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 La fine del futuro è la fine dell'umano. Invece di molte parole, il Prometeo incatenato. Primo episodio, Kratos e Bia, il Potere e la Violenza, sgherri di Zeus accompagnano Efesto che porta con sé le catena con cui sarà legato Prometeo. Siamo nella Scizia solitaria, "l'estrema plaga della terra". Prometeo sconta la pena inflittagli da Zeus, per avere rubato il fuoco agli dei, averlo nascosto nel cavo di una canna e consegnato agli uomini. Invitato dal coro a gridare il suo racconto, a rivelare come "ebbe inizio l'odio degli dei", Prometeo racconta come Zeus, anche grazie al suo consiglio, si sedette sul trono del padre Crono, e come poi, preso il potere, Zeus distribuì i privilegi fra tutti gli dei escludendo i mortali. "Nessuno gli si oppose, tranne me . è la rivendicazione di Prometeo -. Io l'osai. E liberai i mortali dall'essere dispersi nella morte".. In che modo Prometeo liberò i mortali è detto poco dopo "Spensi all'uomo la vista della morte". Il "pharmakon" distribuito da Prometeo fu la speranza, il senso di futuro affidato alle opere del fuoco, alla tecnica. Il pharmakon e il dono del fuoco sono dunque strettamente legati, com'è ovvio. Nel secondo episodio è Prometeo stesso ad illustrare questo nesso con parole giustamente famose: "Essi avevano occhi e non vedevano, avevano le orecchie e non udivano, somigliavano a immagini di sogno, perduravano un tempo lungo e vago, e confuso, ignoravano le case di mattoni, le opere del legno; vivevano sotterra come labili formiche, in grotte fonde, senza il sole"1. Se finisce il futuro, finisce tutto ciò che l'uomo ha affidato al fuoco: si spegne il sole, l'uomo torna a condurre sulla terra un'esistenza labile e larvale, priva di consistenza, di durata, dispersa nel tempo e schiacciata dall'ineluttabilità della morte  Ma in che modo può finire il futuro? Nel senso dell'esaurimento di possibilità essenziali. L'espressione che ho appena adoperato è vaga. Non dice nulla circa il carattere di una simile possibilità. (Il vero problema è invece pensare questa possibilità: il senso di questa possibilità, ma potrei dire anche la possibilità di questa possibilità: che cosa rende possibile il possibile? – questa sarebbe la domanda teoretica fondamentale, che io purtroppo sono costretto ad eludere). Credo però che, nonostante questa vaghezza, si possa comprendere facilmente che cosa si intende ordinariamente con l'espressione in questione. Trovo anzi che nel testo di presentazione di questo convegno sia già contenuto il suo senso principale. E cioè: per un verso, la calcolabilità, la prevedibilità, l'anticipabilità come tratto distintivo dei processi di modernizzazione, razionalizzazione, tecnicizzazione che si estendono a sempre nuovi aspetti della vita, colonizzando quelli che Habermas ha chiamato i mondi vitali, e subordinandoli ad un unico modello di razionalità strumentale, calcolistica, quantitativa; per altro verso, lo svuotamento del futuro da qualunque contenuto di senso, fine o scopo che orienterebbe l'esperienza individuale e collettiva, l'esistenza e la storia. La storia non ha più una
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Nel seguito: "operavano sempre e non sapevano finché indicai come sottilmente si conoscono il sorgere e il calare degli astri, e infine per loro scoprii il numero, la prima conoscenza, e i segni scritti come si compongono, la memoria di tutto, che è la madre operosa del coro delle Muse". Poi ancora: "aggiogai le fiere", "legai al cocchio il cavallo": "Mille cose inventai per i mortali e ora, infelice, non ho alcun ordigno".

