MEDICINA NEI SECOLI, Supplemento 2006

IL POLICLINICO UMBERTO I Un secolo di storia
Edizione a cura di Carla Serarcangeli

© Copyright 2006 Casa Editrice Università degli Studi di Roma “La Sapienza” P.le Aldo Moro, 5 - 00185 Roma www.editriceateneo.it Iscrizione nel Registro Operatori Comunicazione al n° 11420
ISSN n° 0394/9001 ISBN 88-87242-86-0 ISBN 978-88-87242-86-7

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SOMMARIO PREFAZIONE: CENTO ANNI DI STORIA DEL POLICLINICO UMBERTO I RENATO GUARINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 005 PARTE I: UN POLICLINICO “EUROPEO” IL POLICLINICO UMBERTO I: ESIGENZA DELLA COSTRUZIONE ANTONIO BOCCIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 013 I CRITERI DI PROGETTAZIONE: UN FUTURO CHE VIENE DAL PASSATO
ROBERTO PALUMBO – ANNA MARIA GIOVENALE

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 027

UN TESTIMONE PREZIOSO: COSA RACCONTA DEL POLICLINICO “IL POLICLINICO” VITO CAGLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 037 PARTE II: GLI ISTITUTI “BIOLOGICI” DI FONDAZIONE IL DIPARTIMENTO DI ANATOMIA UMANA TINDARO G. RENDA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 051 LA SCUOLA BIOCHIMICA ROMANA GINO AMICONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 071 L’ISTITUTO DI FISIOLOGIA UMANA FABRIZIO EUSEBI – ROBERTO CAMINITI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 093 L’ISTITUTO DI PATOLOGIA GENERALE PIER PAOLO GAZZANIGA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 103 L’ISTITUTO DI ANATOMIA E ISTOLOGIA PATOLOGICA ERMANNO BONUCCI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 123 L’INSEGNAMENTO DELLA FARMACOLOGIA PIETRO MELCHIORRI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 139 LA SCUOLA ROMANA D’IGIENE
GIANFRANCO TARSITANI – ROSELLA DEL VECCHIO – CARMINE MELINO

. . . . . . . . . P. 153

PARTE III: LE CLINICHE LE SCUOLE DI MEDICINA INTERNA DOMENICO ANDREANI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 173

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LA CLINICA CHIRURGICA: LA STORIA E LA SCUOLA VINCENZO ZIPARO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 191 CENT’ANNI DI POLICLINICO: LA CHIRURGIA GIORGIO DI MATTEO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 207 LA CLINICA OSTETRICA E GINECOLOGICA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 223

ANTONIO PACHÌ

LA CLINICA PEDIATRICA
MANUEL A. CASTELLO – GIORGIO MAGGIONI

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 237

LA CLINICA OTORINOLARINGOIATRICA ROBERTO FILIPO – ELIO DE SETA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 249 LA CLINICA OCULISTICA PAOLA PIVETTI PEZZI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 267 LA CLINICA DERMATOLOGICA
VITTORIA SERAFINI – STEFANO CALVIERI

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 281

LA CLINICA DELLE MALATTIE TROPICALI E SUBTROPICALI ANTONIO SEBASTIANI – CARLA SERARCANGELI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 295 LA CLINICA DI MALATTIE NERVOSE E MENTALI ALBERTO GASTON . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 313 LA CLINICA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA LUIGI ROMANINI – EMILIO ROMANINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 325 PARTE IV: IL POLICLINICO OGGI – RICERCA ED ORGANIZZAZIONE RICERCA DI ECCELLENZA AL POLICLINICO UMBERTO I . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 345

ALBERTO GULINO

L’AZIENDA POLICLINICO ED IL SUO INSERIMENTO NEL SSN GIUSEPPE GRAZIANO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 359 POSTFAZIONE: POLICLINICO UMBERTO I: L’OSPEDALE DEI ROMANI, VOLUTO DA BACCELLI, ENTRA NEL FUTURO LUIGI FRATI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 373 PARTE V: ALCUNE IMMAGINI NELLA STORIA DEL POLICLINICO UMBERTO I

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PREFAZIONE CENTO ANNI DI STORIA DEL POLICLINICO UMBERTO I Quando poco oltre la metà del XIX secolo Guido Baccelli, che è clinico medico nell’Università La Sapienza e Ministro della Pubblica Istruzione, pensa ad una struttura di ricerca e di formazione per i futuri medici la medicina è attraversata da una di quelle rivoluzioni di cui parla Thomas S. Kuhn nel suo The structure of scientific revolutions. In quei tempi i rimedi terapeutici realmente efficaci sono davvero pochi, la diagnosi si avvale quasi esclusivamente dell’esame fisico e del rilievo di polso ed urine, poco di più di quanto accadeva ai tempi d’Ippocrate. Vi erano stati però segni di crisi epistemologica anche in Italia: alla Prima riunione degli scienziati italiani, tenutasi a Pisa nell’ottobre del 1939, la sezione medica è inaugurata da Giacomoandrea Giacomini, professore di clinica medica a Padova, con la lettura Della natura e della vita del sangue, nella quale – così recita il resoconto – sono illustrati i risultati discordi delle esperienze de’ chimici moderni, concludendo che le alterazioni del sangue non possono essere, generalmente parlando, che secondarie; e che il pervertimento del fluido [il sangue] essendo la conseguenza del pervertimento anteriore del solido [organi e tessuti], ne consegue il corollario terapeutico che, a riordinare il turbamento de’ tessuti, e non a correggere le alterazioni del sangue, deve essere quasiché sempre diretta ogni clinica operazione. Giacomini era un vitalista legato alla tradizione e sospettoso verso le novità (la sua terapia era largamente fondata sul salasso), cosicché inevitabile è lo scontro con il cesenate Maurizio Bufalini, clinico medico a Firenze, che aveva già diviso il mondo medico con il saggio Sulla dottrina medica della vita, nel quale aveva sostenuto che la materia della quale si compone il soggetto che vive… a ragione dei nostri mezzi analitici non differisce di un minimo della comune materia. Non sorprende perciò che nel Congresso pisano la sua polemica finisse raccomandando caldamente la utilità de’ tentativi fisici e chimici nelle ricerche sulla natura del sangue; ché se l’organismo umano è composto di solidi e di fluidi… eguale impor5

Renato Guarini

tanza debbono pure avere ove si facciano argomento delle nostre esperimentali considerazioni relativamente allo stato sano o morboso del corpo umano. E sempre Bufalini, commentando le “Statistiche degli Ospedali” presentate dal Ferrario, afferma che le statistiche si possono riferire alle cagioni delle malattie o ai segni di queste o ai metodi di cura… in ogni caso lo studio nostro intende a stabilire un rapporto tra la causa e l’effetto… L’eco della riunione degli scienziati e dei dibattiti che impongono anche alla medicina di far tesoro degli avanzamenti della fisica e della chimica percorre le Facoltà mediche, tanto che nascono nuove discipline (biologia, patologia generale, igiene), rivolte a trarre elementi conoscitivi dalla sperimentazione, dall’epidemiologia, dallo studio dell’influenza delle condizioni ambientali o sociali sulle malattie. Anche in Italia dunque matematica, fisica e chimica cominciano a scuotere la medicina clinica e la crisi epistemologica diventa irreversibile quando in Europa la medicina sperimentale di Claude Bernard, la batteriologia di Louis Pasteur e Robert Koch e la patologia cellulare di Rudolph Virchow spostano la centralità della medicina verso l’esperimento dalla corsia, nella quale i malati stazionano anche per mesi in attesa di una evoluzione. Il laboratorio ed il gabinetto di analisi divengono i luoghi dove si riproducono le condizioni patologiche nell’animale da esperimento e si conducono le prime analisi chimiche su liquidi organici (urine e sangue) ed estratti di tessuti, mentre citochimica ed istochimica permettono di differenziare per morfologia, ma anche per funzione, tessuti, cellule e batteri. Su queste fondamenta in Italia si affermano nuove interazioni tra scienze naturali e medicina clinica, a Pavia (e poi a Torino) con Giulio Bizzozero, che scopre la funzione emopoietica del midollo osseo e quella coagulativa delle piastrine, e Camillo Golgi, con l’istochimica delle cellule nervose e gli studi sulla malaria, ai quali dà un contributo fondamentale la scuola medica romana, con Ettore Marchiafava, Angelo Celli, Amico Bignani e Giovanni Battista Grassi. Su questo scenario di medicina positivista interviene dunque Guido Baccelli, clinico medico alla Sapienza, grande maestro che non esita a portare all’Università il medico condotto di Civitavecchia, quell’Augusto Murri che poi diviene cattedratico a Bologna e che orienterà la clinica in senso fisiopatologico, alla 6

Prefazione

ricerca delle cause delle malattie, ben distinte dai sintomi. Baccelli intende la medicina come strumento di avanzamento a servizio della gente, attento ai suoi rapporti con le condizioni sociali (la miseria è la madre delle malattie – egli dice): il suo credito è grande, è amato dalla gente e rispettato dalla politica, e decide così di mettere a frutto il suo prestigio con l’ambizioso progetto di costruire un luogo dove gli avanzamenti scientifici divengano la base della formazione medica e della migliore cura dei malati. Il Policlinico di Roma, intitolato al re Umberto I, è la risposta all’epoca più avanzata in Europa alle esigenze della nuova medicina: un campus unico, nel quale riunire tutte le competenze scientifiche e professionali che facciano da supporto ad una buona formazione. Nel perimetro del campus debbono trovare spazio edifici universitari con biblioteche e laboratori di ricerca, con al centro padiglioni ospitalieri di ricovero per malati, dai quali trarre i casi più appropriati per la didattica o più interessanti per la ricerca. La logica di Baccelli è anche quella della unitarietà nella specificità, cosicché nel progetto tutti gli edifici sono collegati da un doppio camminamento, ipogeo e perigeo. Baccelli precisa bene la finalità del suo progetto, rivolto a dare agli studenti gli elementi formativi per entrare nella medicina di domani, nella quale si stanno spalancando gli orizzonti della ricerca fondata sulle scienze naturali: quelle che oggi sono chiamate scienze biologiche sono ospitate negli edifici perimetrali, come ad es. zoologia e biologia con patologia generale ed anatomia patologica o giusto di fronte al Policlinico (anatomia ed anatomia comparata). Nasce così con un primo finanziamento statale del 1881 (legge n. 209, Baccelli è appena stato nominato Ministro, succedendo a Francesco De Sanctis) il più grande progetto organico di Policlinico, al quale viene dedicata un’area demaniale specifica con vincolo permanente di destinazione d’uso, nel quale si fondono tre principi, posti a base della formazione del medico: l’apertura della medicina alle scienze naturali, che della medicina sono fondamento scientifico; lo sviluppo della clinica, con edifici propri dedicati agli ambiti generali (medicina, chirurgia), ma anche a specialità, nei quali corsie, biblioteche e laboratori (gabinetti d’analisi) costituiscano la base per l’avanzamento delle conoscenze e quindi per una buona formazione; l’utilità sociale, con i padiglioni ospedalieri e la 7

Renato Guarini

possibilità di ricovero nelle cliniche a carico dell’assistenza pubblica. Non solo ricerca e clinica avanzata, ma anche sviluppo di una rete assistenziale-caritativa: Guido Baccelli riesce a far inserire, infatti, il Policlinico nell’ambito della legge n. 6972/1890, che disciplina in particolare le opere pie […Pio Istituto e Ospedali Riuniti] e gli altri enti morali che avessero per fine « ... di prestare assistenza ai poveri, tanto in istato di sanità quanto di malattia» (articolo 1), disponendo anche che «in ogni Comune è istituita una congregazione di carità ... » (articolo 2), mentre con la legge 20 luglio 1890 n. 6980 lo Stato ha finanziato ed avocato a sé la costruzione del Policlinico universitario, con i 10 padiglioni ospedalieri assegnati nel 1898, quando Baccelli è di nuovo Ministro nel Governo Pelloux, in uso al Pio Istituto S. Spirito a titolo di risarcimento di edifici ospedalieri siti nel Lungotevere S. Angelo ed espropriati (concessione revocata con la legge 26 ottobre 1964 n. 1149, che ha dato autonomia gestionale al Policlinico Universitario). In circa 10 anni il Policlinico è terminato, viene inaugurato nel 1904, e diviene così un prestigioso complesso di formazione, ricerca ed assistenza, nel quale hanno modo di svilupparsi grandi scuole. Quando negli anni ’30 viene costruita la Città universitaria ed il complesso universitario diviene lo Studium Urbis lo sviluppo della scienza biomedica ha nuovi ambiti, ormai maturi, come fisiologia e biochimica o igiene e microbiologia, che trovano spazio in edifici all’interno del progetto piacentiniano. Ma non si comprenderebbe lo straordinario sviluppo dei vari settori disciplinari, di cui sono stati e sono protagonisti il Policlinico e le Facoltà mediche della Sapienza, se non si conoscesse il presupposto fondamentale sul quale Baccelli ha costruito il suo progetto, nel quale l’architettura d’insieme è funzionale ad una idea di formazione e ricerca. Questo fascicolo speciale della nostra rivista di storia della medicina [Medicina nei Secoli] è in modo opportuno dedicato alle scuole che hanno preso corpo nella Facoltà di Medicina e nel suo Policlinico: i grandi nomi scorrono e ci ricordano pezzi di storia, in chirurgia con Durante, Paolucci, Valdoni e Stefanini, in medicina con Frugoni, Condorelli e Cassano e così in tutti gli altri settori, nei quali spesso al Policlinico vi è stata la prima cattedra in Italia (sperimentale, come per microbiologia o biochimica, o clinica, come per medicina tropicale o endocrinologia, tanto per fare alcuni esem8

di vicende umane. che si deve all’attività della sezione di Storia della Medicina diretta dalla Professoressa Luciana Rita Angeletti ed al coordinamento editoriale della Professoressa Carla Serarcangeli. fulcro essenziale della memoria del divenire scientifico e di come la ricerca universitaria sia in grado di entrare nel futuro. il comandante della spedizione che aveva affondato il 1 novembre 1918 a Pola la nave ammiraglia austro-ungarica Viribus Unitis. Renato Guarini Rettore dell’Università di Roma La Sapienza 9 . nel pieno delle discriminazioni razziali che nel 1938 colpiscono anche l’Università. nel ranking internazionale. di vita vissuta. Il Policlinico è stato anche partecipe di intrecci con le vicende politiche dei vari tempi. con l’apporto di tanti docenti e del personale socio-sanitario. Facoltà e Policlinico sono dunque densi di scienza. con le sue ricerche di prestigio. il fondatore della neurofisiologia e neurobiologia italiana. con i tanti personaggi che ne hanno fatto una parte viva della Sapienza. tra cui Mario Camis. la prima in Italia e tra le prime in Europa. come nel caso del chirurgo Raffaele Paolucci. In questo fascicolo. che ne costituiscono l’ossatura fondamentale. dà rifugio a casa sua ai professori ebrei. Tanto che anche a questa Facoltà si deve se la nostra Università è giudicata. I diversi articoli illustrano appunto le scuole. la storia del Policlinico e della Facoltà medica scorre dunque con le sue immagini vive.Prefazione pi). Ebbene Paolucci. con episodi che dimostrano comunque il prestigio dei suoi professori. di generazioni di medici che vi si sono formati.

PARTE I Un Policlinico “Europeo” .

Il Policlinico umberto I: esigenza della costruzione IL POLICLINICO UMBERTO I: ESIGENZA DELLA COSTRUZIONE ANTONIO BOCCIA 13 .

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Giovanni Maria Lancisi. 15 . il quale oltre la sua peculiare e multiforme funzione di beneficenza devesi considerare come pubblico utilissimo Seminario. nata sulla base di un disegno originario di grande respiro. attraverso i secoli. come assistente medico dell’Ospedale. tra medici e chirurghi e speziali. gli Istituti Nosocomiali siano divenuti anche vere scuole di medicina. di chirurgia e di farmacia pratica. Nel 1711 tra Lancisi ed il Commendatore del Santo Spirito. Il Pio Istituto Santo Spirito in Sassia Nel 1676 nell’Ospedale Santo Spirito era ammesso. che giornalmente vi vengono per far quivi la pratica. Rileva come fra tutti gli stabilimenti consimili in Roma. istituite da Lancisi. scritto da Stroppiana. Mons. vanti il primato l’Arcispedale Pontificio detto di Santo Spirito in Sassia. si sviluppa in tempi lunghi. il modificarsi dei quadri amministrativi e legislativi di riferimento sia nell’istruzione sia nell’assistenza percorrono la storia dalla istituzione e la condizionano. in cui circa 100 giovani. La storia delle origini e delle esigenze di costruzione del Policlinico ha. ossia una caritatevole assistenza agli infermi. Il bibliotecario della Lancisiana curava la compilazione dei verbali e la loro pubblicazione al termine di ogni anno2. Storia di Istituzioni e di uomini. di continuo vi dimorano. esse avevano per sede il vestibolo della biblioteca e si ha notizie che tali riunioni avevano per oggetto la discussione dei casi clinici più importanti occorsi nelle corsie dell’Ospedale Santo Spirito o verificati al tavolo anatomico. Giorgio Spinola. l’illustre medico dopo avere accennato allo scopo principale cui debbono rispondere gli ospedali. radici lontane che non possiamo non ricordare. oltre molti altri. venne deliberato e stipulato un documento nel quale.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione Prologo Affermava Antonio Ruberti nella prefazione del testo storico. tra l’altro. ma anche storia di una struttura fisica che. ricorda come. infatti. sul Policlinico1: La presenza di universitari e di ospedalieri nella stessa struttura. dell’assistenza. essa sarà utile ed in qualche misura di supporto anche per meglio comprendere la storia recente e le difficoltà che ancora oggi si incontrano nella gestione e nell’attività del Policlinico Universitario in cui si incrociano e si sommano i problemi della formazione del medico e di tanti professionisti di sanità. e forse in tutta l’Italia. della ricerca. le responsabilità diverse e tuttavia interagenti nella formazione e nell’assistenza. Per quanto riguarda le adunanze scientifiche.

poteva rimanere nell’Ospedale più di sette anni. Esisteva è vero in Roma l’Università con propria Facoltà Medica. libere a quanti ne avessero fatto richiesta. fino agli ampliamenti del secolo XVIII. Al Santo Spirito aprì un quartiere speciale per cronici. Spada. In sottordine esisteva un ruolo speciale formato dai cosiddetti giovani cui erano attribuite tutte le funzioni di assistenza e pulizia. l’appalto delle forniture concesso mediante pubblica asta. per evitare errori a danno degli infermi. sotto qualunque titolo. che per lunghi anni rimase all’altezza della scienza moderna. con decreto del 30 settembre 1824. sotto l’autorità di una Deputazione unica. stabilì utili regole per la contabilità e la registrazione dei malati. Spirito. 16 . il medesimo architetto. divisione della Corsia Sistina in due sale distinte. designando uno dei chirurghi primari ad impartire lezione due volte la settimana. i prodotti farmaceutici acquistati direttamente nei grandi mercati d’Europa. procedette al restauro del S. Adottò il metodo di registrare le ordinazioni mediche e chirurgiche fatte fuori di visita. si accinse all’ardua fatica di sistemare l’asilo romano dei pazzi. riunì nuovamente il Santo Spirito insieme con gli altri ospedali. per volontà di Pio IX. Dopo il manicomio. ma i precettori del Santo Spirito furono sempre poco disposti ad inviarvi i giovani. Ne derivò uno stabilimento modello. rispettate gelosamente nelle loro dimensioni. Il tempo di Quaresima era stabilito per le dissezioni anatomiche. Giuseppe Antonio Sala. Spada ed il successore Febei promossero ulteriormente l’aggiornamento e l’istruzione dei medici e del personale. Egli così riassumeva il lavoro che si proponeva di eseguire e che venne parzialmente attuato: riordinamento completo delle sale esistenti. Leone XII (1823-29). di cui fece parte come presidente il Mons. ove tutto occorreva rivedere su nuove basi. Ristrutturazioni e restauri Dopo aver visitato i migliori stabilimenti ospedalieri d’Europa. valoroso artista.Antonio Boccia Assistenza sanitaria Per lungo tempo. Mons. Durante il suo governo. tutti scelti per concorso in conformità delle disposizioni emanate da Mons. Nessun giovane. temendo che i frequenti allontanamenti potessero intralciare le esigenze del servizio ospedaliero. Fin da allora i concorsi erano notificati mediante avvisi pubblici a stampa affissi per la città. l’Ospedale ebbe quattro medici primari con relativi assistenti. Francesco Azzurri.

la capacità complessiva del Santo Spirito era così distribuita: . Filippo 16 “ .Sala S. comprese le carriole 330 letti .Corsia Sistina. oltre a concedere nuovi locali ed arredamento idoneo. si ricusa ad una ragionevole trasformazione.Tre piccole sale 28 “ Totale 712 “ Per il servizio di medicina. corredata di tutto ciò che poteva contribuire al miglioramento della loro sorte. ed infine usufrutto di una area rilevante per la erezione delle fondamenta di una Clinica medica. centralizzazione dei servizi generali. Girolamo 22 “ . sia per il suo stato di decrepitezza.Sala S. nel 1870 conclusosi il potere temporale dei Papi prese avvio. non presentando nulla di pregevole.Sala dei bambini 22 “ .Sala S. sia per la sua pessima disposizione. Ciascun primario aveva assistente e sottoassistente. accogliendo le istanze di Guido Baccelli. restauro completo della corsia di Alessandro VII sino al Tevere. All’epoca dei restauri era commendatore del Santo Spirito Mons. Auspicava prossimo il giorno in cui sorgesse un ricovero speciale per questi malati.Sala Benedettina 216 “ . non senza ostacoli e difficoltà. Achille Maria Ricci (1865-1870) che. la Riforma dell’Università che 17 . e di uno stabilimento completo idroterapico.Sala Alessandrina 64 “ . già professore di clinica medica. Giacinto per i tisici 14 “ . Ai tisici l’Azzurri apprestò una nuova dimora. Allo scadere dell’amministrazione ecclesiastica. aveva decretato anche l’istituzione di una cattedra di Anatomia patologica. La farmacia aveva un capo-speziale e sei farmacisti: non esisteva farmacopea speciale ed i medici potevano ordinare ciò che ritenevano necessario. dotato di quanto fosse necessario.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione demolizione ragionata di quanto. Il servizio chirurgico era disimpegnato da un primario con due chirurghi sostituti e quattro sotto-sostituti. Il Policlinico Umberto I e l’insegnamento universitario A Roma. vi erano sei primari con obbligo di visita due volte al giorno. sbarazzata delle fabbriche adiacenti e tolta dall’immediato contatto della Corsia Sistina.

alla presenza del Re d’Italia Umberto I e della consorte Regina Margherita. Guido Baccelli. pur risolvendo la parte della prassi clinica. Le riviste mediche ospitano articoli di ingegneria ospedaliera. l’insegnamento si limitava alla “lettura”. senza contare il fatto che i fatiscenti e monumentali ospedali tardo trecenteschi mal rispondevano ai recenti sviluppi della batteriologia e fisiopatologia ed alle norme igienico-sanitarie. ai teatri anatomici. All’Architetto Giulio Podesti coadiuvato da Cesare Salvatori ed Edgardo Negri fu affidata la progettazione della monumentale opera. nel 1881 in carica come Ministro della Pubblica Istruzione convocò una commissione con il compito di esaminare i problemi inerenti la costruzione del Policlinico. Negli ordinamenti precedenti. l’area che attualmente occupa. che oltre le cliniche obbligatorie il Policlinico dovesse ospitare anche gli ospedali-cliniche ove accogliere gli ammalati più “interessanti” evitando di prelevarli. tra l’altro.Antonio Boccia da Pontificia divenne Regia. per lo studio. alle sale incisorie degli ospedali. successivamente fu scelta. La Convenzione. Successivi regolamenti definirono via via la struttura della Facoltà medica di Roma. dagli Ospedali civili. I1 27 dicembre 1870 fu così stipulata la convenzione tra il Ministero della Pubblica Istruzione e le Amministrazioni degli Ospedali Romani per la pratica della Clinica. I1 progetto originario collocava il Policlinico Romano sul Colle Esquilino. Occorreva superare le vecchie concezioni didattiche preunitarie. Direttore della Regia Clinica Medica di Roma. La classe medica non vuole la ristrutturazione dei vecchi edifici. La Commissione stabilì. ma desidera adeguarsi alle moderne strutture europee. infatti. I1 più grande monumento alla Carità ed alla Scienza 18 . aveva comportato una dispersione degli insegnamenti per tutta la città sollevando il problema per una nuova soluzione logistica. che aveva lavorato senza tregua al progetto di un grande ospedale che accorpasse tutte le Cliniche già dal 1874. I consensi alla costruzione di nuovi ed efficienti ospedali è unanime. il 19/1/1888 fu posta la prima pietra. per motivi di assetto urbanistico. Così. I lavori effettivi iniziarono solo l’anno successivo e nel 1902 il progetto era quasi ultimato. Nel novembre del 1870 ad opera del Regolamento Brioschi furono accorpati i corsi di Medicina e Chirurgia. L’impulso decisivo alla costruzione del Policlinico fu dato 10 anni più tardi quando l’imponente progetto fu inserito nelle Opere Edilizie della Capitale. Nell’insegnamento universitario una delle spinose questioni da affrontare era quella di assicurare un’adeguata formazione clinica agli studenti.

Odontoiatria e Protesi dentaria. che nell’estremo angolo a sud-est. Clinica e Semeiotica Medica. è circondata da grandi viali della larghezza di metri 30 e verrà recintata sulla fronte principale. sede della Direzione. e dall’altra il fabbricato 19 . la dispensa. delle Malattie nervose e mentali. della Biblioteca. Otorino-laringoiatrica. Dal lato opposto al viale del Policlinico. Detta area ha l’estensione di circa 160 mila mq. Dietro al Palazzo dell’Amministrazione e in comunicazione con questo sono le guardarobe. Ortopedica-traumatologica. si trovano tutti su una stessa linea e sono tutti collegati fra di loro da passaggi coperti. … sarà recintata da muri di sostegno. dell’Amministrazione. II.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione fu inaugurato nello stesso anno con una solenne cerimonia al Campidoglio alla presenza delle massime autorità statali. da una parte si trova la Clinica ostetrico-ginecologica. antico Castro Pretorio. di rimpetto alle mura di Belisario. Clinica Chirurgica. e trovasi a metri 52. della Farmacia. del Guardaroba e di diversi servizi. … da una cancellata di ferro poggiata sopra un piccolo zoccolo di muratura.45 sopra il livello del mare. sono allineati i bei fabbricati destinati alle diverse Cliniche universitarie (Clinica Oculistica. III e IV Padiglione fanno servizio le allieve e diplomate della Scuola (le prime non sono pagate): agli altri Padiglioni fanno servizio infermiere e infermieri dell’Ospedale. … e dagli altri lati. la cucina e dietro ancora il fabbricato destinato alla Chiesa ed alla Scuola-convitto per infermiere Regina Elena: ai due lati di questo sono 5 Padiglioni di medicina e 3 Padiglioni di chirurgia: i padiglioni. Dermo-sifilopatica. ove. sul fronte. si elevano fino a metri sei sul sottostante livello stradale. di forma rettangolare. Pediatrica). Università) e 4 baracche provvisorie per sopperire ai bisogni eccezionali: 2 delle baracche sono aperte ai malati di medicina. Al I. In una terza linea trovansi due Padiglioni (uno appartiene alla Clinica delle malattie tropicali e l’altro in parte all’Istituto di semeiotica medica della R. di cui 40. … è il riparto delle malattie infettive. Partendo dal lato sul viale del Policlinico vi troviamo l’edificio centrale. che recingono il vasto piazzale del Macao. Così all’epoca vengono descritti il progetto e le opere frutto dell’ingegno del Podesti e della Commissione3: l’area destinata al Policlinico è in una delle zone più salubri di Roma. ai due lati del Palazzo dell’Amministrazione. Il Policlinico iniziò a funzionare a regime nel 1904.000 coperti dagli edifici.

oltre le Cliniche dipendenti dalla R. Dietro alla Scuola-Convitto Regina Elena (SCRE . la seconda. furono portati e adattati nei grandi locali seminterrati siti nel Palazzo centrale: vennero muniti di tutti gli occorrenti servizi (acqua. Come abbiamo detto sopra. ecc. la morgue. che riunivano in certe ore della giornata da 100 a 150 infermi.). e tratti coperti al primo piano che è quello dove sono tutte le infermerie. gabinetto di analisi. latrine.Antonio Boccia destinato all’isolamento (infetti). waterclosets. per uomini. Università. Innanzi tutto nel 1931 vennero condotti a termine i lavori per la sistemazione del servizio del pronto soccorso e dell’ ambulatorio medico-chirurgico: gli ambulatori. che debbono fare capo al Palazzo di Amministrazione. cucinetta per i piccoli bisogni. la lavanderia. luce. Anche per ciò che ha riguardo ai fabbricati. I letti erano accoppiati e fra una coppia e l’altra si apre un’ampia finestra: la distanza fra i letti di una coppia è di metri 1. Riassumendo dunque.oggi Centro Didattico Polifunzionale). notevoli miglioramenti e trasformazioni. Sarà interessante l’esame di un “Padiglione”: diremo subito che esso aveva le infermerie costruite sopra un porticato aperto in modo che l’aria vi potesse circolare liberamente (ogni Padiglione ha due infermerie: al piano terreno l’una.10 sicchè la lunghezza della sala è di metri 20. I “Padiglioni di chirurgia” sono uguali a quelli di “medicina”. per donne). I letti erano discosti 60 centimetri dalla parete e fra un letto e l’altro di fronte è una distanza di metri 3. sono degne di essere qui ricordate. l’Istituto anatomo-patologico. al primo piano. Ogni piano era dotato di tutto il necessario (bagni. di 4 baracche e di un riparto di “isolamento”. Ogni camerata era capace di 34 letti: vi sono inoltre 2 camerette: per cui ogni piano può ospitare 36 ammalati (questi salgono spesso anche a 45). riscaldamento. per rendere facili i servizi di tutti gli edifici. lavabi. esistono gallerie di collegamento nei sotterranei. il Policlinico è dotato di l0 padiglioni. l’ascensore porta il vitto. Il piano terreno di ciascun edificio è collegato dalla zona di galleria che si stabilisce sulla volta dei sottostanti tratti in muratura. bagno 20 . la sola differenza è data dalla presenza di un piano in più destinato alle sale operatorie. le medicine e gli ammalati dal piano terreno al primo piano. stanze per biancheria sporca. esiste la grande “centrale termica” dalla quale si innalza nel cielo la grande “ciminiera” che si vede da ogni parte di Roma.

Le sale di medicazione e visita erano ampie. che si presentano. vengono in ogni caso “registrati” dall’Ufficio di P. la convenzione fra il Pio Istituto e il Ministero della Educazione Nazionale: in base ad essa quello si è impegnato a costruire l’aula per l’insegnamento della semeiotica medica in aderenza al IX Padiglione. n. inaugurata dalla legge Crispi21 .) e dotati di un proprio ingresso separato e la sala di attesa era capace di 120 persone a sedere. le camere operatorie. moderna camera mortuaria corredata di cella frigorifera e di tutti gli impianti correlativi da servire per i bisogni così delle RR. ecc. igiene. il Policlinico “ritirava” gli agitati per malattie mentali successivamente allocati nel nuovo edificio di Neurologia e Psichiatria. una per uomini. alla casa delle Suore. L’attività di questo Ospedale verso il quale si orientano tante simpatie della cittadinanza è davvero notevole.S.S. che mentre il S.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione ecc. ricorderemo qui. Viene così specificata da Alessandro Canezza e da Mario Casalini nel volume Il Pio Istituto di Santo Spirito e Ospedali Riuniti di Roma pubblicato nel 19334: … l’attività del Policlinico. Non va dimenticata in queste opere di ristrutturazione ed ammodernamento. Università una nuova. luce. ambulatoriali n. n.3109 interventi chirurgici.25587 persone. Spirito “ritirava” temporaneamente gli ubriachi. Furono trasformate e ridotte a migliore assetto per spazio. Gli ammalati. Noi sappiamo già che gli ammalati che si presentavano al pronto soccorso venivano visitati e medicati: se avevano bisogno di ricovero passavano alla sala di osservazione (il Policlinico ha due sale di osservazione. nel 1931. impianti di sterilizzazione. mentre in compenso il Ministero si è impegnato di costruire nel nuovo edificio di anatomiapatologica della R.12466. La riforma sanitaria Crispi-Pagliani La riforma sanitaria del 1888. in P. di taglio e di cucito: non minori furono i lavori al reparto Isolamento. Vennero costruiti nuovi locali per la materasseria e per i lavori di rammendo.38718 ed effettuati n.: da dati più puntuali risultano ricoverati. l’altra per donne) in seguito viene deciso per la loro ammissione e invio ai Padiglioni. Cliniche come dell’ Ospedale del Policlinico. ecc.

seppure ancora molto vaga. dell’esclusione dei medicinali dall’assistenza gratuita per i poveri. di un principio di emancipazione della sanità da condizione di puro oggetto politico ad oggetto di grande valenza sociale ed economica. segna il più importante momento di svolta nella storia della sanità in Italia quantomeno fino al secondo dopoguerra. in un progetto di “statizzazione” facente capo a un istituendo ministero della Sanità. il baliatico mercenario. specialmente gastroenteriche. L’ospedale tardo-ottocentesco. quali il lavoro protratto fin nei mesi alti di gravidanza. In tale programma. la riforma giunge. che diede un taglio netto rispetto al passato. sono articolate tra loro. le riforme degli studi medici. ponendo una premessa indispensabile per far avanzare il paese sulla strada della riorganizzazione amministrativa e strutturale della Sanità Pubblica. La statizzazione degli enti ospedalieri dovrebbe concludere il processo iniziato nel 1890 dalla legge CrispiPagliani sulle opere pie. dell’organizzazione sanitaria. dell’educazione igienica popolare. In questo scenario la riforma sanitaria ebbe il grande merito di creare gli strumenti necessari per una gestione tecnicamente corretta della sanità. il parto non assistito. Il quadro va completato con l’elevatissimo contingente dei morti nei primi cinque anni di vita – circa il 45% dei morti complessivi – dovuto ad infezioni. dopo quasi trent’anni dall’Unità. Un paese malato soffocato nel suo sviluppo dal dilagare delle malattie infettive e parassitarie5.Antonio Boccia Pagliani approvata dal Parlamento il 22 dicembre e preceduta di un anno dall’istituzione della Direzione generale di sanità pubblica presso il Ministero dell’Interno. l’esposizione dei neonati alla “ruota”. a cercar di rimontare dislivelli e diminuire disagi in un paese ancora relegato in una avvilente posizione di inferiorità rispetto ai più evoluti paesi europei e dov’è radicato un diffuso malessere sanitario. e a ripercussioni sulla maternità e l’infanzia di piaghe sociali di vario tipo. in un periodo storico che registra tutte insieme le scosse dell’industrializzazione e le scoperte della batteriologia. se nel sistema sanitario permangono vistose falle. Quest’ultima è vista con particolare riguardo al coordinamento tra servizi di medicina pubblica e ospedali. dell’igiene del lavoro. Infatti. che si colloca oltre l’andamento cronologico di questa storia. che assiste contemporaneamente al rilancio della 22 . nello stesso sistema è però predisposta quella corrispondenza diretta e gerarchica tra il medico provinciale e quello comunale che appare l’anticipazione. come quella – vivamente deplorata al Senato da Moleschott. Anche se non immune da pecche.

di un centinaio di ospedali minori. porta alla definitiva uscita di minorità della chirurgia e all’acquisto da parte sua di una dignità pari. grazie alle conoscenze di farmacoterapia del dolore. è duramente contestata. trova “il coraggio di dire che sono agli antipodi” e che conviene non correggere. porta al superamento delle tradizionali regole d’isolamento con le più aggiornate norme di antisepsi. attraverso ristrutturazioni e rifacimenti. tra malattie della 23 . un’area in cui. reduce da un viaggio di aggiornamento in Germania e Scandinavia. Da un lato l’accresciuto controllo igienico dello spazio ospedaliero. ma anche alla costruzione. scriveva Cantani. La riforma tuttavia costituisce un passo avanti sulla strada della riappropriazione degli enti ospedalieri da parte della comunità medica e un’agevolazione di percorso per l’avvento della tecnologia di fine secolo e per la costruzione dell’ordine clinico. appare “invecchiato” e “stazionario”. ai quali Bottini. d’altro lato l’accresciuto controllo medico del corpo malato. Il passaggio degli ospedali da “pie opere” sostenute da volontarie elargizioni e donazioni benefiche a “servizi di pubblica assistenza” sostenuti da programmati stanziamenti e finanziamenti si ingrana con gli ulteriori sviluppi della scienza. tra il 1885 e il 1914. aggiungendo da noi c’è molta architettura ma poco riguardo ai bisogni dell’uomo ammalato. se non superiore. ma abbattere ed abbandonare e rifare. La linea di adeguamento dei vecchi ospedali alle nuove esigenze.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione scienza medica e alla nascita della medicina sociale. sostenuta da grande impegno finanziario spianò la strada al disegno da lungo tempo concepito da Baccelli e che portò alla costruzione del Policlinico Umberto I di Roma. Una nuova linea vien fuori dal vivace dibattito di “igiene ospedaliera” e di “ingegneria ospedaliera” agitato su riviste e in convegni. In quattro secoli il rapporto tra ospedali italiani e ospedali mitteleuropei si è addirittura ribaltato. grazie alle conoscenze dell’eziologia e del meccanismo delle infezioni. a quella della medicina clinica. Questa linea razionale innovativa. titolare a Pavia della prima cattedra ufficiale d’igiene e autore nel 1881 di una meritoria Geografia nosologica dell’Italia. scrive De Giovanni. L’azienda ospedaliera. ubicati per lo più dove il Paese consolida la sua area di sviluppo industriale. Un modello per costruire ospedali nuovi è indicato da Giuseppe Soriani. quando tutto gli si muove intorno. deve essere affidata a menti meno causidiche ed a mani meno massaie di quelle degli amministratori delle vecchie opere pie. Gli ultimi ospitalucci delle più piccole città austriache o germaniche sono molto meglio organizzati.

dimenticare l’ospedale-blocco. aumentando. Costruire in altezza diviene possibile anche grazie all’uso degli ascensori: ne è un esempio il New York Hospital (’30) che impila i suoi ventidue piani nel cuore dell’agglomerato urbano. si risparmia sui materiali da costruzione e persino sulle zone verdi. Secondo il pensiero dell’architetto francese Tierre Hoet nascono per il futuro due esigenze: . durata della degen24 . servizi di diagnosi e cura e servizi generali. mentre la torre ospiterà le degenze.Antonio Boccia miseria e malattie del progresso. tuttavia il sistema che ruota attorno all’edificio ospedaliero subirà una dequalifica progressiva che raggiungerà il culmine tra gli anni ’50 e ’70. per l’ammissione dei degenti. per rispondere alle mutate esigenze della sanità. quali il monoblocco con piastra. non potendo subire alcun ingrandimento o evoluzione se non a costi estremamente elevati7. per il personale d’assistenza. cresce progressivamente la domanda di beni sanitari6. L’ospedale monoblocco però apparirà nel tempo troppo rigido. Ulteriore evoluzione della piastra torre si ritrova in ospedali come il Sart Tilman di Liegi (piastra collegata ad uno o più blocchi di degenze) o il Reickendor di Berlino (piastra collegata ad un nastro di degenze). di fatto. sarà sede d’attività ambulatoriali. Ospedale Municipale in Danimarca). Da qui si ricorre a modelli più plastici. . Evoluzione dei modelli architettonici-funzionali Passano appena 16 anni dall’effettiva operatività del Policlinico Umberto I e già il modello a padiglioni viene messo in discussione soprattutto per motivi economici. per il trasporto delle salme ed in generale per persone e cose. tutelando per quanto possibile i vantaggi essenziali che esso offriva. per le gallerie di canalizzazione “veloci”. Il monoblocco si impone in fatto di brevità e celerità di percorsi. Il monoblocco risulta molto più economico dei precedenti. La tendenza attuale è unire malattie con patologie comuni per ottimizzare l’uso delle risorse. La piastra. alla luce dei progressi della medicina e delle necessità economiche. l’apertura dell’ospedale verso l’esterno e quindi i flussi in entrata e in uscita. come l’attività ambulatoriale per esterni e interni (day hospital e day surgery). utilizzando i criteri che sono alla base dei moderni dipartimenti ospedalieri (per esempio.ridurre a necessità reali i tempi di soggiorno degli ospedalizzati. Master in Canada. sempre più grande negli ultimi modelli (Ospedale Mc. il che implica il raggruppamento delle unità di cura per poli.

a voler sottolineare il suo ruolo di filtro. un’area verde di circa 20 mq per paziente e ampi parcheggi. 25 . segue il nuovo concetto di malato e di degenza con un apparente ritorno all’Asclepieio ippocratico. Nel marzo 2001 l’idea d’ospedale degli architetti Renzo Piano e Lamberto Rossi.low care: degenza di durata maggiore a bassa assistenza. storia di uomini e di istituzioni dove si incrociano e si sommano i problemi. facendo propri i principi enunciati da Tierre Hoet. In conclusione non appare difficile cogliere in queste recenti visioni e rivisitazioni progettuali punti di convergenza con l’attuale impianto del nostro Policlinico per il quale si impongono importanti e radicali opere di riordino e ristrutturazione in gran parte previsti nel piano triennale 2004/2006 sugli “Interventi edilizi. esposto a Roma. tipologia di pazienti.day hospital. Il modello si distingue.). di ristrutturazione e riqualificazione” recentemente approvato.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione za. L’Ospedale ha un bacino d’utenza di 250-300. .000 abitanti. suddivisi tra osservazione. dove completare il ciclo di cura seguiti dagli stessi medici ma con costi assistenziali più bassi. etc. per riservare il ricovero solo a chi ne ha strettamente bisogno. accelerando i cicli di cura e contenendo i costi. (a cura di). Il Policlinico Umberto I di Roma. immerso nel verde8. anche per avere una degenza ordinaria divisa in blocchi separati: . qualità delle cure. Roma. La storia continua. Le degenze sono raggruppate in aree dipartimentali e l’obiettivo è garantire la continuità assistenziale fino alla dimissione. si estende su una superficie di 12-15 ettari. STROPPIANA L. A tali principi si ispira il programma d’ammodernamento del Policlinico Umberto I.intensive care. 1980. . . con uno sviluppo verticale di quattro piani al massimo. Università degli Studi di Roma. in ambienti adatti e confortevoli. ad alto grado d’assistenza. ma non scoraggiano quanti confidano in una nuova primavera. piano tecnico leggero e degenze). degenza breve e cure intensive. oltre che per i dettami di Hoet (piano tecnico pesante. dispone di ben 35 letti.high care: degenza di breve durata (2-3 giorni). Di particolare rilievo è lo spazio riservato alla degenza per il Pronto Soccorso che. BIBLIOGRAFIA 1.

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I CRITERI DI PROGETTAZIONE: UN FUTURO CHE VIENE DAL PASSATO ROBERTO PALUMBO – ANNA MARIA GIOVENALE 27 .

Anna Maria Giovenale 28 .Roberto Palumbo .

determinano esse stesse la qualità architettonica di una struttura complessa come quella ospedaliera. ricerca. attuale e “sospeso”. nel tempo. In realtà. Un progettista qualificato non può non rispondere che non esiste una gerarchia e che la buona riuscita dell’organizzazione funzionale interna. nel 1902. in un articolo dal titolo L’ospedale: architettura e tecnologia1. ci si è posti una domanda provocatoria. però. cosa va privilegiato? L’Organizzazione funzionale. Ci si trova di fronte ad un impianto originario. è stato però superato a causa delle rapide trasformazioni del quadro esigenziale. la Tecnologia. all’epoca considerato “innovativo”. chiedendo -in modo falsamente ingenuo-: Nel progettare un ospedale. a distanza di tre anni. comunque e purtroppo non è cambiata e gli ospedali continuano ad essere “brutti”. Ora. attraverso le elaborazioni e rielaborazioni di Giulio Podesti. nel 1874. Il “caso Policlinico Umberto I” non sfugge a questa regola. della crescente e diversificata richiesta di dotazio29 . la domanda voleva denunciare che un ospedale deve possedere una sua “qualità morfologica” e. Raccogliendoli insieme si potrebbe confezionare uno “stupidario” che. quando vengono inaugurati sono già vecchi. o l’Architettura? Proviamo oggi a fornire una risposta anche a questa domanda poco sensata e siamo in attesa di conoscere quanti e quali altri quesiti di questo tenore ci perverranno nei prossimi mesi. didattica. nel loro complesso. proprio coloro che non sono capaci di renderli “belli” aggirano la questione. il loro costo in genere viene triplicato rispetto ai preventivi. nel periodo in cui è stato progettato e costruito. come in un incantesimo. a partire dall’idea di Guido Baccelli. di accorpare in un’unica area tutti quegli Istituti ritenuti necessari alla formazione medica. all’inaugurazione della struttura2. delle modalità diverse di svolgere assistenza sanitaria. da rivolgere ad un progettista: come mai in Italia gli ospedali sono anche “brutti”? Dove quell’ “anche” stava a sottolineare che gli ospedali sono poco funzionali. viene da pensare che il quesito espresso sia sempre lì. Un impianto che. tra le righe fa comprendere di chi sono le vere responsabilità quando si realizza un ospedale “brutto” e per giunta anche “non funzionale”. progettando di costruirli “secondo i dettami della moderna ingegneria sanitaria”. ha colto le istanze igienico-sanitarie più aggiornate e che. in questi tre anni.I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passato La solita domanda Tre anni fa. la situazione. che hanno portato. insieme a quella delle soluzioni tecnologiche. Infatti.

alla tradizione e consuetudine. per quanto funzionale. i requisiti di qualità edilizia ed urbanistica per le attività sanitarie. La necessità di definire schemi progettuali “flessibili” che consentano. a misura di paziente e personale. Raggiunge infine il suo equilibrio solo quando è riuscito a coniugare.Roberto Palumbo . La consapevolezza del “fare”. nel corso degli anni. E poi. considerando interdipendenti la qualità morfologica degli spazi. si pone l’obiettivo di creare le condizioni per far coesistere la tecnologia ad alta complessità e la struttura esistente che la deve ospitare. Il solito progettista qualificato. che ruotano intorno al Policlinico Umberto I. di didattica e ricerca da insediare. funzionali. ben attrezzata e arredata. sostanzialmente “comodi e belli”. contemporaneamente. Anzi. va oltre: si fa guidare “per mano” dalla consapevolezza che una struttura ospedaliera. con soddisfazione. Questo impianto. legate al contesto insediativo. potrebbe far sorgere una pericolosa ed ambigua tendenza verso il realizzare “altrove”: ipotizzare una struttura nuovissima sotto il profilo organizzativo e formale. Quest’ipotesi non si prende -doverosamente. per definire nuovi criteri di qualità architettonica. urbanistiche. di una visione unitaria della struttura. infatti. le modificazioni dell’assetto funzionale. cerca di fare molto. senza la logica di un disegno complessivo. al presidio sanitario stesso. gli edifi30 . molto di più: indirizza la sua attenzione sulla “centralità dell’utente”. nella capacità di conservare l’identità degli edifici e garantire. pertanto. E’ chiaro che.Anna Maria Giovenale ni tecnologiche. non può prescindere dal tassello urbano in cui si trova. si è snaturato di pari passo con il moltiplicarsi di difficoltà e a causa di un conseguente. generato da erogazioni frammentate di finanziamenti. senza contrapposizioni Uno degli obiettivi principali da perseguire consiste. capace di sopportare la variabilità continua delle parti e dell’insieme. dagli elementi “non ospedalieri” che su esso insistono. nel tempo. necessari a caratterizzare e “personalizzare” spazi moderni. consapevole che il progetto è solo una parte del processo. di fronte al complesso e articolato quadro esigenziale delle attività da allocare. i vincoli dell’esistente vengano avvertiti come preponderanti. all’atto di rifunzionalizzare e riqualificare il Policlinico Umberto I. la rimodulazione degli spazi. dalle relazioni tra questi. da giustapposizioni e ampliamenti che si sono susseguiti.nemmeno in esame: per via di tutte le implicazioni storiche. progressivo degrado. le tecnologie e le risorse umane.

quasi mai (occorre riconoscerlo). al tempo stesso. relazioni tra funzioni complesse. ha ricostruito un’identità della struttura nel luogo dove questa è ubicata.). Viene spontaneo. di accoglienza. secondo la gamma delle emozioni. secondo la logica del benessere psico-fisico e dell’integrazione individuale e. soprattutto negli ultimi anni. Partecipando ai convegni sull’edilizia ospedaliera. anche. chiarezza dei percorsi differenziati. solo quando. ma poi della telemedicina e dei numerosissimi avanzamenti in campo scientifico e tecnologico. con quelli vegetazionali. con quella lungimiranza che. come quelle maturate nel settore dell’ergonomia. la definizione di criteri di orientamento. quindi. le modalità per intervenire sulla rifunzionalizzazione delle aree e degli spazi del Policlinico Umberto I. quindi. necessario. gli aspetti funzionali. volendo porre al primo posto l’individuazione di “punti di riferimento”. ha caratterizzato la produzione edilizia ospedaliera. i criteri progettuali di riferimento sono da ricercare altrove. in termini di permanente divulgazione. ad esempio. etc. già con l’introduzione dei DRG. Questi. dello “stress” che uno spazio ospedaliero può suscitare. perché su questi principi si sono formate diverse generazioni e occorre che le nuove siano tenute al corrente. Da qui derivano. Da un lato la “tradizionale” letteratura scientifica è giustificata. anche se più impegnativo. chiedersi: “Quali sono le strategie. comprendere altre esperienze culturali. quando sarebbe stato più corretto. come “umanizzazione”. Pertanto. a questo punto. altre scale di valori da attribuire agli spazi ospedalieri. Risulta. con gli elementi di arredo urbano. occorre rilevare che ci si sente dire sempre le stesse cose (organizzazione funzionale. poi. considerandone la pluralità di funzioni. Negli ultimi quindici anni. unitaria. molti conferenzieri si sono sentiti probabilmente “innovativi” quando hanno potuto parlare di standard e requisiti per l’accreditamento o di privacy del paziente. sono stati un po’ troppo contrabbandati per “comfort alberghiero” o (anche un po’ “inquietante”). infatti. all’interno di questa. etc. organizzativi e tecnologici). identificando i 31 . le logiche. dall’altro si prova la sensazione del “non voler rendersi conto” di quanto tutto sia profondamente cambiato. volendo garantire le comodities necessarie a tutte le diverse categorie di utenti?” La visione strategica di riorganizzazione funzionale non può che essere pluridisciplinare e. in sintesi. provare a ridefinire i criteri di “qualità architettonica” (comprendendo. di aree di riservatezza. di aree di aggregazione.I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passato ci con gli spazi aperti di relazione. da qui il percorso sporco e quello pulito. della negazione di stimoli negativi.

nell’impianto complessivo è rilevante la mancanza di elementi di riconoscibilità. quello di superare la logica di “isolamento” che è sottesa alla sua attuale presenza nella città ed ai collegamenti con questa. ritenendo che la qualità ambientale e tecnologica degli spazi è riferita alla qualità dell’intera struttura. di sistemi di valori di carattere urbano e architettonico. è un sistema complesso. carrabili. che sia in grado di garantire l’autonomia delle singole parti. fin dalla fase di progettazione preliminare.Anna Maria Giovenale sottosistemi del sistema generale e ponendo al centro dell’obiettivo la leggibilità di grandi aree. Una prima ipotesi di definizione di criteri progettuali operativi Il Policlinico Umberto I. nel tentativo di superare la commistione e l’inadeguatezza degli attuali flussi.Roberto Palumbo . del complesso insediativo. scandite. pensando. secondo un disegno complessivo. ipotizzando una maglia articolata. Progettare il Policlinico Umberto I. Il Policlinico ha perso. accresciuta dalla mancanza di chiarezza ed identificazione dei percorsi interni che collegano i vari padiglioni. opportuno. prevedere di articolare la realizzazione degli interventi per tranches. progressivamente. Il Policlinico Umberto I come “sito” tra i siti della città Per riqualificare il Policlinico Umberto I. i suoi connotati di “sito” e. con l’obiettivo primario di far coesistere parti funzionanti e parti impegnate nel cantiere. ad una realizzazione per tranches. 32 . Vuol dire elaborare un progetto unitario. che costituisce un importante segmento di città. di conseguenza. all’interno di un disegno complessivo. la capacità di interazione con gli altri siti della città. La qualità architettonica da ricercare va innanzi tutto ricostruita considerando la funzione urbana e sociale dell’area del Policlinico. per categorie di utenti. dalla commistione tra percorsi pedonali. in relazione privilegiata secondo le esigenze di un ospedale universitario. perseguendo gli obiettivi sopra esposti. Un punto di partenza è costituito dal ripensamento di tutto il sistema di accessibilità e di percorsi. omogenee. cronologicamente. definendo con puntualità i criteri enunciati. occorre porsi tra i primi obiettivi. Risulta. A ciò va aggiunta una carenza tipica degli ospedali con tipologia a padiglioni: nonostante alcuni edifici siano di pregio storico-architettonico. nel tessuto urbano. pertanto. costituito da tanti subsistemi. significa offrire un importante contributo alla riqualificazione della città. come accennato in precedenza. dalla promiscuità tra i flussi di diverse categorie di utenti.

su rotaie. .pronto soccorso. La modalità di intervento che si prevede. si dovrà prevedere l’ampliamento dei percorsi sotterranei. . a seguito di elaborazioni progettuali portate avanti con l’ottica di realizzare le strutture nella loro interezza. In questo ambito. . i “prevedibili” imprevisti. . per il Policlinico Umberto I. Partendo da alcuni principi-base quali l’obiettivo di connotare l’intera area del Policlinico come parte integrante del contesto urbano e di rendere compatibili vincoli strutturali con esigenze funzionali e tecnologiche.edificio della lavanderia. si subivano “tagli” determinati dalla scarsa entità dei finanziamenti e dalla loro irrazionale modalità di erogazione. in forma negativa. è che il disegno progettuale sia complessivo ma già elaborato pensando alla realizzazione dei singoli subsistemi e che questi siano.edificio della cucina. . programmando con puntualità gli interventi. tradizionalmente. autonomamente pronti all’uso. ad 33 . privo del necessario. la produzione ospedaliera. informatizzato.albergo.sale operatorie. strettamente interrelato con una nuova architettura del sistema. Secondo quest’ottica e secondo le priorità immediate vanno subito privilegiati: a) i collegamenti (ipogeo. nel legame tra progettazione e realizzazione.radiodiagnostica e medicina di laboratorio.I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passato Si tratta di rovesciare la solita logica: la modalità di realizzazione “per tranches” ha contraddistinto. stretto legame tra logica dei flussi finanziari. definendo un’area ipogea ramificata per i flussi interni relativi alle attività di trasporto del materiale e per l’esercizio delle funzioni di supporto logistico (pasti. da realizzare anche attraverso l’organizzazione di un sistema meccanizzato. con la massima attenzione e prudenza a non creare traumatiche interferenze con i servizi circostanti. al piano terra. inerenti: . una prima ipotesi potrebbe prendere in considerazione il ridisegno del sistema di circolazione carrabile e pedonale. programmazione. farmaci. progettazione e realizzazione. b) i servizi generali: .parcheggio multipiano. Questo potrebbe configurarsi come una sorta di metropolitana e. soprattutto i tempi. biancheria). quindi. in sopraelevazione). immediatamente fruibili. i cantieri. Un contesto. perché. c) alcune priorità di riorganizzazione. una volta realizzati.

34 .Anna Maria Giovenale esempio. chiaramente distinto da quello dei percorsi pedonali. di eventuali spazi espositivi. si potrebbe considerare la realizzazione di altri tre volumi fuori terra. in forma quasi simmetrica. di nuovi spazi di aggregazione. si potrebbe realizzare una sorta di duplicato sotterraneo dell’aspetto superficiale dell’area del Policlinico: rispetto al “sopra”. come fulcro di collegamenti con l’Ospedale S. albergo) e da configurare come subsistemi autonomi. lavanderia. Relativamente a quest’ipotesi di razionalizzazione dei percorsi va considerata la realizzazione di un nuovo sistema di parcheggi. Oltre il parcheggio. di percorsi distinti da quelli in superficie trova conferma nell’impianto originario. il “sotto” si espande ugualmente. collegamenti. la costruzione di manti erbosi. a completamento della maglia di comunicazione. nelle aree di relazione tra gli edifici. si potrebbe ipotizzare la connessione con il sistema della metropolitana esistente. collocati in posizione strategica. destinato alle altre categorie di utenza. di aree da destinare a giardino. nei tratti coperti in ferro e cristallo che garantiva. Al piano superiore va studiato un sistema di percorsi pedonali. In quest’ottica. garantendo la mobilità dei soli mezzi di soccorso. fondamentale livello di percorrenze da prevedere consiste in un sistema sopraelevato di percorsi sanitari. con vie. ancora. da destinare a servizi generali (cucina. a scala “umana”) che si configura come “intimità” di un importante brano cittadino. di aggregazione. si inserisce il recupero di identità del verde. comunque. in grado di fornire un servizio efficiente. di arredo urbano. Il ripristino della galleria sopraelevata e. sulla Nomentana. E poi. qualora servisse anche come percorso per i visitatori. il polo pontino di Latina e la futura nuova sede di “Madonna delle Rose”. Il terzo. sistemi di trasporto. sulle testate degli allineamenti che caratterizzano gli edifici esistenti. la realizzazione di un eliporto.Roberto Palumbo . E’ l’ipotesi di realizzazione di un nuovo spazio urbano (di sosta. la definizione di “elementi di riconoscibilità”. un importante sistema di comunicazione affidato … alla comunicazione tra i clinici. Andrea (Medicina II). Secondo quest’ottica. estensibili come ramificazione anche all’esterno dell’area circoscritta del Policlinico. da configurarsi come volume fuori terra e. attraverso la bonifica delle aree da valorizzare. Si tratta di ricostituire la doppia rete: quella pedonale in superficie e quella sopraelevata su pilotis. per il Podesti. in diretto collegamento con il sistema di accessibilità dall’esterno. che si caratterizza come una città.

la never end story potrebbe concludersi. pur nella sua complessità funzionale. passi attraverso la rifunzionalizzazione per macroattività (e. etc. rendere compatibili i vincoli delle strutture esistenti con le esigenze delle attività che devono essere svolte. intersecate). all’impianto complessivo.I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passato Per quanto attiene il disegno di una “nuova architettura del sistema”. fino alla definizione puntuale della qualità dei singoli spazi. visto l’impegno dell’Ateneo su questi temi. di destinare prevalentemente alle Degenze la fascia centrale dei padiglioni e di utilizzare o rifunzionalizzare la fascia degli edifici sul fronte di Viale Regina Elena per i Servizi ambulatoriali. liberando gli edifici dalle superfetazioni e dalle ormai improprie destinazioni sanitarie e. una chiara osmosi: secondo la lettura planimetrica della maglia. sulle ordinate. conferire doverosamente. si è pronti. day surgery. integrata. si potrebbe ipotizzare. la diagnostica. Nello schema ipotizzato si coniuga il tentativo di soddisfare diverse esigenze: ricostituire. da esportare e/o utilizzare in numerosi altri casi. 35 . può costituire un valido esempio. stretta integrazione tra Ricerca. Definire un corretto criterio per intervenire. con riferimento all’ipotesi di destinazione funzionale descritta. le attività “giornaliere” (day hospital. ad ulteriori altri quesiti. sulle ascisse verrebbero collocate le macroattività e. per il Policlinico Umberto I. le specialità. una metodologia progettuale innovativa che parta dalla riconfigurazione dell’ospedale come “sito” urbano. la radiologia. Didattica e Assistenza del Policlinico Umberto I. all’interno dell’impianto complessivo. per specialità. A breve. in altri contesti geografici. comunque. Tale ipotesi di ridisegno complessivo delle funzioni assolverebbe ai requisiti di necessaria. una riorganizzazione funzionale “per fasce” omogenee di attività. prevedendo di destinare largamente alla Ricerca gli edifici sul fronte di Viale del Policlinico. soprattutto. da inserire nello “stupidario”. allineandosi a quegli standard qualitativi che la struttura di eccellenza richiede. come esperienza. Nonostante questo. una nuova identità. Il “caso Policlinico” non è unico in Italia e nel mondo: è un fatto emblematico. con riferimento alla razionalizzazione del sistema di percorsi. superare le condizioni di “alienazione” ed isolamento rispetto al contesto urbano.) Le tre fasce garantiscono il loro attraversamento ortogonale e. una struttura unitaria.

VV. PALUMBO R. 36 .Roberto Palumbo . Secoli 2002. C.. 14: 243-258. AA. In Occasione dell’XI Congresso Medico Internazionale in Roma.Anna Maria Giovenale BIBLIOGRAFIA 1.tto Giulio Podesti. L’ospedale: Architettura e tecnologia. Roma. Virano e C. Progetto eseguito dall’Arch. Med. Il Policlinico Umberto I. 1894.. 2.

UN TESTIMONE PREZIOSO: COSA RACCONTA DEL POLICLINICO «IL POLICLINICO» VITO CAGLI 37 .

Vito Cagli 38 .

allo stesso modo potesse presto concretarsi l’edificazione del nuovo grande nosocomio romano. Due anni più tardi. una vera e propria nuova rivista ad indirizzo più pratico e ricca di molte informazioni relative al mondo medico. il 9 novembre del 1895 esce il primo numero del «Supplemento al Policlinico». intitolato Per intenderci. Così il 15 dicembre del 1893 usciva il primo numero del nuovo «Periodico di Medicina. non solo l’edificazione del Policlinico Umberto I come sede della Facoltà di Medicina dell’Università di Roma. con una «Sezione Medica» diretta da Baccelli e una «Sezione Chirurgica» diretta da Durante. più volte ministro dell’istruzione pubblica. ai microscopii e ai termostati. In quello stesso 1893 i lavori per la costruzione del nuovo policlinico ristagnavano: cinque anni erano trascorsi da quando era stata posta la prima pietra dell’edificio e il completamento dell’opera sembrava ancora lontano. figura di spicco nel periodo di passaggio dal XIX al XX secolo. Guido Baccelli (1832-1916). Insieme a Baccelli. che traccia il programma e indica le finalità della rivista. Sarà questa Sezione a fornire il maggior numero di noti39 . A lui. il propugnatore e il fondamentale elemento catalizzatore. il «Supplemento» si trasformerà in una terza sezione della rivista: «Il Policlinico Sezione Pratica». quando si parta dal malato e dal cadavere. Questi i due punti cardinali dai quali deve muovere e perfezionarsi il Clinico. ma anche la fondazione di un nuovo giornale medico intitolato proprio «Il Policlinico». primato della clinica e dell’anatomia patologica: quell’indirizzo che egli svilupperà con il termine di “anatomismo clinico”. per limitarsi all’ambito delle iniziative mediche. perché la diagnosi esatta è la somma necessità della cura. il cofondatore della nuova rivista fu Francesco Durante (1844-1934). … Si viene utilmente alle storte e ai reagenti. Forse quel nome alla nuova rivista di medicina voleva essere anche un augurio e uno stimolo: che così come aveva preso il via quella impresa editoriale. Clinico chirurgo nell’Università di Roma. nel 1901. Scrive Baccelli1: … La diagnosi esatta è la sovrana potenza del Clinico. Sei anni dopo.Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico” La fondazione della Rivista Non è possibile parlare del Policlinico Umberto I di Roma. senza far riferimento a chi ne fu l’ideatore. Clinico medico di Roma. Chirurgia e Igiene». si deve. Dunque. Soltanto nella prima delle due Sezioni troviamo un breve editoriale di presentazione. affidata alla Casa Editrice Luigi Pozzi.

Intanto la costruzione del nuovo ospedale è progredita e si comincia a respirare l’aria di una prossima conclusione. pertanto. … … I lavori necessari a portare a compimento un’opera iniziatasi sotto auspici così favorevoli occuparono 15 anni di indefessa operosità da parte degli iniziatori e degli esecutori di essa. fornirle dei mezzi più decorosi e moderni di studio. Zeri riassume assai bene il lungo travaglio ed anche la soddisfazione per la conclusione del difficile itinerario. e riunirle in una grande unità didattica. di cura. Occorsero nuove lotte alla Camera ed al Senato per superare le difficoltà finanziarie e tecniche che si opponevano al compimento ed al funzionamento di un organismo così complesso e grandioso. E di questa conclusione «Il Policlinico» ci fornisce una puntuale testimonianza. con la sua edificazione e poi con la sua vita e con i personaggi che ne caratterizzeranno l’attività. Dopo il numero in onore di Baccelli. ma finalmente lo scorso anno prima i padiglioni ospitalieri e poscia le singole cliniche poterono occupare le sedi a loro destinate: e l’opera era così in gran parte compiuta! Si trattava. che riunisse professori e studenti affratellandoli nello studio e nell’attuazione pratica della più importante ed umanitaria delle scienze. I tempi nuovi. reclamavano nuove soluzioni! Ma non era un compito facile e non mancarono gli ostacoli.Vito Cagli zie sugli eventi che hanno a che vedere con il Policlinico Umberto I. Scrive Zeri3: … E concepì egli allora il Policlinico: togliere le cliniche alla dipendenza disadatta. scomoda e talvolta imbarazzante degli ospedali. Tra i diversi interventi in onore del Maestro è strettamente pertinente al nostro argomento quello a firma di Agenore Zeri (18641939. di lavoro sperimentale. insomma. Questo il disegno informatore dell’opera di Guido Baccelli. e portava anche grave pregiudizio all’attività dei docenti. principalmente alle annate de «Il Policlinico Sezione Pratica». il fascicolo 15 del 15 aprile 40 . dava luogo ad inconvenienti molto notevoli per gli studenti e per i malati. di sanare una condizione didattica e di ricerca che. Ci riferiremo. allievo di Baccelli e allora professore ordinario di Semeiotica medica) intitolato: Guido Baccelli e il Policlinico Umberto I. quando pubblica un numero speciale in occasione delle onoranze a Guido Baccelli2. collocata com’era in diversi ospedali della città. porvi accanto gli istituti medici per gli insegnamenti teorici e sperimentali e formare così la scuola medica nel senso più vero ed utile della parola.

Ebbi anche in quel giorno l’onore di parlare ai Sovrani: e ricordo la grande commozione della Regina Margherita. per il nostro scopo basterà citare qualche stralcio di quello tenuto dallo stesso Baccelli che così esordì4: Nel 1881. aperto tra gli architetti un concorso. in questo giorno solenne innalziamo dall’anima grata nel mesto ricordo un pensiero amoroso. e lieti essi annuirono all’invito nostro fraterno di considerare il grandioso Istituto come un Salon de la Science. Poi. eravate presente. Da ogni parte del mondo. Compiuto il disegno di massima. viribus unitis. Umberto e Margherita. a 19 anni della florida Vostra giovinezza. Bottini. giunsero qui i più grandi maestri. fiorirono parole di alta ammirazione all’Italia. cui un tenero senso d’illuminata materna pietà. Magni. Nominata questa dal Presidente del Consiglio di quel tempo. Pellizzati. Sopravvivono di quella Commissione i Professori De Renzi. disse: … Era il 19 gennaio 1888. Palasciano. Di quelli che restano è breve il drappello. Ministro per la prima volta della Pubblica Istruzione. fra stranieri e nazionali. dove tutti. Agostino Depretis. per 41 .Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico” del 1906 de «Il Policlinico Sezione Pratica» riporta la cronaca delle onoranze tributate a Guido Baccelli in Campidoglio. il disegno di massima per l’esecuzione del quale si sarebbe aperto tra gli architetti un concorso. Cantani. Mazzoni. in mezzo ad un esercito di novemila medici. potessero trovare amica accoglienza e pienezza di mezzi. a dare impulso più alacre all’opera santa. nel 1894 venne il crisma solenne di un Congresso medico internazionale che si adunò nel Policlinico. quando. e sul labbro loro. volendo. la domenica 8 aprile di quell’anno. venne a me concesso l’onore di presiederla. posero la prima pietra del grande Istituto e Voi. Porro. Molti furono i discorsi pronunciati in quella occasione. Murri e Schroen che onorano i nostri atenei. rivolgendosi direttamente al Re. E qui giustizia vuole che io ricordi quali e quanti dottissimi uomini vi collaborarono. ma di quelli che vissero è più lunga la serie. propiziava sul Vostro capo giovinetto e unigenito la provvidenza di Dio! I lavori intanto del Policlinico si succedevano non senza ostacoli di varia natura. ebbi l’onore di convocare alla Minerva una numerosa Commissione di Clinici perché elaborassero. questo fu vinto dal rinomato architetto romano Giulio Podesti. Ma fu d’uopo giungere al 1884. o Sire. Agli illustri Proff. per avere una Commissione Reale esecutiva della grande opera. imperlando gli occhi. quando i Vostri Augusti Genitori. pieno di ammirazione sincera. il quale mirabilmente eseguì la costruzione di tutte le cliniche.

Baccelli. ebbe luogo una colazione offerta dal prof. mentre nel fascicolo n. A questo punto una prima tappa fondamentale nella vita del Policlinico Umberto I si è conclusa: il grande istituto è ormai in grado di funzionare. al mondo. a mezzogiorno. aiuti e assistenti facevano squisitamente gli onori di casa. Professori. la Clinica Medica del Policlinico Umberto I venne visitata da un numero rilevantissimo di invitati. La fine della cerimonia Lunedì. Nello stesso numero de «Il Policlinico» del 15 aprile 1906 vengono riportate anche due brevi cronache che vale la pena di citare per esteso qui di seguito: L’inaugurazione della Clinica Medica Lunedì 11 corr. del resto. non sappiamo se in parte o per intero. tenutasi il 16 aprile in commemorazione di Guido Baccelli che era deceduto il 10 gennaio di quello stesso anno. Le infermiere presentarono a Guido Baccelli una splendida corbeille di fiori. Clinico medico di Bologna e di Edoardo Maragliano. Accademia Medica. tra gli autori più spesso presenti nelle diverse sezioni della rivista con i loro contributi scientifici. in data 7 maggio 1916 riporta la seduta straordinaria della R. Su questi aspetti «Il Policlinico» sorvola. alle ore 10. guidando il pubblico nelle sale. Il protrarsi dei lavori tra molte difficoltà e l’effetto “catalitico” esercitato dal congresso internazionale che evidentemente fu tenuto. i novissimi metodi di ricerca e i novissimi veri. 7 de «Il Policlinico Sezione Medica» in data 1 luglio 1916 trovano posto le commemorazioni di Baccelli ad opera di Augusto Murri. ai clinici italiani e al Comitato organizzatore delle onoranze. in alcuni locali del Policlinico Umberto I ancora in fase di costruzione. nell’Hôtel de Russie. Due puntualizzazioni di Baccelli meritano di essere sottolineate. limitandosi a dar conto riassuntivamente delle principali relazioni tenute in quel congresso. Il suo “testimone”. nei gabinetti scientifici e nelle corsie. Così il fascicolo 19 del volume XXIII. alle rappresentanze estere. Resta tuttavia attento a quanto accade entro le mura di quella cittadella della medicina e soprattutto a tutto quanto riguarda coloro che la animano da protagonisti e che sono.Vito Cagli dimostrare da Roma. Clinico medico di 42 . la rivista «Il Policlinico». ha minori occasioni per occuparsene. fra i quali si notavano molte signore.

relazioni e comunicazioni ad accademie. alla Scuola di Vittorio Ascoli. a coprire la cattedra di Clinica Medica dell’Università di Roma. ordinario di Patologia medica. Il risultato della votazione è stato il seguente: 12 voti al prof. Di notevole interesse è quanto riportato da «Il Policlinico Sezione Pratica» in data 10 giugno 1917. Ben 101 di questi lavori furono pubblicati su «Il Policlinico». 3 al prof. che reca la scritta «OMAGGIO DI LUIGI POZZI EDITORE DE “IL POLICLINICO”». che nella Sezione Pratica. cioè della parte universitaria del Policlinico Umberto I. Il libro. ma ora diveniva necessario dare alla cattedra una titolarità. Ecco la notizia riportata da «Il Policlinico»5: La Facoltà Medica di Roma adunatasi il 6 corr. Il Policlinico è orgoglioso di questa designazione e porge i suoi rallegramenti al professor Ascoli. Vittorio Ascoli. Nel periodo di tempo intercorso dalla morte di Baccelli la supplenza della Clinica Medica era stata tenuta da professor Eugenio Rossoni (1848-1919). Baccelli. oltre al testo della prolusione pronunciata dieci anni prima da Ascoli e già pubblicata su «Il Policlinico»6 e al sommario dell’attività scientifica della Clinica. ordinario di Patologia medica dimostrativa presso l’Università di Pavia. rimasta vacante per la morte del compianto prof. ha deliberato di chiamare il prof.Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico” Genova. Schupfer. 1 astenuto. dove successivamente rimase. è corredato da 20 fotografie che ci mostrano gli ambienti della Clinica Medica del Policlinico quali erano in quel tempo. sia nella Sezione Medica. aveva ricoperto il ruolo di redattore capo de «Il Policlinico» sin dalla sua fondazione. che riguarda la decisione della Facoltà su chi debba coprire la cattedra già di Baccelli. Ascoli. Vittorio Ascoli. che di Baccelli era stato allievo. In realtà «Il Policlinico» fu per moltissimi anni la “voce scientifica” della Clinica Medica e della Clinica Chirurgica della Facoltà Medica di Roma. Questo legame si rafforzò ulteriormente per il fatto che Arnaldo Pozzi si laureò in medicina l’11 luglio del 1923 con una tesi Per la conoscenza della sifilide gastrica preparata nella Clinica Medica. 2 schede bianche. 43 . dal titolo La clinica Medica di Roma nel primo decennio di direzione del Prof. Nel periodo compreso tra il 1917 e il 1927 dalla Clinica Medica uscirono 326 tra lavori. Perché questo “orgoglio”? Perché Vittorio Ascoli (1863-1931). Nel 1927 l’editore Luigi Pozzi (il padre di Arnaldo) pubblicò un volume di 126 pagine.

anche perché Arnaldo Pozzi era rimasto in Istituto dove ricopriva le mansioni di “primo Aiuto”. anche dopo il suo collocamento a riposo. L’interesse di Frugoni per «Il Policlinico» non era una pura formalità: sul finire degli anni ’60. accanto al suo nome come direttore. Leggeva sistematicamente il nostro Giornale e. Alla morte di Frugoni. volle avere a cena nella sua casa di via Bruxelles tutta la Redazione e fu una serata piacevolissima di conversazione. di Clinica medica erano cooptati nella direzione de «Il Policlinico». Negli anni in cui Frugoni mantenne la cattedra di Clinica Medica. divenendone anche direttore responsabile. di ricordi e anche di qualche domanda più confidenziale. anche questa volta la sua prolusione fu pubblicata su «Il Policlinico»7. o ai primi degli anni ’70. nella testata de «Il Policlinico». titolare della II cattedra di Clinica medica. Dopo la morte di Di Guglielmo. rafforzato dal fatto che Vittorio Ascoli mantenne anche la sua funzione di redattore capo de «Il Policlinico». Quando poi uno di noi pubblicava un lavoro o un articolo di particolare interesse. non mancava di dare di tanto in tanto alla redazione suggerimenti e consigli. (1932-1951) pubblicare i propri lavori su «Il Policlinico». Scriveva tra l’altro Iandolo8: Del «Policlinico» Frugoni fu per moltissimi anni direttore non soltanto di nome ma di fatto.Vito Cagli Così il rapporto tra la Casa Editrice de «Il Policlinico» e la Clinica Medica romana diveniva sempre più stretto. o ex cattedratici. primario medico degli Ospedali Riuniti di Roma e allievo del professor Frugoni. il professor Costantino Iandolo. Insomma tutti i cattedratici. Dopo il pensionamento di Frugoni per limiti di età. Quando nel 1932 Cesare Frugoni (1881-1978). dopo la morte di Ascoli. nel 1961. fu chiamato alla direzione della Clinica Medica. (1899-1985) titolare della I cattedra di Clinica medica e Cataldo Cassano (1902-1998). se non un obbligo. che aveva sede in uno dei nuovi padiglioni costruiti nella zona compresa tra la lavanderia e la Clinica di 44 . riceveva immediatamente una lettera di apprezzamento e di felicitazioni di Frugoni. comparve anche quello di Giovanni Di Guglielmo (1886-1961) che gli era subentrato nella cattedra e successivamente furono inseriti Luigi Condorelli. a firma del più ascoltato tra i redattori. «Il Policlinico» pubblicò un breve ricordo del Maestro. qualifica quest’ultima che conservò fino alla sua morte. allora titolare della cattedra di Semeiotica medica. E de «Il Policlinico» Frugoni assunse la direzione scientifica. venne inserito anche il nome di Michele Bufano (1901-1993). era certamente una prassi consolidata.

che si tenevano nell’aula di Clinica Medica e. Nel numero 16 de «Il Policlinico Sezione Pratica»9 del 1973 veniva riportata la seguente comunicazione: Il Prof. nella biblioteca del Policlinico Umberto I. in quanto direttori scientifici.F. Luigi Travia. Consiglieri Proff. Pietro Valdoni. «Il Policlinico Sezione chirurgica» restava sotto la direzione di Valdoni e di Stefanini. al suo antico Aiuto. e che erano una delle espressioni dell’attività scientifica della Facoltà di Medicina e del grande istituto in cui essa era largamente presente. è stato chiamato a succedere al Prof Pietro Di Mattei nella carica di Presidente dell’Accademia Medica di Roma. in seguito. ad essi sarebbero succeduti G.i Giorgio Monticelli. Analogamente la direzione de «Il Policlinico Sezione Chirurgica» fu tenuta fino al 1972 da Pietro Valdoni (19001976) e da Paride Stefanini (1904-1981). con votazione unanime. comparve un breve corsivo. Antonio Ribuffo. Sergio Cerquiglini. Stipa e. determinati in larga misura dal crescente 45 . Questi cambiamenti. il professor Arnaldo Pozzi. Fegiz e S. Contemporaneamente scomparivano dalla testata i direttori. che avrebbero continuato a trovare posto nella Sezione Medica e nella Sezione Chirurgica e riservava il proprio spazio a rassegne sintetiche e a brevi articoli informativi. Questi resoconti furono presenti. fino ai primi anni ’90. Segretario Prof. in cui si annunciava un radicale cambiamento nel contenuto e nella veste tipografica.Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico” Malattie Infettive. Il legame rimaneva dunque saldo e lo testimoniava anche la presenza dei riassunti delle sedute dell’Accademia Medica di Roma. scelti comunque sempre nell’ambito dei docenti di chirurgia del Policlinico Umberto I. restava al professor Frugoni la qualifica di direttore responsabile. titolari rispettivamente della I e II cattedra di Clinica chirurgica. che passerà poi. Paride Stefanini. Giambattista Bietti. Nella stessa seduta è stata conferita al Prof. Dario Maestrini una medaglia d’oro per i 50 anni di appartenenza alla Accademia Medica. in luogo dei direttori. Pietro Valdoni. due editors. La Sezione Pratica de «Il Policlinico» cessava di pubblicare “lavori originali”. Giuseppe Caronia ed al Prof. dal 1979. Mario Rastelli. Nel numero 1 de «Il Policlinico Sezione Pratica» del 1971. a firma degli Editori. come si è già detto. Giuseppe Giunchi. per un certo tempo. Il nuovo Consiglio di Presidenza risulta così composto: Presidente: Prof. mentre. Vice Presidente: Prof. sia pure via via in modo sempre più saltuario.

Sezione Medica 1893.Vito Cagli interesse degli studiosi per la pubblicazione dei propri lavori scientifici su riviste di lingua inglese a circolazione internazionale. Per intenderci. Fino al 1981 Il professor Arnaldo Pozzi fu. Nel numero 20 della Sezione Pratica del 1972 nella rubrica Vita Professionale si può leggere10: La facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma ha deliberato che il Prof. Il Policlinico. con i suoi ricordi e i suoi racconti. I: 2 2. Sezione Pratica. Il Policlinico. A. Sezione Pratica 1906. 1906. E poi le persone. di Di Guglielmo e di Cassano. Alcuni anelli di questo legame restavano e restano. Sezione Pratica 1917. VV. 13(14):466-470. ed ancora in una certa misura rimane. Notizie Diverse. il luogo dell’imprinting originario della Rivista. 5. la Clinica Medica era. 3. BACCELLI G. Numero speciale in occasione delle onoranze a Guido Baccelli. Nello stesso tempo il moltiplicarsi delle cattedre nel Policlinico Umberto I rendeva meno agevole seguire i cambiamenti che si andavano verificando. ZERI A. AA. Ha deliberato altresì con voto unanime che il Prof. Accanto a lui numerosi componenti della Redazione provenivano dalla Clinica Medica di Frugoni. 46 ... Guido Baccelli e il Policlinico Umberto I. il punto di contatto che per tanti anni ha unito due storiche istituzioni del mondo medico romano: il Policlinico Umberto I e la rivista «Il Policlinico» BIBLIOGRAFIA 1. rendevano più tenue il legame tra «Il Policlinico» e il Policlinico Umberto I. Giuseppe Giunchi venga trasferito dalla I Cattedra di Malattie infettive alla III Cattedra di Clinica Medica Generale e Terapia Medica. Insomma. Sezione Pratica 1906. Il Policlinico. Anzitutto l’antico rapporto della Casa Editrice Pozzi con la Clinica Medica del Policlinico Umberto I. 13(15):505-506. 4.. BACCELLI G. 13(14):417-480. Il Policlinico. Cronaca delle onoranze a Guido Baccelli. Ad entrambi le più vive congratulazioni de «IL POLICLINICO». 24(24):784. Comunque il legame tra “i due Policlinici” permaneva. un testimone della storica Clinica Medica di Ascoli e di Frugoni.. Beretta Anguissola venga chiamato alla II Cattedra di Clinica Medica Generale e Terapia Medica. Il Policlinico.

24(1):3. Il Policlinico. I compiti attuali della clinica medica. Vita Professionale. Sezione Pratica 1978. 80(16):714. 85:1-2. 8. Sezione Pratica 1973. Il Policlinico. Sezione Pratica.Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico” 6.. Sezione Pratica 1932. Sezione Pratica 1918. Comunicazione. Ricordo del Maestro. Il Policlinico. ASCOLI V. 39(4):125-133. 24(4):81.. 24(3):49. 79(20):886. 10. Il Policlinico. 7. L’essenza e gli obiettivi dell’insegnamento clinico. Le fonti a cui ho attinto per la redazione del presente capitolo sono i volumi de «Il Policlinico» e desidero ringraziare gli Editori Pozzi per avermi facilitato il lavoro mettendo a mia disposizione la collezione completa della Rivista. IANDOLO C. 9.. Il Policlinico. FRUGONI C. 1972. 47 .

Vito Cagli 48 .

PARTE II: Gli Istituti “Biologici” di Fondazione .

IL DIPARTIMENTO DI ANATOMIA UMANA TINDARO G. RENDA 51 .

In ciascuno di questi due campi le discipline di base hanno da sempre rappresentato un valido alleato ed un efficiente interlocutore. anche se per parecchio tempo impartito nell’ambito di altri corsi. al Viminale. per passare poi dal 1377 nello Studio Romano in Trastevere. 50) che è anche la sede attuale del Dipartimento di Anatomia Umana. I Maestri la didattica. E in questo ruolo ritengo che l’Anatomia Umana romana abbia ben contribuito a rendere grande questo importante complesso. ha fatto parte del curriculum didattico degli studi di Medicina in Roma sin dal XIII secolo. Realdo Colombo Nato a Cremona tra il 1516 e il 1520. la ricerca La ricostruzione delle vicende dell’Anatomia romana e delle personalità accademiche che vi hanno operato è già stata oggetto di specifica trattazione negli anni passati e di tali opere mi sono in parte avvalso per il presente contributo e ad esse rimando il lettore che volesse conoscerne i dettagli1. 92. Le prime tracce risalgono al 1294 nella Scuola Palatina Romana. seguito dal regio governo italiano che ha insediato nel 1881 l’Istituto di Anatomia Umana e di Istologia generale e speciale nel Convento di S. va a studiare a Padova. Ma è pur vero che il Policlinico è una struttura universitaria. 289 (con accesso anche da via Alfonso Borelli. e dal 1431 nell’Archiginnasio romano. Eustachio. e. dopo questa data. Un vero Gabinetto di Anatomia Umana fu istituito da Pio IX nel 1870 presso la sede della “Sapienza” a S. Antonio in via Agostino De Pretis.Il Dipartimento di Anatomia Umana I primi anni dell’insegnamento Si può convenire che nella storia di una grande istituzione come il Policlinico Umberto I di Roma le cosiddette discipline di base. possano non aver avuto un ruolo determinante. L’insegnamento dell’Anatomia Umana. istituito nel 2002. fra cui viene annoverata anche l’Anatomia Umana. Risale infine al 1930 il trasferimento dell’Istituto di Anatomia Umana Normale nell’edificio di Viale Regina Elena. dedicata alla formazione dei futuri medici nonché ad un’attività di ricerca scientifica di eccellenza. È 53 . di tutti coloro che si sono avvicendati nella direzione dell’Istituto o vi hanno comunque operato meritevolmente. soprattutto di chirurgia. In questa sede riporto brevi cenni biografici soltanto di alcuni personaggi che con la loro attività hanno dato particolare lustro all’Anatomia romana prima del 1870.

Qui Realdo Colombo è accolto alla pari da personaggi illustri e diviene amico di Michelangelo Buonarroti che utilizza i suoi insegnamenti per perfezionare le sue opere. Muore a Roma nel 1559. come lettore di chirurgia ed anatomia. Libri XV di Realdo Colombo Nel 1545 Cosimo de’ Medici lo chiama nella appena riorganizzata Università di Pisa ove diviene il primo professore di Anatomia. Libri XV stampata a Venezia nel 1559. Fra le tante descrizioni originali sicuramente la più importante è quella. come l’autopsia sul cadavere di Ignazio di Loyola e quella sul cadavere del cardinale Federico Ridolfi. anno in cui il pontefice Paolo III (al secolo Alessandro Farnese) lo chiama a Roma a insegnare all’Archiginnasio che lo stesso papa aveva provveduto a riformare nel 1539. di cui diviene assistente prima e successore poi. scoperta citata anche dallo stesso Harvey. Vi rimane sino al 1548.Tindaro G. 1 – Realdo Colombo (Cremona 1516Roma 1559) Fig. Diventa il medico della curia pontificia. della circolazione polmonare. Eseguì numerose dissezioni in pubblico alla presenza anche di alti prelati e accademici. Renda discepolo del celebre Vesalio. morto per apparenti cause naturali durante il conclave per la nomina del successore di Paolo III (1550). accurata e completa. E’ stato fra i primi ad utilizzare animali viventi per alcu54 . morte che egli diagnosticò avvenuta per avvelenamento. Colombo fu un ottimo anatomico ed eseguì molteplici osservazioni sul cadavere che raccolse nell’opera De Re Anatomica. Fig. ma che in genere è stata disconosciuta dagli storiografi successivi. nel 1544. 2 – Frontespizio del De Re Anatomica. a lui vengono affidati incarichi particolari e delicati.

fu scelto come medico personale dal Duca di Urbino. soffriva molto di gotta. lo costrinsero a rassegnare le dimissioni. sulla valvola cardiaca che porta il suo nome e sugli organi dell’udito con particolare riguardo all’orecchio medio e alla tuba che porta ancor oggi il suo nome. Eustachi (San Severino Bartolomeo Eustachio fu un grande ana1513-Fossombrone 1574) tomico ed insieme a Vesalio e Falloppio è considerato il fondatore della moderna Anatomia. sul dotto toracico. nel corso dei quali acquisì ottime conoscenze di greco. artista in Urbino. incluso l’Istituto di Filosofia della Sapienza. il Cardinale Giulio della Rovere. al seguito del fratello del Duca.Il Dipartimento di Anatomia Umana ne dimostrazioni di anatomia e fisiologia cardio-polmonare. quando gravi motivi di salute. divenuto presto famoso per la sua bravura. A Realdo Colombo è oggi intitolata l’Aula A del nostro Dipartimento Bartolomeo Eustachio (o Eustachi) Nato presumibilmente nel 1513 a San Severino nelle Marche (ma c’è chi sostiene fosse nato in San Severino di Calabria. 3 – Bartolomeo sulla via per Fossombrone. anche la data di nascita viene variamente riferita tra il 1500 ed il 1524). Nel 1547 si spostò a Roma. sul sistema delle vene azygos. Dal 1540 Eustachio si dedicò agli studi di medicina e. ebraico ed arabo. elaborò. Compì dapprima approfonditi studi umanistici in varie università italiane. per un’opera mai pubblicata. Delle rimanenti tavole si persero le tracce sin quando non 55 . Continuò a servire il Cardinale della Rovere e morì nel 1574 Fig. 47 tavole anatomiche che furono incise su lastre di rame dal romano Giulio de’ Musi e di cui le prime 8 furono usate a complemento dei suoi Opuscola anatomica del 1564. Scrisse molti trattati fra cui fondamentali sono quelli sul rene. Avvalendosi dell’opera di Pier Matteo Pini. Eseguì molte ricerche comparative su animali talmente importanti da essere considerato come il fondatore dell’Anatomia Comparata. sulla morfologia e sulla architettura dei denti. ove si ha la prima descrizione delle due dentizioni. e qui divenne protomedico e fu ingaggiato come professore di Anatomia presso il Collegio della Sapienza all’Archiginnasio fra il 1555 ed il 1567.

il fondatore dell’Anatomia Microscopica. una Associazione non-profit per la valorizzazione degli studi di anatomia microscopica. Anche se non raggiungono la bellezza estetica delle tavole di Vesalio. Egli fu a Roma negli ultimi anni della sua vita (dal 1661 al 1664) come Archiatra del papa Innocenzo XII. Il Lancisi le pubblicò completandole con il suo personale commento nel 1714 col titolo Tabulae anatomicae Bartholomei Eustachi quas a tenebris tandem vindicatas. ha studiato nel Collegio Romano dei Gesuiti e si è laureato all’età di 18 anni in Medicina. anche se non ha mai avuto l’incarico ufficiale di insegnare Anatomia in Roma. 4 – Giovanni Maria Lancisi (Roma 1654-1720) Fig. le tavole di Eustachio risultano molto più accurate per i dettagli anatomici. che fra l’altro aveva l’insegnamento dell’Anatomia nella stessa cattedra che era stata dell’Eustachio. successiva alla prima del 1714. A Bartolomeo Eustachio è intitolata l’Aula C del nostro Dipartimento. Fig. Renda furono rinvenute 162 anni dopo in casa di un discendente del Pini ed acquistate dal papa Clemente XI per 600 scudi. Giovanni Maria Lancisi Nato a Roma nel 1654. Il papa le mostrò al proprio medico personale. Nel nostro Dipartimento ha sede l’Academia Malpighiana Studiorum Anatomiae Microscopicae. A Marcello Malpighi è dedicata l’ Aula B del nostro Dipartimento. a lui intitolata da Pietro Motta che l’ ha fondata nel 1988. è Marcello Malpighi. 5 – Frontespizio di un’edizione del 1728. Un personaggio che merita in questa sede di essere citato. Giovanni Maria Lancisi. delle tavole di Bartolomeo Eustachio commentate dal Lancisi Nel 1684 fu chiamato alla Cattedra di Anatomia della Sapienza 56 .Tindaro G.

Francesco Todaro Nato a Tripi (Messina) nel 1839. Ha risieduto in diverse città italiane e nel 1692 si trasferisce a Roma ove nel 1696 viene incaricato dell’insegnamento dell’Anatomia e della Chirurgia che tiene sino al 1701 per passare a quello di Medicina teorica che tiene sino alla morte avvenuta prematuramente nel 1707. Seguace del Malpighi. da lui donata e che oggi porta il suo nome. della circolazione sanguigna. Nel 1714. 6 – Giorgio Baglivi (Dalmazia 1668.Il Dipartimento di Anatomia Umana passando nel 1696 a quella di Medicina che tenne sino al 1718. Morì a Roma nel 1720 lasciando erede universale l’Ospedale S. alla cura dei feriti nell’ospedale di 57 Fig. del sistema nervoso centrale. sulle meningi. L’anno successivo ha inaugurato l’Accademia di Medicina e Chirurgia. Fu ammesso all’Arcadia col nome di Esilio Macariano. scrisse alcune opere sulla circolazione del sangue.Roma 1707) . Fu anche letterato e membro di varie accademie. Si è interessato dell’anatomia del cuore. compì i suoi studi di Medicina nell’Università di Messina da cui fu espulso per ragioni politiche in quanto aderente al movimento antiborbonico. almeno due volte al mese. Fondamentali i suoi studi sulla malaria. ancor oggi nota come Lancisiana. sulla composizione della saliva e della bile. oltre a vari altri testi raccolti in una Opera Omnia. inaugurando solennemente la Biblioteca medica. Fu Archiatra del papa Innocenzo XI e successivamente dei papi Innocenzo XII e Clemente XI. presentò al papa Clemente XI le ritrovate Tavole Anatomiche di Bartolomeo Eustachio da lui commentate. sul cuore della tartaruga. Si interessò anche di Igiene. Lo si ricorda come il teorico del “Solidismo”. si è laureato in Medicina a Napoli. delle vene azygos. Giorgio Baglivi Nato in Dalmazia nel 1668. Spirito in cui da giovane aveva lavorato come Assistente. nel cui ordinamento dispose l’obbligo di indire. sedute per incentivare la ricerca scientifica e contribuire all’istruzione e all’aggiornamento dei medici. Avvenuto lo sbarco dei Mille si unì ad essi a Milazzo e collaborò con i chirurghi. anche se ancora studente.

