Centro

locale Intercultura -Liceo scientifico statale Francesco Severi

Castellammare di Stabia

CONCORSO DI SCRITTURA CREATIVA “Comporre il diverso. Immagino il mondo/la mia città…”

30 Marzo 2011

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Indice
Premessa
pag 3
a cura della prof.ssa Maria Addolorata Di Capua Funzione strumentale Educazione Interculturale

Parte Prima
Le opere - Gli autori –Le autrici pag.6-33

Parte Seconda
Le testimonianze pag 34-42 Borsisti italiani e stranieri raccontano Ringraziamenti

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Perché un concorso
Il concorso è stato indetto per sensibilizzare il territorio e, in particolare le nuove generazioni, alle problematiche dell’integrazione multiculturale e per invitare a riflettere sui temi della comprensione e dell’accettazione del diverso. Si è , inoltre, , voluto celebrare la decennale collaborazione tra il Centro locale Intercultura di Castellammare di Stabia e il Liceo scientifico Francesco Severi, che da tempo ha ampliato la propria offerta formativa, favorendo e valorizzando la mobilità studentesca come risorsa, con l’invio di propri studenti all’estero e con l’accoglienza nelle proprie classi di studenti stranieri. Il Concorso ha visto la partecipazione di studenti e studentesse che con i loro lavori hanno testimoniato l’attenzione dell’istituto alle problematiche dell’accoglienza, dell’integrazione e dell’Educazione interculturale.
Prof.ssa Maria Addolorata Di Capua

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Gli autori-Le autrici Acrostici e Co… Battiti d‟ali a New York Bianca Caro diario Componi il diverso Comporre il diverso Diverso Diverso ma speciale! Immagino il diverso Immagino un mondo La natura del diverso Non è diverso canzone Plick, plick Viaggio semiserio tra le strade della nostra città Warm und Kalt Caldo e Freddo Autori vari I A Valeria Callista I AL Federica Pepe II AL Emanuela Dottore III BL Angela Esposito I G Dalila Dell‟Amura III L Margherita Sicignano V C Alfonsina Maresca Maria Scognamillo V AL Maria Carmela Agovino I AL Giusy del Giudice Alessia Leggero II I Classe III B L Autori vari I F Claudia Di Biagio V A L Classe IV BL Mariarachele Santarpia, II AL

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Acrostici e Co…
Classe Prima Sez A Presentazione a cura della prof.ssa Silvana Amodio
La classe è stata invitata a riflettere principalmente sul tema della diversità come ricchezza culturale ed esperienziale, sulle società multietniche in cui viviamo, che rendono necessari la conoscenza e la comprensione, il rispetto e il dialogo multiculturale. Già stimolati alla riflessione dalla lettura del libro provocatorio di Vladimiro Polchi “Blacks Out. Un giorno senza immigrati”, trattandosi di alunni di prima, ho proposto loro la strada della scrittura creativa, per un approccio divertente e fantasioso al tema, dopo aver spiegato che “comporre il diverso” andava interpretato come scoperta dell‟unicità nostra e dei “diversi” nell‟ottica della reductio ad unum, che non significa, però, rinunciare alla propria identità, bensì valorizzare l‟attitudine a convivere, a confrontarsi per la costruzione di un nuovo modello sociale, cui ciascuno apporti la cifra della propria unicità, senza divisioni, né contrasti, né conflitti, ma arricchendosi continuamente nel confronto e nella varietà. Gli studenti, lavorando per piccoli gruppi, hanno prodotto limerick, acrostici, calligrammi, che ne rivelano la fantasia e la creatività, fornendo del tema un‟interpretazione vivace, a volte ironica e profonda, pur nell‟apparente levità dei testi, molto gradevoli e ben articolati.

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L’accoglienza
O spitiamo S empre le P ersone I ndifficolta' T rattiamo gli immigrati come A mici L iberi di vivere, I dentici a noi. T uteliamoli e A ccogliamoli!

Claudia De Iulio Daniela Claudia Maresca Emanuela Rosa Ersilia Malafronte

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Mappamondo calligramma
Alfano Alessia Aprea Rossella Buono Valentina Cavallaro Sabrina D’Auria Angela D’Auria Francesco Donnarumma Anna

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La rotta dei sogni
Un uomo di colore nero era sbarcato dall’altro emisfero, aveva cambiato città per cercare felicità…

che sognatore quell’ uomo nero.

Viacolvento
Viacolvento era un veliero che girava il mondo intero dal Pacifico all’Indiano dietro ad un catamarano quel pazzo sognatore di un veliero.

Mauro Di Martino Gennaro De Risi Nicola Schettino Pasquale Angellotto Mimmo Fusco

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Noi… D egli
UomIni

Aperti
ALla DispOnibilita’

Gratuita
VicendevOle

L’ospitalità difficile
Una signora africana Era originaria del Ghana Le chiedevi: “Vuoi ospitalità?” Ti rispondeva: “Vucumprà” Quella simpatica signora africana

Scotognella Vincenzo, Imperiale Mariano e Cascone Vincenzo

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Uno strano brasiliano C’era un tizio del Brasile nato in un anno bisestile che mangiava tutto l’anno tranne che a Capodanno quello strano tizio del Brasile La mangiona di Haiti C’era una signora di Haiti che mangiava topi bolliti li mangiava con la panna e poi andava a nanna quella mangiona di Haiti. Un dogsitter di Pechino C’era un ragazzo di Pechino che aveva più di un cagnolino li portava sempre a spasso nel giardino dello scasso quel dogsitter di Pechino. La ballerina algerina La ragazza Algerina sembra una ballerina danza come una farfalla rotolando con una palla quella ballerina Angerina. Alfano Alessia Aprea Rossella Buono Valentina Cavallaro Sabrina D’Auria Angela

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Acrostico
In Noi Tutti

Emergerebbero
Grandi

Ricchezze Azzerando
Zizzania Indifferenza Odio
Non

Emarginando.

UN TAROCCO DEL MAROCCO

Un tizio del Marocco era il re del tarocco vendeva cd qui e lì e si chiamava Alì, quel tarocchino del Marocco. Antonio Santaniello , Nicola Cioffi , Giuseppe Chierchia , Antonio Discolo , Roberto Bosco

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Alfano Alessia Aprea RossellaBuono Valentina Cavallaro Sabrina D’Auria Angela D’Auria Francesco Donnarumma Anna

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Limericks
Tommasino Ho un amico marocchino che si chiama Tommasino ma viene considerato diverso in questo mondo perverso quel mio caro amico Tommasino

Cortese, ma non sempre Il mio meccanico è portoghese e si esprime in maniera assai cortese ma così non si comporta con la gente che lo tratta con aria indifferente quel forbito meccanico portoghese.

