

II pieno di benzina era fin ito: tra sei, setze minuti, laereo che volteggiava nel cieIo sarebbe piombato al suolo e, can lora, i dodia poco eterei occupantt: sei giovani carabinieri e sei pericolosz delinquenei, rei del forto di milioni di ghiaccioli, nuovi, buoni e al gusto di ciliegia,

II maggiore dei carabinieri chiese. "Chi ha lidea adatta a saluare La pellaccia, e quindi if paese e La nazione? Rei, dieo pure a voi, e dei uostri reati mi scordero!"

Da sotto, tassemblea de; cittadini guardava it dispiegarsi dellaereo, un odioso suicidio, una saetta senza meta. I religiosi aueuano cominciata La questua. alcun: sospettauano fosse per u risarcimento det ghiaeciOli, altri per i figliOli dei sei rei. i piu lungimiranti teorizzavano gill "La fiera del carabiniere, tenere ricordo" questa era fa chiosa "per gli amici di ieri ': mentre solo in pochi si animauano in chiesa per gli eroici carabinieri che, in quei minuti, saettauano nel cielo,

Su, nel cielo, neflaereo, nel momenta di massima tensione, il piu anziano dei rcH parlo: '10 avreiuna soluzione: dietro La mia abitazione ce un mucchio sterminato di fieno, dove io e i rniei

104

MANUAlE nt DJl-IONE, VOCE :E. RESI'JRA7.IONI)

compagni giochiamo, dopo qualche bicchiere di quello buono,

giochiamo a saltare e cantare. Vi chiederei di buttarci: non ci fare-

mo niente ".

"E un idea!': dinero i rei, 'e per niente idibta'; aggiunse il

bieco brigadiere il quale, subito dopa, chiese at pilota di eseguire

la missione.

Caddero cosi, uno dietro l'alsro sui fieno, tra la gioia e gli applausi della sottostante assemblea. La suocera di uno dei rei p~eparo una torta alt'uovo, mieIe e pan di spagnl1. e spiegava, tagl;andoLa in sessantasei porzioni "di piu non patti: sapete, mto genero, col mestiere che fa· .. ':

Le donne si lanciarona sui fienD coi lora uomini, i bambini

all'arrembaggio dei ghiaceioli e il brigadiere, calcolando i reati consumatt, arresto laereo. II pieno di benzina, celatosi nel cielo, si rese subito latuante e straniero. Per fogHersi ogni pensiero.

Suffisso ereditato quasi certarnenre dalla lingua Francese e diffuso in Iraiia in epoca rnedioevale, can la generale specificazione, neUe citra e nei Comuni, di arti e rnestieri, iere e un suffisso di natura dona e borghese: designa, ingentilendo it pili volgare aio, qualita di natura lavorativa e professionale (carrozziere, salumiere anziche carrozzaio, saiumaio).

Alrre volte, in analoga forma "iere", 0, a1 femminile "iera", speci-

CORRADO VJ;Nf.ZI,\NQ

fica recipienti.' ar~~esi e ut:nsili. La sua pronuncia e comunque sernpre aperra (blcchzere, frutttera, zuppiera; preghiera, bandiera, etc).

. Dop~ia e la natura suffissale di ea. la prima chiararnente riconducib~le alia lingua greca e di natura nominale geografica la seconda di e - d r .... fi (! " di 'J aa'·' re I ~ ~ancese ~e, I un izzo pitl diffusamente sosranrivale, Abbiamo

quindi, ,nel pnmo caso, termini come Giudea e Tropea, nel secondo assemblea; contea; moscbea: Entrambi i casi prevedono la "e" aperta.

. Anche per. eo e possibile risconrrare una doppia discendenza: la pn,ma, poco dlIJusa e derivante dallatino "eriurn" (pia(mist,') l'al

., lid . 6 eo , tra,

can ap~~n~ piu so I a e dlffusa utilizzazione di rnarcata ascendenza,

come gla vista prima per DA d I' An h .

, . . ,. ... ... , a greeo. c e 111 questa caso il pre-

ponderanre Utlltz~o e di ~atur~ geografica e norninale (galatea - da Galeazzo -, raguseo, Romeo - dl Rorna) COS'I come dal p r di .

t; .. . ' . <, un 0 I vista

onerico II suono $1 segnala in forma aperra.

. Conclu~iam~ rcgistrando, a condusione dell'approfondimeuto d~ quest~ n~o ~~, suffissi, una piu generale rendenza, in presenza di dittonghi e la~1 ne~ltI'i", in sornme vocaliche dove cioe non intervengono parricolari suffissi, preposizioni e pronorni ad a ' I

r "" d"" . h ' pnre e

VOGa lee. 0 roruc e, in lingua iraliana. Abbiamo cosl termini

come reo, cielo, suo]», nuouo, buono, cbiesa cbibsa ;e' . . J' bi

d.~ .~ , ) .. n, tata, zeeo

tetro, spugo. '

Tr~ le par~~e c~e ~?n rispettano questa diffusissima rendenza, segnahamo VOt, 1201, gtOrno, gi6vane, saesta, chienco.

106

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{i'.

MANUi\l.E nt oIZIONE, VOCE E I(ESl'lRA;(_]()NE

Esercizio n. 11: La segreteria telefonica

(suffissi "enre" ed "enza", "orio": composti con "rono", "fono")

La segreteria telefonica aspettava che inserissero la memoria, che it microfono intemo scattasse e lei pousse risentire quella voce, puntuale, sincera e dolce: queLla del dottor Caforio. amico e consulente del suo ctlpo-padrone-proprietario. Si era abituata maluolentieri a quel ruolo, obbligandosi a sopportare informazioni suariate, balzane e spesso disattente, slittamenti di appuntamenti, ipotesi di ritardi, miserie personali, cancellazioni e ouoti; ma quelLa voce, tra la folla intenninabile di uoci, sorti in lei /'effitto di una molla, una colla che l'attaccaua, COSI pensava, per sempre, al nastro registrato. "Sana il dottor Caforio e uoleuo avvisare della mia pre~ senza in studio ... ": per quella wee, La segreteria telefonica si era innamorata, pur cOmape1Jo/e del suo essere fila, nastro, meccanica innocente e inanimata ma tremendamente certa, perdutamente certa del suo unico, microfonico amore. Jpotizzava if uiso e il nome e, sentendosi gia [nnamorata, come tutti gli innamorati,

aspettava if trillo del telefono, lo stacco del tasto, il gialLo della memoria e La sua voce: it dottor Caforio. Pensaua al possibi/e primo incontro, lei che, per par/are, gli sfoderava can diligenza tutti i nastri e le combinazioni 1'egistrate e lui che le racconttlva La

:;,

107

CORRIII)O VENEZIANO

sua staria; poi, staccato il telefono, accendeua il vecchio grammofono e insteme bevevano, lui gin tonico, lei acqua elettronica, Sapeva inoltre, e non ne era gelosa, che Caforio era sposa~ to (una vOlta, jiguriamoci, aveva anche dovuto mandare all'ana lappuntamento per la moglie e qualche suo accidente,l, ma tutto questa, per dauuero, non le interessaua, II suo era un rapporto uocale, certa, camera, la gioviale segreten'a, cbe if senso della terra e nella voce, nella parola, fonica 0 raruofonica: che cadenza e ritmo, intensita e timbro flrniscono le intere indicazioni per capire l'uomo; e lei aueua capito che l'uomo Caforio era, tra tutti, l'uomo. E fo cosi che, per tunghe notti di lunghi glomi, mesi e anni, quando tutti erano via, lei trascorreua tutto il tempo altemo, a sentire, registrata, fa sua di lui dalcissima perdurante voce.

Un giorno, peri, come gti altri, tesa a rincorrere se stessa e il suo nastro, fa segreteria telefonica incepp». Era Caforio the, per un favoro grosso e ricco lasciaua, e non si sapeva quanto sarebbe stato via e quando sarebbe, even tualm en te, ritornato, lasciaua per intero fa citta. Fu aflora che la segreteria singhiozzo rantolanie ed inghiotti, dentro se stessa, if nastro registrato. Da aflora il suo capopadrone-proprietario cerca Caforio mentre lei, mnemonica voce del suo addio nella sua gola, non lo cerca affotto perche sa, sincera, di non trouarlo piit. Mai piit.

ro8

-." ,. ... ;.!'C .. _

MANUJ\.I.E 01 DIZJONE. VOCE F. RFSPIR.\7.JONF.

II suffisso ente corrisponde in linea di rnassima, aJ participio presenre dei verbi della seconda e terza coniugazione, Derivanre dallat~no "ens", e fortemente usato in rnaniera autonorna per forme ~g~~tnvali e sostanrivali (credente, consu/..ente) e ha allargaro sempre di plll la sua utilizzazione can alrri temi e forme (tagliente, silente, maggior~nte).

Discorso unitario, per certi versi contiguo ad ente e da fa:sl ~er

. inalteratarnente corrisponde da un punta di vista

enza a CUI, ., ..

sosrantivale iconsulenza, presenza, dilig(!nw). Ereditaro dal latlI1.o "entia", diventa suffisSQ, sempre in forma a.perta, anehe per termini scien ri Rei (impedenza).

Varianre tendenzialrnente colta del suffisso oio, orio si lega, in linea di rnassima, a verbi di natura Ietteraria, Da pronunciarsi in forma aperra fonatorio, dormitorio, ortltori~, refe~torio, si ~ ~ttest,at.a, anche, come rerrninazione strutrurale di alrri sosranuvi (stona,

boria, gLoria).

Con tonica e flnico (cosi come con tono e flno) , piu ch~ di suf~

fj . , corretto parlare di aggettivi e sosranrivi autonorru, dotati

JSSI, e , I r

quindi di una propria compl.~ta specifics v:lenza e c~e pero, n.e Il~

guaggio correnre, sempre plU sono andari a legarsi a ~refissl, 0 a alrri sostantivi (cardiatonico, tekfonico); hanno consenuro pero, per cosi dire, di offrire una linea di rendenza fonerica a parole ed aggettivi con idenrica terrninazione irnnemonico. Monica). Manrengono, anche in forma cornposra, 1a propria accentazione apena,

CORRADO VENEZl.ANO

Esercizio n. 12: Mauro l'ex:traterrestre

(suffissi "esirno" "ell "" ")

, 0, esrre

Era il penultimo giro - lundicesimo - e poi la '

corsa campe-

stre col suo dod' , . . . bb

, rcesrmo gzro, st sare e conclusa. Mauro Zextra-

terrestre, cost 10 chiamavano per via della sua Jorza e della sua . tenacia era, come preuedibile, saldamente in testa. Aveva dato la sua vita per fa corsa campestre, Mauro h:x:traterrestre, sacnjicando le sue giomate e i suot sogni: ad ogni pasto niente dolci rna solo carne

di agnell ' . .

, 0 e minestra; tn ogm giornata, nove-died are di chiusa

,

massacrante palestra.

Non era stance, Mauro (avrebbe corso anch~ un tredicesi

uno,

forse un quattordicesimo giro) ed era pronto a salire l'ultima altura rupestre, superare if ruscello, if suo ponticello di legno e, dopo, consegnarsi uincente af traguardo. Durante la corsa campestre, le nuuole dense e asserragliate nel cielo, sembrauano uoler coprire l'intera volta terrestre. Molti spettatori aueuano portato con se

ombrelli e mantelli ma . . .

ora, grazte a un venticello leggero e pene-

trante - ' 'aJ].\_" ..

un po pestre - cominctavano ad affacciarsi nell 'aria i

primi raggi di sole, qualche chiazza d'azzurro . ifl

' 1 ri essi dorati del

verde delle valli.

Mauro accelerb fa sua corsa Strinse i denti fi /, .

• H, ece eva SUt musco-

IIO

MANUALI, 01 DIZIONE, yael' F. RE_WIRA7.10NE

li delle gambe e dei fianchi e non si accorse che un uccello - ptr l'esattezza un fringueJlo - gli staua roteando, allegramente. attorno. Mauro fece per scacciarlo, il fringuello improuulso una deliziosa piroetta e il tenace corridore campestre, per un attimo, breuissimo e bello. gli sorrise. Luccello sopravanzo e to guardo come chiedesse "cbe jai, fratella. giocherelli can me?".

Mauro tentenna (era il suo ultimo. dodicesimo giro) ma poi vide it giallo sfolgorante di una ginestra e decise - tanto era comunque in vantaggio - di firmaTsi un momenta. 1 fiori della ginestra sembrauano gioielli incastonati sui ramoscelli: dal fiumiccHlo sui ponticelle si respiraua it profomo del muschio e delia rugiada e qualche contadino staua seruendo sulla tauola, accompagnato da un leggero vlne11o, mozzarella e rucola campestre, u fdngueUo becco la mozzarella e Mauro, dimentico della corsa, assaggia il delicate vinello. Poi, dimentico di tuuo, mangio La mozzarella.

cu altri corridori proseguirono la corsa e conclusero, fiacchi e sudati, il loro dodicesimo giro. Qualcuno - nessuno ricorda chi - uinse fa cor sa campestre ma tutti, gi(lccht! la notizia corse piu oeloce del venticello. raggiunsero Mauro. Eli, tra fringuelli e ginestre, mozzarelle e sentieri rupestri. cantarono le lodi di Mauro, camptone indiscusso rna non piu soggetto rigido ed extraterrestre.

