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“Creatività e passione”

Arte e Cultura della scrittura

Tiziana Iaccarino

“Creatività e passione”
Arte e Cultura della scrittura

Raccolta di consigli artistico – culturali a cura di Tiziana Iaccarino dal blog “Il Profumo della Creatività”

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Introduzione

“Il Profumo della Creatività” è un blog che nasce il 15 Maggio 2008 dall'idea di parlare non solo della creatività insita in chi ama l'arte e la cultura, ma anche dell'opportunità di diffondere preparazione, competenza, esperienza e studi, utili tanto a me quanto a chi ne può usufruire attraverso determinati consigli ed indicazioni. Come dico nel blog: “Il Profumo della Creatività” nasce …, attraverso un vero e proprio desiderio di promuovere, con metodo ed informazione, la realizzazione di aspirazioni ed ambizioni, capacità e potenzialità che possano valorizzare una ricchezza comunicativa utile ad ogni persona ...” E, attraverso la realizzazione di questo e-book gratuito dal titolo “Creatività e passione” - Arte e Cultura della scrittura”, nel quale raccolgo gli argomenti più interessanti ed utili trattati nel blog e dedicati a tutti gli autori emergenti, attraverso un'esperienza che mi ha permesso di crescere e maturare artisticamente, offro l'opportunità di conoscere e conservare le curiosità, i suggerimenti, i segreti e, a volte, anche le notizie indispensabili a chi desidera percorrere una strada di “creatività e passione” per l'arte e la cultura della scrittura. Spero, pertanto, di essermi resa utile a quanti ne hanno bisogno e interesse.

Buona lettura a tutti !

Tiziana Iaccarino

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Indice

Nuovi autori = nuovi talenti …..................................................................................................Pag. 7 Scrittori o persone che scrivono?..............................................................................................Pag. 8 L’importanza di preparare una biografia....................................................................................Pag. 9 L’importanza del Curriculum Letterario.....................................................................................Pag. 10 Cos’è una “scheda tecnica”?...................................................................................................Pag. 11 Il riposo del manoscritto.........................................................................................................Pag. 12 L’importanza della correzione di bozze e dell’editing..................................................................Pag. 13 Artisti On Line: la vetrina di un sito.........................................................................................Pag. 15 L’importanza e l’utilizzo di un blog...........................................................................................Pag. 16 L’importanza di avere un indirizzo e-mail “decente”...................................................................Pag. 17 Agenzie letterarie: perché no?.................................................................................................Pag. 18 Conosciamo da vicino la struttura di una casa editrice medio – piccola.......................................Pag. 19 Volete pubblicare? Ma cosa sapete fare?..................................................................................Pag. 20 Gli editori sono imprenditori col fiuto per gli affari....................................................................Pag. 21 Editoria: quel che conta è vendere!.........................................................................................Pag. 22 E se aveste voi una casa editrice, chi e come pubblichereste?...................................................Pag. 23 Più che presentazioni letterarie … feste culturali!......................................................................Pag. 24 La rappresentazione scenica di un libro....................................................................................Pag. 25 L’importanza della presenza materiale di un libro in libreria.......................................................Pag. 26 Ecco il motivo per cui conta chiedere in libreria di esporre il proprio libro!..................................Pag. 27 Quando la libreria rifiuta di esporre il vostro libro.....................................................................Pag. 28 Ecco dove e come presentare il proprio libro, se la libreria (come al solito) non è …disponibile!....Pag.29 La vendita dei libri nei supermercati: strategia poco usuale o conforme ai tempi?.......................Pag. 30 Ma quanto conta la promozione (e la vendita) On Line?............................................................Pag. 31 Consenso patriottico e fortuna all’estero..................................................................................Pag. 32
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Nuovi autori = nuovi talenti.

Il settore letterario e culturale, oltre che editoriale, col passare del tempo, sembra sempre più “invaso” dalle novità offerte dalle nuove leve ovvero dai giovani, i talenti del futuro (o almeno così dovrebbe essere). Eppure, oggi come oggi, sembra che proprio i giovani spesso subiscano ingiuste denigrazioni, proprio perché inizialmente meno esperti e meno competenti. Insomma, si sa che emergere non è semplice per nessuno e in nessun settore, ma sembra che nel settore editoriale le cose si complichino proprio perché diventa sempre più arduo diffondere (almeno nel nostro Paese) la cultura della lettura dei “nuovi”, di quelli che cercano di farsi notare con le proprie opere prime, di quelli che tanto faticano anche solo per pubblicare … e figuriamoci per promuovere e vendere! Si dice che in Italia si legga poco o, comunque, molto meno rispetto agli altri Paesi Europei: certamente vero, anche se in realtà quel che si leggono meno sono proprio le novità, quelle che nascono e crescono in sordina, quelle che non possono usufruire di grandi mezzi pubblicitari (in grado di farli conoscere) e quelli che, comunque, faticano ad ottenere la fiducia delle persone. Perché, diciamolo, la verità è che in Italia si legge. Ma si legge ciò che si conosce, ciò che è pubblicizzato in Tv o sui giornali (i grandi quotidiani e le riviste più in voga), sui manifesti o sui grandi siti internet e ovunque si debba spendere un patrimonio per ampliare i propri orizzonti, cosa praticamente impossibile per i giovani autori, normalmente “poveri di risorse economiche”. Come e cosa fare, quindi? Sapete, vorrei avercela una risposta valida per tutti, ma la verità è che non esiste una risposta unica per chiunque, perché ciascuno deve riuscire ad emergere in base alle proprie priorità, possibilità, energie, esperienze e competenze, proprio perché è davvero complicato “farsi notare” se non si hanno valide e fruttuose conoscenze o mezzi economici di un certo spessore. E poi bisogna anche contare il fatto che, spesso, molte persone non seguono il percorso intrapreso dalle nuove generazioni, perché si ha poca fiducia nel loro talento e nelle possibilità artistiche che possono offrire. E’ triste dirlo, ma in giro esiste molta diffidenza verso i giovani autori ai quali spesso non si riconosce neanche il talento posseduto, perché c’è troppa calca (ovvero un numero spropositato e in continua crescita di autori con la smania di farsi largo) e perché in pochi riescono davvero ad emergere in qualche modo. Eppure, spesso, non si considera che “nuovi autori = nuovi talenti”, perché non importa il numero e l’abbondanza, ma chi riesce davvero a farsi notare e a “crescere” professionalmente sul profilo artistico, significa anche che una qualche capacità ce l’ha, oltre al determinato talento. Non è detto, infatti, che i nuovi, solo perché tali e spesso sottoposti a diffidenza comune, non siano anche talenti che hanno bisogno solo di maturare le proprie competenze ed arricchire un’esperienza che solo col tempo può dare loro torto o ragione. Non vi pare?

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Scrittori o persone che scrivono?

