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Giuseppe Bellantonio

“MASSONERIA DA SFOGLIARE ”

QUALCHE NOTA SULLE “LOGGE DI SAN GIOVANNI”


Premessa
E' notorio come gli avvenimenti maturati e susseguitisi da alcuni anni in più
raggruppamenti massonici nazionali (ma se Sparta piange, Atene non ride: così
che anche al di fuori dell'Italia la situazione è in più parti complessa,
disarmonica, ricca di divisioni sostanziali) abbiano determinato fiere
contrapposizioni interne – talvolta sfociate persino in ricorsi alle Autorità
profana -, separazioni laceranti, nonché il conseguente quanto irresistibile
impulso di riprendere un proprio autonomo (autòs nomòs, appunto: nelle scelte e
nelle decisioni) e libero percorso così sottraendosi alla rituale “sottomissione e
obbedienza” dovuti ovvero prestati ad una qualche Gran Maestro e/o Sovrano.
In verità, negli ultimi 8-12 mesi tale pulsione ha pervaso sempre più
Fratelli estendendosi di conseguenza a sempre più numerose Logge, che – queste
ultime attraverso la denunzia anche delle modalità con cui venivano perseguite le
idealità fondanti - hanno proceduto ad un formale atto di distacco fisico e
amministrativo così riprendendo piena autonomia e sovranità per poter
continuare i propri Lavori con più ampio respiro, con serenità e con una
ritrovata armonia.
Un susseguirsi di episodi sempre più frequenti che è ormai scaturito in un
vero e proprio movimento: un movimento, questo, che assume spesso i contorni
clamorosi della pubblica quanto irrituale denunzia delle presunte manchevolezze
altrui e della feroce reprimenda di scandali ed abusi, e che si sta spargendo con
una certa qual rapidità, figlia dell'insofferenza – quando non della nausea - in cui
ormai versano molti contesti.
E' evidente come - con il tempo, complice anche il web (che veicola
rapidamente notizie e iniziative) - siano fioriti i contatti tra Fratelli e/o Logge
autonomi/e che – proprio perché tali – si chiedevano come potersi
efficacemente collegare gli/le uni/e agli/alle altri/e, senza per ciò correre il
rischio di dover patire nuovi vincoli, come pure senza doversi nuovamente
sottomettere ad una qualche pur autorevole figura. In estrema sintesi: tanto
lacerante era stata la loro esperienza, tanto cocente era stata la loro delusione
nel dover abbandonare il precedente contesto, tale era stato il loro doloroso
rammarico nel doversi distaccare dagli altri Fratelli, che ferma era la decisione
di non convergere verso altre Grandi Logge ovvero verso contesti comunque già
organizzati: per non sottostare ad anomalie, irritualità, irregolarità e/o
bizzarrie di soggetti definiti Gran Maestri o Sovrani.
Una sorta di shock post-traumatico, che li faceva rifuggire da forme già
organizzate amministrativamente e ritualisticamente (Grandi Orienti, Gran
Logge, et similia), per trovare una nuova e diversa via di comunicazione inter-
Logge finalizzata a stimolare la crescita personale e di gruppo come pure il
normale dialogo e confronto (senza i quali, è evidente, l'azione massonica diviene
talmente povera e sterile da suggerire il più proficuo rifugio nel proprio Tempio
Interiore).
C'è un “ma”, però, negli sviluppi di queste manifestazioni che - tentando di
aggregare in modo semi-informale e secondo nuovi o rinnovati schemi più Logge
resesi autonome - provano ad individuare, tracciare e quindi percorrere un
comune cammino iniziatico, culturale e umano: questo “ma” è la mancanza di
precisione – e quindi chiarezza e determinazione - non tanto negli obiettivi (che,
ci permettiamo qui rammentare, devono essere enunciati chiaramente e
