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MICROPULP

RIVISTA LETTERARIA AMATORIALE E GRATUITA


ANNO I/N°1 – MAGGIO 2011

Racconti di: Gordiano Lupi – Giuseppe Felice Cassatella


Michele Nigro – Raffaele Serafini – Alessandro Lanna
LA RUBRICA:FUN COOL! UN RACCONTO IN UNA FRASE
Microeditoriale Editor e Direttore Responsabile:
Vincenzo Barone Lumaga
Hanno contribuito: Raffaele Serafini,
Avevo deciso all’inizio di non scrivere Michele Nigro, Gordiano Lupi, Giuseppe
nulla in apertura del primo numero. Felice Cassatella, Valchiria Pagani, Luigi
Tuttavia mi sembra giusto dedicare Musolino, Ian Delacroix, Angelo Benuzzi,
anche solo poche righe a tutte le Piergiorgio Pulisci.
persone che hanno condiviso, e con la La nostra pagina ufficiale:
loro adesione incrementato, il mio http://www.facebook.com/#!/pages/MICR
entusiasmo per questa iniziativa. Il OPULP/117577324988318
Per inviare racconti o illustrazioni da
mio ringraziamento va innanzitutto pubblicare, e per ogni informazione che
agli autori che hanno generosamente desiderate avere su Micropulp, scrivete a:
offerto il loro contributo. In primis micropulp@hotmail.it
Gordiano Lupi, che mi ha reso molto Ove un vostro racconto venga ritenuto
orgoglioso consentendomi di meritevole di pubblicazione, potrà esservi
pubblicare un suo gustoso incubo chiesto di apportare modifiche o revisioni
all’opera, di concerto con l’editor, in un
caraibico, che si legge tutto d’un
clima (si spera) di sereno e cordiale
fiato. L’amico Raffaele Serafini, il confronto d’opinioni.
quale, oltre a contribuire inviando i Se intendete offrire una collaborazione
suoi racconti, mi ha gentilmente con mansioni redazionali, tenete conto
selezionato i racconti del concorso che in linea di massima siamo interessati
“Fun Cool! Un racconto in una frase”, ad avere editors anziché redattori. Ciò in
ormai un appuntamento imperdibile quanto non prevediamo al momento di
per tutti gli scrittori del web. E poi pubblicare saggistica o scritti di taglio
prettamente giornalistico. Pertanto vi
Giuseppe Felice Cassatella, Michele terremo presente nell’eventualità di
Nigro, Alessandro Lanna, gli autori costituire un gruppo di lettura o di revisori
del Fun Cool!, e tanti altri nomi che dei testi.
spero scoprirete nei prossimi numeri Al momento non possiamo dare alcun
della rivista. Ma ora bando alle compenso per il contributo offerto, se non
ciance, correte a leggere le storie! la nostra eterna gratitudine.
Micropulp è distribuito gratuitamente in
forma cartacea presso: Associazione
SOMMARIO Culturale Tunnèl (Napoli, Vico Lazzi a S.
Chiara); Associazione Nati 2 volte ( Torre
L’amore al tempo dell’uranio p. 3 del Greco, Via G. Marconi, 32); Libreria
Tuttoscuola ( Torre del Greco, Via G.
Il salto 5 Marconi, 13)
Speciale Fun Cool! 7 È inoltre scaricabile in formato e-book dal
link apposito sulla pagina ufficiale,
Rifiuti 8 nonché dal sito www.scheletri.com.

