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4E CONGRÈS DE L’AFS - GRENOBLE, 5 AU 8 JUILLET 2011 MOUVEMENTS SOCIAUX ET INNOVATIONS.

NOUVELLES TECHNOLOGIES COMME ENJEU, NOUVELLES TECHNOLOGIES
COMME RÉPERTOIRE

“I’m my personal revolution.” Web 2.0, subjectivity and activism of the Purple Movement in Italy. Emanuele Toscano (emanuele.toscano@uniroma1.it) Researcher, University of Rome “La Sapienza” Raffaele Pizzari (raffaele.pizzari@gmail.com) University of Rome “LUMSA” Abstract
The “purple” movement was born on the day after the failure of the Lodo Alfano1 law in the Constitutional Court, at the beginning of October 2009. An anonymous citizen – hidden behind the pseudonym of San Precario – interpreting the rising sentiment of indignation of people against the arrogant reaction of the Prime Minister when the law was declared inconstitutional, decided to promote a big demonstration to ask for the dismissal of Silvio Berlusconi. The contacts on the Facebook page that was created to organize the demonstration rose relentlessly. Local groups were created all over, where people shared their competences and their time to create flyers, to sponsor the demonstration with information points, to create forums to share the travel with people coming by car or to fill the coaches that would head towards Rome on the day of the demonstration. This was the genesis of the first web auto-promoted demonstration, that brought one million people to Rome, without the mediation of political parties, trade unions or associations. Simple citizens met in San Giovanni square, autonomously organizing transport, logistics of the square and speeches from the stage. A “connective intelligence” (De Kerckhove 1997) that connected through the web to affirm rights “from below” and those who are more and more negated, above all. The paper presented aims to analyse the purple movement, as it definitely sanctions the crisis of representation that’s been hitting political parties and trade unions during the last decades. These public subjects look completely unable to respond to the challenges caused by the complex political, social and cultural changes brought about by the third millennium. The crisis of representation resides and is shown in the way this movement was born: through the Internet. The net is – with all the limitations connected to this definition – an open, fluid, space, where the rules are self-determined from the community willing to represent itself (i.e. the global community feeding Wikipedia, the free and opened encyclopaedia).

Resumé
Le mouvement "violet" en Italie est né au lendemain de l'échec de la loi Lodo Alfano devant la Cour constitutionnelle, au début d'Octobre 2009. Un citoyen anonyme - caché derrière le pseudonyme de San Precario – en interprétant la montée de l'indignation contre la réaction

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http://en.wikipedia.org/wiki/Lodo_Alfano

arrogante du Première Ministre lorsque la loi a été déclarée inconstitutionnelle, a décidé de promouvoir une manifestation pour demander le renvoi de Silvio Berlusconi. La première manifestation auto-promue par le web a porté un million de personnes à Rome, sans la médiation des partis politiques, syndicats ou associations. Des simples citoyens se sont réunis à San Giovanni en organisant de manière autonome les transports, la logistique de la place et les discours de la scène. Une "intelligence connective" (De Kerckhove 1997) qui s’est relié par le web pour affirmer les droits qui sont de plus en plus nié. La communication présentée vise à analyser le mouvement « violet » comme expression de la crise de la représentation qui a frappé les partis politiques et les syndicats au cours des dernières décennies. La crise de la représentation politique classique réside et est représenté dans la façon dont ce mouvement est né: à travers le web 2.0. Les social networks sont un espace ouvert et fluide, où les règles sont auto-déterminé par les communautés qui vent se auto-représenter à niveau politique et culturel.

--------------------------------------------Introduzione Il 5 dicembre 2009 un milione di persone, semplici cittadini di tutte le età e di diversa estrazione sociale, hanno manifestato a Roma per chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi. La particolarità della manifestazione risiede nel suo essere stata convocata e totalmente organizzata attraverso gli strumenti messi a disposizione del web 2.0, e in particolare attraverso la piattaforma di social network Facebook. Per connotare la manifestazione, gli organizzatori hanno scelto un colore che li rappresentasse e che non fosse riconducibile a nessun partito o movimento politico pre-esistente: il viola. I media tradizionali hanno fatto il resto, seguendo con interesse il montare della manifestazione e definendo la realtà sociale e culturale emersa dalla rete, dal web, come il “popolo viola”. Quest’ultimo, oltre alla giornata del “No Berlusconi Day” del 5 dicembre 2009, è stato protagonista di un’intensa stagione politica, continuando ad organizzare grandi manifestazioni nazionali ed iniziative locali di minore portata e continuando ad essere presente – pur se in termini molto più contenuti – nel panorama politico e culturale italiano. E’ evidente come l’impatto del No Berlusconi Day abbia avuto una rilevanza importante nella misura in cui ha affermato un nuovo modo di concepire le manifestazioni in Italia. Più di un milione di persone si sono spontaneamente organizzate - sia online che offline - nonostante l’assenza di una leadership di partito. Gli spazi di interazione offerti da Internet come i social network, i blog, i wiki hanno fornito il supporto tecnologico che ha permesso ad ogni utente di essere parte dell’onda viola, ed è proprio questa peculiarità che non solo ha creato una netta separazione con il passato, ma ha scritto le prime pagine di un nuovo modo di intendere le forme di protesta in Italia. Questo nuovo capitolo ha come principale protagonista una società italiana così descritta dal 44° Rapporto Censis (Censis 2010: 235): “Italian society seems pervaded by widespread inertia – an anthropology without history, without a positive

