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Politica industriale, regolazione e politica della concorrenza/6

Qualcosa di nuovo nell’AIR? Riflessioni al margine
del dibattito internazionale sulla better regulation
Andrea Renda
Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli di Roma
Centre for European Policy Studies

Keywords: Regulatory Impact Assessment, Better Regulation, Cost-benefit Analysis, Public
Policy

Classificazione JEL: L510; K200; D610; D780

INTRODUZIONE: L’AIR AL BANCO DI PROVA

A più di un quarto di secolo dalle sue prime applicazioni, l’Analisi di Im-
patto della Regolazione (AIR) continua a essere a un tempo croce e delizia dei
cultori della better regulation. Da un lato, il dibattito internazionale – soprat-
tutto quello svoltosi in sede OCSE – sembra aver concluso che l’analisi ex ante
dei costi e dei benefici attesi delle nuove iniziative legislative può utilmen-
te contribuire alla qualità e all’efficienza della regolazione, soprattutto se la
procedura di AIR risponde a principi di buona regolazione stabiliti da anni a
livello internazionale (cfr. OECD, 1997). Dall’altro, l’evidenza empirica rivela
che in molti casi l’AIR non ha ancora prodotto risultati particolarmente inco-
raggianti, se non in un novero limitato di paesi che hanno investito in questa
procedura ingenti risorse e molti anni di sperimentazione.
L’attenzione degli accademici e dei policymaker si è, dunque, andata spo-
stando progressivamente verso l’analisi delle condizioni che devono essere
rispettate affinché l’AIR possa davvero sviluppare a pieno il suo significativo
potenziale. A tal proposito, se negli Stati Uniti si è ormai prossimi a permeare
di cost-benefit analysis l’intero iter della regolamentazione – tanto che da più
parti si va ormai parlando di cost-benefit state (cfr. Sunstein, 1996) – in Eu-
ropa l’AIR stenta a decollare, con la sola eccezione di esperienze, come quella
del Regno Unito, in cui l’enorme quantità di risorse investite nell’AIR deve an-
cora trovare pieno riscontro empirico in effettivi miglioramenti della qualità
della regolamentazione.
In particolare, l’esperienza comunitaria dell’Integrated Impact Assessment
sembra poter fornire utili spunti per una migliore comprensione dei presup-
posti e delle difficoltà di messa «a regime» di una procedura così complessa.

L’INDUSTRIA / n.s., a. XXVII, n. 2, aprile-giugno 2006 331

In via preliminare è possibile affermare che per implementare l’AIR in modo
efficace sia essenziale che le pubbliche amministrazioni adottino una «cultura
della valutazione» che sembra ancora mancare in molti degli apparati buro-
cratici degli stati membri e della stessa Unione Europea. Inoltre, non è quasi
mai possibile immaginare che l’AIR possa essere adottata in un ordinamento
giuridico attraverso una semplice opera di «trapianto istituzionale», e dunque
tramite il benchmarking con altri ordinamenti in cui la procedura è già a re-
gime da tempo. Di conseguenza, la strada verso un’AIR efficiente appare irta
di pericoli e tranelli, e porta a risultati soddisfacenti, nella più parte dei casi,
soltanto dopo un lungo e complesso percorso di trial and error.
L’esperienza italiana, nella sua attuale fenomenologia, conferma piena-
mente queste sensazioni. Nel nostro paese l’AIR è ancora simile a una «solu-
zione in cerca del problema», e naviga ben lontano dall’eccellenza raggiunta
in alcuni ordinamenti comunitari ed extra-europei. Dopo l’iniziale anelito,
probabilmente troppo ambizioso e frettoloso, che ha portato al varo della
sperimentazione dell’AIR nel 2000 e a un maldestro rilancio della procedura
nel 2001, le iniziative di applicazione dell’AIR si sono progressivamente fram-
mentate e moltiplicate a livello regionale e persino comunale, con alcuni ri-
sultati incoraggianti (ad esempio, nel caso del Piemonte e della Toscana) e
molti risultati deludenti. Da ultimo, nel 2003 l’obbligo di AIR – mai fino in
fondo implementato a livello governativo – è stato esteso anche alle autorità
amministrative indipendenti, anche qui senza troppo clamore e senza risultati
sostanziali, con l’eccezione della sperimentazione recentemente avviata dalla
Autorità dell’Energia Elettrica e il Gas, che consente qualche margine di cau-
to ottimismo.
Oggi, dopo anni di sostanziale silenzio, l’art. 14 della legge di semplifi-
cazione per il 2005 e la l. 80/2006 sembrano porre le basi per un rilancio
dell’AIR come strumento di analisi preventiva e successiva degli effetti dei
provvedimenti legislativi sui soggetti destinatari. Anche nel PICO, il piano ita-
liano in attuazione del rilancio della Strategia europea di Lisbona reso noto
il 14 ottobre 2005, la presidenza del Consiglio dei ministri accenna – seppur
brevemente – all’AIR, prospettando future iniziative tese a mettere «a regime»
la procedura. Peraltro, il percorso che si intende seguire per portare l’AIR al
centro del regulatory process di casa nostra è tutt’altro che definito, e di con-
seguenza l’intera potenzialità del «progetto AIR» ne risulta compromessa.
Da ultimo, la coalizione risultata vincente nelle elezioni politiche del
2006 ha inserito, nel suo programma, la messa a regime dell’AIR. Se così
sarà, l’Italia potrà senza dubbio trarne vantaggi notevoli, soprattutto in ter-
mini di trasparenza amministrativa, efficienza della regolamentazione e ridu-
zione dell’annoso problema dei costi amministrativi sopportati dalle impre-
se nostrane, che – come già alcuni anni or sono l’OCSE aveva avuto modo di
sottolineare – continua a frapporre inutili ostacoli e lentezze procedurali a

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un tessuto imprenditoriale composto per lo più di piccole e medie imprese,
e come tale particolarmente affetto dalla «sindrome da Red Tape». Anche
su questo fronte, peraltro, va segnalata la recente iniziativa congiunta del
ministero della Funzione pubblica e di Confindustria, che si è concretizzata
in un tanto ambizioso quanto ancora indefinito progetto triennale di rileva-
zione e riduzione dei costi amministrativi 1.
Questo lavoro contiene alcune riflessioni sull’esperienza internazionale in
tema di AIR, e ne trae alcuni spunti per l’introduzione e la «messa a regime»
della procedura di AIR nel nostro paese. Per tale motivo, la prossima sezione
effettua una panoramica dei principali modelli di AIR, con particolare atten-
zione a esperienze più consolidate come quella statunitense e quella del Re-
gno Unito. La seconda sezione analizza più a fondo l’esperienza comunitaria,
mostrando i risultati sin qui ottenuti attraverso un’analisi di scorecard. La ter-
za sezione conclude, elencando alcuni precetti per la messa a punto dell’AIR
italiana prossima ventura.

1. AIR: ALCUNE ESPERIENZE INTERNAZIONALI

L’AIR è stata di recente definita, nel nostro paese, come «valutazione pre-
ventiva degli effetti di ipotesi di intervento normativo ricadenti sulle attività
dei cittadini e delle imprese e sull’organizzazione e sul funzionamento delle
pubbliche amministrazioni, mediante comparazione di opzioni alternative».
Nell’esperienza internazionale, nell’ambito della definizione di AIR vengono
normalmente annoverate procedure che risultano piuttosto diverse tra loro,
sia dal punto di vista dell’ambito di applicazione, sia da quello della metodo-
logia utilizzata, del grado di coinvolgimento degli stakeholder e dell’obiettivo
finale del legislatore o del regolatore. Peraltro, è possibile individuare alcuni
tratti che accomunano le esperienze internazionali in tema di AIR, con parti-
colare riferimento a quegli ordinamenti, come gli Stati Uniti, il Canada, l’Au-
stralia, il Messico e il Regno Unito, in cui l’AIR è stata introdotta con maggio-
re convinzione nel corso degli ultimi anni. In linea di massima, una procedu-
ra di AIR si compone delle seguenti fasi:
– una fase di analisi dello status quo nella regolamentazione di una de-
terminata materia, con la relativa individuazione delle esigenze che l’attuale
panorama normativo o regolamentare non riesce a soddisfare a pieno;
– una fase di identificazione delle opzioni alternative a disposizione del le-
gislatore o dell’autorità, che include obbligatoriamente la c.d. «opzione zero»,
corrispondente alla scelta di non modificare lo status quo;

1
Si veda il Protocollo d’Intesa tra il ministro della Funzione pubblica e il presidente della
Piccola Industria di Confindustria del 28 marzo 2006.

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2004). una fase di AIR definitiva. – una fase di redazione di una scheda di AIR preliminare da parte dell’am- ministrazione proponente. che forniscono spunti di sicuro interesse per paesi che. ufficio per gli affari istituzionali e regolamentari interno all’Office of Management and Budget (OMB). le esperien- ze statunitense e del Regno Unito. Le competenze per la valutazione e il controllo dell’operato delle agenzie sono da allora affidate all’OIRA. – se la scheda di AIR risulta correttamente ed esaurientemente redatta. Gli Stati Uniti: verso il «cost-benefit state» Gli Stati Uniti sono stati il primo paese a dotarsi di una procedura di AIR. – una fase di consultazione che coinvolge i principali destinatari diret- ti dell’atto normativo o amministrativo in esame. interviste dirette o focus group. cfr. che normalmente implica il computo dei costi e dei benefici relativi alla implementazione della opzione regolatoria prescelta in fase di AIR preliminare. la peculiare implementazione del- lo schema di AIR in molti paesi industrializzati – insieme alla diversa colloca- zione istituzionale che i legislatori nazionali hanno riservato all’AIR stessa – ha costituito un fattore chiave per il buon esito dell’introduzione di tale proce- dura in termini di maggiore efficienza del processo di regolazione 2. ad esempio. Al di là di tali tratti ricorrenti. e per tale motivo costituiscono a oggi uno degli ordinamenti più avanzati in tema di sperimentazione di metodi di analisi dell’impatto della regolazione.1. peraltro. 1. come l’Italia. il quale ha la facoltà di sospendere la review rinviando la 2 Per un’analisi comparata delle procedure di AIR introdotte nei principali ordinamenti OCSE. questionari. – da ultimo. Da que- sto punto di vista risulta assai utile ripercorrere. che si conclude con l’individuazione dell’opzione preferita. Per un ottimo riferimento si rimanda anche alla pubbli- cazione dell’OCSE (2001. L’AIR è stata introdotta già con l’amministrazione Reagan. si pongono oggi di fronte a scelte importanti sul design di un nuovo modello di AIR. che viene sottoposta al controllo di un organo di emanazione governativa o parlamentare. seppur in breve. 334 . – una fase di acquisizione delle informazioni finalizzata a una valutazione preliminare dei costi e (in molti casi) dei benefici corrispondenti alle varie opzioni prescelte. la comunicazione della scheda di AIR alle amministrazioni che dovranno predisporre il drafting del provvedimento in questione. attraverso periodi di notice and comment o l’utilizzo di tecniche standard quali. che ha obbligato le Agenzie federali a riconsiderare l’attuale corpus della regolazione e individua- re possibili traiettorie di semplificazione. Radaelli (a cura di) (2001).

