MEDICINA NEI SECOLI, Supplemento 2006

IL POLICLINICO UMBERTO I Un secolo di storia
Edizione a cura di Carla Serarcangeli

© Copyright 2006 Casa Editrice Università degli Studi di Roma “La Sapienza” P.le Aldo Moro, 5 - 00185 Roma www.editriceateneo.it Iscrizione nel Registro Operatori Comunicazione al n° 11420
ISSN n° 0394/9001 ISBN 88-87242-86-0 ISBN 978-88-87242-86-7

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SOMMARIO PREFAZIONE: CENTO ANNI DI STORIA DEL POLICLINICO UMBERTO I RENATO GUARINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 005 PARTE I: UN POLICLINICO “EUROPEO” IL POLICLINICO UMBERTO I: ESIGENZA DELLA COSTRUZIONE ANTONIO BOCCIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 013 I CRITERI DI PROGETTAZIONE: UN FUTURO CHE VIENE DAL PASSATO
ROBERTO PALUMBO – ANNA MARIA GIOVENALE

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 027

UN TESTIMONE PREZIOSO: COSA RACCONTA DEL POLICLINICO “IL POLICLINICO” VITO CAGLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 037 PARTE II: GLI ISTITUTI “BIOLOGICI” DI FONDAZIONE IL DIPARTIMENTO DI ANATOMIA UMANA TINDARO G. RENDA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 051 LA SCUOLA BIOCHIMICA ROMANA GINO AMICONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 071 L’ISTITUTO DI FISIOLOGIA UMANA FABRIZIO EUSEBI – ROBERTO CAMINITI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 093 L’ISTITUTO DI PATOLOGIA GENERALE PIER PAOLO GAZZANIGA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 103 L’ISTITUTO DI ANATOMIA E ISTOLOGIA PATOLOGICA ERMANNO BONUCCI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 123 L’INSEGNAMENTO DELLA FARMACOLOGIA PIETRO MELCHIORRI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 139 LA SCUOLA ROMANA D’IGIENE
GIANFRANCO TARSITANI – ROSELLA DEL VECCHIO – CARMINE MELINO

. . . . . . . . . P. 153

PARTE III: LE CLINICHE LE SCUOLE DI MEDICINA INTERNA DOMENICO ANDREANI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 173

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LA CLINICA CHIRURGICA: LA STORIA E LA SCUOLA VINCENZO ZIPARO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 191 CENT’ANNI DI POLICLINICO: LA CHIRURGIA GIORGIO DI MATTEO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 207 LA CLINICA OSTETRICA E GINECOLOGICA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 223

ANTONIO PACHÌ

LA CLINICA PEDIATRICA
MANUEL A. CASTELLO – GIORGIO MAGGIONI

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 237

LA CLINICA OTORINOLARINGOIATRICA ROBERTO FILIPO – ELIO DE SETA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 249 LA CLINICA OCULISTICA PAOLA PIVETTI PEZZI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 267 LA CLINICA DERMATOLOGICA
VITTORIA SERAFINI – STEFANO CALVIERI

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 281

LA CLINICA DELLE MALATTIE TROPICALI E SUBTROPICALI ANTONIO SEBASTIANI – CARLA SERARCANGELI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 295 LA CLINICA DI MALATTIE NERVOSE E MENTALI ALBERTO GASTON . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 313 LA CLINICA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA LUIGI ROMANINI – EMILIO ROMANINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 325 PARTE IV: IL POLICLINICO OGGI – RICERCA ED ORGANIZZAZIONE RICERCA DI ECCELLENZA AL POLICLINICO UMBERTO I . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 345

ALBERTO GULINO

L’AZIENDA POLICLINICO ED IL SUO INSERIMENTO NEL SSN GIUSEPPE GRAZIANO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 359 POSTFAZIONE: POLICLINICO UMBERTO I: L’OSPEDALE DEI ROMANI, VOLUTO DA BACCELLI, ENTRA NEL FUTURO LUIGI FRATI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 373 PARTE V: ALCUNE IMMAGINI NELLA STORIA DEL POLICLINICO UMBERTO I

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PREFAZIONE CENTO ANNI DI STORIA DEL POLICLINICO UMBERTO I Quando poco oltre la metà del XIX secolo Guido Baccelli, che è clinico medico nell’Università La Sapienza e Ministro della Pubblica Istruzione, pensa ad una struttura di ricerca e di formazione per i futuri medici la medicina è attraversata da una di quelle rivoluzioni di cui parla Thomas S. Kuhn nel suo The structure of scientific revolutions. In quei tempi i rimedi terapeutici realmente efficaci sono davvero pochi, la diagnosi si avvale quasi esclusivamente dell’esame fisico e del rilievo di polso ed urine, poco di più di quanto accadeva ai tempi d’Ippocrate. Vi erano stati però segni di crisi epistemologica anche in Italia: alla Prima riunione degli scienziati italiani, tenutasi a Pisa nell’ottobre del 1939, la sezione medica è inaugurata da Giacomoandrea Giacomini, professore di clinica medica a Padova, con la lettura Della natura e della vita del sangue, nella quale – così recita il resoconto – sono illustrati i risultati discordi delle esperienze de’ chimici moderni, concludendo che le alterazioni del sangue non possono essere, generalmente parlando, che secondarie; e che il pervertimento del fluido [il sangue] essendo la conseguenza del pervertimento anteriore del solido [organi e tessuti], ne consegue il corollario terapeutico che, a riordinare il turbamento de’ tessuti, e non a correggere le alterazioni del sangue, deve essere quasiché sempre diretta ogni clinica operazione. Giacomini era un vitalista legato alla tradizione e sospettoso verso le novità (la sua terapia era largamente fondata sul salasso), cosicché inevitabile è lo scontro con il cesenate Maurizio Bufalini, clinico medico a Firenze, che aveva già diviso il mondo medico con il saggio Sulla dottrina medica della vita, nel quale aveva sostenuto che la materia della quale si compone il soggetto che vive… a ragione dei nostri mezzi analitici non differisce di un minimo della comune materia. Non sorprende perciò che nel Congresso pisano la sua polemica finisse raccomandando caldamente la utilità de’ tentativi fisici e chimici nelle ricerche sulla natura del sangue; ché se l’organismo umano è composto di solidi e di fluidi… eguale impor5

Renato Guarini

tanza debbono pure avere ove si facciano argomento delle nostre esperimentali considerazioni relativamente allo stato sano o morboso del corpo umano. E sempre Bufalini, commentando le “Statistiche degli Ospedali” presentate dal Ferrario, afferma che le statistiche si possono riferire alle cagioni delle malattie o ai segni di queste o ai metodi di cura… in ogni caso lo studio nostro intende a stabilire un rapporto tra la causa e l’effetto… L’eco della riunione degli scienziati e dei dibattiti che impongono anche alla medicina di far tesoro degli avanzamenti della fisica e della chimica percorre le Facoltà mediche, tanto che nascono nuove discipline (biologia, patologia generale, igiene), rivolte a trarre elementi conoscitivi dalla sperimentazione, dall’epidemiologia, dallo studio dell’influenza delle condizioni ambientali o sociali sulle malattie. Anche in Italia dunque matematica, fisica e chimica cominciano a scuotere la medicina clinica e la crisi epistemologica diventa irreversibile quando in Europa la medicina sperimentale di Claude Bernard, la batteriologia di Louis Pasteur e Robert Koch e la patologia cellulare di Rudolph Virchow spostano la centralità della medicina verso l’esperimento dalla corsia, nella quale i malati stazionano anche per mesi in attesa di una evoluzione. Il laboratorio ed il gabinetto di analisi divengono i luoghi dove si riproducono le condizioni patologiche nell’animale da esperimento e si conducono le prime analisi chimiche su liquidi organici (urine e sangue) ed estratti di tessuti, mentre citochimica ed istochimica permettono di differenziare per morfologia, ma anche per funzione, tessuti, cellule e batteri. Su queste fondamenta in Italia si affermano nuove interazioni tra scienze naturali e medicina clinica, a Pavia (e poi a Torino) con Giulio Bizzozero, che scopre la funzione emopoietica del midollo osseo e quella coagulativa delle piastrine, e Camillo Golgi, con l’istochimica delle cellule nervose e gli studi sulla malaria, ai quali dà un contributo fondamentale la scuola medica romana, con Ettore Marchiafava, Angelo Celli, Amico Bignani e Giovanni Battista Grassi. Su questo scenario di medicina positivista interviene dunque Guido Baccelli, clinico medico alla Sapienza, grande maestro che non esita a portare all’Università il medico condotto di Civitavecchia, quell’Augusto Murri che poi diviene cattedratico a Bologna e che orienterà la clinica in senso fisiopatologico, alla 6

Prefazione

ricerca delle cause delle malattie, ben distinte dai sintomi. Baccelli intende la medicina come strumento di avanzamento a servizio della gente, attento ai suoi rapporti con le condizioni sociali (la miseria è la madre delle malattie – egli dice): il suo credito è grande, è amato dalla gente e rispettato dalla politica, e decide così di mettere a frutto il suo prestigio con l’ambizioso progetto di costruire un luogo dove gli avanzamenti scientifici divengano la base della formazione medica e della migliore cura dei malati. Il Policlinico di Roma, intitolato al re Umberto I, è la risposta all’epoca più avanzata in Europa alle esigenze della nuova medicina: un campus unico, nel quale riunire tutte le competenze scientifiche e professionali che facciano da supporto ad una buona formazione. Nel perimetro del campus debbono trovare spazio edifici universitari con biblioteche e laboratori di ricerca, con al centro padiglioni ospitalieri di ricovero per malati, dai quali trarre i casi più appropriati per la didattica o più interessanti per la ricerca. La logica di Baccelli è anche quella della unitarietà nella specificità, cosicché nel progetto tutti gli edifici sono collegati da un doppio camminamento, ipogeo e perigeo. Baccelli precisa bene la finalità del suo progetto, rivolto a dare agli studenti gli elementi formativi per entrare nella medicina di domani, nella quale si stanno spalancando gli orizzonti della ricerca fondata sulle scienze naturali: quelle che oggi sono chiamate scienze biologiche sono ospitate negli edifici perimetrali, come ad es. zoologia e biologia con patologia generale ed anatomia patologica o giusto di fronte al Policlinico (anatomia ed anatomia comparata). Nasce così con un primo finanziamento statale del 1881 (legge n. 209, Baccelli è appena stato nominato Ministro, succedendo a Francesco De Sanctis) il più grande progetto organico di Policlinico, al quale viene dedicata un’area demaniale specifica con vincolo permanente di destinazione d’uso, nel quale si fondono tre principi, posti a base della formazione del medico: l’apertura della medicina alle scienze naturali, che della medicina sono fondamento scientifico; lo sviluppo della clinica, con edifici propri dedicati agli ambiti generali (medicina, chirurgia), ma anche a specialità, nei quali corsie, biblioteche e laboratori (gabinetti d’analisi) costituiscano la base per l’avanzamento delle conoscenze e quindi per una buona formazione; l’utilità sociale, con i padiglioni ospedalieri e la 7

Renato Guarini

possibilità di ricovero nelle cliniche a carico dell’assistenza pubblica. Non solo ricerca e clinica avanzata, ma anche sviluppo di una rete assistenziale-caritativa: Guido Baccelli riesce a far inserire, infatti, il Policlinico nell’ambito della legge n. 6972/1890, che disciplina in particolare le opere pie […Pio Istituto e Ospedali Riuniti] e gli altri enti morali che avessero per fine « ... di prestare assistenza ai poveri, tanto in istato di sanità quanto di malattia» (articolo 1), disponendo anche che «in ogni Comune è istituita una congregazione di carità ... » (articolo 2), mentre con la legge 20 luglio 1890 n. 6980 lo Stato ha finanziato ed avocato a sé la costruzione del Policlinico universitario, con i 10 padiglioni ospedalieri assegnati nel 1898, quando Baccelli è di nuovo Ministro nel Governo Pelloux, in uso al Pio Istituto S. Spirito a titolo di risarcimento di edifici ospedalieri siti nel Lungotevere S. Angelo ed espropriati (concessione revocata con la legge 26 ottobre 1964 n. 1149, che ha dato autonomia gestionale al Policlinico Universitario). In circa 10 anni il Policlinico è terminato, viene inaugurato nel 1904, e diviene così un prestigioso complesso di formazione, ricerca ed assistenza, nel quale hanno modo di svilupparsi grandi scuole. Quando negli anni ’30 viene costruita la Città universitaria ed il complesso universitario diviene lo Studium Urbis lo sviluppo della scienza biomedica ha nuovi ambiti, ormai maturi, come fisiologia e biochimica o igiene e microbiologia, che trovano spazio in edifici all’interno del progetto piacentiniano. Ma non si comprenderebbe lo straordinario sviluppo dei vari settori disciplinari, di cui sono stati e sono protagonisti il Policlinico e le Facoltà mediche della Sapienza, se non si conoscesse il presupposto fondamentale sul quale Baccelli ha costruito il suo progetto, nel quale l’architettura d’insieme è funzionale ad una idea di formazione e ricerca. Questo fascicolo speciale della nostra rivista di storia della medicina [Medicina nei Secoli] è in modo opportuno dedicato alle scuole che hanno preso corpo nella Facoltà di Medicina e nel suo Policlinico: i grandi nomi scorrono e ci ricordano pezzi di storia, in chirurgia con Durante, Paolucci, Valdoni e Stefanini, in medicina con Frugoni, Condorelli e Cassano e così in tutti gli altri settori, nei quali spesso al Policlinico vi è stata la prima cattedra in Italia (sperimentale, come per microbiologia o biochimica, o clinica, come per medicina tropicale o endocrinologia, tanto per fare alcuni esem8

con l’apporto di tanti docenti e del personale socio-sanitario. di generazioni di medici che vi si sono formati. fulcro essenziale della memoria del divenire scientifico e di come la ricerca universitaria sia in grado di entrare nel futuro. di vita vissuta. di vicende umane. che si deve all’attività della sezione di Storia della Medicina diretta dalla Professoressa Luciana Rita Angeletti ed al coordinamento editoriale della Professoressa Carla Serarcangeli. Ebbene Paolucci. con i tanti personaggi che ne hanno fatto una parte viva della Sapienza. dà rifugio a casa sua ai professori ebrei.Prefazione pi). tra cui Mario Camis. Il Policlinico è stato anche partecipe di intrecci con le vicende politiche dei vari tempi. Renato Guarini Rettore dell’Università di Roma La Sapienza 9 . il comandante della spedizione che aveva affondato il 1 novembre 1918 a Pola la nave ammiraglia austro-ungarica Viribus Unitis. la prima in Italia e tra le prime in Europa. con episodi che dimostrano comunque il prestigio dei suoi professori. nel pieno delle discriminazioni razziali che nel 1938 colpiscono anche l’Università. In questo fascicolo. I diversi articoli illustrano appunto le scuole. che ne costituiscono l’ossatura fondamentale. come nel caso del chirurgo Raffaele Paolucci. con le sue ricerche di prestigio. Facoltà e Policlinico sono dunque densi di scienza. Tanto che anche a questa Facoltà si deve se la nostra Università è giudicata. il fondatore della neurofisiologia e neurobiologia italiana. la storia del Policlinico e della Facoltà medica scorre dunque con le sue immagini vive. nel ranking internazionale.

