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Piano-casa di Silvio Berlusconi.

Aumenti di cubature e
demolizioni facili per la "bioedilizia".
Non ci sono fondi per l'edilizia pubblica (per chi non ha casa)
Breve cronaca di un mese tempestoso.

Dal 7 marzo scorso si susseguono dichiarazioni e smentite. I tempi sono


maturi.
La macchina mediatica è stata avviata da Silvio Berlusconi che ha
promesso agli italiani il "libero mattone".

Il paesaggio italiano ancora intatto nel suo rapporto costruito nei secoli
tra campagna e città.
Stereoscopie francesi,
da una serie dedicata all'Italia. Inizi del XX secolo.

Ricevo un sms da un amico, noto storico dell'arte, alla mia richiesta di


idee contro questo provvedimento che si profila illimitato quanto
scentrato:
"Tutto troppo grave per le nostre tenere buone volontà di
contrapposizione. Esilio, bombe, autocombustione modello Jan
Palach...questi i modelli a disposizione".

Paesaggio e architettura in una villa storica dei Castelli Romani.


Foto degli inizi del XX secolo.

Pian piano si è venuto chiarendo che era nelle intenzioni del Governo, più
che offrire un Piano per il rilancio dell'edilizia popolare, di cui molti ceti
sociali avvertono il bisogno, con la crisi economica presente, una
liberalizzazione dell'edilizia (eliminazione della concessione edilizia),
in conformità con la dichiarazione di responsabilità del tecnico di parte.
D'altronde era chiara la volontà di "snellire" le competenze delle
Soprintendenze per il rilascio dei nulla osta per costruire in aree
vincolate (in pratica subdelegando gli enti locali, con gli esiti nefasti che
tutti conosciamo). Quindi semplice Dichiarazione d'inizio attività
(D.I.A.) per costruire. Per scavare cantine e opere minori, neppure
quello.
Oltre a questo, veniva dato un premio di cubatura del 20% del
volume su tutti gli immobili. Regalo che arrivava al 30% (poi portato al
35%) se l'immobile "vecchio", cioè costruito prima del 1989, era
demolito e ricostruito con tecniche di "bioedilizia" (senza
determinare parametri di risparmio energetico). Il regalo
volumetrico poteva essere concesso anche in diversi corpi di fabbrica, o
in diverso sito (nel caso di demolizione di edifici in centri storici).

Edifici di proprietà del Comune di Roma in Via Merulana, in parte demoliti agli
inizi degli anni '60

Col passare dei giorni, nella dialettica tra Berlusconi, Bossi (timoroso che
le nuove case avvantaggino gli immigrati), l'opposizione del
PD (Franceschini parla da subito di "cementificazione del Paese"), le
associazioni ambientaliste, contrarie in blocco al provvedimento, e molte
personalità del mondo della cultura (minaccia di lasciare l'incarico
l'archeologo Andrea Carandini, nuovo Direttore del Consiglio
superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici, succeduto al
dimissionario Settis), il provvedimento slitta sempre più.

Pescara in una cartolina pubblicitaria degli anni '30 del XX secolo.


Una veduta della Piazza Crispi (oggi Piazza I Maggio).
L'armonia del lungomare con giardini e villini,
perduta con la speculazione edilizia post-bellica.

Gli architetti Fuksas, Gregotti e Aulenti propongono una raccolta di firme


contro il "Piano-casa".
Dal sito online del quotidiano "Repubblica" è aperta la sottoscrizione dal
titolo "Una legge contro il territorio". Vittorio Sgarbi dice che i tre
promotori sono "Architetti Attila", e salva solo Cervellati tra i firmatari
della petizione.

da "Repubblica", versione online, marzo 2009. Proposta di petizione.

Una legge contro il territorio

Le licenze facili e i permessi edilizi fai da te decretano la fine delle nostre


malconce istituzioni. Il territorio, la città e l'architettura non dipendono
da un'anarchia progettuale che non rispetta il contesto, al contrario
dipendono dalla civiltà e dalle leggi della comunità. La proposta di
liberalizzazione dell'edilizia, annunciata dal presidente Berlusconi,
rischierebbe di compromettere in maniera definitiva il territorio. Ecco
perché c'è bisogno di un sussulto civile delle coscienze di questo paese.

