Filosofia della matematica

Anno 2009-10
Il programma di Hilbert, e G¨ odel (1900-1931)
INDICE
Presentazione 1
L

Europa e la matematica all

inizio del Novecento 5
La nuova logica. Scienza o immagine speculare del mondo? 13
Il metodo assiomatico 19
Avventure di una parola 43
Heidelberg, 1904 57
Definitheit 67
Il teorema di L¨ owenheim−Skolem 85
Il teorema di completezza 99
Il programma di Hilbert 127
Presentazione
Ma la cosa strana `e appunto che con quei valori immaginari
o in qualche modo impossibili si possano tuttavia compiere
le ordinarie operazioni e alla fine ottenere un risultato tangibile! . . .
Non ti fa pensare a un ponte di cui ci sono solo i pilastri a un capo e all’altro,
e che uno attraversa tranquillo come se ci fosse tutto intero?
Io non ho mai messo in dubbio che la matematica abbia ragione;
solo mi sembra strano che certe volte, si direbbe, va contro la ragione . . .
Robert Musil
Lo scopo del corso `e di studiare i problemi e le ricerche che nel periodo indi-
cato hanno portato alla costituzione della logica matematica contemporanea.
Il cosiddetto programma di Hilbert ha svolto un ruolo decisivo catalizzando,
per la formazione degli strumenti necessari per la sua realizzazione, un ampio
spettro di contributi e interessi.
Nella tradizione storiografica si traccia una linea che va da Frege a Russell,
magari accostandovi quella di Boole e Peano, e che porta sia alla invenzione
dei linguaggi simbolici formali e del sistema logico dei Principia mathematica
sia alla nascita della filosofia analitica. La logica del primo e del secondo
ordine sarebbero ritagliate dalla logica dei Principia. Si tratta di un racconto
fuorviante e infedele, dovuto pi` u che altro alla ignoranza della storia della
matematica, a sua volta dovuta al pregiudizio che non possa esservi nulla di
filosoficamente interessante.
Senza voler sminuire l’importanza della faticosa elaborazione della teoria
dei tipi da parte di Russell
1
, la logica che viene presentata nel primo ma-
nuale contemporaneo, i Grundz¨ uge der theoretischen Logik di David Hilbert
e Wilhelm Ackermann del 1928 nonostante la parentela con quella di Rus-
sell ha alle spalle una storia diversa, se pure non disgiunta e non insensibile
1
G¨odel nel 1931 far`a riferimento proprio ai Principia mathematica, che con la teoria
di Zermelo era uno dei due sistemi allora ritenuti onnicomprensivi di tutta la matematica
esistente. G¨odel pi` u precisamente afferma ivi nell’introduzione che nei due sistemi sono
incluse tutte le tecniche e le forme dimostrative della matematica. Apparentemente questo
gli farebbe gioco per dare un significato assoluto al risultato di impossibilit`a, ma G¨odel non
segue questa strada, anzi `e consapevole (in una discussione con Zermelo ad esempio) che
il risultato dipende dall’uso di metodi dimostrativi ristretti. Questi concetti e apparenti
incongruenze dovranno risultare chiarite alla fine del nostro studio.
1
alle influenze del logicismo
2
. Le sue radici affondano in due problematiche
indipendenti e interne alla matematica, quella della assiomatizzazione del-
la teoria degli insiemi e quella della particolare proposta fondazionale che
Hilbert ha iniziato a concepire nel 1904 e ha ripreso in modo esplicito e siste-
matico a partire dal 1917, partendo dalla sua visione della natura e del ruolo
del metodo assiomatico.
Lo sviluppo del corso sar` a dunque, in un conciso riassunto, il seguente.
Innanzi tutto si presenteranno le questioni fondazionali sul tappeto all’inizio
del Novecento, che si possono distinguere in due sfide. Da una parte la
richiesta di Hilbert di dimostrare la non contraddittoriet` a
3
della teoria dei
numeri reali, che egli aveva presentato assiomaticamente nel 1900; dall’altra
la necessit`a di risolvere le contraddizioni emerse nella teoria degli insiemi
sviluppata da Georg Cantor (1845-1918).
La teoria degli insiemi verr` a assiomatizzata nel 1908 da Ernst Zermelo
(1871-1953); un aspetto insoddisfacente del suo sistema consisteva nell’uso
della nozione di “propriet` a definita” [definit] nell’assioma di esistenza dei
sottoinsiemi. I tentativi di darne una versione precisa portarono, attraverso
il lavoro di Hermann Weyl (1885-1955) e di Thoralf Skolem (1887-1963) a
individuare quelle che diventeranno le formule dei linguaggi del primo ordine.
Intanto, le contraddizioni possibili con i concetti insiemistici dei numeri
cardinali e ordinali erano note a Cantor, Hilbert stesso e Zermelo almeno a
partire dal 1895. Le loro reazioni non furono isteriche: Cantor pensava che
fossero evitabili con opportune distinzioni
4
; Hilbert vi vedeva inizialmente
solo il segno della impossibilit` a di assiomatizzare la teoria. Quando tuttavia
nel 1903 Russell pubblic`o la sua antinomia, Hilbert ritenne che il problema
dovesse essere affrontato per le corna; nel 1904 propose un modo di fondare
assiomaticamente la logica e l’aritmetica attraverso una dimostrazione diretta
di non contraddittoriet`a.
Per dimostrare la non contraddittoriet` a assoluta di una teoria non si ha
a disposizione il metodo che si sfrutta per la non contraddittoriet`a relativa,
2
Le somiglianze appaiono forti se, seguendo l’abitudine di Russell, si lasciano cadere i
simboli di tipo, rispettando solo mentalmente i loro vincoli; la precisione formale peraltro,
per quel che riguarda assiomi e regole, non era il forte di Russell. G¨odel esprimer`a la sua
delusione per l’approssimazione della presentazione della logica nei Principia
3
In italiano sinonimi di non contraddittoriet`a sono “coerenza” e “consistenza”, quest’ul-
tima parola molto usata e (perch´e) tuttavia derivata per assonanza dall’inglese consistency
e in italiano di significato non univoco.
4
Tra insiemi “compiuti” [fertig] e no, o in seguito tra totalit`a consistenti e inconsistenti.
2
quello cio`e di interpretare la teoria in un’altra supposta gi`a non contraddit-
toria
5
. A fine Ottocento i successivi rimandi avevano portato tutte le teorie
classiche a essere dipendenti, per la loro non contraddittoriet` a, da quella del-
l’aritmetica. Una dimostrazione di non contraddittoriet` a assoluta non pu`o
basarsi che sulla definizione secondo cui una teoria `e non contraddittoria se
dai suoi assiomi non si deriva alcuna contraddizione.
Una dimostrazione di non contraddittoriet`a deve essere una dimostrazione
relativa a dimostrazioni, cio`e a successioni di formule e di frasi. Perch´e essa
sia una vera dimostrazione matematica, i suoi oggetti devono essere enti
matematici; Hilbert pensava di poter affermare che i simboli sono oggetti
concreti, e quindi assoggettabili a manipolazioni combinatorie matematiche.
Nel 1904 David Hilbert (1862-1943) diede solo un esempio di una tale
dimostrazione di non contraddittoriet` a per un frammento molto semplice di
aritmetica. Quando negli anni venti riprese il suo programma, questa volta
in reazione agli attacchi dell’intuizionismo alla matematica classica, il lavoro
della sua scuola, con i contributi esterni di Skolem, incominci`o ad accumu-
lare risultati che diventeranno il nucleo della teoria logica, dall’esistenza dei
modelli numerabili ad anticipazioni del teorema di completezza logica (G¨ odel
1930). Alla fine degli anni venti, una discussione tra Skolem e Zermelo met-
ter` a in chiaro la differenza tra l’uso della logica del primo ordine e quella del
secondo ordine per lo sviluppo della teoria degli insiemi.
Hilbert pensava a una nuova disciplina, che chiam` o “metamatematica”,
che avrebbe affrontato con il metodo da lui indicato diverse questioni “di
tipo gnoseologico” sulle dimostrazioni. Tale disciplina non decollava tutta-
via, nonostante risultati parziali, forse perch´e era attardata dalla costruzione
hilbertiana della logica stessa
6
o forse proprio per l’ambiguit` a sulla natura
matematica dei simboli, che si rifletteva sugli strumenti matematici ammissi-
bili; fino a quando Kurt G¨odel (1906-1978) non ebbe l’idea di dichiarare che
i simboli sono numeri.
Magari non si sa che cosa sono i numeri, ma certo sono enti matema-
tici ai quali si possono applicare tutte le risorse dell’aritmetica, opportu-
nit` a che G¨ odel mise subito a frutto dimostrando due teoremi che affossa-
5
Cos`ı ad esempio di dimostra la non contraddittoriet`a relativa reciproca della geometria
euclidea e di quella non euclidea, o la non contraddittoriet`a relativa della geometria eucli-
dea rispetto alla teoria dei numeri reali, attraverso la interpretazione data dalla geometria
analitica.
6
Vedremo come Hilbert perfezionasse progressivamente lo strumento logico.
3
vano le speranze di Hilbert di una dimostrazione di non contraddittoriet` a
dell’aritmetica.
L’idea che i simboli sono numeri per diventare operativa richiede che si
dimostri che le usuali manipolazioni sintattiche (ad esempio la congiunzione
di due frasi) sono in effetti operazioni aritmetiche. G¨odel lo fece, con una
trattazione che viene chiamata aritmetizzazione (dei linguaggi), mettendo le
basi della possibilit` a oggi nota a tutti di elaborare su un calcolatore, che
lavora con i numeri in rappresentazione binaria, qualunque discorso relativo
a qualunque argomento, scientifico o letterario. Questa `e stata la parte de-
cisiva del suo lavoro, con la quale ha dimostrato che il progetto di Hilbert
di una metamatematica era possibile. Nel contempo, con un’altra ingegnosa
soluzione, G¨odel stesso dimostrava l’opposto di quelle che erano le aspetta-
tive di Hilbert. Tuttavia una previsione, o una speranza sbagliata su quello
che sar`a possibile dimostrare non inficia il valore di un pensatore.
Dopo il 1931 si continuer`a naturalmente a discutere se il programma di
Hilbert, inteso restrittivamente come ricerca di una dimostrazione di non
contraddittoriet` a per l’aritmetica, sia davvero stato affossato da G¨odel, o se
possa essere resuscitato, opportunamente riformulato, o modificato; G¨ odel
stesso contribuir` a alla discussione
7
. Ma `e fuori di dubbio che nella forma
originaria `e stato falsificato nello stesso momento che se ne dimostrava la
fattibilit` a attraverso l’aritmetizzazione. Il programma di Hilbert non vive
tuttavia solo quest’attimo fuggente: le tecniche e le dimostrazioni di G¨ odel,
pi` u che l’enunciato dei suoi teoremi, costituiranno la base della nascita della
teoria della calcolabilit`a e dei calcolatori.
La prima parte delle lezioni sar`a dedicata alla storia, sopra accennata, del-
le questioni fondazionali e della precisazione dei concetti della logica del primo
ordine; la seconda parte sar`a una esposizione dettagliata della dimostrazione
di G¨odel.
7
In particolare, oltre alle osservazioni immediatamente a ridosso del teorema, con “
¨
Uber
eine bisher noch nicht ben¨ utze Erweiterung des finiten Standpunktes”, Dialectica, 12, 1958,
pp. 280-7; trad. it. in Opere, vol. 2, Bollati Boringhieri, Torino, 2002, pp. 245-50.
4
L’Europa e la matematica all’inizio del Novecento
Alla fine dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento molti matematici si
dedicano alla manutenzione della loro disciplina o, per usare parole diventate
comuni, a problemi di fondamenti, in modo pi` u esplicito e dedicato di quan-
to `e avvenuto in altre epoche nelle quali si sono dovuti affrontare difficolt` a
dovute all’emergere di fenomeni inaspettati e all’esigenza di costruire un qua-
dro coerente entro cui darne ragione. Due episodi noti del passato sono la
scoperta delle grandezze incommensurabili nell’antica Grecia e l’intervento
degli infinitesimi nelle prime formulazioni del calcolo infinitesimale
1
.
Nell’Ottocento la matematica vive una crisi di crescita, o di abbondanza,
che `e parte ed elemento attivo del pi` u generale impetuoso sviluppo della
societ`a europea. Per dare un’idea a chi non sia esperto, si potrebbe dire che
all’inizio del secolo la matematica era pi` u o meno quella che oggi si studia
nella scuola secondaria (a parte i risultati pi` u avanzati dell’analisi), alla fine
del secolo era quella che oggi si studia all’universit` a.
La reazione alla crescita, in campo matematico, `e straordinariamente si-
mile a quella che si manifesta nella societ` a e nella cultura. I testimoni pi` u
sensibili dei cambiamenti sociali sono gli artisti e gli scrittori. Se conside-
riamo i paesi di lingua tedesca, la Germania e l’impero austro-ungarico, sia
perch´e sono quelli dove lo sviluppo economico `e stato pi` u forte, soprattutto
dal punto di vista del collegamento con i progressi scientifici, sia perch´e le
vicende di cui vogliamo interessarci hanno l`ı il loro centro
2
, abbiamo un ro-
manziere che osserva con acuta comprensione le vicende della societ` a e dello
spirito, Robert Musil (1880-1942). La vita moderna basata sulla tecnologia
guidata dalla scienza prende forma in quegli anni.
Supponendo che uno fosse venuto al mondo nel 1871, anno di
nascita della Germania, costui, arrivato sui trent’anni, avrebbe
1
I greci reagirono non affrontando direttamente il problema, ma elaborando con Eu-
dosso ed Euclide la teoria delle proporzioni, nella quale consideravano solo i rapporti tra
grandezze, commensurabili o incommensurabili tra loro. I fondatori del calcolo infinite-
simale furono costretti alla discussione, sia perch´e provocati da critiche come quelle del
vescovo Berkeley, sia perch´e l’uso disinvolto degli infinitesimi (come anche quello delle se-
rie infinite) portava anche a risultati paradossali o contraddittori. Non trovarono tuttavia
una risposta se non nel corso dell’Ottocento con soluzioni che si inseriscono in sviluppi che
portano proprio alla congiuntura che vogliamo considerare.
2
Nella universit`a di G¨ottingen dove lavora Hilbert, a Vienna dove studier`a G¨odel.
5
gi` a potuto accorgersi che nel corso della sua esistenza la lunghezza
della rete ferroviaria europea era triplicata e in tutto il mondo pi` u
che quadruplicata, il traffico postale si era moltiplicato per tre, le
linee telegrafiche addirittura per sette; e molte altre cose si erano
sviluppate nello stesso senso.
L’efficacia dei motori era cresciuta dl 50 al 90 per cento; nello
stesso periodo la lampada a petrolio era stata progressivamente
sostituita dall’illuminazione a gas, dalla luce di Auer e dall’e-
lettricit` a che produce sempre nuovi sistemi di illuminazione; le
carrozze a cavalli, che avevano resistito per millenni, dalle auto-
mobili; e gli aeroplani non solo erano venuti al mondo, ma erano
gi` a usciti dall’infanzia.
Anche la durata media della vita si era sensibilmente alzata gra-
zie ai progressi della medicina e dell’igiene, e le relazioni fra i
popoli dal tempo dell’ultimo conflitto armato si erano fatte con-
siderevolmente pi` u amichevoli e fiduciose. L’uomo che viveva tali
esperienze poteva ben credere che si fosse finalmente giunti al tan-
to atteso progresso durevole dell’umanit`a, e chi non lo riterrebbe
normale, trattandosi dell’epoca in cui lui stesso `e al mondo?
3
Queste trasformazioni materiali sono accompagnate da una esplosione cultu-
rale in tutti i campi, scienza, letteratura, arte, scienze dello spirito. L’inizio
del Novecento `e un periodo di grande euforia.
[d]alla mentalit`a, liscia come l’olio, degli ultimi due decenni del
secolo diciannovesimo era insorta improvvisamente in tutta l’Eu-
ropa una febbre vivificante. Nessuno sapeva bene cosa stesse
nascendo; nessuno avrebbe potuto dire se ne sarebbe stata una
nuova arte, un uomo nuovo, una nuova morale o magari un nuovo
ordinamento della societ`a.
4
.
Musil descrive la Vienna degli anni che precedono la prima guerra mon-
diale, la Vienna che era il centro culturale del mondo e dove si espresse-
ro, in contemporanea o a pochi anni di distanza Mahler, Sch¨ onberg, Klimt,
3
R. Musil, L’uomo senza qualit`a, 1930, 1933, vol. II, Mondadori, p. 713. Le successive
citazioni sono tratte dalla stessa fonte.
4
Il “grande evento”, che sta per nascere ma nessuno se ne `e accorto, `e l’obiettivo della
Azione Parallela in L’uomo senza qualit`a.
6
Schiele, Freud, Wittgenstein, Loos, Krauss e tanti altri
5
. Ricordare questi
nomi significa gi`a alludere al carattere fratturato dello spirito del tempo,
un misto di creativit` a e di insofferenza che si manifestava nella prevalenza
dell’immaginazione e dell’irrazionale, nella scoperta dell’inconscio.
Lo stesso apprezzamento della scienza aveva una venatura irrazionale:
Quasi tutti gli uomini oggi si rendono ben conto che la matema-
tica `e entrata come un demone in tutte le applicazioni della vita
. . .
6
Se `e attuazione di sogni ancestrali il poter volare con gli uccelli e
navigare con i pesci, penetrare nel corpo di gigantesche montagne,
inviare messaggi con la rapidit`a degli d`ei, scorgere e udire ci`o che `e
invisibile e lontano, sentir parlare i morti . . . se luce, calore, forza,
godimento, comodit`a sono i sogni primordiali dell’uomo, allora la
ricerca odierna non `e scienza soltanto: allora `e anche magia, `e un
rito di grandissima forza sentimentale e intellettuale, che induce
Dio a sollevare l’una dopo l’altra le pieghe del suo manto, una
religione la cui dogmatica `e retta e penetrata dalla dura, agile,
coraggiosa logica matematica, fredda e tagliente come una lama
di coltello.
Il grande evento febbrilmente atteso `e stato il macello della grande guerra.
Anticipato da inquietudini, disagio, paura, immotivate se non da un senso
quasi di colpa per l’eccesso di ricchezza, e dalla preoccupazione che il sogno
non potesse durare.
`
E difficile descrivere in poche parole l’aspetto fondamentale di
quelle debolezze [di uno spirito abbandonato alla libert` a]. Lo si
potrebbe scorgere nel esempio nel fatto che le imponenti costru-
zioni intellettuali erette autonomamente dalla filosofia per spie-
gare il mondo, le ultime delle quali sorte fra la met` a del diciot-
tesimo e la met`a del diciannovesimo secolo, sono state scalzate
5
A. Janik e S. Toulmin, La grande Vienna, Garzanti, 1975.
6
[La citazione continua con “Forse non tutti credono alla storia del diavolo a cui si
pu`o vendere l’anima, ma quelli che di anima devono intendersene, perch´e in qualit`a di
preti, storici e artisti ne traggono lauti guadagni, attestano che essa `e stata rovinata dalla
matematica, e che la matematica `e l’origine di un perfido raziocinio che fa s`ı dell’uomo il
padrone del mondo, ma lo schiavo della macchina”.]
7
dalle trasformazioni della vita, ma soprattutto dai risultati stessi
del pensiero e dell’esperienza; senza che l’abbondanza delle nuove
cognizioni, quasi ogni giorno portate alla luce dalla scienza, ab-
bia condotto a una nuova mentalit` a, salda, ancorch´e provvisoria,
anzi senza che si sia ridestata una volont` a seria ed esplicita in tal
senso, sicch´e l’abbondanza di cognizioni non `e pi` u soltanto una
gioia, ma `e diventata anche un peso.
Si accusa chi `e responsabile della crescita incontrollata, cio`e la scienza:
[Ulrich] ricordava benissimo come era tornata di moda l’“insicurezza”.
Si erano sempre pi` u moltiplicate le lagnanze di gente che aveva
una professione un po’ incerta, poeti, critici, donne e quelli che
sono di professione “i giovani”; costoro accusavano la scienza pura
di essere una cosa nefasta e che faceva a pezzi ogni altra opera del-
l’uomo senza saperla mai rimettere insieme, e chiedevano a gran
voce una nuova fede umana, il ritorno a tutti i valori primordiali,
originali, sorgivi . . .
Quale scienza `e quella considerata nefasta? Una scienza che rovescia in
modo troppo rapido per essere digeribile i prodotti di conoscenze che non
sono controllabili, perch´e sono accompagnate da un distacco tra il soggetto
e l’esperienza. Sicch´e
secondo l’opinione dei non matematici tutti questi antichissimi
sogni atavici si sono avverati in modo totalmente diverso dal-
l’immaginazione primitiva . . . Noi abbiamo conquistato la realt` a
e perduto il sogno.
Il distacco era tanto pi` u forte quando pi` u si capiva del mondo fisico, perch´e
la comprensione avveniva soprattutto attraverso linguaggi matematici.
Quando Einstein studi` o e il calcolo tensoriale ebbe a dichiarare, ammirato
e sorpreso, che
in tutta la mia vita non ho mai lavorato tanto duramente, e l’a-
nimo mi si `e riempito di un grande rispetto per la matematica,
la parte pi` u sottile della quale avevo finora considerato, nella mia
dabbenaggine, un puro lusso.
8
Una matematica che parlava di cose invisibili e astratte, senza riscontro di-
retto nell’esperienza sensibile forniva alla scienza i mezzi per il controllo della
natura.
All’interno della matematica si ripete la condizione generale della societ` a:
una proliferazione di beni e di ricchezza, e una preoccupazione, che si pu` o
cercare di formulare in domande pi` u precise del vago disagio psicologico: di
cosa parliamo, quali garanzie di verit` a abbiamo, o anche solo di sensatezza?
Anche se questa ombra non impedisce di continuare ad andare avanti.
Un elenco di nuovi argomenti matematici, che rendono impossibile conti-
nuare a considerarla come la scienza dei numeri e delle figure, come `e stato
per millenni, non riesce a essere esauriente: numeri complessi, quaternioni,
algebre, geometrie non euclidee, invarianti, vettori, matrici, gruppi (gruppi
di sostituzione, gruppi di movimenti), ideali e, in una parola che riassume e
rappresenta la nuova natura della matematica, l’infinito. Georg Cantor, il
creatore con Richard Dedekind (1831-1916) della teoria degli insiemi aveva
detto che l’essenza della matematica `e la libert`a.
Ma lo “spirito abbandonato alla libert`a” sente il peso delle nuove cono-
scenze, non tutte compatibili con le precedenti. Per fare un esempio semplice,
pensiamo ai numeri complessi. Questi sono stati accettati e capiti, con la rap-
presentazione geometrica nel piano, solo all’inizio dell’Ottocento. Ma nella
coscienza popolare continuavano e continuano a essere sospettati. La

−1
ripugna alla mente (come il quadrilatero non euclideo di Saccheri) perch´e
ripugna alla natura del numero, che `e pensato come una grandezza. Quin-
di anche gli irrazionali in verit`a sono sospetti, come testimonia l’esperienza
scolastica. Non si sa a quale esperienza farli corrispondere.
Non `e un caso che questo argomento sia stato inserito da Musil nel quadro
di imbarazzo da abbondanza che ha delineato
7
.
(T¨ orless) Ma . . . questa unit` a [immaginaria] non esiste . . . non pu` o
esistere . . . con certezza matematica, `e impossibile.
(Banenberg) Non `e lo stesso in fondo, coi numeri irrazionali? Una
divisione che non finisce mai, una frazione il cui valore non verr` a
fuori mai e poi mai, anche se calcoli per cent’anni! E cosa ti
immagini quando ti dicono che due linee parallele si interseca-
no nell’infinito? Io credo che se fossimo troppo coscienziosi non
esisterebbe la matematica.
7
R. Musil, I turbamenti del giovane T¨orless, 1906.
9
(T¨ orless) Ma la cosa strana `e appunto che con quei valori imma-
ginari o in qualche modo impossibili si possano tuttavia compiere
le ordinarie operazioni e alla fine ottenere un risultato tangibile!
. . . Non ti fa pensare a un ponte di cui ci sono solo i pilastri a un
capo e all’altro, e che uno attraversa tranquillo come se ci fosse
tutto intero?
Io non ho mai messo in dubbio che la matematica abbia ragione;
solo mi sembra strano che certe volte, si direbbe, va contro la
ragione . . .
A questa, e a pi` u grandi difficolt` a connesse ad esempio all’infinito, c’`e ini-
zialmente una risposta ottimistica implicita: la matematica `e un prodotto
della mente umana. La stessa mente che portava in essere nuovi oggetti
era la mente che otteneva successi parziali confortanti nella fondazione della
matematica: la definizione dei numeri reali (1870), la definizione dei numeri
naturali (1888) attraverso la quale tutta la matematica, basata su di essi,
sarebbe apparsa un prodotto rigoroso della ragione
8
. Non si sarebbe pi` u
dovuto ammettere che “Dio ha creato gli interi, tutto il resto `e opera del-
l’uomo”, secondo il motto di Kronecker, ma si poteva affermare che l’uomo
aveva creato i numeri.
Richard Dedekind aveva realizzato questa impresa sulla base dei concetti
di rappresentazione e di sistema (funzioni e insiemi). La rappresentazione
`e “una capacit` a dello spirito senza la quale `e impossibile ogni pensiero, la
capacit` a di mettere in rapporto cose con cose, di far corrispondere una cosa
a un’altra ovvero di rappresentare una cosa mediante un’altra cosa”; mentre
“capita spesso che diverse cose a, b, c . . . considerate per qualche ragione sotto
uno stesso punto di vista, siano riunite insieme nella mente, e allora uno dice
che esse formano un sistema S”.
Per Dedekind si trattava di nozioni logiche, come per i suoi contempora-
nei, Boole ad esempio: “la logica `e possibile solo per l’esistenza nella mente
di nozioni generali, quali la capacit`a di concepire una classe”
9
. Era una logica
che non si esauriva nelle regole deduttive, e non si identificava con quelle, ma
aveva una funzione costitutiva, o creativa. La logica tradizionale si riduceva
8
R. Dedekind, Was sind und was sollen die Zahlen, Vieweg, Braunschweig, 1888; trad.
it. con il titolo “Che cosa sono e a cosa servono i numeri?”, in Scritti sui fondamenti della
matematica, Bibliopolis, Napoli, 1982.
9
G. Boole, The Mathematical Analysis of Logic, MacMillan, Cambridge, 1847.
10
a un principio, il principio di comprensione, secondo il quale a ogni concetto
corrisponde la classe degli oggetti che vi ricadono.
Tuttavia questa logica aveva generato anche mostri, contraddizioni e apo-
rie, che mostravano la difficolt` a di ragionare in modo pacifico sui nuovi enti
da essa stessa creati, o davano la sensazione di andare contro la ragione. Dal-
la crisi spirituale prodotta dall’opulenza della libert`a creativa doveva nascere
una nuova logica, una logica contro la logica naturale.
11
.
12
La nuova logica:
scienza o immagine speculare del mondo?
Le contraddizioni pi` u discusse erano quella di Cantor del massimo cardinale,
quella di Burali-Forti e Cantor del massimo ordinale, quella di Russell
1
.
La contraddizione del massimo cardinale si pu` o brevemente formulare in
questo modo: l’insieme K dei numeri cardinali dovrebbe avere un numero
cardinale maggiore di tutti gli altri cardinali, il cardinale massimo; ma per il
teorema di Cantor del 1892, la cardinalit` a di K `e minore di quella dell’insieme
delle funzioni da K in un insieme con due elementi (o come si dir` a in seguito
dell’insieme P(K) di tutti i sottoinsiemi di K). In versione semplificata, si
considera l’insieme universo
2
V e la sua potenza P(V ).
La contraddizione del massimo ordinale `e analoga: l’insieme di tutti gli
ordinali `e bene ordinato, e quindi dovrebbe avere un numero ordinale Ω, ma
allora Ω + 1 sarebbe un ordinale ancora maggiore.
La contraddizione di Russell considera la classe
3
di tutte le classi che non
contengono se stesse come elemento, in simboli
¦x [ x / ∈ x¦,
e rileva che tale classe nello stesso tempo appartiene e non appartiene a se
stessa.
Bertrand Russell (1872-1970) era convinto che il teorema di Cantor fosse
sbagliato, perch´e era affezionato alla classe universale e alla sua esistenza.
Nel cercare un errore nella dimostrazione di Cantor, che egli riformula in
modo da applicarla a P(x) invece che alle funzioni, fu portato a considerare
la classe delle classi che non appartengono a se stesse
4
.
1
Per informazioni pi` u dettagliate sulla teoria degli insiemi fino all’assiomatizzazione di
Zermelo del 1908, come pure sulla costruzione della teoria dei tipi da parte di Russell, si
vedano le dispense del corso di Filosofia della matematica del 2008-09.
2
Il simbolo V per l’universo `e notazione moderna.
3
Russell usava la terminologia delle classi, a preferenza di “insieme”.
4
Russell espresse per la prima volta l’antinomia in termini di predicati che si applicano
o no a se stessi, in una bozza di un capitolo de The principles of mathematics, vol. I,
Cambridge Univ. Press, Cambridge, England, 1903 (trad. it. I principi della matematica,
Longanesi, Milano, 1963), nel maggio del 1901, e nella lettera a Frege del 1902; quindi di
nuovo in questi termini nel '78 dei Principles, e sia in termini di predicati sia in termini
di classi nel '100.
13
Infatti la dimostrazione di Cantor, riformulata per P(x), conduce a que-
ste considerazioni. Supponendo che esista una iniezione f tra P(x) e x, si
vuole definire un sottoinsieme z di x diverso da tutti i sottoinsiemi, quindi
una contraddizione, che esclude l’esistenza di f. Ogni sottoinsieme `e f
−1
(y)
per qualche y ∈ x, y ∈ im(f) e perch´e il sottoinsieme cercato sia diverso da
f
−1
(y) si pu`o giocare su y, mettendolo in z se e solo se y / ∈ f
−1
(y); si definisce
quindi
z = ¦y ∈ x [ y / ∈ f
−1
(y)¦,
che si pu`o considerare una sorta di sottoinsieme antidiagonale: esso differisce
da tutti gli f
−1
(y); infatti se fosse z = f
−1
(y), la sua immagine mediante f
sarebbe f(z) = y, ma y ∈ z se e solo se y / ∈ f
−1
(y) = f
−1
(f(z)) = z che `e
una contraddizione.
Nel caso che x sia la classe universale, P(x) ⊆ x si pu`o pensare iniettable
in x con la funzione identica, e l’insieme della dimostrazione `e ¦y [ y / ∈ y¦,
che `e la classe considerata da Russell
5
.
Sempre Russell trov` o una formulazione unitaria per le contraddizioni
citate
6
:
Data una propriet` a ϕ e una funzione f tali che, se ϕ appartiene
a tutti gli elementi di u, f‘u esiste, ha la propriet` a ϕ e non ap-
partiene a u; allora l’assunzione che esista una classe w di tutti
i termini che hanno la propriet`a ϕ, e che f‘w esista porta alla
conclusione che f‘w ha e non ha al contempo la propriet` a ϕ.
L’antinomia di Russell si ottiene prendendo cone ϕ la propriet`a di non ap-
partenere a se stesso, e come f la funzione identica: quella di Burali-Forti
prendendo la propriet` a di essere un ordinale e f‘w = ordinale di w; quella
di Cantor prendendo la propriet` a di essere un cardinale e f‘w = cardinale di
P(w).
5
In effetti Russell presenta in modo analogo a quello qui esposto una “semplificazione
della dimostrazione di Cantor”, in “On Some Difficulties in the Theory of Transfinite Num-
bers and Order Types”, Proceed. London Mathematical Society, (2) 4 (1906), pp. 29-53,
ristampato in B. Russell, Essays in Analysis (a cura di D. Lackey), George Allen&Unwin,
London, 1973, pp. 134-64. Nei Principles '100 afferma anche che “io fui condotto ad esso
[rompicapo] nel tentativo di conciliare la dimostrazione di Cantor circa l’impossibilit`a che
esista un numero cardinale massimo con la supposizione molto plausibile che la classe di
tutti i termini [. . . ] abbia necessariamente il maggior numero possibile di elementi”.
6
“On some difficulties . . . ”, cit.
14
Erano note poi altre antinomie
7
, come quella del bibliotecario della Bod-
leiana G. G. Berry: “il minimo numero non definibile con meno di venticinque
sillabe”, che `e definibile con ventiquattro sillabe; quella di J. Richard
8
, una
di K¨onig, e fu riesumata anche quella del mentitore il cretese Epimenide che
afferma: “Io sto mentendo”.
David Hilbert nel 1903, lettera del 7 novembre
9
, inform`o Gottlob Frege
(1848-1925) di aver scoperto le contraddizioni tre o quattro anni prima, e
che anche Zermelo ne aveva trovate dopo che egli gli aveva comunicato le
sue. Secondo una testimonianza di Husserl in un appunto del 16 aprile 1902
conservato nel Nachlass, Zermelo glie ne avrebbe esposta una forse nel 1901, o
meglio l’osservazione che un insieme M tale che P(M) ⊆ M `e inconsistente,
considerando ¦x ∈ M [ x / ∈ x¦. Infatti z = ¦x ∈ M [ x / ∈ x¦ `e certo un
sottoinsieme di M, e quindi se P(M) ⊆ M appartiene a M. Allora ci si pu`o
chiedere se z ∈ z e si ha che z ∈ z ↔ z / ∈ z. Il primo teorema del lavoro di
Zermelo del 1908 con l’assiomatizzazione della teoria
10
dimostra proprio con
lo stesso argomento che ogni insieme M possiede almeno un sottoinsieme che
non `e elemento di M, da cui segue che il dominio B degli insiemi non `e un
insieme.
Hilbert avrebbe trovato che non pu` o esistere alcun S tale che se x ∈ S
allora P(x) ∈ S e se T ⊆ S allora