PARTE I Un Policlinico “Europeo” .

Il Policlinico umberto I: esigenza della costruzione IL POLICLINICO UMBERTO I: ESIGENZA DELLA COSTRUZIONE ANTONIO BOCCIA 13 .

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essa sarà utile ed in qualche misura di supporto anche per meglio comprendere la storia recente e le difficoltà che ancora oggi si incontrano nella gestione e nell’attività del Policlinico Universitario in cui si incrociano e si sommano i problemi della formazione del medico e di tanti professionisti di sanità. venne deliberato e stipulato un documento nel quale. Rileva come fra tutti gli stabilimenti consimili in Roma. in cui circa 100 giovani. ossia una caritatevole assistenza agli infermi. di chirurgia e di farmacia pratica. vanti il primato l’Arcispedale Pontificio detto di Santo Spirito in Sassia. 15 . Nel 1711 tra Lancisi ed il Commendatore del Santo Spirito. gli Istituti Nosocomiali siano divenuti anche vere scuole di medicina. radici lontane che non possiamo non ricordare. Il Pio Istituto Santo Spirito in Sassia Nel 1676 nell’Ospedale Santo Spirito era ammesso. esse avevano per sede il vestibolo della biblioteca e si ha notizie che tali riunioni avevano per oggetto la discussione dei casi clinici più importanti occorsi nelle corsie dell’Ospedale Santo Spirito o verificati al tavolo anatomico. Il bibliotecario della Lancisiana curava la compilazione dei verbali e la loro pubblicazione al termine di ogni anno2. le responsabilità diverse e tuttavia interagenti nella formazione e nell’assistenza. oltre molti altri. si sviluppa in tempi lunghi. il modificarsi dei quadri amministrativi e legislativi di riferimento sia nell’istruzione sia nell’assistenza percorrono la storia dalla istituzione e la condizionano. ma anche storia di una struttura fisica che. istituite da Lancisi. il quale oltre la sua peculiare e multiforme funzione di beneficenza devesi considerare come pubblico utilissimo Seminario. ricorda come. Giorgio Spinola. La storia delle origini e delle esigenze di costruzione del Policlinico ha. che giornalmente vi vengono per far quivi la pratica. tra l’altro. tra medici e chirurghi e speziali. Per quanto riguarda le adunanze scientifiche. come assistente medico dell’Ospedale. sul Policlinico1: La presenza di universitari e di ospedalieri nella stessa struttura. Storia di Istituzioni e di uomini. Mons. infatti. l’illustre medico dopo avere accennato allo scopo principale cui debbono rispondere gli ospedali. Giovanni Maria Lancisi. nata sulla base di un disegno originario di grande respiro. attraverso i secoli. di continuo vi dimorano.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione Prologo Affermava Antonio Ruberti nella prefazione del testo storico. e forse in tutta l’Italia. scritto da Stroppiana. della ricerca. dell’assistenza.

Egli così riassumeva il lavoro che si proponeva di eseguire e che venne parzialmente attuato: riordinamento completo delle sale esistenti. Adottò il metodo di registrare le ordinazioni mediche e chirurgiche fatte fuori di visita. l’appalto delle forniture concesso mediante pubblica asta. per evitare errori a danno degli infermi. temendo che i frequenti allontanamenti potessero intralciare le esigenze del servizio ospedaliero. procedette al restauro del S. In sottordine esisteva un ruolo speciale formato dai cosiddetti giovani cui erano attribuite tutte le funzioni di assistenza e pulizia. Dopo il manicomio. Spada ed il successore Febei promossero ulteriormente l’aggiornamento e l’istruzione dei medici e del personale. tutti scelti per concorso in conformità delle disposizioni emanate da Mons. Spirito. ma i precettori del Santo Spirito furono sempre poco disposti ad inviarvi i giovani. Francesco Azzurri. fino agli ampliamenti del secolo XVIII. stabilì utili regole per la contabilità e la registrazione dei malati. Nessun giovane. Fin da allora i concorsi erano notificati mediante avvisi pubblici a stampa affissi per la città. per volontà di Pio IX. Spada. Durante il suo governo. di cui fece parte come presidente il Mons. sotto l’autorità di una Deputazione unica. divisione della Corsia Sistina in due sale distinte. Ne derivò uno stabilimento modello. sotto qualunque titolo. i prodotti farmaceutici acquistati direttamente nei grandi mercati d’Europa. 16 . designando uno dei chirurghi primari ad impartire lezione due volte la settimana. ove tutto occorreva rivedere su nuove basi. che per lunghi anni rimase all’altezza della scienza moderna. poteva rimanere nell’Ospedale più di sette anni. con decreto del 30 settembre 1824. Ristrutturazioni e restauri Dopo aver visitato i migliori stabilimenti ospedalieri d’Europa. Esisteva è vero in Roma l’Università con propria Facoltà Medica.Antonio Boccia Assistenza sanitaria Per lungo tempo. si accinse all’ardua fatica di sistemare l’asilo romano dei pazzi. Mons. l’Ospedale ebbe quattro medici primari con relativi assistenti. rispettate gelosamente nelle loro dimensioni. valoroso artista. il medesimo architetto. libere a quanti ne avessero fatto richiesta. Il tempo di Quaresima era stabilito per le dissezioni anatomiche. Leone XII (1823-29). Giuseppe Antonio Sala. Al Santo Spirito aprì un quartiere speciale per cronici. riunì nuovamente il Santo Spirito insieme con gli altri ospedali.

All’epoca dei restauri era commendatore del Santo Spirito Mons. accogliendo le istanze di Guido Baccelli.Tre piccole sale 28 “ Totale 712 “ Per il servizio di medicina. Il Policlinico Umberto I e l’insegnamento universitario A Roma. corredata di tutto ciò che poteva contribuire al miglioramento della loro sorte. non senza ostacoli e difficoltà. nel 1870 conclusosi il potere temporale dei Papi prese avvio. Filippo 16 “ . oltre a concedere nuovi locali ed arredamento idoneo. aveva decretato anche l’istituzione di una cattedra di Anatomia patologica. sia per il suo stato di decrepitezza. sia per la sua pessima disposizione. e di uno stabilimento completo idroterapico.Sala S. si ricusa ad una ragionevole trasformazione.Sala S.Corsia Sistina. vi erano sei primari con obbligo di visita due volte al giorno. dotato di quanto fosse necessario. centralizzazione dei servizi generali. non presentando nulla di pregevole.Sala dei bambini 22 “ . Auspicava prossimo il giorno in cui sorgesse un ricovero speciale per questi malati. la Riforma dell’Università che 17 . Ai tisici l’Azzurri apprestò una nuova dimora. La farmacia aveva un capo-speziale e sei farmacisti: non esisteva farmacopea speciale ed i medici potevano ordinare ciò che ritenevano necessario. Achille Maria Ricci (1865-1870) che. ed infine usufrutto di una area rilevante per la erezione delle fondamenta di una Clinica medica.Sala Benedettina 216 “ . Allo scadere dell’amministrazione ecclesiastica. Il servizio chirurgico era disimpegnato da un primario con due chirurghi sostituti e quattro sotto-sostituti. sbarazzata delle fabbriche adiacenti e tolta dall’immediato contatto della Corsia Sistina. comprese le carriole 330 letti . restauro completo della corsia di Alessandro VII sino al Tevere. Giacinto per i tisici 14 “ . Ciascun primario aveva assistente e sottoassistente.Sala Alessandrina 64 “ . Girolamo 22 “ .Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione demolizione ragionata di quanto. la capacità complessiva del Santo Spirito era così distribuita: .Sala S. già professore di clinica medica.

dagli Ospedali civili. l’area che attualmente occupa. Nel novembre del 1870 ad opera del Regolamento Brioschi furono accorpati i corsi di Medicina e Chirurgia. ai teatri anatomici. La Commissione stabilì. Occorreva superare le vecchie concezioni didattiche preunitarie. I1 più grande monumento alla Carità ed alla Scienza 18 . senza contare il fatto che i fatiscenti e monumentali ospedali tardo trecenteschi mal rispondevano ai recenti sviluppi della batteriologia e fisiopatologia ed alle norme igienico-sanitarie. Successivi regolamenti definirono via via la struttura della Facoltà medica di Roma. nel 1881 in carica come Ministro della Pubblica Istruzione convocò una commissione con il compito di esaminare i problemi inerenti la costruzione del Policlinico. La Convenzione. che aveva lavorato senza tregua al progetto di un grande ospedale che accorpasse tutte le Cliniche già dal 1874. per lo studio. I1 progetto originario collocava il Policlinico Romano sul Colle Esquilino. alla presenza del Re d’Italia Umberto I e della consorte Regina Margherita. Direttore della Regia Clinica Medica di Roma.Antonio Boccia da Pontificia divenne Regia. I lavori effettivi iniziarono solo l’anno successivo e nel 1902 il progetto era quasi ultimato. Negli ordinamenti precedenti. tra l’altro. alle sale incisorie degli ospedali. L’impulso decisivo alla costruzione del Policlinico fu dato 10 anni più tardi quando l’imponente progetto fu inserito nelle Opere Edilizie della Capitale. I1 27 dicembre 1870 fu così stipulata la convenzione tra il Ministero della Pubblica Istruzione e le Amministrazioni degli Ospedali Romani per la pratica della Clinica. Le riviste mediche ospitano articoli di ingegneria ospedaliera. infatti. aveva comportato una dispersione degli insegnamenti per tutta la città sollevando il problema per una nuova soluzione logistica. Così. ma desidera adeguarsi alle moderne strutture europee. che oltre le cliniche obbligatorie il Policlinico dovesse ospitare anche gli ospedali-cliniche ove accogliere gli ammalati più “interessanti” evitando di prelevarli. Guido Baccelli. La classe medica non vuole la ristrutturazione dei vecchi edifici. Nell’insegnamento universitario una delle spinose questioni da affrontare era quella di assicurare un’adeguata formazione clinica agli studenti. per motivi di assetto urbanistico. pur risolvendo la parte della prassi clinica. il 19/1/1888 fu posta la prima pietra. successivamente fu scelta. I consensi alla costruzione di nuovi ed efficienti ospedali è unanime. l’insegnamento si limitava alla “lettura”. All’Architetto Giulio Podesti coadiuvato da Cesare Salvatori ed Edgardo Negri fu affidata la progettazione della monumentale opera.

II. di cui 40. … da una cancellata di ferro poggiata sopra un piccolo zoccolo di muratura. sede della Direzione. e dall’altra il fabbricato 19 . di forma rettangolare. si elevano fino a metri sei sul sottostante livello stradale. antico Castro Pretorio. Ortopedica-traumatologica. Così all’epoca vengono descritti il progetto e le opere frutto dell’ingegno del Podesti e della Commissione3: l’area destinata al Policlinico è in una delle zone più salubri di Roma. sono allineati i bei fabbricati destinati alle diverse Cliniche universitarie (Clinica Oculistica. Dermo-sifilopatica.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione fu inaugurato nello stesso anno con una solenne cerimonia al Campidoglio alla presenza delle massime autorità statali. da una parte si trova la Clinica ostetrico-ginecologica. Dal lato opposto al viale del Policlinico. si trovano tutti su una stessa linea e sono tutti collegati fra di loro da passaggi coperti. Odontoiatria e Protesi dentaria. ove. delle Malattie nervose e mentali. della Farmacia.45 sopra il livello del mare. Clinica e Semeiotica Medica. Clinica Chirurgica. di rimpetto alle mura di Belisario. che recingono il vasto piazzale del Macao. Al I. … è il riparto delle malattie infettive. ai due lati del Palazzo dell’Amministrazione. sul fronte. la cucina e dietro ancora il fabbricato destinato alla Chiesa ed alla Scuola-convitto per infermiere Regina Elena: ai due lati di questo sono 5 Padiglioni di medicina e 3 Padiglioni di chirurgia: i padiglioni. … e dagli altri lati. della Biblioteca. dell’Amministrazione.000 coperti dagli edifici. Dietro al Palazzo dell’Amministrazione e in comunicazione con questo sono le guardarobe. … sarà recintata da muri di sostegno. III e IV Padiglione fanno servizio le allieve e diplomate della Scuola (le prime non sono pagate): agli altri Padiglioni fanno servizio infermiere e infermieri dell’Ospedale. Pediatrica). Il Policlinico iniziò a funzionare a regime nel 1904. e trovasi a metri 52. In una terza linea trovansi due Padiglioni (uno appartiene alla Clinica delle malattie tropicali e l’altro in parte all’Istituto di semeiotica medica della R. è circondata da grandi viali della larghezza di metri 30 e verrà recintata sulla fronte principale. Università) e 4 baracche provvisorie per sopperire ai bisogni eccezionali: 2 delle baracche sono aperte ai malati di medicina. la dispensa. che nell’estremo angolo a sud-est. del Guardaroba e di diversi servizi. Otorino-laringoiatrica. Detta area ha l’estensione di circa 160 mila mq. Partendo dal lato sul viale del Policlinico vi troviamo l’edificio centrale.