Tindaro G. si laurea in Medicina a Roma nel 1889. Come politico. Maria Nuova. Quando nel 1870 Roma si riunì all’Italia venne chiamato a ricoprire la cattedra di Anatomia della Regia Università. carica che occupò sino alla sua morte avvenuta nel 1918. Fondò la rivista Ricerche di Morfologia. Venne nominato da Francesco Crispi Senatore del Regno e fu membro delle accademie dei Lincei e dei XL. introdusse lo studio dell’Embriologia come materia complementare e per primo fu incaricato di un corso ufficiale di Embriologia. ME. riprese gli studi. Qui iniziò i suoi studi sul cuore che lo porteranno alla descrizione dell’architettura cardiaca e del tendinetto che porta il suo nome. si trasferì a Firenze ove frequentò i laboratori di Schiff e Pacini ed ebbe l’incarico di settore di Anatomia in S. Riccardo Versari Nato a Milano nel 1865. Fig. Dopo un breve periodo di lavoro negli ospedali romani. Sulla destra il busto di Francesco Todaro (in particolare nella figura seguente). Renda Barcellona (Messina). E’ stato tra i primi a introdurre il metodo delle sezioni seriate per lo studio sistematico al microscopio. fu nominato 58 . 1839-Roma 1918) Fig. Dopo la liberazione dell’Isola. 7 – Francesco Todaro (Tripi. 8 – Atrio principale dello stabile con accesso dal viale Regina Elena. Nel 1865 riceve l’incarico dell’insegnamento dell’Anatomia presso l’Università di Messina ove allarga i suoi interessi scientifici alla morfologia ed embriologia di animali marini in quanto convinto assertore del valore degli studi comparati per meglio comprendere l’organizzazione degli organismi più complessi2. meritevole è stata la sua opera a favore di Messina a seguito del terremoto del 1908.

Alla morte del Todaro fu chiamato a succedergli nel 1919 nella direzione dell’Istituto che tenne sino al pensionamento avvenuto nel 1935. che sin dall’inizio subì una parziale variazione di destinazione in quanto si convenne di ospitare anche l’Istituto di Anatomia Comparata sino ad allora situato in alcuni locali dell’ Istituto di Patologia Generale all’interno del Policlinico3.Il Dipartimento di Anatomia Umana assistente nell’istituto di Anatomia. CN. morfogenesi dell’apparato urinario. Nel 1903 passò all’Istituto di Anatomia di Palermo e nel 1914 a quello di Napoli. nel 1890. Ma il suo contributo più notevole e pregevole sono state le finissime osservazioni sull’angioarchitettura dell’occhio umano e di molti mammiferi. Fig. Dal punto di vista scientifico affrontò argomenti di angiologia. Ha proseguito l’opera del Todaro succedendogli nella direzione della rivista Ricerche di Morfologia. Consigliere nell’Atrio principale del superiore della Sanità Pubblica. Libero docente nel 1896 fu incaricato dell’insegnamento dell’Anatomia Microscopica nel 1897 e professore ordinario della stessa materia nel 1900. 1945) 59 . 9 . Dipartimento Rettore dell’Accademia di Educazione Fisica e membro di varie accademie ed enti culturali italiani ed esteri. Francesco Todaro collocato Fu Senatore del Regno. fu nominato professore emerito nel 1940 e morì a Fig. Sotto la sua direzione avvenne nel 1930 il trasloco dell’ Istituto nel nuovo complesso di Viale Regina Elena. 10 – Riccardo Versari (Milano 1865.Morra. ben operando in entrambi le sedi. Per circa quattro anni lavorò in entrambi i ruoli per poi passare decisamente all’Anatomia nel 1894 quando fu nominato aiuto. diretto dal Todaro.Busto bronzeo di Morra (Cuneo) nel 1945. neurologia periferica.

1897.Roma 1985) 60 . di morfofisiologia dell’apparato locomotore. Fu editore della rivista Ricerche di Morfologia. Vincenzo Virno Nato a Cava dei Tirreni (Salerno) nel 1897. Renda Fig. come assistente. Si è occupato principalmente di Anatomia macroscopica e topografica. SA. Succedendo al suo maestro Versari assunse la direzione dell’Istituto di Anatomia tra il 1935 ed il 1967. ha compiuto tutta la sua carriera accademica all’interno dell’Istituto di Anatomia di Roma dal 1921. sino al 1972 epoca del suo pensionamento. Fu Commissario Governativo prima e Direttore poi dell’ISEF di Roma tra il Fig. 12 – Vincenzo Virno (Cava dei Tirreni. 11 – Facciata principale dello stabile al numero civico 289 del Viale Regina Elena che dal 1930 è stata sede dell’Istituto ed oggi lo è del Dipartimento di Anatomia Umana. In pari data fu nominato Professore emerito di Anatomia dalla Facoltà di Medicina.Tindaro G. di anatomia comparata. di medicina sportiva.

per lo studio dell’Anatomia. Fu insignito di diverse medaglie d’oro dal CONI. Passa poi a dirigere l’Istituto di Anatomia Umana di Palermo (1963-1967) e quindi quello di Roma (1967-1982). C. rappresentavano una novità quasi assoluta. Dopo due anni di frequenza in Anatomia Patologica. Marinozzi). Fu Accademico emerito dell’Accademia Lancisiana dal 1977. si laurea in Medicina nel 1937. dalla Federazione Medico-Sportiva Italiana e dal Ministero della Pubblica Istruzione. Fu Direttore della Scuola centrale dello Sport dal 1966 al 1971. suo primo allievo che lo aveva seguito da Messina). diretto dal Bruni. MI. Zaccaria Fumagalli Nato a Parabiago (Milano) nel 1912. ciascuno attrezzato per specifiche branche morfologiche: a) il Laboratorio di Microscopia Elettronica (affidato al Prof. T. Franceschini. entra nel 1939 come assistente nell’Istituto di Anatomia Umana Normale dell’Università di Milano. 13 – Zaccaria Fumagalli chimica e Radiobiologia (Prof.M. Ottenuta la libera docenza nel 1943. Prof. Dal punto di vista scientifico ha compiuto importanti ricerche sul 61 . b) il Laboratorio di IstoFig. Nominato Professore emerito dell’Università La Sapienza nel 1985. Morì a Roma nel 1985. Motta.Il Dipartimento di Anatomia Umana 1950 e il 1967. mentre l’Istituto Anatomico di Roma è stato totalmente riorganizzato con l’allestimento di grandi laboratori indipendenti. all’epoca (si era alla fine degli anni ‘60). viene chiamato dall’Università di Messina a dirigere l’Istituto di Anatomia Umana (1952-1963). anche a livello internazionale. Ha anche provveduto a dotare l’Istituto romano di un laboratorio didattico attrezzato con speciali e nuove apparecchiature televisive a circuito chiuso (Centro Didattico Televisivo). gli Istituti di Messina e Palermo sono stati praticamente costruiti ex-novo. 1912-Milano vallotti). Ca(Parabiago. c) il Laboratorio di Colture in 2000) vitro e Immunoistochimica (Prof. dall’ISEF. Renda). d) il Laboratorio di Anatomia Macroscopica (Prof. muore a Milano nel 2000. Di grande impegno è risultata l’attività organizzativa degli Istituti Anatomici da lui diretti. In particolare. P. che. G.

ove chi scrive era stato dall’anno precedente accettato come allievo interno dal Fumagalli. è stato anche socio fondatore della Società Italiana di Istochimica (1957) e della Società Italiana di Radiobiologia Medica. Giulio Marinozzi.Tindaro G. sulla vascolarizzazione del fegato e sui processi di rigenerazione epatica. Pietro Motta e Tindaro Renda) Mario Franceschini Beghini Nato a Sanguinetto (Verona) nel 1918. L’Istituto non venne in quella circostanza disattivato perché in esso rimasero afferenti altri quattro docenti ufficiali (Marcello Casini. dopo il 1983. sistema nervoso). si sono avvicendati nella direzione dell’Istituto sino alla sua disattivazione a seguito della costituzione dell’odierno Dipartimento4. Durante la direzione del Fumagalli è avvenuto l’ampliamento del numero delle Cattedre e degli incarichi di insegnamento dell’Anatomia Umana e dell’Anatomia Topografica a ricoprire i quali sono stati chiamati altri docenti. Convinto della necessità di avvicinare l’Anatomia Umana alle Scienze cliniche. Renda sistema ipotalamo-ipofisario. sull’architettura vascolare e sull’ultrastruttura dei processi ciliari e della retina. dopo aver frequentato gli Istituti anatomici di Padova e Ferrara. Muore a Roma prematuramente nel 1973. Il suo primo incarico lo vede succedere al Fumagalli nella direzione dell’Istituto di Anatomia Umana di Messina nel 1963. sulla radioprotezione chimica e sulla radiosensibilità dei tessuti (in particolare fegato. negli ultimi anni della sua direzione il Fumagalli si è adoperato ad organizzare l’istituzione di uno dei primi Dipartimenti della Sapienza. alcuni dei quali. ricerche applicate anche a problematiche di fecondazione artificiale. Nel 1969 viene chiamato dalla Facoltà di Medicina della Sapienza a ricoprire la prima Cattedra di Anatomia Umana. Domenico Palermo e Isidoro Rossodivita). sull’orecchio medio ed interno. milza. è stato allievo di Levi e Loreti nell’Istituto di Anatomia Umana di Torino dove ha iniziato la carriera accademica. Socio di diverse società scientifiche. quello di Scienze Neurologiche ove afferirono insieme a lui tre docenti ufficiali all’epoca afferenti all’Istituto (Carlo Cavallotti. sullo sviluppo del sistema nervoso. 62 . Ha anche svolto un’intensa attività pubblicistica a carattere didattico con l’intendimento di modernizzare l’insegnamento universitario dell’Anatomia Umana. sugli spermatozoi animali.

Il Dipartimento di Anatomia Umana A lui si deve la completa ristrutturazione dell’ala dell’Istituto romano ove ha attrezzato il reparto per le colture in vitro. Tra il 1969 ed il 1972 svolge per incarico il corso di Anatomia Umana presso il Libero Istituto di Medicina e Chirurgia dell’Università dell’Aquila e dal 1972 al 1975 presso la Facoltà di Medicina della Sapienza. che successivamente applicò sia a Messina che a Roma per i suoi studi su problematiche di organogenesi sullo sviluppo dei somiti. allora diretto da Etienne Wolf. tra cui amava citare sempre il premio Lussana per la migliore tesi di laurea. 14 – Mario Franceschini famoso Centro di Embriologia SpeBeghini (Sanguinetto. la medaglia d’oro al IV festival di cinematografia scientifica e il premio Cacace di Nipiologia del 1963. Nel 1962 diviene Tecnico laureato di ruolo. dell’abbozzo degli arti e del tubo neurale. Camillo di Roma. incaricato di seguire gli studenti più giovani nelle esercitazioni di Anatomia Macroscopica. VR. quindi in Anatomia Topografica e infine in Anatomia Umana. ancora studente. presta anche servizio come chirurgo generale e di pronto soccorso presso l’Ospedale S.Roma 1973) di Parigi. ove apprese le metodiche delle colture in vitro. che egli si era adoperato a far chiamare dalla Facoltà romana sia come assistente ordinario che come incaricato di Anatomia sullo sdoppiamento della prima cattedra nel 1970-71. è stato anche un ottimo ricercatore. Sin dal primo anno di corso è entrato come allievo interno presso l’ Istituto di Anatomia Umana sotto la direzione del Virno e ben presto dimostra pregevoli qualità di anatomochirurgo tanto da essere. Nel contempo. suo allievo. istotipiche ed organotipiche. Didatta preciso e infaticabile. Alcune sue ricerche hanno anche ottenuto riconoscimenti ufficiali. Giulio Marinozzi Nato a Tolentino nel 1935. Consegue la libera docenza in Anatomia Chirurgica e Corso di Operazioni. dell’Istoenzimologia e dell’Immunoistochimica con la collaborazione di chi scrive. nei pressi 1918. rimentale di Nogent-sur-Marne. addestratosi presso il Fig. ha compiuto i suoi studi di Medicina presso l’Università La Sapienza laureandosi nel 1960. Nel 1975 diviene ordinario di Anatomia Umana e viene chiamato dalla Facoltà romana a ricoprire la terza cattedra di 63 . dell’ Anatomia microscopica ottica.

Seguì con infaticabile attenzione tutte le vicende legislative per trasformare l’ISEF in Facoltà 64 . Ha svolto anche una pregevole attività editoriale per la didattica. Subentrato al suo Maestro Virno come docente di Anatomia nell’ISEF Statale di Roma ne divenne Direttore e ne curò la riorganizzazione curriculare. ne potenziò i laboratori scientifici. Rita da Cascia e S. Fu Direttore dell’Istituto di Anatomia nel triennio 1988-1991.Tindaro G. epatica e retinica. rinnovò la rivista Alcmeone (di cui chi scrive fu per tanti anni Capo Redattore). Nicola da Tolentino. Renda Anatomia nell’Istituto che nel frattempo era passato sotto la direzione del Fumagalli. Von Hagens dell’Università di Heidelberg. Avvia così un filone di studi morfologici sperimentali sulla epatectomia parziale e rigenerazione epatica e Fig. ultrastrutturali ed istochimiche. Con quest’ultimo partecipa alla ristrutturazione dell’Istituto di cui cura particolarmente il reparto di Anatomia Macroscopica e l’annessa Sala Settoria. Con tale metodo ottenne ottimi risultati studiando la microcircolazione muscolare. Miodonsky introdusse la tecnica della iniezione vascolare di resine con osservazione al Microscopio elettronico a scansione dei calchi ottenuti a seguito di corrosione degli organi impregnati (corrosion casts). 15 – Giulio Marinozzi sulla legatura delle vie biliari (Tolentino. MC. con particolare attenzione al fegato e alle vie biliari. fra cui S. La sua attività di ricerca si è inizialmente rivolta ad argomenti di Anatomia Macroscopica sistematica su temi di angiologia e splancnologia. 1935-Roma 1997) che amplierà successivamente introducendovi metodiche microscopiche. ossea. Interessanti anche i risultati dei suoi studi sulla articolazione del ginocchio compiuti con indirizzo multidisciplinare5. Per la competenza raggiunta nello studio del corpo umano fu incaricato dalle alte autorità ecclesiastiche del tempo a compiere ricognizioni sui corpi di Santi e Beati. Introduce per primo in Italia la tecnica della Plastinazione degli organi con la collaborazione del Dr. Collaborando con il Prof. avviò protocolli di cooperazione internazionali e altre iniziative che ben presto portarono l’ISEF Statale di Roma tra le più qualificate istituzioni internazionali del settore. patrono della sua città natale.

si era trasferito come Direttore della Clinica Ostetrica della locale Università. Libero docente di Istologia nel 1968 e di Anatomia nel 1970. Nel 1982 succede al suo maestro nella direzione dell’Istituto. Purtroppo una grave. 65 . dal 1999-2000. era divenuto esperto a seguito delle sue frequentazioni di eccellenti laboratori negli Stati Uniti ed in Giappone. Chi scrive gli fu sincero amico e collega e volentieri ne testimonia qui anche le doti umane. incurabile malattia lo portò in breve tempo e immaturamente a morte avvenuta a Roma nel 1997. inizia la carriera universitaria come assistente di ruolo nell’Istituto anatomico messinese. Giuseppe. Nel 1967-68 si trasferisce a Roma allorquando il Fumagalli vi si trasferisce da Palermo. che gli permisero di conquistare la stima del mondo accademico e dei colleghi anatomici che lo vollero per diversi anni come consigliere nella Società Italiana di Anatomia. Fu anche per il suo impegno che. l’umiltà nel riconoscere i propri limiti. il senso del dovere. l’attaccamento al lavoro. carica che tiene sino al 1985 e successivamente dal 1992 ininterrottamente sino al 2002 allorquando immaturamente e improvvisamente muore in Roma. si arrivò alla trasformazione dell’ISEF nell’unico Istituto Universitario autonomo di Scienze Motorie d’Italia (IUSM). Collabora con il suo maestro alla ristrutturazione dell’Istituto anatomico romano dedicando in modo particolare le sue inesauribili energie nell’organizzazione di un moderno ed attrezzato reparto di Microscopia Elettronica delle cui tecniche.Il Dipartimento di Anatomia Umana Universitaria di cui fu strenuo sostenitore. L’ultimo periodo della sua carriera accademica lo vide impegnato nell’organizzazione del Libero Istituto Universitario “Campus Biomedico” di cui fu Rettore ed in cui profuse tutta la sua esperienza e capacità organizzativa raggiungendo in breve tempo ottimi risultati. e di Anatomia Umana dal 1971 presso l’Università La Sapienza. compie i suoi studi di Scienze Biologiche prima e di Medicina dopo. lo spirito di servizio. Allievo interno del Fumagalli prima e del Franceschini dopo. poi. Diviene professore ordinario e titolare della seconda Cattedra di Anatomia Umana di Roma nel 1975. Motta Nato a Sassari nel 1942. presso l’Università di Messina ove il padre. è incaricato di Istologia dal 1967 al 1971 presso il Libero Istituto di Medicina e Chirurgia dell’Università dell’Aquila. nel frattempo. Pietro M.

Grazie alla sua instancabile attività l’Istituto di Anatomia di Roma ha acquistato notevole prestigio in campo internazionale costituendo un vero punto di riferimento per molti ricercatori italiani e stranieri che ne hanno frequentato i laboratori ed hanno instaurato attive collaborazioni6. E’ stato insignito di innumerevoli premi internazionali ed ha ricevuto 6 lauree honoris causa da Università straniere. Presidente della Federazione Mondiale delle Società di Anatomia dal Fig. Svolse una cospicua attività editoriale sia nel campo della didattica. Renda Dotato di intelligenza vivace. La morte lo ha colto improvvisamente mentre era dedito alla realizzazione del 5° International Malpighi Symposium concepito per celebrare il 7° Centenario della fondazione dell’Università la Sapienza. sia nel campo scientifico agendo da editor per una collana di 37 volumi su argomenti di anatomia microscopica. Motta 1999 al 2002. si affermò ben presto in campo nazionale ed internazionale raggiungendo livelli di eccellenza soprattutto per le sue ricerche di microscopia elettronica a trasmissione ed a scansione sul fegato e sull’apparato riproduttivo femminile. Segretario Generale del (Sassari 1942-Roma 2002) Comitato per i Simposi di Scienze Morfologiche. Fu Presidente della Società Italiana di Anatomia dal 1993 al 1999. ciascuno con le proprie capacità. dedicandola alla sua memoria ad 66 . Nel 1995 ha fondato la Academia Malpighiana Studiorum Anatomiae Microscopicae. 16 – Pietro M. brillante ricercatore e instancabile organizzatore. Organizzò in Roma alcuni congressi nazionali ed internazionali fra cui alcuni Malpighi Symposia ed il Congresso Mondiale degli Anatomisti nel 1999. pubblicando testi ed atlanti di Anatomia Microscopica che vennero tradotti in diverse lingue. animati da profondo amore per la nostra disciplina e da un comune sentire abbiamo operato di conserva sempre e soltanto per il prestigio dell’Istituto che entrambi avevamo contribuito a ristrutturare. Chi scrive gli è stato compagno di cammino e sincero amico sin da quando eravamo allievi interni nell’Istituto di Anatomia di Messina. insieme a tutti i componenti del nuovo dipartimento. Chi scrive. ne ha raccolto l’idea e l’ha realizzata con notevole partecipazione di colleghi provenienti da tutte le parti del mondo. Importante anche la sua attività pubblicistica collaborando alla realizzazione di trasmissioni televisive della serie Quark. nel 2003.Tindaro G. abbiamo seguito i rispettivi maestri nell’Istituto romano e.

in occasione del 5° Simposio Malpighi 67 . Fig. scoperta l’11 settembre 2003. 18 –Targa che intitola la Sezione di Microscopia Elettronica del Dipartimento a Pietro Motta. Anche con questa nostra attenta azione. Fig. 17 – Logo del 5° Simposio Malpighi organizzato nell’ambito delle celebrazioni del 7° centenario della fondazione dell’Università “La Sapienza” di Roma e dedicato alla memoria del suo ideatore Pietro Motta. credo. In quella occasione è stata scoperta una targa che intitola a Pietro Motta la Sezione di Microscopia Elettronica del Dipartimento. abbiamo in ogni sede e con forza fatta nostra l’idea. a poco più di un anno dalla sua morte. si abbia contribuito non poco alla crescita e al raggiungimento delle attuali posizioni di eccellenza didattica e scientifica della nostra Facoltà. che peraltro avevamo ereditato dai nostri Maestri. L’ultimo quarto del XX secolo ci ha visto solidali. nel seguire le trasformazioni tumultuose delle vicende accademiche e le riforme curriculari che in maniera incalzante si sono susseguite. Consci del ruolo insostituibile che le scienze morfologiche rivestono nella costruzione di solide basi teorico-pratiche del futuro medico. Giulio Marinozzi e chi scrive. di trasformare l’Anatomia descrittiva in Anatomia funzionale. Pietro Motta. favorendone l’apertura verso integrazioni orizzontali e verticali ed impedendone nel contempo la perdita di identità.Il Dipartimento di Anatomia Umana un anno dalla sua scomparsa.

5.. 1985. Pietro M. Embryol. Istituto Storico Arte Sanitaria 1926. Ricerche di Morfologia 1952. L’insegnamento delle discipline anatomiche nella “Studiorum Universitas Messane”.. Viene nominato Direttore del Dipartimento il Prof. Ulteriori dettagli sul Dipartimento sono ottenibili visitando il sito web “http://w3. Embryol.02. J. Commemoration of Professor Pietro M.. Edizioni Universitarie Romane.. VIRNO V. 108/2: I-X.. L’odierno Dipartimento di Anatomia Umana si articola in quattro Sezioni (Microscopia Elettronica “Pietro Motta”. e ne è prevista l’attivazione di una quinta (Sezione di Anatomia ultrastrutturale clinica) presso il Polo S. 6:197-214. 3. Dispone infine di un Servizio di Organizzazione Didattica. GAUDIO E. di un Laboratorio di produzione software e servizi multimediali e di una Biblioteca di settore. Motta (1942-2002). RENDA T. Renda Con Decreto Rettorale del 14.2002. Ricordo biografico di un maestro: Riccardo Versari. 1999. Anat. L’insegnamento delle discipline anatomiche nell’Università degli studi “La Sapienza” di Roma. Andrea.uniroma1. 68 . FAMILIARI G. IRES. Anatomia Macroscopica) ciascuna suddivisa in reparti. BARBERINI F. Immunoistochimica.. CAVALLOTTI C. Giulio Marinozzi. MACCHIARELLI G. 6. BIBLIOGRAFIA 1. Ricordo del Prof. 104/2: 22-27. Anatomia Microscopica Clinica. Dal 2002 ad oggi a tale carica viene eletto chi scrive.Tindaro G. J. Boll. Palermo. 22:VII-XIII. 2. è stato istituito il Dipartimento di Anatomia Umana dell’Università “La Sapienza”. Roma.it/anatomiaumana/”. sede della II Facoltà di Medicina e Chirurgia. Motta che come si è detto tragicamente scompare dopo pochi mesi. 4. It. CAPPARONI P. Anat. Avendovi aderito la totalità dei componenti dell’Istituto di Anatomia Umana Normale della I Facoltà di Medicina e Chirurgia. 2003. I maestri di Anatomia nell’Ateneo Romano della Sapienza durante il secolo XVI. It... l’Istituto è stato disattivato in pari data. 1967.

..........................................1294FRANCESCO CASINI ...................................................................1769PIETRO LUPI .............................................19921918 1945 1967 1982 1985 1988 1991 2002 69 ............................................................................................................1748LEOPOLDO MICHELI .................1551BARTOLOMEO EUSTACHI .........................................................................................................................1743NATALE SALICETI .............................................................................................................................................................1622GIOVANNI CASTELLANI............................1658PIETRO MANFREDI ...........................................................................1742MARCO MARCANGELI......1681GIOVANNI MARIA LANCISI ...............1985GIULIO MARINOZZI....1587ALESSANDRO MENGHINI ..................................................................................1582ANGELO ANTONINI .........................................................................................................................................1480ALFONSO FERRI ............................................................................ RENDA ........................................................ MOTTA ....1539REALDO COLOMBO..........1945ZACCARIA FUMAGALLI ...........................1870RICCARDO VERSARI ..................................................................................................1982TINDARO G............................1667LUCA ANTONIO PORZIO..................................1555BENALBO BRANCALUPO .................................................................... 2.....................................1731COSIMO GRILLI .1378PAOLO DI LELLO DELLA VALLE .................1377PAOLO DI JACOPO DELLA ROTONDA ...................................................................................................................................................................................................................................................1853ANNI ? ? ? ? ? 51 55 67 82 87 1619 26 58 67 81 84 96 1701 08 42 43 48 49 93 1831 53 1870 TAB.......................................................................1626GIOVANNI TRULLI .................................................................. I............................................1684GIORGIO BAGLIVI..............................................1431GABRIELE DE ZERBI ................................................................................................ MOTTA ....................................................................................................1793ACHILLE LUPI ....................................................1988PIETRO M..........1967PIETRO M.I DIRETTORI DELL’ISTITUTO DI ANATOMIA (dal 1870 al 2002) FRANCESCO TODARO..........................................................................................1570ARCANGELO PICCOLOMINI .......................................................................................................................1919VINCENZO VIRNO ........................................................................1696ALESSANDRO PASCOLI .......Il Dipartimento di Anatomia Umana TAB............................................................1831FORTUNATO RUDEL ................................DOCENTI DI ANATOMIA ALLA “SAPIENZA” (sino al 1870) DOCENTE ANGELO DA CAMERINO.......1701ANTONIO COCCHI.........................................................................

LA SCUOLA BIOCHIMICA ROMANA GINO AMICONI 71 .

che attesta te fisiologici (e. 1) e che poi nel 1890 passò alla cattedra di Farmacologia sperimentale. Anche se la gran Fig. come disciplina autonoma. che ne mantenne l’insegnamento -rinnovato di anno in anno. Una vera e propria cattedra di Chimica fisiologica venne però istituita ufficialmente all’Università di Roma solo nel 1903 e. epilessia sperimentale). verso la fine del XIX secolo gli aspetti chimici dei processi fisiologici e patologici che avvengono negli organismi viventi ricevettero grande attenzione da parte di una molteplicità di specialisti in varie branche della medicina. ai clinici. trovò ospitalità presso l’Istituto di Fisiologia umana. agli igienisti. Com’è noto.La Scuola Biochimica Romana Le prime radici Il primo corso tenuto a Roma di Chimica fisiologica e patologica (denominazione che può considerarsi quella originaria della disciplina nota oggigiorno come Biochimica) venne svolto nel 1881 da Giuseppe Colasanti. quando divenne professore ordinario di Fisiologia umana. 1 .Certificato parte degli interessi scientifici di Amantea fu firmato da Eduard rivolta prevalentemente a temi più propriamenPflüger. Gli successe Giuseppe Amantea. ai fisiologi: furono in verità questi ultimi a dare un solido corpo alla nuova disciplina. avvenuta nel 1930. il quale lasciò l’incarico nel 1949. dell’attuale Biochimica) dalla cosiddetta Chimica clinica e dalla Chimica forense (le due altre branche della chimica applicata allora note.fino alla sua morte. Fu incaricato di svolgere il corso Domenico Lo Monaco. non l’impegno attivo di mancarono da parte sua studi che rientrano nelGiuseppe Colasanti l’ambito della biochimica: basti qui ricordare nelle ricerche svolte nel che nel 1923 scoprì che i cristalli di emoglobisuo Istituto di Fisiologia na ottenuti dal sangue di neonato (prelevato dal dell’Università di Bonn. g. fino alla prima guerra mondiale. cordone ombelicale) erano diversi da quelli prodotti dal sangue di adulto: questa osservazione fu tra le prime a mettere in evidenza alcune importanti differenze strutturali a livello molecolare che si producono negli esseri viventi col passare dallo 73 . uno studioso che si era formato anche nel laboratorio di Eduard Pflüger all’Università di Bonn (Fig. ai patologi. che andavano dai farmacologi. plasmandone l’architettura generale e dandole un ben definito contenuto in modo da separare nettamente la Chimica fisiologica (denominazione ufficiale in tutta Europa. nel campo della medicina).

sempre nello stesso anno.la possibilità di determinare per la prima volta la composizione chimica della mioglobina umana. dov’era nato ed aveva iniziato la sua carriera universitaria. Tra i vincitori c’era Alessandro Rossi Fanelli. diede a Rossi Fanelli –mentre si trovava a Pavia. tra cui alcuni futuri vincitori di premi Nobel). Rossi Fanelli aveva scoperto -a Napoli. Alessandro Rossi Fanelli a Roma A partire dagli inizi del Novecento lo studio dei sistemi viventi a livello molecolare andò man mano imponendosi negli ambienti biomedici anche in Italia. Prima di andare in cattedra. come anche al giorno d’oggi). ed infatti già nel 1949 venne chiamato a ricoprire la cattedra di Biochimica all’Università di Roma. e che fu comunicato. per distinguerla dalla fetale)1. dove però giunse solo nel 1945 per le difficoltà imposte dalla guerra allora in atto agli spostamenti di individui e cose. all’ultimo piano dell’edificio che ospitava la Fisiologia umana (al 74 .che la differenza di solubilità tra l’emoglobina (il trasportatore di ossigeno presente nel sangue) e la mioglobina (il trasportatore di ossigeno che si trova dentro i muscoli) permetteva di isolare e purificare queste due proteine. perché lo studio dei trasportatori di ossigeno negli organismi viventi (come appunto è l’emoglobina) sarà tra le linee di ricerca che nel ventennio compreso tra il 1955 ed il 1975 hanno dato lustro alla scuola biochimica romana. circondate da ampie ed inutilizzabili terrazze. un brillante risultato che apparve nel 1948 su una delle più prestigiose riviste scientifiche (di allora. La sede di Pavia fu per lui del tutto transitoria. l’una dall’altra: tale metodica. sostituì definitivamente la dicitura Chimica fisiologica.Gino Amiconi stato neonatale (caratterizzato appunto dalla presenza di un’emoglobina detta fetale) a quello della maturità biologica (con una diversa emoglobina detta adulta. Science. innovativa per quei tempi. anche alla Barcroft Memorial Conference (un importante congresso a cui parteciparono i più importanti scienziati che lavoravano sulle emoproteine. da quel momento in poi.nel 1942 si ritenne doveroso bandire il primo concorso nazionale per tre cattedre di Biochimica: un termine quest’ultimo che.all’Università di Pavia. in seguito al trasferimento di Giuseppe Amantea alla Fisiologia umana. A Roma lo spazio assegnato all’Istituto di Biochimica comprendeva poche stanze. Si ama qui citare questi risultati sperimentali. fondata da Alessandro Rossi Fanelli. tant’è che -ad imitazione di quel che era già avvenuto in gran parte del resto d’Europa e negli Stati Uniti d’America. che avrebbe dovuto trasferirsi subito -da Napoli.

L’ala sinistra dell’Istituto. a quelle per la biocristallografia. ed inoltre. c’era un solo tecnico esecutivo assegnato all’Istituto. non stupisce che quando andò fuori ruolo Alessandro Rossi Fanelli fu molto festeggiato sia dai suoi allievi diretti (ritratti in gran parte con lui nella Fig. Alessandro Rossi Fanelli creò quello che al tempo della sua andata fuori ruolo (nel 1981. compresa la parte che risulta distrutta. 1 assistente ordinario e 38 unità di personale non-docente. svolto da Amantea.da sofisticate strumentazioni per la ricerca d’avanguardia. in cui si decise di mettere gli uffici amministrativi e lo studio di Rossi Fanelli. tra quello amministrativo e quello di laboratorio. 3). Completano il quadro odierno. costituite -oltre che dalle apparecchiature di base per la biologia molecolare. rispettivamente.La Scuola Biochimica Romana primo piano) e la Farmacologia (al piano terra). sia da numerosi scienziati stranieri ben noti in campo internazionale che avevano trascorso periodi più o meno lunghi nei laboratori dell’Istituto da lui diretto (Fig. in quanto quel poco che vi si trovava era mirato al lavoro sperimentale di neurofisiologia. Date tutte queste realizzazioni. All’Istituto di Biochimica. dopo la parziale distruzione (Fig. 2 . la biochimica delle proteine e la biologia cellulare.Così appariva l’edificio che ospitava nella Città universitaria gli Istituti di Fisiologia e di Farmacologia. 17 e 10. Quanto al personale. 75 . dopo il bombardamento del 1943. fu assegnato l’ultimo piano. 4). diretto da Rossi Fanelli dal 1949. per la spettroscopia e per la biotermodinamica2. ma nessun assistente. all’età di 75 anni) era diventato il Dipartimento (interfacoltà) di Scienze biochimiche e che dalla sua morte (avvenuta nel 1990) porta il suo nome. 2) dovuta al bombardamento che subì Roma nel 1943. Attualmente (vale a dire nella primavera del 2005) vi afferiscono 21 professori ordinari. che vanno da quelle per la cinetica rapida (capaci di misurare eventi molecolari che si producono nei millisecondi. per la bioinformatica. per l’analisi strutturale di biomolecole (basata sulla stretta integrazione tra spettrometria di massa e classiche metodologie biochimiche). era stata riparata alla meglio. Da questo poverissimo inizio. le attuali potenzialità scientifiche del Dipartimento. Fig. afferenti alla Facoltà di Medicina). nei microsecondi e nei nanosecondi). La strumentazione per una valida ricerca biochimica in pratica non esisteva. 27 professori associati e 20 ricercatori (13.

Doriano Cavallini. tenutosi dal 28 al 30 settembre 1981 a Roma nella sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Bruno Giardina. In quest’occasione fu organizzato un importante simposio scientifico tenuto a Roma presso l’Accademia Nazionale dei Lincei. Lo spunto per organizzare questa manifestazione scientifica fu la celebrazione del 75° compleanno di Alessandro Rossi Fanelli (al centro della prima fila. 4 . USA): egli presentò un quadro dettaglia76 . Carlo Turano e Francesco Bossa. Carlo De Marco. Alessandro Finazzi-Agrò.Alessandro Rossi Fanelli (al centro della prima fila) con alcuni dei suoi più stretti collaboratori nel 1981. Tra le varie e dotte comunicazioni scientifiche3 incuriosì gli astanti l’intervento -del tutto fuori dagli schemi classici dei convegni. Dagmar Siliprandi. Lilia Calabrese. (quarta fila) Roberto Scandurra. John Kendrew e Renato Dulbecco. Silvestro Duprè. 3 . Andando dalla fila più bassa a quella più alta e –all’interno di ogni fila. Francesca Riva ed Eraldo Antonini.Gino Amiconi Fig. Carlo Cannella. Nell’impossibilità di nominare tutti i presenti. Paolo Cerletti e Bruno Mondovì. Alessandro Rossi Fanelli. Blumberg. Donatella Barra. Emilia Chiancone ed Anna Giartosio. (seconda fila) Giuseppe Rotilio. Franca Ascoli Marchetti. vestito di scuro). si vedono: (prima fila) Maurizio Brunori. si citano solo i tre vincitori di premi Nobel: Max Perutz. un brillante scienziato dei Bell Laboratories (New Jersey. Roberto Strom. Giorgio Federici.da sinistra a destra.Ecco la gran parte dei partecipanti al simposio su “Structure-Function Relationships in Biochemical Systems”.di William E. Fig. (terza fila) Noris Siliprandi.

osservate dal punto di vista delle loro cause e delle loro modalità di azione. Quella di Roma era una buona scuola di Patologia generale che -grazie alle capacità scientifiche ed organizzative del suo direttore. Alla fine del 1949. una passione questa che durò per l’intera vita di Rossi Fanelli). seguito da un periodo (1955–1966) di costante ed elevata produttività scientifica. dedicata allo studio dei fenomeni biologici elementari comuni a molte malattie. ed anche perché considerata una materia importante per gli 77 . ricerca di finanziamenti. Cavallini era assistente in una materia d’insegnamento che forse esisteva solo in Italia. la produzione scientifica di Rossi Fanelli aveva seguito l’andamento tipico che si osserva per ogni grande scienziato: uno stadio iniziale (1946–1954). Come prima mossa. Secondo Bill Blumberg. Guido Vernoni. allora diretto dal futuro vincitore di un premio Nobel (quello per la chimica nel 1955).di quello successivamente proposto da Eugene Garfield per il suo Citation Index. Per tale motivo.si era guadagnata una notevole fama internazionale. come può essere la didattica universitaria e la ricerca scientifica che di necessità la accompagna: aumentare il personale docente e non docente.La Scuola Biochimica Romana to della carriera scientifica di Rossi Fanelli. quando vi fu chiamato a ricoprire la cattedra di Biochimica. Rossi Fanelli perseguì con tenacia il classico programma di sviluppo che vale per una qualsiasi attività articolata e complessa. Al momento della sua partenza per gli Stati Uniti. arrivò Doriano Cavallini. trovare la strumentazione adeguata ed allargare gli spazi. Vincent Du Vigneaud. amministrazione e -perché no. in breve. incluse quelle a livello molecolare. caratterizzato da un progressivo aumento del numero di lavori pubblicati ogni anno. che in seguito si rivelò un poco più elementare -ma altrettanto efficace. che tende poi a declinare gradualmente (1967–1981) man mano che più tempo e più energia vengono dedicati ad altre attività (politica della scienza. ai quali affiancò due giovanissimi studenti di medicina romani (Paolo Fasella e Paolo Cerletti).anche regate. Una volta resosi conto della scarna situazione in cui versava il suo Istituto. chiamò a Roma i due assistenti che avevano collaborato con lui a Pavia: Noris Siliprandi e Giulio Perri. che aveva trascorso un lungo periodo a New York presso l’ottimo laboratorio di biochimica della Cornell University. La costruzione della scuola biochimica romana Poche stanze dunque ed un solo tecnico: ecco ciò che trovò Rossi Fanelli a Roma. cercare ed acquisire sostanziosi finanziamenti. la Patologia generale. applicando un ingegnoso trattamento statistico da lui escogitato.

che di reagenti e di vetreria.passarono all’Istituto di Biochimica.alcuni strumenti scientifici d’avanguardia tramite l’European Recovery Program (il cosiddetto piano ERP o meglio piano Marshall. Pomerat. Fra gli obiettivi specifici del piano ERP c’era la modernizzazione della strumentazione scientifica. A Gerard R.Gino Amiconi studi medici. Non sorprenda questo passaggio di personale da una ad un’altra disciplina. usciti più o meno distrutti dalla seconda guerra mondiale). fino agli anni Sessanta esisteva la consuetudine che il nuovo professore -dopo aver licenziato tutti gli assistenti (che in quei tempi vedevano il proprio incarico rinnovato di anno in anno) del vecchio docente. un fatto che permise di avere nell’Istituto di Biochimica di Roma uno dei primi spettrofotometri presenti in Italia. al fine di potervi svolgere la loro tesi sperimentale di laurea. Grandi poi furono gli sforzi di Rossi Fanelli per acquisire -tra il 1950 ed il 1951. dettagliato e ben articolato progetto di ricerca e furono indicate per esteso le necessità pratiche per realizzarlo.chiamasse presso di sé i collaboratori che l’avevano aiutato nella ricerca e nella didattica quando si trovava nella precedente sede. in termini sia di strumentazione. sostituito poi con uno più maneggevole. In Italia. ma anche e specialmente perché quel contributo economico costituiva un vero e proprio attestato di stima che l’Istituto di Biochimica riceveva da una prestigiosa istituzione internazionale. Carlo De Marco e Bruno Mondovì. a dicembre del 1953 Rossi Fanelli ricevette un finanziamento di 7500 dollari da spendere in due anni anche “per pagare laureati e tecnici”. che stava per andare in pensione. il responsabile della Fondazione che doveva indicare i gruppi di ricerca europei degni di contributi finanziari. e non solo per la somma di denaro. 78 . Fu questo un risultato molto importante. Un passo ulteriore e fondamentale verso l’acquisizione di importanti e necessari strumenti per portare avanti una ricerca d’avanguardia fu fatto grazie ad un sostanzioso finanziamento della Rockefeller Foundation. molti studenti di medicina facevano domanda per esservi accolti come interni. non appena vi si fu trasferito Cavallini. Tre di questi -Eraldo Antonini. che era considerevole per quei tempi. oltre ad una centrifuga refrigerata ed un ingombrante apparato per elettroforesi in fase liquida (il cosiddetto Tiselius). infatti. completando così quel nucleo originario di ricercatori che si sarebbe dimostrato decisivo per lo sviluppo qualitativo e la solidità scientifica della scuola romana di biochimica. dal nome dell’allora Segretario di Stato americano che pianificò con chiarezza gli scopi dell’assistenza economica ai Paesi dell’Europa occidentale. peraltro incoraggiato nel caso in questione dallo stesso Vernoni. fu presentato uno scrupoloso.

l’Istituto di Biochimica dell’Università di Roma cresceva e molto in fretta. La scuola romana aveva potentemente contribuito alla realizzazione di questo miracolo. il Presidente Arne Tiselius volle presentare un quadro dello stato della ricerca biochimica in Europa. Tali finanziamenti furono. definendo quello italiano il risultato di un vero e proprio miracolo. decisione presa sotto la pressione degli Stati Uniti che minacciavano di non dare il proprio riconoscimento legale alla laurea in medicina presa in Italia. in scienze biologiche o in farmacia) con la stipula di contratti a breve termine oppure con l’assegnazione di modeste borse di studio: piccoli riconoscimenti economici a persone affascinate dalla ricerca biochimica. e poi per studi sul trasporto dell’ossigeno da parte dell’emoglobina e per approfondire ed ampliare le conoscenze necessarie alla conservazione del sangue in vitro. utilizzati per pagare un minimo salario a giovani laureati (in medicina. non essendo ancora riconosciuta come materia di studio obbligatoria. tra l’altro. Solo nel 1954 infatti il Ministero della Pubblica Istruzione impose l’obbligo di sostenere l’esame di biochimica agli studenti di medicina. A quei tempi l’esame di biochimica veniva sostenuto solo da un piccolissimo manipolo di studenti particolarmente interessati al contenuto di questa disciplina: la quale. vista l’assenza della biochimica e della microbiologia dal curriculum degli studi. giovani ed anziani. 79 . non aveva possibilità alcuna di vedere banditi concorsi per posti di ruolo in Biochimica. i primi collaboratori di Rossi Fanelli avevano maturato una grande esperienza nella ricerca scientifica (alcuni erano anche diventati assistenti). tanto da riuscire per i loro propri meriti ad ottenere finanziamenti e nuove strumentazioni. sia dal settore pubblico che da privati. tanto da trascorrere non meno di 10 ore al giorno in laboratorio. Al congresso della FEBS (Federation of European Biochemical Societies) tenuto a Londra nel 1964. Negli anni Sessanta era diventato uno dei centri di ricerca a livello molecolare meglio equipaggiati in Europa dal punto di vista della strumentazione d’avanguardia ed allo stesso tempo era divenuto sede di un’attività scientifica di prima grandezza: per questi motivi esercitava grande attrazione per molti scienziati.La Scuola Biochimica Romana Anche se lentamente. un fatto questo che avrebbe penalizzato pesantemente i neolaureati in medicina italiani. In altre parole. Intanto. Non si può infatti neanche ipotizzare che il loro impegno derivasse da prospettive di facile carriera nell’ambito dell’università. che avessero voluto continuare i loro studi in America. cominciarono ad arrivare altri finanziamenti dagli Stati Uniti d’America: per ricerche sui semi di cotone. che vi giungevano di continuo da ogni parte del mondo. dapprima.

che fu totalmente ristrutturato. Per quanto attiene al problema degli spazi. assieme al sotto-interrato. Udine e Viterbo. Camerino. concorsi ai quali la gran parte dei suoi allievi poteva prender parte con buone speranze di successo. A Doriano Cavallini Fig. fisiche e naturali).fu adottato anche in altre Facoltà dell’Università di Roma: in particolare -oltre all’aggiunta della Chimica in Facoltà di Medicina. Un semplice colpo d’occhio – che mette a paragone la parte B con la parte A di questa figura. convertendole in laboratori. si decise dapprima di utilizzare le grandi terrazze che abbracciavano il primitivo Istituto.Gino Amiconi Si era così giunti ad un punto in cui Rossi Fanelli sentì di dover mirare ad un ulteriore fine molto meritorio. studi e biblioteca.Ecco com’è attualmente l’edificio che ospita il Dipartimento di Scienze biochimiche (e la Sezione di Fisiologia umana del Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia).nacquero la Biochimica e la Biochimica applicata in due altre Facoltà romane (a Farmacia ed a Scienze matematiche. Eraldo Antonini si trasferì al piano terra con i suoi due migliori collaboratori. Maurizio Brunori ed Emilia Chiancone. tutti insegnamenti ospitati nel vecchio Istituto di Biochimica che nel 1986 è diventato il Dipartimento di Scienze biochimiche. Messina. quello di chiedere a sedi universitarie fuori dell’area romana di bandire concorsi per cattedre di biochimica. dove gli allievi romani esportarono la loro vivacità intellettuale e la maturità scientifica plasmata a Roma. L’Aquila.permette di notare facilmente lo sviluppo in altezza del palazzo.divennero sempre più numerose: basti ricordare quelle di Cagliari. 80 . Chieti. Poi. Catania. Questa ampia visione politica rese possibile la creazione di stretti collegamenti fondati su interessi comuni e di importanti relazioni di collaborazione scientifica con altre università. e lì stabilì l’Istituto di Chimica della Facoltà di Medicina. Nel frattempo l’insegnamento delle basi molecolari dei sistemi viventi -in termini sia strutturali che funzionali. che -col tempo. l’intero piano terra lasciato dalla Farmacologia medica (in seguito al suo trasferimento in un nuovo edificio appositamente costruito per questa disciplina) fu suddiviso a metà con la Fisiologia umana. di cui divenne direttore. 5 .

Innanzi tutto cominciò a convocare di tanto in tanto nella biblioteca 81 . Ed ecco come (re)agì. (Fig. Tutti questi professori hanno creato loro propri gruppi di ricerca nelle nuove sedi. una Facoltà che Rossi Fanelli governava già da alcuni anni come Preside. collaborazioni non solo scientifiche ma anche e specialmente gestionali. che la violenza distruttiva di frange estremiste di studenti. Ambedue questi aspetti negativi della vita associata nazionale favorirono la rivolta studentesca del 1968. 5) dopo una lunghissima e defatigante trattativa con varie autorità (al Comune di Roma ed al corrispondente dell’attuale Ministero dei Beni Culturali) per ottenerne il permesso. ma non lo distrassero mai al punto da fargli trascurare i normali doveri quotidiani.La Scuola Biochimica Romana fu assegnato il compito di rendere abitabile il sotto-interrato. Paolo Fasella. che in quell’occasione riprese il suo nome storico: “La Sapienza”. realizzate con incontri periodici e finalizzate alla soluzione di problemi di comune interesse. La gran parte del nuovo piano fu occupata da Carlo De Marco e dal suo gruppo di ricerca. La creazione a Roma di due altre sedi universitarie -l’Università “Tor Vergata” e l’Università “Roma 3”. infine. C’è. Tutti questi travagli che agitavano l’università italiana non lasciarono ovviamente indifferente Rossi Fanelli. I Beati Paoli ovverosia i professori ordinari di biochimica nelle università romane Verso la fine degli anni Sessanta il clima sociale in Italia era andato deteriorandosi e la situazione politica era diventata molto complicata e sempre più difficile da gestire. da aggiungere che nel 1991 Bruno Giardina passò nella sede romana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. mentre Paolo Ascenzi e Giovanni Antonini giunsero a “Roma 3” dopo essere stati in altre sedi. che divenne la sede dell’Istituto di Biochimica per la Facoltà di Farmacia. mantenendo tuttavia strette e continue collaborazioni con i colleghi della ‘casa-madre’. Fu infine possibile sopraelevare di un piano l’intero edificio. Giuseppe Rotilio e molti altri si trasferirono direttamente a “Tor Vergata” nel 1980. I professori universitari si trovarono a dover affrontare allo stesso tempo sia l’occupazione degli edifici che ospitavano i loro Istituti.permise un ulteriore sciamare dei professori di biochimica dall’unica università inizialmente presente. Alessandro Finazzi-Agrò. La sua acuta capacità di accettare e di pilotare qualsiasi cambiamento fu messa alla prova in tali circostanze.

Fig. Disegno originale di Rossi Fanelli. era in quel momento di 15. 82 . ed allo stesso tempo fissò incontri settimanali con tutti i professori di ruolo per discutere i problemi accademici ed i progetti futuri (in precedenza queste ultime riunioni si tenevano in modo del tutto irregolare. invece. vale a dire dei membri di una società segreta che teneva stretto nelle proprie mani il potere reale di una vastissima zona attorno al castello (potere ben distinto da quello.tenuti in un sotterraneo segreto. e lo stesso Rossi Fanelli era solito scherzarci sopra dicendo con voce sommessa che quelle riunioni tra i professori di ruolo di biochimica erano in realtà veri e propri incontri di “Beati Paoli”. Si trattava delle riunioni dei Beati Paoli.Gino Amiconi dell’Istituto tutto il personale -docente e non docente. cioè dei professori ordinari di Biochimica presenti nel 1983 nelle università romane. L’intero racconto era basato su un evento storico reale accaduto il 4 dicembre 1503 in Sicilia.al fine di tastare il polso della situazione. in pratica.Schizzo colmo di napoletana ironia che rappresenta una riunione dei Beati Paoli. ed i biochimici romani sono tuttora noti con questo appellativo a molti colleghi italiani e stranieri. nel castello dei Carini. i cui desideri si sarebbero potuti esaudire in tempi più lontani. Fu questa una notevole innovazione nella conduzione dell’Istituto che. con la possibilità di salire a 16 nell’anno che stava per iniziare (una prospettiva indicata dai due numeri in basso a destra). Visti dal di fuori tali incontri periodici potevano apparire settari. Il numero degli incappucciati. ritenendola colpevole di una tresca intima con un cavaliere di una fazione avversa. In alto a destra. e solo quando ritenuto veramente necessario). vale a dire da Rossi Fanelli in persona. 6 . sfociò in una forma di gestione collegiale. Nel serial televisivo si potevano vedere incontri di notabili incappucciati -incluso lo stesso barone di Carini. presieduta dall’Apostolo. sono abbozzati due aspiranti Beati Paoli. dove il barone Vincenzo La Grua Talamanca uccise la moglie Laura. L’origine di tale denominazione risale ad una trasmissione televisiva a puntate che narrava la storia drammatica de La baronessa di Carini.

L’applicazione all’uomo vide eccellenti risultati. trasferitisi nelle altre università dell’area romana.La Scuola Biochimica Romana solo apparente per la verità. le linee di ricerca portate avanti dai vari gruppi della scuola biochimica romana: quali casi esemplari dell’attività scientifica svolta ad altissimo livello -e come tale riconosciuta in campo internazionale. Raggiunti i risultati attesi in vitro. dove nel frattempo era stata messa a punto una nuova tecnica che -mediante circolazione extracorporea.la stampa nazionale era solita chiamare i professori universitari baroni e mafiosi. dei politici ufficiali) e che -quando necessario.ristabiliva la vera giustizia. Tutti i quotidiani italiani e molti settimanali riportarono 83 . La società segreta dei Beati Paoli era dunque una sorta di mafia buona.si ricorderanno gli studi fatti sul trattamento di alcuni tumori maligni mediante ipertermia controllata e quelli svolti sui trasportatori di ossigeno (mioglobine ed emoglobine). finché non furono stabilite con certezza le condizioni ottimali per l’azione distruttiva provocata dall’aumento della temperatura sulle cellule malate. di gran lunga superiori a quelli ottenuti con i trattamenti convenzionali. Poiché a quei tempi -tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta. Due linee di ricerca tra le tante (ed una breve parentesi) Moltissime sono state. osteosarcomi e sarcomi dei tessuti molli).permetteva di mantenere per 2-3 ore a 42°C il sangue che irrorava un tumore maligno. I primi dati significativi furono pubblicati nel 1967 sulla prestigiosa rivista Cancer. Rossi Fanelli per scherzo ribattezzò con il nome collettivo di “Beati Paoli” l’insieme di tutti i professori ordinari di biochimica che afferivano all’Istituto da lui diretto e quelli che. partecipavano alle riunioni settimanali ricordate più sopra (Fig. in molti casi di tumore degli arti (melanomi. furono stabilite strette collaborazioni con clinici ed anestesisti dell’Istituto Regina Elena per lo Studio e la Cura dei Tumori di Roma e con oncologi dell’Università del Wisconsin. Dapprima fu condotta una ricerca sistematica sugli effetti che il calore induce in vari tessuti tumorali coltivati in vitro. Si giunse in tal modo ad ottenere la (quasi) completa distruzione di gravi processi cancerosi in vari animali da esperimento. per studiare la maggiore sensibilità al calore delle cellule neoplastiche rispetto a quelle normali. Trattamento di tumori con ipertermia Nel 1963 Alessandro Rossi Fanelli (con la collaborazione di Bruno Mondovì) organizzò un gruppo di lavoro. e tuttora sono. 6).

in quel medesimo anno. il suo nome si trovava nella ristretta rosa dei candidati al premio Nobel per la medicina di quello stesso anno. verrebbe da dire. grazie alle ricerche sul cancro. come Paolo Fasella.la progettazione e la sintesi di strutture chimiche simili a (porzioni di) substrati naturali che. che si rallegrò ancor di più in cuor suo leggendo nel 1975 sul quotidiano madrileno ABC che. basato sulla spettroscopia all’infrarosso. inoltre. Renato Dulbecco (assieme a H. Breve parentesi su una serie di ricerche mirate ad applicazioni pratiche Anche se la maggior parte della ricerca scientifica portata avanti nell’Istituto di Biochimica fino agli anni Ottanta può farsi rientrare di diritto nella cosiddetta ricerca di base (quella sull’ipertermia fu tra le poche eccezioni). La Tribune de Genève del 24 ottobre 1967 riportò in prima pagina un breve articolo intitolato Importante vittoria sul cancro che rinviava alla pagina 15 del quotidiano di quel giorno. Baltimore). tale tecnologia ha poi trovato applicazione nella farmacologia sperimentale sugli animali e nella diagnostica sugli esseri umani. Ovviamente questa fama che si era ampiamente diffusa in Europa non dispiacque a Rossi Fanelli. Le cose però andarono altrimenti.Gino Amiconi in breve tempo la notizia. che lentamente si sparse anche nelle altre nazioni europee. Temin e D. . per il controllo in vivo. interagendo con enzimi. ci fu chi. Nel 1975 infatti il premio Nobel per la medicina fu assegnato ad un altro italiano. lo sviluppo delle 84 . dell’erogazione di sangue e di ossigeno al cervello. Troppi italiani tutti assieme. pagina interamente dedicata al nuovo trattamento terapeutico. Eugenio Montale vinse il Nobel per la letteratura. E così. ed inoltre l’11 ottobre dello stesso anno il settimanale tedesco Quick dedicò al medesimo argomento non solo un articolo nell’interno della rivista. ma anche l’intera sua copertina. continuo e non invasivo. che poi diresse a lungo sviluppandovi assieme ai suoi collaboratori diverse linee di ricerca finalizzata ad applicazioni biotecnologiche.quella che portò alla realizzazione di uno strumento. si dedicò ben presto e con interesse a ricerche centrate sulla collaborazione tra università ed industria. tra cui non si possono non ricordarne due: . Si possono citare almeno due esempi della ricezione popolare di questa scoperta in Europa: in Svizzera. già nel 1970 Fasella partecipò alla costituzione di un Laboratorio di ricerca (creato da una grande impresa chimica ed ingegneristica). bloccano in modo irreversibile la loro attività (vale a dire.

Antonini condivideva -anche se in modo non conscio.La Scuola Biochimica Romana basi teoriche e sperimentali di reazioni enzimatiche cosiddette suicide). senza peraltro osservare un qualsiasi cambiamento evidente ad occhio nudo. versò molto acido cloridrico. compresa la “ragione razionale”. Antonini aggiunse una prima volta una notevole quantità di soda. passando accanto ad un bagnetto termostatato a 20° C sotto zero. infine. non solo tra i biochimici romani ma anche in campo internazionale.Il volto intelligente e franco di Eraldo Antonini. oltre che per la sua grande vitalità e per un innato senso dello humor. Un tale modo di pensare può essere esemplificato dalla purificazione di una nuova proteina. secondo il quale gli scienziati lavorano nelle migliori condizioni quando non sono vincolati da una qualsiasi autorità. altamente specifici. ma allo stesso tempo capaci di risolvere complessi problemi scientifici: per questa sua qualità di cogliere con immediatezza l’essenziale di ogni fenoFig. attivi su importanti reazioni biochimiche connesse con l’attività nervosa. l’acalina. meno. volentieri invitava i suoi allievi a cercare “asini che volano” piuttosto che “asini che camminano”.il punto di vista del filosofo della scienza Paul Fayerabend. ma non accadde nulla. che ottenne dai semi di cotone con un procedimento del tutto originale. Ad un campione limpido di un estratto totale di semi di cotone. tale strategia è stata successivamente applicata alla produzione di nuovi farmaci. 7 . Uomo profondamente libero (“moralmente libero” soleva definirsi). invertendo un classico detto popolare. Le emoproteine Quando giunse a Roma. divenne ben presto un leader. Rossi Fanelli continuò lo studio sui trasportatori di ossigeno iniziato a Napoli e continuato a Pavia. come ispirato. affidandolo in gran parte ad uno dei suoi più brillanti allievi. Eraldo Antonini (Fig. mentre camminava per i corridoi dell’Istituto con la mente assorta dal problema di purificare una o più proteine da quell’estratto. in un altro campione. 7) prematuramente scomparso nel 1983 all’età di soli 52 anni4. Antonini non mancava di progettare esperimenti estremamente semplici da attuare. vi immerse il flaconcino che teneva in 85 . Mente spumeggiante e creativa.

mano. Rossi Fanelli ebbe ad affermare che il primo di quei lavori (quello dedicato alla preparazione ed alla caratterizzazione chimico-fisica dell’apoglobina. vale a dire capace di trattamenti teorici. rendendo così l’emoglobina un buon modello per studiare i meccanismi di controllo a livello molecolare6. che s’era separata da tutto il resto per effetto del solo abbassamento della temperatura: un’unica operazione che aveva portato alla produzione di una proteina perfettamente purificata. Per brevità. ma anche in questo caso è evidente una precisa strategia di ricerca: semplificare il sistema. 8 . I suoi primi risultati scientifici molto importanti vennero con l’introduzione di un semplicissimo e rapido metodo per descrivere l’ossigenazione dell’emoglobina in termini quantitativi. l’intera macromolecola priva degli emi. ma anche e specialmente abile nel progettare e nel portare a termine esperimenti originalissimi. il ruolo svolto dalla struttura dell’eme nel modulare alcune importanti proprietà del trasporto dell’ossigeno). Antonini pubblicò su The Journal of 86 . apparso nel 1958) era diventato un Citation Classic perché aveva aperto una nuova era nella ricerca delle relazioni tra struttura chimica e funzione biologica dell’emoglobina (per aver dimostrato.Eraldo Antonini che fa esperimenti con uno strumento di cinetica rapida. e con la messa a punto di una metodica per preparare allo stato nativo (e dunque in grado di funzionare) la sola parte proteica dell’emoglobina detta apoglobina (vale a dire. che costituiscono le porzioni non-proteiche dell’emoglobina deputate a legare reversibilmente l’ossigeno).Gino Amiconi Fig. in particolare. tanto che nel 1985 Eugene Garfield (il fondatore di Current Contents) invitò Rossi Fanelli a scrivere quale fosse la presunta causa di quell’enorme successo5. completo come pochi. 8). Fra le varie ipotesi avanzate.la strumentazione necessaria per realizzarli (Fig. e quasi immediatamente vide il formarsi di un precipitato bianco. All’inizio furono specialmente i lavori scientifici sull’apoglobina ad ottenere un larghissimo riconoscimento internazionale che si protrasse anche negli anni a venire. da lui progettato e costruito. Si trattava di acalina pura. Audentes fortuna juvat. ponendolo nelle condizioni più estreme. qualcuno potrebbe commentare. Forse. Di certo Antonini fu uno scienziato geniale. ecco un solo altro ricordo: nel 1961. oltre che a costruire con le proprie mani -qualità questa estremamente rara tra i ricercatori.

il quale così ebbe a scrivere7: I miei dati di diffrazione dei raggi X mostravano che questi amminoacidi [descritti da Antonini] formavano legami elettrostatici fra loro in assenza di ossigeno. continuando a fare quel che hai fatto finora?. Quando era ancora professore alla Harvard University. Antonini inoltre aveva dimostrato che la liberazione di ioni idrogeno dall’emoglobina era direttamente proporzionale alla quantità di ossigeno legata.ebbe un enorme stimolo intellettuale sulla comunità scientifica internazionale ed in particolare produsse un profondo impatto sulla mente di Max Perutz (premio Nobel per la chimica nel 1962. che dimostrava come la rimozione di uno o due amminoacidi dall’estremità di due delle quattro catene polipeptidiche che costituiscono la molecola dell’emoglobina faceva aumentare la sua affinità per l’ossigeno. almeno per quei tempi. Perutz (a sinistra) dona ad Alessandro Rossi Fanelli uno dei tanti libri che ha scritto. legami che si rompevano quando con l’aggiunta di questo gas la forma globale della macromolecola cambiava. 9). aveva trascorso alcuni mesi del 1950 in Giappone come visiting lecturer soggiornando in numerose università. appoggiai i miei dati sugli studi di Antonini ed ebbi la certezza che il legame con l’ossigeno è strutturalmente accoppiato proprio con la rottura di quei ponti elettrostatici che Antonini aveva già descritto. Jeffries Wyman. Quando trovai sperimentalmente che gli ioni idrogeno che si liberano dall’emoglobina originano da ponti salini. e restando sempre e dovunque affascinato dai paesaggi di quel Paese e dall’accoglienza -rispettosissima ed allo stesso tempo molto amichevole. abbassare la cooperatività tra gli emi e diminuire l’effetto imposto dall’acidità dell’ambiente sul trasporto dell’ossigeno (il cosiddetto effetto Bohr).dei suoi abitanti. Biological Chemistry un’osservazione sorprendente.chiese a se stesso: Jeffries. A questo punto non si può non menzionare la venuta a Roma di un americano sessantenne. Fig. Questa scoperta di Antonini -come la gran parte di quelle di cui fu artefice. la secca risposta fu: no! E così lasciò il mondo accademico e la ricer87 . Al suo rientro negli Stati Uniti. 9 . vuoi veramente restare all’Università. ancora turbato dai ricordi del Giappone -così una volta ebbe a raccontare.La Scuola Biochimica Romana Fig.Max F.

La morte di Eraldo Antonini. Quando Rossi Fanelli ed Fig. estremamente produttiva.direttore dell’Ufficio per la cooperazione scientifica dell’UNESCO nel Medio-Oriente8. riassunse così quanto gli confidò l’amico Jeffries Wyman sui primi tempi trascorsi a Roma9: il laboratorio era un luogo eccitante. al qual era legato da un profondo affetto. fu tra le concause che portarono a conclusione il suo periodo romano. Antonini offrirono a Wyman un contratto come ricercatore-ospite.attaché scientifico (una nuova figura diplomatica che il Dipartimento di Stato aveva creato in quegli anni) e poi -al Cairo. con un continuo ribollire di articolate pianificazioni di nuovi esperimenti proposti dalla mente di uno o di un altro ricercatore. Wyman giunse a Roma nella primavera del 1969. della Harvard University. Antonini e Wyman presto si aggiunse Maurizio Brunori e.Gino Amiconi ca scientifica. In questa immagine Rossi Fanelli (col camice bianco) fa il brindisi d’addio a Jeffries Wyman (col golf marrone) nella biblioteca del Dipartimento. col passar del tempo. Tutte queste ricerche culminarono nel 1971 con la pubblicazio88 .Dopo quasi venticinque anni di permanenza a Roma. Nel 1959 Wyman incontrò casualmente in Inghilterra Eraldo Antonini (an interesting young Italian. tra cui Emilia Chiancone. altri collaboratori più o meno giovani. ebbe in seguito a dire). risultati che ebbero un effetto significativo sulla formulazione della teoria degli stati allosterici. pieno di entusiasmo e di alti spiriti. egli accettò per un “periodo di prova”. 10 . nel 1985 Jeffries Wyman decide di andare a vivere a Parigi. John Edsall. 10). che doveva tenere una conferenza alla Peterhouse (il college più antico e prestigioso della University of Cambridge) e che lo invitò a fare una visita al laboratorio romano dove lavorava. divenendo dapprima -a Parigi. L’attività scientifica. dove ricevette un caldo benvenuto e partecipò ad accese discussioni sull’emoglobina. A Rossi Fanelli. che poi si protrasse per quasi venticinque anni (Fig. del gruppo dei ricercatori romani contribuì a sviluppare le fondamentali correlazioni fra la struttura quaternaria e le proprietà funzionali dell’emoglobina. Tutto ciò sfociava in interessanti ed allo stesso tempo amabili discussioni fra tutti i membri di questo gruppo di giovani ed in brevissimo tempo venivano realizzati tutti i nuovi esperimenti che erano stati programmati.

in gran parte col solo ausilio di lavagna e gesso. fu il premio Nobel per la chimica (del 2002) Kurt Wüthrich a tenere la Eraldo Antonini Memorial Lecture. ma anche dirigenti abili e capaci Dopo una brillante carriera scientifica a Roma. Kendrew. P. K. che tuttora costituisce un’importante fonte di dati sull’emoglobina. Gilbert. Perutz. J. divenne nel 1991 anch’esso un Citation Classic. dove fu tenuto il primo incontro nel 1966. Q. Nessuna meraviglia inoltre che dall’inizio degli anni Sessanta un costante flusso di visitatori stranieri (tra i quali -essendo impossibile nominarli tutti. furono stimolo per organizzare una serie di congressi informali estremamente fruttuosi. in cui ebbe modo di ricordare ai presenti le grandi qualità scientifiche ed umane di Antonini. particolarmente entusiasmanti furono le numerose visite di Rufus Lumry (della University of Minnesota). Ad oltre vent’anni dalla morte. J. Questo libro. dove ciascuno si trattenne per periodi più o meno lunghi. il tutto condito dalla gioia di Antonini di essere il generoso ospite. M. M. S. M. Le numerose relazioni internazionali del gruppo romano. sia in Italia che all’estero. J. noti come La Cura Conferences. Tali congressi. che lavorava prevalentemente su emoglobina e mioglobina.La Scuola Biochimica Romana ne di una monografia scritta a quattro mani da Antonini e Maurizio Brunori: Hemoglobin and Myoglobin in Their Reactions with Ligands. Paolo Fasella si è dedicato interamente alla politica della scienza. annotò che “dopo tutto l’emoglobina è una molecola romana”. Libby. la Ricerca e lo Sviluppo presso la Commissione Europea. per quattordici anni (dal 1981 al 1995) è stato alla guida della Direzione generale degli Affari scientifici. Nessuna meraviglia dunque che chi ne scrisse la recensione su Science.si citano a caso solo J. Phillipson) si riversò sui laboratori di biochimica di Roma. Tanford. Kotani. H. attratto specialmente (ma non solo) dalla figura centrale rappresentata da Antonini. avevano un loro carattere speciale: gli argomenti trattati erano sviscerati in modo approfondito. senza limiti di tempo e senza alcuna presentazione formale. Gibson. C. Imai. Quando nel 2003 se ne celebrò la memoria nell’aula magna de “La Sapienza”. W. Edsall. Gill. T. su iniziativa lodevole di Maurizio Brunori. In particolare. Non solo bravi scienziati. che trascorse a Roma anche un intero anno sabbatico. Reichlin. compreso l’ultimo che si svolse a Caprarola (in provincia di Viterbo) nel 1980. F. vale a dire presso l’organismo 89 . dal nome di un vecchio castello vicino Roma. G. il ricordo di Eraldo Antonini è di certo ancora vivo. e non solo tra coloro che lo conobbero personalmente. E. F Taylor.

Presidi a “La Sapienza”. Università di Parma). Molti altri. Maurizio Brunori. l’una e l’altra carica ricoperte presso l’Università “Tor Vergata”. Al di fuori dell’ambiente accademico. il primo della Facoltà di Farmacia.. tra cui varie lauree honoris causa (da: National University of Ireland. in tempi diversi. Comprehensive Biochemistry 90 . presso il medesimo Ministero.. che è stato Presidente dell’Istituto Nazionale della Nutrizione. from its origins up to the Second World War. è stato presidente della IUPAB (International Union of Pure and Applied Biophysics). Come direttore generale. Regno Unito. BIBLIOGRAFIA 1. prima Preside della Facoltà di Medicina e poi Rettore. A Brief History of Italian Biochemistry. Bruno Mondovì e Francesco Bossa. è stato uno dei principali architetti e promotori del Programma quadro per la politica comunitaria sulla ricerca e sullo sviluppo tecnologico (che -com’è noto. si ricordano: Giuseppe Rotilio. Scozia. A biochemist by chance: Alessandro Rossi Fanelli. 107:3-30. Per i suoi numerosi meriti. Alessandro Finazzi-Agrò. accademico dei Lincei. ha ricevuto un vasto numero di riconoscimenti. Memorie di Scienze Fisiche e Naturali (dell’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL) 1983. Francia. sono stati scelti come rettori di università oppure come presidi di facoltà: Carlo De Marco. Emilia Chiancone. Université de Technologie de Compiègne. AMICONI G. University of Newcastle. nominata Direttore dell’Istituto di Biologia e Patologia molecolari del CNR. il secondo di quella di Scienze matematiche. è stato nominato tra i nove membri del Comitato di esperti per la politica della ricerca ed ha ricevuto l’incarico di esperto delle problematiche e del coordinamento degli affari internazionali.rappresenta la più importante piattaforma per la cooperazione tecnico-scientifica in Europa). fisiche e naturali. Irlanda. University of Strathclyde. 2. builder of the Roman School of Biological Chemistry.Gino Amiconi esecutivo dell’Unione Europea a Brussels. prima Rettore a Cagliari e poi Preside della Facoltà di Medicina a Roma “La Sapienza”. sia scientifici che dirigenziali. ed attualmente è Presidente dell’Istituto Pasteur-Fondazione Cenci Bolognetti dell’Università di Roma “La Sapienza”. AMICONI G. Al suo rientro in Italia (nel 1995) ha diretto il Dipartimento per lo sviluppo ed il potenziamento dell’attività di ricerca del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica e tecnologica e.

2:8. 19311983. BRUNORI M.. ROSSI FANELLI A.La Scuola Biochimica Romana 2000... Plenum Press.T. 36:99-195 91 . BRUNORI M.. A Fascination of Hemoglobin: A Roman Perspective. BRUNORI M. 7. Trends in Biochemical Sciences 1999. Current Contents 1985. Trends in Biochemical Sciences 1984. 41: 667-706. 9.. FINAZZI-AGRO’ A.. Jeffries Wyman (1901-1995). Un americano a Roma. Biochimica in Italia 1996. New York. (a cura di).. 4. Current Contents 1991. Hemoglobin is an honorary enzyme. 22:19. EDSALL J. CHIANCONE E.. A Method for Preparing Globin from Human Hemoglobin. & WYMAN J. 9:12-13.. 6. 1982. Comprehensive Biochemistry 1986. & STROM R. AMICONI G. CHIANCONE E. CHIANCONE E. Eraldo Antonini. 4:100-102. 3. BOSSA F. 24:158-161.. 5. 8. & COLOSIMO A. BRUNORI M. Structure and Function Relationships in Biochemical Systems. Jeffries Wyman and Myself: A Story of Two Interacting Lives..

L’ISTITUTO DI FISIOLOGIA UMANA FABRIZIO EUSEBI E ROBERTO CAMINITI 93 .

Carlo Donarelli (1797-1851) e Socrate Cadet (1808-1879) svolgono le loro lezioni sulla base di ipotesi speculative. I Maestri. così come altri situati in via Panisperna. non avendo la possibilità di verificare o confutare le loro teorie attraverso dimostrazioni pratiche.L’Istituto di Fisiologia Unana L’esigenza della costruzione L’Istituto di Fisiologia dell’Università di Roma “La Sapienza” ha sede in uno dei primi edifici costruiti all’interno della Città universitaria ed ha espresso. e questo edificio. esclusivamente teoriche. è riadattato per accogliere gli studi universitari. insieme ad altri che hanno bisogno di una parte sperimentale. la didattica. Nel 1929 i locali occupati dalla Fisiologia rientrano nel piano di demolizione di alcuni edifici della zona. Il modo di insegnare la fisiologia cambia profondamente a partire dal 1870 con l’istituzione dell’Università regia -che vuole tenere 95 . nonostante gli sforzi della Commissione presieduta da Quintino Sella. e l’impegno profuso dal Professor Corrado Tommasi-Crudeli.ed è impartito con lezioni.a. finchè nel 1931 ottiene la definitiva sistemazione all’interno della Città universitaria1. L’insegnamento della fisiologia risale al 1824 -anno della Riforma universitaria voluta da Leone XII. di conseguenza. incaricato di sovrintendere al progetto. ma in questa sede le lezioni di fisiologia sperimentale vengono impartite per breve tempo. l’Istituto. Giovanni Battista Bomba (17721836). come risulta dall’Annuario della Regia Università. nell’ex convento di S. tenute nell’Archiginnasio romano. iniziano gli Esperimenti di Fisiologia. deve traslocare. 1870-71. fisiologi di fama internazionale che hanno contribuito all’avanzamento di questa disciplina ed in modo particolare allo sviluppo degli studi dei sistemi nervoso e circolatorio. circa un anno. la ricerca I primi docenti di fisiologia. di fatto questo non venne mai realizzato. al fine di consentire la realizzazione di un’ampia area. è ospitato presso l’Ospedale della Consolazione. Il progetto di riunire in un’unica area tutti gli istituti medico-biologici-sperimentali era voluto dall’allora Ministro della Istruzione Pubblica Antonio Scialoia ma. Per un breve periodo. Antonio. Con l’a. svolti in un Gabinetto fisio-patologico presso l’Arcispedale di Santo Spirito. infatti. nella prima parte del XX secolo. ovvero Piazza del Vicinale. viene trasferito in via Agostino De Pretis. L’insegnamento di questa materia.

infine. nel 1879 ricopre la Cattedra di Fisiologia dell’Università romana “La Sapienza”2. nella stessa guisa che è inesauribile l’ideale.e con la chiamata a Roma nel 1879 di Jacob Moleschott: la disciplina da teorica si trasforma in disciplina sperimentale. diviene. Nel 1861 per volere di Francesco De Sanctis.Fabrizio Eusebi e Robero Caminiti il passo con le altre Università italiane e straniere. Luigi Luciani Senatore dal 1905 al 1919 e Rettore dell’Università di Roma (1898-1900). … Protagora ha detto che l’uomo è la misura di ogni cosa … Feuerbach ha aggiunto che Iddio è la misura dell’uomo. mentre Gaetano Martino è nominato Ministro della Pubblica Istruzione nel 1954 e dallo stesso anno al 1957 Ministro degli Affari Esteri. dove insegna per diciotto anni e dove ha come allievo Angelo Mosso. in seguito. Presidente del Parlamento Europeo dal 1963 al 1964 ed. Nell’allocuzione pronunciata da Jacob Moleschott all’Università di Roma il 16 dicembre 1892 in occasione delle “feste giubilari”. 96 . Jacob Moleschott (1822-1893). è chiamato all’Università di Torino. nato a Bois-le-Duc in Olanda. Rettore dell’Università “La Sapienza” (1966-1967). allora Ministro della Pubblica Istruzione. Protagora e Feuerbach3: I due poli come fari mi accompagnarono in tutti i paesi che contribuirono alla mia educazione. Nel 1876 Moleschott entra a far parte del Senato del Regno in base alla 18a categoria dei requisiti previsti dall’articolo 33 dello Statuto Albertino: membri della Regia Accademia delle Scienze dopo sette anni di nomina. Inizia con lui la serie di Direttori dell’Istituto di Fisiologia che hanno saputo conciliare l’interesse per la ricerca scientifica con quello della politica giungendo a ricoprire importanti incarichi: Moleschott è Senatore del Regno dal 1876 al 1891. la ricerca non ha limiti. organizzate in suo onore al compimento del settantesimo anno d’età. si forma culturalmente in Germania laureandosi ad Heidelberg nel 1845. Silvestro Baglioni diviene Deputato al Parlamento e membro del Consiglio Superiore di Sanità. A causa delle sue idee “materialiste” è costretto a lasciare questa università e ad accettare l’incarico dell’insegnamento di Fisiologia al Politecnico di Zurigo nel 1856. … Coll’indirizzo che accennai. egli afferma che il suo pensiero si muove tra due poli. capo della delegazione parlamentare alla XV e XVI Assemblea generale dell’ONU. infine.

Luigi Luciani. in particolare. dove si era laureato nel 1868.L’Istituto di Fisiologia Unana Fig. atassia. Luciani usa un sistema primitivo. 2 – Luigi Luciani In particolare. astenia. negli anni 1872-73. al fine di documentare la cinematica del movimento ed. nato ad Ascoli Piceno compie i suoi studi a Napoli ed a Bologna. materia che insegna dal 1875 nella cattedra di Parma. a cui aggiunge successivamente il sintomo della dismetria. sull’epilessia. Per questi studi sulle funzioni cerebellari. negli studi della fisiologia del cervelletto. nonostante l’interesse delle ricerche eseguite da Moleschott e l’indiscussa sua capacità di oratore. sui centri respiratori. Nel 1880 diviene professore ordinario di Fisiologia all’Università di Siena per poi trasferirsi all’Istituto Superiore di Firenze (1882-1893) ed infine a Roma dove. 1 – Jacob Moleschott Comunque. sulle localizzazioni cerebrali. l’insegnamento della Fisiologia non era riuscito ancora ad acquisire le caratteristiche di scienza sperimentale: infatti. Luigi Luciani (1840-1919). le modificazioni delle traiettorie del 97 . Nel 1974 Luciani ottiene a Bologna la libera docenza in Patologia medica generale. Importante per la sua formazione di ricercatore il soggiorno a Lipsia. sulla fisiologia del cervelletto e sulla fisiologia del digiuno Fig. Di notevole interesse le sue ricerche svolte sull’attività cardiaca. l’Istituto di Fisiologia subisce un’effettiva trasformazione. testimoniata dalla considerevole partecipazione alle sue lezioni di studiosi della materia oltre che di studenti. dal 1893 al 1917. è eletto Direttore dell’Istituto di Fisiologia. formula dapprima la triade dei sintomi cerebellari: atonia. solo con l’arrivo del suo successore. ma molto efficace. per seguire i corsi di perfezionamento tenuti da Karl Friedrich Wilhelm Ludwig.

sia nel cane che nella scimmia: dipingere con la vernice le zampe e lasciare libero l’animale di camminare prima e a differenti intervalli dopo l’intervento. Tornato in Italia. considerata un “classico” e tradotta in varie lingue incluso spagnolo. caratterizzato da un allargamento della base d’appoggio delle zampe. nato a Belmonte Piceno. un suo allievo: Silvestro Baglioni. di natura pionieristica. sebbene in grado di mantenere la postura eretta. Studia la respirazione in varie specie 98 . teso a compensare l’atonia dei muscoli durante la postura eretta e la loro astenia durante il cammino. mantenendo l’incarico fino al 1904. Indaga a lungo la riflessologia. nella direzione dell’Istituto. fotografando dall’alto le impronte. diviene. nello stesso tempo. I suoi studi sulle localizzazioni cerebrali sono. laureatosi in Medicina nel 1902 presso la Regia Università di Roma. assieme a quelli eseguiti in Inghilterra da Gordon Holmes sull’Uomo. hanno gettato le basi per una moderna descrizione del ruolo del cervelletto su molti aspetti del controllo motorio. nello stesso anno. Silvestro Baglioni (1876-1957). il cane. si trasferisce nel 1917 a Pavia per tornare a Roma nel 1918. mostri tuttavia un atteggiamento atassico. Va sottolineato come gli studi di Luciani sulle conseguenze delle lesioni cerebellari negli animali. dove ricopre il ruolo di Direttore dell’Istituto di Fisiologia. un testo che senza dubbio gli ha dato fama ma che. Le sue indagini più felici si riferiscono allo studio del sistema nervoso. per alcuni aspetti. nel 1913 vince il concorso per la cattedra di Fisiologia umana a Sassari. inglese e tedesco. soprattutto quelli sul ruolo della corteccia uditiva nella localizzazione spaziale dei suoni4. nel 1905 è nominato aiuto presso l’Istituto di Fisiologia di Napoli diretto da Filippo Bottazzi ed in seguito aiuto presso la cattedra di Fisiologia di Roma. Assistente di Max Verworn presso l’Istituto di Fisiologia di Göttingen. formulando alcuni principi che mettono in relazione gli stimoli sensoriali con le risposte motorie riflesse. oltre ad una perdita della corretta metrica del movimento. In questo modo riesce ad evidenziare come. Il metodo di Baglioni-Magnini viene usato per l’applicazione topica di sostanze chimiche ai centri nervosi. fino al 1949. in una fase avanzata di recupero funzionale dopo una lesione cerebellare. opera in cinque volumi.Fabrizio Eusebi e Robero Caminiti cammino a seguito di asportazione chirurgica parziale od in toto del cervelletto. Nel 1918 subentra a Luciani. Tra i suoi scritti va ricordato il Trattato di Fisiologia dell’Uomo. della respirazione e della fisiologia comparata. lo ha impegnato per molti anni distogliendolo dalle ricerche sperimentali che stava svolgendo5.

L’Istituto di Fisiologia Unana

animali e, per effettuare queste indagini, inventa il toracopneumografo per l’uomo, strumento che porta il suo nome. Lo studio dell’udito e della fonazione lo portano all’interesse per il canto e la musica, in particolare per l’uso degli strumenti a fiato.
Fig. 3 – Silvestro Baglioni

Fonda e dirige alcuni periodici tra cui Fisiologia e Medicina e progetta ed organizza gabinetti fisiopsicologici che hanno il compito di contribuire alla selezione di coloro che si candidano per divenire aviatori. Durante la guerra 1915-18 dirige l’Ufficio Analisi presso il Ministero della Guerra, ufficio preposto al controllo dell’alimentazione dell’esercito. Per i suoi meriti scientifici viene eletto Presidente della Reale Accademia Medica di Roma e socio di molte accademie e società nazionali - quali l’Accademia dei Lincei e la Società italiana delle Scienze (detta dei XL) - ed internazionali6. Andato fuori ruolo Baglioni, per raggiunti limiti d’età, l’insegnamento è affidato per due anni (1947-1949) ad un suo allievo, Emidio Serianni; in seguito viene chiamato a ricoprire la cattedra Giuseppe Amantea. Giuseppe Amantea (1885-1966), nato a Grimaldi (Cosenza), allievo di Luigi Luciani ha studiato a Roma nel laboratorio di fisiologia, partecipando, in qualità di assistente e poi di aiuto, a ricerche di neurofisiologia, studi da lui continuati con geniale intuito di ricercatore per un buon trentennio. Dal 1925 al 1930 è Direttore dell’Istituto di Fisiologia di Messina. Tornato a Roma, ricopre la cattedra di Chimica biologica dal 1931 al 1949, poi passa in Fisiologia umana e diviene Direttore dell’Istituto, incarico che mantiene fino al 1955. Amantea sviluppa un’originale linea di ricerca sull’epilessia sperimentale riflessa, conseguendo risultati rilevanti, tanto che ancora oggi viene ricordata come Epilessia di Amantea. In particolare, dimostra la possibilità di indurre attacchi epilettici per mezzo della stimolazione chimica 99

Fig. 4 – Giuseppe Amantea

Fabrizio Eusebi e Robero Caminiti

della corteccia cerebrale, mediante stricnina, unita ad una stimolazione sensoriale specifica. Per queste ricerche, egli utilizza il metodo di Baglioni-Magnini ed è il primo ad ipotizzare il concorso di più fattori nell’accesso epilettico (fattore predisponente, fattore preparante, fattore scatenante). I suoi interessi sono rivolti anche alla fisiologia della nutrizione e si occupa, in particolar modo, delle proprietà delle vitamine e dei meccanismi neurologici che inducono comportamenti alimentari specifici in risposta a determinati stimoli. Originali i suoi contributi sulle avitaminosi e sul dosaggio della vitamina B1, con l’introduzione del concetto di quoziente beri-berico. Nell’ambito degli studi sulla riproduzione e la fecondazione artificiale per gli animali, nel 1914, lavorando con cani, galli e piccioni, inventa e sperimenta la prima vagina artificiale per la raccolta del liquido seminale. Diviene socio di prestigiose Accademie e Società italiane ed internazionali7. Ad Amantea subentra Gaetano Martino, dopo un breve periodo in cui l’insegnamento è affidato, per incarico, a Sergio Cerquiglini. Gaetano Martino (1900-1967), nato a Messina, si laurea in Medicina e Chirurgia a Roma nel 1923. Dal 1925 al 1930 è Aiuto del Prof. Amantea all’Istituto di Fisiologia di Messina e, dopo aver conseguito specializzazioni presso università straniere (Berlino, Parigi, Francoforte, Vienna) insegna dal 1930 e per un triennio Fisiologia umana presso l’Università di Assuncion in Paraguay e presso quella di San Paolo del Brasile. Ordinario e Direttore dell’istituto di Fisiologia di Messina dal 1935 al 1957, assume l’incarico di Rettore di quella Università nel 1943, incarico che mantiene fino alla sua nomina a Ministro della Pubblica Istruzione nel 1954. Nello stesso anno diviene Ministro degli Affari Esteri ed in tale veste promotore nel 1955 della Conferenza dei Ministri degli Esteri della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) e nel 1957 dei Trattati di Roma, punti importanti questi per l’idea di un’Europa unita8. Nel 1956 è chiamato a dirigere l’Istituto di Fisiologia di Roma. I suoi interessi scientifici sono molteplici e riguardano lo studio della fisiologia del pancreas, dei riflessi condizionati e dell’epilessia riflessa. Sotto la sua direzione, nell’Istituto di Fisiologia di Roma, vengono potenziati i laboratori di elettrofisiologia e di neurochimica, viene inoltre creato un reparto per ricerche con radioisotopi. Nel 1966 è eletto Rettore dell’Università di Roma. Durante la sua attività politica, il Prof. Martino delega il Prof. Sergio Cerquiglini a dirigere l’Istituto di Fisiologia. 100

L’Istituto di Fisiologia Unana

Gli ultimi anni dell’Istituto Sergio Cerquiglini nato a Roma nel 1915, allievo di Giuseppe Amantea, nel 1962 è chiamato dalla Facoltà a ricoprire la II Cattedra di Fisiologia, Cattedra che lascia nel 1967 ad Alfredo Curatolo per passare alla I. Cerquiglini rivolge i suoi studi ai problemi dell’alimentazione, alla fisiologia muscolare e laringea; dedica un interesse particolare alla biomeccanica, alla neurofisiologia e alla fisiologia dell’esercizio fisico. Dall’a.a. 1971-72 e fino al suo ritiro dall’attività accademica, è Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina della Sport9. Alfredo Curatolo, proveniente dall’Università di Siena, si dedica soprattutto alla biochimica del Sistema Nervoso Centrale; nel 1981 passa a ricoprire la I Cattedra e la Facoltà chiama sulla II Cattedra Antonio Urbano, proveniente dall’Università di Catania, dove è stato per alcuni anni Direttore dell’Istituto di Fisiologia. Urbano dirige le sue ricerche al campo della neurofisiologia, focalizzandole sui problemi delle basi neurofisiologiche del comportamento motorio nell’Uomo, che vengono studiate attraverso elettroencefalografia ad alta risoluzione spaziale. Egli istituisce il Dottorato di Ricerca in “Neurofisiologia: Basi neurali delle funzioni cognitive superiori”, di cui è Coordinatore dal 1994 al 1998. Il Dottorato, che prenderà il nome di “Neurofisiologia”, dal 1999 è coordinato dal Prof. Roberto Caminiti, attualmente ordinario di Fisiologia, che aveva raggiunto il Prof. Urbano presso la Facoltà medica romana nel 1983. Marco Marchetti, divenuto ordinario nel 1980, è chiamato a ricoprire la III Cattedra di Fisiologia, di nuova istituzione; si applica nella ricerca sulla biomeccanica dell’esercizio fisico umano e sull’azione riabilitante motoria e fisiologica dello sport. In questi anni svolgono nell’Istituto la loro attività di ricerca i Professori Francesco Figura, Salvatore Condorelli, Andrea Lino, Mariangela Aita e Pietro D’Arcangelo. L’Istituto di Fisiologia, infine, dopo una breve parentesi in cui ha dato vita al Dipartimento di Fisiologia, Biofisica e Nutrizione diretto dal prof. Fabrizio Eusebi, fisiologo dell’ultima generazione, già assistente del Prof. A. Curatolo, ha contribuito con l’Istituto di Farmacologia medica all’istituzione del Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia “V. Erspamer”, diretto prima dal farmacologo Prof. Pietro Melchiorri, allievo del Prof. Vittorio Erspamer, e successivamente dal Prof. Eusebi, allievo del Prof. Ricardo Miledi. 101

Fabrizio Eusebi e Robero Caminiti

BIBLIOGRAFIA
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L’ISTITUTO DI PATOLOGIA GENERALE
PIER PAOLO GAZZANIGA

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L’Istituto di Patologia Generale

I primi anni dell’insegnamento Un marmo apposto su una parete di un’aula dell’attuale edificio di Patologia Generale che, completamente ristrutturata, è stata recentemente intitolata ad Amico Bignami, ricorda la successione di coloro che insegnarono Patologia Generale a Roma a partire dall’introduzione di questa disciplina, allora ancella dell’Anatomia Patologica e assai lontana dai contenuti che avrebbe assunto nel secolo scorso, nell’ordinamento degli studi medici fissato nella Bolla di Papa Leone XII del 1824. L’elenco si apre con il romano Pietro Celi, che ricoprì questa cattedra dal 1824 al 1862; seguirono Emilio Negri dal 1863 al 1867, Pietro Gentili dal 1868 al 1875, Antonio Valenti dal 1878 al 1899, e da quest’anno fino al 1929 Amico Bignami. Fino al 1890 l’insegnamento della Patologia Generale fu tenuto in un’auletta della ormai vetusta Sapienza; nel 1890 esso fu trasferito, insieme a quelli di Anatomia umana, Anatomia patologica, Farmacologia e Chimica fisiologica, in via Agostino De Pretis1, dove Antonio Valenti fondò un “Gabinetto di Patologia Generale”, nel quale per la prima volta questa disciplina, prima puramente teorica, si aprì ad una sia pur limitata attività sperimentale, per collocarsi infine nella sede attuale nel Policlinico Umberto I solo a partire dal 1929. In realtà, come vedremo, Bignami era stato il primo ad aver lavorato, sia pure non come docente universitario, nel Policlinico, ciò che giustifica un ricordo della sua figura accademica, scientifica e professionale nel contesto di questo scritto. I Maestri, la didattica, l’attività di ricerca Amico Bignami era nato a Bologna il 25 aprile 1862. Laureatosi a Roma nel 1887, fu assistente nell’Istituto di Patologia Generale dallo stesso anno fino al 1891, quando fu accolto nell’Istituto di Anatomia Patologica diretto da Ettore Marchiafava. Nel 1900 ebbe l’incarico dell’insegnamento della Patologia Generale, divenendo poi titolare della stessa disciplina nel 1906. Contemporaneamente, come allora era consentito, seguì una brillante carriera ospedaliera negli Ospedali Riuniti di Roma, come assistente dal 1888 e primario dal 1896; con quest’ultima qualifica operò prima nell’Ospedale di S. Spirito, poi in quello di S. Giovanni e infine, fino alla morte sopravvenuta nel 1929, nel Policlinico Umberto I. Il nome di Amico Bignami è soprattutto legato ai suoi studi sulla malaria. In collaborazione con Marchiafava egli esaminò in maniera approfondita l’anatomia patologica di questa malattia, particolarmente per quanto riguarda le alterazioni a carico del fegato, della 105

Pier Paolo Gazzaniga

milza e del midollo osseo. Particolare attenzione egli riservò alle alterazioni vascolari, alle quali per primo attribuì una fondamentale importanza nel provocare fenomeni regressivi e necrotici dei vari parenchimi. I suoi studi sul ruolo nella malaria dei monociti e delle cellule del reticolo della milza, del fegato e del midollo osseo furono antesignani di quel concetto di sistema reticolo-endoteliale che doveva essere formalmente enunciato più tardi da Aschoff. Un secondo filone di ricerca di Bignami, che contribuì a rendere famosa la scuola malariologica romana, riguardò il ruolo della zanzara nella trasmissione della malattia. Già nel 1892, in collaborazione con Marchiafava, Bignami aveva fornito, attraverso lo studio delle curve febbrili della malaria estivo-autunnale, un fondamentale contributo alla teoria, allora ancora osteggiata, della pluralità dei parassiti malarici. Ben più importante, peraltro, fu il suo ruolo nell’affermare essere la zanzara il trasmettitore dei parassiti malarici all’uomo. Già negli anni 1894-1896 egli aveva cercato di dimostrare questo meccanismo di infezione, ma fu nel 1898 che, presso l’Ospedale di S. Spirito dove ricopriva il ruolo di primario, Bignami riuscì ad infettare un soggetto ivi ricoverato da sei anni e mai affetto da malaria, mediante la puntura da parte di zanzare catturate nella zona di Maccarese, riproducendo una sindrome estivo-autunnale con presenza di plasmodi nel sangue, esperimento che il Bignami replicò poi su sé stesso. Ad ulteriore conferma, nel novembre del 1898, unitamente a Grassi e Bastianelli, egli comunicò all’Accademia dei Lincei la dimostrazione dello sviluppo di parassiti malarici nell’intestino di Anopheles claviger. Questa disamina dell’attività di ricerca di Amico Bignami sarebbe tuttavia incompleta ove non si ricordassero i suoi studi sulle malattie del sistema nervoso, del sistema endocrino e del sangue. In particolare egli studiò dal punto di vista clinico e anatomo-patologico casi di corea, di atrofia cerebellare, di encefalite letargica; di notevole importanza le ricerche sulle alterazioni cerebrali nell’alcoolismo cronico, destinate poi ad essere ricordate con l’eponimo di malattia di Marchiafava-Bignami. Nel campo della endocrinologia fu il primo in Italia ad occuparsi di acromegalia e nel campo della ematologia si ricordano i suoi studi sull’anemia perniciosa e sulle varie forme allora classificate nel capitolo delle leucemie linfatiche. Ciò che fa della figura di Bignami uno degli esempi più brillanti di connubio tra ricerca sperimentale e medicina clinica fu la sua attività come primario ospedaliero, cui non mancò un pari successo nella professione. Nella commemorazione di Bignami tenuta da Bastianelli nel 1930 presso l’Accademia Medica di Roma questo 106

L’Istituto di Patologia Generale

connubio veniva considerato come un bell’esempio di che cosa significhi per la pratica medica e per la scienza che deve essere impartita a chi studia medicina, l’unione nella stessa persona del medico e dell’uomo di scienza. Con la scomparsa di Bignami avvenuta nel 1929 venne chiamato a ricoprire la cattedra di Patologia Generale di Roma Guido Vernoni.

