Il Sole 24 Ore Sabato 26 Febbraio 2011 - N.

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Norme e tributi 35
Dopo l’azzeramento del consiglio di amministrazione

Immobili degli enti. Sui rendimenti pesano gli strascichi dell’equo canone e degli accordi sindacali

Casse, redditività fuori mercato
Solo i nuovi contratti stipulati dopo il 1998 non hanno vincoli
Affittopoli è una storia vecchia. È dal 1978, con la nascita dell’equo canone, che dare la casa in affitto a contratto legale divenne un privilegio. Con la legge 359/92 venivano liberalizzati gli affitti e finì l’equo canone (almenonella determinazionedellepigioni).Einquell’annoglientiprevidenziali e le casse professionali, sino a quel momento obbligati perlegge all’equo canone (ormai valeva un terzo degli affitti reali dellegrandi città) hanno avuto la quando la nuova legge 431/1998 creò i contratti "concordati" (facoltativi), con canoni risultanti daaccorditraproprietàeinquilinato a livello locale. Gli enti previdenziali pubblici e privatizzati si adeguarono ai nuovi accordi in base al decreto dei Lavori pubblici del 5 marzo 1999, impegnandosi a rinnovare i"patti inderoga", manmano che arrivavanoascadenza,coninuovicontratticoncordati.Riservandosi la possibilità di proporre canoni di mercato solo per i nuovi contratti. Va, però, precisato che questa fu una scelta e non un obbligo di legge, ufficialmente giustificata per calmierare i canoni. Ma le casse professionali scelsero altre strade. «Attualmente precisaDanieleBarbieri,segretario generale del Sunia, uno dei maggiori sindacati - sono ancora incorsoaccordipericanoni concordati con Inpgi, Enpam, Enpaf e Enasarco ma anche con il Pio Albergo Trivulzio di Milano (si veda l’articolo a fianco, ndr), mentre notai, architetti e ingegneri e altre casse professionali fannounapoliticalibera,conprevalenza dei canoni di mercato». Ma cosa avvenne, nel concreto,nel1999?Ivecchipattiinderoga vennero un poco aggiornati (dicircail10-15%)equestadivennelabasedeirinnovideicontrattigiàincorso.Ecco l’originelega-

Commissario al Trivulzio perverificare la gestione
Sara Monaci
MILANO

Patrimoni in cifre

50% 5%

ENASARCO Lapercentualedelpatrimonio immobiliaresultotaleèdel 50%nelcasodell’Enasarco,la piùaltatraentiprivatizzatie casse,ecorrispondea2,96 miliardidieuro

IL QUADRO

Gran parte delle case è locata con vecchi accordi, affitti a meno della metà delle rilevazioni e rinnovi quasi automatici
primaoccasionedimettereareddito il loro patrimonio. Con un "ma". Perché già con una circolare del 27 novembre 1992 il Lavoro dettava le regole (cui si sono adeguati gli enti previdenziali) per i "patti in deroga", che andavano sottoscritti conl’intervento deisindacatidegliinquilini,echedifattoconsentivanoun aumentoassai piùcontenuto di quello che veniva accordato ai privati. Questi accordi sono durati sino a fine 1998,

LA REDDITIVITÀ REALE Conpuntediverseaseconda dellecittàedelletipologie immobiliari,laredditività mediadiun’abitazione(allordo dimanutenzioneeimposte)in Italiasiaggirasul5%

3,8%

IL FLOP DEGLI ENTI Conil3,79%diredditività lordal’Eppièl’entecheottiene ilmaggiorsuccesso(sono considerateanchelelocazioni nonabitative).Unica eccezioneinotaiconl’8,6%

