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IL TANTO DECANTATO INCENERITORE DI BRESCIA

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Le vie infinite dei rifiuti
L'inquinamento costante e sistematico dell'ambiente e dei suoi abitanti sta cambiando la
morfologia del paesaggio, rendendolo ormai molto simile ad una grande discarica. Ciò che è
visibile ad occhio nudo, tuttavia, non basta per comprendere un fenomeno molto più
complesso, il cosiddetto "business dei rifiuti".
Nel desolante paesaggio generale emerge Napoli, che agonizza soffocata dalle esalazioni dei
rifiuti urbani, e la Campania, che muore avvelenata da materiali tossici, dalla politica
compiacente e dalla criminalità che la assedia.
"Le vie infinite dei rifiuti" è un'inchiesta giornalistica che ricostruisce il viaggio e lo
smaltimento dei materiali tossici verso la Campania e le motivazioni concrete dell'ormai
cronica "emergenza rifiuti" della regione.
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Alessandro Iacuelli, fisico e giornalista, già autore del libro "Le vie infinite dei rifiuti, il sistema
campano", è stato a far visita all'inceneritore/termovalorizzatore di Brescia, dell'ASM.

martedì, 15 maggio 2007
Entrare in un impianto di incenerimento, è sempre come entrare all'inferno. Prima di tutto per il
calore. Poi per l'odore. Per l'odore di morte. Morte non solo umana, ma proprio morte della materia,
morte di atomi e molecole e oggetti che manipoliamo nella nostra vita.
Ci guida un tecnico dell'impianto. Preparato ed anche simpatico. Certo, ogni tanto bisognava
rimetterlo sui binari, perchè gli piaceva divagare, con espressioni dialettali in bresciano che io -
napoletano - non sarei in grado di ripetere.
Ma già all'inizio salta subito all'occhio un particolare stonato, quando ci dice, mentre in sala
conferenze ci mostra la sezione longitudinale dell'impianto, "La temperatura in cima alla griglia è di
1150 gradi", e poi prosegue senza dire le altre temperature. Eh no, non ci sto. In un impianto a griglia
mobile la griglia non può essere orizzontale, e siccome la termodinamica non è un'opinione, la
temperatura lungo la griglia non è costante. Io voglio sapere la temperatura media, o almeno il
gradiente verticale di temperatura, cose che si guarda bene dal dire. Non importa lo scoprirò. Ci
mostra i filtri a manica, quelli che ripuliscono i fumi prima dell'immissione al camino.
Sì sì, d'accordo, il filtro a manica è geniale come meccanismo ma... i pori del filtro hanno un
diametro di 6 micron, pertanto tutte le nanoparticelle di diametro inferiore ai 6 micron non
vengono filtrate, e vanno in atmosfera. Qualcuno in sala (non io) lo fa notare, il relatore glissa,
glielo fanno notare ancora. Prima dice: "Ecco, come al solito c'è sempre qualche contestatore". Alla
fine tenta un baratto del tipo: "Ok, ammetto che ci sono nanopolveri, ma voi ammettete che non c'è
diossina". I polli ci cascano, e dicono che va bene, non c'è diossina.
Per me potrebbe anche andare bene, perchè la molecola di diossina ha un'energia di legame tale che a
poco più di 850 gradi centigradi si rompe, e lui ha detto che la temperatura in cima è 1150. Il
problema è che la temperatura in cima è quella massima. Io voglio sapere la temperatura media. Ma
taccio. Tanto prima o poi i nodi vengono al pettine. Un altra persona del pubblico fa domande sul tipo
di materiali che vengono bruciati. Qui il relatore ammette senza problemi che si tratta di un problema
politico e non tecnologico. Ed ha ragione. Viva la sincerità.
Si passa per le ceneri tossiche, e qui la brutta figura arriva immediata. La prima frase del relatore è:
"Insomma qui inceneriamo per non fare la fine della Campania, che manda i rifiuti in Germania".
