PUNTI IMPORTANTI DI CUI TENERE CONTO PER UN PROGRAMMA (E NON SOLO) – contestualizzare l'azione – analizzare sempre i benefici e i problemi

di un cambiamento – mantenere etica e apertura al dialogo da parte del politico e del suo gruppo – mantenere apertura personale alla critica costruttiva – stravolgere, ma non troppo, e soprattutto motivare ogni modifica PROGETTO LEGISLAZIONE Se penso alla legislazione italiana o meglio ancora se vado a leggere le leggi che sono state realizzate in questi ultimi 40 anni, risulta evidente ai miei occhi come questa materia sia comprensibile solo agli addetti ai lavori e il povero cittadino non sia in grado di destreggiarsi attraverso norme e soprattutto richiami di leggi che neppure il più bravo avvocato conosce e dovrà andare a cercare quelli meglio interpretabili per il suo cliente. Non sono un esperto in materia e quindi non posso offrire progetti concreti in merito, tuttavia vorrei offrire un paio di idee fondamentali su come muoversi in tal senso. 1) Vieterei immediatamente qualsiasi legge che non abbia al suo interno l'attuativa. E quindi di conseguenza abrogherei qualsiasi legge già presente che non abbia al suo interno indicazioni chiare sulla sua applicazione o, eventualmente, determinerei l'attuativa in tempi brevissimi. Eviterei, ulteriormente, anche leggi che prevedano la delega e la reinterpretazione attuativa da parte di regioni, province o comuni; perché questo porterebbe a situazioni e servizi diversi da regione a regione. Leggi senza attuativa sono un modo di demandare la propria responsabilità e l'ipocrisia di un fare senza realmente fare qualcosa di concreto. 2) Vieterei leggi inutili e contro il buon senso. Mi rendo conto che questo aspetto sia molto difficile da valutare perché è molto personale. Tuttavia, solo per fare un esempio, esistono leggi europee che determinano con grande precisione come dovrebbe essere la mela rossa o la cipolla. Leggi che fanno sorridere, ma che sono state in realtà una perdita di tempo che è costata ad ogni contribuente europeo perché una commissione è stata ben pagata per redigere tale documento. 3) Ogni nuova legge dovrebbe avere un test di verifica della sua efficacia. Dopo un determinato tempo, indicato dalla legge stessa o da una specifica (potrebbe essere un anno o due), si dovrebbe fare un test per verificare se la sua applicazione nel contesto a lei interessato è andato a buon fine. Se la legge non ha fornito risultati positivi viene automaticamente abrogata, altrimenti continua ad esistere rifacendo il test periodicamente. Nel caso di leggi che mettono a repentaglio in modo evidente l'economia e la stabilità del paese, dovrà essere contemplata una qualche forma di responsabilità civile e penale verso i firmatari di tale legge. 4) Ogni nuova legge dovrà essere semplificata e non dovrà, nel possibile, fare riferimenti alle leggi precedenti. Ovvero, dovrà essere comprensibile, nel limite del possibile, anche alla persona comune e non preparata in materia. Non dovrà fare collegamenti a leggi precedenti, ma dovrà avere al suo interno integrati gli elementi di tutte le indicazioni precedenti e che saranno, ovviamente, abrogate. In questo modo la legge diventa più immediata e chiara e, semplificherà il lavoro dei magistrati.

