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Speciale

Giovedì 28 aprile 2011

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Giovanni Paolo II Santo subito
Ricordi, interventi e approfondimenti su papa Karol Wojtyla a venticinque anni dalla sua visita in Romagna e in vista della beatificazione di domenica 1 maggio in piazza San Pietro a Roma
acra populi lingua est, «la lingua del popolo è santa»: la verità del concetto gnomico di Seneca padre (50 a.C.-40 d.C.) è all’origine del ben più noto Vox populi, vox Dei, «voce di popolo, voce di Dio»: una formulazione in realtà medievale, attestata per la prima volta in Alcuino (735-804) e forse esemplata sulla Vulgata di Is 66,6. Abbiamo ancora negli occhi e nelle orecchie quel «Santo subito» scritto e gridato nella piazza San Pietro stracolma dell’8 aprile 2005, quando più di tre milioni di persone (dopo che altri tre, nei giorni precedenti, avevano fatto la fila per vedere e salutare il corpo del Santo Padre) partecipano all’imponente funerale di papa Wojtyla celebrato dal cardinale Ratzinger. Nell’intenso silenzio dei capi e governanti di 172 Paesi, parla il popolo, si pronuncia a gran voce la gente: «Karol santo subito». Quel grido conduce ad altri tempi (anteriori al secolo XII), quelli appunto nei quali era il populus a proclamare la santità, con una immediatezza che discendeva da ciò che aveva visto e udito, svincolata da procedure e processi, con conse-

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Maggio 1986: gli scout del servizio d’ordine salutano papa Wojtyla all’Abbazia del Monte

guente presa d’atto da parte del pontefice regnante che proclamava il culto dell’uomo o della donna santi. Sono occorsi appena sei anni per sancire che quella piazza aveva visto giusto; sì, tutti lo sapevano, anche Benedetto XVI suo successore, che (derogando sui tempi ma non sui modi) si accinge a dar corpo al suo, no-

stro e universale desiderio, la beatificazione di Giovanni Paolo II. Tutto di lui è stato grande perché tutto era affidato a Cristo Redentore dell’uomo e a Maria Sua Madre (Totus tuus, il suo motto vissuto e incarnato). Esistono ormai enciclopedie su questo Papa venuto da lontano e così vicino all’umanità,

oltremodo caro a tutti noi se non altro per ragioni cronologiche, visto che i ventisette anni del suo pontificato costituiscono pure un buon segmento della nostra esistenza; nel tempo sono poi fioriti gli studi sul pontificato e fioccate le biografie dell’uomo e del pastore. Anche lo spazio parla di lui: visitate le cattedrali o

girate le piazze d’Italia, vi troverete una lapide che ne attesta il passaggio e la sosta. Cesena compresa, naturalmente. Chi c’era non ha dimenticato le straordinarie giornate cesenati di papa Wojtyla (8-910 maggio 1986), quando la nostra città fu scelta quale base della sua visita pastorale in Romagna e una cella dell’abbazia di Santa Maria del Monte l’ebbe ospite per due notti. A venticinque anni dall’evento è possibile riassaporare quel grande dono rivivendone la ricchezza e le emozioni: basta prendere il volume curato da don Walter Amaducci (Giovanni Paolo II a Cesena, Editrice Stilgraf ) nella circostanza dell’intitolazione di piazza Pia a Giovanni Paolo II (6 maggio 2006: a un anno dalla morte e a venti dal soggiorno). Tutto vi è narrato per filo e per segno: la cronaca della visita (annuncio, preparazione e svolgimento), i testi dei discorsi (in piazza del Popolo, ai Benedettini del Monte, alle religiose della Romagna, alla Biblioteca Malatestiana, nella concelebrazione eucaristica all’Ippodromo del Savio, dopo la fiaccolata alla Madonna del Monte, ai sacerdoti e ai semi-