outlook on the future. We are looking at a society that is turning more and more into a mass pulp, a chaotic hodgepodge of drives, emotions and experiences. A society as unable to identify its goals as it is skeptical or indifferent vis-à-vis the future. Thus, Italians are dangerously poised to experience the worst, in politics as well as in domestic abuse; in urban micro-crime as in organized crime; in the spread of substance abuse as in the weak integration of immigrants; in the inefficiency of bureaucracies as in waste management; in the crossfire of vetoes that hinders the development of infrastructures as in the low quality of TV programs. So much so that the phrase ‘mass pulp’ could be replaced by the more scathing term ‘mush’– an ineffectual set of ‘individual elements and personal bits’ held together by some superficial social dimension”. Un quadro, quello presentato dal Censis, all’interno del quale le opportunità di partecipazione offerte dalla Rete assumono un valore inestimabile. Obiettivo di quest’articolo è quello di analizzare la genesi, i discorsi, le pratiche e la composizione del movimento viola come esempio dei movimenti dell’inizio del nuovo millennio in Italia e come questi sanciscano la crisi della rappresentanza classica espressa da partiti e sindacati, attori storici del conflitto sociale del Novecento. Crisi dovuta soprattutto all’imporsi della centralità dell’individuo e le sue esigenze di affermazione e costruzione di sé, favorito dalle nuove tecnologie di comunicazione e in particolare dalle reti sociali proprie del web 2.0, capaci di influenzare le forme di rappresentanza e mobilitazione. Wieviorka (2007a; 2007b) sottolinea come la crisi della rappresentazione politica sia declinabile su quattro aspetti principali. Ne riprendiamo qui tre, che maggiormente rispecchiano la situazione dell’Italia berlusconiana. La prima è una crisi di natura sociale: i rappresentanti politici non riescono a fornire risposte adeguate e soddisfacenti all’aumento delle disparità sociali, dell’esclusione sociale e della precarietà; i problemi collettivi non sono più dibattuti e affrontati in un’ottica di solidarietà sociale, e i partiti e le istituzioni intermedie (come i sindacati) perdono affidabilità. La seconda crisi è di ordine istituzionale: le istituzioni sembrano essere inadeguate a rispondere a domande sollevate da contesti sociali in cui la dimensione individuale è sempre determinante, visto che da esse ci si aspetta non solo una risposta a bisogni collettivi, ma anche risposte che vadano incontro alla soggettività dei singoli individui. Questo, secondo Wieviorka (2007a) spiega – in parte - la crescente importanza d’istituzioni come la Corte Costituzionale, e, più in generale, lo spostamento del potere dalle istituzioni politiche a quelle giudiziarie, che ne traggono vantaggio in termini di credibilità e rappresentazione. Istituzioni giudiziarie che, proprio per questo, sono nel mirino delle azioni politiche del presidente del Consiglio che con leggi specifiche punta a ridurne l’influenza e, soprattutto, l’indipendenza. La terza è una crisi legata all’emergere della centralità dell’individuo e dell’autonomia delle sue scelte, difficili da intercettare e rappresentare da parte dei partiti politici, per loro genesi e natura portati a rappresentare vasti aggregati di

persone. Questioni di natura culturale come il testamento biologico, l’eutanasia, la libertà di culto, i diritti civili implicano una difficoltà da parte dei partiti politici nel formulare risposte e soluzioni che rimangono solamente collettive e non vanno invece nella direzione di una sempre maggiore autonomia dell’individuo consapevole della propria libertà di scelta. A queste diverse declinazioni della crisi della rappresentazione politica si aggiunge un altro elemento, particolarmente rilevante in Italia: l’età media molto alta della classe dirigente e politica 2 , incapace spesso di cogliere la dinamicità dei cambiamenti che attraversano il paese e inadatta a fronteggiarli. Da un punto di vista metodologico, l’articolo qui presentato si basa su un lavoro di analisi dei dati statistici relativi alle diverse pagine Facebook utilizzate dal movimento viola, oltre che dall’osservazione partecipante svolta nel corso dell’organizzazione della manifestazione del No Berlusconi Day e di numerose interviste formali e informali fatte a partecipanti e organizzatori. Le pagine Facebook analizzate sono essenzialmente due: la prima utilizzata fino al 5 dicembre, per coordinare e raccogliere adesioni alla manifestazione del NoB.Day, la seconda3 creata il giorno successivo la manifestazione e tuttora attiva che ha raggiunto le 415.000 adesioni. Il periodo di osservazione e rilevazione dei dati statistici relativi alle due pagine Facebook è compreso tra il 9 ottobre 2009 e il 6 dicembre 2009 per la prima (“una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi”) e dal 7 dicembre 2009 al 27 febbraio 2010 per la seconda (“il popolo viola”). Si è scelta questa data per proprio il 27 febbraio il movimento viola ha organizzato un’altra grande manifestazione nazionale a Roma, che ha visto la partecipazione di oltre ottantamila persone. Infine, anche a causa della natura peculiare del movimento viola, si è cercato di utilizzare metodi e tecniche di osservazione proprie della online culture4 operando quindi una netnography. Pierre Levy (2001: xvi) definisce la cyberculture come “l’insieme di tecnologie (materiali e intellettuali), pratiche, attitudini, modelli di pensiero e valori che si sono sviluppati con la crescita dello cyberspazio”. La cyberculture può essere definita, riprendendo la quadripartizione proposta da Malek (2005), attraverso una prospettiva utopica futuristica e tecnocratica; come un codice simbolico della nuova società dell’informazione (prospettiva informazionale); come un insieme di pratiche culturali e stili di vita collegate all’avvento delle tecnologie informatiche del web (prospettiva antropologica); oppure come il termine che riflette

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L’età media dei parlamentari della XVI legislatura è di 53,3 anni, e quella dei Presidenti del Consiglio degli ultimi quindici anni è stata pari a 62 anni. Su un totale di 630 deputati solo uno ha meno di trent’anni anni e solamente quarantasette meno di quaranta (l’8% del totale). Poiché l’età minima per essere eletti al Senato è proprio di 40 anni, ciò significa che nei due rami del Parlamento gli under 40, cioè il 46% della popolazione italiana, sono meno del 5%. (Rosina, Balduzzi 2008). 3 https://www.facebook.com/popviola 4 La letteratura delle scienze sociali che riguarda le definizioni e le interpretazioni del concetto di online culture o cyberculture è ormai sterminata, ed è impossibile riportarla in questa sede.

