EmiliaRomagna

La centrale Powercrop di Ravenna al via. Ma chi la vuole?
Alle pagine 12-13

Anno VI - n. 58 - giovedì 10 marzo 2011 - E 1,00

Rinnovabili Le banche scrivono ai ministri, Forza Sud minaccia di far cadere l’esecutivo, le associazioni chiedono modifiche

Il sole contro il governo
Oggi a Roma manifestazione delle imprese del settore dell’energia pulita per «far conoscere a tutti i danni che il decreto produrrà su un comparto finora in forte crescita». Bonelli dei Verdi: «Il mandante di questo killeraggio è l’amministratore dell’Enel Conti» Giustizia
sui tavoli del ministro dell’ambiente Prestigiacomo e di quello dello sviluppo economico Romani, in queste ore pare sia arrivata una lettera delle banche che, nel denunciare lo stop ai finanziamenti per le rinnovabili, paventerebbero un possibile blocco anche di quelli per le infrastrutture. «il settore delle energie rinnovabili - spiegò a fine gennaio Giuseppe Mussari, presidente dell’associazione Bancaria italiana (abi) - è fortemente dipendente dalle sovvenzioni pubbliche. i conti economici di queste imprese, privati senza gradualità delle provvidenze statali, non reggerebbero». così, da quando è stato approvato il nuovo decreto, gli istituti di credito hanno sospeso tutti i finanziamenti al settore, visto che ormai non hanno più incentivi sicuri. i contributi alle rinnovabili sono ormai garantiti soltanto a chi allaccerà i nuovi impianti alla rete elettrica entro maggio. Tra soli tre mesi. Poi si vedrà. «Peccato che tra i maggiori ostacoli che incontriamo in italia, c’è proprio l’allacciamento alla rete», spiega andreas lutz, dell’azienda tedesca solcontec che realizza piccoli parchi fotovoltaici da massimo 1MW. Proprio quelli che fino a ieri venivano finanziati dalle banche, visto che ai grandi impianti a terra di solito ci pensano i fondi di investimento, soprattutto stranieri. De Pascale a pagina 3

Sped. in Abb. Post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 DCB - Roma

sono bastate le anticipazioni del testo di riforma della giustizia che oggi verrà presentato in consiglio dei ministri perché l’opposizione annunciasse battaglia. È stato Pierluigi Bersani a riassumere il pensiero del Partito democratico: «Questa riforma contiene elementi inaccettabili - ha dichiarato - finalizzati a dare copertura sul piano politico generale e costituzionale al bricolage domestico dell’aggiustamento delle leggi ad personam». e mentre la maggioranza fa quadrato sostenendo la pregiudizialità delle critiche su carte «che l’opposizione non ha ancora visto», al presidente della Repubblica è stato portato in fretta e furia il provvedimento già pronto al varo. Un passaggio formale di fronte a napolitano, che è anche presidente di quel csm che il governo vorrebbe spaccato in due. Ma la riforma avrà effetti «pericolosi» anche per la lotta al crimine organizzato. il già presidente della commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione, spiega a Terra i motivi che giustificano l’allarme. Galano a pagina 2

arriva in consiglio dei Ministri la riforma alfano. i contenuti trapelati bastano all’opposizione per gridare allo scandalo. Bersani: «serve a coprire leggi ad personam». Forgione: «Ostacolerà la lotta alle mafie»
Salute

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Trasporti

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Dalle città

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© schiavella/ansa

Fatta la legge
allarme pandemia. Dopo 50 anni potrebbe ripresentarsi un virus che uccise oltre un milione di persone passando dagli animali all’uomo Una Ong stila la classifica delle compagnie aeree più inquinanti. Male alitalia, che finisce nella parte bassa della graduatoria Milano: l’allarme dello scrittore enzo ciconte sulla ‘ndrangheta in lombardia napoli: Morcone si candida. e il centrosinistra va in pezzi

Nord Africa

Gheddafi, bombe e diplomazia
Mentre bombarda la raffineria di Ras lanuf, provocando due morti e una ventina di feriti, manda i suoi a trattare con Bruxelles. È un colonnello Gheddafi bifronte quello che in questi giorni vacilla ma non lascia il potere. ieri il leader libico ha accusato l’Occidente di «colonialismo» nell’ennesima intervista alla televisione di stato, poi però ha inviato due diplomatici in europa per rivedere la sua posizione. al cairo invece ha chiesto armi e chiusura dei confini. Proprio ora che l’esercito egiziano tira fuori il suo lato più oscuro. l’arrivo dei miliziani dei servizi segreti a Tahrir, intanto, segna l’inizio della controrivoluzione nella piazza della libertà. servizi alle pagine 4 e 5

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Cina
Paolo Tosatti

Il piano verde del Dragone per un’economia sostenibile

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n questi giorni in discussione davanti all’assemblea nazionale del popolo, il 12esimo piano quinquennale cinese sarà il primo green oriented della storia del Paese della Grande Muraglia. la tutela dell’ambiente, il risparmio energetico e le fonti alternative saranno le nuove pietre angolari per uno sviluppo sostenibile ed equilibrato, non più basato sulla produzione manifatturiera di massa e le esportazioni ma sui consumi interni, la crescita dei servizi e un maggior benessere sociale. sulla carta sono pronti finanziamenti verdi per oltre 450 miliardi di dollari, una riduzione delle emissioni di cO2 del 17 per

cento per unità di Prodotto interno lordo e un taglio al consumo di energia del 16 per cento. Misure che, nelle parole del premier Wen Jiabao, dovrebbero consentire al Paese di smettere di «sacrificare il benessere ambientale per ottenere una crescita spericolata». secondo gli analisti, tuttavia, il Dragone resterà ancora fortemente dipendete dalle fonti tradizionali, carbone e petrolio in testa, e il suo annunciato green deal dipenderà dalle misure che saranno concretamente adottate dalla leadership nei prossimi anni. servizi alle pagine 6 e 7

9 772036 443007

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del provvedimento. Bersani, Pd: «Contiene elementi inaccettabili per coprire leggi ad personam»

Politica Riforma della giustizia l’opposizione insorge
Politica Dopo la visita al Colle, il ministro Alfano presenterà oggi in Consiglio dei ministri il testo
Dina Galano

giovedì 10 marzo 2011

>>Primo

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i aspetta di vedere le carte, ma dalle anticipazioni sulla sostanza del provvedimento di riforma della giustizia sono emersi particolari sufficienti a innescare lo scontro politico. dopo la visita di ieri del ministro angelino alfano al Quirinale, è prevista per oggi la presentazione ufficiale del testo in un Consiglio dei ministri riunito ad hoc. nell’inter- Nessuna vallo di tempo tra i due apertura viene momenti istituziona- dai partiti di li si sono alzate molte minoranza. voci di condanna dai partiti di opposizio- Per l’Idv «si ne per quella che, nei sta violando giorni scorsi, il procu- la Carta» ratore aggiunto di Palermo ingroia aveva bollato co- vra», ha spiegato Bersani, «per me «controriforma». toni acce- dare copertura sul piano politico si che hanno caratterizzato l’in- generale e costituzionale al bricotervento del leader del Pd, Pier- lage domestico dell’aggiustamenluigi Bersani, che ieri ha parlato to delle leggi ad personam, e condi «elementi inaccettabili» del- tinuare a non parlare dei problela revisione del sistema giudizia- mi seri della giustizia». dal senario. «C’è un elemento di mano- to, la capogruppo Pd anna Finoc-

Francesco Forgione, ex capo della Commissione parlamentare antimafia, spiega tutti i motivi

Intervista «’Ndrine, prime al Nord e per forza economica»
Intervista Dalla relazione annuale della Dna arriva l’allarme: «La mafia sopravvive ai suoi capi».

chiaro ha usato prudenza, salvo ammettere «grande preoccupazione» per una riforma che sembra «mossa da un risentimento personale e da un impianto ideologico piuttosto che da una vera necessità di efficienza della giustizia italiana». accalorato il

commento di antonio di Pietro dell’idv che ha sottolineato come con il progetto di legge «addirittura il governo vuole decidere su quali reati i pubblici ministeri possono indagare e su quali no. si tratta di una violazione della Costituzione grossa quanto una ca-

sa - ha aggiunto - e offende sia i padri costituenti sia il principio fondamentale della nostra Carta: la legge è uguale per tutti. Ed è facile immaginare, quindi, su quali reati non si voglia fare intervenire la magistratura». di tutta risposta, dalle file della maggioranza si sono moltiplicati gli inviti alla calma, utilizzando l’argomento dell’accusa aprioristica basata su notizie frammentate. «Come si dice a Roma le chiacchiere stanno a zero», ha reagito il deputato Pdl, Luigi Vitali, che partecipa alla Consulta giustizia del partito. «ostacolare la riforma della giustizia prima ancora di averla letta la dice lunga sulla pretestuosità e strumentalità delle opposizioni». tuttavia, qualcosa sul merito del provvedimento si conosce, se non altro perché il governo non ha mai nascosto l’impianto generale della riforma. alfano ha già illustrato i tre pilatri dell’intervento costituzionale: separazione delle carriere, doppio Csm e modulazione dell’obbligatorietà dell’azione penale. Con il sì della Lega, che spinge per l’elezione dei magistrati, la flessibilità di alcuni componenti di Fli e con l’inserimento della riforma della giustizia tra le «priorità» del governo, è indubbio che al lungo procedimento di revisione previsto per le modifiche delle Carta corrisponderà un altrettanto duraturo scontro in Parlamento.

© Giandotti/ansa

L

a relazione annuale della direzione nazionale antimafia (dna) è iniziata a circolare ieri in concomitanza con le anticipazioni sulla riforma della giustizia. Un progetto, quest’ultimo, che per Francesco Forgione, già presidente della Commissione parlamentare antimafia e autore di Mafia export (Baldini Castoldi dalai, 2009), «è pericolosissimo» anche per la lotta alla mafia. In che modo la riforma della giustizia inciderà sulla repressione delle organizzazioni mafiose?

Bisogna lanciare l’allarme quando si pensa che il Parlamento potrà decidere che, ad esempio, in Lombardia la priorità sarà perseguire i reati predatori, che accontentano la base leghista e non i reati di mafia. anche l’eventualità che la polizia giudiziaria non dipenda più dalla magistratura conferma che manca la volontà di scardinare i rapporti che legano la politica e la pubblica amministrazione alla mafia. Questa riforma, come quella delle intercettazioni, l’assenza di norme sul riciclaggio e la corruzione rappresenta l’altra fac-

cia di una dimensione della politico che la relazione della dna ha saputo mettere a nudo. La Dna ha anche confermato la presenza al Nord della ‘ndrangheta, prima con 44 miliardi annui di fatturato “pulito”. La ’ndrangheta è la mafia più potente e pervasiva: nessun’altra possiede questo livello di controllo e di proiezione internazionale. non a caso la dna ha parlato di «colonizzazione» in riferimento alla sua solida presenza non solo in Lombardia, ma anche in Emilia Romagna, Piemonte e Liguria.

La relazione si sofferma anche sulla “quarta mafia” pugliese. La mafia pugliese ha subito forti contraccolpi negli anni ‘90, ma dopo 15-20 anni di carcere i boss della Corona unita stanno ritornando sui territori. La dna fa bene a lanciare l’allarme per i segnali di riconquista che vengono da questa mafia e che sono dimostrati anche dalla recrudescenza di omicidi e violenza, soprattutto in provincia di Bari e Foggia, che si è verificata quest’anno. C’è qualche elemento che accomuna le diverse mafie? L’elemento centrale della relazione, oltre all’accresciuta potenza delle ‘ndrine, riguarda la forza economica delle mafie. Come emerge chiaramente, non è sufficiente l’arresto dei latitanti, che pur vanno cercati, per assicurare una rottura della continuità del potere mafioso. si deve erodere il loro potere economico d.g. e finanziario.

© Pino/ansa

Banche
Mister Prezzi: «Indagine sui costi ai clienti»

nel corso di un’audizione al senato, il Garante per la sorveglianza sui pressi Roberto sambuco ha sottolineato che «non è condivisibile far pagare i consumatori per ritirare i propri soldi dal conto corrente. Viene così minato alla base il rapporto di fiducia nella relazione banca-cliente». Per questo motivo, mister prezzi ha annunciato l’avvio di un’indagine su sistema dei costi che si aprirà il 15 marzo proprio con una audizione dell’abi, l’associazione bancaria italiana.

