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UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI MILANO - BICOCCA Corso di Laurea magistrale in Sociologia - Lavoro e Organizzazione

IL DIFFICILE RAPPORTO TRA LIBERALISMO E DEMOCRAZIA

Modulo: Diritti e cittadinanza europea Prof.ssa Marina Calloni

Tesi di: Niccolò Cavagnola Matricola 064643 n.cavagnola@campus.unimib.it
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INDICE

INTRODUZIONE

p.

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PARTE I - QUESTIONI NORMATIVE

I.I I.II

LIBERALISMO: ASPETTI DEFINITORI DEMOCRAZIA: ASPETTI DEFINITORI

04 12

PARTE II - APPLICAZIONI

II.I

IL DIFFICILE RAPPORTO TRA LIBERALISMO E DEMOCRAZIA

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CONCLUSIONI

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BIBLIOGRAFIA

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INTRODUZIONE

Nel dibattito politico pubblico italiano, per quanto sia dato cogliere dalle varie trasmissioni di approfondimento televisive popolate da politici, giornalisti e intellettuali, spesso i termini "democrazia", "libertà", "sovranità popolare", "liberalismo" vengono utilizzati come sinonimi, senza, pare, riconoscere a ciascuno di essi quell'identità storica e filosofica che pure possiedono, e che li rende concetti non solo specificamente differenti, ma spesso in contrasto tra loro. Non si tratta di una mera questione lessicale: una confusione tra concetti così differenti può portare a plasmare idee e ideologie politiche in una certa direzione, ove, a esempio, venga a predominare la teoria e la pratica della democrazia (intesa nella sua accezione radicale e illimitata) sotto la patina di un discorso politico che vorrebbe definirsi "liberale". La discrasia tra i termini e i concetti che originariamente indicavano può portare a una confusione sui fondamenti della comunità politica in cui viviamo, conferendo il monopolio nel dibattito pubblico ad alcuni valori statuiti nella Carta costituzionale (segnatamente quelli democratici), a tutto svantaggio di altri valori di pari rango (in particolare quelli liberali e quelli sociali). Una Costituzione, come quella italiana, di stampo liberal-democratica, risulta vera garanzia solo nel momento in cui venga assicurato un equilibrio tra i valori a essa sottostanti, e soprattutto quando nessuno di essi possa eclissare gli altri. Tale equilibrio non può, però, nemmeno essere del tutto neutro: assicurare priorità ai valori liberali, piuttosto che a quelli democratici o a quelli sociali comporta diverse visioni del ruolo dello Stato. Senza, come si è detto, negare le altre due basi valoriali, ritengo oggi sia importante riportare al centro della discussione quei valori appartenenti alla tradizione liberale (eguaglianza di fronte alla legge, rispetto dei diritti individuali, separazione dei poteri, controllo di costituzionalità sulle leggi del Parlamento), ed evitare così, come sembra invece essere nel dibattito pubblico e politico, di dare per scontato il carattere liberale della Repubblica democratica. Nella Parte I verranno discusse le questioni normative alla base della tesi sopra esposta: nel paragrafo I.I si tratterà degli aspetti definitori del concetto di Liberalismo, mentre nel paragrafo I.II di quelli di Democrazia. Nella Parte II, invece, verranno applicati i due concetti ad alcune recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, mettendo in luce i contrasti, storici e filosofici, inerenti al rapporto tra di essi.

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Parte I QUESTIONI NORMATIVE I. come smentita su un piano fattuale e razionale: in un ipotetico "stato di natura" non vi sarebbe una naturale gerarchia tra gli uomini che. nascerebbero su un piano di uguaglianza [Petrucciani 2003: 79-80]. ma come unico motore del progresso della società. tentando di delineare un concetto centrale di liberalismo. parte dalla constatazione dell'eguaglianza degli uomini nello stato di natura: nascendo uguali «nessuno può pretendere di avere sugli altri più potere e autorità di quanto gli altri ne abbiano su di lui: l'eguaglianza implica questa condizione di perfetta reciprocità per quanto riguarda la soggezione e il dominio reciproco» [Petrucciani 2003: 4 . Thomas Hobbes considerava la naturale disuguaglianza e socialità degli uomini. E' possibile. però. che una "somiglianza di famiglia" [Petrucciani 2003: 175]. mentre in quello continentale come legge di natura deducibile tramite ragione. o supremazia della legge fondamentale rispetto a ogni potere costituito. considerato il fondatore del contrattualismo liberale. Anche John Locke. non solo come caso particolare della più generale garanzia di libertà individuale. postulata da Aristotele. Nel liberalismo anglosassone si configura come legge consuetudinaria prodotta nel tempo dalla continua interazione tra individui.I LIBERALISMO: ASPETTI DEFINITORI Principio ispiratore del liberalismo è l'esistenza di una legge superiore a ogni legislazione positiva che protegge la libertà dell'individuo dall'interferenza illegittima del Governo o dei propri simili. Tale principio si realizza concretamente nel principio della separazione dei poteri e nella garanzia dei diritti fondamentali dell'individuo tramite costituzione scritta e rigida. Non è possibile definire univocamente il concetto di liberalismo: le fonti che hanno contribuito a plasmarlo sono tra le più eterogenee e tra di esse non è possibile rinvenire. al contrario. al meglio. intangibile da chicchessia (che si tratti di altri individui sullo stesso piano o di un'autorità superiore). Di particolare importanza risulta la salvaguardia della libertà di espressione. Il punto di partenza di ogni concezione liberale non può che essere la concezione di una sfera di diritti inerenti a ogni singolo individuo. di cui le diverse scuole risulterebbero così delle concezioni o declinazioni diverse [Carter e Ricciardi 1996: 8]. mettere in luce le caratteristiche che appaiono comuni alle diverse versioni. Il liberalismo politico si esprime nello stato di diritto.

maggiore è la mia libertà» [Berlin 2005: 173]. deve anche avere la forza (o il potere) di costringere e subordinare gli altri uomini» [Matteucci 2004b: 516]. con o senza intenzione. Secondo Norberto Bobbio è tale dottrina giusnaturalistica che storicamente ha determinato l'affermarsi di una visione della società in cui il primato ontologico venisse a spettare all'individuo invece che alla società: in tal modo i diritti dell'individuo verrebbero a sovrastare i doveri dello stesso nei confronti del corpo collettivo [Bobbio 1990: 59-60]. direttamente o indirettamente. cioè intesa come assenza di impedimento all'individuo nel perseguimento dei propri fini. però.]. Tale cambiamento di prospettiva permette di centrare il discorso sull'uomo e la sua libertà di individuo. La prima è quella della libertà "positiva". la coercizione non può essere interamente eliminata. se li trova. se seguiti. garantirebbero la pace e la sopravvivenza tra gli uomini) assicurerebbero a ogni individuo. e per essere libero in questo senso intendo il non subire interferenze altrui. alla libertà e alla proprietà.individuo o gruppo . Sotto questo profilo il liberalismo si distingue nettamente dall'anarchismo e riconosce che. Come scrive Isaiah Berlin. John Stuart Mill tentò di riassumere il principio alla base della costituzione di una società liberale nel seguente modo: «l'unico fine per cui gli uomini sono 5 . invece. Tale concezione della libertà.. non è illimitata. è una libertà limitata. ma. derivante dalla sua uguaglianza naturale rispetto agli altri uomini. Tale concezione viene solitamente definita "negativa". o relativa all'autogoverno (e che verrà trattata più ampiamente nel paragrafo I. ben descritta dallo stato di natura necessariamente violento di Hobbes.II). Come scrive Nicola Matteucci «è una concezione naturalistica. E' pertanto una libertà nella legge. Secondo Locke le leggi di natura (cioè quei precetti che.di esercitare una coercizione arbitraria a danno di altri» [Hayek 1988b: 148]. consistente nella possibilità di agire in qualunque modo. determinate garanzie: in particolare il diritto alla vita. Più ampia è l'area della non-interferenza. se tutti debbono essere quanto più possibile liberi. nella misura in cui l'azione umana segue od ubbidisce ai propri occasionali istinti o appetiti. La libertà liberale. fin dalla nascita.92]. per avere la possibilità di soddisfare i propri desideri e quindi di essere libero. e si distingue nettamente da altre due concezioni. a prescindere da eventuali danni apportati ad altri individui. tale da limitare «la libertà di ciascuno al fine di garantire la medesima libertà a tutti [. ma soltanto ridotta al minimo indispensabile per impedire a chicchessia . «il criterio della mia oppressione è la parte che a mio parere altri esseri umani svolgono nel frustrare i miei desideri. l'uomo non deve trovare ostacoli e. Si può quindi parlare di una concezione liberale della libertà.. La seconda è invece quella della cosiddetta "libertà naturale". tale da garantire il rispetto dei diritti di ciascuno ed evitare la sopraffazione.

