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27/02/2004 n 46) art. 1, comma 2 , DCB Firenze 1 – Port payé Florence

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ANNO XXXVI MARZO - APRILE 2009
Rivista bimestrale del “Centro Studi ed Esperienze Scout Baden-Powell”
Autorizzazione Trib. Modena n. 579 del 20-11-1975.

In caso di mancata consegna inviare all’Ufficio C.M.P. di Firenze per la restituzione al mittente, che s’impegna a versare la dovuta tassa.

ESPERIENZE E PROGETTI CENTRO STUDI ED ESPERIENZE SCOUT BADEN-POWELL
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Direttore Responsabile e Presidente del Centro Studi: Fulvio JANOVITZ Via Masaccio, 112 – 50132 Firenze – Tel. 055-244097 e-mail: fulvio@janovitz.it

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LETTERA DEL PRESIDENTE

2019: JAMBOREE IN ITALIA

Il nostro carissimo Socio, tra i principali collaboratori della rivista e membro del Comitato, Mario Sica ha lanciato l’idea e la proposta per un JAMBOREE in Italia. La prima data disponibile è il 2019. Con tenacia ha diffuso la notizia, riunito quanti sono d’accordo sulla fattibilità del progetto, chiesto alle Assemblee Regionali una mozione d’approvazione da sottoporre alle due associazioni CNGEI e AGESCI, a cominciare dal prossimo Consiglio Generale dell’AGESCI. L'assenso delle due Associazioni è indispensabile per presentare la proposta alla WOSM. Inutile dire che noi del Centro Studi B.-P. siamo tutti entusiasti dell’idea che si svolga per la prima volta in Italia la più importante manifestazione internazionale, anzi mondiale, dello Scautismo che riunisce ogni 4 anni giovani di tutte le nazioni e religioni, razze e continenti in un clima di fratellanza universale e di pace, come auspicava B.-P. ideatore dell’evento. Mario Sica ci ha chiesto di dedicare tutto un numero di “Esperienze & Progetti” per diffondere l’idea e noi siamo felici di aderire alla sua richiesta. Ad essa è destinato tutto lo spazio di questo numero con il materiale allestito da Mario e dai suoi competenti collaboratori. Dato il particolare scopo di rafforzamento della proposta, facciamo una tiratura speciale per inviarlo ai Consiglieri Generali dell’Agesci e a tutti coloro che hanno risposto all’invito di Mario quali sostenitori, una sorta di comitato informale di persone convinte ed entusiaste, come noi, dell’idea di vedere (speriamo…) un Jamboree in Italia. Naturalmente ciò comporta una modifica al nostro piano uscite che sarà così: • numero 179 – speciale per il Jamboree 2019 - MARZO / APRILE; • numero 180 – MAGGIO / GIUGNO; • speciale annuale ROVERISMO – LUGLIO / AGOSTO.

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Nel Numero 180 troverete alcuni argomenti principali e precisamente : • notizie sui lavori svolti nel bellissimo seminario svoltosi a Soviore il 28/ 2 e 1/3 e le decisioni prese nel quadro del nostro piano triennale 2009/2011; • aggiornamenti sui nostri due nuovi Comitati ,quello storico per il Centenario e quello scientifico per le attività e pubblicazioni del Centro, coordinati da Giovanni Morello. E allora forza: tutti con Mario al Jamboree ! vostro

FULVIO

Il Dossier pubblicato in questo numero di Esperienze e Progetti è stato predisposto dalla Regione Lazio dell’Agesci d’intesa coi proponenti, quale materiale illustrativo della proposta, in particolare in vista della discussione al Consiglio Generale Agesci 2009. Il Dossier è stato previamente comunicato a tutte le Regioni Agesci firmatarie della mozione (allegato 1), ma non rappresenta necessariamente, in tutte le sue parti, il pensiero di tali Regioni.

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DOSSIER JAMBOREE IN ITALIA

B.-P. E IL JAMBOREE

Mentre la prima guerra mondiale era ancora in corso, B.-P. ebbe l’idea di organizzare, al termine di essa, un incontro degli Scout di tutto il mondo per celebrare il ritorno della pace. B.-P. decise di chiamare questo incontro col nome di Jamboree, che nella lingua inglese significava fino ad allora “allegra riunione”, “baldoria”, e richiama il termine jam, “marmellata”. Quando qualcuno gli chiese perché chiamarlo così, la caratteristica risposta di B.-P. fu: “E quale altro nome vorresti dargli?”. La data del primo Jamboree, inizialmente fissata al 1918, slittò al 1919 e poi al 1920 per il protrarsi della guerra. L’idea di B.-P. era di fare del Jamboree un incontro di pace e di fraternità tra i giovani di tutti i paesi che si erano combattuti nel brutale e sanguinoso conflitto. Questo però incontrò notevoli opposizioni all’interno dell’Associazione scout inglese: perché, gli fu chiesto, non fare un incontro dei soli paesi dell’Impero inglese, per celebrare appunto la vittoria dell’Impero? Un compromesso fu trovato sul nome: l’incontro si sarebbe chiamato “Jamboree imperiale e internazionale”. A parte il nome, però, B.-P. non fece alcun compromesso sull’ispirazione dell’incontro. Anzi, nel suo discorso di chiusura al primo Jamboree mondiale di Olympia (Londra, agosto 1920) B.-P. disse: “Fratelli scout, vi chiedo di fare una scelta solenne. La guerra ci ha insegnato che se una nazione cerca di imporre la sua egoistica volontà alle altre, è fatale che ne seguano crudeli reazioni. Il Jamboree ci ha insegnato che se facciamo prova di mutua tolleranza e siamo aperti allo scambio reciproco, la simpatia e l’armonia sprizzano naturalmente”. Dunque il Jamboree è l’antitesi della guerra. Il Jamboree è un incontro di pace. B.-P. volle che il Jamboree fosse organizzato ogni quattro anni, in modo che, considerata la vita media di uno Scout nel Reparto, ogni ragazzo avesse una possibilità almeno teorica di prendervi parte.

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DOSSIER JAMBOREE IN ITALIA

I JAMBOREE DEL PASSATO

1° Jamboree Mondiale – Olympia, Londra, Gran Bretagna, 31 luglio-7 agosto 1920. Partecipanti: 8.000 da 34 paesi. Il primo Jamboree – in un centro di esposizioni nel cuore di Londra – fu più una esposizione e una serie di esibizioni e gare di Scout e lupetti che un vero e proprio campo. Al termine, B.-P. fu spontaneamente acclamato dagli Scouts “Capo Scout del Mondo”. 2° Jamboree Mondiale – Ermelunden, Danimarca, 9-7 agosto 1924. Partecipanti: 4.500 da 34 paesi. Italiani presenti: 22 (19 Asci, 3 Cngei). Questo Jamboree – il primo sotto forma di campo – rimane nella storia per le gare (alcune di tipo olimpico, ma la maggioranza di tecnica scout) previste dal programma e per l’ospitalità post-campo presso famiglie scout del luogo. Altra novità fu il “change”, scambio di distintivi e ricordi tra Scout di paesi diversi. 3° Jamboree Mondiale – Arrowe Park, Birkenhead, Gran Bretagna, 29 luglio-12 agosto 1929 Partecipanti: 50.000 (cifra record fino ad oggi) da 69 paesi; per l’Italia furono presenti solo alcuni Scout clandestini, di Roma e Milano. Fu chiamato “il Jamboree della maggiore età” (e di proposito dilazionato di un anno) perché allora la fondazione dello Scautismo era fissata all’apparizione di Scouting for Boys. Rimase famoso per la pioggia, che non assorbita dal suolo argilloso trasformò presto l’intero terreno in un mare di fango. B.-P. fu nominato Lord e scelse il titolo di Gilwell.

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4° Jamboree Mondiale – Gödöllö, Ungheria, 1933 Partecipanti: 25.800 da 48 paesi. Tra i partecipanti alcune “Aquile Randagie”.

Gli Scout ebbero la sorpresa di vedere B.-P. accompagnato dal Capo Scout ungherese visitare l’intero terreno di campo, nella splendida foresta reale, su un bel destriero marrone. La scoperta del folclore nazionale fu un’innovazione di questo Jamboree (i siriani portarono un cammello!). 5° Jamboree Mondiale – Vogelenzang, Olanda, 31 luglio-9 agosto 1937 Partecipanti: 28.750 da 54 paesi. Tra i partecipanti alcune “Aquile Randagie” guidate da Uccellini, che fu ricevuto da B.-P. Grandiosi spettacoli storici e folcloristici nazionali. Dal Jamboree partirono Guy de Larigaudie e Roger Drapier per lo storico raid Parigi-Saigon. Ultimo Jamboree di B.-P., in cui il Capo scout del mondo si congedò dai suoi Scout. Prima della sfilata finale e del discorso di addio egli ispezionò in incognito tutti i contingenti.

[Nessun Jamboree fu organizzato nel 1941 e nel 1945, a causa della Seconda Guerra Mondiale]

6° Jamboree Mondiale – Moisson, Francia, 9-18 agosto 1947 Partecipanti: 24.200 da 70 paesi. Italiani, 191.

Nel bel parco sulle rive della Senna si svolse il “Jamboree della Pace”, organizzato tra enormi difficoltà materiali per segnare il ritorno della pace e fraternità in Europa. Un trenino, sempre in moto e in cui si saliva in corsa, collegava tutti i sottocampi. Il programma fu basato su imprese e incontri di squadriglie.

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7° Jamboree Mondiale – Bad Ischl, Austria, 3-13 agosto 1951 Partecipanti: 12.900 da 61 paesi. Italiani, 563.

L’Austria ancora sotto occupazione militare organizzò il campo quasi esclusivamente con lavoro volontario, tra mille difficoltà. Memorabili la cerimonia di apertura, con sette torri in ricordo dei sette Jamboree, e la prima notte di campo in cui gli Scout austriaci accesero fasci di luce su tutte le cime circondanti il campo.

8° Jamboree Mondiale – Niagara-on-the-Lake, Canada, 18-28 agosto 1955 Partecipanti: 11.100 da 71 paesi. Italiani, 88.

Primo Jamboree extraeuropeo. Splendida ospitalità canadese e raccolta di fondi per favorire la partecipazione di tutti i paesi, anche di quelli a valuta debole .Primo Jamboree ad avere un vero e proprio motto: “Nuovi orizzonti” e ad esser ripreso alla televisione. Presente anche Lady B.-P.

9° Jamboree Mondiale, “del Giubileo” – Sutton Coldfield, Gran Bretagna, 1-12 agosto 1957 Partecipanti: 30.000 da 80 paesi.

Jamboree straordinario per commemorare il cinquantenario del Movimento e il centenario del Fondatore. Contemporaneamente e sullo stesso terreno vennero organizzati un Indaba (per Capi) e un Moot (per Rover), donde il nome JIM. Visitato da Olave B.-P. e dalla Regina Elisabetta. Alternanza di caldo opprimente e di pioggia che allagò parte del campo. Ospitalità pre e post campo.

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10° Jamboree Mondiale – Mount Makiling, Laguna, Filippine, 17-26 luglio 1959 Partecipanti: 12.200 da 44 paesi. Tre soli Scout italiani partecipanti.

Primo Jamboree in un paese non occidentale. Denominato “il Jamboree di bambù” per l’abbondanza di questo materiale nelle costruzioni del campo. Tempo bello per tutto il campo. Mezzo milioni di visitatori. Motto: “Costruire oggi il domani”. 11° Jamboree Mondiale – Maratona, Grecia, 1-11 agosto 1963 Partecipanti: 14.000 da 89 paesi. Forte contingente italiano che sottolineò l’amicizia con la Grecia purtroppo rotta durante la guerra (la Marina mise a disposizione due navi per il viaggio).

Nella storica piana di Maratona. “Skill-o-rama”, esibizione delle tecniche più varie da parte delle squadriglie. I migliori numeri di espressione (per l’Italia, la sfilata del Palio di Siena) presentati anche allo stadio olimpico di Atene. Motto: “Più in alto e più lontano”.

12° Jamboree Mondiale – Farragut State Park, Stati Uniti d’America, 31 luglio-9 agosto 1967 Partecipanti: 12.000 da 105 paesi.

Gli americani sorpresero tutti per un Jamboree di grande semplicità e stile scout, simboleggiato anche da una riproduzione del campo di Brownsea. Minimo uso di bandiere nazionali. Visitato dal Vice Presidente USA Humphrey, da Olave B.-P. e dagli astronauti scout americani. Tra le attività un vero rodeo Far West. Motto: “Per l’amicizia”.

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13° Jamboree Mondiale – Asagiri Heights, Fujinomiya, Giappone, 2-10 agosto 1971 Partecipanti: 23.800 da 87 paesi.

Famoso per un visitatore inatteso, il tifone Oliver, che allagò interamente il campo per tre giorni, costringendo gli organizzatori ad evacuare 16.000 ragazzi per 48 ore. Presente Neil Armstrong, scout e primo uomo sulla Luna. Grandi fuochi d’artificio. Ascensione del monte Fuji. Motto: “Per comprendersi”.

14° Jamboree Mondiale – Lillehammer, Norvegia, 29 luglio-7 agosto 1975 Partecipanti: 17.300 da 91 paesi

Aperto da re Olaf V, il Nord Jam ’75 fu organizzato insieme dai cinque paesi scandinavi (donde il suo motto, “Cinque dita, una mano”, e la forma del campo, che riproduceva le cinque dita di una mano. Attività tradizionali, ma anche tecniche moderne. Hikes di squadriglia di 48 ore. Ospitalità post campo.

Il Jamboree del 1979, previsto in Iran, fu annullato quando il regime dello Shah fu rovesciato dalla rivoluzione islamica. L’anno fu dichiarato comunque “Anno del Jamboree scout mondiale” e, con un breve preavviso, una serie di campi a partecipazione internazionale furono organizzati in varie parti del mondo (per l’Europa, nella Carelia finlandese).

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15° Jamboree Mondiale – Kananaskis Country, Canada, 4-16 luglio 1983 Partecipanti: 14.800 da 106 paesi.

Fu inaugurato il sistema della “prova generale” l’anno prima sullo stesso terreno. Tenuto in un parco naturale nel cuore del Canada, il Jamboree ricevette le visite di orsi, alci ecc.. Grande autonomia data ai Reparti. Partecipazione al rodeo di Calgary (il più grande del mondo). Motto: “Lo spirito vive ancora”.

16° Jamboree Mondiale – Cataract Park, Sydney, Australia, 30 dicembre 1987-7 gennaio 1988 Partecipanti: 14.400 da 84 paesi.

Primo Jamboree mondiale nell’emisfero sud. Tra i partecipanti per la prima volta Guide di un’associazione “solo WAGGGS” (le guide inglesi), ed anche la figlia di B.-P., Betty Clay, e 11 altri membri della famiglia di B.-P. Fu il primo evento ufficiale del Bicentenario australiano. Motto: “Unire tutto il mondo”.

17° Jamboree Mondiale – Mount Sorak National Park, Corea del Sud, 8-16 luglio 1991 Partecipanti: 20.000 da 135 paesi . Tenuto a pochi chilometri dalla linea di demarcazione con la Corea del Nord. Secondo tradizione, il Jamboree si aprì con la pioggia e subì una parziale inondazione. Replica del campo di Brownsea costruita dagli Scout inglesi. Cerimonie di apertura e chiusura spettacolari di stile olimpico. Motto: “Molti paesi, un mondo”.

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18° Jamboree Mondiale – Dronten, Flevoland, Olanda, 1-11 agosto 1995 29.000 da 166 paesi.

Ebbe luogo su un’isola sottratta di recente al mare. Primo Jamboree ad avere un Villaggio dello Sviluppo Globale. Organizzazione impeccabile. Motto: “Il futuro comincia oggi”.

19° Jamboree Mondiale – Picarquin, Chile, 27 dicembre 1998- 6 gennaio 1999 31.000 da 157 paesi. Italiani 816, di cui 142 IST (per la prima volta)

Primo Jamboree latino-americano. Centrato sulle squadriglie. Primo Jamboree a sperimentare imprese di servizio comunitario fuori dal campo. Servizio Capi adulti formalizzato per la prima volta con la sigla”International Service Team” (IST). Non piovve mai. Motto: “Costruire la pace insieme”.

20° Jamboree Mondiale – Sattahip, Thailandia, 28 dicembre 2002-7 gennaio 2003 24.000 da 147 paesi.

Motto: “Condividiamo il nostro mondo, condividiamo le nostre culture”. 21° Jamboree Mondiale, “del Centenario” – Hylands Park, Gran Bretagna, 27 luglio-8 agosto 2007 38.000 da 158 paesi. Contingente italiano 2.300, di gran lunga il più grande che l’Italia abbia mai inviato a un Jamboree.

Grandiose cerimonie di apertura, di chiusura e dell’Alba dello Scautismo il 1° Agosto. Motto: “Un mondo, una Promessa”.

