Marco Ciaffone

Una più ricca introduzione ai materiali
Regolamentazione e promozione dell’uso; controllo, sorveglianza, filtraggio e censura. Sono alcuni, i più importanti, ruoli che uno stato contemporaneo può svolgere nei confronti delle nuove tecnologie, Internet su tutte. Questi ruoli posso essere compresenti o marcare proprio le distanze che esistono tra uno stato e l’altro, ricalcando i rispettivi sistemi politici e sociali e confrontandosi con le richieste di società che ormai più che usare Internet “vivono” con esso. Spendere troppe parole sulla pervasività che la Rete ha acquisito nelle nostre esistenze non aggiungerebbe nulla di originale a questo lavoro, basti ricordare che esso ha preso vita grazie al lavoro di ricerca sul web, e che proprio sul web mi è stato possibile reperire con pochi click materiale che solo dieci anni fa avrei dovuto cercare nelle banche dati di chissà quale dipartimento ministeriale, con tutte le grane burocratiche che avrebbe comportato. Ma proprio questa pervasività fa sì che l’identità di Internet rispetto alla legge risulti fondamentale per l’identità della società stessa. Pensate che sia esagerato? Allora senza dubbio penserete anche che la Rete non ha avuto un ruolo decisivo nell’elezione del primo presidente afro-americano della storia degli Stati Uniti d’America. In ogni caso, i materiali contengono una breve e schematica 1

descrizione di come è nato e di come funziona Internet (“In principio era ARPANET”). Questa prima sezione in realtà è stata scritta per ultima: solo così ho potuto avere il quadro di ciò che dovevo selezionare perché risultava necessario conoscere al lettore per comprendere il resto del testo, che diventa così di accesso potenzialmente universale. Inizia subito dopo la rassegna di paesi e istituzioni, divisa in due parti. Nella prima il focus è sulla regolamentazione: si passa così dall’Italia all’Unione Europea fino agli Stati Uniti. L’approccio non sarà uguale ad ogni “passaggio di frontiera”: per Italia e Stati Uniti si prenderanno in considerazione i più importanti momenti dello sviluppo del sistema normativo, anche se con un angolo visuale diverso; il capitolo sul nostro paese avrà infatti un grado di approfondimento maggiore, oltre a presentare diverse digressioni sui temi che vengono sollevati per la prima volta e che ritroveremo nei capitoli successivi, abbracciando tematiche e casi relativi anche ad altri contesti nazionali. Risulterà chiaro inoltre come in molti casi sono le sentenze dei tribunali a far chiarezza più dei testi licenziati dal Parlamento, a riprova del fatto che in un territorio ancora inesplorato dalle leggi, è la giurisprudenza a farla da padrone. Passando all’Unione Europea si tratterà invece di vedere come l’istituzione comunitaria abbia influenzato in ambiti chiave le normative degli stati membri tramite le sue direttive e come essa abbia svolto il suo ruolo di impulso e promozione delle nuove tecnologie. Dunque, non mi concentrerò sulle potenzialità sociali di Internet, su come, quanto e perché Internet abbia cambiato la società (per una trattazione ampia e illuminante su come la mentalità della rete stia cambiando la sfera sociale è fondamentale il lavoro di Manuel Castells “Comunicazione e Potere”), bensì sull’ambiente normativo entro il quale le 2

persone usano le nuove tecnologie e queste stesse si sviluppano. Farò inoltre riferimenti a sistemi sociali e politici, ma solo quando saranno funzionali alla comprensione di alcuni aspetti della stessa regolamentazione e delle logiche che ne sottendono alcune espressioni, soprattutto quando sembrano essere improprie. Alcune tematiche verranno approfondite più di altre, secondo una scala di priorità che ho messo a punto probabilmente in maniera arbitraria, ma sempre tenendo conto di tutti i fattori che le compongono e del loro peso sociale ed economico; stesso discorso che vale peraltro per la stessa selezione di leggi, norme, casi giudiziari e sentenze prese in esame, il che rende il lavoro privo di pretese di esaustività giuridica o legislativa sull’universo del web. Il mio intento è quello di puntare i riflettori sulle maggiori problematiche che caratterizzano l’ambiente digitale e la forma che esso assume in relazione alla dicotomia uso/regolamentazione. Parliamo insomma di come le persone usano il web, del ruolo che ad esso assegnano, delle potenzialità d’uso che ad esso riconoscono e di come si muove parallelamente il sistema normativo, anche nelle sue linee di principio e negli intenti che ne fanno da impulso (per dirla in soldoni, nell’atteggiamento che la classe dirigente ha verso il medium, il suo sviluppo, i suoi utilizzi). E di come la Rete prende forma sotto l’effetto delle due spinte, che sembrano essere tra loro in rapporto di reciproco assestamento: il duello tra la richiesta di libertà degli internauti e il tentativo di regolamentazione e limitazione da parte dell’autorità non è cioè costruito su botta e risposta semplici e speculari; le due parti si confrontato, si scontrano, si compenetrano, cambiano entrambe. Se l’autorità pretende di ingabbiare la Rete, ne viene a sua volta influenzata. E la Rete, così come la comunità dei suoi utenti, si modifica e adatta se stessa alla nuova realtà. Il 3

