Analisi Matematica 1 Filippo De Mari

Indice
Capitolo 1. Insiemi 1. Nozioni di base. 2. Gli insiemi numerici. 3. L’induzione. Capitolo 2. Numeri reali 1. Descrizione assiomatica dei numeri reali. 2. La retta e i numeri reali. 3. Intervalli. Insiemi aperti e intorni. 4. Valore assoluto e disuguaglianza triangolare. 5. Alcune propriet` dei numeri reali. a 6. Estremo superiore e inferiore. 7. Potenze e radici. Capitolo 3. Funzioni 1. Prodotto cartesiano. Il grafico di una funzione. 2. Operazioni sui grafici e simmetrie. 3. Funzioni surgettive, iniettive e bigettive. 4. Elementi di calcolo combinatorio. 5. Funzioni monotone. 6. Composizione di funzioni. 7. Funzioni invertibili. 8. Esponenziali e logaritmi. Capitolo 4. Limiti e continuit` a 1. Successioni e loro limiti. 2. Limiti di funzioni. 3. Funzioni continue. 4. Propriet` globali delle funzioni continue. a Capitolo 5. Calcolo differenziale 1. Linearizzazione e derivabilit` a 2. Derivate di funzioni elementari 3. I teoremi classici del calcolo differenziale 4. Sviluppi di Taylor 5. Propriet` locali di funzioni regolari a Bibliografia
3

5 5 11 12 17 18 20 21 23 24 25 28 33 36 43 52 55 61 64 68 73 83 85 113 138 144 155 155 166 171 182 202 211

n´ facciamo riferimento ad alcun’altra nozione pi` semplice: la e u riguardiamo come nozione primitiva. cosicch´ siamo d’accordo che l’insieme P ` definito in modo chiaro e e e non equivoco. Nozioni di base. Un altro concetto primitivo ` e quello di retta. in questo capitolo ci ace e contentiamo di esporne le principali regole grammaticali. 4. che si dicono gli elementi dell’insieme. A proposito di linguaggio. oppure no. di correttezza formale o di particolare originalit`. ` quella del linguaggio corrente. e Poich´ la matematica ` in buona misura un linguaggio. Non usiamo alcun artificio formale per definire la nozione di insieme. sia possibile stabilire. mentre a ￿∈ ∅ ` sempre vera. Si conosce l’insieme se se ne conoscono gli elementi. senza alcuna pretesa di completezza. e 5 . a l’alfabeto greco viene considerato noto e sar` utilizzato senza commenti. Per gli insiemi si usano solitamente lettere maiuscole e per gli elementi lettere minuscole. Si ammette l’esistenza di uno ed un solo insieme privo di elementi. a A = {2. Un insieme ` e e una collezione di oggetti. una sorta di atomo concettuale. la propriet` che definisce un numero primo ` chiara a e e non equivoca. I concetti primitivi sono quelli che non vengono definiti. all’interno delle quali si elencano gli elementi dell’insieme oppure le propriet` che li individuano. Quindi la scrittura a ∈ ∅ ` sempre falsa. Ad esempio. Analoghe considerazioni valgono per l’insieme dei numeri di telefono italiani (attivi). ma nessuno pu` asserire di conoscere esattamente o l’insieme P . Questo insieme si chiama l’insieme vuoto e si denota ∅. o di punto del piano. a 1. almeno in linea di principio. quale e che sia a.CAPITOLO 1 Insiemi La nozione di insieme. dato un numero naturale. quasi tutti i lettori capiscono che cosa intendo. Se ad esempio dico: sia P l’insieme di tutti i numeri primi. per l’insieme dei quadri di Van Gogh. Chiunque sar` peraltro a d’accordo sul fatto che. scriveremo a ∈ A se a ` un elemento di A e a ￿∈ A se a non ` e e e un elemento di A. La matematica che sviluppiamo in questi appunti ` basata su diversi concetti primie tivi quali quello di insieme e di elemento di un insieme. Se A ` un insieme. In altre parole. La scrittura a ∈ A si legge “a appartiene ad A”. 6} oppure P = {numeri primi}. se esso ` primo oppure no: basta verificare se ` divisibile solo per se stesso e e e per uno. in matematica. ` piuttosto mediante i concetti primitivi che le definizioni sono formulate. Per descrivere quali sono gli elementi di un insieme si usano parentesi graffe. eccetera: per individuare un insieme basta enunciare una o pi` propriet` che ci consentano di capire se un oggetto u a vi appartiene oppure non vi appartiene. pur di non sottilizzare eccessivamente sul significato della parola conoscere. Nessuno infatti conosce tutti i numeri primi.

I sottoinsiemi di un insieme X vengono spesso descritti mediante uguaglianze del tipo Y = {x ∈ X : x soddisfa una certa propriet`}. ossia che se x ∈ A ∪ B allora x ∈ B . . in quanto 1 ` uno degli e e elementi di A. 5. dove n ` e e e un numero intero positivo. mentre 1 ⊂ A non ` corretta perch´ 1 non ` un insieme. in modo del tutto e equivalente. Se ogni elemento di A ` anche un elemento di B e diremo che A ` un sottoinsieme di B e scriveremo A ⊂ B oppure. la scrittura Y = {5. sia e S = {s ∈ D : s = d2 con d ∈ D}. e Quindi. Unione. a Ad esempio. In questo e caso i due insiemi si dicono uguali e si scrive A = B . 21. 7. 3} allora la scrittura 1 ∈ A ` corretta. 2. e Dobbiamo pertanto dimostrare che (A ∪ B) ⊆ B . l’inclusione B ⊆ (A ∪ B) ` ovvia. 17. 2. E ovvio che A ∪ B = B ∪ A e che A ⊆ (A ∪ B). (1) Proviamo la seguente ovvia affermazione: se A ⊂ B allora A ∪ B = B . u e perch´ {1} ` un insieme e non un elemento. allora A ∪ B = {1. B ⊆ (A ∪ B). la loro unione A ∪ B ` l’insieme costituito da tutti gli elementi di A e da tutti gli elementi di B . se D ` l’insieme dei numeri naturali dispari. e ` E opportuno osservare che le nozioni di sottoinsieme e di elemento sono diverse e non vanno confuse. 2. Se A ` un sottoinsieme di B ma e B non ` un sottoinsieme di A allora A si dice un sottoinsieme proprio di B . Si osservi che naturalmente {1} ∈ A ` sbagliato. Siano A e B due insiemi. Se ad esempio A = {1.6 Analisi Matematica 1 Siano A e B due insiemi. Se vogliamo e e e riferirci a quel sottoinsieme di A formato dal solo elemento 1. essi sono effettivamente dispari e quindi e Y ⊂ D . . } non sarebbe stata altrettanto chiara. 77}. 13. . Se A e B sono insiemi. 77}. 9. Se valgono entrambe le relazioni A ⊆ B e B ⊆ A allora A e B sono formati dalla stessa collezione di oggetti. 9. anche qualora un sottoinsieme consista di un solo elemento. in quanto ogni elemento di A ` e anche un elemento di B e ogni elemento di B ` anche un elemento di A. Nel caso in questione.1. 3. . Il modo standard per provare che due insiemi X e Y sono uguali ` provare che valgono entrambe e le inclusioni X ⊆ Y e Y ⊆ X . Esempi. . x ∈ A ∪ B se e solo se x ∈ A oppure x ∈ B . Siccome 4n ` pari. Entrambe le scritture A ⊂ B oppure A ⊆ B si leggono “A ` e contenuto in B ”. Che insieme ` Y ? Esso ` costituito da quei numeri che sono del tipo 4n + 1. se A = {1. . Il lettore ` invitato a verificare la sensatezza della e seguente definizione: se D ` ancora l’insieme dei numeri naturali dispari. 4} ` e B = {21. A ⊆ B . Per esempio. differenza. ossia D = {1. e e 1. 4. intersezione. } e possiamo formarne il sottoinsieme Y = {y ∈ D : y = 4n + 1 con n numero intero positivo}. dovremo scrivere ad esempio B = {1} ed esprimere la relazione che abbiamo in mente mediante B ⊂ A oppure pi` semplicemente {1} ⊂ A. In questo caso. .

33. 31. ossia x ∈ B . cosicch´ x ∈ A oppure x ∈ B . 21. 47}. 23. 43. e rappresentando gli insiemi come regioni del piano. e L’Esempio (2) considerato sopra suggerisce di introdurre una opportuna notazione per le famiglie di insiemi. Nulla infatti vieta o di considerare un insieme i cui elementi siano insiemi. cui si sono dati i nomi A. Ci` di cui abbiamo bisogno ` solo un modo ragionevole e o e di dare dei nomi quando gli insiemi sono molti e le lettere dell’alfabeto diventano poche oppure pi` semplicemente innaturali. si ı o pu` formare anche l’unione di una famiglia qualunque di insiemi: essa sar` l’insieme o a ottenuto prendendo tutti gli elementi di tutti gli insiemi della famiglia considerata. 47}. 4} che parametrizza i nomi degli insiemi: per ciascun elemento di I c’` un insieme che ne porta il nome. ad esempio colorate oppure semplicemente racchiuse da un qualche contorno. 27. se x ∈ A allora per ipotesi x ∈ B in quanto A ⊂ B . 37} e A4 = {41. Gli elementi di I si dicono indici. 37. cio` di formare l’unione A1 ∪ A2 ∪ A3 ∪ A4 e che certo non ` uguale a A. 17}. A4 }. ci` non o avrebbe in nulla agevolato il nostro scopo. allora A1 ∪ A2 ∪ A3 ∪ A4 = {11. A2 . Per quanto legittimo. B e C . Nel secondo caso. e non c’` nulla da dimostrare. avremmo potuto definire l’insieme A = {A1 . 13. Sia dunque x ∈ A ∪ B .Insiemi 7 Un modo efficace per capire le nozioni insiemistiche ` quello di far uso di disegni. In generale. ossia se i ∈ I allora vi ` uno ed un solo insieme e e Ai della famiglia. se I ` un insieme e se e . Nell’esempio appena visto. 2. e A C B rappresenta schematicamente tre insiemi. 27}. 17. 43. A3 . Se ad esempio A1 = {11. 13. 23. A3 = {31. A2 = {21. 41. Per esempio la figura (2) Dovrebbe essere chiaro che cos` come si pu` formare l’unione di due insiemi. anche se corretta. Nel caso in esame possiamo considerare il u dizionario I = {1. Abbiamo usato l’espressione famiglia per evitare la locuzione “insieme di insiemi” che pu` generare confusione. L’unione A ∪ B ∪ C ` dunque rappresentata dalla parte colorata di blu. 33. 3.

. Riprendiamo il disegno considerato sopra. . L’unione di tutti gli insiemi Ai si denota invece e ￿ Ai . 197}. I = {1. 4}. 8} e B = {−2. Banalmente. cos` come ı l’uguaglianza A ∩ B = B ∩ A. la loro intersezione A ∩ B ` l’insieme i cui elementi sono e gli elementi che appartengono sia ad A sia a B . per l’intersezione di tutti gli insiemi di una famiglia {Ai }i∈I varr` la notazione a ￿ Ai . sar` ad esempio a a molto utile per scrivere somme o prodotti di molti numeri. 8}. 3. Quindi. . i∈I Se I ` l’insieme dei primi N interi positivi. Se A e B sono insiemi. se A = {2. evidenziando le intersezioni. A A∩C C A∩B B B∩C . 2. 3. i∈I ￿ i∈I Ai . N }. . Naturalmente.8 Analisi Matematica 1 per ogni i ∈ I ` definito un insieme Ai . allora A ∩ B = {3. 4. L’uso di indici sar` adottato in varie circostanze. e ossia {Ai }i∈I = {Ai : i ∈ I}. 2. Per esempio. Esso ` un insieme di insiemi. 8. 3. si scrive anche e i=1 N ￿ Ai . si suole indicare la famiglia mediante {Ai }i∈I . Le inclusioni (A ∩ B) ⊆ A e (A ∩ B) ⊆ B sono ovvie. nel caso dell’esempio 4 ￿ Ai = i=1 dove I = {1. x ∈ A ∩ B se e solo se x ∈ A e x ∈ B .

6} e B = {3. Si sottointende cio` e c c A ⊂ X e si scrive A in luogo di X \ A. Essa ` vera se entrambe P e e e Q sono vere. deve essere molto chiaro dal e contesto quale sia X . ossia se e solo se a ∈ A∩B . 5} mentre B \ A = {8. ` la proposizione “P oppure Q”. 3. Nel nostro caso. E poi piuttosto a evidente che un siffatto insieme ` necessariamente unico: se ve ne fosse un altro e i e due fossero quindi diversi. d’altra parte non si pu` esibire un siffatto elemento perch´ per definizione o e entrambi gli insiemi sono privi di elementi. Quindi. essa ` vera. 8. allora ci si riferisce all’insieme X \ A come al complementare di A. mentre e P∧Q ` vera se e solo se a ∈ A e anche a ∈ B . La disgiunzione di P e Q. ` la proposizione “P e Q”. (A ∩ B) ∩ C = ∅. Ad esempio la proposizione “ogni numero pari ` e divisibile per 4” ` falsa. P ∧ Q ` vera e e e solamente se oggi piove. 6. 5. Per esempio. Sottolineiamo e infine che per quanto l’accento di questi appunti non cada mai su questioni meramente P = (a ∈ A) Q = (a ∈ B).2. quantificatori. Per coerenza logica e formale. Le proposizioni matematiche sono affermazioni che stabiliscono relazioni tra varie entit`. allora la loro intersezione ` l’insieme vuoto. Nel nostro caso. Se A e B sono insiemi. per coprire anche il caso in cui i due insiemi siano disgiunti. La scrittura A si legge ”il complementare di A in X ”. Connettivi logici. Poich´ l’insieme X non compare nel simbolo. ` infatti ragionevole richiedere che dati due insiemi qualunque la loro intersezione sia e ancora un insieme. la disgiunzione e la congiunzione. Ad esempio. oppure oggi piove”. allora ci sarebbe un elemento che sta in uno dei due ma non nell’altro. . Se si sta lavorando in un contesto in cui gli insiemi che si considerano sono tutti intesi come sottoinsiemi di uno stesso insieme X . la proposizione P ∨ Q ` “tre ` e e e positivo. Per spiegare questi concetti. nel disegno. denotata P ∧ Q. se ne possono formare delle altre mediante i u cosiddetti connettivi logici. denotata e P ∨ Q. P = (il numero tre ` positivo) e Q = (oggi piove). in quanto il numero 6 ` pari ma non ` divisibile per 4. Si faccia caso alla somiglianza grafica tra i simboli ∪ e ∨ e tra i simboli ∩ e ∧. ossia “nonP ” si denota in logica matematica ¬P . Questa ` una delle e e ragioni che giustificano l’introduzione dell’insieme vuoto. se A = {2. Essa ` vera se almeno una tra P e Q ` vera. mentre la e e negazione di Q ` evidentemente “oggi non piove”. consideriamo il caso in cui siano date le proposizioni: La negazione di P . nel senso corrente delle parole. e e e ed ` falsa se sono entrambe false. la differenza A \ B ` costituita dagli elementi di A che e non sono elementi di B . mentre e e e la proposizione “ogni numero divisibile per 4 ` pari” ` vera. Essa non ` casuale: se infatti abbiamo le proposizioni: e allora P ∨Q ` vera se e solo se a ∈ A oppure a ∈ B . allora A \ B = {2. ed ` falsa se almeno una di esse ` falsa. A partire da una o pi` proposizioni. Sono connettivi la negazione. 1. ` si deve ammettere la possibilit` che vi sia un insieme senza elementi. ossia se e solo se a ∈ A∪B . perch´ ogni numero che e e e contiene il fattore 4 = 2 × 2 contiene anche il fattore 2. 12}.Insiemi 9 Si osservi che se due insiemi non hanno elementi comuni. siccome tre ` positivo. Una proposizione pu` essere vera o a o falsa. Nel caso in questione la negazione di P ` la proposizione “il numero tre non ` positivo”. 12}. La congiunzione di e e P e Q.

a a Per negare l’affermazione precedente ` sufficiente asserire che vi sono delle eccezioni. se esse cio` valgono congiuntamente. una semplice questione notazionale. In tal caso si ` soliti dire che P ` l’ipotesi. Unitamente al teorema di scomposizione in fattori primi . negare la proposizione “esiste un numero primo pari diverso da 2” significa affermare che “tutti i numeri primi diversi da 2 sono dispari”. Essi non sono altro che la locuzione per ogni.10 Analisi Matematica 1 logiche.4 del prossimo capitolo. e allora p e q non possono essere primi tra loro. ad esempio “tutti gli asini volano”. Utilizzando le notazioni della logica abbiamo perci` perfetta equivae o lenza tra P ⇒ Q e (¬Q) ⇒ (¬P). Per motivi che hanno soprattutto a che fare con la sintassi. Naturalmente. implicita o esplicita. ed ` il fondamento delle cosiddette dimostrazioni per assurdo. L’implicazione contronominale della precedente ` che il rapporto p/q tra due numeri interi primi tra loro non soddisfa mai e (p/q)2 = 2. mentre il secondo si denota “∃” e si dice altrettanto pomposamente quantificatore esistenziale. Al simbolo “￿” adottato o talvolta nei paesi anglosassoni preferiremo il semplice acronimo “t. l’abuso di sostia tuti simbolici dei termini della lingua corrente pu` sortire l’effetto opposto a quello o desiderato: appesantire anzich´ alleggerire il discorso. Infine. ossia “P implica Q” ` equivalente all’implicazione “se Q ` falsa. ` tuttavia molto importante essere sempre in grado di stabilire quale sia la e negazione di una proposizione e quando due propriet` che intervengono in un enunciato a vadano intese in senso disgiuntivo o di congiunzione. e Quando scriviamo P ⇒ Q intendiamo che P implica Q.” oppure una . Tipicamente infatti. Il primo si denota “∀” e si dice un po’ pomposamente quantificatore universale. In matematica esso si denota “⇒”. e e e e Altre possibili espressioni sono: P ` condizione sufficiente affinch´ valga Q. nel corso della quale si stabilisce che se il quadrato (p/q)2 del rapporto p/q tra due numeri interi ` uguale a 2. Se oltre a valere P ⇒ Q vale anche e e l’implicazione opposta Q ⇒ P . Un esempio ` la e e dimostrazione della Proposizione 1. in quasi tutte le pagine di matematica e merita perci` un’abbreviazione. si scrive allora e P ⇐⇒ Q e si legge “P se e solo se Q”. ossia che se P ` vera. mentre Q ` la tesi. Similmente. e la locuzione esiste. e ossia che “esiste un asino che non vola”. oppure pi` semplicemente u ogni. la locuzione “tale che” compare. e Illustriamo brevemente un aspetto dei quantificatori logici. allora e anche Q ` vera. ci` va inteso nel senso che P o e Q sono sempre entrambe vere o entrambe false. Va detto che questi due simboli sono di estrema utilit` nella pratica della scrittura matematica ma che. oppure e e Q ` condizione necessaria affinch´ valga P . che verr` ulteriormente esemplificato nel corso della Sezione 3 del Capia tolo 3: i simboli ∀ e ∃ svolgono un ruolo simmetrico nell’enunciato di una proposizione e della sua negazione. a Nella maggior parte delle proposizioni matematiche intervengono i cosiddetti quantificatori logici. Fondamentale ` il connettivo implicazione.che implica che ogni rapporto tra numeri interi ` esprimibile come rapporto tra numeri interi primi tra e √ loro . La logica insegna che ogni implicazione ` equivalente alla sua implicazione cone tronominale. Questo fatto ` di grande importanza in matemae tica. allora e e ` falsa anche P ”. una proposizione affermer` che tutte le ena tit` di un certo tipo godono di una certa propriet`.c. forse per alcuni versi sorprendente. in generale.questo dimostra la ben nota irrazionalit` di 2.

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sbarretta verticale “|” oppure ancora il segno di interpunzione dei due punti. Quindi, per esempio {x ∈ R t.c. x ≥ 2} = {x ∈ R | x ≥ 2} = {x ∈ R : x ≥ 2}. 2. Gli insiemi numerici. Questa sezione ` dedicata a stabilire alcune notazioni e a ricordare alcune propriet` e a dei numeri naturali, interi e razionali. I numeri naturali sono 0, 1, 2, 3, . . . eccetera. Ossia i numeri che si usano per contare, pi` lo zero. L’insieme dei numeri naturali si u denota N. Va subito chiarito che l’uguaglianza (2.1) non ` universalmente condivisa. Per molti autori lo zero non ` un numero naturale. e e Risparmiamo al lettore uggiosi commenti al riguardo. Ricordiamo piuttosto che, come sempre in matematica, basta intendersi. In questi appunti, primariamente per ragioni di comodit`, assumiamo che lo zero sia un numero naturale, cio` che valga (2.1). a e 1 Adotteremo spesso la convenzione che se A ` un insieme di numeri, allora A∗ = A\{0}, e cosicch´ naturalmente e N∗ = {1, 2, 3, . . . }. Tra numeri naturali sono definite la somma e il prodotto: se n e m sono numeri naturali, allora anche n + m e nm sono numeri naturali. Diamo per noto il significato di queste operazioni, ossia come si formino n + m e nm se sono noti n e m. I due elementi 0 e 1 si comportano in modo molto particolare, essi sono cio` gli elementi e neutri rispettivamente per la somma e per il prodotto, cio`: e 0 + n = n, 1n = n I numeri interi, detti anche interi relativi, sono i numeri 0, 1, −1, 2, −2, . . . , ossia i numeri naturali assieme ai loro opposti. L’insieme dei numeri interi ` indicato con Z: e I numeri naturali sono da riguardarsi come particolari numeri interi. In altre parole, l’inclusione N ⊂ Z ` ovvia. Si noti che la seguente affermazione e ` falsa se X = N, mentre ` vera se X = Z. In effetti, Z ` il pi` piccolo insieme che e e e u contiene N per il quale l’affermazione precedente ` vera! In altri termini, l’insieme dei e numeri interi viene introdotto per risolvere l’equazione nell’incognita x n + x = 0, per qualunque numero naturale fissato n. Tale equazione esprime il cosiddetto problema dell’opposto. Consideriamo ora l’affermazione analoga alla precedente per il prodotto, questa volta utilizzando i quantificatori logici: ∀n ∈ X \ {0} ∃m ∈ X t.c. mn = 1.
convenzione non ` adottata nella sezione 6 di questo capitolo, dove l’apice “ ∗ ” ha e tutt’altro significato.
1Questa

N = {0, 1, 2, 3, . . . }.

∀n ∈ N.

Z = {0, ±1, ±2, . . . }.

per ogni n ∈ X esiste m ∈ X tale che m + n = 0

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Analisi Matematica 1

Essa ` falsa sia per X = N, sia per X = Z. Per risolvere l’equazione e nx = 1 nell’incognita x per ogni n ∈ Z \ {0}, ossia per risolvere il problema dell’inverso, si introducono i numeri razionali. Essi sono quei numeri che si ottengono come frazioni di numeri interi. Si ricordi che in latino ratio significa rapporto. L’insieme dei numeri razionali si denota Q. Avremo dunque ￿ ￿ p Q= : p ∈ Z, q ∈ Z \ {0} , q dove p si dice il numeratore e q si dice il denominatore. Scriviamo senza ulteriori commenti le uguaglianze che esprimono somma e prodotto in Q: a c ad + bc + = b d bd ac ac = . bd bd Naturalmente, i numeri interi possono essere visti come quei particolari numeri razionali il cui denominatore ` uguale a 1. Quindi N ⊂ Z ⊂ Q. e 3. L’induzione. Supponiamo di voler calcolare la somma S(n) dei primi n interi positivi. Per farci un’idea, calcoliamone qualche valore: S(1) = 1 S(2) = 1 + 2 = 3 S(3) = 1 + 2 + 3 = (1 + 3) + 2 = 6 S(4) = 1 + 2 + 3 + 4 = (1 + 4) + (2 + 3) = 10 S(5) = 1 + 2 + 3 + 4 + 5 = (1 + 5) + (2 + 4) + 3 = 15. Un modo rapido per fare il conto ` suggerito dall’uso che abbiamo fatto delle parentesi: e si somma l’ultimo con il primo e si ottiene n + 1, il penultimo con il secondo e si ottiene ancora (n − 1) + 2 = n + 1 e via dicendo. L’addendo (n + 1) compare un certo numero k di volte ed eventualmente rimane un resto. Pi` precisamente, se n ` pari k = n/2 e u e non c’` resto, se n ` dispari k = (n − 1)/2 e il resto ` (n + 1)/2. Quindi e e e  (n + 1) n se n ` pari e    2 S(n) =   (n + 1) (n − 1) + (n + 1) = (n + 1)(n − 1 + 1) se n ` dispari  e 2 2 2 e giungiamo a formulare la congettura: n(n + 1) (3.2) S(n) = . 2 In effetti, non abbiamo dimostrato alcunch´, ma arguito ragionevolmente a partire dai e primi 5 casi. Per essere certi che la formula sia vera, procediamo come segue.

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(i) Verifichiamo che (3.2) valga per n = 1. Infatti 1 = 1(1 + 1)/2. (ii) Supponiamo che (3.2) sia vera per S(n) e vediamo se allora vale anche per S(n + 1), ossia se S(n + 1) = (n + 1)(n + 2)/2. Infatti S(n + 1) = (1 + 2 + · · · + n) + (n + 1) = S(n) + (n + 1) = n(n + 1) + (n + 1) 2 n(n + 1) + 2(n + 1) = 2 (n + 1)(n + 2) = . 2 Ma allora: sappiamo che la formula vale per il primo intero positivo; valendo per il primo vale anche per il successivo, cio` per il secondo; valendo per il secondo vale anche e per il successivo, cio` per il terzo, e cos` via. Quindi vale per tutti. e ı Questo tipo di dimostrazione, del quale si fa spesso uso in matematica, si chiama dimostrazione per induzione e si fonda sul seguente principio generale. Metodo di dimostrazione per induzione. Supponiamo che ad ogni numero naturale k sia associata una asserzione P(k). Se valgono le due propriet` seguenti: a (i) P(0) ` vera; e (ii) se P(k) ` vera (ipotesi induttiva), allora ` anche P(k + 1) ` vera; e e e allora P(k) ` vera per ogni k ∈ N. e L’enunciato formale del metodo di dimostrazione per induzione andr` adattato di a volta in volta al caso in esame, in cui cio` si deve interpretare P(0) come la prima e delle varie proposizioni della lista, che alle volte corrisponde all’intero 1 anzich´ a 0, e come nell’esempio (3.2). Per poter formulare esempi significativi di questo metodo, ` opportuno introdurre e il simbolo di sommatoria. Si tratta di un modo sintetico per esprimere la somma di “molti” numeri, nello stesso spirito adottato alla Sezione 1.1 per le unioni e intersezioni di famiglie di insiemi. Se per ogni i ∈ {1, 2, . . . , n} ` assegnato un numero reale ai , e ￿ scriveremo n ai per la somma di tutti gli ai , ossia i=1 La notazione introdotta ammette ovvie varianti, quali ￿ ￿ ai , ai
1≤i≤n i∈I n ￿ i=1

ai = a1 + · · · + an .

se I ` un insieme finito. Nelle notazioni introdotte, la formula appena provata per e S(n) pu` esprimersi o n ￿ n(n + 1) i= . 2 i=1

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Analisi Matematica 1 ￿

Naturalmente, il simbolo ` soggetto a tutte le trasformazioni che derivano dalle e propriet` della somma. In particolare si avr` a a
n ￿ i=1

ai =

Importante ` la propriet` di traslazione degli indici, che si esprime mediante la formula e a (3.3)
n ￿ i=m

se 1 ≤ k < n. Equivalentemente, se I = J ∪ K dove I ` finito e J e K sono disgiunti e ￿ ￿ ￿ ai = ai + ai .
i∈I i∈J i∈K

k ￿ i=1

ai +

i=k+1

n ￿

ai

ai =

i=m−p

ogniqualvolta si abbiano interi positivi m, n, p, q tali che p ≤ m ≤ n. In effetti tutti e tre i membri della precedente uguaglianza esprimono la somma am + · · · + an . Per spiegare, consideriamo il significato del secondo membro in (3.3), cio` di e (3.4)
n−p ￿

n−p ￿

ai+p =

i=m+q

n+q ￿

ai−q

ai+p .

i=m−p

La sommatoria va letta come la somma di tutti gli elementi ai+p al variare di i nell’insieme {m − p, m − p + 1, . . . , n − p}; ci` equivale a sommare gli elementi o a(m−p)+p = am , a(m−p+1)+p = am+1 , ... ... a(n−p)+p = an ,

cio` am , am+1 , . . . , an , come volevasi. Il lettore ` invitato ad analizzare il significato del e e terzo membro in (3.3). Un altro modo, forse migliore, per capire la formula ` quello di interpretarla come e un vero e proprio cambio del nome della variabile. Se cio` in (3.4) si pone j = i + p, e allora quando i = m − p si ha j = m e quando i = n − p risulta j = n, cosicch´ e
i=m−p n−p ￿

ai+p =

j=m

Un’ultima riflessione convincer` il lettore che questa ` esattamente la prima delle due a e uguaglianze in (3.3). Infatti, le lettere i e j sono perfettamente interscambiabili in quanto rappresentano, come si suol dire, variabili mute. Esse rappresentano semplicemente un indice; l’insieme degli elementi che esse indicizzano ` lo stesso. e A titolo di esempio del metodo di dimostrazione per induzione e dell’uso del simbolo di sommatoria, dimostriamo la formula n ￿ (2i − 1) = n2
i=1

n ￿

aj .

La proposizione P(n) ` evidentemente la precedente e uguaglianza. si avr` dunque. Si veda la Proposizione 4. n ￿ i=1 2 n ￿ i=1 (2i − 1) + 2n + 1 . Ora. ed ` evidentemente e vera. Se si assume vera P(n).Insiemi 15 che vale per ogni intero positivo n. con n intero positivo. cio` P(n + 1).1 del Capitolo 3. ponendo ai = 2i − 1 a n+1 ￿ i=1 (2i − 1) = = = n+1 ￿ ai ai ￿ + an+1 ￿ i=1 (per ipotesi induttiva) = n + 2n + 1 = (n + 1)2 . P(1) asserisce 2·1−1 = 1. e Un altro risultato che si dimostra facilmente per induzione ` la formula del binomio e di Newton.

Provare le seguenti formule: (i) (A ∪ B) ∪ C = A ∪ (B ∪ C). ak = . 6 k=0 (iii) 2n > n per ogni n ∈ N \ {0}. Siano A. detta formula di Vieta. detta propriet` associativa dell’unione. detta diseguaglianza di Bernoulli. detta propriet` associativa dell’intersezione. Provare mediante il metodo di induzione le seguenti affermazioni: n ￿ 1 − an+1 (i) per ogni numero razionale a ￿= 1. (1 + h)n ≥ 1 + nh. 2. (v) A \ (B ∩ C) = (A \ B) ∪ (A \ C). (iv) A \ (B ∪ C) = (A \ B) ∩ (A \ C).16 Analisi Matematica 1 Esercizi 1. a (iii) A ∩ (B ∪ C) = (A ∩ B) ∪ (A ∩ B). (iv) per ogni numero reale h ≥ −1. n ￿ (v) per ogni x ∈ R. 1−a k=0 n ￿ n(n + 1)(2n + 1) (ii) k2 = . j=1 . B e C insiemi. a (ii) (A ∩ B) ∩ C = A ∩ (B ∩ C). sin(2−n x) cos(2−j x) = 2−n sin x. detta propriet` distributiva dell’unione a rispetto all’intersezione.

Analogamente. cosicch´ i due insiemi risultano identificabili l’uno con l’altro. applichiamo il teorema di Pitagora e scriviamo l2 + l2 = d2 ossia (d/l)2 = 2. definito in modo pi` o meno astratto. e 17 1La . Non ` unica perch´ la scelta di un’origine e di una scala e e e sono arbitrarie. Viceversa. Da un lato si presuppone e nota la nozione di retta. di un insieme normalmente denotato R e i cui elementi si dicono numeri reali. La risposta formale viene formulata nell’ambito della teoria degli insiemi mediante la costruzione. L’insieme R ha tutte le propriet` algebriche che si desiderano. e e ha l’ulteriore cruciale propriet` che si chiama completezza. ogni numero razionale. Essa consente di compiere a uno dei passi pi` importanti della matematica: pensare i punti di una retta come u numeri e viceversa. esiste un modo essenzialmente unico. dunque. si assume di sapere che cosa sia l’insieme retta e quali ne siano le propriet` che siamo disposti ad accettare a priori. il prodotto e le relazioni d’ordine. i numeri reali? Si potrebbe dire che sono delle entit` a adeguate a misurare la lunghezza di ogni segmento.CAPITOLO 2 Numeri reali Storicamente i numeri reali sono stati introdotti per misurare le grandezze geometriche. potendosi pensare come un numero che esprime il rapporto tra lunghezze di coppie di segmenti commensurabili. Siamo portati a dire che il numero cercato. non sono cio` e razionali. quantomeno canonico. cio` come sono definiti. Una volta fatta questa scelta. I √ numeri 2 e π non si possono scrivere come rapporto di numeri interi. Che cosa sono. ` esattamente uguale a e √ d/l = 2. Naturalmente. La costruzione di R o pu` essere fatta in diverse maniere equivalenti ma presenta difficolt` concettuali ed o a nozione esatta di corrispondenza biunivoca tra due insiemi verr` data nel Capitolo 3. dalla geometria siamo convinti dell’esistenza di π . n´ banale. bisogna disporre a dell’insieme R dei numeri reali. e La corrispondenza tra punti e numeri non ` unica. In esso a cio` valgono le regole usuali che governano la somma. Infora malmente. a partire dai numeri naturali. ha da essere un numero reale. ossia la selezione di due punti sulla retta cui si danno i nomi zero e uno. ci` significa che ad ogni elemento di un insieme si associa uno ed un solo elemento dell’altro o e viceversa. Se ad esempio vogliamo assegnare un numero al rapporto tra la lunghezza d della diagonale e la lunghezza l del lato del quadrato. Dall’altro. Questa risposta ` insoddisfacente e dal punto di vista formale. ma ` proprio ad essa che e e e la costruzione di R ` ispirata. Solo a questo u punto si pu` procedere alla definizione di una corrispondenza. reale in quanto esprime una relazione geometrica reale. costruendo cio` una corrispondenza biunivoca1 tra la retta ed R. per procedere nell’identificazione punto–numero. per parlare di corrispondenza biunivoca tra due insiemi ` necessario e dapprima sapere che cosa sono. anche se per molti versi accurata. il numero che esprime il rapporto tra la circonferenza e la lunghezza del diametro del cerchio.

a Chiariamo subito che cosa si intenda per relazione di ordine. (D) Propriet` distributiva. y. Noi procederemo per una via pi` u breve. y ∈ F . l’esistenza di un insieme non vuoto R. z ∈ F . e (A3) L’addizione ` associativa: x + (y + z) = (x + y) + z per ogni x. che soddisfa tutti gli assiomi elencati. 1. Tutte queste propriet` sono godute anche da Q. a mentre la compatibilit` delle operazioni con la relazione d’ordine definiscono ci` che a o si chiama un corpo ordinato. (A2) L’addizione ` commutativa: x + y = y + x per ogni x. a oppure a = b oppure b < a. corrisponde un elemento 1/x ∈ F tale che: x(1/x) = 1. a Per ogni x.2. che valgono in R quanto in Q. Definizione 1. Un corpo ` un insieme F su cui siano definite le due operazioni e di addizione (o somma) e moltiplicazione (o prodotto). allora una ed una sola delle seguenti possibilit` si verifica: a < b.18 Analisi Matematica 1 espositive che esulano dagli scopi di questi appunti. i cosiddetti assiomi dei numeri a reali. z ∈ F . y.1. z ∈ F si ha x(y + z) = xy + xz . che soddisfano i seguenti assiomi: (A) Assiomi dell’addizione. ` detta e relazione d’ordine se essa soddisfa (i) se a. (A5) Ad ogni x ∈ F corrisponde un elemento −x ∈ F tale che x + (−x) = 0. Le propriet` di somma e prodotto definiscono su R la struttura algebrica di corpo. y ∈ F . Le propriet` che individuano l’insieme dei numeri reali riguardano. Elencheremo dapprima una serie di propriet`. Descrizione assiomatica dei numeri reali. (A1) Se x ∈ F e y ∈ F allora x + y ∈ F . Accenneremo infine brevemente alla corrispondenza tra R e la retta. tale che 1x = x per ogni x ∈ F . b. (M2) La moltiplicazione ` commutativa: xy = yx per ogni x. . Definizione 1. e (A4) Esiste un elemento 0 ∈ F tale che x + 0 = x per ogni x ∈ F . e (M3) La moltiplicazione ` associativa: x(yz) = (xy)z per ogni x. (ii) se a. In seguito enunceremo. che ` a e quindi anch’esso un corpo ordinato. Esse stabiliscono le regole di calcolo. Una relazione binaria su un insieme A. b ∈ A. (M1) Se x ∈ F e y ∈ F allora xy ∈ F . in primo luogo: a • le operazioni di somma e prodotto • la relazione di ordine • la compatibilit` tra operazioni e ordinamento. e (M4) Esiste un elemento 1 ∈ F . essenzialmente unico. (M5) Ad ogni x ∈ F . (M) Assiomi della moltiplicazione. 1 ￿= 0. y. allora si ha anche a < c. denotata “<”. x ￿= 0. c ∈ A sono tali che a < b e b < c. senza dimostrarla.

(C) Assioma di completezza. mentre l’elemento 1/x si dice il reciproco di x. Ne discende che Q non ` completo. che ` quindi un corpo ordinato. Il lettore curioso pu` svolgere u o gli Esercizi (16) e (17) al riguardo. Dimostrazione. Poich´ il membro destro ` pari. Non esiste cio` alcun numero razionale e s tale che a ≤ s ≤ b per ogni a ∈ A ed ogni b ∈ B . z ∈ F e y < z . si potrebbero trovare due interi positivi p e q primi tra loro tali che (p/q)2 = 2. e Proposizione 1. Esiste un corpo ordinato completo R. cio` 2r2 = q 2 . ossia p2 = 2q 2 . y. e e contro l’ipotesi che p e q siano primi fra loro. Come conseguenza degli assiomi di corpo valgono le regole di calcolo che sono enunciate negli Esercizi 1. y ∈ F e x > 0. si avrebbe s2 = 2. . allora x + y < x + z . allora xy > 0. I numeri razionali tuttavia non soddisfano l’assioma e che segue.3. con la scrittura x ≤ y intendiamo che sia x < y oppure x = y . Con lo stesso ragionamento si conclude che allora q ` pari. Ribadiamo che tutti gli assiomi finora elencati sono soddisfatti in particolare da Q. Quest’ultima implicazione ` intuitivamente chiara. tale che a≤s≤b a≤b per ogni a ∈ A e per ogni b ∈ B. e Per esempio ciascun razionale compreso tra 0 e 1 separa in Q i sottoinsiemi {0} e {1} di Q. infatti. 2 e 3 di questo capitolo.5. per ogni a ∈ A e per ogni b ∈ B. Definizione 1. ￿ Enunciamo finalmente il teorema di esistenza. y > 0. se esistesse un tale elemento s. (O1) Se x.Numeri reali 19 L’elemento −x si dice l’opposto di x. detto elemento separatore. il vero e proprio tratto distintivo di R. Non esiste alcun numero razionale s tale che s2 = 2. La proposizione che segue mostra peraltro che l’equazione s2 = 2 non ha soluzioni in Q. (O2) Se x. tale ` anche e e e 2 p e quindi p (il quadrato di un numero dispari ` dispari).4. Ma allora p = 2r e quindi e 4r2 = 2q 2 . Passiamo adesso agli assiomi che stabiliscono la compatibilit` tra le operazioni e la a relazione d’ordine. Un corpo ordinato ` un corpo F in cui sia definita una relazione e d’ordine < per la quale siano soddisfatti i seguenti assiomi (O) Assiomi dell’ordine. Osserviamo per` che i sottoinsiemi A = {a ∈ Q : a2 < 2} e B = {b ∈ o Q : a2 > 2} di Q non sono separati in Q. Teorema 1. il che prova che A e B non sono separati in Q. ma e ha una dimostrazione che richiede l’archimedeit` di Q. Nel seguito. Se esistesse. Si faccia attenzione al fatto che l’elemento separatore non ` necessariamente unico. una propriet` che discuteremo a a pi` avanti in questo capitolo (cfr il Teorema (5.1)). Un insieme F munito di una relazione d’ordine < si dice (ordinalmente) completo se dati due sottoinsiemi non vuoti A e B di F tali che esiste un elemento s ∈ F .

La retta e i numeri reali. La retta privata di O consiste di due semirette. Per semplificare l’esposizione.. nel senso che su di essa e non sono definite a priori la somma e il prodotto. Il significato dell’avverbio “essenzialmente” fa riferimento alla nozione di isomorfismo di corpi ordinati che viene omessa per semplicit`. inessenziale. ne’ ` chiaro quali siano. a la cosiddetta unicit` a meno di isomorfismi di R. Abbiamo quindi determinato una corrispondenza biunivoca tra Z ed un certo sottoinsieme della retta i cui elementi abbiamo chiamato punti interi. Riportando specularmente i punti naturali sulla semiretta negativa si ottengono i punti interi negativi. supponiamo di immaginare la retta in posizione orizzontale e che U stia a destra di O . cosicch´ distinguere R da F diviene una e questione solamente nominalistica. ad esempio. In tal caso associamo ad R il numero razionale positivo p/q . che chiamiamo rispettivamente O (lo zero) e U (l’uno). Sia S un segmento di lunghezza uguale alla lunghezza del segmento OU ed il cui estremo sinistro coincida con il punto U . Il secondo passo consiste nell’individuare i punti interi sulla retta. otteniamo via via i punti che corrispondono ai numeri 3. a O ✉ U OU ✉ D↔2 S ✉ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ Ripetendo la costruzione. O ✉ ✉ R ↔ 3/2 OR ❡ ❜ ✉ P ↔3 ✉ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ OP = 2 OR . specificando che R ` esa e senzialmente unico. e Il primo passo consiste nello scegliere due punti distinti sulla retta. Diciamo che il punto R su di essa ` un punto razionale e se esistono due interi positivi p e q (cui corrispondano rispettivamente i punti interi P e Q) tali che il segmento OP coincida con il segmento di estremo sinistro O e di estremo destro il punto a distanza q -volte la lunghezza di OR. ossia un insieme di punti sulla retta che chiameremo punti naturali. In sostanza. Il terzo passo consiste nell’individuare i punti razionali sulla retta. consiste nel fatto che ogni altro a corpo ordinato e completo F pu` essere messo in corrispondenza biunivoca con R in o modo da rispettare le operazioni e l’ordine. La costruzione che tratteggiamo qui di seguito ` basata sulla nozione intuitiva di retta.20 Analisi Matematica 1 Il teorema di esistenza andrebbe in realt` perfezionato. Sar` piuttosto la costruzione di una corrispondenza biunivoca a consentirci di a trasferire sulla retta le operazioni ed avere in tal modo un modello geometrico di R... 5. Consideriamo dapprima la semiretta positiva. i e punti 0 e 1. Chiamiamo semiretta positiva quella che contiene il punto U . Non possiamo quindi fare appello all’unicit` di R per identificare la retta a con R. Partiamo al solito dalla semiretta positiva. L’estremo destro D di S sar` il punto che corrisponde al numero naturale 2.. La retta geometrica non ` un corpo ordinato e completo. 4. 2.

Viceversa. certo esistente per o via dell’assioma di completezza. b] = {x ∈ R : a < x ≤ b} intervallo aperto a sinistra e chiuso a destra. ed il concetto di intorno di un punto. u Prendiamo dunque un punto qualunque X sulla retta e consideriamo gli insiemi A e B formati rispettivamente da tutti i punti razionali a sinistra di X e da tutti i punti razionali a destra di X . . salvo avere al pi` u un punto in comune. Innanzitutto definiamo sulla e u retta l’ordine naturale. Un intervallo ` un insieme di numeri reali cui corrisponde un segmento o una e semiretta. Si pu` dimostrare che l’elemento separatore x ∈ R tra A￿ e B ￿ . Agli insiemi A￿ e B ￿ corrispondono sottoinsiemi A e B della retta formati da punti razionali e per i quali risulta P < Q per ogni P ∈ A e per ogni Q ∈ B . dato il numero razionale positivo p/q . Come conseguenza del fatto che tra punti razionali distinti ve ne ` sempre un altro. Essi definiscono ci` che si suole chiamare la topologia della retta. si pu` vedere che X ` l’unico elemento separatore tra A e B . Riportando specularmente i punti razionali positivi sulla semiretta negativa si ottengono i punti razionali negativi. Osserviamo che tra due punti razionali distinti vi ` sempre almeno un altro punto razionale. stabilendo cio` che P > Q se P ` a destra di Q. [a. b] = {x ∈ R : a ≤ x ≤ b} intervallo chiuso. ossia la nozione di “punti vicini” o ad un dato punto. (a. Il punto X della retta che separa A e B ` anch’esso unico. poniamo: (a. Abbiamo quindi determinato una corrispondenza biunivoca tra Q ed un certo sottoinsieme della retta i cui elementi abbiamo chiamato punti razionali. Questa sezione ` dedicata a introdurre una classe di sottoinsiemi di R particolare mente rilevanti: gli intervalli. In secondo luogo. consideriamo i sottoinsiemi A￿ e B ￿ di R formati rispettivamente da tutti i numeri razionali minori di x e da tutti i numeri razionali maggiori di x. nel senso e e intuitivo cui abbiamo fatto gi` riferimento. e o e Ai sottoinsiemi A e B della retta corrispondono sottoinsiemi A￿ e B ￿ in R formati da numeri razionali e per i quali risulta a < b per ogni a ∈ A￿ e per ogni b ∈ B ￿ . e Il quarto passo consiste nel completare la corrispondenza tra i punti della retta ed i numeri reali. il punto razionale R che ad esso corrisponde ` costruito dividendo in q segmenti uguali il segmento OP : esso sar` e a l’estremo destro del primo di tali segmenti. estremi inclusi o esclusi. ed ` il punto e e associato ad x. b) = {x ∈ R : a < x < b} intervallo aperto. Se a e b sono numeri reali e a < b. dato il numero reale x. si potr` “tagliare” la retta in due semirette in modo che uno dei a due insiemi sia completamente contenuto in una semiretta e l’altro nell’altra. ad esempio il punto medio. Insiemi aperti e intorni. Questo ` ovviamente il passo pi` sottile. ci appelliamo ancora a una volta alla nostra intuizione geometrica per osservare che l’assioma di completezza (ordinale) ha sulla retta un significato evidente e lo assumiamo quindi come vero: se due sottoinsiemi giacciono l’uno completamente alla destra dell‘altro. perdendo al pi` il punto di taglio. 3. Associamo quindi a X il numero e reale x. ` anch’esso unico. Mediante gli intervalli si possono poi formulare i concetti di insieme aperto e insieme chiuso. Gli intervalli sono quindi definiti in termini di ordinamento.Numeri reali 21 Viceversa. Intervalli.

Si dicono intervalli degeneri gli insiemi del tipo {a} ove a ∈ R. Nel primo caso. 3] = (0. (0. Per ora esse hanno da essere intese in senso informale e intuitivo. e Convenzionalmente. (a. e e ￿ ￿ ￿ x0 − a ( x0 ✉ x0 + a ) ￿ ￿ ￿ Se consideriamo un punto x0 ∈ R. Sia x0 ∈ R. +∞). Ad o esempio. Un insieme G si dice aperto se esso ` intorno di ogni suo punto. Poniamo: (−∞. nel senso che in ogni intervallo (x0 − a. 5) non ` un intervallo. e ` E a questo punto evidente che gli intervalli aperti sono aperti nel senso della Definizione (3. abbiamo usato la parola aperto e nel secondo la parola chiuso. 3] ∪ [4. R stesso ` da e riguardarsi come un intervallo. ` Per quanto riguarda le semirette. mentre l’unione di due intervalli pu` essere un intervallo oppure no.1. Infine. come chiarito o dalla definizione che segue. ogni intervallo aperto centrato in x0 contiene tutti i punti vicini ad x0 . Si dice intervallo aperto centrato nel punto x0 di semiampiezza a > 0 l’intervallo (x0 − a. fatto che viene evidenziato scrivendo R = (−∞. si usano parentesi tonde in corrispondenza di estremi esclusi e parentesi quadre in corrispondenza di estremi inclusi. +∞) = {x ∈ R : a < x} semiretta aperta e inferiormente limitata. x0 + a).1). Ognuno di questi intervalli costituisce una sorta di bolla che isola x0 : tutti i punti al di fuori dell’intervallo sono ad una certa distanza (almeno a) da x0 e quindi non sono poi cos` vicini ad x0 . mentre (0. Gli intervalli aperti ı centrati in x0 sono il prototipo di ci` che si chiama un intorno di x0 . (−∞. b) = {x ∈ R : a ≤ x < b} intervallo aperto a destra e chiuso a sinistra. Infatti. eventualmente degenere e o vuoto. . 3].22 Analisi Matematica 1 [a. ossia se per ogni e x ∈ G esiste un intervallo aperto centrato in x che sia tutto contenuto in G . come vedremo. E bene chiarire che essi non rappresentano alcun numero reale. un significato preciso. Si noti che l’intersezione di due intervalli ` sempre un intervallo. Queste parole hanno. a) = {x ∈ R : x < a} semiretta aperta e superiormente limitata2. Si dice intorno di x0 un insieme U che soddisfi le due seguenti propriet`: a (i) x0 ∈ U (ii) esiste un intervallo aperto I centrato in x0 tale che I ⊂ U . [a. a] = {x ∈ R : x ≤ a} semiretta chiusa e superiormente limitata. introduciamo i simboli +∞ e −∞. Esso ` un intervallo aperto il cui punto medio ` esattamente x0 . x0 + a) vi sono tutti i punti che distano da x0 meno di a. 3) ∪ [1. d) ed un suo punto qualunque x0 2Le parole superiormente limitata e inferiormente limitata hanno un significato preciso che verr` a discusso nella Sezione 6. Infine. come abbiamo fatto noi. Definizione 3. dato un intervallo (s. un insieme F si dice chiuso se il suo complementare in R ` aperto. +∞) = {x ∈ R : a ≤ x} semiretta chiusa e inferiormente limitata. ma servono semplicemente a scrivere in modo efficiente.

Definizione 4. sono aperte le semirette aperte del tipo (−∞.1). a)∪(b. a] = R \ (a. Valgono le seguenti propriet`: a (i) | − x| = |x| per ogni x ∈ R. E invece forse un u e po’ meno evidente che gli intervalli chiusi sono chiusi nel senso della Definizione (3.2. Proposizione 4. b] risulta essere il complementare di un aperto e ed ` quindi chiuso. d): basta scegliere a minore o uguale al pi` piccolo tra (x0 − s)/2 e (d − x0 )/2. u ￿ ￿ ￿ s ￿ x0 − a ( x0 ✉ x0 + a ) d ￿ ￿ ￿ ￿ Similmente. Basta per` notare che o [a. Per ogni numero reale x definiamo ￿ x se x ≥ 0 |x| = −x se x < 0. x0 + a) ⊂ (s.Numeri reali 23 potremo certo trovare un a > 0 tale che (x0 − a. [a. Il numero non negativo |x| esprime la distanza di x dall’origine: ￿ ￿ ￿ ✉ ￿ ￿ ￿ (−∞. 4.1. a) ∪ (b. da e si vede che le semirette chiuse sono chiuse nel senso della Definizione (3. [a. +∞). Il numero |x| si chiama il valore assoluto (o il modulo) di x. Valore assoluto e disuguaglianza triangolare. a) x 0 |x| Evidentemente |x − y| esprime allora la distanza di x da y : ￿ ￿ ￿ x y ￿ ￿ ￿ Riassumiamo alcune propriet` del valore assoluto nella proposizione che segue. +∞)} e siccome (−∞. Similmente. . +∞). Si a faccia particolare attenzione al punto (iii). b] = R \ {(−∞. a) oppure (a. +∞) ` aperto. La nozione di valore assoluto serve ad esprimere l’idea di distanza che abbiamo implicitamente usato nella sezione precedente. ` Osserviamo che l’unione di due o pi` insiemi aperti ` sempre aperta.1). +∞) = R \ (−∞.

e (iii) per ogni x. ad esempio x < 0 ≤ y . Dimostrazione. o ￿ 5. allora |x + y| = x + y = |x| + |y|. e (iv) |xy| = |x| |y| per ogni x. cosicch´ se B = {b ∈ R : b ≥ a per ogni a ∈ A} risulta e B ￿= ∅ in quanto y ∈ B . x > 0. |y| = |y − x + x| ≤ |y − x| + |x|. mentre se sono entrambi negativi tale ` anche x+y e quindi |x+y| = −(x+y) = (−x)+(−y) = e |x| + |y|. allora x = 0. anche Q ` archimedeo. allora sarebbe d ∈ B cosicch´ e s ≤ d per definizione di elemento separatore. Essa ` una propriet` pi` debole della completezza. . y ∈ R. Pertanto deve esistere un intero positivo n tale che d = s − x < nx ossia s < (n + 1)x. a e a u Infatti. pur non essendo completo. In altre parole abbiamo e l’asserto segue da (ii). y ∈ R vale la disuguaglianza triangolare. e ￿ Corollario 5. cio` |x + y| ≤ |x| + |y|. Supponiamo che la tesi sia falsa. Se y < 0 oppure 0 < y ≤ x non c’` nulla da dimostrare.2. ed inoltre x = |x| < a. nota come o la propriet` archimedea di R. Se d = s−x soddisfacesse d ≥ nx per ogni n. e (v) Dalla disuguaglianza triangolare si ha ossia |x| − |y| ≤ |x − y|. Allora x + y < y < y + |x| = |y| + |x| e x + y ≥ x ≥ x − |y| = −|x| − |y|. (v) ||x| − |y|| ≤ |x − y| per ogni x. Poich´ x > 0. Dimostrazione. Posto A = {nx : n ∈ N}. ossia −|x − y| ≤ |x| − |y|. Supponiamo allora che siano l’uno negativo e l’altro non negativo. e (iii) Se x ed y sono entrambi non negativi. D’altra parte anche −(|x| + |y|) ≤ x + y ≤ (|x| + |y|) |x| = |x − y + y| ≤ |x − y| + |y|. ma questo contraddice il fatto che d < s. Sia s un elemento separatore tra A e B . (iv) Questo ` ovvio per via di (i). y ∈ R. e Teorema 5. Abbiamo visto che −|x − y| ≤ |x| − |y| ≤ |x − y| e possiamo perci` concludere utilizzando (ii).1 (Archimedeit` di R).24 Analisi Matematica 1 (ii) se a > 0 la relazione |x| < a ` equivalente alla relazione −a < x < a e e similmente |x| ≤ a ` equivalente alla relazione −a ≤ x ≤ a. Alcune propriet` dei numeri reali. e si ha a ≤ y per ogni a ∈ A. D’altra parte (n + 1)x ∈ A e s ≥ a per ogni a ∈ A. Per ogni y ∈ R ed ogni x ∈ R. ed inoltre x = −|x| > −a. Se per ogni intero n > 0 si ha |x| ≤ 1/n. Se invece e x < 0 allora x < a ` sempre soddisfatta. (i) Questo ` ovvio. Sia x ∈ R. Dunque e ` lecito assumere x < y . e s−x < s. Da questa contraddizione segue che la tesi ` vera. a Dall’assioma di completezza si pu` derivare una importante conseguenza. e (ii) Se x ≥ 0 allora x > −a ` sempre soddisfatta. esiste a un intero positivo n tale che nx > y .

Applicando ancora due volte la propriet` archimedea. Come spesso accade in matematica.1. per cos` dire. Si potrebbe dire che l’estremo superiore di un siffatto insieme S ` il punto e pi` appiccicato ad S tra quelli che stanno ancora a destra di S . nx < m ≤ 1 + nx < ny. Se fosse |x| > 0. diremo che S ` inferiormente limitato se a e esiste m ∈ R tale che m ≤ s per ogni s ∈ S . Sia S un sottoinsieme non vuoto di R. e e .3 (Densit` di Q). In questo caso. Teorema 5. ossia a e a il fatto che tra due reali qualunque cade sempre un razionale. che risulta essere equivalente all’esistenza del cosiddetto estremo superiore di ogni insieme non vuoto che si trovi. E’ questo il caso dell’assioma di completezza. siccome n > 0 si ha m − 1 ≤ nx < m. a Iniziamo col precisare che cosa abbiamo inteso dire con l’espressione “S sta tutto a sinistra (o a destra) di un certo punto”. Definizione 6. L’assioma di completezza riveste. x< m <y n ￿ e l’asserto ` dimostrato con r = m/n. Analogamente. un concetto pu` essere riformulato o ed assumere una valenza maggiormente operativa. quando non ne ` u e proprio l’elemento pi` grande. Dimostrazione. allora in virt` del teorema precedente esisterebbe u un intero positivo tale che n|x| > 1. Mediante la nozione di estremo superiore ` possibile esprimere in modo sintetico e persino intuitivamente e soddisfacente molte verit` sottili dell’Analisi Matematica. ￿ Un’altra propriet` importantissima di R ` la cosiddetta densit` dei razionali. M si dir` un maggiorante di S . tutto a sinistra di un certo ı punto.Numeri reali 25 Dimostrazione. Se x. Perci` esiste un intero m con −m2 ≤ m ≤ m1 tale che o Dalle disuguaglianze precedenti otteniamo Infine. Diremo infine che S ` limitato se ` superiormente e inferiormente limitato. Estremo superiore e inferiore. otteniamo due interi positivi m1 ed m2 tali che m1 = m1 1 > nx a e m2 = m2 1 > −nx. ossia −m2 < nx < m1 . Diremo che S ` supee riormente limitato se esiste M ∈ R tale che s ≤ M per ogni s ∈ S . un ruolo di fondamentale importanza. y ∈ R e x < y . La definizione di estremo superiore non ` molto pi` u e u concreta di quella di elemento separatore ma le caratterizzazioni che se ne possono dare ne consentono un uso in un certo senso abbastanza pratico. In questo caso. Poich´ x < y si ha y − x > 0 e per la propriet` archimedea di e a R esiste un intero positivo n tale che n(y − x) > 1. allora esiste r ∈ Q tale che a x < r < y. e 6. m si dir` un minorante a di S . come abbiamo visto. contro l’ipotesi.