le dei canoni (bassi) di molte abitazionideglienti.Chesonorimasti lontanissimi dall’evoluzione del mercato, anche se in media ognitre-quattroannientieinquilinisisiedonoa untavoloperrinnovare gli accordi. Igrandipatrimoniabitatividegli enti, quindi, sono ormai divisi in due categorie: chi resiste da prima del 1998 ha un canone che va abbondantemente al di sotto di quello di mercato, anche del 50% in meno. Chi ha stipulato contratti dopo il 1998 ha invece seguito il mercato e questo spiegaperchédaalloranoncisiaalcuna ressa per ottenere gli appartamenti. «Con l’eccezione dell’Enasarco-spiegaBarbieri-perché qui la libertà dicontrattazione è riservata solo alle case di pregio e anche per le case che si liberano si ricorre ai contratti concordati». Laredditivitàlordacomplessiva resta quindi bassissima (si veda il Sole 24 Ore di ieri), in media meno della metà di quella soglia del 5% lordo che è normale per un affitto abitativo. Il che significasemplicementechelelocazioni a canoni ridotti sono ancora la grandissima maggioranza. Del resto chi se ne andrebbe da una casa dove paga la metà dell’affitto di mercato?
N.T.
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Il meccanismo

Caccia al bando tra le pagine di internet
Ma come si fa a ottenere una casa degli enti? Questi soggetti, se pubblici, sono legati a regole precise, indicate nella circolaredel Lavoro del 30 aprile 1997 e nel decreto legislativo 104/96. Si tratta di Inps, Inail, Inpdap, Ipsema, Enpals, Ipost ed Enpaf, che ormai, dopo le dismissioni degli anni scorsi, dispongono di poche migliaia di alloggi e ben poche offerte. Qui la trasparenza è d’obbligo, con affissione dei bandi nelle sedi territoriali degli stessi enti. La graduatoria privilegia gli sfrattati (cui è riservato il 50% delle case) e le forze di polizia (15%) e il reddito deve essere adeguato a garantire il pagamento dei canoni. Gli altri enti sono liberi di organizzarsi come credono. E qui si registra una scomparsa della carta a favore del web. Tra quelli con maggior patrimonio l’Inpgi pubblica i bandi (a canoni di mercato) su internet in modo visibile già sulla home page, come l’Enpam. Per l’Enpaf occorre digitare «locazione» e si arriva ai bandi (ormai pochi). L’Enasarco,l’unicoafarenuovi contratti a canone concordato, è decisamente più riservato ed è praticamente impossibile saperequalcosasu Internet, ancheperchéèstatodecisodi vendere il patrimonio e una casa vuota vale ben più di una occupata. Il sito del Pio Albergo Trivulzio segnala che, allo stato, noncisono locazionidisponibili. E ci crediamo. Ma va precisato che per tutti questi enti privatizzati e per le casse professionali, come per i patrimoni immobiliari di banche e assicurazioni, non esistono obblighi di legge specifici relativi ai bandi né per tipologie contrattuali né per formazione di graduatorie per le assegnazioni. Quindi, è interesse degli iscritti vigilare sulla buona gestione, anche se è quasi impossibile.
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A Milano, nel giorno in cui un istitutopubblico, il GolgiRedaelli, fornisce la sua lista di locatari in nome dell’ondata di trasparenza, un altro ente, il Pio Albergo Trivulzio (Pat), viene commissariato. Coinvolto nello scandalo di una nuova edizione di "affittopoli", il Pat ha da ieri un commissario, l’ingegner Emilio Triaca, nominato dalla regione Lombardia dopo tre giorni dall’azzeramento del cda (avvenuto con le dimissioni di 5 membri su 7). Nel giro di una sola settimana al Pat è successo di tutto: la pubblicazione della lista dei locatari e dei compratori, resa praticamente obbligatoria dal parere del Garante per la privacyche si pronunciato piùa favore della trasparenza che della riservatezza; l’accusa di molti consiglieri comunali di gestire arbitrariamente e in modo poco redditivo gli immobili; il decadimento del cda e infine l’arrivo di un commissario, che

LE ALTRE NOVITÀ

Resa nota la lista dei locatari del Golgi Redaelli Una ragnatela di rapporti fra gli istituti milanesi
rimarrà in carica per tre mesi. Triaca, uomo di fiducia del presidente lombardo Roberto Formigoni, è già stato, a partire dal 1998, direttore generale dell’Asl di Sondrio, di Milano 2 e infine di Lodi. I suoi compiti all’interno del Pat sono stati chiariti con una delibera della giunta regionale:farinsediareil nuovoorganodiamministrazione;verificare l’operato delle trascorse gestioni; attuare eventuali misure urgenti a tutela del patrimonio. La scelta è avvenuta all’internodiunalistadi95persone.«Sono andato alla ricerca di persone che avessero competenza e autorevolezza», ha detto ieri Formigoni, precisando tuttavia che «non tutta la gestione del Pat può essere definita sbagliata, i casi sbagliati sono comunque una minoranza». Triaca avràdunqueilcompitodicapire comequesticasisianopotutiavvenire.«Miassumolaresponsabilità del mandato per garantire la continuità amministrativa e fare chiarezza», ha detto l’ingegnere. Nel fare chiarezza il neo