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DOSSIER JAMBOREE IN ITALIA

COME È NATA LA PROPOSTA "JAMBOREE IN ITALIA"

1. I precedenti
La convinzione che lo Scautismo italiano - dopo la faticosa ripresa del dopoguerra, i traumi della contestazione e della fusione maschi-femmine sia nel Cngei che nell’Agesci e lo sviluppo dei primi anni dopo la fusione - fosse ormai sufficientemente robusto per proporsi quale organizzatore del massimo raduno scout mondiale, e che quindi fosse giunto il momento di restituire gl’inviti da noi accettati dal 1920 ad oggi aveva già fatto capolino in varie occasioni: a) Nel 1980 - mancando candidature per il jamboree del 1983 (all’ultimo momento sarebbe saltato poi fuori il Canada) - il Comitato Centrale Agesci propose di candidare l’Italia ad organizzare un “jamboree dell’area mediterranea” nel 1983. “È certo un gesto di coraggio (disse il Centrale), con quel pizzico di follia che occorre in questi casi”. Il Consiglio Generale, nel far propria la proposta del Centrale, notava che: “1. un jamboree aperto a reparti maschili e femminili, il primo nella storia dello Scautismo mondiale, è realizzabile perché proposto ed organizzato da un’associazione mista come l’Agesci; 2. esso costituirebbe un’esperienza concreta di fratellanza internazionale e segno di volontà di pace; 3. esso sarebbe anche una grossa possibilità per lo Scautismo italiano di partecipare in numero rilevante ad un evento internazionale altrimenti precluso per motivi economici ad una gran parte”. b) In un cantiere internazionale svoltosi a Roma il 12-13 novembre 1983, dopo un accenno alla necessità di “essere presenti in modo sempre più qualificato nell’ambito internazionale portando la nostra identità”, si trova, tra le proposte del gruppo di lavoro sull’“animazione internazionale”, quella di organizzare “un jamboree in Italia (1991?)”.

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c) A seguito di ciò, nell’autunno 1984 il Comitato Centrale discusse di un possibile invito al Jamboree del 1991 (poi andato alla Corea del Sud) La maggioranza a favore formatasi al mattino divenne minoranza nel pomeriggio, quando emerse l’esistenza di un precedente impegno italiano a sostenere la candidatura olandese (poi rimasta soccombente). d) Al Consiglio Generale Agesci 1987 un gruppo di Consiglieri generali guidati da Cristina Loglio e Igino Michieletto presentò una mozione a favore dell’effettuazione di un Jamboree in Italia nel 1995, dopo averla promossa nei quattro mesi precedenti. Il Comitato centrale avanzò obiezioni di natura organizzativa o di momento associativo: impegno gravoso, che avrebbe bloccato le energie associative per otto anni, ci avrebbe reso eccessivamente dipendenti dal potere politico, distolto dai veri problemi associativi ecc. Anche per questo Jamboree risultava un impegno a sostenere la candidatura olandese. Altre due obiezioni hanno oggi un carattere storico: si disse che l’organizzazione mondiale femminile non avrebbe visto di buon occhio il fatto che un’associazione “fusa” come l’Agesci o il Cngei organizzasse un jamboree, e che il Jamboree era un pacchetto preconfezionato sul modello dello Scautismo anglosassone, molto formale e poco educativo. Superando queste obiezioni, il Consiglio Generale approvò la mozione Michieletto-Loglio con 99 voti a favore, 76 contro e 7 astensioni. A seguito di tale decisione, su richiesta dell’Agesci il Consiglio della FIS il 28 giugno istituì un gruppo di lavoro di quattro persone col compito di preparare un progetto di Jamboree 1995 in Italia. All’ulteriore riunione FIS (11 ottobre) il Cngei confermò una posizione negativa già espressa in precedenza: l’organizzazione di un Jamboree avrebbe comportato una revisione delle priorità del Corpo e un rivoluzionamento del lavoro organizzativo intrapreso negli ultimi anni. e) Alla fine di ottobre 1989 l'Assemblea Generale del Cngei approvò, con 118 voti a favore, 31 contro e 20 astenuti, una mozione (vincolante) a favore della tenuta di un Jamboree in Italia. f) Il 30 aprile 1990 il Consiglio Generale Agesci, su proposta di Sergio Gatti (a nome del Comitato centrale) e di Mario Sica, approvò a larghissima maggioranza la seguente mozione: “Il Consiglio Generale 1990 nello spirito della mozione approvata nel 1987 in favore della presentazione della candidatura ad un Jamboree in Italia, conferma tale orientamento e chiede al Comitato Centrale: - di mantenere la questione all'ordine del giorno della FIS; - di valutare se e come sia possibile organizzare un Jamboree che sia più coerente, nelle finalità educative e nelle modalità del programma, con l'intuizione originale di B.-P. e con le scelte che caratterizzano lo Scautismo/Guidismo italiano;

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- di presentare, in caso positivo, appena possibile un invito per un Jamboree in Italia; - di riferire via via sui passi compiuti e sulle possibilità che si presentano”. Malgrado l'approvazione delle due mozioni convergenti Cngei e Agesci, la questione non fece allora alcun passo avanti, gli esecutivi delle due Associazioni non avendo dato seguito alle mozioni approvate dalle due assemblee.

2. La presente proposta
Nell’agosto 2007 l’Italia ha preso parte al Jamboree del Centenario con il più grande contingente mai inviato ad un Jamboree: 2.300 tra ragazzi, Capi e IST, il terzo contingente a questo grandissimo Jamboree, dopo quello del paese ospitante, la Gran Bretagna, e quello degli Stati Uniti. Questo fatto, i contatti tra i Capi, il contatto con la complessa organizzazione, ha nuovamente fatto nascere, in una gran parte della base associativa, il desiderio di provarci anche noi, di restituire un giorno l’invito. Così quando, nel settembre 2008 – e dopo averne avvertito il Presidente e il Capo Scout del Cngei e il Capo Scout, la Capo Guida e i Presidenti dell’Agesci – Mario Sica ha lanciato il suo appello, in un paio di mesi oltre 150 Capi delle due associazioni (Capi Gruppo e Capi Unità, ma anche Responsabili di zona e Consiglieri Generali dell’Agesci, e vari esponenti del Cngei) hanno risposto con entusiasmo, mettendosi a disposizione. Molti Capi hanno portato la proposta nelle Comunità Capi, nei Gruppi, nelle Assemblee di Zona e di Regione. Nel giro di un mese dieci Regioni Agesci (Abruzzo, Basilicata, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Veneto) hanno approvato un progetto di mozione rivolto al Consiglio Generale (allegato 1), il Trentino-Alto Adige ha approvato una raccomandazione nello stesso senso, oltre 3.000 persone hanno visitato il sito della proposta (http://jamboree2019.massarinet.it) , e si sono avute oltre 5.000 manifestazioni di interesse su Facebook. L’Assemblea Nazionale del Cngei ha adottato una raccomandazione (allegato 2). E’ la prova che la proposta, portata avanti in modo corretto e trasparente, ha intercettato una voglia, non solo di generico interesse per il mondo scout internazionale, ma di Jamboree: di questo incontro mondiale istituito da B.-P. di cui si è colto in pieno il significato di fraternità e di pace. Vorremmo sottolineare come sia importante ascoltare questa voce "dal basso" – dalle Sezioni, dai Gruppi, dalle Comunità Capi, dalle Zone, dalle Regioni – che esprime sia nel Cngei che nell’Agesci un'associazione viva.

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DOSSIER JAMBOREE IN ITALIA

I VANTAGGI E BENEFICI DEL JAMBOREE

I vantaggi in generale
Il Jamboree è un incontro che non parla solo alla mente, ma al cuore. Chiunque abbia visto questa incredibile “marmellata di ragazzi” – ed oggi anche di ragazze – sa che solo lo Scautismo può oggi organizzare una cosa del genere. La sua bellezza è nella prefigurazione di un sogno, di una profezia: un mondo unito in cui i ragazzi si diano la mano in nome di ideali condivisi, al di sopra di ogni divisione di paese, di culture, di lingua, di religione, di colore della pelle. Il Jamboree è un’occasione unica per: promuovere uno Scautismo di qualità sempre migliore, fedele ai principi ideati e proposti da B.-P. e adattati ai bisogni ed alle aspirazioni dei giovani d’oggi; sviluppare sentimenti di comprensione, tolleranza, buona volontà e cooperazione tra giovani dei più vari paesi e culture, e quindi, in ultima analisi, sentimenti di pace; acquisire nuovi strumenti per la comprensione interculturale ed il dialogo interreligioso, sempre più necessari anche nel nostro Paese, che sta vivendo una vera e propria rivoluzione culturale, sia nel consolidarsi della dimensione Europea sia nell’ accoglienza a tante persone non Europee; celebrare l’unità dello Scautismo mondiale, sviluppando nei partecipanti la coscienza della loro appartenenza ad un’unica famiglia ed offrendo loro la possibilità di farsi degli amici di altri paesi; far acquisire al pubblico italiano l’immagine giusta dello Scautismo come movimento di educazione civica e di promozione della pace e della giustizia aperto a tutti, ragazzi e ragazze, senza distinzioni di religione, razza e nazionalità.

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Il Jamboree è anche una fucina di idee: esso mette insieme tanti ragazzi, ma anche tanti Capi. Alcune idee importanti del mondo scout sono nate informalmente ai Jamboree.

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I benefici per lo Scautismo italiano
La società italiana ha ancora spesso dello Scautismo una visione parziale e stereotipata. Data la sproporzione delle cifre, si tende a identificare lo Scautismo con lo Scautismo cattolico, mentre il Jamboree farebbe affluire in Italia giovani di tutte le religioni e le spiritualità, promuovendo il dialogo interreligioso, oggi uno dei principali fattori di pace. Lo Scautismo è poi ancora molto identificato col suo fondatore e quindi con l’Europa, mentre oggi è esteso ai confini del mondo e col Jamboree verrebbero in Italia giovani da tutto il mondo. Va inoltre rilevato che la dimensione internazionale, anche se fortemente sviluppatasi negli ultimi anni, non è ancora patrimonio di tutto lo Scautismo italiano. A parte la straordinaria partecipazione di massa negli anni ’90 alle operazioni di solidarietà internazionale nei Balcani, i gruppi che hanno avuto esperienze all'estero o contatti con Scout stranieri in Italia sono ancora una minoranza. Eppure questa dimensione è vitale per lo Scautismo: essa comporta fratellanza, ma innanzitutto spostamento del baricentro da se stesso (il proprio campanile, le proprie sicurezze, il proprio nucleo di amici) verso altri che, pur vestendo l'uniforme scout, hanno altre "belle avventure" da raccontarci, diverse dalle nostre, da cui possiamo apprendere molto scoprendone la ricchezza. L’aspetto internazionale è per B.-P. una dimensione essenziale dello Scautismo, non un lato accessorio o secondario. Lo Scautismo o è internazionale, o non è. Infine l’Italia può anche rendere un servizio allo Scautismo mondiale. Nessuno ha il monopolio del perfetto Scautismo, e l’Italia ha sempre molto da imparare dagli altri. E tuttavia in questi anni lo Scautismo italiano ha messo a punto certi sviluppi del metodo che è giusto far conoscere, perché altri possano trarne ispirazione. Per fare solo un esempio, non è per un caso che lo Scautismo italiano abbia la più alta percentuale mondiale degli ultraquindicenni sul totale degli effettivi associativi. Ciò è dovuto alla scelta di fare della Branca Rover-Scolte un momento educativo di impegno e di sfida, basato sui valori scout. In linea più generale lo Scautismo italiano – che ha anche il primato mondiale dei testi di B.-P. letti e tenuti in stampa – appare aver mantenuto, nel complesso del panorama scout mondiale, un interessante equilibrio tra fedeltà e aggiornamento.

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DOSSIER JAMBOREE IN ITALIA

LE CARATTERISTICHE ODIERNE DEL JAMBOREE.

Il Jamboree è piuttosto cambiato in questi ultimi decenni, e quanti tra di noi l’hanno conosciuto in anni precedenti rischiano di averne un’immagine sfuocata. E’ oggi un incontro assai più “mondiale”, sia per il numero dei partecipanti che dei paesi presenti. Aspetti come l’Operazione Solidarietà, il Villaggio dello Sviluppo Globale, la partecipazione degli adulti ai servizi del campo, le attività con le comunità locali, sono sviluppi degli ultimi Jamboree. I servizi forniti in loco sono migliorati e più moderni, vi è un più largo uso delle tecnologie e dei mezzi di comunicazione, un forte coinvolgimento delle organizzazioni internazionali a cominciare dall’ONU, una accresciuta preoccupazione e cura per i risvolti ambientali ed ecologici. Qualche aspetto: Partecipazione delle ragazze. Ormai il Jamboree è altrettanto per i ragazzi che per le ragazze. Ovviamente sono presenti le ragazze della WOSM, cioè appartenenti ad associazioni miste (ad es. oggi l’Associazione scout inglese). Le ragazze delle Associazioni “fuse” (quelle in cui i ragazzi appartengono alla WOSM, le ragazze alla WAGGGS, come la FIS), dopo qualche esitazione iniziale della WAGGGS, sono anch’esse da vari anni presenti ai Jamboree. Le ragazze delle Associazioni “solo WAGGGS” (in Europa solo le Guide inglesi e qualche altra minore, ma fuori Europa molte ed importanti) possono partecipare anch’esse, purché in accordo con le Associazioni WOSM dei loro paesi e nell’ambito del contingente nazionale (sono cioè esclusi contingenti WAGGGS). Età, contingenti ed inquadramento. Al Jamboree partecipano ragazzi e ragazze tra i 14 e i 17 anni (quindi gli Esploratori e Guide/Esploratrici più anziani, ma anche i Novizi e Novizie rover), inquadrati in Reparti di formazione di 36 ragazzi/e e quattro Capi/o (quaranta in totale). I contingenti nazionali sono guidati da un Capo contingente che ha un ruolo specifico. Altre norme regolano l’organizzazione dei sottocampi, il collegamento tra unità e sottocampi e tra questi e la direzione centrale del Jamboree ecc.: ma

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questi aspetti sono in atto da anni. Il contingente del paese organizzatore non può superare il 20% del totale dei partecipanti, e nessun altro contingente può essere superiore al 10%. Dimensioni del Jamboree. Non vi sono numeri minimi. Storicamente si sono avuti Jamboree di neppure 5.000 ragazzi e di 50.000. La tendenza è piuttosto all’aumento. L’ultimo, il Jamboree del Centenario in Gran Bretagna, ha riunito 30.000 tra ragazzi e Capi più 8.000 adulti in servizio (IST, vedi oltre). Un Jamboree in Italia non dovrebbe essere inferiore a 24.000 tra ragazzi e Capi, più 6.000 IST. Dato il limite sopra indicato, ciò aprirebbe il Jamboree a 4.800 tra ragazzi e Capi italiani. Operazione Solidarietà. Dai primi esperimenti volti ad accrescere il numero dei paesi partecipanti si è passati ad una precisa definizione: il paese organizzatore deve dedicare almeno il 2,5% dei proventi delle quote Jamboree al sostegno dell’Operazione di Solidarietà, in modo tale da ridurre od eliminare le spese di viaggio e/o la quota Jamboree a favore dei ragazzi e ragazze dei paesi più poveri. Villaggio dello Sviluppo Globale. E’ un insieme di stand gestiti da enti e organizzazioni in genere internazionali, il cui scopo è di aiutare i ragazzi a comprendere i problemi globali del mondo di oggi, a scoprire il contributo che essi possono dare per risolverli e ad imparare qualche tecnica per farlo; il tutto con laboratori attivi basati sul learning by doing. La FIS, che è normalmente in rapporto di attiva collaborazione con una massa di associazioni ed organizzazioni no-profit italiane e internazionali, non avrebbe nessuna difficoltà ad organizzare uno splendido Villaggio dello Sviluppo Globale, così come ha aiutato ad organizzare il villaggio di altri Jamboree. Area “Faiths and Beliefs”. È così denominata un’apposita zona degli ultimi Jamboree in cui vengono installati una chiesa o cappella, una moschea, una sinagoga, una pagoda ed eventuali altri luoghi di culto. La zona è a disposizione di singoli Capi e Scout per raccogliersi in preghiera, ma viene anche utilizzata per iniziative di dialogo interreligioso. Nell’ultimo Jamboree essa era diretta da una Capo italiana. Personale del Jamboree (c.d. “Human Resources”). Si distinguono tre categorie: a) i quadri del Jamboree (in Svezia si chiameranno Jamboree Planning Team), che iniziano il loro servizio mesi, e a volte anni, prima del Jamboree e che non sono solo Capi del Paese ospitante, ma includono un gran numero di persone di altri paesi con competenze importanti: sarebbe bello che l’Italia facesse appello a paesi europei affini (Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Svezia, Svizzera) per dar loro un ruolo ancor più importante, dando luogo al primo Jamboree a conduzione europea della storia; b) i membri dell’IST (vedi sotto): fanno servizio solo durante il campo;

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c) il personale esterno di appoggio, non scout (es. polizia e carabinieri, ditte varie, personale del Villaggio dello Sviluppo Globale ecc.), che devono però operare in armonia con lo spirito scout del Jamboree. Partecipazione degli adulti ai servizi del campo. I membri dell’IST (International Service Team) curano tutti i servizi del campo. Tutti volontari, Scout o con un passato scout, fanno parte dei rispettivi contingenti nazionali, devono avere da 18 anni in su e appartenere per almeno il 50% al paese ospitante. Dall’ultimo Jamboree possono farne parte, grazie ad un apposito accordo, anche gli adulti scout non censiti nelle associazioni giovanili (per l’Italia, l’accordo apre la partecipazione ai soci del MASCI, in quanto i seniores del Cngei fanno parte integrante del Corpo). Dunque, secondo il dato ipotizzato dianzi, circa 3.000 tra Rover, Scolte, Capi e adulti italiani potrebbero partecipare al Jamboree in Italia come IST.