III

CORRADO VENEZIANO

Esercizio n. 12: Mauro l'extraterrestre

, (suffissi "esirno" "ell "" ")

, 0, estre

Era il penultimo giro - l'unrucesimo - e poi la corsa campestre, col suo dodicesimo giro, si sarebbe cone/usa. Mauro lextraterrestre, COSt 10 cbiamauana per via della sua Jorza e della sua tenacia era, come prevedibile, saldamente in testa. Aveva data fa sua vita per la corsa campestre, Mauro lextraterrestre, sacrificando le sue giornate e i suoi sogni: ad ognipasto niente dolei rna solo carne di agnello e minestra; in ogni giornata, nove-dieci are di cbiusa, massacrante palestra.

Non era stanco, Mauro (avrebbe corso anche un tredicesimo, forse un quanordicesimo giro) ed era pronto a salire l'ultima altura rupestre, superare if ruscello, il suo pon ticello di legno e, dopa, consegnarsi vincente al traguardo. Durante la corsa campestre, le nuuole dense e asserragliate nel cielo, sembrauano voler coprire l'intera volta terrestre. Molti spettatori aueuano portato can sf ombrelli e mantelli rna ora, grazie a un venticello leggero e pene-

trante "at'» '.

- un po pestre - comtnaauana ad affacciarsi nell'aria i

primi raggi di sale, qualche chiazza d'azzurr», i riflessi dorati del verde delle ualli.

Mauro accelern fa sua corsa. Strinse i denti, fece leva sui musco-

IIO

MA!>lUAI.~ OJ DIZIONE, VOCE E RESI'II<Ai'.IONE

li delle gambe e dei fiam'hi e non si accorse cbe un uccello - per tesattezza un fringuello - gli staua roteando, allegramertte, attorno. Mauro fiee per scacciarlo, if fringuello improvviso una deliziosa piroetta e il tenace corridore carnpestre, per un attimo, breuissimo e bello, gli sorrise. Lucc(:llo soprauanzo e lo guardo come chiedesse "che fai, frarello, gioch.erelli can me?".

Mauro ten ten no (era il suo ultimo, dodicesimo giro) rna poi vide it giaLLo sfolgorante di una ginestl'l.l e decise - tanto era comunque in vantaggio - di Jermani un momenta. I fiori della ginestra sembrauano gioicHli incastonati sui ramoscejli, dal fiumicello sul ponticello si respiraua il profumo del muschio e della ,ougiada e qualche contadino stava seruendo sulla tauola, accompagnato da un leggero vinello, mozzarella e rucola campestre, Il fringuello becco la mozzarella e Mauro, dimentica della corsa, a5saggio il delicate vinello. Poi, dimentica di tutto, mangio fa mozzarella.

Gli altri corridori proseguirono fa corsa e conclusero, fiacchi e sud 'ati, it lora dodicesirno giro. Oualcuno - nessuno ricarda chi - uinse la corsa campestre rna tutti, giaccht! fa notizia corse piu vetoce del venticello, raggiunsero Mauro. Eli, tra fringuelli e ginestre, mozzarelle e sentieri rupestri, cantarana le lodi di Mauro, campione indiscusso ma non piu soggetto rigido ed extraterrestre.

III

CORRADO V(NEZIANO

Derivanre dallarino "ellus", proveniente quest'ulrimo da "ulus", il suffisso ello aveva inizialmenre un valore unicamente diminutive (agnelLo, cappeLLo); col tempo e divenrato pero anche un alrerativo che esprime partecipazione e simpatia isomarello, stupide!lo). Puo trasformarsi, rafforzando la sua connotazione dirninuriva, in "icello" (campicNlo, ventid:Uo). La vocale "e" risulra comunque sempre aperta.

Estre e un suffisso latina di natura chiaramente aggettivale ripreso, probabilrnente senza alcuna variazione, nella lingua italiana corrente. La sua massima diffusiane si registra, nel legamento can numerosi termini, nel rardo periodo medievale: la sua accentazione e aperta (equestre, pedestre, rupestre).

Lurilizzo lacino di esimo in qualira di suffisso numerale ordinale, e poco frequente: accanro alia prima decina, autonorna e priva di terrninazioni (da! "prirno" al "decimo", in sostanza), nella seconda si preferiva indicare la sequenza numerica componendo i precitati numerali (decimoquinto e decimosesto per quindicesimo e sedicesimo); per le altre sequenze, il ricorso, inevitabile, al suffisso veniva com unque legato con la prima decina (ventesimo terzo per uentttreesirno},

Nell'ulrimo secolo il suffisso esimo, in forma aperta e can la "s" dolce e invece il sistema connotative numerale maggiormente utilizzaro in lingua italiana.

112

MANUALE UI flI7.IONE. VOCE E RESPIRA.lIONF:

Esercizio n. 13: Le capriole

(suffisso "010';, "ela", cornposri con "reca")

Can Roberto mi divertivo poco; mi accompagnava in baiera, era un bravo figliuolo, diverso da tutti gli altri rna non mi divertiva. Era anche bello, sincere, tutto casa e biblioteca. io, capite bene, con fa mia clientela, mi sarebbe seruito pure auere una buona parentela, diversa dalla solita, ma proprio non riusciva a divertirmi. Una sera, pero, mi venga un accidente, erauamo a casa sua e si e perso; ''gli venga un como ': ripeteuo, quando sento aU'improvviso, dalla stanza del suo letto, una musica spagnola; mi avvicino e uedo muouersi le lenzucla. Per il resto silenzio, nemmeno una parola; la finestra chiusa e Ie luci spente; poi fa testa, all'improuuiso, fum-i dalle lenzuola, qualche gest() strano e Roberto, tutto intero, contento, felice, a giocare e fare capriole.

Ripeto, capriole, salti, risa e giochi. Ancb'io ho giocato e 10 confesso, mi son divertita; mi son ritrouata, aLlegramente, tutt'a un tratto, a rincorrere le lenzuola. a cercarlo sotto illetto e sopra illume, a spogliarmi, rimanere in camiciola e a fore in due, dolcissimo cavaiola. E anche quando, interrompendo il gioeo, ho pensato alia mia clientela sotto la mia casa a for la fila e fa spOla, all'ipoteca

sulla casa e at guadagno perso inutilmente, nonostante tutto questo,

113

CORRADO VENEZIANQ

ho continuazo a giocare e a fore ie capriole: a ridere dellt1 mia

clientela.

Poi Roberto mi ha lasaam (sacri/egio!) per una esperta ballerina spagnola e io, purtroppo, ho perso tutto; la mia clientela non mi

aneta, la mia parentela mi si cela e, soprattutto, non riesco piil a

fore le capriole.

Derivan re dalle forme larine "eo Ius" e "iolus", il suffisso 010 (uolo), con valore dirninurivo, si e legato, nel corso dei secoli, intimameme, a una serie di termini, divenrandone unira indivisibile (caprio!n e capriolo, lenzuOlo, da capra e da lino-lerlZtl); e possibile, comw1que, riconoscere il tradizionaie valore suffissale in rap porto a norni di abitanti come campagnOlo, romagno!», spagnOlo (rna anche "cavaio!n" signifies, etimologicamente, abiranre del centro campana Cava dei Tirrem) e in termini cornuni della lingua iraliana (ghiacciolo, figlioLo).

La sua accenrazione, anche quando, legandosi ad alrri suffissi varia in "aiuolo" e "icciuolo", e comunque sempre aperra,

Derivante dal latina "el am" , il suffisso ela segnala, in linea di massima, un rapporro direrto, gerarchico 0 cornunque riconosciuto e precisaro can iI rerrnine che accompagna. E normalmeme da pronunciarsi in modo aperta (clienteta, parentela), anehe nel suo urilizzo piu genericarnenrs aggerrivale 0 sosrantivals (cautela, tutela).

Per teca il discorso, come vista in alcuni casi precedenri, non e di tipo suffissale rna unicamenre compositivo e integrativo: si lega cioe, come sostanrivo dotaro di un suo auronorno significate, can altri termini come discoteca, ipoteca (conservaro sorro), paninoteca:

La pronuncia, come in sosranza e la pronuncia del semplice sostanrivo femminiJe "ceca", e aperta.

MANUAlE DJ OIZJONE, von: Jl .RE.SrJRAZJONIi

Esercizio n, 14: 11 rninistero in qua.rantena (suffissi "eno-ena", "era", "iero")

II ministero era stato messo in quarantena. Blaccati gli ingressi e le usate, un ciarliero porta voce informava che, forse, il ministro e i suoi vice aueuano ecceduto in incontri e riunioni: che la situazione era come sern;re lusinghiera ma che, per prudenza, stauana verificando l'insorgenza di una euensuale cancrena,

Al di la dellambigua e insincere dichiarazione, il mondo politico em in subbuglio. C'era un serio rischio di contagia. di un rnoltiplicarsi deLla cancrena, di un protrarst della quarantena, Medici ·1' . I· :\n·. arme ni e rnadrdeni (misterioso era staio it crite-

el enl, S Ove;, .

rio selettivo) [urono conuocati al miniseero, cosi come forono chia-

. . ft'''tl' monaci e badesse da tutti i pil~ diuersi mona-

matt m soccorso a ,

steri nazionali. Medici e monaci discussers. Per i primi fa causa era mentale-comportamentale: troppo stress, troppo impegno mattiniero, poco spirito vacanziero. per i seconds fa motiuazione era diversa: scarso pensiero spirituals, nessun sentiero di fide da percorrere, nessuna dimensiane esterna ~ "fro n tier a " - ai propri immediati, cir-

coscritti tnteressi.

Nel Jrattempo, dagli alsri ministeri si chiedeua fa chiusura del . . t' . . quarante' na t 'avo cazion e delle relative competenze e,

rmrus ero tn ,

CORRADO VENEZIANO

nell'ipotesi estrema, fa trasformazione del ministero malato in cimitero popolare, con tanto di battistero,

La situazione era sull'orlo delta sfocelo quando i/ medico madrileno chiese - e ottenne - cbe, a trouarlo, arriuassero moglie e parenti, amici e conoscenti. Giusto if tempo per La trauersaia de/faereo - di un suo yolo etereo e leggero - che it ministero Ju inondato da simpatiei roreri, musicisti col sombrero e aitanti caballeri,

Grazie a loro, come dopa aver passato una dura quarantena, iL miriistero si rjvitaljzzb. Ministro, uiceministri e badesse cominciarona a ballare frenetici: burocrati e Junzionari si alternarono a cantare coi musicisti co/ sombrero mentre monaci e medici, caballere e caballeri inuentarono nuoue, e piu piaceuoli, novene e terapie.

A guardia del ministero, per sua salta, ci andb if torero, ansioso di uedere, negLi altri ministeri, uomini eon corna piu terribili e insincere dei suoi odiati tori madrileni.

Enat: un suffisso aggettivale can valore numerale, Variance rneno ricorrente della rerrninazione "ina" (cinquina, quindicina, trentina, etc.), esprirne i numerali collettivi della lingua italians . .t. il case di novena e di quarantena. La sua pronuncia e sempre apena.

Eno e invece un suffisso, nel suo sensa piu etnico e geografieo, chiaramente riconducibile a "ino", Molto diffuso, quest'ultimo, nel Nord dell'Italia (fiorentino, vicentino, triesrino, erc.), un po' rneno

u6

MANUALE 01 DIZIONE. VOCE F. RESI'IRA7.IONE

nel Sud (tarantino, brindisino. etc.), nella sua trasformazione in eno SI e arrestato in forma aperta legandosi a nazioni (irakeno, eileno) e a citra (madrileno).

A un valore di somigliam..a, tipico del suffisso "ina" (come ad esernpio in "cervino") , deve essere ricondotra la parola cane ren a, anch' essa da pronunciarsi in forma aperta.

Iero e una variante del suffisso "iere". Successive a questo, iero rappresenta Forse il rentarivo di iralianizzarne il suono (come t gia srato ricordato, "iere" e un suffisso di origine francese, diffusosi in Italia a partire dal tredicesimo secolo). A differenza di "iere", quasi sempre sosrantivale, iero ha un utilizzo piu aggettivale: mattiniero, ciarliero, guerriero, etc. La sua pronuncia e in ogni caso apena.

Ero deriva dallatino "eriurn", LU1 suffisso molto USalO (dal quale deriva il suffisso "eo", inconrrato in precedenza) e ancora aggi rinvenibiJe in parole come "irnproperio" 0 "desiderio". La sua funzione piu ricorrente e di natura logistica - e il caso di monastero (il posro del monad), di ministero (dei rninisrri) e di dicastero (anticamenre, "il luogo dei giudici", ora un sinonimo di rninistero).

Una buena diffusione di ero, infine, e in parole con evidente influsso spagnolo: pistolero, caballero, torero, sombrero. La pronuncia e cornunque sempre aperra.

II?

CORRADO VENEZIANO

Esercizio n, 15: II quaderno

( a: ." )~U nu ")

SUnlSSI erno, otto, OZlO

Un quaderno e qualcosa di eterno e di materno. E un cappotto tenero e discrete all'interno del quale puoi, come in una calda caverna, sfuggire a ogni tipo di inverno 0 di inferno.

Un quaderno e un oggetto soffice e malleabile: come un

maritozzo a colazione, come una carrozza che ti orienta net' tuoi

sogni, come una grande tinozza nella quale, senza timore alcuno, puoi agitare i tuoi piedi, le tue breccia, il tuo corpo intero.