T ∈ S. Infatti allora P(

S) ∈ S e di
qui segue che gli elementi di P(

S) appartengono all’unione di S, quindi
P(

S) ⊆

S
11
.
Nell’occasione, Hilbert espresse il suo convincimento che le contraddizioni
mostrino la inadeguatezza della logica tradizionale. Anche Russell pensava
7
Russell le considera tutte in B. Russell, “Mathematical Logic as based on the Theory
of Types”, American Journal of Mathematics, 30 (1908), pp. 222-62, ristampato in B.
Russell, Logic and Knowledge (a cura di R. C. Marsh), George Allen&Unwin, London,
1956, pp. 57-102, e in J. van Heijenoort, From Frege to G¨odel , Harvard Univ. Press,
Cambridge, MA, , 1967, pp. 152-82, per mostrare come tutte dipendano dal fenomeno del
circolo vizioso.
8
Vi torneremo pi` u avanti, a proposito della dimostrazione di G¨odel.
9
La corrispondenza di Frege e Hilbert, e con altri contemporanei, `e in G. Frege, Wis-
senschaftlicher Briefwechsel , Felix Meiner, Hamburg, 1976; trad. it. Alle origini della
nuova logica, Boringhieri, Torino 1983.
10
E. Zermelo, “Untersuchungen ¨ uber die Grundlagen der Mengenlehre I”, Mathema-
tische Annalen, 65 (1908), pp. 261-81; trad. inglese in van Heijenoort, cit., pp.
199-215.
11
Si veda V. Peckhaus e R. Kahle, “Hilbert’s paradox”, Historia Mathematica, 29 (2002),
pp. 157-75 e A. Kanamori, “Zermelo and set theory”, Bulletin Symbolic Logic, 10 (2004),
n. 4, pp. 489-553.
15
di dover costruire la logica rivedendo il suo cardine che era il principio di
comprensione. Non bastava irregimentare la logica come aveva fatto Frege
quando aveva costruito un “linguaggio in formule del pensiero puro” (Begriff-
schrift, 1879); Frege era restato disarmato quando si cap`ı che non erano le im-
precisioni e le vaghezze del linguaggio naturale a provocare le contraddizioni,
ma il principio di comprensione
∀P∃x∀z(z ∈ x ↔ P(z))
(per ogni propriet` a P esiste un insieme x che `e la sua estensione, ovvero ogni
comprensione [intensione] ha una estensione).
Russell cerc` o di limitare il principio sperimentando varie restrizioni, pro-
vando anche a escludere ragionevolmente le classi grandi, fino a che accett` o
la diagnosi di Poincar´e che la fonte delle contraddizioni era il circolo vizioso,
che si manifestava nelle definizioni impredicative; per evitarlo occorreva che
“ci` o che in un modo qualunque concerne tutti di qualsiasi o alcuni (indeter-
minati) degli elementi di una classe, non [sia] esso stesso uno degli elementi
della classe”; in altri termini “ci` o che coinvolge una variabile apparente [vin-
colata
12
] non deve essere uno dei possibili valori di quella variabile”. La
costruzione di un sistema logico che rispettasse automaticamente senza dirlo
(ch´e sarebbe stata una nuova epifania del circolo vizioso) questa restrizione
port`o alla teoria dei tipi inserita nei Principia mathematica del 1910-12-13.
Ma a parte il motivo di insoddisfazione dovuto al fatto che la restrizione
predicativa mutilava la matematica, a meno di non assumere l’assioma di
riducibilit` a, che di fatto negava quella restrizione, la verit` a `e che i logicisti
procedevano con l’Angelus Novus di Walter Benjanim, con il viso rivolto al
passato; la soluzione che adottavano, riesumata dall’arsenale delle concezioni
intellettuali elaborate dalla tradizione, a parte le varianti formali e sostanziali
era quella di una logica forte, costitutiva, che riteneva di definire l’essere, non
un insieme di tecniche. La restrizione predicativa ha senso solo se si pensa
che le definizioni creino gli enti che definiscono.
Il linguaggio, a parte la veste simbolica, non era uno strumento ma la
sostanza della ragione, lo specchio o il canale, non intelligente, attraverso i
quale il mondo veniva comunicato.
6.124 Le proposizioni della logica descrivono l’armatura del
mondo o, piuttosto, la rappresentano. Esse trattano di nulla . . .
12
Nel linguaggio di Peano sono chiamate variabili reali e apparenti quelle che altrimenti
sono dette rispettivamente libere e vincolate.
16
6.13 La logica non `e una dottrina, ma un’immagine speculare
del mondo
affermava il loro profeta Wittgenstein
13
.
Wittgenstein si spinger`a pi` u in l`a, come vedremo, a dedurre da queste
assunzioni l’impossibilit`a del programma di Hilbert.
La prospettiva di Hilbert era diversa; nella lettera citata esprimeva a Fre-
ge la convinzione che la logica tradizionale apparisse del tutto inadeguata,
alla luce delle contraddizioni. Hilbert non aveva ancora incominciato ad af-
frontare il problema di una revisione della logica, ma ne aveva una concezione
pluralista e strumentale, come di uno strumento necessario per determinare
le relazioni di dipendenza tra diverse proposizioni.
Secondo una testimonianza di Edmund Husserl (1859-1938), dal 1901 a
G¨ ottingen, in occasione di una conferenza da lui tenuta nel 1901 presso la
societ`a matematica di G¨ ottingen in cui aveva discusso i problemi logici della
teoria dei numeri reali, Hilbert avrebbe osservato:
Quando supponiamo che una proposizione sia decisa sulla base
degli assiomi di un dominio, che cosa possiamo usare oltre agli
assiomi? Alles Logische. Was ist das? Tutte le proposizioni
che sono libere da ogni particolarit` a relativa a un campo di co-
noscenze, che sono indipendenti da ogni particolare assioma, da
ogni contenuto di conoscenza
14
. Ma si apre uno spettro di pos-
sibilit` a. Il dominio logico algoritmico, quello dei numeri, della
combinatorica, della teoria generale degli ordinali. Alla fin fine,
la pi` u generale teoria degli insiemi non `e essa stessa pura logica?
La logica combinatoria basta a derivare lo Schnittpunktsatz
15
dal
teorema di Pascal (senza assioma di continuit`a); la logica dei nu-
meri interviene quando si usa Archimede, e per usare l’assioma
di completezza si deve fare ricorso alla teoria degli insiemi.
16
13
L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 1921.
14
Questa `e ancora la definizione, di tipo qualitativo, di “verit`a logica”.
15
[Si intende qualsiasi teorema che usi solo propriet`a di incidenza e intersezione.]
16
L’appunto di Husserl si trova nella edizione di Philosdophie der Arithmmetik (1891),
Martinus Nijhoff, The Hague, 1969, p. 445; si veda anche J. C. Webb, Mechanism,
Mentalism and Metamathematics, Reidel, Dordrecht, 1980, p. 85.
17
La consapevolezza sulla forza di diverse logiche gli derivava dai risultati ot-
tenuti nello studio della geometria che aveva appena concluso
17
con la pub-
blicazione delle Grundlagen der Geometrie, nel 1899, alle quali si riferisce il
carteggio con Frege.
Spiegava Hilbert a Frege che il difetto decisivo della logica tradizionale
stava nell’assunzione che un concetto sia determinato quando per ogni entit` a
`e determinato se essa cade o no sotto il concetto
18
; alludeva probabilmente al
principio di comprensione, della cui responsabilit` a molti si rendevano conto,
ma non erano note al momento proposte alternative; invece secondo Hilbert
occorreva che gli assiomi che definiscono il concetto siano non contraddittori.
La restrizione da porre nel principio di comprensione era dunque la non
contraddittoriet` a del concetto intensionale definito assiomaticamente. Hil-
bert aveva iniziato a utilizzare il metodo assiomatico nel suo studio della
geometria, e ne diventer`a il paladino pi` u convinto e autorevole.
17
A partire dal 1891. Si veda M. Hallett e U. Majer (a cura di), David Hilbert’s Lectures
on the Foundations of Geometry, 1891-1902, Springer, Berlin, 2004.
18
In realt`a Hilbert stesso, quando Cantor gli aveva parlato della totalit`a di tutti i car-
dinali aveva a caldo risposto che gli sembrava legittima, in quanto era definito se un ente
fosse un cardinale oppure no; presto accett`o per`o la posizione di Cantor che la riteneva
inconsistente.
18
Il metodo assiomatico
Il metodo assiomatico che si precisa nell’ultima parte dell’Ottocento, `e ben
diverso da quello euclideo, ed `e anche inizialmente chiamato da alcuni (in
Italia ad esempio) metodo ipotetico-deduttivo, per segnalare una rottura. In
verit` a i nuovi ingredienti erano antichi. Il metodo assiomatico considera gli
assiomi come proposizioni primitive (cio`e non conseguenza di alcuna altra)
tra termini o concetti primitivi (cio`e non definiti esplicitamente in termini
di altri); di essi si suppone solo di conoscere le mutue relazioni fissate dagli
assiomi, ma non un significato indipendente. Come dice Enriques
1
,
La forma logica che si vuole dare ai postulati `e precisamente quel-
la di relazioni aventi un significato indipendente dal particolare
contenuto dei concetti.
Sono le relazioni tra i concetti che hanno significato, non i concetti.
Le proposizioni primitive sono considerate arbitrarie, non nel senso che di-
pendano dal ghiribizzo del matematico, ma nel senso che non sono giustificate
come proposizioni vere in qualche dominio della realt` a.
Il metodo si impone come modo di introdurre nuove teorie. Soprattutto in
campo algebrico verso la met` a dell’Ottocento, in Inghilterra, sono studiate
propriet` a di operazioni analoghe ma non identiche a quelle dei numeri; le
propriet` a delle operazioni che si vogliono indagare costituiscono gli assiomi
di nuove “algebre” che non hanno alle spalle una interpretazione; prevale e
precede l’aspetto formale
2
.
D’altra parte la logica formale, fin dai tempi di Aristotele e degli Stoici,
come dice la parola tratta forme, schemi, che vengono interpretati in ciascuna
applicazione, e un sillogismo `e valido o corretto, cos`ı come qualsiasi inferenza
secondo la logica contemporanea, se in tutte le interpretazioni nelle quali
le premesse sono vere anche la conclusione `e vera. Illustriamo il carattere
formale della logica con un esempio.
1
F. Enriques, Per la storia della logica (1922), Zanichelli, 1987.
2
Forse la scelta di questi argomenti originali era dovuta anche all’arretratezza della
matematica inglese, rimasta indietro nel campo dell’analisi per la fedelt`a alle notazioni e
ai metodi di Newton; alcune di queste algebre apparivano interpretazioni forzate, come
quella di Hamilton per l’algebra degli intervalli di tempo; altri studi riguardavano algebre
importanti, come quella dei quaternioni, che non godono della propriet`a commutativa
della moltiplicazione, o quella di Boole, per le leggi del pensiero (interpretazione peraltro
apparentemente poco matematica).
19
Esempio Si chieda se il seguente sillogismo `e valido, cio`e se la conclusione `e
conseguenza logica delle premesse.
Nessun triangolo rettangolo `e equilatero
(I) Qualche triangolo isoscele `e equilatero
Qualche triangolo rettangolo non `e isoscele,
Se qualcuno risponde di s`ı, questi non ha il senso della conseguenza logica,
perch´e gli si potrebbe rispondere che allora anche il seguente
Nessun cane `e ruminante
(II) Qualche quadrupede `e ruminante
Qualche cane non `e quadrupede
sarebbe valido, ch´e `e un esempio dello stesso sillogismo.
In effetti il sillogismo in esame non `e n´e il primo n´e il secondo, ma
Nessun S `e M
(III) Qualche P `e M
Qualche S non `e P
dove S, P, M sono simboli di predicati.
La domanda in verit`a era se il sillogismo proposto sia un esempio di
un sillogismo valido, ma questo si tende a dimenticare, anche quando si fa
matematica.
Il sillogismo di sopra si pu` o addirittura scrivere, nella formalizzazione
tradizionale:
E: S M
I : P M
O: S P
Non c’`e bisogno che ci siano solo simboli, la formalizzazione totale, per
avere il formale. Basta, e occorre, che ci siano variabili, o almeno il concetto
di variabile. Il carattere formale della logica non si manifesta nelle regole
3
,
ma nella possibilit` a di diverse interpretazioni (per i sillogismi, delle lettere
S, P, M su predicati).
Poich´e la verifica della validit` a di un sillogismo non `e praticamente ese-
guibile passando in rassegna davvero tutte le possibili interpretazioni, e si
3
Quando l’uomo primitivo dice “non c’`e fumo senza arrosto, vedo fumo, deve esserci
un arrosto”, non sta applicando il modus ponens.
20
sono inventate tecniche finite. Lo stesso per i linguaggi logici pi` u ricchi della
logica contemporanea. Con la tecnica dei diagrammi di Venn ad esempio per
il sillogismo considerato si ottiene
&%
'$
&%
'$
&%
'$

P S
M
che non fornisce la conclusione, per certificare la quale ci dovrebbe essere una
crocetta in S ∩ ∼ P. Non c’`e la crocetta, e neppure S ∩ ∼ P `e tutto tratteg-
giato, e non possiamo dire in base alle premesse se S ∩ ∼ P `e vuoto o no,
dipende da S e P.
Esiste come abbiamo visto una interpretazione dei simboli di predicato
S, P, M per cui S ∩ ∼ P `e vuoto e una per cui non lo `e.
In campo matematico, la lezione della logica (di essere un discorso forma-
le) si era persa, perch´e si era imposta a partire da Descartes la convinzione che
matematica e logica divergessero, e solo la prima fosse una vera ars invenien-
di , e che in essa il discorso avesse un contenuto. D’altra parte anche ai tempi
di Euclide la trattazione formale non si era sposata con quella matematica.
Gli Elementi di Euclide sono impostati con assiomi (postulati) iniziali, ma
vengono date definizioni dei termini primitivi (punto e retta) e le inferenze
formali non vi hanno posto.
Il metodo assiomatico moderno, sollecitato anche dalle ricerche geometri-
che oltre che algebriche, fu messo a punto e teorizzato da molti matematici,
tra i quali Pasch, Peano, Pieri, Enriques, Hilbert. Enriques testimonia
4
che
ogni pensatore del periodo dovette in un certo senso riscoprire “come una con-
quista personale” la rivoluzione che si era attuata nella concezione della na-
tura della scienza matematica e della sua metodologia, acquisendo“coscienza
matura del significato di una rivoluzione compiuta nei secoli”. L’enfasi era
4
Enriques, Per la storia della logica, cit.
21
giustiticata, perch´e mai prima si era avuta la consapevolezza che il discorso
matematico fosse formale.
Il lavoro rivolto a sistemare le geometrie non euclidee e i loro rapporti con
quella euclidea, come anche la nuova geometria proiettiva, hanno indotto a
interrogarsi su cosa fosse una scienza deduttiva, come era sempre stato vanto
sbandierato dalla matematica:
Perch´e la geometria diventasse una vera scienza deduttiva era ne-
cessario che le derivazioni delle conseguenze fossero indipendenti
dal senso dei concetti geometrici, come devono esserlo dalle figure.
Nel corso di una deduzione, `e lecito e pu` o essere utile pensare al
significato dei concetti geometrici in giuoco; ma non `e necessario;
quando diventa necessario, `e segno di un difetto delle deduzioni
e di un’inadeguatezza delle proposizioni assunte per sostenere la
dimostrazione
5
.
Il merito principale del metodo assiomatico `e riconosciuto nel fatto che le
teorie hanno sempre la possibilit`a di ricevere diverse interpretazioni,
[le quali] invitano a tradurre l’una nell’altra diverse forme di
intuizione
6
Con le parole di Hilbert
7
La circostanza [che tutti gli enunciati di una teoria valgono anche
per ogni altro sistema di enti che si sostituiscano a quelli pensati,
purch´e siano soddisfatti gli assiomi] , per` o, non pu`o mai rappre-
sentare un difetto di una teoria* [* ne `e piuttosto un grandissimo
pregio] e in ogni caso `e inevitabile.
Il pregio `e ad esempio espresso un po’ ingenuamente da Pasch generalizzando
il principio di dualilt` a:
5
M. Pasch, Vorlesungen ¨ uber neuere Geometrie, Teubner, Leipzig, 1882, p. 82. Pasch
fu il primo a segnalare la necessit`a di assiomi dell’ordine.
6
Enriques, Per la storia della logica, cit.
7
Lettera a Frege del 29 dicembre 1899, vedi oltre.
22
Quando si deduce [. . . ] un teorema da un gruppo di proposizioni
– che chiameremo generatori – il valore della deduzione travalica
lo scopo iniziale. Infatti, se si derivano dai generatori proposizioni
corrette, allora cambiando con altri i concetti geometrici [. . . ] si
ottiene senza duplicare la dimostrazione una proposizione che `e
conseguenza dei generatori cos`ı modificati
8
.
Questa situazione si esprime dicendo che la teoria non `e categorica, la
categoricit` a essendo appunto la propriet`a di avere un solo modello, a meno
di isomorfismi.
Che tutte, o la maggior parte delle teorie siano non categoriche era una
constatazione empirica; si sarebbe voluto fare una eccezione per teorie come
quella dei numeri che si pensava esprimessero le propriet` a matematiche di
concetti fondamentali. La questione sar`a chiarita solo dallo sviluppo succes-
sivo della logica matematica.
Esempio La teoria assiomatica dei gruppi `e data dai seguenti assiomi
∀x, y, z((x y) z = x (y z))
∀x(x e = x)
∀x∃y(x y = e)
che affermano la propriet`a associativa di una operazione, indicata da “”,
l’esistenza di un elemento neutro e e l’esistenza di un inverso per ogni oggetto.
Un modello della teoria `e una struttura che soddisfa gli assiomi (e nel
caso particolare `e detta un gruppo). I teoremi della teoria sono gli enunciati,
scritti nel linguaggio degli assiomi (cio`e che fanno intervenire i concetti pri-
mitivi, e quelli definiti
9
oltre alle variabili e agli operatori logici), che valgono
in tutti i modelli. Sono chiamati anche teoremi gli enunciati dimostrabili,
con una dimostrazione che sia una catena finita di assiomi e applicazioni di
regole logiche. Le due definizioni coincidono ma i matematici all’inizio del
8
Pasch, cit. p. 98.
9
Una volta che si dimostri che per ogni x esiste un solo inverso,
∀x∃y(x y = e ∧ ∀z(x z = e → z = y)),
si pu`o introdurre un simbolo di operazione definito x
−1
con il nuovo assioma ∀x(xx
−1
= e).
23
Novecento non lo sapevano (e non lo sanno) e usavano e usano i due concetti
come equivalenti senza chiara consapevolezza.
Esistono gruppi finiti delle pi` u varie specie. Alcuni sono formati da nume-
ri, ad esempio gli interi modulo 2, o Z
2
, cio`e l’insieme ¦0, 1¦ con le operazioni
individuate dall’interpretazione e ;0 e ;+(mod 2); verificare la propriet` a
associativa non `e immediato, se prima non si dimostra che e `e anche elemento
neutro a sinistra; questa propriet`a, cos`ı come l’esistenza di un inverso destro
e sinistro, richiede all’inizio dello sviluppo della teoria una derivazione non
semplice, tanto che spesso le si inseriscono entrambe negli assiomi.
Esiste anche il gruppo banale con un solo elemento, che si indica in genere
con ¦e¦, prendendo la costante stessa come elemento, e definendo l’operazione
come costante. Un altro gruppo, esempio di altri dello stesso genere, per ogni
n, `e l’insieme delle permutazioni di tre lettere

a b c
a b c

a b c
b c a

a b c
c a b

a b c
a c b

a b c
b a c

a b c
c b a

se si interpreta e come l’identit` a

a b c
a b c

e il prodotto “” come la composizione consecutiva di due permutazioni
10
:

a b c
f(a) f(b) f(c)

a b c
g(a) g(b) g(c)

=

a b c
g(f(a)) g(f(b)) g(f(c))

Esistono anche gruppi infiniti, come i numeri interi Z con e ;0 e ;+,
o R con 0 e l’addizione, oppure con 1 e la moltiplicazione.
10
Una permutazione di tre lettere di pu`o identificare con una funzione biiettiva f :
¦a, b, c¦ −→ ¦a, b, c¦, ad esempio

