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Le aree verdi urbane e periurbane: situazione attuale e prospettive nel medio termine

Giovanni Sanesi Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali Universit di Bari Via Amendola 165/a 70126 Bari sanesi@agr.uniba.it La vegetazione nativa e le irregolarit naturali della topografia vengono distrutte dalla negligenza, dallavidit, e dalla mancanza di idee, perch il tipo medio del costruttore considera il suolo come una funzione commerciale, dalla quale si sente autorizzato a trarre il massimo profitto W. Gropius Premessa Le dinamiche socio economiche e demografiche del XX secolo ed in particolare quelle delle seconda met, hanno inciso profondamente sui modelli insediativi che si sono affermati e sui rapporti esistenti tra popolazione e territorio. In Italia, alla stregua di quanto successo in altri contesti geografici, lincremento demografico registrato nel corso del periodo 1951-91 ha determinato il concentramento di sistemi residenziali in determinati ambiti coincidenti con i centri del potere economico-amministrativo. I censimenti generali della popolazione e delle abitazioni in tale intervallo di tempo evidenziano come 22 capoluoghi di provincia1 che comprendono il 1,63% del territorio nazionale riescono ad accentrare, nel periodo di riferimento, una quota della popolazione nazionale compresa tra il 16,23% ed il 21,49% ed una quota di stanze (unit di riferimento delle abitazioni omogenea nei cinque censimenti) tra il 16,38% ed il 20,39%. Dallanalisi dei dati possibile differenziare due periodi: il primo, 1951/1971 dove la capacit di polarizzazione crescente sia per la popolazione che per le stanze ed un secondo 1971-1991 dove, pur rimanendo sempre elevata la capacit di attrazione, si evidenzia una fase calante (ISTAT, 1957, 1967,1975, 1985, 1993). Estremamente interessante il rapporto abitanti e stanze ovverosia la disponibilit di spazio da parte del cittadino: il trend chiaro e costante e mostra come laffollamento nelle a bitazioni si sia dimezzato nel corso di quaranta anni passando da 1,25 ab/stanza del 1951 a 0,62 ab/stanza del 1991 (Fig. 1). Da quanto esposto appare evidente che i residenti hanno acquisito nel corso degli anni un maggiore ingombro spaziale ed un presumibile comfort. Per cercare di evidenziare meglio le dinamiche che hanno caratterizzato il sistema insediativo residenziale, stato preso in considerazione, a titolo esemplificativo, il comprensorio della piana fiorentina costituito da Firenze, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Calenzano e Prato. Nel periodo 1951/1991 la capacit di attrazione relativa del capoluogo regionale scema sensibilmente a favore di Prato e degli altri comuni. Il trend negativo marcato sia nei
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Aosta, Torino, Milano, Bolzano, Trento, Genova, Venezia, Trieste, Bologna, Firenze, Perugia, Ancona, Roma, Cagliari, LAquila, Campobasso, Napoli, Bari, Potenza, Catanzaro, Catania, Palermo.