Siamo dominati dal sentimento di essere postumi. a negare valore all’eredità del passato e a disattivare l’impegno e le aspettative sul domani. almeno dal punto di vista storico-politico. non lascia più trasparire i lineamenti di possibili futuri. per via di clonazione. e ciò è dipeso proprio dal pieno dispiegarsi del dono stesso. la fine delle ideologie. Insomma. un fluire del tempo talmente veloce che ci impedisce di percepire il movimento e ci inchioda all’inerzia. i miti del progresso hanno ormai esaurito la loro "spinta propulsiva". che è insieme antidoto e veleno. Non è un caso che ogni totalitarismo ambisca a bloccare la storia. se da un lato rende obsoleti gli insegnamenti del passato. (Nei termini del mito prometeico. Geopolitica delle emozioni. la fine del libro. la fine della stessa filosofia. In verità è da almeno un secolo che si parla di sottrazione d'esperienza. dunque valicabile. di infinita riproducibilità e conservazione di ogni nostra traccia memoriale. Marc AUGÉ. avverte Marc Augé. la proliferazione degli stili di vita individuali. Non c'è una filosofia. infatti. La conclusione è che l’ideologia del presente e dell’evidenza. di schiacciamento temporale. che sono privi di spessore antropologico. «La derisione e l’annullamento del passato condiviso – scrive Augé – ha scatenato. perché è anzi conforme alla doppia natura del farmaco. di sicuro quelli di storici e sociologi. il mondo arabo e musulmano dal risentimento. un consumo sovrabbondante. la morte dell'arte.  Di questa condizione si possono dare e si danno molteplici descrizioni: Io sono sempre molto trattenuto quando si tratta di descrivere. Anche in questo caso. la fine della politica.direzione orientata verso il futuro. all'Occidente. sostiene l’antropologo. Tutto ciò è peraltro meno paradossale di quel che sembri. 3 il presente assoluto e statico che ci è piovuto addosso è il risultato di molti fattori: una globalizzazione planetaria che abbattendo le frontiere ha azzerato gli spazi. Il primo nome che viene in mente. è il proliferare delle fini. che metta in ordine e assegni i posti ai fatti storici. proprio mentre riceviamo dalla tecnica una promessa di immortalità. e così via. Non c'è tratto della nostra vita culturale che non sia giunto nei pressi della fine. Agli occhi dei comuni mortali esso non è più frutto di una lenta maturazione del passato. Che fine ha fatto il futuro (Eleuthera) in cui estende la sua riflessione sulla surmodernità al tempo3. . la morte di Dio. lo spazio e il tempo. E chi più ne ha ne metta. Il presente perenne ci mette a corto di nuove idee. dentro un passato abolito e un futuro bloccato ci siamo messi nel bel mezzo di una crisi sociale di identità e per averne orrore basterebbe pensare ai guasti prodotti dalla colonizzazione in Africa. ha distinto tre diversi campi emozionali: l'Occidente è dominato dalla paura. e neanche una più modesta visione del mondo. il supermarket del consumo culturale e così via. Dominique MOÏSI. Ma qualche elemento voglio brevemente richiamarlo: . dall’altro paralizza lo sforzo di immaginare il presente come storia. che ha inventato l'espressione di non-luoghi. la fine dell'utopia. la fine dei 'grandi racconti'. e il futuro come utopia. una dopo l'altra (ma le cito alla rinfusa) la fine della storia. se non i libri di filosofia. il più recente esempio di sparizione della storia. non si tratta affatto di un paradosso.su un piano antropologico generale. anche perché di queste descrizioni son pieni. Dominano piuttosto la frammentazione. i paesi emergenti dalla speranza. Sono state in vario modo annunciate. è un problema preoccupante per i riflessi che ha sulla nostra vita sociale e sulla democrazia. schiacciante. Di recente. Il pharmakon donato da Prometeo ha esaurito i suoi effetti. un sisma mentale tanto più traumatico in quanto . cioè delle tecniche a cui Prometeo avevo affidato il compito di sollevare l'uomo dalla dispersione nella morte. Insomma la sparizione del tempo. Non c'è più una prospettiva dominante e reggente. la fine del romanzo. di accelerazione del tempo storico. «Da uno o due decenni – sostiene Augé – il presente è diventato egemonico. con riferimento a quegli spazi prevalentemente urbani come i centri commerciali. una mèta da raggiungere.sul piano culturale. la fine del cinema. un orizzonte univoco di senso. ha pubblicato un libriccino. ma si impone come fatto compiuto. quando si propone 2 Queste affermazioni meriterebbero di essere anche circoscritte. il cui improvviso sorgere fa sparire il passato e satura l’immaginazione del futuro». la fine dello Stato nazione e anche la fine del diritto (magari con la prudente aggiunta: così come lo conosciamo). la fine della musica. anonimi e standardizzati. si potrebbe dire banalmente che non abbiamo più nulla da sperare dal futuro o anche: il futuro non rappresenta una speranza 2. un’ipercomunicazione tecnologica. tra le giovani generazioni. anche davanti a un progresso che fa passi da gigante ci fa rinunciare a ragionare sulle finalità di tanta ambizione scientifica e tecnologica. tutto ciò può anche essere presentato nei termini di una profonda modificazione di quelle che una volta erano le coordinate trascendentali dell'esperienza. la morte dell'uomo. relazionale e storico.