a b c
b c a

con la f tale che f(a) = b, f(b) = c, f(c) = a.
24
La pluralit` a delle interpretazioni `e anche una filosofia della matematica,
che ad esempio offre una scusa per non rispondere alla domanda su cosa sono
gli enti matematici di cui parla una teoria, ma non `e questo il motivo per cui
era apprezzata, quanto il fatto che avesse una funzione euristica
Pare quasi che agli occhi mortali, con cui ci `e dato esaminare una
figura sotto un certo rapporto, si aggiungano mille occhi spiritua-
li per contemplarne tante diverse trasfigurazioni; mentre l’unit` a
dell’oggetto splende alla ragione cos`ı arricchita, che ci fa passare
con semplicit`a dall’una all’altra forma
11
.
Hilbert si `e dedicato alla geometria elementare non (solo) per correggere
o completare Euclide, ma per svolgere una serie di indagini logiche, come ha
spiegato in una lettera a Frege
12
Io sono stato costretto dalla necessit`a a stabilire il mio sistema
di assiomi: volevo rendere possibile la comprensione di quelle,
fra le proposizioni della geometria, che ritengo essere i risultati
pi` u importanti delle indagini geometriche: ossia che l’assioma
delle parallele non `e conseguenza dei rimanenti assiomi, che lo
stesso vale per l’assioma di Archimede ecc. Volevo rispondere
alla domanda tendente a stabilire se la proposizione che in due
rettangoli equivalenti e di ugual base sono uguali anche gli altri
lati, pu` o venir dimostrata o vada piuttosto assunta come un nuovo
postulato, come gi` a fa Euclide. In generale, volevo stabilire la
possibilit`a di comprendere e dare una risposta a domande del
tipo: perch´e la somma degli angoli interni di un triangolo vale due
retti? E volevo inoltre chiarire come questo fatto fosse collegato
all’assioma delle parallele.
Nel sistema delle Grundlagen queste domande sono affrontabili in modo per-
fettamente determinato e “per molte di esse si ottiene una risposta assai
sorprendente e anzi del tutto inattesa”.
Pi` u in generale Hilbert era interessato a rivalutare il posto autonomo
della geometria nel panorama della matematica. Mentre si sviluppava impe-
tuosamente l’analisi, la geometria si interrogava sulla propria funzione e sul
11
Enriques, cit. L’unit`a dell’oggetto non `e costituita dunque dagli enti, ma dai problemi
che si possono formulare e trattare nella teoria.
12
Lettera del 29 dicembre 1899.
25
proprio significato. L’intuizione geometrica era scaduta a livelli minimi di
considerazione e affidabilit` a. La geometria rientrava nella matematica solo
attraverso l’analitica.
Gli obiettivi che Hilbert si pose, e realizz` o nelle Grundlagen erano innanzi
tutto quello di fondare le geometria indipendentemente dai numeri, e al con-
trario ricambiare la dipendenza definendo geometricamente i numeri e le loro
operazioni in modo da ottenere un corpo con le caratteristiche dei numeri
reali; in secondo luogo quello di chiarire il ruolo del principio di continuit` a in
geometria. La continuit` a era stata definita, da Cantor e Dedekind, in modo
aritmetico, mentre la geometria non pareva in grado di fornire un fondamento
alla continuit` a, nonostante l’idea comune che trattasse grandezze continue.
Infine Hilbert sentiva la necessit` a di chiarire i rapporti tra geometria del pia-
no e dello spazio, per una serie di questioni connesse alla forza deduttiva dei
due sistemi
13
.
Come dichiar` o a Frege, Hilbert riusc`ı a compiere le analisi che lo interes-
savano solo con la impostazione assiomatica. Egli era convinto tuttavia di un
valore generale di questo metodo, non solo in matematica. Egli fu a quanto
pare fortemente influenzato dalla riflessione di Heinrich Hertz (1857-1894)
14
Nell’introduzione ai suoi Principi della Meccanica
15
, Hertz aveva esposto
una metodologia che si ritrover` a in Hilbert nella concezione che gli assiomi,
se non contraddittori tra loro, stabiliscono il significato dei concetti.
Secondo Hertz il significato dei concetti di base di una teoria dipende solo
dalla loro coerenza. A tale conclusione si perviene se si riflette, dice Hertz,
sull’incompletezza delle definizioni e sull’impossibilit`a di cogliere con le pa-
role l’essenza delle cose. “Possiamo, con le nostre concezioni, con le nostre
parole, rappresentare completamente la natura di una cosa? Certamente no”.
Noi ci formiamo immagini o simboli di oggetti esterni e la forma che diamo
ad essi `e tale che “le necessarie conseguenze delle immagini nel pensiero sono
sempre le immagini delle necessarie conseguenze in natura delle cose rap-
13
Qualcuno (Bolyai) pensava che il quinto postulato potesse essere dimostrabile nella
geometria dello spazio; molti teoremi della geometria piana avevano una dimostrazione
molto pi` u semplice (con un piano immerso) nello spazio; si trattava solo di una semplifi-
cazione o erano possibili risultati nuovi? Si veda G. Lolli, Da Euclide a G¨odel , il Mulino,
Bologna 2004, cap. 3.4, “Hilbert e la geometria”.
14
Anche Enriques riconosce il suo debito con Hertz, in Per la storia della logica, cit..
15
H. R. Hertz, Die Prinzipien der Mechanik in neuem Zusammenhange dargestellt, J.
A. Barth, Leipzig 1894; ed. italiana a cura di G. Gottardi I principi della meccanica
presentata in connessione nuova, La Gogliardica Pavese, Pavia 1995.
26
presentate”. Questo presuppone una certa conformit` a tra natura e pensiero
ma soprattutto la coerenza legale delle nostre immagini. Il significato dei
concetti di base dipende dalla loro coerenza. Null’altro `e necessario.
I termini teorici non sono mai adeguatamente definiti
16
. Con termini co-
me “velocit`a”, o il nome di un elemento come “oro” connettiamo un ampio
numero di relazioni con altri termini e se tra tutte queste relazioni non trovia-
mo contraddizioni che ci offendano, siamo perci` o soddisfatti e non chiediamo
altro.
Se ci sembra che la nozione di elettricit` a, ad esempio, sia incoerente `e
perch´e – secondo Hertz, interessato proprio a questo concetto – abbiamo
accumulato troppe relazioni, pi` u di quelle che si possono conciliare tra loro,
e di conseguenza abbiamo una vaga sensazione di incoerenza, che ci porta
ad interrogarci sulla natura dell’elettricit` a. Le incoerenze possono e devono
essere eliminate da un’analisi logica degli elementi di una scienza, ma nel
frattempo non impediscono il successo anche travolgente di una teoria.
Molte di tali suggestioni si ritrovano nella concezione che gli assiomi sono
definizioni implicite dei concetti che li soddisfano, o definizioni per postulati,
definizioni descrittive, come si dir` a anche per un certo breve periodo.
Tale idea di un nuovo tipo di definizioni, oltre a quelle nominali e reali,
andava tuttavia contro l’inerzia di una lunga tradizione logica, il cui paladino
in questa occasione si presenta sotto le vesti di Frege.
Hilbert fu quasi costretto a precisare la sua concezione del metodo assio-
matico, e a diventarne un sostenitore deciso, dalle obiezioni che Frege mosse,
pur apprezzandolo, al suo lavoro.
Nel paragrafo 6 Lei dice: “Gli assiomi di questo gruppo defini-
scono il concetto della congruenza o del movimento”. Ma allora,
perch´e mai essi non vengono chiamati definizioni?
17
ed ammannisce a Hilbert una lezione di logica.
16
In modo analogo, il matematico Beppo Levi, a proposito dei termini primitivi di una
teoria assiomatica, affermava: “`e ben vero che un sistema dato di postulati pu`o dare di
un’idea primitiva una determinazione, in rapporto alle altre idee, minore di quella che
effettivamente si attribuisce a quel nome nel discorso comune; ma la vera e completa de-
terminazione di una idea primitiva non `e possibile, comunque complesso sia il sistema
dei contrassegni che per essa si vogliono enunciare; noi non potremo mai identificare le
idee, ma potremo solo affermare che tra esse sussistono certe relazioni”, B. Levi, “Anti-
nomie logiche?”, Annali di Matematica, (3) 15 (1908), pp. 187-216, footnote (*), p. 188,
ristampato in Opere scelte, vol. 2, Cremonese, Roma, 1999, pp. 629-58.
17
Lettera di Frege a Hilbert del 27 dicembre 1899.
27
Resta . . . anche oscuro che cosa Lei chiami punto. A tutta
prima vien fatto di pensare ai punti nel senso della geometria
euclidea, e la Sua affermazione – che gli assiomi esprimono fatti
fondamentali della nostra intuizione
18
– conferma tale opinione.
In seguito per` o Lei intende per punto una coppia di numeri. Resto
dubbioso di fronte alle affermazioni che per mezzo degli assiomi
della geometria si raggiunge la descrizione completa e precisa delle
relazioni, e che gli assiomi definiscono il concetto del “fra”. Con
ci` o si ascrive agli assiomi qualcosa che `e compito delle definizioni.
Cos`ı facendo vengono – a mio parere – seriamente confusi i confini
tra assiomi e definizioni, e accanto al significato tradizionale della
parola “assioma” – quale risulta nell’affermazione che gli assiomi
esprimono fatti fondamentali dell’intuizione – mi sembra ne affiori
un secondo, che peraltro non mi riesce di cogliere esattamente.
Secondo Frege le definizioni non sono asserzioni (come lo sono princ´ıpi, as-
siomi, teoremi), ma stipulazioni, mediante le quali ad un segno o ad una
espressione viene attribuito un significato per mezzo della definizione stessa.
[Le asserzioni] non possono contenere nessuna parola e segno di
cui non siano gi` a completamente fissati in precedenza il senso e
il significato o il contributo all’espressione del pensiero, cosicch´e
non rimanga alcun dubbio sul senso dell’enunciato . . . Assiomi e
teoremi non possono dunque mai stabilire per la prima volta il
significato di un segno o di una parola che ricorra in essi.
Attribuisco il nome di assiomi a enunciati che sono veri, ma che
non vengono dimostrati perch´e la loro conoscenza scaturisce da
una fonte conoscitiva di natura extra-logica, che possiamo chia-
mare intuizione spaziale. Il fatto che gli assiomi siano veri ci
assicura di per s´e che essi non si contraddicono tra loro, e ci`o non
abbisogna di alcuna ulteriore dimostrazione.
La risposta di Hilbert
19
`e altrettanto puntigliosa.
18
[“Gli assiomi della geometria possono essere divisi in cinque gruppi. Ciascuno di questi
gruppi esprime certi corrispondenti fatti fondamentali per la nostra intuizione”, Hilbert,
Grundlagen der Geometrie, cap. 1, '1.]
19
Lettera del 29 dicembre 1899.
28
Lei dice: “Sono di tutt’altro tipo le spiegazioni del paragrafo 1
20
,
nel quale i significati delle parole, punto, retta . . . non vengono
indicati, ma presupposti come noti”. Proprio qui si trova il punto
cardinale dell’equivoco. Io non voglio presupporre nulla come
noto; io vedo nella mia spiegazione del paragrafo 1 la definizione
dei concetti di punto, retta, piano, se si tornano ad assumere
come note caratteristiche
21
tutti gli assiomi dei gruppi I-V. Se
si cercano altre definizioni di “punto”, ricorrendo per esempio a
perifrasi come “privo di estensione” ecc., si capisce che debbo
oppormi nel modo pi` u deciso a siffatti tentativi; si va infatti alla
ricerca di qualcosa l` a dove non la si potr`a mai trovare, per il
semplice motivo che non `e l` a dove la si cerca.
Quindi in riferimento all’affermazione di Frege che gli assiomi sono veri:
Mi ha molto interessato leggere nella Sua lettera proprio questa
frase, poich´e io, da quando ho cominciato a riflettere, scrivere e
tenere conferenze su questo argomento, ho sempre detto esatta-
mente il contrario: se assiomi arbitrariamente stabiliti non sono
in contraddizione, con tutte le loro conseguenze, allora essi sono
veri, allora esistono gli enti definiti per mezzo di quegli assiomi.
Questo `e per me il criterio della verit` a e dell’esistenza.
20
Ricordiamo come iniziano le Grundlagen con il primo capitolo dedicato ai cinque
gruppi di assiomi e il primo paragrafo che esordisce cos`ı:
definizione Consideriamo tre distinti insiemi di oggetti. Gli oggetti del primo
siano chiamati punti e denotati da A, B, C, . . .; gli oggetti del secondo siano
chiamati rette e denotati da a, b, c, . . .; gli oggetti del terzo siano chiamati piani
e denotati da α, β, γ, . . .
. . .
I punti, le rette e i piani sono pensati soddisfare certe mutue relazioni e queste
relazioni sono denotate da parole come “giace”, “fra”, “congruente”. La de-
scrizione precisa e matematicamente completa di queste relazioni segue dagli
assiomi della geometria.
Seguono gli assiomi divisi in cinque gruppi, assiomi di incidenza, di ordine, di congruenza,
delle parallele, di continuit`a.
21
Nella terminologia del tempo, le note caratteristiche erano quelle condizioni che per-
mettevano di riconoscere se un oggetto soddisfaceva o no a una definizione. Una definizione
consisteva di un insieme di note caratteristiche.
29
Questa importante affermazione era stata ribadita e applicata da Hilbert in
un altro lavoro del 1899, pubblicato nel 1900, relativo alla assiomatizzazione
del sistema dei numeri reali, sul quale torneremo. Per quanto riguarda la cri-
tica che i “punti” hanno diversi significati in diverse parti dell’opera, si tocca
con mano l’utilit`a del metodo assiomatico per stabilire le relazioni logiche tra
diverse proposizioni. Il principio ispiratore e la tecnica inizialmente pi` u usata
`e la propriet` a che un enunciato ϕ `e indipendente da un insieme di enunciati
T, cio`e non `e dimostrabile a partire da T se e solo se ϕ `e compatibile con
T, se T non `e contraddittorio, cio`e in termini moderni
T ϕ se e solo se T ∪ ¦ϕ¦ ha un modello
ovvero
T [= ϕ se e solo se T ∪ ¦ϕ¦ `e contraddittorio,
a seconda che si usi la versione semantica o quella deduttiva.
Questa propriet` a non era invero dimostrata, perch´e non erano ben definiti
i concetti fondamentali: come abbiamo detto il concetto di “dimostrazione”
oscillava tra la versione dedutttiva e quella semantica, ma l’intuizione soggia-
cente era valida, tanto pi` u che l’equivalenza di sopra vale sia per la nozione
di conseguenza logica [= sia per la nozione deduttiva di derivabilit`a ¬.
Nei diversi modelli usati per le dimostrazioni di indipendenza i concetti
primitivi vengono per forza ad assumere diversi significati:
Lei dice . . . che ad esempio “fra” `e concepito in modo diverso a
pagina 20 e che ivi il punto `e una coppia di numeri. Certamente,
si comprende da s´e che ogni teoria `e solo un telaio, uno schema di
concetti unitamente alle loro mutue relazioni necessarie, e che gli
elementi fondamentali possono venir pensati in modo arbitrario.
Se con i miei punti voglio intendere un qualunque sistema di enti,
per esempio il sistema: amore, legge, spazzacamino
22
. . . . , allora
baster` a che assuma tutti i miei assiomi come relazioni tra questi
enti perch´e le mie proposizioni, per esempio il teorema di Pitago-
ra, valgano anche per essi. In altre parole: ogni teoria pu` o essere
22
[Si tramanda che gi`a nel 1891 Hilbert avesse sostenuto che le parole ‘punto”, “retta” e
“piano” dovevano poter essere sostituite da “tavola”, “sedia” e “boccale di birra”; lo affer-
ma O. Blumenthal nella nota biografica inserita nelle opere scelte di Hilbert, Gesammelte
Abhandlungen, Springer, Berlin, 1932-5.]
30
sempre applicata a infiniti sistemi di elementi fondamentali. Anzi
occorre soltanto applicare una trasformazione biunivoca e conve-
nire che gli assiomi per gli enti trasformati debbano essere uguali a
quelli che valgono per i loro corrispondenti. Di fatto anche questa
circostanza si applica sovente, ad esempio col principio di dualit`a
ecc., e io l’applico alle mie dimostrazioni di indipendenza. Tutti
gli enunciati di una teoria dell’elettricit`a valgono naturalmente
anche per ogni altro sistema di enti che si sostituiscano al posto
dei concetti magnetismo, elettricit`a . . . , purch´e siano soddisfatti
gli assiomi richiesti.
Con la maturazione, Hilbert diventer` a sempre pi` u convinto che il metodo
assiomatico fosse quello pi` u adatto e naturale per lo sviluppo consapevole
di tutte le teorie scientifiche. Il manifesto di questa sua concezione fu una
conferenza del 1917, con la quale Hilbert riprese a interessarsi di fondamenti
e questioni gnoseologiche
23
.
Hilbert nell’occasione osserver` a che ogni dominio di conoscenze, non solo
matematiche, `e formato da dati che sono reciprocamente ordinati e formano
una intelaiatura di concetti. Quando esaminiamo in profondit` a una deter-
minata teoria, ogni volta riconosciamo che alla base dell’intelaiatura dei suoi
concetti ci sono poche, ben individuate proposizioni e che queste sole bastano
per costruire da esse, secondo principi logici, l’intera intelaiatura.
Lo stesso ruolo `e svolto nella statica dal teorema sul parallelo-
gramma delle forze, nella meccanica ad esempio dalle equazioni
differenziali del movimento di Lagrange, e nell’elettrodinamica
dalle equazioni di Maxwell insieme con il postulato della rigi-
dit` a e della carica dell’elettrone. La termodinamica pu`o venire
costruita interamente sul concetto di funzione di energia e sulla
definizione di temperatura e di pressione come derivate dalle sue
variabili (entropia e volume). Al centro della teoria elementare
della radiazioni c’`e il teorema di Kirchkoff sulle relazioni tra scis-
sione e assorbimento. Nel calcolo della probabilit` a il principio
fondamentale `e la legge degli errori di Gauss, nella teoria dei gas
23
D. Hilbert, “Axiomatisches Denken”, Mathematische Annalen, 78 (1918), pp. 405-15;
trad. it. “Pensiero assiomatico”, in D. Hilbert, Ricerche sui fondamenti della matematica
(a cura di M. V. Abrusci), Bibliopolis, Napoli, 1978, pp. 177-88. Torneremo in seguito
su questo importante; ora consideriamo solo le dichiarazioni di esaltazione del metodo
assiomatico in ogni dominio scientifico.
31
il teorema dell’entropia come logaritmo negativo della probabilit` a
dello stato . . .
Da un primo punto di vista, questi teoremi fondamentali possono
essere ritenuti come gli assiomi dei singoli campi conoscitivi .
Con la crescita delle conoscenze si `e tuttavia fatta sentire l’esigenza, in cia-
scun campo, di fondare gli stessi teoremi fondamentali, ritenuti come assiomi,
dimostrandoli.
Ma, esaminando criticamente queste “dimostrazioni”, ci si pu`o
rendere conto che esse in se stesse non sono dimostrazioni bens`ı,
in sostanza, esse rendono possibile soltanto la riconduzione a cer-
ti teoremi pi` u profondi che, a loro volta, possono essere quindi
riguardati come nuovi assiomi al posto dei teoremi da dimostra-
re. In questo modo sono sorti quelli che oggi vengono detti pro-
priamente assiomi della geometria, dell’aritmetica, della statica,
della meccanica, della teoria dell’irraggiamento e della termodi-
namica. Questi assiomi costituiscono un livello di assiomi pi` u
profondo rispetto a quello caratterizzato dalle proposizioni, pri-
ma menzionate, poste originariamente alla base dei singoli campi
conoscitivi. Il procedimento del metodo assiomatico, qui esposto,
equivale perci` o ad un approfondimento dei fondamenti dei singoli
campi conoscitivi, quale diviene necessario in ogni costruzione,
man mano che la si sviluppa, la si innalza e ci si vuol garantire
della sua sicurezza.
Perch´e la teoria di un campo conoscitivo (cio`e l’intelaiatura di
concetti che la esprime) possa servire al suo scopo (cio`e ad orien-
tare e ad ordinare), devono essere soddisfatti principalmente due
requisiti: si deve offrire in primo luogo un quadro complessivo
della dipendenza (risp. indipendenza) dei teoremi della teoria, e
in secondo luogo una garanzia della non contraddittoriet`a di tutti
i teoremi della teoria.
L’utilit` a delle indagini sulla dipendenza `e illustrata con l’ovvio esempio
dell’assioma delle parallele in geometria, ma anche con le ricerche sull’assioma
di continuit` a, e altre. Hilbert insiste tuttavia sulle teorie fisiche.
32
Un altro esempio di indagine sulla dipendenza degli assiomi `e
offerto dalla meccanica classica. Come si `e notato sopra, le equa-
zioni lagrangiane del moto possono essere prese provvisoriamente
come assiomi della meccanica: su di esse infatti, nella loro for-
mulazione generale per forze e condizioni aggiuntive arbitrarie,
si pu` o certo fondare tutta la meccanica. Ma, con un’indagine
pi` u approfondita, si mostra che nella costruzione della meccani-
ca non `e necessario presupporre sia forze arbitrarie sia condizioni
aggiuntive arbitrarie, e che perci` o il sistema delle ipotesi pu`o ve-
nire ridotto. Questa conoscenza ci porta da un lato al sistema
di assiomi di Boltzmann che assume soltanto forze, e invero in
particolare forze centrali, ma nessuna condizione aggiuntiva, e
al sistema di assiomi di Hertz che rigetta le forze e procede con
condizioni aggiuntive, e in particolare con vincoli rigidi. Entram-
bi questi sistemi di assiomi, perci`o, costituiscono un livello pi` u
profondo dello sviluppo dell’assiomatizzazione della meccanica.
Per quel che riguarda la non contraddittoriet` a
succede spesso di ritenere ovvia la non contraddittoriet` a inter-
na di una teoria, mentre in verit`a per dimostrarla sono necessari
profondi sviluppi matematici. Consideriamo, ad esempio, un pro-
blema tratto dalla teoria elementare della conduzione del calore,
cio`e la distribuzione della temperatura all’interno di un corpo
omogeneo la cui superficie superiore `e mantenuta ad una deter-
minata temperatura variante da punto a punto. Il postulato del
mantenimento dell’equilibrio della temperatura non contiene allo-
ra nessuna contraddizione interna alla teoria. Ma per riconoscere
questo fatto `e necessaria la dimostrazione che `e sempre risolubile
il noto problema dei valori al contorno, della teoria del potenzia-
le; infatti solo la soluzione di questo problema al contorno mostra
che `e possibile in generale una distribuzione di temperatura che
soddisfi alle equazioni della conduzione del calore.
In fisica inoltre non basta la non contraddittoriet` a interna ma anche quella
con i campi vicini; al momento della conferenza, Hilbert poteva ricordare i
propri studi sugli assiomi della teoria elementare dell’irraggiamento, la cui
non contraddittoriet` a egli aveva ricondotto a quella dell’analisi.
33
D’altra parte gi`a nel 1900, nella sua presentazione dei problemi mate-
matici, il sesto problema era intitolato alla “Trattazione matematica degli
assiomi della fisica”
24
, dove aveva dichiarato:
Inoltre, a complemento delle modalit` a di trattazione proprie della
fisica, spetta ai matematici il compito di esaminare ogni volta con
precisione se un assioma aggiunto ex novo non sia in contraddizio-
ne con gli assiomi precedenti. Il fisico, spesso, si vede costretto dai
risultati dei suoi esperimenti a fare di tanto in tanto nuove assun-
zioni, nel corso dello sviluppo della sua teoria, appellandosi, per
quanto concerne la non contraddittoriet`a delle nuove assunzioni
con gli assiomi precedenti, meramente proprio a quegli esperimen-
ti oppure ad una certa sensibilit`a fisica: un procedimento, questo,
che `e inammissibile nella costruzione rigorosamente logica di una
teoria. L’auspicata dimostrazione della non contraddittoriet` a di
tutte le assunzioni fatte mi sembra importante, anche perch´e lo
sforzo di eseguire una tale dimostrazione spinge sempre, e con
molta efficacia, anche ad una esatta formulazione degli assiomi
stessi.
Le considerazioni che Hilbert espone a Frege sulla sua concezione del-
l’esistenza matematica, sul rapporto tra non contraddittoriet`a ad esistenza,
erano state anticipate, come indica lo stesso Hilbert, in una conferenza del
1899, pubblicata nel 1900, sul concetto di numero
25
.
Sul concetto di numero
Hilbert aveva esordito mettendo a confronto due diversi modi di procedere
negli studi rispettivamente sui principi della teoria dei numeri e su quelli
della geometria.
24
D. Hilbert, “Mathematische Probleme”, Nachrichten von der K¨oniglichen Gesellschaft
der Wissenschaften zu G¨ ottingen, 1900, pp. 253-97; trad. it. parziale in Ricerche sui
fondamenti . . . , cit., pp. 145-62.
25

¨
Uber den Zahlbegriff”, Jahresbericht der DMV, 8 (1900), pp. 180-4; trad. it. in
Ricerche sui fondamenti . . . , cit., pp. 139-43.
34
Partendo dai numeri interi positivi, i naturali
26
“si arriva al numero ne-
gativo chiedendo l’eseguibilit` a generale della sottrazione”
27
, quindi si defini-
scono i razionali e i reali.
Possiamo chiamare metodo genetico questo modo di introduzione
del concetto di numero, poich´e il pi` u generale concetto di numero
reale viene ottenuto mediante successive estensioni del semplice
concetto di numero.
Nella costruzione della geometria ci si comporta in modo sostan-
zialmente diverso. Qui si comincia con l’assunzione della esisten-
za di tutti gli elementi . . . e quindi si pongono questi elementi in
certe relazioni tra di loro mediante certi assiomi . . .
. . .
Vogliamo chiamare metodo assiomatico il procedimento di inda-
gine che `e qui coinvolto.
Ci domandiamo se realmente il metodo genetico sia il solo ade-
guato per lo studio del concetto di numero e il metodo assiomatico
sia il solo adeguato per i fondamenti della geometria; appare in-
teressante anche paragonare i due metodi e ricercare quale sia il
metodo pi` u vantaggioso quando si tratti di un’indagine logica dei
fondamenti della meccanica e di altre discipline fisiche.
La mia opinione `e questa: nonostante l’alto valore pedagogico
ed euristico del metodo genetico, tuttavia per una definita pre-
sentazione e per una piena sicurezza del contenuto della nostra
conoscenza merita la preferenza il metodo assiomatico.
26
Qui Hilbert considera come naturali i numeri di conto: 1,2, . . . .
27
Tecnicamente, si considerano le coppie 'm, n` a rappresentare m−n, si definisce una
relazione di equivalenza 'm, n` ∼ 'p, q` ↔ m + q = n + p, e si definiscono gli interi
relativi come classi di equivalenza rispetto a questa relazione, ponendo 0 = ['n, n`], +n =
['n + 1, 1`], −n = ['1, n + 1`]; la operazione di addizione `e definita da ['m, n`] + ['p, q`] =
['m + p, n + q`], e quella di moltiplicazione da ['m, n`] ['p, q`] = ['mp + nq, mq + np`].
In modo analogo si introducono i razionali come classi di coppie di interi, e i reali come
insiemi di razionali con le sezioni di Dedekind, o come successioni di Cauchy.
35
Quindi Hilbert procede nel seguente modo: “Pensiamo un sistema di cose;
chiamiamo numeri queste cose, e indichiamoli con a, b, c, . . .”. Pensiamo a
certe relazioni descritte dai seguenti assiomi
28
.
I. Assiomi del collegamento.
`
E sempre definita l’addizione con l’esistenza dello
0, elemento neutro destro e sinistro, e sono sempre risolubili in modo unico
le equazioni a +x = b e x +a = b
`
E definita la moltiplicazione con l’esistenza dell’elemento neutro 1 destro e
sinistro e la risolubilit`a unica delle equazioni a x = b e x a = b per a = 0.
II. Assiomi del calcolo. Le propriet`a associativa e commutativa per somma e
prodotto e la distributivit`a del prodotto rispetto alla somma, a destra e a
sinistra.
III. Assiomi dell’ordinamento. La relazione < `e un ordine totale ed `e compatibile
con somma e prodotto, cio`e
a > b implica a +c > b +c e se c > 0 anche a c > b c.
IV. Assiomi della continuit`a.
IV1. (Assioma archimedeo) Se a > 0 e b > 0 `e possibile sommare a con se
stesso tante volte che a +a +. . . +a > b.
IV2. (Assioma della completezza [Vollst¨andigkeit]) Non `e possibile aggiun-
gere al sistema dei numeri un altro sistema di cose in modo tale che anche
nel sistema risultante dalla riunione dei due sistemi siano soddisfatti tutti gli
assiomi I, II, III, IV1; ovvero, brevemente, i numeri costituiscono un sistema
di cose che, se si conservano tutti gli assiomi, non `e pi` u capace di alcuna
estensione.
I primi commenti di Hilbert riguardano la non indipendenza degli assiomi;
gli assiomi per 0 e 1 sono sovrabbondanti; la legge commutativa dell’addizione
`e conseguenza degli assiomi I e della legge associativa dell’addizione e di
entrambe le distributive
Dimostrazione. Si ha
28
Che riassumiamo, salvo per l’assioma di continuit`a riportato alla lettera. Gli assiomi
erano stati esposti nelle Grundlagen, all’inizio del capitolo III, meno quello di continuit`a,
nella prima edizione; la continuit`a nella forma sotto utilizzata era stata aggiunta anche
per la geometria nella traduzione francese delle Grundalgen apparsa nel 1900, oltre che
nelle successive edizioni, a riprova che Hilbert lo concep`ı proprio nel 1899.
36
(a +b)(1 + 1) = (a +b)1 + (a +b)1 = a +b +a +b
= a(1 + 1) +b(1 + 1) = a +a +b +b
quindi
a +b +a +b = a +a +b +b,
e dalla risolubilit`a unica delle equazioni lineari, due volte, una a destra e una a
sinistra si ha b +a = a +b.
La legge commutativa della moltiplicazione `e conseguenza degli assiomi
I, III, IV1 e dei restanti assiomi del calcolo, ma non da questi meno l’assioma
di Archimede. Hilbert, che ha ricavato questo risultato dal suo lavoro sul
sistema delle Grundlagen a proposito del teorema di Pascal, osserva che
questo fatto ha un particolare significato per gli assiomi della geometria.
Infine
Gli assiomi IV1 e IV2 sono indipendenti l’uno dall’altro; essi non
contengono alcuna asserzione sul concetto di convergenza o sul-
l’esistenza del limite; eppure, si pu` o mostrare che da essi segue
il teorema di Bolzano[-Wierstrass] sull’esistenza del punto di ac-
cumulazione
29
. Perci`o riconosciamo la corrispondenza del nostro
sistema di numeri con l’ordinario sistema dei numeri reali.
Hilbert non accenna alla dimostrazione della usuale formulazione della
continuit`a
30
, n´e fornisce alcun commento sulla forma peculiare dell’assioma
IV2, di cui non poteva non essere consapevole della differenza dai restanti e
da quelli usuali di tutte le teorie: non parla delle relazioni tra gli elementi
del dominio, ma del dominio stesso. Non sappiamo dunque come lo avesse
concepito.
Il lavoro dell’assiomatizzatore non finisce con l’enunciazione degli assiomi
e lo studio della loro indipendenza. Nell’introduzione sopra riassunta del
29
Allude al teorema secondo il quale ogni insieme superiormente limitato di numeri
naturali ha un estremo superiore (o versioni equivalenti) che `e normalmente usato per
esprimere la propriet`a di continuit`a.
30
Non `e difficile peraltro immaginare quale fosse: chiamiamo R un sistema soddisfacente
agli assiomi; supponiamo che esista in R un sottoinsieme X limitato superiormente ma
privo di estremo superiore. Definiamo una sezione di R ponendo nella classe inferiore
tutti i numeri razionali che sono minori o uguali a qualche elemento di X. Questa sezione
individua un nuovo numero, quindi R pu`o essere esteso con l’aggiunta di questo e la
opportuna chiusura.
37
lavoro sul concetto di numero, prima di definire come metodo assiomatico il
procedimento seguito in geometria, Hilbert aveva avvertito:
Sorge allora la necessit` a di mostrare la non contraddittoriet` a e
la completezza di questi assiomi; cio`e si deve mostrare che l’uso
degli assiomi fissati non pu`o portare mai a contraddizioni e inoltre
che il sistema degli assiomi basta per la dimostrazione di tutti i
teoremi geometrici.
In riferimento al sistema di assiomi proposto per i reali, Hilbert osserva
che “per dimostrare la non contraddittoriet`a degli assiomi costitutivi, occor-
re soltanto un’idonea modifica dei noti metodi argomentativi”. Non `e per
nulla chiaro a cosa pensasse, in considerazione del fatto che si dovrebbe trat-
tare di una dimostrazione di non contradittoriet` a assoluta, non relativa a
qualche altro sistema; nella esposizione dei problemi matematici torna sul-
l’argomento a proposito del problema n. 2, la non contraddittoriet` a degli
assiomi aritmetici, affermando pi` u cautamente
31
:
Ora sono convinto che si deve riuscire a trovare una dimostrazione
della non contradittoriet` a degli assiomi aritmetici, se in conside-
razione dello scopo prefissato si rielaborano con precisione e si
modificano in modo opportuno i noti metodi inferenziali della
teoria dei numeri irrazionali.
Sulla portata della dimostrazione di non contraddittoriet` a invece afferma
recisamente
In questa dimostrazione [di non contraddittoriet` a] io vedo anche
la dimostrazione dell’esistenza della totalit`a dei numeri reali ov-
vero – nel modo di esprimersi di G. Cantor – la dimostrazione che
il sistema dei numeri reali `e un insieme consistente (compiuto).
Al termine dell’articolo osserver` a che al contrario, se si volesse arrivare in
modo simile alla dimostrazione dell’esistenza di una totalit`a di tutte le cardi-
nalit` a, si fallirebbe perch´e tale totalit`a non esiste, `e un sistema inconsistente
(incompiuto),
La concezione dell’esistenza come conseguenza della non contraddittoriet`a
secondo Hilbert libera dalle obiezioni rivolte in generale contro l’esistenza di
insiemi infiniti.
31
Ricerche sui fondamenti . . . , p. 157.
38
[. . . ] come insieme dei numeri reali non abbiamo da pensare,
ad es., la totalit` a di tutte le possibili leggi secondo cui si posso-
no susseguire gli elementi di una successione fondamentale, ma
piuttosto – come `e stato appena spiegato – un sistema di cose
le cui relazioni sono date mediante quel sistema finito e chiuso
di assiomi I-IV e su cui valgono nuove asserzioni solo se possono
essere derivate da quegli assiomi per mezzo di un numero finito
di inferenze logiche.
Il “non abbiamo da pensare” significa che si tratta proprio di un’altra cosa:
Ovviamente, secondo la concezione sopra accennata [del sistema
assiomatizzato in “
¨
Uber den Zahbegriff”], l’aggregato dei nume-
ri reali, cio`e il continuo, non `e per esempio la totalit` a di tutti i
possibili sviluppi decimali, n´e la totalit`a di tutte le possibili leg-
gi secondo cui possono procedere gli elementi di una successione
fondamentale; bens`ı, `e un sistema di cose le cui relazioni recipro-
che sono regolate mediante gli assiomi fissati e per le quali sono
veri tutti e soli quei fatti che possono essere ricavati dagli assiomi
mediante un numero finito di inferenze logiche
32
.
Per un pieno dispiegamento delle potenzialit` a e del significato del metodo
assiomatico, Hilbert indica dunque, a parte l’esame logico degli assiomi che
si esprime nella dipendenza o indipendenza, la necessit`a della dimostrazione
di non contraddittoriet` a. Due aspetti si pongono come problematici. Come
fare una tale dimostrazione, e il suo rapporto con l’esistenza dell’oggetto della
teoria.
I due problemi sono collegati, perch´e era opinione comune che la non con-
traddittoriet` a di una teoria si potesse dimostrare solo esibendo un modello.
Di quale mezzo disponiamo per dimostrare che certe propriet` a, o
certi requisiti (o come altrimenti si vogliano chiamare) non sono
fra loro contraddittori? L’unico mezzo che io conosca `e il seguen-
te: presentare un oggetto che possieda tutte quelle propriet`a, o
citare un caso in cui tutti quei requisiti siano soddisfatti. Non
dovrebbe essere possibile dimostrare la non contraddittoriet` a per
altra via
33
32
“Mathematische Probleme”, cit., trad. it. p. 157, problema 2.
33
Frege a Hilbert, lettera del 6 gennaio 1900.
39
Allo stesso modo si esprime Poincar´e
34
:
Di solito per dimostrare che una definizione non implica una con-
traddizione, si procede con un esempio; si cerca un esempio di un
oggetto che soddisfi la definizione [. . . ] Ma una tale dimostrazione
non `e sempre possibile.
Nel caso della teoria dei numeri, come `e chiaro a Hilbert sia nel lavoro sul
concetto di numero sia nella esposizione dei problemi matematici, occorre
seguire un’altra via, per avere la non contraddittoriet` a assoluta. Nel 1900
Hilbert `e ottimista, ma oscuro o reticente. Nel 1904 dar` a la sua indicazione,
che peraltro incontrer` a subito obiezioni tecniche, da parte di Poincar´e e di
altri.
Si noti che Poincar´e condivide l’idea che “[in matematica] esistenza pu` o
avere un solo significato, assenza di contraddizioni”
35
. Tuttavia sa che non
sempre `e possibile, con un esempio, e contesta il tentativo originale di Hil-
bert. Probabilmente la situazione di stallo gli fa gioco, in quanto vi scorge
l’opportunit` a di legittimare il ruolo dell’intuizione sintetica a priori , quando
la dimostrazione con un esempio non `e possibile.
Ma sono espresse anche opposizioni all’idea che la dimostrazione di non
contraddittoriet` a abbia qualcosa a che fare con l’esistenza matematica. La
scuola di Peano in generale, e Couturat, non condividono tale posizione.
Esplicitamente contrario, per la sua sfiducia nelle costruzioni linguistiche, `e
il fondatore dell’intuizionismo Luitzen Brouwer (1881-1966) nel 1907:
Anche se risultasse palese che tali costruzioni non possono mai
esibire la forma linguistica di una contraddizione, esse sono ma-
tematiche solo in quanto sono costruzioni linguistiche e non hanno
nulla a che fare con la matematica, che `e al di fuori dell’edificio
[linguistico] [. . . ]
Supponiamo di avere in qualche modo dimostrato, senza pensa-
re a una interpretazione matematica, che un sistema costruito
34
H. Poincar´e, Science et m´ethode, Flammarion, Paris, 1908, pp. 161-63.
35
H. Poincar´e, Science et m´ethode, cit. p. 161. L’affermazione di Poincar´e `e rivolta con-
tro gli empiristi come John Stuart Mill che vorrebbero legare l’esistenza della matematica
alla realt`a fisica. Una volta stabililto che l’esistenza matematica `e la non contradditto-
riet` a, si pu`o accettare l’idea di Mill che le definizioni siano assiomi mascherati, in quanto
implicano una affermazione di esistenza, e per converso che gli assiomi siano definizioni.
40
logicamente sulla base di alcuni assiomi linguistici `e non contrad-
dittorio, cio`e che a nessuno stadio dello sviluppo del sistema pos-
siamo incontrare due teoremi in contraddizione tra loro; se anche
allora potessimo trovare un’interpretazione matematica degli as-
siomi [. . . ] ne segue forse che tale costruzione matematica esiste?
Nulla del genere `e mai stato provato dagli assiomatizzatori
36
L’altra richiesta dichiarata necessaria nella costruzione assiomatica `e quel-
la della dimostrazione della completezza.
36
L. E. J. Brouwer, Over de grondslagen der wiskunde, Dissertazione, Maas & van
Suchtelen, Amsterdam, 1907, pp. 183, cit. p. 132; in L. E. J. Brouwer, Collected Works
I , North Holland, Amsterdam, 1975, pp. 11-101.
41
.
Avventure di una parola
Se quando parla in generale del metodo assiomatico Hilbert richiede sempre
le condizioni della indipendenza e della non contraddittoriet` a, nel sistema di
assiomi per la geometria e in quello per i numeri introduce anche la condizione
della completezza.
Nella breve introduzione delle Grundlagen l’unica frase significativa `e la
seguente:
La presente ricerca `e un nuovo tentativo di stabilire per la geome-
tria un insieme di assiomi completo e il pi` u semplice possibile
e di dedurre da essi i pi` u importanti teoremi geometrici in modo
tale che il significato dei vari gruppi di assiomi . . . venga alla luce.
Dopo la prima definizione del '1 aveva annunciato che “[l]a descrizione precisa
e matematicamente completa di queste relazioni [“giace”, “fra”, “congruen-
te”] segue dagli assiomi della geometria”.
Nel lavoro sul concetto di numero, come abbiamo visto, parla della neces-
sit` a di mostrare, oltre alla non contraddittoriet`a, anche la completezza degli
assiomi, nel senso probabilmente delle Grundlagen, ma introduce un assioma
che chiama “Assioma di completezza” (laddove di solito si parlava di “conti-
nuit` a” per la propriet`a da aggiungere alle regole algebriche, valide anche per
i razionali ed altri campi, per avere la caratteristica matematica tipica dei
reali) che riguarda l’impossibilit` a di estendere il dominio; nello stesso tempo
descrive il suo sistema finito di assiomi come “chiuso”.
Prima di esaminare le carte, ricordiamo come sono definiti oggi i concetti
di completezza: “concetti”, perch´e si parla di completezza in due sensi, la
completezza di un calcolo logico e la completezza di una teoria
37
.
Con “completezza logica” si intende una propriet`a di un calcolo logico, cio`e di
un sistema di assiomi e regole, la cui nozione di derivabilit`a indichiamo con ¬. Se
`e data una semantica per il calcolo, la cui nozione di conseguenza indichiamo con
[=, la correttezza del calcolo `e la propriet`a che
38
37
Il permanere di questa ambiguit`a terminologica, per la quale capita di parlare nello
stesso giro di frase del successo di G¨odel nel dimostrare la completezza e la incompletezza,
`e infelice, tanto pi` u che dovremo dedicare tanto tempo a chiarire le confusioni che su
questo, e termini collegati, sussistevano all’inizio del Novecento.
38
Chiamiamo “formule” le espressioni del linguaggio alle quali si applicano correttamente
le relazioni di derivabilit`a e conseguenza.
43
per ogni formula ϕ e ogni insieme di formule T, se T ¬ ϕ allora T [= ϕ,
mentre la completezza
39
`e la propriet`a reciproca che
per ogni formula ϕ e ogni insieme di formule T, se T [= ϕ allora T ¬ ϕ,
oppure spesso la congiunzione delle due, in forma di equivalenza, T [= ϕ se e solo
se T ¬ ϕ.
Se il calcolo, e la semantica, godono di semplici propriet`a
40
, la completezza `e
equivalente a
per ogni insieme di formule T,
T ha un modello se e solo se T `e non contraddittorio.
T si dice non contraddittorio, se il linguaggio contiene un simbolo di negazione, se
non esiste alcuna formula ϕ per cui T ¬ ϕ e T ¬ ϕ
41
.
Naturalmente la completezza logica dipende dal calcolo e dalla semantica.
Quando si parla in generale di completezza della logica ci si riferisce alla logi-
ca alla quale si sta facendo riferimento, in generale (in questo corso) la logica dei
predicati del primo ordine, oppure del secondo ordine.
Supponiamo ora che la logica soggiacente sia completa, anzi che sia la logica
del primo ordine, altrimenti i prossimi concetti diventano pi` u complicati.
La “completezza”, o “completezza deduttiva”, di una teoria
42
T `e la propriet`a
che
per ogni ϕ, o T ¬ ϕ o T ¬ ϕ.
Se una teoria T `e completa, i suoi modelli hanno la propriet`a che in essi sono
veri esattamente gli stessi enunciati
43
. Ogni enunciato o `e derivabile da T, e allora
vale in tutti i modelli di T, oppure `e refutabile in T, e allora `e falso in tutti i
modelli di T.
39
Questa versione di chiama anche “completezza forte”, in riferimento al fatto che T
sia un insieme qualunque di formule; se invece T `e vuoto (o formato da un numero finito
di formule, e se vale il teorema di deduzione) si parla di completezza semplice: se ϕ `e
logicamente valida allora ϕ `e derivabile nel calcolo, senza assiomi aggiuntivi.
40
Devono essere derivabili, e valide, ad esempio, la legge ex falso quodlibet, come pure
(ϕ → ϕ) → ϕ, o equivalenti.
41
Se il linguaggio non contiene il simbolo di negazione, si pu`o definire la non contrad-
dittoriet`a alla Post chiedendo che non siano derivabili tutte le formule. Se ne riparler`a pi` u
oltre.
42
Si intende con “teoria” un insieme di enunciati, che costituiscono gli assiomi.
43
Parliamo ora di “enunciati”, che sono le formule che sono prese in considerazione cone
assiomi e teoremi.
44
Due strutture che soddisfino esattamente gli stessi enunciati del loro linguaggio
si dicono “elementarmente equivalenti”. Una teoria dunque `e completa se e solo
se i suoi modelli sono tutti tra loro elementarmente equivalenti. Infatti, per ogni
enunciato ϕ, se ϕ `e vero in tutti i modelli, allora `e un teorema, per la completezza;
se `e falso in tutti i modelli, la sua negazione `e vera, e per la completezza `e un
teorema.
I modelli di una teoria completa sono dunque indistinguibili tra loro, per quel
che riguarda i teoremi della teoria. Se una teoria T `e completa, per conoscere i
suoi teoremi `e sufficiente considerare un suo modello M. I teoremi di T sono gli
enunciati che sono veri in M.
Per una teoria completa T, dato un qualunque enunciato ϕ, o questo `e gi`a un
teorema, quindi T ∪¦ϕ¦ `e equivalente a T, oppure `e incompatibile con T, nel senso
che T ∪ ¦ϕ¦ `e contraddittoria, essendo T ¬ ϕ.
Interessanti teorie matematiche che sono complete sono la teoria degli ordini
densi senza primo n´e ultimo elemento (come l’ordine dei razionali), e la teoria dei
campi algebricamente chiusi di caratteristica fissata. Ogni campo algebricamente
chiuso di caratteristica 0 `e elementarmente equivalente al campo dei complessi.
Una teoria T si dice “categorica” se tutti i suoi modelli sono tra loro isomorfi,
ovvero ha un solo modello, a meno di isomorfismi.
Due strutture A e B si dicono isomorfe se esiste una corrispondenza biunivoca
F : A −→ B che conserva le operazioni e relazioni delle strutture.
Esempio Consideriamo due strutture ordinate e finite con un minimo, ad esempio
sia A = '¦a, b, c¦, <
A
, a`, dove a <
A
c, c <
A
b, a <
A
b, e B = ¦0, 1, 2¦, <, 0`, dove
< `e l’ordine naturale. Un isomorfismo `e dato dalla funzione f tale che f(a) =
0, f(b) = 2, f(c) = 1.
Una teoria di cui le due strutture sono modelli potrebbe essere:
∀x(x ≺ x)
∀x, y, z(x ≺ y ∧ y ≺ z → x ≺ z)
∀x, y(x ≺ y ∨ x = y ∨ y ≺ x)
∀x(x = c → c ≺ x)
oltre agli assiomi dell’uguaglianza che supponiamo inclusi negli assiomi logici.
Questa teoria non `e categorica, perch´e come suo modello possiamo esibire ad
esempio '¦0, 1, 2, 3¦, <, 0`.
Se aggiungiamo l’assioma
∃x, y, z(x = y ∧ x = z ∧ y = z ∧ ∀u(u = x ∨ u = y ∨ u = z))
la teoria diventa categorica, tutti i suoi modelli avendo tre elementi.
45
Le uniche teorie formulate nella logica del primo ordine che sono categoriche si
trovano tra quelle che, come nell’esempio, hanno solo modelli finiti di cardinalit`a
fissata.
Se una teoria `e categorica, essa `e completa: due strutture isomorfe soddisfano
infatti gli stessi enunciati. Non `e vero il viceversa. I due esempi sopra citati di
teorie complete non rientrano tra gli esempi di teorie categoriche.
All’inizio del Novecento troviamo una totale confusione sui concetti di
completezza, sia per quel che riguarda le nozioni di completezza logica e di
completezza deduttiva di teorie, sia per i rapporti tra questa e la categori-
cit` a
44
.
La terminologia non era ancora fissata. Ma a parte la terminologia,
sussistevano incertezze sui concetti, anche in Hilbert.
Innanzi tutto va osservato che, bench´e tutti esaltassero la molteplicit` a
delle interpretazioni, molti tuttavia pensavano che modelli isomorfi fosse-
ro comunque diversi, e quindi le teorie che interessavano potessero essere
categoriche.
Hilbert stesso lascia qualche dubbio, quando dice a Frege, come abbiamo
visto, parlando in generale, che “ogni teoria pu` o essere sempre applicata a
infiniti sistemi di elementi fondamentali. Anzi occorre soltanto applicare una
trasformazione biunivoca e convenire che gli assiomi per gli enti trasformati
debbano essere uguali a quelli che valgono per i loro corrispondenti”.
L’idea che le diverse interpretazioni fossero isomorfe non pregiudicava la
possibilit`a di “tradurre l’una nell’altra diverse forme di intuizione”, secondo il
punto di vista di Enriques, cit. Se ad esempio si considerano i due gruppi Z
2
e quello delle sostituzioni di due lettere
45
, pur essendo isomorfi essi entrano a
preferenza in uno o nell’altro discorso, a seconda del tipo di rappresentazione
degli oggetti, e del tipo di intuizione che favoriscono.
Molto pi` u che ora, quando `e invalsa l’abitudine di esprimere la catego-
ricit` a con “un solo modello, a meno di isomorfismi”, all’inizio del metodo
assiomatico i matematici sembra che ponessero maggiore enfasi sul fatto che
44
Per maggiori dettagli, si veda G. Lolli, Completeness, AILA Preprints, 1995. Si pu`o
vedere anche J. Corcoran, “Categoricity”, History and Philosophy of Logic, 1 (1980), pp.
187-207, che contiene tuttavia giudizi affrettati e discutibili.
45
I due elementi sono