spostandosi quindi verso la sfera della libertà positiva. nella tradizione dell'illuminismo scozzese. intesa come protezione mediante la legge contro ogni forma di coercizione arbitraria» [Hayek 1988b: 135]. mentre nel caso continentale soprattutto della teorizzazione relativa alla "legge naturale"). infatti. a interferire con la libertà di azione di ciascuno. è l'autoprotezione. si proponeva di ricostruire la società a partire da una base razionalistica. vincolante per tutti gli individui e per ogni potere costituito (nel caso britannico si tratta dell'autorità della common law. il nostro senso naturale del merito e dell'appropriatezza approvano o disapprovano. contro la sua volontà. mentre dall'altra un tipo continentale (o costruttivistico). a partire dai moventi dei singoli individui. Per la tradizione inglese «il valore supremo è costituito dalla libertà individuale. Friedrich Hayek distingue due principali tradizioni liberali affermatesi storicamente. Ad esempio Smith. anziché fondarsi sul diritto tramandato dalla tradizione. Al contrario. Noi non approviamo o condanniamo all'origine azioni particolari perché al nostro esame esse risultano in accordo o inconsistenti con una certa regola generale. i diritti naturali tendevano a configurarsi come libertà di autogoverno.autorizzati. Tale legge. Della prima tradizione si possono considerare pienamente membri. nella sua Teoria dei sentimenti morali. però. ma trova i suoi fondamenti nella common law. descrive efficacemente come vengano a formarsi le regole generali della giustizia: «è così che vengono formulate le regole generali della moralità. Perciò. Entrambe le tradizioni si fondano sull'esistenza di una legge fondamentale e superiore a ogni norma positiva. Esse si fondano in ultima analisi sull'esperienza di ciò che in particolari casi le nostre facoltà morali. individualmente o collettivamente. è quello di prevenire un danno agli altri» [Mill 2000: 55]. non viene intesa come legislazione positiva. o interpretando le leggi del parlamento nello spirito e secondo i principi generali del diritto immanenti nella common law» [Matteucci 2004a: 206]. quello continentale risultava più proclive a un ordine da ricostruire ex novo secondo i dettami della ragione. la regola generale è formulata scoprendo per esperienza che tutte le azioni di un 6 . mentre il liberalismo inglese credeva in un ordine spontaneo del diritto. in grado di costruire una società libera governata dalla sola ragione [Hayek 1988b: 135]. l'unico motivo per cui il potere può essere legittimamente esercitato su qualsiasi membro della comunità civilizzata. Può così definirsi costruttivistica tale visione della libertà in quanto. «un diritto di cui i giudici sono conservatori e depositari: essi. Nella tradizione continentale. Da una parte troviamo la radice originale del liberalismo inglese (o evoluzionistico). continuano a giudicare o rifacendosi ai precedenti giudiziari. Adam Smith e David Hume. invece.

E questa la si potrebbe chiamare abbastanza a buon diritto una convenzione o un accordo tra noi. nella ricostruzione. nello spiegare l'origine della giustizia e della proprietà nel suo Trattato sulla natura umana. Rousseau e Voltaire. ad esempio.]. per loro i limiti della libertà vengono determinati applicando le regole della "ragione". che è molto di più della semplice generalità delle regole in quanto tale: è una facoltà che crea o rivela uno scopo uguale in (e per) tutti gli uomini» [Berlin 2005: 204]. tale passo mette al centro un concetto di libertà che può essere esclusivamente inverato tramite progettazione razionale dopo la distruzione del vecchio ordine. Isaiah Berlin intravedeva un pericolo in tale "metafisica razionalistica". risultarono assai più larghe e diritte. Hobbes. in quanto potenzialmente portata. a partire dalla guerra civile inglese fino alla Gloriosa rivoluzione del 1688 [Hayek 1988b: 139]. Il filosofo francese.. a negare i fini degli individui come un valore in sé: infatti. sebbene privo di promesse [.. e così Londra divenne una vera città solo per esser stata bruciata.certo tipo. e grazie alla ripetuta esperienza degli inconvenienti che sorgono trasgredendola [. a patto che si comporti allo stesso modo nei miei riguardi [.. Dal punto di vista storico e politico il rispetto dei diritti individuali e delle regole di giustizia si affermano con lo stato di diritto.. in ultima analisi. Hayek [1988d: 13] individuava ben riassunto in Voltaire tale atteggiamento intellettuale. e acquista forza progredendo lentamente. E Hume.]. che stabilirà il governo della legge o Rule of law (principio ripreso sul continente tramite il Rechtsstaat tedesco e il Garantismo francese 7 . era costruita su un atteggiamento mentale generale. La tradizione continentale. o caratterizzate in un certo modo. Volete avere delle buone leggi? Bruciate quelle che avete. «per Kant e i razionalisti del suo stesso tipo non tutti i fini hanno lo stesso valore. e universalmente obbligatorie» [Hume 2001: 967-979]. scriveva: «osservo che è nel mio interesse lasciare a un altro il possesso dei suoi beni. ma sorge gradualmente.. i cui principi ispiratori possono essere ritrovati in Cartesio. immutabili. e fatene di nuove» [Voltaire 1962: 437]. diretto all'emancipazione da ogni pregiudizio o credenza che non potesse essere giustificata razionalmente [Hayek 1988a: 135]. vengono approvate o disapprovate» [Smith 1995: 333].]. Né la regola sulla stabilità del possesso deriva soltanto dalle convenzioni umane. Lungi dal vedere il liberalismo con continuità rispetto al diritto consuetudinario e costituzionale medievale [Matteucci 2004b: 522]. Dallo stesso principio possiamo concludere che il senso della giustizia non si fonda sulla ragione o sulla scoperta di certe connessioni e relazioni di idee eterne. scriveva alla voce Leggi del suo Dizionario filosofico: «Londra è diventata una città possibile solo dopo che fu ridotta in cenere da un incendio: le sue vie..

Tale garanzia di libertà dal potere governativo necessitava però di un controllo stabile delle attribuzioni dei diversi poteri dello stato. non coincide con qualunque atto emanato dal corpo sovrano (fosse anche il popolo riunito in assemblea). in base al diritto.[Matteucci 2004a: 205-206]). assumendo con ciò essenzialmente il carattere di divieti piuttosto che di prescrizioni specifiche» [Hayek 1988b: 150]. e quindi considerati legittimi. allo stesso titolo. ma deve rispettare dei limiti ben precisi: «devono cioè essere norme generali di condotta individuali. non trova di fronte a sé poteri tali da contrastarlo o frenarlo [Schiera 2004: 45. Il diritto costituzionale è quindi deputato a risolvere eventuali conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato. l'esercizio del potere politico e a garantire ai cittadini il rispetto della legge da parte degli organi di governo» [Matteucci 2004a: 209]. infatti. così da regolare i propri affari sulla base di questa conoscenza» [Hayek 2001: 75-76]. Il potere legislativo. inteso come potere che. applicabili a tutti. Tale principio si pone in contrasto con l'affermarsi dello Stato assoluto. Per quanto il principio della supremazia della legge origini nel medioevo. Altro componente fondamentale del liberalismo non può che essere quindi il costituzionalismo. inteso come supremazia di una legge superiore inviolabile anche dalle stesse maggioranze politiche. Matteucci 2004b: 522]. perciò. cioè la loro conformità alle norme fondamentali. in un numero indefinito di circostanze future. e spesso poco efficace. in grado di garantire la libertà dell'individuo in quanto sottratto dalla possibilità di azione arbitraria. oltre a controllare la giustizia delle leggi. rigettando qualsiasi forma di arbitrio: «questo significa che il Governo è limitato in tutte le sue azioni da regole fissate e note in anticipo . A tale controllo è normalmente 8 . Il concetto di legge. Viene posto il diritto come legge suprema vincolante per tutti. John Locke poneva dei limiti circoscritti nel definire quali atti emanati dal parlamento potessero essere chiamati Legge.regole che rendono possibile il prevedere con una certa sicurezza come l'autorità utilizzerà il suo potere coercitivo in circostanze date. Governo compreso. doveva esercitarsi entro i seguenti limiti: a) rispetto dei diritti inalienabili (dedotti dalle leggi di natura). Lo Stato liberale è costituito perciò da un governo limitato. dal punto di vista liberale. per quanto non del tutto slegato dal rispetto delle consuetudini e delle leggi di natura. in tale epoca storica «resta ancora un mero principio. non di decreti contra o ad personam). b) rispetto del principio di legalità (emanazione di norme generali e astratte. ed essere atte a circoscrivere la sfera protetta dell'azione individuale. solitamente raccolta in una costituzione scritta e rigida. nella misura in cui manca un istituto legittimato a controllare. c) intangibilità della proprietà: d) non alienalibilità del potere legislativo (ad esempio in favore di un dittatore) [Petrucciani 2003: 100-101].