La Campania ha mandato i rifiuti (tal quali) in Germania solo per pochi mesi, nel 2004, per via
ferroviaria. Ma non è un problema. Il problema sorge quando qualcuno chiede: "Ma le scorie tossiche
di cui restano impregnati i filtri, dove vanno a finire? Mica in discarica!"
Risposta del relatore: "Questo impianto esiste da 9 anni, e fin dal primo giorno, le scorie le
mandiamo in Germania, con due o tre camion al giorno." Viva la sincerità.
E finalmente arriva la slide tanto agognata: quella delle emissioni. E qui casca l'asino. All'ultimo rigo
c'è scritto: TCDD 0,1 nanogrammicubi. Alzo la mano.
Io: "Vedo all'ultimo rigo dell'elenco che c'è una quantità non nulla di tetraclorodibenzo-p-diossina (è
vecchio il trucco di chiamarla TCDD), ma non aveva detto che di diossine non ce ne sono?"
Lui: "Beh, lo zero assoluto non esiste".
Io: "No scusi, non capisco. Mi ha detto che la temperatura è di 1150 gradi centrigradi..."
Lui: "Certo!"
Io: "Ma da questi numeri che vedo sulla slide, si vede che la temperatura media è attorno agli 850
gradi. Sono fumi da comustione a circa 850 gradi".
Lui: "Sì perché le scorie che cadono... " e glissa la domanda mettendosi a parlare delle scorie!!!
Io: "No scusi, ma la domanda era un'altra. La temperatura non è costante lungo la griglia…"
Lui: "Certo! Infatti quando raccogliamo le scorie..." e giù con i camion che vanno in Germania. No,
non ci siamo. Glissa ancora!
Io: "Le sto dicendo che il vostro forno ha temperatura media a 850 gradi, per cui non è vero che
eliminate la diossina."
Lui: "Ma... le ho detto all'inizio che sono 1150!"
Io: "1150 è quella massima, poi la griglia è inclinata, i rifiuti rotolano lungo la griglia a temperature
inferiori, e si produce diossina."
Lui: "Ma no, ma quale diossina.. le ripeto, lo zero assoluto non esiste".
Io: "Certo che esiste. Poco sopra gli 850 gradi la molecola di TCDD si rompe, voi siete al di sotto."
E qui succede l'assurdo. Il relatore perde i nervi e mi sbraita: "Lei dice 850 gradi? Ed io le dico
questa informazione se la tenga per lei!"
Io: "Ma... sto solo facendo una osservazione innocente, non sto contestando..."
Lui: "Ma voi allora siete in malafede!"
Ok, non c'è bisogno di spingermi oltre. Si è capito che l'impianto non è in grado di eliminare la
diossina dalle emissioni. Quindi, meglio non parlare di furani e fenili, se no qua il tizio andrà su tutte
le furie. Ma un'ultima cosa devo dirla.
Io: "Questo è un impianto a tal quale, vero?"
Lui: "Certo!"
Io: "Come avete risolto il problema dell'umidità?"
Lui: "Guardi che questo problema per il tal quale non c'è. Mica siamo un impianto a CDR, noi!"
Io: "Appunto... nella mia regione vogliono costruire impianti a CDR..."
E qui c'è il momento più bello. Lui in un inceneritore ci lavora, e lo conosce bene. Sentire quindi da
lui frasi come: "Lei non ha idea di che problemi enormi può dare il CDR", "Se la selezione non
funziona alla perfezione, il CDR sarà un disastro", ed altre cose che mi hanno dimostrato che in
Campania abbiamo capito bene come stanno le cose. Poi, presi dalla stanchezza, siamo andati a
vedere l'impianto.