a b
a b

, l’elemento neutro, e

a b
b a

, idempotente:

a b
b a

a b
b a

=

a b
a b

, come 1 + 1 = 0.
46
interpretazioni isomorfe sono nondimeno diverse. Ad esempio, ancora nel
1928, Abraham Adolf Fraenkel (1891-1965) osservava:
[quando] per un particolare concreto [inhaltlichen] significato dei
concetti primitivi, ad esempio “punto” e “retta” intuitivi, una
proposizione `e richtig, cio`e deducibile dagli assiomi, allora la pro-
posizione non pu`o essere falsa rispetto a un altro significato, com-
patibile con gli assiomi (per esempio “punto” come “coppia di
numeri”), o avremmo una contraddizione con l’isomorfismo pro-
vato. Ma questo non significa che il senso, il contenuto essenziale
dei concetti primitivi, possa mai essere determinato dagli assiomi,
perch´e per ogni interpretazione ve ne `e un’altra, isomorfa ma con
un senso differente
46
.
Nel testo di Fraenkel risalta la diffusa scarsa chiarezza relativa ai concetti
dell’assiomatica
47
: una proposizione `e chiamata richtig per un particolare
significato se essa `e “deducibile dagli assiomi”, come se il significato avesse
qualcosa a vedere con la deduzione. Che essa non possa essere falsa rispetto a
un’altra interpretazione segue solo dal fatto che essa `e dedotta dagli assiomi,
quindi valida in ogni modello, senza appellarsi alla categoricit` a. Tuttavia
si capisce che l’idea era che la categoricit`a assicurasse la completezza (nel
nostro senso).
Ma prevaleva la sensazione che fosse vero anche il viceversa, o fosse la
stessa cosa. Innanzi tutto all’inizio del secolo mancava la terminologia ap-
propriata, e la propriet` a che chiamiamo “categoricit` a” (in assenza di questa
parola) era chiamata “completezza”.
L’assioma che Hilbert chiama di completezza ha infatti una duplice fun-
zione: da una parte assicurare la usuale continuit`a, ma dall’altra garantire
l’unicit` a del sistema a meno di isomorfismi. Supponiamo infatti che, oltre al
sistema dei numeri reali R, esista un altro modello A non isomorfo a R. In
A esistono elementi corrispondenti a 1, a 1 + 1, e a tutti i numeri naturali;
esistono anche gli interi relativi, e i razionali. Possiamo immaginare di usare
46
A. A. Fraenkel, Einleitung in die Mengelehre, Springer, Berlin, 1928
3
, p. 353. La
prima edizione `e del 1919, e oltre alla teoria degli insiemi l’esposizione `e dedicata a questioni
dei fondamenti, gi`a sotto l’influsso della revisione sostenuta da Brouwer; contiene una
parte sul metodo assiomatico, arricchita nelle successive edizioni, del 1923 e 1928, con il
riferimento alle ricerche in corso nell’ambito del programma di Hilbert. Fraenkel qui sta
assumendo che per la geometria sia stata provata la categoricit`a.
47
Torneremo su questo testo, che `e una testimonianza significativa.
47
il metodo genetico dentro ad A per ottenere questi sistemi. Dunque R `e
immergibile in A con una iniezione f. Ma se f non fosse un isomorfismo, A
si configurerebbe come un’estensione dell’immagine di R, mediante f, che `e
isomorfa a R.
In “
¨
Uber den Zahlbegriff” Hilbert non aveva parlato esplicitamente della
esistenza di una sola intepretazione, ma aveva detto, a commento dell’assioma
di completezza, che “riconosciamo la corrispondenza del nostro sistema di
numeri con l’ordinario sistema dei numeri reali”.
Come abbiamo visto, tuttavia, Hilbert parla anche di un sistema di as-
siomi completo, come obiettivo della sua ricerca geometrica. Hilbert spiega
a Frege che cosa intenda con ci` o.
[. . . ] una definizione completa di [punto] la d`a [. . . ] l’intero com-
plesso degli assiomi. Proprio cos`ı: ogni assioma contribuisce alla
definizione, e quindi ogni nuovo assioma fa variare il concetto.
“Punto” `e di volta in volta qualcosa di diverso, a seconda che lo
consideriamo nella geometria euclidea, non euclidea, archimedea,
non archimedea. Secondo il mio modo di vedere, l’aggiunta di un
qualunque assioma, dopo che un concetto `e stato stabilito in mo-
do univoco e completo, `e qualcosa di assolutamente illecito e non
logico, – un errore in cui si occorre molto di frequente, special-
mente da parte dei fisici, Nelle ricerche di fisica teorica compaiono
spesso evidenti non sensi appunto per il fatto che i fisici assumo-
no senza risparmio nuovi assiomi nel corso della ricerca, senza
assolutamente confrontarli con le ipotesi ammesse in precedenza
e senza dimostrare se i nuovi assiomi non contraddicano nessuna
delle conseguenze tratte dalle precedenti ipotesi. Proprio il pro-
cedimento di stabilire un assioma, di appellarsi alla sua verit` a (?)
e di concludere che esso `e compatibile con i concetti definiti `e una
delle fonti principali di errori e malintesi nelle moderne ricerche
fisiche
48
.
Un sistema di assiomi completo determina totalmente un concetto, se “com-
pleto” significa che non gli si pu` o pi` u aggiungere alcuna specificazione me-
diante altri assiomi. L’aggiunta di un nuovo assioma, veramente nuovo,
indipendente, darebbe origine a una contraddizione.
48
Hilbert a Frege, lettera 29 dicembre 1899.
48
Questo senso di completezza `e quello che corrisponderebbe alla nostra
completezza deduttiva. Tuttavia per assicurarsi di aver ottenuto lo scopo,
Hilbert pone tra gli assiomi quello che assicura la categoricit` a, il suo Voll-
st¨andigkeitsaxiom. Lo scopo `e raggiunto, ma non `e chiaro se lo sia perch´e
la categoricit` a implica la completezza deduttiva, oppure perch´e si pensa che
siano lo stesso concetto.
Il dubbio `e legittimo, per vari indizi. Innanzi tutto per la terminologia.
Hilbert, e altri, amavano dire che gli assiomi di una teoria T sono comple-
ti se quando ϕ si pu`o aggiungere a T come assioma nuovo, perch´e ϕ non
`e un teorema, allora T ∪ ¦ϕ¦ diventa contraddittorio. Questo significa che
ϕ `e un teorema. Si usava tuttavia sempre solo questa formulazione; ma
la propriet`a che se ϕ non `e un teorema, allora `e un teorema ϕ, `e equiva-
lente a dire che o ϕ `e un teorema o lo `e ϕ (per ogni idea di logica che si
abbia). Quest’ultima formulazione invece non `e mai usata quando si parla
di sistemi di assiomi completi. Non si tratta ovviamente della incapacit`a di
eseguire la banale trasformazione di A → B in A ∨ B, ma di una diversit`a
di problematiche che induce punti di vista diversi: la prima quella del com-
pletamento degli assiomi, la seconda quella della decidibilit` a dei problemi. In
effetti, alla completezza deduttiva viene riservato un altro nome, nella scuola
di Hilbert negli anni venti, Entscheidungsdefinitheit, cio`e definita rispetto al-
la decisione, o decidibilit`a, e ancora lo usa G¨ odel nella presentazione dei suoi
risultati di incompletezza: “Das System S ist nicht entscheidungsdefinit”
49
.
Non `e escluso che un motivo dell’impressione e dell’incredulit` a di molti con-
temporanei fosse dovuta, dal punto di vista psicologico, alla confusione della
completezza con la scontata categoricit` a dell’aritmetica
50
.
Tra gli assiomatizzatori di inizio secolo, la parola “completezza” era usata
per denotare la nostra categoricit` a. Ad esempio Edward Huntington (1874-
1952) nel 1902
51
propone un insieme di sei postulati per le grandezze continue
49
K. G¨odel, “Einige metamatematische Resultate ¨ uber Entscheidungsdefinitheit und
Widerspruchsfreiheit”, Anzeiger der Akademie der Wissenschaftten un Wien, 67 (1930),
pp. 214-5; trad. ingl. in Collected Works, vol. I, Oxford Univ. Press, New York, 1986,
pp. 140-3; trad. italiana in Opere, vol. I, Bollati Boringhieri, Torino, xxx, pp
50
Nonostante G¨odel spiegasse, come vedremo, che il risultato dipendeva da una restri-
zione imposta ai metodi deduttivi. G¨odel chiama unentscheidbare (in una teoria) le propo-
sizioni tali che n´e esse n´e la loro negazione sono dimostrabili nella teoria; la terminologia
attuale `e infatti di proposizioni “indecise”, o “indecidibli”, con una nuova complicazione
terminologica rispetto al concetto di teoria o problema indecidibile.
51
E. V. Huntington, “A Complete Set of Postulates for the Theory of Absolute Conti-
nuous Magnitude”, Trans. AMS, 3 (1902), pp. 264-79. Huntington usa “assemblage” per
49
e dimostra che esso `e completo, intendendo con questo che gli assiomi sono
non contraddittori, sufficienti e mutuamente indipendenti; “non contraddit-
tori” significa che “esiste almeno un assemblage nel quale la regola di com-
binazione scelta soddisfa tutti e sei i requisiti; il significato di “sufficienti”
`e che “esiste essenzialmente un solo possibile assemblage siffatto” (modulo
corrispondenze che ora si chiamano isomorfismi).
Anche Oswald Veblen (1880-1960) nel 1904 in una assiomatizzazione del-
la geometria
52
mira alla categoricit`a per garantire la completezza deduttiva.
Egli sostiene essere suo diritto applicare i termini indefiniti “punto” e “ordi-
ne” a qualsiasi classe di oggetti per cui gli assiomi siano soddisfatti. “Rientra
nei nostri obiettivi tuttavia mostrare che esiste essenzialmente solo una clas-
se nella quale i dodici assiomi sono validi”. Ne segue per Veblen che qualsiasi
proposizione espressa in termini di punto e ordine o `e in contraddizione con
gli assiomi, o `e ugualmente vera in tutte le classi che verificano gli assiomi.
Veblen tuttavia introduce il termine che risulter`a vincente, chiamando
“categorico” un tale sistema, pur sapendo che Huntington usa “completo” e
Hilbert “Vollst¨andig”, tradotto con “complete”. Attribuisce il termine a un
suggerimento di John Dewey, che avrebbe anche proposto “disgiuntivo” per
un sistema al quale si possono aggiungere nuovi assiomi, possibilmente in pi` u
di un modo.
Vediamo dunque in Veblen uno spostamento, non una eliminazione del-
l’ambiguit` a: egli introduce il termine “categorico” che sar` a utile per avere
una alternativa a “completo”, e lo applica a un sistema di assiomi con “es-
senzialmente” un solo modello; nello stesso tempo ritiene equivalente tale
propriet` a alla impossibilit` a di aggiungere nuovi assiomi, cio`e alla completez-
za deduttiva, dal momento che la non categoricit` a, o propriet` a disgiuntiva,
si riferisce alla possibilit` a di aggiungere nuovi assiomi.
Dopo il 1905, Huntington
53
si adegu` o alla proposta di Veblen usando
anch’egli “categorico”. Altri continueranno invece ad usare “completo”. Ad
esempio Enriques nel 1922:
un sistema di postulati `e detto completo quando due sistemi di
entit` a obbligati a soddisfare il sistema [di assiomi] possono essere
“insieme”, menzionando anche “Menge” e “ensemble”, e usando curiosamente “insieme”
per insiemi di assiomi.
52
O. Veblen, “A System of Axioms for Geometry”, Trans. AMS, 5 (1904), pp. 343-84.
53
E. V. Huntington, “A Set of Postulates for Real Algebra”, Trans AMS, 6 (1905), pp.
17-41, nota ', p. 17.
50
messi in corrispondenza uno a uno, in modo tale che le propriet`a
dell’uno si traducano in perfettamente analoghe propriet` a del-
l’altro, s`ı che essi appaiano astrattamente uguali, per quel che
riguarda le idee in oggetto
54
.
Nel 1928 Fraenkel
55
ammetteva che nell’assiomatica c’erano meno risultati
sulla completezza che sull’indipendenza (un tema su cui egli stesso lavorava,
in teoria degli insiemi) e soprattutto che non erano chiariti i rapporti tra
diverse nozioni. Ne presentava tre. In una prima versione, la completezza
di un insieme di assiomi significa che qualunque problema formulato in ter-
mini dei concetti primitivi pu`o avere una risposta, in un senso o nell’altro,
positiva o negativa: si tratta della Entscheidungsdefinitheit. Correttamente
Fraenkel spiegava che tale propriet` a implicherebbe che nessun nuovo assioma
pu` o essere aggiunto a meno di non modificare i termini primitivi (diremmo:
cambiare linguaggio).
Fraenkel vedeva questa propriet`a come diversa dalla completezza espres-
sa nell’assioma omonimo di Hilbert, e che si riferisce alla inestendibilit` a del
dominio, non degli assiomi, ma ammetteva che restavano oscurit`a. Si riferiva
alla diversit` a di prospettiva, o di linguaggio, non escludendo esplicitamente
che potessero essere estensionalmente equivalenti. Quindi Fraenkel cercava
di esporre un altro concetto di completezza, per descrivere la situazione che
si ha quando diverse assunzioni mutuamente contraddittorie sono tutte non
derivabili da un sistema di assiomi, ma tutte compatibili con esso. La diffe-
renza con la prima versione `e difficile da cogliere: Fraenkel sembra dire che
nel secondo caso l’impossibilit`a di decidere quale assunzione ammettere non
dipenda da una insufficienza dei metodi dimostrativi, ma valga in un senso
assoluto, per gli attuali e futuri metodi. Un esempio di un problema cos`ı
resistente potrebbe essere per Fraenkel l’ipotesi del continuo.
Il terzo senso di “completezza” discusso da Fraenkel era quello di catego-
ricit` a (cos`ı chiamato, o “monomorficit`a”, adottando il termine da Carnap e
Feigl), che veniva giudicato pi` u ampio
56
. Fraenkel sa che vale per i numeri
naturali, i numeri reali e la geometria: implica la completezza nel secondo
54
F. Enriques, Per la storia della logica, cit. p. 198.
55
A. A. Fraenkel, Einleitung in die Mengenlehre, cit. '18.4, pp. 347-54.
56
Il primo uso corretto, ovvero moderno, del termine “categorico” si pu`o far risalire a J.
W. Young, Lectures on Fundamental Concepts of Algebra and Geometry, Macmillan, New
York, 1911, se si esclude l’anticipazione di Veblen che per`o lo confondeva con “completo”.
51
senso, ma Fraenkel non sa dire se valga l’implicazione inversa. Si `e comunque
arrivati a porsi il problema.
Un’altra testimonianza pertinente si trova nel libro del 1930 di Felix Kauf-
mann (1895-1949) sull’infinito
57
in un capitolo dedicato alla categoricit` a del-
l’aritmetica, significativamente intitolato alla “completa decidibilit` a” delle
questioni aritmetiche
58
. Le tre alternative di Fraenkel sono presentate nel
seguente modo: la prima nozione `e quella di categoricit` a; la seconda e la
non ramificazione di una teoria, nel senso che per nessuna proposizione P si
abbia la compatibilit` a sia di P sia della negazione di P. La terza nozione `e
quella di decidibilit`a, nel senso che “ogni questione che si riferisce [alla teoria]
pu` o essere decisa”. Non pare accorgersi che le due ultime sono banalmente
equivalenti
59
Kaufmann non si esponeva a sostenere se le tre nozioni coincidano o
no, ma affermava che puntano tutte allo stesso criterio, cio`e ad avere una
determinazione della teoria che non richieda ulteriori perfezionamenti.
Nel 1928 un importante risultato di Thoralf Skolem (1887-1963)
60
con-
ferma la confusione terminologica. Alla fine di un lavoro che `e una pietra
miliare nella storia della logica
61
Skolem dimostrava che la teoria degli ordini
densi senza primo n´e ultimo elemento `e completa; nello stesso tempo chia-
mava kategorisch un sistema di assiomi con tale propriet` a, pur dichiarando
in nota che il termine `e usato anche in un altro senso; che la teoria in oggetto
non fosse categorica era evidente in ragione dei suoi modelli di cardinalit`a
diversa
62
.
Infine, dal momento che siamo saltati alla fine degli anni venti, possiamo
vedere, anticipando i tempi dell’esposizione, come Hilbert formul` o il problema
57
F. Kaufmann, Das Unendliche in der Mathematik und seine Ausschaltung, Franz
Deuticke, Wien, 1930.
58
D’altra parte, Birkhoff e MacLane, in G. Birkhoff e S. MacLane, A survey of modern
algebra, Macmillan, New York, 1944, intitolano “Completeness of the axiom set for integral
domain” il capitolo dedicato alla categoricit`a degli assiomi per i domini d’integrit`a.
59
A meno che non si parli di decidibilit`a di una teoria in senso moderno, con l’e-
sistenza di un algoritmo di decisione, ma la formulazione si riferisce chiaramente alla
Entscheidungsdefinitheit.
60
T. Skolem, “
¨
Uber die mathematische Logik”, Norsk matematisk tidsskrift, 10 (1928),
pp. 125-42; trad.inglese in J. van Heijnoort, From Frege to G¨ odel , cit., pp. 508-24.
61
Vi torneremo a suo tempo.
62
Questo `e forse il primo esempio di una teoria significativa che `e completa ma non
categorica. Skolem ricorda altri esempi di teorie complete dati da C.H. Langford.
52
della completezza per l’aritmetica al congresso di Bologna del 1928
63
.
Dalla presentazione di Hilbert si ha la conferma che il concetto di catego-
ricit` a e di completezza deduttiva erano considerati equivalenti; quindi forse
si pu`o dire che la pretesa esistenza conseguente alla non contraddittoriet` a
aveva un senso, o un valore, per quei sistemi di assiomi che fossero risultati
completi.
Il problema della completezza dell’aritmetica consiste per Hilbert nel
cercare una versione finitisticamente
64
soddisfacente della categoricit`a.
Problema III
`
E ben vero che in generale si asserisce la completezza sia del
sistema di assiomi per la teoria dei numeri sia di quello per l’a-
nalisi; ma l’usuale argomentazione con cui si mostra che ogni due
realizzazioni del sistema di assiomi della teoria dei numeri (risp.
dell’analisi) devono essere isomorfe, non soddisfa ai requisiti del
rigore finitario.
Ci` o che si deve fare – e innanzitutto per la teoria dei numeri,
il cui dominio si lascia definire con precisione – `e trasformare
finitariamente la consueta dimostrazione di isomorfia, cos`ı che
per questa via si dimostri quanto segue:
Se per una proposizione S pu` o venir dimostrata la non contrad-
dittoriet` a con gli assiomi della teoria dei numeri, allora la non
contraddittoriet`a con quegli assiomi non pu` o venir dimostrata
anche per S (l’opposto di S).
E in stretta connessione con ci` o, anche: se un enunciato `e non
contraddittorio, allora `e dimostrabile.
Sembra inconfutabile che la concezione di Hilbert ancora in questo momento,
e pi` u esplicitamente che agli inizi, sia che il concetto di completezza dedutti-
va `e lo stesso di quello di categoricit` a (qui ancora chiamato “completezza”),
63
D. Hilbert, “Probleme der Grundlagen der Mathematik”, in Atti Congresso interna-
zionale dei matematici, Bologna, 3-10 ottobre 1928, Zanichelli, Bologna, 1929, vol. I;
pp. 135-41, con aggiunte e correzioni in Mathematische Annalen, 102 (1929), pp. 1-9;
trad. it. “Problemi della fondazione della matematica”, in Ricerche sui fondamenti della
matematica, cit. pp. 292-300.
64
Spiegheremo pi` u avanti il significato di questo termine. Allude all’uso di metodi
dimostrativi della massima trasparenza e affidabilit`a.
53
essendone solo una variante linguistica che si presta a una dimostrazione
con metodi costruttivamente accettabili
65
. A parte la dimostrazione, il ri-
sultato di tale dimostrazione sarebbe comunque quello di riuscire a definire
assiomaticamente il concetto di numero.
Nel 1928 tuttavia Hilbert aveva a disposizione un sistema di logica preciso,
elaborato nel corso degli anni e presentato nel manuale scritto con Ackermann
nello stesso 1928, a proposito del quale poneva, come caso particolare del
problema della completezza dell’aritmetica, il problema della completezza
logica.
Non era cos`ı all’inizio del secolo. Quando Huntington, come abbiamo
visto, aveva adottato da Veblen il termine “categorico”, aveva definito tale
un sistema di assiomi per cui ogni proposizione espressa per mezzo dei termini
primitivi o `e deducibile dai postulati o `e in contraddizione con essi. Veblen
invece non aveva parlato di proposizioni derivabili, ma vere in tutti i modelli.
Huntington si era corretto, e aveva intuito un problema:
Nel caso di un sistema categorico di assiomi si sarebbe tentati di
enunciare il teorema che se una proposizione pu` o essere espressa
in termini dei concetti fondamentali, o `e essa stessa deducibile dai
postulati oppure la sua contraddittoria `e cos`ı deducibile; bisogna
ammettere tuttavia che la nostra padronanza dei processi della
deduzione logica non `e ancora, e magari non potr` a mai essere
sufficientemente completa per giustificare tale asserzione
66
.
La definizione del concetto di completezza o categoricit`a per una teoria si
intersecava infine con quello della forza deduttiva della logica, o se si vuole
con il problema della completezza della logica.
Sempre negli Stati Uniti in quegli anni Edwin Wilson (1879-1964)
67
diede
espressione alla consapevolezza di dover studiare i rapporti tra compatibilit`a
e deduzione. Dopo aver osservato che non sempre `e desiderabile avere un
65
Hilbert continua con una sibillina osservazione, relativamente alla possibilit`a che “in
ambiti superiori” sia pensabile il caso della non contraddittoriet`a tanto di S che di S.
Il Problema IV espone il problema della completezza logica, dopo aver ribadito che la
completezza della teoria dei numeri “pu`o anche essere espressa cos`ı: se agli assiomi della
teoria die numeri viene aggiunta una formula appartenente alla teoria dei numeri ma non
dimostrabile, allora dal sistema d’assiomi esteso pu`o essere derivata una contraddizione”.
66
E. V. Huntington, “A Set of Postulates for Ordinary Complex Algebra”, Trans. AMS,
6 (1905), pp. 209-29, nota †, p. 210.
67
E. B. Wilson, “Logic and the Continuum”, Bull. AMS, 14 (1908), pp. 432-43.
54
sistema categorico (con l’esempio della teoria dei gruppi), ricordato che il
vantaggio della categoricit`a `e quello che ogni proposizione costruita sui ter-
mini primitivi `e o compatibile o incompatibile, si era chiesto se si possa anche
dire che `e o deducibile o in contraddizione con gli assiomi.
Questo interrogativo, questo suggerimento che compatibilit` a e de-
ducibilit` a possano non essere la stessa cosa quando applicate a
sistemi categoricamente determinati, `e vitale in logica e richie-
de un’attenta discussione . . . E tuttavia, cosa significa la parola
deducibile? Il significato `e assolutamente relativo al sistema di
logica che `e disponibile per trarre conclusioni dall’insieme delle
proposizioni primitive: Qualcuno potrebbe ritenere che la men-
te umana abbia istintivamente a sua disposizione tutti i metodi
di deduzione validi. Questo `e un postulato terrificante, e pri-
vo di qualsiasi valore che non sia sentimentale. Di fatto, porta
ad abbandonare ogni ricerca di metodi di deduzione efficienti, `e
pericoloso e peggio che inutile.
`
E essenziale nell’atteggiamento
moderno verso la logica che chi deduce enunci distintamente la
sua forma di inferenza.
Le sollecitazioni di Wilson tuttavia resteranno lettera morta, per un po’,
non solo perch´e forse il loro autore non aveva abbastanza prestigio per es-
sere ascoltato, ma soprattutto perch´e mancava un oggetto preciso su cui
ragionare.
L’oggetto su cui lavorare sarebbero sistemi di logica presentati in modo
preciso, assoggettabile a una indagine metalogica; per questo tuttavia oc-
correva che anche l’altro termine della questione, le nozioni semantiche, ora
espresse da parole e aggettivi particolari, come compatibilit`a, fosse posto in
modo indipendente e ben definito. Vedremo come si svilupper` a la ricerca
negli anni venti.
55
.

