I partigiani di Piobbico

I PARTIGIANI DI PIOBBICO
(Sarnano - MC)

DAI RICORDI DI EDO MARIOTTI
(a cura di Giampietro Mariotti)

I In occasione del sessantesimo anniversario della guerra di liberazione, molto è stato scritto sulla vita di quei giovani che negli anni ‘43-’45 si trovarono ad affrontare una drammatica situazione, scaturita dai negativi risvolti della seconda guerra mondiale. Trovandosi senza alcuna direttiva, da parte di chi avrebbe dovuto decidere della loro sorte, furono costretti ad agire di propria iniziativa, con il proposito e la speranza di riportare la libertà e la legalità nella nazione. Si formarono così, spontaneamente, numerosi gruppi di giovani sbandati, militari e non, in moltissime località, tutti orientati ad operare per la cacciata dei nazifascisti dall’Italia. Anche a Piobbico di Sarnano si costituì uno di questi gruppi: il Gruppo 1° Maggio. Di questo gruppo molte persone hanno parlato e scritto, ma sempre per sentito dire, e non per conoscenza diretta dei fatti.

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Sapendo quale era la situazione generale ed avendo visto che il disordine dilagava ormai in tutte le caserme. Naturalmente non mi feci trovare. Indossata una tuta estiva. all’una di notte. saliva a Piobbico anche con la ferma intenzione di fare ottemperare al sottoscritto l’ordine per il rientro al Corpo. che avevamo armi in abbondanza e molto più efficienti di quelle che ci venivano offerte. il giorno tredici di settembre. In merito abbiamo sentito il parere di un diretto protagonista dell’epoca. dei quali fino a quel giorno eravamo stati alleati. avvenuta accidentalmente in montagna. In questo clima di timore e paura. Si sapeva però che i tedeschi avevano cominciato a disarmare i militari italiani per poi inviarli in Germania quali loro prigionieri. che nel frattempo si erano collocati in licenza. che non poteva raggiungere Roma in quanto già occupata dai Tedeschi”. In questo diario si legge. che i partigiani locali avrebbero “progettato un colpo di mano contro il presidio fascista di Sarnano. dovendo documentare la morte di un anziano. Il 22 ottobre. “Il giorno 15 dello stesso mese mi presentai al Maresciallo dei Carabinieri di Sarnano per la registrazione della licenza. Iniziò a circolare la voce che nelle nostre montagne agivano migliaia di patrioti. dissi al Maresciallo che non intendevo assolutamente ripresentarmi. in direzione di Fano. sul momento. l’incolumità e la sicurezza dei civili. Il Maresciallo mi offrì di tenere le armi per le nostre esigenze. Nessuno sapeva indicarci quale comportamento era da tenere nei confronti dei tedeschi. una delle quali scarica e l’altra con tre colpi. “Ero militare a Pesaro con il grado di Caporale Maggiore in promozione a Sergente. tanto fu rapida la nostra azione nel disarmarli”. di sorprendere i due Carabinieri per prendere le loro armi. 15 gennaio 2005). per i campi. insieme con il commilitone Nicola Pettorossi di Roma. A Fano siamo riusciti ad aggrapparci ad un vagone di un treno strabocchevole di militari sbandati e siamo arrivati fino a Civitanova Marche. Da qui. con due plotoni dislocati a Sarnano (“l’Appennino camerte”. che erano in pratica le nostre famiglie”. quale addetto ai magazzini viveri e vestiario del locale Distretto. “Notizia infondata e tendenziosa”. Rifiutai affermando. lottando con i miei superiori. sentenzia. “La sera dello stesso giorno riportai le armi in caserma facendomi riconoscere. anch’io riuscii ad ottenere una licenza di due mesi pagata anticipatamente. I Carabinieri non ebbero il tempo di opporre alcuna resistenza. sono partito a piedi. dopo la notizia ufficiale dell’avvenuto armistizio tra l’Italia e le Forze Alleate. lasciando per il sottoscritto una formale denuncia. uno dei primi ideatori del Gruppo 1° Maggio. L’otto settembre 1943. fino al mio domicilio di Piobbico unitamente all’amico Pettorossi. Con il viso coperto affrontammo i due militi facendo intendere che eravamo fedeli seguaci del Re. Il Maresciallo il giorno seguente andò via da Sarnano perché trasferito in altra sede. tutto l’esercito italiano si trovò allo sbando. conscio di mentire. Dopo alcuni giorni il Maresciallo mi fece chiamare per dirmi che dovevo rientrare a Pesaro perché tutte le licenze erano state annullate. il partigiano Edo Mariotti di Piobbico. Edo. di stanza nel camerinese. che conta oggi 84 primavere. ricorda con piena lucidità e con dovizia di precisione gli avvenimenti di quel travagliato periodo e ci racconta della sua vita trascorsa tra i partigiani di Piobbico dal settembre ’43 al giugno ’44. 2 . il Maresciallo accompagnato da un Appuntato. “Il nostro gruppo ha sempre agito cercando di salvaguardare. tra l’altro. al fine di indurre lo stesso presidio ad effettuare rappresaglie contro i civili”. Avevamo due pistole della prima guerra mondiale. nei limiti delle esigenze operative. precisando che facevamo parte di un numeroso gruppo di patrioti (ancora non eravamo chiamati partigiani) dislocati negli anfratti dei Sibillini. D’accordo con il Pettorossi decidemmo.I partigiani di Piobbico Recentemente abbiamo letto una pagina tratta dal diario di un componente di un reparto fascista del Battaglione “M” IX Settembre.