Fig. 1 – Guido Vernoni

Fig. 2 – Guido Vernoni al suo tavolo di lavoro nell’Istituto di Patologia Generale di Roma.

Vernoni, nato ad Alessandria d’Egitto da padre medico, il 3 dicembre 1881, dopo gli studi liceali a Pisa ed a Lucca, si laureò in Medicina a Bologna nel 1906. Fu subito ammesso a frequentare l’Istituto di Anatomia Comparata diretto dal Giacomini, dal quale passò, come assistente prima e poi aiuto, nell’Istituto di Patologia Generale diretto da Tizzoni, dove nel 1913 conseguì la libera docenza nella stessa disciplina. Durante la prima guerra mondiale lavorò come Capitano e poi come Maggiore Medico nell’Istituto Militare di Bologna, dove si occupò della preparazione e del controllo del siero antitetanico messo a punto dal suo Maestro Tizzoni. Terminato il conflitto, fu incaricato dell’insegnamento di Batteriologia Generale e Fisiologia Umana prima a Bologna e poi a Firenze, nell’Istituto di Patologia Generale diretto da Alessandro Lustig. Vincitore del concorso a cattedra nel 1925, fu chiamato a Cagliari, donde si trasferì a Catania nel 1928 e finalmente a Roma nel 1929. La nuova sede assegnata per la prima volta alla Patologia Generale nel Policlinico Umberto I era rappresentata dal solo secondo piano di una metà dell’edificio che oggi ospita il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia, essendo il primo piano allora 107

oltre ad un locale per le bilancie e altri apparecchi di precisione.N. Direttore Sanitario del Policlinico. che aveva fondato nell’Istituto un Centro di Studi per la Fisiopatologia. con il simpatico ringraziamento di Cotronei. Naturalmente il primo compito di Vernoni fu quello di attrezzare i 15 locali disponibili: creò studi per il direttore e gli assistenti. venne anche creata nel seminterrato una camera fredda a -4 C°.Pier Paolo Gazzaniga occupato dall’Istituto di Zoologia e per qualche tempo anche da quello di Parassitologia. peraltro poi perduto per il Policlinico perché trasferito a Modena quando Vernoni lasciò l’insegnamento nel 1952. occupata dall’Istituto di Anatomia Patologica.. sia sotto il profilo per la cessione di un microscopio 108 . con il quale sempre visti nell’ottica unitaria Giulio Cotronei. anche grazie al contributo del C. e il piano seminterrato pressoché inagibile. prevalentemente orientata verso la Fisiopatologia e soprattutto verso lo studio e l’interpretazione patogenetica dei fenomeni patologici elementari.R. Un corredo di apparecchiature relativamente ricco per le esigenze della ricerca dell’epoca fu approntato da Vernoni in un breve volgere di anni. Direttore dell’Istituto di della malattia. biblioteca. allora come oggi. La personalità scientifica di Guido Vernoni emerse ben presto nell’ambiente accademico romano: egli tenne a lungo la presidenza del Comitato per la Biologia e la Medicina del C. La Figura 3 mostra. l’altra metà dell’edificio. 3 – Biglietto del 1947. nell’immediato dopoguerra). peraltro Fig. segretario della Croce Rossa Italiana e. laboratori di istologia e di biochimica. fu socio nazionale dell’Accademia dei Lincei dal 1940 in poi. segreteria.N. La sua concezione Anatomia Comparata. allora Direttore dell’Istituto di Anatomia Comparata. negli anni della seconda guerra mondiale. sia prima che durante il periodo romano. L’attività di ricerca di Guido Vernoni. fu assai varia.R. ringraziava delle finalità della Patologia Guido Vernoni Generale. che la dotazione di apparecchiature dell’Istituto era tale da consentire a Vernoni di soccorrere con la cessione di un microscopio colleghi meno fortunati (si era nel 1947.

Vernoni abbia elaborato e proposto ipotesi patogenetiche destinate a non essere confermate dalle indagini successive. la febbre e la patogenesi dei tumori. delle spirochetosi. Alcune delle sue prime ricerche furono orientate alla istologia ed alla embriologia. risulta sempre dalle manifestazioni di un certo numero di manifestazioni morbose elementari che sono appunto quelle che formano l’oggetto di Studio della Patologia Generale… Ogni insegnamento deve tendere alla sintesi ed alla unità: sterile apparendomi ogni descrizione di fatti staccati e singolarmente considerati a scopo didattico se questa analisi non è seguita. del tetano. o quelle sull’effetto delle radiazioni ionizzanti sullo sviluppo dell’embrione di pollo. è chiaramente espressa dalle sue parole: Ogni processo patologico che si offre alla nostra osservazione e forma oggetto del nostro studio. fondata inizialmente sul rilievo 109 . purtroppo. col quadro della malattia. sul meccanismo d’azione di alcune vitamine. per semplice che sia. Nel campo della infettivologia si occupò della brucellosi. egli sviluppò una teoria. I campi nei quali emerse la personalità scientifica di Vernoni furono molto vari. particolarmente importanti quelle sulla distrofia muscolare sperimentale proseguite poi dai suoi allievi. Nel campo dell’anatomia e dell’istologia patologica egli fu un accurato studioso della morfologia dei tumori: in proposito egli organizzò una sezione di diagnostica istopatologica utilizzata da tutti gli Istituti. del Policlinico. da una visione unitaria del complesso fenomeno biologico morboso quale si presenta in natura. delle leishmaniosi. delle congiuntiviti tracomatose. o preceduta essa stessa. gli oltre diecimila preparati istologici della collezione dell’Istituto andarono perduti dopo il 1952. la quale. e in quello della immunologia della funzione dei sieri immuni e della sieroanafilassi.L’Istituto di Patologia Generale didattico che quello scientifico. Nel campo della fisiopatologia meritano un ricordo le sue ricerche sulla patologia del tessuto muscolare. E’ singolare che proprio riguardo a due tematiche scientifiche che gli erano particolarmente care. sulla febbre. universitari ed ospedalieri. cioè una malattia. presuppone ed illustra un evento clinico naturale. anche in questo caso. quelle sul metabolismo degli aminoacidi e dei chetoacidi. come quelle sulla struttura dell’epitelio intestinale e di quello renale. all’osservazione degli studiosi. Per quanto riguarda i tumori. sulla respirazione dei tessuti in condizioni normali e patologiche studiata con il metodo di Warburg. Ma spiccano soprattutto le sue ricerche sulla istogenesi e sulla patogenesi dei tumori.

con le sue alterazioni a carico del connettivo. Goethe affermava che l’uomo erra finché cerca qualcosa. nel quale ebbe come collaboratori per alcuni capitoli illustri studiosi di varie discipline quali Ageno. A sostegno di questa sua ipotesi Vernoni ricordava sempre che il carcinoma epatico è frequente nella cirrosi e altrimenti raro. e ogni errore contiene un nucleo di verità. e che comunque l’infiammazione cronica. Le sue lezioni. Silvestroni. erano seguite con passione da studenti e medici. Valdoni. Vernoni affermò essere l’ipertermia febbrile non la conseguenza di una alterazione funzionale primitiva dei centri termoregolatori. allora studente del 3° anno. In altri termini. oltre al personale tecnico e amministrativo. l’alterazione del microambiente metabolico del connettivo sarebbe stato il fattore prevalente responsabile della trasformazione delle cellule parenchimali. Frontali. chiare e brillanti. cioè una cellula di per sé normale. al quale collaborarono Bastianelli. destinata ad eliminare materiali eterogenei batterici e tossici. come ricorda Di Macco2 nella commemorazione di Guido Vernoni da lui tenuta all’Accademia Medica di Roma. Guido Vernoni fu un grande didatta. e quello sui tumori. Ma. Ma vi figurano anche. Chi scrive. aveva avuto la 110 . Riguardo alla tematica della patogenesi della febbre. La fotografia riportata nella Figura 4 fu scattata in uno degli ultimi giorni dell’ottobre 1952. bensì l’espressione di una iperattività affatto periferica del metabolismo dei tessuti. Il pensiero di Guido Vernoni è chiaramente espresso in due trattati.Pier Paolo Gazzaniga delle alterazioni del derma che precedono la trasformazione neoplastica dell’epitelio nella cancerogenesi sperimentale da idrocarburi. in occasione del suo addio all’insegnamento e all’Istituto al quale tanto aveva dato. Intorno a lui sono i suoi allievi già in cattedra (Massimo Aloisi) o prossimi a vincere il concorso (Eugenio Bonetti) o destinati comunque a diventare a breve ordinari di Patologia Generale (Paolo Buffa) o di Chimica Biologica (Doriano Cavallini). che è patologica solo nei suoi rapporti con l’organismo che la ospita. è un fattore concausale in molti tumori (va detto peraltro che questo concetto è ridiventato di grande attualità nella ricerca oncologica degli ultimi anni sotto il profilo del ruolo delle citochine proinfiammatorie nella cancerogenesi). Bilancioni ed altri. Soprattutto egli ebbe il culto della Scuola. particolarmente del muscolo striato. gli studenti interni dell’Istituto. quello di Patologia Generale in due volumi. secondo la quale la cellula tumorale sarebbe una cellula perfettamente costituita e perfettamente funzionante. Cotronei.

E’ presente tutto il personale dell’Istituto di Patologia Generale di allora. Guido Modiano. poi a Siena ed a Bologna. 4. Guido Vernoni. futuro ordinario di Parassitologia a Roma. futuro ordinario di Chimica Biologica a Roma. due soli studenti per anno. Bruno Mondovì. di Parassitologia. futuro ordinario di Patologia Generale a Roma. futuro ordinario di Chimica Biologica a Roma. di Chimica Biologica. futuro ordinario di Chimica Biologica a Roma e Preside della Facoltà Medica dal 1981 al 1990. tra gli studenti dei vari anni. Paolo Buffa. che. Si riconoscono: 1. Doriano Cavallini.L’Istituto di Patologia Generale ventura di esservi stato accolto all’inizio del secondo anno degli studi medici: si era ammessi. a seguito di un severo concorsino interno con prova scritta. Eraldo Antonini. assistente. Massimo Aloisi. dal 1953 ordinario di Patologia Generale a Messina. nonostante il suo orientamento prevalentemente fisiopatologico. Gianfranco Ferretti. 7. 9. futuro ordinario di Patologia Generale a Modena. ordinario di Patologia Generale a Modena. Eugenio Bonetti. E’ facile riconoscere in quella foto. Fig. chi scrive ricorda che il tema proposto quell’anno era stato il ciclo di Krebs. futuro ordinario di Chimica Biologica a Roma. descritto solo pochi anni prima. 111 . Vernoni aveva fin d’allora chiara l’idea che i più giovani adepti della Patologia Generale dovessero essere orientati verso lo studio della biochimica dei fenomeni patologici3. 2. 10. poi a Padova. Sono inoltre riconoscibili alcuni studenti interni destinati ad una brillante carriera universitaria: 6. futuri ordinari di Patologia Generale. tra l’altro. Pier Paolo Gazzaniga. Carlo De Marco. assistente. 3. aiuto. 8. 5. 11. il che dimostra. 4 – Fotografia scattata nell’ottobre 1952 in occasione dell’addio di Guido Vernoni all’insegnamento. futuro ordinario di Genetica Umana a Roma. di Genetica Umana.

a Napoli fino al 1953 e quindi a Roma. Libero docente nel 1916. che nel giorno dell’addio egli trasmise con un accorato discorso a tutto l’Istituto. Fig. lettera gelosamente conservata quale testimonianza dell’affetto che il Maestro dimostrava anche ai più giovani dei suoi studenti. si trasferì poi a Perugia dal 1927 al 1933. Massimo Aloisi. Assistente di Patologia Generale nell’Istituto diretto da Gino Galeotti. Francesco Pentimalli (Figura 6). frequentò per tre anni l’Istituto di Patologia di Friburgo diretto da Aschoff. Amarezza che traspare da una breve lettera di ringraziamento che chi scrive ricevette per il dono di un libro d’arte che in quella triste occasione gli era stato fatto dagli studenti interni. in ringraziamento del dono di un libro d’arte offertogli dagli studenti interni in occasione del suo addio all’insegnamento ed all’Istituto A succedere a Guido Vernoni fu chiamato nel 1952 un altro illustre studioso. Pentimalli si laureò a Napoli nel 1911. a Firenze fino al 1936. per non essere riuscito ad ottenere dalla Facoltà.Pier Paolo Gazzaniga Fu proprio il culto della Scuola ad arrecare a Guido Vernoni una grande amarezza. il trasferimento del suo primo valoroso allievo. Nato il 28 novembre 1885 a Palmi. Durante la prima guerra mondiale si occupò della campagna antitifica coordinata da Galeotti. Il suo vivo interesse per la ricerca lo portò. già 112 . dove concluse la sua carriera nel 1956. 5 – Breve lettera di Guido Vernoni indirizzata a chi scrive. allora studente interno nell’Istituto di Patologia Generale. vinse il concorso per professore straordinario nel 1925: chiamato a Cagliari. a succedergli a Roma.

che lo portarono ad affermare la natura proteica dell’agente del sarcoma. coltivata poi sempre con grande rigore. Ma la vera attività di Pentimalli iniziò con le ricerche sul virus del sarcoma di Rous. Le prime indagini furono prevalentemente orientate a problemi di fisiopatologia: tra queste le ricerche sull’embolia polmonare. Ben presto però i suoi interessi scientifici si polarizFig. che in certo modo si ricollegava alla visione Vernoniana della patogenesi dei tumori. 6 – Francesco Pentimalli zarono sull’oncologia sperimentale. sul ricambio idrico. Una linea di ricerca iniziata già tra il 1919 e il 1924 e che egli perseguì fino alla tarda età. Francesco Pentimalli manifestò ben presto un vivo entusiasmo per la ricerca sperimentale. riguardò gli effetti dell’intossicazione cronica con protei113 . l’anno successivo a Londra sotto la direzione di Hilgar e Murray. così come in cicatrici cutanee o in calli ossei in formazione. Il grande impegno nello studio dei tumori gli valse la nomina a Direttore dell’Istituto Pascale di Napoli e poi dell’Istituto Regina Elena di Roma. Nelle prime indagini su questo modello egli dimostrò un fenomeno di grande importanza: l’inoculo endovenoso di materiale contenente il virus poteva determinare l’insorgenza del tumore in sedi diverse quali fegato. Le indagini sul carcinoma di Ehrlich del topo svolte nel laboratorio di Aschoff gli consentirono di escludere un effetto chemioterapico di alcuni composti. sulla motilità dell’intestino e dell’uretere. a vari soggiorni all’estero in prestigiosi Istituti di ricerca: nel 1927 a Berlino nell’Istituto diretto da Warburg. sui rapporti tra alcuni ormoni e funzione renale. incarico quest’ultimo che ricoprì dal 1949 fino alla sua morte nel 1958. con appassionate lunghe indagini di ultracentrifugazione e di spettrofotometria. nelle quali fosse stato indotto un fenomeno infiammatorio mediante la cauterizzazione. Affascinato dall’indirizzo fisico-chimico che Galeotti aveva dato alla disciplina. in altri termini laddove fossero in atto fenomeni proliferativi cellulari. milza. Dopo di allora Pentimalli tese essenzialmente all’isolamento dell’agente di Rous.L’Istituto di Patologia Generale ordinario. quali quelli del selenio. allora avvalorati da altri studiosi. Veniva così illustrato un brillante esempio di cocancerogenesi. rene. nel 1936 nell’Istituto di Chimica Fisica di Uppsala diretto da Svedberg.

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ne eterogenee. La dimostrazione che tra gli effetti di questa tossicosi vi era costantemente una leucocitosi, soprattutto monocitica, talora la presenza in circolo di progenitori leucocitari immaturi, ed anche la comparsa di focolai di metaplasia mieloide in vari organi, quali milza e rene, lo portò ad affermare che questi effetti, che oggi sappiamo essere quelli di una intensa protratta stimolazione del sistema reticolo-endoteliale, erano la prova di un possibile rapporto eziopatogenetico tra intossicazione proteica cronica e leucemie, concetto che egli sostenne fino alla sua morte, nonostante le critiche, con la feroce passione del suo animo calabrese4. I pochissimi anni romani di Francesco Pentimalli non apportarono particolari miglioramenti all’Istituto che era stato chiamato a dirigere. Le già precarie condizioni di salute e il suo gravoso impegno quale Direttore dell’Istituto Regina Elena lo portarono a trascurare l’attività didattica, che rimase in buona parte affidata agli assistenti che l’avevano seguito da Napoli, Antonio Caputo, futuro ordinario di Patologia Generale a Perugia e poi Direttore dello stesso Istituto Regina Elena, e Dino Guerritore, futuro ordinario di Patologia Generale nella Facoltà di Scienze di Roma. Né si ricordano di lui scritti con finalità didattiche. Una figura, insomma, di ricercatore puro, che come tale merita di essere ricordato tra i grandi Maestri della Patologia Generale di allora. A succedergli nella cattedra di Patologia Generale di Roma fu chiamato nel 1956 Gennaro Di Macco (Figura 7). Nato a Siracusa il 1° settembre 1895, si laureò a Napoli nel 1919. Prima assistente, poi aiuto nell’Istituto di Patologia Generale di Palermo diretto da Scaffidi, vi conseguì la libera docenza nella stessa disciplina nel 1923. Incaricato a Palermo dell’insegnamento della Patologia Generale dal 1925, fu nominato, vincitore del relativo concorso, ordinario a Cagliari nel 1930. L’anno seguente passò a Catania, nel 1935 a Torino e infine a Roma nel 1956. Nella fase iniziale della sua carriera frequentò importanti laboratori di ricerca esteri, ad Heidelberg quello diretto da Hans Sachs, a Kiel quello diretto da Heinrich Schade ed a Parigi quello di Fisiologia Generale della Sorbona diretto da Louis Lapicque. Fig. 7 – Gennaro Di Macco. 114

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Giunto a Roma, Di Macco diede un notevole impulso alla ristrutturazione dell’Istituto. Nel piano seminterrato, prima abbandonato, furono create alcune aulette per le esercitazioni degli studenti, corredate con microscopi ed apparecchiature per proiezioni, mentre nel secondo piano furono ammodernati i laboratori di istologia e di biochimica, essendo il primo piano sempre occupato dall’Istituto di Zoologia. In un locale situato fuori dall’Istituto fu organizzato un moderno stabulario per piccoli animali, che fu poi demolito per la costruzione dell’attuale Aula di Patologia Generale e Anatomia Patologica. Nel piano seminterrato fu anche organizzato un laboratorio di analisi cliniche per pazienti ambulatoriali, destinato a rimanere attivo per molti anni. D’altronde, l’interesse di Di Macco per la medicina di laboratorio è dimostrato anche dalla fondazione a Roma di una Scuola di Specializzazione in Patologia Generale, che per molti anni ha preparato medici e biologi all’attività diagnostica laboratoristica. L’attività scientifica di Gennaro Di Macco fu soprattutto rivolta a temi di fisiopatologia e di biochimica. Nel primo settore si ricordano le ricerche sulla patogenesi delle varie forme di ipertermia, febbrile e non, e quelle sulle ipotermie sperimentali, ricerche queste ultime che lo portarono a formulare il concetto di “zero biologico” quale temperatura alla quale cessa l’attività funzionale dei diversi tessuti. Inoltre egli studiò con varie metodiche sperimentali i meccanismi implicati nell’equilibrio funzionale tra le sezioni, orto- e parasimpatica, del sistema nervoso autonomo, e la patogenesi dei relativi squilibri. In campo biochimico meritano una menzione le ricerche sulla patologia del metabolismo degli aminoacidi, sulle ipervitaminosi sperimentali, sugli effetti delle diete monofagiche. Nel campo della immunologia Di Macco si distinse per alcune ricerche sulle idiosincrasie, come espressione di difetti enzimatici costituzionali, pertanto distinte dalle allergie. Appassionato didatta, si servì ampiamente nelle sue lezioni di sussidi tecnici per dimostrazioni epidiascopiche; è degno di menzione il fatto che egli sia stato tra i primissimi docenti di materie mediche in Italia ad utilizzare per l’esame finale degli studenti una prova preliminare scritta mediante test a risposta multipla, che egli allestiva personalmente prima di ogni sessione, antesignano di una metodologia docimologica oggi largamente affermata. Nella sua vasta trattatistica, rappresentata da un testo di Patologia Generale in due volumi, da uno di Patologia del Metabolismo e dalla voluminosa monografia Malattia e Disposizione, Di Macco si è sempre distinto per l’originalità delle sue concezioni in molti settori della disciplina, 115

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non ultimo un vivo interesse innovativo per la Medicina dello Sport. Non si deve infine dimenticare che Di Macco ebbe anche una intensa attività editoriale, avendo fondato, già durante il soggiorno a Torino, vari giornali, almeno uno dei quali, la Rivista di Medicina Sperimentale, ebbe, almeno nelle sue prime annate, un notevole successo nel panorama non fulgido dell’editoria scientifica italiana dell’epoca. Nel 1966 fu chiamato a succedere a Gennaro Di Macco Dino Merlini. Nato a Peccioli nel Pisano il 26 febbraio 1910, si laureò a Pisa nel 1935. Divenuto ben presto assistente nell’Istituto di Patologia Generale di quella Università, allora diretto da Cesare Sacerdotti fino al 1938 e poi da Alberto Marrassini, vi svolse la prima parte della sua carriera, assumendo l’incarico dell’insegnamento di Patologia Generale e di Batteriologia nel 1947 e poi quello della direzione dell’Istituto prima che nel 1950 vi subentrasse Enrico Puccinelli. Vincitore del concorso a straordinario nel 1952, fu chiamato a ricoprire la cattedra di Fig. 8 – Dino Merlini. Perugia, donde fu chiamato a Roma nel 1966. Durante questi anni svolse una vivace attività scientifica in vari settori della fisiopatologia e della biochimica. Dopo le prime indagini sull’attività respiratoria del cuore, in particolare sull’utilizzazione da parte del tessuto cardiaco di acidi grassi a catena breve e lunga e di corpi chetonici quali substrati, sull’effetto di alcune vitamine sul fenomeno di Sanarelli-Schwartzmann e sul fenomeno di Arthus, sulla presenza di fattori antianemici nell’urina, si dedicò ad una serie di ricerche sulla patogenesi del diabete da allossana, all’epoca il più importante modello di diabete sperimentale. Dopo avere descritto l’azione diabetogena dell’acido deidroascorbico, Merlini dimostrò che la somministrazione di acido ascorbico insieme all’allossana non induceva un diabete, ma una grave anemia emolitica in varie specie animali, dovuta alla riduzione dell’allossana ad acido dialurico, a sua volta responsabile della formazione di metemoglobina e di coleglobina, con comparsa di corpi di Heinz negli eritrociti, formazioni delle quali fino ad allora era incerta la natura. Durante il soggiorno perugino Merlini allestì una sezione di microscopia elettronica dotata di un microscopio elettronico Philips 116

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100, con il quale iniziò, in collaborazione con il suo allievo Felice Giacomo Caramia, ricerche di morfologia ultrastrutturale normale e patologica. Giunto a Roma, si impegnò duramente per vari anni nella completa ristrutturazione dell’Istituto di Patologia Generale. Recuperato l’intero primo piano a seguito dell’avvenuto trasferimento dell’Istituto di Zoologia che l’aveva occupato fino ad allora nella sua sede attuale all’interno della Città Universitaria, l’attrezzò con uffici di segreteria e con una serie di laboratori. La vecchia aula da 140 posti, ormai largamente insufficiente (erano gli anni nei quali gli studenti iscritti al 1° anno superavano i 3000) fu demolita e fu costruita con criteri moderni quella che attualmente è intitolata ad Amico Bignami. La biblioteca fu trasferita al secondo piano e attrezzata con moderne scaffalature su due piani anche per accogliere le numerose riviste alle quali l’Istituto si andava abbonando. Nello stesso piano venne realizzata una parziale soppalcatura per accogliere magazzini e laboratori di ricerca. Nel piano seminterrato venne realizzata una sezione di microscopia elettronica, nella quale fu subito trasferito il microscopio elettronico Philips 100 di Perugia, cui si aggiunse nel 1968 un Philips 300 e pochi anni più tardi un secondo Philips 300, sezione che doveva illustrarsi per le ricerche del suo allievo Felice Caramia e di Matteo Russo; inoltre una serie di studi e di laboratori, una elegante auletta in seguito intitolata a Guido Vernoni, e un moderno stabulario in luogo di quello esterno all’Istituto, ormai fatiscente. Infine, veniva avviata la costruzione dell’attuale aula di Patologia Generale e Anatomia Patologica. Come si vede, una completa ristrutturazione e modernizzazione dell’edificio, reso idoneo ad accogliere pochi anni più tardi due nuovi ordinari, Felice Giacomo Caramia e Giuseppe Pontieri. Divenuto Segretario Generale della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Merlini si dedicò alla riorganizzazione delle varie sezioni distaccate di questa Istituzione, compiendo numerosi viaggi nelle sedi sparse in Italia, cui si aggiungevano spesso conferenze sulle neoplasie e sul loro impatto sociale. Si deve infine ricordare che, essendo divenuti in parte superati i trattati di Patologia Generale fino ad allora in uso per la preparazione degli studenti, Merlini provvide a curare l’edizione italiana del trattato di Sir Florey dello stesso nome5. Se negli anni successivi alla sua andata fuori ruolo è stato possibile ospitare efficacemente nell’Istituto una numerosa schiera di nuovi docenti e ricercatori, non vi è dubbio che ciò si deve all’entusiasmo con il quale Dino Merlini rinnovò radicalmente le strutture del vecchio edificio. 117

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Uomo di vasta cultura, austero e talora burbero, non facile al rapporto umano ed alla confidenza, Dino Merlini ha tuttavia lasciato un simpatico ricordo in chi lo ha veramente conosciuto da vicino ed ha potuto apprezzare, al di sotto di quella scorza, un animo capace di momenti di grande umanità. Dopo il pensionamento si ritirò nella sua ad un tempo amata e odiata Peccioli, donde però la nostalgia lo riportava, sempre più raramente, a rivisitare per qualche giorno quello che continuava chiamare il “suo” Istituto, ed a discorrere amabilmente delle vicissitudini ulteriori di questo con chi gli era stato più vicino in quegli anni e che di lui conserva un caro ricordo. Già nei primi anni dopo la chiamata di Dino Merlini a Roma si era resa evidente l’esigenza di incrementare il numero degli insegnamenti di Patologia Generale per far fronte alla sempre crescente popolazione di studenti che frequentavano il secondo ed il terzo anno della Facoltà medica. Esigenza che fu soddisfatta dalla chiamata di due nuovi ordinari, Felice Giacomo Caramia a seguito di concorso, e Giuseppe Pontieri per trasferimento da Napoli, chiamate rese possibili dall’ampliamento e dalla modernizzazione dell’Istituto cui Dino Merlini aveva atteso negli anni precedenti. Felice Giacomo Caramia, nato a Mesagne in Puglia il 20 novembre 1927, si laureò a Perugia nel 1954. Assistente nell’Istituto di Patologia Generale di quella Università, diretto da Dino Merlini, vi conseguì la libera docenza nel 1964, per seguire poi Merlini a Roma nel 1966. Vincitore di concorso, fu chiamato nel 1973 a ricoprire la seconda cattedra di Patologia Generale di Roma. Già le sue prime ricerche avevano dimostrato un vivo interesse alla fine indagine morfologica: è di quel periodo lo studio dei diversi citotipi delle ghiandole salivari e delle isole pancreatiche, nonché della distribuzione del glicogeno nel miocardio, nei muscoli stria118

Fig. 9 – Felice Giacomo Caramia

L’Istituto di Patologia Generale

ti e nei neuroni. Il periodo più fecondo della sua attività scientifica coincise con un soggiorno negli Stati Uniti durato molti anni, a più riprese dal 1965 al 1972, per lo più nel prestigioso Institute of Biology della Washington University di St. Louis, dove ebbe come maestri e collaboratori Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco, Piero Angeletti, Sarah Luce ed altri. Erano gli anni sessanta, durante i quali la microscopia elettronica, che aveva iniziato la sua lenta evoluzione dopo la seconda guerra mondiale con l’affinamento delle tecniche di preparazione dei campioni, era diventata la metodica di elezione nella ricostruzione della istologia dei tessuti e nella definizione delle ultrastrutture cellulari e delle loro alterazioni elementari. Con due lavori pubblicati nel 1965 in collaborazione con Munger e Lacy, Caramia, che già nel 1963 aveva da solo identificato un nuovo citotipo nelle isole pancreatiche, furono stabilite definitivamente le basi ultrastrutturali e funzionali delle diverse popolazioni cellulari delle isole. Sul finire del suo lungo soggiorno negli Stati Uniti, nell’ambito delle ricerche di Rita Levi Montalcini sui fattori implicati nello sviluppo dei neuroni gangliari simpatici, ricerche che le avrebbero valso il Premio Nobel per la scoperta del Nerve Growth Factor, Caramia, in collaborazione con la stessa Montalcini e con Piero Angeletti, studiò dal punto di vista ultrastrutturale le alterazioni indotte da vari agenti tossici, quali guanetidina e bretilio, nel corso dello sviluppo di questi neuroni. Tornato in Italia nel 1972, Caramia si dedicò allo studio istologico, ultrastrutturale ed immunochimico degli epatociti in soggetti portatori di quello che era allora indicato come antigene Australia, dimostrando per la prima volta la presenza di particelle simil-virali nelle cellule epatiche di questi pazienti. Negli anni successivi Caramia, insieme ai suoi allievi romani, applicò la sua grande esperienza di fine morfologo allo studio delle alterazioni elementari del fegato in varie condizioni patologiche, con particolare riferimento alla patologia mitocondriale e perossisomiale, confermandosi uno dei massimi esperti di patologia ultrastrutturale epatica; di particolare rilievo anche le ricerche sui meccanismi del trasporto intranucleare del glicogeno e quelle sulla localizzazione dei collageni tipo IV e V nello stroma di diversi tessuti umani. Si può affermare che soltanto la innata modestia e riservatezza di Felice Caramia, purtroppo recentemente scomparso, gli hanno impedito di essere universalmente riconosciuto, come in effetti fu, come uno dei padri fondatori della moderna microscopia elettronica. 119

Pier Paolo Gazzaniga

Giuseppe Pontieri, nato a Nocera Terinese il 3 settembre 1927, si laureò a Napoli nel 1950. Assistente dal 1951 presso l’Istituto di Microbiologia dell’Università di Napoli, poi presso quello di Patologia Generale della stessa Università, conseguì la Libera Docenza in Patologia Generale nel 1958 e quella in Microbiologia nel 1961. Vincitore del concorso alla cattedra di Patologia Generale di Messina nel 1963, fu chiamato a ricoprire la stessa cattedra a Palermo nel 1964, donde si trasferì a Napoli nel 1971, per essere infine chiamato a Roma nel 1974. La sua formazione scientifica si giovò di numerosi soggiorni all’estero: nell’Istituto Pasteur di Parigi nel 1953, nello stesso anno nell’Istituto di Microbiologia di Delft diretto da Kluyver, dal 1954 al 1955 presso l’Istituto di Igiene di Bonn, nel 1956 nei laboratori Hilger di Londra diretti da Keckwick, dal 1958 al 1959 nel laboratorio di Heidelberger della Rutgers University di New Brunswick, dove, in collaborazione con Otto Plescia, svolse intensa attività di ricerca in campo immunologico: sulla immunochimica del tumore mammario del topo, sulle immunoglobuline mielomatose, sulla biosintesi degli antigeni batterici e tumorali, sulla immunochimica del complemento. Seguirono, durante il soggiorno a Palermo e poi a Napoli, le ricerche di microscopia elettronica sulla ultrastruttura dei cromosomi e della membrana nucleare di cellule batteriche e le indagini sulla biosintesi enzimatica indotta nei batteri, nonché sulla induzione di alcuni enzimi nel fegato rigenerante di mammifero. Nel campo dei tumori spiccano le ricerche sugli antigeni del sarcoma di Rous e su un extra-antigene del fattore latte di Bittner assente nel latte normale. Altre indagini riguardarono la titolazione del primo componente del complemento e le tecniche di isolamento e di frazionamento del terzo componente. A Roma l’attività di ricerca di Pontieri continuò ad essere rivolta nel campo dell’Immunopatologia, in particolare con lo studio del ruolo del sistema complementare nel corso dello sviluppo neoplastico, dei rapporti tra immunodepressione ed oncogenesi e dei fenomeni autoimmunitari. Diversi suoi allievi compirono lunghi soggiorni in Laboratori europei e statunitensi con i quali vennero intrapresi rapporti di collaborazione scientifica con interscambio di ricercatori, ed egli stesso, grazie al supporto del CNR e degli Istituti ospitanti, frequentò come Visiting Professor diversi Istituti scientifici degli USA, soprattutto il Waksman Institute of Microbiology della Rutgers University nel New Jersey, dove, durante gli anni giovanili, era iniziata la sua formazione immunologica sotto la guida di Heidelberger e Plescia. Negli studi sul sistema complementare egli mise in evidenza l’uti120

L’Istituto di Patologia Generale

lizzazione da parte delle cellule neoplastiche del C3 e la biosintesi, secrezione ed utilizzazione di questa molecola da parte di cellule staminali emopoietiche, che la incrementano dopo la trasformazione neoplastica con virus oncogeni. Dalle indagini sui rapporti tra immunodepressione ed oncogenesi emerse il risultato dell’aumentata sintesi e secrezione nelle cellule tumorali di metaboliti dell’acido arachidonico, in particolare leucotrieni e prostaglandine, che diventano responsabili dell’inibizione funzionale dei linfociti, con la conseguenza che l’immunodepressione nei tumori può essere riguardata più come un “post-factum” che come “ante-factum”. Numerose altre ricerche riguardarono il chiarimento della specificità antigenica degli anticorpi antifosfolipidi, il ruolo degli eosinofili nelle reazioni di ipersensibilità di 1° tipo e le modificazioni strutturali della membrana plasmatica delle cellule neoplastiche. Pontieri curò con passione l’attività didattica nei Corsi di Laurea e di Specializzazione, non solo nell’ambito della Patologia Generale ma anche in quello della Storia della Medicina, disciplina della quale ebbe per vari anni affidato l’insegnamento. Oltre a varie rassegne, egli pubblicò, in collaborazione con docenti di diverse Università italiane, un libro di Patologia Generale in due volumi, che nelle sue tre edizioni è stato adottato in molte Facoltà di Medicina, di Veterinaria e di Scienze biologiche. Con la figura di Giuseppe Pontieri si conclude una generazione di patologi generali di Roma. La chiamata di Luigi Frati, destinato a diventare Preside della Facoltà Medica, prestigioso incarico che egli ricopre dal 1990 a tutt’oggi, ha dato inizio ad un nuovo periodo di fervida attività scientifica, oltreché didattica ed assistenziale, che nel breve volgere di due decenni ha consentito a numerosi suoi allievi, diretti o indiretti, di coronare la loro carriera con il conseguimento dell’ordinariato nelle varie discipline ricomprese nel raggruppamento della Patologia Generale. All’attività didattica, scientifica ed assistenziale di questa nuova Scuola ha offerto una solida base organizzativa l’istituzione del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia, da molti anni diretto con efficacia e passione da Mario Piccoli. Se, come tutti speriamo e confidiamo, il Policlinico Umberto I sopravviverà alle ormai sue ricorrenti crisi, il riconoscimento dell’ulteriore importante contributo offerto dalla Patologia Generale alle sue finalità resterà affidato ad una futura rievocazione. 121

Matematiche e Naturali della Accademia Nazionale dei Lincei. 1: 96-104. 122 . Fasc. SCARANO G. 1957. Istituto di Storia della Medicina. PAZZINI A. 4. Med. Il suo pensiero nell’evoluzione della Patologia Generale.. Commemorazione del Socio F. Istituzioni e ordinamenti. 1985.. 31:511-16. Guido Vernoni.. DI MACCO G. Ricordo di Guido Vernoni.. 2. XXVIII. Commemorazione tenuta all’Accademia Medica di Roma. Sperim. 1960. 5.Pier Paolo Gazzaniga BIBLIOGRAFIA 1. vol.. Rendiconti della classe di Scienze Fisiche. 1961. STROPPIANA L. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Pentimalli. Roma. 2. CALIFANO L. Medic. 3. Roma. Edizioni dell’Ateneo. La Storia della Facoltà Medica di Roma. serie VIII. Secoli 1989.

L’ISTITUTO DI ANATOMIA E ISTOLOGIA PATOLOGICA ERMANNO BONUCCI 123 .

il quale dal 1852 al 1865. in un edificio che comprendeva anche gli Istituti di Anatomia Umana. dove nella seconda metà dell’800 fu creato dapprima un “Gabinetto fisio-patologico” e poi un Istituto di Anatomia Patologica. Nella Storia della Facoltà Medica di Roma. Al Valeri seguì. di Adalberto Pazzini. professore di Clinica Medica e più volte ministro della Pubblica Istruzione. dopo la laurea si era recato a Parigi dove si era interessato di Medicina Sperimentale con Claude 125 . quale si è andata sviluppando nel Policlinico Umberto I. non aveva ancora dignità di disciplina autonoma e veniva considerata un complemento di altre discipline e insegnata come corollario soprattutto della Clinica Medica. oltre a numerose altre opere. L’Anatomia Patologica. come insegnante non ufficiale. un volume su La patologia del cuore e dell’aorta. furono trasferiti al Policlinico Universitario nel 1907 in locali provvisori adiacenti alle sale mortuarie e poi. è possibile trovare una succinta descrizione dei locali e delle strutture del nuovo Istituto. dell’Anatomia Normale. in locali definitivi ad esse sovrastanti. Nell’Università di Roma il primo docente di Anatomia Patologica fu Gaetano Valeri. la Zoologia e la Parassitologia.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica I primi anni dell’insegnamento L’Anatomia Patologica. nel 1928. quindi con la sola Patologia Generale. e ivi rimase fino al 1928. il quale aveva pubblicato. ed attualmente sede del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia1. quando fu trasferito presso il Policlinico Universitario. l’Istituto aveva anche utilizzato alcuni locali della Clinica Psichiatrica. Fisiologia e Chimica Biologica. sede nella quale aveva insegnato la disciplina dal 1865. ove fu chiamato nel 1871-72 provenendo dall’Università di Palermo. effettuati inizialmente nell’Ospedale Santo Spirito. presso l’Ospedale Santo Spirito. la quale peraltro non era ancora compresa nell’ordinamento degli studi. I Maestri. Guido Baccelli (1830-1916). Studente prima a Firenze e poi a Pisa. collocato in un edificio di stile cosiddetto “coloniale”. In attesa del completamento delle strutture del Policlinico. tuttavia. della Fisiologia. dal 1923 al 1928. dapprima condiviso con la Patologia Generale. la didattica. Questo ebbe poi sede in via Agostino Depretis. tenne un corso dedicato alla disciplina. L’insegnamento pratico dell’Anatomia Patologica e la conseguente attività autoptica. trova le sue radici nell’insegnamento della disciplina presso l’Ospedale Santo Spirito. la ricerca Corrado Tommasi Crudeli (1834-1900) viene considerato il primo docente ufficiale di Anatomia Patologica presso l’Università di Roma.

in collaborazione con Angelo Celli. Egli fu deputato prima e senatore poi del Regno d’Italia e. era divenuto professore di ruolo di Anatomia Patologica a Palermo. e per tale motivo membro nazionale dell’Accademia dei Lincei. Egli si interessò di numerosi altri problemi di patologia. con i quali riuscì ad anticipare l’idea che il parassita malarico dovesse soggiornare nella zanzara per assumere carattere infettante. e ancora come “Sindrome di Marchiafava-Micheli” l’associazione di ittero emolitico cronico con emoglobinemia. dove aveva frequentato l’Istituto di Rudolf Virchow. egli prese parte attiva alla vita nazionale. il quale portò l’Anatomia Patologica alla dignità di disciplina autonoma. aveva studiato il ciclo. Tra le sue ricerche meritano menzione quelle sul parassita malarico e sulla propagazione del colera asiatico e della difterite2. e in Germania. alcune delle quali sono note ancora oggi con il suo nome. si era arruolato tra le truppe di Giuseppe Garibaldi e fu lievemente ferito a Milazzo. fu Ettore Marchiafava (1847-1935). Egli era peraltro anche uno stimato igienista. collaborò all’istituzione di dispensari e reparti ospedalieri per la cura delle malattie veneree. dal 1910. Antonio Dionisi continuò gli studi già intrapresi con il maestro. della quale. che nel 1902-3 aveva tenuto per incarico l’insegnamento di Istologia Patologica a Roma. ricoprendo tra l’altro gli incarichi di Presidente del Consiglio Superiore della Sanità e di vicepresidente della Croce Rossa Italiana. 126 . del quale era stato assistente. contribuì al chiarimento della morfologia e dello sviluppo endoglobulare del parassita. Successore di Tommasi Crudeli. Individuò inoltre nel meningococco il responsabile della meningite epidemica. molto impegnato nell’organizzazione e nel funzionamento dei servizi sanitari. Oltre che insigne studioso. Noto soprattutto per le sue ricerche nel campo della malaria. endocardite e meningite. Ad Ettore Marchiafava successe nel 1922 l’allievo Antonio Dionisi (1866-1931). in tale veste. tanto che nel 1881 ebbe a trasferirsi alla Cattedra di Igiene. partendo dal presupposto che le manifestazioni cliniche delle malattie trovano un riscontro preciso nelle alterazioni anatomo-patologiche. Descrisse per la prima volta lesioni degli organi in varie condizioni patologiche. Si conosce infatti come “Sindrome di MarchiafavaBignami” la degenerazione del corpo calloso nell’alcoolismo cronico. emoglobinuria e sideruria. e quelli sulle malattie del sangue. con particolare riferimento alla patogenesi degli itteri3. come “Triade di Marchiafava” l’associazione post-pneumonica di setticemia.Ermanno Bonucci Bernard. Spirito libero e intraprendente. si era poi recato a Modena come incaricato di Anatomia Patologica e. in particolare quelli sulla malaria.

tuttavia.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica Successore di Antonio Dionisi fu nel 1931 Guido Sotti. quali quelle nella milza e nelle meningi. Al cessare dell’attività universitaria di Gaetano Bompiani. Cessato l’insegnamento di Guido Sotti nel 1947 per raggiunti limiti di età. nel 1942. Trascorso tale periodo. che del Bompiani era stato aiuto. e localizzazioni inusuali. come quelli della miocardite di tipo emorragico. su alcune affezioni emolitiche. che aveva tra l’altro provveduto a riorganizzare dopo la parentesi bellica. per raggiunti limiti di età (1958). fu chiamato nel 1949 a dirigere quello dell’Università di Roma. era stato chiamato dall’Università di Genova a dirigere l’Istituto di Anatomia Patologica. Gaetano Bompiani ebbe il merito di continuare l’attività universitaria secondo i rigorosi principi che erano stati propri dei suoi predecessori. in tal modo offrendo all’Anatomia Patologica. fino ad allora avente carattere prevalentemente macroscopico e istopatologico. che tenne l’insegnamento per incarico dal 1947 and 1949. su alcune forme di endocardite. ecc. analizzò aspetti poco noti. Degni di menzione sono i suoi studi sulla patologia vascolare nella malattia reumatica. quali la tubercolosi. nuovi mezzi di ricerca e di diagnostica. aprì i laboratori dell’Istituto a nuove metodiche di ricerca e di studio. introducendo l’uso delle tecniche istochimiche e favorendo lo sviluppo di quelle ultrastrutturali. ove era stato nominato professore di Anatomia e Istologia Patologica nel 1928. sugli equivalenti anatomici dell’allergia in alcune forme di tubercolosi (intestinale. Titolare della cattedra di Anatomia e Istologia Patologica divenne poi Gaetano Bompiani che. Meritano particolare menzione quelle sulla granulomatosi amebica. Nel contempo. l’insegnamento dell’Anatomia Patologica fu affidato per incarico ad Antonio Ascenzi. sulla brucella con individua127 . Sia in tale sede. dopo aver diretto vari Istituti di Anatomia Patologica in altre sedi universitarie. Tale incarico ebbe la durata di un biennio. Egli aveva tenuto per incarico la cattedra di Anatomia Patologica a Palermo e. biliare. nel 1960 la Facoltà romana chiamò Luigi Ajello (1898-1995) a dirigere l’Istituto di Anatomia Patologica. il quale proveniva dall’Università di Bari. subentrò per un breve periodo Giovanni Lelli. Sotti fu studioso attento e rigoroso degli aspetti anatomo-patologici delle malattie che all’epoca avevano il maggior impatto sociale.). Di questa affezione. sia in quella romana. sui processi organizzativi che possono portare all’indurimento polmonare4. Luigi Ajello si fece promotore di numerose ricerche. ponendo sempre in primo piano l’insegnamento dell’Anatomia Patologica direttamente al tavolo anatomico.

del cuore e dei reni. Marco Melis è membro di numerose Società Scientifiche. comprendono le metodiche tecniche dalle autopsie alla microscopia elettronica e gli aspetti arteriografici. La sua attività di ricerca ha riguardato vari aspetti della patologia umana e sperimentale. e quello intitolato Tavole sinottiche sistematiche di Anatomia Patologica5. Quest’ultima gli ha consentito di accertare una peculiare fisionomia vascolare degli organi. sul cocainismo subacuto con evidenziazione di uno pseudogranuloma nervoso (gliomatosi cerebrale micronodulare). Nel 1954 la Facoltà istituì la Scuola di Perfezionamento in Oncologia. tra l’altro. la Facoltà. Alla loro direzione vennero chiamati rispetti128 . la Facoltà istituì la Cattedra di Tecnica e Diagnostica Istopatologica. avendo conseguito lo straordinariato. In questa data. per meglio far fronte all’aumentato numero di studenti. normali e patologici. Nato a Genova nel 1927. con tecniche di istochimica. Nel 1965. venne chiamato dalla Facoltà romana dapprima all’insegnamento di Tecnica e Diagnostica Istopatologica e. il primo collocato al pianterreno. di cui assunse la direzione e alla quale venne poi annesso il Centro per la prevenzione e la profilassi dei tumori professionali. oltre che con metodiche classiche. Inoltre. il secondo al primo piano dello stesso edificio del Policlinico Umberto I. di ultrastruttura e di morforadiologia vascolare normale e patologica. E’ attualmente Professore Emerito. specie per le componenti collaterali anastomotiche. a quello di Anatomia e Istologia Patologica. Marco Melis aveva svolto la sua attività accademica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia di quella città. sui bioritmi. su sua proposta. I risultati delle sue ricerche sono stati riportati su numerose pubblicazioni anche a carattere monografico che. la Facoltà gli affidò l’incarico di insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica su corso sdoppiato dal 1963 al 1968. ed è stata condotta. l’Anatomia e Istologia Patologica entrò come insegnamento ufficiale in varie Scuole di Specializzazione. Di particolare interesse l’originale volume sulle Similitudini in patologia. ritenne opportuno sdoppiare l’insegnamento dell’Anatomia Patologica in due Istituti distinti. Trasferitosi anch’egli in tale sede nel 1960. che venne affidata al suo allievo Marco Melis. successivamente.Ermanno Bonucci zione di un granuloma similtubercolare. dove gli era stato affidato nel 1959-60 l’incarico di insegnamento dell’Anatomia e Istologia Patologica e la direzione dell’Istituto in sostituzione del suo maestro che era stato chiamato a Roma. Al cessare dell’attività universitaria di Luigi Ajello per raggiunti limiti di età (1968).

soprattutto in ambito ultrastrutturale. Di notevole rilievo sono anche le sue osservazioni in ambito antropologico. come professore straordinario e ordinario. poi. il 129 . Egli proveniva dalla stessa Scuola di Sotti. laboratorio tuttora efficiente e dotato di più moderne apparecchiature. da un lato promuovendo con vigore l’insegnamento al tavolo anatomico e facendo riferimento alle metodiche classiche. tra i quali meritano particolare menzione quelli relativi alla tubercolosi e ai vizi congeniti di cuore. prima per incarico. il microscopio elettronico. soprattutto quelle sui reperti ossei neandertaliani. giungendo alla conclusione che le varie componenti del tessuto si organizzano in funzione delle forze meccaniche su di esse esercitate. dal 1963. Antonio Ascenzi (1915-2000) aveva tenuto per incarico l’insegnamento dell’Anatomia e Istologia Patologica nel biennio 1958-59 e gli era stato poi affidato lo stesso insegnamento dalla Facoltà Medica dell’Università di Pisa. Fu tra i primi nel mondo ad affrontare tali studi con il microscopio polarizzatore. uno dei quali rinvenuto da lui stesso nel 1950 nell’area del Circeo (cosiddetto Circeo III B). egli si interessò soprattutto al tessuto osseo e ai problemi collegati con il processo di calcificazione in condizioni normali e patologiche. Oltre che allo studio di vari problemi di patologia. e quelle che al momento della scomparsa conduceva ancora sul reperto fossile più antico rinvenuto in Europa. Antonio Ascenzi accentuò le caratteristiche che erano state del suo maestro Gaetano Bompiani. dall’altro facendosi promotore di importanti innovazioni metodologiche. Si occupò inoltre di problemi di micromeccanica ossea. Resta a testimonianza del secondo il microscopio elettronico che attualmente fa mostra di sé. con il quale era stato successivamente assistente. Come già riportato. assistente incaricato. Aveva intanto ottenuto la libera docenza in antropologia e gli era stato affidato l’incarico di insegnamento della Paleontologia Umana presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Roma. esso fu il primo microscopio utilizzato nel laboratorio di microscopia elettronica istituito da Antonio Ascenzi. e di Bompiani. con il quale aveva fatto la tesi di laurea. la diffrazione dei raggi X. come cimelio storico. Resta a testimonianza del primo indirizzo il museo di Anatomia Patologica.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica vamente Antonio Ascenzi e Cesare Cavallero. nell’atrio d’ingresso dell’Istituto. Richiamato a Roma sulla I Cattedra di Anatomia e Istologia Patologica nel 1968. che egli volle istituire sia a scopo didattico. sia come mezzo per conservare alla memoria alterazioni patologiche che per le migliorate cognizioni e condizioni sanitarie andavano scomparendo. assistente di ruolo e aiuto.

Ermanno Bonucci cosiddetto “cranio di Ceprano”. nel 1946 aveva seguito il suo maestro. Particolare importanza ha avuto il suo Trattato di Anatomia Patologica. Egli fu dal 1966 al 1970 membro di nomina ministeriale del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. dal 1973 Presidente dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana. in particolare gli fu conferito il premio Ettore Marchiafava dall’Università di Roma “La Sapienza”.N.R. il quale proveniva dall’Università di Pavia dove era stato alunno del Collegio Ghislieri e si era laureato discutendo una tesi sperimentale di micologia preparata sotto la guida di Piero Redaelli. nel 1969 veniva chiamato dall’Università di Roma a dirigere il II Istituto di Anatomia Patologica. alcuni dei quali extrauniversitari. funzione tenuta con scrupolo e grande competenza fino alla sua prematura scomparsa avvenuta nel 1978. e membro del Comitato Editoriale di varie riviste scientifiche a carattere internazionale. Professore ordinario di Anatomia e Istologia Patologica presso l’Università di Pavia dal 1955. I risultati delle sue ricerche sono riportati in numerosi lavori pubblicati su importanti riviste nazionali e internazionali. nella quale fu membro del Consiglio di Presidenza. Antonio Ascenzi. Fu Socio Corrispondente Fig. in Francia. Alla direzione del II Istituto di Anatomia e Istologia Patologica della Facoltà Medica romana fu chiamato Cesare Cavallero (19131978). 1 – Antonio Ascenzi dal 1972 e Socio Nazionale dal 1987 dell’Accademia Nazionale dei Lincei. nel frattempo trasferito all’Università di Milano. dal 1970 membro del Consiglio Scientifico Internazionale del Laboratorio di Ricerca dell’Istituto Calot di Berck Plage. dal 1966 membro della Commissione per le Scienze Ausiliarie dell’Archeologia del C. Fu socio di numerose associazioni scientifiche nazionali ed internazionali. 130 . e il premio nazionale “Antonio Feltrinelli” dall’Accademia Nazionale dei Lincei7. oltre alla direzione del I Istituto e della I Scuola di Specializzazione in Anatomia patologica. relativo ad homo erectus. pubblicato in collaborazione con Giacomo Mottura6. ebbe numerosi altri incarichi. Assistente ordinario ed aiuto presso la stessa Università. Numerosi furono i riconoscimenti alla sua attività scientifica. allora Professore Ordinario di Anatomia Patologia.

che lo accompagnerà lungo tutto l’arco della sua vita scientifica. che era suo allievo. e tale indirizzo. Danimarca 1946-1948). Cesare Cavallero è stato Direttore delle Scuole di Specializzazione in Anatomia e Istologia Patologica ed in Oncologia dell’Università di Roma. egli passò alla seconda Cattedra e divenne Direttore del II Istituto. Egli aveva ottenuto nel frattempo la libera docenza prima nella stessa disciplina e poi in Istochimica Normale e Patologica. Egli aveva infatti iniziato e svolto parte della sua attività accademica presso l’Università di Roma. Vittorio Marinozzi aveva tenuto per incarico dapprima (1966-68) l’insegnamento di Ultrastruttura della Cellula per la Classe di Scienze Biologiche della Scuola Normale Superiore. 131 . Nel 1985. ed è stato membro di Consigli Direttivi di numerose Società Scientifiche nazionali ed europee. occupandosi dapprima di problemi relativi alla micologia umana e sperimentale e quindi all’endocrinologia sperimentale. I suoi studi anatomo-patologici avevano un costante punto di riferimento nella fisiopatologia e nella patogenesi delle affezioni. Durante il periodo di insegnamento di Antonio Ascenzi. e aveva poi seguito Antonio Ascenzi quando questi era stato chiamato dall’Università di Pisa. si trasferì alla I Cattedra. su temi riguardanti principalmente l’endocrinologia umana e sperimentale. E’ stato autore di oltre 300 pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali. nel periodo 1968-69. dove era stato assistente e aiuto. rappresenta una caratteristica tipica della sua Scuola. In tale sede. Dopo la morte prematura di Cesare Cavallero. Nel 1969 la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università romana lo aveva chiamato a tenere per incarico l’insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica. ove peraltro ebbe ad insegnare per il solo anno accademico 1975-76. e poi. essendo andato fuori ruolo Antonio Ascenzi. Belgio 1939-1940. essendo stato subito richiamato a Roma sulla terza Cattedra di Anatomia e Istologia Patologica. le malattie del collagene. Nel 1975 risultò vincitore del concorso di professore straordinario di Istochimica Normale e Patologica presso la I Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Napoli. nel 1969 era stato richiamato a Roma a coadiuvarne l’operato Vittorio Marinozzi (1924-1997). Copenhagen. in parte in Istituti esteri (Louvain. quello di Anatomia e Istologia Patologica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica Cesare Cavallero ha svolto importanti ricerche scientifiche. e l’aterosclerosi umana e sperimentale8.

presso l’Università di California a La Jolla. con incarico di insegnamento su corso sdoppiato di Anatomia e Istologia Patologica. Baroni. aveva ottenuto la libera docenza in Anatomia Patologica. poi presso i centri di Microscopia Elettronica dell’Università di Losanna (1961). riportate su riviste scientifiche di grande risonanza internazionale. 2 – Vittorio Marinozzi Ascenzi il laboratorio di microscopia elettronica. dove era stato allestito da Antonio Fig. e dell’Università di Pisa. assistente di Anatomia Patologica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa. sulla composizione e ultrastruttura del nucleolo. ove si era interessato soprattutto di immunopatologia. sulle glicoproteine di membrana e sui glicoconiugati. era stato incaricato nel 1975 dell’insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica presso il I Istituto e nel 1980. Per l’insieme dei risultati ottenuti.Ermanno Bonucci L’attività scientifica di Vittorio Marinozzi ha avuto una notevole risonanza internazionale sia per l’importanza degli argomenti trattati. sia per le tecniche innovative ed originali. E’ stato membro di numerose Società Scientifiche nazionali e internazionali. Trasferitosi nuovamente a Roma. Di notevole interesse sono anche le indagini che Egli eseguì su amplissima casistica anatomo-patologica relativamente alle alterazioni polmonari e. in Francia (1962-63). sul significato istochimico dell’impregnazione argentica. a seguito di rego132 . dapprima presso l’Istituto Superiore di Sanità di Roma. l’Accademia Nazionale dei Lincei gli assegnò il premio “Antonio Feltrinelli” per la Medicina nell’anno 1979. soprattutto. successivamente. Delle sue numerose ricerche condotte con tale tecnica meritano particolare menzione quelle del tutto originali. ed infine a Roma. renali nelle cardiopatie congenite cianotizzanti. Trascorso un biennio negli USA. dell’Istituto dei Tumori di Villejuif. Egli si era interessato fin dal 1957 di problemi ultrastrutturali. ove era disponibile un microscopio elettronico. rispettivamente Cesare Bosman e Carlo D. Cesare Bosman (1932-2003) era stato studente a Roma e. Nell’anno accademico 1969-1970 vennero affiancati ad Antonio Ascenzi e a Cesare Cavallero i loro allievi.

una notevole capacità didattica. La sua competenza anatomo-patologica gli valse l’invito a collaborare con importanti istituzioni ospedaliere. Renato Dulbecco. dove poi. dove continuò tale incarico di insegnamento nel II Istituto di Anatomia Patologica della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza”. era divenuto docente di ruolo nella disciplina. quale professore straordinario fu chiamato nel 1980 ad insegnare nella Cattedra di Anatomia e Istologia Patologica dello stesso Istituto. anche su temi di patologia estremamente rari. in particolare. Chicago. Vincitore di concorso nazionale. divenuto professore ordinario. Baroni.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica lare concorso. Illinois. immunopatologia e patologia delle malattie immunoproliferative. Minneapolis.Chicago Medical School. soprattutto nello studio delle neoplasie. Cesare Bosman associava ad una conoscenza molto approfondita ed erudita dell’anatomia patologica. ha continuato l’insegnamento della Disciplina. nato a Milano nel 1934. Le sue ricerche. Direttore della Scuola di Specializzazione in Anatomia Patologica dal 1980 al 1986 e dal 2003 ad oggi. California dal 1967-1970. al pari del Cavallero.University of Minnesota Medical School. immunologia sperimentale. unanimemente apprezzati. Salk Institute for Biological Studies. aveva ottenuto la specializzazione in Anatomia ed Istologia Patologica ed in Oncologia. Membro di numerose società scientifiche. la libera docenza in Anatomia ed Istologia Patologica ed in Cancerologia Sperimentale. fu tra i primi a comprendere l’importanza della diagnostica ultrastrutturale. dal 1960 al 1963. Carlo D. San Diego. dove era stato alunno. Department of Immunology . In questi periodi ha avuto modo di collaborare con eminenti scienziati quali Henry Rappaport. è membro di numerose Società Scientifiche nazionali e internazionali. Il suo percorso universitario è contrassegnato da lunghi periodi di studio all’estero (Department of Oncology . condotte soprattutto su casistica anatomo-patologica. E’ attualmente professore fuori ruolo. Jonas Salk. è stato membro del Board of Directors della European Society of Pathology e 133 . Minnesota nel 1984). e in tal senso ebbe a coordinare un gruppo di ricerca nazionale espressamente dedicato a tale tema. Anthony Davies. in particolare al tavolo anatomico. dell’istopatologia e della citopatologia. durante i quali si è occupato di cancerologia sperimentale. del Collegio Ghislieri. hanno prodotto risultati molto importanti. Philip Shubik. proveniente dall’Università di Pavia. Jacques Miller e Fritz Bach. ed aveva avuto l’incarico di insegnamento in Anatomia Patologica prima di trasferirsi a Roma.

che nel 1970 fu affidato per incarico al suo allievo Ermanno Bonucci. ed è stato coordinatore del Dottorato di Ricerca in Fisiopatologia dei Tessuti Calcificati e del Dottorato di Ricerca in Patologia Umana. E’ autore di oltre 260 pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali. ed è autore di oltre 350 pubblicazioni a stampa. attualmente Professore Emerito. Durante il periodo della direzione di Antonio Ascenzi. Ermanno Bonucci. libero docente nella disciplina e in Anatomia Patologica. i risultati delle ricerche di istochimica. professore ordinario di Anatomia e Istologia Patologica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza”. a seguito di regolare concorso. E’ stato membro del Consiglio Scientifico Internazionale del Laboratorio di Ricerca dell’Istituto Ortopedico Calot di Berck-Plage (Francia). Degni di particolare menzione sono il Manuale di Istochimica e il volume Calcification in Biological Systems9. è dal 2004 socio nazionale. Egli è stato inoltre Direttore della Scuola di Specializzazione in Anatomia Patologica dal 1987 al 2002. venne aggregato al I Istituto l’insegnamento di Istochimica. prevalentemente su riviste a carattere internazionale. In particolare. della Chimica Clinica e dell’Ematologia. L’attività di ricerca di Ermanno Bonucci ha riguardato numerosi campi della patologia. immunoistochimica e microscopia elettronica condotte sui tessuti osseo e cartilagineo normali e patologici hanno avuto ampia risonanza internazionale. di alcune delle quali è stato Presidente. diviene professore straordinario e. Partecipa a consorzi di ricerca finanziati dalla Comunità Europea (MuvadenDetec). è inoltre socio corrispondente della Real Academia de Medicina y Cirugia dell’Università di Cadice. E’ socio onorario della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia e membro di numerose società scientifiche nazionali e internazionali. E’ Consultant for Pathology of the European Late Effect Project Group. Socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei dal 1993. Nato a Spoleto (PG) nel 1930. quando gli viene affidato quello dell’insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica. della Biologia.Ermanno Bonucci della European Society of Haemopathology. Ha fatto parte del comitato editoriale di numerose riviste scientifiche. Nel 1980. Per essi l’Accademia dei Lincei gli assegnò nel 1989 il premio “Antonio Feltrinelli” per la Medicina. costituitosi nel 1983 dalla confluenza dell’Anatomia Patologica. egli tiene tale incarico sino al 1978. E’ 134 . anche come Editor in Chief. nel 1983. è stato dal 1983 al 1988 Direttore del Dipartimento di Biopatologia Umana dell’Università di Roma “La Sapienza”.

I docenti attuali Francesco Nardi. E’ membro di varie Società Scientifiche. Unità di Trapianto Cardiaco. nato a Firenze nel 1947. dove ha svolto le funzioni di assistente ordinario e. ha iniziato il suo iter accademico nel I Istituto di Anatomia Patologica dell’Università “La Sapienza”. ed è stato Presidente della Società Italiana di Patologia Cardiovascolare e membro del Consiglio Direttivo della SIAPEC.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica stato coordinatore di numerosi programmi di ricerca condotti in collaborazione con Istituti nazionali e esteri. ove trascorre un triennio. Di particolare interesse sono i suoi studi sulla etiopatogenesi e sulla suscettibilità genetica del mesotelioma maligno familiare. In tale disciplina diviene professo135 . gli è stata conferita dal Presidente della Repubblica. Carlo Azeglio Ciampi. Specializzatosi prima in Anatomia Patologica e poi in Oncologia. nato a Pisa nel 1941. dal 1983. Università “La Sapienza”. accademici ed organizzativi. viene chiamato dall’Università dell’Aquila. viene incaricato dell’insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza” dal 1979 al 1983. si interessa prevalentemente di patologia cardiovascolare e in tale campo ha pubblicato oltre 300 lavori. l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce. dal 1985 è responsabile della Sezione di Patologia. Pietro Gallo. Oltre ai numerosi e gravosi impegni didattici. In riconoscimento dei suoi meriti. Nel 1983 diviene professore associato di Istituzioni di Anatomia e Istologia Patologica per il Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso la stessa Facoltà. nato a Milano nel 1948. Dal 1994 è Direttore del Museo di Anatomia Patologica annesso al I Istituto. divenuto professore straordinario nella stessa disciplina. sulla cattedra di Anatomia Patologica Cardiovascolare. e quelli del tutto recenti su nuovi parametri genici per la diagnostica molecolare delle neoplasie tiroidee e sui meccanismi patogenetici dello sviluppo dei tumori tiroidei. che hanno suscitato vasta eco nazionale e internazionale. direzione che aveva già tenuto nel periodo 1987-90. Tullio Faraggiana di Sarzana. di professore associato di Anatomia e Istologia Patologica. Diviene nel 1985 professore straordinario nella stessa Disciplina e Facoltà e nel 1989 professore ordinario. funzione che ricopre tuttora. nel 1987 viene chiamato dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza” quale professore associato di Anatomia e Istologia Patologica. Nel 1993 viene richiamato a Roma. Nel 1990. della quale è ancora titolare.

nel 2003 diviene professore ordinario nella stessa sede. Le sue ricerche di maggior rilievo vertono sull’eziopatogenesi e sulla classificazione delle malattie linfoproliferative e dei timomi.Ermanno Bonucci re straordinario nel 1994 e professore ordinario nel 1997 e in tale veste. New Jersey. ha percorso tutto il suo iter accademico presso l’Università di Roma. e. Bethesda. Ospedale Sant’Andrea. Tullio Faraggiana di Sarzana ha conseguito la specializzazione in Anatomia Patologica e la American Board of Pathology Medical licence per gli stati di New York. E’ professore associato di Anatomia Patologica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia de “La Sapienza” dal 1987 al 1994. la patologia della pelle. che amplia e completa con lunghi soggiorni nel National Institute of Dental Research. per le sue ricerche si avvale di tecniche ultrastrutturali e di biologia e patologia molecolare. La sua attività di ricerca. Paolo Bianco. nel 1986 diviene professore associato di Immunopatologia. Md. di microscopia elettronica e confocale. Indiana. a tutt’oggi. di istochimica e immunoistochimica. Md. nel 2000. E’ membro di numerose Società scientifiche. condotta con tecniche di biologia molecolare. E’ autore di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali. ove dal 1999 ricopre anche il ruolo di Direttore della Scuola di Specializzazione in Anatomia Patologica. In tale anno diviene professore straordinario nella stessa disciplina. Nel 1993 viene chiamato dall’Università dell’Aquila quale Professore Associato di Anatomia e Istologia Patologica. funzione che svolge ancora oggi presso la seconda Facoltà di Medicina e Chirurgia. verte soprattutto sulla fisiopatologia ossea e sulla biologia delle cellule staminali. National Institute of Health. del quale segue anche l’attività di ricerca. tiene l’insegnamento della suddetta disciplina presso lo stesso Istituto. Luigi Ruco. E’ stato Assistant Editor e successivamente Associated Editor del Journal of Histochemistry and Cytochemistry. nata a Roma nel 1947. divenuto professore straordinario della stessa disciplina. nel 1997. viene richiamato a Roma dalla I Facoltà di Medicina e Chirurgia. I suoi interessi scientifici riguardano soprattutto la patologia renale. professore ordinario.. Stefania Uccini. nato a Lecce nel 1955. la biologia del collagene. specialista in Patologia Generale e in Anatomia Patologica. e mediante colture in vitro. e sulla patogenesi del carcinoma papillare della tiroide. acquisisce la sua maturità scientifica presso la Scuola di Antonio Ascenzi. nel 2000 professore straordinario e 136 . USA. ad eccezione del periodo 1975-78 trascorso negli USA quale Visiting Fellow presso il National Cancer Institute di Bethesda. nato a Roma nel 1950.

La Storia della Facoltà Medica di Roma. Torino.... 38:1577-78. Giancarlo Castagna. Il Policlinico. MOSCA L. Sezione pratica 1968. patologia pediatrica. e i professori Valeria Ascoli.. patologia linfoproliferativa. 12(6):441-456. Giulia D’Amati. attualmente professor ordinario della disciplina presso l’Università di Tor Vergata. Antonio Ascenzi (1915-2000). Antonio Dionisi. BONUCCI E. Francesco Carpino. Edoardo Pescarmona. 1961. Ig.. Ha svolto un intenso programma di ricerca. Roma.. 4. 34:419-420. Andrea Onetti Nuda. Lombardo Editore 1981. sarcoma di Kaposi. Roma.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica nel 2003 professore ordinario di Anatomia Patologica. Corrado Tommasi-Crudeli.G. Daniele Eleuteri Serpieri.. I e II. Istituto di Storia della Medicina. MELINO C. neuroblastomi. 2000. Il Policlinico. per le quali riscuote unanime apprezzamento. BONUCCI E.. MOTTURA G. 9. Antonella Stoppacciaro (II Facoltà. 3. igienista. Anna de Matteis. GRUCCIONI F. Florida. AJELLO L. DEL VECCHIO R. 8. Manuale di Istochimica. Universo.. Ai suddetti professori di prima fascia si sono affiancati negli anni numerosi professori di ruolo di seconda fascia. Biomechanics 2001.. In particolare. BIBLIOGRAFIA 1. Similitudini in patologia. Boca Raton. Gaetano Bompiani. Domenico Vitolo. Soc. I risultati ottenuti sono stati oggetto di pubblicazione su riviste scientifiche a carattere nazionale e internazionale. Ugo Di Tondo. Roma. Soc. PAZZINI A. 6. 137 . 7. 2000. Luigi Giusto Spagnoli. Tavole sinottiche sistematiche di Anatomia Patologica. 71:723-726. Universo. CRC Press 1992. Ed. ASCENZI A. tra l’altro coordinando il programma MURST sul sarcoma di Kaposi nel 1998 e nel 2000. Trattato di Anatomia Patologica. Sezione pratica 1931. Calcification in Biological Systems. Roma. Felice Giangaspero. Patologica 1979. prematuramente scomparsi.. Svolge attività di ricerca prevalentemente su AIDS. a riposo per raggiunti limiti di età. Ed. J. 1970. ASCENZI M. UTET.. Ann. BOMPIANI G. 1a ed. 5. Carlo Della Rocca. Voll. Francesco Autelitano e Alberto Ceccamea. 75(16):531-538. Pietro Mingazzini. Ospedale Sant’Andrea). MELIS M. 2000. 2.. MELIS M. Cesare Cavallero (1913-1979).

L’INSEGNAMENTO DELLA FARMACOLOGIA PIETRO MELCHIORRI 139 .

erede di quello Studium Urbis fondato nel 1303 da Papa Bonifacio VIII. i nomi dei lettori delle singole materie. aggiungendo alle due precedenti materie dell’insegnamento medico di allora. Giovanni Sinibaldi. sino ad allora assolutamente teorici. Plinio che si riferivano alle proprietà delle piante. Il Lettore dei semplici doveva leggere quei passi dei testi di Galeno. De lenientibus et metallicis. ad esempio. Dioscoride. De purgantibus et venenis. medico illustre ai suoi tempi. i chiarimenti ed aggiornamenti che riteneva opportuni. Da quei pochi “Rotuli della Sapienza” rimasti (magnifiche pergamente miniate in cui venivano annotati gli atti riguardanti l’Università. gli argomenti delle letture e perfino gli stipendi dei docenti). De gemmarum virtutibus. assegnandogli il ragguardevole stipendio annuo di 400 fiorini. animali o minerali che erano usate nella medicina antica e che non dovevano subire sostanziali cambiamenti che ne avrebbero modificato le proprietà farmacologiche e terapeutiche. De vinis Romanorum. gli insegnamenti impartiti. Questa lettura dei semplici riguardava le parti di piante. Lo stesso Pontefice nominò il primo lettore dei semplici nella persona di Giuliano di Foligno. Avicenna. Pietro Castelli dal 1629 al 1630 tenne corsi intitolati De medicamentis purgantibus vomitoriis e De mineralibus. De lenientibus et aromaticis medicamentis.L’Insegnamento della Farmacologia I primi anni dell’insegnamento Il 9 novembre 1513 Leone X con la Bolla Dum suavissimos atque uberes fructus riordinò e riformò il piano degli studi universitari dell’allora Archiginnasio Romano. e De alterantibus et corroborantibus. la medicina teorica e la medicina pratica. svolse nel primo decennio del 1600 letture di semplici dal titolo De vere catarticis tam compositis quam simplicibus. dal 1635 al 1645 tenne letture di semplici dai titoli De alexifarmacis. apprendiamo gli argomenti che i lettori dei semplici trattavano e l’anno in cui li svolsero1. un orto botanico allestito su ordine dello stesso Pontefice Leone X nei Giardini vaticani. Giovanni Faber. vi poteva aggiungere le annotazioni. Con Lectura simplicium Leone X introdusse per la prima volta nel programma degli studi medici universitari. ma aveva l’obbligo di mostrare e descrivere agli studenti le piante medicinali che vegetavano nell’orto dei semplici. Dalla consultazione dei Rotuli si deduce anche che l’insegnamento dei semplici alla Sapienza nel 1600 e nella prima metà del 1700 era svolto da differenti e numerosi lettori e comprendeva una moltepli141 . una terza disciplina denominata Lectura simplicium. un insegnamento di fitoterapia e farmacognosia basato su dimostrazioni ed esercitazioni pratiche.

di Farmacognosia. gli speziali. ritenuto necessario per far conoscere ai medici come si compilavano e si spedivano le ricette contenenti i principi attivi. 142 . legata alla lettura e al commento dei soli testi storici riconosciuti dalla curia pontificia. dall’altro la Botanica andava sempre più assumendo i connotati di scienza autonoma dedicata allo studio delle piante indipendentemente dal loro valore terapeutico. se da un lato rappresentava un esempio raro e sorprendentemente attuale di insegnamento integrato. o Avicenna o Razes. i farmacisti del tempo. Se quindi da un lato si assisteva alla nascita dei primi rudimentali farmaci. riunendo l’insegnamento dei farmaci con quello dell’igiene e della terapia medica in una unica cattedra di Igiene. di Farmacologia e di Terapia medica. Terapia generale e Materia medica2. Ma agli inizi dell’800 anche la riforma benedettina si dimostrò inadeguata all’evolversi delle scienze mediche. Infatti. dall’altro. setacciamento. Fu Leone XII. con estratti purificati ottenuti trattando i semplici con rozzi metodi fisici (macinazione. al fine di arricchirne il contenuto di ciò che era considerato efficace dal punto di vista terapeutico. Inoltre. In questo modificato scenario Benedetto XIV introdusse nel 1748 la sua riforma degli studi settecenteschi romani (1748) abolendo la Lectura simplicium e trasferendo l’insegnamento dei semplici nelle Istituzioni di Botanica pratica e aggiungendo agli insegnamenti impartiti nel corso di Medicina della Sapienza quello di Istituzioni ed esperimenti chimici. la aumentata disponibilità di principi attivi purificati o sintetizzati dalla chimica indusse il Pontefice ad aggiungere all’ultimo anno degli studi medici un nuovo insegnamento di farmaci. in un tempo in cui ancora non esistevano specialità medicinali standardizzate4. nel cui programma didattico possiamo trovare i primi rudimenti di biochimica e chimica del farmaco. la Farmacia pratica. a riformare nuovamente i corsi di Medicina della Sapienza. già nella prima metà del ‘700. Questo carattere multidisciplinare della Lectura simplicium. per la sua rigidità didattica. tentarono di sostituire le piante fresche ed essiccate descritte nei testi di Galeno. finì per rendere il corso inadeguato al crescere delle conoscenze scientifiche e sempre più estraneo alle reali esigenze della medicina2. e nella seconda metà del secolo le scienze chimiche incominciarono ad applicare nuove tecniche analitiche all’ isolamento e identificazione dei principi attivi responsabili dell’effetto curativo delle piante medicinali3. macerazione. percolazione.Pietro Melchiorri cità di argomenti che oggi definiremmo di Botanica. nella sua celebre bolla Quod Divina Sapientia (1824). filtrazione).

sia pur suddivisa negli insegnamenti di Materia medica. le ipotesi germinali di Louis Pasteur e la biologia dei microbi di Robert Koch. Terapia generale e Farmacia pratica. e che permise una prima classificazione dei farmaci naturali in tre grandi categorie chimiche: alcaloidi. popolarissimo nell’ambiente studentesco. Nella Materia medica vennero raggruppati sia i farmaci estrattivi di origine vegetale ed animale (sezioni definite come Materia medica botanica e Zoologia medica) sia quelli prodotti dalla chimica (Materia medica chimica). la farmacologia sperimentale. la didattica. nel 1870. a buona ragione. il Trattato di Materia Medica e una Synopsis pharmacologiae generalis in cui si ritrovano alcuni rudimenti di quelle che oggi sono le due principali sezioni della Farmacologia. Giuseppe Colasanti era uomo di vasta cultura biolo143 .L’Insegnamento della Farmacologia I Maestri. nel 1890. In questo nuovo fervore delle scienze mediche sperimentali. la ricerca Possiamo quindi. glucosidi e acidi vegetali. Scalzi fu il primo a vincere una cattedra per pubblico concorso e sotto il suo insegnamento. Di questa nuova cattedra fu primo professore Giacomo Folchi. che vi insegnò fino al 1849. impresse alla sua scuola un indirizzo sperimentale e scrisse un manuale ad uso degli studenti del suo corso. mentre l’igiene divenne insegnamento distinto. che ebbe i suoi più insigni rappresentanti in quelle figure di fisiologi-farmacologi in grado di studiare l’interazione tra organismo e farmaco e di valutare di quest’ultimo sia gli effetti terapeutici che tossici. la farmacocinetica e la farmacodinamica. Giuseppe Colasanti viene chiamato a ricoprire la prima cattedra di Materia Medica e Farmacologia sperimentale della Sapienza con il compito di organizzare e sviluppare la nuova scienza del farmaco. La farmacologia sperimentale fece tesoro di quelle idee innovative che in ambito medico avevano rivoluzionato le precedenti concezioni: la medicina sperimentale di Claude Bernard. Lo Scalzi. seguito da Raffaele Luchini (1851-1856) e da Francesco Scalzi (1856-1889). Queste scoperte della chimica fornirono le basi a nuova disciplina. a cui si attribuirono le proprietà terapeutiche dei semplici. la Sapienza divenne Università dello Stato Italiano e la denominazione del corso di insegnamento fu mutata in Materia medica e Terapia Generale. noto igienista. Ma la fine dell’800 fu soprattutto caratterizzata dalla identificazione della struttura chimica di numerose molecole contenute nelle piante medicinali. considerare che la riforma di Leone XII segna l’inizio della Farmacologia come nuova disciplina dell’Ateneo romano. la patologia cellulare di Rudolf Virchow.

Archivio di farmacologia e scienze affini. Le linee di ricerca che Gaglio svolse nell’Università di Roma risentono della sua formazione fisiologica sperimentale. la Farmacologia occupò il terzo piano. sugli effetti della cocaina sulle funzioni cerebellari e labirintiche. Con Giuseppe Colasanti la Farmacologia venne trasferita dal Palazzo della Sapienza nell’Istituto di Farmacologia sperimentale con sede in Via Agostino De Pretis 92. che alloggiava anche altri Istituti Biologici. Colasanti attrezzò in maniera adeguata il suo Istituto. Egli si perfezionò nella fisiologia sperimentale presso i più noti Istituti di Lipsia e Strasburgo. maturata in lunghi soggiorni nei principali laboratori di fisiologia e farmacologia europei. Vincitore di borse di perfezionamento all’estero. Iniziò la sua carriera universitaria come settore di Anatomia e poi assistente di Anatomia Comparata. talché alla fine dell’8oo l’Istituto di Farmacologia sperimentale della Sapienza era considerato uno dei meglio organizzati in Italia e in grado di sviluppare quella nuova scienza sperimentale che incominciava ad acquisire una posizione autonoma rispetto alle altre scienze biologiche. Nel 1881 fu titolare di Chimica Fisiologica alla Sapienza. studi e direzione. Colasanti fondò inoltre la prima rivista italiana di farmacologia. L’Istituto di Farmacologia sperimentale disponeva di 11 locali tra laboratori. si recò fin da giovane nel laboratorio di Stricker a Vienna. Gaglio infatti aveva iniziato la sua carriera universitaria come assistente di Fisiologia nell’Istituto Universitario di Torino diretto da Angelo Mosso. Per queste sue ricerche ricevette anche l’incarico di un insegnamento complementare di Tossicologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia della Sapienza e la direzione della Scuola di Farmacia5. 144 . sulla tossicità del mercurio. una officina ed uno stabulario. Nell’edificio di via De Pretis. e quindi titolare della cattedra di Farmacologia sperimentale. fu quindi docente di Fisiologia e incaricato di Anatomia e Fisiologia Comparata.Pietro Melchiorri gica. per passare poi alla scuola di Fisiologia di Luigi Luciani a Firenze. una biblioteca. possedeva inoltre un museo delle droghe. di Virchow a Berlino e infine in quello di Felice Hoppe-Seyler a Strasburgo. dotato di una solida ed aggiornata esperienza nella sperimentazione animale. L’indirizzo nettamente sperimentale conferito alla farmacologia romana dal Colasanti ricevette un impulso ulteriore in senso fisiologico dal suo successore Gaetano Gaglio (1903-1924). Fu uno dei primi in Europa a descrivere i danni prodotti dal mercurio sul sistema nervoso periferico. Organizzò ricerche sulla fisiologia e farmacologia del pancreas. in quello di Pfluger a Bonn.

1 – Attilio Bonanni (1925) al tavolo della biblioteca dell’Istituto di Farmacologia sperimentale di Via Agostino De Pretis insieme al giovane assistente Pietro Di Mattei (in piedi nella foto). degli studi. venne chiamato a ricoprire la cattedra di Farmacologia della Sapienza un suo allievo. 145 . Bonanni si dedicò allo studio dell’assorbimento del ferro e del suo trasporto nell’organismo. 2 – Pietro Di Mattei (al centro con gli occhiali) e alla sua sinistra Hans Selye al 4° Congresso Internazionale di Terapia (Roma 2325 settembre 1954). L’Istituto di Farmacologia fu localizzato al primo piano di questo edificio e Bonanni curò personalmente una razionale organizzazione dei laboratori. Gli Istituti di Farmacologia. Nel 1938. della biblioteca e dei servizi. impiegando le tecniche dei riflessi condizionati descritte da Ivan Pavlov. e il Verano.L’Insegnamento della Farmacologia Nel 1925 Attilio Bonanni subentrò a Gaglio nella cattedra di Farmacologia e nella direzione dell’Istituto di Farmacologia sperimentale. la cui costruzione era stata ultimata nel 1902. delle porfinurie tossiche prodotte da farmaci e degli effetti degli amari sulla secrezione gastrica. che vi si trasferì dalla Università di Pavia dove già insegnava la stessa disciplina dal 1928. Pietro Di Mattei. Fig. della direzione. alla morte di Attilio Bonanni. Chimica Fisiologica e Fisiologia vennero trasferiti in una nuova sede costruita nell’area compresa tra il Policlinico. Fig. che alloggiava l’Istituto di Farmacologia sperimentale e gli altri Istituti Biologici della Sapienza. Nei tredici anni del suo insegnamento alla Sapienza. Nel 1929 l’edificio di via Agostino De Pretis. venne demolito per permettere la costruzione del Ministero dell’Interno e la relativa Piazza del Viminale.

Fig.Pietro Melchiorri Gli eventi bellici del secondo conflitto mondiale isolarono la ricerca italiana dal contesto europeo producendo una oscura stagnazione culturale e scientifica. Fig. Durante il bombardamento di Roma del 19 luglio 1943 i locali dell’Istituto di Farmacologia furono gravemente colpiti e alcuni piani dell’edificio crollarono. 4 – Il Ministro dei Lavori Pubblici On. Fu merito indiscusso di Pietro Di Mattei l’essersi energicamente impegnato per ottenere i fondi ministeriali necessari per la costruzione di un nuovo edificio interamente dedicato alla Farmacologia. Chimica Fisiologica e Farmacologia semidistrutto dal bombardamento di Roma del 19 luglio 1943.le Risultò vincitore il progetto Togni pone la prima pietra del nuovo edificio presentato dagli architetti di Farmacologia Medica (7 giugno 1958) 146 . Finalmente nel marzo del 1955 il Ministero dei Lavori Pubblici bandiva un concorso nazionale per la costruzione della nuova sede dell’Istituto di Farmacologia nella Città Universitaria di Roma. Seguì una faticosa e lenta ricostruzione che ben presto si dimostrò inadeguata di fronte alle crescenti esigenze sollevate dall’imponente sviluppo della Farmacologia nel rifiorire della ricerca scientifica italiana. 3 – L’edificio della Sapienza che ospitava gli Istituti di Fisiologia.

agli stabulari e ai relativi servizi. il cui impianto planovolumetrico e alcune soluzioni architettoniche testimoniano un autonomo tema di ricerca nel panorama romano di quegli anni. nell’ultimo piano. La matrice italiana del progetto utilizza infatti alcuni precisi contributi della ricerca architettonica internazionale. Su questo si innesta un altro edificio a 5 piani destinato ai laboratori di ricerca e. l’Istituto di Medicina legale e l’ex Ufficio postale. Questa idea guida di una Farmacologia inserita attivamente nell’ attività assistenziale e connessa pertanto per finalità e 147 . destinata alle aule e ai laboratori didattici. sulla quale è inserito un corpo a 4 piani per gli uffici. Su viale Regina Margherita si affaccia la parte a 2 piani. Il progetto fu rielaborato tra il 1956 e il 1957. 5 – Il nuovo edificio dell’Istituto di Farmacologia Medica i cui lavori terminarono nel 1963 Di Mattei volle che il nuovo Istituto fosse denominato Farmacologia Medica. Fig.L’Insegnamento della Farmacologia Claudio Dall’Olio e Alfredo Lambertucci. i lavori iniziarono nel 1958 ma solo nel 1963 l’edificio fu definitivamente completato. In un volume di forma completamente diversa e opportunamente inserito nell’impianto generale. L’edificio fu eretto su un lotto di terreno ricavato tra l’Istituto di Botanica. a significare le finalità terapeutiche e diagnostiche che per sua scelta ed intuizione dovevano costituire la seconda anima della farmacologia del ‘900. gli studi e la biblioteca. accanto a quella fisiologica sperimentale. è ricavata l’aula magna capace di 350 posti.

Pietro Melchiorri compiti all’attività clinica del Policlinico Umberto I ben si sposava nella mente di Di Mattei all’interesse per le intossicazioni che egli definiva “di massa”. illustre pioniere della ricerca fisio-farmacologica e scienziato di chiara fama interna148 Fig. 4 del DPR 11/2/1961 n. avendo come fine. Di Mattei potè operare nell’Istituto di Farmacologia Medica e nel Centro per le Tossicodipendenze solo per cinque anni poichè lasciò la direzione e l’insegnamento nel 1968 per raggiunti limiti di età. 7 – Vittorio Erspamer e Pietro Melchiorri nella biblioteca del nuovo Istituto di Farmacologia Medica . chiamato alla cattedra romana da quella di Parma dove già insegnava come farmacologo. ma anche la promozione di iniziative per la prevenzione degli abusi di psicofarmaci sia a livello della classe medica che del comune cittadino. 6 – Vittorio Erspamer diresse gio 1963. Sanità e l’Università. Vittorio Erspamer. la diagnosi e la cura delle tossicosi da stupefacenti e da sostanze psicoattive. e tra queste in particolare quelle prodotte dall’abuso delle sostanze stupefacenti e psicotrope. Queste idee del Di Mattei si concretizzarono con l’istituzione del Centro di Studio per i Farmaci Stupefacenti e Psicoattivi. A Pietro Di Mattei subentrò nel 1969 il suo allievo Vittorio Erspamer. vere malattie sociali. 249). Questo ampio ventaglio di compiti del Centro. derivava dalle esigenze poste dalla appena allora promulgata normativa che classificava la tossicodipendenza come “malattia sociale” (art. non solo la prevenzione. data della firma della conl’Istituto di Farmacologia Medica dal venzione tra l’allora Ministero della 1969 al 1979. così come il sostegno governativo alla sua istituzione. con sede presso l’Istituto di Farmacologia Medica. Il Centro nasce il 20 magFig.