Francesco Paolo TRAMPARULO Christian DEL PRETE Vincenzo ELEFANTE

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Battiti d’ali a New York

Se un tempo la possibilità di commerciare con paesi d‟oltremare appariva come un pallido miraggio, oggi l‟uomo è riuscito a raggiungere questo e molti altri traguardi. Quello che per noi è quotidianità, appena ieri era una mera illusione ed è per questo che stupisce che l‟uomo sia riuscito a costruire una società globalizzata come la nostra. Oggi infatti sembrano non esserci barriere insuperabili: i mercati borsistici non dormono mai, i confini geografici si sono annullati, le comunicazioni avvengono in tempo reale da un capo all‟altro della terra, le tragedie di un paese sono le tragedie del mondo. Tutto ciò sembra render vero l‟antico detto “Tutto il mondo è paese”, ma è pur vero che ogni popolo deve salvaguardare la propria identità, le proprie tradizioni e i propri costumi. In ogni caso, però, la possibilità di potersi confrontare con una persona di differente etnia deve essere considerata come un‟opportunità di crescita e di ampliamento dei propri orizzonti. Ma è pur vero che se il diverso ci rafforza… il medesimo ci rilassa! In realtà il pregiudizio infesta la nostra società ed è radicato nelle menti di molte, troppe persone a cui la diversità appare come un pericolo, una minaccia, una barriera che si oppone tra i simili e “gli altri”. Troppo spesso, infatti, accade che si faccia riferimento ad esempio alle azioni di un singolo per condannare un intero popolo come rozzo, pericoloso, crudele. Anche noi italiani siamo troppo spesso vittime di pregiudizi, tanto che è nato il cosiddetto “antiitalianismo”, una forma di xenofobia facente capo a stereotipi come quello del lavoratore immigrato ignorante e\o violento, del mafioso o del fascista. Non c‟è nulla di più sbagliato, però, del generalizzare e niente di più pericoloso del vivere nel pregiudizio, perché esso si trasforma sovente in rabbia e la rabbia degenera in odio. Lo stesso odio che è sfociato nel tragico evento della Shoah, lo sterminio di ben sei milioni di ebrei. Ma in fondo, come affermava Oscar Wilde, esperienza è il nome che diamo ai nostri errori ed è proprio dal riconoscerli come tali che si può avviare una rinascita ed una valorizzazione dell‟umanità. 15

Fenomeni quali la globalizzazione e l‟incontro di civiltà tra loro diverse non vanno visti come fattori di rischio per la nostra cultura ed il nostro benessere perché riuscire a far incontrare popoli differenti significa contribuire alla loro reciproca conoscenza e ciò si tradurrà inevitabilmente in un reciproco arricchimento (come si sa la diversità è ricchezza) e, forse, faciliterà addirittura la costruzione della pace mondiale . Gli stessi social network come Twitter e Facebook di cui oggi tanto si discute, possono essere considerati il giusto strumento per educare ad una mente aperta al mondo ed al rispetto dell‟altro. Oggi si parla molto di interculturalità, solidarietà e cooperazione tra i popoli, ma credo che l‟umanità sia ancora ben lontana da un traguardo così alto ed auspicabile. Infatti una specie che si fa guerra per motivi futili ed egoistici, non è in grado ancora di abbattere tutte le barriere e si autocondanna perché non vuole accettare né riconoscere la bellezza della differenza. Già Einstein disse che non esistono razze diverse perché al mondo non c‟è che un‟unica razza: quella umana ed è risaputo che “Un batter d'ali di una farfalla a New York è in grado di provocare conseguenze concrete e spesso imprevedibili in tutto il mondo”.

Valeria Callista I A L

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Bianca.

Bianca come la neve che ricopre i tetti di Niš a Dicembre, come il Sir sulle tavole imbandite, come il materiale ovattoso della topóla sui cigli delle strade. Bianca, il nome di mia madre. Ovviamente "italianizzato", se così si può dire.. il suo nome è Snezana. E' di origine serba e vive qui in Italia da 20 anni. Dov'è la Serbia? E' una domanda che mi sono sempre sentita fare sin da piccola. E' uno stato del sud-est dell'Europa, nella regione dei Balcani. Confina con Ungheria, Romania, Bulgaria, Macedonia, Albania, Montenegro, BosniaErzegovina, Croazia; non è sempre conosciuta da tutti..o magari solo dai ragazzi appassionati di calcio, juventini o interisti, che conoscono Krasic e Stankovic. Nata e cresciuta in un paese del tutto diverso dall'Italia, mia madre si è trovata ad essere la protagonista di un film d'amore. Si è messa in viaggio e ha lasciato la Serbia per mio padre. Vi è mai capitato quando siete in viaggio di guardare il paesaggio dal finestrino della macchina con gli occhi persi nel vuoto, illuminati dalla luce giallo-arancione del tramonto, con la mente che viaggia chissà dove, immaginando nuovi incontri, nuove esperienze, nuovi posti? A me si..e ogni volta ero cosciente che tutto ciò che mi sarebbe accaduto e che avrei vissuto sarebbe stato solo una piccola parte della mia vita, della mia estate.. e lei, mia madre, che ha dovuto vivere questo "viaggio", era cosciente che la sua vita continuava -o iniziava - proprio da lì. Doveva lasciare la sua famiglia, il suo lavoro, le sue abitudini.. che sarebbero sempre rimaste nel suo cuore, ma che dovevano far spazio a un mondo tutto nuovo. Non ha avuto rimpianti nè ripensamenti sul venire in Italia, a Castellammare. La mancanza di alberi fioriti, la continua lotta nel camminare con le macchine, i marciapiedi coperti di bancarelle e i vari problemi della città sono sicuramente le cose negative che subito risaltano a qualsiasi persona e che lei ha subito notato.. magari non sono problemi presenti solo qui, ma di certo i paesaggi, i colori, le varie sfaccettature nell'esprimersi nella cucina, la cordialità e la vivacità, così come la gesticolazione presente in ogni discorso, anche il più serio.. sono cose presenti solo qui! E «che rendono questo paese ottava, nona, decima meraviglia del mondo» come dice proprio mia madre. Il sud dell'Italia è sempre un po‟ "disprezzato" dagli stranieri e dagli italiani del Nord. Quante volte, facendo scambi culturali con i francesi mi sentivo dire "Qui mafia!" .. ma noi non siamo la mafia. Noi siamo un paese unico, come tutti gli altri.. abbiamo una storia, una vera e propria lingua, delle tradizioni tutte nostre.. purtroppo non tutte le cose belle sono rimaste o sono a disposizione dei cittadini, ma è tutto in mano generazioni di adesso e di quelle che verranno. Così, anche gli stranieri che vengono qui fanno parte del nostro popolo, e devono rispettare i cittadini, le regole e l'ambiente che li circonda. E' davvero bello vedere il proprio paese aperto a diverse culture e a persone diverse (seppure "diverse" solo per il colore della pelle e per la lingua parlata); per fortuna i giovani non hanno la concezione del razzismo ma, invece, sono molto felici di entrare in contatto con persone straniere, curiosi di confrontarsi con popoli diversi. E anche grazie a Intercultura si ha la possibilità di avere una visione nuova del mondo, di crearsi una vera e propria seconda famiglia e di crescere culturalmente e psicologicamente. «Se ognuno di noi straniero portasse qui il meglio di quello che ha imparato nel suo paese e lo usasse rispettando le regole e le leggi del paese in cui si trova, mescolando l'uno con l'altro il mondo non sarebbe che migliore» conclude sorridente mia madre.