C’è chi crede che, scrivendo e pubblicando qualche libro, possa ritenersi ed esser ritenuto uno “scrittore” o una “scrittrice” e così confondere, spesso, tale termine e tale arduo lavoro. C’è chi sostiene che uno scrittore si possa considerare davvero tale solo nel caso in cui viva realmente del suo mestiere e, pertanto, solo quando riesca a campare coi guadagni derivati da ciò che scrive (opere letterarie o altro, dal momento che possiamo genericamente riferirci anche ad altre persone, come giornalisti, autori televisivi, etc …). E poi c’è chi sostiene, invece, che per essere scrittori o considerati tali o definirsi tali, basti semplicemente “scrivere” (magari anche pubblicare), qualunque cosa poi si scriva. Già, allora bisognerebbe chiedere: “E’ uno scrittore anche chi scrive la lista della spesa, magari tutti i giorni?”. Proprio no. Quindi, di conseguenza, non è sempre corretto definire “scrittori”, semplicemente e genericamente le persone “che scrivono” (anche se spesso o tutti i giorni), soprattutto, se si vuol intendere un mestiere o qualcosa di similare. Al giorno d’oggi tutti scriviamo qualcosa, qualunque cosa, ma non per questo siamo tutti scrittori, perché non campiamo tutti di questo. Ci sono anche persone che scrivono e pubblicano spesso, ma che nella vita poi ricoprono altri ruoli, facendo altre cose, altre professioni e mestieri: impiegati, studenti, liberi professionisti, casalinghe, etc … Magari quel che scrivono e pubblicano occupa solo una parte del loro tempo, magari rappresenta un hobby, magari solo un arricchimento curriculare, culturale, lavorativo e/o personale, ma da qui a definirsi “scrittori”, ce ne corre … Scrittori o persone che scrivono? E’ giusto che ciascuno si definisca come crede.

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L’importanza di preparare una biografia.

Molti giovani artisti, tra cui certamente anche autori alle prime esperienze, dimenticano o non danno la dovuta importanza al tipo di documentazione da dover preparare (e conservare) per presentarsi al meglio per un colloquio lavorativo nel settore artistico o magari per un qualunque altro motivo. Tra le cose importanti da preparare, oltre naturalmente ad un Curriculum Vitae, Letterario e/o Artistico, c’è anche una foto e una biografia. La biografia, infatti, meglio di qualunque curriculum, permette di raccontare sinteticamente la vita di un artista, percorrendone le tappe e le conquiste più rilevanti. Spesso, quando ci si presenta in giro, facilmente si incontra chi chiede di una biografia da consultare o da leggere, per conoscere il percorso formativo di un dato artista. Per cui, a tutti gli artisti o aspiranti tali, di qualunque settore e ambiente, consiglio sempre di scrivere una propria biografia. In modo semplice, ma concreto e diretto, raccontando le più importanti esperienze avute, oltre agli studi e a tutto ciò che può incuriosire chi ha modo di ritrovarsela tra le mani.

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L’importanza del Curriculum Letterario.

Come molti autori, emergenti o meno, potranno immaginare, anche il settore letterario ed editoriale necessita dei suoi “documenti” di riferimento, affinché un artista venga non solo considerato (in modo professionale o anche interessante), ma anche riconosciuto dai più. Infatti, come nella vita in generale, quando ad un colloquio di lavoro si presenta il Curriculum Vitae con tanto di allegati che provino tutte le nostre esperienze passate e tutta la nostra competenza in determinati campi, anche nel settore letterario ed editoriale, si fa riferimento ad un Curriculum, quando non si conosce l’autore di turno, pronto a presentare la propria opera da pubblicare: il Curriculum Letterario. Ben diverso da quello “generale” nel quale è stilata un po’ tutta la nostra vita, il Curriculum Letterario deve contenere tutte le competenze, le esperienze, le collaborazioni, i lavori, le pubblicazioni e naturalmente anche i Concorsi Letterari a cui abbiamo partecipato nel detto settore. Non importa quanto importanti possano risultare le nostre competenze o le eventuali collaborazioni stilate, né tanto meno i lavoretti magari part-time (precari e/o non retribuiti), le pubblicazioni e i concorsi a cui abbiamo preso parte, quel che conta è dimostrare di conoscere il campo che si percorre e, naturalmente, mostrarsi più professionali possibili. C’è chi dice sia inutile inserire nel Curriculum Letterario, ad esempio, le pubblicazioni realizzate con un contributo economico o i Concorsi Letterari a cui non si è arrivati ai primi posti. Eppure credo che quando ci si è particolarmente distinti per qualche motivo, per la pubblicazione, ad esempio, (seppur realizzata con un contributo economico iniziale) per un successo di vendite e per i Concorsi, perché magari si è arrivati anche solo in finale, sia giusto menzionarli. Sono del parere che ogni esperienza, in quanto tale, aiuti a crescere, migliorare e maturare, oltre a rendere maggiore consapevolezza nell’artista e, pertanto, menzionarne “i passi” è sempre interessante. E’ chiaro che, quando si stila un Curriculum Letterario è importante essere anche concreti e “sintetici”, perché avremmo maggiore attenzione. Quindi, è importante elencare o far conoscere le cose che reputiamo importanti, senza dilungarci in inutili presentazioni di “merito” che non servono a nessuno (semmai servono solo a farci sembrare dei presuntuosi). Inoltre, il Curriculum, di qualsiasi genere sia, va sempre stilato con giudizio ed obiettività, senza “gonfiare” determinati meriti piuttosto che altre cose, anche per non deludere in seguito le aspettative di chi lo riceve e crede di poter ottenere da noi chissà quale risultato!

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Cos’è una “scheda tecnica”?

Gli autori emergenti, magari anche in gamba e preparati o particolarmente talentuosi, a volte possono anche “incappare” in qualche terminologia o aspettativa che non sanno come affrontare. Spesso a chi spedisce un manoscritto per la valutazione di una eventuale pubblicazione, si chiedono anche degli “allegati” ovvero dei documenti di riferimento che lo accompagnino come, ad esempio, un Curriculum Letterario, una Biografia (in sintesi) e una Scheda Tecnica dell’opera. Cosa s’intende per “scheda tecnica”? Semplice: un file o una carta in cui sono contenute tutte le informazioni concernenti il manoscritto inviato. Dalla data corrispondente alla sua stesura e revisione alla scelta del titolo, dalla sinossi (o trama) alla lista dei personaggi principali e dall’ambientazione agli argomenti trattati e, naturalmente, ai dati tecnici ovvero la lunghezza in battute e il numero di pagine. Ora, redigere una scheda tecnica interessante o, comunque, “consapevole” del proprio “appeal”, non è semplice, anche perché è importante non dilungarsi innanzitutto nella stesura della sinossi (o trama) né tanto meno nella descrizione e motivazione degli argomenti trattati e dell’ambientazione che si è scelto per la storia. Considerando il fatto che, spesso, le case editrici non hanno molto tempo a disposizione per la valutazione di migliaia di opere che pervengono nelle loro redazioni, spesso si cerca non solo un lavoro professionale allegato, ma anche “concreto” che sappia esprimere in poche battute la sintesi del tutto, senza sbavature o descrizioni inutili.

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Il riposo del manoscritto

Molti autori, appena scritta la loro prima opera, senza neanche farla “riposare” un po’ di tempo, in attesa di esser riguardata e magari revisionata, modificata, corretta, migliorata, elaborata e preparata davvero ad esser presentata ad una casa editrice, corrono da parenti ed amici a farla leggere e conoscere, senza prendere in considerazione l’importanza di ciò che magari hanno creato. E non si rendono conto del fatto che un’opera, soprattutto quando è appena nata, non solo ha bisogno di “riposo” e di un po’ di “privacy”, ma anche di tempo, sia per esser assimilata dallo stesso autore che, nel riprenderla in mano più volte, potrà trovarci refusi, errori di battitura o scoprire, magari, di volerne cambiare persino la storia, che per esser conservata per un momento opportuno. Quando determinate storie (anche pubblicate) non rendono poi un senso vero di ciò che raccontano o non trasmettono emozioni, probabilmente è perché non sono state lasciate riposare il tempo necessario a farne comprendere al loro autore la qualità ed il valore. Quindi, spesso, solo il tempo può aiutare a creare un’opera degna del suo nome, senza affrettarsi a cercare di pubblicare storie che poi restano anonime o magari non vengono davvero apprezzate, perché non valorizzate veramente neanche da chi le ha scritte.