correttamente, comuni, trasparenti e infine condivisi: come in qualsiasi pratica
aggregativa e/o rappresentativa) ma il modo di pervenire all'identificazione
della road-map da seguire. Ossia, se si debba prevedere un eventuale ruolo di
coordinamento e secondo quali modalità; l'eventuale valenza di un Rito che potrà
valutarsi di adottare (sempre che si possa prefigurare una volontà di accedere a
gradi successivi a quelli Simbolici); l'incidenza che può esercitare il limitare
ovvero ampliare la visione iniziatica attraverso l'inclusione, nella fase
costruttiva, di elementi che pratichino ritualità diverse dallo scozzesismo; come
pure forme aggregative non ortodosse in quanto non tradizionali (là dove la c.d.
Tradizione intendano riferirsi sia datata qualche anno dopo il 1717, e venga
correlata agli enunciati di cui ai Landmarks comunemente seguiti: anche se a loro
volta queste indicazioni possono dare la stura ad un ulteriore, ampio dibattito
con il conseguente confronto di tesi ed antitesi).
Per offrire un contributo alla chiarezza che dovrà informare quanti
intenderanno affrontare con evidente serietà il non semplice contesto
dell'autonomia, mi permetto di fissare su questi fogli alcuni elementi “certi” (in
quanto sostenuti da ampia letteratura storica e filosofica) ed “invariabili”: ossia
che non possono essere soggetti a modifiche e/o alterazioni, pena la totale
irregolarità ed irritualità di ciò che si potrà fare oppure di ciò che come
conseguenza potrebbe poi nascere ed essere viziato fin da subito. Cercherò di
essere sintetico là dove taluni argomenti sono certamente più che noti a chi
leggerà, soffermandomi solo dove credo sia utile sottolineare o porre in
evidenza aspetti poco esplorati o che taluno potrebbe avere non ben chiari o
ritenere ovviabili se non di scarso interesse.
Inizio proprio dal titolo, “Loggia di San Giovanni”, studiandone – con Voi
che potrete e vorrete leggere – aspetti dell'origine; in una seconda parte
intendo trattare alcune particolarità soggettive di “San Giovanni”; nella terza e
ultima parte un'analisi tanto sull'attualità come pure sui riflessi operativi –
d'ordine simbolico, come ritualistico: specie per chi intenda operare in
autonomia – che comporta oggi il definirsi “Loggia di San Giovanni” – o
assumerne il titolo o il semplice riferirsi ad esso.
Una precisazione: il riferimento a fonti bibliografiche vuol costituire uno
stimolo alla ricerca ed all'approfondimento, così da non considerare mai esaurita
una qualsivoglia tematica.
Per ultimo un nota personale: fin da prima della mia Iniziazione,
studiandone ed avendo come Primo Maestro il mio amato Genitore, Francesco
Bellantonio, ho considerato che era stata solo la “Massoneria Moderna” a
nascere dopo il 1717, mentre quella che io definisco ormai da due lustri la
Massoneria delle Antiche Pietre è costituita dagli elementi e dal filosofare di
quella antecedentemente operante, che per me costituisce l'Originaria
Tradizione e quindi il Pozzo di Conoscenze presso cui pur cautamente poter
attingere.
Una Tradizione che ha tracce certe, fatte di studi, di continue scoperte e
di approfondimenti, che unisce arti e scienze antiche, profondi sentimenti
devozionali a profonde radici di libertà (di pensiero, di popoli, di animi e di cuori:
dell'Uomo, in ogni sua più nobile espressione), unite al filosofare di tanti saggi
giunti alla soglia della Conoscenza. Una soglia che, nell'Attimo Finale, viene
varcata ed oltre la quale qualcosa di Inimmaginabile e Sublime ci guiderà in
un'esperienza nuova e diversa: un Cammino di Conoscenza nella Vera Luce che
emana da Colui che è l'Uno.
Ed il Tutto.