Biotestamento
Ieri la protesta dei Radicali a Montecitorio
© PERi/ansa

piano>>

Intervista «I «Conti è il mandante dell’uccisione del sole»
l vero mandante dei killer delle rinnovabili si chiama Fulvio Conti, amministratore delegato di enel». Non ha dubbi, il presidente dei Verdi angelo Bonelli, nell’individuare a chi gioverebbe «sabotare il settore dell’energia pulita». Bonelli, ritiene che la colpa sia di Enel? stamattina (ieri, ndr) in Commissione Bilancio alla Camera, Conti trascina il paese, umiliandolo, verso il secolo scorso, puntando esclusivamente sul nucleare e sparando a zero contro rinnovabili, efficienza energetica e cambiamenti climatici. Perché? per spalancare la porta ai finanziamenti per il nucleare. Una fonte che la stessa agenzia internazionale dell’energia giudica marginale. L’Enel come giustifica questa scelta? Definisce le rinnovabili “un bancomat”, i modesti obiettivi italiani al 2020 “eccesso di zelo”, perché troppo alti e “difficili da realizzare”. Ma il mercato unico dell’energia voluto dall’Ue pone l’italia in una posizione di assoluta retroguardia. Cosa risponde a queste affermazioni? si sta giocando una partita fondamentale per il futuro dell’italia. Conti spieghi come mai in italia l’obiettivo al 2020 per il fotovoltaico è di 8.000 MWp mentre in Germania è di ben 52mila MWp, perché grandi paesi come Germania e inghilterra vogliono alzare il target di riduzione della CO2 dal 20 al 30 per cento, mentre lui si lamenta per un modesto 17 per cento. Per salvaguardare l’azienda? enel ha fatto affari d’oro producendo elettricità con impianti spesso obsoleti e inquinanti, scegliendo tecnologie di retroguardia come il carbone e pagando in 10 anni 34 miliardi di euro agli azionisti. Ora vuole continuare a fare ciò ma utilizzando la fonte più pericolosa che esiste: il nucleare. L’obiettivo è favorire l’atomo? Certamente, ma ci batteremo affinché questa politica energetica obsoleta, inquinante e antidemocratica sia battuta dai cittadini con il prossimo referendum. Nel frattempo però le imprese delle rinnovabili potrebbero chiudere? si rischiano 140mila posti di lavoro, nonostante le grandi possibilità di espansione: la Germania è arrivata a 600mila addetti. Questo decreto mina il futuro delle future generazioni, in termini di nuova occupazione e riduzione dell’ina.d.p. quinamento.

«in italia il tempo corre anche per i piccoli progetti e occorrono 10 mesi soltanto per avere l’avvio dell’allaccio da parte di Terna», denuncia Lutz. Facile capire la preoccupazione di banche e imprenditori delle rinnovabili che attualmente hanno parchi in costruzione. Ora completamente bloccati. per presentare al governo modifiche condivise, ieri si sono riunite le associazioni di categoria delle rinnovabili (aper, asso energie Future, assosolare, ises e Gifi) e quelle ambientaliste (Greenpeace, Legambiente, Wwf, Fondazione sviluppo sostenibile e Kyoto Club) che hanno indetto per oggi una manifestazione nazionale a roma, al teatro Quirino. Lo scopo è di «portare a conoscenza dell’opinione pubblica e delle istituzioni i danni che il decreto produrrà su un comparto produttivo finora in forte crescita», spiegano. Tra le richieste, l’immediato avvio del tavolo tecnico con i ministeri, per posticipare al 31 dicembre 2011 la data fissata al 31 maggio per l’allacciamento degli impianti alla rete e per definire il nuovo sistema di incentivi, ma anche la rimozione della quota massima annuale da sovvenzionare. «il decreto è palesemente incostituzionale», attacca Luca Fermo, amministratore di ray energy e responsabile produttori di assosolare. an-

Rinnovabili Imprese riunite a Roma contro la nuova legge
Rinnovabili Associazioni di categoria, imprese e ambientalisti presentano oggi nella
Capitale le modifiche richieste al decreto Romani che affossa il settore dell’energia solare
De Pascale dalla prima

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che Forza sud, il movimento politico del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianfranco Micchichè, ieri con Berlusconi è stato categorico: «O il decreto cambia, o il governo cade e andiamo a votare subito», ha tagliato corto il deputato siciliano, mi-

nacciando di utilizzare il metodo collaudato dalla Lega. Forza sud aveva chiesto modifiche al testo, già la sera prima dell’arrivo del decreto in Consiglio dei ministri, altrimenti sarebbe mancato il loro appoggio al Federalismo municipale. il giorno dopo il prov-

che se ammontano ad appena 60 centesimi - spiega aldo Di Biagio, capogruppo Fli in Commissione ambiente alla Camera -. appare chiaro che dietro questa campagna di marketing vi sia l’assecondare dei soliti noti potentati che spaziano dal petrolifero al nucleare». L’impressione è che il ministro romani, che finora si era occupato soltanto di telecomunicazioni, alla sua prima prova alla guida dello sviluppo Le banche economico non abbia avvertito la portata di scrivono questa legge. Che ha ai ministri: scatenato la rivolta di «Dopo il ambientalisti, imprese, decreto associazioni di categobloccati i ria, banche e pezzi delfinanziamenti» la stessa maggioranza. L’unica che sembra anvedimento è stato però approva- cora giocare su due tavoli è Conto a palazzo Chigi senza accoglie- findustria che da tempo chiede re i rilievi del gruppo che sostie- un piano sull’efficienza energetine l’esecutivo, a Federalismo ap- ca nelle industrie, che però vorprovato. anche Futuro e libertà rebbe fosse finanziato anche dalnon l’ha presa bene. «si sottoli- la componente a3 della bolletta nea che gli incentivi sono un pe- che oggi assicura gli incentivi also sulla bolletta delle famiglie, an- le rinnovabili.

sul nucleare e avvantaggiare gli azionisti, a scapito del futuro del Paese e delle nuove generazioni»

Intervista Per il presidente dei Verdi Bonelli, l’Enel «spara a zero sulle rinnovabili per puntare

Un cappio fatto con un sondino. e un cartello appeso al patibolo contro gli «aguzzini con i sondini». Così ieri i radicali e l’associazione Coscioni hanno manifestato per «fermare il ddl contro il testamento biologico», approdato lunedì alla Camera. Con legge discussa in parlamento, «fatta per farsi belli con il Vaticano», la maggioranza vuole «disinnescare questa conquista di libertà», ha spiegato il segretario Luca staderini. in piazza anche il leader radicale Marco pannella.

Governo
Quote rosa, piena operatività solo nel 2015

il governo ha dato il suo ok all’emendamento presentato dalla relatrice Maria ida Germontani (Fli) sulle quote rosa nelle società: previsti due mandati per i rinnovi dei Consigli di amministrazione di tutte le società quotate e di quelle non quotate a maggioranza pubblica. al primo rinnovo del Cda, nel periodo 2012-2015, ci dovrà essere il venti percento di donne nel Consiglio. al secondo rinnovo, nel periodo 2015-2018, le donne saranno pari al 33,33%.

© paris/Lapresse

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Libia Il leader accusa ancora l’Occidente di colonialismo e giustifica i ribelli: «Costretti

Gheddafi manda i suoi a trattare con Bruxelles
Susan Dabbous

a combattere da al Qaeda». Continua l’offensiva militare, bombardata la raffineria di Ras Lanuf

mantenerlo al potere, forse, sarà la sua follia. È un’ostinazione senza logica quella che regge in piedi il Colonnello Muammar Gheddafi, a pensarlo sono gli stessi libici che commentano le notizie nei principali network arabi (al Jazeera e al arabya). Comunque vada per lui sarà una disfatta: se perde in patria e non accetta l’esilio verrà processato e linciato dagli insorti, se vince con il pugno di ferro resterà a capo di un paese spaccato a metà con la Cirenaica (a est) in mano al Consiglio nazionale, il nuovo governo. Così ieri, mentre a Tunisi si scioglieva il partito rdc dell’ex dittatore Ben alì e in egitto ci si batteva per il dopo Mubarak, in libia, Mentre la Ashton l’ultimo dei rais (Ue) incontra due non solo non ha ri- membri dei ribelli sposto all’ultimail Colonnello invia tum dei ribelli, ma ha lanciato anche i suoi diplomatici una doppia con- in Belgio, troffensiva: milita- Portogallo e Egitto re e diplomatica. Dentro e fuori e la libia. Da un privato con due diplomatici libilato i bombardamenti domesti- ci in Belgio per partecipare ai verci dall’altro l’invio di ambasciato- tici che si terranno oggi e venerri a Il Cairo e a Bruxelles per trat- dì prossimo, un enorme esplosiotare un reingresso del Colonnel- ne ha investito la raffineria di ras lo. Qualcosa di paradossale. per- lanuf, cittadina dove si contiché ieri, mentre mandava un jet nua a combattere nelle strade. a

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Gigantografia di Gheddafi a Tripoli

scontrarsi sono le truppe governative fedeli a Gheddafi e le forze ribelli, così come nel resto del paese a parte Tripoli. la capitale, infatti, resta saldamente in mano al leader della rivoluzione verde che sta pian piano riconquistan-

do anche le città vicine come Zawiya, dove si sarebbe addirittura tenuta una manifestazione pro Gheddafi. Dopo giorni di cannoneggiamenti e raid aerei, ieri sarebbe scattato l’attacco decisivo alla città per tentare di riconqui-

100 soldati dell’esercito per l’emergenza sbarchi. L’assessore Antonio Pappalardo si dimette

Lampedusa Il governo, d’accordo con il primo cittadino Bernardino De Rubeis, manderà

«Il sindaco è incapace»

olano gli stracci nella giunta lampedusana. antonio pappalardo, assessore comunale con delega alla pesca, si è dimesso ieri per «totale discrepanza con il sindaco Bernardino de rubeis». sembrerebbero questioni locali ma in realtà le ragioni che hanno portato al divorzio tra il primo cittadino e l’ex Generale dei carabinieri palermitano si intrecciano con la politica nazionale. Di fondo c’è anche uno spontaneo e sicilianissimo sentimento antileghista. «Cosa c’entra la deputata leghista angela Maraventano (vicesindaco dell’isola, ndr) in giunta?» chiede l’ex assessore. Pappalardo, perché si è dimesso? Il sindaco è totalmente incapa-

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ce di prendere decisioni importanti in momento di emergenza del genere. accettai l’incarico come tecnico e non politico per risolvere il problema dei pescatori e del caro-gasolio. I lampedusani pagano il carburante circa 22 centesimi in più della media. se in sicilia un litro costa 50 centesimi, qui se ne pagano circa 80. Perché? Vige un regime di monopolio. De rubeis ha deciso di trattare con la regione sicilia sulla questione, assieme alla Ventano. I pescatori avevano chiesto un milione e 800mila euro di risarcimento per il caro gasolio, e il sindaco è rientrato a casa portando solo 800mila che la regione ha destinato all’emergenza sbarchi.

Cosa c’entrano i migranti con la questione dei pescatori lampedusani? Non lo so, appunto, mi sono dimesso anche per questa mancanza di volontà di risolvere i problemi reali della cittadini dell’isola che pagano di più rispetto al resto degli italiani qualsiasi servizio: elettricità, acqua, gas. pare invece che al sindaco stiano a cuore i sentimenti leghisti. Io mi sento incompatibile con un partito che chiede la secessione. Con l’ordinanza anti-accattonaggio contro i migranti, De Rubeis voleva andare in contro alle esigenze della popolazione. Quell’ordinanza era inutile. Ora sull’isola arriverà anche l’esercito, cento soldati nei

prossimi giorni. I lampedusani si sentiranno più al sicuro? Ci mancava solo l’esercito. l’isola vive principalmente di turismo, l’idea di vedere di uomini armati non invoglierà molto le famiglie a trascorrere le vacanze a lampedusa. s.d

starla. la tv di stato libica ha annunciato la riconquista ma su Internet le voci sono confuse. la rete al arabiya ha parlato di “centinaia di morti” nell’attacco. la rete saudita però si è rivelata inattendibile in diverse occasioni. Ieri mattina aveva dato notizia di jet privati libici diretti ad atene e Vienna, poi smentite. a confermare invece l’arrivo di un aereo privato libico in portogallo è stata l’Unione europea. l’inviato del regime dovrebbe avere dei colloqui con il ministro degli esteri, luis amado, prima del summit dei 27 sulla crisi libica previsto per venerdì a Bruxelles. a Il Cairo, invece, il generale libico abdul-rahman al-Zawi, avrebbe chiesto al Consiglio supremo delle forze armate, al potere in egitto, una fornitura di armi e la chiusura dei confini comuni ai due paesi. Il Colonnello, insomma, dialoga con i nuovi vicini, d’altronde con Mubarak non andava neanche particolarmente d’accordo, senza dimenticare i rapporti con la stampa. Ieri una nuova intervista delirante in cui negava l’esistenza di un Consiglio nazionale a Bengasi, i ribelli «poveretti» sarebbero stati obbligati a combattere da al Qaeda. Non si capisce allora perché, a fine giornata, il regime abbia messo una taglia da 400mila dollari sulla testa dell’ex ministro della Giustizia Mustafa abdel Jalil, a capo del governo degli insorti.

© BIaNCHI/aNsa

© Delay/ap/lapresse

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Iran Rafsanjani destituito
L’ayatollah rafsanjani, non sarà più il capo del Consiglio degli Esperti, una delle posizioni chiave nella guida della repubblica islamica iraniana. Non è ancora chiaro come sia stato possibile rimuovere l’ex-presidente dal suo scranno. rafsanjani, a capo di una rete di corruzione che controlla gran parte delle risorse del paese a cominciare dal petrolio, era considerato intoccabile nonostante il suo ruolo di leader riformista. A danneggiarlo sarebbe stato l’appoggio nei confronti del leader dell’Opposizione Moussavi. il suo posto verrà preso dall’Ayatollah Mohammad reza Mahdavi Kani

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Egitto Ieri nella piazza della rivoluzione l’esercito si è schierato contro i ribelli che aveva

Gli scontri a il Cairo oscurano la rivoluzione

protetto da Mubarak. Il movimento di massa rischia di disgregarsi per conflitti interni

Stati Uniti Illinois, mai più pena di morte
il governatore democratico dell’illinois Pat Quinn ha firmato la legge che mette fine alla pena di morte nello Stato, ufficializzando la moratoria voluta 11 anni fa dall’allora governatore, George ryan, dopo un’inchiesta del Chicago Tribune in cui emerse che circa 300 sentenze erano viziate da gravi errori. L’illinois ha ripristinato la pena capitale nel 1977. Nel gennaio 2003, due giorni prima del termine del mandato, ryan convertì 164 condanne a morte in ergastoli. Quinn potrebbe fare la stessa cosa con le 15 persone presenti oggi nel braccio della morte.

