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Leonardo Spina Sonia Fioravanti

IL CLOWN DOTTORE Vita, sorte e miracoli
di un operatore di limite

EDIZIONE SPECIALE IN OCCASIONE DELLA XXXI MOSTRA MERCATO Sorano (Gr) 10-18 agosto 2011

diffusione consigliata nessun diritto riservato no © Direzione editoriale Marcello Baraghini Redazione ed editing Irene Bianchini Grafica e impaginazione Marco Bisogni Stampa Iacobelli srl, Pavona (Roma)

Dedichiamo questo lavoro a quattro persone importanti. A Shaadi, clown sociale palestinese, e a Stefano Rolla, creative producer del film Clownin’ Kabul, uccisi dalla follia della guerra. A Barbara Forghieri (dott. Trilly) e Consiglio Pontillo (dott. Chicchirichì), uccisi dalla malattia. Ringraziamo tutti i clown dottori che, con il loro lavoro, quotidianamente seguono migliaia di persone in difficoltà e al contempo ci hanno consentito di studiare e comprendere meglio le potenzialità terapeutiche, riabilitative e formative delle emozioni positive.

Se un solo individuo, una famiglia, un’organizzazione o una nazione soffre ed è nel dolore, l’umorismo è una parte necessaria del suo progetto di guarigione J. Marek

I. IL PARADIGMA DELLA VALLE DI LACRIME Siamo tutti figli della Bibbia. Almeno, lo sono tutti i cristiani, i musulmani e gli atei, figli delle civiltà fiorite in Europa, Vicino Oriente e nell’America colonizzata dagli europei. Nello sviluppo della storia umana, per varie e complesse ragioni, queste civiltà dell’Occidente sono divenute predominanti nella mentalità collettiva del mondo, grazie a un modello economico apparentemente vincente, sovrapponendosi ad altre importanti culture, come quelle indù, cinese o giapponese. Potremmo dire che la mentalità biblica influenza il comportamento di quasi tutti gli umani del pianeta. Tutti sono profondamente imbevuti del messaggio “primo” della Bibbia: l’Universo è stato creato dal lavoro di Dio. La concezione lavorista della Creazione appare chiara quando, dopo aver “sudato” sei giorni, il settimo Dio si riposa, santificando il riposo come sacro; stabilendo che il lavoro è una cosa – quella che più deve impegnare chi intende modificare la realtà – come pare sia il destino dell’uomo, e un’altra cosa è il riposo (sacro e quindi benedetto). Se ne potrebbe dedurre che il lavoro è attività non benedetta e, in effetti, quando Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso (dove non lavoravano) ricevettero un viatico che ha più della maledizione che della profezia. A Eva Dio disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà». All’uomo: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie […] maledetto sia il suolo per causa tua! […] Con dolore ne trarrai il cibo per tutti 3

i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane» (Genesi 3,16). Ma il lavoro nobilita l’uomo? In realtà sappiamo che, al contrario, nell’ottica della morale protestante, soprattutto calvinista, che sta alla base del moderno capitalismo, la prosperità economica, figlia del lavoro, rappresentava la benedizione di Dio. Come che sia, benedetto o maledetto, il lavoro risulta centrale. Infatti, tornando al lavoro di Dio, il destino degli umani era già segnato prima della disobbedienza poiché, se Dio aveva faticato tanto per creare l’Universo (al punto da essere così stanco, Lui che può tutto, da doversi riposare), per quale motivo suo figlio, sua immagine e somiglianza, avrebbe potuto oziare? La trappola era pronta: alla prima modifica della realtà stabilita, fatta per infantile curiosità, gli umani vengono precipitati nell’abisso del lavoro che, in altre lingue e dialetti, viene paragonato al più forte dei dolori fisiologici dell’essere umano, il travaglio (trabajo in spagnolo, travail in francese, u’ travagghiu nel nostro Sud). Ben si comprende che tutto questo ragionamento è metaforico e che il testo del Vecchio Testamento può essere letto in molti differenti modi, tra i quali quello meno ortodosso e più interessante di Zecharia Sitchin.1 Ai fini del nostro discorso quel che importa sono la nascita e la creazione della mentalità collettiva lavorista, incline al dolore correlato alla fatica del vivere. Nel momento più alto dell’esistenza divina, la Creazione, la massima emozione positiva che Dio esprime, stando al testo biblico, è: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.» (Genesi 1,31). Un po’ pochino. Il piacere Chiunque abbia mai creato una qualsiasi cosa nella propria vita sa bene che al creare è correlato il piacere, a partire dalla riproduzione, atto fondamentale, che avviene solo perché è piacevole. La Natura ha provveduto a offrire il piacere come ricompensa dello sforzo (consumo di energia vitale) di riprodursi. 4

In mezzo… una vita fragile. in cui la paura predomina e si è fatta categoria politica (il terrorismo di persone e di Stato) e malattia (attacchi di panico) e ci consuma l’esistenza. E allora perché il piacere e le sue estensioni (l’amore. davanti alla “scatola magica”. il Papiro di Leida. cui siamo strettamente legati. un po’ come i depressi spesso si affezionano al loro male oscuro. venimmo folgorati dalla notizia dell’esistenza di un’antica fonte documentale. anzi vengono considerati eccezioni? Una risposta l’abbiamo: la cultura occidentale. 5 . Non ci pensiamo neppure. mentre ci accingevamo a completare il volume La terapia del Ridere 2. fin dal primo vagito. si è immedesimata ed è rimasta prigioniera del Paradigma della Valle di Lacrime. il soddisfacente…) non albergano nella nostra vita. secondo la concezione lavorista della cosmogonia che ci è stata insegnata. ripetendo a noi stessi l’incontrovertibile verità: siamo figli del piacere? No. lavoratori. fatta spesso di patimenti. con conseguente maledizione ai progenitori: nasciamo peccatori. Ci svegliamo mai la mattina. mai. Una vita in cui la speranza è diventata un lusso per scemi e sognatori. Nel 1999. Neghiamo l’evidenza. in cui il piacere è negato. colpevolizzato. il buono.Potremmo dire che alla base della vita c’è sì un lavoro. Una vita in cui tutte le sere. ma compiuto solo per piacere! Potremmo anche riaffermare che non c’è o non dovrebbe esserci “lavoro” (creazione) senza piacere. dal quale alcuni autori 3 avevano estrapolato questo brano: «Dal riso di Dio nacquero i sette dèi che governarono il mondo. Se immaginassimo qualsiasi lavoro come creativo potremmo dire che lavorare è un piacere. mercificato. pur di restare nel Paradigma della Valle di Lacrime. “per distrarci” siamo bombardati di cattive notizie e di violenza. L’intristimento globale e il Papiro di Leida Questo paradigma (che è culturale e quindi relativo) ci accompagna dalla prima manifestazione (piangere di dolore) all’ultima cosa che facciamo (avere paura della morte). Non appena scoppiò a ridere apparve la luce. il bello.

nella vita di tutti i giorni. l’OM ecc. il Big Bang.7 Dal canto loro gli scienziati ipotizzano che tutto sia nato da un’esplosione incommensurabile. Cosa resta. Poi. molte tradizioni religiose ci tramandano come l’Universo sia stato creato mediante un suono (il Verbo. al sorriso. Vuoi vedere che la 99a armonica. François Euvé 6. un mettersi alla prova irresistibile. alla quinta il destino. per potenziarsi mentalmente e fisicamente… Per creare… Il gioco come vero lavoro per i nostri cuccioli. nel quale Egli si prova e si riconosce… Fantastico! Un teologo francese. al giorno d’oggi? Quanto tempo hanno a disposizione i nostri bambini per esprimersi nel gioco? Sempre meno e sempre di più mediante complessi aggeggi elettronici. uno scherzo fatto a se stesso. se fosse stata questa la Genesi da tutti noi appresa al catechismo. 6 . al piacere. per farsi sorprendere e meravigliare da essa. mediante la quale poter finalmente dare un posto autentico.Scoppiò a ridere per la seconda volta e fu acqua dappertutto. è una grassa risata? Gli studiosi del comportamento umano e i pedagoghi ci suggeriscono come sia il gioco a far crescere i nostri piccoli. Un gioco sorprendente. Dio inspirò profondamente. prima di scoppiare a ridere per la settima volta. di questo. ma come gioco dell’Altissimo. con riflessi impensabili sul nostro status di passeggeri del pianeta Terra. alla quarta la generazione.) e alcuni mistici offrono come spiegazione agli stati dimensionali più o meno densi il fatto che l’Universo si sviluppa vibratoriamente su 99 ottave. un divertimento galattico. aveva riso tanto da lacrimare.5 A parte lo splendore intrinseco dell’immagine di un Dio così coinvolto dal godimento di creare ci venne in mente che. una burla cosmica. Per inciso. tutto il paradigma culturale sarebbe stato diverso. alla gioia. quella del Dio Creatore. Dalle sue lacrime nacque l’anima. Alla terza risata apparve Ermes 4. Il gioco come modalità per conoscere la realtà. ha abbracciato questa straordinaria ipotesi. Appare qui l’Universo non più come lavoro di Dio. per relazionarsi con la natura e le persone. al riso. alla sesta il tempo».

7 . Il Coyote appartiene alla stirpe degli dèi tricksters. presso alcune tribù del Nord America. In certe culture non si poteva pregare (entrare in contatto con la divinità) se prima non si era riso. contrarie alla logica («al suo comando i fiumi scorrono al contrario e le montagne si alzano e camminano»8). l’inversione. siberiana e moltissime altre. norvegese (Loki). per fare in modo che. spiriti. L’aver mortificato questa meravigliosa capacità di provare gioia gratuita. Secondo l’antropologo Ake Hultkrantz. è un essere spirituale (o spirito incarnato) dotato spesso di ubiquità.9 Potremmo dire che gli dèi creatori concludano la loro forza propulsiva nella Creazione stessa e abbiano poi bisogno di un elemento dinamico in grado di giocare fuori dalle regole. in nome delle cose serie. cioè “imbroglioni”. si ripristini il corso delle cose. ma rinnovato. mediante la sorpresa. intelligente e sciocco al tempo stesso. quasi che i bambini abbiano perso l’anima di “giocatori” che li ha sempre contraddistinti. ricreato. mette in contatto l’uomo con le sue contraddizioni e con la sua vera natura. un sostituto mitico della nozione religiosa del Grande Spirito. è stato uno dei più grandi delitti contro l’umanità dell’uomo. Compie imprese folli. II. greca (Ermes). dal ribaltamento.Nelle feste dei piccoli è immancabile l’animatore. Gli effetti delle azioni dei tricksters sono spesso involontariamente positivi. Tutte convengono sulla sacralità del ridere di queste figure mitologiche. Lo stesso Cristianesimo ha conosciuto il Risus Paschalis (il Riso di Pasqua). dato che le loro macchinazioni sono frutto di una personalità stolida e abile assieme. il cui nome era troppo importante e sacro per essere usato in una cerimonia. maschi o femmine. questa accezione è il risultato di un tabù. conosciuti in altre mitologie: nordamericane Zuni e Hopi (Kokopelli). che apre le menti e libera dagli schemi rigidi. esseri umani o animali. l’inciampo. slava. DAL DIO BURLONE AL CLOWN/BUFFONE Il Coyote. A volte è egli stesso il Creatore (come nel mito che vede il Vecchio Coyote impastare l’argilla e “fare la gente”).

per esempio. Le capacità sciamaniche di adesione al Tutto avevano sviluppato. buffe. Siamo alla nascita del clown/buffone 10 come archetipo sociale. I Nativi americani. consente di elevare le coscienze. al momento del loro incontro con i bianchi. Essi ridono alle spalle delle proprie vittime ma spesso – come spesso i furbi che si scoprono sciocchi – sono vittime essi stessi delle loro trame. Ma la tecnologia interessava loro relativamente… Era invece notevole il livello della loro civiltà spirituale. membro sacro della tribù che. dal briccone divino al buffone rituale. Lo studio delle culture native può far comprendere come sia avvenuto. 8 . “fermi” al Neolitico. sciocche. In questo senso il riso espresso dall’heyoka è fortemente conservatore. la comunicazione spiazzante. ingannevoli. anche forme di conoscenza avanzata. A volte sono in grado di auto fertilizzarsi. mediante azioni fuori dalla norma. La spiritualità dei Nativi consisteva (e consiste) in questo sacro rispetto di ciò che vive e in tale categoria entra anche il mondo minerale. Questo potere è la derisione. divenendo rivoluzionario nel momento in cui può essere usato contro il potere stesso. delle leggi non scritte. fornisce maggiore consapevolezza nello specchio offerto all’uomo normale. in termini socio-antropologici. la mobilità. dei ruoli e delle gerarchie in esso stabilitesi. vissuta come immanenza e compenetrazione con le forze della natura (e conseguente comprensione dei fenomeni della natura stessa). erano. Rappresentano il dinamismo. La farmacopea delle nazioni indigene. la facoltà di trascinare nel ridicolo chi di quelle leggi non è fedele interprete. il cambiamento. era sensibilmente più sviluppata di quella dei coloni.A volte il loro genere sessuale è indefinito o invertito. L’heyoka detiene anche il forte potere sociale della conservazione della cultura del popolo. a livello tecnologico. grottesche. il passaggio dal divino riso divino al riso umano. attraverso stati alterati di coscienza. l’heyoka. che a noi appare inanimato. il contrario.