ha poi richiesto alle agencies di fornire informazioni dettagliate sulla regulatory agenda alla fine di ogni anno. ha poi introdotto una soglia di esenzione.gov/advo/laws/unfund. 1990). La Spina. che costituisce a tutt’oggi uno dei rarissimi esempi di calcolo dei costi totali della regolazione compiuto ogni anno 3. Il testo dell’UMRA è disponibile al sito http://www. – alla quale fu anche affidato il compito di stimare i risparmi di costo prodotti dal nuovo adempimento procedurale. Breyer. esonerata dall’obbligo di AIR 5. Bush sono stati poi apportati al- cuni cambiamenti degni di menzione. in particolare con l’Executive Order n. 4 Sino all’avvento dell’amministrazione Clinton. il Government Performance and Result Act (GPRA) del 1993 ha imposto ai Dipartimenti di presentare ogni anno al Congresso un piano strategico. ad esempio. L’OMB è così divenuto nel tempo una vera e propria stanza di compensazione regolatoria (Cfr. nel 1985. Il risultato di tale stima fu clamoroso: l’AIR. le strategie individuate per attuarli e i dati disponibili su costi e benefici di tali interventi. Un secondo Executive Order dell’amministrazione Reagan. con uno staff di soli 40 dipendenti. 2000. tesa a eliminare l’obbli- go di AIR per le proposte di regolazione meno significative. che interessava anche l’attività del Congresso. Majone 2000). d) norme che propongono nuove questioni politiche o legali al di fuori delle priorità del presidente. L’Unfunded Mandates Reform Act (UMRA) del 1995 im- pone al Congressional Budget Office di stimare i costi delle proposte legislative e alle agenzie di individuare l’opzione legislativa preferita seguendo un criterio di cost-effectiveness. L’EO 12866 si inseriva peraltro in un più ampio contesto di riforma della regolazione. 12866 del 1993. 5 Negli Stati Uniti. Weidenbaum. di risolvere il problema del sovraccarico di lavoro cui era stato sino a quel momento sottoposto l’OMB nella sua opera di review 4. Durante l’amministrazione di George W. l’OMB. c) alterazione dell’impatto finanziario di prestiti e tariffe. aveva prodotto un risparmio di costi pari a circa 10 miliardi di dollari l’anno (cfr.pdf (visitato il 25 marzo 2006).200 norme. In particolare. b) incompatibilità con una norma generata o programmata da un’altra agenzia.norma oggetto di analisi all’agenzia proponente e richiedendo contestualmen- te un’analisi costi-benefici più dettagliata e metodologicamente apprezzabile. Per risolvere eventuali controversie tra OMB e agenzie fu creata una Task Force on Regulatory Relief – in seguito sostituita dal Council of Competitiveness sotto George Bush Sr. se- condo stime dell’amministrazione oggetto di molte critiche tra gli accademici. L’amministrazione Clinton. Ciò ha reso possibile quello che sarebbe stato in seguito definito the grand experiment: la pubblicazione di un rapporto an- nuale sui costi e i benefici della regolamentazione federale. Si cercava. l’amministrazione Bush 3 Si veda la descrizione fornita da Hahn e Muething (2003). 335 . Le norme «significative» ai sensi dell’Order del 1993 sono quelle che presentano una o più tra le seguenti caratteristiche: a) impatto atteso superiore a cento milioni di dollari. aveva compiuto la review di più di 2. in cui si specificano gli obiettivi principali.sba. in tal modo.

5 proposte di regolazione all’anno. Ciò ha portato. ha potuto negli ultimi anni suggerire alle agenzie governative le iniziative più urgenti. Commenti positivi sono arrivati da Hahn.heritage. 336 . Bush ben 172 proposte hanno saggiato l’inflessi- bile vaglio dell’OIRA. Oltre a ciò. tra- sformandone la struttura interna e aumentandone la dotazione di staff e ri- sorse. alle quali dedicare attenzione prioritaria – una novità accolta con favore an- che da esperti di regolamentazione del calibro di Bob Hahn e Cass Sunstein 6. La scheda di AIR preliminare viene poi sottoposta a 6 La lista delle Prompt Letter si trova al sito http://www. che devono necessariamente includere l’opzione zero. l’OIRA si è trasformato nell’era Bush da semplice «colla- boratore e consulente» delle agenzie governative in vero e proprio adversarial gatekeeper. di conseguenza.5 milioni di dollari durante l’ammini- strazione di George Bush Sr. al sito http://www. è crollato fino a 1.html (visitato il 26 marzo 2006). 1.org/Research/Re- gulation/tst111604a. Come mostrato nella figura 1. del costo della regolamentazione 7.cfm (visitato il 26 marzo 2006). stimato pari a 8. che le ha rinviate alle amministrazioni o ha addirittura provveduto ad archiviarle (ibidem). John Graham. Il modello di AIR statunitense in sintesi I principali soggetti coinvolti dalla procedura di AIR statunitense sono le agenzie proponenti e l’OIRA.ha rilanciato in misura significativa il ruolo della oversight agency.). per una illu- strazione dettagliata delle principali iniziative statunitensi per la semplificazione amministrativa e la qualità della regolazione. al contempo. Il nuovo assetto istituzionale così introdotto ha iniziato a produrre risulta- ti anche in termini di riduzione del costo medio atteso delle nuove iniziative legislative. In questa fase l’amministra- zione proponente fornisce una prima stima dei costi e dei benefici connessi a ciascuna delle opzioni identificate. e poi sceso a 5. Tale costo. a un rallentamento dell’isteresi legislativa e. nel primo anno dell’am- ministrazione di George W. l’OIRA.1. è stato introdotto lo strumento delle prompt letters.7 milioni durante l’amministra- zione Clinton. nello stadio ini- ziale l’agenzia proponente cura la stesura di una scheda di AIR preliminare. Prova ne sia il dato riportato da West (2005): se nel- l’era Clinton l’OIRA aveva rinviato alle amministrazioni o direttamente archi- viato in media 20. Si veda anche Renda (2006). attra- verso il quale lo storico amministratore dell’OIRA. arbitro e garante della qualità delle analisi di impatto prodotte dalle amministrazioni.1. Più in generale. 7 Si veda la testimonianza di Gattuso (2004).whitehouse. conditio sine qua non per l’attivazione della procedura di AIR. Sun- stein (2001).5 milioni di dollari nei primi tre anni di go- verno Bush (Jr. nella quale vengono identificate e confrontate diverse opzioni regolatorie.gov/omb/inforeg/ prompt_letter.

il contesto istituzionale della procedura di AIR statuniten- se. che può risultare nell’approvazione finale da parte dell’OIRA – nel caso in cui l’ammi- nistrazione abbia migliorato la qualità dell’analisi – o nell’archiviazione della proposta 9.org/events/page. discorso al convegno organizzato per i 25 anni dalla creazione dell’OIRA. è ora in grado di produrre risultati più incoraggianti.d.FIG. passaggio obbligatorio nel drafting e nell’approvazione della proposta di regolamentazione. Dopo il periodo di notice and comment. 9 Si veda Graham (2005). Innanzitutto. l’amministrazione proponente si occupa della stesura del documento di AIR finale. sembra però non aver sempre dato i risultati sperati. Riassumendo. sulla base della qualità dell’analisi costi-benefici in essa contenu- ta. prevista già dal 1946 Administrative Procedure Act. l’iter procede. OECD (1999). L’AIR statunitense Agency 14444244443 Consultazione Preliminary RIA 1 Final RIA Sì Draft regulation OIRA Al congresso No Agency 1442443 2 No Better RIA Sì OIRA Al congresso consultazione pubblica (c. Cfr. nessuna proposta da parte delle amministrazioni governative può vedere la luce se non è ac- 8 La procedura di notice and comment.php?id=149 (visitato il 26 marzo 2006). 337 . 1.aei-brookings. Se la proposta incontra l’approvazione dell’OIRA. A questo punto l’OIRA ha novanta giorni di tempo per decidere se approvare o rigettare la proposta. duran- te i quali tutte le parti interessate possono fornire i loro commenti e suggeri- menti in merito all’opzione che risulta preferibile in base ai calcoli effettuati dall’amministrazione 8. notice and comment period) per 60 giorni. disponibile al sito http://www. in seguito ai notevoli cambiamenti intercorsi negli ultimi anni. altrimenti l’OIRA e l’amministrazione iniziano una fase di negoziazione iterativa.