Federica Pepe, 2AL

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Caro diario
oggi ti scrivo da una barca,ma non di quelle grandi e belle per le vacanze ma da quella su cui speravo di non salire mai,oggi ti scrivo mentre fuggo dal mio paese, la Libia.Ormai è da quasi una settimana che il mio paese si è trasformato in un inferno,poiché il popolo si è ribellato al nostro comandante: Muammar Gheddafi ,uomo pieno di cattiveria e di soldi, che paga dei mercenari per uccidere la sua stessa popolazione. Così è iniziata una vera e propria guerra che sta portando via molte vite e anche l'azzurro dei cieli,ormai sempre più neri e cupi dal fumo delle rovine e delle armi .La mia casa era diventata la mia prigione,poiché era lì che io e la mia famiglia siamo rimasti senza mai uscire per più di una settimana poiché fuori era pericoloso e aerei militari libici bombardavano dal cielo le folle di manifestanti. E' per tutto questo che stamattina sono partito, fuggendo da una realtà non adatta a un ragazzo poco più che ventenne che ancora crede in un futuro migliore. Così mi ritrovo su un peschereccio con venti persone, lungo nemmeno quattro metri dove non c'è neanche lo spazio per allungare le gambe e con occhi sbarrati da tre giorni e tre notti, il tempo necessario per arrivare a Lampedusa, punto di partenza per la mia nuova vita. Ad un'ora dallo sbarco mi ritrovo a pensare alla mia terra anche se forse un'ultima volta visto che in Italia avrò molti problemi da affrontare. Ho la fortuna, però, di avere un lontano zio a Messina che mi accoglierà durante la mia permanenza qui. Prima di partire aveva già parlato con i miei genitori, rassicurandoli sul vitto e l‟alloggio, ma mettendoli a parte della mia perplessità sulla possibilità di trovare un lavoro dignitoso, soprattutto per noi immigrati clandestini, considerati “diversi” per razza e cultura. Il diverso è ancora oggi visto con gli occhi del sospetto o dell‟indifferenza ,poiché è qualcosa che non si conosce,di ignoto,e quindi fa paura, anche se la gente forse non sa che siamo noi quelli più impauriti,che emigrano in più parti del mondo, per vivere lontano dalla propria terra alla ricerca di una vita migliore,portando con sé la speranza di non essere giudicati per il colore della pelle,la città d'origine o le condizioni sociali.

Emanuela Dottore, classe III BL

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Componi il diverso
Noi uomini, sentiamo spesso la parola multiculturalità, tutti quei discorsi sull‟abolizione del razzismo, tutte quelle frasi e quelle storie che ormai ci riempiono la testa. Siamo bravi a parlare, a scaldarci durante le conferenze ma quell‟ideale per cui spesso lottiamo, ci riflette realmente? O è solo la maschera rappresentante quell‟immagine che viene identificata come “buona” e che quindi tutti vogliono indossare? Diciamo la verità, a quanti realmente interessa la vita del povero algerino che siede sulle scale della chiesa? Quante volte ci siamo visti riflessi in quegli occhi così vuoti da far paura, occhi che hanno conosciuto sofferenze e dolori che nemmeno la più fervida delle immaginazione può fantasticare, occhi di un uomo che chissà quale storia ha abbandonato nel suo paese e chissà quale filo del presente stia intrecciando. Lo vediamo sempre lì, sullo stesso gradino con quegli stessi occhi e quella stessa aria supplichevole che ogni domenica ci colpisce per la sua intensità e ci fa ribellare per un attimo contro il mondo così crudele e ingiusto verso quell‟uomo apparentemente innocente. La sofferenza, la commozione, l‟attenzione verso quell‟individuo sono quasi sempre semplici fiammelle rispetto a quella che potrebbe essere la vera passione scaturita da un sentimento umano. Dinanzi alle nostre necessità e purtroppo, al pensiero che la massa segue, la sofferenza e quella voglia di donare aiuto scompaiono in un batter d‟occhio assieme al senso di sconforto e impotenza che ci assale quando incrociamo quello sguardo così vuoti. Ora, io, piccola bambina, che con senso di disprezzo sta conoscendo lo spalto che fa da sfondo al teatro della sua vita, disegnando la figura di quella che tutti identificheranno un domani come una donna bell‟è fatta, si chiede se riuscirà mai a conoscere un mondo in cui l‟egoismo e la cecità non saranno più simbolo di caratterizzazione dell‟essenza dell‟animo umano, se sua figlia un giorno, potrà guardarsi attorno e scoprire la gioia che deriva dal rispetto per il diverso, che forse verrà visto come conseguenza favorevole della modernizzazione delle nostre vite. Chissà se sarà mai creato un mondo in cui, sotto questo stesso cielo che ci avvolge, gli uomini, guardando la storia passata, capiscano a quante importanti nuove conoscenze hanno sbarrato la strada, rifiutando le persone diverse in cui esse dimoravano . In questo mondo che passo dopo passo si sta dirigendo verso una visione sempre più libera della vita, si sta però perdendo di vista il rispetto di tutte quelle regole, in passato scritte e sussurrate in segreto, poste alla base di un comportamento civile rispettabile. I progressi apportati da questa nuova e affascinante libertà dell‟individuo sono notevoli, ma quell‟individuo stesso è ora incapace di regolarsi da solo e crede che in quell‟indipendenza, per cui molti sono morti e hanno lottato, ci sia una totale assenza di educazione e autocontrollo. Per questo si sente come in diritto di poter cacciare dalla sua terra un uomo più sfortunato, che scappato dalla sua casa sfuggendo alla padrona morte, è giunto fino a lui pensando di poter assaggiare un po‟ della dolcezza di quella felicità che l‟ha sempre tenuto a distanza. Ed è così che l‟individuo libero abusa della debolezza di quel poveretto e lo maltratta in tutti i modi possibili e inimmaginabili. Ma tutto ciò è giusto? Eppure, anche se sconosciamo già la risposta, continuiamo a rimanere impassibili respirando quest‟aria inquinata di quell‟omertà che ormai ci caratterizza. Adesso però fermati a riflettere, guarda la tua stessa mano, la vedi? Ha cinque dita tutte diverse che però convivono pacificamente, lavorano assieme, si muovono contemporaneamente, si accettano per quello che sono e così facendo danno vita all‟unicità derivante dalla diversità, perché noi non possiamo fare lo stesso? Angela Esposito I G

