You are on page 1of 28

Rappresentazioni schematiche 53

1.5 Rappresentazioni schematiche

La rappresentazione grafica costituisce, insieme alla scrittura, un


secondo modo attraverso cui registrare, trascrivere e visualizzare l’infor-
mazione, e di conseguenza, produrre nuove soluzioni d’interfaccia.
Come abbiamo accennato in precedenza, il tema della rappresenta-
zione grafica dell’informazione, o Information Visualization, consiste nell’u-
so di rappresentazioni visive e interattive, supportate dal computer,
finalizzate ad amplificare la cognizione di dati astratti. La natura com-
putazionale dei sistemi informatizzati consente quindi di trattare e
manipolare dati di fenomeni informativi anche complessi, per produrre
delle rappresentazioni grafiche che ne consentono una migliore com-
prensione e utilizzo.
A differenza della scrittura, sembra qui opportuno non basare
l’identificazione di tipologie formali e funzionali sul tipo di dato tratta-
to: il dato di partenza è considerato, infatti, come puro dato astratto, e
acquisisce lo status di immagine solo nel momento in cui è manipolato
attraverso un sistema di corrispondenze, costruite per stabilire le rela-
zioni che ne permettono la strutturazione formale.

Trasformazione di dati astratti

Brevemente, la strategia è quella di trasformare i puri dati astratti


(raw data) in una relazione o un gruppo di relazioni strutturate, in
sostanza nel costruire una tabella di dati (Data Table) che consente di
descrivere il fenomeno informativo attraverso l’individuazione delle sue
componenti, dove le colonne specificano gli argomenti o i soggetti ana-
lizzati (case), mentre le righe specificano le variabili (variable), ossia grup-
pi di valori relativi ai soggetti stessi.
Una Data Table, in se, non rappresenta niente di significativo, in
quanto semplicemente cataloga e raccoglie, senza un ordine precostitui-
Data Table
Esempio di costruzione di una Data to, le variabili che rilevano il fenomeno, senza perciò determinare la
Table per Case e Variable. struttura attraverso la quale i dati prenderanno forma. Il sistema di
descrizione dei dati raccolti (metadata), consente poi di organizzarli in
forma strutturata, permettendo, come afferma Tweedie (1997), di otte-
nere, attraverso un processo di trasformazione dei dati, ulteriori infor-
mazioni espresse dalle seguenti relazioni:
54 Le proprietà dei sistemi grafici auto-nomatici

1. Values > Derived Values, ossia, da una serie di valori di partenza, si


possono derivare altri valori;

2. Structure > Derived Structures, ossia, da una struttura di partenza, si


possono derivare altre strutture;

3. Values > Derived Structures, ossia, da dei valori di partenza, si posso-


no derivare diverse strutture;

4. Structure > Derived Values, da una struttura di partenza, si possono


derivare diversi valori.

Il processo di trasformazione dei dati, supportato dalle capacità


computazionali dei sistemi informatizzati, evidenzia che la medesima
informazione si presta ad essere organizzata in più forme, le quali pos-
sono convivere all’interno di un’unica soluzione d’interfaccia o essere
gestite separatamente, mostrando perciò distinti livelli informativi.
Qualsiasi fenomeno che ha una natura quantitativa, geografica, stati-
stica, ma anche categoriale, si presta quindi ad essere scomposto e
descritto attraverso l’identificazione di una serie di variabili omogenee,
costituendo un sistema di relazioni, tra dati astratti, descrivibile mate-
maticamente e convenientemente manipolabile dal computer.

1.5.1 Tipologie della rappresentazione schematica

Addentrandoci nel tema della rappresentazione grafica, ci sembra


opportuno sottolineare che affronteremo l’argomento individuando
quegli schemi organizzativi di base che ricalcano una o più tipologie
costruttive, e che attraverso l’organizzazione e la visualizzazione dei
dati assolvono a certe funzioni comunicative.
Questa posizione ci consente anche di rifiutare il concetto, molto
diffuso nella HCI, che la visualizzazione dell’informazione avvenga in
qualche modo attraverso l’utilizzo di una metafora visiva: più semplice-
mente l’informazione, per necessità contenutistica, è articolata, distribuita e
ordinata nello spazio secondo un modello schematico convenzionale che sempli-
fica le possibilità di lettura di una determinata realtà, di un fenomeno,
di un sapere in qualche modo complesso.
Lo schema, per definizione, è un modello convenzionale e semplifi-
cato di una realtà più complessa, e per questa ragione trova largo uso
Tipologie della rappresentazione schematica 55

nei sistemi di visualizzazione dell’informazione, nelle soluzioni d’inter-


faccia.