Parte I° : il riferimento iniziatico a “SAN GIOVANNI”


I Franchi Muratori delle Confraternite di San Dionigi e di San Giovanni -
che in Italia presero anche il nome di Maestri Comacini - si misero all'opera per
costruire la prima Cattedrale Gotica, alla cui ombra fiorì l'Ermetismo.
Come noto, i Franchi Muratori – siamo ancora nella Massoneria Operativa,
l'epoca della Muratorìa, ben prima della famosa data del 1717 ! - dedicarono a
San Dionigi la prima Cattedrale: questa fu il modello simbolico di tutte le altre
che seguirono.
E' dunque vero che San Dionigi e San Giovanni furono citati e indicati
anche prima di allora – tanto del 1717 che della costruzione della prima
Cattedrale Gotica - con devozione e rispetto dalle varie Confraternite di
Franchi Muratori e di Tagliatori di Pietre, ma è altrettanto vero che la
storiografia più ampia (ivi inclusa quella parte “leggendaria” basata comunque su
decise tracce storiche: talvolta decise, talaltra superficiali) ci indica molti
patroni dei Muratori e dei Tagliatori di Pietre: ad esempio San Biagio, San
Gregorio, San Luigi, San Marino, i Quattro Santi Coronati, Santo Stefano, San
Tommaso, e forse altri che le cronache ad oggi ci celano, tra i quali certamente
anche una donna: Santa Barbara. Cito anche un San Alessandro di Scozia, i cui
riferimenti nelle Corporazioni non sono molto consistenti ma in onore del quale
fu intitolata quella Loggia Madre di Parigi presso la quale fu nominato Gran
Maestro il venezuelano Simon Bolivar.
Tra le varie annotazioni una risalta in modo particolare: tra le ricorrenze
che i Franchi Muratori ed i Tagliatori di Pietre tradizionalmente celebravano
con significativo riguardo, vi erano le festività dell'Ascensione e
dell'Assunzione. Tematica – questa - circa la quale sto ultimando particolari e
specifici approfondimenti, ma comunque segno certo dell'animo devozionale che
allora era certamente evidente e preminente rispetto a quella laicità che scaturì
successivamente ed in modo prorompente da due grandi avvenimenti: Rivoluzione
Francese e Illuminismo.
Una laicità che, proprio con l'avvio nel 1717 della “Massoneria Moderna”,
trovò uno dei suoi cardini nell'ammantarsi di laicismo: una degenerazione quindi,
che aveva la propria chiave di lettura nell'anticlericalismo – in generale – e
nell'anticattolicesimo in particolare. Una posizione che – complici diversi
enunciati rituali e regolamentari, costituenti le fondamenta della Massoneria
Moderna, – venne di fatto “fatta propria” da tutto ciò che ebbe vita da quella
nuova fase costituente: fu anche la nascita di cattive o strumentali
interpretazioni di antiche Tradizioni – quelle della Massoneria delle Antiche
Pietre, come io amo definirla – e l'innescarsi, sovente, di scontri e polemiche con
gli ambienti confessionali. Contrasti, come ho sostenuto in altri miei scritti,
profondamente ingiusti perché immotivati; frutto di una non-conoscenza (ma
oserei dire “voluta cattiva applicazione”) di precise parole e di precisi concetti
espressi da chi – costituendo le Confraternite – non si era di certo posto
“contro” questa o quella forma religiosa: bensì “al di sopra”, perché “al di sopra”
delle umane passioni e “al di sopra” di tutto ciò che potesse innescare contrasti
o liti tali da sconvolgere gli equilibri e l'armonia interni.
Ma di San Giovanni – sia esso il San Giovanni Battista o il San Giovanni
Evangelista - quale patrono dei Massoni, non c'è traccia certa; ma nonostante
ciò ormai entrambe le ricorrenze sono molto sentite e celebrate, soprattutto
per le coincidenze solstiziali ed il complesso simbolismo che ad esse viene
collegato. Più fonti autorevoli riconducono la devozione a San Giovanni (i
riferimenti talvolta sono contraddittori, però) alla devozione espressa dai
Cavalieri Templari: devozione che, con il trasferirsi dei Cavalieri nelle fila della
Massoneria, sarebbe stata adottata da quest'ultima.
Personalmente, sono dell'avviso che questa pur dotta ricostruzione abbia
inconfessati margini di inesattezza, ritenendo che il riferimento a San Giovanni
possa essersi manifestato anche antecedente – e di molto tempo - a quel
periodo: forse in modo meno evidente - oserei dire meno “materiale”, operativo -
