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LA
DOTTRINA DELLA RESURREZIONE DELLA CARNE
NEI PRIMI SECOLI

DELLA CHIESA

MEMORI
Letta
all'

A
Morali
e Politiche

Accademia

di Scienze

della Società Reale di Napoli

DAL SOCIO

ALESSXNDBO CHI APPELLI

NAPOLI
TIPOGRAFIA DELLA REGIA UNIVERSITÀ

1894

MAY «- W55

7«73
Estratto dal
di

Voi.

XXVI

degli

Atti della Reale Accademia
di

Scienze Morali e Politiche

Napoli.

LA DOTTRINA DELLA RESURREZIONE DELLA CARNE NEI PRIMI SECOLI DELLA CHIESA

Non
ta

vi

ha forse dottrina della Chiesa che
così rapido

si

sia

svol-

in

modo

ed organico come
;

la

dottrina della

resurrezione della carne
citata così
Il

né forse
sul

altra

che abbia eservita
cri

profonda azione
ricercare
le

costume e sulla
i

stiana.

origini

e

primi svolgimenti onde
molti
ri-

s'andò ben presto componendo a dogma, è per
spetti di

singolare importanza.
,

Non

solo perchè è questo
no-

un terreno
stro

in

tanto

fervore di studi congeneri nel
inesploralo
(1)
,

tempo, pressoché

ma

perchè anche

(1)
riali

Per

il

Giudaismo
e.

dell'età

di

('risto

si

trovano molti mate

sparsi p.

nella classica opera dello Schiirer, Geschichte des
J.

Judischen

Volkes im Zeitalt.

Chr.

II

,

2

ed.

188G,

nel lavoro

dello Schwally,

Das Leoni

rtach

dem Tode nach dea

Vorstellun,
p.

yen
102.

d.

alien Israel
l'età

und

des Judenthums. Giessen 1892 spec.

131-

Per

Cristiana oltre le più autorevoli Storie dei dogmi,

come

quella del

Thomasius

e dell'Harnack, nel libro dell' Atzberger e

Christliche Escatologie
dell' Haller,

Freiburg, 1890,

nella ricca

memoria
II,

nella Zeitsckrìft

pur Theologie und Kìrche

3 e 4

Heft. 1892, l'unico lavoro speciale che io conosca sull'argomento.

.-

',.

,

i

documenti antichi che
relativamente
assai

si

riferiscono ad esso

pervenu-

tici

in

buon

numero
il

,

ci

consentono

di

seguire con certa approssimazione
idea
fece
alle

cammino che quenei

sta
in

nella

coscienza
e

cristiana
alle

primi

secoli,

mezzo

resistenze

opposizioni

aperte della

cultura pagana e delle scuole eretiche.
conferisce
noi

Quello
ricerca
,

che
è

però
V aver

uno speciale

rilievo
,

a
il

cotal
«piale
,

qui dinanzi
del

un elemento

accolto nclT orle

ganismo
gini

dogma

ecclesiastico

non ripete

sue ori-

da quelli

influssi

dell'Ellenismo che

per diverse vie

ebbe lauta parte

nella

formazione storica di queir orgali

nismo dottrinale, come oramai dopo
è

studi

recenti

non

più lecito revocare in dubbio
d' idee

(1).

Qui abbiamo anzi un
la

ordine
ellenica

da cui repugnava

tenacemente
nella

cultura
cristiana

e che

nondimeno

si

fissò

chiesa
la

come parte integrante

la

del suo sistema.
la

Gnosi eretica,

polemica pagana, nò
valsero ad

Gnosi cristiana degli alessan-

drini
trina

arrestare
del

lo

svolgimento
secolo
si

di

questa dot-

che

al

principio

terzo

può dire già

dogma compiuto ed immutabile;
nelle età

i

padri della Chiesa

successive
la

poterono

aggiungervi
fin

alcunché
era

di

nuovo, tanto
e
defili ila.

forma che ebbe

dall'

ora

precisa

(1)

1/

opera che negli ultimi anni

ìia

meglio illustrata questa
storica
del

aziono dell' Ellenismo nella formazione
siastico
e,

dogma

eccle-

senza dubbio, quella dell' Harnack, Lehrbuch der Dogcfr.

mengeschichte 1888-90,
fluence
ed.
<>/'

anche

il

bel
i>i><m

libro dell'Hatcli,

The

In.'!

Greci; Ideas

and Usages

the

Christian Church

Londra, 1891.


Il

.)

periodo

in cui

questa dottrina
i

si

svolge

si

può, dunque
Chiesa.

circoscrivere a poco oltre

due primi

secoli della

Ma prima
significato

di

esaminare davvicino codesto lavorìo del pen-

siero patristico, e per intenderne bene le
,

movenze
sicuri
la

varie,
traiti

il

giova delineare

in

pochi

ma

gli

elementi che fornivano a codesta opera

ideale

teologia

giudaica e
di

il

Nuovo Testamento, come premesse
di

storiche

cui

la

genesi

quella

dottrina

fu

come un intima

conseguenza.

;T

WEB

INTRODUZIONE

Gli antecedenti nella Teologia giudaica.

Godesti
Ionio
nistica

antecedenti storici
nella
nella

nel

Giudaismo non debbono
elle-

cercarsi
,

teologia

giudaica-alessandrina o
più

quanto

teologia
la

veramente nazionale

e

tradizionale
stina.

che aveva
della

sua sede principale nella
corpi

Palees-

1/ idea

resurrezione dei
speculazione

non poteva
che
la

ser

accolta

dalla

alessandrina

sua
pi-

dottrina

antropologica ed etica
nel

fondava sul dualismo

tagorico-platonico e

rispetto elico

anche
principi

stoico,

appli-

candone
tazione

poi, col

metodo

allegorico,

i

air interpre-

dell'Antico Testamento.
,

Gli scritti di Filone d'Ales-

sandria
tuose

ai

nostri

giorni

oggetto di cosi
testimonianza

assidue e frutmanifesta,
(ionie

ricerche,

ne

tanno

non
non

vi
vi

scuopfi

(i-acce visibili di

speranze messianiche., cosi
resurrezione che
derivata.
di

apparisce l'idea della
,

ne è,
il

covi

me vedremo
è

in

gran

parte

Anzi

corpo
e
,

descritto
,

non

come alcunché
il

pregevole
dell'

di
la

defon-

gno
te

ma
ogni

come
male
,

lato

animalesco
cpóaet\

uomo
in

(V

(rcovyjpòv

carcere

cui

lo

spiri-

to

derivante dalla divinità è confinato (Ssaftwi^ptov) (1)
afòfxa)

,

il

cadavere (vsxpòv
tare

che
;

1'

anima

è

condannata a porla

attorno

seco (2)

grave

incarco che

incatena e

r opprime; sepolcro, donde essa dovrà risvegliarsi alla vera
vita
(3),

secondo l'analogia orfico -platonica di
riproduce
(4).

afiijxa

con

a%,a,
sto

che Filone

Come
la

il

corpo è compole

dalla

materia e questa per

sensibilità attirando
le

anime che
è di

specialmente sono terrene
all'

corrompe

,

cosi

grave impedimento
nella

anima

,

il

cui

compito etico

consiste anzi

liberazione dai legami del serso (5).
in

il

corpo

potrebbe giovare air anima
quello

un altra
di

esi-

stenza
ruttela

come
e
di

che di natura sua è suscettivo
,

cor-

annullamento

onde

ia

Genesi
(ax:à)

lo

chiama
ed è in

Efron cioè

fango (xo0 d> oppure
di

ombra

(o)

qualcuna

morto

(vexpòv xal xe&wptòc, ad)

(7).

Tanto

(1)

De
I

ebriet.

1

372 (Mangej) Leg. allegor,

I,

05.
die

De Migrat.
Vorsehung.

Abrah.

437. cfr.
p.

Wendland, Philos Schrift uher

Berlin 1892
(2)
(3)
(4)
Leg-.

7

ss.
I

allegor,

100,

De Àgr. Noe
alìeg.
1

I,

304 àvyj\ vsxpo^c/D^uca.

Migrat. A'br.

1

438 Leg.

05.
tic

De

Just.,
ali.

<S

(IT,

367) cwjja o xu^ùoc àv
(I,

cr^ja y.yj icitz.

(5) Leg.

I,

32

64)

III, 22.

(1,

lÒt))
altri,

Sull'Etica e l'antroal

pologia

Filone rimando, per
p.

tutti

gli
ss.

Siegfried, Pialo
r/r.

von Alexandria, .Jena 1875
389-416. Schurer
ed. 1880. p.
(reseli,

235

Zeller Plus. d.
ini

Ili

2

,

d.

Judìsch.

Volkes

Zeitalt. J.

Ckr. 2

880

ss.

Drummond, Phìlo Judaem
II
p.

or the Jeio, Alexandr,

Philosophy, London 1888
(0)

205

ss.
I,

De

Post. Caini
al leg.
I,

I,

240 (Mangey) Gonfus., Ling.

447.

(7) Leg.

100.


anzi è lontano
il

8
di


Filone dall' attribuire
la

pensiero

una
lo

immortalità

al

corpo, che non per
dell"

materialità

sua

riguarda come nemico

anima, sibbene perchè è fenovera
e

menico e mortale
è consentita
in

(1).

Una
se

suprema
stato

felicità

non

air

anima
di

non

in

uno

immateriale
,

cui

sia

spoglia

codesto impedimento (2)
o
nella
affetti

e

ciò

avdi-

viene in
vino,

parte

nell' estasi

contemplazione del
terreni, ci
alla

che, liberandoci
(piasi sia

dagli

distacca
del

dal

corpo

un morire

dell'

anima

vita

corpo,

come aveva
lo

detto Platone. Questo
del
in

però è soltanto simboche non

e

preludio
se
nel

compiuto
felicità

affrancamento
ulteriore
al

può
(3),

darsi
ossia

non

una

e

trascendente

ritorno dell'anima
fatti

suo primitivo stato incorsi

poreo, di cui vengono
tenuti

partecipi soltanto colore
sensibile e

son

lontani

da questo
il

corpo

non ne hanno

esperimentato

malefico
scritti

influsso.

Anche

in

altri

alessandrini,

che

si

sogliono de-

signare col
quali

nome

di

Apocrifi dell'antico

Testamento, nei
ritroviamo

l'influsso

dell'Ellenismo è evidente, noi
1'

chiaramente affermata
suna
corpi.

immortalità
d'

dell'

anima,

ma

nesdei

traccia
L'
al

dell'idea

giudaica

una

resurrezione
,

autore del Libro della

Sapienza
e,

non anteriore
scri-

certo

secondo secolo avanti Cristo,

com'è noto,

vente sotto l'influsso di dottrine platoniche e specialmente

(1)
(2)
(:'>)

Drummund,
Leg.
ali.

Philo Judaeus ec,
li
(I,

II

290.

Ili,

95).

Ve
3,

Sacri!'.

Abel.
I,

et

Gain. 2,
i <

•">.

De Gonfus.

ling.,

17:

De

Gigant.

De "Som n.

22

ss.

stoiche,
e
nello
vita

9


Filone, descrive a più
del
L'
ri-

stesso

spirito di

prese
e
del

la

futura

come

necessaria sanzione

bene

male

di

questa (2, 21-3,
alla

10

5,
col
(9,

15-17).

anima
19
s),

che
e
vi

preesisteva
è

sua
in

unione

corpo (8,

discesa
colla

come

un carcere
questo (3
,
,

15), non patisce

morte
è
la

morte

di

2

s.).

La vera morte
del

corruzione di essa

non

il

disolvimento
rivestimento

corpo

(2,

23),

che non è se non un
axrjvo;)

«

terreno »

(yswòss

destinato a

ritornar polvere
si
il

(1 5, 8) (1).


,

Nello stesso ordine d'idee
to

muove, egualmente informaquarto
libro

dalle
il

dottrine stoiche

,

dei
la

Maccabei

dove

concetto dell'immortalità

non

ha

t'orma della

credenza farisaica nella resurrezione, bensì quella comune
ai

Giudei

ellenisti

della

fede

in

una

sopravvivenza delle

anime sante

nel

cielo,
la

o nel seno d'
coi

Àbramo

(13,

16),
sofcf.

dove Eleazaro e
ferto
il

madre
godono

sette

tìgli

che hanno
(17,

martirio,

piena,

beatitudine

18

15, 2)

(2).
la

Per

stessa

ragione

avvenne

che

tutte

quelle

sette

(J) Alcuni

passi di questo scritto
vi si

1$,

7

s.,

4,

20

s.

5, 1

ss.,

po-

trebbero far credere che

alluda ad una resurrezione dei morti.

Ma

che non sia così,
p.

si
s.

veda dimostrato dal Gròbler, Siudien und
e Haller, Zeitschrist fiìr Theol.

Kriliken, 1870

690

und Kirche

1892

p.

270.

(2) Sui
si

due luoghi

di

questo scritto (13, 14; 18, 17), nei quali
si

potrebbe vedere l'idea della resurrezione dei corpi,
altri,
cit.
il

vedano,

fra gli

Freudenthal, Hellenist. Studien
768.

I p.

07-71 e Schii-

rer op.

II,


smo, come
i

10


coli' Elleni-

giudaiche che ebbero contatto anche indiretto

Sadducei e

i

Samaritani, (1) resistessero a
resurrezione;

codesta credenza popolare nella
testo

Più

manisalvo
nel-

questo apparisce per
, i

gli Esseni, dei quali oggi,

poche eccezioni
T ammettere
attesta
il

più

autorevoli critici consentono
dalla
gli

la

dipendenza
,

filosofìa

greca.

Come

Flavio

(2)

mentre
della

Esseni escludevano ogni
,

immortalità del corpo e
T anime tonnate dal più
di

materia
,

insegnavano che

puro etere
sieno
,

ad esso agognano
schiavitù
il

ritornare liberate

che

dalla

carnale

;

e

che
,

le

buone

fra

esse

giunto
al

sospirato

termi,

ne

se

ne vanno in un
in

luogo
isola
le

di

dell'oceano
nella
li

de-

scritto

modo

simile

ali'

dei

Boati

Olim-

pica
nelle

di

Pindaro, mentre
regioni
nella

anime

malvage

precipitano

oscure
popolare

dei

tormenti. Così
,

deviando dalla
annunciaricolle^

lede

resurrezione
dell'

gli

Esseni

vano

l'immortalila

anima

immateriale (3),

(l)Pseado-Tevhill. adv. haer.
(2)
\rfi

1.

Bello Ind.
cu

II,

8,

li.

cpra^à
,

;jìv

ehon (Xe'yO "^ cciptaxa xat

S>./|V
/"),.

[ìlóv/jjlsv

aù"5i;

~òlz

<lx/à?

àravaicu^ às/
un

oiau.2-

vsiv
di

Che

tutta
1,
s.

questa

descrizione ricordi

luogo del libro

Enoch 22,

non

si

può negare all'Hilgenfeld, Ketsergeschip.

chte des Urchristènthur,s 1884

129

s.

ma non

è

tale da
Io

esclu,

dere l'evidente impronta ellenica elicvi scuoprono
Schurer,
il

Zollar

lo

Lucius, e confermata dall'altro elemento, la dottrina

della preesistenza dell'anima, ignota al
(3) Zeller Philos. d.

mondo
Di

giudaico.
fronte
le

Orice/,

V,

p.

2§7.
a

alla

testimo-

nianza del Flavio perde ogni valore,
in

malgrado

osservazioni

difesa dell' Hilgenfeld

,

(Op. cit,

135),

l'attestazione contraria

gandola ad un altra idea estranea

al

Giudaismo

e d' orila

gine schiettamente ellenica (pitagorico-platonica),
sistenza dell' anima.

pree-

Invece l'altra dottrina della resurrezione della carne è

chiaramente significata dall'autore del

secondo libro

dei
,

Maccabei

,

che nonostante

la

sua

origine

alessandrina

mostra di aver avuto contatto colla teologia giudaica
Palestina.

di

Chi

paragoni
«

le

parole

del

vecchio

Eleazaro
alla

prima
dell'

di

morire,

morto o vivo non sfuggirò
»
,

mano

Onnipotente (6,26)
i

colle

espressioni

dei
alla

martiri

Maccabei
che
le

quali

ripetutamente

accennano

speranza
,

loro

membra un

giorno risorgeranno (1)
al

e

del

vecchio Razis che prima di far violenza

proprio corpo,
il

per non cader nelle mani dei nemici
affinchè

,

invoca

Signore
naturaldella
re-

un giorno

glielo

restituisca (14,46),
si

è

mente indotto a credere che qui non
surrezione dei morti soltanto
alcuni luoghi
dell'

parli

in

modo

figurato

come

in

antico Testamento, e
(2),

come ha pur
un vero

cre-

dulo qualche recente critico

bensì di

risor-

gere del corpo mortale.

d'

Ippolito

Philos.

IX

,

'21.

È'ssw:a'. òà

zzo

àuT-si; ò

~*/j:

àvy.c'd-

czvìz Asys;. é/AsK&jf^fct
:ra'.

YJ

-7

* 71

*'< v

cdoxa àvac

tifiidsbsix

/ai

i'^sff-

àiravaTcv k"X.

(t) 2 Macc. 7, 11. xal
Sa'..
II».

taf aù-vj

"air: a

~a?./v

ii.zi'Coì

y.ìy.hy.c

14.
i

zàlrt àvacr/jcscrra/ ù-' aùisìi xtà. Lo stesso significasacrifìci

to

hanno

pei

morti

fatti

da Giuda Maccabeo, e

la

giu-

stificazione ch'egli
(2)

ne dà 2 Aiace. 12, 44

40.

Datine,

Geschichtf, Darstellvmg der jùrì. aìe.randr. Religions

- HCosi
fedele

dunque

la

letteratura

ellenistica,

in

quanto riman
l'onte
eli

air intuizione

platonica della

materia come

ogni male e del corpo per se stesso corruttibile, repugna
dall' idea

della

resurrezione

di

esso.

Questa

idea

ha

in-

vece

la

sua vera sede nel Giudaismo di Palestina.
il

Sebbene
zionalmente
spirito,

concetto

dell'

immortalità del corpo
dell'

sia

ra-

in

antitesi

coir idea
1'

immortalità

dello

poiché (pianto più

immortalità di questo sembra

derivare dalla immaterialità sua tanto più resulta esclusa
l'indissolubilità del

corpo materiale, e perciò dove troviamo

cbiaramente affermata quella, come nelP Ellenismo, questa

non apparisce

,

nondimeno

è storicamente innegabile
si

die

queste due intuizioni corrono parallele e
nel
la

corrispondono

giudaismo. Non

ci

possiamo aspettare dall'antico Israele

idea della resurrezione dei corpi, la quale per

un certo
una
vita

rispetto

suppone già chiara

e

definita

quella

d'

futura. Senza

voler entrare qui in un

argomento

cosi con-

troverso e disputato vàriamente com'è questo,
sione però
della
critica
la

la

conclu-

in

cui

sembra oggi
è

vi sia

il

maggior consenso

biblica

che l'antica credenza popolare nello

Sheol,
dei
le
,

regione oscura e triste

ove dormono

le

ombre

morti,

ammessa pure
nel

dai Profeti e legislatori d'Israe-

non era entrata
popolo
(1).
Il

sistema

morale
di

e
1'

religioso

di

quel

sublimo libro

Job, e

Ecclesiaste,

pìiil.

II,
p.

187

s.,

cfp.

invece Schultz

,

Alttestamentliche

Theologie

2 And.
(1)
I).

809.

Castelli,

The Vaiavo Life
I.
1.

in
p.

Rabbinical Literature

,

in

Jewisli

Quarterly Revìew

1889

314

ss.,

e Schwally,

Das

gli

scritti

dei

profeti

come Geremia
11

e alcuni

Salmi

ne

sono prove non dubbia.
le

terribile

problema

della
vita
,

ineguae

distribuzione

dei

beni e dei

mali nella

della
fe-

possibilità di
licità dei

conciliare la provvidenza di Jahvch
si

colla

malvagi,

era presentato alle menti più
libro
di

alte

;

ma, come apparisce dal
d" Israele
,

Job

,

1'

antica coscienza

quivi

rappresentata dai saggi
,

Themauiti, era

impotente a risolverlo
altra
I

come

quella che

non riconosceva
vita.

sanzione del

bene e del male fuori di questa
la

beni della terra,

prosperità della famiglia,
della

la

lon;

gevità,

sono segni

visibili

benedizione di Javeh

le

sciagure

d'una casa e
lui
,

d'un popolo dimostrano che
La
conclusione
del
1'

la
li-

mano
una

di

se

n'

è

allontanata.
se

bro di Job
d'

comunque
futura
,

ne giudichi,

prova che
,

idea

vita
(1).

sanzione di questa

non è balenata
sua confusio-

ancora
ne
,

L'infelice

Idumeo che,
che
la

nella

è

costretto a

confessare
i

mente

umana non
sentire che
israelitica

può né deve scrutare
riconosce che
egli
si
il

secreti
è

arcani della Provvidenza,
,

problema

insolubile

e

fa

muove ancora
patriarcale,

nelT antica
si

intuizione
lo

dell' età

che

rappresentava

Sheol come

luogo

d'oscurità e di tenebra mutale (10,
,

21), regione
resurre-

obliviosa

onde non

è

speranza

di

ritorno o di

Leben

trarli,

dem

l'ode

,

nach der
1.

Vorstellimgen des aitai Israel

und

des

Judenthutm
,

in Zeit.

Chr. Omesseti 1892.

(1)

Gahen

Exquisse sur

la pirli,

da

licre de Job.
p,

p.

00 nella 1800

Bibbia del Gahen. Renati, Le Licre de Job.
Castelli,

LXXX

e se^g".

Della Poesia Bìblica

p.

540

e sg.

1878.

/ione (li,
L2).

14
,

De
i

Geremia

Salmisti
il

più

antichi

(nemmeno FA.
Tobia
l'

del

Salmo LXXIII), né
il

saggio autore dei
il

Proverbi, né molto più tardi
,

Siracide (1) e
;

libro

di

meglio risolvono

il

problema

poiché F idea del-

immortalità dell'anima che avrebbe offerta una soluzioalla

ne immediata e facile

angosciosa
significato

incertezza,
filosofico

non

vi

apparisce mai

,

almeno

nel

e

morale

che noi

le

attribuiamo.

Ma
bilonia,

co)
le

volger del

tempo, e torse dopo F
Israeliti
1

esilio

di

Ba-

credenze degF
,

andarono soggette
escatologia

a

pro-

fonde trasformazioni
dell* età

e

dal! oscura
si

popolare
F
i-

primitiva
vita

d' Israele,

svolse,

come sembra,

dea

d"

una

futura,
e

nella

doppia

forma della

immorLa spe-

talità

dell'

anima
esser

della

resurrezione dei corpi.
triste

ranza
dello
l'orse

di

salvato

dalla

e

tenebrosa
presso Dio,

dimora
si

Sheol e di

poter

vivere

in cielo

trova
Sal-

per

la

prima
si

volta

fugacemente espressa
non
antica
vita

nel

mo XL1X
F altra

che

può

riportare a

età

;

dove
la

forma

di

dottrina

intorno ad

una

futura,

resurrezione dei morti, sembra essersi svolta alquanto più
tardi.
flussi

Che

sia

penetrata
è

nella

religione giudaica

per

in-

persiani

opinione

tenuta

da molti

critici,

ma non

(i)
11: 7,
alla

Che
17

in

alcuni passi del
si

Libro

di

Si radi

,

come

1,

13; 48

non

alluda

propriamente

alla vita futura e
lo

molto meno
op.
cit.

risurrezione dei
,

morti, dimostra anche
del

SHiwallv

158
le

ss.

Lo stesso

dicasi

libro
,

di

Tobia
i»iii

clic

pure riproduce
dell'

antiche intuizioni

israelitiche

anche

chiaramente

Ec-

clesiaste.


accolta da
altri
i

In

nelle

quali

negano anche che
si

parti

più

antiche del Zend-A vesta

trovi

veramente
ogni caso
,

V idea della
la

resurrezione dei
zione

morti

,

e

che

in

resurregiudaica,
dei

Zoroastrica

differisce

dalla

resurrezione
,

perché è resurrezione
corpi,
i

dei

morti

non

resurrezione

quali

per

la
(1).

religione

iranica erano dopo
sia

morte,

qualcosa d'impuro

Comunque

di

ciò,

a

noi

pare

indubitabile che questa idea possa spiegarsi coi presupposti

essenzialmente giudaici, e come uno svolgimento spondelle

taneo
era

antiche

credenze

d' Israele.

Poiché
e

lo

Sheol
con-

rappresentato

come un soggiorno oscuro,
i

la

dizione delle anime,
tini

rephalm,
etètoXa

simili

ai
,

Manes
più

dei

La-

e

più
,

ancora

agli

omerici

ombre che
formata
dall'

cosa

salda

appariva
d'

come un sonno
vita

indistinto,

che fu T idea
all'

una

futura

,

il

passaggio

una

altra

dovè apparire come

un

risveglio e
di

una

risur-

rezione.

E

nell'
il

idea ancora oscura

questa dovè aver
lo

parte
solo
l'

anche
la
,

corpo

,

tanto
e

più

che

Shed non era
o delsepol-

regione

tenebrosa
era

obliviosa
colla

tìe^V inferi
fossa

Ade

ma
;

talora
il

confuso

o

col

cro (2)

e

risorgere da questo
corpo.

doveva

significare

un

ridestarsi

del

Ma

la

vera sorgente di

codesta

credenza

fu

la

idea

(1)
cf.

Van den

in

Gheyn Reme
p.

des Religione, 1889

n.

3

p.

202

ss.

Schwally

op. ci t.

149

ss.

La derivazione

della idea giudai,

ca della resurrezione dal Mazdeisrao è sostenuta

fra

gli

altri

,

dalTHavet, Le Christìanisme
(2)

et ses origines

III,

p.

346

seg.

Kahle, Bibliche Eschatologie 1870.


messianica, eolla quale
nessa.
libro
Gli
la

li;


in
la

troviamo
per

dubbiamente
prima
volto
in

con-

Ecco perchè
apocalittico,
il

si

delinca

un

libro

di Daniele, all'età
si

dei

Maccabei.

altri

luoghi dell* antico Testamento che

citano,
(l),

come
anche
rigoin

contenenti

accenni

alla

resurrezione dei morti
d" Isaia

prescindendo dal capitolo
rosa

dalla

critica

più

non tenuto per autentico, ne parlano soltanto
figurato,
il

un

modo
tare

come

di

un simbolo che
d' Israele,

sta
la

a

rappresencondizione

risorgere del

popolo

cui

pareva talora simile a quella d'un morto (Baruch, 3,10
e
segg.).
si

è

più

vero
libro

che
di

ad
Job;

una
(p.

resurrezione
e.

dei

morti

accenni

nel

XIX, 25), percredendi-

chè se l'autore del poema avesse accolta questa
za
,

in

questa e non
trovata

nelP imprescrittibile onnipotenza
la

vina avrebbe

soluzione del problema. Ed egualdi
in

mente

nel

celebre

capitolo

Ezechiele

la
,

resurrezio-

ne dei morti,

rappresentata

una

visione

non

è

clic

un

simbolo e una
poiché
al

promessa

della

resurrezione

d' Israe-

le (2),
si

veggente pare incredibile e da aspettar(

solo

da

un miracolo di Javeh
visione
facile

Ezech.
fede

37,3
nella
fu

).

Ma
facile

co-

me
fatto

dalla

del

miracolo
il

alla

realtà

del
ni

era

e

naturale

passo,
di

cosi

Farisei

nelT età

dopo T

esilio

Babilonia

piegare
alla

altri
let-

luoghi scritturali a questo significato prendendo
tera espressioni
e

figurate

come questo
32,39)
«

«

Io

tàccio
fa

morire
fa

làccio

vivere (Dent. »

Jahveb

morire e

(1)
(2)

Hosea, VI
Ezech.
:57,

1,

sgg. Jesaj.
12.
efr.

XXVI,

IO. Ezechiel,
o.
e.

XX XVII,

1-14.

11,

Schwally

115,


2,0 e
i

17


la

vivere: fa scendere allo Sheol, e ne
luoghi
citati
eli

risalire »

(l

Sani.

Hosea ed

Isaia).

Ora T intimo nesso
col l'idea

della

speranza

nella

resurrezione
re-

messianica

,.

checché ne dica qualche critico

cente
e

(1),

apparisce evidente dal libre di Daniele (12,2 sg.)
detti

dai

cosi
si

Salmi di Salomone (3,16)
i

(2).

Se nei due

luoghi
in

dice che

giusti risorgeranno « a vita
d' idee

eterna»,

questa espressione, secondo l'ordine
questi libri
,

che

domina
la

in

non può trovarsi significato altro che

vita nel

regno messianico. Nò poteva essere altrimenti; per-

chè

il

desiderio ardente di aver parte a questo regno di

liberazione,

doveva necessariamente estendere
resurrezione corporale, essendo
fatto
il

la

speranza

anche
sianico

alla

regno

mes-

un

necessariamente sensibile nelle sue forme
I-

come

quello che doveva restaurare la vera grandezza d'

sraele e

compensare
i

i

lunghi dolori del popolo oppresso.
della
vita
nel

Solo più tardi
sianico,

due concetti
?wy] aìwvto;
si

regno

Mes-

e della

andarono distinguendo.
questo intimo nesso origina-

Conseguenza necessaria
rio

di

della

speranza nella resurrezione colla escatologia mes-

sianica è che la l'orma più antica e prevalente nel giudaismo
di

quella credenza

circoscrive

il

fatto

della

resurrezione

(1)
cfr.

Stàhelin, in

Jahrbùcher far deut. Theolugie 1874
Volkes
p.

p.

199

ss.

Schurer, Gesch. des lud.

ecc. II p.
ss.

457, 1886, e

Drum-

mond, The Jewish Messiah 1877
risàer

300

Wellhausen, Die Pha-

und

die

Sadducàer, Gscifswald 1874.
Vet.

(2) Cito
tj rapili.

l'edizione del Fritzsche, Libri
p.

Testam. pseudo-epi-

Lipsiae 1871

5.

