Volume : 1 Numero: 25 Data: Maggio 2011 Sede: Gruppo Alternativa Liguria Di: Asta Paolo, Martini Claudio

Alternativa news
In collaborazione con: Megachip

LA SAGA DI OSAMA….CONTINUA….
IN QUESTO NUMERO:
1 – 2+2=5. La fabbrica Orwelliana degli Osama – Di: Pino Cabras [pagina 1/2] 2 – La saga Obama-Osama – Giulietto Chiesa risponde ai lettori [pagina 2/3] 3 –Osama: la tripla presa in giro – Di: Massimo Mazzucco [pagina 3] 4 – La grande offensiva dell’impero – Giulietto Chiesa risponde ai lettori [pagina 4] 5 – Obametor– Di: Beppe Grillo [pagina 4] 6 – Siete tutti pronti per gli Osamaleaks? – Di: Simone Santini [pagina 4/5] 7 – Fukushima: la Tepco taglia gli stipendi per i risarcimenti – [pagina 5] 8 – L’impatto umano sui sistemi naturali – Di: Gianfranco Bologna [pagina 6] 9 – Come la tv danneggia le facoltà mentali – Di: Marco della Luna [pagina 6/7] 10 – Attivissimo: trucchi, menzogne e sussiego – Di: Megachip redazione [pagina 8] 11 – Bentornata Dracma – Di: Beppe Grillo [pagina 8]

2+2=5. La fabbrica orwelliana degli Osama
"Due più due? A volte fa cinque. A volte fa tre. A volte fa cinque e tre contemporaneamente" (George Orwell, 1984). di Pino Cabras - Megachip.

I nuovi “video di Bin Laden” rilasciati dal Pentagono sono una favola. Nelle favole di un
tempo a un certo punto irrompeva il bambino che con il suo candore scopriva il male e il bene, il giusto e l’ingiusto, il vero e il falso. Era quel bambino a urlare che «il re è nudo», con una verità semplice e affilata, che risuonava davanti a un pubblico, spezzava l’incantesimo dei tanti che lodavano i vestiti inesistenti del sovrano. Il dramma dell’era di Photoshop è che l’urlo si perde nel rumore di fondo delle TV e dei giornalisti alla Giovanna Botteri del Tg3, incapaci di un’ombra di dubbio, meri amplificatori degli uffici stampa del potere. Eppure il punto di rottura della menzogna non può essere rinviato, almeno finché siamo tenuti a credere il verosimile. Ora, non è verosimile che quello lì sia Osama Bin Laden. Posso dirlo in base a diversi criteri e strumenti di valutazione, che hanno ciascuno una diversa gittata e un diverso grado di oggettività. Ma non voglio rinunciare a nessuno di questi mezzi, anche quelli personali, quelli che in altri tempi il giornalismo usava ancora. Parto dal criterio apparentemente più debole perché più soggettivo: la valutazione della mia impressione ricavata da un volto. Lo uso, perché in realtà non è affatto un criterio così debole. Io, come alcuni miliardi di miei simili dotati di occhi e schermi da guardare, ora sono un testimone. Se un tribunale mi chiamasse a deporre sotto giuramento per riconoscere nel volto che mi hanno proposto nel 2011 la persona che vedevo nei filmati girati nel 2001, ebbene direi con nettezza, sincerità e senza dubbi di sorta che a mio avviso non si tratta della stessa persona. Così come miliardi di esseri umani, percepisco ogni giorno centinaia di facce diverse e ricorro senza fatica a meccanismi cognitivi innati che me le fanno distinguere, perché per il mio cervello, un cervello umano, la ricerca delle espressioni facciali e dei tratti somatici è la tendenza più naturale che ci sia. Il nostro cervello tende perfino a individuare facce ed espressività in tanti oggetti della nostra quotidianità. Solo un meccanismo costantemente vigile come questo potrebbe vedere la somiglianza tra un volto umano e l’icona dello “smile” (la faccina rotonda, gialla e sorridente un tempo nelle T-shirt e oggi nelle chat). Sono appena due puntini e una linea curva, ma non posso non codificarli come un sorriso. Perché ovunque cerco facce, le trovo, le catalogo, le riconosco, le disconosco, è qualcosa su cui ognuno di noi ha una competenza congenita e ben impratichita, che fornisce continue prove lampanti. E se una faccia vera la guardo bene e la confronto, difficilmente mi sbaglio. Naturalmente posso sbagliarmi lo stesso, certo. Ma sbaglierei di più a tacere la mia impressione autentica solo perché il potere e i media saturano il discorso pubblico con un’interpretazione che non corrisponde a quanto vedo: quel che vedo è che il tizio non è lo stesso barbuto delle altre immagini. Non credo che siamo in pochi ad avere questa impressione sensibile. Sono invece convinto che questa impressione sia di massa, ma che per molti sia un problema, perché entra in conflitto con altre esperienze cognitive. Magari per Giovanna Botteri il…

PAGINA 1 – Alternativa news n°25

La saga di OBAMA-OSAMA
Tanti lettori scrivono in queste ore a Giulietto Chiesa, intanto che si rincorrono una dopo l'altra tante versioni ufficiali contrastanti sulla morte di Osama bin Laden, tutte prese per buone dalla stampa mainstream in un clima orwelliano, ma più veloce e sincopato rispetto al libro "1984". Vi proponiamo qui alcune di queste lettere e la risposta di Giulietto Chiesa, che pone in modo drammatico la questione della possibile guerra: una guerra futura, ma già presente nella testa del sistema della comunicazione. Caro Giulietto, Io resto incredibilmente stupito di come tutti gli organi di stampa e informazione stanno trattando la notizia dell'uccisione di Osama Bin Laden. Ma è possibile che tutti credano alla versione degli americani senza porsi qualche dubbio? Perchè non c'è ancora una foto del cadavere? Perché il cadavere del tesrrorista ricercato n. 1 al mondo è stato gettato in fretta e furia in mare? A parte Giulietto Chiesa, io non sento nessuno che solleva queste questioni di una stranezza imbarazzante. Caro Giulietto, meno male esisti. Parlare dell'uccisione di un uomo che è già stato indicato morto , è difficile accetarlo. Come al solito le Forze speciali degli Usa costruiscono quello che vogliono. Ciao. Paolo Bernardini Gentile Giulietto Chiesa, mi sono sempre chiesto come sarebbe stata presentata la morte di Bin Laden, perché ero certo che prima o poi 'l'avrebbero preso' e in queste modalità, ossia fucilandolo seduta stante; o meglio, ero sicuro che primo o poi ci avrebbero detto che ciò era successo e che finalmente eravamo 'liberi'. Fin qui tutto nulla di sconvolgente, a mio parere. Quello che sinceramente mi turba è la reazione dei 'liberal', americani ed europei, di fronte a questo 'evento'. Penso che l'entusiasmo di Repubblica qui da noi,ad esempio, sia paradigmatico dell'assurdo in cui siamo piombati. Parlare di 'vittoria della democrazia' di fronte a un'esecuzione con un colpo alla testa trascende persino la neolingua orwelliana, e se a ciò aggiungiamo tutto il retroscena fatto di diffusione planetaria di foto false e rapido occultamento di cadavere attraverso tumulazione con inediti riti islamici marittimi, viene seriamente da chiedersi se certa gente che sarebbe pagata per diffondere notizie vere e smentire le menzogne 'ci è o ci fa'. Quando però il sito Web di quel giornale ospita un blog dove l'intelletuale di turno non si capacità del perché i cristiani "non dovrebbero rallegrasi della morte di Satana" forse ho capito tutto. In realtà quello che è successo…

