Michele Serra: I presocratici ultime vittime del Pci “la Repubblica”, 22 novembre 2006 Togliatti censurò i filosofi presocratici

? La domanda, non c’è dubbio, appartiene al genere consolidato della parodia: si prende un’idea (in questo caso, la famosa egemonia culturale comunista) e le si fa il verso gonfiandone fino al ridicolo i presupposti. Chissà se era conscio di questo esito inevitabilmente spassoso Armando Torno, che sul "Corriere della sera" di ieri, con un paginone di cultura richiamato in prima pagina (titolo testuale: "Censura marxista sui presocratici"), dà ampio rilievo alla tesi dell’antichista cattolico Giovanni Reale. Secondo il quale "gli intellettuali comunisti penetrati nei laboratori dell’editoria liberale" avrebbero dolosamente manipolato alcuni frammenti del pensiero greco più remoto nei secoli. Per sapere di quale pregnante valore antimarxista si fossero resi responsabili, con due millenni di anticipo, i presocratici, o quel poco che ne è arrivato fino a noi, basta poi leggere il breve e spietato intervento nel quale Luciano Canfora, nella stessa pagina del "Corriere", tenta di riportare alla ragione il professor Reale e il suo esegeta Armando Torno: nei frammenti "censurati" si parla di capre, capretti e consimili. L’ostilità di Togliatti per le capre non era fin qui nota, né l’eventuale inconciliabilità tra le osservazioni sugli ovini compiute nell’evo antico e i disegni egemonici del marxismo nel mondo moderno. Nel lungo articolo di Torno, infatti, non si riesce a trovare (e come si sarebbe potuto?) neanche il fantasma di una ragione culturale, e perfino di una spiegazione logica, che documenti l’ostilità dei comunisti italiani per i presocratici e per le capre. L’affermazione è dunque squisitamente pregiudiziale: parte dal presupposto di una volontà manipolatoria a prescindere di imprecisati "intellettuali comunisti". Che potrebbe tranquillamente riguardare, oltre ai presocratici, la botanica o i poeti romantici tedeschi, le canzoni di gesta o il romanzo erotico. Il nesso? Non c’è, o meglio esiste solo in quanto si voglia certificare a qualunque costo un vero e proprio piano generale di contraffazione culturale, di censura, di omissione e di menzogna da parte di un ceto politico-intellettuale che agì nell’Italia della seconda metà del secolo scorso. In termini tecnici, questo svolgimento accusatorio è precisamente paranoico. Lo è a partire dal linguaggio, con i comunisti perennemente "penetrati" e "infiltrati", come in una riedizione tardiva e goffa del maccartismo. Possibile che non fossero mai già lì, questi comunisti? Da dove "penetravano", da quali oscuri meandri della società, da quale stato estero, da quale baccellone caduto dallo spazio, da quale condizione umana abietta eppure pericolosamente confinante con "l’editoria liberale", tanto che il povero editore Laterza, che nella ricostruzione del "Corriere" fa la figura dell’ebete, si ritrovò gli uffici della casa editrice pullulanti di comunisti senza neanche accorgersene? E se anche ne avesse avuta contezza, il povero editore liberale infiltrato, come avrebbe potuto sospettare che in qualche scrivania della sua ditta sedeva un togliattiano intento a sbianchettare i presocratici? In questo senso, l’episodio Reale-Torno è decisamente benvenuto. Perché disvela, con un’ingenuità che lascia di stucco, un’ossessione molto poco culturale, e squisitamente politica: quella di ridurre una questione importante come l’influenza marxista sul pensiero e sull’editoria a una trama diabolica e quasi a una interferenza aliena sul corretto dispiegarsi della storia e della cultura nazionali. La nevrosi dietrologica, vizio così tipicamente di sinistra per lunghi decenni, divampa oggi tra le folte schiere di chi rivede le carte della nostra storia al solo scopo di smascherare una lunga congiura, quella dei marxisti versus la Verità. Una ricostruzione dei fatti che, se coerente con i suoi presupposti, vedrebbe la salita al Quirinale di un autorevole intellettuale ex comunista come il culmine perverso di un processo sessantennale di infiltrazione~ Sfortunatamente (ma anche fortunatamente), anche le migliori ragioni e i più onesti propositi, quando perdano di vista la serietà culturale da un lato, e il buon senso dall’altro, sfociano nella caricatura di sé medesimi. La "notizia" della censura comunista sul pensiero greco rischia (come si può leggere in un frammento presocratico inedito, trafugato da Togliatti al povero Laterza e oggi in mio esclusivo possesso) di "buttare in vacca quel poco che rimane della nostra intelligenza". Togliatti lo censurò perché oltre alle capre odiava anche le vacche. Di prossima pubblicazione lo scoop sul piano di sterminio delle galline. Ma non sul "Corriere": il "Corriere" ha già dato.