3


ai
si

18


assai
tardi

soli

giusti

nel

giorno messianico. Soltanto

parla chiaramente

cruna resurrezione
di

universale, ora

prima

ora

dopo

V avvento

quel
di

regno.

La prima
(1),

sembra prevalere
servarsi
nella

già

nel

libro

Daniele
dei
,

e
(2)

con,

più

tardi

nella

tradizione

Farisei

e

letteratura

apocalittica.
in

La seconda
scritti

amplificazione
giudaici
degli
pre-

della

prima

,

apparisce
si

alcuni
nel

ultimi
sto
hi

tempi e
1'

svolge poi

Cristianesimo
dall' àvàaiaai;

che
Jtor^.

distingue

àvàaiaac; v^iazu);
nel

Che
a

prima
pensi

prevalesse

Giudaismo
dei

parrà

naturale
profeti e

chi

che

la
la

resurrezione
lede
i

grandi
preludio

dei

santi

era per

popolare un

dell'aurora
vigoro-

messianica; e anche

martiri

Maccabei affermano
risorgere
(3).

samente

la

speranza

che

il

della

loro

carne

sarà un premio del loro sacrifìcio
d'

D'altronde l'idea
una

una resurrezione universale implicava una
«pietra d'inciampo»,
gli
la

grave

dif-

ficolta,

resurrezione degli

empi. Ora

accenni a questo non mancano certo anche
di

prima

dell'Apocalissi

Giovanni,

ma

sono mollo rari e

(1)

Hilgenfeld

,

Die Judische Apokalyptik
33.
s.

,

.Iona

1857

,

p.

15

Schwally. Op.
(2) Joseph.
11.

cit.

Antiq.

18

i,
di

3.

(Dindorf.

I

694). Bell. Jud. II,
forse
di

8.

Giuseppe non parla
politica. Egli

à: idn-7.cz

per ragioni

prudènsi-

za

dice che l'anime rivivono (àvfli^iouv), volendo
altro corpo ({ASTa^aivsw
sia
v.'.

gnificare che

assumono un

zxzpov cCma).

Ma

che questa

trasmigrazióne delle animo

ben lontana dalle
p.

idee farisaiche, è fuor di dubbio cfr.
(:j)

Schwally
Jwyjjs

169.

2 Macc.

7,

9

si;

auóvi9v àvajJiuwiv

^as

àyaonjaei,

incerti.

IO

del

Alla

gloria
la

e

alla

maestà

regno

messianico

bastava solo

resurrezione dei giusti. L' altra non ave-

va un valor pratico, bensì solo un carattere drammatico.

Tanto più quando all'antica rappresentazione
blico
ivi

dell'

Ade

bi-

o dello Sheol s'andò

innestando
1'

l'idea
d'

delle

pene

riserbate ai
la

malvagi. Ora

idea

una

tale sanzione

apparisce per

prima

volta nel così detto libro di

Enoch

dove
l'idea

anche

si

disegna

come una

t'orma
(1),

di

transizione

d'una doppia resurrezione
nell'

che ritroviamo più
stato
la

chiara

Apocalissi

di
fra

Giovanni. Lo
la

delle

anime

nel periodo intermedio è

morte

e

resurrezione vi
,

rappresentato come una
quale sono già

vita
i

consapevole e personale

nella

stabiliti

premi

e
il

le

pene.

All' ir-

rompere
scerné
i

del regno messianico, avviene

giudizio che di-

buoni dai malvagi,

e

quelli

avvia alla resurredesolaparti
si

zione eterna .(91,

10

;

02, 3),
1.
ss.)

questi all'eterna
(2).

zione (00,
più
recenti

17,
dello

ss;

100,

Invece

nelle

scritto,
la

probabilmente post-cristiane,

afferma risolutamente

resurrezione universale. La morte

renderà
dalla

tutti

coloro che prese
e

non solo dai sepolcri,
dalle

ma

solitudine dei deserti
o;

profondità del

mare

(01,

51

1

cfr.

Àpocal.).

Che

questa

credenza

estranea

alla

teologia

alessan-

(1) Sulla quale cfr.

Schwallv

op. cit.

p.

17?

ss.

(2)

The Hook

of

Enoch translated by Schodde, Andover 1882,
p.

Hilgènfeld Jud. Apokalyptik
s.

123

ss.

Schwallv. op.

cit.

p.

1;*8

l)caue Pseudoepigrapha, account o/ apokr.
p.

Sacred wrìtings, E-

dinburgh 1801

40.


(Irina
l'osso,

20


,

del
in

tempo

,

e

negata esplicitamente dai Sadducei

questo periodo ultimo del Giudaismo precristiapenetrata
nel

no

,

largamente
del

sistema per così dire

uf-

ficiale

Farisaismo, non

solo

T argomentiamo da altri

scritti

non intieramente giudaici

benché

giudaizzanti

nel
se-

loro spirito (1),
rie di

ma anche
,

retrospettivamente da una
d'

documenti che

quantunque
le

origine post-cristia-

na e più recente, riflettono

antiche dottrine dei padri,

trasmesse per tradizione non interrotta ed immutata, voglio
dire
la

letteratura Talmudica e Rabbinica.
trai*

Noi possiamo
della Mi-

quindi sicuramente
schila e dal

partito dagl'insegnamenti

Talmud

sulla resurrezione per illustrare la dot-

trina cristiana

corrispondente. Ora dalle belle ricerche del

Weber

sulla

teologia dell'antiche Sinagoghe, desunta da co-

desta vasta letteratura, alle quali

principalmente qui

ci ri-

feriamo (2) riproducendone
ta

le

sostanziali

conclusioni, risul-

che

la

idea della resurrezione dei morti (tehit

hammotim)

vi è tanto

pur efficacemente, affermata, quanto rnen chiaraè delineato
il

mente

vi

concetto della immortalità dell'aniquella
vi

ma

;

o per
di

meglio

dire
tale

tiene

generalmente
la

il

luogo

questa. Tua

incertezza

ha

sua principale

(1)

Apocal. Baruch 30,
vet.

1-5;

50, 1-51, 0. IV Esr. 7.

32 (Frietzsche

Libri

Tesi,

pseudepiyraphì Lips. ISTI) Testam. XII Patriare.
LO.

Jud. 25.

Benjam.

Gracili.

Sibyliina

II,

221, sgg. Vili, 205, ed.

Alexandre L869.
(2)

Weber, System der altsynagogalischen Theologie Leipsg
Prof. Castelli,

isso.
ef-

Debbo molte grazie all'egregio amico
ficaci

per gdi

aiuti

che ha dato

a

questa

parte della

mia

ricerca.

ragione
(oleum
in

-il

il

ciò

che

il

concetto e

termine di vita futura
alla,

habbd), come contrapposto
nei
libri

vita presente

(oldm

hazzé)

talmudici e nei Midraschim, non ha un
(1)
;

senso ben definito e costante

ed ora
dal

sta

a signifi-

care T esistenza

dell'
il

anima separata
Maimonide),

corpo (non seminvece
indica
la

pre

come credeva

ora

ventura età messianica, collegata col risorgimento
co e religioso
d' Israele.

politi-

Codesta oscillazione, rispondente
di «

a quella che nel N.

Testamento ha l'espressione
fatti.

regno

dei

cieli

»,
i

ci

spiega molti
d'

In

(filanto

il

Giudaismo
,

oltrepassa
biblico

limiti

una religione nazionale
(il

e

1'

Jahveh

divenuto Adonai

Signore) nella letteratura rab-

binica,

non restringe

la

sua

opera
le

di

giustizia
in

ai

figli

d' Israele,

ma

abbraccia tutte
vita

genti,

tanto vi penela

tra
ie,

1'

idea d' una
della
gli

immortale dell'anima dopo

mor-

e

resurrezione dallo Sheol di cui sono partecipi

tutti

uomini.
in

A

questa

veduta più liberale, e che sem-

bra accolta
era passata

un periodo più recente dal Farisaismo, come
Cristianesimo,
die

nel
«
i

una

forinola

precisa

Rabbi Joshua

giusti di tutte le nazioni

avranno parte nel
C.
XIII).

mondo avvenire» (Toseftà Sanhedrin
anche
in

Ma

già

uno dei luoghi

classici

del
a)

Talmud
si

sulla

resurgli
il

rezione dei morti (Sanhedrin
esclusi

105

annovera fra

dai godimenti del

mondo avvenire anche Balaam,
al

quale,

come

è noto,
«

non apparteneva

popolo ebreo;
gli

e.

si

aggiunge anche

Ma

gli

altri

(cioè

altri

non ebrei)

(1)

Webei

op.

ctt.

382

ss.


poìroftno averne

:
il

2


in

parte »

Ed egualmente
i

un passo della
morte,

Mischila
cui
i

s*

insegna

che come

nati

son

devoti a

morti son destinati a risorgere (Abofìi, IV, 22).
poiché
la

Ma

speranza della resurrezione era congiunta

alla fede nella

venuta messianica, è naturale che questa come
prerogativa del popolo di Dio o

quella apparisse (piasi una
di Israele, e più

specialmente dei martiri e dei giusti che
di

avevano sofferto nei periodi

oppressione del popolo eletto.
partecipai'!? al
risor-

Perchè costoro non avrehhero dovuto

gimento e
T idea

alla

gloria

messianica? Quanto inen chiara era

della

sopravvivenza

immortale delle anime
suscitando
il

la

quale

avrebbe offerto una

finale soluzione
di

convinci-

mento che

le

anime

quei santi vedrebbero dal loro sog-

giorno di beatitudine l'adempimento delle promesse messianiche, tanto più era naturale
1*

immaginare che
ciò che
a

i

giusti

tornassero di nuovo

in

vita

a

godere di
confortati
il

avevano
il

sperato

.

di

ciò
la

che

gli

aveva

sostenere
di

martirio e
il

morte. Questo è

mondo avvenire
latti

cui
al-

Talmud

dice gì* Israeliti saranno
di peccatori

partecipi, salvo
citati

cune categorie
(h-iii

che uno dei passi

(Sahne-

C.

XI)

diligentemente
dei

enumera. Dai Patriarchi sino
i

al

compimento
godere

(empi

tìgli

d' Israele

dovranno per
,

giustizia
«

del
figlio

risorgimento messianico
di

non

altri.

Rabbi Chiya

Ahha diceva:
morti,
e

la

pioggia è mag-

giore della

resurrezione dei
per

perché
gii
la
ci*.

questa
la

è

per

l'uomo, e quella

l'uomo

per

animali:

resur-

rezione dei morti è per Israele, e
le

pioggia

è per tulle

nazioni. (Beresshith
ò

Eabba §
pei

13.

Vayrà Rabba § 13)
pioggia e pei giusti

La resurrezione

solo

giusti,

la

23
e
pei

peccatori»
sulla

(Janianith 7 a); motivo questo che
bocca di Gesù (Matto
scritto
5,

noi

risentiamo

45).
(1)

Né meno
«

recisamente dice un altro
potrehero coloro
essi

talmudico

come
,

che

sono senza Dio rivivere di nuovo
?

che anche nella ìor vita son morti

mentre

i

giusti

anche nella morte sono viventi ».

Da questi
che
la

e

da molti

altri

luoghi apparisce

manifesto
privilegio

resurrezione è

rappresentala

come

un

d'Israele, e specialmente dei giusti di questo
altri

popolo,

(gli

sono eguagliati
al

ai

pagani ed idolatri), come prelu,

dio

regno messianico

che

perciò

deve precedere
(2).

di

poco T età messianica e inaugurarla
essa

La regione ove
(Chetuboth, ili)

avviene è quindi

la

terra promessa
ridotti

e quivi

dovranno esser

per vie sotterranee anche
fuori
santa.
il

quei

tigli

d'Israele che furono sepolti
terra

d'essa (come

Mosè

)

per poter risorgere dalla

Ma

codesta
talo-

resurrezione messianica non tiene cosi
ra

campo che

non baleni V idea
e

d'

un mondo avvenire come
e e

alcun*

che di durevole

d' universale,

non

sia

consentito di

partecipare a codesta
agli
eletti

vita

eterna

air unione
in altri

con

Dio

di

tutte le genti (3).

Come

Àpocralì del-

l'antico

Testamento (Enoch, Apocalisse

di

Baruch, IV Esra)

(1)
(2)

Il

Beresch Rabba citato dal
di

Weber
I,

o|>.

ci

t.

p.

372.
1.

Talmud
Il

Gerusal. Sabba th
o.
e.

5 Shekalim,
lui

III,
o.
e.

(3)

Weber

p.

372

e dietro

l'Haller

p.

282

af-

fermano troppo recisamente che
si

«

una resurrezione universale non

dia »

negli

scitti

rabbinici.

e

come troveremo
scritti
1"

nell'Apocalisse del

N.

Testamento,
le

anre-

che negli
surrezioni,

Talmudici son combinate talore
l'altra

due

una messianica e parziale,
(1).

universale

precedente Y ultimo giudizio

Questo risulta chiaro dal
debè
Eliyahu.

seguente luogo talmutico {Tana
Santo
ai

il

benedetto
tìglio

— opererà una
di

5)

«

11

resurrezione de' morii

tempi
ai

del

David

(il

Messia)

per

dare

un

premio

più amici e a quelli che lo temono,
nel

ed opererà

una resurrezione dei morti
giustizia

mondo avvenire per dar
ultima
lo

e

ragione ».
fine

E

che codesta

resurrezione

segua

alla

del

mondo presente

conferma un altro
si
il

libro rabbinico (Sifrè Dentei* §

357) dove

dice

che Dio

mostrò a Mosè prima della sua morte tutto
creazione
tino
alla

mondo- dalla

resurrezione dei morti.
vita

Suir esistenza

nella

futura

,

nell'

olàm

habbà

.

è

naturale che s'alternino quindi due diverse intuizioni. Nella
pittura del

regno messianico sulla terra
dove
,

domina

sempre

una
cato

tinta

sensibile;
vita

prevale

quindi

codesto signifi-

della

futura

dovrà apparire una rappresentaè

zione
la

materialistica.

Quindi

che

talora

si

parla

del-

generazione corporale dei giusti, del grande banchetto
gli
eletti
si

ove
del

ciberanno

delle
),

carni
e cosi
in

del
di

Leviathan
altri

e

Behemoth (Pesiktà, 188 b
,

piaceri

sensuali

e perfino di peccati
ai

che

queir età saranno
,

consentiti
l'

Santi

(

Tanchuma
concetto

Schernirli
vita

4

).

Dove

al-

incontro prevale

il

d'una

immortale, an-

(l)

Castelli, Jew.

Quarterly Reoien

1889

p.

33t>.

che

Ja

resurrezione acquista un significato più spirituale.
fra

Vn curioso dialogo

Giacobbe ed Esaù mentre ancora
in

sono ned' utero materno, riferito
coli'

un Aggada, termina
a

assegnare a questi
il

il

mondò

terreno,

Giacobbe
a quello
,

in-

vece

mondo avvenire come contrapposto

ed

esente da ogni vestigio di sensualità (1); conclusione questa
confortata di un altro luogo talmudico {Beraóh 17
è
a),

dove
fu-

pur detto che non come
nel

«questo
il

mondo

è

il

mondo
il

turo,
il

quale non ha luogo

mangiare nò
i

bere, ne

generare, né l'operare, e dove
la

giusti, incoronati, seg-

gono contemplando

gloria di Dio.

Non giova
la

al

nostro proposito ricercare S3 la vita dopo
1'

resurrezione secondo

escatologia dei talmudisti, sarà

eterna o cesserà dopo un periodo più o
sieno
le

men

lungo; quali

categorie degli esclusi dalla resurrezione, o che
dell'

divenga

anima

dalla

morte del corpo

al

giorno della
dell'

resurrezione; o infine se vi sia un vero Concetto
mortalità dell'anima nella

im-

letteratura rabbinica. Invece im-

porta

il

vedere come
e

sia

rappresentato

il

processo

della
la

resurrezione,
razionalità.

sopratutto

come ve ne
al

sia

dimostrata

Perciò che attiene
e

primo punto, un
riveste

forte

colorito
la

realistico

materialistico

costantemente
si

rappresentazione di queir avvenimento. Non solo
6) che tutti
i

dice

{Sunhedrin 91
so
stato
in

morti risorgeranno nello stesdi
lor

cui

erano

al

tempo

morte, e che solo
per

Dio riparerà ad ogni infermità
difettosi

corporale

rendere

i

e

gì'

infermi degni della perfetta beatitudine,

ina

(1)

.lalkut Sellini.

Beresch, ili.

Weber

altsyn. Theol.

p.

383.


si

ili

i

descrivono con minuta cura

momenti

del

dramma
si

so-

lenne.

Al primo squillar della tromba celeste
la

commo-

verà

terra;
le

poi

si

separerà
morti; poi
si
i

la
si

polvere,

si

raccoglieranle

no indi

ossa
e

dei

rincalderanno
la

loro
spi-

membra;
rito

su di esse

distenderà
lor

pelle;

poi

lo

animatore penetrerà
sorgeranno
e).

corpi;

e

infine

divenuti

viventi

in piedi

e

colle
altri

loro vesti

(Othioth di

Rabbi Akiba 17
il

Questo e
la

luoghi dimostrano che
la

corpo futuro sarà per

materia e per
al

sua

strut-

tura sostanzialmente identico

corpo presente.
si

E

la

gros-

solana rappresentazione materialistica

spinge a

tal

segno

da attribuire
fu

al

corpo risorto

lo

stesso rivestimento

onde

deposto cada va re nel sepolcro: rozza immaginazione che

un Rabbi Meir

{Panliedriu 90 b)

cerca di

giustificare
I

coir analogia (che troviamo anche in

Paolo

Cor.
terra,

15,
ne

o5-42)
esce

del

grano
di

il

quale,
veste.
ci

deposto nudo nella

ricco

sp bella

Quesf ultimo esempio
do onde
i

conduce a parlare del
s'

meto-

Farisaismo rabbinico
il

argomenta

di giustifica-

re con parvenza di razionalità
11

dogma

della resurrezione.
del-

qual

metodo

in

generale

si

riassume nel largo uso

l'

immagine, dell'analogia

e dalla parabola; di

ma

non

si

che

talora

non apparisca un tentativo
nelle

dimostrazione.

Non mancano
dedotti

discussioni
della
il

ghemariche

argomenti

dall' autorità

rivelazione.
(piali

E

richiederebbe

troppo lungo discorso
tazioni
di
[tassi

vedere con
nella

strane interprenel

scritturali
si

Mishna e
di

Talmud,

i

dottoii

rabbinici

argomentano
Ci
i

ricavarne
in

testimo-

nianze della
discussioni

resurrezione.

busti

notare che
a

alcune

compariscono

Sadducei

disputare contro

Z

1


l

Rabbi Gamaliele ed
rezione dei
morii,

altri
al

(ci'.

Sanhedrla
nel

.)()

b) sulla resuri

modo ehe

N.

Testamento

Sad

ducei disputano sullo stesso argomento con Gesù

(1).

Ma

se

contro
di

i

Sadducei

i

dottori

del

Farisaismo usaaltri ricor-

vano valersi

prove scritturali, discutendo con
razionali.

revano a prove
ratore
sibile
figlia

Allo stesso Gamaliele un impefosso pos-

Romano, come sembra, dimandava come
resuscitare dalla
del
i

polvere.

Alla

domanda

rispose

la

Rabbi. Nella
vasi
dall'

nostra città sono due vasai;
dall' argilla.

uno

l'orma

acqua, un altro

Chi è più
gli
l'or-

lodevole dei

due? L'imperatore

rispose. Colui che

ma

dall'acqua

— Ed

ella replicò:

Se Dio dunque forma gli
di

uomini da un
dall'argilla

liquido,

non

li

formerà

nuovo tanto più

o dalla polvere? (2)
altro

Con un

paragone era

illustrata la possibilità della

resurrezione nella scuola di Rabbi Ismael. So gli oggetti
di
l'

cristallo,

vi

si

diceva, che
si

si

lavorano col

soffi 3

del-

uomo

(piando
1'

rompono possono accomodarsi
1
i

(rifon-

dersi,
l'

spiega

Isaacita),

mortali cho so. io formati dal(pianto

abito del
?

Santo benedetto

più
Si

potranno

ricom-

porsi

(Bereschiht Rabba $

14).

narra anche che a

un eretico (forse uno gnostico, come congetturano l'Hamburger e
il

Castelli

(3)

il

([naie

faceva

la

stessa

domati*

(1) Mattli.
(2) (3)

XXII, 23-33 Marc. XII, 18-27. (Lue. XX, 27-40).
il

Presso
Il

Castelli

Jew. Quart. Review. 1889

p.

323.

termine Mina che trovasi nel miglior codice e nelle mi« cristiani ».

gliori edizioni, spesso significa

Ma

poiché questi creil

devano

alla

resurrezione dei corpi, è più naturale

pensare

a

uno


28


rispondesse
ai suoi

hi

dell'

Imperatore

a

Gamaliele, questi

«

si

può paragonare a un re mortale, che ordinò
di

servi

andare

a

fabbricargli

grandi palazzi

in

luogo ove non
fabbricarono.
Allora disse

era

acque
alcun

né terra:

andarono e
palazzi

glieli

Ma dopo

tempo

i

rovinarono.

loro d'andare a
risposero:
e
disse:

fabbricarli

dove era acqua e terra. Gli
il

non possiamo. E
avete costituiti
terra,

re

si

adirò contro di

loro

Gli

prima

in

luogo ove non era
v'-è,

né acqua né dovete tanto
l'
1

ora

che acqua e terra
il

non

lo
al-

più

?

—E
di

dottore

sogni ta va

citando
e

incredulo

esempi

generazione

propria

spontanea

d animali.
Più arguta è
disse ad
i

la

risposta data
«
i

ad

un altro eretico che
peccatori
i

un Fariseo
rivivano. Se

Guai
vivi
:

a

voi

i

quali

dite

morti
1

muoiono,

morti

possono essi

riviv.'n
i

?

Questi

rispose

Guai

a

voi

peccatori

che dite
vi-

morti non rivivano. Se quelli che prima
,

non erano
che

vono
già

non
?

potranno

tanfo

più

rivivere coloro

orai)

vivi

»

Questi
i

argomenti
il

analogici

e

ipotetici
di

non erano però
questa

soli

onde

Faisaismo

cercava

giustificare

deliziosa

speranza. Vi concorreva altresì

una
fu

motivazione

morale e religiosa, che, come vedemmo,
cause del sorgere
più
tardi
di

i\n-*c

una dello

codesta
svolta

credenza, e che ritroveremo
dagli
apologisti
cristiani;
la

ampiamente
In

la

esigenza, cioè, che

giustizia divina estenda

sua sanzio-

fjriostino
stelli.
1.

o
e,

un
n.

palino Hamburger,
1.

Rwl

Eaeyr.lopaedte

I,

127. Ca-

na di premio e di pena anche
del
in

al

corpo

come

complice

peccalo.

Ed

è
il

notevole che questo concetto apparisca

un dialogo

fra

Rabbi Jehuda
fol.

il

Santo e l'Imperatore

Antonino (Sanhedrin.

91),

riferito

dunque
d'

a

un temap-

po

in

cui

appunto questo stesso concetto
la

altronde

parisce per
scritto

prima

volta nella

letteratura cristiana, nello

sulla
di
i

resurrezione dei morti di Atenagora, contem-

poraneo
bilire

Marco Aurelio; senza che
due
scrii
ti

ci

sia

dato di sta-

se

siano indipendenti, o quale dei due
al

dipenda dall'altro. L'imperatore dunque poneva
la

Rabbi

seguente quistione.
dal

«

Il

corpo
Il

e

1'

anima

potrebbero
1'

liberarsi

giudizio cosi.

corpo può dire:
si

anima ha

peccato; perchè dal giorno che

è

separata da

me

,

io

sono come pietra immobile nel sepolcro.
dire:
il

E

V anima può

corpo ha peccato, perchè dal giorno che
io

me

ne

sono separata, ecco
Il

volo per
ti

1'

aria

come un

uccello.

Rabbi
ciò

gli

rispose.
simile.

Io

dirò una

parabola

alla

quale

tulio
di

è

Un
e
vi

re mortale aveva

un giardino pieno
1'

belle

primizie,

pose

due guardiani,
al cieco:

uno zoppo

T altro cieco. Lo zoppo disse
ci

Bei frutti primaticsulle spalle

che
li

io

vedo

nel

giardino; vieni,
lo

prendemi

e
li

mangeremo. E
li

zoppo montò sulle spalle del cieco,
alcun
i

presero e

mangiarono. Dopo
loro:
io

tempo

venne

il

padrone del giardino e disse
sono?

frutti
i

primaticci
piedi
io

dove

— Lo
,

zoppo rispose; ho
quelli.
Il

forse

per poter

giungere fino a
chi
del

cieco

disse:

ho
lo

forse gli oc-

per vedere?
cieco
e
li

Ma
punì

il

padrone pose
Cosi
e

zoppo sulle spalle
il

insieme.
nel

anche
giudica

Santo beneinsieme

detto infonde

V anima

corpo

am-

bedue

».

Tale è dunque
1'

rio

storico

ampio sostrato

su

cui

insiste

e r edifico la dot Irina cristiana della resurrezione.

La quale

però più davvicino dipende dai termini
parisce delineata nel

in cui

questa ap-

Nuovo Testamento,
intendere
di

e che convien riasle

sumere per
svolgimento.

meglio

quella

l'orme

e

lo

•;i

CAPITOLO PRIMO
IL

NUOVO TESTAMENTO

-

LA DOTTRINA

DI

PAOLO

SULLA RESURREZIONE.

Non

per

1'

idea

dell'

iti)

mortalità

filosofica
1!

il

Giudai-

smo
bensì

precristiano

confortò
in

1'

uomo

e

elevò air eroismo,

per

la

speranza

una

grande rigenerazione del

mondo,
rezione.

a cui si collegavano la venuta messianica e la resur-

La quale per
1'

i

giudei non significava compenso e

riparazione per
sente
,

individuo alle ingiustizie della vita predi

ma un rinnovamento
trionfo

quesla,

che

dovea
il

sosti-

tuire al
d'

attuale

delle

potenze

malvagie

regno
d'

una Gerusalemme

celeste.

Con questa

speranza

una

palingenesi finale,
terra
l'
,

cioè

l'avvento del regno di Dio sulla
il

il

cristianesimo conquistò

mondo.
fa

Il

dogna

del-

immortalità oltremondana non
coscienza cristiana e vi
si

si

via che

lentamente
nò mai

nella

si

fissa

assai tardi;

bene e spontaneamente
te

concilia colf idea primitivamen-

cristiana,

1'

idea

della resurrezione,

che nel giudaismo

connessa colla speranza messianico, per lungo tempo aderisce
1'

a

quella

che ne era un

riflesso

nel

cristianesimo

,

espettazione millenaria.
la

Tutta l'età apostolica aspetta an-

siosamente
e

seconda Parusia del Cristo come prossima

per

la

generazione vivente. Soltanto quando questo sogno
,

grandioso andò lentamente dileguandosi
nato sopravvivere
del

dinanzi

all' osti-

mondo,
t\\

e

il

rinnovamento prossipochi

mo

dell'universo

non

più atteso che da

m illena-


ri

à-2


un processo naturale
dell'

impenitenti,

si

trasferì por

al

giu-

dizio

individuale e ai destini
allora

anima personale quello
totale
e

che Uno
del

suonava l'innovemento
genere umano
(1).

prossimo

mondo

e del

È naturale quindi

aspettarsi d* incontrare in quei

docu-

menti cristiani che, se non più antichi, almeno rappresentano
il

periodo più aulico del cristianesimo, gli evangeli
e
irli

sinottici

Atti

degli apostoli,

le

slesse

opinioni e in-

tuizioni

che abbiamo trovate nella religione giudaica del

tempo. Da essi
(reso

appar

manifesto
alla

che

i

contemporanei di
dji

credevano generalmente
in

resurrezione

morti,

e
te fa

che
alle

quest' ordino d' idee

Gesù aderiva sostanzialmenIl

opinioni dei

connazionali.

ritornare

©h' egli
di

vi

a e

più riprese sulla
siili'

Gehenna come luogo oscuro
Abramo,
Lazzaro;
sulla
(piale
la

pe-

na,

idea del seno d'

apparisce nella
ch'egli
vi

parahole
fu

dell'

epulone e

di

difesa

della

opinione dei Farisei
le

resurrezione
(Ih.

(Matt.

22-23,&0) contro
18, Lue.
daica

negazioni dei Sadducei

Marc. 12,
giu-

20,17),

ci

persuadono

che

la

escatologia

era essenzialmente accolta e presupposta dalla

pre-

dicazione sua.
fosse

Quanto
e

poi la
al

credenza nella ressurrezione
suo tempo, ce ne fanno
i'edo

comune

popolare

molteplici indizi.
è

Erode

all'udir di

Gesù esclama

«
»

(-estui

Giovanni Battista, egli è resuscitato dai morti

(Matt.
via
di
lbs-

14,2

Marc.

(i,I

I

Lue.
ai

9,7)

;

;

e allorché Gesù
il

sulla

Cesarea domanda

discepoli chi diceva

popolo egli

(1)
li,

Cfi\

il

mio

scritto

Li'

idee millenarie dei Cri\tiatn

,

Napo.

L888.

33
se,

costoro gli rispondono;
altri
i

« alcuni

dicono Giovanni Batdei profeti »
(Matt.
i

tista;

Elia

,

altri

Geremia o un

16,14, e
cerdoti e re noi

luoghi paralleli). Nello stesso senso dicono
Farisei a Pilato, dopo
la

sa-

i

morte

di

Gesù: « Signoio

ricordiamo che quel

seduttore da vivo diceva:

resusciterò Ira tre giorni. Ordina
sia

dunque che
giorno
;

il

sepolcro
i

sicuramente custodito fino
per avventura
al
s.

al terzo

onde
noi

di-

scepoli
no, e
(

non

vengano
egli

di

notte e

rubi-

dicano poi

popolo:
Si

è

resuscitato da

morti »

Matt.
Si

27,03

diceva

anzi

che

,

spirato

Gesù

,

«

scoprirono

le

tombe, e molti corpi dei santi che dor(1)

mivano, resuscitarono »)

(Matt.