Gae Aulenti
Massimiliano Fuksas
Vittorio Gregotti

Berlusconi assicura che "non ci saranno abusi". Ma in realtà gli abusi


potrebbero essere sanati da una procedura conciliatoria definita
"ravvedimento operoso". Addolciti i reati penali connessi all'abuso
edilizio.
Il messaggio è chiaro: condono continuato. Angelo Di Matteo, di
Legambiente Abruzzo, è preoccupato (da "Il Centro", 19 marzo 2009): "Il
piano casa presentato in Consiglio dei Ministri rischia di essere un vero e
proprio condono permanente, «un piano scandaloso che consente di sanare
tutto e sempre». A sostenerlo è il presidente regionale di Legambiente,
Angelo Di Matteo , che ha manifestato le sue preoccupazioni in una lettera
inviata al presidente della Giunta regionale Gianni Chiodi che oggi
parteciperà alla riunione della Conferenza Stato-Regioni."
A Parigi, dove mi trovo per qualche giorno, noto che le concessioni
edilizie sono vive e vegete. Perfino complete con i metri quadrati
interessati dall'intervento...
La metropolitana parigina è piena di pubblicità con magnifiche vedute
della Croazia ("l'autre Méditerranée", di fronte all'Abruzzo... ma Chiodi lo
sa??). Si vedono vigneti assolati, spiagge pulite e "non cementificate" -
lo si sottolinea.
Su un altro cartellone c'è un sito archeologico croato.

Questo vogliono gli Europei. Che arretrati, privi di fantasia...a noi il libero
mattone!
Casualmente, alla stazione Gambetta mi imbatto in un pannello molto
istruttivo: "Quand le batiment va...tout va". La frase, che credevo di
Colbert, è invece di Martin Nadaud, massone ottocentesco,
purtroppo ignoto al pubblico italiano.
Tutto si fa più chiaro.
Un cartello didattico alla stazione del métro parigino Gambetta: "Quando l'edilizia va...tutto
va!"

La stampa berlusconiana titola:"Quando l'edilizia va...tutto va".


In effetti un concetto che nell'800, in epoca positivista e di "sviluppo
edilizio" vero di metropoli come Parigi, un'affermazione che aveva senso.

Ma oggi?

Forse tutto fa parte di quel "Piano di Rinascita" che Licio Gelli, l'ex capo
della loggia massonica deviata "Propaganda 2", detta P2, vede compiersi
oggi nel nostro Paese...
almeno secondo le dichiarazioni rilasciate a Odeon TV trasmesse il 3
novembre 2008...
Traggo il commento dal blog del Sindaco di Taggia (http://gendusosindaco.wordpress.com/2008/11/03/licio-
gelli-in-tv/):
"Una cosa è certa: gran parte dei 53 punti del “Piano di Rinascita Nazionale”, il famoso librettino
trovato in una borsa della figlia di Licio Gelli, sono stati compiutamente attuati dai governi che si
sono nel tempo succeduti.
I Governi Berlusconi hanno fatto la parte del leone."

Lo speciale dedicato alla Massoneria su un periodico francese.


Berlusconi risultava affiliato alla Loggia massonica "deviata" P2.
"Deviata", cioè, dagli ideali illuministici e sapienziali
per i quali era nata nel XVIII secolo.
Verso il 15 marzo 2009, il Premier invoca il "senso estetico degli
Italiani", che sarebbe maggiore rispetto agli anni '40-'50 (mah...poveri
ma belli!), se non altro per non vedersi svalutata la casa...
In Europa vi sarebbe interesse al "Piano-casa". Gli Europei sarebbero
pronti a copiarci...Saranno date copie della bozza di decreto legge alle
Ambasciate!
I sondaggi vedrebbero favorevole la maggioranza degl'italiani...
Nel frattempo alcune Regioni (la competenza delle Leggi in materia
urbanistica è regionale), soprattutto quelle di centrosinistra, criticano il
provvedimento e annunciano ricorsi.
Guastafeste!

I t a l i a N o s t ra a n n u n c i a r i c o r s i , e t a c c i a i l " P i a n o - c a s a " d i
incostituzionalità... ovviamente sono subito definiti gli "ambientalisti
del NO".
I dissensi non trovano alcuno spazio in televisione.
Il video generalista è tutto per i successi, i trionfi e le glorie (nazional-
popolari).