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I NODI DEL JAMBOREE

a) le due fasi dell’organizzazione
Occorre distinguere tra il periodo di preparazione della candidatura (fase 1) e quello di preparazione del Jamboree vero e proprio (fase 2). Per la prima, il Consiglio Federale (FIS) potrà nominare un gruppo di lavoro che agisca sotto la responsabilità politica dei dirigenti federali e associativi e il costante controllo degli organi assembleari, ma che non interferisca più di tanto con la normale attività delle Associazioni. Anche solo tra gli Amici del Jamboree in Italia vi sono i “talenti” necessari a comporre una buona parte di tale gruppo. Per la seconda fase (gli ultimi cinque-sei anni, se la candidatura dell’Italia avrà prevalso) sarà necessario un maggiore impegno delle Associazioni; tuttavia le decisioni politiche essenziali (scelta del posto, modalità organizzative, livello delle quote, programma educativo ecc.) saranno già state prese nella fase 1, e dunque rimarrà una gestione organizzativa certo considerevole, ma marciante su binari ormai consolidati. Il gruppo di lavoro della fase 1 potrebbe articolarsi in quattro sotto-gruppi: - organizzativo (compresa la scelta del luogo); - finanziario; - pedagogico-programmatico; - campagna per la candidatura. La prova generale è ormai divenuta una prassi costante ed anche l’Italia dovrebbe seguirla, organizzando nella fase 2 (ma sarebbe necessario annunciarlo già nella fase 1) almeno un campo nazionale con partecipazione internazionale, meglio se negli stessi luoghi.

b) la ricerca del posto
I requisiti fissati internazionalmente cui la località del Jamboree dovrebbe rispondere sono i seguenti: 1. Deve avere una estensione unitaria di terreno pianeggiante di un minimo di 300 ettari.

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2. Deve anche avere un ulteriore terreno di 200-300 ettari nelle vicinanze, per attività fisiche sul posto, come tornei o uscite. 3. Deve essere facilmente accessibile da un aeroporto continentale, con un massimo di 3 ore di viaggio in autobus. 4. Deve essere situato in una regione in cui il clima durante il periodo scelto, di solito l’estate (coincidente se possibile con i mesi di luglio e agosto), sia piacevole ed asciutto. 5. Deve essere possibile interrare condutture idriche e cavi elettrici; fonti di elettricità, acqua, fognature e smaltimento dei rifiuti debbono essere disponibili in prossimità del posto. La capacità di tutti questi servizi pubblici deve essere sufficiente per provvedere ai bisogni di una città provvisoria (per la durata di due settimane) di 30.000 abitanti. 6. Dovrebbe, possibilmente, essere situato in un ambiente naturale bello e in una regione che possa offrire un’ampia gamma di possibilità per attività extra-sito (ad es. luoghi che consentano di scoprire il retaggio culturale, progetti di servizio comunitario, ecc.: 80 località o siti da utilizzare simultaneamente) tutti in un raggio massimo di un’ora di viaggio con bus. La ricerca del posto dovrebbe, a nostro avviso, essere svolta a tappeto dalla FIS in tutte le Regioni italiane. La ricerca dovrebbe avvenire nel seguente modo. I Responsabili/Commissari Regionali delle due Associazioni dovrebbero chiedere di incontrare congiuntamente i responsabili delle Regioni amministrative – che com’è noto hanno oggi piena competenza sui problemi del territorio - possibilmente al più alto livello (Presidenti delle Regioni, c.d. “Governatori”), trasmettendo loro il seguente messaggio: “La FIS sta esaminando la possibilità di organizzare un grande incontro internazionale per ragazzi. Tale incontro potrebbe anche, ove la FIS lo decida e la candidatura dell’Italia venga accettata a livello mondiale, rivestire la forma di un Jamboree mondiale. L’incontro potrebbe aver luogo nella Sua Regione, a condizione che essa sia in grado di proporre un terreno rispondente ai requisiti del promemoria che Le consegniamo. Sarebbe auspicabile che una risposta di massima potesse pervenirci entro il…”. Il reperimento di un “posto Jamboree” è una cosa utile comunque, sia come elemento di una candidatura italiana (anche per l’accennato evento di “prova generale”) che per eventuali altri incontri ventilati (Rover Moot, Jamboree mediterraneo ecc.).

c) l'impatto ambientale
L’impatto ambientale andrà valutato con molta cura, in relazione alle caratteristiche del posto individuato e alle indicazioni delle autorità della Regione interessata. Va notato anche che una risoluzione votata dall’ultima Conferenza mondiale (Corea 2008), la 25/08, raccomanda che, in futuro, le Organizzazioni scout nazionali che presentino la propria candidatura ad

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eventi regionali e mondiali sottopongano alla Conferenza Mondiale un piano di impatto ambientale in occasione della votazione sulla candidatura. Lo Scautismo italiano ha un’ottima serie di precedenti nel lasciare i posti meglio di come li ha trovati: così è successo per la Route Nazionale R/S Agesci ai Piani di Pezza nel 1986, e per i Piani di Verteglia, che hanno ospitato ben tre eventi in successione (la Route delle Comunita` Capi nel 1997, il Campo Nazionale E/G dell'Agesci nel 2003 e il Campo Nazionale del Cngei nel 2004), i cui terreni sono ancora in ottime condizioni.

d) le risorse finanziarie
Secondo l’OMMS, il bilancio totale di un Jamboree è valutabile in circa 25 milioni di dollari. Circa il 50-55% di questo bilancio può essere coperto dai proventi delle quote Jamboree (va tenuto presente che, come si è detto, il 2,5% delle quote va utilizzato per il Fondo di Solidarietà). La vendita di oggetti-ricordo e pubblicazioni, se ben gestita e se vi è una sufficiente promozione anticipata, può raggiungere i 2,5-3 milioni di dollari. Un altro mezzo milione di dollari può essere procurato dalla vendita dei biglietti o dalle offerte dei visitatori. Il rimanente del bilancio deve essere coperto da contributi pubblici e da sponsor privati. Per quanto concerne il contributo del Governo e delle Regioni, esso potrebbe consistere, per quanto concerne l’Italia, nell’offerta in servizi per la creazione delle infrastrutture (collegamenti idrici ed elettrici, sistema fognario, sistema di smaltimento dei rifiuti, collegamento Internet): servizi il cui costo è valutabile in 5-6 milioni di dollari. L’aiuto sarebbe collegato alla dichiarazione del Jamboree come “grande evento di importanza nazionale”, fatta dalla Presidenza del Consiglio con proprio decreto, secondo una procedura consolidata basata su una precisa normativa in vigore (D.L. 7 settembre 2001 n° 343 convertito in Legge con modifiche il 9 novembre 2001 n° 401). E’ la normativa utilizzata, ad esempio, per gli aiuti pubblici alla Giornata Mondiale della Gioventù (15-20 agosto 2000, 2 milioni e mezzo di giovani). Per quanto concerne il ricorso a sponsor privati, va rilevato che esistono norme mondiali che impongono criteri etici stringenti in questa materia. La FIS si è data a sua volta criteri ancor più rigorosi: eticità dello sponsor privato, rispetto dell'ambiente, lotta al commercio di armi, rispetto della dignità della persona, lotta alla pena di morte, e così via, e in questo senso possiamo servire d’esempio al mondo scout. È chiaro che, anche nell’organizzazione di un evento significativo come il Jamboree, occorrerà rimanere fedeli a tali criteri. Ciò nonostante siamo convinti che più di una Fondazione italiana sarebbe pronta ad aiutare: non ci mancano i contatti né le ragioni, e poi c’è tutto un settore corporate che cerca sbocchi etici. C’è poi il richiamo eccezionale del Jamboree. Il tempo per i contatti non manca: non dobbiamo trovare i fondi in pochi mesi.

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LA CANDIDATURA DELL'ITALIA. JAMBOREE QUANDO?

a) Le norme mondiali
E’ necessario, anzitutto, conoscere le norme mondiali per la presentazione della candidatura. Esse sono basate sulla distinzione tra paese “postulante” e paese “candidato”. Un paese non decide di esser candidato: può decidere di presentare domanda (diventando così “postulante”), ma non diventa candidato finché l’Ufficio mondiale non lo dichiara tale sulla base dell’esame delle sue risposte ad un questionario, nonché di un accurato sopralluogo. I vari passi sono i seguenti: - Il Bureau mondiale invia a tutte le OSN una circolare per sollecitare candidature per il Jamboree [NB: tale circolare non è ancora pervenuta alla FIS per il Jamboree 2019]. - L’Organizzazione Nazionale Scout interessata (FIS per l’Italia) invia al Bureau mondiale una dichiarazione di intenzioni: da questo momento l’ONS diviene paese postulante (non ancora candidato). - A questo punto l’ONS riceve, con le guidelines ecc., anche un questionario molto dettagliato (riprodotto qui sotto), che in pratica la obbliga a formulare già un “progetto Jamboree”. - Il Bureau mondiale visita ogni postulante. Questa visita avviene a spese del postulante per due membri del personale del Bureau: la relativa spesa (viaggio, vitto, alloggio e trasporti) va quindi compresa nel bilancio necessario per la presentazione della candidatura. - L’ONS risponde al questionario e tale risposta costituisce un rapporto di fattibilità. - Il Comitato mondiale, sulla base del rapporto del Bureau sulle visite, delle risposte ai questionari/rapporti di fattibilità dei vari paesi postulanti, decide quali sono i paesi da considerare paesi candidati Solo allora questi ultimi possono cominciare la loro campagna elettorale vera e propria. - I paesi candidati confermano la loro candidatura e inviano la lettera di impegno del loro Governo a consentire l’ingresso dei partecipanti al Jamboree da tutti i paesi membri dell’OMMS/WOSM. - La Conferenza mondiale sceglie con votazione tra le varie candidature.

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QUESTIONARIO TECNICO
1. Introduzione Quali sono le principali motivazioni della vostra ONS nell’ospitare il Jamboree? Che cosa qualifica la vostra ONS per ospitare un Jamboree (capacità e risorse)? La vostra ONS possiede l’esperienza per ospitare eventi internazionali? Quale sarebbe l’impatto di tale evento sullo Scautismo nel vostro paese e nella Regione? 2. Programma proposto per il Jamboree 2.1 Qual è il vostro concetto di insieme? 2.2. Quali sono gli obiettivi educativi? 2.3 Qual è il programma da voi proposto? 3. Sito 3.1 Dove si trova il principale posto del campo da voi proposto (collocazione e accesso)? 3.2 Perché avete scelto un tal posto? In che modo esso si presta ad accogliere un Jamboree (ambiente, capacità, impianti, condizioni climatiche, allestimenti di sicurezza)? 3.3 L’infrastruttura del principale posto del campo da voi proposto necessita di essere sviluppata? Se sì, indicate cos’è necessario fare (strade, edifici, elettricità, acqua, collegamento Internet, piante). 3.4 Come vi proponete di minimizzare l’impatto ambientale negativo di un simile evento (risorse, rifiuti, rumore, inquinamento)? 3.5 Vi sono rischi naturali potenziali? 3.6 Se sono in programma attività extra-campo, dove potrebbero essere previste? Perché tali siti si presterebbero? Da accludere: una carta del territorio con il principale luogo di campo proposto e possibili siti per attività extra-campo; una carta del principale luogo di campo proposto. 4. Bilancio 4.1 In che modo potete facilitare la partecipazione delle ONS? 4.2 In che modo potete massimizzare le opportunità per i partecipanti e fare in modo che la quota Jamboree sia equa? 4.3 Potete valutare quale sarà la quota Jamboree (in dollari USA)?

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4.4 Come strutturereste il vostro bilancio (quote Jamboree e risorse/spese esterne, in dollari USA)? 4.5 Le autorità nazionali o locali potrebbero appoggiarvi finanziariamente? E il settore privato? 4.6 Avete una stima approssimativa delle vostre entrate e delle vostre uscite (in dollari USA)? 5. Date 5.1 Quali sono le date proposte per il Jamboree? 6. Analisi SWOT 6.1 Potete effettuare da voi un’analisi SWOT della vostra stessa proposta, e fornire tre Punti di forza (S=Strengths), tre Punti deboli (W=Weaknesses), tre Opportunità (O=Opportunities) e tre Rischi (T=Threats)?

b) I tempi
Circa i tempi della candidatura per il Jamboree 2019 non vi è ancora una certezza assoluta, ma – stante anche la fase di riorganizzazione in cui si trova l’Ufficio mondiale – sembra molto probabile che la decisione sulla candidatura non sarà presa dalla Conferenza mondiale del gennaio 2011 (a Curitiba, in Brasile), ma da quella del luglio 2014, la cui ubicazione sarà decisa dalla stessa Conferenza di Curitiba. Ciò non muta il numero di anni che ci separano dal Jamboree 2019, ma lascia un maggiore respiro per la preparazione della candidatura italiana. In tal caso, ad esempio, sarà possibile consultare in modo più disteso i paesi europei, al fine di ottenerne l’indispensabile appoggio. A tal proposito si potrà utilizzare la prossima Conferenza europea, in programma in Belgio nel luglio 2010.

c) La campagna promozionale
La campagna promozionale non può essere improvvisata, ma va condotta da persone competenti. La contesa per la candidatura si vince (o si perde) alla Conferenza mondiale, ma le possibilità di vincere si costruiscono ben prima, nelle relazioni con le dirigenze delle associazioni e nella presenza agli eventi scout mondiali ed europei. La campagna, va ricordato, è orientata a convincere degli adulti, dirigenti di associazioni: non dobbiamo "educare" dei ragazzi. Vanno contattati in anticipo "grandi elettori" e paesi-chiave, ma non va lasciato perdere nessun paese: in Conferenza il Nepal ha gli stessi voti degli USA. La partecipazione alla Conferenza mondiale va preparata con cura e senza risparmi inutili. E’ prassi presentare la candidatura con un video o, meglio ancora, con uno spettacolo, che va preparato da un regista

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professionista. Occorre una numerosa delegazione, giacché i voti vanno raccolti a tappeto fino all’ultimo minuto. Alla Conferenza c’è sempre un 30% di incerti che poi di fatto decide le sorti della gara. Va ricordata la tendenza mondiale (espressa dalla risoluzione 25/08 approvata all’ultima Conferenza mondiale in Corea) a garantire un’ “equa competizione tra le Organizzazioni scout nazionali che presentino la propria candidatura ad eventi scout mondiali”: direttive in questo senso dovrebbero essere sottoposte dal Comitato mondiale all’approvazione della Conferenza mondiale del 2011. Sarebbe bene inoltre organizzare qualche evento in Italia dedicato ai dirigenti scout, non centrato sul Jamboree, ma sulla vita del movimento, compresi eventi di Branche e Settori. Dobbiamo giocare bene i nostri atout del nostro Scautismo (ad esempio la presa sugli ultrasedicenni) ma anche quelli del paese. Si viene in Italia perché è un Bel Paese, perché c'è l'Arte e perché si mangia bene. Anche la Bellezza è un valore e si può collegare bene con la Solidarietà. Si potrebbe poi utilizzare la candidatura italiana per preparare una candidatura Jamboree di un paese del Terzo Mondo. La Conferenza della Regione araba o quella della Regione africana (le due Regioni ancora di fatto escluse dal “giro Jamboree”) dovrebbero a tal fine individuare un loro paese suscettibile di invitare un Jamboree: l’Italia si impegnerebbe ad inserire un adeguato gruppo di Capi di quel paese nella staff del Jamboree, per dar loro la formazione necessaria. Ciò comporterebbe una serie di contatti che, pur avendo una loro validità a sé stante, sarebbero anche utilissimi per la promozione della candidatura italiana. I paesi africani e ancor più quelli arabi – questi ultimi in genere votano compatti – gradirebbero comunque una candidatura italiana per molti motivi, non ultimo quello della vicinanza fisica che faciliterebbe una loro partecipazione. Uno degli incontri di cui sopra deve essere quello Euro-Arabo. Ricordiamo che attorno al Mediterraneo ci sono 24 Paesi. Il Jamboree in Italia dovrebbe essere altrettanto europeo che euro-mediterraneo, un jamboree "caldo", del Sud. Occorre giocare molto sulla cerniera Sud-Nord che deve essere chiusa dall'educazione: lo Scautismo che si confronta con i temi dell'emigrazione/integrazione, che cuce le lacerazioni, che trova nuovi sentieri di convivenza.