percorso che ci apprestiamo ad affrontare è fatto così anche di ricostruzioni storiche, di come le norme si sono evolute in relazione alla penetrazione di Internet nella società. Di più: troppo spesso le autorità cercano di rimuovere in maniera inappropriata le insidie a cui senza dubbio Internet espone, dalle truffe alla pedopornografia, dalle menzogne sparate sui blog agli ormai tristemente famosi “gruppi di Facebook” inneggianti alla violenza o contenenti apologie di brutte pagine della storia, oltre ai danni che creano le violazioni di copyright. Ci hanno cioè provato con mezzi ordinari dove serviva adattarsi ad un nuovo mezzo, e con mezzi straordinari dove bastava applicare le fattispecie di reato già esistenti. E hanno spesso miseramente fallito, quando non peggiorato le cose, mentre proprio la Rete si è dimostrata più efficace nel trovare al suo interno gli anticorpi ai suoi stessi virus. Ed è dove quegli anticorpi non bastano che le norme devono intervenire, dovendo comunque giocare con le regole del web. La Rete è fatta così; chi vuole capirla e regolamentarla, deve farsi rete (riprenderò il tema in “Le mie Conclusioni”). Vedremo così alcune norme fatte appositamente per il web ma anche come si applicano alla Rete quelle che valgono nell’offline (molte di queste verranno accennate e poste sullo sfondo: sarà la loro applicazione al web il vero argomento di discussione); risulterà chiaro quanto le multiformi pratiche della Rete generino casistiche sconosciute di un reato e rendano così fondamentale il lavoro sia nella messa a punto sia nell’interpretazione delle norme. Soprattutto, è importante riconoscere le varie responsabilità tra gli attori in gioco in caso di infrazioni. Da non dimenticare, infine, un’altra fondamentale variabile del sistema, che trasforma il “duello” appena esposto in una triangolazione: l’aspetto economico della Rete, Internet come 4

mercato, dal quale non si può prescindere perché condiziona in maniera determinante gli altri attori e fattori, e avremo modo di vedere più volte come e perché durante la trattazione. Nella seconda parte del lavoro, invece, il cambio di approccio è radicale: ci si concentrerà sui sistemi di vero e proprio controllo, sorveglianza, filtraggio e censura del web, analizzandone funzionamenti, punti di forza e talloni d’Achille. Qui, a differenza della prima parte, analizzerò prima i vari sistemi di controllo (“Access Denied”) e poi ne vedrò l’applicazione negli specifici contesti (“World Wide Control”), terminando con i casi di “eccellenza” in materia: Cina ed Iran (“Paesi Modello”). L’uso al quale aspirano gli utenti non si discosta da quello degli altri paesi, ma la presenza di un regime dispotico rende il discorso qualitativamente diverso: in questi contesti la dialettica tra uso e regolamentazione è minoritaria rispetto al paradigma di un asfissiante e (nelle ambizioni di chi lo esercita) totale controllo che ha come primo intento quello di proteggere il potere e lo status quo. Controllo basato su mezzi tecnici e tecnologici ma che non esclude la presenza parallela e necessaria di un sistema normativo più o meno strutturato per rendere efficace il controllo stesso e garantire un quadro legale ai meccanismi di filtraggio sperimentati in senso tecnico, sistema normativo che verrà accennato volta per volta nelle sue linee principali. Avremo modo di vedere, tuttavia, come la divisione degli stati in due blocchi è valida in senso generale e utile ad una migliore sistematizzazione di questo lavoro, ma che le realtà di regolamentazione e controllo hanno spesso dei punti in comune, sono cioè insiemi che si intersecano più che realtà separate da una linea netta. Sarà poi chiaro come anche nei contesti dove il potere censura, filtra, controlla e impone senza “farsi rete” , esso sperimenta fallimenti. Un ultimo appunto: nella sezioni dedicata agli USA farò una 5

piccola digressione finale sull’uso di Internet da parte di Barack Obama durante la sua travolgente campagna elettorale e nei mesi successivi all'elezione alla Casa Bianca.

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