Antonio Montanari

Marina Centro
Il turismo riminese (1930-1959) e mio padre Valfredo
Edizione informatica 2011
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Sommario
Premessa La figura e l'opera Biografia Attestati Perle «Sino al 25 luglio 1943…» A San Marino Alcuni incarichi In romanzo Canzoni al Kursaal, 1936-37 «Sdraie e poltrone» Feste reggimentali Scritti ed articoli 1930, Risultati di una stagione 1930, «La città turistica e balneare» 1931, «La propaganda…» Anni Cinquanta 1956, Statistiche della stagione 1958 1959 Anni Sessanta 1967-68 Giornalista Appendice 2011

«Alla Riviera di Rimini si è attribuito un carattere dominante nell'Adriatico, di cui la meraviglia del lido, la continuità leggiadra e la ampiezza dolcissima, sono le espressioni più felici».

Valfredo Montanari
«Ariminum» 1930, anno III, n. 2, p. 33

Premessa
Marina Centro. Al bigliettaio del tram (gestito dalla Sita), salendo in vettura, bisognava dichiarare a quale fermata si scendeva, prima di pagare la corsa. Le tariffe erano differenziate secondo il percorso. A Marina Centro, mio padre Valfredo aveva il suo ufficio, prima della guerra e poi dopo il '50. A questi anni risalgono i miei ricordi: sono nato nel '42. A Marina Centro, mio padre ha consumato quasi tutta la sua vita, dedicandosi al bene comune di una città che nel turismo ha trovato una fonte di ricchezza, e che nel turismo ha dato sempre il meglio ed il peggio di se stessa. Il titolo di queste pagine, quindi, oltre che legato alla biografia di mio padre, rappresenta qualcosa del 'vecchio' turismo, quando Marina Centro era il polo balneare della città in espansione. Era il simbolo di quell'industria dell'ospitalità che mio padre visse come fatto di cultura, economia e costume. Con grande preparazione tecnica, che tutti gli hanno sempre riconosciuto. E da cui ricavò invidie, gelosie e sgambetti sotto qualsiasi bandiera, sia all'epoca della camicia nera sia in quella del biancofiore. Cambiano i regimi, ma gli uomini restano uguali nella loro natura. Queste pagine raccolgono quanto su giornali, in atti ufficiali o in pagine personali, mio padre ha scritto sul turismo tra anni Trenta ed anni Cinquanta. O almeno quanto ho potuto rintracciare. Nel mezzo di quel periodo, c'è la parentesi della guerra, a cui si riferiscono altre parole che riporto integralmente: l'autodifesa inviata al Cln. A vent'anni dalla sua scomparsa, ho riunito questi documenti per onorare la sua memoria. In essi non c'è unicamente la ricostruzione di una vicenda personale, ma pure una fetta di storia della nostra città.

Sommario
Premessa La figura e l'opera Biografia Attestati Perle «Sino al 25 luglio 1943…» A San Marino Alcuni incarichi In romanzo Canzoni al Kursaal, 1936-37 «Sdraie e poltrone» Feste reggimentali Scritti ed articoli 1930, Risultati di una stagione 1930, «La città turistica e balneare» 1931, «La propaganda…» Anni Cinquanta 1956, Statistiche della stagione 1958 1959 Anni Sessanta 1967-68 Giornalista Appendice 2011

La figura e l'opera
Biografia
Valfredo Montanari nasce a Forlimpopoli il 5 marzo 1901, alle ore 19, da Antonio e Ida Zaccarini, in via Aurelio Saffi 8/b. Consegue la Licenza di Scuola Magistrale all'Istituto Valfredo Carducci di Forlimpopoli. Valfredo Carducci, fratello di Giosue, lo aveva tenuto a battesimo: da lui prese il nome. Dal 1° maggio 1921 al 14 gennaio 1925 presta servizio, con la funzione di Applicato, presso il Comune di Pordenone. Nel frattempo viene chiamato alle armi per tredici mesi, dal 19 gennaio 1922 al 19 febbraio 1923, con assegnazione al Raggruppamento Aeronautica della Malpensa: è il periodo più caldo della storia di quei giorni, prima e dopo la «marcia su Roma». Dal 15 gennaio 1925 al 7 novembre 1929 è Capo Ufficio di Stato Civile al Comune di Riccione. Svolge anche la funzione di direttore dell'Ufficio Guida per l'industria balneare. Dall'8 novembre 1929 al 9 febbraio 1930 è Capo Ufficio di Stato Civile al Comune di Salsomaggiore. La Delibera del Podestà di Riccione del 9 novembre 1929, con cui si prende atto delle dimissioni di Montanari, reca: « […] tutti gli uffici svolti per farlo recedere dalla detta determinazione sono riusciti inutili, a causa della meschinità dello stipendio» pagato da quell'Amministrazione. Il 10 febbraio 1930 prende servizio al Comune di Rimini come Capo Ufficio ai Servizi Balneari e Contabilità dell'Azienda di Cura. La relativa Delibera podestarile è del 20 gennaio 1930. [Cfr. «Ariminum», anno III, n. 2, 1930, p. 47.] L'approvazione prefettizia è del 4 febbraio successivo. Il Podestà è Pietro Palloni, nominato il 18 aprile 1929. Il posto di Capo Ufficio è stato istituito dal Podestà il 5 novembre 1929. Il concorso per il posto è stato bandito, dietro Delibera del 26 novembre, il 1° dicembre 1929. Vi hanno partecipato, oltre al vincitore Montanari, anche il dott. rag. Donato Rizzo e il dott. Ugo Savignano. In base alla Pianta organica prevista dalla Delibera podestarile del 5 novembre 1929, il posto è parificato, agli effetti giuridici ed economici, al grado di Capo Sezione del Comune. Tale Delibera prevede un «patto di rimborso da parte dell'Azienda al Comune di ogni stipendio, assegno o indennità» corrisposti al Capo Ufficio ai Servizi Balneari e Contabilità dell'Azienda di Cura.

«Il provvedimento fu adottato perché in quel tempo era difficile cosa trovare un elemento sufficientemente versato nella materia, il quale già non fosse in stabile servizio di Comuni […]. Vinse il concorso il sig. Montanari Valfredo, proveniente da Salsomaggiore, e disimpegnò le funzioni assegnategli presso l'Azienda fino al 1938 […]». [Lettera del Sindaco di Rimini al Commissario dell'Azienda di Soggiorno, 30 ottobre 1949.] Sullo stesso argomento, si legge in altro Atto: «Nel 1929 l'Azienda di Soggiorno ravvisò la necessità, per lo sviluppo preso dal movimento turistico e per il dovere di incrementarlo, di assumere un funzionario che avesse buona conoscenza del ramo e come allora persone sufficientemente esperte in tale settore mancavano o erano rare, così pose l'occhio sul sig. Montanari Valfredo, che aveva assolto e assolveva mansioni del genere nei Comuni di Salsomaggiore e Riccione. Il Sig. Montanari, che ricopriva posto d'organico a Riccione, fece presente, -interpellatoche non avrebbe potuto lasciare un posto nel quale aveva acquisito la stabilità per assumerne altro ove tale stabilità non poteva essergli assicurata e ove avrebbe anche perduto i rilasci fatti e i benefici connessi ai fini della futura pensione. È noto infatti che» il Regio Decreto 12 agosto 1927 n. 1615 «esclude il diritto alla stabilità per il personale dipendente dalle Aziende di Soggiorno. Fu così che tra Comune e Azienda intervenne un accordo pel quale il Comune avrebbe disposto la creazione nella pianta organica del Comune del posto di Capo dei servizi di propaganda e pubblicità turistici, con grado e trattamento giuridico ed economico pari a Capo Sezione e con patto che il titolare avrebbe prestato servizio presso l'Azienda e l'Azienda avrebbe rimborsato al Comune la relativa spesa. […] Ora accadde che l'Amministrazione dell'Azienda, nel 1938, in seguito a divergenze e a circostanze che non è qui luogo di ricordare ritenesse di sostituire il titolare del posto, Sig. Montanari, in possesso della stabilità per essere stato nominato in ruolo nel 1930, e di assumere alle inerenti funzioni altro impiegato, che fu poi il Cav. Uff. Camillo Dupré […]». [Lettera della Segreteria generale del Comune di Rimini al Prefetto di Forlì, 23 febbraio 1943.] Nel 1938, secondo la citata Lettera del Sindaco di Rimini al Commissario dell'Azienda di Soggiorno, del 30 ottobre 1949, «il Podestà del tempo, per motivi particolari indipendenti dal funzionario, volle distaccarlo dall'Azienda, che restò affidata ad altro dirigente che si volle allora favorire». Podestà e Presidente dell'Azienda era il conte Guido Mattioli Belmonte, fascista del 1920, che nel 1939 sarà nominato Presidente dell'Ente Nazionale Incremento Industrie Turistiche. Il Podestà con Delibera del 30 aprile 1938 destina Montanari «in servizio permanente» alla Divisione Servizi Culturali del

Comune. L'Azienda, «con deliberazione 12 maggio 1938 […] assumeva di conservare permanentemente a proprio carico la spesa inerente al trattamento economico spettante» a Montanari, «nella considerazione che la di lui opera nel diverso ufficio verrebbe esplicata in servizio avente un diretto interesse turistico». [Delibera podestarile, 6 dicembre 1938.] Con lettera del 13 maggio 1938, Montanari viene nominato Vice Bibliotecario Capo Sezione presso tale Divisione (Biblioteca, Pinacoteca, Museo), con effetto dal 15 maggio. In data 6 dicembre 1938, il Podestà sopprime il posto di Capo Sezione all'Ufficio Propaganda dell'Azienda di Soggiorno, e crea quello di Capo Sezione alla Divisione Servizi culturali, con la qualifica di Vice Conservatore delle raccolte d'arte del Comune, [«e con funzioni anche di carattere turistico», si legge nella Delibera del 16 ottobre 1939, di cui si dirà tra poco]. Il posto viene assegnato a Montanari. «Poiché successivamente, il Capo Sezione Montanari richiese di essere adibito a mansioni più attinenti ai servizi turistici, così provvedevasi: a) con deliberazione podestarile 16/X/1939 […] a sopprimere il posto di Capo Sezione nella Divisione Servizi culturali e a crearne altro colla qualifica di “Sezione turistica” presso la Segreteria Generale del Comune; b) deliberazione podestarile di pari data […] colla quale destinavasi al nuovo posto il Sig. Montanari.» [Lettera citata, 23 febbraio 1943.] La spiegazione dei fatti, presente nella Lettera, è diversa da quella contenuta nella citata Delibera del 16 ottobre 1939, dove si legge che era nel frattempo «rientrato […] in servizio il funzionario capo ufficio che coadiuva il Direttore degli Istituti culturali, dopo oltre 30 mesi di assenza per volontariato nella guerra di Spagna». Tale guerra si era conclusa il 28 marzo 1939. La nomina di Montanari a Capo dell'Ufficio Turistico del Comune è del 20 giugno 1939, con effetto dal 1° luglio. La Delibera podestarile relativa è invece del 16 ottobre 1939. Tra le numerose funzioni previste per tale incarico, alla lettera «L» si prevede pure il «servizio sfollamento in caso di guerra». La Delibera ha effetto dal 1° ottobre 1939. Michele Campana scrive il 28 febbraio 1940 a Montanari: «Caro Montanari, oggi ho parlato della vostra situazione di funzionario del Comune col comm. Beltrami, segretario generale, presente l'avv. Aldo Jorio. Egli mi ha assicurato che voi sarete reintegrato nell'Ufficio Propaganda, Pubblicità dell'Azienda di Soggiorno di Rimini, appena tale ufficio sarà lasciato dal camerata Camillo Dupré. Tale dichiarazione mi è stata confermata dal Commissario Prefettizio prof. avv. Bianchini Eugenio. Sono autorizzato a comunicarvi tale promessa e rendermi garante di essa. Vi saluto».