L’accesso agli atti. Le storie degli iscritti che hanno cercato di veder chiaro sulle scelte

Il percorso verso la trasparenza resta sempre pieno di insidie
Vitaliano D’Angerio Gianfranco Ursino

«Se la richiesta arriva dal Parlamento, nessun problema a consegnare gli elenchi degli inquilinidelle case dei nostri enti». È stata questa in sintesi la risposta unanime dei presidenti delle Casse di previdenza interpellati ieri dal «Sole 24 Ore», dopo che dalle stesse pagine del quotidianoilpresidentedellacommissione bicamerale di controllo sugli enti previdenziali, Giorgio Jannone, aveva annunciato di voler chiedere alle Casse di fornire le liste degli affittuari. Ma quando si tratta si rendere trasparente gli atti di gestione, ancheil singolo iscritto ai diversi enti previdenziali (sia pubblici sia privati) ha diritto di accedere

ai documenti amministrativi per verificare la corretta gestione e la salvaguardia del patrimonio che in futuro deve garantirgli la pensione. «Nel mio caso – afferma Franco Picchi, odontoiatra iscrittoall’Enpam(Cassa deimedici)– dopoaverfattoavuotovarie domande di accesso agli atti aldirettoregenerale,alpresidente,alcollegiosindacale eall’organismo di vigilanza della Fondazione, mi sono rivolto alla commissione per l’accesso ai documenti amministrativi presso la presidenza del Consiglio. E con il pronunciamento 7243 del 6 maggio2009l’organismoha ritenuto fondato il mio ricorso». Per lacommissione di Palazzo Chigi, anche in virtù della precedente giurisprudenza, deve essere ga-

rantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenzasianecessariapercurareo perdifendere ipropriinteressi giuridici. «Dopo tale pronunciamento e dopo l’ennesima diffida al direttore generale dell’Enpam – continua Picchi -, il 18 novembre scorso sono riuscito ad avere copia dei documenti che mi interessava visionare così da verificare alcune operazioni di gestione condotte dai vertici dell’ente». Diverso, invece, l’esito di un ricorso presentato alla stessa commissione da parte di un iscritto all’Epap (attuari, chimici, agronomi e geologi). «Il mio ricorso è stato per il momento respinto – spiega Giovanni Ventura Bordenca, presidente del

