n.18/2011 Fondato nel 1921 n.18/2011 www.ilpopoloveneto.blogspot.

com Direttore Emanuele Bellato

VOGLIA DI SINISTRA
Nel nostro giornale abbiamo scritto tante volte di Nichi Vendola, ma nessuno di noi aveva mai avuto l’opportunità di seguirlo in un pubblico comizio. L’occasione si è finalmente presentata sabato 7 maggio con l’arrivo di Nichi Vendola a Rovigo per sostenere il candidato sindaco di “Sinistra Ecologia e Libertà” e “Italia dei Valori” Giovanni Nalin. Le speranze nostre e del popolo del centrosinistra non sono state deluse e la sensazione è che Vendola giocherà un ruolo sempre più importante non solo nel campo della sinistra, ma anche nel Paese. Siamo di fronte ad un leader, un po’ profeta ma allo stesso tempo concreto, distante dalla politica politicante, dal cinismo e dal degrado di questi giorni. Ultimo esempio lo squallido colpo basso della Moratti nei confronti di Pisapia. Non per appoggiare il partito di Vendola, anche perché nella nostra redazione convivono diverse tendenze politiche, ma per la bellezza e profondità del discorso abbiamo deciso di pubblicarne la trascrizione. La Redazione de Il Popolo Veneto

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> Politica

Nichi Vendola, “comizio d’amore” a Rovigo
Trascrizione integrale del discorso pronunciato il 7 maggio 2011

[…] Siate orgogliosi di vivere la politica come fare comunità, come ricostruire relazioni sociali, rimettere in pista il senso della convivenza. Perché il punto è questo. Il punto vero che noi abbiamo è questo. Consentitemi di fare qualche riflessione proprio sulla politica. La politica dovrebbe essere un principio di educazione. Educare noi stessi alla complessità, alla scoperta del mondo, alla conoscenza delle differenze. Imparare quanto sia necessario in questa epoca: superare pregiudizi, superare steccati, barriere culturali, sociali, architettoniche che hanno segnato la divisione del genere umano. Ma come si fa, di fronte alle lezioni della storia, di fronte a questa storia che si è come avvitata velocemente davanti ai nostri occhi nel giro di poche settimane, a reagire con la politica del piccolo cabotaggio, della bassa cucina. Vedete, c’è davvero una lezione che dobbiamo trarre da quello che è accaduto in Giappone, da quello che accade nel Mediterraneo, da quello che accade nel mondo. Come si fa qui a

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vivere di furbizia mentre uno tsunami, un terremoto e l’esplosione dei reattori atomici da Fukushima mandano un avvertimento al mondo intero e all’umanità. Quest’uomo che pensa di continuare ad essere Prometeo che conquista il fuoco anche quando si scotta le mani, anche quando si brucia. E come si fa a non sentire che Fukushima è il mondo intero e che non vale alzare la bandiera di un piccolo patriottismo che è nevrotico, che è chiuso dentro un recinto identitario fatto di ignoranza, di miti stupidi mentre c’è bisogno di mettere in campo un patriottismo del genere umano. Come si fa a non essere giapponesi di fronte alla tragedia di quel paese, a sentire che lì c’è qualcosa che ci chiama in causa. Ma scusate, uno scisma di quelle proporzioni appariva improbabile e lo tsunami ha cancellato l’intera costa giapponese. I ragazzi dovranno cambiare i libri di geografia, bisognerà ridisegnare le mappe geografiche. Uno sconvolgimento di quel tipo non fa riflettere, ciascuno di noi, su cosa intendesse, in quella bella poesia: la Ginestra, Giacomo Leopardi, quando parlava della necessità di fare catena umana contro la natura matrigna? Se anche di fronte ad eventi che sconvolgono il mondo e sempre più lo sconvolgeranno, perché sono anche frutto della mutazione climatica, dei processi di desertificazione, del buco dell’ozono, cioè di un ecosistema del pianeta terra che sta andando in tilt, non sentiamo la responsabilità: uno di custodire, come dice la Bibbia, la terra, per tramandarla come un bene alle future generazioni e due di trovare una traccia di lavoro, politico, culturale che sia quella della fraternità, quella differente della bandiera che ti fa chiudere. Le bandiere sono tutte belle, quasi tutte belle. Le bandiere sono colori, sono evocazioni di storie. Ogni bandiera è un racconto, ma la bellezza consiste nella processione delle bandiere, nella confluenza di tante cose diverse che costruiscono la cifra della convivialità. L’umanità è bella per tutte le sue differenze, perché è un caleidoscopio. Coloro che vogliono abolire le differenze sono soltanto spaventati, perché hanno paura di non reggere il confronto e pensano che bisogna agitare un bastone contro la differenza. Fukuschima è anche una riflessione su un tema rilevante, che è il rapporto tra il potere e la vita quotidiana. Vedete, sono veramente degli imbroglioni quelli che pensano che a fronte di domande così impegnative bisogna rispondere con la furbizia. Berlusconi vuole cancellare le norme che avevano appena varato per portare tante centrali nucleari in Italia. Anche perché aveva un portafoglio di affari con Sarkozy di venti miliardi di euro e pare che anche qualche suo, diciamo sodale, fosse interessato come azionista nella società elettrica francese. Questo è il giro di affari. Allora c’è il referendum il 12 di giugno. Amici e amiche, compagni e compagne, cittadini e cittadine il 12 di giugno dobbiamo tutti quanti andare a votare per riprenderci il diritto di contare. Loro fanno un trucco, cancellano le leggi che avevano appena votato per fare le centrali nucleari in modo tale che non ci sia più il quesito al referendum, in modo tale che dopo sei mesi possono tornare a legiferare in favore del nucleare, con l’idea, l’ha detto Berlusconi, che la gente, il popolo bue, è preda della paura oggi. Vi faccio notare che è un mese e mezzo che in nessun telegiornale si vede più un’immagine dal Giappone. Vi faccio notare bisogna andare sui siti internazionali o su Al Jazeera o sulla Cnn per scoprire cosa accede sulla costa nord orientale del Giappone. Ci sono in questo momento cento milioni di tonnellate di macerie che nessuno scienziato sa come poter smaltire, perché sono cadaveri e città impastati e non si possono toccare perché sono stati lungamente spazzolati dalla radioattività che si è sprigionata dalla centrale di Fucushima.