gioia. ad accettare l’impensabile e l’inesistente. letterati. la Chiesa imponeva di chiudere dietro al chiavistello dei denti la risata. piacere).L’incubo dei potenti Il riso. Un fenomeno che coinvolge olisticamente tutti i piani dell’essenza dell’uomo: il corpo (piano materiale). coraggio. psichiatri. il piano immateriale dell’Universo 11. l’arma migliore. l’emozione prediletta per coloro che intendono restare sui piani alti della piramide. per sua stessa definizione. l’“homo scientificus occidentalis materialis” ha cercato di frenare un fenomeno potenzialmente dirompente come il ridere. seppure spesso momentaneo. il riso del popolo. il momento più buio per la libertà dell’uomo. politici che. è in grado di aprire una finestra sull’ineffabile. in pochi. Siamo in presenza di uno stato alterato di coscienza. salutare. dell’Asino… Giornate gioiose travasate e poi svilite nel Carnevale occidentale. aumenta le difese immunitarie). possiamo dire. Nell’affannarsi a costruire e rendere stabile – in tutte le epoche – una società piramidale che. provoca emozioni positive (fiducia. energetico. a dispetto di quell’oppressivo potere. di amare incondizionatamente. inducendoci anche a sospendere la normale coscienza. siano stati filosofi. Il riso fa bene al corpo (ne rigenera i sistemi. lordura della bocca… Perché in quella risata si annidava un potente antidoto alla paura. Chi ride fa un grande regalo a se stesso. di trar piacere dal proprio talento. Ridere è liberatorio. teologi. di cui si fa arma. psicologi. sensuale. dei Santi Innocenti. in cui vi sono tutte le caratteristiche di tale condizione: sostanze oppioidi – seppure endogene – che influiscono sia sul corpo che sulla mente. quello delle Feste dei Folli. come fenomeno del tutto umano. 9 . accendendo la coscienza. le emozioni. le relazioni e il piano spirituale. come autodifesa e ricordo di un’età felice. nel Medioevo esistevano e resistettero molte occasioni di cachinno. Ecco perché nel Medioevo. il pensiero (piano mentale). sacro. è stato argomento per lo più seriamente imbarazzante. considerato ovunque con grande sospetto e diffidenza dagli studiosi. Ecco perché. si sono interessati a esso. non concede a tutti di godere liberamente della propria vita. crea dal nulla e lubrifica le relazioni sociali. di farsi le domande giuste. poiché chi sa far ridere è spiritoso. giova al pensiero. piacevole e.

Non ne erano più coscienti – o erano più impauriti – i suoi successori Antifane e Menandro. farse popolari. Eppure in quel secolo i generi del riso popolare si sviliscono. o forse vivono sottotraccia. così alta che si rende presto necessario inserire. rivendica alla satira. parodistico. assai antichi. i mostri vengono esposti alla meraviglia e al ludibrio popolari: la Donna Cannone. a Roma. tra un rischio di morte per bocca ferina e un triplo salto mortale.12 Poca infine la coscienza dei comici della Commedia dell’Arte (a cavallo tra XVI e XVII secolo). Nato alla fine del ’700. con la luminosa eccezione di Flaminio Scala. Nei suoi numeri. solo raramente hanno dato la stura a esplicite rivendicazioni del proprio ruolo. saltimbanchi. sempre al confine dell’estremo pericolo. irriverente con il potere. ma. si rispecchia la morte. accelerando un rinnovamento ai vertici della piramide. che quasi tutti dovettero sopportare. Poca la consapevolezza nella maggior parte dei giullari. A contorno dello spettacolo. buffoni. Ecco l’alta tensione dello spettatore smorzarsi. per lo più letteraria. Frittellino. le cosiddette entrée dei clown. diviene presto una metafora del limite umano. menestrelli medievali: solo alcuni fra loro lasciarono tracce evidenti di un riso finalizzato. 10 . che osava controbattere ai polemisti cattolici: ha più effetto un bacio sulla scena che cento tomi di morale… È il secolo dei lumi che. satirico. l’Uomo Serpente. ma non nei tanti mimi delle atellane. politico. Le persecuzioni da parte dell’establishment. È uno spettacolo ad alta tensione. Coscienza del proprio ruolo sociale è riscontrabile nelle opere di Giovenale. sotto forma di spettacolo equestre. un ruolo più che sociale. che innalzò la commedia ad atto politico radicale. fino all’invenzione del circo. Il ruolo di specchio grottesco della realtà (ancor più grottesca) era rivendicato da Aristofane. nuovi. come abbiamo visto. Elephant Man. la Donna Scimmia.Dagli schiavi di Aristofane al circo moderno Gli autori comici e le incarnazioni del ridere (cioè i clown) solo in parte sono stati coscienti della loro funzione sociale e terapeutica. abbassarsi nel gesto salvifico del ridere procurato da questi personaggi.

la dignità di coloro che ridono di lui. e in questo abbassa la tensione. fingendo di non avere dignità. l’atto del ridere. potessero essere dirompenti non solo sul piano artistico. Questa rozzezza mentale. il Bianco. dotati di stolidità. A ben vedere tutti i clown di tutti i tempi sono o impersonano schiavi o contadini. resi idioti nel paragone con le finezze del vivere civile. Questo clown. la sua ignoranza del “vivere civile”. di una proto-saggezza derivata dall’aderenza alle immutabili leggi della natura. Il coraggio di Charlot Considerato il più importante comico e clown di tutti i tempi. il cinema. in particolare a partire dall’avvento della settima arte. ripristina in loro una corretta respirazione (dopo lo sconquasso del riso). quelle stesse leggi in cui si riconoscevano i Nativi. giocandoselo con grande determinazione.Il termine «clown» deriva probabilmente dal latino colonus. sottigliezze o false verità ribaltabili. combinati assieme. messo fuori contesto e inurbato. il suo strano parlare (dialetto). il clown non è comico poiché lì non vi sono contraddizioni. Fu cosciente di quanto l’amore e la risata. 11 . testimonia l’alterità. ristabilisce la sicurezza negli astanti. per l’essere umano. è però il rispecchiarsi delle semplici verità naturali. Il clown del circo. contadino. simboleggiando l’ordine a cui il caos mentale del primo gioca brutti scherzi. Anche il Bianco è considerato un clown. ai cittadini. L’amore per l’umanità lo spinse a una coerenza e a un coraggio ancora insuperati. Dalla fine dell’800 spesso i più avveduti tra i clown hanno ben compreso l’importanza del proprio ruolo. si confronta spesso con un elegante damerino. Un campagnolo che. osservata da un altro punto di vista. per la sua goffaggine. in campagna. ricorda. si sobbarca l’onere di essere deriso da tutti. A casa sua. con la sua entrée. chiamato Augusto. i suoi abiti rozzi e démodé. risulta irresistibilmente comico. poiché viene irrimediabilmente contagiato dalla ridicola follia di Augusto. Charlie Chaplin comprese fino in fondo quale importanza ha. che funge da spalla.

denunciarlo e avere più coraggio di Chamberlain e Daladier messi insieme. come i giullari. il riso sembra albergare volentieri. spesso però rimettendoci la testa. ma poteva denunciarne l’assurdità. È una scienza rivoluzionaria. poiché ha dimostrato che la psicosomatica – per molti anni eresia solitaria di certi psicologi – era un’intuizione piena di verità. spesso i comici che osano fare vera satira hanno un bel da fare per difendersi dal potere che li tiene il più possibile emarginati. a volte. Certo non poteva fermare la guerra. Eppure. Ancora oggi. In un’epoca edonistica in cui tutto appare lecito e i valori si affievoliscono. anche irriverente. Eppure Charlot era solo un ometto dalla giacca troppo stretta. amplificato da un potente media. Ridere fa bene alla salute! La PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI) è la branca della medicina che ha studiato le strettissime relazioni tra la psiche e il sistema immunitario. pur tuttavia senza dirgli la verità.Uscire nel 1940 con la parodia di Hitler nel capolavoro Il grande dittatore significò comprenderne il pericolo. Essa potrà essere la medicina del futuro poiché ci dice che gran parte delle malattie che affliggono l’umanità trae origine dallo stato dell’anima (appunto psiche) delle persone. garante della nostra salute. si è affievolita? Crediamo di no. accanto al trono del principe. sono stati 12 . lontani dalla forza del media televisivo. servì a scuotere molte coscienze. solevano fare. nella conferenza di Monaco del 1938. poiché scoperti da ricercatori immersi nell’ideologia del Paradigma della Valle di Lacrime. riflettendosi sulla maggiore o minore reattività del sistema immunitario. III. Il suo potere. È successa una cosa importante: la scienza ha dato ragione alle antiche tradizioni. come accaduto in passato. i legami psicoimmunitari. come aveva fatto per le condizioni di lavoro alla catena di montaggio in Tempi Moderni. DALLA GELOTOLOGIA ALLA CLOWN-TERAPIA Dunque oggi la forza del ridere gioioso.

messi immediatamente in relazione con la malattia. studia gli effetti psicofisiologici del ridere. bensì il percorso compiuto da chi sa dedicare l’arte del far ridere e l’arte d’amare alle persone in difficoltà. dalla strada. 13 . nel senso della salute! Infatti se – per semplificare – un forte dolore psicologico è in grado di fallare il sistema immunitario e trasformarsi in malattia. funzionano anche al contrario. psicologia. come quella della guarigione di Norman Cousins. c’è il clown dottore. La parola “dottore” indica per lui non una laurea in medicina. la sua valigia è piena di oggetti per ridere e lui è perfettamente in grado di spingere al riso l’interlocutore. come al circo. Il gelotologo sa pianificare un intervento sociosanitario in base all’utenza. È nata la gelotologia 14. nei contesti sociosanitari e scolastici. Il gelotologo. Antropologia. Un luogo di limite. Così come. con appropriata metodologia. E poi. in relazione a situazioni sociali difficili. per narrare storie vere. unico nella scala evolutiva. energetica e piacevole. tra la salute e la malattia. disciplina che studia il ridere. il pensiero e le emozioni positive per applicarli. Il clown ha studiato per farlo. i motivi per cui l’essere umano ha sviluppato. sa aggiungere musica e poesia. a volte tra la vita e la morte. la scienza del sorriso. mentre invece.13 Si è usato il ridere in psicoterapia. nell’educazione. in prima linea. a metà tra studioso e clown. esercizi e giochi per rendere le persone coinvolte protagoniste. questo comportamento ricco di implicazioni. da clown. Questa metodologia apre a sviluppi impensabili. dal teatro il clown è entrato in ospedale. Dal circo. Divenire protagonisti del proprio cambiamento. luogo e tempo in cui la tensione è alta e qualcuno in grado di abbassarla appare naturale. pedagogia e sociologia nel suo bagaglio. se sono tali. per lo stesso percorso una buona emozione è in grado di rinforzare le nostre difese e aiutarci a guarire. Negli ultimi vent’anni molti libri hanno preso sul serio il ridere per spiegare le evidenze scientifiche della terapeuticità delle buone emozioni. ma alla produzione del riso stesso: una clownizzazione morbida e graduale. grazie alle risate quotidiane e alla vitamina C. differenziando i tipi di comicità. per spingerle non solo al riso.