Cosimo. Faccio presente a Edo che da una “cronistoria” delle azioni più importanti del suo gruppo risulta che il 13 dicembre ’43 è stata eseguita in Sarnano la soppressione di un ufficiale dell’esercito svolgente propaganda fascista. “Arrivò anche un ufficiale dell’esercito. Il Tenente Birzoli. Erano consapevoli della situazione drammatica che si era creata e sapevano quanto io fossi determinato. Manifestò subito. e raggiungemmo presto le quindici unità”. Dopo quel grave episodio i rapporti tra me e Cosimo. passeggiando per il borgo. Lo affrontai brutalmente minacciandolo con le armi se non avesse mutato il suo comportamento. “Fissammo la nostra sede in alcuni locali di casa Papi. Altri giovani di Piobbico e delle vicine frazioni. già alterati. In verità Cosimo era diventato la mina vagante del gruppo. Cosimo rispose al richiamo estraendo la pistola e facendo fuoco contro l’ufficiale. armati con qualche fucile da caccia ed impiegando cartucce caricate con capocchie di chiodi. e l’ufficiale ucciso non mi risulta che facesse propaganda fascista. Quel giorno. con relative munizioni”. Abbiamo agito nottetempo. se non ricordo male il 3 febbraio ’44. anche se prontamente soccorso. “Non c’è stata nessuna azione di gruppo in quella sciagurata circostanza. precisa. che forse stava trascorrendo qualche giorno di licenza in famiglia. Per una giornata intera. Il Birzoli. una condotta poco rassicurante e per questo fu reiteratamente richiamato dal comandante Filipponi e dal sottoscritto a tenere un comportamento più consono alla vita di gruppo. presente sulla via. facendo intendere di volerle usare senza troppi complimenti. mise spavaldamente in mostra le proprie armi. un pugliese di nome Cosimo. nelle proprie azioni. Il gruppo compatto decretò pertanto che i due dovessero essere fisicamente eliminati. Forte della sua intraprendenza caratteriale ed essendo stato il primo ad agire. “Assolutamente falso”. per le sue spiccate doti umane e qualità professionali. Agiva d’iniziativa propria ed in maniera delinquenziale. afferma indignato. purtroppo risultò essere un detenuto fuggito dal carcere di Ancona. fu nominato all’unanimità comandante del gruppo”. in quel momento. Si faceva ancora più pericoloso perché era spalleggiato e protetto da un altro elemento poco affidabile: lo slavo Drago. Uno degli ultimi arrivati al gruppo. provocò invece deliberatamente un diverbio con il Tenente Pietro Birzoli. Edo si trovò a dover coordinare e a disporre del necessario per la sopravvivenza embrionale del gruppo. Lo stesso giorno. Siamo arrivati a Fiastra verso la mezzanotte e dopo aver circondato la caserma senza sparare un colpo. Il gruppo era pronto ad agire ma mancavano armi e munizioni. con un’azione 3 . i miei genitori fecero in modo che io restassi chiuso in casa per evitare che potessi affrontare il bandito. “La prima azione corale fu quella di disarmare la caserma dei Carabinieri di Piastra.I partigiani di Piobbico In realtà il sottoscritto e l’amico Pettorossi eravamo la prima cellula costitutiva del futuro Gruppo 1° Maggio”. il Sottotenente Decio Filipponi di Roma che. andando in giro per Sarnano. II “Arrivarono subito altri sbandati del nostro esercito ed alcuni slavi che erano fuggiti dal campo di prigionia di Colfiorito”. contro Cosimo. continua a raccontare Edo Mariotti. renitenti alla leva. abbiamo intimato ai Carabinieri presenti di consegnarci moschetti e pistole. al centro della frazione. richiamò giustamente alla moderazione il partigiano perché così facendo avrebbe potuto instaurare tra la popolazione un ingiustificabile clima di timore. si fecero estremamente tesi. si spense prima che giungesse all’ospedale”. Tra l’altro i due avevano complottato una esecuzione capitale nei miei confronti e di altre persone di Piobbico. andarono ad infoltire il gruppo.

