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adottati

NOI,

GAY
Negli Stati Uniti, il presidente Obama ha annunciato che metterà fine alla battaglia contro le nozze tra omosessuali. In Italia, intanto, Berlusconi dice che «i figli stanno bene solo se hanno un papà e una mamma». Ma è davvero così? Dagli Oscar arriva un film a raccontarlo: noi lo abbiamo chiesto a Jacob e Jonathan, gemelli con due genitori maschi, a Jamie che ha vissuto con una madre (e le sue compagne), a Darnelle, concepito in un barattolo, a Heather, che un giorno ha visto suo padre diventare donna
Di enrica brocarDo • foto alessanDro cosmelli

da due

I gemelli Jacob e Jonathan Buck malarsky, 29 anni. Nati in messico, dopo essere stati affidati a una famiglia che li maltrattava, sono stati adottati da Jim (sullo sfondo) e James, una coppia gay.

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Darnelle snyder Witt, 29 anni. le sue due mamme lo hanno concepito con l’inseminazione artificiale.

Jamie larson, 23 anni. la madre e la sua compagna l’hanno avuta con l’inseminazione artificiale.

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ragazzi stanno bene è il titolo di un film. Le due attrici protagoniste, Annette Bening e Julianne Moore, sono una coppia lesbica con due figli, una ragazza e un ragazzo che, appunto, stanno bene, nel senso che hanno gli stessi problemi di tutti gli adolescenti, né più né meno. Il film arriva da noi l’11 marzo, proprio ora che, sul tema dei matrimoni omosessuali, delle adozioni per i gay e delle adozioni per i single, il dibattito si è riacceso da entrambi i lati dell’oceano. In America – dove i primi sono consentiti in alcuni Stati, le seconde in un numero di Stati ancora maggiore, e le terze praticamente ovunque – Barack Obama ha appena annunciato, primo presidente a farlo, la decisione di mettere fine alla battaglia del governo federale contro le nozze gay. In Italia – dove i primi sono vietati, le seconde vietatissime, e le terze consentite solo in casi eccezionali (vedi a pag. 197) – Silvio Berlusconi, intervenendo al recente Congresso dei Cristiano riformisti, ha scelto la strada opposta: «Finché noi governeremo questo Paese, le unioni omosessuali non saranno mai equiparate alla famiglia tradizionale. Finché noi

governeremo questo Paese, non saranno mai possibili le adozioni per i singoli né per le coppie gay». «I ragazzi stanno bene?» dovrebbe essere la domanda da cui partire, prima di prendere una posizione sull’argomento, mentre «i ragazzi stanno statisticamente bene» è la risposta che arriva da una serie di ricerche condotte su ragazzi cresciuti con due mamme o due papà. In particolare in America, dove l’adozione non richiede il matrimonio e l’inseminazione artificiale ammessa anche per le donne non sposate. Un dato che associazioni come Colage, specializzata nell’offrire assistenza a famiglie non convenzionali, utilizzano per convincere l’opinione pubblica e i politici a estendere ai gay gli stessi diritti dei genitori etero. Il punto, però, è che i film sono fiction, le persone non sono numeri e ogni bambino è una storia a sé. Così siamo andati a trovare sei di questi ragazzi. A tutti abbiamo chiesto come è stato e come stanno.

(AncorA) A cAsA con pApà
A 29 anni i gemelli Jacob e Jonathan non hanno ancora lasciato la casa dei genitori. Verrebbe da definirli «mammoni» se

non fosse che sono stati cresciuti da due padri. Jim e James (che è morto nel 1994) erano andati a vivere insieme nel 1975 e fin da subito avevano cominciato a ragionare sulla possibilità di adottare un bambino, finché, nel 1987, cominciarono a lavorare concretamente al progetto. Nati in Messico, i gemelli erano stati affidati una prima volta a una coppia eterosessuale del Texas che li maltrattava. Quando entrarono nella casa dei loro due nuovi papà, avevano sei anni. «All’epoca non sapevo neppure che cosa significasse essere gay», racconta Jacob, «scoprire di avere due padri non fu affatto uno shock. Ricordo che quando ci mostrarono per la prima volta una foto di Jim e James, pensai solo: “Okay”. I bambini non sanno che cosa è considerato normale. Io sapevo solo che, finalmente, avevo due genitori che mi amavano». «Un posto sicuro», aggiunge Jonathan, «un sogno che diventava realtà». Col tempo, impararono che non tutti la pensavano come loro. «Presto capisci a chi puoi raccontare la verità e a chi no. Certo, è fastidioso dover ascoltare certi commenti sui gay e non poter ribattere». Nonostante molti pensino che crescere