Ma assai più che in Italia. le tachichinine. allievo di Di Mattei e professore ordinario di Farmacologia nell’Università di Camerino6. Questi aridi numeri. la bombesina. la eledoisina di 810. Una breve consultazione della MEDLINE mostra. la dermorfina di 452. ci forniscono una obiettiva valutazione della enorme diffusione internazionale delle scoperte di Erspamer. e le tachichinine di 2500. Nei laboratori dell’istituto di Farmacologia Medica dell’Università di Roma. sintetizzato e caratterizzato nelle principali proprietà biologiche. si rese subito conto che la gestione di un Centro per le Tossicodipendenze richiedeva la direzione di un farmacologo che si dedicasse interamente ai problemi tossicologici e sociali connessi con l’abuso dei farmaci stupefacenti e psicotropi. con maggiore efficacia ed evidenza di tante pompose parole di elogio. Le pubblicazioni di Erspamer (452) hanno ricevuto più di 900 citazioni internazionali e sono comparse quasi tutte (più del 90%) su le più qualificate riviste internazionali. la ceruleina di 1939. anno in cui morì all’età di novanta anni. le dermorfine. ma continuò la sua attività di ricerca sino al 1999. In questo trentennio l’inesauribile desiderio di conoscere e ricercare di Vittorio Erspamer coinvolse nell’avventurosa ricerca di nuove molecole peptidiche naturali non solo i farmacologi del suo Istituto ma anche altri gruppi di ricerca dell’area biomedica e clinica dell’Università di Roma. vissero l’eccitante entusiasmo della scoperta scientifica. la deltorfina di 354. Pertanto propose alla Facoltà di Medicina e Chirurgia l’istituzione di una seconda cattedra di Farmacologia per la quale indicò come docente Eugenio Paroli. La ceruleina. le deltorfine sono solo alcuni capostipiti di 10 nuove famiglie di peptidi naturali che il gruppo di ricercatori guidato da Erspamer ha sequenziato. come il gruppo biochimico di Donatella Barra. la sauvagina di 240. i peptidi scoperti da Erspamer sono stati oggetto di numerosi studi nei laboratori di ricerca biomedica europei e nordamericani. Forse la migliore definizione dell’opera scientifica di Erspamer è quella pronunciata da Viktor Mutt del Karolinska Institute di 149 . l’unità gastroenterologica di Aldo Torsoli. i medici della Clinica Chirurgica diretta da Vincenzo Speranza e molti giovani ricercatori che. quello istochimico di Tindaro Renda. ad esempio. nei suoi consigli e sotto la sua guida.L’Insegnamento della Farmacologia zionale. la sauvagina. Vittorio Erspamer ha isolato da anfibi e molluschi più di cinquanta nuovi peptidi bioattivi. che dal 1970 ad oggi la bombesina è stata oggetto di 3340 pubblicazioni. Vittorio Erspamer diresse l’Istituto di Farmacologia Medica dal 1969 al 1979.

Erspamer era guidato nelle sue “navigazioni” tra migliaia di specie di anfibi dal suo senso di orientamento “biologico”. Fin dalla sua chiamata a Roma dalla cattedra di Farmacologia di Camerino. Paroli si dedicò a sviluppare il tema delle tossicodipendenze da sostanze stupefacenti e da farmaci psicotropi nell’ambito dell’apposito Centro fondato da Pietro Di Mattei. Non esitò a dirigere personalmente spedizioni di raccolta di anfibi e molluschi nelle Ande del Cile. In Vittorio Erspamer viveva appunto lo spirito entusiasta ed avventuroso dell’esploratore. la National Academy of Science degli Stati Uniti d’America. Come i grandi navigatori Colombo e Vespucci. Il Centro è stato un prezioso punto di osservazione della evoluzione del comporta150 . che. Sotto la direzione di Vittorio Erspamer l’Istituto di Farmacologia Medica raggiunse una grande notorietà internazionale ed ospitò molti ricercatori e scienziati europei e nordamericani. Dalle sue esperienze. basata sul contenuto Farmacologia Medica dal 1979 al 1994. nel Sud Africa. Nel 1979 subentrò a Vittorio Erspamer nella direzione dell’Istituto di Farmacologia Medica Eugenio Paroli. cutaneo di peptidi ed amine. un altro illustre pioniere dell’era peptidica: Vittorio Erspamer has done in our time what two of his countrymen Christofer Columbus and Amerigo Vespucci did some five hundred years ago: discovered a continent to explore. lo guidava nelle sue spedizioni di raccolta verso le specie più ricche di nuove molecole biologiche7. la British Pharmacological Society. scrupolosamente catalogate e conservate. come stella polare. aveva elaborato una teoria geo-filogenetica di correlazioni tra le diverse specie geografiche di Fig. nella barriera corallina Australiana. Vittorio Erspamer fu Socio di numerose accademie e società nazionali e straniere tra le quali l’Accademia Nazionale dei Lincei. già titolare della II Cattedra di Farmacologia ed allievo di Di Mattei.Pietro Melchiorri Stoccolma. 7 – Eugenio Paroli diresse l’Istituto di anfibi.

Di particolare rilievo sono stati i risultati degli studi epidemiologici. allievo di Paroli. sostituiva Eugenio Paroli nel ruolo di primario del Servizio per la prevenzione e cura delle tossicodipendenze e fondava la Scuola di specializzazione in Tossicologia. Il Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia “Vittorio Erspamer” ha iniziato la sua attività nel 2000. contribuendo infatti a formare personale medico competente in Medicina delle Tossicodipendenze. veniva eletto direttore dell’Istituto di Farmacologia Medica. anche lui allievo di Di Mattei. completando quindi l’opera di riunire la Fisiologia e la Farmacologia della Sapienza sotto un’unica struttura dipartimentale. allievo di Di Mattei e di Erspamer. clinici e sperimentali sull’abuso di Khat (catha edulis forsk). 151 . Questa prolungata esperienza sul campo ha permesso di fornire un contributo concreto agli orientamenti terapeutici e legislativi in materia di tossicodipendenze: ne è stato un esempio la nomina di Paroli a Presidente della Commissione governativa per la determinazione della dose media giornaliera.L’Insegnamento della Farmacologia mento d’abuso delle sostanze psicoattive in Italia. E’ stato infatti testimone dell’improvvisa fiammata nel consumo di allucinogeni alla fine degli anni sessanta. ad esso originariamente assegnato. Melchiorri concordò con i docenti dell’Istituto di Fisiologia Umana la creazione di un unico Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia intestato alla memoria di Vittorio Erspamer. subentrava a Eugenio Paroli nella direzione dell’Istituto di Farmacologia Medica mentre Paolo Nencini. condotti in collaborazione con l’Università Nazionale Somala di Mogadiscio e finanziati dalle Nazioni Unite. del diffondersi dell’AIDS negli anni ottanta. Nel 1997 Pietro Melchiorri. dell’altrettanto improvviso dilagare dell’eroinismo nel decennio successivo. Prima del termine del suo mandato di direttore. Il Centro ha anche ampiamente assolto al compito di formazione. finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. della successiva fase montante nella diffusione della cocaina. L’attività scientifica connessa con quella assistenziale è stata continua e fertile di risultati. Nel 2004 anche i docenti del Dipartimento di Farmacologia delle sostanze naturali e Fisiologia generale della Facoltà di Farmacia sono confluiti nel Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia. Un’attività osservazionale ed assistenziale culminata nella partecipazione ad un progetto di accoglimento e assistenza in Pronto Soccorso di soggetti con intossicazione acuta da sostanze psicoattive. Nel 1994 Luciano Angelucci.

LANZARA P.. Gaetano Gaglio.Ermanno Bonucci BIBLIOGRAFIA 1. Edizioni dell’Ateneo. La Storia della Facoltà Medica di Roma. Gli Orti botanici vaticani dal XIII al XVII secolo. 1985. (a cura di). Firenze. CONTE E. Dall’onnipotenza dei semplici all’atomizzazione del farmaco. Giunti. Roma. 5. Roma. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. 32(14): 511-512. PAZZINI A. Archivio storico della Sezione di Storia della Medicina.. 6. 152 . 3. Roma. 1991. Sezione pratica 1925. 1997. 1961. Il tesoro della salute. 4. Med. Fondo Vittorio Erspamer. Secoli 2000. BERETTA M. Istituto di Storia della Medicina della Università di Roma.. Istituto Storico Italiano per il Medio Evo. 12(3):477-486. Il Policlinico... Istituzioni e Ordinamenti. I Maestri della Sapienza di Roma dal 1514 al 1787: I Rotuli e altre fonti. BALDONI A. STROPPIANA L. 2.

LA SCUOLA ROMANA D’IGIENE GIANFRANCO TARSITANI – ROSELLA DEL VECCHIO – CARMINE MELINO 153 .

sul sangue. Nel 1874 fu insediata una commissione per lo studio degli edifici universitari con la scelta di altri locali demaniali. il maggiore discepolo di Galileo. ex conventi e monasteri sul Viminale1. Ciò per incrementare il primato delle scienze sperimentali tra cui. il più famoso accademico dell’epoca. per trovare completamento soltanto negli anni trenta in piena era fascista2. Il ministro Ruggero Bonghi presentò subito in proposito un disegno di legge. Giovanni Maria Lancisi (1654-1720). delle finanze ed il riordino dell’amministrazione. ma anche la riorganizzazione delle Facoltà. 155 . Marcello Malpighi (1628-1694) con i suoi studi anatomici sul cuore. la deficienza ed il difficile adattamento dei locali di questa Università. su disegno di Michelangelo. altrettanto fece nel 1874 il ministro Baccelli per il nuovo Policlinico. la quale fu retta ai tempi quando gli insegnamenti erano nella massima parte cattedratici e lo sperimentalismo era all’infanzia. sul rene. Spirito. pur con ampliamenti sparsi qua e là nella città e presso i diversi ospedali romani. che pur stentatamente andò avanti.La Scuola Romana d’Igiene La fabbrica della “Sapienza” Già dal 1500 insufficiente si dimostrava la classica e monumentale “fabbrica della Sapienza” nonostante il prezioso intervento di Papa Leone X che. la legge 25 maggio 1907 per la costruzione dell’Universitas studiorum nelle vicinanze del Policlinico. vanto per la città e d’avanguardia a quei tempi nel mondo. Ma. come Bartolomeo Eustachio da San Severino (1510-1574) per gli studi anatomici. A tutto ciò seguì poi. oltre gli studi matematici e fisici. ne portò avanti non solo la sistemazione edilizia. lo spazio era sempre tiranno tanto che così si espresse il primo Rettore dell’Università di Roma nel 1871’72: … per dar vita ai laboratori ed al moderno progresso scientifico fanno ostacolo al presente l’angustia. con la legge 25 febbraio 1900 n. Andrea Cesalpino (1519-1603) per i primi studi sulla circolazione del sangue. su sollecitazione del Rettore Tonelli. Giorgio Baglivi (1668-1707) chiamato “l’Ippocrate romano”. E numerosi erano gli scienziati che ne tennero alto il prestigio. che fondò una ricca Biblioteca all’Ospedale S. gran forma andava acquistando la “Scuola medica di Roma”. 56 si provvide al completamento ed all’ordinamento del grande Policlinico Umberto I. Benedetto Castelli (1577-1644). L’idea del grande Policlinico cominciò a concretizzarsi nel 1881 e la prima pietra fu collocata il 19 gennaio 1888.

Lo stesso fece in Italia Corrado Tommasi-Crudeli.Gianfranco Tarsitani – Rosella Del Vecchio – Carmine Melino L’Istituto d’Igiene Sin dalla mitologia ci viene tramandato che non può esistere la medicina dissociata dall’Igiene: in pratica ebbero i natali insieme. al tempo ancora tanto in auge. cosiddetta “attiva” sarebbe possibile comprendere il meccanismo d’azione delle malattie ed identificarne strategie mirate d’intervento. patologia clinica. sulla valorizzazione del metodo d’indagine. Fig. come una valanga. Anche il Virchow (1858) fondò tutta la sua scienza d’anatomopatologo sulle tecniche di laboratorio e quindi sull’indagine microscopica strettamente mirata allo studio delle cellule. Pasteur nella sperimentazione ad alto contenuto scientifico e pratico. terapia e prevenzione. 1 – Corrado Tommasi-Crudeli 156 . È del 1865 il classico trattato di Claude Bernard Introduction a l’étude de la médicine expérimentale. che diede il battesimo alla vaccinazione antivaiolosa. (Fig. quale fondamento primario di tutela nei confronti dell’uomo e delle sue svariate attività. Seguì poi Ippocrate a dar maggior lustro all’Igiene. 1) il primo igienista di Roma che. gettò le basi del primo Istituto d’Igiene dell’Università di Roma sulla ricerca sperimentale. si andava sempre più sviluppando fino a sfociare. cui trasmise i suoi doni miracolosi anche della prevenzione. secondo il mito di Esculapio. Disciplina. Facendo tesoro di tante conoscenze. In tal modo l’Igiene divenne all’unisono anche materia di governo. dea della salute. quale anticipatore dell’Igiene moderna. quindi. Jenner (1798). dio della medicina e padre di Igea. l’Igiene teorica e pratica su un riscontro nettamente scientifico e pertanto sperimentale. e quindi di L. tracciando gli intimi legami tra fisiologia. dopo essere stato garibaldino in qualità di medico. opponendosi decisamente alle vecchie conoscenze empiriche e filosofiche. che purtroppo nel corso dei secoli non aveva ancora trovato una adeguata identità scientifica. quale strumento di lotta e di difesa contro le malattie. nelle prime rudimentali ricerche di E. secondo il quale soltanto attraverso la medicina. andò a frequentare gli Istituti dei due grandi prima citati. privata della sperimentazione la medicina ospedaliera sarebbe rimasta del tutto passiva e pertanto insufficiente. Tuttavia.

e tenuto da diversi docenti fino al 1870. Fig. che ebbe i natali proprio presso l’Istituto di Igiene dell’Università di Roma con il nome di “Laboratori di ispezione igienica” (D. non come materia unica. Gli successe Corrado Tommasi-Crudeli che. La predisposizione dei locali fu realizzata soltanto nell’anno 1884 e. quando fu affidato a Gaetano Valeri che. che fu poi affidato al suo allievo Angelo Celli. nel 1885. Nel 1887 egli volle abbinare all’insegnamento d’Igiene sperimentale per medici anche un insegnamento di Ingegneria sanitaria e laboratori d’indagini tecniche sanitarie.La Scuola Romana d’Igiene L’insegnamento dell’Igiene fu istituito nell’Università di Roma con la Bolla di Leone XII Quod divina sapientia nel 1824. Poiché la sistemazione definitiva dei locali continuava a subire slittamenti per motivi burocratici. nel 1886 Tommasi-Crudeli si dimise dall’insegnamento. nominato Rettore. ma abbinato alla Materia medica (Farmacologia). In tal modo. al momento della promulgazione della prima legge sanitaria nazionale del 22 dicembre 1888 (detta Crispi-Pagliani). 27 novembre 1887. dapprima come incarico e successivamente in qualità di professore ordinario. a sua volta. i laboratori erano già affiancati alla Direzione Centrale di Sanità. Nel 1879 fu creata la Società Italiana d’Igiene. 31 luglio 1887). allora presso il Ministero degli Interni. n° 5103). trasformò l’insegnamento teorico in pratico-sperimentale sull’esempio di Pettenkofer in Germania (1881): la cattedra assunse la denominazione di “Igiene sperimentale” con annesso “Gabinetto d’Igiene” e rappresentò il primo Istituto d’Igiene in Italia3. lasciò l’Anatomia patologica e seguendo la sua dinamica attività. ingegneri. Ciò costituì il primo avvio dell’attuale Istituto Superiore di Sanità. fu inaugurato il primo corso ufficiale con le famose lezioni sul Clima di Roma4.M. si dimise dall’insegnamento nel 1882. quale perfezionamento d’Igiene pubblica per medici.D. 2 – Angelo Celli 157 . Il Celli portò avanti l’idea del Tommasi-Crudeli con grande attività scientifica unita ad una non indifferente capacità organizzativa. di cui Alfonso Corradi fu il primo Presidente. veterinari e farmacisti (R. con appena 248 membri. ed all’avanguardia rispetto al resto dell’Europa.

Egli fu anche Rettore nel biennio 1922-‘23. Il Sanarelli diresse l’Istituto con altissimo prestigio ed instancabile attività scientifica e riorganizzativa sino al suo collocamento a riposo nel 1935. che poi prenderà il nome di Istituto Superiore di Sanità. n° 27). 4 – Dante De Blasi . È da ricordare che nell’anno 1934 la prima legge sanitaria nazionale del 1888. di acqua. del suolo ed aria.Gianfranco Tarsitani – Rosella Del Vecchio – Carmine Melino E così fu anche per la creazione dell’Istituto Vaccinogeno Nazionale con annessi laboratori di ricerca batteriologica e stabulari (R. fu fondato l’Istituto di Sanità Pubblica (R. E fu proprio in questo anno che l’Istituto si trasferì dalla sede originaria dell’ex convento di San Paolo Eremita al Viminale all’attuale sede appositamente progettata ed edificata dagli architetti Marcello Piacentini ed Arnaldo Foschini. Nel 1889 furono istituiti i corsi di perfezionamento e complementari d’Igiene pratica. Nello stesso anno il Celli fondò la rivista Annali dell’Istituto d’Igiene Sperimentale dell’Università di Roma e più tardi propugnò ed ottenne i due nuovi insegnamenti ufficiali di Batteriologia (1924) e di Parassitologia (1925). di controllo vaccini. la cosiddetta legge Crispi-Pagliani. 3 – Giuseppe Sanarelli Fig. Va anche ricordato che nel 1934. successivamente. che fu nominato in contemporanea accademico d’Italia e direttore dell’Istituto d’Igiene.D. 23 novembre 1888). 11 gennaio 1934. la cattedra fu affidata per concorso al nuovo titolare Giuseppe Sanarelli che ne divenne direttore. dell’industria delle sostanze radioattive.D. di alimenti. fu sostituita dal Testo Unico delle Leggi Sanitarie: da quel momento i Laboratori di Sanità Pub158 Fig. dapprima come incarico e. di fisica. quelli di batteriologia. con l’aiuto economico della Fondazione Rockfeller. come ordinariato. oltre i laboratori già funzionanti presso l’Istituto di Igiene. Egli diresse l’Istituto d’Igiene sperimentale sino alla sua morte prematura nel 1914. Esso comprendeva. di chimica. sempre presso il Ministero degli Interni. cariche che ricoprì sino al 1943. presso la “Città Universitaria”. virus o sieri. Il primo direttore fu Dante De Blasi (1935).

6 – Vittorio Del Vecchio resse rivolto allo sviluppo delle attività di prevenzione. lasciò l’Istituto in una prostrazione profonda. Densa fu l’attività di Puntoni per la ripresa dell’Istituto che. 5 – Vittorio Puntoni per trasferimento da Perugia ad Aldo Cimmino. La cattedra di Microbiologia fu affidata Fig. 7 – Salvatore Ugo D’Arca . Nel 1959 fu chiamato a ricoprire la cattedra di Igiene Vittorio Del Vecchio. nel 1972. assistente ed aiuto dell’Istituto 159 Fig. Purtroppo. dopo un breve interregno con incarico di Giovanni Labranca. già da anni assistente presso l’Istituto di Igiene. nel giro di pochi anni. che sin dal 1939 era assistente presso l’Istituto con un qualificato curriculum di ricerca ed un preminente inteFig. pur con tanti tesori di scienza inevitabilmente distrutti. Seguì rapida la ricostruzione. la prematura morte di Del Vecchio. mentre l’insegnamento e la ricerca sperimentale rimasero di pertinenza universitaria.La Scuola Romana d’Igiene blica furono separati dall’Università e divennero parte integrante dell’Istituto di Sanità Pubblica. Successivamente. l’Istituto d’Igiene venne colpito e devastato dai bombardamenti. prima come incaricato e poi come ordinario. Nel 1943 Vittorio Puntoni passò da titolare della cattedra di Microbiologia a quella di Igiene che ricoprirà sino al 1957. ad ancor meno di sessant’anni d’età. ritornò ai suoi vecchi splendori sia nel campo della ricerca che in quello della didattica5. durante l’ultima guerra. Salvatore Ugo D’Arca. Gli successe.

in quanto nel passato il tutto s’esauriva in una lezione accademica vuota e sterile. I locali Soltanto nel 1882 con Corrado Tommasi-Crudeli. l’insegnamento dell’Igiene cominciò a richiedere locali ed attrezzature di laboratorio. La liberazione dei locali si riuscì a realizzare soltanto nel 1884 e le condizioni di grave fatiscenza dell’edificio ne ritardarono ulte160 .Piazza del Viminale (1885-1935) La prima sede fu un vecchio convento di monache presso la chiesa di San Paolo Eremita al Viminale in Via Palermo n° 58. Augusto Panà che ha trasferito il germe fecondo dell’Istituto di Igiene nella prestigiosa sede dell’Università di Tor Vergata. titolare della cattedra di Igiene e Odontoiatria Preventiva e Sociale con Epidemiologia.Gianfranco Tarsitani – Rosella Del Vecchio – Carmine Melino che. 8 – Regia Università degli Studi di Roma – Istituto d’Igiene Sperimentale . Nel 1988 gli è succeduto nella direzione dell’Istituto Gaetano Maria Fara. che nell’Istituto di Igiene di Roma ha svolto sin dall’inizio la sua preparazione come allievo di Del Vecchio. chiamato all’unanimità dalla Facoltà di Medicina di Roma e successivamente riconfermato sino alla trasformazione dell’Istituto nel Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica (2001). titolare della cattedra di Igiene Ambientale. Fig. Il primo direttore del nascente Dipartimento è stato uno di noi (Gianfranco Tarsitani). ampliando il corredo dei laboratori con nuove apparecchiature e con lungimiranza scientifica di rispetto. formatosi nella Scuola d’Igiene milanese di Giovanardi. Valerio Leoni. superando non poche difficoltà. E allievi di Del Vecchio che danno lustro alla Scuola Romana d’Igiene sono Adele Simonetti D’Arca. riuscì a riportare in auge tutti i settori di ricerca e di studi. che per primo diede inizio ed impulso alla sperimentazione. tanto che i corsi non avevano nessun seguito.

in particolare. Fig. al primo piano la direzione. ebbe ad esprimere parole di altissima lode per i “lavori fondamentali” scaturiti dai suoi laboratori. situando l’aula al posto della vecchia chiesa. sul terrazzo. 161 . era in corso il dibattito sulla questione di Roma capitale con infinite diatribe tra sostenitori. Sanarelli”.La Scuola Romana d’Igiene riormente la consegna. con grave disappunto del Tommasi-Crudeli. lavori noti ed apprezzati da tutto il mondo scientifico del settore. visitandolo nel 1912. Istituto di Microbiologia. al piano terreno l’Istituto antirabbico con apposite convenzioni con il Comune di Roma (1889) ed i laboratori di preparazione delle culture. Finalmente nel 1885 egli riuscì ad inaugurare il primo corso ufficiale d’Igiene sperimentale con le cinque brillanti e documentate lezioni sul “Clima di Roma”. Sanarelli” Il Celli cominciò la sistemazione dell’Istituto adattando la struttura di tre piani nei diversi settori di ricerca. nel Lazio. poi ricoperto. E tanta fu la fama a quei tempi di questo modesto Istituto che R. È da questa sede che prende la mossa la grande Scuola romana d’Igiene che tanto lustro ha dato alla disciplina stessa ed all’Università di Roma. Infatti. sala esercitazioni ed una stazione meteorologica. Istituto di Parassitologia. Dal 2001 Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica “G. la biblioteca e la sala lettura. pur nella ristrettezza di mezzi e di spazi ma non di menti e di passioni ineguagliabili. E fu per giunta anche il Koch ad esprimere la sua grande meraviglia per l’esiguità delle risorse di strumenti ed apparecchiature presenti. all’epoca argomento di rilevante attualità a causa della presenza della malaria in Italia e. al secondo piano i laboratori di Chimica e degli aiuti ed assistenti. Koch. oppositori ed anche speculatori finanziari. stabulari. al terzo piano i laboratori di Microbiologia e Parassitologia. 9 – Università degli Studi di Roma “La Sapienza” dal 1935 al 2001: Istituto di Igiene “G.

fondata nel 1889 da Angelo Celli Annali dell’Istituto di Igiene Sperimentale. a seguito della riunificazione delle tre discipline nel Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica. che da allora non ha mai cessa162 . e due grandi laboratori per esercitazioni. per non parlare poi dei congressi nazionali e regionali. si ripropongono problematiche di riorganizzazione degli spazi in funzione della didattica e della ricerca. ovvero per singolo Autore. di cui una centrale. ricca sin d’allora di numerose migliaia di libri e di riviste specializzate sia italiane che estere. al secondo la Microbiologia ed al terzo la Parassitologia: struttura tuttora in atto anche se oggi.Gianfranco Tarsitani – Rosella Del Vecchio – Carmine Melino La necessità di altri spazi divenne ancora più pressante per la trasformazione in cattedra ufficiale sia della Microbiologia che della Parassitologia quali discipline autonome. al primo piano si estenderà l’Igiene. delle indagini a campione e così via. Si componeva questo di quattro settori: quello didattico al piano rialzato con due aule. ma anche per la molteplicità dei problemi affrontati. Ciò non solo per il lungo spazio di tempo intercorso dall’inizio ufficia. sullo stesso piano i laboratori di batteriologia. con le aule in comune. sierologia. al primo piano quello destinato alla biblioteca. che ebbe luogo soltanto nel 1935. tutto il lavoro scientifico svolto dalla Scuola Romana di Igiene nel suo complesso. ed infine il servizio antirabbico per il Comune di Roma nel seminterrato. degli argomenti nuovi da trattare. In seguito. istologia ed i settori di fisica e chimica. quando fu assegnato un intero edificio all’Igiene all’ingresso della Città Universitaria. Riorganizzazione quindi impellente. 10 – Annali dell’Istituto di Igiene le dell’insegnamento di Igiene. delle lezioni commemorative. al piano attico le stalline per animali. sia pure in sintesi. di diatribe intellettuali svolte. microbiologia. La ricerca Non è facile voler tracciare ora. ma difficile nella sua realizzazione. delle urgenze da affrontare.Fig. Basta in proposito sfogliare la voluminosa raccolta della rivista dell’Istituto d’Igiene. nonché di adeguamento dei medesimi alle norme di sicurezza vigenti6. che Sperimentale dell’Università di Roma va almeno dal 1885 ad oggi.

La Scuola Romana d’Igiene

to la pubblicazione anche se in veste e intestazione diversa. Per non parlare poi degli Atti della Società per gli Studi sulla Malaria, anch’essa fondata da Celli nel 1898, nonché degli Atti della Sezione Zooprofilattica dell’Istituto Zootecnico Laziale ed infine degli Atti della Società di Igiene e Medicina Coloniale, fondata nel 1908. E poi dei Fig. 11 – Panoramica del “Laboratorio tanti testi pubblicati e come d’Epoca come Museo” dispense per studenti e tecnici, e come trattati, tra cui noto ancora è il Manuale dell’Igienista di A. Celli, in collaborazione con tutta la scuola, la cui prima edizione risale al 1889, cui seguirono numerosi aggiornamenti. Di particolare rilievo anche i legami scientifici della Scuola Romana d’Igiene con gli altri Istituti d’Igiene europei e cliniche universitarie, in quei tempi in pieno sviluppo: a Parigi con l’Institut Pasteur; a Berlino con il Koch Institute; a Londra con la London School of Tropical Medicine e con il British Institute of Preventive Medicine; a Vienna con l’Istituto Sieroterapico; a Pietroburgo con l’Istituto di Medicina Sperimentale. Il Celli creò anche un Museo, dislocato in tre ambienti a pian terreno dell’Istituto. Qui vi raccolse oggetti, apparecchiature e mappe epidemiologiche, disegni di impianti di smaltimento rifiuti, di planimetrie di ospedali e di quartieri della città di Roma, studi sull’andamento del colera, della pellagra e della malaria nella città e nelle diverse regioni d’Italia. Il tutto fu trasferito nella nuova sede, che però venne distrutta durante il bombardamento del 1943. Ed è appunto su tale concetto ispiratore che è stato ricreato il “Laboratorio d’epoca come Museo” Fig. 12 – Corrado Tommasi- Crudeli nel 1996, al primo piano dell’Istituto
(1834-1900)

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Gianfranco Tarsitani – Rosella Del Vecchio – Carmine Melino

con l’intento di trasmettere la memoria del passato alle nuove generazioni7. Una sintesi verrà comunque qui riportata per Autore e limitata ai soli direttori dell’Istituto e, per ognuno, almeno a qualificarne e ricordarne la fama che a suo tempo li onorò Tutti. Corrado Tommasi-Crudeli già rinomato anatomo-patologo, fu il primo a dare all’insegnamento d’Igiene un indirizzo pratico e sperimentale ed a sollecitare l’istituzione di laboratori scientifici e di ricerca, che purtroppo non poté realizzare in pratica. Importanti sono i suoi studi sulla malaria, specialmente in relazione con la distribuzione delle acque del sottosuolo, tanto utili poi nella bonifica pontina. Fu propugnatore, come deputato prima e come senatore a vita poi, dell’igiene sociale; curò il risanamento della città di Roma, ne studiò il clima, s’occupò del prosciugamento dell’agro romano, del controllo dell’approvvigionamento idrico e dello smaltimento dei reflui, auspicò l’emanazione di regolamenti edilizi mirati per ogni città. Di particolare rilievo i suoi studi sul colera e sulle modalità di diffusione, sul contagio e quindi sull’isolamento e quarantena, sulla lotta alla miseria e sul modo di vivere nei bassi borghi della città, proponendo soluzioni d’estrema importanza igienica, pubblica e sociale. Fu uno strenuo oppositore della tratta delle bianche; promosse provvedimenti a favore dell’infanzia abbandonata; difese ad oltranza l’insegnamento d’Igiene universitario e per post-laureati (ufficiali sanitari e medici provinciali). In complesso un battagliero, un vero garibaldino anche in campo scientifico8. Angelo Celli realizzò l’indirizzo pratico-scientifico dell’insegnamento d’Igiene e di tutto si occupò con competenza e passione: di batteriologia con D. De Blasi; di parassitologia con G. Alessandrini; di fisica-chimica con G. Sampietro; di chimica con 164

Fig.13 – Angelo Celli (1857-1914)

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A. Scala; di protozoologia con M. Levi della Vida (tutti ordinari di cattedra a quei tempi). Grande fu il suo interesse per la Malaria e soprattutto per la sua bonifica territoriale ed umana a mezzo della profilassi con il chinino dello Stato, che difese e propagandò a spada tratta (legge 19 marzo 1904), contestando anche aspramente la “mistura Baccelli” propagandata dalla ditta Bisleri. Isolò il meningococco; affermò la patogenicità del b. coli dissentericum, eseguì ricerche sulla filtrabilità del virus della rabbia, studiò la malaria estivo-autunnale e l’anofelismo senza malaria. Si interessò anche di diversi problemi igienico-sociali: la pellagra, la risicoltura, il lavoro delle donne e dei fanciulli, la vigilanza zootecnica. Fondamentali i suoi studi sperimentali sulla trasmissione del plasmodio della malaria e sulla bonifica dell’agro romano e delle paludi pontine. E fu proprio per opera di Celli e di tutta la Scuola romana la grande stagione della malariologia italiana, grazie soprattutto ai lavori di Giovanni Battista Grassi, di Amico Bignami, di Giuseppe Bastianelli, oltre che dello stesso Celli. Poliedrico, quindi, nei suoi interessi scientifici, umile e grande nel contempo. Giuseppe Sanarelli già di chiara fama quando nel 1915 venne da Bologna a ricoprire la cattedra d’Igiene del Celli, prematuramente scomparso nel 1914. In precedenza era stato allievo del Golgi, di De Giaxa e di Pettenkofer. Si dimise da deputato e tutto se stesso, con la sua prestigiosa scuola, dedicò alla ricerca scientifica. Grandi furono i successi e gli onori a vantaggio della disciplina e Fig.14 – Giuseppe Sanarelli (1864-1940) dell’Università di Roma, di cui fu anche Rettore nel biennio 1922-23. Numerosi i campi di ricerca: dalle malattie infettive (colera, tifo, carbonchio, tubercolosi), agli studi epidemiologici e sociali. Contribuì alla promulgazione delle leggi sull’approvvigionamento 165

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idrico dei Comuni, sulla bonifica per la malaria, sull’igiene del lavoro (disciplina del lavoro notturno, lavoro delle donne e fanciulli). Fondamentali i suoi studi sugli ultravirus, sull’immunità naturale ed acquisita, sulla scoperta delle opsonine, del virus mixomatoso, sulla febbre gialla, sull’eredo-immunità tubercolare in contrasto con l’eredo-predisposizione; classico “il fenomeno di Sanarelli” sull’allergia emorragica nell’ampio studio delle enteropatie microbiche. Organizzò ad alti livelli, pur con magri mezzi, l’Istituto d’Igiene: sopraelevò il terrazzo ed installò una stazione meteorologica; incrementò il centro antirabbico anche con la fabbricazione in sede del vaccino e con la distribuzione a molti dispensari periferici. Florida la sua scuola e molti i suoi allievi in cattedra. In complesso un gran Maestro, uno di quei rari uomini che cercò di plasmare la mente degli studenti e degli allievi verso alte concezioni e verso superiori ideali. Nel 1935 per limiti d’età venne fuori dall’insegnamento, proprio quando l’Istituto cambiò sede. A succedergli fu Dante De Blasi da Napoli, ma sempre originario della scuola romana. Dante De Blasi allievo del Celli, fu a Roma il cattedratico d’Igiene fino al 1943, e fu anche Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Direttore dell’Istituto di Sanità Pubblica che poi divenne Superiore di Sanità; fu accademico d’Italia e membro dell’Accademia Pontificia delle Scienze. E tanti anche i suoi interessi scientifici sulla batteriologia e sierologia (noto il fenomeno Fig.15 – Dante De Blasi (1837-1956) paradosso nella sierodiagnosi del tifo, che da lui prende il nome) e molto apprezzati furono i suoi studi sui sieri, sul loro potere batteriotropico e battericida, sul passaggio degli anticorpi nel sangue, sulla deviazione del complemento. Importanti anche i suoi studi epidemiologici, sull’igiene sessuale, sulla bonifica contro la malaria, l’educazione sanitaria, il risanamento urbano. L’igiene era per Lui materia viva da sperimentare sul campo, oltre che nel chiuso dei laboratori: e fu in questo un vero Maestro. Vittorio Puntoni (allievo di Sanarelli, dal quale ereditò la severità del metodo scientifico e l’austerità del laboratorio, successe a 166

La Scuola Romana d’Igiene

De Blasi nel travagliato anno 1943, quando l’Istituto fu centrato il 19 luglio da una bomba che polverizzò l’aula e dintorni. Egli era ordinario di Microbiologia già dal 1925. Famosi i suoi due classici trattati di Microbiologia e di Igiene. Studioso anch’egli di chiara fama: classici i suoi studi sull’anafilassi echinococcica, sulle mutazioni del vibrione colerico, sui vibrioni inagglutinabili, sul virus rabbico e relativi vaccini fenicati, sulla concezione della clamidoreazione. Di pregevole valore la sua monografia sulla rabbia. Interessante anche la sua attenzioFig.16 – Vittorio Puntoni (1887-1970) ne sulle cause ambientali ed atmosferiche nei riguardi delle infezioni intestinali. Importanti i lavori della sua scuola sulle acque, gli alimenti, gli antibiotici. Vari i suoi allievi in cattedra: Ambrosioni, Tizzano, Rita, Biocca, Del Vecchio. Fu per anni Preside di Facoltà. Va a lui il merito, infine, del potenziamento dal Centro per le Microcitemie e l’anemia mediterranea, il primo del genere in Italia, con Ezio Silvestroni e Ida Bianco. Grande organizzatore, profondo studioso, noto anche all’estero quale esperto dell’OMS, raggiunse il fuori ruolo nel 1957. Vittorio Del Vecchio diresse l’Istituto di Igiene dal 1959 quale successore del suo Maestro Puntoni. Già da anni incaricato di igiene edilizia, continuò l’opera con uguale prestigio e con interessi mirati al campo della microbiologia ed immunologia. Adottò un suo metodo originale di chemioprofilassi e chemioterapia della brucel167

Fig.17 – Vittorio Del Vecchio (1914-1972)

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losi e della neurobrucellosi con derivati naftochinonici. Si occupò della malaria, e dell’anofelismo senza malaria, di svariati problemi di Igiene del lavoro (idaditosi, ossido di carbonio, tricloroetilene); di medicina nucleare, d’inquinamento atmosferico e del fall-out radioattivo; nonché di medicina preventiva creando un qualificato centro per gli studenti universitari. Potenziò la già preziosa biblioteca, ora ristrutturata ed a suo nome, su criteri moderni e d’avanguardia, arricchendola di centinaia di volumi di grande rilevanza scientifica. Con lungimiranza fondò la Scuola Speciale per Dirigenti dell’Assistenza Infermieristica, che riscosse lusinghieri apprezzamenti anche da parte dell’OMS. Dal 1964 al 1972, in varie tornate, fu presidente di Sezione al Consiglio Superiore di Sanità ed in questa sede ebbe un ruolo fondamentale nella istituzione della obbligatorietà della vaccinazione antipolio e nell’estensione a tutta la popolazione della vaccinazione antitetanica. È stato per diversi anni pro-rettore all’Università “La Sapienza” di Roma, presidente della Società Italiana per la Lotta contro le Microcitemie e presidente del Consiglio dei Clinici. E tanti campi di studio, purtroppo, lasciò in sospeso per la sua prematura morte a 58 anni, nel 1972, lasciando orfana la sua scuola ed in uno stato di grande frustrazione, di non facile superamento anche nel tempo. Salvatore Ugo D’arca, come incaricato prima ed ordinario dal 1976, subentrò al suo maestro, superando non lievi difficoltà per le risorse e gradualmente riportò l’Istituto a livelli scientifici degni d’ogni attenzione con una lungimiranza d’eccezione. E tutto riorganizzò: ampliò il corredo dei vari laboratori, introducendo nuove e sofisticate apparecchiature; potenziò i corsi di perfezionamento e di specializzazione; particolare attenzione pose alla preparazione dei medici di Sanità Pubblica, considerando estremamente utile e vantaggioso il rapporto di continua collaborazione con gli igienisti del Fig.18 – Salvatore Ugo D’Arca territorio.
(1916-1992)

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La Scuola Romana d’Igiene

Studioso di vasta preparazione ed igienista appassionato, orientò il suo interesse scientifico verso numerosi settori dell’igiene, dimostrando in ciascuno d’essi chiarezza di vedute, facili capacità d’analisi e sintesi (ambienti, lavoro, scuola, acque potabili, superficiali e costiere, alimenti, radioattività, igiene e tecnica ospedaliera, ecc). Nel settore dell’Igiene ambientale va ricordata l’importante indagine condotta sulle acque del Tevere e sulle marrane di Roma, in occasione dell’episodio del colera del 1973 (che interessò la Sardegna, la Puglia e la Campania), con evidenziamento dei vibrioni responsabili. Di particolare menzione è il suo volume di Igiene Ambientale, valido testo per studenti di medicina e di ingegneria, uno dei primi del genere e soprattutto d’estrema chiarezza ed utilità pratica. Per limiti d’età lasciò la direzione dell’Istituto nel 1988. Gaetano Maria Fara, proveniente da Milano, ove era già ordinario d’Igiene e direttore dell’Istituto nel 1974, subentrò a D’Arca nel 1988. Igienista di larghe vedute ed aggiornato soprattutto, a seguito di lunghi soggiorni di studio e di lavoro all’estero, in particolare presso la School of Public Health del Michigan (USA), ove approfondì gli studi di biostatistica, di epidemiologia, e le tecniche per la determinazione dell’effetto attivante dei farmaci. Importanti i suoi interessi sull’epidemiologia delle malattie infettive e non infettive, delle infezioni ospedaliere, sulla valutazione dell’efficacia dei vaccini, sull’organizzazione sanitaria, sui problemi di formazione in Sanità Pubblica ai vari livelli operativi. Numerosi i suoi incarichi nell’ambito universitario, presidente della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e di Comunità, autore del manuale di Igiene e Medicina Fig.19 – Annali di Igiene, Medicina Preventiva e di altri volumi scientifiPreventiva e di Comunità ci specifici. Dinamico direttore della rivista Annali di Igiene, continuazione della rivista fondata dal Celli nel 1889. Pur essendosi formato alla Scuola d’Igiene milanese di Giovanardi, si dedicò totalmente alla Scuola Romana a tal punto da affermare: Ho potuto sviluppare un’affezione a questo istituto ed 169

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alla sua storia da sentirlo, infine, mio: come spesso accadeva duemila anni fa’ a coloro che da ogni parte dell’impero convenivano a Roma, e diventavano romani. Uomo di alta cultura e di eccezionale preparazione, brillante nella penna. Sempre aperto con tutti, allegro, gioviale, amico soprattutto. È stato il prof. Fara l’ultimo direttore dell’Istituto di Igiene. Nel 2001, in base ai nuovi raggruppamenti dipartimentali di discipline affini, il vecchio Istituto di Igiene si è trasformato in Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica “G. Sanarelli” al quale afferiscono gli ex Istituti di Microbiologia e Parassitologia. Un ritorno quasi al passato quando l’Igiene raggruppava in sé tali insegnamenti, successivamente distaccatisi divenendo Istituti autonomi (Microbiologia nel 1924 e Parassitologia nel 1925), e ne sviluppava man mano l’evoluzione quale disciplina madre. Le esigenze che hanno motivato tale riunificazione rispondono ad istanze di integrazione delle conoscenze e delle pratiche sanitarie nell’ottica di una comunione d’intenti rivolta alla salvaguardia della salute umana ed alla tutela dell’ambiente. BIBLIOGRAFIA
1. PAZZINI A., La Storia della Facoltà Medica di Roma. Roma, Istituto di Storia della Medicina, 1961. 2. SPANO N., L’Università di Roma. Roma, Mediterranea, 1935. 3, DEL VECCHIO G. (a cura di), L’Università di Roma. Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1927. 4. MELINO C., DEL VECCHIO R., DRUDA L., In margine all’inaugurazione dell’Istituto d’Igiene Sperimentale di Roma nel 1885: il clima di Roma. Ann. Ig. 2003; 15:401-412. 5. PUNTONI V., Precursori ed artefici dell’antico Istituto d’Igiene di Roma al Viminale. Giornale di Medicina Militare 1947; 1:1-16. 6. FANTINI B., CORBELLINI G., La nascita dell’Igiene sperimentale e la fondazione dell’Istituto di Igiene dell’Università di Roma. Ann. Ig. 1994; 6:339-55. 7. FARA G.M., MELINO C., SIMONETTI D’ARCA A., MONTACUTELLI R., DEL VECCHIO R., Il Laboratorio d’epoca come Museo. Roma, Kappa, 2003. 8. MELINO C., DEL VECCHIO R., Corrado Tommasi Crudeli igienista. Ann. Ig. 2000; 12:441-56.

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PARTE III Le Cliniche .

LE SCUOLE DI MEDICINA INTERNA NEL POLICLINICO UMBERTO I DOMENICO ANDREANI 173 .

e quella di Giuseppe Giunchi. Peraltro i professori di seconda fascia. pur essendo molto qualificati per le doti di insegnamento e di ricerca. nel contesto di questi cambiamenti si è inserita la nascita di molte specializzazioni nell’ambito della medicina interna con il conseguente frazionamento degli Istituti. Vi sono stati anche ragguardevoli settori al di fuori 175 . quella di Cataldo Cassano. di Patologia Medica e di Malattie Infettive. anche le date degli spostamenti dei docenti talora sono apparse incerte. La scuola di Frugoni si è distinta principalmente per l’impronta immunologica ed allergologica. alla pari degli altri Istituti inclusi nell’Ospedale. quella di Cassano per il settore endocrino-metabolico. hanno subito profonde modificazioni di struttura e di funzione. e quella di Giunchi per il campo infettivologico. o associati. E’ giusto precisare che per mantenersi in termini ragionevoli di spazio e di contenuti mi sono limitato a citare i professori di prima fascia. o sono risultati indisponibili. Del resto molti dei professori che avrebbero potuto fornire notizie precise o sono scomparsi.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I Gli istituti di MEDICINA INTERNA Dall’inaugurazione del Policlinico Umberto I° gli Istituti di Clinica Medica. Tra l’altro. poi denominata col titolo originale “La Sapienza”. riscuotendo in tal modo stima e riconoscimenti in tutta Italia ed all’estero. quella di Luigi Condorelli. e cioè gli ordinari. Dando uno sguardo complessivo alla storia del Policlinico ed alle principali aree culturali che lo hanno qualificato. si può affermare che in linea di massima le grandi scuole che si sono succedute negli anni in medicina interna. e che hanno dato luogo a ricerche di eccellenza. ed i ricercatori. nonché cambiamenti di denominazione a seguito delle vicende in cui è stata coinvolta la Facoltà di Medicina in tutta Italia. ed anche i contributi bibliografici dei diversi docenti sono risultati spesso incompleti. appartenenti alla Università di Roma “Studium Urbis”. quella di Condorelli per la specificità cardiovascolare. tanto che non sempre si è riusciti a seguirle con precisione. tali da rendere difficile la loro collocazione e caratterizzazione. sono state la scuola di Cesare Frugoni. come pure a seguito dei necessari adattamenti alla crescente popolazione studentesca ed all’ampliamento degli orizzonti culturali e scientifici. Le modifiche che sono avvenute negli ultimi anni si sono succedute con grande rapidità. cosicché le indicazioni riferite in questo capitolo potranno non essere esaurienti. sono apparsi in numero esorbitante e indicati con titolarità complesse.

uno degli edifici più imponenti del Policlinico Umberto I. che allora insieme alla tubercolosi dominavano la patologia corrente. L’Istituto di CLINICA MEDICA La Clinica Medica della Università di Roma è stato. egli si occupò di vari aspetti delle malattie. Egli figura anche come fondatore dell’Accademia Medica e della Società Italiana di Medicina Interna. FRUGONI a lezione di Clinica Medica. ideatore ed artefice dell’Ospedale. che doveva essere. Il prof. A Guido Baccelli nella Direzione della Clinica e nell’insegna- Fig. egli merita di essere ricordato per l’impiego della terapia per via venosa della lue e della malaria. ed in effetti fu. come era consuetudine in quel tempo. Policlinico Umberto I 176 . C. più volte chiamato a dirigere importanti Ministeri nel governo dell’epoca. ad esempio quello ematologico. Guido Baccelli. Dopo l’inaugurazione dal 1906 ne fu primo Direttore proprio il prof. Dipinto ad olio. e perciò favorito nell’ideare e costruire l’Ospedale. un prototipo di quanto di più razionale e moderno fosse possibile1. Baccelli fu personaggio di grande rilievo scientifico e politico. Dal punto di vista medico. in particolare. 1 – Il Prof. ed è. Istituto di Terapia Medica e Medicina Termale. Per i suoi eccezionali meriti fu nominato dottore honoris causa nelle Università di Mosca e di Cristiania (Stoccolma).Domenico Andreani di quelli citati. ma non vi è dubbio che le linee ricordate siano state quelle preminenti.

Un quadro morboso di questa patologia è riconosciuto sul piano internazionale come “malat- Fig. Molti degli allievi sono andati ad occupare cattedre in Università italiane e straniere. e soprattutto all’asma bronchiale ed alle malattie allergiche. che divenne medico personale di molti illustri personaggi italiani e stranieri. Clinico Medico di Napoli e principale epigone della Scuola ematologica di Ferrata e Micheli. tra l’altro fu nominato dottore honoris causa nell’Università di Edimburgo e fu eletto Presidente della Commissione internazionale per il paludismo2. Anche Ascoli ebbe numerosi riconoscimenti. Alla morte di Ascoli nel 1935 fu chiamato a ricoprire la Cattedra di Clinica Medica il prof. 177 . che istituì la Scuola superiore di Malariologia. già molto famoso per le qualità di clinico. Fu medico personale anche del Re Fuad d’Egitto. A merito scientifico di Di Guglielmo vanno annoverati l’inquadramento delle malattie mieloproliferative ed il riconoscimento della patologia eritremica. ben presto divenuta in Europa un centro di riferimento per lo studio. L. Nel 1951 a Cesare Frugoni è subentrato Giovanni Di Guglielmo. la cura e la profilassi della malaria. Cesare Frugoni. che hanno apportato numerosi contributi in vari settori della medicina interna. alle cardiopatie. I suoi contributi in campo scientifico spaziarono dalla “miastenia gravis” alle diatesi emorragiche. Frugoni è stato Presidente dell’Accademia Medica e della Società Italiana di Medicina Interna3. Merito di Frugoni è stato di aver creato una scuola di clinici di rilievo. 2 – Il Prof.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I mento seguì nel 1917 il suo allievo Vittorio Ascoli. CONDORELLI con i suoi allievi di fronte alla Clinica Medica.

Nefrologia e Medicina nucleare. La sua attività scientifica si è concentrata con speciale predilezione sulla fisiopatologia e clinica della malattie del cuore e della circolazione. Condorelli si era perfezionato a Vienna negli Istituti di Sternberg e Wenckebach ed era stato al seguito a Roma di Zeri ed a Napoli di Zagari. Nel 1980 al prof. Turchetti. già Patologo Medico nella Università romana. succedeva nell’insegnamento della Clinica Medica il prof. Particolarmente interessanti sono stati gli studi sul circolo coronarico e l’individuazione delle zone miocardiche elettrocardiograficamente mute4. ospitava due cattedre di Patologia Medica e due di Semeiotica Medica. Condorelli ha lasciato un nutrito gruppo di allievi che hanno occupato cattedre di prestigio a Roma ed in altre sedi universitarie. Agli inizi degli anni 80 il notevole aumento della popolazione studentesca. Fisiopatologia respiratoria. della Società italiana di Cardiologia (per 25 anni). E’ stato proposto più volte per il premio Nobel. Fisiopatologia digestiva. che ha proseguito l’indirizzo cardiovascolare del maestro. Egli è stato Presidente della Accademia Medica Romana. Condorelli è stato fra i primi in Italia a praticare il cateterismo cardiaco. la necessità di adeguare l’insegnamento ai modelli della Comunità europea. proveniente da Palermo. l’agobiopsia epatica e quella polmonare. Nella ristrutturazione della Clinica Medica da Condorelli sono state costruite una bellissima aula e una moderna biblioteca ben attrezzata ed efficiente. Nel 1969 alla direzione della Clinica Medica giungeva. alle porfirie. Di suggestivo valore sono state la messa a punto della tecnica del pneumomediastino ed il riconoscimento della sindrome clinica dell’“accretio” pericardica5. Aldo Turchetti. allievo di Condorelli. Antonino Musca e Francesco Aguglia. A queste si aggiungevano molti insegnamenti specialistici: Allergologia. Fisiopatologia del ricambio. venuto a mancare prematuramente. alla epatite virale ed alle sue complicanze. Del pari importanti sono stati gli studi sulla regolazione pressoria del circolo polmonare e sull’azione farmacologica dell’acido nicotinico. Umberto 178 .Domenico Andreani tia di Di Guglielmo”. allargando i suoi interessi alla patologia renale. della Società Europea di Cardiologia e dell’International College of Angiology. Col trasferimento a Roma egli aveva con sé Francesco Balsano. gli Istituti monocattedra si trasformarono in policattedra: nell’anno accademico 83-84 l’Istituto di Clinica Medica. E’ stato insignito delle medaglie d’oro della Pubblica Istruzione e della Sanità. Dopo Di Guglielmo nel 1956 è stato chiamato a dirigere la Cattedra di Clinica Medica Luigi Condorelli. che era divenuto Clinica Medica I.

diveniva Direttore del Dipartimento di Scienza dell’invecchiamento. ma si era distinto per gli studi sulla fisiopatologia delle epatiti7 e sulla fisiopatologia del sistema vagale. nella direzione dell’Istituto. Di grande impegno da parte di Balsano è stata la promozione della nuova struttura edilizia adibita a laboratori di ricerca. Balsano era già noto per le ricerche compiute in vari campi della medicina interna. proveniente dalla scuola di Frugoni. inaugurata nel 1991. Vincenzo Corsi. ben noto al mondo accademico per le sue ricerche in campo immunologico ed allergologico. ancora mancanti nel Policlinico.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I Serafini. Francesco Aguglia ed Antonino Musca. nell’anno accademico 82-83. Successivamente. Vincenzo Marigliano. Giuseppe Guarini. 3 – Cupola e Androne della campi d’interesse del loro maestro Clinica Medica I 179 . egli riuniva in sé l’insegnamento della clinica medica e la direzione dell’omonimo Istituto. Egli è stato insignito della laurea ad honorem dell’Università di Reims. Corrado Cordova. Egli ha avuto il merito di ristrutturare l’Istituto di Clinica Medica. Nel corso di quegli anni sono divenuti titolari di insegnamenti di Clinica Medica. dove si è stabilita una schiera di valenti ricercatori. è stato Presidente della Società di Medicina Interna. ed oggi interdipartimentale. già Direttore della I Clinica Medica per alcuni anni. tutti provenienti dalla Scuola di Condorelli e dal gruppo di Turchetti. subentrava il prof. della Società Italiana di Allergologia e dell’International Association of Allergology. Mario Sangiorgi. con particolare riferimento all’autoimmunità organospecifica. Francesco Balsano. dandogli un aspetto moderno ed elegante. Contemporaneamente. Marcello Martelli. titolare di Gerontologia e Geriatria dal 1987. che veniva così disgiunta dall’insegnamento. i proff. Patologia Medica e Semeiotica Medica. e lo ha dotato di nuovi e preziosi apparecchi. e successivamente di Medicina Interna. quali la RM. Serafini aveva con sé Guido Valesini e Cesare Masala. ma. Andrea Sciacca. chiamata “torre di ricerca”. già titolare di una Patologia Medica. all’asma bronchiale ed alle allergie da farmaci6. il prof. Questi docenti hanno allargato i Fig. dando grande impulso alla Gerontologia8.

si è distinto in modo particolare contribuendo considerevolmente alla validazione internazionale della scuola condorelliana. Sotto la sua direzione veniva attivata 180 . Nel 1980 l’Istituto si è diviso. agli inizi degli anni 70 si costituiva la cattedra di Cardiologia. Messina si è qualificato sul piano nazionale ed internazionale per le ricerche di medicina termale. per molti anni egli è stato coordinatore dei progetti finalizzati del CNR. allievo del Frugoni e già cattedratico di Idrologia Medica dal 1938. all’epoca di Frugoni. di regimi dietetici e di fisiopatologia dell’apparato digerente. curandone in particolare gli aspetti terapeutici. Originariamente l’Istituto di Terapia Medica e Idrologia era unico. Giorgio Ricci e quella della Idrologia è andata al prof. Baldassarre Messina. L’istituto di Cardiologia – Dipartimento di Scienze Cardiorespiratorie Sempre nel contesto della Clinica Medica I. alle porfirinopatie. Il prof. Attualmente le due sezioni dell’istituto sono state nuovamente unite e comprese nel Dipartimento di Medicina Interna e Terapia Applicata. di cui divenne titolare il prof. alle alterazione embriologiche del cuore. l’Istituto di Terapia Medica e di Idrologia. però sostanzialmente si sono mantenuti nel filone della cardiologia. Messini è stato molto attivo nelle ricerche di idrologia e medicina termale. la direzione della Terapia Medica è andata al prof. tra l’altro dal suo gruppo venivano organizzati Congressi Internazionali di ecocardiografia. Mariano Messini. di cui è stato Direttore fino al suo pensionamento. G. alla elaborazione di modelli matematici applicati alla patologia circolatoria. ne era stato Direttore per lunghi anni dal 1942 il prof. giunti nel 2000 alla X edizione. svolgendo sofisticate ricerche che l’hanno messo in evidenza sul piano internazionale. Il prof. sul piano accademico e strutturale. Mario Sangiorgi. si è differenziato. Istituto di Terapia Medica e Idrologia Bisogna aggiungere che in una cospicua ala nell’edificio della originale Clinica Medica. Il prof. ha pubblicato pregevoli Trattati di Terapia Medica e di Idroclimatologia e fondato la Rivista di Clinica Terapeutica. alla nefropatie. Armando Dagianti. Il prof. che ha ricoperto la carica di Presidente della Società Europea di Medicina Interna (SEMI) e della Società Internazionale di Medicina Interna (ISIM). B. della Scuola di Condorelli. Ricci si è distinto per le ricerche sul ricambio lipidico e sulla sclerosi vascolare. Dagianti ha rapidamente dotato la Cattedra di apparecchiature di avanguardia.Domenico Andreani Condorelli ed hanno spaziato dalle ricerche sulle alterazioni istologiche del fegato.

Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I l’Unità di Terapia intensiva coronarica. negli ultimi tempi si è complicata per l’inserimento di diverse cattedre ed a motivo della pletora studentesca. con le modifiche dell’ordinamento didattico. di cui la parte medica era principalmente situata nell’antico Ospedale di S. unendosi alla Cattedra di Pneumologia ed includendo varie competenze specialistiche. Il Policlinico Umberto I. suo allievo. nel 1935 da Genova giunse a Roma Nicola Pende. che già nella “Sapienza” aveva avuto l’insegnamento della Clinica Medica propedeutica. A. Spirito in Sassia.Clinica Medica II . è divenuto Dipartimento di Scienze Cliniche. In realtà la denominazione iniziale era Laboratorio di Patologia Medica con una precisa impronta propedeutica alla Clinica Medica. Dal punto di vista storico ed aneddotico merita ricordare che 181 . Con l’uscita di scena di Zeri. in cui fu sostituito dal prof. segnatamente dalle strutture della vecchia “Sapienza”. certamente egli ha dato un impulso allo studio di questa disciplina in Italia9. altro allievo di Baccelli. L’istituto di Patologia Medica . Nei primi anni nello stesso edificio furono ospitate la Clinica Neuropatologica e la Clinica Pediatrica. Nel 2001 il Dipartimento si spostava all’VIII Padiglione. completato nella parte edilizia nel 1902. che nella vecchia “Sapienza” era stato docente di Semeiotica Medica. Qualche anno dopo l’Istituto di Cardiologia si trasformava in Dipartimento di Scienze cardiovascolari e respiratorie.Dipartimento di Scienze Cliniche L’Istituto di Patologia Medica era giunto in eredità dall’era precedente. Pende diresse l’Istituto fino al 1950 ad eccezione degli anni 1943-47. frutto di intuizioni ed impressioni personali. Alla morte di Rossoni nel 1919 subentrò nell’Istituto Agenore Zeri. Dagianti. Pende ha avuto un certo peso nella endocrinologia italiana per le sue originali concezioni costituzionalistiche e per la enunciazione di alcuni quadri morbosi. Peraltro la Semeiotica Medica aveva avuto una sistemazione a parte. Silvio De Candia. partecipe della scuola costituzionalistica di G. Il primo docente chiamato ad occupare l’Istituto di Patologia Medica fu Eugenio Rossoni. E’ bene dire subito che la sistemazione dell’Istituto. Viola. del tutto rinnovato e dedicato al prof. Nel giro di qualche anno la Clinica Neuropatologica e quella Pediatrica furono spostate altrove. era stato aperto ufficialmente nel 1904. dopo alcuni anni in cui è stato Istituto policattedra. per limiti di età. cosicché recentemente. ma la Patologia Medica aveva avuto la sua sistemazione nel 1906. allievo di Baccelli. che all’inizio era semplice e ben definita.

soprattutto nell’ambito della cardiologia. creando una scuola che si è espressa in molti validi docenti nella Facoltà romana ed altrove. e contemporaneamente nella Patologia Medica è subentrato il prof. Dipinto ad olio. Pende presenta a lezione una paziente basedowiana nell’anfiteatro dell’Istituto di Patologia Medica. Mendel. che allora era unica.Domenico Andreani Fig. Roma). che da lui prese nome. Nel 1956 per i limiti di età raggiunti dal prof. del pari va citato un grande quadro ad olio affisso alla parete dell’aula dell’Istituto (attualmente nell’Istituto di Genetica G. Condorelli è passato alla Clinica Medica. che intendeva esprimere i concetti dell’ideatore sulla costituzione individuale. Cataldo Cassano. Nel 1951 l’insegnamento e l’Istituto sono stati affidati a Luigi Condorelli. Di Guglielmo. 4 – Il Prof. ha ravvisato la necessità di differenziare le varie 182 . N. proveniente dalla Clinica Medica di Pisa. Mendel” al centro dell’androne di ingresso della Patologia Medica per molti anni ha fatto mostra di sé una piccola piramide. il quale ha conferito alla ricerca ed all’insegnamento un’impronta decisamente clinica. Istituto di Genetica Medica “G. proveniente da Catania. Da Pisa Cassano ha portato con sé molti giovani collaboratori che si sono affermati successivamente nella Facoltà. egli ha conferito un’impronta fisiopatologica alla ricerca ed all’insegnamento.

Giacomelli divenuti poi docenti nella Columbia University e nella Harvard University. Nel suo gruppo si sono messi in evidenza i proff. Scavo. D. Croce. Si sono trasferiti negli USA G. Andreani. M. Andres. L. è stato per molti anni Presidente della Società Italiana di Endocrinologia e membro dei Consigli Superiori della Pubblica Istruzione e della Sanità. Endocrinologia. branche della medicina interna valorizzando i nuovi apporti scientifici provenienti dai centri di eccellenza esteri. D. ha ricevuto la medaglia d’oro per i meriti della Sanità. tra gli allievi più giovani si è trasferito anche C. nefrologia. in specie nella gastroenterologia. del rene. Baschieri. Cassano con i suoi allievi in occasione del suo congedo dalla Clinica Medica II. Fiaschi. Andres e M. I. Sono state svolte indagini che hanno qualificato l’Istituto sul piano internazionale. Nefrologia e Medicina Nucleare a Roma ed in altre sedi. Fabbrini. del pancreas endocrino. del ricambio fosfocalcico. A. C. G. 5 – Il Prof. dell’apparato gastroenterico. Mazzuoli.F. G. in molti Congressi in Italia ed all’estero le ricerche della Scuola hanno ricevuto largo consenso11. Negri e M. endocrinologia e metabolismo. Gastroenterologia. Giacovazzo. Conti. che occuperanno cattedre di Medicina Interna. Cassano è stato medico di Presidenti della Repubblica e di Presidenti del Consiglio. Baschieri. che in America ha appro183 . un particolare interesse è stato rivolto alle malattie della tiroide10. Torsoli. C. Gli allievi si sono recati in questi centri e ne sono tornati per vitalizzare i settori della medicina in maggiore espansione culturale. M. Andreoli. A.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I Fig. E.

che era ormai desueto. ove si era conquistata una solida fama di fisiopatologo e clinico. con spaziosi e moderni laboratori. 184 .Domenico Andreani fondito le ricerche di immunologia e di genetica. Carlo Conti nel 1967 è diventato professore di Endocrinologia. Alessandro Beretta Anguissola. Tra le molte attività espletate in campo clinico ed accademico Beretta Anguissola è diventato Presidente del Consiglio Superiore di Sanità e si è fatto promotore di un ampio e moderno Trattato di Medicina Clinica12. sistemandosi in una parte dell’Istituto di Malariologia. il primo in Italia. U. giungendo a risultati di assoluta eccellenza e diventando studioso di riferimento negli USA e in Europa. ed ha occupato una parte dell’Istituto di Patologia medica. Il prof. Menzinger. Metabolismo e Medicina Interna nella “Sapienza” ed in altre Fig. in occasione della visita di colleghi Due bravi collaboratocinesi dell’Università di Shangai. Pozzilli. Domenico Andreani è diventato Professore di Endocrinologia e Medicina Costituzionale. egli ha proseguito l’indirizzo di ricerca in campo endocrinologico e soprattutto metabolico. Nel 1969 l’Istituto si è modificato in Clinica Medica II. G. fra i primi in Italia. Tamburrano e P. che ha rappresentato una novità nel Policlinico. Cassano è stato sostituito dal prof. Di Mario. 6 – Il Prof. Andreani con i suoi collaboratori Università romane. per poi passare alla Patologia Medica. con la consulenza dell’architetto Nervi è stata costruita una nuova ala con una ampia aula. G. F. un reparto di medicina nucleare. D. Nello stesso anno il prof. che per diversi anni è stata unica nell’Ospedale. che successivamente sono andati a coprire cattedre di Endocrinologia. lo hanno accompagnato i proff. Fallucca. specialmente sul terreno della circolazione distrettuale. Nel 1972 per i limiti di età il prof. proveniente da Torino. Beretta Anguissola ha sviluppato il settore cardiologico e ha costituito una Unità coronarica. Da Cassano l’Istituto di Patologia Medica è stato totalmente rinnovato. un reparto di microscopia elettronica.

Beretta Anguissola ha ceduto la direzione dell’Istituto al prof. della malattia di Crohn. Carlo De Martinis. divenuto ordinario di Gastroenterologia nel 1975. della fisiologia e della patologia del colon. Aldo Torsoli. Tamburrano il Manuale di Terapia delle malattie endocrine e metaboliche15. con limitato numero di studenti.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I ri. Gian Franco Delle Fave. Torsoli è stato Presidente della Società Italiana di Gastroenterologia e della United European Gastroenterology Foundation (UEGF). Domenico Scavo ha sviluppato con dedizione l’attività 185 . nell’Istituto di Patologia Medica si circondava di molti validi collaboratori fra cui Romano Carratù. Egli è stato Presidente della European Association for the study of diabetes (EASD) e Presidente della Società Italiana di Endocrinologia. col prof. Il prof. Il suo gruppo si è rivolto principalmente alla patogenesi immunitaria del diabete di tipo I. qualificandosi sul piano internazionale. Di Girolamo e D. alle complicanze croniche della malattia diabetica. Andreani. Nel 1983. Il prof Andreani ha diretto l’Istituto policattedra di Clinica Medica II dal 1983 al 1988. Nel 1986 il prof. Un ricordo speciale merita l’attività di Aldo Torsoli. con il prof. alle sindromi ipoglicemiche. in cui egli intendeva realizzare una moderna metodologia clinica16. specie della funzione dello sfintere di Oddi. Mario Giacovazzo è divenuto ordinario di Medicina Interna. Francesco Pallone. Il prof. si sono trasferiti negli USA ed in Canada ove hanno occupato ruoli di Endocrinologia e Metabolismo ad Atlanta (Georgia) e a London (Ontario). nell’insegnamento della Clinica Medica egli è stato sostituito dal prof. Paolo Paoluzi. Domenico Scavo. Enrico Corazziari. Nel periodo in cui il prof. Medicina Interna. Menzinger il Manuale di Diagnostica differenziale endocrinologica14 e con il prof. egli infatti nella Scuola di Cassano occupa un posto di rilievo. Andreani ha sviluppato una intensa attività trattatistica. Torsoli. Endocrinologia II e Nefrologia. perché per la prima volta nel mondo a Pisa aveva eseguito la biopsia renale con l’ausilio del retropneumoperitoneo. proveniente da Ancona e già suo allievo a Torino. Gian Franco Mazzuoli. per raggiunti limiti di età il prof. Cassano ha pubblicato il Trattato Italiano di Endocrinologia13. Mario Andreoli e Giulio Alberto Cinotti sono diventati ordinari di Gastroenterologia. Beretta Anguissola ha diretto l’Istituto i proff. aveva già acquisito notorietà nel 1952. Bellabarba. per poi dirigere la Clinica Medica VI. Successivamente si è occupato con grande impegno della didattica medica costituendo un Canale Parallelo Sperimentale. M. Renzo Caprilli. Con loro egli si è occupato della fisiopatologia delle vie biliari.

Umberto Di Mario e Renzo Caprilli. era accompagnato da Aldo Fabbrini.7 – Il Prof. Purtroppo. U. Nel 1988 la direzione dell’Istituto di Clinica Medica II è passata al prof. sul piano delle ricerche si è rivolto alla fisiopatologia e clinica delle malattie surrenaliche. Nel 1998 l’Istituto si è trasformato in Dipartimento di Scienze Cliniche ed è stato diretto fino al 2002 da Negri.Domenico Andreani Fig. clinica e didattica. gonadici e surrenalici. che aveva acquisito la struttura autonoma dell’Istituto di Malariologia. Di Mario con i collaboratori e specializzandi nello scalone centrale del Policlinico. già loro allievi e professori ordinari. I proff. che nel 1990 era diventato ordinario di Medicina Interna. rispettivamente nelle Università di Catanzaro e de L’Aquila.Clinica Medica V Il prof. Aldo Isidori. Carlo Conti. da cui sono derivate le ricerche più settoriali in 186 . Marcello Negri. Gaetano Frajese. Vincenzo Toscano e Andrea Lenzi. U. Torsoli e nel 1991 al prof. Andreani e Torsoli sono usciti dai ruoli e sono stati sostituiti dai proff. quando era direttore del Dipartimento. A. Dalla denominazione di Patologia Medica si era passati a quella di Clinica Medica V per giungere nel 1995 a quella di Dipartimento di Fisiopatologia Medica. Franco Dondero. Conti ed i collaboratori hanno coltivato intensamente il campo degli ipogonadismi maschili. Francesco Sciarra. con Pietro Cugini ha collaborato a ricerche di cronobiologia. Di Mario è venuto a mancare. e quello degli ormoni steroidei. L’istituto di Patologia Medica . Gianni Spera. nel 2004 il prof.

ha pubblicato un notevole Trattato di malattie della tiroide19. M. Il prof. allievo di 187 . ha compiuto approfonditi studi sulla gonade maschile. Sotto la direzione di Fabbrini nel 1995 l’Istituto si è trasformato in Dipartimento di Fisiopatologia Medica. Isidori. della seminologia.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I campo andrologico ed in campo della sterilità maschile. Il prof. nel 2001 ne è diventato Direttore il prof. Giuseppe Giunchi.Clinica medica III . D’Armiento ed A. che ha istituito con il CNR un efficiente Centro per le malattie della tiroide. Cassano.Dipartimento di Medicina Clinica Nel 1968 fu chiamato dalla Facoltà Medica di Roma a ricoprire il ruolo di Malattie Infettive il prof. già allievo di C. Aldo Isidori dal 1980 ha occupato il ruolo di ordinario di Andrologia (la prima cattedra in Italia). L’Istituto di Malattie Infettive . Conti nell’insegnamento di clinica e nella direzione dell’Istituto policattedra. Monaco. Mario Andreoli. ha pubblicato un Trattato sui fondamenti di Medicina Interna20. Il prof. È stato per lunghi anni Presidente della Commissione Etica della Facoltà. Massimino D’Armiento è succeduto al prof. proveniente da Sassari. ha sviluppato un’intensa attività andrologica specie nel settore della fertilità maschile. ha curato in particolare il settore degli ormoni steroidei e della patologia surrenalica. A. in cui con un gruppo di collaboratori. anch’egli con il ruolo di Endocrinologia. proveniente da L’Aquila. Nel contesto delle linee di ricerca in questi settori sono stati organizzati molti convegni internazionali e sono state pubblicate monografie e resoconti di valido ed interessante contenuto. Conti e Isidori hanno pubblicato un mirabile Trattato di Andrologia17. Conti hanno proseguito in sostanza l’indirizzo della patologia legata agli ormoni steroidei. Gli interessi culturali e le ricerche di tutti i collaboratori del prof. ove era divenuto Clinico Medico e Preside della Facoltà. ha costituito un punto di riferimento nazionale18. Ha avuto con sé i collaboratori F. nel 1986 è succeduto al suo maestro prof. Aldo Fabbrini. Pontecorvi che sono andati a ricoprire ruoli di ordinari nella Facoltà di Roma ed in altre sedi. egli si è occupato della patologia nodulare della ghiandola. Il prof. Nello stesso Istituto è stato accolto il prof. Andreoli dopo la sua quiescenza accademica. ma si è occupato più ampiamente di argomenti di Medicina Interna. è stato responsabile del Gruppo di Studio internazionale sugli ormoni steroidei. Francesco Sciarra nel 1990 è diventato ordinario di Endocrinologia.

Sergio Amadori e Giuliana Alimena ed un folto gruppo di capaci collabo188 . Giunchi è stato un esimio clinico. Egli ha compiuto importanti indagini in campo infettivologico ed in medicina generale. che ha un posto di rilievo nella letteratura medica e nella didattica21. E’ stato coautore del Trattato di Malattie infettive con Giunchi. De Rosa. anch’egli della Scuola di Frugoni. Lorenzo Bonomo. F. ha pubblicato un Trattato di Malattie infettive. Martino. Quando è uscito dai ruoli è stato sostituito dal prof. L’Istituto di Semeiotica Medica e Patologia Medica .Istituto di Ematologia Nel 1958 giungeva dalla Clinica Medica di Parma il prof. il prof. che era titolare di Gastroenterologia dal 1980. Serra. Giunchi ha ristrutturato e rimodernato la Clinica Medica III. ha pubblicato un importante Trattato di Patologia Medica23. Delia. P. proveniente da Ferrara. S. Gli allievi di Giunchi hanno proseguito con grande successo le premesse scientifiche e didattiche del loro maestro. Aiuti. Ha lavorato scientificamente sugli antibiotici. P. che hanno occupato ed occupano ruoli di prestigio nella Facoltà. F. Bufano si è distinto in special modo Franco Mandelli. Franco Sorice. già titolare di Malattie Infettive a Sassari dal 1959 e successivamente a Perugia. Michele Bufano a ricoprire il ruolo di Semeiotica Medica per poi passare alla Patologia Medica. Vullo. RossiFanelli. allievo di Pende. per poi passare nel 1979 a quella di Malattie Infettive. Bonomo è stato Direttore fino al 1992. F. ed un apprezzatissimo docente. nel 1979 divenuto ordinario di Ematologia. Degli allievi del prof. G. A dirigere la Clinica Medica III fino al 1995 subentrava nel 1993 il prof. Panichi. si è distinto per l’apporto di clinica e di ricerca dato alle conoscenze delle malattie metaboliche.Domenico Andreani Frugoni. con lui erano Pierfrancesco Ottaviani. dotandola di moderni laboratori ed ha raccolto intorno a sé molti validi allievi. V. che aveva con sé Giuseppe Papa. sulle infezioni stafilococciche e sulla idatidosi22. nel 1985. Livio Capocaccia. proveniente da Bari. Un allievo di Giunchi. Nel 1972 Giunchi passava alla Clinica Medica III e vi rimaneva fino alla quiescenza accademica. Tullio Chiarioni e Franco Mandelli. si è qualificato per gli studi sull’immunità e sulle allergopatie. chiamato fra l’altro a curare S. nel 1973 è stato chiamato alla cattedra di Malattie Tropicali ed Infettive.S. Giovanni Paolo II. Tra gli allievi di Giunchi e di Sorice vanno segnalati i proff. Sorice nel 1993 assumeva la Direzione dell’Istituto e poi del Dipartimento di Malattie infettive e Tropicali fino al 1995. Bufano.

VV. Cesare Frugoni.. L. 189 . Pozzi. 7. Trattato di Diagnostica funzionale endocrinologica. 10. 15. Roma. BERETTA-ANGUISSOLA A. 3.1976. Roma. Il Policlinico. USES. ISIDORI A. MARIGLIANO V. 13.... Commemorazione di Guido Baccelli. (1):35. 23:221-222 e 350-353. particolare campo di studio è stato quello delle malattie emorragiche. e coll. AA. Sezione pratica 1931:1163-1168. 1981. notevole per modernità di organizzazione ed efficienza. Piccin. 1965. CONDORELLI L. SERAFINI U. CASSANO C. Press.. Roma.. SCIMONE V. ANDREANI D. Mandelli è stato autore di una vasta e qualificata produzione scientifica. Sezione pratica 1916. 1995. E. New York. Ed. L. e coll. FRUGONI C. Pozzi. Padova. 2. Firenze.Diagnostica e Terapia. I contributi di Nicola Pende all’endocrinologia ed alla scienza della costituzione. 16.. divenuto struttura di riferimento in campo nazionale ed internazionale. dei linfomi e delle leucemie. L’Istituto è attualmente inserito nel Dipartimento di Biotecnologie cellulari ed Ematologia. Delfino Editore. Fisiopatologia clinica del Mediastino. Int. Argomenti di metodologia clinica... Cesi. 1965.. Vallardi. BALSANO F. La tiroide. Medicina Clinica . Sezione pratica 1931:645-646. e coll. 12.. Invecchiamento e longevità.. Press. DE CANDIA S. ANDREANI D. e coll. CONTI C. U. Immunologia clinica ed allergologia.. Le epatiti croniche. ANDREOLI M. Roma. MENZINGER G. Acta medica italica 1938. Il Policlinico. TORSOLI A.. 1984.. BASCHIERI L.Univ.. questo Istituto è stato corredato di un Centro Trapianti di midollo di avanguardia. Trattato di Andrologia. 1947. Milano.. INAM. S. Roma. Torino. 8. ISIDORI A.. CASSANO C. 11. connesso con il Policlinico. Roma. che lo hanno reso noto e stimato nel mondo scientifico medico24.. 17. 1980. 1992. Roma.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I ratori. 1977. Il Policlinico.. CASSANO C. Vittorio Ascoli. Current Topics in Thyroid Research. 18. Ed. 1964. La sterilità maschile. 1984.. CONDORELLI L. 5.. Piccin. Manuale di Terapia delle malattie endocrine e metaboliche.. ANDREANI D.. Mandelli ha creato un Istituto.. Medico-Scientifiche. Roma. L. 14. 4. Acad. Fisiopatologia clinica della stenocardia.. Trattato Italiano di Endocrinologia. Padova. Pozzi. 1980. TAMBURRANO G. BIBLIOGRAFIA 1. 9. 6. 2000.

.. ANDREOLI M. 1960. Results of the Italian multicenter Group GIMEMA with ATRA and AIDA protocols. 2000. Il Pensiero Scientifico. 2000. SORICE F.. Torino. LEUKEMIA (2003. Milano. e coll. FABBRINI A. Fondamenti di Medicina Interna. 17:859). BUFANO M. SORICE F. Treatment of elderly patients with acute promyelocytic leukemia. 22. Roma. Trattato di Patologia Speciale Medica e Terapia. ORTONA L. GIUNCHI G. 1994. UTET. Vallardi. 24. Roma. Milano. Manuale Medico di Endocrinologia e Metabolismo. 23.Domenico Andreani 19. Vallardi.. 1973.. 190 . 20.. Malattie Infettive.. 21. Malattie Infettive. MANDELLI F.. Il Pensiero Scientifico.

LA CLINICA CHIRURGICA: LA STORIA E LA SCUOLA VINCENZO ZIPARO 191 .

S. Spirito. il quale può essere considerato il primo professore di clinica chirurgica della nostra UniverFig. Giacomo in Augusta.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola I primi Maestri della disciplina La chirurgia. Giacomo ed è nominato docente di Anatomia pratica. Gallicano e S. e infine di Clinica Chirurgica. dove ha raggiunto una grande fama professionale ed una eccezionale popolarità. unita a quella d’anatomia. Gli succede (1830-1834) Antonio Trasmondi chirurgo dell’ospedale di S. diviene disciplina autonoma insegnata da Giuseppe Sisco. Nel 1815. testimoniata anche dal sonetto che il suo amico Giuseppe Belli gli dedica alla notizia della sua morte2. affidata ad Alfonso Ferri. assume una dignità accademica soltanto nel 1539 con l’istituzione nello Studium Urbis di una Cattedra di chirurgia. 1 – Giuseppe Sisco sità1. nato a Bastia in Corsica nel 1748. Inizialmente i locali a disposizione sono modesti. Pio VII istituisce la cattedra di Clinica Chirurgica con un reparto di 7 letti per gli uomini e 6 per le donne presso l’ospedale S. La sua tomba e la relativa lapide si trovano nella navata di destra della Chiesa di San Luigi dei Francesi. sia pure solo sotto forma di esercitazioni. Maria della Consolazione. di Medicina operatoria. compresa la parte inenerente la Medicina legale. la direzione è affidata a Giuseppe Sisco (181530). divenuto famoso per un trattato sulle ferite da arma da fuoco e per l’invenzione di un particolare strumento: l’alfonsino o tirapalle usato per afferrare ed estrarre i proiettili dalle ferite. 193 . esercitata in Roma fin dall’antichità da cerusici e barbieri con una semplice licenza. compie tutti i suoi studi a Roma dove esercita come chirurgo negli ospedali S. Nel 1781 la chirurgia. noto chirurgo dell’epoca. Sisco.

cortellate… Annàvio da Stramonni. per due anni dirige la cattedra di Roma per poi tornare.Vincenzo Ziparo La morte de Stramonni È morto er gran cerusico Stramonni: E lo Spedàr de la Consolazzione Nun ze po’ consolà da la passione Che je cià ffatto già pperde li sonni. già dal 1879 professore di Patologia Chirurgica. nel 1872. In seguito ricoprono la Cattedra di chirurgia Bartolomeo Titocci (1835-1850). all’Università di Firenze. La sua formazione professionale è arricchita anche dell’esperienza acquisita durante il periodo trascorso alla scuola di Parigi con August Nelaton ed ottiene grande fama chirurgica nella Roma capitale del Regno d’Italia. città nella quale muore nel 1907. nato a Roma nel 1823. ricopre la cattedra dal 1872 al 1885. E’ il primo Presidente della neocostituita Società Italiana di Chirurgia. Corradi nasce a Bevagna (PG) nel 1830 e compie i suoi studi a Pisa e a Firenze. sassate. roggne. da giovanissimo è garibaldino. da famiglia di sentimenti antiborbonici. Tiggne. a Londra da Joseph 194 . si laurea a Napoli e completa la propria formazione scientifica e chirurgica a Vienna presso il grande Theodor Billroth. La personalità di Durante è assai incisiva per lo sviluppo della chirurgia accademica romana. Alla sua morte prematura (1885) gli succede il suo allievo Francesco Durante. a Berlino nel laboratorio d’anatomia patologica di Rudolph Virchow. Costanzo Mazzoni. Giuseppe Costantini (1851-1870) e Giuseppe Corradi (1870-72) che è il primo clinico chirurgo del Regno d’Italia. Che si ar monno vieniveno du’ monni. 21 aprile 1834. Guariva a ttutt’e dua la scolazzione. Oh quello era davero un omminone De studi profonnissimi e pprofonni!. Nun ze trovava a Roma antro cerusico Che conoscessi mejo la maggnèra De crastà un galantomo e ffàllo musico. Nato in Sicilia a Letojanni (ME) nel 1845. e bona sera: V’ereno in quattro zompi arimediate.

La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola Fig. è il Fondatore e primo Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma e dell’Opera Nazionale Invalidi di Guerra. elaborata nel 1874. 195 . 2 – Francesco Durante Fig. Nel 1885 asporta con successo un meningioma. del felice connubio che in Lui era dell’arte e della scienza4. Senatore del Regno dal 1882. Rientrato in Italia nel 1872 diviene aiuto di Costanzo Mazzoni. … Ma. come nel campo della scienza Egli ebbe la priorità nell’idea della patogenesi dei tumori e in quello chirurgico dell’operabilità dei tumori cerebrali e delle suture vasali. passa a dirigere la Clinica Chirurgica nel 1885. Durante è un insigne operatore in tutti i campi della chirurgia del suo tempo. Nel 1873 gli viene affidato l’incarico di Patologia Chirurgica e nel 1879 è nominato Professore ordinario della stessa disciplina. Socio Fondatore e Presidente della Società Italiana di Chirurgia. L’ardita operazione in quei tempi in cui nessuno aveva ancora osato aprire il cranio e agire chirurgicamente su un neoplasma del cervello è una dimostrazione della completezza della sua preparazione e della sua dottrina tecnica e fisiopatologica. così nel campo scientifico-tecnico dell’antisepsi e dell’asepsi3. geniale ricercatore e: … scienziato versato in tutte le materie fondamentali. descrivendo una tecnica personale di craniotomia con lembo a sezione osteotangenziale discontinua. La sua interessante teoria. sulla genesi embrionaria di alcuni tumori suscita ampia risonanza nel mondo scientifico internazionale. 3 – Francesco Durante ed il suo Trattato Lister e a Parigi nel laboratorio di Louis Antoine Ranvier.

In 196 . In esso trovano posto più ampi reparti di degenza. sale operatorie più moderne e laboratori per la ricerca. che si configura come un vero Istituto Clinico Universitario. grande maestro di medicina e Ministro della Pubblica Istruzione e Francesco Durante. alla Clinica Chirurgica viene assegnato un edificio in via Garibaldi. anche grazie al prestigio di Durante. fonda e dirige la sezione chirurgica della Rivista Il Policlinico. i laboratori. architettonicamente simile a quello della Clinica Medica. la dotazione totale è di 70 posti letto. la sala operatoria. Autore di un trattato di Patologia e Clinica Chirurgica (1895) sul quale si sono istruite molte generazioni di medici. si sviluppa su 3000 mq e tre piani oltre l’interrato. i vari servizi e una grande biblioteca chirurgica. Nel 1888. La Clinica Chirurgica si trasferisce nella nuova sede nel 1904. Sotto il loro impulso si realizza la progettazione e la costruzione del nuovo grande Policlinico Universitario Umberto I (1888). Alla sua Scuola Romana si formano numerosissimi chirurghi di cui ben 16 sono divenuti Cattedratici in vari Atenei italiani. Guido Farina. le corsie per gli uomini e per le donne. gli ambulatori. utilizza infatti l’acqua eccedente della sovrastante Fontana dell’Acqua Paola (il “Fontanone del Giancolo”). esegue un intervento strabiliante per quei tempi: sutura con successo una ferita da coltello penetrante il ventricolo sinistro. uno degli allievi di Durante. La costruzione dell’istituto L’edificio. Al piano terreno sono situati la portineria. è realizzata la famosa pinza di Durante. la direzione con le segreterie e le stanze per gli assistenti. nel sotterraneo dell’edificio trova sede un’officina per la costruzione di strumenti chirurgici gestita dalla Ditta Invernizzi e.Vincenzo Ziparo I suoi numerosi interventi per asportazione di tumori cerebrali contribuiscono significativamente allo sviluppo della neurofisiologia e della neurochirurgia. proprio in tale fabbrica. La clinica viene dotata di un proprio generatore d’energia idroelettrica. Al terzo piano vi sono le stanze per i pensionanti. Sul finire dell’Ottocento le Cattedre di Clinica Medica e di Clinica Chirurgica della Sapienza sono dirette da due personalità di grande rilievo accademico e civile: Guido Baccelli. le stanze d’isolamento e le corsie per i malati infetti. La struttura rappresenta quanto di più moderno ed efficiente si possa prevedere in quel periodo. In questa Clinica. Al primo piano una grande aula di 500 posti.

nato a Civitavecchia nel 1867. Tra i mumerosi suoi allievi ricordiamo Pietro Valdoni. Alessandri durante un intervento 197 . Diviene Presidente della Società Italiana d’Ortopedia. Durante. la didattica. 5 – Dipinto di Roberto Fantuzzi che ritrae R. della Società Fig. è conservato presso la Clinica Chirurgica. Giacomo e nei nuovi padiglioni Ospedalieri del Policlinico. lascia la Direzione al suo allievo Roberto Alessandri. è anche primario chirurgo al S. I Maestri. la ricerca Nel 1919. Paride Stefanini e Ulrico Bracci. per la sua operosità riceve una medaglia d’argento ed una croce di guerra al valor militare. 4 – Roberto Alessandri Italiana di Chirurgia (1920-1939) e dell’Accademia Medica di Roma (1924-1928). Un bel dipinto ad olio.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola essa Francesco Durante esercita il suo alto magistero realizzando la più importante Scuola Chirurgica Italiana del primo Novecento5. si laurea presso l’Università di Roma dove diviene Professore incaricato d’Ortopedia (1900) e di Patologia Chirurgica (1902). per raggiunti limiti di età. Alessandri. Fig. Rilevanti sono stati i suoi studi sulla chirurgia urologica. Lascia l’insegnamento nel 1938 ed è nominato Senatore del Regno nel 1939. eseguito da Roberto Fantuzzi e che rappresenta Alessandri e la sua Scuola durante una dimostrazione chirurgica. Partecipa alla I guerra mondiale come direttore dell’ambulanza chirurgica d’armata di Gorizia.

Nel 1925 gli viene affidato l’incarico di Patologia Chirurgica nell’Università di Bari. dà un alto contributo nella chirurgia gastrica e toraco-polmonare. Si ricorda anzi che. Clinico chirurgo all’Ospedale S. Paolucci. di famiglia abruzzese. nel suo Abruzzo. Ettore Ruggeri. 7 – Pietro Valdoni Deputato e poi Vice-Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. A soli 30 anni diviene Fig. nato a Roma nel 1892 e laureatosi a Napoli nel 1916. 6 – Raffaele Paolucci con alcuni allievi Fig. Orsola di Bologna. durante il periodo delle persecuzioni razziali. nave ammiraglia della marina imperiale Asburgica. appena fondata. dove crea un’importante scuola chirurgica.Vincenzo Ziparo Nel 1938 la Facoltà chiama a dirigere la Clinica Chirurgica Raffaele Paolucci di Valmaggiore. ma presto reintegrato per i suoi meriti professionali. decorato con la Medaglia d’oro al Valor Militare ed insignito del titolo di Conte di Valmaggiore. Paolucci. Nel 1929 è nominato professore ordinario a Parma e nel 1932 viene chiamato come Clinico chirurgo dall’Ateneo di Bologna6. dotato di brillante capacità oratoria e di grande abilità chirurgica. 198 . In questo periodo esercita la sua attività di chirurgo come consulente presso l’Ospedale di Lanciano. Dal 1940 al ‘46 è Presidente della Società Italiana di Chirurgia. diviene Clinico chirurgo a Napoli. Per questo atto eroico viene promosso Capitano medico per merito di guerra. assieme al Maggiore Raffaele Rossetti. partecipa alla I guerra mondiale compiendo. Il suo allievo più illustre. l’incredibile ed eroica impresa di affondare nel porto di Pola la corazzata Viribus Unitis. Dopo la guerra è sospeso dalla Cattedra per i suoi legami con il regime fascista.

Si reca spesso all’estero ed invia i suoi allievi ad apprendere in centri d’avanguardia le nuove tecniche di chirurgia toracica e cardiovascolare. egli riesce a dare protezione a professori ebrei. ricopre lo stesso ruolo presso il Policlinico Gemelli. esegue. all’uscita dal Parlamento. si vanno delineando in Gran Bretagna e Stati Uniti. poi a Modena e a Firenze. Nel 1948 viene eletto Senatore per il Partito Monarchico. si forma alla scuola chirurgica romana.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola forte del proprio prestigio di eroe di guerra. La tensione politica è elevata e si temono disordini popolari. aiuto di Alessandri. Muore improvvisamente nel 1958. Rientra a Roma nel 1945 come Professore di Patologia Chirurgica. 199 . La Facoltà chiama a succedergli Pietro Valdoni. Nel 1948. L’attenzione della stampa italiana ed internazionale è tutta puntata sull’esito dell’intervento: Togliatti guarisce prontamente e la figura di Valdoni assume un’eccezionale notorietà anche al di fuori del mondo accademico e medico. In seguito numerosi sono i suoi pazienti illustri. Valdoni intuisce chiaramente i nuovi orizzonti che. d’anestesiologia e rianimazione. dopo le grandi esperienze acquisite nel corso della seconda guerra mondiale. nato a Trieste ancora asburgica nel 1900. che esegue prontamente una toracotomia con estrazione del proiettile e sutura del polmone. per la prima volta al mondo. Segretario Generale del Partito Comunista Italiano subisce. creando ed affidando alla sua direzione la cattedra e la scuola di specializzazione in questa disciplina. Un altro suo allievo. tra cui i due Pontefici Paolo VI e Giovanni XXIII. grande innovatore ed organizzatore. figura umana dotata di notevole carisma. in un clima politico teso. Pietro Valdoni. verso l’anestesiologia e la rianimazione. Valdoni è chirurgo d’eccezionale abilità ed eleganza tecnica. I medici vicini al politico gravemente ferito decidono di condurre il paziente al Policlinico e di affidarlo alle cure del Prof. Piero Mazzoni. Togliatti. riesce presto ad attrarre alla sua scuola i più brillanti giovani allievi da tutta Italia. Ad assisterlo nel corso del difficile intervento è il più giovane Paride Stefanini. Nel 1935. un attentato e viene colpito da un proiettile al polmone. Nel 1938 diviene ordinario a Cagliari. Valdoni. Avvia uno dei suoi più brillanti allievi. ordinario di Patologia Chirurgica nello stesso Ateneo. un eccezionale intervento di embolectomia dell’arteria polmonare con guarigione del paziente. Corrado Manni.