l'unica sistemazione in grado di garantire l'emergere di un ordine costituzionale non assolutistico. assieme al governo misto (considerato come separazione del corpo legislativo in una camera di nomina regia e una di nomina popolare). metteva in luce il nesso imprescindibile tra governo della legge e libertà: «in tutte le nazioni civili dell'Europa. ma deriverebbe logicamente da una concezione genuinamente liberale del diritto. Uno dei primi sostenitori di tale principio è stato John Locke. o un organo appositamente costituito (come la Corte costituzionale in Italia). Le possibilità di arbitrio venivano eliminate permettendo a ogni potere di controllare l'altro. tramite i tribunali e la Corte suprema). inteso come sistema di contrappesi tale da limitare ogni possibile arbitrio. Nella lotta contro l'assolutismo all'interno del pensiero liberale si è venuto così a sviluppare il principio della separazione dei poteri (esecutivo. essendo parte in causa. I poteri. Locke riteneva che assolutismo e garanzie individuali non potessero coesistere. Sulla scia del costituzionalismo inglese. garantendo così i diritti dell'individuo. Contrariamente a Hobbes. parlando dell'istituto della Corte suprema americana. invece. Questa ripugnanza è naturalmente più grande. costituendo un circolo virtuoso [Matteucci 2004a: 203]. in quanto in eventuali cause tra il cittadino e il Sovrano quest'ultimo non avrebbe potuto assicurare una giustizia imparziale. più la sfera delle attribuzioni dei tribunali si allarga» [Tocqueville 1968: 179]. quanto più aumenta la libertà. anche Montesquieu considerava la separazione dei poteri. Infatti se le leggi emanabili dal parlamento fossero sottoposte ai limiti definiti da Locke (vedi supra) i tribunali e l'esecutivo sarebbero comunque vincolati a seguire norme generali e non arbitrarie. in particolare il legislativo e l'esecutivo. quanto più il governo è assoluto. Anche secondo Matteucci l'equilibrio prefigurato da Montesquieu risulterebbe in un equilibrio sociale piuttosto che 9 . nemmeno la separazione dei poteri fungerebbe da garanzia. andavano perciò separati. in quanto i poteri legislativo ed esecutivo si trasformerebbero in meri esecutori della volontà popolare [Hayek 1988b: 154]. Invece. legislativo e giudiziario).deputato il potere giudiziario nel suo complesso (come negli Stati Uniti. impedendo così che il possessore legale dei mezzi di coercizione fosse in grado di stabilire le modalità stesse con cui esercitarli. Alexis de Tocqueville. scivolando in definitiva in una degenerazione tirannica [Petrucciani 2003: 100-101]. Secondo Hayek il principio della separazione dei poteri non costituirebbe un principio autonomo. i governi hanno sempre mostrato una grande ripugnanza a lasciar decidere dalla magistratura ordinaria le questioni che li interessano direttamente. Nel momento in cui le leggi emanate dal parlamento potessero assumere qualsiasi forma e contenuto.

ogni chiesa o setta fu costretta a ridimensionare le sue aspirazioni per mantenere il possesso del terreno già occupato. arriva a considerare la libertà di opinione come una delle più importanti libertà di cui possa godere l'umanità. Come scrisse John Stuart Mill. risulta particolarmente caro al pensiero liberale. Se l'opinione è corretta. fondato su un equilibrio tra poteri inteso in senso sociologico più che giuridico. Innanzitutto le nostre asserzioni rispetto alla verità non possono essere considerate come aventi un fondamento assoluto: tali asserzioni possono essere riviste in qualsiasi momento e sostituite da altre più vicine alla realtà. «quando la temperatura del conflitto si abbassò senza assicurare una vittoria completa a nessuna delle parti in lotta. come unico principio in grado di mantenere un ordine sociale a partire da gruppi caratterizzati da convinzioni radicalmente diverse [Hayek 1988b: 139].in ultima analisi diminuendo l'utilità complessiva presente nella società. coloro che dissentono da essa ancor più di coloro che la condividono. per quanto rientri nel più ampio contenitore del rispetto delle libertà personali. A partire da questo presupposto un Governo (o anche la semplice opinione pubblica) che cercasse di censurare determinate opinioni altro non farebbe che limitare quella libertà di discussione necessaria al progresso e al miglioramento delle conoscenze . Infatti Montesquieu arrivava a identificare ogni potere con una determinata classe sociale o un ceto. Ma delle semplici procedure possono soltanto frenare. a partire da considerazioni epistemologiche e utilitaristiche. Un altro principio che. Tale principio di tolleranza fa la sua comparsa nel liberalismo inglese a seguito delle lotte di religione del seicento. in quanto significa derubare l'intera umanità. Mill. Ma. tanto i posteri quanto la generazione esistente.costituzionale. le minoranze. gli uomini vengono privati della possibilità di passare dall'errore alla verità. cioè la più chiara percezione e la più vivida impressione della verità prodotta dal suo contrasto con l'errore» [Mill 2000: 73]. «venuta meno l'identificazione fra organo dello Stato e classe sociale. 10 . Difatti «impedire l'espressione di un'opinione è un delitto particolare. essi perdono quello che può essere considerato un vantaggio quasi altrettanto grande. furono costrette a chiedere il permesso di avere opinioni diverse a coloro che non erano riuscite a convertire» [Mill 2000: 49]. la quale impone soltanto modi diversi o complesse procedure al manifestarsi della volontà della maggioranza. è rimasta soltanto la concezione dell'equilibrio costituzionale. è quello della libertà di coscienza e di espressione. se l'opinione è sbagliata. rendendosi conto di non avere nessuna possibilità di diventare maggioranza. non effettivamente limitare la volontà della maggioranza» [Matteucci 2004a: 204]. con l'avvento della democrazia.

1996b]. 11 . così da progredire gradualmente tramite successive falsificazioni delle teorie (scientifiche o sociali) elaborate al suo interno. ma altresì un blocco a ogni possibilità di evoluzione della società stessa [Popper 1996a. L'imposizione di credenze o scopi all'individuo da parte della società non risulterebbe.Una società liberale. e questo propriamente in funzione di un progresso continuo della società stessa: «in altri termini. non può che garantire il massimo possibile di libertà di opinione e di discussione. quanto dai risultati del processo interpersonale di discussione e di critica» [Hayek 1988b: 164]. cioè quella società che. il progressivo avvicinamento alla verità lo si attendeva non tanto dal potere della ragione individuale (di cui il pensiero liberale diffidava). non poteva che permettere l'esistenza di una critica costante delle posizioni dominanti. soltanto. pertanto. un'illegittima intrusione della sfera della libertà individuale. Lo stesso criterio di falsificabilità di Karl Popper (relativo all'impossibilità di affermare mai alcuna conoscenza come definitivamente certa: ogni asserzione può esclusivamente essere falsificata ma mai provata definitivamente) veniva posto alla base di ciò che chiamava "Società aperta". se accetta il principio di fallibilità della conoscenza. così. impossibilitata ad avere certezze rispetto al possesso di verità definitive.