… tizio col turbante e la barbona è davvero una goccia d’acqua con l’Osama del 2000. Ma se per caso avesse la mia stessa impressione e intimamente la assecondasse, pubblicamente sarebbe a un bivio: tacere e godersi il quieto vivere, oppure mettere il suo sguardo contro una verità corrente, sapendo che quel dubbio trascinerebbe a valanga tanti altri dubbi sul sistema che alimenta le notizie da dare. Dovrebbe cioè ammettere che il Pentagono continua a mentire e dovrebbe spiegare al pubblico perché lo fa, sconfessando così i silenzi giornalistici “maturati” in anni di carriera copia-incolla. Io non ho problemi a non credere al Pentagono, perché so quanto sa mentire, l’ho appreso da una straordinaria inchiesta del «New York Times» del 2008, che i corrispondenti dagli USA hanno dimenticato subito. Tralascio comunque questo criterio per leggermi invece una semplice notizia, pubblicata lo scorso anno dal «Washington Post»: funzionari della CIA hanno reclutato “personale dalla carnagione scura” per creare false registrazioni di Bin Laden. Se i zucconi e Zucconi non lo avessero capito, glielo rispiego: il fatto che lo spionaggio USA abbia creato false registrazioni di Bin Laden è un fatto conclamato, non una teoria del complotto. Quanti di questi video sono stati girati? A chi è stata affidata la realizzazione? Chi ne curava l’audio? Lo chiedo, perché i video rilasciati ora non hanno l’audio. Come mai? Possibile che tutto quel che abbiamo ora di Bin Laden è un morto senza più un corpo e dei video senza suoni, quando anche un telefonino da 50 euro è in grado di fare registrazioni decenti? Per Osama Bin Laden, mai una registrazione in grado di resistere davvero a controlli incrociati, in 10 anni. Sempre audio che sono stati dimostrati come falsi, e video-bufale confezionate ogni volta dalla stessa agenzia di disinformazione, il SITE di Rita Katz, alla quale i media mainstream si abbeverano acriticamente. Non tutti, naturalmente. Perché forse questa volta è davvero troppo, e anche nel mainstream le idiozie hollywoodiane ammannite dall’Amministrazione Obama, ormai troppo insolenti nei confronti dell’abbiccì del giornalismo, puzzano tantissimo e cominciano a essere fatte a pezzi. Il presunto Bin Laden che guarda didascalicamente se stesso in video – teatro sul teatro – è insieme una messinscena ridicola e un preoccupante segnale del grado di manipolazione a cui vogliono giungere gli apparati dell’Impero. … rappresenta la più grande sconfitta della democrazia, se questa parola ancora vuol dire qualcosa. Nel 1960, lo stato di Israele, attraverso il Mossad (e parliamo di due entità che non vanno molto per il sottile e che spesso non si fanno troppi scrupoli sul rispetto della garanzie legali), rapì Adolf Eichmann, la cui responsabilità nell'Olocausto era sicuramente molto più evidente di quella di Bin Laden nei fatti dell'undici settembre: eppure fu condannato a morte dopo un processo. Forse Israele non aveva timore di quello che poteva sapere o dire Eichmann, mentre nel caso degli USA e di Osama non era così. Ma forse dovremmo smetterla con questa dietrologia e pensare che adesso "il mondo è più sicuro" (ignorando quindi gli allarmismi della CIA su prossime vendette) grazie a questa "vittoria di Obama su Osama". Igor Giussani Cari amici, rispondo a tutti insieme, appena emerso da una vera e propria aggressione squadristicoradiofonica organizzata contro di me da Radio 24-Il sole 24 ore. Siamo sul filo della caccia alle streghe contro tutti coloro che non credono agli asini che volano. In realtà questa vicenda mostra molto bene lo stato delle coscienze in occidente. Sono tutti pronti, i giornalisti, a organizzare la guerra, le guerre future. La cecità è davvero impressionante, segno che la lobotomizzazione dei cervelli è già arrivata oltre il livello di guardia. E i cani da guardia del potere diventano ringhiosi e aggressivi. Feste per la morte del nemico. Feste tribali. Orwell che domina. Nessuno che prova imbarazzo a dire cose che non stanno né in cielo né in terra. Non sappiamo quando è avvenuto, come è avvenuto un evento, ma tutti lo raccontano come chi l'ha inventato ha deciso che debbano farlo. Giornali raccontano episodi (come quello della donna usata come scudo umano) di cui non hanno alcuna prova, come fossero verità rivelate. Il cadavere scompare e tutti si arrampicano sugli specchi cercando di trovare una spiegazione che non c'è. Una foto falsificata fa il giro del mondo, intanto che la più grande potenza, mentre uccide, non è capace di dare una foto vera. S'inventa il rifiuto di paesi arabi di accogliere la salma senza che vi sia una sola prova che il governo USA ha fatto questa proposta a qualcuno. Non c'è uno straccio di dichiarazione. Si dicono cose che vengono smentite dopo qualche ora, ma giornali e tv, che avevano già preso per oro colato la prima versione, accettano subito la seconda versione, giustapponendola alla precedente, anche se sono in contrasto tra loro. L'hanno ucciso "perchè si era difeso"? L'hanno ucciso per un incidente? Non volevano ucciderlo? Evviva l'hanno ucciso perchè si doveva fare giustizia sommaria (come inneggiano le folle degli iloti nelle piazze d'America e negli studi televisivi di tutto il…

PAGINA 2 – Alternativa news n°25

… mondo? E il cadavere dov'è? L'hanno buttato in mare per rispetto alle norme islamiche? Ma quali norme islamiche? E hanno dovuto fargli fare 1600 chilometri prima di raggiungere il mare? E i pakistani hanno partecipato? Ma no, non hanno partecipato. Vera la prima, vera la seconda. Tutti applaudono alla prima e alla seconda verità. Sì, cari amici, tutti questi sono già pronti a fare la guerra. Nelle strade le cose sono un pò diverse, per ora, ma quando la paura comincerà a salire e il nemico sarà stato preparato per benino, ecco che tutti correranno davanti ai teleschermi per applaudire l'esecrazione del nemico che verrà scelto al momento opportuno. Prepariamoci a difenderci. E' il miliardo d'oro che scende in guerra contro gli altri cinque miliardi. Noi facciamo parte dei cinque miliardi. Giulietto Chiesa

OSAMA: LA TRIPLA PRESA IN GIRO di Massimo Mazzucco luogocomune.net.