D’altra parte. In tal caso scriveremo e m = min S . Quindi non sono limitate. dei maggioranti? Questo certamente avviene se S possiede un elemento che ` e pi` grande di tutti gli altri suoi elementi: esso marca il confine. 1]. per ogni a ∈ A risulta a ∈ B cosicch´ m ≤ a ≤ M per ogni a ∈ A. a Definizione 6. si avrebbe e u ￿ ￿ M < M . Quindi ` limitato. allora M ` anche l’estremo superiore e di S . Infatti se M ed m sono rispettivamente un maggiorante e e ed un minorante di B . cio` il pi` e u piccolo. (1) Le semirette (−∞.3. possiamo dire che M ￿ ` meglio di M nel senso che M ￿ e descrive pi` accuratamente la regione in cui ` localizzato S . e (3) L’insieme I = {1/n : n ∈ N \ {0}} ` limitato inferiormente da 0 e superiormente e da 1. u Definizione 6. Sia S un sottoinsieme non vuoto di R. (2) L’intervallo (0. sono maggioranti di S anche tutti i numeri maggiori di M . Diremo che S ammette massimo e che M ∈ R ` il massimo di S se M ∈ S e se M ≥ x per ogni x ∈ S . Se c’` e u e un maggiorante M ￿ < M . in quanto M ∈ S . Esempi. 0] e (−∞. se esso esiste. In tal caso esso si denota sup S . Si chiama estremo superiore di S il minimo dei maggioranti di S . tale ` anche A. In tal caso esso si denota inf S . approssimandone meglio u e il confine destro. Analogamente si pu` procedere introducendo l’insieme o S∗ = {m ∈ R : m ≤ s per ogni s ∈ S} dei minoranti di S . (4) Prendendo spunto dall’esempio precedente. In e tal caso scriveremo M = max S . Poniamoci quindi la seguente domanda: esiste il migliore. Sia S un sottoinsieme non vuoto di R. se esso esiste. Infatti. 0 ` un maggiorante per entrambe ma non vi sono e minoranti ne’ per l’una ne’ per l’altra. contraddicendo il fatto che M sia un maggiorante. allora m ≤ b ≤ M per ogni b ∈ B . e e Osserviamo che se S ammette un massimo M . M ` un maggiorante e se ve ne fosse uno pi` piccolo M ￿ . 0) sono entrambe superiormente limitate ma non inferiormente limitate. perci` o . Si chiama estremo inferiore di S il massimo dei minoranti di S . possiamo dimostrare che se A ⊆ B e B ` limitato. Definiamo inoltre sup S = +∞ se S non ` superiormente limitato e inf S = −∞ se S non ` inferiormente limitato. Analogamente. perch´ 1/n ≤ 1 per ogni naturale non nullo n.26 Analisi Matematica 1 Si pu` riformulare la definizione precedente considerando l’insieme dei maggioranti o di S . 1] ` limitato inferiormente da 0 e superiormente limitato da 1. e Quindi ` limitato. ponendo cio` S ∗ = {M ∈ R : M ≥ s per ogni s ∈ S} e dicendo che S ` supee e riormente limitato se S ∗ ￿= ∅.2. In particolare e e abbiamo provato che I ⊂ (0. Non ` invece detto che ve ne sia qualcuno pi` piccolo di M . diremo che S ammette minimo e che m ∈ R ` il minimo di S se m ∈ S e se m ≤ x per ogni x ∈ S . e Se un insieme S ha un maggiorante M . Si noti che la definizione fa uso esclusivamente della relazione d’ordine e di nessun’altra propriet` di R. Possiamo ora definire i concetti di estremo superiore e di estremo inferiore. In effetti.

si ha max I = sup I = 1. Infine. . a cui abbiamo accennato all’inizio di questa sezione e da cui segue l’affermazione che abbiamo appena fatto. cio` 1/n < m. Sia F un corpo ordinato. Similmente. 0) = 0. Ora. nel qual caso non esisterebbe l’estremo superiore di S . Per ogni intero positivo n si ha n ≥ 1. e e esso ` il massimo e quindi anche il sup. il massimo di (−∞.Numeri reali 27 M ` il minimo dei maggioranti. 0] = 0. sup = max se il massimo esiste e quindi sup(−∞. 0] = 0. per ogni minorante m di I si ha m ≤ 0 e 0 ` dunque il e massimo dei minoranti. La definizione di estremo superiore pu` essere riformulata mediante l’insieme S ∗ o dei maggioranti di S . 0) non esiste. inf I = 0. e e Potrebbe quindi darsi che S sia superiormente limitato. Omettiamo la non difficile dimostrazione del seguente teorema. Similmente. 0]. Siccome e R ` archimedeo. I non ha minimo perch´ 0 ￿∈ I . cio` S ∗ ￿= ∅. da cui max(−∞. se S ammette minimo e e m. se esistesse il massimo M esso coinciderebbe con l’estremo superiore. Infatti. cosicch´ si avrebbe sup S ∈ S . nonch´ l’analoga per l’estremo e inferiore. ma che S ∗ e non ammetta minimo. Teorema 6. mentre il massimo di (−∞. allora S non ha minimo. allora esiste min S ∈ R. esiste un intero positivo n tale che e nm > 1. Le asserzioni seguenti sono equivalenti: (i) F ` ordinalmente completo. 0 ` un maggiorante. cosicch´ 1/n ≤ 1 e 1 ` un maggiorante di I . (6) Riprendiamo l’esempio (4) e proviamo che. 0).4. allora m = inf S . 0). nel senso che se S ￿= ∅. (5) Riprendiamo l’esempio (1) e proviamo che max(−∞. Perci` per ogni maggiorante M si ha 0 ≤ M e o questo prova che 0 ` il minimo dei maggioranti. 0 ` un minorante per I in quanto ogni e e elemento di I ` strettamente positivo. ma min I non esiste. Per quanto osservato sopra. Esempi. cio` 0 = inf I . Quindi. posto I = {1/n : n ∈ N \ {0}}. siccome e e 0 ￿∈ (−∞. ponendo ￿ min S ∗ se S ∗ ￿= ∅ e se S ∗ ammette minimo sup S = +∞ se S ∗ = ∅. Sia ora m un numero reale positivo. 0] = 0. Chiaramente. cio` e M = sup S . Siccome 1 = 1/1 ∈ I . 0] e x ≤ 0 per ogni x ∈ (−∞. contro l’ipotesi. ossia ogni insieme superiormente limitato ammette estremo superiore. cio` M = sup S . se esiste inf S e ma inf S ￿∈ S . dati i numeri reali m > 0 e 1. Proviamo ora che sup(−∞. D’altra parte. 0) non esiste. Abbiamo provato che nessun numero positivo m pu` essere e o un minorante per I . Ci` o ∗ ∗ non si verifica mai. (iii) ogni sottoinsieme non vuoto e inferiormente limitato di F ammette estremo inferiore in F . Ne segue in particolare che se esiste sup S ma sup S ￿∈ S . Se M < 0. allora S non ha massimo. e (ii) ogni sottoinsieme non vuoto e superiormente limitato di F ammette estremo superiore in F . cio` 0 = sup(−∞. 0] = sup(−∞. 0). M non ` un maggiorante in quanto e e M < M/2 < 0 e M/2 ∈ (−∞. Infatti 0 ∈ (−∞.

e si denota con uno dei simboli y 1/n oppure √ n y . Per poter dimostrare questo semplice ma fondamentale teorema. allora xn < 0). supponiamo che β soddisfi (i) e (ii) e proviamo che allora β = sup S . Dobbiamo provare che β ` il minimo dei maggioranti. Si osservi a che se x > 0 allora xn > 0 per ogni intero positivo n (mentre se x < 0.4) segue appunto che poich´ R ` ordinalmente completo. ossia xn = x · x · · · x . cio` tale che x < β . cio` e u e tale che s > x. Supponiamo invece che vi sia e un maggiorante x pi` piccolo di β . allora ogni sottoinsieme non vuoto e superiormente limitato di R a ammette estremo superiore. La (i) ` banalmente soddisfatta. Pertanto β ` e il minimo dei maggioranti. +∞). se fissiamo un intero positivo n l’insieme Pn = {xn : x > 0} ` un sottoinsieme di R+ = (0. Sia ora x ∈ R con x < β . ossia vale la propriet` (ii). Dimostrazione. si ha che per ogni intero positivo n ed ogni e y > 0 esiste x > 0 tale che xn = y (vedi il Teorema (1. Il numero α ∈ R ` l’estremo inferiore di S se e solo se e (i) α ` un minorante per S . ￿ ￿￿ ￿ n volte La associativit` del prodotto rende non ambigua l’espressione precedente. In questo secondo caso. . Il numero reale positivo x si chiama la radice n-esima di y .30) qui sotto). denotata xn . Potenze e radici. Il numero β ∈ R ` l’estremo superiore di S se e solo se e (i) β ` un maggiorante per S . Viceversa. cio` vale e e e la propriet` (i). Di pi` ` vero: si potrebbe a u e sostituire l’assioma di completezza ordinale (C) con una qualunque delle propriet` (ii) a oppure (iii) e ancora si otterrebbe un unico corpo ordinato con tale propriet`. a Passiamo ora a dare una caratterizzazione di sup e inf . Se x ∈ R ed n ∈ N \ {0} ` ben noto che cosa si intenda per la potenza n-esima di e x. Supponiamo che β = sup S e proviamo che β soddisfa (i) e (ii). In e e particolare quindi.28 Analisi Matematica 1 Dal Teorema (6. Siccome β ` il minimo dei e e maggioranti. La dimostrazione dell’enunciato relativo all’estremo inferiore ` del tutto analoga e e viene lasciata per esercizio. e (ii) per ogni x ∈ R con x > α esiste s ∈ S tale che s < x. Per la (ii) esiste allora s ∈ S u e tale che x < s. ￿ 7. che ` naturalmente quello che si verifica. Sia S un sottoinsieme non vuoto di R. e (ii) per ogni x ∈ R con x < β esiste s ∈ S tale che x < s. Proposizione 6. x non ` un maggiorante e quindi esiste un s ∈ S pi` grande di x. in contraddizione con l’ipotesi che x sia un maggiorante. premettiamo due semplici osservazioni. il segno di xn dipende da n: se n ` pari allora xn > 0 mentre se n ` dispari. ossia R.5. Una domanda naturale da porsi ` se Pn sia un e e sottoinsieme proprio di R+ o se viceversa coincida con esso.

y})n ≥ max{1. e da (7. Infatti: e e αn = (min{1. Sia k un intero positivo. A = {x ∈ R : xn ≤ y}.1): se 0 < x1 < x2 si ha ae anche 0 < xn < xn . Scegliamo un qualunque numero positivo ε. Dimostrazione. perch´ α = min{1. Sia ora y > 0 fissato e consideriamo l’insieme 1 2 Questo insieme non ` vuoto.5). posto ￿ x￿ ε .2. L’unicit` ` ovvia per via del Lemma (7. da segue 0<x−δ <x<x+δ (x − δ)n < xn < (x + δ)n . ￿ . Se 0 < a < b allora 0 < ak < bk . Quindi Da queste diseguaglianze. y} ∈ A ed ` limitato superiormente e e e perch´ β = max{1. y} ≤ y β n = (max{1. Esercizio. y} ≥ y. tra x − δ ed x vi ` certamente a e un elemento di A. Poich´ quindi |xn − y| < ε per ogni ε > 0 si ha xn = y . allora e (7. e |xn − y| < (x + δ)n − (x − δ)n ≤ 2δn(x + δ)n−1 < 2δn(2x)n−1 = δn2n xn−1 ≤ ε.1. D’altra parte. Per ogni numero reale positivo y ed ogni intero positivo n esiste una ed una sola radice n-esima positiva y 1/n . come volevasi.Numeri reali 29 Lemma 7. Se 0 < a < b ed n ` un intero positivo.5) bn − an ≤ n(b − a)bn−1 bn − an = (b − a)(bn−1 + bn−2 a + · · · + ban−2 + an−1 ) ≤ (b − a)(bn−1 + bn−2 b + · · · + bbn−2 + bn−1 ) = (b − a)nbn−1 . y} ` un maggiorante. Allora. Proveremo ora che xn = y . Fattorizzando ed utilizzando il lemma precedente si ha ￿ ￿ Teorema 7. Siccome x ≥ α > 0. δ = min n2n xn−1 2 si ha ovviamente 0 < δ < x. segue (x − δ)n < y < (x + δ)n . Esiste quindi x = sup A. y})n ≤ min{1. per le propriet` dell’estremo superiore. Dimostrazione.3. Dimostrazione. Lemma 7. mentre senz’altro x + δ ￿∈ A.

(c) Se x ￿= 0 e xy = 1. 2. e 5. allora xy ￿= 0. nel senso che per svolgerne uno pu` essere necessario utilizzarne o uno precedente. allora y = 1/x (unicit` del reciproco).30 Analisi Matematica 1 Esercizi 1. y1 . allora 1/(1/x) = x. (b) Se x ￿= 0 e xy = y . Siano x1 . (d) (−x)(−y) = xy . Provare che gli assiomi dell’addizione implicano le seguenti propriet` a (a) Se x + y = y + z allora x = z . Provare che se x1 ≤ y1 e x2 ≤ y2 allora si ha anche x1 + x2 ≤ y1 + y2 . Provare che x ≤ y se e solo se y − x ≥ 0 e x < y se e solo se y − x > 0. y ∈ R. (c) Se x + y = 0 allora y = −x (unicit` dell’opposto). Provare che per ogni numero reale x si ha x2 ≥ 0 e che se x2 = 0 allora x = 0. 3. a (d) Se x ￿= 0. Provare che la somma di un numero finito di numeri reali non negativi ` non negativa e e che se almeno uno di essi ` positivo. e e 7. (b) se y1 > 0 e y2 > 0 e x1 < y1 oppure x2 < y2 . y . . la somma ` positiva. 9. 4. (b) Se x + y = y allora x = 0. Provare che se x ≤ y . (b) Se x ￿= 0 e y ￿= 0. Provare che gli assiomi di corpo implicano le seguenti propriet` a (a) 0x = 0. Siano x1 . x2 . Nota: gli esercizi dal (4) al (13) servono per ripassare l’algebra delle disuguaglianze. Essi sono “in ordine”. a (d) −(−x) = x. Provare che (a) se 0 ≤ x1 ≤ y1 e 0 ≤ x2 ≤ y2 allora x1 x2 ≤ y1 y2 . y2 ∈ R. Dedurne che l’opposto di un numero positivo ` un numero negativo e e l’opposto di un numero negativo ` un numero positivo. allora x1 x2 < y1 y2 . e 6. (c) (−x)y = −(xy) = x(−y). Siano x. y2 ∈ R. Siano x. Provare che gli assiomi della moltiplicazione implicano le seguenti propriet` a (a) Se x ￿= 0 e xy = xz . allora x = 1. 8. allora xz ≥ yz e se x < y . y1 . z ∈ R con z < 0. allora xz < yz . provare inoltre che quest’ultima diseguaglianza ` stretta (ossia “<”) e se e solo se una delle due precedenti lo `. allora y = z . x2 .

[Traccia: si proceda provando che n´ s2 < 2 n´ s2 > 2 possono essere vere per via di quanto visto all’esercizio e e precedente. Siano Ak = {x ∈ R : kx − 5 ≥ 0} e B = {x ∈ R : x − 3 < 0}. Siano x. 2x − 1 (iii) ≥ 0. Provare che (a) se 0 < x < y oppure x < y < 0. Sia s ∈ Q tale che s2 < 2. Provare che x ≤ y se e solo se y/x ≥ 1 e x < y se e solo se y/x > 1. Provare che se x ∈ R ` positivo. Risolvere le seguenti disequazioni (i) x(x + 2)2 < 0. x+2 x2 − 3x − 10 (iv) < 0. (ii) utilizzando il punto precedente. Si provi che se esistesse un razionale s che separa gli insiemi A = {a ∈ Q : a2 < 2} e B = {b ∈ Q : b2 > 2}. .] 18. allora 1/x > 0 e se ` negativo allora 1/x < 0. x2 + x + 1 15. 17. 20. 19. e e 13. (b) se x < 0 < y allora 1/x < 1/y . Dimostrare il Lemma 7. 14. tale che r2 < 2. allora necessariamente s2 = 2. Per quali k ∈ R si ha Ak ⊆ B ? Per quali k ∈ R si ha Ak ∩ B ￿= ∅? 12. Dimostrare il punto (ii) della Proposizione 6.1. allora 1/x > 1/y .Numeri reali 31 10. e 11. 16. si provi che esiste un numero razionale del tipo r = s + 1/n con n intero positivo. (ii) (2x + 3)4 (x + 4) < 0.5. Siano x e y due numeri reali positivi. (i) si provi utilizzando l’archimedeit` di Q che esiste un intero n > 1 per il quale a 2 n(2 − s ) > 2s + 1. Provare che se A e B sono sottoinsiemi limitati di R tali sono anche A ∪ B e A ∩ B. y ∈ R entrambi non nulli. Provare che il prodotto di un numero finito di numeri reali positivi ` positivo.

.

Il concetto e generale cui stiamo alludendo ` il concetto di funzione. B. nel senso che per avere una funzione e devono essere specificati l’insieme A di partenza. ad ogni cliente verr` riconosciuta a fine anno una a somma di competenza: “dimmi quanto hai in deposito e io ti dico quale ` l’interesse e dovuto”. g). Una funzione (o applicazione) tra gli insiemi A e B ` una e regola f che ad ogni elemento a ∈ A associa uno ed un solo elemento f (a) ∈ B .CAPITOLO 3 Funzioni Moltissime leggi della scienza sono espresse come relazioni che legano fra loro due o pi` quantit`. L’insieme A sar` l’insieme all’interno del a quale x pu` variare – e per questa ragione x sar` detta una variabile – mentre B sar` o a a l’insieme dei possibili valori di y . ossia che x e y a a soddisfano una relazione per la quale ad ogni valore di x corrisponde un ben preciso valore di y . f ). Definizione 0. il contenuto della legge fisica. Spesso si scrive a ￿→ b in luogo di f (a) = b per indicare che b ` l’immagine di a mediante f . detto l’immagine di a mediante f . D. una legge fisica si formula affermando che una certa u a quantit` y dipende da un’altra quantit` x secondo una precisa regola. B. non solo nelle leggi fisiche.4. Per questa ragione. La lista dei possibili esempi ` naturalmente infinita. Se una banca pattuisce un certo interesse annuo per le somme in deposito. Ad esempio. n´ pi` e e e u n´ meno. Una funzione si indica con il simbolo f : A → B . l’insieme B di arrivo e la regola che abbiamo sinteticamente indicato con la lettera f . Ne segue che due funzioni f : A → B e g : C → D sono uguali se e solo se (A. Il punto di partenza consiste e nell’individuare due insiemi. diciamo A e B . ad ogni numero chiamato dal negoziante corrisponder` un unico avventore: a “dimmi un numero e io ti dico a chi tocca”. non solo ai modelli da cui si ` partiti. Si potrebbe parafrasare o dicendo che una legge della fisica classica ` spesso un’affermazione del tipo: “dimmi e quanto vale x e io ti dico quanto vale y ”. Il modo in cui y ` determinato a partire dalla conoscenza di x `. Il tipo di relazione appena descritta si presenta in molte altre situazioni. e Il punto di vista matematico consiste nell’estrarre gli elementi essenziali di una vasta classe di modelli di riferimento e definire un concetto generale che si possa poi adattare a varie possibili situazioni. se ogni persona che entra in un negozio ritira un biglietto numerato. Formalizziamo ci` in una o definizione. f ) = (C. ossia se e solo se coincidono 33 . Tipicamente. e Una funzione ` quindi una terna (A. i modelli classici della e fisica sono anche noti come modelli deterministici: la conoscenza del valore di uno o pi` parametri fisici determina univocamente il valore di altri parametri ad essi legati u mediante ci` che si suol definire una relazione funzionale. Una funzione da A a B non ` altro che una legge e che ad ogni x ∈ A fa corrispondere uno ed un solo y ∈ B .

Alle volte ` utile rappresentare le funzioni mediante disegni del tipo e A f ✲ B in cui si evidenzia che f . 31}. gli insiemi di arrivo. porta i punti di A in punti di B . la stessa corrispondenza non definirebbe una funzione. 30. (1) Siano A = N. cio` e e e f = g . cio` f (n) = n − n2 . f (0) = 0. Se invece M fosse l’insieme dei mesi dell’anno 2004. la sola legge di corrispondenza non individua necessariamente una funzione. Qual’` l’immagine di 10 mediante f ? e (2) Siano D l’insieme degli interi positivi dispari e P l’insieme degli interi positivi pari. La corrispondenza g che ad ogni mese fa corripondere il numero dei giorni di quel mese ` una funzione e g : M → G. f (2) = −2 e e f (3) = −6. Ad esempio g(marzo 2003) = 31. si potrebbe pensare che n ￿→ n definisca una funzione dagli interi agli interi. cio` A = C . f (1) = 0. (3) Sia M l’insieme dei mesi dell’anno 2003 e sia G = {28. in quanto il mese di febbraio 2004 ha 29 giorni e 29 ￿∈ G. B = Z e sia f : N → Z la funzione definita dalla regola n ￿→ n − n2 . o dai razionali ai razionali.. infatti se n ` dispari tale e ` anche n2 e quindi f (n) = n2 ￿∈ P . La legge f (n) = n2 non definisce una funzione f : D → P in quanto non ` vero e 2 che ad ogni numero dispari n corrisponda il numero pari n . Per una ragione analoga. cio` B = D e le regole. . se non si specifica con esattezza quali siano l’insieme di partenza e l’insieme d’arrivo. perch´ se n ` pari tale ` anche n2 . la corrispondenza n ￿→ n2 definisce una funzione g : D → D . per cos` dire. o dai reali ai reali. ma anche una funzione h : P → P . ı Esempi. nel senso che f (a) = g(a) per ogni a ∈ A = C . non abbiamo neppure e una funzione f : P → D .. Piuttosto. Ad esempio. e e e 2 D’altra parte.34 Analisi Matematica 1 gli insiemi di partenza. ` E evidente che ad ogni intero non negativo n ∈ N corrisponde uno ed un solo intero mediante f ..

senza e dover specificare di volta in volta quali siano gli insiemi di partenza e di arrivo. f : (0. cosicch´ [ · ] : R → Z. Una questione di terminologia: spesso si usa il termine mappa invece di applicazione o funzione. x ￿→ [x] ` una funzione.Funzioni 35 (4) Le potenze x ￿→ xn con n intero e positivo sono funzioni da R ad R. +∞) → (0. Se ad √ esempio scriviamo f (x) = 1 − x2 vogliamo dire che f ` la funzione f : [−1. [x] ∈ Z per ogni x ∈ R. o edificio. definita da x ￿→ 1 − x . n ∈ N \ {0}. Per questa ragione ` utile stabilire una convenzione che abbrevia in molti casi e la scrittura e che in un certo senso rimuove l’ambiguit` illustrata nell’Esempio (2. La maggior parte delle funzioni nelle quali siamo interessati in questi appunti sono funzioni tra sottoinsiemi degli insiemi numerici N. +∞). +∞) → (0. Z. Ci si riferisce al fatto che una mappa ` un disegno e e che rappresenta una certa regione.4). a Vogliamo cio` poter assegnare formule che definiscano funzioni in modo chiaro. In particolare. n ∈ N \ {0}. x ￿→ x x ￿→ x−n . 1/n . Essa ` definita come il pi` grande numero intero minore o uguale a x. Q ed R. dove x ` un numero reale e qualsiasi. (5) Indichiamo con [x] la cosiddetta parte intera di x. o citt`. Sono anche funzioni le seguenti f : R \ {0} → R. 1] → R e √ 2. cio` e u e Chiaramente. Ad ogni punto del disegno ` a e associato uno ed un solo luogo geografico. +∞). f : (0. x ￿→ 1/x 1/n n ∈ N \ {0}. il vero oggetto di studio saranno le funzioni del tipo f : I → R dove I ` un sottoinsieme e di R. e e [x] = max{m ∈ Z : m ≤ x}. . La ragione ` semplice.

` utile ı e pensare i punti del piano come coppie di numeri reali. quindi incidenti in un punto O . (6) Il dominio di f (x) = x2 ` I = R: si pu` fare il quadrato di ogni numero reale. Cos` come i punti della retta possono essere pensati come numeri reali. e o √ √ (7) Il dominio di f (x) = x + −x ` l’insieme {0}. e u s ❡ ✉ O ✉ ❡ P r Poich´ r ed s possono essere identificate con R. o Solitamente. L’insieme I verr` detto l’insieme di definizione di a f . Se scriviamo f (x) = “formula che coinvolge x” intendiamo la funzione f : I → R dove I ` il pi` grande sottoinsieme di R in cui la formula ha senso e u e definisce un unico numero reale. 1.36 Analisi Matematica 1 Convenzione 0. L’idea. In questo caso il sistema di coordinate si dir` ortogonale a .5. Il grafico di una funzione. a ciascuno dei due punti di intere sezione pu` essere associato un numero reale. (8) Il dominio I di f (x) = tan(1−x2 ) si trova imponendo 1−x2 ￿∈ {π/2+kπ : k ∈ Z}. Ogniqualvolta si sia fissata la scelta delle identificazioni di r ed s con R. devono valere simultanee amente le diseguaglianze x ≥ 0 e −x ≥ 0. Infatti. oppure ancora il suo campo di esistenza. Prodotto cartesiano. dovuta a Cartesio. la procedura appena descritta definisce ci` che si chiama un sistema di coordinate nel piano. ogni punto P fuori di esse determina altri due punti. Esempi. La costruzione ` pi` naturale se r ed s sono ortogonali. In ultima analisi. consiste nell’osservare che se tracciamo nel piano due rette r ed s non parallele. oppure il suo dominio. si scelgono r ed s ortogonali e si identifica con 0 ∈ R il punto O di intersezione su entrambe le rette. ￿ ￿ ￿ Esso ` quindi I = R \ {± j π + 1 + 1 : j ∈ Z}. uno su r ed uno su s: i punti di intersezione tra r ed s e le parallele ad esse passanti per P . Il lettore ` naturalmente invitato a e e 2 verificare quest’ultima affermazione. possiamo associare a o P una coppia di numeri reali.

La retta orizzontale r viene detta l’asse delle ascisse ed i numeri reali che corrispondono ai suoi punti si indicano con la lettera x e si dicono ascisse. b ∈ B . Sottolineiamo che gli elementi di un prodotto cartesiano sono coppie ordinate. b) : a ∈ A. si richiede che il primo elemento della .Funzioni 37 ed il punto O si dir` l’origine del sistema di coordinate. che viene normalmente indicato mediante l’uso di frecce. b) ￿= (b. b) dove a ∈ A e b ∈ B : ￿ ￿ A × B = (a. Siano A e B due insiemi. la retta verticale s viene detta l’asse delle ordinate ed i numeri reali che corrispondono ai suoi punti si indicano con la lettera y e si dicono ordinate. Si chiama prodotto cartesiano di A e B l’insieme denotato A × B i cui elementi sono le coppie (a. il concetto di coppia ` del tutto generale. il sistema di coordinate si dir` monometrico. a). La scelta di un sistema di coordinate ortogonale e monometrico ` sintetizzata nel e seguente disegno: y✻ 1 O 1 ✲ x Riprendiamo la discussione iniziale sulla corrispondenza tra punti del piano e coppie di numeri reali. Pensiamo ad r come ad una a ` retta orizzontale e ad s come ad una retta verticale. E consuetudine scegliere il punto Ur che corrisponde al numero reale 1 su r a destra dell’origine ed il punto Us che corrisponde al numero reale 1 su s sopra l’origine. In effetti. nel senso che in generale (a. e si formallizza e nella seguente definizione. Se la lunghezza di OUs ` uguale e alla lunghezza di OUr . a s ✉ Us O Ur r ✉ La scelta di Ur e di Us definisce su r e su s un orientamento. A ben vedere. Definizione 1.1.

. Associamo dunque a (x0 . . . e ad esempio un intervallo. . Per brevit` di notazione. supporremo sempre di aver fatto una scelta di un sistema di coordinate ortogonale e monometrico e di aver identificato R2 col piano. la coppia (a. Supponiamo ora di avere una funzione f : I → R dove I ` un sottoinsieme di R. Un tipico grafico potrebbe essere: .￿ P0 . Un modo spesso molto efficiente di visualizzare la funzione f ` quello di disegnarne il grafico. . x0 ✲ x Viceversa. . b) con a e b in A = B . . ma a B × A. si a 2 suole scrivere R in luogo di R × R. Supponiamo dunque di aver fissato un sistema di coordinate ortogonale e monometrico nel piano. . b). b) ` diversa dalla coppia e (b. Per via dell’identificazione che abbiamo stabilito tra il piano e il prodotto cartesiano R × R. . . y0 ) ∈ R × R. Queste due rette si incontreranno in un punto P0 del piano. Ma se a ￿= b. data la coppia (x0 . b. a) non appartiene a A × B . scriveremo con lieve abuso P0 = (x0 . In questo e caso gli insiemi A × B e B × A coincidono. nel secondo insieme B . Questa osservazione diventa cruciale quando A = B .38 Analisi Matematica 1 coppia (a. f (x)) : x ∈ I . Ad ogni punto P0 del piano associamo la coppia (x0 . che alla coppia (0. se a ∈ A e b ∈ B . Si noti in particolare. tracciamo la retta parallela all’asse delle ordinate e passante per il punto x0 sulla retta delle ascisse. a). perch´ e e vogliamo stabilire una corrispondenza biunivoca tra i suoi elementi ed i punti del piano. dove x0 ` l’ascissa del punto di intersezione tra la retta passante per P0 e parallela all’asse e verticale delle ordinate e y0 ` l’ordinata del punto di intersezione tra la retta passante e per P0 e parallela all’asse orizzontale delle ascisse. . in quanto sono entrambi formati dalle coppie (a. y0 ) ∈ R × R. y0 ). Salvo esplicito avviso del contrario. . Esso ` il sottoinsieme del piano e e ￿ ￿ Γ(f ) = (x. Possiamo concludere dicendo che un sistema di coordinate nel piano determina una corrispondenza biunivoca tra R2 e il piano. Sia ad esempio I = [a. b]. . . 0) corrisponde l’origine O . . . stia nel primo insieme A ed il secondo. cio` a. e Quindi. che ` un insieme diverso. la coppia (b. e la retta parallela all’asse delle ascisse e passante per il punto y0 sulla retta delle ordinate. y0 ) ∈ R × R il punto P0 . Il caso che a noi interessa maggiormente ` il prodotto cartesiano R × R. y✻ y0 .

contrariamente a ci` che si o potrebbe forse pensare. avremo u che essa interseca il grafico di f nel solo punto (x. non tutte le funzioni hanno grafici disegnabili. ￿ . . . a (x0 . . e Esempi. f (x)) se x ∈ I ed in nessun punto se x ￿∈ I . . data f : I → R ed una retta verticale di ascissa x. . . Infatti. dove (x. esiste una ed una sola funzione f che ha Γ come grafico: basta definire I come l’insieme delle ascisse x di quelle rette che hanno intersezione non nulla con Γ e. . . dato un insieme Γ del tipo detto. . . Viceversa. Si consideri per . . . . Quali sottoinsiemi del piano si ottengono come grafici di funzioni f : I → R e quali sottoinsiemi invece non possono rappresentare grafici di funzioni di questo tipo? La risposta ` che i sottoinsiemi che si possono ottenere sono tutti e soli quegli insiemi e (non vuoti) Γ che godono della propriet` seguente: ogni retta verticale interseca Γ in a al pi` un punto. il cui grafico ` naturalmente: u e e (10) Mettiamo subito in guardia il lettore sul fatto che. . . .￿ . . porre f (x) = y . . f (x0 )) ￿ ✲ x0 b x Data una funzione f : I → R si ottiene perci` un sottoinsieme del piano. per ogni siffatto x. y) ` il punto di intersezione della retta di ascissa x con Γ. . il suo o grafico. . . . . . (9) La funzione pi` semplice ` forse f (x) = x.Funzioni 39 y✻ f (x0 ) . . . . . . .

￿ −r ￿ r (12) La funzione x ￿→ |x| ha grafico: . 1] → R. Ovviamente. D(x) = 0 se x ∈ [0. nota come funzione di Dirichlet: ￿ 1 se x ∈ Q ∩ [0.40 Analisi Matematica 1 esempio la seguente funzione. si deduce che la circonferenza centrata nell’origine e di raggio r non ` il grafico di una funzione f : I → R in quanto tutte le rette verticali e di ascissa in (−r. 1] \ Q. non ` possibile stabilire graficamente se un punto ha coordinate razionali e oppure no e quindi nessun disegno ragionevole pu` essere fatto del grafico di questa o funzione. r) intersecano la circonferenza in due punti. (11) Dalla discussione svolta sopra. 1] D : [0.

Funzioni 41 (13) Le funzioni x ￿→ x2 e x ￿→ x3 hanno grafici. . ’esempio (5)) dalla relazione e Si osservi che naturalmente [x] = n se n ≤ x < n + 1. Il grafico di x ￿→ [x] sar` quindi a (x) = x − [x]. la mantissa di x. Essa ` definita a partire dalla parte intera [x] (cfr. denotata (x). rispettivamente: (14) Consideriamo ora una interessante funzione.

anch’essa definita su R. n + 1) si ha (x) = (x − n) = x − n perch´ e x − n ∈ [0. ha il grafico familiare: e similmente il grafico di x ￿→ cos x. i valori della mantissa sono tutti compresi nell’intervallo [0. 1). definita su R. Per tali valori si ha infatti (x) = x in quanto [x] = 0. 1). 1). per ogni intero positivo n ed x ∈ [n. In e generale. Da queste considerazioni risulta chiaro che il grafico della mantissa sar` a (15) La funzione trigonometrica x ￿→ sin x. Da questo deduciamo che il grafico di x ￿→ (x) ` e ottenuto in modo semplice a partire dal grafico che si ottiene considerando solo i valori di x in [0.42 Analisi Matematica 1 La mantissa soddisfa la relazione (x + n) = (x) per ogni x ∈ R ed ogni n ∈ Z. ` e Quali sono i valori di x che corrispondono alle intersezioni con gli assi e ai valori massimi e minimi? . In particolare. 2) si ha (x) = (x−1) = x−1 perch´ x−1 ∈ [0. Dalla precedente relazione si deduce che per x ∈ [1. 1).

Esaminiamo il primo caso. a ` (16) E bene abituarsi a saper disegnare il grafico delle funzioni definite. In tal caso si avr` x − a = y per qualche y ∈ I e quindi x = y + a. “a pezzi”. Per poter dar senso all’espressione e f (x − a) bisogna che l’argomento x − a appartenga al dominio I ⊆ R di f . af (x) definiscano in qualche senso naturale delle “nuove” funzioni. π 2. consideriamo e il seguente esempio  sin(x3 ) se x < 0  f (x) = cos x se 0 ≤ x < π  −1 se x ≥ π. . Operazioni sui grafici e simmetrie. conviene considerare piuttosto f (x − a) anzich´ f (x + a). τa f (x) = f (x − a). nel senso che I + a si ottiene spostando I a destra della a τa f : I + a −→ R. f (ax).Funzioni 43 Il grafico sar` ottenuto “incollando” varie parti di grafici di funzioni semplici. Anzich´ tentare di dare una definizione generale astrusa. E evidente che I + a ` ottenuto traslando I di a. Se a > 0. Sia f : I → R una funzione. Fissiamo a ∈ R e ci chiediamo se le scritture f (x + a). Per ragioni che saranno chiare tra breve. I + a = {y + a : y ∈ I}. In caso affermativo. come si suol dire. Questa funzione si chiama la traslata di f mediante a e si denota spesso τa f . Se perci` poniamo a o la formula x ￿→ f (x − a) ha senso per ogni x ∈ I + a e definisce una funzione. e la traslazione sar` a destra. f (x) + a. In simboli: Cerchiamo ora di comprendere quale sia il legame tra il grafico Γ(f ) di f ed il ` grafico Γ(τa f ) di τa f . quale legame sussiste tra f e le nuove funzioni? Ci aspettiamo che i grafici delle nuove funzioni siano ottenuti dal grafico di f mediante operazioni elementari di tipo geometrico.

44 Analisi Matematica 1 quantit` a. Questa ` la ragione per considerare f (x − a) anzich´ f (x + a): a valori a e e positivi di a corrispondono traslazioni a destra. Il grafico sar` quindi ottenuto traslando Γ(f ) in alto di una lunghezza a. a se a > 0. e che si denota semplicemente f + a. allora I + a = (3. Γ(f ) Γ(τa f ) Analizziamo ora la funzione definita da f (x) + a. Γ(f + a) ￿ Γ(f ) ￿ . Se ad esempio I = (0. in quanto e τa f (y + a) = f (y). Se a < 0 la traslazione sar` a sinistra. 4). I valori assunti da questa funzione. a della quantit` |a|. sono traslati di a rispetto ai valori assunti da f . cio` per x ∈ I . il valore in x = y + a di τa f ` uguale al valore in y di f . Infatti. 1) e a = 3. se a > 0: i a grafici di f e di f + a sono uno sopra l’altro. Essa ha senso esattamente per le stesse x per le quali ha senso f . a ￿ ￿ ￿ 0 ( I 1 ) 3 ( ✲ 4 ) I +a ￿ ￿ ￿ Il grafico Γ(τa f ) si otterr` semplicemente traslando Γ(f ) a destra di una lunghezza a.

mentre J ∩ 3J = ∅. Sotto invece. in quanto δa f (ay) = f (y). il valore a in x = ay di δa f ` esattamente uguale al valore in y di f . In simboli: Per quanto riguarda il legame tra Γ(f ) e Γ(δa f ). possiamo supporre a ￿= 0. Avremo aI = (0. . entrambi di lunghezza 1/2. e e nel senso che la posizione relativa di I e di I + a ` sempre la medesima. δa f (x) = f (a−1 x). ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ aI = {ay : y ∈ I}. e La traslazione ` uno spostamento rigido e quindi ` insensibile alla posizione di I . Affinch´ l’espressione abbia senso. mentre aJ = (3. Infatti. Sia ad esempio a = 3 e consideriamo gli intervalli I = (0. Si osservi che I ∩ 3I ￿= ∅. bisogner` che a−1 x ∈ I . consideriamo f (a−1 x) anzich´ f (ax). 9/2). se a > 1 si avr` effettivamente e a una dilatazione. In tal caso e e a −1 a x = y per qualche y ∈ I e quindi x = ay . 1/2) e J = (1.Funzioni 45 Passiamo ora ad analizzare gli effetti della moltiplicazione. Quindi. 3/2). osserviamo innanzitutto che aI ` ottenuto dilatando I di un fattore a. 3/2). cio` ingrandimentti. La dilatazione e dipende invece dalla posizione di I . e Γ(f ) Γ(δ2 f ) In figura sono riportati i grafici di una sinusoide e della sua dilatata di un fattore due: il grafico viene dilatato orizzontalmente. Se perci` poniamo o la formula x ￿→ f (a−1 x) ha senso per ogni x ∈ aI e definisce una funzione. se a > 1. 0 ( 1/2 ) 1 ( 3/2 ) 3/2 ) 3 ( 9/2 ) ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ Il grafico Γ(δa f ) si otterr` dilatando Γ(f ) di un fattore a. mentre se a < 1 si avr` una contrazione. la stessa sinusoide ` dilatata e di un fattore 1/2: il grafico viene compresso orizzontalmente. Questa ` la ragione per a e −1 considerare f (a x) anzich´ f (ax): a valori di a maggiori di 1 corrispondono vere e e proprie dilatazioni. Innanzitutto. Per ragioni che saranno spiegate tra breve. δa f : aI −→ R. Questa funzione si chiama la dilatata di f mediante a e si denota spesso δa f .

Sia I ⊆ R un insieme simmetrico rispetto all’origine e sia f : I → R una funzione. Il grafico sar` quindi ottenuto dilatando Γ(f ) in verticale di un fattore a. cio` per x ∈ I . Se a > 1. Γ(f ) Γ(2f ) Esaminiamo ora due propriet` di simmetria molto importanti sia dal punto di vista a teorico sia nelle applicazioni. nel senso che chiariamo immediatamente: Definizione 2. ma anche insiemi che non contengono l’origine. 1] ` simmetrico rispetto all’origine. Ci interesseremo primariamente di insiemi e simmetrici rispetto all’origine. In figura sono riportate una sua sinusoide la sua dilatata verticalmente di un fattore 2. . Come f + a. si a ha una effettiva dilatazione. I valori assunti da questa funzione. b). a]. e che si denota semplicemente af . Si tratta delle nozioni di funzione pari e funzione dispari. L’intervallo S = [1. Per evitare inutili complicazioni formali. come ad esempio (−b. Un sottoinsieme S di R si dir` a a simmetrico rispetto al punto x0 ∈ R se S − x0 = {s − x0 : s ∈ S} ` simmetrico rispetto e all’origine. mentre se a < 1 si ha una compressione. −a)∪(a. Definizione 2. ` bene considerare sin dall’inizio funzioni e definite su insiemi simmetrici. 3]−2 = e [−1. Sono ovviamente simmetrici rispetto all’origine gli intervalli del tipo [−a. sono dilatati di a rispetto ai valori assunti da f . Un sottoinsieme S di R si dir` simmetrico rispetto all’origine a se vale la seguente propriet`: x ∈ S ⇐⇒ −x ∈ S .2.1. ma altre simmetrie possono essere utili. Diremo che f ` una funzione pari se e f (−x) = f (x) per ogni x ∈ I.46 Analisi Matematica 1 Γ(δ1/2 f ) Γ(f ) Analizziamo infine la funzione definita da af (x). 3] ` simmetrico rispetto al punto x0 = 2 in quanto il traslato S −2 = [1. essa ha senso per le stesse x per le quali ha senso f .

allora evidentemente (−x)2n = x2n per ogni x ∈ R. se a e f ` pari su un insieme che contiene l’origine. Anche la funzione |x| ` chiaramente pari. Ad esempio. a per x = 0. In generale. tutte le potenze. e di una funzione dispari. Oppure. ` l’aspetto di una tipica funzione pari. la si riflette rispetto all’origine. Il prototipo di funzione dispari ` invece dato da e e 2n+1 una potenza dispari di x. all’identit` f (0) = f (0). se f ` dispari e su un insieme che contiene l’origine. La richiesta f (x) = −f (−x) si riduce invece. In altri termini. Si noti e e e peraltro che f ` la somma di una funzione pari. sono definite su tutto R che ` un insieme simmetrico rispetto all’origine. pi` semplicemente. una funzione. Naturalmente. necessariamente f (0) = 0. Per ottenere la parte sinistra del grafico di una e funzione dispari ` necessario rifletterne la parte destra due volte: prima nell’asse x e e poi nell’asse y . allora evidentemente (−x)2n+1 = −(x2n+1 ). Quindi. per x = 0. (17) Il prototipo di funzione pari ` dato da una potenza pari di x. Ad esempio e per ogni x ∈ I.Funzioni 47 e diremo invece che f ` una funzione dispari se e f (−x) = −f (x) Esempi. possiamo modificarne il valore nell’origine e in modo arbitrario ed essa rimarr` pari. la funzione f (x) = x3 + x2 ` a e e e definta su R ma f (1) = 2 e f (−1) = 0 e quindi non ` n´ pari n´ dispari. che implica f (0) = 0. e e . all’uguaglianza f (0) = −f (0). allora la richiesta f (x) = f (−x) si riduce. In effetti se f (x) = x con n ∈ N. quand’anche definita su un insieme simmetrico rispetto all’origine. cio` x ￿→ x2 . Il grafico di una funzione pari ` simmetrico rispetto all’asse y : la parte sinistra del e grafico (ascisse negative) ` l’immagine speculare della parte destra. pari e dispari. e (18) Altri esempi canonici di funzioni simmetriche si ottengono dalla trigonometria: ` e pari il coseno e sono dispari il seno e la tangente. In effetti se e 2n f (x) = x con n ∈ N. Una u funzione dispari ` quindi del tipo: e Si osservi che se l’origine appartiene all’insieme I . che ` sempre verificata. non sar` n´ pari n´ dispari.

Questa decomposizione ` unica. 2 2 ed anche il secondo asserto ` provato. rispettivamente. nel senso e e e che se f = p + d con p. Infine. a Proposizione 2. Sia I ⊆ R simmetrico rispetto all’origine e sia f : I → R. d : I → R funzioni rispettivamente pari e dispari.6) fp (x) = (f (x) + f (−x)) .4. per ogni x ∈ I si ha o e e 1 1 fp (x) + fd (x) = (f (x) + f (−x)) + (f (x) − f (−x)) = f (x). abbiamo 1 fp (−x) = (f (−x) + f (x)) = fp (x) 2 1 fd (−x) = (f (−x) − f (x)) = −fd (x) 2 per ogni x ∈ I .4. Allora per ogni x ∈ I si ha 1 1 fp (x) = (f (x) + f (−x)) = (p(x) + d(x) + p(−x) + d(−x)) = p(x) 2 2 . Inoltre. Dimostrazione.48 Analisi Matematica 1 cio` x ￿→ x3 . Innanzitutto. si supponga f = p + d. fd (x) = (f (x) − f (−x)) 2 2 si chiamano. Definizione 2. fd ` dispari e f = fp + fd . Come appureremo nella Proposizione 2. ogni funzione definita su un e insieme simmetrico rispetto all’origine si pu` esprimere in modo unico come la somma o di una funzione pari e di una funzione dispari. Le propriet` di fp e fd sono descritte nella proposizione che segue. con p. parte pari e parte dispari di f . Ci` prova che fp ` pari e fd ` dispari. allora p = fp e d = fd . Le funzioni fp e fd definite su I dalle formule: 1 1 (2. Sia I ⊆ R simmetrico rispetto all’origine e sia f : I → R. Allora fp ` pari. d : I → R e funzioni rispettivamente pari e dispari.3.

Abbiamo gi` osservato che a x ￿→ x2 ` pari. e Questo tipo di convenzione grafica sar` adottata anche nel seguito. −2) = (0. (−∞. 0). e e u possiamo concludere che fp (x) = x2 e fd (x) = x3 . mentre x ￿→ x3 ` dispari. ￿ (19) Riprendiamo in esame la funzione f (x) = x3 + x2 . −2). quando sia a necessario chiarire situazioni analoghe a questa. per ogni x ∈ I si ha 1 1 fd (x) = (f (x) − f (−x)) = (p(x) + d(x) − p(−x) − d(−x)) = d(x). −1). 2 2 come volevasi. −2). 0) che non ` sul grafico. f (0)) che appartiene al grafico e marcato con un cerchio vuoto il punto (0. Similmente. (20) Consideriamo ora la funzione  2   −2x   f (x) = 2(x2 − 1)  x − 1     1 se se se se se x ≤ −1 −1<x<0 0≤x≤1 1<x≤2 2 < x. {0}. E chiaro che conviene analizzare le formule che definiscono fp e fd separatamente nei seguenti sottoinsiemi di R: Saranno poi considerazioni di simmetria a guidare l’analisi nell’insieme (0. In virt` della proposizione precedente.Funzioni 49 in quanto p(x) = p(−x) e d(x) = −d(−x). Il dominio di f ` R. {−2}. ovviamente simmetrico rispetto all’origine. Esempi. Iniziamo col determinare fp in (−∞. . (−1. Se x ∈ (−∞. Ha quindi senso e ` cercare di determinare fp . (−2. −2). fd e di disegnarne i grafici. {−1}. +∞). Il grafico di f `: e Abbiamo marcato con un cerchio pieno il punto (0. +∞). allora −x ∈ (2.

50 Analisi Matematica 1 Quindi f (x) = 1 e f (−x) = 1/2. Il lettore ` invitato a verificare in tutti i dettagli che e  se x ≤ −2 3/2   (1 − x) /2 se − 2 < x ≤ −1     2 x − x − 1 se − 1 < x < 0   (2. La formula (2. x ∈ (−1. ossia facendo ricorso al fatto che fp (x) = fp (−x). 0) fp (x) = 2 1 (2. −1) 2 2 1 fp (−1) = (2 + 0) = 1 2 ￿ ￿￿ ￿ ￿ 1￿ −2x + (−x)2 − 1 = x2 − x − 1 . si ottiene l’espressione di fp in (0. il valore f (2) ` ottenuto calcolando x − 1 in x = 2. +∞). 2 2 2 Ragionando similmente per i rimanenti insiemi. Con le convenzioni grafiche stabilite e sopra. 2 2 2 Per quanto riguarda il punto −2. x ∈ (−2. Quindi e 1 1 3 fp (2) = (f (−2) + f (2)) = (2 + 1) = . il suo grafico ` presto disegnato: e .6) fornisce pertanto: 1 1 3 fp (x) = (f (x) + f (−x)) = (2 + 1) = . e cio` f (2) = 1.8) fp (x) = −2 se x = 0  2 x + x − 1 se 0 < x < 1     (1 + x)/2 se 1 ≤ x < 2     3/2 se x ≥ 2 e che la funzione qui scritta ` effettivamnete pari.7) fp (0) = (f (0) + f (−0)) = f (0) = −1 2 Per simmetria. avremo: 1 1 fp (x) = (2 + ((−x) − 1)) = (1 − x) .

fd (0) = 0.4. .Funzioni 51 Il grafico di fd `: e Calcoli del tutto analoghi conducono alla seguente espressione esplicita di fd :  se x ≤ −2 1/2   (3 + x) /2  se − 2 < x ≤ −1    2 −x − x + 1 se − 1 < x < 0   (2. il prodotto di due funzioni dispari ` sempre pari mentre la loro e e somma ` dispari. D’altra parte. come abbiamo e appena imparato. il prodotto di una funzione pari per una dispari ` sempre dispari. e Ancora qualche osservazione.7) ` del tutto generale. in secondo luogo che quest’ultima sia dispari. e e la somma di una funzione pari e di una dispari `. abbiamo le formule fp (0) = f (0). che le formule per e fd conducono alla funzione ora scritta.. qualunque cosa.9) fd (x) = 0 se x = 0  2 x − x − 1  se 0 < x < 1    (x − 3)/2  se 1 ≤ x < 2    −1/2 se x ≥ 2. sappiamo che se (2. Il lettore ` invitato a fare ancora qualche verifica: in primo luogo. allora sono necessariamente fp e fd . Le funzioni pari e dispari si comportano rispettivamente come il segno pi` e il segno u meno rispetto al prodotto e alla somma: il prodotto (oppure la somma) di due funzioni pari ` sempre pari.. Unitamente all’osservazione gi` e a fatta che una funzione dispari si annulla in zero . Se f ` definita su un insieme che contiene l’origine.8) e (2.9) definiscono rispettivamente una funzione pari ed una dispari e se la loro somma ` f . e allora il calcolo svolto in (2. utilizzando ancora una volta la Proposizione 2. e infine che effettivamente fp + fd = f .

l’insieme e denotato spesso anche con f (A). Funzioni surgettive. A f ✲ im (A) B Ad esempio. im (A) := {f (a) : a ∈ A}. Se f : A → B ` una applicazione. Si osservi che naturalmente f (A) ⊂ B ma in generale f (A) ￿= B . Definizione 3. iniettive e bigettive. In questa sezione vogliamo discutere due nozioni generali: la nozione di applicazione surgettiva e quella di applicazione iniettiva.52 Analisi Matematica 1 3. la funzione f : Z → N definita da f (n) = n2 ha come immagine i quadrati perfetti e siccome non tutti i numeri naturali sono quadrati perfetti si ha f (Z) ￿= N. Diremo che f ` surgettiva se e f (A) = B .1. ossia se per ogni b ∈ B esiste a ∈ A tale che f (a) = b. Sia f : A → B una applicazione. oppure l’immagine di f . si chiama l’immagine di A mediante f . A f ✲ f (A) = B .

` chiaro che una applicazione f : A → B non ` surgettiva e e se f (A) ￿= B . Essa pu` essere riscritta in modo forse pi` agile mediante la sua versione contronomio u nale. ossia se dati comunque a1 . Se ad esempio ci chiediamo se una certa funzione sia surgettiva o meno. ossia non essere a surgettiva. ` opportuno essere in grado di scrivere la formulazione esatta e anche della sua negazione. . Definizione 3. la definizione precedente pu` essere formulata cos` o ı (3. quando si introduce un concetto matematico a mediante una definizione. sar` utile sapere che cosa significa essere non surgettiva. a2 ∈ A.10).11) Si osservi che in (3.c. ossia f (a1 ) = f (a2 ) ⇒ a1 = a2 .2. f (a) = b. cio` se l’immagine di f ` strettamente contenuta in B .Funzioni 53 Utilizzando i quantificatori logici.c. Diremo che l’applicazione f : A → B ` iniettiva se essa manda e punti distinti in punti distinti. cio` ancora se vi e e e sono elementi di B (almeno uno!) che non fanno parte di f (A) e sono quindi diversi da tutti quelli del tipo f (a): (3. scambiato i loro ı ruoli rispetto a (3. per cos` dire. ∃ b ∈ B t. Questo ` un fatto di natura generale su cui il lettore ` invitato e e a riflettere. ∀b∈B ∃ a ∈ A t. f (a1 ) = f (a2 ). Quest’ultima facilita anche la comprensione di che cosa significhi negare l’iniettivit`: una applicazione f non ` iniettiva ogniqualvolta a e Una funzione non iniettiva presenter` cio` un comportamento del tipo: a e ∃ a1 . a1 ￿ a2 ￿ ✲ ￿ ✲ ￿ f (a1 ) f (a2 ) Nella definizione di mappa iniettiva compare l’implicazione: a1 ￿= a2 ⇒ f (a1 ) ￿= f (a2 ).c.11) i quantificatori ∀ ed ∃ hanno. Nella fattispecie.10) Come gi` osservato nel primo capitolo. ∀ a ∈ A si ha f (a) ￿= b. a1 ￿= a2 t. ma la cui discussione dettagliata esula dagli scopi di questi appunti. a2 ∈ A con a1 ￿= a2 risulta f (a1 ) ￿= f (a2 ).

Se f ` una u e siffatta funzione e se Γ(f ) ` il suo grafico. quello delle funzioni f : I ⊆ R → R. In particolare. cio` che nessun elemento di A venga o e mandato da f in b. allora. La controimmagine di y0 non sar` altro che l’insieme delle ascisse dei punti trovati. per e definizione. a2 }. Quindi f −1 ({y0 }) = {x ∈ I : (x.11). ` utile e introdurre la nozione di controimmagine di un insieme. e e Le osservazioni appena fatte ci consentono di interpretare iniettivit` e surgettivit` a a nel contesto che ci interessa di pi`. per determinare f −1 ({y0 }) basta tracciare la retta parallela all’asse x di ordinata y0 e considerare tutti i punti in cui tale retta intercetta il grafico di f . y0 ) ∈ Γ(f )}. si chiama controimmagine di J mediante f l’insieme di quei punti di A che vengono mandati in J da f : f −1 (J) = {a ∈ A : f (a) ∈ J} ⊆ A. La controimmagine f −1 ({y0 }) `. a . una funzione iniettiva ha la propriet` a a che le controimmagini dei punti sono insiemi formati (al pi`) da un punto solo. per definizione. Naturale mente pu` benissimo capitare che f −1 ({b}) = ∅. se cio` J = {b}. o e cio` che f non ` surgettiva. Come abbiamo gi` implicitamente osservato.54 Analisi Matematica 1 a1 ￿        ③  f (a1 ) = f (a2 )✘ ￿ ✿ ✘ ✘ a2 ✘ ✘✘✘ ✘✘ ✘ ￿ ✘✘✘ ✘✘✘ Per chiarire ulteriormente i concetti di applicazione iniettiva e surgettiva. Se f : A → B ` una applie cazione e se J ⊆ B . se J consiste di un solo punto. dove a1 ￿= a2 . In questo caso si verifica esattamente ci` che ` scritto in (3. In altre parole. Sia y0 ∈ R una ordinata. l’insieme delle ascisse x ∈ I tali che f (x) = y0 . si avrebbe f (a1 ) = b = f (a2 ). l’insieme f −1 ({b}) ` e e formato da quei punti a ∈ A tali che f (a) = b. Se u infatti per un qualche b ∈ B risultasse f −1 ({b}) ⊇ {a1 . contro l’ipotesi che f ` iniettiva. le controimmagini dei punti si trovano in e modo semplicissimo.

