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e-LEARNING E RECUPERO DEI DEBITI FORMATIVI

Pierfranco Ravotto
CIDI (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) di Milano
Via San Dionigi 36, 20139 Milano, tel 02 29536488
pierfranco.ravotto@sie-l.it

Abstract: La   questione   del   "recupero"   è,   per   la   scuola   italiana,   una   priorità  


all'ordine del giorno. Ma non può essere risolta solo con rapidi corsi estivi quali  
"concentrati" di quanto fatto durante tutto l'anno.
E'   difficile   riuscire   a   soddisfare,   con   la   sola   formazione   in   presenza,     tutte   le  
necessità di una strategia efficace di  recupero  in termini di tempi degli interventi,  
di   metodologie   didattiche,   di   replicabilità.   La   soluzione   può   essere   trovata  
nell'integrazione di formazione in presenza e formazione in rete (e­learning).
Inoltre,   l'introduzione   dell'e­learning   nella   scuola   può   aprire   scenari   didattici   e  
metodologici nuovi.

Introduzione
Alla base di questo intervento c'è l'idea che il ricorso all'e-Learning possa servire per rispondere
ad un problema estremamente rilevante per la scuola: quello dei "debiti formativi".
Problema aperto dall'abolizione degli esami di riparazione da parte del ministro Donofrio, quasi
quindici anni fa, e fino ad ora non risolto secondo il giudizio del ministro Fioroni che, con il DM
80 del 3 ottobre 2007 e con l'OM 92 del 5 novembre 2007, ha dettato le modalità per il
recupero dei "debiti" entro l’anno scolastico (MPI, 2007 a/b).
Le scuole sono tenute ad organizzare attività di recupero dopo la fine del 1° quadrimestre e in
estate. La valutazione conclusiva degli studenti con debiti è "rinviata" a fine agosto/inizio di
settembre, previo accertamento dei risultati dell'attività di recupero.

Non sappiamo in questo momento (maggio 2008) quali decisioni verranno prese per il prossimo
anno dal neo-ministro Gelmini. In ogni caso il tema del recupero è connesso con i risultati
negativi della scuola italiana evidenziati dalle indagini OCSE-PISA, e dunque la questione
relativa a come colmare lacune che i nostri studenti si trascinano, a come migliorare il nostro
insegnamento e l'apprendimento dei nostri studenti è destinata a rimanere questione centrale.

Il recupero
Cosa intendiamo con recupero? In termini stretti, in accordo con il Decreto Fioroni, tale termine
indica corsi appositamente organizzati dalle scuole dopo i risultati del primo quadrimestre e
dopo la conclusione delle lezioni e le successive verifiche. Ma, come evidenziato anche
nell'Ordinanza 92, il miglioramento dei risultati formativi deve essere perseguito attraverso un
continuum in cui il recupero propriamente detto s'intreccia ad iniziative di "accoglienza" e di
"sostegno".
"Il recupero non può essere un intervento sporadico, occasionale, ma un processo inserito
nel curricolo, visto come attività ordinaria di accompagnamento, di rafforzamento e di
consolidamento delle competenze, finalizzato ad elevare la qualità dei processi formativi".
(Moro, 2007).
Dobbiamo anche chiarire bene che il recupero non può essere semplicemente un'attività
"trasmissiva". E' sicuramente importante che lo studente acquisisca informazioni - fatti, regole,
procedure, … - seguendo le lezioni dell'insegnante o studiando un libro, ma non c'è vero
apprendimento se non ci sono:
• una rielaborazione personale, che può essere promossa da applicazioni pratiche, esercizi,
progetti, ricerche,
• l'autovalutazione del raggiungimento degli obiettivi, basata sulla coscienza degli obiettivi da
raggiungere.
Il tentativo di organizzare e far funzionare una pluralità di interventi lungo tutto l'anno, o anche
solo due serie di corsi - di almeno 15 ore come prevede l'ordinanza 92 - da offrire per tutte le
materie agli studenti di tutte le classi, pone le scuole di fronte ad una serie di difficoltà oggettive:
• non bastano le risorse economiche a disposizione;
• non basta il tempo degli studenti e degli insegnanti;
• si è costretti, nel periodo estivo (con impegni diversi da famiglia a famiglia, con gli esami di
stato e le ferie dei docenti), a concentrare l'attività in pochi giorni, spesso a ridosso della
fine anno e lontani dal momento della verifica;
• non si riesce a proporre la necessaria personalizzazione/individualizzazione delle attività;
• non si riesce a garantire la pluralità di momenti formativi e si rischia di fermarsi a quello
“trasmissivo”.
Si tratta di difficoltà insuperabili se si concepisce l'intervento di recupero in una logica,
tradizionale, di sola attività in presenza.