ma molto più spirituale, velato, filosofico e interiore: guardando più al Cielo che
alla Terra, ad una visione cosmologica piuttosto che ad una visione terrena (pur
se “universale”, secondo la nostra ottica; la stessa ottica delle confessioni
religiose come pure – è utile, al riguardo, averne consapevolezza storica,
filosofica e sociale - di alcuni contesti settari, molte volte deviati, che si
considerano anch'essi universali se non addirittura padroni del mondo).
Fermo restando tutto quanto sopra indicato, e notato come tutto venga
definito in modo più evidente in un tempo successivo alle originarie
Confraternite dei Muratori e dei Tagliatori di Pietre, è innegabile (cfr. Oswald
Wirth) che la contemporanea indicazione di “Loggia di San Giovanni” derivi dal
riferimento che nell'Evo di Mezzo contraddistingueva le Corporazioni di
costruttori (Muratori, Tagliatori di Pietre). Erano queste le vere “Confraternite
di San Giovanni” cui nel tardo periodo si unirono le “Confraternite di San
Dionigi”: queste ultime, non un alter bensì frutto della pur graduale separazione
allora verificatasi e dovuta ad una diversa identificazione e valutazione degli
obiettivi da perseguire, come pure ad un rarefarsi dell'attività operativa ossia
manuale. A ben vedere, a mio avviso, furono quelli i prodromi della divisione da
cui ebbe avvio quella che - molto tempo dopo - sarebbe diventata la
divaricazione sempre più marcata tra “operativi” e “speculativi”.
In San Giovanni Battista, il Precursore, si identificarono le c.d. Logge di
Rito Francese ovvero Riformato o Moderno, mentre in San Giovanni Evangelista -
autore dell'omonimo Vangelo, indicato anche come Vangelo dello Spirito, visto lo
spessore esoterico già evidente fin dal prologo – si identificarono quei Massoni
che identificarono nello Scozzesismo e nelle sue Regole il loro riferimento.
Trascurando in questa sede ogni commento sulle libere scelte adottate da
talune Grandi Logge o Grandi Orienti che nel loro quotidiano poco si riferiscono
all'originario scozzesismo – che per loro diviene “accessorio” piuttosto che
“fondamentale” -, ricordiamo che in alcune Logge si pone la Bibbia aperta proprio
sulla prima pagina del Vangelo di Giovanni l'Evangelista. quella che, appunto,
inizia così:
In principio erat Verbum Nel principio era la Parola
et Verbum erat apud Deum, e la Parola era con Dio,
et Deus erat Verbum. e la Parola era Dio.
(...) (...)
L'apertura del Libro Sacro – per noi, la Bibbia - per tanti è un gesto
solenne, ricco di simbolismo e di allegorie; ma molti vivono il momento
prodromico alla dichiarazione di Apertura dei Lavori con scarsa
immedesimazione, vivendo quasi con superficialità routinaria una gesto ed una
serie di allegorie che per me equivale allo scuotimento che può generare
nell'anima, nella mente e nel corpo il fortissimo suono di un gong nel silenzio
assoluto. Personalmente condivido le osservazioni di molti studiosi: San Pietro
simbolizza la chiesa esteriore, San Giovanni Evangelista la chiesa interiore, la
chiesa dello spirito. Da questa considerazione, e riconducendoci d'un balzo a
questa mia nota, e quindi all'utilizzo dell'espressione “di San Giovanni” per
qualificare o titolare le Logge, si è voluto vedere un legame alla Gnosi: da più e
più parti autorevolmente considerata la dottrina interiore e per ciò segreta –
ossia, nascosta e profonda - della Chiesa.
Non dimentichiamo che l'invocazione a S. Giovanni è una costante nella
Massoneria contemporanea (quella “moderna”, per intenderci): motivo per cui -
io, Scozzese – non vedo nessun problema a festeggiare solennemente
l'Evangelista – quale nostro Patrono - il 27 Dicembre, ed onorare il Battista il 24
Giugno. Entrambe le ricorrenze hanno riferimenti, contenuti e significati
esoterici ed essoterici diversi, ma riconducibili ad un'unica Verità; questo mi
sembra un buon motivo per tenerle entrambe in grande considerazione:
ovviamente, avendo cura di evidenziare, spiegare e far comprendere ai Fratelli
quali sostanzialità contraddistinguano le due Figure.
La “seconda parte”, che seguirà tra qualche giorno, tratterà la “Figura di
San Giovanni”.

Roma, 2 Giugno 2011 f.to Giuseppe Bellantonio

e-mail: giuseppebellantonio@infinito.it