Bollettino trimestrale informativo PD del comprensorio Jonio-Alcantara

Responsabile progetto Marina Scimone

www.pdjonicamessina.com facebook: Pd Riviera Jonica Infoline: 389.1347920

Anno 1 - Giugno 2011 - Numero 1

“Progetto Comunicazione” Riviera Jonica
Il Partito Democratico Messinese ha pensato di dare voce ai Circoli della Riviera Jonica dando mandato al Vice Segretario Provinciale, Nino Bartolotta di individuare dei progetti che potessero dare visibilità alle problematiche dei Comuni che ne fanno parte. Questa esigenza è stata avvertita non per questioni di simpatia, ma semplicemente perché tale zona, dal marzo del 2010 è priva del suo unico rappresentante eletto al Consiglio Provinvciale, che sedeva nei banchi dell’opposizione, Biagio Gugliotta, il quale ha interrotto i suoi rapporti con il PD passando prima tra le fila del PDL e successivamente di FLI e che attualmente fa parte del Gruppo Misto del Consiglio Provinciale. Perdere il proprio consigliere provinciale, anche se di minoranza, significa interrompere il rapporto con la base, con i Circoli ed il territorio, cosa ravvisata inopportuna sia dai dirigenti provinciali che dai dirigenti dei Circoli territoriali. Per tamponare questo vacatio di rapporti tra gli elettori, Circoli locali del Pd e la Dirigenza del Partito è nato il Progetto Comunicazione, voler dare la possibilità ai Circoli locali di poter palesare i propri disagi, i progetti e gli eventi relativi al territorio Jonico che abitiamo. Per creare ed ulteriormente facilitare la rete di comunicazione e di rapporti in una zona che si presenta strutturalmente vasta e dispersiva, sarebbe auspicabile che si strutturasse al più presto un Coordinamento della zona Jonica, nel frattempo noi iniziamo il nostro modesto ma speriamo utile lavoro di cui la sottoscritta, in qualità di Delegata della Riviera Jonica all’Assemblea Nazionale è stata individuata come responsabile del Progetto Comunicazione: per cui servendomi della collaborazione di un gruppo di volontari del PD, interessati a tale Progetto, si è provveduto a creare una rete informatica attraverso una pagina Facebook: PD Riviera Jonica, ed un blog: pdjonicamessina.com; si è anche ritenuto opportuno pensare a chi non ha troppa dimestichezza con i mezzi informatici, creando questo magazine informativo trimestrale, in cui raccogliere le nostre idee, i nostri propositi, gli eventi in atto e soprattutto le problematiche che attanagliano, i Comuni del comprensorio. Sperando di riuscire ad offrire un buon Servizio e di ottemperare anche se in piccola parte alla lacuna che si è creata, offriamo gratuitamente ai cittadini il nostro magazine, che verrà distribuito attraverso i Circoli locali, motivo per cui si potrà creare un ulteriore momento d’incontro fra la stessa cittadinanza e la “politica”.
Marina Scimone

Un referendum storico
Se non fosse sufficiente come stimolo per andare a votare al referendum del 12 e 13 giugno la considerazione dell’importanza dei temi sui quali siamo chiamati a pronunciarci, dopo i risultati di questa prima tornata delle elezioni amministrative, dai cui risultati appare evidente che il declino di Berlusconi e di questo centrodestra è ormai inesorabile, un argomento decisivo a favore del voto è dato dal fatto che è l’occasione per dare la spallata finale a questo governo degli ‘ir-responsabili’. E ciò per una ragione molto semplice da comprendere: una partecipazione massiccia alla consultazione referendaria, con il raggiungimento del quorum, la sicura bocciatura delle politiche della maggioranza su acqua, energia e giustizia, nonostante gli sforzi profusi..nel tentare di impedire, limitare, oscurare il voto, significherebbe sopra ogni dubbio che il Paese ha voglia di cambiare, davvero, e che si deve andare a nuove elezioni, se non si trova in Parlamento una maggioranza alternativa. Non mi sembra qui il caso di analizzare i singoli quesiti se non per larghissime linee. Permettetemi di farlo con un modestissimo commento personale. Senza acqua si muore, il nostro corpo è composto in larghissima parte da acqua, non voglio che sia un privato animato da interessi di lucro a decidere quanto mi costa vivere. Sul nucleare capisco le preoccupazioni di chi mette al centro del dibattito la politica energetica del Paese, ma le soluzioni apparentemente semplici non sono mai quelle giuste: il nucleare è rischiosissimo per l’incolumità di tutti e non è sicuro, come dimostrato anche dagli ultimi eventi in Giappone. Io non amo mettere in pericolo la vita mia e di chi mi sta accanto, e voi? E per finire, sul legittimo impedimento, da aspirante giurista e da amante dell’etica nella politica, mi si dice che chi governa debba essere al di sopra della legge, io rispondo che è vero il contrario; chi governa deve sottostare ancora di più al diritto ed essere al di sopra di ogni sospetto, naturalmente nel quadro di istituzioni ‘sane’, quali le nostre, appunto, sono. Se volete confrontarvi sul tema, siamo disponibili a contribuire a chiarire i vostri dubbi, anche facendovi parlare con persone qualificate, così come in queste ultime settimane nelle piazze della nostra Riviera Jonica. Vi prego solo di non fare un errore, cioè quello di sottovalutare questo voto. La Storia pretende che il Popolo stavolta si esprima in massa. Ma la massa siamo Noi a farla, presi ad Uno a Uno. Quindi, 4 sì per dire no alla privatizzazione dell’acqua, al nucleare ed alla disuguaglianza nel trattamento di fronte alla legge, torniamo protagonisti del nostro futuro.
Fabio Orlando

SOMMARIO

Benvenuti a Sbriciolandia __________________3

Progetto Comunicazione PD Riviera Jonica - Editoriale_1 Le vere liberalizzazioni ____________________4 Un referendum storico_____________________1 La giustizia senza forza è inerme ____________5 Il dissesto idrogeologico ___________________2 Tagli agli sprechi, non tagli lineari ___________6 La Riviera Jonica e il turismo _______________2 PD e riforme ARS_________________________7 Il ponte del futuro e le strade del passato _____3 Approvata all’ARS la nuova legge elettorale ____8