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La paura, signor Silvio Berlusconi è negativa quando instilla l’idea che l’altro essere umano con la sua cultura venga a minacciare la tua identità , ma la paura quando insegna ad un bambino che se gioca col fuoco si può scottare le mani è un principio di cognizione, è un principio di realtà. E allora questa paura è un principio di legittima difesa dei popoli. Ci avete ingannato mille volte. Ci avete detto che l’amianto faceva bene, e mai nelle campagne elettorali si parla di questo, mai si dice come si muore di asbestosi, che cos’è la morte per mesotelioma pleurico …Io li ho visti, uno dopo l’altro, gli operai nella mia città crepare, ed ora è il turno delle mogli, quelle che lavavano le tute infarcite di fibre d’amianto. Ma perché non si parla di questo in campagna elettorale? L’amianto, le diossine, i furani, le polveri sottili, i bambini che devono cumulare gli inquinanti nei propri polmoni. Il Po. Perché quando la Lega, con i suoi militanti che mettono le corna - da noi non si potrebbe fare… - quando vanno sulle rive del Po e raccolgono l’acqua del dio Po nell’ampolla, ma dopo, l’ampolla, la portano all’Agenzia regionale per la protezione ambientale per fare le analisi del livello di inquinamento delle acque? E poi, il problema della devastazione della montagna e della collina, dell’inquinamento dei corsi d’acqua, dell’erosione della costa. Oggi il problema non è più l’erosione della costa, e non sarà più nostra la costa, il bene diciamo così tipico della proprietà pubblica indisponibile da parte dello Stato, il governo Berlusconi ha pensato che si possa privatizzare, perché nella loro cultura l’idea che tutto, anche la vita, ogni respiro deve essere mercificato, anche le persone non devono avere valore, devono avere un prezzo…ma insomma… Ma io, quello che voglio affermare non è la mia ragione, ma è una questione proprio di livello della discussione. Può darsi che io abbia torto, ma vorrei capire se è possibile affrontare le sfide del mondo che stanno interrogando i popoli, le comunità e la politica a ogni latitudine, con la pochezza, con il provincialismo, con la volgarità, con la pornografia che va in scena con il dibattito politico italiano. Vedete la vicenda del Mediterraneo… Scusi signor Ministro dell’Interno perché paghiamo i servizi segreti, oltre per spiare alcuni che danno fastidio. Perché i governi di tutta Europa pagano i servizi segreti se poi non sono in grado di avere le antenne neanche per captare che di fronte a noi sta per capitare? Una cosa che ha una dimensione epocale, una rivoluzione democratica che parte dall’Egitto arriva alla Libia e passa per la Siria, per il Marocco, per lo Yemen, per il Barehein, cioè un mondo intero che si spacca e noi forse eravamo troppo impegnati ad imparare dal noto pedagogista Gheddafi la pedagogia del “bunga bunga” per poterci accorgere che il rais di Tripoli è un feroce dittatore. E facciamo fatica a capire come si possa con tanta disinvoltura passare dal baciamano al bombardamento, perché, evidentemente, c’è davvero un’idea della politica che è terribile. Che è terribile! Voi ricordate quando è caduto il muro di Berlino. L’Europa intera, le classi dirigenti e i popoli hanno brindato per la libertà ritrovata di chi viveva oltrecortina, alla fine di quei regimi che a volte erano tragici e qualche volta comici e comunque erano sempre tragicomici, perché le dittature sono sempre tragicomiche; ed abbiamo accolto quelle genti, abbiamo reso più larga e più grande l’Europa. Oggi, a fronte di una rivoluzione delle libertà che riguarda tutto il Mediterraneo, il nostro problema è l’orda barbarica che ci può raggiungere, è il popolo che può schizzare da quella costa del nord Africa verso di noi. Io sono da questo punto di vista - permettetemi una nota regionale - molto orgoglioso di essere pugliese per questa ragione: perché quando nel giro di due, tre giorni tutto un popolo, quello

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albanese, quando si è squagliato lo Stato d’Albania, ci è precipitato addosso, noi non abbiamo organizzato le manifestazioni per dire “via gli stranieri”, abbiamo costruito una gara di solidarietà, ma non perché siamo buoni, ma perché ci confrontiamo con la realtà. E la realtà, per esempio in Italia, è che se improvvisamente uno di questi apprendisti stregoni della Lega Nord dovesse per sortilegio cambiare la realtà italiana e far sparire tutti gli stranieri, noi avremmo tre piccoli problemi. Primo problema non sapremmo più come pagare le pensioni visto che le casse dell’INPS affluiscono di una quota rilevante di versamenti previdenziali dei migranti che tuttavia non riusciranno mai a godere di una pensione. Secondo, avremmo un piccolo problema legato a quell’otto per cento di prodotto interno loro che viene prodotto dagli stranieri, circa un miliardo secco di euro di ricchezza nazionale che finisce a noi e che viene prodotto da loro. Terzo, c’è un problema per le famiglie. Le famiglie hanno il nonno malato di Alzaimer, hanno il bambino che va assistito, hanno problemi di ogni tipo e spesso si danno le chiavi di casa e la cura delle persone più in difficoltà ad una badante. Sono due milioni le famiglie che affidano ad una badante straniera il lavoro di cura nella propria famiglia. Voglio dire: il confronto con i dati di realtà. Noi siamo davvero dentro un passaggio d’epoca, le cose che accadono in questi giorni saranno scritte sui libri di storia, inclusa la cattura e l’omicidio di Bin Laden, sono vicende molto grandi, ed è possibile che noi ci dobbiamo occupare di nove sottosegretariati in più che possano premiare le escort parlamentari? E’ possibile che il nostro Paese abbia delle istituzioni parlamentari che non hanno il tempo per affrontare i grandi dilemmi che interessano davvero l’intero mappamondo, ma debba occuparsi invece dei cosiddetti “responsabili” e di tutti gli altri cespugli che hanno trasformato il Transatlantico in un suk, in un luogo di compravendita dei voti, in un luogo di mortificazione dell’idea medesima della democrazia? E’ possibile? La moralità virile della Lega Nord dove è finita? Hanno preso il bromuro con Berlusconi? Dove è finito il “celodurismo” quando si tratta di vivere dentro questa dinamica? Io non penso proprio che il problema che dobbiamo affrontare sia quello di Ruby. No, noi non abbiamo competenze. Di Ruby si debbono occupare i giudici, in un processo penale, in un pubblico dibattimento. Ci dobbiamo occupare del fatto che in uno Stato di diritto, in una democrazia matura, il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge non può avere mai alcuna eccezione, perché se no non esiste più, e tanto più quanto sei potente io credo che devi soggiacere al primato di controllo di legalità, perché non può esistere che il nostro sia un paese garantista con i garantiti e giustizialista con i poveri cristi. Non è possibile questa idea! Ed anche qui trentasei leggi ad personam rappresentano un tributo all’impunità e alla spudoratezza di un ceto possidente da parte di coloro che qui nelle lande del Nordest raccontano di Roma ladrona, visto che sono gli stessi che a Roma ladrona si sono accomodati, cercando tutti i comfort di quel mondo. Ma il punto non è Ruby, lo scandalo di Berlusconi non è Ruby, lo scandalo di Berlusconi riguarda tutti i coetanei e le coetanee di Ruby. Lo scandalo di Berlusconi dopo quindici anni di berlusconismo è aver portato il nostro Paese in una condizione inedita. Mai era accaduto che si potesse dire delle giovani generazioni: sono la generazione del “lavoro mai”, cioè una generazione prigioniera a vita della precarietà. Questa è una tragedia. Nelle famiglie italiane, negli ultimi anni, è accaduto un fenomeno - e vorrei dirlo anche a Pier Ferdinando Casini (presente lo stesso giorno a Rovigo in P.zza Matteotti, ndr) - che le famiglie sono state scorticate vive, non dall’Arcigay,

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ma dalle politiche economiche del ministro Tremonti. Le famiglie sono state scorticate vive non dal fatto che due ragazze o due ragazzi si danno un bacio ma dal fatto che i redditi sono dimagriti corposamente, dal fatto che una famiglia fa fatica a mandare un figlio all’Università, dal fatto che il ceto medio si è squagliato, dal fatto che il popolo delle partite Iva è stato mille volte ingannato, dal fatto che c’è una classe dirigente che non sa cosa significa avere una politica industriale, che cosa significa difendere i posti di lavoro ed impegnarsi a costruire apparati produttivi capaci di competere con il mondo. Dov’è un luogo in questo governo, in cui io, che governo una regione di quattro milioni e centomila abitanti, posso discutere di tessile, di salotto imbottito, di calzaturiero, di abbigliamento, di siderurgia, di chimica di base, di cantieristica navale. Dov’è un luogo? E’ disperante la condizione di una classe dirigente così lontana, distante dai problemi del paese. E siccome il destino è quello che il futuro per i giovani va abolito, allora viva il presente, un presente anabolizzato, gonfio di pubblicità, di fiction e di reality. E in questa dimensione del presente voi, i più giovani, non avete bisogno di una scuola di qualità, non avete bisogno di una Università di qualità; c’è bisogno che la scuola e l’Università vi preparino alla precarietà… Scusate, la Gelmini ha ragione, la Gelmini esprime il disegno più organico del governo: tanto tu domani sarai, quando ti capiterà - se fortunato - di trovare un lavoro, sarai alle dipendenze di una forma di caporalato planetario, sarai precario a vita, e allora a te che t’importa di conoscere gli endecasillabi sciolti dei Sepolcri di Foscolo o i principi della termodinamica? Che t’importa di conoscere la filosofia di Schopenhauer o di sapere esattamente dal punto di vista geo-morfologico che cos’è la Padania? Non ti deve importare niente, devi apprendere quello che ti è indispensabile per essere che cosa? Libero dentro il supermarket, libero di una libertà predatoria pubblicitaria, ma per il resto un servo, un servo di questo genere di mondo. E allora per noi, care amiche e cari amici la politica è innanzitutto mettere lo specchio di fronte all’Italia e di fronte alle città. L’Italia è un ecosistema stressato che sta andando in collasso; e sta andando in collasso sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista morale che dal punto di vista dell’idea di sé, della sua storia, della sua visione del futuro. Come si fa nell’Italia di oggi a dover contrattare chi addirittura rievoca i campi di sterminio e i forni crematori, a chi cerca di instillare i sentimenti più belluini, per cui non necessita la comprensione delle cose, basta una bestemmia, basta un pugno sbattuto sul tavolo, basta alzare la voce. In fondo, nei talk show, questa classe dirigente: i La Russa, i Gasparri, i Romani, di cosa son capaci? …di rappresentare la politica in forma di pitbull che abbaia e morde, che devono far sentire l’odore del sangue. Ed è una classe dirigente che ha fatto della virilità, perché sono un gruppo di maschi un po’ invecchiati, un po’ stagionati, del teatrino della loro virilità un linguaggio pubblico. Non era mai accaduto, perché i maschi nelle loro confraternite un po’ mafiose, le battutacce se le sono sempre fatte e un certo codice sessista e maschilista è sempre stato animatore delle confidenze, del cameratismo tra maschi. Mai però sulla scena pubblica era accaduto che ci si potesse esibire in spudoratezze veramente infami come quando Berlusconi va da Bruno Vespa e dice le donne in politica devono avere un certo grado di - dice testualmente - gradevolezza estetica. [Ma lui i maschi del suo governo non li ha mai guardati? che certe sere bisogna mettere presto i bambini a letto perché se appare La Russa; Brunetta, Calderoli sono eventi traumatici per una creatura?] (Frase pronunciata con tono ironico, ndr). Consentitemi di stare ancora qualche secondo su