poiché il contagio si propagò in Europa. e poi i Klinik Clowns in Germania e Austria ecc. Entrare nel sancta sanctorum della medicina con camici parodiati. Patch non è un clown ma un medico che si veste da clown. strumenti musicali. 14 . Il ciclone Patch Adams A causa del toccante film del 1999 con Robin Williams la maggioranza delle persone pensa che il padre della cosiddetta clown-terapia sia lo stesso Patch Adams. come grimaldello e simbolo di un rapporto “altro” tra la persona in difficoltà e colui che è deputato ad aiutarla. Quando nel 1986 Michael Christensen e Paul Binder fondarono la Clown Care Unit nell’ambito del Big Apple Circus di New York forse non si resero conto che quell’azione rappresentava un atto rivoluzionario e una forma di potente rivitalizzazione della popolare figura comica.Cenni storici sulla figura del clown dottore C’è traccia. La storia di Patch è nota. di artisti entrati negli ospedali già all’inizio del XX secolo. buffi cappelli e operare un giro visite. Dal 1995 le associazioni italiane. per colpire l’immaginario mediatico. Nel 1991 nasceva Le Rire Médecin in Francia. bensì avere una veste innocua. non la malattia”. decise di divenire egli stesso medico per navigare nel mare dell’umanità. curandola con qualcosa di non contemplato nelle pratiche mediche: l’amore. Patch ha più volte dichiarato che aborrisce il termine clown-terapia in nome di un semplice rapporto di amore/amicizia con l’ammalato. nell’iconografia e nella storia della clownerie. nei quali aveva compreso l’assurdità di molte pratiche mediche e del devastante rapporto di potere su cui si basa la medicina tradizionale. nasi rossi. Poco dopo il futurista Aldo Palazzeschi nel suo pamphlet Il Controdolore aveva profeticamente auspicato di vedere i clown entrare in ospedale. fine e abile teorizzatore e attivista della nuova frontiera della medicina. dovette sembrare eccentrico ma efficace. come fanno i medici. Dopo alcuni ricoveri psichiatrici. due anni dopo Theodora in Svizzera. In molte occasioni ha dichiarato che il suo intento non è portare i clown nei luoghi di sofferenza per fini terapeutici. ma questo non corrisponde alla realtà. sintetizzata nello slogan “curare la persona. accettabile da tutti.

da solo. il movimento consigliato da un fisioterapista diviene terapeutico poiché è frutto di un metodo. quali parole ed emozioni. atti a curare e risolvere lo stato di malattia sul piano fisico. Se quella persona ha un problema muscolare. Ne deduce che non è necessario prepararsi per entrare in contatto con la sofferenza: basta amare intensamente l’altro e lasciarsi andare. 15 . solo di movimento salutare. Chiariamo: se si invita una persona a fare ginnastica. come farmaci. compresi gli insuccessi e le ferite che tutti gli umani. rileviamo una discrepanza con il suo pensiero. sono stati accettati come terapeutici. questo le farà bene. Gli strumenti dello psicoterapeuta. per esempio. anche delle malattie. Adottarlo senza speciose riserve è utile per sperimentare e diversificare l’intervento che dovrà essere diverso. fisioterapie. Cosa significa terapia? Il termine «terapia» nasce all’interno del contesto medico per indicare elementi e azioni. una forza che viene veicolata attraverso uomini e donne… persone che portano con sé tutto il proprio vissuto attorno all’amore. ma non si tratta di terapia. A questo proposito ricordiamo che l’amore non contestualizzato e distorto può essere causa di morte. hanno provato. nei riguardi di un bambino oppure di un diversabile adulto. interventi chirurgici.unico supporto per la reale guarigione. si intende terapeutico. Sappiamo bene che l’amore. che è dell’anima. teso a migliorare lo stato della persona in difficoltà. Qualsiasi intervento metodologico. purtroppo. L’orrore che Patch nutre nei confronti del termine “terapia” ci sembra esagerato. non più soltanto psichiatrico. Il concetto si è ampliato quando è stato necessario estenderlo alla cura della malattia mentale in interventi di ordine psicologico. come spesso la cronaca ci ricorda. immateriali. Pur nella grande stima di Patch. Quindi la domanda si pone: esistono persone in grado di veicolare l’amore attraverso la gioia del clown? Certamente sì. è in grado di cambiare istantaneamente il corso delle cose. se hanno compiuto un percorso di consapevolezza e preparazione adeguato alla delicatezza dell’impresa: portare buone emozioni dove regna la paura. ma “amore” è un concetto.

Tutte cose assai difficili (comprendere il contesto. entrano nelle pediatrie (e solo in queste). La relativa brevità dell’intervento del clown nella corsia è compensata dalle caratteristiche del ridere. In aggiunta a ciò – come accaduto nella storia del clown – sono gli stessi protagonisti a non essere coscienti del proprio ruolo. l’incisività emozionale – il piacere – e l’esperienza di stare meglio a livello cognitivo. far ridere o provare stupore o coinvolgere). la musica.Anche secondo noi l’amore. rispettare l’altro. cioè il cambiamento neuroendocrino immediato. infatti fanno i clown in corsia (e non di corsia…). subordinati alla logica del sapere accademico. dopo un corso dedicato all’approccio ospedaliero. Un ceppo vede clown professionisti e artisti di strada che. sono espedienti per raggiungerla e infonderle energia vitale. Il risultato è che. questa tipologia opera un piccolo spettacolo in ogni stanza. dimostrandosi. denominandosi Clown in Corsia. Tre tipi di clown dottore Nel nostro paese la diffusione della cosiddetta clown-terapia (che sarebbe meglio definire gelotologia) ha preso tre strade. approcciarsi. ma energeticamente pulita. un clown dottore esperto parlava del suo lavoro come «di un simpatico siparietto nella stanza di degenza». farsi accettare. altrimenti l’intervento del clown dottore o del gelotologo va ad aggiungersi alla lista delle terapie fatte con tecnicismo. Questa modalità comporta spesso una mancanza di attenzione al contesto e che l’intervento 16 . in un’intervista a Radio RAI International. anche con la sola presenza. spessissimo. su cui è necessario formarsi. decidendo preventivamente quale gag offrire ai bambini. la vicinanza emotiva sono fondamentali. Qualche tempo fa. Anche alcuni teorici della figura del clown dottore 15 negano speciosamente che egli possa fare terapia. Poiché però il clown dottore non è il forzato della risata deve saper cercare la relazione e il cambiamento dell’umore mediante la poesia. con questa negazione di evidenza. e più in generale le buone emozioni. Il loro nome è appropriato. La vera guarigione avviene nell’anima delle persone e il clown. in cui il clown dottore è difficilmente incasellabile. agite contemporaneamente.

numerosi e ramificati. Un’altra tipologia attiene al volontariato ed è vicina alla modalità di intervento di Patch Adams. la lettura e il cambiamento del contesto. La terza via è rappresentata da moltissime compagini di volontari e professionisti. Ci sono ilarità e magia. scarsa formazione. la trasformazione e. secondo noi. derivante dal pensiero che la sola motivazione a dare amore – mediante il clown – possa essere buona e utile. La responsabilità della consapevolezza Durante una buona formazione gli operatori apprendono e si allenano a usare strumenti quali la metafora terapeutica. quando possibile. poco importa. Cionondimeno. ma pre-digerito. le persone che vi aderiscono lo fanno per amore e costituiscono una risorsa positiva. il paradosso. per mutare segno alle emozioni negative delle persone in difficoltà di tipo sanitario e/o sociale intervenendo. attraverso le arti della clownerie (comicità. quella stanza…). che debbono essere adeguatamente formati.non sia dedicato a quella situazione (quel bambino. burattini. forte turn over degli operatori che si scontrano con la durissima realtà dei reparti senza un’adeguata formazione e ne escono scottati. ma non metafora terapeutica. 17 . Questo clown dottore può andare verso il “clown sciamano” e il “clown creatore di comunità”. umorismo. la dissociazione e la distrazione. in modo terapeutico su quel disagio. scarsa attenzione al contesto (si narra di invasioni clown negli ospedali…). Si parla di clown dottori come operatori sociosanitari. In questi gruppi. con ciò. vi è scarsa selezione in entrata. Altra caratteristica dei clown di corsia è che spesso amano ammantarsi di caratteristiche “celestiali” e le loro associazioni sono concepite come molto centralizzate. l’ancoraggio. Il clown dottore è. musica. Essi sanno operare – anche in modo laboratoriale – al di fuori degli ospedali e anzi sono abituati a portare il clown dottore in contesti molto diversi dalla corsia. che sanno operare nel contesto in modo anche terapeutico e che hanno la piena consapevolezza del loro ruolo accanto a quello degli altri sanitari. un operatore sociosanitario professionale (o volontario) che opera. teatralità). il miracolo del capovolgimento della Gestalt (forma). prestidigitazione.

lo spirito. in teatro o in strada. Tuttavia i gruppi che si sono attestati alle pediatrie sembrano seguire quell’alveo in cui volentieri la medicina (e il costume) hanno incanalato la gelotologia. Ogni compagine che ne usa le potenzialità denomina i propri operatori-clown in modo diverso: Clown in Corsia. della poesia. Tutto questo non toglie nulla alla libertà d’espressione del clown. Questa metodologia. Qualcuno. che definiamo «olistica» perché rivolta a tutte le sfere che compongono l’essere umano (il corpo. anzi la amplia smisuratamente. di come ciò in cui si crede costruisca la realtà del proprio corpo. la modalità di azione dei clown dottori è omogenea. della magia. in compagnia di molti altri. ma a tutte le persone con disagio. tutti gli altri sembrano non aver bisogno di emozioni positive: non è vero! Ma rispondiamo alla domanda. persino terminologica. che non si limitano alle pediatrie. È in questo contesto scientifico che si inserisce il versante artistico. pensa a medici travestiti (non è così) quantunque ve ne sia qualcuno laureato in medicina. A tale contesto gli strumenti del gioco. Dottor Sogni. Chi è il clown che opera nel settore sociosanitario? C’è una grande confusione. la mente. sentendo parlare di clown dottori. le relazioni). di tutte le età e condizioni. 18 . viene tradotta e modulata nei diversi contesti d’intervento. Dottor Sorriso.Si tratta di capire categorie come la soggettività e acquisire criteri metodologici per intervenire. Doctor Clown. dalla formazione specifica e dalla metodologia di intervento. l’emozione. rispettandola. Il clown va bene per i bambini. della clownerie. di un lavoro che attivi la rete della comunità che cura. Clown di Corsia. nell’ambito delle tre “categorie” descritte sopra. dell’improvvisazione teatrale. Differenza che viene dallo studio. della musica vengono modulati e finalizzati. abbiamo adottato la denominazione «clown dottore» a indicare una figura professionale sociosanitaria differente dai clown che operano nel circo. Clown Dottori… Per quanto ci riguarda. A dispetto delle differenze terminologiche.

interviene sulla parte sana. Stanza di degenza di G. fantasia) può essere molto utile al suo miglioramento. posati… oppure sembra farli crescere troppo in fretta. sogno. automaticamente si riduca la prima. Ma come si fa a far ridere una persona che soffre? Il ridere è un’arma incruenta. Un bambino oncologico in fase acuta è prima di tutto un bambino. Di conseguenza gli operatori che la adoperano in contesti così delicati debbono esserne consapevoli. lo conosco bene… Col suo faccione buffo. Mi succede quando mi sento fuori posto. come tante altre volte: comprendo subito che c’è qualcosa di brutto nell’aria. a differenza di quasi tutte le altre terapie. clown dottore Ancona. di essere terapeutica come devastante. in grado di stabilizzare o destabilizzare equilibri consolidati. La mia frase di saluto mi muore nell’anima. qualche lentiggine. Me ne devo andare? No. sebbene molte ne abbiano patrocinato e finanziato attività formative. a volte assorto: la malattia li rende saggi. C’è però un piccolo grande segreto: la gelotologia non interviene sulla parte malata della persona. La storia che segue esemplifica questo discorso. Un bimbo vivace. Stamattina entro nella sua stanza.Nessuna istituzione nazionale ha ancora formalmente riconosciuto questa figura. È a lui che il clown dottore parla. Semolino. La gelotologia è il necessario prolungamento operativo e terapeutico della PNEI. Dal diario del dott. In lui c’è ancora una vitalità insospettabile e bisogna attivarla. bimbo di sei anni. di includere come di escludere. nella convinzione che. 19 . novembre 2004. Ospedale pediatrico Salesi. ampliando questa. non di disattivare il disagio. non al bambino ammalato. resto. poiché quell’energia vitale (fatta di gioco. ammalato di leucemia. Si tratta di attivare le risorse generali della persona in difficoltà.. G. in cura da molti mesi. i capelli castani che stanno ora ricrescendo.