che non chiama in causa la grande politica o i processi di neutralizzazione e spoliticizzazione moderni. 3) è cresciuto il contrasto fra l’incompetenza del cittadino. è venuto meno lo spazio sacrale. 4) la diffusione del conformismo di massa e dell’apatia politica. esaurita la capacità dei regimi politici dell'Occidente di prometterci un futuro in forza della promessa contenuta nell'ideale democratico. 7) la democrazia non ha eliminato il cosiddetto "potere invisibile". pacifico. come Thrift ad occuparsene da vicino]. non affiliato ad una organizzazione. 4 1) la promessa della sovranità popolare è stata smentita dalla crescita delle burocrazie pubbliche con tendenze oligarchiche e gerarchiche. Credere in questa vita è diventato il nostro compito più difficile. e si esprime nella difficoltà crescente di avvertire. ma sono in generale i geografi sociali. è Walter Benjamin ed il suo saggio. che perciò decade sempre più a fatto meramente procedurale. quasi anodina. e il fatto di aver perduto il mondo è molto peggio che perdere una fidanzata. quasi involontariamente: "La questione della fede [cioè della fiducia. forse per non deprimerci totalmente. Il disastro si ripropone oggi con gli esiliati e gli immigrati nei nostri Paesi. almeno nell'Occidente avanzato. senza disparità e sfruttamenti sia affidato a una prioritaria rivoluzione nel campo dell’istruzione è l’ancora di salvezza che Augé evoca in conclusione. i più esclusi dalla storia. Che un mondo migliore. che più nessuno affida. La più neutra. 6) il principio democratico si è affermato esclusivamente entro alcuni spazi limitati. esentato dai circuiti utilitaristici dell'economia quotidiana. si possono adoperare molte formule. Più in generale e più profondamente. Ha scritto a questo riguardo Slavoy ZIZEK: "Se il problema dell'arte tradizionale era quello di riempire il Vuoto sublime della Cosa con un oggetto adeguatamente bello. implicitamente o esplicitamente. DELEUZE. per assicurarsi che questo luogo avrà luogo". è di fatto privo di soggettività politica autonoma. e l’esigenza di soluzioni tecniche accessibili solo a specialisti.questo genere di diagnosi. tradizionalmente occupato dall'opera d'arte. oggi non si pone più nel credere che Dio esista o non esista. . messo di fronte a problemi sempre più complessi. a pura amministrazione e gestione dell'esistente. 5) la democrazia non ha sconfitto il potere oligarchico. e così via. L'arte cioè si trova sempre a un di presso dal chiudersi dello spazio simbolico dell'opera. [Una diagnosi sociologicamente densa è contenuta per esempio nel libro di David Harvey. 2) la nascita di una società pluralistica ha finito per soffocare il presupposto individualistico. e in fondo non si riferisce ad altro che non sia la nostra ordinaria esperienza. che mi è caduto sotto l'occhio proprio in questi giorni. (G. auratico. una carica emancipatrice e quindi un'energia politica all'idea di democrazia. a mera democrazia elettorale. cosicché l’individuo singolo. Qui si tratta davvero della fine del futuro. la capacità di credere nelle possibilità e nelle intensità che esso contiene di generare nuovi modi di esistenza. di sentire qualcosa. eliminava ogni prospettiva di futuro anche a breve termine». ma riguarda la fede nel mondo. e registriamo quel che tutti quotidianamente registrano. e dunque nella necessità di procurarsi choc sempre più grandi (più grandi provocazioni. . quindi il compito è quello di sostenere il luogo in quanto tale. che a suo tempo (cioè già molti anni fa) parlò delle "promesse non mantenute della democrazia"4. la meno impegnativa. quindi della speranza]. il problema dell'arte moderna è in certo modo l'opposto (e molto più disperato): non si può più contare sull'esserci di questo Vuoto del Luogo (Sacro) che si presti ad essere occupato dalle creazioni dell'uomo. è quella adoperata da BOBBIO. incoraggiati dagli strumenti di comunicazione di massa. Ciò si riflette anche sul piano della ricezione. che potrebbero rientrarvi per le vie più pericolose e folli. specie nel governo pubblico dell’economia e nelle comunicazioni di massa. più grandi trasgressioni) . un amico o un dio". Che cos'è la filosofia?)  La più longeva descrizione: Marx. Abbiamo accumulato molte ragioni per non credere al mondo degli uomini. il compito di un modo di esistenza ancora da scoprire. Lasciamo che queste promesse ammontino in ultima analisi alla promessa di emancipazione contenuta nell'idea di democrazia. Secondo il teorico dei «non luoghi» la globalizzazione che ha abbattuto le frontiere cancella passato e futuro.sul piano estetico. Ma si tratta di una verità così semplice che il nostro mondo complesso e accelerato non riuscirà neppure a cogliere. mi piace citare un passo molto bello. ma proprio al contrario nel senso che giudichiamo. La crisi della modernità. non nel senso che dubitiamo che la democrazia possa mai avere un futuro.sul piano politico.