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Frequently Asked Questions (FAQ)1

1) CON UN JAMBOREE IN ITALIA NEL 2019, JAMBOREE IN EUROPA NEGLI ULTIMI ANNI?

NON CI SAREBBERO TROPPI

E' sempre stato chiaramente inteso che il Jamboree del Centenario in Inghilterra doveva considerarsi eccezionale e, come tale, sottratto all'alternanza dei continenti. Se così non fosse stato, la stessa Svezia non avrebbe potuto candidarsi per il Jamboree successivo. Dunque la successione, a partire dal 1999, è: Regione interamericana (Cile), AsiaPacifico (Thailandia), Europa (Svezia), Asia-Pacifico (Giappone). Nessuna particolare prevalenza europea.

2) NON SAREBBE MONDO?

OPPORTUNO DARE LA PRIORITÀ A UN

JAMBOREE

NEL

TERZO

La FIS potrebbe senz’altro decidere il rinvio della presentazione della candidatura italiana se per il 2019 si presentasse un paese del Terzo Mondo (cosa che finora non si profila). Inoltre, per cercare di favorire in positivo una reale apertura del Jamboree alle regioni del mondo che non ne hanno mai organizzato uno (Africa e Paesi Arabi), potremmo offrire un partenariato per l’organizzazione di un Jamboree in Italia, come sopra accennato (cfr. punto 6 c). 3) SIAMO SICURI DEL SOSTEGNO DELL’EUROPA PER IL 2019? Si potrebbero consultare le associazioni europee alla prima occasione utile, che potrebbe essere la prossima Conferenza europea (Belgio, luglio 2010). Naturalmente dovremmo farlo, non sulla base di un’idea vaga, ma di un progetto definito almeno nelle grandi linee (luogo, programma pedagogico, linee organizzative, livello delle quote…). Certo, se non avessimo l'appoggio europeo per il 2019, sarebbe preferibile rinviare al 2023 ( sia la mozione presentata al C.G. Agesci che la
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“Domande frequentemente rivolte” (ai promotori della proposta).

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raccomandazione adottata dall’Assemblea nazionale del Cngei parlano, non di 2019, ma di "primo Jamboree possibile"). 4) PER ORGANIZZARE UN JAMBOREE OCCORRE IMPEGNARE SUCCESSORI. NON È UN MODO DI AGIRE UN PO’ DISINVOLTO?
I PROPRI

Per il gioco delle norme internazionali, il Jamboree si organizza da otto a dieci anni prima. Se dovesse valere il principio di non impegnare i propri successori, nessuna associazione europea organizzerebbe mai il Jamboree, giacché nessuna ha mandati di tale durata per i propri responsabili nazionali. Del resto, ogni volta che in Agesci si approva un progetto (quadriennale), i responsabili in carica in quel momento sanno che il loro mandato scadrà prima del progetto; stanno anche loro impegnando i loro successori. Analogamente, chi si candida a responsabile a qualunque livello "eredita" un progetto nato prima. Insomma, ogni progetto impegna anche chi verrà dopo. E` questo lo stile di lavoro dell'Agesci, e dunque è giusto seguire questo stile anche per il Jamboree. 5) LO SCAUTISMO
ITALIANO NON HA ESPERIENZA PER L’ORGANIZZAZIONE DI EVENTI DI QUESTE DIMENSIONI. COME FARÀ AD ORGANIZZARE UN JAMBOREE?

Nessun paese organizzatore ha un’esperienza specifica. Anche per i paesi al secondo Jamboree (es. Olanda, 1937 e 1995; Gran Bretagna, 1957 e 2007; Giappone 1971 e 2015; Canada 1955 e 1983), la distanza tra gli eventi è tale e i mutamenti della scena mondiale così rilevanti che l’esperienza passata non è utilizzabile, i protagonisti sono morti o decrepiti ecc. Se avessimo dovuto basarci sull'esperienza acquisita, non avremmo mai deciso di inviare 15.000 persone all'estero in operazioni di solidarietà internazionale nei Balcani, dove la guerra era ancora una tremenda realtà. L’Italia ha realizzato importanti incontri, nazionali e regionali, con buona partecipazione internazionale: non solo Roverway 2006, ma anche, per esempio, Eurofolk 1989, e varie esperienze regionali (Macramé 2004 in Liguria). Alla Route Nazionale Agesci R/S 1986 e a quella delle Co.Ca del 1997 abbiamo avuto una buona partecipazione internazionale, da tutti i continenti. Certo sono eventi di scala minore rispetto al Jamboree (ma le difficoltà organizzative non crescono in proporzione), però li abbiamo sempre decisi e preparati al massimo in tre o quattro anni. Per il Jamboree il tempo sarebbe almeno doppio. Poi si potrebbero inserire nello staff del Jamboree elementi di altri Paesi europei aventi esperienza di Jamboree (olandesi, inglesi, svedesi). Storicamente alcuni Jamboree sono stati organizzati da paesi più piccoli e da organizzazioni meno forti dell’Italia (la stessa Svezia, che organizza il Jamboree del 2011, ha 9 milioni di abitanti, un reddito pro-capite appena superiore a quello dell’Italia, ha certo l’appoggio del Re, ma ha effettivi scout pari ad un terzo di quelli italiani).

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Il problema organizzativo non sembra davvero superiore alle possibilità dello Scautismo italiano. 6) IL JAMBOREE NON OBBLIGHEREBBE A RIDURRE ALTRE ATTIVITÀ ASSOCIATIVE? Certamente l’organizzazione di un Jamboree assorbirebbe molte risorse associative, soprattutto nella fase 2 (quindi gli ultimi 4-5 anni). Una revisione delle priorità per quegli anni si renderebbe quindi necessaria. Ma qui è il nocciolo della scelta: se si è capito che cosa è il Jamboree, che è un onore per qualsiasi associazione scout organizzarlo, quali sono le ricadute positive su generazioni e generazioni di scout e sull’opinione pubblica, il dedicarsi al Jamboree non è alternativo alla “routine” associativa, ma è uno stimolo straordinario per ravvivare il nostro Scautismo e prepararlo alle sfide del futuro. Soprattutto non vanno posti in opposizione la preparazione del Jamboree e lo sviluppo dello Scautismo in Italia. L'associazione britannica era in forte calo numerico, e dopo l'impegno del Jamboree ha finalmente ripreso a crescere. Lo stesso Ufficio mondiale sta trattando il problema della crescita nella sua Action for growth, comprendente una strategia e una parte propositiva (toolkit), che potrebbero essere riprese durante la preparazione del Jamboree, identificando in sede FIS percorsi educativi comuni di sviluppo da inserire nel progetto Jamboree in Italia. 7) LA BRANCA R/S DELL’AGESCI NON SI INCONTRA DA OLTRE VENT’ANNI. IL JAMBOREE NON RINVIEREBBE QUESTO INCONTRO PER MOLTI ALTRI ANNI? In effetti in Italia non sono state organizzate Route nazionali R/S dal 1986, ma non a causa del Jamboree, visto che neppure è stato organizzato alcun Jamboree. Comunque una Route R/S sarebbe possibile anche prima del Jamboree, se così decidesse l’Agesci. In effetti, una volta scelto il luogo e accettata internazionalmente la candidatura, è prassi costante organizzare un evento internazionale (o nazionale, ma con buona partecipazione internazionale) di grandi dimensioni, sul terreno stesso del futuro Jamboree. Ecco quindi l’occasione per tenere sul medesimo terreno almeno la parte fissa della Route. 8) DATO LO STRAPOTERE GLI STATI UNITI?
AMERICANO, COME PUÒ SPERARE L’ITALIA DI BATTERE

L’Italia non parte battuta. Moltissimi paesi votano in base all’accessibilità geografica, e da questo punto di vista l’Italia può raccogliere i voti dell’Europa, dei paesi arabi, dei paesi dell’Africa nera, dell’ex-Urss, forse anche di qualche asiatico tipo India, Pakistan, Sri Lanka ecc. In totale, una netta maggioranza. Gli Stati Uniti sono vicini solo agli Stati delle Americhe. Certo, come si è detto, i voti vanno conquistati paese per paese, ivi compreso alla Conferenza stessa. C’è poi un fattore che svantaggia gli Stati

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Uniti: l’appello della Conferenza mondiale per una limitazione delle spese per le campagne promozionali delle candidature relative ad eventi mondiali (cfr. la ricordata risoluzione 25/08). La storia delle candidature mostra comunque che c’è un vantaggio a mettersi in fila (l’Olanda perse nel 1991, ma vinse nel 1995): se non ce la facciamo nel 2019, possiamo farcela nel 2023, ma dobbiamo esser stati in corsa nel 2019. Per questo non sarebbe consigliabile puntare fin d’ora sul 2023. 9) UN JAMBOREE NON COMPORTA UN FORTE RISCHIO DI UN DEFICIT FINANZIARIO? Gli ultimi due Jamboree tenuti in Europa (le esperienze di altri continenti sono difficilmente applicabili all’Italia) hanno prodotto un attivo di bilancio. In Olanda (1995) l’attivo fu tale (3,5 milioni di euro su un totale di spese di 28 milioni) che maturò un orientamento del Bureau mondiale a chiedere che, da allora in poi, un eventuale attivo fosse spartito con il bilancio dell’OMMS/WOSM. In Gran Bretagna (2007) si è avuto un attivo di 50.542 sterline, circa 60.000 Euro, interamente re-investito per lo Scautismo. A questa cifra vanno aggiunte donazioni per circa 25.000 sterline, girate al Jamboree 2011. Inoltre il bilancio ufficiale non tiene conto di altre voci (proventi dei visitatori ed Operation one world) che hanno prodotto introiti per una cifra che si aggira intorno alle 275.000 sterline, né del merchandising (cifra non nota ma assai rilevante, superiore al milione di sterline). Vedi per queste cifre il rapporto finale britannico (scout.org.uk/documents/jamboree/2007WSJReport.pdf). Non esiste quindi alcuna “legge ferrea del deficit” per un Jamboree: anzi, a Ginevra assicurano che è più facile che un passivo si produca per una Conferenza Mondiale che per un Jamboree. 10) QUANTI IMPIEGATI AGGIUNTIVI SAREBBE NECESSARIO ASSUMERE, E PER QUANTO TEMPO? Il numero esatto dipenderebbe dal progetto Jamboree per l’Italia e dalla ripartizione dei compiti tra volontari e stipendiati. Tenendo presente il numero di 21 impiegati aggiuntivi assunti dalla Gran Bretagna (ma solo 15 con compiti direttamente “educativi”) e dei 6 impiegati assunti finora dalla Svezia, si può ipotizzare un ordine di grandezza da 8 a 12 elementi, da assumere progressivamente nella fase 2, tra il quinto e il secondo anno precedente il Jamboree. Potrebbe essere anche lo spunto per concludere un accordo con una Fondazione o altra organizzazione che voglia sostenere sul lungo termine lo Scautismo italiano. 11) PREPARANDO
UN JAMBOREE SU UN PERIODO DI TEMPO COSÌ LUNGO, NON SI RISCHIA DI METTERE IN PIEDI UNA GERARCHIA PARALLELA A QUELLA UFFICIALE?

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Nella fase 1 (preparazione della candidatura) la FIS dovrebbe istituire un gruppo di lavoro che, pur interferendo il meno possibile con l’attività delle Associazioni, lavori sotto lo stretto controllo delle loro dirigenze e del Consiglio federale. Spetterebbe a tali organi esecutivi – che verrebbero regolarmente informati dal gruppo di lavoro, tra l’altro attraverso il regolare invio dei verbali - approvare ogni scelta politica relativa all’organizzazione del Jamboree. Nella fase 2 (organizzazione del Jamboree) le grandi scelte politiche sarebbero state già assunte, e vi sarebbe solo un robusto lavoro organizzativo procedente su direttrici ormai tracciate. Di competenza delle dirigenze associative e federale rimarrebbero i contatti con il governo e gli altri enti pubblici ed i grandi sponsor privati, nonché l’approvazione di tutti i contratti. Non si vede quindi alcun rischio di gerarchia parallela. 12) DATA LA NECESSITÀ DELL’AIUTO PUBBLICO, DIVENTEREBBE TROPPO DIPENDENTE DAL GOVERNO?
LO

SCAUTISMO

NON

Va tenuto presente che l’aiuto pubblico sarebbe costituito essenzialmente da servizi prestati dalle Forze Armate, dalla Protezione Civile e dalla Regione interessata, volti in gran parte alla costruzione delle infrastrutture necessarie. Come si è detto, tale aiuto sarebbe collegato alla dichiarazione del Jamboree come “grande evento di importanza nazionale” fatta in base alla normativa in vigore: non, quindi, un aiuto sottobanco, ma un sostegno dato alla luce del sole, certamente beneficiante di un’approvazione bipartisan.

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DOSSIER JAMBOREE IN ITALIA

CONCLUSIONE

Da quasi un secolo lo Scautismo italiano accetta inviti a Jamboree organizzati dagli altri, senza mai restituire. Certo, prima e dopo l’ultima guerra non potevamo neanche pensare ad avanzare inviti. Ma oggi che abbiamo una casa presentabile, restituire l’invito diventa un dovere di fraternità e di cortesia scout. Un Jamboree è un investimento educativo a lungo termine, tale da coinvolgere diverse generazioni di ragazzi e di Capi e da produrre abbondanti frutti sia durante la fase preparatoria, inclusa la “gara” per l’aggiudicazione, sia durante il suo svolgimento, sia nella sensibilità delle generazioni successive. Il Jamboree aiuterebbe lo Scautismo italiano a crescere, in quantità e qualità. Se saremo capaci di farne un'operazione educativa dall'inizio (come è stato fatto per la partecipazione al Jamboree in Gran Bretagna), esso sarà il frutto del lavoro di tutti gli scout d'Italia: una lezione di organizzazione partecipativa che costituirà un momento educativo e uno sprone eccezionale per far crescere i nostri Gruppi.

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DOSSIER JAMBOREE IN ITALIA – ALLEGATI

Allegato 1

PROGETTO DI MOZIONE SUL JAMBOREE IN ITALIA

Il Consiglio Generale dell’Agesci, riunito a Bracciano in sessione ordinaria dal 1 al 3 maggio 2009, richiamando la mozione approvata nel 1987 in favore della presentazione della candidatura ad un Jamboree in Italia, e quella successiva del 1990 in cui si chiedeva di valutare se e come organizzare un Jamboree, e, in caso positivo, di presentare appena possibile un invito per un Jamboree in Italia; ritenendo che il consolidamento dello Scautismo italiano, le esperienze vissute di solidarietà internazionale e la sua attuale accresciuta attività e presenza nel mondo scout rendano oggi possibile avanzare concretamente tale invito; constatato il grande successo della proposta del Jamboree fra gli scout italiani, in particolare per il Jamboree 2007; DÀ MANDATO al Comitato Nazionale di avviare in sede FIS la predisposizione di un progetto operativo per invitare in Italia il primo Jamboree mondiale possibile; di curare che tale progetto, oltre all’individuazione del luogo e di un modulo organizzativo, comporti la scelta di un programma coerente, nelle finalità educative e nelle attività proposte, con l'intuizione originale di B.-P. e con le scelte che caratterizzano lo Scautismo italiano; di prendere i contatti internazionali indispensabili alla preparazione del progetto e alla presentazione della candidatura italiana; di riferire in merito al Consiglio Generale 2010.

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Firmato: I Responsabili Regionali delle seguenti Regioni, a nome delle rispettive Assemblee Regionali: Abruzzo, Basilicata, Campania (a nome del Consiglio Regionale), Friuli – Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Veneto.

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DOSSIER JAMBOREE IN ITALIA – ALLEGATI

Allegato 2

RACCOMANDAZIONE SUL JAMBOREE IN ITALIA
Adottata all’Assemblea Nazionale del CNGEI del 29 e 30 Novembre 2008 a Rocca di Papa – Roma

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RISPONDENDO all’appello nazionale con il quale si propone di candidare l’Italia quale Paese ospitante il Jamboree mondiale scout; RICHIAMANDO gli appelli e i documenti già proposti in passato nelle due Associazioni CNGEI e AGESCI a favore della possibilità di organizzare un Jamboree in Italia; OSSERVANDO il grande successo della proposta del Jamboree 2007 fra gli scout del CNGEI e dell’AGESCI; RITENENDO che il consolidamento dello Scautismo italiano e la sua maggiore attività e presenza internazionale, in particolare all’ultimo Jamboree, rendano oggi possibile avanzare concretamente tale invito;

i promotori della presente raccomandazione propongono al Presidente ed al Capo Scout, l’inserimento nell’Ordine del Giorno del 1° Consiglio Nazionale 2009 Il tema di una candidatura italiana per il primo Jamboree mondiale possibile; di presentare, in sede FIS, un progetto operativo per invitare il Jamboree in Italia, e di proporre che tale progetto, oltre all’individuazione del luogo e di un modulo organizzativo, comporti la scelta di un programma coerente, nelle finalità educative, con l'intuizione originale di B.-P. e con le scelte che caratterizzano lo Scautismo italiano; di riferire in merito alla prima Riunione dei Commissari di Regione, l’esito della discussione in sede di Consiglio Nazionale.