nel coordinare lo sforzo metodologico sottostante alle procedure di AIR. Peraltro. 2001). il Congressional Review Act del 1996 ha stabilito che tutte le agenzie proponenti devono inviare al Congresso le norme per la revisione. e si continua a considerare l’AIR non 338 . la qualità delle analisi effettuate dalle amministra- zioni e approvate dall’OIRA non sembra rasentare l’eccellenza. l’attività di oversight sulle au- torità indipendenti (ad esempio. – la quantificazione dei costi e dei benefici. e Clinton. Posner. Bush Sr. pur soggetta a notevoli mar- gini di approssimazione. la FCC o la SEC) viene garantita dal Congressional Budget Office: infatti. la FTC. l’introduzione di una soglia di esenzione dall’obbligo di AIR per le proposte che non promettono un impatto significativo sui cittadini e sulle imprese ha reso più efficiente e sostenibile il compito dell’OIRA e. Inoltre. Non sembra però dubbio che l’esperienza statunitense abbia sin qui for- nito una notevole testimonianza dell’importanza che l’AIR può rivestire se applicata con costanza e testata nel corso di anni di sperimentazione. raggiungendo risultati analoghi. soltanto nel 63 per cento dei casi si è provveduto a valutare tutti i costi individuati. Tra i principali insegnamenti che possono trarsi dall’esperienza pionieristica di ol- tre-Atlantico. l’intera «macchina amministrativa» del- l’AIR statunitense. più in generale. Hahn. è la chiave di volta della procedura di AIR: se non si indugia nel dogmatismo economico. se pure l’AIR è limitata alle sole proposte provenienti dalle agenzie governative. Litan 2005). men- tre solo nel 28 per cento dei casi le amministrazioni proponenti hanno prov- veduto a calcolare il valore attuale netto (VAN) dell’intervento regolativo (cfr. Inoltre.compagnata da un’analisi costi-benefici ritenuta soddisfacente dall’agenzia di oversight di emanazione governativa. in molti casi. nella formazione del personale addetto nelle ammini- strazioni. e solo nel 31 per cento dei casi si è pro- ceduto alla quantificazione congiunta di costi e benefici. – il ruolo delle agenzie di oversight è cruciale nel garantire la qualità della regolamentazione. e il Congresso – per opera del Congressional Budget Office – può annullare qualsiasi bozza di provvedimento entro 60 giorni. nonostante i progressi compiuti dall’AIR statunitense non può ignorarsi che. nel contribuire al cambiamento culturale necessario nelle pubbliche amministrazioni. Né si può tacere del fatto che l’AIR statunitense è soggetta a scrutinio anche da parte delle Corti (cfr. uno studio condotto nel 2000 da Hahn e Litan su 48 norme sottoposte ad AIR nel periodo 1996-99 mostra che nel 27 per cento dei casi le agenzie non hanno analizzato opzioni alternative. Più di recente Hahn e Dudley (2004) hanno analizzato 55 casi di valutazione di impatto condotti da agenzie federali a cavallo tra le am- ministrazioni Reagan. Ancora. vale la pena di sottolineare i seguenti: – l’input politico è fondamentale per il rilancio della qualità della regola- mentazione. Ad esempio.

nel 1986.uk/regulation/ria/ria_guidance/ index. come la valutazione ex post dei costi e dei benefi- ci della regolamentazione federale. cui spettava il compi- to di assistere le amministrazioni proponenti nella predisposizione delle sche- de di CCA.come panacea. sono state avviate misure di semplificazione di ampio respiro.gov. ma come strumento di supporto al più complesso compito del regolatore. che include una illustrazione dettagliata dei criteri da seguire nella analisi costi-benefici 10. Il Regno Unito: dal Compliance Cost Assessment all’analisi costi-benefici Già durante l’era Thatcher. – l’ambito di applicazione dell’AIR non può essere totalizzante: l’esclu- sione delle agenzie indipendenti e delle proposte di regolamento di minore importanza dalla obbligatorietà dell’AIR è elemento cardine della sostenibilità del sistema. i primi anni di sperimentazione dell’AIR britannico hanno portato a scarsi risultati. Inoltre. disponibile online al sito http://www.asp). è stata finalmente pubblicata la guida alla redazione delle schede di AIR. nel 2005 il governo Blair si è trovato a dover fronteggiare la necessità di affiancare alla procedura di AIR altre iniziative di better regulation. inclusa l’opzione zero. Secondo il Cabinet Office bri- tannico. Di conse- guenza. Innanzi- tutto. a partire dalle iniziative di e-Government. basata sull’analisi dei costi e dei benefici che derivano da ciascuna delle opzioni regolatorie pre- scelte. fino alla creazione di one-stop-shops (come i 10 La guida alla redazione delle schede di AIR è pubblicata e aggiornata dal Cabinet Office (2006). 339 . – l’analisi costi-benefici e l’operato di una oversight agency consentono esercizi alquanto ambiziosi. una cifra a dir poco considerevole. 1. Nonostante gli sforzi profusi. l’analisi quantitativa è il vero elemento distintivo tra l’AIR e un semplice documento di accompagnamento della proposta di provvedimento. si è provveduto ad introdurre una procedura di valutazione dei costi che le imprese avrebbero dovuto sostenere per adeguarsi al disposto dello schema di disposizione di legge in esame. con il governo Blair. ma sulla quale sin qui non si hanno riscontri empirici particolareggiati. si è deciso di introdurre una vera e propria procedura di Regulatory Impact Assessment.cabinetoffice. complice anche l’assenza di vere e proprie indicazioni metodologiche fornite alle amministrazioni. Solo nel 1998. Il sistema di Compliance Cost Assessment (CCA) inglese si basava sull’opera di consulenza e coordinamento di una task force governativa. denominata dap- prima Deregulation Unit e indi Better Regulation Unit.2. la procedura di AIR può produrre risparmi di costo fino a 100 milio- ni di sterline all’anno.

la nomina di John Hutton a ministro ha portato a sostituire (an- cora una volta) la Regulatory Impact Unit con una nuova entità. indicate in riferimenti bibliografici e. In secondo luogo. Si pensi alla Better Re- gulation Task Force (BRTF). In terzo luogo. Evaluation of Regulatory Impact Assessments Compendium Report 2004-05 (HC 341 Sessione 2004-05). formata da rappresentanti dell’industria e da anni attiva nel monitoraggio della qualità dell’AIR prodotta dalle amministrazioni proponenti. info4local e lo Small Business Service) (cfr. Renda. Per quanto riguarda la proce- dura di AIR. La BRTF ha stimato che il nuovo approccio adottato dal Regno Unito può contribuire a 11 Il Piano. 12 Cfr le varie pubblicazioni della BRTF. lo Standard Cost Model. 2006.). supportare il neonato Panel for Regulatory Accountability come gatekeeper in grado di contestare. The Guardian (2005). il Cabinet Office ha deciso di recepire in toto il mo- dello di calcolo dei costi amministrativi sperimentato in Olanda.portali Ukonline. si guardi all’attività del National Audit Office. che mira a completare un lungo e com- plesso percorso. al termine del quale si assisterà a una riduzione del numero delle agenzie di regolazione inglesi da 31 a 7 11. Molte di queste iniziative sono state lanciate come parte dell’ambizioso 2005 Better Regulation Action Plan. oltre che nella pubblicazione di documenti contenenti raccomandazioni di policy per il governo e – da ultimo – persino per la Commissione europea 12. Cfr. 340 . che ogni anno. rinviare e archiviare le AIR di qualità insufficiente prodotte dalle amministrazioni.brtf. Le aspettative generate dal nuovo Action Plan sono notevoli. contenuto in un Better Regulation Bill attualmente oggetto di consultazione. Ma non è tutto: si considerino ancora il Regu- latory Enforcement Concordat concluso tra amministrazioni centrali e locali e il neonato Local Authority Better Regulation Group. 13 Cfr. che comprende respon- sabili delle amministrazioni centrali e locali e mira a definire un approccio comune nell’utilizzo di strumenti di migliore regolamentazione. 24 maggio. www. che promette la riduzione di circa il 25 per cento del Red Tape nel torno di tempo di un lustro. oggi denominata Better Regulation Commission. anche in base ai suggerimenti della BRTF. ad esempio. gov. analizza a fondo ex post un campione di AIR pro- dotte dalle amministrazioni 13. denominata Better Regulation Executive (BRE). come la Hampton Review del 2005 e la Davidson Review attualmente in corso. Oppure.gov.uk. sono state lanciate importanti indagini conoscitive sui costi amministrativi sopportati dalle imprese. e assistere le stesse amministra- zioni nella scelta della metodologia. incaricata di implementare i suggerimenti provenienti dalla Hampton Review e dalle pubblicazioni della Better Regula- tion Task Force. sarà implementato a partire dal settembre 2006. Ma il nuovo modello di AIR britannico coinvolge anche numerosissime altre strutture amministrative e soggetti istituzionali. cit.

che completa l’AIR rendendola più dettagliata. l’analisi costi-ef- ficacia. l’analisi dei costi di adeguamento.2. A questo punto.pdf.brtf. la risk-risk analysis ecc. che deve verificare che la proposta regolativa rientri nei casi in cui deve essere redatto il Regulatory Impact Assessment Statement (RIAS).un aumento del PIL britannico in misura pari all’1 per cento annuo nel lungo periodo. al quale seguono un processo di 14 Si veda l’Appendice statistica a Less is More (www.uk/media/05553/ Green_Book_03. La scheda di AIR torna allora all’amministrazione proponente. che individua la metodo- logia più adatta al tipo di intervento in esame (ad esempio. e redige il RIAS in col- laborazione con l’amministrazione proponente.) 15. al quale spetta la decisione in merito alla op- portunità di proseguire nella formulazione della norma proposta. Ne risulta la pubblicazione di un documento denominato «AIR parziale». 15 Per una disamina delle metodologie utilizzate nell’AIR inglese. Il modello di AIR britannico in sintesi La figura 2 mostra l’iter procedurale prescelto dal governo britannico nel- l’introdurre la procedura di AIR. disponibile online al sito http://www. 341 . la proce- dura di AIR britannica è essenzialmente divisa in due fasi. pari a circa dieci miliardi di sterline. La scelta della metodologia avviene di concerto con il Better Regulation Executive e lo Small Business Service. Tale risparmio di costo può generare un incremento del PIL inglese di 16 miliardi di sterline nel me- dio periodo 14. ancora.gov. oppure il problema stimola una crescente sensibilità presso l’opinione pubblica. creato per rappresentare l’interesse delle piccole e medie imprese come destinatarie di nuovi interventi di regolazione.gov. Nella prima fase l’amministrazione proponente predispone una scheda di AIR iniziale (Initial Regulatory Impact Assessment).hm-treasury. Ciò avviene soltanto se l’impatto previsto supera i 20 milioni di sterline.1. la proposta regolativa ha un im- patto diseguale su determinate categorie sociali. si veda il Green Book: Appraisal and Evaluation in Central Government predisposto dal dipartimento del Tesoro e aggiornato nel 2003. la norma torna all’esame del ministro proponente. Come si può facilmente osservare. con l’individuazione del ventaglio di opzioni a disposizione e la scelta dell’opzione preferita. l’analisi costi-benefici. 1. Tale scheda viene poi comu- nicata al ministro competente.uk). A questi si devono aggiungere 7. Il BRE partecipa anche a questa fase del processo. oppure. che promette di ridurre i costi amministrativi del 25 per cento in quattro anni.5 miliardi di sterline che potranno essere risparmiati in seguito all’adozione dello Standard Cost Model di derivazione olandese.