Ogni piano era dotato di tutto il necessario (bagni. le medicine e gli ammalati dal piano terreno al primo piano. Anche per ciò che ha riguardo ai fabbricati. I “Padiglioni di chirurgia” sono uguali a quelli di “medicina”. notevoli miglioramenti e trasformazioni. furono portati e adattati nei grandi locali seminterrati siti nel Palazzo centrale: vennero muniti di tutti gli occorrenti servizi (acqua. la seconda. la morgue. gabinetto di analisi. I letti erano accoppiati e fra una coppia e l’altra si apre un’ampia finestra: la distanza fra i letti di una coppia è di metri 1. esistono gallerie di collegamento nei sotterranei. Università. che debbono fare capo al Palazzo di Amministrazione. Ogni camerata era capace di 34 letti: vi sono inoltre 2 camerette: per cui ogni piano può ospitare 36 ammalati (questi salgono spesso anche a 45). cucinetta per i piccoli bisogni. e tratti coperti al primo piano che è quello dove sono tutte le infermerie. la sola differenza è data dalla presenza di un piano in più destinato alle sale operatorie. Dietro alla Scuola-Convitto Regina Elena (SCRE . per rendere facili i servizi di tutti gli edifici. per uomini. waterclosets. al primo piano. stanze per biancheria sporca. Sarà interessante l’esame di un “Padiglione”: diremo subito che esso aveva le infermerie costruite sopra un porticato aperto in modo che l’aria vi potesse circolare liberamente (ogni Padiglione ha due infermerie: al piano terreno l’una. lavabi. il Policlinico è dotato di l0 padiglioni. bagno 20 .oggi Centro Didattico Polifunzionale). che riunivano in certe ore della giornata da 100 a 150 infermi. esiste la grande “centrale termica” dalla quale si innalza nel cielo la grande “ciminiera” che si vede da ogni parte di Roma. di 4 baracche e di un riparto di “isolamento”. latrine.). oltre le Cliniche dipendenti dalla R. Come abbiamo detto sopra. riscaldamento.Antonio Boccia destinato all’isolamento (infetti). I letti erano discosti 60 centimetri dalla parete e fra un letto e l’altro di fronte è una distanza di metri 3. Il piano terreno di ciascun edificio è collegato dalla zona di galleria che si stabilisce sulla volta dei sottostanti tratti in muratura. luce. la lavanderia. sono degne di essere qui ricordate.10 sicchè la lunghezza della sala è di metri 20. per donne). Riassumendo dunque. Innanzi tutto nel 1931 vennero condotti a termine i lavori per la sistemazione del servizio del pronto soccorso e dell’ ambulatorio medico-chirurgico: gli ambulatori. ecc. l’Istituto anatomo-patologico. l’ascensore porta il vitto.

mentre in compenso il Ministero si è impegnato di costruire nel nuovo edificio di anatomiapatologica della R. ecc.38718 ed effettuati n. inaugurata dalla legge Crispi21 . la convenzione fra il Pio Istituto e il Ministero della Educazione Nazionale: in base ad essa quello si è impegnato a costruire l’aula per l’insegnamento della semeiotica medica in aderenza al IX Padiglione.) e dotati di un proprio ingresso separato e la sala di attesa era capace di 120 persone a sedere. luce. n. ricorderemo qui. Noi sappiamo già che gli ammalati che si presentavano al pronto soccorso venivano visitati e medicati: se avevano bisogno di ricovero passavano alla sala di osservazione (il Policlinico ha due sale di osservazione. vengono in ogni caso “registrati” dall’Ufficio di P. ambulatoriali n. l’altra per donne) in seguito viene deciso per la loro ammissione e invio ai Padiglioni. che mentre il S. n. Spirito “ritirava” temporaneamente gli ubriachi. L’attività di questo Ospedale verso il quale si orientano tante simpatie della cittadinanza è davvero notevole. ecc.S. moderna camera mortuaria corredata di cella frigorifera e di tutti gli impianti correlativi da servire per i bisogni così delle RR. Università una nuova. il Policlinico “ritirava” gli agitati per malattie mentali successivamente allocati nel nuovo edificio di Neurologia e Psichiatria. alla casa delle Suore.: da dati più puntuali risultano ricoverati. Furono trasformate e ridotte a migliore assetto per spazio. che si presentano. Vennero costruiti nuovi locali per la materasseria e per i lavori di rammendo.3109 interventi chirurgici. Le sale di medicazione e visita erano ampie.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione ecc. in P. Non va dimenticata in queste opere di ristrutturazione ed ammodernamento. una per uomini. le camere operatorie. nel 1931. Viene così specificata da Alessandro Canezza e da Mario Casalini nel volume Il Pio Istituto di Santo Spirito e Ospedali Riuniti di Roma pubblicato nel 19334: … l’attività del Policlinico. impianti di sterilizzazione. Gli ammalati.25587 persone.12466. Cliniche come dell’ Ospedale del Policlinico. La riforma sanitaria Crispi-Pagliani La riforma sanitaria del 1888. igiene.S. di taglio e di cucito: non minori furono i lavori al reparto Isolamento.

che si colloca oltre l’andamento cronologico di questa storia. La statizzazione degli enti ospedalieri dovrebbe concludere il processo iniziato nel 1890 dalla legge CrispiPagliani sulle opere pie. quali il lavoro protratto fin nei mesi alti di gravidanza. la riforma giunge. L’ospedale tardo-ottocentesco. specialmente gastroenteriche. il baliatico mercenario. segna il più importante momento di svolta nella storia della sanità in Italia quantomeno fino al secondo dopoguerra. nello stesso sistema è però predisposta quella corrispondenza diretta e gerarchica tra il medico provinciale e quello comunale che appare l’anticipazione. In tale programma.Antonio Boccia Pagliani approvata dal Parlamento il 22 dicembre e preceduta di un anno dall’istituzione della Direzione generale di sanità pubblica presso il Ministero dell’Interno. che assiste contemporaneamente al rilancio della 22 . Infatti. Quest’ultima è vista con particolare riguardo al coordinamento tra servizi di medicina pubblica e ospedali. se nel sistema sanitario permangono vistose falle. a cercar di rimontare dislivelli e diminuire disagi in un paese ancora relegato in una avvilente posizione di inferiorità rispetto ai più evoluti paesi europei e dov’è radicato un diffuso malessere sanitario. sono articolate tra loro. di un principio di emancipazione della sanità da condizione di puro oggetto politico ad oggetto di grande valenza sociale ed economica. Anche se non immune da pecche. dell’igiene del lavoro. dell’organizzazione sanitaria. Il quadro va completato con l’elevatissimo contingente dei morti nei primi cinque anni di vita – circa il 45% dei morti complessivi – dovuto ad infezioni. ponendo una premessa indispensabile per far avanzare il paese sulla strada della riorganizzazione amministrativa e strutturale della Sanità Pubblica. in un periodo storico che registra tutte insieme le scosse dell’industrializzazione e le scoperte della batteriologia. Un paese malato soffocato nel suo sviluppo dal dilagare delle malattie infettive e parassitarie5. dell’educazione igienica popolare. il parto non assistito. dell’esclusione dei medicinali dall’assistenza gratuita per i poveri. seppure ancora molto vaga. come quella – vivamente deplorata al Senato da Moleschott. In questo scenario la riforma sanitaria ebbe il grande merito di creare gli strumenti necessari per una gestione tecnicamente corretta della sanità. in un progetto di “statizzazione” facente capo a un istituendo ministero della Sanità. le riforme degli studi medici. e a ripercussioni sulla maternità e l’infanzia di piaghe sociali di vario tipo. l’esposizione dei neonati alla “ruota”. che diede un taglio netto rispetto al passato. dopo quasi trent’anni dall’Unità.

scrive De Giovanni. Una nuova linea vien fuori dal vivace dibattito di “igiene ospedaliera” e di “ingegneria ospedaliera” agitato su riviste e in convegni. Questa linea razionale innovativa. aggiungendo da noi c’è molta architettura ma poco riguardo ai bisogni dell’uomo ammalato. ma anche alla costruzione. quando tutto gli si muove intorno. è duramente contestata. tra il 1885 e il 1914. reduce da un viaggio di aggiornamento in Germania e Scandinavia. titolare a Pavia della prima cattedra ufficiale d’igiene e autore nel 1881 di una meritoria Geografia nosologica dell’Italia. porta alla definitiva uscita di minorità della chirurgia e all’acquisto da parte sua di una dignità pari. grazie alle conoscenze dell’eziologia e del meccanismo delle infezioni. Da un lato l’accresciuto controllo igienico dello spazio ospedaliero. grazie alle conoscenze di farmacoterapia del dolore. a quella della medicina clinica. ai quali Bottini. Un modello per costruire ospedali nuovi è indicato da Giuseppe Soriani. tra malattie della 23 . La riforma tuttavia costituisce un passo avanti sulla strada della riappropriazione degli enti ospedalieri da parte della comunità medica e un’agevolazione di percorso per l’avvento della tecnologia di fine secolo e per la costruzione dell’ordine clinico. ubicati per lo più dove il Paese consolida la sua area di sviluppo industriale. Gli ultimi ospitalucci delle più piccole città austriache o germaniche sono molto meglio organizzati. L’azienda ospedaliera. appare “invecchiato” e “stazionario”. In quattro secoli il rapporto tra ospedali italiani e ospedali mitteleuropei si è addirittura ribaltato. Il passaggio degli ospedali da “pie opere” sostenute da volontarie elargizioni e donazioni benefiche a “servizi di pubblica assistenza” sostenuti da programmati stanziamenti e finanziamenti si ingrana con gli ulteriori sviluppi della scienza.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione scienza medica e alla nascita della medicina sociale. sostenuta da grande impegno finanziario spianò la strada al disegno da lungo tempo concepito da Baccelli e che portò alla costruzione del Policlinico Umberto I di Roma. deve essere affidata a menti meno causidiche ed a mani meno massaie di quelle degli amministratori delle vecchie opere pie. porta al superamento delle tradizionali regole d’isolamento con le più aggiornate norme di antisepsi. La linea di adeguamento dei vecchi ospedali alle nuove esigenze. trova “il coraggio di dire che sono agli antipodi” e che conviene non correggere. attraverso ristrutturazioni e rifacimenti. scriveva Cantani. un’area in cui. d’altro lato l’accresciuto controllo medico del corpo malato. di un centinaio di ospedali minori. ma abbattere ed abbandonare e rifare. se non superiore.

. non potendo subire alcun ingrandimento o evoluzione se non a costi estremamente elevati7. sempre più grande negli ultimi modelli (Ospedale Mc. il che implica il raggruppamento delle unità di cura per poli. per le gallerie di canalizzazione “veloci”. cresce progressivamente la domanda di beni sanitari6. tuttavia il sistema che ruota attorno all’edificio ospedaliero subirà una dequalifica progressiva che raggiungerà il culmine tra gli anni ’50 e ’70. quali il monoblocco con piastra. sarà sede d’attività ambulatoriali. come l’attività ambulatoriale per esterni e interni (day hospital e day surgery). utilizzando i criteri che sono alla base dei moderni dipartimenti ospedalieri (per esempio.ridurre a necessità reali i tempi di soggiorno degli ospedalizzati. di fatto. durata della degen24 . Costruire in altezza diviene possibile anche grazie all’uso degli ascensori: ne è un esempio il New York Hospital (’30) che impila i suoi ventidue piani nel cuore dell’agglomerato urbano. Il monoblocco risulta molto più economico dei precedenti. servizi di diagnosi e cura e servizi generali. Secondo il pensiero dell’architetto francese Tierre Hoet nascono per il futuro due esigenze: . per l’ammissione dei degenti. Il monoblocco si impone in fatto di brevità e celerità di percorsi. La piastra. Evoluzione dei modelli architettonici-funzionali Passano appena 16 anni dall’effettiva operatività del Policlinico Umberto I e già il modello a padiglioni viene messo in discussione soprattutto per motivi economici. aumentando. alla luce dei progressi della medicina e delle necessità economiche. L’ospedale monoblocco però apparirà nel tempo troppo rigido.Antonio Boccia miseria e malattie del progresso. l’apertura dell’ospedale verso l’esterno e quindi i flussi in entrata e in uscita. Master in Canada. si risparmia sui materiali da costruzione e persino sulle zone verdi. La tendenza attuale è unire malattie con patologie comuni per ottimizzare l’uso delle risorse. per il personale d’assistenza. tutelando per quanto possibile i vantaggi essenziali che esso offriva. Ospedale Municipale in Danimarca). per il trasporto delle salme ed in generale per persone e cose. Da qui si ricorre a modelli più plastici.dimenticare l’ospedale-blocco. per rispondere alle mutate esigenze della sanità. mentre la torre ospiterà le degenze. Ulteriore evoluzione della piastra torre si ritrova in ospedali come il Sart Tilman di Liegi (piastra collegata ad uno o più blocchi di degenze) o il Reickendor di Berlino (piastra collegata ad un nastro di degenze).

Nel marzo 2001 l’idea d’ospedale degli architetti Renzo Piano e Lamberto Rossi. accelerando i cicli di cura e contenendo i costi.000 abitanti.). tipologia di pazienti. . oltre che per i dettami di Hoet (piano tecnico pesante. facendo propri i principi enunciati da Tierre Hoet.Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione za. di ristrutturazione e riqualificazione” recentemente approvato. Il modello si distingue. con uno sviluppo verticale di quattro piani al massimo. 25 . Università degli Studi di Roma. esposto a Roma. in ambienti adatti e confortevoli. 1980.low care: degenza di durata maggiore a bassa assistenza. suddivisi tra osservazione. a voler sottolineare il suo ruolo di filtro. Di particolare rilievo è lo spazio riservato alla degenza per il Pronto Soccorso che. segue il nuovo concetto di malato e di degenza con un apparente ritorno all’Asclepieio ippocratico.high care: degenza di breve durata (2-3 giorni). per riservare il ricovero solo a chi ne ha strettamente bisogno. etc. Il Policlinico Umberto I di Roma. . Roma. un’area verde di circa 20 mq per paziente e ampi parcheggi. degenza breve e cure intensive. La storia continua. ma non scoraggiano quanti confidano in una nuova primavera. qualità delle cure. si estende su una superficie di 12-15 ettari. anche per avere una degenza ordinaria divisa in blocchi separati: .day hospital. dove completare il ciclo di cura seguiti dagli stessi medici ma con costi assistenziali più bassi. storia di uomini e di istituzioni dove si incrociano e si sommano i problemi.intensive care. BIBLIOGRAFIA 1. piano tecnico leggero e degenze). ad alto grado d’assistenza. . STROPPIANA L. dispone di ben 35 letti. L’Ospedale ha un bacino d’utenza di 250-300. Le degenze sono raggruppate in aree dipartimentali e l’obiettivo è garantire la continuità assistenziale fino alla dimissione. immerso nel verde8. In conclusione non appare difficile cogliere in queste recenti visioni e rivisitazioni progettuali punti di convergenza con l’attuale impianto del nostro Policlinico per il quale si impongono importanti e radicali opere di riordino e ristrutturazione in gran parte previsti nel piano triennale 2004/2006 sugli “Interventi edilizi. (a cura di). A tali principi si ispira il programma d’ammodernamento del Policlinico Umberto I.

Antonio Boccia 2. CATANANTI C. Roma-Bari. Servizio Studi e Documentazione. Roma 21 marzo 2001. CATANANTI C.. AA... 1933.. 1894. Progetto eseguito dall’Arch. Med. Secoli 2002. 14(1): 1-19. Med. C. 14(1):135-153. L’Arciospedale di Santo Spirito in Saxia nel passato e nel presente. COSMACINI G. Il Pensiero Scientifico Editore.. In Occasione dell’XI Congresso Medico Internazionale in Roma. La nascita dell’ospedale moderno tra i “lumi della ragione” ed i “fuochi della rivoluzione”. CATANANTI C. Il Pio Istituto di Santo Spirito e Ospedali Riuniti di Roma. Storia della Medicina e della Sanità in Italia: dalla peste europea alla guerra mondiale 1348-1918. 3. Nuovo Modello di Ospedale.. Roma. Secoli 2002. 1987. Roma. 8. Virano e C. Ministero della Sanità. L’Ospedale tra valori ed interessi: una prospettiva storica. Roma. 1952. 7...tto Giulio Podesti. 5. PIANO R. Istituto editoriale di monografie illustrate di aziende (Tipo Fratelli Stianti). CANEZZA A.. VV. 6. CAMBIERI A. Igiene e tecnica ospedaliera. DE ANGELIS P. Roma.. Collana Studi Storici sull’Ospedale di Santo Spirito in Saxia e sugli Ospedali romani. 1995. Laterza. 4.. Meta-progetto planimetrico e tridimensionale. CASALINI M. 26 . Il Policlinico Umberto I.

I CRITERI DI PROGETTAZIONE: UN FUTURO CHE VIENE DAL PASSATO ROBERTO PALUMBO – ANNA MARIA GIOVENALE 27 .