La nuova clinica comprende 4 piani di degenza per un totale di 200 letti. assolutamente inadeguato per il livello di chirurgia praticata da Valdoni e per il gran numero di pazienti che da tutta Italia e anche dall’estero. Contemporaneamente si procede a rimodernare e ristrutturare anche il vecchio edificio dotandolo di 3 sale operatorie -di cui una 200 . ottiene dal Ministero dei Lavori Pubblici un finanziamento speciale per la costruzione della nuova clinica chirurgica che viene rapidamente edificata nello spazio retrostante ll vecchio edificio. Nell’Istituto viene creato un servizio di medicina nucleare. anche per il suo prestigio personale. un piano operatorio con 4 sale operatorie con un osservatorio nel piano soprastante. ricorrevano alle sue cure7. Valdoni ben comprende il ruolo che le moderne tecnologie diagnostiche vanno assumendo in queFig. dotata di servizi di sterilizzazione. rappresenta un vero modello di funzionalità ed un vero e proprio ospedale nell’ospedale. sul lato di via Baglivi. un servizio d’istopatologia. All’ultimo piano due nuove piccole aule e la casa delle suore8. ciascuna sala costituisce un’unità organica a sé stante. E’ qui che vengono eseguite le prime aortografie e splenoportografie del Policlinico.Vincenzo Ziparo Il vecchio Istituto di Clinica Chirurgica era rimasto più o meno nelle condizioni nelle quali l’aveva creato Durante. all’inizio degli anni ‘60. la nuova clinica entra in funzione. 8 – Il “nuovo” edificio di I Clinica Chirugica gli anni e realizza all’interno della sua clinica una moderna radiologia con tre sezioni diagnostiche di cui una angiografica. eseguì la prima colonscopia). narcosi e preparazione dei medici. Luciano Provenzale. Quando. uno d’endoscopia (uno dei suoi allievi. La costruzione del nuovo edificio Valdoni.

a “La Sapienza” come primo professore di cardiochirurgia. E’ autore di un manuale di chirurgia su cui si sono formati i medici di almeno due decenni. della cardiochirurgia in Italia. Alla sua scuola si sono formati centinaia di chirurghi. Ernesto Natalini. Al piano sovrastante una corsia di chirurgia generale denominata “Perfezionandi”. toracica e vascolare. altro testo esemplare per chiarezza ed essenzialità. Valdoni eccelle in ogni campo della chirurgia ed è il promotore. La scuola Tra i suoi molti allievi che hanno raggiunto la cattedra vanno ricordati: Piero Tonelli clinico chirurgo a Firenze. Paolo Biocca inizialmente a Cagliari. due sale operatorie completamente attrezzate con proprio impianto di sterilizzazione.e di un moderno laboratorio di emodinamica e diagnostica cardiovascolare diretto da Attilio Reale. prima a Cagliari e Catania ed. Gianfranco Fegiz. i quali poi sono rimasti come cattedratici in quella Università al suo ritorno a Roma. oncologica. Luciano Provenzale. Viene sopraelevato un piano e creato un reparto di chirurgia sperimentale con stabulari e box di degenza postoperatoria per animali di piccola e media taglia. Le degenze della cardiochirurgia sono collocate al piano sovrastante. lascia 201 . Antonio Lanzara clinico chirurgo a Napoli. divenuto poi una vera autorità in questo campo. insieme ad Achille Mario Dogliotti di Torino. infine. con Marino Cagetti e Gianni Daniele. Aldo Leggeri e Gianfederico Monti a Trieste. Enzo De Cesare a Roma. digestiva. poi a Catania. Nell’ala di sinistra del vecchio edificio viene creato il centro di rianimazione con un Servizio di cardiostimolazione e la prima camera iperbarica affidati a Pietro Mazzoni.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola per la cardiochirurgia. Sandro Tagliacozzo a Cagliari. Pone su solide basi tecniche e fisiopatologiche la chirurgia epatobiliopancreatica. prima di rientrare a Roma come suo successore alla clinica chirurgica. Benedetto Marino a Catania e poi a Roma in cardiochirurgia. Aldo De Maria a Catania. allievo di Valdoni e successivamente Ordinario di cardiologia nell’Università “La Sapienza”. è l’Atlante di Tecniche Operatorie pubblicato con Virno e Fornasari alla fine della sua carriera. Nel 1970 il Professor Valdoni. Silvano Becelli. Valdoni cura molto la documentazione iconografica con la realizzazione di un laboratorio fotografico e cinematografico nel quale sono realizzati i primi film scientifici ed un laboratorio di disegno chirurgico affidato all’architetto Vittorio Fornasari. al compimento del 70° anno.

Giampaolo Piat). Paolo Biocca. Benedetto Marino e una Cattedra di Cardiologia diretta dal Prof. il quale svilupperà particolarmente la chirurgia toraco-polmonare ed oncologica. Pietro Mazzoni. Enzo De Cesare). tutti diretti dai suoi allievi: . 9 – Paolo Biocca d’Urgenza e Pronto Soccorso. Daddi a Perugia. nel quale sarà ospitata dal 1980 la Cattedra di VII Semeiotica Chirurgica del Prof. Luciano Provenzale. Questo Istituto ospiterà dal 1979 una II Cattedra diretta dal Prof. .Vincenzo Ziparo la cattedra per continuare la sua attività chirurgica nella professione privata.Istituto di Chirurgia del Cuore e dei Grossi Vasi diretto dal Prof.D. Attilio Reale. Chirurgia pediatrica (Prof. clinico chirurgo a Cagliari. Felice Virno ha sviluppato un efficiente centro di prevenzione e cura dei tumori della mammella. .Istituto Policattedra di prima Clinica Chirurgica che occupa tutto il nuovo edificio A e parte del vecchio edificio B ed ospita nel suo interno le cattedre e i relativi reparti di: 1° Clinica Chirurgica (Prof. Mario Flammia e 202 . G. Anacleto Cirenei. Renato Ricceri). Ernesto Natalini. Chirurgia sperimentale e poi I Patologia Chirurgica (Prof. Nel 1970 la grande Clinica Chirurgica creata da Valdoni che assommava a circa 400 posti letto.Istituto d’Anestesia e Rianimazione diretto dal Prof. Dal 1970 al 1985 l’Istituto di I Clinica Chirurgica viene diretto dal Prof. dà vita a diversi Istituti autonomi. I Semeiotica Chirurgica e poi IV Patologia Chirurgica (Prof. Silvano Becelli. diretto dal Prof. Sergio Stipa. Pinna. Inoltre presso il III Padiglione ha sede la II cattedra di Chirurgia d’Urgenza diretta dal Prof. Allievi di Biocca sono stati i Professori: C. poi IV Clinica Chirurgica: diretto dal Prof. Muore nel 1976. prima a Cagliari e poi a Roma. dove il Prof.Istituto di II Patologia Chirurgica.Istituto di Clinica Chirurgica Fig. Nel vecchio edificio rimane il reparto d’Anatomia Chirurgica (Prof. Paolo Biocca). . Giampaolo Piat. Vincenzo Stipa. Sergio Stipa). Gianfranco Fegiz ed attualmente Dipartimento Durante. . All’Istituto viene assegnata una parte del Palazzo Baleani in Corso Vittorio Emanuele. G. Carbone a Catania.

Nel 1986 il Prof. G. Fegiz subentra nella Cattedra di I Clinica Chirurgica ed il Prof.2000). rilevanti sono i suoi contributi nella chirurgia dell’idatidosi epatica e nella chirurgia oncologica del cancro del retto. Sandro Tagliacozzo è chiamato da Cagliari a ricoprire la cattedra di Patologia Chirurgica già diretta da Sergio Stipa. G. Sergio Stipa in quella di V Clinica Chirurgica facendo acquisire all’Istituto anche il I Padiglione di Chirurgia. dove in breve tempo ristruttura l’Istituto di Patologia Chirurgica. Nel 1999 l’Istituto si trasforma in Dipartimento di Chirurgia Pietro Valdoni e viene eletto direttore il Professor Sergio Stipa. Valdoni e Biocca. Nel 1984 al pensionamento del Prof.1926 . diviene ordinario a Roma nel 1967. Rientrato a Roma in Semeiotica Chirurgica. ha fornito grandi contributi nel campo della chirurgia colorettale ed epatobiliare. Lascia a Cagliari il suo allievo Prof. che successivamente diventerà ordinario di chirurgia presso quella Università. Nel 1988 viene eletto Direttore dell’Istituto il Prof. chirurgo di grande eleganza tecnica e di profonda cultura scientifica. Antonino Cavallaro e il Prof. Chirurgo di grande livello tecnico. Lascia a Cagliari. Cagetti. Casula. Licinio Angelini e Antonio Paolini a Roma. Fegiz nato nel 1928. E’ stato a lungo Segretario Generale e poi Presidente della Società Italiana di Chirurgia. allievo dei Proff. Biocca. che segue a Cagliari e a Catania. Manuele Di Paola. Sandro Fig. Stipa. Fegiz succede nella direzione dell’Istituto il Prof. G. Tra i suoi allievi hanno raggiunto l’ordinariato: Francesco Tonelli a Firenze. Nel 1970 diviene ordinario a Cagliari. Gianfranco Fegiz. S. Nello stesso anno il Prof. Flammia diventano professori Ordinari ed afferiscono all’Istituto. allievo di Valdoni. Piat è eletto direttore dell’Istituto. 10 – Sandro Tagliacozzo Tagliacozzo (n. Daniele e P. il Prof.m. imposta la Scuola su 203 . il Prof. i suoi allievi M. Al Prof. dove aveva diretto la Clinica Chirurgica per quasi 20 anni.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola Lamberto Aglietti a Roma. Ucheddu9. frequenta numerosi centri chirurgici esteri. nato nel 1929.

Clemente Iascone. All’inizio del II millennio nasce la II Facoltà di Medicina della Sapienza ed una parte della Scuola si sposta nella nuova sede del Policlinico S. Vincenti a Napoli. tra cui il Prof. Vincenzo Ziparo è eletto Preside della II Facoltà di Medicina. Vincenzo Ziparo con 13 tra Professori Associati e Ricercatori. R.Vincenzo Ziparo rigorosi criteri metodologici creando gruppi di lavoro nei vari settori della chirurgia ed inviando tutti i suoi allievi. Direttore del Dipartimento Pietro Valdoni e Direttore della I Scuola di Specializzazione è attualmente il Prof. dirige la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Toracica e il Dottorato di Ricerca in Chirurgia Sperimentale afferenti al Dipartimento. Camillo. R. Thau. Giovanni Ramacciato e Luca Di Marzo. Lombardi al CTO-S. Claudio Modini. dei tumori del retto ed in chirurgia vascolare. Stipa. Nel novembre 2005 il Prof. A. Giacomo. nei più qualificati centri esteri per apprendere e sviluppare nuove aree di ricerca clinica e sperimentale. Giovanni Ramacciato che nel 2001 diviene ordinario. A. Ha fornito importanti contributi scientifici nel campo della chirurgia dell’esofago. Antonino Cavallaro. Direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale. Il Professor Vincenzo Stipa. Leporelli e M. Tersigni al S. dell’ipertensione portale e dei tumori del fegato. Vincenzo Ziparo. ha profuso un grande impegno nell’attività formativa dei giovani chirurghi dell’ultimo ventennio. Alla conclusione della sua carriera il Professor Sergio Stipa lascia nel Dipartimento numerosi suoi allievi professori ordinari: Antonino Cavallaro. ha proseguito la Scuola del Professor Biocca. P. Al gruppo farà capo una nuova Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale e due Divisioni di Chirurgia Generale ed un Servizio di Chirurgia Pediatrica. S. A. per lunghi periodi. Sodaro al Fatebenefratelli. Cavallaro si è dedicato prevalentemente alla chirurgia vascolare alla quale ha fornito significativi contributi scientifici e nella cui pratica chirurgica eccelle. organizza un moderno laboratorio di ricerca presso l’area del Castro Laurenziano. Convinto assertore della necessità di una stretta collaborazione tra ricerca clinica e ricerca di base. allievo del Prof. Altri suoi allievi sono diventati primari negli ospedali: A. Suoi allievi ordinari sono i Professori: Antonio Bolognese che si è dedicato alla chirurgia oncologica ed è l’attuale 204 .Eugenio. Scattone in Sardegna. Moraldi al S. Natale a Grosseto e S. Nella nuova Facoltà si trasferisce il Prof. Andrea mantenendo l’afferenza al Dipartimento Pietro Valdoni. Giorgio De Toma.

che si è applicato alla chirurgia d’urgenza.. Edizioni Scientifiche Romane. che ha sviluppato alcune interessanti applicazioni tecnologiche in chirurgia oncologica. BIBLIOGRAFIA 1. STROPPIANA L. SPOLETINI F. Arti Grafiche Cossidente. pp. SANTORO E. LXI (1-3): 138. Roma. 78-79. Roma.cit. pp..204-205. FELICI A.. Chirurgia a Roma dalle origini ai giorni nostri. Roma. gli abbozzi e tutte le note dell’autore per la prima volta pubblicati integralmente. Compresi i sonetti rifiutati. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia.. Roma. 1961. Roma. op. La Storia della Facoltà Medica di Roma. Il Policlinico Umberto I di Roma. DI MATTEO G.. VIII (2): 193-198. 207. Vol I. CAGLI B. p. Roma.176.cit. Cento anni di chirurgia. 205 . personaggi e strutture della chirurgia romana al Policlinico Umberto I nel periodo 1935-1985. 8. 1972. p. Edizioni dell’Ateneo. Angelo Di Giorgio. 9.. Tutti i sonetti romaneschi.. Bollettino e Atti della Reale Accademia Medica di Roma 1935... ALESSANDRI R. pp. 7.. Storia e Cronache della Chirurgia Italiana del XX Secolo. RAGNO L. Vicende.. (a cura di). Il Giornale di chirurgia 1987. PAZZINI A. (prima pubblicazione 1964). p. 5. Newton Compton editori. Istituzioni e ordinamenti. 6. 2000. 1985. 137. 3. Discorso commemorativo tenuto nell’Aula della Clinica Chirurgica.72-75. Società Editrice Universo. Istituto di Storia della Medicina. 1983. 4. Francesco Durante. ALESSANDRI R. 61-68. STROPPIANA L. PAZZINI A. op. pp. nota 1.. Giuseppe Gioacchino Belli. Piero Chirletti. 1980.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola Presidente della Società Italiana dei Chirurghi Universitari. 2..

CENT’ANNI DI POLICLINICO: LA CHIRURGIA GIORGIO DI MATTEO 207 .

ma fino al 1876 continuò a funzionare anche l’Archiginnasio vaticano e si ha documentazione di una “Clinica Chirurgica” per qualche tempo ospitata negli Ospedali delle Zoccolette e Fatebenefratelli12. Giacomo che consisteva in 7 letti uomini e 6 letti donne5. Bartolomeo Titocci (1835-1850). Spirito. provvide a trasformazioni e a restauri edilizi affidati all’architetto Francesco Azzurri che era già intervenuto nell’ospedale Fatebenefratelli. Le prime Scuole Mediche nacquero e si svilupparono negli Ospedali1. non prestarono più servizio di assistenza diretta in corsia -com’era d’uopo per essere ammessi quali discenti. Spirito ed una Clinica Chirurgica a S. riducono l’insegnamento universitario in poche stanze dell’Ospedale per di più esposte agli straripamenti del Tevere. gli Ospedali romani sotto un’unica direzione. Giuseppe Costantini11 (1851-1870). per esempio provocò una clamorosa protesta della deputazione degli Ospedali perché i giovani chirurghi.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia I primi anni dell’insegnamento Fare la storia del Policlinico in questi ultimi cento anni significa in gran parte fare la storia dell’insegnamento medico moderno a Roma. crea corsi di insegnamento “ufficiali” per le materie cliniche e istituisce una Clinica Medica a S. L’applicazione di questa riforma dell’insegnamento medico.8. nel 1850. che fu in seguito regolamentata efficacemente da Leone XII (1823–1829) nella bolla Quod Divina Sapientia omnes docet (1824)7. alla fine. prevalentemente nell’Ospedale di S. ispirò e fece realizzare un programma adeguato per l’assistenza sociale. Giacomo per la Clinica Chirurgica13. l’istruzione universitaria passa al Regno. dove Leonardo da Vinci aveva ottenuto. già nei primi anni del ‘500. incontrò forti resistenze anche sotto altri aspetti. Dal 1815 si succedono nell’insegnamento della Chirurgia. sulla scia delle modernizzazioni napoleoniche4. Per motivi organizzativi e di funzionalità Pio IX riunì. Questa iniziativa determina una forte opposizione dei Primari che. Spirito e. Nel 1870. Nel 1872-73 la Facoltà di 209 . riesùmano una bolla di Eugenio IV6 (1431-1447) che vietava il ricovero di donne a S. sotto l’occhio vigile ma discreto di Leone X. il permesso di fare notomia2. che consisteva in origine in un corso biennale post-laurea: Giuseppe Sisco9 (1815-1830).costringendo l’amministrazione a formare e a reclutare infermieri. con la presa di Roma. niente di meno. Antonio Trasmondi10 (1830-1834). Nel 1815 Pio VII3. Nel ’70 si passa dai pontifici “Collegi dottorali” alle Facoltà e viene fatta una convenzione con l’Ospedale di S. ormai di diritto entrati in carriera.

non ebbero seguito per diversi motivi. 6 incaricati14. Gallicano. che fu il primo clinico chirurgo dell’Università Regia (con due reparti di 16 letti ciascuno. decorosi e moderni spazi e con larghe attrezzature per la ricerca sperimentale. sifilocomio.e la prima di Baccelli (1874). Lanzi. nel 1885 di 25 professori – 11 ordinari. cioè un reparto di assistenza privato in cui i malati sostenevano una spesa giornaliera. Questa proposta. Bastianelli. Gallicano16. oltre che a una nuova organizzazione degli studi superiori di medicina. più vasto il materiale dimostrativo. stabilì che le sole cliniche prescritte dagli ordinamenti universitari vi si fossero dovute comprendere. tanto più che il professore di Clinica Dermosifilopatica da tre anni lavorava in una troppo modesta abitazione borghese presa in fitto in via Luciano Manara. manifattura tabacchi e lanificio. nei pressi del S. Non meno vivace fu la discussione sul conto della Clinica Ostetrico210 . facile e coordinato l’accesso degli studenti. Toscani. Con l’avvento del Regno si avvertì la necessità di provvedere. dissertò sull’opportunità di stabilirvi anche una clinica dermosifilopatica più adatta all’insegnamento del sifilocomio di imminente attuazione. 8 straordinari. vagheggiò la fondazione di un Policlinico per rendere organico l’insegnamento. partendo dalla esigenza riconosciuta che una nuova direzione venga data all’insegnamento delle varie parti della medicina in modo che agli studiosi verrà risparmiato non poco disagio cui oggi sottostanno per l’eccentriche e troppo sparpagliate ubicazioni delle cliniche. al Gianicolo. che prevedeva un Policlinico di 1200 letti. Finalmente Guido Baccelli – Ministro della Pubblica Istruzione – stila nel 1881 una Convenzione Governo – Comune di Roma sul documento di una Commissione di studiosi per un Policlinico con vasti. come l’altra di Benedetto Viale . Pantaloni. Nel sotterraneo del cosiddetto “Istituto Chirurgico” si trovava la prima officina per strumenti chirurgici dell’Invernizzi.Giorgio Di Matteo Medicina consta di 31 professori di cui 18 ordinari. Pasquali – relatore – e Businelli) che. Mazzoni. già convento. in modo da sopperire alla funzione dell’Ospedale S. L’esigenza della costruzione E’ interessante leggere la relazione finale di questa Commissione15 (costituita da Galassi. 3 straordinari. Giuseppe Corradi. 10 incaricati. a una diversa e più congrua sistemazione delle Cliniche. esaminò richieste ed opzioni. suo successore.clinico medico . nel fabbricato c’era anche una “casa di salute”. per uomini e donne). Nel 1888 la Clinica Chirurgica si trasferisce in un edificio di Via Garibaldi 44.

come accennato. moderno nelle acquisizioni scientifiche. il 19 gennaio 1888. dell’area dove il Policlinico attualmente sorge. 1 – Guido Baccelli grande complesso per l’insegnamento 211 . Fu un insigne clinico medico. si pone la prima pietra in presenza dei Reali. infine si considerò l’utilità di avere più vicino il “Campo Varano” ai fini di un trasporto tempestivo e rapido dei cadaveri per l’inumazione in modo da scongiurare la possibilità di infezione. dovessero essere comprese nel Policlinico…. Fig. a questo punto.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia Ginecologica che avrebbe potuto essere responsabile di insalubrità … per centri perenni d’infezione … che si diffonde con l’aria a certa distanza. di profonda cultura. ritenuta più salubre. Come ministro della P. definitiva. ma lo deve in seguito radicalmente modificare perché. i suoi laboratori. sollecitò e fece eseguire importanti sistemazioni archeologiche e culturali e. obbligatorie per disposizione dei regolamenti. Fu due volte ministro della Pubblica Istruzione e una volta ministro dell’Agricoltura. A conclusione la Commissione accettò che tutte le attuali cliniche. Ministro) e come Scuola avrebbe avuto i suoi anfiteatri. anche umanistica. di carattere fermo e reattivo. le sue stanze per esperimenti. Infine. viene scelta solo in un secondo tempo la zona di Castro Pretorio. Ad una prima indicazione di costruire il Policlinico al lato SudEst della 2ª zona dell’Esquilino segue la scelta. 50 a quello di oculistica ed altrettanti a quello di dermatosifilopatica e per ultimo 60 all’ostetricia e ginecologia. più isolata rispetto al contesto urbano. E’ doverosa. instancabile negli interessi e nelle espressioni. al fine di creare un unico. le sue macchine – insomma tutta la suppellettile scientifica necessaria. una breve digressione su Guido Baccelli.I. geniale nelle intuizioni e originale nelle risoluzioni. di vocazione politica solidaristica per concezione sociale. dove più facile appariva lo smaltimento delle acque. Ne conseguiva che il Policlinico sarebbe stato un ricovero ospedaliero ma pure una vasta Scuola (siccome dichiarava nel suo discorso l’On. Nel 1883 l’architetto Giulio Podesti vince il concorso per il progetto. Agli ospedali clinici di medicina e chirurgia si assegnarono 150 malati per ciascuno.

Baccelli e F. Durante affrescati sull’arco trionfale. 212 . La sua immagine è affrescata insieme a quella di F.000 lire. Prof. essendo stata demolita verso la fine del secolo una parte del S.Giorgio Di Matteo della medicina. 18. All’inizio i letti erano 1150 (350 per le cliniche e 800 per l’ospedale) e in seguito aumentarono a 1650. 2 – I busti di G. fece realizzare il Policlinico17. La Clinica Chirurgica aveva 80 letti. Fig.000 lire e la Patologia Chirurgica 551. Il lato maggiore del quadrilatero. Il Policlinico era costato complessivamente L.000 coperti dagli edifici. in particolare la Clinica Chirurgica 1. che ben 750 studenti di medicina (su un totale di 1500) gravitavano in reparti clinici di complessivi soli 250 letti. della Cappella del Policlinico Umberto I I lavori presero un ritmo regolare solo nel novembre del 1889. Ma già nel 1920 l’On. Spirito per la costruzione dei muraglioni fluviali. ospitò anche un complesso ospedaliero in base ad una Convenzione Governo-Commissione degli Ospedali del 28/2/189819. Durante sull’arco trionfale della cappella dell’Ospedale. Il Policlinico si estendeva per circa 160. universitaria ed ospedaliera.000 metri quadrati di cui solo 10.348. Giuseppe Cirincione rilevava. inizialmente concepito come istituzione universitaria. l’opera fu inaugurata nel 190218 e l’Ospedale aperto agli infermi nel 1904-1905. a sinistra. Vi operavano due amministrazioni differenti. 3 – Frontespizio della pubblicazione del Ministero dei Lavori Pubblici a ricordo della costruzione del Policlinico Umberto I. Infatti.400. con diritto di prelazione di malati in tutti gli Ospedali di Roma.695. preoccupato. il Policlinico. Fig.

quando. Fig. la didattica. da dove proveniva. la ricerca Giuseppe Corradi20 tenne la direzione della Clinica Chirurgica dal 1870 al 1872. ricoprì la carica di Presidente del Consiglio Superiore di Sanità del Regno. 4 – Costanzo Mazzoni (a dx) con un suo collaboratore Fu convinto assertore della chirurgia scientifica. combattente della guerra franco-prussiana. suo Maestro. A Mazzoni succede come Professore Straordinario di Clinica Chirurgica Francesco Durante. Senatore del Regno. se ne tornò a Firenze. Gli successe Costanzo Mazzoni. Durante si trasferì al Policlinico dall’Istituto Chirurgico del Gianicolo nel 1905 e vi svolse un’attività chirurgica molto intensa e varia che sta alla base della sua ben nota produzione trattatistica23. Per ragioni di “ventilazione” le Cliniche Ostetrica e di Malattie Infettive con la lavanderia furono poste rispettivamente agli angoli Nord-Est e SudEst del complesso. I Maestri. chirurgo di gran perizia (si era perfezionato a Parigi) e fervente patriota (si era battuto con Garibaldi alla difesa di Roma)21. intento a prestar soccorso ad un infermo. anch’egli perfezionato all’estero. Egli guida una folta schiera di allievi ed elabora per la 213 . Morì improvvisamente nel 1885.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia corrispondente alle mura di Belisario. Fin dai primi tempi del funzionamento l’amministrazione lamentò deficit economici preoccupanti tanto che già nel 1908 lo Stato fu costretto ad assumersi il carico di ripianare i debiti. e insegnando così – come scrisse Baccelli – non solo a vivere ma anche a morire22. di Ascoli Piceno. era di 561 metri. Nel 1920 Roberto Alessandri succede a Francesco Durante. per ragioni famigliari.

500. veniva inaugurato l’Istituto di Radiologia costituito da dieci sezioni di diagnostica. quanti figli avete. date assicurazioni. Raffaele Paolucci. affermazione di una via italiana al razionalismo strutturale.000 lire (coperta al 50% dall’allora Regia Università). Alessandri aveva curato in modo particolare l’autonomia organizzativa della propria clinica e probabilmente da quel modello. sotto la sua direzione. quale è il programma che volete svolgere. Commenta infatti con queste parole il lavoro informativo-amministrativo: Dal rettorato circolari su circolari. nel 1936. un reparto operatorio. nel 1938. museo anatomopatologico. due corsie di degenza. non sprecate la carta. Ad Alessandri succede. di una sala operatoria principale e di una accessoria nell’aula delle lezioni. cui facevano capo. radiologia diagnostica e radioterapia. per una spesa complessiva di 3. proveniente dalla Clinica di Bologna. già si centralizzava. sala sperimentale. di 90 letti. quante lezioni avete impartito. equidivisi tra uomini e donne. firmate dopo ogni lezione. di biblioteca. Questa dispone. chi avete sposato. contemporaneamente alla nascita della Città Universitaria. parlare col voi. laboratori ed ambulatori.era già stato Professore di Istologia ed Embriologia -. invece. a getto continuo mentre nelle altre Università dove ero stato non ne ricevevo che nel numero di due o tre all’anno: non dare la mano. anche i padiglioni ospedalieri. Qualcun altro. persegue moderne formule organizzative e cura l’ampliamento della Clinica. La burocrazia subito lo sommerge. contrasta con il concetto di centralizzazione dei servizi. nello stesso periodo. che d’altra parte corriFig. chi furono i vostri nonni. quale è l’attività cui vi dedicate principalmente? Pare che a que214 . 5 – Busto di Francesco Durante spondeva a quello della Clinica Medica.Giorgio Di Matteo disciplina una rigorosa interpretazione scientifica . cinque di terapia. laboratori. Come si vede. Difatti. derivarono in seguito l’aspirazione e la politica delle Cliniche universitarie a mantenere la propria indipendenza operativa che però. al giorno d’oggi. per le esigenze diagnostiche e terapeutiche.

trova radici lontane e profonde. suo allievo. scomparso improvvisamente nel 1958 a 66 anni. e questo merito di guerra pesò negativamente sul giudizio chirurgico che di Lui all’inizio si diede. capostipite di una fiorente Scuola tuttora in espansione prestigiosa. P. A lui si debbono la prima iniziativa e la più vasta casistica di chirurgia polmonare in Italia. Patologo Chirurgo a Roma dal 1946-’47. che abbiamo già visto clinico dopo il 1920. A Paolucci. la prima operazione con successo sulla fistola congenita tracheoesofagea e notevoli ricerche sperimentali. Nel Regolamento del 22 ottobre 1908 la Patologia chirurgica sperimentale dimostrativa fa parte di un gruppo di materie che comprende la Clinica Chirurgica.Pietro Valdoni. una grandissima esperienza nella chirurgia dello stoFig. Bosellini. Ordunque la necessità di un intenso impegno al giorno d’oggi necessario per dirigere a Roma un Istituto o. Dal 1902 al 1920 era stato patologo Alessandri. Scalzi. nel 1918.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia st’ultima domanda il Prof.in Clinica Chirurgica . infine anche uomo politico ma non mercante della politica25. meglio. succede . la Semeiotica e la Medicina Operatoria. scrittore. Pancioni. della tiroide e delle paratiroidi. vibrante di contenuti ideologici. E qui conviene fare qualche cenno sull’insegnamento di Patologia Chirurgica nell’ateneo romano. replicasse così: l’attività principale consiste nel rispondere alle vostre circolari24. Nel dopoguerra Paolucci sperimentava l’amara sospensione temporanea dall’insegnamento per motivi politici. la corazzata Viribus Unitis. D’Urso. Umana. 6 – Raffaele Paolucci maco e dell’intestino. In realtà egli era dotato di un eccezionale temperamento chirurgico che fece di lui un abilissimo operatore. protagonista di alta cultura. dermatologo. Durante. oratore affascinante. che diventerà Patologo e Clinico di Napoli. della milza. Dal 1920 l’insegnamento 215 . un Dipartimento universitario. F. Nel 1870-1871 questa materia aveva preso il posto della chirurgia theoretica che esisteva nell’Archiginnasio Pontificio ed era stata insegnata successivamente dai professori G. F. ammiraglia della flotta austriaca. Per tre anni la cattedra è tenuta da Ettore Ruggieri. Paolucci aveva affondato a Pola. C. G. Fu uomo di grande disciplina interiore. Mazzoni.

la chirurgia comunque avrebbe rivestito un ruolo terapeutico essenziale. poi è chiamato da Firenze Pietro Valdoni. sdoppia. Perez dà all’insegnamento un prevalente indirizzo teorico-dimostrativo. fino a quel momento. In Patologia Chirurgica viene chiamato da Pisa il Prof. come può apparire da un esame superficiale e contingente. nel futuro. Vittorio Puccinelli27. la Patologia Chirurgica. sviluppo e diffusione dei tumori con altre terapie non cruente. ufficialmente sancita dalla convenzione del 1937 con i primari “aggregati clinici”26 e con gli sdoppiamenti. nella cui struttura ha sede anche la Clinica Otorinolaringoiatrica. Si dedicò in modo particolare allo studio dei tumori sostenendo che la chirurgia era. ma si esaltano in fasi di cooperazione produttiva e di competizione tecnico-professionale di alto livello. ma sottolineava che. dotato di non comune intuito scientifico. Questi rapporti non si esauriscono nel senso di una semplice coabitazione qualche volta sofferta e discorde. Chiusa questa parentesi torniamo alla Patologia Chirurgica. Dopo Perez essa viene retta brevemente per incarico da Giacomo Giangrasso. della Patologia Chirurgica. nel 1964. Su tutti si staglia il profilo indiscusso di Raffaele Bastianelli. presiede la Società Italiana di Chirurgia. che nel 1959 diventa Clinica Chirurgica. appunto. per primo. operatore esperto e capace. almeno per gli stadi non avanzati di malattia. primario al I Padiglione. l’unico mezzo terapeutico valido. C’è stata al Policlinico una Scuola Ospedaliera. fondatore di una Scuola Ospedaliera che produsse una cultura pratica d’alto livello. cioè dei rapporti fra Chirurgia universitaria e Chirurgia ospedaliera al Policlinico. si sdoppia la Clinica Chirurgica. per la sua epoca. dando l’incarico a Rosario Pandolfini (dal ’37-’38 al ’39-’40) e poi a Vittorio Puccinelli (dal ’40-’41 al ’43-’44). A metà degli anni sessanta si raggiunge il massimo della recetti216 . Angelo Chiasserini. A questo punto si innesta una citazione particolare. perché Valdoni succede a Paolucci. primario al I Padiglione.Giorgio Di Matteo della Patologia Chirurgica dimostrativa viene assunto da Giovanni Perez che amplia e migliora l’Istituto (studiato da Gaspare D’Urso). Stefanini a favore del quale. La concezione di Bastianelli non era assolutista ed egli stesso prevedeva la possibilità di poter dominare. dà un impulso dominante alla costruzione del nuovo edificio della Patologia Chirurgica inaugurato nel 1958. esalta tutti i campi della moderna chirurgia promuovendovi parallelamente la ricerca scientifica e adeguandovi la didattica. Gli ospedalieri hanno espresso grandi personalità chirurgiche come Lucio Urbani. Valdoni allarga le potenzialità recettive e funzionali dell’Istituto.

G. dei trapianti). impegno costante di aggiornamento. Molti suoi allievi diventano professori ordinari della Facoltà: Guido Castrini. fonda le due Università libere di L’Aquila e di Mogadiscio. da Vincenzo Ziparo. M. Alfani e P. Alcuni Allievi della Scuola insegnano o hanno insegnato in altre 217 . in questo volume. Lezoche. Montesani. Paolo Fiorani e Fabrizio Benedetti Valentini in Chirurgia vascolare. Speziale in chirurgia vascolare. allievo di Alessandri. Manlio Carboni. Coloni in chirurgia toracica. Ulteriori generazioni della Sua Scuola vedono al Policlinico N. allarga e caratterizza il suo “Istituto Policattedra”. ha una visione originale degli attuali sistemi didattici. C. Giorgio Ribotta. vascolare. Costante Ricci in chirurgia toracica. Basoli. è Presidente della Società Italiana di Chirurgia. Paride Stefanini. Basso.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia vità effettiva e della funzionalità delle Cliniche Universitarie con 653 letti di chirurgia generale e 95 di urologia con un indice di occupazione che sfiora il 100%. D. ma neanche in quegli anni si potè comunque realizzare la corrispondenza adeguata e moderna tra richiesta didattico-dimostrativa e offerta strutturale e funzionale. A. Negro. Franz Rizzo. alla chirurgia dei trapianti. F. F. Il Prof. assume la direzione della Patologia chirurgica di Roma: nell’Università di Pisa rimangono i Suoi allievi Mario Selli e Massimo Ermini. G. E’ un chirurgo di eccellente esperienza professionale e molteplici interessi scientifici. Vincenzo Speranza. Simi. passione di iniziative. Con queste sue qualità e con gli impulsi che gli provengono dal carattere inquieto e brillante realizza la promozione chirurgica specialistica. dopo una Fig. E. F. dall’anno accademico 1959-1960. Mennini. Certamente si era fatta molta strada dai tempi dell’Ospedale S. Procacciante. Pappalardo. Valdoni e la sua Scuola vengono ricordati ampliamente. dà un’impronta inconfondibile del suo pensiero all’insegnamento universitario. come Valdoni. P. oltre che generale (chirurgia toracica. anch’egli. 7 – Paride Stefanini proficua parentesi ospedaliera a L’Aquila. Anticipa i tempi della moderna chirurgia. era stato professore ordinario prima a Perugia poi a Pisa ed infine. Raffaello Cortesini. Giacomo. innovatore e vigoroso propositore organizzativo. Berloco.

Martinelli. Agostino Pierro. Paolucci) che prestigiosamente hanno tenuto l’insegnamento a Roma ricordo in particolare il Prof.Giorgio Di Matteo università e facoltà romane: C. Alberto Berni. raggiungevano l’ordinariato anche i Proff. Casciani. Valdoni (e. sono professori in altre università italiane. prima Semeiota quindi Patologo e Clinico Chirurgo. 218 . Filippo Custureri. generalmente più giovani accademicamente. Rendina (chirurgia toracica) nella II Facoltà – Ospedale S. cui si devono il forte impegno per la costruzione dell’edificio di III Clinica Chirurgica e la formazione accademica di un folto gruppo di professori ordinari che hanno insegnato nella nostra Facoltà medica: Giorgio Di Matteo. Enrico De Antoni. Arullani al Campus Biomedico. in questo caso. allievo di Martinelli. Giovanni Marcozzi. Altri. Antonio Cancrini jr. Vanni Beltrami. Vincenzo Martinelli. recentemente chiamato a Roma dalla nostra Facoltà. Mineo (chirurgia toracica) nell’Università di Tor Vegata. Dal gruppo di Di Matteo derivano numerosi allievi che hanno raggiunto la cattedra di chirurgia generale nella Facoltà Medica della Sapienza: Francesco Paolo Campana.. Scienze Chirurgiche) Alberto Montori. Gentileschi. Adriano Redler. Massimo Monti. direttore dell’Istituto di Clinica Chirurgica III dal 1985 al 2001. R. A. N. è professore e Direttore nel Dipartimento di Scienze Chirurgiche e Tecnologie Mediche Applicate “Francesco Durante”. direttore dell’Istituto di IV Clinica Chirurgica dal 1985 al 2000. Francesco Vietri. 8 – III Clinica Chirurgica (attualmente Dipartimento di Silvio Messinetti. professore di chirurgia pediatrica a Londra. anche del Prof. Fig. Pistolese (chirurgia vascolare). E. Giovanni Galassi e Marcello Bezzi. Andrea. Nella IV Clinica Chirurgica. diretta da V. Angelo Filippini. Fra gli allievi del Prof. Giampaolo Zelli. C.

quindi. P. Di Matteo ospedaliero del Policlinico. Prevalgono ricerche e casistiche riguardanti l’endocrinochirurgia. G. Morabito chirurgo vascolare al San Camillo. di ricercatori e di primari ospedalieri a Roma (A. Nei primi anni ’90 sono stati acquisiti all’Istituto altre due strutture. metodologici e tecnici della Scuola si sono sviluppati in diversi campi della chirurgia. derivati dal nostro gruppo. Cancrini senior urologo all’Istituto dei Tumori. già Clinica Urologica. il IV Padiglione Fig. 9 – Francesco Cossiga. dotato di tre camere operatorie. Zechini chirurgo generale al Policlinico e all’Ospedale Pertini) e fuori Roma. Presidente della Repubblica. Giuseppe Mocavero in anestesiologia all’Università di Trieste. dal 1985 al 2001 dal Prof. oggi Dipartimento di Scienze Chirurgiche. dal Prof. è stato progressivamente dotato di autonomi. Antonio Napolitano. Si aggiunga a questi una schiera molto numerosa di professori associati. R.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia Altri professori della Scuola hanno avuto destini diversi: Achille Lucio Gaspari all’Università di Tor Vergata. Sacco. Innocenti. L’Istituto è stato diretto fino al 1985 dal Prof. La sede “storica” e “centrale” di questa Scuola è l’originario Istituto di III Clinica Chirurgica. all’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti. C’è inoltre un’ulteriore generazione di professori. a colloquio con il Prof. Di Matteo e. Nicola Picardi. Marcozzi. che insegnano attualmente nell’Università di Chieti: G. Salvatore Stella. F. Luciano Corbellini. eccellenti servizi. Carlo Marchegiani. A. Gli interessi scientifici. di spazi e di attrezzature per la didattica e per la ricerca) e un insediamento a Palazzo Baleani come laboratorio di attività accademiche organizzative e di ricerca. Campana. la chirurgia oncologi- 219 . (di circa 50 letti. in visita alla III Clinica Chirurgica. nel tempo. ampio ed attrezzato edificio (attivato nel 1967) capace di circa cento letti di degenza che. Gidaro.

Per la chirurgia il periodo da noi tratteggiato rappresenta un passaggio storico cruciale per l’evoluzione dei metodi e delle tecnolo220 . Di Matteo e Messinetti sono stati Prorettori vicari della Sapienza per lunghi periodi di tempo. Un centro di documentazione scientifica. e Presidente del Corso di Laurea specialistica in Medicina e Chirurgia “B”. nel Policlinico. hanno fortemente contribuito. politici.C. fra i primi ad essere costituito nel Policlinico e che si deve prevalentemente al Prof. didattica. generali e specialistiche di grande valore per ricerche. è condizione decisiva di vitalità”. per le istituzioni culturali. Di Matteo ha rivestito le cariche di Segretario Generale e di Presidente della Società Italiana di Chirurgia e dell'Eurosurgery. la chirurgia laparoscopica. la chirurgia vascolare. la chirurgia urologica. nelle diverse espressioni culturale e professionale si è sempre perseguita una “ricerca di equilibrio tra tradizione e innovazione che. alla nascita ed allo sviluppo del Polo Pontino della Sapienza svolgendo in quella sede il loro insegnamento ed anche alcune qualificate attività chirurgiche. quella polmonare.I. Chirurgia Vascolare. la chirurgia biliare. Molti Docenti della Scuola. De Antoni Segretario Generale della S. la microchirurgia. in particolare Filippini. la chirurgia della mammella e plastico-ricostruttiva. nel Policlinico. Altri hanno anche assunto ruoli ed impegni rappresentativi ed organizzativi accademici. si basa su un imponente archivio iconografico di casistica e comprende anche numerosissimi film di tecniche chirurgiche. Sono presenti nel Dipartimento. di quelle discipline chirurgiche che già negli anni ’30 avevano assunto legittimamente un’autonoma identificazione.Giorgio Di Matteo ca dello stomaco e del colon-retto. su indicazioni della Facoltà. la chirurgia endoscopica: un buon impulso ha avuto. Lo spazio a disposizione non mi consente di tracciare in particolare l’origine. tre Scuole di Specializzazione: Chirurgia Generale. lo svolgimento ed il progresso. Giorgio Palazzini. In questi 50 anni nel Policlinico si è costruito. pubblicazioni e divulgazioni chirurgiche. Redler è stato Presidente del Consiglio ed Assessore della Regione Lazio. Montori è stato Presidente della Società Europea di Chirurgia Endoscopica. societari. Chirurgia Digestiva. Queste succinte cronache si concludono con la considerazione che. fin dai primordi. alcuni Dottorati e Corsi di alta formazione. operanti da decenni. ricostruito e ristrutturato ma non così intensamente da stravolgerne l’impianto originario28.

1948. Brevi illustrazioni ai busti dei medici celebri posti nell’attico dell’arciospedale di S. 1948. Roma. I chirurghi nel palazzo..B. medici e non medici. Istituzioni e Ordinamenti. 1990. PAZZINI A. Tip. Edizioni Universitarie Romane.. con un impegno operativo spesso di prim’ordine. per gli incessanti cambiamenti organizzativi. Roma. CAVALLOTTI C.VV. Ed. La Facoltà di Medicina e Chirurgia de la “Sapienza” negli anni 1984 – 1989. voci e leggende di Archiatri Pontifici.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia gie. Roma. 1980. 1950.. ZAPPOLI A. It. Roma.XI. Storie. Roma. p. 2005. AA. 9. (a cura di). Roma. 5. voglio concludere in questa sede con un’emotiva riflessione29. DI MATTEO G.. 6.. 1824. 221 . Fratelli Quatrini. AA. Bio-bibliografia di Storia della Chirurgia. Ateneo.. le rarefazioni e i sussulti giornalieri e che la coscienza dei doveri formativi e assistenziali guiderà e conforterà sempre l’impegno professionale di tutti. Spirito in Sassia. 1985. Roma. Tutti al Policlinico. 1981.. Menicanti. Gli arcispedali di Roma. Più che con un elenco di opere... 1868. L’insegnamento delle discipline anatomiche nell’Università degli Studi La Sapienza di Roma. La nuova sala Amici nell’ospedale Fate-bene Fratelli all’isola Tiberina. 8. Arti Grafiche Cossidente. 1985. 1865. MATRONE T. “La Sapienza per Roma”. L’insegnamento della medicina negli ospedali di Roma. Airone. Tip. STROPPIANA L. R. Realtà e prospettive. 11(3). AZZURRI F. DE ANGELIS P. Boll. Marini. Gli Ospedali di Roma e le Bolle pontificie. Saggio dell’Istituto Clinico Romano di medicina esterna. Tip. Giuseppe Via. DI SIMONE M. Sono sicuro che non verranno meno questi sentimenti nonostante le difficoltà. hanno sempre cercato di onorare il loro lavoro con un grande senso di filosofia morale e sociale. CANEZZA A. SISCO G. A. Ed. Cosmopolita. Soc.. con una scrupolosa riflessione epistemologica. 1990. BELLI A. 1834. Roma. Stabilimento Poligrafico per l’Amministrazione dello Stato.VV. 7.. Roma. 1927 – anno VI.. 3. Roma. De Romanis. Ateneo. STROPPIANA L. 1933 . per le nuove concezioni didattiche. Roma. 4.. BIBLIOGRAFIA 1. Viterbo. Chir.. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. 10.. I luoghi della Sapienza. 2. Stab. d’altra parte ben conosciute. La “Sapienza” romana nel settecento. Ed. Roma. Il Policlinico Umberto I di Roma. Ad Antonio Trasmondo lettera del Dott. Roma.. Bagatto libri. BENEDETTO da Alatri. Selegrafica 80. L’Università di Roma. MUNAFO’ G. Roma.

Stab. Roma.. Tip. 20. op. cit.. 222 . Piano di ristrutturazione del sistema urbanistico ed edilizio del Policlinico Umberto I. Medici insigni italiani antichi moderni e contemporanei nati nelle Marche e loro contributi clinico-scientifici.. 28. MAZZONI C. Roma. ALBITES G. Cappelli. 21.. 15. nota 2. op. MARGARUCCI O. Pratica chirurgica. Menicanti. Personaggi di rilievo ed episodi nell’esercizio professionale di un chirurgo a Roma. Anno primo e secondo di Clinica Chirurgica nella R.. MDCCCCII. 13.VV. Stabilimento Tipografico del don Pirloncino. cfr. Il Giornale di Chirurgia 1987.. STROPPIANA L. nota 8. personaggi e strutture della chirurgia romana al Policlinico Umberto I nel periodo 1935-1985. 16. AA. cit... Dei Fratelli Romani. cfr. 19. Commend. op.. SISCO G.cit.cit. 1938. PUCCINELLI V. 1940. 1956. Michele. 1873. Zucchi.. Università di Roma Scuole e Istituti scientifici annessi. Roma. Estratto del giornale il Buonsenso. 1866. GIORDANO D. nota 25. op. 1934. 14. 25. 17. Roma.le arch. Via. op. Sunto statistico delle malattie chirurgiche curate nel ven. nota 17.le di S. 1938. cfr. Bompiani. nota 9. Roma. SISCO G. cit. Roma.. STROPPIANA L.. op. Tip. Tipografia Fratelli Centenari. 27. Giacomo in Augusta durante tutto l’anno 1864.. cfr. 23. Chirurgia.. Vicende. 29. Brioschi al Ministro Correnti sopra le condizioni materiali dell’Università romana riveduta da un Romano. Guido Baccelli. Stabilimento Civelli. Enciclopedia scientifica monografica italiana del XX secolo (voll. Università di Roma. 26. Cappelli. Milano. DI MATTEO G. Fratelli Palombi.. 1871. 22. MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI. PAOLUCCI R. 12. Falerone. Roma. Gangemi. 1873. CANEZZA A. 1890. RESOCONTO STATISTICO degli Ospedali di Roma per l’anno 1865. cit. DI MATTEO G... Roma. cfr. di V.. nota 5..cit. 18. Menicucci. Bologna. 2000. BACCELLI A. I e II).. INDICE decennale dei lavori pubblicati dalla R. op. 8:193-198. 24. NATALUCCI G. Il mio piccolo mondo perduto. LA RELAZIONE del Sig.. Roma. nota 9.Giorgio Di Matteo 11. 1865. Ufficio Speciale del Genio Civile di Roma. Accademia Medica di Roma dalla fondazione fino a tutto l’anno 1884. Bologna. Ricordo della costruzione del Policlinico Umberto I.. Tip di G.. RELAZIONI e NOTIZIE intorno alla R. 1947. cfr. BACCELLI A. cfr.. Policlinico Umberto I. Officina di fotoincisione Ospizio S.

LA CLINICA OSTETRICA E GINECOLOGICA ANTONIO PACHÌ 223 .

La nuova clinica Ostetrico-Ginecologica. ed iniziò a funzionare nell’a. era anche previsto un attiguo edificio per la Clinica pediatrica. Quattro erano i dormitori per le allieve ostetriche corredati di stanze per i servizi e di una biblioteca. La scuola di Perfezionamento di Ostetricia e Ginecologia fu istituita nel 1906. invece. 1 – Pianta dell’Istituto di 1° piano. sancendo così l’indispensabilità di una stretta collaborazione tra ostetrici e pediatri.La Clinica Ostetrica e Ginecologica L’esigenza della costruzione Quando nel 1888 si dette luogo alla progettazione esecutiva per la costruzione del Policlinico Umberto I. per le gestanti e per le puerpere. Nel primitivo progetto1. la didattica. con felice intuizione. I tre reparti erano collegati ad un fabbricato sporgente. stanze soggiorno e servizi. 2 sale parto. mentre al 2° piano era organizClinica Ostetrica-Ginecologica zato un reparto a pagamento. Il fabbricato per il ricovero delle gestanti aveva 12 letti. I Maestri. ed ognuno di detti corpi doveva far capo ad una grande aula centrale ad anfiteatro che costituiva il fulcro del “sistema didattico-assistenziale”. nel 1932 la Clinica Pediatrica fu realizzata a parte con diverso disegno. cinque camere per le malate infette. un anno dopo la sua morte. 1907-1908 grazie ad Ernesto Pestalozza. a quel tempo Titolare della cattedra di Clinica Ostetrica e Ginecologia dell’Università “La Sapienza” di Roma. refettorio. Il progetto di Pasquali prevedeva la realizzazione di tre distinti corpi di fabbrica1: per la ginecologia. aveva una capacità di 56 posti letto 2.a. alla sua inaugurazione. Successivamente. la direzione sanitaria e gli ambulatori. l’attività di ricerca Ercole Pasquali unì la sua opera di docente e di Presidente della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia all’impegno della direzione del Bollettino trimestrale del Reale Istituto Ostetrico e Ginecologico di Roma ed alla pubblicazione di numerosi articoli. preziosi furono i suggerimenti per la realizzazione dell’edificio di Clinica Ostetrica e Ginecologica forniti da Ercole Pasquali. con un’aula capace di ospitare 120 studenti. Le puerpere erano ricoverate nella corsia al Fig. docente dal 1905 al 225 .

agli interventi inutilmente demolitori e fu uno degli ispiratori dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia. che successe al Pasquali. Nel 1927 la Clinica Ostetrica del Policlinico Umberto I venne ampliata e la sua ricettività portata a 100 letti. molti dei quali si inserirono come docenti in altre Università e nelle scuole per Ostetriche. dove si era laureato nel 1884 e dove. Ernesto Pestalozza. nel 1889. La scuola aveva carattere eminentemente pratico e durava un anno. nato a Milano nel 1860. della quale scrisse una memoria per celebrarne i primi trenta anni di attività. 2 – Busto di Ernesto Pestalozza 226 . Era contrario alla limitazione delle nascite. Egli diede all’insegnamento e alla ricerca un indirizzo fisio-patologico. essa riuscì a formare centinaia di allievi. Nel 1895 venne chiamato a Roma. alla sterilizzazione coattiva. era stato allievo di Alessandro Cuzzi all’Università di Pavia. agli studi dell’anatomia dell’utero in gravidanza e durante il parto. alla cui organizzazione diede un contributo basilare3. sempre più articolata. contribuendo ai progressi della tecnica chirurgica. man mano veniva creando. altri invece furono assorbiti nelle strutture sanitarie e di ricerca scientifica che la Società. Si dedicò. soprattutto per le correzioni degli spostamenti di posizione dell’utero e per il prolasso. Pestalozza intuì per primo che la causa del corion-epitelioma era da ricercarsi negli elementi ovulari e diede un notevole contributo alla dottrina delle autointossicazioni gravidiche. dopo aver diretto la cattedra di Genova nel 1891 e successivamente quella di Firenze nel ’92. chimiche e fisico- Fig. in particolare. aveva conseguito la libera docenza. Fondò la rivista La Ginecologia. I suoi laboratori furono ristrutturati e dotati di moderne apparecchiature per ricerche sierologiche.Antonio Pachì 1934. cercando di interpretare i ritmi biologici nella evoluzione della gravidanza. Fu Senatore del Regno e per due volte Presidente della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia. creata nel 1927.

data la latenza di alcune malattie come la blenorragia e la sifilide al tempo molto comuni. Dimostrò che con una più larga applicazione della laparotomia era possibile ottenere la sopravvivenza del feto anche in presenza di gravi viziature pelviche contro il parere di chi indicava l’aborto come unica soluzione del caso.La Clinica Ostetrica e Ginecologica chimiche. Nel I Congresso di Ostetricia Sociale nel 1919 tracciò una sintesi dei problemi della tutela della salute della madre e del figlio che sostenne sia nelle direttive dell’O. Pestalozza fu relatore a congressi internazionali della specialità. 227 . Fu avverso alla sterilizzazione a scopo eugenico e riteneva che il cosiddetto miglioramento della “razza” si sarebbe meglio potuto raggiungere mediante un adeguato perfezionamento sia fisico che morale. orientandola alla sperimentazione. (tra cui anche quello di Ostetricia e Ginecologia) che erano nati come enti culturali e si erano costituiti grazie all’associazione di professori e liberi docenti di cattedre affini e complementari. N. Alle dipendenze della Clinica furono create due Guardie Ostetriche permanenti. ritenendolo immorale. Parimenti venivano regolamentate anche le Scuole di Perfezionamento nelle varie discipline ed i Diplomi con la qualifica di Specialista. I. Parimenti si mostrò contrario all’aborto per ragioni eugenetiche. sostenendo che era prematuro applicare alla specie umana i postulati di una scienza troppo nuova e non ancora sufficientemente sperimentata sugli animali. Nel 1924 il nuovo Statuto Universitario definì la regolamentazione di quegli istituti. poiché riteneva che nessun medico potesse seriamente garantire. lo stato di salute dei coniugi. membro dell’Accademia di Medicina di Parigi. Budapest. Si oppose all’aborto per ragioni economico-sociali. (Opera Nazionale Maternità ed Infanzia) che nella sua attività di Senatore. Fu anche autore delle voci riguardanti l’ostetricia nella Enciclopedia Treccani. Lipsia e Buenos Aires. con un atto pubblico. Inoltre furono istituiti reparti radioterapici all’avanguardia per quei tempi e fu migliorato l’isolamento delle pazienti infette. della Società Ostetrica di Edimburgo e di quella belga di Ostetricia e Ginecologia. una presso la Clinica Ostetrica del Policlinico Umberto I e l’altra nel centro storico di Roma nel quartiere Trastevere presso la Maternità Savetti rimasta attiva fino agli inizi degli anni ’60. M. oltre a quelle di Monaco. e parimenti fu anche contrario all’obbligo del certificato medico prematrimoniale. Pestalozza è stato il primo professore romano a creare intorno a sé un vera Scuola e dare un personale indirizzo alla ricerca scientifica.

si trovò a svolgere il suo mandato di professore in uno dei periodi storici più difficili della nostra epoca. ma condizionò nel nostro Paese anche la ricerca scientifica. Come allievo di Pestalozza e seguace del suo credo professionale. le ricerche di istologia placentare. Quando fu chiamato alla cattedra di Roma Gaifami riordinò e ampliò la Clinica. Gaifami era nato a Como nel 1883. un ostetrico della stessa scuola. Notevoli i suoi lavori di anatomia patologica fetale.M. sulla mola vescicolare. Roma visse in quella primavera del ’44 uno dei momenti più drammatici della sua storia. nessun diaframma si opponeva più tra la città e le Forze Alleate. Paolo Gaifami. Il dramma della guerra. Il 3 giugno Kesserling diede ordine alle truppe tedesche di ripiegare oltre Roma e il 4 giu228 .Antonio Pachì Pestalozza morì il giorno di Natale del 1934 ed a riconoscimento dei suoi meriti gli è stata intitolata una strada di Roma. Per primo in Italia realizzò il taglio cesareo sul segmento inferiore dell’utero4. sulla T. nella zona Boccea. esasperava i problemi delle donne e i quartieri popolari di Roma si riempirono con gli esuli dal fronte di Cassino.C. divenuta ormai insufficiente per l’accrescersi della popolazione scolastica. A lui successe fin dal gennaio 1935. sui polipi cervicali. Oltre al contributo scientifico a favore delle madri e dei neonati. sugli aspetti istologici del cancro dell’utero in gravidanza. Di grande interesse anche i suoi studi sul corion-epitelioma. sui tumori dell’utero e dell’ovaio. Evacuata dai tedeschi Cassino il 17 maggio.N. sulla patogenesi del distacco di placenta normalmente inserta. i rilievi sulla reazione deciduale della mucosa della portio. con gli uomini al fronte. Gaifami si è interessato dei problemi di legislazione sanitaria ed ha chiesto una chiarificazione dei diritti professionali degli specialisti in Ostetricia e Ginecologia. si era laureato a Padova nel 1907 ed aveva conseguito nel 1915 la Libera Docenza sotto la direzione di Pestalozza. La guerra in Etiopia. avrebbero dovuto assumere gli ospedali. che aveva portato alle “sanzioni” ebbe come effetto la chiusura dell’Italia in un nazionalismo cupo che non riguardò soltanto gli scambi economici con l’Europa e l’America.I ed è stato membro del Consiglio Superiore di Sanità e Presidente della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia dal 1936 al 1939 e dal 1942 al 1944. Ha ricoperto la carica di Ispettore Superiore dell’O. Che cosa sarebbe successo se i tedeschi avessero deciso di difendere Roma? Quale funzione. in questo caso. era facile immaginare. che aveva già trascorso sedici anni nella Clinica Ostetrica di Roma ed era stato poi chiamato a dirigere la Cattedra di Sassari nel 1923 e successivamente quella di Siena nel ’24 e quella di Bari nel ’25. genitale.B.

alla quale rinunciò per dirigere l’Istituto di Maternità degli Ospedali Riuniti di Roma nel quartiere Monteverde. Bompiani morì giovanissimo a soli 57 anni5. prima in qualità di Assistente e successivamente di Aiuto. era stato assistente volontario dal 1915 al 1919 nella Clinica Ostetrica e Ginecologica di Roma. era nato nel 1890. le prime “jeeps” della 5° Armata Americana entrarono a Porta San Giovanni. si era laureato a Roma nel 1914. Fig. Numerose le sue pubblicazioni sia di anatomia che di fisiologia ostetrica.La Clinica Ostetrica e Ginecologica gno. come supplente. mentre gli ultimi “panzer” partivano dalla stazione di San Paolo. 229 . Un busto di bronzo lo ricorda ai ginecologi italiani all’ingresso dell’Aula Magna della Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico Umberto I. Bompiani nel 1925 conseguì la Libera Docenza. 4 – Paolo Gaifami In quei giorni drammatici si scelse di risolvere la “successione Gaifami” utilizzando forze disponibili all’interno dell’ambiente universitario romano. Paolo Gaifami morì sotto il bombardamento di Roma del 14 marzo 1944 mentre si trovava nel quartiere di San Lorenzo nei pressi dell’Università. Nel 1936 diresse la Clinica Ginecologica di Palermo e nel 1937 vinse il concorso per la Clinica di Sassari. Successivamente Assistente degli Ospedali Riuniti di Roma fino al 1922. “figlio d’arte” dell’ostetrico Arturo Bompiani. Di notevole importanza il suo Trattato di Ostetricia rivolto sia agli studenti che agli specializzandi. anno in cui tornò alla Clinica Universitaria. 3 – Busto di Paolo Gaifami Fig. Fu infatti chiamato alla direzione della Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico Umberto I. Roberto Bompiani.

la preoccupazione di non essere lasciato indietro. 5 – Luigi Cattaneo sulla necessità di controlli urologici in ginecologia. Richiamò per primo l’attenzione Fig. precorrendo anche in questo i tempi. sotto i bombardamenti. Era nato a Vellozzo Bellini in provincia di Pavia. egli si trovò all’avanguardia. dopo la tragica morte. riallacciare sul piano culturale i contatti con gli altri Paesi. prima incaricato e successivamente ordinario. dove rimase fino al raggiungimento della pensione nel 1960. della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Perugia. si rese subito conto che era necessario riempire i vuoti lasciati dalla guerra. fu chiamato alla Cattedra di Roma. Emilio Alfieri. limitando l’uso del forcipe e denunciando l’abuso del taglio cesareo.Antonio Pachì Quando Luigi Cattaneo arrivò alla Cattedra di Roma. nel 1945. Nella ricerca scientifica. apportarono un reale contributo alla conoscenza della fisiologia fetale e lo collocano tra gli antesignani della moderna medicina fetale. portò Cattaneo ad accelerare i tempi e. Fu Assistente volontario nella Clinica OstetricoGinecologica di Pavia dal ’19 al ’22 e successivamente nel ruolo di Assistente effettivo e quindi in quello di Aiuto. Egli fu. di Paolo Gaifami e la breve supplenza di Roberto Bompiani. Nel ’45. Nella lotta contro il cancro dell’apparato genitale femminile fu un caposcuola ed organizzò centri di diagnosi precoce. Nel 1927 Cattaneo seguì il suo maestro. Partì per il fronte come ufficiale medico. propagandandoli sia tra gli ostetrici che direttamente tra le partorienti6. Le ricerche di Cattaneo. che si stava trasferendo all’Università di Milano per sostituire Luigi Mangiagalli. inoltre. Si perfezionò quindi in Ostetricia e Ginecologia. discipline che andavano sempre più acquisendo carattere chirurgico. un tenace sostenitore del parto naturale. Egli diede un reale contributo 230 . dove restò dieci anni. prepararsi ad affrontare un periodo di prevedibile sviluppo demografico. in alcuni casi. Introdusse in Italia il parto pilotato ed istituì corsi di psicoprofilassi. illustrando le sindromi urologiche di interesse ginecologico e insistendo sulla distinzione tra sintomi urologici e sintomi ginecologici. Nel 1928 conseguì la libera docenza in Clinica Ostetrica e Ginecologica e nel 1935 fu nominato Direttore. modificando acquisizioni già date per certe.

seguendo il metodo di Wertheim. presente in quegli anni. Cattaneo si inserì con piena autorevolezza nella vivace polemica. In caso di cancro del collo dell’utero. ampliò. quest’intervento. tra “vaginalisti” ed “addominalisti” ed affermò che: La standardizzazione è nefasta in chirurgia (…) il clinico. La sala operatoria di Cattaneo era frequentata oltre che dagli assistenti e dagli studenti anche da chirurghi provenienti da tutta Italia e dall’estero. la Clinica Ostetrica del Policlinico Umberto I venne dotata di nuovi reparti per la roentgenterapia. come chirurgo. da eseguirsi su un caso clinico specificandone la diagnosi e la terapia. tra le altre. anche una prova di Clinica Ostetrica. Si prevedeva. In particolare il servizio trasfusionale. contro il parere di quelli che. all’Università di Roma. anzi. dotato di nuovi esemplari il museo anatomopatologico e creati all’interno della Clinica stessa servizi autonomi di anestesia. oltre a sopperire alle esigenze della Clinica. tecniche operatorie che lui descrisse nel 1958 nella pubblicazione Basi della cura radicale del cancro del collo dell’utero. con personale adeguatamente preparato ad operare dalla selezione dei donatori fino alla preparazione delle unità da trasfondere. di urologia e di cardiologia. oltre alla chiarezza dell’esposizione. fu anche messo in grado di effettuare le exanguino-trasfusioni ai neonati nei casi di immunizzazione da Rh molto frequenti a quel tempo prima dell’avvento della profilassi mediante la somministrazione della gammaglobulina specifica. di volta in volta. preferirono il trattamento radiante. e la Legge divenne operante nel 1957. asportando anche le ghiandole linfatiche pelviche. gli esami citologici e la colposcopia. apprezzavano l’originalità delle sue ricerche. quella via che potrà apportare i migliori vantaggi. 231 . a quei tempi preziosa rarità. solo per il gusto di indulgere a virtuosismi. sospeso durante gli eventi bellici. di emotrasfusione. Sotto la direzione di Cattaneo. Anche la sala operatoria fu radicalmente trasformata e dotata di impianto di condizionamento dell’aria. Fu creata una nuova biblioteca. l’Esame di Stato. non seguì mai la strada dei grandi interventi demolitori.La Clinica Ostetrica e Ginecologica alla ginecologia operativa e nella cura del carcinoma cervicale fu sostenitore di un intervento chirurgico totale. di fronte alla realtà vivente dei casi con tutte le loro varietà adotterà. almeno per un certo periodo. era solito praticare l’isterectomia addominale radicale. così anche le sue lezioni erano sempre affollatissime di studenti e specialisti che. Tuttavia. Nel 1956 fu ripristinato.

Notevole diffusione ebbe il suo Manuale di Clinica Ostetrica e Ginecologica per il quale nel 1961 ebbe il riconoscimento del premio Marzotto7.Antonio Pachì Cattaneo lasciò la cattedra nel 1960 per raggiunti limiti di età e morì successivamente a Roma il 16 febbraio 1968. nato a Catania nel 1913 e formatosi alla scuola ginecologica milanese di Luigi Mangiagalli. a scindere l’insegnamento in due cattedre affidandole rispettivamente a Giuseppe Valle. così come era avvenuto per altre discipline. Organizzò. Nel breve volgere del tempo trascor232 . di lasciare una sua precisa impronta8. il cui carico diveniva sempre più oneroso per un solo titolare. Amreich. consigliarono la suddivisione in due dell’Istituto. nell’ambito del Policlinico Umberto I. Nel 1972. attratto dai problemi della grossa chirurgia ginecologica. sino ad allora imperniata sulla figura di un unico Direttore. non gli impedì. infatti. Ginecologo di fama internazionale. All’Ingiulla. però. con voto unanime della Facoltà. Il 6 novembre 1960. già direttore della Clinica Ostetrica di Genova. La spiccata personalità di entrambi i docenti. fu chiamato a dirigere la Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico Umberto I di Roma Fig. Egli fece parte del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e fu Presidente della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia dal 1962 al 1965. 6 – Luigi Cattaneo in Aula Eugenio Maurizio. Il breve periodo trascorso a Roma. la fama ed il prestigio che li accompagnavano dalle rispettive sedi di provenienza. il Centro per la sterilità coniugale con annesso laboratorio per i dosaggi ormonali. chiamato dall’Università di Bari e a Wladimiro Ingiulla. indussero la Facoltà. Maurizio sviluppò con particolare interesse l’aspetto sociale della sua disciplina dedicandosi soprattutto al settore della endocrinologia ostetrica e ginecologica. era divenuto “vaginalista” eccelso presso la scuola di I. venne affidata la Direzione del I Istituto. proveniente da quella di Firenze. ma egli non ebbe il tempo per riorganizzare la clinica romana sul modello di quella che aveva lasciato a Firenze a causa delle sue non perfette condizioni di salute. Con Maurizio si chiuse un modo di essere della Clinica Ostetrica romana. Nell’anno accademico 1967-68 le aumentate esigenze didattiche. in collaborazione con Giuseppe Delle Piane e Giuseppe Tesauro diresse il Trattato di Ginecologia edito dall’Istituto Geografico de Agostini di Novara.

lo portò a gestire il I Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica con competenza ed originale capacità. In campo ostetrico egli amava ripetere che la moderna Ostetricia doveva validamente impegnarsi alla soluzione del problema del dolore in travaglio di parto e la sua scuola fu la prima a sperimentare su ampia casistica il parto indolore mediante la somministrazione gamma-OH. Quell’anno segnò per Crainz il ritorno alla sua città natale ed all’università presso la quale si era laureato nel 1936. La sua formazione scientifica. nel 1972. Dopo solo tre anni. di Franco Crainz. Tali ricerche hanno trovato significativo riconoscimento nella nomina a Vice Presidente della Società Italiana di Storia della Medicina ed a socio di numerose Società straniere.a causa della mancata realizzazione dei risultati attesi . Spinto da tale intuizione si era subito dedicato alla progettazione di un grande reparto di radioterapia dei tumori ginecologici. il suo grande e costante interesse per la Storia della Medicina lo ha portato a scrivere su diversi argomenti di ostetricia. nata 233 . maturata attraverso soggiorni di studio e di ricerca presso varie università italiane ed europee. L’interesse e la particolare competenza di Franco Crainz in questo campo risulta dalle numerose pubblicazioni scientifiche sull’argomento9. quando la Facoltà decise di scindere l’insegnamento in due cattedre. del quale aveva affrontato tutti gli aspetti clinico-organizzativi. apparivano di estrema semplicità. Per seguire l’evoluzione storica della Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico Umberto I è necessario riallacciarsi alla chiamata nella Facoltà di Roma di Giuseppe Valle nel 1968. nelle sue mani. Quell’anno è passato alla storia come l’anno della contestazione giovanile che. In un momento in cui le tecniche chirurgiche ampiamente demolitive e mutilanti iniziavano ad essere messe in discussione . dovette abbandonare la direzione dell’Istituto per motivi di salute ed al suo posto la Facoltà affidò il temporaneo incarico della Direzione a Luigi Carenza. che lo mantenne fino alla chiamata. È stato Presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia dal 1977 al 1980 e. impegnandosi in ricostruzioni scientifiche originali su temi monografici. Crainz ha lascito la direzione del I Istituto nel 1983 per raggiunti limiti d’età.egli aveva intuito che in oncologia ginecologica la radioterapia sarebbe stata la terapia alternativa alla chirurgia. Uomo di vasta cultura. fino a concordare piani operativi con le autorità competenti. tecniche che. onde sopperire alle aumentate esigenze didattiche. Socio Onorario. da quell’anno.La Clinica Ostetrica e Ginecologica so a Roma divenne punto di richiamo per giovani colleghi che volevano vederlo operare per apprendere le tecniche chirurgiche più raffinate.

Il secondo Istituto ha infatti finalizzato i 234 . particolarmente significativa nel campo della chirurgia oncologica. Egli ha inoltre contribuito ad incrementare. per raggiunti limiti d’età. hanno avuto come obiettivo la realizzazione della funzionalità dell’Istituto e la crescita professionale di tutti i collaboratori. Lasciò la direzione del II Istituto nel 1974. non limitati da aspirazioni personali. da lui stesso verificate. Presso il II Istituto egli ha attivato uno dei primi Centri di “Pianificazione Familiare” che. i rapporti scientifici della Clinica romana con le più prestigiose università straniere.Antonio Pachì nei “campus” americani. I suoi interessi. mediante l’organizzazione di corsi di aggiornamento per specialisti. si impegnò nell’attività scientifica. ed a lui successe Luigi Carenza. suggerendogli l’organizzazione di due corsi “Teorico-pratici di Chirurgia Ginecologica” che ottennero un notevole successo di partecipazione anche per l’innovatrice presentazione delle tecniche operatorie allora più attuali10. Le naturali doti di organizzatore di Luigi Carenza e la sua formazione universitaria e professionale alla scuola del suo grande maestro Luigi Cattaneo gli hanno consentito una costante progressione in tutte le tappe successive da giovane assistente a professore ordinario. e la ricerca scientifica documentata negli Atti della potenziata attività della Società Interregionale di Ostetricia e Ginecologia e nella nuova edizione della rivista Aggiornamenti in Ostetricia e Ginecologia da lui diretta. E’ testimonianza di ciò l’ampia casistica raccolta. ostetriche ed assistenti sociali. confermando il prevalente indirizzo chirurgico della sua Scuola. si diffuse in tutto il mondo occidentale. L’essersi formato nella Clinica di Roma fin dal momento della laurea lo ha reso interprete delle reali esigenze organizzative ed assistenziali. Tale preminente indirizzo chirurgico influenzò anche l’attività didattica. stimolandolo ed aiutandolo a realizzare le correzioni strutturali effettivamente utili e necessarie. con le sue modalità culturalmente caratterizzanti. grazie alla sua capacità di intessere relazioni internazionali ed al suo impegno nel partecipare ai Congressi internazionali. sia nell’ambito della Comunità Economica Europea che della Federazione Internazionale per la Pianificazione Familiare (IPPF). ha preparato i primi operatori degli attuali “Consultori Familiari”. La contestazione. Valle fu particolarmente sensibile alle esigenze culturali che si andavano delineando e che lo indussero a partecipare attivamente alle nuove proposte di trasformazione sociale. In quegli anni di contestazione giovanile. oltre ad affrontare i problemi organizzativi del nuovo Istituto a lui affidato e la relativa strutturazione didattica ed assistenziale. portò a definire il 1968 come “l’anno degli studenti” e Valle.

senza trascurare il particolare aspetto sociale e quello dell’assistenza psicologica pre e post-trattamento. all’inizio della sua direzione. In campo ostetrico già nel 1975. 235 . con scambi di allievi e assistenti. ma di scuola. avendo intuito la potenzialità della diagnostica ecografica. Questa sua dedizione lo ha portato ad organizzare.La Clinica Ostetrica e Ginecologica suoi sforzi in particolari settori di attività ultraspecialistica. che costituì l’avvio alla realizzazione nell’Istituto da lui diretto. con i neonatologi e gli specialisti delle varie discipline interessate ai singoli casi. isteroscopia e senologia. ha permesso di mettere a punto le tecniche di prelievo di materiale embrio-fetale mediante le tecniche di amniocentesi. Erede della disciplina chirurgica di Cattaneo. Carenza ha continuato la tradizione della qualificata chirurgia onco-ginecologica. servizi di colposcopia. ha valorizzato l’attività clinico-assistenziale di tutte le forme di patologia complicanti la gravidanza conseguendo ottimi risultati sia da un punto di vista assistenziale che di ricerca11. Carenza fu Presidente della Società italiana di Oncologia e nell’ottobre 1985 fu nominato membro onorario della American College of Fig. ha dotato l’Istituto di uno dei primi apparecchi ecografici (KreitzCombison 2) giunti in Italia. uno dei primi in Italia. in un’ottica multidisciplinare. Carenza. con precipuo indirizzo alla prevenzione della patologia maligna. presso la Clinica Ginecologica del Policlinico Umberto I laboratori altamente qualificati per la ricerca oncologica in ginecologia. di un servizio di ecografia successivamente ampliato e potenziato con aggiornati apparecchi moderni e divenuto punto di riferimento per la didattica e la ricerca della patologia embrio-fetale. La realizzazione del Centro di Diagnosi Prenatale. affiancandola alla moderna chemioterapia organizzata sul modello dei più avanzati Centri statunitensi. La diagnostica prenatale si è inoltre avvalsa della collaborazione dei genetisti. 7 – Luigi Carenza Obstetric and Ginecology. prelievo dei villi coriali e prelievo di sangue fetale mediante fetoscopia. per lo studio delle sofisticate tecniche di indagine del DNA genomico ed inoltre. all’avanguardia nel campo sia ostetrico che ginecologico. con i quali ha mantenuto rapporti culturali e scientifici non solo personali.

EGA. Roberto Bompiani (1890-1947).. nell’interesse della loro disciplina. Arti Grafiche Santarelli. Roma. 1947. MAURIZIO E. Commemorazione del Prof. In: La chirurgia italiana. SEU... 3.. Roma. Manuale di Clinica Ostetrica e Ginecologia. Minerva Ginecologica 1966. Filo conduttore dell’esposizione è stato il succedersi di quegli uomini che. GAIFAMI P. Progetto eseguito dall’Arch. Servizio di Diagnosi Prenatale. PACHÌ A. 53:43-50... PAZZINI A. 12:111-114. pp. 1982. 1894. Virano C. et al. 2. 1961. 1961.PACHÌ A. La Clinica Ostetrica e Ginecologica 1968. BOMPIANI R. Sezione Pratica 1935. Il Policlinico. Boll. 1986. 4... PACHÌ A. Il Policlinico. 7. 1987.. Ostetricia e Ginecologia a “La Sapienza” 1786-1986. 51:218. Genus 1937. Luigi Cattaneo. 6. La Clinica Ostetrica e Ginecologica 1972. Luigi Cattaneo. 42. 113-114. 9. Istituto di Storia della Medicina. 8. MASSAZZA M. nel corso degli anni. 18(10):523-528.. pp..tto Giulio Podesti. Voll. Sezione Pratica 1944. MAURIZIO E.. Roma... Ernesto Pestalozza.Antonio Pachì Questo breve excursus attraverso le tappe di progettazione e realizzazione nel tempo. VALLE G. Luigi Cattaneo. Roma. SANNICANDRO G. e C. La Storia della Facoltà Medica di Roma.... Giunti. Diagnosi Prenatale Precoce. Centro Interdipartimentale Malattie Sociali. BIBLIOGRAFIA 1. MARZIALE P. 236 . Roma. Il feto come paziente. I e II. Firenze. SALVATORI C. BOMPIANI R. ha scandito la storia della Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico Umberto I dal suo sorgere fino all’entrata in vigore di una nuova recente organizzazione: quella dei Dipartimenti. SAMARITANI F.. CARENZA L. In Occasione dell’XI Congresso Medico Internazionale in Roma. pp. 8-9. 11. 1980. CARENZA L. 74:155-157. 10. DALLA PICCOLA B. a rendere il Policlinico Umberto I un punto di riferimento in campo internazionale per il progresso della Ostetricia e Ginecologia. 5. Roma.... tuttora in atto. Per dare maggior prestigio al diploma di specializzazione in ostetricia e ginecologia. 441-442. Atti della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia 1968. 70:109-112. Paolo Gaifami. hanno saputo contribuire. PACHÌ A. Il Policlinico Umberto I. Wladimiro Ingiulla (1913-1972). Ernesto Pestalozza. SEU. ed Atti Accademia Medica di Roma 1968-1970.

GIORGIO MAGGIONI 237 . CASTELLO .LA CLINICA PEDIATRICA MANUEL A.

Berlino (1843). dei bambini che frequentavano l’ambulatorio La Scarpetta. sotto il pontificato di Pio IX. destinato al ricovero dei bambini solo dopo i due anni di età1. Londra (1852) e così via2. I primi anni dell’insegnamento A Roma.La Clinica Pediatrica La disciplina Le strutture sanitarie dedicate alle cure e all’assistenza dei bambini malati prendono avvio in Europa solo a partire dagli inizi del XIX secolo con la creazione a Parigi. nel 1802. gli affidò con decreto (14 dicembre 1896) l’incarico dell’insegnamento di patologia e clinica pediatrica del quale diventerà ordinario nel 1899. In Italia il primo «ospedaletto per bambini poveri» sembra esser stato quello fondato a Torino nel 1843 dal conte Luigi Franchi di Pont con la collaborazione di un comitato del quale facevano parte personalità quali Camillo di Cavour e Roberto d’Azeglio3. A questo ne seguirono molti altri: a San Pietroburgo (1834). per volontà di Napoleone Bonaparte. Primo Cattedratico di Pediatria . per l’insegnamento. insieme ad un gruppo di nobildonne romane. per iniziativa della duchessa Arabella Salviati. Nel 1896 il ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli6. E’ merito del viterbese Luigi Concetti (1854-1920). All’inizio il Concetti si valse. del quale il Concetti era stato allievo. Praga (1842). Budapest (1839).Luigi Concetti. l’aver dato inizio a Roma al primo insegnamento di clinica pediatrica con un corso pareggiato per studenti e ancora senza un reparto a disposizione. nata dai duchi Fitz-James. 1 . Il 2 dicembre 1894 la sua prolusione fu dedicata a Lo stato attuale della pediatria5. il primo ospedale pediatrico sorse nel 1869. dell’Ospedale dei bambini malati (Hopital des enfants malades). Vienna (1837). 239 Fig. L’opera fu dedicata al Bambino Gesù e prese rapidamente avvio fin dall’inizio di quell’anno4. dal 1890 primario di questo Ospedale e che nel 1894 aveva conseguito la libera docenza in patologia e clinica pediatrica.

Guido Baccelli e varie personalità politiche. La prima pietra dell’edificio fu posta il 15 giugno 1912 con una cerimonia alla quale parteciparono il Re. una suora e due infermieri. Francesco Businelli. E’ importante ricordare che il Concetti inviava gli studenti a casa dei malati per poter seguirne il decorso e l’esito delle cure. Il Concetti è giustamente considerato il fondatore della Scuola pediatrica romana: la sua attività fu instancabile sia sul piano clinico didattico sia su quello organizzativo. I Maestri. a causa dei numerosi ritardi dovuti anche al periodo bellico. due anni dopo la morte del Concetti che non la poté vedere completata. Castello .Manuel A. e dei piccoli ricoverati presso il Bambino Gesù. il 6 dicembre 1920. il sindaco di Roma. Passeranno 10 anni prima che la Clinica. Le vicissitudini della costruzione del Policlinico e dei vari reparti sono state puntualmente illustrate dall’architetto prof.Giorgio Maggioni gestito dalla Società Soccorso e Lavoro con sede in Trastevere. una stanza per la direzione e una per la biblioteca dove finirà per installare un primo apparecchio radiologico insieme alla concessione di poter avere per l’insegnamento i bambini ricoverati nel reparto difterici. Paolo Marconi fino alla costruzione di quella che è ancora oggi la Clinica Pediatrica7. due anni dopo. diventasse operativa nel 1922. 240 . Il corso di pediatria era facoltativo e diventerà obbligatorio solo dal 1910-11. la didattica. Nel 1890 organizzò a Roma il I Congresso pediatrico italiano e nel 1898. il Concetti ottenne un allargamento degli spazi. nel 1898-99 il Concetti riuscì a stilare una convenzione con l’Ospedale Santo Spirito che gli mise a disposizione durante l’anno scolastico una sala con l0 lettini per bambini svezzati e due culle per lattanti con letti per le madri. Le lezioni si svolgevano nei locali sotterranei dell’Istituto di Clinica Chirurgica allora diretto dal prof. provvisoriamente. Francesco Durante e sito a Trastevere in via Garibaldi 44. della quale fu presidente dal 1913 al 1920. Ernesto Nathan. con altri. la Regina. Alla sua morte. Avuto un piccolo contributo dal Ministero. Nel rinnovare la convenzione. sistemata nell’edificio di Patologia medica dove il Concetti poté attrezzare con molta difficoltà un piccolo reparto. fondò a Torino la Società Italiana di Pediatria (SIP). il suo manuale L’igiene del bambino ebbe larga diffusione. il prof. Le lezioni erano tenute nel vicino anfiteatro della Clinica Oculistica diretta dal prof. l’attività di ricerca Nell’anno accademico 1904-05 la Clinica Pediatrica fu trasferita nel Policlinico Umberto I da poco costruito e.

Nel 1937 riuscì ad ottenere dagli Ospedali Riuniti la costruzione di un Padiglione pediatrico da affiancare alla Clinica. di un reparto fisioterapico e di due polmoni d’acciaio. Sostenitore del Partito Popolare di don Luigi Sturzo. A partire dall’anno accademico 1928-29 fu chiamato. Tale attività. che diresse fino alla morte. gli valse il laticlavio. Spolverini ebbe il merito di organizzare la Clinica Pediatrica con criteri moderni corredandola di un reparto radiologico. aveva organizzato con successo il Congresso Internazionale di Pediatria a Roma. di un laboratorio chimico e microbiologico.La Clinica Pediatrica con la costruzione della Clinica non ancora ultimata. Un anno prima. Francesco Valagussa e nel ‘27-28 dal prof. Il prof. specializzato nella riabilitazione fisica e ortopedica di questi pazienti. Salvatore De Villa. suo aiuto. dotato anche di un reparto di chirurgia. alla direzione della Clinica di Roma il prof. alla cura e al recupero dei bambini affetti da poliomielite fondando ad Ariccia un Istituto. Frontali era noto anche sul piano internazionale per le sue ricerche nel campo dell’alimentazione infantile e in quello vitaminologico. in particolare. dal l0 gennaio 1928. Orazio Malaguzzi Valeri. Nel gennaio 1923 fu chiamato alla direzione della Clinica Pediatrica il prof. nel 1936. Gino Frontali. come la cura della pellagra. Caronia si adoperò in modo particolare per la messa in funzione della Clinica potenziando soprattutto il laboratorio e l’ambulatorio e portando i posti letto agibili a cinquanta. nel giugno del 1925 fu sospeso dall’incarico dal ministro della Pubblica Istruzione Pietro Fedele e fu avviata un’inchiesta a suo carico. Luigi Spolverini il quale la diresse fino al 1943. fu chiamato da Padova dove dirigeva dal 1930 la Clinica Pediatrica. a causa di una denuncia anonima. Giuseppe Caronia (1884-1977). inviso al regime fascista. al prof. Rocco Jemma di Napoli8. il prof. di grande importanza sociale. L’infondatezza delle accuse addebitate indusse tuttavia il ministro a trasferirlo a Napoli il 23 ottobre 1927 con l’incarico di dirigere. Proveniente dalla Clinica di Pavia. la direzione fu affidata all’aiuto Tullio Luzzatti per gli anni 1920-21 e 1921-22. già allievo di Concetti. allievo di C. Dal 1935 lo Spolverini si dedicò. Il Caronia venne sostituito per il periodo 1925-27 dal prof. la cattedra di malattie infettive di quell’Università. primo ternato dell’ultimo concorso e allievo del prof. per un anno. Comba della Scuola di Firenze9. Frontali tenne l’incarico fino al 1958-59 quando la direzione della Clinica fu affidata. 241 . Caduto il fascismo il 25 luglio 1943.

Al Frontali si deve anche l’iniziativa dell’inserimento. 2 – Gino Frontali Fine semeiologo. che accostò come patologia al kwashiorkor africano. Nel 1960 il prof. sono legati al suo nome alcuni sintomi quali il riflesso controlaterale degli adduttori nella poliomielite e il fenomeno oculocardiaco nella difterite. della prima scuola elementare per bambini malati. Nella foto con il Rettore Giuseppe Ugo Papi e i Proff. e II Cattedra affidata al Frontali. alla malattia da carenza caloricoproteica. Fig. affidata a lui. all’interno della Clinica Pediatrica. Nel 1944. le Prescrizioni pediatriche e i due volumi di Lezioni pediatriche. Fig.che fu sdoppiata in I Cattedra. il Manuale di Pediatria. nello stesso tempo il Caronia mantenne anche la Cattedra di Malattie Infettive alla quale era stato richiamato nel 1935 da Napoli a Roma. Castello . 3 – Visita del Presidente Antonio Segni nel 1964. dopo la liberazione di Roma.che terrà fino al 195354 . L’attività scientifica di Frontali a Roma. oltre all’alimentazione del bambino. fu dedicata in particolare alla thalassemia.Giorgio Maggioni La sua attività didattica è documentata da numerose pubblicazioni quali le Lezioni sull’alimentazione infantile. Frontali e i suoi allievi organizzarono il XXVII Congresso italiano di pediatria in occasione del quale egli fu eletto presidente della SIP fino al 1963. Arrigo Colarizi ed Emiliano Rezza 242 .Manuel A. il Caronia fu eletto Rettore dell’Università e reintegrato nell’incarico di direttore della Clinica Pediatrica . Le numerose difficoltà nella gestione della Clinica durante il conflitto bellico furono affrontate dal Frontali con energia e dedizione assolute specie dopo il bombardamento del 18 marzo 1944 che recò gravi danni al padiglione pediatrico. alla cura della tubercolosi.

La genetica clinica con Vignetti e Ferrante. Nei 12 anni di direzione di Colarizi la Clinica è stata ammodernata con la creazione o il potenziamento di servizi indispensabili: la radiologia pediatrica. sotto Giovanna Mancuso introdusse i micrometodi. L’ematologia. allievo del prof. creata da Alessandro Seganti e continuata da Vincenzo Colloridi. creando per ogni campo della pediatria delle persone specialmente dedicate. Nel novembre 1961 arrivò Emiliano Rezza. seguita da tutti. che era rimasto a Pavia con l’incarico della Cattedra per l’anno accademico 1960-61 e che di Colarizi diventò suo primo aiuto e suo successore. Alessandro Seganti insieme a Marcello Orzalesi. L’anno dopo. Spolverini. Contemporaneamente Orzalesi si recò in America una prima volta a Boston. da Pavia. Colarizi portò a Roma una ventata di novità e snellì le procedure dei ricoveri. che la terrà fino al 1972-73. dove aveva lavorato alla Harvard University di Boston per due anni. anticipando così la strada che. dapprima diretta da Stegagno e quindi da Di 243 . Arrigo Colarizi. per due anni. Giovanni Bucci tornò dagli Stati Uniti nel 1961. al quale si unì dopo poco tempo Ettore Cardi. Il laboratorio. il Frontali svolse la relazione su I disturbi del ricambio idro-salino nell’infanzia. che presto diventò una delle migliori d’Italia. nel corso del XXVIII Congresso a Torino. nel 1960. Nell’anno accademico 1960-61 fu chiamato. Fomentò la super specializzazione dei suoi allievi. ordinario dal 1995. Cardi fece un soggiorno di studio a Philadelfia per approfondire la scienza dell’alimentazione presso l’Istituto di Szent Gyorgy. La cardiologia pediatrica. sarebbe stata Fig. Nella foto con i Proff. Arrigo Colarizi e Egli arrivò. Il prof. autori del libro sulle aberrazioni cromosomiche.La Clinica Pediatrica anno della sua morte. vent’anni dopo. alla direzione della Clinica il prof. ed in seguito trascorrerà altri 24 mesi a New Haven. che era stato suo allievo a Pavia. indispensabili in pediatria. 4 – Papa Paolo VI visita la Clinica nel 1966. Incitò i suoi allievi a recarsi all’estero per perfezionarsi nei diversi settori della pediatria. affidata a Guido Iannaccone.

Nel XXXI Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria del 1966. Emiliano Rezza che nel 1973. con pubblicazioni a livello internazionale. Colarizi. ordinario dal 1980-81 . fu affidata alla Scuola Romana la relazione sul tema Disturbi respiratori del neonato. affidato a Mario Midulla che veniva dagli Stati Uniti. In effetti le principali ricerche del periodo dirette dal prof. Rezza aveva grande Fig. Colarizi si concentrarono sulla neonatologia. creando un’equipe di ricerca clinica e di 244 . Imperato sviluppò lo studio delle malattie respiratorie. Castello ria capacità di analisi e sintesi dei problemi. che nell’anno seguente si trasferì presso la II Università di Roma “Tor Vergata” come cattedratico di Pediatria. Carlo Imperato da Parma che sarebbe rimasto fino al 1996 e fuori ruolo fino al 1999 diventando così il cattedratico rimasto più a lungo nella Clinica Pediatrica di Roma. Alla seconda è stato chiamato nell’anno accademico 1973-74 il prof. con il passaggio a fuori ruolo del prof. Introdusse in Clinica la reidratazione mediante fleboclisi. cercando sempre la spiegazione logica dei fenomeni che affrontava. Il CNR convenzionò un laboratorio di virus respiratori. L’endocrinologia inizialmente con Massimo Orsini e quindi con Brunetto Boscherini. Manuel A.Manuel A. Il servizio si è occupato specialmente di nanismi. che all’epoca costituì una novità. Studiò a fondo i problemi. dei disturbi della pubertà di patologie della tiroide e della Sindrome di Turner. sulla prematurità e sull’alimentazione infantile. 5 – Papa Giovanni Paolo II visita nel 1995 esperienza clinica e di lail reparto di oncologia. Il suo posto è stato preso da Anna Maria Pasquino diventata ordinario dal 2000. assunse la direzione della I Cattedra che tenne fino alla sua scomparsa nel dicembre 1985. accompagnato boratorio e una straordinadal Prof.Giorgio Maggioni Gilio è stata la prima in Italia a impiegare la vincristina nella terapia delle leucemie. Nel 1968 è stata creata la II Cattedra di Clinica Pediatrica alla quale fu chiamato il prof. tenutosi a Genova. Castello .