12 . La democrazia contemporanea può invece meglio definirsi come metodo o procedura: per essere tale. La democrazia «quindi rovescia l'idea (carica di un illustre passato. cioè. secondo Karl Popper. però. Tale volontà si esprime anche come pressione sociale sugli individui. deve di necessità incorporare alcuni dei principi base della tradizione liberale. si distingue radicalmente da un'altra. Secondo Berlin «il senso "positivo" della parola "libertà" deriva dal desiderio dell'individuo di essere padrone di sé stesso» [Berlin 2005: 181]. cioè l'eguale partecipazione di tutti i cittadini alle decisioni politiche vincolanti per tutti. In questo senso la democrazia rientra in quel tipo di libertà definibile come "positiva". il principio base della democrazia è l'eguaglianza politica dentro una comunità. di garanzie esterne alle sue deliberazioni. Si ispira a una concezione della libertà di tipo positivo. tesa a contrastare la degenerazione dei costumi in senso individualistico. insieme con l'implicazione che l'essenziale problema da risolvere è quello di mettere questo potere nelle mani migliori» [Popper 1996a: 157]. La domanda che presuppone la democrazia. implicherebbe «il più generale presupposto che il potere politico è praticamente incontrollato o la richiesta che tale dovrebbe essere. e si richiama pertanto a un desiderio di partecipazione politica e realizzazione politica dei propri fini. fondamento invece della tradizione liberale: «come possiamo organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che i governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno?» [Popper 1996a: 156]. Mentre il liberalismo si configura come un insieme di principi tesi a garantire i diritti individuali di tutti. che mette al centro la volontà dell'individuo di essere padrone di sé stesso e perciò della comunità di autogovernarsi. quindi. a partire da Platone) che solo alcuni uomini. abbiano diritto di prendere le decisioni politiche» [Petrucciani 2003: 193]. e cioè: "chi deve governare?" Tale domanda. piuttosto che alla richiesta di una sfera individuale autonoma e intangibile dall'altrui volontà. i più qualificati o i più saggi. non necessita. Nella sua forma rousseauviana la volontà generale emanante dalla comunità comprende in sé tutti i poteri ed è garanzia a sé stessa. però. la democrazia condivide la stessa domanda di partenza.I.II DEMOCRAZIA: ASPETTI DEFINITORI La democrazia si configura come eguaglianza politica tra gli appartenenti a una data comunità. contrapposta alla concezione "negativa" presupposta dai principi liberali. Con Platone.

definito da Rousseau come Volontà generale. un "io comune". cioè. Ma. Pur essendo la "libertà" naturale il punto di partenza del discorso. con tutti i suoi diritti. perciò. Rousseau ritiene che tale libertà personale possa ottenersi solo tramite l'autogoverno della comunità di individui. La soluzione al problema. la condizione è eguale per tutti. perciò. punta verso un ordine dove la libertà si configuri come «il possesso da parte di tutti i membri a pieno titolo della società. perché l'impulso del solo appetito è schiavitù. mentre l'obbedienza alla legge che ci siamo prescritta è libertà» [Rousseau 2003: 86]. unendosi a tutti. In primo luogo. Innanzitutto «solo la volontà generale può 13 . imperniato. eminentemente democratico e repubblicano. nessuno ha interesse a renderla onerosa per gli altri» [Rousseau 2003: 79]. infatti. sulla celebrazione della libertà politica e della partecipazione civica [Costa 2005: 41]. «cioè l'alienazione totale di ogni associato. Rousseau si pone il problema di «trovare una forma di associazione che con tutta la forza comune difenda e protegga le persone e i beni di ogni associato. nella dichiarazione d'intenti succitata e posta alla base della successiva elaborazione del patto sociale. e mediante la quale ciascuno. di una quota di quel potere pubblico che ha facoltà di interferire con ogni aspetto della vita di ciascun cittadino [Berlin 2005: 213]. obbedisca tuttavia soltanto a sé stesso. associanti tramite una convenzione razionalmente ispirata che vincoli esclusivamente i membri parte della stessa.Prescindendo dalle forme di democrazia della Grecia dell'età classica. nell'epoca moderna. si scorge chiaramente. l'affermazione di un concetto di libertà di tipo positivo. della teoria democratica [Petrucciani 2003: 193]. e resti non meno libero di prima» [Rousseau 2003: 79]. che sola rende l'uomo veramente padrone di sé. e ovunque è in catene» [Rousseau 2003: 60]. poiché ciascuno si dà tutto intero. nei confronti del quale ogni singolo individuo viene a trovarsi sia nella posizione di suddito (in quanto sottoposto alla sua legge) che di cittadino (in quanto partecipe dell'autorità sovrana). non può che risolversi in una sola clausola contrattuale. esposto nel suo Contratto sociale. lungi dal concepire la libertà come limite all'interferenza nel perseguimento dei propri scopi. e poiché la condizione è eguale per tutti. e non solo di alcuni. Jean-Jacques Rousseau può essere considerato il progenitore. Il filosofo è particolarmente noto per aver elaborato un sistema. Tale associazione produce così un "ente morale collettivo". Partendo dal presupposto naturalistico secondo cui «l'uomo è nato libero. Tale concezione. in favore di tutta la comunità. Il principale punto di contrasto rispetto alla nozione di libertà negativa consiste nei limiti a cui sottoporre tale Volontà generale. secondo Rousseau «all'attivo dello stato civile va anche ascritta la libertà morale.

di conseguenza. essendo formato soltanto dai singoli che lo costituiscono. Se fosse prevalso il mio parere personale. o solo di una sua parte» [Rousseau 2003: 93-94]. tale ente non può essere rappresentato da altri se non da sé stesso: in questo senso la sovranità è inalienabile. Nel considerare la giustizia come reciprocità perfetta di diritti e doveri. Il meccanismo viene spiegato da Rousseau nei seguenti termini: «quando si propone una legge nell'assemblea del popolo. ma se tale proposta è conforme o no alla volontà generale. in quanto «il corpo sovrano. che lo sappia o no. ed essendo tale volontà espressione del corpo sovrano formato dai cittadini che è per natura un ente collettivo. non ha né può avere interessi contrari ai loro..]. Difatti «chiunque rifiuterà di obbedire alla 14 . che è il bene comune» [Rousseau 2003: 91]. La volontà generale. e dal calcolo dei voti si ricava la dichiarazione della volontà generale. Quando dunque prevale il parere contrario al mio. o è generale. il potere sovrano non ha alcun bisogno di dare garanzie ai sudditi. o non lo è. ciascuno. che io sono troppo cieco per vedere [. perché è impossibile che il corpo voglia nuocere a tutti i suoi membri» [Rousseau 2003: 84]. Rousseau ritiene che posti i vantaggi derivanti dallo Stato civile al cittadino a quest'ultimo non è consentito ribellarsi alla volontà generale. Ed essendo la sovranità niente più che l'esercizio della volontà generale. il criterio di maggioranza (assoluta o qualificata.. allora non sono costretto. e che quella che io credevo essere la volontà generale non era tale. che è la sua. in quanto autogoverno. esprime il proprio parere in proposito. perché l'ho voluto. è quindi considerata come infallibile. avrei fatto una cosa diversa da quella che volevo. «un conto è dire che mi si potrebbe costringere per il mio bene. Per lo stesso principio la sovranità è indivisibile. ed è allora che non sarei stato libero» [Rousseau 2003: 196-197]. è quella del corpo del popolo. di impormelo» [Berlin 2005: 184]. in quanto «la volontà. sia pure benevolmente. ciò che gli si chiede non è precisamente se approva o respinge la proposta. a seconda della seriosità delle questioni discusse) assurge a criterio supremo nel valutare la volontà generale effettiva. infatti. ciò non significa altro se non che io mi ero sbagliato. Ma tutt'altra cosa è dire che se è quello il mio bene. votando. Non è nemmeno necessario prefigurare particolari garanzie per i singoli cittadini. e dunque sono libero (o "veramente" libero) anche se il mio povero corpo terreno e il mio spirito stolto lo rifiutano aspramente.dirigere le forze dello Stato secondo il fine per cui esso fu istituito. considerati in realtà in errore sul loro reale intendimento. e lottano con la forza della disperazione contro coloro che cercano. Anzi. ponendosi come misura di libertà anche per quei singoli recalcitranti. Come nota in modo pungente Isaiah Berlin. Tale posizione risulta in forte contrasto con la concezione liberale della libertà.

