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Giuseppe Bellantonio

“MASSONERIA DA SFOGLIARE ”

QUALCHE NOTA SULLE “LOGGE DI SAN GIOVANNI”

Parte II° : la figura di “SAN GIOVANNI”


Taluni concetti sono da tempo oggetto di studi ed analisi approfonditi, così
richiamando riferimenti alchemico-filosofici o esoterico-mistici, invitando a
rinnovati approfondimenti, specie nell'interpretazione di aspetti allegorici e
simbolici. E' importante chiarire - per una corretta collocazione storico-
temporale - che l'odierna disamina si basa tanto su elementi di moltissimi anni
antecedenti il 1700 come pure successivi a tale data: da Ulmannus a W. Blake, da
Paracelso a Stolkenberg, da Constant a Boucher, a Boehme ed altri di cui molti
certamente ben noti al lettore-studioso.
Attenzione, quindi: il lettore non perda mai di vista tanto i contesti che le
epoche in cui tali considerazioni vennero espresse; pertanto ogni tesi non
costituisce “verità assoluta ” circa la quale inchinarsi e cessare di pensare,
interrogarsi, intelligere, ma è invece un punto di partenza per ulteriori
“ragionamenti ” e collegamenti tra altri e diversi spunti.
Una dimostrazione – che, nella sintesi finale, ci ricondurrà al tema
principale di San Giovanni – è lo studio del “Libro della Santa Trinità ” (scritto ai
primi del 1400). In tale particolare raccolta, si intende fare definitiva
chiarezza cancellando l'errato convincimento secondo il quale solo il Padre ed il
Figlio sarebbero consustanziali. Per l'autore, anche Maria sarebbe nata nello
Spirito Santo: l'assunto era testualmente “Gesù Maria madre di Dio, lui stesso è
la propria Madre nella sua umanità ”. Ulmannus propone plurime varianti del
rapporto Padre, Madre e Figlio, concludendo che se il Figlio rappresenta lo
spirito (Mercurio), il Padre l'anima (Sole) e la Madre Vergine il corpo (Luna), il
tutto va a costituire - tanto alchemicamente che esotericamente che
misticamente - l'immensa e misteriosa matrice divina da cui scaturiscono tutti
gli esseri. Una matrice feconda che “... quando si dissolve le si attribuisce una
natura maschile ... quando si coagula, si dice abbia un corpo femminile ...“.
Sempre Ulmannus - ma anche Boehme ed altri - vedono in Maria lo
“specchio della Santa Trinità ”: una figura mistico-esoterica, quindi, evocata al
pari di Sophia (o, meglio: “della ” Sophia); in sintesi, una figura che
rappresenterebbe la “forza esalata ” o “il ritrovato del nulla eterno, in cui Padre,
Figlio e Spirito si rispecchiano ” (1623, Von der Gnadewahl).
Secondo questo quadro interpretativo, a questa eccelsa “trinità di corpo,
spirito e anima ” si aggiungono i quattro Evangelisti quali simboli dei quattro
elementi: Luca, il toro corrisponde al fuoco (Marte): Matteo, l'angelo, all'acqua
(Venere); Marco, il leone, all'aria (Giove); infine Giovanni, l'aquila, alla terra
(Saturno). Quattro Evangelisti e la Trinità: sette figure che - sempre
Ulmannus, nel sistema da lui definito nel “Libro della Santa Trinità ”,
commentato sulla base della dottrina paracelsiana dei tre principii – associa ai
sette metalli, alle sette piaghe di Cristo, alle sette virtù, ai sette colori, ai
giorni della settimana, alle sette fasi del giorno, ai sette Capitoli di Ermete
Trismegisto, ai misteri tutti del settenario.
Tutto ci conduce e ci ri-conduce a Giovanni l'Evangelista, dunque, al nostro
San Giovanni; Giovanni simboleggiato dall'aquila; aquila che nelle trasposizioni
studiate da Ulmannus ed altri, non a caso è colta come aquila nera bicefala, :
emblematica “immagine speculare della Santissima Trinità ”. L'aquila nera
bicefala – dunque – viene assolutamente associata a Giovanni l'Evangelista, a sua
volta simbolo della chiesa “interiore”, autore del “Vangelo dello Spirito ”,
considerato – al pari di Saturno – il patrono degli alchimisti. La definizione
della “immagine speculare della Santissima Trinità ” associata all'aquila nera
bicefala e l'abbinamento di questa a Giovanni, ricevono le seguenti spiegazioni:
l'aquila filosofica nasce dal nero, e da questo viene estratta insieme alle sue
proprietà; essa è testimonianza viva quanto allegorica della conjunctio dei tre
principi paracelsiani; è espressione singola ovvero combinata di uno o più degli
elementi e delle proprietà tutte di Zolfo, Mercurio e Sale. (come ricorda anche
