LA PAROLA AI TESTIMONI

Interviste raccolte nel corso della manifestazione “Basta Tagli! Ora Diritti!” svoltasi a Milano in Piazza San Babila il 23 giugno 2011

Fabrizio Tagliabue, portavoce Forum Terzo Settore Lombardia

“I tagli sono brucianti perché l’entità è disastrosa. Il fondo nazionale delle politiche sociali passa dagli iniziali 929 milioni di euro del 2008 a 70 milioni di euro nel 2012. Questo significa trasferimento di risorse agli enti locali totalmente insufficienti e inadeguati a garantire una tutela e una risposta ai diritti delle persone. Perchè vengono fatti questi tagli? Bisogna sfatare un luogo comune: il sociale come costo. Ma bisogna ragionare su come operare i tagli. Cosa significa spesa sociale? E’ necessario riqualificare questo concetto. Oggi protestiamo per i tagli relativi ai servizi alla persona (la vita autonoma, la non autosufficienza). In realtà quando parliamo di spesa sociale in Italia consideriamo un insieme molto articolato che comprende i trasferimenti monetari che lo Stato attua nei confronti delle famiglie. Oggi ci battiamo perché si ragioni su questi tagli. Non siamo in Piazza per fare il sindacato delle organizzazioni di Terzo Settore ma per alzare la voce per i diritti delle persone”. “Siamo in una fase molto difficile ma credo non ci debbano essere tagli di questa entità. La crisi non possiamo scaricarla sulle persone più deboli. Il rischio, se si continua così, è quello di non riuscire a garantire servizi alle persone con disabilità. Vorrebbe dire che le persone più fragili sono quelle che abbandoniamo per prime. Non mi pare il modo ragionevole di procedere. I tagli devono essere interrotti. Per quanto riguarda Milano faremo di tutto per garantire i servizi essenziali e per non abbandonare i soggetti più deboli, convinti che ci debba essere innovazione rispetto ai servizi già erogati. Oggi sono necessari cambiamenti studiati a fianco del terzo settore e del privato sociale, soggetti dichiaratamente coinvolti in questa partita delicatissima”.

Pierfrancesco Majorino, Assessore al Welfare del Comune di Milano

Marco Pietripaoli, Agesci Lombardia

“Questi tagli decisi stanno arrivando nelle regioni. Avremo una ricaduta a cascata di cui stiamo vedendo solo i primi effetti. Inevitabilmente gli enti locali dovranno ripensare al sistema di welfare a partire da una logica prioritaria di tagli. Come Agesci siamo preoccupati perché anche i bambini ed i ragazzi vedranno nella loro vita futura minori possibilità e opportunità. Il Terzo Settore, da alcuni anni, sta dialogando con la politica ma bisogna anche affrancarsi e utilizzare altre risorse economiche che possono venire dal sistema delle imprese e delle fondazioni e, perché no, da una piccola contribuzione dei cittadini. Con la scusa dei tagli l’ente pubblico sta facendo un’enorme passo indietro sul pensiero delle politiche da attuare. Ci possono essere meno risorse ma questo non giustifica un disinteresse, dimenticare il proprio ruolo di promozione, di coordinamento e di sviluppo. E’ questa la cosa più grave che sta avvenendo”. “Ci si riempe spesso la bocca della parola sussidiarietà e poi si considera il Terzo Settore come un settore marginale. Noi, invece, siamo consapevoli del lavoro che svolge il non profit e di come si sostituisce al pubblico su molti temi. Siamo contrarissimi a questi tagli perchè crediamo che si vadano a limitare non solo i diritti e l’autonomia, ma le persone stesse. Siamo preoccupati per il ridimensionamento dei servizi in Lombardia. In questa fase siamo con la lente d’ingrandimento puntata su ciò che farà il governo di questa regione. Sono stati promessi in campagna elettorale 70 milioni per cercare di risolvere questo problema. A breve avremo il bilancio di assestamento e vedremo se questa promessa sarà mantenuta”.

Chiara Cremonesi, Consigliere regionale Sinistra e Libertà

Franco Bomprezzi, portavoce LEDHA

“I tagli sono stati decisi senza pensare cosa si andava a colpire. Visto che non si riescono a fare i tagli negli sprechi si va a colpire dove si sa che comunque sarà difficile che ci sia una reazione: le persone più deboli non hanno il tempo, né la forza per opporsi. Quello che oggi si sta dimostrando è che esiste, invece, un movimento forte ed organizzato che non ci sta: non è possibile contemporaneamente azzerare il fondo sociale, quello per la non autosufficienza, tagliare i trasferimenti alle regioni ed agli enti locali per i servizi sociali! Non è possibile che questo avvenga mentre la legge per il lavoro non trova alcuno sbocco per cui sempre più migliaia di persone con disabilità non trovano lavoro. Il terzo settore è stato frainteso: gli si chiede di sostituirsi al pubblico laddove questo non ha più risorse per intervenire. E’ una operazione pericolosa dal punto di vista sociale. Il problema non è soltanto di “welfare” ma di tenuta della cittadinanza rispetto ai problemi. Il terzo settore viene individuato come un gestore di servizi a basso costo. Dobbiamo rivalutare il personale pubblico che c’è perchè la spesa sociale è riferita peri il 90% agli stipendi. Abbiamo deciso di licenziare il personale pubblico? Non credo, è evidente come sia importante rimotivare e riqualificare la spesa sociale a tutti i livelli”.

A cura di Davide Minelli

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