Un quaderno e un cerotro 11er Ie tue ferite, un palazzotto di

pensieri galeerri, un ragazzotto scanzonato e irriuerente: ti pren-

de per mana e ti obbliga a svelargli i tuoi rjmbrorti, ti offie u suo spazio nudo chiedendo di riempirlo di segni e di parole: scaraboccbi, gabbiotti, motti, strambotti,

Un quaderno e qualcosa di eterno e di immediato: di materno ma ancbe di letale: un orsacchiorto che ti accompagna nella tua incertezza e, alto stesso tempo, un cazzotto lanciato contro qualcosa di terribile. Da neutralizzare attrauerso la indefinita resistenza di una pagina.

Erno e un suffi.sso usato, in lingua iraliana, in modo vario e diversificato. Si lega infani can sostantivi (eterno, materna), can

u8

MANUAI.F [)I !)[ZJONE, VOCE E RESPIRAZION~

preposizioni (interno, inferno) e, i,nfine, can ~gg~ttjvi: e~tern~: 'r: no (quest' ultimo rermi ne pravemen te ~~. un an t1~a radice - hi ~er, _ chiara mente rinrracciabile nel verbo ibernare"). La pronunCia e

sempre aperta. . . cc- . "')

Otto proviene anch'esso da una uasform,azlone.?1 .mo-etta , gl~

incontrato nell'esercizio n. 2. La sua funzlOne pltl n~orre.nre e di tipo diminutive (casotto, cerotto, cappotto) l.na, ~n alc~l1l. casi, quesro suffissa conferisce una cararrerizzazione rronrca e irnverente aile parole can cui si unisce: ragazzotto, !,~~zzotto, sig_norotto, .'

Con l'aggiunta del suffisso "acchio , il valore di otto.~mbla, rendendo pill afferruoso e vezzeggiativo il termine con CUI sr accompa-

gna: lupacchiotto, orsaccbiotto. . " ' . ,,, C'e da segnalare, in fine, una componente di . onomatopelCl~a che rende otto fortemente adana al gioco linguistlCo e verbale: rimbrotto, trotto, strambotto, botto.

La sua pronuncia e comunque, in ogni caso, aperta.

Ozzo e quasi sicuramente una variance: rel~tiv~mente re~ente, di "occio": un derivate, quesr'ulrimo, dal latino oeclUs-~ceus . La sua [unzione e dirninuriva (tinozza, carrozza) 111a anche, In parte, canzonatoria e scherzosa: maritozzo (la colazione che le don~e fiorentine portavano ai propri mariti), bacberozzo. Va pronunciato sernpre in forma aperta.

II9

CORRADO VENEZIANO

Eseccizio n. 16: Cincendio doloso (lerrera "s" aspra 0 sonora)

5i desumeua flsse doloso: disgustoso, sourumana e, sicuramen te, colposo. Aveva r~ 0 al suolo i boscbi e le riserue, spingendosi fin quasi a ridosso del pae~e, in misura e~asperata, minacciosa, pericolosa.

Eautore, era palese, era Cesare il tonnese, perso d'amore per la sua Teresina e per il suo uiso, La sua bocca, il suo nasa: tutto di lei. Aveva ra~o al suolo, e non casualmente, tutti gli alberi su cui insieme, Cesare e Teresina, aueuano incise e disegnato le lora reciprocbe, innqmoratissime, .f~i d'amore. Ventisei, COSt diceua il resoconto, susini incendiati a cui il caso aueua impasto la sfortuna di sentirsi appoggiati, felid, i due ex innamoraii.

5i erano conosciuti in un caseijicio: lui le disse: "buanasera" e lei prima gli rispose e poi sorrise; lei disserto del peso efatto, della bilancia e dell'a~iago stagionato, e lui La vide gid come sua spofa. E Ceure era come risorto. Interi mesi, dolcissime attese e baci, pianti, risa e corse per prati rigogliosi e pe~· maggesi. Poi l'esito comune ai piu: dopo i primi mesi, le prime fofi, lei disattese le sue aspettatiue e lui, rosa dalla gelosia, la accuso. COSl fini.

Adesso lui vive sopra un'isola. A uolte riposa; altre, piu spesso, conjessa; nelle ro~e sere d'estate, senza nessuna scusa, ogni cosa e ogni caso. Senza posa.

120

MANUALF.])I I)[ZIONE, VOCE 1'. RESPIRA<:JONE

Si e gia accennaro, nella prima pane del libra, alia differenza, sonora e fonerica, inrerna alia letrera "s" in lingua italiana: Ia sua pronuncia e infaui dolce-sonora oppure aspra-sorda, a seconda che si leghi (a non) a talune consonanri.

E facilmenre inruibile, infarri, che la "s" che precede le consonand sonore (quelle neUa cui fonazione interviene il torale coinvolgimemo delle corde vocali: b, d, gh, gi, I, m, n, r, ~, v, ~, come in sbadato, sdoppiato, sghfrro), impone 1a produzione di un suono differente da quando, iniziale di parola, sia seguita da qualsiasi vocale (sapone, sedia, signore), dalle consonanti prima non elencare, aspre, (ell, ci, f, p, q, s, t, z: scherzo, sforza, etc.), e sia doppia interna a sostanrivi (gesso, lusso, passo).

II discorso sulla "s" e appena un po' piu cornplicato e rneritevole di approfondimenro quando, invece, si riferisce alia sua posizione intervocalica, precedura e seguita, cioe, da una 0 pill vocali.

E fortemente probabile che la "s" inrervocalica del latina colro, nel periodo romano, Fosse pronunciara sempre in maniera aspra e sorda rna nella seconda meta del periodo medievale, can forte riferirnento al madelia linguistico roscano, si afferma una duplice valenza, una doppia maniera di pronuncia: sorda, corrispondeme al segno grafico-fonctico "s"; e sonora a quello di "s ", Questa e sorda, per esempio, in vocaboli come asino, casa, mese, cosa, peso, nasa; e sempre aspra nel suffisso 0.>0 (smanioso, scantroso), e quasi sempre aspra riel suffisso ese (genouese, ateniese); fanna eccezione le parole francese e marchese, borghese, corce~e, pae~e, derivanti, rispettivarnenre da "abiranre delle rnarche" (doe delle zone di confine di Lin terrirorio), abitanri del borgo, della corte, del villaggio (dal lacina pago-pagensis), E inoltre aspra nelle desinenze dei predicati verbali terrninanri in es {chiesi), is (risi), 05 (posi), us (chiusi).

La "s" dolce si rifa, invece, anche se molto generalmente, a influssi lerrerari interni alia realta curtense e a quella ufficialmente ecclesiasrica, nel rardo periodo medievale (XIII - XlV secolo), La pronuncia con la "s" inrervocalica dolce avrebbe mostrato, subito, la "dignira" di un deterrninato vocabolo prescelto ed emancipato, ridetro e quindi nobilitaro a rappresentare, ripetiarno, la "nascence"

121

CORRADO VENEZIANO

c1asse intelletruale. E cvidente, infarti, che, nella lora utilizzazione popoiare, termini pill diffllSi, piu "masticari" da fasee sociali pill ampie, abbiano piu specificatamenre la "s" sorda, cosi come i vocaboli precedenri esernplificano, menrre nellingllaggio e nei vocaboli "alri", risulta al conrrario consolidara la pronuncia della "s" sonant Esempi di quesro tipo si hanno can termini di tipo curtense (fimta!ia, musicacorrese, sposa) ed ecclesiastico (paradiso, battes imo, cristianesimo, quaresima). E invece del rutto cerro che quando la "s" corrisponde alia "x" latina, la sua pronuncia e chiaramenre e dichiaratamente sonora (esame, esigere, esercito, esibire). In ultimo e da ricordare che e ovviamenre aspra la lettura della "s" in parole composee 0 precedute da prefissi ibuanesera; ventisei; risentire, risolfevare).

Va segnalara, pero, una trasforrnazione, avviata sopratturto grazie alia abirudine fonetica sertentrionale e consistente nell'addolcire sempre le "s" intervocaliche. E andata ernergendo, nell'ulrimo venrennio, a cavallo degli anni '70, con l'aumento rnassiccio di prodoni einematografici e relevisivi, su larga scala e, con il conseguenre aumento di figure legate alia utilizzazione professionale della parola (speaker, arrori, doppiatori), una sernplificazione e una standardizzazione fonerica. Questa andava, in sosranza, a stabilire come regola concrera e operativa che ogni ripo di "s" inrervocalica si dovesse pronunciare in maniera sonora e dolce. "$" dolce, quindi, sia nelle aggenivazioni, sia nelle desinenze verbali e in numerosi termini cui prima si accennava.

Questa sernplificazione e velocemente, nazionalrnenre, andara a sostiruire una consolidata tradizione fonerica (esernplihcara precedentemenre) che, come si puo intuire, arricchiva e impreziosiva di diversificazioni la pronuncia della lingua italiana,

In realta, il rispeuo della diversificazione dolce-aspro nella "s" intervocalica non e un'operazione semplicissima giacche non sempre Ia opposizione colto-popolare e deducibile. Noi consigliamo di pronunciare 13 "s" aspra perlomeno nei suffissi in ese e oso, nelle desinenze es; is, OJ, us e in una serie di termini che abbiarno evidenziato nell'appendice finale del volume. Nei dubbio, e preferibile comunque pronunciare il suono "s" inrervocalico in modo dolce.

122

MANUALE DI DlZ[ONE, voce E RESP!RA7JONE

Esercizio n. 17: Lo zingaro (letrera "z" aspra)

Era 10 zimbello del paese: ogni sera, in piazza, con fa zampogoa, suonaua l'aoemaria: Accanto alia fontana, 10 zampillo dell'acqua gli foceva ria controcanto. Molti pensavano fosse uno zingaro.

Non era bello, un po'zoppo, rna uantaua una parentela altolocata: sua ria, un'altera zitella, proprietaria di zolle sterminate di terreno, era contessa. Da lei, a sera, senza una parola, Jempre zitto, rimediaua un po' di zuppa di fogioli, [ave, zucche lesse e il gelato zuccherato. Non le ooleua bene; fosse stato per lui, l'avrebbe cosparsa di zolfo e aurebbe data fuoco. Ma per amore dei past; (in special modo della zampone, la domenica), desisteua.

Per lauorare si arrangiaua in campagna: zappava la terra, un pezzo di podere pieno zeppo delle case pi~ uarie. La notte sognava una zattera, ne zar 0 principesse, ne zecche 0 zecchini, rna solo un'isola sperduta, un cauallo con gambe robuste e zoccoli efficaci. Quattro zampe capaci di tutto, un elefonte con zanne lunghe e pericolose, capaci di difenderlo da ogni agguato.

Poi, alla fine, come sempre, si svegliava. "La vita - diceva - e una zampata fonesta': E nella piazza, accanto allo zampillo della fontana, tornaua a suonare 10 zufolo.

123

CO R R.'\l)() V£NEZ],\ NO

Le "z" iniziali di parola hanno, in lingua italiana, due disrinti marrier: una di ripo greco e arresrarasi can la pronuncia dolce e sonora (zelo, z:ero, zerbino, zigomo, zona) e l'altra (traslormazione della "s" latina, 0 di origine germani~, di mediazione longobarda), legara sopratturro, come centro di diffusione, all'area sertentrionale italiana ed espressa, fonerieamente, con la "z" aspra (zanna zappa, zolla). ,

Molri rra i vocaboli incontrari nel presente racconto hanno c~m~ si puo inruire, una derivazione germanica. Turri, nonostant~ s~a ricorrente una te~denza "addo1cente" in tutta la nazione (specialrnenre nel slld.lta~I~, dove e piu forte I'inlluenza fonerica greca), ~ono da pronunciarsi in forma aspra e sorda. Gli altri termini che iniziano per "z" non presenti nel racconto sono evidenternenre da pronunciarsi in modo dolce.

124

MANUALE DI OIZIONt, VOCE Ii FlESPIRAZIONE

Esercizio n. 18: II premio superpanza (lertera "z" aspra 0 sonora)

Ce ne erano a biz::z:effe. Forzati e richiamati dalla Jragranza del premio s'erano precipitati, nella piazza, tutti i piu ambiziosi possibili vincitori. Jl super panza dell'anno avrebbe premiato, era facile intuirlo, la circonjerenza piu preparata e auanzata: la piu iargamente fortement« spaparanzata. Si erano preparati per mesi, can coerenza e costanza, sovrappesando ogni pran~o, elasticizzando indumenti, gar~e e cinghie, per ailargarsi a dismisura, per obesis. zarsi e crescere, per aflargarsi e uincere il super panza premia dell'anno. Banditi dai pasti blandizie, inezie e ftonz.oli culinari, aueuano, chi piu chi meno, puntato sulla quantita pesante: niente frullati, pane azzimo e insalate, in quelle panze in concorrenza si intuiuano chili di man~o, di pizze, pesci nuotanti, verdure galleggianti, traffici di pietanze, di pasti a prezzi fissi e a prezzi pazzi.

La piazza frenetica rumoreggiava mentre i panzoni, uietato ognl tipo di pasto aggiumivo, neruosi, ozianti, mangiavano unghie e pOlliei in attesa della ualutazione che una terrorizzata, disgraziata bilancia avrebbe sentenziato.