naristi romagnoli), le sei lapidi poste a ricordo (Palazzo Comunale, Cattedrale, Abbazia del Monte e Ippodromo); fino a comprendere la circostanza dell’intitolazione dello spazio antistante il Duomo. Ma è l’apparato iconografico la parte più succulenta: centotredici grandi immagini che raccontano e illustrano, passo dopo passo, gli avvenimenti e gli incontri. Colpiscono ancora i suoi gesti, le sue attenzioni, le sue parole, come - fra le tante - quelle acute e profetiche pronunciate in Malatestiana: «La vostra Biblioteca non è soltanto una gloria cesenate, ma dell’Italia intera, dell’Europa, dell’umanità, e soprattutto di quell’umanità che non dimentica i tesori e le lezioni del passato, di quell’umanità che oggi è alla ricerca di un colloquio e di un coordinamento tra le culture: un obiettivo più che mai urgente, per assicurare un ordinato progresso nella giustizia e nella pace». Chi allora avrebbe immaginato l’inserimento dell’aula del Nuti nel Registro della “Mémoire du Monde” avvenuto nel giugno 2005 ad opera dell’Unesco? Marino Mengozzi

UNO SPECIALE DI ‘AVVENIRE’
Il quotidiano “Avvenire” celebra la beatificazione di Giovanni Paolo II con alcune iniziative editoriali volte a ricordare papa Wojtyla: la testata ha realizzato “Icone”, una raccolta delle immagini più significative del suo Pontificato, mentre il 1° maggio sarà in edicola un’edizione speciale del quotidiano. “Icone” è una raccolta delle 14 immagini più importanti e significative che hanno consacrato alla storia gli oltre 26 anni di Pontificato di Giovanni Paolo II: ogni immagine è accompagnata dal racconto del contesto e del momento storico a cui è legata.

Karol Wojtyla, un Papa in diretta
La beatificazione di papa Giovanni Paolo II coincide (volutamente?) con l’uscita nelle sale cinematografiche del film di Nanni Moretti “Habemus Papam”. Ma papa Woityla con papa Melville - Michel Piccoli - ha una cosa sola in comune: la passione per il teatro. Per il resto sono all’opposto. In tanti hanno trovato uno stretto legame fra la giovanile esperienza teatrale e la grande capacità di Giovanni Paolo II di attrarre i media a sé e di essere un grande comunicatore. Non solo con le parole. Bacia la terra, passeggia in montagna, abbraccia e solleva bambini, tende le mani, mette copricapo folcloristici, canta insieme ai cori, giocherella col bastone. Il suo lungo pontificato coincide con lo sviluppo planetario dei media elettronici. È un Papa globe-trotter. Fa 249 viaggi, tiene 2.400 discorsi. Gli stessi suoi gesti si trasformano in encicliche. Sul tema della riconciliazione ha detto molto al mondo, incontrando Alì Agca o chiedendo perdono ai nativi d’America. È abile nello spostare l’attenzione degli osservatori dalla sua persona a ciò che lo circonda. Si sofferma sul tema della sofferenza, abbracciando un bambino malato di Aids oppure entrando in una casa di moribondi a Calcutta. Denuncia l’ingiustizia nel visitare una casa di fango in America Latina. Ricorda gli orrori dell’uomo che dimentica Dio, inginocchiandosi a Mauthausen e a Dachau. Il 263esimo successore di Pietro trasforma le strade, gli stadi, gli ippodromi, le piazze in nuove cattedrali. Nessun uomo, prima di lui, era stato tanto applaudito da masse popolari di tutto il mondo. Il messaggio che porta è semplice e comprensibile a tutti: la difesa della dignità dell’uomo contro “i cavalli dell’Apocalisse” (la fame, la guerra nucleare, il rifiuto di Dio, la degradazione morale, il peccato contro la vita fin dai suoi albori). Sceglie di mostrare tutto in diretta, perfino il suo personale Calvario, la sua corporeità distrutta dalla malattia, senza finzioni, senza mascheramenti. L’ultimo annuncio di trasparenza e verità. Le stesse esequie di Giovanni Paolo II forse passeranno alla storia come uno dei più grandi eventi mediatici. Quelle pagine svolazzanti del Vangelo, posate sulla bara di cipresso da piazza San Pietro, hanno fatto in diretta il giro del mondo. Oltre 90 le televisioni collegate. 1.800 i cameraman e i fotografi accreditati dal Vaticano per realizzare servizi sulla cerimonia. In Italia quasi 14 milioni di persone seguono in diretta il funerale e nel mondo si calcola che, fra dirette e differite, abbiano assistito all’ultimo saluto a papa Wojtyla circa 3 miliardi di persone. Il Papa che si era fiduciosamente consegnato ai media nei suoi quasi 27 anni di pontificato, riceveva in cambio l’aura elettronica. Qualcosa di simile all’aureola con la quale i pittori del Medioevo e del Rinascimento distinguevano i Santi dai comuni mortali. Le migliaia di foto scattate coi telefonini alla salma del Papa altro non sono che moderne reliquie digitali. Nell’hard disk, la prova di un lungo e faticoso pellegrinaggio durato ore e ore. Lo acclamano “Santo subito”, già nella grande Piazza del funerale che i media amplificano. La beatificazione del prossimo 1° maggio di Giovanni Paolo II è, dunque, la certificazione di un sentimento condiviso da una parte importante di umanità che si è sentita segnata profondamente dal suo annuncio di speranza. Giorgio Tonelli