Anno 1 - Giugno 2011 - Numero 1

Il dissesto idrogeologico
Dissesto idrogeologico, termine non più astratto ma reso, nostro malgrado, reale dagli eventi che si verificano sempre più frequentemente sul territorio. Tutti noi, ormai, abbiamo fatto l’abitudine a convivere con i suoi effetti pratici, per i quali purtroppo sembra bastare anche una pioggia di mezz’ora. Proprio così, sono sufficienti pochi minuti di pioggia insistente per creare il panico, franano pezzi di montagne sulle strade, frana un’intera carreggiata, cadono massi sulle case, intere abitazioni vengono invase dal fango o spostate dal suolo che si trasforma in un tappeto di sabbie mobili, sembra di vivere l’apocalisse quando ti va bene e lo puoi raccontare. Le nostre zone sono state colte impreparate dal cambiamento climatico in atto, abituate, forse, a sporadiche e modeste piogge degli ultimi vent’anni hanno trascurato l’aspetto regimentazione delle acque piovane. Il nocciolo della questione è proprio la mancanza di tutela del territorio e di prevenzione da parte delle istituzioni a tutti i suoi livelli, colpevoli di aver consentito la cementificazione di qualsiasi tipo di area, persino sui letti dei fiumi e dei torrenti, aver costruito strade senza adeguati canali di scolo delle acque e di non averne predisposti dove non esistevano per nulla. Riflettiamo, perché è giusto farlo, anche su un fatto che da solo racconta molto sull’incuria della nostra terra, molti Comuni non hanno ancora adottato un piano regolatore e non seguono un vero criterio di urbanizzazione rendendosi, inconsapevolmente o meno, vulnerabili e preda degli speculatori edilizi, i quali sono tanti e in qualche caso hanno già devastato il nostro territorio irLa Riviera Jonica è nota per le sue bellezze e per le sue peculiarità, i chilometri di coste e le dolci colline che si stagliano a ridosso e che racchiudono in sé la perla dello Jonio, Taormina, antica e ambita meta per i turisti di tutto il mondo. Forte di queste caratteristiche e di tali bellezze si è investito, in passato, gran parte dell’ economia sul Turismo, investimento che per alcuni decenni si è rivelato favorevole e fruttuoso, recentemente, però sembra che questo splendido meccanismo si sia inceppato, quasi fosse logorato dall’usura e questo preoccupa i piccoli imprenditori ed i comuni cittadini che nell’attività turistica hanno investito tutto e che lavorando in questo settore hanno di fatto portato avanti le loro famiglie e messo in movimento l’economia della Riviera Jonica stessa. Cosa ci sta succedendo? Cosa possiamo fare adesso? Nelle due ultime stagioni c’è stato un preoccupante diminuendo di richieste e una riduzione della cosiddetta stagione, complice la terribile crisi economica mondiale, con cui forse non si è riusciti a fare i conti in maniera adeguata, soprattutto nel settore del turismo, ma in questo hanno giocato un ruolo le scelte del Governo Nazionale che hanno privilegiato solo alcuni settori, ma questo non basta a giustificare perché le crepe già erano presenti da prima. Quali sono state le scelte locali, cosa si poteva fare di più e meglio? Talvolta la sensazione è che si sia vissuti a lungo di luce riflessa, di quel che generazioni precedenti alla nostra avevano costruito per noi con grande lungimiranza, con il passare del tempo i progetti andavano adeguati e rimodernati ai tempi che cambiano in reparabilmente. Certamente le calamità naturali avvengono e nessuno può dire di riuscire a fermarle ma è anche vero che se questi aspetti venissero valutati seriamente i danni provocati sarebbero infinitamente minori. Nonostante la situazione della provincia messinese sia nota a tutti, anche a livello nazionale, non si ha notizia di programmazione di finanziamenti indirizzati ad un risanamento del dissesto che ci ha investito, e che, ad ogni acquazzone aumenta senza gli opportuni interventi. Sembra che a nessuno importi del rischio a cui sono soggette delle vite umane, tanto che alle volte vien da

Castelmola Frana provocata dal nubifragio dell’autunno 2009

chiedersi se il loro valore venga valutato in base alla zona geografica di appartenenza, oppure, se sia giusto sentire dire, dopo una tragedia, in modo superficiale e fuori luogo, che è colpa dell’abusivismo edilizio, solo per pulirsi le coscienze e sentirsi meno responsabili. Stanca di sentire ripetere la stessa cantilena “mancanza di fondi” dagli enti preposti e di vedere finanziare opere che realmente non rispondono alle necessità dei cittadini, in veste di Consigliere Comunale, ho presentato, ed è già stata approvata nel mio paese, una mozione consiliare con il seguente oggetto: “Individuazione fondi per il risanamento del dissesto idrogeologico siciliano ed in particolare della provincia di Messina” da deliberare in tutti i Comuni della Sicilia per essere infine sottoposta al Governo Regionale Siciliano. Questi fondi sarebbero di ben 1,3 miliardi di euro assegnati con la legge 102/2009 per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, l’intenzione è quella mettere in luce le vere priorità della nostra Sicilia che per troppo tempo ha subito le scelte altrui, e che, invece, attraverso i propri amministratori può riuscire ad essere protagonista delle politiche che la interessano. Sicuramente una proposta provocatoria ma che si rende necessaria di fronte all’inerzia che ci circonda, per riaccendere i riflettori su un problema, che, a soli due anni di distanza dalla tragedia che ha colpito la zona sud di Messina, rischia di finire già nel dimenticatoio. Si parlò di disastro annunciato ed in noi tutti è vivo il ricordo di cosa seguì in quel primo Ottobre 2009, con i suoi 37 morti, che non possono e non devono rimanere solo un numero delle prossime pagine di storia, ma devono restare scolpiti nelle menti per farsi sentire ogni volta che qualcuno cerca o cercherà di dimenticare.
Stefania D’Agostino