“Non è esatto”. tenendo un fucile da caccia sulle spalle. III Al primo febbraio 1944 risale la perdita del primo partigiano del gruppo di Piobbico. Su questo tragico avvenimento la già citata “cronistoria” delle azioni più importanti del gruppo. e nessuna azione di gruppo”. forse tentò di fermare la vettura. contemporaneamente. Un partigiano caduto: Tabarretti Antonio”. l’uno Cosimo e l’altro Drago. Mio fratello Aldo fu leggermente ferito ad un braccio. “E’ vero che il primo febbraio ’44 il gruppo era sceso compatto a Sarnano per un controllo a seguito di un segnalato movimento di truppe tedesche. anch’egli del gruppo. gli slavi Rader e Velemir colpirono a morte. 4 . Si attardarono. In realtà quel giorno non successe nulla di particolare e ben presto tornammo tutti. Nessun camion di fascisti quindi. Il tratto di viabilità Sarnano-Amandola era il nostro settore di azione per attività di disturbo contro i nazisti.I partigiani di Piobbico precedentemente concordata. Il Tabarretti. Nel partire da Sarnano. corregge contrariato Edo Mariotti. Al centro. azione contro un camion di fascisti entro il paese di Sarnano. chiamato in quel periodo “distaccamento d’assalto Garibaldi”. il Comandante Sottotenente Decio Filipponi. I primi partigiani di Piobbico. mio fratello Aldo. il Tabarretti invece cadde colpito mortalmente. a poche decine di metri dalla mia abitazione. per motivi personali. con il maglione bianco. decorato di Medaglia d’Oro al Valore Militare alla memoria. i due si imbatterono in una macchina civile in transito verso Macerata. regolarmente in sede. Dall’interno della stessa partirono alcuni colpi. e l’amico Antonio Tabarretti della frazione Stinco. recita testualmente: “1 febbraio. dove io ero rinchiuso con tutta la mia famiglia”. o quasi.

“Per alcuni giorni. Non immaginava certamente che quella doveva essere l’ultima notte della sua giovane vita. 5 1 . Per questo istituimmo un servizio informazioni con una staffetta dislocata in zona Macerata. Verso l’una Tolentino e la Resistenza nel Maceratese. ci siamo sistemati in una camera io. che erano occasionalmente di passaggio a Sarnano. L’abitazione. presso una famiglia proveniente da Civitanova. ”Alla luce di queste allarmanti notizie il gruppo fu frazionato in piccoli nuclei decentrati nell’area bassa delle Marche. in previsione di una quasi certa azione distruttiva. Avuta la conferma che non risultavano in preparazione azioni imminenti. sotto il controllo dello slavo Jancko Klikovak. ma da qualcuno che. arrivò purtroppo. Seguiamo ancora la rievocazione di Edo Mariotti. se non ricordo male. abbia avuto interessi personali o di partito ad alterare gli avvenimenti. Dopo averla letta e dopo un attimo di riflessione Edo afferma: “L’attività svolta dal gruppo dei partigiani di Piobbico non risponde esattamente a quella descritta in questa pseudo-relazione. nell'anniversario dell'eccidio di Montalto.I partigiani di Piobbico A questo punto faccio leggere integralmente ad Edo la cronistoria del gruppo di Piobbico tratta dalla pubblicazione Tolentino e la resistenza nel maceratese 1 . quando. Ritengo inoltre che la relazione stessa non sia stata redatta da un componente del gruppo.22 marzo 1964. Filipponi ed io ci recammo a Sarnano. nei pressi di Monte Sassotetto. non concordo su quanto artificiosamente riportato nella cronistoria in esame”. anche quando la situazione non lo richiedeva. all’attività del gruppo. espresse il desiderio di dormire comodamente in casa Mariotti. cioccolato e sigarette. la notizia certa che da parte dei tedeschi si stava preparando un attacco al nostro gruppo”. mi trovai a dormire nella vicina frazione di Terro per la sorveglianza a due militari tedeschi che avevamo fatti nostri prigionieri e che in seguito lasciammo liberi. nella notte del 23 marzo ’44. molte munizioni. A seguito di questo fattaccio cominciammo a temere per una probabile rappresaglia tedesca. in occasione della consegna della Medaglia d'argento al Valor Civile alla città di Tolentino . tra il 15 ed il 20 febbraio 1944. tra le quali diversi Sten. Quella sera Decio. Pubblicazione a cura del Comune di Tolentino per le celebrazioni del Ventennale della Resistenza. che era conosciuta come un punto di riferimento continuo per il gruppo. Tornai così a dormire per qualche giorno a Terro e. come peraltro avevamo fatto nei giorni precedenti. per avere eventuali notizie sul paventato attacco tedesco. andavamo a dormire nella grotta denominata Tre Santi. Dopo aver recuperato due reti. tra i quali il sottoscritto ed il Sottotenente Decio Filipponi. pur non avendo partecipato all’attività partigiana. vista la loro eccessiva determinazione ad uccidere. in prossimità delle sorgenti del Tennacola. All’inizio della primavera del ’44 gli Alleati effettuarono un lancio di armi per il gruppo di Piobbico sul passo della Maddalena. Tolentino 1964. avendo partecipato con piena responsabilità. La sera del 28 marzo. Per il trasporto dei contenitori alla base furono impiegati alcuni asini avuti in prestito dagli agricoltori locali. Per ovvi motivi di sicurezza avevamo anche previsto che particolari notizie non arrivassero direttamente alla sede del gruppo ma in zone vicine.. Per questo io. In totale furono lanciati sette contenitori metallici con dentro armi. Cosa che accadde qualche tempo dopo. D’intesa con il comandante Filipponi avevamo convenuto di non lasciare i prigionieri in balia di alcuni slavi. era stata svuotata delle cose più importanti ad eccezione della camera dei miei genitori e di quella dei fratelli più piccoli. visto che non erano pervenute notizie allarmanti. furono uccisi tre tedeschi. per tutto il periodo. I pochi rimasti in zona. per mani dello slavo Luca e di qualche suo connazionale. tornammo a Piobbico dove potemmo gustare del parmigiano che mia madre aveva acquistato per i dipendenti boscaioli”. Filipponi e mio fratello Ildo (1925) anche lui inseritosi nel gruppo. Accademia Filelfica. quale ex partigiano combattente.