. ` Consideriamo una coppia A e B di insiemi finiti con lo stesso numero di elementi. 3} e B = {Tizio. Una possibile bigezione tra A e B ` e 1 ￿→ Tizio. una funzione risulta iniettiva se ogni retta orizzontale interseca il grafico in al pi` un punto.Funzioni 55 ✻ y1 y0 ￿ a . Si veda la discussione svolta nella Sezione 7. . . 3 ￿→ Sempronio. f −1 ({y1 }) = ∅ In conclusione. . . Sia f : A → B una applicazione. (22) La mappa ϕ : [−π/2. Elementi di calcolo combinatorio.￿ x2 b ￿ ✲ f −1 ({y0 }) = {x1 . Caio. . Esempi. . . 1] per ogni intero positivo n. . . Sempronio} hanno lo stesso numero di elementi. . La funzione dell’esempio in figura non ` n´ e e −1 −1 iniettiva (infatti f ({y0 }) = {x1 . . . x2 }) n´ surgettiva (infatti f ({y1 }) = ∅).￿ x1 ￿ . . 1] definita da x ￿→ x ` una bigezione. . .3. Ad esempio gli insiemi a A = {1. π/2] → [−1. e Definizione 3. . (21) La funzione f : [0. cio` e tre. . Naturalmente e n anche x ￿→ x stabilisce una bigezione di [0. e ` invece chiaro che f (x) = sin x. ossia la mappa su tutto R definita da x ￿→ sin x non E ` bigettiva in quanto non ` iniettiva: sin(x) = sin(x + 2kπ) per ogni k ∈ Z. Diremo che f ` bigettiva se e essa ` iniettiva e surgetiva. . Con il linguaggio appena introdotto possiamo dunque dire che la scelta di due punti su una retta consente di stabilire in modo canonico una bigezione tra i due insiemi. . mentre essa risulta surgettiva se ogni retta orizzontale1 u interseca il grafico in almeno un punto. . e e 4. . 1Questa 2 ￿→ Caio. 1] → [0. . Nella precedente sezione abbiamo introdotto il concetto di bigezione tra insiemi. le rette orizzontali da considerare sono solo quelle con ordinata in J . In questo caso si dice anche che f stabilisce una bigezione. 2. . caratterizzazione grafica della surgettivit` si riferisce al caso di una f : I → R . . Nel Capitolo 2 abbiamo descritto la corrispondenza tra numeri reali e retta. . e oppure corrispondenza biunivoca. x2 }. E evidente che si potr` definire almeno una bigezione tra A e B . se a f : I → J . 1] definita da ϕ(x) = sin(x) ` una bigezione. tra A e B . . ￿ . . 1] in [0.

Chiaramente. . a Il computo del numero di bigezioni di un insieme di n elementi in s` ` il prototipo ee di problema del Calcolo Combinatorio. Trattando problemi di natura combinatoria. Ci limiteremo qui a presentare alcune formule elementari di frequente utilizzo. cio` tutti i possibili numeri 1. . dipender` solo dal numero n e a di elementi e si potr` quindi supporre A = B = {1. Il lettore pu` facilmente verificare e o che ve ne sono esattamente 6. adotteremo pertanto la notazione In = {1. quella branca della Matematica che si occupa in generale di problemi di conteggio. se c’`. cio` in modo che sia σ(2) ￿= σ(1). . σ(3)). σ(2)}.320 9! = 362. . n}. 2. Per ragioni che hanno in parte a che vedere con lo sviluppo dell’informatica. vi sono n possibili modi per definire il valore σ(1). Di molti insiemi si sa infatti a priori che sono costituiti da un numero finito di elementi. che si legge n fattoriale. ed ` anche ovvio che da questo punto di vista non c’` ragione per suppore e e che i due insiemi siano diversi: la formula cercata. . . n}. . σ(2)). rimangono esattamente n − 2 numeri a disposizione per poter definire σ(3) in modo che sia σ(3) ￿∈ {σ(1).880 . il Calcolo Combinatorio ` un e settore di ricerca estremamente attivo. . . e Per ogni scelta di σ(1). Per esprimere in modo coerente varie formule che appaiono in matematica. Vogliamo contare quante sono tutte le possibili bigezioni σ : In → In . 2. n. ` lecito pensare che vi sia una formula e generale che esprima il numero di bigezioni tra insiemi che hanno lo stesso numero di elementi. σ(2). 4.040 8! = 40. a e Vi sono pertanto n(n − 1) scelte possibili per la coppia (σ(1). Il primo problema di conteggio che affrontiamo ` quello gi` formulato sopra: quante sono le bigezioni di un insieme di e a n elementi in se stesso? Per semplicit` possiamo pensare che l’insieme sia costituito a dai primi n interi positivi. Bigezioni di un insieme. Essi diventano molto grandi al crescere di n: 0! = 1 1! = 1 2! = 2 3! = 6 4! = 24 5! = 120 6! = 720 7! = 5. Riportiamo i primi valori del fattoriale. o permutazioni. Per ogni scelta compiuta di tali valori . 2. .56 Analisi Matematica 1 Essa non ` certamente l’unica bigezione possibile. si pone 0! = 1 per definizione. ma la determinazione del numero esatto di essi pu` presentare delle difficolt`: ` sorprendente la variet` e vastit` dei problemi o a e a a di conteggio che sorgono nelle discipline tecnico-scientifiche. . . rimangono esattamente n − 1 numeri a disposizione per poter definire σ(2) in modo da rispettare l’iniettivit` di σ . Naturalmente. Il lettore avr` gi` immaginato che il a a numero di possibili bigezioni ` il numero e n! = n(n − 1)(n − 2) · · · 3 · 2 · 1. Vi sono pertanto n(n − 1)(n − 2) scelte possibili per la terna (σ(1).1.

k = (n − k)! per la semplice ragione algebrica ￿ ￿￿ ￿ n! = n(n − 1) · · · (n − k + 1) (n − k)(n − k − 1) · · · 2 · 1 = Dn. .k .n e deve essere uguale a Pn dal punto di vista combinatorio.14) Pn = Pn−k Dn. e quindi dovremo in particolare supporre che si abbia k ≤ n. vi sono (n−1)! modi per scegliere i rimanenti σ(1). Denotiamo con Dn. e poi scegliere i rimanenti n − k . Per ogni scelta di δ(1) abbiamo n − 1 modi per sceglere δ(2). possiamo dapprima scegliere k elementi. ı La formula precedente pu` anche essere riscritta nella forma o n! (4. σ(n − 1). ossia formare una disposizione. 4. δ(2). δ(k). D’altra parte. Una lista di k elementi distinti scelti tra n elementi si dice una disposizione di n oggetti presi k alla volta. ￿ ￿￿ ￿ k termini n! = (n − 1)! n La (4. e indicare mediante Pn il numero di tali permutazioni. Ci poniamo ora il problema: quante sono le mappe iniettive da Ik a In ? A ben riflettere.12) Essa ha anche una semplice interpretazione dal punto di vista del calcolo del numero delle permutazioni: per ciascuna delle n possibili scelte per σ(n). in quanto una disposizione in sequenze di n ` esattamente una permutazione di n elementi.13). cos` come la formula (4.k = n(n − 1)(n − 2) · · · = n(n − 1)(n − 2) · · · (n − k + 1). ossia Pn−n = P0 = 1.14) vale anche nel caso k = n.Funzioni 57 ` E costume chiamare permutazione di n elementi una bigezione di un insieme di n elementi in s`.2. con la differenza che quando abbiamo effettuato le prime k scelte il processo termina. Abbiamo e pertanto dimostrato l’uguaglianza Pn = n! Si osservi che dalla definizione segue in modo ovvio la propriet` a (4. . .13) ha peraltro un’interpretazione combinatoria: per formare una permutazione di n elementi.13).13) Dn. la formula (4.k · (n − k)! . . Vi sono n modi per scegliere δ(1). . . . Ci` equivale alla o formula (4. che ` una ulteriore versione di (4. Mappe iniettive. δ(2)). oppure in sequenze di k . . gli n elementi di In . Si noti la coerenza: se k = n. allora Dn. abbiamo e posto 0! = 1. una mappa iniettiva δ : Ik → In si descrive semplicemente mediante la lista δ(1). E evidente che possiamo arguire in modo assolutamente analogo al caso del computo delle permutazioni. δ(k) siano tutti distinti. . .k il numero di tali disposizioni. Avremo pertanto Dn. o disposizioni. . δ(2). Vi sono pertanto n(n − 1) possibili scelte per la ` coppia (δ(1). Dunque. . Quindi Pn sar` uguale al numero di possibili pera mutazioni di n − k elementi per ogni disposizione in sequenze di k . L’ipotesi di iniettivit` a consiste semplicemente nell’assumere che gli elementi δ(1).

k . In altre parole.k . k = 13 e k = 14: r D3.k .377. Abbiamo pertanto dimostrato ￿ ￿ n Cn.k . all’inglese.594. Sottoinsiemi di un insieme. una mappa R : Ik → In si dice una disposizione con ripetizione di n elementi presi k alla volta. e cos` via.k pu` essere fatto in molti modi. Il calcolo di Dn.14 = 314 = 6. Mappe qualunque. 2. indovinare per ciascuna di esse se vincer` la squadra di casa (simbolo 1).292. Il loro numero r r complessivo si denota Dn.k ` molto semplice. o disposizioni con ripetizione. Ad e . k Un’applicazione semplice della formula ora ottenuta riguarda le estrazioni di lotteria.k = .323 r D3. Ci poniamo ora il problema di calcolare il numero totale di mappe R : Ik → In .9 = 39 = 19. per ogni siffatta scelta ci sono ancora n scelte per R(2). o combinazioni. Un’applicazione della formula precedente ai pronostici sportivi: date k partite. Il calcolo di Cn. Si tratta di a scegliere una mappa che a ciascuna delle k partite assegni uno dei tre simboli 1.k = nk .k = = . Quindi il numero di possibili estrazioni ` proprio Cn. se e si pensano le disposizioni (di n elementi in sequenze di k ) come mappe iniettive e si identificano tra loro tutte le k! disposizioni le cui immagini coincidono.683 r D3. la squadra ospite a (simbolo 2). Vogliamo ora determinare il numero di sottoinsiemi di In costituiti da k elementi. Si ottiene ı dunque r Dn. oppure in sequenze di k . avremo Dn. X. Una estrazione di k numeri su n numeri ` evidentemente la scelta di un sottoine sieme di k elementi di In .k n! Cn. r Il numero dei possibili pronostici ` quindi D3.4. oppure se l’incontro terminer` in un pareggio (simbolo X ). abbandonando cio` e l’ipotesi di iniettivit` e in particolare l’ipotesi k ≤ n.13 = 313 = 1. Un sottoinsieme di k elementi si dice una combinazione di n elementi presi k alla volta ed il numero complessivo di esse si indica con Cn. Esso ` definito dalla formula e ￿ ￿ n n! = k k!(n − k)! e si legge “n su k ” oppure. Ci sono n scelte per e R(1). “n choose k ”. di cui riportiamo il valore nei casi e k = 9. si individua in modo unico il particolare sottoinsieme costituito dagli elementi dell’immagine. k! k!(n − k)! Il numero appena trovato si chiama in matematica coefficiente binomiale per ragioni che saranno chiarite tra breve.58 Analisi Matematica 1 4. 4. Un modo rapido consiste nell’osservare che una o combinazione ` una disposizione in cui si sia “dimenticato” l’ordine. Per ragioni che dovrebbero a essere a questo punto chiare. Dobbiamo nuovamente assumere k ≤ n. In altre parole.3.

Algebricamente essa ` ovvia: e ￿ ￿ ￿ ￿ n n! n = = .k−1 . il numero di sestine scelte tra 90 numeri ` e 90! 90 · 89 · 88 · 87 · 86 · 85 C90. ` altrettanto chiara: ad ogni e sottoinsieme formato da k elementi corrisponde il suo complementare. appunto.15) = = 1. la simmetria u ￿ ￿ ￿ ￿ n n = . che ` formato da e n − k elementi. = = n.k . Lasciamo al lettore la (doppia) dimostrazione delle semplici formule: ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ n n n n (4. che si traduce nella formula di Stiefel. Innanzitutto.6 = = = 622.k = Cn−1. e quindi tolto. la formula di Stiefel si interpreta come segue.k = Cn. 6!84! 720 I coefficienti binomiali godono di una sorprendente quantit` di propriet` notevoli. n−k k!(n − k)! k Dal punto di vista del problema di conteggio associato. Un poco meno semplice ` la dimostrazione della formula seguente. n 0 1 n−1 esempio. Quindi Cn. combinatoria.614. Dal punto di vista combinatorio abbiamo quindi Cn. quella meramente algebrica e quella.Funzioni 59 Dal punto di vista combinatorio. ossia Cn−1. La prima classe ` formata da quelli che non contengono n.k + Cn−1. che sono in numero uguale al numero dei sottoinsiemi di In−1 che contengono k − 1 elementi.n−k . che sono in numero uguale al numero dei e sottoinsiemi di k elementi di In−1 . a a Ci limitiamo ad indicarne alcune tra le pi` rilevanti. k k−1 k In effetti dal punto di vista algebrico abbiamo. k n−k . utilizzando varie volte (4. questi e e a ultimi sono Cn−1. La seconda classe ` formata da quelli e che invece contengono n. questa formula ha una doppia interpretazione.630.k−1 . perch` uno ` gi` stato scelto. nota come formula e di Stiefel: ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ n n−1 n−1 = + .12) ￿ ￿ ￿ ￿ n−1 n−1 (n − 1)! (n − 1)! + = + k−1 k (k − 1)!(n − k)! k!(n − k − 1)! k(n − 1)! + (n − k)(n − 1)! = k!(n − k)! n(n − 1)! = k!(n − k)! ￿ ￿ n = . Si possono suddividere i sottoinsiemi di k elementi di In in due classi. k Come spesso accade in Calcolo Combinatorio.

0 1 Supponiamo ora che la formula del binomio sia vera per l’esponente n. ossia utilizzando proprio la formula di Stiefel. = k k k=0 k=0 Per il secondo. Innanzitutto. che giustifica il termine “coefficiente binomiale”. Il lettore riconoscer` il a rinomato triangolo di Tartaglia. ogni riga ` ottenuta dalla precedente sommando valori e adiacenti. Proviamo l’asserto mediante il principio di induzione.60 Analisi Matematica 1 Riportiamo in una tabella i valori di Cn.1. k 0 k k k=0 k=1 k=1 .k per n ≤ 5. Adottiamo la convenzione a0 = 1 se a ￿= 0. b ∈ R \ {0} e per ogni n intero positivo si ha n ￿ ￿n ￿ n (a + b) = an−k bk . Per ogni a. Proposizione 4. j−1 j=1 Consideriamo separatamente i due addendi. n\k 1 2 3 4 5 0 1 2 1 1 1 1 1 1 2 3 4 5 3 4 5 1 3 1 6 4 1 10 10 5 1 Passiamo ora ad enunciare e dimostrare un celeberrimo risultato. Come noto. la formula ` vera per n = 1 in quanto a destra si legge e ￿ ￿ ￿ ￿ 1 1 0 1 0 1 ab + a b = a + b. ossia ponendo j = k + 1. Dimostrazione. Il primo si riscrive ￿ ￿ n n ￿ ￿ n ￿ ￿n ￿ ￿ ￿n ￿ n n+1 0 ￿ n n+1−k k n+1−k k n+1 a b = a b + a b =a + an+1−k bk . Allora (a + b)n+1 = (a + b)n (a + b) ￿ ￿ n ￿ ￿ ￿ n an−k bk (a + b) = k k=0 n ￿ ￿ n ￿ n ￿ ￿n ￿ n+1−k k a b + an−k bk+1 . si ottiene ￿ ￿ n n−1 ￿ ￿n ￿ ￿ ￿n ￿ n 0 n+1 n−k k+1 n−k k+1 a b = a b + ab k k n k=0 k=0 n ￿￿ n ￿ = an+1−j bj + bn+1 . k k=0 detta la formula del binomio di Newton. che serve per costruire i coefficienti nello sviluppo del binomio (a + b)n . traslando gli indici.

Che cosa hanno in comune i seguenti grafici? Una risposta ragionevole `: ciascuno di essi o scende oppure sale. Siano f : I ⊆ R → R una funzione e J ⊆ I . essa si dir` monotona. chiamando nuovamente k l’indice muto j . ma l’accento solitamente non si scrive. y ∈ J tali che x < y si ha f (x) < f (y). Essi hanno un “solo tipo di comportamento”.k = k k k=0 k=0 k=0 ￿ 5.Funzioni 61 che ` quanto richiesto. y ∈ J tali che x < y si ha f (x) ≥ f (y). (iii) non decrescente su J se per ogni x. Diremo che f `: e (i) crescente su J se per ogni x. Dimostrazione. Cn. La nozione che andiamo ora a definire esprime in modo preciso questa unicit` di andamento: ` la a e nozione di funzione monotona2. Alcuni autori utilizzano piuttosto le parole strettamente crescente per indicare l’implicazione x < y ⇒ f (x) < f (y) e strettamente decrescente per l’implicazione x < y ⇒ f (x) > f (y). Funzioni monotone. Il numero di sottoinsiemi di un insieme di n elementi ` 2n . mentre chiamano rispettivamente crescenti oppure decrescenti le funzioni che soddisfano le diseguaglianze deboli. e Quindi. Una funzione che soddisfi una qualunque delle precedenti propriet` di sice monotona su a J .1. (iv) non crescente su J se per ogni x. Se J = I . Purtroppo non vi ` consenso generale sulla terminologia introdotta nella definizione e precedente. k k=0 ￿ Corollario 4. e o . come in (iii) e (iv). otteniamo n ￿ ￿￿n￿ ￿ n ￿￿ n+1 n+1 (a + b) =a + + a(n+1)−k bk + bn+1 k k−1 k=1 n ￿ ￿n + 1 ￿ n+1 (Stiefel) = a + a(n+1)−k bk + bn+1 k k=1 n+1 ￿ ￿ n + 1￿ = a(n+1)−k bk . ` evidentemente e n ￿ ￿ n n ￿ ￿ ￿ n ￿ ￿ n = 1n−k 1k = (1 + 1)n = 2n . Il numero di sottoinsiemi di In . y ∈ J tali che x < y si ha f (x) ≤ f (y). Definizione 5. Una funzione che soddisfi la propriet` (i) oppure a a la (ii) si dice strettamente monotona su J . e laddove si contino anche l’insieme vuoto e l’insieme stesso. compresi ∅ e In . e oppure non scende. e strettamente monotona se J = I . oppure non sale. y ∈ J tali che x < y si ha f (x) > f (y). (ii) decrescente su J se per ogni x. sommando i due membri e utilizzando la formula di Stiefel.2. 2La pronuncia della parola ` monot`na.

+∞) e decrescente su (−∞. +∞). x ￿→ x3 e. in e quanto se f1 (x) < f1 (y) e f2 (x) < f2 (y) allora anche f1 (x) + f2 (x) < f1 (y) + f2 (y). Lo stesso vale per ogni potenza pari p(x) = x2n con n intero positivo. A ben vedere. La funzione g(x) = x2 ` crescente su e [0. questo fatto ` conseguenza del fatto che tutte le potenze sono e crescenti sulla semiretta positiva. Lasciamo al lettore la disamina di tutti i vari possibili casi. . “>” oppure “≥”. la propriet` rilevante della classe delle funzioni monotone ` il loro coma e portamentto rispetto alla relazione d’ordine di R: una funzione monotona trasforma sempre coppie di punti per le quali vale “<” in coppie di punti per cui vale una tra le relazioni “<”. ` ancora monotona dello stesso tipo. se a < 0 esse sono decrescenti. 0]. Le funzioni f (x) = ax + b sono crescenti se a > 0 in quanto in tal caso se x < y allora ax < ay e quindi f (x) < f (y).62 Analisi Matematica 1 In sintesi. a (25) Si osservi che la somma di funzioni monotone con lo stesso tipo di monotonia. ad esempio la somma di funzioni crescenti. ogni potenza dispari d(x) = x2n+1 con n intero positivo. e verr` discusso nei dettagli nella Sezione 7. in generale. Quest’ultima diseguaglianza vale ancora se f1 (x) ≤ f1 (y) oppure se f2 (x) ≤ f2 (y). Analogamente. “≤”. (23) Sono crescenti su R le funzioni x ￿→ x. (24) Le radici r(x) = x1/n con n intero positivo sono tutte crescenti sul loro dominio [0. Esempi. Quindi preserva oppure inverte l’ordine.

Funzioni 63 (26) La funzione ` non decrescente. La funzione parte e intera ` invece non decrescente. in obbedienza alle nostre consuete convenzioni. n + 1) e con n ∈ Z. Il grafico di questa funzione ha il seguente aspetto . e o (27) La funzione mantissa introdotta nella Sezione (1. Infatti m(3/4) > m(3/2). anche se costante su ogni intervallo del tipo [n. Questa f non ` per` crescente in quanto ad esempio 3 < 4 ma f (3) = f (4) = 1. intendiamo f : I → R dove I = (−∞. +∞). n + 1) con n ∈ Z ma non ` monotona. 0) ∪ (0. In effetti il grafico e  0 se x < 0  f (x) = x se 0 ≤ x < 1  1 se 1 ≤ x mette bene in evidenza il fatto che al crescere di x l’ordinata f (x) non scende mai.1) ` crescente su ogni intervallo e [n. Naturalmente. ossia non decrescente su R. (28) Si consideri ora la funzione f (x) = 1/x.

per tutte le coppie x. ossia decrescente su tutto I . e e 6. la funzione f (x) = 1/x ` iniettiva. e e Come appena illustrato. Infatti. y con x < 0 < y si ha f (x) < f (y) e quindi f non ` decrescente n´ non crescente. 0) e anche nell’intervallo K = (0. Supponiamo che f sia crescente.2. e e Dimostrazione. Consideriamo ora un diagramma del tipo: A f ✲ C g ✲ D . ma non ` monotona. f (x) ￿= f (y) e f ` e iniettiva. Infatti. essa ` iniettiva. In altre parole. +∞) – come il lettore ` invitato a verificare per esercizio – essa non ` affatto e e decrescente. Allora necessariamente x < y oppure x > y . In ogni evenienza. come mostra l’Esempio (28) e discusso sopra. ciascuno dei quali ha andamento decrescente. Se f : I ⊆ R → R ` strettamente monotona. L’implicazione opposta ` invece falsa. Proposizione 5.64 Analisi Matematica 1 Guardando il grafico. Abbiamo spesso disegnato schematicamente le applicazioni come diagrammi. Il caso in cui f sia decrescente ` trattato in modo analogo e viene lasciato e per esercizio. una funzione pu` benissimo essere crescente su ciascuno o ` di due insiemi disgiunti J e K senza essere crescente su J ∪ K . Ci chiediamo quindi se f ` monotona. y ∈ I con x ￿= y . E quindi necessario specificare con chiarezza l’insieme su cui si indaga la monotonia di una funzione. Infatti. avremo f (x) < f (y) e e nel primo caso e f (x) > f (y) nel secondo. Poich´ f ` crescente. tutte le ordinate f (x) corrispondenti a x < 0 sono negative e quindi minori di tutte le ordinate f (y) corrispondenti a y > 0. Composizione di funzioni. Siano x. si vedono due rami (di iperbole). La risposta ` no. nonose e tante la funzione sia decrescente nell’intervallo J = (−∞. ￿ La proposizione precedente si sintetizza nell’implicazione: “f strettamente monotona ⇒ f iniettiva”.

in generale nessuna delle due relazioni ` e vera. Siano f : A → B e g : C → D due applicazioni e si supponga che f (A) ⊆ C . concatenando le precedenti. ovvero se dalle due applicazioni di partenza sia possibile crearne una nuova. la funzione f ` definita su A = R \ {0} e la sua immagine ` il sottoinsieme e e R \ {2} di B = R. Formalizziamo questa discussione nella definizione che segue. e e la funzione ￿1 ￿2 ￿ ￿ +2 +1 1 2 x ￿ ￿ g ◦ f (x) = ￿￿ 1 ￿ + 2 − 2￿ = |x| x2 + x + 5 x ` ben definita su A = R \ {0}. anche se naturalmenete B ∩ C ￿= ∅ in quanto f (A) ⊆ (B ∩ C). a ￿→ g (f (a)) Esempi. Coerentemente con la Convenzione (0. Si noti che e nulla ` detto sull’insieme B . Abbiamo definito una nuova applicazione. Definizione 6. cio` g (f (a)).1. Si chiama composta di g ed f l’applicazione g ◦ f : A −→ D. B A f ✲ f (A) C g ✲ D Preso allora a ∈ A. l’elemento f (a) appartiene a C per ipotesi ed ha quindi senso considerare g (f (a)). Cos` facendo possiamo associare ad ogni a ∈ A uno ed un solo ı elemento di D . Non ` e e affatto chiaro che sia B ⊆ C oppure C ⊆ B . che gioca un ruolo relativamente inessenziale. Questo ` possibile e in condizioni anche un po’ pi` generali. (29) Siano f (x) = (1/x) + 2 e g(y) = (y 2 + 1)/|y − 2|. Poich´ la funzione g ` a sua volta definita su C = R \ {2} = f (A).5).Funzioni 65 Stiamo supponendo di avere: una applicazione f : A → C e un’altra applicazione g : C → D . Si supponga cio` di avere le applicazioni u e f : A → B e g : C → D soggette alla sola ipotesi f (A) ⊆ C . e . Ci chiediamo se l’idea suggerita dal diagramma di poter andare da A a D utilizzando prima f e poi g sia sensata.

Siccome x2 ∈ [0. ma h(x) = h(x) se x ∈ I . ottenendo √ f ◦ g(x) = f (g(x)) = (g(x))2 = ( x)2 = x per ogni x ∈ [0. +∞) mediante h(x) = x2 + 2x − 1 dove I = (−∞. +∞) ⊂ R. ottenendo e √ ￿ g ◦ f (x) = g(f (x)) = f (x) = x2 = |x| per ogni x ∈ R.66 Analisi Matematica 1 (30) Si considerino le funzioni f : √ → R e g : [0. +∞). Ovviamente ` possibile fare h ◦ g : [0. Ora. quali funzioni esse definiscano. g ◦ f e. +∞) → [0. (31) Sia h : R → R definita da h(x) = x2 + 2x − 1 e sia g la radice quadrata. +∞) per ogni x ∈ R. cio` f (A) ∩ C ￿= ∅. r1 ] ∪ [r2 . +∞) definite rispetR 2 tivamente da f (x) = x e g(x) = x. u sappiamo che g([0. in caso affermativo. +∞). +∞) e la composizione g ◦ h(x) = x2 + 2x − 1 ` ben e ˜ ` diversa da h. si ha f (R) ⊆ [0. u e C g ✲ D A f ✲ f (A) . +∞). ˜ definita. approfondiamo la nozione di composizione per includere anche quei casi in cui una coppia di funzioni f : A → B e g : C → D non soddisfi strettamente l’ipotesi f (A) ⊆ C ma un’ipotesi un po’ pi` debole. Quindi possiamo fare f ◦ g . < cio` tutti i numeri nell’intervallo (r1 . r2 ) di estremi le due radici r1 = −1 − 2 e e √ r2 = −1 + 2 del polinomio x2 + 2x − 1. pensata come nell’Esempio (30). Si osservi che se definiamo la nuova funzione ˜ ˜ h : I → [0. La funzione h e Motivati dall’Esempio (31). cosicch´ possiamo fare anche g ◦ f . +∞) → R e la funzione e √ ottenuta ` x ￿→ x + 2 x − 1. in virt` del Teorema (1. +∞) allora √ ˜ ˜ effettivamente h(I) ⊆ [0.30). In effetti vi sono valori di x per i quali risulta h(x)√ 0. Ci chiediamo se hanno senso f ◦ g . +∞)) = [0. Viceversa per` non ` possibile formare la composta g ◦ h e o e in quanto h(R) ￿⊆ [0.

Pertanto g ◦ f : B → [0. Naturalmente. 1] ￿ x ￿→ x2 ￿→ sin(x2 ) ￿→ sin(x2 ). 1]. π + 2kπ] = B. Se f : A → B ` una applicazione e se E ⊂ A ` un sottoinsieme di A. π + 2kπ] = A. f . Posto E = f −1 (f (A)∩C) scriveremo per semplicit` (con lieve abuso a di notazione) g ◦ f in luogo di g ◦ (f |E ) per denotare la funzione composta x ￿→ g(f (x)) che ` definita su E . Esempio. π + 2kπ] per qualche intero non negativo k . Possiamo pensare. allora ha senso scrivere g(f (a)). Siano f : A → B e g : C → D due applicazioni e supponiamo che f (A)∩C ￿= ∅. Infine. sin y ≥ 0 se e solo se a ￿ y∈ [2kπ. ￿ che ϕ = (·) ◦ sin ◦(·)2 := g ◦ f ◦ e. la e e funzione definita solo su E che associa ad e ∈ E l’elemento f (e) ∈ B si chiama la restrizione di f a E e si denota f |E .5) in quanto si stipula e che g ◦ f sia definita sul pi` grande insieme possibile. +∞) −→ [0.2). u ￿ (32) Si consideri la funzione ϕ(x) = sin(x2 ). questa sar` definita per quelle y per le quali sin y ≥ 0.2. Essa sar` ovviamente definita sull’insieme A = e−1 (B) costituito da quelle x per le quali a e(x) = x2 ∈ B .5) e (6. e La precedente convenzione ` coerente con la Convenzione (0. Analizziamo ϕ dall’esterno all’interno. k∈Z f |E : E −→ B. Poich´ x2 ≥ 0. per il quale ` possibile fare la composizione a ￿→ f (a) ￿→ g(f (a)). analizziamo la composizione (g ◦ f ) ◦ e. si ha x2 ∈ B se e solo se x2 sta in un intervallo del e tipo [2kπ. potremo definire una nuova funzione f che coincider` con f a −1 ˜. e ￿→ f (e). anche se magari non tutti. In effetti. k∈N In conclusione abbiamo: A −→ B −→ [0. se a ∈ A e ` tale che f (a) ∈ C . il che avviene se e solo se ￿ ￿￿ √ √ √ √ x∈ [− π + 2kπ. . Coerententemente con le nostre convenzioni. nell’insieme f (f (A) ∩ C) e per la quale avr` senso la composizione g ◦ f a Per sintetizzare efficacemente quanto appena discusso ` utile introdurre una nozione e generale. In breve: Riprendiamo il discorso precedente. Analizziamo f coerententemente con le Convenzioni (0. g . in modo inizialmente un po’ impreciso. nel senso che la composizione sar` a ￿ x ￿→ x2 ￿→ sin(x2 ) ￿→ sin(x2 ) ma dobbiamo ancora determinare gli insiemi su cui sono definite e.Funzioni 67 In questo caso esiste certamente qualche a ∈ A.√ scrivendo cio` ϕ(x) = g (f (e(x))) e guardando dapprima la e composizione g ◦ f (y) = sin y . cio` se a ∈ f −1 (f (A) ∩ C). che riassumiamo nella seguente: Convenzione 6. e e ˜ Come nell’esempio (31). − 2kπ] ∪ [ 2kπ.

π] ￿ sin(x2 ) √ √ [ 2π. cio` tale che e ˜ S(x)) = x. se q ∈ Q. sicuramente ˜ per ogni x ∈ R si abbia R( ˜ ˜ ˜ ˜ saremmo forzati a definire R(4) = 2 in quanto R(4) = R(22 ) = R(S(2)) = 2. E o √ quadrata. cio` S(x) = x2 ma vista e ˜ ˜ ˜ come mappa S : R → R. la mappa R non pu` essere altro che la radice n ￿→ n ￿→ n. non sarebbe esistita! Infatti. Sia Q il sottoinsieme di N costituito dai quadrati perfetti: Consideriamo la mappa S : N → Q che ad ogni intero non negativo associa il suo quadrato: S(n) = n2 . Vogliamo cio` che la composizione R ◦ Q soddisfi e 2 ` ovvio che. Q = {m2 : m ∈ N}. 3π] 7. Ci chiediamo se sia possibile definire una mappa che “torni indietro”. − 2π] g ◦ f ◦ e(x) = √ √ [− π. . se esiste. allora una R : R → R che torna indietro. D’altra parte. ma ˜ ˜ ˜ ˜ allora R(S(−2)) = R((−2)2 ) = R(4) = 2 ￿= −2. una mappa R : Q → N che applicata ad un intero del tipo n2 restitusce n. Se avessimo considerato invece o e ˜ di S l’applicazione S definita mediante la stessa legge.68 Analisi Matematica 1 Graficamente. ossia. Funzioni invertibili. il numero q ` un numero naturale e naturalmente e √ succede ci` che volevamo. cio` R ◦ S(n) = n2 = n. risulta: f ◦ e(x) = sin(x2 ) √ √ [− 3π. nel nostro esempio.

1.2. si chiama identit` su A la mappa idA : A → A definita da idA (a) = a per a ogni a ∈ A. Nella definizione precedente compare implicitamente una affermazione che non ` e stata di fatto provata: nel dire “g si chiama l’inversa di f ” anzich´ “g si chiama e una inversa di f ” stiamo dicendo che g ` unica. e dall’esempio trattato sappiamo che data f : A → B non sempre esiste una mappa g : B → A che torna indietro al punto di partenza. e e Dimostrazione. Sia ora a ∈ A. a = idA (a) = g(f (a)).. l’elemento b = f (a) soddisfa g(b) = a e quindi g ` surgettiva. Allora Quindi f ` iniettiva. a2 ∈ A tali che f (a1 ) = f (a2 ).Funzioni 69 Con i nostri consueti diagrammi il problema generale che vogliamo affrontare si schematizza nel disegno f A ✛ ✲ g B . Siano a1 . Allora f ` iniettiva e g ` surgettiva. e a1 = idA (a1 ) = g ◦ f (a1 ) = g(f (a1 )) = g(f (a2 )) = g ◦ f (a2 ) = idA (a2 ) = a2 . Definizione 7. Questo fatto ` un corollario della e e proposizione che segue. In tal caso g si chiama l’inversa di f e si scrive g = f −1 . Per rendere precisa l’espressione “tornare al punto di partenza”. Diremo che f ` invertibile se e esiste una applicazione g : B → A tale che (i) g ◦ f = idA (ii) f ◦ g = idB . e Corollario 7. Siccome. Sia f : A → B invertibile. Proposizione 7. Allora l’inversa di f ` unica. Siano f : A → B e g : B → A tali che g ◦ f = idA . e ￿ . introduciamo la seguente notazione: se A ` un insieme e qualunque.. Sia f : A → B una applicazione.3.

a meno che x e y non siano entrambi uguali a zero. 2. +∞) → [0. Dalla definizione di invertibilit` e dalla Proposizione 7.70 Analisi Matematica 1 Dimostrazione. D’altra parte. e quindi f (g(b)) = f (a) = b.4. il caso x = −y non si pu` dare perch´ x e y devono essere entrambi positivi. Supponiamo f invertibile e sia g l’inversa di f .2 che f ` surgettiva. Poich´ se x ∈ [0. (33) Si consideri la funzione di elevamento al quadrato Essa ` iniettiva in quanto e q : [0. con i = 1. x ￿→ x2 . esiste a ∈ A tale che f (a) = b. e ￿ Esempi. Definiamo e e allora una mappa g : B → A assegnando ad ogni b ∈ B l’unico elemento g(b) di A la cui immagine mediante f ` b. Siccome f ` surgettiva per ipotesi. Inoltre. Supponiamo che g1 e g2 siano entrambe inverse di f . +∞). e Dimostrazione. x ￿→ x. La sua e inversa ` evidentemente l’estrazione di radice quadrata: e √ r : [0.2 abbiamo: a g ◦ f = idA =⇒ f iniettiva f ◦ g = idB =⇒ f surgettiva. la funzione x ￿→ x2 ` iniettiva su e . +∞). Si noti che g(f (a)) = a. Quindi f ` bigettiva. Siccome f ◦ gi = idB . Si faccia attenzione al fatto che la funzione s(x) = x2 invece non ` invertibile. sia quindi a ∈ A tale che f (a) = b. +∞) → [0. essa ` definita su R e non ` ivi iniettiva. Dato e b ∈ B . 1] → R. con la e e stessa dimostrazione vista nell’esempio precedente. x ￿→ 2 + √ 1 − x2 . 1]. perch´ a ` l’unico elemento di e e e A la cui immagine mediante f ` f (a). Tale e a ` inoltre unico in quanto f ` iniettiva: se f (a) = f (a￿ ) allora a = a￿ . Dobbiamo definire una e applicazione g : B → A che soddisfi le propriet` (i) e (ii) della Definizione 7.30: per ogni y > 0 e e √ esiste un (solo) x > 0 tale che x2 = y . Sia a b ∈ B fissato. Inoltre q ` surgettiva per via del Teorema 1. sappiamo dalla Proposizione 7. Ne segue e che g ◦ f = idA e f ◦ g = idB . e secondo la nostra consueta convenzione. la radice ` sempre ben definita. Sia f : A → B una applicazione.1. x2 = y 2 =⇒ x2 − y 2 = 0 =⇒ (x − y)(x + y) = 0 =⇒ x = y oppure x = −y. 1] si ha x2 ∈ [0. Perci` necessariamente o e o x = y e q ` iniettiva. ossia che f ` invertibile con inversa g . Allora f ` invertibile se e e solo se f ` bigettiva. Quindi q ` invertibile. Allora Pertanto g1 (b) = g2 (b) per ogni b ∈ B e le due applicazioni coincidono. ossia x = y . Infatti. g1 (b) = g1 (f (a)) = g1 ◦ f (a) = idA (a) = g2 ◦ f (a) = g2 (f (a)) = g2 (b). supponiamo f bigettiva. e che f (g(b)) = b in quanto g(b) = a dove a e ` l’unico elemento di A per il quale f (a) = b. ￿ Proposizione 7. Viceversa. e e (34) Si consideri ora la funzione f : [0.

anche 1 − x2 ∈ [0.3] . cosicch´ per ogni e √ 2 ∈ [2. per tali x avremo: ￿ ˜ g ◦ f (x) = 1 − (f (x) − 2)2 ￿ √ = 1 − (2 + 1 − x2 − 2)2 ￿ √ = 1 − ( 1 − x2 ) 2 ￿ = 1 − (1 − x2 ) = x. ˜ f (x) = f (x) ˜ Quindi siamo portati a concludere che la funzione inversa g = (f )−1 soddisfa ￿ g : [2. ossia da f (A). diversa da f perch´ diverso `. e affrontato il problema di trovare una g : [2. g(x) = 1 − (x − 2)2 . a priori. e ˜e Quindi f ` invertibile. Data una mappa qualunque f : A → B ` sempre possibile definirne un’altra e ˜ ˜ (7. ˜ In effetti. 3]. 1] → [2.4 la ricerca di una eventuale inversa g : B → A ha senso u solo se f ` surgettiva. 1]) = [2. Infatti in generale sar` f (A) ￿= B . Formalizziamo le osservazioni appena fatte. tenendo presente che per ogni x ∈ [0. ossia solo se B = f (A). 3] → [0. ˜ f : [0. f (a) = f (a) ˜e che diviene automaticamente surgettiva. Calcoliamone l’inversa. 3].1] . e √ Siccome x2 ∈ [0.16) f : A → f (A). e dimenticare la richiesta di surgettivit`. Il lettore ` invitato a verificare che analogamente f ◦ g = id[2. ˜ ˜ ossia g ◦ f = id[0. 1]. f ` iniettiva (vedi l’Esercizio 6). Pertanto la funzione x ∈ [0. ossia f ([0. ponendo per semplicit` f (x) = y a ˜ √ √ y = 2 + 1 − x2 =⇒ y − 2 = 1 − x2 =⇒ (y − 2)2 = 1 − x2 =⇒ 1 − (y − 2)2 = x2 ￿ =⇒ 1 − (y − 2)2 = x. l’insieme d’arrivo. +∞). E zione il cui insieme d’arrivo sia costituito dalla sola immagine f (A). 1] e 1 − x2 ∈ [0. 1]) = [2. 3]. 1]. La radice ` anch’essa iniettiva e x ￿→ x + 2 lo ` in e e modo ovvio. In virt` della Proposizione 7. In quanto composta di funzioni iniettive. ovvero renderla automatica. 3] → [0. ossia f ([0. la richiesta di surgete tivit` ` innaturale se l’obbiettivo ` “tornare indietro”: si pu` tornare solo da dove ` ae e o e ` pertanto legittimo riguardare f come una funpossibile arrivare. in generale. L’applicazione f `. e L’esempio precedente mette in evidenza alcuni aspetti non ancora discussi del problema dell’inversione. e e a . D’altra parte. 1] si ha 2 + 1 − x ottenuta da f ridefinendo l’insieme di arrivo ` surgettiva e sicuramente anche iniettiva. Nell’Esempio 34 abbiamo calcoa lato l’immagine di f .Funzioni 71 qualunque sottoinsieme di [0. 3]. 1] si ha f (x) = f (x). Sia f : A → B una applicazione tra insiemi qualunque. 1]. 1] che funga da inversa.

Ciascuna di esse ` quindi e invertibile sull’insieme opportuno. In formule. il problema dell’invertibilt` a di f si pu` riformulare in modo pi` naturale come una coppia di domande: f ` o u e iniettiva? qual’` l’immagine J di f ? Se f ` iniettiva. l’informazione contenuta in f e Convenzione 7. si riguarda f come una composizione f = f1 ◦ f2 ◦ · · · ◦ fn di mappe.16). spesso denotata an˜ cora f invece di f . l’applicazione surgettiva naturale e e ad essa associata sar` evidentemente invertibile. se possibile. −1 −1 −1 (f1 ◦ f2 · · · ◦ fn )−1 = fn ◦ · · · ◦ f2 ◦ f1 . Il problema successivo ` come fare a calcolarne l’inversa. per cos` dire. Come discusso sopra. Innanzitutto.5. abbiamo provato che ı Discutiamo infine l’aspetto grafico del problema dell’inversione. definita su J . ossia che a o f sia iniettiva. . invertendo. . Verifichiamo cio` che i grafici Γ(f −1 ) e Γ(f ) sono e l’uno il simmetrico dell’altro rispetto alla bisettrice y = x. non sarebbe iniettiva neppure f . Sia f : I ⊆ R → R una funzione. Diremo anche che una applicazione ` pensata come surgettiva per e intendere l’applicazione surgettiva naturale ad essa associata. Non ` difficile convincersi del fattto che esse sono tutte necessariamente iniettive: se una e di esse non fosse iniettiva.72 Analisi Matematica 1 L’insieme di partenza e la legge sono per` le medesime e quindi si pu` convenire che o o ˜ ` la stessa di quella contenuta in f . ossia di come sia posizionato Γ(f −1 ) rispetto a Γ(f ). Data una applicazione f : A → B chiameremo applicazione surgettiva naturale associata a f l’applicazione definita in (7. L’Esempio 34 e mostra una tecnica standard per questo tipo di calcolo. Si pone allora y = f (x) e si calcola: −1 y = f1 (f2 ◦ · · · ◦ fn (x)) =⇒ f1 (y) = f2 ◦ · · · ◦ fn (x) −1 −1 =⇒ f2 (f1 (y)) = f3 ◦ · · · ◦ fn (x) −1 −1 =⇒ f2 ◦ f1 (y) = f3 ◦ · · · ◦ fn (x) =⇒ . −1 −1 −1 =⇒ fn ◦ · · · ◦ f2 ◦ f1 (y) = x. Supponiamo che ci` sia vero. dall’esterno all’interno. .

a−n La definizione funziona. e e Esponente intero positivo. ￿ ￿￿ ￿ n volte e che a > 0 se a > 0. (x. Ricordiamo che an = a · a · · · a .17) (8.17) a e (8. Non avrebbe invece senso se a = 0. In sintesi. 8. Esponenziali e logaritmi. mentre la base ` fissata. Sia ora a ￿= 0 e sia n ∈ Z. Concludiamo questa sezione con un semplice ed utile e risultato. f −1 (y)) ∈ Γ(f −1 ). La ragione del termine esponenziale e risiede evidentemente nel fatto che la variabile gioca il ruolo di esponente. (an )m = anm n n per ogni a ∈ R e per ogni coppia di interi positivi n. m. Abbiamo visto nella Sezione 7 il significato dell’espressione an per a ∈ R e n ∈ N∗ intero positivo. y) ∈ Γ(f ) ⇐⇒ (y. y) ∈ Γ(f ). ed avviene per passi. la cui dimostrazione ` lasciata per esercizio. x) ∈ Γ(f −1 ). Esponente intero. esse sono le funzioni x ￿→ ax . . La definizione di ax ` piuttosto delicata. y ∈ J e y = f (x). E del tutto ovvio che scambiando i ruoli di f e f −1 si ottiene l’implicazione opposta. x) = (y. L’applicazione surgettiva naturale associata ad una funzione crescente (risp. In conclusione. In altre parole abbiamo provato che se (x.18) an+m = an am . m. decrescente). x) ∈ Γ(f −1 ). che ` quanto si voleva mostrare. Quindi f −1 (y) = f −1 (f (x)) = x e (y. Le funzioni esponenziali che introduciamo in questa sezione costituiscono una classe di fondamentale importanza in matematica.6. base qualunque. Vogliamo estendere la definizione di an al caso in cui sia n ≤ 0.Funzioni 73 Sia infatti f : I → J una funzione invertibile con inversa f −1 : J → I . Quindi e 1/a−n ha senso. Si osservi che per ogni n ∈ Z si ha nuovamente an > 0 se a > 0 e che le propriet` (8. Valgono evidentemente le propriet` a (8. in quanto se n < 0 allora −n ` un intero positivo e quindi e a−n definisce un numero reale non nullo se la base a ` a sua volta non nulla. dove a ` un numero positivo fissato e x ∈ R. Poniamo allora: ￿ 1 se n = 0 n a = 1 se n < 0. ` allora (y. mentre 0 = 0 per ogni intero positivo. decrescente) ha inversa crescente (risp. y) ∈ Γ(f ). e Proposizione 7. Se (x. in quanto in tal caso a−n = 0. base non nulla. allora x ∈ I .18) valgono per ogni a ￿= 0 e per coppia di interi n.

e siccome ar > 0 per ogni r ∈ Q. nel senso che certamente non esiste alcun numero reale il cui quadrato sia il numero negativo a. q ∈ N∗ . Estendiamo quindi la definizione a tutti gli esponenti reali positivi: 0x = 0 per ogni x ∈ (0. 3Si contro quanto appena provato. Ma allora as−r = (ap )1/q > 1. Le propriet` (8. ` sufficiente provare che as−r > 1.30 garantisce e esistenza e unicit` della radice q –esima di ap . a Proviamo ora un risultato che risulter` utile sia nel definire potenze con esponenti reali a sia nel provare la monotonia delle funzioni esponenziali.1 si avrebbe ￿q ￿ ￿q ￿ ap = (ap )1/q ≤ 11/q = 1. segue che a > 1 =⇒ ap > 1p = 1 dal momento che p ` un intero positivo. q ∈ N∗ . Per questa ragione la definizione di ar con r ∈ Q deve essere ristretta al caso di basi non negative. ￿ veda la Proposizione 7.18) valgono per ogni a > 0 e per ogni n. ci limitiamo al caso a > 0. anche ap > 0 per qualunque intero p. che ` ancora un numero positivo. Lemma 8. Abbiamo visto che anche rimanendo nell’ambito di esponenti interi se a = 0 si pu` solamente definire an per n > 0. Poich´ a > 0.17). Come noto. Si pone e a ap/q = (ap )1/q . Sia a > 1 e siano r. Poich´ il caso a = 0 e ` gi` stato discusso. +∞). Ancora un interessante risultato di natura elementare. esponente positivo.1.1. Quindi il Teorema 1. Si noti a e che l’ipotesi q > 0 non ` restrittiva.74 Analisi Matematica 1 Base nulla. s ∈ Q tali che r < s. q Ora. m ∈ Q. . Dimostrazione. Se in effetti fosse (ap )1/q ≤ 11/q allora usando ancora il Lemma 7.2.30 che ci consente di definire e a1/q se a > 0 e q ` un intero √ e positivo. Lemma 8. dal Lemma 7. Il punto di partenza ` il Teorema 1. Vogliamo estendere la definizione al caso di esponente razionale. base positiva. se a < 0 non ` possibile dare un e 1/2 senso coerente all’espressione a ossia a . r > 0} = 1. p. come volevasi. l’asserto ` equivalante a e ￿ s−r ￿ ar a − 1 = as − ar > 0 p ∈ Z.17) e (8. Se a > 1. Esponente razionale. Il numero e razionale positivo s − r pu` essere scritto o p s−r = . Allora ar < as . Utilizzando la (8. Affermiamo che per la stessa ragione3 e ap > 1 =⇒ (ap )1/q > 11/q = 1. in quanto il segno di p/q pu` essere scaricato sul e o segno di p. e naturalmente o 0n = 0.6. allora inf {ar : r ∈ Q.

Funzioni

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Dimostrazione. Siano E = {ar : r ∈ Q, r > 0} e b = inf E . Dal lemma precedente sappiamo che ar > 1 per ogni razionale positivo r e quindi che gli elementi di E sono tutti maggiori di 1. Perci` 1 ` un minorante di E e b ≥ 1. Se fosse b < 1, o e 2 allora sarebbe b < b e quindi, per le propriet` dell’estremo inferiore discusse nella a Proposizione 6.5, esisterebbe un elemento di E , ossia un esponente razionale r > 0, tale che ar < b2 . Estraendo le radici quadrate, si avrebbe allora ar/2 < b. Siccome r/2 ` anch’esso un numero razionale positivo, avremmo trovato ar/2 ∈ E pi` piccolo di b. e u Questa contraddizione implica b = 1, come desiderato. ￿ Esponente reale, base positiva. Siamo finalmente in grado di definire ax per ogni a > 0 e x ∈ R. La definizione ` fondata sulla possibilit` di approssimare ax dal e a sotto e dal sopra mediante esponenti razionali con precisione arbitraria. La proposizione che segue chiarifica, nel caso a > 1, il senso del processo di approssimazione. Proposizione 8.3. Siano a > 1 e x ∈ R. Consideriamo gli insiemi R = {ar : r ∈ Q, r < x}, S = {as : s ∈ Q, s > x}. Esiste uno ed un solo elemento separatore tra R ed S , che ` sup R = inf S . e Dimostrazione. Per via del Lemma 8.1 si ha x ≤ y per ogni x ∈ R e per ogni y ∈ S . Quindi esiste certamente un elemento separatore tra R e S . Proviamo che esso ` unico. Se ξ < η fossero due elementi separatori distinti, si avrebbe ar ≤ ξ < η ≤ as e per ogni coppia di razionali r, s tali che r < x < s. Ma allora si avrebbe as η as−r = r ≥ > 1 a ξ per ogni coppia di razionali r, s tale che r < x < s. Ogni numero razionale positivo p ` peraltro del tipo s − r dove r, s ∈ Q sono tali che r < x < s, e quindi si avrebbe e η ap ≥ > 1 ξ per ogni razionale positivo p. Questo contraddice il Lemma 8.2. Quindi l’elemento separatore ` unico e verr` denotato provvisoriamente con ω . e a Per definizione di elemento separatore, R ` superiormente limitato da ω . Sia e pertanto ρ = sup R ≤ ω . Se fosse ρ < ω , allora ρ sarebbe un altro elemento separatore tra R e S diverso da ω . Infatti, ovviamente ρ ≥ x per ogni x ∈ R ed inoltre ρ < ω ≤ y per ogni y ∈ S . L’unicit` dimostrata sopra implica perci` ρ = ω . In modo del tutto a o analogo si prova che ω = inf S . Quindi l’unico elemento separatore ` sup R = inf S . e ￿ Dato dunque a > 1 e x ∈ R, si definisce ax = sup {ar : r ∈ Q, r < x} = inf {as : s ∈ Q, s > x}.

Poich´ in particolare ax ` un maggiorante di un insieme di numeri strettamente positivi, e e x evidentemente a > 0 per ogni a > 1 e per ogni x ∈ R. Infine, se a < 1 si pone ￿ ￿−x 1 x . (8.19) a = a

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Analisi Matematica 1

Abbiamo pertanto definito ax per ogni esponente x ∈ R e per ogni base positiva a. Esso ` sempre un numero positivo. Per ogni a > 0 si ha a0 = 1 e le propriet` (8.17) e a e (8.18) valgono per ogni n, m ∈ R. La dimostrazione di quest’ultimo asserto viene omessa. Il lettore curioso pu` trovarla a pag.79 di [DM], oppure provare a dimostrarla. o Nel libro citato si dimostra anche che per ogni a > 0 si ha (8.20) La (8.20) pu` essere vista come una conseguenza del fattto che F = {ax : x ∈ R} ` un o e gruppo moltiplicativo (ossia soddisfa gli assiomi (M) visti nella Definizione 1.2 del primo capitolo) per il quale F ∩ (1, +∞) non ha minimo. Queste due propriet` consentono a di concludere che F ricopre tutta la semiretta (0, +∞). Dal Lemma 8.1 segue facilmente che se a > 1, allora x < y implica ax < ay ; viceversa, dalla definizione (8.19), se a < 1, allora x < y implica ax > ay . Definiamo per ogni a > 0 la funzione (8.21) detta funzione esponenziale di base a. Riassumiamo le principali propriet` delle funa zioni esponenziali in una lista: (E0) expa (1) = a; (E1) expa (x + y) = expa (x) expa (y) per ogni x, y ∈ R; (E2) expa (0) = 1; (E3) expa (R) = (0, +∞) se a ￿= 1; (E4) expa ` crescente se a > 1 e decrescente se a < 1; e (E5) expexpa (x) (y) = expa (xy) per ogni x, y ∈ R; (E6) exp1 (x) = 1 per ogni x ∈ R. Il grafico di una funzione esponenziale con base a > 1 ha il seguente aspetto: expa : R → (0, +∞), expa (x) = ax , {ax : x ∈ R} = (0, +∞).

Funzioni

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Nella figura che segue sono disegnati i grafici di expa con a = 1/2, 1/4, 1, 4 e 2. ￿

1 ￿x
2 ￿

1 ￿x
4

4x 2x 1x = 1

Per basi maggiori di 1 le funzioni esponenziali divengono via via pi` ripide al u crescere della base. Vale la pena di osservare esplicitamente che come conseguenza di (E1) ed (E2) si ha 1 = a0 = ax−x = ax a−x per ogni x ∈ R, e quindi per ogni base a > 0 risulta (8.22) a−x = 1 , ax per ogni x ∈ R.

Fissiamo ora una base a > 0 e consideriamo la corrispondente funzione esponenziale expa . La propriet` (E3) dice che essa ` surgettiva, mentre la (E4) implica che essa ` a e e iniettiva se a ￿= 1. Dunque, se a ￿= 1, expa ` invertibile e la sua funzione inversa e loga : (0, +∞) → R, a ￿= 1,

si chiama il logaritmo in base a. Per simmetria rispetto alla bisettrice, possiamo subito dire che il grafico della funzione logaritmo con base a > 1 sar` del tipo a

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Analisi Matematica 1

La definizione di loga che abbiamo dato, ossia come funzione inversa della funzione esponenziale, ` equivalente alle due seguenti fondamenteali identit`: e a (8.23) (8.24) loga (ax ) = x aloga x = x per ogni x ∈ R; per ogni x ∈ (0, +∞).

Le propriet` del logaritmo sono presto dedotte dalle propriet` dell’esponenziale: a a (L0) loga (a) = 1 (L1) loga (xy) = loga (x) + loga (y) per ogni x, y ∈ (0, +∞); (L2) loga (1) = 0; (L3) loga ((0, +∞)) = R se a ￿= 1; (L4) loga ` crescente se a > 1 e decrescente se a < 1; e (L5) loga (xy ) = y loga (x) per ogni x ∈ (0, +∞) e ogni y ∈ R; (L6) logb (x) = (logb a)(loga x) per ogni x ∈ (0, +∞) e ogni b > 0. Infatti (L1), (L2) e (L3) sono immediate conseguenze delle propriet` (E1), (E2) e (E3). a La (L4) ` conseguenza di (E4) e della Proposizione 7.6. Per la (L5), osserviamo che, e in virt` di (E5) e dell’identit` fondamentale (8.24), si ha u a ￿ ￿y y ay loga (x) = aloga (x) = xy = aloga (x ) .

Dall’iniettivit` dell’esponenziale segue y loga (x) = loga (xy ). Infine la (L6) viene detta a la formula di cambiamento di base dei logaritmi, ed ` conseguenza di (L5) e di (8.24): e ￿ log x ￿ (loga x)(logb a) = logb a a = logb x.

f10 (x) = ￿ ￿ |x| + 2|x| − ￿1 − |x|￿. f5 (x) = |3x|. f7 (x) = 1 − |(x − 2)2 − 1|.] 4. 3. f2 (x) = f (−x). f4 (x) = f (|x|). f6 (x) = f (x + 2). f12 (x) = |x + 2| − (x + 2). f5 (x) = f (x − 1). Verificare la formula per il dominio di f (x) = tan(1 − x2 ) provata nell’Esempio 8. [Suggerimento: aggiungere e togliere 2 al numeratore. |x| f3 (x) = |x| − 2. 5. −3 −1 2 4 6 disegnare i grafici delle funzioni: f1 (x) = −f (x). . Tracciare i grafici delle seguenti funzioni: f1 (x) = |x + 2|. Dato il grafico di y = f (x) disegnato in figura. f4 (x) = 1 − |x|. f6 (x) = |2 − x2 |. Tracciare il grafico di f (x) = x/(x − 2). f9 (x) = |x + 1| − |2(x + 1)|. Tracciare il grafico di f (x) = x2 + 2x e di g(x) = 1/f (x). ￿ ￿ ￿￿ ￿ ￿ f11 (x) = ￿1 − ￿1 − |x|￿￿. 2.Funzioni 79 Esercizi 1. f3 (x) = |f (x)|. x f2 (x) = |x − 3|. f8 (x) = 1 .

