Togliamo l’ipoteca sulla nostra Libertà

Giuseppe Turrisi Salvatore

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Togliamo l’ipoteca sulla nostra Libertà
Saggio
di

Giuseppe Turrisi Salvatore
dedicato a mia moglie

Nurgul Sultanova

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Indice
Indice....................................................................................................................................................3 Premessa dell’autore ............................................................................................................................4 Libertà ..................................................................................................................................................5 Uomo come valore ...............................................................................................................................7 Sociale, Valore e Credito .....................................................................................................................8 Valore Creato e Valore di Sistema.......................................................................................................9 Fallimento di tutte le teorie economiche filosofiche..........................................................................13 Pensiero superiore ..............................................................................................................................14 Essenza e sovrastruttura .....................................................................................................................16 Inerzia Umana ....................................................................................................................................17 Entropia umana ..................................................................................................................................17 Teoria sulla evoluzione delle teorie ...................................................................................................18 Brodino Pensiero................................................................................................................................20 Limite della Democrazia....................................................................................................................22 L’uomo crea valore ............................................................................................................................24 Il denaro e il debito ............................................................................................................................25 Il circuito virtuoso? ............................................................................................................................27 Non servono molte parole se si è compreso il meccanismo, ma lo ripercorriamo. ...........................27 Nel sistema a sovranità monetaria i politici litigano e stampano inflazionando (problema? Ma è un problema? E anche se fosse u problema non è comunque il male minore?) .....................................27 Energia e spazzatura...........................................................................................................................28 Cooperazione non concorrenza.........................................................................................................30 Competizione sui valori e non sui costi .............................................................................................31 Conoscenza della Verità....................................................................................................................33 L’Abitudine all’aberrazione...............................................................................................................34 La Responsabilità...............................................................................................................................35 Vip e schizofrenia e Valori ................................................................................................................35 Falsi miti e falsi valori .......................................................................................................................37 Grande fratello ...................................................................................................................................38 I Vecchi non sanno invecchiare già da giovani..................................................................................40 Musica come arte superiore ...............................................................................................................41 Conclusioni ........................................................................................................................................46

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Premessa dell’autore
Ci sono momenti della vita in cui un uomo o quello che resta di esso incontra una idea e non lo scalfisce per niente, poi la stessa idea ritorna molti anni più tardi e stranamente ti travolge e ti costringe a riflettere, forse perché sei cresciuto, perché il mondo intorno a te è cambiato, forse perché era giusto che quella idea ti arrivasse in quel momento e non in un altro, non so darmi una risposta ne la cerco, ma una cosa è certa, se quella idea in me suscita angoscia e riflessione, e induce a pormi nuove domande, allora mi sento un “uomo” vivo a prescindere se trovo le risposte, la mia essenza di essere si esplica nel mio pensiero che cerca di formulare nuove idee partendo da altre, allora la mia esistenza prende significato nel tempo dove sono. Trovo argomenti e idee che scelgo nel mare del pensiero umano è provo a dargli un senso, una logica, una sovrapposizione, un confronto che dia prima di tutto a me stesso, spunto per nuove riflessioni per stimolare almeno l’immagine di un pensiero diverso. Chiedo perdono ai veri filosofi se ho azzardato qualche riflessione e qualche teoria, ma del resto l’idea produce idea, e molte teorie prima che fossero dimostrate erano eretiche o banali agli occhi del pensiero scientifico consolidato e sicuro. Con questo piccolo lavoro ho voluto solo raccogliere un po’ di riflessioni cercando di dargli una coerenza non teoretica ma solo pratica, che quindi possono sfuggire ad una logica ripetitiva e di processo. Gli argomenti divisi in capitoli quindi potrebbero sembrare sconnessi ma la sfida e proprio quella di lasciare aperte le conclusioni al fine di provocare ulteriori domande di pensiero superiore oppure sentenze definitive verso di me; in ogni caso grazie dell’attenzione. Giuseppe Turrisi Salvatore
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Libertà
L’uomo nasce libero, ma fa di tutto per trovare qualcuno che lo incateni, che lo schiavizzi,come se avesse bisogno di sentire dei vincoli che lo confinino in uno spazio tempo al fine di non sentirsi perso. Questa esigenza ormai è diventata più “spirituale” che materiale; oggi la schiavitù cosi come tradizionalmente intesa non c’è quasi più (nel mondo occidentale) ma per contro ci siamo creati tante di quelle schiavitù morali, culturali e strutturali che neanche più ce ne accorgiamo. Perdendo il significato del senso reale delle cose si perde di conseguenza il significato reale anche delle parole che ci definiscono la vita e le relazioni. Questo accade per la parola “libertà” di cui crediamo di conoscere il significato ma di fatto conosciamo solo una immagine falsata che ci da un senso del reale ma falsato anch’esso. Ormai non so quanto più valga la pena essere coscienti di essere schiavi e intraprendere un percorso di liberazione oppure rimanere in questo incantesimo di immagine di libertà. Questa immagine che non riproduce neanche più un sogno di benessere, è finta, ed è sempre stata finta, creata su un “nulla” che avanza devastando quel che rimane dei valori, e facendo crescere solo angosce paure e solitudini. Un immagine che non riproduce più i nostri sogni ma solo quelli che ci impongono ogni giorno, con un continuo stillicidio di plagio mentale. Abbiamo perso la capacità di pensare, e di pensare in maniera superiore, quindi di immaginare cose diverse il giorno dopo dal giorno prima. L’immagine del pensiero è quello che poi può determinare il pensiero verticale e quindi il pensiero superiore. Oggi ci viene iniettata nelle vene del pensiero una immagine fatta e costruita solo per rinforzare l’illusione della libertà di non essere schiavi.

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Non c’è scelta, il sistema ti obbliga a lavorare per lui, per auto-mantenersi, ma tutto ciò avviene in sinergia con il nostro contributo consapevole o inconsapevole che sia. Il sistema che doveva garantire la sovranità umana di fatto garantisce solo la sua stessa sovranità “svuotandosi di contenuto umano” (G. Auriti). Veniamo posti su una autostrada di pensieri comuni e trasversali, sempre più in età giovanile e ci viene detto di correre e devi avere sempre una macchina più bella e veloce degli altri e devi sorpassare gli altri, non ci sono altre regole se non solo far vedere che stai correndo e sei meglio degli altri, una vita fotocopia. La tua competizione e sull’avere più degli altri non importa a che prezzo, perché in questa corso il pensiero trasversale domina ogni logica razionale. L’uomo è fatto di pensiero, la sua più alta ambizione è quella di tradurre l’infinito, di definirlo man mano che il futuro regala il presente al passato creando in ogni istante l’eternità. Non c’è altro modo di realizzare l’uomo se non quello di prendere pienezza del suo pensiero e su questo creare un “pensiero superiore”. Non siamo più capaci di immaginarci una vita diversa, non abbiamo più l’immaginazione, abbiamo la necessita di farci prestare (nel caso migliore) le immagini (spesso invece ce le vendono e pure a caro prezzo), che miseria che stiamo attraversando! “Lo schiavo non è quello che ha le catene ma quello che non sa più immaginarsi la libertà” (Silvano Agosti). Abbiamo perso il contatto con il nostro pensiero libero, quello che da una frase ci faceva scaturire una emozione infinità, adesso anche le sorprese se non sono catalogate e allineate come tutte quelle degli altri non hanno valore, l’omologazione diventa valore, l’originalità diventa miseria. Gli artisti che solo con l’immaginazione creavano una “Pietà” o una “Monalisa” ormai sono cambiati o forse si sono estinti.

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Uomo come valore
L’uomo per il solo fatto che nasce è valore, oltre che crea valore (G.Auiriti) un vivo in un mondo di morti non sa cosa fare del valore, il valore è un bene giuridico convenzionale che ha un significato solo se tutti convenzionalmente lo accettano e tutti ne beneficiano, se anche solo una persona sulla terra non lo accetta allora convenzionalmente della sua pienezza. L’uomo è valore e crea valore, con la sola sua presenza, con il suo vivere, con il suo pensiero, con la sua storia, l’uomo sarà parte di una collettività, di un pensiero di una cultura, dovrà mangiare, dovrà studiare dovrà vivere, avere gioie e poi anche morire, solo per questo crea movimento di valore. L’uomo comune spesso però non è cosciente di questo. Il sistema, infatti, di cui l’uomo è partecipe e anche creatore, lo usa per autoalimentarsi e nell’usarlo in cambio di una misera sopravvivenza lo sfrutta per auto-determinarsi. L’uomo è valore e crea valore sotto il profilo giuridico, cerca sempre di migliorare la propria struttura organizzativa anche se in contrasto con “l’entropia universale” e “l’entropia umana”, nella sua razionalità tende all’ordine nella sia coscienza e realtà psicofisica tende al disordine in fase con l’entropia universale. L’uomo è valore e crea valore perché cerca di svelare il mistero della sua esistenza e questo produce movimento e disordine ma produce anche nuove sinapsi, condizioni, ipotesi, teorie, produce cultura, la cultura è sempre un valore doppio. Dalla cultura nascono le esigenze ma anche le ipotesi. La cultura mantiene il valore dell’uomo (dovrebbe) e allo stesso tempo lo eleva a nuove sfide. L’uomo crea valore convenzionale e razionale: chi da valore alle cose se non l’uomo! L’uomo è il creatore del valore e l’uomo crea la misura del valore. e giuridicamente quel valore difetta

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Il dramma è che adesso anche l’uomo viene misurato attraverso la misura che lui stesso ha creato, il linguaggio del denaro che tutti conosciamo perfettamente (ma non la sua origine). Il misuratore del valore dovrebbe essere al di sopra del misurato, invece nel sistema di trasposizione del valore anche l’uomo, che per definizione ha una valore infinito di fatto viene misurato dal suo stesso strumento di misura. Ribadisco il concetto che l’uomo è valore a prescindere se lo produce o meno, quello di crearlo è una condizione (creata) di sovrastruttura di pensiero (religioni, filosofie, politiche, sociale). Il valore permane nella cultura creatrice e di memoria, una casa è un valore in un contesto spazio temporale finito e definito, il saper costruire una casa è un valore immateriale infinito nel tempo e nello spazio (finché umanità esista). Sembrerà banale la distinzione ma il grande unico e solo male comincia proprio dal non voler capire che il più grande patrimonio dell’umanità è l’uomo stesso.