«Scoppiata la guerra e date le vaste proporzioni assunte dai servizi militari, tenuto conto anche della flessione delle attività turistiche, [il Podestà] comandava il sig. Montanari a dirigere la Sezione Leva e Servizi militari, restando inquadrato organicamente nella Sezione “Servizi Turistici”: provvedimento giustificato dalla situazione contingente e dalla maggiore importanza del nuovo ramo rispetto a quello turistico, che, in verità, fino dalla costituzione della Sezione turistica, comportava lavoro da non utilizzare a pieno l'attività del funzionario». [Lettera citata della Segreteria generale del Comune di Rimini al Prefetto di Forlì, 23 febbraio 1943.] La nomina a Capo Sezione della Divisione Demografica come Capo degli Uffici Leva e Servizi Militari e Stato Civile, è del 1° aprile 1940. Nel «periodo immediatamente successivo alla liberazione», si legge in una Delibera comunale del 5 agosto 1948, Montanari è Capo Divisione Reggente della Divisione Demografica, in sostituzione del titolare allontanato per procedimento di epurazione. La Giunta comunale il 6 giugno 1946, essendo Sindaco il dott. Arturo Clari, esprime all'assessore Gomberto Bordoni «il proprio plauso», estendendolo «ai funzionari che hanno dato opera diligente, intelligente, attiva durante il lavoro preparatorio e nel periodo delle elezioni». Tra questi funzionari, viene citato il «Capo divisione reggente sig. Montanari Valfredo». «Alla fine dell'anno 1947», scrive in una Lettera al Sindaco del 29 aprile 1949, l'Assessore alla Divisione Demografica Giovanni Battista Ricci, «alcuni componenti il Comitato d'Amministrazione dell'Azienda Autonoma di Soggiorno invitarono il Montanari a presentare domanda […] per essere trasferito o comandato a prestare servizio presso l'Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno». L'Assessore alla Divisione Demografica del tempo, cav. Natale Nicolò aveva voluto che «il Montanari fosse lasciato in servizio nella Divisione Demografica sino a dopo le elezioni politiche del 18 aprile 1948, pel fatto ch'egli era considerato utile» nel posto occupato. Dichiara Ricci che gli consta «con certezza che il ritorno del Montanari all'Ente menzionato non è sgradito, ad esempio, alla categoria albergatori, più vivamente interessata all'industria turistica balneare». Nella stessa Lettera del 29 aprile 1949, l'Assessore anticipa le osservazioni del Vice Prefetto ispettore comm. Ferrara, sulla posizione giuridica di Montanari, poi espresse in una Relazione ispettiva sul personale redatta dalla Prefettura il 12 maggio 1949, ove si rileva che, non avendo Montanari patente di

Segretario comunale, non poteva reggere la Divisione Demografica, e che pertanto doveva essere destinato ad altro posto vacante o trasferito all'Azienda di Soggiorno. Il 13 luglio 1949 Montanari chiede all'Assessore Ricci «il più cortese sollecito esame» della propria posizione giuridica, imposto dall'intervento ispettivo. Nel frattempo l'Azienda di Soggiorno sollecita la restituzione del funzionario, «in vista della urgenza di sviluppare su larga e efficiente tecnicità il lavoro di propaganda turistica, nel quale il medesimo ha esperienza di primo piano». [Delibera comunale, 29 aprile 1950.] Nella citata Lettera del Sindaco di Rimini al Commissario dell'Azienda di Soggiorno, del 30 ottobre 1949, si legge ancora che «costante volontà» di Montanari «fu quella di rientrare al posto d'origine, dal quale innaturalmente era stato distolto e al quale conferivano diritto i patti costitutivi del posto di ruolo in Comune e quelli di nomina. Così egli ha ora reiterato a questa Amministrazione premure che tale istanza venga in prossimo avvenire accolta». Negli Atti personali di Montanari si trovano testimonianze di questa «istanza»: il 20 novembre 1947 chiede al Sindaco «di essere comandato a prestare servizio presso la Direzione dell'Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo di Rimini, desiderando ottenere la restituzione delle funzioni originarie, affidategli in seguito a pubblico concorso». Il 17 maggio 1948 Montanari scrive all'Assessore Nicolò: «[…] la mia richiesta di trasferimento […] sollecitata […] da taluni componenti il Consiglio d'Amministrazione dell'Azienda e da rappresentanti dell'industria alberghiera, fu lasciata in sospeso» in vista delle elezioni del 18 aprile. Svolte tali elezioni, e in previsione del fatto che l'Azienda sta per nominare il proprio Direttore, Montanari chiede a Nicolò di intervenire «ai fini dell'accoglimento» della propria domanda di trasferimento all'Azienda. A Montanari l'Azienda non ha comunicato che, il 2 gennaio 1948, il proprio Comitato d'Amministrazione ha esaminato la domanda di trasferimento di Montanari all'Azienda, respingendola. Soltanto il 19 febbraio 1949 il Presidente dell'Azienda, Gino Pagliarani (pci), comunica a Montanari la notizia sulla Delibera del 2 gennaio 1948, con una lettera che ha questo curioso 'incipit': «Mi viene riferito ch'ella lamenta di essersi rivolta all'Azienda con domande di varia natura e che delle medesime il Comitato non ne sarebbe stato edotto […]». Montanari risponde a Pagliarani l'8 marzo 1949: «La mia domanda, per la verità, non trasse origine da mia iniziativa personale; io fui più volte sollecitato a produrla, mentre ebbi preventiva assicurazione di accoglimento». Pagliarani risponde

il 10 marzo: «L'Azienda ha dato riferimento del suo operato all'Amministrazione Comunale la quale era l'unica competente a rispondere a lei». Qualche giorno dopo, Pagliarani è sostituito da un Commissario prefettizio. Al quale si rivolge Montanari il 14 aprile 1949, dopo un colloquio del mese precedente, per essere reintegrato nell'Azienda. Il 29 aprile 1949, come si è visto, l'assessore Ricci spiega al Sindaco che, dopo i rilievi dell'ispezione prefettizia, la posizione di Montanari va risolta: «o assegnare il Montanari ad un posto di ruolo del Municipio o promuovere il trasferimento di lui» all'Azienda. In questo senso il Sindaco [Ceccaroni] opera con la stessa Lettera del 30 ottobre 1949, diretta al Commissario dell'Azienda, Comm. G. Zingale, sottolineando che Montanari ha una «particolare conoscenza» della propaganda turistica all'estero, «per avere, tra il 1932-1938, compiuto proficui viaggi in Austria, Germania, Svizzera, Francia, Belgio, Olanda e aver instaurato perfette relazioni colle Agenzie di viaggio specialmente svizzero-germaniche con assicurato invio di larghi contingenti di clientela, relazioni tra ospiti e alberghi, ispezioni alle delegazioni balneari, coadiuvazione allo svolgimento di manifestazioni, ecc.». Termina la Lettera: «Io penso che l'attività di un funzionario provetto e lavoratore come il Montanari possa dare vantaggiosi frutti all'Azienda e agevolare altresì i compiti organizzativi del Direttore […]». Una Delibera d'urgenza del 25 gennaio 1950 ordina che dal 1° febbraio Montanari venga restituito alle «normali funzioni di Capo dell'Ufficio Propaganda e Pubblicità» dell'Azienda di Soggiorno. Il Pro Sindaco Lollini scrive a Montanari il 28 gennaio 1950: «In relazione alle premure da lei formulate e al voto espresso dall'Azienda di Soggiorno, pregiomi informarla che la Giunta Municipale, con deliberazione d'urgenza 25 corrente, ha disposto che ella, giusta l'atto costitutivo del posto infrascritto e la di lei deliberazione di nomina, sia restituito alle normali sue funzioni di Capo dell'Ufficio Propaganda e Pubblicità presso l'Azienda predetta, fermo restando il grado da lei ricoperto (caposezione) e il trattamento […]. Nel dargliene comunicazione tengo a manifestare il rincrescimento della Amministrazione nel doversi privare della di lei opera, che essa ha giustamente e particolarmente apprezzato sia in periodo bellico che dopo la Liberazione, quando ella cioè, a fine 1944, assumeva le funzioni del grado superiore (capodivisione ai servizi demografici), disimpegnandole egregiamente fino ad ora».

Il 31 agosto 1950 Montanari è nominato Commendatore dell'Ordine dei Cavalieri della Concordia di Roma. La partecipazione gli viene trasmessa attraverso il Presidente dell'Azienda. Il Comitato di amministrazione dell'Azienda, il 31 gennaio 1956, nomina direttore dell'Ente Adolfo Zonghi, «dipendente dal Ministero degli Esteri con compiti altresì presso il Governo Libico ai fini della propaganda turistica della Libia» [Delibera Azienda]. Il posto non è previsto dall'organico dell'Ente. Inoltre, scrive Montanari [Atti personali], Zonghi è sprovvisto del titolo di studio richiesto per il grado VI, corrispondente alla funzione di Direttore, e «non risponde a verità […] che […] lo stesso Zonghi sia dipendente dal Ministero degli Esteri». È stato imposto da Pietro Romani, Commissario per il Turismo (esistente allora presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri). L'on. Romani era cognato dell'on. Alcide De Gasperi. Presidente dell'Azienda è l'ing. Nicola Palloni, figlio dell'ex podestà Pietro. Il 2 luglio 1956 mattina, l'ufficio di Montanari è 'visitato' dal Comandante del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza e da un suo dipendente, che ispezionano i carteggi di Montanari. Quelli «concernenti le spese di propaganda e pubblicità», sono considerati «da consultare», raccolti e portati nell'Ufficio di Segreteria dell'Azienda. [Lettera di Montanari al Presidente dell'Azienda, 3 luglio 1956.] Montanari più tardi verrà a sapere dallo stesso Comandante che a carico di Montanari medesimo erano state ordinate alla Finanza ben tre indagini fiscali. Lo scopo era quello, evidentemente, di togliersi dai piedi il funzionario. A carico del quale mai nulla risultò. Il 1° gennaio 1957 «La Voce del Lavoratore» (organo delle Acli cittadine), esce con la prima pagina intitolata: «La grande malata di Rimini. Cosa c'è che non va all'Azienda di Soggiorno?». Nell'articolo relativo, si legge che l'Azienda si serve di impiegati comunali. Alcuni impiegati comunali facevano uno “straordinario” all'Azienda, ma non era il caso di Montanari, occupato a tempo pieno nell'Ente. Poi, secondo il foglio delle Acli, le assunzioni all'Azienda non avvenivano per concorso. Montanari era l'unico ad esser stato assunto per concorso. Il 9 aprile 1957 la stessa «Voce» rincara la dose, lamentando tra l'altro che la pubblicità veniva fatta in ritardo con «gravi danni». Contro la gestione dell'Azienda, presieduta dall'ing. Giuseppe Gemmani, si scaglia Nicola Pagliarani sul foglio del pci riminese «Nuova Voce» (7 maggio 1959): «Un Consiglio che amministra alla buona, in famiglia […]. Questa gente ha tenuto fin qui

l'Azienda come un proprio feudo, di cui investire ora questo ora quello sconosciuto». Vittima di questa politica feudale è Montanari, cacciato dall'Azienda nel giugno 1959, senza neanche poter ritirare le proprie carte e medicine conservate nell'armadietto dell'ufficio posto nella palazzina Milano. L'Azienda (dc) dispone. Il Sindaco (pci) obbedisce. È quello stesso Sindaco Ceccaroni che nella Lettera del 30 ottobre 1949, diretta al Commissario dell'Azienda, aveva scritto: «Io penso che l'attività di un funzionario provetto e lavoratore come il Montanari possa dare vantaggiosi frutti all'Azienda». (A proposito di feudalità. Il 22 novembre 1957, l'Associazione dei Confratelli decorati dalla Real Casa Normanna d'Altavilla propone a Montanari il conferimento del titolo di Grand'Ufficiale dell'Ordine di San Giorgio d'Antiochia. La cartolina di adesione è rimasta negli Atti personali di Montanari, inevasa.) Il 26 maggio 1959 il Segretario Generale del Comune scrive a Montanari: «La prego favorire nel mio Ufficio il giorno 29 c. m. ore 11, per comunicazioni che la riguardano». In quel colloquio, il Segretario comunale dice a Montanari «di avere ricevuto l'incarico di comunicargli che l'Azienda non ha più bisogno della sua opera», e che pertanto è stato disposto il suo rientro in Comune, dove peraltro non è disponibile alcun posto per un Capo Sezione qual è Montanari. Il Segretario del Comune aggiunge essere inutile ogni azione di tutela da parte di Montanari, in quanto «la Prefettura è già d'accordo» [Atti personali]. Viene allontanato l'unico funzionario di ruolo dell'Azienda, per lasciare spazio ai protetti di partito. Il 10 giugno 1959 l'Azienda di Soggiorno dispone la cessazione dal servizio di Montanari che «a far luogo» [sic, anziché «a fare tempo»] dal 16 giugno deve assumere le funzioni di Capo Ufficio allo Stato Civile. L'Amministrazione dell'Azienda, scrive a Montanari, «si sente in dovere di riconoscere alla S. V. Ill.ma la preziosa collaborazione prestata, dandole atto della capacità e competenza con la quale ha sempre adempiuto alle funzioni affidatele, riconoscendo, altresì, la passione e la dedizione che ha sempre voluto dimostrare nell'espletamento dei vari incarichi». Infine l'Amministrazione, scrive l'Azienda, «ha sempre saputo riconoscere ed apprezzare la capacità ed intelligenza del proprio funzionario». La Giunta comunale destina il 15 giugno il 'nuovo' impiegato Montanari allo Stato Civile, con funzioni di Capo Ufficio.