In generale ci accorgiamo che ricorrono principalmente tre gruppi


tipologici, identificativi di tre modi di organizzare e visualizzare il sape-
re:

- gli schemi quantitativi, ossia rappresentazioni schematiche in cui c’è


un sapere costruito geometricamente dentro ad uno spazio, cioè sistemi
che raffigurano il profilo o l’andamento di un determinato fenomeno
informativo;

- gli schemi strutturali, ossia rappresentazioni schematiche in cui c’è un


sapere distribuito in uno spazio articolato, cioè sistemi che ritraggono
la complessione di un fenomeno;

- gli schemi ordinali, ossia rappresentazioni schematiche in cui c’è un


sapere organizzato in una successione progressiva, cioè sistemi che crea-
no una disposizione funzionale e conveniente alla consultazione.

I tre gruppi dovrebbero coprire la varietà fenomenica delle soluzioni,


identificando distinte tipologie della rappresentazione schematica che
comunque, all’interno dei sistemi di visualizzazione dell’informazione,
possono miscelarsi o essere compresenti, sovrapponendo quindi più
livelli informativi e permettendo più letture di uno stesso fenomeno.
Ad esempio, i sistemi di visualizzazione che rilevano i flussi di traffico
in internet, condensano in un’unica rappresentazione la collocazione
geografica dei principali nodi di connessione con il numero di connes-
sioni, ritraendo contemporaneamente la complessione del fenomeno e il
suo profilo, l’infrastruttura e l’andamento quantitativo.
Analizzeremo ora ogni gruppo tipologico individuando le rappre-
sentazioni schematiche di appartenenza.
Impianti schematici (pagina a fianco)
Schemi di base che riportano le possibili
costruzzioni, in base al numero di com-
ponenti adottate, del diagramma, del
grafo e della carta geografica, mentre più
sotto, sono evidenziate in modo partico-
lareggiato le soluzioni costruttive e
merfologiche del diagramma.
Schemi quantitativi 57

1.5.1.1 Schemi quantitativi

Questo gruppo tipologico è occupato da un tipo di costruzione


grafica: il diagramma.
Come ha evidenziato Bertin (1967), il diagramma è un tipo di rap-
presentazione schematica che consente di apprezzare le dimensioni
delle componenti informative in gioco, ripartendole e distribuendole
relazionalmente in uno spazio geometrico. Gli impianti geometrici di
base, utilizzati per la costruzione dei diagrammi, organizzano l’infor-
mazione in modo lineare, circolare, ortogonale e polare, consentendo di
rappresentare all’interno di queste tipologie costruttive più dimensioni,
parametri o attributi dell’informazione. Il diagramma quindi, si caratte-
rizza per la varietà delle soluzioni formali e si presta ad una vastità di
applicazioni.
Il suo carattere analitico, o forse meglio discreto, lo rende particolar-
mente sensibile al mezzo informatico, in quanto consente di gestire con
grande flessibilità e precisione le proprietà relazionali e multidimensio-
nali dell’informazione.
Il primo studio che ha unito la computazione con il tema della
visualizzazione automatica dell’informazione fu di Mackinlay (1986),
che non a caso produceva dei diagrammi per analizzare fenomeni com-
plessi come la variazione della quantità di ozono nelle principali città
americane, oppure l’andamento del mercato automobilistico. Questo
lavoro ha gettato le basi per affrontare un contesto informativo sempre
più diffuso e sfuggente, stimolando lo sviluppo di raffinate soluzioni
d’interfaccia finalizzate all’analisi e alla conoscenza dei fenomeni in
corso.
L’attenta indagine delle componenti di un fenomeno consente la
costruzione di diagrammi che svolgono più funzioni sul piano della
visualizzazione, nel senso che in tutte le sue manifestazioni il diagram-
ma assume più forme per raggiungere diverse finalità comunicative.

1. La prima funzione del diagramma è quella di ordinare più componenti


non quantitative nello spazio, realizzando soluzioni ad impianto matriciale
che mirano a mappare quantitativamente un fenomeno sulla base di una
classificazione precostituita. L’impianto schematico della matrice distri-
buisce nello spazio l’informazione visualizzando inoltre possibili pattern
strutturali, come accade ad esempio in Loom, sistema che suddivide in
58 Le proprietà dei sistemi grafici auto-nomatici

categorie i contenuti degli articoli pubblicati all’interno di un newsgroup,


e li organizza rispetto alla data di pubblicazione. Attraverso l’uso della
matrice il sistema rende percepibile l’intensità di una discussione e il
suo tono, e nell’arco di un anno, evidenzia lo stato emotivo della comu-
nità di utenti.