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questo argomento, perché noi dobbiamo sconfiggere politicamente il berlusconismo ma soprattutto lo dobbiamo sconfiggere culturalmente, perché la nostra sconfitta è stata di tipo culturale. Anzi vi dico la verità, vi dico come la penso io… So che quando dico questa cosa non tutti mi capiscono, però è il mio pensiero. Io faccio politica dicendo quello che penso. Io non combatto contro Berlusconi, combatto per liberare Berlusconi, dai suoi fantasmi e dal berlusconismo, perché a 75 anni vivere su quel teatrino di prestanza fisica e di virilità sempre esibita, usare il vocabolario in erezione, deve essere stressante… perché poi, se ad ogni sudata il problema è rifarsi il trucco e controllare il mascara o il fard deve essere stressante, mentre l’autenticità delle persone, anche quando invecchiano, anche quando i capelli diventano bianchi, anche quando hanno le rughe, non è proprio una malattia, non è proprio una cosa di cui vergognarsi. Lui è portatore… (Il discorso di Vendola è interrotto dal suono delle campane delle 12.00 e dichiara sorridendo: “ma noi suoneremo le nostre campane!” e poi “sarà difficile per me competere con le campane” ndr). Lui, se ci pensate bene, è portatore di un mito tragico. Ci sono due miti con cui si è misurata l’umanità: il mito della vita eterna e il mito dell’eterna giovinezza. Il mito della vita eterna è un mito positivo, perché è stato rielaborato dalle religioni. E’ l’idea della trascendenza, di una vita oltre la vita terrena, e quindi si può vivere senza necrotizzarsi eccessivamente coltivando l’idea della vita eterna. Per chi è credente, per me, è un’idea fondativa del mio modo di vivere, l’idea della vita eterna. Poi, c’è invece il mito dell’eterna giovinezza. Qui le cose si complicano perché quel mito è destinato fatalmente ad infrangersi. Perché per quanta chirurgia plastica, per quanti lifting, per quanti miracoli possa fare don Verzé nei suoi laboratori di medicina ad un certo punto la vecchiaia avanza e il tempo ha la meglio sulla tua richiesta di eternità. La nostra onnipotenza è soltanto ideologia. Noi siamo tutti accomunati dalla fragilità, dall’essere persone che sono destinate a convivere anche con la limitatezza della propria esperienza di vita. Vorrei dire una cosa: è questa la bellezza dell’umanità, nella sua fragilità che produce fraternità. L’idea dell’eterna giovinezza non è stata soltanto strutturalmente offensiva per la libertà delle donne, perché ha portato ad immaginare oggi, come nelle peggiori epoche del passato, che nel discorso pubblico le donne potessero essere le docili prede per le attività venatorie del genere maschile, ma è negativa anche perché ha accompagnato fenomeni terribili, come l’espulsione dei vecchi dalla vita di comunità. Nel giro degli ultimi decenni gli anziani sono stati delocalizzati come esuberi dall’economia domestica e le famiglie non sono più il luogo in cui circolano le narrazioni delle generazioni e la solitudine degli anziani che vivono la loro vecchiaia come una malattia e non come una condizione anagrafica si riverbera sulla solitudine dei bambini che hanno perso quel ruolo straordinario del ruolo dei nonni e delle nonne, di accompagnamento, di protezione, di confidenza. Badate, questa frattura è terribile. … Si poi dobbiamo prendere i voti, dobbiamo vincere a Rovigo, dobbiamo vincere in queste amministrative, ma dobbiamo vincere per orientare per orientare le politiche pubbliche a degli obiettivi fondamentali. La ricostruzione del senso del vivere associato, la ricostruzione del bene comune, la ricostruzione di un’idea pubblica della politica. La politica non può essere il primato degli interessi delle lobby, degli affaristi e dei mafiosi. La politica deve essere il bene comune. E ancora una volta il 12 giugno dobbiamo andare a votare i referendum per difendere il carattere pubblico dell’acqua, l’acqua è il diritto alla vita, per me privatizzare l’acqua è

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bestemmiare contro il Cielo. Il legittimo impedimento: Berlusconi trema di fronte a quei referendum. Dobbiamo andare a votare, perché è un populista che ha paura del popolo. Un populista chiuso nel palazzo. Un populista che celebra l’antipolitica e poi nei suoi comportamenti mette in scena il peggio della vecchia politica. Quello che è accaduto in queste ultime ore in Parlamento fa impallidire le peggiori pratiche della prima repubblica, questa è la verità, questo voglio dire concludendo. La nostra lotta deve essere per alzare una bandiera quella del superamento di ogni forma di precarietà, non solo quella del lavoro. La precarietà è oggi il dato della vita generale. E’ la precarietà del vivere urbano in condizioni di degrado delle periferie. Il tema della riqualificazione e del risanamento delle periferie deve essere centrale in tutte le battaglie amministrative. Bisogna fare due cose: dire che le città non devono crescere più perché non è possibile che facciano come la rana della favola di Fedro che voleva assomigliare al bue e che si gonfiava e si gonfiava fino ad esplodere. Le città devono essere recuperate, riqualificate. Nelle periferie bisogna portare l’efficientamento energetico, idrico, i servizi sociali, i trasporti, il verde. Bisogna riprogettare la città come corpo urbano, come volto, come ecosistema. E questo è fondamentale. La precarietà è nella vita di famiglia, quando le famiglie diventano solamente un’area di parcheggio perché si è figlio di mamma anche a trent’anni quando non ci sono prospettive occupazionali, ed è umiliante per un ragazzo di trent’anni chiedere 20 euro ai propri genitori per poter uscire la domenica. E’ una condizione umiliante. Ma quello rende le famiglie precarie e nervose. La precarietà nel lavoro che è un problema di civiltà. Che classe dirigente veramente cialtronesca quella che non capisce l’importanza delle piazze di tutta Italia che si riempiono quando c’è lo sciopero generale della Cgil. Fatemi citare un uomo non della mia parte politica: quando nel ’68 gli studenti, nella più violenta, nella più radicale delle contestazioni politiche, culturali, hanno riempito le piazze d’Italia, uno statista democristiano come Aldo Moro diceva “bisogna prestare ascolto alle domande dei giovani perché il futuro non è più nelle nostre mani”, altro che le battute di Brunetta, di Sacconi, della Gelmini. …Vada a studiare la Gelmini… Vadano a confrontarsi con una storia che merita , anche con lo stile di quella classe dirigente. E ancora, la precarietà è quando il lavoro torna ad essere forma di merce, quando il lavoro non è un’espressione dell’ambizione a diventare cittadini e partecipare al circuito della cittadinanza. In un rapporto di lavoro, se tu sei con un contratto a termine, senza contratto collettivo, senza tutele, di fronte ad un padrone che oggi è multinazionale, che è come lo “spirito santo”, sta dappertutto e in nessun luogo, non puoi neanche sapere dov’è casa sua, forse non ne conosci il nome e cognome e allora ritorna la ricattabilità dentro il lavoro; come è stato per gli operai e i braccianti all’inizio del ‘900. Quando il lavoro diventa merce, anche le imprese lavorano male. Perché le imprese pensano di poter competere sullo schiavismo, ed invece nel mondo di oggi si può competere soltanto facendo innovazione e puntando sulla qualità: qualità dei prodotti, qualità del lavoro. Ed ancora, la precarietà ambientale in un paese che conosce il dramma dell’acqua: quando c’è e quando non c’è: è un paese morto di sete e morto affogato; è un paese con grandissimi aree che devono confrontarsi con la siccità e ha il problema delle precipitazioni di tipo alluvionale e della esondazione dei corsi d’acqua. Sono problemi giganteschi. E’ un paese che ha bisogno di un piano straordinario di lavoro per la sua messa in tutela, in cura. L’Italia è un corpo delicato, è un corpo che va amato, che va conosciuto! Non si può pensare di bucarlo, di cementificarlo, stuprarlo, continuando con questa storia.