i cambiamenti sociali operati dall’accesso ai nuovi media (prospettiva epistemologica). Con il termine netnography Kozinets (2010: 8) indica un approccio di ricerca online che esamina le interazioni individuali risultanti dall’interazione sulla Rete o sulla comunicazione attraverso sistemi computer-mediated; approccio basato su un adattamento dell’osservazione partecipante dell’etnografia classica (Kozintes 2006: 135). Nel caso specifico di questa ricerca si è utilizzata una modalità blended, si è cioè combinata osservazione e interviste basate sull’interazione faccia a faccia con forme di osservazione delle comunità virtuali animate dal movimento viola: Facebook in primo luogo, ma anche forum, canali YouTube, blog, mailing list. Si è operato cercando di integrare i due campi indagine, quello virtuale e quello reale, così da considerare la netnography, lo studio e l’elaborazione dei dati raccolti qualitativi e quantitativi online, solamente come una parte, seppur importante, della ricerca. Si è infatti considerato il movimento viola anche come una comunità virtuale, secondo la definizione data da Rheingold (1993: 3), cioè un’aggregazione sociale che emerge dalla rete e che coinvolge un numero sufficientemente elevato di individui con un numero adeguato di correlazioni stabili nel cyberspazio. 1. Berlusconi dimissioni ! Il movimento viola in Italia è un caso inedito nel panorama delle mobilitazioni sociali 5 , politiche e culturali, per i tratti peculiari che lo caratterizzano: 1) l’organizzazione attraverso Internet, e la piattaforma di social network Facebook in particolare; 2) l’assenza di strutture collettive organizzate (associazioni, partiti, sindacati) nella convocazione e gestione della manifestazione, cui si sono sostituiti semplici cittadini mossi dalla spinta individuale di opposizione e resistenza ad un dominio (Touraine 2005) identificato con le politiche del governo Berlusconi e con la figura del Presidente del Consiglio; 3) l’insistenza sulla dimensione culturale dell’azione, rappresentata dalla richiesta di maggiori diritti e dalla difesa di quelli acquisiti, e dalla proposizione di un modello politico, sociale e culturale incentrato sulla libertà, sulla solidarietà, sul riconoscimento dell’altro, sulla dimensione etica, del rispetto e dell’affettività. Non a caso, gli interventi che si sono susseguiti dal palco, totalmente organizzato dai manifestanti stessi, erano riconducibili a cinque assi tematici principali, che rappresentavano gli aspetti maggiormente messi in discussione dal modello culturale “berlusconiano”: la legalità e la giustizia, l’informazione, le politiche del lavoro, i diritti di cittadinanza, l’istruzione e la ricerca; 4) una presenza massiccia di giovani, dovuta anche allo strumento utilizzato, la rete.

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Alcuni casi sporadici di manifestazioni organizzate attraverso i social network si erano già verificati. A esempio in Colombia, nel 2008, centinaia di migliaia di persone erano scese in piazza contro le FARC (Revolutionary Armed Forces of Columbia), organizzandosi attraverso la pagina Facebook “One Million Voices Against Farc”.

Questi tratti peculiari si presenteranno poi in modo altrettanto evidente nelle mobilitazioni dei paesi del Maghreb (Tunisia ed Egitto) e in quelle degli indignados spagnoli che – con le dovute differenze – si sono caratterizzate per la presenza di moltissimi giovani, dall’organizzazione attraverso le piattaforme di social network (facebook, twitter, blog, radio online), dalla richiesta di maggiore democrazia, dall’assenza di strutture organizzate classiche come partiti, associazioni e sindacati. La storia del movimento viola inizia il 9 ottobre 2009, giorno in cui la Corte Costituzionale boccia - ritenendolo anticostituzionale - il lodo Alfano, la legge 124/2008 (“Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato"). La legge prevedeva infatti la sospensione di qualunque provvedimento penale nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato6, e quindi giudicata in contrasto con gli articoli 3 (principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge) e 138 (procedimento per la revisione della Costituzione e per l’approvazione di leggi costituzionale) della Costituzione Italiana. Il giorno stesso un utente anonimo, nascosto dietro lo pseudonimo di San Precario7, crea una pagina Facebook in cui lancia una “manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi” 8 . La crescita delle adesioni virtuali è esponenziale, e nel giro di poche settimane la pagina raggiunge oltre 350.000 iscritti.
Fig. 1 – Iscrizioni pagina “una manifestazione nazionale”

(Fonte: Facebook Insight, nostra elaborazione)

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Il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera e il Presidente del Consiglio dei Ministri. 7 San Precario è un’icona collettiva che compare per la prima volta nel 2004 nel corso della MayDay di Milano, la manifestazione che da anni il Primo maggio sfila per le strade di numerose città europee per rivendicare i diritti dei lavoratori precari. Il collettivo che anima questa icona è molto radicato nei circuiti dei centri sociali e del movimento alterglobal italiano ed europeo, ed è stato protagonista nel corso degli anni di numerose azione di protesta contro la precarietà (Farro, Toscano 2006). Pur dichiarandosi da subito estraneo all’organizzazione della manifestazione, il collettivo non si è opposto all’utilizzo dell’icona di San Precario” da parte di quest’anonimo utente, perché giudicato in sintonia con lo spirito sotteso alla figura dell’icona collettiva. 8 https://www.facebook.com/no.berlusconi.day