A questo punto si decide la sortita.


La bozza del progetto viene diffusa, su carta intestata di Palazzo Chigi,
dal Ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto.

Ecco il testo, ripreso da "Il Giornale", che lo pubblica:

"Misure urgenti per il rilancio dell’economia attraverso la


ripresa delle attività imprenditoriali edili.
BOZZA DEL 19 MARZO 2009
Schema di decreto legge recante:

Art. 1 (Finalità ed ambito di applicazione)

1. Il presente decreto prevede misure per il rilancio dell’economia mediante interventi


straordinari sul patrimonio edilizio, al fine di agevolare la ripresa delle attività imprenditoriali
di settore, con lo scopo precipuo di sostenere la domanda interna di beni e servizi, nell’attuale
fase di crisi congiunturale globale.
2. Le norme del presente decreto trovano applicazione su tutto il territorio nazionale, sino
all’emanazione di leggi regionali in materia di governo del territorio.

Art. 2 (Interventi su singole unità immobiliari)


1. Per le finalità, di cui all’articolo 1 è consentito l’ampliamento dell’unità immobiliare,
mediante la realizzazione di nuovi volumi e superfici in deroga alle disposizioni legislative, agli
strumenti urbanistici vigenti o adottati e ai regolamenti edilizi, nei limiti ed alle condizioni
previste nel presente decreto.
2. L’ampliamento è realizzato anche ai sensi dell’articolo 1127 del codice civile e non può
essere superiore complessivamente al venti per cento del volume dell’unità se destinato ad
uso residenziale, o della superficie coperta se adibito ad uso diverso. Le volumetrie e le
superfici di riferimento sono, calcolate, rispettivamente, sulle distinte tipologie edificabili e
pertinenziali esistenti. L’ampliamento può essere realizzato anche in momenti successivi, nel
rispetta del limite temporale di cui all’articolo 4 comma l.
3. Gli interventi di cui al presente articolo sono effettuati comunque, nel rispetto della
normativa relativa alla stabilità degli edifici e di ogni altra normativa tecnica, nonché delle
distanze e delle disposizioni del codice civile e delle leggi speciali a tutela dei diritti dei terzi, e
possono anche consistere, in tutta o in parte, nel mutamento di destinazione d’uso, con o
senza, opere edilizie.
4. L’unità immobiliare di riferimento deve essere stata già ultimata alla data del 31 dicembre
2008, in forza di titolo abilitativo, anche in sanatoria.
5. In nessun caso i nuovi volumi da realizzare ai sensi del presente articolo possono eccedere
complessivamente il limite di 300 metri cubi per unità immobiliare destinata ad uso
residenziale; resta salva la possibilità di avvalersi dell’asservimento dell’aumento volumetrico
spettante ad altra unità immobiliare contigua; l’altezza della nuova fabbrica non può superare
di oltre quattro metri l’altezza massima prevista dagli strumenti urbanistici vigenti.

Art. 3 (Interventi per il rinnovamento del patrimonio edilizio esistente)


1. In deroga agli strumenti urbanistici vigenti o adottati sono consentiti interventi consistenti
nell’integrale demolizione o ricostruzione di edifici con aumento fino al 35% dei volume
esistente per gli edifici residenziali o della superficie coperta per quelli adibiti ad uso diverso,
a condizione che siano utilizzate tecniche costruttive di bioedilizia o di fondi di energia
rinnovabile o di risparmio delle risorse idriche e potabili.