La Riviera jonica ed il turismo
fretta ed alla feroce concorrenza - Grecia, Spagna, Croazia, Tunisia, che oggi sono capaci di un’offerta turistica molto vantaggiosa e competitiva. L’intuizione e la capacità creativa che ci appartiene andava assecondata, la lungimiranza doveva essere spostata in avanti altrimenti smette di essere tale per definizione, ma diventa un aspetto malinconicamente retrò che all’offerta turistica probabilmente giova poco. In realtà i proventi che arrivano dal settore sono stati gestiti male e spesso sprecati in opere faraoniche inutili che talvolta hanno finito con il creare anche dissesto idrogeologico, o peggio ancora, non si capisce bene che strani giri o percorsi questi denari abbiano fatto, ciò che è sotto gli occhi di tutti è che non sono serviti a migliorare ed incentivare la qualità dei servizi che doveva essere il biglietto da visita dell’offerta turistica. Strade dissestate, ivi compresa la A 18, che sembrano essere state colpite da bombardamenti, arredi urbani fantasiosi e multicolori, spesso anche di scarsa tenuta, l’immagine delle vie dello shopping che ricorda gli anni ’70, tranne alcune rare eccezioni, parcheggi inesistenti e possibili avventori perseguitati da strisce blu e multe salate, file chilometriche sulla statale, neanche fossimo al centro di Milano o di Roma all’ora di punta. In alcuni paesi turistici o che si definiscono tali non esistono neanche i bagni pubblici, per non parlare delle spiagge spesso sprovviste di ogni bene ed il mare che misteriosamente ad agosto si trasforma una discarica d’immondizia e fare il bagno, meduse permettendo, diventa un’impresa off limits. E mi fermo qui. Direte perché tanta durezza? Perchè l’impegno economico che noi chiediamo ai turisti è veramente notevole e quindi per quei prezzi, i servizi che offriamo devono essere impeccabili, viene da sé che tutti, amministratori, addetti ai lavori, semplici cittadini, dobbiamo fare uno sforzo, metterci più impegno stare più attenti all’organizzazione e all’immagine che si intende dare se si vuole guadagnare di più, altrimenti è presto detto, il turista sceglie altre mete. Farsi un esame di coscienza, scendere dal piedistallo e rimboccarsi le maniche da capo è, a questo punto, un elemento indispensabile per il rilancio del turismo. La parola rilancio implica in sé attività, dobbiamo proporci quindi come soggetti, enti, addetti ai lavori attivi e pensanti e non come belle statuine che stanno là e aspettano che qualcuno venga ad ammirare la “ nostra rinomata bellezza” e che per far questo paghi pure profumatamente, senza che noi muoviamo un dito per dare un’adeguata accoglienza e fare sentire l’ospite completamente a proprio agio. Questa dovrà essere la nostra sfida del futuro, dormire meno e avere la capacità di progettare e lo spirito di sacrificio pronto, affinchè i progetti si possano realizzare in nome di quell’antica lungimiranza che dovrebbe essere a capo di ogni azione e che nel passato ha portato grande gloria, numerose opportunità, molto guadagno e lavoro alla nostra terra, al nostro comprensorio ed ai cittadini che lo abitano.
Marina Scimone

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Anno 1 - Giugno 2011 - Numero 1

Il ponte del futuro e Benvenuti a Sbriciolandia le strade del passato Mareggiate, alluvioni, scempi ambientali minacciano un territorio fragile. Cosa fare?
Quali sono le priorità per la nostra zona?
Proprio qualche mese fa, l’Amministratore Delegato della società Stretto di Messina Pietro Ciucci, il Sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca, l’Amministratore Delegato del consorzio Eurolink Michele Leone e i rappresentanti delle associazioni di categoria hanno firmato l’accordo relativo alle procedure e alle metodologie da adottare per la determinazione delle indennità di espropriazione per la costruzione del fatidico ponte sullo stretto. Ma è davvero necessario questo ponte?
Letojanni Danni provocati dal nubifragio del 15 aprile 2011

S.P. 25 Strada dissestata Roccalumera-Mandanci

Non esistono forse delle priorità come ad esempio le strade statali o le strade provinciali che riversano in condizioni pietose? Credo di esprimere un po’ l’idea di tutti gli abitanti della Riviera Jonica Messinese e dei paesi interni quando penso che, prima di costruire questa cattedrale nel deserto si potrebbero sistemare tutte le strade interne. La strada provinciale 25, ad esempio, che da Roccalumera porta a Mandanici versa in condizioni impensabili nel 2011. Lungo tutta la tratta ci sono infinite buche, dei veri e propri crateri, la segnaletica in alcuni punti non viene sostituita da molto tempo, i guardrail sono quasi del tutto privi di catarifrangenti e dove sono sostituiti dai muretti questi ultimi sono spesso malconci e per concludere quando piove in alcuni punti si formano veri e propri laghetti che aumentano il rischio di incidenti per il verificarsi del fenomeno dell’acquapalning. La Provincia Regionale di Messina interviene raramente ed in modo superficiale mettendo un po’ di catrame nelle buche come per tapparle che, inutile dirlo, dopo qualche goccia di pioggia, si stacca. Questa situazione è ormai inaccettabile, siamo arrivati alS.P. 25 Segnaletica

l’esasperazione, siamo stanchi di questi interventi sbrigativi che non portano alcun miglioramento duraturo, senza contare i danni che subiscono le auto per chi questa strada la percorre tutti i giorni per motivi lavorativi o di studio Insomma vogliamo interventi seri sulle nostre strade per viaggiare tranquilli e in sicurezza anche se vuol dire rinunciare al ponte sullo stretto di Messina.
Angelica Ciatto