Roberto Palumbo .Anna Maria Giovenale 28 .

ricerca. nel periodo in cui è stato progettato e costruito. cosa va privilegiato? L’Organizzazione funzionale. ci si è posti una domanda provocatoria. la domanda voleva denunciare che un ospedale deve possedere una sua “qualità morfologica” e. all’inaugurazione della struttura2. nel loro complesso. Il “caso Policlinico Umberto I” non sfugge a questa regola. Un progettista qualificato non può non rispondere che non esiste una gerarchia e che la buona riuscita dell’organizzazione funzionale interna. chiedendo -in modo falsamente ingenuo-: Nel progettare un ospedale.I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passato La solita domanda Tre anni fa. didattica. che hanno portato. Raccogliendoli insieme si potrebbe confezionare uno “stupidario” che. quando vengono inaugurati sono già vecchi. Ora. nel tempo. nel 1874. da rivolgere ad un progettista: come mai in Italia gli ospedali sono anche “brutti”? Dove quell’ “anche” stava a sottolineare che gli ospedali sono poco funzionali. delle modalità diverse di svolgere assistenza sanitaria. o l’Architettura? Proviamo oggi a fornire una risposta anche a questa domanda poco sensata e siamo in attesa di conoscere quanti e quali altri quesiti di questo tenore ci perverranno nei prossimi mesi. però. Un impianto che. attraverso le elaborazioni e rielaborazioni di Giulio Podesti. di accorpare in un’unica area tutti quegli Istituti ritenuti necessari alla formazione medica. nel 1902. come in un incantesimo. ha colto le istanze igienico-sanitarie più aggiornate e che. comunque e purtroppo non è cambiata e gli ospedali continuano ad essere “brutti”. all’epoca considerato “innovativo”. proprio coloro che non sono capaci di renderli “belli” aggirano la questione. il loro costo in genere viene triplicato rispetto ai preventivi. Infatti. tra le righe fa comprendere di chi sono le vere responsabilità quando si realizza un ospedale “brutto” e per giunta anche “non funzionale”. la Tecnologia. è stato però superato a causa delle rapide trasformazioni del quadro esigenziale. viene da pensare che il quesito espresso sia sempre lì. in un articolo dal titolo L’ospedale: architettura e tecnologia1. In realtà. progettando di costruirli “secondo i dettami della moderna ingegneria sanitaria”. a partire dall’idea di Guido Baccelli. determinano esse stesse la qualità architettonica di una struttura complessa come quella ospedaliera. in questi tre anni. della crescente e diversificata richiesta di dotazio29 . a distanza di tre anni. attuale e “sospeso”. insieme a quella delle soluzioni tecnologiche. la situazione. Ci si trova di fronte ad un impianto originario.

i vincoli dell’esistente vengano avvertiti come preponderanti. al presidio sanitario stesso. senza la logica di un disegno complessivo. la rimodulazione degli spazi. progressivo degrado. per quanto funzionale. Anzi. infatti. E’ chiaro che. di fronte al complesso e articolato quadro esigenziale delle attività da allocare. da giustapposizioni e ampliamenti che si sono susseguiti. le tecnologie e le risorse umane. capace di sopportare la variabilità continua delle parti e dell’insieme. non può prescindere dal tassello urbano in cui si trova. generato da erogazioni frammentate di finanziamenti. funzionali. nel tempo. a misura di paziente e personale. necessari a caratterizzare e “personalizzare” spazi moderni. senza contrapposizioni Uno degli obiettivi principali da perseguire consiste. nel corso degli anni. molto di più: indirizza la sua attenzione sulla “centralità dell’utente”. gli edifi30 . per definire nuovi criteri di qualità architettonica. dagli elementi “non ospedalieri” che su esso insistono. Raggiunge infine il suo equilibrio solo quando è riuscito a coniugare. le modificazioni dell’assetto funzionale. va oltre: si fa guidare “per mano” dalla consapevolezza che una struttura ospedaliera. pertanto. dalle relazioni tra questi. contemporaneamente. i requisiti di qualità edilizia ed urbanistica per le attività sanitarie.Anna Maria Giovenale ni tecnologiche. ben attrezzata e arredata. all’atto di rifunzionalizzare e riqualificare il Policlinico Umberto I. Quest’ipotesi non si prende -doverosamente. La consapevolezza del “fare”. urbanistiche. che ruotano intorno al Policlinico Umberto I. si pone l’obiettivo di creare le condizioni per far coesistere la tecnologia ad alta complessità e la struttura esistente che la deve ospitare. di didattica e ricerca da insediare. si è snaturato di pari passo con il moltiplicarsi di difficoltà e a causa di un conseguente. cerca di fare molto. legate al contesto insediativo. consapevole che il progetto è solo una parte del processo. alla tradizione e consuetudine. Il solito progettista qualificato.Roberto Palumbo . potrebbe far sorgere una pericolosa ed ambigua tendenza verso il realizzare “altrove”: ipotizzare una struttura nuovissima sotto il profilo organizzativo e formale.nemmeno in esame: per via di tutte le implicazioni storiche. nella capacità di conservare l’identità degli edifici e garantire. considerando interdipendenti la qualità morfologica degli spazi. Questo impianto. di una visione unitaria della struttura. con soddisfazione. La necessità di definire schemi progettuali “flessibili” che consentano. E poi. sostanzialmente “comodi e belli”.

etc. Negli ultimi quindici anni. chiedersi: “Quali sono le strategie. unitaria. altre scale di valori da attribuire agli spazi ospedalieri. dall’altro si prova la sensazione del “non voler rendersi conto” di quanto tutto sia profondamente cambiato. volendo garantire le comodities necessarie a tutte le diverse categorie di utenti?” La visione strategica di riorganizzazione funzionale non può che essere pluridisciplinare e. con gli elementi di arredo urbano. quindi. identificando i 31 . quindi. Da un lato la “tradizionale” letteratura scientifica è giustificata. di accoglienza. provare a ridefinire i criteri di “qualità architettonica” (comprendendo. occorre rilevare che ci si sente dire sempre le stesse cose (organizzazione funzionale. chiarezza dei percorsi differenziati. perché su questi principi si sono formate diverse generazioni e occorre che le nuove siano tenute al corrente. come “umanizzazione”. Da qui derivano. con quella lungimiranza che. come quelle maturate nel settore dell’ergonomia. di aree di riservatezza. solo quando. dello “stress” che uno spazio ospedaliero può suscitare. all’interno di questa. secondo la logica del benessere psico-fisico e dell’integrazione individuale e. quando sarebbe stato più corretto. le modalità per intervenire sulla rifunzionalizzazione delle aree e degli spazi del Policlinico Umberto I.). Risulta. con quelli vegetazionali. considerandone la pluralità di funzioni. le logiche. al tempo stesso. in sintesi. di aree di aggregazione. Questi. Viene spontaneo. da qui il percorso sporco e quello pulito. ma poi della telemedicina e dei numerosissimi avanzamenti in campo scientifico e tecnologico. etc. ha caratterizzato la produzione edilizia ospedaliera. Pertanto. quasi mai (occorre riconoscerlo). ha ricostruito un’identità della struttura nel luogo dove questa è ubicata. della negazione di stimoli negativi. anche. i criteri progettuali di riferimento sono da ricercare altrove. anche se più impegnativo. volendo porre al primo posto l’individuazione di “punti di riferimento”. organizzativi e tecnologici). secondo la gamma delle emozioni. soprattutto negli ultimi anni. a questo punto. già con l’introduzione dei DRG. comprendere altre esperienze culturali. relazioni tra funzioni complesse. sono stati un po’ troppo contrabbandati per “comfort alberghiero” o (anche un po’ “inquietante”). Partecipando ai convegni sull’edilizia ospedaliera. la definizione di criteri di orientamento. ad esempio. poi.I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passato ci con gli spazi aperti di relazione. necessario. gli aspetti funzionali. infatti. in termini di permanente divulgazione. molti conferenzieri si sono sentiti probabilmente “innovativi” quando hanno potuto parlare di standard e requisiti per l’accreditamento o di privacy del paziente.

prevedere di articolare la realizzazione degli interventi per tranches. Il Policlinico Umberto I come “sito” tra i siti della città Per riqualificare il Policlinico Umberto I. Vuol dire elaborare un progetto unitario. definendo con puntualità i criteri enunciati. costituito da tanti subsistemi. 32 . Un punto di partenza è costituito dal ripensamento di tutto il sistema di accessibilità e di percorsi. Risulta. come accennato in precedenza. pensando. fin dalla fase di progettazione preliminare. di conseguenza. occorre porsi tra i primi obiettivi. ipotizzando una maglia articolata. Una prima ipotesi di definizione di criteri progettuali operativi Il Policlinico Umberto I. perseguendo gli obiettivi sopra esposti. carrabili. pertanto. dalla commistione tra percorsi pedonali. cronologicamente. all’interno di un disegno complessivo. con l’obiettivo primario di far coesistere parti funzionanti e parti impegnate nel cantiere. che sia in grado di garantire l’autonomia delle singole parti. è un sistema complesso. i suoi connotati di “sito” e. in relazione privilegiata secondo le esigenze di un ospedale universitario. secondo un disegno complessivo. Il Policlinico ha perso. nel tentativo di superare la commistione e l’inadeguatezza degli attuali flussi. omogenee. nel tessuto urbano. la capacità di interazione con gli altri siti della città. ritenendo che la qualità ambientale e tecnologica degli spazi è riferita alla qualità dell’intera struttura. che costituisce un importante segmento di città. significa offrire un importante contributo alla riqualificazione della città.Roberto Palumbo . accresciuta dalla mancanza di chiarezza ed identificazione dei percorsi interni che collegano i vari padiglioni. per categorie di utenti. dalla promiscuità tra i flussi di diverse categorie di utenti. scandite. ad una realizzazione per tranches.Anna Maria Giovenale sottosistemi del sistema generale e ponendo al centro dell’obiettivo la leggibilità di grandi aree. nell’impianto complessivo è rilevante la mancanza di elementi di riconoscibilità. quello di superare la logica di “isolamento” che è sottesa alla sua attuale presenza nella città ed ai collegamenti con questa. La qualità architettonica da ricercare va innanzi tutto ricostruita considerando la funzione urbana e sociale dell’area del Policlinico. progressivamente. Progettare il Policlinico Umberto I. opportuno. di sistemi di valori di carattere urbano e architettonico. del complesso insediativo. A ciò va aggiunta una carenza tipica degli ospedali con tipologia a padiglioni: nonostante alcuni edifici siano di pregio storico-architettonico.

autonomamente pronti all’uso.albergo. una prima ipotesi potrebbe prendere in considerazione il ridisegno del sistema di circolazione carrabile e pedonale.sale operatorie. su rotaie. programmazione. . definendo un’area ipogea ramificata per i flussi interni relativi alle attività di trasporto del materiale e per l’esercizio delle funzioni di supporto logistico (pasti. tradizionalmente. .edificio della cucina. con la massima attenzione e prudenza a non creare traumatiche interferenze con i servizi circostanti. informatizzato. Un contesto. da realizzare anche attraverso l’organizzazione di un sistema meccanizzato. è che il disegno progettuale sia complessivo ma già elaborato pensando alla realizzazione dei singoli subsistemi e che questi siano. a seguito di elaborazioni progettuali portate avanti con l’ottica di realizzare le strutture nella loro interezza. privo del necessario. inerenti: . la produzione ospedaliera. quindi. farmaci. In questo ambito. per il Policlinico Umberto I. soprattutto i tempi.edificio della lavanderia. strettamente interrelato con una nuova architettura del sistema. al piano terra. Secondo quest’ottica e secondo le priorità immediate vanno subito privilegiati: a) i collegamenti (ipogeo. La modalità di intervento che si prevede. si subivano “tagli” determinati dalla scarsa entità dei finanziamenti e dalla loro irrazionale modalità di erogazione. in sopraelevazione). programmando con puntualità gli interventi. c) alcune priorità di riorganizzazione. in forma negativa. Questo potrebbe configurarsi come una sorta di metropolitana e. progettazione e realizzazione. . i cantieri. immediatamente fruibili. una volta realizzati. b) i servizi generali: . si dovrà prevedere l’ampliamento dei percorsi sotterranei. biancheria).pronto soccorso.I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passato Si tratta di rovesciare la solita logica: la modalità di realizzazione “per tranches” ha contraddistinto. ad 33 . .parcheggio multipiano. Partendo da alcuni principi-base quali l’obiettivo di connotare l’intera area del Policlinico come parte integrante del contesto urbano e di rendere compatibili vincoli strutturali con esigenze funzionali e tecnologiche. i “prevedibili” imprevisti. .radiodiagnostica e medicina di laboratorio. nel legame tra progettazione e realizzazione. perché. stretto legame tra logica dei flussi finanziari.

destinato alle altre categorie di utenza. un importante sistema di comunicazione affidato … alla comunicazione tra i clinici. di aggregazione. la realizzazione di un eliporto. da destinare a servizi generali (cucina. Oltre il parcheggio. albergo) e da configurare come subsistemi autonomi. la costruzione di manti erbosi. di nuovi spazi di aggregazione. lavanderia. ancora. con vie. di percorsi distinti da quelli in superficie trova conferma nell’impianto originario. 34 . a scala “umana”) che si configura come “intimità” di un importante brano cittadino. Il ripristino della galleria sopraelevata e. di aree da destinare a giardino. sulla Nomentana. si potrebbe ipotizzare la connessione con il sistema della metropolitana esistente. la definizione di “elementi di riconoscibilità”.Roberto Palumbo . chiaramente distinto da quello dei percorsi pedonali. In quest’ottica. collegamenti.Anna Maria Giovenale esempio. che si caratterizza come una città. per il Podesti. nelle aree di relazione tra gli edifici. fondamentale livello di percorrenze da prevedere consiste in un sistema sopraelevato di percorsi sanitari. a completamento della maglia di comunicazione. garantendo la mobilità dei soli mezzi di soccorso. attraverso la bonifica delle aree da valorizzare. di eventuali spazi espositivi. Al piano superiore va studiato un sistema di percorsi pedonali. in diretto collegamento con il sistema di accessibilità dall’esterno. il polo pontino di Latina e la futura nuova sede di “Madonna delle Rose”. come fulcro di collegamenti con l’Ospedale S. si potrebbe considerare la realizzazione di altri tre volumi fuori terra. si potrebbe realizzare una sorta di duplicato sotterraneo dell’aspetto superficiale dell’area del Policlinico: rispetto al “sopra”. Andrea (Medicina II). nei tratti coperti in ferro e cristallo che garantiva. sulle testate degli allineamenti che caratterizzano gli edifici esistenti. E’ l’ipotesi di realizzazione di un nuovo spazio urbano (di sosta. E poi. Secondo quest’ottica. comunque. Si tratta di ricostituire la doppia rete: quella pedonale in superficie e quella sopraelevata su pilotis. Relativamente a quest’ipotesi di razionalizzazione dei percorsi va considerata la realizzazione di un nuovo sistema di parcheggi. sistemi di trasporto. si inserisce il recupero di identità del verde. in forma quasi simmetrica. estensibili come ramificazione anche all’esterno dell’area circoscritta del Policlinico. qualora servisse anche come percorso per i visitatori. collocati in posizione strategica. il “sotto” si espande ugualmente. Il terzo. di arredo urbano. in grado di fornire un servizio efficiente. da configurarsi come volume fuori terra e.