27,52),
fatti,

Comunque

si

giudichi sul processo reale di questi

è certo che quei
dif-

luoghi suppongono nei giudei di quel tempo radicata e
fusa l'opinione della

resurrezione dei corpi, a cui partecie che talora la resurrezione creduta

pava

lo

stesso Erode:

appariva come un preludio della venuta messianica. Senza
questa
ducei,

ferma fede popolare, da cui dissentivano solo
non
si
il

i

Sad-

spiega,

non dico Fattività taumaturgica di
ch'esso facon questi
atti
il

Gesù,

ma

giustificare

suo

carattere messianico: sopratutto poi quelle
ci

fede popolare

dà ragione della rapida

,

incontrastata diffusione della

credenza nel Cristo

risorto.
al

Nonostante
delle

la

diffidenza

che
e
la

mostrano

i

discepoli

racconto

pie
noi

donne

,

quasi ostinata incredulità di

Tommaso,

non troviamo
tal

mai che
fatto sia

fra

i

Giudei o

i

discepoli la possibilità d' un

assolutamente negata come irrazionale ed assurda.

(1)

Dan. 1?,

2.

.-;

ì

La convinzione
alla
l'e(]c

di

codesta possibilità è corno
(1), e
ci

il

sottosuolo
le

nel

latto

spiega

le

incertezze

con-

tradizioni
to.

colle

({noli

questo viene interpretato e descritai

Si

può applicare
ai

primi

discepoli

quello die
vi

Paolo
è
re-

scriveva

Corinti

(1

Cor.

XV. 13,16) «se non
certa

surrezione deniorti,
poiché
di
la

neanche Cristo è resuscitato ». Ora

resurrezione dei morti era

come

articolo
risor-

lede dei padri, cosi Cristo può, anzi
«

deve, esser

to

secondo

le

scritture ».

Non mancano segni
di

dai quali apparisce che
si

il

prole!
dal

Nazareth anche su questo punto
religione giudaica.

discostava
d'

seneterre»

sibilismo della

Egli parla
1
,

una

na pena dei peccatori nella geenna
surrezione,
e,

non d una loro
«

per contrapposto, del
beatitudine (Lue. 16,

seno

d'

Àbramo

come luogo
mente
se
del
1'

di

23), e più general-

secolo venturo (Matt.

12,32), che non è altro
egli

non
dei
di

olrìm
cieli

habbd giudaico. Pure

ammette

al

reve-

gno
nuti

e alla
di

resurrezione finale anche uomini

Levante e

Ponente (Matt. 8,11)

,

escludendone

(1)

Renan, Les Apòtres 1806
p.

p.

3 e 175 Weizsàcker, Das Apop.

stoliche ZrUaltcr 2 ed. 1892,

8.

82

ss.

Il

solo punto

incili

sembra apparire un dubbio
trasfigurazione (Marc.
di
9,

sulla

resurrezione è nel racconto della
fa divieto ai
dell'

10).

Quando Gesù
il

discepoli
risolto

narrare

il

latto

«
si

primaché

figliuol

uomo
(pad

sia

dai morti »

costoro

domandano
significato

«

che cosa
di

Cossi 1

resuscitai'

dai
sulla
Deus

morti

».

Ma

sul

allegorico
ili

questa

narrazione e
Pfleiderer.

sua dipendenza dall'idea dogmatica

Paolo

cfr.

Urchrfofenthum Berlin 1SS7

p.

387,

ss.

.r>

i

figliuoli

del

regno, cioè Israele, e sopratutto sembra

pie,

gare a una interpretazione spirituale della resurrezione
contro
vano,
il

materialismo dei Sadducei, che perciò

la

nega-

in

quanto annuncia che

gli

uomini nella resurrezio(Maft.

ne saranno

come

angeli di

Dio nel cielo

22,30)

;

interpretazione
pata

questa,

che vedremo poi ripresa e svilup-

da Paolo.
in

Come

tutta

l'età

apostolica

l'idea della resurrezio-

ne e del giorno finale e luminoso è sempre congiunta colla
lede nel ritorno del Cristo, così la
identica
in tutti gii altri sci
Iac.
itti

troviamo nel suo froado

del

nuovo Testamento (Act.
;

11,20
così

5,7

s;

Iud.
vi

0;

2 Petr. 1,1

2,9: 3,4

ss.).

Non

però che non
rilevante
delle

appariscano

notevoli

differenze.

La

più

quali è

nelF Apocalisse, che più
escatologia giudaica.
quella di
Al

tena-

cemente aderisce
di

al tipo dell'

pari
,

altre

apocalissi

giudaiche, coire
(1),

Enoch

se-

condochè abbiamo accennato

V apocalissi cristiana (o

secondo V ipotesi recente del Vischer giudaica nel suo fon-

do e rimaneggiata da un cristiano)
resurrezione e
re la prima
del
d'

,

parla

d'

una doppia

un periodo millenario cha dova separaseconda
,

dalla

,

e

perciò d un doppio regno
nei
limiti

1

Cristo

glorificato

1'

uno circoscrtto

d un

1

tempo

definito,

V altro eterno (Ap.

20,4-15). Questa comdella

binazione

di

due

motivi

differenti

escatologia giu-

(1) Gfr.
p.

anche Baldensparger, Das Selbstbeuouotsein Jesu,
e
il

1888

UT
»

ss.

mio

scritto

« Sulle

Idee

Millenarie

dei

Cristia-

ni

1888.

daica,
lutti

36

ai

riesciva
gli
altri

ad assicurare
eletti.

martiri un

privilegio

su
dile

L' idea

d'

una simile prerogativa
di

venne una delle
fine

tesi

favorite

molti cristiani

.

dopo

del

primo

secolo;

ed apri

la via

nella letteratura

cri-

stiana a lutto queir insieme di decorazioni

fantastiche nella

descrizione della felicità nel regno millenario, che era
rifioritura

un\

giudaica
il

(i).

Una

sola
,

risurrezione finale
e sebbene
di

amun

mette invece

quarto Evangelio
essa,
la

distingua
la

doppio modo

di

resurrezione
cioè
degli

vita e

resurreiet-

rezione di condanna (5,29)
ti,

eletti

e

dei

descrive
alla

la

« resurrezione

nell'

ultimo giorno »
alla

come

preludio
e
seg).

salute

messianica

e

vita

eterna ((5,40

Oramai questa

della

resurrezione

dei

morti diveniva

una parte essenziale delle speranze
raviglia
della
ti

cristiane.

ci

fa

me-

che

anche
agli

1

l

autore

probabilmente
la

alessandrino

lettera
gli

Ebrei annoveri

resurrezione dei
fede cristiana

mor(0,2);
se
la

fra

articoli

fondamentali delia
in

sebbene poi non apparisca chiaro
rappresenti
(2).

qual

modo

egli

Ma

già

verso

la

fine

dell' età

apostolica

(i)

Weber System

d.

Altiimg. Theol
Z. N.

p.

357
IV.

s.

381

s.
(

cfr.

Hof-

mann,
L891,

Handcommmtar
cfr.

Testar. -aito,

2. p.

:>1

.>.

Freibrng
>

Heuss,

Hlst.

de

lf

Théologie Chrét.

au

Sieri,

apostoli-

que

T

i».

126 Strassbong.
1'

1860.
,

(2)

Vedasi

oscuro passo 11

35

sul

quale

efr.

il

commento
ITI
I>1.
2.

dei

von Soden, Hand-Commentar Zara. N.
p.

Testamenti

Freiburg ixuo

78,

s.

-

.)/

nel

seno delle comunità cristiane

cominciavano a serpeg-

giare dei dissensi e dei dubbi.
stici

Alcuni, probabilmente

Gno-

come vedremo, con una interpretazione
tanto
1'

spiritualistica

assottigliavano

idea

della

resurrezione dei morti

da ridurla ad una allegoria o simbolo della purificazione
dell'anima dalla morte e dal peccato:
gliavano
già
la

altri

che

scompi-

fede

comune, sostenendo

la

resurrezione esser

avvenuta, e vana indi ogni ettesa. Contro costoro poalcune delle lettere Pastorali
(2 3,
Tina.

lemizzano
la

2,18) e

cosi

detta
ai

Seconda

di

Pietro

(2

Petr.

3
la

s).

Ora
di

primi dava senza dubbio un appiglio
sulla

dottrina

Paolo

resurrezione.

La

(piale

è di capitale

im-

portanza, non già perchè sia penetrata

nell'organismo del
in altri

dogma

ecclesiastico;

poiché qui, come
abbia
tenuti

casi

(1),

la

Cbiesa sembra

anzi

lontani
del

gli
;

elementi del

Paulinismo

dalla
il

forma

ufficiale

dogma

ma perchè
più
alti

ad ora ad ora
intelletti,

pensiero di Paolo rifiorisce nei
la

anche quando

dottrina

ecclesiastica

della

rees-

surrezione della

carne aveva già preso un significato
quello

senzialmento

diverso da
il

che domina

in

Paolo.
la

Come
credenza
trina

il

Cristo é Cristo

centro della
è

fede cristiana, così
il

nei

risorto

anche

cardine della dotdi

pauliniana della resurrezione.
la

La resurrezione

Gedei

sù è

garenzia e
lo

il

pegno della resurreziane

finale

morti. Colui die
i

resuscitò dai

morti, vivificherà ancora

corpi

mortali

(Rom.

8,11;

I

Cor 6,14; 2 Cor.

1,9);

([)

Pfbidcrer,

Urchrittenthum

p.

295.


e por via del Cristo

;";s


anzi
ci

medesimo

sveglierà

dal

sonno

della
<l<>lla

morte

(1).

Per questo Cristo è chiamato primizia
(ì-~*?yji

resurrezione
il

t&v

xe%oi|A7][]iva)v

1

Cor.

XV

,

23) e
Colos.

primogenito dei morii

(Trpwiótoxo; ex x&v vex?u>v,

1,18).
in

Orto
lega
in

quanto anche
all'

per

lui

la

resurrezione

si

col-

generale

idea della seconda apparizione

o
1,

ri-

velazione del Cristo

$

*rcwàXeu|*g toj acupiou

1

Cor.

7:

2 Thess.

1,

7.
lui,

èmcpàveta

x%

xapoua&sc),

al

ritorno o alla

Parusia di

Paolo accoglie, come

tutti gli scrittori

rota

apostolica, l'apparato

un

po'

teatrale, proveniente dal

mesdi

sianismo e

dall' Apocalittica

giudaica,

nella descrizione

cotesto secondo avvento glorioso, diverso dalla
nifestazione terrestre ed

prima maTini.

umana

nello stato d'umiltà (t

6,14 2

Tini.

4,8
cieli,

Tit 2,13)
cinto di
(1

(2).

Anche per

lui

il

Cristo

scenderà dai

fiamme ed

angeli, annunziato dal
1

suono della tromba

Thess. 4,10: 2 Thess. 1,7.
e

Cor.

XV

,

52)

,

come giudice
stato

come
alla

re glorioso.

Anch' egli

descrive

lo

precedente

resurrezione dei morti

come un sonno inconsapevole
e la

e simile allo sheol giudaico (3)
risvegliarsi
i

resurrezione
egli
si

come

un

da

quel
si

sonno.

Anch'

piace di descrivere

morti che

risvegiia-

(1)

yj;j.a;

Ò .à
f

T^coo

%pvais\i r;s^'. 2 Cor.

1,

11.
,

(2) cfv.

Reuss,

Ilist.
p.

de

la
ss.

Théol.

Chr.

II

210 Weizsàcker

,

Apost. Zeìt. 2
(:>)

aufl.

104

K*it«à7&at, v.ovj.y^vì-zc,
1.

1.

Cor.

XV, 18,20
s.

— òXvlcTavia'.

1.

Thess.

IO:

SYsteuvTfltt

1

Cor.

XV, 52


no dal sonno della
fino
alla
si

39
alla


gran chiamata del signore,

tomba

quale egli talora spera di vivere, e traversando fanno in
contro
a
lui
(I).

l'aria

Ma

codesto quadro

fantastico delle
d'

novissime

cose

appartiene ad un

ordine
nostro

idee anteriori e straniere alla dottrina vera del
e

apostolo,
si

all'insegnamento ulteriore della Chiesa, che non

lasciò

mai fuorviare dai sogni e dalle fantesie apoca-

littiche.

Ma

T aver

fatto

della

resurrezione del Cristo
della

la

pietra

angolare della sua dottrina

resurrezione dei morti

conduceva Paolo
che mentre
lo

in

un ordine d'idee

nuove e originali,

distaccano dal Giudaismo, attestano Fazione

almeno

indiretta dalla cultura Ellenica

su

di

lui.

Se

la re-

surrezione di Cristo è simbolo della nostra, solo chi risorge
in Cristo è fatto partecipe della

resurrezione corporale (Rom.

6,8

5,18). Coloro
della

nei quali fu

deposto e fecondato
,

il

ger-

me
re

nuova

vita

spirituale

soli

avranno
la

parte nella

seconda resurrezione che deve vincere
i

morte e caccia-

terrori

del

sepolcro.

Coloro invece che non avranno
,

partecipato alla prima ressurrezione
la

resteranno privi delfutura è conseguen-

seconda. Cosi

la

resurrezione

fisica

za della resurrezione spirituale presente. Nella (piale for-

ma

del

dogma, propria
di

di

Paolo,
e di

è

manifesto come uno
il

scàmbio dei termini
senso proprio
al

vita

morte, e

trapasso dal
;

senso allegorico e figurato

imperocché
per

neir idea evangelica

non

vi

ha vita che

in

Cristo e

(!)

1.

TIipns.

i.

17

Cristo,

ondo

i

rigenerati

in

lui

soltanto vivranno. Gli
alla

altri

passeranno dalla morte temporanea
perciò
nei

morte eterna. E
a
2.*>

due luoghi
finali
ss.)
j

classici

dove Paolo parla più
(I

lunss.

go delle cose
1

e della resurrezione

Cor.

XV,
alla

Thess.

4, ir>

non sembra alludere
(1).

che

resur-

rezione dei Cristiani
Cosi

T idea della

resurrezione
nel

si

eleva ad

un

signifi-

cato

mistico veduta

suo nesso intimo e profondo con
rigenerazione
,

quella della

fede e della

onde solo coloro
con Cristo
accolto
1,
1*

che

«

morirono

con Cristo

saranno

vivificati

(a-jva-oil-avóvxs; ouC/jOovcoci),

colore che avranno

e-

vangeìio sapranno trionfare sulla

morte (2
in

Tini.

10),
ac-

Ma
in
le

a

Paolo era necessario rendere
e

qualche

modo

cettabile

ragionevole l'idea della resurrezione dei corpi
[iel-

senso proprio, specialmente nella sua predicazione
città

greche. Quanta

repugnanza

provasse

lo

spirito
lo

ellenico

da questa dottrina così crudamente realistica,
il

prova non solo
sulla

noto racconto degli Atti degli
in

Apostoli
di

predicazione di Paolo
l'atto

Atene e sulla derisione

cui

fu

segno dagli Ateniesi V annunzio della resurmorti (Act.
IT,

rezione dai
il

32),

ma

lo

conferma anche
in
ci

trovare questa
alla

dottrina
di

svolta

da Paolo

una lettera
si

diretta

comunità

Corinto.

Ora qui

presenta

un altro aspetto originale della dottrina pauliniana, perciò
ch<
l

attiene

alla

natura

del

corpo

resuscitato.
il

1/ uso
di

della

lingua

ebraica

aveva

consacrato

termine

re-

ti)

Piìeiderer,

Urchristenthum

[>.

'2\^^.

Rmw.

op. cit.

[1,214.


surrezione delia carne;
intende sempre
sistere
sul
1'

il


umana
(i),

ma
la

per carne l'Antico Testamento

uomo,

persona

senza

in-

significato

proprio e primitivo dell'espressione.

Nondimeno era naturale
sul

che questo finisse col prevalere
la

senso figurato, e che

resurrezione dei corpi venisin

se a significare la
altra

restaurazione del corpo mortale

un

esistenza.
identità
si

Ora contro questa
e
del

materiale del corpo vivente

corpo risorto, Paolo

esprime esplicitamente e
che
« la

riil

petutamente. Non solo egli dichiara

carne e

sangue
il

(a*p£ xai atjta),
di

cioè

la

materia, non erediteranno
50),

regno

Dio »

(I

Cor.

XV.
di

ma

descrive

il

nuovo
da

corpo
questo,
il

come qualche cosa come
dal

diverso

essenzialmente
si

corpo animale (o psichico)
(Ih.

distingue
il

corpo spirituale o pneumatico
si

43-44), come

tervi

reno

distingue dal celeste (Ih., 48).
,

A

quel

modo che

sono molteplici sostanze corporee
animali diversificano fra loro, e
cielo
si
i

e le

carni dei diversi
terra e del
il

corpi della
,

distinguono pel loro splendore
le

come

sole

la

luna e
(Ih.

stelle,
si

« cosi

è

della

resurrezione dei morti »
si

42); dove,
molteplicità

badi hene, per l'Apostolo

tratta

non

di

di

forme,

ma

di

diversità di sostanze.
fra
i

La
,

quale diversità
i

mentre implica che

corpi gli uni
(Ih.

terreni,
,

sieno corruttibili, gli altri incorruttibili
la

42,
,

50)
cioè

ha poi
nell'idea
col

sua ragione

nella

diversa origine loro

centrale della dottrina di Paolo, la comuni-

riione

Cristo.

Se la nostra resurrezione ò difatti una

(1)

Heuss,

oj».

cit.

U, 216.

'ri

conseguenza
dizioni
di

ili

questa

eommunione, no sogno
in

elio

le

con-

«[nella
il

debbono ossero

armonia con
il

questa.
glori-

Noi porteremo
ficato,
(e

corpo dell'uomo celeste,

Cristo

che è spirito vivificante,, coma
egli

noi portiamo ora

come portò
Anche più

stesso)
è

il

corpo
vivente.

dell'
(Ib.

uomo

terreno,

il

primo Adamo, che

anima
codesta

45-49).

recisa

distinzione
,

apparisce
il

nella
di

Seconda

ai

Corinti

(2 Cor. 5

1-7).

Quivi
edificio

corpo
o

resurrezione è rappresentato
tazione,
nei
cieli

come un
Dio,
d'

una

abi-

che noi abhiamo da

un

tabernacolo

eterno
al

non

fatto
in

di

mano

uomo, con tr opposto
forestieri

ter-

restre albergo

cui

dimoriamo come

e in pelè celeste,

legrinaggio sospirando alla vera abitazione che
della

quale desideriamo d'esser

rivestiti.

(I)

Le due immadi

gini

che

i[ui

s'intrecciano di abitazione e
il

veste, con-

cordano

in

questo che

nuovo corpo

è

consi derato
il

come
cui sa-

un riparo, che nel cielo dovrà sostituire

corpo

di

remo

spogliati

,

e

quindi è diverso da questo
si

come una
a IT

nuova veste o una nuova casa che
tica.

sostituisco

an-

L'ima

è

la

veste

terrena che

ci

aggrava;

L'altra la

veste

luminosa

la

cesta eh' al

gran

sani

ai

chiara

Ma

in

questo medesimo

luogo Paolo

esprime

il

desiderio

(i) Questa descrizione dei

rapporti

fra

1'

anima

e

il

norpo de,

riva
Cfr.

in

Paolo

manifestamente dal Libro
C.

della Sapienza (9

15).

Orafe,

Theologiiche abhandlungetì

Wetesficker gewlfbnet.

Freiburg 1892,

ardente di non essere spogliato, bensì sopravvestitó
«

(Ib.

4).

acciocché ciò che è mortale sia assorbito dalla
sta

vita

».

Ora questo

a significare

che

il

corpo

celeste

possa

esser donato al cristiano immediatamente,
la

senza deporre

veste

mortale, cioè
in

la

natura della carne mortale tra-

passi trasformandosi

ima

forma

di vita

immortale. Al

che

1'

apostolo tanto più poteva aspirare perchè in questa
nella
vita,

come
di

lettera

ai Filippesi, scritte

nell'ultimo periodo

sua

non spera più oramai
(

di

poter giungere
Signore; né più

al

giorno della Parusia
siste
la
siili'

o venuta

)

dal

in-

idea d' uno stato intermedio
la

come
ai

sonno,

fra

morte e

resurrezione. Ecco perchè

Filippesi

scrive

(3,

21)

«

noi
il

viviamo aspettando
quale trasformerà
al
il

il

Salvatore,

Signore

Gesù

Cristo,

nostro corpo vile, ac-

ciocché sia reso conforme

suo corpo glorioso, secondo

virtù

onde tutto è
ci

a

lui

soggetto».

Or

.questo

apre un nuovo aspetto della dottrina paual

liniana

intorno

rapporto fra
questo

il

corpo terreno e

il

corpo
azione
col

resuscitato,

che senza
di

termine

medio

dell'

trasformatrice

Gesù Cristo mal potremmo conciliare

primo, come
ri

è

acceduto anche ad a'euni recenti espositodel corpo è rappresentata
dall'

(1).

La metamorfosi
nella

im-

magine, giudaica
nella è
il

sua origine
sotto
la

(2),

del

seme deposto
;

terra e rinascente

forma
m<rle,

di
la

spiga

svestirsi del

termine figurato per

deprsiz'one

(t)

Pfteiderér

UrckriHenthim
1».

p.

201.

(2)

Snnhpfh'in 09

H
corpo terreno (2
Cor.
il

5,

1);
Tra

rivestirsi
il

rappresenta
e
la

il

nuovo

stato.

Ora

rapporto

seme
tale

pianta

è

rapporto genetico o organico, e come

non può essere

preso alla lettera; che altrimenti non spiegheremo
T apostolo insista tanto sulla diversità sostanziale dei
corpi, psichico e

come
due
fru-

pneumatico; e d'altronde

il

seme

del

mento non
brione e
ficato
in
il

è qualche cosa di

morto, sibbene è come Y emil

germe
imagtne
la

della
sta

nuova pianta. Lo spirito e
in

signi-

dell'

quel
del

luogo

(I

Cor.

XV, 30-38)
quanto
da
cui

ciò

che

resurrezione

nuovo essere vivente apdell'

parisce

come una

restaurazione

aulico

,

in

che
il

la

spiga che nasce dal seme è
è caduto.
la

come

quella
fra
i

seme

Una
di

certa somiglianza

due corpi,
non altro

secondo
nella

mente

Paolo,
Il

c'è dunque,

se

parvenza esteriore.

corpo di resurrezione, sebbene
carnale, è identico

materialmente diverso perchè non più
nella

sua forma o nel suo aspetto

al

corpo

mortale;

e

questa identità qualsiasi
religiosa
hile

importava salvare per
processo ondo dal
di

l'efficacia

del
il

dogma.

Il

corpo corniti iè

sorge

corpo luminoso
la

resurrezione non
la

più
lo

da questo aspetto,
1

morte,

bensì

trasformazione e

svolgimento dell uno dall'altro: per modo che l'anima non

rimango spogliata mai
sopra v vestita
d'

(Y

una veste (2 Cor.

5,

4), ma

una perfetta e incorruttibile.
che
codesta

Non
corpo

v'

ha

duhhio
è

trasfigurazione dell' un

nel!"

altro

più

chiara e manifesta
del

per coloro che

vivranno
della
venti.

fino

alla

Parusia

Signore, e

che nel giorno
vi-

resurrezione, collegato

con essa, saranno ancor
negarsi
.

Mn non

per

questo deve

coni

k

ha

fatto


qualche critico recente (1) che


si

estenda

anche a coloro
in

che prima di quel giorno eran morti e dormivano
sto.

Cri-

Perchè se talora Paolo sembra parlare
corpo vivente
(xxtxX'j8-7j

&"

una dissolu,

zione del

2.

Cor.

5

1

),

nonsa»

dimeno dice chiaro che anche
ranno risuscitati e trasformati,
(I Thess., 4, gi ne
in

coloro
«

che
di

dormono
noi viventi

prima

15-17), e ad

essi soprattutto
in

s'applica F ima-

del

seme che germoglia
questa
teoria
a

frumento.
cosa
di
in

Che rimanga
e
d' in-

tutta

qualche
di

oscuro
questo

determinato, che
si

rigor

termini

caso

non

possa parlare d'una resurrezione
viventi
,

come

nel traveslimonto

dei

ninno vorrebbe negare. Né può negarsi
coloro che viventi
vita
al

del

resto che

meglio covenga a
chiamati
alla

gran
del

giorno saranno

celeste

F esempio

corpo del Cristo risorto due giorni
ancora distrutto.
all'antico,

dopo morte* cioè non
del

Ma

ri-man

sempre un attinenza

nuovo

nel senso di

una certa somiglianza
poi
S.

nell'aspetto
e
gli
in

o nell'habitus
stici;

come diranno

Tomaso

scola-

e
si

con una certa latitudine, anche pei morti
risvegliano,
si

Cristo

che

può parlare
che
lo

d'

una trasformazione e
Santo (Rom.
in

(T u\ì
il

travestimento

,

spirito

8,1
lui,

1)

e

Cristo operano in tutti coloro che credettero
altri

mendel

tre gli

che non
nella

son

fatti

partecipi

della

vita

Cristo

rimangono
Cosi
lo

morte corporale, che è morte perdel Cristo,

petua.

spirito

immanente
divino, è

in
la

noi

e

dela-

posto nell'essere nostro quasi

germe

forza

(

I

)

Pfleideror, op.

cit.,

292

s.


lente

KS

risorgerà
il

onde

« l'innovellato di novella Ibi-mola » nel

corpo mortale trasfigurato e trasumanato

corpo
nel

celeste?.

Questo complesso

eli

concetti

e

d'immagini,
^yo*

quale
stoi-

non può disconocersi V influsso indiretto di dottrine
che,
ci
fa
il

e

specialmente
sentire quanto

dell' idea
il

stoica del
di

<j~io\iy.-j.'/.b;

pensiero

Paolo

avesse

levato

alto

volo ai di

sopra della dottrina giudaica
accolta
dal
di

popolare
per

della

resurrezione,

Farisaismo;
lui, sia

sia

un
di

impulso interno della mante
rendere questa
l'

per

la

necessità

dotti-ina

più
la

conforme
Chiesa,

e più accettabile al-

Ellenismo idealista.

Ma
lede,

come vedremo, deviò
,

dal

cammino

tracciatole dall' apostolo
della

e

rifuggendo

pei

bisogni pratici
questi

dal

senso

troppo mistico

che

aveva dato
al

alla

idea della resurrezione, ritornò per
dell' età

gran parte

realismo

precristiana.

il

-

CAPITOLO SECONDO
LE PIUME LINEE DELLA DOTTRINA, E LE PRIME
OPPOSIZIONI.

§

1.

I

Padri Apostolici

Fermato

cosi

il

punto

di

partenza

della

dottrina

cri-

stiana sulla resurrezione, per quel che attiene al

giudaismo
a Paolo,

precristiano e
noi

al

Nuovo Testamento, segnatamente
il

possiamo seguirne

rapido

cammino

e lo

svolgimento

nella

formazione del dogma ecclesiastico. Ai motivi ideali
in

clferan già dati

codesto periodo
altri

primitivo, se ne ag-

giungono per via
flessione

che

cospirano

ad avviare

la

ri-

patristica

in
il

una direzione diversa da que.Ua
pensiero

in

cui
Il

si

era messo

ardimentoso
in

di Paolo.

primo documento cristiano
di

cui
,

s'incontri
è
la

un

ten-

tativo

dimostrazione questa dottrina
ai Corinti;

Lettera

di

Clemente Romano
to,

autorevole e solenne documencritici,

che per consentimento generale dei
del

risale alla

fine
sta

primo
si

secolo.
tratta,

Chi legge
(e.

i

capitoli

in

cui di que-

dottrina
il

21-27) non tarda ad accorgersi,
alla
,

che

presbitero
si

romano, scrivendo
alla

comunità di Conon solo perchè
t

rinto,
al

riferisce
di

lettera

di

Paolo

pari

questo

chiama Gesù

primi$Ìa $W$y&)

della

ventura
il

18


altresì
1

resurrezione (24,1),

ma

perdio a illustrare

misterioso

avvenimento

si

giova dell irnagine medesima
in

del

seme, che gettato nudo ed arido,
putrefatto,
2).

terra,

dopo

es-

sersi
(Ih.

rinasce,

moltiplicandosi

e

fruttificando
;

A

questa unisce altre due similitudini
del

Punsi,

con

torse

un lontano ricordo

Fedone platonico,
notte,

tratta dalla

vicenda
continua
rioso

diurna del giorno e della
resurrezione
;

simbolo d'una
dal
;

P altra

(e.

25)

tratta

miste-

rinascere dell' araba Fenice dalle sue ceneri

dimotro-

strazione analogica questa, che P autore bensì non ha
vata,

come han provato
egli

il

Gebhardt e PHarnack
nella

(l),

ma
cri-

che

per primo
vien

ha

introdotto

letteratura

stiana e che

riprodotta

più tardi
la

da Origene e
Ch'egli

da
ne

Tertulliano
trae è

(2);

A ogni

modo

conclusione
«

l'argomento dell'onnipotenza divina
per grande e
mirabile cosa se
lo
1'

Non

terre-

mo
le

noi

artefice di tutte

cose farà
e

risorgere coloro che
sicurezza
ci

hanno servito santa-

mente
pio
di

nella

della

loro tede, (piando coll'esemla

quésto uccello
ì

manifesta
la

giandezza delle sue
limitala

promesse
solo
ai
i

»

Anche qui
e
agli
eletti

resurrezione sembra
Dio.
cui

santi

di

Fra

luoghi
la

scritturali
d"

a

Clemente
di

si

riferisce

è

notévole

citazione

un passo

Job ch'egli riproduce

(li

Pa trum
si

apostolic. Opp.
la

I,

Ì870,

;i

q.

I.

cfr.

Sul

mito della

Fenice
Si.

veda
bf

dotta

nota del Lighffoot, The apostolic Fathér?,
11
p.

Clemens
Origr.

Rome. London L802
<:<].<.

82

ss.

(2)

fW.ra.

TV. 08. Tcrtnli. de resnr.