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Comporre il diverso

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Dalila Dell‟Amura III L

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Diverso

Margherita Sicignano V C

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Diverso ma speciale
C‟era una volta un passerotto che per ignote ragioni era venuto al mondo con una nobile peculiarità: il colore scuro delle sue penne perdeva intensità a distanze regolari, creando piccole macchie bianche e la sua voce non era maturata con il trascorrere del tempo. Capirete quante difficoltà il nostro piccolo amico abbia incontrato nel rapportarsi agli altri volatili. Non c‟era giorno in cui, nel suo volo solitario, non tentasse di unirsi ad uno stormo e di condividere con i suoi simili la gioia di vivere e il desiderio di libertà che pullulavano in lui. Nell‟alzarsi in volo, ogni mattino,mostrava al mondo la sua lucente policromia e fischiettava qui e lì con la sua voce immatura. Al suo passaggio, serpeggiava nell‟aria un senso di derisione perché la comunità dei passerotti non comprendeva la preziosità che risiede nelle disuguaglianze e le considerava difetti da evidenziare, disprezzare e schernire. Egli si rintanava così sul ramo più alto del primo albero che incontrava e,singhiozzando, esternava il dolore e la delusione che gli laceravano il petto e,intanto, nella mente rintonava il solito pensiero: “Se gli uomini dicono di essere tutti uguali e i loro discorsi propugnano l’identità dei diritti per tutti gli individui,non solo appartenenti alla stessa comunità, ma nel mondo intero, perché non può essere lo stesso anche per noi passerotti? Perché tutti,ahimè, mi disprezzano per la mia diversità? Eppure tutti aspiriamo alla felicità e alla serenità, tutti a volte abbiamo bisogno di un’ala su cui piangere, ma purtroppo ciò che ci aspetta oggigiorno è solo un mondo scevro di amore e fratellanza e nella mia vita,che non posso condividere con nessun altro, oramai non sorge più il sole.” E così passavano i giorni logorati da mille domande senza risposta e le notti insonni sempre a chiedersi: “Cosa sarà di me? A che vale vivere se lo si deve fare in solitudine?”. Ma un bel giorno, il giovane passerotto, preso dai suoi pensieri, s‟imbatté nel nido di un vecchio passero, capo di un numeroso gruppo di volatili, che vedendolo così triste e con gli umidi occhi lucenti, gli disse: “ Perché sei così triste mio giovane amico? Sai, la vita è troppo breve per essere tristi, dovresti imparare a sorridere un po’ di più e capire che ognuno di noi è un gioiello raro, un elemento fondamentale della natura, la migliore incarnazione della benevolenza divina. L’obiettivo che io e i miei compagni ci siamo prefissati, è quello di trasmettere questo messaggio a tutto il mondo e un giorno o l’altro ci riusciremo. Ma ora ti devo affidare un compito. Tu mio caro,prenderai il mio posto alla prua della nave della trasformazione di questa società perversa. Io sono vecchio malato e non posso più adempiere al mio compito!”. “Ma io non posso! Io…io sono diverso!” “E’ proprio questo il motivo per cui ho scelto te…perché tu sei diverso da tutti gli altri, tu sei speciale!”. E con queste parole la vita del nostro passerotto cambiò totalmente,colui che era sempre stato disprezzato e allontanato da tutti, divenne il punto di riferimento per tutti coloro che cadevano nella perdizione. La sua storia commosse il mondo intero e sarà tramandata di generazione in generazione finché la società non sarà cambiata, finché tutti,uomini,animali e ogni specie vivente non impareranno a comprendersi e rispettarsi,conoscersi ed amarsi. Scognamillo Maria- Maresca Alfonsina V AL

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Immagino il diverso: semplice....ma particolare.
"Immagino il diverso, immagino la mia città..." Un luogo aperto e caldo, dove si ci può relazionare, incontrare e conoscere. Ognuno di noi pensa alla propria città ideale e perfetta, visto che ormai oggi la si può solo sognare. Perché? Beh, una città oggi è proprietà di noi stessi uomini, che però, non facciamo niente per migliorarla, ma bensì la maggior parte delle volte la peggioriamo o distruggiamo. Ecco perché io spesso mi ritrovo ad immaginare un mondo diverso partendo dalla mia città-immaginaria. La mia città voglio definirla come un puzzle costituito di tasselli di persone e luoghi, i più belli che io abbia mai visto. Dovrebbe essere iper-moderna e completa in tutto, senza tralasciare neanche un piccolo particolare. Vorrei alzarmi al mattino e vedere dalla finestra grandi giardini dove ci sono alberi sempreverdi e aiuole fiorite. Anche la zona industriale è stata abbellita rendendola, così, diversa d un mucchio di casermoni inquinanti. Qui la natura è l'ordine principale anche se ci sono dei bambini che stanno calpestando le aiuole. Ci sono case grandi e spaziose, alcuni vivono in enormi grattacielo al centro della città, altri invece conducono una vita tranquilla nelle loro adorabili villette di periferia. E' una città molto luminosa che utilizza l'energia solare come fonte primaria. Ci sono tanti luoghi d'incontro, come il mercato, dove le persone oltre a scambiare i prodotti scambia anche duo chiacchiere. Sembra quasi sempre una festa vedere quelle persone che si affollano da uno stand all'altro per scegliere e comprare tante cose nuove; e come una festa di colori. C'è poi un cinema dove i ragazzi trascorrono il loro tempo libero specialmente durante le sere invernali, mentre in estate si recano tutti in spiaggia dove fanno grandi falò, ballano, ridono e scherzano...sembra di stare ad una festa hawaiana. Per chi invece ha lasciato la gioventù alle spalle, ci sono i teatri sempre affollati durante le sere invernali dove si possono guardare esibizioni magnifiche che rispecchiano l'anima delle città tra canti e balli; si ricordano le proprie origini entrando a conoscenza di una propria cultura ancora inconscia. In estate, invece, sono soliti riunirsi in compagnia a bere un drink in qualche bar o pizzeria. Non mancano centri sportivi, piscine, campi da calcio, da tennis...dove i ragazzi si allenano costantemente in ciò che più preferiscono. Ogni domenica, inoltre sono organizzati eventi sportivi e gare dove i ragazzi sfidano le proprie capacità. Ma la mia città non è fatta solo di edifici ma soprattutto di persone, di una forte voglia di vivere e di solidarietà. Tutti si conoscono e hanno voglia di condividere i i propri spazi, i problemi e le occasioni festive. E' una città che riesce a coltivare sempre novità senza mai smarrire le proprie radici che la legano alla sua storia, al suo passato e alla sua cultura. Chiudo la finestra della mia stanza lasciandomi alle spalle dei ragazzi ch vanno in bici. Chiudo gli occhi e penso: " Questa è città dei miei sogni: semplice....ma particolare." Agovino Maria Carmela I A L

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Immagino un mondo
I tuoi occhi piangono Senza lacrime, Il tuo cuore ha fame D’ amore, La tua pelle baciata dal sole Caldo Rabbrividisce sotto questa fredda luna. E dentro di te Il freddo deserto senza vento Di speranza. I tuoi sogni Spazzati via Come un castello di sabbia Immagino un mondo Senza razza né identità Immagino un mondo dove sognerai immagino un nuovo mondo e sappi che una speranza c’è il tuo sorriso bianco non spunta più sul tuo viso la tua mente non vola più perché le hanno spezzato le ali prendi la mia mano prendi i tuoi sogni e lascia che sfiorino il cielo