La pagina Facebook si trasforma in una “agorà digitale”, in cui moltissime persone discutono riguardo a come organizzare la manifestazione: il lavoro cooperativo porta a creare in poco tempo un logo identificativo, volantini, manifesti. Si formano gruppi locali in molte città, sia in Italia che all’estero9, che organizzano banchetti informativi, distribuiscono volantini, informano riguardo le modalità della manifestazione. Si organizzano flash-mob10, si raccolgono adesioni per affittare e riempire pullman diretti a Roma (saranno più di 300). Solamente a Roma, in un mese, si sono organizzati una ventina di gazebi informativi e sono stampati e distribuiti più di 30.000 volantini11, attraverso le reti di contatti che ogni partecipante metteva a disposizione. La forza e la diffusione di questa partecipazione popolare diffusa su tutto il territorio nazionale è testimoniata da questa considerazione fatta da un attivista viola qualche giorno prima della manifestazione: …stavamo distribuendo dei volantini a Frascati (piccola cittadina vicino a Roma) e una turista mi ha detto che lo stesso volantino glielo avevano dato qualche giorno prima, quando si trovava in visita a Trento (a oltre 600 km di distanza, n.d.a.). Il fatto che persone tra loro sconosciute, che hanno distribuito in luoghi così distanti del paese lo stesso volantino creato collettivamente, scaricandolo dalla pagina Facebook, dimostra la novità delle pratiche del movimento viola, connotate da una velocità e un’immediatezza comunicativa che risiede nell’iniziativa diffusa. E’ possibile ricondurre queste pratiche al concetto dell’antropologo Pierre Levy di intelligenza collettiva (1996:34-38). Quest’ultima è definita come un’intelligenza distribuita ovunque, e quindi non detenuta in un utopico centro di potere onnisciente, continuamente valorizzata e coordinata in tempo reale attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e che porta a un’effettiva mobilitazione delle competenze, riconosciute e valorizzate nella loro diversità e specificità. La realizzazione della giornata del 5 dicembre e il risveglio della partecipazione della società civile intorno al rispetto e la difesa dei principi della democrazia di libertà, uguaglianza e solidarietà è stato possibile attraverso la valorizzazione dei saperi e delle competenze individuali dei singoli che aderivano al movimento: ciò ha permesso, proprio come sostiene Levy (1996), l’attivazione di questa intelligenza collettiva che si poggia su un coinvolgimento soggettivo a sua volta basato sul riconoscimento e l’arricchimento dei singoli individui, piuttosto che sulla

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Si costituiscono oltre centro gruppi locali in Italia e trentotto gruppi all’estero: cittadini italiani emigrati organizzano manifestazioni a Monaco, Parigi, New York, Londra, San Francisco, Barcellona con una partecipazione, come nel caso di Londra e Parigi, di ben oltre mille persone. 10 Il flash mob è un’azione rapida ed estemporanea, organizzata attraverso la rete, che raduna un numero di persone in un luogo prestabilito per svolgere individualmente un’azione – spesso insolita coordinata e reiterata tra i partecipanti. 11 Senza contare il numero imprecisato di volantini stampati a casa dalle persone e distribuiti nelle cassette delle lettere del proprio palazzo o nel vicinato.

rivendicazione di un culto comunitario feticizzato nella sola opposizione a Berlusconi. 2. Il movimento viola e le ragioni della sua genesi L’analisi dei dati che Facebook mette a disposizione per le pagine create sulla piattaforma restituisce una fotografia del movimento viola composto essenzialmente da giovani sotto i trentacinque anni (che come vedremo sono anche la parte di popolazione che maggiormente utilizza i social network in Italia). La fig. 2 e la fig. 3 dimostrano come sia la pagina “Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi” che quella de “Il popolo viola” siano frequentate per quasi il 70% da giovani, uomini e donne proporzionalmente distribuite, al di sotto dei 35 anni.
Fig.2 - Distribuzione per età e genere iscritti pagina "una manifestazione nazionale..."

(Fonte: Facebook Insight, nostra elaborazione)

Fig.3 - Distribuzione per età e genere iscritti pagina "il popolo viola"

(Fonte: Facebook Insight, nostra elaborazione)

Le persone che hanno maggiormente partecipato al movimento viola, i giovani sotto i trentacinque anni, sono anche quelli che percepiscono in maggior misura il dominio del modello politico e culturale berlusconiano ormai impostosi da oltre sedici anni. L’alternativa di voto, per i trentenni di oggi, è sempre stata tra Berlusconi da un lato e uno schieramento variamente composto che a lui si opponeva dall’altro. Lo scenario politico per i ventenni, invece, è stato dominato dalla figura del Presidente del Consiglio fin dalla loro adolescenza. Le critiche mosse a Berlusconi, che hanno spinto molti giovani a scendere in piazza e impegnarsi in prima persona nel movimento viola, sono relative al suo essersi radicato come modello su un tessuto sociale e culturale specifico, fatto di pressappochismo, mediocrità, furberia, disprezzo per l’altro, che lui stesso ha poi contribuito ad alimentare con la sua azione di governo e le sue scelte politiche e personali. Si riconosce a Berlusconi l’essersi fatto interprete di quel sentire proprio della tarda modernità, in cui la dimensione individuale si è pienamente affermata sui sistemi collettivi, declinandolo però in un individualismo becero e sfrenato, in cui, secondo il modello proposto da Dubet (1994), le logiche strategiche di affermazione di sé hanno avuto la meglio su quelle soggettivanti. Un individualismo esasperato in cui trionfa un conformismo basato a sua volta su un progresso che nulla produce poiché su nulla si poggia (Bauman 2006). Berlusconi è accusato, dai giovani attivisti del movimento viola, di aver scavato in profondità nell’animo e nelle viscere del popolo italiano, facendone emergere gli aspetti più cupi e gretti, sdoganandoli, e cavalcando il successo di questa operazione. Una sorta di Liberazione al contrario: dove trionfava l’idea del riscatto sociale, di una società più giusta, del rispetto e del riconoscimento dell’altro, nell’Italia Berlusconiana regna ora quasi incontrastata la grettezza del palinsesto televisivo delle sue televisioni, usato come arma di distrazione di massa mentre lo stato sociale è smantellato, l’affermazione dei diritti individuali osteggiata, l’espressione del dissenso annullata quando non duramente repressa, la dialettica politica svilita a gazzarra. E’ possibile ritrovare quanto detto finora nell’appello lanciato dagli organizzatori per la manifestazione del No Berlusconi Day: A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi e riteniamo che il finto “Fair Play” di alcuni settori dell’opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia del quale risponderanno, eventualmente, davanti agli elettori. Quello che sappiamo è che Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali come ribadito in questi giorni dalla stampa estera che definisce la nostra “una dittatura”- e che lì non dovrebbe starci, anzi lì non sarebbe nemmeno dovuto arrivarci: cosa che peraltro sa benissimo anche lui e infatti forza leggi e Costituzione come nel caso dell’ex Lodo Alfano e si appresta a compiere una ulteriore stretta autoritaria come dimostrano i suoi ultimi proclami di Benevento.