Sociale, Valore e Credito
È paradossale che una certa “sinistra evoluta” (da salotto) ma con matrice pseudo comunista che ha abbandonato il principio del “comune valore” per andare verso un accanita persecuzione della impresa intesa come produttrice di profitto e non di benessere, lasci passare l’idea dove: con una certa “cultura del sociale a debito” si vogliano aiutare le fasce non produttive (più deboli) bambini, anziani, ammalati non autosufficienti che sono oltre il 65% della popolazione mondiale e che si voglia caricare questo valore sul restante 35% che si deve anche sostenere. Oltre al fatto che i ricchi non pagheranno mai le tasse per i poveri il contrario invece è storia. È proprio una questione matematica che non può quadrare, anche perché in quel 35% chi produce veramente valore è poco più della meta il resto sono solo speculatori, truffatori, nuovi schiavisti le multinazionali pertolbancarie che

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nascondendosi dietro una improbabile globalizzazione stanno impoverendo il mondo. In un contesto produttivo di solo creazione di valore attraverso lavoro e

servizio umano (togliendo il valore di sistema che spiegheremo avanti) non si arriverà mai ad una quadratura dei conti ed il debito è destinato solo a crescere. La soluzione è solo quella di creare valore a credito per l’umanità per il solo fatto che questa esista (valore di sistema) i beni prodotti con la tecnologia rispetto al passato sono centuplicati rispetto alla fatica dell’uomo che è diminuita sempre di cento volte, quindi il GAP è notevole eppure con il sistema a debito sembra sempre che il PIL debba sempre crescere senza mai arrestarsi e tutti corriamo e concorriamo a farlo crescere (cosa tra l’altro impossibile da un punto di vista fisico e materiale). Il sistema cosi “organizzato” è destinato ad esplodere per quanto riguarda il contesto sociale e ad implodere da un punto di vista tecnico finanziario. Paradossalmente quello che dice Nicolo Bellia e prima di lui il prof. Auriti che io approvo in pieno, e cercherò di spiegarlo in queste poche pagine, è una cosa molto semplice, bisogna instituire il redito di cittadinanza a credito verso il cittadino, tutte le sinistre (perbeniste) europee vogliono istituire lo stato sociale (Well faire) fornendo “pensioni”, “assistenza sociale”, “assegni per i bambini” praticamente (quasi) la stessa cosa ma con il meccanismo dell’aggravio della moneta debito queste idee sono solo una frottola, Il debito infatti si infuria e si accanisce sempre sulla metà di quel 35% sopra citato, perché è vero che tutti sono in debito, ma quelli che possono produrre “vero contro valore” (beni è servizi) sono sempre e solo quelli.

Valore Creato e Valore di Sistema
Il problema serio è che il “valore di sistema” che dovrebbe essere comunemente ed equamente distribuito in quanto creato dall’umanità intera con secoli di lavoro, con gli studi, con le ricerche, con gli apporti delle singole persone, con le persone come cavie, con la fatica, con gli schiavi, con le
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mamme che hanno allevato figli con estreme difficoltà, etc rimane a vantaggio solo di pochi che conoscono il meccanismo del “Valore differito” nel tempo e nello spazio (lo so al momento non vi sono chiari alcuni passaggi ma lo saranno più avanti). Per quasi tutti i sistemi sulla terra, l’unico valore ( che ci vogliono far credere) su cui si basano le economie mondiali è quello che l’uomo produce on-time, “vali solo se produci” e tra l’altro il valore che produci non te lo riconosco direttamente ma te lo riconosco solo attraverso un “prestito gravato da debito e interesse” (moneta debito). In questo meccanismo ricadono purtroppo gli stessi governi pubblici (stati, governi, regioni, ministeri, comuni) i quali contribuiscono a rinforzare ed alimentare il sistema debito, tutta l’Europa è sotto questo sistema di schiavitù (Euroschiavi A. Miclavez). Lo Stato deve funzionare fornendo un servizio di organizzazione e mantenimento per il cittadino, del valore di sistema creato con anni dal

cittadino che produce, affinché poi questo valore ritorni al cittadino, quindi quando il cittadino in età di produzione crea valore gli dovrebbe essere

stornato, invece questo valore gli viene addebitato ed alla fine paga due volte (in contro valore).

Posto questo meccanismo viene spontanea la domanda: chi dovrebbe produrre questo contro valore (misura differita) del servizio reso al cittadino? Domanda retorica, naturalmente chi è in età e forma per produrre “valore vero”. Oggi si continua ad addebitare “realmente” solo su quella percentuale che produce “valore vero” l’intero “valore di economia” tra l’altro riconoscendogli come “profitto” non un contro valore differito ma un debito (l’euro). Per intenderci se io produco un valore ( uomo che è “valore” e produce una penna per scrivere che è un bene e “valore potenziale”) sul mercato ci vuole
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un “credito” (moneta misura di valore differito) equivalente per poterla comprare. Oggi funziona invece che questa penna se io la voglio comprare devo chiede un prestito che mi viene fatto a debito e non a credito, pur avendola prodotta io come umanità. La moneta (valore della misura) dovrebbe essere in quantità tale da compensare il valore nel suo totale ( valore uomo + valore creato). Il denaro dovrebbe essere emesso in contro misura alla quantità di persone e non di PIL (per semplificarla al massimo), ma ci vorranno credo altri 200 anni affinché l’umanità raggiunga un livello di maturità tale da capire in primis questo concetto ed in secundis poterlo applicare per il bene dell’umanità e non solo per poche famiglie che comandano il mondo. Oggi ci basiamo solo sul valore creato e non sul “valore uomo”, che deve essere riconosciuto come “reddito di esistenza” (reddito di cittadinanza, altra letteratura lo chiama “redito minimo universale”) tale redito deve essere a credito, tale redito definibile ed erogabile ( per esempio con una mensilità) in vario modo è il contro valore universale dell’uomo riconosciuto in quanto l’uomo per il solo fatto che esista, è, e crea valore. Oggi invece ci troviamo nella condizione opposta appena nasciamo abbiamo un debito sul nostro collo che continua a crescere (un nascituro europeo ha circa 15000,00€ di debito). Se non si esce da questo meccanismo perverso di debito la catastrofe finale è assicurata. La riduzione allo stato di bisogno dell’uomo è il miglior modo per governarlo e fargli fare quello che si vuole, non servono più ne catene ne fruste basta solo indebitarlo. Un sistema diverso, che le persone abituate al “pensiero trasversale” non riescono neanche ad immaginare (perché il pensiero superiore prevede anche l’immaginazione del diverso), e cioè che quando nasciamo dovremmo trovarci invece, con un credito (creato di migliaia di uomini prima di noi). Questo credito (valore differito di sistema) dovrebbe aiutare l’uomo proprio
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nelle fasi più delicate dove non può produrre valore, (nascita, infanzia, anzianità, malattia, ecc). Ma probabilmente per fare questo ci vorrà solo una rivoluzione che avverrà solo dopo il collasso. Il sistema farà di tutto per difendersi ed auto sostenersi. Il sistema cosi come è gestito al momento, creerà sempre più debitori e sempre meno creditori, spostando continuamente soldi da chi ne ha pochi (poveri) a chi ne ha molti (ricchi). Certe linee di pensiero sindacali e certe linee politiche che parlano di aiuto al sociale non sono mai arrivati a toccare il vero problema (non lo vogliono toccare perché anche questi sono del sistema), chi dotato di media normale intelligenza è contrario ad aiutare le fasce deboli? Nessuno eppure il mondo dove va? e perché? Semplice si continua a scambiare l’effetto per la causa. Va da se l’inutilità dei sindacati (questi sindacati) che vogliono perseguire questo fine in questo sistema senza porsi il problema della vera causa che crea la speculazione sulla necessità. Chi è contrario ad aiutare le fasce deboli? solo chi coscientemente specula sul bisogno, perché si specula? perché c’è necessità di fare profitto sul valore creato e non sul valore esistente. Uno degli errori di fondo è quello di pensare che creando più PIL (la famosa crescita) si possa pagare il debito invece è esattamente l’opposto perché più si crea prodotto più ci vuole contro valore cioè “moneta debito presa in prestito” quindi più debito per costruirla,

produrla, trasportarla, immagazzinarla, venderla, gettarla come rifiuto,ed in fine ”bruciarla”, ogni passaggio è debito su debito che si crea e si aggiunge (compreso il gettare via il rifiuto). Consumare e produrre rifiuti significa solo aumentare il debito e darci l’illusione di un benessere istantaneo il cui costo ricade sulla nostra libertà e sulla vita dei nostri figli. È già troppo tardi per svegliarsi da questo film a ripetizione. Ma si può sempre incominciare!!!

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Fallimento di tutte le teorie economiche filosofiche
Non c’è bisogno di dimostrare l’ovvio, l’America cade a pezzi sotto debiti pesantissimi e per risanarli vogliono aprire debiti ancora più grossi,l’Argentina è fallita, la guerra in Irak serviva solo a muovere denaro, l’unione sovietica è caduta a pezzi, la democrazia ci dice che bisogna avere pazienza con i bambini che prendono un arma, vanno nella propria scuola e sparano all’impazzata, figli che uccidono i propri genitori per rubargli la pensione per comprarsi la droga, paghiamo un cretino dietro ad un pallone milioni di euro e un ricercatore contro il cancro bene che vada quattro cinque mila euro al mese. Abbiamo fallito su tutti i fronti e la cosa più drammatica è che lo neghiamo a noi stessi, abbiamo una ipocrisia che dovremmo farci schifo ogni giorno, c’è il “pensiero superiore” legato ad una coscienza ancestrale che in fondo ci dice che c’è qualcosa che non va, ma l’impero del pensiero trasversale e massificante ci fa negare le evidenze. Quindi capite bene che sarà molto impegnativo far capire alla signora moglie dell’industrialotto, truccata con tre mani di cera, il rossetto traboccante, piena di gioielli, che gira con il SUV, per andare a prendere le sigarette a 150metri da casa sua per far morire di invidia il vicinato, che sta solo aumentando il debito e sta mettendo l’ipoteca sulla vita dei suoi figlie e nipoti. Continuiamo a sostenere teorie e pensieri filosofici solo per tornaconti immediati e personali, poiché ormai si sono perse anche le militanze impegnate per valori etici e morali di interesse globale. Oggi abbiamo una idea della pace, che non è più supportata da un contro valore di significato (la guerra) le nostre generazioni non sanno cosa è la pace perché non sanno cosa è la guerra, allo stesso tempo le popolazioni che vivono in guerra non sanno il valore della pace perché non la conoscono (bambini soldati). L’”inerzia umana” (spiegherò dopo) ci impedisce di andare oltre il significato delle cose, il significato delle cose lontane non lo riteniamo vero, è vero ciò

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che è contingente alla all’immagine immediata e mediata (tv) che abbiamo delle cose. Se questa immagine svanisce o cambia, svanisce o cambia anche la nostra convinzione delle cose. La nostra memoria corto, troppo corta, ci fa dimenticare cosa siamo, quale è il nostro valore, addirittura non riuscendo a darci un valore vero con il nostro pensiero, dobbiamo darci un valore preconfezionato dall’immagine che ci poniamo in un ristretto arco temporale (linguaggio del denaro). È fallito tutto, ogni teoria ogni filosofia ogni politica; ripetiamo gli stessi errori perché è faticoso ricordasi le cose (entropia umana). Chi non conosce la storia è costretto a ripetere gli stessi sbagli (E. Biaggi).