11 gioco dei uolumi portava all'inganno: if concarrente altiS5imo pareva auere immagazzinato meno panza, quello tappo if contrario.

125

CORRADO VENEZIANO

A uincere, era precisato, sarebbe stata solo la proporzione massima tra peso e circonferenza della panza.

Azalee e canzoni, pettegole~i e danze ama~oniche foeevano da strabuennte corollario a"'organi~zione generale: il pubblico, i giurati, la tiflseria e gli scettici, da lontano, esterni alia piazza, aspettauano l'inizio del nscontro. La bilancia disgraziata fo ulteriormente rafJorzata mentre un giudiee aszimato e scapestrato rinnouo l'obbligo all'assenza di pietanze nei calzani dei panzoni: solo una pompa d'acqua per allontanare eventuali sudori e odori era concessa, jissata fiiezante e con roz.z.ezza al centro della piazza. Net frattempo, la puzza di panze sudate miste a sanza caneellava la brezza della piazza, aumentaua a oltranza e pazzi foriosi i panzoni sbeuazzauano senza ritegno ml decenza. La fome, sinistra e spettrale, dopa un po' si profilo perfida ai panzoni: stanchi dell'attesa del giudice az. Z. imato sbranarono feroei, striscloni, addobbi e le timide asdee zeppe di fragranza e di innocenza. La piazza, mlracolosamente, sembrava rinseccbirsi e rimpicciolirsi mentre loro, smaniosi e affianti, sembravano allargarsi. La piazza rivelava l'oggettiva insufficienza mentre le circonJerenze allargate, incastrate e sgomitanti, a ridosso di muri e pareti, riuendicaoana spazio a oltranza. Dall'alto dei palazzi uno spettacolo auuilente: obesi e ciccioni, sto-

126

MANUALE 1)1 DIZIONJ>, VOCl'. F. RESPIRAZIONE

mact giganteschi e molli non riusciuano, paralizzati, a muouersi e a ordinarsi mentre it giudice azximato scompariua, azzannato senza

grazia dalla ferocia delle panu.

Era successo l'irreparabiie e a furia di bere s'erano rozzamente gonfiati. Paonazzi pur di piazzarsi nei posti primari, aueuano bevuto e sbranato all'impazzata; Ia gonz.n super panza fu a~z.erata e annullata: it paese tutto fo euacuato, fa piazza dell 'azza rda to premio fo relegata, cinica, nella uoluta dimenticanza e da allora, in ogni ~ona della terra, ogni panzone porta can se, con penitenza, il segreto della piazza spiazzata dalle circonierenxe allargate, strozzate e incastrate dalla gaudente incontinenza.

II discorso riguardanre la pronuncia inrervocalica della lertera "z" e vario e complesso: esso e infatti il risulraro fonetico di ascendenze spesso varie, conrrastanti e alrerne: accanto alIa prim aria diversificazione tra la sua origine greea e germanica, per il resto risulra esrremamenre tortuoso srabilirne uno schema esplicarivo onnicomprensivo di utilizzo. (Risulrera strano a rnolri che, ad esempio, parole come brezz,a, Amazzonia, fri~~ante, pettegolezzo vadano correttamente pronunciati con la "z" dolce.)

Per puntualizzare gli esiti della pronuncia della consonante "z" e eomunque mile precisare che le mediazioni latine si riallacciano ad

c"' " () (( . n () hi . (( "

aceus azzat, es.: terrazza, ano dZZO, es.: sc iamazzo, oceus

( ) ""()'" ."( )

ozza , es.: carrozza, uceus uzzai, es.: utuzza, anna anzai, es:

speranza, "entia" {enza}, es.: accoglienza, "itia" (izia, ezza), es.: bellezza, "atione" (azione), es.: ramiJieazione. In tutti questi casi formativi e suffissali 1::1 pronuncia della "i' sara sicuramente aspra.

127

CORIVIUO VENEZIANO

Dal punto di vista verbale si puo norare che il suffisso "izzare" (e q uello 'e~re') e pronunciato in rnaniera dolce (analiz:;:are: puntualizzare, battezzare) ed e espressione probabilrnenre di termini pili "alti" e ricercati. Analoga pronuncia dolce prevedono evidenternente le forme aggettivali e sosranrivali derivanti dalle precedenri forme verbali (analizzatore, battezzato).

I28

MANUALE D! D1Z!ONE, VOCE E I!ESP!RA7.!ONE

Esercizio n. 19: La streghina (desinenze e formazione dei verbi)

"Se qualcuno di voi mi avesse data retta, avreste potuto fore una bella fosta, rna COSI non sara!". La strega che si era appropriate del giardino avrebbe volentieri infierito ulteriormente -. Non potei fare diuersamente, ne ho potuto, ne - concludeva ambigua e sibillina - potrei",

I bimbi avrebbero uoluto scappare, era come se i loro occhi avessero gia contemplate it disastro, avessero gilt uissuto per intero l'incubo che si andaua dipingendo. "Ce ne andremo cost, a cuore aperto, - dissero lamentosi di una fosta gia pronta in ogni suo dettaglio, - ce ne andremo e non ritorneremo".

lnnumerevoli 'potremmo" tuonarono net mormorio infantile e i "facemmo bene a fore si" e i "potremmo fore no': si confosero fostidiosi e inconcludenti. Nessuno si muoveva, la streghina era come se ridesse, i ragazzini era come se no. Cominciarono a piangere per primi i piu piccini, poi dovettero affiancarsi, net pian to, i piu grandi e poi soccombette alia fine ancbe lei, la streghina. Qualcuno la prese per mano, lei sorrise e tutti capirono che era una nonnina e non una streghina. Voleva, avrebbe uoluto, in definitiva, che qualcuno lavesse inuitata alia fosta e lei sarebbe accorsa: dolce, bella, nullatenente vecchina.

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CORRADO VENEZIANO

La grossa irregolarira dei rerni e delle desinenze verbali in lingua iraliana e espressione di un percorso, per cosi dire, fortemence tormenrato, conrraddirroric e oblique, che ha, come base di parrenza, la lingua latina. Esso si traduce in una variera di urilizzo delle vocali e delle conseguenri accentazioni: mold sana, in sosranza, i particolarismi fonetici interni aile structure di apparrenenza, SI da renderne disomogenee le corrispondenri pronunce e accentuazioni.

Sara utile, allora, punrualizzare e specificare quei passaggi ternadesinenza immodificabili e riperuti nel nostro linguaggio.

E possibile innanzirutto rilevare che sia i gerundi sia i participi presenti (gia inconrrari nella funzione aggettivale e sostantivale) sana da pronunciarsi sempre, nella rerrninazione "endo" ed "ente", in modo aperto: auendo, dicendo, focendo e quindi auent», dicente, Jad:nte; fa pronuncia della "e" continua ad esserc apena nella desinenza "ebbe", avrebbe, direbbe, farebbe; aorebbero, direbbero, forcbbero e nel passaro remote terrninanre in "erre" potette, ripetette; patettero, ripetettero.

E possibile inolrre segnalare i passaggi terna-desinenza "em" ed "es", con la vocale "e' sempre, diffusamente chiusa: questi si realizzano, nel prirno caso ("em"), riel futuro indicative (avr/mo, Jaremo), nel passaro remote (avemmo, Jacemmo) e nel condizionale (avrtrnmo, itremmo); nel secondo caso ("es"), nel passaro rernoto (atlbte, fadste), nel condizionale (avreste, jareste) e nei congiuntivi {avessi, fodSSt}; risulta chiusa, ancora, nella forma irnperferra in "eva" fadvo, poteuo e in "ere" del presenre (fa eccezione siete, che si adegua all'apertura ripica dei dittonghi) e del futuro indicative farhe, potrete,

I due dittonghi piu diffusamente riscontrabili, nella generale strurtura dei verbi, si pronunciano al condizionale in manicra apena aorei, forei, in maniera chiusa al passaro remote potei, temei.

Sempre aperta risulta la pronuncia della vocale "0" nelle forme verbali quando si trovi in finale di parola (andr», faro; io ho; canto, gioco); fa "e" va pronunciara, invece, apena, nel presence (lui e; cioe), chi usa riel passato remota indicative (pote, ripete).

In ultimo, quando, all'infiniro, l'accento tonico cada sulla terminazione "ere", quesr'ultima e da pronunciarsi sempre in forma chi usa: bere, cadere, uolere.

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MANUALE OJ DI7.IONE, VOCE E RESPIRAZ.lONE

Vocaboli sciolti 0 bisillabici

L'appono vancaggioso, per certi asperri risolutivo, delle particelle finali e dei suflissi, struttura portante di una larga serie di parole, finisce can )' essere di scarso sostegno, se ra~portac? a~la lunghissima serie di termini bisillabici interni alia lingua italiana, La possibilira di riconoscere l'accentazione di parole per cos1 dire "sciolre", come rogo, topo, creta, seta, etc, rna anehe come cometa, catena, balena, etc., sono da ricercarsi evidememente neUa sola specifica e direrta conoscenza del singolo vocabolo.

Per sernplificare la rnemorizzazione di una parte di quesri termini si e pensaro, pero, a una serie di racconri brevissimi, rnolro simili tra loro e con uno sviluppo estrernarnente semplificato, che abbraceiano alcuni gruppi consonantico-vocalici tra i piu ricchi

. '1' " I" cc ",." nUl" H )) U n

di parole nella lingua Ita lana: e , en, er , 0 , or, ot .

Nei racconri che seguono vedrerno, quindi, la linea di tendenza di alcuni gruppi bisillabici ricavando, conseguenzialmente, la diretra conosccnza della lora accenrazione.

E irnportante pero veder confermato, nei prossimi racconri, quel liveHo di "ingentilimentc sonoro",. a c~i .si e ~ccennat~ in precedenza con la rraslirterazione dal latino. Esisre cioe una nconosciura rendenza all'utilizz.o delle vocali aperte per segnalare termini piu importanri, nobili, impegnativi; questo tipo di aper~ tura sara particolarmente evidence nei termini medici, filosofici, letterario-poetici.

Anche stavolta bisogna pero riconfermare iI generalismo di questa tendenza, treppo arnpia e per certi as petti astrarra, per adattarsi alia multiforme variers delle singole parole.

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CORRADO VEN~.z.IANO

Esercizio n. 20: Abele e Carmela (gruppo "el")

Abele e Carmela comprarono un'intera partita di tela rna dentro ci trouarono una chela, una candela e tanta ragnatela.

Can malta zelo andarono al negozio e ftcero pelo e contrope- 10 al venditore if quale borbotto: '10 non celo fa mia merce, e questa non e mica un velo, questa e una tela autentica arriuatami tra l'altro con una rice a barca a vela ': Carmela divenne una misd:la esplosioa, fouga in tasca, tiro foori una mela e fa spiaccico nella foccia dal negoziante; Abele, meno crudele, gli recito un verso sulle pecore, del vangelo , e da que] momenta, nella terra sotto il cielo, it negoziante e Ii cbe, beato, bela.

Tendenzialmeme aperto, il gruppo "el" e gia srato inconrrato nella sua utilizzaaione suffissaJe aperra ela (cLiente/a, parentela),' e da sotrolineare it terrnine vangelo, derivante daJla composizone rra "eu" (buono) e "angelos" (an nunzio) , apeno anche nella sua variazione aggettivale evangeiico, miscela (da mescere e poi incrernentaro can efa) e i! nome Carmela, derivante dal monte biblico Carrnelo e quesr'ulrimo probabilmeme da "carmen" (canto).

. Candela, provenienre da "candere" (brillare) e da pronunciarsi ChlUSO, cosi come i termini mila, tela, vela. Tra i vocaboli can accentazione aperta, c'e da ricordare it verbo belare (io beto erc.) derivanre daJ verso caratterisrico delle pecore.

MANUALE OJ DlZIONE, VOCE E RESPIRAzrONf.

Esercizio n. 21: Moreno (gruppo "en")

Non sono in vena e non vengo a cena/ La pena di Moreno fu infinita (ancor oggi, da lontano, se la mena per il rifiuto sopportato) e preparo, sbagliando/a, fa risposta.

'Bene - rispose - io andro a cena a Genova e in uacanza in Vtd Gardena, con Filomena fa sirena/" Maddalena, malta serena, alzando La voce, a mo' di cantilena gfi grido: "E chi e Filomena, quella balena senza seno e senza lena che abita in roulotte, nell'Arena, a cui manca un rene, che if foatello la riempie di botte, fa piccbia nelle reni, che ha la [accia color di rena, e que/fa La tua Filomena con cui uai a cena a Genova e in vat Gardena?

e a mangiare che, poi, avena? che scena/"

Moreno, can La cancrena ormai nel cuore prese i/ prima treno, ne taglio freni e catene e nessuna balena a sirena mai piu io aspetto.

Ena e spesso, come gia evidenziato nell' esercizio n. 14, un suffisso di natura geografica ed ernica (ei/eno) e a volte di tipo medico {cancrena); nel racconro sana da notare le parole sciolte reni (il fondo schiena) e rene (la ghiandola depurata alla secrezione), l'arena-rena (sabbia) e l'arena {luogo interno agli anfitearri).

Per quanto riguarda la parola fieno, e utile precisare che essa, nel suo usa verbale, va pronunciara in modo chi usa: io fieno, tu fieni, etc.