US.


così
:

49


(xou
(i

Kal àvxavfpeiq
<jCò[\oC)

irjv

aàpxa

LXX

hanno

sempre
(1).

xb olp[xa o io

la'Jirjv tJjv

àvavi Xy^aaciav laOia
« la carne

Travia

È

manifesto che

il

concetlo di Paolo
il

e

il

san-

gue non erediteranno
Clemente e
bile vi

regno

di

Dio »

è

escluso

da

è

sostituita

una interpretazione
la

più

sensi-

della

resurrezione.

E

stessa

imagine

della Fenice

ha identico significato. La chiesa non trova
T idea della resurrezione della carne una
«

oramai

nel-

pietra d' in-

ciampo
cosi

»

come Paolo che

nella

«
il

carne »
peccato.

trovava per

dire espressa la corruttela e
,

E

il

corpo
nel

terreno

questa carne mortale

,

che dovrà risorgere

gran giorno.

Anche più chiaramente
più antica omilia cristiana,
di.

è

accentuata questa
la

idea nella
lettera
di

cosi
(e.

detta
9)

seconda
«

Clemente. Quivi noi

leggiamo

Niuno
risorge

voi
(aito]

dica che questa carne
fi

non è giudicata

a *??).

Ponete mente in chi siete salvati e
in

vedete
(1

,

che
Cor.
nella

non è se non
3,

questa carne come tempio di Dio

16

;

6,

10).

Poiché come

siete

stati

chiamati
Cristo
il

carne, così nella carne verrete.

E come
spirito

Signore

che
e

ci

ha salvati, essendo
ci

prima

divenne
in
si

carne

,

cosi

chiamò

,

parimente anche noi
.

questa

carne

avremo
il

la

nostra mercede »

Questo che

potrebbe dire
gli

focus classlcits della nostra questione, contiene tutti

e'ementi essenziali della futura dottrina. Che Fautore
bia
è

ab-

dicontro a se

i

negatori di questa
sulla

,

è

manifesto.

Ma

chiaro ancora che esso insiste

risurrezione della

(1)

Su questa citazione

cfr.

Lightfoot op.

cit.

p.

90.


nostra

50


la

carne: e quasi

invertendo
£v

espressione di Paolo
aapxt a far
si

assevera che saremo chiamati

^

parte

del
(*?•-

regno
vexat)
si
,

di

Dio.

1/ allusione

che

vi

la

al
,

giudizio

come successivo
la

alla

resurrezione
tutti
i

dimostra

che

presuppone
sono
la

resurrezione di

morti.

Ma

soprat-

tutto

notevoli
volta

due cose
la

:

in

primo

Luogo
è

che

qui

per

prima

resurrezione carnale

dimostrata
e per la
ri-

per

la

redenzione della carne nel battesimo,
nella

velazione di ('risto
stologico
logisti. In
si

carne.

E

di questo

argomento
gii

d'i-

varranno largamente, come vedremo,
la

Apovolta
,

secondo luogo apparisce qui per
in

prima

un motivo nuovo, che
suggerito,
0,

seguito

avrà molte variazioni

come sembra, da una imagine pauliniana
Una
delle

(2 Cor.

14,

19).

conseguenze
1'

pratiche
di

della

idea

della

resurrezione della carne, è

obbligo

conservarla

immacolata come tempio di Dio. Ora Paolo aveva bensì
accennato a questa idea;

ma

in lui

predominava

il

convinci-

mento che

la

carne fosse originariamente peccaminosa, e

quindi destinata a dissolversi
rata in un corpo pneumatico.
te,

come

tale e
la

ad essere rigene-

Invece

seconda di Clemendi

come Erma ed

altri,

trovano nella resurrezione
la castità

questa

carne un argomento che giustifica
(À)si

e l'ascesi (1).

allo

stesso
il

punto

si

giungeva

per

vie

opposte.

Da

un

lato

dualismo

ellenico

proveniente

dalle

dotti-ine

(I) 2
"vrj.

Glem. S TY^yjo-aTs ~iv ca?*a àvvyjv
Cloy^ì

/. ttjv

Gypzylòa àcTiiXsv

[iàr.T'.cj/a

xfy aiwvisv

aTicXapcojJLcV

Ih.

6.

'yjjy^^ijvj

neoplatoniche e dalla religione dei Misteri,

la cui influènza
,

appena

visibile

in

Paolo è manifesta negli Gnostici
la

rie-

sciva a contrapporre
vi (a

carne

(o la

materia sensibile)
ostile

alla

dello e
di

spirilo

come alcunché

di

e

di spregevo-

le

;

qui

V ascesi neoplatonica a gnostica.
della

DalF altro,
resurre-

come conseguenza

dottrina

realistica

della

zione, giudiìico-cristiana, si concludeva che la carne

umana

destinata a risorgere
e

un giorno deve essere serbata pura

incontaminata.

Come uno
rezione
stità,

degli
vita
alla

effetti

pratici
fu
la

della

fede nella

resur-

sulla

cristiana

santificazione della ca-

preludio
,

santificazione finale della
si

carne immasola

colata
cietà

cosi

anche ad essa

deve se prevalse nella

cristiana
nella

Fuso

della

inumazione dei cadaveri. Che

lede
tivi

resurrezione dei cadaveri sia stato uno dei mo-

religiosi

che determinarono

il

sostituirsi

dell'

inuma-

zione alla cremazione pagana,
lo,

basterebbero a dimostrarmoltissi-

oltre alla corrispondenza dell'uso giudaico, e a
iscrizioni
la

me

cristiane

delle

Catacombe dov'è chiaramente

espressa

speranza che un giorno dalla tomba risorgeil

rebbe
implica
gliati
i

il

morto depostovi,
appunto f idea
dormienti
Cristo
;

nome

stesso di

y.oi\rq-y)?iov,

che

del

sonno

da

cui

saranno svedel

come anche V imagine
dal

corpo

di-

vino di
caristia,

risorto
si

sepolcro,

e

il

simbolo dell'Eu-

a

cui

riferiscono, a

proposito delle sepolture,
Const.
e.

alcuni antichi scritti cristiani
Terfull.
lo

(p. e.

Apostol. VI,
11).
,

30

De An.

e.

51
,

Minuc. Pel. Oct.
,

Per mol-

tempo invalse

difatti

fra

i

Cristiani
nel

il

costume

poi eliminato
di

dalla
di

chiesa

specialmente

terzo Sinodo

Cartagine,

deporre

sul

cadavere

l'eucaristia,

come

simbolo

di

cibo
alla

spirituale che

doveva nutrire
(1).

il

corpo del

defunto fino

sua
la

resurrezione
,

Riprendendo
essenzialmente
stolici.

nostra via
si

si

può dire
negli
altri

c\ie

nulla

di

nuovo
la

incontra

Padri Apo-

Anche

Lettera di Barnaba allude alla resurre-

zione del
del

Cristo

come promessa
5,
6).
la

della nostra

resurrezione
nella

corporale (Barn.
<li

E come abbiamo veduta

seconda
(7,
1)

Clemente, cosi

Lettera di Policarpo ai Filippesi
es-

rampogna severamente chiunque neghi potervi
«

sere

resurrezione
e

»

e giudizio

tinaie,

chiamandolo

fcpw-

tótoxo; tSu SaiovS,
lic.

una delle Lettere Ignaziane (Ad Po« in

5)

esorta
»

a

conservarsi casti
di

onore del Signore
la

della

carne

(2), cioè

colui
il

che resusciterà

nostra

carne.

Nello stesso

modo

Pastore d'Erma, discostandosi
il

sempre più
della

dalla dottrina

pauliniana, accentua
della

concetto

verginità

come conseguenza
V.

futura giustifica«

zione della
sta

carne (Sim.

7

,

1

segg\)

Conserva quelo

tua

carne pura e immacolata, affinchè
le

spirito

che

entro vi alita,
stificata
la

renda buona

testimonianza, e sia giuao»j
-ì\

tua carne (*«l StxatwOij

aàp;).

Guarda che
tua carne
,

nel
sia

tuo cuore non sorga l'opinione, che questa
corruttibile (tty astpxa oou dto-nqv
(f ftap-rijv

slvai)

e

che

quindi tu possa abusarne per qualcosa
tamini
la

d'illecito.

Se tu conse
tu

carne,

contamini

lo

spirito

santo.

E

con-

fi)
p.

('.IV.

Knill, ChristUcìic Alterthunutkunde,

Regensburg 1850

11

345.
(2)
Altri

leggono

in

questo

luogo

às

vjjivfi

zr z
t

v/oy.òz

~rì

K'J919'J.


tannini
lo

,),}


.

spirito,

non puoi vivere »

Si

comprende quindi
(e.

che nella parte giudaico-cristiana della Didaché
parli
al

16)

si

modo giudaico non
,

d'

una resurrezione generale
alla

dei
del

morti

ma
Ed

d'

una resurrezione dei Santi
il

venuta

Signore.

è bello

leggere in uno scritto originacristiano

riamente giudaico, interpolato poi da un
la

verso

fine

del

secondo secolo

il

Testamento dei XII Patriarpoesia

chi (1),
zione.

come circonfusa
vi

di

l'idea della resurre-

Beniamino

dice ai suoi figliuoli « dalle mie ossa

fioriranno gigli, dalla mia
Tulli

carne fioriranno rose».
in

questi elementi ritroviamo
le

uno

scritto cristiano

che,

secondo

ricerche

del
al

Lipsius e

dell'

Harnack

(2),

appartiene indubbiamente
e di Tecla.

secondo secolo,

gli Atti di la

Paolo

Paolo

v'

insegna esplicitamente
resurrezione,
1'

continenza

come condizione
cetto essenziale,
alle

della
il

syxpfeta come prel'àvàcrcaa^.
,

cui

adempimento

è

Contro

dottrine dei suoi avversari, gli Gnostici

certamente
i

rappresentati qui da
altra

Demas ed Ermogene, secondo
carne

(piali
la

resurrezione

della

non

si

dà se non

per

(1)

Sehnapp Die Testamento der 12 Patr. Halle 1884. Harnack,
fi.

Gesch.

ÀUchristl, Li'teratur, Leipzig 1893,

II,

p.

852 sgg. Anle

ehe
zioni
ti
;

ìiì

un altro scritto giudaico cristiano, del tempo,
I,

Recogni-

Clementine,

52: IX, 3

si

parla della resurrezione dei mordelle

ma come

distinta della

vita

anime

dei

beati. Cfr.
p.

Hil-

genleld, Ketzergeschichte des
(2)

UrchrLtenthesms 1884
II,
1,

130.
ss.

Lipsius,

Apokryphen Apostelgeschìchte

424

(1884)

Harnack, GeschichU der
p.

Altchristlicheìi Literatur I, Bel.

1893,

130 sgg.

5

ì

riproduzione nei
altra
la

figli

(1),

Paolo afferma invece non darsi
si

resurrezione

se

non anzi

conservi

la

purezza e

verginità della

nostra carne
la

(2),

ed enuncia una serie
delle quali è questa
la
i

di

macarismi, o beatitudini,
beati

prima

«

coloro

che avranno

conservata intatta
Dio,....

carne,

perchè costoro diverranno templi di
e
li

beati
il

corpi

spiriti

delle
la

vergini ».

E questo

è anche
,

signifi-

cato di
vertita

tutta

leggènda

della

vergine Tecla
al

che con-

dalla

predicazione di Paolo rinunzia

suo sposo,
la

volendo per mezzo (runa vita ascetica assicurare
resurrezione.
rcapS-evias
(e.

sua

Onde Paolo pronunciando
7)
si

il

suo

Xóyo; -spi

fa

banditore della immortalità dello spidella
la

rito

e dell'incorruttibilità

carne.
si

Per questa via dunque
più dallo
spirito

Chiesa
e

dilungava sempre
in

del Paulinismo,

come cadeva

dimen-

ticanza
la

l'idèa
,

fondamentale

di questo, la giustificazione polil

fede

cosi

abbandonato

significato
in

spiritualìstico

del

corpo

di

resurrezione quale troviamo

Paolo,

si

piega

sempre più ad una interpetrazione
questo articolo
di fede;

realistica

e sensibile di

e

come

già

apparisce chiaro dalle
all'età

testimonianze dei padri apostolici,

dunque

della gebiblica

nerazione successiva agli apostoli
àvxaiaac; vexp&v

,

all'

espressione

sottentra

V altra
in

àvàaxaa:; aapxó;.
tulli
i

Questa
antichi

formula

incontriamo

difatti

quasi

più

(1)

Afta Paul,

et
T).

Torino,

ti

p.

245,

1

seg.

od

Lipsius.

Acfa

Apostol. Apocr.
(2) Ib.
vijTS,
e.

12. 7.X).(o;
;r/j

àvactast:
jjlsXOvvjts,

ujjlTv

&ùx

sct'.v,

iàv pj àyvsl

[Ag/.

y.ù -fy vifxa

àXXà Tyjp^oj-gv óyvz\

simboli battesimali e regole di fede, che risalgono ai primi
del

secondo secolo, come non può essere revocato
le

in

dub-

bio dopo

belle

ricerche del Gaspari

(l).

Salvo

alcune

confessioni della
e
di

Chiesa orientale (come quella d'Antiochia

Cipro e

il

simbolo Niceno
,

e

il

NestorianqJ, in tutti

gli

altri

simboli antichi

come

quello di
il

Gerusalemme
della
lettera

e
di

T antico simbolo romano secondo
Marcello d'Andra
(art. 3°),

testo
la

apparisce

formula àvxaiaai;
negli altri

aapxò; fra gii articoli essenziali di fede.
il

E anche

termine biblico-apostolico « resurrezione dei morti » non
,

ha

del

resto
le

,

diverso

significato.

11

medesimo

senso

racchiudono

antiche formule delle regnine fidel conser-

vateci dai Padri,

come

Tertulliano ed Ireneo.

Secondo

il

primo, questa regola dice che Cristo ritornerà nella gloria

per chiamare

i

santi

a

vita

e gii

empi

per condan-

nare all'eterno fuoco facto uiriusque partis resuscitatione
curii

carnis
velari.

restituitone
1),

(De Praescr.

haer.

13

ep.

De

virg.
Il

implicando quindi una doppia resurrezione.
fra
gli

secondo annovera

articoli

di

fede della Chiesa

universale, ricevuti dagli apostoli, la venuta del Cristo per

rinnovare tutte
l'umanità »

le

cose,

e

« resuscitare

la

carne di tutta

(àva<xpfjw. rcàaav
1).
si

aàpxa

7cà<j7]c;

àvfrptoTTOTYjTo;

Adv.

Haer.

I,

10,

Fino a qui però non
sionali,

tratta

che di formule confesnel

che hanno

la

loro

ragion d'essere

culto

cri-

stiano e nell'istruzione dei catecumeni, di

una regola

di

(I) Gaspari,

Quellen tur Gesch. des

TaufsymhoU
Harnack.
I,

III, p.
p.

3

e

ss.
1

Patrum

Apost.

Opp.

ed.

Gebhardt

et

"2,

115

ss .


fede,

56


e propria dottrina
della
si

non ancora
si

di

una vera

(1).

Poici

ché questa
e

l'ormi
il

sul l'onda mento

regalo fidei
la

bisogno che

pensiero cristiano

svolga sotto

dop-

pia azione della polemica
delle

pagana

e del

lavoro intellettuale
la

eresie gnostiche;

cimento grave per
in

Chiesa,

ma
ri-

insieme potente stimolo allo svolgersi
flessione

questa della

speculativa,

e

al

fermarsi sempre più definito nei
l'organismo dottrinale ec«piale

suoi elementi e nelle sue parti
clesiastico.
al

Conviene quindi vedere

impulso venisse

pensiero patristico da questa doppia corrente di oppo-

sizione

contro l'idea della resurrezione corporale, che oradella
i'edo

mai era divenuta parte integrante

cristiana.

§

2.

/

Polemisti Vagoni e gii (raosdei.

I

due punti principali
le

della dottrina cristiana conilo cui
e

rivolgeva
la

armi

la

opposizione pagana,
il

specialmente
la in-

polemica platonica contro
la

Cristianesimo, erano

carnazione della divinità e
na. All'idealismo

resurrezione della carne

umauna

dei

neoplatonici ellenisti,

piegante a

l'orma mistica,

l'ima e l'altra di ([nelle dottrine, connesse
tra loro, era

organicamente
dere che
la

una

« pietra

d'inciampo ». Crein

natura divina possa venire
la

contatto colla

materia era un contaminarla, perchè

materia corporea

(1)

Fiarnack, Lehrbuch der Dogmengeschichte
p.

F,

107, Grundrimr*

1893

32,

e

qualche cosa
illusione

eli

negativo e d'impure?.
è

E come
il

tale,

è

vana

ed

assurdo sperare
la

che

corpo

car-

nale possa divenire, per

resurrezione, incorruttibile ed

eterno

(1).

Pure mentre
platonica da
lenistiche
stologie^)
stificarla

e

la

mitologia popolare e
e
la

la le

demonologia
dottrine
el-

un

lato,

filosofìa stoica e

dall'altro

avevan fornito elementi
e quindi
la

al

dogma

cri-

dell'incarnazione,
e

Chiesa poteva giuantecedenti
e
le le

difenderla

ricercandone

gli

somiglianze anche nella cultura ellenica, questi appigli

venivan meno interamente rpianto
zione
,

alla

tede nella resurre,

circa

la

quale soltanto

,

si

può dire

si

sottrasse

agli influssi dell'Ellenismo,

rimanendo

fedele alla tradizione
si

giudaica.
tro

E

la

difesa

sua,

come notammo,
i

svolge con-

una doppia specie
il

di avversari,

polemisti

pagani con-

tro

Cristianesimo, e quelle scuole eretiche e gnostiche,
di

che imbevute

intuizioni

elleniche,
quelli.
la

su questo punto
è

fa-

cevan causa comune con

Non

meraviglia quindi

che molti argomenti contro

fede

nella resurrezione ap-

partengano agli uni e agli
rezza dell'esposizione nostra

altri.

Ma

giova, e per

la chiail

e

per seguir meglio
le

pro-

cesso storico, esaminare paratamente
della

due

fasi

o forme

polemica anticristiana.

(i)

Anche l'Harnack, Lehr.
voti

d.

Docjmcngcschiehte
Incarnation
,

I,

p.

078 nota

giustamente « Die Leliren

dei'

von der Aufer-

sthehung des Fleisches und von der zeitliehen Schopt'ung der Welt
bildeten die Gfenzlinien

Zwischen der Kirchliche Theologen und

Neuplatoniker

».

s


idea
della

58


la

Quanta resistenza opponesse
resurrezione dei

coscienza g reca a questa

morti,

apparisce già, come
nei

di-

cemmo,
il

dallo scarso effetto che

produce

suoi uditori
Atti apo-

discorso di
della

Paolo nell'areopago ateniese negli
cui
fedeltà

slolici;
si

storica sostanziale

non pare oggi
d' Ari-

possa dubitare, perchè confermata dall'Apologia

stide

recentemente scoperta
del

(1).

Questo della

resurrezio-

ne, specialmente

Cristo, era
in

come

nelle

sue lettere,
co-

anche nella sua predicazione

Atene, un argomento,

me sembra,
gli

favorito di Paolo (Act. 17, 18, 31).

Ma quando
mentobeffe,

uditori
la

suoi

,

raccolti

nell'areopago

«

udirono

vare
altri

resurrezione de' morti, alcuni se ne facevan
Noi
).

dicevano:
»
(

ti

udiremo un'
deve

altra

volta

intorno

a

ciò

Ih.

32

Se

si

credere ad alcuni

interpreti

greci (Crisostomo Teofìlatto,

Ecumenio) molti

ascoltatori
divinità,

avrebbero anzi presa Anastasis per un nome di
e

creduto che Gesù ed Anastasi fossero una
di

nuova

cop-

pia divina,

quelle che gli

orientali

si

piacevano immaspirito
idealista

ginare.

Ad

ogni

modo

l'avversione

dello

(1)

I/Apologia d'Aristide, come ho notato altrove (Nuova
15 Genn. 1893) è condotta
sullo

\ndì

tologia

schema

del

discorso
l'altra

Paolo negli Atti. Ora bisogna aggiungere che l'ima e
no mi rapporto
di affinità
coli'

han-

antico «

Kerygma

» di

Pietro (e

Paolo) Hilgenfeld, Zeit$chrift fùr wissenschaflliche Theologie 1893,
p.

539,

s.

La

storicità

sostanziale del discorso di Paolo, negli Atti

ere

ammessa anche
in <L

dal

Renan, Saint-Paul,

L869,

]>.

L94

sgg. ed

ora aneli e sberinhte

un
Beri.

geniale lavoro di Ernesto Curtius, nei Sitzung'

Akademie.

Phil-hist.

Klasse 1893

p.

925-938.


degli ateniesi per questa idea,

513

che resalta anche dalla poleci

mica
di

di

Atenagora ateniese,
egli

spiega perchè nell'Apologia

Arisi ile, ateniese

pure, dove è svolta tutta la so-

stanza degl' insegnamenti cristiani, sia passata sotto silenzio
la

resurrezione dei
filosofi

morti.
si

Se dei
tire

epicurei e stoici
la

facevano beffe

al

sen-

annunciare da Paolo
ci

resurrezione de' morti, tanto

più
dei

dovremo aspettare che contro questo insegnamento
rivolga
il

cristiani

Tarmi

della

sua critica un platonico,
a qual-

come

Celso,

grande polemista. Può parere strano
un tempo
in

cuno oggi,
liri

in

cui

si

parla da tanti dei de-

ascetici

del

Cristianesimo e della mortificazione della
,

carne eh' esso prescrive

spargendo come

le

tenebre nel

mondo

,

che invece poco
i

meno

di

diciotto

secoli

sono
,

si

accusassero
quelli che
tibile.

cristiani di essere
il

un

ty.xto&'xvtw ys'vss

come

pregiavano tanto

corpo da tenerlo per incorrutai

Ora Celso muove appunto
e

cristiani
la

questa accudella

sa

(1),

come aspramente combatte
divina,
cosi

dottrina loro

incarnazione
della

respinge
si

sdegnosamente

l'idea
ai-

resurrezione. Poiché

rappresentano Dio come

fi) Orig.

Centra Cels. VII, 38 (dì\ V,

14). Così

nel

VII, 42

i

Cristiani son detti
si iati

EàVTcXw?

tyj

ca&xì

£vozÒ2[J.c'vs'.

(Bigg.,

The
il

Clivi-

Platmìsts of Alexandria 188(3
dello sci'itto

p.

265). Vedi anche
sulla

fram-

mento

perduto d'Origene
(61), ad

Resurrezione presso

Hieronym. Ep. 38

Pammach.

Origenis Opp. ed. de la Rue,

(Migne Patrolog. graec. T. XI
cas dicere, quod

col. 95). «

No? simplices

et

pìnlosar-

cadem ossa

et

sftnguis et caro, id est, vultus et
in

membra,

totìusque

compago corporìs resurgat

novissima die

».


cunchè
del
di

IMI


(1).
i

corporeo, cosi credono che noi abbiamo bisogno

senso e del corpo per conoscerlo e vederlo

La

(piale

idea della
frainteso la

resurrezione trae origine
dottrina

dall'avere

cristiani

platonico-pitagorica della

metensoma-

tosi (2), a quella

guisa che avendo alcuni greci parlato d'una

conflagrazione finale del
fraintendendoli
,

mondo,

i

cristiani

insegnarono
a

,

che Dio venga

come

un carneiice

in-

cendiare e ad abbruciar tutto (Orig. centra Cels. VII, 13).

Ora è
<f

stolto

il

credere che questo loro Dio

«

arda ogifal(3);

tra specie (d'uomini), ed essi soli
i

rimangano incolumi

« ne solo

viventi,

sì anc'.ie

coloro che sono morti

da tempo,

« rivestiti della stessa carne, «

risorgono dalla terra; speranza

invero degna di vermi. Poiché quale anima

umana

bra-

«

merebhe

di rientrare in

un corpo putrefatto
che questo

?

Né mancano
turin-

« fra voi cristiani coloro « pe, «

dogma dichiarano
difatti
il

abominevole, incredibile. QuaPè

corpo

teramentc corrotto cbe ritorni nella primiera natura, e

« nella

medesima costituzione sua, una volta perduta? Non
si

«

avendo che risponderò,

rifugiano in quest'ultimo

ri-

(1) Gontra Cels.
(2)
Ib.

VII, 33 (Opp. od.

cit.

col.

1468).

32. col.

1465. ci»/,

w;

iìtzai KsXcsg, ifjg [AcTcVSbipgTiàcaptEv.

c:io;

capax&ucavis; là Espi àv#c?d?c(à;

(3) Origene.

Gontra Cels. V, 17, 18 replica che questa affermaal-

zione di Gelso non poteva essere che una inesatta opinione di
cuni cristiani
è
la

incolti.

Egli

si

argomenta

di

dimostrare che

tale

non
Pe-

dottrina di

Paolo.
della

È notevole anche che Luciano Mort.
dei

regr.

13

,

parli

speranza

Cristiani

in

una

immortalità

come una

loro prerogativa.


«

paro, che

tutto

è

possibile

a
far

Dio.

Quasiché Dio potesse

« far

cose
se
,

turpi

,

o

volesse

cose contro natura.

No

:

« che
«

tu

per tua malvagità desidererai qualcosa d'inlecito

degno

non è

credere

che Dio

lo

voglia

e

che

« sia

per essere. Non per soddisfare desiderii sfrenati o
errori,
ina della giusta e ordinata natura
vita eterna,

« disordinati « è
«

Dio
i

signore.
,

Ben può largire all'anima

ma

cadaveri

come

dice

Eraclito (1),
la

S3ii

più

abietti

degli

« escrementi.
« ruttela

E reputare eterna
è
bello
»
il

carne, della cui
è

eor-

nemmeno
il

dire,

contro ragione. Dio

« noi

vuole nò

può

(2).

Collo stesso

sdegnoso sarca-

smo

s'esprime in un altro luogo del suo discorso, conser« Inoltre e

vatoci pure da Origene (8).

come non

è assurdo

questo vostro amare
risorgerà un giorno,

il

corpo e sperare che esso medesimo
se
noi

come

non avessimo nulla di
in

migliore e di più degno: e d'altra parte darlo
alle

preda

mortificazioni,

come indegno? Ma
al

in

verità costoro
,

che credono cosi e stanno attaccati
tano
si

corpo

non merid'

stia

con essi a disputare. Costoro sono
e

altronde
si

rozzi e impuri (<2ypoixo: xal àxàfrapxa),

senza ragione

uniscono.
la

A
(

coloro invece
la

i

(piali

sperano che l'anima o
,

mente

o

chiamino spirituale
o anima
vivente,

o

spirito

razionale

,

santo e beato,

o progenie della natura

(1)

Su questo frammento eracliteo vedi

la

mia Memoria

negli

Atti dell'Accademia di Scienze Morali e Politiche di Napoli
e

18S0

Archivio Giuridico 1885.
(2)
(.{)

Orilo.

Còntra Gels. V, 14,

col.

1201.

Vili,

40

col.

1589.

_
divina
e

cr)

_
in

incorporea sopraceleste e incorruttibile, o
nitro

qua-

lunque

modo
,

piaccia

nominarla
Essi

)

possa

avere vita

eterna con Dio

io

mi

rivolgo.

infatti

pensano giu-

stamente che quelli che hanno vissuto bene, godranno, e
gli ingiusti

saranno posti

a eterni supplizi.
si

Da questo dogma
».
ai

né essi
dete

né alcun altr'uomo
gli

discosti
,

giammai

ChiuCri-

dunque

occhi

della

carne

diceva Celso
dell'

stiani,

uomini carnali, e aprite quelli
VII
,

animar (Contra
soltanto
ve-

Cels.

26
(1).

)

e

levatoli

in

alto

,

e

allora

drete Dio

Qui Celso

si

rivela

manifestamente platonico
la

,

in
il

quel

tono di mistico disdegno per

materia e per
al

senso e
culto di

per
essi.

tutti

coloro che
resto
il

gli

sembrano indulgere

Del

Neoplatonismo, questa forma aristocratica
si

del pensiero antico,

mantenne sempre

ostile al

Cristiane-

simo

,

e segnatamente

per questa dottrina

della

resurredi

zione corporea

non ehhe che parole di scherno e
quel

con-

tumelia.
posteriori

Anche
a

poco

che

sappiamo
(2),

dei

polemisti

Celso e che lo imitarono
di Porfirio

ce lo conferma.
S.

Fra

le

obiezioni

conservateci da

Agostino

(3),

(1)

Ih.

VII, 26, leggo

'•Vjy/jc

is^T.hyyj; l^zWr^z. Cfr.

'del

resto

Kellner, Heltenismus und Christenthum.

Wien 1866

p.

65 segg.
p.

Aubé ha Polemique paienne, au deux.
Keim, Celms
(2) Cfr.
p.
1

Sit ;r/<>.

Paris 1S7S

362

s.

Wahres wort
in

i

87.">.

Loesche,

ZelUchrifl fùr wUsemchaftl, Theologie 1885

257
(:*)

ss.

Ep.

(

1

.>.

Anche De

Giv.

Dei XIII, 17
la

S.

Agostino combatte

le

obiezioni dei

platonici contro

resurrezione.

-- 63


vera
la

una riguarda
lista

la
il

resurrezione della carne. Al grande idea-

per cui

corpo non è che vana ombra della

luce cioè lo spirito,

non poteva bastare

nemmeno

in-

terpretazione di Paolo che aveva parlato del corpo di re-

surrezione
«

come
ini

di

una natura trasfigurata e
il

spirituale.
sia

Invano tu

lodi

corpo,

comunque questo corpo
felice,

latto.

Se F anima dev' essere
(1).

deve esser libera da

ogni corporalità »
Celso,

D'altra
le

parte anche Porfirio,

come

sembra non trovare

opinioni dei suoi avversari

l'erme e concordi

su questo punto. Perciò obiettava loro.

Qua!' è

il

tipo

della

resurrezione universale

,

la
la

resurre-

zione del zione del

Cristo, o quella di Lazzaro?
Cristo,
,

Se è
la

resurre-

perchè questi anche dopo
le

resurrezione
?

prese cibo
solo
ziale

e

portò
i

cicatrici

sul

suo corpo

era

per illudere
pel

fedeli,

solo

una

finzione, o

era essen,

Cristo risorto.