La pelle bruciata 10
Un posto al sole 15
L’amore al tempo dell’uranio fine delle mucche. Eravamo diventati
Di Giuseppe Felice Cassatella tutti uguali nelle nostre deformità.
Neanche la voglia di lottare tra noi
Era un’epoca in cui anche le era tanta. Troppo deboli: il più delle
mucche avrebbero pianto se solo volte si rischiava di perdere qualche
avessero potuto. Il fatto che non lo arto nel tentativo di lanciare un sasso o
facessero dipendeva non dalla loro colpire un avversario.
natura, ma dalla circostanza che ormai Altro che “guerra e pace”! Avevamo
di bovini in giro non ce n’erano più. imparato a nostre spese che la guerra è
Quasi tutti i ruminanti s’erano pace.
sciolti e i sopravvissuti erano stati Avevamo anche imparato che pace
mangiati. non vuol dire amore. Oh no, vuol dire
Qualcuno s’era anche opposto, in rassegnazione, fatalismo. Farsi
nome della rinascita della civiltà, alla trasportare dagli eventi.
macellazione dei superstiti: Le giornate trascorrevano
sostenevano che non bisognava lentamente. Forse per questo eravamo
accontentarsi dell’uovo oggi e che diventati tutti cacciatori di lumache.
aspettare la gallina di domani sarebbe Erano il nostro sostentamento, ma
stato di gran lunga meglio. Ma in un dovevamo aspettare la pioggia. Era più
mondo in cui di galline e di uova se ne frequente che ci nutrissimo con
poteva parlare solo al passato, queste scarafaggi e blatte.
teorie lasciarono il tempo trovato. Per fortuna, le sette dita che mi erano
E il tempo non è che fosse un rimaste non avevano eccessive
granché. Tutti ne avevamo un sacco, escrescenze e ciò mi permetteva di
solo che la qualità era scemata afferrare con facilità anche le creature
all’indomani del conflitto nucleare. più sfuggenti.
Chi avesse iniziato non era chiaro. Altri, meno fortunati, erano morti di
Qualcuno aveva lanciato una bomba a fame da un pezzo. Che la bomba li
qualcun altro. Quel qualcun altro abbia in gloria!
aveva risposto con le proprie. E vai Io la fame la soffrivo, ma solo di
così… rado. Per tale motivo un giorno decisi di
Prima vivevamo nell’epoca andare da Carezza. Le avrei dato il mio
dell’informazione. Sapevamo tutto di cibo in cambio di sesso.
tutti. Dopo la pioggia di confetti Il sesso ormai lo trovavi solo da
all’uranio, il “tutto” si era ridotto a Carezza o da quelle come lei. C’erano
qualche chilometro. Anche i “tutti” sempre le tipe su al casolare, ma loro
erano notevolmente diminuiti. erano fertili e si accoppiavano con te
Chi teorizzava un mondo in cui solo se eri congruo.
pace e uguaglianza sarebbero Ti studiavano, e poi decidevano se si
diventate la doppia elica del DNA poteva giacere insieme o meno.
della civiltà, aveva sbagliato di Valutavano le tue possibilità di poterle
grosso. La guerra ci aveva reso tutti ingravidare. Ciò non era sufficiente:
simili: pelle nera, naso aquilino e loro stabilivano se eri congruo per una
barbone ispido avevano fatto la stessa gravidanza potenzialmente sana. Che
in soldoni significava possibilità di
mettere al mondo una creatura in con lei. Però le sue parole servirono
grado di sopravvivere. comunque e rendermi sereno: «Non
Non è che ci azzeccassero poi così temere, se un pezzo di te resta nel
tanto nelle loro valutazioni. Il mio corpo, ci penso io a buttarlo via.
crepaccio sotto la collina su cui Sono cose che possono capitare. La
giaceva il casolare era pieno di perfezione non è di questo mondo,
ossicini di aborti che imputridivano piccolino».
lentamente sotto il sole viola. Non Cavolo, se aveva ragione! La
c’erano più neanche animali disposti a perfezione non era e non è di questo
mangiare quelle carni. Un giorno ce ne mondo. Ma la sua comprensione mi
ciberemo noi. Per il momento ci vanno donò un po’ di calore.
ancora bene gli scarafaggi. Il secondo ricordo è una tenerezza
Le tizie che vivevano nel casolare di tutta mia. Era la mia prima volta,
cibo ne avevano, per questo non sino a quel momento ero stato solo