Benvenuti a Sbriciolandia! Costoni che scivolano verso valle, strade che si spezzano come un grissino, case che si riempiono di fango e mare. Quel che da alcuni anni sta succedendo nella riviera jonica non si era mai visto. E gli amministratori, salva qualche felice eccezione, ondeggiano tra l’impotenza e l’incompetenza ed in qualche caso si continua a non rendersi conto che la natura, rispetto al passato, ha definitivamente cambiato atteggiamento. E di brutto. Quindi, o anche l’uomo modifica il proprio modo di fare, oppure contro la natura è inevitabile la soccombenza. STELLE… CADENTI L’elenco delle criticità sul territorio jonico sarebbe lunghissimo ed ormai colpisce anche le strade di accesso alle nostre “stelle” sul piano paesaggistico, come Forza d’Agrò, Casalvecchio, Savoca e S. Alessio devastata dalle mareggiate, malgrado un imponente intervento di rinascimento della spiaggia. Andiamo per estrema sintesi. Dopo anni di cadute massi a Fondaco Parrino, Alì Terme e Scaletta e l’alluvione di Alì Terme del 2008, l’uno ottobre 2009 ha segnato il punto di non ritorno. E non solo per le trentasette persone che vi hanno perso la vita, ma anche per un territorio a cui la natura ha spiegato col suo spietato metodo che certe cose non potranno essere più fatte. Ne sa qualcosa il consigliere Pd Gabriele Avigliani, che da due anni cerca di farlo capire ad un’amministrazione comunale, quella di Scaletta Zanclea, che appare assolutamente inadeguata rispetto al problema. Alcune settimane fa è finita in ginocchio la Val d’Agrò, con una frana che ha indotto alla chiusura della strada statale 114 a S. Alessio ed altre frane che tengono sulla graticola la provinciale per Forza d’Agrò e quelle che raggiungono Roccafiorita, Mongiuffi Melia, Antillo e Gallodoro. Lotta contro il fango costante anche a Letojanni. IL PERCHE’ DI UN PROBLEMA Sono tante le ipotesi che si stanno facendo attorno ai motivi che hanno determinato il grave dissesto idrogeologico della zona. Motivi quasi tutti riconducibili alla cattiva gestione del territorio. Tre i fattori principali: cemento eccessivo; incendi estivi; mancata cura delle campagne. Una volta i contadini alberavano e curavano le campagne, che non si incendiavano e quindi trattenevano il terreno che invece oggi è in balia di interventi

cementizi e quel che resta si ricopre di sterpaglie che si bruciano in estate. COME USCIRNE Se il problema è nelle politiche di gestione del territorio è da lì che deve arrivare la soluzione. Non si può ragionare solo in termini di consolidamenti e interventi d’emergenza: non si può perché non basterebbero i soldi (tra l’altro il fu Bertolaso qui non poteva gestire gli appalti, soggetti all’egida della legge regionale, e perciò i fondi arrivano col contagocce: eh, quando non si ha una Francesca a disposizione…) e comunque anche consolidando il consolidabile, il problema resterebbe. Piuttosto appaiono fuori luogo gli strali lanciati dal Pdl al deputato regionale Udc, Giovanni Ardizzone, per aver velocizzato l’iter di adozione del piano paesaggistico; un piano che si può discutere nelle previsioni di dettaglio, nella carenza di concertazione, in aspetti tecnici condivisibili o meno, ma che finalmente traccia un orizzonte indiscutibile: niente più cemento sui fiumi e sul mare. Una regolamentazione urbanistica del territorio che tenga conto del fatto che i fiumi sono corsi d’acqua da rispettare e non “fastidi” da ricoprire di cemento, è un primo passo, ma non basta. E’ indispensabile rafforzare le campagne e renderle nuovamente in grado di difendersi da sole dagli eventi atmosferici. Giorgio Foti, ex dirigente dell’assessorato regionale all’Agricoltura ed oggi presidente del comitato alluvionati di Giampilieri, ha indicato la via – a nostro avviso – giusta. E’ necessario riforestare le campagne e curarle. Utopia, visto che ormai in campagna non si va più nemmeno per i pic nic? Foti propone di far leva sull’aspetto economico, stanziando dei fondi a favore dei proprietari di terreni che si assumono l’onore di riforestare – magari con alberi produttivi - le proprie campagne e tenerle curate negli anni. Costerà? Certamente meno del costo (economico e sociale) necessario per intervenire d’urgenza nel caso di disastri come quelli che accadono ormai periodicamente e che continueranno ad accadere se il muscolo del territorio, la campagna, non torna tonico. Il Pd ha l’obbligo morale e politico di sposare questa causa, in tutte le sedi istituzionali in cui ha voce in capitolo, perché è da questa sfida che dipende la sussistenza fisica di molti nostri paesi e dei loro abitanti.
Filippo Brianni

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Anno 1 - Giugno 2011 - Numero 1

Le vere liberalizzazioni in Italia
Sono “targate Pd” le proposte concrete a favore dei cittadini e contro le lobby
Di liberalizzazioni ne parlano tutti, ma in questi anni, dopo le famose e salutari “lenzuolate” di Bersani poco o nulla è stato fatto da un governo ostaggio degli interessi corporativi. Si può affermare, senza timore di essere di parte, che solo con la guida del centrosinistra sono avvenute le grandi liberalizzazioni in Italia degli ultimi quindici anni. Ma dove si può ancora intervenire per eliminare fenomeni speculativi, favorire concorrenza e cittadini e creare nuovi posti di lavoro?
I SERVIZI ASSICURATIVI Tutti noi ad ogni scadenza di polizza RC auto, ci vediamo appioppare aumenti da parte delle compagnie, le quali lo fanno in modo scientifico tutte assieme, senza meccanismi concorrenziali e di premialità per gli utenti virtuosi. Le proposte sono chiare e semplici: abrogare il tacito rinnovo dell’assicurazione, vietare le modifiche unilaterali, vietare gli intrecci azionari e personali tra assicurazioni concorrenti; premiare gli utenti più disciplinati e quelli che usano meno l’auto (es. polizza in base ai chilometri) e la costituzione, a livello territoriale, di gruppi di acquisto tra gli automobilisti, con misure incentivanti al fine di ottenere condizioni più favorevoli in ragione di un rafforzato potere contrattuale. Infine, la costituzione di una autorita’ di controllo presso l’Isvap per porre un freno alle truffe. I FARMACI Il processo di liberalizzazioni attuato nel 2006 dall’ allora ministro Bersani nel governo Prodi ha permesso alla parafarmacie ed alla grande distribuzione di realizzare 3.300 punti di vendita che oggi occupano circa 6.000 farmacisti, in gran parte giovani e neolaureati e senza genitori titolari di affermate farmacie. Questa apertura alla concorrenza dei medicinali che non hanno bisogno la prescrizione medica, ha determinato una riduzione dei prezzi rispetto al prezzo di listino . Bisogna ora estendere la liberalizzazione anche a tutti i medicinali di fascia C che gravano pesantemente sulla spesa privata delle famiglie, e garantire la facoltà a tutti i punti vendita dei farmaci di stabilire in autonomia gli orari di apertura. LE PROFESSIONI Durante il biennio 2008- 2010 c’e’ stato un deciso passo indietro perché i diversi disegni di legge promossi dalla destra hanno determinato una chiusura del mercato delle professioni, maggiori costi per gli utenti e grandi difficolta’ d’accesso da parte dei giovani. Il Pd ha proposto: riduzione dei vincoli all’accesso alle professioni; accorciare la distanza tra le fasi di studio ed accesso al lavoro; riforma del tirocinio, con durata limitata e compenso equo. ENERGIA Il settore è oggi dominato da poche imprese e, quindi, prezzi in aumento. Notevoli risparmi si possono ottenere con la separazione tra operatore di rete e operatore di servizio. Tuttora l’Eni possiede il 50% della societa’ proprietaria della rete Snam Rete Gas, la quale a sua volta controlla il 100% della societa’ Stogit ,che gestisce il sistema di stoccaggio in una sorta di monopolio. Andrebbero completati gli investimenti dei siti di gassificazione iniziati da Bersani nel 2006. Riguardo la rete dei distributori occorre garantire ai gestori un’effettiva libertà di approvvigionamento di carburanti presso piu’ fornitori, eliminando le clausole di esclusivita’ che non consentono di reperire sul mercato il prodotto a prezzo migliore, e che costringono i gestori a fornirsi solo da alcune compagnie petrolifere, senza potere di contrattazione. Andrebbero infine eliminati i vincoli regionali esistenti in merito alla liberalizzazione dei distributori. I SERVIZI BANCARI Nel 2007 , il Governo Prodi introdusse misure volte a favorire la portabilità gratuita dei mutui. Occorre estendere queste norme a tutti gli altri servizi bancari e finanziari. Bisogna recepire i suggerimenti dell’Antitrust, abolendo