5) Ogni legge dovrà usare un linguaggio chiaro e non interpretabile. Essendo la legge uguale per tutti, troppe volte la capacità di ricerca e oratoria dell'avvocato fanno la differenza tra una sentenza e l'altra. La legge dovrebbe raccogliere un insieme di situazioni e/o violazioni in modo chiaro evitando il senso “quantitativo” del reato, se non nella sua ripetizione. Quello che voglio dire è di evitare di sviscerare troppo la questione perdendone il punto centrale. 6) La legge è uguale per tutti. Questo potrebbe essere solo un sogno, ma sarebbe bello garantire lo stesso trattamento a tutti indistintamente: magistratura e avvocati al servizio dello Stato dove il contribuente ritenuto colpevole pagherà per la sua colpa e non per lo svolgimento del processo che sarà a carico dello Stato. L'avvocato della difesa sarà preso nella casualità dagli elenchi degli avvocati, mentre i più anziani avranno il compito di aggiornare le giovani leve. Risulta evidente quanto ci sia, sulla base di queste indicazioni, da rivalutare e costruire. È ovvio che questo lavoro dovrà essere fatto da persone che conoscono l'attuale legislazione e comprendano quanto sia necessario fare, non spostando i poteri come si vuole fare oggi, quanto fornendo indicazioni più chiare e riducendo in modo progressivo il numero di leggi attualmente in uso. Una nota polemica allo scopo di riflettere. Dovrebbe essere chiaro che non è aumentando il numero dei servizi che un sistema migliora: ne è un esempio evidente il fallimento del concetto di “concorrenza” nel mercato, così come è un esempio l'inutilità delle ronde quando sono presenti Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia stradale, Polizia regionale, Polizia provinciale, Rangers, Polizia municipale, pompieri e la Protezione civile per le diverse situazioni che si possono creare. L'imprenditoria, il privato e anche il pubblico non sa più reinventarsi il lavoro e controllare l'effettiva utilità e operatività locale. Risulta più facile licenziare e tagliare su qualsiasi cosa; tagli che portano la questura, ad esempio, a non avere non solo la carta igienica, ma peggio, la benzina per le auto. Situazioni queste che stanno ripercuotendosi a ruota in altri ambiti lavorativi privati e pubblici. Crediamo che un imprenditore possa fare la differenza in politica e lo farebbe se il suo operato fosse rivolto al miglioramento di tutta l'azienda Italia e non di una in particolare. Non è più tempo di filosofie politiche, ma di tecnici che sappiano far funzionare le cose creando/costruendo e non distruggendo/eliminando la società. Tuttavia non è solo la legislazione ad essere l'unica cosa da cambiare, c'è il sistema carcerario stesso da rivedere completamente. L'attuale società basa la propria leva di potere sulla minaccia della carcerazione. Si tratta di un sistema che nasce in modo cronico dalla storia umana e dall'educazione rigida e rettorica alla differenza tra il bene e il male. Una divisione che ha portato le persone a giudicare continuamente, spesso fuori e gli altri più che dentro e se stessi. Oggi, a distanza di millenni, dobbiamo fermarci a riflettere non tanto se è giusto o meno giudicare, quanto dove nasce quel nostro giudicare e come le strutture mentali e l'educazione nell'infanzia influiscano sulle nostre attuali opinioni. C'è, sotto questo aspetto, una grande responsabilità in chi si fa portatore della verità e/o dell'educazione. Un governo che si rende conto dell'importanza di un popolo che sa usare la propria testa risulta più costruttivo e può solo migliorare, non è così semplice e scontato da realizzare. Anche se certamente un popolo che sa usare la testa può essere un gran problema se l'intento del governo è quello del controllo e di manipolare e sfruttare le masse, ma in questo modo mancherebbe dell'autocritica e dell'elasticità e volontà necessaria al bene comune e sarebbe solo una dittatura mascherata da democrazia.

L'attuale sistema punitivo toglie la libertà alla persona di vivere la propria vita rendendola però non solo un peso alla società stessa (in questo senso vi invito a cercare quali siano i costi di un carcerato) ma anche una persona che non sarà rieducata e reinserita nella società medesima. Ora, questa affermazione non è del tutto vera, perché esistono diverse associazioni di volontariato che operano nelle carceri per il recupero delle persone. Il problema tuttavia resta, perché queste associazioni non fruiscono di soldi dello Stato e sono soprattutto una goccia nell'oceano. Andrebbe rivista la struttura delle carceri in modo da realizzarne una adeguata al reinserimento dei carcerati nella società e soprattutto possano essi produrre qualcosa di effettivamente commerciale che paghi non solo la detenzione, ma renda il sistema carcerario autonomo dalle casse dello Stato. Resto d'accordo sul fatto che restino le carceri di massima sicurezza per coloro che sono recidivi e con capi di imputazione molto gravi, ma le altre carceri dovrebbero essere reinventate su livelli/attività diverse, dove il lavoro fisico resta sempre basilare, dove le persone non restino con le mani nelle mani e siano a tempo pieno impegnate in studio e lavoro. Sarebbe un bel sogno passare con un battito di ciglia in una società dove tutte le persone fanno il bene comune, dove esiste radicato il senso del rispetto, delle regole, dell'aiuto e non siano necessari tribunali, prigioni e punizioni. Dobbiamo invece essere realisti e pensare non solo ciò non è possibile, ma non è possibile nemmeno passare immediatamente ad un sistema carcerario educativo, in quanto sono necessari moltissimi fondi e, quindi, andrebbero coinvolte alcune aziende per la loro realizzazione. Lo Stato però dovrebbe porre molta attenzione che non sia per l'azienda un modo per avere manodopera a basso costo e per questo utilizzerei a ruota solo piccole e riconosciute aziende di settore, spesso e oggi in difficoltà. Nel frattempo la scuola ha una fondamentale responsabilità che nessuna legge potrà fornire: quella di educare le nuove leve alla conoscenza, ai valori, al rispetto delle regole. La scuola dovrebbe insegnare fin dall'infanzia ad usare la propria testa, a riconoscere i propri limiti, la propria arroganza, i propri pregiudizi. Ma nessuno può insegnare questo, se non in modo rettorico e quindi inutile, se non fa un proprio personale lavoro su se stesso. Perché il messaggio che viene non è carico dell'emotività e della forza dell'esperienza e quindi non viene preso in seria considerazione. Nessun quiz potrà rivelare la qualità del lavoro di una persona, perché ci sono infinite variabili, che non possono essere misurate in quanto sono legate alla personale e storia della persona. Non dimentichiamo che i primi educatori, prima della scuola, di cui è bene sottolineare a gran voce, sono i genitori, i quali hanno la principale responsabilità sia verso i figli che verso se stessi. Fino a quando non ci sarà una serie di generazioni educate secondo questi principi e gli adulti di oggi non faranno una seria riflessione e cambiamento del loro stile di vita, la società resterà quella che conosciamo. Tutto dipende dal singolo e il silenzio, come l'attuale legge prevede, è segno di accettazione di quanto accade intorno a noi. Un saluto Paolo Toso