 Una significativa riproposizione: Fukuyama Ai nomi che ho appena rievocato c'è però da affiancarne un altro. Marx Nietzsche e Hiedegger divengono così i tre grandi diagnostici del nostro tempo. perché anzi proprio nel seno stesso del capitalismo. Si volatilizza tutto ciò che vi era di corporativo e di stabile. la precoce obsolescenza di "tutte le idee e [dei] concetti nuovi". Il sociologo Mauro MAGATTI ha coniato di recente l'espressione: "capitalismo tecno-nichilista che tiene insieme i termini nei quali ci siamo imbattuti: il capitalismo (cioè Marx). tuttavia di questa più profonda essenza sembra si siano perdute o dilapidate le tracce. VIII. Che cosa significa nichilismo? . Non bastano le smentite empiriche: il libro è apparso nel 1992 in America. anche perché descrivono in maniera straordinariamente efficace la globalizzazione del capitalismo moderno: "Il continuo rivoluzionamento della produzione.che i valori supremi si svalutano": F. Tra le diagnosi più famose c'è quella di MARX. e gli uomini sono finalmente costretti a guardare con occhio disincantato la propria posizione e i propri reciproci rapporti". vecchio ormai di vent'anni. ma anche – secondo Nietzsche – la mancanza del fine. ma anche l'esplosione del conflitto con il mondo arabo e il terrorismo internazionale e l'ascesa di potenze emergenti. le nuove malattie come l'Aids e via elencando. C'è stato l'11 settembre. la perdita di stabilità. Non si tratta semplicemente di un libro sciocco. in un'accezione non troppo problematica del termine. Dopo di allora di cose ne sono successe: la transizione dell'intera Europa orientale verso la democrazia e l'allargamento dell'Unione europea. ma largamente diffusa. Che non è certo cominciato ieri né solo negli ultimi trent'anni. Le sue parole. l’incertezza e il movimento eterni contraddistinguono l’epoca dei borghesi fra tutte le epoche precedenti. non v'è chi non veda che si tratta di un processo di lungo periodo. di non uguale grandezza o grandiosità: tutt'altro. A questo processo di continuo rivoluzionamento della produzione. manca la risposta al «perché». in America il primo presidente di colore. per cui esso comporta la profanazione di ogni cosa sacra. La fine della storia e l'ultimo uomo.Naturalmente. In Italia è crollata la prima Repubblica. Si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi. della caduta del muro di Berlino. sono oggi nuovamente. con il loro seguito di idee e di concetti antichi e venerandi. e di continuo. le biotecnologie. II. 12). il nichilismo (cioè Nietzsche) e infine la tecnica (cioè Heidegger). Sto parlando di Francis FUKUYAMA e del suo libro. si può dare il nome di nichilismo. contenute nel Manifesto (1848). Sembra che questo fondo più essenziale sia infine venuto a galla. e su questa base dell'intera esistenza. e anche se per nessuno di loro le possibilità essenziali dell'uomo. Tuttavia questo elenco di cose non è ancora una confutazione accettabile dell'impianto del libro di Fukuyama. Nel quale si sostiene che: . Non si tratta di far paragoni e non occorre che premetta un si parva licet componere magnis: è semplicemente che per suo tramite il discorso sulla fine del futuro ha raggiunto il vasto pubblico grazie ad un libro divenuto un best seller. ci sono state le guerre in Iraq e in Afghanistan. citate. e tutte le idee e i concetti nuovi invecchiano prima di potersi fissare. mettendoci le innovazioni tecnologiche nel campo della comunicazione. che appartengono all'uomo o a cui l'uomo appartiene. ed è in fondo un prodotto del dopo '89. la mancanza di una risposta al perché ("Manca il fine. e che non abbia portato nulla di ciò che avremmo dovuto o potuto sperare. l’ininterrotto scuotimento di tutte le situazioni sociali. Potrei continuare. nell'essenza della tecnica o all'ombra del nichilismo cresce la salvezza. NIETZSCHE. sociale e individuale. si prepara la rivoluzione o si annuncia una nuova salute dell'uomo. Frammenti. Potremmo allungare l'elenco. anche se queste possibilità per nessuno di loro sono davvero esaurite. anche se l'attuale crisi e disordine economicofinanziario globale può averne reso più evidenti certi tratti. è profanata ogni cosa sacra.

Ed è chiaro anche che intere porzioni di mondo non hanno ancora raggiunto quest'orizzonte e recalcitrano: il che può produrre anche guerre sanguinose. Si capisce perché la discussione intorno all'eredità del marxismo – questo è il libro di Derrida – si incontri con le tesi di Fukuyama: . Ma è un po' come per il gioco degli scacchi: una volta che il computer ha battuto l'uomo. oltre l'orizzonte della democrazia liberale. parlare di promesse non mantenute ecc. ma resta il fatto che non abbiamo più ragioni diverse da quelle 'livellate' dall'adesione ai meccanismi della democrazia e del mercato per far valere le nostre individuali opinioni. cioè con la bancarotta del comunismo reale. L'una e l'altra. come se i regimi democratici non possano più conoscere involuzioni autoritarie. Democrazia liberale ed economia di mercato rappresentano dunque. così come non esiste un principio universale di legittimità diverso da quello della sovranità del popolo" (p. che tenga (il che però finirebbe col voler dire che. possiamo aggiungere. sul piano politico. ma come contestazione dell'ideale ovvero dell'ideologia liberale di Fukuyama. DERRIDA. non c'è futuro possibile. che al libro di Fukuyama ha dedicato parte significativa di Spettri di Marx. comportano (o sembrano comportare) l'azzeramento di ogni giustificazione che vada oltre la semplice opinione. nell'essenziale.  L'inoltrepassabilità logica e fattuale È chiaro peraltro che non si tratta di un'inoltrepassabilità fattuale. non solo piccoli disordini locali. . l'economia di mercato). la preferenza individuale. ma. al contrario. il gioco è finito. per Fukuyama. Ma la giustificazione teorica di una simile messa in questione sembra mancarci La ragione per cui ci manca è peraltro abbastanza evidente.  