INDICE

Presentazione L Europa e la matematica all inizio del Novecento La nuova logica. Scienza o immagine speculare del mondo? Il metodo assiomatico Avventure di una parola Heidelberg, 1904 Definitheit Il teorema di L¨wenheim − Skolem o Il teorema di completezza Il programma di Hilbert

1 5 13 19 43 57 67 85 99 127

Presentazione

Ma la cosa strana ` appunto che con quei valori immaginari e o in qualche modo impossibili si possano tuttavia compiere le ordinarie operazioni e alla fine ottenere un risultato tangibile! . . . Non ti fa pensare a un ponte di cui ci sono solo i pilastri a un capo e all’altro, e che uno attraversa tranquillo come se ci fosse tutto intero? Io non ho mai messo in dubbio che la matematica abbia ragione; solo mi sembra strano che certe volte, si direbbe, va contro la ragione . . . Robert Musil

Lo scopo del corso ` di studiare i problemi e le ricerche che nel periodo indie cato hanno portato alla costituzione della logica matematica contemporanea. Il cosiddetto programma di Hilbert ha svolto un ruolo decisivo catalizzando, per la formazione degli strumenti necessari per la sua realizzazione, un ampio spettro di contributi e interessi. Nella tradizione storiografica si traccia una linea che va da Frege a Russell, magari accostandovi quella di Boole e Peano, e che porta sia alla invenzione dei linguaggi simbolici formali e del sistema logico dei Principia mathematica sia alla nascita della filosofia analitica. La logica del primo e del secondo ordine sarebbero ritagliate dalla logica dei Principia. Si tratta di un racconto fuorviante e infedele, dovuto pi` che altro alla ignoranza della storia della u matematica, a sua volta dovuta al pregiudizio che non possa esservi nulla di filosoficamente interessante. Senza voler sminuire l’importanza della faticosa elaborazione della teoria dei tipi da parte di Russell1 , la logica che viene presentata nel primo manuale contemporaneo, i Grundz¨ge der theoretischen Logik di David Hilbert u e Wilhelm Ackermann del 1928 nonostante la parentela con quella di Russell ha alle spalle una storia diversa, se pure non disgiunta e non insensibile
G¨del nel 1931 far` riferimento proprio ai Principia mathematica, che con la teoria o a di Zermelo era uno dei due sistemi allora ritenuti onnicomprensivi di tutta la matematica esistente. G¨del pi` precisamente afferma ivi nell’introduzione che nei due sistemi sono o u incluse tutte le tecniche e le forme dimostrative della matematica. Apparentemente questo gli farebbe gioco per dare un significato assoluto al risultato di impossibilit`, ma G¨del non a o segue questa strada, anzi ` consapevole (in una discussione con Zermelo ad esempio) che e il risultato dipende dall’uso di metodi dimostrativi ristretti. Questi concetti e apparenti incongruenze dovranno risultare chiarite alla fine del nostro studio.
1

1

alle influenze del logicismo2 . Le sue radici affondano in due problematiche indipendenti e interne alla matematica, quella della assiomatizzazione della teoria degli insiemi e quella della particolare proposta fondazionale che Hilbert ha iniziato a concepire nel 1904 e ha ripreso in modo esplicito e sistematico a partire dal 1917, partendo dalla sua visione della natura e del ruolo del metodo assiomatico. Lo sviluppo del corso sar` dunque, in un conciso riassunto, il seguente. a Innanzi tutto si presenteranno le questioni fondazionali sul tappeto all’inizio del Novecento, che si possono distinguere in due sfide. Da una parte la richiesta di Hilbert di dimostrare la non contraddittoriet`3 della teoria dei a numeri reali, che egli aveva presentato assiomaticamente nel 1900; dall’altra la necessit` di risolvere le contraddizioni emerse nella teoria degli insiemi a sviluppata da Georg Cantor (1845-1918). La teoria degli insiemi verr` assiomatizzata nel 1908 da Ernst Zermelo a (1871-1953); un aspetto insoddisfacente del suo sistema consisteva nell’uso della nozione di “propriet` definita” [definit] nell’assioma di esistenza dei a sottoinsiemi. I tentativi di darne una versione precisa portarono, attraverso il lavoro di Hermann Weyl (1885-1955) e di Thoralf Skolem (1887-1963) a individuare quelle che diventeranno le formule dei linguaggi del primo ordine. Intanto, le contraddizioni possibili con i concetti insiemistici dei numeri cardinali e ordinali erano note a Cantor, Hilbert stesso e Zermelo almeno a partire dal 1895. Le loro reazioni non furono isteriche: Cantor pensava che fossero evitabili con opportune distinzioni4 ; Hilbert vi vedeva inizialmente solo il segno della impossibilit` di assiomatizzare la teoria. Quando tuttavia a nel 1903 Russell pubblic` la sua antinomia, Hilbert ritenne che il problema o dovesse essere affrontato per le corna; nel 1904 propose un modo di fondare assiomaticamente la logica e l’aritmetica attraverso una dimostrazione diretta di non contraddittoriet`. a Per dimostrare la non contraddittoriet` assoluta di una teoria non si ha a a disposizione il metodo che si sfrutta per la non contraddittoriet` relativa, a
Le somiglianze appaiono forti se, seguendo l’abitudine di Russell, si lasciano cadere i simboli di tipo, rispettando solo mentalmente i loro vincoli; la precisione formale peraltro, per quel che riguarda assiomi e regole, non era il forte di Russell. G¨del esprimer` la sua o a delusione per l’approssimazione della presentazione della logica nei Principia 3 In italiano sinonimi di non contraddittoriet` sono “coerenza” e “consistenza”, quest’ula tima parola molto usata e (perch´) tuttavia derivata per assonanza dall’inglese consistency e e in italiano di significato non univoco. 4 Tra insiemi “compiuti” [fertig] e no, o in seguito tra totalit` consistenti e inconsistenti. a
2

2

quello cio` di interpretare la teoria in un’altra supposta gi` non contraddite a 5 toria . A fine Ottocento i successivi rimandi avevano portato tutte le teorie classiche a essere dipendenti, per la loro non contraddittoriet`, da quella dela l’aritmetica. Una dimostrazione di non contraddittoriet` assoluta non pu` a o basarsi che sulla definizione secondo cui una teoria ` non contraddittoria se e dai suoi assiomi non si deriva alcuna contraddizione. Una dimostrazione di non contraddittoriet` deve essere una dimostrazione a relativa a dimostrazioni, cio` a successioni di formule e di frasi. Perch´ essa e e sia una vera dimostrazione matematica, i suoi oggetti devono essere enti matematici; Hilbert pensava di poter affermare che i simboli sono oggetti concreti, e quindi assoggettabili a manipolazioni combinatorie matematiche. Nel 1904 David Hilbert (1862-1943) diede solo un esempio di una tale dimostrazione di non contraddittoriet` per un frammento molto semplice di a aritmetica. Quando negli anni venti riprese il suo programma, questa volta in reazione agli attacchi dell’intuizionismo alla matematica classica, il lavoro della sua scuola, con i contributi esterni di Skolem, incominci` ad accumuo lare risultati che diventeranno il nucleo della teoria logica, dall’esistenza dei modelli numerabili ad anticipazioni del teorema di completezza logica (G¨del o 1930). Alla fine degli anni venti, una discussione tra Skolem e Zermelo metter` in chiaro la differenza tra l’uso della logica del primo ordine e quella del a secondo ordine per lo sviluppo della teoria degli insiemi. Hilbert pensava a una nuova disciplina, che chiam` “metamatematica”, o che avrebbe affrontato con il metodo da lui indicato diverse questioni “di tipo gnoseologico” sulle dimostrazioni. Tale disciplina non decollava tuttavia, nonostante risultati parziali, forse perch´ era attardata dalla costruzione e hilbertiana della logica stessa6 o forse proprio per l’ambiguit` sulla natura a matematica dei simboli, che si rifletteva sugli strumenti matematici ammissibili; fino a quando Kurt G¨del (1906-1978) non ebbe l’idea di dichiarare che o i simboli sono numeri. Magari non si sa che cosa sono i numeri, ma certo sono enti matematici ai quali si possono applicare tutte le risorse dell’aritmetica, opportunit` che G¨del mise subito a frutto dimostrando due teoremi che affossaa o
Cos` ad esempio di dimostra la non contraddittoriet` relativa reciproca della geometria ı a euclidea e di quella non euclidea, o la non contraddittoriet` relativa della geometria euclia dea rispetto alla teoria dei numeri reali, attraverso la interpretazione data dalla geometria analitica. 6 Vedremo come Hilbert perfezionasse progressivamente lo strumento logico.
5

3

dela le questioni fondazionali e della precisazione dei concetti della logica del primo ordine. in Opere. costituiranno la base della nascita della u teoria della calcolabilit` e dei calcolatori. oltre alle osservazioni immediatamente a ridosso del teorema. Il programma di Hilbert non vive a tuttavia solo quest’attimo fuggente: le tecniche e le dimostrazioni di G¨del. a La prima parte delle lezioni sar` dedicata alla storia. opportunamente riformulato. o se a o possa essere resuscitato. la seconda parte sar` una esposizione dettagliata della dimostrazione a di G¨del. o ¨ In particolare. Dialectica. trad. inteso restrittivamente come ricerca di una dimostrazione di non contraddittoriet` per l’aritmetica. Ma ` fuori di dubbio che nella forma a e originaria ` stato falsificato nello stesso momento che se ne dimostrava la e fattibilit` attraverso l’aritmetizzazione. con la quale ha dimostrato che il progetto di Hilbert di una metamatematica era possibile. G¨del lo fece. con un’altra ingegnosa soluzione. mettendo le basi della possibilit` oggi nota a tutti di elaborare su un calcolatore. o una speranza sbagliata su quello che sar` possibile dimostrare non inficia il valore di un pensatore. o modificato. Tuttavia una previsione. L’idea che i simboli sono numeri per diventare operativa richiede che si dimostri che le usuali manipolazioni sintattiche (ad esempio la congiunzione di due frasi) sono in effetti operazioni aritmetiche. u pp. G¨del o 7 stesso contribuir` alla discussione . vol. 280-7.vano le speranze di Hilbert di una dimostrazione di non contraddittoriet` a dell’aritmetica. 245-50. 2002. Questa ` stata la parte dee cisiva del suo lavoro. sopra accennata. sia davvero stato affossato da G¨del. che a lavora con i numeri in rappresentazione binaria. con una o trattazione che viene chiamata aritmetizzazione (dei linguaggi). Bollati Boringhieri. Nel contempo. scientifico o letterario. 7 4 . a Dopo il 1931 si continuer` naturalmente a discutere se il programma di a Hilbert. G¨del stesso dimostrava l’opposto di quelle che erano le aspettao tive di Hilbert. 1958. pp. 12. o pi` che l’enunciato dei suoi teoremi. Torino. it. 2. qualunque discorso relativo a qualunque argomento. con “Uber eine bisher noch nicht ben¨tze Erweiterung des finiten Standpunktes”.

La vita moderna basata sulla tecnologia guidata dalla scienza prende forma in quegli anni. nella quale consideravano solo i rapporti tra grandezze. commensurabili o incommensurabili tra loro. soprattutto e e u dal punto di vista del collegamento con i progressi scientifici. arrivato sui trent’anni. anno di nascita della Germania. sia perch´ sono quelli dove lo sviluppo economico ` stato pi` forte. in campo matematico. la Germania e l’impero austro-ungarico. in modo pi` esplicito e dedicato di quanu to ` avvenuto in altre epoche nelle quali si sono dovuti affrontare difficolt` e a dovute all’emergere di fenomeni inaspettati e all’esigenza di costruire un quadro coerente entro cui darne ragione. costui. 2 Nella universit` di G¨ttingen dove lavora Hilbert. Per dare un’idea a chi non sia esperto. sia perch´ le e 2 vicende di cui vogliamo interessarci hanno l` il loro centro . a Vienna dove studier` G¨del. per usare parole diventate comuni. I fondatori del calcolo infinitesimale furono costretti alla discussione.L’Europa e la matematica all’inizio del Novecento Alla fine dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento molti matematici si dedicano alla manutenzione della loro disciplina o. sia perch´ l’uso disinvolto degli infinitesimi (come anche quello delle see rie infinite) portava anche a risultati paradossali o contraddittori. Nell’Ottocento la matematica vive una crisi di crescita. alla fine u del secolo era quella che oggi si studia all’universit`. a o a o 5 . abbiamo un roı manziere che osserva con acuta comprensione le vicende della societ` e dello a spirito. ` straordinariamente sie mile a quella che si manifesta nella societ` e nella cultura. Non trovarono tuttavia una risposta se non nel corso dell’Ottocento con soluzioni che si inseriscono in sviluppi che portano proprio alla congiuntura che vogliamo considerare. o di abbondanza. Due episodi noti del passato sono la scoperta delle grandezze incommensurabili nell’antica Grecia e l’intervento degli infinitesimi nelle prime formulazioni del calcolo infinitesimale1 . si potrebbe dire che a all’inizio del secolo la matematica era pi` o meno quella che oggi si studia u nella scuola secondaria (a parte i risultati pi` avanzati dell’analisi). Se consideriamo i paesi di lingua tedesca. I testimoni pi` a u sensibili dei cambiamenti sociali sono gli artisti e gli scrittori. a La reazione alla crescita. ma elaborando con Eudosso ed Euclide la teoria delle proporzioni. Robert Musil (1880-1942). avrebbe 1 I greci reagirono non affrontando direttamente il problema. a problemi di fondamenti. sia perch´ provocati da critiche come quelle del e vescovo Berkeley. Supponendo che uno fosse venuto al mondo nel 1871. che ` parte ed elemento attivo del pi` generale impetuoso sviluppo della e u societ` europea.

e chi non lo riterrebbe a normale. 4 Il “grande evento”. o R. in contemporanea o a pochi anni di distanza Mahler.gi` potuto accorgersi che nel corso della sua esistenza la lunghezza a della rete ferroviaria europea era triplicata e in tutto il mondo pi` u che quadruplicata. e gli aeroplani non solo erano venuti al mondo. una nuova morale o magari un nuovo ordinamento della societ`. p. dalle automobili. II. a 3 6 . vol. L’inizio del Novecento ` un periodo di grande euforia. che sta per nascere ma nessuno se ne ` accorto. arte. che avevano resistito per millenni. ` l’obiettivo della e e Azione Parallela in L’uomo senza qualit` . un uomo nuovo. e molte altre cose si erano sviluppate nello stesso senso. le a carrozze a cavalli. Klimt. trattandosi dell’epoca in cui lui stesso ` al mondo?3 e Queste trasformazioni materiali sono accompagnate da una esplosione culturale in tutti i campi. a Musil descrive la Vienna degli anni che precedono la prima guerra mondiale. nello stesso periodo la lampada a petrolio era stata progressivamente sostituita dall’illuminazione a gas. letteratura. Sch¨nberg. L’uomo senza qualit` . le linee telegrafiche addirittura per sette. 1933. e [d]alla mentalit`. scienze dello spirito. dalla luce di Auer e dall’elettricit` che produce sempre nuovi sistemi di illuminazione. Musil. il traffico postale si era moltiplicato per tre. e le relazioni fra i popoli dal tempo dell’ultimo conflitto armato si erano fatte considerevolmente pi` amichevoli e fiduciose. 1930. L’efficacia dei motori era cresciuta dl 50 al 90 per cento. degli ultimi due decenni del a secolo diciannovesimo era insorta improvvisamente in tutta l’Europa una febbre vivificante.4 . la Vienna che era il centro culturale del mondo e dove si espressero. scienza. Mondadori. liscia come l’olio. 713. ma erano gi` usciti dall’infanzia. Le successive a citazioni sono tratte dalla stessa fonte. Nessuno sapeva bene cosa stesse nascendo. a Anche la durata media della vita si era sensibilmente alzata grazie ai progressi della medicina e dell’igiene. nessuno avrebbe potuto dire se ne sarebbe stata una nuova arte. L’uomo che viveva tali u esperienze poteva ben credere che si fosse finalmente giunti al tanto atteso progresso durevole dell’umanit`.

Krauss e tanti altri5 .6 Se ` attuazione di sogni ancestrali il poter volare con gli uccelli e e navigare con i pesci. Janik e S. Lo stesso apprezzamento della scienza aveva una venatura irrazionale: Quasi tutti gli uomini oggi si rendono ben conto che la matematica ` entrata come un demone in tutte le applicazioni della vita e . perch´ in qualit` di o e a preti. agile. Freud. nella scoperta dell’inconscio. le ultime delle quali sorte fra la met` del diciota tesimo e la met` del diciannovesimo secolo. una religione la cui dogmatica ` retta e penetrata dalla dura. inviare messaggi con la rapidit` degli d`i. Toulmin. Lo si a potrebbe scorgere nel esempio nel fatto che le imponenti costruzioni intellettuali erette autonomamente dalla filosofia per spiegare il mondo. sentir parlare i morti . immotivate se non da un senso quasi di colpa per l’eccesso di ricchezza. 1975. che induce Dio a sollevare l’una dopo l’altra le pieghe del suo manto. paura. Ricordare questi nomi significa gi` alludere al carattere fratturato dello spirito del tempo. ma lo schiavo della macchina”. La grande Vienna. a un misto di creativit` e di insofferenza che si manifestava nella prevalenza a dell’immaginazione e dell’irrazionale. calore. disagio.Schiele. ` un e e e rito di grandissima forza sentimentale e intellettuale. [La citazione continua con “Forse non tutti credono alla storia del diavolo a cui si pu` vendere l’anima. e che la matematica ` l’origine di un perfido raziocinio che fa s` dell’uomo il e ı padrone del mondo. Wittgenstein.] 6 5 7 .. e coraggiosa logica matematica. sono state scalzate a A. se luce. fredda e tagliente come una lama di coltello. allora la a ricerca odierna non ` scienza soltanto: allora ` anche magia. ma quelli che di anima devono intendersene. storici e artisti ne traggono lauti guadagni. Garzanti. godimento. e Anticipato da inquietudini. . Il grande evento febbrilmente atteso ` stato il macello della grande guerra. e dalla preoccupazione che il sogno non potesse durare. forza.. attestano che essa ` stata rovinata dalla e matematica. . comodit` sono i sogni primordiali dell’uomo. scorgere e udire ci` che ` a e o e invisibile e lontano. ` E difficile descrivere in poche parole l’aspetto fondamentale di quelle debolezze [di uno spirito abbandonato alla libert`]. penetrare nel corpo di gigantesche montagne. Loos.

poeti. . che in tutta la mia vita non ho mai lavorato tanto duramente. ancorch´ provvisoria. salda. abbia condotto a una nuova mentalit`. Il distacco era tanto pi` forte quando pi` si capiva del mondo fisico. originali. perch´ u u e la comprensione avveniva soprattutto attraverso linguaggi matematici. e l’animo mi si ` riempito di un grande rispetto per la matematica. ma ` diventata anche un peso. cio` la scienza: e e [Ulrich] ricordava benissimo come era tornata di moda l’“insicurezza”. . e Si accusa chi ` responsabile della crescita incontrollata. ammirato o e sorpreso. e chiedevano a gran voce una nuova fede umana. nella mia u dabbenaggine. quasi ogni giorno portate alla luce dalla scienza. critici. e la parte pi` sottile della quale avevo finora considerato. . 8 . Si erano sempre pi` moltiplicate le lagnanze di gente che aveva u una professione un po’ incerta. donne e quelli che sono di professione “i giovani”. un puro lusso. sorgivi .dalle trasformazioni della vita. Noi abbiamo conquistato la realt` a e perduto il sogno. Sicch´ e secondo l’opinione dei non matematici tutti questi antichissimi sogni atavici si sono avverati in modo totalmente diverso dall’immaginazione primitiva . Quale scienza ` quella considerata nefasta? Una scienza che rovescia in e modo troppo rapido per essere digeribile i prodotti di conoscenze che non sono controllabili. perch´ sono accompagnate da un distacco tra il soggetto e e l’esperienza. senza che l’abbondanza delle nuove cognizioni. a e anzi senza che si sia ridestata una volont` seria ed esplicita in tal a senso. sicch´ l’abbondanza di cognizioni non ` pi` soltanto una e e u gioia. il ritorno a tutti i valori primordiali. . Quando Einstein studi` e il calcolo tensoriale ebbe a dichiarare. ma soprattutto dai risultati stessi del pensiero e dell’esperienza. costoro accusavano la scienza pura di essere una cosa nefasta e che faceva a pezzi ogni altra opera dell’uomo senza saperla mai rimettere insieme.

(T¨rless) Ma . non tutte compatibili con le precedenti. con la rappresentazione geometrica nel piano. . Per fare un esempio semplice. geometrie non euclidee. Questi sono stati accettati e capiti. Georg Cantor. in una parola che riassume e rappresenta la nuova natura della matematica. e una preoccupazione. che rendono impossibile continuare a considerarla come la scienza dei numeri e delle figure. La −1 ripugna alla mente (come il quadrilatero non euclideo di Saccheri) perch´ e ripugna alla natura del numero. invarianti. quali garanzie di verit` abbiamo. Quine di anche gli irrazionali in verit` sono sospetti. quaternioni. I turbamenti del giovane T¨rless. non riesce a essere esauriente: numeri complessi. o anche solo di sensatezza? a Anche se questa ombra non impedisce di continuare ad andare avanti. coi numeri irrazionali? Una e divisione che non finisce mai. . 7 R. come ` stato e per millenni. il creatore con Richard Dedekind (1831-1916) della teoria degli insiemi aveva detto che l’essenza della matematica ` la libert`. e a Ma lo “spirito abbandonato alla libert`” sente il peso delle nuove conoa scenze. come testimonia l’esperienza a scolastica. pensiamo ai numeri complessi. matrici. ideali e. o 9 . Non ` un caso che questo argomento sia stato inserito da Musil nel quadro e di imbarazzo da abbondanza che ha delineato7 . vettori. gruppi di movimenti). gruppi (gruppi di sostituzione. . solo all’inizio dell’Ottocento. Musil.Una matematica che parlava di cose invisibili e astratte. Ma √ nella coscienza popolare continuavano e continuano a essere sospettati. non pu` o a o esistere . . Non si sa a quale esperienza farli corrispondere. Un elenco di nuovi argomenti matematici. che si pu` o cercare di formulare in domande pi` precise del vago disagio psicologico: di u cosa parliamo. . che ` pensato come una grandezza. l’infinito. algebre. senza riscontro diretto nell’esperienza sensibile forniva alla scienza i mezzi per il controllo della natura. con certezza matematica. 1906. ` impossibile. All’interno della matematica si ripete la condizione generale della societ`: a una proliferazione di beni e di ricchezza. una frazione il cui valore non verr` a fuori mai e poi mai. anche se calcoli per cent’anni! E cosa ti immagini quando ti dicono che due linee parallele si intersecano nell’infinito? Io credo che se fossimo troppo coscienziosi non esisterebbe la matematica. e (Banenberg) Non ` lo stesso in fondo. questa unit` [immaginaria] non esiste . .

c .(T¨rless) Ma la cosa strana ` appunto che con quei valori immao e ginari o in qualche modo impossibili si possano tuttavia compiere le ordinarie operazioni e alla fine ottenere un risultato tangibile! . c’` iniu a e zialmente una risposta ottimistica implicita: la matematica ` un prodotto e della mente umana. . di far corrispondere una cosa a a un’altra ovvero di rappresentare una cosa mediante un’altra cosa”. e allora uno dice che esse formano un sistema S”. ma si poteva affermare che l’uomo aveva creato i numeri. e non si identificava con quelle. 8 10 . sarebbe apparsa un prodotto rigoroso della ragione8 . e a pi` grandi difficolt` connesse ad esempio all’infinito. 1847. con il titolo “Che cosa sono e a cosa servono i numeri?”. Braunschweig. A questa. Cambridge. Non si sarebbe pi` u dovuto ammettere che “Dio ha creato gli interi. in Scritti sui fondamenti della matematica. tutto il resto ` opera dele l’uomo”. si direbbe. 1888. Non ti fa pensare a un ponte di cui ci sono solo i pilastri a un capo e all’altro. . mentre “capita spesso che diverse cose a. 9 G. trad. quali la capacit` di concepire una classe”9 . Boole. it. va contro la ragione . o creativa. come per i suoi contemporanei. ma aveva una funzione costitutiva. basata su di essi. The Mathematical Analysis of Logic. siano riunite insieme nella mente. b. solo mi sembra strano che certe volte. la e a e capacit` di mettere in rapporto cose con cose. La rappresentazione ` “una capacit` dello spirito senza la quale ` impossibile ogni pensiero. Era una logica a che non si esauriva nelle regole deduttive. . La stessa mente che portava in essere nuovi oggetti era la mente che otteneva successi parziali confortanti nella fondazione della matematica: la definizione dei numeri reali (1870). Per Dedekind si trattava di nozioni logiche. Was sind und was sollen die Zahlen. considerate per qualche ragione sotto uno stesso punto di vista. . . Dedekind. Richard Dedekind aveva realizzato questa impresa sulla base dei concetti di rappresentazione e di sistema (funzioni e insiemi). secondo il motto di Kronecker. . MacMillan. Bibliopolis. Napoli. Vieweg. La logica tradizionale si riduceva R. 1982. e che uno attraversa tranquillo come se ci fosse tutto intero? Io non ho mai messo in dubbio che la matematica abbia ragione. Boole ad esempio: “la logica ` possibile solo per l’esistenza nella mente e di nozioni generali. la definizione dei numeri naturali (1888) attraverso la quale tutta la matematica.

una logica contro la logica naturale. secondo il quale a ogni concetto corrisponde la classe degli oggetti che vi ricadono. Dalla crisi spirituale prodotta dall’opulenza della libert` creativa doveva nascere a una nuova logica. il principio di comprensione. 11 . o davano la sensazione di andare contro la ragione. Tuttavia questa logica aveva generato anche mostri. contraddizioni e aporie.a un principio. che mostravano la difficolt` di ragionare in modo pacifico sui nuovi enti a da essa stessa creati.

12 ..

/ e rileva che tale classe nello stesso tempo appartiene e non appartiene a se stessa. e sia in termini di predicati sia in termini di classi nel §100. nel maggio del 1901. Bertrand Russell (1872-1970) era convinto che il teorema di Cantor fosse sbagliato. I. quella di Russell1 . come pure sulla costruzione della teoria dei tipi da parte di Russell. si vedano le dispense del corso di Filosofia della matematica del 2008-09. che egli riformula in modo da applicarla a P(x) invece che alle funzioni. it. 1903 (trad. a preferenza di “insieme”. ma per il teorema di Cantor del 1892. vol. la cardinalit` di K ` minore di quella dell’insieme a e delle funzioni da K in un insieme con due elementi (o come si dir` in seguito a dell’insieme P(K) di tutti i sottoinsiemi di K). in una bozza di un capitolo de The principles of mathematics. I principi della matematica. perch´ era affezionato alla classe universale e alla sua esistenza. e quindi dovrebbe avere un numero ordinale Ω. quindi di nuovo in questi termini nel §78 dei Principles. Press. 1 13 . il cardinale massimo. Cambridge.La nuova logica: scienza o immagine speculare del mondo? Le contraddizioni pi` discusse erano quella di Cantor del massimo cardinale. La contraddizione di Russell considera la classe3 di tutte le classi che non contengono se stesse come elemento. Longanesi. La contraddizione del massimo ordinale ` analoga: l’insieme di tutti gli e ordinali ` bene ordinato. fu portato a considerare la classe delle classi che non appartengono a se stesse4 . Cambridge Univ. England. La contraddizione del massimo cardinale si pu` brevemente formulare in o questo modo: l’insieme K dei numeri cardinali dovrebbe avere un numero cardinale maggiore di tutti gli altri cardinali. 1963). Per informazioni pi` dettagliate sulla teoria degli insiemi fino all’assiomatizzazione di u Zermelo del 1908. Milano. si considera l’insieme universo2 V e la sua potenza P(V ). e nella lettera a Frege del 1902. in simboli {x | x ∈ x}. e Nel cercare un errore nella dimostrazione di Cantor. u quella di Burali-Forti e Cantor del massimo ordinale. 4 Russell espresse per la prima volta l’antinomia in termini di predicati che si applicano o no a se stessi. e 3 Russell usava la terminologia delle classi. ma e allora Ω + 1 sarebbe un ordinale ancora maggiore. In versione semplificata. 2 Il simbolo V per l’universo ` notazione moderna.