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L’importanza della correzione di bozze e dell’editing.

Nel settore editoriale conoscono bene cosa significhi un attento lavoro di correzione di bozze ed editing, soprattutto se un determinato manoscritto necessita di una sostanziosa revisione prima di esser valutato seriamente. Oggi, però, a farla da padrone prima ancora che i manoscritti arrivino alle redazioni editoriali, sono le agenzie letterarie e i consulenti indipendenti che offrono i propri servizi editoriali a chi ha bisogno di presentare un’opera con la sicurezza che non contenga alcun refuso. Si sa, dopotutto, che gli errori (di qualunque genere siano) all’interno di un manoscritto non fanno fare di certo una bella figura al rispettivo autore, oltre a fargli “rischiare” che chi riceve una copia piena di errori della sua opera non solo non la consideri minimamente, ma si affretti a cestinarla al primo “orrore” linguistico. Insomma, bisogna stare al passo coi tempi ed esser consapevoli che per realizzare una buona opera letteraria, è importante avere la sicurezza di non fare errori letterari di alcun genere, perché dovrebbe essere “scontato” il conoscere al meglio la propria Lingua. Non sempre è così, però. Va detto, infatti, che molti giovani autori reputano poco importante la revisione della propria opera da una persona competente, prima di presentarla alle case editrici. Pertanto, senza che ci si renda conto del fatto che è già un errore l’andare allo sbaraglio, senza alcuna consapevolezza del proprio operato, si fanno circolare anche opere che potrebbero meritare maggiore considerazione, se non fossero “barbaramente” redatte. C’è anche chi, invece, consapevole dei propri limiti nell’uso della Lingua scritta, si rivolge a chi ne sa di più, anche se non sempre si informa sulle tariffe generali proposte dal “mercato” dei servizi editoriali. Infatti, in giro si possono trovare tariffe davvero “spaziali” ovvero esagerate, oltre a quelle decisamente più convenienti. Per cui va sempre valutato sia il tipo di servizio offerto che la tariffa abbinata, perché ce ne sono davvero tante. Cominciamo col dire, per chi non lo sa, che la correzione di bozze non è altro che la correzione dei refusi sempre presenti al termine della stesura di un manoscritto, mentre l’editing è la revisione più dettagliata dell’espressione linguistica di un testo, il che può comportare una rivisitazione davvero accurata e non sempre semplice della sintassi e della grammatica. Normalmente, sia le tariffe della correzione di bozze che dell’editing si calcolano “a cartella” (e per “cartella editoriale” si intende un testo composto da 1800 battute, spazi inclusi, facilmente conteggiabili in un qualunque documento di elaborazione di testi). Ora c’è chi offre una correzione di bozze a partire da € 2,00 a cartella e chi, invece, chiede addirittura € 4,00 o € 5,00 a cartella.
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Mentre per un editing, che necessita di maggior lavoro, i prezzi possono partire da min. € 3,00 a max. € 6,00 (e qui si esagera) a cartella. E’ naturale che bisognerà andarsi a cercare sempre la tariffa più conveniente, prestando anche attenzione alla competenza della persona a cui ci si affida.

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Artisti On Line: la vetrina di un sito.

Ogni artista, in qualsiasi settore operi e di qualunque tipo di arte si occupi, ha sempre bisogno di promozione (ovvero di far conoscere ad un numero di persone sempre maggiore) la propria “esistenza”, la propria competenza (gli studi e la preparazione ottenuta, oltre alle attività svolte) e, naturalmente, le proprie “opere” ed esperienze. Al giorno d’oggi, ad offrire una vetrina davvero importante è, senza ombra di dubbio, il web che accomuna molti fattori e permette di comunicare davvero con il mondo in ogni modo, settore, Paese e Lingua. Spesso, però, i giovani artisti non ne conoscono le potenzialità e non lo utilizzano in modo appropriato. Magari si iscrivono a qualche Social Network giusto per mantenersi in contatto con le persone della propria vita, ma non riescono ad ottenere altro, né a gestire una propria “vetrina” ovvero un angolo di web nel quale farsi conoscere al meglio. Per cui, spesso, seppur molto preparati e assolutamente in gamba, i giovani artisti, non sempre riescono a farsi valere e, quindi, ad emergere per ciò che meritano e per cui, magari, hanno anche molto studiato e lavorato, si sono impegnati e sacrificati, con risultati che non hanno ripagato le aspettative loro e degli altri. Un buon inizio per presentarsi al mondo attraverso il web, prima ancora dell’iscrizione in un qualunque Social Network, è avere o realizzare un buon sito personale (possibilmente professionale) con cui farsi conoscere ed apprezzare. Infatti, una vetrina alquanto importante, non solo per farsi trovare, conoscere e magari contattare, è proprio data da un sito (ed indirizzo) personale. Ad esempio: www.mionomecognome.it o .com o con qualsiasi altra estensione (ce ne sono tante: .net, .org, .eu etc …). E gli spazi, di solito, hanno un prezzo fattibile che può partire dai 10 ai 20-25 Euro annuali. Poi conta certamente realizzarselo o farselo realizzare da un professionista con annessi e connessi. E qui i prezzi possono variare anche in rapporto al tipo di lavoro che si richiede e che poi si ottiene coi risultati. In seguito, sarà certamente importante diffondere il proprio nome e cognome nel web, accompagnato dall’indirizzo del proprio sito che resta, comunque, la propria vetrina principale.

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L’importanza e l’utilizzo di un blog.

Spesso agli artisti che hanno già un proprio sito web professionale, si consiglia anche di creare o farsi creare un buon blog non solo perché, essendo meno informale di un sito, permette un’interazione sociale migliore e più tranquilla, ma anche perché, a differenza di un sito, permette di scrivere notizie giornaliere sulle proprie attività artistiche e non solo. Un buon blog, però, non va semplicemente creato, va anche seguito, oltre che strutturato e realizzato in modo piacevole ed interessante, per cui oltre alla realizzazione normalmente gratuita, è necessaria anche una buona gestione, affinché il risultato soddisfi le aspettative di chi magari, nel visitarlo, vi trova una certa cura e una certa strategia di gestione che preveda anche argomenti alquanto interessanti. Per cui è necessario riuscire a realizzarne al meglio. Tra l‘altro, ci sono piattaforme che permettono l’inserimento di gadget molto divertenti, utili, pratici e semplici da aggiungere ed utilizzare, per arricchire di opzioni e vetrine anche gradevoli il tutto. Anche se vanno utilizzate in modo appropriato e non certo alla rinfusa, infilandoci qualunque cosa. E oltre al titolo e al logo da studiare in modo pratico, secondo delle esigenze individuali (indispensabili per far bella figura), si rendono fondamentali molte altre creazioni (anche personalizzate) per lo stesso. Per cui, spesso, creare un blog, non significa solo riempirlo di argomenti o di qualche “accessorio” che si crede divertente o accattivante, ma significa soprattutto realizzare un diario d’informazione ed utilizzazione personale e pubblico che abbia anche un fine interessante e sia ben percepito dall’esterno, oltre che ben presentato e completo.