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Ecco, finisco, dicendovi questo, una raccomandazione. Voi sapete che tante volte l’impeto della destra populista è condito di offese, di contumelie, di ragionamenti molto semplificati. Si insinua l’idea che la complessità sia un’invenzione e che la cultura sia qualcosa per anime debosciate. In fondo Goebbels diceva “quando sento la parola cultura metto mano al revolver”. Noi, su quel ring della boxe, dove la politica diventa contesa come le giostre medievali, come i duelli rusticani, noi non ci dobbiamo salire. Credetemi, noi la politica la dobbiamo vivere come un’occasione di conoscenza, come una forma di auto-educazione alla complessità, e se posso dirlo, contro il plebeismo di un linguaggio urlato di una pornografia di Stato, noi dobbiamo riscoprire l’eleganza della battaglia politica fatta di passioni alte. Questo è quello che vi suggerisco. Poi, nella vita si perde e si vince, ma per noi la politica deve essere una semina. Seminare, seminare idee di futuro, seminare pensieri lunghi, seminare antidoti all’intolleranza, all’ignoranza, alla violenza, seminare idee di quelle che un profeta della mia terra, un grande uomo di Chiesa, un grande uomo di Pace come don Tonino Bello chiamava la “convivialità delle differenze”. Ecco, è una semina buona. Vedete compagni, le campagne elettorali non sono diverse dalle campagne dei contadini. Le mie campagne sono state le più aspre perché erano pietra, deserto e i contadini hanno dovuto dissodarle, hanno dovuto sputare veleno per tirar su un germoglio, e poi arrivava il freddo e bruciava il germoglio e ricominciavano, e ricominciavano ancora. Le campagne elettorali sono così. Si tratta di coltivare in profondità, di entrare dentro la vita materiale delle persone, di saper ascoltare non solo di saper parlare e di sapere costruire una prospettiva di speranza, di uscire fuori da questa condizione di claustrofobia in cui ci sentiamo oppressi fra quelli che invocano l’autentica “razza Piave” e quelli che invocano il forno purificatore. Noi vogliamo soltanto invocare più fraternità e più bellezza in un mondo di Pace. Foto: Intervento del candidato sindaco di Rovigo per “Sinistra Ecologia Libertà” e “Italia dei Valori” Giovanni Nalin

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> Libri

Nichi Vendola in libreria
C’è un’Italia migliore Vendola Nichi € 10,00 2011, 160 p., brossura Fandango Libri Nichi Vendola è oggi il politico più discusso e amato nella sinistra italiana, è il caso del momento, ha governato per cinque anni la Regione Puglia puntando sui giovani, la cultura e l’ambiente. Come ha scritto il Financial Times: “A una recente conferenza sull’energia solare, gli investitori hanno definito la Puglia come la regione più attraente del meridione d’Italia per una burocrazia meno ingombrante”. In questo libro ci sono le idee per cercare e trovare quell’Italia migliore che in questi anni è stata sepolta dalla paura e da un governo inadeguato. Finalmente il libro di Nichi Vendola che contiene le proposte su ambiente, cultura, giovani, sanità, famiglia, giustizia. Nelle pagine di C’è un’Italia migliore saranno trattati i temi che faranno parte della piattaforma politica per la candidatura del leader di Sinistra e Libertà alle prossime attese primarie. Le fabbriche di Nichi, con ben 80.000 iscritti, sono le associazioni che negli ultimi mesi si sono diffuse in Italia e all’estero a sostegno del progetto politico di Vendola. Chi ha paura di Nichi Vendola? Le parole di un leader che appassiona e divide l’Italia Ambrosi Elisabetta € 15,00 2011, 190 p., brossura Marsilio (collana I grilli) Si può vincere in politica senza avere le parole giuste? Quelle che, oltre a spiegare la realtà, ci invitano ad amare e sperare? Se il centrosinistra italiano non riesce a convincere, Nichi Vendola sembra avere successo perché rinnova il discorso politico e sa farsi comprendere dalle giovani generazioni, registrando intorno a sé un consenso crescente da più fronti. Ricostruendo il vocabolario programmatico del governatore pugliese, Elisabetta Ambrosi individua le parole chiave per dare vita a una nuova sinistra, seguendo l’esperienza dell’uomo che appassiona e divide l’Italia tra chi, per esorcizzarne il carisma, lo raffigura come un sognatore inadatto a governare, e chi vorrebbe trasformarlo in un’icona salvifica. Affrontando i problemi della vita e del presente, Vendola mostra che è possibile superare la pericolosa impasse tra la demagogia al governo e un riformismo solo sulla carta, tra populismo e impopolarità, che paralizza il Paese. Con prudenza e coraggio, immaginazione e riflessione, fino a che - dice Vendola nell’intervista che chiude il libro - “tornerà la politica come grande passione di conoscenza e di formazione”.

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Riaprire la partita. Per una nuova generazione di buona politica Vendola Nichi € 12,00 2010, 173 p., brossura Ponte alle Grazie (collana Saggi) Se riteniamo che la qualità della società in cui viviamo sia fondamentale per il nostro buon vivere, non possiamo non interrogarci sul nostro rapporto tra politica e felicità. Ma da dove cominciare? Siamo nel pieno di una crisi d’epoca, in cui non si può rintracciare un modello assoluto, un’ideologia, che plasmi la società a sua immagine. Le antiche costruzioni teoriche e pratiche della sinistra, in Italia e nel mondo, non rispondono più alle domande di senso presenti nella nostra società. Le risposte a questa crisi di senso si alternano tra populismo e tecnocrazia. La complessità è vissuta nella paura delle diversità, nell’abbandono dei pensieri lunghi, nel trionfo dell’anaffettività. “Riaprire la partita” e non “riaprire un partito”, dunque, per ripensare alla passione politica come a una grande azione collettiva necessaria per cambiare il mondo. Attraverso le parole di Nichi Vendola e quelle del manifesto, proposte nel congresso fondativo di Sinistra ecologia libertà, riemerge l’urgenza di una nuova politica per un’alternativa di società, per restituire senso a un grande percorso di liberazione: del lavoro, dell’ambiente, dei saperi, ma anche delle parole e degli affetti. Una presenza inedita nel panorama politico contemporaneo, un libro pieno di suggestioni, una “narrazione” del cambiamento ripartendo dai vissuti, dalle speranze, dalle idee di uomini e donne che non hanno smesso di sognare la concretezza di “un’Italia migliore”. Le parole del futuro. La ballata di Nichi Vendola. Con DVD Arcopinto Gianluca € 19,90 2010 Limina (collana Fine millennio) Poeta, letterato, omosessuale, sognatore, combattente per vocazione, politico per scelta, deputato prima, governatore poi, destinato a interpretare l’uomo nuovo della politica, prima che della sinistra, italiana. La figura che agli occhi di molti elettori della sinistra italiana viene identificata sempre di più come l’erede naturale di Enrico Berlinguer. Un leader apprezzato e rispettato anche dai sui avversari. Una sinistra che oggi sembra andare alla deriva non potrà fare a meno, in vista delle prossime elezioni politiche, di confrontarsi con lui, pensano in molti. Di fatto Nichi Vendola, con il suo movimento, partito dalla Puglia, ha riacceso gli animi e le intelligenze di un popolo senza più bussola, a corto di rappresentanza. Ad oggi è forse il leader più apprezzato della Sinistra italiana, perché la sua scommessa elude dalla mera sopravvivenza di una sinistra divenuta minoritaria nel paese, quasi settaria. La sua scommessa è quella di condizionare e cambiarla dal di dentro, dando rappresentanza a fasce estese, di giovani e meno giovani precari, oggi senza rappresentanza politica. Non solo del sud ma in tutto il paese, chiudendo finalmente i conti con il passato tragico del comunismo,