. / che si pu` considerare una sorta di sottoinsieme antidiagonale: esso differisce o da tutti gli f −1 (y). Nei Principles §100 afferma anche che “io fui condotto ad esso [rompicapo] nel tentativo di conciliare la dimostrazione di Cantor circa l’impossibilit` che a esista un numero cardinale massimo con la supposizione molto plausibile che la classe di tutti i termini [. e che f ‘w esista porta alla a conclusione che f ‘w ha e non ha al contempo la propriet` ϕ. pp. 14 . f ‘u esiste. London Mathematical Society. . . infatti se fosse z = f −1 (y). Nel caso che x sia la classe universale. conduce a queste considerazioni. (2) 4 (1906). . si definisce o / quindi z = {y ∈ x | y ∈ f −1 (y)}. ma y ∈ z se e solo se y ∈ f −1 (y) = f −1 (f (z)) = z che ` / e una contraddizione. Lackey). Essays in Analysis (a cura di D. 29-53. 1973. Supponendo che esista una iniezione f tra P(x) e x. in “On Some Difficulties in the Theory of Transfinite Numbers and Order Types”. mettendolo in z se e solo se y ∈ f −1 (y). a L’antinomia di Russell si ottiene prendendo cone ϕ la propriet` di non apa partenere a se stesso. allora l’assunzione che esista una classe w di tutti i termini che hanno la propriet` ϕ. la sua immagine mediante f sarebbe f (z) = y. 5 In effetti Russell presenta in modo analogo a quello qui esposto una “semplificazione della dimostrazione di Cantor”. che esclude l’esistenza di f . P(x) ⊆ x si pu` pensare iniettable o in x con la funzione identica. e come f la funzione identica: quella di Burali-Forti prendendo la propriet` di essere un ordinale e f ‘w = ordinale di w. 6 “On some difficulties . e / che ` la classe considerata da Russell5 . 134-64. ] abbia necessariamente il maggior numero possibile di elementi”.Infatti la dimostrazione di Cantor. cit. riformulata per P(x). quindi una contraddizione. se ϕ appartiene a a tutti gli elementi di u. Russell. ”. pp. e l’insieme della dimostrazione ` {y | y ∈ y}. George Allen&Unwin. Ogni sottoinsieme ` f −1 (y) e per qualche y ∈ x. ristampato in B. London. ha la propriet` ϕ e non apa partiene a u. e Sempre Russell trov` una formulazione unitaria per le contraddizioni o citate6 : Data una propriet` ϕ e una funzione f tali che. si vuole definire un sottoinsieme z di x diverso da tutti i sottoinsiemi. quella a di Cantor prendendo la propriet` di essere un cardinale e f ‘w = cardinale di a P(w). y ∈ im(f ) e perch´ il sottoinsieme cercato sia diverso da e f −1 (y) si pu` giocare su y. Proceed.

American Journal of Mathematics. come quella del bibliotecario della Bodleiana G. Bulletin Symbolic Logic. Marsh). inglese in van Heijenoort. Il primo teorema del lavoro di / Zermelo del 1908 con l’assiomatizzazione della teoria10 dimostra proprio con lo stesso argomento che ogni insieme M possiede almeno un sottoinsieme che non ` elemento di M . ristampato in B. pp. it. Historia Mathematica. G. David Hilbert nel 1903. pp. Hilbert avrebbe trovato che non pu` esistere alcun S tale che se x ∈ S o allora P(x) ∈ S e se T ⊆ S allora T ∈ S. Nell’occasione. “Hilbert’s paradox”. e quindi se P(M ) ⊆ M appartiene a M . 11 Si veda V. Hamburg. Boringhieri. Infatti z = {x ∈ M | x ∈ x} ` certo un / / e sottoinsieme di M . “Untersuchungen uber die Grundlagen der Mengenlehre I”. Richard8 . pp. Harvard Univ. Press. Infatti allora P( S) ∈ S e di qui segue che gli elementi di P( S) appartengono all’unione di S. inform` Gottlob Frege o (1848-1925) di aver scoperto le contraddizioni tre o quattro anni prima. Berry: “il minimo numero non definibile con meno di venticinque sillabe”. 4. 157-75 e A. Allora ci si pu` o chiedere se z ∈ z e si ha che z ∈ z ↔ z ∈ z. 261-81. Hilbert espresse il suo convincimento che le contraddizioni mostrino la inadeguatezza della logica tradizionale. Alle origini della nuova logica. trad. 10 E. “Mathematical Logic as based on the Theory of Types”. From Frege to G¨del . e in J. Wise senschaftlicher Briefwechsel . 152-82. van Heijenoort. e con altri contemporanei. 199-215.. pp. Frege. o Cambridge. “Zermelo and set theory”. Anche Russell pensava Russell le considera tutte in B. Peckhaus e R. 65 (1908). Kanamori. quindi P( S) ⊆ S 11 . e considerando {x ∈ M | x ∈ x}. Logic and Knowledge (a cura di R. Torino 1983. 1956. che ` definibile con ventiquattro sillabe. Kahle. pp. n. London. cit. Russell. 30 (1908). pp.Erano note poi altre antinomie7 . Zermelo. . 29 (2002). MA. 222-62. quella di J. o meglio l’osservazione che un insieme M tale che P(M ) ⊆ M ` inconsistente. 8 Vi torneremo pi` avanti. ` in G. 489-553. 7 15 . u o 9 La corrispondenza di Frege e Hilbert. 10 (2004). 1976. e che anche Zermelo ne aveva trovate dopo che egli gli aveva comunicato le sue. Felix Meiner. George Allen&Unwin. C. da cui segue che il dominio B degli insiemi non ` un e e insieme. a proposito della dimostrazione di G¨del. una e di K¨nig. Mathema¨ tische Annalen. Zermelo glie ne avrebbe esposta una forse nel 1901. per mostrare come tutte dipendano dal fenomeno del circolo vizioso. Secondo una testimonianza di Husserl in un appunto del 16 aprile 1902 conservato nel Nachlass. 1967. lettera del 7 novembre9 . pp. trad. e fu riesumata anche quella del mentitore il cretese Epimenide che o afferma: “Io sto mentendo”. Russell. 57-102.

con il viso rivolto al passato. . che riteneva di definire l’essere. proo vando anche a escludere ragionevolmente le classi grandi. piuttosto. lo specchio o il canale. 6. riesumata dall’arsenale delle concezioni intellettuali elaborate dalla tradizione. la verit` ` che i logicisti a ae procedevano con l’Angelus Novus di Walter Benjanim. e che si manifestava nelle definizioni impredicative. Russell cerc` di limitare il principio sperimentando varie restrizioni. che di fatto negava quella restrizione. Frege era restato disarmato quando si cap` che non erano le imı precisioni e le vaghezze del linguaggio naturale a provocare le contraddizioni. la rappresentano. fino a che accett` o la diagnosi di Poincar´ che la fonte delle contraddizioni era il circolo vizioso. La costruzione di un sistema logico che rispettasse automaticamente senza dirlo (ch´ sarebbe stata una nuova epifania del circolo vizioso) questa restrizione e port` alla teoria dei tipi inserita nei Principia mathematica del 1910-12-13. 1879). 12 16 . ma il principio di comprensione ∀P ∃x∀z(z ∈ x ↔ P (z)) (per ogni propriet` P esiste un insieme x che ` la sua estensione. non un insieme di tecniche. non intelligente. in altri termini “ci` che coinvolge una variabile apparente [vino 12 colata ] non deve essere uno dei possibili valori di quella variabile”. . la soluzione che adottavano. Il linguaggio. non [sia] esso stesso uno degli elementi della classe”. a parte la veste simbolica. ovvero ogni a e comprensione [intensione] ha una estensione). Non bastava irregimentare la logica come aveva fatto Frege quando aveva costruito un “linguaggio in formule del pensiero puro” (Begriffschrift. a meno di non assumere l’assioma di riducibilit`. attraverso i quale il mondo veniva comunicato. Esse trattano di nulla . Nel linguaggio di Peano sono chiamate variabili reali e apparenti quelle che altrimenti sono dette rispettivamente libere e vincolate. o Ma a parte il motivo di insoddisfazione dovuto al fatto che la restrizione predicativa mutilava la matematica. La restrizione predicativa ha senso solo se si pensa che le definizioni creino gli enti che definiscono. a parte le varianti formali e sostanziali era quella di una logica forte. per evitarlo occorreva che “ci` che in un modo qualunque concerne tutti di qualsiasi o alcuni (indetero minati) degli elementi di una classe.124 Le proposizioni della logica descrivono l’armatura del mondo o. costitutiva.di dover costruire la logica rivedendo il suo cardine che era il principio di comprensione. non era uno strumento ma la sostanza della ragione.

p. che sono indipendenti da ogni particolare assioma. 1980. The Hague. 1921. Was ist das? Tutte le proposizioni che sono libere da ogni particolarit` relativa a un campo di coa noscenze. Questa ` ancora la definizione. Tractatus logico-philosophicus. 14 13 17 . Wittgenstein. Secondo una testimonianza di Edmund Husserl (1859-1938). a dedurre da queste a u a assunzioni l’impossibilit` del programma di Hilbert. e per usare l’assioma di completezza si deve fare ricorso alla teoria degli insiemi. e a 15 [Si intende qualsiasi teorema che usi solo propriet` di incidenza e intersezione. Alla fin fine. Il dominio logico algoritmico.16 L. 1969.6. Mechanism. Webb. Dordrecht. come vedremo. da ogni contenuto di conoscenza14 . nella lettera citata esprimeva a Frege la convinzione che la logica tradizionale apparisse del tutto inadeguata. di tipo qualitativo. la pi` generale teoria degli insiemi non ` essa stessa pura logica? u e La logica combinatoria basta a derivare lo Schnittpunktsatz 15 dal teorema di Pascal (senza assioma di continuit`).] a 16 L’appunto di Husserl si trova nella edizione di Philosdophie der Arithmmetik (1891). Reidel. di “verit` logica”. la logica dei nua meri interviene quando si usa Archimede. ma ne aveva una concezione pluralista e strumentale. p. ma un’immagine speculare e del mondo affermava il loro profeta Wittgenstein13 . 85. alla luce delle contraddizioni. 445. in occasione di una conferenza da lui tenuta nel 1901 presso la o societ` matematica di G¨ttingen in cui aveva discusso i problemi logici della a o teoria dei numeri reali. dal 1901 a G¨ttingen. Mentalism and Metamathematics. della a combinatorica. che cosa possiamo usare oltre agli assiomi? Alles Logische. a La prospettiva di Hilbert era diversa. Hilbert avrebbe osservato: Quando supponiamo che una proposizione sia decisa sulla base degli assiomi di un dominio. Wittgenstein si spinger` pi` in l`. come di uno strumento necessario per determinare le relazioni di dipendenza tra diverse proposizioni. Martinus Nijhoff. Ma si apre uno spettro di possibilit`. Hilbert non aveva ancora incominciato ad affrontare il problema di una revisione della logica. si veda anche J. quello dei numeri. C.13 La logica non ` una dottrina. della teoria generale degli ordinali.

David Hilbert’s Lectures on the Foundations of Geometry. a u A partire dal 1891. a ma non erano note al momento proposte alternative. 1891-1902 . invece secondo Hilbert occorreva che gli assiomi che definiscono il concetto siano non contraddittori. della cui responsabilit` molti si rendevano conto. Hallett e U. Hila bert aveva iniziato a utilizzare il metodo assiomatico nel suo studio della geometria. Si veda M. quando Cantor gli aveva parlato della totalit` di tutti i cara a dinali aveva a caldo risposto che gli sembrava legittima. e ne diventer` il paladino pi` convinto e autorevole. alludeva probabilmente al e principio di comprensione. in quanto era definito se un ente fosse un cardinale oppure no. La restrizione da porre nel principio di comprensione era dunque la non contraddittoriet` del concetto intensionale definito assiomaticamente. 18 In realt` Hilbert stesso. presto accett` per` la posizione di Cantor che la riteneva o o inconsistente. nel 1899. Spiegava Hilbert a Frege che il difetto decisivo della logica tradizionale stava nell’assunzione che un concetto sia determinato quando per ogni entit` a 18 ` determinato se essa cade o no sotto il concetto . Springer. Berlin. alle quali si riferisce il carteggio con Frege. Majer (a cura di). 17 18 . 2004.La consapevolezza sulla forza di diverse logiche gli derivava dai risultati ottenuti nello studio della geometria che aveva appena concluso17 con la pubblicazione delle Grundlagen der Geometrie.

Zanichelli. cos` come qualsiasi inferenza e ı secondo la logica contemporanea. rimasta indietro nel campo dell’analisi per la fedelt` alle notazioni e a ai metodi di Newton. Illustriamo il carattere e formale della logica con un esempio. prevale e precede l’aspetto formale2 . non nel senso che dipendano dal ghiribizzo del matematico. in Inghilterra.Il metodo assiomatico Il metodo assiomatico che si precisa nell’ultima parte dell’Ottocento. schemi. F. D’altra parte la logica formale. Per la storia della logica (1922). come dice la parola tratta forme. che vengono interpretati in ciascuna applicazione. a Il metodo si impone come modo di introdurre nuove teorie. La forma logica che si vuole dare ai postulati ` precisamente quele la di relazioni aventi un significato indipendente dal particolare contenuto dei concetti. ` ben e diverso da quello euclideo. per segnalare una rottura. In verit` i nuovi ingredienti erano antichi. e un sillogismo ` valido o corretto. Enriques. non i concetti. ed ` anche inizialmente chiamato da alcuni (in e Italia ad esempio) metodo ipotetico-deduttivo. 2 1 19 . come quella di Hamilton per l’algebra degli intervalli di tempo. alcune di queste algebre apparivano interpretazioni forzate. che non godono della propriet` commutativa a della moltiplicazione. fin dai tempi di Aristotele e degli Stoici. Il metodo assiomatico considera gli a assiomi come proposizioni primitive (cio` non conseguenza di alcuna altra) e tra termini o concetti primitivi (cio` non definiti esplicitamente in termini e di altri). o quella di Boole. ma non un significato indipendente. Come dice Enriques1 . se in tutte le interpretazioni nelle quali le premesse sono vere anche la conclusione ` vera. di essi si suppone solo di conoscere le mutue relazioni fissate dagli assiomi. sono studiate a propriet` di operazioni analoghe ma non identiche a quelle dei numeri. le a propriet` delle operazioni che si vogliono indagare costituiscono gli assiomi a di nuove “algebre” che non hanno alle spalle una interpretazione. altri studi riguardavano algebre importanti. per le leggi del pensiero (interpretazione peraltro apparentemente poco matematica). 1987. come quella dei quaternioni. Sono le relazioni tra i concetti che hanno significato. ma nel senso che non sono giustificate come proposizioni vere in qualche dominio della realt`. Le proposizioni primitive sono considerate arbitrarie. Forse la scelta di questi argomenti originali era dovuta anche all’arretratezza della matematica inglese. Soprattutto in campo algebrico verso la met` dell’Ottocento.

cio` se la conclusione ` e e e conseguenza logica delle premesse. ma e e e (III) Nessun S ` M e Qualche P ` M e Qualche S non ` P e dove S. anche quando si fa matematica. (I) Nessun triangolo rettangolo ` equilatero e Qualche triangolo isoscele ` equilatero e Qualche triangolo rettangolo non ` isoscele. vedo fumo. ee In effetti il sillogismo in esame non ` n´ il primo n´ il secondo. e occorre. P. e si Quando l’uomo primitivo dice “non c’` fumo senza arrosto. perch´ gli si potrebbe rispondere che allora anche il seguente e (II) Nessun cane ` ruminante e Qualche quadrupede ` ruminante e Qualche cane non ` quadrupede e sarebbe valido.Esempio Si chieda se il seguente sillogismo ` valido. ma questo si tende a dimenticare. ma nella possibilit` di diverse interpretazioni (per i sillogismi. per e avere il formale. M sono simboli di predicati. La domanda in verit` era se il sillogismo proposto sia un esempio di a un sillogismo valido. ı. Il carattere formale della logica non si manifesta nelle regole3 . o almeno il concetto di variabile. Poich´ la verifica della validit` di un sillogismo non ` praticamente esee a e guibile passando in rassegna davvero tutte le possibili interpretazioni. 3 20 . nella formalizzazione o tradizionale: E: S M I: P M O: S P Non c’` bisogno che ci siano solo simboli. Basta. M su predicati). P. la formalizzazione totale. e Se qualcuno risponde di s` questi non ha il senso della conseguenza logica. Il sillogismo di sopra si pu` addirittura scrivere. non sta applicando il modus ponens. che ci siano variabili. deve esserci e un arrosto”. ch´ ` un esempio dello stesso sillogismo. delle lettere a S.

Esiste come abbiamo visto una interpretazione dei simboli di predicato S. per certificare la quale ci dovrebbe essere una crocetta in S ∩ ∼ P . Il metodo assiomatico moderno.sono inventate tecniche finite. Con la tecnica dei diagrammi di Venn ad esempio per il sillogismo considerato si ottiene '$ '$ P S '$ × &% &% &% M che non fornisce la conclusione. P. acquisendo“coscienza matura del significato di una rivoluzione compiuta nei secoli”. L’enfasi era 4 Enriques. Lo stesso per i linguaggi logici pi` ricchi della u logica contemporanea. tra i quali Pasch. Gli Elementi di Euclide sono impostati con assiomi (postulati) iniziali. Enriques testimonia4 che ogni pensatore del periodo dovette in un certo senso riscoprire “come una conquista personale” la rivoluzione che si era attuata nella concezione della natura della scienza matematica e della sua metodologia. e dipende da S e P . Pieri. Per la storia della logica. 21 . la lezione della logica (di essere un discorso formale) si era persa. e e In campo matematico. sollecitato anche dalle ricerche geometriche oltre che algebriche. e che in essa il discorso avesse un contenuto. e neppure S ∩ ∼ P ` tutto trattege e giato. ma vengono date definizioni dei termini primitivi (punto e retta) e le inferenze formali non vi hanno posto. fu messo a punto e teorizzato da molti matematici. Hilbert. Enriques. perch´ si era imposta a partire da Descartes la convinzione che e matematica e logica divergessero. Peano. e solo la prima fosse una vera ars inveniendi . cit. Non c’` la crocetta. D’altra parte anche ai tempi di Euclide la trattazione formale non si era sposata con quella matematica. M per cui S ∩ ∼ P ` vuoto e una per cui non lo `. e non possiamo dire in base alle premesse se S ∩ ∼ P ` vuoto o no.

e quando diventa necessario. Il lavoro rivolto a sistemare le geometrie non euclidee e i loro rapporti con quella euclidea. hanno indotto a interrogarsi su cosa fosse una scienza deduttiva. 82. 1882. Pasch ¨ fu il primo a segnalare la necessit` di assiomi dell’ordine. purch´ siano soddisfatti gli assiomi] . come anche la nuova geometria proiettiva. ` segno di un difetto delle deduzioni e e di un’inadeguatezza delle proposizioni assunte per sostenere la dimostrazione5 . a 6 Enriques. come devono esserlo dalle figure. p. non pu` mai rappree o o sentare un difetto di una teoria* [* ne ` piuttosto un grandissimo e pregio] e in ogni caso ` inevitabile. Per la storia della logica. Leipzig. e Il pregio ` ad esempio espresso un po’ ingenuamente da Pasch generalizzando e il principio di dualilt`: a M. vedi oltre. Pasch. Teubner. come era sempre stato vanto sbandierato dalla matematica: Perch´ la geometria diventasse una vera scienza deduttiva era nee cessario che le derivazioni delle conseguenze fossero indipendenti dal senso dei concetti geometrici. ma non ` necessario. a [le quali] invitano a tradurre l’una nell’altra diverse forme di intuizione6 Con le parole di Hilbert7 La circostanza [che tutti gli enunciati di una teoria valgono anche per ogni altro sistema di enti che si sostituiscano a quelli pensati. perch´ mai prima si era avuta la consapevolezza che il discorso e matematico fosse formale. 5 22 .giustiticata. cit. Vorlesungen uber neuere Geometrie. 7 Lettera a Frege del 29 dicembre 1899. ` lecito e pu` essere utile pensare al e o significato dei concetti geometrici in giuoco. Nel corso di una deduzione. Il merito principale del metodo assiomatico ` riconosciuto nel fatto che le e teorie hanno sempre la possibilit` di ricevere diverse interpretazioni. per`.

98. a l’esistenza di un elemento neutro e e l’esistenza di un inverso per ogni oggetto. si sarebbe voluto fare una eccezione per teorie come quella dei numeri che si pensava esprimessero le propriet` matematiche di a concetti fondamentali. si pu` introdurre un simbolo di operazione definito x−1 con il nuovo assioma ∀x(x·x−1 = e). Una volta che si dimostri che per ogni x esiste un solo inverso. p. a meno a a di isomorfismi. Le due definizioni coincidono ma i matematici all’inizio del 8 9 Pasch. Che tutte. Un modello della teoria ` una struttura che soddisfa gli assiomi (e nel e caso particolare ` detta un gruppo). y. ] si ottiene senza duplicare la dimostrazione una proposizione che ` e 8 conseguenza dei generatori cos` modificati . La questione sar` chiarita solo dallo sviluppo succesa sivo della logica matematica. ∀x∃y(x · y = e ∧ ∀z(x · z = e → z = y)). Sono chiamati anche teoremi gli enunciati dimostrabili. e scritti nel linguaggio degli assiomi (cio` che fanno intervenire i concetti prie 9 mitivi. Infatti. z((x · y) · z = x · (y · z)) ∀x(x · e = x) ∀x∃y(x · y = e) che affermano la propriet` associativa di una operazione. con una dimostrazione che sia una catena finita di assiomi e applicazioni di regole logiche. o 23 . che valgono in tutti i modelli. e quelli definiti oltre alle variabili e agli operatori logici). se si derivano dai generatori proposizioni corrette. . I teoremi della teoria sono gli enunciati. . ] un teorema da un gruppo di proposizioni – che chiameremo generatori – il valore della deduzione travalica lo scopo iniziale. . cit. ı Questa situazione si esprime dicendo che la teoria non ` categorica. Esempio La teoria assiomatica dei gruppi ` data dai seguenti assiomi e ∀x. allora cambiando con altri i concetti geometrici [. indicata da “·”. o la maggior parte delle teorie siano non categoriche era una constatazione empirica. la e categoricit` essendo appunto la propriet` di avere un solo modello. .Quando si deduce [.

1} con le operazioni e individuate dall’interpretazione e . cio` l’insieme {0. come i numeri interi Z con e . 0 e · . Una permutazione di tre lettere di pu` identificare con una funzione biiettiva f : o {a. se prima non si dimostra che e ` anche elemento e e neutro a sinistra. questa propriet`. tanto che spesso le si inseriscono entrambe negli assiomi. Esiste anche il gruppo banale con un solo elemento. o R con 0 e l’addizione. 0 e · . verificare la propriet` a associativa non ` immediato. c}. e definendo l’operazione come costante. +. f (c) = a. per ogni n. che si indica in genere con {e}. c} −→ {a. cos` come l’esistenza di un inverso destro a ı e sinistro. b. Un altro gruppo. o Z2 . prendendo la costante stessa come elemento. f (b) = c. Esistono gruppi finiti delle pi` varie specie. oppure con 1 e la moltiplicazione. +(mod 2). Alcuni sono formati da numeu ri. ad esempio gli interi modulo 2. 10 24 .Novecento non lo sapevano (e non lo sanno) e usavano e usano i due concetti come equivalenti senza chiara consapevolezza. esempio di altri dello stesso genere. ` l’insieme delle permutazioni di tre lettere e a b c a b c a b c a c b se si interpreta e come l’identit` a a b c a b c e il prodotto “·” come la composizione consecutiva di due permutazioni10 : a b c f (a) f (b) f (c) a b c g(a) g(b) g(c) a b c g(f (a)) g(f (b)) g(f (c)) a b c b c a a b c b a c a b c c a b a b c c b a · = Esistono anche gruppi infiniti. ad esempio a b c b c a con la f tale che f (a) = b. richiede all’inizio dello sviluppo della teoria una derivazione non semplice. b.

ma dai problemi a e che si possono formulare e trattare nella teoria. ma per svolgere una serie di indagini logiche. L’unit` dell’oggetto non ` costituita dunque dagli enti. ma non ` questo il motivo per cui e era apprezzata. Volevo rispondere alla domanda tendente a stabilire se la proposizione che in due rettangoli equivalenti e di ugual base sono uguali anche gli altri lati. Nel sistema delle Grundlagen queste domande sono affrontabili in modo perfettamente determinato e “per molte di esse si ottiene una risposta assai sorprendente e anzi del tutto inattesa”. come gi` fa Euclide. pu` venir dimostrata o vada piuttosto assunta come un nuovo o postulato. fra le proposizioni della geometria. mentre l’unit` a dell’oggetto splende alla ragione cos` arricchita.La pluralit` delle interpretazioni ` anche una filosofia della matematica. a e che ad esempio offre una scusa per non rispondere alla domanda su cosa sono gli enti matematici di cui parla una teoria. cit. Mentre si sviluppava impetuosamente l’analisi. che lo e stesso vale per l’assioma di Archimede ecc. volevo stabilire la a possibilit` di comprendere e dare una risposta a domande del a tipo: perch´ la somma degli angoli interni di un triangolo vale due e retti? E volevo inoltre chiarire come questo fatto fosse collegato all’assioma delle parallele. quanto il fatto che avesse una funzione euristica Pare quasi che agli occhi mortali. Pi` in generale Hilbert era interessato a rivalutare il posto autonomo u della geometria nel panorama della matematica. con cui ci ` dato esaminare una e figura sotto un certo rapporto. che ci fa passare ı con semplicit` dall’una all’altra forma11 . a Hilbert si ` dedicato alla geometria elementare non (solo) per correggere e o completare Euclide. In generale. che ritengo essere i risultati pi` importanti delle indagini geometriche: ossia che l’assioma u delle parallele non ` conseguenza dei rimanenti assiomi. 12 Lettera del 29 dicembre 1899. si aggiungano mille occhi spirituali per contemplarne tante diverse trasfigurazioni. come ha spiegato in una lettera a Frege12 Io sono stato costretto dalla necessit` a stabilire il mio sistema a di assiomi: volevo rendere possibile la comprensione di quelle. la geometria si interrogava sulla propria funzione e sul Enriques. 11 25 .

Come dichiar` a Frege. nonostante l’idea comune che trattasse grandezze continue. a se non contraddittori tra loro. L’intuizione geometrica era scaduta a livelli minimi di considerazione e affidabilit`. cap. rappresentare completamente la natura di una cosa? Certamente no”. non solo in matematica. in modo a aritmetico. italiana a cura di G. “Hilbert e la geometria”. molti teoremi della geometria piana avevano una dimostrazione molto pi` semplice (con un piano immerso) nello spazio. Gli obiettivi che Hilbert si pose. cit. 15 H. Die Prinzipien der Mechanik in neuem Zusammenhange dargestellt. Leipzig 1894. La Gogliardica Pavese. R. in secondo luogo quello di chiarire il ruolo del principio di continuit` in a geometria. Da Euclide a G¨del . ed. in Per la storia della logica. Hertz aveva esposto una metodologia che si ritrover` in Hilbert nella concezione che gli assiomi. si trattava solo di una semplifiu cazione o erano possibili risultati nuovi? Si veda G. Gottardi I principi della meccanica presentata in connessione nuova. Hertz. con le nostre parole. Noi ci formiamo immagini o simboli di oggetti esterni e la forma che diamo ad essi ` tale che “le necessarie conseguenze delle immagini nel pensiero sono e sempre le immagini delle necessarie conseguenze in natura delle cose rap13 Qualcuno (Bolyai) pensava che il quinto postulato potesse essere dimostrabile nella geometria dello spazio. Hilbert riusc` a compiere le analisi che lo intereso ı savano solo con la impostazione assiomatica. Barth. il Mulino. La continuit` era stata definita. o Bologna 2004. La geometria rientrava nella matematica solo a attraverso l’analitica. J. per una serie di questioni connesse alla forza deduttiva dei due sistemi13 .. e al contrario ricambiare la dipendenza definendo geometricamente i numeri e le loro operazioni in modo da ottenere un corpo con le caratteristiche dei numeri reali. da Cantor e Dedekind. con le nostre concezioni. Pavia 1995.proprio significato. stabiliscono il significato dei concetti. A. A tale conclusione si perviene se si riflette. a Infine Hilbert sentiva la necessit` di chiarire i rapporti tra geometria del piaa no e dello spazio. dice Hertz. Lolli. Egli fu a quanto pare fortemente influenzato dalla riflessione di Heinrich Hertz (1857-1894)14 Nell’introduzione ai suoi Principi della Meccanica 15 . “Possiamo. 14 Anche Enriques riconosce il suo debito con Hertz. sull’incompletezza delle definizioni e sull’impossibilit` di cogliere con le paa role l’essenza delle cose. mentre la geometria non pareva in grado di fornire un fondamento alla continuit`. e realizz` nelle Grundlagen erano innanzi o tutto quello di fondare le geometria indipendentemente dai numeri. 3. 26 . Secondo Hertz il significato dei concetti di base di una teoria dipende solo dalla loro coerenza. Egli era convinto tuttavia di un valore generale di questo metodo.4.

ma potremo solo affermare che tra esse sussistono certe relazioni”. vol. ristampato in Opere scelte. pur apprezzandolo. Levi. 188. Con termini come “velocit`”. in rapporto alle altre idee. perch´ mai essi non vengono chiamati definizioni?17 e ed ammannisce a Hilbert una lezione di logica. ma la vera e completa determinazione di una idea primitiva non ` possibile. definizioni descrittive. “Antinomie logiche?”. 629-58. a proposito dei termini primitivi di una teoria assiomatica. 17 Lettera di Frege a Hilbert del 27 dicembre 1899. andava tuttavia contro l’inerzia di una lunga tradizione logica. o il nome di un elemento come “oro” connettiamo un ampio a numero di relazioni con altri termini e se tra tutte queste relazioni non troviamo contraddizioni che ci offendano. affermava: “` ben vero che un sistema dato di postulati pu` dare di e o un’idea primitiva una determinazione. o definizioni per postulati. pp. Hilbert fu quasi costretto a precisare la sua concezione del metodo assiomatico. sia incoerente ` a e perch´ – secondo Hertz. interessato proprio a questo concetto – abbiamo e accumulato troppe relazioni. pp. 2. il cui paladino in questa occasione si presenta sotto le vesti di Frege. p. ma nel frattempo non impediscono il successo anche travolgente di una teoria. minore di quella che effettivamente si attribuisce a quel nome nel discorso comune. (3) 15 (1908). come si dir` anche per un certo breve periodo. Le incoerenze possono e devono a essere eliminate da un’analisi logica degli elementi di una scienza. Roma. e I termini teorici non sono mai adeguatamente definiti16 . il matematico Beppo Levi. al suo lavoro. Nel paragrafo 6 Lei dice: “Gli assiomi di questo gruppo definiscono il concetto della congruenza o del movimento”. 16 27 .presentate”. Molte di tali suggestioni si ritrovano nella concezione che gli assiomi sono definizioni implicite dei concetti che li soddisfano. Il significato dei concetti di base dipende dalla loro coerenza. siamo perci` soddisfatti e non chiediamo o altro. che ci porta ad interrogarci sulla natura dell’elettricit`. Ma allora. noi non potremo mai identificare le idee. comunque complesso sia il sistema e dei contrassegni che per essa si vogliono enunciare. ad esempio. footnote (*). B. u e di conseguenza abbiamo una vaga sensazione di incoerenza. Questo presuppone una certa conformit` tra natura e pensiero a ma soprattutto la coerenza legale delle nostre immagini. Se ci sembra che la nozione di elettricit`. In modo analogo. 1999. a Tale idea di un nuovo tipo di definizioni. 187-216. Null’altro ` necessario. oltre a quelle nominali e reali. dalle obiezioni che Frege mosse. pi` di quelle che si possono conciliare tra loro. Cremonese. Annali di Matematica. e a diventarne un sostenitore deciso.