etc. soprattutto. una nuova identità. di destinare prevalentemente alle Degenze la fascia centrale dei padiglioni e di utilizzare o rifunzionalizzare la fascia degli edifici sul fronte di Viale Regina Elena per i Servizi ambulatoriali. pur nella sua complessità funzionale. stretta integrazione tra Ricerca. da inserire nello “stupidario”. ad ulteriori altri quesiti. allineandosi a quegli standard qualitativi che la struttura di eccellenza richiede. la radiologia. le attività “giornaliere” (day hospital. sulle ascisse verrebbero collocate le macroattività e. per specialità. A breve. può costituire un valido esempio. Tale ipotesi di ridisegno complessivo delle funzioni assolverebbe ai requisiti di necessaria. 35 . la diagnostica. Il “caso Policlinico” non è unico in Italia e nel mondo: è un fatto emblematico. per il Policlinico Umberto I.I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passato Per quanto attiene il disegno di una “nuova architettura del sistema”. rendere compatibili i vincoli delle strutture esistenti con le esigenze delle attività che devono essere svolte. una riorganizzazione funzionale “per fasce” omogenee di attività. da esportare e/o utilizzare in numerosi altri casi. integrata. Definire un corretto criterio per intervenire. una struttura unitaria. visto l’impegno dell’Ateneo su questi temi. day surgery. Didattica e Assistenza del Policlinico Umberto I.) Le tre fasce garantiscono il loro attraversamento ortogonale e. la never end story potrebbe concludersi. una metodologia progettuale innovativa che parta dalla riconfigurazione dell’ospedale come “sito” urbano. una chiara osmosi: secondo la lettura planimetrica della maglia. con riferimento alla razionalizzazione del sistema di percorsi. conferire doverosamente. superare le condizioni di “alienazione” ed isolamento rispetto al contesto urbano. intersecate). come esperienza. si potrebbe ipotizzare. comunque. in altri contesti geografici. passi attraverso la rifunzionalizzazione per macroattività (e. Nello schema ipotizzato si coniuga il tentativo di soddisfare diverse esigenze: ricostituire. con riferimento all’ipotesi di destinazione funzionale descritta. prevedendo di destinare largamente alla Ricerca gli edifici sul fronte di Viale del Policlinico. liberando gli edifici dalle superfetazioni e dalle ormai improprie destinazioni sanitarie e. Nonostante questo. all’impianto complessivo. si è pronti. fino alla definizione puntuale della qualità dei singoli spazi. sulle ordinate. all’interno dell’impianto complessivo. le specialità.

Med. 1894. In Occasione dell’XI Congresso Medico Internazionale in Roma.. 2. AA. Il Policlinico Umberto I. Progetto eseguito dall’Arch.. 14: 243-258. 36 . PALUMBO R.tto Giulio Podesti. L’ospedale: Architettura e tecnologia.Anna Maria Giovenale BIBLIOGRAFIA 1.Roberto Palumbo . Secoli 2002. VV. Roma. C. Virano e C.

UN TESTIMONE PREZIOSO: COSA RACCONTA DEL POLICLINICO «IL POLICLINICO» VITO CAGLI 37 .

Vito Cagli 38 .

quando si parta dal malato e dal cadavere. Sei anni dopo. il cofondatore della nuova rivista fu Francesco Durante (1844-1934). nel 1901. Scrive Baccelli1: … La diagnosi esatta è la sovrana potenza del Clinico. affidata alla Casa Editrice Luigi Pozzi. In quello stesso 1893 i lavori per la costruzione del nuovo policlinico ristagnavano: cinque anni erano trascorsi da quando era stata posta la prima pietra dell’edificio e il completamento dell’opera sembrava ancora lontano. Soltanto nella prima delle due Sezioni troviamo un breve editoriale di presentazione. ai microscopii e ai termostati. Questi i due punti cardinali dai quali deve muovere e perfezionarsi il Clinico. … Si viene utilmente alle storte e ai reagenti. il 9 novembre del 1895 esce il primo numero del «Supplemento al Policlinico». A lui. più volte ministro dell’istruzione pubblica. allo stesso modo potesse presto concretarsi l’edificazione del nuovo grande nosocomio romano. Così il 15 dicembre del 1893 usciva il primo numero del nuovo «Periodico di Medicina. una vera e propria nuova rivista ad indirizzo più pratico e ricca di molte informazioni relative al mondo medico. Clinico chirurgo nell’Università di Roma. Chirurgia e Igiene». primato della clinica e dell’anatomia patologica: quell’indirizzo che egli svilupperà con il termine di “anatomismo clinico”. ma anche la fondazione di un nuovo giornale medico intitolato proprio «Il Policlinico». con una «Sezione Medica» diretta da Baccelli e una «Sezione Chirurgica» diretta da Durante. Forse quel nome alla nuova rivista di medicina voleva essere anche un augurio e uno stimolo: che così come aveva preso il via quella impresa editoriale. per limitarsi all’ambito delle iniziative mediche. si deve. senza far riferimento a chi ne fu l’ideatore. Guido Baccelli (1832-1916). perché la diagnosi esatta è la somma necessità della cura. il «Supplemento» si trasformerà in una terza sezione della rivista: «Il Policlinico Sezione Pratica». Insieme a Baccelli. non solo l’edificazione del Policlinico Umberto I come sede della Facoltà di Medicina dell’Università di Roma. Due anni più tardi. che traccia il programma e indica le finalità della rivista. Clinico medico di Roma. il propugnatore e il fondamentale elemento catalizzatore. Dunque. intitolato Per intenderci. Sarà questa Sezione a fornire il maggior numero di noti39 . figura di spicco nel periodo di passaggio dal XIX al XX secolo.Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico” La fondazione della Rivista Non è possibile parlare del Policlinico Umberto I di Roma.

con la sua edificazione e poi con la sua vita e con i personaggi che ne caratterizzeranno l’attività. E di questa conclusione «Il Policlinico» ci fornisce una puntuale testimonianza. reclamavano nuove soluzioni! Ma non era un compito facile e non mancarono gli ostacoli. di sanare una condizione didattica e di ricerca che. pertanto.Vito Cagli zie sugli eventi che hanno a che vedere con il Policlinico Umberto I. I tempi nuovi. quando pubblica un numero speciale in occasione delle onoranze a Guido Baccelli2. Tra i diversi interventi in onore del Maestro è strettamente pertinente al nostro argomento quello a firma di Agenore Zeri (18641939. di lavoro sperimentale. allievo di Baccelli e allora professore ordinario di Semeiotica medica) intitolato: Guido Baccelli e il Policlinico Umberto I. Zeri riassume assai bene il lungo travaglio ed anche la soddisfazione per la conclusione del difficile itinerario. di cura. collocata com’era in diversi ospedali della città. insomma. Ci riferiremo. e riunirle in una grande unità didattica. ma finalmente lo scorso anno prima i padiglioni ospitalieri e poscia le singole cliniche poterono occupare le sedi a loro destinate: e l’opera era così in gran parte compiuta! Si trattava. e portava anche grave pregiudizio all’attività dei docenti. scomoda e talvolta imbarazzante degli ospedali. Scrive Zeri3: … E concepì egli allora il Policlinico: togliere le cliniche alla dipendenza disadatta. … … I lavori necessari a portare a compimento un’opera iniziatasi sotto auspici così favorevoli occuparono 15 anni di indefessa operosità da parte degli iniziatori e degli esecutori di essa. Occorsero nuove lotte alla Camera ed al Senato per superare le difficoltà finanziarie e tecniche che si opponevano al compimento ed al funzionamento di un organismo così complesso e grandioso. che riunisse professori e studenti affratellandoli nello studio e nell’attuazione pratica della più importante ed umanitaria delle scienze. Questo il disegno informatore dell’opera di Guido Baccelli. dava luogo ad inconvenienti molto notevoli per gli studenti e per i malati. Intanto la costruzione del nuovo ospedale è progredita e si comincia a respirare l’aria di una prossima conclusione. principalmente alle annate de «Il Policlinico Sezione Pratica». Dopo il numero in onore di Baccelli. porvi accanto gli istituti medici per gli insegnamenti teorici e sperimentali e formare così la scuola medica nel senso più vero ed utile della parola. fornirle dei mezzi più decorosi e moderni di studio. il fascicolo 15 del 15 aprile 40 .

Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico” del 1906 de «Il Policlinico Sezione Pratica» riporta la cronaca delle onoranze tributate a Guido Baccelli in Campidoglio. Murri e Schroen che onorano i nostri atenei. Bottini. Mazzoni. Di quelli che restano è breve il drappello. in mezzo ad un esercito di novemila medici. viribus unitis. Da ogni parte del mondo. a dare impulso più alacre all’opera santa. o Sire. imperlando gli occhi. eravate presente. quando i Vostri Augusti Genitori. venne a me concesso l’onore di presiederla. Agli illustri Proff. Magni. Palasciano. Ministro per la prima volta della Pubblica Istruzione. per il nostro scopo basterà citare qualche stralcio di quello tenuto dallo stesso Baccelli che così esordì4: Nel 1881. nel 1894 venne il crisma solenne di un Congresso medico internazionale che si adunò nel Policlinico. Umberto e Margherita. Cantani. Pellizzati. per avere una Commissione Reale esecutiva della grande opera. propiziava sul Vostro capo giovinetto e unigenito la provvidenza di Dio! I lavori intanto del Policlinico si succedevano non senza ostacoli di varia natura. posero la prima pietra del grande Istituto e Voi. per 41 . fra stranieri e nazionali. e sul labbro loro. Agostino Depretis. giunsero qui i più grandi maestri. questo fu vinto dal rinomato architetto romano Giulio Podesti. volendo. a 19 anni della florida Vostra giovinezza. ma di quelli che vissero è più lunga la serie. la domenica 8 aprile di quell’anno. fiorirono parole di alta ammirazione all’Italia. rivolgendosi direttamente al Re. Sopravvivono di quella Commissione i Professori De Renzi. disse: … Era il 19 gennaio 1888. e lieti essi annuirono all’invito nostro fraterno di considerare il grandioso Istituto come un Salon de la Science. Poi. potessero trovare amica accoglienza e pienezza di mezzi. aperto tra gli architetti un concorso. quando. cui un tenero senso d’illuminata materna pietà. pieno di ammirazione sincera. Compiuto il disegno di massima. Molti furono i discorsi pronunciati in quella occasione. in questo giorno solenne innalziamo dall’anima grata nel mesto ricordo un pensiero amoroso. il quale mirabilmente eseguì la costruzione di tutte le cliniche. Ma fu d’uopo giungere al 1884. ebbi l’onore di convocare alla Minerva una numerosa Commissione di Clinici perché elaborassero. dove tutti. Porro. Ebbi anche in quel giorno l’onore di parlare ai Sovrani: e ricordo la grande commozione della Regina Margherita. E qui giustizia vuole che io ricordi quali e quanti dottissimi uomini vi collaborarono. il disegno di massima per l’esecuzione del quale si sarebbe aperto tra gli architetti un concorso. Nominata questa dal Presidente del Consiglio di quel tempo.

i novissimi metodi di ricerca e i novissimi veri. mentre nel fascicolo n. del resto. Clinico medico di 42 . Le infermiere presentarono a Guido Baccelli una splendida corbeille di fiori. 7 de «Il Policlinico Sezione Medica» in data 1 luglio 1916 trovano posto le commemorazioni di Baccelli ad opera di Augusto Murri. Su questi aspetti «Il Policlinico» sorvola. ai clinici italiani e al Comitato organizzatore delle onoranze. Clinico medico di Bologna e di Edoardo Maragliano. A questo punto una prima tappa fondamentale nella vita del Policlinico Umberto I si è conclusa: il grande istituto è ormai in grado di funzionare. limitandosi a dar conto riassuntivamente delle principali relazioni tenute in quel congresso. la Clinica Medica del Policlinico Umberto I venne visitata da un numero rilevantissimo di invitati. Accademia Medica. al mondo. ha minori occasioni per occuparsene. in data 7 maggio 1916 riporta la seduta straordinaria della R. Baccelli. alle rappresentanze estere. in alcuni locali del Policlinico Umberto I ancora in fase di costruzione. non sappiamo se in parte o per intero. nei gabinetti scientifici e nelle corsie. a mezzogiorno. La fine della cerimonia Lunedì. la rivista «Il Policlinico». aiuti e assistenti facevano squisitamente gli onori di casa. Nello stesso numero de «Il Policlinico» del 15 aprile 1906 vengono riportate anche due brevi cronache che vale la pena di citare per esteso qui di seguito: L’inaugurazione della Clinica Medica Lunedì 11 corr. Professori. guidando il pubblico nelle sale. fra i quali si notavano molte signore. Il suo “testimone”. nell’Hôtel de Russie. Il protrarsi dei lavori tra molte difficoltà e l’effetto “catalitico” esercitato dal congresso internazionale che evidentemente fu tenuto. alle ore 10. tra gli autori più spesso presenti nelle diverse sezioni della rivista con i loro contributi scientifici. tenutasi il 16 aprile in commemorazione di Guido Baccelli che era deceduto il 10 gennaio di quello stesso anno. Resta tuttavia attento a quanto accade entro le mura di quella cittadella della medicina e soprattutto a tutto quanto riguarda coloro che la animano da protagonisti e che sono. ebbe luogo una colazione offerta dal prof.Vito Cagli dimostrare da Roma. Due puntualizzazioni di Baccelli meritano di essere sottolineate. Così il fascicolo 19 del volume XXIII.

ma ora diveniva necessario dare alla cattedra una titolarità. ha deliberato di chiamare il prof. che nella Sezione Pratica. aveva ricoperto il ruolo di redattore capo de «Il Policlinico» sin dalla sua fondazione. Ecco la notizia riportata da «Il Policlinico»5: La Facoltà Medica di Roma adunatasi il 6 corr. dove successivamente rimase. Questo legame si rafforzò ulteriormente per il fatto che Arnaldo Pozzi si laureò in medicina l’11 luglio del 1923 con una tesi Per la conoscenza della sifilide gastrica preparata nella Clinica Medica. ordinario di Patologia medica. che reca la scritta «OMAGGIO DI LUIGI POZZI EDITORE DE “IL POLICLINICO”». Vittorio Ascoli. Il libro. Vittorio Ascoli. sia nella Sezione Medica. Ben 101 di questi lavori furono pubblicati su «Il Policlinico». rimasta vacante per la morte del compianto prof. Il Policlinico è orgoglioso di questa designazione e porge i suoi rallegramenti al professor Ascoli. Nel periodo compreso tra il 1917 e il 1927 dalla Clinica Medica uscirono 326 tra lavori. 1 astenuto. dal titolo La clinica Medica di Roma nel primo decennio di direzione del Prof. cioè della parte universitaria del Policlinico Umberto I. a coprire la cattedra di Clinica Medica dell’Università di Roma. In realtà «Il Policlinico» fu per moltissimi anni la “voce scientifica” della Clinica Medica e della Clinica Chirurgica della Facoltà Medica di Roma. Ascoli. Schupfer. Nel 1927 l’editore Luigi Pozzi (il padre di Arnaldo) pubblicò un volume di 126 pagine. 2 schede bianche. ordinario di Patologia medica dimostrativa presso l’Università di Pavia. alla Scuola di Vittorio Ascoli. che riguarda la decisione della Facoltà su chi debba coprire la cattedra già di Baccelli. Nel periodo di tempo intercorso dalla morte di Baccelli la supplenza della Clinica Medica era stata tenuta da professor Eugenio Rossoni (1848-1919). oltre al testo della prolusione pronunciata dieci anni prima da Ascoli e già pubblicata su «Il Policlinico»6 e al sommario dell’attività scientifica della Clinica. 3 al prof. Di notevole interesse è quanto riportato da «Il Policlinico Sezione Pratica» in data 10 giugno 1917. Il risultato della votazione è stato il seguente: 12 voti al prof. è corredato da 20 fotografie che ci mostrano gli ambienti della Clinica Medica del Policlinico quali erano in quel tempo. Baccelli. che di Baccelli era stato allievo. Perché questo “orgoglio”? Perché Vittorio Ascoli (1863-1931).Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico” Genova. relazioni e comunicazioni ad accademie. 43 .