è uscita dalla stanza. i valori non vanno bene. rigido come un baccalà. G. una bassetta vispa e decisa. annuisce e ride. guarda un po’ me. sono appena sotto al limite. ma non ci siamo… Non è il caso di togliere il catetere. è un bambino speciale. L’infermiera S. dribblo la madre che un po’ sorride. Mentre parlo noto che S.. uno di quei momenti in cui il Padreterno ti tocca e ti spinge e ti illumina… «Macché… macché…». ma è solo un accenno… Chissà che casino ho combinato! 20 .. gliela faccio stringere in pugno e pronuncio la formula magica di rito: «puozzecagnàtratratratratratra tra tra tra!!!». con la voce un po’ chioccia… mi rivolgo all’infermiera: «Ma quando mai! È tutto da rifare! Gliel’ho detto mille volte. Mamma L. segno tangibile del miglioramento del piccolo e della fine della chemioterapia. lo sanno tutti. sono evidenti. un po’ è interdetta e il resto è lacrime… tiro fuori una delle conchiglie magiche che mi porto dietro. Si fa scuro anche lui. l’infermiera rientra. sta ultimando la misurazione dei parametri con l’apposito kit (ha già bucato il dito e la macchina sta elaborando i valori del sangue). Con gesti amplificati la porgo al bambino. creo un inciampo. tento un valzer con lei. china su di lui. ma io e lui lavoriamo assieme. senza fretta … Devo averla combinata grossa… Mi avvicino a G.. mi ha visto sulla porta. scruta l’infermiera che legge i valori e si fa scura scura. «Ora il potere del soffio magico è in te. finalmente avrebbe potuto togliersi quel fastidio e con lui il sospetto di dover ancora prendere “la brutta medicina”. ancora no…». Le lacrime di L. È un lampo. anche se le vorrebbe ricacciare. sei tornato a essere un maghetto e puoi fare un incantesimo… ti va?».G. signora. sono io che attivo la sua magia… È proprio quello che faremo adesso!». So che vorrebbe mordersi la lingua piuttosto che dire quello che deve: «Mi spiace. quando deve fare i test mi deve avvertire! Sono o non sono il primario? G. scostandomi da lui. un po’ la mamma. G. perché nel frattempo. Sono entrato deciso. ingoia. fisso. la guarda. non sa come commentare. poco l’infermiera S. Da questa analisi dipende l’eliminazione del catetere centrale venoso. Resto immobile. ci sperava. ci spera. che si crede? È magico.

una variabile di disturbo! Al cospetto di malattie incurabili che scompaiono17 non sentirete mai i medici parlare di guarigione ma semmai di remissione spontanea. attirando l’attenzione di G. È un fenomeno che. dalla maggioranza dei medici e degli scienziati. riguarda i valori… poi annuncia: «Avevo sbagliato. ’sto catetere! Bene!». ricontrolla i parametri sulla macchina. cioè emozioni positive come la fiducia (e i suoi corollari. L’infermiera armeggia sotto al pigiamino e toglie finalmente il tubicino. è tornata e. mentre io fingo di disinteressarmi e faccio un po’ capolino dietro di lei. G. non può mica vedermi piangere! 16 In dieci minuti di umorismo e magia il clown dottore (che aveva qui il vantaggio di conoscere bene il bambino) ha mutato la composizione del sangue del piccolo paziente. 21 . L. Eh sì. non è più misterioso ma continua a essere considerato. coraggio). I valori ora sono a posto… possiamo toglierlo. speranza. e scappo… vado a chiamare Pippi. Esso si attiva secondo meccanismi di credenza. la scintilla per cui. L’infermiera si volta. fantastico!. sono solo un tramite. ha portato una nuova cartina reagente… sta al gioco! E io che pensavo fosse arrabbiata! Così ripete l’operazione. Mi guarda… vado vicino al bimbo e la sparo là: «Come mago sei proprio in gamba. catalizzatori della volontà del paziente di guarire. Il ridere (e colui che fa ridere) può essere il detonatore. si apre la strada a uno positivo. con buona pace di coloro che sentono se stessi guaritori a tutti i costi. prima avevo sbagliato.S. determinazione. lo ribuca. come se avesse parlato in ostrogoto. anche davanti a patologie mortali. ha la faccia incredula. la guarda. esce in lacrime… io… io saluto festosamente. In realtà ognuno di noi ha un guaritore interno pronto a risvegliarsi. rotto un equilibrio negativo. alla luce della PNEI. Ma la guarigione è sempre qualcosa che l’ammalato compie da sé. al contrario. Essi. mo’ te lo leva!». S. attivando in lui quella “strana cosa” che è l’effetto placebo.

operano sulle relazioni. strampalati e inusitati. Le sue azioni e il suo parlare lo qualificano come “il più scemo”. basti pensare alla ricreazione scolastica. per loro natura.Solo in pediatria? La scintilla del cambiamento – il ridere – ha la stessa valenza per un anziano tanto quanto per una persona diversabile. alla fine del rovesciamento. protagonista della prima sperimentazione italiana della comicoterapia in un ospedale per adulti mielolesi (Roma. facendo provare a tutti la stessa emozione positiva. della famiglia). essi divengono strumenti in grado di creare o ri-creare la comunità (del reparto. mette in comunicazione le due famiglie. Nel caso dell’adulto a ritrovare una carica positiva: una puntura di vitalità. lo stesso rito di sospensione. invece. ma le persone sentono in lui l’ancestrale potere di colui che media. pazzeschi. Si sono riconosciute parte di una comunità. messaggero di una spiritualità che facilmente si traduce con la parola amore. del centro. il suo significato profondo è. stabilisce legami folli. nelle quali. nella quale le differenze tra genitori italiani e stranieri sembrano incolmabili. 22 . 1999). dopo l’intervento del clown dottore quelle persone iniziano a parlare e ad aiutarsi. come amava dire Gennaro Di Rosa. il clown dottore. Per esempio. Tutti hanno un bambino. quello di una nuova creazione: alludiamo a quelle feste di ribaltamento confluite poi nel Carnevale. le fa riconoscere come persone in grado di provare emozioni. Novanta volte su cento. ciò che è al dritto ha riacquistato il suo valore. in una stanza di degenza. Poiché il ridere e il clown dottore. momento di merenda e di pausa. per offrirgli una sponda – nel caso del bambino – a essere se stesso. che vivono la stessa situazione di gioco/piacere (in quel momento) e di paura e preoccupazione (per la malattia dei loro bambini). fuori dalle regole. a volte vissuta in comune da una famiglia italiana e una di immigrati. Nelle comunità in cui opera il clown dottore la magia della creazione (o ri-creazione) della comunità avviene poiché egli. dentro. seppure temporanea. Il verbo ricreare è stato banalizzato. paziente paraplegico. ed è con quello che il clown dottore entra in risonanza. mediante il dialogo con il bambino degli altri. lo stesso attimo senza tempo.

IV. che ridere è terapeutico) per come si è sviluppata in questi anni di ricerca: si cura la formazione del gruppo. In attesa di un riconoscimento legislativo (necessario per far ordine nella materia). Sono ben accette abilità nelle arti dello spettacolo e precedenti esperienze nel disagio. che deve essere l’ascolto. Mediante l’improvvisazione ci si allena a valutare con immediatezza i fattori in campo di una relazione. solarità. Niente come l’improvvisazione appare formativo per la capacità principale del clown dottore. in modo da dare a tutti la possibilità di esprimersi al meglio. protratta per più tempo ancora. spirito ed energia. da impercettibili 23 . almeno quanto la gelotologia. cuore di questa preparazione. attualmente la formazione. l’attitudine a lavorare in gruppo. L’occhio e l’orecchio allenati all’ascolto empatico sono in grado di comprendere. nella sua componente solare e clownesca. cioè. si opera sulla coscienza antropologica del ridere. anche difficilissimi. In seconda battuta ci si misura con vari livelli di didattica del clown. validato in vent’anni di esperienza. è diversa da gruppo a gruppo. alla scoperta delle tecniche di quest’arte al contempo antica e moderna. si esplorano i confini della spiritualità che oggi parla alla scienza. Gli aspiranti clown dottori debbono detenere alcune caratteristiche pregresse: un’altissima motivazione a operare nel disagio sociosanitario. creato dagli autori di questo libro. Per vivere la gelotologia esiste un metodo. si lavora sull’unitarietà della struttura psiche/ soma. Ma in cosa consiste questo training? Innanzitutto si apprende la gelotologia (si prende coscienza. un solido equilibrio della personalità. è l’improvvisazione teatrale. UN MESTIERE DIFFICILE I molteplici contesti. Un’altra materia fondamentale. si cerca di portare alla luce il bambino interiore. denominato “Comicità è Salute”. in cui il clown dottore può operare rendono indispensabile una preparazione personale adeguata. L’ovvia finalità è di “vestire” il clown interiore che viene pian piano alla luce.

che è necessario proporre sempre nel modo meno accademico e più esperienziale possibile: psicologia dell’età evolutiva. Le grandi tradizioni spirituali parlano dell’energia che tiene assieme tutte le cose: viene chiamata Prana. se necessario. ma questo know how deve essere duttile e. psicologia e sociologia dell’ospedale. Nel secondo capitolo abbiamo visto come il clown. la scultura di palloncini. Verso il clown sciamano Argomenti di studio ancora normali. ad esempio) 18 accomunano lo spazio e il tempo del sacro allo spazio e al tempo del riso. momenti di sospensione della realtà. eversiva è un essere spiritoso e spirituale. ma bisogna cercare e capire dove la spiritualità può incontrare la scienza. nella consapevolezza che il miglior clown è quello che opera solo con il suo corpo. abbia ascendenze divine. E comportarsi in conseguenza. a mettere da parte il proprio ego per servire la direzione comune. Ch’i. esplosiva. Etere. Portatore di un’energia fortissima. analisi transazionale. per operare scelte immediate e condivise con il/i compagno/i di équipe. in moltissime tradizioni. l’utilizzo creativo di materiali medicali e il microteatro. relazionale. le esigenze. lo stato emotivo. Ma c’è una parte di approfondimento in questo corso di studi facoltativa e assai utile. i desideri della persona che si ha davanti. Segue una serie di materie a indirizzo psicologico. come la microprestidigitazione (magia comica). come realtà altre. interculturalità. e il loro utilizzo pratico. Energia Sottile… Questi saperi. igiene e profilassi ospedaliera. messo in fretta da parte. Alcuni pensatori (Berger. separate. In questi territori di limite non ci si può accontentare di considerare la realtà per quello che appare.segnali per lo più non verbali. finestre dell’altrove. L’improvvisazione allena al lavoro di squadra. Ado. 24 . non fosse altro per il suo saper vedere il mondo alla rovescia (per ricrearlo). È necessario avere un bagaglio tecnico da proporre. Seguono alcune materie più tecniche. colui-che-èvicino-alla-follia (e il clown è al limite tra essa e la ragione) è infatti dotato di sacralità (quel rango che si conferisce alle “cose del divino”). Non solo.

oggi a studiarli sono eminenti ricercatori attraverso discipline quali l’epigenetica. In altri termini anche noi occidentali ci stiamo riappropriando di una concezione della realtà molto più vasta di quella che la scienza (asservita al Paradigma della Valle di Lacrime) ci costringeva a considerare. Successivamente accompagnano l’équipe in corsia. i diversabili. gli interventi domiciliari. assieme a piccole pratiche di psicomagia. la remissione spontanea. Da essi gli allievi apprendono la vita vera dei reparti. le persone in carcere. con il loro costume-clown. il miracolo. per operare direttamente.sono conosciuti da sempre in ristrette cerchie elitarie ed esoteriche. la tanatologia ecc. Alcuni chiamano questo pregare per. Altri connettersi alla “Fonte” e “fare ponte”. con i genitori di bambini ricoverati e con i clown dottori già in attività. da tutti i punti di vista. Di tutto ciò deve giovarsi chi. 25 . luogo che impegna maggiormente le associazioni. Tutto questo. infermieri). la fisica quantistica. de-stressarsi. centrarsi. L’ultima parte del corso di formazione Particolare importanza rivestono gli incontri con gli operatori sociosanitari (primari. Poi si operano lunghe sedute di simulazione del lavoro a due. assumere consapevolezza) e terapeutici. la psicologia e la medicina energovibrazionale. ci fa parlare di clown sciamano. Molte ore sono dedicate alle tipologie diverse di destinatari dell’intervento: gli anziani affetti da Alzheimer. come il clown dottore. le comunità in emergenza ecc. caposala. Infine gli aspiranti clown dottori possono venire ammessi al tirocinio/ stage: dapprima si tratta di osservazioni “in borghese”. l’ipnosi. Le conseguenti teorie (e pratiche) sulla struttura della realtà possono dare al clown dottore vantaggi professionali (ricaricarsi. dedicate per lo più alla corsia pediatrica. e sostenerla per quello che è il suo progetto di vita. si avvicina (anche suo malgrado) ad argomenti di limite: il placebo. la morte stessa. psicologi ospedalieri. poi si affiancano a un solo clown dottore. come ad esempio imparare a entrare (mediante la meditazione) in connessione con l’energia vitale della persona in difficoltà.