Art. 4 (Procedimento)
l. Gli interventi edilizi previsti dagli articoli 2 e 3 sono realizzati previa denuncia di inizio
attività ai sensi e per gli effetti dell’articolo 22, comma 3, del decreto del Presidente della
Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, fatte salve le analoghe procedure e eventualmente previste
da leggi regionali, da presentare entro un anno dalla entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto.
2. La sussistenza di tutte le condizioni previste dal presente decreto e asseverata, sotto la
propria responsabilità, dal progettista abilitato che sottoscrive la denuncia di inizio attività.
3. La denuncia, presenta allo sportello unico o al competente ufficio del Comune, è corredata
da:
a) attestazione del titolo di legittimazione;
b) asseverazione di cui al comma 2;
c) elaborati progettuali richiesti dal regolamento edilizio vigente
d) gli altri documenti previsti dalla parte seconda del decreto del Presidente della Repubblica 6
giugno 2001, n. 380, se ne ricorrono i presupposti;
e) autocertificazione circa la conformità del progetto alle norme igienico sanitarie se il
progetto riguarda interventi di edilizia residenziale ovvero se la verifica in ordine a tale
conformità non comporti valutazioni tecnico-discrezionali.
Art. 5
(Disciplina per gli immobili vincolati ed altre limitazioni)
1. Gli interventi di cui agli articoli 2 e 3 non possono essere realizzati:
a) nelle aree gravate da vincolo di inedificabilità assoluta ivi comprese quelle insistenti nelle
zone A dei parchi nazionali, regionali e interregionali o delle aree naturali ed archeologiche;
b) sugli immobili abusivi oggetto di ordinanza di demolizione;
c) sugli immobili situati su area demaniale.
2. Sugli immobili e nelle aree soggetti a vincoli diversi da quelli di cui al comma l, gli interventi
di cui agli articoli 2 e 3 possono essere realizzati a condizione del rilascio di nulla osta,
autorizzazione o altro atto di assenso comunale denominato, da parte delle autorità preposte
alla tutela dei vincoli; il provvedimento autorizzatorio è negato solo ove l’intervento
progettato sia concretamente e motivatamente incompatibile con l’interesse tutelato dal
vincolo.
3. Relativamente agli immobili di cui all’articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 22
gennaio 2004, n. 42, la denuncia di inizio attività è presentata alla competente Soprintendenza
ai fini della verifica di cui al comma 2 del medesimo articolo 12. Ove entro trenta giorni dalla
ricezione della denuncia la Soprintendenza non abbia comunicato al Comune le proprie
determinazioni, si intende cha la verifica abbia avuto esito negativo.
4. Per gli immobili non soggetti a vincoli, i Comuni, entro trenta giorni dalla ricezione della
denuncia di inizio attività, possono imporre modalità costruttive con riguardo al rispetto delle
normative tecnico-estetiche, ai sensi dell’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica
6 giugno 2001, n. 380.
5. Per gli immobili siti nei centri storici non soggetti a vincoli, la denuncia di inizio attività è
presentata altresì alla competente Soprintendenza che può imporre, entro trenta giorni,
ulteriori modalità costruttive, con particolare riguardo al rispetto del contesto storico
architettonico ed ambientale.
6. Gli interventi di cui agli articoli 2 e 3 non possono essere realizzati su edifici con
destinazione commerciale se ciò incide sulle disposizioni comunali in materia di pianificazione
e programazione dell’insediamento ed apertura di grandi strutture di vendita o di centri e
parchi commerciali.
7. Gli interventi di cui agli articoli 2 e 3 non sono cumulabili tra loro.

Art. 6 (Obblighi e potestà dei Comuni)


1. I Comuni istituiscono ed aggiornano l’elenco degli interventi effettuati ai sensi del presente
decreto, anche per evitare che mediante interventi successivi siano superati i limiti previsti.
2. Il contributo di costruzione dovuto in base agli articoli 16 e seguenti del decreto del
Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, è commisurato con esclusivo riferimento
agli incrementi realizzati ed è ridotto al cinquanta per cento ove l’unità immobiliare sia
destinata a prima abitazione o gli interventi siano realizzati mediante la utilizzazione di
tecniche costruttive di bioedilizia o di fonti di energia rinnovabile o di risparmio delle risorse
idriche e potabili.
3. Entro il 31 dicembre 2011, i comuni provvedono ad apportare le variazioni allo strumento
urbanistico generale, al fine di assicurare l’adeguamento degli standard urbanistici, a seguito
della realizzazione degli interventi di cui al presente decreto.

Art. 7 (Entrata in vigore)


1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta
Ufficiale della Repubblica Italiana."

Chiunque può osservare le idee berlusconiane in materia di edilizia e di


urbanistica. Sono ancora quelle di un palazzinaro degli anni '70...