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L’importanza di avere un indirizzo e-mail “decente”.

Quanti artisti hanno un indirizzo e-mail davvero “decente”? E per “decente” s’intende dire almeno serio o alquanto professionale. Credete sia una cosa di poco conto? Eppure non lo è, per il semplice motivo che quando un artista deve scrivere delle e-mail da indirizzare magari ad agenzie, case di produzione cinematografica e televisiva, case discografiche, case editrici e a qualsiasi ente o impresa o persona anche di un certo livello, non ci si può di certo presentare con un indirizzo e-mail del tipo: paperina79@… oppure webrock47@… etc … Non sarebbe serio, perché non saremmo neanche presi sul serio o quanto meno considerati nel modo giusto e non sarebbe di certo professionale. Il consiglio ideale sarebbe quello di utilizzare un account di posta elettronica ottenuto dal dominio web acquistato nel momento in cui ci si è creati un sito professionale. Di solito, quando si acquista un dominio web ad un certo costo annuale (dai 10 ai 20 Euro all’anno) si può ottenere anche un buon numero di account per la creazione di indirizzi di posta elettronica del tutto personalizzabili col proprio nome e cognome per intero. Come credete, dopotutto, che un artista possa farsi conoscere e soprattutto “notare” dalle persone se non usa da subito il proprio nome e cognome per interi in qualunque occasione, a qualunque registrazione e in qualunque account, soprattutto di posta elettronica? Chiaramente, chi usa degli pseudonimi, potrà utilizzare la registrazione e l’utilizzo dello pseudonimo scelto. Tutti gli altri, però, dovrebbero utilizzare il proprio nome e cognome per intero, in modo da presentarsi seriamente a qualunque tipo di pubblico. Inoltre, se non si possiede un sito internet personale o se anche si possiede, ma non si sa usare o non si vuole usare un account legato ad esso e si preferisce una registrazione presso qualunque piattaforma, va benissimo … l’importante è farlo, utilizzando per intero e in modo ragionevole il proprio nome e cognome, per presentarsi al meglio e per far sì che gli altri ci prendano sul serio e, quindi, anche in considerazione.

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Agenzie letterarie: perché no?

Le agenzie letterarie, spesso, sono considerate come mediazione non sempre necessaria o, a volte, anche da evitare, perché si crede che il fatto per cui chiedano soldi per aiutare un autore ad emergere sia un motivo per il quale, di certo, non vadano considerate. Alcune agenzie poi collaborano con case editrici medio - piccole per trovare loro dei talenti da pubblicare o magari per il semplice motivo che preferiscono farsi selezionare degli autori da persone che si occupano di determinate professioni. C’è chi denigra il lavoro delle agenzie letterarie, non dando loro il giusto ed effettivo valore, eppure credo che se un autore giovane non abbia la minima esperienza nel settore, ma desideri trovare chi lo pubblica o ancora spera di esser considerato da qualcuno che possa dargli un’opportunità, senza perdere degli anni alla ricerca di chi lo aiuti a capire come sia meglio muoversi, non sia da escludere del tutto. Certo, c’è chi preferisce trovare un editore da solo, speranzoso di riuscire magari a far notare il proprio talento senza alcun aiuto esterno o senza dover dimostrare nulla e chi, invece, preferisce rivolgersi dal primo momento a dei professionisti che lo aiutino ad emergere in qualche modo. Va ricordato, infatti, che molte agenzie serie lavorano con cognizione di causa, conoscendo l’ambiente editoriale e cercando il modo migliore per assistere un autore. Le agenzie, inoltre, si avvalgono di professionisti in grado di selezionare, correggere, migliorare e anche presentare al meglio una qualsiasi opera. Alcune possono chiedere una percentuale di guadagno su un eventuale contratto editoriale che riescono a fornire ad un autore e altre, la maggioranza, possono invece chiedere dei contributi economici, ad esempio, per la correzione e l’editing di un testo, per la sua presentazione presso case editrici e per l’assistenza legale, come è normale che sia. Anche perché molte agenzie sanno che, se si affidano solo alle percentuali di guadagno di un autore, devono aspettare tanto, troppo tempo prima che questo guadagni davvero (ricordiamo che le prime percentuali di guadagno vengono ricevute da un autore dopo circa un anno dalla pubblicazione della sua opera e … sempre che la stessa vendi realmente un buon numero di copie)! Quindi, va considerato che un lavoro va, in qualche modo, pagato quando svolto da chi conosce bene tale settore ed è normale che un’agenzia chieda un contributo per il lavoro che è pronta a svolgere da subito. Dopotutto, ci sono anche autori che si affidano alle agenzie, consapevoli di non potersi occupare da soli delle proprie pubbliche relazioni e altri che, conoscendo l’iter di ogni percorso artistico, sanno che l’agenzia può essere un buon metodo per percorrere la strada più adatta a sé. Insomma, resta sempre e comunque una scelta personale quella di rivolgersi ad un’agenzia letteraria, perché prima di tutto è importante riuscire ad esser consapevoli delle proprie conoscenze e della propria competenza. Quindi, se si necessita di aiuto, perché non si conosce per nulla l’ambiente e non si sa neanche come muoversi, sempre meglio affidarsi a qualcuno che possa evitare lunghe attese o anni passati anche solo a capire quale sia la strada migliore da percorrere. Chi, invece, preferisce “far da sé” … buona fortuna!
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Conosciamo da vicino la struttura di una casa editrice medio - piccola.

Quando tra autori si parla di casa editrice, di solito, lo si fa solo per commentare la più o meno riuscita di una proposta editoriale o il fatto che si è spedito il proprio manoscritto con la speranza che venga pubblicato. In pochi, però, comprendono il lavoro vero e proprio svolto da una casa editrice medio - piccola, né conoscono la struttura, le funzionalità, la gestione e l’imprenditorialità proprio in quanto “azienda”. Infatti, che lo si neghi oppure no, e questo lo si è ripetuto più volte, una casa editrice è un’azienda a tutti gli effetti e, pertanto, sopravvive anche e soprattutto di gestione e strategie di marketing, di contabilità che equilibri in modo moderato e costante il rapporto tra le “entrate” e le “uscite” ovvero tra i guadagni e le spese e, naturalmente, di un certo livello di qualità delle opere pubblicate per le quali, mettendoci un marchio, ci metterà anche un titolo, un nome, una faccia. Certo, oggi i piccoli e medi editori non hanno vita facile a causa del grande dominio che incombe sull’editoria italiana da parte dei grandi gruppi e delle catene di distribuzione e di franchising che gli stessi aprono per raccogliere il pubblico sempre nei soliti “giri”. La media e piccola editoria, però, in quanto meno “attrezzata” e, quindi, meno facilitata nel suo compito, cerca di sopravvivere anche e soprattutto attraverso la gestione autonoma di promozioni editoriali che sono spesso anche delle buone strategie pubblicitarie o delle buone vendite di libri di esordienti in cerca di un posticino o di un minimo di “attenzione”. Ogni casa editrice poi si organizza in modo diverso e lavora secondo le proprie possibilità ed i propri programmi: spesso contano lavoratori precari o, comunque, semplici collaboratori free lance che fanno da lettori e valutatori, correttori di bozze, editor, rappresentanti e quant’altro, ma non hanno grandi appigli attorno, soprattutto se si parla di appigli pubblicitari che siano in grado di farli notare dal grande pubblico. Normalmente una casa editrice almeno media, dovrebbe poter contare su una serie di settori ed operatori specializzati in una determinata materia, dalla direzione generale dove a comandare è proprio il titolare e anche editore alla segreteria, dalla redazione che è composta da comitati di lettura più o meno corposi, correttori di bozze ed editor alla sezione grafica che comprende esperti illustratori per la realizzazione delle copertine e di tutto ciò che comporta l’esposizione grafica (anche web) dell’azienda e dal settore marketing normalmente composto da promoter che studiano strategie commerciali e promozionali adatte ad ogni occasione all‘ufficio stampa che può contare a volte anche su un unico professionista in qualità di giornalista o più semplice pubblicista. Infine, una sua parte alquanto importante e determinante ce l’ha la tipografia esterna presso cui ogni casa editrice si rivolge e il magazzino che contiene le opere stampate e pubblicate che va gestito per spedire ad un distributore di fiducia, con cui essere in contatto costante, le opere che quest’ultimo avrà il compito di far arrivare ad una serie di librerie in giro per le maggiori regioni della penisola.