E’ stato il primo Presidente della Società Italiana di Neonatologia dal 1994 al 1997. diventato cattedratico nel 1995. Dal 1997 è Segretario Generale del Gruppo Latino di Pediatria e dal 2004 Presidente dell’Accademia Internazionale di Pediatria. la gascromatografia dei lipidi. continuato adesso da Serena Quattrucci. Mario Midulla e Roberto Ronchetti. La gastroenterologia con Ettore Cardi. Schiavetti e C. coadiuvato da Marcello Orzalesi per i primi anni e da un’equipe di neonatologi. Nell’anno accademico 1980-81 Giovanni Bucci assunse la direzione della III Cattedra di Clinica Pediatrica. il cui servizio è centro di riferimento regionale per la malattia. a base di carboplatino ed etoposide ad alte dosi di grande efficacia. Ha pubblicato un nuovo metodo di assistenza respiratoria mediante pressione positiva continua a doppia cannula. con Mariano Antonelli. ha introdotto in clinica l’alimentazione parenterale e insieme a Rezza è l’autore della dieta per le gravi intolleranze alimentari. C. Dagli anni ’90 Margherita Bonamico si è dedicata allo studio della malattia celiaca. Cappelli che oltre a curare la malattia. Era stato professore di Puericultura dal 1971. si occupa 245 . Brunetto Boscherini. che diventò cattedratico nel 1986 insieme a Piero Vignetti. Nel 1987 ha proposto un nuovo protocollo di chemioterapia per i tumori a piccole cellule. con ottimi risultati. Dal 1971 hanno incominciato a svilupparsi nuove sottospecialità pediatriche. Ha formato un’equipe composta da A. A. Ha studiato per primo la pressione arteriosa sistolica del neonato ed ha descritto un metodo per il prelievo di sangue arterioso della radiale. L’oncologia con Manuel A. Castello. Clerico. di recente creazione. Dominici. Dal 1979 al 1982 è stato Presidente della Società Italiana di Pediatria. Fomentò anche lo studio di alcune patologie gastroenteriche. La fibrosi cistica. Nel 1990 è stato Presidente del Congresso Internazionale di Oncologia Pediatrica. Il prof. Insieme a Francesco Laurenti ha utilizzato la trasfusione di granulociti nelle sepsi neonatali. Ha pubblicato con Palermo il primo studio italiano ecoencefalografico del neonato. oggi impiegato in tutto il mondo. le malattie metaboliche mediante un test rapido. Bucci. Il Servizio vanta la più importante casistica italiana di trapianto di polmoni. Nel 1980-81 sono diventati cattedratici i Proff. che è stato utilizzato in toto o in parte in diversi protocolli internazionali.La Clinica Pediatrica laboratorio. Cardi ha studiato specialmente la celiachia. che si è tenuto a Roma. ha effettuato diversi studi di livello internazionale.

ha creato il Centro per la nutrizione pediatrica. Le malattie respiratorie con Roberto Ronchetti.Manuel A. La nefrologia con Sandro Ungari. La prof. L’ematologia è stata ereditata da Giuseppe Multari e Guiduccio Ballati. Imperato e che nel 2000 è passato alla II Facoltà dell’Università di Roma “La Sapienza”. sono stati restaurati l’aula. Ha iniziato anche le ricerche sui disturbi respiratori nel sonno in collaborazione con M. Desiderio Lendvai ha creato e condotto il servizio per le cefalee infantili fino alla sua quiescenza nel 2005. dell’Istituto. il reparto di fibrosi cistica.Giorgio Maggioni del dolore e della nutrizione dei pazienti affetti da tumore. Ronchetti ha portato alla Clinica Pediatrica di Roma lo studio della fisiopatologia respiratoria. quello di 246 . che in seguito andò all’Ospedale Bambino Gesù come primario pediatra sostituito dapprima da Ugo Ruberto e attualmente da Riccardo Lubrano. Armando Signoretti. sulla scia del suo maestro prof. Negli ultimi anni sotto la direzione. professore ordinario dal 1995 è stata responsabile del servizio di Allergologia e Immunologia fino alla sua prematura scomparsa nel 2002. Francesco Cozzi. all’ospedale Great Ormond Street di Londra per perfezionarsi. Giorgio Maggioni. prematuramente scomparso alla soglia della Cattedra nel 1988. Castello . P. quello di oncologia. venuto da Parma con il prof. al tema della neuroimmunologia. è divenuto il responsabile della chirurgia pediatrica dal 1969. alle sindromi neurocutanee e. di trapianto di cellule staminali e di ricerche di biologia molecolare. Ha una vasta gamma di pubblicazioni su temi della specialità. con le più moderne apparecchiature. Sotto la sua responsabilità il Servizio si è occupato della prevenzione delle malattie allergiche in specie dell’allergia alle proteine del latte vaccino. convertito in Dipartimento nel 2005. cattedratica dal 1996 che è stata Presidente della Società Italiana di Neuropediatria dal 1995 al 2005. Nel 1992 ha ricevuto dall’American College of Allergy. con Paola Iannetti. La neuropediatria. Villa.ssa Iannetti si è dedicata specialmente alle epilessie infantili. recentemente. attualmente. Luisa Businco. Centro che è stato continuato da Enzo Ferrante e. E’ stata fondatrice e presidente dal 1993 al 1995 della Società Europea di Immunologia clinica e pediatrica. alla fine degli anni ’60. da parte di Castello. da Andrea Vania. dopo aver trascorso un periodo di tempo. Asthma and Clinical Immunology l’Honorary International Distinguished fellow award. Ha studiato specialmente la morte improvvisa del lattante e la terapia chirurgica del tumore di Wilms.

La Clinica Pediatrica gastroenterologia ed è stato creato il DEA pediatrico. L’insegnamento di questa materia fu attribuito a partire dal 196061 a una Cattedra convenzionata con l’Ordine di Malta e la direzione affidata al prof. La vecchia accettazione pediatrica ha avuto come primari Antonio Scalamandrè. dopo il restauro nuovo Istituto in via dei Sardi (direzione. La Puericultura a Roma. Orazio Malaguzzi Valeri. Tesoriere della Società Italiana di Pediatria del 1985 al 1991 è stato il vero successore del Frontali. Anna Maria Assensio. ecc. Bruno Marino dall’Ospedale Bambino Gesù. con 10 posti letto per degenze brevi e sei per la terapia intensiva pediatrica. Patrizia Colarizi che ha una lunga esperienza nel follow-up dei prematuri. 6 – I Proff. di Puericultura. Il nuovo DEA è diretto da Corrado Moretti che si dedica specialmente alla terapia intensiva neonatale e pediatrica. che l’anno seguente assunse con la I Cattedra la direzione dell’Istituto Fig. il prof. Nel 1979-80 l’assegnazione di un nuovo ruolo portò alla chiamata dalla direzione della Clinica Pediatrica di Ancona del prof. Nel 1969 ne fu riconosciuto il ruolo effettivo con la gestione del reparto neonati delle Cliniche Ostetriche della Facoltà. laboratorio. Nel 2001 sono stati chiamati a rimpiazzare i Proff.12. Nel il 20. Maggioni è uno dei primi e più importanti studiosi di nutrizione infantile italiana. Enzo Ferrante e Laura Tucciarone. 247 . Salvatore Cucchiara da Napoli e il prof. Carlo Imperato e Giorgio Maggioni.) rimanendo il reparto degenze presso le Cliniche Ostetriche. Giorgio Maggioni. Marzia Duse di Brescia è diventata responsabile dell’allergologia e immunologia. La direzione e i laboratori particolarmente potenziati dal Malaguzzi per l’ematologia. Cardi e Colloridi. vennero collocati nei sotterranei dell’ala destra della Clinica Pediatrica dove rimasero fino al 1983. specie per il fattore Rh. ambulatorio.03 durante la cerimonia di riapertura 1983 venne inaugurato il dell’Aula Magna della Clinica. Nel 2002 è diventata cattedratica di Neonatologia la prof. Nel 2005 la prof.

1988. (a cura di). Roma. Istituto di Storia della Medicina... si ritirò nel 1998. XV (1): 30-32. XXVII. Il padiglione di pediatria nel Policlinico. Erminia Carapella De Luca che passerà nel 1988-89 alla I Cattedra. Bari. pp. CAFFARATTO T.L. Il prof. V. Il primo Ospedale infantile in Torino (1843). Pazzini A. Roma. Istituto della Enciclopedia italiana.M. XXXIV. Primo Supplemento. Dal Tevere al Gianicolo: l’Ospedale del Bambino Gesù tra cronaca e storia. pp.. Umberto I a Roma. P. 664-666. Jr. 1961.. In: NICHOLS B. 1977. nel 2004 è stato chiamato da Palermo il prof.R.. 1980. Caronia Giuseppe.Giorgio Maggioni Nell’anno accademico 1986-87 fu chiamata alla II Cattedra la prof. Istituto della Enciclopedia italiana. In: Dizionario biografico degli Italiani. I piccoli malati del Gianicolo: storia dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù.. 2001. BURGIO G. 1982. NAPOLI C. 39-48. Concetti Luigi. Paris. BABONNEIX L.. ed. MARTINELLI V. Roma. 711-713. 6.. 1998.. Orzalesi diventò in seguito primario neonatologo dell’Ospedale Bambino Gesù. Introduction. dell’Obelisco. nei quali l’Istituto di Puericultura è stato diretto dai professori associati Lapi e Schwarzenberg. 3. CRESPI M. Pagine di Storia della Medicina 1971.ssa Carapella.Manuel A. per motivi di salute. 34-37. Torino. 5. Roma. French Pediatrics. pp. Dopo un interregno durato diversi anni. 9. LATRONICO N. MARCONI. Minerva Medica. In: Traité de Médecine des enfants. KRETCHMER N.. BALLABRIGA A. Marcello Orzalesi per la Cattedra libera che prese il nome di Pediatria Preventiva e Sociale. In: Dizionario biografico degli Italiani. Laterza. Storia della pediatria. PAVAN A. 2. L. La prof. Nello stesso tempo fu chiamato da Sassari il prof.. New York. L’Istituto era passato a fare parte del Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia nel 2001. 4. Frontali Gino. Baccelli Guido. Roma. In: Dizionario biografico degli Italiani. Castello .. 7. 8. In: Dizionario biografico degli Italiani. pp. BIBLIOGRAFIA 1. History of Pediatrics 1850-1950. pp. 1990. 59-105. 248 . 1934. Istituto della Enciclopedia italiana. Dattiloscritto redatto in occasione del restauro dell’Aula Magna della Clinica Pediatrica. Istituto della Enciclopedia italiana. Mario De Curtis.. 605-606. CANTANI A. Roma. LAPLANE R.. pp. La Storia della Facoltà Medica di Roma. 1963. (a cura di). 13-15. SIRONI A.

LA CLINICA OTORINOLARINGOIATRICA ROBERTO FILIPO .ELIO DE SETA 249 .

come lo stesso De Rossi lamentava in una sua vigorosa protesta al Ministro. ma una Clinica universitaria vera e propria non esisteva ancora. tale incarico De Rossi tiene anche negli anni seguenti. 1881-82 fu istituita la Cattedra di ruolo di Otoiatria. Ma i locali erano insufficienti e. Era nato così in Italia l’insegnamento accademico dell’otoiatria. Spirito. Anche la sede non era fissa. naso e gola erano già compresi. nell’elenco delle materie indicate senza alcuna distinzione tra quelle del Corso di Laurea in Medicina e chirurgia dell’anno 1871-72. finché nel 1881-82 viene istituita la Cattedra di ruolo e il De Rossi ne è nominato titolare. Clemente Emilio De Rossi era nato il 10 febbraio 1844 a Mentone. Nel 1877-78 l’insegnamento entra a far parte dei corsi ufficiali da conferirsi per incarico. nuovamente presso l’Ospedale di S.La Clinica Otorinolaringoiatrica I primi anni del’insegnamento Alla Regia Università di Roma. e per nulla rispondenti ad ancorché minime esigenze di pratica clinica e di insegnamento. tenuto anch’esso da De Rossi. dal 1890 al 1898. fa la sua prima comparsa un corso di Otoiatria affidato a Clemente Emilio De Rossi. dal momento che non erano previsti sussidi per l’attività assistenziale e scientifica né era possibile disporre di letti per i ricoveri. ma negli anni aveva subito spostamenti: dal 1871 al 1874 le lezioni si tennero due volte alla settimana nel Teatro anatomico di S. dal 1874 al 1890 presso l’Ospedale di S. presso l’Ospedale di S. dal 1898 al 1901. sia pure in due corsi d’insegnamento. tutti e tre. il corso di Otoiatria rimaneva tra quelli “complementari” del VI anno e tra quelli “liberi” compariva un altro corso. Ancora giovanissimo.a. Clemente Emilio De Rossi fu nominato professore ordina- 251 . Nell’anno 1884-85. mancanti assolutamente del reparto clinico. Giovanni Calibita. Spirito. all’inizio. divenne il più insigne cultore italiano di otologia tanto che nel 1870 fu invitato ufficialmente a Roma per tenere alcune conferenze sulle malattie dell’orecchio. nel 187374. prende il titolo di Otoiatria pratica e nell’anno seguente (187475) ne viene specificato il carattere di «Corso libero complementare». Nel giugno 1891. quando nell’a. dal titolo «Laringoscopia »· Nell’anno seguente (1885-86) entrambi i corsi appaiono tra quelli complementari del VI anno ma il titolo di Laringoscopia è mutato in Laringorinologia: orecchio. De Rossi divenne il primo titolare della materia. con l’applicazione dell’articolo 96 della legge Casati. Giacomo. Il corso. I locali destinati all’insegnamento di questa disciplina furono di fortuna.

per primo.Elio De Seta rio di Otoiatria e questo rappresentò un’enorme evento poiché fu il primo otoiatra a rivestire questo ruolo in Europa. in seguito pubblicò studi sulla tenotomia del tensore del timpano e dello stapedio e sulla disarticolazione dell’incudine dalla staffa. l’impiego dell’infuso di “jequizitv” per sterilizzare la mucosa infetta della cassa timpanica in caso di otiti medie purulente croniche e l’applicazione dell’elettrolisi all’ablazione dei tumori laringei. terranno alcuni corsi a titolo privato. il figlio Carlo che divenne direttore del reparto specialistico Marchiafava a Sampierdarena. Tra gli strumenti chirurgici da lui ideati ricordiamo il divaricatore ortostatico per la chirurgia mastoidea. Alla Scuola di De Rossi si perfezionarono diversi specialisti e tra i molti citiamo il suo futuro successore Gherardo Ferreri. Nel 1893 De Rossi fondò con Giuseppe Gradenigo la rivista Archivio italiano di otologia.Roberto Filipo . De Carli. oltre che per la notevole produzione scientifica. Sotto la sua direzione. ottenendo risultati soddisfacenti1. In quegli anni De Rossi dette vita a una Scuola molto frequentata e il suo impegno si caratterizzò. Avoledo che dirigerà in seguito il reparto di otoiatria dell’Ospedale Maggiore di Milano. nel 1905. si era laureato in Medicina e Chirurgia a Roma nel 1880. rinologia e laringologia. Ferreri. anche per i brillanti progressi che seppe apportare alle tecniche chirurgiche in vigore a quel tempo. nato a Cuneo nel 1856. per conto dell’Università di Roma. il corso di Clinica otoiatrica e rinolaringologica venne finalmente indicato con il titolo di 252 . il dilatatore a punto d’arresto nell’antro mastoideo. la didattica. già assistente e poi aiuto di De Rossi fin dal 1888. De Rossi morì a Roma nel novembre 1901. Nel 1876 De Rossi descrisse la miringotomia (effettuata già nel 1870). l’uso del trapano a mano per aprire la mastoide in modo meno traumatico. Faraci che insegnerà all’Università di Palermo. La Scuola. l’attività di ricerca Successore sulla Cattedra di otoiatria a Roma fu Gherardo Ferreri il quale assunse l’incarico della Cattedra vacante per la morte del suo maestro. Mise in atto tecniche chirurgiche innovatrici quali: il metodo di otoplastica. l’otoscopio operatorio. i ferri per la microchirurgia otologica. divenendo nel 1903 professore straordinario e nel 1909 ordinario. Gelasio Chiucini e Gaetano Geronzi che. intervento questo che effettuò a scopo funzionale nel 1878.

fu chiamato nel 1929 dalla Facoltà romana a ricoprire la Cattedra rimasta libera dopo la morte di Gherardo Ferreri. mettendo in atto la tecnica che Francesco Durante propose nel 1904. Bilancioni era nato a Rimini il 2 luglio 1881 e si era laureato a 253 . trasferì la Clinica otorinolaringoiatrica dall’Ospedale S. per lo sviluppo scientifico della disciplina e per nuove esigenze di spazio. l’apparecchio per il massaggio e la ginnastica del timpano e degli ossicini. Tenne a lungo e prestigiosamente la Cattedra fino al 1929 annoverando tra i suoi allievi il nipote Giorgio. Guglielmo Bilancioni direttore della Clinica otorinolaringoiatrica dell’Università di Pisa. inoltre la cannula a doppia corrente per le irrigazioni auricolari antisettiche continue.La Clinica Otorinolaringoiatrica Otorinolaringoiatria. che vennero chiusi e trasformati in ambienti clinici. Gherardo Ferreri fu il primo otorinolaringoiatra italiano a effettuare l’intervento di laringectomia totale2. inoltre. recando l’apporto della sua cultura ed esperienza. Si occupò a fondo. Ferreri morì a Roma il 22 gennaio 1929. Spirito al “nuovo” Policlinico Umberto I. nel 1906. in Archivio italiano di otologia e negli Archivi italiani di laringologia. La produzione scientifica di Ferreri fu contenuta principalmente negli Atti della Clinica otorinolaringoiatrica periodico da lui stesso fondato nel 1903. propugnando tra i primi l’istituzione dei dispensari antitubercolari. Gherardo Ferreri. quali porticati e sotterranei. Guglielmo Bilancioni e Giuseppe Vidau. Tra gli strumenti da lui ideati vanno citati: l’abrasore laringeo ad anse nascoste. ma da questa era completamente separata nelle sale e nei servizi. Nella nuova sede la Clinica fu sistemata nello stesso fabbricato della patologia chirurgica. Ben presto. della funzione sociale della medicina. Apprezzatissimi furono i suoi manuali e la monografia Indirizzo pratico alla diagnosi e cura delle malattie della lingua. la pinza curva da piccola chirurgia laringea con punte cambiabili e l’allacciapolipi laringeo. pubblicata nel 1890. Guido Baccelli. insegnamento complementare del quinto anno di corso. furono utilizzati anche locali non previsti nella costruzione. In molti argomenti egli ha lasciato una sua personale impronta. Era la prima volta che la Clinica otorinolaringoiatrica aveva un edificio a sé stante e il merito fu tutto di Ferreri e del ministro della Pubblica Istruzione di allora. la sonda per iniezioni endotimpaniche graduate di ossigeno.

inoltre. 1923). Bilancioni diede. il laboratorio di fonetica biologica in modo che il malato potesse passare da una sala all’altra senza perder tempo e concludere rapidamente l’esame. i fattori ereditari nella patologia otorinolaringoiatrica (Prime linee di una patologia dello sviluppo. nel 1913. ricordiamo l’apparecchio per la transilluminazione laringea. notevole sviluppo all’esame radioscopico del torace. anche se i suoi progetti erano assai più vasti di quanto in effetti non riuscì a realizzare con i mezzi che aveva a disposizione. la storia della medicina con argomenti 254 . Dal 1907 al 1910 aveva ricoperto il ruolo di assistente e poi di aiuto negli Ospedali riuniti di Roma.Roberto Filipo . normale e patologica. oltre le diverse branche della specialità. anche la storia della medicina di cui era profondo cultore. ivi compreso un impianto radiologico che consentiva di intervenire sotto controllo RX. Promosse un più diffuso impiego dell’esame radiologico del cranio.con attrezzature complete. Possiamo schematizzare i principali campi di interesse: la patologia tubercolare. sviluppando brillanti studi sulla funzionalità labirintica in condizioni di ipossia. 1932). La produzione scientifica fu notevole includendo più di 300 pubblicazioni e abbracciò. Furono inoltre allestite sale operatorie riservate alla bronco-esofagoscopia .Elio De Seta Roma nel 1905. Diede nuovo impulso allo sviluppo della Clinica. laboratori di chimica e batteriologia. le forbici da turbinotomia e l’apparecchio per la cloronarcosi nella chirurgia dei seni paranasali. Così si limitò ad attuare gli interventi richiesti dalle carenze funzionali più evidenti. il reparto di radiologia. Tra gli apparecchi e i ferri chirurgici da lui ideati. Organizzò gli ambienti per l’esame funzionale dell’orecchio. diresse a Roma il reparto otoiatrico dell’Aeronautica militare. estendendo l’indicazione a tutte le forme di laringite cronica anche non specifica. Si trasferì successivamente nella Clinica ORL di Roma diretta da Gherardo Ferreri dove. dei seni paranasali e dell’orecchio medio con risvolti positivi dal punto di vista diagnostico e chirurgico. il museo anatomo-patologico e uno stabulario per piccoli animali da esperimento3. Dopo aver prestato negli anni della grande guerra la sua opera come maggiore medico.allora agli albori in Italia . gli studi di fonetica biologica e sperimentale (La voce parlata e cantata. conseguì la libera docenza in otorinolaringoiatria.

direttore della Clinica ORL di Perugia (1962-71). poi di Catania (1953-66) e infine dell’Università Cattolica di Roma (1966-75). A Bilancioni successe il suo aiuto Giuseppe Vidau. Purtroppo non poté veder compiuto interamente il suo grande sogno. poiché morì di infarto cardiaco a Roma nel 1954. dopo aver diretto la Clinica ORL di Perugia (1953-62). direttore della Clinica ORL di Perugia (1939-43). prematuramente scomparso. dal 1925 al 1931 è stato assistente di ruolo e poi aiuto (1931-35) del professor Bilancioni. inaugurata da Gherardo Ferreri nel 1906. all’interno del Policlinico Umberto I. Vidau dette vita ad una Scuola nella quale si formarono futuri cattedratici e primari ospedalieri: Donato di Vestea. Ampliò e migliorò la Clinica di cui gli era stata affidata la direzione: creò nuovi reparti destinati alla foniatria. Morì a Roma il 6 gennaio 1935. in quegli anni fu sostituito dal suo aiuto Ettore Borghesan. i traumi del naso e delle cavità paranasali. Negli ultimi anni della carriera Vidau si adoperò per far iniziare. ma da tempo si era reso conto che la struttura della vecchia Clinica. si laureò e svolse tutta la carriera universitaria presso il nostro Ateneo. Dal 1921 al 1925 fu assistente volontario. la plastica per fistole tracheolaringee. ricoprirà la Cattedra di Roma. opera in quattro volumi. Valsalva. per la quale dette preziose indicazioni e direttive. la patologia del setto nasale.che accogliesse la Clinica otorinolaringoiatrica. La produzione scientifica di Vidau fu quanto mai varia e riguardò i più importanti problemi di patologia e clinica otorinolaringoiatrica: le malattie dell’epiglottide. Diresse la Clinica fino alla sua morte (1954) con un intervallo. la costruzione di un nuovo e razionale edificio . Corti. romano di nascita. Fu membro della Reale Accademia Medica di Roma e socio fondatore della Società otorinolaringoiatrica latina. Morgagni. direttore della Clinica ORL di Palermo. non poteva reggere il passo delle necessità sviluppate con l’evoluzione della specialità. audiologia ed elettrofisiologia specialistica.La Clinica Otorinolaringoiatrica inerenti le scoperte in campo specialistico dei medici italiani del passato (Eustachio. di Napoli (197175) e della Cattolica di Roma (1975-83). Nel 1925 fondò la rivista Valsalva e nel 1928 pubblicò il Manuale di otorinolaringoiatria. Ettore Borghesan. dal 1943 al ‘45. 255 .la sede attuale . Spallanzani. Vincenzo Fortunato. direttore della Clinica ORL di Perugia (1944-53). per motivi politici. Fu nominato professore ordinario nel 1942. Scarpa). Domenico Raschellà. Leopoldo Fiori-Ratti. Domenico Filipo che.

fu nominato professore incaricato di Clinica ORL presso l’Università degli Studi di Roma. il reparto per visite ambulatoriali e dai servizi speciali quali l’otoneu256 .Elio De Seta Rodolfo Bormioli. Nel 1947 fondò il Gruppo otologi ospedalieri italiani (GOOI) concepito come forma di tutela degli specialisti ospedalieri nei confronti dell’allora predominante potere universitario. L’edificio.Roberto Filipo . Alla morte di Vidau fu chiamato a ricoprire la Cattedra Giorgio Ferreri. belga. nel 1956 divenne professore straordinario e infine ordinario nel 1959. due complessi operatori. ubicato nel Policlinico. alla morte di Vidau. Camillo di Roma (1934-54). Divenuto primario del reparto ORL dell’Ospedale S. Socio delle Società ORL francese. il reparto radiologico. Nel 1954. del Collegium ORL Amicitiae Sacrum. partecipò alla prima guerra mondiale come ufficiale di artiglieria e si laureò a Padova nel 1917. lungo il lato prospiciente viale dell’Università e posto tra la Clinica dermosifilopatica e la “nuova” Clinica urologica. nipote di Gherardo e allievo della Scuola romana. Dal 1953 al 1954 fu presidente della Società italiana di otologia. Inaugurò nel 1955 la nuova sede della Clinica ORL nel Policlinico Umberto I che subito organizzò e perfezionò nelle sue strutture interne. dell’International College of Surgeons. nato a Roma il 24 settembre 1893. austriaca e polacca. Conseguì la libera docenza nel 1923 e per un decennio (1930-40) fu professore incaricato di otorinolaringoiatria presso l’Università di Perugia. L’attività clinica e chirurgica non lo allontanarono comunque mai da quella scientifica. dell’International Broncho-Esophagological Society. rinologia e laringoiatria e organizzò il 51° Congresso nazionale a Roma e il 52° a Trieste. Giorgio Ferreri. primario per oltre quindici anni del reparto ORL dell’Ospedale S. Nel 1950 organizzò a Roma una riunione straordinaria del Collegium Otorinolaryngologicum Amicitiae Sacrum. Giovanni di Roma. mantenne l’insegnamento a Perugia fino al 1940. Si tratta dell’edificio sede dell’attuale Dipartimento Assistenziale Integrato (DAI) di Otorinolaringoiatria dell’Università “La Sapienza” di Roma che al tempo rappresentava uno dei più moderni complessi sanitari esistenti. fu in stretto contatto con i più illustri esponenti dell’otorinolaringoiatria di allora grazie alla frequenza assidua delle principali Cliniche e ai congressi europei della specialità4. era composto da reparti di degenza per complessivi 118 letti. Dopo la guerra entrò come assistente ordinario nella Clinica otorinolaringoiatrica dell’Università di Roma diretta dallo zio Gherardo.

l’olfattometria.La Clinica Otorinolaringoiatrica rologia. l’anatomia patologica. Avendo intuito. indirizzò alcuni collaboratori in differenti campi come la chirurgia plastica. Alla didattica era riservata un’aula di 168 posti e una fornitissima biblioteca. Giorgio Ferreri fu. nell’ambito dell’otorinolaringoiatria italiana dell’epoca. A lui si deve la descrizione di un sintomo – il sintomo auricolare di Ferreri . Tra il blocco operatorio e l’aula delle lezioni esisteva un impianto televisivo per mezzo del quale gli studenti potevano seguire gli interventi chirurgici. l’audiologia con le cabine silenti. una ospedaliera. Morì improvvisamente per infarto cardiaco nel luglio del 1961. L’apertura mentale conseguita grazie ai continui scambi culturali con l’estero spinse Giorgio Ferreri a fondare nel 1959 la rivista Italian general review of otorhinolaryngology edita in inglese e francese che tuttavia non ebbe la fortuna che avrebbe meritato. inoltre. una delle più autorevoli figure di clinico e di ricercatore. Anestesia locale e anestesia generale nella tonsillectomia (1948). l’otochirurgia. Fu autore di circa 120 pubblicazioni tra le quali: il capitolo sulla chirurgia del labirinto e le complicanze endocraniche otogene nel Trattato di Chirurgia otorinolaringologica di Caliceti (1940). I reparti di degenza erano articolati su quattro piani (fino al 1968 il terzo piano ospitò un reparto di chirurgia generale) e i complessi operatori ubicati all’ultimo piano. probabilmente per il fatto che allora erano ancora pochi i colleghi che avevano compreso l’importanza di lavorare in stretta sintonia con scuole estere. nata nel periodo del primariato al San Camillo e l’altra universitaria. Ciascuna sala operatoria era dotata di tutti i servizi accessori e costituiva pertanto un’unità organica a sé stante. L’istituto già allora era dotato di lavanderia autonoma.nei tumori peritubarici. Moderne acquisizioni sulla genesi e sul significato delle due componenti del nistagmo vestibolare (1952) e ancora studi sulle neuriti ottiche di origine sinusale. Cancro della laringe: Chirurgia e radioterapia (1949). dette vita a due scuole. il laboratorio d’analisi e gli stabulari. Tentativi di cura dell’ozena con impianto endonasale di placenta (1949). Tra gli allievi del ventennale periodo ospedaliero ricordiamo 257 . sulla malattia di Wegener e il granuloma gangraenescens. che ciascuna branca dell’otorinolaringoiatria stava evolvendo verso una superspecializzazione. l’otoneurologia. la microbiologia. la tracheobronco-esofagoscopia. la foniatria. telefoni interni e segnalazioni acustiche radio a cuffia5.

si era laureato a Roma nel Fig. Nato a Polistena (RC) l’8 maggio 1904. direttore della Clinica otorinolaringoiatrica dell’Università di Perugia dal 1953. Vittorio Pescetti.Elio De Seta Edmondo Coppo. poi primario a Rieti. aiuto anziano. ma in realtà dal primo novembre 1953 fu chiamato dall’Università di Perugia a dirigere la Clinica ORL. Roberto Valerio e Virgilio Pinelli giunti anch’essi al vertice primariale. primari ORL dell’Istituto Regina Elena di Roma. per il quale l’incarico romano rappresentava un ritorno alla sede d’origine e il coronamento di una carriera iniziata quasi trent’anni prima. futuro cattedratico di Audiologia all’Università “La Sapienza”. primari ORL prematuramente scomparsi. Ugo Bombelli primario dal 1950 presso l’ospedale San Giovanni di Roma. Fu aiuto di ruolo dal 1946 al 1957.Roberto Filipo . Allievi degli anni in cui Ferreri fu direttore della Clinica di Roma furono Lucio Coppo. Domenico Filipo aveva pubblicato circa 90 lavori scientifici. Di particolare importanza è la Relazione Ufficiale sui Tumori 258 . Goffredo Carfagni e Annibale Perrino divenuti tutti. in successione. Mario Modestini. quasi in egual misura. Allievo del professor Bilancioni. Nel 1957 fu nominato professore straordinario e quindi il primo novembre 1962 fu chiamato dalla Facoltà di Roma a ricoprire la Cattedra lasciata libera da Giorgio Ferreri. Michele Di Girolamo primario dal 1950 al 1970 all’Ospedale Fatebenefratelli di Roma. Al momento del trasferimento a Roma. aveva frequentato diversi corsi specialistici nelle Cliniche di Vienna e Parigi e nel 1938 aveva conseguito la libera docenza. 1 – Domenico Filipo 1930. Stelio Crifò. Alla morte di Giorgio Ferreri la direzione della Clinica fu affidata temporaneamente a Giorgio Paludetti. metà nel periodo in cui era stato assistente e aiuto a Roma e metà nel periodo della direzione della Clinica di Perugia. Antonio Cerretti e Luciano Curi. realizzati. fino al 1962 quando a ricoprire la Cattedra fu chiamato il professor Domenico Filipo.

Otosclerosi e stapedectomia (1974). sulle ipoacusie neurosensoriali e sulle algie craniofacciali. anche come coautore. Nella Clinica ORL del nostro Ateneo. Le osteopatie rare in ORL (1967). Giancarlo Zaoli a Rimini. rientrò con lui a Roma nel 1962. inoltre. Alfredo Cimino a Catanzaro. 259 . invece. Giuseppe Archilei a Foligno. poi. Tra i suoi lavori: Le micosi in otorinolaringoiatria (1961). la monografia sulla Terapia delle malattie otorinolaringoiatriche e la relazione ufficiale Le angiopatie in ORL presentata al Congresso nazionale di otorinolaringoiatria tenutosi a Firenze nel 1960. Alberto Di Girolamo. Italo de Vincentiis ha pubblicato. già direttori della prima e seconda Clinica ORL dell’Università “La Sapienza” rispettivamente. La puntura citodiagnostica linfonodale in otorinolaringoiatria (1964). attualmente a Siena. Desiderio Passali. è stato nominato ordinario. sulla malattia di Ménière. diversi trattati e monografie e 47 pubblicazioni indexate. Morì a Roma nel 1976. trasferitosi a Perugia nel 1953 al seguito del professor Domenico Filipo. direttore della Clinica ORL di Roma “Tor Vergata”. mantenne la direzione della prima fino al 1974. Antonio Luvarà a Reggio Calabria e molti altri. direttore della Clinica ORL di Perugia (1971-1987) e successivamente (1988-2005) della Clinica ORL dell’Università Cattolica di Roma. le pubblicazioni sulla laringe artificiale. Nel 1970. Maurizio Maurizi. Vanno ricordati inoltre: il Trattato di Otorinolaringoiatria in due volumi (1967). incrementando l’attività operatoria con particolare riguardo alla laringectomia totale per la cura dei tumori maligni della laringe e creando così una Scuola di specialisti che in Italia raggiunse livelli apicali in diverse sedi universitarie e ospedaliere6. Filipo tradusse in pratica i suoi interessi scientifici. avendo Filipo sdoppiato la Cattedra. Tra gli allievi di Domenico Filipo che hanno conseguito cattedre universitarie citiamo: Tommaso Marullo e Italo de Vincentiis. potenziando notevolmente i servizi di audiologia e di foniatria. anno del pensionamento. Italo de Vincentiis. hanno suscitato particolare interesse. ricoprendo la seconda Cattedra di Clinica ORL. Allievi che hanno conseguito il primariato ospedaliero della specialità sono stati.La Clinica Otorinolaringoiatrica maligni primitivi del rinofaringe presentata al Congresso nazionale a Roma nel 1950. Luigi Bernicchi a Città di Castello. Filipo diresse la Clinica di Roma come unico cattedratico fino al 1969. con lo sdoppiamento della cattedra. già direttore della Clinica ORL de L’Aquila.

vanno ricordati gli studi sperimentali sulle malformazioni dell’orecchio. sulla faticabilità e recupero della funzione uditiva. 2 – Tommaso Marullo e clinica dell’insufficienza vertebrobasilare (1978). E’ andato in pensione un anno prima della naturale scadenza. quando Domenico Filipo ha lasciato la direzione della prima Cattedra. presso la Clinica ORL. Tra i suoi allievi ricordiamo Giorgio Iannetti. quelli sulla impedenzometria posizionale. il reparto di chirurgia maxillofacciale. È stato presidente della Società italiana di otorinolaringoiatria. il suo posto è stato occupato dal professor Tommaso Marullo che dal 1973 già ricopriva l’insegnamento di Clinica ORL della terza Cattedra. I tumori maligni primitivi del seno e dell’osso mascellare (1974). direttore di Chirurgia Maxillo-Facciale a “La Sapienza”. L’arteriografia vertebrale in otorinolaringoiatria (1970). Alberto Biserni vincitore del concorso a cattedra ORL in Clinica nel 1986. attualmente direttore della Clinica ORL de L’Aquila. Nel 1974. sul circolo cerebrale. Tommaso Marullo è autore di 42 pubblicazioni scientifiche indexate e di numerose relazioni ufficiali presentate a Congressi nazionali delle società italiane di otorinolaringoiatria e di audiologia. Marco Fusetti. Nel 1980 ha istituito. inoltre le innovazioni apportate alle tecniche per la terapia chirurgica funzionale delle neoplasie maligne della regione sovraglottica. Fra le relazioni ufficiali svolte per la SIO sono da ricordare Le malformazioni dell’orecchio (1954). ma non profondamente infiltranti.Elio De Seta E’ stato tra i fondatori dell’AUORL (1971). fra le relazioni svolte per la Società italiana di audiologia quella sulla Semeiologia Fig. 260 . Tra gli argomenti di ricerca perseguiti appassionatamente. pochi mesi prima della sua prematura scomparsa.Roberto Filipo . di quella di foniatria e direttore della rivista Valsalva. È stato membro del Consiglio superiore di sanità e vicepresidente della Società europea di otorinolaringoiatria (EUFOS). nonché delle neoplasie estese a più regioni laringee.

Tommaso Marullo è stato per nove anni membro del Consiglio Superiore di Sanità. fra i primi Fig. si è spento nel maggio del 2004. dal 1970 fu redattore capo della rivista Valsalva e dal 1979 anche del Bollettino della Società Italiana di audiologia e foniatria. direttore della Cattedra omonima presso la Clinica di Roma ed inoltre responsabile della terza divisione ORL. Crifò è stato redattore della rivista bilingue Italian general review of otorhinolaryngology. Il professor Stelio Crifò (1929-1980) nell’arco di tutta la carriera sì dedicò a studi di anatomia e di istologia inerenti i diversi settori della specialità e nel 1956 fu nominato dirigente dei laboratori di ricerca della Clinica ORL di Roma. fondata e diretta dal suo maestro Giorgio Ferreri. Nel 1974 fu nominato. È stato presidente della Società Italiana di Audiologia. Nel 1991 è stato decorato di medaglia d’oro al merito della Sanità Pubblica.La Clinica Otorinolaringoiatrica trattamento che prevede l’eviscerazione sottopericondrale interna nel rispetto dello scheletro dell’organo. membro del Consiglio scientifico del laboratorio di neurofisiologia del CNR di Pisa. membro elettivo del Comitato nazionale per le scienze biologiche e mediche del CNR. Roberto Filipo è l’attuale Direttore del Dipartimento Assistenziale Integrato di Otorinolaringoiatria de “La Sapienza” e Mario Fabiani è Audiologo nel nostro Ateneo. Fu uno dei più convinti assertori della necessità di autonomizzare l’audiologia dall’otorinolaringoiatria e nel 1979 attivò la Scuola di specializzazione in audiologia. 261 . Nel 1972 istituì presso la Clinica ORL un servizio speciale centralizzato di diagnosi e cura per le malattie allergologiche e immunologiche. tra quelli che hanno conseguito i vertici primariali ricordiamo Paolo Bolasco a Roma (Ospedale Nuovo Regina Margherita) e Fulvio Carluccio ad Avezzano. 3 – Stelio Crifò in Italia. Tra gli allievi divenuti professori ordinari. professore ordinario di audiologia.

di particolare interesse sono gli studi sulla distribuzione dei mucopolisaccaridi acidi nella mucosa nasale. professore associato nel 1987 presso l’Università di Chieti. Stelio Crifò è improvvisamente deceduto il 16 giugno 1980. Osteopatie rare in ORL. Tra le pubblicazioni. Ha curato la traduzione italiana di trattati di patologia e chirurgia otorinolaringoiatrica: Ballantyne e Naumann. Tra le sue pubblicazioni sono da ricordare i lavori sperimentali sulla laringe artificiale e quelli sull’epidemiologia e la terapia chirurgica del cancro laringeo. la monografia La puntura citodiagnostica linfonodale in otorinolaringoiatria. gli studi sul lisozima e sul muscolo vocale. Nel 1986. le ricerche di audiologia. stava per intraprendere un triennio di direzione dell’intera Clinica ORL di Roma7. La Clinica attuale Marco de Vincentiis. numerosissime e ad impronta clinica e sperimentale. pochi mesi prima della prematura scomparsa. socio di numerose organizzazioni scientifiche italiane e straniere. mentre. i capitoli delle relazioni ufficiali La tonsilla linguale. nel pieno dell’attività clinica e scientifica. componente della commissione del Ministero della Sanità per il Servizio Sanitario Nazionale. Alberto Biserni era noto in campo nazionale e internazionale anche per essere stato molti anni segretario dell’AUORL e redattore capo della rivista Il Valsalva. Dirige attualmente il Dipartimento di ORL e Foniatria Giorgio Ferreri.Elio De Seta Fu membro del comitato CNR per la medicina e biologia. Sindromi ostruttive acute di tipo asmatico. Nel 1980 fu nominato primario del servizio di laringobronco-esofagoscopia e nel 1982 professore associato e titolare della quarta Cattedra di Clinica ORL.Roberto Filipo . ordinario nel 1990 e direttore della quarta Cattedra di Clinica ORL a “La Sapienza”. I suoi campi di interesse riguardano soprattutto la chirurgia larin262 . risultò vincitore del concorso a cattedra di Clinica otorinolaringoiatrica a coronamento di una particolare dedizione alla didattica e alla ricerca scientifica8. presidente della Società italiana di otorino-laringologia pediatrica e della Società italiana di audiologia. sulla granulomatosi di Wegener e sulle mesenchimopatie. il capitolo Le malattie del naso sul Trattato di otorinolaringoiatria di Domenico Filipo. Il professor Alberto Biserni (1946-1986) ricoprì l’incarico di insegnamento al corso ufficiale di Clinica otorinolaringoiatrica già nel 1979.

ha frequentato come fellow in diversi periodi. E’ coordinatore nazionale del Gruppo di cooperazione interdisciplinare in ORL e dal 1986 responsabile scientifico della ricerca CNR su Le lesioni precancerose della laringe: tipizzazione istologica. trattamento ed evoluzione verso il carcinoma. Ha curato le relazioni ufficiali dei congressi nazionali della Società italiana di audiologia e di otorinolaringoiatria su: L’indagine elettroacustica nella patologia della voce (1976). Le sue ricerche originali riguardano i potenziali evocati uditivi del troncoencefalo e le otoemissioni acustiche. E’ presidente del Corso d Laurea in Audioprotesi e direttore della scuola di specializzazione in Audiologia e Foniatria dal 2002. da allora è titolare dell’insegnamento di audiologia di Roma “La Sapienza”. professore associato di Audiologia dal 1985. ordinario nel 1990. negli ultimi dieci anni i suoi interessi scientifici si sono rivolti principalmente alla sindrome delle apnee ostruttive durante il sonno e al russamento. ricoprendo il ruolo di ordinario di audiologia ed è stato nominato primario del 263 . la chirurgia plastica ricostruttiva dopo demolizioni per neoplasie maligne del distretto cervicofacciale ed altre. Professore associato di Otorinolaringoiatria presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma dal 1982 è stato chiamato dalla Facoltà come professore di prima fascia nel 1986. Gli acufeni (1983) e Fisiopatologia e clinica delle vie uditive del troncoencefalo (1985). specialista in ORL nel 1971 ed in neurochirurgia nel 1976. a partire dal 1971. E’ direttore del periodico Nuova medicina moderna e dal 1987 della rivista Valsalva. dal 2004 responsabile della UOC di Foniatria. a proposito dei quali ha organizzato due congressi internazionali a Roma. strategie cliniche e tecniche chirurgiche allora d’avanguardia e tuttora valide. Mario Fabiani. Roberto Filipo. la microchirurgia laser C02. Le sue pubblicazioni sono rivolte prevalentemente allo studio della neuromeccanica e micromeccanica dell’organo del Corti e alle emissioni otoacustiche sulle quali ha organizzato conferenze e simposi anche internazionali. Giancarlo Cianfrone è professore associato di audiologia dall’82. l’House Ear Institute di Los Angeles e altri importanti Centri otologici statunitensi e lì ha acquisito.La Clinica Otorinolaringoiatrica gea subtotale. portandole a Roma. nella stessa matera è stato chiamato dalla Facoltà nel 2000 come professore ordinario.

dal 1998. per trasferimento. Roberto Filipo è l’attuale direttore del Dipartimento Assistenziale Integrato (DAI) di Otorinolaringoiatria. La sua produzione scientifica è stata sempre rivolta elettivamente allo studio delle patologie funzionali e flogistiche dell’orecchio medio e interno e la maggior parte dei lavori si riferisce a problema- Fig. Nel luglio del 1987 è stato chiamato. a ricoprire la III Cattedra della Clinica ORL. dopo oltre 20 anni. E’ stato direttore della Scuola di specializzazione in audiologia (1988-2001) e del corso di laurea per audiometristi fino al 2004.Roberto Filipo . Direttore del Dipartimento di Neurologia e Otorinolaringoiatria dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” dal 2001. Direttore del Centro Interuniversitario di Ricerca sulle Problematiche della Sordità. 4 – Laboratorio di dissezione del temporale 264 . Direttore dell’istituto di Clinica Otorinolaringoiatrica dal 1990 al 2001. realizzando così nuovamente. quell’unità organizzativa della Clinica che si era persa dopo la scomparsa del padre. Presidente del Corso di Laurea “C” della Facoltà di Medicina e Chirurgia a “La Sapienza” di Roma dal 1995 al 2001. È stato presidente della Commissione medica della fondazione mondiale dei sordi e consulente scientifico per l’Ente nazionale sordomuti. Dirige attualmente la II Scuola di Specializzazione in otorinolaringoiatria.Elio De Seta Servizio speciale di audiologia della Clinica.

In memoria del Prof. I e II. BELLUSSI G. Interessi clinici particolari sono l’otoneurochirurgia. STROPPIANA L... Riv. Rinol. Laringol.La Clinica Otorinolaringoiatrica tiche tipicamente audiologiche e otologiche con numerosi contributi clinici e sperimentali originali. La Storia della Facoltà Medica di Roma. che è attualmente considerato il metodo più efficace e di avanguardia per la riabilitazione dell’udito in pazienti affetti da sordità severa-profonda sia congenita che acquisita.. PALUDETTI G. Voll. 20(1):16-22. Ital. Giorgio Ferreri (1893-1961). Roma. Otol. la chirurgia dell’orecchio medio e soprattutto la chirurgia dell’impianto cocleare. Aud.. Valsalva 1965. infine. Laringectomia totale: dal chirurgo generale all’otorinolaringoiatra. CURI L. DE VINCENTIIS I. 1991.. CROCE A. Valsalva 1961. MORETTI A. 4. Istituzioni e Ordinamenti. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Roma. 3. I cento anni della otorinolaringoiatria italiana. 1961. ha allestito e dirige. 2. BIBLIOGRAFIA 1. Faringol. 1985. un Laboratorio del temporale con dieci postazioni per altrettanti allievi. Edizioni dell’Ateneo. It. 265 . 7. trapani. CELESTINO D.. 37:181185.. Evoluzione dell’ORL in ambito universitario a Roma “La Sapienza”. . 2000. La storia dell’otorinolaringoiatria di Roma e del Lazio dalla fine dell’800 ad oggi. Da molti anni. Ann.. all’ultimo piano della Clinica. 11:15-26. 1978. Con cadenza trimestrale vi si tengono corsi di dissezione dell’osso temporale e chirurgia in diretta con docenti della Clinica e ospiti. Giunti 1992 pag. Otorinolar. Domenico Filipo.. 8. 41(6):440-53. 5. 6. Fon. Il Prof. In: FELISATI D. PAZZINI A... 71-88. esperti otologi di fama internazionale. dotate di microscopio operatorio. Firenze. eseguito in Clinica fin dal 1993. CROCE A. Acta Otorhinolaryngol. DI GIROLAMO A. aspiratori e microstrumenti. La chirurgia funzionale dell’orecchio nei lavori di Clemente Emilio De Rossi. 76(2):179-80. Istituto di Storia della Medicina.

LA CLINICA OCULISTICA PAOLA PIVETTI PEZZI 267 .

187273. dove necessariamente trovano posto il laboratorio. dove è tuttora operante. uno a sinistra per gli uomini. nel progetto. situato al pianterreno. un edificio situato verso Ponte S. la irido-coroidite simpatica. l’insegnamento è tenuto da Francesco Businelli. Il secondo piano.La Clinica Oculistica I primi anni d’insegnamento L’insegnamento della Clinica Oculistica nell’Università “La Sapienza” di Roma inizia con l’istituzione della Regia Università: infatti. nel 1908. su progetto dell’Architetto Podesti. l’ambulatorio e la clinica1. viene chiamato come Direttore Giuseppe Cirincione. ognuna con sei letti. inoltre una stanza per il medico di guardia e tre camere per malati isolati. al primo piano due padiglioni d’infermeria collegati da una galleria.a. staccato dal vecchio ospedale S. all’estremità sinistra della fronte del Policlinico … e si eleva sopra un’area di mq. è formato da tredici camere destinate ai pensionanti e all’abitazione per gli 269 . ma di esso comunque facente parte. 13002. nella Convenzione stipulata il 27 dicembre 1870 tra il Ministro della Pubblica Istruzione e le Amministrazioni degli Ospedali ove è espressa la decisione di svolgere il corso di lezioni di Oculistica in locali messi a disposizione presso l’Ospedale San Giacomo. la zona cioè che si affaccia sul viale del Policlinico (in passato via delle mura di Belisario). è nominato Direttore della Clinica Oculistica Francesco Magni. In questo edificio la Clinica Oculistica può usufruire di un unico locale. le flogosi del segmento anteriore ed il glaucoma. lo troviamo citato. durante la direzione di Businelli. per la prima volta. divisi ciascuno in due sale ed ognuna dotata di cinque letti. avvenuta nel 1907. Nel frattempo nel 1877. Spirito. viene colmata così questa lacuna presente nell’Università Pontificia. E’ situato nella zona anteriore. Nel 1905 la Clinica ha la sua sede definitiva in una struttura appositamente costruita al Policlinico Umberto I. Businelli dedica una particolare cura alla didattica e rivolge la sua attenzione soprattutto ai problemi clinici quali l’oftalmopatia dei neonati. La costruzione prevede: nell’avancorpo un pianterreno ove collocare l’infermeria per bambini con quattro sale. Angelo. uno a destra per le donne. ma già nell’anno successivo. la Clinica dall’Ospedale San Giacomo è trasferita al Santo Spirito o più precisamente all’Ospedale San Carlo. proveniente dall’Università di Bologna. trasferitosi dall’Università di Modena. Dopo la sua morte. a. La sede dell’Istituto L’edificio di Clinica Oculistica viene costruito. Inizialmente. l’insegnamento è affidato al suo allievo Alfredo Fortunati fino a quando.

Ben consapevole dell’importanza delle pubblicazioni scientifiche. la ricerca Giuseppe Cirincione (Bagheria 1863 – Roma 1929) assume la direzione della cattedra nel 1908 e la “nuova” clinica diventa un importante centro di ricerca apprezzato a livello internazionale. Di Marzio a Bologna. di adeguata attrezzatura scientifica e di apparecchiature adatte a riprendere gli atti operatori. nel 1917. Contino a Palermo. Maggiore a Genova. di una biblioteca ben fornita di periodici italiani e stranieri. Numerosi furono i suoi allievi che raggiunsero la Cattedra universitaria: Speciale a Torino. I Maestri. promuove la fondazione e dirige la rivista Annali di Ottalmologia e Clinica Oculistica. Nel retrocorpo un’antisala da cui si accede alla scala principale. Cattaneo a Milano. Cirincione è autore di importanti pubblicazioni relative alle sue ricerche sull’embriologia e istopatologia dell’apparato visivo. così Giuseppe Scuderi sottolinea la sua abilità chirurgica5: … Della sua incessante attività di clinico e di chirurgo. 270 . L’obiettivo che vuole raggiungere è quello di evitare che gli studenti debbano subire4: il calvario da lui percorso per il perfezionamento all’estero in clinica oculistica e viceversa spingere gli stranieri a venire in Italia a perfezionarsi nel grande centro oftalmologico di Roma. Di particolare interesse la sua raccolta di preparati istologici e di disegni riproducenti le malattie oculari. una spaziosa sala d’aspetto. va ricordato che fu il primo a praticare con successo in Italia e in Europa l’innesto corneale (1907) su un occhio di un lavoratore cieco per leucoma. prelevando il disco di cornea da trapiantare dal bulbo di un altro paziente affetto da tumore maligno dell’orbita. su problemi chirurgici. La sua fama di chirurgo è legata soprattutto agli interventi per innesti corneali. la didattica. sulla tubercolosi del nervo ottico. sul tracoma. due camere di visita per il professore. clinici e di medicina legale. egli. due per gli assistenti e due camerini con lavandino e cesso3. nata dalla fusione di altri due periodici: Clinica Oculistica (1900-1915) e Annali di Ottalmologia (1871-1915). dotato di laboratori. sulla sclerosi congiuntivale.Paola Pivetti Pezzi studenti. Lo Cascio a Napoli.

nel senso più vero della parola. Ovio è stato un caposcuola dell’Oftalmologia Italiana. dopo essere stato titolare della cattedra di Oculistica di Siena. Modena. Le sue alte doti scientifiche sono ricordate nella commemorazione fatta da Gian Battista Bietti in occasione della scomparsa del più venerando Maestro dell’Oftalmologia Italiana Giuseppe Ovio.Roma 1957) ha diretto la Clinica Oculistica di Roma soltanto per sei anni. Giuseppe Ovio (Polcenigo (Udine) 1863. dal 1929 al 1935. Nell’ambito dei contributi di anatomia e fisiologia fa poi spicco il grosso volume di “Anatomia e Fisiologia dell’occhio nella serie animale”. le indagini sperimentali sui traumatismi da pallini da caccia. … Degni di menzione sono anzitutto gli studi clinico-patologici dei suoi anni giovanili sull’oftalmia simpatica e sul glioma retinico. Professore Emerito dell’Università di Roma6: … L’opera scientifica di Giuseppe Ovio si è concentrata in circa 100 pubblicazioni che hanno interessato. tutti i campi dell’oftalmologia. il più 271 .La Clinica Oculistica Fig. nonché le classiche ricerche sulla cataratta artificiale ed in particolare su quella naftalinica. quando viene chiamato a Roma il Professor Giuseppe Ovio. 1 – Giuseppe Cirincione Nel 1926 Cirincione termina il suo ruolo di docente e l’insegnamento è affidato come supplenza al suo allievo Quirino Di Marzio che mantiene l’incarico fino al 1929. 2 – Giuseppe Ovio disegno a matita Fig. Fig. 3 – Giuseppe Ovio Scienziato e uomo di grande cultura. Genova e Padova.

che7: nel leggerlo qualcuno provassse un po’ del piacere da me provato nello scrivere questo libro. un vasto e fecondo lavoro ha poi svolto nei riguardi della Storia della Medicina. dal punto di vista storico. … Non mancano trattazioni sui problemi della visione cromatica. Morgagni e i due volumi su Antonio Scarpa. se non si avesse presente il suo “Manuale di oculistica pratica”. Ebbe larga schiera di allievi e lasciò profondo solco del Suo passaggio nelle numerose sedi toccate dalla sua lunga carriera universitaria. di Lachi. precursore dell’oculistica moderna. edito da Vallardi.B. e che ebbe anche l’onore di un’edizione francese. Fu clinico valentissimo ed operatore sicuro e. campo nel quale Giuseppe Ovio ha pubblicato anche un prezioso volume. Infatti nel 1950 pubblica il I Volume della Storia dell’Oculistica (dalle origini al 1850). godé di largo apprezzamento e successo professionale. nel 1952 il II (dal 1850 al 1900). Egli tuttavia non tenne mai a guadagni economici e si andò sempre più rifugiando nei suoi prediletti studi. uscito pure in edizione francese.. quale rappresentante dell’Italia. Molti di essi ascesero a posti di rilievo nell’oftalmologia italiana e basterà qui ricordare i nomi di Pardo.Paola Pivetti Pezzi completo del genere. un enorme lavoro condotto con l’obiettivo di far chiarezza nella disciplina dell’oculistica e con la speranza. soprattutto negli anni della sua maturità. … …Per la stima della quale godeva negli ambienti oftalmologici anche stranieri fu piu’ volte chiamato a far parte di riunioni e congressi internazionali… Fece pure parte del Concilium Ophthamologicum Universale. Nel 1935 Ovio è dichiarato Professore fuori ruolo per raggiunti limiti di età. All’ottica fisiologica egli seppe anche indirizzare l’interesse di numerosi allievi . quello su G. perché è la gioia maggiore che uno possa provare 272 . ma continua la sua attività scientifica fino a tarda età dedicandosi anche a ricerche storiche. come egli afferma. ricchissimo di una messe di preziose notizie estremamente utili allo studioso. che ebbe ripetute edizioni e sul quale si educarono numerose generazioni di medici. di Strampelli. Vorremmo qui soprattutto ricordare il volume sull’ottica di Euclide. Ma la visione sull’attività di Giuseppe Ovio quale scrittore di cose oculistiche non sarebbe completa. Egli ci ha dato qui contributi di altissimo interesse e che rappresentano senza dubbio quanto di più vasto e completo sia stato scritto in italiano sull’oftalmologia.. di Leonardi.

dal 1935 era stata affidata a Vittoriano Cavara. Bologna. fu. Vittoriano Cavara. Socio fondatore della Società Oftalmologica Italiana. La relativa monografia ha rappresentato per molti anni il massimo testo di riferimento e di consultazione nel campo delle virosi oculari. di rettitudine. quelli sulle virosi. suscitando grande interesse. di capacità. sui metodi di diagnosi differenziale tra pneumococco e streptococco (batteriologia oculare). Fig. onde fu ripetutamente membro di comitati e commissioni e socio di numerose accademie e società scientifiche italiane e straniere … Oltre alla sua opera di ricercatore va sottolineata quella di chirurgo. 4 – Vittoriano Cavara Le sue alte doti umane e di scienziato sono state così ricordate nella commemorazione fatta da Giambattista Bietti8: … Di lui si può con piena certezza affermare che raramente vi è stata tanta unanimità di consensi nel considerarlo su un piano elevatissimo di intelligenza. La Cattedra di Oculistica. di signorilità e di umanità … … Per quanto profondamente schivo da onori e da cariche i Suoi meriti grandissimi gli valsero i più alti riconoscimenti in Italia e all’Estero. Padova e Roma – Tor Vergata. tra i primi in Italia ad operare il distacco di retina. inoltre. Si dedicò inoltre allo studio del trapianto di cornea e delle resine sintetiche in Oftalmologia. è chiamato alla Direzione della Clinica il suo allievo Gian Battista Bietti. ricerche queste ultime che presenta nel 1952 a Torino al Congresso della Società con il titolo: Le manifestazioni oculari delle malattie da virus e da rickettsie. Marcello Focosi cattedratico di Sassari. intanto.La Clinica Oculistica sapere che ciò che si è tanto amato interessi. Tra i suoi allievi vanno ricordati oltre a Bietti. sulle malattie oculari di natura tubercolare. Bari. si dedica a numerosi aspetti della Oftalmologia. molto apprezzati. Particolare interesse suscitano i suoi studi sulle micosi oculari. Alla sua morte. infatti. dopo essere stato titolare della Cattedra di Clinica Oculistica di Siena. avvenuta in maniera improvvisa nel 1955. Siena e Firenze e Franco D’Ermo cattedratico a Cagliari. 1886 – Roma 1955) proveniente dall’Università di Napoli. (Castelmaggiore. di bontà. 273 .

le distrofie corneali. Pavia e Parma. per primo la propone nel trattamento del distacco di retina e del glaucoma. dotandola di laboratori di ricerca e di nuove strumentazioni e tecnologie. Negli anni ’60 del secolo scorso la Clinica Oculistica contava di 120 letti di degenza suddivisi in quattro reparti per adulti (due repar274 .Paola Pivetti Pezzi Gian Battista Bietti (Padova 1907 – Roma 1977) ha diretto con altissimo prestigio la Clinica Oculistica dell’Università di Roma. scienziato di profonda cultura e soprattutto Maestro appassionato. che tutt’ora vive con rimpianto nel ricordo dei suoi Allievi e della comunità scientifica internazionale. viene spesso invitato dai più prestigiosi Dipartimenti di Oftalmologia a tenere conferenze e letture magistrali e da questi soggiorni all’estero riporta sempre. i virus. Ha dato il proprio nome a più di 25 sindromi. Il suo interesse di ricercatore e di clinico si rivolge a quasi tutti gli aspetti dell’oftalmologia: dalla fisiopatologia sperimentale all’istologia e microbiologia. Collabora con il Centro Studi e Ricerche di Medicina Aeronautica. malattie e tecniche chirurgiche. dal 1955 al 1977. idee originali e novità tecnologiche utili per modernizzare e incentivare l’attività clinica e di ricerca della “sua clinica”. È nominato Presidente dell’International Organization against Trachoma (OMS) e Vice Presidente dell’International Council of Ophthalmology 9. Particolarmente aperto verso esperienze e realtà culturali internazionali. Istituisce la Scuola Speciale per Ortottisti. infatti. prima in Italia. con entusiasmo. Precursore e pioniere della crioterapia in oftalmologia. alla clinica e terapia medica e chirurgica. effettua una progressiva e moderna riorganizzazione della Clinica. e dà un importante contribuito all’istituzione dell’Oftalmologia Sociale. conducendo studi originali sulla circolazione retinica in volo ad alta quota e si fa promotore della Scuola di Specializzazione in Medicina Aeronautica Spaziale. compendia le sue ricerche sulle vitamine. Bietti. Durante la sua vita professionale Bietti svolge un’intensissima attività clinica. fin dai primi anni del suo insediamento a Roma. anche internazionali. le distrofie retiniche e sul trattamento chirurgico del glaucoma congenito. Sempre in campo chirurgico mette a punto originali interventi per la correzione della ptosi palpebrale e di particolari forme di strabismo. mentre in numerose monografie e pubblicazioni. per oltre un ventennio. sul tracoma. scientifica e universitaria che gli fa guadagnare meritata fama internazionale come clinico insigne. dopo essere stato titolare delle Cliniche di Sassari.

La Clinica Oculistica ti Uomini e due reparti Donne) e di un reparto Pediatrico di 22 letti. ma anche un grande didatta. Pannarale). M. Virno e la Prof. Le sue lezioni. all’avanguardia per l’epoca. un grande organizzatore. cataratta e strabismo. 5 – Il Prof. e la sua profonda cultura. M. Pecori Giraldi) e. Bietti mentre esegue una tonoBagolini). tra i reparti raggiungono l’eccellenza il Centro di Elettroretinografia (con il Prof. il Centro di Fisiofarmacologia Oculare (con il Prof. egli ha costituito.R. A. si riflettevano sulle sue innate capacità didattiche e sul suo spiccato senso del dovere per l’insegnamento. il Reparto Glaucoma (con il Prof. Bietti ha dato un notevole impulso alla ricerca. nello studio della fisiopatologia della motilità oculare e nella prevenzione dell’ambliopia. Risultati significativi e internazionalmente riconosciuti si sono così ottenuti nel campo della terapia del glaucoma con l’individuazione di nuovi agenti osmotici e dei primi beta-bloccanti topici. La Clinica.A. C. con interesse ed entusiasmo. i periodici incontri aperti a tutti gli oftalmologi della regione. P. che trasmetteva a chi gli stava vicino. viene dotata di reparti speciali di ricerca clinica. M. il Centro Uveiti (con la Prof. quindi. provenienti da tutte le regioni di Italia per essere operati dal Professore Bietti. Pivetti Pezzi). nella terapia chirurgica e parachirurgica del distacco di retina. infine. Sempre aperto e disponibile al dialogo con i giovani. non sufficienti per soddisfarre le richieste di ricovero di bambini affetti da glaucoma congenito. B. Fig. ma nello stesso tempo esigente e rigoroso nella sua funzione di educatore e di Maestro. il Reparto Retina grafia con un prototipo di tonografo elettronico (con il Prof. un grande clinico e chirurgo. nella patogenesi e terapia delle uveiti. un 275 . non soltanto scientifica. i seminari e le riunioni del Circolo Oftalmologico Romano non si possono dimenticare. L’amore per lo studio.G. infatti. Wirth). il Reparto di Ortottica (con il Prof. J. stimolando i suoi allievi più giovani ad affrontare. Quaranta ed il Prof. Bucci). le più attuali e difficili problematiche del momento relative all’oftalmologia sempre sotto la sua precisa e sapiente guida. affidati a valenti ricercatori. sia sperimentale che clinica. Bietti certamente non è stato soltanto un grande ricercatore. M.

Tor Vergata).O. Santillo (Primario. G. Fond. uomo di scienza. Virno (P.A. Bozzoni Pantaleoni (Primario.S. Pivetti Pezzi (P.B. R. Boston.Paola Pivetti Pezzi punto costante di riferimento e di guida per l’Oculistica Italiana del suo tempo. R. P. Allieve Ortottiste e Ospiti stranieri: 2. Bisantis (P. Cattolica). 20. Moschini (P. Modugno (P. Bucci (P. M. Roma. 22.B. F. La Sapienza). Massimo G. Roma. 16. Roma). Roma.O. Roma.19. 18. 17. G. Cerulli (P. 14. Roma). F. Koki Aoki (Univ. 6. La Sapienza). 21. B. B. Roma. Ravalico (P. Roma). Cattolica). L. N. Fig. Carlo A. Neuschüler (Primario. Missiroli (P. Bagolini (P. Padova). G. Bruna (Aiuto. Roma. La Sapienza). 4.A. Siena).O. Brescia). Bietti).A. Padova). ma anche uomo di alte qualità morali e culturali. Wirth (Pisa). prestigioso e appassionato organizzatore di una grande Scuola. Roma. Luigi Scullica (Roma. 23. M.O. 24. Specializzandi. 10. 8. USA). 6 – 1.O. La Sapienza).O. Roma. Assistenti. Scullica (P. 11. Nove suoi allievi sono diventati Professori Ordinari. 276 . Vozza (Primario. M. Tor Vergata). C. Tor Vergata). Capobianco (P. La Sapienza). Roma). G. G. ampliando e diffondendo la sua Scuola e i suoi insegnamenti: Antonio Grignolo (Genova). Quaranta (Brescia). Alberto M. Bucci (Roma. Cattolica). La Sapienza). Il Prof. C. Trieste). Mario R. 3. Cattolica). Quaranta (P. Bruno Boles Carenini (Torino).A. 5. Giappone). 12. Bruno Bagolini (Roma. R. A. Pristley (Univ. Paola Pivetti Pezzi (Roma. Sapporo.C.O. 9.O.A. Roma). Milano). Pannarale (Roma. C.O. La Sapienza). M. Bietti davanti alla Clinica Oculistica di Roma nel 1968/69 insieme agli Aiuti. Ciucci (Primario. 7. Ortottiste.A. Pannarale (P. Stirpe (Pres. L. Roma. 13. B. 15.

campo nel quale con grande passione ha raggiunto l’eccellenza. il Centro di elettrofisiologia e tecniche biomediche. il Servizio di laserterapia (Laser Argon/Krypton e Yag Laser). il 1977. Infatti proprio in quell’anno. titolare della Cattedra di Ottica Fisiopatologia e in seguito chiamato a ricoprire la I Cattedra di Clinica Oculistica. Sotto la sua direzione la I Clinica Oculistica diventa Centro di riferimento nazionale per la diagnosi e la terapia medica e chirurgica delle malattie vitreo-retiniche.La Clinica Oculistica Come il suo maestro Vittoriano Cavara. il Ministero della Pubblica Istruzione concede il nulla osta per l’istituzione di una seconda Cattedra di Clinica Oculistica che si vuole ricoprire con la chiamata a Roma. la II Scuola di Specializzazione in Oftalmologia. e promuove la nascita e lo sviluppo di altri. Pannarale dirige per molti anni la Scuola speciale per Ortottisti e. gli studi di Otticafisiopatologica. per partecipare ad un Congresso e la Facoltà di Medicina affida temporaneamente la Direzione dell’Istituto e l’Insegnamento al suo allievo Mario Rosario Pannarale. 1926 – Roma 2002) svolge un’intensa e originale attività di ricerca clinica e sperimentale in numerosi campi dell’Oftalmologia. dal 1980. E’ stato socio fondatore del Club Gonin e membro di numerose società internazionali di Patologia e Chirurgia Retinica. profilassi e terapia medico-chirurgica della retinopatia diabetica e delle vasculopatie oculari. anche Bietti muore improvvisamente mentre si trova in Egitto. il Reparto di fisiofarmacologia oculare e glaucoma. Professore Ordinario dal 1965 e Direttore dell’Istituto di Clinica Oculistica dell’Università di Bari. il Centro di Ortottica per lo studio e la cura delle anomalie della motilità oculare e della visione binoculare. Bari. già presenti in Istituto. di elettrofisiologia oculare e di biotecnologie. Di particolare rilievo le ricerche sul tracoma. Degne di menzione sono in particolare le numerose tecniche innovative da lui adottate nella chirurgia del distacco di retina e dei fori maculari. e soprattutto le ricerche sulla patologia vitreo-retinica. il Centro per le eredo-degenerazioni retiniche. Nel 1998 è dichiarato Professore fuori ruolo per raggiunti limiti di età rimanendo Direttore della II Scuola di Specializzazione in 277 . per trasferimento. Guida con grande impegno l’attività di alcuni Servizi e Centri di ricerca. il Servizio di diagnosi. Di particolare rilievo: il Centro per la diagnosi e la chirurgia delle malattie della retina. al Cairo. di Giuseppe Scuderi. Mario Rosario Pannarale (Triggiano. con la realizzazione di nuovi strumenti per la microchirurgia del segmento posteriore.

Nel 1988 è dichiarato Professore fuori ruolo per raggiunti limiti di età rimanendo Direttore della I Scuola di Specializzazione in Oftalmologia fino al pensionamento nel 1993. è autore di numerose pubblicazioni e monografie tra cui l’Atlante di Oftalmoscopia Clinica. semeiologico. adeguandolo alle esigenze moderne e all’evoluzione dei tempi. Messina. ha isolato il virus del tracoma (1961) e sul tracoma stesso egli ha apportato importanti acquisizioni nella terapia medica e chirurgica. l’entropion e l’ectropion palpebrale. di cui è stato in Italia un precursore.Paola Pivetti Pezzi Oftalmologia fino al pensionamento nel 2001. Nel 1989 viene chiamato a succedergli il suo allievo Prof. Molte sono le tecniche chirurgiche ideate e descritte: la cantoplastica. Importanti sono i lavori di oncologia e istopatologia oculare. Potenzia e segue i Centri ed i Laboratori afferenti alla II Clinica: il Centro di studio per il glaucoma.ssa Paola Pivetti Pezzi. Scuderi ristruttura tutto l’Istituto di Oftalmologia11. la cataratta congenita e quella traumatica. il coloboma congenito della palpebra superiore. il Centro di fisiopatologia del film lacrimale. etiopatogenetico. Anche importanti i lavori sul tumore del bulbo oculare. Apporti originali di ordine classatorio. Giuseppe Scuderi. la ricostruzione delle vie lacrimali di deflusso. La sua ampia produzione scientifica è rivolta a quasi tutti i campi dell’oftalmologia. Nel 1980 Scuderi fonda una nuova rivista scientifica Clinica Oculistica e Patologia Oculare. Nel 2002 viene chiamata dalla Facoltà a succedergli la Prof. il Centro di oftalmologia sociale e di ergoftalmologia. il Laboratorio di istologia. il Centro di studio della motilità oculare. 278 . clinico. di microchirurgia. nato a Giardini Naxos. nel 1918. il glaucoma congenito. E’ conosciuto a livello internazionale per essere colui che10: primo in Italia e tra i primisimi nel mondo. sulle malformazioni oculari e sulla patologia corneale. il Centro di Laser-terapia. istopatologia ed ultrastruttura oculare. è trasferito a Roma nel 1977 da Bari per ricoprire la II Cattedra di Clinica Oculistica. di cui diventa Direttore. il rifacimento della cavità congiuntivale anoftalmica. il Centro di diagnostica strumentale. e degli annessi dell’orbita. istituisce il Day Hospital e ridimensiona i reparti di degenza. anatomopatologico e terapeutico egli ha fornito al tema della vasculopatia diabetica della retina.

B. Virano C. XIX (3):28-30. BIBLIOGRAFIA 1. 1980.. Roma. pp. SCUDERI G. Giuseppe Ovio. (a cura di). D’AMICO D. p. Il Prof. 2001/2002. Edizioni dell’Ateneo. Ophthalmol. cit. cfr.B. L’Istituto di Oftalmologia dell’Università “La Sapienza” di Roma. nota 5. Istituzioni e Ordinamenti.. 8. Roma. G.. Roma. vol. Verduci Ed. op. Il Policlinico 1955. p. Bietti. Roma.32. SALVATORI C. I 1950. et al. SALVATORI C. 3.. STROPPIANA L. vol. cit. op.8. I. Professore Ordinario di Ottica Fisiopatologia all’Università di Bari. 62:1256. PAZZINI A. BIETTI G. 1961. II 1952. 1986..17. Istituto di Storia della Medicina della Università di Roma. Castalia 1963.. Vol. J. (a cura di). Storia dell’Oculistica. 1985. Il Policlinico Umberto I. 1894. L’Istituto di Oftalmologia (ex di Clinica Oculistica) è infatti diventato Dipartimento Universitario di Scienze Oftalmologiche nell’a. Giuseppe Cirincione (18631929). STROPPIANA L.. 77.. 16: 5. p.. p.87. Balacco Gabrieli è l’attuale Direttore del Dipartimento di Scienze Oftalmologiche. p.. In Occasione dell’XI Congresso Medico Internazionale in Roma. et al. 2. Roma. Il Policlinico Umberto I. 10. Am.. FRANCOIS J. Boll. La Storia della Facoltà Medica di Roma.. 6. Lettura Oftalmologica 1939. 37:71. SCUDERI G. 8. Progetto eseguito dall’Arch. Giuseppe Cirincione nel giudizio degli italiani e degli stranieri.B. Cuneo. 262-263. cfr. BAZZI F. e C. OVIO G. 1977.. 84:128. 5. Università degli Studi di Roma. Vittoriano Cavara.. nota 2.. 7. 11. 9..La Clinica Oculistica Corrado Balacco Gabrieli. Ocul. Tipografia Ghibaudo.a. 1958. 279 . Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. BIETTI G. p. 4.tto Giulio Podesti.

LA CLINICA DERMATOLOGICA VITTORIA SERAFINI .STEFANO CALVIERI .

Il San Gallicano. ospedale clinico finalizzato all’insegnamento universitario i cui lavori di costruzione erano iniziati nel 1888. nel 1854 veniva ufficialmente fondata la Cattedra. da un lato alla normativa dello Stato in tema di Sanità e Istruzione e dall’altro alle norme in materia di controllo dei contagi venerei e di regolamentazione della prostituzione. Coautore del testo che andava a parziale modifica del Regolamento Cavour del 1861. dove ancora sorge. comprendeva due infermerie capaci di 20 letti complessivi e 15 camere per pensionanti e assistenti. Qui. nel 1905 l’Istituto e la Clinica venivano trasferiti dai locali del San Gallicano al nuovo “Umberto I”. L’Istituto di Clinica Dermosifilopatica era tra i primi sette che costituivano il progetto originario del Policlinico: collocato nella estremità sinistra dell’area ospedaliera. rimaneva tuttavia sempre attivo e presente nella vita della città di Roma. anche le vicende della Clinica Dermosifilopatica del Policlinico Umberto I erano legate. nelle sale celtiche. il Tommasi Crudeli titolare della Cattedra di Igiene della Regia Università di Roma. Nel 1882 i reparti venivano chiusi fino a che Baccelli non li riattivava col nome di Clinica e Istituto dermosifilopatico e mentre iniziava a concretizzarsi il nuovo progetto di Città universitaria nelle vicinanze del Policlinico. dove venivano ricoverate coattivamente. Come per l’ospedale San Gallicano. aperte le prime due sale degenti e. con una speciale convenzione fra Ministero della Pubblica Istruzione e gli ospedali. c’erano ambulatori. L’igiene della prostituzione partiva dal presupposto che quest’ultima fosse un male inevitabile e socialmente necessario e che in quanto tale andasse sorvegliata e regolamentata per prevenire eccessi peggiori. Come descritto da Pazzini nella Storia della Facoltà Medica di Roma. la maggior parte delle donne schedate come prostitute in base ad una regolamentazione voluta per primo da Cavour nel 1861 e che portava il suo nome2. punto di riferimento per la diagnosi e la cura delle malattie veneree. approvato dal Parlamento italiano: parte del codice era dedicata alla igiene della prostituzione. Il nuovo Regolamento introduceva una non esclusiva coincidenza tra prostituzione e contagio. a partire dal 1870 cominciavano a svolgersi le lezioni agli studenti della nuova Facoltà di Medicina e Chirurgia della Regia Università del Regno d’Italia. Il 22 dicembre 1888 era stato promulgato il primo Codice di Igiene e Sanità Pubblica. sin dalla nascita. laboratori e un’aula per 120 studenti1.La Clinica Dermatologica L’insegnamento universitario della “Dermopatia” nella città di Roma ha origine nell’800 come corso per laureandi in Medicina e Chirurgia all’ospedale San Gallicano. prevedeva 283 .

Stefano Calvieri l’apertura di dispensari pubblici gratuiti e la chiusura dei sifilocomi/carcere previsti dalla originaria normativa. Di Menassei rimane a testimonianza del284 . che raccolgono casi di uomini e donne malati tanto di patologie dermatologiche quanto di malattie veneree. Una ulteriore svolta si aveva col Regolamento sanitario del 1905 che. facilitava l’accesso alle strutture. Egli fu il primo titolare della Cattedra fondata grazie al lascito del dottor Nicola Corsi.Vittoria Serafini . Questo portò alla nascita e allo sviluppo di diverse cliniche dermosifilopatiche su tutto il territorio italiano. il quale rimaneva alla direzione dell’Istituto dal 1859 al 1892. compresa quella universitaria romana. sostituiti da sezioni dermosifilopatiche presso gli ospedali civili. la Clinica Dermosifilopatica del Policlinico universitario sin dal suo nascere assolveva a compiti diversi. dividono i casi di uomini e donne. ordinati cronologicamente. documentazione relativa a concorsi. di cui le prostitute regolamentate non erano che una parte. materiale burocratico amministrativo di diversa natura. mentre è del 1936 una ulteriore divisione per patologie: veneree e cutanee. La parte relativa ai primi anni è conservata in volumi collettanei. dunque. Le persone cominciarono a rivolgersi ai Dispensari ospedalieri: uomini (molti) e donne. La sistemazione del materiale testimonia i percorsi stessi della disciplina come pure delle prassi burocratiche relative all’organizzazione ospedaliera e della professione in rapporto alla struttura ospedaliera3. Ma la parte più ricca e interessante è costituita dalle cartelle cliniche. Le diverse attività svolte nell’Istituto sono testimoniate dal materiale raccolto oggi nel Fondo conservato presso la Biblioteca dell’attuale Dipartimento di Clinica Dermatologica e delle Malattie Veneree. sistemate cronologicamente. garantendo trattamento gratuito e riservato a chiunque. parte dal 1896 per giungere fino ai primi anni ’60 e si fa progressivamente più consistente con il trascorrere degli anni. Oltre allo studio e alla cura delle patologie dermatologiche era centro di ricerca. studi e insegnamento per le malattie sessualmente trasmesse. era dispensario per la diagnosi e la cura dei contagi sessuali ad accesso libero e gratuito per uomini e donne ed era uno dei centri governativi per il controllo sanitario delle donne regolamentate come prostitute. Il Fondo comprende tesi di laurea e lavori di specializzazione dei medici impegnati nella clinica. In relazione a tali normative. Successivamente. presso Dispensari distinti dagli Uffici Sanitari. Il materiale relativo alle cartelle. dal 1923 le cartelle. Al momento dell’istituzione del corso di clinica dermosifilopatica l’insegnamento fu affidato inizialmente al professor Casimiro Menassei. inizialmente denominate Diari clinici.

si era laureato nel 1883 e subito aveva iniziato a lavorare a Napoli presso la Clinica Dermosifilopatica diretta da De Amicis. Nato a Teramo. Eminente e appassionato patologo. svolgeva il suo insegnamento prima nei locali del San Gallicano e poi dal 1905. Era stato professore ordinario a Pisa. ultimata la costruzione dell’Istituto al Policlinico. quella del bacillo dell’ulcera molle che lo poneva in una posizione di netta opposizione di fronte a coloro che sostenevano la tesi. Dopo essersi adoperato per 24 anni ininterrottamente nello studio. L’esordio della carriera scientifica del professore era legato alla sua scoperta più importante. dopo aver donato tutto il suo patrimonio agli Ospedali di Roma. Augusto Ducrey. Nominato. dedicava i suoi studi al parassita del mollusco contagioso e alla psoriasi. Chiamato nel 1893 a dirigere la Cattedra a Roma. Fu socio fondatore e presidente per i primi due anni della Società Dermatologica Italiana e membro dell’Accademia Medica di Roma. nel gennaio del 1919 il professor Campana moriva in povertà. Nato a Napoli nel 1860. Dal 1893. era rimasto a Napoli per dieci anni. Trattato per studenti e medici pratici stampato a Torino nel 1906. dal 1894 al 1918. allora dominante. si dedicava qui all’organizzazione della Clinica. assistente ordinario e poi aiuto. è una figura illustre della dermosifilografia italiana. allievo di Cantani. nella ricerca e nell’insegnamento presso l’Università di Roma. nel 1878 Roberto Campana aveva vinto il concorso per la Cattedra di Clinica dermosifilopatica a Genova. fornendola anche di una biblioteca. si occupò anche del periodico La clinica dermosifilopatica della regia Università di Roma. fino al 1918. Autore del manuale Dei morbi sifilitici e venerei. durante il periodo della direzione della Clinica di Roma. allievo di Cantani e Tanturri con il quale aveva studiato a Napoli.La Clinica Dermatologica l’intensa attività una Raccolta dei casi clinici delle malattie della pelle e sifilitiche e un Atlante riproducente i casi di malattie cutanee che si presentarono alla Clinica durante gli anni del suo insegnamento. poi a Genova e alla fine della prima guerra mondiale. ma soprattutto concentrava le proprie ricerche alla messa a punto di un nuovo metodo di coltura del bacillo della lebbra. quando il problema del ritorno a casa dei reduci si era accompagnato a quello di un incremento della diffusio285 . dopo concorso. Nel 1890 conseguiva la libera docenza e nel 1894 passava Direttore dei dispensari celtici governativi per la profilassi antivenerea. l’insegnamento passava al professor Roberto Campana4. dell’unicismo della lesione venerea e di quella sifilitica. L’Istituto passava sotto la direzione del professor Augusto Ducrey nel 1919.

la poca pulizia. La Commissione investiva il Comune di un ruolo decisivo nell’ambito della profilassi: secondo i relatori Ducrey e De Napoli occorreva adottare adeguate misure di difesa della popolazione di cui proprio il Comune poteva e doveva farsi carico poggiandosi. durante gli orari di consultazione. non esistendo statistiche ufficiali sulla diffusione della sifilide. fu a lungo presidente della Società Italiana di Dermatologia e Sifilografia5. l’arretratezza di strutture e tecniche applicate. anche di quella per la profilassi sui reduci e membro ufficiale delegato dal Governo italiano al Congresso internazionale di Cannes sui problemi della profilassi indetto dalla Croce Rossa americana. Veniva in particolare sottolineata l’insufficienza delle registrazioni della tipologia della malattia. dicevano i relatori. la mancanza di direttive uniche. i dati dell’Ambulatorio della Regia Clinica Neuropatologica e quelli del primo dispensario celtico del Policlinico Umberto I. delle cure eseguite. Nonostante l’incremento delle malattie veneree. la Commissione elaborava proposte e modifiche ai servizi cittadini6.Vittoria Serafini . col modello del dispensario possedeva un’istituzione profilattica che veniva inficiata dal cattivo funzionamento. secondo i relatori: l’ubicazione inadatta. Ma soprattutto l’Italia. Particolarmente attivo nel dopoguerra come membro. veniva incaricato dal sindaco della Capitale di verificare la possibile riforma dei servizi di profilassi delle malattie veneree. dei risultati conseguiti e soprattutto la mancanza di un’adeguata propaganda a scopo profilattico. Per la stesura della relazione i Commissari avevano visitato personalmente i locali dei dispensari. Diversi i motivi. compreso quello della Clinica Dermosifilopatica del Policlinico Umberto I.Stefano Calvieri ne delle malattie veneree. oltre che della Commissione di revisione del Regolamento sulle malattie veneree. nella sua opera. sulle strutture ospedaliere. nel contempo. i dati del brefotrofio provinciale di Roma. insieme a Ferdinando De Napoli aveva fatto parte della Commissione per la revisione del Regolamento della prostituzione poi ratificata nel 1923 come “Regolamento Mussolini”. attività che dal 1910 era passata dal Ministero dell’Interno alle amministrazioni comunali. Nel 1919 veniva chiamato dalla Regia Università di Roma a dirigere l’Istituto di Clinica Dermosifilopatica e. 286 . la frequenza risultava notevolmente diminuita rispetto al periodo antecedente la prima guerra mondiale. Nel 1920 concluso il lavoro di indagine. usava i dati parziali ricavati dall’Ufficio di stato civile del Comune per le nascite e la mortalità infantile. Si formò una Commissione che.

Il tentativo era di far compiere un salto qualitativo alla struttura nell’ambito di un progetto di riordino di più ampio respiro.La Clinica Dermatologica Veniva proposto un piano di riordino per la città di Roma che. ecc…. Oltre alla sua presenza tre volte a settimana e ogni volta che ve ne fosse bisogno. I preparati arsenobenzolici. per donne e operai. considerato inadeguato. La progettata trasformazione del servizio rientrava in quanto proposto nella relazione al Sindaco di Roma. e turni serali. che sostituivano in parte i preparati a base di mercurio e che sarebbero rimasti i farmaci più attivi contro la sifilide fino alla scoperta di antibiotici e sulfamidici negli anni ‘40. Ogni intervento operativo era gratuito e gratuite le reazioni di Wassermann. aperto con orario continuato tutti i giorni dalle 8. Ducrey aveva affidato il servizio al suo aiuto prof. curandovi. Il dispensario della clinica aveva conservata la assoluta gratuità per diverse ragioni. Veniva anche proposta l’adozione di una scheda clinica unica di registrazione per la razionalizzazione del sistema di identificazione dei pazienti. Il progetto prevedeva altresì di eliminare il carattere di specializzazione troppo spinta dei dispensari. dei risultati ottenuti da trarsi annualmente per ciascun dispensario ai fini della statistica sanitaria. coadiuvati dai volontari. riduceva a tre i dispensari controbilanciando i tagli con l’incremento degli ambulatori della Regia Clinica Dermosifilopatica del Policlinico Umberto I e del San Gallicano ai quali il Comune avrebbe assegnato un contributo finanziario annuo. Garibaldi e a due assistenti ordinari. delle terapie. veniva completato alla fine del 1921 e inaugurato nel gennaio del 1922. tra cui il figlio. mentre molte Cliniche universitarie italiane avevano ormai istituito tasse di consultazione e anche per gli esami del sangue. contemporaneamente alle malattie veneree. erano portati dai pazienti o somministrati gratuitamente dalla Clinica a seconda delle circostanze. ecc…) con turnazioni quindicinali. Intanto per agevolare la profilassi delle 287 . A ciascuno degli ordinari era affidata la prima visita degli infermi e a ciascuno dei volontari un compito definito (esami microscopici.30. vista la scarsezza delle risorse. più comodi per piccoli impiegati. con sezione uomini e donne. medicazioni. un centro di propaganda e perfezionata assistenza a mezzo di un dispensario “modello” in sostituzione del vecchio. soprattutto di quelli interni agli ospedali. iniezioni. Il nuovo dispensario. All’inizio del 1920 Ducrey proponeva alla direzione dell’ospedale che la Regia Clinica universitaria Dermosifilopatica di Roma diventasse oltre che centro scientifico di studi.30 alle 10. commessi. Venivano stabiliti turni mattutini. anche quelle dermatologiche.

preferivano strutture più centrali. venuti a conoscenza della denuncia. portarono all’allontanamento di Ducrey dalla Clinica e alla nomina di un nuovo direttore. anche i malati di patologie cutanee onde non sottolineare la differenza tra frequentatori. Questa molteplicità di cause rischiavano di rendere inefficaci i propositi di “modernizzazione” del servizio che Ducrey tentava di attuare. I professori della Facoltà di Medicina. Le competenze diversificate della Clinica per giunta facevano si che si creasse una dicotomia tra attività dell’Istituto come polo di insegnamento e ricerca e della Clinica come presidio sanitario di cure ambulatoriali e degenza e controllo delle donne regolamentate come prostitute. come si era fatto per un lungo periodo iniziale. 288 . motivo per il quale molti infermi. per il Policlinico Umberto I. Sotto la direzione Ducrey la Clinica Dermosifilopatica fu al centro di alterne vicende che causarono un conflitto che sfociava in due inchieste: una del Ministero degli Interni e una del Ministero della Pubblica Istruzione in merito alla gestione dei fondi e alla suddivisione dei ruoli medici all’interno della Clinica messa in moto da una denuncia degli assistenti della stessa Clinica Dermosifilopatica. divergenze di approccio alla professione tra il direttore e i suoi assistenti in un momento di crisi economica grave. l’attuazione solo parzialmente riuscita di un importate progetto pilota. per giungere all’ospedale. ad esempio strade praticabili. “materiale umano” la cui scarsezza era in realtà problema non solo della Clinica Dermosifilopatica. Rotture generazionali. o fondare piccoli padiglioni all’interno del Policlinico. Di fatto per un periodo non breve il dispensario e gli ambulatori rimasero quasi privi di personale medico.Stefano Calvieri malattie veneree e della sifilide. aprendo le porte a tutti indistintamente. ipotesi che ebbe la meglio7. dai quali trarre “il materiale umano” per i casi di studio. modificando la delibera in sospensione fino alla chiusura dell’inchiesta8. I regolamenti delle Cliniche universitarie finanziate dal governo prevedevano il diritto di scegliere i malati per i casi di studio. venne discusso tra l’altro se continuare a prelevare i malati da grandi ospedali civili. A Roma. Ma per le malattie veneree era abitudine dei romani recarsi ancora all’ospedale San Gallicano. a questo si aggiungeva la lontananza del Policlinico dai quartieri più popolosi e popolari della città con l’aggravio della mancanza anche di infrastrutture. Si intendeva inoltre incrementare il più possibile l’afflusso di malati.Vittoria Serafini . soprattutto operai. avevano deliberato l’espulsione degli assistenti dall’ufficio che ricoprivano e lo stesso ministro Gentile era intervenuto. in secondo luogo per l’esistenza del sussidio governativo.

ma va tuttavia ricordato che quanto accaduto durante la direzione del professor Ducrey aveva avuto cause complesse: i tentativi non riusciti di riforma erano inseriti non solo in dinamiche interne alla professione e alla questione ospedaliera e universitaria in particolare ma anche e soprattutto nell’ambito di un disegno più generale che riguardava le strutture sanitarie della capitale.La Clinica Dermatologica A ricoprire l’incarico veniva chiamato il professor Pier Luigi Bosellini. rivendicava posizioni rigide comprese le cure coattive nei confronti delle donne sospettate di essere infette. Direttore attivo tanto nella veste di primario ospedaliero quanto nella attività di ricerca in cui coinvolgeva la clinica e i giovani medici che lo seguivano. Nel 1928 si decideva di non farne più nulla nonostante le funzioni di quest’Ente venissero sempre più depotenziate. servizi di assistenti sanitarie visitatrici e perfino ostetriche provinciali. che avrebbe dovuto portare all’abolizione della Provincia. Nato nel 1873. Bosellini si spendeva con impegno negli anni della sua direzione per dare lustro alla clinica dopo le vicende che avevano colpito il suo predecessore e l’intera struttura. Si cercava però di compensare la situazione ingaggiando un braccio di ferro con gli enti comunali. I Comuni si videro sempre più costretti a limitare la propria assistenza agli ammalati poveri. che erano stati progressivamente limitati nelle competenze sanitarie. era stato allievo di Maiocchi fino al 1912. Veniva tolta in generale ai Comuni ogni iniziativa. nel 1923 veniva chiamato a dirigere la Clinica Dermosifilopatica romana come successore di Ducrey. laboratori provinciali di vigilanza igienica. In tal modo il fascismo interrompeva un processo storico che aveva visto il Comune al centro del buon funzionamento del servizio sanitario nazionale. Docente a Cagliari poi a Modena e a Pisa dove insegnava nel 1922. questione professionale e questione sanitaria fossero strettamente legate. Socio dei maggiori istituti culturali italiani e stranieri dermosifilopatici. La funzione profilattica veniva integrata con interventi diversificati ma dispersivi: centri profilattici provinciali. Nell’evolversi della struttura sanitaria giocava infatti un rilevante ruolo negativo il fallimento della riforma amministrativa in discussione in quegli anni. La Clinica Dermosifilopatica del Policlinico e. ingerenza o responsabilità nel campo della profilassi di malattie importanti: non solo la sifilide ma anche la tubercolosi. alla formale rilevazione delle malattie infettive o a riempire eventuali lacune rimaste scoperte9. il dispensario avevano subito dunque un parziale ridimensionamento 289 . fu membro del Consiglio Superiore di Sanità Pubblica e del Consiglio Nazionale delle Ricerche. convinto assertore che questione morale. in particolare.

Le teorie eugenetiche conoscevano anche in Italia veloce diffusione fornendo basi scientifiche alle iniziative politiche al regime fascista10. legato a letture della realtà che affidavano al numero e alla salute dei cittadini la forza di una Nazione. non solamente per i tentativi operati dai venereologi di inci290 . come esposto nel testo La dermatologia nei suoi rapporti con la medicina interna. veniva riattrezzato il gabinetto di terapia fisica ed eseguiti i lavori di riammodernamento della Clinica che. ai granulomi cutanei. Bosellini lavorò. E l’importanza ascritta alle malattie veneree faceva si che i medici dermosifilopati rivendicassero il valore della specializzazione legando allo Stato il ruolo profilattico della loro attività. Se Ducrey aveva imposto un carattere eminentemente dottrinario all’insegnamento impartito nell’Istituto. vedeva salire il numero dei degenti a 60. durante gli anni della docenza romana. Creava altresì ex-novo un laboratorio di fisico-chimica e incrementava il patrimonio di volumi della Biblioteca di Istituto con numerosi lasciti di volumi personali.Stefano Calvieri legato alle riforme politiche e sociali di cui sopra che avevano nel contempo inficiato i tentativi di riforma. soprattutto per inquadrare le dermopatie nella medicina interna. Le infezioni veneree. Nonostante questi precedenti il numero dei malati e delle malate che si rivolgevano alla Clinica del Policlinico durante la direzione di Bosellini andò progressivamente aumentando: fino al 1930 la media continuò a salire con un movimento annuo di circa 6.Vittoria Serafini . ad alcune tipologie di eczemi. ampliata. la fortuna della sifilografia tra le due guerre mondiali si legavano al fatto che tra gli anni Venti e gli anni Quaranta del Novecento la questione della degenerazione fisica divenne elemento critico importante.000 pazienti annui del 1935. soprattutto quando ereditarie. fornendo di nuovi strumenti di laboratorio la sierologia e la batteriologia. in senso più ampio. Lo sviluppo della Clinica e. Bosellini rimaneva alla guida dell’Istituto fino al 1943. Socio dei principali istituti culturali italiani. Funzionavano ormai a pieno regime l’ambulatorio per le malattie cutanee e il dispensario antivenereo governativo. era anche membro del Consiglio Superiore di Sanità Pubblica e del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Alla Clinica in particolar modo si dedicava incrementando gli ambulatori. mettendo in guardia da ricerche che limitavano gli studi ad un solo organo o sistema. sussidiato dal Ministero dell’Interno. sotto la sua direzione. Egli dedicava contributi diretti allo studio dell’eziologia dei tuberculidi. diventavano il terreno concreto e simbolico ad un tempo delle forze fisiche e morali che potevano inquinare il corpo singolo e collettivo.000 pazienti per giungere infine agli 8. Nel 1927.