Il Berlusconi "palazzinaro" e ancora semisconosciuto degli anni '70,


fotografato da Mauro Vallinotto
(le foto sono tratte dal libro di Marco Belpoliti,
"Il corpo del capo", Parma, Guanda, 2009).
Evidentemente, si tratta del tentativo di scardinare di secoli di leggi in
materia urbanistica. Le Regioni si troveranno a dover gestire il pasticcio
"rifacendo" le leggi urbanistiche nel più breve tempo possibile.
Si sacrifica tutto, o quasi, in nome del "fare cassa", senza alcun interesse
alla realtà futura. Il quadro è completato dalle dichiarazioni del ministro
La Russa. Il proposito del Governo è la vendita delle proprietà militari
dello Stato. In alcuni casi si tratta di antichi presidi su isole o in
territori, in cui l'ambiente è intatto proprio perché precluso alla
speculazione edilizia. I proventi delle vendite potrebbero essere impiegati
in modo lodevole, "per finanziare le missioni di pace all'Estero"!!! Quindi
speculazioni su aree oggi vincolate.
Alla fine, il Presidente della Repubblica, con una missiva privata, invita il
Premier all'accordo con le Regioni; ad evitare incostituzionalità e conflitti.

Il Presidente del Consiglio, dopo un coro di critiche, è costretto a


smentire se stesso, affermando che il testo in circolazione non è il suo
(pubblicato dal "Giornale", quotidiano di sua proprietà... diffuso presso
gli Enti locali dalle sue stanze).

L'immagine di un villino storico negli anni '50.


Il gusto degli italiani non era così deprecabile...
Mancano superfetazioni e verande abusive, oggi imperanti.

A quel punto Berlusconi rimescola le carte e cambia tema. Dice che il


"Piano" riguarderà solo le abitazioni monofamigliari e bifamigliari
(le"ville" e le "villette"), non nelle città. Quindi era vero - come qualcuno
ha scritto - che l'ispiratore era l'avvocato Ghedini, e che la norma era
pensata soprattutto per le ville dei geometri brianzoli e veneti?
Si arriva a parlare di disegno di legge, da discutere con le Regioni. La
cosa è accolta positivamente. L'appuntamento diktat del premier di
venerdì 27 marzo salta.

Ma, ancora una volta, un giro di valzer.


Berlusconi preferisce il decreto legge (chissà perché, tutte quelle inutili
votazioni in Parlamento...). E porterà "qualcosa" in Consiglio dei Ministri
il 27.

Vediamo.

Nel frattempo, nonostante avvisi e prese di posizioni abbastanza varie, le


Regioni che si sono espresse apertamente a favore del "Piano-casa" sono
Lombardia e Sicilia.
Le Regioni moderatamente d'accordo sono:
-la Sardegna (con gravi provblemi di abusi edilizi sulle coste e in aree
vincolate, come la necropoli di Tuvixeddu);
- il Veneto, con le pianure integralmente cementificate, che non avrà
bisogno di nuove case fino al 2022, anche in caso di forte immigrazione
(peraltro gli immigrati arrivano in Veneto per lavorare nell'edilizia)
- il Molise, il cui governatore, Iorio, è un devoto ciambellano che offre
all'economia nazionale la sua "quasi-intatta" Regione.
- l'Abruzzo. In ultimo, seppur dopo vari appelli che gli sono giunti
dall'opposizione (Costantini, Acerbo) e da Associazioni (Legambiente,
Federparchi), il governatore Chiodi sposa appieno la causa berlusconiana
e la coniuga, in un "ma anche" davvero azzardato, la difesa
dell'ambiente e del paesaggio!
L'importante è "fare presto" (una garanzia di qualità). Per Chiodi
il Piano riuscirà solo in questi termini..
Lo scempio ai danni del paesaggio agrario abruzzese: una delle zone industriali di
Casacanditella (Chieti).

Sottolineo che la strada giusta è la progettazione urbanistica, con


procedure chiare e semplici per le nuove costruzioni, privilegiando la
qualità architettonica, come auspicava lo stesso Ministro Sandro Bondi
che annunciò una legge quadro, che sarebbe dovuta uscire nell'estate
2008.

L'altro segnale molto positivo era stata la convenzione tra lo stesso Bondi
e il Ministero della Difesa per le demolizioni degli abusi edilizi, nel
dicembre 2008.

La tutela degli edifici storici in città, borghi e fuori da contesti


urbani, con sgravi e incentivi al restauro conservativo e
all'innovazione in materia di restauro.
Una politica di edificazione di case popolari dove occorrono, e un
incentivo fiscale ai proprietari per affittare le case vuote.