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Volete pubblicare? Ma cosa sapete fare?

Una provocazione, ma non soltanto, il titolo di questo articolo, per il semplice motivo che, in giro, si sente solo dire: “Sono alla ricerca di un editore che investa sul mio lavoro, che mi pubblichi senza chiedere soldi, che mi promuova, che risalti il mio talento, che sappia avere fiducia” (nient’altro?) etc … etc … Ma non si sente dire quasi mai: “Mi piacerebbe pubblicare con un editore che non chiedesse soldi, perché potrei dimostrare di valere, perché saprei promuovere il mio lavoro e riuscire a muovermi oltre che a vendere”. Insomma, i giovani autori chiedono, cercano, sperano, desiderano, ma fanno conti a senso unico, senza riflettere o dire realmente cosa loro sappiano fare o cosa siano in grado di dimostrare. Dopotutto, il settore della piccola e media editoria è fatto anche e soprattutto di case editrici che non possono seguire tutti gli autori che pubblicano (sia con contributo economico che non) e non hanno i mezzi di diffusione dei grandi gruppi editoriali per quel che concerne la distribuzione e la promozione. Per cui bisognerebbe mettere in conto il fatto che, sia pubblicando con la scelta di un investimento personale o a spese dell’editore, l’autore dovrà sempre rimboccarsi le maniche e dimostrare le sue capacità sia artistiche che comunicative, culturali, sociali e talentuose. Ovvero: farsi valere a tutto tondo! Allora, prima di chiedervi e di chiedere: “Perché è così difficile pubblicare senza sborsare un centesimo?”, chiedetevi innanzitutto cosa sapete e potete fare, come riuscirete a dimostrare che una pubblicazione gratuita ve la meritate davvero, (ad esempio: avete esperienza comprovata nel settore? Avete già pubblicato e venduto una buona quantità di copie? I giornali hanno parlato di voi? Avete saputo promuovervi anche in modo autonomo, riuscendo ad ottenere menzioni e interviste presso i mass-media?). Ricordate sempre che un editore è un imprenditore che necessita “garanzie” e non solo talento, perché le case editrici sono aziende che guardano al fatturato e hanno bisogno di vendere realmente ciò che producono, anche per incentivare le attività future. Quindi, raccontate, se potete, la vostra esperienza personale e spiegate “perché un editore dovrebbe pubblicarvi gratis”! Perché avete solo talento, anche se vi conoscono in pochi o perché vi sapete “muovere” (e per “muovere” intendo dire: organizzare, pubblicizzare, far conoscere ed emergere anche in piena autonomia) … e come lo avete dimostrato? Come può sapere un editore che decide di investire su di voi che sarete davvero capaci di “farvi avanti” ed emergere?

Raccolta di consigli artistico – culturali a cura di Tiziana Iaccarino dal blog “Il Profumo della Creatività”

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Gli editori sono imprenditori col fiuto per gli affari.

In giro circolano sempre tante polemiche intorno al lavoro svolto dalla piccola e media editoria, spesso contornata da pregiudizi che non giovano a nessuno e men che meno alle scelte dei giovani autori. Innanzitutto, va detto che iniziare con la speranza (e l’illusione) di riuscire a pubblicare la propria prima opera senza sborsare neanche un centesimo, è una teoria alquanto utopistica, a meno che non ci si trovi in una situazione che avvantaggi rispetto agli altri … ovvero se si conosce già un editore e si collabora con la sua casa editrice o se, addirittura, ci si lavori o anche se si ha avuto semplice fortuna, proprio in base al fatto che il talento, al giorno d’oggi, non è tutto ciò che viene considerato per una pubblicazione. Per cui, detto questo, bisogna fare un discorso molto semplice, nel cercare di chiedersi perché mai un editore medio - piccolo debba usare i propri soldi se, a priori, sa di perderci, poiché l’autore di turno (che, nella maggior parte dei casi, non sa neanche da dove partire e men che meno come promuoversi), non riuscirà a vendere realmente. E per vendere non s’intendono 200 o 500 copie, ma almeno un migliaio (tanto per cominciare). Quindi, qualunque editore medio - piccolo, benché imprenditore che, come tale, dovrebbe assumersi dei rischi per investire su degli “ipotetici” talenti, non scommetterebbe i propri soldi, sapendo di intraprendere “un affare” che considererebbe poco proficuo, soprattutto se non riscontra nell’autore una capacità tale da fargli comprendere che si attiverà per emergere. Tutti gli autori credono che il proprio lavoro meriti la pubblicazione, ma nella maggior parte dei casi tale pubblicazione non viene incentivata dagli editori, perché questi ultimi sono coscienti del fatto che i detti autori non sanno neanche “promuoverlo” il proprio libro. Ora, chi investirebbe dei soldi su chi non sa neanche come promuoversi, quando poi quel che conta è davvero riuscire a far parlare proprio a cominciare dalle vendite? Sono le vendite a far emergere davvero un titolo, sia che questo sia stato pubblicato contribuendo da parte dell’autore che da parte dell’editore. E solo le vendite distingueranno un’opera rispetto a tutte le altre. Dopotutto, un editore, proprio perché imprenditore, non pubblica per dare una semplice soddisfazione ad un autore o per realizzare il suo sogno, ma solo per trovare un modo per ricavare degli utili interessanti dal suo investimento economico.

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“Creatività e passione”

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Editoria: quel che conta è vendere!

Gli editori lo sanno bene, perché una casa editrice è un’azienda e, come tale, guarda al fatturato più che a qualunque altra cosa. Nel settore della media e piccola editoria, infatti, le opere degli autori emergenti che vendono realmente un numero considerevole di copie è quasi nullo o, per lo meno, molto (troppo) basso, soprattutto se rapportato al numero di libri che viene pubblicato ogni anno. Per questo motivo esistono molti editori che pubblicano chiedendo soldi, perché non vogliono rimetterci di tasca propria, sapendo che nella maggior parte dei casi, i giovani autori non venderanno se non ad amici e parenti e che, quindi, quei soldi andranno persi (poiché l‘investimento sarà maggiore del ricavo). Certo, in molti diranno che un editore è un imprenditore e, come tale, dovrebbe assumersi dei rischi. “Certamente, ma nessun imprenditore (anche piccolo) si assumerebbe mai dei rischi legati ad un “affare“ che a priori non è considerato proficuo!”. Infatti, nessun editore, benché imprenditore, investirebbe mai un centesimo in un’impresa (perché, in fondo, vendere i libri degli autori sconosciuti è da considerarsi una vera e propria “impresa”) che reputerebbe di scarso valore o, comunque, dalle possibilità davvero remote o molto complesse, oltre che dai ricavi dubbi. Tutti gli editori sanno che i giovani autori non fanno nulla per vendere o, comunque, fanno molto poco e che le cifre del fatturato di un’opera venduta sono davvero esigue e, quindi, NON convenienti. Ecco perché oggi non sono tanti gli editori che pubblicano gratuitamente. Ecco perché, di solito, chi si assume i rischi di una pubblicazione gratuita lo fa solo per determinati motivi.