Proteste in Egitto

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Costa d’Avorio Cacao, il ricatto di Gbagbo
il governo di Laurent Gbagbo ha smentito di aver requisito le scorte di cacao, di cui la Costa d’Avorio è primo produttore mondiale: l’export dovrebbe riprendere entro il 31 marzo. Secondo fonti d’agenzia, durante la giornata di ieri l’uomo forte dell’ex colonia francese ha ordinato al suo governo di assumere il controllo di vendite ed export (bloccato da gennaio), come risposta alle pressioni della comunità internazionale che gli chiede di dimettersi a favore del suo rivale Alassane Ouattara, considerato il vero vincitore delle elezioni dello scorso novembre.

cancellata una volta per tutte – e dalle stesse forze armate che ahrir è perduta. Soltan- avrebbero dovuto difenderla. to un mese fa, mentre Si era riempita di manifestanti per strada si ballava per venuti a urlare «cristiani e mula caduta di Mubarak, sulmani, siamo tutti egiziani» la gente dava per scontato che per trasmettere un messaggio la rivoluzione era solo agli ini- di unità in questa difficile fase zi, ma che sarebbe andata avan- della rivoluzione egiziana, nella ti. «Due sole cose», i giornalisti quale da un lato la polizia viesi sentivano dire, «possono fer- ne sciolta dall’esercito, dall’altra marci adesso: le milizie, e il set- gli agenti dei servizi – con tanto tarianesimo». Ed è successo ie- di tesserino professionale in tari. Dopo una giornata da di- sca - vengono mandati da ignomenticare come martedì, in cui ti ad assaltare Tahrir vestiti da un paio di centinaia di donne in comuni cittadini. Dopo qualche marcia a Tahrir per chiedere pa- ora passata a guardare i maniri diritti sia civili festanti difendersi che politici sono I ribelli felici con le pietre da cirstate attaccate a Tahrir dicevano ca millecinquecendai cittadini stes- che «due sole cose to miliziani armasi con l’accusa di mazze colpossono fermarci: ti di l’esercitoedecivoler sovvertire telli, l’ordine costitui- le milizie e il deva di intervenire. to, nella notte fra settarianesimo». Caricando i manilunedì e martedì è successo ieri festanti. La scusa: Zarayeb, una zoTahrir è invasa dalna di Moqattam, periferia del le “baltaghiye” (le milizie antiCairo, ha visto migliaia di cop- manifestazioni), va evacuata. ti, soprattutto zabalin (i raccoglitori di spazzatura), attacca- E così gli ufficiali dell’esercire un gruppo di presunti salafiti to, di fronte a una folla sbigot(musulmani conservatori). Sei tita, si sono fatti consegnare i morti fra i cristiani, 5 fra i mu- manifestanti dagli uomini delsulmani, per una protesta con- le milizie, che nel frattempo vetro il rogo di una chiesa la setti- nivano lasciate libere di assalmana precedente. tare i negozi di Ba bel Louq, subito fuori dalla piazza. Ma se il Nel frattempo, nel pomeriggio popolo e l’esercito non sono più di ieri, dopo un mese e mezzo “una mano sola”, come dicevadi sit in e proteste, Tahrir veniva no gli slogan di febbraio, è anAnnalena Di Giovanni

che il popolo stesso che si sfal- la propria fortuna dai cambiada adesso: prima con gli attac- menti in corso, arruolava i rachi contro le donne, poi col fan- gazzi delle baraccopoli per setasma del settarianesimo. Pro- minare discordia. prio in queste settimane sta venendo fuori dietro ai famosi “at- Fra cristiani e musulmani, che tentati di al Qaeda” e le prote- per un mese hanno marciato inste dei fondamentalisti islamici sieme proteggendosi reciprocacontro ipotetici matrimoni mi- mente dagli attacchi durante le sti (non esistono prescrizioni preghiere, rimangono decenni nell’islam che vietino a un mu- di propaganda negativa. Ma se sulmano di sposare una donna è difficile che bastino poche setcristiana) ci fosse la mano degli timane di proteste per cancellaapparati di sicurezza dei tempi re anni di insofferenza reciprodi Mubarak, e più precisamen- ca, è anche vero che la vicenda te dell’ex-ministro degli interni di Moqattam è fin troppo straHabib Adly, in questi giorni sot- na. L’attacco da parte di bande fondamentalito indagine. Olste contro la chiesa tre alle migliaia Circa 1500 di Sol e gli scontri di casi di tortura miliziani armati di ieri si dipanano avvenuti sotto la di mazze e coltelli proprio negli stessi sua supervisioassaltano giorni in cui le prone, la questione teste prendono di copta è proprio i manifestanti. mira gli archivi seuno dei principa- L’esercito assiste greti degli apparali capi d’accusa e arresta i feriti ti di sicurezza; procontro Adly, che avrebbe organizzato l’attentato prio adesso, qualcuno ha deciso dello scorso Capodanno contro di investire (dagli interrogatori la chiesa di Alessandria – 21 vit- sui miliziani fermati dai manitime - a scopo diversivo per ina- festanti risultano paghe di 20$ sprire le tensioni fra musulmani a testa) mandando 1500 uomini all’attacco contro Tahrir, e cone cristiani. tro i manifestanti copti. Un “divide et impera” che ha radici lontane, perché la bomba Oggi quello che doveva essere di Alessandria non sarebbe sta- il nuovo Egitto è un paese fragita certo il primo caso in cui “lo le, diviso, che mostra il fianco a stato profondo” egiziano, quel- ogni possibile brutto finale. Solo fatto da agenti della sicurez- prattutto, è un paese senza più za ed affaristi volti a difendere Piazza Tahrir.

© ALi/AP/LAPrESSE

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Green economy Le linee guida per il quinquennio 2011-2015 in discussione davanti all’Assemblea nazionale del popolo

Green economy Il piano verde del Dragone per un’economia sostenibile
mettono la tutela dell’ambiente, la ricerca di fonti alternative e il risparmio energetico al centro del futuro sviluppo del Paese
Paolo Tosatti

giovedì 10 marzo 2011

>>Cina>>

N

Ormai pienamente consapevole dell’insostenibilità del modello di crescita e produzione seguito fino a questo momento, il Dragone ha da tempo cominciato la sua trasformazione verde, destinando negli ultimi anni crescenti quantità di fondi alla ricerca di una via da seguire per il green development. alla fine del 2009 la Cina ha sottratto agli stati uniti il primato di paese più inquinante al mondo. In base alle statistiche della International energy agency, quell’anno pechino ha consumato l’equivalente di 2.252 milioni di tonnellate di petrolio, il 4 per cento in più di Washington, mentre le sue emissioni inquinanti avrebbero raggiunto il record assoluto di 7,5 miliardi di tonnellate. Contemporaneamente, però, l’ex Impero di Mezzo è diventato, stando alle analisi condotte da ernst & Young, una vera calamita per gli investimenti in energie rinnovabili, riuscendo ad attrarre capitali da ogni parte del mondo. Inoltre, sempre nel 2009, ha sorpreso il mondo intero spendendo il doppio dello Zio sam in green energy; 34,6 miliardi di dollari, quasi 14 volte in più rispetto ai 2,5 di 5 anni prima. secondo le indiscrezioni finora

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© Han Guan/ap/Lapresse

umericamente è il dodicesimo, anche se con ogni probabilità passerà alla storia per essere stato il primo green oriented. La dirigenza comunista lo ha presentato al mondo come il punto di partenza per il nuovo modello di sviluppo verde che la Cina intende abbracciare. Le aspettative degli analisti e degli esperti nei suoi confronti sono unanimamente alte e positive. per il momento tuttavia, l’unica cosa certa del piano quinquennale cinese per il periodo 20112015, in questi giorni in discussione davanti all’assemblea nazionale del popolo, sono gli impressionanti investimenti per la tutela dell’ambiente, il risparmio energetico e le fonti alternative in esso previsti.

trapelate, il nuovo piano quinquennale vorrebbe ora trasformare quest’onda verde in un ecotsunami, con un investimento complessivo per l’ambiente di 3.000 miliardi di yuan, circa 450 miliardi di dollari. sulla carta sono pronti finanziamenti per oltre 300 miliardi di dollari al risparmio energetico, una riduzione delle emissioni di CO2 del 17 per cento per unità di prodotto interno lordo e un taglio al consumo di energia del 16 per cento. Misure che, nelle parole del premier Wen Jiabao, dovrebbero consentire al paese di smettere di «sacrificare il benessere ambientale per ottenere una crescita spericolata», ossia non sostenibil. Dal punto di vi- Prevista sta economico, una riduzione saranno quattro delle emissioni i macro obiettivi di CO2 del 17 per su cui il Dragone si concentrerà nei cento per unità prossimi anni: ri- di Prodotto Il presidente cinese Hu Jintao (sinistra), il premier Wen Jiabao (destra) e il presidente dell’assemblea Wu Bangguo equilibratura del interno lordo sistema produttivo, attraverso il potenziamento grado di garantire un maggior sumo di energia e basso impat- ciata dai leader cinesi durante della domanda interna e la ri- impiego di forza lavoro e dun- to ambientale. la conferenza di Copenhagen, duzione delle esportazioni; mi- que un incremento del redappare dunque un obiettivo glioramento della qualità della dito dei cittadini, utile ad au- Come espressamente annun- teoricamente raggiungibile, a vita della popolazione, dell’as- mentare i consumi interni. ciato dai leader cinesi, il con- patto che alle linee guida tracsistenza sanitaria e dei servi- Questa scelta è destinata ad sumo interno sarà stimola- ciate seguano fatti concreti. zi pubblici; riduzione delle spe- avere ripercussioni indirette ma to dagli investimenti nei nuovi al momento infatti la possibilità requazioni sociali e del divario comunque significative sull’am- settori strategici individuati da di vedere l’introduzione di una tra ricchi e poveri; sviluppo del- biente: i servizi richiedono una pechino, noti agli analisti inter- carbon tax in questo piano quinle regioni occidentali del pae- quantità di materie prime e di nazionali con il nome di “new quennale resta per molti osserse, ancora arretrate rispetto a energia nettamente inferio- magic 7”: materiali d’avanguar- vatori estremamente remota. quelle centrali e costiere. re alla produzione industriale. dia, biotecnologia, informati- secondo Jiang Kejun, ricercaIl primo risultato è quello che Ciò vuol dire che nel prossi- ca di ultima generazione, ener- tore presso il China’s energy repreme di più a pechino. una mo lustro il consumo di carbo- gie alternative, efficienza ener- search institute, centro strettacrescita fortemente dipenden- ne, petrolio e altre fonti fossili getica, protezione ambienta- mente collegato alla Commiste dall’export come quella che da parte del paese della Grande le e hi-tech. rispetto agli “old sione nazionale per lo svilupha conosciuto il colosso asiati- Muraglia diminuirà. magic 7” (difesa, telecomunica- po e le riforme, una simile tasco negli ultimi trent’anni non è Tra le riforme che verran- zioni, energia elettrica, petro- sa sarà presa in considerazione più in grado di garantire il rag- no adottate ve ne saranno al- lio, carbone, aeronautica, mari- ma solo a livello concettuale. giungimento della héxié shèhuì, cune specificamente incen- na) è evidente una virata verso altri sostengono invece che la società armoniosa, concetto trate sull’incremento del po- il verde, che testimonia che lo un’applicazione parziale di una che si contrappone a quello di tere d’acquisto da parte de- sviluppo sostenibile ormai non simile imposta potrebbe aversi democrazia in senso occiden- gli agricoltori e l’introduzio- è più considerato dal Dragone già nel 2013. più probabile intale e che è stato elaborato dal ne di programmi per aumenta- come una semplice copertura vece, in base a quanto emerso presidente Hu Jintao e appro- re la produttività agricola, mi- di facciata politacally correct dai media cinesi, l’inserimento vato nel corso del Congresso sure anch’esse volte alla cre- da mostrare alla comunità in- di un target di riduzione del 15 nazionale del popolo nel 2005. scita della domanda interna. ternazionale per evitare criti- per cento delle emissioni di soLa Cina sta tentando da tem- È logico supporre che gli inter- che, quanto piuttosto una ve- stanze tossiche come piombo, po di abbandonare il modello venti in questo settore porte- ra fonte di profitto. La riduzio- mercurio, cromo, cadmio e armanifatturiero cui è stata lega- ranno all’introduzione di tec- ne complessiva del 40-45 per senico, responsabili negli ultita a partire dagli anni Ottanta nologie e metodi di coltivazio- cento delle emissioni di anidri- mi due anni di una trentina di sostituendolo con uno incen- ne e sfruttamento dei terreni de carbonica rispetto ai livelli gravi incidenti dentro e fuori il trato sul settore dei servizi, in all’avanguardia, a ridotto con- del 2005 entro il 2020, annun- territorio cinese.