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Giovedì 28 aprile 2011

Speciale

PARLA DON WALTER AMADUCCI

“Numerosi i cambi di programma”
Maggio 1986: il racconto della visita di papa Wojtyla a Cesena
Cesena si era paventata la possibilità di controllare ogni fedele con il metal detector. In Prefettura a Forlì dovemmo ragionare con precisione sul da farsi. Si trattava di una soluzione che avrebbe richiesto ore ed ore di attesa e che alla fine non fu praticata”. “In quei giorni ho avuto modo di osservarlo in vari momenti - nota ancora don Walter -. Ogni mattina si svegliava all’alba per pregare e fare la via crucis in cripta. Quando pregava il mondo intorno a lui spariva e la gente era conquistata da quel clima di preghiera. Con lui si era creata una certa familiarità tanto che in occasione del pellegrinaggio al Monte, dato che lui era già pronto un po’ prima del previsto, mi permisi di chiedergli di ritardare di qualche minuto la sua uscita in pubblico per ragioni organizzative. Il segretario personale mons. Stanislao Dziwisz mi disse benevolmente: “Ma il Papa non si fa mai aspettare!” Sua Santità comprese molto bene la situazione e acconsentì senza alcun problema. Nell’ottobre del 1986 le diocesi della Romagna ricambiarono la visita del Papa, andando a Roma in udienza in aula Nervi. “In quell’occasione rividi don Stanislao conclude don Walter -. Ebbi modo di salutare nuovamente sua Santità a cui facemmo autografare un ex voto dipinto da Adelmo Calderoni, oggi custodito alla Basilica della Madonna del Monte. Da quella volta l’ho rivisto a tu per tu in altre sette occasioni, l’ultima delle quali il 4 dicembre 2004, a pochi mesi dalla sua morte. Nonostante la sua infermità ricordo bene come fosse lucido anche in quell’incontro, mostrando con l’intensità del suo sguardo tutta l’attenzione possibile a chi gli stava davanti”. Barbara Baronio