per lo shock. aveva smesso di parlare. ma per la grande difficoltà di riconoscimento e. nel panorama italiano. Molte persone in queste associazioni vengono “bruciate” presto. dopo una visita all’ospedale Bambin Gesù di Palidoro (ospedale dai reparti piuttosto “duri”). il corso può durare anche la metà e. Non è così. In fondo basta un naso rosso. Essere volontari non implica che. Venimmo contattati da un capo scout di un paese nei dintorni di Civitavecchia. a parità di mansioni. Poiché purtroppo c’è molta confusione. Purtroppo Patch Adams. Dunque. Con evidenti rischi. È un atteggiamento miope e rischioso. Ci confessò che. ne è il cardine dell’assetto sociale. di conseguenza. Nel campo della gelotologia riscontriamo però dei problemi. no? Moltissime tra le associazioni che operano clown-terapia si avvalgono esclusivamente di volontari. uno dei suoi ragazzi si rifiutava di uscire di casa e un altro. Il volontariato è una nobilissima realtà molto sviluppata nel nostro paese. di finanziamento. purché portino un po’ di allegria nei reparti. Da molte parti si sostiene che tutto sommato per inviare dei volontari in corsia con una parrucca e un naso rosso bastano un paio di giorni di formazione e qualche tempo di frequentazione dell’ospedale.Tutto questo dovrebbe durare almeno 600 ore. si debba essere meno formati. come testimonia l’aneddoto che segue. il che genera un alto turn over e nuovi corsi sempre troppo brevi per operatori sempre meno preparati. ha rafforzato questo equivoco. Questa è una grande risorsa. È finita con una psicoterapia. si tratta di un’eccezione per eccesso. basta intendersi sulle mansioni svolte. Chi volesse avere un approccio corretto alla gelotologia e volesse “fare” il clown dottore in reparti ospedalieri o nel sociale dovrebbe tenersi alla larga da siti web che pubblicizzano corsi troppo brevi per la delicatezza dei compiti. perché ridere è una cosa seria. capita che primari o direttori sanitari offrano disco verde a persone non formate e non qualificate. a maneggiare senza perizia e adeguata preparazione il comi26 . in molte sue conferenze italiane.

nei piccolissimi. diversissime tipologie patologiche. alcune infettive. un meccanismo collaudato che consente sia di improvvisare (meccanismo Augusto/Bianco). come igienizzati saranno i loro strumenti) si recano nella stanza della caposala o del responsabile del reparto e si informano dello stato della corsia. ma ci si può scottare personalmente. con delle toppe e molte tasche. immunodepressi ecc. Ancora “in borghese” i due operatori (che avranno l’accortezza di essere igienicamente in ordine e sbarbati. I clown dottori operano in équipe (coppia possibilmente maschio e femmina). non solo si può essere dannosi agli altri. 27 .). anzi. sia di operare su più fronti (bambino/mamma o altro parente). Mai la parrucca (camuffamento troppo vistoso. oppure che in giornata hanno avuto esami invasivi o. Pongono al personale domande precise: quanti bambini sono presenti? Vi sono casi particolari? Possono esservi. Arriva il clown dottore È importante comprendere come il clown dottore operi sempre a stretto contatto con l’équipe del centro o della corsia. Possono informarsi. Il costume e il trucco I clown dottori indossano vestiti dai colori male abbinati. amichevolmente. per meglio dire. Il loro lavoro. In corsia pediatrica la sua opera può essere utile sia durante la mattinata che nel pomeriggio. troppo grandi o troppo piccoli. che crea distacco e. potranno avere calze o calzini di diverso colore. sia di sostenersi vicendevolmente in momenti difficili. è dedicato all’intera comunità del reparto. una volta entrati in ruolo. dal primario agli operatori socio-assistenziali.co in ambienti di sofferenza. anche sullo stato del personale per inserire. Come è intuitivo questa differenza temporale comporta anche una diversa applicazione del suo estro creativo. industriale. infatti. infatti. ancora. altre che orientano o impediscono la possibilità di lavorare liberamente (bambini appena operati. elementi di sdrammatizzazione anche con infermieri e medici. una volta che il suo lavoro è stato visionato (e apprezzato) dai sanitari egli entra a far parte a pieno titolo dell’équipe curante.

Sconsigliamo. oggetti fuori contesto. Qualcuno vi attacca dei pupazzetti. massimo tre colori. dott. ssa Doda. strumentini musicali. di sottolineare solo qualche elemento del viso. così. meglio se piccolo. oppure povere e colorate. dott. dott. Bazar. Quasi sempre hanno un cappello buffo o démodé (ma non esagerato). Questo costume deve rendere l’idea che il clown Augusto sia povero. Le scarpe potranno essere quelle classiche. dott. dott. Al collo un fonendoscopio trasgressivo. insomma di essere sobri. Quando i clown dottori entrano in reparto così conciati la Gestalt della corsia è già stravolta. Il trucco del clown dottore è studiato per essere “osservato” da vicino e non deve essere aggressivo o pesante. Il clown dottore reca con sé una valigetta. dott. buffa o démodé. Sopra questo costume si indossa un camice bianco. Si consiglia di usare due. eccone alcuni: dott. con pitture e disegni a piacimento. stoffe che riflettano la luce dando l’idea di “ricco”. cianfrusaglie varie. Duemetri. Accade che i bambini molto piccoli abbiano già di per sé paura del clown. può essere indossato. giochi di prestigio. si respira già aria di caos! 28 . uno o più burattini. attrezzatura pseudo medica. dott. Patito. dott. magari accessoriato strambamente. a volte bretellone. poiché troppo dissimile dagli altri adulti. ssa Girina. con bottoni spaiati o colorati. Pastrocchio. Rufus. ssa Bollicina. cambia l’atmosfera. emarginato (sempre con una grande dignità) e che abbia trovato gli abiti chissà dove (e in effetti la boutique del clown è la bancarella dell’usato nei mercati rionali). con gli attrezzi del mestiere: scherzi. dott. Sottosopra. un ricettario. Sulla schiena o sul taschino si può leggere il nome-clown. di non usare la matita nera a evidenziare gli occhi. Più le decorazioni del camice sono aderenti al personaggio più l’effetto visivo risulta convincente. Misskappa. uno o più strumenti musicali. visto che potrebbe intimorire i piccoli degenti. in tasca le bolle di sapone e i palloncini. dott. grandissime. Spinotto. oppure dipinto direttamente.genera timore). Il naso rosso.

Qualche tempo fa ci è capitato di incontrare una clown dottore brasiliana. ma effetto sul corpo! 19 È questo il miglior impiego dei clown dottori assieme al momento pre e post operatorio. nel quale aveva prevalso la linea secondo cui non bisognerebbe implicarsi nelle pratiche cliniche invasive poiché altrimenti il piccolo (di che età?) assocerebbe il clown dottore al dolore provato. L’intervento del clown mette in moto un meccanismo psicofisiologico (quindi non solo mentale) studiato dallo psicoterapeuta e padre dell’ipnosi clinica. Il piccolo si relazionerà a lui in modo più tranquillo: in generale tutta la situazione sarà meno traumatica. Per giungere a entrare nelle medicherie ci sono voluti anni. Essi accompagneranno.Cosa fanno i clown dottori A seconda se l’intervento è mattutino o pomeridiano. con il che verrebbe vanificato ogni possibile contatto futuro. Nel primo caso dovranno assistere gli infermieri in pratiche generalmente invasive e paurose. L’idea è interessante ma errata perché la mente del fanciullo non ragiona così. Vedremo il dottore o l’infermiere con occhi diversi (e costui avrà più calma per compiere con maggior destrezza e velocità le operazioni terapeutiche). facendo assieme a lui giochi di prestigio e altre corbellerie: tutto questo diminuisce l’ansia e lo stress. il cui gruppo Doctores do riso vieta di intervenire durante le pratiche cliniche. Egli ha un approccio sincretico. sia del piccolo che dell’operatore sanitario. secondo il quale l’investimento emozionale su stimoli esterni diversi dal proprio corpo (per esempio le bolle di sapone soffiate dal clown) riduce fisicamente le sensazioni del dolore. ma ora ce lo chiedono pressantemente gli stessi medici. leggermente folleggiando. i clown dottori sono chiamati a compiti differenti. detto della dissociazione. 29 . Milton Erickson. per lo più prelievi o medicazioni. il bambino nella medicheria e lo accudiranno scherzosamente. Non solo distrazione dunque. In questi casi la potente opera di distrazione dei clown deve mettersi in moto. Per la verità non vogliono sentir parlare neanche di intervento terapeutico. percepisce bene la totalità della situazione. La collega raccontava il serrato dibattito avvenuto tra loro.

Varierà a seconda dell’età dei ricoverati. che di frequente è preda di una spirale di ansia: lui sta male. se nella stanza vi sono più bambini. perché si restituisce loro un potere che non hanno con nessun’altra figura del reparto. Il giro visite Se l’intervento è pomeridiano si tratta in genere di fare un giro visite. anzi. stanza per stanza. un alter ego accanto gli dà sicurezza. Prima di entrare nella stanza si chiede permesso. Mai ci è capitato di essere rifiutati per questi motivi. se è in grado. fa migliorare la condizione del piccolo quasi automaticamente. La possibilità per il bambino e/o il genitore di rifiutare è una chance fondamentale da lasciare. A permesso accordato i due clown si possono “scatenare”. del livello di energia espresso dal bambino. Per la verità succede molto raramente e. 30 .Il fatto di avere un amico/complice. con la sola presenza lo preserva e incoraggia. Il sorriso o la risata di questi spalancano le porte del cuore del piccolo. del tipo di patologia. del parente presente. Molto importante è il ruolo che i clown dottori affidano ai genitori (o altri parenti) presenti. mediante un’azione comica non invasiva. seguirà in qualche modo i clown dottori. Il clown dottore è maestro del qui e ora. La loro capacità di ascolto detterà quasi subito le coordinate dell’intervento che diviene anche diversissimo da stanza a stanza. Strappare la madre a quello stato. facendogli percepire che il clown non lo invade. Spessissimo si entra in contatto con il bambino attraverso il genitore. per quanto possibile in una situazione del genere. È questo un accorgimento cruciale poiché non è detto che la visita dell’équipe dei clown sia ben accetta. in modo da essere efficaci con ogni bambino e genitore. la madre è in angoscia e così il bambino subisce l’aggravamento dipendente da quell’angoscia. dopo qualche tempo. se è il bambino a operare il diniego. se è accesa la TV e così via in una quantità infinita di variabili.