andarono a dormire in un'aula della vicina scuola elementare”. nel presentare nel 1962 La resistenza nell’anconetano e nel piceno. dopo essersi rifocillati. Sollecitai Decio e mio fratello ad alzarsi ed istintivamente ci avviammo di corsa in soffitta. In quel momento i tedeschi bussarono violentemente alla porta ordinando di aprire. molto distante da Piobbico. di qualsiasi parte. I partigiani di Piobbico. molto saggiamente. continua con i suoi ricordi Edo Mariotti. anche se tragica. è bene mettere per iscritto i fatti” che potranno contribuire a fare chiarezza su una pagina di storia così importante. Lo stesso autore.I partigiani di Piobbico dopo mezzanotte. “Mi alzai e guardai dalla finestra: la casa era circondata da militari tedeschi. suggerisce: “Prima che la nebbia diventi più fitta e che le memorie si dileguino. Tentò di dire che non eravamo in casa. assai realisticamente presagiva che “Molto di quello che avvenne nel ‘43-’44 verrà ignorato per sempre perché chi sapeva non è più. e non ha lasciato la sua testimonianza”. ma il letto caldo e lo 6 . e per qualsiasi motivo. A ricordare i fatti. Mio padre. A questo è tesa questa rievocazione fatta sull’onda dei ricordi di un diretto protagonista dell’epoca. prima dell’alba. andò ad aprire. tipiche della zona nella stagione fredda. IV Lo scrittore saggista Massimo Salvatori. ci fecero sobbalzare dal letto. I due. I tedeschi gli chiesero dove eravamo noi figli. in mutande di lana lunghe. “La mattina del 29 marzo 1944 ero già sveglio. alcuni colpi decisi alla porta d’ingresso. quando vidi dalla finestra il bagliore di un razzo in direzione di Sarnano”. ma soprattutto a ricordare ed onorare i caduti. Erano gli slavi Goiko e Wladomir provenienti da una delle basi decentrate.

Piobbico era stata interamente circondata dai tedeschi. Sulla porta ci incontrammo con i tedeschi che stavano salendo in soffitta”. Il Cicalè riconobbe Decio Filipponi e disse a quelli che stavano mettendo in riga i rastrellati. di sospendere l’operazione perché era stato trovato il comandante del gruppo. Anche due giovani di Piobbico. “Durante il tragitto incontrammo altri tedeschi accompagnati da un certo Tolmino Cicalè. Gojkovic e Wladomir. come già detto. che si trovavano a dormire nella scuola. In verità la spia non mi aveva mai visto nel gruppo perché proprio durante la sua breve permanenza a Piobbico io mi trovavo in località Terro. riprende a rievocare Edo Mariotti. molto responsabilmente. I due slavi. nelle soffitte e nelle cascine. caddero sotto il fuoco tedesco mentre tentavano la fuga verso il cimitero. erano stati riuniti al centro dell’abitato. La rappresaglia tedesca si accanì impietosa sul comandante del gruppo e su quanti tentarono la fuga. Si udirono delle minacce verso mio padre ed il Tenente Filipponi. si era infiltrato come spia nel nostro gruppo. “Anche il sottoscritto. Ultimata la perquisizione concessero a mio padre cinque minuti di tempo per portare fuori quello che voleva. fummo trasferiti sul posto”. mentre altri tedeschi perquisivano la casa. iniziò a scendere le scale.I partigiani di Piobbico scompiglio in camera testimoniavano la nostra presenza. unitamente a Decio Filipponi e a mio fratello Ildo. “Ci obbligarono a stare in piedi in mezzo alla cucina con un mitra puntato verso di noi. Tutta la frazione era stata nel frattempo setacciata dai tedeschi e gli uomini che erano stati sorpresi nelle case. Lapide affissa sulla scuola elementare di Piobbico in ricordo dei partigiani caduti. dopo essersi spacciato per un militare sbandato. poi sulla casa si riversarono nutriti lanci di bombe a mano e l'azione distruttiva dei lanciafiamme”. per la sorveglianza a due prigionieri tedeschi”. Ivo Pazzelli ed Enzo Miliucci. 7 . Dopo poche centinaia di metri furono abbattuti dalle raffiche di una mitragliatrice. ma non ci fu uno scontro armato diretto. erano saltati da una finestra per tentare di raggiungere la montagna. che per due o tre giorni. Affermò anche di non conoscere il sottoscritto come partigiano.