Ma
la

se

questo fosse vero

allora

anche noi dovremo, dopo
ferite.

resurrezione, cibarci e portar
la

Se invece V esemplare è
eh' egli

resurrezione di Lazza-

ro,

come avviene
corrompersi
?
,

resuscitò dal

suo corpo presso

a

mentre noi risorgeremo solo dopo molti

secoli
In

queste obiezioni,
«

come
»

in

generale
,

in

tutta

l'opera
,

sua

contro

i

Cristiani
le

Porfirio

come sembra
il

non
dot-

dirigeva tanto
trina
di
le

sue censure contro
contro
i

Cristo
del

o

la

lui

,

«pianto

Cristiani

suo tempo e
storia
e

contro
della

loro

grossolane
del

interpretazioni

della

dottrina

loro

maestro.
cosi

Ma
(1)

se questa dottrina ecclesiastica era

combattuta

A-iigust.

Senno de temp.

142.

De

resurr.

corp» serto. 4,

e. 4.


dal di
nel
fuori,

li-i

le

non meno vivace opposizione

veniva latta
scuole

seno stesso della società cristiana,

dalle
,

gno-

stiche,

che nutrite
il

di

cultura ellenistica

avevan da quele

sta

ereditato

dualismo psicologico. Nonostante
gli Gnostici, ci dice

grandi
(1),

divergenze nei loro sistemi,
s'

Ireneo

accordavano

nel

negare

risolutamente
».

«

corpus reti-

pere posse aeternam vitam
si

Questa corrente negativa
nella

dev" esser
sentito
I

l'ormata ben

pertempo

Chiesa.

Noi ab-

biamo
di

che Paolo scriveva alla Comunità Cristiana
Cor.

Corinto

15, 12)

rctò?

Xéyouat sv tyTv Tivè; ozi àvà-

j-aa:; vexpfiv oòx lóTtv?

e nella
,

seconda a Timoteo (2,17
«

s.)

son

citati

a

nome Imeneo
la

e Fileto

che

,

sviati

dalla

verità,
altri

dicevano

resurrezione esser già avvenuta »;in
sensibile fu-

termini, non aspettavano la resurrezione
,

tura
le,

ma
nuova

le

attribuivano un senso allegorico e spiritualiberazione e redenzione avvenuta
L' esistenza
dei

come una

per opera
resurre-

della

fede.

negatori della
dalla

zione ci è poi attestata,
lettera
di

come vedemmo,
di «

seconda

Clemente (9,1), da quella
Celso che sa di alcuni

Policarpo (7,1) e
fra

dallo

stesso

voi

(Cristiani)

che dichiarano questo
possibile
citato
Il

dogma,
Erma
ci

turpe,

abominevole,

im-

»

(Orig.

Centra Cels. V, 14), e infine dal luogo
di
(Sina,

del

Pastore

V,

7).

quale ultimo luogo

intravedere
quella

un

altra

cor-

rente d' idee che
nel

confluiva

in

che noi
vi
si

seguiamo
co-

suo sinuoso cammino. Imperocché
che
«

allude a

loro

reputando

la

carne corruttibile ne abusavano
alla
cos'i

per

qualche cesa d'illecito », cioè

detta dottrina

(1)

Adv.

Ilari-.

V,

1<>,

2.


del Libertinismo,
che.
Dall' opposizione

o:>


fra
lo
,

a cui indulgevano alcune scuole gnostidualistica
spirito

considerato

come
riale

principio divino e incorruttibile

e

il

corpo

mate-

tenuto

come

vile
:

e

spregevol cosa, scaturivano due
1'

opposte conseguenze
tagorici
tica

o

ascesi

degli
la

Esseni,

dei

neopi-

e dei

neoplatonici,

oppure

dottrina e la
di

pra-

libertinistica.

Ed anche

qui a noi par

vedere un

altro punto

di

contatto da aggiungersi, a quelli avvertiti
critici

giustamente da alcuni'

recenti (1)

,

fra

le

dottrine"
se-

ciniche ed alcuni aspetti del Cristianesimo dei
coli.

primi

Come
sociali

il

dispregio dei beni
i

esterni e delle

conven-

zioni

conduceva

Cinici

a

considerare V esercizio
aperto,
lo

di alcune, funzioni tìsiche,

anche

all'

come un

adia-

phoron

,

così

il

convincimento

che

spirito

non abbia
a
cre-

alcuna intima attinenza col corpo induceva anche

dere che

il

seguire T impulsi del senso e del corpo non

potesse avere presa sull'anima e costituire peccato.

E

di

qui lo sfrenato uso dei piaceri corporei.

Abbiamo veduto
la bella

come
di

negli Atti apocrifi che contengono
i

leggenda
,

Tecla

due avversari
il

di

Paolo,

Dema
sta

ed Ermogene

insegnano a Tamiri,
la

marito abbandonato da Tecla, che.
carne
nel

vera resurrezione
e professano

della

riprodursi nei

figli,

una dottrina incitante
:

allo sfrenato go-

dimento sensuale e sessuale

avversari irreconciliabili di

(i)
p.

Norden BeUràge zar
ss.

Gescli. der griech, Philos.

Leipzig 1892

404

E. Zeller, Ueber eìne

Berùhrmig

des jùngeren

Cynismus
d.

mit

dem
cfr.

Chris te ntìium, in Sitzungsber. der preuss. Akacl.

Wiss

1893

Wendland

in

Theolog. Literaturzeitung.

n.

20 1893, 490.
9

— m —
•{nella

fuga del mondo e di quella ascesi di cui qui Paolo
,

è

banditore

e

Tecla

fedele

osservante.

Il

Libertinismo
i

gnostico di cui gli avversari di Paolo sono qui
sentanti,
si,

rappre-

come

attacca

la

disciplina ecclesiastica

dell'asce-

cosi

respinge V idea della santificazione e resurrezione

della

carne.

Ma
s'

anche dove

la

Gnosi non
fede

piega

al

Libertinismo
nella

,

incontrano negatori della
(1).

popolare

resurre-

zione

Fra

i

seguaci di Simon Mago, inclinante già a

quella opinione,

Menandro predicava
,

ai discepoli

suoi che
al-

non sarebbero morti giammai
l'

ma

sarebbero

risorti

immortalità nel lavacro del battesimo conferito nel suo
(2);

nome
ficato

attribuendo, quindi alla resurrezione un signispirituale.

puramente

Al che
il

gli

apriva

la

via

il

considerare eh' egli faceva
di

corpo

non

come un opera
di poten-

Dio,

ma come

una opcraUo angelorum,, cioè

ze secondarie e subordinate ad esso,

secondo una cosmo-

(1) Just.

Dial. cimi
1

Tryph. 80
a;/a

ol (Gnòstici) za!

Xiyòuow

y-yj

elvàl

VcX&iwv àvÉoiaoiv, àXX

:w

àire&Vijoxeìv

~à$ àuyàc, à'jTwv àva-

Àajj.^àvcorai
Ail

tic

"èv sùpavèv. Origene

presso
I

Hieronym. Ep. 30.
07.

Pammach.

(Origenis opp.

De

la

Rue

p.

Migne Patrolog.

graec. T. XI). « Haereticos vero, in
« Apelles, Valentinus,

quorum parte sUnt Marcimi,
et carili* et

Manes, nomen insanire, penitus
».

corporis resurrectioner,\ negare
(2) Iren.
est

Àdv. Haer.

I

23, 5 « resurrectionem

enim per

id
et

quod
ultra

in

eum (Menane! nini) baptisma
,

accipere eius discipulos

non posse mori
'IV.

sed perseverare
I

non senèscentes

et

immortale* »

Just.

Àpolog.

2C),

logia dualistica
ellenica,

07


quale aderiva anche un
,

alla

al-

tro gnostico di
la

Siria

,

Gerdone
(1),
al

che negava
fattura

egualmente
della
dividel-

resurrezione del corpo

perchè

nità

malvagia

contrapposta

buon

Dio

,

creatore

l'anima.

Ma

più evidente tutto questo apparisce da quanto sapil

piamo intorno a Marcione-,
rigido antisemita (così
1'

«

lupo del Ponto ».

Come

ha

chiamato

un

recente criti-

co (2)), egli negava
e
col

recisamente
del

l'escatologia
la

giudaica

,

regno

visibile

Messia quindi anche

resurre-

zione dei corpi.
all'

A

questa conclusione
ellenico
di

giungeva movendo
spirito

opposto dal dualismo
il

e

di

carne.
ri-

Perchè come
vestì

Cristo,

questo spiritus salutaris, non
la

veramente carne umana,
è

quale come creatura del

«

Dio ingiusto »

fonte di corruttela e di
il

morte

(e

con-

tro di lui perciò
(liristi)
all'

Tertulliano scriveva

trattato

De carne
soltanto

così

la

opera di redenzione
così

si

estende

anime dei credenti. E
,

negavano, come sappiamo
i

dai Padri (3)

la

resurrezione
i

successori di
I

Marcione,

Apelle, Valentino e

Valentin iani.

Carpocraziani sopra-

ni) Epiphan.

Haer. 52
,

/.a\

aìrcò; oì cctpxòi àvacxasiv àutooslia/
,

Psendo Tertull.
corporis negat.

17 remrrectìoncm animae tantummodo probat

(2) Haller, Zeischrifl

fur Theo/, und Kirche 18<*2
I,

p.

304,

cfr.

Harnack, Dogmengesehichte
(3) Tertull.

203.
33.

De Praescr

,

liaer.

Origene

presso

Hieronym

Ep. 38

(1.

e.).


tutto e
i

IÌ8


Cristo
,

seguaci di Valentino sembra insistessero nel nerealtà delle carne del
,

gare

la

per escludere

la

salvazione della
aapxò; àvàaiaat;
sta
vita
,

carne

(1)

interpetrando

l'espressione
in

come simbolo d'una resurrezione
la

que-

cioè

conoscenza della verità

,

e

sostituendo

quindi

al

termine remrrcctio mortuorum, Y altro resurda
II,

rectio a mortuis, che indica la liberazione

tutto

ciò

che è sensibile e terreno
ttili,

(Iren.

Adv. Haer.

31,2 Te-

de resurr. 19)'

(2).

Abbiamo
la

detto che gli argomenti degli Gnostici contro
in

resurrezione dei morti sono
;

parte comuni anche
il

ai

polemisti pagani
ellenico della

nò poteva essere altrimenti, dato

fondo

Gnosi.

Pure

la

ricostruzione di questa pole-

mica gnostica che noi
notizie

possiamo

tentare

,

combinando
«

le

contenute nello scritto di Testulliano
cogli altri
in

De resur(

rectione carnis »

due

scritti

rc.

àvaaiàaso);
colla

\[

Giustino e di Atenagora e
di

parte

anche

critica

Ireneo (V,

1-15),

ci

presenta argomenti
ci

che sono spe-

cificatamente d' origine cristiana, e
la

fa

conoscere come
dei

critica

di

codesta credenza

fosse

uno

capi

saldi

dell'

insegnamento Gnostico.
lato,

Mentre da un
vi

dice Tertulliano, (De res.

e.

1,

2)

sono dei fdosofi pagani
,

che annunciano
alla

V immortalità
cristiana
,

dell'anima

ed anzi più prossimi

dottrina

(1)

Ise.i.

Adv.

Ifaer.

V

,

I,

2.

MtXOLIOX

g>vv

zi

àùò BaXsv-tvou

(2)

Harnack, Do<?mengeschiclite,

I

ì

l

M

s.


parlano
d*

0!)

in

un ritorno

dell'

anima

un corpo

,

se
,

anche
vi

non credono che noi tornerem per nostre spoglie
d' altra

sono

parte dei Cristiani che riconoscono solo
dell'

la

resur-

rezione

anima negando quella

dei corpi.

Ora

è questa

che bisogna difendere soprattutto contro V opinione popolare e
nell' interesse

del

monoteismo
questo

;

poiché gli Gnostici
corruttibile e

mirano
1'

a

persuadere

che

corpo

anima immortale
il

non

possono

esser

creati

dal

mede-

simo Dio.

Dio del bene,
,

sibbene quella esser derivata
il

da un santo Dio
stologico, cioè
stici, di

il

demiurgo. Di qui

Docetismo
tutti

cri-

la
il

tendenza,

comune

a quasi

gii
(1).

GnoCondi

negare
sia

corpo reale, o umano del Cristo
(e
a

fermata che

questo

intende
della

V altro

scritto

Tertulliano) la

realtà

umana

carne del Cristo, sarà

anche provato, che essa
e

rivestita

da

lui,

identico al

Dio,
»

da

lui

redenta,
la

potrà risorgere santificata.
gnostica

Cosi
sul

negazione

poggiava
altra

sul

dualismo

e

docetismo.

Ma

e'

era

un

serie

d' obiezioni

che

gli gnostici

attingevano e dalla letteratura pagana del tempo
e'

e della

opinione popolare. L' esperienza

insegna che

il

corpo sorto della terra o da putrido seme, debole o im-

puro

e

quind' asilo

d'ogni peccato

e

corruttore

dell' a ni-

(1)

Origene presso Hieronym.

Ep. 38

1,

e.

« Saluterà tantum
re-

tribuere animae, fruatraque nos dicero,

ad exempium Domini

surrectum,
et

cum

ipso

quoque

Dominm
ejus,
sit,

in

phantasmatc resurrexerit\
ipsa nativitas ~co SsxsTv, id

non tantum resurrectio
vis

sed

et

est putative,

ad magis

quam

fuerit.

ma
la

70


terra; e
e
si
,

(1),

ritorna

finalmente all'origine sua, alla

caro caduca diviene perciò cadarer
nulla.

cioè cade

risolva nel
stato

Ora come questa carne da (mesto suo
all'es-

potrà risorgere, ed essere restituita dal nulla

sere?
i

E dovranno
e
le

le

fiamme, e
«

le

onde,
di

le

balve, gli uccelli,

pesci

murene

divoratrici

schiavi »

rendere
biblico?

i

corpi

inghiottiti

come

quello del
i

mitico

Giona

È potremo noi credere che
e lor storpi
qualità,
,

corpi vivranno colle loro forme
difetti,
i

anzi

coi
,

lor

corpi dei ciechi, degli
1'

degl' infermi

per

documentare

impotenza
stessi

di

Dio? (2)

E

non dovremo ammettere che
vita

gli

bisogni
i

di questa

risorgan coi corpi, la sete,
e
così

la

fame,

de-

sideri

carnali

via?
le

Perchè se è assurdo ammettenon è però meno assure

re

le

membra

senza

funzioni,

do credere che questa sostanza corruttibile
le
ti,

manchevoci
si

possa farsi eterna

(3).

Da qualunque

parte

-ol-

adunque,

s'

incappa nelT assurdo.

Questi argomenti sono anche più largamente lumeggiati
nello
dire,
scritto
la

d'

Atenagora
degli

,

(e.

4).

che contiene,
(4).

si

può
sap-

casuistica

antiresurrezionisti
dilaniati

Noi

piamo

di

molti corpi
,

umani

e divorati

da pesci,
quei

da belve terrestri

da uccelli di rapina.

Assimilati

(i) Just.

Do resurrect

7.

jj-sarz,

zdc-^z

àuao-[ac

.

foi'i xoù T>jv

6j/y;v

àva^xdoai

GDva;j.aoTavs'.v.

(2) Tertull. de
(3)

resur.
resurr.

e.

4 e 57
e.
.7.).

ss.

Just.

Op.

cit.

o.

5.

TeKul

I.

De

(4) Mailer, Zeitschrift. far.

T.

tea/,

und forche 1892,

p.

309.


corpi nelle lor carni,

il

talora è avvenuto che questi animali

rapaci

sieno

divenuti
dei

poi

preda

e

pasto
cui

degli

uomini.
della

Inoltre son

noti

casi

nefandi in
1'

V impulso

fame o

1'

odio feroce spinse

uomo ad
pasti di

essere

Uomini

lu-

])us (per usare

V espressione di Hobbes) e ognun sa « quella
,

mensa medica

e

i

tragici

Tieste ».

«

Come
o

potranno ricomporsi codeste

parti

cosi

disperse?

con

qual corpo risorgeranno? Imperocché quelle parti essendo
passate in altri corpi,
i

corpi di quei primi uomini non
parti

più esisteranno; o se queste

debbono ritornare

ai

primi loro padroni,
o imperfetti.

i

corpi dei secondi rimaranno monchi
1'

Ma come
le

opera del tempo o
d'

la

mano

degli

ucmini consuma
bile

opere

arte umana,

né é più possiò
possibile

ridurle al loro primitivo stato, cosi non

che Dio voglia
sto
(e.

ricomporre un corpo

morto e decompo-

9).

Dalla intuizione dualistica che sta al fondo della psicologia e dell'etica gnostica, scendevano, del resto,

due opposte

conseguenze. Mentre sentiamo da Giustino che secondo alcuni
il

corpo peccaminoso è quello
le

solo

che

induce

P ani-

ma

in tentazione e

persuade
la

il

peccato, altri negavano
1'

invece ogni attinenza fu

carne e

anima in vliae culmi-

nistrafione, onde escluderla anche in vitcìe

remunerai ione.

Imperocché, dicevano,

la

carne è indifferente, e da se sola

non può né volere né disvolere; è un instrumentum

ma
il

non

coefficiente
la

o un

complice

dell'anima

,

è

come

vaso che

contiene, secondo lo stesso apostolo Paolo
il

l'a-

veva chiamata: né
cattiva.

vaso è imputabile se

la

bevanda é

Come

irli

Gnostici

nel

valersi

di

codesta

imasrinè

del


ras per significare
forti
in
dell'
il

11

all'

corpo rispetto

anima
resurr.,

si

facevan
così

autorità di Paolo (Tertull.
si

De

16),

generale,

giovavano

dell'

autorità della scrittura in-

terpretandola col

medodo

allegorico, e spesso

con

felici

divinazioni di ciò che più tardi ha detto la critica biblica.

Anche
vuol
la

la

scrittura,

per

essi,

quando parla

di

morte non

dire la separazione della carne dall' anima,
1'

ma
e
se

solo
1'

ignorantia Del onde
la

uomo

è

morto a

Dio

er-

rore è

tomba

dell'

anima.
il

Allo stesso

modo

parla

di resurrezione intende

rivivere dell'

anima

dalle tene-

bre e dalla morte
rità.

dell'

errore alla luce della
è
nella
il

divina
il

ve-

La vera risurrezione

fede

,

e

risorgere

nella

carne altro non è che

conoscere,

mentre siamo

nella carne ancora, la verità rivelata, staccandosi dal

mondo

che non è se non un habitaculum morlnoritm.
Applicati questi concetti alla interpretazione delle testi-

monianze

bibliche,

è

naturale che dappertutto gli Gnostici
metafi-

trovino simboli, imagini, figure di cotesta veduta
sico
religiosa,

dal

celebre capo d' Ezechiele, venendo giù
(1).

giù ai passi degli Evangeli, e alle lettere di Paolo
tutto
in

Soprainter,

queste trovavano facile appiglio alla
,

loro

pretazione allegorica

poiché

,

come abbiamo veduto
(

la

dottrina pauliniana sulla dissoluzione delle carne
1,

2 Cor.
<\><jyj.y.òv

1G)

sul
1'

corpo di resurrezione

come un
,

sw|ia

escludeva
teva

immortalità del corpo carnale

e quindi

po-

considerarsi
Gli

come

il

vero precedente nella negazione

Gnostica.

stessi

Padri

come Ireneo

e

Tertulliano

,

che pure combattono punto per punto codesta interpreta-

ci) Haller

1.

e

312.

/."»


riconoscono che
a
talo-

zione gnostica dei passi scritturali,

ra gli scritti sacri davano occasione e materia
negazioni.

quelle

Conveniva dunque sgombrare

il

terreno da tutto questo

insieme di argomenti pagani e gnostici
dottrina della
innestarla

per costruire

la

resurrezione sopra

un saldo fondamento
si

e

nell'organismo dottrinale che

andava svolgene
i

do.

A

quesf opera posero mano

gli Apologisti,

Padri

antignostici.

lo

74

-

CAPITOLO TERZO
LA GIUSTIFICAZIONE FILOSOFICA DELLA DOTTRINA.

Gli Apologisti..

Tutta l'apologetica greca del

II

Secolo, e la latina

dell'età

seguente fino a Lattanzio, è nutrita d'idee elleniche. Tanto
più notevole quindi in essa
il

bisogno di giustificare razio-

nalmente

fino dei suoi

primi movimenti e di difendere quesi

sta speciale

dottrina che,
sul

potrebbe dire, un masso er-

ratico del pia

Giudaismo

terreno cristiano. Da quella dop-

opera di critica del Paganesimo, e di parziale alleanin

za colla coltura ellenica
Apologisti, era

cui

consiste

il

lavorio

degli

come

escluso codesto elemento della fede cri-

stiana; e qui bisognava

adoperare armi nuove, perchè

il

pen-

siero

cristiano in nulla poteva attingere per questo rispetto
riflessione

dall'opera secolare delia

speculativa. Occorreva
è in

dimostrare che
filosofìa

come

il

cristianesimo
,

generale una
filo-

divina (frefo yikoaoyix

così

questo scandalo

sofico

della

resurrezione dei corpi può difendersi con ar-

gomenti

razionali.
della

Che Taziano affermi l'immortalità

carne, può far
la

meraviglia a chi pensi ch'egli nel difendere
dei

« filosofia

barbari »

cioè dei

cristiani inclinava alla Gnosi, e spe-

cialmente

alla dottrina degli Encratiti,

non però

a chi
,

ponga
acco-

mente che

egli

abbandonava

il

dualismo platonico

standosi alla filosofìa stoica

(1).

La materia non
stoico,
ei la

è per lui

qualcosa di morto; ma,

al

mondo

concepisce

animata da uno spirito

vivificatore,

diffuso in essa, varia-

mente secondo

i

diversi gradi degli esseri.

Una parte
semplice

di

questa è V anima

umana

,

la

quale

non è

ma
di

composta e materiale
naturalmente mortale
doppia natura
;

(2), e
(3).

quindi
la

comune

agli animali e

.E

morte sua può essere

o è quella morte durante la vita del corpo

che tocca a coloro che
(Orat.
è

non conobbero
p.

la

verità
di

divina

ad Graec. 11; 12

829), poiché
p.

per se non

luce
il

ma

tenebre,

(

Ib.

13,

833); o

è

quella

che,

dopo

giudizio, distrugge le

anime che non parteciparono

(1)
cita

Non

intendo
di

come PHaller,
Taziano contro
il

1.

e.

p.

314

parli d'una

<:<

espli-

opposizione
il

la

filosofia stoica ».

Basterebbe
p.

a

dimostrare

contrario

passo Orat.

adv.

Graec. 12,

832

(iMigne, Patrolog. Graec.

VI). Soltanto bisogna riconoscere che ta-

lora per Taziano

rinasce

P opposizione fra la
nell'

'^-jyyj

e

il

uvejjv.2,

elemento divino e celestiale

nomo
la

,

e quindi

solo

veramente

immortale; onde per raggiungere

vera immortalità che sta nella

contemplazione

di

Dio l'uomo

di psichico,

com'è naturalmente, deve

divenire pneumatico.
(2)
"tov

Adv. Graee. 15,
seri,
'/.al

(p.

837,

ed.

cit.)

òjyvj /uèv
"\6sj

yj

twv àvSf-w-

-oì.i)\j.cp'fc

juisvsjucpif'c.

Euv3c~>7
«v à^iyj

ìctiv,

w;

stvat

focyspàv aùr/jv
cw;j.a~9;
,

Sta gC)\li~oc,
óMo~7.-y.i
7j

c ;j:e

yà?

^avsivj

-o~ì ytoplc

c\)~z

càoj /w?l; ^y;^;-

Cfr.

August.

De
fin.
*/.7.r'

An.

II, 7,

e la sentenza di

Metodio presso Fozio, Cod. 234 sub.

(3) Ib.

13,

(p.

833 Migne)

va

s>?-*y

àiràvr:*;....

^

'^uyyj


del

/b
1


è capace d'immortalità
il

Logos divino.

Ma come

l

anima

se è illuminata

da Dio, cosi ne è capace pure

corpo

(1)

a cui l'anima e cosi

intrinsecamente congiunta, da non corsostanziale.

rere

tra

essi
I'

diversità

Quanto più

difficile

è

dimostrare

immortalità dell'anima per coloro che, come
il

Taziano, respingono

dualismo psicologico dei platonici,
non più logico è raffermare
la

altrettanto più facile, se
del corpo.

({nella

Questo,
,

come

materia

in

generale, essendo
i

creato da Dio

(contro quello
di Dio
si

che credevano

platonici)

può per opera

risorgere a vita immortale.

Più larga parte

trova fatta all'idea della resurrezio-

ne corporale nel libro di Teofdo d'Antiochia ad Autolieo.

Lontano egualmente dal dualismo platonico
di

di Giustino
,

e

Atenagora come dal materialismo

di

Taziano
I,

Teofìlo

nella

sua difesa della resurrezione (ad Autol.
all'

8. 13, s.)

sopratutto ricorre
è accertata
dall'

autorità dei libri sacri, la
fra
le

cui fede

accordo
il

profezie
dei

e

il

loro

adem-

pimento. Tuttavia
nevole,

risvegliarsi

morti non è irragio(2).

perchè a Dio nulla è impossibile
lo

E non

gio-

va

il

dire che l'esperienza

smentisce, perchè se doves-

simo credere quello solo che vediamo, a quante cose non

dovremmo negar
logie

fede? e

i

pagani

stessi

non ])arlano della
le

resurrezione d' Ercole e d' Esculapio? Né mancano
di

ana-

fenomeni naturali, quasi simbolo

di

resurrezione,

(1) Ib. 25, (p. 801) dfca&ovaTi^stfdai (Xs^si -/;)
r;io Zi

jj.sv/jv

v^t
(>,

<{^y//,v,

xaì 'b cùv aùr/j oao/.iov. Cfr. Ib. 14,

p. p.

836;

e.

cfr. 20.
<5vs-

(2)

Ad

Autol.

I,

7.

(Patrologe graec. VI,
ttj

1036 Migne)
ò rìzòz.

Y*i?si

y&p cvj

"yjv

gAoxol àSdv«T©v cùv

^ir/;/j

che Teofilo riproduce da

Paolo

e

da

Clemente (1),

la

vicenda delle stagioni, del giorno e della notte, del seme
e
del frutto
delle
(II,

13),

o quella, taciuta dai suoi predeces-

sori,

variazioni lunari, quasi
(II,

imagine
;

della
il

futura
risor-

resurrezione

15,

p.

1078 Migne)
che

o infine

gere per grazia divina, come spesso avviene agli uomini,

da una

di

quelle gravi infermità
la

giungono

come

a

distruggere

vita

del

corpo.

Negli scrittori fino a qui esaminati però questo grave

argomento

di fede

non era trattato che

in

modo

incidentale.

Ma

già fra gli Apologisti s'inizia la lunga
letterarie

serie di

come,

posizioni

consacrate alla trattazione di

esso,

cosa notevole, dovute a quelli fra gli apologisti cristiani

che più favorivano ed ammiravano
stino
il

la filosofìa

greca, Giu-

martire ed Atenagora.
la

Il

primo

nella

grande Apo-

logia

presenta

dottrina della resurrezione più

come una
discepolo
fede, porle re-

speranza che come un
dei filosofi, e,

dogma

(2).

A

lui,

stato

anche dopo convertito
filosofico

alla

nuova

tante

il

«

pallio

»,

non potevano sfuggire

pugnanze

della

ragione verso una dottrina che contrastalui

va per giunta coi convincimenti platonici da

non mai

ahhandonati. Non fa quindi meraviglia che gii argomenti

onde vuol giustificare questa credenza sieno negativi e poco
stringenti.

Perchè se

la

materialità delle

pene future dei

(1)

Su questa dipendenza

di Teofilo
p.

da Clemente,

cfr.

il

Li^lit-

foot St.

Clemem of Rome
I

II,

82.

(2) Apolog.

18',

m

v£xj>ou;jt2v«

xai

sì;

yip

(2aXXs;/=va

rAhv

malvagi implica
dei giusti
il

78

rinascere dei loro corpi, la beatitudine

non può essere che spirituale, come quella che
1

è

unita all'incorruttibilità e
ai

ali

impassibilità

che Giustino
nella

attribuisce

buoni

,

nella

loro ouvoua''a.
(1).

cioè

loro
cor-

intima unione futura con

Dio

La

resurrezione

poporale
dei

per

questo

rispetto
si

sembra

propria
i

soltanto

malvagi, se pure

hanno a distinguere
,

corpi

an-

cora capaci di sofferenze di questi ultimi
passibili,

dai corpi imlonta-

e
gli

incorruttibili dei

giusti
(2).

,

che ricordano

namente

Dei d'Epicuro

Nonostante queste
Giustino
,

difficoltà

e

incertezze del pensiero di
la
(e.

egli

non manca di giustificare
nel

resurrezione

della carne che

Dialogo con Trifone
gli
le

80) annovera
dell'ortodos-

insieme
sia

al

regno millenario fra
sopratutto contro
dei

elementi

cristiana,

negazioni gnostiche (3).
I,

La resurrezione universale
più

morti (Apol.
il

52) non
di

è
la

incredibile di ([nello che sia
del
1,

formarsi
piccola

tutta

compagine
nale (Apol.

nostro corpo da una
19).
i

goccia semi-

E come
occhi

Dio opera di continuo questo
,

prodigio sotto

nostri

così

gli

sarà

possibile
a

un
vita

giorno

i

corpi decomposti sotto terra

richiamare

(1) Dial.
X7.1

cum

Tryph., 45, iv

arcarsi'/]

xal ò.^cLpairx. xaJ aXu"ta

à^ava^a cmoctv.
Aubé Saint Just in, Philosoplie
et

(2) Gfr.
1».

Marti/r.

2,

ed.

1875

186.
(3) Sulla

escatologia

di

frustino
et

rinvio per
.Iena
fi.

tutti
p,

al

De Otto
ss.