poiché il clown dottore è figura di umanizzazione. Dal diario della dott. sempre più spesso a contatto con persone. la poesia. Si possono creare legami molto forti e profondi che bisogna coltivare e proteggere. il lavoro dei clown dottori è dedicato a tutta la comunità del reparto. L’energia contagiosa dell’équipe deve essere messa al servizio di tutti. siamo appena entrati in reparto dopo il consueto giro del day hospital e l’accompagnamento di alcuni bimbi alla sala operatoria per esami. ssa Doda Pisa. magari in reparti dove a volte aleggia la morte. Ha 3 anni e. mediatore e amico di tutti. reparto di Oncoematologia pediatrica.Multiculturalità e un occhio al personale In questo contesto è importante il ruolo di mediatore culturale del clown dottore. la dolcezza e la follia sono caratteristiche importanti di questi interventi. scarso personale. Entriamo nella stanza e subito il bimbo chiede una spada 31 . e che Rufus ha già conosciuto. religioni. Ci ferma la dottoressa Mori e ci dice se possiamo stare un po’ di tempo in più del normale da un bambino arrivato in reparto da un paio di giorni. l’internazionalità e l’interculturalità del fenomeno del ridere fanno il resto. In effetti. è fondamentale per i clown dedicare un po’ di tempo alle infermiere. alle persone delle pulizie. turni pesanti. ancora spaventato e spaesato. Una caposala della pediatria del San Camillo di Roma ebbe a dichiarare: «A distanza di un paio di anni dall’arrivo dei ragazzi. la gestualità. La dottoressa ci dice infatti che oggi ancora non sono riusciti a visitarlo. Potenti sono le relazioni che il clown dottore riesce a stimolare tra diversi. Sono con Rufus. e il primario con un pupazzetto sul suo fonendoscopio. mi sto accorgendo che è cambiato molto il mio approccio ai bambini». così come la coscienza di essere molto utili al personale. usi diversissimi. Ma la follia è contagiosa e dopo un po’ ecco un’infermiera con il naso rosso. La consapevolezza del ruolo. ai medici. non accetta molto i dottori o chiunque altro entri nella stanza. culture. trovato chissà dove. Pensando a quale sforzo fanno i sanitari. la cautela. La fisicità.

compiendo così piano piano una catarsi che lo rende libero dalle angosce e dalle ansie. per il suo divertimento. condizione più difficile. si basa maggiormente sull’improvvisazione e sull’intuito. una certa abitudine. lo saluta. si assiste persino alla costruzione di un percorso formativo (e quindi pedagogico) dal senso compiuto che ha come finalità il benessere del piccolo. come ci dice dopo.per poter picchiare Rufus. Veloce ma efficace. La cosa gli piace e ride. Proviamo poi a toccare il piedino e la manina. la sua specificità. Poiché non si tratta di un generico intervento di animazione. Dietro le buffonate… Attraverso il clown dottore. nuovi punti di riferimento. riesce a dar voce al suo dolore e alla sua malattia. il lavoro dei clown dottori è calibrato su ogni singolo bambino. Io in punta di piedi mi arrischio sotto i suoi colpi. Allora proviamo a toccare il letto attorno ai suoi piedi per vedere se suona. facendomi suonare il cappello ogni volta che mi tocca. Poi entra la dottoressa Mori. durante la quale egli trova un accomodamento. figura amica del bambino. cosa che lo fa sorridere e ridacchiare. Questo è tanto più vero quanto più è lunga la degenza del piccolo: nei casi più seri. con una maggiore conoscenza e confidenza reciproche. Lui continua a scherzare con noi ma si vede che è agitato. bambino birichino lui stesso. Ci sono 32 . Quando invece il clown lavora con bambini a breve degenza. anche perché è provato che il bambino risente emotivamente di più nella breve permanenza che nella medio-lunga. facendogli fare suoni diversi. La visita continua e fra suoni. seguendo le tappe indicate da diversi autori nella psicologia dell’età evolutiva. con le sue caratteristiche. A seconda delle età si lavora in modo specifico. e fra risate e qualche lamentela. la dottoressa riesce a completarla. il piccolo paziente rielabora l’esperienza ospedaliera in modo non traumatico. gioco inaugurato due giorni fa e che subito gli è piaciuto. forse anche qualche scorreggia. botte e soffi che fanno volare il mio cappello. La dottoressa prende la palla al balzo e chiede se anche il pancino suona: lui è ancora un po’ riluttante ma quando la dottoressa lo palpa e lui suona è visibilmente divertito e meno teso. Rufus ne prende un po’ e sbatte nella porta.

C’è da sottolineare che il bambino ospedalizzato (come del resto l’adulto) in genere subisce una regressione a livello psicologico e dunque la fase di sviluppo a cui si trova non corrisponde all’età anagrafica. utilizzando bolle di sapone e musichette varie. Due Metri Pontedera. sarà approcciato possibilmente in un secondo momento. ma lei non sembra molto contenta di avvicinarsi a noi. forse con un burattino. L’uso dello “spazio-camera” Quando il clown si trova nella cameretta modifica l’ambiente dove il piccolo vive. Il clown si fa più piccolo che può. un letto. il vistoso naso di gomma. Sta all’abilità del clown dottore leggere tra le righe queste sfumature. lavora con le bolle di sapone. toglie. Allora io e il dottor Bazar rimaniamo a distanza. Da zero a tre anni Con pazienti così piccoli. mette qua e là palloncini colorati. Il bambino. La mamma ce la porta in braccio per farle fare un palloncino. dato il rapporto simbiotico con la madre e la possibilità che siano spaventati dalla figura “dissimile” del clown. che piagnucola e ha gli occhi arrossati dal pianto. reparto di Pediatria. Nel day hospital c’è una bimba piccola. se il caso. nelle flebo possono nascere dei pesciolini e la soluzione medica trasformarsi in lasagna… un albero per le flebo può diventare uno sposo. quindi per esempio. intimorito e un po’ disorientato. un’astronave… il tutto cercando di assecondare le richieste e i desideri dei bambini. questi lavora prima di tutto sull’umore della donna. trasforma gli oggetti e le cose che in genere intimoriscono perché legati alla sofferenza e alla paura in oggetti fantastici e magici. Dal diario del dott.diverse variabili che non si possono calcolare in modo astratto ma al momento in cui accadono. attraverso l’uso di palloncini e altri strani oggetti. Rassicura la madre. legati al gioco simbolico. suona una musica dolce e sommessa. facendola partecipare attivamente ad alcuni giochi e situazioni comiche. 2 anni e mezzo circa. ma lei preferisce restare in collo 33 . incuriosito.

delle fiabe. Per cui la lasciamo sola con lei… magari la incontreremo ancora. senza che lei si rimetta a piangere. fischiettando. egli lavora con piccoli giochi di magia. Questa consapevolezza viene rafforzata da un qualche oggetto (aggancio o oggetto transazionale) che contiene e materializza quel 34 . ci accorgiamo che la piccola è stata ricoverata in una camera libera e che un’infermiera sta iniziando a prepararla per farle un ECG. E uscendo ci ringrazia dicendo: «È strano vedervi fare così piano. e iniziamo a suonare un arpeggio di chitarra con accompagnamento dolce di maracas. ma affacciandoci e soffiando un po’ di bolle la bimba sembra ancora più impaurita. La bimba smette subito di piangere: la sua attenzione si deve essere spostata sulla musica che arriva da dietro la porta. così dolorosa e frustrante. finito l’ECG. È il terreno d’elezione per il lavoro del clown dottore! Collocandosi a metà strada tra realtà e fantasia. È utilissimo a quest’età sfruttare il fattore magia = guarigione (effetto placebo). cioè con la prestidigitazione) che il clown dottore gli ha consegnato poteri magici speciali. con bolle di sapone. in modo che il bambino possa evadere attraverso l’immaginazione dalla realtà in cui si trova. Da tre a sei anni È l’età che Piaget chiama “dello sviluppo simbolico preconcettuale”: il bambino non riesce a fare distinzioni tra il mondo della realtà e quello della fantasia. la lascia alle braccia della mamma. palloncini che trasformano l’ambiente in cui il piccolo si trova a vivere e che lo rendono più tollerabile. il suo pensiero si avvicina al linguaggio dei sogni. Continuiamo per diversi minuti così. dietro la porta. dei miti. Dopo avere continuato la visita in alcune stanze. In genere si convince il bambino (con i fatti. Allora ci fermiamo fuori. mentre la bimba piange disperata senza accennare a smettere.alla mamma. che solo lui detiene. fin quando l’infermiera. e nessun altro. con cose morbide e materne come pupazzi. marionette. neppure con la mamma vicino che sicuramente le prova tutte. Può raccontare storie. sono abituata a vedervi sbattere e far confusione… però funzionate lo stesso!». Ci avviciniamo alla porta. ogni elemento può essere associato a un’infinità di altri senza che necessariamente ci sia un legame logico tra le varie parti.

assieme ad altri. Mentre Rufus resta in corridoio con gli altri. presentandomi. Dai vetri vediamo che dentro c’è una bambina di 5-6 anni. Iniziamo. La bimba ride. ha un preciso collegamento con il carattere analgesico delle beta endorfine (neurotrasmettitore che. piagnucola un po’ e sembra tanto triste quanto un po’ arrabbiata. Coriandolo Lucca. attaccata alla flebo. viene copiosamente rilasciato all’atto del ridere e che rappresenta un potente immunostimolante). Lo rifaccio altre volte. con il dottor Rufus. Deve essersi svegliata da poco.fluido magico. Passando da una stanza all’altra nel corridoio troviamo nel corridoio dei bambini che. a giocare con loro. 35 . inoltre. cartoncini disegnati. Nuovo sorriso! Faccio allora per sedermi su una sedia vicina. fin quando vicino ai suoi piedi il fiore si piega… forse per il puzzo! Riesco a strapparle un sorriso e anche un soffio per far raddrizzare il fiore. fazzoletti che cambiano colore… Poi entra nella stanza anche Rufus e. mentre io sto attorcigliando un palloncino per la bimba. Poi scopro altre magie nella stanza. Dal diario del dott. io chiedo permesso ed entro in punta di piedi. che però mi sbatte in faccia. Per rafforzare l’effetto si possono pronunciare e fare ieraticamente imparare anche semplici formule o parole magiche. La bambina rimane sulle sue. usciti dalle camere con i genitori. Tutto questo. lo colpisco maldestramente più volte. palline che tra i soffi e i sorrisi della bimba si moltiplicano. finalmente. Ho un fiore magico in mano e lo uso per visitare la stanza e il suo letto. un naso da clown che possono anche essere posti a contatto con le parti doloranti. per quanto la mamma cerchi di coinvolgerla nel suo stupore. continuando a sbattere in porte e pareti. reparto di Pediatria. sono venuti a vedere chi siamo e che cosa facciamo. tipo lucciole che volano e si nascondono sotto il lenzuolo o dietro gli orecchi della mamma. ma appena mi appoggio la sedia suona squillante e io salto su. datole il palloncino. La bambina ride e si diverte e continua a farlo anche quando noi. sul letto. facciamo per salutarla e uscire dalla stanza. tanto per sfruttare una trovata che funziona. In genere si tratta di conchiglie. accanto alla porta di una nuova stanza.

Rufus Pisa. che passa così al piccolo sensazioni vitali di possibilità di agire con e sul mondo per poterlo trasformare nonostante la situazione contingente. Come ogni tanto ci può capitare e senza pensarci troppo ci dividiamo e ognuno di noi si concentra istintivamente. Il bambino più piccolo è arrabbiato. dando così una mano per aiutarli a stare meglio. se trattenute a livello interiore. Dopo aver fatto il day hospital affollato e un po’ incasinato. il dottor Bazar si ferma accanto al letto di quello più pic36 . Vi sono state situazioni in cui il bimbo è diventato assistente dei clown dottori. su un letto. Il clown può divenire il capro espiatorio e non è raro che. ma ci accoglie con un sorriso. ai sanitari) con gli strumenti e i giochi dei clown. Sono giorni che è in terapia e l’umore non è dei migliori. Dal Diario del dott. Il bambino non deve essere spettatore passivo degli sketch ma interagire attivamente con il clown dottore. l’imitazione. se il caso lo permette. uno di circa 4 anni e l’altro sugli 11 anni. quando il bambino ha perso buona parte del suo egocentrismo ed è più disponibile a collaborare attivamente con i coetanei e gli adulti di riferimento. iniziando a scherzare con lui.Da sei a dieci/undici anni È il periodo della scolarizzazione. nell’équipe. e gli adulti e i dottori che li circondano possono capire in modo indiretto quali sono le loro angosce e le difficoltà. Anche per l’altro non è una gran giornata. possono portare a pesanti stati di depressione. I piccoli pazienti arrivano infatti a identificarsi col pupazzo che visitano. pur restando sempre attenti. uno dei due compia sull’altro elaborate (quanto innocue) forme di violenza. Compie astrazioni partendo da piccole azioni concrete. reparto di Oncoematologia pediatrica. Si cerca di far rielaborare i sentimenti legati all’ospedalizzazione attraverso la verbalizzazione. I bambini si divertono molto a fare visite ai pupazzi (ai parenti e. la sublimazione che aiutano il bambino a “tirar fuori” di sé tutte le negatività e le frustrazioni che non riuscirebbe altrimenti a esprimere e che. entro con il dottor Bazar in una stanza dove troviamo due bambini stranieri che già da tempo conosciamo. Mentre io vado vicino al bimbo più grande.