Non possiamo più rimanere inerti di fronte alle iniziative di un uomo che tiene il Paese in ostaggio da oltre15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione come testimoniano gli attacchi selvaggi alla stampa libera, alla satira, alla Rete degli ultimi mesi. Non possiamo più rimanere inerti di fronte alla spregiudicatezza di un uomo su cui gravano le pesanti ombre di un recente passato legato alla ferocia mafiosa, dei suoi rapporti con mafiosi del calibro di Vittorio Mangano12 o di condannati per concorso esterno in associazione mafiosa come Marcello Dell’Utri13. Deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte. L’Italia berlusconiana è percepita dagli attivisti del movimento viola come un paese bloccato in un eterno presente (Toscano 2010), in un qui e ora che ha cristallizzato la figura di Berlusconi e il suo modello politico e culturale trasformandolo nell’unica alternativa possibile, investendolo del ruolo di vate padrone che tutto risolve, che veglia sugli italiani e che così facendo, curerebbe gli interessi collettivi così come fa con i suoi. Le ricette proposte/imposte soddisfano le aspettative sociali delle classi popolari, quelle politiche del ceto post-borghese conservatore, quelle economiche dei grandi gruppi finanziari. A questo si aggiunge la critica mossa a Berlusconi e all’imposizione di un’idea di eterno presente che è incarnata nel culto narcisista di sé, costruito sulla negazione dell’invecchiamento, su un modello di eterna giovinezza. Lasch, nel suo celebre testo del 1979 – in cui anticipa l’analisi dei fenomeni che oggi l’Italia si trova a vivere – definisce il narcisista come colui che si rifugia nel culto di sé, manipolando le emozioni degli altri come strumenti della propria gratificazione, e al tempo stesso è costantemente bisognoso della loro approvazione e adorazione. 3. La nascita di un’opinione pubblica 2.0 Il movimento viola è espressione di un’opinione pubblica 2.0, capace di trovare sul web e attraverso gli strumenti del social networking uno spazio pubblico di confronto e dibattito, abile nell’accrescere il suo potenziale e trasferirlo nel mondo reale. La forza del movimento viola sul web è stata quella di superare il pericolo di perfect filtering (Sunstein 2002) cioè quello di autoselezionare la propria rete con persone affini, escludendo le voci discordanti. Sono state molte, infatti, le persone che hanno partecipato alla manifestazione (e in alcuni casi alla sua fattiva realizzazione) dopo aver votato per Berlusconi ed esserne rimaste, inevitabilmente, deluse.
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Vittorio Mangano, stalliere della villa di Berlusconi ad Arcore, è stato un criminale pluriomicida considerato dal giudice Salvatore Borsellino (poi morto per mano della mafia nel 1992) testa di ponte per la mafia siciliana nel Nord Italia.   13 Senatore della Repubblica e stretto collaboratore di Silvio Berlusconi fin dagli anni Settanta. Cofondatore con Berlusconi del partito Forza Italia, è stato condannato in secondo grado dalla Corte d’Assise di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa.  

E’ possibile individuare due assi dell’azione del movimento viola in relazione all’utilizzo del web. Il primo asse s’iscrive nella tendenza alla popolarizzazione della politica, all’utilizzo di codici culturali ed immaginari pop per veicolare messaggi politici, secondo l’idea del politainment, ossia l’inserimento di temi politici in prodotti della cultura pop (Van Zoonen 2005; Mazzoleni, Sfardini 2009). A titolo esemplificativo, sono i numerosi video prodotti dagli attivisti e distribuiti attraverso YouTube, che invitavano a partecipare alla manifestazione del 5 dicembre, utilizzando l’immaginario di “V per Vendetta14”, oppure le numerose parodie musicali fatte da un precario siciliano emigrato al nord, che ha aperto un seguitissimo canale YouTube15 (più di 3.800.000 visualizzazioni). Il secondo asse è invece relativo all’utilizzo dei nuovi strumenti di comunicazione forniti dal web e dalle nuove tecnologia dell’informazione, che permettono di agire direttamente sul messaggio veicolato, e sull’audience da raggiungere riducendo fortemente le interferenze e le distorsioni operate dai media tradizionali. Più che di audience - in realtà - il web 2.0 (e i social network sites in particolare) abilita processi di disintermediazione tali da parlare piuttosto di parlance, per sottolineare il ruolo attivo nella costruzione di senso che gli attori sociali hanno all’interno della rete (Maistrello 2007). Quanto detto è dimostrato dal numero e dal tipo di interazioni che si sono sviluppate, ad esempio, sulla pagina Facebook de “il popolo viola”, come mostrato dalla Tab.1. Ogni post inserito nella pagina, nel periodo di osservazione (7 dicembre 2009 – 27 febbraio 2010) ha registrato una media di 1198 interazioni al giorno (tra apprezzamenti, commenti e visualizzazioni), e mediamente gli utenti hanno pubblicato sulla bacheca della pagina 692 messaggi al giorno, per un totale di 57456 messaggi nel periodo di osservazione.
Tab.1 – Interazioni pagina "il popolo viola"
Totale Commenti 51494 Apprezzamenti (“like”) 470730 Messages sur le bord 57456 Interazioni totali 579680 (Fonte: Facebook Insight, nostra elaborazione) Media 620 5671 692 6984 Min. 122 1421 0 1682 Max. 3102 20437 5100 25362