,

Do

Juit. Mat'tyr.

scriptis

doctrim
's

1311

18:1

En-

gelhardt,

Dns Christenthum Justin

Mrìrti/rm, 1S7S.

incorruttibile.

Il

secondo rinascimento non

è
la

più

incomvita

prensibile del
nel

primo; e Dio che ha creata

prima
la

corpo nelle ceneri disperse saprà riaccendere

fiamma

vitale.

Più di proposito discute questo soggetto
àvaatzastos, o meglio, per noi,
i

lo scritto, ^epl

frammenti

di questo scritto
(1),

che noi non dubitiamo di attribuire, collo Zahn
stino di cui porta
il

a Giu-

nome

,

perchè
dell'

sostanzialmente

con-

corde col passo ora illustrato
tico

Apologia.

È

il

più

an-

documento
soggetto
;

fra quelli a noi conosciuti che illustri

que,

sto

e

non solo noto a
rileva (2),

Tertulliano ed

Ireneo

come T Harnack
che ne imita
contenenza
V
a. la

bensì allo stesso
,

Atenagora
riproduce

,

distribuzione

e talora
(e.

ne
p.

la

(3).

NelT introduzione
il

2-8

215 ed
e

Otto)

polemizza contro
la

razionalismo

gnostico

pagano

che aveva negato

resurrezione. Solo questo bisogno di
lo

difender la fede dagli assalti esterni

induce
la

a

darne
pogla

una

dimostrazione

razionale.

In
;

però

verità

gia sulla rivelazione e sulla fede
verità
rivelata
,

poiché Dio stesso è

per Cristo
e

che

è

per

noi
di

"c&v

oXwv

tt'cf-c;

xal àiziosi^

non avrebbe bisogno

questa

ragione

(1)

Zaini, Zeltsckrìft

far Rirèhengesùli. VIII
\v.

p.

20

ss.

Bousset,

Die Eoangeliencitate Jmtln
(2)
p.

1891

p.

122

ss.

Harnack, Gesch. der

altchristl,

Literatur, Leipzig 1893 I,

113.
(3) Corpus

Apologeta™ m

saee. secundi

,

ed.

Otto,

Jenae 1879.

T. Ili

p.

210-249.


(Xóyo;)

80


un
lato

o dimostrazione. Alla

prima obiezione degli avver-

sari,

che cioè

la

resurrezione sia impossibile da
la

ed inutile e dannosa, dall'altro perchè,
e
d"

carne

corrotta
e
in-

decomposta non può ritornare

nello

stato primitivo,

altronde converrebbe ammettere che, o
le

risorgendo

tegralmente tutte
tra
vita
le

membra
o

esercitassero

anche

nell'alsi

loro
1'

l'unzioni,

risorgendo imperfettamente
1'

chiarirebbe

impotenza di Dio,
la

apologista risponde

ri-

conoscendo che
tegrale.

resurrezione della carne dev' essere

in-

Ma non
le

è

punto necessario che
funzioni.
castità
,

le

membra
è
nella
latto

convita

servino

loro primitive
sterilità

Come
cosi

vi

animale
carnale

la
ci

e la

Cristo

uomo

dette di quesl* ultima

mirabile esempio.
di

E

dilui

mostrò
operate

colle

guarigioni e resurrezioni
le

morti

da

come

imperfezioni del corpo
(e.

spariranno

nella

futura resurrezione

3-4).

si

dica

che è impossibile

ricomporre

la

carne decomposta. Queir onnipotenza di Dio,
e da

ripete anche qui Giustino, che dal protoplasma

una
l'or-

piccola goccia

forma ogni giorno

nell'

utero materno
alla vita della
filosofi

ganismo, come non potrà richiamare
quella

carne
rico-

materia che molti degli stessi
(e.

antichi

noscevano indistruttibile?
indegna di resurrezione
all'

5-6).

E nemmeno può
fatto

dirsi

la

carne, e fonte d' ogni peccato

anima. Poiché carnale fu V

la

uomo

ad imagine di

Dio;
e,

carne è di per sé peccaminosa senza l'anima,
fosse
tale
7).
,

posto che

,

in

questo

sta

1'

opara

salutare

della

redenzione

(e.

L' ultima
sia

obiezione degli avversari

che,

cioè

,

non

vi

nella

scrittura questa

promessa

della resurrezione cor-

— -Si —
poraìe,
(e.

8),

apre air autore

la

via a quella che

potremchia-

mo

dire dimostrazione positiva.
vita

Perchè Dio avendo

mato a

e a resurrezione
il

1'

uomo

,

con

questo

com-

prese anche
no.

corpo, parte integrante del composto

uma-

Se difatti l'anima è di per sé incorruttibile e divina,
gli

come riconoscono
io

avversari

,

qual

grazia

vi

sarebbe

questa
il

promessa
Il

di

resurrezione, se non fosse

immor-

tale

corpo?

salvar l'anima non è opera di grazia,
,

ma

di

natura. Soltanto ciò che è caduco può risorgere

e soltanto la carne,

non

1?

anima

,

è

caduca

(1).

Perciò

Cristo risorse nella

carne che era stata passibile, per mo-

strare

iti

la

resurrezione della
si

carne

(e.

9)

;

e

volle

che

i

discepoli

accertassero sensibilmente

ch'egli

era

risorto corporalmente, e

da morte suscitò

i

corpi altrui.

Anche

i

filosofi
1'

antichi,

come Pitagora

e Platone, aveva

dimostrata

immortalità dello spirito.
il

Ma

appunto

per

questo essa non basta « poiché se

Salvatore avesse solo

promessa

1'

eterna vita dell'anima

,

che

cosa avrebbe ardetto

recato di nuovo e d' inaudito oltre ciò che avevan

Pitagora e Platone? »
Il

(e.

10

p.

240).

quale ultimo argomento è notevole,
1'

come bene
da
quel

av-

verte
di

Harnack
gli

(2)

in

quanto

ci

mostra
la

punto

vista

Apologisti sostenevano

fede

nella

resurre« fìlo-

zione della carne.

La rivelazione come una nuova.

(i) G.
~v£u;j.a

10,

(p.
o\ì

244 Otto)

ó.vdozoLvt.;
e.

ìov. \o\) -c~u<y/.óxo; cotpyj.o'j.

yàs

rcfats? off.

8

,

e

i

luoghi corrispondenti di Ter9.

tulliano

De

resurr. carri,

e.
I,

18,

Adv. Marc. V,

(2) Dogmrìigpschicltte

393.
il

sofia

8-2


la

divina »
ed

deve elevarsi sopra
essere

filosofia lituana del

Paganesimo
in

soprarazionale.
razionalità,
;

Ma

d' altra

parte

quanto è

filosofìa,

cioè

non è che una conil

tinuazione della sapienza antica
logista
insiste

e perciò
la

nostro
della

apore,

nel

dichiarare che

possibilità

surrezione della carne era

ammessa

dai
della

filosofi

antichi
(1).

che riconoscevano
nell'uno a

la

indistruttibilità
la

materia

E

nell'altro aspetto

rivelazione apparisce
filosofia naturale.

come

una divina integrazione della

Ora questa

è appunto

l'attitudine

di

Giustino

e

nel-

F Apologia e nel Dialogo, poiché anche quivi
scritto che

come

nello

esaminiamo

si

riconosce

come un

antico discepolo
l'eresie

di Pitagora e di Platone, e ripete dal

Giudaismo
(2)
,

gno-

stiche eh' egli

presuppone e combatte
l'

se

anche non
Alessandri-

mostra

d'

aver sentita

influsso

della

filosofia

(1) G. 6
r/j;

,

(p.

232) àXXà yàs ò
[xavoJ£

[j.àv

Képi

~o\j
\ioi

Suvat^v

sivai

r/jv

oav/.ò;

àvàciacv

à-oòiozv/jzaii

Xcj©£

ya'Òl tgù;
stra-

i'rjvuóuf;.

Sebbene

l'idea

della resurrezione fosse
i

interamente

niera al pensiero classico, è naturale che
sero di ricollegarla ad esso. Nel

Padri Cristiani cercas-

medesimo modo che qui Giustino,
,

anche
graec.

il

Pseudo-Giustino
voi.

Cohortat

ad Graecos

e.

27 (Patrolog.

Migne

VI

p.

242*311; vuol dimostrare che nel
la

X

della

Repubblica Plutone conosce

dottrina della resurrezione. Ippolito

Ref. IX, 10 la trova chiaramente (^avspw?) indicata in

un fram1'

mento d'Eraclito

(f.

123 Bywater).
il

E

coll'antico padre

ha cre-

duto anche un recente illustratore

Lassai le Heraklit

Dunkel von
Morali e

Epk. II, 186 ed
Poi. di
(2)

io

stesso

Atti

della

K.

\ecad.

di

Se.

Napoli, Voi.
e.

XXII

1880.

De Kcs.

10

>

Or)

iia

(1).

Né quioéi

ci

fu

meraviglia
le

che

Ireneo e

Tertululti-

liano,

come dimostrano
anche

corrispondenze con

quesf

mo
gora

talora
(2)
,

letterali,

dei testi, e forse anche Atenae
si

tenessero

presente
di

giovassero

di

questo
di

scritto,

primo tentativo

una dimostrazione razionale

quella credenza

cristiana.
la

A

ogni

modo

distribuzione di esso in
si

una parte ne-

gativa e in una parte positiva

ritrova nello scritto d'Ala

tenagora rapi àvaarxaso); vsxp&v, che è

prima

e vera

Apo-

logia sistematica di questa dottrina cristiana.

Questo scritto
la bella

che noi

italiani

conosciamo specialmente per
il

ver-

sione che ne

lece

Gozzi

,

è

documento

notevole dello

(1)

Harnack, Die VcbcrUeforunn der grieché Apologeten,
p.

in

Texte

nnd Untersuchungen, 1882
ili

163. Col quale non consento nel T amdi
la

ette re così

grandi somiglianze

questo scritto con Melitone di
tradizione
l'a. di
ci

Sardi da potere attribuirglielo se
scritto sulla resurrezione.

dicesse aver egli

Non
Ì

distingue
cw;j.a;

questo scritto

come
il

Melitone soltanto
~vsu;j.a

la

'y'J

/y

e

il

ma

accanto ad essi pone
e.

come un
l'

j-a terzo principio (là rpta *a r

10

p.

244 Otto):
Il

né so perche
tenuto
si

Harnack giudichi

interpolato questo passo.

con-

collega alla dottrina di Filone e dello Stoa,

come gran

parte delle intuizioni di Giustino.
(2)
p.
12.°>

Il

Donaldson, Hislory of'ihe Christian Literature

,

1880

II

pone questo scritto fra Atenagora e Tertulliano. Quello che,

a parer mio, rende verosimile la priorità del nostro scritto ad Ate-

nagora, è che

la

discussione di questi intorno al ìt.óyoz
1)

~yj;

à\^zÌ7.z

(De Resurr. cadav.

sembra un amplificazione
1).

di

quella del proe-

mio

di

Giustino (D. Res.

spirito
1'

84


Ateniese,
i

filosofico

di questo
lui,

cristiano

ben più che
Cristiani (1).
;

altro scritto di

la

Supplicazione per
trovasi
in

Si
i

vede chiaro
suoi avversari,

eh' egli
i

un

ambiente pagano

negatori della

resurrezione,
(2).

non sono

tanto gli
logia,

gnostici,

quanto

i

pagani

Già nella sua Apoi

confutando l'accusa popolare contro
di

Cristiani, in-

colpati

nefandi

«

pasti

Tiestéi »,

egli

aveva affermato
cristiana
(.'»).

energicamente

questo,

elemento

della

fede

(bine inai potrebbe colui che crede nella resurrezione, offrire

sé stesso in

sepolcro vivente

ai

corpi devoti alla reè

surrezione?

E

tanto

meno

così
il

turpe delitto

consenta-

neo
al

ai

costumi di chi sa che

corpo non sarà sottratto
alle

giudizio divino,

come
1'

quello che partecipa

azioni

dell'

anima. Del resto

Apologista qui, anticipando, ciò che

promette di svolgere
cat.

in

una discussione speciale (Suppli
l'idea
della

30

p.

82

Otto), assevera che
del

resurrespe-

zione non è aliena

pensiero
,

dei

filosofi

antichi,

cialmente Platone e Pitagora
le

i

quali avevano detto

che
cose

cose incorporee sono in sé stesse precedenti alle
,

sensibili

poiché

i

corpi constano dall' accumularsi e dal

congiungersi di elementi

incorporei

:

onde

nulla

esclude

(1)

Per l'elemento

filosofico

d'Atena^ora

l'invio

al

lavoro dello

Schubring, Die Philosophie des Athenagoras 1882.
(2)

Questo trasparisce dal passo De Resur.

rtiort,

1,

13-15

p.

188

Otto).

(3) Sappi, pr. Chris*,
S.

e.

35-36 (Corpus Apologet. Voi. VII

p.

178

ed.

Otto).


che,

x;>


dei

compiuta

la dissoluzione

corpi,

da quelli

stessi

elementi onde sorsero da principio non vengano di nuovo

ricomposti

(Ib.).

Questo argomento

storico-filosofico, così

fugacemente

ac-

cennato neir Apologia, non riapparisce però nello
sulla

scritto

Resurrezione

(1),

senza dubbio posteriore. Nella parte

negativa di questo
dieci
1

(órcèp tfjc aditela;),

che comprende

i

primi

capitoli,

dopo un Proemio
attinenza

sulle

cause dell'errore e

dell

incredulità in

con questo

dogma

(e. 1),

l'A-

pologista esclude gli argomenti degli avversari e degl' increduli.

Costoro

,

tenendo

la

resurrezione per impossibile
la

dovrebber dimostrare che a Dio manchi o
volontà di richiamare a vita
noi voglia
(2).
i

potenza o la

morti: che egli o noi possa o
ipotesi è
la

Ora runa

e

l'altra

assurda egual-

mente. Se Dio non potesse operare

resurrezione, bisoil

gnerebbe che gliene mancasse
il

il

sapere o
i

potere.

Non

sapere, perchè egli che prima formò

corpi nella ge-

nerazione, conosce l'organismo

umano
in
il

in tutte le

sue parti

ed elementi, ne può ignorare
i

qual

modo richiamare

corpi a vita

nuova

(e.

2);

non

potere, perchè qualun-

(1)

Lo

cito dalla recente edizione critica dello
vestir rectione

Schwartz, Athe*
(In

nagorae oratio De
uiid

eadaverum Leipzig 1801

Texte

Untersuchungen dell'Hnrnack e Gebhart

voi. IV, 2); ed accanto

pongo l'indicazione della pagina della edizione precedente dell'Otto
Corpus Apologet. Voi. VII Jenae 1857.
(2)

Dilemma
IV
e.

riprodotto

più

tardi

da Giovanni

Damascen. De

Orth. fide

28

p.

29.


i{iie

81 i


(e

sia

T origine prima del
al

mondo

Atenagora

inclina

manifestamente
cepibile

dualismo

platonico) (1),
il

sarebbe inconcorpo, egli che
1'

che Dio non potesse ricomporre
potestà di crearlo
si
(e.

ebbe

la

3).

E

qui cade

obiezione
sopra)
or-

popolare di cui

era fatto

eco

anche Calso

(v.

dell'eventuale assimilazione del

corpo

umano

in

altri

ganismi, come di belve divoratrici, e di antropofagi. Questa

mescolanza
la

di

elementi corporei sembrava rendere im(e. 4).

possibile

resurrezione

Al che l'Apologista rispon-

de Dio aver dato ad

ogni

vivente
il

organismo

un

nutri-

mento conveniente ed opportuno,

quale non appartiene
(e.

mai
in

alla

medesima
analisi

specie
del

organica

5);

ed

entrando

una

sottile

processo nutritivo, dimostra che
d'
(e.

ciò

che è contrario alla natura
in

un corpo, ne è elimi6)
,

nato naturalmente
« pasti

vari

modi
al

e

nel

caso

dei

Tiestòi
a

»,

avviene

meno che
del

codesti

elementi
cui

non passano

nutrire quelle parti

corpo

in

son

penetrati, e che sole son necessarie al corpo di resurrezione
(e.

7).

Ma

poiché tutto dimostra che

il

corpo umano, per
altrui,
(e. 8).

divina disposizione, é destinato a
cosi
i

non essere cibo

pasfi

antropofagici

sono mostruosi e nefandi,

(1)

(Ili',

ad

os.

questi

luoghi

Supplica t,

l

,

p.

20
p.
e.

(Otto)

i\\xh

òi, ecc.

(Moller, Die Kosv, ologie der griech.
la

Valer

122), l'altro

dove dà

caratteristica
,

della
il

dottrina cristiana

10

p.

IL

II

dualismo platonico
ripetuto
nel- C.

secondo

Timeo

,

è

anche più chiaramente

15

p.

66 w; yàs
T

i xspftpLsùg ecc., cfr.

anche

il

Ritter

Gesch.

d.

christl,

Phihs

p.

322, e Otto Prologo**, XLVIII.

-

87

ancui
dall' impossibilità in
1'

Air altra obiezione volgare, che noi abbiamo trovata
che nelle fon(i talmudiche, tratta
trovatisi
gli

artefici

di

ricomporre
1'

opera loro una volta
interd'

distrutta,

replica
1'

rilevando
e
1'

immenso divario che
divino, fra
Dio,
(e.

cede tra

uomo

artefice

le

opere

arte

umana

e

la

natura,

arte di
la

9).

Nello stesso
traria
al

modo

resurrezione non può

dirsi

conin-

volere divino, perché non è ne ingiusta nò
le

degna. Non ingiusta contro

nature spirituali, alle quali

non nuoce
surrezione

in

alcun

modo

menoma
le

la

dignità

la

re-

dell'

uomo. Non contro
la

nature brute, perchè
sareb-

non esistono dopo

resurrezione, e se esistessero,
1'

bero esenti da ogni servitù, perchè
bisogni, non
si

uomo

risorto e senza

servirebbe più dell'altre creature; nò avreb-

ber ragione di dolersi per non esser
legio

ammesse
natura

al

privi-

della

resurrezione,

essendo per

interiori

di

grado. Non finalmente ingiusta contro Tuomo, composto di

anima

e di corpo

;

poiché

all'

anima
si

che
fa

pure abitò

in

corpo corruttibile e passibile non
gendola con un corpe
(xtpftapTov

ingiuria congiuri"
di

immune

di passione e
si

corruttela

xxl ÌKX&1;) e tanto

meno

fa al

corpo che viene
cosi

cosi

nobilitato.
il

E come non
il

è ingiusto,
;

non è indeil

gno

resuscitare

corpo

che se non
il

fu tale

crearlo

corruttibile,
ste

molto meno sarà
(e.

ricomporlo esente da que-

imperfezioni

10).

Venendo ora

alla

dimostrazione positiva
àl-q^izc, Xóyog),

della resurre-

zione carnale (rapi
zioni

-effe

dopo alcune osservala verità della

metodologiche
dalla

(e. 1 1),

Atenagora ricava
dell'

dottrina,

causa della creazione

uomo, dalla coIl

mune

natura degli uomini, dal giudizio

finale.

fine della


creazione
so,
dell'

88


essere altri che F

uomo non può
di

uomo

stes-

non Dio che
;

nulla abbisogna,' e tanto

meno

l'altre
i

creature

a quella guisa che gli uomini generano
(1).

figli

perchè sieno e vivano di per sé medesimi
esistenza
in

Or questa

non può esser data a creature,
nella

le

quali portano

sé, cioè

propria razionalità, l'imagine di Dio, per;

chè

sia

sollecitamente estinta
estinta
;

bensì

perchè sia
e
si

sollecita-

mente

bensì

perchè

perduri
quelle

mantenga.

E

poiché non posson distruggersi
legate per
loro

cose

che son col-

natura

alla

causa loro, cosi bisogna
integrità

che

V

uomo

vivente sia conservato nella sua

origi-

naria,

cioè

nelP anima e nel
nella

corpo.
cui
i

NelT anima,
creata

affinchè

rimanga essa
il

natura

in

fu

ed

adempia

suo

ufficio,

di

frenare, cioè,

desideri del corpo e disi

scernere e giudicare. Nel corpo, perchè questo
e
si

muova
forma,

trasformi corn' è sua natura

,

nelP età,
,

nella

nella

grandezza
la

,

nella

resurrezione
di

la

(piale

non è che
(2)

T ultima e
(e.

più

elevata

queste

trasformazioni

12-13).

A
nale,

questa origine rispondono
e
il

la

natura
in

,

il

giudizio
la

fi-

fine

della

vita

umana. E

primo luogo

na-

(1) L'espressioni e

il

concetto ricordano qui
,

il

Simposio platoxòiv

nico

e.

12,

p.

61

,

Schwartz
é

(p.

232

Otto)....

t/j

icaiowv

*al
àv-

"òjv iyzóviov

8i«6o/yj ~r v sautou
"caur/j
0:>,
"zò

tsXsut^v

Trapapiu^sujjLsvs^

rrpw-ss),
(2) C;

xfl!

rvz,~òv aKà&ava~{(civ oìópicvo;.

12,

i».

Schwartz, 238 (Otto) clòs; yào
àvstoiartS
/;

u

[JiETa/3oAyjs, /.ai

uàvxojv v$xa.~vi

,

r
t

il

twv

y/jrC

£<civov tòv ypóvsv

zz-

ptÓVTWV

ÌV.

T.ysZ tè

xpsTuov J/c'a^Xv;.

-- 80

~
moki reputano argomento
giudizio finale
(1).

tura umana.

Ben

è

vero che
il

massimo

della

resurrezione

Ma

que-

sto è escluso,

da

ciò che se gli uomini, che

muoiono

tutti, ri-

sorgono, non però quelli che risorgono saranno
cati,

tutti giudi-

come
dell'

i

fanciulli: (e 14).

Ora dunque
e del
i

la

natura

umana
ad

consta

anima immortale

corpo congiunto

essa nella creazione, e la vita e

suoi

modi non apparall'unione loro,
è

tengono
affinchè

all'

anima

sola

o al sol corpo
fine

ma

dopo morte abbiano un
il

comune. Ed
vita

ne-

cessario che essendo
lettiva

vivente uno nella sua
le

intel-

e

razionale
;

,

tutte

attività

sue sieno rivolte ad
,

un

sol

fine

cioè che la generazione
fine

la

natura,

la

vita

formino un armonia e un
il

conveniente a natura. Ora

fine

è

uno se

il

vivente di cui è fine
sia identico nelle

permanga

nella

sua costituzione, cioè

sue parti costitutive.

E
ha

ciò

avverrà
unità

se,

decomposte una

volta, si

ricompongano
l'intero
,

nella
la

primitiva.
la

Non l'anima

sola

ma

uomo
per-

mente e

ragione che debbono

perdurare

(1)
t/j:

Le parole

e.

14, p. 05,

Schwartz 244 (Otto) -ohk'À
trìtio
cit.

77.0 ~òv

àvacTdtesios

Xó^ov
,

3iaXaj</./3av!5V~£s ito

jaóvw

t^v
n.

icoaav

izrftziGM ahiav

sembrano

all'Haller

Op.

p.

322

alludere

alla prevalenza di quest'argomento nell'insegnamento cristiano.
si

Non

pronunzia l'Otto

a q.

1.,

ma

cita

un passo di Tertulliano De resur.
(Gfr.

e.

14
II,

,

die
p.

sembra

illustrarlo.

Semisch Jusiin. der Màrt.

P.

130). Tuttavia a

me

par più probabile che qui s'alluda

alla opinione dei giudei.

Noi abbiamo trovato che nel

Talmud

si

dà appunto a questo argomento del giudizio divino una importanza capitale.

12


durando
i

90

se
la

termini u gli oggetti loro. Che
,

natura
alle

umana non perdura
passioni e ai
difetti
dell'

invano fu

congiunta
:

Y anima

dell'

anima

invano
la

il

corpo fu sog(voi%), la.

getto ai Treni

anima. Inutile
la

ragione

pru-

denza
rola
di

,

la

giustizia,

costituzione delle leggi, in una pae

la

stessa

origine

natura

umana.

E

poiché

nulla

vano ha luogo

nelle
(e.

opere di
15).

Dio,, cosi

dev' essere del

corpo creatura sua

Nò deve meravigliarci l'interruzione
morte
(di
;

della
di

vita per

la

perchè non solo

il

significato

quel

termine
è di-

vita),

ma anche
lo

la

natura di ciò
e

che permane
1'

versa.

Le nature
stesso
1'

incorruttibili

immortali come
delle

uomo
in-

non han
feriori.
talità

modo

di

permanenza
e
il

nature

Ma
la

anima

è immutabile,

corpo ha l'immorSe
la se-

per

mutazione

(I* [As-capoXyjs s*jv àcpfrapaiav).

parazione
sto

dell'

anima
la

dal

corpo e

la

dissoluzione di

quesi

interrompe

continuità della

vita,

non per questo

deve disperare della resurrezione. Anche nel sonno,
tello

frain-

della

morte,

e'

è sospensione e
(e.

incoscienza,

non

terruzione della vita

10).

Ora

la
ci

resurrezione è
offre tanti

l'ulla

timo di codesti mutamenti di cui
vita

esempi

anche del nostro corpo
si

(e.

17).

La provvidenza divina

rivela nel fine necessario della

natura umana, e nel giudizio e nella sanzione che ne conseguita.

Dopo aver dimostrato diffusamente che
,

,

data

la

provvidenza divina
finale,

codesto giudizio e

codesta

sanzione
(e.

quale non

si

ha

in

questa

vita,

è necessaria

18-

19), l'apologista

dimostra che codesto giudizio non sarebbe
la

equo se riguardasse,
già l'uomo

sola

anima o

il

corpo

solo,

non

composto d'ambedue

e responsabile delle proprie

azioni.

Imperocché o

la

morte è dissoluzione d'entrambi,

é

allora non v'ha giudizio dei buoni e dei cattivi, o se distrug-

gendosi

il

corpo dopo morte, l'anima rimane incorruttibile,
il

non
stato

vi

sarà giusto giudizio; poiché anche
delle

corpo, che é

compagno

fatiche all'anima,

merita premio, e
in

merita pena se avrà indotta l'anima in desideri e
titi

appe-

sensibili

a cui essa sarebbe per natura sua straniera
,

(e.

20-21). Che anzi

le

virtù

umane sono
corporea
e

possibili

sol-

tanto
trasti
,

per

P esistenza
e

della

vita

per
(e.

i

con-

bisogni

condizioni
i

create

da

essa

22).

Le

leggi

medesime, e
sola

comandamenti

divini

non son diretti

all'anima
a

né quindi ad essa sola non imputabili,
,

ma

tutto

l'

uomo

anima
in

e corpo

(e.

23).

Da

tutta

questa

dimostrazione,
del corpo,

come

Tertulliano, apparisce

un concetto

profondamente diverso dai motivi platonici onde
gli

muovevano
non è
bile,
la

Apologisti

e

specie

Atenagora.

Il

corpo

pura materialità, altrimenti sarebbe
la

irresponsa-

e

nemmeno
all'

«

carne » peccaminosa di Paolo conlo

trapposta

uomo

celeste o

spirito,

bensì é

come un
sua

principio che sta di contro

ali*

anima quasi con una
Sott'altra

coscienza, e

come un uomo dentro l'uomo.
il

forma

riapparisce
e
di
«

dualismo pauliniano
interiore ».

di

«

uomo

esteriore »

uomo

Ai

tre

argomenti

sopra

enunciati,

Atenagora
dal
fine

ne

agdelal.

giunge
l'

all'

ultimo un altro ricavato
ogni cosa di natura
il

stesso

uomo.

In

fine

è

consentaneo

1'

essenza sua,
fine

onde

1'

uomo, essere razionale, deve avere
non può
il

un
lità

suo proprio. Questo

essere

1'

insensibi-

che è delle cose inanimate, o
,

piacere sensibile dei

bruti

ma deve

rispondere

alla

razionalità e

immortalità

«leir

essere

umano

(e.

24).

già

la

beatitudine dall'anima
ai

separata dal corpo,

ma un

fine

comune

due

elementi

da cui

1'

nomo

è

composto. L' identità

umana

nella resur-

rezione non

può resultare che
anima.

dalla riunione dell' identico

corpo
fine

coli'

identica

E

la
si

resurrezione

intera
alla

è

il

assegnato all'uomo, onde
(e.

apre

la

via

contem-

plazione della divinità

25).
gli

Questo ricco apparalo d'argomenti onde AJenagora e

Apologisti confutano la fede nella resurrezione, e lo salvano
dagli attacchi del

Paganesimo e

dell'eresia, ha,

come

si

vede.
acl'o-

un carattere
cenno
al

essenzialmente

razionale.
in

Salvo

qualche

motivo cristologia)

Teofilo

e in Giustino,

pera apologetica sta nel
st'

giustificare

filosoficamente
dalla

queanalo-

articolo di

lede,

traendo partito non più
i

gie della natura,
dalla dottrina

come

primi scrittori della chiesa,
il

ma
ra-

antropologica che forma

fondo di questa

dimostrazione.

È

chiaro però che una volta assicurato
articolo di
sul
la

zionalmente questo
questo

fede

,

bisognava innestare

ramo giudaico
cioè darne
i

tronco ellenico del

dogma

ec-

clesiastico,

elaborazione teologica.

A

questo

appunto intendono

Padri della chiosa occidentale.

-

\):\

CAPITOLO QUARTO
l'

elaborazione teologica del dogma.

•§

1.

/

Padri delV

occidente,

Ireneo e

Tertulliano.

Mentre
stificazione

gli Apologisti

danno

della

resurrezione

la

giu-

razionale
nella

,

i

Padri antignostici che sopratutto
la

fioriscono

chiesa occidentale ne forniscono
vista

sistema-

zione teologica dal punto di

ecclesiastico.

In

questo

lavoro mentre accettano alcuni dei concetti di Paolo, non

abbandonano punto
naria a
gini

tutto

il

sistema

dell'

escatologia mille-

cui

la

resurrezione della carne era dalle sue orivi

intimamente congiunta. Anzi tanto più
perchè
gli

rimangono
combattere

fedeli,

Gnostici eh- essi avevan

da

avevano respinta, come vedemmo, questa parte dell'antica
tradizione cristiana.
tulliano,

Ireneo

come

Ippolito

,

Melitone,

Ter-

Lattanzio,

Commodiano,

Vittorino,

aderiscono andi

cora a queste speranze, chiliastiche non
di

meno
d'

Papia e
(1).