Rousseau rinuncia anche a un altro dei principi cari alla tradizione liberale. e di conseguenza è contrario alla natura del corpo politico che il corpo sovrano si imponga una legge che non possa infrangere» [Rousseau 2003: 83]. la dividono nel suo oggetto: la dividono in forza e volontà. solo quegli atti rivolti esclusivamente a materie di carattere generale. e cioè alla separazione dei poteri. bensì un atto di magistratura. deve occuparsi esclusivamente di questioni generali. Mentre il rapporto tra il suddito/cittadino e il corpo sovrano risulta non solo legittimo ma vincolante (in quanto interveniente tra due entità distinte). giacché l'alienazione di un tale diritto è incompatibile con la natura del corpo sociale. in quanto volontà generale. Gli scrittori politici che hanno indugiato al principio della separazione dei poteri «non potendo dividere la sovranità nel suo principio. deve esercitarsi nei confronti dei singoli individui. Tale separazione. Di qui nasce la necessità di delega del potere esecutivo che. come semplici funzionari del corpo sovrano. i capi esercitano in suo nome il potere di cui esso li ha fatti depositari. ed è in quanto tale riservato a un corpo separato [Rousseau 2003: 109]. nel quale. la sovranità.].. non è possibile che il corpo sovrano stipuli un contratto con sé stesso: non può. per sua natura. «obbligare il corpo sovrano verso sé stesso. un incarico. Meritano pertanto nome di Legge. A partire da queste considerazioni Rousseau non percepisce nemmeno la necessità di fornire una limitazione costituzionale al potere dello Stato. essendo espressione di un corpo collettivo.. come la volontà che delibera. In realtà Rousseau stabilisce una differenziazione delle funzioni dello Stato.volontà generale. in potere legislativo e potere esecutivo [. Tale delega consegue direttamente all'unico limite che Rousseau pone al potere sovrano: questo. 15 . è per definizione indivisibile nel suo principio. e che esso può limitare. modificare o riprendere quando gli pare. conseguente a un atto di delega all'esecutivo da parte del legislativo: «tale atto è esclusivamente un mandato. aprendo così a una separazione tra esecutivo e legislativo. Il corpo sovrano non può gravare sui singoli sudditi. Questo errore proviene dal non essersi fatti idee esatte sull'autorità sovrana. e dall'aver preso per parti di questa autorità ciò che ne era soltanto l'emanazione» [Rousseau 2003: 94-95]. secondo Rousseau. pertanto. sebbene sotto la guida della volontà generale [Rousseau 2003: 103]. ciò non significa altro se non che lo si obbligherà ad essere libero» [Rousseau 2003: 85]. però. vi sarà costretto da tutto il corpo. ed è contraria al fine dell'associazione» [Rousseau 2003: 134]. Un atto particolare non è così considerato più una legge. risulta meramente funzionale. ma può emanare esclusivamente norme che si applichino alla generalità degli stessi. Come già ricordato.

. Vengono fissati anche dei dogmi di tale 16 . ovviamente. invece. mentre viene guardato con disprezzo il rinchiudersi del privato cittadino nei propri affari: «appena il servizio pubblico cessa d'essere la principale occupazione dei cittadini. E a garanzia contro la degenerazione in senso individualistico dei costumi. intesa come la sanzione del giudizio pubblico di disapprovazione nei confronti della condotta individuale che si discosti dall'impegno civico dovuto alla repubblica. ma ne è invece soltanto il portavoce. è trascurabile in confronto a quello che egli stesso ha» [Mill 2000: 239]. Occupandosi il corpo sovrano della sola utilità pubblica. affermava con forza come «nessuna persona. Anche gli organi di censura. ma in quanto asociale [. E' costui la persona più interessata al proprio benessere: l'interesse che chiunque altro può avere in ciò. ha titolo per dire a un altro uomo di età matura che per il suo bene non dovrebbe fare della sua vita quello che decide di farne. John Stuart Mill. ed essi preferiscono servire con la loro borsa piuttosto che di persona.] non in quanto empio. lo Stato è già prossimo alla rovina» [Rousseau 2003: 178]. e appena se ne discosta..]. le sue decisioni diventano vane e inefficaci» [Rousseau 2003: 219]. lungi dal costituire un corpo autonomo. esso [il corpo sovrano] può bandire dallo Stato chiunque non vi creda [. né alcun gruppo di persone. convinzioni personali o religiose che non entrino in conflitto con tale utilità sono considerate legittime. se non in casi di forte attaccamento personale. Da ciò deriva una spiccata preferenza per una forma di democrazia diretta. Rousseau pone un ruolo per la censura. Una forte preoccupazione del filosofo ginevrino risiede nel tipo di costumi necessari a mantenere tale stato di cose. Ma Rousseau non si limita a prefigurare una censura dei comportamenti in negativo: a conclusione del Contratto sociale si propone di fornire una norma di comportamento in positivo a sostegno della repubblica. La differenza nei confronti dei principi liberali non potrebbe essere qui più radicale.. Non è considerato legittimo. derivante logicamente dall'impossibilità di delega o rappresentanza della volontà generale.. E se qualcuno. dopo aver riconosciuto pubblicamente questi stessi dogmi.La concezione rousseauviana della democrazia non si limita però a essere definita come forma di Stato e di Governo. Vengono in particolare esaltate le virtù civiche come la partecipazione agli affari pubblici. sia punto con la morte: egli ha commesso il peggiore dei delitti. si comportasse come se non ci credesse. sottrarsi al credo civile: «senza poter costringere nessuno a credervi. nel discutere dei limiti dell'autorità della società sull'individuo. ha mentito dinanzi alle leggi» [Rousseau 2003: 233-234]. tramite i lineamenti di una vera e propria Religione civile. non possono che promanare dalla volontà generale: difatti «il tribunale censorio non solo non è l'arbitro dell'opinione del popolo.

]. Anzi. come in tempi di perfetta pace?» [Marx 1966: 917].religione civile. Se estendiamo l'illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti. Una eco di tale ultimo principio si può ritrovare nel paradosso della tolleranza come enunciato da Karl Popper: «la tolleranza illimitata deve portare alla scomparsa della tolleranza. benefica. il diritto di non tollerare gli intolleranti» [Popper 1996a: 346]. previdente e provvida. responsabile e "revocabile in qualunque momento". ma di lavoro. io li riduco a uno solo: l'intolleranza. b) l'elezione. se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l'attacco degli intolleranti. e la tolleranza con essi [. in una situazione di assedio come quella effettivamente sperimentata da Parigi. che pure non si era mai soffermato a lungo sulle questioni normative relative a un futuro Stato socialista. il castigo dei malvagi. come "volontà generale". salvo per quelle che entrino in conflitto coi doveri civili così stabiliti. intelligente. che venivano a configurare un vero e proprio "autogoverno dei produttori". Le caratteristiche dell'esperienza comunarda esaltate da Marx. Karl Marx.. la vita futura. E' da notare come tra le disposizioni più importanti non trovi spazio nessun principio tale da proteggere l'individuo dalle decisioni della maggioranza. d) trasformazione delle forze di polizia in elemento responsabile davanti alla Comune e revocabili in ogni momento. Quanto ai dogmi negativi. Noi dovremmo quindi proclamare. di un consiglio municipale. e) i magistrati e i giudici «dovevano essere elettivi. A ogni credenza che tolleri le altre viene perciò concessa cittadinanza. esecutivo e legislativo allo stesso tempo» [Marx 1966: 908]. in nome della tolleranza. allora i tolleranti saranno distrutti. responsabili e revocabili come tutti gli altri pubblici funzionari» [Marx 1966: 909]. I principi guida della democrazia rousseuviana possono essere ritrovati nell'esperienza della Comune di Parigi del 1971.. ancora una volta. essa rientra nei culti che abbiamo escluso» [Rousseau 2003: 234]. e in particolare «l'esistenza della divinità onnipotente. colse nell'esperienza costituzionale parigina le linee guida che avrebbero dovuto sorreggere lo Stato di transizione (la "dittatura del proletariato") successivo al crollo della società liberale e capitalistica. che finisce pertanto per configurarsi. c) l'abolizione del principio della separazione dei poteri: «la Comune doveva esse non un organismo parlamentare. la santità del contratto sociale e delle leggi: ecco i dogmi positivi. «la Costituzione è il regime della libertà vittoriosa e pacifica» 17 . la felicità dei giusti. erano le seguenti: a) la «soppressione dell'esercito permanente e la sostituzione ad esso del popolo armato» [Marx 1966: 908]. Come già aveva affermato Maximilien de Robespierre. a suffragio universale. «non avrebbe la Comune tradito vergognosamente la sua missione se avesse affettato di osservare tutte le convenzioni e le apparenze del liberalismo.