Il ricorso all'e-Learning
Il ricorso ad attività in rete, integrate eventualmente con attività in presenza, fornisce una serie
di vantaggi:
• superamento delle barriere spaziali (non è necessario che gli studenti e il docente si trovino
nei locali scolastici);
• superamento delle barriere temporali (non è necessario che l'attività di docenti e studenti si
svolgano contemporaneamente né in giorni od orari prefissati);
• possibilità per ogni studente di scegliere il proprio "ritmo";
• possibilità di personalizzare del percorso di studio sia ad opera del docente che dello
studente stesso;
• attivazione di meccanismi di coinvolgimento attivo mediante test con correzione automatica,
simulazioni, attività guidate con feedback automatico;
• assistenza individualizzata in forma asincrona mediante messaggi, ma anche in modalità
sincrona tramite chat e videochat;
• confronto e sostegno del gruppo di pari all'interno di una classe virtuale;
• facile replicabilità del corso da una classe ad un'altra, da un periodo dell'anno ad un altro.

E dunque ricorrere alla formazione in rete per affrontare il problema del recupero è, di per sé,
opportuno oggi che esistono le condizioni per farlo, come lo sarebbe stato 15 o 20 anni fa se la
diffusione di internet nelle scuole e nelle case degli studenti fosse stata adeguata.

Recupero e nativi digitali


Ma oggi c'è una motivazione ancora più significativa legata alle specifiche caratteristiche dei
nostri studenti, i cosiddetti nativi digitali (Prensky 2001), abituati ad operare
contemporaneamente su più media: computer e internet, cellulare, iPod, .... Studenti per i quali
media e ICT costituiscono la "cultura in cui … vivono, costruiscono e scambiano significati"
(Ardizzone, Rivoltella, 2008).
Studenti cui è congeniale - come ho già evidenziato recentemente a Didamatica (Ravotto,
2008) - usare il digitale anche per attività didattiche: studio, compiti, interazione con
l'insegnante. E' una modalità in sintonia con le loro abitudini e dunque può meglio di altre
stimolare il loro interesse, far leva sulle loro capacità e quindi far acquisire risultati positivi dal
punto di vista dell'apprendimento.
Ma c'è forse qualcosa di più. Howard Gardner afferma che "le menti si differenziano l'una
dall'altra in modo significativo a seconda che si siano sviluppate in una cultura pre-
alfabetizzata, in una cultura classica o moderna in cui il testo è fondamentale, o in una cultura
post-moderna dove l'alfabetizzazione riguarda una varietà di segni che operano
congiuntamente, talora in sinergia, talaltra in caotica mescolanza" (Gardner 2003). Mark
Prensky evidenzia come i modelli di pensiero, thinking pattern, dei nativi digitali siano cambiati,
forse perché le differenti esperienze hanno portato a differenti strutture del cervello.
E dunque non è solo questione di essere in sintonia con "abitudini". Esiste la necessità di
utilizzare la "lingua" di questi studenti (il linguaggio digitale), ovvero di usare la "varietà di segni"
adatta alle loro menti.

Risorse didattiche e web 2.0


Ma dove trovare quei materiali didattici digitali, congrui con questa tipologia di studenti, senza
investire una quantità di tempo e di risorse che sono al di fuori delle possibilità degli insegnanti
e delle scuole?
Il web 2.01 è pieno di risorse digitali - filmati, presentazioni, audio, simulazioni, … - liberamente
accessibili. Si pensi a:
• Wikipedia (http://wikipedia.org) ed alle sue centinaia di migliaia di voci;
• YouTube (http://it.youtube.com) che contiene filmati di qualsiasi tipo;
• TeacherTube (http://www.teachertube.com) che contiene filmati prodotti specificamente per
l'insegnamento (prevalentemente in inglese);
• Wikivideo (http://www.wikivideo.it), un giovane sito italiano che si sta rapidamente
popolando di filmati "didattici" in molti campi diversi;
• FreeLOms (http://www.freeloms.org) che contiene learning object SCORM;
• Flickr (http://www.flickr.com) che contiene milioni di fotografie;
• SlideShare (http://www.slideshare.net/), che contiene presentazioni di ogni genere, fra cui
molte realizzate per la didattica o, comunque, utilizzabili didatticamente (molte con audio);
• Scribd (http://www.scribd.com) che contiene materiali di tipo testuale;

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Il termine web 2.0 (O' Really, 2005) sta ad indicare l'insieme dei siti che presuppongono una
partecipazione attiva degli utenti nella forma di produzione e messa in condivisione di contenuti ed
informazioni.
• Anobii (http://www.anobii.com) che contiene recensioni di libri;
• …
(L'elenco potrebbe continuare per pagine; mi sono limitato a nominare quei siti che sono
personalmente abituato a frequentare).