L’esperto S «Un rallentamento misurato e positivo»
econdo le anticipazioni dei media cinesi il nuovo piano quinquennale fisserà l’obiettivo di crescita annuale del Pil al 7 per cento, un punto in meno rispetto all’ormai tradizionale 8 degli anni passati. Cosa succede se la Cina rallenta? il paese della Grande Muraglia è stato in questi anni il traino dell’economia mondiale. Un suo rallentamento comporterà inevitabilmente una frenata per l’intero sistema. la sua dirigenza, però, non si preoccupa di questo ma delle esigenze interne. in questo momento è necessario raffreddare l’economia per evitare una crescita eccessiva dell’inflazione. A gennaio il suo valore ha raggiunto il 4,9 per cento... sì, e questo dato non tiene conto neanche della componente alimentare dell’inflazione, che è circa il doppio e che colpisce soprattutto gli stati più poveri della popolazione. il partito comunista teme che ciò possa innescare proteste e rivolte. per questo il contenimento della crescita dei prezzi sarà è uno degli obiettivi principali del piano. Nel prossimo lu- Il contenimento stro il Dragone della crescita vuole sviluppare dei prezzi sarà il settore dei seruno degli obiettivi vizi, quindi consumerà meno risor- da conseguire se e materie pri- per mantenere me. Quali conse- la stabilità sociale guenze avrà questa scelta a livello globale? ca del mondo” ma punterà su una la notizia è positiva perché, al- produzione di qualità e sull’offermeno a livello teorico, il prezzo ta di servizi. acqua, terra e minedi queste materie non aumente- rali stanno diventando un collo di rà. Tuttavia si deve considerare bottiglia per la produzione cineche, seppure di meno rispetto agli se: sono sempre meno disponibianni scorsi, la Cina continuerà a li e sempre più costosi. inoltre, coprodurre e consumare. sempli- me tutte le altre potenze, anche il cemente non sarà più la “fabbri- Dragone dipende dal ciclo inter-

>>Cina>>

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L’esperto Il professor Romeo Orlandi, economista e sinologo, vicepresidente di Osservatorio
Asia, parla delle sfide che la dirigenza cinese dovrà affrontare nei prossimi cinque anni

Un negozio della cinese lenovo, una delle principali compagnie produttrici di personal computer

nazionale. e se l’economia globale rallenta, sarà più difficile per pechino esportare i suoi prodotti. Sono diversi anni che la leadership cinese sta tentando di riequilibrare l’economia verso la domanda interna, incontrando serie di difficoltà. Questo quinquennio sarà quello decisivo?

È troppo presto per dirlo. C’è però un elemento su cui soffermare la nostra attenzione. Nella sua relazione iniziale Wen Jiabao non si è limitato a elencare i successi conseguiti dal suo paese, in pieno stile sovietico, ma anche indicato schiettamente una serie di problemi irrisolti e di sfide che la

Cina si trova davanti. Questo deve essere interpretato come un segnale di forza e di maturità da parte di una grande potenza che è ormai pienamente consapevole degli ostacoli che si parano sulla sua strada e al tempo stesso conscia della propria capacità di p.t. poterli superare.

3.000 miliardi 7,5 miliardi di tonnellate 2.252 milioni di tonnellate Oltre 300 miliardi 17 per cento Tra il 40 e il 45 per cento

di yuan l’investimento complessivo per l’ambiente previsto nel piano quinquennale 2011-2015, pari a circa 450 miliardi di dollari la quantità di CO2 emessa dalla Cina nel 2009, il primo anno in cui pechino ha superato Washington nella classifica dei paesi più inquinanti la quantità di petrolio consumata quell’anno dal paese della Grande Muraglia, il 4 per cento in più rispetto agli stati Uniti

Che cos’è un piano quinquennale
introdotti per la prima volta dall’Unione sovietica negli anni tra il 1929 e il 1933, i piani quinquennali sono strumenti di politica economica utilizzati dai paesi ad economia pianificata. Generalmente un piano individua una serie di obiettivi da raggiungere in un periodo di cinque anni, come ad esempio un determinato valore di crescita del prodotto interno lordo, una quantità fisica di beni da produrre o lo sviluppo di un certo settore. in Cina questo strumento venne adottato da Mao Zedong nel 1953. Da allora sono stati 11 i piani varati dalla dirigenza cinese, cui si aggiunge quello in discussione in questi giorni. il Comitato centrale del partito comunista traccia le linee fondamentali del documento, che viene poi arricchito dall’intervento degli organismi territoriali e sottoposto all’approvazione dell’assemblea nazionale del popolo. Già nel quinquennio precedente il termine “piano” è stato in realtà sostituito dall’espressione “linee guida”, per «riflettere la transizione da un’economia pianificata al socialismo di mercato». Negli ultimi trent’anni il documento è stato notevolmente depotenziato, pur conservando un’importante funzione di indirizzo e strategia. secondo le aspettative degli analisti internazionali il nuovo piano quinquennale impegnerà la Cina in un processo di radicale trasformazione del proprio sistema economico, riequilibrandolo verso i consumi interni a scapito delle esportazioni. p.t.

di dollari i finanziamenti per il risparmio energetico che la Cina prevede per i prossimi 5 anni

per unità di prodotto interno lordo il target di riduzione delle emissioni di CO2 che pechino potrebbe inserire nel piano. ad esso potrebbe affiancarsi un taglio al consumo di energia del 16 per cento il taglio delle emissioni di anidride carbonica entro il 2020 annunciato dai leader cinesi alla Conferenza di Copenhagen (rispetto ai valori del 2005)

© lei/ap/lapresse

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>>Salute>>
Staminali Nasce la banca centrale Ue?
Il dibattito sulle cellule staminali da cordone ombelicale arriva a Bruxelles sui banchi del Parlamento europeo. Un Comitato italo-francese composto da scienziati e volontari, promosso da adoces (associazione donatori cellule staminali), presenterà il 15 marzo agli eurodeputati e alla Commissione sanità Ue un appello «per il buon uso del sangue cordonale». Nel documento si chiede di normare in modo uniforme in tutti gli Stati membri la conservazione delle staminali prelevate al momento del parto, tutelando «i principi della gratuità e della solidarietà dell’uso di ogni componente del corpo umano». In sintesi, la delegazione chiede che venga adottata una norma «volta a limitare, se non a impedire del tutto, il mercanteggiare del sangue cordonale». Italia e Francia sono gli unici due Paesi europei in cui non è consentita l’apertura di banche private nel territorio nazionale. Un punto che spacca anche l’opinione pubblica in due fazioni contrapposte: da un lato i sostenitori della conservazione gratuita per uso solidaristico delle staminali da cordone, dall’altro quelli che scelgono di conservare le cellule a pagamento in banche estere per un eventuale, futuro uso autologo.

Lo studio Un team di ricercatori statunitensi lancia l’allarme su Nature: dopo 50 anni potrebbe

Il secolo delle pandemie riparte la corsa ai vaccini
L’avvertimento degli scienzia- ne tra gli Stati membri, gli euti Usa giunge in europa proprio rodeputati hanno ricordato che nei giorni in cui il Parlamento «per l’emergenza, sono stati di Strasburgo punta il dito con- spesi miliardi di euro», a fronte tro le strategie di vaccinazio- «di 2.900 decessi provocati dal ne che i 27 Stati membri han- virus H1n1, rispetto ai 40mila no messo in campo nel 2009 e morti annuali di una normale 2010 per proteggere i cittadini influenza stagionale». La rispoeuropei dalla diffusione del vi- sta dei governi nazionali all’ultirus H1n1, responsabile dell’in- ma pandemia è stata molto difluenza a. Per il futuro, gli eu- versa: nell’Ue, solo l’Olanda ha rodeputati preferiscono giocare dovuto inviare al macero 18 mid’anticipo. Lo testimonia una ri- lioni di dosi di vaccino, mensoluzione approvata martedì 8 tre negli Usa sono stati eliminamarzo in cui chiedono, «acqui- ti vaccini scaduti per un valore sti di gruppo di vaccini in mo- di almeno 260 milioni di dollado da risparmiare importante ri. In Italia, l’ultimo report difrisorse, ma anche regole più ef- fuso dal ministero della Saluficaci per evitare conflitti di in- te a gennaio 2010 parlava di poteresse». relatrice del provvedi- co più di 800mila persone vacmento, la deputata francese del cinate a fronte di 24 milioni di gruppo dei Verdi, Michele riva- dosi acquistate, per una spesi, ha sottolineato che la risolu- sa di 184,8 milioni di euro ( fonzione «vuole evidenziare i dub- te aduc). Nel mondo, in totale, bi che sono stati sollevati sulla le case farmaceutiche coinvolte risposta sproporzionata all’in- nella produzione degli antidoti fluenza a in europa (che l’Orga- incassarono 20 miliardi di eunizzazione mondiale della sani- ro. Durante la seduta, per evità aveva dichiarato pandemica tare possibili conflitti di interesse i deputati di nel giugno 2009); Strasburgo hanno così come sul- L’eurodeputata proposto la publa potenziale in- francese dei blicazione della difluenza delle ca- Verdi, Rivasi: nel chiarazione di inse farmaceutiche 2009 c’è stato un teressi degli espersulle azioni intraprese». Nel chie- acquisto di farmaci ti consulenti delle autorità sanitarie dere di migliora- sproporzionato europee. re la cooperazio- rispetto al rischio

ripresentarsi un virus che uccise oltre un milione di persone passando dagli animali all’uomo

L’

Federico Tulli

ultima influenza stagionale si sta oramai esaurendo, ma è vietato abbassare la guardia. Il virus H2N2 che circa mezzo secolo fa tra il 1957 e il 1968 ha ucciso oltre un milione di persone, potrebbe ripresentarsi con tutte le sue insidie passando di nuovo da alcune specie volatili e dai maiali, fra i quali sta attualmente circolando, all’uomo. L’allarme è stato lanciato ieri su Nature da Gary Nabel del National institute of allergy and infectious diseases di Bethesda (Stati Uniti). Secondo l’esperto, la soluzione di fronte al rischio di una nuova ondata mondiale di influenza potrebbe essere quella di «sviluppare un programma di vaccinazione preventiva» sin da ora. Nabel e i suoi colleghi evidenziano infatti che, se abbiamo imparato una lezione dalla pandemia di H1N1 del 2009, molto simile alla “spagnola” del 1918, è proprio il fatto che quando un virus pandemico ha già colpito l’uomo può facilmente “saltare” di nuovo da una specie animale a quella umana, una volta che l’immunità si è esaurita. L’emergenza del 2009, sebbene poi si sia rivelata meno devastante del previsto, è dunque una fonte di avvertimento per la comunità internazionale. a sostegno della sua tesi Nabel, testando gli anticorpi contro i ceppi di H2N2 presenti nel sangue di 90 cittadini sta-

tunitensi, è riuscito a dimostrare che gli “under 50” non possiedono effettivamente quasi nessuna immunità nei confronti di questo virus. Motivo per cui la realizzazione di un programma di vaccinazione di massa contro l’H2N2 potrebbe essere davvero strategica.

Emergenze Presentato ieri a Roma dalla Fondazione UniVerde uno studio dal titolo Sicurezza alimentare, la percezione dei consumatori. Per oltre un italiano su due la Bse è ancora un incubo

La mucca pazza fa paura
Costanza Barbarossa

© SILVI/LaPreSSe

15 anni dalla sua comparsa in Gran Bretagna, la “mucca pazza” (encefalopatia spongiforme bovina, Bse) rappresenta ancora oggi il peggior incubo alimentare per gli italiani. Non solo è in assoluto l’emergenza sanitaria legata al cibo che più ci ha preoccupato, ma è anche quella che viene più facilmente ricordata dalla nostra popolazione. e non c’è aviaria, uova alla diossina o mozzarelle blu che tengano. È questo emerge dallo studio “Sicurezza alimentare, la percezione dei consumatori”, realizzato dalla Fondazione UniVerde e Ipr Marketing e presentato ieri a roma in occasione dell’in-

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contro dal titolo “Mucca pazza ormai superata. Ma per il quatdieci anni dopo”. tro per cento non è mai esistiVediamo in sintesi alcuni dei ta. Il 32 per cento degli italiadati più significativi. Secondo gli ni teme ancora di essere contaanalisti, il 56 per cento degli ita- giato dal morbo quando acquiliani ricorda l’emergenza inne- sta carne, mentre il 68 per censcata dalla Bse, contro il 19 per to dichiara di non avere questo cento che mette al primo posto tipo di timore. L’82 per cento, la più recente influenza aviaria comunque, è fiducioso, e pen(Bird flu, H5N1), il 15 per cen- sa che sulla carne acquistata al to che rammenta le mozzarel- supermercato siano stati fatti le blu, il sette per cento e l’otto controlli contro l’otto per cenper cento che indicano rispetti- to che invece si rivela scettico. vamente il maiale e le uova al- In seguito agli allarmi, il 58 per la diossina. Per il cento dei consu54 per cento degli Paola Testori matori, ha dichiaintervistati, rive- Coggi (Ue): rato di essere più la inoltre l’inda- «Siamo vicini attento negli acgine, l’emergenquisti di carne rialla completa za mucca pazza è spetto ai tempi ancora presente, eradicazione della mucca pazmentre il 35 per della malattia za, mentre il 35 cento la ritiene in Europa» per cento non ha

cambiato le proprie abitudini. Il 30 per cento, però, ammette di aver ridotto i propri consumi di carne e il 79 per cento presta attenzione alla sua provenienza. Il 94 per cento si fida infine delle carni italiane, il 52 per cento di quelle europee e il 26 per cento di bistecche e hamburger in arrivo dagli Stati Uniti. Secondo Paola Testori Coggi, dg per la salute alla Commissione Ue «siamo arrivati alla fase finale della completa eradicazione della malattia in europa». Quanto alle ricadute finanziarie delle misure e dei divieti nell’Ue, fondi comunitarie spiegano che bisogna risalire ad uno studio realizzato due anni fa, quando il costo complessivo fu stimato a 98 miliardi di euro.