Pensiero superiore
Il pensiero dell’uomo, è l’unica cosa che ci distingue e ci fa distinguere dal resto dell’universo contingente e non conosciuto, il pensiero che ci eleva ci fa comunicare ci fa definire le cose. Ci fa definire ciò che è materiale ma soprattutto ci fa definire ciò che immateriale. L’immaginazione senza la parola non sarebbe neanche stata svelata. La definizione di ciò che ci circonda non è altro che una costruzione mnemonica ed immaginaria della realtà che succede attorno a noi per

rendercela presente al di la che accada o meno, il nostro cervello ha comunque una realtà e la vive a prescindere dal nostro volere e ciò è dimostrano i sogni che avvengono a prescindere della nostra volontà. L’uomo dovrebbe costruire ideali che sono formulazioni di “pensieri superiori” universalmente accettati,e li dovrebbe migliorare ed affinare, ma non solo ciò non avviene più, ma al contrario, ciò che in passato è stato formulato da Socrate in poi lo stiamo disperdendo, è in atto una crisi di “valori e di ideali” senza precedenti.

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Perché, l’uomo che è una macchina fatta per pensare, deve essere usata da se stesso (il sistema) solo per consumare e non si ribella? Il sistema debito creato dall’uomo, usa l’uomo per il solo consumo, l’uomo vale perché esiste non perché consuma, anche questa affermazione sembra straordinariamente ovvia ma poi il nostro comportamento è continuamente ed ossessivamente l’esatto opposto. Educhiamo i nostri figli non ad “essere” ma a “consumare”, gli facciamo credere che il pensiero logora e quindi bisogna svagarsi, parafrasando Giulio Andreotti: “ll pensiero logora chi non ce l’ha”. Sarebbe utile proporre questa strada del pensiero, come abitudine a creare opinione e “pensiero superiore”. Già la stessa definizione (orrenda e pietosa come se fossimo maiali) di consumatori la dice lunga a quale livello ci siamo piegati altro che Platone. La mente umana non può essere solo passiva ma deve anche essere attiva, il meglio della mente umana è il pensiero e soprattutto il “pensiero superiore”, e ciò accade solo, comunicando scambiando pensiero, confrontando idee, ascoltando e soprattutto riflettendo, il pensiero nasce in qualsiasi momento, ma si elabora nel silenzio e nella riflessione. Il pensiero superiore nasce solo dalla riflessione. Il “pensiero superiore” è da intendersi come una meta da raggiungere attraverso il pensiero verticale di ogni singolo individuo che deve realizzare uno sforzo contro l’inerzia umana e quindi contro il pensiero trasversale, partendo da quello che la ragione gli mette a disposizione, ma non affidandosi solo ad essa come fosse l’unica “ratio” metodologica di discernimento della realtà (Critica della ragion pura, E. Kant), ma al contrario partendo da essa e superandola, poiché la mente stessa per formulare nuove teorie (da dimostrare) deve necessariamente inserire nei percorsi logici precendenti elementi “folli” di dubbio, contro la stessa “inerzia umana” che invece tende a livellare e mantenere lo stato conservativo delle cose e quindi anche del pensiero.
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Essenza e sovrastruttura
Un viaggio dentro l’uomo, dentro l’anima, dentro il pensiero, dentro le cose. Il pensiero superiore è sicuramente una sovrastruttura e si allontana dalla scienza che invece cerca inesorabilmente l’essenza e la matrice delle cose. E paradossale ma più ricerchiamo è più aumentiamo il disordine e quindi anche la possibilità di trovarla questa essenza primordiale. Spesso i pensatori contemporanei rimpiangono il tempo di Socrate e Platone dove tutto sembra più chiaro e più vicino all’essenza, e dove il disordine entropico del pensiero superiore non era ancora molto. Ciò se vogliamo può essere una conferma dell’allontanamento che sentiamo e temiamo da quello che di fatto ci sforziamo di ricercare, essenze vere, risposte non mutabili, punti fermi). Nella filosofia della fisica quindi del pensiero si è sempre tentato di usare metodi e modelli matematici (sovrastrutture) per studiare il mondo e la

conoscenza (epistemologia); ma le due cose non sono sovrapponibili (Arthur Eddington) perché l’essenza sarà sempre “altro da noi” anche quella di noi stessi che ci appartiene, perché ogni cosa passa sempre è comunque per una mediazione che è la nostra conoscenza, e la nostra conoscenza dipende dal momento storico spaziotemporale in cui viviamo, mentre l’essenza per sua definizione non può cambiare. Ma di fatti cambia tutto ciò che ci porta la conoscenza e poi con il pensiero superiore alla coscienza. Noi tendiamo all’essenza, ma di fatto andiamo nella direzione opposta, noi cerchiamo di semplificare il pensiero per raggiungere la purezza dei ragionamenti ( Kant) ma facendo questo non facciamo altro che

“sovrastrutturare” il pensiero allontanandolo dal pensiero primordiale.

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Inerzia Umana
La parte psichica dell’uomo sottosta alle leggi fisiche come la materia, l’uomo ogni giorno combatte per trovare punti fermi a cui ancorarsi ma nella nostra vita tutto passa, All things must pass “tutte le cose devono passare”

(G.Harrison) sia materiali che immateriali, niente è immutabile se non solo alcune idee superiori e pensieri superiori come: l’infinito ed il nulla, il bene ed il male, la luce ed il buio, che sono dimensioni che prescindono da porzioni temporali e che troviamo in tutte le culture e in ogni epoca. Ebbene l’uomo nonostante sia gettato, quando nasce, in mare aperto dove tutto è in movimento, “non ci si bagna mai due volte nella stessa acqua” (Eraclito) cerca disperatamente insieme alla materia di resistere ai cambiamenti, infatti non lo sa ma è un conservatore di istinto (ha l’inerzia nel DNA), si attacca alla materia, l’uomo tende sempre ha fare il massimo con il minimo sforzo, il che potrebbe tradursi in “pigrizia”, ma di fatto e l’inerzia che si manifesta sotto il profilo psichico. Nella natura umana è scritto di produrre solo quello che serve, ma il sistema capitalistico e della moneta debito ha imposto la schiavitù del lavoro per produrre alla fine ricchezza solo per pochi e rifiuti da smaltire per molti e tutto a debito. In fisica l’inerzia è intesa come la proprietà della materia che ne determina la resistenza ad opporsi a variazioni dello stato di moto. L’uomo nel suo “comportamento” agisce allo stesso modo e non potrebbe essere diversamente, e più va avanti con gli anni e più la sua inerzia aumenta.

Entropia umana
L’uomo, come già detto, è un tutt’uno con la materia che lo circonda non è qualcosa di diverso, se non la sua psiche, che cerca di distaccarsi dalla materia, ma nel creare questa continua differenza non fa altro che creare entropia, e contribuisce a creare disordine sia fisico che mentale, potrebbe
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non esistere un processo inverso, per quanto l’uomo si impegni a catalogare tutto sotto rigide prescrizioni di pensiero lineari, scienza definite in cassetti chiusi, l’universo va verso un’altra direzione, due rette parallele non esistono in natura sono solo l’immagine di regolarità e linearità che il pensiero umano ha creato per potere operare un confronto e quindi poter discriminare, per dare un ordine razionale da contrapporre ad un ordine naturale. In natura esistono solo rette divergenti (verso il disordine) ed il disordine va verso l’infinito, due rette parallele anche se vanno verso l’infinito ci rassicurano perché almeno conservano l’idea di linearità (parallelo) mentre due rette divergenti ci creano un problema (inerzia umana) disturbano il nostro modo di vedere, il nostro pensiero conservativo, due rette che si allargano verso l’infinito danno l’idea dell’incertezza assoluta e quindi aumentano anche il nostro disordine mentale. Proprio perché esiste questa legge, che ripeto è dell’universo, tutto, quindi, anche il pensiero e tutto ciò che il pensiero ha creato, è entropico. Il disordine avanza inevitabilmente, ma la capacita di pensiero superiore cresce in maniera esponenziale (o almeno dovrebbe) in quanto molti più uomini dovrebbero usare il pensiero trasversale e allo steso tempo molti più cervelli dovrebbero usare il pensiero superiore.

Teoria sulla evoluzione delle teorie
Per darsi delle spiegazioni su ciò che circonda l’uomo la formula da sempre delle teorie al fine di dimostrare a se stesso di aver ragione: crea la matematica che da rigore ai fenomeni che si ripetono e la scienza che cerca disperatamente modelli di ripetibilità al fine di dimostrare l’indimostrabile. Già per il solo fatto che esiste l’entropia, la ripetibilità di un fenomeno fisico non è più vera, oltre al fatto che uno stesso fenomeno che si volesse ripetere ha comunque una condizione che è sempre variabile che è il tempo che scorre inesorabilmente, inoltre anche il disordine nell’universo ogni istante aumenta.
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Non esiste una definizione che rimanga tale sia in ambito filosofico che in ambito fisico, anche se una affermazione può perdurare in un microcosmo ed un micro tempo come può essere una era. La necessita di ripetere e di convalidare le certezze fa parte della natura conservativa della psiche (inerzia umana) che cerca inesorabilmente di fermare lo stato dell’arte. Ma l’arte per sua natura è movimento, non esiste un solo artista sulla terra che si reputi soddisfatto della sua opera, per ogni artista o non è stata finita come voleva oppure la prossima verrà meglio, perché non esiste una ri-definibilità e ancora peggio non esiste una ripetizione in natura. Per questo ogni teoria oltre alla sua possibile falsificazione per essere credibile (K. Popper) ha la necessità di adeguarsi ed evolversi al momento storico, tecnico e psicologico su cui viene ad implementarsi. Nella evoluzione della formulazione delle teorie è fondamentale conoscere la conformazione della nostra mente per capire l’origine del movimento che ci fa progredire. La caratteristica della plasticità della mente umana con le sue sinapsi (miliardi di miliardi) non è solo quella capacità dell'analisi arida (che realizza anche una intelligenza artificiale) ma è quella capacità di apprendere e di mutare nell'apprendimento, di assorbire le variabili per migliorare (pensiero superiore). Questo dimostra che potenzialmente un bambino nato oggi rispetto ad uno nato mille anni fa', ha una capacità di apprendimento più veloce proprio per la differenza che c'è nella formulazione delle teorie. L'apprendimento è un continuo formulare teorie e trovare risposte. La mente umana non è da considerarsi più un secchio vuoto da riempire o una ''tabula rasa'' (Bacone), ma al contrario è un insieme dinamico di teorie potenziali che per la sua natura plastica, nell'apprendimento, si adeguano di volta in volta e da individuo ad individuo. (non esistono, per intenderci, teorie

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consolidate), ma solo teorie che hanno un giusta dose di attendibilità in un contesto storico spazio-temporale. L'evoluzione delle teorie è un fatto biologico (sostiene E. Bellone nel suo libro L'origine delle teorie) la mente non va sconnessa dal corpo anzi è un tutt'uno, e se è vero che c'è stata una evoluzione del corpo, ci sarà stata anche una evoluzione della mente nel processo di formulare le teorie. La teoria va vista sotto un profilo dinamico, quindi evolutivo. La logica ha un piano definito di svolgimento mentre la teoria deve avere un qualcosa di folle nella sua formulazione. Una parte sconosciuta che prima delle dimostrazione deve apparire non conforme, alle logiche classiche. Se si dimostrasse tutto ciò che è già dimostrato le teorie non avrebbero una loro evoluzione. La dinamicità della evoluzione e della innovazione per alcune correnti teologiche e filosofiche fanno comunque parte del “disegno intelligente” (teoria cristiana americana per contrastare quella darwiniana) di una creazione voluta, dove per “voluta” si intende qualcuno che con una precisa intenzione ha voluto la creazione compresa la sua “evoluzione” secondo un piano preciso. L'intenzione deriva sempre da una “volontà” ossia una intelligenza attiva, ciò che accade per caso non deriva da una intelligenza. L'intenzione è una proposta di azione con un preciso contenuto concettuale derivante dall'intelletto esistente.

