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Lettera Nome Fonetico

A (a) come Ancona [aŋˈkoːna]


B (bi) come Bari [ˈbaːri] o Bologna [boˈloɲɲa]
C (ci) come Catania [kaˈtaːnja] o Como [ˈkoːmo]
D (di) come Domodossola [ˌdomoˈdɔssola]
E (é) come Empoli [ˈeɱpoli]
F (èffe) come Firenze [fiˈrenʦe]
G (gi) come Genova [ˈʤeːnova]
H (àcca) come hotel [oˈtɛl]
I (i) come Imola [ˈiːmola]
J (i lùnga/géi) come jolly [ˈʤɔlli]
K (càppa) come kursaal o kyoto [kurˈsaːl]
L (èlle) come Livorno [liˈvorno]
M (èmme) come Milano [miˈlaːno] o Modena [ˈmɔːdena]
N (ènne) come Napoli [ˈnaːpoli] o Novara [noˈvaːra]
O (ò) come Otranto [ˈɔːtranto]
P (pi) come Palermo [paˈlɛrmo] o Pisa [ˈpiːsa, ˈpiːza]
Q (cu) come Quarto [ˈkwarto]
R (èrre) come Roma [ˈroːma]
S (èsse) come Savona [saˈvoːna]
T (ti) come Torino [toˈriːno] o Trieste [triˈɛste]
U (u) come Udine [ˈuːdine]
V (vi/vu) come Venezia [veˈneʦja] o Verona [veˈroːna]
(dóppia vu/vu
W dóppia/dóppia come Washington [ˈwɔʃʃinton, ˈwaʃʃinton]
vi/vi dóppia/vu)
come xilofono [ksiˈlɔːfono, ˌkissiˈlɔːfono, siˈlɔːfono] o
X (ics)
Xanto [ˈksanto]
Y (ìpsilon/i grèca) come yogurt [ˈjɔːgurt] o York [ˈjɔrk]
Z (zèta) come Zara [ˈʣaːra]
Dove i simboli appaiono a coppie, quello alla destra rappresenta una consonante sonora.
Le aree ombreggiate indicano articolazioni stimate impossibili. Le lettere in rosso non
sono state ancora accettate ufficialmente.

labi
post- epi-
o- farin-
bilab dent alveo - retrof pala vela uvula - glott
- -
iale ale lare alveo lessa tale re re glotta ale
dent geale
lare le
ale

nasale

plosiva

fricativa

approssi
mante

vibranti

vibrate

fricativa
laterale

approssi
mante
laterale
vibrante
laterale

Questa voce indica in che modo la lingua italiana è trascritta con l'alfabeto fonetico
internazionale (IPA).

Indice
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• 1 Note
• 2 Trascrizione stretta e trascrizione larga
• 3 Varianti libere e varietà locali
• 4 Bibliografia