sindacato dei geologi siciliani (Singeolp) – ma solo perché è stato presentato oltre i 30 giorni previsti successivi alla piena conoscenza del provvedimento impugnato. Il 4 febbraio scorso hopresentato l’ennesima richiesta di visionare le delibere e i verbali del cda relativi ad alcuni investimenti dell’ente. Adesso sono in attesa di risposta e in casodi diniego mirivolgerò di nuovo alla commissione di Palazzo Chigi. Ma questa volta entro i termini previsti». Nel merito la commissione, anche in altre vicende, ha finora ritenuto irrilevante la natura pubblica o privata del soggetto destinatario di un’istanza di accesso agli atti, spostando l’attenzione sull’attività realmente svolta. In particolare, sono stati ritenuti accessibili i documenti relativi ad attività privatistiche svolte nell’interesse pubblico ed improntate al canone d’imparzialità.
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commissario dovrà analizzare anchequellacheoggiapparecomeunaragnateladiscambidifavori fra gli istituti milanesi. Dalla lista del Golgi Redaelli, resa notaieriaPalazzoMarino,emergono infatti particolari intrecci, oltre a vari nomi noti. Quanto ai primi, spicca soprattutto il nome dell’ex parlamentare del’Msi Pietro Cerullo (e di una sua parente Paola Cerullo).Fino al2009èstatoconsiglieredelPat,attualmenteèconsigliere dell’Aler, la società regionale che gestisce le case popolari (nonché presidente di una sua controllata, la Csi), e intanto vive in una casa del Golgi RedaelliinviadeiPiatti,nelcentro di Milano. Si tratta di una caso simile a quello di Adriano Bandera, nel consiglio di sorveglianza di A2a ma anche in quello della Fondazione Policlinico di Milano, altro ente con molti beniimmobiliari, che intanto ha acquistato una casa dal Pat. Tragliinquilini, cisono Natalia Aspesi, che paga 45.500 euro all’anno per un appartamento di 228 metri quadrati sempre in via dei Piatti; Edoardo Segantini, caporedattore del Corriere della Sera, che paga 22.900 euro all’anno per 175 metri quadrati nello stesso stabile; Fabio Zanchi, capo della comunicazione di Expo, che paga 19.400 euro l’anno per 132 metri quadrati. Masuquestofrontesitrattaperlopiù di curiosità, visto che già ieri,durantelasedutadellacommissione Casa del comune, è emerso che il Golgi Redaelli gestisce il patrimonio immobiliare pubblico più efficientemente esoprattuttoinmodopiùtrasparente del Trivulzio,sul quale indagano sia la procura di Milano che la Corte dei conti. Il presidente del Golgi Redaelli, Rodolfo Masto, e il direttore, Franscesco Fascia, hanno dichiaratochelaredditivitàdeiloro beni immobiliari è superiore al3%, inlinea con quelli del libero mercato. Diversa la situazionealPat,dovefinoal1992icanonieranoparametratiall’equocanone, passando poi, dal 1992 al 1998,almetododeipattiinderoga e successivamente, dal 1998 in avanti, a quello degli accordi sindacali, rinnovabili ogni 4 anni, che mediamente stabilivano prezzi inferiori di oltre il 50% di quelli del libero mercato. Il Golgi Redaelli ha in tutto 117 immobili tra case, box e uffici nel centrodiMilano,piùaltre 289abitazioni in periferia.
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Il profilo

EMILIO TRIACA 01 | IL COMMISSARIO Emilio Triaca è il commissario del Pio Albergo Trivulzio di Milano (Pat), il cui cda, travolto da affittopoli, è decaduto pochi giorni fa. È stato nominato dalla regione Lombardia, che tra l’altro, insieme con il comune di Milano, nomina i componenti del consiglio di amministrazione del Pat 02 | LA SCELTA Triaca è stato scelto da Roberto Formigoni, presidente dalla Lombardia, che ha selezionato il suo nome all’interno di un albo regionale costituito da 95 professionisti 03 | IL PROFILO Emilio Triaca è laureato in ingegneria ed è attualmente dirigente d’industria. In passato, dal 1998, ha ricoperto ruoli dirigenziali nel sistema sanitario lombardo: è stato dg dell’Asl di Sondrio, di Milano 2 e infine di Lodi 04| L’INCARICO Come commissario del Pat Triaca rimarrà in carica tre mesi, seguendo i compiti che una delibera di giunta regionale ha fissato: assicurare continuità amministrativa, permettere l’insediamento di un nuovo cda, verificare i comportamenti delle passate gestioni e attivare eventuali misure urgenti a tutela dei beni immobiliari

Giustizia. La Cassazione precisa le condizioni patrimoniali per la pensione

Per l’inabilità vale il reddito del coniuge
Giovanni Negri
MILANO

Conta anche il reddito del coniuge per l’assegnazione della pensione di inabilità agli invalidi civiliassoluti.LochiariscelaCassazione, Sezione lavoro, con la sentenza n. 4677 depositata ieri. La pronuncia sposa in maniera decisal’orientamentopiùfavorevole a Inps e ministero dell’Economia, che avevano prevalso anche in appello, ma va registrato che in Cassazione si è espressa anche un’interpretazione di segno diverso, tanto da fare pensare a un possibile intervento delle Sezioni unite. Intanto, la sentenza contesta la tesi avanzata dalla difesa secondo cui la legge n. 33 del 1980 impedisce la sopravvivenza per la sola pensione delle

disposizione sul cumulo. Inoltre, sul piano costituzionale, la Cassazione ricorda alcune pronunce della Consulta che attribuivano comunque alla discrezionalità del legislatore l’individuazione degli strumenti idoneia realizzare una uniformità di trattamento tra i livelli di reddito da cui fare discendere lo stato di bisogno delle persone che hanno diritto a ricevere prestazioni di natura assistenziale.