>>Ecostyle>>
Foto Alla libreria Bibli di Roma fino al 27 marzo c’è I volti di Terra Madre,

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Tanti sguardi verso il futuro

in mostra gli scatti di Mauro Valinotto con il contributo di Slow Food

Musica Vanilla Sky, “Attimi” per riflettere
Sono lontani i tempi di “Umbrella”, la fortunata cover di Rihanna che li impose a un’attenzione mondiale con milioni di click tra MySpace e YouTube. I Vanilla Sky oggi sono cresciuti, e la musica è diventata anche una forma di impegno, un modo per raccontare una storia, di quelle che capitano tutti i giorni attorno a noi e che, persi tra tanta inutilità, facciamo finta di niente. Con l’ultimo video “Attimi” la band romana affronta il tema dell’immigrazione. Tratto dall’ultimo album Fragile, il nuovo singolo racconta gli “attimi” di una giornata di un venditore ambulante, che vive in una casa occupata con la moglie italiana e i loro bambini. Ambientato a Roma presenta senza filtri e con grande semplicità le vite delle tante persone “invisibili”, che hanno deciso di vivere nel nostro Paese nonostante la diffidenza, le difficoltà quotidiane e una politica che fa finta di non vedere. Il protagonista viene ripreso fin dal suo risveglio, percorre con la sua merce le strade della città ricevendo in cambio rifiuti e gesti stizziti. Non perde la forza e nel suo cuore c’è sempre il sogno di un’integrazione vera e di un futuro per i suoi figli. Da contraltare alla nostra vita c’è il sorriso dei bambini che non hanno nulla, e lo stress delle nostre vite, comode e viziate, piene di cose futili ma senza gioia. p.d.l.

Pierpaolo De Lauro

olti sorridenti, sereni, che esprimono con la gioia la voglia di un futuro diverso e, soprattutto, da preservare. Immagini in bianco e nero, primi piani carichi di speranza che diventano protagonisti nelle stampe presentate ne I Volti di terra Madre, progetto espositivo organizzato da Slow Food insieme alla fondazione Terra Madre. In mostra gli scatti effettuati da Mauro Vallinotto ad alcuni delegati di Terra Madre giunti a Torino, nell’Ottobre scorso, da 161 Paesi per partecipare al quarto meeting internazionale delle comunità del cibo e che, fino al 27 marzo saranno esposti alla Libreria Bibli di Roma. Quello che traspare dal lavoro di Vallinotto, tra i maggiori fotogiorna-

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listi italiani, è l’orgoglio legato alla terra, al sapere delle tradizioni. «In queste foto si incontrano uomini e donne accomunati da un progetto comune pur nella loro eterogeneità: lavorare per la biodiversità, in armonia con la Terra e per fare del cibo “buono, pulito e giusto”», ha dichiarato Carlo Petrini. E tra i ritratti c’è grande spazio al mondo, con un occhio particolare all’Africa. Proprio il continente nero sarà il protagonista di tante iniziative organizzate nel 2011 da Slow Food, a partire da questa mostra che, attraverso una raccolta fondi cerca di finanziare il progetto “Mille orti in Africa”. Un idea lanciata durante la scorsa edizione di Terra Madre che ha l’obiettivo di garantire la formazione a contadini e giovani, favorire la conoscenza dei prodotti locali e della bio-

diversità, il rispetto dell’ambiente, l’uso sostenibile del suolo e dell’acqua, trasferisce i saperi degli anziani alle nuove generazioni all’interno delle mille comunità africane. Gli orti saranno coltivati secondo tecniche sostenibili (dal compostaggio all’utilizzo di antiparassitari naturali fino alla razionalizzazione dell’acqua) con varietà locali e secondo i principi della consociazione fra alberi da frutta, verdure ed erbe medicinali. Primi esempi sono gli orti scolastici realizzati da Slow Food in Kenya, Uganda e Costa d’Avorio. Per tutta la durata della mostra è, inoltre, visibile il video che raccoglie molti degli scatti fatti a Torino da Mauro Vallinotto musicato da Mauro Pagani. La mostra, con ingresso libero, sarà aperta tutti i giorni fino al 27 Marzo.

Gadget Dal vento la ricarica per l’iPhone
Può sembrare uno scherzo, eppure con la forza del vento si può dare energia anche al nostro ultimo iPhone. Si chiama iFan ed è stato realizzato dallo studio Tjeerd Veenhoven. Si presenta con una guaina in gomma che avvolge lo smartphone alla cui estremità presenta una ventola in grado di attivarsi con la minima brezza. Un’apposita modifica permette ci attaccare iFan alla bicicletta e poter così sfruttare anche le nostre passeggiate. Il risultato? Per il progettista è tutto realmente funzionante, certo i tempi non sono proprio veloci e per caricare il telefono occorrono almeno sei ore e, allo stesso tempo, trovare la brezza giusta. In attesa dell’entrata in commercio si può sempre ricorrere a un’altra energia rinnovabile, quella del sole. In commercio ci sono innumerevoli caricabatterie con pannelli fotovoltaici annessi e le prove sul campo hanno dimostrato che funzionano bene. Basta scegliere il più adatto alle nostre tasche e da quel giorno non potremo più dire: «Scusa, mi si sta scaricando il cellulare».

Giradischi

di Pierpaolo De Lauro

Guidati dalla pianista Katie Labèque, il collettivo B for Bang presenta il secondo capitolo dedicato ai quattro di Liverpool. Un caleidoscopio di suoni tra jazz, rock, trip hop e psichedelia

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La dura arte di rileggere i Beatles
Universe Of Languages. I Beatles vengono sminuzzati e riassemblati in un calderone che mescola drum’n’bass, trip hop, rock alternativo fino alla musica classica contemporanea. Si viaggia tra Frank Zappa, Pink Floyd, Massive Attack sempre senza perdere la forma canzone tratteggiata da Lennon e McCartney. “I me mine” si ritrova in una ipnotica versione di basso e voce; “Get back” è riproposta in un caleidoscopio di sonorità trainata dalla batteria di Marque Gilmore, mentre “When I’m sixty-four” si riveste al piano indossando abiti jazz. E c’è spazio anche per “Because” “Tomorrow never Knows”, “Girl”, “Something”, un’ipnotica “Dear Prudence” e tante altre. Da apprezzare e sognare.

iproporre i Beatles non è mai una scelta di comodo. L’intero mondo creato dai quattro di Liverpool è stato analizzato, scavato, letto e riletto in innumerevoli forme. La delusione o il fallimento è sempre dietro l’angolo, a meno trovare altre strade. E i B for bang ci provano e ci riescono egregiamente. Guidati dalla pianista Katia Labèque, con il chitarrista e cantante David Chalmin, il mago dell’elettronica Fabio “Reeks” Recchia, il batterista Marque Gilmore e il bassista Massimo Pupillo, a cui si aggiungono le voci di Nadeh e Meg, danno alle stampe Rewires the Beatles (Kmlrecordings) secondo capitolo della rilettura dei Fab Four iniziata nel 2007 con Across The

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>>Eco

Dvd
Esce l’opera di Robert Murray, Al Capolinea - The End of the Line. Prodotta grazie al Wwf e presentata al Sundance, è un’inchiesta sull’estinzione di una specie animale: il pesce selvatico

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Alessia Mazzenga

sce ora in dvd, dopo essere stato presentato al Sundance nel 2009 e al festival di Roma, il film Al capolinea-The end of the line di Murray Rupert, ispirato al libro omonimo del giornalista del Daily Telegraph Charles Clover. Dalla Cina al Regno unito, passando per Gibilterra, Malta, Senegal e Giappone il regista, seguendo le orme di Clover, mostra gli effetti devastanti su scala globale della pesca intensiva sull’ecosistema marino a cominciare dalla pesca “a strascico”, che per fare un paragone con l’agricoltura, significherebbe come arare un campo sette volte l’anno. Nel Newfoundland, un’isola canadese, dove la leggenda racconta che «si poteva camminare sul dorso dei merluzzi», la pesca con questa tecnica ne ha causato la quasi totale estinzione. Ma non finisce certo qui e altre tecniche, anche molto antiche, hanno fatto razzie di specie. La cosiddetta tonnara, la “almadraba”, ha decimato il pregiato tonno rosso, la cui presenza è diminuita dell’80%. Per non parlare della moderna tecnologia, la pesca industriale con i palamiti, che praticata dagli anni Cinquanta e in mare aperto ha provocato la diminuzione del 90% della presenza dei grandi pesci. Ma il business enorme che esiste dietro il mercato del pesce non permette di fermarci. «Non ci vuole molto per capire» dice Rupert nel film, mentre davanti ai nostri occhi scorrono i litri di sangue di una vera e propria mattanza. La giapponese Mitsubishi, che controlla il 60%di tutta la produzione di tonno rosso nell’Atlantico e nel Mediterraneo, quando non si pescherà più perché estinto, avendone 60/70mila tonnellate surgelate, ne potrà decidere il prezzo. La pesca irregolare frutta 25 milioni di dollari l’anno ed è allarmante sapere che un pesce su due nei nostri piatti è rubato.

2048, fuga dai mari Il business della pesca
E le persone la cui vita dipende dal pesce? Sono 1,2 miliardi quelle per cui rappresenta un elemento essenziale della dieta. Pensiamo all’Africa occidentale. Negli ultimi 50 anni le sue risorse sono drasticamente diminuite con effetti drammatici sulla popolazione. «La pesca è la nostra tradizione raccontano a Rupert gli abitanti della zona - ma il mare ci ha tradito». Ma è il mare che li ha traditi? A bordo delle loro piccole imbarcazioni i pescatori del Senegal non hanno alcuna speranza di poter competere con le grandi navi europee che ripuliscono anche le coste africane. E intanto nei ristoranti asiatici si continua a consumare una grande quantità di pesce crudo proveniente dalla zona del “Triangolo dei Coralli”, mentre nelle coste orientali americane si cominciano a vedere gli effetti allarmanti di un impoverimento della biodiversità. Secondo il ricercatore americano Boris Worm per il 2048 le quantità di pesce nei mari si siano azzerate. «Quando cominceremo ad avere problemi per il riscaldamento globale e per la mancanza di cibo avremo sprecato una delle maggiori risorse del pianeta: il pesce selvatico». Ma siamo ancora in tempo per cambiare il corso della storia, ci fa sapere il regista. L’Alaska, per esempio, è tra i più sensibili al tema della conservazione ittica. Il limite di pesca di 200 miglia viene fatto rispettare rigorosamente, così come vengono controllati il numero di pescherecci e la quantità di pescato. E anche noi consumatori possiamo fare molto sostenendo la campagna per le aree marine protette, pretendendo di sapere da dove viene il pesce che compriamo e come è stato catturato. «Dunque muoviamoci», incita Rupert nel film. Bisogna agire subito. Non c’è altro da sapere.

Dossier
Nel mare tra Italia, Spagna e Francia, c’è un’alta concentrazione di spazzatura in plastica. I dati sono contenuti in un rapporto di Legambiente

Rifiuti e zone marine
italiano degli shopper. Sono queste, infatti, vigore dal 1° gennaio scorso. La Commisle motivazioni di carattere ambientale che sione europea, dunque, non può che sapossono consentire all’Italia di giustifica- lutare con favore questa novità normatire ogni ipotesi di violazione della Diretti- va italiana». va europea sugli imballaggi. «L’Italia è un Secondo lo studio, la plastica rappresenPaese doppiamente esposto al problema ta il principale rifiuto rinvenuto nei mari della plastica e la dispersione dei sacchet- poiché costituisce dal 60 all’80% del totati in mare – ha dichiarato Stefano Ciafa- le dell’immondizia trovata nelle acque. Soni, responsabile scientifico di Legambien- no invece complessivamente 500 le tonte –. Lo è sia perché è la prima nazione nellate di rifiuti in plastica che complessiper consumo di sacchetti di plastica ‘usa e vamente galleggiano nel Mediterraneo, e getta’, ma anche perché si affaccia sul mar durante tre campagne effettuate nel 19941995-1996 sulla costa franMediterraneo, coinvolto come i mari del resto del L’Agenzia di protezione cese del Mediterraneo, il pianeta dall’inquinamendell’ambiente svedese: 70% dei rifiuti rinvenuti to da plastica. Per quedi 115 specie in mare erano sacchetti di ste ragioni il nostro Paese di mammiferi marini, plastica. Negli oceani la situazione è altrettanto graha giustamente adotta49 sono a rischio ve. È ormai noto il Pacito con la legge finanziaria intrappolamento fic Plastic Vortex, il gran2007 il bando sugli shopo ingestione de vortice dell’oceano Paper non biodegradabili in cifico la cui estensione è di qualche milione di chilometri quadrati, a causa di molti milioni di tonnellate di rifiuti galleggianti, soprattutto plastica. Ma la plastica abbonda anche altrove. Nei pressi dei porti principali del Cile l’87% di tutti i rifiuti galleggianti è di plastica, metà dei quali sono sacchetti. In Giappone l’analisi sui dati tra il 2002 e il 2005 ha rivelato che il 76% del totale dei rifiuti erano in plastica, in Corea il dato è stato del 53%. «Per tutte queste ragioni l’Italia, che solitamente è in ritardo in merito alle normative ambientali, ha scelto di mettere al bando i sacchetti di plastica, ponendosi addirittura all’avanguardia tra i paesi industrializzati – ha concluso Stefano Ciafani –. Sarebbe davvero incomprensibile, dunque, che la Commissione europea censurasse questa scelta esemplare che ha già ricevuto il plauso da parte degli altri paesi europei».