confronti della popolazione che delle unit abitative anche se, per questultima componente, Firenze mostra una certa resistenza. Conseguenza immediata delle dinamiche sopra esposte stata una urbanizzazione diffusa della piana fiorentina, loccupazione irreversibile di suolo agricolo, la scomparsa di verde, la progressiva limpermeabilizzazione dei suoli: in sintesi la diminuzione della presenza degli agrosistemi necessari a controbilanciare la sempre crescente impronta ecologica2 dellarea metropolitana che ormai si consolidata. Di seguito vengono evidenziate le situazioni che caratterizzano le aree verdi urbane e periurbane e quali possono essere le prospettive nel medio termine in considerazione anche del ruolo che il patrimonio di parchi, giardini e spazi aperti in genere pu svolgere nellambito di una politica di sviluppo sostenibile La citt quale centro di consumo di materia e di energia I fenomeni di urbanizzazione prima evidenziati sono conosciuti, descritti ampiamente e, in alcune situazioni, hanno raggiunto livelli di vera e propria emergenza. In Italia del nord, a Milano, il consumo irreversibile della risorsa suolo e di quanto connesso ha toccato aspetti preoccupanti: stato infatti accertato un indice di urbanizzazione del suolo3 dellarea metropolitana pari al 54,04% (Chil, 1999). Daltra parte, se il territorio rurale e il verde agricolo4 ivi compreso diminuisce, non meno preoccupante il dato relativo alla presenza del verde allinterno delle nostre citt. Secondo recenti indagini effettuate in materia di ambiente urbano e di indicatori di qualit della vita (ISTAT, 2001), nel 1998, nei 22 comuni citati in premessa, dove la densit abitativa varia da 8.699 abitanti/Km2 di Napoli ai 149 di LAquila, la disponibilit di verde pubblico , in sei casi (Aosta, LAquila, Campobasso, Napoli, Bari e Catania), inferiore ai limiti previsti dal D.I. 1444/68 (Fig. 2). Per altro importante notare come spesso il patrimonio del verde pubblico urbano sia distribuito sul territorio in modo non eterogeneo e possa essere costituito in buona parte dalla tipologia parco urbano (Fig. 3 mentre ), ridotta la quota parte di verde attrezzato, la tipologia pi richiesta ed usufruibile dalle diverse fasce di et di utenza e che dovrebbe costituire il tessuto connettivo di ogni quartiere. Dallanalisi del dato nel suo complesso risulta evidente che sono ben lontani i livelli di verde di alcune citt del nord Europa, quali Copenhagen dove si raggiungono disponibilit di 43 m2 / abitante. Nella capitale della Danimarca, ma anche in altre citt di analoghi contesti geografici, lincidenza degli spazi verdi sul totale dellarea urbana elevata e supera il 20% (Stanners e Bourdeau, 1995). Laccentramento di popolazione in ambiti delimitati, il cambiamento di abitudini che lessere urbano e le conseguenti sempre accresciute esigenze determinano anche la concentrazione di flussi (richiesta) di beni e di servizi verso le citt. Quale indice di questo flusso pu essere assunto il consumo di energia. Il Ministero dellAmbiente nella Relazione sullo Stato dellAmbiente edita nel 1997 mette in evidenza come, nel periodo 1970-1995, il consumo interno sia passato da 105.7 a 243.4 miliardi di KWh, con un incremento pi che doppio, ma che lincidenza dei consumi domestici nello stesso periodo sia una di quelle che abbia subito un maggiore incremento relativo. Anche lultima Relazione sullo Stato dellAmbiente (Ministero dellAmbiente, 2001) ha evidenziato come nel 1998 i consumi di energia delle famiglie per il riscaldamento, lacqua calda, la cucina e gli elettrodomestici coprono pi del quinto degli usi finali totali di energia con un trend sempre crescente anche per lanno successivo.
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Il "capitale naturale totale" per mantenere la popolazione urbana stata definita da Rees (1992) come impronta ecologica urbana o urban ecological footprint.
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Rapporto tra la superficie occupata dalle aree urbane (abitazioni, infrastrutture, industrie e cave) e la superficie agricola forestale. 4 Con questa dizione si intende comprendere lo spazio destinato alla produzione agricola (seminativi, arborati, orti, pascoli, etc.), gli incolti, le formazioni forestali di ogni genere e gli spazi aperti coperti anche parzialmente da vegetazione.