TICKET INDEBITI

Per le Sezioni unite niente sanzione penale per chi dichiara un reddito inferiore a 4mila euro per ottenere l’esenzione

Neppure decisive, nella lettura della Cassazione, sono le affermazioni fatte in alcune sentenze della Corte costituzionale favorevoli all’equiparazione tra pensione di inabilità e assegno mensile ai parzialmente invalidi nel segno della rimozione dell’ostacolo del reddito del coniuge. Si tratta di affermazioni incidentali in sentenze che riguardavano altre norme. La stessa Cassazione, ma a Sezioni unite penali (sentenza n. 7537, anche questa depositata ieri), ha invece chiarito che non commette un reato ma è sanzionato sul piano amministrativo chi, per ottenere l’esenzione dal ticket sanitario, dichiara un redditoinferiorea 4milaeuro, limite fissato come soglia di punibilità.

Di più, la sentenza precisa anche i confini tra l’articolo 316 ter del Codice penale (indebita percezione di erogazioni a danno dellostato)elatruffa.Infattil’articolo l’articolo 316 sanziona condotteingannevolinoncompresenella fattispecie di truffa, caratterizzate da false dichiarazioni o dall’uso di atti o documenti falsi «ma nelle quali l’erogazione non discende da una falsa rappresentazione dei suoi presupposti da partedell’entepubblicoerogatore, che non viene indotto in errore perché in realtà si rappresenta correttamente solo l’esistenza della formale attestazione del richiedente». Per le Sezioni unite, poi, l’indebita percezione di erogazioni pubbliche di natura assistenzia-

le comprende anche il caso dei ticket sanitari, visto che nel concetto di conseguimento indebito di una erogazione da parte di un ente pubblico «rientrano tutte le attività di contribuzione ascrivibili a tali enti, non soltanto attraverso l’elargizione precipua di una somma di denaro, ma pure attraverso la concessione dell’esenzione dal pagamento di una somma agli stessi dovuta, perché anche in questo secondo caso il richiedente ottiene un vantaggio e beneficio economico che viene posto a carico della comunità». Incasellata nell’articolo 316 ter del Codice, la condotta di chi falsifica il proprio reddito per ottenere l’esenzione dal ticket, può poi avere rilevanza solo amministrativa se il falso è contenuto al di sotto dei 3.999,96 euro.
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I giudici di palazzo Spada rinviano l’esame ai Tar

Su sanatoria ed espulsione consiglio di Stato senza linea
Marco Noci

www.ilsole24ore.com/norme I testi delle sentenze

Codice della strada. Nessuno sconto

Più multe per infrazioni uguali? Si paga per ogni violazione
MILANO

Nelcasodipiùillecitiinviolazione della stessa norma del Codice della strada devono essere inflitte altrettante multe. Non è pensabile applicare, per una sorta di bizzara analogia, la disciplina penale, considerando la singola violazione e aumentandolasanzionesinoaltriplo. Lo precisa la Cassazione conlasentenza4725dellasecon-

da sezione civile, depositata ieri, che ha affrontato il caso di un motociclista che aveva ricevuto sette verbali di accertamento, tutti per avere violato la zona a traffico limitato del comune di Bologna. Igiudici,davanti aunatesi difensiva che puntava a un drastico sconto delle sanzioni applicandone una sola cumulativa e sollevava anche una questione

di legittimità costituzionale, replicano che, nella materia delle sanzioni amministrative, l’istituto della reiterazione nell’illecito, rappresenta il corrispondente di quanto stabilito in materia penale dalla recidiva, rappresentando una circostanza aggravante negli specifici casi stabilitidallalegge. La possibilità di applicare la sanzione più grave, elevata sino al triplo, non