incrementa il grado di oversight e di conseguenza l’accountability delle amministrazioni. mette conto rilevare i seguenti spunti: – l’introduzione graduale di metodologie complesse consente alle ammi- nistrazioni di familiarizzare progressivamente con gli strumenti dell’AIR. che viene sot- toposta alla firma del ministro e indi inviata al parlamento per il dibattito e l’eventuale approvazione. rallentando il processo di apprendimento tipico della procedura di AIR. deve essere sotto- posta al capo del governo attraverso il Cabinet Office. – il coinvolgimento degli stakeholder in forma organizzata all’interno del- la procedura. In particolare. la procedura di AIR britannica fornisce in- segnamenti di assoluta utilità per chi si appresti a definire l’architettura istitu- zionale dell’AIR. come avviene per la BRTF. 342 . l’AIR parziale costituisce una parte integrante di una proposta che. nella peculia- re esperienza del Regno Unito. Infatti. Da questa prospettiva visuale. – modificare troppo spesso l’assetto istituzionale dell’AIR genera confu- sione tra le amministrazioni. 2.FIG. La proposta tornerà al ministro corredata da suggerimenti e linee guida in merito al corso d’azione da intraprendere e ai metodi di valutazione della proposta normativa. Solo allora si procede alla redazione della scheda di AIR completa. proveniente da un’amministrazione. dialogo interministeriale Complete RIA Il ministro firma Final RIA Al parlamento consultazione e la ricerca del consenso interministeriale. L’AIR nel Regno Unito 14444244443 Department Initial RIA 1 Si procede 1444444442444444443 Ministro Department Consultazione con BRE e SBS Non si procede Scelta della metodologia Ministro Regulatory Impact 2 Assessment Statement (BRE) Partial RIA Consultazione formale. risultando a tratti in uno scrutinio impietoso delle inefficienze generate dal regolatore.

ha incontrato difficol- tà enormi nel produrre risultati anche solo vagamente significativi attraverso l’AIR. In terzo luogo. il fatto che negli Stati Uniti la consultazione avvenga in un momento in cui le opzioni regolatorie sono ancora tutte sul tavolo del regolatore porta a un più efficiente processo di raccolta di informazioni e suggerimenti. non si può non rilevare l’enorme importanza delle agenzie di oversight per garantire l’efficacia della procedura e la qualità delle anali- si svolte dalle amministrazioni. che possono fungere da insegnamento per quei paesi che si accostano solo ora alla definizione di un modello di AIR per la valutazione ex ante dell’impatto delle nuove proposte di regolazione. «il diavolo è nei dettagli». con conseguente maggiore consa- pevolezza delle amministrazioni nella scelta dell’opzione da intraprendere. In primo luogo. per comprendere che. avvertita dall’amministrazione Clinton. Allo stesso modo. I compiti svolti da queste agenzie sono di diver- si tipi: dalla consulenza al monitoraggio. Sia l’OIRA statunitense. – l’AIR produce risultati soddisfacenti solo se affiancata da (e coordinata con) altri strumenti di better regulation. sia il BRE. Basta considerare la costante attenzione mostrata in ambito statunitense per i poteri e le funzioni attribuite all’OIRA e la necessità. in cui pure le amministrazioni centrali sono intrise di evaluation culture a seguito della rivoluzione portata dal New Public Management. – la consultazione dovrebbe essere collocata temporalmente in un mo- mento in cui le opzioni regolatorie sono ancora sul tavolo dell’amministra- zione: effettuare la consultazione quando l’opzione regolatoria è già stata prescelta riduce la trasparenza del rationale seguito dal regolatore. Alcune considerazioni al margine delle esperienze internazionali L’osservazione dell’esperienza degli Stati Uniti e del Regno Unito in tema di AIR consente di formulare alcune considerazioni. l’attività della BRTF nel Regno Unito costituisce forse il dato più interessante e la causa principale dei primi risultati positivi riportati dal governo Blair nel- l’implementazione della procedura. dalla formazione all’imposizione di 343 . Allo stesso modo. In secondo luogo. di introdurre una soglia minima per l’obbligatorietà dell’AIR. 1. nella definizione del modello di AIR.3. come quelli di semplificazione e cal- colo dei costi amministrativi. la partecipazione dei rappresentanti dell’industria al processo di AIR appare cruciale per il successo della procedura. la BRTF e il NAO nel Regno Unito possono dirsi protagonisti del contributo dell’AIR alla qualità del regulatory process. Ad esempio. e con essa l’impatto stesso dei commenti formulati dalle parti interessate. il Regno Unito. creare e mettere a regime un sistema di AIR è un processo lungo e spesso tortuoso.

La prima iniziativa adottata dalla Commissione è il Libro Bianco sulla governance europea. la prossima sezione si interroga sui risultati raggiunti da un modello di AIR molto più giovane di quelli sin qui analizzati: quello attualmente utilizzato dalla Commissione Europea. molti com- mentatori hanno iniziato. vale a dire sui casi in cui il gioco dell’AIR vale la proverbiale candela. negli ultimi mesi. Se si interpreta l’AIR come strumento di supporto al policymaker. a interrogarsi sulla cost-effective- ness dell’AIR. ambizioso. Da ultimo. molti paesi europei che non hanno adottato me- todi rigorosamente quantitativi fanno oggi una certa fatica nel distinguere tra procedure di AIR e stesura di semplici documenti di riflessione e accompagna- mento della proposta di legge di turno.sanzioni. l’utilizzo di metodologie attente alla quantificazione e – ove possibile – monetizzazione dei costi e dei benefici attesi di un ventaglio di opzioni regolatorie costituisce un passo in avanti significativo per una pro- cedura di AIR. a fronte dei quali il beneficio atteso non è sempre comparabile. la Commissione Europea ha deciso di in- trodurre un nuovo. L’introduzione di una soglia per l’obbligatorietà dell’AIR è allora essenziale per evitare che uno strumento concepito per migliorare l’efficienza della regolamentazione si riveli esso stesso fonte di ulteriori inefficienze e du- plicazioni di costo. che fissa l’agenda per la definizione di nuovi standard di qualità della legislazione a livello comunitario. è allora consigliabile che l’AIR fornisca indicazioni precise sul risultato dell’analisi economica. Ad esempio. vara- to nel 1986 dal semestre di presidenza inglese e dunque assai simile al Com- pliance Cost Assessment britannico. ma aiutano quest’ultimo in misura più che significativa. sia in termini di tempo che di risorse umane. L’ESPERIENZA COMUNITARIA: ERRORI DI GIOVENTÙ? Scottata dalla deludente esperienza del Business Impact Assessment. che non necessariamente devono essere adottate in toto dal legislatore. il governo tedesco ha stimato che il costo di un’AIR può raggiungere i 300. dal coordinamento con gli enti locali alla definizione di linee guida metodologiche. dalle relazioni con il parlamento alla cooperazione internazio- nale nella regolamentazione. 2. del 2001. denominato Integrated Impact Assessment. oggi. sono ingenti.000 euro. modello di AIR. l’esperienza degli Stati Uniti e del Regno Unito costituisce an- che un monito per le amministrazioni nazionali che si interroghino. sul- l’opportunità di varare un sistema di AIR. Sulla base di questi e altri insegnamenti. il gruppo di lavoro 2c interno al Governance Team coordinato da Jerome 344 . Per questo motivo. In particola- re. In quarto luogo. sia infine in termini di inefficienza e maggiore regolazione nel breve periodo. Le risorse necessarie. Ad esempio.

venne creato un gruppo di alto livello. Quanto al lato metodologico e procedurale della procedura di AIR.d. 345 . Le principali raccomandazioni contenute nel Report sono così sin- tetizzabili: – l’AIR deve essere effettuata su tutte le proposte presentate dalla Com- missione Europea. condannando la totale assenza di cooperazione tra la Commissione e le altre istituzioni comunitarie nel definire le linee guida per la better regulation europea 16. La pubblicazione del Libro Bianco fu seguita da un dibattito a dir poco feroce. Kaufmann Report.eu. adottato il 29 novembre 2001 (GUUE C 153E. che definisce i tratti essenziali del modello attualmente in uso presso le direzioni generali della Commissione Europea 17. 314-322). il parlamento europeo approvò una risoluzione basata sul c. Questo gruppo di lavoro raccomandò.int/comm/secretariat_gene- ral/ impact/docs/mandelkern. se non in casi di eccezionale urgenza. – il parlamento e il consiglio devono conseguentemente ignorare le pro- poste della commissione che non siano accompagnate da un adeguato impact assessment. Anche in seguito a tali lamentele. – descrizione delle parti interessate e analisi (anche qualitativa) dell’im- patto atteso su ciascuna di esse. Allo stesso tempo. il ricorso all’analisi costi-bene- fici come lo strumento più completo e accurato nella valutazione delle nuove iniziative legislative. 17 Mandelkern Group. – descrizione delle diverse opzioni regolatorie a disposizione. la qualità degli standard. Ad esempio. peraltro. Nasce così il Mandelkern Report. la tempestività e l’enforceability. Final Report (al sito http://europa. 26). A5-0399/2001. Report on the Commission White Paper on European Governance. 16 Parlamento Europeo. affermando che l’osservazione dell’esperienza internazionale costituisce il punto di riferimento essenziale per la logica deci- sionale del legislatore europeo. incaricato tra l’altro di definire il nuovo modello di AIR comu- nitario.Vignon ha definito la qualità della regolamentazione sulla base di sette cri- teri fondamentali: la proporzionalità. – gli stati membri devono partecipare alla definizione delle proposte in uno stadio preliminare. il Mandelkern Group presentò un modello articolato sui seguenti passaggi (come in nota 18. la certezza del diritto. In seguito alla pubblicazione del Libro Bianco. p. 27 giugno 2002. la com- missione presieduta da Romano Prodi decise di creare un gruppo di lavoro inter-istituzionale nell’ottobre del 2001. in particolare. la coerenza. il «2c» mostrò di non pro- pendere necessariamente per esercizi di analisi quantitativa e adottò un ap- proccio di tipo lesson-drawing. la prossimità. pp. – descrizione del problema o del rischio da valutare.pdf – visitato il 26 marzo 2006).