Giustino e in generale della Chiesa
si

Asia Minore

Essi

muovono

incerti

fra

questa doppia

intuizione del-

(1)

Harnack, Beogmengeschichte

I,

483

s.

e

il

mio

scritto « Sulle

Idee Millenarie dei Cristiani nel loro svolgimento Storico. Napoli

1888 (Disc, inang. della R. Università).

- u
l'

~nel

opera del Cristo,
1'

1*

una futura
nel

venturo regno milleincarnazione
e
il

nario,
colla
di
le

altra

adempiuta
il

passato colla

e

redenzione, ira

Cristo dell' Apocalisse

Cristo

Paolo.

E quando

a

poco a poco dopo
s-

il

terzo secolo
special-

speranze
in

chiliasticbe

andarono

dileguando

mente
trina

Oriente, ne rimase come un avanzo

nella

dot-

della

resurrezione della carne, che per un naturale
s'

processo storico

andò distaccando dal tronco su cui era

germogliata dapprima.
Quelle

due

correnti
libri

d' idee

si

riconoscono

e

si

con-

fondono ancora nei

d' Ireneo,

che nella sua larga po-

lemica contro ogni forma di Gnosi, era naturalmente condotto a difendere

questa parte

della

fede
di

cristiana

cosi

ardentemente negata, specie dai seguaci
Basilide (1),
realtà
della
i

Valentino e di

quali

piegavano
del

al

Docetismo
escludere
di

negando
poi
la

la

carne

Cristo per

sal-

vazione della carne
]).

umana come

fattura

Dio (V,

1-2,

1122). Nel

V

libro,

interamente consacrato
le

alla dottrina

dell'

ultime cose, sono contenute sparsamente

prove della

resurrezione.

Queste prove son tratte dalla onnipotenza e
(V,
3-4),

bontà

divina
di

dalla
Elia
,

longevità
dalla
nella
di

dei

Patriarchi
di

,

dal

rapimento
quella

Enoch ed

storia

Giona e da
5);
dalla

dei tre giovani

gettati

fornace (V,

natura
cui

dell'uomo, come tempio

Dio e dello spirito, a
la

appartiene come parte

integrante

carne (V,

)

:

dulia

resurrezione corporale del Cristo, e dalla

promessa

(1)

Imi.

Conti-;)

linci*.
II,

I,
:<

32 2
((>.

([>.

609 ed Massetti.
T.

Pah-olo-

Graec. VII, Migne).

31

824).

24; 27 3 (p. 680).


della
le,

95


allo

resurrezione,
alla

l'atta

non

spirito

per sé immorta7).

ma

carne per sua natura

corruttibile (V,

Ma

le

prove più rilevanti son quelle che Ireneo ricava dalla
, i

presenza dello spirito in noi e dei suoi carismi
ci

quali

rendono nature
8-12); dalle

spiritali

e

ci

avviano

all'

immortalità

(V,

resurrezioni dei morti operate del Cristo,
13), dal

«piasi

uno specimen della futura resurrezione (V,
della

latto

incarnazione reale del Cristo (V, 14), e sopra-

tutto dal

nutrimento della nostra carne
Questo argomento
gli
altri
si

per

F eucaristia
1

(V,
neo,

2-2).

può dire originale d
si

Ire-

mentre

accennati,
fa

trovano già

accennati

dagli apclogisti. Ireneo non

che svolgere e determinare

T espressione

d Ignazio

1

(Ephes.

20)

che

il

sacramento
Se
la

eucaristico aveva chiamato cpàpiiaxov

àfravacr'as.

nostra
del

sostanza carnale
Cristo,
è

si

nutre del sangue
la

e
vita

della

carne

naturale che ne riceva
(1).

eterna e la re-

surrezione

Nel seguito Ireneo descrive
sto

la

lotta fra

Satana e
ss.).
Il

il

Crigli

e

il

trionfo finale di questo
via
alla

(V,

20,

che

apre
alle

la

descrizione dell' anticristo e al

commento
regno mildi

Apocalissi di

Daniele e di Giovanni circa
lo

il

lenario.

Ma

poiché questo

conduce a parlare

nuovo
ri-

dalla

resurrezione e del ritorno finale di Cristo, cosi
a parlare delle condizioni
di

torna

questo

risorgimento

(1) Cantra (2)

Haer.

Ili,

20,

1;

IV, 33, 13.
tuo; ttjv
r/p;
o6.oy.cl

IV, 18, 5,
acati
jr/j

(p.

1028)
-/,;

,

Xsysvgiy

dq

<p&gpàv
X'joìo'j,

ywpzh,
xal T5 r j

\j.zzi'/i'.v

gw^c,
I

àzò tou cépazos zàì

olvj.ol'oc »
4

aOtoS

-r^zzo'j.irr.v. 4
% |


corporale degli
cedenti
(e.

9t>

In
in

eletti,

(V, 31) (1).

uno

dei capitoli prela

9)

Ireneo aveva preso

esame
il

parola

di

Paolo

(1.

Cor, 15.
il

19)

«

la

carne e

sangue non
si

eregli

diteranno
Gnostici.

regno di Dio », della quale

valevano

Quivi aveva distinto tre principi neh' uomo, come
la

Giustino,
orivi
tore,

carne, l'anima

,

e lo

spirito.
,

Coloro che son

di
lo

codesto elemento salvatore
spirito,

formatore e unifica-

sono veramente carne e sangue, cioè morti

e privi del
lo
st e

regno di Dio. Coloro invece che accoglieranno
saranno chiamati spirituali (hi
et

spirito di Dio

tales ju-

homùies rìicentur

mundi,
la

et

spirituales et vivenlo

te*

Leo

9,

2).

Se dunque

carne senza

spirito
si

di

Dio è morta, e senza questo innesto spirituale non
(e.

salva

10),

è

manifesto che a rigor di termini, solo
i

gli

pneu-

matici,
sta

cioè

giusti

e gli

eletti

potranno risorgere. Que-

conseguenza spesso rasenta Ireneo, senza mai formili

la ria.

Né poteva arrivarci perchè

d'altra

parte in un opposto

ordine d'idee era condotto dalle sue tendenze chiliastiche.

La rappresentazione

sensibile ed

anzi

sensuale del regno

millenario ch'egli dà negli ultimi capitoli del libro (V, 31-36)

implicava
santi

necessariamente
di

la

resurrezione

carnale
,

(2).

I

che partecipano

quel

regno sensibile

mangiano

(1) Gir. su

tutto questo Haller op.
I,

cit.

p.

325
(ter

ss.

Harnack, Do<jL>/<»i

mengeschichte 1871
(2)

485

ss.

II.

Zieg-ler

Irenaeus

Bwckofvon

pag, 314-320.

Su questo nesso
hs«xr>
]>.

v.

Bigrg.
s.

The Christian PiatonUts of Alexan-

dria, Oxford

109

\Ji

(V,

e bevono

nella

carne
i

loro

restituita
la

33

-,

1)

col

Si-

gnore, gustando
digiosa

frutti

che

terra produce nella

pro-

fecondità di

quel

periodo millenario.
i

Al

pari d' Ireneo tutti quei Padri che combatterono

negatori del Chiliasmo, e dell'Apocalittica giudaieo-cristiana,

come

Ippolito e Tertulliano,

doverono anche difendere
ci è

la

re-

surrezione materiale della carne. D'Ippolito

noto che aveD-eou

va consacrato a questa dottrina uno scritto speciale rapi
xal aapzò; àvaaiàaso^

dedicato a
ci

Mammea, madre d'Ales(1).

sandro Severo, del quale
Dai
quali
,

avanzano pochi frammenti
dell' altro

e
,

dai

frammenti
a

suo

scritto

De

Anticristo

dal

Gomentario

Daniele

recentemente scoalla

perto

(2),

e

da quel che sappiamo intorno
giovanniti
,

sua difesa
in

degli scritti

apparisce eh' egli riproduceva
la

sostanza

il

Millenarismo d'Ireneo, e quindi anche

resur-

rezione carnale, parte integrante di esso.

Chi però dette a questa dottrina uno svolgimento che

rimase definitivo per
logo
dell'

la

chiesa

latina

fu

il

grande
padre

teo-

Occidente, Tertulliano.

Le idee

del

afri-

cano su questo punto oramai vitale e cardinale della dottrina ecclesiastica,
si

trovano sparsamente indicate

in

molti

suoi

scritti,

ma

specialmente nella vasta opera

De

resur-

(1) Editi

in

Siriaco e in

latino
cfr.

dal Martin

presso Pitra Ana-

lecta
p.

IV

\).

61 seg. 330 seg.
d.

Ligbtfoot, Clemcns of

Rome

II,

307, flarnack, Oesch.
(2) Cfr.
il

àltchr.

Ut.

II,

(320

s.

mio

scritto,

Una nuova pagina
,

di Storia dell'antica

Chiesa

,

secondo una recente scoperta

nella

Nuova antologia 15

gennaio 1893.


rectione carnis.

98


appartenga
al

Sebbene

questa

periodo

montanistico dell'attività letteraria di Tertulliano,

come ha
contiene

provato

il

Noeldechen

(1),

tuttavia

poiché
,

nulla

che strettamente dipenda dal Montanistno
siderarsi

può ben concristiano sulla

come documento dell'insegnamento
le

resurrezione, tanto più che

idee quivi espresse concor-

dano

nei

punti essenziali con quello

che

da

altri

scritti

tertullianei
le

possiamo raccogliere
dei

(2);

anche ammettendo che
,

tendenze millenarie

Montanisti

a

cui Tertulliano

partecipava abbiano potuto esercitare qualche influenza su
questa parte
del

suo insegnamento. Lo scritto

sulla

re-

surrezione è essenzialmente polemico; e mentre
ra

Atenago-

aveva avuto principalmente

di

mira

gli

avversari pa-

gani, qui gli avversari sono sopratutto cristiani, cioè gli
Gnostici.

E contro

di

essi

Tertulliano

svolge

una

critica

vivace e originale talora nei concetti, sempre nella l'orma.

(1)

Noeldechen, Die abfassungszeit
di

der
e

Schriften
II

Testullian's

(Texte und Ùntersuchungen
1888).
(2)

Harnack

Gebhart

Bd.

p.

115

s.

Sopra mi punto soltanto diiierisce quésto trattato
è

dall'

Apo-

logetico. Quivi

detto che l'anima non può esser passibile di pena
lo

Miiza
della

il

corpo e nega perciò

sialo

di

[iena

dell'

anima prima
et

resurrezione Apol. 48: ideoque repraesentabuntur

corporei,

quia neque pati quidquam pò test anima sola sine
id est
in

.stabili

materia^

carne

;

mentre

cpiesla pena,

per quanto imperfetta è
«-lì-.

ammessa
Christl.

Po resun\ carn.
I,

17

De

au.

58,
clic

Riiter

,

Gesch.

d.

Philos.

11

1.

È

notevole pero

lo

scritto del

periodo montadue.

nina

è

qui

meno recisamente

materialista degli altri

Può sembrare, ed
cabile è

(MI


a

sembrato
abbia

qualcuno
fan la

(1),

inespli-

che Tertulliano
la

posta

cura

nel

soste-

nere

resurrezione dei corpi; egli che nella sua dottrina
e

psicologica

conoscitiva inclinava tanto al sensismo e
«

al

materialismo stoico. Nello scritto
rialità
dell'

De Anima

»

la
si

matedice

anima è

significata

a

chiare note. Vi

che essa ha forma
lucida
e.

umana
et

,

colore,

lucentezza {tenera et

et

aerii color is
s
,

forma per omnia humana
di

9

p.

311

(2),

e perfino è fornita

sesso
tutte

(ih. e.

30

p.

362). Dio

col

suo

sotfio

,

la

infuse in

le

parti

del
la

corpo, quasi forma
Scrittura

interna di esso; ed è per ciò che

parla della
dito

lingua

riarsa

del

ricco
e

epulone
seno di

iiell'

inferno, del
(ih.

del
s.).

povero Lazzaro
Di questa

del
si

Abramo
no anzi
trei^)'

9,

311

corporeità

adduco-

le

ragioni; poiché un anima incorporea non podal

essere mossa
il

mondo

esterno

che è corporeo

,

né essa muovere

corpo. Senza questo l'anima non po(Ih.

trebb'essere passiva di alcuna pena

6-7, p.

305-308
già gli

Apol.
Stoici

48)
,

,

ed anzi

si

può dire
è

,

come dicevano
reale

che solo ciò
p.

che

corporeo è

(De Carne

Cbr.

11,

440).
in

So dunque l'anima è corporea, e

contiene

le for-

(1)

Mailer, op.

cit.

p.

329, cfr. su questi punti Ritter op.
p.

cit. I,

411

s.

Huber, Phitos. der Kirchowater. Munclien 1850
Tertulliano secondo
la

127

s.

(2) Cito le opere di

edizione del Oehler,

Q. S. TertuUiani quae
il

mpersunt omnia 3
riferisco
alla

voi. Lipsiae 1853-54.

Per
e

«

De Anima

»

mi

edizione

del

Reifferscheid

Wissowa (Corpus

Script.

Eccl. Latin. Voi.

XX) Vindobonae

1890.


ino
di

100

-

tutte

le

parti
fine

del

corpo umano, a che un secondo

corpo? a qual

essa dovrà essere, per usare l'espres-

sione di Paolo, sopravvestita dal corpo di resurrezione?

E
e

se

l'anima,

come

talora confessa

Tertulliano, anche di

per sé è punita
la

dopo morte, a che un secondo giudizio
del

resurrezione

corpo?

A

queste

difficoltà

non

si

può certo trovare risposta soddisfacente; poiché
trina di
uniti
,

nella dot-

Tertulliano

lo

Stoicismo

e

il

Cristianesimo sono
:

non

combinati

fusi

in

unità

«

doppiamente

realista,

dice l'Haller acutamente, e

come

Stoico e

come

cristiano ».
pleta

Ora

se
in

il

realismo cristiano esigeva una com,

restitutio
Je

integrum
il

il

materialismo

stoico

ne

escludeva

condizioni e

significato.

Tuttavia conviene
idee s'incrocia
e

riconoscere

che

un altro ordine
in

di

con questo crudo realismo
le

Tertulliano,
(1).

ne tempera

conseguenze, nel senso cristiano
della

E

un articolo fondamentale
è

fede cristiana

che l'anima
è

immortale.

E

tale

è per
,

Tertulliano

perchè

sostan-

za
p.

una e
31 X
s.

indivisibile

e
,

perciò

indissolubile (De An.
in

14

38

,

p.

364)

ed

è

uno
nella

stato

di

attivisi

incessante

(Ih.

43).

Vero

è che

stessa

anima
nell'

riproduce una distinzione simile a quella che
vi

uomo

è fra

il

corpo e

1*

anima

;

la

«piale
p.

consta di corpo e

di

spirito (Advers.
dell'

Marc. V,

15

320).

Ma
di

questo cor;

po

anima

è

diverso da quello sensibile ed esterno
la

poiché l'anima è invisibile e per
e per
la

qualità

tal

corpo
s.);

natura della sua sostanza (De an.

8, p.

309

(1) Gf. Esser,

Die Secìcnìi-lirc Tertulliano, Paderbon 1893.

e

perciò

si

può dire che l'anima non ha

in

se

nulla

di

carnale (De
est), e

Cam.
si

Chr.

10

p.

455 anima carnea non
come d'un necessario
s.).

che essa

serve del corpo
4 7,

strumento (de resur.

p.

488

D'altra parte Tertulliano insiste sul concetto dell'unità

personale
cristiano,

,

della

quale

fa

parte
filosofo

il

corpo.

Non

solo

come

ma

anche come

non

si

appaga

della sola

immortalità dell'anima.

E

se

talora
la

dice che l'anima pur

da sola avrà
e
di

il

suo giudizio e

sua sanzione di premio

pena, tuttavia riconosce che questo non è che uno
imperfetto a cui deve tener dietro
la la

stato

perfetta vita,
si-

come
Ora

coscienza precede l'azione. Operare nel pieno

gnificato l'anima
in

non può senza

il

corpo carnale

(1).

questa analisi del valore del corpo carnale sta,
il

per Tertulliano,
ginalità
della
1'

cardine della questione e insieme
In

l'oris'

sua ricerca.

questo
e
i

punto

difatti

in-

contrano
nienti

esigenze razionali
fede
cristiana
;

motivi religiosi
il

prove-

dalla

sopratutto

motivo cristolori-

gico.

Se Cristo è apparso nella
,

carne e nella carne é
il

sorto

la

stessa

resurrezione

deve aspettare

cristiano.

Ecco perchè Tertulliano comhatte vivacemente ogni forma
di

Docetismo, e alla fine del suo scritto

De carne
della

Christi
è

dichiara

che

1'

altro
di

De resarrectione carni* non
quello.
Il

che

una continuazione

presupposto

resur-

(1)

De

re?,

carn.

1,

quantum enim ad agendum de suo

sufficit,

tantum, et
ficit.

ad patiendmn.

Ad agendum

autem minu? de suo suf-

Habet enim de suo sotummodo

cogitare, vette, cupere, dispo-

nere.

Ad

perfeiendurn autem operam carnis expectat.


re/ione
Cristo.
della

10-2


la

carne

umana

è

realtà

della

carne del

Seneca e Paolo avevan considerata
(F

la

carne come fonte

ogni

peccato

(1).

Tertulliano, preceduto su questa via da
la

Giustino e da Atenagora, ne rivendica

dignità.

E

per

un doppio

rispetto; per
la

la

condizione stessa della natura
cristiano. L'afil

umana,
finità

e per

forma propria del nome
fra
il

che

corre
tale

corpo

umano
il

e

mondo mate-

riale
res.

non è
Cor.
e.

che ne escluda

profondo divario (De

5-7).
,

Nella creazione l'uomo occupa un posto
quello che

privilegiato

come

non

fu

soltanto

,

come

il

mondo, prodotto
stesse

dalla
si

parola di Dio, bensì esci dalle sue

mani
(2).

,

onde

può dire che
la

il

mondo

sia

creato

per

lui

L'avere Dio tratta

carne dalla materia e
sia

plasmata colle sue mani, implica che essa
ed elevata
a
tal

purificata,

grado che

la

fragile argilla
il

potesse poi
il

divenir capace di accogliere poi

verbo, cioè
in

Cristo

;

concetto questo che ritroviamo poi

Dante (Par. Vili

,

145,

ss.).

E

quinci puoi argomentare ancora
tu

Vostra resurrezion, se

ripensi
allora,
fènsi.

Come l'umana carne
che
li

fèssi

primi parenti intrambo

(1)

Per fuso

di

questo termine fra

gli Stoici,

eli'.

Senec. Ep. 65.

Cons. ad Mare.
\^Tì^
)).

24
se^-.

Persius Satvr. Banr,

II,

02. Zeller,

Theolog, Jalirh.

293

e
]>.

Urei Abh. zur Alt. Phìl, herausg. vou

Zeller 1870
(2)

406.
I,

Adv. Marc.

13

Mundnm

domini, non

silfi

feeit.

ef.

II, S.

E
solo

103

r--

per questa trasformazione
il

dell' argilla
,

in

carne

il

corpo poteva divenire
l'

vas spiritale

P abitacolo

del-

anima.

Il

nesso loro anzi fu ed è così intimo che non

puoi pensare alcuna attività dell'anima
dal

che sia dissociata
diresti
il

corpo,

e più che e

strumento
dei

dell 'anima

corpo
et

compagno
cohaeres).

compartecipe

suoi

destini

(consors

Ma
e
salutis

oltre

a questo
vi

,

i

Cristiani

sanno che vera salute
carne; onde caro

redenzione non
est

è

al di la

(bori della
difatti

cardo. Solo

carne
il

riceve in sé stessa
il

gli atti esterni dei

sacramenti,

battesimo,

crisma, l'im-

posizione delle mani, l'eucaristia, per trasmetterne le benedizioni e l'efficacia all'anima, quasi viatico d'immortalità. Solo
il

corpo

si

esercita nelle opere di astinenza, di verginità, di
tutti questi tesori di

martirio.

Ora

grazie che Dio ha prodigati

sull'opera delle sue

inani, sul vaso ripieno del

suo spirito,

non possono andare perduti nella dissoluzione. Onde a ragione Paolo chiamava
Cristo (1).
il

corpo « tempio
il

di Dio »

membra

di

L'analogia fra

corpo e
vaso o

il

« vaso »

o « stru-

mento

»

non tiene poiché
da chi
nello

il
1'

lo

strumento è diverInvece
la
,

so sostanzialmente

adopera.

carne
in

è

creata

coli'

anima

stesso atto generativo
si

modo
vita
ss.:

che quella unione

che

forma

nella

origine della
p.

debba poi per necessità ricomporsi (De An. 27

344

(1)

Nota giustamente

1"

Haller
i

op.

cit.

p.

;>i2

che Tertulliano
cy.oc senza

adopera senza distinzione

termini

di

oio;j.a

e

avere

una idea chiara
Paolo.

del

valore teologico del concetto di G7.sc secondo


ih.

104
e.


45).

30

p.
il

362 de

resurr.

Ecco perche l'Apostolo
del-

chiama

corpo « l'uomo esteriore » come correlativo
e.

l'anima (De resurr.
Cosi

16).
il

Tertulliano sente e dimostra che
della
;

rivendicare
la

la

dignità

carne è

la
il

sola

via

per assicurarne
il

salil

vazione

che solo se

corpo non è più

carcere o

servo dell'anima

ma

il

compagno, può esser
di essa.

fatto parteci-

pe dei destini immortali
egli

E

in

questa dimostrazione

combina l'antropologia
il

e

la
la

rivelazione, la
cristologia.

ragione e

T autorità,

Traducianismo e
i

Ma

non

di

montica perciò
si

motivi analogici della resurrezione

di cui

eran valsi

i

più predecessori lino da Clemente
e

Romano;
vivaci ed
si

anzi gli ripete con variazioni
originali. Poiché Dio

movenze sempre
la

prima che per
i

rivelazione scritta

manifestò nella sua opera, e

profeti stessi non sono che di-

scepoli della natura (De resurr.

12

p.

181

s.).

è a dubi-

tare che Dio non resusciti

i

morti, egli che
ti

tutto

risuscita.
di

Poiché dovunque

giri

lo

sguardo,

si

presentano segni

questa resurrezione nella natura. Tertulliano ricorda

la vi-

cenda del giorno della notte.
tenebre della notte; tutto
si

Il

giorno é coinè sepolto nelle
si

discolora e
si

fa

muto. È come
il

un piangere universale
no risorge
la

il

giorno che

muore. Ma
notte

giordal

col

nuovo

sole,

uscendo dalla
notte
rifulge
,

come

sua tomba; mentre nella

le stelle

che impallidiva-

no nel giorno, rifulgono.
sur
fasi.

E

la

luna, che

muta

nelle
ritorla

Inverno ed eslate
regolare vicenda.

primavera e autunno

nane con
terra

E secondo
Ora

essa

rifiorisce

clic si

riveste di piante.

é mirabile questo ordine noi

che distrugge

per

rinnovare. Ciò che

troviamo era

un tempo,

ciò

che noi perdiamo, ritornerà: testimonianza


universale della futura

J

05


;

resurrezione dei morti

perchè è

assurdo

il

pensare che questa legge universale non valga
12,
p.

per l'uomo. (De res.

481

s.

Apolog.

48 151
(ine

s.).

Queste immaginose analogie ritroviamo con
descritte
nel}'
,

eleganza

nel

suo
le

bello

siile

,

anche

da Mi micio Felice
coli'

«Ottavio»,
di

cui

relazioni

letterarie

«Apolola

getico »
critica,
il

Tertulliano

sono ancora
la

un problema per

quando ammonisce che

natura universa adombra

conforto della futura resurrezione dei nostri corpi, che,

nel

sepolcro

,

come

gli

alberi

nelF inverno

,

aspettano

la

loro primavera (1).

Al

perfetto giudizio dell'anima e all'adempimento della

giustizia

divina Tertulliano del resto riconosce necessario
la

che l'anima rivesta
p.

sua spoglia (De resur. 17 Apol. 48
resurrezione

292). Se

non

che nella

questa
p.

perderà
5 43), ed

ogni imperfezione e caducità (De resurr. 57
anzi
il

sesso femminile
2, 704).

si

trasmuterà del maschile (de cultu

foem.

1

A
sce
lo

questi argomenti

razionali e naturali Tertulliano unile

ma

in

secondo grado
gli

prove scritturali,

alle

quali
le

costringevano
della

Gnostici che avevano interpretato
in

parole
(De

rivelazione

senso allegorico

e

spirituale

res.

18, 39). Egli consente bensì che vi sieno espres-

(1)

Min.
Latin.

Fel.

Octav.
II).

e.
T

34

p.

48

s.

,

ed.
in

Halm

(Corp. Script.
nostri
re-

Eccl.

Voi.

« A ide

adeo

quam

Solarium
ita

surrectionera futuram omnis natura meditetur
pulcro, ut arborea in liiberno...

corpus

in se-

expectandum nobis etiam corporis

ver

est ».

14


sioni

100

-

che

hi»

mio questo senso figurato così negli Atti degli
nelle

apostoli

come
il

lettere

eli

Paolo
della

(e.

23-31); e ricono-

sce perfino

significato politico

visione d'Ezechiele.
dell'antico e del
sottile
,

Ma
(e
di

la

maggior parte dei luoghi
ch'egli

biblici

Nuovo Testamento
32-56)
che
la

commenta con

industria
,

(1)

confermano mirabilmente
certificati, la

pei'

lui

quello

ragione aveva
corpi.

resurrezione ventura

dei

nostri

Così tutto quello che

la

riflessione

filosofica

e

teologica
dell' inse-

precedente aveva detto intorno a questo punto

gnamento
in

cristiano

vien

ripreso

e

rifuso da
la

Tertulliano
re-

una elaborazione originale, onde
nell'

dottrina della

surrezione prende

opera sua una forma compiuta e

d'ora in poi definitiva. La tradizione centrale della Chiesa

può avere aggiunto qualche ritocco
organiche non
i

al

quadro,

ma

le

linee

solo, si

anche

le

masse, come direb-

bero

pittori, e

l'intonazione del colorito
fissate

rimangono semscritti del Pa-

pre quelle medesime che sono dre Africano.

Il

negli

che non toglie che voci dissidenti qua e

non sorgessero;
queste voci che

ma

a

sempre più larghi
più

intervalli.

Una

di

ebbe
di

lunga eco

,

venne naturalscuola
cristia-

mente, intorno

all'età

Tertulliano,

dalla

na d'Alessandria.

(1)

Su

(giusto
p.

punto rinvio all'Haller, Zeitschrifi pur Theol, and
334,
ss.

Kirche,

1892


§

10/

2,

I

Padri Alessandrini

Se intorno
resurrezione
realistica
lo di

al
si

principio del terzo secolo

il

dogma
nella

della

può dire stabilmente

fissato

forma
,

che aveva avuto
della
in

specialmente
Paolo
alti
il

da

Tertulliano
di

spirito

dottrina di
nei più

\\i\\

mancò

rifiorire

tempo

tempo

e

liberi

intelletti

della

Chiesa.

Nel

tempo

stesso

che

Padre Cartaginese

dava

quella formula alla Chiesa dell' occidente che inclinò sem-

pre

all'

interpretazione sensibile della resurrezione,

i

Padri

gnostici d'Alessandria
listica
,

continuavano
In

la

tradizione spiritua-

movente da Paolo.
1

una atmosfera intellettuale

com' era quelle d Alessandria, satura, per così dire, della
speculazione ellenistica e della filosofia religiosa degli gnostici,

era naturale che

il

pensiero cristiano

si

mantenesse
ferie

alieno dalla

forma grossolana e volgare
per
più

della

nella

resurrezione

guadagnare a questa credenza
colte

cristia-

na

le

classi

del

mondo giudaico pagano

circo-

stante.

Quale opinione professasse intorno a questo punto Cle

mente
te
,

d'

Alessandria, non è possibile definire precisamenil

poiché egli stesso non compose

promesso

trattato

intorno alla

Resurrezione

(I).

Pure

le

linee generali

del

(1)

Big"'.

The Christian
cit.

Ffettonists

of Alexandria 1880

p.

Ili

Hnller, op.

p.

338.


com'egli faceva,
il

108


,

suo insegnamento appariscono assai chiare. Respingendo

Chiliasmo (Strom. Vii, 12. 74) non potela

va accogliere

nemmeno

resurrezione materiale. La resur-

rezione non è di questa carne, ma,

come aveva

detto Paolo,

d'un corpo glorificato; pianta nuova rispetto a quel seme e
senza alcuna distinzione sessuale (Paedag:
I,

4,

10; 6, 40).

La trasformazione
pena,

è operata

dal fuoco, strumento

non

di

ma

di

questa misteriosa sublimazione che prepara

l'organismo ad una nuova esistenza, come Clemente dice
(Strom. VII, 0,34
cfr.

Minuc. Fel. Oct. 35) con evidente
e
stoica.

reminiscenza
D'altronde
dai

d'
il

una intuizione eraclitèa

dualismo psicologico che Clemente ereditava
Filone,

Platonici e da

non

gli

consentiva di

ammet-

tere una perfetta reintegrazione del corpo materiale.
nel

Come

sonno

il

corpo solo

si

riposa,

mentre

1'

anima rima-

nendo operosa, indipendentemente da
do
te
i

quello, pensa generan-

sogni

(1),

cosi

anche quando

sia

separata interamen«

dal

corpo perdurerà nel suo essere che è
aOxtj),

semovente
nel

(àsr,uvY]To::

in

eterno,

affinchè

»

le

sostanze che

mondo sono permiste
'

e confuse sieno

restituite nelle

qua-

lità

loro.

Onde non senza ragione può
apparente; quella
(2).
si

distinguersi l'anima

dall'

uomo
si

salva per sua natura, que-

sto

dilegua

(1)

Paedag.
cio;j.a,

II,

(

.>,

(p.