Corriere della Sera (21 novembre 2006) -

Luciano Canfora CONTROCANTO /Ma non date a Togliatti colpe che non ha Quale sarà stato il pensiero di Palmiro Togliatti sui capretti? La domanda ormai si impone, dopo che Giovanni Reale ci ha rivelato l' arcano e squisitamente politico motivo per cui Gabriele Giannantoni, nella traduzione laterziana dei Presocratici (uscita nel 1979), omise il frammento 23 di «Orfeo», lasciandone tuttavia l' indicazione. Era, quel frammento, un malridotto frustulo papiraceo in cui si fa cenno ad un rituale misterico. Eccolo: «Perché tu possa trovare corpo (lacuna) raccogli (?) per l' iniziazione. Tagliarono le pene dei padri (lacuna) affinché celebriamo bei riti (lacuna) e un capretto e un capro doni meravigliosi (?) e sul pascolo del fiume (lacuna) del capro» etc. etc. Queste, e consimili, sono le omissioni rimproverate dal neo presocratico Reale. Il quale opina che del «reato ideologico» consistente per l' appunto in siffatte omissioni sarebbe responsabile la «penetrazione degli intellettuali comunisti nei laboratori dell' editoria liberale e nella successiva occupazione del sapere». L' immancabile Togliatti, presumibile responsabile della presa di Sagunto, viene evocato poco dopo nel brillante contesto. La serietà è un pre-requisito, non andrebbe mai dismessa. Naturalmente, sul piano pubblicitario, si comprende la auto-esaltazione: la mia traduzione è più completa della tua, come il mio bucato è più bianco del tuo. Ma anche la pubblicità bisognerebbe saperla fare. Ci sono lauree brevi da poco istituite in proposito. Particolarmente inconsistente appare il ragionamento, se pure così può definirsi, sviluppato dal Reale. Eccolo nella sintesi fornita dal suo intervistatore: Giannantoni era molto bravo (e questo lo sapevamo anche senza il supporto di Reale), Laterza è innocente del sopra menzionato «reato ideologico», la colpa è della «penetrazione» comunista. Sembra quasi di sognare. Ma questa è la caricatura dell' antica cantilena sui comunisti padroni dell' editoria italiana. Per confutare questa sciocchezza, anni fa, Norberto Bobbio si limitò a trascrivere i titoli del catalogo Einaudi. E infatti come negare l' affiliazione bolscevica di Bobbio? Che pena. ---------------------Corriere della Sera 21 novembre 2006 Armando Torno IL FILOSOFO GIOVANNI REALE, CURATORE DI UN VOLUME DELLA BOMPIANI DEDICATO AI PENSATORI GRECI, DENUNCIA LE OMISSIONI «POLITICHE» DELLA VECCHIA TRADUZIONE Nel nome di MARX I Presocratici censurati dall' ideologia della sinistra In questi giorni è uscito nella serie «Il pensiero occidentale» di Bompiani il poderoso volume I Presocratici (pp. 2070, con testo a fronte, 38), dove Giovanni Reale, che è anche direttore della collana, ha tradotto con alcuni collaboratori le testimonianze e i frammenti rimasti dei primi pensatori greci. Di essi - è noto a chi sfoglia anche una semplice storia della filosofia - non ci sono pervenute opere integre; fu la filologia tedesca, grazie al lavoro formidabile di Hermann Diels e Walter Kranz, a ricostruire nell' arco di mezzo secolo quel che oggi possiamo leggere di tali autori. Una frase posta in copertina colpisce il lettore: «Prima traduzione integrale»: e questo anche se in Italia non mancano altre versioni di quello che gli addetti ai lavori chiamano confidenzialmente «il Diels-Kranz». Ma come? Nella mai abbastanza rimpianta collana «Filosofi antichi e medievali» di Laterza non ci sono due volumi, curati nel 1969 da Gabriele Giannantoni e continuamente ristampati, che si presentavano come una vera e propria traduzione del «Diels-Kranz»? Giovanni Reale nell' introduzione smonta i tentativi precedenti, segnalando le parti saltate, le omissioni, le lacune e per taluni aspetti quello che egli considera un guasto scientifico. Al lavoro di Giannantoni dedica addirittura un capitolo di 4 pagine dal titolo Che cosa manca nell' edizione dei Presocratici pubblicata da Laterza. Di più: nemmeno nella prestigiosa collana della Pléiade di Gallimard, in cui nel 1988 uscì un eccellente volume dedicato a questi filosofi e curato da Jean-Paul Dumont, si legge il testo integrale perché sono stati saltati i primi dieci capitoli del «Diels-