In termini più specifici ciò è stato possibile anche per le modifiche apportate dagli sviluppatori del social network Facebook nella gestione delle pagine, che dal marzo del 2009 diventano dinamiche. Ciò significa che mutano radicalmente la loro
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La graphic novel del disegnatore inglese Alan Moore, poi divenuta un film nel 2005, riscrive in chiave moderna (è ambientato in una futuristica Londra governata da un governo autoritario ed oppressivo) le avventure di Guy Fawkes e dell’assalto fallito al Parlamento inglese del 1605, ricordato come la Congiura delle Polveri. Il video-appello ispirato al protagonista del film è visitabile qui: http://youtu.be/2TRXuIttX0g 15 http://www.youtube.com/user/tonytroja?blend=1&ob=5

struttura, passando dall’essere simili ad una pagina web (con contenuti unidirezionali top-down, per cui ogni utente per avere informazioni era costretto a collegarsi alla pagina), a rassomigliare più ad una mailing list, in cui le modifiche e news postate dai gestori della pagina arrivano direttamente nelle bacheche degli utenti iscritti. Ciò aumenta enormemente la dinamicità delle comunicazioni e delle interazioni tra la pagina e gli utenti e tra gli utenti stessi. Questa modifica di carattere tecnico da parte degli sviluppatori di Facebook ha permesso, nel tempo, il crearsi di numerose vere e proprie redazioni online, con linee editoriali specifiche che funzionano da aggregatori e moltiplicatori di notizie. Manuel Castells (2009), sostiene come le recenti innovazioni nel web denominate web 2.0 e web 3.0, grazie a dispositivi e applicazioni che hanno favorito l’espandersi di spazi sociali sulla Rete Internet, siano alla base della trasformazione radicale propria della società in rete (Castells 1996) dei meccanismi di comunicazione. La rete Internet ha permesso l’affermazione di quella che lo stesso Castells (2009: 60) definisce mass self-communication: una comunicazione che ha le potenzialità di raggiungere una platea globale, e perciò di massa, ma al contempo autocomunicazione in quanto auto-generata, i cui destinatari sono auto-individuati, con un’auto-selezione dei contenuti da veicolare. Facendo propria questa nuova forma di comunicazione, gli utenti della rete Internet costruiscono sistemi personali di comunicazione di massa che si basano su blog, siti web, flussi informativi audio e video, spazi sociali sul web, wiki, elaborando il contenuto sulla base del proprio orientamento individuale e al contempo inserendosi in una comunicazione many-tomany. Questi nuovi strumenti di mass self-communication forniscono ai movimenti sociali e culturali del terzo millennio forme organizzative e di comunicazione estremamente più efficaci e decisive, segnando un definitivo strappo con le forme organizzative proprie dei partiti, dei sindacati, delle associazioni tradizionali. Nonostante, come ci ricorda Castells (2007), anche questi ultimi attori sociali si stiano comunque orientando verso un tipo di comunicazione sempre più in rete. Il Web offre delle potenzialità legate alla circolazione d’informazioni, alla creazione di spazi sociali virtuali16 dove dibattere e confrontarsi, a raggiungere un numero sempre maggiore di persone 17 . Accanto all’auto-comunicazione di massa, è importante ricordare il concetto di networked individualism, che Castells recupera da Barry
Boccia Artieri parla, in riferimento alle interazioni sugli ambienti digitali, ed in particolar modo riguardo ai Social Network, di “semantica curata”: le conversazioni sui SNS (persistenti, ricercabili, duplicabili, scalabili) sono “potenzialmente pronte a diventare una semantica curata, ad innovare dal basso le dinamiche della sfera pubblica”, più delle conversazioni orali nei caffé novecenteschi, che si trasformavano in semantica curata solo attraverso la mediazione dei quotidiani e dei libri (Boccia Artieri 2009). 17 Un articolo riportato da Castells (2009) fa riferimento ad un’indagine svolta da Technorati (www.technorati.com) sul numero dei blog presenti su Internet a livello globale. Al novembre 2008 sono stati censiti 112,8 milioni di blog, con oltre 250 milioni di articoli di media sociali. La portata del fenomeno è data dal confronto con i dati relativi al 2004, in cui si contavano solo 4 milioni di blog. In media vengono creati ogni giorno circa 120.000 blog, pubblicati 1,5 milioni di articoli e aggiornati circa 60 milioni di blog (Baker 2008).
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Wellman (1979), che descrive la relazione individualizzata rispetto alla società come forma specifica della socialità contemporanea. In questo processo d’individualizzazione dei rapporti sociali viene letta la diffusione dei sistemi di comunicazione che le tecnologie di rete supportano e alimentano. La possibilità di una connessione “personale di massa” è la risposta tecnologica alla gestione contemporanea, autonoma e individuale, dei network sociali scelti, anche quelli spazialmente dispersi (Marinelli 2004). Il tema dell’uso dei media da parte dei movimenti sociali e culturali del terzo millennio è affrontato e dibattuto in un’ampia letteratura, soprattutto riguardo al movimento alterglobal (Downing, 200118; Koopmans 2004; Farro, Toscano 2006; Pasquinelli 2002; Bennet, Lance 2003; Bennet et al. 2004; Pickard 2006) o più in generale sull’utilizzo dei Social Network come piattaforma di azione politica (Baumgartner, Morris 2010; Iannelli 2011; McClurg 2003, Mosca 2009). 4. L’approdo ai Social Media Il nuovo modo di intendere la rete, cioé come mezzo e strumento di partecipazione collettiva e democratica alla vita del paese, si basa sulla sempre maggior consapevolezza che “il futuro della società umana è inestricabilmente intrecciato al futuro del Web” (Hendler et al. 2008: 69). Internet ha cambiato radicalmente la vita quotidiana delle persone: non solo ha introdotto un nuovo modo di fare le cose ma un intero universo di cose da fare, ed è questo elemento che crea discontinuità con il passato. Ogni innovazione del Web causerà una reazione degli utenti e viceversa, e per questo le tracce del cyber-attivismo vanno ricercate sia nelle innovazioni tecnologiche sia nella moltitudine delle modalità d’utilizzo; in altre parole sia negli strumenti a disposizione, sia nella maturità degli utenti. Alla luce di queste evidenze, si vuole rispondere alla domanda “Chi erano gli utenti Web del NBD?”, riportando i dati ricavati da un’indagine di mercato effettuata nel 2009 dall’“Osservatorio Permanente sui Contenuti Digitali”19. 4.1. Digital Divide L’indagine suddivide gli utenti in tre principali categorie basate sulle competenze tecniche e sulla quantità di utilizzo di Internet: utenti “heavy”, “light” e “non utenti”. Le categorie sono strutturate come segue: • Non utenti: principalmente persone di oltre 55 anni, bassa educazione e basso salario. Casalinge e pensionati, residenti maggiormente nel Sud Italia; • Light users: principalmente individui di non oltre 54 anni, educazione e salario medio-bassi. Impiegati, commercianti;