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E se aveste voi una casa editrice, chi e come pubblichereste?

Molti autori in cerca di editore, spesso non si rendono conto dell’importanza e delle difficoltà che ricopre il ruolo di un editore, soprattutto se costui investe in proprio sulle opere altrui, spesso non riuscendo neanche ad ottenere dei ricavi utili, poiché magari gli autori della sua “scuderia” vendono poco o nulla. Ma questo accade anche agli editori che chiedono dei contributi da parte degli autori, perché hanno delle spese che spesso sostengono con grandi difficoltà e disagi, dall’aumento delle tasse al mantenimento di un magazzino per i libri non venduti, alle tariffe per le spedizioni che non sono favorite da nessuno alle problematiche di vendita degli autori che, pur incentivandosi da soli, credono di aver già conquistato chissà quale obiettivo. Ma se aveste voi una casa editrice? Come vi comportereste? Innanzitutto, scegliereste di essere editori che investono sugli autori (quindi con un capitale in riserva da utilizzare per incrementare l’attività, puntando sui talenti che riterrete opportuni) oppure scegliereste di aprire una casa editrice che chiede onestamente un contributo agli autori, in modo da non rimetterci nulla di tasca propria, ma cercando di “sbarcare il lunario” comunque? E quando poi arriverebbero alla vostra redazione centinaia e centinaia di manoscritti anche mal scritti da leggere, magari valutare, selezionare, scegliere e correggere o far correggere da qualche collaboratore precario a cui non potete neanche assicurare una busta paga decente e puntuale se l’attività non ingrana … come reagireste? Ecco, provate una volta tanto a mettervi nei panni di un editore. Ad immaginarvi editori, ma non di voi stessi … editori e basta … quali scelte compiereste? Quali generi cataloghereste e che tipo di storia pubblichereste? Inoltre, invogliereste gli autori pubblicati a promuoversi oppure direste loro che sarete solo voi a pubblicizzarli, ad organizzare presentazioni, a partecipare alle fiere, ai concorsi letterari, agli incontri culturali etc … ? Beh, sicuramente, provare a mettersi dalla parte della scrivania che offre il posto all’editore, piuttosto che all’autore … farebbe riflettere maggiormente e renderebbe le idee spesso anche più chiare … o no?

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Più che presentazioni letterarie … feste culturali!

Spesso i giovani autori, quando parlano di presentare la loro prima (o seconda o terza o anche quarta opera), credono sia automatico farlo in libreria perché, dopotutto, si pensa che solo quella sia la giusta collocazione per la promozione di un libro. Eppure in tanti non si rendono conto del fatto che i tempi sono cambiati e che, automaticamente, va trovata una chiave di adattamento ai tempi che cambiano anche in questo settore, per cui ciò che conta è presentare ciò che racconta il libro in sé, ciò che si intende trasmettere con esso e, naturalmente, ciò che può emozionare attraverso la sua storia. Una presentazione letteraria, dopotutto, non deve più essere immaginata come un’antiquata riunione di gente che ha difficoltà a farsi seguire da qualunque tipo di invitato, ma come una vera e propria festa culturale, nella quale si può parlare di tutto, come in un talk show, rimanendo in linea con la storia raccontata dal libro, ma non annoiando chi vi interviene. E una festa, si sa, deve contenere un po’ di tutto ciò che possa incuriosire, piacere, interessare, piacere ed attrarre: musica, canto, rappresentazione teatrale di una scena della storia, testimonianze dirette (se tratta un particolare tema sociale), autore, editore, giornalisti, amici, parenti, colleghi e certamente persone comuni. Accompagnare, inoltre, la presentazione - festa ad un aperitivo o ad un buffet, inoltre, può essere una buona modalità di promozione. Anche perché il cibo, spesso, è sinonimo di convivialità, allegria, piacere comune a chiunque e può motivare la curiosità di chi vi partecipa. Quindi, non solo librerie, biblioteche, strutture ed associazioni culturali, ma anche caffè letterari, pasticcerie, bar (con appositi spazi), centri sportivi, scuole, luoghi di interesse e frequenza pubblica per chi ha piacere a passare un buon pomeriggio in compagnia della cultura. Ma di una cultura che sa rinnovarsi, migliorarsi, rispecchiare i tempi ed assecondare le richieste e le preferenze di chi può apprezzarne ancor di più il valore.

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La rappresentazione scenica di un libro.

Parlando delle presentazioni letterarie in libreria (e non solo in libreria), si può definire anche quel che le può arricchire. Infatti, una presentazione letteraria, spesso e volentieri, può esser organizzata anche con una serie di fattori che ruotano attorno alla promozione di un determinato messaggio, di una storia particolare, magari attinente ad un tema sociale e all’attualità che l’accompagna. In giro si parla anche di “rappresentazione scenica della storia (o di una parte di essa) di un libro“. Cos’è una “rappresentazione scenica o teatrale di una parte di libro”? Semplice: non è altro che la ricostruzione teatrale (come fosse una vera e propria opera breve rappresentata in teatro) di una o più scene della storia raccontata da un libro presentato. In tal caso, per l’organizzazione scenica di una parte di storia, si andranno a cercare due o al massimo tre attori (anche amatoriali) che interpretino un pezzo di libro, rappresentando dei personaggi presenti in una particolare scena in esso contenuta. Una scena che racconti e presenti qualcosa della storia del libro, ma che naturalmente sia di spunto per incuriosire il pubblico, ma senza rivelare troppo del seguito. In Italia sembra si facciano già esperimenti in tal senso, sia nelle librerie “capienti” ovvero quelle che hanno delle sale spaziose per tale tipo di presentazioni che nelle biblioteche, nei centri culturali e anche, se possibile, nei teatri (per chi preferisce organizzare qualcosa in grande). Queste rappresentazioni, infatti, sono utili sia a far visualizzare quasi una piccola parte della storia di un libro che a far incuriosire un pubblico magari non sempre votato alla lettura ma che, partecipando ad una presentazione “diversa”, più interessante e certamente più innovativa, può ritrovare la gioia di riscoprirla.

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L’importanza della presenza materiale di un libro in libreria.