e il lavoro produttivo cessa di essere un attributo di classe» [Marx 1966: 912]. c) suffragio universale non discriminatorio. e) possibilità per l'elettore di formare liberamente la propria opinione di voto. è in realtà in catene . come in Rousseau.di tipo socio-economico in questo caso). La Comune doveva dunque servire da leva per svellere le basi economiche su cui riposa l'esistenza delle classi. g) principio di maggioranza numerica nelle decisioni. i) rapporto fiduciario del potere esecutivo nei confronti del legislativo [Bobbio 2004: 241]. d) eguale valore del voto individuale. la costituzione della Comune sarebbe stata una cosa impossibile e un inganno. nei paesi liberaldemocratici. ha il perfetto controllo dei singoli atti o decreti di esecutivo e giudiziario. esaltata da Marx come esperimento di ingegneria costituzionale proletaria: «essa fu essenzialmente un governo della classe operaia. il quale. Con l'emancipazione del lavoro tutti diventano operai. Il dominio politico dei produttori non può coesistere con la perpetuazione del loro asservimento sociale. per coerenza interna. nella quale si poteva compiere l'emancipazione economica del lavoro. ogni potere viene fatto promanare dal corpo sovrano.[cit. in Costa 2005: 56]. considerato libero. o "universali procedurali": a) elezione dei rappresentanti del potere legislativo. cioè come metodo [Petrucciani 2003: 195]. 18 . ma non che cosa si debba decidere (per quanto. Tale insieme di regole stabilisce come si debba arrivare a una decisione. ad oggi. lontani dalle acque agitate dei prodromi della Rivoluzione francese o dalla tentazione di costituire democrazie proletarie. pertanto i principi in essa contenuti possono essere sospesi in caso di "stato di eccezione" [Costa 2005: 56]. e quindi del dominio di classe. il prodotto della lotta della classe dei produttori contro la classe appropriatrice. f) presenza di reali alternative di voto. è possibile parlare di democrazia in senso formale. Secondo Norberto Bobbio oggi. le definizioni di democrazia sono articolate in un insieme più o meno esaustivo di regole. «si può desumere che per democrazia si è venuto sempre più intendendo un metodo o un insieme di regole procedurali per la costituzione del governo e per la formazione delle decisioni politiche (cioè delle decisioni vincolanti per tutta la comunità) più che una determinata ideologia» [Bobbio 2004: 241]. e pur aspirando all'abolizione finale dello Stato in quanto tale. Considerando la recente massiccia integrazione dei principi democratici anche in regimi liberali o socialisti. tramite il mandato imperativo di deputati e funzionari. Partendo da presupposti simili a quelli di Rousseau (l'uomo. Senza quest'ultima condizione. b) elezione dei livelli amministrativi inferiori. la forma politica finalmente scoperta. In particolare. è evidente l'analogia tra il pensiero rousseuviano e l'esperienza comunarda parigina. Inoltre. h) non limitabilità dei diritti della minoranza da parte della maggioranza.

19 .vengano escluse quelle decisioni che renderebbero vana una o più delle regole stesse). Si può notare come parte delle regole procedurali non derivino dalla tradizione rousseuviana. ma risultino dall'applicazione dei principi liberali al sistema democratico (in particolare i punti E e H). mostrando come difficilmente oggi si possa prescindere da un'integrazione delle due tradizioni.

mettendo l'Italia sotto la luce più fosca al cospetto del mondo. paralizzando l'esecutivo. e alla fine contando su una condanna penale che sperano possibile e che costruiscono con il preciso intento di togliermi i diritti civili. però. Il controllo di costituzionalità delle leggi risulta un fattore fondamentale nelle società liberal-democratiche. il Presidente del Consiglio italiano. Questo accade qualora al corpo legislativo non vengano posti dei limiti rispetto al tipo di norme potenzialmente emanabili. Se invece non piace alla Corte costituzionale. vincolando il Parlamento a non travalicare i valori ultimi posti a fondamento della comunità politica. dichiarava quanto segue: «l'obiettivo [della magistratura] conclamato. è il popolo elettore e con esso il Parlamento. e poi perché in un una democrazia il giudice di ultima istanza.Parte II APPLICAZIONI II. Il considerare la sovranità popolare come potere assoluto può portare alla "tirannide della maggioranza". Silvio Berlusconi. il Presidente del Consiglio lamentava che «se una legge non piace al capo dello Stato e al suo staff. e io Ho fiducia di trovarlo. Pochi giorni prima Berlusconi.I IL DIFFICILE RAPPORTO TRA LIBERALISMO E DEMOCRAZIA Liberalismo e democrazia costituiscono due facce della stessa medaglia. parlando di una serie di indagini giudiziarie che lo vedono nel ruolo di indagato o di imputato. In un intervista a Il Foglio di Giuliano Ferrara. intanto perché c'è un giudice a Berlino. aveva dichiarato: «Quando il Parlamento fa una legge non ci deve essere più questa possibilità che i PM impugnino la legge e la Corte Costituzionale la abroghi in osservanza dei desideri dei PM» [Rai News 24 2011]. Non ce la faranno. che sono i soli titolari della sovranità politica» [Il Foglio 2011]. Allo stesso tempo la libertà non può essere preservata senza un controllo attivo e costante nei confronti del potere dello Stato: le libertà politiche sono la garanzia delle stesse libertà civili. 20 . cioè al dominio assoluto di una parte della società sull'altra. presente a una inaugurazione a Milano. la respinge» [Tg3 2011]. proclamato e declamato ad alta voce è il far saltare governo e maggioranza attraverso l'assedio giudiziario. quando si tratta di decidere chi governa. intervenendo telefonicamente a una manifestazione del movimento Alleanza di Centro a Milano. quella legge torna alla Camera e al Senato. ma il considerare prioritaria una faccia o l'altra porta a concezioni politiche radicalmente diverse. Più di recente.

avendo plasmato le proprie costituzioni e il dibattito politico interno sull'accettazione delle regole del gioco prescritte da entrambe le correnti di pensiero. Così Friedrich Hayek riassume il passaggio storico dallo Stato liberale allo Stato democratico: «l'avvento della democrazia nel secolo scorso portò un cambiamento decisivo nell'ambito dei poteri governativi. viene a presentarsi l'esigenza di redigere leggi positive a garanzia dei diritti dell'individuo: «l'apporto specifico del giusnaturalismo consiste qui nell'avanzare la richiesta che anche queste leggi siano 21 . Secondo Norberto Bobbio diritto e dovere sono facce diverse della stessa medaglia: proclamare un diritto per qualcuno significa imporre un dovere a qualcun altro (in sostanza il non calpestare il diritto del primo soggetto). due tradizioni che. come principi irrinunciabili della società contemporanea. gli sforzi erano stati rivolti alla limitazione dei poteri del governo. Soprattutto a seguito della Rivoluzione francese e dell'esperienza del Terrore i filosofi politici dell'ottocento hanno iniziato a interrogarsi sui limiti a cui il potere popolare dovesse essere necessariamente sottoposto per salvare le libertà individuali. Oggi la totalità dei paesi "occidentali" può essere considerata liberal-democratica. Allo stesso modo. come nel discorso su diritti e doveri. ad oggi è impossibile non guardare liberalismo e democrazia come facce della stessa medaglia. comporta una visione dello Stato e della società profondamente diversa.Nelle dichiarazioni sopra riportate è possibile scorgere uno dei temi classici della filosofia politica e cioè il contrasto tra liberalismo e democrazia. e lo sviluppo graduale delle costituzioni non ebbe altro intento che questo. Mentre nella società arcaica. Per secoli. tramite la visione contrattualistica dello Stato. Ma improvvisamente si ritenne che il controllo del governo da parte dei rappresentanti eletti della maggioranza rendesse inutile qualsiasi altro controllo sui poteri del governo. mentre le facce della medaglia restano le stesse. ove l'unità da proteggere era primariamente il gruppo e non l'individuo. pur avendo marciato affiancate per lungo tempo. Quindi. Nella Francia rivoluzionaria. il retto della medaglia veniva considerato primariamente il dovere. sulla libertà individuale o sulla partecipazione collettiva. Ma. si fondano su principi in larga parte contrastanti. la scelta del punto di vista da cui guardarle può costituire una vera e propria "rivoluzione copernicana". cosicché si poteva fare a meno di tutte le varie tutele costituzionali che erano state create nel tempo» [Hayek 1988c: 169]. non è possibile uno sguardo neutro: porre l'accento su una faccia o l'altra. con la nascita dell'individualismo e del liberalismo la faccia della medaglia con più elevato valore morale diventa quella del diritto. in grado di generare conflitti di grande rilevanza e attualità. e può comportare quel passaggio da una concezione positiva a una negativa della libertà [Bobbio 1990: 53-56].