andò ben oltre le premesse – già piuttosto ambiziose – poste dal gruppo Mandelkern. distinguendole da quelle di impatto atteso più marginale. 12 febbraio 2002. – riassunto dei risultati della consultazione sulla proposta di provvedi- mento. ma integrava al suo interno anche gli impegni presi dal- la commissione al consiglio di Göteborg. La comunicazione della commissione sull’analisi di impatto della regolamentazione recepiva molte delle raccomandazioni del Gruppo Mandelkern. p. Sustainability Impact Assessment (SIA).1. né forniva indica- zioni sui criteri da adottare per selezionare le proposte che dovevano essere sottoposte a un’analisi dettagliata. il Mandelkern Report non conteneva alcuna indicazione in me- rito all’ambito di applicazione del nuovo modello di AIR. 2. Il nuovo modello di AIR fu introdotto come parte di un piano d’azione più ampio. come tale non scevro da ambizioni 18 Comunicazione COM (2002) 276.1.d. e infine presen- tato nel giugno del 2002. accanto a una comunicazione della commis- sione su «simplifying and improving the regulatory environment» e a misure finalizzate a promuovere una «cultura del dialogo e della partecipazione» nel processo legislativo europeo. 2. 346 . e la Comunicazione Towards a Global Partnership for Sustainable Development. COM (2002) 82. – analisi della coerenza della proposta con la legislazione esistente. nel quale era stata invitata a svilup- pare un modello per il c. Il Report fu comunque un input cruciale per la Commissione Europea. L’Integrated Impact Assessment comunitario Il piano d’azione della commissione sulla better regulation europea fu an- nunciato alle riunioni del consiglio di Göteborg e Laeken. nella quale l’opzione prescelta viene soggetta a una più accurata analisi costi-benefici. – descrizione dettagliata della metodologia adottata. e un’analisi «estesa» (Extended Impact Assessment). strumento normalmente votato all’analisi dell’impatto sociale ed ambientale di progetti o proposte di legge 18. Peraltro. come sarà chiarito tra breve. Il Mandelkern Group raccomandò anche l’adozione di una procedura di AIR a due stadi: un’AIR preliminare. in cui si analizzano le opzioni regolatorie alternative. il modello di AIR comunitario nasce con un’impronta integrata e interdisciplinare. Per tale motivo. anche se il modello di AIR introdotto nel 2002. – una stima dell’orizzonte temporale in cui il provvedimento in esame dispiegherà i suoi effetti. – descrizione dell’impatto sulle PMI o su altri gruppi interessati in modo particolare o sproporzionato dal provvedimento proposto.

su categorie sociali disagiate. a questo punto. l’impatto sui prezzi. sulla for- mazione e l’educazione dei cittadini. ecc. per impatto economico. con una preferenza – ove possibile – per la monetizzazione dell’im- patto. che consiste in un breve documento nel quale viene identificato il problema e si provvede a elencare le opzioni regolatorie percorribili (che includono obbligatoriamente l’opzione zero). non solo direttive e regolamenti. che contiene però una valutazione dell’opportunità di procedere. e il costo o le risorse richieste per implementare ciascuna delle opzioni. ma anche le comunicazioni. sociale e am- bientale connesso alla loro implementazione. La Commissione specificava inoltre che le opzioni alternative dovevano essere esplicitamente vagliate in base a criteri come la rilevanza del proble- ma da risolvere. sulla sicurezza (ivi inclusi il crimine e il terrorismo). Veniva adottato. L’Extended Impact Assessment (EXIA) contiene invece un’analisi più cir- costanziata delle opzioni regolatorie e dell’impatto economico. sugli investimenti. tutte le iniziative inserite nella Annual Policy Strategy o nel Legislative and Work Programme della Com- missione che richiedono misure regolamentari – quindi. a un IIA più dettagliato. sociale e ambientale. il modello «a due stadi» previsto dal Mandelkern Report. i programmi di spesa e le linee guida per la negoziazione degli accordi in- ternazionali – devono essere sottoposte a un IIA preliminare. inoltre. Si tratta di un documento dal valore informativo piuttosto li- mitato. le quote di mercato e il commercio. e comprende l’impatto sulla crescita economica e sulla com- petitività. le raccomandazioni. – L’impatto economico include sia variabili microeconomiche che ma- croeconomiche. ambientale e sociale dell’unione. la Commissione raccomandava l’uso congiunto di analisi qualitative e quan- titative. ecc. entrata in vigore il 1º gennaio 2003. l’impatto sui costi amministrativi per le imprese e soprattutto per le PMI. per ciascuna proposta. 347 . ambientale e sociale. l’AIR comunitaria. Vale la pena. L’IIA comunitario prevede che per ogni proposta inserita nell’agenda an- nuale della Commissione si provveda a stimare l’impatto economico. l’effetto sulle pari op- portunità tra i sessi. Nella comunicazione del 2002. i Libri Bianchi. nel gergo della commissione. la coerenza con l’acquis communautaire e con gli obiettivi di ampio respiro delle politiche economica. sui diritti dei consumatori. In primo luogo. ed effetti distributivi come l’impatto sui consumatori. viene definita Integrated Impact Assessment (IIA). i cambiamenti attesi nel livello di occupazione o di qualità del lavoro. – L’impatto sociale riguarda i diritti umani fondamentali. Per tale motivo. l’impatto sull’innovazione e lo sviluppo tecnologico. infatti.metodologiche ben maggiori rispetto ai suoi omologhi statunitense e britan- nico. l’efficacia nel raggiungere l’obiettivo prefissato. sul livello di povertà e inclusione sociale. di chiarire cosa si intenda.

La figura 3 riassume in modo schematico le modalità con cui l’AIR è sta- to introdotto nello Strategic Planning and Policy Cycle della Commissione.FIG. ecc. 348 . le schede di IIA preliminare vengono incluse nel- la Annual Policy Strategy o al più tardi al momento della pubblicazione del programma di lavoro della commissione per l’anno successivo. la tutela delle risorse naturali. la commissione ha poi modificato il suo SPPC attraverso l’introduzione delle Roadmaps per l’anno successivo. Il modello comunitario Anno 0 Anno 1 IIA preliminare Extended IAs Gennaio Febbraio Novembre Gennaio Mesi Preparazione Definizione Piano di lavoro Interservice della APS della APS consultation Le DG La Tutti gli IIA La disponibilità degli preparano le commissione preliminari IIA è condizione impact sceglie le sono allegati al essenziale per la assessment proposte da piano di lavoro interservice roadmap) sottoporre a in forma di consultation ExIA roadmap Iniziative Iniziartive settoriali trasversali IA condotta Si crea un gruppo inter- dalla lead DG dipartimentale coordinato dalla lead DG. è ne- 19 Si vedano. A fronte di questa prima constatazione. con le altre DG interessate e il segretariato generale (SG) Controllo di qualità interno di DG e SG Secondo controllo – L’impatto ambientale comprende gli impatti positivi e negativi sul cam- biamento del clima. è possibile affermare che il modello di AIR comunitario costituisce la più ambiziosa procedura di AIR mai messa in atto da un legislatore. la tutela della salute pubblica. In via di prima approssimazione. ad esempio. 3.eu. A partire dal 2005. Come emerge dalla figura. le Roadmaps per il 2006. la perdita di biodiversità. peraltro.int/comm/ atwork/programmes/docs/wp2006_roadmaps.pdf (visitato il 26 marzo 2006). pubblicate ogni anno nel mese di no- vembre 19. al sito http://europa.

la Commissione ha pubblicato un rapporto nel quale i risultati raggiunti si consideravano sostanzialmente positivi (cfr. che si occupano di vagliare le proposte della commissione nell’ambito del- le procedure di co-decisione. Eppure. – non sono stati approntati strumenti di valutazione ex post dell’impatto della regolamentazione. il consiglio e il parlamento. che si è conclusa alla fine del 2004.cessario notare alcune lacune nel design istituzionale del modello di IIA. la Com- missione Europea ha affidato al segretariato generale una competenza di mas- sima nel controllo dell’applicazione dell’IIA da parte delle Direzioni Generali: ma il segretariato non dispone di alcun potere di sanzione o rinvio. allora. che lo distinguono dagli insegnamenti tratti dalle esperienze internazionali di USA e Regno Unito: – l’introduzione della metodologia di AIR non è stata graduale: ciò può comportare il rischio che le DG della commissione si trovino di colpo a dover familiarizzare con strumenti completamente sconosciuti. 2. – non sono state introdotte soglie trasparenti sui criteri utilizzati dalla commissione per selezionare le proposte che devono essere soggette a EXIA. rispetto alle 43 previste. la Commissione rilevava alcune problematiche emerse.2. tra cui spic- cava senza dubbio la circostanza che solo 22 proposte erano state sottoposte a EXIA nel 2003. quando la commissione ha già raggiunto sostanzial- mente una decisione sulla bozza di provvedimento finale. però. A quel pun- to. Questo ultimo rilievo appare particolarmente importante. molto indiretta. – la procedura di consultazione è stata collocata temporalmente in uno stadio troppo avanzato. Infatti. Ha funzionato? La procedura di IIA avviata in Europa è stata inizialmente sottoposta a una fase di sperimentazione. Commissione Europea. quella delle altre istituzioni comunitarie. spicca l’assenza totale di oversight da parte di soggetti esterni. 2004). Una forma di controllo. né può rendersi autore di alcuna ingerenza nell’attività delle Direzioni Generali se questa dovesse risultare insoddisfacente. L’unica forma di oversight rimane. Una cifra che oltretutto costituiva circa il 10 per cento delle proposte totali presentate dalla Commissione in 349 .1. e compiuta da istituzioni spesso ancor meno dotate di strumenti teorici per l’interpretazione e la valutazione delle analisi effettuate dalla commissione. incaricati di assistere le DG nella stesura delle analisi di impatto o di controllare la qualità dell’analisi effettuata. La prossima sezione si occupa di verificare se tali lacune organizzative e procedurali abbiano in qualche modo compromesso la funzionalità della pro- cedura di IIA nei primi tre anni dalla sua entrata in vigore. e – soprattutto.