Residenziale e terziario (attivit prevalentemente di tipo urbano) interessano complessivamente il 41,6%, la stessa aliquota imputata ai trasporti5 , altro impiego finale di energia in parte collegato alle aree urbane. Risulta pertanto evidente che non solo le aree urbane si sviluppino, consumando sempre di pi la risorsa suolo, ma che questi centri siano diventati i maggiori consumatori di energia e di risorse. La quantit di risorse naturali che supporta una citt, deve essere nella massima parte importata dallesterno. Il flusso comunque reciproco in quanto verso lambiente esterno, dopo avere trasformato le risorse importate, la citt restituisce emissioni di diverso genere e rifiuti. Si viene quindi a definire, oltre allarea urbana, anche il territorio o area ecologica in grado di sostenere questo bilancio energetico e di risorse. Secondo la letteratura larea produttiva ecologica totale richiesta per sostenere un qualsiasi tessuto urbano generalmente superiore di 100 volte all'area contenuta nei confini amministrativi della citt stessa (Bettini, 1996). Se, alla luce di queste considerazioni, riprendiamo in esame lattuale estensione del verde urbano e periurbano (foresta urbana6 ) in Italia, possibile renderci ancora meglio conto della sua drammatica esiguit. Questa esiguit si appalesa ancora di pi se consideriamo il ruolo che il verde potrebbe avere nelle citt. Il verde urbano e periurbano: una base per lo sviluppo sostenibile Nel corso dei secoli al verde sono state attribuiti ruoli e funzioni diverse ed articolate. Da luogo di incontro anche con il soprannaturale tipico di alcune civilt antiche7 a vero e proprio sistema sul quale fondare lo sviluppo urbanistico di molte citt del XIX e del XX secolo8 . In Italia, nonostante una tradizione millenaria delluso del verde come elemento caratterizzante prima le residenze private9 e poi anche il tessuto urbano delle citt10 , nel corso del secolo appena concluso si persa la capacit di utilizzare la foresta urbana come connettivo dello sviluppo urbanistico. Sia il verde urbano che quello periurbano sono stati spesso utilizzati come spazi in attesa di edificazione senza lattribuzione di valori propri. Questo degrado del ruolo del verde si protratto fino quasi alla fine del XX secolo, quando, grazie anche alle spinte culturali provenienti da istanze comunitarie e ed internazionali11 , nel nostro Paese si sviluppata una legislazione sensibile verso la gestione del risorse ambientali ed il verde. Significativa lesperienza della Regione Toscana in materia di norme per il governo del territorio. In particolare si fa riferimento alla L.R.T. 5/95 che basa lattivit pubblica e privata in materia di
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Secondo il Ministero dellAmbiente (1997) nelle aree urbane si effettua circa il 60% degli spostamenti. Gli spazi verdi urbani sono definiti da molti autori (Clegg, 1982; Miller, 1988; Kuchelmeister, 2000) anche come foresta urbana ovvero linsieme della vegetazione compresa nellambito urbano, suburbano e nelle frange citt campagna. Tale foresta comprende i parchi, i giardini, gli orti, le fasce di rispetto stradali e ferroviarie, le sponde di corsi dacqua, gli incolti, etc.
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I giardini pensili di Ninive e di Babilonia secondo i riferimenti letterari, appaiono correlati ai culti di particolari divinit.

Il verde assume la realt di vero e proprio sistema nei progetti di riqualificazione urbanistica di Parigi ideati da Haussman nel 1853-69; Le Corbusier nel secolo successivo identifica il verde come elemento comprimario nella progettazione urbana; il piano urbanistico di Amsterdam ideato negli anni venti-trenta e realizzato nel dopoguerra si basa proprio su una cintura verde (Amsterdamse Bos) come elemento qualificante e caratterizzante la nuova citt; la green belt uno degli elementi caratterizzanti delle New Towns inglesi (Benevolo, 1973; Cerami, 1996; Ascarelli, 1997). 9 Fino dallepoca romana il verde sempre stato impiegato per realizzare spazi qualificanti le residenze private; con finalit analoghe stato utilizzato nel periodo rinascimentale. 10 Nel corso del settecento e soprattutto dellottocento, lo spazio verde collettivo, il viale alberato ed altre tipologie di verde furono ampiamente utilizzate nei processi di rinnovazione urbanistica che interessarono citt quali Torino, Milano, Genova, Firenze, Roma, Napoli e Palermo (Maniglio Calcagno, 1983) 11 Fondamentale il ruolo che hanno avuto le norme e le convenzioni comunitarie ed internazionali in materia di gestione dellambiente, delle risorse naturali e di sviluppo compatibile.