469 Miglio, Pàtrolog. Graec. Voi. Vili)
j/v;

ak\à "ò
Iti

àvaTzaOXa'.^ £'.a flwrai^jusvsv, z^ìi-olk
tz,;

èvspY^Oj?

cioy.7.T».xws

t^uy/jc,
\\
([>.

a/.Àà xar' auT^v

ivvcujitivyjs.

(2)
'i>u/y;v,

St roin.

Ili,

1165 Migno)... tcv
/.al

ts

9a/vó;j.svsv

xaì

r/jv

-7.À/V t:

aù tòv gw^ÓjjlcVSV

jj.vJ.

Sul

dualismo piato-


Tertulliano,
d'

100


il

La più vigorosa opposizione contro

materialismo di

deve però ad un altro suo contemporaneo

Alessandria, Origene.
in

Lo
due

scritto
libri

di

lui

«epl àva^càaew;,

composto, come pare,
è perduto
;

(Euseb. H. E. VI, 24,2)

e

solo

ce

ne avanzano pochi frammenti, condi

servatici dalla

Apologia che ne fece Pamfìlo
confutazione di Metodio
in
d'

Cesarèa,
,

e sopratutto dalla

Olimpo

da
(1).

poco integralmente scoperta

un antica versione slava

Ma combinando
delle

questi scarsi
1

frammenti con quei luoghi
esprime sulla resurrezione
,

sue opere dove egli

s
II,

(segnatamente De Princip.

10 Contra

Cels.

Ili,

41; IV,

57; V, 17-23; VI, 29) possiamo con molta approssimazione

ricomporre

il

pensiero di lui su questo argomento.
la

Che Origene neghi addirittura
alcuni critici
recenti
ciò

resurrezione
(2)
,

,

come

hanno affermato

non

risponde

nemmeno

a

che sappiamo dello scritto perduto, ed è
Il

escluso poi dagli scritti d'Origene che possediamo.
so della apocatastasi universale
nella resurrezione
cristiani
si

proces-

compie necessariamente
degli altri scrittori

dei

corpi.

Né meno

Origene

insiste sulla

necessità etico-religiosa della

resurrezione.

Sarebbe assurdo, diceva anche nello scritto

nico-fìloniano di

Clemente

ofr.

Merkel, Clemens Alexandr. in ihrer
p.

Abhàngìgkeit von der griech. Philos. 1879
(1)

28

e sgg.
cfr.

Bonwetsch, Methùdws von Olympus

I,

Eiiangen 1891
Gesclt. d.

l'indicazione dei

frammenti presso Iiarnack,

Altchristl.

Uteratur
(2)

I

384, 1893.
IT,

Redepenning, Origenes 1841-40
p.

127, Denis, La philos,

d'Origene

325, 1884.

sulla resurrezione, e ripete

MI!


«spi
sia

anche neh' opera
in

^PX^i
punita

(1)
in

che V anima abbia peccato

un corpo e

un altro

;

o che

il

corpo dei martiri che come quello del

Cristo ha sofferto tanto, possa venir defraudato del premio.

Né può essere coronata

la sola

anima, poiché
la

ai vizi di na-

tura e air ingenita libidine resiste

carne
solo

per

Cristo

,

raggiungendo
fatica
(2).

la

perfezione della

castità

con

grave

Ma
Princ.
la

non può negarsi che Origene
chiliastica

,

ostile

assai

più di

Clemente ad ogni tendenza
II

ed escatologica (De
a
sacrificare

11),

l'osse

inclinato

naturalmente

perpetuazione
del

dell'

elemento materiale e sensibile nella
futuro.

esistenza

mondo
di

Né diversamente poteva penSacca
,

sare un discepolo
Plotino.

Ammonio

e condiscepolo di

Egli accetta bensì la formula ecclesiastica di « re-

surrezione della carne », e riconosce che nel gran giorno
finale

F anima
la

umana

sarà

ricongiunta

al

corpo

(3).

Ma

so

difende

resurrezione di questo corpo, e anche della

(1)

Frammento
Opp.
e
od.

17

dall'Apologia
la

prò

Oi*ij>\

di

Pamtilo presso
#raec.
T.

Origenis
p.

l>o

Rue

,

Migne Patrolog.
ad

XI
(Ih.

92

s.

Origene
Princip.
I.

presso Hieronym. Ep. 08
II

Pammaeh.
s.).

col.

07)
Fi-.

De
17

tO,

1.

(Orig. Opp.

p.

233

(2)

e.

(3)
B'.gg,
1,

Sulla dottrina della resurrezione in Origene cfr.
Tlu' Ckrist.

in

generale

Ptotonùts
<L

eoe. p.

225-27 Harnack, DognvmgQsch.
der Kirvhenvàfer.
v.
<1,

533 Stòckl, Gesch. Mainz 1S01
1851.
p.

chr.
s.

Philo?. sur Zeit

2 od.
<ì.

Ili

Ramers,

Orig.

Lehre.

AufePst,

Fleìsches

carne

(e

Pamlìlo

di

Cesarea nella sua Apologia insisteva
la

su questo punto) (1), non sa consentire però
di

resurrezione

questa cai' ne. Riprendendo
il

il

concetto di Paolo, conside-

ra

corpo di resurrezione come un corpus spirituale, ra-

dioso e glorioso
gli

come

i

corpi angelici e

luminoso
coloro

come
che
la

astri

del
la

cielo; e

come combatte quindi
7

negano

resurrezione
altri

,

cosi

ci

altra

parte
et

respinge

sentenza degli
surn de

«

qui valde vilem

ahjectum sen(2).

resurrectione corporis introducunt »

Incerto
cui

dapprima
il

fra

le

due opposte

conseguenze
la

a

spingevano

suo pensiero da un lato
le

dottrina della

Chiesa e dall'altro

sue convinzioni neoplatoniche, ad

ammettere
d'

cioè

l'eterna

durata del corpo e
finale

la

negazione
incor-

ogni corporeità nella
la

rigenerazione

come

porea era
1.
n

condizione originaria degli
7),

spiriti,

(De Princ.

6,

4.

II

3,

Origene trova più tardi come una via
all'

d

uscita

nel

suo concetto della materia, docile
le

opera
Data

del

creatore e suscettiva di tutte
tale

forme

(III,

6. 3).

una

natura, essa può quindi anche nel corpo
la

umano

essere sublimata in natura spirituale perdendo

sua gra-

vezza terrena; e cosi

il

corpo appartenendo a questo mon-

do

(o

Eone) può divenire un corpo degno dell'altro eone.
vi

Questo implica che, per Origene, non

sia

discoli

ti-

fi)

Intorno a Paintilo e alle sue relazioni con Origene,
d.
,

si

vede

THarnack, Gesch.
(2)

altchr. Li.teratur II p.545"

.%

De Princ.

II

10, 3 Hieronym Ep. 38

(Ib.

col.
,

97) « Sibi
fugere se

auteni utramque displicere sententiam (Origenes dicit)
et

nostronun carnes

et

haereticormn phantasmata

»,


imita
fra

1

1*2


re-

l'uno e l'altro. Dovunque egli tocca della
,

surrezione
della
il

ritorna sul! imagine Pauliniana del
,

1

seme

e

spiga
di

simbolo

di

codesta continuità
al

;

imperocché
venturo
:

corpo

questo secolo è
il

corpo del

secolo

quello che
il

germe

alla

pianta che
l'

ne germoglia

e cosi

corpo corruttibile

ottiene
il

incorruttibilità
il

trionfando
di
la

della

morte

(1).

Come

corpo nostro è
,

medesimo

quello di

trenf anni sono

e

i

tratti

che distinguono

individualità e la

struttura rimangono inalterati, e
cosi

solo

mutate sono
ro,

le

molecole,

avverrà che
le

il

corpo futu-

pur conservando integralmente
,

parti più nobili del

corpo presente

ne avrà perduto

le

funzioni

più infime.

Questa trasfigurazione
continuità.
L'

(|i£Taa/yj|xàr-ac;)

implica

dunque

la

anima ha
*)

inoltre

un

potere

assimilativo

e

creativo
gli

(^Y

capace di attrarre dal corpo

decomposto

elementi a
Cosi

lei

confàcevoli, e ricostruire un suo corpo (2).
è
lecito

dunque

parlare di

una germinazione dei
,

morti della terra, e di coloro specialmente
l'orma

nei

«piali

la

sostanziale

la

ratio del corpo perdurando, potrà es-

(1)

Gontra Gels.

Ili,

1S,

19 V, li
p.

ss.

Fr.

18 (dall'Apologia di
II

Pamfìlo Migne Patrolog. XI
(2)

93).

De Princ.
1

10,
in

2.

De Princ.

II

IO, 3; III, 6,

segg. Sei.
il

Psalra.
nel

I,
fr.

3.

(lontra Gels. V, 22.

Più accentuato apparisce
resurrezione (dal
libro
di

dualismo

19

dello scritto sulla

Metodio sulla resur224.

rezione
(o-aec:.

,

riferito
col.

da Fozio ., Biblìotec.

cod.
i

Migne Patrolog.

XI

04. Quivi
dell'

sono

illustrati
di

racconti biblici di Laz-

zaro e del ricco, e
òtdd<?x£U?'.v
ov. /.ai

apparizione

Samuele, per concludere
/jrijj'at

yùv

xfj

à-aXXoryyi cùy.av.

^ ^uyyj.

sere resuscitata dal volere divino
il

(1).

Se non che,

come
in cui

nuovo corpo sarà conforme
trova
,

al

mutato ambiente
ai

si

così

sarà anche proporzionato
dell'

gradi

diversi
Il

di

purità e di perfezione

anima che
quella

riveste.

corpo
quella

del

malvagio non potrà sortire
rivestito
di
il

dignità

e

gloria di che è

corpo spirituale di coloro che
la

avranno meritato
Poiché solo
al

conseguire

gloria
eletti

del

cielo
si

(2).

corpo spirituale degli
natura eterea
e

sembra

pcssa
cui

attribuire quella

imponderabile

di

parla Origene

(3).

Respingendo

egli la dottrina della

morte

dell'anima
p.

ammessa da

alcuni (Euseb.

Hist. Eccl. VI.

37,

232

ed. Schwegler),
elette

sembra ammettesse che, mentre
,

T anime

salivano al cielo (4)
in

le

altre

non ancora

purificate

vengano

uno stato
(5)
,

di

pena come redente da
,

un fuoco purificatore

al

quale egli

al

pari di Cle-

mente, dà un significato simbolico.

(1) Fr.

18

(Ib.

p.
ii

(

.>2)

« de terrae pulvere suscitantur a mortuis
i 1

ex omnibus locis

quibus ratio
in

la

substantiae corporalis in ipsis
ite-

corporibus permanebat, quae

terram prolapsa Dei voi untate

rum
(2)

suscitantur ».

Hieronym. Ep. 38 ad
10,

Pam in.
23G)
III

Ib.
6,

col.
4.
t.

07.

De Princ.

II

3 (Orig. Opp.

p.

(3) Presso

Hieronym. Ep. 38 ad Pam. (Orig. opp.

ed. ci

col.

97)

« aliud nobis spirituale et

aethereum promittitur quod nec tactui

subjacet, nec oculis cernitur, nec pondere peregravatur ». In questo

corpo spirituale anzi sarà

la

piena vigoria dei sensi più
loti

alti.

Ib.

V

in

ilio

auteiri

corpore spirituale
».

videbimus,

toti

andiemus,

loti

operabimur

(4) Orig.

Hom.

II

in Reg.

I.

(5) Centra Cels.

V, 15; VI, 26.

Hom.

in

Lue. XIV. 15


Cosi

IN


la

Origene cercava
ai

di

ricondurre

dottrina

della
I

resurrezione

principi dell* interpretazione pauliniana.
1'

suoi successori

oltrepassarono su

questa via

,

e

mentre
di

sappiamo

di

alcuni

Origenisti che dicevano
«

il

corpo
i

resurrezione essere di
stellari
,

forma sferica

»

come

corpi

opinione attribuita malamente allo stesso Origecosi

ne (1)

,

alcuni cristiani accusavano questi
il

di

avere,

asserito che
idea

Salvatere abbandonò
d'

il

suo corpo nel sole;
,

probabilmente

origine gnostica
al

e

che

sappiamo

essere stata professata
alcuni che
biblico
(

tempo

di

Pamfìlo (Apol. 7) da
d"

si

fondavano sulla interpretazione

un luogo

Psal.

XIX,

4

)

«

pose

nel

sole

il

tabernacolo

suo »

(2).

Questa nuova germinazione gnostica che veniva su dalle
dottrine d' Origene doveva

provocare

naturalmente
gli

una

reazione della chiesa non solo contro

ultra origenisti

ma
to

contro

il

loro stesso progenitore. Fra tutte le dottrine

di lui quelle

che

fu

assalita

con più veemenza fu appun('>).

quella della resurrezione
si

Questo movimento
in

antiori-

genista sembra
cipio
del

formasse già

Alessandria.

Sul prin-

quarto secolo componeva con questo spirito uno

(1) Bigg.

op. cit.

p.

226.
sul corpo- del
dell'

(2)
cipi

Origene applica nella questione

Signore

i

prinIl
,

generali che valgono per quello
III,

uomo Centra
cit.
p.

Cels.

62;

U

cf.

Denis, Origene

p.

2 .»7.
(

Bigg. op.

226.

p)
in

Cf.

Westcott, Origen
in

and

the Beginnìngs of Chr.

Philonophy

Essays
p.

the
s.

Hist.

of Religious

Thonght

in

the

West. London

1891

243

scritto

115

cui
ci

rapi àvaaxàaso); Pietro d'Alessandria, di
(1);

avan-

zano alcuni frammenti
e
il

come anche contro l'Origenismo
i

sistema allegorico sembra fossero diretti

due

libri

di lui raspi

^X^-

(2).

Più direttamente contro
,

il

libro d'Ori-

gene,
Ttepl

e forse

con maggior successo

scrisse

un dialogo

àvaaxàasto; Metodio d' Olimpo,
il

un tempo
sia

suo seguace,
in

negando, come pare, che
e

corpo

cattivo

stesso

carcere dell'anima; e sostenendo, nel senso del realismo
del corpo di resurrezione.

ecclesiastico, l'incorruttibilità

Da

tutta la

polemica di Metodio contro Origene e dalla dottrina
nella

sua ch'ei gli contrapponeva,

cui esposizione non poslimiti

siamo qui addentrarci perchè esce dai
imposti
a quella
rito
al

che abbiamo

nostro lavoro

(3),

apparisce ch'egli ritornava
dell'

intuizione
i

materialistica

anima

e

dello

spi-

umano che
In

teologi

Alessandrini avevano combattuta,

e

dalla

quale Origene

aveva mirato a
la

sviare lo spirito

cristiano.

Metodio riapparisce
irià

tendenza stoica
nonostante
la

che
for-

abbiamo trovata

chiara

in Tertulliano,

(1) Pitra, Analecta
altclir.

IV

p.

189-193; 430-29.

Harnack Gesch.

d.

Li ter.

I,

446.
,

(2)

Harnack

op. eit.

1.

e.

Nulla
tal

invece

sappiamo

d'

un altro

scritto r»spl

àvac7ac3w;

di

un

Sesto (Knseb. V. 27), probabil-

mente più antico
schichte ecc.
{?>)

e forse
s.).

contemporaneo d'Ippolito (Harnack, Oc-

II,

758

Rinvio su questo punto
Philos.
II
p.

specialmente al Ritter
II,

,

Gesch.

il.

dir.

4-13.

Mohler Patrologia
il

70, e per le notizie

letterarie relative a Metodio, oltre

lavoro citato dal Bontwetscli,

all'Harnack, Gesch.

ri.

I

408,

ss.

ma

platonica

della

sua trattazione, che
(1).

egli

combina con

elementi aristotelici

La polemica
turalmente
ficacia.
a

di

Metodio contro Origene non valse
le

nal'ef-

distruggerne

dottrine e a

menomarne

E come

nella scuola catechetica d' Alessandria Orii

irene
nella

ebbe dèi seguaci fra
Palestina,

suoi

successori

,

cosi

anche

accanto ad Eusebio, sorsero dei difensori
:

delle

sue dottrine

e

specialmente quanto

alla

sua teoria

della
le

resurrezione presero a difenderne l'ortodossia, contro
il

accuse di Metodio, Parafilo di Cesarea e
(2).

Pseudo Adadi

manzio

Più tardi,

le

così

dette

tre

stelle

Cappa-

docia, Basilio, Gregorio Nanzianzeno e Gregorio di Nissa ne

continuarono

le

tradizioni e lo spirito; e

come

i

primi

due

(1)

Metodio dimostra contro Origene che

la

forma non può

se-

pararsi dalla materia, e quindi

nemmeno

l'anima dal corpo, poiché
d'

questa è la natura delle creature. Solo Dio, che è scevro
passione, può essere incorporeo.

ogni

L'anima invece deve pensarsi come
lo

una natura corporea; e Metodio

dimostra ricorrendo
il

all'

argo-

mento

stoico che solo

il

corporeo può muovere

corporeo; presso

Phot. God. 235. Questo stesso punto di vista riapparisce più tardi

anche nello

scritto ~irÀ 7.v7.GTàc£(o;

di

Giovanni Filopono, cristiano
,

aristotelico scrivente verso la

metà del sesto secolo
, i

combattuto

poi dal

vescovo Cenone

di

Tarso

cui

frammenti

ci

avanzano

presso Fozio e Niceforo (Phot. cod. 21).
(2)

L' autore ignoto del dialogo «
il

De

recta in
al

deum

fide »

che

va sotto

nome

di

Adamanzio,
I

e scriveva

principio del quarto

secolo (cfr. Harnack. Gesch.

478

ss.)

,

si

è giovato largameli te

pur combattendolo, dello scritto di Metodio zzrÀ àv/red g=(o:, Zaini,
Zeitschrift far

Kirchengesch. IX (1888)

p.

222

ss.

_
per diffonderne
le

||7

scritti origeniàni (yikonxltoty

composero ima antologia dagli
idee, cosi
il

Nisseno nelle sue dottrine

antropologiche serba tracce non dubbie del l'Or igenismo (I),

ed anzi riproduce
essenziali.

la

dottrina

origeniaria

nei

suoi

punti

§

3".

Cenno

sulle

vicende ulteriori della dal Irina
resurrezione.

intorno alla

Chi seguisse

le

vicende successive di
assai e

questa

dottrina
le

nella Chiesa, potrebbe

agevolmente discernere
penetrare

due

correnti,
e

spiritualistica
in

realistica,

variamente

sovente mescolarsi

una comune direzione.
toccato

tendenza, che
in

movendo da Paolo aveva
la

Ma se la sommo
il

Origene manifesta
pensiero cristiano,

sua

vitalità

di
il

tempo

in

tempo

nel
d'
la

l'altra

tenne

campo

nella Chiesa

occidente combinandosi con quelle esigenza profonda che
chiesa neh' interesse religioso
lato
le

aveva

di

moderare da

un

intemperanze dell'ascesi come del libertinismo,

che scaturivano egualmente dal dualismo psicologico e dal
dispregio del corpo materiale; e
nella
dall'altro
di

conservare

dottrina

della resurrezione

l'espressione più eviden-

(1) Cf. Hilt

,

Des
p.

h.

Grog or von Nyssa Lehre von Memchen
ss.

,

Kòln 1800

spec.

45

Harnack Dogrnmgesch.

II

(1887), 149.

te

118

-

ed

intuitiva
(1).

della

sopravvivenza individuale nelT altra

vita

Onde

poi

Dante cantò (Parad. XIV, 61).

Tanto mi parver

subiti

ed accorti

E

l'uno e l'altro coro a dicere:

Amme,
le

Che ben mostrar

disio de' corpi morti.
lor,

Forse non pur per

ma

per

mamme.

Por

li

padri, e per gli altri che fùr cari,

Anzi die fosser sempiterne fiamme


carono

le

negazioni gnostiche della resurrezione non
di
i

mangli

riprodursi

anche

nelP età
i

seguenti.

Come
il

Gnostici e

Manichei, anche

Catari sostennero

corpo

essere opera del demonio, strumento esteriore dell'anima
e senza
libera

partecipazione
i

al

bene e

al

male: e alle loro

opinioni s'accostarono poi
fu poi sostenuta,

Begardi. La stessa opposizione
principi contrari dai così detti

movendo da
della

Libertini

nel

periodo

Riforma, contro

i

quali

pole-

mizzò vigorosamente Calvino.
Il

perdurare delle opposizioni eretiche
la

rese

necessaria

d'altra parte

vigile

di tesa
fa

della chiesa

su questo punto
le difficoltà

dogmatico. Nò quindi

meraviglia che contro

(1)

È

lo

stesso

motivo che aveva indotto Origene
,

a rilevare la

continuità dei

duo corpi
dalla

di

resurrezione e
della

umano
forma o

,

come

dipeli'

dente

e

preparata

permanenza

« ratio »

del
s.

corpo
Sei.

umano
Psal

nella mutabilità dei suoi elementi Centra cels. Y,

23

in
p.

1, cfr.
s.

Baur

,

Lehrh.

d.

chr.

Djgmengesch.

Leipzig

1867

139


popolari e
ì)

119


contro
1

opposizione
reagisca
17),

dei

platonici

l'

idea della
Civ.

resurrezione
Dei

vivamente Sant Agostino (De

13,
,

16,
sulla

insistendo,

contro gli Origenisti speciale

mente

identità
(1),

materiale del corpo attuale

dei

corpo futuro
a

al

pari di

Girolamo (2), e dando anzi
il

codesta alter inazione dell'identità un significato
(8),

più

ri-

goroso e letterale
al

anche se talora sembra

inclinare

concetto di

una carne spirituale (De Civ. Dei, 22, 16
dottrina origeniana dopo la fine del quarto
eretica.

26);

Oramai

la

secolo era

sempre più considerata carne
la

La sua
sulla

decadenza segnava

vittoria

del

tradizionalismo
dello

speculazione spiritualistica.
e

La dottrina

Apoca tastasi

della

finale

liberazione del
di

demonio, adottata già anche
V interpretazione
delle

da Gregorio
infernali
di

Nissa

;

(4)

pene

come pene

della

coscienza;

1'

idea della creazione

sempre nuovi mondi, venivano sempe più abbandonate
eretiche
al

come
tro,

pari di quella che ne era

come

il

cen-

T interpretazione spirituale della resurrezione del cor-

po.

E sebbene

i

Padri di

Gappadocia V avessero
,

accolta

pur con molte modificazioni
più tardi d' Epifanio (Haer.

V opposizione di
e.

Metodio e
1*

64,

12

ss.)

contro

idea
la

origeniana della resurrezione, sostanzialmente trionfò, e

(1) August.

Enchir. ad Laur.
3.
I,

e.

88. Civ. Dei
ri.

22, 17; 20, 20,

20 Adv. Faust. 11,
(2)

Serm. 256

2;

214

ti.

0.

Adv. Jovin.
22,

p.

778 (IV ed Martianay) Ep> 38 ad Famm.
Serm. 243
ri.

(3) Civ. Dei

19,

3.
irspl

(4)

Cl'r.

la

seconda parte del suo scritto
Ili, p.

^uyv}^

setti

ovatta8,

aiwq (Oreg. Nyss opp. T.

181

s.

ed Oehler) Orat. eatech.

35.

fede
nella

1-20


corpo
di

perfetta

identità

del

resurrezione eoi

nostro corpo, avvalorata dall' autorità
gostino
cettata
,

di

Girolamo e d'Aortodossa ed
ac-

rimase come

la

sola

credenza

comunemente. Con che non veniva soltanto escluso
Ieraciti

l'Qrigemsmo, ina anche l'estrema opinione degli
e di alcuni

monaci egiziani, secondo
(1).

i

quali

dovrà resu-

scitare

un altro corpo
nonostante
la
,

Ma
sotto

condanna pronunziata contro Origene
in

Giustiniano

T Origenismo riapparve
il

Scoto
in

EriDio,

gena, che insegnando
veniva a dare alla
e
i

ritorno di tutte

le

cose

risurrezione
Nat.
2,

un

significato

simbolico

spirituale (Da

div.

li).

E

fu

necessario
e

che

Dottori scolastici, e specialmente
(2)

Duns Scoto
il

San Tom-

maso

riprendessero

in

esame

dogma
senso

della resurre-

zione difendendolo da' nuovi assalti,

non senza però conspirituale
difatti

servare qualche leggera

traccia

del

di
nel-

Paolo e d'Origene. Anche FAquinate ammette
T

anima

,

separata dal corpo

,

una propensione
s'

verso

di

osso (habitus) che nella resurrezione

effettua pienamente.
e
la

Se

il

composto come
la

tale

è

migliore

più

perfetto

che

non
tura

parte da sola, la perfezione e
implica

gloria
il

della na-

umana

V integrità di essa e

rinnovamento

(1) Epiph.
il.)

Haer.
p.

17,

1; 83 cfr.

Klee, Storia dei Dogmi (trad.
fu

1854,

II

212. Questa opinione
p.
e.

poi

riprodotta

da molti

anelie nei
dai

tempi posteriori,

dai

Soeiniani, dagli Anniniani e

seguaci del Veigel.

(2)
e

Tlmm. Sum. Theol
Duns. Scot. Sent.
1,

quaest. 00 art.

1;

qu.

.">(')

art.

1-2 qu. 7T>

76.

disk

W

q

1.


dell'

HI


natura umaes-

universo richiede
totalità

il

rinnovamento della

na nella sua

(1);

onde sebbene l'anima possa

sere beata, nella contemplazione di Dio, indipendentemente
dal corpo, la

perfezione della beatitudine importa
la
,

la

sua

riunione col corpo, per
sce
in

quale se
s'

la

beatitudine non cre:

ordine intensivo

accresce in forma estensiva

concetto che Dante ha espresso
del

mirabilmente

in

quei versi

Paradiso XIV,

43

(2).

Clome

la

carne gloriosa e santa
la

Fia rivestita,

nostra persona

Più grata

fia,

per esser tutte quanta,
ciò

Perchè s'accrescerà
Di gratuito

che ne dona
Bene,

lume
lui

il

sommo

Lume

che a

veder ne condiziona

Da questo concetto che
si

la

pienezza della vita spirituale non
facile trarre la

raggiunge senza l'organo corporale, era
,

conseguenza che ne trassero

ritornando
in

ad

un

motivo

origeniano alcune teologiche moderne,

Germania segna-

ci)

Sum. Theol.

I

2 qu. IV, art. 5,

anima auteni

sine corpore

non habet perfec Lione ni naturae
potest esse beata.
(2)

ergo anima sine

corpore non

E

notevole che Dante, quanto all'anima dei dannati sembra
la

ammettere
l'altre,
si

resurrezione del corpo terreno
»;

Ini*.

XIII, 103 «

Come
I,

verrem per nostre spoglie

mentre nel Purgatorio
si

75

parla della veste ch'ai gran dì sarà

chiara, e nel Paradiso

della

carne gloriosa

e

santa.
10

-)*)

tartìente, vale

a
1'

diro

la

perfetta personalità esser data dal
di

potere che ha

anima

ricostituire

per

virtù

propria
cioè

un corpo

di

natura pressoché
e
al

spirituale,
»

che
Dottori

abbia

[nella

« claritas

subtililas

che

i

scolastici

attribuivano pure

corpo

di

resurrezione,

I

N

1) I

C E

Opportunità, importanza e limiti della prosento ricerca

.

pag.

Introduzione
e
di

Il

Giudaismo

pre-cristiano, d'Alessandria
.

Palestina


Il

Il

Giudaismo Talmudico.

.

.

Capitolo
di

Primo

Nuovo Testamento

— La

dottrina

Paolo

sulla

Resurrezione

— La

resurrezione ne-

gli

Evangeli Sinottici

Il

pensiero di Gesù

Altri

Scritti

del N. Testamento, l'Apocalissi

Evangelio
trina di

— Segni
— Le

delle

— quarto prime opposizioni — La dotil

Paolo
pi-ime
linee
della dottrina e
le

39

Capitolo Secondo

prime opposizioni
§
1.

I

Padri Apostolici
di

— Clemente Romano — La secon— La
lettera

da lettera
stità

Clemente

resurrezione e
la

la

ca-

della carne

ne dei
licarpo,
clié

— La cadaveri — La d'Ignazio —
Il

resurrezione e
di

inumaziodi

Barnaba,

Po-

Pastore d'Erma


e

Il

Testamento
e di

dei

XII

— La DidaPatriarchi — Gli
Atti

di

Paolo
le

Tecla

— Gli

antichi simboli ecclesia-

stici

regole di fede

§

2.

I

Polemisti Pagani e gli Gnostici
e

Il

Neoplatoni-

smo

l'idea della resurrezione dei
la

corpi

— La

co-

scienza greca e

idea della resurrezione dei morti


Il

\u

-

discorso

di

Paolo

in

Atene

— Celso — Porfirio —
Libertinismo
,

Prime negazioni gnostìce
surrezione

Il

e la re,

— Menandro, Cerdone Marcione Valentiniani — docetismo cristologico rerurrezione — Obiezioni gnostiche Capitolo Terzo — La giustificazione trina — Gli Apologisti — Taziano — Teofìld d'Antioframmenti dello chia — Giustino — L'Apologia Sulla Resurrezione sua — Atenagora
i

11

e

la

pag.

50

filosofica

della

dot-

e

i

scritto

«

»

e la

dottrina sulla resurrezione

»
del
.

71

Capitolo Quarto
§
1.
I

— L Elaborazione teologica dogma Padri dell'occidente — Ireneo — Ippolito — La
della

»

03

dottrina

resurrezione

in

Tertulliano

,

e

sua
»

§

2.

stica

— Minucio Felice Padri Alessandrini — L'interpretazione della Scuola d'Alessandria — Clemente — Orisua dottrina della resurrezione — Onagene Cesarea MeAntiorigenisti — Pamtilo
importanza storica
1

93

spirituali-

e

la

nisti

e

di

e

tedio

d'Olimpo
sulle

»

i<>7

§

:>.

Cenno

vicende ulteriori della dottrina intorno

alla resurrezione
S.

Efficacia storica dell'Origenismo


»

Agostino

S.

Tommaso

— Dante

117'

I

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