Brodino Pensiero
Siamo pigri, ma talmente pigri, ma cosi pigri che nonostante il petrolio sia arrivato alle stelle andiamo a prenderci le sigarette dal tabaccaio a 200 metri con il SUV, anche per far morire di invidia la vicina, che non se lo può permettere, povera idiota (lei o noi?). L’ipoteca ai figli o ai nipoti sarà sempre più stringente, ma la cosa del tutto assurda è che non riusciamo a fare il collegamento, poiché il cervello non è predisposto per fare quesiti tipi di
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ragionamenti, l’unica cosa che sappiamo dire è: “ma che c’entra! Io intanto giro con il SUV”. Eppure se fossimo veramente coscienti che comprando quel farmaco di quella casa farmaceutica, o quel cellulare, siamo di fatto complici di guerre, omicidi, sfruttamento di bambini (“il libro che le multinazionali non ti farebbero mai leggere” Klaus Werner – Lobo, Tascabili Newton) forse cominceremo a comportarci in maniera diversa. La conoscenza forma la coscienza, e dalla coscienza parte l’azione ossia il nostro comportamento consapevole. Purtroppo, con i cretini la guerra è sempre e comunque persa in partenza, qualsiasi persona normale cerca di combattere con una strategia, il cretino non avendo strategia, se non solo quella del “ma che c’entra”, spiazza sempre. Il prof. G. Auriti diceva che: “il cretino è più pericoloso del criminale”, infatti il criminale almeno ha una strategia, progetto, sbagliato ce l’ha, invece il cretino è imperdibile e basta. Ma tornado all’illusione di normalità che ci circonda (che in fondo ci piace purché non ci dia troppo responsabilità) abbiamo ormai una invasione

pervasiva di opinioni continue, come se in nostro cervello non fosse più abituato a crearsi una sua propria opinione. I fatti sono scomparsi ( si dice) anche perché girano solo i “brodini pensiero” già pronti e confezionati con tutti i conservanti (programmazione neurolinguistica) del caso. La fabbrica degli “opinion maker” che ormai sono i sarti del tessuto del “pensiero trasversale” da inoculare nelle vene della mente. Le opinione precotte, preformate e pre-disciplinate imperano, non si riesce più a fare una intervista diretta, avere un fatto cosi come è, c’è sempre il commentatore ed il contro commentatore che si affanna a dare la versione più “vera” o conservativa (inerzia umana). Poi il contraddittorio è l’apoteosi. “Così si evita anche la fatica di dover pensare. E, come tutti sanno, certe opinioni pesano più di altre” (Enrico Bellone). Succede infatti che una opinione se detta da un ricercatore sconosciuto non vale niente, mentre una
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opinione detta da una valletta conosciutissima assume un valore “vero” convenzionale per il pensiero trasversale. Ormai cerchiamo emozioni, “la bomba”, ma non ci stupiamo se il nostro pensiero fa un balzo verticale cercando di stimolare il pensiero superiore ma poiché è fatica e comporta andare contro la legge della “inerzia umana”, allora si ritorna al “pensiero trasversale” quello conservativo, quello che non ci coinvolge, che non ci costringe a partecipare (deresponsabilizza).

Limite della Democrazia
La verità quando è troppa può diventare menzogna così anche quando tutti vivono a pieno la democrazia significa che siamo in piena anarchia. Nella scala delle coscienze c’è sempre un percorso che ogni persona intraprende con la propria vita, fatto di cultura, di civiltà, di formazione di scelte, ma questo percorso anche se fatto in maniera uguale per tutti, oltre che potrebbe non essere accettato, può non sortire lo stesso effetto nelle persone: primo perché ogni persona è diversa, ma soprattutto perché il momento storico che ci circonda non è detto che sia il momento storico che viviamo dentro, quante volte pensiamo che viviamo in momento storico sbagliato e che avremmo voluto vivere in altre epoche. La struttura normativa e di autogoverno che ogni collettività si sceglie (o si trova) è il frutto di momenti (di inerzia) storici. Ogni tipo di governo ha i suoi limiti, e ogni tipo di governo ha i suoi privilegiati. La democrazia li ha in maniera democratica, facendo credere una uguaglianza che non esiste nemmeno nell’immaginario di Dio (ricordate la parabola dei lavoratori a cui fu data la stessa paga anche se avevano lavorato chi un’ora chi due chi quattro chi sei. Qualora Dio esista anche lui vive di inerzia, e poi è un personaggio sicuramente molto discutibile. La democrazia potrebbe essere il sistema con più limiti di governabilità poiché con il suo autodeterminarsi va verso il disordine. Ricordiamoci che i movimenti sono fatti dagli uomini e gli uomini vanno verso il disordine
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(entropia universale). Comunque, come diceva Socrate, “qualunque governo è buono purché chi governa sia saggio”, il concetto di “saggio” è tutto da scoprire (anch’esso in evoluzione) per quasi l’intera categoria dei governanti esistenti al mondo. La democrazia cosi intesa è destinata a fallire, anzi è già fallita da un pezzo, infatti in Europa i cittadini non hanno nessun controllo comanda la commissione europea (non eletta democraticamente) che è l’emanazione delle multinazionali petrolbancarie. Ma finché i fessi europei ci credono si andrà avanti (ma si stanno svegliando). Tutti abbiamo la “libertà”, di rincorrere un’immagine di “democrazia”, che fra l’altro non esiste, ma che ci continuano a proiettare senza soluzione di continuità per conservare lo “status quo” ma di fatto ci schiavizza sempre di più a breve ci toglieranno la libertà di curarci come vogliamo e saremo costretti ad utilizzare solo medicine e cibi prodotti dalle multinazionali. Il turnover tra democrazie e dittature di ogni forma e modello in nome di certi corsi e ricorsi (Vico) che ritornano sotto altre forme, anzi spesso ritornano più nascoste e più subdole, ci da l’idea di come niente è definito e di come veramente tutto vada verso il disordine inesorabile e magno. Siamo sotto una dittatura invisibile che non sappiamo di avere ed è la cosa peggiore, perché non riusciamo a svegliarci, non la riconosciamo, non la riusciamo a definire, non la riusciamo a catalogare, ma c’è ci ha già imbrigliato la vita per quaranta, cinquanta anni, ci costringe al lavoro (infelice) e a subire regole che non si sa chi ha fatto e chi le cambia ma le seguiamo come corso naturale (vita programmata, vita fotocopia). C’è un indefinito giuridico che avanza, desertificando in nostro essere e aumentando in nostro consumo, ci troviamo situazioni e regole che non si sa poi di chi sia la paternità. Ci troviamo strozzati da regole che finiscono per stroncare la natura umana. La regola nasce per poter rendere più agevole la vita umana e quindi aiutare la sua determinazione, il suo benessere, la sua
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vita, invece la sovrastruttura (sistema) ha finito per imprigionare l’umanità fino a soffocarla e non capire più chi è stato a fare questo o quello. Resettiamo e ricostruiamo? No dai ci penserà sicuramente qualcuno !!!!

L’uomo crea valore
Sembra ovvia questa affermazione e invece tutto il nostro comportamento è rivolto come se il valore sia qualcosa di esterno alla vita dell’uomo. L’uomo convenzionalmente da valore alle cose e non il contrario. Siamo illusi che il sistema conservi il valore delle cose per evitare che vengano messe in discussione in continuazione ma ciò è falso. La convenzione si perpetua istantaneamente al momento che accettiamo di dare valore ad una cosa, siamo in un sistema (creato da noi) in cui crediamo che il valore sia intrinseco nelle cose, falso, mostruosamente falso, l’unico valore intrinseco e vero è solo il pensiero dell’uomo, e quindi l’uomo non ha un valore intrinseco se non passa per la valutazione del suo stesso pensiero. Noi nell’acquistare le cose abbiamo un potere enorme che non esercitiamo più, siamo condizionati dal valore che il sistema mantiene sulle cose (inerzia del sistema economico) senza renderci conto che solo noi celebriamo istante dopo istante la valorizzazione delle cose, nel momento che non le compriamo più, abbiamo scelto di non dare valore a quella cosa, ed invece scatta il meccanismo mentale “ non me la posso permettere” (linguaggio falsato del denaro come valore) perché siamo imbevuti di un valore che il sistema fatto a debito ci inculca giorno dopo giorno. L’uomo da valore alle cose ricordiamolo sempre, e non il possesso delle cose che valorizza l’uomo sembra lampante come ragionamento, ma ci comportiamo da schizzo frenici perché agiamo esattamente all’opposto. (Lo sai chi è quello, possiede mezza città!!!!) Quando prendiamo un prestito non è chi c’è lo da che garantisce ma siamo noi con il nostro lavoro (busta paga), con la nostra casa che ipotechiamo, eppure il sistema ci induce a pensare continuamente che il valore venga da fuori dell’uomo e non dall’uomo.
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Solo quando riusciremo a capire questo riusciremo a togliere l’ipoteca sulla nostra libertà. (credo comunque che i tempi non sono ancora maturi e non lo saranno per parcchio) L’ente che ci presta denaro non garantisce il valore, non lo ha mai garantito neanche prima del 1971 quando esisteva un rapporto di contro valore con l’oro. L’ente ci garantisce da noi stessi, l’ente ci garantisce l’onorabilità, la coerenza la affidabilità ma non il valore, perché l’ente non ha nessun valore se non quello che gli diamo noi convenzionalmente. Il lavoro di proprietà deve essere pagato con qualcosa che ritorni di proprietà.