«Nel giugno scorso, i fanfaniani che hanno assunto la direzione amministrativa dell'Azienda di Soggiorno di Rimini, mi cacciarono dall'Azienda stessa e mi fecero rientrare in Comune. La forma usata nei miei riguardi, fu assolutamente incivile e violenta. In ventiquattr'ore dovetti andarmene». [Lettera di Montanari a Carlo Alberto Cappelli, editore in Bologna, 31 dicembre 1959. Cappelli è il dimenticato organizzatore delle prime edizioni della Sagra Musicale al Tempio Malatestiano.] Dal 15 febbraio 1960, Montanari viene trasferito presso la Divisione Servizi Culturali con mansioni di Capo Sezione-Aiuto Direttore-Ordinatore [Lettera del Sindaco, 13 febbraio 1960]. Con Delibera del 23 maggio 1960 n. 954, Montanari (su sua richiesta), viene collocato a riposo a partire dal 1° giugno. Il 21 aprile 1962 l'Azienda di Soggiorno di Riccione consegna a Montanari una medaglia a ricordo dell'attività di «Amministratore dell'Azienda» stessa, «offerta a quanti si rendono benemeriti della nostra Stazione turistica». Valfredo Montanari muore a Rimini il 14 novembre 1974.

Attestati
1934. A Montanari Valfredo, Capo Ufficio Propaganda. «Rimini, lì 17 gennaio 1934. Presa visione della sua data 12 corrente le comunico […] per il viaggio compiuto in Svizzera nel dicembre scorso […] il mio soddisfacimento per l'opera svolta e la mia particolare considerazione. Il Podestà-Presidente Mattioli.» 1944. A Montanari Valfredo, Sezione Leva e Servizi Militari. «Rimini, li 2 agosto 1944 XXII […] prendo atto che Voi non usufruite e non intendete usufruire del turno di servizio con l'altro Capo Sezione della Divisione Demografica. Di questo vostro senso del dovere mi compiaccio con Voi. Il Commissario Straordinario Ugo Ughi.» 1945. A Montanari Valfredo, V. Capo Divisione Servizi Demografici e Statistici. «Ho appreso con compiacimento la comunicazione fattale dalla F. S. S. [Field Security Service, Servizi di sicurezza militare dell'Esercito inglese] di Rimini in merito al servizio rilascio carte d'identità. All'elogio di quell'Ufficio aggiungo quello di quest'Amministrazione per lei e per il personale tutto addetto al ramo. Il Sindaco Arturo Clari» [11 aprile 1945]. 1948. «Al Sindaco di Rimini. Quale Presidente della Prima Sottocommissione Elettorale del Mandamento di Rimini mi pregio segnalarle l'opera che il sig. Montanari Valfredo ha svolto nella sua funzione di Segretario della suddetta Commissione. In tale funzione egli ha rivelato doti di particolare diligenza, ottima conoscenza delle leggi elettorali, grande assiduità e cura nel delicato lavoro, intelligenza, equilibrio ed equanimità. Nell'assolvere a questo, che ritengo un mio preciso dovere verso chi tanto efficacemente ha collaborato con me, confortando anche con la sua esperienza le mie manchevolezze e con la sua assiduità la scarsezza del tempo a mia disposizione, la prego di gradire i sensi del mio ossequio. Avv. Gino Beraudi, Rimini 3 giugno 1948». Il Sindaco, nel trasmettere a Montanari copia della lettera dell'avv. Beraudi, aggiungeva il 30 giugno: «L'apprezzamento del Presidente della Commissione Elettorale vuole essere un tributo di elogio per il lavoro che ella ha svolto con spirito di abnegazione e condotto con quella competenza che la distinguono, per cui desidero associarmi, dandole atto del particolare compiacimento di questa Amministrazione».

1948. Al Sindaco di Rimini. «[…] Il Sig. Montanari è un Funzionario che vive del solo stipendio e le sue condizioni finanziarie non sono floride e ciò dimostra la serietà e l'onestà dell'uomo che dedica tutto se stesso all'Ufficio ed alla sua famiglia. […] Natale Nicolò, Assessore» [18 luglio 1948]. 1958. «Egregio Commendatore Valfredo Montanari, desidero esprimerle, a nome del Comitato organizzatore e mio personale, il più vivo ringraziamento per la competente ed operosa attività da lei esplicata per la miglior riuscita delle manifestazioni predisposte in onore dei partecipanti alla “Conferenza per gli orari invernali 1958-1959”. Il suo valido contributo è stato veramente determinante ed io le esprimo, unitamente ai miei saluti più cordiali, tutta la mia gratitudine». Evaristo Zambelli, Presidente della Camera di Commercio di Forlì [16 luglio 1958]. 1962. «Egregio Commendatore, il “Notiziario ANIT” del 3 u. s. reca una sua corrispondenza sul turismo inglese a Rimini; corrispondenza che, come tutti i suoi articoli precedenti, ho letto con piacere. Per noi tutti riminesi, è molto importante che sulla stampa si parli di frequente della nostra Riviera. Le sono pertanto molto grato della sua costante collaborazione. Il Presidente dell'Azienda Autonoma e Soggiorno, dott. ing. Luciano Gorini.» [10 marzo 1962] 1962. «Gentilissimo Commendatore, ho letto con molto interesse la sua recensione apparsa su “Il Corso” e desidero, innanzitutto, esprimerle tutta la mia personale riconoscenza per le benevole, affettuose espressioni che lei ha voluto avere nei miei confronti e per la valutazione positiva fatta nei confronti del mio lavoro. Ma sono particolarmente lusingato dal fatto che l'apprezzamento viene da lei, che, nel settore della produzione creativa e della competenza turistica, in Romagna è stato un precursore ed è, oggi, ancora un pilastro. Grazie anche per la sensibilità da lei dimostrata nell'inquadrare la fisionomia della guida turistica in generale e quella del mio volume in particolare. Suo Marcello Caminiti», Direttore dell'Ente provinciale per il turismo di Forlì. [5 luglio 1967] 1963. Il prof. Augusto Vasina nel saggio intitolato «Riccione nel Medioevo» («Studi Romagnoli», vol. XIV, p. 345), segnala tra «i pochi studi che presentano una qualche utilità» un lavoro di V. Montanari, «La spiaggia di Riccione in una luce di storia», apparso in «Ospitalità italiana», II (1927), 5, pp. 69-71. (Delle parole del prof. Vasina sono venuto a conoscenza dopo la morte di mio padre.)

1964. «Carissimo Montanari, le sono grato per aver accettato di collaborare alla diffusione del mio nuovo romanzo e più ancora la ringrazio per le espressioni di amicizia e di benevolenza a me rivolte, del resto pienamente ricambiate. […] Suo Luigi Pasquini.» [15 luglio 1964. Si trattava del romanzo «La professoressa», edito da Cappelli.] Montanari aveva curato anche la diffusione e la vendita di un'opera di Nevio Matteini, «Romagna», apparsa sempre per i tipi di Cappelli, nel 1963. Nel 1988, lo stesso Matteini mi donava una copia del suo ultimo libro, «La Repubblica di San Marino nella storia e nell'arte», con una dedica in cui tra l'altro scriveva: «[…] anche nel ricordo luminoso di suo Padre».

Perle
Dopoguerra. I ‘nuovi arrivati’ nella Pubblica Amministrazione vogliono cacciare anche Montanari, quale ex fascista. «Che cosa debbo dar da mangiare a mia moglie e a mio figlio?», chiede Montanari. Risposta: «L'erba ai fossi». Lettera del 5 aprile 1956 di Montanari al Presidente dell'Azienda ing. Nicola Palloni: «Mi è doveroso comunicare […] che l'accompagnatore del gruppo di turisti germanici, mandati a Rimini dalla Compagnia di Viaggi “Scharnow” di Hannover, in occasione della ricorrenza delle feste pasquali, ha lamentato, a nome dei propri turisti, che Rimini non offre, in questo periodo di tempo, una preparazione adeguata per il soggiorno di ospiti stranieri. In particolare è stata posta in rilievo la mancanza di illuminazione sul Lungomare e la mancanza di negozi aperti nella zona centrale di Rimini-marina. Mi sono dato premura di giustificare le deficienze lamentate. In ogni modo non sarà inopportuno, per l'anno venturo, considerare anche i rilievi di cui sopra». Il Presidente Palloni restituì al mittente la lettera, annotandovi con penna rossa la ‘correzione’ allo scolaretto discolo: «Si prega di riferire a voce, per evitare perdite di tempo del funzionario e della dattilografa». Lettera di Montanari al Presidente dell'Azienda, del 5 dicembre 1957: «[…] mi pregio rimetterle copia della deliberazione adottata il 5 novembre 1957 dal Comitato di Amministrazione dell'Azienda, riguardante il compenso accordato ad alcuni giornalisti locali, in merito alla collaborazione da essi accordata all'Azienda. Desidero, inoltre, confermare che la concessione di tale compenso è divenuta ormai tradizionale […]. Gli interessati gradirebbero che l'entità del contributo “una tantum”, fosse aumentata. Il capo della redazione riminese de “Il Resto del Carlino” Sig. Prof. Amedeo Montemaggi, ricusò, l'anno scorso, il contributo medesimo, a causa della lieve misura di esso». Articolo [senza firma] da «Il Dovere, Settimanale Repubblicano» di Rimini del 2 gennaio 1960, intitolato: «L'Azienda Autonoma di Soggiorno è un'“Azienda Municipalizzata”»: «[…] il presidente dell'Azienda, […] è stato posto dinanzi ad una precisa alternativa: se intende rimanere consigliere comunale, deve rassegnare le dimissioni da Presidente dell'Azienda; se intende, invece, rimanere Presidente dell'Azienda deve rassegnare le dimissioni da consigliere comunale. La sua posizione personale è, poi, aggravata dal fatto ch'egli percepisce un assegno men-

sile». Il 3 gennaio 1960, su «La Voce Repubblicana» esce lo stesso articolo, con questo sottotitolo: «Il regalo […] all'amministrazione socialcomunista riminese». Precedenti polemiche giornalistiche: il 20 giugno 1952 «Il ponte, numero unico per la città di Rimini» intitolava: «Sulla Riviera di Rimini il mare è in burrasca per la guerra dichiarata dal Comune all'Azienda». Il 15 agosto 1954 «Il ponte, numero speciale per la città di Rimini» riferiva ampiamente delle manovre della maggioranza ‘rossa’ contro il Presidente dell'Azienda, comandante Alessandro Cecchi, liberale, in Consiglio comunale.

«Sino al 25 luglio 1943…»
«Rimini, 8 gennaio 1945. Alla Segreteria del Comitato di Liberazione Nazionale, Rimini. In relazione all'invito rivoltomi dal signor Bordoni Gomberto, assessore del Municipio di Rimini, mi è gradito segnalare quanto segue, nei riguardi della mia posizione politico-impiegatizia: - Montanari Valfredo, figlio di fu Antonio e della fu Zaccarini Ida, nato a Forlimpopoli il 5 marzo 1901, residente e domiciliato in Rimini dal 10 febbraio 1930, funzionario di questo Comune, attualmente Capo della Sezione Stato Civile, Leva e Servizi Militari, coniugato e con 1 figlio, provvisto di licenza di Scuola Magistrale. - Inscritto all'ex Partito Nazionale Fascista dall'11 novembre 1925 (Fascio di Riccione, dove io mi trovavo dipendente del Comune, quale Capo Ufficio di Stato Civile e direttore dell'Ufficio Guida per l'industria balneare di quella stazione climatica). - Sino al 25 luglio 1943 appartenni al partito anzidetto; da tale epoca, a tutt'oggi, non ho più militato in alcun altro partito politico. - Nell'ambito dell'ex partito fascista non svolsi mai particolare, interessante attività, poiché vi rimasi sempre come un modestissimo gregario. Partecipai, naturalmente, alle manifestazioni per le quali era obbligatorio l'intervento. È noto, inoltre, che, ai fini del mantenimento dell'impiego, era richiesto il requisito dell'iscrizione al partito nazionale fascista. - L'appartenenza all'ex partito fascista, non significa, a priori, che, nei miei confronti, si verifichi senz'altro uno dei casi previsti dalla legge in vigore, concernente l'epurazione, il cui concetto migliore consiglia una discriminazione severa e razionale, rispondente allo spirito che la informa. Se si esamina, infatti, il testo della legge e se si assumono notizie precise e veritiere sulla mia condotta politica, emerge chiaramente che non mi si può imputare alcuna della cause stabilite dalla legge in questione. Il conforto che mi deriva, in proposito, dalla mia coscienza, e la sicurezza di una serena disamina da parte di codesto Comitato, mi rendono ancor più tranquillo. La condizione di appartenenza all'ex p.n.f. può indurre, certamente, a riflettere ch'io pure abbia seguito fedelmente e con piena fiducia le direttive di allora; ciò non vuol dire, tuttavia, che mi si possano attribuire colpe rigorosamente attinenti alle cause fissate dalla legge per l'epurazione, allo scopo di promuovere un provvedimento regolare, perché manca