Dire se f ` iniettiva e/o surgettiva. Provare che la composizione di funzioni iniettive ` iniettiva. +∞)  π se x ∈ (− π . allora f ◦ g e g ◦ f sono decrescenti.6. e e se e quando sono definite. x (a) Disegnare il grafico di f . Si consideri la funzione f (x) = x2 1 3 − . e (c) determinare in quali intervalli f ` crescente. 8.80 Analisi Matematica 1 f7 (x) = f (x) − 2. 11. − x + 3 11 (a) Disegnare il grafico di f . Si consideri la funzione f : (−∞. − 4 ] ∪ [ 4 . Dimostrare la Proposizione 7. f9 (x) = f (x)/2. e determinare in quali intervalli f ` crescente. decrescenti e non crescenti. 9. −1] x   x se x ∈ (−1. Provare che la composizione di funzioni crescenti ` crescente. 12. e scrivere la decomposizione f = fp + fd dove fp ` pari e fd ` dispari. e e 1 ￿ . Determinare g −1 . +∞) → (− π . π ] definita da 2 2  π π arctan x se x ∈ (−∞. f8 (x) = 2f (x). +∞). (b) Sia g(x) = f (x) per x > (1/2). 1 + |x − 2| 14. specificandone l’insieme di definizione. Si consideri la funzione f : (−∞. 1)    1  − se x ∈ [1. Provare che se f ` crescente e g ` decrescente. e 7. e (d) disegnare il grafico di f (|x|). 4 (a) (b) (c) (d) Disegnare il grafico di f . 13. 0) f (x) = 1 − x se x ∈ [0. f10 (x) = f (3x). 0] f (x) = 2x + 4 2   −2x se x ∈ (0. Sia f (x) = . f11 (x) = f (x/2). +∞) → [−1. e che lo stesso vale e per le funzioni non decrescenti. Che cosa si pu` dire del prodotto f g se f ` o e crescente e positiva e g ` decrescente e negativa? e 10. (b) dire se f ` iniettiva e/o surgettiva. 1] definita da  1  se x ∈ (−∞. se esiste. π ). Provare che se f ` crescente e negativa e g ` decrescente e positiva allora f g ` e e e crescente (e naturalmente negativa). 6.

m. log3 2 (iii) log3 10.17) e (8.17) e (8. 18. determinare f −1 specificandone insieme di definizione e immagine. 17. Sia f (x) = (a) (b) (c) (d) 1 1 − 3x Determinare l’insieme di definizione I di f e l’immagine di f . Provare che (8. Dimostrare le propriet` (L1). e Disegnare il grafico di f . (E2) e (E3) delle funzioni esponenziali sostituendo a expa y con ay . (c) Disegnare il grafico di f . 751 (vi) log6 108. giustificando il procedimento. 16. (L2) e (L4) delle funzioni logaritmo. Riscrivere le propriet` (E1). log4 15 (iv) 251 . 334 (v) 477 . Provare che (8. m. a 20.Funzioni 81 (a) Determinare l’insieme di definizione di f . 19. 15.18) valgono per ogni a ￿= 0 e per coppia di interi n. . 141 log 3 (ii) log2 3. Stabilre quale ` pi` grande tra le seguenti coppie di numeri reali: e u √ (i) log 2 + 47 log 27. (b) Verificare se per x > 2 f ` invertibile e in caso affermativo determinare la e funzione inversa f −1 . Se esiste. (d) Determinare la parte pari e la parte dispari della funzione g(x) = f (x + 2). log5 125. giustificandone il procedimento. Studiare la monotonia di f e stabilire se f ` invertibile.18) valgono per ogni a > 0 e per coppia di razionali n.

.

astraendo. In quest’ultimo caso. Essa incorpora l’idea intuitiva dell’avvicinarsi sempre pi`. possibilmente anche abbastanza semplici e generali da poterle poi adattare a contesti diversi. Quando riferita ad una funzione del tipo f : I ⊂ R → R. ` importante interpretare la crescita indefinita di n come e l’approssimarsi di n ad una meta ideale che non sar` mai raggiunta. La meta cui allua diamo in questo caso non ` identificabile in un punto preciso. per consentire una sorta di visualizzazione dei fenomeni che si intendono studiare: la conclusione matematica dell’esempio della bisezione del segmento sar` espressa dicendo che L/2n tende a zero quando n tende all’infinito. e cos` via. Illustriamo questo caso mediante un vero “classico”. a mano a mano che la variabile (nel nostro caso. Dunque. a In generale. Poich´ 2n pu` essere reso grande quanto vogliamo. Dato un segmento S0 di lunghezza L. Un’applicazione dell’idea di limite molto facile da comprendere ` l’esempio delle e successive bisezioni di un segmento. diventare arbirariamente vicini. cio` una meta indefinitamente e grande o indefinitamente grandemente negativa. essa tende a zero. una grandezza che da essa dipende si avvicina sempre pi` ad un certo valore limite (nel nostro caso. saremo interessati al comportamento che una funzione di variabile reale pu` esibire quando la variabile si avvicina sempre pi` ad una certa meta. Essa potr` o u a essere – come discusso finora – un punto all’infinito. o come impareremo ad esprimerci. avr` lunghezza L/23 . pur di prendere e o n opportunamente grande. il vero cuore dell’Analisi. u ossia tendere ad un certo valore. u Nella discussione svolta. n) cresce indefinitamente. zero). al passo n–esimo. Il processo ideale di a a ı iterata suddivisione in due di un segmento produce. Consideriamo la circonferenza a u 83 . si tratter` di analizzare che cosa succede e a ai valori della funzione quando la variabile si trova nelle regioni immediatamente vicine ad x0 . o cio` un numero reale x0 . Il segmento S2 ottenuto tagliando S1 a met` avr` lunghezza (L/2)/2 = a a L/22 e la met` di questo. che verr` ripreso pi` avanti. Purtroppo non ci sono carta e penna in matematica: bisogna fare lo sforzo di tradurre le nostre intuizioni in definizioni stringenti. ovvero. cos` come non ` un punto e ı e preciso l’orizzonte visivo. I matematici creano espressioni quali tendere all’infinito per suggerire un’immagine. essa pu` o essere formulata in modo grossolano dicendo che una funzione ` continua se ` possibile e e disegnarne il grafico “senza staccare la penna dal foglio”. senza necessariamente raggiungerlo.CAPITOLO 4 Limiti e continuit` a Una delle nozioni centrali dell’Analisi Matematica ` la nozione di continuit` di e a una funzione. ossia in due. un segmento Sn di lunghezza L/2n . sia S1 uno dei due segmenti ottenuti tagliando S0 nel punto medio. ovvero “senza fare salti”. la lunghezza di Sn pu` essere resa piccola a piacere. Esso avr` a lunghezza L/2. ossia S3 . La definizione rigorosa di continuit` a viene formulata oggigiorno mediante la nozione di limite. senza peraltro curarsi di che cosa accada in x0 . oppure pu` essere un punto al finito.

Vale la disuguaglianza 0 < sin(x) < x.cio` il concetto di limite . Il grande successo dell’apparato concettuale che si sviluppa a partire da questa autentica pietra miliare del pensiero . Le teorie moderne che hanno sviluppato le conseguenze pi` dirette u della nozione di limite sono l’Analisi e la Topologia. locuzione che potremmo parafrasare in “analisi locale dello spazio”. Quindi e ci interessano valori sempre pi` piccoli di x ma non il valore x0 = 0.` e e dovuto all’accuratezza con la quale i modelli matematici che da essa traggono origine descrivono un gran numero di fenomeni fisici. come indicato in figura. perlomeno quelli per schematizzare i quali si fa segretamente appello all’antica convinzione che natura non facit saltus. x sin x Vogliamo valutare il rapporto tra il seno di x e x. a Il processo che trasforma le idee che abbiamo presentato. per ora abbastanza fumose. 1Vedi ad esempio le formule (1.26) e (2. dal momento che f non ` definita per x0 = 0. ossia il valore della funzione sin x f (x) = x quando l’argomento x diviene sempre pi` piccolo. questo rapporto diviene sempre pi` prossimo ad uno se si considerano u archi x sempre pi` piccoli.53). ossia minore di π/2 se espresso in radianti. Come ogni buon costruttore di u pendoli sa bene. in definizioni precise – ossia fondate solamente sui vari concetti primitivi che siamo disposti ad accettare senza ulteriori spiegazioni – ha dato luogo storicamente alla nascita della cosiddetta analysis situs. due branche della matematica intimamente interconnesse. .84 Analisi Matematica 1 trigonometrica e un arco “piccolo e positivo” x. Si osservi peraltro che il valore x0 = 0 non pu` neppure u o essere preso in considerazione. La conclusione u sar` formulata dicendo che f (x) tende a uno1 quando x tende a zero.

e a √ √ la formula d` comunque luogo ad una lista. in cui cio` abbiamo distinto la coppia (x. cos` come abbiamo visto per molte funzioni2 f : I ⊂ R → R. 3. . 1. . Una successione ` infatti una lista di numeri reali. e Spesso si descrive una successione mediante una formula generale che individua l’applicazione. valgono tutte le convenzioni stabilite finora per le funzioni del tipo f : I ⊂ R → R . a a : {n ∈ N : n ≥ k} → R a : N → R. 2. 2. Successioni e loro limiti. ). a1 e a2 e quindi. Va detto che in molti testi viene preferita una delle scritture a nostro avviso meno coerenti in quanto l’uso delle parentesi graffe ` solitamente risere vato agli insiemi. Per coerenza con le notazioni adottate nel caso degli elementi del prodotto cartesiano R × R. confidando nella capacit` del lettore di riadattarli di volta in volta. 5. conveniamo di e e denotare una successione mediante (a0 . Diamo e ı senz’altro la definizione formale: Definizione 1. questo punto di vista. a1 . Nell’enunciare i vari risultati sulle successioni ci risparmieremo senz’altro questo eccesso di zelo formale. . Evidentemente. . e che formano una lista ordinata. x) perch´ diverso ` l’ordine in cui essi sono scritti. Infatti. Dovrebbe essere peraltro evidente che anche √ una formula del tipo an = n − 3 definisce una successione anche se non sono definiti i valori a0 . a rigore. Il linguaggio matematico trae e ispirazione dal linguaggio corrente anche in questo caso: nel dire lista. sinteticamente (an )n≥0 {an }n≥0 oppure oppure (an )n∈N . a1 . Per essere a e pignoli. e e 2Da . e cos` via. . ). . . non ` definita una mappa √ : N → R. a2 . ). dovremmo allora dire che una successione ` una applicazione del tipo e dove k ` un qualche intero non negativo.Limiti e continuit` a 85 1. a2 . 4. perch´ N ` a tutti gli effetti un particolare sottoinsieme di R . L’esempio delle bisezioni iterate di un segmento ` un’istanza particolare di una e classe di fenomeni o esempi che possono essere formalizzati introducendo le successioni. . In effetti questa pignoleria pu` essere incore o porata senza difficolt` nella scrittura standard: basta scrivere a (an )n≥k . . ovvero. Se ı ad esempio scriviamo an = n + 2 intendiamo la successione a : N → R definita da n ￿→ n + 2 ossia la lista (2. . cio` (0. . 3. 5. . una successione ` nota se sono noti i numeri reali a0 . per i quali invece nessun tipo di ordinamento ` rilevante. {an }n∈N . y) e dalla coppia (y. intendiamo proprio dire che c’` un primo e poi un secondo e poi un terzo.1. Una successione ` una applicazione e Solitamente l’immagine di n ∈ N si scrive an invece di a(n) e si legge “a con n”.

−1. denotata a (an + bn )n≥0 . Il procedimento ha senso proprio perch´ tra numeri e . cio` di n+1 e quindi possiamo conoscere tutta la successione. 1 . . . definisce la successione (1. la conoscenza del quale consente di calcolare a2 . e cos´ via. ). L/2. 1 + an 1 1 1 = = 1 + a0 1+1 2 2 = . (1) Sia L un numero reale positivo. 2 . 1 . Consideriamo le formule a0 = 1 an+1 = Se prendiamo n = 0. con n ≥ 0. . . . . −1. Nota l’immagine di n possiamo conoscere ı l’immagine del successivo. Si tratta della definizione per ricorrenza. 4 . con n ≥ 1. 3 4 5 (6) Dato un qualunque numero reale λ ∈ R. definisce la successione (L. possiamo formare la successione i cui valori sono tutti uguali a λ. definisce la successione (1. e (3) Studieremo nei dettagli l’importante successione definita per n ≥ 1 dalla formula ￿ ￿n 1 an = 1 + . e quindi possiamo formare anche la successione (λan )n≥0 per ogni λ ∈ R. definisce la successione (0. esse implicano a1 = e quindi per n = 1 abbiamo a2 = 1 1 = 1 + a1 1+ 1 2 1 . 3 . ). Essa ` la successione che funge da modello matematico e per il processo di bisezione iterata di un segmento – o di qualunque altra grandezza L. . La formula an = L/2n . ` E importante osservare che la particolare struttura di N consente di definire successioni mediante una procedura che ricorda il principio di induzione. . . 1. e sar` denotato (an bn )n≥0 . a (7) Date due successioni (an )n≥0 e (bn )n≥0 si pu` naturalmente definirne la somma e il o prodotto nel modo naturale: la loro somma sar` la successione n ￿→ an + bn . 2 3 4 1 (5) La formula an = n/(n + 1). . (2) La formula an = (−1)n . 1 . 3 ` E chiaro che cosa succede: la conoscenza di a0 consente di calcolare a1 . a a Quest’ultima definizione comprende anche il caso in cui (bn )n≥0 sia una successione costante. Infatti per n ∈ N si ha evidentemente ￿ 1 se n ` pari e (−1)n = −1 se n ` dispari. Vediamo un esempio.86 Analisi Matematica 1 Esempi. e almeno in linea di principio. n (4) La formula an = 1/n. L/4. con n ≥ 0. . . Una siffatta successione verr` detta successione costante. con n ≥ 0. ). 2 . ). L/8. mentre il loro prodotto sar` n ￿→ an bn . ossia an = λ per ogni n ∈ N.

Essa permette di costruire la successione di Fibonacci quando siano noti i primi due valori. cio` a0 = a1 = 1. . mentre e la conoscenza di uno solo di essi. 5. 2. abbiamo la regola an+2 = an + an+1 . ` che ogni coppia di valori (an . 21. ancorch´ ottenuta mediante e la stessa formula ricorsiva. avremmo ottenuto una successione diversa. 3. matematico pisano del secolo XII. in particolare. an+k−1 ). Siccome in tutti i casi a I = N (o quasi. Dal terzo in poi. Come tale. Cambiando e questi valori si ottengono successioni diverse. Si osservi che se avessimo dato ad a0 un valore diverso da 1. . essa avr` certamente un grafico. . 34. . Il punto importante che vogliamo mettere in evidenza. 8. Nel caso della successione di Fibonacci k = 2.Limiti e continuit` a 87 naturali esiste la nozione di successivo. an oppure an+1 . . ossia la successione 1. L’intero k . 3Leonardo . Consideriamo per esempio la famosa o successione di Fibonacci3. e Il lettore avr` intuito che esistono metodi ricorsivi di passo arbitrario: nulla vieta a infatti di definire una successione assegnandone esplicitamente i primi k valori – dove k ` un intero positivo qualsiasi – e di procedere mediante una formula che attribuisca un e valore all’elemento an+k a partire dalla conoscenza della k -upla (an . an+1 ) consente di calcolare il successivo an+2 . ossia il minimo numero di valori consecutivi che devono essere noti per poter calcolare il successivo si dice il passo della successione definita per ricorrenza. nel senso discusso sopra). 1. 13. L’esempio precedente pu` essere generalizzato. il grafico di una successione avr` un aspetto a del tutto peculiare: esso ` costituito da punti di ascissa intera non negativa. se ad esempio a0 = a1 = 0 si ottiene la successione costantemente nulla. il e grafico di una successione sar` tipicamente a ✻ ✉ ✉ ✉ ✉ 1 2 ✉ 3 ✉ ✉ ✉ ✉ ✉ ✉ ✲ 4 5 6 7 8 9 10 Fibonacci. . ciascun elemento della successione ` ottenuto sommando i due precedenti. una funzione del tipo a e f : I ⊂ R → R. non ` sufficiente. Quindi. fu il primo ad introdurre in Italia e in Europa la numerazione araba. an+1 . In altre e parole. Abbiamo gi` osservato che una successione `. .

Il problema che ci interessa soprattutto di affrontare ` come si possa formalizzare l’idea che i valori di an tendano ad un valore e limite al crescere di n. Successioni convergenti.88 Analisi Matematica 1 1. come discusso all’inizio del capitolo.1. .

e . Il senso della definizione ` questo: fissato un qualunque margine di errore4. 3 . e a maggior ragione per ogni n ≥ Nε .... 2 ... .. Definizione 1........ indica proprio il termine errore. 1 ....... 4 .. Per un siffatto Nε .. allora |an − 1| < ε.... Siano (an )n≥0 una successione e ￿ ∈ R.. ) e naturalmente ipotizziamo e 2 3 4 5 che il valore limite sia 1. ✉ ✉ ✉ ✉ ✉ ✉ ✉ ✉ ✉ ✉ ✉ ✲ 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 la distanza |an − 1| diviene piccola quanto vogliamo........ ..Limiti e continuit` a 89 Proviamo ad esempio a tracciare il grafico della successione an = n/(n + 1). oppure che tende ad ￿.. Ancora una interpretazione.. Meglio: fissato ad arbitrio un numero reale ε > 0.... oppure ancora che il limite di (an )n≥0 ` uguale e ad ￿...... In questo caso. e in tal caso scriveremo lim an = ￿ n La successione che stiamo analizzando ` (0.2. allora |an − ￿| < ε. Questa affermazione ispira la definizione che segue.. lettera greca ε che si legge epsilon ` una e. di e u 4La se per ogni ε > 0 esiste un intero positivo Nε tale che se n ≥ Nε .. sar` opportuno utilizzare un sistema di coordinate non monometrico. ossia e un qualunque numero reale positivo ε.. Siccome ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ n ￿ ￿ n − (n + 1) ￿ ￿ 1 ￿ 1 ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ |an − 1| = ￿ ￿ n + 1 − 1￿ = ￿ n + 1 ￿ = ￿ n + 1 ￿ < n . per la propriet` archimedea di R esiste certamente un N ∈ N a tale che N ε > 1.. Diremo che (an )n≥0 converge ad ￿. si ha nε > 1. n Abbiamo provato: per ogni ε > 0 esiste un Nε tale che se n ≥ Nε . a ✻ 1 2/3 1/2 ..... . Al cambiare di ε cambier` anche N e quindi scriviamo Nε invece di a N ...... di grande importanza. oppure an → ￿. la differenza tra il valore limite e il valore di an ` pi` piccola di ε per tutti gli n da un certo Nε in poi. Per tutti gli interi n ≥ Nε risulta quindi 1 |an − 1| < < ε.

. oppure “tranne al pi` per un numero finito di termini”... Ricapitolando: per ogni ε > 0 deve esistere un intero Nε tale che tutti i punti del grafico della successione che sono a destra della retta verticale di ascissa Nε risultano interni alla striscia di semiampiezza ε centrata in ￿..... ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ✲ Nε Nella definizione di limite appare la frase: “esiste un intero positivo N tale che se n ≥ N ... an ) sia interno alla striscia....... y) del piano per i quali |y − ￿| < ε sono u quelli contenuti nella striscia di semiampiezza ε centrata attorno all’ordinata ￿: ✻ ￿+ε ￿ ￿−ε ......................... y) ✲ La richiesta |an − ￿| < ε per n > Nε equivale perci` alla richiesta che il punto o (n. ✉ (x.... allora..” Essa pu` essere parafrasata mediante la frase italiana “da un certo o punto in poi”.... ✻ ￿=1 ..........................3... Questo concetto u verr` richiamato in molte circostanze e merita senz’altro una definizione............ i punti (x... a ............... a Definizione 1.. Diremo che la successione (an )n≥0 soddisfa definitivamente la propriet` P se esiste un intero positivo N tale che an soddisfa P per ogni n ≥ N ...90 Analisi Matematica 1 natura pi` grafica: fissato ￿ ∈ R............

e Esempi. Tale diseguaglianza vale a maggior ragione se n ≥ Nε . In quest’ultimo caso. Vogliamo mostrare che essa tende a zero. Passando al logaritmo in base 2. tutti gli an e e soddisfano |an − ￿| ≥ 1/2. In effetti. sono anche molto usate. e certamente accettabili. n→+∞ lim an = ￿. Fissato ε > 0 sia Nε un intero tale che Nε ε > 1. L’idea da seguire ` la seguente: e i punti della successione sono alternatamente 1 e −1 ed hanno quindi mutua distanza uguale a 2. con n ≥ 1 tende evidentemente a zero. Perci` se la o distanza di 1 da ￿ ` minore di 1/2. Per ogni n ≥ Nε si ha nε > 1 e quindi (1/n) < ε. Fissiamo ε > 0. essa non potr` contenere sia 1 sia −1. Ma allora |￿ − (−1)| = |￿ + 1| = ￿ + 1 > 3/2. a +∞) ed ` dunque pleonastico specificarlo nella notazione. per esempio di semiampiezza 1/2. (8) Consideriamo la successione (2−n )n≥0 da cui siamo partiti. Dobbiamo provare che esiste Nε tale che la diseguaglianza 2−n < ε vale per ogni n ≥ Nε .Limiti e continuit` a 91 Prima di discutere alcuni esempi. Anche in questo caso (1. Si danno tre casi che (come vedremo) si escludono a vicenda: la distanza di 1 da ￿ ` minore di 1/2. la diseguaglianza per Nε ` equivalente a Nε > (− log2 ε). (10) Una successione costante converge evidentemente a quel valore costante. oppure la distanza di −1 da ￿ ` minore di e e 1/2. rispettivamente. allora la distanza di −1 da ￿ ` maggiore di 1/2. .25) ∃ ε > 0 tale che ∀ N ∈ N : ∃ n ≥ N tale che |an − ￿| ≥ ε. le seguenti: n→∞ lim an = ￿. Se n ≥ Nε .13) ` verificata. e quindi (1. Oltre a quelle che abbiamo introdotto. (12) Proviamo che la successione an = (−1)n non converge. Se scegliamo una striscia abbastanza sottile centrata intorno ad ￿. che vengono lette. “il limite di an per n che tende all’infinito ` uguale e a ￿” e “il limite di an per n che tende a pi` infinito ` uguale a ￿”. ad ogni n dispari (e perci` certamente a qualche n ≥ N ) corrisponde un an o per il quale |an − ￿| ≥ 1/2. Dobbiamo esibire un n ≥ N per il quale risulti |an − ￿| ≥ 1/2.13) ` verificata. la a u variabile intera e positiva n. allora 2−n < ε. oppure n` 1 n` −1 distano da ￿ meno di 1/2. e e L’esistenza di un intero Nε che la soddisfi ` garantita dalla propriet` archimedea (si e a osservi che per ε < 1 si ha − log2 ε > 0). se tende da qualche parte. cio` la disamina del caso in e cui |(−1) − ￿| < 1/2. Se risulta |1 − ￿| < 1/2. (11) Che cosa significa dire che una successione non converge? Significa che nessun ￿ ∈ R ne ` un valore limite. e Lasciamo al lettore la conclusione del ragionamento. che per ogni ￿ ∈ R si ha: e (1. In conclusione: fissato ε > 0 sia Nε tale che Nε > (− log2 ε). allora e innanzitutto ￿ > 1/2. un commento circa le notazioni. a Scegliamo quindi ε = 1/2 e fissiamo N .13) per la successione in esame. non pu` che tendere all’infinito o (anzi. Questo dimostra che 2−n → 0. Esse non sono molto u e economiche. Fissiamo allora ￿ ∈ R e proviamo che vale (1. come volevasi. (9) Anche la successione an = 1/n. e e Quindi. che come sappiamo ` crescente. ossia. come sar` pi` chiaro quando tratteremo limiti di funzioni.

allora essa soddisfa definitivamente la propriet` a a P ∧ Q. 2 2 ￿ Abbiamo provato che per ogni fissato ε > 0 si ha |￿ − ￿ | < ε. le disuguaglianze an < a + ε. e che vale la pena enunciare formalmente. Fissiamo ε > 0 e supponiamo inoltre che ε < (b − a)/2. bn > b − ε. Se una successione converge. Per il Corollario 5. allora an soddisfa P ∧ Q per n ≥ max{N. (i) Se definitivamente an < bn oppure an ≤ bn . Anche se an ` la met` di bn .5. Applicando il Lemma 1. allora definitivamente an < λ. e Dimostrazione.92 Analisi Matematica 1 Passiamo ora a dimostrare le principali propriet` dei limiti delle successioni. ￿ Nel corso della precedente dimostrazione ` emerso un fatto di cui faremo uso ime plicito o esplicito in diverse circostanze. (ii) se a < b. Supponiamo che ￿ e ￿￿ siano due limiti di (an )n≥0 . oppure µn = µ. non si pu` concludere che la o disuguaglianza stretta valga anche tra i limiti. Infine.4. nel senso che in effetti anche e se vale la disuguaglianza stretta an < bn definitivamente. Siano (an )n≥0 e (bn )n≥0 due successioni e supponiamo an → a e bn → b. il limite ` unico. Dimostrazione. Questo implica subito (i). Se an soddisfa P per n ≥ N e soddisfa Q per n ≥ M . Se una successione soddisfa definitivamente la propriet` P e soddisfa a definitivamente anche la propriet` Q. ￿ Allora esisteranno Nε/2 e Nε/2 con le seguenti propriet`: a ε n ≥ Nε/2 =⇒ |an − ￿| < 2 ε ￿ ￿ n ≥ Nε/2 =⇒ |an − ￿ | < . a Proposizione 1. e a bn − an > b − a − 2ε > 0. ￿ Il punto (i) del teorema precedente non ` migliorabile. ￿ Teorema 1. entrambe le successioni convergono a zero. 2 ￿ Se N = max{Nε/2 .5. allora definitivamente an > µ.6 (Confronto I). e Dimostrazione. Proviamo dapprima (ii). sono entrambe definitivamente vere. M }. . (iii) se a < λ ∈ R. Fissiamo ε > 0. se a > µ ∈ R. in quanto se viceversa si avesse a > b. allora a ≤ b. Nε/2 } si avr` allora per ogni n ≥ N : a ε ε |￿ − ￿￿ | = |￿ − an + an − ￿￿ | ≤ |￿ − an | + |an − ￿￿ | < + = ε. allora definitivamente an < bn . Ne segue che definitivamente si ha come volevasi. basta applicare (ii) al caso particolare di una successione costante λn = λ. Lemma 1. per quanto riguarda (iii).2 del Capitolo 2 ne segue che ￿ = ￿￿ . cio` P e Q valgono definitivamente in modo congiunto. allora si avrebbe definitivamente an > bn . Basta considerare ad esempio an = 1/n e bn = 2/n.

7 (Permanenza del segno). vale per archi x che siano “piccoli a e positivi” la diseguaglianza 0 < sin(x) < x. Come abbiamo gi` osservato all’inizio del capitolo. oppure al caso µ = 0 (se ￿ > 0). Quindi bn → ￿.Limiti e continuit` a 93 Corollario 1. (13) Consideriamo la successione definita per n ≥ 1 dalla formula bn = sin(1/n). essa si applica a x = 1/n per ogni n intero positivo. (bn )n≥0 e (cn )n≥0 tre successioni e supponiamo che (A) an → ￿ e cn → ￿.8 (Confronto II. Se la successione (an )n≥0 converge a ￿ ￿= 0. Si applichi il punto (iii) del Teorema 1. In particolare. Il significato del curioso titolo “Teorema dei carabinieri” ` dovuto all’idea seguente: e se due carabinieri accompagnano un mariuolo. Quindi. risultano congiuntamente verificate definitivamente le seguenti disuguaglianze: Applicando perci` l’ipotesi (B) si ha definitivamente o cosicch´ |bn − ￿| < ε definitivamente. o “Teorema dei carabinieri”). Esempi. avremo ￿ ￿ 1 1 0 < sin < . ci va anche il mariuolo. ￿ ￿ − ε < an . e ￿ − ε < an ≤ bn ≤ cn < ￿ + ε. e se entrambi i carabinieri vanno in guardina. Dall’ipotesi (A) e per via del Lemma1. Dimostrazione. Sia ε > 0 fissato.6 al caso λ = 0 (se ￿ < 0). Allora esiste anche lim bn e lim bn = ￿. Siano (an )n≥0 . n n Dimostrazione. l’uno a destra e l’altro a sinistra. allora (an )n≥0 ha definitivamente il segno di ￿. cn < ￿ + ε. ￿ Teorema 1.5. n n . (B) definitivamente an ≤ bn ≤ cn .

Come abbiamo visto nell’Esempio 12. Poich´ sappiamo che cn = 1/n → 0. Poniamo M = max{M0 . Definitivamente abbiamo |an − a| < ε/2 e |bn − b| < ε/2. .94 Analisi Matematica 1 Interpretiamo lo zero a sinistra come l’elemento n-esimo della successione costante an = 0. . |a1 |. Teorema 1. |b|} ed osserviamo che M > 0 anche se fosse b = 0.9. Sia ￿ = limn an e sia ε > 0 fissato. (an )n≥0 ` limitata se e solo se e e esiste M ≥ 0 tale che |an | ≤ M per ogni n ∈ N. |aNε −1 |. Definizione 1. |￿| + ε . definitivamente risulta |an − a| < ε/(2M ) e |bn − b| < ε/(2M ). si veda la dimostrazione. Posto allora ￿ ￿ M = max |a0 |. . . ossia non ` vero che se (an )n≥0 ` limitata. Allora: (i) (ii) (iii) (iv) (v) |an | → |a|. an bn → ab. (i) Siccome definitivamente |an − a| < ε.10. sempre 5Per il senso da attribuire al quoziente an /bn . Utilizzando il Lemma 1. ￿ avremo che |an | ≤ M per ogni n ∈ N. e Facciamo notare che l’implicazione opposta a quella enunciata nella proposizione precedente non ` vera. In particolare. allora5 an /bn → a/b. Proposizione 1. come volevasi. In particolare. la successione definita da an = (−1)n non converge. Dimostrazione. Esister` allora Nε tale che a ||an |−|￿|| ≤ |an −￿| < ε per ogni n ≥ Nε . e supponiamo an → a e bn → b. per ogni λ ∈ R. il Teorema dei carabinieri implica e sin(1/n) → 0.5 possiamo dire che definitivamente risulta |an + bn − (a + b)| ≤ |an − a| + |bn − b| < ε/2 + ε/2. se b ￿= 0. Siccome (an )n≥0 ` convergente. Diremo che la successione (an )n≥0 ` limitata se l’insieme dei e suoi valori A = {an : n ≥ 0} ` limitato. Quindi |an | ≤ M0 per un qualche M0 > 0. segue che definitivamente ||an | − |a|| ≤ |an − a| < ε. allora essa ` cone e e e vergente.10. an + bn → a + b. λan → λa. Una successione convergente ` limitata. . pur essendo ovviamente limitata da M = 1. (iii) Sia ε > 0. e Dimostrazione. essa ` limitata per via della Propoe e sizione 1. Siano (an )n≥0 e (bn )n≥0 due successioni. per tali n risulta |an | ≤ |￿|+ε.11 (Algebra dei limiti). Dal fatto che entrambe le successioni convergono. Quindi (an )n≥0 ` limitata. (ii) Fissiamo ε > 0.

ancora una volta per via del Lemma1. (iv) Discende da (iii) nel caso particolare in cui (bn )n≥0 sia la successione costante uguale a λ.5.7.6. anche bn e ` definitivamente diverso da zero ed ha quindi senso considerare il quoziente an /bn . da (i) abbiamo |bn | → |b| > 0 e quindi in virt` del u punto (iii) del Teorema 1. (v) Poich´ b ￿= 0. sinteticamente: 1 1 an − bn → a − b. ossia per il Corollario 1. se a ￿= 0. Ora. Alcuni di essi rientrano nella categoria dei cosiddetti limiti notevoli. |bn − b| < . 2M 2M come richiesto per provare l’asserto. Quindi ￿ ￿ ￿ an a ￿ |an b − abn | ￿ − ￿= ￿ bn b￿ |bn b| |an b − ab + ab − abn | |bn b| |b| |an − a| + |a| |bn − b| ≤ |bn | |b| M ≤ (|an − a| + |bn − b|) µ|b| ε ε < + . an a Utilizziamo tutti i risultati esposti per fornire un certo numero di esempi significativi. si ha definitivamente µ|b|ε µ|b|ε . Come conseguenza del precedente teorema abbiamo. per permanenza del segno. D’altra parte.Limiti e continuit` a 95 per via del Lemma1. Altri sono semplici illustrazioni di tecniche standard. ossia limiti di particolare rilevanza cui spesso capita di ricondursi. |b|) risulta |bn | > µ definitivamente. ￿ . → . 2 2 = = |an | |bn − b| + |an − a| |b| come volevasi. scelto µ ∈ (0. |b|}. Quindi definitivamente si ha |an bn − ab| = |an bn − an b + an b − ab| ≤ |an (bn − b)| + |(an − a)b| ≤ M (|bn − b| + |an − a|) ￿ ε ε ￿ <M + . e perlomeno definitivamente. |an − a| < 2M 2M dove M = max{|a|.5.

x . tan x sin x Valgono evidentemente le disuguaglianze 0 < sin x < x < tan x. In effetti. dalla formula di bisezione ￿ x ￿2 cos x = 1 − 2 sin 2 abbiamo in particolare per ogni intero positivo n ￿ ￿2 1 cos(1/n) = 1 − 2 sin . Passando ai reciproci e moltiplicando poi per sin x > 0 otteniamo 0< cos x 1 1 < < sin x x sin x =⇒ 0 < cos x < sin x < 1.96 Analisi Matematica 1 Esempi. Poi. otteniamo facilmente che sin(1/2n) → 0. ossia 0 < x < π/2. 2n Applicando il Teorema dei carabinieri come fatto nell’Esempio 13. (15) Consideriamo la circonferenza trigonometrica e archi piccoli e positivi x. applicando in sequenza (come indicato) i vari punti del Teorema 1.11. 2n come desiderato. (14) Proveremo che cos(1/n) → 1. le considerazioni svolte all’inizio del capitolo. otteniamo: ￿2 ￿ 1 →0 (iii) ⇒ sin 2n ￿ ￿2 1 (iv) ⇒ 2 sin →0 2n ￿ ￿2 1 (ii) ⇒ cos(1/n) = 1 − 2 sin → 1. Riprendiamo. affinandole.

b1 si ha n 2 + a1 n + a0 →1 n2 + b1 n + b0 e immaginare facilmente che per ogni intero positivo k ed ogni scelta di numeri reali a0 . b1 . Essa ` sicuramente definita per ogni e n se −b0 ￿∈ N ed ` invece definita per n > −b0 se −b0 ∈ N. per ogni intero positivo n risulta 0 < cos(1/n) < sin(1/n) <1 (1/n) e quindi applicando il Teorema dei carabinieri e il risultato cos(1/n) → 1 abbiamo il limite notevole (1. . a1 . La pedantesca cura nell’evidenziare tutti i singoli passaggi sar` a rispiarmiata al lettore d’ora in poi. potremo e scrivere 1 + (a0 /n) an = . ￿k−1 k + n bj n j j=0 (1. n + b0 dove a0 e b0 sono due numeri reali qualunque.11: (iv) ⇒ a0 /n → 0 (v) ⇒ e (ii) ⇒ 1 + (a0 /n) → 1 b0 /n → 0 e 1 + (b0 /n) → 1 1 + (a0 /n) 1 → =1 1 + (b0 /n) 1 In conclusione an → 1. (17) Si pu` applicare la stessa tecnica utilizzata nell’esempio precedente per provare o che per ogni scelta di numeri reali a0 . . . . a1 .27) lim n (18) Generalizziamo ora l’esempio base 1/n → 0 e proviamo il limite notevole 1 =0 nα per ogni α > 0. e (16) Consideriamo la successione definita da an = n + a0 . . . bk−1 si ha ￿ nk + k−1 aj nj j=0 → 1. . (1/n) Questa ` una versione del risultato cui si faceva cenno all’inizio di questo capitolo.Limiti e continuit` a 97 In particolare. . . In ogni caso. b0 .26) lim n sin(1/n) = lim n n sin(1/n) = 1. 1 + (b0 /n) Partiamo dalla conoscenza del limite 1/n → 0 e applichiamo in sequenza (come indicato) i vari punti del Teorema 1. ak−1 e b0 .

Per la propriet` archimedea di R. Usando l’algebra dei limiti e i limiti cos(1/n) → 0 e (1. Il numero reale ε1/α ` ben definito e certamente posie tivo. o e (19) Illustriamo ora una tecnica standard. n nα Perci` fissato ε > 0 si ha 1/nα < ε definitivamente e (1. Sia p > 1 un numero reale. ed ` basato sulla diseguaglianza di Bernoulli e u e (1. basata banalmente sul prodotto notevole (a − b)(a + b) = a2 − b2 . 1/n2 (1/n) 1 + cos(1/n) 1 − cos(1/n) 1 = . se n > Nε si ha nε1/α > 1 e quindi 1 1 < ε1/α =⇒ < ε. x 1 + cos x il limite notevole (1. Ad esempio. Siccome 0< √ n+1− √ √ ￿ ￿√ √ ￿ n+1− n n+1+ n ￿√ n= √ ￿ n+1+ n 1 1 = ￿√ √ ￿<√ . 2 1/n 2 (21) Questo esempio ` pi` sofisticato.98 Analisi Matematica 1 Sia α > 0 e fissiamo ε > 0. sia √ √ an = n + 1 − n. . per ogni intero positivo n si avr` a ￿ ￿2 1 − cos(1/n) sin(1/n) 1 = . possiamo allora trovare un intero Nε tale che a Nε ε1/α > 1.26) otteniamo il limite notevole (1. Per ogni x ∈ R valgono le identit` a 1 − cos x (1 − cos x) (1 + cos x) = 2 x x2 (1 + cos x) 1 − (cos x)2 = 2 x (1 + cos x) ￿ ￿2 1 sin x = .29) valida per ogni numero reale h ≥ −1. n n+1+ n ￿√ (20) Applichiamo la tecnica precedente per derivare di un altro limite notevole. La dimostrazione di (1.28) lim n In particolare. A maggior ragione.29) ` un facile esercizio6 e sul metodo di induzione.27) (con α = 1/2) ed il Teorema dei carabinieri permettono di concludere che an → 0.27) ` provata. Quindi per ogni intero positivo n anche p1/n ` un numero reale maggiore di uno (la radice n-esima ` crescente e la e e 6Si (1 + h)n ≥ 1 + nh veda l’Esercizio 2 del Capitolo 1.

Limiti e continuit` a

99

radice n-esima di uno ` uno) e possiamo pertanto definire il numero reale positivo e 1/n hn = p − 1. Dalla definizione di hn e dalla disuguaglianza di Bernoulli si ha p−1 p = (1 + hn )n ≥ 1 + nhn =⇒ 0 < hn ≤ . n Per il Teorema dei carabinieri si ha quindi hn → 0 e conseguentemente, ossia dalla uguaglianza hn + 1 = p1/n , si conclude p1/n → 1. Consideriamo ora il caso in cui p < 1. Anche la sua radice n-esima sar` minore di a uno e dunque per ogni intero positivo n esister` un numero reale positivo kn tale che a 1 p1/n = . 1 + kn Sempre in virt` di (1.29) risulter` u a 1 1 p= ≤ , (1 + kn )n 1 + nkn da cui 1/p − 1 0 < kn ≤ . n Un’ulteriore applicazione del Teorema dei carabinieri implica kn → 0 e quindi ancora p1/n → 1. Abbiamo provato il limite notevole √ (1.30) lim p1/n = lim n p = 1 per ogni p > 0.
n n

(22) Proviamo ora il limite notevole n (1.31) lim n = 0 per ogni A > 1 n A √ facendo nuovamente ricorso alla disuguaglianza di Bernoulli (1.29). Posto A = 1 + h, essa fornisce √ An/2 = ( A)n = (1 + h)n ≥ 1 + nh > nh, da cui n 1 An > n2 h2 =⇒ 0< n < A nh2 e (1.31) segue nuovamente dal Teoema dei carabinieri e dal limite noto (1/n) → 0. 1.2. Successioni divergenti. Siamo ora interessati a successioni i cui elementi divengono arbitrariamente grandi, oppure arbitrariamente grandemente negativi. Ad esempio an = n2 diviene arbitrariamente grande, mentre log(1/n) diviene, al crescere di n, sempre pi` grande in valore assoluto ma negativo. u Definizione 1.12. Diremo che la successione (an )n≥0 diverge a +∞, e scriveremo lim an = +∞
n

oppure

an → +∞,

se per ogni K > 0 esiste un intero positivo NK tale che se n ≥ NK , allora an > K . Similmente, diremo che la successione (an )n≥0 diverge a −∞, e scriveremo lim an = −∞
n

oppure

an → −∞,

se per ogni K > 0 esiste un intero positivo NK tale che se n ≥ NK , allora an < −K .

100

Analisi Matematica 1

Diamo un’interpretazione grafica delle definizioni appena viste. I punti (x, y) del piano per i quali y > K sono quelli contenuti nel semipiano limitato inferiormente dall’ordinata K . Se K marca l’orizzonte, essi stanno “sopra l’orizzonte”.
✻ ✉ (x, y)

K .....................................................................

La richiesta an > K per n > NK equivale perci` alla richiesta che (n, an ) sia interno o al semipiano. Per ogni K > 0 deve esistere NK tale che tutti i punti del grafico della successione che sono a destra della retta x = NK risultano interni al semipiano limitato inferiormente da K : essi stanno sopra ogni orizzonte e quindi “tendono all’infinito”.

✻ ￿ ￿

K ￿

...................................................... ￿
￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿

NK

Avendo dato le definizioni di successione convergente e di successione divergente, non ci resta che dare un nome alle rimanenti. Definizione 1.13. Diremo che una successione non ha limite se essa non ` n´ e e convergente n´ divergente. e

Limiti e continuit` a

101

Esempi. (23) Un esempio ovvio di successione che diverge a +∞ ` an = n: fissato K > 0 sia e N > K ; se n ≥ N allora an = n > K . Di altrettanto facile dimostrazione ` il fatto e che per ogni numero reale positivo α si ha nα → +∞, che completa (1.27). (24) Dimostriamo il limite notevole (1.32)
n

lim An = +∞

per ogni A > 1

Fissato K > 0, sia N > logA K . Per ogni n ≥ N risulta a maggior ragione n ≥ logA K e quindi, applicando la mappa esponenziale expA che ` crescente in quanto A > 1, e abbiamo expA n ≥ expA (logA K) = K , come desiderato.

Ci chiediamo se sia possibile estendere in qualche senso il Teorema 1.11 al caso in cui almeno una delle successioni coinvolte sia divergente, oppure se sia possibile una qualche versione di un teorema di confronto. Iniziamo da quest’ultimo tipo di risultato. Teorema 1.14 (Confronto III). Siano (an )n≥0 e (bn )n≥0 due successioni, e supponiamo che definitivamente risulti an ≤ bn . Allora: (i) se an → +∞, allora bn → +∞; (ii) se bn → −∞, allora an → −∞. Dimostrazione. (i) Fissiamo K > 0. Sono allora definitivamente verificate entrambe le disuguaglianze bn ≥ an > K . Quindi per ogni K > 0 si ha bn > K definitivamente. Ci` prova (i). La dimostrazione di (ii) ` analoga. o e ￿ Per quanto riguarda l’algebra (estesa) dei limiti, anzich´ formulare un teorema, ci e limitiamo ad una tabella riassuntiva. lim an
n

(25) La successione an = (−1)n non ha limite. Sappiamo gi` che essa non converge. a Per provare che essa neppure diverge, basta osservare che essa non ` mai maggiore di e 1 n´ mai minore di −1, quindi non diverge n´ a +∞, n´ a −∞. e e e

lim bn
n

lim(an + bn )
n

lim(an bn )
n

(1.33)

a>0 a>0 a<0 a<0 0 0 +∞ −∞ +∞

+∞ −∞ +∞ −∞ +∞ −∞ +∞ −∞ −∞

+∞ −∞ +∞ −∞ +∞ −∞ +∞ −∞ F.I.

+∞ −∞ −∞ +∞ F.I. F.I. +∞ +∞ −∞

La tabella va interpretata nel modo pressoch´ ovvio: ad esempio, la terza riga dice e che se an → a < 0 e bn → +∞ allora an + bn → +∞ mentre an bn → −∞. L’unico commento aggiuntivo ` relativo all’acronimo “F.I.” che sta per forma indeterminata. e Esso si riferisce al fatto che l’informazione a disposizione non ` suficiente per concludere e

102

Analisi Matematica 1

qualcosa circa il comportamento della successione in esame, an + bn oppure an bn : vi sono esempi in cui essa converge, esempi in cui diverge ed esempi in cui non ha limite. ` E bene chiarire che i simboli “+∞” e “−∞” sono dei meri segni grafici che abbreviano complesse definizioni. Essi non sono numeri reali e come tali non si sommano a numeri reali, n´ ad essi si moltiplicano. Quindi scritture del tipo e 1 + ∞ = +∞, π(−∞) = −∞

sono scorrette e sicuramente da evitare. D’altra parte, pu` essere utile avere delle abbreviazioni per le forme indeterminate, o per ragioni essenzialmente mnemoniche. Nella letteratura, o perlomeno nella prassi, si ` soliti fare riferimento alle forme indeterminate che compaiono nella quinta e sesta e riga come forme indeterminate del tipo “zero per infinito”, con abbreviazione “0 · ∞”, e alla forma indeterminata che compare nell’ultima riga come alla forma indeterminata del tipo “infinito meno infinito”, con abbreviazione “∞ − ∞”. Esempi. √ (26) Consideramo esempi di forme indeterminate del tipo “0 · ∞”. Se an = 1/ n e √ bn = n, allora an → 0, bn → +∞ e an bn = n → +∞. Se an = 1/2n e bn = n, allora an → 0, bn → +∞ e an bn = n/2n → 0 per via del limite notevole (1.31). Se an = (−1)n /n e bn = n, allora |an | ≤ 1/n mostra che an → 0. Inoltre bn → +∞, mentre an bn = (−1)n non ha limite. √ (27) Consideramo la forma indeterminata del tipo “∞ − ∞”. Se an = n + 1, √ √ √ bn = − n allora an + √ = n + 1 − n → 0, come visto √ bn √ √ nell’Esempio 19. √ Se an = n, bn = − n allora an + bn = n − n = n( n − 1) → +∞ in quanto √ n → +∞ e n − 1 → +∞: il risultato segue dalla terza riga della tabella. Se an = n2 + (−1)n , bn = −n2 allora n2 + (−1)n ≥ n2 − 1 → +∞, e an → +∞ in virt` del Teorema 1.14. Chiaramente an + bn = (−1)n che non ha limite. u La tabella (1.33) pu` essere completata dal risultato seguente. o Proposizione 1.15. Sia (an )n≥0 una successione. (i) Se (an )n≥0 diverge, allora a−1 → 0; n (ii) se (an )n≥0 ` definitivamente positiva e an → 0, allora a−1 → +∞; e n (iii) se (an )n≥0 ` definitivamente negativa e an → 0, allora a−1 → −∞. e n Dimostrazione. (i) Supponiamo che (an )n≥0 diverga a +∞ e sia ε > 0. Esiste allora Nε tale che se n ≥ Nε , allora an > ε−1 , ossia a−1 < ε. Dimostrazione analoga n vale nel caso in cui (an )n≥0 diverga a −∞. (ii) Fissiamo K > 0. Siccome an → 0, e (an )n≥0 ` definitivamente positiva, e −1 risulter` definitivamente 0 < an < K , ossia an > K . La dimostrazione di (iii) ` a e simile e viene lasciata per esercizio. ￿

ı e Proposizione 1. il suo valore assoluto diviene arbitrariamente piccolo ed ` quindi naturale atendersi che essa sia infinitesima.34) x<y =⇒ f (x) < f (y). ha una caratteristica che. . crescente se e solo se per ogni x. Di interesse particolare sono le successioni che convergono a zero. Sia (an )n≥0 una successione. pur non avendo limite. se la successione (an )n≥0 ` e crescente. Considea riamo ora la successione definita dalla formula an = (−1)n /n.16. Nel caso di una successione si ha I ⊆ N. Si ha allora per ogni n e l’asserto segue dal Teorema dei carabinieri. y ∈ I si ha (1. ad esempio.35) ` certamente necessaria affinch´ (an )n≥0 sia crescente. Il prodotto di una successione infinitesima e di una successione limitata ` una successione infinitesima. 0 < |an | = ￿ n ￿ n Ora. la redime: essa ` limitata. . Ad esse ` riservato un nome speciale: e Definizione 1.17. e Dimostrazione. il prodotto di una successione che non ha limite per una che invece converge o diverge ` una forma indee terminata. Siano (an )n≥0 infinitesima e (bn )n≥0 limitata. Lasciamo al lettore la verifica dettagliata del fatto (bn cn )n≥1 non ha limite se bn = (−1)n e se per esempio cn = (n + 1)/n oppure cn = n2 . Questa conclusione pu` e o essere infatti dedotta dal Teorema dei carabinieri e dalla semplicissima diseguaglianza ￿ ￿ ￿ (−1)n ￿ 1 ￿ ￿≤ . abbiamo il prodotto di due successioni una delle quali ` non solo e convergente ma infinitesima e l’altra. Una successione (an )n≥0 si dice infinitesima se an → 0. (i) (an )n≥0 ` crescente se e solo se an < an+1 per ogni n ∈ N. In particolare. Infatti. Nel caso in esame. Nonostante an sia positiva per n pari e negativa per n dispari. In particolare.Limiti e continuit` a 103 1. (an )n≥1 ` il prodotto delle successioni definite da bn = (−1)n e cn = 1/n. ponendo x = n e y = n + 1 in (1.34) si avr` a (1.18. Successioni infinitesime. Successioni monotone. Abbiamo infatti e la seguente: Proposizione 1. e ∀n ∈ N : an < an+1 . Sice come (bn )n≥1 non ha limite. 0 < |an bn | ≤ M |an | ￿ 1.3. non sarebbe stato possibile dedurre la convergenza di (an )n≥1 utilizzando l’algebra dei limiti. La e e particolare struttura di N implica che in effetti essa ` anche sufficiente. ci si pu` naturalmente chiedere se una successione o sia monotona oppure no. Siccome ogni successione ` una funzione a valori e reali definita su un sottoinsieme di R. come ben sappiamo.4. Ricordiamo che una funzione f : I → R si dice. sia M > 0 tale che |bn | ≤ M per ogni n.35) Quindi la condizione (1. per cos` dire. Abbiamo naturalmente gi` visto diversi esempi di successioni infinitesime.

n + 2) e quindi 1 f (x+1) = 2 (sin(2π(x + 1)) + 3(n + 1)) = 1 (sin(2πx) + 3n + 3)) = f (x)+3/2 > f (x). Questo conclude la dimostrazione per induzione che ap < ap+k ` vera per ogni k > 0 e e che quindi ap < aq se p < q . allora lim an = inf A e n . e Dimostrazione. ￿ Osserviamo che la condizione f (x) < f (x + 1) per una funzione definita su un sottoinsieme qualunque di R non implica affatto che la funzione sia crescente. dobbiamo appurare che se p e q sono due interi non negativi e p < q . se q > p esiste un intero positivo k tale che q = p + k . allora lim an = sup A. n + 1). n + 1). Verifichiamo allora per induzione su k che (1.35) a n = p + k otteniamo ap+k < ap+k+1 . Applicando (1. Ci limitiamo a provare (i). questo ` esattamente (1. Supponiamo che an < an+1 per ogni n ∈ N. ` E evidente che se x ∈ [n.35) nel caso n = p. la dimostrazione degli altri enunciati ` e analoga e viene lasciata per esercizio. e (iii) (an )n≥0 ` non decrescente se e solo se an ≤ an+1 per ogni n ∈ N. (i) Se (an )n≥0 ` crescente oppure non decrescente. allora ap < aq . n + 1)). cosicch´ in tale intervallo f non ` monotona.35) implica ap < ap+k per ogni p e per ogni k > 0. Siano (an )n≥0 una successione e A = {an : n ≥ 0}. e Supponiamo induttivamente che ap < ap+k . Si consideri la funzione definita su tutto R da f (x) = (sin(2πx) + 3n) /2 Essa ha un grafico del tipo se x ∈ [n.19.34). e n (ii) se (an )n≥0 ` decrescente oppure non crescente. e e Teorema 1. 2 D’altra parte x ￿→ sin(2πx) contiene un ciclo sinusoidale completo se x ∈ [n. che unitamente all’ipotesi induttiva ap < ap+k implica ap < ap+k+1 . Se k = 1. e (iv) (an )n≥0 ` non crescente se e solo se an ≥ an+1 per ogni n ∈ N. allora x + 1 ∈ [n + 1. D’altra parte. Per stabilire che (an )n≥0 ` crescente e utilizzando (1.104 Analisi Matematica 1 (ii) (an )n≥0 ` decrescente se e solo se an > an+1 per ogni n ∈ N.

dove e ` un numero compreso tra 2 e 3.051. Dal punto di vista dell’investitore. non influisce granch´ sul risultato finale Cn . 34 1. anche se pi` alto ` il tasso. per ogni ε > 0 esiste un Nε tale che se n ≥ Nε si ha |an − ￿| < ε.600 31. Se invece viene pagato mensilmente un interesse a composto di I/12. 27 1. 39 1. Proviamo solo la (i).051. Supponiamo che su un capitale C venga applicato un interesse annuo pari a I . dopo un anno. Il numero di Nepero e. I = 5% 1. la soluzione del pagamento mensile sarebbe preferibile. La risposta ` che e e il limite esiste e vale CeI . 40 ￿ − ε < aNε ≤ an ≤ ￿ < ￿ + ε. se n ≥ Nε avremo a maggior ragione In conclusiuone. cio` esiste NK tale che aNK > K .051.221. 00 1. 27 1.051. 00 1. 16 1.200. l’esponenziale e il logaritmo naturale. Siccome e (an )n≥0 ` non decrescente (oppure crescente). 27 Cn .219. cio` il numero intero e n che appare nella formula Cn = C(1 + I/n)n cui stiamo facendo implicito riferimento. Dopo un anno il capitale sar` C(1 + I).436.5. E se venisse corrisposto ogni ora? Ogni minuto? Ogni secondo? ` Che capitale risulterebbe a fine anno? E forse sorprendente scoprire che se il tasso I ` e basso. Poniamo ￿ = sup A e distinguiamo a seconda che si abbia ￿ = +∞ oppure ￿ ∈ R.221.221. 40 1. Poich´ (an )n≥0 ` non decrescente e e (oppure crescente). 27 1. ossia (an )n≥0 converge a ￿. se n ≥ NK avremo a maggior ragione e an ≥ aNK > K .Limiti e continuit` a 105 Dimostrazione. Quindi per ogni K > 0 esiste NK tale che se n > NK allora an > K . la frequenza con la quale vengono corrisposti gli interessi. 40 1. . Per la Proposizione 6. La domanda che ci poniamo ` naturalmente se al tendere di n all’infinito si perviene e ad un limite e se esso ` esprimibile mediante una formula sensata. allora A non ` superiormente limitato e quindi per ogni K > 0 e esiste un elemento di A maggiore di K .5. Quindi. di fondamentale e importanza in matematica.050.000 Frequenza anno mese giorno ora minuto secondo Cn . sappiamo che ￿ ` un maggiorante e di A e che per ogni x ∈ R con x < ￿ esiste un elemento di A maggiore di x. I = 20% 1. Supponiamo ora ￿ ∈ R. C(1+I/12)12 . Se ￿ = +∞. si avrebbe dopo un anno C(1 + I/365)365 .221. Se l’interesse composto fosse corrisposto addirittura ogni giorno.760 525. dopo due mesi esso sar` a a [C(1+I/12)](1+I/12) = C(1+I/12)2 ed evidentemente. dopo un mese il capitale sar` C(1 + I/12). con un tasso pari a I/365. ￿ 1. nel senso che C(1 + I/12)12 > C(1 + I). per ogni ε > 0 esiste un Nε tale che aNε > ￿ − ε. ossia (an )n≥0 diverge a +∞. Riportiamo in una tabella i risultati corrispondenti ad un investimento di mille euro ai tassi I rispettivamente del 5% e del 20%: n 1 12 365 8.051. la dimostrazione di (ii) ` analoga e viene e lasciata per esercizio. maggiore ` la e u e e differenza.

ci occupiamo solo del problema matematico di fondo. studiamo il caso pilota di capitale unitario C = 1 e interesse unitario I = 1. Utilizzando la prima e uguaglianza in (1.37). Inoltre. u ` la sommatoria corrispondente a an+1 contiene un addendo in pi` di quella per an . . Innanzitutto ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿n￿ ￿n − 1￿ n−k+1 1 k−1 (1.36) n ￿ n(n − 1) · · · (n − k + 1) 1 = k! nk k=0 ￿ ￿ n ￿ 1 ￿n￿ ￿n − 1￿ n−k+1 = ··· k! n n n k=0 Vogliamo utilizzare questa espressione per mostrare che la successione ` crescente. e n Dimostrazione. corrispondente ad un tasso del 100%. ossia e che an < an+1 per ogni n. ￿ ￿n 1 Proposizione 1. Ripartiamo da (1. Vale perci` la stima o ￿ ￿n ￿ n 1 1 1+ ≤ n k! k=0 1 1 1 1 1 1 + + + + + ··· + 0! 1! 2! 3! 4! n! 1 1 1 1 =1+1+ + + + ··· + 2 3·2 4·3·2 n · (n − 1) · · · · · 3 · 2 1 1 1 1 <1+1+ + + + ··· + 2 2·2 2·2·2 2 · ￿ ￿ · ·￿￿· · 2 = =1+ 1+ ￿ 1 1 1 1 + 2 + 3 + · · · + n−1 2 2 2 2 ￿ (n−1) fattori .106 Analisi Matematica 1 Per dimostrare la correttezza della affermazione appena fatta.20. si vede subito che il prodotto di tutti i termini entro parentesi ` e un numero strettamente positivo e minore di uno. In altre parole.37) ··· = 1− ··· 1 − n n n n n ￿ ￿ ￿ ￿ 1 k−1 < 1− ··· 1 − n+1 n+1 Quindi ogni addendo in (1.36) diviene pi` grande se sostituiamo n + 1 ad n. La successione an = 1 + ` crescente e limitata. Applichiamo la formula del binomio di Newton: ￿ ￿n ￿ ￿ ￿ n 1 n 1 1+ = n k nk k=0 (1.36) per provare che la successione ` limitata. E u quindi chiaro che an < an+1 .