Il denaro e il debito
Il denaro è valore differito nello spazio e nel tempo, ma sempre sotto convenzione del volere giuridico umano. L’uomo ha la necessità di dare valore alle cose (linguaggio della moneta) e questo valore deve essere misurato, questa misura poi deve essere universalmente accettata ma è una convenzione che dura in uno spazio tempo, questa “convenzione” soffre di “entropia” ed “inerzia” come tutte le cose materiali e spirituali che “esistono” nell’universo conosciuto. Il denaro è solo strumento di misura del valore ma diventa anche valore della misura (G. Auriti) nel momento in cui viene differito, nello spazio e nel tempo, il suo uso. Il denaro non ha valore intrinseco (se non quello di carta e inchiostro), ne è utilizzabile direttamente come bene diretto (non si mangia, non copre, non si beve) questo significa che ha un “valore potenziale” (ideale giuridico) sulla base di una convenzione. Questa misura del “valore prodotto” (un giorno di lavoro = 150,00€ per esempio) per esigenze di vita deve essere spostato nello

spazio, da Roma a Milano, in questa fase diventa “valore della misura” (il lavoro) per poi essere riconvertito in misura del valore compro una borsa che costa 150,00€. Oppure: differisco la misura nel tempo, io lavoro per 20 anni creo e cedo un valore (mio) al datore del lavoro che mi darà un “valore
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della misura” che conserverò nel tempo, ossia devo accantonare una parte di questo valore come “valore potenziale”, quindi per il tempo di non uso, la misura diventa valore, fino a quando non ne ho necessità e lo riconverto in bene, quindi di nuovo misura di qualcosa che mi serve. In tutto questo l’attore è sempre l’uomo, lui produce il valore, lui convenzionalmente crea la misura del valore, lui convenzionalmente accetta quel valore, lui convenzionalmente lo converte in bene, da valore potenziale a valore in atto. La deduzione di tutto questo significa una sola cosa che chi crea è proprietario, quindi il denaro è di proprietà di chi realmente ne produce il valore e di chi convenzionalmente lo porta e lo accetta, e non di chi lo stampa. A chi stampa deve essere riconosciuto il compenso (valore di stampa) e niente altro, perché tutto il valore viene dato dal portatore (G. Auriti). Il denaro cosi come lo intendiamo e soprattutto, come non siamo coscienti che sia, è un debito ormai destinato ad aumentare fino al punto che l’interesse eroderà l’intero capitale mantenendo il debito iniziale. Avendo ceduto la sovranità monetaria ad un ente privato di fatto abbiamo un sistema monetario “in affitto”, immaginate se doveste pagare un affitto per il vostro sangue che circola ne vostro corpo!! La stessa cosa succede per il denaro che è il sangue dell’economia, non c’è moneta che gira che non si debba pagare l’affitto a dei privati banchieri. Il non volere dare la possibilità di altre emissioni locali è proprio nel massimizzare il profitto di emissione

(l’affitto a un solo proprietario) e allo stesso tempo creare il potere centralizzato. Con questo sistema praticamente abbiamo messo la nostra vita a debito. Il resto del modo che noi crediamo povero e molto più ricco e libero di noi, loro non avranno i famosi due dollari per mangiare ma non sono schiavi del

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sistema, se non pagano la luce non li cerca nessuno. Nel nostro sistema lo stato (che siamo noi) è diventato esattore schiavizzando il cittadino. Il denaro a debito ha reso lo stesso stato, anziché solidale e sussidiario per la crescita del paese, come dice la costituzione italiana, un esattore impersonale a favore di un creditore che all’apparenza non esiste. Questo sistema debito, di cui pochissimi capiscono il meccanismo, viola palesemente molti articoli della costituzione italiana tra cui l’ Art. 2. “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.” Non ci si rende conto che non bisogna indebitarsi, eppure il vortice ci prende e non ci ravvediamo, non ci svegliamo da questo incantesimo, accendiamo un debito più grande per estinguerne uno più piccolo in una corsa a voragine entropica dove non ci saranno più garanzie.

Il circuito virtuoso?
Non servono molte parole se si è compreso il meccanismo, ma lo ripercorriamo. Nel sistema a sovranità monetaria i politici litigano e stampano inflazionando (problema? Ma è un problema? E anche se fosse u problema non è comunque il male minore?) Soluzione creiamo un ente privato (BCE©) ed assolutamente indipendente che presta denaro agli stati a fronte di un interesse annuo (3%) in modo da contenere l’inflazione e non essere influenzato dai politici. (o controllato ?) Il prestito prevede la restituzione solo degli interessi (3%) ogni anno. Ma poiché gli interessi non vengono emessi di fatto si restituisce un po’ di capitale avuto in prestito, con la conseguenza della riduzione della liquidità (sangue) in circolazione.
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Gli stati per restituire gli interessi ai privati banchieri hanno tre strade 1) drenare denaro dal popolo (aumentare le tasse aumento dei costi dei servizi) 2) Tagli sui servizi, tagli sulle infrastrutture, tagli sul personale, taglio sui stipendi, tagli sulla scuola, insomma tagli, tagli, tagli…. 3) Vendere il patrimonio pubblico (privatizzare tutto e di più, dai parcheggi alla sanità all’acqua ecc) Non è finita!!!!!! Diminuendo la liquidità in circolazione (con le tasse) si induce il sistema (enti pubblici, imprese e cittadini) a chiedere ulteriori prestiti alle banche commerciali. Tutto ciò fa si che il sistema si impoverisce e si indebita sempre di più senza soluzione di continuità salvo fermare il sistema (come?). Sicuramente la conoscenza, la coscienza, la consapevolezza e l’azione con il nostro comportamento responsabile può fare tutto solo se lo vogliamo. Ma tornado alla sovranità monetaria (dopo il circuito vizioso che abbiamo visto) non è poi così grave. Non esiste altro programma politico con emergenza assoluta che il ristorno alla sovranità monetaria che deve essere ridata al popolo.

Energia e spazzatura
Non esiste una energia pulita, l’unica energia pulita è quella che non si consuma, se non si consuma non si trasporta, se non si trasporta non si produce, si chiama: risparmio energetico. Nessuna televisione che vive di pubblicità, quindi pagata dal sistema consumistico (PIL) potrà mai parlarvi seriamente di riduzione dei consumi. Il PIL poi è il più grande alibi della moneta debito. Il futuro della economia energetica è solo il risparmio e l’ottimizzazione di tutti i consumi. Il sistema del PIL è una delle più grosse macchine per far
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impoverire le persone, dobbiamo non crescere, ma svilupparci che è molto diverso, (non crescita ma sviluppo) ecco perché la competizione non può essere più un parametro commerciale valido ma solo la cooperazione, competenza non competizione, in altre parole bisogna dividerci i compiti, studiare e collaborare, diversamente di fronte a noi ci saranno solo disastri. Parimenti per l’immondizia, non esiste immondizia riciclabile, l’unica immondizia che si ricicla è il cibo attraverso il corpo umano “tutto il resto resta”, niente si crea e niente si distrugge tutto si trasforma e tutto va verso il peggio, ogni energia superiore degrada in una energia inferiore, e ciò

purtroppo si sta avverando anche il per il pensiero umano. Dal pensiero superiore stiamo andando sempre verso un “brodo pensiero universale” caldo e disordinato in cui tutti partecipiamo ma di fatto nessuno si riconosce. La scommessa è sul non produrre più immondizia, non vi sono soluzioni, è perfettamente inutile trovare strade tecnologiche alternative, qualsiasi cosa vogliamo risolvere con la riduzione del rifiuto non fa altro che avvicinarci più velocemente universale. Se rincorriamo il PIL (che rincorre la moneta debito) il mondo va verso il disastro, invece bisogna produrre solo quello che serve (decrescita), e soprattutto è necessario riportare l’economia alle cose reali e soprattutto alle economie locali. (Kilometri zero sia per le monete sia per l’energia sia per i prodotti) Le due leggi (inerzia ed entropia) sia universale che umana potrebbero sembrare contrapposte ma in effetti non lo sono, infatti l’una tende a fermare lo stato delle cose l’altra invece porta tutto verso il caos, il problema è un altro: quale è lo stato iniziale da cui si parte? È forse uno stato di ordine? E poi quale è la definizione di ordine? Quella che ci siamo dati noi per darci certe riposte oppure quello a cui ci stiamo dirigendo di fatti è l’ordine finale (il caos). Ai posteri!!!!!
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alla

conclusione

della

evoluzione

naturale

dell’entropia

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Cooperazione non concorrenza
A parte le religioni che lo ripetono fino alla noia, ma ormai è pacifico che la concorrenza fa solo vittime e soprattutto fa vittime innocenti. La concorrenza, in via del tutto teorica, è positiva solo in caso di condizioni paritarie, ma, come abbiamo detto, non vi sono su questa terra condizioni paritarie, infatti già il fatto di non potere occupare lo stesso tempo e lo stesso spazio non ci pone nelle stesse condizioni. Ci fanno fare guerre che non vogliamo, ci stiamo armando per difendere le nostre false ricchezze e la cosa più tragica e che per difendere queste false ricchezze, fatte a debito, spendiamo il triplo di quanto basterebbe per livellare i beni invece di risparmiare un sacco di risorse e vite umane. L’unica carta vincente sarà solo quella della cooperazione tra popoli tra culture tra economie senza gli speculatori di turno, senza emettitori di titoli privati, senza vendere la nostra vita per un po’ di ricchezza tenuta a regime da quattro mercanti di immagini false. È necessario riprendersi la capacità di ridare il giusto valore alle cose e soprattutto alla nostra stessa vita, ci siamo dimenticati di noi stessi, ci siamo dimenticati dei nostri figli, non riusciamo più a cooperare neanche con i nostri partner, con le nostre compagne, con i nostri mariti. (l’obbligo della schiavitù del lavoro di entrambi per sopravvivere) Non ci sarà futuro se si continua sulla concorrenza, la concorrenza fa solo morti. Purtroppo tutto va verso il disordine (entropia umana) e anche l’uomo con le sue leggi, le sue organizzazione, i suoi sogni . Servirà sempre più autogoverno e pensiero superiore per organizzarsi. Bisogna abbandonare questi modelli che ci portiamo addosso come quello della crescita come ciclo infinito e della concorrenza, che non sono proprie della natura umana. Ricordiamoci che la terra è un sistema finito con dei limiti e che l’uomo è spirito e non macchina da soma.
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Ormai l’unico modello che si può attuare è quello della cooperazione che però ha il grande prezzo di dover far cambiare le vecchie lobby che difendono i loro forti di vecchie idee e denaro inzuppato di sangue a restituirlo ai figli dei morti. Già il sud del mondo piano piano si sta riprendendo il mal tolto e sarà sempre peggio, fin quando il pensiero superiore non sarà in grado di capire che non si possono fare sistemi a debito. (Anche se in Africa sono arrivati gli speculatori ed i banchieri) I costi per difendere in nostro finto status di ricchezza diventeranno talmente enormi che alla fine dovremo cedere per una questione di numeri e per una questione di debito. Basterebbe invertire la rotta e riqualificare il pensiero e puntare sul valore umano. Finanziare la ricerca? Si assolutamente…. Ma facendoci prestare soldi?..... La cultura cambia lo stato sociale, l’ignoranza crea potere (S. Agosti). Ma poiché tutto va verso il disordine questo avverrà solo attraverso una rivoluzione che sarà inevitabile, speriamo solo con minor perdite possibili.