Da non dimenticare quel che si diceva a proposito della regressione dello sviluppo psicologico dei pazienti: molto spesso i ragazzi più grandi (in particolare le femmine) amano essere trattati dai clown con le tenerezze e gli atteggiamenti che si danno ai bambini più piccoli. 37 . per vedere se ha bisogno di una mano. la contestazione e le critiche del ragazzo si possono “scaricare” sul personale medico e paramedico. Nell’ospedale. Anche il bambino che giocava con me si è divertito a guardare. senza riferirsi a fatti concreti. con grande sorpresa della mamma e del bimbo. Poi. Al clown chiedono giochi di prestidigitazione anche complessi ed elaborati. Mentre scherzo con il “mio” paziente getto un’occhiata a Bazar. o in altro modo. per provare a coinvolgere nel gioco il bambino. Lo vedo intento a usare il suo pupazzo a forma di coccodrillo. per mettere alla prova la loro astuzia e il loro ingegno quando cercano di scoprire il trucco che sta dietro alla magia. mettendogli cerotti e facendogli punture. Trasformato in dottore il bambino si mette a sedere sul letto e ridendo visita il coccodrillo. in particolare nei casi di disturbi dell’alimentazione o di genitori assillanti. propone al bimbo di partecipare alla “visita”. Godono (e si alleano con il clown) anche a veder presi in giro i genitori. ignaro di tutto. una nuova flebo al coccodrillo.colo. Possono comprendere un pensiero che parte esclusivamente da speculazioni astratte. utile e auspicabile. Lo si può fare trovando il modo di offrire una sponda al genitore (ammiccamento). uguale a quella accanto al letto del bambino e alla quale lui è attaccato. prendendo in giro Bazar e facendogli capire che per me era tutto scemo. prendendo un abbassalingua e il fonendoscopio. inizia a visitare e curare il pupazzo con grandi siringhe e. tra le risate del bimbo e della mamma. Contestano e criticano i genitori perché cercano di costruirsi un’identità salda e definita. con scotch e cerotti. mentre io scherzavo insieme a lui. Poi Bazar ha la grande idea di uscire dalla stanza e recuperare un’asta per le flebo. Con il suo aiuto mettono. I ragazzi da dodici a sedici anni Tendono a distaccarsi dalla famiglia e a ricercare un’autonomia di pensiero e di azione. Sta all’abilità del clown far capire all’adulto che questa “distruzione” del ruolo genitoriale è funzionale.

flauti. direttamente con la loro anima. 38 . Gli strumenti possibili sono quelli più piccoli: armoniche. ulteriore aggancio. desideri che il clown cercherà.La musica e gli ancoraggi Un vecchio adagio circense diceva che un buon clown deve saper suonare almeno tre strumenti. utile per far interagire maggiormente i due. una cartolina. o. in modo buffo. bigliettini. che risuona a sua volta con le persone presenti. mai astratto da essa! Per fare musica è possibile tramutare in strumenti le “cose dell’ospedale”. un oggetto che possano riagganciare (tecnicamente si chiama ancoraggio) il piccolo a quella realtà magica e fantastica vissuta insieme al clown. ma la musica è una componente importante per la relazione con i ricoverati. Quando il clown ha finito gag e idiozie (c’è un certo tempo di permanenza nella stanza. piccoli dispositivi elettronici. Una ninna nanna o una canzone da osteria… il repertorio deve essere suggerito dalla situazione. A questo proposito è importante che la presenza del clown dottore non sia inflazionata: due-tre volte alla settimana possono bastare a creare un legame che si rafforzerà nell’attesa e nell’aspettativa della visita successiva. di realizzare. nei limiti del possibile. maracas. anche se non mancano le esperienze positive della presenza quotidiana del clown dottore. inversamente proporzionale al numero dei bambini presenti in reparto). Importante la “ricetta medica” che il clown può lasciare alla mamma e al bambino. la regola della semplicità. ocarine… L’operatore può essersi munito di uno o più carillon. organetti. Il tutto poi assume un forte valore affettivo e crea delle aspettative nel bambino che le vedrà realizzate quando il clown tornerà a fargli visita. Sono memorabili i “concerti per siringa”. infatti il canto è consigliato. Vale sempre. curiosità. Non chiediamo tanto ai clown dottori. però. un fiore. Nei reparti facciamo sistemare anche una cassetta per le lettere. prima dei saluti lascia sempre qualcosa: un palloncino. piccole chitarre e ukulele. A partire dalla vibrazione sonora. lettere. come i musicisti sanno. si possono creare momenti di poetica intensa emozione o di folle ilarità. nella quale i bambini e gli adulti possono inserire disegni.

padelle come cappelli. Trovate come quelle di arrivare in pigiama o come pronti per il mare. il contatto fisico. poiché per il piccolo più sono le occasioni di affettività. dato il rapporto affettivo preesistente. guanti sterili che divengono creste di gallo. in certe occasioni il riso e persino il sorriso appaiono fuori luogo. se bene accetto. pappagalli come volatili ecc. nelle lungodegenze il repertorio del clown dottore tende a esaurirsi. Nelle degenze lunghe (vi sono bambini che. Quando la degenza è breve e non si crea un legame tra clown dottori e bambino il contatto fisico non è necessario e. restano in ospedale anche due anni). per cui è necessario inventare in continuazione.20 Contatto fisico e amicizia Alcune associazioni proibiscono ai loro operatori il contatto fisico con i bambini.. Non vi sono limitazioni alla fantasia. più la guarigione è a portata di mano. in un crescendo di sdrammatizzazione che tende alla catarsi del bambino. è auspicabile. costruire una teleferica da letto a letto. nei limiti del rapporto normale tra due persone. a disposizione nell’autenticità del suo essere persona. qualora sia ammesso dal protocollo d’intervento. è la famiglia a chiedere il conforto del clown. più le emozioni positive crescono. Comprenderete da soli come il contatto fisico tra un bambino e un estraneo non è una cosa automatica e può divenire. non viene quasi mai spontaneo. Sono momenti di un’intensità emotiva quasi insostenibile e può essere di conforto solo la consapevolezza di una condizione trascendente della vita. in effetti. addobbare le stanze in modo tematico sono all’ordine del giorno. una conquista. Uno dei lazzi più importanti è trasformare gli oggetti ospedalieri in altro: siringhe in concerto. anzi. a maggior ragione fuori dal suo ruolo. quando il rapporto affettivo è ben consolidato. dove la sensibilità al problema della pedofilia è divenuta un’ossessione.In particolare. Allora il clown deve gettare la maschera e restare. stonati. L’esempio limite è dato dall’imminenza della morte. Spesso in queste situazioni. Ma c’è sempre da ridere? I clown dottori non sono i “forzati della risata”. Questo avviene in particolare negli USA. tra un’uscita e un’altra. 39 .

che a volte è difficile razionalizzare e portare a livello cosciente. operatori sociali. quale il clown dottore può apparire alla persona ammalata. pur nella pena più assoluta. è un benefico shock vedere e interagire con un “alieno”. Il clown dottore e la morte Alcune domande ci vengono rivolte molto spesso: come fate a pensare di far ridere un bambino ammalato di leucemia? E i genitori? Come è possibile spingere al riso un adulto tetraplegico. L’evento estremo è vissuto sempre con grande dolore. C’è da ricordare che questi operatori. percorso di consapevolezza e di conoscenza riguardo al proprio vissuto e alla propria esperienza di vita. cercando poi di portarla fuori di sé. evitando il rischio d’esaurimento (burn-out). infermieri…). sia proprie che del paziente. 40 . anche forte. per quello che la situazione è realmente. si vive una noia che rafforza i pensieri e le emozioni negative. con un’adeguata formazione. non è una figura rigida e stereotipata. e per questo ogni mese (quando possibile ogni 15 giorni) si organizza la supervisione con uno psicoterapeuta: vissuti di sofferenza e dolore sperimentati durante il lavoro vengono espressi ed elaborati. ma ci si può preparare a sostenerne il peso. in cui. ha fame di emozioni positive. lavorano con e sulle emozioni. Molte volte però non ce la fa da solo. Durante le lunghe ore di degenza. La persona in stato di difficoltà. vive una condizione difficile da descrivere. oltre al disagio. in ogni momento può decidere di smettere il naso rosso e partecipare come persona. per viverla e gestirla al meglio. come chiunque lavori a contatto con gli individui (insegnanti. medici. ma sulla quale è utile far luce per sciogliere i nodi che ancora ci condizionano e ci tengono legati all’infanzia o a momenti di forte sofferenza fisica e interiore. o nel rapporto con gli altri clown. e proprio per questo. Per lo più.Il clown dottore deve riuscire ad adattarsi alle varie situazioni. il clown-persona deve fare un percorso su se stesso. Per poter operare al meglio. immobilizzato in un letto d’ospedale? Non vi sembra esagerato? In genere rispondiamo che queste sono domande da persone sane. Di fronte a un bambino che soffre il clown dovrebbe lasciarsi attraversare dall’emozione.

ci confondiamo con il muro. noto studioso americano. in un potente aggancio relazionale che gli permette di “dimenticare” parte del dolore. L’aggancio empatico con il clown dottore permette al piccolo ammalato il superamento del vissuto egoico. uno strumento per poter evadere da una realtà dolorosa e traumatica come quella vissuta in ospedale. Non solo. diceva un dottor Sogni. parte che ha diritto di essere considerata e che tutti dimenticano. Operiamo un cambiamento di prospettiva. ci pone nella condizione di poter interagire comicamente con la persona. perché quello fornisce al piccolo una chiave.Questo shock è in grado di attivare una spirale virtuosa di miglioramento e guarigione. autocentrato. ma piuttosto gli va offerto un metodo di ricerca valido per poter leggere i messaggi mutevoli. che non è allontanamento. “facciamo tappezzeria”. V. Quando non è il caso. È la stessa cosa che succede tra il clown dottore e il bambino ospedalizzato. frutto di una realtà in continuo cambiamento. la sua dimensione fantastica. ci distacchiamo dalla malattia e ci rivolgiamo alla parte sana della persona che abbiamo davanti. IL CLOWN DOTTORE NEL SOCIALE Non molte compagini esplorano questa possibilità operativa dei clown dottori. I contesti sociosanitari e scolastici vanno affrontati con mente aperta e diversificazione delle metodologie. A questo pensiamo quando approcciamo le persone in difficoltà. nella speranza di spingerla a provare emozioni positive e a ridere. nell’ottica antropologicamente studiata del “creatore o ricreatore delle comunità”. 41 . siamo in grado di scomparire… Bruner. A che serve un clown dottore nel sociale? Essenzialmente a integrare le diversità. Il piccolo può così ritrovare il suo essere bambino. sosteneva che al bambino non vanno trasmesse troppe conoscenze. la sua oasi felice ogni volta che ne ha bisogno. anche se il clown non è presente. Il distacco.

se ne sentisse un po’ creditore e quindi tendesse a prendersi delle libertà precluse ad altri adulti. È luogo comune che l’anziano torni un po’ bambino e ci sembra vero per quanto attiene alla tendenza a esprimersi più liberamente. La peggiore privazione è una rarefazione (spesso assenza) di socialità mista. l’amore profuso anche senza la maschera più piccola del mondo. 42 . padrone di un tempo vuoto.21 Se gode di buona salute. visto che il ridere e le buone emozioni possono migliorare la circolazione (aumenta anche l’irroramento sanguigno a livello encefalico) 22. è impoverito nelle sue espressioni. È come se. la giovialità. avendo dato tanto alla società. per il paradosso insito nel fenomeno del ridere.In questo Patch Adams ha ragione: non c’è miglior terapia di una comunità accogliente (amicizia-amore). passivo. al massimo c’è per lui il centro anziani. Non gli resta che immedesimarsi nel ruolo. I ragazzi degli anni ’30 La nostra società “crea” la vecchiaia. I clown dottori possono rappresentare per questa fascia di disagio una scintilla vitale anche dal punto di vista corporeo. Se istituzionalizzato. la solarità. la sua relazione con il mondo diviene per lo più tragica. per lo più non vestendo i panni del clown (o vestendone solo alcuni elementi). dilatato. per le modalità di relazione adottate. Ma una comunità non si improvvisa. L’anziano. il che arricchisce il bagaglio della comicità. in questa Gestalt (forma) che viene approntata per lui. specialmente nelle città. In effetti con gli anziani. Ma sappiamo che dove c’è tragedia. Bisogna creare il giusto equilibrio di socialità e rispetto delle soggettività. assumendo spesso il ruolo di “peso sociale”. la commedia è in agguato. Il lavoro nel sociale implica nei clown dottori grande duttilità. dimostrando che il naso rosso può non stare sul viso ma è nel cuore. la funzionalità gastrointestinale. la respirazione. non raramente anche con le donne. rispettando il contesto come e forse più che in ospedale. flessibilità ed elasticità: si tratta spesso di condurre dei laboratori di gelotologia attiva. è possibile. per esempio. scherzare morbidamente sulla sessualità.