mangiavano i propri aborti. Loro un teorico del sesso. Lei mi disse
possedevano una grossa vasca, «Non là, piccolino. Un po’ più in
presumo una vecchia piscina, in cui basso».
allevavano topi. Se ti accoppiavi con
loro, dopo, te ne davano uno tutto per
te. Un motivo in più per andare da
loro.
Però per la mia prima volta mi
sarebbe bastata Carezza. Ero vergine
nel vecchio mondo e non mi andava di
continuare a esserlo nel nuovo.
Certo, avrei potuto puntare su quelle
del casolare, però non mi andava di
beccarmi un “no”. Non avevo grandi
aspettative e volevo andare sul
sicuro.
Le avrei dato i miei scarafaggi e le Tra tutte quelle ulcere e quelle
mie lumache. Avrei dato tutto ciò che lacerazioni non avevo individuato la
avevo a Carezza, perché qualcuno sua vagina glabra.
aveva detto: «la chiamano così Il suo tono ancora una volta non
perché lei è l’unica carezza che la conteneva scherno. Era comprensivo,
vita può ancora darti». materno. Lei mi difendeva. Era lì per
Misi il dovuto sul suo tavolino. In proteggermi. Per sigillare in un
un mondo in cui la morte è di casa, il santuario di carni putrescenti la
pagamento è sempre anticipato. memoria della mia prima volta.
Lei mi guardò e mi sorrise. Ma non Se non ci fosse stata lei lì, sono
fu quello il momento più dolce. Oh certo, tutti gli altri avventori, che ci
no, non fu quello. guardavano mentre attendevano,
Quelli che ricordo con maggiore avrebbero riso di me.
tenerezza, sono altri due. Non durò molto. Ma fu intenso.
Il primo, probabilmente lo Anzi, fui contento che le cose fossero
vendeva a tutti quelli che andavano andate velocemente. Per una volta
avevo sconfitto la lentezza di quella Il salto
esistenza senza tempo e orologi. Di Alessandro Lanna
Non mi lavai con l’acqua sozza
contenuta nel vaso che lei mi indicò. Sola e impaurita, guardò il proprio
Volevo conservare su di me il suo interlocutore cercando di scrutare
profumo. Perpetuarlo finché era al di là di quegli occhi freddi ed
possibile. impassibili. Si convinse di avere di
Avevo deciso che, finché il suo fronte un burattino. Chiuse gli
profumo fosse rimasto su di me, avrei occhi e per un istante le sembrò di
continuato a cibarmi di blatte e sprofondare nell’oscurità di una
scarafaggi. Quando sarebbe svanito, notte senza stelle. Rimase a
allora sì, avrei digiunato per crogiolarsi in quella sensazione di
racimolare un po’ di merce di vuoto che la circondava per pochi,
scambio. Perché l’amore, ai tempi interminabili istanti. Fu pervasa
dell’uranio, non ha il sapore della dalla sensazione di cadere ma con
promessa, ma quello dei crampi della la consapevolezza di non potersi
fame. ferire. La sua immaginazione le
concesse il potere di decidere il
(http://www.myspace.com/gfcassatella) posto in cui si trovava: campagne
sconfinate intervallate da piccoli e
grandi laghi. Un luogo dove
l’uomo non aveva avuto modo di
compiere le proprie efferate
scelleratezze. Continuò a
precipitare verso un terreno che
non avrebbe mai raggiunto. Poté
sentire il vento che si agitava
intorno a lei, poté deciderne
l’intensità. Poté decidere da che
parte cadere, verso il cielo o verso
la terra. In quel minuscolo spazio
in cui era relegata la sua
immaginazione poté sfruttare
completamente la sua eredità in
quanto figlia di Dio. Riaprì gli
occhi e il suo mondo si sgretolò, la
gravità riprese il suo verso
Racconti Oscuri originario e i suoi piedi poterono
di Aaron Scott distinguere chiaramente il terreno
Euro 10,00 sotto di lei. L'uomo cambiò la
www.rundetaarnedizioni.it maschera sul volto con una di
indignazione. I suoi occhi erano
sempre impassibili, non lasciavano
trasparire alcuna emozione. Pensò
che probabilmente le era stata
rivolta una domanda durante il suo problemi. Si sentì leggera come una
viaggio, ma lei in quel momento piuma mentre il vento tagliente
era troppo distante per ascoltarlo. diventò sempre più acuto intorno a
Sorrise. Conosceva le conseguenze lei. Stava di nuovo precipitando nel