non dicono: AH, AllorA AncHe tu sei etero» — Jamie
in una famiglia omosessuale significhi diventare gay, sono entrambi eterosessuali. «Purtroppo è un pregiudizio diffuso, come quello che, in una coppia gay, ci sia uno che “fa la donna”». Jacob riconosce anche un vantaggio nell’avere due padri: «Mi piacciono le ragazze, ma non ho nessun imbarazzo a riconoscere che un uomo è bello». me Jack in Will & Grace (un personaggio gay del famoso serial Tv, ndr)». Sono passati otto anni da quel giorno. Lauren adesso ha 18 anni, studia biologia al college e, a differenza di allora, al termine del suo racconto si fa una bella risata. Suo padre e sua madre erano una regolarissima coppia sposata con due figli, Lauren e suo fratello, oggi undicenne. Quando lei aveva sette anni, presero atto che il loro matrimonio era finito. «Più tardi mio padre mi raccontò che fu subito dopo la nascita di mio fratello che si rese conto di essere gay». Lauren non finge di aver avuto una vita facile. E con una maturità insolita per una ragazza della sua età, analizza uno per uno i problemi che ha dovuto affrontare. Più volte ha chiesto a suo padre come mai non si fosse reso conto prima di essere omosessuale, «mi ha spiegato che mia madre era l’unica donna che avrebbe potuto amare, e io gli credo. Eppure, ancora adesso non riesco a capire del tutto come sia potuto succedere». Spiega che per anni i suoi genitori hanno vissuto da separati in casa, che sua mamma non ha mai accettato la situazione e neppure il fatto che lei rimanesse legata al papà e che considerasse il suo nuovo compagno parte della famiglia. «Si sono lasciati l’estate scorsa», dice, «e per me è stato come vivere un altro divorzio, ancora più doloroso di quello dei miei genitori. Forse», riflette, «perché capisco meglio che cosa si provi quando una relazione finisce». Oggi la sua idea di famiglia è qualcosa di completamente diverso da «una casa, mamma, papà, due figli e mezzo (è il dato medio nazionale, ndr) e il cane», e dice che non si sposerà, per lo meno fino a quando i matrimoni gay non saranno legali e anche a suo padre verrà data la stessa possibilità. «Dalla mia esperienza ho imparato che, alla fine, le cose si

a chI ha un padre e una madre

«AH, AllorA AncHe tu sei lesbicA?

Due squADre, lo stesso cAmpo DA gioco
«Ero seduta a un tavolino con le mie patatine fritte e una bibita, quando mio padre cominciò a farmi uno strano discorso: “Sai, è un po’ come nel baseball, ci sono due squadre, e un solo campo da gioco”. Io non capivo, ero confusa, così a un certo punto lui disse: “Quello che sto cercando di spiegarti è che sono gay”. Scoppiai a piangere. Pensai che mio padre sarebbe cambiato, che si sarebbe vestito con abiti sgargianti e comportato in modo effeminato, me lo immaginai co-

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alexis collins, 17 anni. figlia di una coppia etero, ha poi vissuto con la madre e la sua nuova compagna.

UN PADRE BIOLOGICO, MA CON LUI
NON HO UN VERO RAPPORTO, E DUE MAMME» — alexis
sessuali sarebbero finiti all’Inferno». È al college, dove Jamie ha studiato teatro, che le cose hanno cominciato a diventare più semplici. «Ho trovato persone più simili a me e uno spazio dove sentirmi sicura. Non so che cosa intendano le persone quando dicono che solo le famiglie tradizionali dovrebbero avere figli. Personalmente non capisco neppure che cosa sia una famiglia tradizionale. Ma a farmi veramente arrabbiare è la gente che dice: “Ah, allora anche tu sei lesbica”. Ha mai sentito che accada lo stesso a chi ha un padre e una madre? Che qualcuno dica: “Ah, allora anche tu sei etero?”». sistemano sempre, e sogno una cena di Natale tutti insieme, con mio padre, mia madre e i loro rispettivi compagni. Sono convinta che prima o poi succederà». sente figlio di tre genitori. «Le mie due mamme si lasciarono quando avevo circa un anno e mezzo. Da quando ho memoria, ricordo che ogni venerdì cambiavo casa, da quella di una madre all’altra, e che uno o due weekend al mese stavo con papà». La sua, ammette, è stata un’infanzia insolita. «Ma a me, fin da piccolo, è sempre sembrata normale». L’unico problema, semmai, è legale: «Sul mio certificato di nascita c’è il nome di mio padre, ma la mia seconda mamma è indicata come tutrice in molti documenti ufficiali. Non sono sicuro di chi, secondo la legge, siano i miei genitori». Sulla questione (per molti il timore) che i figli dei gay possano avere più probabilità di diventare a loro volta omosessuali, ha un’opinione del tutto personale. «Mi sembra abbastanza naturale che la percentuale sia più alta visto che fin da piccolo il messaggio che ricevi è “sii libero di essere quello che ti senti”. Quanto a me», prosegue, «non mi considero né etero, né gay, né bisessuale. Ho avuto relazioni per lo più con donne, ma anche con uomini. Qualche tempo fa ho letto che quei vegetariani che, in occasioni par-

«COME DEFINIREI LA MIA FAMIGLIA?