È possibile rilanciare un'idea di futuro oltre l'orizzonte tracciato da Fukuyama? (Ed è possibile farlo avendo abbassato al rango di mera opinione l'intero giacimento di risorse logico-riflessive del logos. l'orizzonte storico non più oltrepassabile: entro quest'orizzonte non c'è più storia e non c'è più futuro perché non c'è più alcuna possibilità essenziale che il futuro abbia in serbo per noi. non c'è senso di futuro e non c'è futuro per il senso). trovava proprio nel marxismo la sua più radicale configurazione. il gioco è finito: si può rompere la macchina. senza un'idea di politica di emancipazione. Naturalmente. si può continuare a giocare. Senza una prospettiva futura non c'è emancipazione. sul piano economico. democrazia ed economia. cosa fa Derrida? Anzitutto elenca le piaghe del nuovo ordine mondiale che erano escluse dalla ottimistica visione del politologo americano.. 66).  Derrida contro Fukuyama. senza emancipazione. Possiamo lamentare ogni genere di storture. che l'una e l'altra non siano o non possano venire in qualche modo in questione.perché di fatto e in prima battuta la fine della storia celebrata da Fukuyama coincide con la fine di una storia particolare. ereditate dal passato. In secondo luogo. il crollo del muro di Berlino e l'ampliamento del numero delle democrazia liberali in Est Europa."Per larga parte del mondo non esiste oggi un'ideologia con pretese di universalità in grado di minacciare la democrazia liberale. che affida al futuro la correzione delle storture del presente. della parola e del senso? Questo compito è stato assolto da J. marxista o no. soggettiva: che si manifesta nel voto. e nella scelta di consumo. . Ciò detto.perché in secondo luogo il progetto moderno di emancipazione umana. non si limita a presentarle come obiezioni empiriche. si può vivere ignorando che questo è accaduto. questo non significa affatto che la democrazia liberale (e.

sua arché e suo telos. mi scuso per la fretta della semplificazione. contenuti (quindi: idee di futuro) che non possono scampare alla critica decostruttrice. la tendenza. Del futuro resta soltanto l'apertura. che dovrebbe consentirci di riaprire (il discorso su) un futuro possibile: sulla possibilità del futuro e sul futuro della possibilità. quello che non vale come fondamento e fine di un ordine politico. di infuturamento. sistemato e andare al suo posto: è invece una riottosità di principio. . nell'atteggiamento questionante. Non potendosi infatti più indicare un senso. la tendenza ad espungere dal marxismo ogni idealità. dall'escatologia messianica. Una simile presa in carico dell'eredità del marxismo respinge due tendenze dominanti. 32). della più grande importanza. con la logica liberal-democratica e le teorie macroeconomiche dell'equilibrio di mercato. di dicotomia chiara linda e precisa. nel segno della sua eredità: non però di tutto il marxismo (perché ce n'è più d'uno). Questa distinzione è. per l'appunto il suo carico di futuro. ma neppure solo della logica liberale entro cui dovrebbero idealmente essere ordinati o ordinabili. qualcosa che è andato storto ma che può essere raddrizzato. bensì come la sua incondizionata. che lascia indeterminatamente aperto e incalcolabile l'a venire. che avrebbe in fondo trovato la fine per aver raggiunto il fine. Qui ne va insomma di quella distinzione fondamentale. e che quindi una radicalizzazione della sua eredità non può in nessun modo far propri. Non c'è solo la teleologia metafisica. ma il non mai (stato) presente che frequenta però la presenza come uno spettro. e per quanto abbia sempre manifestato il sospetto per ogni genere di Gleichspaltung. qui. accanto ad essa. bensì ancora più a fondo. e cioè. dogmatici e oppressivi) il marxismo. a riempire di contenuti ontoteologici (cioè. demistificante. dall'altro. com'è chiaro. una "promessa di tipo nuovo". che sarebbe appunto radicalizzato nella contestazione non di questo o quel fatto. un fine o uno scopo della storia – che si tratti del marxismo o di una qualunque filosofia della storia che ha comunque il difetto violento e totalitario di voler comprendere entro un unico disegno preordinato i fatti slogati e storti – non ci può più essere un futuro pieno e compiuto in cui si realizzi il progetto moderno. ma indica piuttosto. di democrazia a venire. e insomma quel che non è mai per principio totalizzabile dentro la storia della metafisica o la metafisica come storia. di questa o quella macroscopica violazione dell'ordine democratico pacificato dell'Occidente. Ecco perché Derrida deve introdurre una chiara distinzione. un futuro che si presenterà in un certo tempo. infatti. Derrida parla dunque di avvenire. C'è.In qual modo? Quel che si presenta ostinatamente come una piaga non è infatti per Derrida solo un accidente che non collima perfettamente con il quadro. Di giustizia a venire. incalcolabile apertura. ragiona Derrida: da un lato.  L'impasse di Derrida. oggi facile da denunciare. L'una e l'altra cadono al di là della "storia del diritto o della storia come diritto" (p. e cioè la teleologia metafisicamente compromessa che provvede il futuro di un contenuto determinato. le distorsioni o le surrettizie santificazioni entro qualsiasi logica  Tra futuro e avvenire. l'escatologia messianica che pensa invece nella forma dell'avvenire. dal messianesimo senza messia. che non è semplicemente un futuro non ancora presente. ma di quello che ha il suo tratto saliente nello spirito critico. La decostruzione di Derrida si presenta allora esplicitamente come una radicalizzazione del marxismo. Questo al di là non indica. nella contestazione della possibilità di curare le storture. si diceva. deve esattamente distinguere il futuro dall'avvenire. come la "debole forza messianica" di Benjamin. quella la cui storia si sarebbe ormai conclusa. come un fantasma incancellabile. un futuro determinato. ecco il vero punto. che frequenta la storia come un resto ineliminabile.