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senza rinnegarne però la parte migliore, e ridando nuova forma ai linguaggi, ai valori e ai significati di una sinistra italiana, rimasta senza popolo. In tutto eterodosso. Assieme, cattolico, comunista e omosessuale. Un sognatore pragmatico, lo potremmo definire. Insomma un racconto per immagini e parole del personaggio e dell’uomo. Dalla campagna elettorale e dalla sorprendente vittoria in Puglia, del 2005, per addentrarsi poi, con discrezione, nella dimensione privata e nell’intimità della sua storia personale. Il rapporto con una fede vissuta per aiutare gli ultimi della sua terra, l’incontro con don Tonino Bello, come vescovo di Molfetta, amico e guida spirituale, una delle figure più ispirate di una Chiesa che per gli altri rinuncia ai suo paramenti e talvolta anche suoi privilegi. Assieme, una straordinaria intervista esclusiva a Vendola, realizzata dall’autore. La visione di Nichi sulla pace, sul linguaggio della politica, sulla bellezza, sulla società nel suo insieme. Nel dvd, il film Nichi di Gianluca Arcopinto, gli inediti C’è un posto in Italia dell’attore e regista Corso Salani, recentemente scomparso, e il cortometraggio Verso Itaca di Gianluca Arcopinto, Emanuele Nespeca ed Elisabetta Pandimiglio, oltre a testimonianze e interviste raccolte da Emanuele Nespeca ai suoi familiari in A proposito di Nichi, in cui emerge un Vendola privato, mai raccontato prima. Trasversalmente, incontri e interviste, riprese “sul campo”, discorsi sopra Berlinguer e Pasolini, confessioni, narrazione e poesia, e un linguaggio, il suo, che scopre e usa parole nuove. Le parole del futuro. Vendola. Il volto nuovo della Sinistra Cosentino Cristina; Rosciarelli Giuliano € 15,00 2010, 400 p., brossura Editori Riuniti Nichi Vendola. L’estremista. Il professionista di partito. Il comunicatore senza sostanza. Chi è il vero Vendola? Cristina Cosentino e Giuliano Rosciarelli hanno scavato per mesi nel passato, nel presente e nel possibile futuro del candidato alla Presidenza del Consiglio più inedito della storia italiana. Partendo dalle origini, dalla giovinezza fino alla battaglia contro l’establishment politico ed economico pugliese e contro i vertici nazionali del centrosinistra, per arrivare alla candidatura alle primarie e al movimento delle Fabbriche di Nichi, interrogando centinaia di persone che hanno conosciuto Vendola e decine di osservatori indipendenti della cultura, dell’economia e dell’informazione, oltre allo stesso Vendola. Ne è emerso un uomo, prima ancora che un politico, plurale, complesso, ricco di sorprese. In molti si domandano se Vendola possa essere l’Obama italiano. Un omosessuale dichiarato, un cattolico sofferto e appassionato, un uomo del Sud che vuole un altro Sud, un comunista che crede nelle riforme e nella non violenza, un oratore in grado di citare Pasolini parlando dei problemi della vita di ogni giorno. In realtà Vendola appare come il prodotto di culture e di storie profondamente italiane, di quell’Italia che l’era berlusconiana aveva fatto dimenticare

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Nichi Vendola. Comizi d’amore Curatore: Telese Luca € 14,90 2010, 187 p., brossura Aliberti Nichi Vendola non fa discorsi elettorali, non rilascia interviste. Nichi Vendola fa veri e propri “comizi d’amore”. Non solo perché le parole che usa, in sé, hanno un forte potere evocativo - si parla di vita, desiderio, poesia - o perché fanno parte di un universo linguistico che definiamo almeno diverso da quello abituale. La grande forza di Nichi e delle sue orazioni è che significano un’irruzione dei temi fondamentali della vita all’interno del discorso politico. La sua vita, la sua infanzia, i problemi delle persone in carne e ossa, lontane dalle astrazioni di una politica che, nel corso degli anni, si è decisamente allontanata dalle persone. E così mostrare i propri dolori, gli affetti, e le emozioni tutte è diventato quasi un tabù. A sconvolgere questi tabù ci pensa Vendola, che così facendo colma una lacuna della politica italiana (ri)portando al centro della questione le persone, le loro emozioni e i rapporti che queste vivono. La sfida di Nichi. Dalla Puglia all’Italia Vendola Nichi; Rossi Cosimo € 20,00 2010, 166 p., brossura Manifestolibri (collana Contemporanea) Per ben due volte ha “dovuto sconfiggere e dirottare” il centrosinistra alle primarie. Per due volte ha battuto la destra alle elezioni regionali in Puglia. Da Bari a Roma, Nichi Vendola lancia oggi la propria sfida per la guida del centrosinistra e per “tornare a vincere” nella prossima competizione elettorale e, soprattutto, nella cultura e nella coscienza del Paese. “Se ho vinto - dice - è perché la mia vita, la mia lingua, la mia storia, sono espressioni di una dimensione nuova, diversa della politica”. Estremista, passionale, gay, cattolico, popolare, il presidente della Puglia chiama la sinistra e il centrosinistra a una sfida in campo aperto, quello delle primarie. Una sfida che gli costa l’accusa di populismo, ma che è invece inaggirabile proprio per ristabilire una “connessione sentimentale” tra la politica, la società e i soggetti che la popolano. Perché i partiti tradizionali “sono crepati”, ed è attraverso le primarie che per Vendola si esce dalla paralisi e dalla ripetizione, ricostruendo il perimetro comune di una coalizione e le parole e le pratiche di “un’alternativa vincente”. E tornando a mobilitare il desiderio di cambiamento.

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Fondato nel 1921 Anno 90 n. 18 / 2011 www.ilpopoloveneto.blogspot.com e-mail: ilpopoloveneto@gmail.com Direttore Responsabile: Emanuele Bellato Reg. Tribunale di Rovigo Numero 16/04 R.A.A. Cron.2287/04 del 21/10/2004. Reg.stampa N. 11/04. Stampa in proprio (08/05/2011). Giornale gratuito

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> Attualità

“Ripristinare le regole della televisione”
Lorenza Lei eletta nuovo direttore generale della RAI
di Ivano Maddalena

Habemus papam! Non parliamo dell’ultimo film di Moretti ma del nuovo direttore generale in Rai nella persona di Lorenza Lei. Cosa sappiamo di Lei? “Il Fatto Quotidiano” così introduceva un articolo a tal proposito: “Cattolica, riservata e diplomatica. E soprattutto nemica di Mauro Masi. Così Lorenza Lei ha convinto il Consiglio di amministrazione, più bellicoso che compatto, a indicarla per la direzione generale Rai, la prima donna in sessant’anni di servizio pubblico”. Un consiglio bellicoso ma unanime nel votarla. Fare meglio di Mauro Masi credo non sia difficile. Augurare al nuovo direttore generale Rai di essere meno prona al

governo e imparziale è quanto mai necessario. Di certo la nomina lascia spazi d’ombra ma credo che la Rai non passerà dalla padella alla brace visti i risultati della gestione Masi che ha finito per scontentare molti. Si farà presto a capire come la Lei indirizzerà la sua opera. Tra gli auguri alla Lei, ieri sera, ci ha pensato Santoro a indicarle la strada da percorrere per un compito che si profila arduo e non certo facilitato dall’attuale situazione politica italiana. Santoro si augura che adesso tornino “le regole della tv”. Il conduttore di Annozero così si è espresso: “In bocca al lupo al nuovo direttore generale della Rai, e