del suo comportamento. Fece un vuoto. Poté immaginare il suolo
passo indietro, sentì il legno sotto di lei. Non riaprì gli occhi,
scricchiolare al suo lieve volle che tutto fosse così come
passaggio. L’espressione della l’aveva creato nella sua mente. Il
persona che aveva di fronte mutò tempo perse di significato. Stava
nuovamente. Stavolta indossava semplicemente volando. Il tocco
una maschera di rassegnazione. freddo dell’acqua la riportò ancora
Avrebbe voluto strappargli via una volta alla realtà. I suoni
quegli occhi dal volto. Fece un tornarono ad invadere la sua testa,
altro passo indietro. Il legno emise ovattati. Riaffiorò lentamente in
un altro flebile sospiro. Si voltò di superficie e riaprì gli occhi. Il cielo
scatto e si fermò a osservare il era limpido, il sole alto e caldo.
cielo terso e le montagne stagliate
sull’orizzonte. Era lì che si trovava Il trampolino da cui aveva iniziato
solo qualche istante prima. Ne fu il suo volo le sembrò così lontano…
sicura. Riconobbe il paesaggio che suo padre continuava a guardarla
la circondava e si domandò se lui dall’alto con il suo sguardo freddo e
la stesse ancora osservando con i distaccato. In fondo, lei sapeva che
suoi occhi spenti. Un altro passo quello sguardo tradiva
avanti. Era ormai alla fine del suo effettivamente i suoi reali
breve percorso. Guardò verso il sentimenti. Ma le dava la carica
basso. I suoi piedi nudi si pensare che non fosse così. Dalla
spostarono ancora di qualche maschera soddisfatta capì di aver
millimetro per trovare la posizione rispettato le sue aspettative. Il suo
ideale. Inspirò profondamente e corpo divenne perfettamente
chiuse gli occhi ancora una volta. rilassato. Lo Lasciò galleggiare
Era circondata dal vuoto e dal sull’acqua e rimase ad osservare il
silenzio. Anche se non era cielo. Adorava quelle sensazioni. La
l’atteggiamento giusto, sapeva che facevano sentire viva, in grado di
questo lo faceva irritare. Sentì volare anche senz’ali, in grado di
l’aria fredda del mattino lacerarle i governare perfettamente il proprio
polmoni. Ripeté il gesto più volte, corpo. Per pochi istanti, la facevano
finché l’unica cosa che sentì fu il sentire in perfetta sintonia con
suo respiro regolare. Non c’era più l’intero universo. Sorrise al pensiero
nessuna voce, nessuno che la che la prossima volta migliaia di
guardava. C’era solo lei. E il persone l’avrebbero vista. Sperò
vuoto. soltanto di riuscire a trasmettere
almeno alla metà di loro la
Senza riaprire gli occhi, costrinse il splendida sensazione di un salto nel
proprio corpo a reagire a degli vuoto.
stimoli ben definiti. I suoi muscoli
risposero all’istante e senza causare ( http://ilbaratro.blogspot.com )
Namazu
FUN COOL! Di Ian Delacroix
Un racconto in una frase
A cura di gelostellato La terrà tremò, le case crollarono e
la gente si riversò sulle strade:
Kashima guardò nel piatto i resti del
Raffaele Serafini (gelostellato sul
pesce-gatto, e capì di aver fatto un
web), scrittore di narrativa di
errore.
genere, blogger poliedrico, critico
letterario, organizza a intervalli
random sul suo blog
http://ilblogdigelo.blogspot.com/, “il
concorso più figo del web”, ovvero il La voce del mare
Fun Cool! La sfida per i partecipanti Di Valchiria Pagani
è raccontare una storia intrigante
che inizi e si concluda in una singola L’onda, come una mano generosa,
frase (senza punti che portò la conchiglia ai piedi del
inframmezzino la storia). L’edizione bambino, che la raccolse, quasi
attualmente in corso, la sesta, ha incantato dalla sua forma
visto la partecipazione di 132 autori. spiraleggiante e, portatasela
Chi uscirà vincitore dalla sesta all’orecchio, cominciò a camminare,
edizione del concorso? Scoprite i seguendo quella strana voce che lo
risultati andando sul blog di gelo! invitava nel profondo delle acque.
Intanto noi pubblichiamo, per
gentile concessione di gelostellato e
degli autori interessati, l’albo d’oro
dei passati vincitori…
Equilibrio
Di Angelo Benuzzi