Le risorse digitali che si possono trovare in questi ambienti sono brevi e svincolate l'una
dall'altra. Si tratta di "pezzi di conoscenza" disomogenei, privi, ovviamente, di un filo conduttore.
Ma si tratta di materiali generalmente "efficaci" grazie a video, suono, animazioni, …
Sta all'insegnante l'operazione di connetterli costruendo - in un Learning Management System,
per esempio Moodle, o ancora più semplicemente in un blog - un percorso da proporre ai propri
studenti. O meglio ancora, l'insegnante potrà costruire percorsi in parte ben definiti - perché gli
studenti hanno necessità di essere guidati - e in parte aperti in modo che siano gli studenti
stessi a realizzare nuove connessioni.
In ogni caso la "caotica mescolanza" non deve spaventare: non è un "disturbo", ma parte vitale
del sistema.

Quale ruolo per lo studente?


Le due immagini sottostanti, pur mostrando due ambienti scolastici temporalmente e
tecnologicamente distanti, rappresentano uno stesso momento pedagogico: l'insegnante
spiega - con il gesso e la lavagna in un caso, con il computer e il videoproiettore nell'altro - e gli
studenti seguono la lezione.
Si tratta di un momento generalmente indispensabile, ma che deve intrecciarsi con altri
momenti "laboratoriali" in cui gli studenti operano direttamente su compiti di volta in volta più
esecutivi/applicativi o più progettuali/creativi.

Come scrive Vittorio Midoro: "La dinamica dei cambiamenti socio-economici delle società
tecnologicamente avanzate richiede ai sistemi scolastici profonde modifiche strutturali e
organizzative. Riguardo alla didattica, una delle esigenze più pressanti appare il passaggio da
una concezione basata prevalentemente sull’insegnamento a una che privilegia
l’apprendimento. … Nella scuola nuova basata sull’apprendimento, l’enfasi è sui processi messi
in atto dagli studenti, che consistono prevalentemente nello svolgimento di attività individuali o
collettive, sotto la supervisione dell’insegnante." (Midoro, 2003)

Ciò vale in presenza e vale in rete. Anzi, vale in rete ancor più che in presenza, perché di
persona l'insegnante può adottare diversi artifici sia per catturare e mantenere l'attenzione, sia
per ottenere che lo studente non si limiti a subire passivamente ma "partecipi". In rete
l'attenzione può essere catturata da materiali interessanti, ma solo attività che lo studente deve
svolgere in prima persona offrono la garanzia di una fruizione non passiva, di un cosciente
impegno di apprendimento.
Del resto gli strumenti informatici ed il web 2.0 ben si prestano a questo. Anzi, possono essere
la leva per curvare la nostra pratica d'insegnamento nel senso di un ruolo più diretto dello
studente nella didattica, di una sua partecipazione alla "produzione della conoscenza". Lo
studente può essere invitato a collaborare alla produzione delle risorse digitali - testi,
simulazioni, audio, filmati - da mettere in condivisione e da utilizzare per il recupero.

Uno strumento didattico: il videofonino


Nelle aule è entrato - occorre ammettere: con il disappunto di noi docenti! - uno strumento di cui
stentiamo a riconoscere le potenzialità. Del videofonino abbiamo generalmente visto solo
l'aspetto negativo: il filmato "sconcio" su YouTube
Io appartengo all'ultima generazione per la quale l'inizio della scrittura è stato con penna,
pennino e calamaio. E ricordo la sorpresa di fronte al primo pennarello. Ebbene, un effetto del
pennarello sono state le scritte "sconce sui muri della scuola o sulle porte dei bagni, difficili da
eseguire, prima, con penna e calamaio. Ma nessun ministro della Pubblica Istruzione, né
nessun preside ha emesso una circolare contro il pennarello a scuola. Probabilmente con
qualche resistenza da parte degli insegnanti di Calligrafia, maestri e professori hanno colto le
opportunità del nuovo strumento che gli studenti portavano in classe.