E’

morto un uomo che non è mai esistito. Intendiamoci, un signore di nome Osama bin Laden su questa terra è esistito, per un certo periodo di tempo, ma la sua vita reale non ha avuto nulla a che fare con quello che crede la gente. Il vero Osama bin Laden, di professione sceicco, si è dedicato negli anni ’80 all’organizzazione della militanza islamica contro l’invasione russa in Afghanistan. Per fare questo ha avuto l’appoggio, concreto e programmato, della CIA, che gli ha fornito non soltanto “armi e munizioni”, ma anche gli stessi uomini importati dai paesi arabi – i cosiddetti Mujaheddin – per combattere al suo fianco. Da questa figura tridimensionale, già di per se sfuggevole ed ambigua, è nato il personaggio a due dimensioni ad uso strettamente mediatico, che tutti conoscono come Osama bin Laden. Naturalmente, per poter gestire con disinvoltura il personaggio a due dimensioni, è stato necessario uccidere quello reale. Risale alla primavera del 2002 un articolo, in lingua pakistana, che riportava la notizia della morte dello sceicco saudita. Anche Benazir Bhutto ne diede - in modo apparentemente involontario - la conferma. Ma questa notizia fu naturalmente ignorata dai media mainstream, che potevano così iniziare ad allevare il loro prezioso pargolo bidimensionale, che gli avrebbe fruttato centinaia di titoloni a nove colonne nel corso di quasi un decennio. Sulla inconsistenza – ridicolaggine, anzi – di questo personaggio fittizio non ci dilungheremo di certo. Abbiamo già abbondantemente smentito la sua reale esistenza più volte, e lo abbiamo fatto in modo a nostro parere del tutto esaustivo. Nè peraltro dobbiamo sforzarci più di tanto per dimostrare che anche questa notizia della sua uccisione non sia che un’ennesima, patetica messinscena: non solo la foto “ufficiale” del cadavere - messa in circolazione, a quanto pare, dalle autorità pakistane – è un falso plateale, ma anche se esistesse una foto genuina del cadavere di bin Laden nulla potrebbe garantire che sia stata scattata ieri, e non otto anni fa. Di fatto erano nove anni che…

… non vedevamo più una immagine credibile di bin Laden da vivo, e questo dovrebbe bastare a risolvere la questione sulla vera data della sua morte. Ci resta ora da valutare perchè sia stato scelto proprio questo momento per dare questa (falsa) notizia-bomba alle agenzie di tutto il mondo. Per prima cosa, salta all’occhio un dettaglio molto interessante: tutti sanno infatti che sia buona regola dare le “brutte notizie” (scandali presidenziali, crolli in borsa, ecc.) il venerdì sera, in modo da approfittare del week-end – notoriamente “morto”, da un punto di vista mediatico – per attenuarne in qualche modo gli effetti negativi. Appare invece curioso che la notizia della morte di bin Laden sia comparsa sulle testate di tutti i giornali del mondo proprio il lunedì mattina, quasi si volesse ottenere l’effetto contrario: usare tutta la settimana per avere il massimo rimbombo su questa notizia, andando a coprirne eventualmente di altre meno accattivanti. Si chiama “Wag the Dog” – dal titolo del famoso film – ed è un trucco che è stato usato spesso di recente dai presidenti americani (il più famoso di tutti è il caso di Clinton, che decise di far bombardare un impianto chimico in Sudan - creando una grande eco mediatica – proprio nel momento in cui stava per esplodere lo scandalo Lewinsky). Ebbene, forse non tutti sanno che la scorsa settimana il presidente Obama ha rilasciato il suo “vero“ certificato di nascita. Lo ha fatto nel tentativo di placare una volta per tutte le polemiche sul suo reale luogo di nascita, che molti sostengono non essere stato quello delle Hawaii. Peccato per lui che il “vero“ certificato di nascita sia risultato essere un falso clamoroso. Ci hanno messo dai 14 ai 18 minuti, gli esperti di Photoshop, per cogliere in quel documento una serie di manipolazioni talmente evidenti da non lasciare nessuna speranza a chi voglia sostenere che sia autentico. Finora i media americani avevano finto di ignorare quello che in Intenet già tutti sanno, e cioè appunto che il certificato sia falso, ma sembra evidente che prima o poi qualcuno della destra avrebbe raccolto queste informazioni, e la Fox non avrebbe certo risparmiato il presidente da una figuraccia planetaria. Figuraccia che gli costerebbe di certo la…

… rielezione. A questo si aggiunga il fatto che proprio la settimana scorsa il Pakistan ha apertamente invitato il governo dell’Afghanistan ad abbandonare la sua alleanza con gli Stati Uniti e ad appoggiarsi invece, come già stanno facendo loro, al nascente impero cinese. Quale occasione migliore, si potrebbe pensare, perché la Casa Bianca tirasse fuori questo splendido asso nella manica? Ora che Osama non c’è più, infatti, cadranno molte delle motivazioni che trattengono i soldati americani in Afghanistan (non era per questo che ci eravamo andati, dopotutto?), e questo potrebbe evitare che il governo afghano arrivi all’esasperazione e scelga davvero di passare dalla parte dei cinesi. Resta infine una considerazione da fare: il popolo americano in prima fila, ed in qualche modo anche buona parte del resto del mondo, sono stati presi in giro per ben tre volte con la stessa invenzione: sono stati presi in giro quando gli è stato detto che fosse Osama il responsabile degli attacchi dell’11 settembre. Sono stati presi in giro quando gli è stato detto che eravamo in Afghanistan per cercare di catturarlo, e sono stati presi in giro ora che gli hanno detto che è stato ucciso soltanto ieri. D’altronde, come dicono i saggi, “vulgus vult decipi”. Ergo decipiatur.

– STOP AL NUCLEARE? VAI COMUNQUE A VOTARE: 12 E 13 GIUGNO 2011,

NON FREGARE

FARTI

VOTA DUE VOLTE

SI.

UNO PER DIRE NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA E UNO PER DIRE NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO
PAGINA 3 – Alternativa news n°25

La grande offensiva dell'Impero
L’ennesima mail di un lettore, seguita dalla risposta di Giulietto Chiesa.

Obametor
www.beppegrillo.it

di

Beppe Grillo -

Un

saluto a tutta la redazione, vedo che continuano ad arrivare articoli "entusiasti" su Bin Laden, va bè che non credo alla sua morte, non almeno quella osannata ieri, ma tutto questo baccano e pubblicità mi puzzano non poco. Oltre a quanto ipotizzato da Giulietto Chiesa e Pino Cabras, mi viene in mente un'altra motivazione a quanto accaduto. Potrebbe essere il primo vagito dell'ormai famoso e riconosciuto Nuovo Ordine Mondiale, con alcuni attentati sapientemente organizzati e qualche migliaio di morti da addebitare ai superstiti seguaci di Bin Laden, la strategia del terrore porterebbe il popolo a richiedere a gran voce un'intervento di difesa. Quale miglior occasione per creare un esercito mondiale che caccia 24 ore su 24 i terroristi e/o complottisti che dir si voglia!!!!! Il mio non è pessimismo ma solo una constatazione derivata dallo sfascio etico della stragrande maggioranza dei potenti e detentori di potere! Con una politica impegnata a surfare anche gli articoli della costituzione a proprio uso e convenienza, con Guerre mistificate da intervento Umanitario, con la crisi economica, con la mercificazione e monetizzazione dei servizi sociali e della salute, ect ect NON MI STUPIREBBE PIU' NULLA!!! Sbrighiamoci con UNITI E DIVERSI, non c'è più molto tempo! Valerio Donzetti Inquietudini più che giustificate e che condivido. Siamo di fronte a una grande offensiva di tipo nuovo. Io ritengo che gli Stati Uniti sono nella più grave e irreversibile crisi della loro storia. Ma non possono né ammetterlo né accettarlo. Per cui sferrano colpi all'impazzata, in tutte le direzioni. In queste condizioni commettono errori. Da qui gli enormi pasticci che stanno creando, contraddizioni, disordine informativo etc. Questo non significa che siano poco pericolosi. Al contrario: un gigante ferito può creare sconquassi, anche se sta morendo, soprattutto quando non può evitare di morire ed è armato fino ai denti. Non vedo nessun segno di un nuovo ordine mondiale. Questo è uno sconquasso tutto interno all'Occidente. La Cina e il resto del mondo (quello che rimane all'esterno, non certo il mondo arabo che è al centro dell'offensiva imperiale) stanno a guardare. Tutti sono preoccupati, ovviamente, ma, per esempio Pechino, stanno intenzionalmente alla finestra, aspettando che passi il cadavere del nemico. Vero anche che il tempo stringe, prima della tempesta che si annuncia molto violenta. E anticipata. perchè la crisi americana galoppa molto più velocemente di quanto loro (e molti di noi) si attendessero. Giulietto Chiesa