Il masochista seriale strisciava sul


pavimento lurido della sala di tortura,
facendosi strada tra chiazze di liquami
Acchiapparella e puzzolenti tracce organiche, fino a
Di Luigi Musolino raggiungere gli stivali borchiati del
sadico di turno quel lunedì; picchiami,
«Ce l´hai!», urlò il bimbo lebbroso sussurrava, picchiami, chiedeva,
fregando la sua mano suppurata sul picchiami, implorava; il sadico rise e
viso del compagno di giochi; gli altri se ne andò.
bambini si dispersero per le vie del
paese, occhi dilatati di panico e respiri
affannosi, mentre la caccia
ricominciava.
Come Caino Rifiuti
Di Valchiria Pagani Di Raffaele Serafini

Sono forse io il custode di mio Una bottiglia di amaro. Una


fratello? rispose il ragazzino bomboletta d’insetticida. Lattine
scandendo ogni sillaba, voce da folle, accartocciate, o piene di cicche e
fuoco negli occhi, sorriso invasato, stuzzicadenti. Un bicchiere
mentre la madre tremava davanti alla scheggiato. Un guanto di gomma,
culla vuota, e un fascio di luce scese a rivoltato. Bottiglie di plastica.
segnargli la fronte. Contenitori per olive, tonno,
sottaceti. Un coltello dal manico
storto. Un piatto sbeccato.

Tullio e Walter caracollano verso


Dal mio ventre bastardo il solito tavolino.
Di Piergiorgio Pulisci Angela si abbottona la camicia
fino al colletto, poggia due
Certe cose non dovrebbero bicchieri sul retro del bancone.
succedere, certe persone non Dopo aver gettato un’occhiata
dovrebbero proprio nascere: questo furtiva al locale, bacia l’aria e
pensava ridendo la mamma, le pupille lascia scendere un catarro, che
ingigantite dalla droga, mentre legava scivola lungo il vetro, denso e pigro
il cordone ombelicale intorno alla come una lumaca.
gola della figlia ancora sporca di Li odia, quei due rifiuti, e confida
sangue e placenta, pronta a farla nel raffreddore che le tappa il naso
smettere di strillare. da giorni.
Hanno superato gli ottanta:
sperare non costa nulla.
Puzzano, scricchiolano e giocano
a briscola. Ogni sera. E ordinano
sempre lo stesso, mentre
continuano a fissarle le tette,
strizzando gli occhi e aggiungendo
rughe alle rughe.
«Intanto uno spritz» farfuglia
Tullio, sputazzandosi sulla giacca
color cammello.
«Anca per me», dice l’altro, nel
suo italiano stentato «e poi
vederemo.»
Lei annuisce, finge di scrivere.
Fissa i riccioli di carne arrampicati
www.scheletri.com sui loro volti: sembrano mummie
riuscite male.
Torna al bancone, aggiunge il
vino bianco, mescola.
Odia quei due sporcaccioni e le Il racconto “Rifiuti” è
loro lamentele. pubblicato nell’antologia “365
Si abbassa per gettare uno Storie Cattive”, antologia i cui
stuzzicadenti nella pattumiera e proventi sono devoluti ad
sente uno starnuto. A.I.S.EA Onlus, l’associazione
«Salute», dice a entrambi, che raggruppa le famiglie
sorridendo, mentre esce per buttare italiane con figli colpiti da
il sacco nero. Emiplegia Alternante (circa 40
casi in Italia, poche centinaia
Vetri si frantumano, plastica nel mondo). Per informazioni
accartocciata, lattine come lame. Il sul progetto:
miracolo avviene al buio,
http://www.365web.tk/
accompagnato dagli scricchiolii.
Nel contenitore, ingobbito, un
groviglio acquista forma. Colli di
bottiglia come corna, lattine
sventrate per artigli, schegge di
vetro a formare una cresta aguzza
lungo una grossa coda
attorcigliata. Gli stuzzicadenti
spuntano a vestire il corpo, una
poltiglia organica di avanzi che
qualcuno ha smesso di masticare.
La saliva rimasta come traccia…
La trovano a terra, nuda. I seni a
brandelli, una bottiglia che sbircia
fra le cosce dilaniate, un’altra le
trapassa lo stomaco. La carne
violentata e riempita di frammenti
di spazzatura, che si sono portati
dietro gli abiti.
«Cosa facciamo?» chiede Walter,
appoggiato al bastone.
«Penseranno a un maniaco»,
risponde Tullio, gelido, «Ma è
meglio che rivediamo la pozione,
prima di usarla ancora».
L’altro annuisce. Poi, senza
parlare, s’incamminano verso casa.
Prima di allontanarsi, hanno già
starnutito entrambi.
Per informazioni e acquisto:
http://ilblogdigelo.blogspot.com/ www.ilfoglioletterario.it
è soltanto la verità. La pura e
La pelle bruciata semplice verità.
Di Gordiano Lupi