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CORRADO VENEZIANO

Esercizio n. 22: Amleto (gruppo "et")

Amleto (if veto e che non si sciolga mai questo dolcissimo segreto) un giomo raggiume fa sua meta: nell'antinomica, contraddit-

tona impostazione "essere 0 non essere", Arnleto centro, come dico-

no gli atleti, fa rete.

Amleto aveva scoperto if metodo e if segreto per vivere in un mondo pulito, senza circolazione di monete, senza fame ne sere, senza puzza di aceto ne distinzioni di classi 0 di ceti, insomma

un'armonia di vita, un concerto a cui, partecipando un esteta 0 un teoreta, avvolgesse di seta l'intero pianeta.

Amleto pero era anche molto concreto e sap eva che avrebbe ribaltato if metodo de/libra, avrebbe cambiato dalla beta otto

zeta l'esito del suo racconto; Amlero allora, malinconico e discre-

to tenne con se, come la mamma col suo reto, e per sempre, it suo pulitissimo segreto.

Gia incomraro con funzione suffissale "arborea" (oliveto, vigneto), come rerrninazione eta risulta moho spesso inrerno a vocaboli "colti" (teoreta; esteta) e in tal caso la pronuncia e apena, cosi come apena e la conseguente aggettivazione in etico (estetico, teoretico). Tra j termini in forma chiusa (rite, aceto, discreto, pianeta) si pub norare Jegr!to, derivanre dal verbo "secernere".

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MANUAL!: DI DlZ10Nb, VOCE E RESP1RAZ10NE

Esercizio n. 23: Nicola (gruppo "or')

Nicola era uno di quelli pignoli, Jempre attento solo a se e alia sua gola. D'estase, sul molo, sotto il sole, alia prima fola di uento, maniflsttlva if suo dolo.

Lola, La sua arnica, ripeteua: 'Nicola, con te ci si immola, non puoi pensare solo alia tua gola, non essere pignolo, pensa a quelli che uiuono al polo, pensa a .chi corre, chi suda, chi vola!". Ma Nicola niente, nemmeno una parola, e allora Lola compro una grossa mole. di- tritolo, fa mise sulfa piaz1..ola e, quando to vide passare, 'Nicola uo 10.

Olo e un suffisso gia analizzato nel SllO valore diminutivo (piazzola). Nel suo aspetto pili "sciolro", vocalico-consonantico, "01" compare, in forma chiusa, in poche parole (gola, s6le, solo, uolo) e in tune le altre, come si e poruto notare, in forma apena. Tea queste c'e da registrare parola, forma contratta e derivante dalI' antica "parabola".

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CORRADO VENE7-1ANO

Esercizio n. 24: Teodoro (gruppo "or")

'Ieodoro partecipo al concorso canoro con ill sora Nora e col cugino moro, era un piccolo cero, con 'Ieodoro at centro, urlante, cantante rock violento, toro che spacea i fori, rumo ehe rabbriuidisce i pori.

La sora Nora e il cugino moro 10 consideravano un tesoro (it coro con Teodoro) e quando fo l'Ora di cantare, tutti 16ro, bandendo amore e decoro, lanciarono, trepidi, fa propria musica strappacore.

I!ventilat6re, originate termometro della giuria-gradimento (se uentilaua poco it uerdetto era piacente, se malta, dispiacente}, senza malta onore corse in auaria, e il canto strappacore, con it coro e con Teodoro, ahi },Oro, si smaterializzo.

Nel presente racconro, accanto al suffisso are, gia incontrato (amore, onore), e possibile norare la forma contratra di signora (sora). Inolrre, c'e da segnalare it dotto suffisso in "oro" - canoro, sonora, -decoro (da "decenre") - e, per Iinire, il vocabolo flro che, accenrato, al conrrario, in modo aperto, foro acquisisce it significato di "tribunale", "centro giurisprudenziale".

MANUALE 01 DIZIONE-, VOCE E RESPIRAZlONE-

Esercizio n. 25: La faglia eli Capote (gruppo "0[")

Era ill figlia di Capote ed ebbe in dote una foto di carota. arrossi, La sua gota si infiammo e un moto spontaneo, pilota di un entusiasmo raggelato, si trasformo in bizza. A lei era nota La projonda auarizia paterna, non si aspettaua pero quella dote: La foto, la careta, un remote ricordo di anticbe, perdute riccbezze La sjiora; cbiamo parenti e nipoti, fece it veto ai suoi santi e finse di o.f}Tire, a tutti, infosi botlenti a base di dolci fiori di loto, In realta era un potente velma all'azoto.

Fortemenre direzionato in modo aperto, il racconro rnostra i vocaboli nip6te e uoto come uniche forme ch i use del gruppo "ot", Il cognome Capote, chiaramente privo di significato e risconrro, e da ricondurre allora a quella serie di vocaboli (francesismi) esterni e stranieri alla lingua nazionale la cui pronuncia, per tradizione e consuerudine, si e attestata in forma aperta.

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CORRADO VENEZIANO

"E" ed "0' toniche iniziali di parola

I d . h ''1' d ""L d "

ue racconn c e seguono, i.e era e e on e , sono una

piccola, necessaria ricognizione su tutti i termini della lingua italiana in cui la prima sillaba coincide con Ie vocali "e" ed "6" accentare tomcarnente.

Esisre, nel nosrro vocabolario rerrninologico, un cencinaio di parole che cominciano con l'accentazione su queste due vocali. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di vocaboli aperci: sono cioe quantitarivamente piu numerosi i termini con Ie "e" ed "0" toniche iniziali di parola, aperte. Si e pensato, quindi, piu opportuno, evidenziare quelleparole che sfllggono a questa maggioranza e che possono rappresentare una irnplicira elencazione esterna alia maggioranza prima accennata,

Ogoi racconro accorpa in se, come vedremo, la rotalita delle parole con la vocale "en e con quella "6", riperiarno, toniche iniziali,

MANIJAI.F. r» [)17.ION~. VOCE E RFSPIRII.7.IONE

Esercizio n. 26: Ledera {"e" ronica iniziale chi usa)

"E ridicolo, e unedera, e mi si e attaccata essa stessa addosso:

sono un uomo, io, e non una parete e, gliefo ripeto, tutto questo non e ajfotto naturale!':

"Si trauesta - consiglio lesto lo psicoLogo - ed, entro stasera, le assicuro, Ledera sparira n. Mi propose, quindi, genialmente, nientemeno che di infiLarmi addosso un elmo e un eIsa, a mo'di statua; La mia edera, a suo pm'ere, essendo un tipo origin ale, capendoml banale marmo statuale, si sarebbe allontanata da me percbepriuata del mordente necessaria. 10, succubo, foci cost. rna COSt non fo· Lempio scienziato, allora, non raggiungendo in questo modo alcun

risultato, si superb e mi costrinse a stazionare, oziante, accanto a

una sJilza di embrici, un mum di cinta possente e allettante che sicuramente, splendida esca, aurebbe catturato ledera colpeoole. Fu Ii che, riempita di elsa, di edera e di eimi, accanto agli erti tetti, piansi a Lungo, antenna umana gojfo, ridicola e senza onore.

Ma non resistetti ed ella 10 intui e fo cost che di notte, a gola aperta, mentre mi cingeva if collo, ripetutamente La morsi; Ledera cedette, io La agguantai e fa addentai e lei aflora, disperata, corse via.

Ora, originale e forba, ha preso di mira La scienziato cerebrate e

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CORRADO VENEZIANO

pare che insieme, egli ed ella, focciano innamorata, moderntssima, travolgente, strauolgente e soprattutto avvinghiata vita.

lo, e euidente, non li frequento affatto.

MANUALE DI OIZIONIl, VOCE E Il.ESI'IRA7.10NE

Esereizio n. 27: Le onde ("0" tonica iniziale chi usa)

In ogni onda che si [range sidle navi c'e sempre unombra di

infinita tnstezza. La sanno i marinai che contano le ore che Ii separano dalla terra, rincorrendo orme sempre uguali e identiche, fa n cia ndo, nelle acque e nei cieli, timide tiepide once di speranza, di pace e di vita.

Di notte, oltre l'ign 0 to, sana stagliati e mitici sui legni delle naui, delle orche e dei uelien, e di giorno, soluari e acrigliati come ors;, ubriacati cia otri di anemici liquori, ripetono a se stessi poche,

laceranti, cupe parole.

Dnde prooiene questa rabbia sinuosa, ove si placa la folla di

sensazioni e nostalgie, offise, onte e paure nascoste nellO-crune com-

posta della truppa, della stiua, della coperta? Ciascuno rincorre un segreto scordato, una promessa allentata, una meta spiazzata. Lantana dai boschi di 61roi e di querce, 61tce il cielo e i mari, alia derive, sulLorlo emaciate delta vita, i loro gesti e i lora sguardi ten-

gono svegli sirene, nuuole e orizzonti.

In 6gni 6nda che si frange suite navi.

C:ORRAUO VENEZIANO

Gruppi consonantiei cornposri

Pill che esercizi di dizione nel senso strerro, cioe di rappono specifico con Ie accentazioni, i racconri che seguono propongono problemi di pronuneia risolti, in alcune aree geografieo-linguistiehe, in modo errato e sgradevole, Esiste cioe in certe regioni italiane, ma a voltc in numerosi soggetti e per difficolta articolatorie indipendenti dall'area geografiea di appartenenza, una oggertiva errata imposrazione dell'apparato fonacorio che comprometre la pulizia sonora di taluni gruppi consonantici 0 consonanrico-vocalici. Sono gruppi, quelli che andremo a vedere, oggettivamenre piu complicari: suoni cornposri ehe abbisognano di una perferra armonizzazione tra corde vocali, lingua, palato e labbra; i racconti sono giocari, allora, sulle assonanze fortemenre simili che, a volre, nella velocira discorsiva, ribaltiamo ed erriarno (ch e gh, ci e gi, di e ti, nd e nt) ma anche su gruppi, dicevamo prima, piu difficoltosi a "rnasticarsi", perche piu bisognosi di elasticira cornplessiva fonatoria: gli-glie, cci, st e str.

Racconri, quindi, che proprio nella lertura (ovviamenre ad alta voce) rradiscono l'evenruale implicira difficolta arricolatoria.

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MANUAI.!'. L)f DlZ10NL. VOCE E RESf'IRAZIONE

Esercizio n. 28: La ciuccia riccia (gruppo "ei")

"Cerca un acconciatore che mi filCeia le cioccbe ricce. Ho un ciuc-

cia reucao che mi riceuera a braccia aperte, la mia criniera e tutta ecatata e abbacinata: cbe qualcuno si spiced"

A recitare questa minacaa era una ciuccia capricciosa e incamidata nel centro del salone dell'acconciatore Gena; clienti di succes-

so, principesse accigliate e corrucciate guardavano, accidiose, la ciuc-

cia. Arrivo l'acconciatare Ciccio, cianotico, e, uelocemente, cerca un

acadente che gli togliesse l'impaccio deli'impiccio della. ciuccia e le spiaccico la sua risposta: "Ho un codice precise: non foccio ciocche a ciucci e poi, che capriccio. ricce!". AlIa ciuccia luccicauano gli occhi, era un po' acciaccata dal rifiuto ma dolcissima, con voce scivolosa e languida, gli disse: "Sa, io son ciuccia; se lei dice che La ciocca riccia e disdiceuole, non importa, mi foccia una treccia o [acria pure lei: io accettero cib che lei seeglierli per me!".

L'aeconciatore Ciecio, nella celeste cornice del suo ufficio, era una

goccia di sudore e p ensa ua, cinico, al suo judIe da caccia, al macete e a sciogliere un cinghial~ che aueua conseruato, nella cella, per le cene di dicembre, mentre le donne d'alto ceto e certo ceppo, cliensi dell'acconciatore, rittrarono l'anticipo della mancia e uscirono alla

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CORRADO VENEZIANO

ricerca, in citta, di acconciatori piii lucidi e tenaci.

La ciuccia, nella circostanza, piangeva e tremaua, dai polpacci alia capoccia e fo COSt cbe, senza cerebralismi, gli disse: "Cio che ti brucia, Ciccio, il crucczo certo e cbe, semplicemente, non sei capace a for ciocche ricce. E poi, ce dell'altro: sei geloso del reuccio!".

Punta sul vivo, l'acconciatore cerco comunque acido e shampoo e preciso, alzando le ciocche, comincio a flrgliele ricce: e fo cost cbe, pe1· un tstante, per fa prima volta, vide con gioia il luccichio dei suoi occhi riflesso negli occhi della ciuccia. La ciuccia; era uero, gli piaceua.

Anche la ciuccia non pemava piii al reuccio ma cominciaua a for breccia, net suo cuore, l'acconciatore Ciccio: le piaceua que! suo cipiglio sincere e pensava a piacevoli giacigli, a oceani di ciucci, Cicci e ciocche. Poi, la ciuccia fo riccia, fice un incbino, bocci» il suo comportamento precedents, in parte ammise il capriccio e diede un bacio uorace, filice, at dolcissimo acconctatore Ciccio.

Adesso Ciccio e la ciuccia, senza smancerie, flnno ctcci-cicci,

senza /rimi ne lacci; Ie clienti principesse e Le donne di successo, d'alto ceto e certo ceppo, invidiano la riccia ciuccia. II reuccio se rin-

chiuso, cinerea, in una cuccia.