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(Seguono le firme di circa 50 membri dell’Assemblea Nazionale)

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DOSSIER JAMBOREE IN ITALIA – APPENDICI

I DISCORSI DI B.-P. AI JAMBOREE

1° Jamboree mondiale (Olympia, Londra, 1920)
Fratelli scout, vi chiedo di fare una scelta solenne. Esistono fra i vari popoli del mondo differenze di idee e di sentimenti, così come ne esistono nella lingua e nell'aspetto fisico. La guerra ci ha insegnato che se una nazione cerca di imporre la sua egoistica volontà alle altre, è fatale che ne seguano crudeli reazioni. Il jamboree ci ha insegnato che se facciamo prova di mutua tolleranza e siamo aperti allo scambio reciproco, la simpatia e l'armonia sprizzano naturalmente. Se voi lo volete, partiamo di qui con la ferma decisione di voler sviluppare questa solidarietà in noi stessi e tra i nostri ragazzi, attraverso lo spirito mondiale della fraternità scout, così da poter contribuire allo sviluppo della pace e della felicità nel mondo e della buona volontà fra gli uomini. Fratelli scout, rispondetemi: volete unirvi in questo sforzo? [Grido unanime ed entusiastico dei ragazzi: Siii]. Dio vi assista nel vostro lavoro e vi accompagni felicemente.

Nessun discorso di B.-P. venne registrato al 2° Jamboree mondiale (Ermelunden, Danimarca, 1924)

3º Jamboree mondiale (Arrowe Park, Birkenhead, Gran Bretagna, 1929)
Nella cerimonia di chiusura gli scouts non si raggrupparono per nazione, ma si mescolarono e formarono 21 linee raffiguranti i raggi di una ruota gigantesca, nel centro della quale si teneva, in piedi, B.-P. Seppellendo un'ascia in un barilotto di frecce di legno dorate, il Chief disse:

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Questa è l'ascia della guerra, dell'inimicizia, della animosità, che io ora seppellisco ad Arrowe Park. Da tutti gli angoli del mondo siete venuti ad Arrowe rispondendo al richiamo della fraternità. Ora vi invio nuovamente alle vostre patrie, muniti del segno della pace, della buona volontà e della comunità che lega tutti gli uomini. Da ora in poi il simbolo della pace e della buona volontà è una freccia dorata. Portatela con voi ovunque, cosicché tutti possano ricevere questo messaggio di fraternità tra tutti gli uomini. Tornato quindi al padiglione regale, B.-P., proseguì: Debbo ringraziarvi tutti per esser venuti qui al nostro felice jamboree dalle più lontane parti del mondo. Sembra soltanto ieri che ci siamo incontrati nel fango, ed oggi ci separiamo, ma splende il sole. Ed il sole splende nei nostri cuori oltreché in cielo. Sono felice di avere incontrato tutti voi. Ho molte cose di cui ringraziarvi. Desidero che torniate via da qui nelle vostre nazioni nelle diverse parti del mondo tenendo presente alla mente la nuova idea di avere fratelli in ogni nazione. Li avete incontrati ed ora li conoscete personalmente. Spero che voi che siete venuti da altre terre abbiate goduto il vostro soggiorno qui, e mi auguro che abbiate scoperto che l'Inghilterra non è poi un brutto posto come potevate pensare. Desidero che portiate in patria una buona impressione della Gran Bretagna, di tutti i ragazzi che avete incontrato qui e della gente che ha cercato di essere gentile con voi. Certamente chiunque è buono a vedere i punti cattivi di un popolo o di un Paese, ma un buon scout cercherà negli altri quello che hanno di buono. Desidero che voi ricordiate i nostri lati buoni e dimentichiate quelli cattivi. Dite ai vostri amici, nelle vostre rispettive nazioni, tutto il bene che potete di noi, in modo che noi tutti possiamo pensare meglio l'uno dell'altro. Allontanatevi da qui come ambasciatori di buona volontà e di amicizia. Ognuno di voi scouts, non importa se giovane o di modesta condizione, può diffondere una buona parola sulla nostra patria e su coloro che ha incontrato qui. Ora posso soltanto dirvi: «Arrivederci a tutti, e buon viaggio». Spero che verrete ancora al nostro prossimo jamboree, quanti più possibile, per farne un successo come avete fatto questo. Cercate nel frattempo di portare avanti il vostro lavoro di scouts. Cercate di diventare voi stessi migliori scouts, cercate di aiutare altri ragazzi, specialmente i più poveri, ad entrare nel Movimento per essere cittadini felici, pieni di salute ed utili al prossimo come lo siete voi. Ed ora, buon viaggio, arrivederci, e Dio vi benedica tutti.

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4° Jamboree (Gödöllö, Ungheria, 1933)
Restiamo per un momento in silenzio perché ciascuno di noi possa nel suo intimo ringraziare Dio di averci riunito come una famiglia felice qui a Gödöllö. [Dopo il minuto di silenzio, B.-P. riprese:] Quelli di voi che furono all'ultimo jamboree in Inghilterra ricorderanno che la Freccia d'Oro fu consegnata ad ogni nazione, come simbolo di buona volontà lanciata verso i confini della terra attraverso la fraternità dello scautismo. Ora a Gödöllö abbiamo un altro simbolo. Ognuno di voi ha sul camiciotto il distintivo del Cervo Bianco d'Ungheria. Desidero che conserviate come un tesoro questo distintivo, dopo che sarete partiti da qui, e ricordate che, come la Freccia d'Oro anch'esso ha il suo messaggio e il suo significato per voi. I cacciatori ungheresi di un tempo inseguivano il Cervo miracoloso, non perché si ripromettessero di ucciderlo, ma perché esso li conduceva, nella gioia della caccia, verso altre piste e nuove avventure, e quindi a conquistare la felicità. Voi potete considerare il Cervo Bianco come il puro spirito dello scautismo, che balza in avanti e verso l'alto, e sempre spinge voi stessi in avanti e verso l'alto, a balzare oltre le difficoltà ed affrontare nuove avventure nell'attiva ricerca dei più alti fini dello scautismo, fini che vi daranno la felicità. Questi fini sono quelli di compiere il vostro dovere verso Dio, verso la Patria ed il Prossimo vivendo la Legge scout. In tal modo voi, ciascuno di voi, contribuirà a diffondere il Regno di Dio sulla terra, il Regno della Pace e della Buona Volontà. Perciò, prima di lasciarvi, voglio rivolgere a voi scouts questa domanda: volete fare del vostro meglio per fare amicizia con gli altri e portare la pace nel mondo? [Risposta entusiastica degli scouts: Siii].

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5° Jamboree mondiale (Vogelensang, Olanda, 1937)
Siamo arrivati alla fine del nostro jamboree. Sembra come fosse solo ieri che l'abbiamo inaugurato, ed è già alla fine. Ma sono molto contento che durante questi pochi brevi giorni tutti voi scouts riuniti qui da ogni parte del mondo abbiate sfruttato al massimo l'occasione offertavi di farvi degli amici. Del resto era questo lo scopo principale del jamboree: farvi quanti più amici possibile fra i ragazzi degli altri Paesi. Siamo stati chiamati la Crociata dei Ragazzi, la Crociata della Pace e questa è una definizione quanto mai appropriata della nostra fraternità scout. Giovani di tutti i Paesi rappresentati al jamboree si sono riuniti e si sono votati alla crociata dell'amicizia e della buona volontà. Vi ricorderete come ai tempi delle crociate i grandi sforzi per conquistare alla cristianità la Città Santa di Gerusalemme fallirono. Allora, quando i ragazzi videro che i loro padri avevano fallito nei loro sforzi, si unirono insieme e si impegnarono ad intraprendere loro una crociata per continuare l'impresa dei loro padri. Purtroppo il loro tentativo non riuscì per mancanza della necessaria organizzazione e di adeguata preparazione. Ma fu in ogni modo un magnifico tentativo volto ad una grande causa. La fraternità dello scautismo è simile sotto molti aspetti a quella crociata. Voi scouts vi siete riuniti qui da tutte le parti del mondo come ambasciatori di buona volontà, e vi siete fatti amici l'un l'altro, abbattendo qualsiasi barriera di razza, di religione e di classe sociale. Questa è certamente una grande crociata. Vi consiglio ora di continuare questo buon lavoro, perché sarete uomini e se contese dovessero sorgere tra qualche nazione, è su di voi che ricadrà il fardello della responsabilità. Se siete amici, allora naturalmente non vorrete essere in lite; coltivando le amicizie cementate in questo grande jamboree voi preparate la via a soluzioni di carattere pacifico. Ciò avrà un effetto vitale ed assai vasto del mondo in favore della causa della pace. Impegnatevi, quindi, tutti voi che siete qui in questa grande assemblea di gioventù, a fare assolutamente il massimo che potrete per stabilire l'amicizia fra gli scouts di tutti i Paesi. Avrete così trovato la via migliore per l'eliminazione delle controversie internazionali attraverso le ampie strade della discussione amichevole, della buona volontà e della comprensione reciproca. L'emblema del nostro jamboree è il bastone di S. Giacomo. Esso era lo strumento con il quale i navigatori dei tempi andati trovavano la via attraverso i mari. Facciamo che sia anche per noi oggi uno strumento di guida nella nostra vita. È la Croce, per tutti coloro che sono Cristiani, che indica la via; ma è anche una croce a molteplici braccia, insieme alle due estremità in alto e in basso, del nostro simbolo ci ricordano i dieci articoli della nostra Legge scout.

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A questo punto B.-P. consegnò ai capi contingente una speciale riproduzione dell'insegna del jamboree;quindi riprese: Ho consegnato ai rappresentanti di ogni nazione questo totem da portare a casa come emblema di buona volontà. Andate innanzi con questo emblema a diffondere lo spirito di buona volontà. Ora è tempo ch'io vi dica addio. Desidero che la vostra vita sia felice. Sapete che molti di noi non s'incontreranno mai più in questo mondo. Io sono nel mio ottantunesimo anno e sto avvicinandomi alla fine della vita. La maggior parte di voi è all'inizio, e vi auguro felicità e successo. Vi arriverete facendo del vostro meglio per vivere, qualunque sia la vostra posizione sociale e dovunque vi troverete. Desidero che conserviate questo distintivo del jamboree che è sulle vostre uniformi, e che facciate in modo da ricordare il significato. Sarà un appello ai giorni felici passati qui al campo; vi rammenterà di mantenere i dieci articoli della Legge scout come vostra guida nella vita; e vi farà ricordare dei molti amici ai quali avete teso la mano dell'amicizia aiutandoli così con la buona volontà a diffondere il regno di pace di Dio tra gli uomini. Ed ora addio. Il Signore vi benedica tutti. E, toltosi il cappello e agitandolo in segno di saluto, con voce carica di emozione ripetè: Dio vi benedica!

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DOSSIER JAMBOREE IN ITALIA – APPENDICI

DUE REAZIONI ALL’APPELLO PER UN JAMBOREE IN ITALIA

I peli dritti
Caro Mario, mi guardo le braccia mentre le dita corrono veloci come non mai sulla tastiera: ho i peli dritti! Non potevi farmi regalo più bello! Gioia che si tramuta in commozione. Sì, come te sto sognando da tempo un Jamboree in Italia e so quanto tu in anni passati lo abbia sognato. Allora cominciamo a dare ali al sogno, con tutta la nostra energia, con la nostra forza, mettendoci anche dentro un pizzico di azzardo, di sconsideratezza se vuoi, perché se molti di noi hanno superato gli... 'anta (e magari qualcosa di più - io, per la cronaca tra amici sono del '47) dentro di noi conserviamo e sappiamo alimentare il nostro animo bambino, quello che quando portavamo i calzoni corti ci faceva arrampicare sugli alberi, più su! più su!, nonostante i divieti e la preoccupazione delle nostre madri. Sai, ti confesso che quando, scorrendo le tue righe, mi sono imbattuto in quella data che mi sembra lontana, 2019! Ho avuto un moto di... malinconia, ma, come dici tu, è tempo di rimboccarsi le maniche. Adesso.

LUCIO COSTANTINI

Le chenilles di Moisson
Caro Mario, I conteggi che ha fatto Lucio mi hanno fatto un po' sorridere, ma anche riflettere. Quando lui si esercitava nei primi vagiti, io ero a Moisson, vice capo delle Antilopi del Lazio 2. Ma anche riflettere, sulla capacità dello scautismo di annullare ogni barriera, compresa quella del tempo.

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Chi come me si avvia a compire il quarto ventennio, ha il privilegio di avere un filo diretto con la schiera non più quantificabile di Capi e compagni di Strada che si sono sistemati nella Casa. Ed allora cosa di meglio di andare ad avvisarli della tua iniziativa? Pensi che un Ferruccio Mugnai possa restare indifferente? O Gino Armeni, Salvatori e la miriade degli altri... Temo che per avere il sostegno di don Sergio Pignedoli dovremo assicurargli che nei boschi del Jamboree italiano non ci siano quelle terribili chenilles1 che l'hanno torturato a Moisson! Scherzi a parte mi avvio al Jamboree camminando verso i 90 anni, di qua o di là. Non so cosa possa fare io per aiutare la realizzazione di questo sogno che abbiamo condiviso per tanto tempo. Forse raccontare i miei quattro Jamboree, nel bene e nel male; forse chiedere alla pattuglia che ci precede di far rivivere agli scouts di oggi il profumo dei mille fuochi accesi a cucinare il pranzo, o far loro ascoltare, nell'ora del primo mattino, il silenzio che man mano si riempie dei cento canti sommessi che si alzano, diversi, a lodare e ringraziare il Signore?

MIMMO SORRENTINO

1

Bruchi.

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DOSSIER JAMBOREE IN ITALIA – APPENDICI

IL JAMBOREE DI MOISSON
Di Nando Paracchini, capo storico del Roverismo ASCI e AGESCI, riproduciamo un dettagliato e simpatico ricordo sullo storico Jamboree della Pace di Moisson. Dopo il forzato isolamento del periodo dello scioglimento (la “giungla silente”, per dirla col Cngei), il Jamboree di Moisson rappresentò una svolta decisiva dello scautismo italiano verso gli orientamenti collaudati all’estero, e soprattutto in Francia, negli anni precedenti: si consolidò il sistema delle pattuglie/squadriglie, si comprese la necessità del Gruppo scout, si prese la strada “latina” della Branca R/S in contrapposizione a quella anglosassone. Dirà don Sergio Pignedoli per l’ASCI: “Il Jamboree di Moisson non ci ha svelato un metodo, ha fatto molto di più: ci ha mostrato i risultati meravigliosi del metodo. Ci ha fatto vedere il tipo dello scout che è sulla strada e la percorre. E questo ci ha messo addosso l’argento vivo. Al ritorno, abbiamo iniziato con fiducia fervorosa il cammino” (“Estote Parati”, n. 4 del 1947, p. 4).

RICORDI PERSONALI DEL JAMBOREE DI MOISSON
Questi ricordi sono volutamente definiti personali, proprio in quanto intendo raccontare la mia esperienza di Zeta (v. più avanti il significato di questo termine), escludendo quegli aspetti che già altri hanno descritto o che sono comunque presenti nelle cronache dell'avvenimento. All'epoca avevo giusto 20 anni e, quale figlio di emigranti del secondo periodo (l'emigrazione italiana in Francia si suddivide generalmente in tre periodi: il primo tra la fine del '800 e l'inizio di questo secolo, il secondo degli anni venti e trenta, il terzo dopo la seconda guerra mondiale), abitavo in Francia. Avevo saputo della rinascita dello scautismo in Italia da mio cugino Livio che era entrato nell'ASCI subito dopo la Liberazione, e poi anche da uno scout italiano di Fino Mornasco, certo Teo Cavadini, ex Aquila Randagia, emigrato in Francia (all'inizio del terzo periodo) per scelta personale più che per necessità, che avevo incontrato per caso su un autobus parigino, riconoscendolo come scout italiano perché portava il giglio dell'ASCI al risvolto della giacca.