Limiti e continuit` a
N ￿ k=0

107

Sfruttando ora la formula ￿ 1 1+ n ￿n

7

xk = (1 − xN +1 )/(1 − x) valida per ogni x ￿= 1, si ha =1+ 1 − (1/2)n 1 <1+ = 3. 1 − 1/2 1 − 1/2

≤1+

Quindi la successione (an )n≥1 ` limitata superiormente da 3, e inferiormente da zero. e ￿ Dalla precedente proposizione e dal Teorema 1.19 segue che la successione (an )n≥1 in esame ` convergente ad un numero reale, detto numero di Nepero e denotato tradizionale mente e. In sintesi, ￿ ￿n 1 (1.38) lim 1 + = e. n n Con venti cifre decimali esatte risulta e = 2.71828182845904523536... Il numero e ` irrazionale e quindi la sua espansione decimale non ` finita. Esso viene e e utilizzato come base naturale per il logaritmo. Le ragioni di questa scelta emergeranno in modo chiaro nei prossimi capitoli. Scriveremo exp x = ex log x = loge x

n−1 ￿ ￿ 1 ￿k k=0

2

per l’esponenziale ed il logaritmo in base e. Salvo esplicito avviso del contrario, i logaritmi saranno sempre in base e. Concludiamo questa sezione discutendo alcune propriet` notevoli della funzione esponenziale ex . a Proposizione 1.21. Se x ∈ R \ {0} si ha ￿ ￿n+1 ￿ x ￿n x (1.39) 0< 1+ < 1+ n n+1 per ogni naturale n > −x. Dimostrazione. La condizione n > −x garantisce che (1 + x/n) > 0, ossia la prima diseguaglianza in (1.39). Riscriviamo la seconda nella forma ￿ ￿n ￿ ￿n+1 n+x n+1+x < , n n+1 che certamente non vale per x = 0 perch´ entrambi i membri sono in tal caso uguali e a uno. Se x ￿= 0 moltiplichiamo ambo i membri per (n/n + x)n+1 , che ` una quantit` e a positiva, ed otteniamo: ￿ ￿n+1 n (n + 1 + x)n (1.40) < . n+x (n + 1)(n + x)
7Essa

` nell’Esercizio 2 del Capitolo 1 per x ∈ Q \ {1} , ma vale naturalmente per x ∈ R \ {1} . e

108

Analisi Matematica 1

Siccome il numeratore del membro destro ` (n + 1 + x)n = (n + 1)n + xn mentre il e denominatore ` (n + 1)(n + x) = (n + 1)n + xn + x = (n + 1 + x)n + x, esso si riscrive e ￿ ￿n+1 ￿ ￿n+1 (n + 1 + x)n −x = 1+ . (n + 1)(n + x) (n + 1)(n + x) La disuguaglianza di Bernoulli (1.29) ci permette di concludere allora ￿ ￿n+1 −x −x n 1+ > 1 + (n + 1) = (n + 1)(n + x) (n + 1)(n + x) n+x

in quanto −x/(n + 1)(n + x) > −1 nelle ipotesi fatte. Quindi (1.40) ` dimostrata e e (1.39) ` ad essa equivalente. e ￿

Proposizione 1.22. Per ogni x ∈ R la successione di termine generale ￿ x ￿n (1.41) en (x) = 1 + . n ` limitata. e Dimostrazione. Se x < 0, ovviamente 1 + x/n < 1 e non appena il numero intero positivo n soddisfa n > −x si ha 0 < 1 + x/n. Siccome 0 < 1 + x/n < 1, si ha anche 0 < (1 + x/n)n = en (x) < 1, il che prova l’asserto per x < 0. Se x = 0 si ha en (0) = 1 e non c’` nulla da dimostrare. Sia infine x > 0. In tal caso, dalla Proposizione 1.21 e applicata a −x risulta che per n > n0 > x = −(−x) si ha ￿ ￿n ￿ ￿n −x −x 0 1+ > 1+ >0 n n0 e quindi ￿ ￿−n0 ￿ x ￿−n x (1.42) 0< 1− < 1− . n n0

D’altra parte, per tali n si ha anche 0 < x/n < 1, cosicch´ 0 < (x/n)2 < 1 e quindi e ￿ ￿ ￿ ￿n ￿ ￿n 2 n x x x 0< 1− 2 = 1− 1+ < 1, n n n da cui ancora ￿ x ￿−n x ￿n ￿ 0< 1+ < 1− . n n Combinando quest’ultima diseguaglianza e (1.42) si ha che per n0 > x risulta ￿ ￿−n0 x 0 < en (x) < 1 − per n > n0 , n0 il che prova la limitatezza di (en (x))n≥1 per ogni x ∈ R.

Dalle due proposizioni precedenti risulta che per ogni numero reale x, la successione (en (x))n≥1 ` positiva, definitivamente crescente e limitata. Sappiamo pertanto che essa e converge ad un numero reale positivo. Pi` precisamente, poniamo: u ￿ ￿n ￿￿ ￿ x x ￿n (1.43) E(x) = lim 1 + = sup 1 + : n = 1, 2, . . . > 0. n n n ￿

Limiti e continuit` a

109

come affermato. Le osservazioni appena fatte assumono una particolare rilevanza alla luce del risultato che segue, la cui dimostrazione pu` essere trovata in [DM]. o Teorema 1.23. Per ogni numero reale positivo a esiste una ed una sola funzione monotona Ea : R → R che soddisfa le due seguenti condizioni: (E0) Ea (1) = a; (E1) Ea (x + y) = Ea (x)Ea (y). Essa inoltre gode delle seguenti propriet`: a (E2) Ea (0) = 1; (E3) Ea (R) = (0, +∞) se a ￿= 1; (E4) Ea ` crescente se a > 1 e decrescente se a < 1; e Poich´ le funzioni esponenziali introdotte nella Sezione 8 del Capitolo 3 sono monotone, e e soddisfano (E0) ed (E1), si ha Ea = expa per ogni a > 0. Il lettore ` naturalmente invitato a confrontare le precedenti con le (E0)-(E4) della e Sezione 8 del Capitolo 3. Dal teorema precedente si evince che la funzione E(x) introdotta in 1.43 ` una funzione esponenziale, e poich´ E(1) = e ci riferiamo alla e e funzione esponenziale di base e. In altre parole ￿ x ￿n (1.44) lim 1 + = ex . per ogni x ∈ R. n n y = ex

` E evidente che E(1) = e. Si pu` dimostrare che la funzione x ￿→ E(x), che ` definita o e per ogni x ∈ R, soddisfa E(x + y) = E(x)E(y) per ogni x, y ∈ R. Il lettore curioso trova questa dimostrazione in [DM]. Osserviamo che E(x) ` monotona non decrese cente. Se infatti x < y ed n0 ` un intero positivo con n0 > −x > −y , allora per ogni e n > n0 tale diseguaglianza ` verificata a fortiori e quindi 0 < 1 + x/n < 1 + y/n. e Prendendo le potenze n-esime, 0 < en (x) < en (y) definitivamente. Dal Teorema 1.6 segue che E(x) = lim en (x) ≤ lim en (y) = E(y),
n n

e4 (x) e5 (x) e3 (x)

e2 (x) e1 (x)

110

Analisi Matematica 1

Aggiungiamo alla nostra conoscenza di ex le fondamentali stime seguenti. Proposizione 1.24. Valgono le diseguaglianze (1.45) (1.46) ex ≥ 1 + x ex ≤ 1 1−x per ogni x ∈ R per ogni x < 1.

Dimostrazione. Se x = 0, la (1.45) ` una uguaglianza. Se x > −1 e x ￿= 0, allora e ogni numero intero positivo n soddisfa n > −x e quindi dalla Proposizione 1.21 si ottiene la stretta monotonia en (x) < en+1 (x). In particolare abbiamo 1 + x = e1 (x) < en (x) < ex , cio` la (1.45) per x > −1. Se x ≤ −1 allora 1 + x ≤ 0 < ex , cosicch´ (1.45) vale e e anche in questo caso. Per quanto riguarda la (1.46), scriviamo la (1.45) per −x, ossia 1 − x ≤ e−x . Siccome 0 < 1 − x, passando ai reciproci si ottiene 1 1 ≥ −x = ex , 1−x e come volevasi. ￿

Nel disegno ` raffigurato il significato grafico delle stime contenute nella Proposizione 1.24. e

y = ex

ramo di y =

1 1−x

ramo di y = y =x+1

1 1−x

y > 0. Si applichi il logaritmo ad entrambi i membri in (1.Limiti e continuit` a 111 Corollario 1. e y=x y = log(1 + x) x x+1 ramo di y = ramo di y = x x+1 Vale la pena osservare che il disegno precedente ` ottenuto mediante una opportuna e simmetria dal corrispettivo disegno per l’esponenziale. y > 0.47): naturalmente va supposto 1 + x > 0. 1 1 − ≤ log y. Ponendo y = 1/(1 − t) si ha y > 0 e t = 1 − y −1 .47) (1.46) si e ottiene 1 e1− y ≤ y. Valgono le diseguaglianze (1. cosicch´ da (1.46) con t al posto di x. Quale? . x+1 come desiderato. Si consideri poi (1.25. ￿ log(1 + x) ≥ log(1 + x) ≤ x per ogni x > −1 Nel disegno ` raffigurato il significato grafico delle stime contenute nella Proposizione 1.48) x per ogni x > −1. x+1 Dimostrazione. y Scrivendo infine y = x + 1 si ha x > −1 e x ≤ log(1 + x). e per la monotonia del logaritmo.25.45) per ottenere (1.

max A e min A. Sia an = Stabilire il carattere di ciascuna delle seguenti successioni (cio` e dire se ` convergente. . (iii) (dn )n≥1 . lim an . sup A. Per ogni intero non-negativo n. 3. divergente oppure indeterminata). }. . n max A e min A. se esiste. 1 (ii) (cn )n≥1 . sup A. 5. . . dove A = {an : n = 0. dove dn = cos(n π )an . se esistono. dove bn = nan . an = n→+∞ 2. sia n2 − 4n + 2 . se esistono. inf A. . n2 + 1 (i) Calcolare. 2. 5n2 − 1 max A e min A. Sia A = n 1 + 3 : n = 1. ￿ ￿ ￿ 16 4. 2 ￿ ￿ n+1 3. 2. . Determinare. 2 . (ii) Calcolare. Sia A = : n = 0. . inf A. 3 . 2. 1. dove cn = n an . se esistono. Si calcoli il limite lim an della successione (an )n≥1 . 1. dove n→+∞ ￿ ￿√ ￿ ￿ √ n+1 1 √ an = n + 1 log −√ . . n n sin(n π ). Determinare. sup A. e (i) (bn )n≥1 . inf A. .112 Analisi Matematica 1 Esercizi 1. .

a u Consideriamo ora x0 = 0. a Graficamente: 0 1 ￿ ￿ x0 − δ x0 x0 + δ ❡ ￿ ￿ ￿ ( ) Anche in questo caso l’intersezione sar` a maggior ragione non vuota se si sceglie δ a pi` grande. e ogni intervallo centrato nell’origine avr` intersezione non vuota con I . δ) \ {x0 } ￿= ∅. per formulare la quale in modo e semplice ` opportuno utilizzare la nozione di intervallo bucato centrato in un punto. δ) sar` contenuto in I : (B(x0 . allora se δ ` sufficientemente piccolo (cio` e e minore della distanza di x0 dal bordo di I . Infatti. l’intervallo aperto centrato in x0 di semiampiezza δ > 0 ` naturalmente e l’intervallo B(x0 . δ) \ {x0 }) ∩ I = B(x0 . Il significato di “attaccato” ` l’oggetto della definizione che segue.Limiti e continuit` a 113 2. δ) \ {0}) ∩ (0. 1 − x0 }) allora tutto e l’intervallo B(x0 . e Dato x0 ∈ R. L’intervallo bucato centrato in x0 e di semiampiezza δ > 0 ` semplicemente e cio` l’intervallo stesso privato del suo centro. Infatti. se x0 ∈ I . Simili considerazioni valgono per il punto x0 = 1. Il significato della definizione precedente ` il seguente: se x0 ` di accumulazione e e per I . mostriamo che i punti di I sono tutti punti di accumulazione per I . e Esempi. δ) ￿= ∅. Innanzitutto. δ) = (x0 − δ. x0 + δ). (28) Sia I = (0. cio` di x0 . Siano I un sottoinsieme non vuoto di R e sia x0 ∈ R. e e B(x0 . Definizione 2. che ` anch’esso di u e accumulazione per I . ` impossibile separarlo da I mediante un intervallo che non contenga altri punti e di I . Ci` si esprimer` o a mediante la locuzione “il limite di f (x) per x che tende a x0 ”. Graficamente: 0 1 ￿ ￿ −δ δ ❡ ￿ ￿ ￿ ( ) .1. Pi` precisaa u mente. ossia se per ogni δ > 0 : {x ∈ R : 0 < |x − x0 | < δ} ∩ I ￿= ∅. A maggior ragione l’intersezione sar` non vuota se si sceglie δ pi` grande. Essi sono quelli “attaccati” al dominio I di f : per calcolare f (x) dobbiamo restare in I . come abbiamo visto nella Sezione 3 del Capitolo 2. Bisogna innanzitutto chiarire quali siano i punti in cui abbia senso calcolare un limite. Anch’esso ` un punto di accumulazione per I . Limiti di funzioni. Il fatto che x0 appartenga o meno ad I ` in ogni caso inessenziale. 1) = {x ∈ R : 0 < x < δ} = (0. δ) \ {x0 } = {x ∈ R : 0 < |x − x0 | < δ}. Diremo che x0 ` un punto di accumulazione per I se ogni intervallo bucato centrato in x0 e interseca I in almeno un punto. 1). se 0 < δ < 1 allora (B(0. cio` minore di min{x0 . Siamo ora interessati a studiare il comportamento dei valori che una funzione assume quando la variabile si avvicina indefinitamente ad un certo punto.

preso δ = 1/2. 3 . l’insieme dei punti di accumulazione di (0. +∞) diversi da 2 (e la die mostrazione di queste asserzioni ` lasciata per esercizio). A maggior ragione lo sar` il corrispondente intervallo a bucato. u 8Si veda l’Esercizio 2 alla fine di questo capitolo. 1/2) \ {2}) ∩ ((0. e e (29) Consideriamo ora una semplice ma importante variante dell’esempio precedente. 1]. Proviamo che 0 ` di accumulazione per I . 1]. Siamo finalmente in condizione di poter dare una delle definizioni pi` importanti dell’Analisi Matematica. che non sono di accumulazione per I . e In effetti. Funzioni convergenti in un punto. allora per ogni y ∈ B(x0 . Riassumendo. che ` di capire che cosa a e succede quando ci si avvicina arbitrariamente ad x0 restando in I . δ). Ma anche l’origine ` di accumulazione per I . 1) ∪ {2}) = {2} =⇒ (B(2. 1) ` l’insieme [0.114 Analisi Matematica 1 Se invece scegliamo x0 < 0. Come nel caso precedente. allora prendendo δ sufficientemente piccolo. δ) \ {0} = (−δ. Ci` avviene se e solo se esiste un intero positivo n tale che 1/n < δ ossia tale o che nδ > 1. che ` il dominio naturale della funzione e ` f (x) = sin x/x da cui le nostre considerazioni introduttive erano partite. Ci chiediamo se 2 sia di accue mulazione oppure no. Questo esempio bene illustra e a la scelta della parola “accumulazione”: nonostante 0 ￿∈ I . ` sufficiente provare che se δ > 0. i punti di I si accumulano in 0. allora nell’intervallo (0. 1]. cio` e δ < |x0 |. Graficamente: e −δ ( ❡ x0 Simili considerazioni valgono per i punti x0 > 1. Sia cio` I = (0. sono di accumulazione per e I tutti i punti dell’intervallo chiuso [0. nel senso che ` impossibile separare 0 da I mediante un intervallo. . δ) cadono punti e di I . Infatti. . δ) \ {x0 }) ∩ (0. n` tutti quelli della semiretta (1. e 2. che ` non vuoto. δ) si ha y < x0 + |x0 | = x0 − x0 = 0 cosicch´ e (B(x0 . . (30) Sia ora I = {1/n : n = 1.1. 1) ∪ {2}. Questa scelta ` commisurata al nostro intento. mentre non ` rilevante sapere se x0 ∈ I e oppure no. il che ` garantito dalla archimedeit` di R. esso non ` di accumulazione e e per I . 1) = ∅ e x0 non ` di accumulazione. in quanto esso ` aperto e quindi ogni e e intervallo di ampiezza sufficientemente piccola centrato in un suo qualunque punto ` e completamente contenuto in I . in quanto si vuole determinare e se i punti vicini a x0 cadono in I oppure no. l’intervallo bucato centrato in 2 e di semiampiezza 1/2 ha intersezione vuota con I . }. 0). in quanto per ogni δ > 0 si ha e B(0. E evidente 8 che ogni punto di I ` di accumulazione per I . Infatti: B(2. 0) ∪ (0. 1) ∪ {2}) = ∅ 0 δ￿ ) 1 ￿ ￿ ￿ ￿ Il punto cruciale ` che si considerano gli intervalli bucati. Il lettore e ` invitato a verificare che l’insieme dei punti di accumulazione di [0. δ) \ {0} ∩ I = B(0. 2. e (31) Consideriamo infine l’insieme I = R\{0}. 1/2) ∩ ((0. 1] ` ancora [0. La risposta ` che nonostante 2 ∈ I . e non sono di accumulazione tutti punti della semiretta (−∞.

Diremo che f converge ad ￿ per x che tende a x0 . Nella figura. e in tal caso scriveremo e x→x0 lim f (x) = ￿.Limiti e continuit` a 115 Definizione 2. esister` e a una distanza δ (che dipende da ε) per la quale in tutti i punti x ∈ I che distino da x0 per meno di δ (certo ve ne sono perch´ x0 ` di accumulazione per I ) la funzione e e assume un valore f (x) che differisce da ￿ per meno di ε. x0 un punto di accumulazione per I . In altri termini. in quanto pu` benissimo aversi x0 ￿∈ I . f (x)) del grafico di f saranno contenuti nella striscia purch´ x sia sufficientemente vicino a x0 . . f : I → R una funzione e ￿ ∈ R. Siano I ⊂ R non vuoto. tutti i punti (x. Il senso della definizione ` questo: se fissiamo un margine di errore ε > 0. non ` neppure necessario e che esso sia definito. e ￿+ε ￿ ￿−ε f (x0 ) x0 − δ x0 + δ Mettiamo ancora una volta in evidenza che il valore di f in x0 ` del tutto irrilevante e ai fini del calcolo del limite per x che tende a x0 . f (x0 ) ` pi` o e u piccolo del limite. di fatto. allora |f (x) − ￿| < ε. fissata una striscia di semiampiezza ε attorno al valore limite ￿.2. oppure f (x) − − ￿ −→ x→x0 se per ogni ε > 0 esiste δε > 0 tale che se x ∈ I soddisfa 0 < |x − x0 | < δε . oppure che il limite di f per x che tende a x0 ` ￿.

nel senso che per ogni x ∈ R (e quindi per quelle che verificano 0 < |x − x0 | < δ ) si ha |f (x) − ￿| = |b − b| = 0 < ε. Fise u siamo ε > 0. Allora l’affermazione che f non ammette alcun limite reale10 significa che nessun numero reale ￿ ` un limite. Se scegliamo δ = ε/|a|.49) Il segno di uguaglianza vale se e solo se x = 0. se ε > 0.49) ` tanto migliore e quanto minore ` |x|. veda la sezione sugli sviluppi di Taylor. lim sin x = 0. dobbiamo verificare che per ogni ￿ ∈ R esiste un ε > 0 tale che comunque si fissi δ > 0 possiamo trovare x ∈ I per il quale si abbia 0 < |x − x0 | < δ ma |f (x) − ￿| > ε. a Semplicissime considerazioni geometriche mostrano che la diseguaglianza precedente pu` essere estesa alla disuguaglianza: o (2. la funzione in esame ` costante (cio` f (x) = b) ed il limite presunto ` e e e ovviamente la costante stessa (cio` ￿ = b). Infatti. In breve. Fissiamo x0 ∈ R e proviamo che x→x0 lim (ax + b) = ax0 + b. | sin x − 0| = | sin x| ≤ |x| < δ = ε. In questo caso a e non ha proprio senso porsi la domanda se esista o meno il limite. (32) Vogliamo ora provare il fatto intuitivamente piuttosto ovvio che sin x → 0 per x → 0. Si veda la sezione sui limiti infiniti per una discussione pi` completa. E bene capire esattamente che cosa significhi in generale che una funzione f : I → R non ammette alcun limite ￿ ∈ R in un punto x0 . b ∈ R. Assumiamo pertanto che a ￿= 0 e fissiamo ε > 0. Pi` avanti impareremo a quantificare questa affermazione9. momento ci riferiamo naturalmente ai limiti finiti. qualsiasi scelta di δ > 0 va e bene. |a| come volevasi. u 10Al 9Si . Una prima possibilit` ` che x0 non sia un punto di accumulazione di I . Dalla o definizione di limite segue pertanto che x→0 | sin x| ≤ |x| per ogni x ∈ R. allora per 0 < |x − x0 | < δ risulta ε |f (x) − ￿| = |(ax + b) − (ax0 + b)| = |a(x − x0 )| = |a||x − x0 | < |a| = ε. come desiderato. (34) Diamo ora un esempio di funzione che non ammette limite in un punto di accu` mulazione del suo dominio. allora per 0 < |x| < δ risulta: Perci` per ogni ε > 0 esiste δ tale che se 0 < |x − 0| < δ allora | sin x − 0| < ε. Se a = 0. con a. Va precisato che la (2. (33) Consideriamo ora la semplicissima funzione lineare f (x) = ax + b. ossia che ogni ￿ ∈ R non e soddisfa la definizione di limite. Se poniamo δ = ε.116 Analisi Matematica 1 Esempi. Assumiamo pertanto che x0 sia di accumulazione per I . Abbiamo gi` detto diverse volte che per x piccolo e positivo si ha 0 < sin x < x.

Siccome su e e entrambe le semirette (−∞.50) (2. mentre se x ` negativa e vicina a 0 allora f (x) < −1. 1/2). 1 −1 2 1 2 −1 Ora. +∞) la funzione ` data da un ramo di iperbole. allora 0 < x + 1/2 < 1 e quindi f (x) = 1/(x + 1/2) > 1. allora −1 < x − 1/2 < 0 e quindi f (x) = 1/(x − 1/2) < −1.Limiti e continuit` a 117 Il suo dominio ` I = R \ {0} e l’origine ` un punto di accumulazione per I . e e Consideriamo la funzione definita da   11  x+ 2  f (x) =  1   1 x− 2 se x > 0 se x < 0. Se invece x ∈ (−1/2. i due semplici limiti seguenti: (2. (35) Proviamo ora.51) Dalle formule di prostaferesi ￿ ￿ ￿ β+α β−α cos β − cos α = 2 sin sin 2 2 ￿ ￿ ￿ ￿ β−α β+α sin β − sin α = 2 sin cos 2 2 ￿ x→x0 x→x0 lim cos x = cos x0 lim sin x = sin x0 . . 0) e (0. mediante la definizione. 0). se x ∈ (0. e non ` difficile convincersi che il grafico di f ` qualitativamente il seguente. Il lettore ` e e invitato a dedurre da queste osservazioni che non esiste alcun ￿ ∈ R per il quale si abbia f (x) → ￿ per x → 0 (si fissi ε < 2). Abbiamo provato il fatto ben evidenziato dal grafico che se x ` positiva e vicina a 0 e allora f (x) > 1.

3 (Limite fatto per successioni. I). |f (xn ) − ￿| < ε. assumiamo che per ogni successione (xn )n≥0 di elementi di I \ {x0 } tale che xn → x0 si abbia f (xn ) → ￿. allora a | cos x − cos x0 | < |x − x0 | < δ = ε. Sono fatti equivalenti: (i) lim f (x) = ￿. In altre parole. contro l’ipotesi. Perci` scriviamo Nε o . cosicch´. Tale risultato. ￿ 11Si 12Osserviamo veda anche la verione pi` completa nella Sezione 2. scelto un intero positivo qualsiasi n e posto δ = 1/n. Quindi esister` ε > 0 tale che per ogni δ > 0 possiamo trovare xδ ∈ I a con 0 < |xδ − x0 | < δ per il quale risulta |f (xδ ) − ￿| ≥ ε. Fissato ε > 0 esiste δε > 0 tale che se x ∈ I e 0 < |x−x0 | < δε . In paticolare.” Viceversa.118 Analisi Matematica 1 otteniamo Fissiamo ε > 0. allora |f (x)−￿| < ε. vera per ogni n. in quanto la disuguaglianza |f (xn ) − ￿| ≥ ε. per ogni η > 0 possiamo trovare un Nη tale che se n > Nη allora 1/n < η . Se proviamo che essa converge a x0 avremo trovato una contraddizione. ossia il Teorema 2. e “(ii) ⇒ (i).51) si dimostra in modo analogo. cio` f (xn ) → ￿. Esiste tuttavia un risultato. quindi per ogni n > Nη avremo che |xn − x0 | < 1/n < η . x→x0 ￿ ￿ ￿ ￿ ￿￿ ￿ ￿ ￿sin x − x0 sin x + x0 ￿ | cos x − cos x0 | = 2 ￿ ￿ 2 2 ￿ ￿ ￿￿ ￿ x − x0 ￿ ￿ ≤ 2 ￿sin ￿ ￿ 2 ￿ ￿ ￿ x − x0 ￿ ￿ ≤ 2￿ ￿ 2 ￿ = |x − x0 |. (ii) per ogni successione (xn )n≥0 di elementi di I \ {x0 } tale che xn → x0 si ha lim f (xn ) = ￿. che consente di trasferire i risultati gi` noti per le successioni a nell’ambito delle funzioni. a si avr` anche 0 < |xn − x0 |. Il limite (2. “(i) ⇒ (ii). Supponiamo per assurdo che (i) sia falsa.3. baster` scegliere δ = ε per far si che se 0 < |x − x0 | < δ .18 u che δε dipende da ε e che Nδε dipende da δε . f : I → R e ￿ ∈ R. in corrispondenza di δε esister` Nε = Nδε 12 tale che se n > Nε allora |xn − x0 | < δε . a e fissato ε > 0 esiste Nε tale che se n > Nε allora |f (xn ) − ￿| < ε. per ipotesi. La maggior parte dei risultati riguardanti i limiti delle successioni possono essere dimostrati mutatis mutandis per i limiti delle funzioni. come desiderato. Siccome xn ∈ I \ {x0 }. Gli elementi della successione (xn )n≥0 sono tutti in I \ {x0 } per costruzione.” Supponiamo che f (x) → ￿ per x → x0 e sia (xn )n≥0 una successione di elementi di I \ {x0 } tale che xn → x0 . che andiamo adesso a dimostrare. esister` xn ∈ I con 0 < |xn − x0 | < 1/n a per il quale risulta |f (xn ) − ￿| ≥ ε. Siano x0 un punto di accumulazione per I ⊆ R. Teorema 2. quindi da ε . Inoltre. D’altra parte. ossia xn → x0 . ci assicura che (f (xn ))n≥0 non converge a ￿. n Dimostrazione. di interesse indipendente. consentirebbe allo stesso modo di percorrere il cammino inverso: svolgere dapprima la teoria per i limiti delle funzioni ed adattarla poi alle successioni11.

(37) Illustriamo un altro esempio nello stesso spirito del precedente. Si considerino le succesioni di termine generale xn = 1/n e yn = −1/n. se x varia in un piccolo intervallo vicino all’origine. che ` di ampiezza minore di 1/3000 e dista meno di 1/6000 e dall’origine. (1000 π)−1 ]. Esso ` infatti uno strumento molto efficace per ı a e dimostrare che una funzione non ha limite. se esso esistesse allora i due limiti limx→x0 f (xn ) e limx→x0 f (yn ) non solo dovrebbero esistere. di utilit` pratica.Limiti e continuit` a 119 Oltre all’interesse di natura teorica.3 per provare il fatto (del tutto ovvio) che il limite di f per x → 0 non esiste. x Il grafico qualitativo di f `: grafico merita senz’altro pi` di un commento. (36) Consideriamo la funzione a gradino definita da  1 se x > 0  (2. Infatti. Cerchiamo infine di capire la ragione dell’infittirsi delle oscillazioni vicino all’origine.3 ` e anche.52) f (x) = 0 se x = 0  −1 se x < 0. In virt` u del Teorema 2. per cos` dire. In secondo luogo. sicuramente si avr` −1 ≤ f (x) ≤ 1 e a in quanto tali diseguaglianze valgono per il seno di un qualunque numero reale. allora il reciproco 1/x di x varia in un grande intervallo lontano dall’origine: . il cui grafico `: e 1 −1 Utilizziamo il Teorema 2. ad esempio nell’intervallo [(2000 π)−1 . il Teorema 2. Innanzie Il bizzarro aspetto di questo u tutto. Introduciamo la funzione ￿ ￿ 1 f (x) = sin . ma dovrebbero soprattutto essere uguali. In effetti. f ` definita solo per x ￿= 0. Abbiamo trovato due successioni (xn )x≥1 e (yn )x≥1 di elementi non nulli (cio` diversi da x0 = 0) che e convergono a x → 0 e per le quali risulta limx→x0 f (xn ) ￿= limx→x0 f (yn ). che tra poco sfrutteremo. ovviamente f (xn ) → 1 e f (yn ) → −1. Siccome f (xn ) = 1 per ogni n e f (yn ) = −1 per ogni n. entrambe convergenti a x0 = 0.3 il limite di f per x → 0 non esiste. Esempi.

possiamo tradurlo per le funzioni alla luce del Teorema 2. il seno compie 500 oscillazioni complete. xn → 0 e yn → 0. + 2nπ + 2nπ 2 2 Evidentemente. Siano f. Consideriamo infatti le succesioni di termine ıe generale 1 1 xn = π .3 da un punto di vista pi` teorico. g : I → R due funzioni.3. ` anche possibile dimostrarli in modo diretto.3 per il significato da attribuire a queste locuzioni. Si osservi che la scelta di xn e di yn ` stata fatta in modo da selezionare i e “picchi” e le “valli” che si susseguono sempre pi` frequentemente all’avvicinarsi di x a u x0 = 0 da destra. 2000 π].3. allora ￿ ≤ m.4 (Confronto I). (1000 π)−1 ] la funzione f oscilla 500 volte! Naturalmente. Le dimostrazioni sono lasciate per esercizio al lettore. nella quale il seno oscilla moltissime volte. il che prova che il limite non esiste. 2000 π] che ` di ampiezza maggiore di 3000 e dista dall’origie ne pi` di 3000. 13I quattro risultati che seguono valgono anche se . x → +∞ oppure x → −∞. x0 un punto di accumulazione per I e supponiamo f (x) → ￿ e g(x) → m per x → x0 . Passiamo ora ad utilizzare il Teorema 2. Inoltre. Quindi. Naturalmente. (i) Se esiste un intorno bucato di x0 nei punti del quale si ha f (x) < g(x) oppure f (x) ≤ g(x). e cos` `. che pu` opinare per una dimostrazione diretta o mediante il Teorema 2. Lo u schema concettuale che abbiamo in mente pu` riassumersi come segue: se conosciamo o un risultato vero per le successioni. ci aspettiamo che una funzione dal comportamento cos` repentinaı mente oscillante non abbia limite. 1/x ne percorre una u enorme. nell’intervallo [1000 π. nell’intervallo [(2000 π)−1 . che misura 1000 π .120 Analisi Matematica 1 esso infatti varia in [1000 π. come x percorre una brevissima distanza. Nel nostro esempio. o Teorema 2.3. yn = 3π . In ultima analisi. e come vada intesa in tal caso l’espressione “intorno”. Ne segue che f (xn ) → 1 mentre f (yn ) → −1. ￿π ￿ f (xn ) = sin + 2nπ = 1 ￿2 ￿ 3π f (yn ) = sin + 2nπ = −1 2 per ogni n. cio` senza e e 13 far ricorso al Teorema 2. Infatti tutti i principali risultati di convergenza che abbiamo dimostrato per le successioni nella sezione precedente ammettono una opportuna riformulazione per le funzioni. si veda la Sezione 2.

6 (Confronto II. Corollario 2. (iii) se ￿ < λ ∈ R (rispettivamente ￿ > µ ∈ R). per x → x0 si ha: (i) |f (x)| → |￿|. 0).5 (Permanenza del segno). x→x0 x→x0 Teorema 2. allora allora esiste un intorno bucato di x0 nei punti del quale risulta f (x) < λ (rispettivamente f (x) > µ). Allora. allora esiste x→x0 Teorema 2. Allora esiste anche lim g(x) e lim g(x) = ￿. x0 di accumulazione per I e supponiamo f (x) → ￿ e g(x) → m per x → x0 . g : I → R due funzioni. x vera per valori “piccoli e positivi” di x. g e h tre funzioni definite su I ⊆ R. un intorno bucato di x0 nei punti del quale f ha il segno di ￿. (iv) per ogni λ ∈ R. Siano f. (B) esiste un intorno bucato di x0 nei punti del quale risulta f (x) ≤ g(x) ≤ h(x). . Poich´ le funzioni e cos x. (iii) f (x)g(x) → ￿m. ad esempio per x ∈ (0. λf (x) → λ￿. (38) Nell’Esempio (15) ` stata vista l’importante stima elementare e sin x < 1.Limiti e continuit` a 121 (ii) se ￿ < m. o “Teorema dei carabinieri”). Siano f. π/2).7 (Algebra dei limiti). sia x0 di accumulazione per I e supponiamo che (A) f (x) → ￿ e h(x) → ￿ per x → x0 . Se lim f (x) = ￿ ￿= 0. (v) se m ￿= 0. allora14 f (x)/g(x) → ￿/m. sin x/x e 1 sono pari. la stessa stima varr` per valori “piccoli e negativi” di x. 0 < cos x < 14Al solito. si deve applicare il teorema di permanenza del segno per dare senso al quoziente. allora esiste un intorno bucato di x0 nei punti del quale f (x) < g(x). (ii) f (x) + g(x) → ￿ + m. Esempi. a ad esempio per x ∈ (−π/2.

π/2) \ {0} si presenta una situazione nella quale ` e possibile applicare il Teorema dei carabinieri. Poich´ f (x) → 0 e h(x) → 0 per x → 0 (come il e lettore ` invitato a dimostrare per esercizio) possiamo concludere che e (2. x→0 x2 2 (40) Consideriamo ora le diseguaglianze viste nella Proposizione 1. ossia 1 1 + x ≤ ex ≤ . nel senso che ex − 1 f (x) ≤ ≤ h(x) x vale in un intorno bucato di x0 = 0. 2 x x 1 + cos x Applicando ripetutamente l’algebra dei limiti.24 in un intorno (bucato) di x0 = 0.53) sin x =1 x→0 x da cui le nostre considerazioni introduttive erano partite.122 Analisi Matematica 1 Quindi nell’intorno bucato (−π/2.55) ex − 1 = 1.54) lim = . 1−x La prima pu` essere riscritta ex − 1 ≥ x e la seconda ex − 1 ≤ x/(1 − x). x→0 x lim (41) Considerando le diseguaglianze viste nella Proposizione 1. x < 0. x>0 x 1−x mentre dividendo per x < 0 si ha 1 ex − 1 ≤ ≤ 1. Dividendo o per x > 0 si ottiene ex − 1 1 1≤ ≤ . si ottiene il limite notevole (2.25 ed arguendo in modo analogo al caso precedente. 1−x x Posto pertanto ￿ ￿ 1 se x < 0 1 se x < 0 f (x) = 1−x h(x) = 1 1 se x > 0 se x > 0 1−x siamo nuovamente nelle ipotesi del Teorema dei carabinieri. x . otteniamo l’altro limite notevole 1 − cos x 1 (2.56) x→0 lim log(1 + x) = 1. Se ne conclude il limite fondamentale (2. lim (39) Abbiamo gi` visto nell’Esempio (20) l’identit` a a ￿ ￿2 1 − cos x sin x 1 = .

Proposizione 2. magari piccolo. δ) \ {x0 }. per esempio. (ii) x0 ` un punto di accumulazione per I da sinistra. Allora: veda l’Esrecizio 6.9. se per ogni δ > 0 risulta (x0 − δ. ` necessario formalizzare l’idea che un punto x0 di e accumulazione per I aderisce ad esso da destra o da sinistra o da entrambi i lati. 0 ￿ ✉ δ ) La seguente proposizione mette in relazione le varie nozioni di punto di accumulazione. Se f converge a ￿ ∈ R per x → x0 . se per ogni δ > 0 risulta (x0 . esister` δ > 0 tale che a se x ∈ B(x0 . A tal fine premettiamo la seguente importante definizione Definizione 2. Ad esempio. ossia. Quindi in tale intervallo bucato si ha ￿ − ε < f (x) < ￿ + ε. 1) si accumulano in 0 da destra. ovvero. In altre parole. Limiti da destra e da sinistra. 2. nei punti e del quale l’asserto ` vero. Una funzione f : I → R si dice limitata se l’insieme dei suoi valori ` un sottoinsieme limitato di R. Definizione 2. allora essa ` localmente limitata in x0 . si veda la Sezione 2. ￿ Si potrebbe riassumere il risultato precedente nell’affermazione: se f ` convergente e in x0 . Equivalentemente. Il significato della parola “localmente” e ` evidentemente riferito all’esistenza di un intervallo bucato. che i punti di I si e accumulano in x0 da destra.9 vale anche se x → +∞ oppure se x → −∞.8. come illustrato nel seguente disegno.2. e come vada intesa in tal caso l’espressione “intervallo”. Siano I ⊆ R e x0 ∈ R. Diremo che: (i) x0 ` un punto di accumulazione per I da destra. Passiamo ora a raffinare un poco il concetto di limite. i punti di (0. ovvero. Siano I ⊆ R e x0 ∈ R. che i punti di I si e accumulano in x0 da sinistra.15 essa ` limitata se esiste e e M ≥ 0 tale che |f (x)| ≤ M per ogni x ∈ I . Proposizione 2. Siccome f (x) → ￿ per x → x0 . Ci` sar` possibile se il punto x0 ha alla sua destra o a punti arbitrariamente vicini che facciano parte dell’insieme di definizione della funzione in esame. allora |f (x) − ￿| < ε. x0 + δ) ∩ I ￿= ∅.11. da destra. d’altra e e parte essa non converge per x → 0.10. x0 ) ∩ I ￿= ∅. esiste un intervallo bucato centrato in x0 su cui f ` limitata16. 16La 15Si 1 ￿ ￿ ￿ ￿ .Limiti e continuit` a 123 Nel processo di estensione dei risultati dalle successioni alle funzioni ` naturale e chiedersi se valga l’analogo della Proposizione 1. Proposizione 2.3 per il significato da attribuire a queste locuzioni.52) ` limitata e quindi lo ` in ogni intervallo bucato centrato nell’origine. come volevasi.9. L’implicazione opposta ` falsa: la funzione a gradino definita e e in (2. consentendo alla variabile di avvicinarsi al punto x0 da una sola direzione. Sia ε > 0. e Dimostrazione.

cosicch´ x0 ` di accumulazione per I . allora ` di accue e mulazione. Chiameremo ￿ il limite sinistro di f in x0 . ed in tal caso scriveremo e x→x− 0 lim f (x) = ￿. δ+ }. oppure f (x) − −− ￿. e e Similmente si ragiona se x0 ` di accumulazione per I da sinistra. x0 ) ∪ (x0 . (ii) se x0 ` di accumulazione sia da destra sia da sinistra per I . n´ da sinistra. Ale e lora esisteranno δ− e δ+ tali che (x0 − δ− . (42) Sia f (x) = x/|x|. (i) Sia x0 sia un punto di accumulazione per I e supponiamo per assurdo che esso non sia di accumulazione n´ da destra. ossia (B(x0 . posto δ = min{δ− . x0 ∈ R un punto di accumulazione sia da destra sia da sinistra per I e sia f : I → R. x0 ) ∩ I = ∅ e (x0 . + − x→0 x→0 x→0 17In questo caso la parola “oppure” va inteso nel senso non disgiuntivo. se x0 ` di accumulazione per I da destra allora per ogni δ > 0 risulter` e a ((B(x0 . In effetti. −→ x→x0 se per ogni ε > 0 esiste δε > 0 tale che se x ∈ I soddisfa 0 < x − x0 < δε . x0 + δ+ ) ∩ I = ∅. (ii) E ￿ Osserviamo che l’implicazione opposta a quella in (ii) non ` vera. Ma allora. −→ x→x0 se per ogni ε > 0 esiste δε > 0 tale che se x ∈ I soddisfa 0 < x0 − x < δε . Chiameremo ￿ il limite destro di f in x0 . x0 + δ)) ∩ I = ∅. 1) ma non lo ` da sinistra. si ha ((x0 − δ. Esempi. x0 + δ) ∩ I ￿= ∅. (ii) Sia x0 di accumulazione per I da sinistra. ossia che almeno una delle due affermazioni ` vera. lim− = −1. Sono fatti equivalenti: (i) esiste lim f (x) = ￿ ∈ R. e . allora |f (x) − ￿| < ε. e ` una ovvia conseguenza di (i). Diremo che il limite per x che tende a x0 da destra di f ` ￿ ∈ R. (ii) esistono lim f (x) = lim f (x) = ￿ ∈ R. 0 ` di e e accumulazione da destra per (0. x→x0 |x| x→x0 |x| Proposizione 2. δ) \ {x0 }) ∩ I) ⊇ (x0 . δ) \ {x0 }) ∩ I = ∅. ed in tal caso scriveremo e x→x+ 0 lim f (x) = ￿.12. esso ` per` di accumulazione. e Viceversa. Diremo che il limite per x che tende a x0 da sinistra di f ` ￿ ∈ R. Siano I ⊆ R. in contraddizione con l’ipotesi che x0 ` di accumulazione.124 Analisi Matematica 1 (i) x0 ` di accumulazione per I se e solo se x0 ` di accumulazione da destra e e 17 oppure da sinistra. Dimostrazione. oppure f (x) − −+ ￿. Siano I ⊆ R e f : I → R.13. e e o Definizione 2. Essa ` definita in R \ {0} e vale 1 sulla semiretta positiva e e ` −1 sulla semiretta negativa. allora |f (x) − ￿| < ε. (i) Sia x0 di accumulazione per I da destra. E pertanto del tutto evidente che x x lim+ = 1.

se limite destro e sinistro esistono entrambi e sono uguali a ￿ ∈ R. allora fissato ε > 0 esisteranno δ+ > 0 e δ− > 0 tale che se x ∈ I soddisfa 0 < x − x0 < δ+ risulta |f (x) − ￿| < ε. a ￿ La Proposizione 2. nel caso cio` in cui i limiti destro e sinistro esistano ma siano diversi. e se x ∈ I soddisfa 0 < x0 − x < δ− risulta |f (x) − ￿| < ε. Viceversa. Posto δ = min{δ+ . ossia se 0 < |x − x0 | < δ . Si fissi ε > 0. Quindi esistono entrambi i limiti destro e sinistro e sono uguali a ￿.Limiti e continuit` a 125 Dimostrazione. Esiste allora δ > 0 tale che se x ∈ I soddisfa 0 < x − x0 < δ oppure 0 < x0 − x < δ . per x ∈ I tale che 0 < |x − x0 | < δ si avr` |f (x) − ￿| < ε. Supponiamo che f (x) → ￿ per x → x0 .13 si applica per lo pi` per verificare che una funzione non ha u limite in un punto. δ− }. allora risulta |f (x) − ￿| < ε. Quindi f converge a ￿ in x0 . e .

allo stesso modo in cui B(￿. oppure f (x) − − +∞ −→ x→x0 se per ogni K > 0 esiste δK > 0 tale che se x ∈ I soddisfa 0 < |x − x0 | < δK . δ) soddisfi f (U \ {x0 }) ⊂ V . oppure che il limite di f per x che tende a x0 ` −∞. Cos` come per le u ı successioni. Definizione 2.126 Analisi Matematica 1 2. Pi` u .14 dipende naturalmente da K . E importante e notare che il ruolo svolto dall’intervallo B(￿. allora f (x) > K . x0 un punto di accumulazione per I e f : I → R una funzione. Siano I ⊂ R non vuoto.2 ` ora svolto e da (K. +∞). dove V ` la semiretta (K. +∞). e in tal caso scriveremo e x→x0 lim f (x) = +∞. ε) nel caso della Definizione 2. allora f (x) < −K . ε) ` un intorno e di ￿. +∞) sia un “intorno di +∞”. Come avremo modo di sottolineare ancora. sia esso finito o meno.3. K x0 − δ x0 + δ Si osservi che la scelta di δ nella Definizione 2. oppure che il limite di f per x che tende a x0 ` +∞. possiamo suggestivamente pensare che una semiretta del tipo (K. e in tal caso scriveremo e x→x0 lim f (x) = −∞. Vi ` perci` una grande similitudine nelle due definizioni: gli intorni (bucati) di e o x0 devono essere mandati da f in intorni del valore limite. (i) Diremo che f diverge a +∞ per x che tende a x0 . (ii) Diremo che f diverge a −∞ per x che tende a x0 . oppure f (x) − − −∞ −→ x→x0 se per ogni K > 0 esiste δK > 0 tale che se x ∈ I soddisfa 0 < |x − x0 | < δK . Funzioni divergenti e limiti a pi` e meno infinito. I concetti espressi nella definizione precedente sono illustrati qui sotto. In altre parole. si formalizza il concetto di funzione che diviene arbitrariamente grande (o grandemente negativa) all’avvicinarsi della variabile ad un punto mediante i simbili matematici “+∞” e “−∞”.14. tale scelta ` fatta in modo che l’intervallo e ` U = B(x0 .

fissato un intorno V del valore limite. ma anche f (x) = |x − x0 |−n con n intero positivo. Ma allora per le stesse x si ha ￿ ￿ ￿ sin x ￿ 1 1 ￿ | tan x| = ￿ ￿ cos x ￿ > 2 |cos x| > K. f (U \ {x0 }) V U Esempi. possiamo certamente fare in modo che per 0 < |x − π/2| < δK si abbia | sin x| > 1/2. ossia tale che f (U \ {x0 }) ⊂ V . ` E utile a questo proposito richiamare le considerazioni svolte poco sopra circa l’idea . Sar` poi facile provare che a 0 0 e x→ π − 2 lim tan x = +∞ x→ π + 2 lim tan x = −∞ riadattando opportunamente le considerazioni fatte nell’esempio precedente. (45) Il lettore non avr` difficolt` ad estendere quanto visto nella Sezione 2. Poich´ inoltre il seno tende a uno e per x → π/2. va a finire in V . allora |x − 1|−n > δ −n = K .2 al caso a a di funzioni divergenti: la definizione di funzione divergente (a +∞ oppure a −∞) per x → x+ oppure per x → x− ` lasciata per esercizio. fissato K > 0 e scelto δ = K −1/n . se 0 < |x − x0 | < δ = K −1/n . Il quadro delle possibili nozioni di limite per funzioni definite su sottoinsiemi di R si completa mediante la nozione di limite “per x → +∞” oppure “per x → −∞”.Limiti e continuit` a 127 precisamente. (44) Sia f (x) = | tan x| e sia x0 = π/2. Infatti. Ad esempio f (x) = |x − x0 |−1 . Sappiamo gi` che per x → π/2 il coseno a tende a zero. privato di x0 . (43) Esempi naturali di funzioni divergenti in un punto sono costruiti mediante potenze negative. Fissato perci` K > 0 e posto ε = 1/(2K) esister` δK tale che se o a 0 < |x − π/2| < δK allora | cos x| < ε = 1/(2K). deve esistere un intorno U di x0 che.

il disegno che la illustra ` del tutto analogo.128 Analisi Matematica 1 intuitiva che le semirette U = (a. Dovrebbe essere a questo punto chiaro che. oppure f (x) − − → ￿ −− x→+∞ se per ogni ε > 0 esiste K > a tale che se x > K . La definizione precedente dovrebbe richiamare immediatamente la definizione relativa alle successioni. rispettivamente. e in tal caso scriveremo e x→+∞ lim f (x) = ￿. Diremo che f converge ad ￿ per x che tende a +∞. +∞) ⊆ I . per le funzioni esistono essenzialmente due casi distinti: i limiti al finito (cio` quelli per x → x0 con x0 ∈ R). x→−∞ x→+∞ lim f (x) = −∞. lim f (x) = −∞ sono lasciate al lettore (si veda l’Esercizio 9). +∞)) tale che f (U ) ⊂ V .15. lim f (x) = +∞. a) possano riguardarsi come intorni. e e quelli all’infinito (cio` per x → +∞ o per x → −∞). e n´ −∞ sono numeri reali e che quindi le espressioni appena usate vanno prese con e beneficio di inventario. In effetti. Definizione 2. e che essa viene di volta in volta adattata alla circostanza particolare in cui si deve operare. che non ` un numero reale. e ￿ a K Facciamo osservare che anche questa definizione pu` essere riformulata mediante o il linguaggio degli intorni: dato un intorno V di ￿ (ossia un intervallo centrato in ￿) deve esistere un intorno U di +∞ (ossia una semiretta del tipo (K. Molti risultati valgono tanto al e . +∞) oppure U = (−∞. di +∞ e di −∞. oppure che il limite di f per x che tende a +∞ ` ￿. e Le definizioni esplicite di x→+∞ x→−∞ lim f (x) = +∞. per le quali la variabile intera n ha una sola “meta” alla quale tendere. Siano I ⊆ R. Chiariamo una volta ancora che n´ +∞. allora |f (x) − ￿| < ε. diversamente dalle successioni. In questo caso c’` una ulteriore sottigliezza di cui tener conto: non ` e e necessario “bucare” l’intorno U di +∞ in quanto esso non contiene ci` che sarebbe o necessario togliere. Il loro scopo ` semplicemente quello di guidare il lettore verso e un processo di sintesi che permetta di intravvedere come di fatto la nozione di limite sia una ed una sola. ossia “+∞”. x→−∞ lim f (x) = ￿. Supponiamo che per qualche a ∈ R sia (a. f : I → R una funzione e ￿ ∈ R.

o diverge a +∞ o diverge a −∞.7 e la Proposizione 2. ed in tal e caso scriveremo x→p lim f (x) = q oppure f (x) − → q − x→p se per ogni intorno V di q esiste un intorno U di p tale che f (U \ {p}) ⊆ V . (ii) una semiretta del tipo (a. Chiameremo intorno di p un insieme che contiene: (i) un intervallo aperto B(p. e sarebbe assai pedante formulare tutti i possibili enunciati. oppure converge a ￿ ∈ R \ {0}. che ha p come punto di accumulazione.16. La definizione generale di limite ` inoltre molto utile per descrivere l’algebra (estee sa) dei limiti delle funzioni.5. il Teorema 2. Nella tabella che segue p ∈ R ∪ {±∞}. e nonch´ il Teorema 2. Convenzione 2.9.17. a) se p = −∞. in quanto p ￿∈ U . Il lettore ` invitato a verificare che il Teorema 2.4 e il suo Corollario 2. Sia p ∈ R ∪ {±∞}. e sia f : I → R.17. diremo che p ` di accumulazione per un e insieme I se ogni intorno bucato di p ha intersezione non vuota con I . Un intorno bucato di p ` un insieme del tipo U \ {p}. δ) se p ∈ R. a Definizione 2. p ∈ R ∪ {±∞} di accumulazione per I . . e si riferisce a situazioni nelle quali non si hanno a disposizione informazioni sufficienti per poter concludere. Infine.” sta per “forma indeterminata”. mentre f e g sono due funzioni definite su uno stesso insieme. p ∈ R ∪ {±∞} e coprire tutti i casi simultaneamente. che procediamo a dare sulla scorta delle discussioni svolte in precedenza.Limiti e continuit` a 129 finito quanto all’infinito. (iii) una semiretta del tipo (−∞. Inoltre. Se e e p = ±∞. Per ciascuna forma indeterminata presente nella tabella. sia nel caso in cui la funzione in esame diverga a +∞ oppure a −∞. Queste considerazioni giustificano l’introduzione di definizioni generali. Stipuliamo innanzitutto una convenzione. Per semplicit` a a tuttavia. non procediamo ad una riformulazione esplicita nel caso x → +∞ oppure x → −∞. Siano I ⊂ R. ci limitiamo ad uno schema riassuntivo.6. Al solito. Vorremo invece poter scrivere x→p lim f (x). dove U ` un intorno di p. +∞) se p = +∞. Molti dei risultati gi` visti si estendono al caso p ∈ R ∪ {±∞}. Diremo che il limite di f per x che tende a p ` q ∈ R ∪ {±∞}. vi sono enunciati che valgono sia nel caso in cui il limite sia un numero reale ￿ ∈ R. Possiamo finalmente procedere alla definizione generale di limite cui abbiamo alluso gi` diverse volte. il lettore ` invitato a produrre esempi nei e quali la somma (o il prodotto) tende a zero.16.I. Come per le successioni. le espressioni “intorno” e “intorno bucato” assumono le stesso significato: infatti U \ {p} = U . l’acronimo “F. possono essere enunciati e tenendo conto della Convenzione 2. ovvero della Definizione 2.

(iii) se f (x) ` negativa in un intorno bucato di p e infinitesima per x → p. e (ii) se f (x) ` positiva in un intorno bucato di p e infinitesima per x → p. n Il quadro dei risultati generali sui limiti si va via via completando. A tale scopo ribadiamo la Definizione 1.130 Analisi Matematica 1 x→p lim f (x) ￿>0 ￿>0 ￿<0 ￿<0 0 0 +∞ −∞ +∞ x→p lim g(x) +∞ −∞ +∞ −∞ +∞ −∞ +∞ −∞ −∞ x→p lim f (x) + g(x) +∞ −∞ +∞ −∞ +∞ −∞ +∞ −∞ F.16 nel caso delle funzioni. allora e 1/f (x) → +∞ per x → p. Proposizione 2.I. adattando la dimostrazione gi` vista. Siano p ∈ R ∪ {±∞}. x→p (ii) per ogni successione (xn )n≥0 di elementi di I \ {p} tale che xn → p. II). allora f g ` e e e infinitesima per x → p. I un intorno di p e f. e x→p I seguenti risultati si dimostrano direttamente. Un poco pi` delicata ` l’estensione al caso delle funzioni dei risultati che riguardano u e le funzioni monotone. si ha lim f (xn ) = q . allora 1/f (x) ` infinitesima per x → p. (i) Se f (x) diverge per x → p. Definizione 2. Se f ` limitata in un intorno bucato di p e g ` infinitesima per x → p.21. mediante il Teorema 2.20. Siano p ∈ R ∪ {±∞} di accumulazione per I e f : I → R. o e In effetti. Proposizione 2. Siano p ∈ R ∪ {±∞} di accumulazione per I . Sono fatti equivalenti: (i) lim f (x) = q .I. Teorema 2. gli analoghi risultati per le successioni. Passiamo ora a considerare funzioni infinitesime e funzioni monotone. allora e 1/f (x) → −∞ per x → p. .18 (Limite fatto per successioni. x→p lim f (x)g(x) +∞ −∞ −∞ +∞ F.57) Un altro risultato che pu` essere esteso al caso p = ±∞ ` l’importante Teorema 2. non ` difficile dimostrare la seguente a e versione completa del teorema. +∞ +∞ −∞ (2. f : I → R e q ∈ R ∪ {±∞}. Diremo che f ` infinitesima per x → p se lim f (x) = 0. F. Siano p ∈ R ∪ {±∞} di accumulazione per I e f : I → R.19.3.I. oppure adattando. g : I → R.18.