cioè spiegare. 21) è dunque il compito. per cui non riusciamo a pensare una possibilità di futuro che sia meno vuota e indeterminata dell'evento. resterebbe comunque anzitutto da capire (non potendosi però. inconoscibile. io penso che non ci si possa e non ci si debba affatto tirar fuori – così come non ci sottrae mai al gioco della riflessione con più abile mossa riflessiva. se l'evento è definito come ciò che non si lascia calcolare a partire da condizioni date. innominabile. questa aspettativa di un futuro senza aspettativa. provo a dirlo in maniera schietta e un po' provocatoria: non si può tirar 5 Cf. dall'altra appunto così lo vorremmo. quali che siano le condizioni – non importa dunque se si tratti di condizioni puramente logico-formali o trascendentali. per quanto questa promessa o questa possibilità di principio frequenti da sempre come un fantasma la casa della metafisica. oltre ogni orizzonte di attesa possibile (e tutto ciò per principio). senza nome e senza significato assegnabile. eccede l'opposizione binaria fra presenza e assenza. calcolare e dare ragione) perché proprio ora si presenti a dissestare l'ordine politico moderno. Virno. che minaccia di far capolino qui con tutti i privilegi metafisici del presente e il tenore di una filosofia della storia che la decostruzione non si è mai stancata di criticare. capire. si può dire. libero. P. § 5. Bollati Boringhieri 2003: "La critica atea della metafisica si compendia. che non è affatto da pensare? Non è sempre a partire da un certo regime che si ricavano tali determinazioni? (Alla fin fine. proprio perché l'evento eccede per definizione l'ordine crono-logico del tempo. se l'evento è possibile perché impossibile o possibile solo in quanto impossibile. e che peraltro è solo apparentemente indeterminata. ma solo a quel che ha presupposto essere il mondo e il linguaggio: cf. "Pensare la possibilità dello spettro. questa intenzione di senso. perché è anzi determinata come indeterminata? Da un lato infatti vorremmo che il futuro fosse veramente aperto. è evidente che sarà possibile solo se sarà impossibile: la sua possibilità eccede per principio il regime della possibilità sub condicione. e per ciò che non è mai irregimentato: non abbiamo alcun diritto di collocare l'evento davanti a noi più che non prima di noi. per principio.. o anche. che io credo però si sia legittimati ad elevare nonostante tutte le intenzioni di segno contrario di Derrida. della spettralità.Ora. in questa semplice constatazione: i limiti del mio linguaggio non sono i limiti del mio mondo" (p. e dunque a nessun al di là comunque pensato. Wittgenstein. forse. 87). e non possiamo fare a meno di chiederci dove alligni questa volontà. Poiché però sono giunto al termine del mio intervento. come taluni propongono. Quando il verbo si fa carne. Come tirarsi fuori da questo impasse? In realtà. .61: "Ciò che non possiamo pensare. Prendiamo in esame solo la formula principale alla quale fa ricorso Derrida: la "condizione di possibilità dell'evento [del suo avvenire] – scrive il filosofo francese – è anche la sua condizione di impossibilità" (p. Ma di nuovo: chi o cosa ci consegna un simile compito? Per il fatto che è consegnato non è anche vincolato? Se l'evento è per principio incondizionato. dunque. chi o cosa stabilisce il principio per cui l'evento è pensabile solo in questi termini? E se è pensabile solo in questi termini. Si tratta della seguente: con quali materiali è costruita questa possibilità di principio? Con materiali di risulta. Si tratta di un'obiezione di senso hegeliano. Tractaus. com'è evidente. che dà figura al bordo trascendentale del mondo e del linguaggio. Ora. non possiamo pensare: né dunque possiamo dire ciò che non possiamo pensare")5. a venire. La ragione è chiara: le condizioni di possibilità definiscono ciò che è possibile a determinate condizioni. in cui stiamo cadendo. L'evento è il nome per ciò che non è ancora irregimentato? Il nome per ciò che non è ancora. non è appunto pensabile solo alle condizioni che sono iscritte in questi termini? E cosa cambia quando si aggiunga che è pensabile solo come impensabile. e lo spettro come possibilità" (p. incondizionato. Da che cosa dipende allora l'impasse. quel che si sta dicendo è che l'impensabile non può essere pensato: una tautologia. L. ma allora viene fatto comunque di domandare se ciò che risulta non sia inevitabilmente determinato da ciò da cui risulta. resterebbe da fronteggiare un'altra temibile obiezione (almeno mi pare). scarti o resti. fra presenza e non presenza. una pseudo-proposizione.Ma anche qualora si volesse accantonare il problema rappresentato da questo proprio ora. 211). ed è dunque pensabile solo nella logica della hantologie. e che ora proverò a chiarire.