Loom
La matrice di Loom utilizza il codice cro-
matico per restituire il tono degli articoli
pubblicati (suddivisi in quattro catego-
rie), dove il rosso rappresenta un tono
arrabbiato, il verde un tono distaccato, il
giallo un tono dettato dall’emotività det-
tata dal momento, e in blu gli altri casi.
La schermata in piccolo, invece, mostra
una seconda modalità di visualizzazione
supportata da Loom, che attraverso l’uso
del grafo evidenzia le relazioni fra gli
articoli.

2. La seconda funzione del diagramma è quella di mostrare delle quan-


tità, consentendo principalmente di stimare le dimensioni delle compo-
nenti. Come ha evidenziato Tufte (1983), la visualizzazione quantitati-
va, soprattutto a scopo statistico, comunica con chiarezza, precisione ed
efficienza grandi quantità di dati in uno spazio ridotto, e per questa
ragione è uno strumento che nella pratica trova ampia diffusione. Gli
istogrammi, i diagrammi a torta, tutti gli impianti a base ortogonale
che trattano più componenti quantitative, sono potenti strumenti per
visualizzare quantità di dati in termini assoluti o proporzionali, in
Schemi quantitativi 59

quanto ne facilitano la comparazione e massimizzano, sul piano comu-


nicativo, la loro comprensione. Il software Seesoft® (Eick e altri, 1992),
visualizzando simultaneamente 50.000 linee di codice in forma di dia-
grammi lineari, permette ad un programmatore di esaminare un sistema
operativo durante il suo sviluppo, di individuare gli errori di program-
mazione, di gestire dinamicamente le sue parti, di scoprire eventuali
ricorrenze strutturali, e in funzione di esse, migliorare la metodologia
di lavoro.

SeeSoft®
Schermate di SeeSoft® dove ogni file del
sistema operativo è rappresentato come
una colonna e ogni linea di codice è
identificata da una linea di colore.
La scala cromatica rappresenta una scala
temporale, differenziando dal blu al rosso
gli aggionamenti più vecchi da quelli più
attuali.

Gli schemi a base quantitativa, inoltre, consentono l’analisi e l’esplo-


razione qualitativa di un oggetto, soprattutto quando esso è descrivibile
attraverso l’uso di un modello matematico, che ne definisce le caratteri-
stiche materiali e performative. Applicato all’ambito dell’ingegneria,
Tweedie e altri (1996) hanno sviluppato il sistema per la visualizza-
zione interattiva di artefatti complessi denominato IVAs , acronimo di
Interactive Visualisation Artifacs, dove l’uso combinato di istogrammi e matrici
consente al progettista di modificare i parametri dell’oggetto e di definire
a priori i requisiti e le performance richieste dal consumatore (p. 52).
60 Le proprietà dei sistemi grafici auto-nomatici

3. La terza funzione del diagramma è quella di ritrarre l’andamento di


un fenomeno, unendo alle componenti quantitative, quella temporale.
Serie di dati ordinate lungo la dimensione temporale mostrano l’evolu-
zione di un fenomeno tracciandone il profilo, dove il caso più noto è
quello dei diagrammi che riportano l’andamento della borsa. Il profilo,
in altri termini, riduce ad una linea la performance quantitativa di un Table Lens
fenomeno. Ciò è ben espresso da Table Lens (Rao and Card, 1994), siste- Schermate di Table Lens che restituiscono
ma di visualizzazione di dati statistici applicato a scopo sperimentale al in forma di diagramma lineare la dimen-
sione semantica di un fenomeno, suppor-
gioco del baseball, che sostituendo il diagramma all’uso del foglio di tando la manipolazione ed esplorazione
calcolo elettronico, consente di comparare, in una visione sinottica, più dei dati attraverso l’uso della tecnica di
dati e parametri ricavando nuovi pattern interpretativi. navigazione fisheye.

4. Oltre a ritrarre l’andamento, il diagramma ha la funzione di dare


forma a un fenomeno, di restituire in qualche modo la sua fisionomia o fisi-
cità. I diagrammi di Worlds within worlds (Feiner and Beshers, 1990) rag-
gruppano coordinate eterogenee realizzando superfici tridimensionali a
rappresentazione di un portafoglio d’azioni, dove il cambiamento
morfologico esprime l’incrocio tra la volatilità, il valore e la monetizza-
zione dell’investimento.