59) π lim arctan x = − .Limiti e continuit` a 131 Teorema 2. il Teorema 2. e (iv) Se p = −∞ ` di accumulazione per I . Che cosa succede invece se a < 1 ? 18I . (47) Mediante il Teorema 2. (46) Applichiamo il Teorema 2. Esempi. +∞) sia log : (0. allora lim f (x) = sup{f (x) : x ∈ I}.58) e similmente che (2. (i) Se p ∈ R ` di accumulazione per I da sinistra. x→+∞ (iii) Se p = +∞ ` di accumulazione per I . +∞) → R e sono monotone crescenti e surgettive. allora e x→p− lim f (x) = sup{f (x) : x ∈ I. x < p}. +∞) = 0 lim log x = inf {log x : x ∈ (0.22 si dimostra in modo immediato che (2. allora e x→p+ lim f (x) = inf{f (x) : x ∈ I. 2 risultati che seguono sono ancora veri se si prende una qualunque base a > 1 . Siano p ∈ R ∪ {±∞} e sia f : I → R non decrescente in I . Poich´ sia exp : R → (0.22 all’importante caso delle funzioni esponenziale e logaritmo in base naturale18.22 avremo x→+∞ x→+∞ lim ex = sup {ex : x ∈ R} = sup (0.22. (ii) Se p ∈ R ` di accumulazione per I da destra. Utilizzando (iv) e (ii) del Teorema 2.22 avremo inoltre x→−∞ x→0+ lim ex = inf {ex : x ∈ R} = inf (0.22 ha una riformulazione per le funzioni non crescenti. +∞)} = inf R = −∞. +∞) = +∞ lim log x = sup {log x : x ∈ (0. allora lim f (x) = inf{f (x) : x ∈ I}. da (iii) del Teorema 2. x > p}. x→−∞ 2 x→+∞ x→−π/2+ lim tan x = −∞. x→π/2− lim tan x = +∞ lim arctan x = π . +∞)} = sup R = +∞. e x→−∞ Evidentemente.

x→p Sia g definita in un intorno di q . Cambiamento di variabile nel calcolo dei limiti. Risultati pi` generali si possono trovare in [DM]. − y→0 sin x y e il limite cercato vale uno. Le ipotesi sono pertanto che q ∈ R. u Teorema 2. e Il procedimento sopra descritto ` effettivamente lecito in certe circostanze. luce delle nozioni introdotte nella prossima sezione. Dall’ipotesi che g(y) → g(q) per y → q si deduce che possiamo trovare un intorno W di q tale che g (W \ {q}) ⊆ V .56). che g ` definita su e un intorno di q . Il ragionamento svolto ` plausibile. Siccome y = sin x → 0 per x → 0. q ∈ R ∪ {±∞} e si supponga che esista lim f (x) = q. Inoltre g(q) ∈ V in quanto V ` un intorno di g(q).56) si ha log (1 + sin x) log (1 + y) = − → 1. (ii) se q = ±∞. Il secondo fattore sin x/x tende a uno. Supponiamo di voler calcolare il seguente semplice limite log (1 + sin x) lim . se y0 ` il limite della funzione interna f per x → x0 .23 (Cambio di variabile). La dimostrazione di (ii) ` del tutto analoga e e viene lasciata per esercizio. nel caso a e in cui i calcoli avvengano “al finito”. Quindi la precedente inclusione si estende a e g (W) ⊆ V. utilizzando (2. allora esiste lim g(x) ∈ R ∪ {±∞}. a 19Alla .53) e (2. y→q Dimostrazione. la regolarit` cui si allude qui `. che g(y) → g(q) per y → q e naturalmente che f (x) → q per x → p. ovvero di sostituzione. nel calcolo di un limite: vogliamo calcolare il limite della funzione composta g ◦ f (nel nostro caso g = log(1 + y)/y e f (x) = sin x) e siamo tentati di concludere che esso coincide con il limite della funzione esterna g per y → y0 . verrebbe naturale scrivere dapprima log (1 + sin x) log (1 + sin x) sin x = x sin x x e poi arguire come segue. Nel primo fattore. Esso mostra per` quanto possa essere desiderabile procedere o ad un cambio di variabile.132 Analisi Matematica 1 2. allora lim g(y) = g(q).4. Proviamo solamente (i). Fissiamo un intorno V di g(q). la continuit` di g . e si supponga inoltre che (i) se q ∈ R. Dobbiamo provare che g(f (x)) → g(q) per x → p. x→0 x Ricordando i limiti notevoli (2. Noi ci e limitiamo a trattare un caso che si presenta spesso e che richiede una certa regolarit`19 a della funzione esterna g . poniamo y = sin x. ma non ` giustificato da e e alcun teorema visto finora. x→q x→p y→q Allora esiste il limite lim g(f (x)) della funzione composta g ◦ f per x → p e risulta x→p lim g(f (x)) = lim g(y). Siano p.

(48) Vediamo il caso di una sostituzione tipica. allora x→p x→p lim f (x) = 0. e Se invece supponiamo che f sia ancora infinitesima ma che g(x) → −∞ per x → p. in quanto y ￿→ ey ammette limite per y → −∞. il limite precedente si presenta nella forma “∞ · 0”. cosicch´ e e certamente g(x) log f (x) → −∞.Limiti e continuit` a 133 Si consideri ora l’intorno W di q . Sfruttando le propriet` di esponenziali e logaritmi. possiamo trovare un intorno U di p tale che f (U \ {p}) ⊆ W . x→p x→p lim g(x) = +∞ ⇒ ⇒ x→p x→p lim f (x)g(x) = 0 lim f (x) = 0. g converge a 1 = g(0) per y → 0 ed inoltre y = 1/x → 0 per x → +∞. che ` quanto richiesto. Ci chiediamo che cosa succede se f ` infinitesima e se g(x) → +∞ per x → p. In conclusione. in corrispondenza dell’intorno V di q abbiamo trovato un intorno U di p tale che g ◦ f (U \ {p}) = g (f (U \ {p})) ⊆ g (W) ⊆ U. otteniamo a f (x)g(x) = elog[f (x) g(x) ] = eg(x) log f (x) . Siccome f (x) → q per x → p. Evidentemente. La sostituzione y = 1/x ` pertanto lecita ed il limite cercato vale 1. Supponiamo cio` di voler calcolare un limite della forma e ￿ ￿ (2. e (49) Utilizziamo il Teorema 2. La funzione in esame ` dunque la composizione della e funzione esponenziale (esterna) e della funzione g(x) log f (x): siamo nelle ipotesi del Teorema 2.60) lim f (x)g(x) . Si voglia calcolare il limite 1 lim x sin . x→+∞ x Guardando la tabella (2. allora g(x) log f (x) → +∞ ed limite cercato vale quanto il limite di ey per y → +∞. e Esempi.57). cio` zero. lim g(x) = −∞ lim f (x)g(x) = +∞.23. . x 1/x ￿ sin y y ￿ 1 se y ￿= 0 se y = 0. Possiamo riassumere questa breve discussione scrivendo che se che f ` e e positiva in un intorno bucato di p ∈ R ∪ {±∞}. Possiamo per` notare che e o x sin Poniamo dunque g(y) = 1 sin(1/x) = . che ` indeterminata. Possiamo concludere che il limite cercato vale quanto il limite di ey per y → −∞. x→p in cui si suppone che f sia strettamente positiva in un intorno bucato di p ∈ R∪{±∞}. cio` +∞.23 per discutere un certo tipo di forma apparentemente indeterminata.

x0 ∈ R. ossia per provare che ￿ ￿x ￿ ￿x 1 1 (2.62) (2.61) lim 1 + = e. (2. usando al solito le propriet` di esponenziale e logaritmo a ￿ ￿x 1 −1 = ex log(1+x ) . x→+∞ x (52) Ancora qualche limite notevole. si potrebbe essere tentati di arguire che le forme del tipo “1+∞ ” non siano indeterminate. (50) Utilizziamo ora il Teorema 2. a ￿= 1. considerando oe una variante del caso precedente. ￿ ￿x2 1 1+ x si presenta ancora nella forma “1+∞ ”. x−1 che diverge a +∞ per x → +∞.38). x→+∞ x→−∞ x x In effetti. . (51) Alla luce dell’esempio precedente. Infatti. lim loga x = loga x0 . visto che y = x−1 → 0 per x → ±∞. e a D’altra parte x log(1 + x−1 ) = log(1 + x−1 ) x−1 e posto y = x−1 possiamo concludere utilizzando il limite notevole log(1 + y)/y → 1 per y → 0.63) x→x0 x→x0 lim ax = ax0 .134 Analisi Matematica 1 Le corrette implicazioni precedenti sono alle volte sintetizzate nelle scorrette scritture informali: (0+ )+∞ = 0. Supponiamo di sapere che per ogni a > 0.23 per estendere il limite notevole (1. lim 1 + = e. +∞). 1+ x cosicch´ (2. Dunque ￿ ￿x2 1 lim 1 + = +∞.61) sar` dimostrata se proviamo che x log(1 + x−1 ) → 1 per x → ±∞. x0 ∈ (0. Passaggi analoghi a quelli svolti in precedenza portano a esaminare l’esponente x2 log(1 + x−1 ) = x · log(1 + x−1 ) . (0+ )−∞ = +∞. Mostriamo subito che ci` ` falso.

x loga (y + 1) in virt` di (2.Limiti e continuit` a 135 Entrambe le affermazioni precedenti sono vere e verranno provate nella Sezione ??.64) lim a = . e Posto perci` y = ax − 1 e osservato che in tal caso x = loga (y + 1). si deve richiedere a > 0 e a ￿= 1.66). x e −1 y ey − 1 y ey − 1 Il secondo fattore converge a 1. Se a = 1 il risultato ` banale. e e a Quindi (1 + x)α − 1 eαy − 1 eαy − 1 y (eα )y − 1 y = y = = . Vogliamo provare che log (1 + x) 1 (2. a > 0. certamente in un intorno bucato di 0 avremo 1 + x > 0 cosicch´ la potenza (1 + x)α ` ben definita ed avr` anche senso porre 1 + x = ey . Passiamo a (2. poi i limiti notevoli (2.65). x→0 x (1 + x)α − 1 (2.64) u Per (2. α ∈ R. Ovviamente. ossia 1/ log a. mentre il primo. abbiamo ax − 1 → 0. x→0 x Consideriamo il primo limite. Siccome ￿ ￿1/x loga (1 + x) 1 1/x = loga (1 + x) = loga 1 + .65). a > 0. Per x → 0.65) lim = log a. .66) lim = α. si ha o ax − 1 y = → log a. siccome x → 0. converge a log(eα ) = α per via di (2.61) ed infine l’ipotesi (2. a ￿= 1.63) per dedurre che il limite cercato vale loga e. x→0 x log a ax − 1 (2. x 1/x possiamo sfruttare il fatto che 1/x → ±∞ per x → 0± .

3. sin 3x x2 + sin2 x . Per ciascuno dei seguenti limiti stabilire se essi hanno senso o meno. x→0+ x + sin x (x) lim (x − 2) sin x→2 1 .3. 11.7 e la Proposizione 2. Completare tutti i dettagli omessi nell’Esempio 45 9. 3. si intende α ∈ R e si richiede la discussione del limite al variare di α. in caso affermativo stabilire se essi esistono o no e. x→1 x − 1 (ix) lim x→+∞ (xii) lim + x→0 . Mostrare che se I ` un insieme aperto.4 e il suo Corollario 2.3. allora ogni suo punto ` di accumulazione e e per I .22 per le funzioni non crescenti o decrescenti. Dimostrare il Teorema 2. 12. Definire le seguenti nozioni di limite: (i) lim f (x) = +∞.6. k denota un parametro intero ed il limite va discusso al variare di k ∈ Z. Dimostrare il Corollario 2.3? 8. x→+∞ (vi) lim + x→0 1 − cos x . x2 + sin(x2 ) x2 − sin2 x (vii) lim 2 2 . x→+∞ (ii) lim f (x) = +∞.9 usando il Teorema 2. sia mediante il Teorema 2. Provare che le due seguenti affermazioni sono equivalenti: (i) Esistono due numeri reali s e S tali che s ≤ y ≤ S per ogni y ∈ Y . se si. (ii) esiste M ≥ 0 tale che |y| ≤ M per ogni y ∈ Y . (iii) lim f (x) = ￿. (v) lim f (x) = −∞. sia in modo diretto. x−2 xα (viii) lim . 4.136 Analisi Matematica 1 Esercizi 1. 2. 6. sin 5x sin 3x sin(x3 ) (i) lim . Formulare un analogo del Teorema 2. sia in modo diretto. Similmente. x→0+ sin x √ x−1 (xi) lim . sia in modo diretto. Dimostrare il Teorema 2.9 con p = ±∞ in luogo di x0 ∈ R. nonch´ il Teorema 2. 5. x→+∞ x→−∞ (iv) lim f (x) = +∞. Quando compare il parametro α. Sia Y ⊂ R.4.3. sia in modo diretto.6. sia mediante il Teorema 2. Formulare il Teorema 2. sia mediante il Teorema 2. x→0 sin 3x x→+∞ x→0 x x (iv) lim x sin x.5. x→0 (v) lim x sin x.7.5. (iii) lim . (ii) lim . E possibile dimostrare la Proposizione 2. ` 7. il Teoe rema 2. xα sin x tan 2x . sia mediante il Teorema 2. x→−∞ x→−∞ 10. Dimostrare il Teorema 2. calcolarli.

x→2 x−2 (xvii) lim sin2 (π − x) . n→+∞ (xxxvi) lim x→+∞ x4 + 1 . sin x . x→π/2 sin x − 1 x→0 (xviii) lim 2 − 2 sin x . x→1 x−1 (xxix) lim (xxx) lim ￿4x e1−cos x − 1 . x→π cos x + 1 (xv) lim [sin x]. x→kπ (xvi) lim sin2 x − 3 sin x + 2 . (xxxix) lim 2n sin n→+∞ 1 . x→0 1 − 3x e √ x (xxxi) lim x→+∞ (xxxii) lim ￿ 1 1− x . x→π/2 (π − 2x)2 √ x3 + 1. x→+∞ x+1 x→0 (xxi) lim x→−∞ (xxiv) lim (1 + x)1/5x x→0 (xxvi) lim e−1/x . x→+∞ x + 1 (xxxvii) lim x4 sin2 x sin x. x→1 x−1 (xxii) lim √ + (xxviii) lim 3x − sin x . x→+∞ x2 + 1 (1 + tan x)x − 1 (xxxv) lim . x→0 x sin x 2x − 3x . x→0 x2 √ (xxxviii) lim cos(nπ) n n.Limiti e continuit` a 137 (xiii) lim √ x→0 1 + cos x − sin(x2 ) √ 2 . x→0 3x2 ￿ 2x + 1 (xxiii) lim . x→0 x arctan 2 x ￿ ￿ 1 2 (xxv) lim (x − 1) sin . xα (xx) lim esin x − 1 √ . (xix) lim + tan x − sin x . x→1 4x − 5 sin x √ x+3− √ x + 1. x→0 |x| x→−∞ (xxvii) lim sin(x − 1) . 2n . log(1 + x2 ) . (xxxiii) lim x (xxxiv) lim sin x. x2 − 3x + 2 (xiv) lim .

allora possiamo ripetere la dimostrazione che (i) implica (ii) del Teorema 2. e (ii) per ogni successione (xn )n≥0 di elementi di I tale che xn → x0 si ha che lim f (xn ) = f (x0 ). diremo semplicemente che essa ` continua. Esempi. di cui ` una lieve e e variante. e Si noti che nella definizione di continuit` in x0 si richiede che x0 non solo sia un a punto di accumulazione. f : I → R e x0 ∈ I un punto di accumulazione per I . (53) Dall’esempio (33) segue che le funzioni lineari x ￿→ ax + b sono continue.3.7. di specificare eccessivamente la natura dei dati.50) e (2.63). o cos` scriveremo ad esempio “sia f continua in x0 ” anzich´ “siano x0 ∈ I un punto di ı e . e ￿ I teoremi della sezione precedente comportano conseguenze pi` o meno dirette sulla u classe delle funzioni continue. se (ii) ` vera per ogni sucessione (xn )n≥0 di elementi di I convergente a x0 . In particolare. implicano invece la continuit` delle funzioni esponenziali e a logaritmiche. Le relazioni (2.3.3 ed osservare che data una successione (xn )n≥0 di elementi di I (quindi magari xn = x0 per uno o addirittura infiniti valori di n). La (2. Al fine di snellire gli enunciati. quando ci` non generi confusione. sia f (x0 ). Siano I ⊂ R. Sono fatti equivalenti: (i) f ` continua in x0 .62) e (2. diremo che f ` continua su J e se f ` e e e continua in ogni punto di I . e (54) La funzione a gradino definita in (2. le funzioni costanti sono continue. La ragione ` che si deve poter e calcolare sia il limite di f per x → x0 . che non sono state ancora dimostrate.1. In altri e u termini.138 Analisi Matematica 1 3.52) evidentemente non ` continua nell’origine e in quanto il limite per x → 0 non esiste. Le relazioni (2. Proposizione 3. e Questa ` apparentemente una richiesta pi` forte di quella del Teorema 2.3.2 (Continuit` per successioni). Siamo ora in grado di formulare la nozione di continuit`. Funzioni continue. ma che esso appartenga ad I . n Dimostrazione. Diremo che f ` continua in x0 se e x→x0 lim f (x) = f (x0 ). Se J ⊂ I e f ` continua in ogni punto di J . Siano x0 ∈ I un punto di a accumulazione per I ⊆ R e f : I → R.62) ` dimostrata in questa sezione. e allora ` vera in particolare per quelle i cui punti sono in I \ {x0 } e perci` se vale (ii) e o allora vale (i) per via del Teorema 2. la condizione |f (xn ) − f (x0 )| = |f (xn ) − ￿| < ε ` automatica se xn = x0 . se vale (i). a Definizione 3. Viceversa. o La dimostrazione del risultato che segue ` basata sul Teorema 2. d’ora in poi eviteremo. Si osservi che al punto (ii) la richiesta di convergenza di (f (xn ))n≥0 ` relativa a tutte le successioni (xn )n≥0 di elementi di I e non di elementi di I \ {x0 }. nella Proposizione 3. e quindi non pu` essere uguale a f (0) = 0.51) dicono che le funzioni seno e coseno sono continue.

la funzione f (x) = 1/x ` continua. la cui ipotesi (i) ` precisamente la continuit` di g . Allora sono continue in x0 anche le funzioni (i) |f |. La o continuit` segue evidentemente da quelle di Pn−1 (x) e di xn . nel senso descritto dal risultato seguente. per ogni λ ∈ R. Nella Proposizione 3. In altri termini. L’insieme ￿ ￿ (3. (v) f /g . viene dimostrata la continuit` delle potenze reali x ￿→ xr (x > 0 √ a e r ∈ R). a 20In realt`.67) C(I) = f : I → R : f ` continua in I . (55) Tutti i polinomi sono funzioni continue su R. Se f ` continua in x0 e g ` a e e continua in f (x0 ). se g(x0 ) ￿= 0. In effetti. ed in ciascun punto x0 ∈ I risulta 1/x → 1/x0 . a e .3 (Permanenza del segno). che x ￿→ x ` continua. (iv) λf . Proposizione 3. Se f ` continua in x0 e f (x0 ) ￿= 0. Proviamo ora la continuit` delle potenze reali e delle funzioni espoa nenziali. (iii) f g . Ne discender`. con P e Q polinomi. e allora esiste un intorno bucato di x0 nei punti del quale f ha il segno di f (x0 ). e A partire dalle funzioni elementari si possono quindi generare grandi famiglie di funzioni continue. f : I → R e si supponga f continua in x0 ”. si pu` ragionare ino n duttivamente su n e provare dapprima che tutte le potenze x ￿→ x sono continue.4 (Algebra delle funzioni continue). essa ` definita in I = R \ {0}. In e effetti. g : I → R due funzioni continue in x0 . e a Proposizione 3. Quella delle funzioni logaritmo seguir` dal Teorema??.Limiti e continuit` a 139 accumulazione per I ⊆ R. Esso ` una conseguenza e immediata del Teorema 2. ` e continua nell’insieme complementare di ZQ = {x ∈ R : Q(x) = 0}. Dalla proposizione precedente si evince che di ogni coppia di funzioni continue su un dato insieme I si possano fare combinazioni lineari. Un’altra fondamentale propriet` delle funzioni continue ` il fatto che esse possono a e essere composte. mediante operazioni algebriche (combinazioni lineari prodotti e quozienti) e composizioni. ad esempio. Un nuovo ragionamento induttivo permette poi di concludere. osservando che ogni polinomio Pn (x) di grado n si pu` scrivere nella forma Pn (x) = Pn−1 (x) + λxn . e possiede quindi la struttura di spazio vettoriale. e come segue facilmente dall’algebra dei limiti. la locuzione “sia f continua in x0 ” include implicitamente tutti i dati precedenti. allora g ◦ f ` continua in x0 .20 Esempi. C(I) ` anche un’algebra rispetto alla moltiplicazione puntuale.6 a che segue poco sotto. Proposizione 3. (ii) f + g .23. (56) Ogni funzione razionale del tipo f (x) = P (x)/Q(x).5 (Continuit` della composta). a e (57) Nonostante questo possa sembrare strano. Siano f.

. 0 fissato ε > 0 esiste δ > 0 tale che se x0 < x < x0 + δ allora 0 < (x/x0 )r − 1 < εx−r . La die 0 0 mostrazione del caso x → x− ` del tutto analoga a quella del caso x → x+ . 0 0 x0 Perci` xr → xr per x → x+ . si ha ax → ax0 per x → x+ e poi per x → x− . 0 Per tali x si ha quindi ￿￿ ￿r ￿ x r r r 0 < x − x0 = x0 − 1 < xr εx−r = ε. +∞). Innanzitutto ` chiaro che possiamo assumere r > 0. La dimostrazione del caso x → x− ` del 0 0 0 e tutto analoga a quella del caso x → x+ . e Dimostrazione. Dobbiamo provare che per ogni x0 > 0 si ha xr → xr per x → x0 . Supponiamo dapprima x0 = 1. da cui segue il e caso a < 1 in quanto ax = (1/a)−x . ed ` e e 0 0 lasciata per esercizio. Se x → x+ allora x/x0 → 1 (da destra) e quindi. il che prova che axn → ax0 . Analogamente si prova e a il caso x → 1− e si conclude quindi la continuit` in x0 = 1.30)) implica che in corrispondenza di εa−x0 > 0 esiste un intero K tale che per ogni n ≥ K (quindi anche per n = K ) risulta D’altra parte.7. a Sia ora x0 positivo qualsiasi. e ￿ 0 < xn − 1 ≤ xr − 1 < xn+1 − 1 Dimostrazione. Proviamo il caso a > 1. fissato ε > 0. 0 Evidentemente ` sufficiente provarlo separatamente per x → x+ e x → x− . In conclusione. siccome xn → x0 . Il caso a = 1 ` banale.6. ￿ a1/n − 1 < εa−x0 . Siccome x ￿→ xr ` crescente. fissato x0 ∈ R. siccome x ￿→ ax ` crescente (si veda la propriet` (E4) e a delle funzioni esponenziali) axn −x0 < a1/K . Per ogni r ∈ R la funzione x ￿→ xr ` continua su (0. si avr` e a e dal teorema dei carabinieri segue che per x → 1+ si ha xr → 1 in quanto la continuit` a di x → xn e di x ￿→ xn+1 ` gi` stata osservata nell’Esempio 55.140 Analisi Matematica 1 Proposizione 3. o 0 0 Proposizione 3. basta provare u 0 che axn → ax0 per ogni successione (xn )n≥0 tale che xn → x0 e xn > x0 per ogni n. E’ sufficiente dimostrare che. in corrispondenza di 1/K si avr` definitivamente a 0 < xn − x0 < 1/K e quindi. valgono definitivamente le disuguaglianze ￿ ￿ ￿ ￿ 0 < axn − ax0 = ax0 axn −x0 − 1 ≤ ax0 a1/K − 1 < ax0 εa−x0 = ε. Sia quindi (xn )n≥0 una siffatta successione e fissiamo ε > 0. Il limite notevole a1/n → 1 (si veda (1.3. ed ` lasciata per esercizio. Per ogni a > 0 la funzione x ￿→ ax ` continua. come volevasi. per dimostrare che ax → ax0 per x → x+ . e 0 In virt` del Teorema 2. in quanto e xr = 1/x−r . Sia n un intero non negativo tale che n ≤ r < n+1.

cosh x e + e−x Concludiamo questa sezione con una breve discussione sui vari tipi di discontinuit`.Limiti e continuit` a 141 Esempi. la x→x0 x→x0 La quantit` [f ]x0 si chiama il salto di f in x0 . Una funzione f : I → R si dice avere una discontinuit` elimia nabile in x0 ∈ I . (59) La funzione f (x) = ￿ x/|x| se x ￿= 0 0 se x = 0 . possiamo a tutti gli e o effetti considerare f come una funzione continua ponendo per definizione f (0) = 1. Definizione 3. e Evidentemente. Siccome per` f (x) → 1 per x → 0.9. a Definizione 3. e Esempi. Un esempio di funzione prolungabile per continuit` nell’origine ` la funzione f (x) = sin x/x a e che non ` definita in x = 0. Una funzione f : I → R si dice avere una discontinuit` a salto a o di prima specie in x0 ∈ I se x0 ` di accumulazione per I . una discontinuit` eliminabile ` una sorta di “falsa” discontinuit`: a e a basta modificare il valore di f nel solo punto x0 per avere una funzione continua. In entrambi i casi. Una discontinuit` che non sia n´ a a e eliminabile n´ di prima specie si dice di seconda specie. 2 dette rispettivamente il coseno iperbolico ed il seno iperbolico di x.8. (58) Sono funzioni continue le funzioni iperboliche: ex + e−x 2 x e − e−x sinh x = . se esistono finiti i limiti e di f per x → x+ e per x → x− ma 0 0 [f ]x0 = lim+ f (x) − lim− f (x) ￿= 0. la funzione a a ￿ f (x) se x ∈ I ˜ f (x) = ￿ se x = x0 ` continua in x0 . x→x0 x→x0 ma ￿ ￿= f (x0 ). E’ anche continua su tutto R la tangente iperbolica cosh x = tanh x = sinh x ex − e−x = x . se x0 ` di accumulazione per I e se esiste finito il lim f (x) = ￿ ∈ R e funzione f si dir` prolungabile per continuit` in x0 . Si osservi che esse non sono altro che la parte pari e la parte dispari di x ￿→ ex . Nel caso in cui x0 ￿∈ I ma pur sempre esista il lim f (x) = ￿ ∈ R.

La funzione a ￿ sin(1/x) se x ￿= 0 f (x) = 0 se x = 0 ha una discontinuit` di seconda specie nell’origine. e . in quanto non esistono n´ il limite a e destro n´ il limite sinistro.142 Analisi Matematica 1 ha una discontinuit` di prima specie nell’origine.

la funzione f risulta continua nell’origine. se ve ne sono. Siano α ∈ R e β ∈ R due parametri. Sia a ∈ R e si consideri la funzione  eax − 1   g(x) = 0  1 − cos x   2 arctan x Si determini per quali valori di a ∈ R.Limiti e continuit` a 143 Esercizi 1. se ve ne sono. se x > 0. ϕ risulta continua nel punto x0 = 1. Si provi che una funzione f : R → R ` continua se e solo se per ogni insieme aperto e U si ha che anche f −1 (U ) ` un insieme aperto. 5. Si consideri la funzione: Si determini per quali valori di a e b. se ve ne se x > 1 se x ≤ 1. se x > 0 se x = 0 se x < 0. e . ψ risulta continua nell’origine.   log(1 − 2x)   x f (x) = a   2  x + b cos x se x < 0. Siano α e β parametri reali e sia  α log(1 + x) se x ≥ 0  ψ(x) =  2 β x sin ￿ 1 ￿ se x < 0 x Stabilire per quali valori di α e β . e 4. Si discuta per quali valori di α e β . sono. se x = 0. g ` continua nell’origine. e sia ￿ xαx ϕ(x) = βx + 1 − β 3. 2. se ne esistono.

mentre in altri ` la natura di intervallo. La natura dell’insieme [a. 4. ossia di e insieme “ininterrotto”. Sottosuccessioni e compattezza. naturalmente alla continuit` della funzione. ed il Teorema 4. b] ` duplice: esso ` il prototipo di insieme compatto. ossia gli intervalli del tipo [a.2. nel caso di R. Una successione ` convergente se e solo se ogni sua sottosuce cessione ` convergente. talora anche tacitamente. intendendo che nj = f (j). ` opportuno introdurre il concetto di estratta di una e successione: Definizione 4. Solitamente si scrive (anj )j≥0 in luogo di (af (j) )j≥0 . il fatto che per passare con un tratto continuo di penna da un punto che giace sotto l’asse x ad un punto che giace sopra si debba attraversare l’asse. Per una e e 21 dimostrazione del celebre risultato che segue si veda ad esempio [T]. nella paragrafo 4. e Invece. ovvero che ne ` una successione estratta. l’esistenza di una estratta convergente e non ` affatto sufficiente per provare che la successione di partenza lo `. Si pu` facilmente verificare che il nostrio enunciato ` equivalente. Per meglio illustrare la portata della nozione di insieme compatto. Oltre. seppur brevemente.19). . Diremo che (bj )j≥0 ` e una sottosuccessione di (an )n≥0 . talora ` la a e compattezza a giocare un ruolo cruciale (ad esempio nel Teorema 4.9) e talora ` la e connessione (ad esempio nel Teorema 4. o e 21Solitamente. il teorema si enuncia cos` : ogni sottoinsieme limitato e infinito di R ammette ı almeno un punto di accumulazione. l’Esercizio 2). E’ per` importante capire che in alcuni casi la chiave di volta risiede in o una sorta di “finitezza” del dominio. Alcuni dei teoremi che vedremo ammettono versioni pi` generali che non necessariamente ` indispensabile u e conoscere.1. Alcuni dei risultati ottenuti sono vere e proprie pietre miliari dell’Analisi Matematica e vengono utilizzati innumerevoli volte. dipende dalla richiesta che lo spostamento non abbia interruzioni. Propriet` globali delle funzioni continue.10 oppure nel Teorema 4. allora ogni estratta ` anche e e e convergente.1. concetto di e e fondamentale importanza in matematica e di cui ci occuperemo. b]. Vale peraltro anche l’implicazione opposta: Proposizione 4.9 ne ` una (raffinata) estensione: e in un certo senso la compattezza ` un concetto che estende il concetto di finitezza. ovvero che non si facciano “voli” da una parte all’altra del grafico: il concetto di connessione si riferisce alla possibilit` di a spostarsi senza interruzioni lungo un insieme e. Siano (an )n≥0 e (bj )j≥0 due successioni. ` esattamente il concetto e di intervallo. Non ` difficile verificare che se (an )n≥0 ` convergente. e Come ` facile dimostrare (cfr. ed ` anche il prototipo di insieme connesso.144 Analisi Matematica 1 4. ossia di un insieme e “tutto di un pezzo”. se esiste una e funzione f : N → N strettamente crescente tale che bj = af (j) .1 . a In questa sezione ci occuperemo delle propriet` delle funzioni continue definite su a insiemi di natura molto particolare: gli intervalli chiusi e limitati. L’esistenza del massimo o del minimo di un insieme finito di numeri reali non ci stupisce affatto.

. che richiede la nozione di ricoprimento. e Esempi. La famiglia {(0. e (ii) ogni successione di punti di K ha una estratta convergente ad un punto di K . . 1) ed in particolare e ￿ 1 (0. 1 + t) : t ∈ [−ε. . 22Si veda la Definizione 3. a Passiamo ora alla moderna definizione di insieme compatto. . } ` un ricoprimento aperto di (0. 1). 1/n) : e n = 1. Teorema 4. 1 + t) : t ∈ [−ε. Si osservi che il teorema di Bolzano-Weierstrass implica. i∈I Esso si chiama ricoprimento aperto se ogni Xi ` un aperto22 di R. 1] in e quanto ￿ (t. Definizione 4. (60) La famiglia {[n.3 (Bolzano-Weierstrass). t∈[−ε. fatto la cui dimostrazione diretta presenta qualche difficolt`. la famiglia {(t. il ricoprimento {(−ε. 1]. 1 + t) = (−ε. (ε. n n∈N∗ Sia ε > 0. ε]} ` un ricoprimento aperto di [0. . Nell’esempio appena visto.1 del Capitolo 2 . che la successione (sin n)n≥0 ammette un’estratta convergente. ε]}. Sia K un sottoinsieme non vuoto di R.Limiti e continuit` a 145 Teorema 4.ε] Definizione 4. 1 − ε). n + 1) : n ∈ Z} ` un ricoprimento di R. ad esempio.5.4. ) = (0. Una famiglia {Xi : i ∈ I} di sottoinsiemi di R si chiama ricoprimento di X se ￿ Xi ⊆ X. e ossia se esiste una sottofamiglia finita {Ui1 . Ogni successione limitata ha un’estratta convergente. Si deve peraltro prestare attenzione al fatto che la definizione di compattezza richiede che il procedimento di estrazione di una sottofamiglia finita di aperti deve essere possibile per ogni ricoprimento aperto. Sono fatti equivalenti: (i) K ` compatto. . 2. naturalmente se ε < 1/2. 3. 1 + ε) ⊃ [0.6 (Heine-Borel). Sia X ⊆ R un insieme non vuoto e sia I un insieme qualunque. Un sottoinsieme non vuoto K di R si dice compatto se da ogni ricoprimento aperto {Ui : i ∈ I} di K ` possibile estrarre un sottoricoprimento finito. 1 + ε)} ` un sottoricoe primento finito del ricoprimento {(t. e (ii) K ` chiuso e limitato. . UiN } tale che K ⊂ (Ui1 ∪ · · · ∪ UiN ).

o ￿ Teorema 4. un o numero reale. Similmente. } ∪ {0}. qualora essa goda di qualche propriet` di regolarit`. Dimostrazione. Dalla Proposizione 4. ma anche una famiglia finita di punti.8 sappiamo che l’immagine f ([a. Assai meno pratico a a dal punto di vista operativo. Sia perci` M = sup f ([a. b]) ` un sote toinsieme limitato e certamente non vuoto di R. il che prova che (f (xnj ))j≥1 non pu` essere limitata. b] → R continua. Mostreremo innanzitutto che esiste ξ ∈ [a. Come vedremo nel prossimo capitolo. ma si deve fare attenzione al fatto che tali intervalli non sono affato gli unici compatti di R. b]). questi concetti devono essere interpretati come segue: Definizione 4. Esistenza di massimi e minimi. essa ` limitata. b].2. I compatti di R possono essere in realt` anche piuttosto complicati. Siccome f ` e continua.146 Analisi Matematica 1 Il teorema di Heine-Borel individua con precisione i sottoinsiemi compatti di R: essi sono esattamente i sottoinsiemi chiusi e limitati. cio` esistono ξ. Non solo sar` compatta una unione (disgiunta) a di due intervalli di tal sorta. ` il teorema che e andiamo a dimostrare circa l’esisitenza di estremi. e ammette un’estratta (xnj )j≥1 convergente ad un elemento x0 ∈ [a. ma a a noi interesseranno primariamente gli intervalli chiusi e limitati. Abbiamo gi` introdotto la nozione a di massimo e di minimo di un sottoinsieme di R.8. Questa differenza o ` da imputarsi alla necessit` di distinguere tra le nozioni globali che abbiamo appena e a introdotto e quelle locali che vedremo pi` avanti. η ∈ [a. . Ma questo contraddice il e e e fatto che |f (xn )| ≥ n. . oppure ad esempio l’insieme K = {1/n : n = 1. b]. Sia f : [a. un punto η ∈ I ` detto punto di minimo per f (o semplicemente e un minimo di f ) se f (η) = min f (I). Sia f : I → R. 2. come il lettore ` invitato a verificare per e esercizio. u Proposizione 4. tra i successi dell’Analisi vi sono i metodi di ricerca dei massimi e dei minimi di una funzione f : I → R. cio` se f (η) ≤ f (x) per ogni x ∈ I . b] → R continua. per il teorema di Bolzano-Weierstrass. e Dimostrazione. . Allora f ` limitata. e siccome x0 ∈ [a. Allora per ogni intero positivo n possiamo trovare un xn ∈ [a. b]. Si supponga per assurdo che f non sia limitata. cio` se f (ξ) ≥ f (x) per ogni e x ∈ I . j Poich´ quindi (f (xnj ))j≥1 ` convergente. La successione (xn )n≥1 ` costituita da elementi di [a. Un punto ξ ∈ I ` detto punto di massimo per f e (o semplicemente un massimo di f ) se f (ξ) = max f (I). la Proposizione 3. 3. b] tale che |f (xn )| ≥ n. Si dice e estremo di f un punto che sia un massimo oppure un minimo. ma di fondamentale importanza teorica. Allora f ammette massimo e minimo. b].2 implica lim f (xnj ) = f (x0 ). Riferiti ad una funzione.7. . 4. Il prototipo di insieme compatto ` e dunque un intervallo del tipo [a. Infatti.9 (di Weierstrass). Alcuni autori riservano il termine massimo assoluto a ci` che qui abbiamo chiamato o massimo e minimo assoluto a ci` che noi abbiamo chiamato minimo. b] tali che f (ξ) ≤ f (x) ≤ f (η) per ogni e x ∈ [a. nj ≥ j (in quanto j ￿→ nj ` crescente) e perci` e o |f (xnj )| ≥ nj ≥ j . Sia f : [a. b] tale che f (ξ) = M . b] e quindi.

per il teorema di Bolzano-Weierstrass. Zeri e struttura dell’immagine. b] e quindi. il teorema ` e e e e chiaramente falso. Non ` e e difficile convincersi del fatto che gli stessi argomenti possano essere utilizzati per dimostrare entrambi i risultati nelle ipotesi pi` generali in cui f : K → R con K ⊆ R u compatto. (62) Se l’intervallo su cui ` definita f non ` chiuso o non ` limitato. In questo paragrafo esaminiamo le propriet` globali delle funzioni definite su intervalli. per ogni n ∈ N e esiste un elemento xn ∈ [a.2 implica lim f (xnj ) = f (ξ). e visto che certamente nj ≥ j . il che prova che ξ ` un massimo. Basta infatti applicare il Teorema di Heine-Borel per ottenere le necessarie informazioni sulle successioni estratte. come desiderato. Essa ` continua sull’intervallo limitato ma non chiuso (−π/2. la Proposizione 3. e e ξ ∈ [a. La e dimostrazione dell’esistenza di un minimo ` del tutto analoga e viene omessa. 4. e quindi f (x) ≤ f (ξ) per ogni x ∈ [a. Nelle loro versioni pi` tipiche. Si ricordi ora che f (x) ≤ M per ogni x ∈ [a. ossia la propriet` di essere chiuso e limitato. b] per definizione di maggiorante. Siccome f ` continua.8 sia del Teorema 4. b] tale che f (xn ) > M − 1/n.9 ` l’utilizzo del teorema di Bolzano-Weierstrass. Si prenda ad esempio la funzione f : (−π/2. +∞) → R definita e e da g(x) = x sin x ` continua sull’intervallo chiuso ma non limitato [0. per costruzione. La funzione g : [0. ammette un’estratta (xnj )j≥1 convergente ad un elemento ξ ∈ [a. j D’altra parte. +∞) e non ha e n´ massimi n´ minimi. che pu` naturalmente non esservi: la funzione a o f : [−2π. π/2) → R definita da f (x) = tan x. e ￿ Esempi. (61) Il lettore avr` osservato che il punto chiave nella dimostrazione sia della Propoa sizione 4.Limiti e continuit` a 147 Naturalmente M ` un maggiorante per l’immagine ed inoltre. La successione (xn )n≥1 ` e costituita da elementi di [a. Come avremo modo di capire. b]. b]. b]. e e (63) Il Teorema 4. b].9 asserisce l’esistenza di almeno un massimo e di almeno un minimo. ossia del tipo [a. si ha 1 1 ≥M− . f (xnj ) > M − nj j Passando al limite per n → ∞ e utiizzando il teorema del confronto si ha f (ξ) = lim f (xnj ) ≥ M n e siccome f (ξ) ≤ M (in quanto M ` un maggiorante per l’immagine) possiamo cone cludere che f (ξ) = M . π/2) ed e evidentemente non ha n´ massimi n´ minimi.3. gli a u enunciati vengono dati su intervalli chiusi e limitati. l’ipotesi chiave ` che l’insieme sia un intervallo (ossia che contenga e tutti i punti compresi tra due suoi punti qualsiasi) piuttosto che la compattezza. a . 2π] → R definita da f (x) = sin x ha due massimi (in −3π/4 e in π/2) e due minimi (in −π/2 e in 3π/2). ma non ne asserisce affatto l’unicit`.

Se f (c0 ) = 0. b 1 − a1 = . Il fatto che il punto medio tra gli estremi sia ancora in I (il dominio di f ) dipende dal fatto che I ` e un intervallo. Ribattezziamo un tale intervallo [a1 . allora la dimostrazione ` terminata. b0 ] ⊃ [a1 . rispetivamente. b1 ] ⊂ [a0 . cos` come il fatto che esso venga suddiviso in due sottointervalli mediante ı la scelta di un punto in mezzo. il punto medio. b n − an = . Se f (a) e f (b) hanno segno opposto. Quindi [a1 . . b0 = b e c0 = (a0 + b0 )/2. f (c0 ) ￿= 0 e in almeno uno dei due intere valli [a0 . o viceversa. b 0 − a0 f (an ) < 0 < f (bn ). Per costruzione. ovvero nella costruzione della successione di intervalli chiusi inscatolati l’uno nell’altro. agli estremi di ciascuno dei quali la funzione assume valori di segno opposto: sempre negativi a sinistra e sempre positivi a destra. come desiderato.10 (Zeri). e a lim f (an ) = lim f (bn ) = f (ξ). b0 ] la funzione soddisfa ipotesi analoghe a quelle soddisfatte nell’intervallo di partenza: essa assume valori opposti agli estremi. Come si vede. oppure il procedimento non ha termine e si ottiene in tal modo una successione di intervalli [a1 . b0 ] ed inoltre b 0 − a0 f (a1 ) < 0 < f (b1 ). passando al limite per n → ∞ ed applicando il teorema del confronto si ha f (ξ) = lim f (an ) ≤ 0 ≤ lim f (bn ) = f (ξ). ¯ ∈ [a. o si perviene dopo un numero finito di suddivisioni ad uno zero di f . la successione (an )n≥0 ` monotona non decrescente e ed ` limitata superiormente da b0 . b] tale che f (ξ) = 0. e Dimostrazione. si ha ¯ b ¯ − a = lim(bn − an ) = lim b0 − a0 = 0 b ¯ n n 2n e dunque a = ¯ Indichiamo con ξ tale punto di [a. Sia f : [a. Pertanto entrambe le successioni convergono. mentre (bn )n≥0 ` monotona non crescente ed ` e e e limitata inferiormente da a0 . 2n Proviamo ora che esiste uno ed un solo punto ξ che ` contenuto in tutti gli intervalli ed e in cui f si annulla. b]. n n Per costruzione. 2 Iterando il ragionamento. la compattezza dell’insieme di definizione di f non ` indispensabile. b] → R continua. e ı La seguente utile estensione del teorema precedente mette in ulteriore evidenza le considerazioni appena svolte. b]. c0 ] oppure [c0 . bens` la struttura di intervallo. A tal fine per` ` necessario chiarire una questione di o e linguaggio: . Atrimenti. quindi. f (an ) < 0 < f (bn ) e quindi. b1 ].148 Analisi Matematica 1 Teorema 4. Possiamo supporre che f (a) < 0 < f (b) (altrimenti si prende −f ). b1 ] ⊃ . cio` esiste ξ ∈ [a. allora f ha almeno uno zero. n n ossia f (ξ) = 0. b1 ] che soddisfa [a0 . b1 ] · · · ⊃ [a1 . nel qual caso la dimostrazione termina. . Detti a. ￿ Si noti che la chiave della dimostrazione consiste nel procedimento di bisezione dell’intervallo. Siccome f ` continua si avr` ¯ b. Poniamo a0 = a. i limiti.

esisono due intorni. e equazioni del tipo f (x) = g(x) quando f e g sono funzioni continue.13. Sappiamo dal teorema di Weierstrass che esistono ξ. Ad esempio cio` f (U1 \ {p1 }) ⊂ (−∞. g : [a. ￿ Dimostrazione. ￿ Corollario 4. II). Allora f ([a. Evidentemente si assume qj ￿= 0 per j = 1. b] → R continua. cio` f ([a. I). M ]. Allora f assume tutti i valori compresi tra f (a) e f (b). e ￿ Omettiamo la dimostrazione del seguente risultato che caratterizza la struttura di f (I) quando f ` una funzione continua e I ` un intervallo. b] tali che f (ξ) = M = max f ([a. M ]. ossia f (a) < y < f (b). escludendo naturalmente p1 e p2 stessi. 0) mentre f (U2 \ {p2 }) ⊂ (0. Esiste dunque ξ tale che h(ξ) = 0 e ossia f (ξ) = y . La funzione g(x) = f (x) − y ` continua su [a. per permanenza del segno. che essi siano diversi da zero e abbiano segno opposto.14 sappiamo inoltre che f assume tutti i valori compresi tra m ed M . Siano f. q2 = lim f (x). Siano p1 e p2 gli estremi di I . Sia y un valore intermedio. Quindi. Sia f continua su un intervallo I .15 (Valori intermedi. (ii) s1 = −∞ e s2 > 0. b] ⊂ I esister` ξ ∈ (a. Teorema 4. b) tale che f (ξ) = g(ξ). almeno in linea di principio. Poich´ f ` certamente continua e e su [a. Se f (a) = f (b) il risultato ` banale. U1 di p1 e U2 di p2 . b]) = [m. Sia h(x) = g(x) − f (x). Dimostrazione. (iv) s1 = −∞ e s2 = +∞. Supponamo che f ammetta limiti (finiti o infiniti) agli estremi di I . b] → R continua. b] e e soddisfa h(a) < 0 < h(b). Allora f ha uno zero in I . b] e soddisfa g(a) < 0 < g(b). sui quali la funzione assume il segno rispettivamente di q1 e di q2 . b]) e f (η) = m = min f ([a. come desiderato. b] → R due funzioni continue e supponiamo che f (a) < g(a) mentre f (b) > g(b). e e Dimostrazione. Supponiamo allora f (a) < e f (b).Limiti e continuit` a 149 Corollario 4. b) tale che f (ξ) = 0. Quindi ha uno zero ξ . +∞).14 (Valori intermedi.11. e e . quindi p1 ∈ R ∪ {−∞} e p2 ∈ R ∪ {+∞} e siano q1 = lim f (x). Dal Teorema 4. Corollario 4. Poich´ non pu` assumere e o valori minori di m n´ valori maggiori di M . a ￿ Il corollario che segue ` invece molto utile per risolvere. 2 e che essi abbiano segni opposti. Allora esiste un punto ξ ∈ (a. b]) ` un intervallo chiuso e limitato. (iii) s1 < 0 e s2 = +∞. essa assume esattamente i valori di [m. Scelti allora e a ∈ U1 \ {p1 } e b ∈ U2 \ {p2 } si ha f (a) < 0 < f (b). Sia f : [a. come volevasi. x→p1 x→p2 Convenzione 4. η ∈ [a. Dimostrazione. Evidentemente h ` continua su [a. Diremo che due elementi non nulli s1 e s2 di R∪{±∞} hanno segno opposto se si verifica una di queste situazioni: (i) s1 < 0 < s2 . b]). Sia f : [a.12.

per permanenza del segno.13. siccome ad esempio f (e2 − 2) = 2 < e2 − 2 = g(e2 − 2). e quindi per x1 = 0 si ha f (x1 ) > g(x1 ). 0).150 Analisi Matematica 1 Corollario 4. si tratta di utilizzare il Corollario 4.16. +∞). (64) Supponiamo di voler risolvere l’equazione log(2 + x) = x. ovvero di trovare gli zeri di x − log(2 + x) in I = (−2. e possiamo concludere che esiste almeno una soluzione dell’equazione log(2 + x) = x nell’intervallo (−2. Si ponga f (x) = log(2 + x) e g(x) = x. Si osservi che a tal fine sarebbe sufficiente provare che la funzione f − g ` monotona crescente in (−2. x2 ) dove o 2 x2 = e − 2. e . Evidentemente x→−2+ lim f (x) = −∞. esiste un punto x0 < 0 sufficientemente vicino a −2 (e a destra di esso) in cui f (x0 ) < g(x0 ). Esempi. Evidentemente. x1 ]. +∞). L’immagine di un intervallo mediante una funzione continua ` e un intervallo. si pu` inferire l’esistenza di un’altra soluzione nell’intervallo (x1 . x→−2+ lim f (x) = −2 e quindi. Similmente. −1] e decrescente in [−1. Inoltre f (0) = log 2 g(0) = 0. Poich´ f e g sono continue in [x0 . Al momento non abbiamo gli strumenti necessari per poter dire che di fatto queste sono le uniche soluzioni.

la continuit` di f −1 non ` affatto garantita dalla continuit` di f . anche se f lo `. +∞) da ￿ x + 1 se x < −1 f (x) = x − 1 se x ≥ 1 Essa ` chiaramente continua (si noti che tutti i punti di I sono di accumulazione per e I ).18 (Continuit` delle funzioni monotone). e e Esempio. Ci limiteremo alla a a presentazione e discussione dei principali risultati. Concludiamo il capitolo con qualche osservazione sulle propriet` di continuit` delle funzioni monotone e delle loro inverse. I grafici di f e f −1 sono: Evidentemente. f −1 non ` continua. Innanzitutto. questo fenomeno non e e pu` accadere.Limiti e continuit` a 151 4. Se invece I ` un intervallo. ` invertibile ed ha come inversa f −1 : R → I la funzione e ￿ x − 1 se x < 0 f −1 (x) = x + 1 se x ≥ 0. Funzioni monotone. o . (65) In generale. Si a e a consideri la funzione definita in I = (−∞. −1) ∪ [1. Sia D ⊆ R e f : D → R monotona. una osservazione: Proposizione 4. come spiegato nel risultato che segue. Sia I un intervallo a e sia f : I → R monotona.17. e Dalla proposizione precedente e dal Corollario 4.4. Il punto cruciale ` che in e e e questo caso I non ` un intervallo. Se f (D) ` un intervallo. Allora f ` continua se e solo se f (I) ` un intervallo.16 segue subito il seguente risultato: Corollario 4. e allora f ` continua. Per le dimostrazioni il lettore ` pu` e o consultare ad esempio [DM].

19 (Continuit` della funzione inversa). allora f (I) = J ` un intervallo e f −1 : e e J → I ` continua e crescente (decrescente). 1)  −x + 3 se x ∈ (1. ` chiaramente continua anche se non ` monotona. e Esempio. Sia I un intervallo e sia a f : I → R continua.152 Analisi Matematica 1 Teorema 4. −1)  f (x) = x se x ∈ (−1. una funzione f : I → J pu` benissimo essere e o una bigezione continua con inversa continua senza che nessuna delle due sia monotona. −1) ∪ (−1. 2). e e e I grafici di f e f −1 sono: . 2) e sia  −x − 3 se x ∈ (−2. e e (ii) se f ` crescente (decrescente) su I . Essa ` invertibile e coincide con f −1 . Allora: (i) f ` iniettiva su I se e solo se ` strettamente monotona su I . 1) ∪ (1. Si consideri per esempio I = J = (−2. (66) Se l’insieme I non ` un intervallo.

] . Sia f (x) = x − . 0) 2 x e localizzare ciascuno di essi in un intervallo di lunghezza 1/2. 4. Sia f (x) = (x log x)2 − 1. [Traccia: si utilizzi la diseguaglianza log x > 1 − x−1 vera per x > 0 e x ￿= 1. essa pu` non avere limite. 2. Determinare il numero di zeri di f e localizzare ciascuno di essi in un intervallo di lunghezza uno. o x 2x 3.2. cio` x0 = −1. Provare che f ha esattamente uno zero nel semiasse negativo. Provare la Proposizione 4. pu` o o convergere o pu` divergere. in cui vale l’uguaglianza. Sia f (x) = e1/x arctan x − ex arctan(1/x). Provare che se (an )n≥0 ha una estratta convergente.Limiti e continuit` a 153 Esercizi 1. Determinare il numero di zeri di f nell’intervallo x ∈ (−∞. e 5.

.

molto maggiore e a della quota che perde. e 155 . ` legata all’idea geometrica di retta tangente e all’idea fisica di velocit`. In questo caso. vediamo la pista scorrerci sotto quasi parallela all’aereo.CAPITOLO 5 Calcolo differenziale 1. di capitale importanza in matematica e nelle sue applicazioni. per unit` di tempo. Se x0 ` il punto della pista dove avverr` l’atterraggio. Ma che cosa significa retta tangente ad una curva? Qual’` la retta che meglio e approssima una curva in un punto? Immaginiamo di essere a bordo di un aeroplano in fase di atterraggio e assumiamo per il momento come accettabile la seguente idea. come allora fu battezzato quel corpus di idee e tecniche che diede luogo alla disciplina che oggi si chiama Analisi Matematica. e e allora il rapporto f (x)/(x − x0 ) diviene sempre pi` piccolo a mano a mano che ci u avviciniamo al momento di contatto. che cosa vediamo dal finestrino nei momenti immediatamente precedenti il momento di contatto? Sperabilmente. ancorch´ imprecisa: il pilota realizzer` un atterraggio perfetto ogniqualvolta la traie a ettoria descritta dal carrello sia tangente alla pista. Essa e a fu introdotta nel XVII secolo da Leibnitz e da Newton a fondamento del calcolo infinitesimale. cio` f (x)/(x − x0 ) → 0 per x → x0 . mentre esso si abbassa molto dolcemente: la distanza orizzontale che percorre in quei secondi `. se x ` la e a e proiezione a terra del carrello e se f (x) ` la sua altezza dal suolo (cosicch´ f (x0 ) = 0). che per semplicit` supponiamo a orizzontale (l’asse x). Linearizzazione e derivabilit` a La nozione di derivata.

x − x0 In tal caso. se f ` essa stessa un polinomio di primo grado. Similmente. se ne deduce e ￿ ￿ p(x) − f (x) q(x) − f (x) d − e = lim − = 0 − 0 = 0. osserviamo e e innanzitutto che ogni polinomio di primo grado p tale che p(x0 ) = f (x0 ) ` della forma e per qualche d ∈ R. Se f (x) = ax2 + bx + c. la retta p(x) ` la migliore approssimazione e rettilinea della traiettoria f (x) nel punto x0 . alle nozioni di linearizzazione e di derivata . x − x0 x − x0 x − x0 x − x0 Siccome d − e ` costante. da questo o da altri simili esempi. che e nel nostro schema bidimensionale pensiamo rappresentata dal grafico di una funzione lineare p(x). (1) Si osservi che la linearizazione in un punto. allora l’abilit` del pilota star` nel far si che (f (x) − p(x))/(x − x0 ) → 0 a a per x → x0 .68) x→x0 lim Esempi. la linearizzazione in x0 = 0 di un polinomio di grado n del ￿ tipo n aj xj ` p(x) = a0 + a1 x in quanto e j=0 ￿n ( j=0 aj xj ) − (a0 + a1 x) a2 x2 + · · · + an−1 xn−1 + an xn = x x = a2 x + · · · + an−1 xn−2 + an xn−1 → 0 ￿ per x → 0. p1 si chiama la linearizzazione di f in x0 . ` unica. se c’`. Il processo di astrazione matematica conduce. Diremo a che f ` linearizzabile in x0 se esiste un polinomio di primo grado p1 (x) tale che e p1 (x0 ) = f (x0 ) e per il quale risulti f (x) − p1 (x) = 0. In generale. come e j=0 il lettore ` invitato a verificare. b) → R e sia x0 ∈ (a. Perci`.156 Analisi Matematica 1 Se anzich´ atterrare su una pista orizzontale atterrassimo su una pista inclinata. la linearizzazione di n aj (x − x0 )j ` a0 + a1 (x − x0 ). e quindi p(x) − q(x) p(x) − f (x) + f (x) − q(x) p(x) − f (x) q(x) − f (x) = = − . Definizione 1. e . Ribaltando il punto di vista. e coincide con la propria linearizzazione in ogni punto. Infatti e (ax2 + bx + c) − (bx + c) = ax → 0 x per x → 0. Sia f : (a. per mezzo delle quali potremo dare un significato rigoroso al concetto di retta tangente. Infatti. b). si ha q(x) = o e f (x0 ) + e(x − x0 ) per qualche e ∈ R. x→x0 x − x0 x − x0 d−e= p(x) = f (x0 ) + d(x − x0 ) il che implica p = q . se q ` un’altra linearizzazione di f in x0 .1 (Linearizzabilit`). la linearizzazione in x0 = 0 ` p(x) = bx + c. (1. (2) Come ci dobbiamo aspettare.

Ecco i grafici delle funzioni discusse e le relative linearizzazioni nell’origine. Se e lo fosse. Il prototipo di una siffatta curva ` il grafico della e funzione x ￿→ |x|. la sua linearizzazione dovrebbe essere del tipo p(x) = ax. x per x → 0. Proviamo che in effetti f (x) = |x| non ` linearizzabile nell’origine. (4) La linearizzazione di f (x) = sin x nell’origine ` x. . Infatti e sin x − x sin x = −1→0 x x per x → 0. in quanto p(0) = 0. in quanto: e cos x − 1 → 0. la linearizzazione di f (x) = ex − 1 nell’origine ` x. ed evidentemente il limite per x → 0 non esiste. come e quella di f (x) = log(1 + x).Calcolo differenziale 157 (3) La nostra intuizione geometrica ci suggerisce che una curva che presenti uno spigolo non sia linearizzabile in tal punto. Quella di f (x) = cos x ` invece p(x) = 1. Ma allora ￿ f (x) − p(x) |x| − ax |x| 1−a se x > 0 = = −a= x x x −1 − a se x < 0. Similmente.

Siano f : (a. a a f (x) − f (x0 ) . essa esprime una propriet` equivalente alla linearizzabilit`. x − x0 definito per ogni x ∈ (a. b). f (x)) ∆f (x0 . Esso rappresenta evidentemente il coefficiente angolare della retta passante per i punti (x0 . f (x0 )) e (x. il rapporto incrementale tender` al coefficiente angolare della “retta limite”.158 Analisi Matematica 1 Introduciamo ora una delle pi` importanti nozioni dell’Analisi. Il rapporto (1.69) lim df (x0 ) oppure Df (x0 ) e si chiama la derivata di f in x0 . Diremo che f ` derivabile in x0 se esso converge per x → x0 . e non . f (x)) tender` ad una posizione limite che ci aspettiamo a essere la retta tangente in (x0 . si dice rapporto incrementale di f in x0 . Corrispondentemente. Tali incrementi sono spesso denotati rispettivamente con ∆f e ∆x. (x. x − x0 Il rapporto incrementale ha questo nome proprio perch´ esso ` il rapporto tra e e l’incremento f (x)−f (x0 ) dei valori della variabie dipendente (ossia f ) che corrisponde all’incremento x − x0 dei valori della variabile indipendente (ossia x). f (x)). qualora essa esista.70) che si denota anche x→x0 Definizione 1. Come vedremo nel u Teorema 1. la retta passante per (x0 . ossia se esiste finito il limite e (1.3. f (x0 )) e (x. perci` il rapporto incrementale o viene anche denotato ∆f /∆x. La notazione a df /dx per la derivata vuole proprio ricordare questo procedimento di limite. b) → R e x0 ∈ (a. dx f (x) − f (x0 ) = f ￿ (x0 ).2 (Derivata). f (x0 )) ∆x La nostra intuizione geometrica ci suggerisce che al tendere di x ad x0 . b) \ {x0 }. f (x0 )).