la clausola di massimo scoperto e di altre commissioni sui conti correnti bancari e dare libertà al cliente di scegliersi sul mercato la polizza assicurativa collegata al mutuo, anziché vedersela imporre dalla banca. Infine, contratti più semplici e comprensibili. INTERNET Al riguardo il progetto è quello di dar vita ad un progetto integrato unitario di banda larga e ultra larga, favorendo forme di consorzi tra privati e amministrazioni pubbliche per la realizzazione comune di reti in fibra ottica e forme di connessione mista fissa-mobile per i piccoli centri. Per finanziare questi progetti, occorre incentivare la creazione di consorzi, anche attraverso la partecipazione della Cassa Depositi e Prestiti, come previsto dal progetto varato dal ministro delle Telecomunicazioni Gentiloni nel Governo Prodi. MEDIA E TELEVISIONI In questo settore, la cosa che bisogna fare e che, colpevolmente, il centrosinistra non ha fatto, è una seria legge sul conflitto d’interesse. A mio avviso il degrado morale che la classe politica sta offrendo è frutto di uno strapotere mediatico che ha avvelenato in modo subdolo la società e che ha minato le regole democratiche, creando una forma di “dittatura telecratica” che non esiste in nessun altro paese occidentale, ma è presente in paesi dove le regole democratiche non sono attuate, con i quali il nostro governo ha fitti rapporti: Bielorussia, Libia, Tunisia, Egitto, Russia. Quindi attuare il progetto di legge Gentiloni, eliminare i tetti pubblicitari a pay Tv (Sky), privatizzare la Rai in modo la liberarla dai condizionamenti politici, equiparare l’Iva tra mercato pay e mercato in chiaro, infine ottimizzare l’uso delle frequenze attuando principi e direttive europee. Il Partito Democratico è e vuole essere un partito di governo e per questa ragione il lavoro di progettualita’ e di elaborazione di proposte per l’ Italia serve ad avere un programma forte e incisivo. Il populismo del governo di destra ha finora pensato alle elezioni successive, nel “dna” del P.D. c’e’ invece la missione di pensare alle generazioni successive.
Angelo Casablanca

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Anno 1 - Giugno 2011 - Numero 1

La giustizia senza forza è inerme
La “follia” epocale del Governo
Da una ventina di giorni la riforma della giustizia è stata presentata al Consiglio dei Ministri, scatenando una serie reazioni, affermazioni e commenti pungenti verso il governo. Messaggi partoriti dai timori e dalle perplessità che scuotono in questo momento i giudici dell’Associazione Nazionale Magistrati. A dare fondamento a tali preoccupazioni parecchi esponenti della maggioranza numerica, rei, secondo le toghe, di rilasciare dichiarazioni a sfondo provocatorio e intimidatorio a scapito dei giudici e i pm. Non a caso, anche il Quirinale ha ripetutamente e pazientemente invitato i responsabili all’assunzione della responsabilità, ma la maggioranza, abusando dei propri risicati numeri, continua ad eludere il coinvolgimento dell’opposizione. I punti essenziali che possiamo cogliere dal testo della riforma della giustizia riguardano: Consiglio Superiore della Magistratura, inappellabilità, autonomia della polizia giudiziaria, tutto il titolo IV della Costituzione repubblicana, quello dedicato alla magistratura, che viene completamente stravolto nella propria architettura precipua. Non cambierà, se non che un’inaspettata sorpresa, invece, il voto interno e la composizione della Consulta. Csm saranno due, uno per i Pm e uno per giudici, ma al vertice dovrebbe esserci il Presidente della Repubblica. Non sarà il parlamento a scegliere e votare il Procuratore generale della Cassazione, il quale non presiederà neppure il Csm dei pm. Cade del tutto il principio dell’elezione popolare voluto dalla Lega. Neanche i magistrati onorari saranno eletti dal popolo. I giudici risponderanno degli errori commessi secondo le stesse regole applicate ai dipendenti della pubblica amministrazione. Attualmente è possibile contestare ad un magistrato la responsabilità civile solo in casi di presunto dolo oppure colpa grave e lo Stato paga l’eventuale indennizzo al cittadino. La formula che Pdl e Lega vorrebbero approvare parla invece di manifesta violazione del diritto: espressione così generica che rischia di moltiplicare a dismisura i ricorsi contro i magistrati. Inaridito il principio dell’obbligatorietà dell’azione panale: sarà una legge a stabilire con quali criteri i pm potranno esercitarla. Il pm perderà il controllo pieno sulla polizia giudiziaria, cui sarà garantita in costituzione una sua autonomia. Si va avanti sulla separazione netta delle carriere tra giudici e pm. Concorsi distinti e nessuna possibilità di passaggio interno. I magistrati non sono più soggetti costituzionalmente garantiti, degradandoli a semplici funzionari dello Stato. Si avranno due organismi dell’autogoverno della magistratura: il