scortato da altri tedeschi. impiccarono il nostro comandante Sottotenente Decio Filipponi di Roma. dove erano in attesa i loro camion. molto verosimilmente. Il ponte denominato “di Bittacci” era stato infatti demolito e gli automezzi non potevano transitare verso Piobbico. Leonello Galoni di Terro. Evidentemente le notizie fornite dalla spia Cicalè e l’atteggiamento coraggioso e responsabile di Decio furono determinanti per la sanzione del suo destino. “Dopo la rappresaglia tedesca”. Francesco Sargolini. in un piccolo avvallamento dietro un cespuglio. “Come atto conclusivo della rappresaglia a Piobbico. continua Edo. Personalmente avevo la netta sensazione di dover finire impiccato nella piazza di Sarnano. Fui il primo a dover rispondere e dissi subito che il Filipponi non era il comandante. fatto segno a ripetuti colpi. “ci fu un periodo in cui il gruppo. a pochi passi dal corpo di uno slavo colpito a morte. volume 1942-1958. che eravamo liberi di andare. fummo obbligati ad andare nei pressi della scuola dove iniziarono ad interrogarci. padre Sigismondo a San Liberato e Giuseppe Forti a Piobbico. purtroppo.I partigiani di Piobbico V “Altri riuscirono a sopravvivere alle raffiche perché trovarono occasionali ripari”. Ultimato l’interrogatorio ci fecero schierare davanti ad un lampione della luce sul quale. Intanto gli uomini anziani venivano lasciati liberi e noi più giovani. continua a ricordare Edo. incredibilmente. “Lasciato il corpo di Decio appeso al palo. che ci aveva preceduto verso Sarnano. precisa Edo Mariotti. della vicina Giampereto. La presenza di un consistente 8 . 490). che si era allontanato da Piobbico con gli altri slavi”. rimase per tutto il tempo della rappresaglia appiattito sul terreno. In giornata anch’egli fece liberamente ritorno a Piobbico. ma di certo so che nessuno indicò il Filipponi quale comandante. quasi certamente slave: il cantoniere Domenico Piermattei. dopo averlo colpito più volte con i pugni. ci obbligarono a caricarci di tutte le cose che i tedeschi avevano razziato nelle case di Piobbico e ci condussero nella località Romani. convinti di sentire da un momento all’altro il crepitare delle armi. fu affidato il pietoso rito della benedizione delle salme dei caduti. pag. Ci avviammo titubanti verso Piobbico. Come Dio volle i colpi non arrivarono e ben presto arrivammo a condividere il dolore con tutti i compaesani”. “Mio fratello Vito (17 anni). Al giovane sacerdote don Antonio Bittarelli. “L’amico Pettorossi. Giuseppe Perfetti ebbe una gamba forata da parte a parte e si salvò perché forse fu creduto morto. alcuni misfatti provocati. L’eroico sacrificio di Decio Filipponi aveva indubbiamente salvato la mia vita e quella di molte altre persone”. “Non ricordo esattamente quello che risposero gli altri. A questo periodo critico sono da addebitare. L’esecuzione fu completata con un colpo di pistola alla tempia”. Caddero così proditoriamente freddati da mani ignote. Affermai anche che il comandante del gruppo era lo slavo Jancko Klicovak. tra l’altro anche un maialino. già decentrato in pianura. da motivi di vendette personali e/o da accuse non sempre rispondenti alla verità. e ci indicarono. ma tutti avevamo rispetto di lui per la sua cultura e per il suo modo cordiale e rispettoso che aveva nel trattare con la gente. cinque o sei. rimase in mano agli slavi. i tedeschi demolirono parzialmente la scuola elementare con lanci di bombe a mano ed esplosivo". Era la mattina del 29 marzo 1944 e non il “giorno dopo” come riportato nella biografia in appendice alla motivazione della decorazione di Medaglia d’Oro al valore militare (Le medaglie d’oro al valore militare. fu fatto salire su di un camion e portato via. Ci fecero posare sugli autocarri tutto ciò che avevamo trasportato.