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immagino un mondo oltre l’ orizzonte immagino un mondo tra il cielo ed una stella immagino un nuovo mondo e sappi che una speranza c’ è tu sei l’ altra metà del cielo il tuo cuore prigioniero di un’ ipocrisia comune tu solo circondato da una gabbia invisibile ma ora che sei qui non è più così immagino un mondo adesso è il tuo mondo immagino un mondo adesso è il nostro mondo immagino un mondo l’ altra metà del mondo immagino un mondo e sappi che una speranza c’ è

Giusy del Giudice e Alessia Leggero II I

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La natura del diverso
Un dialogo “platonico"- Liberamente ispirato al Sofista di Platone. Lo straniero e Giulia sono impegnati a dialogare sulla natura del diverso. Attraverso una serie di affermazioni e confutazioni, lo straniero farà scricchiolare le certezze pregiudiziali di Giulia. S= Straniero; G= Giulia; S: Riflettiamo su questo , se anche tu sei d'accordo. G: Su che? S: A me pare che la natura del diverso si manifesti secondo diversi aspetti. G: Cosa intendi dire? S: Ciascuno di noi è uguale e diverso nel medesimo tempo. G: Come è possibile tutto ciò? S: La nostra natura è una , ma distinta in ciascuna sua parte. G: Questo è vero, ma io non sono uguale a te. S: Che cosa intendi per uguale? G: Uguale è ciò che è come me! S: E quello che è come te, come lo valuti, bello o brutto? G: Lo valuto bello. S: E quello diverso da te? G: Lo valuto brutto. S: Tu sai che ciò che si ritiene bello o brutto presso un popolo non lo è per un altro. Presso i Traci il tatuaggio per le fanciulle è considerato un ornamento , mentre presso gli altri popoli il tatuaggio è una pena che viene inflitta ai colpevoli; o ancora si racconta che i Massaggeti squartavano i genitori e li mangiavano perché pensavano che l'essere sepolti nei propri figli sia la più bella sepoltura; invece se qualcuno lo facesse in Grecia sarebbe bandito dalla patria come autore di atti turpi e terribili. G: Certo, è come tu dici. E, tuttavia, se, come diceva Erodoto, si proponesse a tutti gli uomini di scegliere tra le varie leggi e li s'invitasse a sceglierne la migliore, ognuno, dopo aver riflettuto , sceglierebbe quella del suo paese; poiché a ciascuno sembrano di gran lunga migliori le proprie origini. S: Pensi ancora,dunque,che il diverso sia brutto? G: No , non lo penso. S: Ti dirò allora tre ragioni per cui il diverso è bello a parere mio: il diverso è bello, perché non potremmo conoscere noi stessi senza di esso; il diverso arricchisce la nostra identità' , perché la confrontiamo con l’alterità, ed ancora Il diverso è bello perché amplia i nostri orizzonti culturali. Le alunne della terza BL

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Non è diverso Canzone

Camminando, camminando vedo immagini nuove, tutto sta cambiando. Su questa umanità piove… piovono lacrime di terra che hanno toccato mille genti, scene di guerra e popoli differenti E adesso mi sento disperso non riesco a trovare più il verso non riesco a trovare più il verso non riesco a trovare più il verso e adesso mi sento disperso mi sembra non conoscere il mio mondo, il mio mondo RIT.: Non è diverso il colore della pelle… come nel cielo vedi somiglianti stelle così quaggiù, da lassù differenza non v’è più. Eravamo tutti cittadini di Babele poi divisi dal Dio d’Israele. No,non è diverso! No,non è diverso! Non limitarti all’apparente vedi l’uomo interiormente. E’ emozionante sapere che

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dall’altra parte del mondo c’è un capo tribù o un abitante dell’iglù. E se penso che poi non ci accettiamo fra noi è solo ignoranza facciamo uguaglianza! Finché c‟è razzismo c‟è guerra uniamo insieme la terra uniamo insieme la terra uniamo insieme la terra finché c‟è razzismo c‟è guerra e conoscerem così il vero mondo, il vero mondo RITORNELLO

Testo di Antonio Alfano e Gioacchino Apicella; musica ideata ed eseguita da Salvatore Raucci ; interpretazione di Elvira Uliva. I F

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Alzò gli occhi al cielo, e una grossa goccia d‟acqua le cadde in testa… odiava la pioggia, le scompigliava sempre i suoi boccoli mori da tipica mediterranea! Soprattutto pensando che il giorno prima era andata a fare l‟ultimo bagno in spiaggia, era già Settembre! Ma ora era li, in uno dei paesi in cui i mm di pioggia annua raggiungono i massimi valori europei ! “Toll!”, pensò, una delle poche parole che già conosceva di quella strana lingua da bacchettoni. Certo non poteva restare lì impalata ad aspettare di scendere quelle scale! Ma forse l‟eccitazione del momento le aveva fatto dimenticare anche il motivo per cui lei odiasse la pioggia. L‟idea d‟iniziare una nuova vita, dopo aver preso le valigie, la faceva quasi andare in fibrillazione…Ormai le gambe le tremavano e la testa era piena di domande insensate… era così presa dai suoi pensieri che non si resa neanche conto d‟essere impalata davanti alle porte dell‟uscita dell‟aeroporto! Il gruppo di ragazzi intorno a lei continuavano a parlare, ma lei non riusciva a scambiare una parola, era in trans, nel suo mondo intenta a vivere ogni singola emozione del suo nuovo viaggio. E così le porte di aprirono… si avvicinarono dei ragazzi, e sorridendo dissero Welcome to Germany! Nel vedere gli angoli della loro bocca alzarsi e mostrare un bel sorriso, Chiara rimase di stucco! “Sono freddi! Pensa che io conobbi un ragazzo tedesco che quando salutava gli amici manteneva 1 metro di distanza!” le aveva detto la sua migliore amica in lacrime all‟aeroporto di Roma. Si aspettava di trovare biondoni dagli occhi azzurri, insopportabilmente asociali, ma in fondo, nel suo cuore, sapeva che sarebbe stato diverso , e quel sorriso glielo aveva appena dimostrato! Aprì la portiera di una Volkswagen grigio metallizzato e piovigginava. Tanto per non cambiare. Quanto vola il tempo. Ormai era abituata alla pioggia, ma anche alla neve. Anzi, pensava addirittura che le sarebbe mancata! Si ricordò del primo impatto con la pioggia in Germania e le venne da ridere,ma ormai era giunta l‟ora di tornare a casetta! Non avrebbe mai pensato che sarebbe stata così triste. Si fermò per qualche istante ad osservare le sue amiche, tutte indaffarate a cacciare le valigie dalla macchina, che discutevano calorosamente in un linguaggio che ormai le era così familiare, da poterlo quasi definire musicale. Tutte brune, non particolarmente alte, dagli occhi color miele. “biondoni dagli occhi azzurri, insopportabilmente asociali”, ripeteva fra sé e le scappò da ridere! Ormai era pronta, tornava a casa dopo aver scoperto il mondo. Aveva capito l‟importanza di abbandonare le proprie mura e di comprendere che al di fuori del suo cantuccio c‟è un‟esplosione di emozioni, sensazioni, persone e culture pronte ad aspettarla e ad accoglierla. Il suo straordinario entusiasmo che quella strana gente aveva suscitato il lei, l‟avevano spinta alla decisione di abbandonare per sempre l‟Italia! Pazzamente idealista, un briciolo di realismo aveva, infine, fatto breccia dentro di lei… e rifletté. Partire non significa abbandonare tutte le proprie tradizioni e la propria cultura, ma mantenerle per sé ed essere pronta però ad accettare il diverso, senza mai fare paragoni. Partire significa conoscere una fettina di mondo ed essere pronta poi a lasciarlo, sapendo, però, che ogni singola persona farà per sempre parte di te. Abbattere i muri di pregiudizi era diventato il suo motto! Aveva fatto il primo grande passo del lungo sentiero che porta ad essere cittadini del mondo! Claudia Di Biagio V AL