Competizione sui valori e non sui costi
La competizione ci motiva, ci da quella carica di cercare qualcosa prima degli altri e non a danno degli altri, da non confondersi però con la concorrenza. La concorrenza prevede vittime, la competizione prevede classifiche, sembra la stessa cosa ma non lo è, il pensiero umano deve essere messo in competizione per formulare dei pensieri sempre superiori al fine di “compiere la sapienza” nello spazio tempo. La conoscenza sarà compiuta solo quando l’intera sapienza trascendendo sarà immanente, questo sarà possibile solo quando l’uomo riuscirà sfruttare l’intera capacità del suo cervello che conosce in minima parte. Quando il “pensiero superiore” prenderà il sopravvento sulla inutilità della ricchezza materiale e si sforzerà di trovare la conoscenza come ricchezza
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reale, allora si sarà in grado di contrastare l’inerzia umana che porta inesorabilmente tutto verso il disordine. Non ci sono condizioni, al momento le conoscenze superiori possono venire solo da quel processo mentale che crea diversivi oltre il logico, oltre gli schemi, oltre le teorie. Nulla verrà oltre se non vi sarà competizione sui valori sui pensieri e sui pensieri superiori, se si resta attaccati alla contingenza temporale si rimane prigionieri del “pensiero trasversale”, deve innescarsi una competizione tra i due pensieri per potere andare oltre, la pura ragione (Kant) deve svincolarsi dai suoi schemi per poter fare il balzo di qualità. I metodi per scrutare la competizioni devono essere liberi da vincoli e quindi devono essere smentiti in quanto metodi, per poi poter riessere affermati. Lo studio del pensiero superiore deve essere fatto con “rigore libero”, con un metodo che è un “non metodo”, il pensiero superiore vive di competizione anche con se stesso e di fatto non può essere un metodo che deve avere delle regole, solo immaginando soluzioni diverse da quelle conosciuto il pensiero superiore si può affermare e confermare. La ricerca non può essere vincolata da costi benefici, la competizione, l’unica competizione si fa solo sui valori, tecnici, etici e filosofici, solo su questo terreno si può parlare di competizione in tutti gli altri casi si deve parlare di cooperazione. Se penso a quante risorse umane di pensiero sono sprecate per niente e per nulla. Spesso la legge della entropia umana fa sì (salvo rare eccezioni) che menti brillanti per il pensiero superiore non potranno mai accede ad una università mentre chi lo può fare muore di noia non sapendo cosa fare in un mondo meraviglioso e non sapendo come uccidersi il sabato sera. Le nostre menti non sono preparate ad affrontare delle battaglie di valori, i nostri riferimenti finiscono al SUV, al telefonino, alla vacanza, ma per fortuna anche questi pseudo finti valori stanno per crollare, sia perché sono fatti a debito sia perché non potranno mai valere un pensiero umano.
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È l’equilibrio dei vasi comunicanti delle culture mondiali si sta per rompere con invasioni devastanti di ogni ordine e grado. Tutti i nostri punti fermi crolleranno uno dietro l’altro (l’entropia che avanza) dal denaro emesso a debito anziché a credito (G. Auriti) al petrolio che sta squilibrando tutti i mercati, alle democrazie inutili etc.

Conoscenza della Verità
Cosa c’è nella natura che tende sempre a nascondere la verità, forse l’entropia umana, forse gli altri uomini per spirito di conservazione? Eppure rimane sempre il mistero della verità nascosta dalla storia, dal tempo, dalla natura dai poteri, eppure questo gioco del nascondino comincia in tenera età e ce lo portiamo fino alla morte. “La verità vi farà liberi” si ma quale verità, ognuno propone la sua verità e diventa più vera se la urla o la ripete più volte, perché una menzogna se la ripeti tante volte può anche diventare la verità. Rimane una sola consapevolezza che l’unica cosa vera è il dubbio, e quindi la ricerca continua di conferme, “La grandezza dell'uomo si misura in base a quel che cerca e all'insistenza con cui egli resta alla ricerca” (M. Heidegger). Non esistono verità universalmente accettate se non solo nel contesto in cui si sviluppano, una verità fuori contesto può risultare la più grande aberrazione, le verità vivono un contesto culturale storico è morale ed evolvono con l’uomo e le sue stesse convinzioni nonché con le sue teorie sulla verità. L’unica verità che potrebbe avere una parvenza e solo la convinzione di non fermarsi mai nella sua ricerca, “La conoscenza crea potenza l’ignoranza crea potere”. (S. Agosti). La conoscenza è una variabile dipendente del tempo che si esplica in uno spazio, la conoscenza si celebra in un tempo e ciò che celebra in un tempo è quindi chi vuole conoscere esiste. Chi rimane nell’ignoranza è già morto perché rinuncia all’esistenza, lui non lo sa ma è morto, non partecipa alla

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celebrazione di rubare verità alla sapienza per spostarla verso la conoscenza. Lo spirito nella sua esistenza attraverso il corpo che vive in un contesto temporale ricerca sapienza per rubarla all’eternità e portarla nel processo temporale. Il ricercatore è il sacerdote della trasmutazione della verità nascosta nell’eterno e la trascende nel tempo e nello spazio. La sapienza trascende nell’immanente attraverso la conoscenza.

L’Abitudine all’aberrazione
Siamo talmente pigri e pervasi dalla “inerzia umana”, che non siamo più abituati a far partire i sistemi di difesa del pensiero superiore al fine di difenderci, la velocità con cui viviamo, la frenesia di dover guadagnare per un piatto di pasta e per pagare un affitto, ci tolgono ogni speranza di poter dedicare il nostro cervello a pensare, a usarlo in maniera attiva e non solo passivamente per assorbire quintali di pensiero immondizia obbiettivamente modificato. La tecnica della ripetizione continua di un “opinione” fa si che poi diventa familiare è automaticamente nel cervello si abbassa ulteriormente il livello di difesa e per noi diventa naturale una morte, uno stupro, non ci facciamo più caso “la mente umana fa l’abitudine a qualunque aberrazione” (R, Benigni), perdiamo ogni capacità di critica e di mettere in “competizione” il nostro pensiero con quello che ci viene detto, solo dal confronto dalla competizione può scattare, il gap del “ pensiero superiore”. Non possiamo addormentarci, sulle opinioni confezionate, mediate, scelte, mirate tagliate, dobbiamo avere il coraggio di contrastare l’aberrazione, dobbiamo ritornare a riconoscerla, dobbiamo contrastarla, “il peggiore male dei nostri tempi e l’indifferenza” (S.T Calcutta). Il sistema in cui siamo abituati a vivere fin da bambini fin da quando cominciamo a distinguere il bene dal male, il bello dal brutto e soprattutto il ricco dal povero. Che il ricco è bello, ecco fin da qui che la nostra mente gioca continuamente al ribasso, e ristrutturare la capacità intellettiva al “ pensiero superiore” non è facile perché
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comunque giocano tutti contro dalla società, alla stessa inerzia umana che costringe a fare il minimo sforzo e di conservare la nostra stabile inutilità.

La Responsabilità
Non mi sono mai piaciuti quelli che vogliono un colpevole per forza, ma questo non significa che i colpevoli non esistano, anzi, solo che spesso non si delegano mai le responsabilità per non cedere quote di potere e alla fine si vogliono delegare le colpe. Non ci sono responsabili per tutto quello che succede, anche in questo caso l’inerzia universale e conservativa trova la sua piena applicazione, conservare lo stato di quiete, cercare di non muovere energie inutile per poi voler cambiare tutto e alla fine non cambiare niente. Nel pensiero trasversale, non può esistere la responsabilità, perché l’omologazione, dando un pensiero unico comune, ( vi è come un comunismo di pensiero e non di beni), la responsabilità viene liquefatta, viene distribuita in modo che tutti siano responsabili, al fine di non responsabilizzare nessuno. Se la responsabilità viene dalla partecipazione dell’intelletto e quindi dal “pensiero superiore” allora è una responsabilità vera perché vi è una partecipazione vera. La cosa drammatica è che non riusciamo più ad essere responsabili per le scelte della nostra stessa vita che abbiamo ipotecato ormai da oltre cinquanta anni. Non partecipiamo più alla nostra stessa vita, ci lasciamo trascorrere il tempo addosso, senza trapassare il tempo, il tempo ci sta mangiando la vita. Ma non è il tempo legato allo spazio della creazione che ci sta mangiando ma il tempo convenzionale che ci siamo costruiti noi. Non sappiamo più spegnere neanche per un minuto il tempo dentro il nostro cervello.

Vip e schizofrenia e Valori
Ancora negli anni 2000 ci sono le Very Important People (P, Barnard), dichiariamo “l’uguaglianza per tutti” scriviamo carte dei diritti, facciamo
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manifestazioni, creiamo ONG, facciamo concerti eppure troviamo normale che esistano le Very Important People, le persone sono uguali ma solo sulla carta, poiché già il contesto spazio temporale ne crea una discriminazione, a cui si aggiunge la nostra schizofrenia. Paghiamo i calciatori, le modelle, gli attori, milioni di euro, ed un ricercatore, che potrebbe scoprire la cura per il cancro, lo facciamo morire di solitudine in un laboratorio realizzato in uno scantinato. Se non rimoduliamo l’assegnazione dei valori con il “pensiero superiore” non riusciremo ad uscire da questa spirale che va verso la nullificazione dei valori, perché prima o poi la misura del valore (denaro) dovrà fare i conti con il contro valore (beni e servizi) che sono finiti; quindi anche la ricchezza è finita (definita), non cresce all’infinito come l’economia imperante vuol fare credere. L’economia reale sta già presentando i suoi conti, stanno saltando molti istituti finanziari. Non c’è contro valore vero (beni) per la misura creata è quindi si sta andando al collasso, e come se si fossero costruiti 100 metri per misurare solo dieci cose, restano novanta metri che non servono a niente, ne puoi differire altri 10 ( conservi 10 metri per quando si rompono i primi dieci) ma ne restano comunque 80 che non avendo un “potenziale utilizzo” nell’immediato perdono valore, il dramma e che chi detiene il meccanismo (chi costruisce metri) fa di tutto per far credere che gli 80 metri abbiano lo stesso valore dei primi venti. Purtroppo non è cosi. I beni cosi come il denaro, non tutto il denaro, solo il denaro con il potere di acquisto, che è una percentuale bassissima rispetto a quello emesso a debito. Quindi se questa ricchezza, “valore differito”, è limitata, ciò che è palese non ha bisogno di dimostrazione (G.Auriti), perché sprecare milioni di euro per dei calciatori invece che per i ricercatori, per la medicina, per la tecnica? Anche questo principio è stramaledettamente ovvio eppure ci comportiamo esattamente nella direzione opposta, con la scusa che: “io che ci posso fare: il sistema è cosi”, niente di più falso, il sistema lo ha creato l’uomo in un
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processo complesso, questo è vero” ma viene consolidato con “l’inerzia umana” principio di conservazione, ogni qual volta che non diciamo niente, non cambiamo canale, non ci impegniamo, evitiamo di comprare gadget di quel determinato marchio o Brand.