uando lui si fermava a parlare con qualcuno aveva la straordinaria capacità di concentrarsi sulla persona. I suoi non erano mai incontri banali e formali, lui era in grado di immedesimarsi nel suo interlocutore”. E’ forse questo uno degli aspetti principali del carisma di Papa Giovanni Paolo II di cui don Walter Amaducci ha fatto esperienza in occasione della visita del Santo Padre in terra romagnola. Durante quella tre giorni del maggio 1986 monsignor Walter Amaducci, responsabile organizzativo della visita per la diocesi di Cesena Sarsina e in continuo collegamento anche con le altre quattro diocesi della Romagna, ha dovuto far fronte a molteplici problemi organizzativi. “Ricordo che i miei pensieri maggiori erano rivolti alla sicurezza del Papa. Nonostante i numerosi mesi di preparazione, fino all’ultimo momento abbiamo dovuto affrontare dei fuori programma e delle variazioni”. “La notizia della visita del Santo Padre fu data il primo gennaio 1986 e sin da subito si costituì il comitato interdiocesano per organizzarla. Fu in quella occasione - ricorda don Amaducci - che si decise di tenere come sede centrale di tutta la visita Cesena, sia per la sua posizione centrale, sia per l’Abbazia del Monte luogo ideale per ospitare per due notti il Santo Padre. Ricordo che fu una scelta adeguata non solo conoscendo la devozione mariana di papa Wojtyla, ma anche per la Prefettura pontificia che aveva il compito di organizzare il sistema di sicurezza per proteggere il Papa. Il 10 aprile 1986 raggiunse Cesena monsignor Dino Monduzzi, delegato della Casa pontificia, per passare in rassegna tutto il program-

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Venerdì 9 maggio 1986, Ippodromo di Cesena: migliaia di persone parteciparono alla messa celebrata da papa Giovanni Paolo II

Il comitato diocesano per la visita del Papa a Cesena
ma da noi stilato. Ricordo che volle andare direttamente sui luoghi dove sarebbe transitato il Santo Padre. Confermò, precisò e corresse. Tra le ricchezze romagnole che più stupirono monsignor Monduzzi ci fu la Biblioteca Malatestiana. Forse monsignor Monduzzi era convinto che avrebbe visto la “solita” antica biblioteca, ma davanti al nostro tesoro cesenate si trattenne talmente tanto da arrivare in ritardo all’appuntamento con l’arcivescovo Ersilio Tonini che lo attendeva a Ravenna. Grazie a questo felice incontro non solo fu confermata la visita alla Malatestiana per il Santo Padre, ma monsignor Monduzzi pensò di dedicare ad essa ampio margine”. Quello che più impegnò don Walter, in quei giorni, fu la vigilanza. “Occorreva stare in allerta. C’erano sempre richieste precise e il Papa stesso modificava talvolta i programmi. Ricordo, per esempio, che proprio il primo giorno di visita a Cesena, il Papa, scendendo dalla ’papamobile’ in piazza Pia (oggi la piazza è dedicata proprio a Giovanni Paolo II, ndr), fece un giro non previsto richiamato dai tanti fedeli che gli volevano stringere la mano o desideravano ricevere una veloce benedizione. Immediatamente gli uomini della vigilanza furono costretti a riorganizzare la sicurezza. Ricordo che proprio in quell’occasione, davanti alle continue richieste della gente, lui mi disse: “Se ci fosse un microfono potrei dire due parole”. Purtroppo non ne avevamo uno a disposizione in quell’istante e quindi non In occasione della visita in Romagna di Papa Giovanni Paolo II fu istituito un comitato diocesano presieduto dal vescovo di allora Luigi Amaducci e coordinato dal segretario don Walter Amaducci. I membri del comitato erano 27, ad alcuni dei quali fu affidata la responsabilità dei nove gruppi di lavoro corrispondenti a precisi settori o a momenti della visita: il gruppo animazione catechistica (don Giordano Amati), gruppo liturgico - musicale (don Pierluigi Tonelli), relazione pubbliche (don Piero Altieri), mass media (don Piero Teodorani), iniziative culturali (Paola Piraccini, don Ezio Casadei), commissione economica (don Ernesto Giorgi - Gilberto Manuzzi), commissione tecnico organizzativa (don Bruno Benini - don Ettore Ceccarelli), incontro suore (don Marino Montalti), incontro sacerdoti (don Onerio Manduca).

si tenne quel discorso fuori programma”. “Non fu questo l’unico momento in cui si dovette agire con rapidità o in cui fu necessario confrontarsi in veloci riunioni - prosegue monsignor Amaducci -. Ad esempio, per la processione al Monte mi fu imposto all’ulti-

mo minuto di realizzare una via di fuga transennata in modo da consentire al Papa, in qualunque momento, di potersi allontanare con un’auto. Non fu una cosa semplice, ma ci riuscimmo in tempi rapidi. Oppure quando per la Celebrazione Eucaristica all’Ippodromo di