L’attenzione specifica alla sifilide vedeva anche l’applicazione di una nuova reazione sierologica ideata dal prof. dopo aver vinto nel 1934 il concorso per la Cattedra di Clinica Dermosifilopatica dell’Università di Messina. giungeva infine a Roma dove come studioso si adoperava per rimettere nel quadro della medicina interna la dermatologia. nominato poi titolare a Sassari. raggiunti i limiti di età. ma in particolare per l’attenzione specifica posta sulla salute riproduttiva. Nel 1943. ne diresse l’Istituto fino al 1945 per poi trasferirsi a Napoli dal 1946 fino al 1955. Spicca. Dedicava altrettante energie alla ricerca di una terapia efficace per la sifilide: sua la proposta e l’attuazione della cura della tabe mediante vaccino antirabbico. aiuto presso il San Gallicano. incrementando il movimento degli ammalati nei reparti già esistenti e dotando ambulatori e laboratori di nuove strumentazioni. Nel 1946 il professor Ludovico Tommasi assumeva la cattedra tenendola fino al 1955. del testo Dermatologia e venereologia. Nel 1955 a Tarantelli subentrava il professor Mario Monacelli11. Qui si dedicava al miglioramento della funzionalità dell’Istituto. Clinico specializzato già incaricato inizialmente all’Università di Perugia. dedicava studi alla psoriasi e in particolare alla leishmaniosi cutanea in Italia: a lui si deve il riconoscimento e lo studio di una zona di diffusione endemica della Leishmania comprendente la costiera adriatica dell’Italia centro meridionale. metodo applicato per un periodo non breve anche fuori dalla Clinica romana. Per le sue ricerche in questo campo gli veniva assegnato il Premio Marchiafava. di sifilide si soffriva e si moriva. Bosellini lasciava la direzione della Clinica sostituito. quindi a Palermo e Napoli. anno in cui veniva chiamato a Roma.La Clinica Dermatologica dere sulle condizioni di salute in generale. Imprimendo al suo lavoro un indirizzo anatomo-clinico funzionale con forti riferimenti alla medicina generale. in coincidenza con le mutate condizioni politiche. La seconda guerra mondiale e le trasformazioni politiche e sociali del paese segnavano il declino della sifilografia tradizionalmente intesa. Formatosi alla scuola di Ducrey e Bosellini. dove aveva fondato e reso funzionante l’Istituto di Clinica dermosifilopatica nel 1924. in via transitoria dal professor Eugenio Tarantelli. Gli anni del dopoguerra si caratterizzavano soprattutto come periodo di assestamento. Si interessava anche di approfondire i rapporti tra tubercolosi e dermatosi non specifiche ricevendo il premio De Amicis della Società Italiana di Dermatologia. Autore assieme a Nazzaro. dedicava studi in particolare alla sifi291 . nel 1944/45. di uomini e donne. della Clinica stessa.

Di contro. A lui il merito di aver richiamato la comunità scientifica a porre attenzione al concetto di cute come “organo spia di patologia” con ricerche originali sul piano immunologico ed enzimocitochimico. In tal modo si incrementava il movimento degli ammalati nei reparti già esistenti e negli ambulatori. Antonio Ribuffo. si è interessato di genodermatosi. l’immunologia e la biochimica applicate alla dermatologia. I lavori di ampliamento e ristrutturazione voluti dal professor Monacelli comprendevano anche un nuovo reparto di degenza al secondo piano della Clinica fino ad allora mai utilizzato. Venivano inaugurati anche un nuovo centro per lo studio della psoriasi. laboratori di microscopia elettronica. dermatiti da contatto. diversi ambulatori. sviluppando a tal fine tecniche innovative quali l’enzimocitochimica. Dal 1980 la struttura consta di circa 100 posti letto. Quest’ultimo.Stefano Calvieri lide femminile. Tra i suoi lavori anche studi su epiteliomi. Si occupava in maniera dettagliata di linfomi con particolare attenzione sia all’aspetto clinico sia eziopatogenetico. e non solo. una biblioteca. enzimocitochimica. tanto da rendere possibile nel 2000 l’attivazione presso il Dipartimento del Centro di riferimento regionale per le 292 . dal 1994 al 2005 dal professor Stefano Calvieri. In questi anni del resto cambiamenti normativi importanti per la storia sanitaria. un laboratorio per le ricerche endocrinologiche e tutte le attrezzature degli ambulatori rinnovate. nella nuova società di massa dove le esigenze sanitarie della popolazione richiedevano interventi sanitari diversamente strutturati. La Clinica cambiava direzione nel 1972 quando l’incarico veniva affidato al prof. Nel 1958 lo Stato italiano con la legge Merlin. Ribuffo. Nel contempo si aprivano la strada ricerche sulle dermatosi allergiche e le recenti malattie professionali che imprimevano nuovi indirizzi alla disciplina. del paese portavano una trasformazione anche nella organizzazione dell’Istituto. melanomi. morbo di Paget. dopo dieci anni di dibattiti e un travagliato iter parlamentare. una sala operatoria di chirurgia plastica. allievo del Prof. sierologia e biochimica. immunologia. A. psoriasi. il quale cercava di correlare la clinica con la patofisiologia.Vittoria Serafini . la Clinica è stata diretta dal professor Onorio Antonio Carlesimo e. apriva un nuovo ambulatorio di sessuologia completamente attrezzato per ogni ricerca in tale campo. La Clinica dismetteva dunque l’ambulatorio governativo e cambiava il proprio nome in Clinica Dermatologica e delle Malattie Veneree. aboliva le norme sulla regolamentazione della prostituzione. dal 1986 al 1994. istopatologia cutanea. Negli ultimi anni.

pediatrico. da un breve corridoio che conduce nell’atrio centrale. Al primo piano si trova293 . le stanze per i professori. ha avviato numerose indagini sulle patologie dei capelli e del cuoio capelluto con l’istituzione di un ambulatorio di tricologia. potenziando gli ambulatori di Dermatologia oncologica. l’ambulatorio oncologico. In fondo a tale corridoio troviamo gli ambulatori uomini. L’attività assistenziale è stata indirizzata anche verso l’utenza territoriale. infine Roma. A Roma. ambulatori che hanno trovato spazio grazie all’opera di ristrutturazione dei locali seminterrati dell’Istituto. Calvieri ha dato. Nel corridoio di sinistra si trovano: il laboratorio di sierologia. Nel corridoio di destra sono collocati: la direzione. in particolare. Dall’anno 2000 l’Istituto di Clinica Dermatologica. inoltre. il professor Scuderi ha prestato servizio presso le Università di Bari. uno a destra ed uno a sinistra. Le ricerche sono di particolare valore anche applicativo. Dall’atrio si dipartono tre corridoi: uno centrale. donne. è divenuto: Dipartimento di Malattie Cutanee – Veneree e Chirurgia Plastica Ricostruttiva. Attualmente è responsabile della conduzione di importanti protocolli di sperimentazione internazionali. dove è situata la portineria. di Tricologia. II corridoio centrale conduce all’aula. l’ambulatorio endocrinologico e delle malattie neurocutanee. notevole impulso alla Dermatologia oncologica favorendo lo svolgimento di un’intensa attività scientifica e clinica nella diagnosi e nella terapia del melanoma.La Clinica Dermatologica Malattie Neurocutanee. in particolare nel settore dei nuovi materiali protesici biocompatibili. l’ambulatorio tricologico. Napoli. ed è stato coordinatore locale e nazionale di numerosi progetti di ricerca del CNR e del MURST. e gli ambulatori di allergologia e micologia. Attualmente l’Istituto risulta dunque composto al piano terra: da un ingresso. Ha richiesto ed ottenuto dalla Regione Lazio l’autorizzazione all’attivazione di un Centro Ustioni dotato di 5 posti letto. i laboratori di immunofluorescenza. nonché di un servizio di consulenze di chirurgia plastica operante all’interno del Policlinico Umberto I e per numerosi ospedali della capitale. tanto da aver dato luogo ad un brevetto internazionale sull’isolamento di cellule staminali cutanee. di Terapia fisica e Dermatologia chirurgica. enzimocitochimica ed immunoistochimica. diretto dal novembre del 2005 dal professor Nicolò Scuderi. ha curato l’attivazione di un reparto di 22 posti letto e di ambulatori specialistici ed ultraspecialistici. l’istologia. sempre sul piano scientifico. Epiluminescenza. E. Specializzato in Chirurgia Plastica. Catania e Sassari. le stanze per gli amministrativi e le stanze per i professori. il servizio di microscopia elettronica.

P. Origini e sviluppo della scuola medica ospedaliera di Roma. Società Italiana di Dermatologia e Sifilografia. 1860-1915. La Storia della Facoltà Medica di Roma. 2003 – 2004. Min. Il Saggiatore.. b. «Secolo XIX». Ital. I e II. salute pubblica. STROPPIANA L.. 1985. Voll. Milano. LXXVI: 292-296. AA. Economia. Istituzioni e ordinamenti. Milano. Per la profilassi delle malattie veneree. Università di Napoli “L’Orientale”. Roma. 27 febbraio 1923. Genova. La Med. 2. 1987. Istituto della Enciclopedia italiana. 26 febbraio 1923. Reggio Emilia. conversazione col professor Ducrey.. Giorn. «Il Giornale d’Italia». Ital. Roma. 1992. istituzioni e professioni sanitarie. Politiche e pratiche di eugenetica in Italia tra le due guerre mondiali. ACS. 1941. 7. di terapia fisica e la camera operatoria... Scienza italiana e razzismo fascista. STROPPIANA L. 3. Il corpo e il contagio. 699. 6. l’ambulatorio di dermatologia correttiva. PRETI D. aa. 9: 603-605. Roberto Campana. La modernizzazione corporativa (1922-1940). 1921. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia.. Il Fondo è stato oggetto di studio per una tesi di dottorato. In: Dizionario biografico degli italiani. dell’Ateneo. GIBSON M. Firenze. Dermat. 294 . Stato e prostituzione in Italia. Istituto di Storia della Medicina dell’Università di Roma. Roma. 9. MAIOCCHI R. DGSP. 1999. Istituto della Enciclopedia italiana. La denuncia del direttore della clinica dermosifilopatica. BIBLIOGRAFIA 1. 1957. 5.. 8. inedita: Vittoria Serafini. Augusto Ducrey.. uomini e donne. 1995. 1961. La denuncia del direttore della clinica dermosifilopatica.Stefano Calvieri no un reparto di degenza uomini ed uno donne. Nuova Italia. PAZZINI A. Dottorato in Storia della famiglia e dell’identità di genere. II secondo piano è interamente occupato da un reparto di degenza. Roma. 4. In: Atti del I Congresso italiano di storia ospitaliera. Ed. XIV ciclo. 1990. Relazioni dei Consigli direttivi alla Direzione generale di sanità.Vittoria Serafini . Augusto Ducrey. Int. VV. Necrologio.. In Dizionario biografico degli italiani.. e sifil. RUSCA V. FrancoAngeli.

LA CLINICA DELLE MALATTIE TROPICALI ANTONIO SEBASTIANI – CARLA SERARCANGELI 295 .

problema assai ampio ed articolato nei suoi complessi aspetti diagnostici. A sua volta con la Medicina Internazionale in quanto prevede un impegno planetario inteso a risolvere il disagio economico delle aree del sottosviluppo come indispensabile premessa di emancipazione civile. sola garanzia di effettivo progresso sanitario3. il promotore della “Società Italiana di Medicina ed Igiene Tropicale”. insigne igienista e malariologo dell’Università di Roma. un processo cui l’Italia partecipa stabilendo la propria egemonia sull’Eritrea. “Malattie Coloniali”. la promozione della partecipazione attiva degli utenti. fondata nel 1908. invece. non tanto verso le popolazioni autoctone. Il crescente interesse rivolto alle patologie coloniali giustificò il sorgere in Occidente di istituti e società scientifiche dedicati a tali problematiche. sulla Somalia centrale e meridionale e. non vi sarebbero ragioni di fare assurgere la medicina tropicale ad una branca specialistica della scienza medica. la definizione dei bisogni sanitari effettivi e preminenti. come sosteneva Aldo Castellani1. inoltre. l’adozione di sistemi di lavoro di gruppo da parte degli operatori2. con la Medicina di Comunità in quanto propone sotto l’aspetto metodologico: la globalizzazione dell’intervento.La Clinica delle Malattie Tropicali La disciplina La seconda metà del secolo XIX e l’inizio del XX segnano la massima espansione coloniale delle Potenze Europee. per la salute dei militari. sulla Libia. successivamente. Subito vi aderirono 297 . appena un anno dopo le consorelle inglese e tedesca. curativi e preventivi in quanto. per il timore di importare le forme trasmissibili sul territorio metropolitano. la medicina tropicale comprende lo studio di tutte quelle malattie che occorrono comunemente nei climi tropicali: se si intendessero quelle limitate nella loro estensione geografica. In Italia è stato Angelo Celli. “Malattie dei Paesi Caldi” e fonte di notevole preoccupazione negli occupanti. Con questa fase storica coincide una sempre maggiore attenzione per quelle patologie esotiche indicate con i termini di “Malattie Tropicali”. quanto. dei funzionari civili e degli altri espatriati residenti nei paesi assoggettati e. ne deriva che gli argomenti oggetto della “Medicina Tropicale” possano trovare punti di contatto con le basi teoriche e gli sviluppi pratici della “Medicina di Comunità” e della “Medicina Internazionale”. Tenuto conto dell’effetto potenziante svolto sulla morbosità dal drammatico stato di povertà delle zone depresse. il privilegio delle attività sanitarie di tipo ambientale e collettivo.

attinenti la disciplina. nella stessa città. cremonese. tra il 1908 ed il 1983. Gabbi. Merita segnalazione il fatto inusuale del succedersi di ben cinque diverse società scientifiche. Che su questi temi sia sempre vivo l’interesse lo conferma la recente decisione della “Società Italiana di Malattie Infettive” di variare la denominazione in “Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali”. a causa del terribile terremoto che il 28 dicembre 1908 aveva colpito la città di Messina. esponente dell’Istituto di cui nel titolo. con provvedimento legislativo. Alfonso Splendore. I primi anni dell’insegnamento L’insegnamento della materia era stato impartito. Tuttavia bisogna attendere il 1931 per vedere istituita. Antonio Carini direttore dell’Istituto Pasteur. presso la Clinica Medica di Roma per poter continuare i suoi studi sulle malattie esotiche. con Decreto ministeriale del 27 febbraio 1909. in via provvisoria. Entrarono a farne parte numerosi ufficiali medici. Fig. con un corso complementare affidato per incarico ad Umberto Gabbi (1860-1933). L’ultima è la “Società Italiana di Medicina Tropicale”. una “nuova” Clinica per l’insegnamento delle Malattie Tropicali e Subtropicali e l’omonimo Istituto di ricerca. Società nata con il sostegno e l’iniziale contributo finanziario del “Dipartimento per la Cooperazione allo Sviluppo” del nostro Ministero degli Esteri e sotto la sagace regia di Guido Bertolaso. dal 1909 al 1917. Paolo del Brasile e. 1 – Umberto Gabbi Gabbi insegnò fino al 1° novembre 1917. coinvolti a motivo della presenza oltremare delle nostre truppe. ricovero e cura. direttore del Laboratorio Microbiologico dell’Ospedale Portoghese di S. allievo di Pietro Grocco5.Carla Serarcangeli connazionali di grande spessore: Aldo Castellani che operava a Ceylon (Sri Lanka). si vide costretto ad interrompere le ricerche che stava conducendo e. società tuttora attiva e che ha avuto quale primo Presidente il Professor Antonio Sebastiani.Antonio Sebastiani . presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Roma. allora Capo dell’Ufficio Sanitario di detto dipartimento4. venne comandato. quando il Ministero ne 298 . Ordinario nell’Università di Messina.

18 dicembre 1930 n. un medico formatosi presso il Royal College of Physicians and Surgeons di Londra. inoltre. Castellani era conosciuto in tutto il mondo per i suoi studi in dermatologia. con titoli equivalenti a quello italiano di “Professore Stabile”. a titolo gratuito. 1927-28 in Patologia Coloniale. poiché era stato docente dal 1903 al 1914 a Ceylon presso il Collegio Medico della capitale Colombo. a decorrere dal 1 febbraio 1931. Spinto. 1924-25 l’incarico di insegnamento. Aldo 299 .69 della Legge Casati ed in applicazione dell’art. conseguita per titoli nell’Università di Torino6. cioè “per chiara fama”. 1837. A lui si deve quel “toccasana” contro le micosi superficiali noto come tintura rubra di Castellani diffusissima per oltre mezzo secolo. dall’esigenza di rendere operativa la struttura e consapevole di non assicurare la sua presenza in modo continuativo. ha preso in esame una lettera del sen. Castellani. la nomina presso la nostra Università solo dopo un decreto legge che lo assicurava di poter mantenere l’attività anche all’estero. accettò. pertanto. l’agente causale della malattia del sonno e. in base all’art. operò al fine di ottenere la nomina del personale occorrente per il funzionamento della Clinica da lui diretta. Prof. chiese ed ottenne nel marzo del 1916 l’autorizzazione a trasferire all’Università di Roma la sua libera docenza in Parassitologia. dal 1926 al 1931 alla Tulane Medical School di New Orleans. in Ceylon (Sri Lanka) l’etiologia e la cura della framboesia e nuovi batteri enteritogeni7. ma soprattutto per aver scoperto.3 del R. ottenendo la certezza di contenere le lezioni all’Università di Roma nel trimestre aprile-giugno.a.La Clinica delle Malattie Tropicali dispose il rientro nella sede di origine.a. nel 1902 ad Entebbe (Kenia). di I fascia) di Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali. Castellani ricopriva. per le sue ricerche microbiologiche e parassitologiche. dai primi mesi del suo incarico. Aldo Castellani (1874-1971) fu nominato “stabile” (Ordinario. Alla fama scientifica si accompagnava una grande professionalità ed una notevole capacità didattica.D. Nel frattempo Carlo Basile. Con Decreto Rettorale venne conferito a Basile per l’a. incarichi prestigiosi che non volle abbandonare per dedicarsi esclusivamente all’insegnamento in Italia. dal 1919 al 1926 alla London School of Hygiene and Tropical Medicine.L. negli anni seguenti. nell’adunanza del 7 marzo 1931. quindi. di Diagnostica delle Malattie Tropicali. insegnamento che fu mutato nell’a. Nel verbale del Senato Accademico del 14 marzo 1931 si legge8: Il Rettore comunica che la Facoltà di Medicina e Chirurgia. per la realizzazione dei vaccini polivalenti.

il Dr. Il ruolo organico di tale personale dovrebbe comprendere due aiuti. due custodi. futuri Direttori degli Istituti di Malattie Tropicali delle Università di Napoli e. un tecnico.18 del 5 maggio 1931. che modificava il ruolo organico del personale della Clinica ed assegnava alla stessa il personale richiesto. di Modena9. Benito Mussolini.Carla Serarcangeli Castellani . si legge10: Per regolare le condizioni della consegna e disciplinarne le conseguenze d’ordine finanziario è stata stipulata tra l’amministrazione ospitaliera e l’Università una convenzione… . La sede dell’Istituto Un altro problema da affrontare nell’immediato riguardava i locali assegnati per rendere operativa l’iniziativa. il Prof.Antonio Sebastiani . Castellani. Giuseppe Acanfora.con la quale chiede la nomina del personale occorrente pel funzionamento della Clinica stessa. sempre nel verbale dell’11 giugno 1931. 26 del RDL 28 agosto 1931 n. sorsero problemi di carattere economico. Spirito ed Ospedali Riuniti e. la cessione “in uso temporaneo” del 10° Padiglione del Policlinico Umberto I appartenente al Pio Istituto S.testè nominato stabile della Clinica delle malattie tropicali e subtropicali . a partire dal 1 novembre 1931. pubblicato nel Bollettino Ufficiale del Ministero dell’Educazione Nazionale n. Igino Jacono aiuto di ruolo della terza Clinica Medica di Napoli e a far Fig. e la loro retribuzione graverà sui fondi messi a disposizione dei competenti Ministeri. riuscì a far trasferire a Roma. quattro assistenti. per il funzionamento della Clinica stessa. con lettera 19 aprile 1931 del Ministro dell’Interno ad interim. 300 . 2 – Foto di Aldo Castellani con nominare assistente incaricato. era stata disposta. rispettivamente. dal dedica a Mario Girolami 1 gennaio 1932. Nonostante il parere favorevole del Senato Accademico ed il Decreto Rettorale 8 aprile 1931. avvalendosi delle disposizioni all’art.1227.

come desumiamo dal rilievo del numero dei Ministeri coinvolti nel finanziamento annuale per il funzionamento della Clinica (i Ministeri della Guerra e della Marina si impegnarono a versare 50. il Rettore prega il Consiglio stesso di esaminarla e di deliberare in merito. creando in Somalia. Gabriele Amalfitano e 301 .D. di riduzione in pristino dei locali ecc. si resero indispensabili donazioni da parte di “benemeriti”.000). e. 18 dicembre 1930 n. è subordinata all’approvazione del Consiglio di Amministrazione. Il Consiglio di Amministrazione presa visione della convenzione l’approva. di gestione. ufficiale di Marina. esploratore e conoscitore dei problemi di sanità tropicale per aver vissuto molti anni in Africa.4 del R. Nell’anno accademico 1932-33 vengono nominati assistenti incaricati Giuseppe Giunta.La Clinica delle Malattie Tropicali Il Rettore riferisce che tutte le spese di adattamento. A ricordo dell’importante donazione furono posti all’ingresso dell’Istituto due medaglioni in bronzo con i ritratti delle Loro Altezze Reali inseriti in una lapide scolpita da Romano Romanelli.000 lire l’anno.L. L’impegno economico era gravoso e benché l’interesse dello Stato ad attivare gli studi di medicina tropicale fosse alto..1837. di manutenzione. Fra i primi a contribuire con mezzi personali per dotare la Clinica delle strutture necessarie troviamo Luigi Amedeo Savoia Aosta (1873-1933) Duca degli Abruzzi. pertanto. graveranno sui fondi speciali concessi da vari Ministeri a norma dell’art.000 e quelli dell’Aeronautica e dell’Interno 20. datata 1933. Tale convenzione in forza del comma 8. 3 – Ingresso dell’Istituto di Malattie Tropicali Borbone-Orléans Duchessa d’Aosta (1871-1951) sostenitrice dei corsi per infermiere volontarie della CRI e madre del futuro Viceré di Etiopia. una estesa azienda agricola con poderose opere irrigue ed annesso zuccherificio. Mario Cecchi. Con lui sua cognata Elena di Fig. a Joar (villaggio Duca degli Abruzzi). quello dell’Africa Italiana 100.

I laboratori erano dotati di moderne attrezzature scientifiche. Diversa situazione troviamo invece a partire dal 1936. sala di lavaggio e 302 . che le spese di funzionamento della Clinica delle malattie tropicali e subtropicali. Sen Aldo Castellani. che anche le altre Cliniche. tre Assistenti (Giuseppe Acanfora. da lui conosciuto personalmente per averlo curato da un’ulcera duodenale nel 1925 e seguito clinicamente fino al 1943.1932 12 Il Rettore comunica che dal Ministero della Educazione nazionale è stato qui trasmesso l’unito memoriale. comunque.000 occorrenti per la sistemazione dei lavori della Clinica. L’Istituto. risulta ancora privo di personale tecnico e di custodia. ecc.E. … Il Consiglio constata che l’Università non ha i fondi necessari per poter assegnare una dotazione annua alla Clinica delle malattie tropicali e subtropicali e. Per la parte del memoriale che riguarda la richiesta straordinaria di £. Ai locali destinati al buon funzionamento della Clinica stessa (lavanderia-stireria. presentato dal Prof. il Capo del Governo (lo stesso Benito Mussolini). inoltre. La Clinica funzionava e molti erano i medici desiderosi di poterla frequentare come assistenti volontari. Clinica delle malattie del lavoro. Clinica di Semeiotica medica. Rileva. numerose sono le richieste che inoltra. perché essendo il direttore della medesima autorizzato a compiere i propri studi all’estero. possono in parte essere limitate.3. sorte con speciali assegnazioni (Clinica della tubercolosi. Gabriele Amalfitano e Massimo Acquaviva Coppola). dove trascorrere la maggior parte dell’anno. un tecnico e due custodi. ha constatato l’impossibilità di prelevare la somma richiesta sui fondi del Consorzio.Carla Serarcangeli viene concesso un contratto. in favore di Felice Pullè. nella recente seduta del 5 corr.. a S. 300. tra cui un promemoria a Benito Mussolini. direttore della Clinica delle malattie tropicali. riferisce che il Consiglio di Amministrazione del Consorzio per la Città Universitaria. ma i risultati non sono brillanti11: Consiglio di Amministrazione 10.) non hanno dotazioni dall’Università. la Clinica potrebbe funzionare soltanto per pochi mesi. Il denaro per completare e far funzionare la Clinica è sempre scarso ed il Direttore cerca di trovare il modo per ottenere finanziamenti. riuscì ad ottenere il personale promessogli: due Aiuti (Igino Jacono e Mario Ghiron). completati da un Museo “dimostrativo” ricco di preparati anatomo-patologici e da una Biblioteca fornita delle recenti pubblicazioni.Antonio Sebastiani . dopo che Castellani aveva guidato i servizi sanitari delle Forze Armate durante la vittoriosa guerra italo-etiopica (ottobre 1935 – maggio 1936).

Pompei. avvenuta la liberazione di Roma ad opera delle forze alleate. Colosimo. sospese Castellani dall’insegnamento. M. V. F. 4 – Aldo Castellani all’ingresso dell’Istituto dopo una conferenza ad un gruppo di medici militari ché potessero essere ricoverati e curati i militari affetti da malattie specifiche13. il Ministero dell’Educazione Nazionale cercò di venire incontro alle necessità della Clinica che vedeva richiamati in servizio militare Aiuti ed Assistenti e stabilì accordi perché fosse loro concesso. E. compatibilmente con la necessità del servizio. dalla direzione e dallo stipendio in esecuzione a quanto stabilito con l’ordine n. si accompagnava anche uno stabulario che rispondeva alle “nuove” esigenze della medicina sperimentale. Paroni-Sterbini. Virgili. cui sono stati preposti in successione i Professori F. Gabriele 303 . Frega. il colonnello statunitense Charles Poletti.1 del 26 giugno del 1944 e con decorrenza 4 luglio.La Clinica delle Malattie Tropicali sterilizzazione dei materiali di laboratorio). anche presso la clinica predetta. A partire dal 1935 era iniziata anche la convenzione con l’Ospedale militare del Celio per- Fig. F. Risi. comandante dell’area della capitale. di svolgere la loro opera. Durante la II guerra mondiale. La produzione scientifica risultava notevole ed abbracciava i diversi campi della disciplina. Nel 1944. In questi anni l’Istituto si dotò di un qualificato Servizio di Radiologia Diagnostica.

ma ormai aveva raggiunto l’età per essere collocato a riposo14.L. furono presentate diverse domande per la copertura del ruolo e la Facoltà di Medicina dovette procedere ad una votazione: ottenne la maggioranza dei voti Mario Girolami (1903-1982). rinnovata la convenzione con il Pio Istituto di S.27 del 3. nel 1942 divenne ordinario di quest’ultima disciplina a Cagliari e fu chiamato a Roma nel 1950. la didattica. n. 16 marzo 1944 n. la permanenza dei professori di ruolo oltre il 70° anno ed eventualmente fino al 75° anno. Castellani quindi potè essere reintegrato in servizio e restituito alla Facoltà in una condizione di assoluta integrità morale solo nel maggio del 1945. Costituiva certamente un problema sostituire una figura così famosa a livello internazionale. iniziando allora a rivolgere i suoi studi sulla specialità.2.114 che consentiva per tutta la durata della guerra.L. Spirito.Carla Serarcangeli Amalfitano fu incaricato della direzione dell’Istituto. in via temporanea. Pertanto. con l’andata in pensione di Castellani.Antonio Sebastiani . Allievo nell’Ateneo di Bologna di Antonio Gasbarrini. Di conseguenza. presentò ricorso chiedendone la dispensa dal servizio.. veniva a decadere anche la convenzione stipulata con il Pio Istituto S. la ricerca Mario Girolami16 era nato nel 1903 a Monteveglio (Bologna).U.1949. Nonostante la Commissione per l’epurazione del personale universitario avesse prosciolto Castellani dall’addebito di apologia fascista. in favore di Castellani dovette essere applicato il D. si rese vacante la Cattedra di Malattie Tropicali e Subtropicali. si recò a Londra nel 1932 per frequentare il Ross Institute and Hospital for Tropical Disease. fino alla definizione della convenzione. Mario Berlinguer. Con l’uscita di Aldo Castellani. Dopo essere stato direttore incaricato dei Laboratori dell’Ospedale Italiano di Alessandria d’Egitto ed aver conseguito la libera docenza in Patologia Tropicale e Subtropicale. egli potè rimanere in servizio fino al 1 novembre del 1949 ed essere nominato Professore Emerito con decreto del Presidente della Repubblica datato 31 agosto 1949. in virtù dell’applicazione di questo D. dopo la laurea conseguita nel 1927. ma il problema più grave era determinato dall’utilizzo del 10° Padiglione come Clinica universitaria: in quanto. tuttavia l’Alto Commissario aggiunto per l’epurazione. in Patologia Speciale Medica e in Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali. La scuola. come da bando pubblicato sulla G. diretto da Castellani. su proposta rinnovabile di anno in anno15. dove assunse la direzione dell’Istituto (nella 304 . Spirito ed Ospedali Riuniti.

Direttore dell’Istituto di Malattie Infettive di Ferrara. e nel 1979 gli venne conferito il titolo di Professore Emerito. Nel 1973. questo era conosciuto a livello mondiale per la sua importanza ed era. e quella di Franco Sorice. in data 10 ottobre 1962. decise di coprire tale ruolo mediante il trasferimento di un docente della disciplina. come da bando pubblicato sulla G. dalla microbiologia alla radiologia. del 26/06/1973. questa era organizzata in tre differenti livelli: un corso bimestrale di preparazione. dal 1956 al 1973. Proseguì alcuni studi di Castellani ben evidenziando come il Maestro avesse per primo descritto alcune parassitosi e ripubblicandone i risultati su riviste italiane. Ordinario di Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali di Cagliari.facendola afferire all’Istituto.U. Girolami. uno annuale di perfezionamento ed infine uno biennale di specializzazione. dalla fisiopatologia alle indagini cliniche e terapeutiche. Dal 1950 fu Direttore della Scuola di Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali. in data 14 maggio. Vivace fu la discussione in Facoltà nella seduta del 27 luglio per designare il nuovo titolare. anno del suo congedo per raggiunti limiti di età. quella di Marco Lippi. I suoi studi scientifici abbracciarono diversi campi. Mario Girolami rimase Direttore dell’Istituto fino a quando. questo incarico era stato assolto da Gabriele Amalfitano. comunque. Su proposta del titolare venne avanzata la richiesta di cambiamento di denominazione della Cattedra di Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali in quella di Clinica delle Malattie Tropicali ed Infettive ed il Ministro della Pubblica Istruzione. nel 1973. Aiuto di ruolo). Furono presentate due domande. 5 – Mario Girolami il solo a far parte della Associazione degli Istituti Europei di Medicina Tropicale.La Clinica delle Malattie Tropicali vacanza intercorsa. mantenne. approvò tale cambiamento17. la direzione della scuola di specializzazione delle Malattie Tropicali e Subtropicali fino al 1978. soprattutto brillante ed appassionata fu la presentazione dei candida305 . assunse anche la direzione della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia di Roma -la prima attivata in Italia. fu collocato fuori ruolo. quando si rese nuovamente vacante la Cattedra e la direzione dell’Istituto. Il Consiglio di Facoltà. in Italia. Fig.

è divenuto nel 1956 libero docente in Malattie Infettive ed in Patologia Speciale Medica. Si cercò di trovare una soluzione di compromesso ma. nato ad Udine nel 1923. la regolare continuità scientifica. (Cattedra frutto dello sdoppiamento della I avvenuto nel 1968. che aveva inviato al Preside ed ai Colleghi di Facoltà una lettera nella quale esaltava i meriti didattici e scientifici di Lippi. nella stessa seduta del 27 luglio.Carla Serarcangeli ti da parte dei loro Maestri: il Professor Mario Girolami. la Clinica delle Malattie Tropicali ed Infettive.Antonio Sebastiani . 6 – Franco Sorice novembre 1979. chiamato a Roma a dirigere. soppressa e destinata ad altro insegnamento nel 1972 in seguito alla morte dello stesso Mastrandrea) il Consiglio di Facoltà convenne di non rinviare ulteriormente la decisione e di procedere. Sorice. alla chiamata per votazione nominale: ottenne la maggioranza Franco Sorice. Giovanni Di Guglielmo e Giuseppe Giunchi. si è prevalentemente dedicato allo studio delle malattie batteriche ed alla 306 . da inserire nel verbale del Consiglio di Facoltà. resasi vacante la Cattedra di Malattie Infettive. Sorice ha trascorso molti anni della sua formazione e della sua carriera presso l’Università di Roma. Ha avuto come maestri Cesare Frugoni. nel quale illustrava il curriculum di Sorice e ne sottolineava la preparazione. ricoperta con procedura concorsuale dal professor Giovanni Mastrandrea. in seguito al collocamento fuori ruolo del Professore Germano Ricci. ed il Professor Giuseppe Giunchi. Dopo un periodo trascorso nell’Università di Sassari da Professore incaricato e nell’Università di Ferrara come Professore Ordinario viene. ha frequentato per dieci anni la Cattedra di Clinica Medica Generale e Terapia Medica come assistente. che aveva prodotto un dettagliato documento. i contributi originali prodotti in molti campi della ricerca e la capacità organizzativa dimostrata. ruolo che mantiene fino a quando. chiede ed ottiene autorizzazione a ricoprire questa Cattedra dal 1 Fig. dal 1 novembre 1973. quindi. allocata nei locali dell’Istituto di Malattie Infettive. Dopo la laurea conseguita nel 1947. nonostante fosse emersa la proposta di chiedere al Ministero un raddoppiamento della Cattedra di Malattie Infettive o anche quella di riattivare la II Cattedra di Malattie Tropicali. clinico di notevole spessore e brillante ricercatore.

cioè fino alla confluenza dipartimentale dell’Istituto. su proposta del Professor Paride Stefanini.a seguito del trasferimento di Sorice. che ha guidato la Commissione Mista Italo-Somala per la Cooperazione Universitaria dal 1972 al 307 . ha percorso l’intero iter formativo nell’Istituto conseguendo la libera docenza in Malattie Infettive ed in Malattie Tropicali. romano del 1929. Ha fatto parte della Commissione per il Farmaco del Ministero della Sanità nella metà degli anni ’90. Gli succede alla Direzione dell’Istituto il Professor Antonio Sebastiani. in ottemperanza alle norme comunitarie europee. contribuendo al ripristino della trasparenza nei rapporti Commissione-industria. le dissenterie. cioè fino alla cessazione ufficiale di ogni attività a motivo dei conflitti interni scoppiati in quella Nazione18. hanno trovato un vasto consenso tra studenti e medici nell’ultimo trentennio. inoltre. I testi ed i trattati di malattie infettive cui ha posto mano. le virus-epatiti ed alcune parassitosi endemiche in quel Paese.nel 1979 . allievo del Girolami e dello stesso Sorice. sui virus respiratori. prima con Giuseppe Giunchi e poi con Luigi Ortona. è passato alla I cattedra assumendo. Antonio Sebastiani. la direzione dell’Istituto di Malattie Tropicali ed Infettive e della Scuola di Specializzazione in Malattie Tropicali e Subtropicali. ha potuto approfondire varie tematiche riguardanti il tetano. E’ Professore Emerito dal 24 maggio 1999. sulla vaccinazione antipoliomielitica. che mantiene l’incarico direttivo fino al 1994. Presso tale Università ha presieduto il Comitato Tecnico della Facoltà di Medicina e Chirurgia nel periodo 1979-92. favorito. Sebastiani. Sebastiani si è dedicato alle ricerche sugli enterovirus. dall’avere trascorso annualmente un trimestre presso l’Università Nazionale della Somalia dal 1977 al 1990 con compiti didattici e di ricerca. Scuola che. 7 – Antonio Sebastiani Cattedra (nata per sdoppiamento nel 1977) finché . nel contempo. si è trasformata in corso quadriennale di “Medicina Tropicale” riservato ai soli borsisti retribuiti dal Ministero della Sanità o da Enti convenzionati con l’Università. La sua nomina era stata deliberata dal Dipartimento per la Cooperazione allo Sviluppo del nostro Ministero degli Affari Esteri –principale finanziatore dell’iniziativa– e ratificata dal Governo Somalo.La Clinica delle Malattie Tropicali antibioticoterapia. vincitore del relativo concorso è stato chiamato alla titolarità della II Fig.

Medicina Interna. rimasto di ruolo fino al 1985. Regno Unito. rispettivamente nel 1985 e nel 1994. parassitologo clinico con vasto curriculum di permanenza in aree tropicali. riconobbe un Dottorato in Medicina di Comunità con borse assegnate nell’Africa Orientale dalla stessa OMS. Ostetricia-Ginecologia. il Serafini si trasferiva. nel 1980. nei paesi arabi. Il 1 Novembre 1979. istituti che. compiuto varie missioni presso l’Università Nazionale della Somalia. inoltre. in successione. In seguito otteneva l’afferenza il Professor Carlo De Bac – proveniente dall’Istituto di Malattie Infettive – con l’incarico della II cattedra di Malattie Tropicali. 308 . in Canada. Chirurgia Generale. hanno convissuto due distinti istituti: quello di Malattie Infettive e quello di Malattie Tropicali e Subtropicali (dal 1961 di Malattie Tropicali ed Infettive). Usa. Di questi. Nel periodo 1972 (fondazione) – 1990 (cessazione di fatto dell’attività) la Facoltà di Mogadiscio ha laureato oltre 600 medici destinati al Servizio Sanitario Nazionale. i quali hanno pubblicato numerosi contributi di interesse tropicalistico e. il Professor Franco Sorice – Direttore in carica dell’Istituto di Malattie Tropicali ed Infettive – si trasferiva alla direzione dell’Istituto di Malattie Infettive.“tempo pieno di docenti e discenti” . Questi due ultimi vincevano il concorso di Professore di prima fascia. Un piano di studi orchestrato con l’OMS che lo propose allo Yemen ed agli Emirati Arabi e. Tornando alle vicende dell’Istituto romano. in particolare Delia. PediatriaPuericultura. attualmente circa 150 professano con successo all’estero nei paesi africani.in dieci semestri seguiti da un biennio post-laurea di perfezionamento con cinque opzioni: Medicina di Comunità. cooptando il Professor Umberto Serafini e concedendo strutture di ricovero alle cattedre delle quali è stato titolare. Europa continentale20.Carla Serarcangeli 1981.Antonio Sebastiani . sono stati disattivati per costituire il nuovo Dipartimento di “Malattie Infettive e Tropicali”. nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma “La Sapienza”. la Facoltà somala risultò radicalmente innovativa rispetto agli schemi italiani del periodo e pienamente consonante con la dottrina e la pratica della Medicina di Comunità19. Onde evitare equivoci deve essere precisato che. Quando poi. nel 1994. seguito dal Prof. e dagli allievi Salvatore Delia e Vincenzo Vullo. Per volere di Paride Stefanini. questo nel 1973 assunse l’assetto policattedra. e venivano chiamati presso l’Istituto di Malattie Infettive. Ignazio Ilardi. Durante la presidenza di Sebastiani venne adottato uno schema didattico intensivo . III Patologia Medica e poi IV Clinica Medica. cioè fino alla sua morte. gli succedeva nella titolarità della IV Clinica Medica il Professor Vincenzo Corsi.

Bruno Benetazzo. Giorgio Quaranta. Angelo Balestrieri. Mario Manganaro. entrambi vincitori del concorso di Professore Ordinario espletato nel 1985. Giorgio Mele. successivamente. Vincenzo Servino. Vittorio Laghi. Corrado Bianchini (editor di un testo di Medicina Internazionale) Ignazio Ilardi. . Facoltà Medica de “La Sapienza”. Marcello Assumma. Diego De Luca. Francesco Paroni-Sterbini. Frequenti i contributi originali e significativi. Marco Lippi. Costituito il Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali nel 1994. Antonio Sebastiani.che si avvaleva della preziosa collaborazione di Antonio Aceti. Gabriele Amalfitano. Antonio Sebastiani. Salvatore Delia. Antonio Cappelli (uno dei fondatori della Medicina di Comunità in Italia). Marino Luminari. Giovanni Mastrandrea. Biagio Urso. Ha così compimento la storia dell’Istituto che negli oltre 60 anni della sua intensa e meritoria attività ha prodotto e realizzato: . Carlo De Bac.la gestione della Scuola di Specializzazione in Malattie Tropicali e Subtropicali (poi titolata “Medicina Tropicale” secondo la normativa Cee) e di Gastroenterologia (1961-1981) con circa 400 specializzati. Massimo Marangi.oltre 2000 pubblicazioni scientifiche a stampa su riviste italiane ed estere. Franco Sorice (notissimi i testi di Malattie infettive in collaborazione con Giuseppe Giunchi e con Luigi Ortona). Vincenzo Vullo (attualmente in carica). Mariano Belli. Giorgio Mazzacurati. Sergio Sanguigni.intensa attività trattatistica nel settore con in primo piano Aldo Castellani (il fondamentale trattato di Medicina Tropicale vide la I edizione a Londra nel 1910). Ministero della Sanità. Alfredo Pennica. sono stati eletti alla sua Direzione. Mario Nuti.e vi afferivano i Professori Carlo De Bac e Vittorio Laghi. Antonio Aceti. Vincenzo Vullo. Salvatore Delia. Sebastiani . numerosi in parassitologia e sulle virus-epatiti. Giuseppe Scotti. Alfredo Pennica. Giovanni Gambini.La Clinica delle Malattie Tropicali Nell’Istituto di Malattie Tropicali ed Infettive rimaneva il Prof. Mario Mazzetti di Pietralata. Antonio De Dominicis. Lo svolgimento di Corsi di Medicina Missionaria per conto 309 . Michele De Carlo. CNR. Giorgio Quaranta. comunicazioni in convegni e congressi nazionali ed internazionali in parte frutto di collaborazione con enti stranieri e finanziate da OMS. Massimo Marangi . Consiglio Universitario Nazionale. Furio Cifarelli (suo un testo di Malattie Tropicali per l’Università Nazionale della Somalia). Mario Girolami. . i Professori Franco Sorice. Livio Capocaccia. Giovanni Panichi. Vincenzo Russo. Igino Jacono.

circa il 20% dei casi di malaria da importazione osservati in Italia.Carla Serarcangeli dello SMOM (Sovrano Militare Ordine di Malta) e di corsi per “Assistente Medico” voluti dall’AFIS (Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia) negli anni ’50. E’ un’autorità indiscussa nel campo delle virus-epatiti e da quasi un ventennio presiede la “Società Italiana per lo Studio delle Malattie da virus”. allievo di Luigi Ortona e proveniente dall’Università Cattolica del Sacro Cuore. diventato fondamentale con la riforma della tabella 18 bis. negli ultimi anni ha presieduto la Società Italiana di Medicina Tropicale. inoltre. tra l’altro.Carlo De Bac.Antonio Sebastiani . profughi in Italia e supportati dal nostro Ministero degli Affari Esteri a motivo della guerra civile nel loro Paese. allievo di Giuseppe Giunchi e poi di Giorgio Andreoni. alimentato dalle patologie dei viaggiatori e degli immigrati: la casistica comprende. Oltre 400 studenti hanno preparato con successo la Tesi di Laurea nell’Istituto.la gestione assistenziale con ambulatori.Giovanni Panichi. ha operato prevalentemente nell’Istituto di Malattie Infettive de “La Sapienza”. . offerto un accurato monitoraggio a molti borsisti stranieri specializzandi nella Facoltà Medica de “La Sapienza” ed un preciso punto di riferimento per quelli della Università Nazionale della Somalia (dal 1977). . nel periodo 1985-2004 sono stati chiamati presso l’Istituto (o dal 1994 presso la sezione di Malattie Tropicali del Dipartimento) i seguenti Professori di I fascia: .la gestione dell’insegnamento nel Corso di Laurea. L’impegno tropicalistico si è mantenuto costante anche dopo la decolonizzazione. . Esponente di punta della epatologia virologica. Vinto il concorso di I fascia ha preso servizio presso l’Università di Sassari ove ne ha diretto l’Istituto di Malattie 310 . day hospital ed una dotazione di posti letti ordinari che ha raggiunto le cento unità. America Latina.Vittorio Laghi. sua principale collaboratrice Gloria Taliani. allievo di Luigi Condorelli e di Germano Ricci. . che ha raggiunto l’ordinariato nel 2005.la gestione delle Riviste scientifiche: Archivio Italiano di Medicina Tropicale e Parassitologia e Rivista Italiana di Gastroenterologia. . Assistenza è stata ampiamente fornita ai docenti di quella Università. E’ stato. Numerosi specializzati e vari membri del personale dell’Istituto hanno prestato servizio nella OMS ed in diversi enti ed organizzazioni per la “Cooperazionee allo Sviluppo” in Africa. Asia. Infine.

Sez. Brevi cenni storici sulla Medicina Tropicale. Vol. di recente costituita. Pratica 1932. I e II. 1:35–46. PAZZINI A. 3. 13. Roma. CASTELLANI A. Secoli 2003. 10. 6. Aldo Castellani (1874-1971) un viaggio scientifico lungo un secolo. ha optato per la II Facoltà di Medicina. Ha fornito apporti significativi nel campo dei batteri anaerobi e degli enterobatteri patogeni. Med. Istituto di Storia della Medicina. 605: Basile Carlo.15:469-500.. relativamente alle sedute dell’anno 1932. men and monarchs. CASTELLANI A. i suoi indubbi meriti scientifici sono stati riconosciuti nel concorso di I fascia nel 1994. Roma.S. fascicolo n. Trop.S. Roma. 1440: Acanfora Giuseppe. 7. 4.. BETTINI S. VERBALI del Consiglio di Amministrazione. 1985.. London. Giorn.S. Microbes.. relativamente alle sedute dell’anno 1931. Fratelli Palombi. 11. MELEDANDRI G.) relativamente al fascicolo n. VERBALI del Senato Accademico. Andrea e dove è stato eletto Direttore del Dipartimento di Medicina Interna. 49:1117–1130.Antonio Aceti. CAPPELLI A.. La Medicina di Comunità: Fondamenti teorici e caratteristiche organizzative. Chiamato a Roma presso “La Sapienza” nel 1999. 644: Castellani Aldo.La Clinica delle Malattie Tropicali Infettive. 8. Storia delle Società di Medicina Tropicale in Italia. SEU. ancora molto giovane. Quaderni della Cooperazione (Ministero Affari Esteri). BIBLIOGRAFIA 1. Ital. 2. 2001.. MORRONE A. Gollancz. 5.S. dove dirige una divisione d’avanguardia nell’Ospedale S. fascicolo n. SERARCANGELI C. fascicolo n. Il Policlinico . Medicina Internazionale. A... 2314: Gabbi Umberto. MARANGI M. ARCHIVIO STORICO UNIVERSITA’ “LA SAPIENZA” (in seguito citato come A. 1996. A Doctor’s life in many lands. 12. A.. 1961. Chiamato a Sassari vi ha diretto per un lustro l’Istituto di Malattie Infettive con grande dinamismo ed ottenendone il trasferimento in nuove strutture moderne ed adeguate. Med. 1960. formatosi nell’Istituto. SEBASTIANI A. La Storia della Facoltà Medica di Roma. . ha promosso annualmente dei corsi di aggiornamento infettivologico e tropicalistico di notevole risonanza nazionale e vi ha organizzato esemplarmente il Congresso nazionale della Società Italiana di Malattie Infettive del 1997. 9. A. 5: 3–14. 311 . SEBASTIANI A. V.. In Sassari. BIANCHINI C..

Le Facoltà di Medicina in Africa.. Trop. Ital. Med.. Trop 2000. 15.. Sanitaria 1992. Organizz. Ital. SEBASTIANI A.Carla Serarcangeli 14. 16.Antonio Sebastiani . 19. Med. A. 4979: Girolami Mario. fascicolo n. 17. La Facoltà Medica di Mogadiscio: un patrimonio da tutelare. CAPPELLI A. 18. Roma. Parassit.S. 312 . 20. L’Istituto di Malattie Tropicali ed Infettive dell’Università di Roma.S.. SEBASTIANI A. Giorn. 1:31-35. 644: Castellani Aldo. A. Centro Analisi Sociale. 5: 53–56. fascicolo n.. 1962. Paride Stefanini e la Medicina di Comunità. Arch. 2:1-24. ADINOLFI C. ARCHIVIO STORICO SENATO fascicolo n.492. 1983. GIROLAMI M.

CLINICA DELLE MALATTIE NERVOSE E MENTALI ALBERTO GASTON 313 .

non era possibile prescindere. infatti. il quale tenne la cattedra dal 1871 al 1875. vista anche una certa ambiguità semantica della parola “psiche” (come è noto la parola “psichiatria” affonda le sue radici nella concezione romantica della medicina dei primi anni dell’800). che avrebbe potuto. La scelta cadde quindi. Diomede Pantaleoni. dice testualmente: Sono riuscito ad ottenere dalla Pubblica Istruzione che un insegnamento di Psichiatria sia stabilito nella Romana Università. pena la incompletezza dell’operare psichiatrico2. Girolami ebbe anche un certo rilievo nella scelta della denominazione della nascente Società Freniatrica (il cui congresso di fondazione si svolse a Roma nel 1873). Ciò nonostante egli continuò a seguire un indirizzo che si può definire psicologico-spiritualista e 315 . a suo parere.Clinica delle Malattie Nervose e Mentali La disciplina L’insegnamento di Clinica delle Malattie Nervose e Mentali è stato costituito nella sua unitarietà soltanto a partire dal 1920-21. sul direttore del Manicomio. Studi psicologici e patologici (1856). dello studio dei “fenomeni morali”.Come riporta Adalberto Pazzini1. secondo alcuni dei partecipanti. appoggiando l’idea di Livi a favore della denominazione “freniatrica”. Malattie Mentali . ho potuto ottenere che il Direttore del Manicomio sia a quell’insegnamento prescelto. da tale disciplina. ed essendo ugualmente utile all’insegnamento ed alla condotta del luogo pio che la scelta cada sulla stessa persona. nella sua Storia della Facoltà Medica Romana. detto alla francese. anno in cui i due insegnamenti di Malattie mentali e Malattie nervose vengono fusi insieme. Sino ad allora la loro evoluzione è relativamente autonoma e tale tornerà ad essere dopo circa cinquanta anni. che era all’epoca Giuseppe Girolami.trattato dal quale traspariva chiaramente il suo atteggiamento critico riguardo le tendenze riduzionistiche della medicina mentale dell’epoca e la sua chiara propensione a favore di una “psicologia” o. rispetto alla denominazione “psichiatrica”. cui dedica lo studio . in un rapporto amministrativo del 1871. generare ambiguità spiritualistiche. come ordinariamente avviene. abbastanza vicino alle concezioni di Guislain. meglio ancora. anno in cui dovette lasciare a causa di una grave malattia che lo portava a morte nel 1878. Girolami si era conquistato una certa fama con la direzione del manicomio di Pesaro (dal 1850) e con un trattato Sulla Pazzia. necessariamente.

Morselli. soltanto una umile stanza posta in un angolo del Manicomio3. Le sue linee programmatiche si trovano nel testo della prolusione con la quale inaugurerà il primo corso di Clinica delle malattie mentali nell’Università di Roma. a dire di De Sanctis. che. alla morte di Girolami. ma autonoma. il quale comunque confermò la persistenza in seno al Manicomio. appena due anni dopo. consisteva in due reparti di 12 letti 316 . Tamburini) le cui idee sposteranno il baricentro della psichiatria italiana dalla prevalente influenza del pensiero psichiatrico francese a quella del pensiero tedesco. il successore di Bonfigli. dove era stato trasferito fin dal 1728 dalla prima sede di piazza Colonna (aperta nel 1548) e dove resterà almeno sino al 1914. sul piano della terapia. il quale era abbastanza contrario alla presenza degli psicologi nella Società Freniatrica. Polemizzò d’altronde anche con Griesinger sottolineando. l’attività di ricerca La cattedra di psichiatria. Onofrio in Campagna. che la tenne sino 1893. delle due sale destinate alla Psichiatria. prolusione nella quale. come ricorda sempre Pazzini. rinunciò volontariamente all’incarico) lo stesso Direttore del Manicomio Clodomiro Bonfigli. egli rese possibile la creazione di due sale di osservazione sotto la direzione di un professore di Psichiatria. anche se. questa ultima. ne indicava le illusioni e non mancava di sottolineare la assoluta importanza di una medicina psicologica. I Maestri. Ezio Sciamanna troverà. pur valorizzando sufficientemente il valore delle ricerche anatomo-patologiche ed istologiche del sistema nervoso.Alberto Gaston che per questo motivo lo separerà dalle idee di un gruppo altamente significativo e sempre più emergente (Livi. al numero 13 di via dei Penitenzieri. che lo oppose anche a Lombroso. idea. la didattica. il valore di una cura morale (psicologica) e affermando la necessità di essere allo stesso tempo un buon medico ed un buon psicologo. come ricorda ancora il Pazzini4. fondamentale per cercare di interpretare e chiarire tutte quelle forme (cliniche) non spiegabili con il solo strumento anatomo-patologico. appena costituita. lungo la linea di idee che da Griesinger va verso Kraepelin. Alla sua morte gli successe per breve tempo (infatti nel 1895. Nel 1900 la Clinica fu trasferita in una struttura annessa al Manicomio. primo medico di sezione del Manicomio. restò vacante sino al 1881. data di inizio del trasferimento dei malati al nuovo Manicomio di S. anno della chiamata di Alessandro Solivetti. La sede del Manicomio era allora alla Lungara. che dal 1931 riprenderà l’antico nome di Santa Maria della Pietà.

Sante De Sanctis. non ancora completati. a Vienna ed a lui si deve un forte impulso organizzativo della ricerca sia sul piano prettamente scientifico che sul piano clinico. e di Benedikt. su alcuni problemi che riguardano le localizzazioni cerebrali e quelli sui disturbi del linguaggio. sulle allucinazioni a contenuto antagonistico. Luigi Luciani ed Enrico Morselli. Ezio Sciamanna. nella stessa clinica da lui diretta. argomento di cui si occupava. egli fu allievo di Charcot.Clinica delle Malattie Nervose e Mentali ognuno. nel 1899 fondò a Roma il primo asilo-scuola5. insieme a Luciani. la direzione. Nel 1905 sarà chiamato a Roma. nel 1897. tra le altre cose. psichiatria. Augusto Tamburini. nel 1896. il laboratorio. dopo un breve periodo di incarico al Manicomio di Voghera. all’interno della futura Città Universitaria. nel 1877. per uomini e donne. Augusto Tamburini. Fondò. a Parigi. contribuirono a rinforzare l’indirizzo prevalentemente organicista della ricerca. diresse dal 1895 al 1905 la Clinica Psichiatrica rendendola definitivamente autonoma dal Manicomio. anno della sua morte. quindi. alla morte di Livi. Come ricorda sempre Pazzini. che continuò anche sotto la direzione di Tamburini. e vari locali per l’ambulatorio. Ugo Cerletti. D’altro canto gli ottimi risultati della ricerca isto-patologica. affidata ad un altro suo assistente. I locali furono ampliati dal successore di Sciamanna. insieme all’antropologo Giuseppe Sergi la Rivista quindicinale di psicologia. dove. Sono noti i suoi studi. neuropatologia. fu nominato direttore. in base ad una progetto di massima che prevedeva l’ubicazione dell’Università a breve distanza dal viale a sud del Policlinico. uno stato irritati317 . rivista scientifica nel cui titolo compare ormai la parola “psicologia”. collaborando attivamente con Eugenio Tanzi. come già accennato. Il progetto della nuova Clinica Psichiatrica fu presentato nell’agosto del 1911 (insieme a quello degli Istituti di Igiene e di Medicina Legale). nel marzo del 1918 saranno sistemati frettolosamente per ospitare i feriti e i reduci della guerra) verrà inaugurato ufficialmente nel 1924. L’Istituto (i cui locali. tra l’altro. A Sciamanna successe. della tesi di laurea di Montessori. un’ aula ed una biblioteca. che. alla cattedra di Clinica Psichiatrica che tenne sino al 1919. Laureato a Bologna si interessò subito alla neurologia e alla psichiatria e. il quale già pensava alla fondazione di un vero e proprio istituto autonomo. E’ anche interessante ricordare che fu relatore. ebbero inoltre una certa eco le sue teorie sulla genesi dei disturbi psicosensoriali: egli prese in considerazione l’ipotesi che l’allucinazione fosse una sorta di “epilessia dei centri sensoriali”. già incaricato dal 1883 di Neuropatologia. passò a Modena e quindi al San Lazzaro di Reggio Emilia.

Alberto Gaston vo di questi centri. come abbiamo già visto. due anni dopo diventa assistente nell’istituto anatomico. Di Tamburini è opportuno ricordare anche l’entusiastica Prefazione alla edizione italiana del Trattato di E. che aveva trovato appunto una collocazione. l’insegnamento di Neuropatologia sarà assegnato a Giovanni Mingazzini. di idee. nel tentativo di rafforzare l’autonomia della disciplina che. quindi come incaricato (1896). diretto da F. Todaro. affidato ad Ezio Sciamanna nel 1883. come ricorda sempre Pazzini. il merito di scuotere la psichiatria clinica da quella specie di sonno in cui erasi immersa. più precisamente nella parte posteriore dell’edificio. tra gli altri.. in alcuni locali della Patologia Medica all’interno del nuovo ospedale Policlinico. dapprima complementare. straordinario (1899).. si tenne inizialmente presso l’ospedale di S. Kraepelin. Malattie Nervose .. tanta copia di fatti. del resto lo stesso Sciamanna. rischiava di essere soverchiata dalla Neuropatologia.. Giovanni Mingazzini. Nel 1895. Sua anche la prefazione alla traduzione italiana dei Principi di Psicologia di Willam James del 1905. come avviene nella normale percezione. fu tra l’altro un membro molto attivo della Società Freniatrica (di cui diresse anche la relativa Rivista) affiancato in ciò. dal 1905. ed infine. Tamburini nel 1896 fondò con Morselli e Tanzi la Rivista di patologia nervosa e mentale.. in un secondo momento presso l’ospedale di Santo Spirito ed infine al Policlinico. potrebbe “risvegliare” le immagini già in essi immagazzinate. fisiogene o anche psicogene). che dischiude. che lo aveva immediatamente preceduto. nella quale tra l’altro dice queste idee avranno sempre. dove 318 . provocato da cause le più varie (centrali o periferiche. questa immagine “risvegliata” irritativamente sarebbe poi proiettata all’esterno tramite l’intervento dei centri senso-motori. da Clodomiro Bonfigli (molto impegnato in quel periodo nella elaborazione di una legge sugli Istituti medicopedagogici) con il quale cercò di costruire uno spazio proprio per la Psichiatria. Giovanni. laureato a Roma nel 1883. sul piano medico-scientifico. proveniva dalla titolarità della Cattedra di Neuropatologia. intesa anche come scienza sociale. di vedute nuove e feconde. come direttore della Scuola di Neuropatologia. di metodi.. provocando appunto il fenomeno allucinatorio. dapprima come supplente. quando Sciamanna otterrà la cattedra di Psichiatria.L’insegnamento di questa disciplina prende l’avvio con l’incarico di Neuropatologia. dove ebbe soltanto 6 letti per il ricovero ed alcune stanze per gli ambulatori e la direzione6. il corso. opera affascinante. che è tanto più complesso quanto più lo stimolo è di origine corticale.

lo studio sulla morfologia della regione prelenticolare (nota come campo di Mingazzini o Mingazzinische Feld o Punkt). Sergi studi di morfologia cerebrale e di antropologia. le ricerche sulla patologia delle atrofie cerebellari. Le afasie. Roma. Lavorò per circa due anni nel laboratorio del manicomio di Monaco di Baviera. 19297. i risultati di queste importanti ricerche sarebbero rimasti sterili se i patologi e i clinici avessero trascurato di studiare in vivo il disturbo di quelle funzioni presumibilmente connesse con le lesioni e con le degenerazione dei fasci. Torino. era dedicato a Francesco Todaro. di cui stava preparando la terza edizione. 1923. Tra queste opere le lezioni di Anatomia Clinica rivestono forse una particolare importanza. Tra le opere monografiche è bene ricordare Il cervello in relazione coi fenomeni psichici. ed iniziava sottolineando l’importanza che l’applicazione della fine tecnica istologica aveva portato nella conoscenza dell’architettura dei centri nervosi. Dal 1906 fu nominato Direttore del Manicomio e della Clinica Neurologica. quelle sulla sifilide dell’asse cerebro-spinale. sino al 1920. gli studi sul nucleo lenticolare (sindrome lenticolare acuta di Mingazzini). Sul piano puramente clinico terapeutico fu tra i primissimi ad applicare in Italia la malarioterapia di von Jauregg nella demenza paralitica. dove fondò un Laboratorio di anatomia patologica per lo studio e la ricerca anatomica delle lesioni del sistema nervoso. 1922. 1895. specialmente dopo le scoperte della mielogenesi per opera di Meynert e Flechsig e della degenerazione sperimentale di Gudden. essendo state ormai unificate le due cattedre. anno dal quale divenne professore di Clinica delle Malattie Nervose e Mentali. Tra le sue ricerche più importanti è bene ricordare quelle che riguardano la morfologia del cervello dei microcefali. il volume. Anatomia clinica dei centri nervosi ad uso dei medici e degli studenti. Ma. Nel 1891 è nominato anatomo-patologo nel Manicomio di Roma. sulla morfofisiologia e fisiopatologia del corpo calloso e molte altre ancora. egli sottolinea. Der Balken.Clinica delle Malattie Nervose e Mentali si dedicò alla anatomia del sistema nervoso. che divenne nel tempo ricchissimo di mezzi di indagine e di collezioni. ruolo che tenne sino alla morte. Nel 1888 conseguì la libera docenza in anatomia umana. nello stesso periodo seguì nel laboratorio di G. Il suo insegnamento fu particolarmente caratterizzato da un approccio prevalentemente clinico. le sue lezioni erano molto segui319 . le ricerche sulle fibre arcifomi e sulle loro connessioni (considerate come una sua vera scoperta). 1908 e 1913. Torino. che permisero di stabilire il decorso e l’individualità dei diversi fasci nervosi. Berlino.

nel 1906 ottiene a Roma. con contributi prevalentemente di tipo medico e pedagogico e da questo anno sino al 1930 dirigerà l’Istituto di Psicologia della Facoltà di Medicina dell’Università di Roma. nel 1896. Nel 1907 fonda la rivista L’Infanzia Anormale. Con Freud. Charcot e quindi a Zurigo. a Napoli)8. Questi scritti sono noti anche perché citati da Freud nella Traumdeutung (L’interpretazione dei sogni. e citati anche nel volume che raccoglie i dibattiti della Società Psicoanalitica di Vienna (nella riunione del 15 aprile 1908. come si legge in una sua commemorazione letta da S. con il titolo I sogni e il sonno nell’isterismo e nella epilessia e che sarà ulteriormente elaborato nel suo scritto I sogni: studi clinici e psicologici di un alienista. A Mingazzini succede Sante De Sanctis. M. durante una relazione di Freud sul libro La disperazione di ogni psicologia di Moebius). la sindrome aparetico-afasica tardiva della 320 . e diede l’appoggio della sua alta autorità allo sparuto gruppo di giovani che stava organizzando il primo nucleo del movimento psicoanalitico nel nostro paese. presso la scuola di Antropologia di Giuseppe Sergi. per studi sull’ipnotismo. Forel. Baglioni. specie in relazione alle malattie mentali. a Torino. Si dedica a ricerche sul sonno e i sogni. Malattie Nervose e Mentali. argomento che presenterà come lezione di libera docenza.Alberto Gaston te e molto apprezzate oltre che per la vastità del suo sapere per una vivacità speciale di espressione e di linguaggio. diretta da Sciamanna. nel 1891 lavora presso il laboratorio di anatomia patologica diretto dal Mingazzini. in Ancona. Si può affermare che la sua opera Neuropsichiatria infantile (Roma. 1925) segna l’atto di nascita di una nuova disciplina. ad esempio. Nel 1902 inaugura il primo corso di Psicologia con metodi sperimentali.H della edizione italiana: Rapporti tra sogno e malattie mentali). nel 1903 ottiene l’incarico di “Psicologia Fisiologica”. e quella di Colucci. da A. inoltre. Nel 1893 si reca a Parigi. alla fine di dicembre del 1929. molto interessato alle ricerche di J.v. nella Facoltà di Medicina una delle tre prime cattedre italiane di Psicologia Sperimentale (le altre erano quella di Kiesow. nei locali del Manicomio. come ricorda Cesare Musatti nella commemorazione del centenario della nascita. capitolo 1. Laureato in Medicina a Roma nel 1886 con una tesi sulle afasie. nel 1892 è aiuto nella Clinica Psichiatrica dell’Università. ebbe una assidua corrispondenza. anche attraverso l’individuazione e la descrizione di nuove forme patologiche come.

pubblicati nel 1930 sulla Rivista di Psicologia. Me personalmente hanno interessato più di tutto. alle ricerche tipiche della psicologia patologica. la descrizione della dementia praecocissima. Il particolare atteggiamento clinico e psicopatologico si evidenzierà nel suo interesse per la storia del malato. considerando la stessa patologia mentale come un elemento importante della ricerca psicologica che studia i fenomeni normali. le sue comunicazioni sulla demenza precocissima la cui esattezza posso confermare in tutto e che mi diedero vari impulsi a pensare. Rispetto a questa ultima sindrome è noto il giudizio dello stesso Kraepelin che. prima di una lunga serie di batterie di test o reattivi mentali per la misurazione del grado dell’intelligenza. come quelle. anno in cui esce di ruolo. e avvicinandosi. per fare un esempio. Ugo Cerletti. Alla morte di De Sanctis. in questo senso. che rimase in carica sino al 1948-49. scrive: La sua opera è stata multilaterale e feconda.Clinica delle Malattie Nervose e Mentali frenastenia cerebropatica postnatale o. di Pierre Janet. nel 1935. Cerletti. I suoi reattivi furono utilizzati ai fini della scolarizzazione e della educabilità degli anormali psichici e non per il loro inquadramento diagnostico. Lavorò con Sciamanna e Mingazzini.. dove aveva iniziato gli studi. ma ne comprese anche subito gli inconvenienti e i difetti del metodo. pubblicata da Binet e Simon nel 1905. sindrome notissima che U. specialmente sotto i vari aspetti sia psicopedagogici che psichiatrici o psicopatologici: egli. fu chiamato a Roma. ma l’insufficienza mentale. ricorda aver sentito chiamare nel California Hospital di San Francisco. De Sanctis’ disease. Il tratto caratteristico della psicologia differenziale di De Sanctis si può dire che consista prevalentemente nel suo specifico interesse per la clinica. comprese subito il valore della Scala metrica. come dirà lui stesso: Noi supereremo tutte le scale dell’intelligenza perché rinunciamo alla comparazione fra frenastenico e fanciullo normale. Laureato a Torino.. tornò presto a Roma. nel 1925 fu professore 321 . nella commemorazione romana del centenario della nascita. fra tappe progressive e tappe regressive e preferiamo per la clinica graduare non l’intelligenza. per esempio. da Genova. in una lettera riportata da Ferruccio Banissoni negli scritti in onore. ancor più interessante.

Nel marzo del 1938 essi applicavano il primo elettroshock su un vagabondo in uno stato di tipo confusionale. inoltre aveva portato avanti ricerche sulla paralisi progressiva. osservata presso il mattatoio di Roma. inizio alle moderne terapie psichiatriche di shock. basate anche sull’idea di un antagonismo tra epilessia e schizofrenia e l’idea che sostanze sconosciute venissero rilasciate nell’organismo dopo un accesso convulsivo guidava le ricerche di Cerletti. che la malattia probabilmente aveva una origine batterica. Già dal 1933 a Genova Cerletti lavorava sulla epilessia sperimentale nei cani e nelle cavie usando l’elettrostimolazione per provocare attacchi convulsivi. Tale ipotesi fu confermata da Noguchi poco tempo dopo (1913). mise a punto con Lucio Bini un apparecchio per una tecnica più sicura e applicabile all’uomo. La storia è nota: approntata una tecnica di passaggio di corrente attraverso il capo. Nel 1900 insieme a Gaetano Perusini (futuro collaboratore di Alzheimer) si recò ad Heidelberg. l’esame post-mortem suggeriva ai ricercatori. lo incoraggiò a tornare in Germania per seguire un corso di studi avanzati tenuto a Monaco da Kraepelin e Alzheimer. che cercava di produrre delle convulsioni tramite il passaggio di una corrente elettrica. per cui si poteva attribuire la natura infiammatoria dei processi istopatologici osservati alla azione locale e diretta della spirocheta. In Germania aveva maturato un orientamento spiccatamente biologico. inviato dalla polizia presso la clinica universitaria. ormai titolare a Roma. nel 1928 alla Università di Genova e dal 1935 diresse la Clinica delle Malattie Nervose e Mentali di Roma. tra cui lo stesso Cerletti. in un certo senso. dopo una serie di applicazioni. Tra l’altro la scoperta qualche anno dopo (1917) da parte di von Jauregg della malario-terapia. cui diede il nome di “acroagonine”. che. Tamburini. si era interessato prevalentemente di ricerche di istologia e istopatologia del sistema nervoso centrale.Alberto Gaston di Neurologia a Bari. L’introduzione delle terapie di shock (cardiazolico e coma insulinico) nella cura della schizofrenia. dove studiò psichiatria clinica e neuropatologia con Kraepelin ed Erb. Tornato in Italia si laureò nel 1901. darà. con l’ipotesi che la convulsione stessa provocasse nell’organismo il rilascio di “sostanze vitalizzanti”. che stordiva soltanto gli animali e permetteva l’induzione di convulsioni con l’applicazione di correnti elettriche di intensità molto bassa e non pericolosa. collaborò inoltre con Nissl interessandosi dei processi di fagocitosi nella sostanza cerebrale e delle evidenze anatomiche nella paralisi progressiva. Dopo la morte di Sciamanna. 322 .

Questo indirizzo che potrebbe definirsi eclettico. dove nel 1938. specialmente con l’Austria. Le discipline si autonomizzano: la psichiatria con Giancarlo Reda la neuropsichiatria infantile con Giovanni Bollea. Tra il 1924 ed il 1934 ebbe numerosi contatti con l’estero. Laureato a Torino nel 1922. e la neurochirurgia con Beniamino Guidetti. nel 1924 torna a Roma per lavorare con Mingazzini.non può e non deve seguire un indirizzo unilaterale. da Genova sarà chiamato Cornelio Fazio che verrà con tutta la sua scuola e nello stesso periodo tornerà anche Vincenzo Floris che era stato uno degli aiuti di Gozzano. La psichiatria . Poco tempo dopo Cerletti comunicava il resoconto del caso alla Accademia Medica Romana ed in breve tempo la nuova terapia convulsivante sostituì. anche per la sua sicurezza rispetto alle altre. Nel 1935 è incaricato di Clinica delle Malattie Nervose e Mentali a Cagliari. quindi a Bologna. 323 . dove frequentò alcuni corsi di base con Otto Marburg e Wolfgang Pauli e in Germania con Oskar Vogt. è nominato straordinario.Clinica delle Malattie Nervose e Mentali presentava una remissione completa della sintomatologia. ma bilaterale. ma che io preferirei chiamare indirizzo integrale della psichiatria è quello che noi seguiamo nella Clinica Psichiatrica di Roma. Come sottolinea giustamente Pazzini in campo psichiatrico Gozzano ha sempre cercato di dare un “indirizzo integrale” alla psichiatria e cioè di considerare la eziopatogenesi della malattia psichiatrica non come di derivazione esclusivamente somatica o psicologica. dopo un periodo di incarico affidato a Vittorio Challiol. con il quale sviluppò alcune ricerche sulla elettrofisiologia della corteccia cerebrale. Uscito di ruolo Cerletti. da dove appunto tornerà a Roma. che si trasferirà in un Istituto autonomo.dice Gozzano . Con l’uscita di Mario Gozzano la Clinica delle Malattie Nervose e Mentali dell’Università di Roma perde la sua precedente unitarietà. vinto il concorso. va poi a Pisa. bensì integrare i dati che ci offrono tanto lo studio biologico quanto lo studio psicologico del malato psichiatrico. viene chiamato a Roma Mario Gozzano. egli ha sempre messo in evidenza la necessità di discriminare di volta in volta la predominante provenienza somatica o psicologica8. sia quella Cardiazolica che quella Insulinica.

5. BAGLIONI S.. Edizioni dell’Ateneo. Bari. SPANO N. 1935. Fisiol. L’Università di Roma. Mediterranea.. di Psicologia 1962.. 324 . Riv. Istituzioni e Ordinamenti. 6. A. PAZZINI A. La Storia della Facoltà Medica di Roma. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. 7. 1930. Sulla pazzia: studj psicologici e patologici di Giuseppe Girolami medico direttore del manicomio di Pesaro. 1854.A. L’ospedale dei pazzi di Roma dai papi al ‘900: lineamenti di assistenza e cura a poveri dementi. 1985.. GIROLAMI G. 3: 3-8.Alberto Gaston BIBLIOGRAFIA 1. Giovanni Mingazzini e la sua opera (Commemorazione). Voll. Roma. 1961. 1994. e Med. 2. Istituto di Storia della Medicina. STROPPIANA L. Wagner.A. I e II.. Dedalo. Roma... Riv... cit. 3. 8. 4. PAZZINI A. Pesaro. nota 1. Roma. cfr. pei tipi di Annesio Nobili. LVI: 420-460. op. Intorno ad un viaggio scientifico ai manicomj delle principali nazioni di Europa. Livorno. La commemorazione romana di Sante De Sanctis nel centenario della sua nascita. 1856. GIROLAMI G.. A.

LA CLINICA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA LUIGI ROMANINI .EMILIO ROMANINI 325 .

infettive così come traumatiche. dell’Ospedale San Giacomo e dell’Ospedale della Consolazione (Filippo Scalzi. Scalzi. si uniscono i percorsi sia della nuova disciplina.La Clinica Ortopedica e Traumatologica Sulla nascita della disciplina L’insegnamento di Clinica Ortopedica e Traumatologica si concretizza a Roma in Cattedra Universitaria nel 1912. E’ la consacrazione ufficiale dell’opera di molti grandi chirurghi che insegnarono (sia nell’Archigimnasio Pontificio della Sapienza tra il 1500 e 1870 e poi nella nuova Università Statale dopo “fatta l’Italia”). Postempscky) e quello di Ortopedia agli Aiuti della Clinica Chirurgica Universitaria Roberto Alessandri e poi a Demetrio Roncalli e Riccardo Dalla Vedova. e il liberarsi dell’incarico di Traumatologia. Angelo Incoronato.prima Università in Italia . Clinico Chirurgo. Poiché il genio creativo di un singolo concepisce contemporaneamente i due grandi progetti: Francesco Durante. Baccelli negli anni tra il 1888 e 1905 del grande Ospedale Universitario Romano. le due materie vengono per la prima volta riunite in un solo insegnamento e . una disciplina che veniva poco alla volta prendendo forma nei decenni a cavallo tra il XIX e XX secolo. Facendo un passo indietro è interessante notare come tra il ‘70 e la fine del secolo. che del Policlinico Umberto I. l’insegnamento di Traumatologia venga affidato a prestigiosi Primari Chirurghi ospedalieri. che riesce finalmente a trovare una sua pur precaria collocazione nel Policlinico Umberto I inaugurato da pochi anni1. con il primo concorso in Italia di Professore Ordinario della disciplina.La Sapienza vede “materializzarsi” l’Ortopedia e Traumatologia nel 1910. è lo stesso che intuisce l’opportunità e la necessità di fondere i due insegnamenti (tanto vicini alla sua sensibilità ed ai suoi interessi operativi e di ricerca) al punto di assumere personalmente nel 1910 l’incarico della materia per divenire nello 327 . ma che ancora i Chirurghi Generali del tempo consideravano di loro stretta pertinenza. ideatore e creatore con G. all’Istituto Rizzoli di Bologna. Infatti Durante. L’idea di una fusione delle due materie era ormai matura poichè si veniva evidenziando e concretizzando il concetto unitario di una disciplina diretta alla diagnosi e cura delle deformità dell’apparato locomotore sia congenite che acquisite da cause genetiche. è interessante notare come. Solo con il pensionamento di F. E qui nello stesso tempo. i primi due verranno chiamati a “La Sapienza” di Roma. Francesco Occhini. la terna è composta da Riccardo Dalla Vedova. Vittorio Putti e Baldo Rossi. distrofiche. A.

dal 1912 al 1919 deve operare usufruendo dei pochi letti che gli vengono “prestati” dalla Clinica Chirurgica già forte di 90 letti e di attrezzature di laboratorio. dopo 47 anni d’insegnamento. elaborò personalmente il capi328 . Raffaele Bastianelli (e non è dir poco) che aspirava a quell’incarico. lascia Roma per tornare alla sua Sicilia. e poi nella nuova sede prestigiosa del Policlinico Umberto I.Emilio Romanini stesso tempo Ordinario di Clinica Chirurgica con l’interim dell’Ortopedia e Traumatologia. Ma non si adatta e. di resezione della spalla e di astragalectomia parziale. che io lasci la parola proprio a Dalla Vedova che. nella sua prima Sede in un edificio di via Garibaldi 44 (ai piedi del bosco del Parnaso sotto il Gianicolo). e si fece da parte per non interferire nei suoi disegni. e. E’ bene. Con la realizzazione della nuova specialità. valorizzata dal suo mettersi personalmente in gioco. qui voglio ricordare le sue tecniche di resezione o osteotomia cuneiforme del ginocchio. Durante traversò tutte le esperienze chirurgiche in Italia ed all’estero.Luigi Romanini . Gli succederanno i suoi allievi: Roberto Alessandri per la Clinica Chirurgica e Riccardo Dalla Vedova per la Clinica Ortopedica. come ho accennato all’esordio di questo racconto. Nato a Letojanni di Messina. dell’artroplastica del gomito. per incarico del Rettore. sua creatura. radiologiche e cliniche d’avanguardia. Durante chiede alla Facoltà di bandire quel Concorso di Ordinario che si concluderà. se altri parlerà dei suoi meriti specificamente chirurgici (tra cui il primo intervento nel mondo nel 1857 di asportazione di un tumore cerebrale). Francesco Durante. nel Fig. Dalla Vedova. 1 – Vittorio Putti (a sinistra) e Riccardo tempo. a questo punto. accettò signorilmente la assunzione di responsabilità del Maestro indiscutibile. tecniche di deciso stampo specialistico ortopedico. con l’avvento di Riccardo Dalla Vedova alla Cattedra nel 1912. nel frattempo. riesce ad ottenere l’uso Dalla Vedova (a destra) ritratti durante una di due piccole infermerie e di Commissione di Concorso (1936) un solarium nel braccio orientale della terrazza. Direttore del neo Istituto di Clinica Ortopedica. prima nella Clinica Chirurgica Universitaria.

per l’impianto radiografico e per la fotografia a luce artificiale. 2-3-4) In quel capitolo il Direttore dell’Istituto espone la realtà del suo piccolo Reparto con una serenità ed un equilibrio che sono lo specchio del suo carattere severo. per provvisoria concessione ed adattamento di locali del pianterreno nel fabbricato della Clinica Chirurgica. ma straordinariamente laborioso e tenace. di locali per l’armamento. E’ un uomo che ha appena oltrepassato la cinquantina che . di locali per la Direzione. promiscui a piccoli pazienti di ambo i sessi). per l’Archivio delle storie cliniche. e questo suo ben operare presso le istituzioni gli procurò tale stima e simpatia da riuscire ad ottenere un ampliamento della sua sede autonoma nel 1919. data l’angustia dello spazio. nel padiglione orientale. oltre ad un locale per l’ambulatorio (ottenuto da qualche mese). riservato. comunicante con spogliatoio. delle fotografie e delle radiografie. Fig. per gli assistenti e per la Biblioteca. di due locali per ricerche istologiche.malgrado il passare degli anni (allora le carriere erano spesso più rapide) .Anno VI2.non demorde dall’impegno di costruire a Roma un “vero” Istituto di Clinica Ortopedica e lavora per questo scopo con quella indefessa attività che ha sempre marcato i tempi della sua vita. di una sala per apparecchi gessati.La Clinica Ortopedica e Traumatologica tolo relativo alla sua Clinica nella Monografia L’Università di Roma pubblicata dallo stabilimento Poligrafico dell’Amministrazione dello Stato nel 1927 . nella quale è ammassata una larga dotazione di macchinari e di apparecchi. 2 – La corsia dei bambini nel reparto di Ortopedia attrezzato nei locali della Clinica Chirurgica del Policlinico 329 . dispone di un’infermeria per i bambini (20 letti. egli fu chiamato dalla Regina Margherita come Consulente Specialista Ortopedico e Traumatologo all’Ospedale della CRI annesso alla Reale Casa del Quirinale per i mutilati di guerra. Consulente specialista del 9° corpo d’Armata e Colonnello della Croce Rossa durante la guerra 1915-18. pervenuti per la maggior parte alla clinica da donazione di sua Maestà la Regina Elena: tale suppellettile non è abbastanza utilizzata. (Fig. Ed ecco le sue parole: Al piano terreno. di una sala per terapia fisica.

che andava acquisendo sempre più importanza e significato. L’Istituto funziona soltanto durante il periodo delle lezioni. al contrario. gli impone. Dal 1918 al 1933 Dalla Vedova non si stancò mai di dimostrare l’importanza scientifica e sociale dell’insegnamento da lui dettato e 330 . I locali per i vari servizi igienici di dette infermerie e della camera operatoria sono promiscui con la clinica chirurgica. mentre la sua disciplina. la clinica si giova delle officine di protesi dei mutilati di guerra cui ha concesso in uso il macchinario e gli utensili che alla clinica sono pervenuti dalla stessa donazione sovrana che l’ha fornita delle macchine per chinesiterapia. sul prolungamento del Viale Regina Margherita. di rimpetto alla clinica pediatrica.Luigi Romanini . tempi serrati. ma anche una vena di delusione e stanchezza nel vedere i tempi protrarsi in maniera eccessiva. Fig. nella mancanza di locali per gestirvi le officine proprie. 4 – L’angusto locale dove sono ammassate le attrezzature e i macchinari per la terapia fisica e riabilitazione come racconta Riccardo Dalla Vedova Dall’ultima sua frase traspare tutta la necessità e l’urgenza che assillavano Dalla Vedova.Emilio Romanini Fig. ma fino ad ora non ne sono state iniziate neppure le fondazioni. Per questo Istituto è stato studiato un progetto di sistemazione edilizia definitiva. La soprastante terrazza viene adibita a solarium (priva però di qualsiasi adattamento). 3 – La sala gessi con l’annesso laboratorio radiologico ancora presso la Clinica Chirurgica del Policlinico Nelle due infermerie del I piano sono allogati 16 letti per gli adulti (8 uomini e 8 donne). non essendo compatibile con l’ammontare della donazione. con evidente reciproco disagio di funzionamento. Per l’allestimento degli apparecchi ortopedici.

La Clinica Ortopedica e Traumatologica Fig. a Roma a dibattere il tema dell’Università. E nel 1935. La nuova sede E sono le parole di Carlo Marino-Zuco. ricorda come il Vallone. la Regina Elena di Savoia l’urgenza di provvedere a creare nella capitale un Istituto degno di Roma e delle finalità che doveva perseguire. quando già la voce del Maestro cominciava ad essere roca e stanca. e le sedi di via Panisperna ed altre. che ci ricordano il grande evento del tanto atteso passaggio dell’Istituto dagli angusti locali del Policlinico nell’imponente nuovo edificio creato da Arnaldo Foschini all’ingresso della nuova Sapienza. vasto terreno di caccia per le nostre scorrerie ed i nostri sogni di ragazzi tra i gruppi di Piazza Siculi e di Via dei Marrucini. indimenticato poeta e cantore di Roma. vengono destinati alla creazione della nuova Città Universitaria (termine discusso e contestato in un primo tempo) che dovrà riunire tutte le facoltà (esclusa Ingegneria. con impostazioni e disegni progettuali spesso contrastanti. appena aldilà dei propilei. E’ quella che Livio Iannattoni3. in quegli anni. Scienze Politiche e poche altre) con il programma. nella commemorazione del Maestro nel 1942. creano in una prima fase il dilatarsi dei tempi. nel tempo. Architettura.M. dilazionando l’inizio dei lavori che solo intorno agli anni 1930-31 sfociano in una condizione di fermento operoso. sorse il magnifico Istituto di Clinica Ortopedica della Città Universitaria. per avere troppe volte chiesto invano. Sono molti. selvaggi ed incolti. 5 – L’epigrafe che ricorda la donazione di S. acquista ed espropria tutta la vasta area compresa tra il Policlinico. la zona militare di Castro Pretorio (dove era appena sorto il Ministero dell’Aereonautica) e il quartiere di San Lorenzo. ma il succedersi tra quadri dirigenti di personalità tecniche e politiche diverse. dopo molti dubbi. che diverrà in futuro Archivio di Stato. Lo Stato. di abbandonare il prestigioso Palazzo borrominiano della Sapienza. 331 . Sono circa 30 ettari che. finalmente foriero di risultati.

essa aveva solo 40 letti. E fu opera degna di tanto grande Maestro. quando io avrei dovuto assumere una cattedra di Ortopedia fuori Roma. per i moderni dettagli costruttivi legati alle necessità specialistiche e soprattutto per le indovinate proporzioni dell’edificio. ma lo creò in modo tale da potervene disporre senza alcun disagio ben duecentocinquanta negli anni successivi. E’ infatti opportuno ricordare che. lasciò Fig.Luigi Romanini . Nel novembre del 1940 prima dello scadere dei limiti di età.Emilio Romanini E sorse quasi d’incanto. per il proporzionato rapporto dei diversi servizi. ingegneri e costruttori trovarono le strade spianate da Colui che per anni aveva maturato nella sua mente tutte le possibili soluzioni di tale edificio. previde alle difficoltà di preparare gli uomini. medici e personale adatto alla specialità. Il Suo grande merito non è solo quello di aver ottenuto un Istituto. E come pensò alle strutture dell’edificio. ma di avere pazientato fino quando fosse stato possibile far si che l’Istituto sorgesse nelle proporzioni che la sua mente di antesignano assegnavano alla Ortopedia nei rapporti della vita sociale moderna. perché architetti. 6 – Nel 1933 si pongono le fondamenta dell’Istituto (sullo sfondo la Clinica Neurologica e il complesso del Policlinico) 332 . fino al momento in cui la Clinica Ortopedica prese possesso del nuovo Istituto. e li spronava continuamente a completare con rapidità l’opera. e quelle dell’attrezzatura specifica per un così grande Istituto e per il suo larghissimo movimento ambulatorio in continuo inesauribile aumento. Dalla Vedova ne previde 100 nel nuovo Istituto. per la sua organicità della costruzione. la cui necessità veniva imponendosi col tempo.

Russo. di cui due a Bologna e una a Roma.grossa novità per Roma . La Scuola La clinica vive una vita nuova e nuovi allievi si aggiungono alla Scuola: emergono Crainz. Aumenta in modo eloquente il numero dei ricoveri e si incrementa il numero delle prestazioni chirurgiche e conservative. che ancora oggi.La Clinica Ortopedica e Traumatologica Fig. e poi F. svoltosi per la prima ed unica volta in Italia in tre giornate. 6. 7 – Illustrazione dal progetto dell’architetto Arnaldo Foschini per l’Istituto di Clinica Ortopedica anticipatamente la propria. alla lussazione congenita dell’anca. Di Nepi e molti altri.in campo ortopedico: le deformità conseguenti alla poliomielite. Marino-Zuco e Tancredi e successivamente Paparella-Treccia. sia in campo traumatologico che . colla decisa volontà ch’io continuassi l’opera sua. sistemiche e non. I tempi sono rapidi: nel 1933 viene posta la prima pietra4. divengono il pane quotidiano della pattuglia di giovani chirurghi del Nuovo Istituto.7) nel 1936 l’inaugurazione dell’Istituto che già nel 1938 è sede di una giornata del Congresso della Società Internazionale di Chirurgia Ortopedica e Traumatologica. (Fig. Si allarga sempre più il 333 . ha ricordato con lucidità in alcuni scritti e in una spiritosa e vivace intervista l’attività di quegli anni. alle deformità congenite degli arti. indomito ultranovantenne. alla TBC.

Anche l’attività didattica e di ricerca si amplia grazie a nuove strutture: una bella aula di oltre 100 posti. quattro vaste sale operatorie provviste di osservatori per studenti e specialisti in formazione collegati via radio. In basso: Umberto di Savoia nel 1942 visita i militari feriti 334 . e oggi esposta Fig. (Fig. ma recuperata nel 1999 dal personale dell’Istituto. fu danneggiata nei successivi eventi bellici. era stato generosamente fornito delle più moderne apparecchiature riabilitative dal delicato e munifico gesto dalla Regina Elena di Savoia. con un potenziale di uomini apparecchiature e strutture di tale qualità da competere degnamente con quelle dei più antichi Istituti: il Rizzoli di Bologna.Luigi Romanini . i Rachitici a Milano e il Maria Adelaide di Torino. un servizio di radiologia ed un potenziamento di quel piccolo Reparto di Fisiochinesiterapia che. 11) un vasto modernissimo laboratorio per analisi chimico-cliniche e di istopatologia. 11 – I medici in posa in uno dei quattro osservatori del reparto operatorio campo d’azione mediante l’opera ed il servizio di consulenza prestato alla Società Autonoma delle Officine Ortopediche Romane che si afferma rapidamente in campo nazionale (dalla prima sede a Villa Mirafiori. In alto: l’arrivo della Regina d’Italia nel 1937. oggi ancora attiva in via degli Irpini). 8 – Personaggi illustri in visita all’Istituto. Una epigrafe commemorativa di quell’evento. in un edificio alle spalle dell’Istituto. ritenuta dispersa. Al centro: Maria Josè di Savoia a colloquio con Dalla Vedova nella biblioteca.Emilio Romanini Fig. come abbiamo detto.

La Clinica Ortopedica e Traumatologica nell’atrio della Sede del Dipartimento di Scienze dell’Apparato Locomotore. (Fig. A sinistra: l’ingresso del personale. assurto alla Cattedra nel 1942. 5) Tutti questi Reparti completamente autonomi rendevano di fatto l’Istituto distaccato ma contiguo al Policlinico. Infatti il 19 luglio del 1943. In alto: i danni riportati dall’ala di levante e dell’ingresso posteriore della Clinica. Alle ore 11. Ma proprio quando la Nuova Clinica Ortopedica ha preso consistenza e il complesso si perfeziona con l’attivazione di sempre nuove iniziative sotto l’occhio vigile di Dalla Vedova e la dinamica spinta di Carlo Marino-Zuco. la prima ondata delle Fortezze Volanti e dei Liberators partite dall’Africa. 335 .03. Tiburtino e San Lorenzo. giungono nel cielo di Roma sui quartieri di Castro Pretorio. perfettamente autosufficiente ma direttamente collegato all’opera ed ai programmi dello stesso Policlinico Universitario. alle ore 11. cominciano a delinearsi torbidi segni della tempesta e delle ineluttabili tragedie che .40 (come testimonia la foto dell’orologio “della firma” all’ingresso del personale dell’Istituto) la successiva Fig. mentre tutta l’Italia è entusiasticamente invasata da visioni e certezze di un futuro imperiale. In basso: una corsia devastata.come sempre .seguono alle guerre ingiuste. 9 – Immagini riprese il 20 luglio subito dopo il bombardamento americano di Roma.