Falsi miti e falsi valori
Abbiamo talmente poca cultura della vita, che quando ci sorprende la morte non ci diamo una ragione di questo. La morte fa parte della vita ed in ogni caso spesso per la singola persona in questione o c’è l’una o c’è l’altra, quindi perché darsi pena. Una massima buddista dice: “ se ad un problema c’è la soluzione perché ti preoccupi?, se a un problema non c’è la soluzione perché ti preoccupi?”. Spesso ci affanniamo a cercare riferimenti e miti e ci aggrappiamo (per entropia ed inerzia umana) a quello più facile, non riusciamo a capire che noi dobbiamo essere miti di noi stessi, e dobbiamo fare di tutto per diventarlo ( non solo sentirsi tali, ma diventarlo, con la convinzione di non averne mai la pienezza). Dobbiamo fare un viaggio interiore cercando non risposte, ma solo il modo di trovarle (S. Terzani). Oscar Wilde disse: "Se hai trovato una risposta a tutte le tue domande, vuol dire che le domande che ti sei posto non erano giuste". Porsi questioni (retoriche, conosciute, non ci sposta dal pensiero trasversale) Dobbiamo cercare di porci sempre nuove domande,usando la nostra l’immaginazione, solo cosi il pensiero superiore può cominciare a svilupparsi, Diventare miti di noi stessi significa rinforzare giorno dopo giorno la voglia e la lotta contro l’ignoto, per raggiungere la conoscenza universale. La conoscenza non si delega la si deve fare in prima persona, proprio su questo (Martin Heidegger) diceva “La grandezza dell'uomo si misura in base a quel che cerca e all'insistenza con cui egli resta alla ricerca.” (non chi comincia ma chi persevera!!!!) Nella ricerca non è importante trovare le risposte giuste, ma porre le giuste domande.
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Concludo aggiungendo, che non è importante che si trovino le risposte, ma il modo con cui si cercano. L’intelligenza di una domanda nella ricerca delle cose vere si vede anche da quanti riescono a rispondere, se la risposta è plateale sicuramente la domanda è sbagliata. Spesso la risposta più giusta ad una domanda è il silenzio, ma un silenzio roboante di riflessione, un silenzio che mette angoscia, paura, dubbio. Abbiamo un estremo bisogno di metodo e buon senso invece siamo immersi nell’abitudine. Il metodo è anche quello di porsi le domande giuste al momento giusto. La vita è una, solo una e deve essere un mito per noi stessi, dobbiamo quindi dargli il giusto valore, ma la nostra vita che è un valore inestimabile vale solo se inserita nel contesto delle altre vite ( relazioni) diversamente si arriva all’effetto opposto ( dittature, manie di grandezza, schizofrenie, etc).

Grande fratello
Ormai siamo tutti controllati, dalle autostrade ai consumi, dai programmi televisivi ai telefoni, dai navigatori satellitari, alle carte di credito a internet etc. Presto arriverà la moneta elettronica, quindi “qualcuno” gestirà in monopolio assoluto quel piccolo o grande “contro valore” (valore differito) in moneta debito, che depositiamo in un istituto di credito* nell’arco della nostra vita produttiva. (*si dovrebbe chiamare di “debito” ma hanno cambiato il significato anche alle parole e neanche contestiamo). Valore è riferito solo a quello che si produce e non a quello che si è. Chi gestisce questo “valore” ha un contenitore unico e quindi fa lui il “sistema del valore universale”, tutti gli altri sono solo degli interlocutori più o meno capaci di gestire questo valore. Il problema nazionale e mondiale è che questa cessione di potere e sovranità non è stata decisa con il consenso del popolo, delle persone, ma solo di chi ha sempre gestito queste cose, quindi governi istituzioni finanziarie locali e mondiali.
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Partendo da un dato di fatto (e non da teorie astratte) possiamo dire senza smentita che: chi ha gestito fino ad oggi non ha fatto bene, visto dove e come ci troviamo sia a livello finanziario che sociale. Sarà ora di svegliarci e immaginarci un sistema diverso di beni valori e gestione di questi? L’uomo per sua natura non sempre è altruista, ma cosi come stanno le cose ormai siamo arrivati alla conclusione che il futuro è solo cooperazione, riduzione dei costi, riduzione dei consumi, riduzione della produzione, valorizzazione delle persone. Le religioni lo dicono da sempre, un ulteriore testimonianza viene dalle teorie economiche fallite una dietro l’altra. Silvio Gesell in un piccolo comune (Woergl - una cittadina del Tirolo),per far girare l’economia stagnante e conoscendo l’avidità umana aveva creato “una moneta deperibile” che se non veniva spesa perdeva di valore dopo un periodo di tempo, cosi le persone erano costrette a spendere subito la moneta che gli veniva data e pagava le tasse con gioia e la moneta girava e girava l’economia. Aveva ridotto il differimento nel tempo del valore, facendo girare veri beni e servizi e non debito, ed evitando che le persone la accumulassero e la immobilizzassero. Naturalmente come ogni cosa che funziona fu stroncata subito anche perché la moneta nazionale non girava più e quindi chi emetteva moneta nazionale non aveva più richiesta, non avendo più richiesta non si faceva più credito, non facendo credito non cerano più debitori. La cosa drammatica è che anche la moneta che abbiamo adesso in circolazione è deperibile (costo del denaro) ma la accumuliamo ugualmente senza accorgerci che stiamo accumulando cambiali che pagheranno i nostri nipoti (se va bene). Il pagamento che ci infligge il grande fratello non è solo in termini di “valore differito” moneta che dobbiamo restituire, perché non è mai stata nostra, ma soprattutto in termini di servizi, infrastrutture e assistenza sociale che avremo sempre di meno fino a quando si supererà il limite (già abbondantemente
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superato). Tolti i tolleranti, chi ha pazienza, chi non si lamenta mai, la percentuale di chi lavora (chi produce valore on-time) capirà che c’è qualcosa che non torna, in termini di dare ed avere, con il sistema quindi salteranno tutti i rapporti con il grande fratello. Il grande fratello nessuno lo ha mai richiesto ma c’è e ci governa, se c’è è perché il sistema lo ha creato e lo fa vivere, siamo consapevoli di questo, del modo con cui ci governa. Il grande fratello, ammesso che uno lo voglia e sia democraticamente eletto, ci dovrebbe garantire il “valore di sistema” che ha incamerato in anni, per darci quella assistenza economica proprio nei momenti in cui l’uomo non può produrre valore (bambini, anziani, malati, meno abbienti etc), invece non solo non ci garantisce questa assistenza ma addirittura ci gestisce quel valore che creiamo nel nostro periodo temporale di vita produttiva con il sistema debito.

I Vecchi non sanno invecchiare già da giovani
Ormai non ci stiamo replicando più, ogni coppia che è fatta da due unità dovrebbe creare altre due unità, per replicarsi alla loro morte, se ci mettiamo morti premature, gay, lesbiche ed eunuchi e varie dobbiamo ancora togliere delle percentuali quindi per avere una replica perfetta dovremmo avere almeno 2/3 figli per coppia ma nell’equilibrio dei vasi comunicanti delle “economia naturale mondiale” tutto torna sempre, perché anche la natura fa i suoi conti che non sono i nostri, infatti il terzo modo sta facendo le repliche per noi, quindi verranno primo o poi a riprendersi quello che gli tocca (sta già succedendo). I vecchi non sanno più invecchiare non sanno più dare spazio ad altre situazione, i poveri vecchi stanno morendo con pensioni da fame pagate dallo stato prese a debito da privati che si sono messi a prestare “valore differito”, i ricchi vecchi moriranno nel benessere e con la gioia di lasciare ai propri figli la ricchezza accumulata, che però dovranno difendere con la spada e con la vita.
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Non sappiamo invecchiare, o ci uccide l’ignoranza o ci uccide l’avarizia, l’unica certezza è che si muore tutti e nessuno si porta via niente. Non riusciamo più ad insegnare ai nostri figli come vivere, passiamo dei valori falsi, insegniamo solo come mostrarsi e come accumulare beni in una corsa che porta solo in una voragine che distruggere tutti ricchi e poveri. Nei miei viaggi in Asia, dove ho sposato l’unica gioia della mia vita ho conosciuto il significato vero di dignità, che la moglie dell’industrialotto che gira con il SUV non potrà mai capire perché non c’è proprio materia per affrontare l’argomento. Ci sono gli anziani in quelle culture che sono pietre miliari di saggezza infinita, che donano tutto, che non invadono, che non disturbano, che si spostano al momento giusto per dare posto ai giovani affinché il modo sia anche loro, che cedono i beni a metà vita (40/50 anni). Nelle nostre culture si muore correndo a settanta anni per andare a lavoro; si muore e poi si deve fare causa con i fratelli per la divisione dei beni, ci sarà qualcosa che non torna in tutto questo? Il dramma ancora più grande è che delle volte arriviamo a farci le domande giuste, arriviamo a capire anche i problemi ma tolto lo stupore momentaneo.. il giorno dopo non succede niente, assolutamente niente, profondamente niente, ha vinto l’inerzia e l’entropia umana…… aspettando un giorno che non viene mai.. “Tomorrow never comes” (T Fogherty)

Musica come arte superiore
C’e solo una lingua universale che supera ogni cosa scoperta dagli uomini è ci rende simili agli dei, e ci da una delle ragion d’essere (Heiddegher). In effetti tutta l’arte e la matematica sono anch’essi linguaggi superiori ed universalmente accettati. Questo capito potrebbe sembrare fuori contesto ma per me è l’unico esempio che abbiamo di pensiero superiore che parte dall’essenza ed usa un linguaggio ( sovrastruttura) universalmente accettato.
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Si parla di Filosofia della musica ma più correttamente si dovrebbe chiamare estetica e fenomenologia della musica. La musica come tutte le arti è un espressione dell'intelletto umano, ma nella sua fenomenologia nel suo esternarsi, nel suo prendere forma, trascina con se tutta la storia dell'uomo con le sue ansie, le sue passioni, la sua sofferenza, la sua scienza e le sue gioie. Nella storia, sopratutto nel periodo romantico, si è tentato più volte di farne oggetto di studio filosofico, ma la componente passionale e se vogliamo irrazionale della musica ha fatto si che la rendesse libera dalle logiche puramente filosofiche. La musica si evolve nel tempo ma non come divenire storico, pur nutrendosi della cultura storica del momento in cui viene formata. La musica partecipa alla cultura del tempo storico in cui si forma ma non si vincola a quel momento storico, perchè la sua parte trascendente la tira fuori dal contesto immanente e la rende universale. Il musicista che scrive musica nel tradurre la verità che sente mette dentro la sua cultura, il suo modo di sentire, le sue conoscenze storiche, le sue conoscenze tecniche, le sue passioni, quindi l'opera nasce con un forte contenuto storico, ma l'altra parte che viene dal trascendente ne da i caratteri di eternità ed universalità. Ci sono studi su artisti che nello scrivere musica si fanno più o meno influenzare dalla storicità in cui vivono, più l'artista si fa contaminare dal contesto in cui viene a creare (scrivere) più l'opera perde di universalità, al contrario, più l'artista si isola, studia e ricerca nel suo interiore e nella sua anima elementi di trascendenza, più l'opera assume un carattere universale. Ci sono tracce storiche già da Platone sul rapporto che aveva la musica sulla mente e sul corpo (si danza con la musica) e quali leggi matematiche (logiche) potessero regolare la musica. Da qui ne nasce il contesto estetico di quale musica debba essere presa in considerazione. Quando l'estetica entra nella sfera di un'altra discipline ne genera delle scelte di carattere esclusivo, nel senso che per comparazione qualcosa viene scelta
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a scapito di altre per migliorarne la qualità. Cosa poi sia la qualità nella musica non è definito ma è in via di definizione e fa parte del percorso storico della musica. L'approccio filosofico (storico) alla musica di fatto si può riassumerne in due grandi filoni, la prima di stampo cartesiano che analizza il suono sotto il profilo logico matematico e strutturale, la seconda derivante da Schopenhauer che invece cerca di studiare l’"interpretazione" metafisica della musica; in ogni caso entrambi concorrono alla creazione di un modello del bello nella musica, che è appunto l'estetica della musica. La filosofia della musica studia i significati della bellezza fenomenologia, di fatto non partecipa al processo logico della filosofia, ne rimane estranea, poiché la musica è superiore, la musica ha una sua logica, ha una sua anima, ha un suo essere nel tempo come concetto e principio di ragione storica. Una musica viene scritta in un tempo quindi nasce in un momento storico, ma da quando viene editata (data alla luce) assume una sua dignità di essere indipendente anche da chi l’ha scritta, ed il principio di ragione storica che da la ragione d'esistenza. Facciamo un esempio l'Inno di Mameli vive di una sua identità storica perché ha un significato storico ed è nato in un preciso momento storico, ma allo stesso tempo è una musica identificabile con una sua melodia che è scollegata da chi la scritta, dal testo che vi è sopra e dal momento storico in cui è nata. Sono tutti attributi legati alla melodia che partecipano alla forma finale e ne danno dei connotati di contesto storico; ma la melodia ha comunque una sua identità indipendente come principio di ragione d'essere. La musica è una forma d'arte di livello superiore, di livello globale, forse è la più universale tra tutte le forme d'arte, in quanto il codice dei suoni è universalmente riconosciuto da ogni razza e persona umana, mentre la poesia è sempre vincolata alla cultura e alla lingua territoriale in cui nasce.