DALLA PARROCCHIA DI BALZE DI VERGHERETO ALL’INCONTRO CON IL PAPA

Sette bambini dell’alta valle del Savio a un appuntamento indelebile
Correva l’anno 1986 quando il nostro carissimo don Gino Pellizzer, allora parroco del paese, con grande entusiasmo comunicò a tutte le famiglie interessate di Balze la possibilità di celebrare, per tutti noi ragazzi, la prima comunione con papa Giovanni Paolo II in occasione della sua visita a Cesena. Inutile descrivere l’entusiasmo di tutti per il grandissimo evento. Il 9 maggio 1986 sette ragazzi di Balze (Gianni Novellini, Denis Novelli, Federica Gabrielli, Francesca Capacci, Patrizia Sensi, Romina Mastini e il sottoscritto) più altri di Diegaro ricevemmo la nostra Prima Comunione dalle mani del Santo Padre all’ippodromo di Cesena. Ammetto che all’età di 10 anni non riuscii a comprendere e ad assaporare fino in fondo il grande dono offertoci. Solo a distanza di anni, riguardando le care foto apprezzo e onoro il grande omaggio e l’importanza dell’avvenimento. Da quella data ho incontrato più volte a Roma Giovanni Paolo II, grazie all’accordo tra Vaticano e Comune di Verghereto per la donazione del muschio al presepe di Piazza San Pietro e tutte le volte sono stato invaso da un mix di emozioni. La sensazione più forte e dolce allo stesso tempo, mi è stata data quando negli ultimi suoi anni di vita ho avuto la profonda percezione di avere davanti un uomo vicino e intimo di nostro Signore Gesù Cristo. Dopo la sua morte, l’ho sognato due volte. La prima volta un Giovanni Paolo II preoccupato e piangente cercò di mettermi in guardia da quello che poteva succedermi a causa delle sbagliate scelte intraprese. Nella seconda occasione, qualche mese fa, ho sognato un Papa soddisfatto e sorridente per il buon esito delle dure battaglie vinte grazie a Lui e all’amore e l’aiuto di Dio. Christian Gabiccini parrocchia di Balze di Verghereto

Dall’album dei ricordi più cari di Christian Gabiccini: 9 maggio 1986 riceve il sacramento della Comunione da papa Giovanni Paolo II (Messa celebrata all’Ippodromo, a Cesena). E l’8 gennaio 2003, quando è stato ricevuto da papa Wojtyla come assessore del Comune di Verghereto, in occasione della consegna del muschio per il presepe di piazza San Pietro

Speciale
Per la visita di Giovanni Paolo II a Cesena ero impegnato nell’ufficio stampa. Fu un’esperienza intensa e unica nel suo genere. Fu anche una piccola delusione perché scoprii in quell’occasione che molti giornalisti seguono il Papa nei suoi viaggi rimanendo nella sala stampa principale davanti alle tv. Fu così anche nel maggio 1986. A Cesena vennero in pochi e per noi dell’Ufficio stampa (la Santa sede lo chiamava Centro stampa) non ci fu molto da lavorare. La gran parte dei giornalisti era a Ravenna. Ricordo Renzo Giacomelli di Famiglia cristiana, un estroso giornalista di France press e non molti altri. Alla partenza dal piazzale dell’ippodromo, dopo la messa celebrata da Giovanni Paolo II accadde un fatto curioso. Grazie al pass che portavo sulla giacca (ero poco più che un giovanotto) ebbi l’opportunità di avvicinarmi al corteo papale mentre il pontefice saliva sull’elicottero. Lo accompagnava un secondo elicottero sul quale veniva imbarcato il seguito. Davanti a me si alzarono il primo e poi anche il secondo elicottero, quando sentii un paio di persone che dissero con un certo stupore “Ma noi siamo qua!”. Mi avvicinai domandando se occorreva qualcosa. Ovviamente i due rimasti a terra dovevano andare a Imola, dove il Papa stava volando. Mi resi subito disponibile. Salimmo sulla mia auto e grazie all’autostrada arrivammo in pochissimo tempo all’autodromo. Allora non c’erano né gli autovelox né i tutor. A bordo con me avevo il giornalista dell’Osservatore Romano, Sergio Trasatti e un fotografo, di cui non ricordo il nome, sempre dello stesso giornale. Per me fu un grandissimo onore e un’occasione unica. Grazie a Trasatti (capii solo in seguito quale personaggio era in realtà) ebbi libero accesso al grande palco allestito vicino ai box dell’autodromo ed ebbi l’opportunità di vedere il Papa a due passi di distanza, mentre si preparava per la messa e lo aiutavano a vestirsi. Non ebbi il coraggio di stringergli la ma-