qualifica quest’ultima che conservò fino alla sua morte. Negli anni in cui Frugoni mantenne la cattedra di Clinica Medica. comparve anche quello di Giovanni Di Guglielmo (1886-1961) che gli era subentrato nella cattedra e successivamente furono inseriti Luigi Condorelli. anche perché Arnaldo Pozzi era rimasto in Istituto dove ricopriva le mansioni di “primo Aiuto”. nel 1961. di Clinica medica erano cooptati nella direzione de «Il Policlinico». anche dopo il suo collocamento a riposo. Insomma tutti i cattedratici. era certamente una prassi consolidata. se non un obbligo. volle avere a cena nella sua casa di via Bruxelles tutta la Redazione e fu una serata piacevolissima di conversazione. L’interesse di Frugoni per «Il Policlinico» non era una pura formalità: sul finire degli anni ’60. nella testata de «Il Policlinico». anche questa volta la sua prolusione fu pubblicata su «Il Policlinico»7. venne inserito anche il nome di Michele Bufano (1901-1993). dopo la morte di Ascoli. Dopo la morte di Di Guglielmo. (1932-1951) pubblicare i propri lavori su «Il Policlinico». che aveva sede in uno dei nuovi padiglioni costruiti nella zona compresa tra la lavanderia e la Clinica di 44 . allora titolare della cattedra di Semeiotica medica. Dopo il pensionamento di Frugoni per limiti di età. o ex cattedratici. primario medico degli Ospedali Riuniti di Roma e allievo del professor Frugoni. accanto al suo nome come direttore. il professor Costantino Iandolo. Quando poi uno di noi pubblicava un lavoro o un articolo di particolare interesse. non mancava di dare di tanto in tanto alla redazione suggerimenti e consigli. divenendone anche direttore responsabile. riceveva immediatamente una lettera di apprezzamento e di felicitazioni di Frugoni. di ricordi e anche di qualche domanda più confidenziale. o ai primi degli anni ’70. (1899-1985) titolare della I cattedra di Clinica medica e Cataldo Cassano (1902-1998). titolare della II cattedra di Clinica medica. Scriveva tra l’altro Iandolo8: Del «Policlinico» Frugoni fu per moltissimi anni direttore non soltanto di nome ma di fatto. Alla morte di Frugoni. Quando nel 1932 Cesare Frugoni (1881-1978). Leggeva sistematicamente il nostro Giornale e. E de «Il Policlinico» Frugoni assunse la direzione scientifica. rafforzato dal fatto che Vittorio Ascoli mantenne anche la sua funzione di redattore capo de «Il Policlinico».Vito Cagli Così il rapporto tra la Casa Editrice de «Il Policlinico» e la Clinica Medica romana diveniva sempre più stretto. a firma del più ascoltato tra i redattori. «Il Policlinico» pubblicò un breve ricordo del Maestro. fu chiamato alla direzione della Clinica Medica.

Vice Presidente: Prof. Consiglieri Proff. in quanto direttori scientifici. ad essi sarebbero succeduti G. Contemporaneamente scomparivano dalla testata i direttori.F. Paride Stefanini. fino ai primi anni ’90. mentre. Antonio Ribuffo. Nel numero 1 de «Il Policlinico Sezione Pratica» del 1971. Dario Maestrini una medaglia d’oro per i 50 anni di appartenenza alla Accademia Medica. due editors. Fegiz e S. sia pure via via in modo sempre più saltuario. scelti comunque sempre nell’ambito dei docenti di chirurgia del Policlinico Umberto I. Giuseppe Giunchi. Sergio Cerquiglini. in seguito. Giambattista Bietti. con votazione unanime. Questi cambiamenti. Pietro Valdoni. Analogamente la direzione de «Il Policlinico Sezione Chirurgica» fu tenuta fino al 1972 da Pietro Valdoni (19001976) e da Paride Stefanini (1904-1981). come si è già detto. a firma degli Editori. che si tenevano nell’aula di Clinica Medica e. per un certo tempo. in luogo dei direttori. nella biblioteca del Policlinico Umberto I. Il nuovo Consiglio di Presidenza risulta così composto: Presidente: Prof. Il legame rimaneva dunque saldo e lo testimoniava anche la presenza dei riassunti delle sedute dell’Accademia Medica di Roma. Mario Rastelli. Luigi Travia. Stipa e. La Sezione Pratica de «Il Policlinico» cessava di pubblicare “lavori originali”.i Giorgio Monticelli. Questi resoconti furono presenti. in cui si annunciava un radicale cambiamento nel contenuto e nella veste tipografica. e che erano una delle espressioni dell’attività scientifica della Facoltà di Medicina e del grande istituto in cui essa era largamente presente. al suo antico Aiuto. il professor Arnaldo Pozzi. comparve un breve corsivo. restava al professor Frugoni la qualifica di direttore responsabile. Giuseppe Caronia ed al Prof. Pietro Valdoni. Segretario Prof. Nel numero 16 de «Il Policlinico Sezione Pratica»9 del 1973 veniva riportata la seguente comunicazione: Il Prof. determinati in larga misura dal crescente 45 . Nella stessa seduta è stata conferita al Prof. «Il Policlinico Sezione chirurgica» restava sotto la direzione di Valdoni e di Stefanini.Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico” Malattie Infettive. che avrebbero continuato a trovare posto nella Sezione Medica e nella Sezione Chirurgica e riservava il proprio spazio a rassegne sintetiche e a brevi articoli informativi. dal 1979. che passerà poi. titolari rispettivamente della I e II cattedra di Clinica chirurgica. è stato chiamato a succedere al Prof Pietro Di Mattei nella carica di Presidente dell’Accademia Medica di Roma.

. Beretta Anguissola venga chiamato alla II Cattedra di Clinica Medica Generale e Terapia Medica. Guido Baccelli e il Policlinico Umberto I. di Di Guglielmo e di Cassano. 13(14):417-480. Accanto a lui numerosi componenti della Redazione provenivano dalla Clinica Medica di Frugoni. Il Policlinico. Numero speciale in occasione delle onoranze a Guido Baccelli. la Clinica Medica era. Ad entrambi le più vive congratulazioni de «IL POLICLINICO». 24(24):784. A. BACCELLI G. 5. Alcuni anelli di questo legame restavano e restano. rendevano più tenue il legame tra «Il Policlinico» e il Policlinico Umberto I.Vito Cagli interesse degli studiosi per la pubblicazione dei propri lavori scientifici su riviste di lingua inglese a circolazione internazionale. ed ancora in una certa misura rimane. 13(15):505-506. Sezione Pratica. VV. Cronaca delle onoranze a Guido Baccelli. con i suoi ricordi e i suoi racconti. BACCELLI G. E poi le persone. 3.. ZERI A. Nello stesso tempo il moltiplicarsi delle cattedre nel Policlinico Umberto I rendeva meno agevole seguire i cambiamenti che si andavano verificando. Nel numero 20 della Sezione Pratica del 1972 nella rubrica Vita Professionale si può leggere10: La facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma ha deliberato che il Prof. Fino al 1981 Il professor Arnaldo Pozzi fu. Il Policlinico. AA. il luogo dell’imprinting originario della Rivista. Insomma. Sezione Pratica 1917. Notizie Diverse. il punto di contatto che per tanti anni ha unito due storiche istituzioni del mondo medico romano: il Policlinico Umberto I e la rivista «Il Policlinico» BIBLIOGRAFIA 1. Il Policlinico. Il Policlinico. Sezione Medica 1893. I: 2 2. Giuseppe Giunchi venga trasferito dalla I Cattedra di Malattie infettive alla III Cattedra di Clinica Medica Generale e Terapia Medica. Sezione Pratica 1906. 13(14):466-470. Per intenderci. Comunque il legame tra “i due Policlinici” permaneva. Ha deliberato altresì con voto unanime che il Prof. 46 .. un testimone della storica Clinica Medica di Ascoli e di Frugoni. 1906. Sezione Pratica 1906. 4.. Il Policlinico. Anzitutto l’antico rapporto della Casa Editrice Pozzi con la Clinica Medica del Policlinico Umberto I.

Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico” 6. 8. 10. Il Policlinico. Il Policlinico. 24(3):49. 47 . 1972. Sezione Pratica 1918.. Vita Professionale. Sezione Pratica 1932. 85:1-2. 24(1):3.. IANDOLO C. Sezione Pratica 1973. Il Policlinico. Ricordo del Maestro. Sezione Pratica. 79(20):886. 7. Comunicazione. 39(4):125-133. 24(4):81. 9. 80(16):714.. L’essenza e gli obiettivi dell’insegnamento clinico. Le fonti a cui ho attinto per la redazione del presente capitolo sono i volumi de «Il Policlinico» e desidero ringraziare gli Editori Pozzi per avermi facilitato il lavoro mettendo a mia disposizione la collezione completa della Rivista. Il Policlinico. Sezione Pratica 1978. Il Policlinico. I compiti attuali della clinica medica. ASCOLI V. FRUGONI C.

Vito Cagli 48 .

PARTE II: Gli Istituti “Biologici” di Fondazione .

IL DIPARTIMENTO DI ANATOMIA UMANA TINDARO G. RENDA 51 .

289 (con accesso anche da via Alfonso Borelli. dedicata alla formazione dei futuri medici nonché ad un’attività di ricerca scientifica di eccellenza. 92. anche se per parecchio tempo impartito nell’ambito di altri corsi. la ricerca La ricostruzione delle vicende dell’Anatomia romana e delle personalità accademiche che vi hanno operato è già stata oggetto di specifica trattazione negli anni passati e di tali opere mi sono in parte avvalso per il presente contributo e ad esse rimando il lettore che volesse conoscerne i dettagli1. dopo questa data.Il Dipartimento di Anatomia Umana I primi anni dell’insegnamento Si può convenire che nella storia di una grande istituzione come il Policlinico Umberto I di Roma le cosiddette discipline di base. va a studiare a Padova. fra cui viene annoverata anche l’Anatomia Umana. per passare poi dal 1377 nello Studio Romano in Trastevere. soprattutto di chirurgia. e dal 1431 nell’Archiginnasio romano. Eustachio. In questa sede riporto brevi cenni biografici soltanto di alcuni personaggi che con la loro attività hanno dato particolare lustro all’Anatomia romana prima del 1870. L’insegnamento dell’Anatomia Umana. E in questo ruolo ritengo che l’Anatomia Umana romana abbia ben contribuito a rendere grande questo importante complesso. Le prime tracce risalgono al 1294 nella Scuola Palatina Romana. Un vero Gabinetto di Anatomia Umana fu istituito da Pio IX nel 1870 presso la sede della “Sapienza” a S. Realdo Colombo Nato a Cremona tra il 1516 e il 1520. I Maestri la didattica. istituito nel 2002. In ciascuno di questi due campi le discipline di base hanno da sempre rappresentato un valido alleato ed un efficiente interlocutore. 50) che è anche la sede attuale del Dipartimento di Anatomia Umana. È 53 . Antonio in via Agostino De Pretis. di tutti coloro che si sono avvicendati nella direzione dell’Istituto o vi hanno comunque operato meritevolmente. e. seguito dal regio governo italiano che ha insediato nel 1881 l’Istituto di Anatomia Umana e di Istologia generale e speciale nel Convento di S. al Viminale. Risale infine al 1930 il trasferimento dell’Istituto di Anatomia Umana Normale nell’edificio di Viale Regina Elena. possano non aver avuto un ruolo determinante. Ma è pur vero che il Policlinico è una struttura universitaria. ha fatto parte del curriculum didattico degli studi di Medicina in Roma sin dal XIII secolo.

morte che egli diagnosticò avvenuta per avvelenamento. ma che in genere è stata disconosciuta dagli storiografi successivi. Qui Realdo Colombo è accolto alla pari da personaggi illustri e diviene amico di Michelangelo Buonarroti che utilizza i suoi insegnamenti per perfezionare le sue opere. Libri XV stampata a Venezia nel 1559. Fra le tante descrizioni originali sicuramente la più importante è quella. a lui vengono affidati incarichi particolari e delicati. come l’autopsia sul cadavere di Ignazio di Loyola e quella sul cadavere del cardinale Federico Ridolfi. come lettore di chirurgia ed anatomia. E’ stato fra i primi ad utilizzare animali viventi per alcu54 . Libri XV di Realdo Colombo Nel 1545 Cosimo de’ Medici lo chiama nella appena riorganizzata Università di Pisa ove diviene il primo professore di Anatomia. Fig. Diventa il medico della curia pontificia. della circolazione polmonare. anno in cui il pontefice Paolo III (al secolo Alessandro Farnese) lo chiama a Roma a insegnare all’Archiginnasio che lo stesso papa aveva provveduto a riformare nel 1539. 2 – Frontespizio del De Re Anatomica. 1 – Realdo Colombo (Cremona 1516Roma 1559) Fig. Muore a Roma nel 1559. accurata e completa. di cui diviene assistente prima e successore poi. scoperta citata anche dallo stesso Harvey. Vi rimane sino al 1548. Renda discepolo del celebre Vesalio. morto per apparenti cause naturali durante il conclave per la nomina del successore di Paolo III (1550).Tindaro G. Eseguì numerose dissezioni in pubblico alla presenza anche di alti prelati e accademici. nel 1544. Colombo fu un ottimo anatomico ed eseguì molteplici osservazioni sul cadavere che raccolse nell’opera De Re Anatomica.

elaborò. sulla morfologia e sulla architettura dei denti. Compì dapprima approfonditi studi umanistici in varie università italiane. sulla valvola cardiaca che porta il suo nome e sugli organi dell’udito con particolare riguardo all’orecchio medio e alla tuba che porta ancor oggi il suo nome. lo costrinsero a rassegnare le dimissioni. il Cardinale Giulio della Rovere. Scrisse molti trattati fra cui fondamentali sono quelli sul rene. A Realdo Colombo è oggi intitolata l’Aula A del nostro Dipartimento Bartolomeo Eustachio (o Eustachi) Nato presumibilmente nel 1513 a San Severino nelle Marche (ma c’è chi sostiene fosse nato in San Severino di Calabria. Delle rimanenti tavole si persero le tracce sin quando non 55 . ebraico ed arabo. anche la data di nascita viene variamente riferita tra il 1500 ed il 1524). nel corso dei quali acquisì ottime conoscenze di greco. divenuto presto famoso per la sua bravura. sul sistema delle vene azygos. artista in Urbino. quando gravi motivi di salute. incluso l’Istituto di Filosofia della Sapienza. ove si ha la prima descrizione delle due dentizioni. per un’opera mai pubblicata. Dal 1540 Eustachio si dedicò agli studi di medicina e. 3 – Bartolomeo sulla via per Fossombrone. soffriva molto di gotta. Nel 1547 si spostò a Roma. al seguito del fratello del Duca. Eustachi (San Severino Bartolomeo Eustachio fu un grande ana1513-Fossombrone 1574) tomico ed insieme a Vesalio e Falloppio è considerato il fondatore della moderna Anatomia. Avvalendosi dell’opera di Pier Matteo Pini. 47 tavole anatomiche che furono incise su lastre di rame dal romano Giulio de’ Musi e di cui le prime 8 furono usate a complemento dei suoi Opuscola anatomica del 1564. fu scelto come medico personale dal Duca di Urbino. sul dotto toracico. Eseguì molte ricerche comparative su animali talmente importanti da essere considerato come il fondatore dell’Anatomia Comparata. Continuò a servire il Cardinale della Rovere e morì nel 1574 Fig.Il Dipartimento di Anatomia Umana ne dimostrazioni di anatomia e fisiologia cardio-polmonare. e qui divenne protomedico e fu ingaggiato come professore di Anatomia presso il Collegio della Sapienza all’Archiginnasio fra il 1555 ed il 1567.