è prevista, a parte il concorso formale,senonnelcasodiviolazione delle norme previdenziali e assistenziali. Inoltre, «la previsione di cui al comma 4 del medesimo articolo 8 bis della legge 24 novembre 1981 n. 689 relativa alle "violazioniamministrative(...)commesse in tempi ravvicinati e riconducibili a una programmazione unitaria", è dettata al solo finedi escludere l’effetto aggravantechederiverebbe dalla reiterazione e non in funzione della unificazione della sanzione». Il comma 4 dell’articolo 8, infatti, attribuisce un rilievo diverso e attenuato alla continuazione

con riferimento agli illeciti amministrativi stabilendo che nel caso di violazioni successive alla prima, queste non sono valutate ai fini della reiterazione ma solo quando sono commesse in tempi ravvicinati e possono essere ricondotte a una programmazione unitaria. Insomma, l’unicità del disegno trasgressivo non è stata introdotta per l’applicazione di una sanzione unica e ridotta, ma per limitare gli effetti della reiterazione.
G.Ne.
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www.ilsole24ore.com/norme Il testo della sentenza

La sanatoria di colf e badanti che sembra non finire mai. Dopo oltre due anni dall’invio delle domande di emersione, l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, chiamata a dirimere gli orientamenti disomogenei della giurisprudenza amministrativa sulla questione dell’ostatività al rilascio del permesso di soggiorno agli stranieri condannati per l’inottemperanza all’ordine di allontanamento dall’Italia (si veda anche Il Sole 24 Ore del 20 febbraio) non ha enunciato il principio di diritto che molti operatori si aspettavano (dagli stranieri alla stessa amministrazione) e che avrebbe risolto la questione. L’adunanza plenaria, nelle sei decisioni depositate ieri, ha dato atto della complessità della questione e delle connesse difficoltà interpretative, ulteriormente accentuate dal rilievo che va assumendo nella giurisprudenza penale il decorso del termine (24 dicembre 2010) per il recepimento della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 dicembre 2008 n. 2008/115/CE sul rimpatrio dei cittadini stranieri irregolari. Una questione decisamente complessa ma che, avrebbe meritato di essere interamente decisa, tenuto conto che,

sulla base dei fati forniti dal ministerodell’Interno,loscorso 17 gennaio 2011, i rigetti sonostati 31.900 edi questi quasi 25.000 interessano stranieri condannati perché espulsi e che hanno proposto ricorso giurisdizionale. L’adunanza plenaria, come detto, ha rimesso ai giudici di primo grado l’esame dei profili di diritto invitandoli a una veloce fissazione dell’udienza di merito: una sollecitazione forse superflua tenuto conto che i diversi Tar, accogliendo la domanda cautelare, hanno già fissato il merito della causa.

Le pronunce
01 | CONSIGLIO DI STATO L’adunanza plenaria ha deciso di rinviare all’esame dei Tar la valutazione del problema dell’ostatività al rilascio del permesso di soggiorno agli stranieri condannati per l’inottemperanza all’ordine di allontanamento dall’Italia 02 | TAR FRIULI Il Tar Friuli ha, invece, rinviato alla Corte costituzionale la disposizione che prevede un automatismo ostativo delle condanne penali alla regolarizzazione

Ma in molti casi il merito è stato fissato dopo l’estate, proprio in attesa del responso dell’adunanza plenaria. Cosa succederà adesso? Continueremo ad avere pronunce favorevoli e contrarie allo straniero. Il ministero dell’Internoe, inmisura ridotta, gli stranieri continueranno ad appellare le ordinanze di sospensiva e, una volta, deciso il merito i fascicoli di primo grado saranno trasmessi al ConsigliodiStatoperladefinitiva decisione. Nel frattempo, va ricordato, che il Tar del Friuli, con ordinanza n. 100 del 24 febbraio 2011, ha sollevato un’eccezione di legittimità costituzionalità, del comma 13, lettera c) dell’articolo 1 ter della legge 201/2009, sull’automatismo ostativodellecondanne penali alla regolarizzazione. Ritiene il giudice rimettente che non risponda ai principidiragionevolezza e proporzionalità, oltre al principio di parità di trattamento, che l’esclusione dalla procedura di emersione colpisca, allo stesso modo, gli stranieri che hanno compiuto reati di rilevante gravità e coloro che siano incorsi in una sola azione disdicevole, di scarsissimo rilievo penale, come, potrebberoessere, glistranieri condannati per inottemperanza al foglio di via.
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