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Viaggio semiserio tra le strade della nostra città

Ci aggiriamo per le strade della nostra città, costeggiate da piazze imponenti. Nell'occhio s'imprime...the innocence of a little street, crossed by the wind and the sunlights... ...Appare il mare, increspato dalla brezza pomeridiana. Lontano, sulla scogliera, si stagliano, enormi, le vele di vetro del nostro Teatro della Musica: brilla sulla scogliera e vibra delle note mozartiane del Concerto numero 21. L'aria intrisa di salsedine ci accompagna lungo il viale alberato della villa comunale fino alla sagoma del "Maoi", che guarda l'orizzonte e dialoga con la "Statua della Libertà"che erge verso il porto la sua fiaccola di libertà. Liberty enlightening the world. Sulla sinistra, dietro ai palazzi del corso principale, spunta la guglia della Tour Eiffel; et voilà, siamo sotto il suo arco: merveilleux, mejesteux, scintillant... Com'è bello il mondo nella nostra città..lontano, vicino, con Intercultura!!!
Gli alunni della IV BL

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Warm und Kalt. - Caldo e FreddoRicordo ancora il giorno in cui lei arrivò in classe. In effetti, più che altro, ricordo ogni minimo particolare della sua permanenza qui in Germania. Mi capita sempre di non riuscire mai - e dico mai - a dimenticare ciò che più mi ha incuriosito dal primo momento. I suoi occhi color nocciola, ad esempio, mi perforano la mente ancora ora, soprattutto quando il mio pensiero è altrove, quando il mio corpo si muove indipendentemente dalla mia volontà, come se ad abitarlo fossero due entità completamente differenti. L‟immagine dei suoi occhi color nocciola e, in più, quella dei suoi lunghi capelli neri, vagano nella mia mente costantemente. Penso proprio che non ci sia un modo per strappare via questi piccoli frammenti di lei che vivono nella mia testa. O sono io che non voglio mandarla via? Alla fine lei è ritornata nel suo Paese più di un mese fa, ma ancora mi illudo che fra qualche minuto entrerà da quella porta e verrà a sedersi accanto a me, regalandomi uno di quei suoi sorrisi che tanto ho adorato fin dal primo momento. Mi illudo che entrerà da quella porta e deciderà di sedersi accanto a me, proprio come quella mattina. Mi illudo che rivedrò ancora la sua espressione smarrita, mentre si guarderà intorno e, leggendo i cartelloni della nostra classe, non comprenderà nulla. Mi illudo che ancora una volta l‟insegnante ci ripeterà il suo nome, scandendolo lettera per lettera, perché nessuno di noi l‟avrà mai sentito prima. Nome italiano, il suo. Alessandra. Mi illudo che la vedrò ancora mentre, timidamente, scriverà il suo nome con il pennarello blu su una delle lavagne della nostra classe. Mi illudo che sentirò ancora la sua voce mentre cercherà di presentarsi nella mia lingua, totalmente diversa dalla sua. ..* Mariarachele Santarpia II AL

L’intero racconto si può leggere qui

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La scuola che abbraccia lo scambio di giovani come potente strumento di confronto interculturale partecipa a pieno titolo alla promozione della “società della conoscenza”. In più di dieci anni il Liceo Severi, in collaborazione con Intercultura, e grazie alla lungimiranza, alla passione e alla professionalità di alcuni docenti, ha permesso a molti suoi studenti di trascorrere un periodo di studio all‟estero nella convinzione che esso rappresenti un‟esperienza formativa forte che stimola la conoscenza profonda della realtà culturale di un altro Paese, lo sviluppo di competenze interculturali, di risorse cognitive, affettive e relazionali, che ri-configura valori, identità, comportamenti e apprendimenti. Nello stesso spirito il Liceo ha accolto giovani provenienti da tutto il Mondo, favorendo il loro inserimento nella sua comunità per educare alla differenza, alla promozione del dialogo e del confronto tra culture.

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Quelle che seguono sono solo alcune delle numerose testimonianze raccolte in questi anni

Sono venuto qui, in Italia, per conoscere la lingua e la cultura che sempre me è piaciuta, sono arrivato a Roma . Prima era tropo dificile parlare perche non sapevo niente però con il tempo ho imparato qualcosa e posso parlare un poco. Ho conosciuto molta gente e mi è piaciuto molto stare qui, ma a volte mi manca la gente a cui voglio bene. Aspetto di conoscere più gente e imparare bene l'italiano. Mi piace venire in scuola, perché la classe dove sto è divertente e la gente è simpatica. Tato. (Joaquin –Cile)

Eureka Foong Chen Yew Dicembre 2008 – Febbraio 2009 Mi chiamo Eureka Foong, e vengo dalla Malesia. Sono andato a Castellammare di Stabia dal Dicembre 2008 al Febbraio 2009. Abbiamo andato a Liceo Scientifico Francesco Severi. I had so much fun while I was in Castellammare! I still remember driving up to my host family's house the very first night I was there – everything was so beautiful and so different. There were cobble stone streets, the architecture was artistic, the temperature was just nice and there was an amazing view of the sea. Within my two months there, I met so many new people – my host grandmas, my host uncle and his family across the hall, my host cousins from around town, my host sisters' boyfriend's families, not to mention the families of my own classmates at Francesco Severi! I learned to kiss people on the cheek (a lot), sip wine and play Trentuno during Christmas. What more could a girl ask for??