A Bartolomeo Eustachio è intitolata l’Aula C del nostro Dipartimento. anche se non ha mai avuto l’incarico ufficiale di insegnare Anatomia in Roma. Un personaggio che merita in questa sede di essere citato. Renda furono rinvenute 162 anni dopo in casa di un discendente del Pini ed acquistate dal papa Clemente XI per 600 scudi. Anche se non raggiungono la bellezza estetica delle tavole di Vesalio. ha studiato nel Collegio Romano dei Gesuiti e si è laureato all’età di 18 anni in Medicina.Tindaro G. Egli fu a Roma negli ultimi anni della sua vita (dal 1661 al 1664) come Archiatra del papa Innocenzo XII. 5 – Frontespizio di un’edizione del 1728. è Marcello Malpighi. Giovanni Maria Lancisi Nato a Roma nel 1654. le tavole di Eustachio risultano molto più accurate per i dettagli anatomici. A Marcello Malpighi è dedicata l’ Aula B del nostro Dipartimento. che fra l’altro aveva l’insegnamento dell’Anatomia nella stessa cattedra che era stata dell’Eustachio. Giovanni Maria Lancisi. Il papa le mostrò al proprio medico personale. una Associazione non-profit per la valorizzazione degli studi di anatomia microscopica. Il Lancisi le pubblicò completandole con il suo personale commento nel 1714 col titolo Tabulae anatomicae Bartholomei Eustachi quas a tenebris tandem vindicatas. successiva alla prima del 1714. a lui intitolata da Pietro Motta che l’ ha fondata nel 1988. 4 – Giovanni Maria Lancisi (Roma 1654-1720) Fig. Nel nostro Dipartimento ha sede l’Academia Malpighiana Studiorum Anatomiae Microscopicae. il fondatore dell’Anatomia Microscopica. delle tavole di Bartolomeo Eustachio commentate dal Lancisi Nel 1684 fu chiamato alla Cattedra di Anatomia della Sapienza 56 . Fig.

Fu anche letterato e membro di varie accademie. Si è interessato dell’anatomia del cuore. ancor oggi nota come Lancisiana.Roma 1707) . Lo si ricorda come il teorico del “Solidismo”. Spirito in cui da giovane aveva lavorato come Assistente. Seguace del Malpighi. Si interessò anche di Igiene. della circolazione sanguigna.Il Dipartimento di Anatomia Umana passando nel 1696 a quella di Medicina che tenne sino al 1718. presentò al papa Clemente XI le ritrovate Tavole Anatomiche di Bartolomeo Eustachio da lui commentate. Fu Archiatra del papa Innocenzo XI e successivamente dei papi Innocenzo XII e Clemente XI. Fondamentali i suoi studi sulla malaria. Fu ammesso all’Arcadia col nome di Esilio Macariano. nel cui ordinamento dispose l’obbligo di indire. delle vene azygos. sul cuore della tartaruga. Morì a Roma nel 1720 lasciando erede universale l’Ospedale S. Avvenuto lo sbarco dei Mille si unì ad essi a Milazzo e collaborò con i chirurghi. anche se ancora studente. del sistema nervoso centrale. sulle meningi. alla cura dei feriti nell’ospedale di 57 Fig. almeno due volte al mese. Francesco Todaro Nato a Tripi (Messina) nel 1839. sulla composizione della saliva e della bile. si è laureato in Medicina a Napoli. Giorgio Baglivi Nato in Dalmazia nel 1668. sedute per incentivare la ricerca scientifica e contribuire all’istruzione e all’aggiornamento dei medici. Nel 1714. L’anno successivo ha inaugurato l’Accademia di Medicina e Chirurgia. Ha risieduto in diverse città italiane e nel 1692 si trasferisce a Roma ove nel 1696 viene incaricato dell’insegnamento dell’Anatomia e della Chirurgia che tiene sino al 1701 per passare a quello di Medicina teorica che tiene sino alla morte avvenuta prematuramente nel 1707. da lui donata e che oggi porta il suo nome. 6 – Giorgio Baglivi (Dalmazia 1668. oltre a vari altri testi raccolti in una Opera Omnia. scrisse alcune opere sulla circolazione del sangue. compì i suoi studi di Medicina nell’Università di Messina da cui fu espulso per ragioni politiche in quanto aderente al movimento antiborbonico. inaugurando solennemente la Biblioteca medica.

meritevole è stata la sua opera a favore di Messina a seguito del terremoto del 1908. Come politico. Fig. Maria Nuova. Fondò la rivista Ricerche di Morfologia. si laurea in Medicina a Roma nel 1889. Dopo la liberazione dell’Isola. Nel 1865 riceve l’incarico dell’insegnamento dell’Anatomia presso l’Università di Messina ove allarga i suoi interessi scientifici alla morfologia ed embriologia di animali marini in quanto convinto assertore del valore degli studi comparati per meglio comprendere l’organizzazione degli organismi più complessi2. ME. fu nominato 58 . 7 – Francesco Todaro (Tripi. Qui iniziò i suoi studi sul cuore che lo porteranno alla descrizione dell’architettura cardiaca e del tendinetto che porta il suo nome. Renda Barcellona (Messina). carica che occupò sino alla sua morte avvenuta nel 1918. 8 – Atrio principale dello stabile con accesso dal viale Regina Elena. si trasferì a Firenze ove frequentò i laboratori di Schiff e Pacini ed ebbe l’incarico di settore di Anatomia in S. Riccardo Versari Nato a Milano nel 1865. Dopo un breve periodo di lavoro negli ospedali romani.Tindaro G. riprese gli studi. Quando nel 1870 Roma si riunì all’Italia venne chiamato a ricoprire la cattedra di Anatomia della Regia Università. introdusse lo studio dell’Embriologia come materia complementare e per primo fu incaricato di un corso ufficiale di Embriologia. Venne nominato da Francesco Crispi Senatore del Regno e fu membro delle accademie dei Lincei e dei XL. E’ stato tra i primi a introdurre il metodo delle sezioni seriate per lo studio sistematico al microscopio. 1839-Roma 1918) Fig. Sulla destra il busto di Francesco Todaro (in particolare nella figura seguente).

Il Dipartimento di Anatomia Umana assistente nell’istituto di Anatomia. Dal punto di vista scientifico affrontò argomenti di angiologia. che sin dall’inizio subì una parziale variazione di destinazione in quanto si convenne di ospitare anche l’Istituto di Anatomia Comparata sino ad allora situato in alcuni locali dell’ Istituto di Patologia Generale all’interno del Policlinico3.Busto bronzeo di Morra (Cuneo) nel 1945. Libero docente nel 1896 fu incaricato dell’insegnamento dell’Anatomia Microscopica nel 1897 e professore ordinario della stessa materia nel 1900. Per circa quattro anni lavorò in entrambi i ruoli per poi passare decisamente all’Anatomia nel 1894 quando fu nominato aiuto. ben operando in entrambi le sedi. Francesco Todaro collocato Fu Senatore del Regno. fu nominato professore emerito nel 1940 e morì a Fig. neurologia periferica. Dipartimento Rettore dell’Accademia di Educazione Fisica e membro di varie accademie ed enti culturali italiani ed esteri. Fig. diretto dal Todaro.Morra. Sotto la sua direzione avvenne nel 1930 il trasloco dell’ Istituto nel nuovo complesso di Viale Regina Elena. Ma il suo contributo più notevole e pregevole sono state le finissime osservazioni sull’angioarchitettura dell’occhio umano e di molti mammiferi. Ha proseguito l’opera del Todaro succedendogli nella direzione della rivista Ricerche di Morfologia. morfogenesi dell’apparato urinario. 10 – Riccardo Versari (Milano 1865. Alla morte del Todaro fu chiamato a succedergli nel 1919 nella direzione dell’Istituto che tenne sino al pensionamento avvenuto nel 1935. 1945) 59 . 9 . Nel 1903 passò all’Istituto di Anatomia di Palermo e nel 1914 a quello di Napoli. nel 1890. Consigliere nell’Atrio principale del superiore della Sanità Pubblica. CN.

In pari data fu nominato Professore emerito di Anatomia dalla Facoltà di Medicina.Tindaro G. Fu Commissario Governativo prima e Direttore poi dell’ISEF di Roma tra il Fig. sino al 1972 epoca del suo pensionamento. 11 – Facciata principale dello stabile al numero civico 289 del Viale Regina Elena che dal 1930 è stata sede dell’Istituto ed oggi lo è del Dipartimento di Anatomia Umana. di anatomia comparata. Si è occupato principalmente di Anatomia macroscopica e topografica. di medicina sportiva. Renda Fig. Vincenzo Virno Nato a Cava dei Tirreni (Salerno) nel 1897. di morfofisiologia dell’apparato locomotore. 12 – Vincenzo Virno (Cava dei Tirreni. Fu editore della rivista Ricerche di Morfologia. SA.Roma 1985) 60 . Succedendo al suo maestro Versari assunse la direzione dell’Istituto di Anatomia tra il 1935 ed il 1967. come assistente. ha compiuto tutta la sua carriera accademica all’interno dell’Istituto di Anatomia di Roma dal 1921. 1897.

13 – Zaccaria Fumagalli chimica e Radiobiologia (Prof. Motta. Fu insignito di diverse medaglie d’oro dal CONI. c) il Laboratorio di Colture in 2000) vitro e Immunoistochimica (Prof. Marinozzi). Di grande impegno è risultata l’attività organizzativa degli Istituti Anatomici da lui diretti. all’epoca (si era alla fine degli anni ‘60). Prof. 1912-Milano vallotti). dall’ISEF.M. gli Istituti di Messina e Palermo sono stati praticamente costruiti ex-novo. Fu Accademico emerito dell’Accademia Lancisiana dal 1977. In particolare. Ottenuta la libera docenza nel 1943. muore a Milano nel 2000. Ha anche provveduto a dotare l’Istituto romano di un laboratorio didattico attrezzato con speciali e nuove apparecchiature televisive a circuito chiuso (Centro Didattico Televisivo). anche a livello internazionale. entra nel 1939 come assistente nell’Istituto di Anatomia Umana Normale dell’Università di Milano. P. viene chiamato dall’Università di Messina a dirigere l’Istituto di Anatomia Umana (1952-1963). G. si laurea in Medicina nel 1937. per lo studio dell’Anatomia. Morì a Roma nel 1985. Nominato Professore emerito dell’Università La Sapienza nel 1985. rappresentavano una novità quasi assoluta. Passa poi a dirigere l’Istituto di Anatomia Umana di Palermo (1963-1967) e quindi quello di Roma (1967-1982). b) il Laboratorio di IstoFig. diretto dal Bruni. Fu Direttore della Scuola centrale dello Sport dal 1966 al 1971. Dal punto di vista scientifico ha compiuto importanti ricerche sul 61 . T. mentre l’Istituto Anatomico di Roma è stato totalmente riorganizzato con l’allestimento di grandi laboratori indipendenti. Dopo due anni di frequenza in Anatomia Patologica. d) il Laboratorio di Anatomia Macroscopica (Prof. Renda). dalla Federazione Medico-Sportiva Italiana e dal Ministero della Pubblica Istruzione. Ca(Parabiago. MI. Zaccaria Fumagalli Nato a Parabiago (Milano) nel 1912. C. suo primo allievo che lo aveva seguito da Messina).Il Dipartimento di Anatomia Umana 1950 e il 1967. ciascuno attrezzato per specifiche branche morfologiche: a) il Laboratorio di Microscopia Elettronica (affidato al Prof. Franceschini. che.

sulla vascolarizzazione del fegato e sui processi di rigenerazione epatica. quello di Scienze Neurologiche ove afferirono insieme a lui tre docenti ufficiali all’epoca afferenti all’Istituto (Carlo Cavallotti. sull’orecchio medio ed interno. dopo aver frequentato gli Istituti anatomici di Padova e Ferrara. ove chi scrive era stato dall’anno precedente accettato come allievo interno dal Fumagalli. è stato anche socio fondatore della Società Italiana di Istochimica (1957) e della Società Italiana di Radiobiologia Medica. si sono avvicendati nella direzione dell’Istituto sino alla sua disattivazione a seguito della costituzione dell’odierno Dipartimento4. Renda sistema ipotalamo-ipofisario. negli ultimi anni della sua direzione il Fumagalli si è adoperato ad organizzare l’istituzione di uno dei primi Dipartimenti della Sapienza. milza. Socio di diverse società scientifiche. sull’architettura vascolare e sull’ultrastruttura dei processi ciliari e della retina. alcuni dei quali. sistema nervoso). è stato allievo di Levi e Loreti nell’Istituto di Anatomia Umana di Torino dove ha iniziato la carriera accademica.Tindaro G. dopo il 1983. sulla radioprotezione chimica e sulla radiosensibilità dei tessuti (in particolare fegato. Muore a Roma prematuramente nel 1973. L’Istituto non venne in quella circostanza disattivato perché in esso rimasero afferenti altri quattro docenti ufficiali (Marcello Casini. Il suo primo incarico lo vede succedere al Fumagalli nella direzione dell’Istituto di Anatomia Umana di Messina nel 1963. sullo sviluppo del sistema nervoso. sugli spermatozoi animali. Giulio Marinozzi. Durante la direzione del Fumagalli è avvenuto l’ampliamento del numero delle Cattedre e degli incarichi di insegnamento dell’Anatomia Umana e dell’Anatomia Topografica a ricoprire i quali sono stati chiamati altri docenti. Convinto della necessità di avvicinare l’Anatomia Umana alle Scienze cliniche. Ha anche svolto un’intensa attività pubblicistica a carattere didattico con l’intendimento di modernizzare l’insegnamento universitario dell’Anatomia Umana. 62 . Domenico Palermo e Isidoro Rossodivita). Pietro Motta e Tindaro Renda) Mario Franceschini Beghini Nato a Sanguinetto (Verona) nel 1918. Nel 1969 viene chiamato dalla Facoltà di Medicina della Sapienza a ricoprire la prima Cattedra di Anatomia Umana. ricerche applicate anche a problematiche di fecondazione artificiale.