Csm giudicante e il Csm requirente che segna la definitiva linea di demarcazione tra carriera del giudice e quella del pubblico ministero. Entrambi i Csm verranno snaturati di un altro compito, ossia quello di poter esprimere pareri sulle leggi, varate dal parlamento che hanno una ricaduta sull’organizzazione del processo e degli uffici giudiziari. Ad entrambi i Csm competeranno soltanto le promozioni delle toghe, le loro assegnazioni e i trasferimenti. Risulta, dunque, fin dalla sua genesi, un piano teso ad attaccare, svilire la figura della pubblica accusa, diminuita a figura ancillare estremamente depotenziata rispetto all’attuale assetto costituzionale. In attesa della riforma, il governo, avvalendosi di un imponente e solidissimo circuito mediatico, pilotando il meccanismo dei messaggi iperbolici, martellantie costanti, cerca di spingere il parlamento accondiscendente, contro ogni logica di buon senso delle istituzioni dell’interesse nazionale, a tentare un blitz diabolico, introducendo tramite una legge di recepimento di direttive europee, delle norme che racchiudano la norma sulla responsabilità sopra citata, e quella del processo breve, che ha in sé la prescrizione breve , con il risultato esecrabile di mandare in fumo migliaia di processi, danneggiando tutte le parti lese che sperano nella giustizia, e per contro assolvere una notevole schiera di fuorilegge ”folli”. E’ forse il caso di rinverdire una sensata frase di Blaise Pascal: << La giustizia deve essere congiunta al potere, così che ciò che è giusto possa aver potere, e che ciò che ha potere possa essere giusto>>. Se osserviamo minuziosamente questo apoftegma, non possiamo proprio fare a meno di ricordare che l’autonomia e l’indipendenza costituiscono principi inderogabili in rapporto a quella divisione tra i poteri che è parte essenziale dello Stato. Orbene, a tal fine, la maggioranza degli italiani spera che concordemente in parlamento e osservando le prassi costituzionali si riesca a pervenire ad una riforma rispettosa delle distinzioni tra poteri e delle funzioni di garanzia.
Antonio Fascetto

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Anno 1 - Giugno 2011 - Numero 1

Tagli agli sprechi, non tagli lineari!
La crisi economica internazionale, che dal 2007 ha colpito anche l’Italia, ha messo a dura prova la tenuta finanziaria del nostro Paese, già afflitto da un bilancio storicamente in deficit. Il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, allo scopo di limitare l’incremento del deficit che avrebbe causato pressioni internazionali e speculazione finanziarie, ha portato avanti una ‘politica del rigore’, con tagli lineari in tutti i settori dell’economia. Sebbene abbia prodotto il suddetto beneficio, questa scelta del Governo sta portando il nostro Paese ad essere il fanalino di coda della crescita nell’Eurozona, invece una politica dei tagli rivolta ai soli sprechi avrebbe portato degli indubbi vantaggi economici e di competitività del Sistema Paese. I tagli alla scuola, per esempio, che nel corso del 2010 sono stati di 9 miliardi di euro, hanno comportato una riduzione del numero degli insegnanti, che solo nella provincia di Messina ha interessato 1300 unità; inoltre il nostro Paese è stato l’unico tra quelli industrializzati a ridurre gli investimenti nella cosìddetta industria della conoscenza. Se l’azione del Governo si fosse concentrata sulla riduzione degli enti inutili, per esempio le Province come era nel programma elettorale del Pdl, ci sarebbe stata una riduzione dei costi di 13,5 miliardi l’anno. Ma in Italia sono molti gli sprechi nella pubblica amministrazione a cui non si è cercata una soluzione: l’alto numero dei parlamentari e relativi stipendi, le indennità, le macchine blu, che ci costano ogni anno 5 miliardi, le forze dell’ordine. Sono tantissimi gli sprechi in questo settore, che al nostro paese costa ogni anno più di 50 miliardi di euro. Anche se è difficile crederlo, visto il modo in cui tv e giornali italiani affrontano il problema sicurezza, nel settore della difesa lavorano ogni giorno più di 400 mila unità; questo fa dell’Italia il Paese con la più alta percentuale di Forze dell’ordine in relazione agli abitanti: un agente ogni 190,7 cittadini; in Francia è di 1 ogni 256,2; in Germania di 1 ogni 329,5; nel Regno Unito di 1 ogni 431. La presenza di più corpi d’armata: ognuno con un proprio ordinamento, con i propri mezzi, coi propri strumenti, e la necessità di maggiori risorse hanno portato alla moltiplicazione degli impieghi e degli sprechi, che derivano da una macchina amministrativa così faraginosa da gestire. Ancora oggi, infatti, non esiste un coordinamento efficace ed efficiente fra le varie forze di polizia per il controllo del territorio e delle spese correnti, che si traduce in un spreco di risorse e di mezzi. Un esempio è la mancanza del ‘numero unico di emergenza’, che già dal 1991 per l’Unione Europea è il 112. In Italia non è così, abbiamo il 112, il 113, il 117, il 118, il 1515, il 1530 e le emergenze speciali: 114 infanzia, 1500 medica, 1518 antincendio boschivo, 1522 emergenza donna etc. Per questo proliferare di numeri l’Unione Europa ci ha inflitto una multa di 40 mila euro al giorno: 14,6 milioni all’anno. Senza voler andare troppo lontano con le cifre e con gli esempi, nella nostra Riviera ed in particolar modo

tra Roccalumera e Sant’Alessio Siculo abbiamo 3 caserme dei Carabinieri (Santa Teresa di Riva, Sant’Alessio Siculo e Roccalumera) e una caserma dei Pompieri (Roccalumera). Questo comporta l’utilizzo di più mezzi di trasporto, di maggiori costi fissi (corrente elettrica, carburante, telefono etc) e di più immobili; se venisse realizzata un’unica centrale si avrebbe un maggiore controllo del territorio derivante da un maggiore coordinamento dei mezzi, una riduzione dei costi fissi e la possibilità di destinare gli immobili in eccesso ad altre attività o alla vendita per rimpinguare le casse dei comuni, colpiti dai continui tagli regionali e nazionali. Se som-

miamo agli sprechi appena descritti quelli che ci possono essere in tutte le province del nostro Paese, ci rendiamo conto della necessità di una riforma del settore della difesa che si ponga come obiettivi fondamentali: l’accorpamento delle diverse polizie e la rimodulazione delle unità nei territori. Le proiezioni di questa riforma, secondo alcuni centri studi, porterebbe ad una maggiore efficienza ed efficacia nelle azioni di sicurezza e di salvaguardia del territorio e ad una riduzione dei costi, quantificabile in 10 miliardi di euro annui che potrebbero essere investiti per il rilancio della nostra economia.
Sergio Trimarchi