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Gregorio De Mario

el mare tra Italia, Spagna e francia c’è una concentrazione di plastica che supera quella del cosiddetto “continente spazzatura” presente nell’oceano Atlantico. È questo uno dei dati del rapporto “L’impatto della plastica e dei sacchetti sull’ambiente marino” realizzato da Arpa Toscana e dalla struttura oceanografica Daphne di Arpa Emilia Romagna su richiesta di Legambiente. Il rapporto potrà essere un utile contributo per il Ministero dell’Ambiente che dovrà rispondere alla richiesta di chiarimenti della Commissione europea sul bando

© GEoRGE DuffIELD

attualità>>

giovedì 10 marzo 2011

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Inquinamento
Una Ong stila la classifica delle compagnie più impattanti al mondo. Male Alitalia, 85° posto su 116. E la Ue dà il via libera al mercato delle emissioni anche per l’aviazione civile
narch airlines, mentre pecora nera è la linea aerea regionale South african airlink. Scorrendo tra le compagnie, troviamo il nostro Paese in pessima posizione: l’alitalia occupa la piazza 85 e alitalia Express la 111. Meglio tutte le altre grandi compagnie di bandiera europee: Iberia è al 25° posto, air France al 37°, Lufthansa al 52° e la British airways al 61°. Tra il 29° e il 48° gradino le maggiori linee statunitensi. Il calcolo dell’indice è avvenuto tramite l’assegnazione di punti di efficienza, determinati da una serie di parametri, come il consumo di carburante e il numero di posti offerti, e dividendo le compagnie aeree per classi, in base all’ecocompatibilità, da a a G. Nessuna è riuscita a rientrate nei primi due livelli, solo 11 si sono piazzati nella classe C, mentre la maggior parte delle società occupano le fasce D, e via via fino al fanalino di coda G, che annovera soli tre vettori. La gara ambientalista tra velivoli non è però un passatempo colorito a uso e consumo dei giornali: dalla Commissione europea è arrivata una decisione importante, quella di pubblicare i dati relativi alle emissioni del settore degli aerotrasporti. Un passo decisivo nel percorso con cui, a partire dall’1 gennaio 2012, si provvederà all’inclusione dell’aviazione civile nel mercato delle emissioni dell’Unione europea. Nel comunicare questa novità, Bruxelles ha reso note alcune stime: i voli del trasporto civile, da e verso gli aeroporti europei, provocano mediamente emissioni per 219.476.343 tonnellate di CO2 l’anno. Per un totale di compensazioni calcolate in 212.892.052 tonnellate. Cifre da altissima quota.

© TELENEWS/aNSa

Un paracadute contro lo smog ad alta quota

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Diego Carmignani

e emissioni in atmosfera prodotte dagli aeroplani sono terze nella triste classifica dell’inquinamento provocato dall’uomo: davanti troviamo il trasporto su strade e la produzione industriale. Un settore dunque, quello aeronautico, che riveste un’importante rilevanza nell’insostenibile impatto umano sull’ambiente, essendo tra le cause certe dell’effetto serra. Non da meno è la questione salute, visto che, come affermano recen-

ti ricerche accademiche, sarebbero circa 8.000 le morti premature al mondo dovute alle emissioni degli aerei. I nemici rilasciati nell’aria si chiamano ossidi di azoto e ossidi di zolfo, che reagiscono con i gas già esistenti nell’atmosfera per formare particelle dannose di particolato. È nell’atterraggio e nel decollo che si producono quantità significative di inquinanti, ma queste fasi sono già regolamentate, a differenza delle crociere ad altitudini di circa un chilometro. Passando dall’astrazione del fenomeno alle concretissime responsabi-

lità, dalla Germania giunge la lista nera realizzata dalla Ong atmosfir, che ha voluto mettere a punto un indice (atmosfair airline Index) in grado di determinare l’inquinamento di ciascuna compagnia aerea e di orientare così la scelta dei passeggeri maggiormente sensibili all’ambiente. analizzando la graduatoria, diramata martedì ma presentata ufficialmente ieri al Salone internazionale del turismo di Berlino, si può notare che, tra i 116 vettori presi in esame, ad aggiudicarsi il primato in ecologia è la britannica Mo-

Tendenze

Voli d’affari, addio
Emanuele Bompan da Washington

olare per affari, non sempre fa bene alle tasche, men che meno all’ambiente. Lo scorso anno i costi per i viaggi d’affari sono cresciuti in media del 10%, ma le compagnie hanno diminuito il numero degli spostamenti e le partecipazioni. a registrare questo fenomeno ci ha pensato Moving on, un rapporto su mobilità delle imprese e sostenibilità redatto dal WWF e presentato nei giorni scorsi. Secondo il report si stanno verificando due tendenze: le grandi imprese volano di meno per contenere le spese in un periodo di recessione e tagliano i viaggi per dimostrare il loro impegno a limitare la carbon footprint, l’impronta ecologica delle emissioni di Co2. Secondo il report ben il 47% delle compagnie in Gran Bretagna ha ridotto il numero di viaggi d’affari negli

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anni precedenti, e l’85% non ritiene di vo- ni di tonnellate di Co2 e per la prima volta ler tornare a volare come in passato. Ben ha fatto segnare margini di guadagno posil’86% hanno deciso di ridurre l’impron- tivi alle compagnie aeree per la prima volta ta ecologica dei loro viaggi o ha intenzio- in 10 anni, creando però un impatto negane di farlo. Inoltre la maggioranza delle im- tivo sull’occupazione, costato 109mila poprese, quando non può farne a meno pre- sti di lavoro. ferisce far viaggiare i proprio dipendenti in Un’altra notizia verde dal settore aviazione treno. Una delle grandi strategie per ridur- è arrivata ieri dalla Commissione UE. Dal re i viaggi, spiega ancora il report, è l’intro- 1° gennaio 2012 inizierà il mercato delle duzione dei sistemi internet di video con- emissioni anche per i voli passeggeri e merferenza e il telelavoro: GlaxoSmithKline, ci, con permessi per 213 milioni di tonnelmultinazionale del settore farmaceutico late di Co2 l’anno. Il trading avverrà all’insanitario, ha eliminato 30 terno dell’UE ETS, il mermilioni di km di viaggi di Lo scorso anno i viaggi cato per il controllo dei lavoro impiegando siste- per motivi di lavoro gas climalteranti a livello mi di video-chat. a fronte sono cresciuti del 10% internazionale attraverso del numero in diminuzioma le compagnie hanno la quotazione monetaria ne dei passeggeri nel 2009 delle emissioni. La misule compagnie USa hanno tagliato il numero ra, secondo la Commissioridotto i voli. Una strategia degli spostamenti ne, non dovrebbe influenche ha risparmiato milio- e le partecipazioni zare i costi dei biglietti

Le grandi imprese volano di meno per contenere le spese in un periodo di recessione e dimostrare l’impegno per limitare la carbon footprint, l’impronta ecologica delle emissioni di CO2
dato che inizialmente l’82% dei permessi per inquinare verrà dato gratis. Il 15% sarà messo all’asta mentre il 3% verrà riservato alle nuove compagnie. Per alitalia è ancora prematuro capire quale sarà l’impatto della nuova direttiva, dato che non è ancora giunta comunicazione dal registro per le emissioni. Soddisfatta per la decisione Connie Hedegaard, Commissario europeo per le azioni climatiche. «Le emissioni del settore del trasporto aereo stanno crescendo più che in ogni altro settore e continuano ad aumentare. Per questo c’è bisogno di una forte azione in questa direzione».

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giovedì 10 marzo 2011

Terra Emilia Romagna

A cura di Arianna Bianchi e Paolo Galletti www. verdiemiliaromagna.org

Biomasse Pronta a partire la Powercrop da 30MW. Idv, Sel e Fed cambiano idea. Lama (Verdi): «Solo opportunismo politico»

Chi vuole la centrale a Ravenna?

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Gian Luca Baldrati

opo quattro anni di tira e molla, sembra che la vicenda della centrale a biomasse da 30 MW elettrici proposta da Powercrop in Provincia di Ravenna, nella zona di Russi/Boncellino, stia giungendo al termine. Il 28 febbraio scorso l’ultima conferenza dei servizi che si è tenuta in Regione si è conclusa con un esito positivo. La centrale a biomasse ha superato l’esame della Valutazione di Impatto ambientale con il voto favorevole di tutti gli enti, tranne la soprintendenza, che ha espresso un parere negativo, anche se non vincolante. sono comunque state poste delle prescrizioni, fra cui, uno dei cavalli di battaglia del Pd, l’obbligo di reperire la biomassa in un raggio di 70 km, anche se saranno possibili deroghe. Ora si attende il voto della Giunta Regionale, che deve deliberare la VIa, e la ratifica del Comune di Russi. Ma se il parere tecnico è stato favorevole (qualcuno aveva dei dubbi?), rimane la contrarietà di parte della cittadinanza, degli agricoltori e di alcune forze politiche. a parte le opposizioni, che non potranno votare in Giunta Regionale e che in alcuni casi hanno espresso strane posizioni (come il Pdl che pur dichiarandosi contrario al momento del voto in Consiglio Regionale ha fatto uscire, con espedienti vari, i suoi Consiglieri), pare che anche alcune delle for-

se della maggioranza siano contrarie. sel, Idv e Fed per una volta si sono smarcati dal Pd e hanno espresso pubblicamente un parere contrario. Cosa significa questa importante e nuova presa di posizione? In un documento firmato dai tre partiti si chiede alla Giunta Regionale di rigettare il progetto e al Consiglio Regionale di spronare la Giunta al rifiuto. Chissà se a queste decise dichiarazioni faranno seguito degli atti

concreti, visto che esponenti dei tre partiti siedono nel Consiglio e nella Giunta. Ci si aspettano ordini del giorno o mozioni contrari alla centrale proposti nel primo e voti contrari nella seconda. Tra gli scettici c’è il Presidente dei Verdi della Provincia di Ravenna, Luciano Lama, il quale ricorda come quegli stessi partiti che oggi dichiarano di accettare solo centrali che non superano la soglia di 1,5 MW, poco più di un

mese fa avessero approvato, insieme al Pd, l’ampliamento della centrale a olio di palma (non certo prodotto in un raggio di 70 km) dell’Unigrà a Conselice, sempre in Provincia di Ravenna, da 49 a 58 MW elettrici. Tra l’altro, anche i partiti del centrodestra, oggi strenui oppositori della centrale di Russi/Boncellino, hanno sempre ignorato o addirittura sono stati favorevoli alla centrale di Conselice. «se i ripensamenti dell’ul-

timo momento della Fed, Idv e di sel - ha affernmato Lama - serviranno ad affossare la centrale di Russi, ben vengano. Rimangono comunque posizioni di estrema incoerenza, alquanto vergognose, che lasciano spazio al dubbio che siano frutto solo di opportunismo politico, viste anche le imminenti elezioni per la Provincia e il Comune di Ravenna». Non resta che attendere il voto degli enti preposti.