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In particolare, il contributo di Villeard Ford e Gil, Radical Internet Use, pp. 201-234 www.osservatoriocontenutidigitali.it

Heavy users: principalmente persone fino a 44 anni, educazione e salario medio-alti. Dirigenti, direttori, studenti;

La lettura dei grafici nelle figure 4 e 5, ci suggerisce alcune considerazioni: • I light users sono diminuiti in favore degli heavy users, creando una chiara divisione tra i due estremi: heavy e non utenti; • Gli utenti di Internet difficilmente si trasformano in non utenti e viceversa; quindi, una buona parte di persone è tagliata fuori da contenuti multimediali veicolati esclusivamente attraverso la rete; • Gli studenti, pur essendo una categoria ad alto rischio in relazione al mercato del lavoro, il futuro e la previdenza sociale, hanno accesso ad una risorsa molto potente; • La distribuzione degli utenti in base all’età e al sesso è analoga sia per gli uomini che per le donne tra i 20 e i 45 anni.

Fig.4 – Digital Divide in Italia

(Fonte: Osservatorio Permanente sui Contenuti Digitali )

Fig.5 – Internet Access, socio-demo trend 2007-2009 by sex-age

(Fonte: Osservatorio Permanente sui Contenuti Digitali )

Incrociando i dati, approssimativamente un utente medio ha un salario e un’educazione medio-alti (tranne il caso degli studenti, che sono considerati come soggetti che non percepiscono salario), ha tra i 20 e i 44 anni, è ugualmente possibile che sia uomo o donna. Esattamente come la media degli attivisti del NBD. 4.2. Interessi e attività L’analisi del grafico della figura 6 ci permette di centrare di più l’obiettivo: qual è il contenuto a cui maggiormente accedono gli utenti? Cosa fanno online? Chiaramente i motori di ricerca ed i giornali online giocano un ruolo significativo, ma nel 2009 la grande novità riguarda i social network. L’incremento di utilizzo dal 3% al 41% avvenuto in due anni corrisponde ad una piccola rivoluzione.

Fig.6 – Content and communication on the net, trend 2007-2009

(Fonte: Osservatorio Permanente sui Contenuti Digitali )

Anche i siti di filesharing (Youtube, ad esempio), i wiki e le chat sono particolarmente cresciuti. Pertanto possiamo sostenere che il 2009 è stato l’anno della condivisione, della conoscenza collettiva e del flusso delle social-news (come il wall di Facebook e Twitter). Nel contempo, anche mantenendo un importante primato, la lettura dei quotidiani online ha subito una battuta d’arresto. Il grafico della figura 7 mostra il trend di condivisione: il 32% degli utenti interagisce con gli altri per mezzo del Web. Il 4% in più rispetto all’anno precedente, laddove “interazione” è da intendersi come “partecipazione attiva nelle discussioni, aggiunta di contenuto come i commenti, file musicali, video e immagini”.

Fig.7 – Who interacts on the Internet, trend 2008-2009

(Fonte: Osservatorio Permanente sui Contenuti Digitali )

Alla luce di questo grafico, possiamo dedurre la natura dell’utilizzo della Rete da parte della maggior parte degli utenti in Italia prima del NBD: • usavano i social network per comunicare con una cerchia di amici virtuali e probabilmente per curiosità, data la natura del fenomeno in espansione; • si informavano tramite i giornali online, ma per maggiori approfondimenti usano i wiki; • usavano siti di filesharing come Youtube per vari motivi, come l’intrattenimento, la conoscenza, ecc. • facevano un uso estensivo dei motori di ricerca; • mostravano un interesse crescente nei confronti dei blog e dei forum; • più di 3 utenti su 10 interagivano su Internet; Condizioni ideali per l’humus dal quale è nato il movimento viola. 4.3. Cultura e tecnologia In un grafico cartesiano (rappresentato nella figura 8) nel quale la “Tecnologia” è posta sull’asse delle X e la “Cultura” sull’asse delle Y, sono descritti: • i tradizionalisti: consumo culturalmente moderato delle tecnologie tradizionali;

• •

• •

i sofisticati: consumo fortemente culturale e moderatamente tradizionale della tecnologia; gli eclettici: forte disposizione nei confronti delle nuove tecnologia e propensione alla fruizione della cultura e dell’intrattenimento orientato al PC ed al Web; i technofan: fortemente tecnologici, orientati principalmente ad un utilizzo ludico delle nuove tecnologie; il popolo della TV: fruizione di basso livello culturale della TV di massa;

Fig.8 – Cluster 2009

(Fonte: Osservatorio Permanente sui Contenuti Digitali )

Osserviamo uno spostamento del baricentro: meno cultura e più tecnologia dal 2007 al 2009. La matrice tradizionale (sofisticati, tradizionalisti e Popolo della TV) perdono gradualmente punti al posto dell’avanguardia tecnologica, che rimane in inferiorità numerica. 4.4. Un modello d’influenza efficiente Lo scopo principale della pagina Facebook del NBD, consisteva nell’organizzazione di una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni del Presidente Berlusconi, e ciò è stato estremamente chiaro a tutti, da subito. Per partecipare, l’utente doveva semplicemente diventare “fan” e condividere la pagina