urbanistica sul concetto di sviluppo sostenibile e alla L.R.T. 64/95 che disciplina gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia nelle zone rurali sulla base di programmi di miglioramento agricolo ambientale. E un nuovo modo di concepire la gestione delle risorsa suolo e dellambiente completamente diverso rispetto al passato. Dal punto di vista teorico gli spazi aperti ed il verde assumono una nuova centralit nei processi di sviluppo urbanistico tanto da assurgere al ruolo di vere e proprie invarianti strutturali del territorio da sottoporre a tutela12. Si tratta pertanto di inquadrare lo sviluppo in un contesto di salvaguardia dei diritti delle generazione presenti e future a fruire delle risorse del territorio e di evitare quanto ha invece caratterizzato, specie negli anni sessanta-settanta, lo sviluppo di ampie parti del tessuto metropolitano italiano nelle quali una serie di risorse ambientali, quali i boschi riparali e gli orti urbani, sono state cancellate dal territorio. La promulgazione di queste leggi e di altre norme si fonda anche sulla percezione della capacit della foresta urbana di contribuire a favorire uno sviluppo urbanistico improntato a migliorare la qualit della vita allinterno delle citt. Questa capacit del verde un fatto ormai ampiamente acquisito a livello scientifico. Una serie di studi e di ricerche hanno evidenziato la possibilit delle piante di potere incidere su una serie di componenti dellambiente urbano quali atmosfera, ambiente idrico, suolo e sottosuolo, biodiversit, ecosistemi, salute pubblica, rumore e vibrazioni e paesaggio (Cocozza Talia et alii, 2002). E sulla base di queste risultanze che in diversi contesti geografici sono stati improntati programmi per realizzare impianti di alberi, arbusti ed aree verdi di ogni genere con il fine prioritario di migliorare la qualit della vita degli abitanti di citt o di aree metropolitane. Queste esperienze13 sono consolidate specie negli USA14 dove solo a titolo di esempio si ricordano: il Floridas urban forestry program, il Dayton Climate Project e il Chicagos urban forest climate project (Harrell, 1978; Rowentree et alii, 1982; McPherson, 1994). Esperienze significative nellimpianto di vaste aree verdi15 si sono avute anche in altri continenti (Schabel, 1980; Miller, 1988; Kuchelmeister e Braatz, 1993; Kuchelmeister,1997). Interessanti e degni di nota inoltre sono alcuni recenti programmi di rinverdimento urbano introdotti in Giappone attraverso lutilizzo di tipologie di verde specialistico16 . Prospettive nel medio termine per il verde urbano in Italia Quanto appena esposto e la ricca letteratura in tema di foresta urbana e influssi sulle componenti ambientali fanno capire limportanza delle piante nel contesto delle citt. Emerge inoltre con forza la questione che il verde debba essere inteso non come una serie di singoli episodi (il parco, il giardino, lorto, la riva del fiume, etc.), ma come un vero e proprio sistema nel quale si possono identificare anche flussi di materia e di energia.
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Art. 5, comma 6 della L.R.T. 5/95. Dal punto di vista dellapproccio allassistenza nella gestione di programmi di forestazione urbana molto interessante lapproccio utilizzato dall Assesstment of Wisconsins Urban Forestry Assistance Program (AA.VV., 2001) 14 Negli USA, specie, negli trenta anni si sono sviluppati e affermati una serie di trust o di fondazioni aventi con scopo specifico la realizzazione di programmi di rinverdimento urbano o di miglioramento degli spazi verdi esistenti. A livello nazionale e locale risulta essere particolarmente attivo The Trust for Public Land (TPL) fondato nel 1972 che il promotore del Green Cities Iniziative programma grazie al quale dal 1994 al 1999 sono stati realizzati oltre 250 parchi in circa 20 citt americane. In Europa interessante menzionare il National Urban Forestry Unit che dal 1995 opere in Gran Bretagna nella promozione di iniziative di diverso livello e genere nel campo della selvicoltura urbana 15 Spesso la realizzazione di aree verdi urbane e periurbane stata abbinata alla salvaguardia di spazi agricolo-forestali esistenti. In Europa questa attivit di pianificazione territoriale si base ampiamente sulla possibilit di prevedere il vincolo con finalit paesaggistiche. In Italia questo istituto esiste fino dal 1939 (legge 1497/39) ed stato rinnovato ed ampliato con la legge Galasso (legge 431/85). 16 Nello specifico si fa riferimento al verde pensile, tipologia che, specie in ambiti di nuova edificazione, potrebbe trovare ampia applicazione anche in Italia.