i nazisti, prima di essere impiccati, furono processati a Norimberga. Bin Laden non è stato assassinato, ucciso, fucilato, ammazzato, sparato. No. Bin Laden è stato "terminato", citando le parole di Obama. Un'elegante metafora che riduce un uomo a un insetto. I familiari di Goring non furono condannati a morte, un figlio di Bin Laden è stato invece "terminato". Era lì, sul luogo del delitto, la colpa è sua. Bin Laden, l'ex amico della Cia e degli Stati Uniti, educato nelle migliori università occidentali, è innocente o colpevole dell' 11 settembre? Avrebbe dovuto stabilirlo un tribunale in base alle prove, al dibattimento. Il mondo avrebbe assistito e, forse, capito. Gli americani sono intervenuti a casa degli altri, come di consuetudine, cow boy della Terra. Il Pakistan è uno Stato indipendente. Per le leggi internazionali, gli Stati Uniti avrebbero dovuto chiedere al governo pachistano di catturare Osama. Perché non lo hanno fatto? Il cadavere di Bin Laden è stato, secondo le fonti statunitensi gettato in mare dopo un funerale islamico(?) su di una portaerei. Lo hanno trasportato da Islamabad per centinaia chilometri per darlo in pasto ai pesci. Chi potrà dimostrare il decesso? Bin Laden serve a Obama per vincere le elezioni. Forse però perderà la guerra. Questa morte è infatti una vendetta e sangue chiama sempre sangue. Il fanatismo islamico può riesplodere e dilagare. Le scene di giubilo nelle strade delle città americane dopo la notizia della scomparsa di Osama hanno ricordato le stesse scene nei Paesi arabi dopo il crollo delle Torri Gemelle. C'è qualcosa di malato nel festeggiare la morte di una persona, anche di un criminale, come allora era rivoltante celebrare un massacro. Bin Laden viveva in una palazzina di tre piani a Abbottabad, una località turistica montana non distante da Islamabad. Abbottabad è sede di un'accademia militare e ha numerose caserme. Il governo pachistano non poteva non sapere, così come a suo tempo il governo italiano non poteva non sapere che Totò Riina viveva con la sua famiglia al centro di Palermo. Bin Laden è stato sacrificato, ammesso che non fosse già morto da tempo. "Terminato" come si usa dire in America per coloro che osano sfidarla. La disumanità è tra noi. "Restiamo umani", come voleva Vittorio Arrigoni.

Persino

Tutti pronti Osamaleaks?
Santini - clarissa.it.

per
di

gli

Simone

Ciò che mi incuriosisce maggiormente
della morte di Bin Laden, in queste ore, non sono gli enormi "asini che volano", come li definisce giustamente Giulietto Chiesa, della ricostruzione ufficiale stavolta gli sceneggiatori della CIA hanno davvero esagerato con le loro fantasiose teorie della cospirazione - ma piuttosto l'enfasi con cui il mainstream parla della "miniera d'oro" ritrovata in casa Osama. Ebbene sì, perché l'inafferrabile primula rossa del terrorismo islamico non solo abitava da anni stabilmente nello stesso luogo, così pare, in barba alle più elementari regole di qualunque fuggiasco che non dovrebbe dormire due notti di seguito nello stesso letto... ... non solo la sua villa-residenza aveva come unico sistema difensivo dei muri di cinta alti alti fino al soffitto (chissà se in cima ci aveva messo pure i cocci di bottiglia anti-intrusione, altro mistero da chiarire), ma addirittura deteneva tranquillamente con sé, a disposizione, i computer con le memorie e centinaia di dischetti contenenti tutti i segreti, ma proprio tutti tutti, della sua fantomatica organizzazione. Ops, sono caduti in mano al nemico, che sfortuna! Siete pronti, dunque, per gli Osamaleaks? Ne vedremo delle belle, ci si può scommettere. Altro che quel pivello di Julian Assange capace di rivelare solo ciò che qualunque giornaletto nazionale aveva già pubblicato qualche mese o anno prima, magari in un trafiletto, magari a pagina 22 o 23. Come è stato detto da differenti analisti, la morte di Bin Laden è un cambiamento di fase. E come insegnano alle scuole di drammaturgia hollywoodiane, un cambio di fase (loro lo chiamano turnig point, ovvero punto di svolta) è una chiarificazione e una accelerazione delle dinamiche che si sono fino a quel punto disseminate nel plot. Un punto di svolta non è provocato da una sola linea narrativa, ma ne deve investire il più possibile, meglio se tutte. Allora ecco che le dinamiche politiche interne statunitensi hanno avuto il loro bel turning point. Obama appannato, sempre apparentemente in ritardo ed indeciso sulla politica internazionale, mezzo mussulmano (e siamo sicuri che sia davvero autenticamente americano?), improvvisamente si trasforma in Capitan America, l'angelo della vendetta, il goleador della squadra vincente: Obama 1 - Osama 0, sarà su tutte le T-Shirt di primavera. "Osama muore e Obama risorge", è uno dei tanti calembour…