Vittorio Emiliani, sul "Centro" del 26 marzo spiega: "Un vero piano
casa, un piano, solido e ben elaborato, quale domanda edilizia
dovrebbe soddisfare in primo luogo? Quella di chi non ha un alloggio,
non può, o non vuole, comprarselo e vorrebbe pagare un affitto
ragionevole. Se questa diagnosi è giusta, il piano Berlusconi non va
nella direzione della domanda insoddisfatta. Esso riguarda infatti chi la
casa ce l’ha già e desidera ampliarla."

L'Italia non ha bisogno di quest'ultima colata di cemento.

Andrea Iezzi

27 marzo 2009

P.S.: ecco le nuove dichiarazioni di Bondi. Quando non c'erano piani si


costruiva meglio. Forse il problema non è dei piani, ma degli architetti e
dell'edilizia. Interi quartieri abusivi al Sud Italia (ad esempio il Villaggio
Coppola a Castelvolturno), ne sono un esempio. Comunque il "buon"
Bondi è certo di scongiurare le preoccupazioni del F.A.I., che celebra le
sue giornate di visita al Patrimonio storico italiano.
Da "Repubblica", versione online, 29 marzo 2009

PIANO CASA: BONDI, ASSICURO CHE


NON DETURPERA' PAESAGGIO
"Non c'e' alcun pericolo di deturpare il paesaggio e le citta' d'arte". Il ministro dei Beni culturali,
Sandro Bondi, rassicura sulle possibili conseguenze del "Piano casa": "Mi sono impegnato - ha
detto nel corso della trasmissione tv 'Che tempo che fa' su Rai3 - e posso garantire che per quanto
riguarda i centri storici, i centri vincolati la sovrintendenza esprimera' un parere vincolante. Il piano
casa e' una buona misura". Bondi ha osservato che "lo sviluppo urbanistico degli ultimi 50 anni
delle periferie delle grandi citta' e' stato pessimo: la bellezza e' stata messa sotto i piedi, i centri
storici sono stati abbandonati perche' non era consentito costruire nulla di nuovo. Noi proponiamo
soltanto la possibilita' per coloro che ne hanno bisogno di ingrandire del 20% una casa che non si
trova nei centri vincolati". "Perche' una persona che vuole ingrandire una casa, costruire una o due
stanze vorrebbe abbruttire le case? - ha aggiunto -, e' mancanza di fiducia nei confronti delle
persone". E a proposito dei tanti scempi compiuti nel passato con la speculazione edilizia, Bondi ha
replicato che sono stati fatti in presenza di piani regolatori: "il paradosso e' che in Italia quando non
avevamo i piani regolatori abbiamo costruito delle cose belle. Da quando abbiamo i piani regolatori
abbiamo costruito malissimo". "La preoccupazione del Fai (Fondo per l'ambiente italiano) e'
legittima - ha concluso Bondi - ma non c'e' il pericolo di deturpare il paesaggio".

(29 marzo 2009)

Ed ecco una lettera da "Il Centro" di oggi, 31 marzo 2009.


Piano casa, un regalo
alla rendita immobliare

Gentile direttore, dicono che il «piano casa» proposto dal governo combatta la crisi
economica. Chissà perché, però, il boom edilizio senza precedenti degli ultimi dieci anni
non solo non ha fermato la crisi, ma per certi aspetti lʼha determinata con la questione dei
mutui che tutti conosciamo. Dicono che il «piano casa rilanci la crescita. Peccato, però,
che esso stesso deprima di fatto lʼeconomia sottraendo al Paese altro suolo e paesaggio,
cioè la materia prima della sua economia vera.
  Dicono che il «piano casa» serva per lʼemergenza abitativa. Non spiegano, però, come
mai questa emergenza sia nata proprio negli anni del mattone a tutta. Vogliono cioè curare
il malanno con la stessa medicina che lʼha causato. Perché non dicono la verità? Cioè che
il «piano casa» è solo un tentativo di un ennesimo regalo alla rendita immobiliare come
tale storicamente parassitaria. Almeno sarebbe tutto più chiaro.
Ugo Centi Architetto, e.mail

Proprio vero che la Storia non insegna nulla...


Ecco la dimostrazione di come, in Abruzzo, non si capiscano né
l'ambiente, né la crisi, né il futuro; traggo il tutto sempre dal "Centro"
del 31 marzo 2009.