Molte persone sanno che la piccola e media Editoria non potrà mai fornire un’adeguata distribuzione nazionale, proprio per i pochi mezzi disponibili e per una difficoltosa promozione che non può equiparare quelle dei grandi gruppi. Ogni autore vorrebbe che il proprio libro fosse in ogni libreria, ma quest’illusoria idea non sarà mai realmente fattibile per i motivi sopra detti, però è possibile far reperire il proprio libro in determinati punti vendita prestabiliti che magari, strategicamente, potranno rispondere alle esigenze del pubblico. Infatti, sappiate che spesso i libri, quando sono solo “ordinabili”, quindi non materialmente già presenti in libreria (e qui si tratta un argomento che riguarda proprio tutti gli autori emergenti che pubblicano per la piccola e media editoria) sono soggetti a vendite difficoltose per il semplice motivo che le persone, spesso pigre o anche per la poca disponibilità che trovano in libreria nei confronti di titoli non “importanti” (e soprattutto non distribuiti da circuiti importanti), preferiscono o, comunque, finiscono con l’acquistare soprattutto i titoli che già si ritrovano sugli scaffali, sotto mano e senza alcuno sforzo o attesa dovuta ad ordinazioni a volte poco piacevoli. Anche a questo è dovuto il motivo dell’insuccesso commerciale dei libri degli esordienti: perché non sono già materialmente reperibili ovunque e perché non sempre le persone amano “la metodologia delle ordinazioni” o, meglio, andrebbe detto “l’abitudine alle ordinazioni”, spesso unico mezzo per ricevere il libro di un esordiente. Quindi, a quel punto, cosa fare? Gettare la spugna? No, semplicemente organizzarsi un modo per il quale alcuni punti vendita sparsi per le più importanti città del Belpaese si rendano disponibili almeno all’esposizione di poche copie (anche solo 2 o 4 copie per ciascuna libreria) che permettano così di raggiungere varie regioni con pochi mezzi. Dopotutto, la prima tiratura di una piccola o media casa editrice arriverà al massimo alle 1000 copie (ma non tutte le prime tirature arrivano alla stampa di questo numero di copie) che, in qualche modo, andranno distribuite a dovere e nel modo più appropriato.

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Ecco il motivo per cui conta chiedere in libreria di esporre il proprio libro!

Spesso, quando si pubblica il proprio primo libro, non si conoscono da subito i meccanismi che ruotano attorno alla distribuzione collegata alla casa editrice che lo pubblica, per cui non sempre è possibile rendersi conto dell’effettiva reperibilità dello stesso in giro. Si sa, dopotutto, che quando si parla di piccola e media editoria, si tratta un argomento alquanto spinoso, poiché la distribuzione non equivale a quella adoperata dai grandi gruppi editoriali, certamente più attrezzati e ricchi, in tal senso. Per cui un giovane autore che comincia a muovere i suoi primi passi nel settore, deve comprendere quando e come funzioni il settore della distribuzione per quel che concerne la piccola e media editoria. Infatti, la stessa raggiungerà solo alcune zone della propria regione e magari riuscirà a rendere reperibile il libro in pochi altri punti vendita di altre regioni, ma con grandi sacrifici e molta insistenza, perché i librai, normalmente, anche per questioni inerenti i propri conti, preferiscono rivolgersi a pochi e “conosciuti” distributori (di solito, sempre gli stessi) che sanno fornire loro titoli di sicuro “piazzamento” ovvero facilmente vendibili. Per cui, se il distributore che collabora con la casa editrice con cui avete pubblicato non è, a sua volta, inserito in tale circuito, difficilmente il vostro libro arriverà in un buon numero di librerie, certamente sempre contate, ma almeno anche sparse in qualche regione. E a quel punto, cosa si farà se un amico, un conoscente, un parente, un collega che vive in una zona “non servita” dal vostro distributore, non riuscirà a reperire il vostro libro soprattutto se la libreria stessa, spesso per pura pigrizia, non riuscirà (perché non si impegnerà) ad ordinarlo?? Dunque, anche qui nasce l’esigenza di attivarsi per un giovane autore che dovrà contattare personalmente delle librerie non appartenenti al circuito del distributore che collabora con la propria casa editrice e cercare di accordarsi per l’esposizione, anche solo di poche copie del libro. Un modo come un altro per cominciare a far acquisire fiducia dal libraio stesso. Ma se il libraio in questione dovesse rifiutarvi un aiuto? Beh, di questo parliamo nel post intitolato: “Quando la libreria rifiuta di esporre il vostro libro …”, quindi … saprete come regolarvi!

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Quando la libreria rifiuta di esporre il vostro libro …

Nell’ambiente editoriale tutti conoscono l’importanza delle librerie per la diffusione e la vendita dei libri degli esordienti spesso denigrati o poco valutati dalle stesse, per pura diffidenza e proprio perché, non essendo conosciuti, non hanno occasione di farsi valere. E si può incappare facilmente in librerie che rifiutano di tutto punto di ordinare, di esporre e di vendere anche poche copie di un autore alla sua prima pubblicazione, per cui è importante prepararsi ad affrontare al meglio ogni pregiudizio al riguardo. Quando una libreria qualunque, indipendente o meno, quindi, rifiuta di esporre il vostro libro appena pubblicato, perché magari il distributore non glielo porta o la casa editrice con cui avete pubblicato non riesce ad occuparsi della reperibilità dei libri di ogni autore nelle zone maggiormente interessanti per lo stesso, tentate una strategia che permetta di far comprendere al libraio di turno che potrebbe vendere, tra tutti i prodotti che già espone, anche il vostro libro. I librai, normalmente, non sono ben disposti nei riguardi dei giovani autori, perché non conoscono quasi mai chi li distribuisce, per semplice apatia, per normale diffidenza, per scarsa fiducia e perché, non conoscendo, appunto, l’autore che ha scritto l’opera, credono che difficilmente possa vendere. A quel punto, quel che spetta all’autore di turno è far cambiare idea al libraio o meglio, far sì che costui si ricreda almeno in parte. Non è semplice, ma non è neanche impossibile. Si può dimostrare a qualunque libraio che la vendita delle opere di giovani autori è sempre possibile con un minimo di fiducia e, naturalmente, con tanta pazienza. Innanzitutto, potreste proporre al libraio l’esposizione (in un angoletto di una vetrina o magari su di uno scaffale, tra le novità periodiche che ha spesso a disposizione nel negozio) di almeno un paio di copie del vostro libro (magari gliele portate di persona per fare una prova). E nel caso in cui tali copie, nel giro di almeno un mese, vengano vendute, dimostrare che i clienti della stessa libreria possono anche rivelarsi incuriositi e interessati alle novità proposte dagli esordienti. Tali vendite, di due o più copie del vostro libro, nel giro di poco tempo, che sia un mese o poco più, ma anche poco meno (magari se mandate a quella libreria dei conoscenti o degli amici ad acquistare quelle copie) daranno al libraio maggiore fiducia e sarà più facile che costui ordini successivamente altre copie sia con l’intento di esporle che di venderle. Se poi, periodicamente, vi recherete nella libreria per controllare l’andamento delle cose e il libraio noterà in voi un vero interesse e un buon impegno, potrete anche contare sulla possibilità di ritrovarvi bene accetti in quel punto vendita.

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Ecco dove e come presentare il proprio libro, se la libreria (come al solito) non è … disponibile!

