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IL MODELLO DI INCLUSIONE

Il disegno della ricerca ha previsto incontri in plenaria prioritariamente


centrati su riflessioni teoriche ed esperienze di tipo laboratoriale, coinvolgenti
gruppi più ristretti.
Il lavoro si è concretizzato in attività attuate nelle classi con la
supervisione dei formatori e la restituzione dei risultati al gruppo di lavoro.
Con tale modalità formativa si è tentato di validare un modello di
insegnamento/apprendimento basato sulla valorizzazione delle
emozioni come motore cognitivo, sull’apprendimento cooperativo,
sull’approccio metacognitivo, sul tutoring e le life skills, trattati non
come strategie di emergenza per risolvere conflitti e problemi o come
situazioni episodiche, ma come pratica educativa costante, diffusa,
volta a creare un ambiente di apprendimento rinnovato da una
“speciale normalità”.

L’approccio metodologico sotteso al suddetto modello si fonda su alcuni


principi di base:
-visione olistica delle persone e delle organizzazioni;
-attenzione all’intera gamma dei bisogni, specifici e speciali, presenti nella
realtà scolastica;
-sistematicità e ricorsività del processo;
-selettività nei confronti delle priorità per il cambiamento;
-strategie di valutazione delle opzioni e delle scelte che si propongono;
-sostenibilità del cambiamento in un arco temporale di medio-lungo
termine.

La supervisione periodica da parte dei docenti formatori ha favorito la


messa a fuoco delle potenzialità sottese al modello e delle potenzialità
d’intervento.
Le riflessioni partecipate dai docenti nell’ambito di gruppi di lavoro più
ristretti sono state successivamente condivise nel gruppo più allargato: è stata
così facilitata la condivisione dei diversi vissuti scolastici, accompagnando
l’analisi degli stessi con la formulazione di nuove chiavi di lettura e di
intervento.
Tale modello non si è giustapposto alla progettualità agita nella classe,
ma si è collocato trasversalmente ad essa, rappresentandone la cornice di
“contenimento”.

I contenuti del modello di inclusione elaborato e sperimentato sono


sinteticamente i seguenti:
organizzazione:
- disposizione stabile o frequente dei banchi a isola per facilitare
l’interazione continua, il tutoraggio anche spontaneo, il lavoro a coppie-
gruppi
- rotazione dei bambini nei banchi (regolare cambio di compagni)
- costituzione nella classe/sezione di angoli: per il circle-time, la posta, la
narrazione personale o attività autonome
- scambio regolare o continuo tra docenti curricolari e di sostegno nella
conduzione della sezione/classe
- progettazione condivisa nel team delle attività da proporre
- affido quotidiano di incarichi
- impiego di un tempo congruo, quantificato in non meno di un’ora
settimanale, per le attività programmate

Coordinate verso l’integrazione


l’alunno disabile deve:
 rimanere in classe per il maggior tempo possibile
 fare il più possibile le stesse cose che fanno i suoi compagni di classe
 essere posto il più possibile nelle stesse condizioni formative degli altri
studenti
 i migliori insegnanti di sostegno sono i suoi compagni
 gli spazi di un’aula inclusiva devono essere ampi

didattica:
- lavoro sistematico a coppie nelle varie discipline (dandosi uno spazio,
un’identità, un ruolo..)
- costituzione sistematica di gruppi cooperativi metacognitivi (2/6
studenti), caratterizzati da:
 aiuto reciproco
 obiettivi comuni condivisi
 previsione dei risultati
 spiegazione reciproca delle strategie da utilizzare
 correzione reciproca degli esercizi
 valutazione e verifica dei risultati e del processo (da fare insieme)
- attività di tutoring tra cui:
- produzione di materiali facilitati per i compagni diversamente abili o in
difficoltà da parte di alunni della stessa classe o classi superiori (gruppi
cooperativi metacognitivi)
 autovalutazione del lavoro personale e del gruppo

clima relazionale:
- circle-time (a tema o con interventi spontanei, ma sempre secondo le
regole del circle-time)
- giochi di accoglienza
- giochi di ruolo (su storie lette, ma anche su situazioni conflittuali da
risolvere nella classe)
- giochi relazionali1:
- giochi sull’amicizia:2

1
delle emozioni (l’insegnante o un bambino inizia con una frase tipo “Oggi mi sento felice…” “ Oggi mi sento triste…” e tutti raccontano a partire da
questa sollecitazione)
gioco del sacchetto (ogni bambino ha un sacchetto in cui tutti i compagni metteranno un foglietto su cui hanno scritto una sua bella qualità. Alla fine il
bambino legge a voce alta tutti i suoi aspetti positivi. A turno tocca a tutti i bambini aprire il proprio sacchetto)
2
gioco del dado (si costruisce un dado e su ogni faccia si scrivono frasi concordate coi bambini per favorire l’amicizia e la relazione Es. “ Prestare le
cose ai compagni” oppure “giocare con tutti” oppure “non prendere in giro i compagni”. Ogni mattina si tira il dado e tutti si impegnano a vivere
intensamente quella frase)
gioco dell’amico invisibile (ogni bambino pesca da un sacchetto il nome di un compagno di cui diventerà l’amico invisibile segreto, per un tempo
stabilito, in genere una settimana. Alla fine del tempo ognuno deve indovinare chi è il proprio amico invisibile, che avrà riconosciuto dai gesti di aiuto
e amicizia ricevuti. Es. preparare la cartella, fare un compito difficile, dividere la colazione, prestare materiale…)
- attenzione agli aspetti emotivi degli alunni anche al di fuori dei momenti
preposti alla comunicazione: lasciare sempre il tempo di aprirsi e tirare
fuori emozioni che altrimenti interferirebbero con l’apprendimento
(angolo della narrazione- circle-time)