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M,\NUAl..I, m OIZION£, VOCF. E RI'SPII1A7JON£

Esercizio n. 29: I denti condominiali (gruppi "nd" e "nt")

Centoquaranta denti, stanchi di essere present: in tante bocche di gente diversa e distante ira di loro, si accamparono nella cantina delle scale condominlali e contrassero un patto: tutte le sere, di inverno e d'estate, avrebbero conosciuto, nelle relative boccbe, peccati e incombenze dei foro possessori. Poi, dopo un Lungo interuallo di tempo, aorebbero sentenziato l'uscita 0 l'inglobamento definitivo in tern 0 alLa bocca con, ounamente, tutti i restanti, defin iti vi, comandamenti. Avrebbero ancbe, comunque, rijlettuto e si sa reb bero uicendeuolmente consigliati: tutto era pronto, ouuiamente, senza

i complimenti degLi assenti.

Si divisero: quattro gruppi di trenta raggiunsero if quarto, il quinto e if sesto piano, mentre i restanti, ultimi venti, ordinatamente, conteggiarono gLi altri piani, le terrazze e i sottoscafa. L'appuntamento, a causa dell'estrema dovizia dei dent: ad analizzare e registrare, fo stabilito a notte inoltrata e COSt, infotti, a mezzanotte e uentt, fo Jatta totalizzante adunanza. Dopa i conueneuoIi di prammatica, si entra nel vivo del dibattito. 11 dente del tenente del sottoscala lamento l'arroganZl1 della jidt1nzata: in daga va, all'intemo, troppo, mentre it dente del portiere, imparentato col

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CQIUv\1)0 VF.NI:ZIAN()

tenente, ricordaua fa triste latitanza di diversivi e conjlittuali mattendenze. Il dente delIo studente accuso quest'ultimo di essere incoerente e farneticante: students poco, sgranocchiante (patate, flntine e flcacce), tanto. Le incompunte baraonde succedentesiforono molteplici ma solo il dente del capocondomino, ragionando per difetto esplicito: "Non i comportamenti, quanto gli scannamenti interni at rapporti matrimoniali, riprenderemo!".

Parlando piu semplicemente, aurebbero, secondo Lui, specificando il contesta e il campo di in teruen to, gait)anizzato l'operato e gli

impliciti, conseguenti resoconti.

L'idea fo subito resa operatiua e da allora, quotidianamente, a notte inoltrata; tutti i denti si incontrana e si divertono un mondo,

organizzando minute orcbestrine, cantanti e musicanti, cene can auanzi dei pasti precedenti e tanti, piccoli 0 lungh;, piceanti a mediocri, matrimoniali racconti. Col tempo hanno perfezionato gli incontri e raggiunto grossi livelli di intendimento. E, per il resto, ogni tanto quaiche cane, qualche mal di denti ma piu mai nessuna lacerante, dentale, solitudine interna.

j__

MANUAI.F. III DIZIONE, VOCE E RES'PIRAZIONE

Esercizio n. 30: II guanto mancante (gruppi "ch", Ugh", "nc", "ng")

Mancaua un guanto: dopo il conteggio finale, il bancbetto ormai perfetto. languidarnente apparecchiato, tutto il conturbante tncastro di piatti riccamente ancheggianti nella gonfia tOl)aglia, alia resa dei conti, tutto era pronto ma mancaua un guanto. Contati e ricontati, la somma finale dava quindici: otto convitati ma quindici guanti. "MegNo aver sostituitoil vino bianco delle langhe con l'inchiostro del Congo. meg/io lingue di cani al posto delle vongole campane: tutto, piuttosto che il banchetto senza un guanto!'~ La raccomandazione del conte Galeone era stata d'altro canto lap ida ria: "Un calice per if cocktail una coppa per 10 champagne: piatto concauo grande per It zuppa di Danimarca, concavo piccolo per l'antico piatto inglese ma,

. . . ./"

sop rattu tto, a ogni conuitato 1 propn guantt ..

Una lunga inchiesta avrebbe auuiato it conte vendicatore e 110n aurebbe esitato a drogarli, purgarli e appiecargli Juoco sui capelli, per il guanto mancante. "Svengo" - diceva if capocameriere, - "rnanco."'gli rispondeva il vice e cosi via, una sequela lacerante di "svengo, manco" e poi "mi impicco, mi sprango, mi tronco, piango!".

Cercarono in ogni canto della casa, ogni angolo scandagliato, ogni cosa scostata, vagliata, guardata. Scrostarono i lunghi corridoi,

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CORRADO VENEZIANO

scauarono ne! sottoscala; sgornenti allungarono if giro nel cortile mil niente, neanche l'unghia di un guanto!':

Trascorsero. trasecolanti, gli ultimi singhiozzanti secondi e poi, all'ora conuenuta, sfolgoranti sulle scale, comparvero i commensali col conte Galeone, mentre cuocbi e camerien, scheletri angusti nel salone magno, sacramente bianchi di vergogna, si bloccarono. Gli otto grandi conuitati, caldamente grati al conte Galeone, si ancorarona al posto preuisto e cantarono, coerenti, il pasta; i camerieri ebbero un singulto, le mani infingarde degl; otto commensals si agi-

tarono in cerca dei guanti e i camerieri ebbero ancora grossi, C011-

temporanei singulti. Le mani conoitate sparirono nei guanti, sorri-

se if cante Galeone e, col collo e le ganasce protese, saluta la prima e fa seconda contessa, if terzo e if quarto conte, quindi il conte Ugone, if conte greco, la settima contessa e, in ultimo, rna non mena caldamente, i/ galante conte monco, if quale con fa sua unica mano, gratificatamente guantata, inforco il gremito cnstallineo bicchiere e ringrazio tutti: conti, Galeone, cuochi e camerieri.

MANUAI.E 01 OIZ.IONI'. vocr; ( RESPII1.AZ.IONF.

Esercizio n, 31: ~aglio (gruppo "gli")

A mia moglie piaceua l'aglio e ogni sera, COIl una fog/ill di miglio che coglieva su uno scoglio dietro casa, 10 mangiaua. Aureste dovuto chiederglielo: in quegli attimi era mggiante, sembraua un foglio di cielo, una paglia dorata.

Non era una bella figLiola: tartagliava, senza cig/ia, aueua cavig/ie grosse e poco vogliose, piene di smagliature e poi, non ci crederete, ragl;aua. D'estate, da lugfio a settembre, spig/iata e sorridente. ragliava.

10 sbag/iavo: inuece di veg/iarla aurei dovuto spog/iarfa e tag/iarla, darla in pasto a cani e conigli, come una sogliola, e io a ridere, a for uento cot ventaglio, a mia moglie e al suo aglio.

Negli anni successioi, cog/i ultimi sbadigli, aile soglie della morte, al ciglio estremo, mi limitavo a sorvegliarla e a fore, all'occorrenza, parapig/ia. Ora che sono spirato, niente di meglio che a/ danno aggiungere if resto: mi ha seppellito, mi ha sepolto e son finito qui, nel cimitero pill. spogliato e uentilato: in un campo squallido e deserto, coltiuato ad aglio.

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coanxoo VliNI::tlANO

Raccontn n. 32: Lo sueap (gruppi "st" C "5U")

"Stop can 10 streap" - disse It star, e l'armosjera, strepitosa e stregata della sala, si trasformo e si prostra. "Cost mi incastri" - gli urlo in fonda, sulla destra, il gestore del bistrot e subito dopa, invo/garendo 10 strafe, strarip«: "Che ouoi, cbe mi suicidi, mi butti della finestra, che stramazzi, stecchito, al sualo? 10 ti strangolo, ti scon-

quasso, ti stramazzo e ti strappo il resto, costi quel che costi!".

Stranita e prostrata, la star, strenuamente, si bloccs: mancaua giusto un nerastro nastrino che dallo sterno scendeua, strambo, verso fa stomaco e subito 10 streap si sarebbe concluso ma la star, col suo ostracismo, ristagno, Gli spettatori si divisero: It parte destra, piit sprezzante, esigeva Itt restituzione dei soldi deLL'ingresso; dall'altra sponda, piu stratificata ma piit jrustrata, si sperava in una ricuciiura della strappo. I piu estremisti nel bistrot ipotizzarono it sequestro della star mentre i piu stravaganti mostrauano di gradire l'imprevista distrazione .

. La star nel contesto straripa in singhiozzi, strappo le sue segrete costrizioni e. stupendo gli astanti, strillo: "VogLio uno sposo, son lustri che mi aspetto un gesto; mi basterebbe un maestro, un pasticcere, un sarto, un impiegato delle paste!". L'atmosfera, assurdamen-

MANUi\\.E DJ l)ll.IONE, VOC" I' RESf'lRAZIONI.C

te, si frastornava; gli spettatori con gli occhi, sottecchi strabuzZilti, cercauano, indiscreti, un antistressante trastullo: di disineastrare, in

sostanza, l'intricata qaestione. Solo uno, stauolta dalla sinistra, striminzita e struggente, con un pastrano sulla testa, si presento:

"Signora star, io costrutsca giostre, sono scapolo e, come uede, anche strabico, mi interesso di catastt e di capestri; non russo, mangio solo minestra e polio arrosto e ho solo un piccolo acciacco: starnutisco ': E

cost dicendo sorrise, sta rn uti, risorrise e strenuo, riprostrandosi,

recito fa strofo: "Tu sei fa mia ginestra e il mio astra, mostrami chi

sei, ricostruiscimil". It silenzio successiuo fo straziante e il costrutto-

re di giostre, lesto, ripete La fiLdstrocca.

Stette strantata La star per un istante, poi, istrionica si ricompose sensuale: l'orcbestrina, aile sue spalle, riattacco it suo pezzo soft, l'atmosfera si surriscalda e ".1, star, straordinaria e splendida, strappo, can estrema grazia, it nastro, ultimo, estremo stadio della slreap.

CORRADO VENllZIANO

Vocaboli conclusivi e ricap itolatori

Il forto al topo e Le parole senza tempo sono gli ulrimi racconti inrerni al libro: qui, come si porra inruire, non appaiono accorparnenri specifici e direzionaei rna si evidenzia, in parte, la lunga serie di vocaboli, regole, precisazioni fonetiche e bisillabiche dei racconti precedenti: racconri conclusivi, come gia accenna il titolo, e, per COS! dire, onnicomprensivi, per la rnulriforme variera di termini che abbracciano e segnalano.

152·

MANUALE U[ DIZIONF.. VO"I' " R"SP[RAZIONE

Esercizio n. 33: Il furto al topo

Un tapa sub! un grosso dolo: le dbsi di formaggio e di gazz6sa, doni dei suoi amici, erano state rubate, sparite in volo dalla sua stanza. "Che brutto c6lpo - pensava il tapa - avrei preferito cento vOite perdere la mia dote, fa rosa dargento di mio genera, que! cono d'01"O un po' golfo compmta in una bottega, in centro; megHo sarebbe state prendere un po' di bott« da qualche cagnetta 0 cagnaccio, un caleio aile rem', sul flndo schiena rna, ahime, proprio il peggio!".

n topo era pignolo e cerca quindi di indagare: diede appuntamento, nella piazzola di sasta dietro casa, a un testimone, un tapa colto e raffinato che sembraua euere capita tutto della vita, aueua cotto al vola l'intimo nocciolo delle cose e per ogni inJormazione prendeua un soldo: niente per niente. Gli diMe tre monete e seppe che, primo, si trattava di un uomo con una gota verde; secondo, che abita ua in un orto, in un posto foori dal paese e term che era il nona di dadici Jratelli gemelli. It topo gli mostro una jato per saperne di piu rna if testimone non rispose: aurebbe uoluto ancora una moneta. Cosi and;; via.

Satto if sole, cia s6lo, if topo ripeteua: "Se 10 trouo gli rompo fa gola, io 10 annego, in qualche modo 10 smembrero ': Ntl Jrn.ttempo

153

CORRADO VENEZLANO

arriua Fior di Loto, il topo-sacerdote cbe gli disse: "Ho saputo della roba rubata e di tutto it resto: io conosco un certo Nicola che corrisplmde at segni cheti ha dato il testimone: sembra un tipaccio, non e molto nato nella zona rna, se ti muovi adesso stesso, 10 trOll; at bar Arena, nella sala giochi, dietro l'ultimo uetro.

11 topo .frodato ando sui molo e prese i suo: amici piu in vena - Michele, Amedeo e LOLa - spiego 16ro il remota accadimento e subito dopo si diressero al bar Arena, ph uno sfiigio al losco Nicola. E 10 trouarono subito, in e}fitti, dietro il uetro. 1 topi beuuera un tonico, uno di 101'0 chiese una d6ppia dose di alcol e poi all'improuuiso si lanciarono, tutti quanti, tss; stessi, contra il reo. Questi trema per un momenta rna poi affirro in tutta fretta la pistOia e comincio a for fori contra tutti.

Uno db clienri, auuocato del foro paesano, urla n do, consiglio a Nicola di pbsare la pistbla. "Patteggia con i topi", consigliava it dottore in tegge, "cedi qualcosa a lora e 16ra foranno 10 stesso a te, vagli incontro!". Nicola aueua la mente 4fUscata e una grossa tll1goscia interiore; era ria parecchio (ormai lui era ueccbio) che nOI1 gIi capitavano sconiri del genere rna, cion on ossa n te, con un mota coerense e altero, riusci a flrmare i topi.