Consonanti Vocali
IPA Esempi IPA Esempi
p piano, ampio, proprio a alto, padre, sarà
pp o pː pappa, appena, zuppa e edicola, pera, perché
b banca, cibo, alba ɛ elica, membro, c'è
bb o bː babbo, fabbro i imposta, prima, colibrì
t mito, tranne, alto o ombra, come, posso
tt o tː fatto, attraverso ɔ otto, posso, comò
d dunque, idra, caldo u ultimo, pure, caucciù
dd o dː cadde, addirittura
ʧ cinque, ciao, facevo Dittonghi
tʧ cacciare, acceso, acciaio IPA Esempi
ʦ zoccolo, canzone, marzo ai avrai, Giamaica
tʦ pizza, mazzo, pazza ei dei (preposizione), quei
ʤ giungla, fingere, pagina ɛi andrei, sei
dʤ maggio, oggi, peggio oi noi, voivoda
ʣ zulù, zelare, Marzabotto ɔi suoi, poi
dʣ mezzo, rozzo au pausa, rauco
k cavolo, acuto eu Europa, feudale
kk o kː peccato, piccolo ɛu ermeneutico, reuma
c chiesa, anche ja piano, chiarore
ɡ gatto, agro je schietto, pensieroso
ɡɡ aggredire jɛ ieri, siepe
ɟ ghianda, ghetto jo fiore, secchio
f fatto, Africa, fosforo jɔ pioggia, ionico
ff o fː effetto, effluire, baffo ju più, iucca
v vado, volto, povero wa guado, quando
vv o vː avvocato, sovvenire, evviva we quello, duecento
s sano, pasto, censimento wɛ guerra, gueffa
ss o sː posso, assassino, pessimo wi qui, taccuino
z rosa, asma, sbavare wo vuotare, quotidiano
ʃ scena, scimmia, sciame wɔ vuoto, suocero
ʃʃ o ʃː cascina, ascia, guscio
m mano, amare, campo
mm o mː mamma, ammogliare, Emma
ɱ invece, anfibio, canfora
n nano, punto, pensare
nn o nː nonna, anno, canna
ŋ fango, unghia, piango
ɲ gnomo, gnocco
ɲɲ o ɲː bagno, cegno, cagnolino
l pala, lato, vola
ll o lː palla, molle, mille
ʎ gli, glielo,
ʎʎ o ʎː paglia, luglio, famiglia
r Roma, quattro, morte
rr o rː burro, carro, terra
j scoiattolo, proprio, insieme
w uomo, ruota, guerra

Altri simboli
IPA Spiegazione Esempi
Accento primario, da posizionare prima della sillaba
ˈ primo [ˈpriː.mo]
accentata
mangiatoia [ˌman.dʒa.
ˌ Accento secondario
ˈtoː.ja]
. Separatore di sillabe chiamata [kja.ˈmaː.ta]
Lunga, per indicare una vocale lunga o una consonante
ː andare [ãn.ˈdaː.re]
geminata
Nasalizzazione, da posizionare sopra la vocale
~ anche [ˈãŋ.ce]
nasalizzata