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ALL’IPPODROMO PERSERO L’ELICOTTERO ERANO UN GIORNALISTA E UN FOTOGRAFO DELL’OSSERVATORE ROMANO
no. Non ebbi il coraggio di azzardare tanto. Ricordo che le guardie svizzere mi fermavano spesso, ma poi Trasatti le rassicurava circa la mia affidabilità. Feci alcuni primissimi piani (senza teleobiettivo) a Giovanni Paolo II che dimostrano la minima distanza che mi separava da lui. Rimasi d’accordo col famoso giornalista di andarlo a trovare a Roma. Ho sempre rinviato l’incontro, non dimenticando mai la promessa di essere ricevuto nella sede del giornale romano. Dove in realtà sono poi stato, negli anni a seguire, ma quando ormai Sergio Trasatti era, purtroppo, già morto da tempo. Francesco Zanotti

GIOVANNI MARONI RICORDA

Lo stupore del Santo Padre
Giovanni Paolo II visitò la Biblioteca Malatestiana, a Cesena
Immensità e semplicità
Quella carezza! Ricordo l’aria fresca e leggera che avvolgeva il mio volto, l’emozione e la sensazione di immensità e nello stesso tempo di semplicità che si respirava. La sua mano, oh! quella mano, che dopo aver appoggiato l’ostia sulla mia piccola bocca mi ha accarezzato dolcemente il viso e i suoi occhi sorridendo mi hanno trasmesso tanto calore. Mi sembrava di vedere lo sguardo affettuoso di un nonno. Non dimenticherò mai quel momento: è stato un incontro breve, ma circondato da tanta energia. Vicino a lui, mi sono sentita più vicina a Dio e porterò sempre nel mio cuore quella carezza di buon augurio, con quel pizzico di nostalgia, ma con la consapevolezza di aver incrociato la strada di un grande uomo, che ha saputo illuminare il mondo con coraggio, entusiasmo, semplicità e allegria. Grazie di essere stato uno di noi.
Elisa Giuliani parrocchia di Diegaro

uando Giovanni Paolo II è arrivato all’ingresso della Biblioteca Malatestiana, una volta aperte le porte, si è lasciato andare a un “Oh” di meraviglia che non dimenticherò mai”. Ecco uno dei ricordi più vividi che il professor Giovanni Maroni, studioso e storico di Cesena, ha della visita di Papa Wojtyla alla libraria domini. “Era il 9 maggio - spiega il professor Maroni-. A quei tempi ero membro del consiglio comunale e la sera prima della visita alla Biblioteca fui contattato proprio dall’Amministrazione comunale che mi chiese se me la sentivo di fare da cicerone al Papa alla biblioteca malatestiana. Un onore inaspettato che ho accolto subito con grande piacere. Il giorno seguente lo accolsi all’ingresso della biblioteca e fui io stesso ad affiancarlo durante la salita delle scale che portano all’antica biblioteca. Mentre insieme