Tua madre brucerà all’Inferno
Jamie ha 23 anni, una mamma, un numero svariato di facente funzione, un fratellino di 16 anni, adottato quando ne aveva 4, e un padre per ora classificato come «donatore anonimo». Sua mamma e quella che allora era la sua compagna decisero di avere un figlio con l’inseminazione artificiale, ma si separarono quando lei era ancora molto piccola. «Mi sono sempre considerata figlia di una mamma single anche se, negli anni, è capitato che alcune sue partner vivessero con noi e nonostante le sue ex girlfriend l’abbiano aiutata a crescermi. Le considero tutte parte della mia vita, ma nessuna di loro è mai stata per me un secondo genitore», dice. La prima volta che si rese conto che sua mamma era quello che la gente chiamava «una lesbica» aveva 11 anni. «Ricordo in particolare un episodio: ero sull’autobus e un ragazzino mi disse che tutti gli omo-

nascere In un baraTTolo
Darnelle non sa più quante volte ha ascoltato la storia del suo concepimento. «Le mie due mamme telefonarono a mio padre per dirgli che era il momento. Gli diedero un barattolo, poi tirarono su il seme con una specie di siringa che si usa per aspirare il sugo del tacchino dalla pentola. Pensavano che sarebbe stato necessario provare più volte, invece funzionò al primo tentativo». Sono passati 29 anni, e oggi Darnelle si

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heather bryant, 33 anni. Quando ne aveva 2 suo padre fece coming out e cambiò sesso.

lauren odonnel, 18 anni. Suo padre si scoprì gay dopo la nascita di suo fratello.

ticolari, mangiano carne vengono definiti flexitarian. Ho pensato, ecco cosa sono: un flexisexual».

Il gIorno che mIo padre dIventò femmIna
Quando Heather aveva due anni, suo padre fece coming out. Quando ne aveva dieci, disse: «In realtà, non sono gay, sono una donna». «Per aiutarmi a capire, mi mostrò un libro fotografico di Renée Richards (tennista e nota transgender degli anni ’70 ndr)», racconta, «ma a dire il vero non ho ricordi precisi del periodo della transizione, a parte il giorno in cui mi spiegò che avrei dovuto chiamarlo Robyn invece che papà, e quello in cui andò a parlare al preside della scuola e in cui lo vidi vestito da uomo per l’ultima volta». Heather dice «mio padre», ma usa il pronome «lei». «Non le capita di fare confusione?», domando. «Sì, anche perché con le persone alle quali non mi

va di spiegare la mia vita, continuo a riferirmi a lei, dicendo “lui”. Senza contare che chi non ci conosce dà per scontato che sia mia madre». Mi mostra una foto, e vedo una donna piuttosto attraente. «Per molti anni, la mia vera paura è che pensassero che ero figlia di due lesbiche», ride, «il momento più difficile è stato durante l’adolescenza, ricordo in particolare una lite quando le chiesi di non venire alla consegna del mio diploma per evitare imbarazzi». Poi conclude: «Non direi che il cambiamento di sesso abbia mutato il suo modo di rapportarsi con me, che sia diventato “più mamma”, ma credo di aver vissuto come una mancanza il fatto di non poterlo presentare per quello che era. Per me, è stato un po’ come perdere un padre».

StIamo tuttI pIuttoSto bene
Alexis ha 17 anni, i suoi genitori erano una «normale» coppia eterosessuale: si separarono quando lei aveva un mese. «Poco dopo mia madre iniziò una relazione con una donna. Sono state insieme per quattordici anni, poi, l’anno

una scena di I ragazzi stanno bene: Julianne moore e annette bening (al centro) sono una coppia omosessuale che ha avuto due figli grazie al seme di un donatore. Il film è in sala dall’11 marzo. Sul film vedi anche a pag. 296.

tempo di lettura previsto: 13 minuti

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scorso, lei si è sposata. Con un uomo. Come definirei la mia famiglia? Ho un padre biologico, con il quale non ho un vero rapporto, e due mamme». «I compagni mi prendevano in giro», dice, «ma, che io ricordi, mi sono sentita veramente a disagio solo un paio di volte. È come se avessi sempre saputo che mia mamma era bisessuale prima ancora di conoscere la parola per dirlo». Ciò che, invece, l’ha fatta soffrire veramente è stata la separazione delle madri: «Non importa che non fossero sposate, il loro era un matrimonio in tutto e per tutto. Per me è ancora molto difficile, e di certo non mi aiuta sapere che la gente considera che il mio dolore sia meno grave solo perché i miei genitori non sono un uomo e una donna uniti in matrimonio. Alla fine, i genitori, a prescindere dal sesso, sono sempre genitori, le persone, che a prescindere dai legami di sangue, ti fanno sentire al sicuro. E anche se so che gli psicologi sostengono che per crescere bene occorrerebbero una figura materna e una paterna, sinceramente l’unica vera differenza che sento rispetto a quelli che hanno avuto un padre e una madre, è che loro non hanno dovuto avere a che fare con tutta una serie di pregiudizi». Alexis conosce altri ragazzi con famiglie come la sua. «E la verità», sorride, «è che, alla fine, stiamo tutti piuttosto bene».