PAGINA 4 – Alternativa news n°25

… che stanno riempiendo la rete. Un bel viatico per la futura rielezione, senza dubbio. Ma c'è molto di più. Perché proprio ora, si domanda Thierry Meyssan dalle pagine del suo Voltairenet (1), visto che Osama, presumibilmente, era già morto da dieci anni? La sua risposta è la seguente: i guerriglieri della rete di Al Qaeda sono già usati, proprio in queste ore, e ormai da settimane, in Libia e Siria quale sostegno delle cosiddette rivoluzioni popolari contro regimi dispotici. Piuttosto imbarazzante. Ecco però che, anche in questo caso, la morte del capo-brand Osama si rivela un ottimo turning point. Scrive Meyssan: "L'annuncio ufficiale, con circa dieci anni di ritardo, della morte di Osama Bin Laden conclude un ciclo e ne apre uno nuovo. Il suo personaggio era stato la punta di lancia dell'azione segreta contro l'influenza sovietica e poi russa, il propagatore dello scontro di civiltà dell'11 settembre, aveva finito per essere utilizzato per eliminare la resistenza patriottica in Iraq. Così logorato, il suo nome non era più riciclabile. Ma i suoi combattenti lo sono". Gli uomini chiave di questo progetto di riconversione sono due: lo sceicco egiziano Youssef Al-Qardawi, propugnatore di un accordo a Il Cairo tra i Fratelli Musulmani e l'esercito, e che dalle tribune di Al-Jazeera chiama le onde arabe, un giorno sì e l'altro pure, a sbarazzarsi di Muhammar Gheddafi e Bashar Assad; e una vecchia conoscenza dell'Occidente, il principe saudita Bandar, uomo di collegamento di qualsivoglia possibile traffico e strategia tra Riyad, Washington e Londra, nonché compagno di merende di Gates, Panetta, Petraeus e soci. Nel mirino ci sono solo Libia e Siria (e insieme il Libano, il cui destino è intrecciato con Damasco)? Possiamo avanzare altre due o tre ipotesi su cui gli sgocciolamenti degli Osamaleaks potrebbero far gioco e determinare altrettanti turning points. Il Pakistan. Settori delle Forze armate del paese paiono essere sempre più insofferenti rispetto la presenza militare e di intelligence americana. Bisognerà liquidarli o metterli a tacere in qualche modo. Quali scandalose protezioni in quegli ambienti riveleranno i dischetti dell'ex terrorista numero 1? Palestina. È proprio di queste ore la notizia della sottoscrizione dell'accordo tra Hamas e al Fatah in vista della possibile proclamazione dello stato di Palestina il prossimo settembre all'Onu e di elezioni per un nuovo governo unificato dei Territori entro un anno. Ma questo matrimonio non s'ha da fare, ha già detto Netanyahu, perché Hamas "vuole la distruzione di Israele e loda perfino l'arciterrorista Bin Laden" nonostante la sua morte (2). Ma guarda un po'. Non è che scavando bene nelle memorie di qualche Pc non troveremo un bel file intitolato: rapporti Al Qaeda-Hamas? Per ultimo ma non ultimo, l'Iran. Proprio ieri (3 maggio) il quotidiano Europa (mezzo organo informativo del PD), spettegolando sulle reazioni iraniane alla morte di Bin Laden, scriveva: "Una quantità notevole di membri dell'estesa famiglia Bin Laden si sarebbero però rifugiati in Iran, secondo diverse fonti arabe e occidentali, all'indomani della caduta dei Talebani nel 2001. Una delle figlie del superterrorista arabo si è presentata all'ambasciata saudita a Teheran sei mesi fa per poi ricongiungersi con i familiari a Damasco. La sorte di diversi altri congiunti di Osama rimane avvolta nel mistero della loro ormai decennale presunta residenza in Iran". Ucci ucci, non è che Teheran proteggeva i familiari di Osama e magari gli teneva anche in caldo una bomba atomica da affidargli al momento opportuno? Ma cosa ci sarà in quel dischetto con quel criptico adesivo con su scritto: iranian bomb? Toccherà darci un'occhiata prima o poi. Venghino siòri, si accomodino. Questa non era che l'anteprima, Guerra 2.0 può cominciare. (2) La Stampa, 4 maggio 2011. (1) http://www.voltairenet.org/article169714.html

Fukushima, la Tepco taglia gli stipendi per i risarcimenti
Tepco, il gestore della centrale di Fukushima, annuncia l'azzeramento delle assunzioni nel 2012 e il taglio dei compensi di manager e impiegati per ottenere risparmi da 58 miliardi di yen (quasi 500 milioni di euro), in vista dei pesanti indennizzi che la compagnia dovrà versare con la crisi nucleare. Considerando l'impatto sui conti della società a seguito dei risarcimenti dovuti per l'incidente di Fukushima e degli oneri per ripristinare le strutture dell'utility, «abbiamo deciso di ridurre i compensi degli amministratori e di rivedere il piano assunzioni per l'anno 2012 con l'obiettivo di risparmi pari a 58 miliardi di yen l'anno», ha spiegato in una nota il numero uno di Tepco, Masataka Shimizu. Nel dettaglio, i top manager avranno un dimezzamento dei compensi, mentre i manager un taglio del 20% del salario e i dipendenti uno del 20%. Sul programma di assunzioni del 2012, pur avendo annunciato 1.100 nuovi ingressi, «abbiamo modificato il piano e non procederemo ad assunzioni a causa precisa la nota - del significativo cambiamento significativo nel business». Il governo giapponese ha messo in campo una task force di 25 mila uomini per…

La

… cercare i corpi delle migliaia di persone che risultano disperse a seguito del sisma e del successivo tsunami che ha devastato la parte nord orientale del Paese l'11 marzo scorso. Le autorità locali hanno, inoltre, disposto l'ingresso di squadre di specialisti nell'area interdetta intorno alla centrale di Fukushima, per esaminare le condizioni degli allevamenti di bovini e di altri capi di bestiame ed eventualmente selezionarli. Le radiazioni fuoriscite dall'impianto si sono diffuse nell'aria, nel terreno e in mare contaminando anche molte specie vegetali che sono state bandite dal commercio. A distanza di sei settimane dal disastro, le ricadute di carattere economico non si limitano, tuttavia, all'agricoltura e all'allevamento di bestiame. Sono di oggi i dati della pesante contrazione produttiva che tutti i maggiori costruttori di auto hanno subito nel mese di marzo: la Toyota, che è il maggior produttore di auto del mondo, ha visto cadere la produzione del 62,7% su base annua, la Nissan del 52,4%, la Honda del 62,9%. Per contro, c'è da segnalare la ripresa del servizio del famoso treno 'proiettilè, lo 'shinkansen', che collega la capitale Tokyo con Sendai, una delle città site sulla costa nord orientale del Giappone che è stata maggiormente colpita dal cataclisma. Il bilancio ufficiale del disastro di marzo è stato aggiornato a…

…14.340 vittime accertate, ma ci sono ancora 11.889 dispersi di cui si è persa ogni traccia dall'11 marzo scorso. Nonostante la task force messa in campo, le autorità sanno già che non tutti i dispersi potranno essere ritrovati: molti corpi sono stati, infatti, risucchiati nell'oceano dall'onda di risacca dello tsunami e sarà difficile che il mare li restituisca tutti. Sarà del pari importante l'opera che dovranno affrontare le squadre di veterinari e specialisti che, per la prima volta da oltre un mese, entreranno nell'area interdetta di Fukushima; in questo perimetro, infatti, operavano prima del sisma 370 fattorie e il censimento degli allevamenti parla di 4.000 bovini, 30.000 maiali e 630.000 polli. Le misure messe in atto dal governo cercano anche di smorzare le massicce critiche piovute sull'operato del primo ministro Naoto Kan, in particolare riguardo al disastro atomico che viene considerato il peggiore della storia mondiale insieme a quello di Cernobyl, di cui domani ricorre il 25.mo anniversario.