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Cesena, venerdì 9 maggio 1986: Giovanni Paolo II in visita alla Biblioteca Malatestiana

percorrevamo la navata in attesa di vedere la biblioteca, gli illustrai la storia della Malatestiana, le sue origini francescane e poi come ci fu l’innesto con la signoria dei Malatesta. Una volta davanti ai plutei della

libraria e alla perfezione della biblioteca il Papa si soffermò molto nell’osservazione di alcuni codici, ancora perfettamente conservati. Mi ricordo che gli dissi :”Santità lei è abituato alla bellezza della bibliote-

ca Vaticana e forse non ci sono paragoni...”, ma fu lo stesso Giovanni Paolo II con la sua esclamazione a mostrare la sua meraviglia e il suo piacere nell’osservare la nostra biblioteca. Quello che mi sorprese al-

IL RICORDO DEL 1986

DI SANDRA SIRRI E MAURO PAZZAGLIA, ALLORA FIDANZATI

“Nel 2006 c’erano anche i nostri figli”
“Una grande emozione, un momento importante che ancora ricordiamo con tanto affetto”. Sandra Sirri e Mauro Pazzaglia nel 1986 erano due giovani fidanzati ai quali fu chiesto di partecipare al pellegrinaggio che le diocesi romagnole fecero nel mese di ottobre per ringraziare il Papa per la sua visita di maggio. “Era stato don Walter Amaducci - spiega Pazzaglia - a chiederci se volevamo portare al Papa dei doni in rappresentanza dei fidanzati. Accettammo volentieri e portammo a papa Giovanni Paolo II due cesti con frutta e verdura romagnola e prodotti tipici della nostra terra”. Pazzaglia all’epoca aveva 21 anni e ricorda con emozione il calore della gente,la partecipazione nutrita in sala Nervi e la gentilezza del Papa. Oggi lavora come dirigente per la cooperativa Agrintesa, colosso faentino che conta diversi stabilimenti anche a Cesena. “Nel 2006 conclude - abbiamo partecipato con entusiasmo al pellegrinaggio delle diocesi romagnole a Roma, a 20 anni dalla visita di papa Wojtyla. In quell’occasione c’erano anche i nostri figli ai quali abbiamo raccontato le emozioni di quel 1986, nella stessa aula Nervi, da giovani fidanzati”. Cr

lora e continua a rimanere nel mio cuore di quella giornata è la cordialità della sua compagnia. Non metteva in soggezione e inoltre ho recepito come la sua visita alla biblioteca non fosse “una tappa dovuta”, ma un suo desiderio culturale. Non a caso fece molte domande sull’origine francescana della libraria. La visita che durò quasi un’ora interessò anche la biblioteca piana di papa Pio VII che papa Giovanni Paolo II osservò con grande attenzione e curiosità”. Bb

Elisa Giuliani riceve il sacramento della Comunione da papa Wojtyla durante la messa celebrata all’Ippodromo (9 maggio 1986)

Papa Wojtyla a Cesena nel 1986 ha incontrato la comunità dei seminaristi, qui fotografati sullo scalone d’ingresso

IN SEMINARIO PER RICORDARE GIOVANNI PAOLO II
La Pastorale giovanile invita tutti alla proiezione del film “Giovanni Paolo II” che verrà fatta domenica 1 maggio alle 20, nel teatro del seminario, a Cesena. Alle 23 circa preghiera conclusiva.

IV

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Speciale

NOVITÀ IN LIBRERIA

Un Papa sempre sorprendente
Pubblicato dalla San Paolo, un corposo volume di Andrea Riccardi