Con ci` si ascrive agli assiomi qualcosa che ` compito delle definizioni. e accanto al significato tradizionale della parola “assioma” – quale risulta nell’affermazione che gli assiomi esprimono fatti fondamentali dell’intuizione – mi sembra ne affiori un secondo.Resta . 18 28 . e ci` non e o abbisogna di alcuna ulteriore dimostrazione. e [“Gli assiomi della geometria possono essere divisi in cinque gruppi. anche oscuro che cosa Lei chiami punto. Resto o dubbioso di fronte alle affermazioni che per mezzo degli assiomi della geometria si raggiunge la descrizione completa e precisa delle relazioni. Secondo Frege le definizioni non sono asserzioni (come lo sono princ´ asıpi. Grundlagen der Geometrie. e che gli assiomi definiscono il concetto del “fra”. .] 19 Lettera del 29 dicembre 1899. Attribuisco il nome di assiomi a enunciati che sono veri. Hilbert. . Ciascuno di questi gruppi esprime certi corrispondenti fatti fondamentali per la nostra intuizione”. . o e Cos` facendo vengono – a mio parere – seriamente confusi i confini ı tra assiomi e definizioni. In seguito per` Lei intende per punto una coppia di numeri. Assiomi e teoremi non possono dunque mai stabilire per la prima volta il significato di un segno o di una parola che ricorra in essi. e la Sua affermazione – che gli assiomi esprimono fatti fondamentali della nostra intuizione18 – conferma tale opinione. teoremi). 1. §1. ma che non vengono dimostrati perch´ la loro conoscenza scaturisce da e una fonte conoscitiva di natura extra-logica. che peraltro non mi riesce di cogliere esattamente. La risposta di Hilbert19 ` altrettanto puntigliosa. cap. . cosicch´ e non rimanga alcun dubbio sul senso dell’enunciato . ma stipulazioni. mediante le quali ad un segno o ad una espressione viene attribuito un significato per mezzo della definizione stessa. Il fatto che gli assiomi siano veri ci assicura di per s´ che essi non si contraddicono tra loro. A tutta prima vien fatto di pensare ai punti nel senso della geometria euclidea. siomi. [Le asserzioni] non possono contenere nessuna parola e segno di cui non siano gi` completamente fissati in precedenza il senso e a il significato o il contributo all’espressione del pensiero. che possiamo chiamare intuizione spaziale.

. si capisce che debbo oppormi nel modo pi` deciso a siffatti tentativi. Una definizione consisteva di un insieme di note caratteristiche. di continuit`. io vedo nella mia spiegazione del paragrafo 1 la definizione dei concetti di punto. . si va infatti alla u ricerca di qualcosa l` dove non la si potr` mai trovare. . . Se si cercano altre definizioni di “punto”. ho sempre detto esattamente il contrario: se assiomi arbitrariamente stabiliti non sono in contraddizione. gli oggetti del terzo siano chiamati piani e denotati da α. le note caratteristiche erano quelle condizioni che permettevano di riconoscere se un oggetto soddisfaceva o no a una definizione. allora essi sono veri.. per il a a semplice motivo che non ` l` dove la si cerca. gli oggetti del secondo siano chiamati rette e denotati da a. I punti. Gli oggetti del primo siano chiamati punti e denotati da A.. La descrizione precisa e matematicamente completa di queste relazioni segue dagli assiomi della geometria. ma presupposti come noti”. β. Proprio qui si trova il punto cardinale dell’equivoco. da quando ho cominciato a riflettere. . assiomi di incidenza. . e a Ricordiamo come iniziano le Grundlagen con il primo capitolo dedicato ai cinque gruppi di assiomi e il primo paragrafo che esordisce cos` ı: definizione Consideriamo tre distinti insiemi di oggetti.. punto. nel quale i significati delle parole. . . retta. Questo ` per me il criterio della verit` e dell’esistenza.Lei dice: “Sono di tutt’altro tipo le spiegazioni del paragrafo 120 . ricorrendo per esempio a perifrasi come “privo di estensione” ecc. γ. se si tornano ad assumere come note caratteristiche21 tutti gli assiomi dei gruppi I-V. b. . delle parallele. B. retta . c. . “congruente”. Io non voglio presupporre nulla come noto. e a Quindi in riferimento all’affermazione di Frege che gli assiomi sono veri: Mi ha molto interessato leggere nella Sua lettera proprio questa frase. “fra”. allora esistono gli enti definiti per mezzo di quegli assiomi. di congruenza. a 21 Nella terminologia del tempo. con tutte le loro conseguenze. non vengono indicati. le rette e i piani sono pensati soddisfare certe mutue relazioni e queste relazioni sono denotate da parole come “giace”.. . scrivere e e tenere conferenze su questo argomento. 20 29 . piano. poich´ io. C. di ordine.. . Seguono gli assiomi divisi in cinque gruppi.

. valgano anche per essi. . per esempio il sistema: amore. uno schema di e e concetti unitamente alle loro mutue relazioni necessarie. Per quanto riguarda la critica che i “punti” hanno diversi significati in diverse parti dell’opera. a Nei diversi modelli usati per le dimostrazioni di indipendenza i concetti primitivi vengono per forza ad assumere diversi significati: Lei dice . lo afferma O. Gesammelte Abhandlungen. Se con i miei punti voglio intendere un qualunque sistema di enti. cio` non ` dimostrabile a partire da T se e solo se ¬ϕ ` compatibile con e e e T . . perch´ non erano ben definiti a e i concetti fondamentali: come abbiamo detto il concetto di “dimostrazione” oscillava tra la versione dedutttiva e quella semantica.] 22 ϕ se e solo se T ∪ {¬ϕ} ha un modello 30 . pubblicato nel 1900. “sedia” e “boccale di birra”. che ad esempio “fra” ` concepito in modo diverso a e pagina 20 e che ivi il punto ` una coppia di numeri. legge. spazzacamino22 . Berlin. 1932-5. “retta” e a “piano” dovevano poter essere sostituite da “tavola”. tanto pi` che l’equivalenza di sopra vale sia per la nozione u di conseguenza logica |= sia per la nozione deduttiva di derivabilit` . . se T non ` contraddittorio. Certamente. sul quale torneremo. e che gli elementi fondamentali possono venir pensati in modo arbitrario.Questa importante affermazione era stata ribadita e applicata da Hilbert in un altro lavoro del 1899. allora baster` che assuma tutti i miei assiomi come relazioni tra questi a enti perch´ le mie proposizioni. e si comprende da s´ che ogni teoria ` solo un telaio. Springer. si tocca con mano l’utilit` del metodo assiomatico per stabilire le relazioni logiche tra a diverse proposizioni. Blumenthal nella nota biografica inserita nelle opere scelte di Hilbert. . e a seconda che si usi la versione semantica o quella deduttiva. Questa propriet` non era invero dimostrata. relativo alla assiomatizzazione del sistema dei numeri reali. per esempio il teorema di Pitagoe ra. Il principio ispiratore e la tecnica inizialmente pi` usata u ` la propriet` che un enunciato ϕ ` indipendente da un insieme di enunciati e a e T . In altre parole: ogni teoria pu` essere o [Si tramanda che gi` nel 1891 Hilbert avesse sostenuto che le parole ‘punto”. ma l’intuizione soggiacente era valida. cio` in termini moderni e e T ovvero T |= ϕ se e solo se T ∪ {¬ϕ} ` contraddittorio. .

Tutti gli enunciati di una teoria dell’elettricit` valgono naturalmente a anche per ogni altro sistema di enti che si sostituiscano al posto dei concetti magnetismo. Con la maturazione. Nel calcolo della probabilit` il principio a fondamentale ` la legge degli errori di Gauss. 23 31 . La termodinamica pu` venire a o costruita interamente sul concetto di funzione di energia e sulla definizione di temperatura e di pressione come derivate dalle sue variabili (entropia e volume). Lo stesso ruolo ` svolto nella statica dal teorema sul paralleloe gramma delle forze. Ricerche sui fondamenti della matematica (a cura di M. Torneremo in seguito su questo importante. Hilbert nell’occasione osserver` che ogni dominio di conoscenze. purch´ siano soddisfatti a e gli assiomi richiesti. non solo a matematiche.sempre applicata a infiniti sistemi di elementi fondamentali. secondo principi logici. “Pensiero assiomatico”. ` formato da dati che sono reciprocamente ordinati e formano e una intelaiatura di concetti. nella meccanica ad esempio dalle equazioni differenziali del movimento di Lagrange. 405-15. ad esempio col principio di dualit` a ecc. 78 (1918). Bibliopolis. e io l’applico alle mie dimostrazioni di indipendenza. e nell’elettrodinamica dalle equazioni di Maxwell insieme con il postulato della rigidit` e della carica dell’elettrone. “Axiomatisches Denken”. Al centro della teoria elementare della radiazioni c’` il teorema di Kirchkoff sulle relazioni tra scise sione e assorbimento. Anzi occorre soltanto applicare una trasformazione biunivoca e convenire che gli assiomi per gli enti trasformati debbano essere uguali a quelli che valgono per i loro corrispondenti. . Hilbert. pp. Di fatto anche questa circostanza si applica sovente. Quando esaminiamo in profondit` una detera minata teoria. ben individuate proposizioni e che queste sole bastano per costruire da esse. ora consideriamo solo le dichiarazioni di esaltazione del metodo assiomatico in ogni dominio scientifico. elettricit` . ogni volta riconosciamo che alla base dell’intelaiatura dei suoi concetti ci sono poche. Mathematische Annalen. Napoli. Il manifesto di questa sua concezione fu una conferenza del 1917. Abrusci). pp. 1978. trad.. 177-88. nella teoria dei gas e D. it. V. . Hilbert. . l’intera intelaiatura. in D. con la quale Hilbert riprese a interessarsi di fondamenti e questioni gnoseologiche23 . Hilbert diventer` sempre pi` convinto che il metodo a u assiomatico fosse quello pi` adatto e naturale per lo sviluppo consapevole u di tutte le teorie scientifiche.

quale diviene necessario in ogni costruzione. man mano che la si sviluppa. possono essere quindi u riguardati come nuovi assiomi al posto dei teoremi da dimostrare. . poste originariamente alla base dei singoli campi conoscitivi. della teoria dell’irraggiamento e della termodinamica. ma anche con le ricerche sull’assioma di continuit`. devono essere soddisfatti principalmente due requisiti: si deve offrire in primo luogo un quadro complessivo della dipendenza (risp. Ma. . dell’aritmetica. qui esposto. ritenuti come assiomi. Hilbert insiste tuttavia sulle teorie fisiche. In questo modo sono sorti quelli che oggi vengono detti propriamente assiomi della geometria. in ciae scun campo. e in secondo luogo una garanzia della non contraddittoriet` di tutti a i teoremi della teoria. esse rendono possibile soltanto la riconduzione a certi teoremi pi` profondi che. ci si pu` o rendere conto che esse in se stesse non sono dimostrazioni bens` ı. della statica. Con la crescita delle conoscenze si ` tuttavia fatta sentire l’esigenza. questi teoremi fondamentali possono essere ritenuti come gli assiomi dei singoli campi conoscitivi . di fondare gli stessi teoremi fondamentali. a loro volta. prima menzionate. a 32 . Questi assiomi costituiscono un livello di assiomi pi` u profondo rispetto a quello caratterizzato dalle proposizioni. dimostrandoli. in sostanza. equivale perci` ad un approfondimento dei fondamenti dei singoli o campi conoscitivi. indipendenza) dei teoremi della teoria. Perch´ la teoria di un campo conoscitivo (cio` l’intelaiatura di e e concetti che la esprime) possa servire al suo scopo (cio` ad oriene tare e ad ordinare). e altre. L’utilit` delle indagini sulla dipendenza ` illustrata con l’ovvio esempio a e dell’assioma delle parallele in geometria. esaminando criticamente queste “dimostrazioni”. della meccanica.il teorema dell’entropia come logaritmo negativo della probabilit` a dello stato . Il procedimento del metodo assiomatico. la si innalza e ci si vuol garantire della sua sicurezza. Da un primo punto di vista.

e che perci` il sistema delle ipotesi pu` veo o nire ridotto. Questa conoscenza ci porta da un lato al sistema di assiomi di Boltzmann che assume soltanto forze. si pu` certo fondare tutta la meccanica. Hilbert poteva ricordare i propri studi sugli assiomi della teoria elementare dell’irraggiamento. e al sistema di assiomi di Hertz che rigetta le forze e procede con condizioni aggiuntive. le equae zioni lagrangiane del moto possono essere prese provvisoriamente come assiomi della meccanica: su di esse infatti. con un’indagine o pi` approfondita. nella loro formulazione generale per forze e condizioni aggiuntive arbitrarie.Un altro esempio di indagine sulla dipendenza degli assiomi ` e offerto dalla meccanica classica. perci`. Per quel che riguarda la non contraddittoriet` a succede spesso di ritenere ovvia la non contraddittoriet` intera na di una teoria. Il postulato del mantenimento dell’equilibrio della temperatura non contiene allora nessuna contraddizione interna alla teoria. un problema tratto dalla teoria elementare della conduzione del calore. della teoria del potenziale. mentre in verit` per dimostrarla sono necessari a profondi sviluppi matematici. infatti solo la soluzione di questo problema al contorno mostra che ` possibile in generale una distribuzione di temperatura che e soddisfi alle equazioni della conduzione del calore. In fisica inoltre non basta la non contraddittoriet` interna ma anche quella a con i campi vicini. Come si ` notato sopra. e in particolare con vincoli rigidi. a 33 . e invero in particolare forze centrali. Consideriamo. ad esempio. si mostra che nella costruzione della meccaniu ca non ` necessario presupporre sia forze arbitrarie sia condizioni e aggiuntive arbitrarie. ma nessuna condizione aggiuntiva. Ma. Ma per riconoscere questo fatto ` necessaria la dimostrazione che ` sempre risolubile e e il noto problema dei valori al contorno. la cui non contraddittoriet` egli aveva ricondotto a quella dell’analisi. al momento della conferenza. cio` la distribuzione della temperatura all’interno di un corpo e omogeneo la cui superficie superiore ` mantenuta ad una detere minata temperatura variante da punto a punto. costituiscono un livello pi` o u profondo dello sviluppo dell’assiomatizzazione della meccanica. Entrambi questi sistemi di assiomi.

253-97. come indica lo stesso Hilbert. D. a erano state anticipate. pp.. appellandosi. a che ` inammissibile nella costruzione rigorosamente logica di una e teoria. L’auspicata dimostrazione della non contraddittoriet` di a tutte le assunzioni fatte mi sembra importante. nel corso dello sviluppo della sua teoria.. cit. 139-43. pubblicata nel 1900. spetta ai matematici il compito di esaminare ogni volta con precisione se un assioma aggiunto ex novo non sia in contraddizione con gli assiomi precedenti. sul concetto di numero25 .D’altra parte gi` nel 1900. dove aveva dichiarato: Inoltre. si vede costretto dai risultati dei suoi esperimenti a fare di tanto in tanto nuove assunzioni. pp. per quanto concerne la non contraddittoriet` delle nuove assunzioni a con gli assiomi precedenti. Hilbert. e con molta efficacia. 1900. . a complemento delle modalit` di trattazione proprie della a fisica. . . “Mathematische Probleme”. spesso. trad. anche perch´ lo e sforzo di eseguire una tale dimostrazione spinge sempre. il sesto problema era intitolato alla “Trattazione matematica degli assiomi della fisica”24 . pp. pp. 25 ¨ “Uber den Zahlbegriff”. it. anche ad una esatta formulazione degli assiomi stessi. trad. 8 (1900). Il fisico. it. Nachrichten von der K¨niglichen Gesellschaft o der Wissenschaften zu G¨ttingen. Jahresbericht der DMV . Le considerazioni che Hilbert espone a Frege sulla sua concezione dell’esistenza matematica. parziale in Ricerche sui o fondamenti . in una conferenza del 1899. . meramente proprio a quegli esperimenti oppure ad una certa sensibilit` fisica: un procedimento. . 145-62. questo. sul rapporto tra non contraddittoriet` ad esistenza. nella sua presentazione dei problemi matea matici. cit. Sul concetto di numero Hilbert aveva esordito mettendo a confronto due diversi modi di procedere negli studi rispettivamente sui principi della teoria dei numeri e su quelli della geometria. 24 34 . in Ricerche sui fondamenti . . 180-4.

q ] = e [ m + p. e quindi si pongono questi elementi in certe relazioni tra di loro mediante certi assiomi . ponendo 0 = [ n. e quella di moltiplicazione da [ m. tuttavia per una definita presentazione e per una piena sicurezza del contenuto della nostra conoscenza merita la preferenza il metodo assiomatico. n a rappresentare m − n. mq + np ]. +n = [ n + 1. . q ] = [ mp + nq. 27 26 35 .2. . e Ci domandiamo se realmente il metodo genetico sia il solo adeguato per lo studio del concetto di numero e il metodo assiomatico sia il solo adeguato per i fondamenti della geometria. La mia opinione ` questa: nonostante l’alto valore pedagogico e ed euristico del metodo genetico. Qui Hilbert considera come naturali i numeri di conto: 1. Tecnicamente.Partendo dai numeri interi positivi. e si definiscono gli interi relativi come classi di equivalenza rispetto a questa relazione. Vogliamo chiamare metodo assiomatico il procedimento di indagine che ` qui coinvolto. n ] · [ p. Possiamo chiamare metodo genetico questo modo di introduzione del concetto di numero. Qui si comincia con l’assunzione della esistenza di tutti gli elementi . si considerano le coppie m.. . la operazione di addizione ` definita da [ m. . . si definisce una relazione di equivalenza m. . . i naturali26 “si arriva al numero negativo chiedendo l’eseguibilit` generale della sottrazione”27 . −n = [ 1. . n ]. q ↔ m + q = n + p.. n ] + [ p. 1 ]. Nella costruzione della geometria ci si comporta in modo sostanzialmente diverso. poich´ il pi` generale concetto di numero e u reale viene ottenuto mediante successive estensioni del semplice concetto di numero. quindi si definia scono i razionali e i reali. appare interessante anche paragonare i due metodi e ricercare quale sia il metodo pi` vantaggioso quando si tratti di un’indagine logica dei u fondamenti della meccanica e di altre discipline fisiche. o come successioni di Cauchy. . n + q ]. In modo analogo si introducono i razionali come classi di coppie di interi. n + 1 ]. e i reali come insiemi di razionali con le sezioni di Dedekind. n ∼ p.

Assiomi della continuit` . chiamiamo numeri queste cose. . . all’inizio del capitolo III. Assiomi del collegamento.”. la continuit` nella forma sotto utilizzata era stata aggiunta anche a per la geometria nella traduzione francese delle Grundalgen apparsa nel 1900. b. La relazione < ` un ordine totale ed ` compatibile e e con somma e prodotto. cio` e a > b implica a + c > b + c e se c > 0 anche a · c > b · c. Si ha Che riassumiamo. i numeri costituiscono un sistema di cose che. (Assioma della completezza [Vollst¨ndigkeit]) Non ` possibile aggiuna e gere al sistema dei numeri un altro sistema di cose in modo tale che anche nel sistema risultante dalla riunione dei due sistemi siano soddisfatti tutti gli assiomi I. II. la legge commutativa dell’addizione ` conseguenza degli assiomi I e della legge associativa dell’addizione e di e entrambe le distributive Dimostrazione. brevemente. oltre che nelle successive edizioni. a nella prima edizione. . III. a IV1. a II.Quindi Hilbert procede nel seguente modo: “Pensiamo un sistema di cose. elemento neutro destro e sinistro. Assiomi dell’ordinamento. se si conservano tutti gli assiomi. meno quello di continuit`. (Assioma archimedeo) Se a > 0 e b > 0 ` possibile sommare a con se e stesso tante volte che a + a + . III. Pensiamo a certe relazioni descritte dai seguenti assiomi28 . a destra e a a sinistra. E sempre definita l’addizione con l’esistenza dello 0. IV1. non ` pi` capace di alcuna e u estensione. gli assiomi per 0 e 1 sono sovrabbondanti. e indichiamoli con a. a riprova che Hilbert lo concep` proprio nel 1899. . ovvero. ` I. + a > b. e sono sempre risolubili in modo unico le equazioni a + x = b e x + a = b ` E definita la moltiplicazione con l’esistenza dell’elemento neutro 1 destro e sinistro e la risolubilit` unica delle equazioni a · x = b e x · a = b per a = 0. IV2. salvo per l’assioma di continuit` riportato alla lettera. . Le propriet` associativa e commutativa per somma e a prodotto e la distributivit` del prodotto rispetto alla somma. Gli assiomi a erano stati esposti nelle Grundlagen. IV. Assiomi del calcolo. c. ı 28 36 . I primi commenti di Hilbert riguardano la non indipendenza degli assiomi.

Non sappiamo dunque come lo avesse concepito. a a 30 Non ` difficile peraltro immaginare quale fosse: chiamiamo R un sistema soddisfacente e agli assiomi. Il lavoro dell’assiomatizzatore non finisce con l’enunciazione degli assiomi e lo studio della loro indipendenza. supponiamo che esista in R un sottoinsieme X limitato superiormente ma privo di estremo superiore. Hilbert. Nell’introduzione sopra riassunta del Allude al teorema secondo il quale ogni insieme superiormente limitato di numeri naturali ha un estremo superiore (o versioni equivalenti) che ` normalmente usato per e esprimere la propriet` di continuit`. si pu` mostrare che da essi segue o il teorema di Bolzano[-Wierstrass] sull’esistenza del punto di accumulazione29 . eppure. Perci` riconosciamo la corrispondenza del nostro o sistema di numeri con l’ordinario sistema dei numeri reali. III. ma del dominio stesso. IV1 e dei restanti assiomi del calcolo. n´ fornisce alcun commento sulla forma peculiare dell’assioma a e IV2. Infine Gli assiomi IV1 e IV2 sono indipendenti l’uno dall’altro. e dalla risolubilit` unica delle equazioni lineari. osserva che questo fatto ha un particolare significato per gli assiomi della geometria. due volte. La legge commutativa della moltiplicazione ` conseguenza degli assiomi e I. quindi R pu` essere esteso con l’aggiunta di questo e la o opportuna chiusura. che ha ricavato questo risultato dal suo lavoro sul sistema delle Grundlagen a proposito del teorema di Pascal. Questa sezione individua un nuovo numero. di cui non poteva non essere consapevole della differenza dai restanti e da quelli usuali di tutte le teorie: non parla delle relazioni tra gli elementi del dominio. essi non contengono alcuna asserzione sul concetto di convergenza o sull’esistenza del limite. 29 37 . Hilbert non accenna alla dimostrazione della usuale formulazione della continuit`30 .(a + b)(1 + 1) = (a + b)1 + (a + b)1 = a + b + a + b = a(1 + 1) + b(1 + 1) = a + a + b + b quindi a + b + a + b = a + a + b + b. ma non da questi meno l’assioma di Archimede. Definiamo una sezione di R ponendo nella classe inferiore tutti i numeri razionali che sono minori o uguali a qualche elemento di X. una a destra e una a a sinistra si ha b + a = a + b.

lavoro sul concetto di numero. . 2. Non ` per e nulla chiaro a cosa pensasse. 31 Ricerche sui fondamenti . nella esposizione dei problemi matematici torna sull’argomento a proposito del problema n. non relativa a a qualche altro sistema. si fallirebbe perch´ tale totalit` non esiste. e Al termine dell’articolo osserver` che al contrario. cio` si deve mostrare che l’uso e degli assiomi fissati non pu` portare mai a contraddizioni e inoltre o che il sistema degli assiomi basta per la dimostrazione di tutti i teoremi geometrici. occora re soltanto un’idonea modifica dei noti metodi argomentativi”. prima di definire come metodo assiomatico il procedimento seguito in geometria. in considerazione del fatto che si dovrebbe trattare di una dimostrazione di non contradittoriet` assoluta. . p. la non contraddittoriet` degli a 31 assiomi aritmetici. Sulla portata della dimostrazione di non contraddittoriet` invece afferma a recisamente In questa dimostrazione [di non contraddittoriet`] io vedo anche a la dimostrazione dell’esistenza della totalit` dei numeri reali ova vero – nel modo di esprimersi di G. Cantor – la dimostrazione che il sistema dei numeri reali ` un insieme consistente (compiuto). se in considea razione dello scopo prefissato si rielaborano con precisione e si modificano in modo opportuno i noti metodi inferenziali della teoria dei numeri irrazionali. Hilbert osserva che “per dimostrare la non contraddittoriet` degli assiomi costitutivi. Hilbert aveva avvertito: Sorge allora la necessit` di mostrare la non contraddittoriet` e a a la completezza di questi assiomi. ` un sistema inconsistente a e a e (incompiuto). In riferimento al sistema di assiomi proposto per i reali. se si volesse arrivare in a modo simile alla dimostrazione dell’esistenza di una totalit` di tutte le cardia nalit`. La concezione dell’esistenza come conseguenza della non contraddittoriet` a secondo Hilbert libera dalle obiezioni rivolte in generale contro l’esistenza di insiemi infiniti. . 38 . 157. affermando pi` cautamente : u Ora sono convinto che si deve riuscire a trovare una dimostrazione della non contradittoriet` degli assiomi aritmetici.

secondo la concezione sopra accennata [del sistema ¨ assiomatizzato in “Uber den Zahbegriff”].[. ] come insieme dei numeri reali non abbiamo da pensare. lettera del 6 gennaio 1900. cio` il continuo. ad es. it. trad. la necessit` della dimostrazione a di non contraddittoriet`. perch´ era opinione comune che la non cone traddittoriet` di una teoria si potesse dimostrare solo esibendo un modello. Due aspetti si pongono come problematici. e che sono regolate mediante gli assiomi fissati e per le quali sono veri tutti e soli quei fatti che possono essere ricavati dagli assiomi mediante un numero finito di inferenze logiche32 . Non dovrebbe essere possibile dimostrare la non contraddittoriet` per a 33 altra via 32 33 “Mathematische Probleme”. . I due problemi sono collegati... 157. a parte l’esame logico degli assiomi che si esprime nella dipendenza o indipendenza. la totalit` di tutte le possibili leggi secondo cui si possoa no susseguire gli elementi di una successione fondamentale. cit. Il “non abbiamo da pensare” significa che si tratta proprio di un’altra cosa: Ovviamente. Hilbert indica dunque. ma piuttosto – come ` stato appena spiegato – un sistema di cose e le cui relazioni sono date mediante quel sistema finito e chiuso di assiomi I-IV e su cui valgono nuove asserzioni solo se possono essere derivate da quegli assiomi per mezzo di un numero finito di inferenze logiche. a Di quale mezzo disponiamo per dimostrare che certe propriet`. o a certi requisiti (o come altrimenti si vogliano chiamare) non sono fra loro contraddittori? L’unico mezzo che io conosca ` il seguene te: presentare un oggetto che possieda tutte quelle propriet`. 39 . Frege a Hilbert. p. non ` per esempio la totalit` di tutti i e e a possibili sviluppi decimali. bens` ` un sistema di cose le cui relazioni reciproı. problema 2. Come a fare una tale dimostrazione. e il suo rapporto con l’esistenza dell’oggetto della teoria. o a citare un caso in cui tutti quei requisiti siano soddisfatti. . Per un pieno dispiegamento delle potenzialit` e del significato del metodo a assiomatico. l’aggregato dei numeri reali. n´ la totalit` di tutte le possibili lege a gi secondo cui possono procedere gli elementi di una successione fondamentale.

e a che peraltro incontrer` subito obiezioni tecniche. Poincar´. . si pu` accettare l’idea di Mill che le definizioni siano assiomi mascherati. cit. Paris. L’affermazione di Poincar´ ` rivolta cone e ee tro gli empiristi come John Stuart Mill che vorrebbero legare l’esistenza della matematica alla realt` fisica. 1908. che un sistema costruito H. e contesta il tentativo originale di Hile bert. e Couturat. assenza di contraddizioni” . pp.Allo stesso modo si esprime Poincar´34 : e Di solito per dimostrare che una definizione non implica una contraddizione. Probabilmente la situazione di stallo gli fa gioco. quando a la dimostrazione con un esempio non ` possibile. per la sua sfiducia nelle costruzioni linguistiche. e Ma sono espresse anche opposizioni all’idea che la dimostrazione di non contraddittoriet` abbia qualcosa a che fare con l’esistenza matematica. . Science et m´thode. p. ma oscuro o reticente. con un esempio. 35 34 40 . . come ` chiaro a Hilbert sia nel lavoro sul e concetto di numero sia nella esposizione dei problemi matematici. La a scuola di Peano in generale. si procede con un esempio. e Nel caso della teoria dei numeri. Nel 1900 a Hilbert ` ottimista. Esplicitamente contrario. in quanto a o implicano una affermazione di esistenza. Science et m´thode. Tuttavia sa che non sempre ` possibile. Si noti che Poincar´ condivide l’idea che “[in matematica] esistenza pu` e o 35 avere un solo significato. ` e il fondatore dell’intuizionismo Luitzen Brouwer (1881-1966) nel 1907: Anche se risultasse palese che tali costruzioni non possono mai esibire la forma linguistica di una contraddizione. da parte di Poincar´ e di a e altri. Flammarion. Poincar´. si cerca un esempio di un oggetto che soddisfi la definizione [. in quanto vi scorge l’opportunit` di legittimare il ruolo dell’intuizione sintetica a priori. non condividono tale posizione. e e H. . 161. Una volta stabililto che l’esistenza matematica ` la non contraddittoa e riet`. esse sono matematiche solo in quanto sono costruzioni linguistiche e non hanno nulla a che fare con la matematica. occorre seguire un’altra via. e per converso che gli assiomi siano definizioni. per avere la non contraddittoriet` assoluta. Nel 1904 dar` la sua indicazione. senza pensare a una interpretazione matematica. che ` al di fuori dell’edificio e [linguistico] [. ] Ma una tale dimostrazione non ` sempre possibile. ] Supponiamo di avere in qualche modo dimostrato. 161-63.

cio` che a nessuno stadio dello sviluppo del sistema pose siamo incontrare due teoremi in contraddizione tra loro. Maas & van Suchtelen. Brouwer. 183.logicamente sulla base di alcuni assiomi linguistici ` non contrade dittorio. 36 41 . Over de grondslagen der wiskunde. . in L. 132. Amsterdam. ] ne segue forse che tale costruzione matematica esiste? Nulla del genere ` mai stato provato dagli assiomatizzatori36 e L’altra richiesta dichiarata necessaria nella costruzione assiomatica ` quele la della dimostrazione della completezza. 11-101. Dissertazione. 1907. J. . p. L. se anche allora potessimo trovare un’interpretazione matematica degli assiomi [. E. E. J. North Holland. pp. Amsterdam. Collected Works I . cit. 1975. pp. Brouwer.

. .

Nella breve introduzione delle Grundlagen l’unica frase significativa ` la e seguente: La presente ricerca ` un nuovo tentativo di stabilire per la geomee tria un insieme di assiomi completo e il pi` semplice possibile u e di dedurre da essi i pi` importanti teoremi geometrici in modo u tale che il significato dei vari gruppi di assiomi . la e completezza di un calcolo logico e la completezza di una teoria37 . oltre alla non contraddittoriet`. Se a ` data una semantica per il calcolo. nello stesso tempo a descrive il suo sistema finito di assiomi come “chiuso”. tanto pi` che dovremo dedicare tanto tempo a chiarire le confusioni che su e u questo. ma introduce un assioma che chiama “Assioma di completezza” (laddove di solito si parlava di “continuit`” per la propriet` da aggiungere alle regole algebriche. nel sistema di a assiomi per la geometria e in quello per i numeri introduce anche la condizione della completezza. nel senso probabilmente delle Grundlagen.Avventure di una parola Se quando parla in generale del metodo assiomatico Hilbert richiede sempre le condizioni della indipendenza e della non contraddittoriet`. per la quale capita di parlare nello a stesso giro di frase del successo di G¨del nel dimostrare la completezza e la incompletezza. “congruente”] segue dagli assiomi della geometria”. perch´ si parla di completezza in due sensi. anche la completezza degli a a assiomi. “fra”. sussistevano all’inizio del Novecento. e termini collegati. la correttezza del calcolo ` la propriet` che38 e a Il permanere di questa ambiguit` terminologica. Con “completezza logica” si intende una propriet` di un calcolo logico. ricordiamo come sono definiti oggi i concetti di completezza: “concetti”. a 37 43 . cio` di a e un sistema di assiomi e regole. Dopo la prima definizione del §1 aveva annunciato che “[l]a descrizione precisa e matematicamente completa di queste relazioni [“giace”. . Prima di esaminare le carte. . venga alla luce. Nel lavoro sul concetto di numero. 38 Chiamiamo “formule” le espressioni del linguaggio alle quali si applicano correttamente le relazioni di derivabilit` e conseguenza. per avere la caratteristica matematica tipica dei reali) che riguarda l’impossibilit` di estendere il dominio. o ` infelice. la cui nozione di derivabilit` indichiamo con . come abbiamo visto. la cui nozione di conseguenza indichiamo con e |=. valide anche per a a i razionali ed altri campi. parla della necessit` di mostrare.