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L'impatto umano sui sistemi naturali - di Gianfranco Bologna L'impatto umano sui sistemi naturali non
sembra affatto in riduzione e, purtroppo, a fronte di questa situazione non corrisponde un'adeguata reazione del mondo politico ed economico. Nonostante i continui avanzamenti della conoscenza scientifica in merito, grazie soprattutto alle straordinarie ricerche dell'Earth System Science (vedasi il sito della più grande ed autorevole partnership mondiale dei maggiori programmi internazionali di ricerca globale, l'Earth System Science Partnership che in questa rubrica sono sempre protagonisti, www.essp.org) il vuoto politico è imbarazzante e, quando qualche cosa si muove appare lenta e sfocata. Proprio recentemente lo scorso febbraio, durante il meeting annuale della prestigiosa American Association for Advancement of Sciences (AAAS), la struttura che pubblica settimanalmente una delle più autorevoli riviste scientifiche al mondo, la ben nota "Science", i grandi studiosi esperti del ciclo dell'azoto che fanno parte dell' International Nitrogen Initiative (vedasi il sito http://nitrogen.org ) hanno nuovamente espresso grandi preoccupazioni sulle profonde modificazioni che l'intervento umano ha prodotto al ciclo planetario dell'azoto, ben sintetizzate nel 5° Congresso mondiale sull'azoto tenutosi lo scorso dicembre a Nuova Delhi (vedasi sito www.n2010.org ) . Non solo, ma per sottolineare l'importanza anche di un impegno diretto a ridurre il nostro specifico impatto su questo ciclo, hanno anche presentato un'eccellente iniziativa per sensibilizzare tutti, compreso i singoli cittadini, al nostro impatto sul ciclo dell'azoto, attraverso un sito dedicato proprio al calcolo della nostra impronta di azoto (vedasi www.n-print.org). La sensazione che il tempo passi senza che abbiano luogo significative reazioni ad una situazione che, purtroppo, si deteriora sempre di più è ormai molto evidente e stridente. Importanti personaggi come, ad esempio, James Gus Speth, che oltre ad essere preside della ben nota facoltà di Forestry della Yale University, è stato tra i fondatori del World Resources Institute (che normalmente ogni due anni produce un ampio rapporto sulle risorse mondiali dal titolo "World Resources" una vera summa di dati ed informazioni aggiornate sullo stato delle risorse del pianeta) ed ha svolto il ruolo di direttore esecutivo dell'United Nations Development Programme (UNDP), hanno sottolineato il profondo senso di frustrazione rispetto al tempo che passa ed ai problemi ambientali e sociali che si…

… aggravano. Nel suo ultimo libro "The Bridge at the Edge of the World", Speth ricorda quando collaborò con l'allora presidente statunitense Jimmy Carter, nel gruppo di lavoro che elaborò il bellissimo rapporto "Global 2000" prodotto nel 1980. Si tratta del famoso Rapporto al Presidente USA "The Global 2000 Report to the Presidente" realizzato dal Consiglio per la Qualità Ambientale del Dipartimento di Stato USA. Nel Rapporto una serie di illustri studiosi fa il punto sulla grave situazione planetaria di allora e sulla necessità e l'urgenza di porvi rimedio indicando anche le strade alternative da percorrere ( Council on Environmental Quality, 1980, The Global 2000 Report to the President, United States Department on State, due volumi). Il Rapporto esordisce con queste dichiarazioni: "Se continueranno le tendenze attuali, il mondo del 2000 sarà più popolato, più inquinato, meno stabile ecologicamente e più vulnerabile alla distruzione rispetto al mondo in cui ora viviamo. Le gravi difficoltà che riguardano popolazione, risorse e ambiente progrediscono visibilmente. Nonostante la maggiore produzione materiale, sotto molti aspetti la popolazione mondiale sarà più povera in futuro di adesso. Per centinaia di milioni di persone disperatamente povere, le prospettive di disponibilità di cibo e di altre necessità vitali non miglioreranno. Per molti anzi peggioreranno. Salvo progressi rivoluzionari nella tecnologia, la vita per la maggior parte delle persone sulla Terra sarà più precaria nel 2000 di adesso - a meno che le nazioni mondiali agiscano in maniera decisiva per modificare l'andamento attuale". Parole che, come molte altre apparse in importanti documenti internazionali pubblicati in quegli anni, il documento ha assunto un'importanza particolarmente significativa dal momento che si trattava di un rapporto ufficiale dello Stato leader dei paesi ricchi e industrializzati della Terra, gli USA che riconoscevano ufficialmente, con dovizia di dati e informazioni, lo stato deteriorato dei sistemi naturali e la pressione umana esercitata su di essi e cercava di fornire un'autentica "sveglia" alle istituzioni per passare all'azione. "Global 2000" ebbe infatti una vasta eco anche fuori degli Stati Uniti anche per la qualità degli specialisti che era riuscito a mettere insieme per questo straordinario sforzo collettivo di analisi e proposta. Al rapporto ha fatto seguito, nel gennaio 1981, l'ulteriore documento "Global Future: Time to Act"( Council on Environmental Quality, 1981, "Global Future: Time To Act. Report to the President on Global Resources, Environment and Population" United States Department of State)…

… che cerca di fornire indicazioni su cosa gli USA avrebbero dovuto fare per migliorare la situazione planetaria. Ma quando "Global Future" fu pubblicato Jimmy Carter aveva già perso le elezioni presidenziali ed alla Casa Bianca si era insediato Ronald Reagan. "Global 2000" e "Global Future" finirono, nel migliore dei casi, nei cassetti degli uffici dell'amministrazione statunitense. Ho seguito con grande interesse e passione il lancio dei due rapporti dei quali ho la fortuna di avere una copia e che, all'epoca, lessi con grande attenzione. Rileggerli oggi produce certamente un effetto particolare. All'epoca non avevamo certo la conoscenza scientifica che abbiamo accumulato in questi ultimi decenni, particolarmente grazie alle ricerche delle scienze del sistema Terra ed ai numerosi satelliti da telerilevamento che ormai ci forniscono miriadi di dati sulla situazione di tutti gli ecosistemi della Terra, ma, con grande onestà, va detto che "Global 2000" rappresenta indubbiamente una sorta di summa della migliore conoscenza scientifica dell'epoca. I migliori dati disponibili allora sul clima e le sue modificazioni, sulla perdita di biodiversità, sulla desertificazione, sugli inquinamenti, le contaminazioni ecc. erano tutti presenti e ben presentati ed argomentati. Oggi la situazione complessiva è certamente peggiorata e, apparentemente, la sensibilizzazione di base su questi grandi temi che dovrebbero costituire il primo punto all'ordine del giorno della politica internazionale, sembra aver fatto importanti passi in avanti ma, ancora, non assistiamo ad una reazione adeguata. Il tempo che passa, come spero abbiamo ormai tutti imparato, non gioca a nostro favore. L'inazione e il rimando è la peggior risposta da dare alle grandi emergenze planetarie che, ormai, sono palesi ed evidenti di fronte ai nostri occhi.