Abitavo a Gonaїves all’epoca dei


fatti, una città di mare, un porto del
Golfo della Gonâve aperto
sull’Oceano Atlantico e ai traffici
delle Antille. Per me era soltanto un
porto di miseria, uno dei tanti di
quest’isola disperata. La mia casa era
in campagna, vicino alle foreste
tropicali che si estendono ai piedi dei
monti e dove scorre impetuoso
l’Artibonite. Vivevo con mia moglie
Marie e insieme tiravamo avanti
coltivando la terra: cereali, manioca e
un pugno di riso erano il nostro
pranzo quotidiano. Adesso vivo a
Port-au-Prince, centinaia di chilometri
da dove sono nato, dalla terra dei miei
avi. Sono rimasto solo e tutto quel che
è accaduto mi pare un incubo, un
sogno assurdo. Spero di svegliarmi,
un giorno o l’altro, e di trovare ancora
Marie accanto che mi dice «Va tutto Cominciarono a morire bambini a
bene, caro. Siamo ancora insieme, Gonaїves e nessuno sapeva spiegare
nonostante tutto». Quanto amavo perché. Un terribile morbo,
Marie! E quanto mi manca in questa dicevano i medici. Un’epidemia,
città, dove incontro gente che passa e ribadiva il governo. Vaccinate i
non si cura di ricambiare un saluto. bambini, non esponeteli a rischi di
Non conosco nessuno a Port-au- contagio, non frequentate ambienti
Prince, nessuno conosce me. malsani e sconosciuti.
E forse è meglio così, dopo tutto. Raccomandazioni inutili. Da che
Sono scappato lontano. In fuga dai cosa dovevamo vaccinare i nostri
ricordi che, impietosi, continuano a bambini? Quali erano gli ambienti
tormentarmi. Ho provato a lasciarmi malsani? Nessuno sapeva quale
alle spalle un terribile passato, una fosse il male da prevenire. Nessuno.
vicenda che torna prepotente alla Restavano solo piccole salme nei
memoria. Una storia che non posso letti ancora caldi, come se di notte
neppure raccontare perché mi uno spirito maligno succhiasse loro
prenderebbero per folle. il sangue e ne rapisse lo spirito
E allora, quando la bestia è lontana vitale. La disperazione si leggeva
e non mi assale, prendo la penna e negli occhi della gente ed erano in
scrivo. Scrivo per ricordare a me molti a rifugiarsi nell’aiuto delle
stesso che tutto quel che è successo
cerimonie vudù e dei riti magici. «Tu non sai che potere può avere il
C’era chi sussurrava che tutto vudù. Non te ne rendi conto».
dipendesse da un loup-garou, uno di «Non ci ho mai creduto, Marie. Non
quegli strani esseri delle leggende comincerò certo adesso».
che durante la notte si trasformano in Andava da Terese, una vicina che
bestie orrende e seminano il terrore riuniva gruppi di fedeli per invocare
tra la gente. gli spiriti dei morti. Passava fuori
«Il loup-garou si ciba con il sangue buona parte della serata, e spesso si
dei bambini. Cresce con il loro tratteneva anche la notte. Quando
spirito vitale», dicevano gli stregoni. rientrava da quelle sedute faceva
Io e Marie non avevamo bambini, discorsi senza senso, cadeva in una
per fortuna. Eravamo così poveri che specie di trance e restava con lo
solo pensare a un figlio sarebbe stata sguardo perso nel vuoto. Era un po’
pura follia. Lo avremmo voluto di tempo che succedeva e io non
appena sposati, ma per fortuna non capivo cosa avesse.
venne. Ad Haiti tanti ne uccide la «Devo fare qualcosa», disse una sera.
fame e quel male qui c’è sempre «Ma cosa puoi fare?», rispondevo.
stato. «Terese ha detto che se
«Lo vedi che è stato meglio così. intensifichiamo le sedute
Sembra un segno del destino», le sconfiggeremo la maledizione».
dicevo. «Credi che possa bastare? Neppure la
«Chi lo sa? Forse tutto avrebbe scienza comprende…»
potuto essere diverso», rispondeva «Non è cosa da scienziati, Paul. Cosa
lei. può fare la scienza contro un loup-
Diverso cosa? Pensavo io. Il destino garou? Solo i riti vudù possono
non si cambia di certo. Tutto è scritto scacciarlo via per sempre. Dobbiamo
in un certo modo, da sempre. La sua allontanare la maledizione dal corpo
strana religione invece la pensava del posseduto. Lui sa di averla
diversamente. Lei provava a addosso, però da solo non può
spiegarmelo ma io non capivo. liberarsene».
«Il futuro dipende dalle nostre
azioni. Tutto dipende da noi», «Come puoi credere a queste
diceva. sciocchezze? Un loup-garou! Sono
Marie soffriva la mancanza di un favole buone per spaventare i
figlio e quella brutta faccenda dei bambini…»
bambini che morivano pareva averla «Non sono favole, Paul. Ne so più di
sconvolta. Frequentava le cerimonie te, credimi».
vudù e partecipava a riti magici. Io Non risposi. Ero preoccupato per lei
non avevo nulla in contrario, anche e per la sua salute che mi sembrava
se non avevo mai creduto a quelle minacciata da quell’assidua
cose. frequentazione della casa di Terese.
«Stiamo cercando di fare qualcosa Così decisi di spiarla. Volevo capire
perché non muoiano più bambini». cosa facevano in quelle maledette
«Pensate di risolvere il problema riunioni. Volevo sapere. Ne avevo
con i riti magici?» rispondevo. ben diritto. Non era normale che
uscisse da sola di notte e che
tornasse a casa sempre più tardi. E Marie continuò la sua
poi mi ero accorto che dopo cena, trasformazione in quell’essere
poco prima che lei uscisse, mi mostruoso mentre io tremavo di
addormentavo troppo facilmente. paura sotto le lenzuola fingendo di
Lei mi portava sempre un infuso dormire. Spiavo con un occhio
dolciastro che profumava soltanto, cercando di non farmi
d’incenso. Diceva che serviva per vedere. La vidi posare la pelle
farmi dormire meglio. umana dentro la giara con l’acqua