Kranz». Sia chiaro: le parti omesse non contengono oscenità o attacchi a idee portanti dell' attuale vivere civile, ma rappresentano a detta di Reale - e qui sta il nocciolo della questione - il «lato tangibile di una certa manomissione del sapere filosofico» operata da molti marxisti, «che non presentavano talune cose nella loro effettiva realtà». E tali parole assumono un particolare peso dando anche una semplice occhiata al curriculum di Reale, dove figurano - facciamo qualche esempio tra le decine di titoli - i 10 volumi della Storia della filosofia greca e romana (Bompiani 2004), la traduzione con commento della Metafisica di Aristotele (Vita & Pensiero, poi Bompiani), la cura delle opere complete di Platone, di Seneca, di Plotino, una nuova edizione dei frammenti di Melisso (La Nuova Italia) e via di questo tono. Giannantoni, va sottolineato senza tentennamenti, fu uno studioso di prim' ordine, e lo dimostrano soprattutto i quattro volumi dove raccolse i testi di Socrate e dei Socratici, ancora disponibili presso l' editore Bibliopolis di Napoli; così come Laterza, che ha pubblicato opere fondamentali per la cultura italiana, non può essere accusata di nessun concorso in reato ideologico. Il vero problema, ci confida Reale, stava proprio nella penetrazione degli intellettuali comunisti nei laboratori dell' editoria liberale e nella successiva occupazione del sapere. Laterza, in altre parole, va considerata più vittima che complice. Ma tali furono anche molti onesti professori che avevano aderito fiduciosi alle aperture di Togliatti e successori. Qui si apre uno scenario difficile oggi da immaginare. Guardando talune traduzioni, certi libri (soprattutto scolastici), molto lavoro editoriale (voci di enciclopedie, scelta di curatéle), via via sino all' assegnazione delle cattedre universitarie, per Reale la filosofia è stata tenuta in ostaggio da «una precisa concezione politica che cercava di svuotare i veri significati delle idee, soprattutto di quelle forti». E questo a cominciare proprio dai Presocratici, che - come ha scritto il ricordato Dumont - «sono la memoria della nostra civiltà occidentale», o meglio «rivelano ciò che furono al loro inizio la filosofia e la scienza, ossia la teologia, le matematiche, l' astronomia, la geografia, la storia e la medicina». Per questo, sottolinea ancora Reale, lo scritto introduttivo di Giannantoni alla sua raccolta «sorvola sui contenuti e si sofferma su questioni non essenziali». Come dire: questi pensatori dovevano fornire mattoni per l' ideologia, così come il Colosseo diede ai romani le pietre per edificare palazzi senza soverchie fatiche, e non esprimere una loro filosofia. Del resto, proprio qui partono le idee fondamentali sull' immortalità dell' anima, sull' esistenza di Dio, sull' etica e anche sulle concezioni materialistiche della vita. Gestirne l' interpretazione era come possedere le chiavi per accedere alla cabina di comando del pensiero occidentale. A questo punto Reale, nel colloquio che abbiamo avuto, ha aperto la scatola dei ricordi. Si è rammentato delle spedizioni fatte nei Paesi comunisti, attraverso le ambasciate americane, dei suoi libri - erano proibiti, come la Metafisica di Aristotele «che nelle biblioteche era sempre dal rilegatore»; di quel che accadeva ai concorsi universitari e financo ai convegni, dove quasi sempre era escluso dagli inviti riguardanti le tematiche di filosofia antica; dei condizionamenti per tradurre o curare talune opere (il povero Giuseppe Faggin dovette mettere in un cassetto e dimenticare, alla fine degli anni ' 40, la sua edizione delle Enneadi di Plotino) e così di seguito. In altre parole, la traduzione dei Presocratici uscita da Bompiani, oltre ad essere la prima vera integrale dopo la tedesca, apre una questione che nessuno ha mai affrontato sino in fondo. Da questi insospettabili e frammentari filosofi greci, che tanto piacevano a Nietzsche e nei quali Husserl vedeva la nascita dell' Europa, si può ricostruire un capitolo della storia culturale contemporanea e comprendere come la regia di controllo del Partito comunista fosse attuata. Certo, tali discorsi hanno un valore storico. Oggi non ci risulta che qualcuno sia impegnato in fatiche di tal fatta, le quali richiederebbero comunque una notevole intelligenza, oltre a una buona preparazione. Le cose importanti sono, come dire?, individuate altrove, a cominciare dalla televisione e dai suoi indecenti programmi. E quel che sembra ideologizzato, lo è grazie alle leggi dell' inerzia. Che in Italia sono particolarmente attive. *** Giovanni Reale è uno dei massimi esperti del pensiero antico. In questi giorni è uscita la sua traduzione dei testi dei Presocratici. È professore honoris causa dell' Università di Mosca *** Gabriele Giannantoni (1932 -1998) aveva curato nel 1969 l' unica traduzione ritenuta completa dei Presocratici. Ora Reale ne denuncia lacune e ideologizzazioni

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