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La preparazione
Sulle riviste scout dell'anno precedente al Jamboree apparvero ripetute richieste di volontari per i più vari servizi previsti. Con questo Teo, che nel frattempo era entrato anche lui nel Clan Scout de France a cui appartenevo, decidemmo di offrirci per fare il servizio di interprete al Jamboree, nella speranza di entrare in contatto con il rinato scautismo italiano. Dato il nostro nome alla Sede Centrale degli SDF siamo entrati a far parte di una certa "équipe" (sul momento non meglio definita) che, ho ricostruito poi, nasceva da una preesistente pattuglia di specializzazione non so più in che tecnica, nata in un Clan parigino e poi ampliatasi ai Routier della Regione. Infatti sulla scia del "service par la spécialité" (un indirizzo della Branca Rover SDF, sviluppatosi negli anni a cavallo della guerra) erano sorte diverse pattuglie di specializzazione in varie tecniche, in un primo tempo destinate ad assistere le Branche più giovani nelle varie tecniche e specialità. Queste pattuglie hanno poi avuto il loro momento di massima utilità, basata su una competenza acquisita in anni di esperienze e di frequenti esercitazioni, nell’organizzazione del Jamboree del '47. Citerei quale esempio un caso allora noto, "l'équipe Colbert” (dal nome di un noto primo ministro dell'epoca della monarchia), che era diventata uno dei gruppi che sono stati impiegati nei compiti di preparazione del raduno, e alla quale fu poi affidata la gestione di tutti i trasporti del Jamboree. Il che non è poco, se si pensa che si trattava di una città, seppur provvisoria, di ben 50.000 abitanti compresi i servizi (i dati ufficiali sono: 30.000 gli scout partecipanti al raduno, 15.000 gli impegnati nei servizi e nelle attività collaterali, circa 5000 ogni giorno i visitatori). Nella nostra pattuglia, che comprendeva inizialmente i candidati interpreti nelle varie lingue, eravamo abbastanza numerosi. Ne facevano parte Rover e Capi per il servizio di interprete e Scolte e Cheftaines per altri compiti che non ricordo. Nelle prime riunioni ci venne spiegata l'organizzazione prevista per il Jamboree con particolare riguardo agli enti di servizio previsti, di cui eravamo parte integrante. Venne anche precisato che il nostro compito non si limitava al ruolo di interprete ma, pur considerando indispensabile la conoscenza della lingua interessata, dovevamo costituire il collegamento tra lo Scautismo francese e le delegazioni del vari Paesi partecipanti e dovevamo assicurare loro una completa assistenza in molti campi. Infatti non saremmo stati denominati "interpreti", bensì "aides" (aiutanti) e, tramite un orrendo gioco di parole, eravamo ufficialmente chiamati Zeta: in francese Zède, dal plurale "les aides", che con la "liaison" può fare "les zèdes", da cui al singolare "zède" come la lettera Z nell'alfabeto francese! E perciò tradotto Zeta in italiano.

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Dopo i primi incontri collegiali il gruppo venne diviso per lingue e nazioni presso le quali doveva avvenire il nostro servizio di Zède. Della pattuglia italiana facevano parte in totale, compresi Teo ed io, una decina di persone provenienti dai vari Clan di Parigi e della Regione circostante, l'Ile de France. Dopo più di cinquant'anni i loro nomi non mi sono più presenti alla memoria, ma ricordo che vi erano alcuni figli o nipoti di nostri emigranti e qualche francese che sapeva la nostra lingua. In particolare ricordo uno che era protestante e un altro il cui padre era un fuoruscito politico che era poi stato ucciso dai fascisti italiani in Francia; sua madre, forse in compenso, faceva parte del personale dell'ambasciata italiana di Parigi. Gli incontri di questa pattuglia iniziarono diversi mesi prima della data di inizio del Jamboree; avvenivano, credo di ricordare, un paio di volte al mese e avevamo da prepararci su diversi argomenti. Ciò avveniva prevalentemente tramite scambi tra di noi, a mo' di capitoli rover, oppure anche con interventi di specialisti esterni. Furono affrontati, seppur brevemente, argomenti quali notizie attuali sulla società italiana (geografia, storia recente, economia, situazione politica, religione ecc.) e informazioni sullo scautismo locale, nel qual campo l'amico Teo ebbe la possibilità di parlare dell'ASCI, dello scioglimento da parte del regime fascista e delle Aquile Randagie. Una seconda serie di argomenti riguardava il comportamento che dovevamo avere nel rapporti con gli scout e soprattutto con i Capi della delegazione italiana, ai quali dovevamo dare assistenza in tutte le necessità che potevano avere nelle loro attività. Dovevamo fare da tramite con la Direzione del Jamboree e tradurre e fare arrivare a loro le disposizioni impartite, pilotarli nei primi giorni nella geografia della "città", assisterli nei rapporti e per i ricevimenti con altre delegazioni, procurare loro gli oggetti necessari e più strani, informarli e condurli nelle cerimonie ufficiali e, negli ultimi giorni del raduno, pilotarli nelle visite di Parigi e dintorni che erano previste. Avevamo perciò molto da fare perché dovevamo essere preparati per tutte queste evenienze. In particolare, nei giorni precedenti l'inizio del raduno, dovevamo andare alla frontiera perché faceva parte del nostro compito di ricevere la delegazione italiana a nome e in rappresentanza della Direzione del Jamboree. Alla fine del corso partecipammo individualmente ad un colloquio, una specie di esame con anche una breve parte scritta, che doveva sancire la nostra accettazione in quel servizio. In quell'occasione vennero scelti tra noi i due Zeta di contingente (giacché la delegazione italiana sarebbe stata suddivisa in due contingenti destinati ai due sottocampi Bretagne e Champagne, questo nell'intento di favorire gli incontri tra i vari Paesi), gli altri avrebbero svolto la funzione di Zeta di Reparto.

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Distintivi e fazzoletti
Noi Zeta dovevamo presentarci al Jamboree in divisa perfetta, quella della Branca Esploratori con la camicia kaki (e non quella grigia della Branca Rover francese) e con il cappellone che molti di noi non avevano più perché non era in uso nella Branca Rover e che, per via della carestia dovuta alla guerra, non era facilmente acquistabile. Io avevo ancora quello della mia promessa otto anni prima, che purtroppo, proprio in quell'occasione, ho perso sul treno andando con alcuni del contingente italiano in visita a Parigi. Sull’uniforme, oltre al distintivo del Jamboree con l'indicazione del sottocampo, dovevamo portare le insegne della nostra funzione che comprendevano il fazzoletto verde, indicatore del "Servizio alle Delegazioni", e la cordicella gialla (che i francesi chiamano col termine militare di "fourragère") alla spalla sinistra che distingueva gli Zeta nell'ambito di tale servizio. Infatti, per l'occasione del Jamboree, era stato creata tutta una codifica di distintivi per i vari servizi, articolata sulla combinazione del colore del fazzoletto con quello della cordicella. Invece gli scout francesi partecipanti al raduno e i Capi di sottocampo portavano il fazzoletto coi colori della regione a cui era intitolato il sottocampo e da cui provenivano, mentre le delegazioni dei vari Paesi avevano il fazzoletto nazionale. Ricordo che la delegazione italiana non aveva adottato per l'occasione il tradizionale fazzoletto azzurro nazionale ma, al fine di evitare ogni richiamo ai balilla, ne aveva adottato uno appositamente creato, verde con striscia bianca e nel triangolo dietro il collo un distintivo appositamente creato per questo Jamboree. Subito i primi giorni la delegazione mi regalò uno di questi fazzoletti che, a dispetto del regolamento, portai per tutto il tempo del raduno e conservo ancora tra i miei più cari ricordi. Tutti i partecipanti al raduno portavano ovviamente l'apposito distintivo del Jamboree con il giglio scout internazionale e il nodo di carrick, simbolo quest'ultimo della fraternità, e con indicato alla base il nome del sottocampo in cui era accampato, compresi noi Zeta e anche i Capi del sottocampo, mentre tale indicazione era assente per gli appartenenti ad altri servizi e per i membri della Direzione del Jamboree. Da notare che, per la prima volta nella storia dei Jamboree, tale distintivo era munito di un’asola nella parte superiore per poter allacciarlo al bottone della tasca destra della camicia (mentre quelli dei precedenti Jamboree dovevano essere cuciti).

La prova sul terreno del Jamboree
Alla Pentecoste precedente il raduno, partecipammo tutti, a Moisson sul terreno del Jamboree, ad un campo di formazione degli Zeta della durata di tre giorni (in Francia è tradizionalmente festa il lunedì di Pentecoste) con sessioni informative e formative. Nella fase collegiale ci furono spiegati i seguenti argomenti: che cos'è un Jamboree, i trasporti per il Jamboree e al suo interno, le formalità amministrative comprese quelle di competenza degli

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Zeta, i servizi generali (Direzione, Delegazioni, Contingenti, Sottocampi, Arrivo e ricevimento, Attività, Servizi vari, regole da osservare, Polizia ecc.), le attività previste e le manifestazioni "generali", la vita nel quadro del sottocampo, usi e costumi dei Paesi accolti, le religioni al raduno, lo Zeta nell'accoglimento e nell'ospitalità, i servizi pubblici al Jamboree, le personalità che sarebbero venute in visita ecc. In quella occasione ci fu consegnata un’edizione provvisoria ciclostilata del Manuale dello Zeta. Il week-end terminava con una visita illustrata del terreno del Jamboree in cui ci furono mostrate le localizzazioni dei vari sottocampi, della Direzione, dell'arena per le manifestazioni, dell'ospedale da campo, del porto per i nautici, del campo d'aviazione (erano previsti, novità dell'epoca, anche gli scout dell'aria) e di tutte le principali installazioni. Infine avvenne un'ultima sessione intitolata “Il "mestiere" di Zeta”. Il tutto inframmezzato con dimostrazioni pratiche, ambientato in un clima scout e con attività tipiche (alzabandiera, Messa, bagno nella Senna, la sera bivacco ecc.). Tengo a precisare che la partecipazione a questo fine settimana era a spese nostre (conservo ancora la ricevuta di 200 franchi di allora), così come lo era quella al Jamboree per tutti i Rover e Guide in servizio, che era di 3.000 franchi.

Il terreno del Jamboree
Il terreno del Jamboree era a circa 50 km a nord-est di Parigi, in un'ampia ansa della Senna (ciò che aveva permesso di prevedere un porto per gli scout nautici e un luogo opportunamente attrezzato per fare il bagno), e occupava una brughiera detta Forêt de Moisson (dal nome del piccolo villaggio che si trova in fondo all'ansa). La zona, tra Rosny e Bonnières, dominata dalla sponda opposta della Senna dalla cittadina di La RocheGuyon con le torri del suo antico castello, era tutto un cantiere non indifferente, se si pensa che doveva diventare una città di 50.000 abitanti, seppur particolare perché di prevista esistenza temporanea. Ad opera del Genio militare francese veniva perfino appositamente costruita una stazione ferroviaria, servita da un binario di diversi chilometri in derivazione dalla linea Parigi-Rouen, dopo la stazione di Rosny e che era perciò denominata stazione di Rosny-Jamboree. All'interno del campo veniva installato un trenino che ne faceva il giro completo, a velocità limitata perché era destinato a non fermarsi mai: lo si doveva prendere e scendere in volata. Tale trenino era stato recuperato dalla Linea Maginot da pochi anni smobilitata, nella quale in una galleria sottoterra collegava i vari bunker. Erano in corso di realizzazione anche tutte le altre costruzioni: le strade, l'arena con tribune, la rete di distribuzione dell'acqua anche con idranti per il caso di incendio, l'ufficio per i giornalisti e la tipografia del giornale del Jamboree che doveva uscire ogni giorno con articoli in varie lingue, la trasmittente della radio, i telefoni con l'esterno, ma anche la rete interna alla quale ogni sottocampo e ogni contingente di delegazione erano collegati. Cose che oggi, nell'era dei cellulari e di internet, fanno ridere, ma che per

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l'epoca erano notevoli, sopratutto perché appositamente create e provvisorie. E sicuramente ne dimentico. Senza contare ovviamente tutte le tende e i tendoni destinate alla direzione del Jamboree e a quelle di ogni sottocampo, oltre alle varie costruzioni rappresentative (portali, pennoni per bandiere, altre costruzioni per specifici giochi, luoghi di culto ecc.), che sarebbero state montate nelle ultime settimane prima del raduno.

L'accoglienza della delegazione
Come faceva parte del nostro compito, il giorno previsto per l'arrivo della delegazione italiana alla frontiera andammo a Modane a riceverla. Qualcuno del nostro gruppo non poté venire e ci ritrovammo in cinque o sei, facendo il viaggio in treno un giorno prima. Era infatti per noi l'occasione di una scampagnata. Visitammo Modane e facemmo qualche escursione nei dintorni. Capitammo anche in una zona che portava ancora le tracce dei combattimenti di pochi anni prima. La sera ci accampammo fuori città al limite di un boschetto, facemmo cucine e passammo la serata intorno al fuoco, in fraternità come fossimo dello stesso Clan. La mattina dopo ci trovammo alla stazione di Modane per l'arrivo del treno speciale che portava la delegazione. Ci mettemmo, come previsto, a disposizione del capo dell'Accoglienza alle Frontiere predisposto a tale compito dall'organizzazione del Jamboree che, per prima cosa ci consegnò i distintivi previsti per la funzione di Zeta (fazzoletto verde, cordelline gialle oltre al distintivo del Jamboree) e l'edizione definitiva del Manuale dello Zeta stampato in formato tascabile. Con lui, all'arrivo del treno speciale, ci presentammo alla delegazione italiana. Ciascuno degli Zeta fu assegnato al Reparto o al contingente di destinazione, e iniziò così il nostro servizio che doveva durare per tutto il Jamboree. Mentre, con l'assistenza del Capo Accoglienza avvenivano, da parte dell'amministrazione francese, le operazioni di frontiera (passaporti, dogana, controlli delle valute), noi Zeta facemmo conoscenza con i Capi della delegazione e, con il loro aiuto, procedemmo alle formalità amministrative previste dall'organizzazione del Jamboree: distinte di Reparto e schede individuali, "carte d'identité Jam", assegnazione di codice individuale (era l’indirizzo postale che permetteva di rintracciare ogni persona presente al raduno), distribuzione dei distintivi del Jamboree e dei manuali tascabili appositamente stampati (quello per tutti i partecipanti e quello speciale riservato ai Capi Reparto) ecc. Terminate tali operazioni il treno speciale si avviò e facemmo con la delegazione e sotto la guida del Capo convoglio, anch'esso della organizzazione del Jamboree, il viaggio fino alla stazione di RosnyJamboree. Viaggio che durò fino alla mattina del giorno dopo, in parte perché il percorso è piuttosto lungo (basta ricordare che da Modane a Parigi ci sono circa 800 km), in parte anche perché, essendo quello un treno speciale, veniva istradato lasciando la precedenza agli altri convogli.

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Durante il viaggio non ho presenti particolari ricordi se non che potemmo iniziare a fare reciproca conoscenza con i Capi della delegazione e con i ragazzi dei vari Reparti che la componevano. Ricordo però in particolare che assistemmo ad una Messa detta nel corridoio del vagone mentre il treno andava, con gli scout affacciati alle porte degli scompartimenti. E, dettaglio di colore, alle fermate nelle stazioni l'assalto ai servizi e alle fontanelle per dissetarsi e fare provvista di acqua da bere. La mattina dopo, all'arrivo alla stazione di Rosny-Jamboree, vi erano a disposizione degli automezzi per il materiale, ma non mi ricordo come noi con i componenti della delegazione ci trasferimmo al sottocampi di destinazione, se vi era una apposita colonna di pullman o forse, ciò che è più probabile, andammo a piedi. Il luogo del raduno infatti era abbastanza esteso, ma l'apposita stazione ferroviaria era sistemata al limite del campo. Pilotammo così i contingenti sui luoghi dei loro rispettivi sottocampi Champagne e Bretagne nei quali era suddivisa la delegazione.