Emilio Romanini ondata scarica numerose bombe sia sul Policlinico che sulla Città Universitaria.12). di segmenti scheletrici. il cortile ed alcuni ambulatori della Clinica Ortopedica. Con un impegno e una genialità organizzativa e la capacità di reperire risorse da grande manager. sistema TV a circuito chiuso per la trasmissione degli interventi dalle sale operatorie e dalle sale gessi). elaborati e costruiti prototipi originalissimi di protesi di anca (fig.Luigi Romanini . Tutti i degenti. vengono evacuati e trasferiti nei locali di una scuola pubblica di Via Boezio. Le poche foto faticosamente reperite in Istituto e allegate. e viene realizzato l’originale sistema di avvitamento del collo del femore con vite a cannocchiale e l’altrettanto originale sistema di centramento radioscopico. Nato a Roma nel 1893. è nominato anche Commissario della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia la cui vita era rimasta paralizzata a causa della guerra7. dove l’Istituto continuerà a prestare assistenza durante il durissimo e drammatico periodo dell’inverno e primavera 1944. qui vengono disegnati. di spalla. mentre viene attrezzato un laboratorio tecnico-chirurgico che Marino-Zuco. 9) La perdita pressochè totale del materiale di documentazione non ci permette di ricostruire con esattezza i dettagli ed i numeri dell’evento.10) che viene portata a oltre 300 posti e fornita di apparecchiature di estrema avanguardia per l’epoca (impianto per la traduzione simultanea a quattro linee. con la collaborazione di Tommaso Crespi e Aldo Astolfi. potrebbero avallare la testimonianza di Cesare De Simone che. egli nel difficile momento che l’Italia attraversa. egli riesce in breve tempo non solo a ricostruire. 336 . La didattica e la ricerca Nella clinica viene potenziata l’attività didattica con la ricostruzione dell’Aula Magna (fig. l’Aula Magna. fra i primi in Europa. sotto l’occupazione nazifascista e nell’anno successivo6. (Fig. dove vengono centrate l’ala sud. I primi materiali bio-compatibili vengono studiati e lavorati per la creazione di mezzi di sintesi. segue personalmente. nel suo libro5 Venti angeli sopra Roma parla di settanta morti tra pazienti e personale medico-sanitario in Clinica Ortopedica. Ma nel 1946 Marino-Zuco è già al lavoro per la ricostruzione dell’Istituto. per la gran parte militari traumatizzati provenienti dal fronte. ma ad ampliare e migliorare le strutture dell’Istituto. diastasatori e compattatori per le scoliosi e per tutto ciò che riguarda l’impiego della biotecnologia in chirurgia ortopedica.

di servizi ambulatoriali e numerosi box per la termo-elettro-fisioterapia. dettato dell’accordo Università-Ospedali istituito già nel 1824 da Leone XII 337 . gli succederanno nel 2000 Valter Santilli e Vincenzo Saraceni. I più diversi campi della patologia ortopedica verranno affrontati con visione del tutto nuova e con risultati decisamente positivi. Sarà questo un tema di particolare interesse per Marino-Zuco che già dal 1922 aveva riferito all’Accademia Medica di Roma sulla cura moderna della scoliosi. un reparto specialistico presso il Pronto Soccorso dove a turno i suoi operatori prestano servizio di consulenza. paralisi da cerebropatie. e che verrà. dalla poliomielite agli esiti delle paralisi ostetriche. Egli scomparve prematuramente nel 1997. Rimangono sempre stretti i rapporti con il Policlinico soprattutto in riferimento alla traumatologia: la clinica Ortopedica gestisce. di una sezione di idro-balneoterapia con vasca per la deambulazione e vasche a farfalla in acciaio. 10 – L’Aula Magna al termine dei lavori di ricostruzione nel 1948 Fig. tra il 1970 e il 1985 portata avanti con risultati brillanti dal suo successore Giorgio Monticelli.La Clinica Ortopedica e Traumatologica Fig. al piede torto congenito ed alle cifoscoliosi che vengono curate chirurgicamente con metodiche originali. 12 – Uno dei primi modelli di protesi d’anca MZ (Marino Zuco 1950) e immagine radiografica di un impianto Il laboratorio di istopatologia clinica e batteriologia viene ulteriormente potenziato con l’uso di uno dei primi microscopi elettronici impiantati nel Policlinico e nella Città Universitaria e con la creazione di una sofisticata Banca delle Ossa. infatti. Questa imponente impostazione didattica e scientifica consentirà notevoli realizzazioni in sede assistenziale e scientifica. Il reparto di Fisioterapia dispone qui di una vastissima palestra per la ginnastica medica e la rieducazione motoria. Marcello Pizzetti ne diverrà il responsabile dalla fine degli anni ’60 fino al 1980 quando diviene Professore Ordinario (primo in Italia) di Medicina Fisica e Riabilitazione.

l’Istituto si rinnova ancora una volta. con una migliore dinamica dei servizi e degli spazi. gli ambulatori e si aggiorna il reparto di radiologia dove vengono arricchite le diagnostiche con specifiche apparecchiature per le sacco-radico338 Fig. alla prolusione del Prof. Tale disposizione è stata sempre confermata negli anni successivi nelle riforme e negli statuti dell’Università Statale8. dal 1950 al 1964. con la trasformazione delle vecchie corsie in camere e box a due o tre letti con servizi personalizzati e moderni. diretto da Salvatore Pappalardo del Dipartimento di Scienze dell’Apparato Locomotore. così come nacquero iniziative di carattere sociale particolarmente innovative per l’epoca rivolte al recupero dei motulesi ed alla prevenzione delle malattie traumatiche con la fondazione della Associazione Italiana Riabilitazione Minorati e della Società Italiana di Medicina del Traffico. L’accordo prevedeva che tutti i Professori di Clinica hanno il diritto di scegliere i malati convenienti alla Istruzione in qualsivoglia Ospedale della città. 13 – Marino Zuco (al centro) e Monticelli (a destra) insieme al Rettore Ugo Papi (1965. Si potenziano. Monticelli) .Emilio Romanini con la bolla quod divina sapientia omnes docet. anche Marino-Zuco. forte di 12 letti e adeguate strutture. Ordinario dal 1959 a Siena. e che non è possibile enumerare in questa sintetica e breve trattazione. viene chiamato alla Cattedra Romana nel novembre 1963. Sotto la sua Direzione. forma una “squadra” poliedrica e vivacissima di collaboratori ed allievi che nei successivi decenni diffonderà la cultura ortopedica in grandissima parte delle Università e degli Ospedali romani ed italiani. Come già fece Dalla Vedova.Luigi Romanini . Ricorderò infine colui che succede a MarinoZuco nel 1964: Giorgio Monticelli. Oggi quel piccolo Reparto è da alcuni anni divenuto una Divisione Traumatologica del DEA. che lascerà nel 1987. Si aprono grandi prospettive a una nuovissima scienza che deriva direttamente dalla specialità ortopedica: la Terapia Fisica e la Riabilitazione Motoria in Ortopedia.

14) Negli anni ’70 Monticelli fonda il Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia edito in lingua italiana ed inglese. a metodiche di più ampio respiro. dalla chirurgia infantile a quella dei tumori e alle nuove Fig.La Clinica Ortopedica e Traumatologica lografie del rachide. ma ancora artigianali. Monticelli metodiche di osteosintesi rigida e poi dinamica9. il Prof. Paride Stefanini e il Prof. Ma. 339 . organo ufficiale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia in cui confluiscono e si esauriscono le storie di molte riviste ormai obsolete. Così come tutti i suoi allievi ebbero sempre ad apprezzare il suo impegno nella loro formazione clinica e scientifica e le sue caratteristiche peculiari di dedizione e umanità che riservava ai pazienti. consentite da scambi culturali frequentissimi sia del Maestro che degli allievi in campo internazionale. soprattutto. D’Avack. dalla chirurgia vertebrale alla chirurgia protesica sostitutiva. adeguata agli standard internazionali. al passo con i tempi. (Fig. Merlè D’Aubignè (presidente della Società Internazionale di Chirurgia Ortopedica e Traumatologia). il rettore Prof. 14 – Il tavolo della Presidenza in occasione di un Congresso Internazionale nell’aula dell’Istituto: da sinistra il Prof. da tecniche originali. fu importante l’adeguamento di tutta l’attività di ricerca di base e applicata. Si passava così anche nei laboratori. Sono note in tutto il mondo le metodiche della Sua Scuola per l’allungamento degli arti e il trattamento delle deformità vertebrali.

Emilio Romanini Già nel 1968 Monticelli chiese lo sdoppiamento della sua cattedra per affiancare a sè Lamberto Perugia che divenne titolare della seconda Cattedra Ortopedica Romana. viene chiamato alla Cattedra presso il Polo Pontino di Latina della nostra università nel 2005. Nel 2000. nella patologia scheletrica dell’emofilico fino a divenire punto di riferimento in campo internazionale nella traumatologia sportiva. mentre alla seconda Cattedra viene chiamato a Roma. Perugia (al centro) e Romanini (a destra) motore. col terminare del secolo e con l’arrivo alla Cattedra di Franco Postacchini. di due Cattedre e di più di 20 Professori Associati. Di Perugia è doveroso ricordare l’intensa attività scientifica e chirurgica nei campi della patologia del ginocchio e delle malattie dei tendini. che aprirà un discorso nuovo in campo nazionale sul tema della Neuro-Ortopedia infantile e dell’ancoraggio biologico in chirurgia protesica. Marcello Pizzetti e Luigi Romanini si succederanno alla Direzione dell’Istituto dal 1987 al 1999. nello stesso anno. che egli stesso terrà a battesimo assumendone la Direzione. che successe a Romanini a L’Aquila nel 1986. l’Istituto si trasforma in Dipartimento di Scienze Fig. (Fig. si trasferisce alla Direzione dell’Istituto di Clinica Ortopedica della nuova Università di Tor Vergata. e Giuseppe Costanzo. 15 – A sinistra Monticelli con i due allievi in dell’Apparato LocoCattedra. 15) Maurizio Monteleone. dall’Università dell’Aquila il vostro cronista di oggi. cui era stata affidata una terza Cattedra. Con la nascita del Dipartimento il vecchio Istituto prende un aspetto nuovo: non è più la grande nave da battaglia forte di oltre 200 letti. Lamberto Perugia.Luigi Romanini . 340 . Perugia succede al Maestro nella direzione della prima Cattedra nel 1985. mentre (ed è la storia più recente) Ciro Villani risulta vincitore del concorso per la seconda Cattedra Universitaria a Roma nel 2003.

Istituto di Storia della Medicina. infatti. di fronte ai nuovi problemi. Mursia 1993. si prospetta ancora una volta un nuovo progetto di competizione e rilancio. L’Università di Roma. 5. Milano. BIBLIOGRAFIA 1. Roma. SPANO N.La Clinica Ortopedica e Traumatologica Ricercatori ed Assistenti Ordinari ad esaurimento. essa si trasforma poco a poco in una struttura più duttile e dinamica. DEL VECCHIO G. 3. che certamente. Roma. 9(1):221-255. Istituto Poligrafico dello Stato. I e II. La Storia della Facoltà Medica di Roma. oggi forse eccessivamente snella per le sue reali potenzialità e per il servizio ancora imponente che deve svolgere sul piano didattico. Mediterranea. 1961. COCCIA M. JANNATTONI L. 1935. 2. essi si maturano grazie ad una dialettica serrata e spesso laboriosa. 1927. Voll. non potrà che essere degno del suo prestigioso passato.. da considerare la perdita di gran numero del personale medico e sociosanitario a causa dei pensionamenti e del blocco delle assunzioni che riduce drasticamente la mano d’opera attiva. I bombardamenti aerei sulla città eterna (il 19 luglio e il 13 agosto 1943). 6. 1990. Roma. 4. sempre ben guidata e attenta alle esigenze accademiche del grande complesso ortopedico di Piazzale Aldo Moro. Nel futuro. Venti angeli sopra Roma. di ricerca e assistenziale nel confronto di un numero tanto vasto di studenti e delle incessanti richieste di ricovero e cura dei pazienti. Serie III . La Città Universitaria di Roma negli anni del II Conflitto Mondiale. Ciò ebbe una splendida conferma in occasione della festosa cerimonia per la celebrazione del sessantesimo anniversario dell’Istituto. E’. pur sempre positiva e propositiva. L’Università di Roma.. 341 . Roma intima e sconosciuta. DE SIMONE C. Roma. dovuta soprattutto all’impegno di una Facoltà Medica poliedrica e articolata. (a cura di). In tali nuove condizioni. PAZZINI A. quando Autorità accademiche e aziendali testimoniarono in gran numero il prezioso e indispensabile contributo tuttora fornito dall’Istituto al complesso del Policlinico10. Malgrado tutto. Newton Compton.. anche i rapporti tra il Dipartimento ed il Policlinico (a sua volta divenuto Azienda) si fanno più complessi. nelle mani delle giovani leve pervenute alla guida della struttura... Atti e Memoria dell’Arcadia.

Padova. 8. 9. Roma. 1985. Edizioni dell’Ateneo. GUIDONI E.. ROMANINI L. Delfino Editore 1997.. STROPPIANA L.. 1962.Luigi Romanini . BADER L. 1985. 342 . Genesi ed evoluzione dell’ortopedia in Italia dalla chirurgia del Medioevo alla chirurgia ortopedica dei nostri giorni.. 10. Istituzioni e Ordinamenti. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. 60° Anniversario della Fondazione dell’Istituto di Clinica Ortopedica e Traumatologica dell’Università di Roma “La Sapienza”. Multigrafica.Emilio Romanini 7. 1935-1985 La Sapienza nella Città Universitaria. Roma. Roma. REGNI M. (a cura di).

PARTE IV Il Policlinico oggi .Ricerca ed Organizzazione .

RICERCA DI ECCELLENZA AL POLICLINICO UMBERTO I ALBERTO GULINO 345 .

Nelle Facoltà Mediche. sono in corso dibattiti per cercare di trovare le strategie migliori per sostenere questo settore così cruciale. Dovendosi confrontare con le riforme del servizio sanitario e con i tagli alle spese imposte dai governi. i finanziamenti e di conseguenza i programmi di ricerca si sono fortemente ridotti. La pressione finanziaria sulle università può comportare che gli allievi più brillanti non possano continuare la loro carriera nei dipartimenti universitari e di conseguenza la maggior parte degli scienziati sono costretti a trovare impiego nell’industria.2.Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I Premessa ovvero Medicina Accademica ed Eccellenza Scientifica al giro di boa. in tutto il mondo la Medicina accademica vive un momento di profonda riflessione in relazione alle sue capacità di ricercare. una delle finalità principali di un Policlinico Universitario è lo sviluppo di una ricerca capace di generare progressi scientifici e di trasferirli al paziente. La ricerca di eccellenza è la missione di tutte le strutture universitarie. Nonostante gli enormi problemi in cui si è venuta a trovare la 347 .4. metodologie innovative e mezzi. una delle cause andrebbe ricercata nell’aumento della richiesta di servizi. questa missione è sentita in modo particolare perché in esse tutti i fruitori. Perchè si realizzi questo obiettivo è necessaria una stretta collaborazione tra ricerca di base e ricerca clinica. Naturalmente si tratta di una sfida difficile per la cui realizzazione sono necessarie competenze. Diversi illustri pareri sono stati raccolti sulle più prestigiose riviste scientifiche ma le cause della crisi non sono state ancora del tutto chiarite3. nei Paesi in cui essa sia competitiva. studenti. i risultati che ne derivano portano alla creazione di centri dove si sviluppa una ricerca di eccellenza. Paradossalmente. dalla globalizzazione e dalle tendenze sociali.5. La mancanza di riconoscimento per i buoni insegnanti pone un serio problema all’educazione ed alla ricerca medica del futuro. La carenza di incentivi finanziari e il crescere della disillusione riguardo le prospettive di carriera nella medicina accademica hanno ostacolato gli sforzi di reclutamento e mantenimento del personale delle Facoltà Mediche. Quando si crea questa condizione. medici in formazione. Per taluni. di insegnare e di fornire assistenza. Per questa ragione. di pensare. personale sanitario e cittadini si aspettano di trovare le risposte più aggiornate al bisogno primario rappresentato dalla salute1. nonostante grandissime opportunità siano offerte dagli enormi avanzamenti registrati negli ultimi anni sia sul piano conoscitivo che tecnologico. Oltre ai compiti istituzionali didattico-assistenzali.

il Panel ha peraltro ridefinito in maniera differenziale la ricerca clinica (studies of living human subjects. la Facoltà 348 . La coesistenza nella nostra Facoltà di Medicina della missione “universitaria” con quella “clinico-assistenziale”. requisito essenziale per la realizzazione di una eccellenza scientifica.htm) per i National Institutes of Health USA.nih.gov/news/crp/97report/1report. in molti centri la ricerca si mantiene ad un livello di eccellenza. in particolare grazie agli studi di Genomica e di Medicina molecolare. anche per l’influenza che questa politica ha avuto nell’orientare la ricerca accademica2 in quanto ha accelerato il trasferimento (traslazione) dei risultati della ricerca di base verso una migliore caratterizzazione delle diverse patologie come substrato razionale per gli interventi terapeutici. I risultati di questa politica scientifica sono stati giudicati positivamente1. Il Policlinico Umberto I ha condiviso con altre strutture nazionali ed internazionali questa profonda riflessione sull’essere una moderna Medicina accademica e non è sfuggito alle contraddizioni proprie di un Policlinico universitario. e la ricerca traslazionale (studies of the mechanisms of human disease and evaluation of therapeutic interventions)1. si accinge a continuare a fornire il suo servizio negli anni a venire. including the laboratorybased development of new forms of technology). Ciò ha avuto ovvie ripercussioni sulla politica degli investimenti scientifici sia in termini di risorse che di progettualità culturali.2. Ponendo l’accento sull’importanza fondamentale della ricerca di base e di quella epidemiologica. ha reso possibile la programmazione delle finalità del Policlinico Umberto I introducendo. Facendo propria questa politica scientifica e dando ampio spazio alle procedure di benchmarking nella ricerca.Alberto Gulino Medicina accademica a livello internazionale. così come ha fornito un punto di riferimento per le generazioni di medici del secolo scorso. la ricerca traslazionale. accanto alle tradizionali ricerca di base e ricerca clinica. ma allo stesso tempo ha conservato la capacità di sviluppare una ricerca di eccellenza riconosciuta nel mondo e. GLI STRUMENTI: Eccellenza scientifica e benchmarking nella ricerca. ponendo quindi la nostra Istituzione nel più globale contesto internazionale che si muove nell’ambito degli obiettivi stabiliti nel 1997 dal NIH Director’s Panel on Clinical Research (http://www.

Nature Neurosci. pur confermando lo sviluppo della ricerca di base e della ricerca clinica. il MIUR nell’ambito del Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca e degli altri organi di valutazione dei prodotti e della progettualità) ed internazionale (ad es. etc. JAMA. Medicine. sempre di più.. già ampiamente in uso in ambito internazionale (pubblicazioni scientifiche indexate. Tali procedure hanno trovato spazio sia in appropriati organi all’interno dell’Università (Facoltà di Medicina e Ateneo) sia in un contesto sovrauniversitario nazionale (ad es. nel corso degli ultimi anni. Produttività scientifica Il forte impulso alla ricerca si è tradotto in una crescita progressiva dell’attività valutata come prodotti (pubblicazioni scientifiche) nonché come partecipazione dei ricercatori della Facoltà di Medicina e del Policlinico Umberto I a collaborazioni scientifiche multicentriche a livello nazionale ed internazionale. Clin. Invest.Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I di Medicina ed il suo Policlinico Umberto I. Nature Cell Biology. danno spazio a quell’area intermedia a forte implementazione di risultati rappresentata dalla ricerca traslazionale. Lancet. a titolo esemplificativo. J. utilizzo risorse rispetto agli obiettivi intermedi raggiunti. Science. Journal Citation Report-ISI) o di raggiungimento di obiettivi e verifiche intermedie in analogia a quanto realizzato in ambito internazionale o nella ricerca industriale pre-competitiva (obiettivi intermedi. La valutazione di una selezione di oltre 3. New England J. che ne ha anzi rappresentato l’elemento caratterizzante di eccellenza scientifica. indicatori d’impatto scientifico. Esempi sono rappresentati dal numero e dalla qualità delle pubblicazioni scientifiche prodotte. spesso svolgendo un preminente ruolo di coordinamento. Le pubblicazioni scientifiche risultano infatti nelle più prestigiose riviste a diffusione internazionale quali.000 pubblicazioni della Facoltà di Medicina nell’ultimo quinquennio ha rivelato la collocazione degli impact factor medi relativi ai vari settori scientificodisciplinari in posizione di eccellenza (primo quartile) rispetto al corrisponente impact factor di ogni categoria.). Nature Medicine. Cell.. Exp. 349 . qualità valutata secondo indicatori scientimetrici consolidati quali l’impact factor (Journal Citation Report-ISI). Nature. hanno disegnato la propria struttura ed i propri obiettivi secondo modalità che. la competizione per il reperimento di risorse per la realizzazione dei progetti di ricerca). Le procedure di benchmarking si sono sviluppate mediante l’utilizzo di criteri di valutazione dell’attività di ricerca scientifica. J.

.. Trend Genet.. CNR. Enti di Ricerca e Istituti Scientifici.. Sci. Trend Biochem.. Superando le barriere disciplinari e facendo tesoro della partecipazione delle preziose competenze proprie della ricerca di base e provenienti anche dalle altre Facoltà dell’Università La Sapienza nonché da altre Università. EMBO J. Sci. Ministero della Salute. Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. Cancer Cell. Juvenile Diabetes Research Foundation. V e VI Programma Quadro dell’Unione Europea). Trend Neurosci. Gastroenterology. Natl. MIUR-FIRB. USA. Cell Biol. Genet. nell’ultimo triennio. J. Uguale riconoscimento viene attribuito a progetti di ricerca sostenuti finanziariamente da numerosi altri Enti nazionali ed internazionali di finanziamento della ricerca caratterizzati da sistemi di valutazione scientifica a peer review (ad es. Dottorati di Ricerca I numerosi corsi di Dottorato di Ricerca della “Sapienza” che operano all’interno delle strutture del Policlinico Umberto I rappresentano il fertile terreno in cui la formazione si confronta con lo sviluppo della ricerca più innovativa sottoposta al vaglio della competizione internazionale. Hum. Un ulteriore livello organizzativo per la realizzazione di ricerche di Medicina traslazionale a forte integrazione multidisciplinare è rappresentato dall’attivazione nell’anno 2000 del Centro d’Eccellenza in Biologia e Medicina Molecolare (BEMM) nell’ambito del riconoscimento e del finanziamento di Centri di 350 . Trend Mol. Trend Pharmacol. J.. Blood. Natl. Med. biochimica e genetica e biotecnologie alla medicina sperimentale e molecolare ed alla chirurgia sperimentale in tutte le sue specializzazioni. Proc.. Il MIUR ha selezionato. gli oltre trenta Dottorati di Ricerca attivi nel Policlinico sono fortemente improntati alla missione della Medicina traslazionale. Fondazione Cenci-Bolognetti. J. Sci. Immunity. di cui oltre 50 sono anche coordinati da ricercatori della nostra sede. Cancer Inst.. Circulation.. articolando in maniera integrata le principali aree di ricerca di eccellenza scientifica (dalla biologia. Am. Acad. fino alla progettazione ed applicazione di tecnologie diagnostiche avanzate).Alberto Gulino Med. Telethon. oltre 200 Progetti di Ricerca di Rilevante carattere Nazionale (PRIN) presentati da ricercatori della Facoltà di Medicina. ASI. Il coinvolgimento dei ricercatori della Facoltà in progetti di ricerca sostenuti finanziariamente da Enti di ricerca nazionali ed internazionali testimonia la validità delle ricerche condotte.

.Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I Eccellenza di rilievo nazionale da parte del MIUR. e di Farmacia.biologia strutturale e Proteomica.trasduzione dei segnali cellulari e . quali . A sostegno della finalità traslazionale. l’isolamento e lo studio di cellule staminali neoplastiche.realizzazione di una piattaforma tecnologica per l’identificazione. .realizzazione dello sviluppo tecnologico e relativa piattaforma tecnologica per l’analisi highthroughput del trascrittoma e dei profili di espressione genica. costituendo un complesso multidisciplinare di numerosi gruppi di ricerca operanti nei settori della: .genomica funzionale. . Infatti. La disponibilità delle competenze dei componenti del Policlinico Umberto I per le attività del Centro di Oncogenomica “ROC” ne costituisce un punto di riferimento per la realizzazione di progetti di ricerca su base nazionale ed internazionale.NN. requisito indispensabile per il raggiungimento dell’eccellenza scientifica. A costituire il BEMM partecipano le principali aree della Facoltà di Medicina e del Policlinico Umberto I ma anche settori esterni della Facoltà di Scienze MM.biologia dello sviluppo e patogenesi delle malattie umane. è la partecipazione allo sviluppo della piattaforma tecnologica afferente al Centro di Oncogenomica “ROC” (Rome Oncogenomic Center). . Testimonianza dell’apertura ed integrazione del Policlinico con le iniziative scientifiche più innovative del territorio.FF. promosso e sostenuto finanziariamente dall’ AIRC. il BEMM comprende anche una piattaforma tecnologica e biotecnologica rivolta all’integrazione ed al trasferimento tecnologico delle ricerche realizzate. focalizzandosi in particolare alla post-genomica cioè allo studio dei geni e dei loro prodotti ed al loro ruolo nella fisio-patologia. Lo stato dell’arte e le frontiere della ricerca L’attuale attività di ricerca della Facoltà Medica della Sapienza e 351 . le cui finalità sono rappresentate dall’implementazione tecnologica nel settore dell’Oncogenomica con riferimento a tre impianti.realizzazione di una piattaforma tecnologica per l’uso del sistema di RNAinterference e per lo studio del suo ruolo in oncologia. la missione del BEMM è lo sviluppo della ricerca nel settore delle biotecnologie e della biomedicina. rappresentando quindi un incubatore culturale e tecnologico in grado di fornire un importante valore aggiunto.

all’impiego di tecnologie medico-chirurgiche innovative anche in ambito diagnostico e terapeutico. utilizzazione di cellule staminali). al diabete mellito. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti di Scienze Cardiovascolari. di Medicina Sperimentale e Patologia. all’andrologia e alle patologie dell’apparato riproduttivo. per quanto attiene agli aspetti funzionali nonché a quelli fisiopatologici. diagnostici e terapeutici (medici e chirurgici) delle malattie degenerative. allo “stroke”.neuroscienze. genetico-molecolari. nonché sull’area della post-genomica e delle biotecnologie applicate alla Medicina.malattie dell’apparato gastroenterico e scienze dell’alimentazione.Alberto Gulino del suo Policlinico Umberto I è impegnata su molteplici problematiche mediche e chirurgiche generali e specialistiche. nonché a quelli fisiopatologici. Particolare rilievo hanno i settori di ricerca relativi alla patologia aterosclerotica.malattie endocrino-metaboliche. diagnostici e terapeutici relativi alle patologie endocrine generali ed in particolare tiroidea. . per quanto attiene agli aspetti differenziativi e funzionali. . . di Fisiopatologia Medica e di Medicina Sperimentale e Patologia ed anche di contributi provenienti da altri distretti tra i quali i Dipartimenti di Istologia ed Embriologia medica e di Anatomia Umana. nonché a quelli patogenetici su base genetica e molecolare. alla cardiochirurgia ed alle patologie cardiache anche attraverso prospettive tecnologiche terapeutiche innovative (ad es.malattie cardiovascolari e respiratorie. di Medicina Sperimentale e Patologia. diagnostici e terapeutici medico-chirurgici. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti di Scienze Cliniche. alla valu352 . genetico-molecolari. di Scienze dell’Invecchiamento e all’Istituto di Clinica Pediatrica. per quanto attiene agli aspetti differenziativi e funzionali. all’ epidemiologia della nutrizione. patogenetici genetico-molecolari e clinici delle malattie infiammatorie e neoplastiche intestinali. vascolari e neoplastiche del sistema nervoso centrale e periferico. nonché alle strategie finalizzate al settore della biochimica della nutrizione. fisiopatologici. Risultati di particolare rilievo a livello nazionale ed internazionale sono stati ottenuti in numerosi settori: . all’obesità. delle patologie biliari e delle epatiti e dell’epatocarcinoma. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti di Scienze Neurologiche e di Neurologia ed Otorinolaringoiatria e a quelli di Fisiologia Umana e Farmacologia. per quanto attiene agli aspetti fisiopatologici. Respiratorie e Morfologiche. di Medicina Clinica.

Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti al Dipartimento di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia.malattie infettive. virali. Particolare rilievo hanno i progetti incentrati su tecnologie chirurgiche innovative quali la chirurgia dei trapianti. . di Scienze di Sanità Pubblica e di Medicina Sperimentale e Patologia. per quanto attiene agli aspetti fisiopatologici. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti al Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali. di Medicina Clinica.patologie dell’area materno-infantile e ginecologica per quanto attiene agli aspetti fisiopatologici. allo sviluppo di originali modelli sperimentali della malattia umana per la validazione di terapie innovative. di Medicina Sperimentale e Patologia. alla loro caratterizzazione diagnostica genetico-molecolare. . diagnostici e terapeutici delle malattie da agenti batterici. sull’epidemiologia della malaria. sull’HIV e quelle sul plasmodium falciparum. Particolare rilevanza hanno le ricerche sulla identificazione di meccanismi patogenetici di microrganismi emergenti. a quelli di Medicina Clinica.ematologia e immunologia clinica. con particolare riguardo alla diagnostica ed alla terapia prenatale e neonatale ed alla medicina della riproduzione nonchè agli aspetti fisiopatologici e clinici delle patologie ginecologiche disfunzionali e oncologiche. per quanto attiene allo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche e terapeutiche. sulla messa a punto di nuovi protocolli diagnostici e terapeutici. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti all’Istituto di Clinica Pediatrica ed a quelli dei Dipartimenti di Scienze Ginecologiche perinatologia e puericultura e di Medicina Sperimentale e Patologia. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti di Scienze Cliniche. diagnostici e terapeutici relativi alle patologie pediatriche congenite e non. parassitari. ed anche di contributi provenienti da altri distretti tra i quali i Dipartimenti di Anatomia Umana e di Medicina Sperimentale e Patologia e gli Istituti di Scienza dell’Alimentazione e di Clinica Pediatrica. anestesiologia e rianimazione. la 353 . di Clinica e Terapia Medica applicata.Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I tazione dello stato nutrizionale e all’intervento nutrizionale. di Medicina Interna. . per quanto attiene agli aspetti biologico-clinici delle leucemie acute e croniche e dei linfomi e delle malattie su base immunologica. .chirurgie generali e specialistiche. di Medicina Clinica. nonché allo sviluppo del settore delle cellule staminali da cordone ombelicale e dei trapianti di midollo.

354 . la ricerca del Policlinico Umberto I. E’ importante infine sottolineare che lo sviluppo di tutti i settori più innovativi a livello diagnostico e terapeutico nel campo delle malattie oncologiche. per quanto attiene allo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche non invasive ad alto impatto tecnologico nel campo degli ultrasuoni. di Anatomia Umana. Base di partenza possono essere considerati gli studi del Dipartimento di Scienze Biochimiche sulla struttura. nonché alle strategie di sviluppo di nuovi radiofarmaci e di chemio-radioterapia delle neoplasie. costituisce un importante aspetto in tutte le aree di attività sopra descritte. in piena sintonia con la profonda rivoluzione culturale e tecnologica verificatasi con la capitalizzazione delle informazioni derivanti dal Progetto Genoma Umano. tecnologiche e cliniche della riparazione e rigenerazione tessutale e dell’uso delle cellule staminali. funzione ed evoluzione delle macromolecole di interesse biologico (settore di grandi implicazioni biotecnologiche e farmacologiche) e quelli dei Dipartimenti di Istologia ed Embriologia Medica. con la collaborazione di altri Dipartimenti a prevalente finalità clinica. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai vari Dipartimenti di Chirurgia generale e Specialistica e di Anestesiologia. postGenomica e Proteomica. che si pone in posizione strategica nel percorrere le frontiere conoscitive. la microchirurgia. di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia e di Medicina Sperimentale e Patologia. di Medicina Sperimentale e Patologia e di Scienze Cliniche. . Infine l’area della Genetica Medica e Molecolare e della Medicina Molecolare. della risonanza magnetica e della medicina nucleare con particolare riferimento alle prospettive dell’Imaging Molecolare. su altre due grandi aree. Oltre a conseguire significativi risultati nelle aree che sono state illustrate.diagnostica per immagini. nel periodo più recente ha sviluppato ed esteso con particolare impegno il settore della Genomica. della tomografia computerizzata. quella della biologia dello sviluppo e del differenziamento cellulare. in particolare quelli relativi all’Oncologia (in considerazione degli enormi avanzamenti registrati in questo campo) ma anche in tutte le altre aree della Medicina (ad es. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti di Scienze Radiologiche. per quanto attiene il controllo dell’espressione genica e le basi molecolari dei principali processi morbosi.Alberto Gulino chirurgia laparoscopica ed endoscopica.

cellule sta355 .Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I malattie degenerative. I ricercatori del Policlinico Umberto I sono attivamente impegnati in uno spettro relativamente ampio di sistemi di cellule staminali. o all’uso di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale). Le principali aree riguardano lo studio di progenitori muscolari scheletrici e miocardici. Sia l’ingegneria dei tessuti. la disponibilità e l’uso di cellule staminali non emopoietiche per la ricostruzione di organi e tessuti non emopoietici apre immense prospettive terapeutiche. compresa la loro manipolazione genetica a fini terapetici. sia la terapia cellulare. prevede l’uso di cellule autologhe in congiunzione con idonei carrier derivati da materiali biocompatibili. conoscono una profonda rivoluzione e una straordinaria espansione delle teoriche possibilità applicative in dipendenza dalla recente acquisizione di conoscenze profondamente innovative nell’emergente campo delle cellule staminali. etc. allo stato nativo o dopo espansione o modificazione ex vivo. Da segnalare al riguardo. conseguendo brillanti e promettenti risultati in queste tecnologie di frontiera. all’Ingegneria tissutale ed alla Robotica interventistica. il Policlinico Umberto I si è caratterizzato. . tali settori insistono su tematiche di particolare attualità e prospettiva assistenziale afferenti a vari ambiti disciplinari.). L’ingegneria dei tessuti. lo studio di caratteri complessi e la delineazione di nuove sindromi genetiche. con un piano di sviluppo che valorizza i settori di eccellenza scientifica maggiormente innovativi. ancorché soggetto a importanti sviluppi e perfezionamenti (si pensi all’uso di cellule staminali purificate. La terapia cellulare invece intende sviluppare terapie utilizzanti cellule autologhe. Proprio su queste frontiere. metaboliche. cellule staminali epidermiche. Puntando sul forte carattere di traslazionalità medica. già operanti nelle sue strutture. che vanno dalla Medicina molecolare. negli ultimi anni. l’identificazione ed isolamento di geni-malattia. Mentre l’uso di cellule staminali emopoietiche in procedure di trapianto di midollo emopoietico costituisce un dato sostanzialmente acquisito della medicina avanzata. a seguito di una riflessione programmatica maturata all’interno della Commissione Assistenza della Facoltà medica. lo sviluppo di nuovi protocolli diagnostici molecolari e terapeutici innovativi comprendenti lo sviluppo di nuovi bersagli cellulari di terapia molecolare. cioè lo sviluppo e l’applicazione di metodi di ricostruzione ex vivo di organi e tessuti per successivo uso in vivo.Ingegneria dei tessuti e terapia cellulare. cellule staminali scheletriche e mesenchimali.

malattia di Hungtinton. con la finalità di progettualità connotate da forti ricadute socio-economiche nell’ambito della tutela della salute. delle patologie cardio-vascolari. Tali investimenti biotecnologici comprendono lo sviluppo di tecnologie bioinformatiche (che si interfacciano con la cornice di lettura della moltitudine di dati prodotti dal Progetto Genoma Umano e dagli avanzamenti della ricerca biologica e biomedica) e di tecnologie miranti alla realizzazione di strumenti terapeutici o di indagini diagnostiche genetiche e molecolari sufficientemente accurate ed applicabili a grandi numeri di individui.Medicina molecolare. obesità. con la singolarità della sua storia naturale. Ma certamente la frontiera tracciata dall’incontro della Genomica e post-Genomica con la Medicina è rappresentata dalla Farmacogenomica. al centro della Medicina6. ricostruzione di cartilagini articolari e riparazione di difetti scheletrici. malattie della tiroide e neoplasie endocrine). diabete.7. . della ematolo356 . ricostruzione di cornea. della genetica medica. preventiva e clinica. cellule staminali neurali e cellule staminali germinali con le corrispondenti applicazioni cliniche per la ricostruzione di cute. ha il potenziale di generare nuovi strumenti diagnostici molecolari che possono essere usati per “individualizzare” ed ottimizzare la terapia. sono numerose le competenze presenti nella Facoltà di Medicina ed il suo Policlinico Umberto I che operano con brillanti risultati nei settori dell’oncologia (neoplasie a trasmissione ereditaria e sporadiche). infarto del miocardio. Tale investimento tecnologico rappresenta anche un importante punto di incontro fra il mondo accademico della ricerca scientifica e quello imprenditoriale. Tale intersezione fra Genomica e Medicina. quale sviluppo biotecnologico rivolto allo sfruttamento dei processi biologici per la produzione di modelli di malattia o di prodotti di uso diagnostico e/o terapeutico che possano consentire il realizzarsi della Medicina predittiva. malattia di Parkinson. L’investimento tecnologico rappresenta una tappa essenziale e caratterizzante della Medicina molecolare. della neurologia molecolare. Muovendosi in questo ambito. dell’endocrinologia e malattie del metabolismo (diabetologia. ponendo l’“individuo”.Alberto Gulino minali corneali e congiuntivali. ricostituzione della spermatogenesi. con la possibilità di identificare determinanti genici di predittività alla risposta terapeutica. uso di cellule stromali di midollo come adiuvante nel trapianto di midollo emopoietico. distrofie muscolari.

confrontandosi con il progressivo perfezionamento di processi diagnostici per immagini già attuati e l’acquisizione di nuove modalità diagnostiche. costituisce una tappa fondamentale all’attuazione della traslazionalità dei risultati ottenuti. 2000.G. particolarmente endoscopica. WILSON J.E. Questo settore.D. STEWART P. Concludendo. Nature Med. Med. BMJ Publishing Group to launch an international campaign to promote academic medicine..M. la storia scientifica del Policlinico Umberto I affonda le sue radici in un lontano passato che ha rappresentato un punto di riferimento per la Medicina accademica. NATHAN D. è in una fase avanzata ma ricca di sperimentazione e di forti impulsi all’innovazione tecnologica. istituzionalmente dedicati allo sviluppo della ricerca.G. CLARK J. con il quale i ricercatori del Policlinico si cimentano con successo. otorinolaringoiatria. l’applicazione di metodiche robotizzate di navigazione in vari settori della chirurgia generale. J. anche nei più avanzati settori di frontiera della biomedicina. . 3. Un’area di grande interesse e di forte valenza innovativa. 327:999-1000. ed in chirurgie specialistiche (ad es. ortopedia). dell’infettivologia e virologia molecolare.Tecnologie biomediche e robotica in chirurgia e diagnostica per immagini. VARMUS H. 357 .. in cui la diagnostica per immagini si coniuga con i più avanzati aspetti dei settori sopra descritti della Medicina molecolare e della Medicina rigenerativa. New Engl.. 349:1860-1865. BIBLIOGRAFIA 1. 2.. neurochirurgia. BMJ 2003. NATHAN D. The National Institutes of Health and clinical research: a progress report. BMJ 2003.. della diagnosi pre-natale e delle patologie pediatriche. 327:1001-2. SMITH R. appare infine essere quella dell’Imaging molecolare. Clinical research at NIH – A report card.Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I gia. rappresentando un ulteriore elemento di integrazione tra e con i Dipartimenti Universitari. Nel travaglio culturale dell’epoca moderna ha conservato tutto il suo giovane entusiasmo conoscitivo per affrontare le sfide della frontiera del terzo millennio. 4. La recentissima ristrutturazione dell’assetto clinico-assistenziale del Policlinico Umberto I attraverso l’attivazione di Dipartimenti Assistenziali Integrati (DAI). della gastroenterologia.. 2003.. Improving clinical research. 6:1201-1204.

The Human Genome. 409:813-958. Academic medicine: a faltering engine..M. Moving towards individualized medicine with pharmacogenomics. Nature 2004. 324:437-8. 429: 464-468. 7..V. BMJ 2002.M.Alberto Gulino 5. RELLING M. Nature 2001.E. 358 . STEWART P. 6... STEWART P. EVANS W.

AZIENDA POLICLINICO E INSERIMENTO NEL SSN GIUSEPPE GRAZIANO 359 .

prima ancora che il Policlinico fosse costruito. in un sistema inscindibile. allorquando.L. Prima di tali convenzioni la collaborazione tra Università e Ospedali era disciplinata caso per caso e si limitava a prevedere la fornitura alle Facoltà mediche di malati e cadaveri quali ausili alle attività didattiche. e la Regione Lazio in seguito. Spirito ed Ospedali Riuniti. inizialmente concepito come esclusiva sede universitaria. prima. dovesse essere sede anche di padiglioni ospedalieri2.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN Brevi cenni storici “ E’ approvata la convenzione intervenuta in data 7 novembre 1936-XV fra ……” Con queste parole inizia l’articolo unico del regio decreto con cui nel 1937 si approvava la Convenzione stesa su 35 articoli che disciplinavano i rapporti tra la Regia Università di Roma e il Pio Istituto di S. n. fin dalla sua costruzione. si decise che il Policlinico. Excursus legislativo Con il D. unico Policlinico Universitario a gestione diretta ad essere stato ed essere. siano stati intensi e complessi i legami tra Università e Sanità Pubblica. E’ per tali ragioni che le convenzioni e i protocolli di intesa stipulati nel corso degli anni tra l’Università di Roma e il Pio Istituto. le funzioni didattica. la “supremazia” dell’Università era riscontrabile anche nella presenza dei rappresentanti dell’Università 361 . circa il nuovo ordinamento del Policlinico Umberto I1. In un contesto normativo sostanzialmente privo di un vero e proprio sistema sanitario pubblico. tuttora. nella cui direzione viene previsto il personale universitario. Di fatto. 1592 del 31.D. In realtà tali rapporti erano già stati disciplinati da una Convenzione stipulata il 28 febbraio 1898. Da questo brevissimo excursus storico si evince come nel Policlinico Umberto I. si persegue l’obiettivo di coordinare. Nel contempo non sfugge la peculiarità del Policlinico Umberto I.8. n. sede di attività e di personale ospedaliero. nelle contraddizioni derivanti da una legislazione ambigua. Spirito.1933 si affermava la tendenza a riconoscere la “supremazia” dell’Università. un modello per tutto il territorio nazionale. 549 del 1924 le cui norme sono riprodotte nel T. hanno rappresentato talvolta. delle Leggi dell’Istruzione Superiore approvato con R.U. essendosi dovuta demolire una parte dell’Ospedale S. scientifica e assistenziale. con la “clinicizzazione” degli ospedali.

pur ritenendo opportuno il loro inserimento nel Servizio Sanitario Nazionale e prospettando l’adozione dello strumento convenzionale per disciplinare le attività ed integrarle alle finalità del Servizio Sanitario Nazionale3. investe la razionalizzazione e revisione delle discipline del pubblico impiego. sono soggetti al potere di programmazione e gestione di un vero e proprio “servizio pubblico sanitario” basato sul nuovo “Ente ospedaliero”. Si afferma il principio che l’assistenza ospedaliera deve essere inquadrata ed organizzata in una visione unitaria e tutti gli ospedali. Università ed Ospedale. 502 è incentrata su un fondamentale obiettivo: la razionalizzazione del sistema sanitario.Giuseppe Graziano nei Consigli di Amministrazione dell’Ospedale. la posizione delle due istituzioni. compresi quelli afferenti alle Facoltà di Medicina. 21/1992. 128. 29/1993 – che rappresenta l’asse portante su cui deve rapportarsi la stessa riforma sanitaria pre362 . efficienza ed economicità in materia di assistenza sanitaria pubblica. La Legge n. 129 e 130 del 1969. la propria autonomia. indipendentemente dalla capacità contributiva) riconosce ad una serie di istituzioni che svolgono assistenza ospedaliera.1968 (cosiddetta Legge Mariotti) e con i successivi decreti delegati nn. Una netta inversione di tendenza si ha con la riforma degli enti e dell’assistenza ospedaliera. Tale intervento si inquadra in un più generale programma di revisione organizzativa che.2. 132 del 12. 833 del 1978. Nel 1992 la riforma progettata dal Decreto Legislativo n. che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale e introduce principi innovativi nel nostro paese. Pur lasciando inalterato il principio informatore del Servizio Sanitario Nazionale – vale a dire la tutela universalistica della salute – l’intervento del legislatore del 1992 ha approntato un modello di riforma teso fondamentalmente ad un forte recupero della efficacia. E’ proprio la razionalizzazione del rapporto di pubblico impiego – attuata con il Decreto Legislativo n. diviene del tutto paritaria con una prospettiva destinata a durare nel tempo. prendendo spunto dalla legge delega n. essendo pervasa da principi di universalità e solidarietà (erogazione delle prestazioni sanitarie a tutti i cittadini. Con tale normativa. comprese le Università con le Facoltà di Medicina. attuata con la Legge n.

e formazione dell’offerta affidata ad altri distinti soggetti erogatori (pubblici o privati) da cui la U. di organizzazione. funzionamento e controllo delle attività sanitarie. il controllo delle prestazioni e del servizio reso. 833/1978 e nel sostanziale fallimento di un disegno che prevedeva una espansione della medicina territoriale a fronte di un ridimensionamento del sistema ospedaliero – ha favorito una incontrollata crescita della spesa sanitaria accompagnata da sistematici e deresponsabilizzanti meccanismi di ripiano “ex post” dei deficit regionali. la libera scelta dell’utente circa il soggetto erogatore cui riferirsi. Ridimensionato lo spessore delle attribuzioni dello Stato. dovrebbe “acquistare” le prestazioni stesse. In questa fase di revisione dello stato sociale. sulle problematiche etiche che scaturiscono dall’ineludibile necessità di operare scelte programmatorie in ambito sanitario. quali obiettivi qualificanti.L. ancora oggi attuale. l’amministrazione pubblica ed il sistema sanitario devono trasformarsi in strumento razionale tramite cui ricercare ed attuare la migliore combinazione tra le risorse (limitate) ed una domanda sempre in aumento. N. E’ proprio in questi anni che su tale questione si apre un ampio dibattito. Altro elemento qualificante della riforma è l’accreditamento degli enti erogatori.S. In primo luogo. In tale ottica si è pervenuti ad una marcata ridefinizione dei compiti ed attribuzioni dello Stato e delle Regioni. da leggere come parte integrante di un più esteso disegno riformatore che vede. la remunerazione delle prestazioni a tariffa predeterminata. 363 . il recupero della efficienza ed efficacia dell’azione pubblica. Altro punto centrale della riforma è stata l’introduzione della tendenziale separazione tra funzione di garanzia dei livelli di assistenza ed erogazione delle prestazioni medesime. sono stati rafforzati i poteri della Regione in materia di programmazione regionale.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN vista dal citato D. si assiste ad un capovolgimento della precedente logica economico-istituzionale che – nella incompleta attuazione delle previsioni normative già presenti nella Legge n. 502/1992. nella quale la crescita esponenziale dei bisogni si scontra con la sempre più rilevante scarsezza delle risorse. Lgs.

Nel 1999 si avverte nuovamente la necessità di ridisegnare il quadro normativo dei rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Università e viene emanato il Decreto Legislativo n. in particolare i Policlinici universitari hanno una gestione informata al principio dell’autonomia economicofinanziaria. ancora una volta. Viene. condivise e concordate e testimoniate dalla dislocazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia nelle struttura ospedaliere. da cui si genera la necessità di stipulare un protocollo d’intesa tra Università e Regione. nonché di programmazione. dove all’azienda spetta la gestione assistenziale. 4 del Decreto Legislativo n. patrimoniale e contabile. L’art. e dall’altro si ha un accordo di attuazione (esecutivo) tra università ed azienda sanitaria. qualificato come ospedale a rilievo nazionale e di alta specializzazione. 517. ribadita l’adozione dello strumento “convenziona364 . 502/92 specifica che è possibile costituire in “azienda” di tipo ospedaliero i presidi ospedalieri ove sia presente il percorso formativo del triennio clinico della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Per quanto attiene i rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Università la norma prevede che le Aziende-Policlinico a gestione diretta si affianchino alle aziende USL ed alle aziende ospedaliere. gestionale. è definito azienda dell’Università dotata di autonomia organizzativa. Con tale Decreto Legislativo viene. ribadita l’esigenza che: … l’attività assistenziale necessaria per lo svolgimento dei compiti istituzionali delle università è determinata nel quadro della programmazione nazionale e regionale … secondo specifici protocolli d’intesa… stipulati tra Regione e Università in conformità ad apposite linee guida…. tenendo presente che le aziende ospedaliere sono enti strumentali della Regione. altresì. Da un lato si ha il coordinamento generale delle finalità universitarie ed assistenziali.Giuseppe Graziano Il vero elemento innovativo è l’identificazione giuridica della USL e dell’ospedale quali aziende della Regione con personalità giuridica. Il Policlinico a gestione diretta. autonomia e organi di gestione propri. 6 dello stesso Decreto Legislativo 502/92 prevede di articolare su diversi livelli i convenzionamenti di tipo misto. L’art. con centri di costo basati sulle prestazioni erogate e dunque con preventivi e consuntivi.

anche attraverso un organo collegiale di indirizzo nel quale le due istituzioni sono rappresentate nella funzione unitaria di pianificazione e controllo.una missione più complessa e articolata che prevede la “integrazione” dell’assistenza con didattica e ricerca mediante la istituzione di uno specifico modello organizzativo: il Dipartimento ad Attività Integrata. 365 . al quale si dovrebbe applicare la disciplina prevista dal Decreto Legislativo n. salvo gli adattamenti necessari. anche operanti in strutture di pertinenza dell’università. sia pure dopo un periodo di sperimentazione di quattro anni. per un periodo transitorio di quattro anni. 517/99. Il primo punto di rilevante importanza di tale norma è la definizione.un duplice riferimento università-regione che garantisca l’armonico raggiungimento degli obiettivi aziendali. denominate aziende ospedaliere integrate con l’università. 517/99 pone le basi per il superamento sia dei policlinici a gestione diretta che degli ospedali clinicizzati o aziende miste. Per la prima volta. . vi è la volontà di pervenire ad un modello aziendale unico di azienda ospedaliero-universitaria.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN le” per disciplinare i rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Università4. denominate aziende ospedaliere universitarie integrate con il servizio sanitario nazionale. . b)aziende ospedaliere costituite mediante trasformazione dei presidi ospedalieri nei quali insiste la prevalenza del corso di laurea in medicina e chirurgia.una organizzazione conseguentemente più complessa: i principali atti dell’azienda siano adottati dal Direttore Generale d’intesa con il Rettore. di due tipologie organizzative di azienda ospedaliero-universitaria: a) aziende ospedaliere costituite in seguito alla trasformazione dei policlinici universitari a gestione diretta. Il Decreto Legislativo n. anche in base ai risultati della sperimentazione. prefigurando una nuova tipologia di azienda ospedaliero-universitaria diversa dalle aziende ospedaliere per tre fondamentali caratteristiche: .

ma deve tradursi in atti concreti finalizzati alla congiunta e condivisa individuazione di linee programmatiche.Giuseppe Graziano Punto qualificante del decreto è la individuazione del Dipartimento ad Attività Integrata quale modello ordinario di gestione operativa dell’azienda ospedaliero-universitaria al fine di assicurare l’esercizio integrato delle attività assistenziali. Viene poi specificato che i dipartimenti sono articolati in strutture “complesse” e strutture “semplici”. didattiche e di ricerca. mentre le Facoltà di Medicina hanno l’assistenza sanitaria come compito inscindibilmente connesso alle funzioni istituzionali di didattica e di ricerca. di modelli e strumenti di gestione e di meccanismi operativi di valutazione in tutti i settori nei quali le reciproche funzioni istituzionali collidono e/o si sovrappongono.per i policlinici non era prevista la “personalità giuridica” che invece era prevista per le aziende USL e per le aziende ospedaliere. della “inscindibilità” tra didattica. sostenuto. L’elemento qualificante è rappresentato dal fatto che si passa dal concetto. Il Servizio Sanitario Nazionale ha come precipuo compito istituzionale l’erogazione dell’assistenza sanitaria.fra il Servizio Sanitario Nazionale e le Facoltà di Medicina. ricerca ed assistenza a quello della “integrazione” di queste funzioni. invece. più volte ribadito dalla giurisprudenza costituzionale. il decreto legislativo 502/1992 presentava numerose importanti criticità: . che l’unica soluzione al problema sarebbe stata rappresentata dalla “estromissione” delle Facoltà mediche dall’Università. Di fatto.purchè non manchi lo spirito di leale collaborazione . Facoltà di Medicina e Servizio Sanitario Nazionale E’ sicuramente il tema dell’assistenza sanitaria che continua a suscitare il dibattito più acceso. in passato. in quanto entrambe le istituzioni sono deputate ad erogare assistenza ai cittadini. La maggioranza degli autori. E’ del tutto evidente che lo spirito di “leale” e “reale” collaborazione non può limitarsi a semplice enunciato nei testi legislativi o nei protocolli di intesa. 366 . ritiene che … è un campo di fertile intesa . Entrambe le istituzioni hanno comunque l’obiettivo di garantire la promozione e la tutela della salute dei cittadini. Alcuni autori hanno. per fortuna senza successo.

Ne discende che l’azienda policlinico si poneva come “impresa organo” con mezzi. non era.Lgs/vo 502/92. Da tutto ciò si deduce che l’azienda policlinico. d’intesa concordava con la regione le modalità attuative di funzionamento del policlinico. ad indicare i criteri per individuare gli ospedali di rilievo nazionali. come invece accadeva per le aziende USL ed ospedaliere.4 del D. su proposta della facoltà. Tali criticità nascevano dal fatto che il D. senza previo controllo del possesso dei requisiti tecnico-organizzativi. In altre parole. cioè il D. dove la regione fornisce indirizzo politico e dunque identifica obiettivi da perseguire e controllo dei risultati. della qualifica di “ospedali di rilievo nazionale ad alta specializzazione”. insieme a quelli assistenziali. sarebbe stata conferita la personalità giuridica ed autonomia di bilancio. . l’intervento normativo statutario deve consentire che gli interessi della ricerca e della didattica.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN . gestionale. gestionale e tecnica. patrimoniale e contabile dell’azienda policlinico che erano peraltro espressamente citati dal comma 5 dell’art. per mezzo di apposito protocollo. uno strumento diretto della regione.attribuzione automatica. che sono quelle di didattica e di ricerca. devono tenere conto del livello di separazione tra la decisione politico-amministrativa ed il livello della responsabilità gestionale.Lgs/vo 502/92 che li identificava per le aziende ospedaliere.Lgs/vo 502. trovino il modo di coesistere all’interno degli obiettivi formulati in sede politico-amministrativa universitaria ma anche in 367 . 421/92 nella quale si specificava che sarebbe dovuto essere proprio il decreto attuativo. In realtà il modello introdotto dal D. si traslava nel rapporto università-policlinico dove l’università aveva una funzione di controllo politico ed il policlinico uno specifico organo di gestione: in questo senso devono essere letti ed inquadrati i “presìdi” di autonomia organizzativa. potestà ed autonomia in grado di compiere tutte le attività negoziali correlate al raggiungimento degli obiettivi che le erano stati assegnati5.Lgs/vo 502/92 è un decreto attuativo della Legge Delega n.qualifica del Policlinico come azienda dell’università. D’altra parte lo statuto universitario. ai quali inoltre.Lgs/vo 502/92. compresi i policlinici universitari. Le finalità universitarie. doveva fissare le modalità organizzative e gestionali in armonia ed in analogia con i principi fissati dal D. bensì uno strumento diretto dell’università che. finanziaria.

L’art. bilancio autonomo dell’Università e propri organi. se è vero che i Dipartimenti ad Attività Integrata hanno il compito di assicurare l’esercizio integrato delle attività assistenziali.Giuseppe Graziano quegli obiettivi assegnati al direttore generale d’azienda. didattiche e di ricerca. ha previsto il passaggio dal sistema di contabilità finanziaria a quello economico patrimoniale. i Dipartimenti Universitari con i Dipartimenti ad Attività Integrata. i Dipartimenti Universitari competenti esclusivamente in materia di ricerca e didattica. 1 Agosto 1998 (D’Alema) specifico per il Policlinico e poi con il Decreto Legislativo 517/1999. che danno personalità giuridica al Policlinico. Infatti. nelle Facoltà di Medicina. Ma si introduce anche un altro strumento economico-giuridico. Ulteriore elemento di criticità è rappresentato dal sistema di finanziamento. In merito a questa innovazione alcuni sostengono. che i Dipartimenti ad Attività Integrata rappresentano una sorta di “sovrastruttura” che renderà più complessa la gestione dei policlinici e che il legislatore avrebbe dovuto essere più coraggioso e spingersi a sostituire. nelle Facoltà di Medicina. lo stesso che viene adottato dalle aziende private. che è il sistema di controllo direzionale.L. Il sistema di contabilità analitica impone di avere informazioni dettagliate sui costi e sui ricavi al fine di poter determinare la relazione tra costi ed i vari oggetti di imputazione. La modifica normativa si completa con l’introduzione dei Dipartimenti ad Attività Integrata. che è l’unico responsabile dei risultati conseguiti.5 del D. non si comprende perché debbano continuare ad esistere. misurazione dell’attività e valutazione. Il cambiamento imposto dal D. teso alla pianificazione e formulazione di budget. per garantire il processo di aziendalizzazione delle aziende USL e delle aziende ospedaliere. Questo quadro normativo cambia con il D.Lgs/vo 502/92 è forte: si passa da un sistema monetario di previsione e consuntivo ad un sistema revisionale e gestionale che valorizza l’aspetto “economico” e comporta l’adozione della partita doppia a determinare il reddito di esercizio e cioè un raffronto tra costi e ricavi. il tutto al fine di garantire nelle USL e negli ospedali il conseguimen368 . non senza qualche ragione.Lgs/vo 502/92. patrimonio e contabilità.

pero’.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN to degli obiettivi aziendali in condizioni di efficienza. dall’altro lato. La mediazione tra regione ed aziende viene trovata al momento dell’approvazione dei bilanci. Tali strumenti di controllo.Lgs/vo 517/99 al comma 1 dell’art. e controlla il raggiungimento degli obiettivi stessi. Nell’affrontare il delicato tema del finanziamento delle attività del policlinico. se previsti dal D. senza precisare modalità e procedure. efficacia ed economicità. inoltre. In realtà si è avuta una “conservazione”. 7 lascia ampi margini di incertezza laddove si afferma. è necessaria una breve premessa tesa a sottolineare che il finanziamento di tale struttura dovrebbe prevedere un maggiore costo assistenziale dovuto alle attività didattica e di ricerca e si dovrebbe. Per quanto riguarda l’azienda policlinico non solo ciò non avviene ma il D.Lgs/vo 502/92 per le aziende USL ed aziende ospedaliere. Tutto ciò ha portato a situazioni in cui gli statuti universitari non hanno sempre ridefinito in senso economico-patrimoniale gli assetti contabili dei policlinici. Nel sistema sanitario regionale i rapporti tra aziende USL ed aziende ospedaliere e regione sono chiari poiché impostati sui due livelli: la regione è l’ente decisore dell’indirizzo politico amministrativo che definisce gli obiettivi generali delle aziende ed assegna le risorse. 4 è prevista l’autonomia economico-finanziaria e dei preventivi e consuntivi per centri di costo basati sulle prestazioni erogate.. l’azienda ha la responsabilità gestionale dell’attività. ovviamente correlate agli obiettivi. che: … Al sostegno economico-finanziario delle attività svolte dalle Aziende concorrono risorse messe a disposizione sia dall’Università sia dal Fondo Sanitario regionale…. valorizzare e valutare correttamente la quota dei costi prestazionali complessivi corrispondente agli emolumenti sti369 . non sono così stringenti per i policlinici pur se al comma 5 dell’art. almeno per l’azienda policlinico. La Regione LAZIO con legge regionale 95/96 ha previsto una fase di definizione concordata degli obiettivi e risorse e una fase di controllo dove viene approvato dalla regione il bilancio di esercizio dell’azienda. dell’assetto finanziario mutuato dal sistema contabile dell’università.

che sono richiesti alle diverse aziende sia ospedaliere che universitarie considerate come “centri di erogazione”. rappresentano una perdita per l’ospedale di insegnamento. Si sottolinea.Giuseppe Graziano pendiali del personale universitario impiegato in assistenza già sostenuti dal sistema universitario stesso. MURST e Regioni). dunque i costi assistenziali crescono e questo rende ancora piu’ critica la posizione degli ospedali dove si insegna perché i sistemi prospettici di pagamento basati sulla valutazione del “case mix” e quindi connotati da una standardizzazione e semplificazione del prodotto ospedaliero e della loro tariffazione. È necessario. nello stesso modo. 6 del Decreto Interministeriale del 31/07/97 fornisce delle soluzioni alquanto scarne: infatti. Ovviamente. Quindi il prodotto finale. 370 . Il sistema di finanziamento assistenziale è incentrato sulla identificazione dell’ente regione quale “committente” dei prodotti finali cioè ricoveri e prestazioni. Conclusioni Le considerazioni di cui sopra offrono alcuni spunti sui quali è possibile avviare un discorso propositivo rivolto alle competenti sedi istituzionali (Parlamento. Inoltre è prevista una decurtazione della valorizzazione stessa che è commisurata al risparmio corrispondente alla maggiore spesa di personale che avrebbe dovuto sostenere l’azienda per produrre la stessa attività. perdita che si esplicita con una produttività assistenziale piu’ bassa. inoltre. Ebbene il comma 2 dell’art. tenendo presenti ovviamente i maggiori costi dovuti alle attività di ricerca e didattica. conseguentemente. che per le aziende policlinico classificate nei presidi ad elevata complessità è prevista un’unica forfettaria decurtazione compensativa dal 5 al 15 % sul complessivo finanziamento. viene riconosciuta all’azienda dove è strutturata la facoltà di medicina la “integrazione dal 3 all’8 % della valorizzazione dell’attività assistenziale” da essa svolta per i maggiori costi indotti sulle attività assistenziali dalle funzioni di ricerca e didattica. un modo per “pesare” questa diversa modalità di erogazione di una prestazione sanitaria. Ministero della Sanità. viene ritenuto “uguale” e. sia per le aziende ospedaliere che universitarie. la didattica dilata i tempi ed i percorsi assistenziali in funzione della formazione clinica e della ricerca. tariffato in maniera del tutto iniqua. dunque.

Azienda Policlinico e inserimento nel SSN Occorre. soprattutto. Ciò comporta che. ma anche nei momenti applicativi o modificativi più importanti di tali piani. stabilito pure che l’esercizio della didattica e della ricerca scientifica non può prescindere dalla partecipazione del Servizio Sanitario Nazionale. debbono essere tenuti presenti per garantire lo sviluppo delle istituzioni interessate. si deve affermare chiaramente che l’Università. anche per quanto riguarda gli aspetti gestionali e organizzativi. Parallelamente. Del resto. non può agire in senso autonomo rispetto agli obiettivi generali del Servizio Sanitario Nazionale. in concreta applicazione delle leggi. gli ambiti ed i livelli di tale partecipazione. devono essere introdotti nell’attuale normativa. della consultazione obbligatoria dell’Università da parte della Regione non solo nella fase della stesura di Piani Sanitari Regionali. una delle possibilità più significative di cui in questo momento dispone il Servizio Sanitario Nazionale per garantire all’utente un buon livello assistenziale. l’Università deve essere coinvolta in tale programmazione e partecipare al momento programmatorio sia a livello nazionale che. spettando al Servizio Sanitario Nazionale la programmazione delle risorse necessarie al raggiungimento dei fini sopradetti. eventualmente rimodulata in alcuni punti. in quanto le strutture assistenziali debbono ritenersi essenziali per una corretta gestione di tali attività. quindi. cercando soprattutto di evitare contrapposizioni e isolamenti. riesaminare un percorso. sia per i corsi di laurea che per quelli di specializzazione. Il problema. e che la funzione primaria del Servizio Sanitario Nazionale è quella dell’assistenza per garantire ai cittadini il più alto livello di tutela della salute. merita particolare approfondimento. nonché della ricerca scientifica. pur nell’ambito della normativa attuale. per quanto riguarda l’attività assistenziale connessa con l’attività di didattica e di ricerca. Invero. è quella di valorizzare e non di comprimere la partecipazione dell’Università sia nel momento programmatorio dell’organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale sia nel momento gestionale del Servizio stesso. senza 371 . la collaborazione tra Università e Servizio Sanitario Nazionale non può prescindere dalla fissazione di alcuni principi che. Stabilito che la funzione primaria dell’università è quella della organizzazione e gestione della didattica ai fini della formazione. avviato oltre settanta anni orsono e proseguito senza soste nell’ultimo ventennio. a livello regionale e locale. Vi è pertanto la necessità di stabilire.

Il Caso del Policlinico Umberto I. pp. L’aforisma preferito di Guido Baccelli. L’Universita’ di Roma. GIOVENALE A. 2. DI IORIO F. quegli elementi di modernità che caratterizzino il modello organizzativo aziendale ospedaliero . Mediterranea. le modalità di gestione e i sistemi di finanziamento. basato sul Dipartimento ad Attività Integrata. 5. FATARELLA R. 2001. BIBLIOGRAFIA 1. Verduci. 1988. Facoltà di medicina e Servizio sanitario Nazionale. Roma. pp. Roma. 1936. GHETTI V. FIORE A. Med..Giuseppe Graziano margini di incertezza e indeterminatezza.121-140.universitario. Il Policlinico Umberto I di Roma. 14:155-175. SERARCANGELI C. STROPPIANA L.. Il Policlinico Universitario.. Roma. 372 .. (a cura di). Senato della Repubblica. era sintesi antica. seduta n. 98 del 7 marzo 2001... Edizioni dell’Ateneo.. analisi moderna.. I rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Universita’ Commissione Parlamentare di inchiesta sul Sistema Sanitario. fondatore del Policlinico Umberto I. Le leggi dell’ospedale. Zaglio A.. forse sta proprio in queste parole la chiave per trovare quella leale e reale collaborazione tra il Policlinico Universitario e il Servizio Sanitario Nazionale. BOMPIANI A. Secoli 2002.M. 1980. Milano.57-58. Franco Angeli– Fondazione Smith Kline. 4. 3. SPANO N. CARINCI P.

ENTRA NEL FUTURO LUIGI FRATI 373 .POSTFAZIONE POLICLINICO UMBERTO I: L’OSPEDALE DEI ROMANI. VOLUTO DA BACCELLI.

la reazio375 . C’è in Baccelli tutto l’orgoglio di chi sa di vivere nella città che ha costruito. in una visione che viene rinforzata dall’amicizia con Rudolph Virchow. Roma auspicatur. voluto da Baccelli. il clinico insigne d’origine toscana. vi erano più possibilità: seguire lo sviluppo dell’assistenza in quello che è stato per un secolo ed è l’ospedale dei Romani. iniziò a dire nelle relazioni che tenne nei Congressi internazionali di Medicina di Parigi e Berlino. in una logica colta. ostico verso la politica dei politici di professione. ed in latino tenne il saluto inaugurale all’XI Congresso Medico Internazionale che si tenne a Roma nel 1894: … Salvete igitur. hodie. per realizzare quella che oggi noi chiamiamo “autonomia universitaria”: “Voleva che le Università fossero libere”. che si sbizzarriva tra le teorie organiche e dinamiche. non in un grande ospedale come tale. tra la diatesi e i concetti nebulosi del misto organico. come doveva. le fondamenta del mondo occidentale ed ancora c’è in lui l’orgoglio di chi sa di poter dettare le regole di una visione della medicina proiettata nel futuro: nella presentazione della nuova rivista Il Policlinico. tra lo stimolo e il controstimolo. Alla fine ci siamo rivolti a ricordare le Scuole che si sono sviluppate. iterumque iterumque salvete… Finì proclamando l’apertura del congresso: Undecimum omnium gentium de medicina conventum. Con Virchow Baccelli amava parlare in latino: Latinus latine loquor. ma in un grande ospedale dove si integrano ricerca. oppure infine ricordare i tanti studenti divenuti illustri che nella Facoltà e nel Policlinico si sono formati. oppure porre attenzione ai personaggi ed alle loro scoperte. ma profondamente romano. il patologo che stava spingendo la medicina verso l’indagine fisiopatologica a livello cellulare. da lui fondata con il clinico chirurgo Francesco Durante nel 1893. ma divenuto infine politico (quattro volte Ministro) quando si è reso conto che così doveva essere per realizzare i suoi progetti per sviluppare una medicina d’avanguardia. entra nel futuro Dovendo celebrare in una raccolta collettanea di saggi i 100 anni del Policlinico Umberto I. segna la discontinuità con il dipanarsi delle teorie e dei nominalismi: Al nosografismo puro. formazione ed assistenza. annota Fausto Pettinelli nella monografia “Il medico dei Re” (2000). in una continuità che ha nelle Scuole il fluire ed il rafforzarsi delle conoscenze. tenne dietro. competitiva in ambito internazionale: “Scienza e politica mi sono entrambe amiche e io le amo con pari fervore” ripeteva.Policlinico Umberto I: l’Ospedale dei Romani. carissimi viri! Salus populi suprema lex esto… Hospites doctissimi. con Atene. Perché così lo ha ideato Guido Baccelli. La ricerca per Baccelli era il fondamento della clinica.

la figlia del suo allievo più illustre. per Roma. quando fui per la prima volta ministro. Tutte sono in grado di pronunciare sopra ogni caso l’ultima parola della scienza”. cosa posso fare io per Lei?”. Ed al Re che gli diceva: “Eccellenza. sezione medica 1893. di convocare alla Minerva una commissione di clinici perché studiassero il disegno di massima. potranno anche riconquistare. La ricerca è dunque la base per una formazione di eccellenza e però per la formazione medica è necessaria anche l’osservazione diretta del malato. accrescere e accumulare le forze necessarie alla ripresa del lavoro. la batteriologia attrassero a sé vigorosi ingegni… [Baccelli G. Quando l’8 aprile 1906 gli vengono tributate le “onoranze capitoline” alla presenza del Re Vittorio Emanuele III. Nominata la commissione dal Presidente del Consiglio di quel tempo Agostino Depretis.Luigi Frati ne scientifica. per l’esecuzione del quale si sarebbe aperto un concorso tra gli architetti… Il concorso fu vinto dal rinomato architetto romano Giulio Podesti… Ma bisognò giungere al 1884 per avere una commissione esecutiva della grande opera. di ministri e di scienziati accorsi da tutta Europa. inaugurato quattro anni prima. del Sindaco Cruciani Aliprandi e del Rettore Tonelli. Da per tutto sorgevano laboratori: la istologia patologica. Iniziò facendo la cronistoria dal 1874. Il Policlinico. da Baccelli introdotto in una lezione di Clinica medica nell’aprile del 1872. E conclude con un richiamo al ruolo anche sociale del Policlinico: “In questo tempio dove i nostri fratelli indigenti potranno recuperare la salute. chiese clemenza per Linda Murri. per favore. Mi dica. mi fu concesso l’onore di presiederla”. condannata in Assise per correità nell’omicidio 376 . fu centrato sul Policlinico. Ciò che oggi resterà più profondamente scolpito negli animi… è la coscienza di un grande beneficio”. Di quel lavoro che è nell’odierna convivenza civile e sociale potenza altamente moralizzatrice. quando fu elaborato un primo progetto per un ospedale di 1200 posti letto e proseguì dicendo: Nel 1881 ebbi l’onore. Rivolgendosi al Re.. per l’Italia. la chimica organica. Per intenderci. 1:1-2]. proseguì: “Era il 10 gennaio 1888 quando i vostri genitori Umberto e Margherita posero la prima pietra del grande istituto…”. lei ha fatto tanto per la medicina. Proprio dalla riconduzione dell’essere medico alla visita del malato è nato il: “Dica trentatre”. per discernere se il liquido nel cavo pleurico sia “più o meno corpuscolato”. auscultando il torace di un malato di pleurite. il discorso di Baccelli. Delle Cliniche del Policlinico Baccelli diceva con orgoglio che sono “munite dei più perfetti e moderni mezzi d’investigazione.

mette a punto l’elettroshock (1938). rendono omaggio ai tanti che si sono impegnati e si impegnano nella vita quotidiana del Policlinico. di formazione. cosicché le ricerche “biologiche” appaiono sempre più di rapida applicazione nella medicina pratica. ****** Il progetto architettonico originario ha subito ampliamenti negli anni ’20-30. “rovesciando” il sistema (non diagnostica. che riesce a volte a rendere meno drammatica la sofferenza. che Archibald E. Non bastano più i laboratori negli Istituti clinici: la costruzione piacentiniana della Città universitaria consente di dedicare spazi esterni alla cinta del Policlinico per la fisiologia e la biochimica. come legame profondo scientifico ed umano tra Maestro ed allievi. 1935). 1922) e la fisiologia si addentra nello studio anche a fini diagnostici dell’attività elettrica cerebrale (Johannes Berger. per la farmacologia e per l’igiene. 1909). che illustrano le Scuole. entra nel futuro del marito. in particolare la fisica e la chimica di sintesi. Dunque la Scuola. Questo breve spaccato del personaggio che amava definirsi Direttore della Regia Clinica medica di Roma bene illustra i presupposti su cui è stato edificato il Policlinico Umberto I ed i diversi capitoli di questo fascicolo speciale di “Medicina nei Secoli”. voluto da Baccelli. ma anche di umanità romanesca. Garrod aveva descritto nel suo Inborns errors of metabolism. riamai moltissimo lui. cosicché alla morte di Baccelli il 10 gennaio 1916 Augusto Murri telegrafò al figlio Alfredo: Amato da lui. così come per la clinica delle malattie nervose e mentali (all’epoca disciplina unica) e per la medicina legale. quando si affaccia la necessità di espandere i laboratori di ricerca biomedica: è l’epoca in cui la biochimica spiega alcune tappe dei diversi metabolismi. Nessuno partecipò più di me al tuo grande dolore. Intanto la farmacologia sintetizza i primi chemioterapici utilizzabili in terapia umana (Gerhard Domagk. 1929). fatta di scienza. che a loro volta divengono Maestri (Murri. Alessandri e così via). oltre che la biomedicina: sembra crollare la tradizionale interpretazione delle verità “seconde” (quelle scientifiche) subordinate alle verità “prime” (quelle filosofi377 . anche in chiave patologica (le chemical malformations. così che Ugo Cerletti. Sono gli anni in cui progrediscono rapidamente le scienze di base. in quel periodo sono identificati ormoni (l’insulina: Frederick Banting e Charles Best.Policlinico Umberto I: l’Ospedale dei Romani. ma terapia). Il legame profondo della Scuola si estendeva financo alle angustie familiari.

punto di riferimento del sistema universitario nazionale (Perugia. Catania. Cagliari. i laboratori di analisi. a volte con una loro istopatologia. Della nuova crisi si fa interprete il modernismo. p. 1907) indica come eresia le tesi di Loisy. poi revocata..: la diffusione in più strutture delle stesse tecnologie avviene inevitabilmente a livello medio-basso (salvo qualche caso) e questo diviene uno dei motivi di crisi strutturale del Policlinico. annota Giorgio Levi Dalla Vida (Fantasmi ritrovati. anche per prestigiosi ritorni al Policlinico). che sostiene la assoluta libertà della scienza di cercare la “sua” verità. Pisa. anche alterando la logica unitaria di Baccelli (nel progetto originale tutti gli edifici erano uniti da una rete ipogea. etc. Cresce così la Facoltà di Medicina in un clima di aperto confronto culturale e scientifico: con il Policlinico e con la nuova Città Universitaria lo Studium Urbis è punto di arrivo dei più prestigiosi Maestri accademici. professore di Storia del Cristianesimo. L’interruzione dei percorsi perigei spinge le Cliniche maggiori ad organizzarsi come piccoli policlinici. Siena. urologia. con rischio di perdita di competitività con gli altri grandi ospedali romani e soprattutto con i grandi ospedali universitari del Nord Italia. 89). Nel frattempo prendono autonomia molte specialità. colpito da scomunica. 2004. Messina. soprattutto chirurgiche (otorinolaringoiatria. che invece qualche Direttore d’Istituto ha interrotto per creare il proprio castelletto autosufficiente). e che a La Sapienza si afferma per “il suo inestinguibile fervore per il progresso della scienza. etc.Luigi Frati co-teologiche). perché coerenti con gli avanzamenti straordinari della scienza: nell’Università romana se ne fa interprete Ernesto Bonaiuti. L’enciclica Pascendi Dominici Gregis (Pio X. Sorgono così negli anni ’60-80 specifiche costruzioni. che gli è stato collega all’Università. L’allargamento negli anni ’80-90 della base elettorale per Rettore (dai soli Professori ordinari a tutti i docenti e poi anche al persona378 . Sassari. rimasta funzionante. etc.). che già aveva vissuto una evidente crisi con l’uomo rinascimentale (il ricordo va ovviamente a Galileo). con la loro radiologia. crisi che diviene “funzionale”. quindi riabilitato. sono spesso tappe intermedie. la corrente di pensiero che in Francia vede in prima linea Alfred Loisy. che per lui faceva tutt’uno colla diffusione del suo messaggio di rinnovamento religioso”. che non hanno subito analoga parcellizzazione. che però si diffondono. al Policlinico favorita da un mal interpretato concetto di autonomia universitaria (ogni Professore-caposcuola ha diritto ad organizzarsi anche al di fuori di una visione d’insieme). e da corridoi perigei.

che implicano l’accorciamento della degenza media (sino a limiti che sfiorano talvolta una ridotta sicurezza per i pazienti!) ed il passaggio delle modalità organizzative almeno in parte da una forma “statica-classica” (il primariato con i suoi letti per la degenza) ad una più articolata ed in genere più breve in day hospital-day surgery o ambulatoriale (diritto del docente a poter “curare” i pazienti nel 379 . che amministravano migliaia di posti-letto nei 4 grandi ospedali romani ed in altri di più ridotte dimensioni. infine alle crescenti aspettative di diagnosi precoce e di guarigione della gente dovute alla “propaganda” (giornali. La democratizzazione della conduzione del Policlinico. dovute allo sviluppo della biologia in senso molecolare e cellulare applicato alla medicina. qualche altro – decisamente migliore – ha però seguito le vicissitudini dovute ai cambi di maggioranza politica regionale. Anche per questo esplodono i costi. Ma stavano incombendo profonde trasformazioni. I continui cambiamenti alla direzione generale non hanno consentito di dare una risposta alle esigenze profonde di riorganizzazione. ***** Dopo anni di amministrazione del Policlinico nel coacervo degli Ospedali Riuniti. Così ad inizio degli anni ’90 si cerca di raggiungere il loro contenimento attraverso due strumenti di gestione: l’aziendalizzazione dei grandi ospedali. 14 dicembre 1994). più che per capacità gestionale. avocata a sé dai Rettori. si è fondata sulla moltiplicazione delle strutture ai livelli medio-alti e non su regole premianti la meritocrazia. che sposta le proprie richieste sulla domanda di salute. sfruttato spesso dal Rettore di turno con una mal riposta logica di compensazione del consenso ricevuto. e la remunerazione degli atti medici a tariffa pre-fissata (D.M. voluto da Baccelli. entra nel futuro le tecnico-amministrativo e socio-sanitario) fa della Facoltà di Medicina il maggior “giacimento” di voti. si deve al Rettore Antonio Ruberti la riconduzione del Policlinico ad ospedale d’insegnamento per la Facoltà di Medicina e quindi ad una gestione assunta in prima persona dall’Università. da praticare non tenendo in conto solo la stratificazione accademica gerarchica.Policlinico Umberto I: l’Ospedale dei Romani. all’affermarsi di tecnologie sofisticate nella diagnostica per immagini. La gestione è stata affidata a Direttori generali: qualcuno di questi si è distinto per l’eloquio forbito. televisione). affidati alla managerialità monocratica di un direttore generale (decreto legislativo 502/1992).

Si tratta di una riorganizzazione profonda. Andrea.Luigi Frati modello organizzativo più opportuno. alla quale ci stiamo accingendo con importanti investimenti in edilizia e tecnologie. che stenta ad affermarsi nel mondo ospedaliero. cardiovascolare. ma soprattutto su di una organizzazione funzionale alla ricerca-didattica integrata con l’assistenza. tra “area h24” (quella delle degenze) ed “area h12” (quella degli ambulatori e dei day hospital) ed ancora tra un’organizzazione fondata sulle discipline (universitarie od ospedaliere. mentre della gestione del reparto si occupa lo staff infermieristico. se non di propensione allo sfascio ed alla implosione di sistema. è pressoché la stessa cosa: cardiologia distante da cardiochirurgia. di cui vi è evidenza nel Piano sanitario regionale 2003. L’indicazione di 900 posti letto in diminuzione (!!!) rimane imperdonabile per i coautori: Rettore. proprio perché siamo e vogliamo restare Policlinico universitario. etc. si attenua il ruolo della divisione (o della cattedra) quale “possesso” del suo dirigente medico-professore: la struttura organizzativa di base diviene strumentale al ricovero del malato. aperti all’innovazione strutturale ed organizzativa. La reazione violenta della Facoltà e del suo Preside e delle forze sociali ha riportato il volume assistenziale ad una misura compatibile con un piano di rilancio (circa 1.-Regione del marzo 2004). Di questa riorganizzazione vogliamo essere protagonisti. nel quale è forte la rigidità delle “divisioni” e 380 . approfittando del decentramento della II Facoltà al S. neurologia da neuroradiologia e da neurochirurgia) ed un’organizzazione basata sulle necessità del malato (che è malato gastroenterologico.020 posti-letto accertati nella Conferenza dei Servizi Università-Regione-Ministeri del 29 luglio 1999. cercando di recuperare 10 anni di inerzia. che. che si fonda anche sulla “economia” di gestione. In questa nuova logica.: medicochirurgico. dava un’indicazione per il Policlinico di un potenziale assistenziale ridotto a meno della metà dei 2. con una organizzazione integrata). Direttore generale. neurologico. Questa è la sfida che stiamo raccogliendo adesso. che è studiato e curato dal medico-docente. non necessariamente “staticamente” a sua esclusiva conduzione).300 postiletto: accordo Presidenza Facoltà-OO.SS. Verso dove andare? In questo riassetto organizzativo la scientificità diagnostico-terapeutica (appropriatezza medica) si deve dunque confrontare con nuove modalità organizzative (appropriatezza organizzativa) ed entrambe richiedono una revisione radicale del sistema di funzionamento dell’ospedale. Giunta Regionale dell’epoca.

L’Università per fortuna ha la caratteristica di avere alcuni punti di riferimento meritocratici: il valore scientifico-professionale è largamente riconducibile alla pubblicistica internazionale (con il relativo impact factor) ed è così possibile andare oltre la gestione burocratico-politica del sistema. già tre volte Ministro della Pubblica Istruzione. che a sua volta è nominato con scelta fiduciaria dalla politica regionale. semplici a valenza dipartimentale o interdipartimentale. Il ministero aveva competenze anche su commercio ed industria: Baccelli distribuì gratuitamente i concimi minerali. a 381 . fu anche Ministro dell’Agricoltura (fu l’ultimo suo incarico ministeriale. Già nel 1889 aveva opposto al piano nazionale di disboscamento del Ministro Salvatore Majorana Calatabiano l’istituzione di una “Festa degli alberi”. in particolare da parte dei Ricercatori (con conseguente assegnazione di funzioni). dal 1901 al 1903.Policlinico Umberto I: l’Ospedale dei Romani. da celebrare in ogni Comune da parte delle scolaresche. tramite un censimento concordato tra Azienda e Facoltà.) e forte è il potere del primario-dirigente sull’attribuzione di responsabilità ai medici da lui coordinati. etc. Ed è questa la scommessa più importante: valorizzare in termini meritocratici le tante competenze che si sono formate nel Policlinico. ***** Pochi forse sanno che Guido Baccelli. Significativo è allora che con la attuale direzione generale. semplici. Si aggiunga che il 70% dei dirigenti-primari degli ospedali è passato attraverso una o più sanatorie e che i restanti dirigenti sono stati scelti spesso dalla politica attraverso il sistema perverso della idoneità aperta (che quindi non si nega a nessuno) e della scelta fiduciaria tra gli idonei da parte del Direttore generale. fortemente voluta da questa dirigenza dell’Università. voluto da Baccelli. la propria esperienza scientifico-professionale. sia stata offerta a tutti i docenti la possibilità di mettere in evidenza. in un’Italia all’epoca fondamentalmente agricola). entra nel futuro dei relativi primariati (adesso si chiamano unità operative complesse. dette premi agli agricoltori che avessero migliorato la resa agraria (inguaribile meritocrate!). istituì e poi incentivò i campi sperimentali agrari (altrettanto inguaribile ricercatore!). Nel febbraio 1902 Baccelli riuscì a far firmare dal re Vittorio Emanuele III il decreto che faceva divenire nazionale quella Festa. ai quali si deve se il Policlinico è classificato per validità scientifico-professionale il primo in Italia. del personale medico e di quello sanitario.

ma perché [tu li veda crescere] … e la vita peserà di più sulla bilancia. Renato Guarini. diceva Baccelli. che in una sua poesia più o meno dice così: … a settant’anni pianterai. guardare al futuro. a chi ci ricorda che a settant’anni o giù di lì dovremmo pensare ad altro che all’Università. cioè sulla nostra storia e sul comune impegno a servizio delle istituzioni e della società civile. Il giorno che inizieranno i lavori per l’ammodernamento strutturale e tecnologico del Policlinico. Preside della I Facoltà di Medicina e Chirurgia 382 .Luigi Frati primavera o in autunno. Luigi Frati. Ed offriremo ai presenti. per vederlo crescere e guardare al futuro. che amplifichi le possibilità di valorizzazione meritocratica delle professionalità e che renda fruibili le molte eccellenze diagnostico-curative per i tanti che vedono nel Policlinico l’ospedale dei romani. degli ulivi [alberi forti e che danno frutti ai quali è legata la nostra tradizione]. con il Direttore amministrativo dell’Università Carlo Musto D’Amore.. …non perché restino ai tuoi figli.. ama citare il poeta turco Nazim Hikmet. con l’Assessore regionale alla Sanità Augusto Battaglia e con il Direttore generale del Policlinico Ubaldo Montaguti una copia di questo volumetto sul Policlinico Umberto I. Che c’entrano gli alberi? Il Rettore Prof. in una visione unitaria e nel contempo articolata. il Rettore Guarini ed io pianteremo un ulivo. insieme con il Preside della II Facoltà Vincenzo Ziparo. Piantare un albero.

PARTE V Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I .

IL PROGETTO PRIMITIVO 385 .

Ermanno Bonucci Immagini tratte dal Volume stampato in occasione dell’ XI Congresso Medico Internazionale tenutosi in Roma il 29 Marzo 1894 e contenente il Progetto dell’Architetto Giulio Podesti. 386 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 387 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 388 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 389 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 390 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 391 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 392 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 393 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 394 .

395 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 396 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 397 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 398 .

IL PROGETTO ESECUTIVO .

.Immagini tratte dal Volume stampato nel 1902 a cura del Ministero dei Lavori Pubblici a ricordo della costruzione del Policlinico Umberto I.

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Frontespizio Veduta a volo d’uccello del Policlinico 401 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta del Policlinico dal lato sud Prospetto del Palazzo centrale dell’Amministrazione 402 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Scala principale del Palazzo dell’Amministrazione (parte inferiore) Scala principale del Palazzo dell’Amministrazione (parte superiore) 403 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Prospetto della Clinica Medica Prospetto della Clinica Chirurgica 404 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Prospetto delle Cliniche Patologica e Chirurgica Prospetto della Clinica Dermosifilopatica 405 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta laterale della Clinica Dermosifilopatica Prospetto della Clinica Ostetrico-Ginecologica Clinica Ostetrico-Ginecologica veduta da mezzogiorno 406 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta esterna dei Padiglioni Ospedale Sala di dissezione nel Padiglione Crupposi 407 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta interna della Cucina a vapore Veduta della Cappella 408 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta interna della sala delle caldaie Veduta della caminiera 409 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta aerea della Lavanderia Veduta interna del locale delle lavatrici 410 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Viale posteriore alla Cliniche con veduta dei canili e delle prese d’aria Sezione Clinica Ostetrica e Ginecologica 411 .

ALCUNE DELLE PRIME COSTRUZIONI .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Per l’iconografia si ringrazia l’Ufficio Tecnico dell’Università “La Sapienza” ed in particolare l’Architetto Carla Onesti .Settore Archivio Storico sul patrimonio architettonico. 414 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Clinica Pediatrica Clinica Psichiatrica 415 .

Chimica Fisiologica .Farmacologia Medicina Legale 416 .Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Fisiologia umana .

IL BOMBARDAMENTO DEL 19 LUGLIO 1943 .

418 .Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Si ringrazia l’Istituto Luce per aver messo a disposizione il materiale fotografico di questa sezione ed in particolare il Direttore dell’Archivio Storico Edoardo Ceccuti e Patrizia Cacciani.

Chimica Fisiologica e Farmacologia danneggiato dal bombardamento Ala destra dello stesso Istituto 419 .Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I L’Istituto di Fisiologia umana.

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I I gravi danni del bombardamento Reparto di Clinica Ortopedica dopo il bombardamento 420 .

Giorgio Maggioni all’ingresso della Clinica Pediatrica gravemente danneggiata 421 .Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Reparto di Clinica Ortopedica Il Prof.

LATO OVEST VIA DELLE MURA DI BELISARIO (Oggi Viale del Policlinico) .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Clinica Chirurgica Patologia Chirurgica 425 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Lato della Patologia Chirurgica 426 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Padiglione Clinica Medica Padiglione Clinica Oculistica 427 .

LATO EST-SUD VIALE DELLA REGINA (Oggi Viale Regina Elena) VIALE DEL CASTRO PRETORIO (Oggi Viale dell’Università) .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Ingresso Clinica Ostetrica Clinica Pediatrica 431 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Stenditoio Stenditoio 432 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Viale Regina Elena Angolo Viale Regina Elena 433 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Angolo Viale dell’Università Progetto della Clinica di Malattie Infettive 434 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Viale dell’Università 435 .

VEDUTE AEREE .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Laboratorio analisi e dissezione III Clinica Chirurgica 439 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta aerea della “Caminiera” Retro Clinica delle Malattie Nervose e Mentali 440 .

I CANTIERI .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Impalcature 443 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Cantieri sul retro della Clinica Oculistica 444 .

GLI EDIFICI ALL’INTERNO DEL POLICLINICO .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Passaggio perigeo tra gli edifici Passaggio perigeo tra gli edifici 447 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Ingresso Lavanderia

448

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Sala delle lavatrici

Veduta dall’alto della sala lavatrici

449

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Retro della lavanderia ed alloggio suore

Veduta di scorcio della “caminiera”

450

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Annotazioni tecniche relative ad un edificio

451

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

III Clinica Chirurgica (ingresso)

452

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Pronto Soccorso

453

LE “NUOVE” COSTRUZIONI

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Progetto della Clinica Otorinolaringoiatrica

Progetto della Clinica Otorinolaringoiatrica

457

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Clinica Otorinolaringoiatrica Clinica Otorinolaringoiatrica vista da viale dell’Università 458 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Ingresso della Clinica Pediatrica Ingresso del Nido 459 .

CLINICA OSTETRICA E GINECOLOGICA: AULA .SALA OPERATORIA .LABORATORIO .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Aula Sala operatoria con osservatorio 463 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Sala operatoria Laboratorio 464 .

CARTELLONISTICA .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 467 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 468 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 469 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 470 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 471 .

le Aldo Moro. 5 .it .editriceateneo.Finito di stampare nel mese di dicembre 2006 presso il Centro Stampa Università Università degli Studi di Roma La Sapienza P.00185 www.

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