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dell’immagine femminile nel servizio televisivo pubblico, auspicando che l’azienda possa lavorare per il superamento degli stereotipi sessisti che ledono la dignità delle donne”. Sempre la Carlino aggiunge: “Mi auguro che il nuovo Direttore generale voglia anche intervenire immediatamente per sanare la posizione dei tanti giornalisti precari che da anni lavorano seriamente in azienda e che troppo spesso si vedono sorpassati dal raccomandato di turno”. Parole sante e condivisibile. L’augurio della Carlino è sereno e profondo. Speriamo che la Lei sappia veramente essere all’altezza del compito che le è stato assegnato e che non venga tirata per la giachetta, pardon per la gonna dal duce di Arcore che in passato non gradisse ma ora si tale nomina. Da più parti ci si auspica che la Lei non sia succube dell’inquilino di palazzo Grazioli. Speriamo la Lei sia in grado di dare un segnale di discontinuità rispetto a Masi nei confronti dei dictat di Berlusconi. Berlusconi comunque non gradiva la Lei, ora sembra benedirla. Mah! Attenzione il lupo perde il pelo ma non il vizio. Forse Berlusconi pensava per la poltrona di direttore generale di proporre Nicole Minetti? O Minzolini? O Ferrara? Siamo seri dai! Torniamo alla Lei, donna di poche parole, ha detto: “Saranno giorni gravosi. Adesso devo fare, non parlare”. Ecco, appunto, fare. Quindi dovrebbe piacere a Berlusconi patrono di un governo e di uomini e donne del “fare”. Intanto Lei incassa stima e incoraggiamento da parte di Garimberti, Zavoli, Usigrai e anche da parte di tutti noi. La storia dirà che peso avrà la sua direzione e che frutti porterà.

speriamo che si possano ripristinare le regole della televisione, perché altrimenti poi ci tocca rivolgerci di nuovo al giudice”. Santoro ha aggiunto: “Non è vero che sono i giudici a decidere a che ora va in onda Annozero, le sentenze bisogna leggerle”. Vena polemica e stoccate non mancano certo. Votata in CdA all’unanimità. Mai si era visto un simile consenso per una nomina di un direttore generale. Scoperta da Renzo Arbore e benedetta dal Vaticano. Avete ben capito, benedetta dal Vaticano. La Lei è legata da amicizia e reciproca stima a due porporati di peso in Italia e non solo: Bagnasco e Bertone. Non possiamo non dire come la gerarchia riesca sempre a collocare ovunque i suoi uomini e le sue donne. Si vocifera sia vicina anche all’Opus Dei! Tra gli obiettivi: fuori i reality dalla tv pubblica. Poi il nodo dei contratti a Fazio, Floris e Gabanelli. Altro aspetto da non sottovalutare è che è una donna. Forse lo si dovrebbe maggiormente sottolineare e a farlo è la senatrice Giuliana Carlino, capogruppo dell’IdV in commissione Lavoro: “L’elezione di Lorenza Lei alla carica di Direttore Generale della Rai, alla quale vanno i migliori auguri di buon lavoro, è un segnale importante, un riconoscimento nei confronti delle donne e della loro professionalità. Mi aspetto però che la sua nomina sia la garanzia di un maggiore rispetto

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> Politica

In Italia, tutti presidenti e sottosegretari
Premiati i “responsabili” passati con Berlusconi

La precarietà non è di casa a Montecitorio. Nel Governo c’è un posto sicuro per tutti. Durante il Consiglio dei Ministri di oggi sono stati nominati nove sottosegretari. Con il “maxi” rimpasto di governo entrano quasi tutti i “responsabili” che salvarono, lo scorso 14 dicembre, l’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. “E non è finita qui” precisa, o meglio minaccia, Berlusconi. Resta da accontentare il “mitico” Scilipoti, il re dei trasformisti, il premier ombra, senza dimenticare quel manipolo di scontenti, tra cui l’ex mezzobusto Rai Pionati, sempre pronti a far pesare il loro voto nelle fasi più delicate dell’attività parlamentare. In un Paese che ha perso il senso dell’etica

probabilmente verrà perdonata a Berlusconi anche questa ennesima nefandezza in spregio al decoro e alla credibilità delle istituzioni. Tra i “premiati” i parlamentari veneti Calearo e Bellotti. Di Calearo, imprenditore prestato alla politica, conosciamo tutte le “imprese”, ma vale la pena ricordarle brevemente: già “falco” di Confindustria accettò la candidatura (come capolista, dunque con elezione assicurata, nel collegio Veneto1) con il Partito Democratico, offertagli personalmente dall’allora segretario Walter Veltroni, seguendo la logica: con gli operai “ma anche” con i padroni.

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Dopo un anno e qualche mese lasciò il PD in dissenso con una fantomatica deriva socialdemocratica del partito, nel frattempo passato di mano da Veltroni a Bersani. Approdato all’API di Rutelli e Tabacci sembrava quasi aver trovato il suo centro di gravità permanente, ma ben presto scoprì che non si poteva vivere di solo “pane e cicoria” di rutelliana memoria. Il resto è storia recente: l’iscrizione al Gruppo misto preludio al salto della quaglia del 14 dicembre, ricompensato con l’incarico di consigliere del premier per l’export. Una storia a lieto fine, …per lui. Adesso, mormorano i maligni, l’imprenditore veneto, con il vizietto del trasformismo, potrà finalmente ripristinare la vecchia suoneria del cellulare con il motivetto fascista “Faccetta nera”. Altrettanto avvincente, si fa per dire, è il percorso del polesano Luca Bellotti: ex missino, ex aennino, ex fedelissimo di Gianfranco Fini, è salito agli onori delle cronache per il suo viaggio di andata e ritorno dal Pdl. Entusiasta futurista della prima ora, organizzatore della kermesse di Mirabello, appena pochi giorni prima del suo tradimento politico, così si rivolgeva al Presidente della Camera dal palco di una manifestazione di Futuro e Libertà: “Gianfranco guidaci fuori dalle acque”, e giù feroci attacchi ai pidiellinni Capezzone e Cicchitto. Al giornalista di Repubblica che gli chiese conto del repentino cambio di posizione rispose: “Gli attacchi al Pdl? Facevo solo cabaret. Si fanno cazzate, si dicono cazzate. Vai sul palco, ti lasci prendere dall’emozione”. In quell’intervista del 24 febbraio 2011 Bellotti disse però una grande verità - soprattutto se applicata al suo modo di agire - “La politica esalta i peggiori sentimenti, le umane debolezze”. Ecco il teatrino berlusconiano della politica, solo che lo spettacolo non è divertente e costa troppo.

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> Politica Veneto

CFP Veneto: Interrogazione dei democratici
Richiesta a Zaia: Sbloccare i finanziamenti per pagare i lavoratori
I consiglieri regionali del Partito Democratico, Sinigaglia, Fasoli e Berlato Sella hanno presentato oggi un’interrogazione al presidente Zaia e all’Assessore alla Formazione Professionale Donazzan, denunciando la grave situazione in cui versano i centri di formazione professionale del Veneto. Da troppo tempo gli enti accreditati attendono che siano erogati i finanziamenti loro spettanti per il 2009 e per il 2010. In molti di questi istituti non si pagano gli stipendi dei dipendenti già da gennaio; anche gli enti che erano ricorsi a prestiti bancari per pagare gli stipendi si trovano in gravissima difficoltà, perché le banche negano ulteriori aperture di credito. “La solidarietà di Zaia e Donazzan ai lavoratori senza stipendio non sia solo un’operazione di facciata in questo periodo di campagna elettorale” - avvertono i consiglieri del PD - “Si passi subito dalle parole ai fatti, erogando agli enti le cifre spettanti”. Nell’interrogazione si mette in rilievo la grave situazione in cui versano i centri di formazione professionale gestiti dalle Amministrazioni provinciali, che, oltre a problema del ritardo dei trasferimenti di risorse pregresse, devono fare quadrare i conti con risorse più che dimezzate rispetto all’anno precedente. I consiglieri del PD ricordando di aver recuperato con una dura battaglia in aula 4 milioni per i CFP gestiti dalle Province aggiungono: “Ma siamo ancora ben lontani dai 9 milioni del bilancio regionale 2010” e chiedono quindi al presidente Zaia e all'Assessore Donazzan se "intendano aumentare in maniera congrua, già in assestamento di bilancio 2011, le risorse da trasferire alle Amministrazioni provinciali per le attività dei Centri di Formazione Professionale." Chiedono inoltre di sapere, “alla data del 30 aprile 2011, a quanto ammontino le risorse erogate relative alle annualità 2009 e 2010 per l’attività dei CFP degli enti accreditati e delle Amministrazioni provinciali”.