il concorso di fatti, diretto e indiretto, volontario o involontario, atto a determinare le cause medesime. Né la mancata adesione ad uno dei Partiti politici che vivono ed agiscono, oggi, nell'Italia Liberata, può e deve influire nell'emettere un giudizio qualunque nei miei rispetti. Se il cittadino è libero di scegliere il partito che più dimostra la realizzazione di una idea personale, egli è altrettanto libero di non iscriversi a nessun partito. Ne conseguirebbe, però, un'intenzione arbitraria da parte di chi pretendesse considerarmi, oggi, un fascista. Se avevo la volontà di restare fascista, mi sarei ricongiunto alla seconda edizione del partito fascista e mi sarei assunto tutto l'onore della decisione. L'apoliticità, insomma, non può essere una colpa. È importante, intanto, nei riguardi di un pubblico funzionario, ch'egli segua le direttive dell'Amministrazione dalla quale dipende e serva il pubblico nelle sue esigenze complete. Non ebbi mai, come risulta dalla scheda personale, incarico di svolgere propaganda fascista; ogni eventuale accusa in merito è assolutamente priva di fondamento. Anch'io posso aver discusso, a simiglianza di tutti gli altri, argomenti politici che, soprattutto, erano animati dal desiderio di essere un buon Italiano. Un buon Italiano semplicemente poteva esserlo un cittadino che aveva tre fratelli alle armi, due prigionieri di guerra e l'altro disperso, che viveva, per ciò, con trepidazione ed angoscia il tempo della guerra. D'altra parte, quando si parla di propaganda, bisogna rilevare esattamente il valore di questa parola. Quella che può essere stata l'opinione di un cittadino non assurge a forma di propaganda, allorché non si ha alcuna missione da compiere, non si ha alcuna finalità da raggiungere. Io non dovevo avviarmi alla carriera politica. Ecco, quindi, perché decade ogni motivo di accusa eventuale. Nel rispetto politico, pertanto, la mia persona non ebbe, in nessun momento, posizione di primo e secondo piano, non ebbe caratteri, né costanti né saltuari, di speciale rilievo, poiché predominò in ogni tempo la condizione di inscritto, non fornito di cariche e di incarichi, demandati dall'ambiente politico e dalla direzione politica. Che, inoltre, io non abbia avuta una personalità politica, lo comproveranno i fatti di cui dirò in appresso, circa la posizione impiegatizia. Nell'anno 1927 fui nominato Capo Manipolo dell'O.N.B.; negli ultimi anni non detti attività di sorta, poiché, tra l'altro, ero occupatissimo per l'impiego. Durante la permanenza nel Ruolo Ufficiali dell'O.N.B. e, dopo, della G.I.L., la mia attività fu limitata alla sola presenza settimanale e al compito di prendere parte, con i giovani organizzati, alle manifestazioni dell'istituzione e del partito. Aggiungo, anzi, che fui richiamato talune volte, a Riccione e a Rimini, per opera del Comitato Provinciale dell'O.N.B., a cagione della scarsa attività prestata (in un

determinato tempo fui designato “un peso morto”). L'O.N.B., infine, aveva una finalità ginnico-militare e non esclusivamente politica. La posizione politica, in rapporto a quella impiegatizia, va vista sotto un aspetto singolare: è risaputo che, in periodo di guerra, un ufficio Municipale di Leva Militare accresce d'importanza, oltre che di attività. La importanza medesima comporta una mansione delicata per il funzionario direttivo. Specie nell'attuale guerra, a cagione delle vicende verificatesi, l'Ufficio al quale fui preposto ebbe fasi alterne di ordine veramente delicato. Il controllo a cui era sottoposto l'Ufficio non consentiva atteggiamenti personali indipendenti e di parte. La massa popolare che affluiva all'Ufficio veniva, in ogni modo, trattata con le circostanze più favorevoli. Io stesso mi preoccupai di mantenere, specie in materia assistenziale, un equilibrio ragionevole. A un funzionario che abbia compiuto il suo dovere nell'interesse del pubblico e dei servizi affidatigli, l'onere della responsabilità, in dipendenza del regime politico dominante, va soggetto, naturalmente, a un apprezzamento equo e umano. Non si può, per esempio, addebitare la responsabilità intera al funzionario, senza commettere un errore di valutazione. L'individuo sta sempre di fronte a un grande tribunale: la società, intesa nelle sue manifestazioni di giustizia umana, morale e politica. Egli porta alla società il bene e il male. I rivolgimenti politici chiamano gli uomini nuovi a giudicare il male recato dagli altri. Io prego di voler prendere atto nella sua sincerità integrale, della seguente mia dichiarazione: “Qualunque venga considerata la mia posizione durante il ventennio fascista, sia ben chiaro che io non feci del male a nessuno”. Il 10 febbraio 1930 fui chiamato, in seguito a pubblico concorso, a coprire il posto di Capo Ufficio Propaganda, Pubblicità e Servizi Balneari dell'Azienda Autonoma di Soggiorno del Comune di Rimini, parificato al grado di Capo Sezione nella pianta organica del personale. L'esperienza in materia turistica, mi concesse di provvedere a un lavoro di organizzazione vasto e redditizio a vantaggio della valorizzazione turistica di Rimini. Io non debbo, però, enumerare l'attività espletata, poiché codesto Comitato ha modo di apprenderlo da diversa fonte: se i riferimenti saranno esatti, come non ne dubito, particolarmente da parte della Segreteria dell'Azienda Autonoma di Soggiorno, si raggiungeranno prove convincenti. Inevitabili contrasti interni, provocati da interferenze di funzionari gelosi e intolleranti, mirarono a rendermi sgradito all'ambiente comunale e a sminuire la competenza. Desidero ora esporre:

- A seguito di istanza diretta all'Amministrazione Comunale da alcuni funzionari di pari grado, mi fu diminuito lo stipendio, contravvenendo alle norme stabilite dal bandi di concorso. - A causa di falso dichiarato in un riferimento all'Amministrazione dal Ragioniere Generale del Municipio, mi fu applicato il provvedimento disciplinare della censura. - Poiché si tentava di arrivare al mio licenziamento, per assegnare il posto ad altra persona preferita, fui accusato di scarso rendimento e minacciato di procedimento disciplinare; dileguatasi rapidamente l'accusa, fui provocato con altri mezzi. - Una mia richiesta di congedo ordinario della durata di giorni otto, offrì l'occasione all'ex Podestà Mattioli di ordinare che fossi sottoposto a visita medica fiscale, mediante ingiunzione all'Ufficiale Sanitario del Comune di proporre un congedo, per malattia, della durata di mesi tre. Poiché opposi netto rifiuto alla visita, in quanto si trattava di atto illegale, arbitrario e malevolo, rispondente ad analogo intendimento del Podestà Mattioli, il quale violava persino il buon senso, ebbi da questi minaccia di procedimento disciplinare se non gli avessi prodotta la dichiarazione di visita rilasciata dall'Ufficiale Sanitario. - Allo scopo di ritentare il mio licenziamento, il Podestà Mattioli mi mise sotto controllo di un certo Cella Nello, appositamente assunto presso l'Azienda autonoma di Soggiorno. Il Cella dette luogo a vivaci contrasti fra me e l'Amministrazione. Per il solo fatto che il cassetto personale del mio scrittoio [il testo appare incompleto, n.d.r.], si promosse un'inchiesta! - La cattiveria e l'odio personale del Podestà Mattioli continuarono a manifestarsi con uno stillicidio interminabile: si servì nuovamente del Cella per incaricarlo di svolgere la propaganda turistica di Rimini all'estero. In relazione a ciò, per una mia denuncia ai membri dell'Azienda Autonoma di Soggiorno, denuncia che non comportava alcuna infrazione disciplinare, come fu ammesso dalla Commissione d'inchiesta, fui oggetto di altro procedimento disciplinare, imbastito con un cumulo di addebiti pei quali non era possibile né meno produrre le controdeduzioni: si trattava, infatti, di addebiti vaghi, generici e imprecisi. Il procedimento tendeva a cercare il classico “pelo nell'uovo”, alfine di punirmi; avvenuta la conclusione, il Podestà Mattioli, in pendenza di decisione, volle gravare la opera della Commissione Provinciale di Disciplina con intervento personale, offendendomi, muovendomi rimproveri e redarguendomi su quanto ebbi a deporre in sede di procedimento. E poiché non gli fu agevole punirmi, pel fatto che il procedimento doveva essere revocato in ordine a sopravvenuto condono, il Podestà Mattioli esigeva ad ogni costo che avessi lasciato l'Ufficio per la durata di mesi tre. Non essendo riuscito nell'intento, determinò l'interruzione di rapporti diretti e mi mise al fianco il signor Camillo Dupré, designato quale mio successore. Il Dupré, tipico

rappresentante della menzogna, si servì di tutte le arti maligne, pur di insediarsi al mio posto. La questione culminò con il trasferimento d'Ufficio, deliberato nei miei confronti; mentre ancora il provvedimento doveva essere approvato dall'Autorità tutoria, ebbi ordine categorico di lasciare, entro due ore, l'Ufficio. E venni destinato, infatti, alla Biblioteca Gambalunga, in qualità di Vice Bibliotecario. Nacque così lo scandalo Dupré di cui fu parlato a lungo in Rimini. L'imposizione di lasciare l'Ufficio, in contrasto con le disposizioni del Regolamento Organico, dato che io coprivo un posto ottenuto da pubblico concorso, fu caratterizzata dalla violenza e dalla minaccia di decreto di licenziamento immediato. Non soddisfatto di tanto, il Podestà Mattioli mi denunciò all'autorità di Pubblica Sicurezza locale, quale presunto collaboratore di persone che avrebbero complottato contro di lui. Accertata la mia condotta corretta, non ebbi conseguenze di sorta. Dopo di ciò ricevetti la promessa, dietro intervento del Vice Questore di Rimini, ricevetti la promessa, non mai mantenuta, di essere reintegrato nelle funzioni originarie presso l'Azienda di Soggiorno. Dalla Biblioteca Gambalunga fui nuovamente trasferito, il 1° aprile 1940, al posto di Capo Sezione Stato Civile, Leva e Servizi Militari del Municipio, in seguito ai noti incidenti verificatisi all'Ufficio Leva-Reparto Sussidi Militari. Avvenuta l'eliminazione del Podestà Mattioli, il successore di lui, avv. Eugenio Bianchini, negò gli impegni assunti da entrambi per la reintegrazione ripetutamente invocata, cosicché sorsero aspri contrasti. Lo stesso avv. Bianchini per mantenere in impiego il Dupré, rinnovò le minacce di provvedimento disciplinare. A un certo momento intervenne anche il Vice Prefetto Ispettore del Comune per la Provincia di Forlì, tramite il quale ebbi la promessa di reintegrazione nel posto d'origine, oppure la promozione a Capo Divisione. Effettivamente, sono ancora in attesa di ottenere uno dei due benefici. Sono in grado, altresì, di segnalare: a) che dalle Amministrazioni Comunali anzidette fui posto in cattiva luce presso il fascio locale, presso le autorità di Pubblica Sicurezza (che compirono vari accertamenti a mio riguardo); presso gli altri colleghi; b) che non ebbi sempre un trattamento, sotto vari aspetti uguale ad altri funzionari; c) che fui posto in cattiva luce presso le Autorità della Provincia (Prefettura), per cui non metteva conto nemmeno adire la ordinaria giustizia amministrativa; d) che del trattamento usatomi ne profittarono dipendenti comunali;

e) che fui costretto a sostenere da solo una lunga lotta per salvare il mio impiego, vale a dire il mio pane. Non ho voluto intrattenermi in maniera diversa e più dettagliata; io ritengo che i pochi fatti esposti stiano a provare che atti illegali, abusi di autorità e soprusi abbiano costretto la mia persona a sofferenze non lievi. È pure ovvio che se codesta non è considerata la sede competente a giudicare la mai reintegrazione nell'Ufficio della Azienda Autonoma di Soggiorno, potrò, spero, prospettare la questione nell'ambito normale dell'Amministrazione Municipale e dell'Azienda medesima. Codesto Comitato può essere certo della verità esposta. Quanto è più sopra specificato conferma che se avessi avuta una personalità politica, me ne sarei valso. Con ossequio. Valfredo Montanari»