ı Il rapporto incrementale si pu` scrivere anche in un modo diverso. h Per passare dall’una all’altra espressione baster` porre h = x − x0 . viceversa. b) → R che soddisfano: per ogni x ∈ (a. e (ii) f ` derivabile in x0 . la formula (1. b). b) ed inoltre lim R1 (x) = f (x) − f (x0 ) − d(x − x0 ). . Evidentemente. x→x0 x→x0 x − x0 x − x0 x − x0 Quindi f ` derivabile in x0 con derivata uguale a d. (i)“⇒” (ii). b).69). h→0 h Le considerazioni geometriche che abbiamo svolto suggeriscono fortemente che. b) e (1.73) f (x) = f (x0 ) + d(x − x0 ) + R1 (x) lim R1 (x) = 0. Come gi` a osservato. e la definizione di a derivata diventer` a f (x0 + h) − f (x0 ) (1. Siano f : (a. R1 (x) f (x) − f (x0 ) − d(x − x0 ) f (x) − f (x0 ) = lim = lim − d = 0. o Teorema 1. Per u h sufficientemente piccolo (ossia |h| < b − a) esso pu` scriversi o (1. la retta di coefficiente angolare f ￿ (x0 ) dovrebbe essere esattamente e la linearizzazione di f in tal punto e. se f ` linearizzabile in x0 allora la sua e linearizzazione dovrebbe avere come coefficiente angolare la derivata di f in x0 . ogni polinomio di primo grado p1 tale che p1 (x0 ) = f (x0 ) ` della forma e per qualche d ∈ R. e (iii) esistono un numero reale d ed una funzione R1 : (a. D’altra parte. naturalmente o equivalente a (1.71) f ￿ (x0 ) = lim .3. come provato nel risultato che segue. x→x0 x − x0 x→x0 x→x0 x − x0 x − x0 come desiderato. e (ii)“⇒” (iii). utilizzando in modo ancora pi` esplicito l’idea di incremento. b) → R e x0 ∈ (a.Calcolo differenziale 159 f (x0 + h) − f (x0 ) .72) x→x0 Dimostrazione. se f ` derivabile in x0 . Sia ora d il valore della derivata di f in x0 e si ponga una funzione ben definta per ogni x ∈ (a. per ipotesi 0 = lim x→x0 p1 (x) = f (x0 ) + d(x − x0 ) f (x) − p1 (x) f (x) − f (x0 ) − d(x − x0 ) f (x) − f (x0 ) = lim = lim − d. Sia p1 (x) la linearizzazione di f in x0 . Ci` ` oe esattamente ci` che avviene. x − x0 deve essere intesa come un vero rapporto tra le quantit` df e dx (nessuna delle quali a rappresenta un numero reale!) bens` come un semplice simbolo.72) ` e verificata per ogni x ∈ (a. Sono fatti equivalenti: (i) f ` linearizzabile in x0 .

Chiaramente.3.74) che chiameremo sviluppo di Taylor al prim’ordine1. f (x0 )) ` la retta di equazione e (1. note e come sviluppi di Taylor di ordine n . diciamo Q(x) = e j=0 aj x . Esempi.160 Analisi Matematica 1 (iii)“⇒” (i). f (x0 )) non esiste. b) → R e sia x0 ∈ (a. Sia f : (a. ossia l’errore che si commette approssimando e f mediante p1 . (5) Le funzioni costanti hanno derivata nulla in ogni punto in quanto il rapporto incrementale ` costantemente uguale a zero. Definizione 1. x→x0 x→x0 x→x0 x − x0 x − x0 x − x0 cosicch´ f ` linearizzabile in x0 . p1 (x) = f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) y = f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ). Quindi Q (0) = a1 . ` tanto migliore quanto pi` x ` vicino ad x0 : esso tende a zero per e u e x → x0 e vi tende pi` rapidamente di quanto x tende ad x0 .5 che e u segue. e in particolare dalla sua dimostrazione. e (6) Abbiamo visto nell’Esempio 2 che la linearizzazione nell’origine di un polinomio ￿n j di grado n. p1 (x0 ) = f (x0 ). ` semplicemente il termine lineare p(x) = ￿ a0 + a1 x. diremo che la retta tangente al grafico di f nel punto e (x0 .73) forniscono inoltre f (x) − p1 (x) f (x) − f (x0 ) − d(x − x0 ) R1 (x) = lim = lim = 0. la e retta tangente al grafico di f nel punto (x0 . dove evidentemente non ` altro che la linearizzazione di f . e e lim ￿ Qualche commento sul punto (iii) del teorema precedente ` d’obbligo. mentre R1 ` un resto di cui si conosce il e e comportamento per x → x0 . come quantificato dalla u formula (1. Questa osservazione ` resa ancora pi` precisa dal Teorema 1. Ci` naturalmente segue anche dalla definizione di o derivata. Infatti ￿n n j ￿ Q(x) − Q(0) Q(x) − a0 j=1 aj x = = = aj xj−1 = a1 + a2 x + · · · + an xn−1 x x x j=1 formula (1. ed evidentemente questo converge a a1 per x → 0. Le formule (1. 1La f (x) = p1 (x) + R1 (x) = f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) + R1 (x). b).75) Se f non ` derivabile in x0 . Se f ` derivabile in x0 .72) e (1. Possiamo finalmente formalizzare la nozione di retta tangente cui abbiamo gi` dia verse volte alluso facendo affidamento alla nostra intuizione geometrica. il coefficiente angolare di p1 ` la derivata di f in x0 e il resto. Si ponga p1 (x) = f (x0 ) + d(x − x0 ).4. . alla luce del Teorema 1. La derie vabilit` e la linearizzabilit` di f risultano dunque equivalenti alla scrittura a a (1.74) ` la prima di una famiglia di formule del tipo f (x) = pn (x) + Rn (x) . In effetti.73).

b) → R ` derivabile in x0 ∈ (a. la derivata ` legata al concetto di velocit`. (8) La maggior parte dei limiti notevoli che abbiamo incontrato possono essere interpretati come la dimostrazione della derivabilit` (spesso nell’origine) dell’opportuna a funzione elementare. allora essa ` e e continua in x0 . b). il prodotto ` e e e infinitesimo (Proposizione 2. e e . e a Supponiamo infatti di descrivere il moto di un punto su una retta mediante una funzione f : I → R definita in un intervallo di tempo I . Se f : (a.5. essa ` e e localmente limitata (Proposizione 2.Calcolo differenziale 161 (7) Come discusso nell’Esempio 3. essa sarebbe esattamente la velocit` costante con la quale il punto si ` a e spostato da f (t0 ) a f (t0 + h). Questa idea ` di fondamentale impora e tanza in Meccanica. b). ossia R1 (x) → 0 per x → x0 . e per semplicit` supponiamo I = (a. abbiamo la tabella: f (x) sin x cos x ex log(1 + x) f ￿ (0) 1 0 1 1 retta tangente x 1 x+1 x f (t0 + h) − f (t0 ) h rappresenta la velocit` media del punto in quell’intervallo temporale: se il moto fosse a uniforme. Riprendendo i casi visti nell’Esempio 4. a ￿ Si osservi che naturalmente l’implicazione opposta a quella della proposizione precedente ` falsa: la funzione x ￿→ |x| ` continua ma non derivabile nell’origine. Evidentemente. in tale lasso di tempo il punto si ` e e spostato di f (t0 + h) − f (t0 ). Siccome dunque R1 (x)/(x − x0 ) ` convergente. b) abbiamo u f (x) = f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) + R1 (x) con R1 (x)/(x − x0 ) → 0. x→x0 da cui la continuit` in x0 . per ogni x ∈ (a. Se pertanto t0 ` un istante e fissato e h ` un piccolo incremento temporale. In virt` del punto (iii) del Teorema 1. a u a Proposizione 1. Passando perci` al limite per h → 0 si ottiene la o velocit` istantanea del punto nell’istante t0 . Ma allora x→x0 Come accennato all’inizio del capitolo. il rapporto incrementale lim f (x) = lim [f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) + R1 (x)] = f (x0 ). la funzione x ￿→ |x| non ` linearizzabile in x0 = 0 e e quindi non esiste la retta tangente al grafico nell’origine.9) e poich´ x − x0 ` infinitesima. Il risultato che segue conferma l’idea intuitivamente chiara che la derivabilit` in un a punto sia una propriet` pi` forte della continuit`.21).3. Dimostrazione. a Dunque f (t) descrive la posizione del punto all’istante t.

Allora la funzione g ◦ f ` derivabile in x0 e si ha: e (g ◦ f )￿ (x0 ) = g ￿ (f (x0 ))f ￿ (x0 ). Pertanto. Proposizione 1. Quindi. ossia al vero e proprio calcolo delle derivate. Dimostrazione. g : (a. Per la somma si ha (f + g)(x) − (f + g)(x0 ) f (x) − f (x0 ) g(x) − g(x0 ) = + → f ￿ (x0 ) + g ￿ (x0 ) x − x0 x − x0 x − x0 (f g)(x) − (f g)(x0 ) f (x)g(x) − f (x)g(x0 ) + f (x)g(x0 ) − f (x0 )g(x0 ) = x − x0 x − x0 ￿ ￿ ￿ ￿ g(x) − g(x0 ) f (x) − f (x0 ) = f (x) + g(x0 ) . Poniamo per semplicit` y0 = f (x0 ) e consideriamo gli sviluppi di a Taylor al prim’ordine f (x) = f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) + Rf (x) g(y) = g(y0 ) + g ￿ (y0 )(y − y0 ) + Rg (x). ￿ La formula in (ii) ` nota come regola di Leibnitz. in y = f (x) si ha g(f (x)) = g(y0 ) + g ￿ (y0 )(f (x) − y0 ) + Rg (f (x)) ￿ ￿ = g(y0 ) + g ￿ (y0 ) f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) + Rf (x) − g ￿ (y0 )f (x0 ) + Rg (f (x)) ￿ ￿ ￿ ￿ = g(f (x0 )) + g ￿ (f (x0 ))f ￿ (x0 )(x − x0 ) + g ￿ (f (x0 ))Rf (x) + Rg (f (x)) . Quindi il rapporto e incrementale tende a f (x0 )g ￿ (x0 )+g(x0 )f ￿ (x0 ) per x → x0 . b) e in f (x0 ) ∈ (c. b) → R derivabili in x0 ∈ (a. d). . β ∈ R si ha a (αf + βg)￿ (x0 ) = αf ￿ (x0 ) + βg ￿ (x0 ). (ii) (f g)￿ (x0 ) = f ￿ (x0 )g(x0 ) + f (x0 )g ￿ (x0 ). b). poich´ f e g sono derivabili in x0 . nel senso che per ogni α. Dimostrazione. (iii) (αf )￿ (x0 ) = αf ￿ (x0 ).7 (Derivata della funzione composta). La (iii) segue da (ii) perch´ e le costanti hanno derivata nulla: basta prendere g(x) = α per ogni x ∈ (a. f g e αf per ogni α ∈ R e si ha: (i) (f + g)￿ (x0 ) = f ￿ (x0 ) + g ￿ (x0 ). ove si sono denotati con Rf e Rg i resti. d) → R derivabili rispettivamente in x0 ∈ (a. b). Per il prodotto invece Ora. x − x0 x − x0 per x → x0 . Dai punti (i) e (iii) segue la e linearit` della derivazione. Siano f. Siano f : (a. per ipotesi Rf (x)/(x − x0 ) → 0 per x → x0 mentre Rg (y)/(y − y0 ) → 0 per y → y0 . Allora sono derivabili in x0 anche le funzioni f + g . esse sono continue in x0 . Proposizione 1.6 (Derivata di somme e prodotti). d) e si supponga che f ((a. b) → R e g : (c. b)) ⊆ (c.162 Analisi Matematica 1 Passiamo ora allo studio delle cosiddette regole di derivazione.

Calcolo differenziale 163 L’espressione precedente per g ◦ f ` costituita dalla somma di due addendi: l’addendo e ￿ ￿ lineare g(f (x0 )) + g (f (x0 ))f (x0 )(x − x0 ) pi` il secondo addendo u Q(x) = g ￿ (f (x0 ))Rf (x) + Rg (f (x)). posto y = f (x) si ha y → y0 per x → x0 . In altri e termini. Sia f : (a. D’altre parte. traduzione dell’inglese chain rule. b) e derivabile in x0 ∈ (a. x − x0 come volevamo. Ne seguirebbe allora che g ◦ f ` derivabile in x0 e dunque in particolare che il coefe ficiente del termine lineare. b) e si supponga f ￿ (x0 ) ￿= 0. Procederemo poi a ottenere le derivate delle funzioni elementari e a disporre perci` degli strumenti adeguati per il calcolo della maggior parte delle derivate che o ragionevomente capita di dover calcolare. b) → R continua e invertibile in (a. come e desideriamo dimostrare. Allora la funzione inversa f −1 ` derivabile in y0 = f (x0 ) e si ha e (f −1 )￿ (y0 ) = 1 f ￿ (x 0) = 1 f ￿ (f −1 (y 0 )) . siccome f ` continua in x0 . x − x0 ￿ La regola di derivazione della funzione composta viene detta anche regola della catena.3 ci dice che l’espressione ottenuta ` lo sviluppo di Taylor al e prim’ordine di g ◦ f . Q(x) = 0. Proposizione 1. . Omettiamo la non difficile dimostrazione della proposizione che segue. ossia g ￿ (f (x0 ))f ￿ (x0 ) ` proprio la derivata in x0 . x − x0 y − y0 x − x0 Ora.23 di cambio di variabile nei limiti ed ottenere Q(x) → g ￿ (f (x0 )) · 0 + 0 · f ￿ (x0 ) = 0. Completiamo il quadro relativo alle regole di derivazione con i tre risultati che seguono. Q(x) g ￿ (f (x0 ))Rf (x) + Rg (f (x)) = x − x0 x − x0 Rf (x) Rg (f (x)) = g ￿ (f (x0 )) + x − x0 x − x0 Rf (x) Rg (f (x)) f (x) − f (x0 ) = g ￿ (f (x0 )) + x − x0 f (x) − f (x0 ) x − x0 ￿ ￿￿ ￿ Rf (x) Rg (y) f (x) − f (x0 ) ￿ = g (f (x0 )) + . possiamo applicare il Teorema 2. Se proviamo che x→x0 lim allora il Teorema 1. Il lettore curioso la potr` ricavare da solo per esercizio a oppure leggerla ad esempio in [DM]. in quanto Q si comporta esattamente come il resto di g ◦ f .8 (Derivata dell’inversa).

b) e si supponga f (x0 ) ￿= 0. b) → R derivabile in x0 ∈ (a. esso converge a −f ￿ (x0 )/(f (x0 ))2 per x → x0 . Il rapporto incrementale di 1/f (x) in x0 ` e ￿ ￿ ￿ ￿ 1 1 1 1 f (x0 ) − f (x) 1 f (x) − f (x0 ) − = =− .76) y = f −1 (x0 ) + (f −1 )￿ (x0 )(x − x0 ) = t0 + ￿ . t0 ). x − x0 f (x) f (x0 ) x − x0 f (x)f (x0 ) f (x)f (x0 ) x − x0 Siccome f ` continua. Allora la funzione quoziente f /g ` definita in e . f −1 (x0 )) = (f (t0 ). Infatti. potremmo ottenere e −1 l’espressione della derivatta dall’identit` f (f (x)) = x. Modificando le notazioni della Proposizione 1.8. Il fatto che il coefficiente angolare della retta tangente al grafico di f −1 sia il reciproco di quello della retta tangente al grafico di f nel punto corrispondente. certamente valida per ogni a x ∈ (a. ` derivabile in x0 e si ha e ￿ ￿￿ 1 f ￿ (x0 ) (x0 ) = − .164 Analisi Matematica 1 Se sapessimo a priori che la funzione inversa ` derivabile in y0 .9 (Derivata del reciproco). non ` sorprendente: i ruoli di x e y sono per l’appunto invertiti e quindi il rapporto e incrementale ` il reciproco. g : (a. abbiamo perci` che nel punto o (x0 . f (f (x0 ))2 Dimostrazione. la retta tangente al grafico della funzione inversa ha equazione: x − x0 (1.7 e dal fatto che la derivata di x ￿→ x ` 1 si ottiene e da cui la formula. Allora la funzione reciproca 1/f ` definita in un e intorno di x0 . b).10 (Derivata del quoziente). f (t0 ) Proposizione 1. Sia f : (a. Siano f. b) e si supponga g(x0 ) ￿= 0. e ￿ Corollario 1. e 1 = (f −1 ◦ f )￿ (x0 ) = (f −1 )￿ (f (x0 ))f ￿ (x0 ) = (f −1 )￿ (y0 )f ￿ (x0 ). dal Teorema 1. b) → R derivabili in x0 ∈ (a.

9. b) e se esiste finito il limite x→x0 f (x) − f (x0 ) x − x0 ￿ esso si denota f+ (x0 ) e si chiama la derivata destra di f in x0 . ottenendo ￿ ￿￿ ￿ ￿￿ 1 1 1 ￿ f (x0 ) = f (x0 ) + f (x0 ) (x0 ) g g(x0 ) g f ￿ (x0 ) g ￿ (x0 ) − f (x0 ) = g(x0 ) (g(x0 ))2 f ￿ (x0 )g(x0 ) − f (x0 )g ￿ (x0 ) = . se x0 ∈ (a. lim+ (i) se x0 ∈ [a. e ￿ ￿ esso si denota f− (x0 ) e si chiama la derivata sinistra di f in x0 . b] e se esiste finito il limite x→x0 lim− f (x) − f (x0 ) x − x0 Evidentemente. (g(x0 ))2 ￿ Concludiamo questo paragrafo con qualche osservazione sui limiti destri e sinistri.11. Definizione 1. . b] → R. Esempi. Per` e o f (x) − f (0) |x| − 0 x = lim = lim =1 + + x x→0 x→0 x→0 x x f (x) − f (0) |x| − 0 −x lim = lim = lim = −1 x→0− x→0− x→0− x x x lim + ￿ cosicch´ f+ (0) = 1 e f− (0) = −1. (ii) se x0 ∈ (a.Calcolo differenziale 165 un intorno di x0 . (9) Come visto nell’Esempio 3. Sia f : [a. ` derivabile in x0 e si ha e ￿ ￿￿ f f ￿ (x0 )g(x0 ) − f (x0 )g ￿ (x0 ) (x0 ) = . Applichiamo la regola di Leibnitz al prodotto f (1/g) e la Proposizione 1. g (g(x0 ))2 Dimostrazione. b) allora f ` derivabile in x0 se e solo se esistono sia la e ￿ ￿ derivata destra che la derivata sinistra in x0 e si ha f+ (x0 ) = f− (x0 ). la funzione |x| non ` derivabile nell’origine.

b).1. che e evidentemente si chiama la derivata di f . allora ` definita in modo naturale la funzione x ￿→ f ￿ (x). si ottiene subito che e a (2. e . In effetti.77) ￿ ￿ d ￿ x ￿→ log(1 + x) (ex ). come peraltro risulta chiaro dal fatto che il rapporto e incrementale in ognoi punto vale esattamente 1. Ad esempio. Utilizzeremo spesso le notazioni f ￿ (x). dx k=0 k=1 k=0 n n n−1 Quindi la derivata di un polinomio di grado n ` un polinomio di grado n − 1.166 Analisi Matematica 1 2. scriveremo (2. si ha poi. se f : (a. Similmente. e ci consente di lavorare direttamente con la formula. df (x) dx per indicare la derivata di f come funzione. Dalla linearit` della derivata. evitando di dare un “nome” alla funzione.78) vera fino al grado n. dove g(x) ` un’altra e e funzione. dx Supponendo (2. polinomi. Derivate di funzioni elementari In questo paragrafo calcoleremo le derivate delle principali funzioni elementari che abbiamo incontrato finora.79) ￿ ￿ d ￿ ak x k = kak xk−1 = (k + 1)ak xk . dove e se esiste. dx 2. dx Ad esempio. avremo occasione di scrivere d (x ￿→ f (x)) (g(x)). Abbiamo gi` visto negli esempi a 2 e 6 che la derivata di x ￿→ x ` 1. se f ` definita mediante una formula e vogliamo calcolare f ￿ (g(x)). dx dx dx dx che ` esattamente (2. Potenze con esponente intero. per ipotesi induttiva e per la regola di Leibnitz ￿ ￿ ￿ ￿ d n+1 d￿ n ￿ d n d n x = x x = x x+x x = nxn−1 · x + xn · 1 = (n + 1)xn . e d￿ log(1 + x) dx ￿ indica la derivata di x ￿→ log(1 + x). b) → R ` derivabile e in ogni punto di (a.78) per n + 1.78) d n x = nxn−1 . Proviamo ora per induzione su n che (2. La seconda notazione ` particolarmente e comoda quando f ` definita mediante una formula.

esprime il fatto che la funzione esponenziale ` derivabile su tutto e l’asse reale. Esponenziali e logaritmi. per ogni x ∈ R Similmente. h h h da cui d x a = ax log a.81) Quindi (2. La derivata della mappa esponenziale x ￿→ ex si ottiene molto facilmente dalla derivata nell’origine (che abbiamo gi` calcolato) e dalle a propriet` della funzione: a ex+h − ex ex eh − ex eh − 1 = = ex → ex h h h per h → 0. dx x log a d (x dx d cosh x = sinh x dx 1 1 = .83) d sinh x = cosh x. si ottiene (2.85) d 1 loga x = . dx Applicando le varie regole di derivazione viste e (2. dx dx 2 2 dx dx 2 (2. per via del solito limite notevole. per ogni base reale a > 0 si ottiene ax ah − ax ah − 1 ax+h − ax = = ax → ax log a.2. x )(log x) x ￿→ e d 1 log x = . Vale dunque la fondamentale formulaw (2. Dimostreremo che essa ` l’unica funzione derivabile su R che soddisfa le e propriet` a ￿ f ￿ (x) = f (x) f (0) = 1. dx Dalla regola di derivazione della funzione inversa si ottiene d log x = dx ossia (2.82) e similmente (2.80) si ha inoltre ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ 1￿ x d d ex + e−x 1 d x d −x = cosh x = = e + e e + e−x (−1) .Calcolo differenziale 167 2.84) Similmente. in particolare.80) d x e = ex dx che. dx x .

86) x = αxα−1 . per α = 1/2. dx che evidentemente generalizza (2. anzich´ una costante.86) se f (x) = x.90) sin x = cos x. utilizzando la regola di derivazione della funzione composta e le derivate calcolate sopra. si ha e d (2.89) f (x)α = αf (x)α−1 f ￿ (x). Dalle formule di prostaferesi ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ sin(x + h) − sin x 2 2x + h h h sin (h/2) = cos sin = cos x + . dx Similmente.87) x= √ .78) al caso di potenza reale.86) si e e estende in modo complicato. utilizzando la continuit` del coseno e il solito limite notevole sin x/x → 1 per o a x → 0 si ottiene d (2. anche se il metodo di calcolo ` lo stesso. e u se f ` una funzione derivabile positiva e g ` una funzione derivabile qualunque. dx 2 x Se la potenza ` a sua volta una funzione di x. la regola (2. dx coerentemente con (2. Funzioni trigonometriche. Pi` in generale. dx f (x) Quindi. abbiamo d α d α log x d d α x = e = (x ￿→ ex ) (α log x) · α log x = eα log x · . ossia se g ` costante. Osserviamo che. Se α ∈ R e x > 0. Perci`.88) f (x)g(x) = f (x)g(x) g ￿ (x) log f (x) + f (x) . f (x) ossia ￿ g(x) ￿ ￿ d (2.3. ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ cos(x + h) − cos x 2 2x + h h h sin (h/2) = − sin sin = − sin x + . h h 2 2 2 h/2 2. Potenze generali.168 Analisi Matematica 1 2. si ha e e d d g(x) log f (x) f (x)g(x) = e dx dx d d = (x ￿→ ex ) (g(x) log f (x)) · g(x) log f (x) dx dx ￿ ￿ d ￿ g(x) g (x) log f (x) + g(x) log f (x) = f (x) dx ￿ 1 ￿ ￿ = f (x)g(x) g ￿ (x) log f (x) + g(x) f (x) . h h 2 2 2 h/2 . dx dx dx dx x ossia d α (2. si ha 1 d√ (2.4. se g(x) = α. in particolare.

Siccome xx = elog x = ex log x x ￿ ￿ d ￿ 1 1 x ￿→ log(1 + x) (ex ) = ￿ .92) tan x = 1 + (tan x)2 = .91) ossia (2. Siccome d￿ 1 1 log(1 + x) = ￿ . 1 d arcsin x = . Ne segue e o d 1 arcsin x = ￿ 2 dx 1 − sin (arcsin x) (2. arccos x e arctan x. dx 2 log(1 + ex ) 1 + ex . dx 2 log(1 + x) 1 + x d 1 arctan x = . dx Applicando la formula di derivazione del quoziente si ha pertanto ￿ ￿d ￿ ￿ ￿ ￿d sin x cos x − sin x dx cos x d d sin x (cos x)2 + (sin x)2 dx tan x = = = . Innanzitutto.95) Esempi. perci` cos x = 1 − sin2 x. dx 1 − x2 d 1 arctan x = 2 dx 1 + tan (arctan x) si avr` a (11) Vogliamo calcolare la derivata di f (x) = xx .93) e similmente (2.94) Infine e quindi (2.Calcolo differenziale 169 da cui d cos x = − sin x.77 ed effettuiamo il calcolo. (10) Riprendiamo 2. dx (cos x)2 Applichiamo ora le regole di derivazione della funzione inversa e calcoliamo la derivata di arcsin x. dx dx cos x (cos x)2 (cos x)2 da cui le due formule d 1 (2. dx cos (arcsin x) ￿ Per x ∈ [−π/2. dx 1 + x2 d 1 arcsin x = √ dx 1 − x2 d 1 arccos x = − √ . π/2] il coseno ` non negativo.

dx x .170 Analisi Matematica 1 si avr` a ￿ ￿ d x 1 x log x x =e 1 · log x + x · = xx (1 + log x).

In e questo caso. che consentono di ottenere informazioni molto rilevanti sul comportamento di una funzione a partire dalla conoscenza delle propriet` della sua derivata o. Ci riferiamo soprattutto alla monotonia e allo studio degli estremi locali. a dedurre propriet` della derivata da a a quelle della funzione. (iv) minimo locale (o relativo) se esiste δ > 0 tale che f (x0 ) ≤ f (x) per ogni x ∈ (x0 − δ. u Definizione 3. le minime di agosto saranno notevolmente superiori a quelle di dicembre (e magari anche alle massime). un raffinamento dei concetti di massimo e minimo introdotti e discussi nei ` capitoli precedenti. le massime e le minime. la temperatura massima registrata in un giorno di gennaio sar` assai inferiore alla massima registrata a luglio (e a magari inferiore anche alla minima). L’importanza del concetto di massimo o minimo locale ` ancora pi` trasparente se e u si pensa alla mappatura dei rilievi terrestri: per dare una descrizione adeguata della geografia di una regione ` senz’altro significativo individuare colline e avvallamenti. nell’arco della giornata vengono registrate le temperature massime e minime. Come i servizi metereologici non mancano mai di ricordarci. o relativamente ad un breve lasso di tempo quale una giornata. l’obbiettivo che si vuole raggiungere ` per` del tutto analogo. x0 + δ) ∩ I . Evidentemente. cio` distinguere aspetti locali da aspetti e o e globali. anche se magari vi sono altre colline o montagne che sono pi` alte. Da un punto di vista concettuale. (ii) minimo globale (o assoluto) se f (x0 ) ≤ f (x) per ogni x ∈ I . . x0 + δ) ∩ I . (iii) massimo locale (o relativo) se esiste δ > 0 tale che f (x0 ) ≥ f (x) per ogni x ∈ (x0 − δ. oppure anche una stagione. Siano I ⊂ R e f : I → R. appunto.1. E infatti molto importante estendere queste nozioni. forniscono informazioni utili e interessanti. Diremo che x0 ∈ I ` un punto di: e (i) massimo globale (o assoluto) se f (x0 ) ≥ f (x) per ogni x ∈ I . ed ` quindi definita su una porzione di piano2 anzich´ e e su un sottoinsieme della retta reale. viceversa. conferendovi anche un significato anche locale. giornaliere o stagionali. di valori relativi ad una sola giornata. Similmente. la funzione che si vuole descrivere ` l’altezza sul livello del mare di una e zona della superficie terrestre.Calcolo differenziale 171 3. 2Il geoide terrestre viene assimilato ad un piano se si considerano regioni abbastanza piccole. La cima di una collina rappresenta un massimo locale. Supponiamo di studiare l’andamento della temperatura di una certa citt` in funa zione del tempo. Si tratta. Ci` nondimeno. I teoremi classici del calcolo differenziale In questo paragrafo studiamo alcuni teoremi classici.

172 Analisi Matematica 1 Se x0 soddisfa (i) o (ii) esso si dice un estremo globale (o assoluto) per f . allora esso si dice un punto critico (o stazionario) di f . Se x0 ` un e estremo relativo e se f ` derivabile in x0 .2 (di Fermat). e e ￿ Definizione 3. Se inoltre le diseguaglianze valgono in senso stretto per x ￿= x0 . . si ottiene f+ (x0 ) ≥ 0 e f− (x0 ) ≤ 0. si parla di massimi o minimi (locali o globali) forti. b) → R. e quattro minimi relativi. mentre e e il viceversa ` falso. b). Allora esiste e δ > 0 tale che f (x0 + h) − f (x0 ) ≥0 per ogni h ∈ (0. b) → R e sia x0 ∈ (a. h f (x0 + h) − f (x0 ) ≤0 per ogni h ∈ (−δ. il caso in cui esso ` di e massimo relativo ` analogo. cosicch´ f ￿ (x0 ) = 0. b) ` un punto in cui f ` e e ￿ derivabile e f (x0 ) = 0. δ). Sia f : (a. allora f ￿ (x0 ) = 0. Se x0 ∈ (a. Supponiamo che x0 sia di minimo relativo.3. Sia f : (a. h ￿ ￿ Passando al limite per h → 0. essa ha cinque massimi relativi di cui uno assoluto e due agli estremi. di cui due assoluti. Teorema 3. Si osservi che se x0 ` un estremo assoluto allora ` anche un estremo relativo. Poich´ per ipotesi f e ￿ ￿ ` derivabile in x0 si ha necessariamente f+ (x0 ) = f− (x0 ) = f ￿ (x0 ). e la dimostrazione viene lasciata per esercizio. 0). se esso soddisfa (iii) o (iv) esso si dice un estremo locale (o relativo) per f . Si consideri ad esempio la seguente funzione e Evidentemente. e Dimostrazione.

Essa ` derivabile in (0. se e x > 0 (quindi a destra e arbitrariamente vicino all’origine) allora f (x) > 0. Si consideri infatti la funzione e f (x) = x in [0. Evidentemente e ￿ ￿ f+ (0) = f− (1) = 1 anche se 0 ` il massimo assoluto e 1 ` il minimo assoluto di f . Uno tra xM e xm non ` un estremo dell’intervallo [a. e e Presentiamo ora il classico “trittico” del calcolo differenziale: i teoremi di Rolle.Calcolo differenziale 173 Esempi. 1]. supponendo che uno qualunque sia vero. si possono dimostrare gli altri due.4 (Rolle). allora esiste ξ ∈ (a. Il viceversa ` falso: e e 3 ￿ la funzione f (x) = x ha nell’origine un punto critico (in quanto f (x) = 3x2 che evidentemente si annulla nell’origine) ma esso non ` un estremo relativo. e e. Se a oppure b sono estremi (anche assoluti) ￿ ￿ non ` affatto detto che f+ (a) = 0 oppure f− (b) = 0. noto anche come teorema dei valori intermedi. allora f ￿ (x) = 0 per ogni x e il risultato ` ovvio. b). Nonostante l’equivalenza. b] → R continua in [a. per il teorema di e e ￿ Fermat si conclude che f (ξ) = 0. b) tale che f ￿ (ξ) = 0. Se f ` costante. Essi sono tra essi equivalenti. b]. certo esistenti per il teorema di Weierstrass. sono di grande utilit` i suoi corollari. ed f sarebbe costante. Infati. 1) con derivata f ￿ (x) = 1. b] e derivabile in (a. ovvero. Siano xM . mentre se x < 0 (quindi a sinistra e arbitrariamente vicino all’origine) allora f (x) < 0. Lagrange e Cauchy. ￿ . il teorema pi` u (direttamente) utile ` quello di Lagrange. b]. perch´ altrimenti il valore massimo e e e il valore minimo di f coinciderebbero. Poich´ in ξ la funzione ` certamente derivabile. e e Supponiamo allora che f non sia costante. b). xm ∈ [a. b] → R e supponiamo che f sia derivabile in tutto l’intervallo aperto ￿ ￿ (a. Dimostrazione. Sia ξ l’estremo di f che sta in (a. b) e che inoltre esistano f+ (a) e f− (b). il massimo e il minimo (assoluti) di f . u a Teorema 3. Se f (a) = f (b). pi` ancora. (12) Il teorema di Fermat pu` essere formulato dicendo che se x0 ` un punto di estremo o e relativo per f ed esiste f ￿ (x0 ). allora esso ` un punto critico per f . Sia f : [a. (13) Sia f : [a. rispettivamente.

Ma ￿ ￿ f (b) − f (a) f ￿ (x) ￿ ϕ (x) = det . Inoltre e ϕ(a) = (f (b) − f (a))g(a) − f (a)(g(b) − g(a)) = f (b)g(a) − f (a)g(b) ϕ(b) = (f (b) − f (a))g(b) − f (b)(g(b) − g(a)) = −f (a)g(b) + f (b)g(a). ￿ Teorema 3. b). b] e derivabile in (a. Sia f : [a. Siano f. . Ne segue che ϕ soddisfa le ipotesi del teorema di Rolle. b] → R continue in [a. g(b) − g(a) g ￿ (x) il che prova l’asserto. essa ` continua in [a. g(b) − g(a) g(x) ￿ In quanto combinazione lineare di funzioni continue in [a.6 (Lagrange). b) tale che f (b) − f (a) = f ￿ (ξ)(b − a).5 (Cauchy). b). e Teorema 3. b) tale che ϕ￿ (ξ) = 0. e quindi ϕ(a) = ϕ(b). Allora esiste ξ ∈ (a. ve ne ` una orizzontale. e dunque esiste ξ ∈ (a. Sia ￿ f (b) − f (a) f (x) ϕ(x) = det . g : [a. b). b). b] e derivabile in (a. Allora esiste ξ ∈ (a. b] e derivabili in (a. b) tale che ￿ ￿ f (b) − f (a) f ￿ (ξ) =0 det g(b) − g(a) g ￿ (ξ) Dimostrazione. b] e derivabili in (a. b] → R continua in [a.174 Analisi Matematica 1 L’interpretazione geometrica del teorema di Rolle ` illustrata nella figura seguente: e se f assume gli stessi valori agli estremi e se esiste la retta tangente in ogni punto.

b) in quanto i rapporti incrementali sono tutti nulli. x) e a tale che f (x) − f (a) = f ￿ (ξ)(x − a) = 0 e dunque f (x) = f (a).7. Sia f : [a. Allora f ` costante in [a. b−a 1 ￿ L’interpretazione geometrica del teorema di Lagrange ` del tutto simile a quella del e teorema di Rolle. Sia g(x) = x. l’asserzione geometrica ` analoga a quella del teorema di Rolle. b). Poich´ f e e ` continua in [a. anzi. b] → R continua in [a. b] f assume lo stesso valore. f (ξ))) parallela alla retta che congiunge i punti (a. b] se e solo se f ￿ (x) = 0 per ogni x ∈ (a. f (b)). b] e derivabile in (a. Applicando il Teorema di Cauchy ad f e g si ottiene la tesi. in quanto ￿ ￿ f (b) − f (a) f ￿ (ξ) 0 = det = f (b) − f (a) − f ￿ (ξ)(b − a). assumiamo f ￿ (x) = 0 per ogni x ∈ (a. f (a)) e (b. b]. Sapiamo gi` che se f ` costante in [a. o ￿ Corollario 3. b] e derivabile in (a. una funzione certamente continua in [a. e . b]. e Dimostrazione. Quindi. b). b). cio` x ∈ (a. riscrivendo la tesi del teorema di Lagrange nella forma f (b) − f (a) = f ￿ (ξ) b−a si deduce l’esistenza di una retta tangente al grafico (quella nel punto (ξ. Per provare il viceversa. Perci` in tutti i punti di [a. per il teorema di Lagrange esister` ξ ∈ (a.Calcolo differenziale 175 Dimostrazione. ma “inclinata”. x). si pu` ben affermare che quest’ultima ne sia un caso particolare. b) e prendiamo x ￿= a. o Infatti. allora f ￿ (x) = 0 per ogni a e x ∈ (a. x] e derivabile in (a.

1] f (x) = 2 se x ∈ [2.7 pu` essere esteso da intervalli limitati a intervalli illimitati. e (15) Il Corollario 3. ossia in J = (1. b).176 Analisi Matematica 1 Esempi. 1] ∪ [2. oso servando che se ad esempio una funzione f : (c. Se ne deduce l’interessante formula π 1 − arctan x = arctan 2 x vera per x ∈ (0. Per un esempio interessante. +∞).8. 3). b] e derivabile in (a.96) Corollario 3. b) con a > c e e quindi ` costante in ogni sottointervallo del tipo [a. +∞). +∞) → R ha derivata identicamente nulla. e ha derivata nulla in J ma non ` affatto costante. 1 + x2 1 + (1/x)2 x f (x) = arctan x + arctan Allora f ` costante in (0. Che formula si ottiene in (−∞. b]. b]. 0)? (3. Ad esempio. allora f ` strettamente decrescente in [a. (i) Se f ￿ (x) > 0 per ogni x ∈ (a. e ￿ (ii) se f (x) < 0 per ogni x ∈ (a. 3] ` continua in I = [0. allora essa ` in particolare nulla su ogni sottointervallo del tipo (a. 3] e derivabile all’interno di I . Calcolando la derivata si ha ￿ ￿ 1 1 1 ￿ f (x) = + · − 2 = 0. ove ` certamente derivabile in quanto somma di composte di funzioni e derivabili. Sia f : [a. allora f ` strettamente crescente in [a. si consideri la funzione 1 x defnita su R\{0}. e e ad esempio f (1) = arctan 1 + arctan 1 = π/2. la funzione ￿ 1 se x ∈ [0. e . b). b] → R continua in [a. +∞) e tale costante ` il valore di f in qualsiasi punto x > 0. (14) Si noti bene che nel precedente corollario ` essenziale che la funzione sia definita e su un intervallo. b]. 2) ∪ (2. Essa ` dunque costante in e e (a. b).

(i) f ￿ (x) ≥ 0 per ogni x ∈ (a. Dividendo per h ed osservando che le precedenti diseguaglianze mantengono il verso per h > 0 e lo invertono per h < 0. E invece vero che le “versioni e deboli” di monotonia e positivit` sono equivalenti. b) e per ipotesi ￿ ≥ 0 se h > 0 f (x + h) − f (x) ` e ≤ 0 se h < 0. a Corollario 3. ` Esssa ` strettamente crescente in [−1. . Evidentemente. b] e derivabile in (a. ￿ Esempi. ma non possiamo affatto inferire che f ￿ (x) > 0. La versione che interessa a noi ` la seguente: e e Corollario 3. b]. e ￿ (ii) f (x) ≤ 0 per ogni x ∈ (a. 1] → R definita da f (x) = x3 . ￿ Si deve quindi interpretare cum granu salis il corollario precedente: se abbiamo una funzione strettamente crescente in un intervallo chiuso (quindi in particolare non decrescente). x2 ] e derivabile in (x1 . b) se e solo se f ` non crescente in [a.9. f ` e continua in [x1 . x2 ). Passando al limite per h → 0 si ha f ￿ (x) ≥ 0. e quindi per il teorema di Lagrange esiste ξ ∈ (x1 .9. come visto nell’Esempio 16. ` strettamente o e ￿ crescente. Viceversa. Si consideri f : [−1. x2 ∈ [a. b] e si supponga x1 < x2 . b) allora e f ` non decrescente in [a. b) → R derivabile in (a. b). ll membro destro di questa uguaglianza ` positivo per l’ipotesi su f ￿ e per la scelta di e x1 e x2 . x + h ∈ (a. come desiderato. x2 ) tale che f (x2 ) − f (x1 ) = f ￿ (ξ)(x2 − x1 ). ossia non si pu` dire che se f . b). Per dimostrare che se f ￿ (x) ≥ 0 per ogni x ∈ (a. nel senso del corollario che segue. b]. possiamo dedurre che f ￿ (x) ≥ 0 nell’intervallo aperto. ci limitiamo a (i). Per h ￿= 0 sufficientemente piccolo in valore assoluto. la dimostrazione di (ii) ` del tutto analoga e viene e lasciata per esercizio. b] si ragiona come nella dimostrazione e del Corollario 3. allora f (x) > 0 in (a. Al solito. 1] ma f ￿ (0) = 0. b) se e solo se f ` non decrescente in [a. allora f ￿ assume tutti i valori compresi tra f ￿ (ξ) ed f ￿ (η).Calcolo differenziale 177 Dimostrazione. Esso si enuncia alle volte dicendo che l’immagine di un intervallo mediante una derivata ` un intervallo. e Dimostrazione. b). b] → R continua in [a. Sia f : [a. Quindi f (x2 ) > f (x1 ) e si ha la tesi. b). Passiamo ora ad un corollario del teorema di Rolle e del Corollario 3. indipendentemente dal segno. noto come teorema di Darboux. supposta continua in [a. si ottiene f (x + h) − f (x) ≥0 h per ogni h ￿= 0 sufficientemente piccolo in valore assolto. Siano x1 . supponiamo f non decrescente e prendiamo x ∈ (a.10 (Darboux). b] e derivabile in (a. Dimostriamo (i). Sia f : (a. (16) Le implicazioni del precedente corollario non possono essere invertite. b). Se ξ ed η sono due punti di (a.8. b). e derivabile al suo interno.

certamente ben definita e derivabile in tutto (a. daremo l’enunciato in un solo caso. g ￿ (x) finito o infinito3. b). β) tale che 0 = g ￿ (c) = f ￿ (c) − λ. g ￿ (ξ) = f ￿ (ξ) − λ < 0 mentre g ￿ (η) = f ￿ (η) − λ > 0. e Concludiamo il capitolo con gli importanti teoremi di de l’Hˆpital e le loro cono seguenze. essa non ` iniettiva e e e e dunque esistono due punti α < β in I tali che g(α) = g(β). Per semplicit`. cio` a salto. l’esistenza del secondo limite ci permette di dedurre che anche il primo esiste e che essi sono uguali. sia o g (x) ￿= 0 per ogni x ∈ (a.178 Analisi Matematica 1 Dimostrazione. Se (i) entrambe f e g sono infinitesime per x → a+ . b). g : (a. come si voleva.11 (de l’Hˆpital). b) → R derivabili in (a. la o sua derivata non potrebbe cambiare segno.9 che g non pu` essere monotona nell’intervallo chiuso I di estremi ξ ed η : se lo fosse. invitando il lettore a produrre gli a enunciati nei casi rimanenti. oppure (ii) g diverge per x → a+ . Dobbiamo provare che esiste un punto c ∈ (a. x→p allora esiste anche il limite lim (f (x)/g(x)) e si ha f (x) = ￿. Si consideri la funzione g(x) = f (x) − λx. Siano f. x→p g ￿ (x) lim Sotto opportune ipotesi. b) tale che f ￿ (c) = λ. sapendo calcolare piuttosto f ￿ (x) . x→p g(x) lim qualora si presentino come forme indeterminate. . Se f ￿ (ξ) = f ￿ (η) non c’` nulla da dimostrare. Supponiamo allora e ￿ ￿ per esempio f (ξ) < f (η) e prendiamo λ tale che f ￿ (ξ) < λ < f ￿ (η). β] e ne consegue l’esistenza di un punto c ∈ (α. nel senso che enunciati analoghi valgono in tutte le situazioni possibili. Segue dal Corollario 3. b) e supponiamo che esista ￿ x→a lim+ f ￿ (x) = ￿. ossia se p ∈ R oppure p = ±∞ oppure ancora se p ∈ R ma x → p+ e ovvero x → p− . Essi riguardano la possibilit` di calcolare limiti del tipo a f (x) . Perci` g soddisfa le o ipotesi del teorema di Rolle in [α. x→p g(x) lim 3Ossia ￿ ∈ R ∪ {±∞} . ￿ Dal risultato precedente si deduce che una derivata non pu` avere discontinuit` di o a prima specie. Teorema 3. La natura del punto p e del processo di limite non ` importante. Per ipotesi. Poich´ g ` continua.

a + δ) risulta ￿ ￿ ￿ f (y) ￿ ￿ − ￿￿ < ε. non si deve dimenticare l’ipotesi fondamentale g ￿ ￿= 0 vicino al punto in cui si calcola il limite. 2 g (ξ) 2 Presi ora x. 2 g(x) − g(y) g (ξ) 2 Passando al limite per x → a+ . Infatti. per il teorema di Cauchy esister` ξ ∈ (x. Siccome f ￿ (ξ)/g ￿ (ξ) → ￿. si ha la tesi. essa sar` o positiva o negativa e quindi g sar` a a strettamente monotona in (a. si ha ￿− ε f (y) ε ≤ ≤￿+ 2 g(y) 2 per ogni y ∈ (a. Infine. e anche quando queste espressioni siano correttamente interpretate. allora ￿− ε f ￿ (ξ) ε < ￿ <￿+ .Calcolo differenziale 179 Dimostrazione. (17) Supponiamo di voler calcolare ex − 1 + log(1 − x) . in quanto per ogni ε > 0 abbiamo trovato δ > 0 tale che per ogni y ∈ (a. a la monotonia di g ` stata implicitamente usata nella dimostrazione: quando si applica e il teorema di Cauchy si divide per g(x) − g(y) che non ` nullo per x e y vicini ad a. esiste δ > 0 tale che se a < ξ < a + δ . siccome la derivata di g non si annulla. siccome f e g sono entrambe infinitesime. La derivata del denominatore ` e e lim d (tan x − x) = 1 + (tan x)2 − 1 = (tan x)2 dx . 0 ∞ Le virgolette sono naturalmente d’obbligo. b). ￿ Le ipotesi (i) e (ii) si riassumono in gergo dicendo che il teorema di de l’Hˆpital o vale nei casi 0 “qualunque cosa” oppure . Ma allora g pu` annullarsi al pi` una volta in tale o u intervallo e quindi per x abbastanza vicino ad a certamente si avr` g(x) ￿= 0. Il lettore attento avr` notato che questa ipotesi di a + fatto implica la sensatezza del limite per x → a del rapporto f (x)/g(x). x→0 tan x − x che ` una forma indeterminata del tipo “zero su zero”. y con a < x < y < a + δ . Per definizione di limite. Il lettore curioso pu` trovare la dimostrazione dei casi restanti in [R]. e Esempi. Ci limitiamo a dimostrare il teorema nel caso (i) e nelle ipotesi in cui ￿ ∈ R. a + δ). o Sia ε > 0. y) tale a che f (x) − f (y) f ￿ (ξ) ε ε ￿− < = ￿ <￿+ . ￿ g(y) ￿ visto che ￿ − ε < ￿ − ε/2 e anche ￿ + ε/2 < ￿ + ε.

Possiamo quindi provare ad applicare il teorema di de l’Hˆpital una prima volta. Prima di e procedere ad applicare nuovamente il teorema. u (19) Viceversa. possiamo dedurre che o (ex (1 − x) − 1) 1 =− 2 x→0 (sin x) 2 lim e quindi che il limite in (3. infatti. d (tan x)2 1−x (sin x)2 (tan x − x) dx Anche questo rapporto ` una forma indeterminata del tipo “zero su zero”. Conviene dunque se possibile (e nel nostro caso lo abbiamo fatto) scrivere la funzione come il prodotto di un termine convergente e di un altro che contiene la forma indeterminata.180 Analisi Matematica 1 e non si annulla in un intorno bucato dell’origine. Quindi. d log x dx d α x dx log x = 0. per x → +∞. per il teorema di de l’Hˆpital.98) In effetti. che nel nostro caso ` e (cos x)2 . . il limite iniziale vale −1/2. ossia possiamo calcolare il rapporto tra le o derivate. = 1/x 1 = →0 α−1 αx αxα e per il teorema di de l’Hˆpital si conclude.99) ex = +∞.97) d dx 1 ex − 1−x (ex − 1 + log(1 − x)) (cos x)2 (ex (1 − x) − 1) = = . x→+∞ xα lim α > 0. Siccome d (ex (1 − x) − dx d (sin x)2 dx 1) −xex 1 x ex 1 = =− →− 2 sin x cos x 2 sin x cos x 2 per x → 0. x→+∞ xα lim α > 0. il logaritmo diverge o pi` lentamente di qualunque potenza del suo argomento. Il termine convergente. ottenendo: (3. per x → +∞. nuovamente per il teorema di de l’Hˆpital. possiamo provare ad analizzarla calcolando ancora il rapporto tra le derivate. l’esponenziale diverge pi` rapidmente di qualunque u potenza del suo argomento: (3. o siccome d (sin x)2 = 2 sin x cos x dx non si annulla in un intorno bucato dell’origine. o (18) Dimostriamo ora il limite notevole (3. 1−x pu` essere escluso dai calcoli successivi.97) vale anch’esso −1/2. Ma allora. osserviamo che esso comporta il calcolo di diverse derivate. Per quanto riguarda la forma indeterminata.

abbiamo a che fare con una forma indeterminata del tipo “infinito su infinito” e calcolando il rapporto delle derivate una prima volta si ha: d x e dx d α x dx = ex . In questo caso. Questa osservazione ci e mostra peraltro che il limite (3. e ossia in ogni semiretta del tipo (a. un esempio nel quale il teorema non si pu` applicare. Se infatti (3. n + 1]. Venendo alla dimostrazione. α(α − 1)xα−2 Se α − 2 ≤ 0. . lo ` a maggior ragione per e e ogni esponente maggiore di 1. ε > 0. d log x dx d −ε x dx = da cui segue (3. altrimenti si ha ancora una forma indeterminata del tipo “infinito su infinito” e calcolando nuovamente il rapporto delle derivate si ottiene ex . Dunque il rapporto tra le derivate non pu` o neppure essere preso in esame. tale rapporto diverge a +∞. altrimenti si itera il procedimento. L’aspetto interessante ` che si u e pu` prendere ε arbitrariamente piccolo. o lim xε log x = 0. x→+∞ x + sin x La derivata del denominatore ` infatti 1 − cos x e si annulla in ogni “intorno di +∞”.100) per il teorema di de l’Hˆpital. x che ` una forma indeterminata del tipo “infinito su infinito”. o 1/x 1 = − xε → 0. cio` e (3. e non nel considerare valori grandi (ad esempio o maggiori di 1) di ε. e . D’altra parte per` o 1− x − sin x = x + sin x 1+ sin x x sin x x →1 in quanto sin x ` limitata e 1/x infinitesima per x → +∞. Si consideri il limite o x − sin x lim . esso diverge a +∞. La tesi segue evidentemente dal teorema di de l’Hˆpital.100) dice in realt` che il logaritmo diverge (negativaa mente) pi` lentamente di ogni potenza negativa di x. Siccome esister` a un intero non negativo n per il quale α ∈ (n. −ε−1 −εx ε (21) Infine. αxα−1 Se α − 1 ≤ 0. (α − n)xα−(n+1) (20) Un altro limite notevole interessante riguarda il comportamento del logaritmo per x → 0+ .100) ` vera per ε = 1.100) x→0+ in quanto α − (n + 1) ≤ 0. +∞). dobbiamo prima osservare che log x xε log x = −ε . calcolando il rapporto delle derivate n + 1 volte si perviene a ex → +∞ α(α − 1)(α − 1) .Calcolo differenziale 181 In effetti. .