il contrasto suggerito da questa asserzione è del tutto falso: non è la fonte. al di sopra dei limiti imposti dagli altri poteri dello Stato). ma la limitazione del potere che gli impedisce di essere arbitrario. Il sovrano non è però spontaneamente "buono": deve essere messo di fronte a limiti invalicabili e sottoposto a controlli efficaci» [Costa 2005: 61]. Il consenso degli individui titolari di diritti naturali diventa così il principio di legittimazione della società politica e questa il prodotto di un patto. piuttosto. ci si trova nell'imbarazzante situazione per cui nessuno dei due sistemi esclude necessariamente. Certo... in linea di principio.]. le leggi e i diritti è sostanzialmente assente: domina. tra il tentativo di diminuire il potere del corpo collettivo nei confronti dell'individuo e l'allargamento delle attribuzioni dello stesso corpo collettivo a scapito dell'individuo [Portinaro 2001: 103-104]. In La democrazia in America. con gli autori successivi. sia una sovranità "buona" [. esprimeva la seguente considerazione: «considero empia e detestabile questa massima: che in materia di governo la maggioranza di un popolo ha il diritto di far 22 . fondata sul consenso. e se l'opposto della democrazia è l'autoritarismo. l'opposto dell'altro. contemporaneamente liberali e democratiche. Crollerà così. Ma tra tale tradizione e il primo liberalismo ottocentesco si pone l'esperienza della Dittatura del Comitato di salute pubblica. Il controllo democratico può impedire al potere di divenire arbitrario. Nell'orizzonte rivoluzionario la preoccupazione sulle possibili contraddizioni tra il potere sovrano. vale a dire di un accordo consapevole attraverso il quale si realizza la fusione delle volontà individuali» [Portinaro 2001: 101]. Tale termine trova la sua più chiara definizione in Alexis de Tocqueville. E' possibile immaginare una democrazia totalitaria e. Se l'opposto del liberalismo è il totalitarismo. nello studiare la particolarità delle istituzioni degli Stati Uniti. una confusione tra i due concetti di libertà.sottoposte al vaglio dell'interesse e della ragione naturale. Pertanto «non c'è giustificazione alla credenza che finché il potere è conferito democraticamente non possa esercitarsi arbitrariamente. mentre sembrano essere assenti le tipiche cautele del pensiero liberale nei confronti del potere dello Stato e dell'asservimento dello stesso alla "tirannide della maggioranza". Le citazioni del Presidente del Consiglio riportate a inizio paragrafo sembrano appartenere a una concezione radicale della democrazia di tipo rousseauviano (il Popolo e il Parlamento come "giudice di ultima istanza quando si tratta di decidere chi governa". un autoritarismo liberale [Hayek 1988b: 159]. occorre un sovrano che con la forza induca i cittadini al rispetto dei diritti e delle regole fondamentali. la convinzione rousseauviana «che una sovranità legittima. Tocqueville. attribuita al popolo. ma questo non accade per la sua mera esistenza» [Hayek 2001: 74]. una sintesi che non può che risultare contraddittoria. al limite.

proteggersi anche «dalla tirannide dell'opinione e del sentimento prevalenti. ma credo che la libertà sia in pericolo. ma di tutti gli altri su ciascuno. contemporaneo di Tocqueville. E' necessario. che può 23 . che bisogna sempre porre da qualche parte un potere sociale superiore a tutti gli altri. la volontà della parte più numerosa o più attiva di esso. Infatti «il Popolo che esercita il potere non coincide sempre con il popolo su cui il potere viene esercitato. La giustizia rappresenta. Sono. se possibile.e. con mezzi diversi dalle sanzioni civili. di per sé..] Ritengo. a prevenire . dunque. in pratica. dalla tendenza della società a imporre. non solo dalla maggioranza di questo o quel popolo. non sarebbe in grado di proteggere l'autonomia individuale. può desiderare di opprimere una parte dei suoi membri. di conseguenza.. Nel ripercorrere l'evoluzione dei diritti rivendicati dall'uomo. in contraddizione con me stesso? Esiste una legge generale che è stata fatta. e a costringere tutti i caratteri a uniformarsi ai propri modelli» [Mill 2000: 41-43]. o almeno adottata. le proprie idee e le proprie pratiche a coloro che dissentono da essa. quando questo potere non trova davanti a sé nessun ostacolo capace di rallentare il suo cammino e di dargli il tempo di moderarsi [Tocqueville 1968: 297-298]. il limite del diritto di ogni popolo» [Tocqueville 1968: 297]. Mill giunge alle teorie democratiche sue contemporanee. Il popolo.la formazione di qualsiasi individualità non in armonia con i suo schemi. vale a dire della maggioranza o di coloro che riescono a farsi accettare come tale. Il principio democratico. «se ammettete che un uomo. dal governo limitato fino all'autodeterminazione dei popoli. dunque. a ostacolare lo sviluppo . investito di un potere assoluto. Anche John Stuart Mill. può abusarne contro i suoi avversari. La protezione della sfera individuale va quindi garantita non solo nei confronti dello Stato. Ma tale tirannide non si esercita esclusivamente da parte dello Stato nei confronti dell'individuo: accanto alle maggioranze parlamentari esistono le maggioranze di opinione presenti nella società civile. e tuttavia pongo nelle volontà della maggioranza l'origine di tutti i poteri. forse. Questa legge è la giustizia. esprimerà analoghe considerazioni sul tema della tirannide della maggioranza. quindi. Per Tocqueville la garanzia delle libertà individuali risiede in un principio sovrano rispetto alle mutevoli leggi positive emanate da maggioranze variabili. e l'"autogoverno" di cui si parla non è il governo di ciascuno su sé stesso. e le precauzioni contro questa eventualità si rendono tanto necessarie quanto quelle contro ogni altro abuso di potere» [Mill 2000: 39-41]. dove trova che nobili concetti quali l'autodeterminazione o il "potere del popolo su sé stesso" stavano lentamente evolvendosi verso il loro opposto. perché non ammettere la stessa cosa per una maggioranza? [. La volontà del popolo significa inoltre. ma dalla maggioranza di tutti gli uomini. Difatti.tutto.

ha nondimeno fornito funesti pretesti a più di un genere di tirannia» [Constant 2001: 18]. Ogni esilio decretato da un'assemblea per presunti motivi di salute pubblica. nel suo discorso La libertà degli antichi.cadere in mano a una maggioranza dispotica. Anzi. persino negli Stati più liberi non è sovrano che in apparenza» [Constant 2001: 8]). ogni loro suffragio aveva un peso rilevante. Per questi motivi il sistema di Rousseau. paragonata a quella dei moderni. Poiché. «trasferendo ai nostri tempi moderni un'estensione di potere sociale. Nella convinzione che tutto dovesse cedere alla volontà collettiva Rousseau e seguaci avrebbero commesso il grave errore di ritenere la perdita di libertà individuale causata dalle decisioni della maggioranza pienamente compensata dal guadagno in libertà politica disponibile a ciascuno. anche qualora fosse andato a comprimere la libertà individuale. è un crimine di quell'assemblea contro la salute pubblica. che ogni vessazione. è inutile e di conseguenza ingiusta [.]. Ne deriva che un moderno effettuerebbe uno scambio ben poco vantaggioso se barattasse la propria libertà privata con quel poco di libertà politica che gli spetta. così va l'argomento. di sovranità collettiva che apparteneva ad altri secoli. è schiavo in tutti i suoi rapporti privati» [Constant 2001: 7]) e una "dei moderni" (ove «l'individuo. rendendo più appetibili i godimenti privati rispetto a quelli pubblici.. motivata dalla necessità di diminuire tale influenza. nell'osservanza delle forme e nel mantenimento delle garanzie» [Constant 2001: 24]. senza nuocere ad altri» [Constant 2001: 26]. I "moderni". vivendo in comunità più numerose. uguali o superiori. che. mentre la libertà individuale costituisce la vera libertà dei 24 . il che rendeva la libertà politica un bene particolarmente prezioso e desiderabile. Constant dichiara perentoriamente: «siamo dei moderni. rischiavano di annullare le libertà civili. quel genio sublime. nel proclamare l'assolutezza della libertà politica. però. Ma nella società moderna l'influenza individuale sulla società «è talmente dispersa tra una moltitudine d'influenze. esprimeva una forte preoccupazione nei confronti delle dottrine. sviluppare ciascuno le nostre facoltà come meglio ci sembra. tra una libertà "degli antichi" (tra i quali «l'individuo. Constant distingue. come quella di Rousseau.. al contrario. che vogliamo godere ciascuno dei nostri diritti. verso un disimpegno totale dalla sfera pubblica in senso lato. gli "antichi" vivevano in piccole comunità. sovrano pressoché abitualmente negli affari pubblici. analogamente a quanto farà poi Berlin. ma dal tentativo persistente della società di imporre dei fini propri ai membri recalcitranti. indipendente nella vita privata. Tale esaltazione della libertà civile rispetto a quella politica non si indirizza. destinano a ogni individuo una piccolissima parte di sovranità. che risiede sempre e soltanto nel rispetto delle leggi. Anche Benjamin Constant. animato dall'amore più puro della libertà.