Note [modifica]
• La lettera n assimila sempre il luogo di articolazione della consonante
seguente. Ciò significa che la n di <ng> o <nc> è velare ([ŋ]), quella di <nv> o
<nf> è labiodentale ([ɱ]).
• In una sillaba che termina con una nasale, la vocale precedente viene
nasalizzata (sbancare [zbãŋ.ˈkaː.re]).
• Sempre in fatto di coarticolazione, si noti che alcune di esse vengono
"bloccate" dal confine di sillaba, così che non vi è assimilazione: la
nasalizzazione non si estende sulla sillaba precedente (cane [ˈkaː.ne] non
nasalizza); la palatalizzazione sì (sgonfio [ˈzgõɱ.fjo]).
• Alcune consonanti sono sempre lunghe quando si trovano in posizione
intervocalica: essi sono ʃ, ʦ, ʣ, ʎ, ɲ, e vengono quindi rappresentate come
consonanti doppie.
• Le vocali poste in sillaba accentata aperta (cioè non seguite da consonante
appartenente alla stessa sillaba) sono sempre lunghe, a meno che non si trovino
in fine di parola (sciame [ˈʃaː.me]).
• Una sillaba contiene sempre una e una sola vocale: se nella grafia due vocali si
toccano, o apparterranno a due sillabe diverse (pausa [ˈpa.u.za]), oppure una di
esse sarà in realtà una consonante approssimante (uomo [ˈwɔː.mo], ieri
[ˈjeː.ri]).
• Il confine di sillaba in fonetica non coincide con quello dell'ortografia: in
fonetica, infatti, la sillaba si definisce in rapporto all'intensità, che è massima in
corrispondenza delle vocali e che varia a seconda delle consonanti; ogni
sillaba inizia con un'intensità minima, raggiunge un picco (detto nucleo
sillabico: la vocale), e poi finisce prima del minimo successivo: quindi [ˈtes.ta]
invece di <te-sta> perché l'intensità di una fricativa ([s]) è maggiore di quella
di un'occlusiva ([t]). Nell'esempio la [s] è la coda della sillaba: una sillaba che
non abbia una coda (e quindi finisce con la vocale) è detta sillaba aperta
([ˈkaː.ne]); una sillaba che termina con una coda si dice sillaba chiusa. Si noti
che non è obbligatorio segnare le sillabe con il relativo simbolo . in sede di
trascrizione fonetica, anche se è ovviamente più completo.
Trascrizione stretta e trascrizione larga [modifica]
Esistono due possibili trascrizioni che usano l'alfabeto fonetico internazionale: si tratta
della trascrizione stretta, anche detta fonetica, e della trascrizione larga, anche detta
fonologica; la prima si basa sulla rappresentazione dell'elemento fisico-acustico, la
seconda sull'elemento psicologico della pertinenza linguistica. In termini più semplici,
la trascrizione fonetica trascrive i foni, segnandone ogni caratteristica e non tralasciando
nessuna variante di pronuncia; la trascrizione fonologica trascrive i fonemi, cioè solo
quei foni che hanno pertinenza in base alla lingua di appartenenza: in caso di varianti
combinatorie, quindi, non viene segnata alcuna differenza. Le differenze sono:
• In caso di trascrizione stretta, si usa racchiudere i segni tra parentesi quadre [...];
in caso di trascrizione larga, si racchiudono i segni tra parentesi oblique /.../ (in
sede di fonetica, la grafia, cioè l'ortografia, viene racchiusa tra parentesi uncinate
<...>).
• Molte delle note segnalate nel paragrafo precedente^ non vengono segnate in
caso di trascrizione larga, perché non hanno pertinenza fonologica in italiano: in
altre parole sono indicazioni che non è necessario segnare perché, a patto
ovviamente di conoscere la corretta pronuncia in italiano, quelle realizzazioni
saranno obbligatorie e la loro variazione non darà luogo a differenze di
significato; per esempio: i foni che costituiscono varianti combinatorie (cioè
determinate dal contesto) del fonema /n/ non vengono usati, in quanto la
velarizzazione o labializzazione della <n> è obbligata dalla consonante
successiva, e sarà quindi sufficiente scrivere /in.ˈve.ʧe/ e /ˈfan.ɡo/ per [ĩɱ.
ˈveː.ʧe] e [ˈfãŋ.ɡo]; la nasalizzazione non viene segnata, in quanto non è
possibile che una vocale, seguita da consonante nasale nella stessa sillaba, non
venga nasalizzata (/ˈan.ce/ per [ˈãŋ.ce]); quelle consonanti, che come detto sono
sempre lunghe in posizione intervocalica, vengono segnate semplicemente (/
ˈpe.ʃe/ per [ˈpeʃ.ʃe], /ˈra.ɲo/ per [ˈrãɲ.ɲo]); la lunghezza delle vocali non viene
segnata, in quanto anch'essa è determinata dal contesto.
Varianti libere e varietà locali [modifica]
Abbiamo introdotto il concetto di variante: si dice variante combinatoria una variante
che è determinata da un dato contesto, mentre la variante libera non lo è. In italiano le
varianti libere possono essere variazioni individuali, come quella detta della "erre
moscia", nella quale il fonema /r/ può essere realizzato mediante diversi foni detti
allofoni (vedi sotto la relativa voce). Esistono inoltre numerori foni che non fanno parte
dell'italiano standard, ma che vengono usati nelle varietà regionali dell'italiano e che
corrispondono a scarti di pronuncia rispetto alla norma: esempi di variazioni regionali
sono le consonanti retroflesse usate per esempio in Sicilia e Sardegna (vedi), oppure la
vocale centrale medio-alta, anche detta atona, [ə], che si sente a Napoli in fine di parola
(per esempio [ˈnaː.po.lə]). Non si confondano le varietà regionali dell'italiano con i
diversi dialetti parlati nella penisola.

Per approfondire, vedi la voce Varianti regionali della lingua italiana.

Bibliografia [modifica]
• F. Albano Leoni - P. Maturi, Manuale di fonetica, Carocci, Roma 2002.