La delegazione italiana
L'insieme della delegazione italiana comprendeva circa 500 scout, così per lo meno era recepita dalle statistiche ufficiali. Ovviamente i reparti erano "di formazione" e comprendevano scout provenienti da una o diverse regioni, ma i miei ricordi sono alquanto incompleti per quanto riguarda la composizione dei due contingenti nei quali era ripartita. Ricordo però che di quello destinato al sottocampo Champagne facevano parte, insieme alla Direzione della delegazione, il reparto di romani, i toscani, i piemontesi e altri. In quello del sottocampo Bretagne, di cui ero lo Zeta di contingente, vi erano i lombardi, gli emiliani, il reparto Campania-Puglia-Sicilia e altri. Forse nel sottocampo Champagne vi era anche un Reparto del Cngei, ma non sono sicuro di ricordare questo dettaglio. I due contingenti, benché suddivisi geograficamente (ma non erano distanti l'uno dall'altro), avevano numerose attività in comune oltre a quelle, ovviamente, rappresentative di delegazione, ed eravamo frequentemente insieme. Inoltre ci si faceva continue visite e così, nell'ambito dei due contingenti della delegazione italiana al Jamboree conobbi molti capi di varie regioni che, negli anni seguenti, sarebbero diventati personaggi famosi della rinascente ASCI e che molti ricordano. Nella Direzione della delegazione vi erano diversi componenti del Centrale di allora. Conobbi così Salvadori, Monass, Monsignor Pignedoli (allora noto solo come don Sergio), Mario Ugazio e tanti altri i cui nomi non mi sono più presenti in memoria. Tra i lombardi un gruppo numeroso di Capi era costituito dalle ex Aquile Randagie che stavano ricostruendo lo scautismo milanese. Di tale gruppo, ovviamente, facevano parte Giulio Uccellini detto Kelly, don Andrea Ghetti detto Baden e suo fratello Vittorio, coi quali ho poi fraternamente lavorato negli anni della nascita del Roverismo italiano, ma anche altri come Corbella, Basini, Davide Lucchelli. Oltre a questi vi erano anche grandi capi

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lombardi, emiliani e toscani tra i quali ricordo i nomi di Armando Pellati di Modena, Aldo Nardi di Mantova, Francesco Iusvardi ... ma anche qui la memoria mi fa difetto. Un aneddoto umoristico: l'insolita denominazione di Zeta era rimasta nell'orecchio del Baden che in un primo tempo credeva che fosse il mio nome o sopranome. La cosa non durò perché in seguito e per un altro breve tempo, pregava per la mia conversione credendomi protestante! C'era infatti tra i nostri uno Zeta di Reparto, francese e protestante, col quale mi aveva confuso. Lui stesso, negli anni seguenti, faceva delle grandi risate raccontando questi fatti. Anche tra i piemontesi ricordo nomi famosi: l'allora regionale Lovera e anche Carbonara che gli avrebbe poi succeduto. Vi ho conosciuto allora anche Alfredo Francioni di Grignasco, forse l'unico novarese presente, che era Aiuto Capo del Riparto di formazione del Piemonte e che era stato nel 1945 co-fondatore e, per lunghi anni Capo, del Reparto di Grignasco in provincia di Novara (oggi diventato un grosso Gruppo). Ho poi fatto scautismo con Alfredo in varie occasioni quando, tornato in Italia dai luoghi dell'emigrazione, ho fatto il capo del Reparto di Castelletto Ticino nella stessa provincia, e siamo rimasti amici per lunghi anni fino a quando è “tornato alla Casa del Padre" circa una decina di anni fa. Alfredo mi cercò subito per dirmi che mio cugino Livio, quasi mio coetaneo e quasi mio fratello, entrato nello scautismo subito dopo la liberazione, era venuto in bicicletta fino a Bardonecchia da Castelletto in provincia di Novara, nella speranza di incontrarmi dopo i lunghi anni della guerra. Purtroppo non lo lasciarono passare alla frontiera (eravamo nel primo dopoguerra e gli spostamenti non erano facili come lo sono ora) e dovette ritornare a casa senza esserci incontrati. Con lui ho avuta poi la fortuna di fare molto scautismo, siamo amici più che parenti e ora siamo ancora nella stessa Comunità del MASCI.

Il servizio di Zeta
Non ho grande memoria delle manifestazioni e delle pratiche folkloristiche tipiche di un Jamboree che vi furono anche in questo e che, per altro sono già riferite dalle cronache di questo come degli altri Jamboree. Anche perché vi ho poco partecipato: eravamo, come Zeta, veramente presi dai più vari impegni. La nostra era una funzione a mezza via tra l'aiutante di campo, il diplomatico e il cerimoniere, con in più la componente di interprete. Per altro lo sapevamo prima, eravamo stati selezionati per quel servizio e ci eravamo preparati in quella prospettiva. Cerco di ricordarmi quanti Zeta eravamo in servizio presso la delegazione italiana. Il conto è presto fatto: un Zeta per ognuno dei Reparti che erano, se ricordo bene, quattro per ognuno dei due contingenti, il che fa otto, più due Zeta di contingente, totale dieci. Dal punto di vista organizzativo, in quanto Zeta di contingente agivo tramite gli Zeta di Reparto (a parte che nel mio contingente ne mancava uno

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che si era dato ammalato all'ultimo momento e pertanto dovevo colmare questa lacuna coprendo il vuoto), mentre noi Zeta di contingente dipendevamo dal Capo del nostro Sottocampo. I compiti degli Zeta, che dovevamo svolgere con una certa discrezione e senza interferire nei compiti e nelle responsabilità dei Capi della delegazione e dei Reparti, come li ricordo si possono riassumere nei seguenti quattro grandi raggruppamenti: 1) Rappresentare la Direzione del Jamboree presso la delegazione e i contingenti e fare loro da tramite per ogni evenienza e per tutte le manifestazioni ufficiali e per gli obblighi a cui erano tenuti. Ricevevamo per questo anche degli ordini scritti dalla Direzione del Jamboree di cui conservo qualche copia. Dovevamo tra l'altro essere presenti a tutte le manifestazioni della delegazione, quelle rappresentative e ufficiali, ma anche agli inviti e ai pranzi con altre delegazioni. 2) Assicurare il collegamento tra il contingente e la Direzione del Sottocampo con la quale eravamo in stretto contatto e da cui dipendevamo ufficialmente. I rapporti con il Sottocampo erano facilitati dalla vicinanza, ma dovevamo, in particolare, partecipare alle riunioni quotidiane di coordinamento che avvenivano di solito alla fine del pomeriggio. Questi due gruppi di compiti degli Zeta presupponevano anche quello di tener d'occhio l'orologio per ricordare la puntualità (le manifestazioni ufficiali erano a orari e nei luoghi prestabiliti), tenendo conto dei tempi di spostamento. 3) Assistere la delegazione e i contingenti in tutte le loro necessità anche le più banali (mi ricordo della richiesta di un cappello "a tuba" che doveva servire per un numero di bivacco) compresa quella dei rapporti con le delegazioni di altri Paesi. Dovevamo, con la dovuta discrezione, aiutare i Capi a predisporre e a preparare le varie attività, suggerendo qualche dettaglio e comunque informandoli delle possibilità esistenti. 4) Far fronte a tutti gli aspetti amministrativi relativi alle relazioni esistenti tra i contingenti e i vari enti organizzativi del Jamboree, quali quelli con l'intendenza per tutti i problemi di viveri (compresa la consegna delle tessere annonarie: eravamo nel primo dopoguerra e c'erano ancora le restrizioni alimentari), con le poste per la distribuzione della corrispondenza in arrivo, con la sanità (vi era ovviamente un ospedale da campo ma anche una infermeria in ogni sottocampo), con i trasporti interni, con la polizia scout e con i pompieri (ma non ci fu nessuna necessità) ecc. Per essere opportunamente informati, a parte ovviamente le notizie a voce, la partecipazione alle riunioni di coordinamento e gli ordini scritti di cui ho già detto, ricevevamo ogni giorno un notiziario ufficiale denominato “JamInformations”, che ci informava, tra l'altro, di tutte le manifestazioni del giorno e quelle previste per il giorno dopo e di quanto avveniva nel raduno, dandoci la possibilità di trasmettere queste notizie alla delegazione e ai contingenti.

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Per altro usciva giornalmente un quotidiano che si comperava alle edicole e di cui conservavo la raccolta completa che però non ho fin'ora ritrovato.

Alcuni ricordi particolari
Altri ricordi alla rinfusa. Il terreno del raduno, la brughiera della Forêt de Moisson, era piuttosto vario, a rari tratti coperti da alberi d'alto fusto come nella zona del Sottocampo Champagne, a tratti brullo con cespugli e cosparso di erica come nel Sottocampo Bretagne. E siccome, per tutta la durata del Jamboree, non ha mai piovuto, divenne rapidamente molto polveroso. Il gran caldo di quei giorni unito al sudore della nostra vita attiva, facevano si che la polvere ci si appiccicava addosso. E' un aspetto di colore che non ricordo di aver mai letto riferito dalle cronache, come invece sono stati ricordati altri Jamboree piovosi, fangosi e perfino ventosi. Per fortuna erano installate in ogni Sottocampo delle batterie di docce che sfruttavamo frequentemente, anche diverse volte al giorno. Ricordo la partecipazione alla manifestazione nazionale della delegazione italiana all'arena, ma non ho presente in che cosa consisteva, preso com'ero nello svolgimento del mio compito. Ricordo di avere assistito col contingente o con qualche Reparto alla manifestazione dei neozelandesi (nel costume dei Maori) e a quella degli scozzesi (ho ancora nell'orecchio il suono acuto delle cornamuse). Ricordo anche di avere assistito, questa volta come spettatore, alla grande manifestazione di chiusura e ho ancora negli occhi nell'arena l'immenso pallone (era un aerostato con dipinto il globo terrestre), sollevato a braccia alzate e portato in giro da una marea di scout, che voleva significare il ritorno della pace nel mondo sostenuta dai ragazzi, dopo i sei anni della guerra mondiale. Non so più se era a quella manifestazione o a quella di apertura che era presente nelle tribune anche un nipote di Baden-Powell, ancora un ragazzo (se ricordo bene in divisa da Lupetto). In modo distribuito durante il raduno ogni Reparto poteva ogni tanto dedicare un giorno ad una visita a Parigi o nei dintorni. Io pilotai in città un gruppetto di lombardi che comprendeva anche Baden, partendo presto al mattino col treno che da Rosny-Jamboree portava alla stazione parigina di Saint-Lazare. Avevo fatto accettare dal Capo (ricordo che era Davide Lucchelli) l'idea di andare per lo più a piedi per vedere meglio la città ma prendemmo la metropolitana una volta per fare un'esperienza allora non possibile in Italia. Facemmo però a piedi dal Trocadero attraverso tutto il Champs-de-Mars fino alla Torre Eiffel. Avevamo il cibo al sacco, ma non il pane: comperammo allora le "baguettes" e facemmo come i Parigini, portandocele non incartate sotto il braccio (oppure legate sul portapacco della bici, ciò che aveva impressionato gli scout italiani). Mangiammo il nostro pasto al sacco seduti in un giardino pubblico.

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Andammo poi al centro di Parigi, l'antica Lutèce, per vedere Notre-Dame e anche Saint-Julien-le-Pauvre, l'unica chiesa di Parigi di autentico stile romanico. Facemmo anche un salto a Montmartre a vedere il Sacré-Coeur. Prendemmo poi l'autobus (sempre per vedere l'aspetto della città) per andare, su richiesta di Baden che aveva sentito parlare del Canonico Cornette detto “Le Vieux Loup” (fondatore e organizzatore del Lupettismo in Francia e primo Assistente Nazionale SdF), al cimitero di Père Lachaise sulla sua tomba, che è una grande lapide di pietra rosa, sulla quale spicca scolpita in risalto una grande croce di Gerusalemme, noto distintivo degli scout francesi e internazionalmente degli Assistenti. Non posso terminare questi ricordi personali senza aggiungere che un giorno vennero in visita alcuni Rover del mio Clan e fu una giornata di tregua nel mio servizio. Con loro in mattinata girammo il Jamboree e nel pomeriggio andammo nel teatro del raduno a vedere un lavoro di espressione eseguito da una pattuglia rover di specializzazione in "Art Dramatique" (la compagnia Grenier-Hussenot) che poi ebbe una notevole fortuna a livello professionale. Infine un ricordo di colore. In uno dei sottocampi della delegazione italiana (non ricordo più quale) vi era anche un Reparto di scout della Martinica, allora colonia francese e perciò inglobati in una delegazione "Outre-mer" non meglio definita, con i quali gli italiani fecero amicizia, facilitata appunto dalla vicinanza. Fecero con loro anche una forma inusuale di "change": si scambiarono canzoni. Imparai anch'io un canto folkloristico intitolato "Ba moua un ti-bo" che ebbe poi nel '50, il suo momento di successo quando ebbi nel Clan La Rocchetta la conduzione del Noviziato, il primo forse nella storia del nostro Roverismo, con un programma appositamente strutturato.

Una conclusione
Volendo per concludere, fare un bilancio personale, pur limitandolo al tema scout (perché ci sarebbe da dire anche sotto altri aspetti), credo di poter dire che il Jamboree è stato per me, oltre ad una grande occasione per addentrarmi nello scautismo internazionale, oltre anche ad un periodo di impegnativo ma utile e piacevole servizio, anche una occasione importante di conoscere l'ASCI e di entrare in contatto con molti dei suoi Capi. Al punto che, involontariamente, tendo a considerarla come la mia prima attività nell'ambito dell'ASCI. Visto che negli anni seguenti la Provvidenza volle che io potessi tornare in Italia e che vi facessi scautismo.

NANDO PARACCHINI

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DOSSIER JAMBOREE IN ITALIA – APPENDICI

DUE MESSAGGI SUL SIGNIFICATO DEL JAMBOREE
Dopo il Jamboree di Kananaskis, vicino a Calgary, in Canada (1983) la FIS pubblicò un opuscolo. Da esso riproduciamo i messaggi delle due Associazioni che formano la Federazione Italiana dello Scautismo, giacché ci sembrano cogliere perfettamente lo spirito del Jamboree.

Messaggio del Cngei
La dimensione internazionale è tra le più affascinanti che lo scautismo ci propone. Viviamo in un’epoca internazionale, in un epoca in cui i paesi lontani, arrivano, grazie alla televisione, fin dentro alle nostre case e tutto diventa stupendamente e tremendamente vicino. Conoscere il mondo al di fuori del proprio paese serve ad allargare la mente, a capire meglio gli altri, a comprendere cosa veramente conta e cosa no. Eppure c’è ancora molta diffidenza verso persone “diverse” per colore di pelle, per religione o cultura. L’associazione scout è la più estesa organizzazione giovanile del mondo e può contribuire moltissimo ad abbattere pregiudizi e diffidenze. Gli scout esistono con climi, culture, religioni e razze diversissime, ma quando si incontrano cadono le barriere fra le nazioni e la fraternità diventa realtà. Chi è stato al Jamboree questa realtà l’ha toccata con mano, ha respirato un’aria “mondiale”, ha capito o anche semplicemente intuito che la pace fra i popoli sarebbe possibile se tutti fossero un pochino più… scout. Questa pubblicazione, che si ispira al 15° Jamboree svoltosi a Calgary in Canada, vuole essere non soltanto una rievocazione per quanti hanno avuto la fortuna di vivere questa splendida avventura, ma anche e soprattutto un contributo perché tutti possano apprezzare il fenomeno Jamboree in tutta la sua importanza e perché tutti scoprano il valore enorme dello scautismo come movimento mondiale.

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Questo libretto ha poi un’altra pretesa, più modesta forse, ma estremamente utile e concreta: quella di diventare uno strumento di lavoro per i Capi e uno stimolo per i ragazzi ad affrontare la dimensione internazionale dello scautismo non soltanto in occasione o per il Jamboree, ma cogliendo e creando tutte le opportunità per uscire all’esterno, e per vivere il nostro essere “cittadini del mondo” così come Baden-Powell ci ha chiesto e insegnato

CHIARA OLIVO
Capo Scout Cngei

Messaggio dell’Agesci
Jamboree! Parola magica che fa vibrare il cuore di ogni scout, specialmente di quelli che hanno avuto la fortuna di parteciparvi, almeno una volta. Occorre rinnovare la nostra ammirazione per B.-P. che ha inventato questa straordinaria assemblea quadriennale e ne ha iniziato la tradizione. L’aspetto del Jamboree si è certamente modificato nel tempo ed è ben difficile definire i caratteri specifici: è un incontro? una festa? un’esibizione? un mercato? una gara? Il Jamboree è tutte queste cose e molte altre messe insieme, ma soprattutto è un segno, un segno tangibile di un valore irrinunciabile dello scautismo: la fraternità internazionale. Educare i ragazzi alla fraternità internazionale è impegno di tutti i giorni e non basta certamente a questo scopo un grande incontro ogni quattro anni. Ma l’educazione scout non si realizza con le parole o con i buoni propositi: si attua attraverso esperienze concrete. Per questo il Jamboree è e rimarrà un segno significativo della volontà e dell’impegno degli scout di tutte le nazioni a diventare veramente cittadini del mondo.

OTTAVIO LOSANA
Capo Scout Agesci

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DOSSIER JAMBOREE IN ITALIA – APPENDICI

DUE ARTICOLI SUL JAMBOREE DEL CENTENARIO
Come si è detto, il Jamboree del Centenario (agosto 2007) ha visto una partecipazione record da parte dello scautismo italiano. Già da vari anni la fascia di età del Jamboree è stata fissata a 14-18. Questa fascia esclude gli scout dei primi due anni nel Reparto, mentre apre il Jamboree alla partecipazione dei R/S più giovani (per l’Agesci, i noviziati). Questa partecipazione si è realizzata per la prima volta su larga scala al Jamboree del Centenario, come ci racconta Luca Paternoster.

UN BANCO DI PROVA STIMOLANTE
Il Jamboree del Centenario a Hylands Park nel Regno Unito ha visto la più ampia partecipazione di capi e ragazzi nella storia della nostra Associazione: 1997 ambasciatori “mandati” dai Gruppi. A formare il contingente italiano, importante e significativa, è stata la presenza di 217 novizi e novizie e 226 rover e scolte, naturalmente accompagnati da maestri dei novizi e capi clan/fuoco, suddivisi in 6 noviziati (4 capi e 36 ragazzi ciascuno) e 12 Clan/Fuoco (2 capi e 18 ragazzi ciascuno). I noviziati hanno partecipato alle attività del Jamboree, mentre rover e scolte, insieme ad altrettanti capi, si sono messi a disposizione dell’organizzazione britannica con il loro servizio (IST-International Service Team). Già la partecipazione di un noviziato fu sperimentata al precedente Jamboree, in Thailandia all’inizio del 2003, ma quest’estate l’entusiasmo e il desiderio di “esserci” dei ragazzi è stata davvero sorprendente interrogando così l’Associazione. In passato, il Jamboree è sempre stato considerato avventura per esploratori e guide: quali nuovi orizzonti ha aperto dunque la partecipazione di novizi e novizie? La questione rimane, credo, ancora sul tavolo della discussione associativa e le valutazioni dell’esperienza appena vissuta saranno contributi critici che aiuteranno il percorso di approfondimento.