permettere l’espressione positiva di conflitti. disagi. emozioni e cognitività sono olisticamente connessi.) e permette di sdrammatizzare. sviluppo del diverso punto di vista ecc. insicurezze. Cerchiamo di andare dritti alla persona (che è prima dell’handicappato). botteghe di parrucchieri. Tutto ciò contribuisce a prevenire le manifestazioni degenerative senili. i luoghi comuni e i problemi legati alla vecchiaia. La galassia handicap Uno dei problemi con cui le persone con diversa abilità e le loro famiglie debbono misurarsi è l’etichetta diagnostica (e spesso lo stigma conseguente) che porta chiunque entri in relazione con una persona di questo tipo a vedere solo la sua disabilità. integrandola con le altre. Nei gruppi di Comicoterapia con l’H il tentativo di incentivare la creatività dei partecipanti significa anche migliorarne gli aspetti cognitivi e relazionali. Nella nostra pratica di lavorare per il positivo spesso ci disinteressiamo del tipo di malattia diagnosticata a questo o a quel diversabile. timidezze. riso…) il giusto spazio nel processo di integrazione e reinserimento sociale significa operare una piccola rivoluzione. Poiché corpo. di capire come approcciare la parte fenomenologica e comportamentale per sfruttarne le potenzialità. Non si tratta di cercare una impossibile normalità. fede. gioia. Lavorare con l’emotivo è già capovolgere uno stereotipo. Permettere l’elaborazione di questi problemi. allenamento a usufruire della parte destra del cervello. organizzare sale da tè danzanti. Non c’è limite alla fantasia per creare gag. in un ruolo di permanente dipendenza. mediante l’ironia e l’autoironia. lavorando con il corpo e con le emozioni possiamo assistere alla presa di coscienza. per quanto possibile. Quando possibile spingiamo verso l’integrazione di molte diversità 43 . anche emotiva. quanto valorizzare una reale diversità. Restituire alle emozioni positive (speranza. a sclerotizzarla. aggressività. in funzione di un aumento del grado di autovalutazione e autostima. di una soggettività che spesso la diagnosi rischia di negare.La comicoterapia reca beneficio alla mente (miglior chiarezza di pensiero. atelier di strampalati stilisti ecc. dunque.

dal giocare “al clown” al giocare al giocoliere.e difficoltà. purtroppo. poiché vengono valorizzati. i sedicenti tali) che si sono affacciati nella città. nella creazione del gruppo. piccoli cosiddetti iperattivi 23 cercando di offrire a ognuno lo spazio giusto. La comicoterapia è qui. nel non mettere l’accento sul risultato. una grande preparazione. dove moltissimi sono stati i clown dottori (e molti. così come un ragazzo down diviene un clown irresistibile. Il fulcro di questa operazione è il gioco: dalla tecnica laboratoriale allo scherzare con la musica. Una bimba claudicante diventa farfalla se impara a volteggiare sul tessuto. in lui. sul tema Il naso rosso nella valigia dello psicologo. I clown dottori nelle emergenze Già nel 2004 la sede del Trentino-Alto Adige dell’organizzazione Psicologi per i popoli si pose il problema di introdurre il buon umore nei contesti delle emergenze umanitarie. per essere utili in situazioni estreme. invitando i pionieri della gelotologia in Italia a relazionare. nell’approccio alle soggettività. diversabili mentali e motori. nel rispetto loro e dei loro cari. Le numerose missioni umanitarie che hanno seguito quella in Afghanistan. cercando soluzioni possibili per tutti. hanno insegnato alla galassia dei clown dottori quanto sia necessaria. ha facile ingresso ovunque e come in ospedale deve “bussare” alla tenda del terremotato. In questo gesto c’è la metafora dell’arrivare (con i colori del sorriso) solo se le eventuali vittime riposano in pace.24 44 . in un convegno a Trento. organizzata da Ridere per Vivere con la partecipazione di Patch Adams. oltre a un forte afflato umanitario e a un saldo equilibrio personale per esporsi a contattare persone in situazioni tragiche. quanto sul percorso. Un esempio di quanto possa essere importante un “creatore di comunità” laddove essa è franata assieme alle case è rappresentato dal terremoto de L’Aquila. un’innata dolcezza e spesso il senso dell’umorismo. esercitando un’attività così complessa e apparentemente contraddittoria. adulto che incarna l’innocenza fanciullesca. Il clown dottore. Immaginate una scuola di Piccolo Circo che tenga dentro bambini normodotati italiani e stranieri.

spesso è adorato dai bambini e dai genitori perché diverso. vita e morte. ma di condivisione emotiva. tenda per tenda. fondamentali perché la comunità si ritrovi. Successivamente. come operatore di limite. EPILOGO. offrire pillole di coraggio e di speranza. Nel momento dei pasti ad esempio può essere prezioso operare nelle file di attesa. In questo ascolto c’è la conoscenza di piccoli bisogni individuali. una preparazione meticolosa e una dose infinita di umiltà. inatteso. una buona dose di coraggio. metropoli ed emarginazione… 45 . abita da clown la frontiera tra ordine e caos. IL TERRITORIO DEL CLOWN DOTTORE È IL LIMITE Il clown dottore è un mestiere (ancorché volontario) di grande responsabilità ma estremamente gratificante. dopo più di vent’anni di esistenza. tra ragione e follia. come dottore la frontiera tra salute e malattia. Questo lavorio può sfociare in eventi serali. Gode di un alto status sociale. pace e guerra. infatti.Il clown dottore. sobrio e riconoscibile nel suo camice variopinto. poi grazie a questi ampliare la sfera di conoscenza del campo profughi. a sentirsi un angelo. dapprima con i bambini. Può esporlo a un pericolosissimo narcisismo. può presentarsi e ascoltare. Non cose esagerate. inoffensivo ma in grado di dare moltissimo. dar sponda alla paura. Tuttavia il suo potere di incidere fortemente sul disagio può amplificare gli innati difetti dell’essere umano. Egli. Operare con persone che hanno perso la stabilità della loro vita implica un grande afflato morale. un grande senso dell’umanità. Talvolta questi piccoli bisogni e disagi fisici riguardano problemi di stress fortissimo: qui scaricare l’energia in eccesso può essere vitale e il clown dottore è la figura giusta. a un’arroganza di ritorno. può iniziare il suo preziosissimo lavoro. l’oggetto d’uso quotidiano perduto… Ed ecco il clown di comunità che sfreccia e penetra nelle maglie della burocrazia dell’emergenza. Possiamo definire il clown dottore. Figuriamoci. allo sciorinamento non richiesto della propria capacità di amare. È il momento in cui perde credibilità ed entra nel novero delle persone di potere.

Come a dire che. Macro ed. 1999. François Euvé. 1999. sciamano. l’informazione. 1975. Vedi i Fabliaux medievali francesi. trovare le piccole vene. riso. Ricci. giullari. 2010. creatore di comunità…). Spina-Fioravanti. 2000. comici dell’arte. D’ora innanzi. Norman Cousins. terapia. per indicare la categoria di coloro che fanno ridere per vocazione e mestiere useremo solo la parola clown. buffoni. Caterina Jacobelli. iniziato all’alba del mondo con il “buffone rituale”. Georges Minois. erede di una grande tradizione culturale che parte dagli albori dell’umanità e arriva alla rinnovata funzione che il clown può avere oggi. Miti e leggende degli Indiani d’America. Berger. P. Il Pianeta degli Dei. Milano. Dal greco ghélos. Mondadori. Roma. nel mondo sempre più intristito del terzo millennio. formazione. G. Dedalo. RED. Guarigioni straordinarie. Penser a la creation comme jeu de Dieux.E. Milano. Resico. riabilitazione. L. Il Mulino. si chiude oggi con il clown dottore (di corsia. Brescia. Homo Ridens. 2004. dignità e follia. Ermes simboleggia la comunicazione. D. Edition Du Cerf. menestrelli. Drunvalo Melchizedek. Storia del riso e della derisione. scienza.T. 1990. Il clown professionale nei servizi alla persona. 2006. L. clown. coscienza e incoscienza. Armando. Bari. Roma. Il fiore della vita. Newton. 11 12 13 14 15 16 17 18 19 46 . Pino. sociale. Anime con il naso rosso. La terapia del ridere. Queriniana.Egli attraversa questi territori di confine con leggerezza e coscienza. sarà una risata che ci guarirà. Essere antidoto alla paura. Questo è stato spiegato anche con l’effetto di vasodilatazione insito nel ridere. 1995. NOTE 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Zecharia Sitchin. alla fine. nei secondi una forte vasodilatazione. Armando. Berger. cabarettisti ecc. Franco Angeli. A cura di G. Bologna. Giovanni Pizza. Durante i prelievi è più facile. C’è differenza di genere e di epoche tra servi della commedia antica. Paris. Salomon Reinach (1895-1932). cit. per gli infermieri. L. Spina-Fioravanti. Hirshberg-Barasch. studio e utilizzo del ridere e delle emozioni positive in funzione di prevenzione. Il cerchio. Un esperimento americano ha messo a confronto studenti alle prese con un film dell’orrore e altri con un film comico: nei primi è stata riscontrata una forte vasocostrizione. La volontà di guarire. Roma. P. Piemme. Como. 1982. Il Risus Paschalis. poesia e sghignazzo.

Roma La Sapienza e Clowns Benefit Children Hospitalize for Respiratory Pathologies. Mario Bertini. Questo assunto è spiegato dalla battuta di una novantenne: «Io al centro anziani non vado. per esempio se si sono perse vite umane. dopo i funerali. Quando la fase del dolore acuto (almeno istituzionalmente) è chiusa. 2006.ssa Lucia Angrisani. centro per immigrati ecc.it. dal verbo greco Kathaírō = purificarsi. come il Ritalin e altri. perché sono tutti vecchi…». dott. Elena Isola.20 21 22 23 24 A questo proposito si vedano le ricerche cliniche Gli effetti analgesici dell’umorismo: influenza del clown dottore (di !Ridere per vivere!) sulla percezione del dolore e la somministrazione di farmaci analgesici. 47 . Rifiutiamo – in compagnia di moltissime personalità della medicina. Un anno di operatività dei clown dottori presso il Centro di Sollievo per Alzheimer della ASL RM E ha dimostrato come sia possibile operare anche nelle demenze senili gravi. creata a tavolino per commercializzare psicofarmaci per l’infanzia gravemente dannosi. Catarsi. pubblicata da Oxford University Press reperibili su www. Un modo colorito per rifiutare la ghettizzazione. della psicologia e della società civile – l’inesistente sindrome ADHD. Da molto tempo propugniamo una forma di gestione delle difficoltà sociali del tutto diversa dalla logica del raggruppamento tipologico: centro anziani. problemi. centro handicap. abilità e disabilità in centri sociali dove la diversità diviene valore forte. La soluzione sarebbe mescolare generazioni. non separazione.riderepervivere.

È un antidoto alla paura. tra ragione e follia. pace e guerra. Possiamo definirlo. sarà una risata che ci guarirà. poesia e sghignazzo. Gode di un alto status sociale. Come a dire che.Il clown dottore è un mestiere (ancorché volontario) di grande responsabilità ma gratificante. inatteso. come operatore di limite. dignità e follia. inoffensivo. vita e morte. Il clown dottore attraversa questi territori di confine con leggerezza e coscienza. dopo più di vent’anni di esistenza. come dottore la frontiera tra salute e malattia. spesso è adorato dai bambini e dai genitori perché diverso. abita da clown la frontiera tra ordine e caos. alla fine. infatti. MILLELIRE 1€ SPECIALE . Egli.