Il diagramma, infine, quando restituisce la profondità del piano, ha


la funzione di conferire un aspetto all’informazione. VisDB (Keim and Kriegel,
1994) visualizza il contenuto di un database attraverso una serie di
agglomerati di pixel, dove gli attributi cromatici riflettono la multidi-
mensionalità dell’informazione. Le composizioni cromatiche così otte-
nute, secondo il grado di finezza della restituzione, possono rappresen-
tare istantaneamente da mille a centomila gruppi di dati restituendo in
un’istantanea la fisionomia del fenomeno.
Schemi quantitativi 61

World within Worlds


Portafoglio d’azioni in forma di superfi-
cie tridimensionale.

VisDB
Esempi di diversi gradi di finezza nella
costruzione delle matrici supportati da
VisDB.
Dynamic Dyagrams
Diagramma che sfrutta la tecnica della
proiezione isometrica per rappresentare
la sottomissione di articoli, da parte degli
utenti, e le revisioni effettuate dagli edi-
tori e amministratori del sito della casa
editrice www.benjamins.com. Per la spie-
gazione dell’utilizzo delle proiezioni iso-
metriche per la visualizzazione di proces-
si complessi si veda Applications of isometric
projection for visualizing web sites (Kahn, Lenk,
Kaczmarek, 2001), Information Design Jour-
nal, 2001.
Schemi strutturali 63

1.5.1.2 Schemi Strutturali

Le costruzioni grafiche che caratterizzano questo gruppo tipologico


sono il grafo e la mappa. Gli schemi strutturali, in genere, hanno la pecu-
liarità di consentire di apprezzare l’impianto di un sistema, le relazioni
fra le parti, di riferire e organizzare topologicamente l’informazione.

Grafi

L’ipertestualità ha prodotto sistemi multilineari definiti da percorsi,


relazioni e collegamenti che hanno trovato una naturale forma rappre-
sentativa nel grafo. Esso ha avuto una sorta di evoluzione applicativa
nei sistemi informatizzati e in particolare nel web: in una prima fase, è
stato impiegato come strumento formalizzato per la definizione della
struttura organizzativa; in una seconda fase poi, si è rivelato come
importante strumento di analisi e indagine, consentendo di rappresen-
tare schematicamente la complessità organizzativa di questi sistemi, evi-
18
A questo proposito, si veda il libro denziandone eventuali carenze strutturali o funzionali: nella terza inve-
Kahn, Paul; Lenk, Krzysztof, Mapping Web ce, è stato utilizzato come sistema d’accesso o d’interfaccia18, in alterna-
Sites, Crans-Près-Céligny, Switzerland,
RotoVision, 2001. tiva all’indice, per gestirne visivamente la complessità strutturale. Il
grafo, quindi, sul piano della visualizzazione svolge più funzioni comu-
nicative.

1. Una prima funzione consiste nello stabilire un ordinamento gerarchico,


definendo un principio di subordinazione e di successione fra le parti,
utilizzando in questo caso l’impianto ad albero, oppure di determinare un
rapporto di appartenenza fra le parti tramite l’impianto inclusivo.

L’utilizzo dell’impianto ad albero, con lo scopo di esplorare strutture


gerarchiche di dati, è andato di pari passo con lo sviluppo di nuove tec-
niche di navigazione.
Il sistema Cone Tree, sviluppato dai ricercatori della Xerox (Robert-
son, Card and Mackinlay, 1993), ha unito perciò all’impianto ad albero
specifiche tecniche di navigazione e filtraggio dei dati. In questo modo,
l’utente poteva navigare attraverso l’informazione focalizzando un’area e
ingrandendola, oppure ridurre l’estensione della struttura selezionando
i soli contenuti d’interesse. Sempre i ricercatori della Xerox (Lamping
64 Le proprietà dei sistemi grafici auto-nomatici

and Rao, 1995), hanno poi sviluppato un ulteriore sistema d’interfaccia


basato sulla geometria iperbolica e sulle medesime tecniche di naviga-
zione. L’Hyperbolic Browser, divenuto successivamente un prodotto com-
merciale, deformava la struttura ad albero rispetto ad una superficie
iperbolica, dove l’informazione più vicina, il focus dell’attenzione, era
disposta al centro dell’immagine, mentre le informazioni più distanti si
deformavano fino a scomparire lungo la circonferenza. Esistono tutt’ora
parecchie soluzioni d’interfaccia che sfruttano il grafo sia bidimensio-
nale sia tridimensionale, e tra quest’ultime ricordiamo il grafo d’accesso
al sito della Lufthansa che, fluttuando liberamente nello spazio, consente
all’utente di cogliere le relazioni tra i singoli dipartimenti dell’azienda e
di accedervi selezionando il nodo di interesse.