Economia Comprare con intelligenza per non sprecare e difendere l’ambiente. Il ruolo fondamentale dei Gruppi di acquisto solidale

Vivere felici consumando meno
Paola Donati*

cquistare responsabile, vivere responsabile non è semplice, non si può tranquillamente prelevare da un ripiano di qualunque scaffale perché significa indagare. “Dove comprare”, “Da chi”, “Che cosa mangio e perché”, “la modalità di acquisto che sto attuando per un bene essenziale è quella giusta?”. ancora: “siamo soddisfatti e appagati quando usciamo dal super/iper mercato? O qualche volta sentiamo che manca qualcosa?”. In questi anni si sono sviluppate forme di azione collettiva per cercare di dare una risposta a tutte queste domande, per costruire economie solidali, a misura d’uomo e sostenibile per il nostro pianeta, condivisa da tutti dove ognuno porta il suo contributo quotidiano. Vanno sotto il nome di Gas, Gruppi di acquisto solidale dove è importante il ruo-

A

lo della s perché non si tratta solo di un acquisto collettivo. Quella s maiuscola sottende alla ricerca e messa in pratica di una nuova economia che passa per le esperienze concrete che costruiscono economie “leggere” dove «si impara a giocare in squadra combinando le capacità dei singoli giocatori, poiché si tratta di un gioco cooperativo in cui si può vincere solo tutti insieme» (andrea saroldi, Costruire economie solidali, EMI, Bologna, 2003). Il punto focale di questa modalità e ricerca nell’acquisto si chiama “relazione”: è la relazione e non il profitto che fonda il rapporto economico. È la relazione che guida la salvaguardia del proprio territorio. Il Gas può diventare il cardine sul quale costruire un futuro sostenibile, perché guarda al suo contesto, alla tutela del bene comune, al suo futuro e su di esso investe concretamente, emotivamente e non finanziariamente. Ma at-

tenzione, questa non è una visione puramente localista: quando si parla di Gas o di economie solidali dietro ci sono valori importanti, e che non si richiudono solo in una ricerca di un benessere individuale. Ridurre le esternalità negative prodotte da questa economia di mercato vuol dire ridurre il debito ecologico e sociale che ciascuno di noi ha con il pianeta e la sua umanità. Il piacere del Gas sta in questo: attuare attraverso una modalità apparentemente semplice una sperimentazione pratica di come ci immaginiamo questo mondo, di come vogliamo starci, uno scambio reale dove le persone si conoscono e si riconoscono e stipulano patti. C’è un altro aspetto che è importante sottolineare: è la pratica democratica che si sperimenta e attua in questi percorsi. I Gas possono essere anche da questo punto di vista un laboratorio importante dove riappro-

priarsi di una pratica dove le persone hanno valore in quanto tali e non per deleghe. Quando la dimensione non consente questo rapporto nasce un altro Gas, o come si dice gemma. sono strutture che meglio riescono ad affrontare la complessità di una rete in crescita. a Bologna in questi anni, come in altri luoghi e territori, sono nati e cresciuti percorsi di quest’economia: esistono sul territorio cittadino e provinciale una ventina di Gas, alcuni come il GasBO che a sua volta comprende 12 sottogruppi, altri nati da percorsi di cambiamento degli stili di vita intrapresi dalle amministrazioni. Esistono in città mercati gestiti dai produttori biologici che sperimentano non solo la pratica ma cercano anche di far crescere chi produce biologico con un supporto diretto ai giovani che chiedono di diventare “contadini”. Esistono botteghe del commercio equo, associazio-

ni e gruppi informali, ristoranti che scelgono di rifornirsi dai produttori biologici del proprio territorio, case editrici, cooperative sociali dove si riconosce il lavoro delle persone e dove il lavoro è momento di riscatto e crescita delle persone; stanno crescendo progetti che vanno in questa direzione e che sperimentano nuove modalità mettendosi in gioco. È ancora una rete latente, che comincia a riconoscersi, che sta investendo nel futuro. È un percorso avviato che fa sperare bene e voglia di ricominciare. * Rete di economia solidale

I GAS sono un laboratorio importante per riappropriarsi di una pratica dove le persone hanno valore in quanto tali e non per deleghe

© BROWN/aNsa

Terra Emilia Romagna

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Territorio Nei piani del Comune sono previsti 10.400 nuovi alloggi: una inutile colata di cemento in un’area che ha bisogno di verde

Le mani dei costruttori su Rimini

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Francesco Castellani e Antonio Brandi Coordinatori comunale e provinciale dei Verdi verso la Costituente

on rapallo, in liguria, rimini è la città emblema a livello nazionale della speculazione edilizia dilagante per ragioni turistiche, tanto da aver fatto inserire sul dizionario un neologismo a partire dagli

anni novanta: la riminizzazione. Ma la lezione non sembra essere stata capita dagli amministratori che si ostinano a far approvare, a meno di due mesi dalle elezioni, varianti urbanistiche e piani particolareggiati allo scopo di vanificare il Psc (Piano strutturale comunale) che avrebbe già dovuto essere approvato e che, invece, non è stato neppure adottato, dopo quasi dieci anni di gestazione. la città ha avuto uno

sviluppo urbanistico pesantissimo nell’ultimo decennio, le strade sono bloccate dal traffico e la qualità dell’aria è pessima, come attestano i ripetuti sforamenti delle polveri sottili. Ma per i costruttori rimini ha sempre e solo bisogno di altro cemento, nonostante si vedano ovunque appartamenti invenduti e cantieri fermi per la crisi. restano pesanti invece le previsioni edificatorie residue del Prg e sono in ar-

rivo quelle previste dal Psc, con indici più bassi ma con un incremento di consumo di suolo di circa 11,8 ettari. in base al Prg restano ancora circa 320 ettari di aree edificabili per produttivo e terziario, per una superficie lorda complessiva di 750mila mq. a queste destinazioni di Prg, non derogabili, il Psc ne aggiunge oltre 300 mila mq per aree produttive. ci sono poi altri 5400 alloggi circa, ancora non edificati e il Psc ne

prevede ora altri 5mila circa. Nei prossimi anni quindi ci sarebbero da costruire circa 10.400 nuovi alloggi: una vera colata di cemento. alla faccia dell’invocato “stop allo sviluppo quantitativo e riqualificazione dell’esistente”. il Psc prevede al 2025 un incremento demografico di circa 10 mila residenti e fino a 150 mila abitanti. in concreto si prevede di costruire nei prossimi anni un alloggio per ogni abitante in più, nonostante tutte le abitazioni invendute, sfitte o non completate per la crisi. a chi serve tutto questo cemento? alla speculazione, e forse anche ad operazioni di riciclaggio in riviera di capitali di dubbia provenienza. rimini, fatta ormai l’infrastrutturazione di base (a quando l’apertura del Palacongressi?) non ha bisogno di nuove colate di cemento, ma di recuperare qualità urbana, con verde, aria più pulita, una viabilità sostenibile e mobilità dolce, servizi e parcheggi. serveo un Piano del verde, con nuovi parchi e tutela reale del verde urbano, un sistema più moderno ed efficiente di trasporto pubblico e di piste ciclabili, e riqualificazione del tessuto urbano più degradato. il Psc quindi va cambiato e adottato subito, visto che siamo in ritardo di due legislature rispetto agli impegni elettorali. Questa è la sfida che rimini si trova di fronte. Noi, di certo, non ci assumeremo la responsabilità di sostenere nuove cementificazioni del territorio.

flickr/brag

Infrastrutture L’autostrada porterà traffico e danni all’agricoltura locale frammentando gli habitat. Forte il rischio inondazioni

Cispadana, un progetto vecchio

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Remo Bellesia Comitato oltre la Cispadana

rima che il Progetto regionale diventi operativo, ci sembra opportuno raccogliere le critiche emerse dalle varie associazioni che agiscono sul territorio che evidenziano carenze nell’analisi delle conseguenze ambientali ed economiche. Questa autostrada è stata progettata non tanto per favorire il trasporto locale o regionale, ma per realizzare una via primaria che collegherà (in prospettiva) i due mari: Tirreno e adriatico, con un flusso autovei-

Le alternative ci sono: un tracciato diverso che non interferisca con le Zps e le falde, uscendo per pochi km dall’Emilia Romagna e passando per la Lombardia

colare di 40- 50 mila automezzi al giorno. Per noi è indispensabile ripensare il progetto, anche al di fuori dell’emilia romagna. Questo è il momento in cui non occorre pensare alla mitigazione del danno ma di evitare il danno. Queste richieste sono già state espresse alla regione, ma restano senza risposte adeguate. forse sono stati spesi troppi soldi nel progetto e per il tracciato che viene presentato. Mentre la legge prevede una valutazione di impatto ambientale con diverse opzioni alternative. al progetto noi facciamo le seguenti osservazioni: 1)quali vantaggi porterà la realizzazione dell’autostrada all’economia e all’ambiente dei comuni della bassa, ed in particolare per i comuni di rolo e di Novi? Noi vediamo solo conseguenze negative; 2) l’aumento del traffico porterà (soprattutto a rolo) un notevole incremento della congestione nel centro storico. in che modo si intende affrontare tale problema?

3) la pianura padana (e la bassa in particolare) è un catino. se aumentiamo il traffico vicino ai centri abitati, la situazione, già grave, diventerà insopportabile ed invivibile; 4) la creazione di una nuova autostrada in un territorio a produzione agricola molto pregiata porterà alla distruzione di numerosi poderi e alla riduzione del fatturato agricolo: è stato valutato ? 5) la creazione di una autostrada sotto il livello del terreno (in Trincea) dove la falda è molto superficiale provocherà uno squilibrio idrico e il pericolo di continue inondazioni. se l’autostrada diventerà un fiume in piena, le pompe previste saranno inutili; 6) il tracciato previsto finirebbe per diventare una barriera insormontabile tra la siepe coccapana di rolo e la siepe resega di Novi, causando inevitabilmente una frammentazione dell’habitat. rompendo l’equilibrio della falda superficiale, determinerà un danno che si ripercuoterà sulla flo-

ra (sulle radici delle querce centenarie) e sulla fauna. sono stati fatti degli studi in proposito? a fronte di questi problemi avanziamo proposte alternative: a) il tracciato proposto dal comitato della bassa (Mirandola, concordia, Novi ecc) che nell’ultima versione lambisce (senza attraversare) le Zone di Protezione speciale (ZPs) “siepi e canali canalazzo – resega – foresto”

e “valli di Mirandola”. Un tracciato non in Trincea, ma dotato di passaggi per gli animali e che non alteri la falda; b) ritornare al progetto di una strada a scorrimento veloce; c) costruire una nuova tratta ferroviaria tra rolo e ferrara; d) costruire un tracciato che esca (per pochi chilometri) dall’ emilia romagna entrando in lombardia, allo scopo di meglio tutelare le Zps.

© caravello/laPresse

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giovedì 10 marzo 2011

Terra Milano

A cura di Erica Sirgiovanni e Anna Pellizzone Info: milanoterranews@gmail.com

Illegalità L’allarme dello scrittore Enzo Ciconte: «Bisogna agire subito per contrastare l’avanzata della criminalità o saranno guai»

’Ndrangheta, gravi rischi per l’Expo

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Erica Sirgiovanni

a Direzione nazionale Antimafia ha lanciato ieri l’ennesimo allarme dalle pagine della relazione annuale: la ‘ndrangheta calabrese sta conquistando il nord Italia. Sono molteplici le sue proiezioni oltre il territorio calabrese e la più importante è proprio in Lombardia. Enzo Ciconte è considerato fra i massimi esperti di dinamiche delle associazioni mafiose, nonché uno dei primi a studiarne i meccanismi di penetrazione nel nord . Terra lo ha incontrato. Sembra che la Lombardia abbia scoperto che la mafia non è un fenomeno unicamente meridionale solo negli ultimi mesi... Questo è un tema profondamente lombardo, la mafia è radicata nel nord come nel sud e non certo da qualche mese o da pochi anni. La Lombardia è una delle regioni più ricche del paese, la ‘ndrangheta ha fiutato l’affare e oramai da 30-40 anni si è buttata a capofitto nella sua economia .non dimentichiamo che nel ’92 a Milano e in Lombardia, la magistratura aveva inquisito 2000 ‘ndranghetisti, molti dei quali sono stati condannati, altri assolti. Era stata fatta un’opera di bonifica massiccia. Cosa è cambiato? La sostanziale differenza è che nel ‘92 c’erano pochissimi uomi-

ni politici implicati, oggi invece abbiamo sei consiglieri regionali e diversi consiglieri comunali sparsi su tutto il territorio, coinvolti. non hanno commesso reati certo, ma non c’è dubbio alcuno sul fatto che abbiano avuto dei comportamenti che dal punto di vista politico sono discutibili. Sono stati filmati e fotografati con uomini della ‘ndrangheta e anche politicamente devono pagare queste conoscenze. L’altro aspetto riguarda più propriamente il mondo dell’imprenditoria. negli anni ‘90 gli imprenditori pagavano il pizzo, erano

costretti e sottomessi. Oggi, una parte della categoria, è compartecipe all’attività mafiosa. Abbiamo assistito al mutamento di una parte rilevante dell’imprenditoria lombarda che collude e fa affari con la ’ndrangheta. Expo 2015, opportunità di sviluppo per il territorio o per il radicamento delle associazioni mafiose? La politica deve riprendere il sopravvento e attuare un processo di reazione che avvenga nel minor tempo possibile. Se la ‘ndrangheta si dovesse ulteriormente rafforzare con i miliardi

di Expo, la Lombardia sarebbe una regione persa. Nel 2008 con l’operazione “Star Wars” viene fatta luce sui rapporti fra ‘Ndrangheta e territorio brianzolo. Una delle più grandi indagini sui crimini ambientali. Le mafie si prestano da sempre a questo tipo di crimini. Tutto ciò accade quando la politica non ha più il pieno controllo del territorio. Oltre che alle infiltrazioni nel mondo della politica e dell’economia, stiamo assistendo alla distruzione dell’ambiente che ci circonda.