ma almeno lo costringe a non essere infedele alle proprie leggi e ad essere coerente con sé 25 . p. da parte di un potere autonomo dello Stato. a partire da Locke (cfr. Allo stesso tempo. riteneva che «forte del diritto di dichiarare le leggi incostituzionali. ed esclude la legislazione che sia direttamente indirizzata a persone particolari. tramite l'impugnazione della magistratura ordinaria e il giudizio di costituzionalità da parte della Corte costituzionale). esaminano con attenzione e severità se gli intendenti fanno il loro dovere. pur non risultando la democrazia in grado. . di garantire una sicura difesa contro l'oppressione. Pertanto. Constant introduce il problema Principale/Agente nell'ambito politico. Egli non può forzare il popolo a fare certe leggi. In stridente contrasto col liberalismo tocquevilliano risulta. che non siano negligenti.] il potere coercitivo dello Stato può essere utilizzato solo in casi definiti in anticipo dalla legge e in modo tale che sia possibile prevedere come verrà utilizzato» [Hayek 2001: 87]. I. incapaci» [Constant 2001: 31]. «in quanto convenzione che consente a qualsiasi maggioranza di liberarsi di un governo che non le risulta gradito. delle leggi prodotte dal Parlamento (in particolare dal potere giudiziario. Constant mette in guardia dai pericoli per la libertà individuale nel rinunciare con troppa facilità al proprio potere politico a causa del concentrarsi esclusivamente sui propri affari privati. Ritornando alla metafora della medaglia citata in apertura.. affermando come «se non sono del tutto privi di senno.. la libertà politica ne è la garanzia. par.I. il magistrato americano interferisce continuamente negli affari politici. contro gli sbandamenti delle maggioranze parlamentari.moderni. Nel pensiero liberale. è opinione corrente che le leggi non possano occuparsi di qualunque cosa. Secondo Hayek «il Governo della Legge [Rule of Law] quindi implica dei limiti alle possibilità della legislazione: le restringe a quel genere di regole generali conosciute come norme strumentali [formal law]. è necessario un controllo di costituzionalità tale da non permettere che vengano rinnegati i diritti statuiti nella Costituzione o immanenti alla prassi costituzionale. ed è perciò imprescindibile. il secondo principio chiaramente esposto nelle dichiarazioni del Presidente Berlusconi: l'intangibilità. Con una analogia tra attività economica e democrazia rappresentativa. la democrazia ha un valore inestimabile» [Hayek 1988c: 168]. 6). ma resta sempre la necessità di considerare una faccia della medaglia come dotata di priorità rispetto all'altra. gli uomini ricchi che hanno degli intendenti. che vedeva nel potere illimitato della maggioranza il principale pericolo alle libertà. per Constant libertà politiche e civili si integrano necessariamente. da sola. poi. corruttibili. Tocqueville. o al rendere possibile a qualcuno l'utilizzo del potere coercitivo dello Stato con l'obiettivo di realizzare tale discriminazione [.

]. al corpo sovrano il potere di direzione degli affari particolari. può togliere ai giudici il loro seggio.. e quindi vincolandosi ad accettarla come valida universalmente e applicabile a un numero indefinito di casi futuri. legge naturale. In tal modo rinuncerebbe a piegare la norma a casi particolari. Secondo Isaiah Berlin la differenza tra una società libera e una società democratica consiste nell'esistenza. In tal senso. richieste imprescindibili dell'utilità o degli "interessi permanenti dell'uomo". Oso predire che queste innovazioni avranno presto o tardi risultati funesti e che ci si accorgerà un giorno che. con la sua concezione di volontà generale da cui dipendeva ogni altro potere. Il fattore su cui si basa la distinzione classica tra legislazione e atti particolari risiede nel fatto che il legislatore dovrebbe dimostrare di ritenere una legge da lui adottata giusta. ma la repubblica democratica stessa» [Tocqueville 1968: 317]. o della mia società o cultura [.stesso. Una fede autentica nell'inviolabilità di un livello minimo di libertà individuale implica l'esistenza di un qualche punto fermo assoluto di tale fatta. la democrazia in quanto tale non è logicamente vincolata a una simile fede» [Berlin 2005: 215]. «il diritto doveva basarsi sull'opinione che certi tipi di azione erano giusti o ingiusti. Rousseau. Da questo discenderebbe il dogma della sovranità popolare come potere illimitato. nella prima. e la conseguenza che ogni atto del corpo legislativo non dovrebbe trovare altro limite al di fuori di sé stesso. Secondo i classici del pensiero liberale una società non può essere considerata libera se non vigono due principi interdipendenti: il fatto che nessun potere può essere considerato assoluto. E' chiaro che essa ha poco da sperare dal dominio delle maggioranze. Secondo Hayek l'equivoco. con ciò mantenendo in vita la costituzione democratica stessa. di confini della libertà che a nessuno può essere consentito valicare. dava. non si avrà solamente intaccato il potere giudiziario. E' possibile trovare questi limiti in regole nominabili variamente come «diritti naturali. diminuendo così l’indipendenza dei magistrati. su richiesta delle due Camere. e non sulla volontà di perseguire risultati particolari» [Hayek 1988e: 112]. parola di Dio. mentre solo i diritti possono essere considerati tali. e che esistono 26 . cioè una particolare volontà. il potere giudiziario permette che vengano conservate quelle libertà ritenute inviolabili dalla Carta fondamentale. di fatto. Proprio nel porre un freno alla volontà popolare. risalente a Rousseau. insito alla teoria democratica è di scambiare la volontà popolare con l'opinione popolare. il governo.. posso crederle valide a priori o sostenere che sono i fini ultimi miei. nella maggior parte delle costituzioni degli Stati. Certe costituzioni fanno eleggere i membri dei tribunali e li sottopongono a frequenti rielezioni. Non ignoro che esiste negli Stati Uniti una segreta tendenza che porta il popolo a ridurre il potere giudiziario.

27 .dei confini non arbitrari entro cui ogni persona dovrebbe essere inviolabile. per i fautori della libertà positiva la richiesta di base è che l'autorità venga posta nelle loro mani [Berlin 2005: 215-216]. Mentre lo scopo dei fautori della libertà negativa consiste nella limitazione dell'autorità in quanto tale.

e non.credo quello vero e originale .. ma anche degli aspetti radicalmente differenti. come ricordava Hayek. mettendo in ombra principi altrettanto importanti come quelli liberali.la parola magica "democrazia" è diventata così onnipotente che tutti i limiti tradizionalmente imposti al potere governativo stanno crollando davanti ad essa» [Hayek 1988c: 168]. ribadire l'importanza di una maggiore presenza nel dibattito pubblico di considerazioni che attingano dai classici del pensiero liberale forse non è superfluo. Come nota lo storico Paul Ginsborg l'Italia rischia di scivolare in una forma di democrazia meramente elettorale. sono sempre più turbato per la crescente perdita di fede nella democrazia tra gli uomini di pensiero. Friedrich Hayek diceva: «il concetto di democrazia ha un significato .]. il perché una democrazia illimitata può diventare un pericolo per la libertà individuale. Nel paragrafo II.e forse in parte perché . invece. Questo fenomeno non può essere più ignorato: sta diventando preoccupante proprio nel momento in cui . di liberalismo e democrazia. In un momento in cui la democrazia assurge a principio dominante.. remoto o meno che sia. è importante riaffermare altrettanto la necessità della democrazia come garanzia delle altre libertà. Se questo è il pericolo. tra i concetti. come previsto dal dettato costituzionale [Ginsborg 2003: 83]. E' necessario. Come superflua non dovrebbe essere l'attenzione a una maggiore precisione nel linguaggio del dibattito politico. alla base della società contemporanea. Tramite alcune citazioni prese dal dibattito politico contemporaneo ho messo in luce come l'assenza di tale pericolo non possa essere data necessariamente per scontata. 28 . metterla in discussione. ove sia sufficiente vengano rispettate una serie di garanzie di minima relative al libero svolgimento di elezioni regolari.per il quale ritengo valga ben la pena di lottare [. non ignorare nemmeno il pericolo opposto. tramite il pensiero dei classici del liberalismo. In tal modo si rischierebbe di perdere il carattere di democrazia propriamente liberale.CONCLUSIONI In una conferenza sul futuro della democrazia tenuta nel 1976. nella coscienza degli aspetti comuni. Per questo motivo.I ho cercato di riportare alla luce.

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