L’esplorazione interattiva unita all’interrogazione dinamica dei dati, Hyperbolic Browser e Inxight
produce anche soluzioni ibride, sofisticate e suggestive al tempo stesso. Frame che mostrano la deformazione, o
movimento, della rappresentazione a
Seo e Shneiderman (2002) hanno perfezionato il sistema HCE - grafo nell’Hyperbolic Browser, mentre l’im-
Hierarchical Clustering Explorer che, combinando l’impianto ad albero con magine a colori è la versione commerciale
il diagramma ad impianto matriciale, consente l’esplorazione del geno- della stessa soluzione implementativa
ma umano. L’utente, formulando un’interrogazione dinamica al databa- commercializzata dalla società Inxight.
se, individua gruppi di geni in reciproca relazione, può selezionarli ed
ottenere i nomi dei geni corrispondenti, valutare le similarità tra diversi
gruppi di geni, mappare o seguire ogni singolo gene all’interno di più
gruppi, compiere selezioni riduttive ed evidenziare ricorrenze a scopo
sperimentale.
La necessità di percepire la struttura dei dati all’interno del web, ha
invece prodotto tool, browser e utility per la gestione, l’analisi e l’imple-
mentazione dei siti web. Astra Site Manager, Front Page 98 e Mapuccino sono
Schemi strutturali 65

Lufthansa
Home page del sito della Lufthansa in cui il
grafo tridimensionale è il dispositivo di
navigazione principale. Le immagini più
piccole riportano invece l’avvicinamento
ad un nodo del grafo, ingrandendo la
rappresentazione, e una sezione interna al
sito, in cui a fianco del grafo compaiono
le informazioni.

HCE - Hierarchical Clustering Explorer


Schermate del sistema HCE in cui sono
evidenziate, attraverso i codici cromatici
applicati agli item testuali e alle linee del
grafo, le similarità fra gruppi di geni
diversi, e posti fra loro in relazione inter-
secando il grafo dendriforme con la
matrice.
66 Le proprietà dei sistemi grafici auto-nomatici

Astra Site Manager e Mapuccino


Nell’ordine, i tool di amministrazione
delle strutture di link dei siti web Astra
Site Manager e Mapuccino, dove nel primo
caso si utilizza il grafo ad albero dispo-
nendo i nodi in forma circolare, mentre
nel secondo caso si privilegia la visualiz-
zazione a diagramma di flusso.

Treemap
Grafo ad impianto inclusivo che in una
schermata visualizza le quantità di byte
occupate da ogni elemento presente nel
computer, come il sistema operativo, le
applicazioni software e i diversi tipi di file.
Schemi strutturali 67

applicazioni basate sull’utilizzo dell’impianto ad albero per questo fine.

L’impianto inclusivo, invece, è il secondo metodo per visualizzare gerar-


chicamente i dati. Come abbiamo già accennato, l’inclusione restituisce
il rapporto di appartenenza fra le parti, suddividendo un’area in regioni
e sottoregioni, dove ognuna contiene gruppi di dati omogenei e ne
esprime proporzionalmente le quantità e i rapporti. Questo sistema di
visualizzazione, implementato per la prima volta da Johnson e Shnei-
dermann (1991), ha avuto un’ampia diffusione soprattutto a scopo di
analisi statistica, trovando applicazione in svariati ambiti: da quello
Usenet
informatico a quello finanziario, dalla rappresentazione dei gruppi di
Grafo ad impianto inclusivo in cui si discussione nel web attraverso Usenet, alla simulazione dinamica di un
restituisce l’ordine quantitativo e gerar- torneo di tennis (Jin and Banks, 1997).
chico dei dati trattati dal sistema attra-
verso l’opportuna disposizione spaziale.
68 Le proprietà dei sistemi grafici auto-nomatici

MBone
Visualizzazione in forma di grafo della
struttura topologica di una parte delle
infrastrutture fisiche di internet denomi-
nata tratta MBone.
Schemi strutturali 69

2. La seconda funzione del grafo è quella di rappresentare una rete di col-


legamenti tra più punti: in questo caso, si predilige la visione della configu-
razione totale, il sistema di relazioni in sé, senza stabilire necessaria-
mente una gerarchia di lettura. Internet, come sistema infrastrutturale e
informativo, in ogni suo livello e ambito si caratterizza per la comples-
sità delle relazioni, connessioni e interazioni fra le parti. L’impianto
schematico del grafo è particolarmente adatto per visualizzare queste
Cobot map
Grafo che rappresenta le complesse rela- situazioni complesse: può restituire l’infrastruttura di un network, come
zioni sociali dei giocatori di LambdaMOO nel caso della tratta MBone, o le complesse relazioni sociali che si gene-
attraverso il monitoraggio delle interazio- rano all’interno di internet, come quelle fra i giocatori del gioco di
ni sia verbali sia gestuali. ruolo LambdaMOO, visualizzate dalla Cobot map.