Parchi

Quanti “no” alla riforma
La proposta di riforma della gestione delle aree protette lombarde, che prevede, tra le altre cose, la sostituzione degli attuali consorzi con nuovi enti di diritto pubblico e su cui già si erano pronunciate contro le associazioni ambientaliste, non piace neanche ai presidenti dei Parchi regionali della Lombardia. Ieri mattina in un’audizione alla Commissione Agricoltura, Parchi e Risorse Idriche, Milena Bertani, presidente di Federparchi e del Parco del Ticino ha dichiarato che il testo «non risolve minimamente i problemi attuali» e anzi rischia di crearne dei nuovi. «Sopprimere i consorzi senza la condivisione degli enti locali coinvolti rischia di indurre questi ultimi a uscire dalla gestione dei nuovi enti». Inoltre, i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto di iscrivere nel progetto di legge la garanzia della continuità occupazionale degli attuali addetti ai parchi. a. p.

© SCIAKY/AnSA

Carabinieri nell’abitazione di Carlo Cosco, il referente delle cosche calabresi a Milano già arrestato

Il dato In città si registra una tendenza alla diminuzione. La più costosa d’Europa è Londra, segue Parigi

Affitti, lieve calo dei prezzi

Regione

Le mani su Villa Reale
Tra i commissari che dovranno sovrintendere all’aggiudicazione della gara per assegnare i lavori per il recupero della Villa Reale di Monza non ci sarà nessun rappresentante del comune brianzolo. La commissione sarà infatti composta da rappresentanti della Spa Infrastrutture lombarde e della Regione Lombardia. Secondo Roberto Scanagatti, capogruppo del Pd in Consiglio comunale a Monza i commissari «sono stati tutti nominati già da tempo dalla Regione e da Infrastrutture lombarde, «in questa importante partita i vertici di Regione Lombardia hanno voluto tenere fuori dalla porta la nostra città. Il sindaco Mariani farebbe quindi bene a dimettersi da presidente del Consorzio». a. p.

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Flora Cappelluti

a un confronto con le 32 principali città europee, risulta che affittare casa a Milano è meno caro che in altre metropoli del Vecchio continente. Milano è infatti al 22° posto della classifica europea, quindi indubbiamente cara, ma ancora lontana dagli affitti inarrivabili di Londra e Parigi, rispettivamente al primo e secondo posto della hit parade del costo delle locazioni. Rispetto allo scorso anno inoltre, il capoluogo lombardo guadagna leggermente in competitività (era al 20° posto), grazie a una variazione dei prezzi delle locazioni che è stata meno accentuata in termini relativi rispetto alle altre città. Roma, per esempio, si conferma più cara di Milano, posizionandosi al 16° posto tra le città europee (ma era al 10° posto nel

2009). Questo dati emergono da un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano sugli ultimi dati disponibili dell’Economist Intelligence Unit relativi a dicembre 2010. In Europa, saldamente in testa alla classifica, si situa ancora una volta Londra, con un indice dei costi delle locazioni pari a quasi tre volte quello di Milano, seguono Parigi, Varsavia e Bucarest, mentre la città europea più economica è Lione, seguita da Manchester e Sofia. «A livello europeo, Milano resta un riferimento ancora solido e significativo nonostante l’evidente congiuntura», ha dichiarato a Terra Antonio Pastore, presidente di Borsa Immobiliare, l’azienda speciale della Camera di Commercio di Milano che si pone come cerniera tra le istituzioni e il mercato. «In una fase così delicata diventa ancora più importante il lavoro e l’impegno congiunto di istituzioni e

operatori privati per un costante monitoraggio e per una promozione di Milano e delle sue opportunità anche a livello internazionale». Intanto si segnala che sui costi dell’affitto e sulle altre principali voci di spesa che compongono il bilancio domestico, quest’anno agirà a scoppio ritardato anche l’inflazione. A chi ha un contratto d’affitto è utile ricordare infatti che l’adeguamento all’indice Istat dell’inflazione viene applicato una volta all’anno, in occasione della scadenza del contratto. Il proprietario dell’abitazione non ha l’obbligo di applicarlo, ma soprattutto in tempi di crisi economica come quello attuale, è difficile che non lo faccia. Anche le altre spese accessorie solitamente relative alla gestione della casa sono destinate a risentire gli effetti dell’inflazione. Per esempio, il canone Rai 2012 (che si pagherà entro il 31

gennaio del prossimo anno), sarà aggiornato in base all’andamento del carovita nel corso di quest’anno. E non si sottrarranno alla risalita del costo della vita neanche la tassa per i rifiuti, nonché la fattura per la fornitura idrica. Quanto a luce e gas, gli aggiornamenti del prezzo base sono stabiliti ogni tre mesi dall’Autorità per l’energia non sulla base dell’inflazione, ma della sua causa primaria, ovvero l’andamento del prezzo del petrolio, che sta registrando livelli altissimi a causa della crisi in Libia e della speculazione finanziaria.

L’esperto: «In una fase così delicata diventano ancora più importanti il lavoro e l’impegno congiunto di istituzioni e operatori privati»

A cura di Francesco Emilio Borrelli Info: Italia_notizie@yahoo.it

Terra Napoli

giovedì 10 marzo 2011

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Crisi Il telerilevamento satellitare andrà in funzione a partire da giugno. Ma in Campania servono controlli immediati e capillari

Rifiuti, il sistema Sistri non basta

L’

Francesco Iacotucci

entrata in vigore del Sistri, il Sistema di rilevamento satellitare dei rifiuti, definita come la rivoluzione informatica che permetterà il tracciamento dei rifiuti speciali e pericolosi, è stata ancora rimandata. La completa operatività del nuovo sistema è prevista per il 1° giugno. In Campania questo sistema sarà utilizzato anche per i rifiuti urbani. Il sistema è molto semplice: con apparecchiature elettroniche e gps i rifiuti speciali vengono seguiti in tutto il loro tragitto dal produttore fino all’impianto di smaltimento. Il sistema permetterà di monitorare circa 600.000 camion dedicati al trasporto dei rifiuti speciali, oltre 500 siti di smaltimento dei rifiuti, cioè la movimentazione di circa 140 milioni di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi. Il ministro Prestigiacomo ha dichiarato che «il Sistri è una rivoluzione di legalità e di efficienza nel settore dei rifiuti, uno strumento serio ed efficace per contrastare le ecomafie, una sfida che il Governo ha lanciato a chi ha massacrato il territorio, soprattutto in Campania e al Sud facendolo diventare una immensa discarica di veleni». In linea teorica il Sistri è sicuramente un passo in avanti per verificare se le aziende smaltiscono regolarmente i loro rifiuti speciali, ma è la vera arma per contrastare il traffico illegale di rifiu-

ti? Chi fino a ieri sversava nei terreni o lungo le strade della “Terra dei fuochi” cosa farà da domani? Quando il Sistri entrerà a regime, sarà quindi necessario non solo monitorarlo per verificare eventuali trasgressioni, ma anche garantirne il perfetto funzionamento e verificare che non vi siano camion sprovvisti del sistema, così da continuare a viaggiare indisturbati a depositare veleni. L’assessore regionale all’Ambiente Giovanni Romano ha rivelato che vi sono oltre 400 discariche abusive disseminate tra Caserta e Napoli. Non solo “Terra dei Fuochi”,

quindi, ma anche per esempio Terzigno, come illustrano le agghiaccianti foto di Francesco Servino, responsabile giovanile dei Verdi di Terzigno e pubblicate ieri da Terra, in cui si possono vedere roghi, lastre di Eternit, cumuli di rifiuti ma anche bambini, che giocano tra quei rifiuti così pericolosi. Romano ha affermato che di queste discariche se ne devono occupare i Comuni. Intanto, però, le discariche abusive rimangono lì così come i 4200 siti da bonificare. Bisogna dunque individuare delle linee di intervento e degli appositi capitoli di spesa appositi, perché

queste strade e questi siti non siano più una discarica di rifiuti speciali a cielo aperto e perché non torni ad esserlo dopo poco. Il Sistri non è la soluzione ma potrà essere parte di essa. In attesa della sua piena operatività c’è bisogno di creare una rete di monitoraggio del territorio altrettanto affidabile e funzionale. Se si intensificheranno i controlli sui possibili trasporti di rifiuti speciali, se si riusciranno non solo ad identificare discariche abusive ma anche a bonificarle in tempi brevi. Solo allora la Terra dei fuochi e dei veleni sarà solo un triste ricordo.

Verdi

Sì di Morcone Unità a rischio
«Con la candidatura del Prefetto Morcone, persona di tutto rispetto ovviamente, anche il Pd ha ufficializzato la sua candidatura a sindaco di Napoli. Sia nel caso dell’Idv sia per il Pd si tratta di candidature non concordate sul tavolo di centro sinistra che oramai dobbiamo ritenere non esista più. Peccato: abbiamo perso un’occasione per essere compatti e vincenti. Probabilmente eravamo gli unici a credere che potesse esistere una coalizione unitaria fin dal primo turno». Lo hanno dichiarato il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli ed il presidente provinciale Carlo Ceparano commentando il sì del prefetto Mario Morcone alla candidatura a sindaco di Napoli. Morcone è nato a Caserta 59 anni fa, ed è direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

I

Pietro Marzano*

Analisi Il recente decreto del governo favorisce i produttori esteri di energie verdi affossando quelli italiani

l recente provvedimento del Governo in materia di produzione e distribuzione di energia ha avuto una accoglienza a dir poco indignata da parte degli operatori del settore. La critica più significativa è senza dubbio quella che proviene da installatori ed esercenti di medi impianti che hanno visto di fatto compresse le prospettive di sviluppo di un settore tra i pochi in crescita in termini di fatturato ed occupati. Come sempre accade, a fondamento delle scelte vi è stata la prospettazione di un mix esplosivo di motivazioni trancianti: la crisi, che impone di ridurre il costo indiretto in bolletta degli incentivi, e la razionalizzazione degli interventi, con l’obbiettivo di impedire i campi fotovoltaici o eolici stile Matrix appetibili sono ad entità finanziare interessate a lucrare sull’operazione e permeabili alle infiltrazioni malavitose. L’obbiettivo da più parti denunciato è quello, in realtà, di porre un freno definitivo all’installazione di impianti in Italia il cui territorio subirebbe un assedio di richieste ed un fiorire di iniziative (non tutte condivisi-

Le rinnovabili svendute
bili). Insomma, troppo successo mal regolato. La storia è antica. A metà degli anni novanta la questione dell’energia da fonti rinnovabili era considerata a dir poco marginale. Il Governo Prodi, finalmente, mise mano alla questione ed un ministro dell’Ambiente riuscì a far approvare una normativa i cui effetti dichiarati erano proprio quelli di far recuperare un gap, dando al possibilità all’economia ed agli operatori di far denari, una volta tanto, arricchendo il paese di un linea di produzione energetica diversa dalle tradizionali. L’inversione di rotta di questi giorni testimonia due cose. La prima è che i Verdi avevano ragione. Il boom delle rinnovabili c’è stato e proprio sul loro boom e sulla capacità di creare economia anti-ciclica, favorendo investimenti e sviluppo anche quando l’economia del PIL gira a vuoto, i Verdi hanno investito da sempre parte della loro credibilità ed hanno vinto una scommessa. L’altro punto è che quella scelta avrebbe dato noia ai “grandi player” ed ai monopolisti del dio petrolio. Sarà una coincidenza, ma mentre il petrolio schizza in alto, noi fermiamo gli strumenti per lenire la sete di oro nero. Una coincidenza sconcertante e che deve essere messa in relazione ad un altro argomento e cioè la scelta, dichiarata sulla carta, di non favorire agglomerati produttivi di energia rinnovabile, smisurati per capacità ed estensione, in mano ad operatori interessati alla mera speculazione finanziaria, contro cui il decreto agirebbe ponendo limiti e vincoli. Scelta suggestiva e democratica (meglio tanti piccoli che pochi grandi) ma che proprio nel decreto trova una sconfessione che lascia almeno perplessi. L’art. 36 del Decreto asserisce che ai fini del conseguimento degli obiettivi nazionali in materia di energie rinnovabili, è incentivata l’importazione di elettricità da fonti rinnovabili proveniente da Stati non appartenenti all’Ue ed effettuata su iniziativa di soggetti operanti nel settore energetico, sulla base di accordi internazionali all’uopo stipulati con lo Stato da cui l’elettricità da fonti rinnovabili è importata. Il sostegno è effettuato mediante il riconoscimento di un incentivo sull’energia immessa nel sistema elettrico nazionale di valore e durata identici agli incentivi riconosciuti per gli impianti sul suolo patrio. Non solo, con l’abrogazione successiva

Perché spedire fuori confine i pochi fondi ancora disponibili invece di tenerli in casa facendo crescere uno dei pochi settori davvero in crescita?

del comma 4 dell’art. 20 del D.Lgs 378/03, è stato eliminato il divieto di riconoscere in Italia i famigerati certificati verdi, per l’energia prodotta all’estero. La conseguenza è tanto semplice quanto sconcertante. Si fermano gli incentivi per i produttori che installano piccoli e medi impianti, ma, guarda caso, si apre un’autostrada a favore dei produttori di energia rinnovabile siti all’estero “in Paesi extra Ue” e che importeranno, incentivati, la stessa energia in Italia pagata dagli italiani e senza che vi sia un minimo di ricaduta per la filiera produttiva nazionale. Ben farebbe il Governo a chiarire per quale logica i cittadini dovrebbero pagare un produttore estero, per energia prodotta all’estero e non finanziare un sistema che porta ricadute occupazionali sul nostro territorio dotando il nostro Paese di un autonomo sistema di produzione di energie rinnovabili. *avvocato ambientalista