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I also spent a lot of time at school with my classmates in IIBL. My profesoressa, Professoressa Longobardi spent time teaching me Italiano, and pushed me to make presentations in class. Also, we went on class field trips to the Scavi di Ercolano, which was interesting because that is something unique about Italia. After school, me and my friends Laura, Maria-Luisa, Sofia would go shopping, go to parties, walk along the boardwalk, grab pizza and so much more. Everything was very relaxing, which is different from Malaysia where we have to study a lot and go for extra classes and even wear uniforms. The horror! I also have to thank my host family for taking me to see Roma. We had gelato, we went in the Basilica San Pietro, we saw the Colosseo and I made my wish at the Fontana di Trevi. It was a fantastic experience which I will never forget! Whenever I am asked to do presentations in class, I almost always talk about my trip to Italia. I will never forget the people I have met, the places I have been and the food I have tasted. Thank you Intercultura for organizing this program in Castellammare, e spero che ci vediamo nel futuro! :)

Da quando ho cominciato a prendere decisione, ho sempre immaginato uno scambio culturale, aspettando che con questo acquistassi più responsabilità, autonomia e, principalmente, coraggio. Ecco che il 1° Settembre 2005 ho detto até logo (arrivederci) alla mia terra tropicale e così, per la prima volta, ero pronta per dire il mio primo e veramente italiano ciao. Da questo momento sono stata inserita in un nuovo contesto, in tutto un nuovo modo di vita che poco a poco imparo a capire. Dal Portoghese, cosi bene conosciuto, passo ad una lingua di grammatica difficile ma molto dolce. Tutti i giorni ricevo dimostrazioni di simpatia e rinnovo il mio desiderio di scoprire questa nuova cultura, i suoi sapori, i suoi odori, le sue qualità e difetti. Apprendo a rispettare la sua gente, ad esse umile e a dire quello che penso e voglio con una chiarezza e obiettività prima sconosciute. Dunque, già posso considerarmi una ragazza più aperta a nuove esperienze. So che tutti i giorni posso svilupparmi e che fino a Luglio avrò due nazioni a formare un unico posto nel mio cuore che chiamo casa. Renata -Brasile

Sono arrivata a Castellammare, una città bella che mi piace molto per diverse cose. Ha dei bei paesaggi, ha il mare che va lungo per la bella Villa Comunale, dove c‟è gente di giorno e di sera passeggiando, mi piace per come è la gente ,così simpatica e accogliente, per come parla e come 36

si esprime, mi piacciono le tradizioni, trovando sempre cose interessanti e diverse delle mie, e mi piace anche per il centro locale. Posso dire di avere un centro locale con il quale tra studianti stranieri e volontari c‟è un bel rapporto: facciamo un sacco di cose insieme e ci divertiamo; i volontari sono per lo più giovani e così ci troviamo meglio. Mi piace perché oltre ai volontari, che si preoccupano , che vedono i nostri problemi, ci aiutano, ci dicono cosa stiamo facendo male e bene, li sento come dei amici con i quali le feste, le risate , i bei momenti non dimenticherò mai. Nella scuola dal primo giorno che sono arrivata mi hanno dato una bella accoglienza. Quello che mi ha impressionato di più è stata la normalità con la quale mi hanno ospitato. Io pensavo di essere una strana, invece si aspettavano di avermi come la loro ragazza straniera per un anno. Per loro non è strano avere un straniero in giro per la scuola, loro sanno come accogliere il “differente”. Questo si vede nella classe che frequento, dove sono una compagna in più nella classe, facendo amicizia, facendo parte di loro, aiutandomi se non capisco qualcosa, se ho un problema, includendomi nelle loro vite. Si vede anche con i professori che mi aiutano sempre, che mi fanno fare cose più leggere e più facili capendo la mia situazione, e soprattutto con una tutor che mi fa prendere parte a tutte le attività, mi aiuta sempre, e so che per qualsiasi cosa posso rivolgermi a lei. Lo stesso con la mia assistente, come ha la mia età e siccome anche lei è stata un anno all‟estero mi capisce benissimo. Con tutto questo mi sono sentita accompagnata in ogni passo che ho fatto e mi sento totalmente fortunata di essere capitata qui; sono sicura che non mi sarà facile lasciare tutto ciò che ho guadagnato di questa bellissima esperienza.

Manuela Razeta- Cile

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L'esperienza interculturale secondo me è una delle cose più belle che un ragazzo della nostra età possa fare perchè ti fa crescere mettendoti a contatto con altre abitudini e modi di fare,...Quando ritorni non sei più la stessa persona, che eri prima di partire... ma cambi totalmente... Dopo solo 2 mesi che sono qui già mi sento molto cambiata...il modo di comportarmi, il modo di vedere la cose da un altro punto di vista. La vita cambia e tu non te ne rendi nemmeno conto... La cosa piu bella è il risveglio grazie alla mucche che cominciano a "lagnare" alle 6 del mattino, vedere l'alba tutti i giorni quando vai a scuola, svegliarti, affacciarti alla finestra e sentire la purezza del verde, un silenzio che non esiste nemmeno nelle fiabe. Beh ragazzi io sono contentissima...Non avevo mai vissuto queste emozioni, che anche se sembrano insignificanti, ti restano dentro e non so come farei a viverne senza... Non mi pento assolutamente di aver deciso di partecipare al Progamma Intercultura, Lo farei altri miliardi di volte... Natalia in Svizzera

Ricorderò sempre gli anni trascorsi al Liceo come alcuni dei migliori anni della mia vita. Io ho trascorso il quarto anno all‟estero. Più precisamente a Las Vegas nello stato del Nevada, e durante questa mia esperienza sia i professori che i miei compagni di classe mi sono rimasti vicini. La mia è stata un‟esperienza molto forte, che mi ha fatto maturare molto sotto molti punti di vista: mi ha aperto a nuove culture e a nuovi modi di vedere le cose, ha messo in dubbio tutte le convinzioni e anche qualche ideale che avevo portato con me. La scuola negli Stati Uniti è molto diversa dalla nostra qui in Italia. Ci sono moltissime materie fra cui scegliere, alcune obbligatorie ed altre facoltative. Ho avuto modo di studiare parecchie materie molto interessanti e vivere a pieno lo spirito scolastico del posto: l‟alzabandiera, il tifo pazzesco alle partite di football, i balli scolastici… W gli USA!!! F. Mariniello in USA

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Non smetterò mai di ringraziare Intercultura,la mia scuola e la mia famiglia per avermi dato la possibilità di vivere una dell‟esperienze più significative della mia vita ovvero vivere in un altro paese,scoprirne le tradizioni,i cibi . Sono stata un anno negli Stati Uniti,più precisamente vicino Pittsburgh (Pennsylvania) quando tutti mi chiedono cosa hai imparato trascorrendo un anno all‟estero,io rispondo „‟Ho imparato che gli stereotipi e i pregiudizi della gente non sono cioè che è la realtà‟‟ Un anno in America, non è stata una vacanza in cui sono andata in giro per le strade di New York (Anche se ci sono stata!) o magari un anno lontana dai genitori, E‟ stato un anno in cui ho appreso una cultura diversa dalla mia, un anno in cui ho capito che tutti i pregiudizi della gente, tutti pregiudizi che avevo non erano veri. ripartirei anche domani…anche per un altro paese,perché ogni posto,ogni tradizione,ogni cultura è un‟esperienza !!!! Yole in USA

Kia Ora guys! Mi chiamo Salvatore e da 6 mesi sto vivendo in Nuova Zelanda grazie ad un programma Afs e devo dire che me la sto godendo enormemente. E' un posto meraviglioso, diverso e allo stesso tempo molto simile all' Italia. Voglio ringraziare sia la scuola che i volontari che mi hanno dato questa opportunità ma più di tutto volevo incoraggiare voi studenti ad approfittare di Afs e di andare a vivere il più possibile all'estero, perché è un'esperienza che vi cambierà la vita completamente Salvatore in Nuova Zelanda