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Anno 1 - Giugno 2011 - Numero 1

Il PD vera forza riformista della Sicilia Ecco le riforme diventate leggi grazie al Partito Democratico della Sicilia
La sfida che il PD siciliano ha accettato, con l’appoggio esterno al governo Lombardo, ha sollevato qualche malumore all’interno del partito, ma si sa che le scelte difficili in un Partito plurale e senza padroni come il PD, creano sempre accesi dibattiti. Ecco nel dettaglio alcune proposte diventate legge grazie al PD: leggi che migliorano le condizioni di vita dei cittadini e abbattono gli sprechi che il centrodestra ha perpetrato negli anni. RIPUBBLICIZZAZIONE della gestione delle risorse idriche. La norma blocca l’iter della gestione privata e avvia il percorso per il ritorno della gestione pubblica delle risorse idriche in Sicilia, impegnando la Regione a dotarsi entro un anno di un provvedimento che organizzi la gestione del servizio, fornendo anche i parametri necessari per la cessazione delle convenzioni in atto con i gestori privati. Inoltre viene istituito il “ Comitato consultivo degli utenti” per la qualità del servizio e per il monitoraggio delle tariffe. LAVORO Istituito il CREDITO D’IMPOSTA PER L’OCCUPAZIONE, che riconosce un contributo al datore di lavoro pari ad € 333,00 al mese per due anni per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato, in caso di lavoratrici il contributo e’ aumentato a € 416,00. ATTIVITA’ EXTRASCOLASTICHE POMERIDIANE Attraverso i fondi POFSE 2007/2013 e’ stato finanziato un piano d’intervento per la realizzazione di attivita’ extrascolastiche nelle ore pomeridiane nelle scuole di ogni ordine e grado delle aree a rischio marginalita’ socio- economica della Regione. Tale progetto sara’ finanziato con 40 milioni di euro del fondo sociale europeo, che risponde sebbene parzialmente, alla vergognosa emergenza creata in Sicilia dal governo nazionale con i tagli della famigerata riforma della scuola. ESENZIONE TICKET PER FASCIE DEBOLI I cittadini che hanno un reddito familiare fino a 20.000 euro sono esentati dal pagamento dei ticket sanitari per esami specialistici e di laboratorio, a partire dal 2011. STRADE PROVINCIALI Per la manutenzione straordinaria e la costruzione di nuove strade provinciali vengono assegnati 105 milioni di euro (10 per ogni provincia, tranne Messina con 25 milioni). La norma colma il vuoto causato dal governo nazionale, che ha tolto i fondi per la seconda e terza annualita’, in precedenza assegnati dal Governo Prodi , che ha fatto si che le Provincie restassero con progetti pronti ma senza piu’ fondi. SISTEMA DEI RIFIUTI Purtroppo sono noti a tutti gli sprechi che si sono verificati con gli ATO. Con questa riforma gli ATO vengono ridotti da 27 a 10, viene stabilito di incrementare la raccolta differenziata in sostituzione degli inceneritori e si interviene a favore dei Comuni per il ripianamento dei debiti attraverso Piani di Rientro. Infine si stabiliscono nuove norme in materia di Piano Regionale dei rifiuti. MISURA A SOSTEGNO DELL’AGRICOLTURA Viene stabilito uno stanziamento di 30 milioni di euro per il risarcimento danni causati dalla peronospora nel 2007, altri stanziamenti vengono previsti per l’ammortamento dei debiti delle aziende agricole, per la riorganizzazione delle cantine sociali che risulta essere in Sicilia un settore trainante della produzione agricola. MISURE A SOSTEGNO DELL’ARTIGIANATO Dopo cinque anni di colpevole ritardo, viene rifinanziato il fondo CRIAS per la concessione di credito a tasso agevolato alle imprese artigiane, le quali potranno beneficiare di finanziamenti a tassi minimi, molto importanti soprattutto per le imprese di nuova costituzione costituite anche da giovani. PENSIONI D’ORO Gli scandalosi avvenimenti che hanno riguardato pensioni d’oro per parecchi dipendenti regionali, hanno avuto una giusta risposta con un tetto massimo di € 250.000 annui . ZONE FRANCHE URBANE Al fine di contrastare fenomeni di degrado di determinate aree urbane e favorire la crescita imprenditoriale ed occupazionale in queste zone il Partito Democratico ha ottenuto la possibilità di creare in Sicilia, con legge regionale, ZONE FRANCHE URBANE, peraltro già previste dal Governo Prodi. Il finanziamento previsto e’ di 45 milioni di euro per il biennio 20102012. OBBLIGO PARAMETRI CONSIP PER FORNITURE DI BENI E SERVIZI Con questa normativa Enti, amministrazioni e organismi regionali che intendono effettuare acquisti per forniture di beni e servizi, dovranno rispettare gli standard indicati da CONSIP, con notevoli risparmi di spesa. VALORIZZAZIONE DEI CENTRI STORICI Prevede la concessoni di mutui per i proprietari a tasso zero. Art. 7: La procedura di ammissione al contributo degli interventi, è regolata da una valutazione di ammissibilità condotta secondo l’ordine cronologico di presentazione delle istanze, da parte di funzionari del Dipartimento delle Infrastrutture e delle Mobilità, servizio 6, insediamenti abitativi - contributi. Recentemente è stata approvata dalla Giunta Regionale la LEGGE N° 5 DEL 5/04/2011, per la semplificazione della P.A., l’agevolazione delle iniziative economiche ed il contrasto a corruzione e criminalità. All’interno di questa legge spicca la soppressione delle commissioni edilizie comunali, allo scopo di favorire lo snellimento e l’accelerazione del procedimento amministrativo per il rilascio delle concessioni edilizia. Quindi un provvedimento concreto contro la corruzione e le infiltrazioni mafiose nei Comuni, che determina una forma di liberalizzazioni delle professioni tecniche (architetti ed ingegneri). In meno di sei mesi si può certamente, affermare che la capacità di creare riforme vere da parte del Partito Democratico e’ stata apprezzabile. Certo ancora molto si può e deve essere fatto per far uscire la Sicilia dal buio causato dai precedenti governi del centrodestra, per affermare uno sviluppo vero e sostenibile che consenta ai nostri giovani di poter trovare lavoro nella propria terra, e non emigrare come purtroppo e’avvenuto in questi ultimi anni. La grande responsabilità del Partito Democratico in Sicilia sarà essenzialmente questa.
Angelo Casablanca

