Nessun Segreto – Guida minima a WikiLeaks, Mimesis 2011 (Estratto) Come in un mito Se la storia di WikiLeaks si potesse narrare attraverso

il mito di Platone, saremmo costretti a pensare che fino a oggi abbiamo vissuto come gli uomini imprigionati nella caverna. Che abbiamo passato il nostro tempo così, a guardare le ombre. A scambiarle per la realtà. Se la storia di Julian Assange, poi, fosse quella dell’uomo libera- to dalle catene, che affronta il dolore di ricevere il sole sulla fronte, compie il suo martirio per raggiungere la verità là fuori e poi, affascinato e confuso, cerca di portarla ai compagni, quelle ombre sarebbero segreti. E quella verità il fatto di averli compresi come tali. Ma l’oggetto del nostro racconto non è un mito, è la realtà. E quest’ultima è dannatamente più complicata. Così, la storia di WikiLeaks non ci costringe a definirci tutti prigionieri della menzogna. E il cammino di Assange non ci ha portato la verità. Nemmeno per rifiutarla. Ci ha portato, tuttavia, qualche verità. Dei fatti, certo. Sulle guer- re, sulle corruzioni, sugli abusi. Insomma, su parte della natura umana, aumentando quel serbatoio di memoria da cui l’uomo attinge quando vuole cercare di comprendersi. Ma non solo: ci ha portato un metodo per la verità. Ed è questo il vero scandalo, ciò che ha messo in allarme il potere e l’informazione tradizionale in tutto il mondo. Assange dunque ha davvero un tratto di quel mito. In un certo senso ha messo il mondo intero di fronte alle sue ombre. Perché ora nessuno potrà più fingere di ignorare che esiste un modo sicuro per fare ritorno alla caverna, per chiunque abbia visto la luce. Un modo che garantisce l’anonimato, evitando che i prigionieri, vedendo gli occhi scottati dal sole di chi ha denunciato un segreto, abbiano di che deridere, attaccare, imprigionare. Quel metodo è WikiLeaks, e chi ha visto il sole sono tutte le fonti che, in questi quattro anni di attività, ne hanno intasato la casella di posta con milioni di documenti che non avrebbero mai dovuto vede- re la luce. Rimanendo tra le ombre, seppelliti nella caverna. Certo, la derisione e gli attacchi ci sono stati. Ed era inevitabile: qualcuno che mostrasse i suoi occhi bruciati dal sole doveva esserci. Questione di credibilità, di avere le prove. Quel qualcuno, naturalmente, è Julian Assange. Che quel ruolo salvifico se l’è dipinto addosso fin da ragazzo. E si è fatto carico del peso di aver portato a chiunque stia guardando le ombre, a chiunque approfitti della men- zogna, la notizia che ora quello sguardo non potrà più essere scambiato per uno sguardo di verità. È questo scandalo che andremo a raccontare. Lo scandalo di un’idea semplice e geniale. Di un’utopia che, in qualche modo, sta funzionando. E che per quanto si possa logorare, e per quanto si sia già logorata, difficilmente morirà senza portarsi con sé alcune delle nostre convinzioni fondamentali. C’è chi dice che quella utopia è un mondo fatto di nessun segreto. E ne è spaventato. Ebbene, questo libro cercherà di affrontare quel- la paura. Ricostruendo il percorso che ha portato Assange a creare WikiLeaks, e che cosa abbia immaginato e desiderato per riuscirci. Addentrandosi in quel mondo di assoluta trasparenza che tanto ha preoccupato e preoccupa le istituzioni, i governi, le multinazionali. Chiedendosi che cosa significhi. Cercando di spiegarne i confini. Sarà un viaggio intenso, e non ha certo la pretesa di portare fuori dalla caverna, se mai ce ne fosse davvero una da cui uscire. Al più, cercherà di offrire ai lettori una mappa sulla strada da percorrere per riuscirci. Ma niente esclude che, una volta raggiunta la meta, non si sia costretti a rimpiangere il buio lasciato alle spalle.

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