peraltro. Oltre a ciò. e tutti a dire il vero poco rassicuranti. sarebbe riemerso di lì a poco. e – da ultimo – che si rendeva necessario predisporre qualche forma di coordi- namento tra la procedura europea e le (spesso inesistenti) procedure naziona- li di recepimento della legislazione comunitaria. Verheugen. la Commissione lamentava la mancanza di training per il personale delle Direzioni Generali. risultata eccessivamente macchinosa. che i principi di sussidiarietà e proporzionalità non erano stati correttamente interpretati e considerati. Vibert e Lussis hanno riportato risultati assai simili. sia su- gli emendamenti di ampio respiro proposti dalle altre due istituzioni. attraverso la qualità della legislazione. sostanzialmente e non senza qualche malumore. In effetti. che mostrava gli enormi ritardi maturati dall’Unione Europea rispetto all’ambiziosa strategia di Lisbona. a seguito della pubblicazione del Kok Report. forse solo il ruolo strategico affi- dato al comparto dell’ICT riveste un’importanza più marcata all’interno della nuova Strategia di Lisbona. Lo stesso parlamento europeo ha cercato di superare l’autoreferenzialità implicita nel modello di IIA adottato dalla Commissione.quell’anno. Nel 2004. La reazione di parte degli stakeholder e del mondo accademico ai primi due anni di sperimentazione fu. e che questo approccio dovrebbe garantire «that we know the full costs and benefits of future legislation» 21. varata all’inizio del 2005 come growth and jobs strategy. si veda il discorso di Gunther Verheugen alla conferenza sulla Better Re- 350 . di segno radicalmente opposto. al raggiungi- mento degli obiettivi del 2010. L’obiettivo era chiaro. il fatto che gli EXIA tendessero a focalizzarsi su una singola opzione regolatoria. peraltro. La pro- posta. Opoku e Jordan. Il problema. non ha però mai visto la luce. sia presso il consiglio e lo stesso parlamento. e le aspettative enormi. pubblicate nel giugno dello stesso anno. il quale ha in più occasioni annunciato che la Commissione «will only put forward proposals that have undergone an impact assessment». Aspettative ulteriormente fo- raggiate dal vice-presidente della Commissione. 21 Ad esempio. 23 dicembre 2003. la Commissione ha rilanciato il modello di IIA attraverso una nuova comunicazione del marzo 2005 e nuove linee gui- da metodologiche. con finalità di controllo della qualità dell’AIR condotta sia sulle proposte iniziali della Commissione. e le tre istituzioni hanno raggiunto un accordo sulla qualità della legislazione che recepisce. il modello di IIA disegnato dalla Commissione 20. E in effetti. discutendo a lungo una mozione che tendeva alla creazione di agenzie di oversight sia presso la Commissione. gli studi di Lee e Kirkpatrick. In questo mutato contesto. GUUE 2003/C 321/01. come virtù salvifica che avrebbe contribuito. la Commis- sione ha scelto il modello di IIA quasi come anticorpo. 20 Inter-institutional Agreement on Better Lawmaking.

Per tacere del fatto che benefici di assoluta rilevanza ma di difficile quantificazione.6 per cento si provvede a quantificare (quasi) tutti i benefici attesi dal- la proposta in esame. Un esempio per tutti: il tasso di sconto intertemporale.8 per cento degli EXIA della Commissione. Un resoconto dettagliato è disponibile al sito http://www.6 per cento dei casi. – La metodologia utilizzata è oltremodo semplificata. Ad esem- pio. ha mostrato segnali alquanto preoccupanti sulla qualità e completezza delle analisi sin qui condotte dalle DG della Commissione 22. mette conto notare che i costi sopportati dalle imprese – su cui pure si pone tanta enfasi nel dibattito comunitario corrente – sono stati considerati e calcolati solo nel 12. è stato utilizzato solo in 3 dei 95 EXIA. se confrontate con l’eviden- za empirica. mentre solo nell’11. va ricordato che in due di questi casi il valore prescelto si discostava dal valore consigliato dalle linee guida della Commissione.4 per cento dei casi.7 per cento de- gli EXIA analizzati riporta la quantificazione di alcuni benefici.gov. – Costi e benefici non sono quasi mai confrontati. Dei 95 EXIA analizzati. mentre un’analisi di cost-effectiveness è stata condotta nell’8.4 per cento dei casi. gulation tenutasi a Edinburgo il 22-23 settembre 2005. I benefici netti dell’op- zione regolatoria prescelta sono stati calcolati solo nel 13. risultano pressoché ignorati. che costituisce una variabile essenziale nella attualizzazione dei costi e dei benefici futuri. Affermazioni a dire il vero quasi paradossali.7 per cento dei casi. condotta utilizzando gli scorecard item già definiti da Hahn e Dudley in uno studio del 2004 e altri parametri adattati al modello comunitario. A tal fine è utile riportare i risultati di un’analisi di scorecard ef- fettuata su i 95 EXIA condotti dalla Commissione nei primi tre anni di vita del nuovo modello di IIA. Oltre a ciò. e solo il 25. pari al 4 per cento. almeno in termini di analisi quantitativa.3 per cento provvede a monetizzare buona parte dei costi.7 per cento dei casi. Il 33. E infatti: – I costi sono quantificati molto raramente.uk/regulation/documents/europe/pdf/conference_report. 22 L’analisi qui riportata utilizza la stessa metodologia adottata in Renda (2006). solo il 40 per cento reca la quantificazione di alcuni dei costi attesi. tali costi sono stati monetizzati solo nel 14. il costo connesso all’implementazione di ciascuna delle opzioni regola- torie a disposizione è stato calcolato solo nel 16. – I benefici sono quantificati ancora più di rado.cabinetoffice. come quelli in termini di salute e sicurezza. e ne co- stituisce un aggiornamento. mentre i benefici connessi alle varie opzioni non sono stati quantificati in più del 7. L’analisi. – Le opzioni alternative non sono quasi mai messe a confronto. Oltre a ciò. pdf (visitato il 26 marzo 2006). 351 .

Questi due principi cardine dell’approccio di policy comunitario. E non è dubbio che. In altre parole. che devono essere obbligatoriamente tenuti in conside- razione nelle procedure di IIA in base al modello comunitario. DG Research. DG Educa- tion and Culture e DG Agriculture.1 per cento dei casi le DG della Commissione si siano preoccupate di misurare l’impatto che le nuove iniziative inserite nella An- nual Policy Strategy possono sortire sul livello di tali costi amministrativi. REGIO e TAXUD sono assai indietro nella acquisizione delle competenze necessarie. la Commissione ha de- ciso di aumentare il numero di proposte soggette a EXIA. la procedura di AIR mostra tutto il suo carattere di learning process. 352 . l’autoregolazione e la co-regolazione sono state incluse tra le opzioni alternative solo nell’8. quello di consentire una piena conoscenza di tutti i costi e i benefici delle future iniziative legislative. quasi mai in termini quantitativi). – L’impatto sul Red Tape è quasi sempe ignorato. DG Enterprise. Tra le DG che sembrano aver svolto meglio l’EXIA possono essere annoverate DG Information Society. Nonostante l’enfasi posta dalla Commissione su forme di «de-ossificazione» della legislazione garantite da un maggior coin- volgimento degli stakeholder nel processo decisionale. che mostrano come nel 2005 le DG della Commissione abbiano raggiunto una performance inferiore a quella emersa nel periodo di sperimentazione. costanti aggiustamenti e in- genti investimenti per poter essere messa in pratica con successo. che richiede tempo. riversando sulle DG – ancora in attesa di un training adeguato – ulteriore carico di lavoro. JAI. come previsto già nel 2002. JLS. il modello comunitario non potrà affatto fornire un contributo significativo alla strategia di Lisbona. L’ap- pendice A riporta i risultati emersi dall’analisi anno per anno. – Forme meno invasive di regolamentazione sono raramente incluse nel no- vero delle opzioni disponibili. in- dipendentemente dalle sue potenzialità implicite nel medio-lungo periodo. rispettivamente. Ma non è tutto: la situazione diviene ancor più preoccupante se si con- sidera che la qualità degli EXIA è ulteriormente peggiorata dopo la fine del periodo di sperimentazione. la Commissione condurrà una review del modello di IIA finalizzata ad apportare alcuni cambiamenti. la Commissione sembra quanto mai lontana dall’avverare l’auspicio di Verheugen. – Gli impatti ambientali e sociali non vengono sempre considerati. proporzionalità. nel 2005: quando. mentre il 75.5 per cento degli EXIA. Tra le meno accorsate. DG Sanco. Se si pensa che la Stra- tegia di Lisbona poggia sulla semplificazione e sulla riduzione del Red Tape. Nel corso del 2006. nel 9. colpisce che solo nel 22. Ancora una volta.8 degli EXIA reca una qualche disamina del potenziale impatto sociale della proposta (peraltro. sono stati con- siderati in realtà solo in 57 e – rispettivamente – 54 dei 95 EXIA analizzati. cioè.4 per cento e. – La qualità dell’analisi cambia moltissimo a seconda della DG incaricata. – Sussidiarietà. Di im- patto ambientale non si trova traccia nel 40 per cento degli EXIA.

Tale soggetto può svolgere funzioni – consulente. rapporteur per le altre istituzioni comunitarie. il dato preoccupante consiste nella scarsa propensione sin qui mostrata dai funzionari del segretariato generale e delle DG Impresa a riconsi- derare il modello in modo pregnante. vuoi per il riemergere del naziona- lismo e del protezionismo. soprattutto se si pensa ai risultati sin qui rag- giunti. fornendo ai cittadini dell’Unione qualcosa in cui credere. Concludendo. – l’AIR è un vero learning process: non produce risultati nel breve perio- do. per il successo dell’AIR. vuoi per la bocciatura della costituzione europea. l’esperienza comunitaria è molto più «giovane» di quelle statunitense e britannica descritte nelle sezioni precedenti. diventano fondamentali. probabilmente per l’urgenza più volte palesata di riportare l’Unione Europea in breve tempo sul sentiero di Lisbona. l’AIR è oggi considerata lo strumento principe per raggiungere obiettivi di efficien- 353 . di un soggetto istituzionale con funzioni di oversight. – di conseguenza. Una notizia quanto mai funesta. Ad oggi. interfaccia per le strutture attive a livello nazionale e regionale – che risultano fondamentali. supervisore e giu- dice della qualità delle analisi. sia l’attività di training. nel momento fondante dell’IIA comunitario. eppure – come talvolta accade ai più giovani – persino più ambiziosa. Gli insegnamenti che si possono trarre dall’esperienza sin qui maturata a Bruxelles sono così riassumibili: – l’introduzione dell’AIR non può che essere graduale: tentativi di intro- durre la procedura senza attendere che le amministrazioni abbiano familiariz- zato con metodologie quantitative significa decretare l’insuccesso del progetto di AIR. UN BILANCIO DELL’ESPERIENZA INTERNAZIONALE: INSEGNAMENTI PER L’ITA- LIA Alla procedura di Analisi di Impatto della Regolamentazione si vanno at- tribuendo significanti e valenze di sempre maggior rilievo nel dibattito inter- nazionale. sembra che la review in corso si limiterà all’introduzione di alcuni correttivi di entità alquanto trascurabile. un ideale cui aderire in un periodo in cui. essenziali per la creazione di un modello di AIR realmente funzionante. coordinatore del training. – molta parte dei deludenti risultati sin qui emersi dipende dalla manca- ta designazione. l’intero «progetto Europa» sembra vacillare. guida metodologica. sia l’incremento delle competenze delle DG. 3.Ma anche qui. Come strumento afferente al novero dei better regulation tool. come già evidenziato sia dall’esperienza statunitense che da quella del Re- gno Unito. interlocutore dell’OIRA nel dialogo transatlantico.