il più possibile: obiettivo semplice, procedura chiara, poco sforzo, considerevole coinvolgimento emotivo. Ma soprattutto rispondeva a un bisogno collettivo: Berlusconi fuori dal governo. Ogni iniziativa, per raggiungere l’obiettivo, era lasciata alle risorse proprie di ciascun utente e alle opinioni espresse sul wall, sul quale ogni utente riceveva e offriva spunti di riflessione, opportunità di azione e strumenti di aggregazione. Il wall era l’agenda quotidiana, sia per i singoli attivisti impegnati nel movimento che per i media. Le persone più influenti presenti nel movimento viola spesso richiedevano attività di partecipazione anche molto semplici: click, volantinaggio, sms, flash mob, sostituzione del proprio avatar con simboli del movimento. Chiunque poteva ritenersi un attivista senza stravolgere radicalmente la propria vita quotidiana. Affermare che questi siano i soli ingredienti che hanno reso il NBD un successo su larga scala è molto difficile, perché la quantità di interazioni e di azioni effettuate sul Web è enorme e non completamente verificabile; possiamo però affermare con relativa certezza che la spontaneità, la condivisione, la semplicità, lo sforzo materiale relativamente contenuto, la chiarezza degli intenti, l’acclamazione popolare e la presenza quotidiana siano stati elementi distintivi. È da notare quanto, in effetti, il modello d’influenza che si è creato spontaneamente nel movimento viola sia in armonia con quello proposto da Heiderich (Influence on The Internet, 2009) 20 , il quale propone una serie di suggerimenti per l’elaborazione di una strategia in grado di comunicare attraverso la rete un’idea specifica riguardo un dato argomento come: padroneggiare l’agenda, convocare, interessare, abbreviare, legittimare, inferire, dare credibilità, facilitare, mollare la presa. Attività, come abbiamo visto, estremamente presenti nei mei precedenti al NBD. La struttura eterogenea, caotica e fluida della Rete potrebbe far credere all’inefficacia di qualsiasi tentativo di influenza. Ma “[..] la realtà sembra tuttavia dimostrare il contrario e per averne conferma basta vedere in quali punti, nel terribile (o magnifico) caos di Internet, si sono verificati strani fenomeni d'attrazione, come nel caso di Google, comparso quando tutto sembrava giocarsi tra i principali motori di ricerca. O come nel caso di Facebook. O, ancora, come nel caso della frenesia che circonda il concetto di web 2.0. Dunque l'uso di Internet nell'esercizio dell'influenza è possibile e ciò avviene attraverso varie tappe associate a specifici princìpi.” (Heiderich 2009). 5. La politica contro la rete Il quadro normativo che regola l’utilizzo di Internet in Italia è un argomento controverso e oggetto di dibattito. La maturità della rete durante gli ultimi dieci anni è cresciuta considerevolmente e questo stesso periodo è stato sostanzialmente
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D. Heiderich, 2009, Influence on The Internet, l’Observatoire Publié par l’Observatoire International des Crises.  

caratterizzato dai governi Berlusconi, cioè i governi del proprietario del gruppo televisivo Mediaset e del politico più influente nell’ambito della gestione della televisione pubblica (RAI). In questo contesto è palese che lo sviluppo di Internet vada a minare l’egemonia mediatica caratterizzata dalle televisioni e dalla stampa cartacea, questione correlata alla polemica del conflitto di interessi, molto forte in Italia. La credibilità del governo Berlusconi riguardo la logica usata per legiferare in materia di Internet ha subito un duro colpo quando Wikileaks21 ha pubblicato il cablogramma22 sul decreto Romani23: in base a quanto riportato, l’ambasciatore degli Stati Uniti considerava il decreto un sistema per favorire Mediaset rispetto ai suoi competitor ed un pericoloso precedente per paesi come la Cina che avrebbero potuto in tal modo giustificare i propri attacchi nei confronti della libertà d’espressione. Al di là di queste considerazioni, in Italia il lavoro del parlamento degli ultimi dieci anni non ha promosso la diffusione della rete. Basti pensare ai tentativi di equiparazione dei siti Internet ai quotidiani nazionali (DDL Intercettazioni24) e dello streaming Web ai canali televisivi tradizionali (Decreto Romani25); oppure si pensi alle difficoltà create dal decreto Pisanu e dal disegno di legge Carlucci che di fatto obbligano il fornitore dell’hot spot pubblico a costosissime pratiche per la raccolta e la conservazione dei dati personali e di navigazione degli eventuali utenti. Un tratto distintivo proprio di Internet è la sua capacità di rispondere in modo compatto ai tentativi di repressione o anche semplicemente agli ostacoli esterni che ne possono intralciare lo sviluppo, come testimonia l’iniziativa di promossa da “Diritto alla rete” 26 il 14 Luglio 2009, ovvero uno sciopero dei blogger per

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WikiLeaks (dall'inglese "leak", "perdita", "fuga [di notizie]") è un'organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in modo anonimo, grazie a un contenitore (drop box) protetto da un potente sistema di cifratura, documenti coperti da segreto (segreto di stato, segreto militare, segreto industriale, segreto bancario) e poi li carica sul proprio sito web. WikiLeaks riceve, in genere, documenti di carattere governativo o aziendale da fonti coperte dall'anonimato e da whistleblower. Il sito è curato da giornalisti, attivisti, scienziati. Comunque i cittadini di ogni parte del mondo possono inviare (sono anzi invitati a farlo) materiale "che porti alla luce comportamenti non etici di governi e aziende" tenuti nascosti. (fonte Wikipedia) 22 Cablogramma Wikileaks pubblicato da Repubblica.it, http://racconta.repubblica.it/wikileakscablegate/dettaglio.php?id=10ROME125&ref=HRER1-1 23 Recepisce una direttiva comunitaria che mira all’armonizzazione del mercato di contenuti multimediali, con ripercussioni sulla produzione di audiovisivi online, sul diritto d’autore, sulla diffamazione e sul ruolo dei provider. In una prima versione sembrava introdurre obblighi di registrazione per chi produce contenuti video e dirette web anche a livello amatoriale su internet. Il testo definitivo, pur non chiarendo del tutto la distinzione tra internet e contenuti televisivi, esclude da questi obblighi formali siti personali, blog e quotidiani online che pubblicano video a scopo informativo. (fonte Apogeonline) 24 Disegno di legge C.1415 (Ddl intercettazioni) Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. 25 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2007/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2007, che modifica la direttiva 89/552/CEE del Consiglio relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l’esercizio delle attività televisive. 26 http://dirittoallarete.ning.com/

contrastare “la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere”27. Bibliografia
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