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Una poesia di Manzoni o un brano di Hemingway è eccellente è può venire percepita solo nella lingua in cui è scritta; la traduzione fa perdere i significati, le rime ed il pathos. Anche i poemi scritti da Orazio Flacco devono essere letti nella lingua in cui sono stati scritti: latino. Un opera scritta da Mozart si sente è basta, si può essere educati o no al gusto della musica classica ma la si può ascoltare senza conoscere il tedesco proprio perché la musica è un linguaggio universale che è completamente staccato dal contesto letterario storico. Il contesto storico può influenzare, nutrire l'artista nel momento della creazione è non ve dubbio che sia Mozart che Beethoven siano stati fortemente influenzati dal momento storico, ma le loro opere sono completamente indipendenti, e per questo universali, dal pensiero filosofico del momento. C'è da dire che è l'artista che fa da collegamento tra l'universalità della opera è quindi fuori dal tempo e dal pensiero filosofico - letterario del momento storico, è non potrebbe essere diversamente, infatti paradossalmente se Mozart o Beethoven fossero nati in un'altra luogo ed in un altro tempo storico probabilmente non sarebbero diventati quello che sono diventati. La fenomenologia musicale è proprio la celebrazione dell'atto creativo di dare una forma in un linguaggio universale attraverso l'artista che vive un momento storico una sensazione di carattere [[trascendentale].

Di fatto ultimi studi dimostrano che anche gli animali apprezzano la musica e rendono meglio il loro servizio, si dice in queste ricerche, per esempio, che le mucche facciano più latte. L'animale non ha un linguaggio "propriamente detto" ma ha la stesse reazioni sia in Africa che in America che in Europa. Questo dimostra la universalità della musica senza essere studiata con archetipi e infrastrutture culturali che vizierebbero il giudizio sulla universalità.

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Ma torniamo alla fenomenologia, che è l'estrinsecarsi del trascendentale che prende una forma nell’immanente, l'artista è quella persona che ha una capacità superiore ovvero quella di vedere il trascendente; ed inoltre ha la capacità di tradurlo, di trasformarlo, di fargli prendere vita e quindi dargli una forma. Michelangelo diceva che la statua era già contenuta nel blocco di marmo, si limitava a togliere le parti in più, già vedeva attraverso le venature e le insenature ciò che la roccia presentava ai suoi occhi. L'artista musicista è una persona che ha la capacità di trascendere per dare corpo al trascendentale portandolo a dargli una "forma" nel tempo, a differenza delle arti figurative la musica non ha corpo e fisicità per lo meno nel comune intendere del corpo e della fisicità. Lo scultore da una forma ad una opera di materia che resta nello spazio e nel tempo, il musicista da una forma nel tempo ma non nello spazio. Il suono si genera in uno spazio ma si consuma con il tempo è vive nel tempo ed è solo partecipazione (celebrazione) umana che rende possibile la comunicazione tra chi suona e chi ascolta. Il suono è insito nella parola dell'uomo, da quando si nasce si modula la voce con dei suoni a cominciare dal pianto dei neonati naturalmente e ci sono delle lingue che naturalmente sono più musicali di altre. L'estetica musicale nasce con l'organizzazione dei suoni (scienza dei suoni) in una logica sequenza che produce piacere ed evoca delle emozioni. Come si organizza la logica sequenza, con il passare dal disordine all'ordine dal confuso al lineare, dal disarmonico all'armonia, dall'aritmico al ritmo. La scienza dei suoni ha poi trovato una sua forma di scrittura che è la musica scritta sul pentagramma. L'uomo naturalmente trova serenità con il suono e disturbo con il rumore, ma anche il suono se non espresso nel modo più lineare e armonico può disturbare.

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La musica è l'arte più sofisticata nella sua fenomenologia; per vivere ha bisogno della presenza dell'uomo che la esegue e che la ascolta, una statua non ha necessita di estrinsecarsi nel tempo una volta "editata" (data alla vita) una volta scolpita è nata ed è li ferma aspettando che lo spettatore ne raccolga il messaggio. La musica ha necessità del tempo (dello scorrere di attimi che si succedono come le note) per estrinsecarsi, perché è nel tempo che comincia, che si evolve e che finisce un brano musicale. Anche se è fissato su carta serve sempre uno strumentista che la faccia rivivere; lo stesso dicasi anche per i supporti analogici o digitali, un compact disc è solo un pezzo di plastica se non si inserisce in un riproduttore e ciò avviene solo e comunque nel tempo. La musica nel suo linguaggio esecutivo, che è la teoria della musica (diverso dal linguaggio descrittivo in cui subentrano altri elementi), come si sa è l'insieme dei suoni che nel sistema dodecafonale è composto da 12 suoni, che sono la riproduzione matematica di intervalli e di frequenze ben specifici. L'insieme di alcuni di questi suoni comporta un armonia, la cosa da evidenziare da un punto di vista estetico è che nell'armonia si produce un nuovo suono che non e l'insieme dei due o tre suoni ma è un nuovo suono che produce una sensazione nell'uomo più gradevole e bella del suono singolo, filosoficamente si potrebbe dire che l’uomo è portato all'insieme e quindi all'armonia che è un insieme di suoni nel tempo. Nell'uomo la musica, sopratutto quella polifonica (armonica), produce una empatia, si genera una risonanza all'interno dell'uomo che produce una gioia.

Conclusioni
Non ci sono conclusioni, se non un invito ad acquisire un metodo di rispetto per la nostra stessa vita e per quella degli altri. Non abbiamo molte scelte in questo sistema mediato, controllato e

schiavizzato, dove tutti negano tutto, dove non vi sono responsabili, dove

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tutto è già deciso, dove non vi è possibilità di modificare il sistema, anche se….. basterebbe volerlo. Spesso il vizio di base, promulgato da chi vende democrazia, è far credere che la collegialità di una idea, dia l’indice di democrazia, la storia ci insegna che non c’è niente di più sbagliato ( Nazismo, Comunismo etc). Allo stesso modo la verticalizzazione del potere, dà l’idea di una “dittatura,” difatti la dittatura è figlia di secondo grado proprio della democrazia, spesso passando per la figlia di primo grado che prende il nome di “guerra” o “rivoluzione civile”. La nostra vita è un progetto che viene fatto da noi stessi e da ciò che ci circonda, sperando che per la parte che ci compete qualcuno ci dovrebbe insegnare come si progetta la propria vita, (metodo permanete di come porsi le domande). Rimane la battaglia feroce di cercare di ridurre al minimo la parte della nostra vita progettata da ciò che circonda (dagli altri). "La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti" (J. Lennon). Un “metodo personale” che si completa con un “metodo sociale” di affrontare la vita (essere nel tempo) affinché il progetto collettivo (umanità) valorizzi il progetto personale (uomo) ed il progetto personale partecipi al progetto collettivo, (sembra tutto banalmente ovvio ma di fatto è fantascienza). La lotta di trovare dei punti fermi nei sistemi sociali e dei governi contrasta con il “metodo di evoluzione permanente” e contrasta anche con l’inerzia e l’entropia umana. La lotta (continua) deve essere collegiale e trasversale; la libertà non è una condizione statica ma dinamica, si veste e si conforma per ogni momento storico e temporale, quindi non raggiungibile “definitivamente” in un momento storico ma è una ricerca permanente è vi è solo un modo per ottenere questo metodo “partecipare” direttamente e continuamente. (G.

Gaber) “La libertà è partecipazione”. Il senso del nostro essere è spiegarci continuamente perché siamo nel nostro tempo, (Martin Heidegger) questo dovrebbe essere il nostro metodo di ricerca
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permanente, studiando l’intorno del limite che separa la vita (essere) dalla morte (non essere) e il tempo dall’eternità. La chiave di lettura, quindi lo stesso limite, è solo dentro l’uomo, e le domande giuste che riuscirà a porsi. “Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi”. Bertrand Russell

Un mattoncino per l’eternità….? Cominciate a pensare alle economie locali……

Giuseppe Turrisi Salvatore

Si ringrazia infinitamente il Dott. Ing. Giuseppe Ippolito collaborazione e la sua pazienza.

per la sua

Bibliografia essenziale - Il Grande mutuo “Nino Galloni” - Euroschiavi “A. Miclavez” - il Libro che le multinazionali non ti farebbero mai leggere “Klaus Werner – Lobo” - Scritti di Auriti - Moneta nostra “Marco Saba” - altri libri di riferimento sono scritti di volta in volta nel testi

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Breve Biografia

Giuseppe Turrisi Salvatore nato a Basilea (Svizzera) il 10/12/1968 da genitori siciliani immigrati, studia in collegio a Catania nell’istituto S. Paolo e prende il diploma Magistrale dove si innamora della filosofia, ed in particolare di Bergson e Heidegger, studia anche comunicazione sociale, musica e tecnica, sicurezza, fisica, economia. Nel 1987 si sposta a Roma dove prosegue gli studi, dove attualmente vive e lavora. Studia ancora a Roma e prende altri titoli di studio… ma presto capisce che i titoli stanno bene solo sui giornali…. Tra le varie passioni c’è quella del sociale infatti per alcuni anni ha svolto volontariato nella Caritas diocesana di Roma dove ha la fortuna di conoscere uno degli uomini più illuminati “Don Luigi Di Liegro” da cui impara tanto ma soprattutto una lezione grandissima. Erano i primi anni novanta ed in un colloquio con Don. Luigi dove si ostinava a chiedere insieme ad una sua carissima amica Tina Vasaturo, l’apertura di nuovi centri per i “barboni”, gli rispose seccamente ed in maniera dura: “Ma lo vuoi capire che ogni volta che apre una mensa, un dormitorio, un centro.. confermiamo il fallimento della nostra umanità e della nostra civiltà, io i centri li voglio chiudere….” Da allora è incominciato un cammino di ricerca profonda e continua, ma non di risposte… ma solo di come fare le domande giuste e se è opportuno farle, e questo lavoro è qualcosa…. del genere….

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