Poi, di co Ip 0, soenne, qualcuno gIi tocco la ftonte e capt che

154

MANUAl.!; D! DlzrONE, voce 1'. RF.SP1RAZIONE

aueoa unajarte flbbre. I topi, poueretti, cominciarono a pentirsi per l'eccessiuo attacco, sproporzionato, tutto sommato, a quanto era suecesso e fo tOS! che I<J accompagnarono ne/l'0 rto. Fu Ii cbe, con l'auuocato dtl j6ro, cot Tapo Fior di Loto, Lola, Amedeo e gti altri, ricostruendo La [aecenda, scoprirona cbe Nicola odiava ogni forma di formaggio e di gazzOJa e che mal e poi mai l'avrebbe com:prata, rubata, tenuta, e che anzi tutto questa era da lui temuto. Scoprirono

anche e questa 10 sappiamo, e avvilJ.:nte, the fo proprio Nicola a vedere il topo-testimone, il [also topo-testimone ftodare it formaggio e poi, dopo un gesto sconcio, senza alcuna onsa, mangiarlo e darsi al largo. I topi capirono the l'uomo, in fondo in fonda puo anche essere buono e che anche i topi, dentro dentro, pDssono esser loscbi. (Negli orti, sotto le porte, nei boschi e in ogni lubgo.)

CORRI\I)O YFNEZI,\NO

Esercizio n. 34: Le parole senza senso

"Se Itt quircia non si seem, sotto c'e un tesoro, quello delle parole: un mondo dolce e sonora, adorno edema di misteri; se si secca, inuece, allora mO/la tutto e corri via: Ii dentro ci sana tombe in ftrro colme di scheletri di orchi, ci sana botti di liquore e di ueleno, ci 501'10 ragnatele e tanti e troppi ricordi, fimesti e dolorosi. "

Alta quercia cbe non si secca cbiesi, allora, if segreto delle parole senza tempo, sospese e non capite, perse c uuote, di quelle sale e lente, senza direzione alcuna e senza mouente, e lei mi fice if racconta, tenera, dei messaggi nelnauftagio, dei tanti bigljetti chiusi nel uetro di una bottiglia e che nessuno piu, mai, avrebbe letto. VoLle parlarmi, poi, delle parole in cerca di un soccorso e di un campagna, di quelle che uno cava dietro il retro di una stanza, e delle parole del poeti di cui mai si seppe if nome: pacbe Fasi sui foglio, il tentativo di una stro[a, di un motto e di una rima e quindi, di colpo, l'insolenza della vita; di chi prega senza un dio e dell« parole del prete all'uomo che gill morto.

Lei si accorse della tristezza del mio viso e provo allora, allegra, a ripetermi i ruornelli della nonna al bimbo the dorme, le parole di chi balbetta e da solo maldestro, si zittisce, delle flrmule e delle

MANUALE 01 DlZIONE, VOCE E RESPlRAl.IONE

cabale delle streghe e delle fasi che si inceppano, tome un uelo, alla luce di due occbi, sinceri, a se di fronte.

Mi disse dell'immensa flsta di giochi che le parole Janna in cielo quando gli uomini, ne! segreto dei boschi e s6tto i manti, chiedono altho un magico, irragionevo/e, radd6ppio. Era come se tutte queste parole le dessero conforto, quasi Jossero it suo intern a nutrimento: torrente e uento, soffio e respiro per le sue radici.

Fu quello della quereia che non si secca il racconto di un mondo d'oro, un uniuerso terso e sereno in cui Ie stelle erano le parOLe, le Fasi le comete e it tono della voce il loro intima colore. Io, per scherzo, nonostante cresca e mi inueccbi, credo per intero a que5te storie e spesso, 10 conjesso, mi ritrovo con gli occhi svegli e le orecchie aperte tra it sonno e i s6gni, a sentire il magi co frustio delle /ronde della quercia che non si secca. Alire voLte aim La sguardo al cielo e 6/tre it tro n co, tra i rami e le JogLie, vedo lunghissime sequenze di parole, incastrate e ina/ferabili, profande e libere, un dolce corteo senza ooci e senza guida: sicure e belle del lora destine, innocentt e austere nel lora impenetrabile cammino.

157

ApPENDICE

Le regole di dizione

Per conoscere con esartezza la pronuncia delle parole della lingua iraliana, come gia anticipate, bisogna ricorrere al vocabolario, all'imerno del quale seropre (quando la "e" e la "0" sano in posizione tonica) viene evidenziato l'accento da usare, Per le "e" e per le "a" non roniche, non bisagna assolutamente preoccuparsi: tutti, sempre, le pranuncerema in modo corretto (la pronuncia di quesre vocali, quindi, varia solo se collocate in posizione tonica).

Per evitare di ricorrerc sempre al vocabolario e per padraneggiare senza problerni una larga quantita di parole, e possibile pero ricorrere ai "sufflssi", cioe a quelle parricelle che legandasi aile parole gia esistenti ne alterano e rnodificano il sensa. Non bisogna pensare che cio cosrituisca un aiuto poco significative. La presenza dei suflissi e molto piu alta di quanto non si irnmagini avendo essi rappresentato, nel corso dei seeoli, il modo piu ripetuto per incrernentare e diversificare il lessico, Non sernbri un'esagerazione rna la maggior parte delle parole can rre (0 piu) sillabe gade quasi sicurarnenre di un arricchimento suffissale. Molre volte il suffissa e chiaramente visibile rnentrc alrre voice e pili mimerizzaro all'incerno delle parole, e una artenzione fanerica (intuire se le sresse parole abbiano 0 no un'aggiunra suffissaIe) potra rilevarsi utile anche nella lora cornprensione ecirnologica. Va allora sortolineato che agni sullisso ha una sua particolare, precisa accentazione. Una volta imparato a riconoscerli, ne si puo riutilizzare l'accentaziane per la corretta pronuncia di tune le parole che si avvalgano del suffisso.

Se, ad esernpio, imparo che il suffisso "are" (un suffisso di natura comparariva, professionale 0 norninale) si e artesrato nel corso dei secoli in forma chiusa "6", allora non avro dubbi a pronunciare parole corne migliore, minore, maggiore (rispertivamenre

161

CORRADO VENr7.j,\NO

derivanri da "meglio", "rneno", "magna" (pill grande). Non sbagliero a dire, inoltre, attore, muratore, calciato re, amore, dolore, calore, organizzatore. acconciatore, ne parole in cui "ore" e sicuramente piu nascosro (coLore, sapore, signore) e di cui vi invitiamo a dedurre, anche grazie al vocabolario, l'esarta derivazione.

Bisogna fare arrenzione, pen), a non confondere i suffissi can Ie rerminazioni.

Solo rararnente i suffissi coincidono con sernplici rerrninazioni delle parole (quando questo succcde 10 evidenzieremo) e quindi non bisogna confondere la pronuncia di "amore" con quella, ad esernpio, di "eucre". Quest'ulrima parola, inlatti termina in "ore" rna non comiene il suffisso "ore". Allora, purtroppo, per veriflcarne la pronuncia bisognera ancora una volta ricorrere al vocabolario ° andranno sfruttare altre "piste" di cornprensionc fanerica, comunque, ndle pagine della appendice, evidenziare. (E inlarri, cuore va pronunciato in modo apeno per la presenza del dittongo "uo": giacche, rranne che in rarissirne eccezioni, Ie "e" e le "a" dei dictonghi sono sempre aperte.)

Sempre per evirare questo continuo fastidia, indicheremo quindi in queste pagine alcunc tendenze della lingua italiana che si comportano nella lora pronuncia sempre nello stesso modo. Se leggeremo can artenzione (e ricordererno) l'uso corretto di quest! suffissi, delle "rendenze" ricorrenti e di qualche altro obbligo fonerico ricorrente nel nostro linguaggio riusciremo a pronunciare correttarnenre una percentuale alrissirna di parole della lingua italiana e il vocabolario sara da noi urilizzato (in relazione alia conoscenza della pronuncia delle parole) sempre piu rararnenre,

AJ>I'ENDICIl

Regole genecaIi di dizione

Suffissi-tonici (elerncnri [orrnarivi di parole composre).

La I" " 0 -'1 - "-:.." 0 n° f _ vocae - e registra 1 SUOllO aperto t: ner seguen sur-

fissi:

(" Eo") "ea": suffissa so prattu tto sosta ntivale usa to anche per la Iormazione di nomi di citra e di abitanti;

es.: assernblea, marea: Maratea, Tropea; raguseo, Romeo (da Rorna), etneo, areneo,

"Ela": presuppone un rappono, riconosciuro, con il sostantivo a cui succede:

es.: clientela, lamemela, tutela (da "cutore"), parentela, sequela, Carmela (da "carmen", canto).

"Ella" (0, anche, "erello", "icello"): diminutive c/o vezzeggiativo utilizzato anche nelle formazioni di verbi:

es.: anello, battello, cappello, gioiello, pennarello, Grazidla; canterelle; carnpicello, venticello,

"Endo" (enda): gerundio anche can funzione sosrantivale: es.: dividendo, reverendo, faccenda, leggenda.

Questa suffisso e spesso sovrapponibile alla rerrninazione "endo". In tal caso, ogni volta che si incontreranno parole con, all'interno, la particella "end" potrcmo pronunciarle in modo aperto. (I verbi "vendere" e "scendere" vanno detti peri) in modo chiuso.)

"Enne" ("cnnio"): indica l'era in relazione al numero che 10 precede;

es. dodicenne, novantenne: decennia, rnillennio,

COIlRADO VENEZIANO

"Eno": s uffisso di na tu ra preva le n te men re geogra fica e territoriale;

es.: cileno, arrneno, slovene, rnadrileno.

"Eme": participio con funzione aggettivale e, ralora, anche sos tanrivale;

es.: indulgence, renente; Iluorescenre, iridescente, impertinente, invadenre.

"Enza": indica I'azione espressa dal verbo; a volte e invece aggettivale;

es.: partenza, sovrintendenza, erninenza, diligenza.

"Erno": indica qualira, can funzione aggettivale; es.: eterno, materno, quaderno, parerno, inferno.

"Era" ("iero"): suffisso aggettivale e sosranrivale legato, in prevalenza, a funzioni 0 a luoghi di riconosciura irnporranza, spesso e legato a termini di derivazione spagnola;

es.: rninistero, rnonasrero; guerriero, rnarriniero; pisrolero, torero; caballero, sombrero.

"Errimo": suffisso con funzionc accresciriva superlativa: es, celeberrimo, asperrirno, rniserrirno.

"Esirno": suffisso di aggenivi nurnerali ordinali:

es.: dodiceslrno, novantesirno, ennesirno, millesirno.

"Estre": manifesra la qualira del vocabolo che 10 precede; es.: eg ues rre, pedestre, ru pestre, extra rerresrre.

"Evolo": indica una predisposizione di tipo genera le: es.: benevolo, rnalevolo.

AI'PENDICE

"Iera": reoplente 0 arnese il cui conrenuro e indicate nel sosrantivo a cui e uniro: ralora suffisso genericamenre sostantivale: es.: fruniera, teiera, zuppiera, bandiera, preghiera.

"Iere": individua che si occupa, quasi sempre professionalmente, di quama precisato nel rerna;

es.: carab in iere, pasticcie re, sal urniere, carrozziere, bersagl i ere.

La vocale "e" e da pronunciarsi in maniera chiusa "eo" nei seguenti suffissi:

"Ecchio": diminutive poco usaro, in genere legato alia formazione di norni di citra:

es.: Casalecchio, Montecchio; orecchio, parecchio, rispertivamente derivanti da "bocca' (piccola bocca) e da "pari" (di uguale genere).

"Eccio": suffisso di scarsa urilizzazione, e usato nella formazione di alcuni aggertivi e anche con Iunzione accresciriva:

es.: figliereccio, pecoreccio: peschereccio, casereccio.

"Efice": esprime qualira, generalmente con funzione proiessionale e lavorativa:

es.: arrefice, orefice, carnefice, ponrelice (anricarnence, colui che faceva cosrruire il ponte sui flume).

"Eggio" ("tggiare"): suffisso sosranriva le e verbale che indica modi e atti della parola a cui e legato;

es.: fraseggio, sorreggio; io maneggio, io parcheggio, tu patteggia.

"E5CO": dotato del segno cararreristico di cio che manifesta;

co R RA DO VENEZIANO

es.: Francesco (della Francia), grottesco, pazzesco, settecenresco, manesco,

"Ese" (solo in akuni casi "ese"): suffisso che specilica la provenienza geografica;

es.: areniese, inglese, svedese rna anche corte~, borghese, marchese, letrerariamenteabitante della corte, del borgo, delle marche.

"Esimo": sistema, dortrina, situazione astratta:

es.: crocianesimo, incan tesimo, pa gane~imo, pro testan tesi mo.

"Essa": femminilizzante, anche di natura nobiliare e professionale;

es.: dottoressa, principessa, leonessa, vigilessa, badcssa (deri-

d "ab ")

vante a a ate .

"Ero": suffisso urilizzaro gencralmente per indicare riferimenri di tipo arboreo:

es.: [rurreto, uliveto, vignero. Anche le citra di Loreto e Rovereto usulruiscono di tale 5uffisso, giacche derivano dagJi alberi di "alloro" e di "revere".