Il grafo, quando sfrutta la tipologia costruttiva del cerchio, consente


invece di ottenere una rappresentazione d’insieme formalizzata e sintetica,
che combina all’alto grado di sintesi della restituzione grafica la libera
esplorazione delle connessioni. Skitter, in questo senso, è un ottimo esempio.
70 Le proprietà dei sistemi grafici auto-nomatici
Schemi strutturali 71

Infine il grafo, svolge alcune delle funzioni del diagramma, come


conferire una forma o una fisionomia ad un fenomeno, quando ad esso
sono unite componenti quantitative. La combinazione tra l’impianto
del grafo e l’espressione di valori quantitativi consente, infatti, di rap-
presentare l’evoluzione di un sistema informativo e valutare a colpo
d’occhio la sua crescita.
Con questa finalità, il software Walrus rappresenta la complessa
struttura del web in forma di grafo iperbolico, in cui i nodi sono topo-
logicamente riferiti ed esprimono l’andamento del numero di collega-
menti in forma di inflorescenza in continua crescita.

Skitter (pagina a lato sopra)


Grafo polare che visualizza, in un dato
momento della giornata, l’uso della rete
fisica di Internet collegando gli ISPs
delle principali città americane, riportate
sui bordi del cerchio, con quelli che pre-
sentano caratteristiche simili e sono col-
locati in luoghi geografici di secondaria
importanza.

Walrus (pagina a lato sotto)


Immagine di Walrus, software per la navi-
gazione interattiva della complessa strut-
tura dei router di internet. L’immagine in
questione visualizza circa, attraverso il
grafo, 535.000 nodi e 600.000 link.
72 Le proprietà dei sistemi grafici auto-nomatici
Schemi strutturali 73

GZ City (pagina a lato) Mappe


Vista zenitale della citta virtuale GZ City,
contruita nell’arco di tre anni dagli utenti
di Alpha World, sistema Mud in cui le inte- La mappa è la costruzione grafica più nota e con la quale abbiamo,
razioni fra gli utenti, piuttosto che essere probabilmente, maggiore dimestichezza. Di base, è una forma di rap-
mediate da un ‘carteggio’ testuale, avven- presentazione fortemente convenzionalizzata e normata: la produzione
gono in uno spazio fisico tridimensionale cartografica, infatti, ha una lunga tradizione, e nell’arco del tempo ha
in cui l’interazione avviene come simula-
zione delle attività della vita reale. affinato le proprie tecniche di misurazione, restituzione e rilevamento
dei dati.
19
La teoria paratestuale di Genette La straordinaria flessibilità della sintassi topografica fa della mappa
(1987), riassumibile nella formula parate- uno strumento estremamente manipolabile e adattabile a tutte quelle
sto = peritesto + epitesto, considera che un
testo è circondato, influenzato e modifi- situazioni in cui i nessi funzionali, le relazioni strutturali e la distribu-
cato da altri testi, dove con peritesto si zione spaziale del sapere, restituiscono la complessione di un fenomeno
intendono tutti quegli elementi che sono informativo.
vicini al testo centrale, nel nostro caso
tutto ciò che è disposto sulla mappa,
mentre con epitesto si intendono i testi più 1. La prima funzione della mappa è quella di restituire topograficamente
esterni, nel nostro caso quelli collegati adun territorio, di rilevare con esattezza le sue superfici e i confini, codifi-
essa tramite i link. cando la rappresentazione attraverso l’uso di simbologie, trattamenti
texturali e attributi cromatici che restituiscono graficamente la varietà
fenomenica del territorio. Ad un secondo livello, inoltre, la mappa è il
Geographic Information Systems risultato di un’opera complessiva di assemblaggio e sovrapposizioni che
Due immagini di un sistema GIS che evi- implicano sempre un doppio livello di lettura, in cui fondo e figura
denziano le località di interesse turistico interagiscono nella determinazione del senso. Si potrebbe parlare, infat-
della costa occidentale degli Stati Uniti ti, di una dimensione paratestuale della mappa, dove il peritesto sta
d’America.
nella rappresentazione stessa, mentre l’epitesto è dato dalle unità infor-
mative ad essa collegate19.