Questa versione di chiama anche “completezza forte”. oppure spesso la congiunzione delle due. che costituiscono gli assiomi. se T |= ϕ allora T ϕ. se invece T ` vuoto (o formato da un numero finito e di formule. la completezza ` a e equivalente a per ogni insieme di formule T . godono di semplici propriet`40 . si pu` definire la non contrado dittoriet` alla Post chiedendo che non siano derivabili tutte le formule. e T si dice non contraddittorio. come pure (ϕ → ¬ϕ) → ¬ϕ. in riferimento al fatto che T sia un insieme qualunque di formule. e se vale il teorema di deduzione) si parla di completezza semplice: se ϕ ` e logicamente valida allora ϕ ` derivabile nel calcolo. e valide. altrimenti i prossimi concetti diventano pi` complicati. u La “completezza”. Quando si parla in generale di completezza della logica ci si riferisce alla logica alla quale si sta facendo riferimento. in generale (in questo corso) la logica dei predicati del primo ordine. ad esempio. o T ϕoT ¬ϕ. o “completezza deduttiva”. 39 44 . e allora ` falso in tutti i e e modelli di T . se il linguaggio contiene un simbolo di negazione. 41 Se il linguaggio non contiene il simbolo di negazione. di una teoria42 T ` la propriet` e a che per ogni ϕ. se T mentre la completezza39 ` la propriet` reciproca che e a ϕ allora T |= ϕ. e 40 Devono essere derivabili. Supponiamo ora che la logica soggiacente sia completa. Naturalmente la completezza logica dipende dal calcolo e dalla semantica. T |= ϕ se e solo se T ϕ. o equivalenti. la legge ex falso quodlibet. e la semantica. 43 Parliamo ora di “enunciati”. Se una teoria T ` completa. in forma di equivalenza. se non esiste alcuna formula ϕ per cui T ϕ e T ¬ϕ41 . i suoi modelli hanno la propriet` che in essi sono e a veri esattamente gli stessi enunciati43 . oppure ` refutabile in T . anzi che sia la logica del primo ordine. Se ne riparler` pi` a a u oltre. che sono le formule che sono prese in considerazione cone assiomi e teoremi. Se il calcolo. Ogni enunciato o ` derivabile da T . per ogni formula ϕ e ogni insieme di formule T . oppure del secondo ordine. 42 Si intende con “teoria” un insieme di enunciati. senza assiomi aggiuntivi. T ha un modello se e solo se T ` non contraddittorio.per ogni formula ϕ e ogni insieme di formule T . e allora e vale in tutti i modelli di T .

Due strutture A e B si dicono isomorfe se esiste una corrispondenza biunivoca F : A −→ B che conserva le operazioni e relazioni delle strutture. <. z(x y ∧ y z → x z) ∀x. per la completezza. f (c) = 1. c}.Due strutture che soddisfino esattamente gli stessi enunciati del loro linguaggio si dicono “elementarmente equivalenti”. 1. Per una teoria completa T . 2}. <A . oppure ` incompatibile con T . allora ` un teorema. a <A b. y(x y ∨ x = y ∨ y x) ∀x(x = c → c x) oltre agli assiomi dell’uguaglianza che supponiamo inclusi negli assiomi logici. Questa teoria non ` categorica. e e se ` falso in tutti i modelli. quindi T ∪ {ϕ} ` equivalente a T . essendo T ¬ϕ. ad esempio sia A = {a. Un isomorfismo ` dato dalla funzione f tale che f (a) = e e 0. la sua negazione ` vera. e per la completezza ` un e e e teorema. Infatti. z(x = y ∧ x = z ∧ y = z ∧ ∀u(u = x ∨ u = y ∨ u = z)) la teoria diventa categorica. Se aggiungiamo l’assioma ∃x. b. o questo ` gi` un e a teorema. 1. 0 . 3}. a . y. e Una teoria T si dice “categorica” se tutti i suoi modelli sono tra loro isomorfi. tutti i suoi modelli avendo tre elementi. e la teoria dei e campi algebricamente chiusi di caratteristica fissata. c <A b. perch´ come suo modello possiamo esibire ad e e esempio {0. <. ovvero ha un solo modello. 45 . dato un qualunque enunciato ϕ. Una teoria di cui le due strutture sono modelli potrebbe essere: ∀x(x x) ∀x. per conoscere i e suoi teoremi ` sufficiente considerare un suo modello M. y. dove a <A c. e Interessanti teorie matematiche che sono complete sono la teoria degli ordini densi senza primo n´ ultimo elemento (come l’ordine dei razionali). per quel che riguarda i teoremi della teoria. 2. Se una teoria T ` completa. I teoremi di T sono gli e enunciati che sono veri in M. I modelli di una teoria completa sono dunque indistinguibili tra loro. se ϕ ` vero in tutti i modelli. e B = {0. Esempio Consideriamo due strutture ordinate e finite con un minimo. per ogni enunciato ϕ. nel senso e e che T ∪ {ϕ} ` contraddittoria. Una teoria dunque ` completa se e solo e se i suoi modelli sono tutti tra loro elementarmente equivalenti. dove < ` l’ordine naturale. f (b) = 2. Ogni campo algebricamente chiuso di caratteristica 0 ` elementarmente equivalente al campo dei complessi. a meno di isomorfismi. 0 .

bench´ tutti esaltassero la molteplicit` e a delle interpretazioni. parlando in generale. I due esempi sopra citati di e teorie complete non rientrano tra gli esempi di teorie categoriche. Si pu` o vedere anche J. “Categoricity”. sia per i rapporti tra questa e la categoricit`44 . l’elemento neutro. e del tipo di intuizione che favoriscono. pur essendo isomorfi essi entrano a preferenza in uno o nell’altro discorso. quando ` invalsa l’abitudine di esprimere la categou e ricit` con “un solo modello. hanno solo modelli finiti di cardinalit` a fissata. 187-207. Se ad esempio si considerano i due gruppi Z2 e quello delle sostituzioni di due lettere45 . All’inizio del Novecento troviamo una totale confusione sui concetti di completezza. a La terminologia non era ancora fissata. come nell’esempio. come abbiamo visto. Anzi occorre soltanto applicare una trasformazione biunivoca e convenire che gli assiomi per gli enti trasformati debbano essere uguali a quelli che valgono per i loro corrispondenti”. che “ogni teoria pu` essere sempre applicata a o infiniti sistemi di elementi fondamentali. a b a b 45 I due elementi sono . 1 (1980). Lolli. idempotente: a b b a a b a b a b · = . History and Philosophy of Logic. Completeness. si veda G.Le uniche teorie formulate nella logica del primo ordine che sono categoriche si trovano tra quelle che. cit. L’idea che le diverse interpretazioni fossero isomorfe non pregiudicava la possibilit` di “tradurre l’una nell’altra diverse forme di intuizione”. secondo il a punto di vista di Enriques. quando dice a Frege. 1995. Non ` vero il viceversa. essa ` completa: due strutture isomorfe soddisfano e e infatti gli stessi enunciati. che contiene tuttavia giudizi affrettati e discutibili. Hilbert stesso lascia qualche dubbio. Molto pi` che ora. e . anche in Hilbert. Corcoran. Ma a parte la terminologia. sussistevano incertezze sui concetti. b a b a a b 44 46 . Innanzi tutto va osservato che. pp. a meno di isomorfismi”. all’inizio del metodo a assiomatico i matematici sembra che ponessero maggiore enfasi sul fatto che Per maggiori dettagli. molti tuttavia pensavano che modelli isomorfi fossero comunque diversi. AILA Preprints. e quindi le teorie che interessavano potessero essere categoriche. a seconda del tipo di rappresentazione degli oggetti. Se una teoria ` categorica. sia per quel che riguarda le nozioni di completezza logica e di completezza deduttiva di teorie. come 1 + 1 = 0.

como patibile con gli assiomi (per esempio “punto” come “coppia di numeri”). a 1 + 1. oltre al a sistema dei numeri reali R. come se il significato avesse e qualcosa a vedere con la deduzione. e oltre alla teoria degli insiemi l’esposizione ` dedicata a questioni e e dei fondamenti. Ma questo non significa che il senso. Springer. Possiamo immaginare di usare A. esista un altro modello A non isomorfo a R. contiene una a parte sul metodo assiomatico. ancora nel 1928. Abraham Adolf Fraenkel (1891-1965) osservava: [quando] per un particolare concreto [inhaltlichen] significato dei concetti primitivi. p. L’assioma che Hilbert chiama di completezza ha infatti una duplice funzione: da una parte assicurare la usuale continuit`. ma dall’altra garantire a l’unicit` del sistema a meno di isomorfismi. In A esistono elementi corrispondenti a 1. con il riferimento alle ricerche in corso nell’ambito del programma di Hilbert. allora la proe e posizione non pu` essere falsa rispetto a un altro significato. e 46 47 . e a tutti i numeri naturali. arricchita nelle successive edizioni. cio` deducibile dagli assiomi. del 1923 e 1928. Che essa non possa essere falsa rispetto a un’altra interpretazione segue solo dal fatto che essa ` dedotta dagli assiomi. Ad esempio. Fraenkel. possa mai essere determinato dagli assiomi. o fosse la stessa cosa. Tuttavia a si capisce che l’idea era che la categoricit` assicurasse la completezza (nel a nostro senso). a 47 Torneremo su questo testo. Ma prevaleva la sensazione che fosse vero anche il viceversa. il contenuto essenziale dei concetti primitivi. una proposizione ` richtig. A. Fraenkel qui sta assumendo che per la geometria sia stata provata la categoricit`. Innanzi tutto all’inizio del secolo mancava la terminologia appropriata. senza appellarsi alla categoricit`. gi` sotto l’influsso della revisione sostenuta da Brouwer. perch´ per ogni interpretazione ve ne ` un’altra. Supponiamo infatti che. e quindi valida in ogni modello. ad esempio “punto” e “retta” intuitivi. 19283 . Berlin. Einleitung in die Mengelehre. isomorfa ma con e e 46 un senso differente . e la propriet` che chiamiamo “categoricit`” (in assenza di questa a a parola) era chiamata “completezza”. Nel testo di Fraenkel risalta la diffusa scarsa chiarezza relativa ai concetti dell’assiomatica47 : una proposizione ` chiamata richtig per un particolare e significato se essa ` “deducibile dagli assiomi”. e i razionali. La prima edizione ` del 1919. 353. o avremmo una contraddizione con l’isomorfismo provato. esistono anche gli interi relativi.interpretazioni isomorfe sono nondimeno diverse. che ` una testimonianza significativa.

Nelle ricerche di fisica teorica compaiono spesso evidenti non sensi appunto per il fatto che i fisici assumono senza risparmio nuovi assiomi nel corso della ricerca. Proprio il procedimento di stabilire un assioma. senza assolutamente confrontarli con le ipotesi ammesse in precedenza e senza dimostrare se i nuovi assiomi non contraddicano nessuna delle conseguenze tratte dalle precedenti ipotesi. mediante f . L’aggiunta di un nuovo assioma. Proprio cos` ogni assioma contribuisce alla ı: definizione. . se “completo” significa che non gli si pu` pi` aggiungere alcuna specificazione meo u diante altri assiomi. dopo che un concetto ` stato stabilito in moe do univoco e completo. Come abbiamo visto. non euclidea. archimedea. e quindi ogni nuovo assioma fa variare il concetto. – un errore in cui si occorre molto di frequente. di appellarsi alla sua verit` (?) a e di concludere che esso ` compatibile con i concetti definiti ` una e e delle fonti principali di errori e malintesi nelle moderne ricerche fisiche48 . ¨ In “Uber den Zahlbegriff” Hilbert non aveva parlato esplicitamente della esistenza di una sola intepretazione. indipendente. “Punto” ` di volta in volta qualcosa di diverso. Ma se f non fosse un isomorfismo. lettera 29 dicembre 1899. specialmente da parte dei fisici.il metodo genetico dentro ad A per ottenere questi sistemi. 48 . o [. come obiettivo della sua ricerca geometrica. . a seconda che lo e consideriamo nella geometria euclidea. Un sistema di assiomi completo determina totalmente un concetto. non archimedea. ma aveva detto. . Dunque R ` e immergibile in A con una iniezione f . veramente nuovo. tuttavia. l’aggiunta di un qualunque assioma. a commento dell’assioma di completezza. 48 Hilbert a Frege. ` qualcosa di assolutamente illecito e non e logico. ] l’intero coma plesso degli assiomi. che ` e isomorfa a R. A si configurerebbe come un’estensione dell’immagine di R. che “riconosciamo la corrispondenza del nostro sistema di numeri con l’ordinario sistema dei numeri reali”. Hilbert spiega a Frege che cosa intenda con ci`. Hilbert parla anche di un sistema di assiomi completo. ] una definizione completa di [punto] la d` [. . Secondo il mio modo di vedere. darebbe origine a una contraddizione.

ingl. “A Complete Set of Postulates for the Theory of Absolute Continuous Magnitude”. alla completezza deduttiva viene riservato un altro nome. vol. Questo significa che e ¬ϕ ` un teorema. ma di una diversit` a di problematiche che induce punti di vista diversi: la prima quella del completamento degli assiomi. Si usava tuttavia sempre solo questa formulazione. nella scuola di Hilbert negli anni venti. pp. ma e la propriet` che se ϕ non ` un teorema. I. per vari indizi. Oxford Univ. la terminologia e e attuale ` infatti di proposizioni “indecise”. allora ` un teorema ¬ϕ. amavano dire che gli assiomi di una teoria T sono completi se quando ϕ si pu` aggiungere a T come assioma nuovo. Ad esempio Edward Huntington (1874a 1952) nel 190251 propone un insieme di sei postulati per le grandezze continue K. ma non ` chiaro se lo sia perch´ a e e e la categoricit` implica la completezza deduttiva. 1986. Innanzi tutto per la terminologia. in Collected Works. Hilbert pone tra gli assiomi quello che assicura la categoricit`. la parola “completezza” era usata per denotare la nostra categoricit`. trad. 140-3. Non ` escluso che un motivo dell’impressione e dell’incredulit` di molti cone a temporanei fosse dovuta. vol. pp 50 Nonostante G¨del spiegasse. cio` definita rispetto ale la decisione. Bollati Boringhieri. alla confusione della completezza con la scontata categoricit` dell’aritmetica50 .Questo senso di completezza ` quello che corrisponderebbe alla nostra e completezza deduttiva. 51 E. In a effetti. pp. Il dubbio ` legittimo. ` equivaa e e e lente a dire che o ϕ ` un teorema o lo ` ¬ϕ (per ogni idea di logica che si e e abbia). Huntington usa “assemblage” per 49 49 . perch´ ϕ non o e ` un teorema. 214-5. AMS . G¨del chiama unentscheidbare (in una teoria) le propoo sizioni tali che n´ esse n´ la loro negazione sono dimostrabili nella teoria. Entscheidungsdefinitheit. pp. Huntington. V. G¨del. I. 3 (1902). xxx. o “indecidibli”. Trans. allora T ∪ {ϕ} diventa contraddittorio. Lo scopo ` raggiunto. il suo Volla st¨ndigkeitsaxiom. “Einige metamatematische Resultate uber Entscheidungsdefinitheit und o ¨ Widerspruchsfreiheit”. come vedremo. Torino. trad. a Tra gli assiomatizzatori di inizio secolo. 67 (1930). italiana in Opere. e ancora lo usa G¨del nella presentazione dei suoi a o risultati di incompletezza: “Das System S ist nicht entscheidungsdefinit”49 . Anzeiger der Akademie der Wissenschaftten un Wien. che il risultato dipendeva da una restrio zione imposta ai metodi deduttivi. New York. Press. la seconda quella della decidibilit` dei problemi. dal punto di vista psicologico. o decidibilit`. e altri. oppure perch´ si pensa che a e siano lo stesso concetto. Quest’ultima formulazione invece non ` mai usata quando si parla e di sistemi di assiomi completi. 264-79. Tuttavia per assicurarsi di aver ottenuto lo scopo. con una nuova complicazione e terminologica rispetto al concetto di teoria o problema indecidibile. e Hilbert. Non si tratta ovviamente della incapacit` di a eseguire la banale trasformazione di A → B in ¬A ∨ B.

o propriet` disgiuntiva. 53 E. pp. 5 (1904). 6 (1905). intendendo con questo che gli assiomi sono e non contraddittori. Ad esempio Enriques nel 1922: un sistema di postulati ` detto completo quando due sistemi di e entit` obbligati a soddisfare il sistema [di assiomi] possono essere a “insieme”. o ` ugualmente vera in tutte le classi che verificano gli assiomi. cio` alla completeza a e za deduttiva. pp. “Rientra nei nostri obiettivi tuttavia mostrare che esiste essenzialmente solo una classe nella quale i dodici assiomi sono validi”. possibilmente in pi` u di un modo. che avrebbe anche proposto “disgiuntivo” per un sistema al quale si possono aggiungere nuovi assiomi. Veblen. p. Altri continueranno invece ad usare “completo”. Attribuisce il termine a un a suggerimento di John Dewey. nota §. 50 . e usando curiosamente “insieme” per insiemi di assiomi.e dimostra che esso ` completo. il significato di “sufficienti” ` che “esiste essenzialmente un solo possibile assemblage siffatto” (modulo e corrispondenze che ora si chiamano isomorfismi). AMS . a Dopo il 1905. 343-84. menzionando anche “Menge” e “ensemble”. “A System of Axioms for Geometry”. “A Set of Postulates for Real Algebra”. 52 O. Huntington53 si adegu` alla proposta di Veblen usando o anch’egli “categorico”. Trans. “non contraddittori” significa che “esiste almeno un assemblage nel quale la regola di combinazione scelta soddisfa tutti e sei i requisiti. e lo applica a un sistema di assiomi con “essenzialmente” un solo modello. Ne segue per Veblen che qualsiasi proposizione espressa in termini di punto e ordine o ` in contraddizione con e gli assiomi. pur sapendo che Huntington usa “completo” e Hilbert “Vollst¨ndig”. Huntington. nello stesso tempo ritiene equivalente tale propriet` alla impossibilit` di aggiungere nuovi assiomi. Vediamo dunque in Veblen uno spostamento. a Egli sostiene essere suo diritto applicare i termini indefiniti “punto” e “ordine” a qualsiasi classe di oggetti per cui gli assiomi siano soddisfatti. tradotto con “complete”. V. 17. Anche Oswald Veblen (1880-1960) nel 1904 in una assiomatizzazione della geometria52 mira alla categoricit` per garantire la completezza deduttiva. a a si riferisce alla possibilit` di aggiungere nuovi assiomi. 17-41. sufficienti e mutuamente indipendenti. Trans AMS . non una eliminazione dell’ambiguit`: egli introduce il termine “categorico” che sar` utile per avere a a una alternativa a “completo”. dal momento che la non categoricit`. e Veblen tuttavia introduce il termine che risulter` vincente. chiamando a “categorico” un tale sistema.

in modo tale che le propriet` a dell’uno si traducano in perfettamente analoghe propriet` dela l’altro. ma valga in un senso assoluto. per descrivere la situazione che si ha quando diverse assunzioni mutuamente contraddittorie sono tutte non derivabili da un sistema di assiomi. Si riferiva a alla diversit` di prospettiva. Quindi Fraenkel cercava di esporre un altro concetto di completezza. se si esclude l’anticipazione di Veblen che per` lo confondeva con “completo”. la completezza di un insieme di assiomi significa che qualunque problema formulato in termini dei concetti primitivi pu` avere una risposta. 56 Il primo uso corretto.4. o di linguaggio. pp. A. Lectures on Fundamental Concepts of Algebra and Geometry. New York. o “monomorficit`”. Young. o W. o positiva o negativa: si tratta della Entscheidungsdefinitheit. ma ammetteva che restavano oscurit`. i numeri reali e la geometria: implica la completezza nel secondo F. Fraenkel sa che vale per i numeri u naturali. in teoria degli insiemi) e soprattutto che non erano chiariti i rapporti tra diverse nozioni. Nel 1928 Fraenkel55 ammetteva che nell’assiomatica c’erano meno risultati sulla completezza che sull’indipendenza (un tema su cui egli stesso lavorava. In una prima versione. del termine “categorico” si pu` far risalire a J. cit. Per la storia della logica. ma tutte compatibili con esso. Macmillan. Correttamente Fraenkel spiegava che tale propriet` implicherebbe che nessun nuovo assioma a pu` essere aggiunto a meno di non modificare i termini primitivi (diremmo: o cambiare linguaggio).messi in corrispondenza uno a uno. Un esempio di un problema cos` ı resistente potrebbe essere per Fraenkel l’ipotesi del continuo. ovvero moderno. Il terzo senso di “completezza” discusso da Fraenkel era quello di categoricit` (cos` chiamato. 1911. §18. A. p. Enriques. 347-54. o 55 54 51 . 198. Fraenkel. per quel che ı riguarda le idee in oggetto54 . Fraenkel vedeva questa propriet` come diversa dalla completezza espresa sa nell’assioma omonimo di Hilbert. in un senso o nell’altro. Einleitung in die Mengenlehre. non degli assiomi. non escludendo esplicitamente a che potessero essere estensionalmente equivalenti. per gli attuali e futuri metodi. e che si riferisce alla inestendibilit` del a dominio. s` che essi appaiano astrattamente uguali. che veniva giudicato pi` ampio56 . La differenza con la prima versione ` difficile da cogliere: Fraenkel sembra dire che e nel secondo caso l’impossibilit` di decidere quale assunzione ammettere non a dipenda da una insufficienza dei metodi dimostrativi. adottando il termine da Carnap e a ı a Feigl). cit. Ne presentava tre.

nel senso che “ogni questione che si riferisce [alla teoria] a pu` essere decisa”. ma Fraenkel non sa dire se valga l’implicazione inversa. MacLane. From Frege to G¨del . New York. o 61 Vi torneremo a suo tempo. Langford. pur dichiarando a in nota che il termine ` usato anche in un altro senso. pp. cio` ad avere una e determinazione della teoria che non richieda ulteriori perfezionamenti. Alla fine di un lavoro che ` una pietra e miliare nella storia della logica61 Skolem dimostrava che la teoria degli ordini densi senza primo n´ ultimo elemento ` completa. Le tre alternative di Fraenkel sono presentate nel seguente modo: la prima nozione ` quella di categoricit`. 1930. 1944. 60 ¨ T. Un’altra testimonianza pertinente si trova nel libro del 1930 di Felix Kaufmann (1895-1949) sull’infinito57 in un capitolo dedicato alla categoricit` dela l’aritmetica. con l’ea sistenza di un algoritmo di decisione. in G. che la teoria in oggetto e non fosse categorica era evidente in ragione dei suoi modelli di cardinalit` a diversa62 . ma la formulazione si riferisce chiaramente alla Entscheidungsdefinitheit. 10 (1928). 125-42. la seconda e la e a non ramificazione di una teoria. Kaufmann. Wien. La terza nozione ` a e quella di decidibilit`. cit. 58 D’altra parte. “Uber die mathematische Logik”.. nel senso che per nessuna proposizione P si abbia la compatibilit` sia di P sia della negazione di P .senso. Skolem ricorda altri esempi di teorie complete dati da C. pp.H. Birkhoff e S. significativamente intitolato alla “completa decidibilit`” delle a questioni aritmetiche58 . ma affermava che puntano tutte allo stesso criterio. Nel 1928 un importante risultato di Thoralf Skolem (1887-1963)60 conferma la confusione terminologica. possiamo vedere.inglese in J. intitolano “Completeness of the axiom set for integral domain” il capitolo dedicato alla categoricit` degli assiomi per i domini d’integrit`. come Hilbert formul` il problema o F. trad. Macmillan. 62 Questo ` forse il primo esempio di una teoria significativa che ` completa ma non e e categorica. van Heijnoort. dal momento che siamo saltati alla fine degli anni venti. Skolem. 57 52 . Infine. a a 59 A meno che non si parli di decidibilit` di una teoria in senso moderno. Si ` comunque e arrivati a porsi il problema. Franz Deuticke. 508-24. A survey of modern algebra. Norsk matematisk tidsskrift. anticipando i tempi dell’esposizione. Das Unendliche in der Mathematik und seine Ausschaltung. Birkhoff e MacLane. Non pare accorgersi che le due ultime sono banalmente o equivalenti59 Kaufmann non si esponeva a sostenere se le tre nozioni coincidano o no. nello stesso tempo chiae e mava kategorisch un sistema di assiomi con tale propriet`.

“Problemi della fondazione della matematica”. o un valore. Zanichelli. dell’analisi) devono essere isomorfe. 135-41. 292-300. sia che il concetto di completezza deduttiu va ` lo stesso di quello di categoricit` (qui ancora chiamato “completezza”). 102 (1929). in Ricerche sui fondamenti della matematica. “Probleme der Grundlagen der Mathematik”. in Atti Congresso internazionale dei matematici. Il problema della completezza dell’aritmetica consiste per Hilbert nel cercare una versione finitisticamente64 soddisfacente della categoricit`. ma l’usuale argomentazione con cui si mostra che ogni due realizzazioni del sistema di assiomi della teoria dei numeri (risp. it. e Sembra inconfutabile che la concezione di Hilbert ancora in questo momento. 1-9. e pi` esplicitamente che agli inizi. allora ` dimostrabile. Ci` che si deve fare – e innanzitutto per la teoria dei numeri. cit. I. anche: se un enunciato ` non o e contraddittorio. a 63 53 . 1929. con aggiunte e correzioni in Mathematische Annalen. Bologna. 3-10 ottobre 1928 . pp. 64 Spiegheremo pi` avanti il significato di questo termine. quindi forse a si pu` dire che la pretesa esistenza conseguente alla non contraddittoriet` o a aveva un senso. non soddisfa ai requisiti del rigore finitario. pp. Allude all’uso di metodi u dimostrativi della massima trasparenza e affidabilit`. Hilbert. allora la non a contraddittoriet` con quegli assiomi non pu` venir dimostrata a o anche per ¬S (l’opposto di S). vol. per quei sistemi di assiomi che fossero risultati completi. a Problema III ` E ben vero che in generale si asserisce la completezza sia del sistema di assiomi per la teoria dei numeri sia di quello per l’analisi. E in stretta connessione con ci`. trad. e a D. pp. cos` che ı per questa via si dimostri quanto segue: Se per una proposizione S pu` venir dimostrata la non contrado dittoriet` con gli assiomi della teoria dei numeri. Bologna. Dalla presentazione di Hilbert si ha la conferma che il concetto di categoricit` e di completezza deduttiva erano considerati equivalenti. o il cui dominio si lascia definire con precisione – ` trasformare e finitariamente la consueta dimostrazione di isomorfia.della completezza per l’aritmetica al congresso di Bologna del 192863 .

Trans. come caso particolare del problema della completezza dell’aritmetica. o ` essa stessa deducibile dai e postulati oppure la sua contraddittoria ` cos` deducibile. Bull. Wilson. Dopo aver osservato che non sempre ` desiderabile avere un e Hilbert continua con una sibillina osservazione. nota †. V. bisogna e ı ammettere tuttavia che la nostra padronanza dei processi della deduzione logica non ` ancora. Huntington. AMS . aveva adottato da Veblen il termine “categorico”. dopo aver ribadito che la completezza della teoria dei numeri “pu` anche essere espressa cos` se agli assiomi della o ı: teoria die numeri viene aggiunta una formula appartenente alla teoria dei numeri ma non dimostrabile. e magari non potr` mai essere e a sufficientemente completa per giustificare tale asserzione66 . p. Veblen e e invece non aveva parlato di proposizioni derivabili. A parte la dimostrazione. allora dal sistema d’assiomi esteso pu` essere derivata una contraddizione”. Nel 1928 tuttavia Hilbert aveva a disposizione un sistema di logica preciso. pp. La definizione del concetto di completezza o categoricit` per una teoria si a intersecava infine con quello della forza deduttiva della logica. “A Set of Postulates for Ordinary Complex Algebra”. o se si vuole con il problema della completezza della logica. il risultato di tale dimostrazione sarebbe comunque quello di riuscire a definire assiomaticamente il concetto di numero.essendone solo una variante linguistica che si presta a una dimostrazione con metodi costruttivamente accettabili65 . 14 (1908). come abbiamo ı visto. 432-43. Sempre negli Stati Uniti in quegli anni Edwin Wilson (1879-1964)67 diede espressione alla consapevolezza di dover studiare i rapporti tra compatibilit` a e deduzione. elaborato nel corso degli anni e presentato nel manuale scritto con Ackermann nello stesso 1928. relativamente alla possibilit` che “in a ambiti superiori” sia pensabile il caso della non contraddittoriet` tanto di S che di ¬S. 6 (1905). Non era cos` all’inizio del secolo. 209-29. “Logic and the Continuum”. a Il Problema IV espone il problema della completezza logica. 65 54 . a proposito del quale poneva. ma vere in tutti i modelli. 67 E. Quando Huntington. B. il problema della completezza logica. 210. e aveva intuito un problema: Nel caso di un sistema categorico di assiomi si sarebbe tentati di enunciare il teorema che se una proposizione pu` essere espressa o in termini dei concetti fondamentali. AMS . pp. aveva definito tale un sistema di assiomi per cui ogni proposizione espressa per mezzo dei termini primitivi o ` deducibile dai postulati o ` in contraddizione con essi. Huntington si era corretto. o 66 E.

E tuttavia. per un po’. come compatibilit`. porta ad abbandonare ogni ricerca di metodi di deduzione efficienti. ricordato che il vantaggio della categoricit` ` quello che ogni proposizione costruita sui terae mini primitivi ` o compatibile o incompatibile. L’oggetto su cui lavorare sarebbero sistemi di logica presentati in modo preciso. . assoggettabile a una indagine metalogica. E moderno verso la logica che chi deduce enunci distintamente la sua forma di inferenza.sistema categorico (con l’esempio della teoria dei gruppi). cosa significa la parola deducibile? Il significato ` assolutamente relativo al sistema di e logica che ` disponibile per trarre conclusioni dall’insieme delle e proposizioni primitive: Qualcuno potrebbe ritenere che la mente umana abbia istintivamente a sua disposizione tutti i metodi di deduzione validi. si era chiesto se si possa anche e dire che ` o deducibile o in contraddizione con gli assiomi. ora espresse da parole e aggettivi particolari. . fosse posto in a modo indipendente e ben definito. per questo tuttavia occorreva che anche l’altro termine della questione. 55 . questo suggerimento che compatibilit` e dea ducibilit` possano non essere la stessa cosa quando applicate a a sistemi categoricamente determinati. ` vitale in logica e richiee de un’attenta discussione . Vedremo come si svilupper` la ricerca a negli anni venti. e Questo interrogativo. le nozioni semantiche. ` e ` essenziale nell’atteggiamento pericoloso e peggio che inutile. Di fatto. Le sollecitazioni di Wilson tuttavia resteranno lettera morta. e prie vo di qualsiasi valore che non sia sentimentale. ma soprattutto perch´ mancava un oggetto preciso su cui e ragionare. Questo ` un postulato terrificante. non solo perch´ forse il loro autore non aveva abbastanza prestigio per ese sere ascoltato.

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