La fossa. Entriamo dalla fossa, dove avviene il conferimento, sull'estremità sinistra del disegno qui
sopra, dopo essere passati per il punto di controllo per evitare che vengano immessi materiali
radioattivi nell'impianto. Scenario di metallo sporco e consunto. Odore di monnezza e di ruggine. La
sensazione che resta appiccicata addosso è quella di essere entrati nella città di Zion, ed essere
involontarie comparse di Matrix: stessi colori, stessa atmosfera. Brutto. Molto brutto.
Ci supera un camion che va a mettersi a retromarcia ad una delle imboccature della fossa, e caga
monnezza giù. Ci affacciamo ad un boccaporto. Dentro ci saranno (molto ad occhio) tra le 6000 e le
7000 tonnellate di monnezza, datata anche di qualche giorno. Immaginate da voi odore, colori,
spettacolo. Che peccato. Tanta materia. Materia della terra, della società, che potrebbe essere usata
chissà per quante cose, che invece è condannata al martirio. Al rogo. Vedere per credere.
La griglia. Dante Alighieri aveva visto giusto. L'inferno è così. Avvicinarsi al visore che, dalla parete
adiabatica, affaccia direttamente dentro la camera di combustione, abbassare la leva che apre il
visore. E' fortemente schermato, e molto opaco, ma ci si trova le fiamme alte praticamente addosso.
Nonostante la schermatura, arriva una vampata di calore. Nonostante l'opacità, la luce è fortissima. E
le fiamme si vedono. Le fiamme dell'inferno. Vedere la camera di combustione, è ciò che sta
generando i miei nuovi incubi. Peggio di un forno crematorio.
La turbina. Vista da vicino, e da sotto, sembra grande. In realtà è meno della metà di una turbina da
idroelettrico, e fin qui è anche normale: gli attriti in gioco con l'idroelettrico sono molto maggiori, lì è
acqua. Ma è piccola anche rispetto a quelle delle centrali a vapore, petrolio o carbone che sia.
C'è poco da fare. 70 Megawatt. Si ottengono 70 Megawatt da 2000 tonnellate di rifiuti...! Se si
sottrae un 30% che costituisce le ceneri/scorie, facendo un conteggio molto approssimativo del calore
prodotto, che riscalda la caldaia ad acqua, da tutto questo vapore si ottengono appena 70 Megawatt di
potenza elettrica. Se si fa anche a mente un banale calcolo del rendimento, ci si accorge che è un
giocattolo, non una centrale di produzione di energia.
Possiamo spacciarla quanto vogliamo per una macchina in grado di fare energia da rifiuto, ma
l'energia è pochina, a dire il vero. E' una grande macchina a vapore, ma quasi tutto il calore va in
entropia, e ben poco in energia. Inutile paragonare questo tipo di (scarsa) produzione energetica al
petrolio, cosa puntualmente fatta dalla guida. Proprio con il petrolio occorre fare il confronto? Cioè
con il tipo di alimentazione per macchine a vapore più inquinante in assoluto? Mi sembra un po' una
speculazione. E se sommiamo a questo il fatto che con quantità inferiori di petrolio si ottengono
centinaia e centinaia di Megawatt di potenza... insomma, mi sembra che ci stiamo prendendo in giro.
Il teleriscaldamento. 400 Km di gallerie e tubature sotto la città, coincidenti con il tessuto stradale.
Fino a portare il calore nelle case. E' per questo che la turbina è piccola (e leggera) occorre far
perdere quanta meno pressione possibile al vapore. Si perde molto, è vero, ma qui la fregatura è
un'altra. Non è tecnologica. E' solo politica ed economica. Diciamo che in base ad un meccanismo
decisamente perverso... quel che succede è che i cittadini pagano due volte per la stessa cosa. Ma è un
meccanismo talmente perverso che magari lo spiegherò un'altra volta, perchè poi mi arrabbio :) No
no, il CIP6 non c'entra, visto che l'impianto di Brescia non gode di questi soldi, non ha il CIP6. E
guadagna lo stesso, grazie a questi perversi meccanismi.