1).182 Analisi Matematica 1 4. e di un resto R1 (x). la funzione costante uguale ad uno. E del tutto evidente che quest’ultimo rappresenta un’approssimazione molto migliore di f nelle vicinanze di (0.73). ed infine il polinomio di secondo grado p2 (x) = 1 − 2 x2 . u e La funzione f ` espressa. 1). vicino al punto x0 . come chiarito dalla formula (1. Un esempio molto semplice si ottiene guardando la sovrapposizione dei grafici delle funzioni f (x) = cos x. e ossia mediante polinomi di secondo grado. esso ` la migliore approssimazione del secondo ordine di f in (0. anticipiamo che la differenza tra f e p2 sar` un resto a a R2 che andr` a zero di ordine superiore al secondo. a L’idea di sviluppare una funzione localmente intorno ad un punto con polinomi di grado via via pi` alto conduce infine al concetto di serie di potenze. Come vedremo. ossia la tecnica di approssimazione locale di una funzione (sufficientemente regolare) mediante polinomi. Di R1 (x) sappiamo che esso ` tanto e pi` piccolo quanto pi` x ` vicino ad x0 . mediante il quale u . La formulazione geometrica delle affermazioni precedenti consiste nel dire che la retta tangente al grafico di f approssima molto bene il grafico stesso nelle vicinanze del punto di contatto (x0 . o un polinomio di grado ancora superiore. che ne ` la linearizzazione e 1 ` nel punto (0. ossia se esista E ad esempio una parabola che passa per (x0 . Il senso da attribuire a questa affermazione sar` chiarito in tutti i dettagli. e e ` del tutto naturale chiedersi se si possa fare di meglio mediante curve. o magari una cubica. 1). Sviluppi di Taylor In questa sezione ci addentriamo in uno dei temi centrali dell’analisi.74). Il pi` semplice esempio che illustra l’idea generale ` fornito dalla formula (1. Quest’ultimo fatto ` contenuto nel Teorema 1. come la somma di una parte lineare. secondo il quale la e linearizzazione di f in x0 .3. ` la retta il cui coefficiente angolare d ` la derivata f ￿ (x0 ). cio` la migliore approssimazione lineare possibile in quel e punto. e ossia x ￿→ f (x0 ) + d(x − x0 ). esso tende a zero per x → x0 e vi tende pi` u u e u velocemente di quanto x tenda ad x0 . f (x0 )) ed il cui grafico si adatti a quello di f in modo da approssimarlo in modo ancora migliore di quanto non lo approssimi la retta tangente. f (x0 )) tra la retta stessa ed il grafico: essa ` anzi la migliore approssimazione e lineare possibile.

la derivata n-esima della derivata m-esima sar` la derivata (n + m)-esima. . derivata terza e cos` via. . Si potr` quindi considerare la derivata (f ￿ )￿ (x) a in ogni punto x ∈ (a. poniamo f (k) (x) = (4. . . e per molte altre buone ragioni.1. dk f (x). a Essa si chiama la derivata (prima) di f in (a. 4. dxk ed in modo pi` chiaro quando l’ordine diventa elevato u f (k) (x). 1−x che. Allora ad ogni punto x di tale intervallo possiamo associare il numero reale f ￿ (x) ed abbiamo pertanto la funzione x ￿→ f ￿ (x) cui abbiamo gi` implicitamente fatto riferimento in precedenza. b). 2! 4! 1 = 1 + x + x2 + x3 + x4 + . Chiaramente. . come ad esempio D(Dk f )(x) = Dk+1 f (x). Derivate di ordine superiore al primo. Per ragioni di coerenza notazionale che saranno chiare nel seguito.101) f (0) (x0 ) = f (x0 ). 2 3 1 2 1 3 ex = 1 + x + x + x + . Scriveremo pertanto ￿￿ (2) f ￿￿ (x). . ı Supponiamo che f : (a. def Dk f (x). ammesso a che esista. oltre ad avere profonde implicazioni teoriche. 2 3! 1 3 1 5 sin x = x − x + x + . in altre parole. . Varr` evidentemente la formula a d (k−1) f (x) dx e le altre simili formule che si possono ottenere utilizzando i simboli introdotti. f ￿￿￿ (x). come la derivata della derivata di ordine k − 1. . b). b) → R sia derivabile in tutti i punti di (a. Per formalizzare correttamente la nozione di approssimazione di ordine superiore. . consentono di effettuare rapidamente calcoli di precisione arbitraria. . (x). Nulla vieta di supporre che anche f ￿ sia a sua volta derivabile in (a. b). essa si denota solitamente con uno dei seguenti simboli: d2 f f (x). D2 f (x). .Calcolo differenziale 183 ` possibile dare un significato preciso a formule del tipo e 1 1 log(1 + x) = x − x2 + x3 + . 2 dx Si potr` quindi definire induttivamente la derivata di ordine k di una funzione. gli ordini di derivazione si a sommano. . 3! 5! 1 2 1 4 cos x = 1 − x + x + . ` e necessario introdurre le nozioni di derivata seconda. f (x). . b). . ossia la derivata seconda di f .

b) sar` denotato C k ((a. 0) ∪ (0. . 0). 1] f (x) = 0 se (−1. b)).1 (Classi di derivabilit`). ossia con derivate di ogni ordine in U . Inoltre. Iterando il ragionamento si perviene alla seguente nozione. se U ⊆ R ` un insieme a e aperto. Ovviamente f ` derivabile in (−1. l’insieme delle funzioni indefinitamente derivabili in U . (22) Esistono funzioni che sono derivabili in un intervallo ma che in esso non sono di classe C 1 . 1).103) C ∞ (U ) = k≥0 C 0 (U ) ⊃ C 1 (U ) ⊃ C 2 (U ) ⊃ . b). affinch´ esista f (x0 ) in un punto x0 ∈ (a. Esempi. per e x ∈ (0. 0]. b) se essa ` continua in (a. L’esempio standard o e ` il seguente: e ￿ ￿1￿ x2 sin x se x ∈ (0. si avr` dunque che sia f sia f sono continue in ogni punto di tale a intervallo. Definizione 4. 1) si ha ￿ ￿ ￿ ￿￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ 1 1 1 1 1 ￿ f (x) = 2x sin + x cos − 2 = 2x sin − cos x x x x x . b) se esistono tutte le derivate e f (n) di ordine n ≤ k di f in (a. b) ` necessario che f ￿ e e sia continua in un intorno aperto di x0 . e ￿1￿ ￿ ￿ x2 sin x f (x) − f (0) 1 = = x sin →0 x x x per x → 0. condizione necessaria affinch´ una funzione sia derivabile ` che essa e e ￿￿ sia continua. D’altra parte. Ci` significa che la derivata esiste ma non ` continua. Diremo inoltre che f ` di classe C 0 in (a. Alle volte la derivata di ordine k in x0 si denota anche dk f ￿ ￿ . b) e se esse sono ivi continue. ￿ C k (U ).184 Analisi Matematica 1 Ancora una osservazione sulle notazioni. b). Valgono a le inclusioni (4. Quindi f ￿ (0) e e esiste ed ` uguale a zero e banalmente f ￿ (x) = 0 per x ∈ (−1. in quanto x ￿→ x ` infinitesima e x ￿→ sin(1/x) ` limitata. Siano f : (a. Considerando se necessario un intervallo pi` u ￿ piccolo di (a. b) → R una funzione e k a un intero positivo. Diremo che f ` di classe C k in (a. In generale. ￿ dxk x=x0 Come sappiamo. l’insieme di tutte le funzioni ci classe C k su U sar` denotato C k (U ). L’insieme di tutte le funzioni e e k di classe C in (a.102) Si pone infine (4. . Quindi.

x x Ponendo t = 1/x. 1) ma la sua derivata non ` continua e e nell’origine. ossia (4.Calcolo differenziale 185 e questa non ha limite per x → 0 (il primo addendo ` infinitesimo e il secondo non e ammette limite). (23) Si pu` dimostrare facilmente che ciascuna delle inclusioni C k+1 (U ) ⊂ C k (U ) ` o e un’inclusione propria. i polinomi e le funzioni trigonometriche sono esempi di funzioni in C ∞ (R). si ha t → +∞ per x → 0+ . o o Si noti che per x ￿= 0 si ha −2 f ￿ (x) = 2x−3 e−x per ogni k ≥ 0. di grande importanza in analisi. ed il rapporto diviene t 2 te−t = t2 e che per t → +∞ ` infinitesimo. che sono tutte uguali a zero. Quindi f+ (0) = 0 e similmente per la derivata sinistra. ossia non vale mai il segno di uguaglianza tra due classi distinte di derivabilit`. Quindi f ` derivabile in (−1. La funzione esponenziale.104) f (x) = 0 se x = 0. contiene in effetti moltissimi elementi. perci` f ￿ (0) = 0. come si verifica facilmente ad esempio con il Teorema di e ￿ de l’Hˆpital. Ci limitiamo ad indicare le ragioni per le quali f ammette derivate di qualunque ordine nell’origine. .105) f (k) (0) = 0 Esaminiamo il rapporto incrementale destro nell’origine: f (x) − f (0) 1 2 = e−1/x . a (24) La classe C ∞ (U ). qualunque sia l’aperto (non vuoto) U . Prendiamo per esempio U = R. (25) Un classico ed importante esempio di funzione in C ∞ (R) ` la funzione e ￿ 2 e−1/x se x ￿= 0 (4.

pur essendo diversa da zero in tutti i punti x ￿= 0. La o e stessa forma avr` pertanto il rapporto incrementale di f k (x) ed applicando il Teorema a di de l’Hˆpital si vede che tale rapporto ` infinitesimo. ` necessario che f e g abbiano entrambe almeno n derivate in x0 ma e potrebbero averne di pi`.2. . la derivata −2 di ordine k di f per x ￿= 0 ` esprimibile nella forma R(x)e−x . Siamo ora in grado di esprimere in modo quantitativamente preciso il fatto che due funzioni sono “indistinguibili” ad una certa scala o ordine. Polinomi di Taylor. g : (a. Diremo che esse hanno ordine di contatto n in x0 se i loro valori coincidono in x0 . u Dalla definizione dovrebbe essere chiaro che se f ` derivabile in x0 allora essa e la e sua linearizzazione in x0 hanno ordine di contatto uno in tal punto. f. in cui il denominatore si annulla nell’origine (in effetti si pu` provare che R(x) = P (1/x). ossia un rapporto di polinomi. In generale. Esempi. b) → R e supponiamo che f e g abbiano (almeno) n derivate in x0 ∈ (a. a Definizione 4.. dove P ` un polinomio). 4. b).186 Analisi Matematica 1 −2 e quindi il rapporto incrementale di f ￿ nell’origine ` 2x−4 e−x .. Considerazioni del e tutto analoghe alle precedenti mostrano che anche f ￿￿ (0) = 0.2 (Ordine di contatto). ossia se f (x0 ) = g (x0 ) per 0 ≤ k ≤ n.. Siano n > 0 un intero. . Un modo informale ma efficace o e per esprimere quanto appena provato ` dire che f si “appiattisce di ordine infinito” e nell’origine. dove R(x) ` una e e funzione razionale.. f e g hanno ordine di contatto n in x0 se e solo se f (x0 ) = g(x0 ) f ￿ (x0 ) = g ￿ (x0 ) f ￿￿ (x0 ) = g ￿￿ (x0 ) . cos` come tutte le ı (k) (k) derivate fino all’ordine n. Per maggiore chiarezza. Nel seguito della sezione questa affermazione verr` chiarita meglio. f (n) (x0 ) = g (n) (x0 ). Evidentemente.

Consideriamo il monomio ak mk (x) = (x − x0 )k . Ad esempio.Calcolo differenziale 187 (26) Consideriamo f (x) = cos x. f. x2 /2 si annulla nell’origine ed anche la sua derivata x. pur essendo diverse l’una dall’altra in ogni punto x ￿= 0. si avr` f (n) (0) = 1 per ogni intero n ≥ 0. g(x) = 1 − 1 x2 e prendiamo x0 = 0. ossia queste due funzioni hanno derivate di ogni ordine coincidenti nell’origine. g ∈ C (R). k! . Ma allora pn ed ex hanno ordine di contatto esattamente n (e non pi` di n) nell’origine. Analogo fenomeno accade per ogni n. 2 (28) Consideriamo la funzione esponenziale f (x) = ex in un intorno dell’origine. f (3) (0) = sin(0) = 0 f (4) (0) = cos(0) = 1 Quindi f e g hanno ordine di contatto 3 (quindi anche 2) nell’origine. Come gi` a 2 ∞ osservato. cio` esse hanno derivate di ogni ordine in ogni punto. ma non hanno ordine di contatto 4. (27) L’esempio (25) mostra che la funzione e−1/x (prolungata per continuit` a zero a nell’origine) ha ordine di contatto arbitrariamente alto con la funzione identicamente zero. possiamo osservare che ` facile costruire una e funzione la cui derivata di ordine k abbia un preassegnato valore ak in x0 e le cui altre derivate siano tutte nulle i tal punto. le e prime quattro derivate nell’origine sono: f (0) = 1 f (2) (0) = − cos(0) = −1 f (0) = − sin(0) = 0 ￿ g(0) = 1 g ￿ (0) = 0 g (2) (0) = −1 g (3) (0) = 0 g (4) (0) = 0. E un semplicissimo esercizio mostrare che ￿ 0 se k ￿= n g (k) (0) = 1 se k = n. Da questo fatto segue che il polinomio di grado n 1 1 1 pn (x) = 1 + x + x2 + x3 + · · · + xn 2! 3! n! soddisfa ￿ 1 se k ≤ n p(k) (0) = n 0 se k > n. Siccome f (n) (x) = f (x) = ex per ogni n ≥ 0. come si pu` facilmente vedere o ricordando le regole di derivazione delle potenze. in quanto le derivate quarte non coincidono nell’origine. e e Ispirandoci all’esempio precedente. u in quanto tutte le derivate fino alla n-esima coincidono. a 1 n ` Consideriamo poi il monomio g(x) = n! x . le derivate di ordine n + 1 nell’origine sono invece diverse: una ` zero e l’altra ` 1. la derivata seconda vale identicamente 1 (quindi anche nell’origine) e tutte le derivate successive sono oviamente zero.

. Siano f (a.106) soddisfa (4. . . . ￿ La Proposizione 4. La verifica che il polinomio (4. Il polinomio (4. come volevasi. Esso ` inoltre l’unico polinomio di grado n con tale propriet`. . e bisogna che bk = ak per k = 1.3. a1 . . come si pu` dimostrare per induzione sull’intero k . risulta n ￿ bk k=0 k! (x − x0 )k . . In formule: ￿ 0 se j ￿= k (j) mk (x0 ) = ak se j = k. b1 . . esso si dice il polinomio di McLaurin di grado n di f .4 (Polinomio di Taylor). Supponiamo che f ammetta (almeno) n derivate in x0 . si pu` ottenere un polinomio o le cui derivate in x0 abbiano tutte valori preassegnati. esso pu` essere scritto nella forma o qn (x) = Per quanto appena visto. ed ` una conseguenza della discussione appena svolta.107) p(k) (x0 ) = n ￿ 0 ak se k > n se k ≤ n. e a Dimostrazione.108) pn (x) = n ￿ f (k) (x0 ) k=0 k! (x − x0 )k .3 dice in realt` che ` facile costruire un polinomio che abbia a e l’ordine di contatto che desideriamo con un’assegnata funzione in un dato punto.107). Se x0 = 0. an . sia e a Qn un polinomio di grado n. . .107) ` lasciata al e lettore.188 Analisi Matematica 1 Le sue derivate in x0 sono tutte nulle. b). Scegliendo opportunamente le costanti b0 . Se ne deduce quindi che sommando o un certo numero di monomi di tal sorta (di gradi diversi). . Esiste allora uno ed un solo polinomio di grado n che ha ordine di contatto n con f in x0 . n. tranne la k -esima che vale ak . . bn .106) pn (x) = n ￿ ak k=0 k! (x − x0 )k ha in x0 derivate a0 . . a1 . . . b) → R ed x0 ∈ (a. . Ma allora qn = pn . Esso si chiama il polinomio di Taylor di f di grado n in x0 . Se quindi qn soddisfa anch’esso la formula (4. an . . ossia (4. (k) qn (x0 ) = ￿ 0 bk se k > n se k ≤ n. Quanto all’unicit`. se cio` ha in x0 derivate a0 . Teorema 4. Proposizione 4. ed ` definito dalla formula e (4.

3! 5! 7! 9! (2n + 1)! . scriveremo pn (x). Se sar` necessario mettere in evidenza e a il grado. La tabella mostra un’evidente periodicit`: il comportamento delle derivate si ripete a ogni quattro ordini. (31) Un metodo efficace per calcolare ordinatamente il polinomio di Taylor di una data funzione ` di realizzare una tabella.. dal grado n e dal punto x0 . In particolare.. n 0 1 2 3 4 5 f (n) (x) sin x cos x − sin x − cos x sin x . mentre la funzione ed il punto sono chiari dal contesto. similmente potremo scrivere p[f ] oppure pn [f ] qualora qualche parametro debba essere evidenziato e gli altri siano chiari. Esempi. un polinomio di tal grado e con tali derivate ` unico. osserviamo che tutte le derivate di ordine pari sono zero mentre le derivate di ordine dispari sono alternativamente 1 e −1. Infatti. 2! 3! n! (30) Il polinomio di McLaurin di grado n di un qualunque polinomio Pn di grado n ` il polinomio stesso... di cui vogliamo calcolare i polinomi di McLaurin. e ￿ Deve essere chiaro che un polinomio di Taylor dipende dalla funzione f .3. il polinomio di McLaurin di sin x di un grado qualsiasi conterr` solo potenze dispari a a segni alternati. che ` eccessivamente pesante. cio` Pn . Quindi.108) ` f (k) (x0 ) in e virt` della Proposizione 4. Per la stessa proposizione.109) p2n+1 [sin x] = x − 1 3 1 5 1 1 1 x + x − x7 + x9 + · · · + (−1)n x2n+1 . il polinomio di McLaurin di grado n di ex ` e pn [exp x] = 1 + x + 1 2 1 3 1 x + x + · · · + xn . Per essere precisi bisognerebbe quindi usare una notazione del tipo pn. Quindi pn ed f hanno u ordine di contatto n in x0 .Calcolo differenziale 189 Dimostrazione. La derivata k -esima del polinomio definito da (4. da cui l’asserto. = ck k!. (29) Da quanto visto nell’esempio (28). Illustriamo questo metodo applicandolo alla e funzione f (x) = sin x. se e e Pn (x) = allora (k) Pn (0) n ￿ k=0 ck xk .x0 [f ](x). e questo vale per 1 ≤ k ≤ n. f (n) (0) 0 1 0 −1 0 . ossia sar` del tipo a (4.

Si a .. l’ultimo termine che compare nel polinomio di McLaurin di grado ad esempio 4. (32) Utilizzando il metodo precedente per la funzione f (x) = cos x. Questa volta tutte le derivate di ordine dispari sono zero mentre le derivate di ordine pari sono alternativamente 1 e −1. 2! 4! 6! 8! (2n)! Considerzioni analoghe a quelle svolte per il polinomio di McLaurin della funzione seno mostrano che p2n [cos x] = p2n+1 [cos x] ed entrambi sono polinomi di grado 2n nel senso usuale del termine. si pu` e e u o dire che p2n+1 [sin x] = p2n+2 [sin x] ed entrambi sono polinomi di grado 2n + 1 nel senso usuale del termine.190 Analisi Matematica 1 Si guardi con attenzione l’ultimo termine: esso indica il segno giusto. ossia sar` del tipo a a (4. . A partire dalla derivata prima in poi... Quindi tale polinomio ` in effetti p4 (x) = x − 3! x3 . 1 che ` zero. 9 . il polinomio di McLaurin di cos x di un grado qualsiasi conterr` solo potenze pari a segni alternati. ossia per i dispari 2n + 1 con n pari. (33) Prendiamo ora f (x) = log(1 + x). i segni di u alternano e vale la formula f (k) (0) = ±(k − 1)! con il segno opposto alla parit`. Un’ultima osservazione: il polinomio di McLaurin di grado pari di sin x ` un polinomio e di grado dispari! Infatti. abbiamo n 0 1 2 3 4 5 f (n) (x) cos x − sin x − cos x sin x cos x . Quindi. Il segno positivo compare infatti per le potenze 1. La tabellina ` questa volta e n 0 1 2 3 4 5 6 f (n) (x) log(1 + x) (1 + x)−1 −(1 + x)−2 2(1 + x)−3 −3!(1 + x)−4 4!(1 + x)−5 −5!(1 + x)−6 f (n) (0) 0 1 −1 2 −3! 4! −5! d’interpretazione non pi` difficile. 5.110) p2n [cos x] = 1 − 1 1 1 2n 1 2 1 4 x + x − x6 + x8 + · · · + (−1)n x . ha come coefficiente di x4 il numero reale f (4) (0)/4!. . f (n) (0) 1 0 −1 0 1 .. Pi` in generale. per definizione. .

la dimostrazione ` lasciata per esercizio al lettore e Proposizione 4. Dimostriamo (4.113) per f ￿ . Siano f. b) esiste ξ e compreso tra x0 ed x tale che (4.113) per induzione su n. Se inoltre f ` derivabile (n + 1) volte in (a. riscrivendo il numeratore tenendo conto della Proposizione 4. Posto (4.113) x→x0 Rn (x) = f (x) − pn (x).72). allora f ￿ ne ha n e possiamo scrivere la formula (4.113) sia vera per ogni funzione con n derivate in x0 .3 ed anche Teorema 3. Se supponiamo che f ne abbia (n + 1). 2 3 4 5 n (34) La formula (4.6 (Sviluppo di Taylor).105) mostra che il polinomio di McLaurin (del prolungamento per 2 continuit`) della funzione e−1/x di qualunque grado ` la funzione identicamente nulla. 4. l’uguaglianza precedente diviene x→x0 lim d dx (f (x) − pn+1 [f ]) (x) = 0. Per n = 1 essa ` esattae mente (1.3. Dimostrazione. (x − x0 )n Si osservi che. cio` e x→x0 lim f ￿ (x) − pn [f ￿ ](x) = 0. β ∈ R. Rn (x) =0 (x − x0 )n lim (formula di Peano). Sviluppi di Taylor. b) e sia pn il suo polinomio di Taylor di grado n in x0 .114) Rn (x) = f (n+1) (ξ) (x − x0 )n+1 (n + 1)! (formula di Lagrange).5.112) si ha (4. Sia f : (a.111) 1 1 1 1 1 pn [log(1 + x)] = x − x2 + x3 − x4 + x5 + · · · + (−1)n+1 xn . b) \ {x0 }. b) → R derivabili n volte in x0 ∈ (a.6 a gradi pi` alti. b) → R derivabile n volte in x0 ∈ (a. a e Concludiamo questa sezione con una osservazione.5. Si ha allora: (i) pn [αf + βg] = αpn [f ] + βpn [g]. (ii) p￿n [f ] = pn−1 [f ￿ ].Calcolo differenziale 191 avr` dunque a (4. b) e siano α. che formalizziamo nella proposizione che segue. Il teorema che segue generalizza il Teorema 1. per ogni x ∈ (a. g : (a. Supponiamo ora che la formula (4. u Teorema 4. (x − x0 )n .

Evidentemente Le funzioni R e S soddisfano le ipotesi del Teorema di Cauchy nell’intervallo [x0 . . S(x) S (ξ1 ) S (ξ2 ) S (ξn+1 ) Ponendo ξ = ξn+1 . . S (n+1) (x) = (n + 1)!. Vale anche il viceversa: Proposizione 4. Poniamo per semplicit` R(x) = Rn (x). di quanto tenda a zero la potenza (x − x0 )n .114) assumendo x > x0 . il primo e l’ultimo membro dell’uguaglianza precedente forniscono f (x) − pn (x) = cio` la tesi.7. b) → R ha n derivate in x0 e P ` un polinomio di e grado minore o uguale a n tale che f (x) − P (x) lim = 0. Il caso x < x0 si dimostra in modo analogo. (f (x) − pn+1 [f ]) (x) = lim x→x0 (x − x0 )n+1 d dx d dx (f (x) − pn [f ]) (x) d (x − x0 )n+1 dx R(x) R￿ (ξ1 ) = ￿ . R(n+1) (x) = f (n+1) (x).192 Analisi Matematica 1 D’altra parte. Esiste perci` un punto ξ2 ∈ (x0 . ξ1 ) tale che o R￿ (ξ1 ) R￿￿ (ξ2 ) = ￿￿ . Esiste perci` un punto ξ1 ∈ (x0 . ξn+1 tali che e tali che x0 < ξn+1 < ξn < · · · < ξ2 < ξ1 R(x) R￿ (ξ1 ) R￿￿ (ξ2 ) R(n+1) (ξn+1 ) = ￿ = ￿￿ = · · · = (n+1) . le funzioni R￿ e S ￿ soddisfano le ipotesi del Teorema di Cauchy nell’intervallo [x0 . applicando il Teorema di de l’Hˆpital si ha o x→x0 lim (f (x) − pn+1 [f ]) (x) = 0. b) \ {x0 }. x) tale che o S(x0 ) = S ￿ (x0 ) = · · · = S (n) (x0 ) = 0. x→x0 (x − x0 )n . per x → x0 . (n + 1)! ￿ Il polinomio di Taylor approssima dunque f in un intorno di x0 con una precisione via via superiore al crescere del grado del polinomio. pi` rapidamente. S ￿ (ξ1 ) S (ξ2 ) Procedendo. e f (n+1) (ξ) (x − x0 )n+1 . nel senso che la differenza Rn tende a zero. Per definizione. x]. S(x) S (ξ1 ) Similmente. x→x0 (n + 1)(x − x0 )n che ` quanto serve per provare induttivamente la formula di Peano. ξ1 ]. Se f : (a. visto che pn ` il a e polinomio di Taylor di f di grado n. si perviene ad una sequenza di (n + 1) numeri ξ1 . e Dimostriamo la (4.113). . Poniamo ora S(x) = (x − x0 )n+1 . . u questo il senso della formula (4. si avr`: a = lim per ogni x ∈ (a. R(x0 ) = R￿ (x0 ) = · · · = R(n) (x0 ) = 0.

113) e l’ipotesi implicano che x→x0 lim pn (x) − P (x) pn (x) − f (x) f (x) − P (x) = lim + = 0. 9.Calcolo differenziale 193 allora P ` il polinomio di Taylor di grado n di f in x0 . che ` e e quanto si voleva provare. n n−1 (x − x0 ) (x − x0 ) x − x0 il che ` possibile se e solo se d0 = d1 = · · · = dn−1 = dn = 0. 15. x→x0 (x − x0 )n (x − x0 )n (x − x0 )n Se poniamo pn (x) − P (x) = d0 + d1 (x − x0 ) + · · · + dn (x − x0 )n . e Dimostrazione. Sia pn il polinomio di Taylor di grado n di f in x0 . ossia P (x) = pn (x). ￿ In figura sono riportati i polinomi di McLaurin del seno di grado n = 1. si ha dunque 0 = lim x→x0 d0 d1 dn−1 + + ··· + + dn . 5. La (4. .

ossia la “o”. pu` e o 2 benissimo capitare che siano vere entrambe le scritture f = o (x) e anche f = o (x ) per x → 0. permette in molti casi di svolgere il calcolo dei limiti con grande efficacia. Siano f. algebricamente equivalente a f = o · g . Diremo che f ` o-piccolo di g per x → x0 se e x→x0 lim f (x) =0 g(x) e in tal caso scriveremo f = o (g). Scrivere invece f = o · x2 a e simultaneamente f = o · x con la stessa lettera “o” ad indicare una funzione sarebbe scorretto (perch´ se ne dedurrebbe x = x2 ) ed usare due lettere diverse. L’affermazione matematica “f ` o-piccolo di g ” si e pu` parafrasare dicendo che “f tende a zero pi` rapidamente di g ”. b) → R. . ridondante. come vedremo. perch´ prima di aver compreso e e appieno l’uso del simbolo di Landau si ` indotti facilmente all’errore. Quindi il rapporto o u f /g dovr` essere piccolo in un intorno del punto in esame e questo suggerisce di utiliza zare la lettera graficamente pi` simile allo zero. g : (a.194 Analisi Matematica 1 4. ` molto utile introdurre una notazione inventata da Landau4. 1877–1938. Questa osservazione ` importante. x0 ∈ (a. Il simbolo o-piccolo. Per esprimere in modo operativamente snello la formula di Peano. in combinazione con gli sviluppi di Taylor. b) e g(x) ￿= 0 in un intorno bucato di x0 . Georg Landau. matematico tedesco. Ad esempio. Il simbolo “o-piccolo” di Landau. dove o indica una funzione infinitesima per x → x0 (e non nulla in un intorno di x0 ). allora a maggior ragione si avr` f /x = (f /x )x → 0. e Definizione 4.115) Essa evidenzia in quale misura valga l’approssimazione locale di f mediante il suo polinomio di Taylor perch´ esprime il confronto tra la differenza f (x) − pn (x) e la e potenze intera e positiva (x − x0 )n . Anzi. che ovviamente ` falso. e Utilizzando il simbolo di Landau. se f /x2 → 0 per e 2 x → 0. la formula di Peano per una funzione f con n derivate in x0 diviene (4. Spieghiamo il senso del simbolo.8. La seguente 4Edmund f (x) = pn (x) + o ((x − x0 )n ) . Il concetto matematico che u si vuole sintetizzare potrebbe essere altrettanto bene espresso dalla scrittura f /g = o. Si usa invece la parentesi anzich´ il prodotto e perch´ ci` che si vuole evidenziare ` il comportamento di f rispetto a g e non l’esatto e o e valore del rapporto. senza implicare x = x2 .4.

un po’ sorprendentemente. (v) [o ((x − x0 )n )]m = o ((x − x0 )mn ). e La (iii). 5} = 1. Illustriamo le precedenti considerazioni e le propriet` algebriche appena enunciate a con alcuni esempi. Sia g : (a. e ı o (xn ) − o (xn ) = o (xn ) . (ii) ϕ(x)o (g) = o (g).115) e alla u (iii). si ha: (i) o (λg) = o (g). unitamente alla formula generale (4. cos x(1 − cos x) = o (x) λ(1 − cos x) = o (x) . (iv) o ((x − x0 )n ) o ((x − x0 )m ) = o ((x − x0 )n+m ). visto che min{1. mette in guardia da un possibile errore: in generale. Se n ed m sono interi non negativi. (viii) se f = o ((x − x0 )n ). per ogni ϕ : (a. in quanto il solito limite notevole del coseno implica che ￿ ￿ 1 − cos x 1 − cos x 1 =x → 0 · = 0. Per x → x0 .Calcolo differenziale 195 proposizione sintetizza le principali propriet` di tipo algebrico del simbolo.9 (L’algebra di o-piccolo). bens` . allora f = o ((x − x0 )m ) per ogni 0 ≤ m < n. abbiamo che per x → 0 (4. . Per illustrare questo aspetto. per ogni numero reale λ avremo per x → 0 che illustra (i). con n > 0. con p = min{n.110).116) 1 − cos x = o (x) . 2 x x 2 Per le stesse ragioni. Lo sviluppo di McLaurin del coseno. e Proposizione 4. per n = 2 implica che per x → 0 ￿ ￿ 1 1 − cos x = x2 + o x5 2 e poich´ dalla definizione si ha x2 /2 = o (x). b). Per quanto riguarda (ii). possono essere usate in sequenza per ottenere informazioni precise su somme di funzioni. la facile a dimostrazione ` un utile esercizio che viene lasciato al lettore. (vii) o [o ((x − x0 )n )] = o ((x − x0 )n ). x x (36) Una o pi` formule di McLaurin.116). ridimostriamo la (4. b) → R limitata in un intorno di x0 . ossia (4. (35) Dalla definizione. non ` vero che o (xn ) − o (xn ) = 0. la (iii) dice proprio che il membro destro e ` un o-piccolo di x. m}. ` ovvio che ad esempio per x → 0 e perch´ applicando la definizione si ha e ￿ ￿ cos x(1 − cos x) 1 − cos x = cos x → 0. b) → R una funzione non nulla in un intorno bucato di x0 ∈ (a. si ha inoltre: (iii) o ((x − x0 )n ) ± o ((x − x0 )m ) = o ((x − x0 )p ). (vi) (x − x0 )n o ((x − x0 )m ) = o ((x − x0 )n+m ). per ogni λ ∈ R \ {0}. nel caso n = m.

dalla (iii) si deduce che sicuramente sin x − x = o(1). si calcola: Infatti. usando (vi) si ha xo (x) = o (x2 ). 1−cos x = o (x). Per esempio. La (vii) pu` essere parafrasata e o dicendo: qualcosa che per x → x0 tende a zero pi` velocemente di qualcos’altro che vi u tende pi` velocemente di (x − x0 )n . mentre il viceversa ` palesemente e falso: come abbiamo gi` visto. visto che (x − x0 )n = (x − x0 )n−m → 0. la (viii) ` una conseguenza della (vii) perch´ se m < n. u ￿ 2￿ ￿ 2￿ x3 = o x . si pu` osservare che o ￿ x ￿2 e −1 (ex − 1)2 =x →0·1=0 x x oppure. Alla luce della formula (4. mentre (v) implica o (x)2 = o (x2 ). . come garantito da (iii). Ad esempio. (39) Infine. u u ￿ ￿ (ex − 1)2 = [x + o (x)]2 = x2 + 2xo (x) + o (x)2 = x2 + o x2 .196 Analisi Matematica 1 ma certamente x3 − 2x3 = −x3 ￿= 0. m (x − x0 ) Quindi se ad esempio f = o (x2 ) allora f = o (x). si pu` per` dimostrare molto di pi`. L’espressione o (xn ) − o (xn ) va infatti interpretata come la differenza tra due funzioni. a priori diverse.117) lim =− 3 x→0 x 6 (40) Vale la pena di osservare che l’affermazione “f ` infinitesima per x → x0 ” ` e e semplicemente f = o (1) per x → x0 . e per x → 0 abbiamo ￿ ￿ ￿ ￿ x3 = o x2 . ciascuna delle quali tende a zero pi` rapidamente di xn . sapendo che ex = 1 + x + o (x). sappiamo che per x → 0 si ha x = o(1) e anche sin x = o(1). e nessuna delle due ` migliorabile. Il significato di (iii) ` che il comportamento di e una somma (o differenza che sia) ` quello del “peggiore” degli addendi. mentre l’affermazione 1−cos x = o (x2 ) a ` falsa perch´ (1 − cos x)/x2 → 1/2 per x → 0. tende a zero pi` velocemente di (x − x0 )n .109).9. 2x3 = o x per x → 0. Ad esempio. ossia sin x − x = o (x2 ). Quindi. x4 = o x3 (37) Per provare e della differenza x3 − x4 possiamo dire che essa ` un o (x2 ). allora per x → x0 e e n m si ha (x − x0 ) = o ((x − x0 ) ). o o u Pi` precisamente ancora: u sin x − x 1 (4. e e (41) Gli sviluppi di Taylor consentono di ottenere informazioni molto pi` sofisticate u di quelle che discendono dalle semplici regole algebriche della Proposizione 4. La conclusione si trae applicando (iii) ancora una volta: o (x2 ) + o (x2 ) = o (x2 ). nel senso che nessuna delle due ` un o-piccolo di xn per qualche e e intero positivo n. (38) La (v) ` una conseguenza immediata di (iv). e (ex − 1)2 = o (x) per x → 0.

3 Se ne deduce che lim o ( x3 ) − 1 x3 + o (x3 ) − 1 + x3 ex − 1 + log(1 − x) 1 lim = lim 1 6 3 = lim 16 o(x3 ) = − . lo strumento a analitico. 3) x→0 x→0 x→0 tan x − x 2 x + o (x + 3 3 3 x (43) Il lettore attento avr` notato dall’esempio (42) che una volta espressa una forma a indeterminata del tipo “0/0” mediante gli sviluppi di McLaurin fino ad arrivare a axn + o (xn ) bxm + o (xm ) il limite per x → 0 ` presto calcolato: e  a/b se n = m  axn + o (xn ) (4. ossia lo sviluppo di Taylor. ossia ex − 1 + log(1 − x) . x→0 tan x − x Dagli sviluppi notevoli sappiamo che ￿ ￿ 1 1 e x − 1 = x + x2 + x3 + o x3 2 6 ￿ ￿ 1 2 1 3 log(1 − x) = −x − x − x + o x3 2 3 ￿ 3￿ 1 3 tan x − x = x + o x . La non esistenza del limite se n < m dipende dal fatto che la funzione in esame si comporta come (a/b)xn−m . Siccome ￿ ￿ 1 1 1 log(1 + y) = y − y 2 + y 3 − y 4 + o y 4 2 3 4 ￿ 4￿ 1 3 sin x = x − x + o x 3! . Siamo tentati di argomentare come segue.Calcolo differenziale 197 Infatti: ￿ ￿ 1 1 x − 3! x3 + o (x3 ) − x − 3! x3 + o (x3 ) sin x − x 1 o (x3 ) 1 = = =− + →− . u (42) Riprendiamo l’Esempio 17 della Sezione 3. Supponiamo di voler calcolare il polinomio di McLaurin di f (x) = log(1+sin x) di ordine ad esempio 4.5. fornisce informazioni molto pi` precise. 4.118) lim = 0 se n > m x→0 bxm + o (xm )  non esiste se n < m. ossia come una potenza negativa di x: essa diverger` a positivamente per x → 0+ e negativamente per x → 0− o viceversa. a seconda del segno di a/b. 3 3 3 3 x x x 6 x 6 Se quindi le regole algebriche sono di grande utilit` nelle manipolazioni. Composizione di sviluppi.

Denotato con P il polinomio di Taylor di grado n di f in x0 e con Q il polinomio di Taylor di grado m di g in y0 = f (x0 ). . b) → (c. sommando: ￿ ￿ ￿ 4￿ 1 2 1 4 ￿ 4￿ 1 3 log(1 + sin x) = x − x + o x − x − x +o x 3! 2 3 ￿ 3 ￿ 4 ￿￿ 1 ￿ 4 ￿ ￿￿ ￿ ￿ 1 + x + o x − x + o x4 + o x4 3 4 ￿ ￿ 1 2 1 3 1 4 = x − x + x − x + o x4 . come spiegato dal risultato che segue. 4 3! 3! ck (x − x0 )k . x− x +o x 3! 3! Quindi. 2 6 12 L’algebra di o-piccolo ` stata usata per avere espressioni con le potenze di x fino alla e quarta. (ii) g : (c. e u Teorema 4.198 Analisi Matematica 1 Ora. inglobando poi tutti i termini di ordine superiore in o (x4 ). Il ragionamento ` corretto. d) sia derivabile n volte in x0 . usando l’algebra di o-piccolo ￿ ￿ ￿2 ￿ ￿ ￿ ￿ 4￿ 2 ￿ 4 ￿2 1 3 1 3 1 3 2 =x + x + o x − 2x x x− x +o x 3! 3! 3! ￿ ￿ ￿ 4￿ ￿ ￿ 1 3 + 2xo x + 2 x o x4 3! ￿ 4￿ 1 = x2 − x4 + o x 3 e similmente ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ 4￿ ￿ ￿ ￿ 4￿ 3 ￿ 4￿ 4 1 3 1 3 3 =x +o x . Supponiamo che: (i) f : (a. x− x +o x = x4 + o x4 .10. e posto Q ◦ P (x) = il polinomio T (x) = n+m ￿ k=0 ponendo y = sin x si avr` allora: a ￿ ￿ 1 1 1 log(1 + sin x) = sin x − (sin x)2 + (sin x)3 − (sin x)4 + o (sin x)4 2 3 4 ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ 4￿ ￿ 4￿ 2 1 ￿ 4￿ 3 1 1 3 1 3 1 3 − x− x +o x + x− x +o x = x− x +o x 3! 2 3! 3 3! ￿￿ ￿ ￿4 ￿4 ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ 1 1 1 − x − x3 + o x4 + o x − x3 + o x4 . Includiamo la dimostrazione perch´ e e non ` facile reperirla nei libri di testo pi` comuni. µ ￿ k=0 ck (x − x0 )k . d) → R sia derivabile m volte in y0 = f (x0 ).

119). la . Supponiamo di voler calcolare il limite ￿ eλx − 1 + log(1 + x) lim x→0+ 1 − cos(λx) al variare di λ ∈ R. Mostriamo dapprima che (4. e Dimostrazione. applicando il Teorema di Lagrange. (44) Concludiamo con un esempio. il secondo tende ad una potenza non negativa di f ￿ (x0 ) ed il terzo ` infinitesimo e perch´ f ` continua in x0 . Per ogni altro valore di λ. Abbiamo e ee perci` provato la (4. ` il polinomio di Taylor di grado µ di g ◦ f in x0 .7 ci permette e di dire che esso ` il polinomio di Taylor di grado µ di g ◦ f in x0 . Osserviamo infine che o n+m ￿ g ◦ f (x) − Q ◦ P (x) g ◦ f (x) − T (x) = + ck (x − x0 )k−µ .7. esiste e e un punto ξ compreso tra f (x) e P (x) per il quale si ha f (x) − P (x) f (x) − P (x) Q(f (x)) − Q(P (x)) = Q￿ (ξ) = Q￿ (ξ) (x − x0 )n−µ . ponendo y = f (x) e usando il cambio di variabile nel calcolo del limite g(f (x)) − Q(f (x)) g(f (x)) − Q(f (x)) (f (x) − f (x0 ))m = (x − x0 )µ (f (x) − f (x0 ))m (x − x0 )µ ￿ ￿µ g(y) − Q(y) f (x) − f (x0 ) = (f (x) − f (x0 ))m−µ −→ 0. per λ = 0 il denominatore ` identicamente nullo e e quindi per tale valore il lilmite cercato non ha senso. D’altra parte. e abbiamo provato che lo ` anche il membro e e sinistro. Utilizzeremo la Proposizione 4. m (y − y0 ) x − x0 Infatti. Innanzitutto. µ (x − x0 ) (x − x0 )µ (x − x0 )µ Ora. m}. x→x0 (x − x0 )µ Siccome T ` un polinomio di grado minore o uguale a µ. ne segue che g ◦ f (x) − T (x) lim = 0. la Proposizione 4. il secondo ` infinitesimo perch´ P ` il polinomio di Taylor di grado n di f e e e in x0 e il terzo ` infinitesimo perch´ ` una potenza non negativa di x − x0 . e ￿ Esempi. il primo fattore ` infinitesimo perch´ Q ` il polinomio di Taylor di grado m di g e e e in y0 .Calcolo differenziale 199 dove µ = min{n.119) g ◦ f (x) = Q ◦ P (x) + o ((x − x0 )µ ) Scriviamo innanzitutto g ◦ f (x) − Q ◦ P (x) g(f (x)) − Q(f (x)) Q(f (x)) − Q(P (x)) = + . µ µ (x − x0 ) (x − x0 ) (x − x0 )n L’espressione precedente ` infinitesima per x → x0 in quanto il primo fattore tende e ￿ a g (y0 ). µ µ (x − x0 ) (x − x0 ) k=µ+1 Siccome il secondo addendo ` infinitesimo.

Per λ = 1/2 il limite cercato ` uguale al rapporto e tra i coefficienti dei termini di grado 2. ossia ￿ 3 +1 ex/2 − 1 + log(1 + x) lim = 8 1 8 =4 x→0+ 1 − cos(x/2) 8 Se λ ￿= 1/2 si ha invece ￿ ￿ ex/2 − 1 + log(1 + x) +∞ se λ > 1 2 lim = x→0+ 1 − cos(x/2) −∞ se λ < 1 .200 Analisi Matematica 1 funzione ` senza’altro definita in un intorno destro dell’origine. Ricordiamo gli sviluppi di Taylor: ￿ ￿ 1 e x = 1 + x + x2 + o x2 2! √ ￿ ￿ 1 1 1 + x = 1 + x − x2 + o x2 2 8 ￿ ￿ 1 2 log(1 + x) = x − x + o x2 2 ￿ ￿ 1 1 cos x = 1 − x2 + x4 + o x2 . 2! 4! Innanzitutto ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ 2￿ ￿ 2￿ 2 ￿ ￿ 1 1 2 1 1 2 1 + log(1 + x) = 1 + x− x +o x − x− x +o x + o x2 2 2 8 2 ￿ 2￿ 1 2 ￿ 2 ￿2 1 1 = 1 + x − x2 + o x − x + o x 2 4 8 ￿ 2￿ 1 3 2 =1+ x− x +o x 2 8 e quindi il numeratore ` e ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ 1 3 λ2 λx e − 1 + log(1 + x) = λ − x+ + x2 + o x2 . 2 Applichiamo ora la formula (4. 2 8 2 Il denominatore ` evidentemente e ￿ ￿ λ2 1 − cos(λx) = x2 + o x4 .118). che ` quanto necessario e e per poter calcolare il limite. 2 .

il limite lim cos x + (sin x) . x0 = 0. Calcolare. ￿ ￿1/x4 1 2 2. x0 = 0. se esiste. (ii) x log x − sin(x − 1). x0 = 0. (iv) e1−cos x − cos(ex − 1).Calcolo differenziale 201 Esercizi 1. Calcolare i polinomi di Taylor di quarto grado delle funzioni seguenti: (i) xe−x + x log(1 + x) + 2x. x0 = 1 (iii) (sin x)2 − arctan(x2 ). x→0 2 .

il suo ambito pi` tipico di applicazione sar` quando g ` a u a e per esempio una potenza intera e positiva di (x − x0 ).1. b) → R entrambe infinitesime per x che tende a x0 ∈ (a. le due potenze saranno dello stesso ordine se e solo se n = m e infine . Siano f. La scrittura (5. Definizione 5. Similmente. Le funzioni in esame saranno definite tipicamente su intervalli aperti (a. Non vi ` alcuna difficolt` ad estendere le e a nozioni precedenti nel caso in cui il punto limite sia +∞ oppure −∞. 5. (iii) di ordine inferiore a g se g = o (f ) per x → x0 . Introduciamo una comoda notazione. si supporr` g(x) ￿= 0 su una qualche a semiretta (a. ossia quando f e g sono infinitesime per x → x0 ∈ R. per studiare propriet` locali di funzioni sufficiena temente regolari. b) → R e supponiamo che g(x) ￿= 0 per ogni x ∈ (a. a Lasciamo questo facile esercizio al lettore. Se lim f (x)/g(x) = ￿ ￿= 0. g : (a. Se f e g sono entrambe infinitesime per x → +∞. e In effetti.1. e supponiamo g(x) ￿= 0 per ogni x ∈ (a. che abbiano cio` una o pi` derivate in un punto. In altri termini. b). Ma allora si pu` considerare il rapporto o g/f .202 Analisi Matematica 1 5. ci si pu` limitare a considerare o + − x → x0 oppure x → x0 . Ci` non esclude che il dominio o delle funzioni sia magari pi` grande. mentre f ` una funzione che si e vuole analizzare e possiede un certo numero di derivate in x0 . dal punto di vista grafico. Propriet` locali di funzioni regolari a In questa sezione useremo l’apparato analitico introdotto nelle sezioni precedenti. per permanenza del segno. anche se la definizione precedente non richiede alcun tipo di derivabilit` delle funzioni f e g . (iv) di un ordine non confrontabile con g se lim f (x)/g(x) non esiste. sappiamo che f /g non ` nulla in un intorno e bucato di x0 . x→x0 Abbiamo espresso il concetto di confronto locale tra f e g “al finito”. Esempi. Come vedremo. ma le ipotesi che via via verranno fatte riguardeu ranno le loro propriet` locali. e quindi lo stesso vale per f . b). g : (a. che tende evidentemente a 1/￿ ￿= 0. simmetrica. +∞) e si considerer` il limite per x → +∞ del rapporto f (x)/g(x).120) significa per definizione che il limite del rapporto f /g esiste ed ` un e numero reale diverso da zero ed `. Un particolare e u interesse rivestono i concetti di ordine di infinitesimo (o di infinito) e di estremo locale. b) che vanno pensati come intorni del punto vicino al quale l’analisi si concentra. scriveremo x→x0 (5. Diremo che f ` infinitesima e (i) di ordine superiore a g se f = o (g) per x → x0 . se f ￿ g allora g ￿ f .120) f ￿g per x → x0 . per esempio. Confronto locale tra funzioni infinitesime o infinite. soprattutto gli sviluppi di Taylor. b). ossia valide in un intervallo anche molto piccolo che cona tiene un dato punto x0 . (45) La potenza intera (x − x0 )n ` infinitesima di ordine superiore a (x − x0 )m se e e solo se n > m. e non a caso. (ii) dello stesso ordine di g se f ￿ g per x → x0 . Sianof.

b) → R e supponiamo che esista α > 0 tale che f ￿ ϕα per x → x0 . Diremo che f ` infinita e (i) di ordine superiore a g se g = o (f ) per x → x0 . e confrontare poi una data funzione con la famiglia selezionata. nell’origine. ` infinitesimo dello stesso ordine di xn per x → 0. (iii) di ordine inferiore a g se f = o (g) per x → x0 . allora anche f ` infinitesima dello stesso e n ordine di x per x → 0. cio` sin x ￿ x. Il limite notevole sin x/x → 1 esprime il fatto che esse sono infinitesime dello stesso ordine per x → 0. (46) Come abbiamo osservato diverse volte. x→x0 Lo spirito nel quale si vogliono utilizzare le definizioni precedenti ` quello di see lezionare una famiglia di funzioni per quantificare la nozione di ordine di infinitesimo o di infinito. Similmente. (ii) dello stesso ordine di g se f ￿ g per x → x0 . ϕ : (a. Infatti f (x) o (xn ) = an + → an xn xn per definizione di o-piccolo. Come nel caso della Definizione 5. Questo esempio ` molto importante. e u selezionata una classe di funzioni divergenti. Definizione 5.2. g : (a. Tuttavia il rapporto x sin(1/x)/x = sin(1/x) non ha limite per x → 0. Infatti e P (x) = an + an+1 x + · · · + aN xN −n → an ￿= 0. 1 − cos x ￿ x2 . (47) Sia n ≥ 1. Date due funzioni divergenti per x → x0 (ma anche per x → x± oppure per x → ±∞) 0 ` in molti casi interessante stabilire quale delle due diverga pi` rapidamente. Discorsi completamente analoghi ai precedenti valgono per funzioni divergenti. e ex − 1 ￿ x. confrontare con essa una data funzione divergente. b) → R entrambe divergenti per x che tende a x0 ∈ (a.1.Calcolo differenziale 203 (x − x0 )n ` infinitesima di ordine inferiore a (x − x0 )m se e solo se n < m. Si tratta in altri termini di scegliere un campione (positivo) ϕ. Un polinomio del tipo P (x) = an xn + an+1 xn+1 + · · · + aN xN con an ￿= 0. una scala di campionamento {ϕα : α > 0}. x e sin x sono entrambe infinitesime per x → 0. Siano f. xn Inoltre. se an ￿= 0 e f (x) = an xn + o (xn ). Questo caso e paradigmatico spiega la scelta della terminologia. e (48) Le funzioni x e x sin(1/x) sono entrambe infinitesime per x → 0. Definizione 5. log(1 + x) ￿ x. . o meglio. (iv) di un ordine non confrontabile con g se lim f (x)/g(x) non esiste. (i) se f e ϕ sono entrambe infinitesime per x → x0 diremo che f ` infinitesima e di ordine α rispetto a ϕ.3. invitiamo il lettore a formulare la definizione che segue per limiti fatti da destra o da sinista oppure a ±∞. ovvero. Siano f. Si tratta quindi di due infinitesimi non confrontabili. b).

(A-0) Infinitesimi campione per x → x0 . si considera la potenza ϕα con esponente positivo α non necessariamente intero. L’infinitesimo 0 0 campione ϕ(x) = (x − x0 ) + ` positivo per x → x0 e quindi pu` essere utilizzato per ordini arbitrari. Si assume quindi implicitamente che ϕ sia positiva in un intorno bucato del punto limite. Similmente. l’infinito campione sar` a 1 ϕ(x) = . L’infinito campione 0 0 1 ϕ(x) = x − x0 ϕ(x) = |x − x0 |. Questo introduce una piccola complicazione. allora esso sar` a (A-∞) Infiniti campione per x → x0 . Si noti che nella definizione di ordine. qualora ci si voglia limitare agli ordini interi si sceglie come infinitesimo campione la funzione mentre se si vogliono considerare ordini arbitrari (positivi). per i soli ordini interi. In questo caso. e . Tuttavia. e 0 (C-0) Infinitesimi campione per x → +∞ (oppure per x → −∞). L’infinito campione ϕ(x) = x ` positivo per x → +∞. (B-∞) Infiniti campione per x → x+ (oppure per x → x− ). ϕ(x) = (x − x0 ) ` positivo. Per x → −∞ si prende ϕ(x) = 1/|x|. |x − x0 | (B-0) Infinitesimi campione per x → x+ (oppure per x → x− ). l’infinito campione sar` la funzione a 1 ϕ(x) = x − x0 mentre per gli ordini arbitrari. Esiste la pi` completa libert` nella scelta del campione ϕ che si pu` considerare u a o nella definizione precedente. ossia anche non interi. Per x → −∞ si prende ϕ(x) = |x|. e (C-∞) Infiniti campione per x → +∞ (oppure per x → −∞). come discusso di seguito. L’infinitesimo campione 1 ϕ(x) = x ` positivo per x → +∞.204 Analisi Matematica 1 (ii) se f e ϕ sono entrambe divergenti per x → x0 diremo che f ` infinita di e ordine α rispetto a ϕ. nella stragrande magioranza dei casi le seguenti scelte standard vengono date per scontate. oppure che α sia un intero (positivo). Per x → x− si prende ϕ(x) = 1/(x0 − x). interi e non interi. Per e o − x → x0 si prende naturalmente ϕ(x) = (x0 − x).

omettendo di specificare rispetto a quale scelta di infinitesimo o infinito campione. Dimostrazione. n! . come chiarito da (3. log(1 + x) tan x − x. arctan x − x (50) Con riferimento alla formula (50) della Sezione 3. e mentre la funzione esponenziale ` infinita di ordine superiore ad ogni potenza del suo e argomento. Se f : (a. utilizzando (50) e il cambio di variabile y = 1/x abbiamo x→+∞ lim π 2 − arctan x arctan(1/x) arctan y = lim = lim = 1. arctan x.Calcolo differenziale 205 D’ora in avanti. la funzione ` infinitesima di ordine due e le funzioni e sono tutte infinitesime di ordine tre. la (3. e f (x0 ) = f ￿ (x0 ) = · · · = f (n−1) (x0 ) = 0. Interessantemente. tan x. sono tutte infinitesime di ordine uno.4. Esempi. il che mostra che f (x) ￿ 1/x e che quindi f ha ordine uno. Il risultato seguente illustra uno dei principali metodi di calcolo degli ordini di infinitesimo. Proposizione 5. sin x − x. Infatti. ossia 1/x). La formula di Peano in questo caso si scrive f (x) = f (n) (x0 ) (x − x0 )n + o ((x − x0 )n ) . (49) Per x → 0 le seguenti funzioni: sin x. f (n) (x0 ) ￿= 0. i campioni appena definiti verranno dati per scontati e quindi parleremo tranquillamente di ordine di infinitesimo o di infinito di una funzione. b) → R ` derivabile n volte in x0 ed inoltre e allora f ` infinitesima di ordine n in x0 .98) della Sezione 3 esprime il fatto che per x → +∞ la funzione logaritmo ` infinita di ordine inferiore ad ogni potenza del suo argomento. x ossia che anche per x → 0+ il logaritmo ` infinito di ordine inferiore ad ogni potenza e del suo argomento.99) della stessa sezione. mostriamo che la funzione f (x) = π/2−arctan x ` infinitesima di ordine uno per x → +∞ (rispetto all’infinitesimo e campione standard per x → +∞. 1 − cos x ex − 1.100) dice che per x → 0+ log x xε log x = −ε → 0. + x→+∞ y→0 1/x 1/x y (51) Il limite notevole (3.

come volevasi. ex e log(1 + x). ￿ (52) Vogliamo determinare. 2 6 Se λ ￿= 1/2. Esempi. se λ = 1/2. (x − x0 )n n! (x − x0 )n n! Pertanto f ￿ (x − x0 )n . e e . Scriviamo innanzitutto (1 + x)λ = eλ log(1+x) e utilizziamo gli sviluppi di McLaurin di cos x. f ` infinitesima di ordine 2. al variare del parametro λ in R \ {0}. l’ordine di infinitesimo per x → 0 della funzione f (x) = (1 + x)λ − cos(λx) − λx.206 Analisi Matematica 1 cosicch´ e f (x) f (n) (x0 ) o ((x − x0 )n ) f (n) (x0 ) = + → ￿= 0. f ` infinitesima di ordine 3. ottenendo: 1 1 f (x) = 1 + [λ log(1 + x)] + [λ log(1 + x)]2 + [λ log(1 + x)]3 + o(x3 ) 2 ￿ 6 ￿ 1 − 1 − (λx)2 + o(x3 ) − λx 2 ￿ ￿ ￿ ￿2 1 2 1 3 1 2 1 3 λ2 3 3 x − x + x + o(x ) = 1 + λ x − x + x + o(x ) + 2 3 2 2 3 ￿ ￿3 ￿ ￿ λ3 1 2 1 3 1 3 2 3 + x − x + x + o(x ) − 1 − (λx) + o(x ) − λx 6 2 3 2 ￿ ￿ ￿ ￿ 2 1 2 1 3 1 λ 2 3 2 3 = 1 + λ x − x + x + o(x ) + x − 2 x · x + o(x ) 2 3 2 2 ￿ ￿ 3 ￿ ￿ λ 1 + x3 + o(x3 ) − 1 − (λx)2 + o(x3 ) − λx 6 2 1 λ = λ(λ − )x2 + (λ2 − 3λ + 2)x3 + o(x3 ).

π) tan x = 2t 1 − t2 α+β α−β ) sin( ) 2 2 α+β α−β ) sin( ) 2 2 sin α − sin β = 2 cos( cos α − cos β = −2 sin( sin(α ± β) cos α cos β . x ∈ (0. 2π) cos . 2 2 2 2 ￿ x ￿ ￿ 1 − cos x 1 − cos x sin x tan = = = . x ∈ (0. π) 2 1 + cos x sin x 1 + cos x x Formule parametriche (t = tan( )) 2 2t 1 − t2 sin x = cos x = 1 + t2 1 + t2 Formule di prostaferesi α+β α−β sin α + sin β = 2 sin( ) cos( ) 2 2 cos α + cos β = 2 cos( tan α ± tan β = α+β α−β ) cos( ) 2 2 cos(2x) = (cos x)2 − (sin x)2 x ∈ (−π.207 FORMULE DI TRIGONOMETRIA Relazioni tra funzioni goniometriche (sin x)2 + (cos x)2 = 1 (sin x)2 = (tan x)2 1 + (tan x)2 (cos x)2 = 1 1 + (tan x)2 sin( π − x) = sin( π + x) = cos x 2 2 sin(π − x) = − sin(π + x) = sin x Formule di addizione e sottrazione sin(α + β) = sin α cos β + cos α sin β cos(α + β) = cos α cos β − sin α sin β tan(α + β) = tan α + tan β 1 − tan α tan β cos( π − x) = − cos( π + x) = sin x 2 2 cos(π − x) = cos(π + x) = − cos x sin(α − β) = sin α cos β − cos α sin β cos(α − β) = cos α cos β + sin α sin β tan(α − β) = tan α − tan β 1 + tan α tan β Formule di duplicazione e bisezione sin(2x) = 2 sin x cos x ￿x￿ ￿ ￿ x ￿ ￿ 1 + cos x 1 − cos x = = sin .

x→0 x log a lim (1 + x)α − 1 = α. x→0 x lim a > 0. x→0 x lim a>0 1 − cos x 1 = 2 x→0 x 2 lim log(1 + x) =1 x→0 x lim loga (1 + x) 1 = . DERIVATE d sin x = cos x dx d cos x = − sin x dx d 1 tan x = 1 + (tan x)2 = dx (cos x)2 d α x = αxα−1 dx d x e = ex dx d 1 log x = dx x d sinh x = cosh x dx d 1 arcsin x = √ dx 1 − x2 d 1 arccos x = − √ dx 1 − x2 d 1 arctan x = dx 1 + x2 ￿ g(x) ￿ ￿ d f (x)g(x) = f (x)g(x) g ￿ (x) log f (x) + f (x) dx f (x) d x a = ax log a dx d 1 loga x = dx x log a d cosh x = sinh x dx . a ￿= 1 α ∈ R.208 LIMITI NOTEVOLI sin x =1 x→0 x lim lim ex − 1 =1 x→0 x ￿ ￿x 1 lim 1 + =e x→±∞ x ax − 1 = log a.

209 SVILUPPI DI TAYLOR 1 2 1 3 1 4 1 x + x + x + · · · + xn + o (xn ) 2! 3! 4! n! 1 2 1 3 1 4 1 n log (1 + x) = x − x + x − x + · · · ± x + o (xn ) 2 3 4 n ￿ ￿ 1 3 1 5 1 7 1 sin x = x − x + x − x + · · · ± x2n−1 + o x2n 3! 5! 7! (2n − 1)! ￿ ￿ 1 1 1 1 2n cos x = 1 − x2 + x4 − x6 + · · · ± x + o x2n+1 2! 4! 6! (2n)! ￿ ￿ 1 tan x = x + x3 + o x4 3 ￿ ￿ 1 arctan x = x − x3 + o x4 3 √ ￿ ￿ 1 1 1 1 + x = 1 + x − x2 + x3 + o x3 2 8 16 ex = 1 + x + .

.

Decibel Editrice. Milano. Liguori Editore. Parodi. Genova. McGraw–Hill Libri Italia. 1977. 1992. S. 1974. G. Analisi Matematica. Rudin. Bollati Boringhieri. Analisi Matematica. Apostol. Torino. Analisi Matematica 1 (Seconda Ed. 1992. Zolezzi. Tao. Levrotto & Bella. ECIG. Casa Editrice Ambrosiana. F. 1992.M. 211 . Salsa. 2003. C. 10 volume. Bollati Boringhieri. Cecconi. 1988. Volume primo. Analisi uno. 1991. Tabacco.). Masson. T. Calcolo differenziale 1 (Terza Ed. Torino. New Delhi. Analisi Matematica 1.D. J. Springer-Verlag Italia. W. Bacciotti. A. Pagani. Milano. Giusti. Analisi1. G. Napoli. T. C. Torino. Milano. Volume 1. Analisi Matematica. Canuto.). Analysis I. E. Adams. 1991. Ricci. 2006. De Marco. 2003. T. Milano. F. Lezioni di Analisi Matematica 1. Appunti di Analisi Matematica. Stampacchia. A. Hindustani Book Agency. Padova. Calcolo.Bibliografia [AD] [AP] [BR] [CS] [CT] [DM] [G] [PS] [PZ] [R] [T] R.

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