A San Marino
Lettera del Sindaco di Rimini Arturo Clari al prof. Gino Giacomini, Segretario di Stato agli Affari Esteri della Repubblica di San Marino, del 10 febbraio 1946: «Per il riordinamento di codesti servizi di Stato civile posso incaricare il capo sezione del ramo sig. Montanari Valfredo, il quale tuttavia, mancando il capodivisione sospeso per epurazione e un altro caposezione della divisione servizi demografici, regge praticamente l'intera ripartizione e non potrà disporre che di un giorno la settimana, dato anche che sovrintende al ramo elettorale». Il 23 febbraio 1946 il Segretario degli Interni di San Marino, G. Forcellini, scrive ad un suo funzionario, Domenico Fattori, Capo dello Stato Civile: «In esecuzione alla delibera del Congresso di Stato per il riordino di questo Ufficio di Stato Civile, un funzionario del Comune di Rimini, il sig. Valfredo Montanari sarà qui domani nel pomeriggio e si tratterà anche domenica 24 c. m. per avere modo di eseguire un primo esame sulla situazione dell'Ufficio e sui provvedimenti necessari per il suo più regolare funzionamento». Il frutto del lavoro di Montanari è nella riorganizzazione burocratica del Servizio di Stato Civile e nella «Legge sull'ordinamento per lo Stato Civile» promulgata il 12 agosto 1946 e pubblicata nel «Bollettino Ufficiale» della Repubblica il 5 ottobre 1946. Montanari aveva fatto presente la necessità di un Censimento Generale della popolazione che si tenne il 28 settembre 1947, e per il quale venne chiamato a collaborare [Lettera di G. Forcellini, 31 luglio 1947]. Il 21 agosto il Congresso di Stato di San Marino istituisce una «Commissione per dirigere e seguire tutte le operazioni del Censimento Generale della popolazione sammarinese», di cui è chiamato a far parte anche Montanari. «La Scintilla», organo del Partito Comunista Sammarinese [24 agosto 1947] rassicura che il Censimento non ha finalità fiscali. Anche «Il nuovo Titano» (Partito Socialista) rassicura: «Nessuno sospetti che il Censimento abbia uno scopo fiscale» [31 agosto 1947].

Alcuni incarichi
1931. Montanari viene incaricato di assistere il Vice Podestà avv. E. Bianchini, in seno al Comitato del Centro Talassoterapico, istituito il 15 giugno 1931. Il Talassoterapico riminese è il terzo in Italia, dopo quelli di Venezia e di Viareggio. È presieduto dal Chirurgo Primario dell'ospedale cittadino, prof. Luigi Silvestrini. 1934. Dal 3 al 5 settembre 1934 si svolge a Rimini il Primo Concorso Ippico Nazionale. A far parte della Giuria, come segretario, viene chiamato Montanari. Così pure nelle edizioni successive, fino al 1939, l'ultima, che si tiene nei drammatici giorni che vedono l'inizio della seconda guerra mondiale: dal 27 agosto al 3 settembre. 1958. Al Concorso nazionale per un manifesto di propaganda turistica della Riviera di Rimini, indetto dall'Azienda di Soggiorno, funge da segretario Montanari.

In romanzo
1937. «…prendemmo via Cairoli entrammo nella trattoria Roma, dove trovammo altri amici, il cav. Montanari, il cav. Nicolò, il vecchio Bulli, il cav. Curio Lega, Giovannino Rossi. Ci sedemmo nella prima stanza a cantina fra il banco di méscita ed una linea di botti come monumenti. I garzoni saettavano dalla cucina alle altre salette passandoci accanto con gridi e tintinni di bicchieri e di piatti. Attorno agli altri tavoli sedevano e bevevano marinai, facchini, mercanti. Il locale era saturo d'una fragranza di cèfali arrosolati sulla brace con uno zinzino di ginepro. Il sangiovese di Montemaggio metteva una voglia di cantare». [Da «Sotto il sole di Rimini» di Michele Campana, Vallecchi, Firenze agosto 1939, pp. 8-9. Ringrazio per la segnalazione il comm. Giulio Cesare Mengozzi.]

Canzoni al Kursaal, 1936-1937
Il 13 febbraio 1962 Giovanni Bezzi, vice di Amedeo Montemaggi al «Carlino» riminese, pubblicava nella cronaca locale del suo quotidiano, un servizio intitolato: «Sanremo ha “rubato” a Rimini il Festival della canzone italiana», con interviste a Valfredo Montanari ed al maestro Antonio Di Jorio. Si parlava del Festival della canzone italiana (1936-37), da loro organizzato. Di Jorio, noto compositore, aveva anche diretto l'orchestra. «Il Kursaal di Rimini… era un “personaggio”. Aveva una storia, una storia come tutti i “personaggi” che diedero la loro impronta, la loro voce, il loro spirito alla storia di una marina che accolse gente di ogni paese», aveva dichiarato Montanari a Bezzi. Il testo di quell'intervista è stato ripreso nel 1990 da Radio Pescara, nell'VIII puntata di una trasmissione dedicata ad Antonio Di Jorio nel centenario della nascita. Ringrazio la prof. Pasquina Di Jorio per avermi donato copia della trasmissione. Sul Festival riminese ho scritto ne «Il Ponte» della Pasqua 1989 un articolo intitolato «Non eran solo canzonette». Ne riproduco alcune parti. La vicenda di quel Festival è esemplare sotto molti profili. Per la storia del nostro turismo, rappresenta una manifestazione riuscitissima che entusiasmò gli spettatori, tra cui si trovavano numerosi turisti, in una Rimini più che mai al centro dell'attenzione nazionale. Per la storia politica, si presenta come un'occasione italianissima, in cui le idee del tempo traspaiono dai commenti e dalle polemiche. Per la storia del costume, è l'occasione di alcune osservazioni, a proposito dello scenario in cui vengono a contrapporsi le tendenze musicali di quel momento e la cultura ufficiale, in una fase cruciale della vicenda europea. Lo stesso giorno in cui si svolge il Festival riminese, 15 agosto 1936, il Duce arriva a Rimini con donna Rachele per il primo colpo di piccone per i lavori di isolamento dell'Arco di Augusto. Sul «Corriere Padano», alla vigilia del Festival, Michele Campana scrive da Rimini: «Mi dicono che purtroppo il concorso ha rivelato una estrema miseria, tanto nella concezione come nella forma, tanto nel gusto quanto nella tecnica». Campana sembra avere questa idea della musica, che si ricava leggendo il suo articolo: nell'Italia del Duce figlio del fabbro, deve trionfare la

«purissima e perenne fonte del popolo». Quindi, bando a sentimentalismi e banalità, e largo a quella «disposizione spirituale per il bel canto, che è una dote preclara del popolo italiano». Niente motivi stranieri o malinconia napoletana: ma prodotti autarchici ed austeri, da legionario romano, che sappiano contrastare quella parte di pubblico «degenerato nel gusto» che purtroppo si lascia avvincere da melodie carezzevoli, a cui si debbono virilmente contrapporre, secondo la politica militaristica di quegli anni, marce e marcette. Il cronista del '36 non aveva ancora ascoltato l'esecuzione dei motivi, ma parla per sentito dire («Mi dicono che…»), e si sofferma sulla fragilità di certi versi non sufficientemente fascisti in apparenza («Vorrei toccare le tue coscette fresche…»). [Aggiungo qui che qualche nostro contemporaneo, rifacendosi soltanto alle parole di Campana, non ha presentato del Festival la vera immagine: che fu quella di un trionfo come grande manifestazione turistica.]

«Sdraie e poltrone»
«Sdraie e poltrone, 30 anni di turismo» è il titolo di un pezzo che ho scritto su «Il Ponte» del 24 aprile 1988. Ne riporto alcune parti. «Il Comune non ama il turista?» […] Ma quando lo ha mai amato? Il dopoguerra vide una ricostruzione operata solo dai privati. Poi, Palazzo Garampi preferì spesso (se non sempre), le suggestioni della politica, piuttosto che la scelta di validi orientamenti per uno sviluppo economico della città. Si privilegiava una concezione dualistica di Rimini. Lungo la linea della ferrovia, correva lo spartiacque tra la città invernale, quella del Comune, e quella estiva, che doveva essere curata dall'Azienda di Soggiorno. I due enti si guardavano a rispettosa distanza, se non con una punta di diffidenza, accentuata dalle diverse sfere di influenza politica. Alle sinistre, sedute a Palazzo Garampi, si opponevano liberali prima e dicì poi, nella poltrona di Marina Centro. […] Erano gli anni '50, verso la fine: i posti erano pochi, le persone da accontentare molte. I giochetti, gli sgambetti, le disonestà portavano varie targhe. […] Non solo non interessava al Comune il turismo, ma neppure a Roma […]. A Roma premeva sistemare vecchi funzionari delle Colonie, tipici esemplari di quella nomenclatura della burocrazia ministeriale, più portata al sorriso da barzellettiere che non allo studio dei problemi concreti. Turismo allora significava non pensare al turista, ma studiare come sistemare reduci locali dalle carriere diplomatiche percorse durante il fascismo: l'esser stati allora in Germania, garantiva la conoscenza di una lingua importante per il nostro turismo… E la competenza? Suvvia perché essere pignoli? […] Poiché la greppia attira, i concorrenti non mancano mai, compresi vecchi fuori corso universitari, muniti solo di appoggi politici, per la scalata alla dirigenza, mentre i vertici passavano da anziani generali in pensione (quante gliene scrisse contro Giancarlo Fusco [1] sul «Giorno»…), a giovani leoni della politica, dotati di una grinta pari all'impreparazione specifica. Tutti si spacciavano per esperti. A chi interessava il turista? […]
[1] Vedi «Il Giorno» del 2 agosto 1958. Destinatario di questa «Colonna» del celebre scrittore Giancarlo Fusco, era il gen. Del Bianco, presidente dell'Azienda di Soggiorno riminese, il quale si era rifiutato di ricevere l'inviato del quotidiano lombardo. Il testo è riprodotto nel volume a stampa.

Scritti ed articoli
1930
Risultati di una stagione balneare
«La caratteristica saliente della nostra stazione di cura» è «il progresso graduale, sicuro e costante». Il bilancio della stagione si presenta positivo, nonostante il maltempo e la «crisi mondiale»: «Noi crediamo… che la spiaggia di Rimini sia fra le pochissime d'Italia, che non lamentarono diminuzione di ospiti». Anche se i soggiorni sono stati più brevi, «il movimento generale degli ospiti si aggirò su circa 50.000 persone». La nostra industria turistica «possiede aspetti così ampi e così profondi che impongono sforzi, fatiche e sacrifici, alfine di vincere la resistenza costituita dai classici e rituali "quarantacinque giorni" di recente memoria». Nel 1929 l'industria alberghiera «ricevette nuovo incremento con la costruzione di due alberghi modernissimi, il centro balneare fu sistemato con la visione più perfetta del bello; i servizi pubblici toccarono un grado di miglioramento notevole, l'ampliamento della strada panoramica del litorale ne accrebbe le comodità, l'estetica e il decoro; nell'abbellimento dei viali e della aiuole che adornano la zona della marina, fu posta la massima cura; i nuovi impianti di illuminazione elettrica costituiscono un altro titolo di merito». [Riproduzione parziale da «Ariminum» 1930, III, 5, p. 31]

Turismo di Romagna
«Dal cuore della Riviera, la marina di Rimini emerge con l'antico splendore e con la forza del suo progresso. Un certo ordine di classificazione attribuisce alla nostra spiaggia il terzo posto, per importanza turistica e balneare, rispetto alle maggiori stazioni di cura marine italiane. […] Si è creata, ormai, intorno alla Riviera riminese una meravigliosa armonia di consensi, che non v'è proprio motivo di dubitare sullo sviluppo avvenire». [Riproduzione parziale da «Ariminum» 1930, III, 6, p. 20]

Nel 1930, il movimento ospiti fa registrare queste cifre: giugno, italiani 5.372, stranieri 770; luglio, italiani 23.123, stranieri 498; agosto, italiani 17.817, stranieri 199; settembre, italiani 492, stranieri 94. Totale 48.315 «forastieri». [Da «Ariminum» 1930, III, 6, p. 22]. Nel 1934, il totale sarà di 66.231 ospiti, di cui 3.402 stranieri, e 62.829 italiani. La divisione per mesi dà queste cifre: giugno, italiani 3.519, stranieri 620; luglio, italiani 29.281, stranieri 864; agosto, italiani 26.105, stranieri 1.364; settembre, italiani 3.924, stranieri 554. [Da «Rimini» 1934, III, 9-10, pp. 23].