2. La seconda funzione della mappa è perciò quella di essere un natu-


rale supporto su cui collocare e riportare informazioni topologicamente
riferite. Ciò avviene seguendo i canoni più classici della rappresentazio-
ne cartografica, come avviene per i sistemi informativi a base geografica
(GIS), ma anche tramutando la mappa in cartogramma, cioè una base geo-
grafica con sovrapposte componenti relazionali e quantitative.
I Geographic Information Systems (GIS) riportano quindi le più diverse
informazioni: si va dalle mappe delle principali città mondiali, come
Brasilia o Los Angeles, ai piani regolatori e di sviluppo del più piccolo
paese di provincia, dalle risorse naturali di un territorio alle precipita-
zioni atmosferiche, dai volumi di traffico alle zone di parcheggio sem-
pre di una città. L’unione della rappresentazione geografica con il grafo
consente di visualizzare la realtà infrastrutturale del world wide web, dai
cablaggi collocati nel sottosuolo, alle fibre ottiche che attraversano gli
74 Le proprietà dei sistemi grafici auto-nomatici

20
oceani, dai router presenti sul territorio, ai sistemi di trasmissione satelli- L’anamorfosi geografica, se sul piano
tare, mentre a scopo statistico, la sovrapposizione di elementi quantita- formale può essere confusa con il grafo
inclusivo, in termini strutturali ha il solo
tivi consente di stimare la crescita del sistema, i flussi di dati, il suo uti- obiettivo di suddividere un’area in più
lizzo. regioni mentre, il grafo incluso ha come
finalità quella di stabilire un ordinamento
gerarchico fra un gruppo di informazioni.
Anamorfosi geografiche

Un particolare tipo di rappresentazione geografica è l’anamorfosi,


tipologia costruttiva che suddivide una superficie in parti proporzionali
alla quantità degli elementi visualizzati20. Occorre precisare che i sistemi
d’interfaccia che utilizzano questo tipo di rappresentazione, in effetti,
non hanno nessun referente geografico, ma ne sfruttano semplicemente
il principio costruttivo. ET-Map e Map of the Market esemplificano questo
tipo di rappresentazione schematica e la utilizzano per produrre un’in-
terfaccia dalla grande efficacia e immediatezza interpretativa, capace di
rappresentare allo stesso tempo le quantità in gioco, l’andamento del
fenomeno e la sua fisionomia.

ET-Map (sopra)
Sistema di visualizzazione dei dati che
raggruppa automaticamente gruppi di
informazioni simili in forma di ana-
morfosi geografica.

Map of the Market (lato)


L’immagine riporta in forma di ana-
morfosi geografica il mercato azionario
americano, in cui le azioni che riferiscono
ad aziende di settori produttivi simili
sono raggruppate in aree omogenee, men-
tre il codice cromatico evidenzia l’anda-
mento di ogni settore.
Schemi strutturali 75

Mappe simulate

In ultimo, sembra importante sottolineare il carattere anaforico della


mappa, l’essere rappresentazione che facilita l’interpretazione. In questi
casi, si dispone di un modello cognitivo diretto ed efficace sia in termi-
ni comunicativi sia funzionali, in cui indici, item e blocchi di testo, rive-
stiti di figuratività, determinano una maggiore immediatezza interpreta-
tiva, rendono evidenti i rapporti spaziali e le caratteristiche topologiche
del testo.
Significativo esempio di simulazione topografica è NewsMaps, siste-
ma che sfrutta la rappresentazione cartografica per spazializzare l’infor-
mazione e raggrupparla in aree omogenee di contenuto.
NewsMaps
La rappresentazione cartografica di New-
sMaps, in cui un apposito algoritmo tra-
sforma gli articoli pubblicati in rete, rag-
gruppandoli per contenuti, in colline e
vallate, indicando con il volume del terre-
no la loro quantità.
LifeLines
Schermate del sistema LifeLines con evi-
denziate le linee che rappresentano gli
eventi associati ad un paziente, dove ogni
evento, come una lastra toracica, i risulta-
ti di un esame clinico, o una lettera invia-
ta dal paziente al dottore curante, sono
visualizzati e ingranditi nella zona destra
della schermata.
Schemi ordinali 77

1.5.1.3 Schemi ordinali

Qualsiasi insieme di dati, indicizzato con criteri descrittivi o analiti-


ci, può essere opportunamente ordinato in una serie progressiva, univer-
salmente riconoscibile ed equidistante, dalla facile consultazione. Gli
schemi di tipo ordinale sfruttano questo principio, organizzando
l’informazione secondo due principali componenti: quella temporale e
quella categoriale.
La continuità temporale, infatti, è suddivisibile in unità discrete o in
lunghezze in rapporto allo svolgersi di determinati fatti o alla durata di
certe azioni, mentre la suddivisione categoriale consente di classificare e
suddividere, secondo vari criteri, una certa realtà.
Gli impianti grafici che seguono questo tipo di organizzazione,
caratterizzati dal disporre l’informazione in modo lineare e sequenziale,
sono rispettivamente la timeline, come disposizione ordinata lungo l’asse
del tempo, e l’elenco, come risultato di un ordinamento nominale.