attraverso Radio Londra. lungo il corso del fiume Chienti. erano arrivati a presidiare la piazza nuovi reparti fascisti. Lasciammo la sede di Piobbico per trasferirci nella frazione Cese. “Il giorno precedente all’attacco. guardato a vista fino all’ormai prossimo arrivo degli alleati ai quali sarebbe stato poi consegnato. qualora i tedeschi mi avessero scovato. i tedeschi effettuavano un rastrellamento alla ricerca di alcuni prigionieri che qualche giorno prima avevamo fatto uscire dal campo di concentramento di Servigliano. che indicava anche la sigla del nostro gruppo”. dopo la rappresaglia del 29 marzo. che nel frattempo erano giunti con il materiale necessario per il brillamento. giunti con il camion. spinti forse dal trambusto ed 9 . sono partito da solo dalle Cese per andare a verificare se il ponte di Servigliano fosse sorvegliato”. Successivamente il gruppo cominciò piano piano a ricostituirsi anche con l’arrivo di forze nuove. Alle ore ventitré arrivò l’ordine di brillamento che fu eseguito immediatamente. fu catturato un giovane fascista che si era spinto. Dopo la riuscita azione del ponte ripiegammo a piedi verso la nostra sede in montagna”. VI Il riordinato Gruppo 1° Maggio era pronto ad agire agli ordini del nuovo comandante Jancko Klicovak. nei pressi della frazione Campanotico. fu interrogato sulle forze dislocate a Sarnano e sui loro movimenti giornalieri. “Verso la metà di maggio. “Vicino alla rotabile che da Amandola porta a Servigliano fui sorpreso dal rumore di un autocarro. dove rimasi nascosto per più di due ore. Nei dintorni. Il giovane. Per mia fortuna non fui scoperto ed appena mi fu possibile mi recai a vedere il ponte che non risultava vigilato.I partigiani di Piobbico numero di slavi allo sbando creava indubbiamente situazioni a volte imprevedibili ed incontrollabili”. Dopo l’interrogatorio il comandante Klicovak decise di lasciare il giovane alle Cese. Uno dei sicuri rischieramenti intermedi doveva essere la “linea Frieda”. provenienti da elementi sfollati dalle città e dai gruppi di zone limitrofe. unitamente ad altri sei partigiani. dopo la caduta di Montecassino. ritenuta strategicamente più sicura. racconta Edo. da solo. fuori dal centro abitato. Per questo furono dislocati nei dintorni del paese alcuni osservatori che dovevano accertare i movimenti e le abitudini dei reparti presi come obiettivi per il 31 maggio. Avevo pronta una bomba a mano da fare esplodere sul posto. assumendo la nuova denominazione di Gruppo 1° Maggio”. Mi precipitai sotto un piccolo ponticello di scarico. rievoca Edo Mariotti. raggiungemmo il ponte di Servigliano minandolo a dovere. arrivarono ordini superiori al “1° Maggio” per approntare un attacco a questi reparti. A Sarnano. Alle ore tre del 31 maggio il gruppo mosse verso Sarnano per attuare all’alba l’azione contro i fascisti. in vista della ormai certa ritirata tedesca”. In precedenza si era consumato anche l’eccidio della vicina Montalto con la fucilazione di oltre 30 partigiani. Per vendicare questo eccidio e per creare maggiori complicazioni possibili alla ritirata tedesca. “arrivò l’ordine di procedere alla demolizione dei ponti e di creare più ostruzioni possibili nel settore di competenza. abbandonata la linea difensiva Gustav. “Un mattino. portato alle Cese. sotto Monte San Martino. da raggiungere con una probabile direttrice di marcia a cavallo della statale 78 (Ascoli-Macerata). I tedeschi. intendevano infatti effettuare un graduale ripiegamento verso la famosa “linea Gotica”. appena giorno. Dopo aver cenato nei pressi di un mulino. Gli addetti alla sorveglianza del prigioniero fascista.

VII Le truppe fasciste lasciarono la piazza di Sarnano nei primi giorni di giugno.I partigiani di Piobbico eccitati per l’apprensione del momento. Si sentirono sparare i primi colpi presso il tiro a segno e fu l'inizio di una vera e propria battaglia. Da qui rispondevano ai nostri ripetuti attacchi. riprende a rievocare Edo. Anche gli altri partigiani locali si erano fermati. Si creò così una situazione di staticità. “In questo clima di attesa e di calma apparente”. che aveva sede nella zona di Monastero e da altri provenienti da Gualdo. “avevo considerato esaurito il mio contributo per la già avvenuta liberazione di Sarnano e mi congedai dal comandante Janko. era disposta nei pressi del poligono di tiro a segno. rimase gravemente ferito. I tedeschi cominciarono a ritirarsi verso il nord Italia e noi. seguirono il gruppo portando il giovane verso il cimitero di Giampereto. “Per tutto il territorio di nostra competenza non ci furono scontri armati durante il ripiegamento tedesco”. responsabile dell’intera azione. materializzando con il fiume stesso la loro nuova linea difensiva Frieda. “Per l’occasione il nostro gruppo era stato rinforzato da alcuni elementi del Gruppo ‘Nicolò’. La terza. Caddero sul campo due partigiani slavi. si trasformò in un cruento scontro a fuoco che durò per circa tre ore. uno dei quali il Tenente Dusan. loro alloggiamento. “Dopo questo evento bellico arrivarono a Sarnano alcuni rinforzi di fascisti e di tedeschi. I fascisti che sarebbero dovuti scendere al campo sportivo. L’obiettivo prefissato era quello di fare una sventagliata di fuoco su un plotone di fascisti che abitualmente si recava ogni mattino sul campo sportivo e su un altro plotone che si portava in addestramento al tiro a segno”. Il nostro gruppo si era però rapidamente rischierato nella sua sede strategica e non ci furono ulteriori scontri. “Quella mattina. Ormai si aspettava solo l’arrivo degli Alleati. Le forze furono ripartite in tre aliquote. si asserragliarono in casa Brandi. quindi poco dopo l’attacco subìto dal Gruppo 1° Maggio ed ancor prima che iniziasse il passaggio della ritirata tedesca. nell’area della Villa della Marchesa. dove agivano anche altri gruppi partigiani. Quella che doveva essere una fulminea azione punitiva. potevamo controllare e seguire il loro ripiegamento a cavallo della statale n. si attestò a sud del fiume nella zona tra Caldarola ed Urbisaglia. si schierava ai margini del campo sportivo. nella zona di Sarnano. tenendoci in disparte. 78”. il plotone del campo sportivo sorprendentemente non andò in addestramento. Andai a 10 . in verità non si è verificato nessun ‘aggancio’ tra alleati inseguitori e tedeschi in ritirata”. che erano date in avvicinamento dall’Abruzzo. Il Gruppo 1° Maggio. sfollato con la sua famiglia nella frazione di Coldipastine. “Contrariamente a quanto scritto da più parti. I tedeschi con la loro colonna di cose ed animali razziati nei vari poderi marchigiani. con il sottoscritto. per motivi a noi sconosciuti. ed arbitrariamente lo eliminarono”. Gli Alleati però tardavano inspiegabilmente ad arrivare ed un nostro giovane partigiano anconetano. con qualche scaramuccia. ed un numero mai precisato di fascisti. al comando del Tenente Dusan (slavo). precisa Edo Mariotti. raggiunsero il fiume Chienti ed attuarono un rischieramento sulla sponda sinistra. Ufficialmente si disse otto militi. allarmati dalle raffiche che riecheggiavano dalla zona del tiro a segno. seguendo con circospezione. Era per altro impensabile intraprendere un’azione di forza da parte dei partigiani fino a che non fossero arrivate le forze alleate. Una al comando di Janko. ma personalmente sono del parere che ne caddero in numero maggiore. Fu comunque una tragica esperienza per tutti”. Un’altra.