Come la TV danneggia le facoltà mentali - di Marco Della Luna

Le funzioni psichiche superiori, cognitive e
metacognitive, possono essere sviluppate, mediante l’addestramento (familaire, scolastico, professionale) e/o pratiche autonome, ma anche impedite nel loro sviluppo, o danneggiate. Uno dei fattori più attivi in questo senso, sia per intensità che per quantità di persone colpite, è la televisione, assieme ai videogiochi. Norman Doidge, in The Brain that Changes Itself (Penguin Books, 2007), espone allarmanti risultati di rilevamenti scientifici sugli effetti neuroplastici dell’esposizione alla televisione e ai video games. Preliminarmente, Doidge illustra come la…

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neuroplasticità, di cui già abbiamo trattato, fa sì che, come il cervello foggia la cultura, così la cultura, le pratiche di vita (anche quelle che possono essere imposte a fini manipolatori) foggiano il cervello. Lo foggiano generando e potenziando reti neurali, collegamenti nervosi, innervazioni, che consentono di compiere prestazioni ritenute estranee alle facoltà dell’uomo, come aggiustare la vista alla visione subacquea senza l’uso di occhialini (osservato negli “zingari del mare”, una popolazione di pescatori di perle, e sperimentalmente riprodotto in bambini svedesi – Doidge, cit., pag. 288). Anche l’attività di meditazione muta il cervello, aumentando le dimensioni dell’insula (pag. 290). Anche la pratica della lettura produce modificazioni espansive di alcune aree corticali (pag. 293). I nostri cervelli sono diversi da quelli dei nostri antenati. Principio basilare della neuroplasticità è che quando due aree cerebrali lavorano abitualmente assieme, si influenzano reciprocamente e a sviluppare connessioni, formando un’unità funzionale. Ciò può avvenire tra aree di livello evolutivo diverso: ad esempio, nel gioco degli scacchi, dove si punta a dare la caccia al re avversario, tra aree arcaiche esprimenti e organizzanti l’istinto della predazione, e aree corticali esprimenti l’intellettualità (297): in tal modo, l’attività predatoria viene temperata e trasfigurata. Naturalmente, il condizionamento cerebrale, l’impianto di schemi neurali (valori, codici, inibizioni, fedi) è assai più agevole e rapido nell’infanzia e nella prima adolescenza, prima che si compia il processo di sfoltimento dei neuroni e delle loro connessioni (neuroplasticità sottrattiva) (pag. 288). Per tale ragione, tutte le istituzioni totalizzanti – religiose e politiche – tendono ad impadronirsi della gestione dell’infanzia; notevole è il caso del regime nordcoreano, che gestisce i bambini dai 5 anni in poi impegnando quasi tutto il loro tempo in attività di culto delle personalità del dittatore e di suo padre. Altresì per questa ragione, l’integrazione culturale e morale degli immigrati adulti è pressoché impossibile, se richiede estesi “ricablaggi” neurali. (pag. 299). Anche la percezione e l’analisi di eventi avviene in modi diversi a seconda dell’imprinting ricevuto, e non per effetto di differenze meramente culturali, ma a causa di diversità di reti neurali, come hanno confermato esperimenti di comparazione tra occidentali e orientali (pagg. 298-304). Dopo tali premesse, Doidge spiega come la televisione, e gli schermi in generale, risultano esercitare un’importante influenza neuroplastica, soprattutto sui bambini, con dannose conseguenze…

… conseguenze, nel senso soprattutto di compromettere la facoltà dell’attenzione. Uno studio su oltre 2.500 bambini ha mostrato che l’esposizione alla tv tra 1 e 3 anni mina la capacità di prestare attenzione e di controllare gli impulsi nella successiva fanciullezza. Ogni ora passata alla tv a quell’età comportava una perdita del 10% della capacità attentiva all’età di 7 anni (pag. 307). La pratica di guardare la tv è molto diffusa tra i bambini sotto i 2 anni. Quindi la tv è verosimilmente un’importante causa del moltiplicarsi di sindromi di deficit attenzionale e di iperattività (ADD, ADHD) e della minore capacità di seguire le lezioni, di imparare, di capire – che si nota vistosamente nelle scuole anche italiane, dove la necessità di abbassare il livello dell’insegnamento per farsi capire ha già portato a una sostanziale dequalificazione. E l’introduzione di computer in classe, evidentemente, rischia di peggiorare le cose. Notevole è che questi perniciosi effetti non sono dovuti ai contenuti delle trasmissioni televisive o dei videogiochi, bensì al veicolo stesso, allo schermo. Il mezzo è parte costitutiva del messaggio, come intuì per primo Marshall McLuhan. Il medesimo testo è processato diversamente dal cervello, a seconda che arrivi dalla lettura del giornale o dalla televisione. I centri di comprensione attivati sono diversi, come mostrano scansioni cerebrali mirate (pag. 308). “Molto del danno causato dalla televisione e da altri media elettronici, come i music videos e i computer games, viene dal loro effetto sull’attenzione. Bambini e adolescenti dediti a giochi di combattimento sono impegnati in un’attività concentrata e sono gratificati in misura crescente. Video games, come pure il porno in Internet, hanno tutti i requisiti per mutare plasticamente la mappa cerebrale.” Un esperimento con un gioco di combattimento (sparare al nemico e schivare il suo fuoco) “mostrò che la dopamina – il neurotrasmettitore della gratificazione, rilasciato anche per effetto di droghe assuefacenti – è secreto dal cervello durante siffatti giochi. Coloro che sviluppano dipendenza dai giochi cibernetici mostrano tutti i segni delle altre dipendenze: bramosia quando cessano il gioco, trascuranza per altre attività, euforia quando sono al pc, tendenza a negare o minimizzare il loro coinvolgimento effettivo. Televisione, video musicali, e videogiochi – tutti utilizzanti tecniche tv – operano a un ritmo assai più rapido che la vita reale, e vanno accelerando, così che la gente è costretta a sviluppare un crescente…

… appetito per sequenze veloci in quei media. È la forma del mezzo televisivo – tagli, inserti, zumate, panoramiche, improvvisi rumori – che alterano il cervello, attivando quella che Pavlov chiamava “reazione di orientamento”, che scatta ogniqualvolta avvertiamo un improvviso cambiamento nel mondo intorno a noi, soprattutto un movimento improvviso. Istintivamente interrompiamo checché stiamo facendo, focalizziamo l’attenzione, e facciamo il punto. La reazione di orientamento si è evoluta, senza dubbio, perché i nostri antenati erano sia predatori che prede e abbisognavamo di reagire a situazioni potenzialmente pericolose o tali da offrire opportunità per cose come il cibo o il sesso, o semplicemente a nuove circostanze. La reazione è fisiologica: il battito cardiaco cala per 4 – 6 secondi. La tv fa scattare questa reazione con frequenza molto maggiore di quanto ci accada nella vita – ed è per questo che non riusciamo a staccare gli occhi dalla tv, persino nel mezzo di un’animata conversazione; ed è pure per questo che si finisce per passare alla tv più tempo di quanto si intende. Poiché i tipici video musicali, le sequenze di azione, e gli spot pubblicitari fanno scattare la reazione in parola ogni secondo, stare a guardarli ti mette in uno stato di incessante reazione di orientamento senza recupero. Non c’è da stupirsi, quindi, se le persone si sentono svuotate dopo aver guardato la televisione. Però contraggono un gusto per essa e finiscono per trovare noiosi i ritmi di cambiamento più lenti. Il prezzo di ciò è che attività quali lettura, conversazioni complesse, e ascolto di lezioni divengono più difficili.” (pag. 309-310). In sostanza, la televisione rende la gente al contempo dipendenti da sé (quindi proni ai suoi input propagandistici e pubblicitari), e meno capaci di attenzione, dialettica e apprendimento. Diventa quindi uno strumento di “social control”, un tranquillante per le masse, e al contempo un veicolo per impiantare in esse la percezione della realtà che si vuole che abbia. Inoltre, la tv crea disturbi dell’attenzione e del controllo degli impulsi, che aprono un florido e rapidamente crescente mercato per le industrie farmaceutiche, la psichiatria, la psicologia clinica – come approfonditamente spiega l’Appendice di Regina Biondetti alla 2a edizione di Neuroschiavi. Va inoltre evidenziato che la televisione abitua la mente a un rapporto unidirezionale, passivo, e non interattivo, in cui si può solo recepire senza replicare o criticare, e non vi è il tempo di analizzare e filtrare. Inoltre, abitua a seguire immagini…