così anche la disponibilità del mondo non va intesa affatto come una disponibilità di principio. Derrida stesso ha insegnato quanto metafisiche siano queste determinazioni del dentro e del fuori: cf. un movimento incomparabile di traduzione o più radicalmente di trasformazione. Se così Marx ha in fondo finito col tenersi ben entro la tradizione metafisica cercando di distinguere lo spirito autentico della rivoluzione dai ritorni spettrali. non è lo stesso spirito al quale si richiama Derrida. metafisicamente connotata. e nessuno ha subito più di Derrida – e di Benjamin – la cacciata dal paradiso nominale della lingua pura]. e fuori della quale c'è qualcosa di innominabile (o di nominabile solo come l'innominabile). d'altronde. prende le distanze dall'"anestesia neutralizzante di un nuovo teoreticismo" (p. è di solito proprio per effetto di qualche impotenza pratica. se con questa poco felice metafora6 si intende che vi sia uno spazio logico-storico delimitato. E non vi è nulla di logico. ma perciò anche da qualunque dimensione sensibilmente eterogenea: cioè di un altro genere. Derrida non ha dubbi quanto alla necessità di prendere le distanze anche da qualunque "incorporazione" dello spirito del marxismo al quale si appella. È stato detto che la decostruzione è un pensiero della traduzione. e di cui la decostruzione vuole essere erede. 116). Però si badi: come non vi è nessuna indisponibilità di principio perché al principio non c'è il principio.fuori da questo impasse per la buona ragione che non si è affatto finiti dentro. ma. nonostante l'interesse (soltanto dichiarato) per "forme di organizzazione pratica o efficace" (p. questa effettuazione pre-logica (ma proprio perciò logica) non è chissà quale più profondo e tellurico sommovimento rivoluzionario. In realtà. della corporeità di ogni traduzione. è per l'appunto significare. E tuttavia. Derrida ha cercato altrettanto nettamente di preservare lo spettro da qualunque corpo. in questa condizione. D'altra parte questo movimento. e l'effettuazione del mondo: non dunque una gabbia dentro cui il mondo sarebbe chiuso e che si tratterebbe di forzare. [Annotazione a latere: Nessuno più di Derrida ha spiegato che il significato è l'effetto impuro di una différance. c'è però un certo spirito del marxismo al quale richiamarsi. materialmente trascendentale ed effettivamente condizionante]. della intrasparenza 6 Del resto. [ Un altro genere di marxismo Anche così. o che il messia potrebbe forzare entro per la piccola parte dell'istante. apparato. non vi è nessuna incatturabilità di principio. ma come il modo in cui l'esistenza (non il significato logico!) inerisce al mondo. lo si sappia o no. l'essere stesso del mondo in movimento. . per questo la Grammatologia. trasferirsi nel significato: essere anzi sempre in via di trasferirsi. forse. presidiata dai nomi. dettato per esempio dalla pulsione primigenia del desiderio o dallo scontro erculeo fra forze produttive e rapporti di produzione che rompe la crosta dell'ordine capitalistico di mercato e il vuoto formalismo del diritto borghese. perché la logica è in certo modo l'effetto. lo sa bene: per questo motivo. Derrida. per il mondo. un'area del senso o il senso come un'area circoscritta. non categoriale ma materiale. Per lo spirito del marxismo al quale mi richiamerei non c'è alcuna radicalità teorica che deve essere rivendicata: quando anzi si rivendica una simile radicalità di principio. ma di un'alterità non logica bensì sensibile. e cioè di metafisico. ben delimitata e protetta dalle alte mura della determinazione. a trasferirsi per la via lunga dei segni in significati. ma è. dell'impurità di ogni traduzione (cioè poi. più banalmente. 45). il movimento stesso del mondo.  La traduzione e l'occasione Lo si vede bene se si guarda infine al terreno di elezione della decostruzione. Esistere. sottolineando la maniera pratica e performativa dell'impegno e della responsabilità che il marxismo ha portato in filosofia. nessuna indisponibilità di principio dell'evento da pensare o da preservare. ma al contrario l'originaria disponibilità del mondo alla significazione.