efficacia e trasparenza del processo regolatorio e legislativo. quando la law and economics d’oltreoceano si cimentò con la possibilità di sostituire al processo di adjudication tradizio- nale le rassicuranti linee guida fornite da Kaldor e Hicks 23. e nemmeno con l’analisi ex post dell’im- patto del corpus regolatorio. a partire da istanze di giustizia sociale e redi- stributiva fino a complesse questioni di sicurezza e protezione di specifiche categorie sociali. che ha il van- taggio di fornire al legislatore una base trasparente e il più possibile oggettiva per giustificare l’adozione di un nuovo provvedimento sulla base di criteri di efficienza. è parimenti evidente che la strada verso un modello di AIR soddisfacente appare in molti casi più che impervia e lastricata di pericoli. vi è chi sostiene che l’AIR vada ineluttabilmente incontro a un trade-off: se si sceglie la strada dell’analisi costi-benefici. Peraltro. si veda. la stessa vena polemica che permeava le discussioni sul criterio di efficienza paretiana potenziale nei primi anni Ottanta. che in Europa ha trovato il suo culmine nell’adozione dello Standard Cost Model di elaborazione olandese. Da questo punto di vista è possibile riconoscere. ma anche di accountability delle amministrazioni pubbliche. la Svezia e il Regno Unito. Renda (2006). In secondo luogo. nelle criti- che mosse all’analisi costi-benefici soprattutto in ambito statunitense. a non valere la proverbiale candela. se l’attenzione per la better regulation ha portato l’AIR al centro del dibattito internazionale. In terzo luogo. In primo luogo. se è vero che l’AIR può supportare l’attività di policy-making in modo sostanziale. Non sorprende. di competitività delle imprese e finanche di «lubrificante» del dialogo inter-istituzionale. come la Danimarca. allora. nella più parte dei casi. si corre il rischio di sostituire il processo regolatorio con un calco- lo efficientistico che difficilmente tiene in adeguato conto altri obiettivi – pur ricorrenti – del policy-making. scienziati politici ed economisti eccepiscono che in molti casi un eccessivo dispendio di risorse nell’analisi ex ante comporta una distrazione di risorse altrettanto importanti dal monitoraggio ex post della qualità della regolazione: come a dire che un’analisi di impatto dell’AIR scon- siglia in molti casi di intraprendere un percorso troppo approfondito. che siano sempre più numerosi i commentatori con- vinti che la difficoltà congenita della procedura condanni il gioco. e da ultimo approdato anche sugli scranni di Bruxelles sotto 23 Per una ricostruzione del dibattito sul criterio di Kaldor e Hicks. è parimenti vero che gli strumenti a di- sposizione del legislatore per migliorare la qualità della regolazione non si esauriscono con la procedura di AIR. 354 . oggi fatto proprio anche dai legislatori di altri stati membri dell’Unione. da ultimo. Prova ne sia l’emergere di strumenti di better regulation più focalizzati sulla riduzione dei costi amministrativi sopportati dalle imprese.za.

sia dal punto di vista meto- dologico. e tale coordinamento può essere più facilmente ottenuto nominando un’agenzia ad hoc di supervisione e controllo. di lotta alla isteresi legislativa e di riduzione dei compliance costs. del Regno Unito e dell’Unione Europea. L’art. I dilemmi dell’AIR. 3.il nome di EU Net Administrative Cost Model (cfr. – l’AIR deve essere introdotto gradualmente. stabilisce l’obbligo di effettuazione dell’AIR per gli schemi di atti normativi del governo e di regolamenti ministeriali e intermini- 355 . – la procedura di AIR necessità di coordinamento a molti livelli.d. 5 comma 1 del- la legge. Su questa base mette conto formulare alcune osservazioni sull’attuale sta- to di avanzamento dell’AIR in Italia. 2005). si basa essenzialmente sul calcolo quanti- tativo dei costi e dei benefici attesi di opzioni regolatorie alternative. quali appunto le iniziative di semplificazione. sia da quello dell’ambito di applicazione. Bassanini-quater). – l’AIR è uno strumento di supporto al policymaker. Quali condizioni devono essere rispettate affin- ché la procedura di AIR contribuisca effettivamente alla qualità della regolamen- tazione? Quante risorse richiede una procedura di AIR efficace? Quali accor- gimenti dovrebbero essere adottati al fine di garantire una buona performance dell’AIR in contesti come quello italiano – tipicamente di civil law – a fronte del maggiore successo dell’AIR in ordinamenti di common law? Tra gli insegnamenti più significativi che si possono trarre dall’analisi del- le esperienze degli Stati Uniti. Commissione Europea. legge di semplificazione per l’anno 1998 (c. – la consultazione è un passaggio chiave dell’AIR: essa è più efficiente- mente collocata nel momento precedente alla selezione dell’opzione preferita. che a sua volta responsabilizzi le amministrazioni proponenti. rimangono inalterati anche alla luce delle prin- cipali esperienze internazionali. – l’AIR richiede tempo e il sovrapporsi di periodi di sperimentazione suc- cessivi. in particolare. Anche da questo punto di vista. infatti. Nel corso degli ultimi mesi. il le- gislatore nostrano sembra essersi risvegliato dal torpore che per anni aveva relegato la procedura di analisi di impatto della regolamentazione in una pro- vincia dimenticata dell’agenda politica. dunque. Il caso italiano In Italia l’AIR è stata introdotta con la l. 50 dell’8 marzo 1999. non si sostituisce al legislatore: proprio per tale motivo. dedicare eccessive risorse all’AIR po- trebbe significare sottrarre risorse alla ricerca di soluzioni più efficaci.1. i più rilevanti sono così sintetizzabili: – l’AIR richiede un input politico forte.

La sperimentazione. e si è incagliata in una serie infinita di problemi procedurali. coordinato da Alessandro Natalini. e sono state organizzate attività di formazione rivolte ai funzionari incaricati di effettuare e verificare le schede di AIR nelle singole amministrazioni centrali. non ha però prodotto risultati significativi. condotta su un campione assai limitato di provvedimenti. Report Finale della presidenza del Consiglio (2001). responsabile dell’andamento e dei risultati della sperimentazione pres- so il proprio dicastero. Ma. determinando un nuovo assetto a dir poco paradossale: da un lato. e con il passaggio alla XIV legislatura. inoltre. la presidenza del Consiglio ha deciso di in- tervenire emanando una nuova direttiva. Il secondo comma dell’art. approvata il 21 settembre del 2001. riguardante l’analisi tecnico-normativa. Tale direttiva ha sancito l’avvio di una fase sperimentale della durata di un anno. 5.steriali. corrispondente al drafting normativo regionale. 132/2002 soppresse il Nucleo per la Semplificazione. 356 . 25 Cfr. presidenza del Consiglio dei ministri. Tale direttiva segnava l’avvio di una nuova fase di sperimentazione. 2001). le novità apportate non fecero che aggravare la complessità e l’incerta collocazione istituzionale dell’AIR. sono stati istituiti un servizio di Help Desk presso il Dipartimento Affari Giuridici e Legislativi (DAGL) della presidenza del Consiglio dei ministri e un Nucleo per la sempli- ficazione delle norme e delle procedure 24. or- ganizzativi e metodologici 25. specificando che l’analisi deve riguardare l’impatto dei provvedimenti sull’organizzazione delle amministrazioni pubbliche e sull’attività dei cittadini e delle imprese. A tali disposizioni è stata data attuazione con la direttiva del presidente del Consiglio dei ministri del 27 marzo 2000. Sulla scia delle deludenti risultanze della prima fase sperimentale. durante il quale è stata predisposta una Guida alla Sperimentazione dell’AIR (cfr. quando la l. anche in questo caso. Ancora. di cui 10 esterni all’amministrazione e 11 funzionari di «segreteria tecnica» con impiego a tempo par- ziale nella neo-costituita struttura. la direttiva individuava nella Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione (con la supervisione del comitato) l’ente incaricato di predisporre e attuare un piano di formazione adeguato per i funzionari pubblici. la delega per la semplificazione veniva attribuita a un «Ufficio per la 24 Lo Help Desk. prevede la facoltà per le commissioni parlamentari di richiedere l’effettuazione dell’AIR per gli sche- mi di atti normativi e i progetti di legge al loro esame. era composto da 21 esperti. la direttiva imponeva a ciascun ministro di nominare un «referente per l’analisi di impatto della regolamenta- zione». e l’analisi dell’impatto della regolamentazione. Il «colpo di grazia» intervenne però l’anno dopo. Inoltre. anche se non veniva specificato se i risultati raggiunti da ciascun referente costituissero una base per la valutazione del suo opera- to in un’ottica contrattualistica. condotta a livello sia nazionale che regionale.