PIER LUIGI BERSANI A TREVISO
Pier Luigi Bersani, segretario nazionale del Partito Democratico, sarà a Treviso venerdì 13 maggio, per sostenere la candidata alla presidenza della Provincia Floriana Casellato e i candidati sindaco del centrosinistra. L’appuntamento è alle ore 13.30 in Piazza dei Signori, sotto il loggiato del Palazzo dei Trecento.

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> Politica Veneto

IdV Veneto contro la Fondazione Veronesi

“Un grande spot per il nucleare”, così è stato definito da Silvia Clai, coordinatrice cittadina di Italia dei Valori a Padova, il convegno organizzato dalla Fondazione Veronesi, svoltosi stamattina presso il centro “Papa Luciani” che ha coinvolto le classi quinte delle scuole venete. I timori della vigilia, espressi in una nota dal partito dipietrista, sono stati confermati dalla presenza di relatori sostanzialmente allineati a favore della scelta nuclearista. Per l'esponente IdV siamo di fronte ad una subdola opera di indottrinamento delle giovani generazioni: “Il governo da una parte sta cercando di oscurare l’informazione sui referendum, dall'altra bara con la scuola pubblica, dando ignobilmente ed illegittimamente spazio solo a personaggi che vogliono palesemente tornare al nucleare”. Ma le furbate del governo non hanno ingannato gli studenti che si sono fatti sentire con molte domande: “Nonostante il dispendio

economico e di energie ministeriali aggiunge Clai, notando la grande sala ed i pullman di studenti da tutta la regione - la lieta sorpresa è arrivata dai ragazzi, che non si sono fatti strumentalizzare ed hanno fatto tante domande sulle energie rinnovabili, accuratamente ‘dimenticate’ dai relatori, che hanno incentrato il dibattito sul nucleare come soluzione per il terzo millennio, sostanzialmente sponsorizzando l’atomo”. Sulla questione è intervenuto anche il consigliere regionale Antonino Pipitone: “Concordo in pieno con le parole espresse a proposito da Leoluca Orlando la propaganda che sta facendo il professor Veronesi nelle scuole italiane, a favore del nucleare e con il sostegno del ministero dell’Istruzione, è scandalosa. Siamo a un mese dai referendum e non è accettabile che si chiamino nuclearisti ad indottrinare e fare pressione sugli studenti veneti”.

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> Arte

The Misael Project Vicenza: C’era una volta…
Collettiva d’arte contemporanea a cura di Angelo Cruciani

Vicenza - "C'era una volta…" è il titolo scelto dal curatore Angelo Cruciani per la collettiva d’Arte Contemporanea che chiude il ciclo d’investigazione sull’immaginario individuale proposto nello Spazio Misael di Vicenza e dà inizio al sodalizio artistico con l’UBUNTU Project di Ferrara, spazio in cui dall’8 giugno 2011 sarà presente un corner Misael. In mostra Mr.Wany, Erika Patrignani, Luigi Copello, Federico Unia aka Omer TDK.

Quattro giovani talentuosi artisti che esplorano le potenzialità dell’immaginazione e le cui opere, pur esprimendo la specifica sensibilità estetica di ognuno, hanno in comune il prescindere da effetti spettacolari come quelli che in tempi recenti caratterizzano gran parte dell’Arte, e allo stesso tempo, sono il segno di qualcosa di sottile e sostanziale del mondo in cui vivono e in cui anche noi viviamo.

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Misael - Vicenza “C’ERA UNA VOLTA…” A cura di Angelo Cruciani Dal 16 giugno al 30 settembre 2011 INAUGURAZIONE: giovedì, 16 giugno, ore 18.00 Ingresso libero Indirizzo: Galleria Porti, 3 - Corso Palladio 36100 - Vicenza Orario: mar - sab 10-13 16-19:30 Info: Resp Spazio Vicenza: Monica Catanea monica.catanea@libero.it tel: 0444294950 - ph: 345 4302297 Sito web: www.misael.eu Mail: MisaelProject@gmail.com UBUNTU Project - Ferrara “C’ERA UNA VOLTA…” A cura di Angelo Cruciani Dall’8 giugno al 30 settembre 2011 INAUGURAZIONE: mercoledì, 8 giugno, ore 18.30 Ingresso libero Indirizzo: Via Palestro 21A/B Ferrara Info: Concetta Cimmino Mail: ubuntuprojectinfo@gmail.com

Attraverso un recupero dei confini tra reale e fantastico capace di andare ben oltre la simulazione di una relazione o l’immagine illusoria della realtà, gli artisti propongono un racconto visivo in cui l’animale rappresenta una possibilità di esistenza: un’autentica alterità in grado di entrare in rapporto costruttivo con l’identità umana. Una linea espositiva che intende indagare il rapporto tra il “fantastico” e l’“ordinario”, il primo inteso come espressione creativa capace di sperimentare linguaggi e offrire chiavi di lettura per interpretare le dinamiche della vita quotidiana, il secondo come modo per prendere coscienza di noi stessi in quanto specie vivente nel tempo e nello spazio del pianeta Terra. The Misael Project invita lo spettatore a varcare la soglia che lo separa dalla terra dell’immaginario seguendo un percorso che si dipana tra pratica artistica e vita sociale per provocare sottili slittamenti di prospettiva attraverso l'irrazionalità della visione. Tu mangeresti la Gallina che ti stira la camicia?…e una Mucca che parla proprio come fai tu?

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> Musica

A Vicenza “tre solisti per due compositori”
Tchakerian, Brunello e Lucchesini al Teatro Olimpico
Prende il via mercoledì 18 maggio 2011, alle ore 21.00, al Teatro Olimpico di Vicenza, il festival internazionale “Settimane Musicali al Teatro Olimpico”, giunto quest’anno alla XX edizione La serata inaugurale, “Tre solisti per due compositori”, vedrà la violinista italoarmena Sonig Tchakerian, il violoncellista Mario Brunello (foto) e il pianista Andrea Lucchesini interpretare le note di due importanti compositori cechi: Leóš Janáček e Bedřich Smetana. Un avvio all’insegna della musica di Praga, tema centrale dell’edizione di quest’anno, seconda tappa del progetto “Ambasciatori di note”, percorso musicale, iniziato nella scorsa stagione con Parigi, che tocca le capitali europee dove grandi musicisti italiani hanno lavorato e lasciato un segno della nostra cultura. Primo brano in programma sarà Pohadka («fiaba»), per violoncello e pianoforte, composta nel 1910 da Leós Janáček, compositore ceco amico di Dvořák. La musica di Janáček si ispira a una favola del poeta Vasilij Andreevič Žukovskij sullo zar Berendej. All’epoca della prima guerra mondiale, precisamente al 1914, risale la seconda composizione di Janáček in programma: la Sonata per violino e pianoforte. Conclude il concerto una delle prime grandi prove di compositore di Bedřich Smetana: il Trio op. 15 per violino, violoncello e pianoforte. Il brano fu composto da Smetana nel 1855 in un periodo di poco successivo alla perdita della figlia di nome Bedřiška, particolarmente portata per la musica. Eseguito il 3 dicembre 1855, il trio non fu accolto favorevolmente dalla critica della capitale ceca, tuttavia fu apprezzato da un grande musicista come Franz Liszt. L’appuntamento, realizzato grazie al sostegno di Florence e Paolo Marzotto, sarà preceduto da una conferenza introduttiva, alle ore 19.30, presso l’Odeo del Teatro Olimpico, tenuta dal pianista e musicologo Giovanni Bietti. Il secondo appuntamento con le “Settimane Musicali al Teatro Olimpico” sarà domenica 22 maggio con il Progetto Bach, realizzato in collaborazione con l’Associazione Mousikè. Il concerto vedrà il gradito ritorno del direttore viennese Michael Radulescu, accompagnato dall’Ensemble Strumentale Il Teatro Armonico. In programma musiche di J. Bach e G. Muffat.
Le Settimane Musicali al Teatro Olimpico fanno parte dal 2007 del circuito dell’EFA - European Festival Association, la più antica e prestigiosa associazione di festival europei - unico festival veneto tra i dieci italiani ad aver ottenuto questo prestigioso riconoscimento. www.olimpico.vicenza.it info@olimpico.vicenza.it