c'è qui una forma di risoluzione di una delle classiche antinomie della ragione. quelle presentate da kant nell'antitetica della ragione pura. misurandosi con lo Hegel di Berlino. per cui l'esperienza ha appunto valore di esperienza. dell'occasione in cui ha luogo la traduzione: è lì. 165). se è lecito usare in maniera non banale queste distinzioni topologiche. e nessuna lingua costituisce una lingua. che circonda le parole e in cui dunque le parole sono inscritte. proprio per ciò. che ogni volta sembrano imbattersi in un concetto troppo grande o troppo piccolo per il mondo. è questo transfert. proprio quello riesce. Eppure è ciò che è semplicemente sotto gli occhi: solo che non sta al di là. anzi dell'interesse vivente.costitutiva dei corpora delle lingue naturali). quello che scorge nella riflessione un movimento della vita. che anzi. Proprio però quel che più conta. effettivamente" (p. L'accadere dell'evento. proprio come il mondo. Dio me ne guardi. che viene 'prima' dei termini tra cui avviene il trasferimento. una sola definizione della decostruzione. breve. [cf. quel che cioè avviene. p. non è che questa occasione. e solo lì che ha luogo il futuro. che il mondo è il circoscrivente e che le parole sono inscritte in esso. difettiva o eccessiva. Differenz] che ri-vela la vita stessa): proprio quello spirito che metteva fine alla teologia politica. direi senz'altro: più di una lingua" (Memorie per Paul de Man. che il linguaggio è una risposta deficitaria al mondo. [In fondo. Si tratta appunto di questo: di pensare banalmente che il mondo è più grande delle parole. quella fede nel mondo che Deleuze riteneva essere sul punto di smarrirsi potrà forse essere rinnovata. bisogna invece lavorare – praticamente. Si tratta del contesto. non delle parole. Jaca Book. ellittica. che cade per dir così dal lato del mondo. La decostruzione. nella pratica decostruttrice. il più misterioso e inafferrabile. dell'esperienza. economica come una parola d'ordine. ad "un cambiamento di sguardo. o per meglio dire intorno. una messa tra parentesi. non hanno lo statuto di termini definiti: vi sono più lingue. che per Derrida chiama "ad un altro pensiero della storicità al di là del concetto metafisico di storia o di fine della storia" (p. e anzi del carattere attivamente trasformativo di ogni traduzione: "Se dovessi arrischiare. e che chiedeva in fondo non altro che di immettere la filosofia nel mondo. Se è così. Milano 1995. ma al di qua. ed è perciò che l'avvenire è del mondo. nei suoi dintorni. delle circostanze. È un compito che Marx riteneva peraltro non potesse essere affidato alle sole armi della critica. non circoscritte. Questa oscillazione viene a cadere: il mondo è più grande] Questo è peraltro un pensiero che ha titolo per richiamarsi anch'esso a un certo spirito del marxismo (e persino a un certo hegelismo. . nella forma che Marx conosceva. la dimensione interstiziale. dunque. non dell'uomo. il tra tra le lingue. la riduzione fenomenologica. Ed è perciò che il futuro non è alla fine. 93) si situa invece al di qua di quel concetto. perché esso si trova. tutto intorno a noi. In una parola si potrebbe dire: c'è bisogno di un mutamento di mondo. 38). evenemenziale. all'immane pre-potenza del mondo.

svuotato di potenza. oltre l'orizzonte neoliberale (1) nulla più di ciò che preme all'uomo dipende dal futuro. ma allora il futuro non ci riserva nulla che sia davvero futuro. qualche descrizione empirica: le fini (fine della storia. Cf. ma allora è semplicemente impotente. mentre il futuro svuotato di ciò che lo rende futuro decade a presente-futuro. Jacques Derrida ha provato a mettere in questione quell'orizzonte ultimo per il quale non c'è alcun futuro. Eppure la si è separata dal futuro: l'incalcolabilità del futuro si chiama perciò 'avvenire' ed è dell'ordine dell'evento. dell'arte. Derrida . dell'uomo) la contrazione/accelerazione dello spazio/tempo lo sgretolamento dei significati. dell'ideologia. alcuna possibilità essenziale che ci sia riservata dal futuro cui guardare. Prima della proposizione difficile. possiamo convertire (1) in (2) e dire: (2) il futuro non dipende dal futuro Ma il futuro: come potrebbe dipendere dal futuro? Proprio in quanto futuro. queste due forme fondamentali del legame sociali non sapremmo dire. ma il presente non ne ha neanche un po'. Oltre non sapremmo andare. Il presente non è gravido dell'avvenire. Incalcolabilità significa che quella possibilità non è iscritta nel presente. non può dipendere da nulla. (E se fosse esorbitante la richiesta. Delle due l'una: o il presente è gravido dell'avvenire. oppure il presente non è gravido dell'avvenire. ha il futuro tra le proprie condizioni di possibilità. Quella che viene allo scoperto è una condizione del futuro come futuro.Ciò sembra dipendere dal fatto che la storia ha comunque raggiunto il suo traguardo. L'avvenire non si fa mai presente (pperò si deve aggiungere: e come potrebbe: è pur sempre avvenire In politica la democrazia a venire si separa da ogni ordine democratico reale. L'avvenire ha tutta la potenza. che Fukuyama indicava nella vittoria della democrazia liberale e dell'economia di mercato. e perciò deludente la risposta) Una proposizione difficile: poiché però ciò che massimamente preme all'uomo in quanto uomo è il futuro in quanto tale. Questa in realtà è la caratterizzazione del nostro tempo storico. Come mettere in discussione questi due pilastri del vivere associato.

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