Franciscus Epimetheus, nel suo Pandora del 1727).
Mi permetto di evidenziare – solo per nota - come la Chiesa romana
apostolica fosse riuscita a cogliere l'importanza della Trinità divina in seno alla
Chiesa di Gerusalemme, raccogliendo così anche il retaggio di una Tradizione
Antica.
Solo allegorie? Solo simbolismi? Solo forzature di matrice alchemica o
mistica? Solo visioni mutevoli, a seconda dei punti di vista? Solo riflessioni e
considerazioni cui oggi approda lo studioso, elaborando con troppa enfasi i tanti
elementi di cui, per Storia-Tradizione-Letteratura si dispone?
Forse. Forse qualcosa di meno di ciò, forse qualcosa di più di ciò: ma
certamente materia meritevole di approfondimento e di studio, spunto per
riflessioni ed argomentazioni: da condividere o analizzare ancor più in radice.
Certamente, ed in ogni caso, materia che – qualunque sia il verso della sua
circolarità – è per noi elemento di riferimento e che, comunque affrontata, da
qualunque punto si voglia partire, a qualunque epoca si voglia fare riferimento, ci
conduce sempre alla figura di Giovanni l'Evangelista, e con lui al simbolo
dell'aquila, e da questa alle allegoria dell'aquila nera bicefala.
H.L. Constant - il più famoso e conosciuto studioso di esoterismo di tutto il
1800, i cui studi ed approfondimenti, tuttora di guida per gli studiosi, sono stati
pregevoli - fondamentalmente concordava con le interpretazioni più antiche, che
valutava come non casuali e certamente correlabili alle Tradizioni più intense e
pregne di esperienze tangibili, molto spesso riconducibili a conoscenze
sapienziali che portavano decisamente indietro nel tempo: e stabilivano anche
una concreta connessione che, travalicando le epoche, offriva – così come offre
- una visione alfine unica.
Si tenga ben presente che degli argomenti che qui complessivamente
trattiamo troviamo anche traccia o riferimento - in modo talvolta più esteso,
talaltro frammentario - nei manoscritti qumranici: specie dopo le più recenti
scoperte ed interpretazioni scientifiche: tematica circa la quale invitiamo il
lettore ad effettuare approfondimenti personali, prediligendo rigorosamente –
qualora intenda servirsi del web – siti che facciano riferimento a fonti dirette,
rigorosamente tecniche, piuttosto che pagine web farcite di copia-incolla.
Tornando alla figura di Giovanni, Luca nel suo Vangelo (cfr. 22, 35-38) ci
descrive come Giacomo e Giovanni fossero i “guardiani” principali per proteggere
Gesù durante i suoi spostamenti. Guardiani (o “guardie del corpo” come oggi un
cronista superficiale potrebbe scrivere) che lo stesso Gesù aveva
soprannominato “figli del tuono” e che svolgevano tale delicato incarico insieme a
Simone lo Zelota e Simone bar Ionas e Giuda. Quindi, ancora un richiamo a
Giovanni futuro Evangelista, così prossimo in spirito a Gesù anche quando scrisse
l'Apocalisse, l'ultimo libro del Nuovo Testamento. Qui, in un fremente galoppo di
allegorie e simbolismi, Giovanni si riferisce al Cristo indicandolo come “ io sono
la radice della stirpe di Davide, e la stella radiosa del mattino” ( cfr. Ap. 22, 16).
Una definizione, quella di Giovanni – l'Evangelista dello Spirito – che trova
una citazione precedente nella “Profezia della Stella ” di cui si parla in tutti i
manoscritti e contenuta nella Bibbia “una stella spunta da Giacobbe e uno
scettro sorge da Israele " (Numeri, 24, 17).
Riepilogando, mi sembra che tutti gli elementi che ci portano a San
Giovanni Evangelista siano di un'eccezionale ricchezza interiore, a conferma
delle analisi fatte dagli studiosi sul suo ruolo di Custode della Gnosi. La qual
cosa ci è di guida nel capire meglio i motivi per cui i Franchi Muratori e i
Tagliatori di Pietre prediligessero riferirsi a Lui, specie nella fase più spirituale
e ricca di esoterismo e simbolismo: la fase Antica del ciclo operativo, quando la
pietra grezza via via prendeva sempre più nuove e più levigate forme. Il che ci
agevola anche a comprendere perché – anche dopo questa fase – proprio S.
Giovanni Evangelista continuasse ad essere il patrono di riferimento degli
scozzesi: così come ancora oggi è, tanto esotericamente che essotericamente.
Un arrivederci alla III° ed ultima parte ed alle conclusioni.
Roma, 6 Giugno 2011 f.to Giuseppe Bellantonio
e-mail: giuseppebellantonio@infinito.it