e dunque presso la presidenza del Consi- glio. Nell’ambito dell’attività normalmente svolta dalle authorities. Ma tra le 26 Dopo l’approvazione della l. di regolazione. l’AIR finiva nella competenza del DAGL. l’AIR è stata introdotta – sulla carta – per tutti i provvedimenti delle amministrazioni. 80/2005. e oltretutto è inadatto. In secondo luogo. così. in particolare. gli atti amministrativi generali. Ma soprattutto. il DAGL non ha certamente le risorse né i poteri per svolgere l’attività che l’OIRA svolge negli Stati Uniti. 6-duodecies. In quarto luogo. nonché molte delle procedure di AIR attivate nel mondo. 12. per collocazione istituzionale e competenze. vengono escluse dall’obbligo di AIR soltanto le «segnalazioni e le altre attività consultive. 12 della l. Infatti. le autorità amministrative con funzioni di controllo. una situazione di assoluto disordine istituzio- nale. ha avuto almeno il merito di imporre alle autori- tà un percorso di razionalizzazione dei processi decisionali interni. al comma 3 del citato art. Si è venuta a creare. in base all’art. 27 A tale obbligo si aggiunge. e tutti i procedimenti previsti dalla l. 357 . non è stata con- dotta un’attività di training sufficiente per le amministrazioni proponenti. dall’altro. la volontà di permeare le iniziative le- gislative di procedure di analisi di impatto. 287/90 in materia di tutela della concorrenza. tese a migliorare il dialogo istitu- zionale e la trasparenza delle procedure. pur introducendo un nuovo modello di AIR nel nostro ordinamento. è mancato l’input politico. comunque. di pro- grammazione o pianificazione e. oggi denominato «Commissione per la semplificazione» 26. Si tratta di una disposizione che. In primo luogo. l’ambito di applicazione dell’AIR è stato persino esteso nel 2003. a partire dal 2001 le poche AIR che risultano essere state effettuate non sono nemmeno pubbli- camente disponibili. anche se concernenti gli atti di cui al comma 1». anche se non viene specificato alcun meccanismo sanzionatorio per il caso di AIR insufficiente o assente 27. vigilanza e regolazione de- vono dotarsi di metodi di analisi dell’impatto della regolazione per tutti gli atti di competenza e. 229 prevede inoltre che le schede di AIR debbano essere inviate alle camere per la verifica. In terzo luogo. La l. dunque emanati dalla Autorità Garante della Concorrenza del Mercato. 229/2003. nella quale spiccano molti elementi di inefficienza organizzativa e pro- cedurale. un dato che risulta quanto mai in contraddizione con l’obiettivo di trasparenza che connota tutti gli strumenti di better regulation. Come risultato.semplificazione» alle dirette dipendenze del ministro per la Funzione pubbli- ca. A fronte di questa situazione di caos. art. si è andata perdendo la caratteristica «a due stadi» del modello inizialmente introdotto nel 2000. quello di «verifica degli effetti derivanti dall’applicazione di contratti predisposti mediante moduli o formulari ovvero di clau- sole e condizioni contrattuali normativamente previste o a contenuto generale». a svolgere tale com- pito. senza che vi fossero soglie minime di obbligatorietà.

9 marzo 2006. entro il 1º giugno 2006 – un decreto del presidente del Consiglio dovrà stabilire: a) i criteri generali e le procedure dell’AIR. salvo esclusione esplicita. – entro 180 giorni dall’entrata in vigore della l. e d) i criteri ed i contenuti generali della relazione annuale al parlamento. su motivata richiesta dell’amministrazione proponente. Più di recente. tre nuove iniziative sembrano aver dato nuova linfa alle speranze del giovane AIR italiano. 246/2005. Verifi- ca di Impatto della Regolamentazione o VIR). la novella introdotta con la legge di semplificazione per il 2005. la Crescita e l’Occupazione reso noto nell’otto- bre del 2005 in attuazione del rilancio della Strategia di Lisbona – reca un riferimento alla necessità di mettere «a regime» l’AIR. compresa la fase della consultazione. 14 (che curiosamente rubrica «Semplificazione della legislazione») disciplina nuovamente l’AIR. nonché l’individuazione dei casi di effettuazione della VIR. Qualcosa di nuovo nell’AIR? Infine. con il d. – tutti gli schemi di atti normativi del governo sono sottoposti ad AIR. me- diante comparazione di opzioni alternative». – entro il 31 marzo di ogni anno. di una relazione annuale del presidente del Consiglio dei ministri sullo stato di applicazione dell’AIR. i casi e le modalità di esclusione dell’AIR. l. b) le tipologie sostanziali. la sola Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) sembra aver compiuto significativi passi in avanti nella messa a punto di un efficace modello di AIR: le prime schede di AIR dovrebbero essere rese note già nella prima metà del 2006. da attuarsi mediante decreto del presidente del Consiglio. convertito in l. n. il PICO – Piano nazionale per l’Innovazione. che all’art. n. 3. le amministrazioni comunicano al DAGL i dati e gli elementi informativi necessari per la presentazione al parlamento. consentire l’eventuale esenzione dall’AIR in modo puramente discrezionale. Il Comitato sarà presieduto dal 358 . In primo luogo. 246 – dunque. 80.d. c) i criteri generali e le procedure. entro il 30 aprile.1. invece. con alcuni interessanti elementi di novità: – l’AIR viene definita come «valutazione preventiva degli effetti di ipotesi di intervento normativo ricadenti sulle attività dei cittadini e delle imprese e sull’organizzazione e sul funzionamento delle pubbliche amministrazioni.1.-l. ma anche di valutazione dell’impatto ex post (la c. Più importante è. 4/2006. negli ultimi mesi. – al DAGL viene affidato il coordinamento delle amministrazioni in mate- ria di AIR ex ante.autorità indipendenti. – il DAGL può. pur senza specificare il modo con cui si intende perseguire tale obiettivo. con il compito di svolgere attività di guidance per le politiche di semplificazione e di qualità della regolazione. si è poi disposta la creazione di un nuovo «Comitato interministeriale di indirizzo».

presidente del Consiglio dei ministri o dal ministro per la Funzione pubblica da lui delegato. di riassetto e di qualità della regolazione per l’anno successivo». sarà il comitato stes- so. formulare commenti precisi sulle recenti ini- ziative italiane in materia di AIR. L’in- troduzione deve avvenire inizialmente a livello nazionale. Inoltre. al Comitato vengono affidati compiti di indirizzo. alla rilevazione dei costi amministrativi per settore economico. – è indispensabile rafforzare i poteri del Comitato di indirizzo per con- sentire a questo di agire come gatekeeper nei confronti delle amministrazioni che devono condurre l’AIR. Per certi versi sembra che l’istituzione del Comitato di indirizzo possa – se supportato da una chiara volontà politica – contribuire alla definizione di un quadro istituzionale più preciso per l’AIR di casa nostra. attività di formazione più pervasive di quelle all’epoca condotte nei primi tentativi di messa a regime dell’AIR in Italia. – l’AIR deve essere il più possibile quantitativa e affidarsi all’analisi costi- benefici. E ancora. come sembra. E sarà lo stesso comitato a curare la verifica semestrale dello stato di realizzazione degli obiettivi. in questa fase. In altre parole. all’orizzon- te. Per tale motivo. l’esperienza internazionale consente di formulare alcuni suggeri- menti per il legislatore italiano prossimo venturo: – l’AIR deve essere introdotta gradualmente e sperimentata su un campio- ne limitato di provvedimenti di impatto economico molto significativo. rispetto all’esenzione dall’obbligo di AIR di alcuni provvedimenti. È difficile. – l’AIR deve essere coordinata il più possibile con le iniziative di sempli- ficazione amministrativa: se ad esempio l’Istat provvederà. – è necessario che l’AIR sia pubblicata insieme alla proposta di provvedi- mento e sottoposta a pubblica consultazione. il Comitato di indirizzo e le amministrazioni pro- ponenti dovrebbero inizialmente affidarsi a competenze esterne per l’AIR. nulla si sa ancora della metodologia che verrà adottata per condurre le future AIR delle amministrazioni. 1 della legge. coordinamen- to e impulso. entro il 31 marzo di ogni anno. per poi gradualmente sviluppare al proprio interno le necessarie professionalità. Inoltre. a redigere un Piano d’Azione «per il per- seguimento degli obiettivi del governo in tema di semplificazione. pena l’ingerenza dell’esecutivo. il comitato viene concepito come un «piccolo OIRA». non è chiaro se vi siano. Il base al disposto dell’art. il Comitato dovrà provvedere a selezionare i nuovi provvedimenti da sottoporre ad AIR per l’an- no successivo sulla base di tali risultanze. Di certo. che si avvale oltretutto del supporto della Commissione per la Sempli- ficazione ancora attiva presso il ministero della Funzione pubblica. ora al comitato. Ma è parimenti vero che tale attività non potrà di certo estender- si all’AIR delle autorità amministrative indipendenti. poi regionale. che rimane ovviamente fuori dall’ambito di competenza del comitato. 359 . né convince la assoluta discrezionalità at- tribuita prima al DAGL.

– da ultimo. l’AIR e la «migliore regolamentazione» potranno fornire all’Italia l’agognata opportunità di risalire la scivolosa china della competitività. 80 deve essere messo a disposizione del pubblico via Internet. qualche novità è stata finalmente introdotta. per valutare con maggiore consapevolezza se quella dell’AIR nostrano possa tornare a essere. dopo anni di silenzio. l’AIR potrà divenire. anche in Italia. un ingranaggio fondamen- tale nell’incedere dell’apparato governativo. oltre che di efficienza ed ef- ficacia regolatoria. che non consente altri commenti se non la constatazio- ne che. per contro. davvero. n. 9 marzo 2006. è un quadro dalle tinte ancora poco definite. producendo vantaggi in termini di trasparenza e semplificazione amministrativa. Quello che è stato tracciato sin qui. Non resta che attendere. il Piano d’Azione annuale che deve essere pubblicato dal Comitato di indirizzo ai sensi della l. e tenendo a mente un orizzonte temporale di almeno un triennio. 360 . Solo in tal modo. con l’indicazione dei provvedimenti che verranno sottoposti ad AIR e la tempistica prevista per la loro adozione. Solo in tal modo. una storia a lieto fine.

2004 e 2005 100% Variabili di scorecard sull’analisi dei costi 90% 80% 70% Percentuale 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% Quantified at Monetized at Monetized all or Provided best Provided best least some costs least some costs nearly all costs estimate or range estimate and range for total costs for total costs Variabile di Scorecard 2003 2004 2005 100% Variabili di scorecard sull’analisi dei benefici 90% 80% 70% Percentuale 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% Quantified at Monetized at Monetized all Monetized Monetized Provided best least some least some or nearly all safety health estimate or range benefits benefits benefits benefits benefits for total benefits Variabile di Scorecard 2003 2004 2005 361 . Risultati dello scorecard 2003-2005 Qualità degli EXIAS nel 2003.APPENDICE A.

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