Una sera decisi di non berlo. che tenevamo nell’angolo della
Feci cadere il contenuto della tazza cucina. Fu soltanto allora che
su una pianta, mentre lei era in comparvero fiamme sotto le
cucina e stava lavando i piatti. ascelle e sulla schiena due ali di
«Vai a riposare che io mi preparo pipistrello. Ricordai come in un
per uscire», disse appena ebbe flash back surreale la descrizione
finito. del loup-garou che faceva la nonna
L’assecondai. Dopo averla salutata quando leggeva quella terribile
andai a coricarmi e dopo poco mi fiaba.
finsi addormentato. Avevo deciso Poi, quel mostro prese il volo.
che l’avrei seguita, controllando Scappò via dal soffitto della nostra
cosa faceva da quella maledetta casa di campagna e si volatilizzò
strega. L’atteggiamento di Marie passando per il camino.
non mi convinceva. Non riuscivo a credere a ciò che
«Il sonnifero ha fatto effetto», avevo visto. Pensavo di vivere un
mormorò affacciandosi in camera. incubo e speravo che presto mi
Non poteva sospettare quello che sarei risvegliato.
era accaduto. Rimasi a lungo impietrito dalla
La vidi sollevare alcune assi di paura. Non riuscivo neppure a
legno sotto al tavolo della sala e sollevare le coperte sotto le quali
prendere una bottiglia con uno mi ero finto addormentato. Poi
strano liquido di colore rosso. Non decisi di alzarmi. Dovevo fare
sapevo che ci fosse un qualcosa. Ma cosa? Come potevo
nascondiglio sotto il pavimento e impedire che Marie si trasformasse
non avevo mai visto neppure quel di nuovo? Iniziai a vagare per la
liquido. Pareva vino, ma il colore casa con la testa tormentata da
era molto più intenso. Rimasi mille pensieri. Mi avvicinai alla
allibito quando vidi Marie giara della cucina. La pelle. Sì, là
spogliarsi completamente e dentro c’era la pelle di Marie. La
cospargersi il corpo con quel presi tra le mani e ancora non so
liquido. spiegare come feci a resistere a
La sorpresa fu ancora più grande quel contatto viscido e untuoso, a
quando vidi che la pelle le quel terrore che mi trasmetteva per
scivolava via dal corpo. La pelle si tutto il corpo. Ricordo che vomitai,
staccò come fosse un abito da che tremavo come un bambino
cambiare, e lei rimase in un aspetto impaurito la prima notte che lo
orrendo, tutta fasci muscolari, vene costringono a dormire da solo, che
e arterie. per poco non persi i sensi dalla
paura. Mi vennero alla memoria tutte Attendevo il rientro della bestia.
le atrocità che aveva commesso Ogni minimo rumore mi faceva
quella bestia immonda, quel loup- sussultare. Rami che si muovevano
garou che non credevo potesse nella notte, uccelli notturni che
esistere e che invece avevo ospitato sbattevano le ali, lugubri canti di
tra le mura della mia casa per tanti civette e gracidare di rane da stagni
anni. Pensai con terrore a quello che lontani. Erano le tre del mattino
ancora poteva accadere e agli occhi quando giunse il rumore di lei che
spenti dei bambini che non si scendeva dal tetto. Fu l’ultima
svegliavano dal sonno della notte. volta che la vidi. Stanca, spossata e
Pensai anche a Marie e a quello che triste. La ricordo così, con le
avrebbe potuto fare se avesse unghie e la bocca sporche di
sospettato d’essere stata scoperta. E sangue, e lacrime che scorrevano
furono ancora le storie della nonna a su ciò che restava del volto. Si
venirmi alla mente, quelle storie affacciò alla porta di camera per
terribili e assurde che non facevano essere sicura che dormissi.
dormire. Povera Marie, adesso rimpiango
«Il loup-garou deve uccidere, è quello che le ho fatto, perché lei
assetato di sangue, conosce la sua non voleva, ne sono sicuro. Lei era
maledizione ma non può farci così buona, povera la mia Marie.
niente», raccontava. La ricordo ancora avvicinarsi alla
Ero io che dovevo liberare Marie. pelle e tentare di indossarla.
Nessun altro poteva farlo. Sento quelle grida di dolore così
E c’era un solo modo. strazianti. Le sento impresse nel
«Una camicia di fuoco lo divorerà cuore come in quella maledetta
tra atroci tormenti…», continuava. notte. E ne soffro. Ancora oggi ne
La pelle. L’unica via di uscita da soffro. Lei era un mostro
quella folle storia era la pelle che assassino, però era la mia Marie.
tenevo tra le mani. La distesi per L’avevo così tanto amata che
terra e cominciai a rovistare tra le adesso dimenticare è impossibile.
cose della cucina. Trovai del sale e Marie non riuscì a indossare la sua
del pepe rosso e fu con quelle pelle umana. Non ce la fece. La
spezie che cosparsi la pelle, poi pelle, cosparsa di spezie e limone,
aggiunsi un po’ ovunque il limone, era diventata urticante e bastava il
strizzandolo e spalmandolo. contatto con la carne per
Lasciai che la pelle seccasse e provocarle atroci dolori. Lei
riposi tutto di nuovo nella vecchia gridava e io soffrivo ma non
giara. potevo far niente. Sentivo i suoi
Brividi di paura mi scorrevano per richiami bestiali correre dietro al
il corpo. Non sapevo se lo vento della notte. La sentivo
stratagemma avrebbe funzionato. piangere e urlare di disperazione.
Non avevo idea di cosa potesse Fu così per molto. Non so come
accadere. Dopo tutto, era soltanto feci a non alzarmi per consolarla e
una vecchia favola. aiutarla. Non so come riuscii a
Tornai a letto, però non riuscii a resistere a quelle grida d’aiuto.
dormire. La mia Marie se ne andava.
Io l’avevo uccisa e nessuno me Di nuovo abbracciati, come in una
l’avrebbe più restituita. notte di tanti anni fa.