«Il Turismo»
«La stampa nazionale dedicò, recentemente, ampie appassionate trattazioni ai problemi turistici. Autorevoli scrittori, esperti del superbo movimento turistico ne scrutarono i meriti e i difetti, ne analizzarono aspetti e funzioni, invocandone una maggiore ascesa. La più evidente affermazione che l'Italia è un Paese turistico con risorse di alto prestigio, non ebbe soltanto conferma solenne. […] Il turismo abbisogna […] di uomini e di organi preparati. Non è possibile immaginare sviluppi e progressi, se mancano gli animatori. Il principio è inequivocabile: l'industria turistica muove da un piano preordinato di idee e di realtà pratiche, le quali hanno valore di forza cosciente, ricca di elementi che producono nuova vitalità economica e sociale. […] In questo periodo di discreta fortuna per molte stazioni di cura e soggiorno, forse abbiamo vissuto momenti di aspirazioni infinite. […] La Riviera di Rimini si predispone agli avvenimenti con lieto pensiero. Nella sua storia, antica e recente, è scolpito un carattere eminente di sicurezza e di garanzia personale. […] La valorizzazione industriale della Riviera Riminese non è impresa di facile compimento. L'organizzazione soltanto, nei rispetti puramente turistici e industriali, è vastissima: essa abbraccia i servizi pubblici e balneari, si estende agli alberghi e alle pensioni, grandi e piccole, riguarda le ville, non è estranea ai ritrovi degli ospiti, ai festeggiamenti, ai trattenimenti, si approfondisce nell'azione di propaganda, ha necessità di attrarre nel suo ambito i refrattari, i dannosi, concerne -in definitiva- una somma di compiti generali ed elevati. […] Il turismo richiede mentalità suscettibili. Dopo le questioni tecniche, ha peculiare rilievo l'arte dell'ospitalità (così come è chiamata oggi), nel senso più lato dell'espressione, l'assistenza agli ospiti, la loro sistemazione più gradita, l'impegno di offrir loro il soggiorno preferito, che non abbia deficienze o lamentele

nei confronti economici, degli agi, delle comodità, dei ritrovi, dei divertimenti e dei trattenimenti mondani. […] La propaganda alberghiera va studiata con molto buon gusto, e deve accrescere intensamente e deve promuovere fermamente l'anticipazione e il prolungamento della stagione. L'affluenza degli ospiti nelle ville va ragguagliata a un'organizzazione che la contemperi e l'agevoli opportunamente. Gli ospiti delle ville sono a Rimini in numero superiore; è pericoloso quindi ogni atto che diminuisca i risultati finora ottenuti. […] La Riviera di Rimini potrà superare le altre di maggior grido o porsi al loro fianco con notevole orgoglio, se del turismo nazionale comprenderà lo spirito e la saggezza». [«Corriere del Mare», Numero unico, Ferragosto 1930, p. 12]

«Esordio dei “Bagni Marittimi” di Rimini»
«Alle marine italiche si accompagnava felicemente il primo inno di gioia elevato alla natura, presso le rive dolcissime. Le marine della Riviera di Romagna raccontano a vicenda il loro esordio fiorito, vicino o lontano nel tempo, scaturito pure da gentili leggende o da amorevoli passioni. […] I nostri “bagni marittimi”, come volle chiamarli lo storico riminese, il Tonini, attrassero, dopo l'anno 1843, una gente nobile che dedicò i riposi estivi alla serena tranquilla vita sulle arene. […] Lo storico Tonini possedeva un senso di rispetto e di esaltazione per i nostri “bagni marittimi”. Egli scriveva e trattava la storia di Rimini, in un'epoca, appunto, in cui il progresso turistico e balneare era facile astrazione, sebbene i buoni reggitori dei comuni marittimi tendessero al mare come ad un dominio intangibile. Ciò che divenne faticoso sfruttamento economico dei lidi, in quei tempi fu inizio di una funzione generosa, soprattutto. Ed era orgoglio legittimo, ambizione giustissima e misurata, bandire l'efficacia del soggiorno in riva al mare. Bastava, perciò, una casetta e una modesta trattoria, bastava una striscia di arena asciutta e fine, che la gente godeva, tuttavia, la villeggiatura beata. Più tardi l'intelletto profetico avrebbe compiuto le opere del miglioramento, della trasformazione, o meglio della redenzione. Le ville signorili, gli alberghi e le pensioni sarebbero stati eretti con la percezione esatta degli sviluppi immediati e futuri. Il principio dei “bagni marittimi” fu considerato dal Tonini all'istessa stregua di un fatto storico […].» [«Corriere del Mare», Numero unico, 7 settembre 1930, p. 2]

1930 «La città turistica e balneare»
«Un esame critico sulla situazione turistica nazionale è fertile di lusinghieri giudizi intorno a Rimini, città turistica e balneare, noverata fra le poche d'Italia che vivano la loro storia fortunata. Il fenomeno moderno, posto sotto il nome di turismo, non sorprese, ai primi albori della sua vigorosa esistenza, la nostra marina; essa palpitava nella chiarità azzurra, allorquando tale fenomeno, per noi italiani, equivalente a un poderoso movimento mondiale, convinse gli uomini a persistere nelle ragioni di progresso e di sviluppo dei benefici salutari. Le ragioni di progresso si ispirarono, agli inizi, ad una pura e santa poesia, domestica quasi ed intima, che segnò un sereno congiungimento con la spiaggia, di cui si sentì la profonda forza suggestiva, di cui si raccolse la potenza rigeneratrice. Non si può affermare, invero, che il turismo non sia stato mosso da motivi ideali, risonanti nella fresca poesia, fervida tradizione di paese, che la cronologia ha destinato ormai agli annali del folklore. Non è facile negare i primi empiti orgogliosi che spinsero e spronarono a custodire con amore le dovizie della natura. In caso contrario noi dovremmo negare la virtù primigenia che ci dotò di belle e ingenue esaltazioni, purificate nell'origine baldanzosa della nostra spiaggia. Sopraggiunse, quindi, il processo formativo, laborioso e duraturo, non sempre percepito dagli eventi e dagli uomini, di frequente avulso dalle lotte di sistemi e di concetti, più spesso ancora guastato dall'ignavia e dalla grettezza mentale. Ma per la luce della fede che allontanò le tenebre, mentre la gloriosa rinascita della Patria diffondeva alto e solenne un comandamento, l'orizzonte apparve maestoso, vivido di speranze, eterno nella sua configurazione, incomparabile nella sua visione. Da questa rinascita, si può dire, il turismo nazionale si delineò con sostanza di apostolato, si rinnovò nella concezione, principiando lo svolgimento di una attività prodigiosa. Da quest'epoca recente, noi lo dobbiamo ammettere con giustezza assoluta di pensiero, si capì che turismo significava ammirazione ed esaltazione di storia civile e patriottica, contenute in una questione di dignità nazionale. Non fu, invece, alla guisa di certe credenze errate, speculazione di fautori inconsapevoli, dediti a un tipo di industria da trattorie, rovinosa ai fini della auspicata valorizzazione di un luogo di cura e soggiorno. La Città di Rimini assolse al suo compito primordiale con buona analisi selettiva; ma più tardi la saggezza delle opere, create con volontà tenace e con intuito più largo e più produttivo di ri-

sultati, ha costituito la fondamentale missione per la quale oggi la nostra Riviera partecipa alle simpatiche gare di primato. Nelle Province Romagnole la nostra marina ha condizioni di progresso personale inconfondibili; è signora in omaggio alla sua bellezza litoranea che suscita gioconde invidie, è signora perché si distingue da impronte di nobiltà vera. Nei rispetti di altre Riviere, quelle un po' lontane, che pur godono di una fama onorata e incontrastata, non dobbiamo persuaderci a mantenere posizioni di ordine subordinato. È prevedibile che chi è sprovvisto degli elementi necessari alla esatta valutazione, consideri esagerate e chimeriche le nostre osservazioni. Ma gli argomenti più validi aderiscono alla realtà. Alla Riviera di Rimini si è attribuito un carattere dominante nell'Adriatico, di cui la meraviglia del lido, la continuità leggiadra e la ampiezza dolcissima, sono le espressioni più felici. Gli ospiti che frequentano da molti anni la Riviera Riminese ci onorano di simile ambito riconoscimento. Ne consegue, inoltre, che si distrugge con automatica evidenza la falsa e singolare opinione di taluni, che tentano denigrare questa spiaggia deliziosa, accusandole il torto di avere accanto la città. Se la Città di Rimini fosse priva delle attrattive artistiche e storiche che formano oggetto di indagine appassionata culturale, noi potremmo anche essere d'accordo con i melanconici detrattori. Ma è forse sensato diminuire i privilegi della marina e della Città di Rimini, che conobbe una storia eroica, i disegni imperiali di un'età grandiosa quale l'età romana, che mantiene inalterato un retaggio di splendori? E sia benedetta, allora, mille volte la Città di Rimini; ché non sarà tanto distante il tempo in cui si approprieranno alla marina e alla città circostante efficienza turistica virtualmente e strettamente connesse a reciproche possibilità di maggiori sviluppi. *** Nelle stazioni di cura, soggiorno e turismo si riscontrano serie infinite di elementi, utili alle valutazioni positive. Ad esempio, in una stazione balneare i fattori sono molti. È facile soffermarsi a considerazioni superficiali, ed è più agevole naturalmente cadere in errore. Si propagandano, difatti, nelle stazioni di C. S. T. certe manie di giudizio semplicistiche che ci permetteremo di classificare fra le presunzioni intellettuali, beninteso nel riguardo turistico. Si ripete con troppa frequenza e con molta disinvoltura, pari alla mera soddisfazione, da modesti individui faciloni: «È inutile discutere e contraddire, è una bellissima spiaggia e una prediletta località di soggiorno che non ha competitrici». Poi si resta tranquilli e gioiosi. Codesta mania è assai diffusa nelle stazioni di C. S. T., perché sembra che unicamente da essa diparta il programma di valorizzazione. Non si tien conto, invece, richiamando opportunamente il processo formativo delle spiaggie, che le

piccole spiaggie, molte delle quali a stento ricevettero la qualifica ufficiale, ebbero vita per riflesso posteriore delle grandi località balneari; e non già, si badi bene, perché queste abbiano dimostrata insufficienza di metodo e di azione, sibbene per l'ordine progressivo e sistematico del turismo nazionale che tendeva, e tuttora tende, a una valorizzazione integrale del patrimonio naturale della Patria. Le presunzioni denunciate si frappongono senza dubbio alla creazione della coscienza turistica. Noi poggiamo, fortunatamente, su una base più solida e siamo disposti, per primi, a riconoscere gli eventuali difetti della nostra Riviera, convinti che ogni fatto debba corrispondere alla realtà. Rimini non è tormentata da simili confuse enunciazioni; si è venuto maturando, per ciò, uno stato di coscienza completo. La stazione di C. S. T. è adunque considerata in tutti i suoi aspetti: condizioni ricettive, organizzazione urbanistica, miglioramento dei servizi pubblici, manifestazioni di ospitalità, mantenimento ed abbellimento del litorale, incremento dell'industria alberghiera, esecuzione graduale di opere per il maggiore potenziamento, propaganda efficace, abbellimento edilizio ed estetico della Città. Ecco, pertanto, una mole notevole di problemi, in parte risolti, altri prossimi a definizioni, altri studiati nei punti principali; problemi di cui non va trascurata l'importanza, rispetto all'attività degli Enti preposti, e nei rispetti della collaborazione che i cittadini, gli Enti privati e le aziende alberghiere offriranno con uguale sagacia. Un po' di cronaca retrospettiva ci conferma che Rimini non fu mai un “mercato turistico”, ciò è a dire non fece mai del turismo attrazione ad uso di mercato, poiché la caratteristica balneare non servì come tramite di sfruttamento e di speculazione economica portata a tal punto da pensare a contrattazioni inesorabili, a patti rigidi, quasi che un granello di arena fosse mezzo di baratto, o il mare si cedesse ad usura. Né i suoi tesori d'arte antica e moderna venivano racchiusi in deboli immagini fotografiche degli album da poco prezzo, ed offerte con insistenza intollerabile al primo ospite che scendeva a Rimini. Sembra strana questa nostra deplorazione per il “mercato turistico”; ma a coloro che si dichiareranno di parere avverso, noi oseremo avvertire che l'industria balneare e turistica di Rimini fu sempre improntata a un senso proporzionato dei suoi vantaggi, che non si disgiunge da un pregio raro: la tradizione dell'ospitalità. È utile ancora una constatazione: Rimini è posta nel novero delle grandi stazioni balneari italiche e desta molto interesse all'estero. Per il suo carattere di soggiorno elettissimo internazionale, ha dei problemi in tutto uguali a quelli delle grandi spiaggie ricordate. È consigliabile, quindi, scrutare con occhio sicuro entro la verità. Si osservi l'evolversi costante delle nostre marine -quelle che contano vitalità prosperosa da lunghi