"Etta": diminutivo c/o vezzeggiativo:

es.: brunetta, fossetta, sigaretta, lumetto, carninetto, cofanerro, gabinetto (da "cabins").

"Evole": suffisso con hmzione aggettivale e sostantivale, legato a terni di natura astrarta;

es.: amorevo]e, disdicevole, onorevole, arrendevole, rniserevole.

"Ezza": indica una qualira espressa nell'aggenivo a cui succede, es.: bellezza, cerrezza, sicurezza, tristezza, ebb rezza.

166

Al'PENDlCE

"Mente": suffisso avverbiale, si lega a pronomi, aggetrivi, pro~ pOSlZIOn!;

es.: rnedesimarnente, parirnenti, sapienrcrnenre.

"Mento": si lega a rerni verbalL di natura asrratta e di natura concreta e mareriale:

es.: accoglirnento, avvilimento, indumento, srrurnenro.

C'e da segnalare che la nasal ira delle consonanti "n' e "rn" ha condizionaro la pronuncia della "e", chiudendola anche in parole sciolre e prive di suffisso. Diremo quindi mentre, co mpli men ti, menta, sgo men to, etc. Solo tre parole non si sono piegare a questa tendenza e "anna pronunciarc in forma aperta: demente; mentors; menttre: io minto, tu menti, etc.

La vocale "0" e da pronunciarsi in maniera aperta "0" nei seguenci suffissi di parole composte:

"Occhio": diminutive ormai poco scomponibile dalIe parole a cui e legato e quindi scarsamenre riutilizzaro:

es.: papocchio, Pinocchio, ranocchio,

"Occio": con valore diminurivo-vezzeggiativo, spesso attribuisce un che di grossolano e scherzoso all'aggettivo che accompagna;

es.: belloccio, figlioccio, grassbccio, fantoccio.

"010" ("uolo", "icciuolo"): diminutive rna anche suffisso di natura etnica e rerriroriale:

es.: capriole, cannuolo, ghiacciolo; figliolo; omicciuolo, campagnolo, spagnolo, ragliola.

CORRAlJO VENFZiANO

"Orio": indica una funzione 0 una attivira, spesso in termini dl luogo;

es.: parlarorio, relerrorio, conscrvatorio, oratorio; virroria, baldoria,

"Osi": connotative di natura parologica e/o medica; es.: ·cifo~i, osreoporosi, scoliosi, lordosi, nevrosi.

"Ora": indica, in buona sostanza, abiranri di luoghi In CUI permane un inllusso linguistico greeo;

es.: italiota, iscariora, parriota,

"Otico": poco urilizzaro, indica bizzarria e alterazione aggettivale;

es.: cervellotico, marzorico, nevrorico, dispotico,

"Otto": dirninurivo , a volte anche con funzione parzialmente spregiariva, con !'aggiunta del sufflSSO "acchio" esprime, al contrario, una sosranziale componence di affeuuosira,

es.: cappo no, cerorro: palazzorto, ragazzotto; lupacchiorto, orsacchiotro.

"OZZO": alterative e diminutivo di natura tcndenzialrnente popolare;

es.: bacherozzo, rinozza, carrozza, rnarirozzo.

La vocaJe "0" ha l'accentazione chiusa "6" nei segucnti suffissi:

"Ognolo": suffisso normalmente legato a colori 0 sapori rendendone anche Ie sfumature;

es.: azzurrognolo, verdognolo, aspr6g11010.

168

JlI'J'ENO!C);

"Oio": si accompagna ad un vocabolo per indicate illuogo in cui si svolge l'azione, alrre volte ha funzione aggerrivale a esprime uno strumcnto e/o urensi]e;

es.: corrid6io, galoppatoio, rnattatoio, annalhatoio, rasoio, accappatolO.

"One": accrescirivo 0 semplicemente connotative, si lega con turta un'alrra serie di suffissi e desinenze verbali, rnanrenendo sempre l'accenrazione chiusa;

es.: grassone, macchinone, cenone, pancttone, televisione; partecipazione, pianificazicne, ortirnizzazione; nazione (da "nato"), regione (dal verba "reggere").

"Oni": suffisso di natura esclusivamente avverbiale, si riferisee a posizioni di tipo spaziale 0 di movimento;

es.: bocconi, gin.occhi6ni, tastoni, carponi (cia! verba "carpire").

"Onzolo": che altera 0 peggiora il verbo 0 il sostanrivo: es.: mediconzolo, paperonzolo: io gironzolo,

"0 rIO": s pecifica sensazion i, a rei tudini e ruol i p rolessionali, ha inolrre funzione cornparativa. Come gia visto can "one", unendosi con alrri suffissi, rnantiene comunque la accenrazione chiusa, es.: attore, calciarore, dottore, calore, pallore, dolore: migliore, maggiore, signore (da senex, senior: il piu vecchio), verihcarore.

"Oso": ha le stesse particolarita del vocabolo che 10 precede; es.: fortun6so, meravigli6so, spocchioso, noioso, studioso. Anche gelosa e mimosa usulruiscono di questa suffisso: il

prime deriva dal veneziano "zelo", la seconds dal verbo "mirnare",

"Fo rrne": cara tter izzaro dalla formaesp li ci ta ra nel tcma della parola;

COR!{'\DO VF.NE7JANO

es.: filif6rme, proteilorme, vermilorme, muhiforme.

Le vocali "e" ed "0" hanno il suono chiuso nei seguenti casii

In rurre le preposizioni sernplici do articolate: "con", "per", "coi", "c61)', "del", "delle", "nelle", ecc.

In tutti i pronomi dimostrativi:

"questo", "codesro", "quello", "q uei", "quelli", etc.

Ogni volta che siano seguite dal gruppo consonanrico "gn":

u. • ')'~ -"" B I . ,,. H . ~~ « I ')" n

es. ogm, sogno, oogna, vergogna, egno, segno,

(( )' Hd "

regno, egno.

Le parole "incognita", "prognosi' e "spegncrc" (e le sue coniugazioni) non seguono questa tendenza e si attesrano in forma apena.

Nel suffisso "ondo" e nella particella "ond" ("rotondo", "gio~ condo", "rubicondo", "orida", "sorida", etc.) e nelle sue "asso-

". <" ), c n H b"

nanze in ant, amp e ornt .

es. "con to" , "ponte", "monte"; "rornpo", "co m pro" , "cornpito", "ombra", "rombo", "bomba".

La parola "cornplice" sfugge a questa ornogeneita fonerica.

I.e vocali "e" ed "0" registrano invece i1 suono aperto:

Nei francesismi e comunque in tutti i vocaboli "stranieri" riuti[izzari in lingua iraliana, nelle sigle e nei vocaboli di natura amana;

"bi .... U u. f"'n'" U h ~ n (( .ch ( , 1 )J' U. IJ~ H ,~

es.: .Igne, ca re , tne : mate mete 1 , goa , SpOrt;

"C ~" ~~A l'l '(C "

om, unu; apote.

170

JlI'PEND1Cf

Nelle desinenze e nei temi verbali e possibile rilevare:

L I"'"

avoca e e e apena:

negli iati del condizionale; es.: "av rei " , "direi", "farei".

nella desinenza "ebbe", "ebbero";

" 'bb" "di 'bb " "C 'bb"" ebb ""d' bb "

es.: avre e, . Ire e, rare e ; avre ero, Ire ero,

"farebbero" .

in tutti i gerundi e i participi al tempo presente;

es.: "avcndo'', "diccndo", "fad:ndo"; "avente", "dicen re", "Facente".

La vocale "e" e chi usa nei passaggi "terna-desinenza" che artra. versino "es" ed "em" e, pill precisamente, nei congiuntivi perferti e imperferti, nel condizionale, alia seconda persona singo!are e nel passaro remoto del tempo indicative, relarivi ad "cs":

"avesse", "dicesse", "facesse"; "avessero avuro", "porcssero fare", etc.

"avreste", "faresre", "diresre", ere.

"aveste", "faceste", "dicesre", etc.

e nel futuro indicative, riel passaro indicativa e nel condizionale, alia prima persona singolare, relativi ad "em":

"avrerno", "diremo", "faremo":

"avernrno", "dicernrno", "facemmo";

171

CORRADO vt;NLZ1,INO

APP!:NP!Cr

"aVreITIITIO", "diremrno", "Iaremmo".

es.: ansioso, fascinoso.

La vocale "e" ha, inolrre, il suo no chiuso negli iari del passa~ to remote (es.: "porei", "rernei"), nonche nelle forme verbali tronche del passato rernoro, quando cioe 1a vocale corrisponde alia ultima lerrera accentata:

Sana tendenzialrnenre asprc (rna in modo disomogeneo) Ie desinenze verbali in:

esc: prese, chiese

lSI: nsi, misr

U ,f)' ({. ....n u ,)~ <"d ,,,

pate, npetc, (erne, ave.

. . .

OSI: pOSI, rosi

usi: chiusi, fusi.

II suono "e" e chiuso nelle desinenze che contengono i1 grup~ po "er" e, piu precisamente, ne] presente e nel futuro indicativa e all'imperarivo:

"avcte", "potete": "avrete", "porrere", "voi potere", "voi avere", "VOl direte".

Falsarnenrc inrervocalica e inflne, la sua posizione in numerosi termini cornposti che vanno quindi pronundari in modo aspro: es.: buonasera, risolvere, venrisei.

Per una presenrazione pin ampia dei termini aspri ° al conrrario, dolei, si rinvia comunque aile pagine conclusive dell'appendice.

E invece aperw nel passaro remota del modo indicative:

La lettera "z" risulta aspra nelle seguenri terrninazioni: "anza": ignoranza;

"azione": infrazione:

"azza": rerrazza;

"azzo": schiamazzo;

"izia": arrucizra;

"poretre", "ripererte".

Nella sua posizione inrervocalica, Ia letrera "s" registra, diffu~ sarnenre, it suono dolce e sonora;

es.: caso, fantasia, musica, rosa, sposo, paradise, isola, filosofia.

~ . . . - . .. .

Fanna eccezione, tendenzialmente, numerosi termini eredirari dalla lingua popolare, pili rnasticata nel !inguaggio volgare: es.: asino, casa, naso, riso, pisello, susino, cosl;

e in quelle, gia indicate nella specificazione delle vocali "e" ed "0": "ezza: bellezza:

"ozzo": maritozzo,

Sono inoltre aspre:

Ie. aggettivazioni in "ese";

es.: areniese, inglese, rorinese, caranese (non francese, marchese, borghese, cortese, tutti dolci);

La pronuncia della "1." e invece dolce e sonora nelle forme verbali nelle desinenze in:

"izzare": amrnortizzare: "ezzare": batrezzare,

Ie alrerazioni in "050";

173

"5" intervocalica =r=

artcsa ascesa asino

casa (casella, casel]o, casellario, casino, casino), cascrrna cosa

cosl

chiuso (chiusa del rcrreno, dei Fiumi), chiusura

desiderio (Ia varianre dotta c "desio"), desisterc discgno, desumere, desurnibilc

CStCSO

[usa

gelosia

impresa, impresario inresa

mimosa rnese

naso

piscllo peso posa

posata, posato, posare

presidio, presiedere, presidenza prescnrimento

pres:!

prcsupporre

rlSO raso

r i serva, n se rva r e, r i scrvatezza risoluro

risolvere

risulraro

rosicchiarc

rcsa

resoconco

risarcirc

resi sec re, res is ten 73

174

C()RMDO VENI:2IIl,NO

AI'r'£NOICE

residue, risicdcre, residenza, rasoio

susrrn SOfriSO sospeso

sorprrsa, sorpreso spesa, spesare

reso

usato

"S" iruervocalica dolce

avvisare asilo applause Asia acquisire asces: abuse asola <tceusa

base baseua borghesc hi~()g]lo biasimo casacca

com posizio nc coesronc

cnsi

cortesc, corresia concl usione C()I1ClSIl, co ncisio ne caso, casuale

ca usa, causale

ca~eiflcio (deriva cia! "caso" inteso come "forrnaggio") ch rcsa

confusione

d isert are, diserrore deserm .

desolaro difrusione, diffuso

175

COI!lt.\110 VF.NE7.lANO

deciso, decisionc diviso, divisionc dose, dosaggio diocesi

cnfasi elemosina esposizionc esplosione enrusrasrno

fase

frase

fantasia filosofia fUSQ, fusione

!;i_encSi (iesu ginnasio

impro~iso, improvvisazione tmpOSIZlone

incise, incisione, incisive isola, isolante

~po~esi

mviso

. .

tnqUlSl'llonc

infuso, infusione inrruso, intrusionc

lasagna

lcso, lesivo, lesione laser

lesinare

maso mrsura muso museu

musics, rnusicanre, musicisra CIC. Marchese

misero, miseria

n:HCISO

obeso, obesjca occasronc

AI'Pt:NI1ICt:

osarc 0531111a

paese, paesaggio palese

paradise

poesia preposizione

presenre, presenrazione prosopopea

previsione

precise, precisionprosa

prcsuntunso, prcsunzione posirivo

pmgnosi

proresi

quasi

rasenre

ros.a, roseo, rosario, rosonc resina

sesame

sposo, sposalizio scusa, scusare sinrest

resoro rcsi

Ie lev isionc, relevisi vo

UCC(SO, uccisione, uccisore

VISO vrsonc visita

"lSI one, visivo

177