LA REDAZIONE
Il Comitato di redazione è composto dai seguenti membri Marina Scimone
Componente dell’Assemblea Nazionale PD Circolo PD di Letojanni

Angelo Casablanca
Segretario Circolo PD di S. Teresa di Riva Componente della Direzione Prov.le PD Messina

Stefania D’Agostino
Consigliere Comunale PD di Castelmola Segretaria Circolo di Castelmola

Sergio Trimarchi
Componente Assemblea Prov.le PD Messina Circolo PD di Savoca

Angelica Ciatto
Segretaria del Circolo PD di Mandanici

Fabio Orlando
Consigliere Comunale PD di Roccafiorita Componente della Direzione Prov.le PD Messina;

Alberto Rifatto
Componente Segreteria Circolo PD di S. Teresa di Riva

Filippo Brianni
Circolo PD di Forza d’Agrò

Raffaele Costa
Segretario Circolo PD di Furci Siculo

Antonio Fascetto
Circolo PD di S. Teresa di Riva

Nella foto alcuni componenti la redazione (Scimone, Fascetto, Casablanca e D’Agostino) con, al centro, il Segretario regionale PD Giuseppe Lupo

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Anno 1 - Giugno 2011 - Numero 1

Approvata all’ARS la nuova legge elettorale
Tante le novità per sindaci ed amministrazioni migliori
Approvata dall’Ars la legge elettorale che dal 2012 sostituirà la L..R 35/97. Vediamo le principali novità. VOTO ALLA LISTA NON VA PIU’ AL SINDACO Per quanto resti unica la scheda, ciascun elettore sarà chiamato ora ad esprimere separatamente il voto per il candidato sindaco e per le liste ad esso collegate; quindi, il voto espresso esclusivamente per la lista al consiglio non si estenderà automaticamente al candidato sindaco collegato. Resta la possibilità del voto disgiunto. Stessi criteri anche per gli organi provinciali. SI ALLE “QUOTA ROSA” Fissata ad un quarto la quota minima di rappresentanza di ciascun genere nelle liste dei candidati per l’elezione del consiglio comunale e provinciali. Anche le giunte comunali e provinciali dovranno essere composte in modo da garantire la rappresentanza di entrambi i generi. Sebbene sia stato raggiunto un obiettivo prestigioso, implode la delusione delle donne deputate, in maniera del tutto trasversale, per la mancata approvazione della norma che prevedeva la doppia scheda con preferenze di genere. Non sono mancati i commenti sferzanti all’indirizzo di alcuni deputati accusati di essersi nascosti dietro il voto segreto, chiesto da 13 deputati, nessuno dei quali del PD; i democratici siciliani continuano a dimostrare di puntare con passione e sensibilità ad un mutamento significativo di ordine politico, sociale e culturale in ordine al ruolo della donna. ESTERNI IN GIUNTA E SFIDUCIA La carica di componente della giunta diventa compatibile con quella di consigliere comunale e provinciale. La giunta non può essere composta da consiglieri in misura superiore alla metà dei propri componenti. I congiunti del sindaco e del presidente della Provincia (coniugi, ascendenti, discendenti, parenti ed affini fino al secondo grado) non possono essere nominati in giunta. La mozione di sfiducia nei confronti del sindaco e del presidente della Provincia deve essere votata per appello nominale ed approvata almeno dai due terzi dei consiglieri. Non può, comunque, essere proposta prima del termine di ventiquattro mesi dall’inizio del mandato né negli ultimi centottanta giorni del mandato medesimo. Il sindaco partecipa alle sedute del consiglio dedicate alla valutazione della relazione di stato di attuazione del programma. SISTEMA ELETTORALE Nei comuni con popolazione sino a 10.000 abitanti l’elezione dei consiglieri comunali si effettua con sistema maggioritario e contestualmente all’ elezione del sindaco. Nei comuni con popolazione compresa tra 10.000 e 15.000 abitanti, il sindaco è eletto con un sistema a turno unico, contestualmente all’elezione del consiglio comunale; è previsto il ballottaggio soltanto laddove si verifichi una perfetta parità di voti; il sistema contempla altresì una clausola di sbarramento al 5%. Nei comuni con popolazione superiore ai 15.000, infine, è previsto un sistema proporzionale con eventuale ballottaggio. Contestualmente alla elezione del consiglio, la nuova legge elettorale stabilisce l’elezione a turno unico del presidente del consiglio circoscrizionale. È eletto presidente, il candidato alla carica che ottiene il maggior numero di voti validi e, in caso di parità, il più anziano di età. È introdotto l’istituto della revoca dei presidenti d’assemblea: nei loro confronti può essere presentata una mozione motivata di revoca, che votata per appello nominale ed approvata da almeno i due terzi dei componenti l’ assemblea, determina la cessazione dalla carica di presidente. È altresì prevista la istituzione con regolamento della cosiddetta Consulta dei migranti. Gli enti locali dovranno adeguare i propri statuti entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge. Indubbiamente , la nuova legge elettorale varata il 23 marzo 2011, porrà fine a quella patologia, ben radicata, rappresentata dal meccanismo clientelare isolano, che di fatto ha monopolizzato il sistema elettorale regionale. Si tratta di un provvedimento fervidamente propugnato dal Partito Democratico. Il segretario

regionale Giuseppe Lupo, infatti, commentando l’atto riformatore approvato ufficialmente all’Ars, ha affermato che <<ci saranno più sindaci di qualità, perché non sarà più possibile sperare di affiancare il maggior numero di liste ad un unico candidato>>. Le istituzioni, pertanto, entreranno in quella tensione positiva di allineamento dei valori e della politica, che determinano le edificanti mutazioni pacifiche e democratiche.
Antonio Fascetto

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