anni e non da qualche settimana-, si osservi il continuo accrescimento di progressi delle Riviere straniere, senza assistere con compiacenza. Poi si concluderà che una somma non trascurabile di compiti spettano all'Ente turistico comunale, a cui non può mancare la collaborazione benevola e proficua di coloro che sono interessati nell'industria balneare. L'opera di ognuno, vagliata nei particolari e nel valore, unificata nei propositi, sorretta dalla fede, non si disperderà: i presagi dicono il voto augurale per la sorte avvenire. *** L'assetto imposto recentemente all'Azienda Autonoma di C. S. T. dal Comitato Amministrativo, è conforme agli indirizzi più autorevoli del turismo nazionale. E se a noi piace manifestare con franchezza i risultati di una percezione realistica, sarebbe puerile che alcuno ritenesse temeraria ed audace la funzione che quotidianamente si volge ai princìpi dell'espansione turistica. I criteri di demarcazione stabiliti fra il Municipio e l'Azienda di Cura hanno determinato singole personalità, hanno separate le competenze, rinsaldate le fisionomie, in nome di vantaggi comuni; gli effetti certamente migliori si conseguiranno nel prosieguo di tempo. Non è ammissibile procedere a scatti nervosi, senza ponderare cause e conseguenze, senza seguire le migliori attenzioni, poiché il turismo subisce cambiamenti, si trasforma e si modifica, a tratti brevi o lunghi, sembra a volte descriva parabole discendenti per cui vari reggitori smarriscono il senso della battaglia ininterrotta. Il turismo, per essere fenomeno di espansione, presenta una lotta e una polemica: entrambe si svolgono su un campo d'azione vasto, ricco di ostacoli, con serie difficoltà, di cui è insufficiente scorgere le soluzioni entro limiti circoscritti. Ciò che identifica il tenore di lotta e di polemica non trae forza, però, da futili motivi di campanile: l'opera di valorizzazione va più oltre di quanto si creda. La riviera di Rimini, pertanto, disdegna le schermaglie tenui di chi tenta far deviare la missione; si pone di buon grado, con l'anima esultante, sul così detto “terreno di concorrenza” che poche riviere italiane e molte straniere inaugurano con intensità di lavoro, gagliarda e mirabile opera divulgatrice. Il turismo ha un insieme complesso e complicato, denota un teatro di osservazioni ampie, ha idee piramidali, urta volontieri gli interessi creando contrasti, frustando iniziative, appunto perché non è ristretto a determinate posizioni. I suoi polmoni allargano il respiro nella penisola fiorita, e se le riviere straniere si dispongono a soffocarlo, la fatica riuscirà inane: un solo panorama italico annienta la presunta gloria delle marine senza colore, insidiose, oscure e grigie. La propaganda balneare di Rimini si informa, quindi, ai criteri di valorizzazione, in confronto delle grandi stazioni balneari. A

questo intento le cure più assidue si praticheranno nelle loro alterne vicende. Non si stupisca qualcuno se l'azione di propaganda muove, a volte, da uno stesso punto di partenza: questa necessità tattica ha la sua ragion d'essere. È più razionale, infatti, guadagnare, prima, in considerazione e in reputazione sul medesimo terreno di concorrenza, per poi ascendere verso le mete superiori. Ma l'opera di propaganda coinvolge esperienze e disponibilità multiple: l'ente turistico comunale non può essere isolato. Alle aziende alberghiere è affidata, perciò, una funzione preziosa. Sappiano comprenderla intiera, e soprattutto nei momenti principali. E la funzione si estende anche agli altri esercenti, e ai cittadini. Così l'opera di propaganda sorretta dalla collaborazione di tutti, avrà il conforto originario indispensabile ad ogni impresa. Il trionfo non sarà dei pochi; diverrà patrimonio spirituale di una gente benemerita, devota alla sua marina splendida.» [Riproduzione integrale da «Ariminum» 1930, III, 2, pp. 3336. L'articolo è stato cit. da G. L. Masetti Zannini, «Vita balneare…», nota 89, p. 51,vol. VI, della «Storia di Rimini dal 1800 ai nostri giorni», Ghigi, Rimini 1980]

1931
«La propaganda turistica per la nostra Riviera»
«[…] non è affatto vero che alla stazione di cura sia sufficiente una rinomanza anche la più lusinghiera. Il nome o la fama più onorevoli debbono essere […] destati, richiamati soprattutto, alla mente dei turisti; diversamente la valorizzazione sopraccennata può restare sterile opinione». L'Azienda ha preparato allo scopo «due pubblicazioni -sul tipo di opuscoletto affissi murali, cartellini reclamistici, cartoline illustrate». «I requisiti dei due opuscoli si riassumono così: il primo è un vero album illustrato […]. La sua espressione integrale appare nuova […]. Lo studio e la determinazione del lavoro di propaganda ha avuto riguardo, infine, del nuovo assetto imposto alla stazione di cura e tende a promuovere un anticipo nell'inizio del periodo balneare». [Riproduzione parziale da «Ariminum» 1931, IV, 1, p. 28]

Anni Cinquanta

1955. «[…] Nei confronti della Riviera di Rimini, comincia, ora, il periodo, o, meglio, la fase di assestamento definitivo più delicata e più gravida di responsabilità. Il primato ch'essa ha conquistato con grandi sacrifici e con molta fatica, dev'essere mantenuto. Occorre, per conseguenza, continuare un'opera intensa e ininterrotta: ogni sosta, o qualsiasi arresto di attività, sarebbe gravemente dannoso. Il turismo è, oggi, un fenomeno di proporzioni colossali, la cui dinamica investe quotidianamente masse imponenti, le quali si orientano, in maniera prevalente, verso le zone che mostrano i segni di una vitalità costante, in rapida evoluzione, legata indissolubilmente al tempo e agli uomini. In rapporto a questo concetto, qualunque aspetto dei problemi turistici […], non può trascurare l'esigenza derivata dai progressi già ottenuti. L'esigenza medesima induce a determinare un complesso di fattori positivi, che concedono di procedere, anche arditamente, incontro a mete più significative. […] È lecito affermare, dopo aver considerato i risultati del movimento turistico, dal 1950 in poi, che la propaganda svolta dall'Azienda, in massima parte, a favore della Riviera di Rimini, è stata efficace, sia nei riflessi dell'interno, sia nei riflessi dell'estero. […] è agevole dichiarare che due fatti importanti testimoniano del valore e del carattere specifico della propaganda: 1° È stato possibile anticipare e posticipare la stagione balneare. 2° Il movimento degli ospiti stranieri, si è esteso alle frazioni di Rimini. […] L'edizione 1955 del pieghevole a colori “Riviera di Rimini”, prodotta in 150.000 esemplari, è stata impiegata in una larga e razionale diffusione. Da tale quantità, ne sono residuati, a tutt'oggi circa 35.000 esemplari. […] L'Azienda non ha mai posseduto una pubblicazione a stampa, con speciale pregio grafico […], pertanto dovrebbe munirsi di una pubblicazione, cosiddetta di lusso, che arricchirebbe sicuramente le dotazioni pubblicitarie. L'Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno è l'unica in Italia, tra quelle che figurano ai primi posti della graduatoria nazionale, che sia sprovvista di una pubblicazione periodica: notiziario, giornale o rivista. […] La stampa nazionale, in particolare quotidiana e periodica, dev'essere rifornita di notizie, senza interruzione: qualcosa, a forza di insistere, apparirà, senza dubbio, nei giornali o riviste. Si tenga presente, in proposito, che anche i giornali della regione sarebbero apparsi senza cronaca di Rimini o con cronaca molto scarsa, se il servizio informazioni per la stampa dell'Azienda, da me istituito, non avesse mandato ogni giorno, ai corrispondenti locali, varie, apposite notizie-stampa. Nessun'altra spiaggia della Romagna, infatti, ha informato quotidianamente, come ha fatto Rimini, anche a mezzo di brevi comunicati, i lettori della regione sull'attività turistica stagionale. […] Le manifestazioni. […] ne occorrono di buone e di meno buone; di belle e di meno belle; di grande risonanza e di tono eccezionale. Il pubblico degli

ospiti vuole sapere, quasi tutti i giorni, se v'è qualcosa di diverso a Rimini. Nella Riviera di Rimini, inoltre, ci si deve preoccupare delle manifestazioni per i periodi di bassa stagione. Gli stranieri che affollano le nostre spiagge in tali periodi, chiedono sempre che cosa si offre loro durante il soggiorno climatico e balneare. […] L'ambiente ospitale. Il tema invade il campo dell'attività comunale e dell'Azienda di Cura e Soggiorno oltre che dei privati; è un tema, cioè, senza termini di confine o di competenza, a causa della sua portata e del suo interesse veramente grandioso. […] 1. I servizi di nettezza urbana sono deficientissimi; specie nei periodi di bassa stagione (aprile e maggio) la nettezza urbana non funziona assolutamente. Tra Comune e Azienda dovrebbe intervenire una speciale convenzione, per assicurarsi il servizio di nettezza urbana anche nei periodi di bassa stagione, e per garantire un adeguato servizio effettivo negli altri periodi stagionali. Sono già noti i reclami degli stranieri venuti a Rimini nella primavera scorsa. 2. […] A oltre metà del mese di luglio, il diserbamento non aveva ancora toccato il centro balneare. 3. La tenuta dei viali e delle strade, in genere, ha dato luogo a moltissimi rilievi. […] 5. Viene lamentata la mancanza di frequenti zone di verde. […] 8. La pulizia della spiaggia, in vari periodi, ha dato origine a critiche poco benevoli. […] 11. Il traffico e i rumori molesti, sono stati oggetto di vivaci, costanti lagnanze. […] La mia Ripartizione ha avuto, quest'anno, un impiegato in meno, mentre le altre hanno usufruito, benché l'organico sia abbondante, di personale straordinario. […]» [Relazione del 26 settembre 1955]

1956
Statistiche della stagione
Ospiti italiani arrivi 1956 157.865 arrivi 1955 130.573 differenza + 27.292 presenze 1956 presenze 1955 differenza 3.116.419 2.792.749 + 323.670

Ospiti stranieri arrivi 1956 60.057 arrivi 1955 43.172 differenza + 16.885

presenze 1956 presenze 1955 differenza

666.337 507.365 + 158.972

Differenza 1956 su 1955 arrivi + 44.177 presenze + 482.642 «In relazione ai risultati scaturiti dalla decorsa stagione balneare, si deve considerare che l'attività di propaganda svolta dall'Azienda, ha raggiunto gli obiettivi desiderati, soprattutto per due ordini importanti: a) è stata confermata, in maniera brillante, la possibilità di anticipare e posticipare la stagione balneare; b) l'afflusso degli ospiti stranieri, si è esteso a tutte le località balneari comprese nella Riviera di Rimini. Il rapido evolversi delle spiagge riminesi, prospetta, ora, un complesso di problemi urgenti e improrogabili, di problemi grossi e modesti, di problemi vasti e circoscritti, che comprendono una serie di esigenze notevoli. […] L'ampio campo dell'ospitalità, in tutte le sue manifestazioni tradizionali e moderne; il pressante, quotidiano bisogno di un'organizzazione completa e adeguata alle necessità derivanti dalla grandiosità del nostro lido e dalla folla eccezionale che lo frequenta, il mantenimento efficace dell'opera di propaganda intensa, la convenienza di formare un programma di svaghi, di divertimenti, di avvenimenti mondani, artistici, culturali e sportivi che interessino la pluralità degli ospiti, rappresentano taluni aspetti di un orientamento che incalza, quasi ad imporre propositi più tenaci, azioni più fervide, consacrazioni più durature. Dinanzi a tale realtà, è evidente che la propaganda turistica per la Riviera di Rimini, non può subire né interruzioni né riduzioni dannose. […]» [Relazione del 28 ottobre 1956] [Da «Il Resto del Carlino», Corriere di Rimini, del 20 aprile 1957: «Oltre cinquemila stranieri sono già sulla riviera riminese»: nell'articolo si parla delle varie iniziative propagandistiche dell'Azienda tra cui le «“cartoline magiche”, listate di verde, già scritte in quattro lingue e indirizzate all'Azienda di Soggiorno di Rimini, con le quali gli stranieri possono chiedere l'invio di materiale illustrativo e informativo della riviera…». Tali cartoline, scrive il quotidiano, hanno avuto «un successo psicologicamente strepitoso», tale da meritare la definizione di “cartoline magiche”.]