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> Musica

“Canzoni italiane in jazz” a Monselice
Sabato 21 Maggio al Palazzetto dello Sport di Schiavonia
Sabato 21 maggio 2011 alle ore 18.00 presso il Palazzetto dello Sport di Schiavonia, Monselice (PD), la rassegna musicale Mousikè. I concerti della Fondazione, si tinge di jazz proponendo una particolare rivisitazione dei classici della canzone italiana, quelle melodie indimenticabili che hanno fatto da colonna sonora alla storia dell’Italia e degli italiani intorno alla metà del secolo scorso. Una scelta di repertorio che ben si inserisce in quello che è uno dei temi dominanti della 17^ rassegna musicale: la ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia Orchestra, diretta da Maurizio Camardi, insieme a Les Quartettes String Quartet e al fisarmonicista Fausto Beccalossi, uno dei massimi specialisti in campo nazionale e internazionale del suo strumento, la fisarmonica cromatica.

Il programma prevede una rivisitazione in chiave classica-jazzistica di alcune tra le più belle canzoni della tradizione italiana come Senza fine, Estate, Donna, Amore baciami, Il cielo in una stanza, La canzone di Marinella, Quando, Domenica è sempre domenica. Il repertorio verrà eseguito senza la parte vocale, una scelta stilistica che consente ai due ensemble di rielaborare in modo estremamente personale le canzoni proposte. Un incontro di linguaggi musicali diversi - il jazz e la classica - in cui la fisarmonica, strumento popolare per eccellenza, rappresenta un ponte ideale.
Al temine del concerto agli spettatori intervenuti verrà offerto un aperitivo.

Presenteranno il progetto “Canzoni italiane in jazz” la Gershwin Jazz

L’ingresso è libero e gratuito fino ad esaurimento dei posti.

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> Sport

Lutto al Giro d’Italia: Addio Wouter
La carovana rosa piange il giovane ciclista fiammingo
contro un muretto, facendo un balzo ed urtando il volto contro la parete e poi contro l’asfalto. I soccorsi, immediati, sono intervenuti con estrema puntualità, i medici hanno tentato di rianimare lo sfortunato ciclista, mentre da Genova è partito l’elisoccorso, ma è stato tutto inutile. Troppo gravi i traumi e le fratture al cranio. Classe 1984, Wouter Weylandt è diventato professionista nel 2005, nelle file della Quick Step. Nel suo palmares una tappa alla Vuelta di Spagna nel 2008 e una del Giro d’Italia, l’anno scorso. Dall’inizio del 2011 gareggiava con il Team Leopard, con il quale si è presentato alla corsa rosa. Un dramma che ha scosso tutto il mondo dello sport e ha ricordato quello di un altro campione sfortunato, Fabio Casartelli scomparso al Tour de France nel 1995. Per la cronaca, a vincere la terza frazione è stato lo spagnolo Angel Vicioso della Androni Giocattoli. La quarta tappa vedrà un profilo basso (niente musica e niente feste di contorno), e la direzione gara lascerà libertà ai corridori di interpretare come credono la gara, con il lutto nel cuore per l’assurda scomparsa di questo giovane ciclista che a settembre sarebbe diventato per la prima volta papà. Francesca Monti
Foto: Wouter Weylandt tijdens het Dernyfestival in Wetteren 2007 |Source=eigen werk |Date= september 2007 |Author= Alyson Lindley

Abbiamo ancora negli occhi le splendide immagini delle prime due tappe del Giro d’Italia, con Torino vestita a festa, gli alpini, le vittorie di Pinotti e Petacchi, ma oggi purtroppo la corsa rosa è stata caratterizzata da un dramma, la morte di Wouter Weylandt, corridore 27enne, vittima di una caduta a 25 km dalla conclusione della terza tappa Reggio Emilia-Rapallo. Il velocista belga si trovava a 40 metri da un tornante quando ha sbattuto con il pedale

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> Sport - Natura - Televisione

La trasmissione “Unomattina” in Valbrenta
Il programma andrà in onda su Raiuno il prossimo 26 Maggio

“Vacanza Attiva in Valbrenta” è il tema del servizio girato nei giorni scorsi e che andrà in onda ad Unomattina il prossimo 26 maggio Un fenomeno l’efficienza e l’organizzazione delle strutture dell’Ivan Team, il Centro Nazionale di Sport Fluviali che da ben venticinque anni opera sul fiume Brenta, tanto da destare la curiosità del quartier generale della Regione Veneto, che lo ha voluto inserire tra le proposte per una “Vacanza Attiva” nell’ambito del progetto per la valorizzazione della Pedemontana

Veneta dell’Assessore Regionale al Turismo Marino Finozzi. Una giornata di riprese ed interviste al Presidente del Consorzio della Pedemontana Veneta, Nazzareno Leonardi, e ad Ivan Pontarollo, fondatore dell’Ivan Team e coordinatore di tutte le attività turistico-sportive e didattiche del Centro. Protagonista la Valbrenta e le bellezze naturali che la circondano, colorate e rallegrate come ogni giorno dalle mille attività del team: il rafting - con i ragazzi dell’Istituto Tecnico

IL POPOLO VENETO N.18/2011 PAG.26
fluviali, terminando poi la sua intervista presso il Complesso Turistico delle Grotte di Oliero, frequentate da speleosubacquei di fama internazionale e meta turistica di grande interesse.

Commerciale e per Geometri “G. Girardi” di Cittadella (PD), dove lo stesso Ivan Pontarollo ha conseguito il diploma di geometra - la canoa e l’hydrospeed - con le Guide di Rafting ed i Maestri della Federazione Francesco Stefani, Andrea Guerriero, Cristian Motta e Francesco Galtarossa. La brava presentatrice Margherita Basso ha lanciato il servizio dalla Contrà Mori di Valstagna con il caratteristico sfondo del paese, del fiume e della valle. Poi l’intervista al Presidente Leonardi dal ponte di Valstagna, conclusa sotto lo storico leone di San Marco che fa bella mostra di sé nella piazza di Valstagna e che, contrariamente all'iconografia classica, sorregge il libro chiuso. Dalla Casa sul Fiume di Solagna, il centro attorno a cui ruotano tutte le attività sportive e didattiche che Ivan Team propone e gestisce sul fiume, Ivan Pontarollo è intervenuto in tema di sport

L’iniziativa rappresenta solo una delle tante occasioni realizzate dal team di Ivan Pontarollo per promuovere e valorizzare il territorio della Valle del Brenta. Un ringraziamento per l’interessamento e la collaborazione è dovuto alle Amministrazioni Comunali, alla Regione Veneto, al Consorzio di Promozione Turistica “Vicenza È” e, in particolar modo, a tutto lo staff dell’Ivan Team, che ha collaborato attivamente per la riuscita delle riprese, ma anche al regista Luigi che ha saputo cogliere, nonostante la grigia giornata, le valenze paesaggistiche della valle per comporre la sua opera televisiva che andrà in onda su Rai Uno il 26 maggio prossimo, all’interno della trasmissione Uno mattina.

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