ella imminenza della sua beatificazione, il primo giorno del mese di maggio, nei giorni in cui ricorre il sesto anniversario della sua morte, l’editrice San Paolo ha portato in libreria (anche nella nostra di San Giovanni, a Cesena, in piazza Isei) un grosso volume scritto da Andrea Riccardi intitolato “Giovanni Paolo II. La biografia”. L’autore, docente di storia contemporanea presso l’Università di Roma e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, in Transtevere, non solo ha potuto consultare l’immensa bibliografia che è stata pubblicata su Giovanni Paolo II e il suo lungo servizio petrino, ma si è avvantaggiato da un’amicizia che gli ha consentito di frequentare la casa del Papa e di intrattenere con lui, e con i suoi più stretti collaboratori, preziose conversazioni chiarificatrici sul “come” il Papa, amato da tutte le Nazioni del mondo, abbia vissuto il ministero pontificale nella Chiesa e con la Chiesa in dialogo con tutti gli uomini dei diversi continenti della Terra. Già dalle prime pagine che ci riportano nella Polonia dominata ferocemente dal nazismo hitleriano e successivamente, seppure in maniera più subdola, dal comunismo sovietico, emerge la sfida profetica più che diplomatica vissuta dal giovane Karol Wojtyla, ben presto amministratore apostolico di Cracovia, poi arcivescovo della città. Con il procedere dei capitoli, dopo la sua inattesa elezione a vescovo di Roma e perciò Papa della Chiesa universale, si manifesta la sua evangelica volontà di aprire, con coraggio, le porte a Cristo, l’unico salvatore dell’uomo, l’unica speranza che non delude, mostrando la inanità delle nuove ideologie che tentano

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Il libro “Giovanni Paolo II. La biografia” è disponibile presso la libreria San Giovanni, in piazzetta Isei a Cesena
luoghi della storia della salvezza, incontrando così i discendenti di Abramo, pur in contrasto tra loro. Pellegrino ai luoghi della Fede, partecipa, fino all’ultimo dei suoi giorni, alla Via Crucis del Signore Gesù. Un volume di ben 561 pagine, supportato da una documentazione rigorosa, raccontando gli episodi e gli eventi che hanno scandito la biografia di questo nostro fratello venuto da lontano, per condurre, oltre il Giubileo del 2000, la Chiesa a navigare senza paure verso gli alti orizzonti della storia. Un filo rosso collega le tante pagine: la volontà di Giovanni Paolo II che aveva partecipato a tutto lo svolgimento del Concilio Ecumenico Vaticano II, di realizzarlo, nella concretezza della vita quotidiana della Chiesa, nella sua missione che non può conoscere confini. Piero Altieri

"Lolek", diretta su Teleromagna
Papa Giovanni Paolo II visitò Forlì, Cesena, Imola, Faenza, Brisighella, Ravenna e Cervia tra l’8 e l’11 maggio del 1986. Qualche anno prima era avvenuta la sua visita a Rimini, Bologna e Ferrara. Per ricordare quell’evento di venticinque anni fa, in coincidenza con la Beatificazione di papa Giovanni Paolo II che avverrà il 1° maggio in piazza San Pietro a Roma, il gruppo Teleromagna-Pubblisole giovedì 28 aprile, con inizio alle 21,15, realizzerà una diretta televisiva presso il centro di produzione di Cesena. La trasmissione verrà replicata sabato 30 aprile, sempre alle 21,15.

di costringere i credenti a rintanarsi nel chiuso del tempio. Di qui, il suo contributo determinante nel crollo del Muro di Berlino, richiamando tuttavia l’Europa a ritrovare se stessa, per una missione che ha come orizzonte il mondo intero: questo per Roma, la sua nuova diocesi, questo per l’Italia le cui Chiese locali sono consolate e animate dalle sue visite pastorali (in Romagna all’inizio del maggio

1986), questo per l’Europa invitata a respirare con i suoi due polmoni - l’Occidente e l’Oriente - intrecciando così un vitale dialogo ecumenico con le Chiese della Riforma protestante. Questo con i continenti delle “nuove” Chiese nelle Americhe e in Africa, mettendo a frutto la sua formazione intellettuale drammaticamente vissuta nella sua Patria “occupata”, dischiude le strade per la inculturazione

cristiana. Per questo gli è stato possibile raggiungere l’estremo Oriente, con il rammarico di non poter incontrare il “mondo cinese”. Non ha esitato a incontrare i potenti della Terra, pur di annunciare a tutti il Vangelo del Signore che è Vangelo di giustizia e di pace, affidando a tutti il futuro dei “poveri”. Pellegrino ai grandi santuari della fede (cfr. il Totus tuus, affidandosi alla Madonna!), ha ripercorso i