per l’inseguimento delle truppe tedesche in ritirata. dove era stato ricoverato e mi disse: “Edo. Il Partigiano Edo Mariotti con alcuni Ufficiali della “Nembo” a Sarnano (MC) – Giugno 1944. “e feci presente che i tedeschi avevano ormai raggiunto il fiume Chienti e che tutta la fascia a cavallo della statale n. Ricordo perfettamente che il Generale volle accertarsi se la zona vicino al ponte di Sforzacosta fosse minata”. sorprendentemente. Ci seguivano alcune camionette che furono orientate nell’area fra Caldarola ed Urbisaglia. la morte mi è arrivata fino alle ginocchia e farà presto ad arrivare al cuore” (ciò accadde qualche giorno dopo). ed appreso che ero buon conoscitore della zona. Amandola e Sarnano. “Mi presentai ad alcuni di loro come partigiano”. da Ascoli al Chienti. affiancando un Corpo d’Armata polacco. Dopo le pregevoli e determinanti prestazioni del Primo Raggruppamento Motorizzato Italiano. ma non sapevo chi fosse. Unità di punta del CIL era proprio la Divisione Paracadutisti “Nembo”. in prossimità del fiume Chienti. il nostro rinascente Esercito aveva infatti costituito un Corpo Italiano di Liberazione (CIL).78. riprende a raccontare Edo. Trovai i primi militari Alleati vicino Teramo: erano. 11 . Successivamente riuscii a parlare direttamente con un generale. Arrivammo in fretta. Inforcai una motocicletta che avevamo preso in precedenza alla polizia stradale e mi diressi verso Ascoli Piceno sperando di incontrare quanto prima le truppe amiche. Dopo essersi convinto che quanto andavo dicendo era la verità. Comunanza. “Superammo Ascoli. con la moto. l’alto Ufficiale salì sulla mia moto per andare a verificare di persona la reale situazione”. Il CIL era stato destinato ad operare sulla fascia adriatica. impiegato per la conquista del Monte Lungo e del Monte Marrone. Uscii dall’ospedale addolorato ma con tanta rabbia in corpo. era libera. senza incontrare alcun ostacolo. Tutta la zona dell’ascolano era ormai libera da ogni presenza tedesca. i paracadutisti italiani della Divisione Nembo”.I partigiani di Piobbico trovarlo all’ospedale di Sarnano. nella zona di Cassino.

come d’altronde facevano gli altri gruppi dei paesi vicini. soprattutto. Doveva essere. feci ritorno a Sarnano.I partigiani di Piobbico “Avanzammo per pochi metri poi mi fece tornare indietro molto cautamente. il dottore Francalancia. che simulava il rientro di alcune pattuglie. alla propaganda ed alla sopravvivenza del gruppo. rievoca. L’episodio è documentato da una foto conservata nella biblioteca comunale. già in zona da qualche giorno. “Allo scopo di propagandare il più possibile la capacità organizzativa ed operativa del nostro gruppo”. e molto spigliate nel relazionare l’esito delle loro uscite simulate. “fu approntata una vera e propria azione sceneggiata. forse polacco. perché aveva individuato la presenza di alcune mine. da svolgersi nei locali della scuola elementare. Fu questa la mia ultima azione di partigiano combattente nell’ambito del Gruppo 1° Maggio di Piobbico”. il veterinario Pieralisi. Mi riferisco al trattenimento a Piobbico di alcuni personaggi dell’ex partito fascista sarnanese. sotto interrogatorio. essi dovevano assistere. I testimoni. delle quali si è trattato nei capitoli precedenti. C’è però un episodio del quale si è molto parlato in paese. dopo aver fatto il pieno di benzina. Per questo avevamo prelevato e condotto a Piobbico. Il Generale Morigi rimase con le punte avanzate della Nembo ed io. a creare condizioni di disagio e di difficoltà per le forze nazifasciste. non potevano ovviamente notare che l’armamento delle varie pattuglie era sempre lo stesso. Arrivarono due raffiche di fuoco tedesco ma non ci colpirono. l’ex segretario Bonelli ed altri dei quali non ricordo i nomi”. poter entrare nei dettagli per ogni singola azione. a una sceneggiata organizzata a loro insaputa. Ebbi l’onore ed il piacere di accompagnare alcuni ufficiali della Nembo al Comune per sancirne la liberazione dall’occupazione nazista. quali inconsapevoli spettatori e testimoni. precisa Edo. “Mentre si procedeva ad un formale interrogatorio do questi personaggi. “Non ricordo se e come sia intervenuto il commissario politico della zona. il Gruppo 1° Maggio di Piobbico provvedeva. Presso l’Abbadia trovai un posto di rifornimento per la moto. Fatte uscire. per una stessa operazione. all’efficienza. Analizzando la molteplice letteratura che è fiorita intorno alle attività partigiane. Chiesi allora se fosse un ufficiale esperto di mine e mi rispose: . “Se non ricordo male doveva essere il 21 giugno 1944”. VIII Oltre alle azioni di maggiore rilievo. comandante della Divisione Nembo”. opportunamente intervallate. moschetti ed altro. delle diversità eclatanti. Non è ovviamente possibile per motivi di spazio. una semplice azione dimostrativa per propagandare la consistenza e l’efficienza del gruppo”. bene armate di mitragliatrice. Si 12 . a curare i buoni rapporti con la popolazione locale e. “ma di una cosa sono certo: nessuno del gruppo aveva mai pensato di procedere alla eliminazione di quelle personalità fasciste. ci si accorge che molte volte emergono. le armi venivano infatti riconsegnate ogni volta a partigiani diversi”. Arrivai in tempo per assistere all’arrivo del grosso della Divisione che ovviamente avanzava armonicamente più adagio con i propri reparti. da parte dei partigiani. come è stata. “Ci allontanammo dalla zona per tornare verso l’Abbadia di Fiastra. con meticolosa scaltrezza da una finestra. Zeno Rocchi”. e chiedo pertanto delucidazioni a Edo Mariotti.Sono il Generale Morigi.