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Intanto approfitto di questo spazio per iniziare il confronto proponendo la mia esperienza di Maestro dei Novizi come primo e parziale osservatorio. I noviziati di formazione erano molto eterogenei, nei ragazzi è stato forte il desiderio di scoprirsi e conoscersi ma le aspettative e le ambizioni di tutti sono state chiare fin dalla nostra prima uscita, erano elettrizzati e concentrati a vivere un’esperienza indimenticabile che li avrebbe accostati a tanti altri scout provenienti da ogni angolo del mondo. Al campo, a Hylands Park, il ritmo e le attività erano dettate in eguale misura per tutte le unità, quindi per la nostra struttura associativa indiscriminatamente per reparti e noviziati; questa è stata certo una preoccupazione che ha investito subito gli staff che hanno elaborato evidentemente dei percorsi di accompagnamento dei novizi/e dentro l’esperienza, dentro le situazioni che piano piano si concretizzavano ed evolvevano. Con gli altri Capi dello staff abbiamo ritenuto di adeguarci alla vita di campo (che non poteva essere vita di una comunità in strada), dando però accento alle occasioni di incontro e scambio (non solo di distintivi, che pure sono stati un’ottima esca per rompere l’imbarazzo iniziale) con la realtà internazionale che stava intorno a noi. L’intraprendenza e le motivazioni dei ragazzi hanno spinto il contatto con l’altro così da non sottolineare più le distanze ma le vicinanze: ben presto non c’erano differenze di colore, lingua, religione, c’era solo il vicino, l’altro che ricercava e donava la stessa gioia dell’incontro. Le attività erano molto diversificate e distribuite, caratterizzate generalmente da un sano dinamismo, non sono mancate occasioni di informazione e riflessione. Ai ragazzi la possibilità e l’abilità di interpretare le proposte alla luce della loro maturità; ai Capi il compito di accompagnare e sollecitare l’elaborazione delle esperienze. Essere riusciti a cogliere le continue occasioni è stato per i ragazzi patrimonio e bagaglio, anche culturale, che oggi possono orgogliosamente rivendicare nel loro cammino quotidiano: la lunga contrattazione per avere un basco polacco, l’invito a cena da parte dei ragazzi coreani, la partita a calcio con gli inglesi, i bans insieme ai cileni durante la lunga attesa del bus, la corte spietata dei ragazzi pakistani, i disegni che introducono le religioni e tanto altro. I giovani oggi generalmente appaiono, agli occhi dell’adulto, tutti uguali, uniti e facili alla comunicazione, così non è, non conoscono la parola e sono spesso estranei tra loro... il jamboree è stato uno stimolante banco di prova e i ragazzi potranno confermarsi ambasciatori se l’esperienza li avrà cambiati e le persone che incontreranno riconosceranno questa nuova luce, questa nuova forza. I rover e le scolte hanno vissuto il Jamboree con un approccio chiaramente diverso, ma con lo stesso entusiasmo di ogni partecipante. Correvano instancabili per il campo offrendo un saluto e un sorriso a tutti, li incontravamo nelle botteghe e nelle diverse attività, sempre gentili e precisi. I Capi clan/fuoco con i quali ho avuto modo di scambiare qualche

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parola mi hanno riferito di un grande impegno e dedizione nel servizio che era loro affidato; spesso si rendevano utili a Casa Italia anche dopo aver terminato il loro servizio. Un modo generoso di vivere l’avventura unica del Jamboree. Lo stile di tanti Capi e ragazzi è stato riconosciuto e apprezzato da tutti con sincera gratitudine. Prima di concludere, dando magari l’arrivederci in Svezia nel 2011, un profondo ringraziamento allo staff di contingente, ai capi e ai ragazzi che hanno reso concreto il messaggio di pace e fratellanza proprio delle parole di B.-P. Buona strada

LUCA PATERNOSTER
Incaricato nazionale di Branca R/S dell’Agesci (da "Proposta Educativa" n. 5 - 2007)

JAMBOREE 2007 – IL MONDO INTERO IN MINIATURA
Se si trattasse di descrivere una fotografia dai contorni definiti o un paesaggio, sarebbe più facile. Qui si tratta, invece, di rivelare e trasmettere esperienze. Esperienze di mille tipi diversi, secondo il ruolo con il quale ciascuno ha partecipato al Jamboree: da guida o esploratore, da novizi, da Capi reparto, da scolte, rover o Capi in servizio internazionale, dallo staff di contingente. Esperienze che fanno diventare immensi e irripetibili i giorni del Jamboree. Poi arriverà anche il momento delle verifiche ufficiali, quelle che lasceranno traccia – lo speriamo! – per la preparazione del Jamboree 2011 in Svezia. Ma di quelle scriveremo sul prossimo numero di Proposta educativa. Qui vogliamo fermarci alle esperienze, che cerchiamo di trasmettervi attraverso le parole di chi ha partecipato e attraverso le immagini. “Credo che sia questo lo scopo del Jamboree: oltre a essere ragazzi, ad appartenere a paesi diversi, ad avere fedi diverse, siamo tutti scout che hanno raccolto il seme piantato da B.-P. cento anni fa’.

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Per chi non lo aveva capito prima e per chi qui ha concretizzato le sue teorie, questo Jamboree può essere l’inizio di un nuovo stile di vita, dove si vede il mondo con occhi diversi”. Jessica (guida del reparto Bartolomeo Cattaneo) Con gli occhi della fratellanza, dello scambio, del sorriso. Questo è quello che emerge durante un Jamboree: la scoperta di mondi nuovi, la voglia di sperimentarsi in un rapporto di comprensione e di condivisione con persone diverse da noi, lo stimolo a proseguire con questo stile nella vita quotidiana. Il tutto attraverso esperienze concrete, secondo lo stile scout dell’imparare facendo. Un piccolo mondo in miniatura, con tutte le sue caratteristiche, i suoi aspetti positivi e anche ovviamente con le sue piccole contraddizioni. Ma vale anche per gli adulti o è un’esperienza che tocca solo i ragazzi? Perché si decide di partecipare al Jamboree da Capi? Marilena (reparto Giovanni Falcone): il Jamboree è sempre stato il mio sogno, ma solo con un reparto. Personalmente non l’avrei mai fatto come IST, perché il Jam è per i ragazzi e diventa un’occasione unica accompagnarli da Capi in questa esperienza. I primi giorni, tra impianto tende e costruzioni, dicevamo “sembra un campo estivo normale”, poi ci siamo aperti agli altri ed è cambiato tutto. Luca (reparto Camillo Golgi): non l’avevo fatto da ragazzo. Avevo voglia di sperimentare questa dimensione internazionale ed è stata un’esperienza di apertura utilissima per il mio ruolo di Capo. Andrea (reparto Sergio Leone): ho deciso di partecipare un po’ tardi rispetto alla media. In realtà, più che l’evento internazionale, mi appassionava molto lavorare con ragazzi diversi che non si conoscevano. Poi qui l’esperienza si è rivelata molto utile anche per me e affascinante. Lorenzo (reparto Camillo Golgi): per me è stata determinante l’esperienza del Roverway, che mi ha aperto lo sguardo verso l’esterno. Qui sono venuto anche con la voglia di capire quali sono le cose che realmente ci accomunano come scout nel mondo. Quale giudizio date alle attività che sono state proposte, e come hanno partecipato i ragazzi delle vostre unità? Virgilio (reparto Federico Fellini): ho partecipato già ad altri Jamboree ed ero un po’ preoccupato di cosa avrei trovato qui, in questo Jamboree così numeroso. In realtà, clima e attività sono meglio delle aspettative. Le attività sono ben curate. Il tutto ovviamente in stile anglosassone.

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I ragazzi non dimostrano di avere molte aspettative, ma poi comunque si fanno coinvolgere nelle attività. Mancano però di spirito di iniziativa anche nell’entrare in contatto con le persone. Conoscono poco l’inglese nonostante frequentino prevalentemente licei e anche per questo non si lanciano. Lorenzo (reparto Camillo Golgi): l’attività più completa e positiva è stata senz’altro la giornata a Gilwell Park, perché racchiudeva un po’ tutto: storia, avventura e incontro. I ragazzi l’hanno vissuta intensamente, sono tornati carichi. In generale, hanno vissuto il Jamboree da protagonisti, senza lasciarsi sfuggire ogni occasione per incontrare gli altri, per creare legami. Elena (reparto Federico Fellini): il livello delle attività proposte è buono, ma mi aspettavo uno stile diverso, un po’ più scout. Quel che stona e che non trovo necessario sono le musiche a tutto volume in ogni momento, e anche il gran numero di visitatori. Ma i ragazzi sanno cogliere comunque la sostanza dello scambio, del rapporto con gli altri, sono entusiasti. Francesco (reparto Sergio Leone): certamente non è facile organizzare attività per 40.000 persone. Abbiamo trovato molto utili le attività proposte al Villaggio globale (lo sfruttamento del lavoro minorile, problemi di salute nel mondo ecc.) e forse questa parte andava sviluppata di più, perché sono tematiche che i ragazzi non conoscono e che difficilmente possono affrontare altrove. Da questo tipo di attività, sono tornati con una scintilla in più. Invece, altre cose proposte, tipo le attività di Trash sul riciclo dei materiali, sono state banali. I ragazzi sono tornati a casa con un gioco, non con un concetto. A Terravillle e Acquaville, belle attività concrete alla scoperta delle tradizioni, culture, lingue, gastronomia, arti di paesi diversi, anche se sono state una la fotocopia dell’altra. In generale, la risposta dei ragazzi è stata particolare. In alcuni casi, crediamo si siano innamorati più della confusione che dell’attività. Mauro (reparto Gino Bartali): i ragazzi sono entusiasti, hanno voglia di sfruttare ogni minuto. È stato bello e non così scontato vedere come in una mezza giornata di attività a scelta, abbiano deciso di andare nella zona Faiths and Beliefs (fedi e credenze) dove ci sono spazi dedicati alla preghiera e al culto per ogni religione e si possono esplorare, confrontare e imparare le varie tradizioni. Ritenete che i ragazzi siano stati aiutati dai Gruppi di provenienza ad affrontare il loro ruolo di ambasciatori? Marilena (reparto Giovanni Falcone): alcuni hanno vissuto senz’altro un bel percorso di avvicinamento al Jamboree, ma sono veramente pochi. L’aspetto dell’ambasciatore dal punto di vista materiale è stato curato molto, con l’idea della cartolina, della fotografia ecc. e questa è stata la scusa per

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affrontare il loro ruolo e parlarne. L’impressione è che molti si siano dati da fare indipendentemente dai loro Gruppi di provenienza. Luca (reparto Camillo Golgi): in linea di massima i ragazzi sono arrivati preparati, non sono venuti per caso, c’è stato un percorso. Sicuramente sono serviti anche gli incontri di preparazione come reparto di formazione: noi abbiamo fatto il primo insieme a tutti i reparti della regione ed è stata un’occasione ottima anche per dare l’idea di essere coinvolti in un progetto più grande. Il secondo incontro l’abbiamo vissuto in val Codera per fare in modo che capissero che la loro partecipazione al Jamboree dipende anche da chi li ha preceduti. Note negative, contraddizioni? Luca (reparto Camillo Golgi): il Jamboree è un’esperienza così intensa e forte dal punto di vista della dimensione avventurosa e di fraternità internazionale da far capire come lo spirito scout sia veramente mondiale. Mi avevano detto che avrei visto cose molto strane: di cose diverse dal nostro stile ovviamente se ne sono viste molte, ma sono cose decisamente più piccole rispetto a quello che ci accomuna. E poi l’abitudine di vedere cose negative è tipica di noi Capi, non dei ragazzi. Marilena (reparto Giovanni Falcone): la cosa più bella è la cordialità di tutto il resto del mondo e l’ospitalità di tutti. Noi ci siamo sentiti fin troppo chiusi rispetto agli altri paesi, abbiamo visto maggior attenzione negli altri. Di negativo, in generale non ho visto nulla. All’interno del nostro contingente, forse sono mancate comunicazioni puntuali e complete. Cosa consiglieresti a un Capo, in vista del Jamboree del 2011? Andrea (reparto Sergio Leone): direi di non lasciarsi spaventare dall’immensità dell’evento, da un certo scetticismo che porta a pensare che in un evento di massa non si possano vivere esperienze significative. Per uno scout vedere una massa di persone accomunate da idee, valori e prospettive simili è un segno del calcio all’IM-possibile, che per un ragazzo di oggi è importante. I ragazzi si fanno inconsapevolmente coraggio rispetto alle scelte che li aspettano in branca R/S e nella vita in generale. Sono già bombardati nella vita reale, sanno filtrare le cose poco scout, la confusione, la musica, gli sprechi di cibo: la riprova è che quando chiediamo stile capiscono e rispondono prontamente. Lorenzo (reparto Camillo Golgi): il motto del prossimo Jamboree è “Simply scout”. Direi che varrà sicuramente la pena partecipare. Del resto, gli svedesi hanno già dimostrato qui al Jamboree che credono davvero nella semplicità del nostro metodo, con la costruzione di un’enorme ruota

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panoramica e con la presentazione del prossimo Jamboree che hanno fatto in modo veramente scout alla cerimonia di chiusura. Parola di guida, esploratore, novizio/a: un aggettivo per descrivere il Jamboree? Indescrivibile, stupefacente, imponente, emozionante, colorato, multietnico, unico, maestoso, inimmaginabile, coinvolgente, incredibile, fraterno, fantastico, spontaneo, mitico, variegato... Jamboree!... Permetti ai tuoi ragazzi di vivere tutto questo nel 2011!

LUCIANA BRENTEGANI
(da "Proposta Educativa" n. 5 - 2007)

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Lo Scautismo non è una scienza… ma chi lo ama lo studia!
I numeri speciali di Esperienze e Progetti sono un’ ottimo strumento per approfondire la conoscenza dello Scautismo e del suo metodo educativo. Guardate l’elenco, sicuramente almeno uno vi interessa!

Gli Speciali di Esperienze e Progetti:
• • • • • Girl Guiding di B.-P., prima e unica edizione italiana; La traccia di Baden, scritti su e di don Andrea Ghetti; Scautismo e Lupettismo con Vera Barclay; La tecnica del gioco nel branco di C. Martin, con 200 giochi; Speciale 2009: Il Roverismo (in preparazione)

Averli è facilissimo: basta chiederli alla segreteria del Centro Studi (centrostudi@baden-powell.it) e fare un versamento in ccp di 15 euro a copia (la cifra comprende le spese postali). Li trovate anche in tutte le Cooperative Scout.

Accluso a questo numero trovate un bollettino di ccp. Usatelo per diventare soci e ricevere, con soli 20 euro tutte le pubblicazioni 2009. Con lo stesso potete richiedere anche gli speciali.

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SOMMARIO
LETTERA DEL PRESIDENTE DOSSIER JAMBOREE IN ITALIA B.-P. E IL JAMBOREE I JAMBOREE DEL PASSATO COM’È NATA LA PROPOSTA “JAMBOREE IN ITALIA” I VANTAGGI E BENEFICI DEL JAMBOREE LE CARATTERISTICHE ODIERNE DEL JAMBOREE I NODI DEL JAMBOREE LA CANDIDATURA ITALIANA. JAMBOREE QUANDO? FREQUENTLY ASKED QUESTIONS (FAQ) CONCLUSIONI ALLEGATI MOZIONE PRESENTATA AL CONSIGLIO GENERALE DELL’AGESCI 2009 DA DIECI REGIONI RACCOMANDAZIONE ADOTTATA DALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL CNGEI IL 30 NOVEMBRE 2008 APPENDICI I DISCORSI DI B.-P. AI JAMBOREE DUE REAZIONI ALL’APPELLO PER UN JAMBOREE IN ITALIA IL JAMBOREE DI MOISSON DUE MESSAGGI SUL SIGNIFICATO DEL JAMBOREE UN BANCO DI PROVA STIMOLANTE JAMBOREE 2007 – IL MONDO INTERO IN MINIATURA I NUMERI SPECIALI DI ESPERIENZE E PROGETTI FULVIO JANOVITZ 3 5 6 13 16 18 21 24 28 33 34 35 36 LUCIO COSTANTINI MIMMO SORRENTINO NANDO PARACCHINI AGESCI / CNGEI LUCA PATERNOSTER LUCIANA BRENTEGANI 41 43 54 56 58 63

Rivista bimestrale del “Centro Studi ed Esperienze Scout Baden-Powell”
Autorizzazione Trib. Modena n. 579 del 20-11-1975. Amministrazione: Via Monte Rocca 1/17 40069 Zola Predosa, BO Stampa - Linari Tipo Lito S.A.S., Firenze

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