Per quanto riguarda la diffusione di esperienze effettuate in precisi contesti geografici (ad es. il Chicagos urban forest climate project) importante sottolineare che determinate applicazioni effettuate in contesti ambientali diversi da quelli presenti in Italia richiedono unulteriore verifica. Pertanto auspicabile che le ricerche in questo settore siano intensificate al fine di avere una certezza dei benefici (variazione del clima, riduzione degli inquinanti, etc.) e la loro quantificazione (quale temperatura si raggiunge in citt, quale risparmio energetico, quanti e quali inquinanti si possono asportare, etc.) Lapproccio di sistema e la realizzazioni di veri e propri network verdi sui quali incentrare lo sviluppo delle aree urbane un fatto, almeno in Italia, di recente acquisizione. Nello specifico questo concetto stato promosso dalle pubbliche amministrazioni allinterno dei programmi di sostenibilit locale e globale di cui ad Agenda 21 ed ai relativi Piani dazione locali. A titolo esemplificativo merita ricordare il caso del Comune di Torino (AA.VV., op. cit.; Bovo, 2000) che, attraverso la realizzazione di sistemi interconnessi di verde urbano, ha permesso non solo di triplicare in meno di venti anni la dotazione di verde pro capite, ma anche di coniugare lo sviluppo urbano con la salvaguardia delle risorse ambientali. Questa politica di tutela e di valorizzazione del proprio territorio si basa su scelte di tipo urbanistico nelle quali il verde si articola, lungo il fiume Po e intorno alle colline in fasce di versa tipologia ed estensione, ma senza soluzioni di continuit. Il verde assume pertanto una propria dignit e, tra laltro, un ruolo di connessione dello spazio metropolitano con quello rurale contribuendo cos a consolidare il concetto di identit dei luoghi. Al tempo stesso il verde assume la funzione di strumento per garantire il perseguimento di obiettivi nei quali rientrano: lintegrazione sociale, la riqualificazione di aree urbane, il riequilibrio dei flussi di materia e di energia tra citt e gli ecosistemi di supporto alla stessa, la partecipazione di diversi attori sociali alla filiera di governo locale e al relativo rafforzamento delle capacit di questultimo17 . Esperienze analoghe a quella torinese, con un diverso grado di applicazione e di articolazione e con le loro specificit, sono riscontrabili in altri grossi centri urbani quali Milano e Roma (Griner e Nitto, 2000; AA.VV., 2000). Gli strumenti di azione a disposizione delle amministrazioni responsabili della gestione del verde urbano sono oggi diversi. Dal punto di vista finanziario la programmazione degli interventi pu essere incentrata su risorse di livello comunitario quali quelle previste dai fondi strutturali, dai piani di sviluppo rurale di cui al Reg. Ce 1257/99, dai programmi Interreg, dai programmi Life ambiente, dai programmi Urban o da specifiche linee di intervento che esistono in tema di sviluppo sostenibile. Anche a livello nazionale sono presenti fonti di contribuzione tra le quali si ricorda quelle previste dallart. 109 della finanziaria 2001 (Interventi in materia di promozione dello sviluppo sostenibile) o quelle che discendono dallapplicazione del D. lgs 152/99. Sono strumenti che prevedono interventi inquadrabili in una visione di sistema e di identificazione di specifiche funzioni che le piante possono svolgere nel complesso urbano (depurazione delle acque reflue, fitorimediazione dei suoli, diminuzione dellisola di calore, etc.). Va ricordato comunque che anche alcune regioni, quali la Lombardia, hanno previsto specifici fondi per la forestazione urbana18. Per potere programmare gli interventi con efficacia necessario per che il tutto sia inserito in contesto di pianificazione nel quale siano individuati con certezza le risorse disponibili, gli obiettivi, i tempi e i modi per il loro conseguimento. Tra le risorse territoriali, spesso dimenticate ma fondamentali anche al fine di realizzare un sistema organico, ci sono quelle di cui allart. 1 della legge 431/85, le zone di vincolo ai margini delle linee
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Ai fini dellefficacia di intervento si ritiene che la scala minima per ogni azione debba essere di tipo comunale, salvo una verifica anche di eventuali effetti a livello di citt metropolitana o di provincia. 18 10 grandi foreste per la pianura lomb arda un programma di forestazione urbana e periurbana con una contribuzione complessiva di 38 mld. per il 2001.