MARTEDÌ, 31 MARZO 2009

Pagina 2 - L'Aquila

Sono 2mila le case invendute

Il dato in un convegno sul futuro dell’edilizia

Allo studio iniziative per far ripartire le imprese del settore


L’AQUILA. Nel comprensorio aquilano ci sono circa 2000 appartamenti invenduti. E’ allo
stesso tempo il segno della crisi ma anche una discreta opportunità di investimento. Da due
anni, infatti, i prezzi delle case sono sostanzialmente fermi. Il dato è emerso in una conferenza
stampa dell’Agenzia per lo sviluppo, azienda speciale della Camera di Commercio. Tema
dell’incontro, la presentazione di una convegno sulle problematiche della «Gestione terre e
rocce da scavo in edilizia» che si terrà oggi dalle 15 alle 19 nella sede dell’Ance in viale De
Gasperi. Alla presentazione, insieme a Rinaldo Tordera, presidente dell’Azienda speciale, a
Giorgio Rainaldi, della Camera di Commercio, c’erano anche Armido Frezza, presidente
dell’albo gestori ambientali, e Filiberto Cicchetti, presidente dell’Ance. «L’edilizia», ha
spiegato Tordera, «rappresenta un terzo del Pil totale del territorio. Far ripartire l’edilizia
significa creare un volàno per le centinaia di piccole e medie attività che in questo settore
operano». «In un momento di pausa del lavoro» ha proseguito Tordera, «abbiamo deciso di
creare una opportunità di conoscenza per le imprese. Necessità, quella della conoscenza, tanto
importante in questo momento di difficoltà del settore. L’Azienda speciale insieme alla
Camera di Commercio sta facendo uno sforzo poderoso, tanto che anche quest’anno, e per il
terzo anno consecutivo, siamo riusciti a rimettere in piedi il corso di consulenti ambientali,
corso molto richiesto in un settore molto delicato». «La gestione delle terre da scavo», ha
proseguito Filiberto Cicchetti, «a causa della normativa spesso frammentaria e lacunosa, ha
numerose problematicità, tra cui la mancanza di luoghi in cui portare i detriti delle lavorazioni.
I costi, attualmente, stanno diventando proibitivi». (r.p.)

P.P.S.: pare vicino l'accordo sul "Piano-casa".

Ormai Berlusconi gode di un'agiografia, anche televisiva, fortissima. Si è


incoronato leader nel congresso del PDL appena pochi giorni fa. Chi
oserà contraddirlo?

Secondo una tecnica ormai sperimentata, Berlusconi carica il "fucile" ben


oltre il limite del politicamente corretto, ovvero del lecito, e qualcosa, di
sicuro, riuscirà a centrare. Le Regioni, pur di trovare un accordo con il
Governo, devono convenire su aumenti di cubatura a pioggia, in cambio
della salvaguardia del sistema delle regole e della legge.
In pratica, cercando di evitare il "far west" edilizio.
Staremo a vedere come evolveranno i fatti, e quale legge illuminata e a
tutela del paesaggio abruzzese (come promesso da Chiodi) vorrà
predisporre il Governo regionale.

da "Repubblica", versione online, 31 marzo 2009


I governatori hanno trovato l'intesa: aumenti volumetrici dal 20% al 35%
solo per villette e condomini. Esclusi centri storici e aree protette

Piano casa, l'accordo è vicino


Possibile, domani, il sì del governo
Il ministro Fitto tratta per l'esecutivo. Tensione per un attacco
del premier
Da decidere se in consiglio dei ministri andrà sarà un decreto o
un ddl
Passa l'ipotesi più osteggiata, quella del decreto legge. Berlusconi ha vinto. Verso
la mezzanotte del 1 aprile (da "Repubblica", versione online del 1 aprile 2009):
"[...] una lunga e complessa trattativa con il ministro Raffaele
Fitto a fare la spola tra il suo ministero e Palazzo Grazioli dove
lo aspettava Silvio Berlusconi. Due momenti di rischio rottura:
uno, nel pomeriggio, quando il premier ha accusato
l'opposiozione di aver reso la materia (che secondo lui dovrebbe
essere statale) "concorrente". Più tardi, quando il governo ha
fatto sapere di non potersi impegnare sulle "risorse aggiuntive"
per l'edilizia pubblica."

Andrea Iezzi