È per questo che sono scappato da Gordiano Lupi nasce a Piombino nel
1960. Collabora con La Stampa di
Gonaїves.
Torino. Traduce gli scrittori cubani
Troppi ricordi. Troppe paure. Alejandro Torreguitart Ruiz e Yoani
Non volevo più avere impressa Sánchez. Ha pubblicato molti libri
negli occhi la scena di lei con le monografici sul cinema di genere
carni scoperte che stringeva la pelle italiano per la casa editrice romana
tra le mani e cercava di indossarla. Profondo Rosso. Collabora con
Mi faceva male soltanto il ricordo www.tellusfolio.it curando rubriche su
di quelle grida disperate. Cuba, cinema italiano e narrativa
italiana. Tra i suoi lavori più recenti:
Perché adesso so che non aveva Cuba Magica – conversazioni con
colpa, povera Marie. Lei era un santéro (Mursia, 2003), Un’isola a
soltanto una vittima. passo di son - viaggio nel mondo
della musica cubana (Bastogi, 2004),
Pensavo che fuggire lontano potesse
Almeno il pane Fidel – Cuba
servire. Lo credevo, ma è stato tutto quotidiana (Stampa Alternativa,
inutile. Il rimorso mi ha 2006), Mi Cuba (Mediane, 2008),
perseguitato. E non soltanto il Fellini - A cinema greatmaster
rimorso. (Mediane, 2009), Sangue Habanero
(Eumeswil, 2009), Una terribile
La nonna diceva altre cose alla fine
eredità (Perdisa, 2009), Per
della storia, diceva che quando un conoscere Yoani Sánchez (Il Foglio,
loup-garou muore trasmette il suo 2010), Fidel Castro – biografia non
male, che la tara passa di corpo in autorizzata (A.Car, 2010), Velina o
corpo con il semplice contatto calciatore, altro che scrittore!
fisico. (Historica, 2010), Tinto Brass, il
Perché non l’ho ricordato allora? poeta dell’erotismo (Profondo Rosso,
Maledette favole. E io che non ci 2010). Cura la versione italiana del
blog Generación Y della scrittrice
volevo credere.
cubana Yoani Sánchez e ha tradotto
Adesso che anche a Port-au-Prince per Rizzoli il suo primo libro italiano:
muoiono bambini comprendo la Cuba libre – Vivere e scrivere
sofferenza di Marie e vorrei che all’Avana (2009). Pagine web:
fosse di nuovo qui con me. www.infol.it/lupi. E-mail per contatti:
Lei mi capirebbe almeno. Lei lupi@infol.it
soltanto potrebbe farlo.
Quando è accaduto la prima volta è
stato terribile.
La pelle si è staccata dal corpo e ho
cominciato a volare.
La notte avvolgeva i miei incubi
con un mantello di lacrime.
E’ stato allora che credo di averla
rivista.
Marie. Il mio unico grande amore.
Un posto al sole rappresentava ormai la priorità
Di Michele Nigro dei sopravvissuti vincitori.
Combattere con tutte le
Quando l’abitante di Lucifera proprie forze per restare nella
vide la sua lama affondare nella luce o migrare verso Nictalopia e
pelle scura dell’avversario, capì andare incontro a morte certa.
che ancora una volta il suo Le periodiche stragi
angolo di luce non sarebbe stato gladiatorie organizzate dal
violato. Governatore di Lucifera
Un riflesso partito dal metallo servivano a ristabilire l’equilibrio
dell’arma, illuminando il torace sotto il sole: la guerra, sola igiene
del perdente fino a lambire il del mondo illuminato. Ma si
collo e la mascella, aveva finito trattava di una guerra ripartita nel
per evidenziare un rivolo tempo e scientificamente
vermiglio: il sangue dell’altro organizzata, di una mattanza
come dono sacrificale da offrire progettata secoli addietro e
al dio sole. divenuta pian piano usanza
Lucifera e Nictalopia, i due tribale, appuntamento pubblico,
emisferi del pianeta dalla doppia gioco necessario, per alcuni rito
faccia: l’uno perennemente religioso propiziatorio…
illuminato, l’altro condannato Il vincente abitante di Lucifera
all’oscurità eterna. Da millenni, estrasse il fendente dal corpo
da quando il lento ma inesorabile esanime del concorrente scelto
mutare del moto rotatorio aveva dalla sorte. Non conosceva il
costretto metà della popolazione nome di quel casuale conterraneo
di Statikos ad attendere la morte, steso morto dinanzi ai suoi piedi
immersa in una notte senza fine, e non aveva nutrito odio nei suoi
il pianeta viveva in uno stato di confronti prima del
guerra permanente. Dapprima combattimento: aveva solo difeso
furono le pallide genti di il suo futuro e la sua fetta di luce.
Nictalopia a muovere battaglia Aveva semplicemente rispettato
contro i fortunati abitanti di la feroce legge di Lucifera.
Lucifera. La disperata conquista Senza entusiasmo e con un
dei raggi solari necessari per forzato gesto plateale alzò la sua
produrre cibo ed energia aveva arma insanguinata verso il sole.
causato un nuovo odio fratricida. La sconfinata valle assolata
In seguito alla definitiva intorno alla capitale di Lucifera
sconfitta degli abitanti del lato era un luccichio di lame
oscuro, il conflitto aveva trovato vincitrici. I legittimi proprietari
una diversa fonte d’ispirazione offrivano alla vitale stella la loro
nel sovraffollamento di Lucifera: vittoria stagionale.
la vincente popolazione
dell’emisfero illuminato era http://michelenigro.wordpress.com/
cresciuta a dismisura e la difesa
del proprio posto al sole
Il Tunnèl si trova al centro storico di Napoli, in vico Lazzi n. 2, a
Santa Chiara.
Telefono: 0815513272 – e-mail: tunnelnapoli@hotmail.com
sito web: tunnelnapoli.wordpress.com/
Circolo ARCI. Vengono organizzate tante serate con una
selezione delle migliori band della scena musicale napoletana.
Corsi di Lingua per stranieri, Teatro, musica di insieme,
fotografia, centro servizi universitario.

Cooperativa sociale r.l. "Nati 2 Volte" Via Marconi 32 Torre del Greco
Telefono: 081 362 52 05 cell. 329 12 56 005-3357200077.
La Cooperativa sociale r.l. “Nati 2 volte” svolge svariate attività sociali,
tra cui la gestione di una sala prove musicali presso la sede.

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