Ebbene: oggi lo studente ha in tasca - spento se obbediente alle direttive - uno strumento che
permette di fare fotografie (per esempio: la soluzione scritta alla lavagna), di registrare suoni
(per esempio: passaggi della lezione, una definizione, la corretta pronuncia di una frase in
inglese, …), di filmare un evento (per esempio: un esperimento di fisica) … tutto materiale che
con pochi click può essere messo a disposizione di tutti i compagni, pubblicandolo su Flickr, su
YouTube o su un altro sito di libera condivisione di contenuti.

Conclusioni: e-Learning e scuola


Il ricorso all'e-learning può aiutare le scuole a rispondere alle esigenze di un recupero che
richiede una flessibilità di tempi, spazi e orari ed una replicabilità che la sola formazione in
presenza non permette.
Inoltre gli strumenti dell'e-learning appaiono corrispondere alle caratteristiche delle nuove
generazioni di studenti più delle tradizionali pratiche educative.
Infine, l'e-learning, se sfrutta l'interattività del media e se si integra con gli strumenti del web 2.0,
può produrre un capovolgimento: dalla centralità del docente, che detta tempi e percorsi
indifferenziati, ad una centralità dello studente che - in interazione con il gruppo dei pari -
persegue i propri obiettivi formativi divenendo soggetto attivo nella costruzione della
conoscenza.

Chi, un secolo fa, ha iniziato a produrre una "carrozza senza cavalli" non poteva sapere cosa
sarebbe diventata l'automobile. Quali cambiamenti avrebbe comportato.
Iniziare - sullo stimolo delle necessità del recupero - ad integrare la formazione in presenza con
la formazione in rete può innescare un processo di trasformazione della scuola al momento non
immaginabile: una "scuola 2.0"?

Bibliografia
(Ardizzone e Rivoltella, 2008) Ardizzone P. e Rivoltella P. (2008), Media e tecnologie per la
didattica, Vita e pensiero.
(Gardner, 2003), Gardner H. (2003), Cambiare idee. L'arte e la scienza della persuasione,
Universale Economica feltrinelli.
(Midoro, 2003) Midoro V. (2003), Le ICT nella pratica e nello sviluppo professionale dei
docenti. Verso un quadro di riferimento delle competenze degli insegnanti
nelle ICT per la loro pratica, TD30 numero 3.
(MPI, 2007a) MPI, Decreto Ministeriale 80 del 3 ottobre 2007, Recupero debiti,
www.pubblica.istruzione.it/normativa/2007/allegati/dm80_07.pdf
(MPI, 2007b) MPI, Ordinanza Ministeriale 92 del 5 novembre 2007, Attività recupero
debiti, www.pubblica.istruzione.it/normativa/2007/allegati/om92_07.pdf
(MPI, 2007c) MPI, 15 marzo 2007, Uso dei cellulari a scuola e sanzioni disciplinari -
Linee di indirizzo ed indicazioni in materia di utilizzo di "telefoni cellulari" e
di altri dispositivi elettronici durante l'attività didattica, irrogazione di
sanzioni disciplinari, dovere di vigilanza e di corresponsabilità dei genitori
e dei docenti,
www.pubblica.istruzione.it/normativa/2007/allegati/prot30_07.pdf
(MPI, 2007d) MPI, Direttiva 104 del 30 novembre 2007, Linee di indirizzo e chiarimenti
interpretativi ed applicativi in ordine alla normativa vigente posta a tutela
della privacy con particolare riferimento all’utilizzo di telefoni cellulari o di
altri dispositivi elettronici nelle comunità scolastiche allo scopo di
acquisire e/o divulgare immagini, filmati o registrazioni vocali,
www.pubblica.istruzione.it/normativa/2007/allegati/dir104_07.pdf
(Moro, 2008) Moro W. (2008), Relazione introduttiva al convegno CIDI del18 gennaio
2008: Recupero debiti per il successo formativo,
www.cidimi.it/Allegati/Attivita/SeminarioCIDI_18gennaio2008/INTERVEN
TO_MORO_RECUPERO_08.doc
(OCSE-PISA 2006) OCSE 2006, Science Competencies for Tomorrow's World, Volume 1,
Analysis, OECD publishing
(O'Really, 2005) O'Reilly T. (2005), Cosa è Web 2.0. Design Patterns e Modelli di
Business per la Prossima Generazione di Software.
(Prensky, 2001) Prensky M. (2001), Digital natives, digital immigrants,
http://www.twitchspeed.com/site/Prensky%20-
%20Digital%20Natives,%20Digital%20Immigrants %20-%20Part1.htm
(Ravotto, 2008) Ravotto P. (2008), Sostegno e recupero: usiamo la formazione in rete e
gli strumenti digitali, in Didamatica 2008, Edizioni Giuseppe Laterza.