Le scorie. Le scorie raccolte sotto la griglia, sono simili a ghiaia/brecciolino di colore grigio grigio
bruciato. Contengono tutte le parti non combustibili alla temperatura della griglia: metalli pesanti ed
altri inquinanti.
Sono pietruzze altamente tossiche, come tutti o quasi i prodotti di combustione, e vanno tombate in
discariche di seconda categoria B: discariche per rifiuti speciali nocivi. Carino invece come la
nostra guida abbia ammesso che le mandano nelle discariche per i sovvalli... Mah!
Poi ci sono le scorie fermate dai filtri. Sono quelle che finiscono polverizzate e vengono portate via
dal fumo. Infatti sono anche dette "polveri di abbattimento fumi". Vengono fermate dai filtri (quelle
di diametro aerodinamico maggiore di 6 micron! Quelle più piccole invece vengono immesse in
atmosfera). Sono più pericolose di quelle precedenti: non posso essere assolutamente ingerite o
inalate. Contengono metalli pesanti polverizzati, furani, e sostanze dal peso molecolare alto, dai nomi
lunghi. Da quando esiste l'impianto, vengono mandate via autocisterna in Germania, pagando,
dove vengono stoccate e tombate in miniere dove è finita da anni l'attività estrattiva.
Divertente ascoltare come la guida ammette la cosa.
Altre cose. La cosa più divertente, è la cabina del gruista. Un uomo, seduto e in condizioni di forte
stress, manovra la grande gru prensile, montata su un carro ponte. Con una abilità manuale
spaventosa, manovra due leve elettriche, con la quale fa scendere la grande mano metallica sul fondo
della fossa. Muovendo le grandi dita della gru, rivolta il cumulo di rifiuti, lo fa diventare omogeneo il
più possibile, poi ne preleva una quantità compresa tra i 2500 ed i 5000 Kg. Li solleva fino a 40 metri
di altezza, e poi li lascia cadere nella larga imboccatura ad imbuto della camera di combustione. Ma
non può lasciarli cadere così alla rinfusa. Socchiudendo e richiudendo rapidamente le dita della gru,
deve spargere il carico sul bordo dell imbuto. Se sbaglia, si avranno emissioni fuori norma al camino!
La mia impressione, è che se l'impianto dovesse sforare i limiti di legge per i fumi velenosi...
darebbero la colpa all'operaio gruista.
Un lavoro stressante. Su turni distribuiti sulle 24 ore. Ci lavorano anche molte donne. Un lavoro che
richiede una particolare sensibilità: meglio viene fatto, e minori saranno le emissioni di fumi... E
mentre riprendo la scena (disturbata dalla rifrazione del vetro), la guida mi dice: "Tu stai riprendendo
troppo, mi sa che sei una spia"!
La plancia di controllo la conosciamo tutti: viene mostrata in TV molto spesso. Sbirciando gli
strumenti, ho la prova di quanto detto all'inizio: una delle tre linee era spenta per manutenzione, le
altre due mostravano temperature medie attorno ai 920 gradi, ma ogni tanto (a seconda di come il
gruista lasciava cadere i cumuli), scendeva anche a 814. Quindi, i miei dubbi restano.
Uscendo dall'impianto, si ha una sensazione di tristezza. Una sensazione di morte. Un pensiero va ai
fumi che hanno superato la prova del filtro, e che 24 ore su 24 vengono dispersi nell'atmosfera. Sono
tanti e sono velenosi. Uscendo, la guida mi dice ancora una volta: "Attenti con quel CDR..." Avrei
dovuto anche fargli notare che l'impianto a CDR che vogliono costruire... non è da 2000 tonnellate al
giorno, ma da 4000. Giusto il doppio.
In pratica, sono entrato con qualcosa che non è un pregiudizio, ma è la certezza scientifica della
nocività e della non convenienza di un inceneritore, e la visita mi ha convinto che avevo visto giusto.
Alessandro Iacuelli
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