Nell’ambito dei sistemi comunicativi informatizzati, la registrazione


di informazioni rispetto al tempo trova applicazione in diversi ambiti.
LifeLines (Plaisant e altri, 1998), ad esempio, è un sistema informativo
che organizza la storia medica di un paziente in linee temporali, dove
ogni linea rappresenta un caso o un evento ad esso associato. Le linee
temporali evidenziano perciò l’andamento generale dello stato di salute
del paziente, l’effetto di una cura o il responso di un esame, costituen-
do quindi la traccia attraverso la quale il medico relaziona sintomi, trat-
tamenti e miglioramenti durante il decorso di una malattia. Inoltre, il
Lifestreams sistema costituisce nel tempo un conciso sommario della storia del
L’interfaccia di Lifestreams, sviluppato nel
I995. paziente, codificata attraverso l’uso di colori, lo spessore delle linee ed
elementi iconici, consultabili direttamente alla loro apertura.

L’uso dell’ordinamento temporale fu anche alla base di Lifestreams,


sistema d’interfaccia pensato in sostituzione alla metafora del desktop,
cioè all’organizzazione gerarchica di dati.
L’idea di organizzare il proprio lavoro al computer in termini tem-
porali è visualizzata attraverso un flusso di record sovrapposti, in cui la
profondità della rappresentazione sta ad indicare una maggiore distanza
temporale: ciò che sta in primo piano rappresenta il documento più
recente.
78 Le proprietà dei sistemi grafici auto-nomatici

PhotoFinder
L’interfaccia di PhotoFinder si presenta
suddivisa in tre aree, che rappresentano
tre livelli di lettura e di approfondimento
diversi. L’area Library Viewer (a sinistra)
visualizza tutte le foto contenute nel
sistema, organizzate in base all’evento; la
selezione di un evento, determina la
visualizzazione delle singole foto ad esso
associate nell’area Collection Viewer (in alto
a destra), e la selezione di una singola
foto produce il suo ingrandimento all’in-
terno dell’area Photo Viewer (in basso a
destra).
Schemi ordinali 79

Questo sistema nella realtà non ha sostituito la metafora del desktop


per la sua chiara rigidità nell’impostazione e per il fatto che l’ordine
temporale, ancor più che l’ordine gerarchico, richiede uno sforzo mne-
monico maggiore.

Riguardo invece alle soluzioni che organizzano nominalmente


l’informazione, occorre sottolineare che esse sono fondamentalmente
dei sistemi di ricerca e di interrogazione che dispongono ordinatamente
elementi iconici o testuali.
Un caso di questo genere è PhotoFinder (Shneiderman e altri, 2002),
sistema sviluppato per accedere al database fotografico del SIGCHI, il
gruppo speciale di interesse in Human Computer interaction dell’Association
of Computer Machinery, dove la previa indicizzazione delle immagini con-
sente di effettuare una ricerca fotografica per soggetti, per date, per
eventi, ecc., visualizzando i risultati attraverso una serie ordinata di pic-
cole immagini fotografiche o thumbnail. Ogni thumbnail può essere ripor-
tato alle sue dimensioni originali con un semplice clic, oppure trasci-
nando un gruppo di thumbnail nella funzione Photoviewer, si produce uno
slide show.

L’ordine temporale e categoriale sono due tipiche forme dell’orga-


nizzazione del sapere: esso, infatti, può essere organizzato rispetto al
tempo, raccontando perciò l’evoluzione storica di un determinato feno-
meno, le tappe e le fasi della sua evoluzione, il suo andamento, oppure
rispetto a delle categorie concettuali, che suddividono trasversalmente i
fenomeni rispetto a dei soggetti tematici. A queste due forme se ne uni-
sce una terza, quella spaziale, che restituisce l’informazione in relazione
ai luoghi oppure la costruisce geometricamente nello spazio: in questi
due casi siamo ancora nell’ambito degli schemi quantitativi e strutturali.