stradali e ferroviarie, le zone agricole, le cosiddette aree degradate (ex cave, ex discariche, aree industriali dimesse, etc.), gli incolti e tutti quegli spazi aperti che risultano comunque essere ancora presenti nel territorio urbanizzato. A livello pianificatorio fondamentale verificare e, se nel caso, esplorare i rapporti che possono esistere tra pubblico e privato (partecipazione, partenariato, contrattazione, etc.). La verifica del quadro di riferimento normativo rappresenta un ulteriore passo fondamentale per garantire lefficacia degli interventi proposti. In particolare oltre a quanto previsto a livello nazionale, regionale e provinciale deve comprendere lanalisi del quadro di regole che discendono dai diversi strumenti in materia previsti a livello comunale19 . Importante potrebbe essere, ai fini di tutela del verde e degli spazi aperti ancora esistenti nella fascia citt/campagna, lintroduzione di vincoli di servit e d i eventuali indennizzi (Maringelli, 2001). Una strategia di manutenzione del verde urbano e periurbano non deve essere per priva del processo di implementazione da parte della cittadinanza delle politiche perseguite (es. sviluppo sostenibile). E anche su questo aspetto (partecipazione dei residenti e degli utenti alle scelte effettuate dalla pubblica amministrazione) che necessario fare grandi investimenti. Per altro, in un momento nel quale le risorse pubbliche diventano sempre pi limitate, la scelta di coinvolgere gli utenti ed i privati in genere nei diversi livelli che interessano la gestione e la realizzazione del verde urbano e periurbano divenuta ineluttabile. Improcrastinabile anche lassunzione di precise responsabilit da parte dei diversi organi decisionali pubblici (Stato, Regione, Provincia, Citt metropolitana e Comune) per potere finalmente conseguire una politica per il verde urbano. Tra laltro devono essere previsti i necessari strumenti (piani, programmi, strutture di riferimento, etc.) e individuate le specifiche figure professionali (autorit per il verde, manager del verde, etc.) alle quali attribuire, in analogia di quanto avviene in altri contesti geografici e socio-economici simili al nostro, le competenze che la gestione del verde richiede. Riassunto Lautore, partendo da unanalisi dello sviluppo urbanistico che ha caratterizzato lItalia nel secondo dopoguerra ed in particolare larea metropolitana fiorentina, esprime alcune considerazioni sul ruolo che le citt hanno avuto fino ad oggi rispetto al consumo del suolo e dellenergia. Recenti provvedimenti normativi hanno aperto la strada di uno sviluppo urbanistico in un contesto di sostenibilit. Viene pertanto messo in evidenza come il verde urbano e periurbano possa giocare un ruolo fondamentale in una nuovo tipo di pianificazione delle citt. Sono richiamate alcune esperienze estere di forestazione urbana e sono delineate le prospettive a medio termine che programmi simili potrebbero avere in Italia. Summary The author beginning with an analysis about the rapid urban development in Italy during the years after the Second World War, gives some considerations as regards the role of citiess ground and energy consumption. Recently, some laws and rules opened the way f r a new more plausibile urban o planning development. The author moreover underlines the importance of urban and peri-urban green spaces. He points out that their role has to be basic in a modern urban planning. He holds up as an example some urban forestry experiences from abroad that help to delineate in the mid term similar programs in Italy.

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Una recente indagine ha messo in evidenza come esistono in materia di verde urbano, nello stesso comune, una pluralit di provvedimenti, spesso autonomi luno dallaltro (Sanesi, 2001).

Fig. 1 Rapporto residenti/stanze nel periodo 1951/91 (ISTAT, 1957, 1967, 1975, 1985, 1993 )
1,2 1 0,8 0,6 0,4 0,2 0
51 19 no an
60 50 40 30 20 10 0
To Bz Ao Mi

Firenze Calenzano Campi B. Prato Sesto F.no Totale


61 19 no an
Ve Tn Ts Ge

Fig. 2 Disponibilit di verde urbano per residente (m 2/cad.) in alcuni comuni rispetto allo standard del DI 1444/68 (ISTAT, 2001)

Bo

An

Aq

Rm

Cb

Ba

Na

Cz

Ca

Ct

Pg

Pa

Pz

Fi

DI

71 19 no an

81 19 no an

91 19 no an

Fig. 3 Incidenza della tipologia "parco urbano" sulla disponibilit di verde pubblico (ISTAT, 2001)
100% 80% 60% 40% 20% 0%

To

Ao

Mi

Bz

Tn

Ve

Ts

Ge

Bo

Fi

Pg

An

Rm

Aq

Cb

Na

Ba

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Cz

Pa

Ct

Ca

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