a fine attività del gruppo. non è stato così consistente come annotato in più parti . non fu incluso nell’elenco dei partigiani di Sarnano. A conclusione della sua rievocazione storica Edo Mariotti puntualizza che nel giugno del 1944. A questo proposito faccio notare ad Edo che il gruppo di Piobbico è stato dichiarato. “Non condivido assolutamente tale giudizio”.il Gruppo 1° Maggio di Piobbico non è mai stato alle dipendenze del Gruppo “Nicolò”. discordanze sulle date. non eravamo certamente orientati verso questa fede politica.la morte del Sottotenente Decio Filipponi risale al 29 marzo 1944 per impiccagione ed il suo corpo appeso al capestro non fu “crivellato da colpi di mitra” ma da un colpo di pistola alla tempia. contraddizioni riguardo al numero e alla identificazione delle vittime. . avrebbe accettato tale attribuzione”. continua Edo Mariotti. ma è anche vero che il sottoscritto e molti altri componenti del gruppo. Sono altresì convinto che neanche il nostro primo comandante. malgrado i reiterati inviti del commissario politico Zeno Rocchi. precisa. . diversa attribuzione del significato politico.il rinforzo offerto al 1° Maggio dagli altri gruppi. 3402 in data 13 giugno 1959”. . Egli ritiene che proprio per questo motivo.non mi risulta che i cadaveri dei due partigiani caduti nell’attacco del 31 maggio siano stati sfigurati dai militi fascisti. con dichiarazione integrativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. “È vero che a Sarnano era presente come commissario politico il comunista Zeno Rocchi.I partigiani di Piobbico riscontrano scambi di personaggi. . “Contrariamente a quanto si è detto e scritto ritengo pertanto doveroso fare alcune precisazioni: . . Purtroppo non è sempre facile sapere con precisione quello che avvenne durante la Resistenza. conferma. né ha tanto meno partecipato alla più volte pubblicizzata “partita di pallone” di Sarnano contro i tedeschi”. Fine 13 . “mi è stata concessa la qualifica di partigiano combattente. “Al Gruppo 1° Maggio sono state ascritte azioni non fatte mentre ne sono state invece sminuite altre di notevole valenza patriottica”. da più parti. “Solo dopo aver fatto apposito ricorso all’ANPI di Ancona ed al Ministero degli Interni”.nessun partigiano del Gruppo 1° Maggio di Piobbico è stato mai interessato.nessun camion di militari tedeschi ha mai raggiunto Piobbico. a carattere nettamente comunista. rifiutò di iscriversi a qualsiasi partito politico.durante la rappresaglia tedesca né a Piobbico né a Sarnano ci fu scontro armato fra tedeschi e partigiani. soprattutto tra i locali. in occasione dell’attacco al presidio fascista di Sarnano del 31 maggio 1944. equiparata al grado di Capitano. . essendo stata precauzionalmente interrotta la strada con la demolizione del ponte denominato “di Bittacci”. Decio Filipponi.

Ha sempre lavorato nel campo dei legnami divenendone un eccellente conoscitore e un esperto organizzatore per gli impianti di lavorazione. Per motivi di lavoro è stato per un lungo periodo di tempo anche in Africa (Costa D’Avorio). primo di dodici figli maschi. Maria Luisa. 14 .I partigiani di Piobbico Edo Mariotti. ha avuto quattro figli: Pacifico. Sposato con Flora Bruschi. Subito dopo l’attività partigiana si è trasferito a Roma. Roberta e Marina. Ritiratosi dal lavoro alterna il proprio domicilio tra Roma e la frazione Cese di Sarnano. Nato a Sarnano (MC) il 16 marzo 1921.

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