1958
«È facile presagire che durante il ferragosto, oltre trecentomila persone si avvicenderanno sul Lido interminabile». [Comunicato-stampa del 12 agosto 1958] «[…] L'Azienda è completamente sprovvista di elenchi generali degli alberghi, pensioni, locande e ristoranti della Riviera […]; il quantitativo ordinato nel mese di febbraio 1958, è già stato esaurito da diverso tempo, tant'è vero che l'Azienda stessa dovette disporre la stampa di un'edizione ridotta, sia per formato che per quantità, dell'elenco in questione. […] Gli atti deliberativi di competenza dell'on. Comitato di Amministrazione dell'Azienda, dovrebbero essere adottati con la sollecitudine richiesta. […] È noto che il miserrimo pieghevole illustrato, adottato dall'Azienda per l'anno 1958 e per l'anno 1959 […] non contiene una completa documentazione storico-monumentale della Città di Rimini. […] La mia Ripartizione, che avrebbe dovuto essere interpellata dal Comitato, in merito a tale pieghevole, fu, invece, completamente estraniata. […] Mentre, alcuni anni addietro, la esistenza della Città alle spalle della marina, era giudicata dannosa, soprattutto per le infiltrazioni di una parte dei cittadini riminesi, ai quali premeva ottenere “aree” di “prima fila”, per il collocamento di tende, cabine, ombrelloni, costringendo, pertanto, gli ospiti ad accontentarsi di file arretrate, oggi, invece, l'esistenza della Città alle spalle della marina, è diventata un pregio, sicuramente un vantaggio. Gli ospiti stranieri bramano conoscere tutto quanto interessa la storia di una Paese, e, direi, anche la vita di esso. Il desiderio di sapere e di conoscere, anche a scopo intellettuale, si trasforma, all'occasione, in mera curiosità. […] Mi corre obbligo anche di avvertire che, se in precedenza fossero state accolte le mie proposte, l'Azienda non si troverebbe, oggi, nella condizione di disporre di materiali di propaganda che, in parte, non posseggono requisiti di prestigio, e, in parte, hanno funzione complementare a carattere transitorio. […] Intanto, è indispensabile che un principio venga imposto, senza deroghe di sorta, in virtù delle attribuzioni e funzioni che vanno riconosciute ai funzionari direttivi […]. Non intendo enumerare […] fatti e circostanze di grande confusione nell'ordine costituzionale degli Uffici, a causa della sistematica e dannosa manifestazione di taluni funzionari che miravano ad impossessarsi delle mie attribuzioni.» [Relazione del 1° novembre 1958]

1959
«[…] Ogni anno, allorquando inizia il movimento turistico, si ripresenta all'attenzione degli organi responsabili, un problema importantissimo: quello, cioè, dell'ambiente ospitale. Il problema stesso, ha tanti aspetti; uno di essi, il più urgente, riguarda la pulizia del centro balneare, dei viali e delle strade in genere. […] Ho avuto occasione di constatare che, ovunque, il servizio di nettezza urbana, è assente da diversi mesi. […]» [Relazione del 24 marzo 1959. In quel periodo Azienda e Comune, anziché preoccuparsi di pulire la Marina, sono attenti ad altre pulizie, preparano infatti il 'colpo' ai danni di Montanari, con la sua cacciata dall'Azienda e il rientro in Municipio, con Atto dell'Azienda in data 10 giugno.] Il «Carlino», Cronaca Riminese, del 7 maggio 1959 riferisce di una seduta del Consiglio Comunale, nella quale il Presidente dell'Azienda ha spiegato che il suo ente «ha dovuto quest'anno assumersi l'onere di alcune manifestazioni prospettate dal Comune, essendo per il Comune spese facoltative […]». A fianco dell'articolo, il giornale pubblica una foto del Presidente dell'Azienda, di un Consigliere e del «signor Valfredo Montanari, direttore dei servizi Ospitalità, propaganda e manifestazioni». Statistiche della stagione 1957: Italiani, arrivi 129.653 Stranieri, arrivi 79.539 Totale arrivi 209.192 Italiani, presenze 2.452.817 Stranieri, presenze 790.759 Totale presenze 3.243.576 Statistiche della stagione 1958: Italiani, arrivi 179.394 Stranieri, arrivi 102.726 Totale arrivi 282.120 (nel 1956 = 217.922, aumento del 1958 sul 1956 di 64.198 unità) (nel 1957 = 209.192, aumento del 1958 sul 1957 di 72.928 unità) Italiani, presenze 3.826.820 Stranieri, presenze 1.070.787

Totale presenze

4.897.607

(nel 1956 = 3.782.756, aumento del 1958 sul 1956 di 1.114.851 unità) (nel 1957 = 3.243.576, aumento del 1958 sul 1957 di 1.654.031 unità)

Anni Sessanta
«Carlino». Tra 1961 e 1962, Montanari pubblicò nella pagina di cronaca locale alcuni interventi sul Turismo. «La necessità di uno sforzo collettivo e coordinato non deve portare l'uniformità sulle nostre spiagge», dice il titolo della nota apparsa il 3 giugno 1961. Il 3 aprile 1962 l'attenzione era dedicata alla necessità di «Maggiori mezzi finanziari per l'incremento del turismo romagnolo». Il 27 aprile 1962 si auspicava l'istituzione di «Un istituto per l'incremento e la storia del turismo romagnolo». Benché avesse collaborato con questi articoli, e benché fosse noto alla redazione riminese, Montanari quando morì, non fu ricordato dal «Carlino» neppure con un rigo di cronaca.

1967
«Il turismo esige tecnici»
«È perfettamente inutile […] progettare nuove forme di azione pubblicitaria, se il nostro turismo non riceve ispirazione e impulso dal proprio ambiente naturale, a mezzo dei propri organi specialistici. La pubblicità turistica, che è tra le più difficili e le più poliedriche, in quanto subordinata a complessi di fattori vicini e lontani, di eventi nazionali e internazionali, fonti di disturbo e di allarme, ha pure essa un fondamento scientifico, legato ad esperienze di studi, di indagini, di accertamenti positivi. La mancanza di un'idonea preparazione, acquisita mercé un'assidua e costante attività professionale di indole industriale e commerciale, è deleteria.» [Riproduzione parziale da «Il Corso» 1967, II, 12, p. 4]

1968
«Una rubrica in tv per il Turismo»

«Il turismo è stato posto in crisi. […] Una gran parte del mondo, nelle sue fasi più salienti dell'economia, della convivenza sociale, della caratterizzazione politica, presenta un'umanità assoggettata ad un'esistenza niente affatto tranquilla e lieta. Il turismo risente, evidentemente, per la sua natura che vuol restare estranea ad avventure disordinate o confuse, spiacevoli o sgradite, delle conseguenze arrecate da quel complesso di lotte e di contrasti.» [Riproduzione parziale da «Il Corso» 1968, III, 5, p. 1]

Giornalista
Nell'archivio di mio padre, ho trovato soltanto articoli ‘recenti’. Quelli degli anni Trenta li ho consultati alla Biblioteca Gambalunghiana. Per alcuni suggerimenti, debbo ringraziare il Comm. Giulio Cesare Mengozzi. Manca la documentazione sull'attività giornalistica svolta da mio padre a Riccione. Tutti i comunicati-stampa sul turismo riminese (relativamente ai periodi altrove citati), apparsi nella stampa quotidiana e periodica locale e nazionale, sono stati redatti da lui. Fuori dal campo turistico, ma sempre legato al suo lavoro di funzionario pubblico, un articolo che merita di essere ricordato, è quello apparso il 1° luglio 1948 ne «Lo Stato Civile italiano», su «Le sentenze di disconoscimento di paternità». Oltre a ciò, ricordo un suo importante impegno giornalistico nell'ideare periodici o nell'inviare sistematiche notizie dalla nostra Riviera a riviste ed agenzie. Tra le sue carte, ho trovato i numeri 2 e 3 di «Gattei, mensile di informazioni turistico-commerciali», edito dall'omonima tipografia di Rimini, rispettivamente del 1 ottobre e 10 dicembre 1960. Per quell'inguaribile modestia che lo caratterizzava, non firmava mai queste imprese editoriali. Sull'esemplare di ottobre, lui stesso ha scritto a mano: «Tutti gli articoli redatti da me». (Anche gli opuscoli di propaganda turistica, e il materiale relativo a manifestazioni dell'Azienda di Soggiorno, per il periodo della sua permanenza in tale ente, sono di sua esclusiva ideazione. Pure in questo caso, manca ogni firma dell'autore.) Nei primi anni Sessanta, svolge servizio di corrispondenza per l'«Agenzia Nazionale Informazioni Turistiche» di Roma e per la rivista «Turismo» di Trieste. Inoltre collabora al settimanale riminese «La Lucciola», nato nel 1962, imponendo la trasformazione della testata, a partire dal luglio 1963 (anno II, n. 9), in «Ospitalità Adriatica».

Articoli di Valfredo Montanari
La città turistica e balneare, n. 2, p. 33 Risultati di una stagione balneare, n. 5, p. 31 Il prefetto della provincia in visita a Rimini, n. 5, p. 35 Turismo di Romagna, n. 6, p. 20

«Ariminum», anno III, 1930:

«Corriere del Mare»
Il Turismo, Ferragosto 1930, p. 12 Esordio dei “Bagni Marittimi” di Rimini, 7 settembre 1930, p. 2

«Ariminum», anno IV, 1931:

La propaganda turistica per la nostra Riviera, n. 1, p. 28

«Corriere Romagnolo», anno II, n. 2, 30. 1. 1948
Le liste elettorali

1963

«Agenzia Nazionale Informazioni Turistiche», 1962«Il Corso» 1967, anno II, n. 12, 30. 4. 1967

Collaborazioni e corrispondeze da tutta la Romagna, passim Il turismo esige tecnici Una rubrica in tv per il Turismo

«Il Corso» 1968, anno III, n. 5, 20 febbraio 1968

Appendice 2011. Altre notizie
Il ruolo di Rimini nell'industria dell'ospitalità è bene illustrato dalla prof. Annunziata Berrino, docente di Storia Contemporanea alla Università Federico II di Napoli, nella sua "Storia del turismo in Italia" (Bologna 2011). C'è lo stabilimento dei conti Baldini, finanziato dalla Cassa di risparmio di Faenza, 1843. Ci sono gli investimenti pubblici (1873) voluti da "un influente gruppo di proprietari-consiglieri, che riesce a scaricare sul bilancio comunale i rischi di un investimento che appare ai privati ancora troppo rischioso". Il Comune ha gravi perdite. Si favorisce soltanto la ricchezza privata. Nel 1890 si incentivano i villini economici. La gente arriva non più per curarsi al mare, ma per divertirsi in Riviera. Agli inizi del 1900 Rimini domina l'Adriatico, mentre Viareggio regna sul Tirreno. Nel 1931 il mitico podestà Pietro Palloni scrive al sottosegretario agli Interni, Leandro Arpinati, un ex operaio anarchico di Bologna, "una lettera lucidissima e drammatica": in Italia manca qualsiasi intervento dello Stato nella propaganda e valorizzazione delle stazioni turistiche comunali. Il tema era allora molto discusso. Lo ha affrontato nel maggio 1928 e nel dicembre 1930 Valfredo Montanari sulla rivista "Turismo d'Italia", come si legge in un altro lavoro della prof. Berrino, relativo alla nascita delle Aziende di Soggiorno (1926), pubblicato da "Storia del turismo. Annale 2004" (Milano 2005). Il podestà Palloni è nominato il 18 aprile 1929. Il 10 febbraio 1930 Valfredo Montanari prende servizio al Comune di Rimini come Capo Ufficio ai Servizi Balneari e Contabilità dell'Azienda di Cura, con delibera podestarile del 20 gennaio 1930. Il ruolo di studioso del turismo svolto da Valfredo Montanari (1901-1974) negli anni Trenta, emerge anche da un testo apparso nel 1997 in Finlandia (a cura di Taina Syrjämaa, "Visitez l'Italie. Italian State Tourist Propaganda Abroad 1919-1943. Administrative Structure and Practical Realization"). Dove si cita un suo articolo del

1933 dedicato a "La pubblicità collettiva". Taina Syrjämaa appartiene alla "School of History, University of Turku". Il suo libro ha avuto sei edizioni. Per il 2011 Turku è una della capitali europee della cultura. Il volume di Berrino parte dai viaggiatori del 1800 e si conclude con un accenno alla crisi del modello turistico romagnolo, ed alla nascita del divertimentificio, citando un testo di P. Battilani del 2002: il rumore soppianta la vacanza tranquilla. [09.09.2011]