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… e suoni, non i discorsi, i ragionamenti; inibisce la capacità di costruire o seguire sequenze logiche, con corrispondenti difficoltà o impossibilità di apprendimento attraverso lo studio di testi scritti. Essenzialmente, la tv è il mass media per le classi mentalmente subalterne e inerti. Ovvia misura protettiva contro questo mezzo di manipolazione mentale e neurale sarà quindi il non esporre, o esporre solo minimamente, i bambini alla televisione e ai video giochi, e il moderare assai anche l’esposizione degli adulti. Inoltre, è opportuno trovarsi tempi e ambienti idonei al recupero, alla riflessione solitaria, alla conversazione approfondita coi propri simili. Faccio presente che è importante, ma non è sufficiente, il selezionare i contenuti, cioè il tipo di programma che si guarda, perché il danno viene soprattutto dalla televisione o dal videogame in sé, come veicolo, come modo di trasmissione e ricezione.

Attivissimo: trucchi, menzogne e sussiego
qui (grazie ai commenti su luogocomune.net) quel che Paolo Attivissimo ha detto nella trasmissione di Matrix del 5 maggio2011. «Un dato di fatto che chiunque da casa può controllare. In realtà quello che ha detto Giulietto Chiesa sull'assenza del World Trade Center 7 dal rapporto della Commissione Ufficiale è purtroppo un errore, non ha studiato adeguatamente, perché basta leggere il rapporto per sapere che il World Trade Center 7 è citato con il suo nome dell'epoca, il Solomon Building. Questo è quello che fa un buon ricercatore, verifica i fatti. Evidentemente Giulietto Chiesa in questo caso ha preso una cantonata». Bene, chiunque può verificare. Andiamo alle fonti. Questo è il link per scaricare il Rapporto Ufficiale della Commissione sull'11 settembre 2001 (568 pagine). E' gratuito, in pdf e chiunque può scaricarlo. http://www.911commission.gov/report/911 Report.pdf Con la funzione "cerca" si può selezionare una parola da ricercare. La ricerca della parole "WTC7" non dà risultati. Nessun risultato anche per "WTC 7" e "World Trade Center 7". Purtroppo, caro Paolo Attivissimo, all'interno del documento di cui stiamo parlando non c'è traccia neppure di "Solomon Building", né di "Solomon Brothers Building 7", Mentre cercando "Solomon" viene fuori "John Solomon interview (June 4, 2004)" che non ha nulla a che fare con il Building di cui stiamo parlando. Attivissimo, ma…

Riportiamo

… tu come fai a "verificare i fatti"? Mi sa che la "cantonata" l'hai presa tu! Impara ad usare il PDF invece di volerci far credere che ti sei letto tutto il rapporto ufficiale... Hai detto:"basta leggere il rapporto".... E con quale sussiego l'hai detto! (sussiego: atteggiamento e contegno sostenuto e serioso che lascia intravedere, dietro la gravità dei modi, dei gesti e delle parole, una componente di altezzosità e di boria confortata da un sentimento di supposta superiorità). Attivissimo, da vero e qualificato calunniatore, ha poi allungato la balla per evitare di smentirsi e ha ammesso che nel Rapporto Ufficiale non c'è cenno al “Solomon Building”. Quindi è lui che ha "preso una cantonata". In faccia. Ma c'è di peggio! Cercando di coprire il danno, ne aggiunge un altro affermando che, in effetti, nel rapporto si parla del WTC 7. Dice che se ne parla alle pagine 284,293,302,305. Sì, se ne parla. La questione è, però, di come se ne parla. Nel caso specifico il WTC 7 viene citato in quanto sede del quartiere generale della dell'OEM (Office of Emergency Management). Cioè, come ricordava Chiesa, non si parla delle cause del suo crollo e di tutti gl'interrogativi che circolano nel mondo sulla sua causa. Il rapporto ufficiale non fa nemmeno cenno alcuno ai danni che il WTC 7 avrebbe subito a causa del crollo della Torre Nord. Niente di niente. Infine nel rapporto non vi è cenno nemmeno del crollo del WTC 7! Insomma Attivissimo ha ingannato il pubblico di Matrix e ha attaccato, calunniandolo, Giulietto Chiesa, che aveva ragione. Ha truccato le carte, come fa sempre.

Bentornata

Dracma
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di Beppe Grillo www.beppegrillo.it.

Un signore, chiamato Pig, sta
per fallire. Ha una grande idea. Per sopravvivere vende i suoi debiti. Li chiama titoli di Stato. Molti li comprano, pretendono solo un piccolo interesse e la restituzione del capitale a termine del prestito. Il Pig ha trovato il sistema per vivere sopra i suoi mezzi. Continua a fare debiti e a venderli. Il suo bilancio familiare però peggiora e chi compra i suoi titoli, per cautelarsi, chiede maggiori interessi. Il Pig è costretto ad aumentare gli interessi. Con il tempo la situazione diventa critica. I compratori del debito diminuiscono per paura del rischio. Il debito non è più tripla A menomeno, ma tripla B piùpiù. Arriva il momento in cui il Pig non è più in grado di pagare gli interessi. I vicini del Pig, che gli hanno prestato la maggior parte dei soldi, non hanno alcun interesse a farlo fallire. Se fallisce perderanno ogni credito. Gli propongono perciò un prestito oneroso, lo chiamano bail out. Il Pig è costretto ad accettare per non fallire. Quando i soldi del prestito finiscono il Pig si ritrova a pagare più interessi di prima. Chi gli ha prestato i soldi ha solo guadagnato tempo ed è ora doppiamente a rischio, può perdere sia i titoli di Stato che il prestito del bail out. Il Pig, tecnicamente un fallito, è quindi in grado di fare la voce grossa come se fosse lui ad aver prestato i soldi agli altri. Minaccia la ristrutturazione del debito. In altri termini, chi ha comprato i suoi titoli a 100 vedrà il loro valore dimezzato a 50 e il Pig si libererà della metà del debito senza che nessuno possa proibirlo. I creditori, sempre più preoccupati, non sanno che pesci pigliare. I titoli di Stato infatti, come quelli…

… azionari di una qualunque società quotata in Borsa, possono perdere il loro valore. I creditori hanno in comune con il Pig la moneta. Un tempo il Pig usava la Dracma, ora l'Euro. Il suo comportamento mette a rischio il buon nome della moneta dei signori virtuosi che non hanno debiti o ne hanno pochi. L'euro non può essere compromesso. I vicini possono sbattere fuori dall'euro il Pig fallito e vedere sfumare per sempre parte dei loro crediti o continuare a finanziarlo con un bail out dopo l'altro. Germania, Francia hanno circa 250 miliardi di dollari di titoli greci e l'euro, a causa del Pig, sta perdendo valore rispetto al dollaro e allo yuan. Il Pig esce dall'euro e i suoi titoli di Stato diventano carta straccia. Vorrei trovare una logica o una morale, ma non ci riesco.

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