In uno dei precedenti post abbiamo parlato di un argomento tanto utile quanto interessante sul come e cosa fare “Quando la libreria rifiuta di esporre il vostro libro …”, cosa che accade spesso soprattutto agli autori esordienti, per cui se un libro non verrà neanche esposto, figuriamoci come lo si potrà anche presentare nelle stesse librerie che hanno diffidenza ed indifferenza nei confronti del loro autore! Per cui, continuando a parlare di un argomento sempre comune e molto sentito da tanti che hanno difficoltà concrete in tal senso, cerchiamo di ipotizzare, soprattutto per quegli autori che hanno pubblicato previo acquisto di un determinato numero di copie del proprio libro, come potrebbero “smaltirle”, riuscendo anche ad organizzare una buona promozione. Naturalmente, non ci rivolgiamo solo agli autori che hanno pubblicato previo acquisto di un determinato numero di copie per la pubblicazione, ma a tutti gli autori in generale, anche a quelli che pubblicano senza sborsare un centesimo, ma che poi incontrano comunque ostruzionismo in libreria. Chi, dunque, dispone di un determinato numero di copie acquistate da un editore che, solo in tal caso, ha proceduto alla pubblicazione, potrà organizzare da sé, se l’editore stesso non lo aiuta, delle presentazioni in altri luoghi, così come chi non ha copie, ma può organizzarsi con l‘editore che decide di andargli incontro, a far pervenire un numero prestabilito di libri in un dato luogo per una data presentazione. Quali sono, quindi, i luoghi ideali per una buona presentazione letteraria? Ce ne sono tanti: dalle biblioteche comunali ai caffè letterari, dai centri sportivi alle associazioni artistico - culturali, dalle scuole d’arte ai saloni estetici e da ampie pasticcerie in grado di accettare tale compromesso, magari in cambio di pubblicità gratuita ai teatri, per chi vuol fare le cose proprio in grande. Inoltre, le presentazioni letterarie in luoghi diversi dalle classiche librerie, permettono una scelta e un’organizzazione individuale decisamente più ampia, perché si può usufruire di una sala da preparare in tanti modi e per tante iniziative. Infatti, oltre ad organizzare la disposizione delle sedie che ospiteranno gli invitati nella sala, seguendo i propri gusti e le proprie idee, si potrebbe preparare anche: un tavolo su cui esporre e vendere direttamente un determinato numero di copie del libro al termine della presentazione (magari con dedica e autografo inclusi da parte dell‘autore), un angolo - buffet o aperitivo, un angolo con sottofondo musicale e, naturalmente, una postazione che ospiterà l’autore stesso, il relatore, l’editore o chi rappresenta la casa editrice e qualche redattore o pubblicista. Al termine della presentazione e dopo che gli invitati, così come il relatore e magari il redattore o il pubblicista di turno, avranno fatto qualche domanda all’autore, ci si potrà così recare anche al buffet e, successivamente, al banchetto di vendita dei libri esposti, presso cui una persona addetta alla vendita e di fiducia, per quel che concerne il ricevimento degli incassi, accoglierà le persone e permetterà all’autore di fare le dediche richieste, a turno, mentre un sottofondo musicale molto soft potrà rendere più accogliente e piacevole l’intrattenimento. Insomma, non solo una presentazione classica, ma anche una festa che intrattenga e coinvolga, incuriosisca e piaccia e che preveda la scelta di varie tipologie di luoghi in cui essere effettuata.

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La vendita dei libri nei supermercati: strategia poco usuale o conforme ai tempi?

Andando in giro per i supermercati più conosciuti, in molti si saranno resi conto che, col passar del tempo, capitava sempre più spesso d’imbattersi in angoletti ben adibiti all’esposizione di libri di vario genere (sebbene, in particolar modo, di libri pubblicati da case editrici importanti o da quelle che hanno un settore distributivo decisamente ampio). Qualcuno ha reputato questa scelta come una vera e propria strategia di mercato atta ad invitare qualunque tipo di persona che frequenta i supermercati per dedicarsi alla classica spesa, ma che non sempre si reca invece nelle librerie, a prestare, quindi, maggiore attenzione anche ai libri. Per cui, in alcuni casi, questa strategia è risultata decisamente conforme ai tempi molto più complessi a cui appartengono le nuove generazioni, spesso poco vogliose di dedicarsi alla lettura e, di conseguenza, ci si è adattati a delle esigenze di mercato e di promozione del tutto diverse, per incentivare la cultura. Spesso, però, si criticano tali scelte verso chi, invece, considera come una buona occasione la possibilità di riscoprire la lettura, nel momento in cui le persone si dedicano alla spesa, soprattutto per proporla a chi non è abituato ad entrare in libreria. Ad ogni modo, non c’è dubbio che la presenza dei libri nei supermercati ha diversificato un mercato che tempo addietro era limitato alle sole librerie, le quali decidevano i titoli da esporre e vendere, ma che ora, a quanto sembra, non sono più le uniche a decidere cosa mostrare sugli scaffali. Senza contare le edicole presso cui si trovano spesso volumi e fascicoli di ogni genere (anche letterario), magari anche abbinati alla vendita di giornali e riviste, oltre a cartolibrerie di vario genere. E questo comporta anche una maggiore libertà di scelta e di acquisto generale.

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Ma quanto conta la promozione (e la vendita) On Line?

Dunque, la promozione e vendita dei libri attraverso internet è, forse, il modo e il metodo migliore per riuscire a raggiungere davvero qualunque tipo di pubblico, per i giovani autori che, come abbiamo detto precedentemente, pubblicando nel settore della piccola e media editoria, non riusciranno mai a raggiungere qualunque punto vendita nazionale. Per cui diventa indispensabile e certamente importante la possibilità di usufruire del web, non solo per comunicare la pubblicazione e l’uscita del proprio libro, ma anche per promuoverlo e venderlo. Non è semplice, va detto, anzi … le difficoltà sono numerose e alquanto faticose, ma non insormontabili, perché oggi l’uso di internet è diventato una consuetudine abituale che un tempo non veniva neanche preso in grande considerazione da chiunque. Ma i tempi sono cambiati, per cui ora il web rappresenta il mezzo di comunicazione e diffusione di maggior rilievo (al punto da conquistare, spesso, anche il consenso di chi normalmente acquistava solo “informazioni cartacee”, quindi giornali e riviste, che ora possono essere consultati ampiamente anche nella rete) e questo rappresenta un buon punto a favore degli scrittori esordienti che saranno in grado di farsi conoscere e notare anche attraverso la propria esposizione in uno o più siti, blogs, social network e quant’altro.

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Consenso patriottico e fortuna all’estero.

Spesso si nota che molti autori, prima ancora di raccogliere consensi nel proprio Paese di origine, nel nostro caso in Italia, già pensano a pubblicare all’estero: sia perché, probabilmente, all’estero è presente un mercato editoriale diverso da quello nostrano e sia per il fatto di ritrovarsi tradotti in un’altra Lingua. Così, in molti sperano e cercano il consenso “straniero”. Credo che gli artisti, autori compresi, debbano invece cercare la propria strada, i propri consensi, il proprio successo, minimo o percorribile, innanzitutto nel proprio Paese, malgrado le difficoltà che saranno costretti ad incontrare e malgrado tutto quel che concerne un mercato librario come quello italiano che, forse, è dei più difficoltosi in Europa, per quanto concerne le vendite. Cercare “fortuna” all’estero è legittimo per chiunque, ma se prima non si è ottenuto un buon riscontro nel proprio Paese di origine o, comunque, non si arriva da una gavetta di anni ed anni, in grado di preparare ad un mercato e ad un pubblico anche diverso che ha esigenze e certamente anche aspettative diverse, difficilmente si troverà quel che si cerca.

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Indirizzi

Tiziana Iaccarino Sito Ufficiale: www.tizianaiaccarino.com E-Mail: mail@tizianaiaccarino.com

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