Quest‟anno come tutti sapete si festeggia il 150° compleanno del nostro paese L‟Italia. Per una persona sono tanti, ma per la storia di un paese sono pochi, eppure forse sono bastati a sfaldare gli ideali che un tempo avevano permesso a questa nazione di diventare una sola. Non starò qui ad elencare tutto quello che questa esperienza mi ha insegnato, perché non basterebbero i volumi di un enciclopedia, e perché dopo anni credo di non aver ancora realizzato tutto quello che mi ha dato. Ma una cosa, proprio in questo anno, ci tengo a sottolinearla. Intercultura mi ha fatto capire che cosa vuol dire essere italiano, che cosa vuol dire appartenere ad una nazione nel 39

bene e nel male. Quando si vive per tutta la vita nello stesso paese si tende a notare solo quello che è diverso da noi , quello che non ci appartiene, quello che non ci piace del nostro paese. la politica è corrotta, la mafia è ovunque, le persone sono disoneste, le nostre città sono sporche, non c‟è lavoro. È facile renderci conto di quello che non ci piace di ciò che vorremmo che fosse diverso, ed è per questo che è facile dire non mi sento italiano perché quello che c‟è oggi in questo paese non mi piace. Più difficile è notare quello che ci accomuna quello che ci rende una nazione, quello che ci piace e che non vorremmo che cambiasse. E non sto parlando del cibo dell‟arte o dei paesaggi del nostro paese, ma di qualcosa di più profondo, di qualcosa su cui intercultura ti apre gli occhi. Il valore della famiglia, il modo di essere e di farsi degli amici, l‟educazione che ci hanno trasmesso i nostri genitori, il nostro senso della pulizia, i pranzi della domenica, il nostro senso di ciò che è giusto e sbagliato, il modo di comportarci in diverse situazioni, il modo di amare, la distinzione tra ciò che è bello o brutto. Ci sono milioni di cose della nostra vita quotidiana di cui non ci rendiamo conto ma che ci accomunano e che fanno si che l‟Italia sia un‟unica nazione. Intercultura, facendoti immergere nella vita quotidiana di un'altra nazione e di un'altra cultura, ti apre gli occhi su quello che appartiene alla tua cultura e alla tua soltanto e non solo su quello che è diverso ma su quello che ti accomuna indissolubilmente alla gente che incroci per strada . Ed è per questo che ora posso dire fieramente e consapevolmente, sebbene ci siano tanto cose che vanno cambiate nel nostro paese, di essere e di sentirmi prima Italiana e poi cittadina del mondo. Grazia Di Capua (in Svizzera)

…. e poi ti apri agli orizzonti, alle culture, alle persone che ti stanno intorno che vivono di abitudini che non avresti mai potuto conoscere senza aver avuto l‟ opportunità di vivere un'altra famiglia , un'altra casa, un altro paese. Grazie ad intercultura ho vissuto un esperienza fantastica, impreziosita dagli sforzi che gli insegnanti hanno fatto per il mio reinserimento tra i banchi di scuola. Grazie Liceo Severi. Giovanni Sabatino in Ungheria

Avevo cinque anni e pensavo non ci fossero dubbi sull‟ eguaglianza tra gli uomini. 40

Avevo sei anni e capivo che le femmine portano la gonna e questo è effettivamente uno svantaggio quando un bimbo vuole sbirciarti le mutandine. Avevo nove anni, capivo che alcuni hanno il cellulare, altri no. Avevo dodici anni, capivo che altre persone di etnie diverse, qui, fanno il lavoro sporco. Finalmente, ne avevo quattordici e capivo che portare la gonna non è un invito a guardarci sotto. Ne avevo sedici e finalmente capivo che è meglio un divieto oggi che un vizio domani; la ricchezza non è sinonimo di fortuna. Ne avevo diciassette ed ero in Brasile. Un abbraccio forte all‟ aeroporto, una tazza di caffè a ritmo di samba e chorinho, un‟atmosfera così estranea eppure tanto familiare. Questa donna, la chiamerò Mamma, quest‟ uomo, Papà. E voi tutti – ma quanti siete?- fratelli, sorridenti e curiosi. Che parlino portoghese, finlandese, turco, che differenza c’è quando tutti condividiamo la gioia di ritrovare noi stessi attraverso il diverso? Riscopro parti di me che avevo lasciato in Brasile, in qualche lungo viaggio ancor prima della mia nascita. Convinta che ogni paese è degno di essere visitato, poiché in tutti i popoli ho lasciato in custodia una parte di me da andare a ritirare. Eleonora in Brasile

Quando si parte per un anno AFS,non pensate di conoscere persone diverse,diverse da voi. Eravamo 35 ragazzi da tutto il mondo,culture diverse,lingue diverse,pelle diversa,eppure penso di non aver mai conosciuto persone così uguali a me. Parte per un anno all'estero chi un giorno si sveglia e nello specchio vede una nuova persona,diversa;una persona a cui non basta più sapere cosa c'è nella sua città,nella sua scuola..una persona a cui non basta più la sua vita:ha bisogno di conoscere quella del mondo. A dir il vero,tra le persone che ho conosciuto,nessuna era partita per puro diletto. Tutte loro avevano storie durissime alle spalle e un bel giorno avevano deciso di appropirarsi della propria vita. Nonostante il motto intercultura sia" ti porta lontano restandoti vicino", in quei momenti sembra un ossimoro. Sei solo con te stesso e conoscersi è stato bellissimo. Mi sembra riduttivo raccontare la mia esperienza perché penso che ognuna sia così unica ed irripetibile,ma vi dirò comunque che è stata fantastica. Ripensare a quell'anno a distanza di tempo,è strano:se ci ripenso sembra che io abbia passato lì solo momenti felici (nonostante la mai memoria sa che non è così!).Ma quello che accade è questo : l'energia di quell'esperienza diventa così luminosa e immensa che anche se 8 momenti su 10 erano bagnati da lacrime,tutto il dolore è spazzato via dalla gioia.Non è stato facile,è una sfida con se stessi,ma una volta che riesci a vivere in armonia con la nuova persona che è nata,diventa un'esperienza che non ti abbandonerà mai più. Giulia Todisco. in Turchia

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Si ringraziano: Il centro locale di Intercultura per il supporto costante o La presidente Stefania Ammendola o Cosetta Macchi Responsabile Sviluppo e Formazione o I Volontari tutti La dirigente scolastica del Liceo scientifico F. Severi, prof.ssa Marcella Sannoner, per la disponibilità la prof.ssa Maria Carmen Matarazzo per l’appoggio morale e pratico I docenti sensibili all’Accoglienza e all’Invio I docenti che hanno sostenuto la manifestazione Gli studenti e le studentesse che dimostrano sempre grande apertura mentale La prof.ssa Silvana Amodio per la sua sensibilità alle problematiche interculturali.

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Un ringraziamento particolare va alla prof.ssa Liliana Longobardi che da sempre ha collaborato al Progetto dell’Educazione Interculturale con competenza,

disponibilità, entusiasmo e grande professionalità, non facendo mai mancare il suo sostegno né a me né agli studenti.

Grazie Ad Maiora

Realizzazione a cura della Prof.ssa Maria Addolorata Di Capua

Castellammare di Stabia 30 marzo 2011-

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