Tra il 1969 ed il 1972 svolge per incarico il corso di Anatomia Umana presso il Libero Istituto di Medicina e Chirurgia dell’Università dell’Aquila e dal 1972 al 1975 presso la Facoltà di Medicina della Sapienza. ha compiuto i suoi studi di Medicina presso l’Università La Sapienza laureandosi nel 1960. dell’abbozzo degli arti e del tubo neurale. ove apprese le metodiche delle colture in vitro. incaricato di seguire gli studenti più giovani nelle esercitazioni di Anatomia Macroscopica. VR. ancora studente. istotipiche ed organotipiche. Giulio Marinozzi Nato a Tolentino nel 1935. nei pressi 1918. è stato anche un ottimo ricercatore. rimentale di Nogent-sur-Marne. 14 – Mario Franceschini famoso Centro di Embriologia SpeBeghini (Sanguinetto. addestratosi presso il Fig. Consegue la libera docenza in Anatomia Chirurgica e Corso di Operazioni. dell’Istoenzimologia e dell’Immunoistochimica con la collaborazione di chi scrive. Nel 1962 diviene Tecnico laureato di ruolo. Didatta preciso e infaticabile. Alcune sue ricerche hanno anche ottenuto riconoscimenti ufficiali. che successivamente applicò sia a Messina che a Roma per i suoi studi su problematiche di organogenesi sullo sviluppo dei somiti. che egli si era adoperato a far chiamare dalla Facoltà romana sia come assistente ordinario che come incaricato di Anatomia sullo sdoppiamento della prima cattedra nel 1970-71. tra cui amava citare sempre il premio Lussana per la migliore tesi di laurea. Nel contempo.Roma 1973) di Parigi. quindi in Anatomia Topografica e infine in Anatomia Umana. dell’ Anatomia microscopica ottica. allora diretto da Etienne Wolf. suo allievo. la medaglia d’oro al IV festival di cinematografia scientifica e il premio Cacace di Nipiologia del 1963. Camillo di Roma. Nel 1975 diviene ordinario di Anatomia Umana e viene chiamato dalla Facoltà romana a ricoprire la terza cattedra di 63 .Il Dipartimento di Anatomia Umana A lui si deve la completa ristrutturazione dell’ala dell’Istituto romano ove ha attrezzato il reparto per le colture in vitro. presta anche servizio come chirurgo generale e di pronto soccorso presso l’Ospedale S. Sin dal primo anno di corso è entrato come allievo interno presso l’ Istituto di Anatomia Umana sotto la direzione del Virno e ben presto dimostra pregevoli qualità di anatomochirurgo tanto da essere.

rinnovò la rivista Alcmeone (di cui chi scrive fu per tanti anni Capo Redattore). patrono della sua città natale. 1935-Roma 1997) che amplierà successivamente introducendovi metodiche microscopiche. Avvia così un filone di studi morfologici sperimentali sulla epatectomia parziale e rigenerazione epatica e Fig. con particolare attenzione al fegato e alle vie biliari. Nicola da Tolentino. Seguì con infaticabile attenzione tutte le vicende legislative per trasformare l’ISEF in Facoltà 64 . 15 – Giulio Marinozzi sulla legatura delle vie biliari (Tolentino. MC. Von Hagens dell’Università di Heidelberg. ne potenziò i laboratori scientifici. Introduce per primo in Italia la tecnica della Plastinazione degli organi con la collaborazione del Dr. Con tale metodo ottenne ottimi risultati studiando la microcircolazione muscolare. Interessanti anche i risultati dei suoi studi sulla articolazione del ginocchio compiuti con indirizzo multidisciplinare5. Ha svolto anche una pregevole attività editoriale per la didattica. Con quest’ultimo partecipa alla ristrutturazione dell’Istituto di cui cura particolarmente il reparto di Anatomia Macroscopica e l’annessa Sala Settoria. Renda Anatomia nell’Istituto che nel frattempo era passato sotto la direzione del Fumagalli. fra cui S. avviò protocolli di cooperazione internazionali e altre iniziative che ben presto portarono l’ISEF Statale di Roma tra le più qualificate istituzioni internazionali del settore. Fu Direttore dell’Istituto di Anatomia nel triennio 1988-1991. Subentrato al suo Maestro Virno come docente di Anatomia nell’ISEF Statale di Roma ne divenne Direttore e ne curò la riorganizzazione curriculare. Per la competenza raggiunta nello studio del corpo umano fu incaricato dalle alte autorità ecclesiastiche del tempo a compiere ricognizioni sui corpi di Santi e Beati. Miodonsky introdusse la tecnica della iniezione vascolare di resine con osservazione al Microscopio elettronico a scansione dei calchi ottenuti a seguito di corrosione degli organi impregnati (corrosion casts). ossea. La sua attività di ricerca si è inizialmente rivolta ad argomenti di Anatomia Macroscopica sistematica su temi di angiologia e splancnologia. Rita da Cascia e S. ultrastrutturali ed istochimiche. epatica e retinica. Collaborando con il Prof.Tindaro G.

Diviene professore ordinario e titolare della seconda Cattedra di Anatomia Umana di Roma nel 1975. Chi scrive gli fu sincero amico e collega e volentieri ne testimonia qui anche le doti umane. si era trasferito come Direttore della Clinica Ostetrica della locale Università. e di Anatomia Umana dal 1971 presso l’Università La Sapienza. poi. Libero docente di Istologia nel 1968 e di Anatomia nel 1970. presso l’Università di Messina ove il padre. si arrivò alla trasformazione dell’ISEF nell’unico Istituto Universitario autonomo di Scienze Motorie d’Italia (IUSM). 65 . Fu anche per il suo impegno che. è incaricato di Istologia dal 1967 al 1971 presso il Libero Istituto di Medicina e Chirurgia dell’Università dell’Aquila.Il Dipartimento di Anatomia Umana Universitaria di cui fu strenuo sostenitore. il senso del dovere. Pietro M. era divenuto esperto a seguito delle sue frequentazioni di eccellenti laboratori negli Stati Uniti ed in Giappone. inizia la carriera universitaria come assistente di ruolo nell’Istituto anatomico messinese. incurabile malattia lo portò in breve tempo e immaturamente a morte avvenuta a Roma nel 1997. Collabora con il suo maestro alla ristrutturazione dell’Istituto anatomico romano dedicando in modo particolare le sue inesauribili energie nell’organizzazione di un moderno ed attrezzato reparto di Microscopia Elettronica delle cui tecniche. Nel 1967-68 si trasferisce a Roma allorquando il Fumagalli vi si trasferisce da Palermo. che gli permisero di conquistare la stima del mondo accademico e dei colleghi anatomici che lo vollero per diversi anni come consigliere nella Società Italiana di Anatomia. Motta Nato a Sassari nel 1942. Purtroppo una grave. L’ultimo periodo della sua carriera accademica lo vide impegnato nell’organizzazione del Libero Istituto Universitario “Campus Biomedico” di cui fu Rettore ed in cui profuse tutta la sua esperienza e capacità organizzativa raggiungendo in breve tempo ottimi risultati. carica che tiene sino al 1985 e successivamente dal 1992 ininterrottamente sino al 2002 allorquando immaturamente e improvvisamente muore in Roma. compie i suoi studi di Scienze Biologiche prima e di Medicina dopo. lo spirito di servizio. l’attaccamento al lavoro. Giuseppe. l’umiltà nel riconoscere i propri limiti. Allievo interno del Fumagalli prima e del Franceschini dopo. Nel 1982 succede al suo maestro nella direzione dell’Istituto. dal 1999-2000. nel frattempo.

nel 2003. Nel 1995 ha fondato la Academia Malpighiana Studiorum Anatomiae Microscopicae. Presidente della Federazione Mondiale delle Società di Anatomia dal Fig. 16 – Pietro M. Segretario Generale del (Sassari 1942-Roma 2002) Comitato per i Simposi di Scienze Morfologiche. Motta 1999 al 2002. dedicandola alla sua memoria ad 66 . sia nel campo scientifico agendo da editor per una collana di 37 volumi su argomenti di anatomia microscopica.Tindaro G. La morte lo ha colto improvvisamente mentre era dedito alla realizzazione del 5° International Malpighi Symposium concepito per celebrare il 7° Centenario della fondazione dell’Università la Sapienza. Organizzò in Roma alcuni congressi nazionali ed internazionali fra cui alcuni Malpighi Symposia ed il Congresso Mondiale degli Anatomisti nel 1999. insieme a tutti i componenti del nuovo dipartimento. animati da profondo amore per la nostra disciplina e da un comune sentire abbiamo operato di conserva sempre e soltanto per il prestigio dell’Istituto che entrambi avevamo contribuito a ristrutturare. Chi scrive gli è stato compagno di cammino e sincero amico sin da quando eravamo allievi interni nell’Istituto di Anatomia di Messina. ne ha raccolto l’idea e l’ha realizzata con notevole partecipazione di colleghi provenienti da tutte le parti del mondo. Grazie alla sua instancabile attività l’Istituto di Anatomia di Roma ha acquistato notevole prestigio in campo internazionale costituendo un vero punto di riferimento per molti ricercatori italiani e stranieri che ne hanno frequentato i laboratori ed hanno instaurato attive collaborazioni6. brillante ricercatore e instancabile organizzatore. abbiamo seguito i rispettivi maestri nell’Istituto romano e. ciascuno con le proprie capacità. Fu Presidente della Società Italiana di Anatomia dal 1993 al 1999. Chi scrive. Svolse una cospicua attività editoriale sia nel campo della didattica. Importante anche la sua attività pubblicistica collaborando alla realizzazione di trasmissioni televisive della serie Quark. E’ stato insignito di innumerevoli premi internazionali ed ha ricevuto 6 lauree honoris causa da Università straniere. pubblicando testi ed atlanti di Anatomia Microscopica che vennero tradotti in diverse lingue. Renda Dotato di intelligenza vivace. si affermò ben presto in campo nazionale ed internazionale raggiungendo livelli di eccellenza soprattutto per le sue ricerche di microscopia elettronica a trasmissione ed a scansione sul fegato e sull’apparato riproduttivo femminile.

18 –Targa che intitola la Sezione di Microscopia Elettronica del Dipartimento a Pietro Motta. nel seguire le trasformazioni tumultuose delle vicende accademiche e le riforme curriculari che in maniera incalzante si sono susseguite. L’ultimo quarto del XX secolo ci ha visto solidali. In quella occasione è stata scoperta una targa che intitola a Pietro Motta la Sezione di Microscopia Elettronica del Dipartimento. credo. in occasione del 5° Simposio Malpighi 67 . favorendone l’apertura verso integrazioni orizzontali e verticali ed impedendone nel contempo la perdita di identità. Pietro Motta. Consci del ruolo insostituibile che le scienze morfologiche rivestono nella costruzione di solide basi teorico-pratiche del futuro medico. Anche con questa nostra attenta azione. che peraltro avevamo ereditato dai nostri Maestri. a poco più di un anno dalla sua morte. 17 – Logo del 5° Simposio Malpighi organizzato nell’ambito delle celebrazioni del 7° centenario della fondazione dell’Università “La Sapienza” di Roma e dedicato alla memoria del suo ideatore Pietro Motta. scoperta l’11 settembre 2003. abbiamo in ogni sede e con forza fatta nostra l’idea. di trasformare l’Anatomia descrittiva in Anatomia funzionale. Fig. Giulio Marinozzi e chi scrive.Il Dipartimento di Anatomia Umana un anno dalla sua scomparsa. si abbia contribuito non poco alla crescita e al raggiungimento delle attuali posizioni di eccellenza didattica e scientifica della nostra Facoltà. Fig.

2. Anatomia Microscopica Clinica. e ne è prevista l’attivazione di una quinta (Sezione di Anatomia ultrastrutturale clinica) presso il Polo S.2002.. Embryol. 1985. Immunoistochimica.. Dispone infine di un Servizio di Organizzazione Didattica. l’Istituto è stato disattivato in pari data. sede della II Facoltà di Medicina e Chirurgia. FAMILIARI G. Palermo. Ulteriori dettagli sul Dipartimento sono ottenibili visitando il sito web “http://w3. IRES. 104/2: 22-27.. J. 2003. CAPPARONI P. Ricerche di Morfologia 1952. Motta che come si è detto tragicamente scompare dopo pochi mesi. Viene nominato Direttore del Dipartimento il Prof. 3. Roma.Tindaro G. Edizioni Universitarie Romane.. 22:VII-XIII.. I maestri di Anatomia nell’Ateneo Romano della Sapienza durante il secolo XVI. Pietro M. Anat. L’insegnamento delle discipline anatomiche nella “Studiorum Universitas Messane”. L’odierno Dipartimento di Anatomia Umana si articola in quattro Sezioni (Microscopia Elettronica “Pietro Motta”. GAUDIO E. Boll. 68 . Avendovi aderito la totalità dei componenti dell’Istituto di Anatomia Umana Normale della I Facoltà di Medicina e Chirurgia. RENDA T. BIBLIOGRAFIA 1. VIRNO V. 6. Anatomia Macroscopica) ciascuna suddivisa in reparti. Ricordo del Prof. CAVALLOTTI C. Giulio Marinozzi. Anat. è stato istituito il Dipartimento di Anatomia Umana dell’Università “La Sapienza”. It.it/anatomiaumana/”. Renda Con Decreto Rettorale del 14. Ricordo biografico di un maestro: Riccardo Versari. Embryol. It.. BARBERINI F.uniroma1. 5..02. 1967. Dal 2002 ad oggi a tale carica viene eletto chi scrive. 108/2: I-X. Motta (1942-2002). Commemoration of Professor Pietro M. 4. Andrea. Istituto Storico Arte Sanitaria 1926. J. 1999. MACCHIARELLI G. 6:197-214. di un Laboratorio di produzione software e servizi multimediali e di una Biblioteca di settore. L’insegnamento delle discipline anatomiche nell’Università degli studi “La Sapienza” di Roma..

.........1582ANGELO ANTONINI ......................1731COSIMO GRILLI ...................................1480ALFONSO FERRI .........1853ANNI ? ? ? ? ? 51 55 67 82 87 1619 26 58 67 81 84 96 1701 08 42 43 48 49 93 1831 53 1870 TAB..........................................................................1919VINCENZO VIRNO ....1294FRANCESCO CASINI ............................. 2..........................................................................I DIRETTORI DELL’ISTITUTO DI ANATOMIA (dal 1870 al 2002) FRANCESCO TODARO.......................................... I........1681GIOVANNI MARIA LANCISI ....................................................................................................................................................................................................................................................................................................................1696ALESSANDRO PASCOLI ............................................................................1570ARCANGELO PICCOLOMINI .........................1870RICCARDO VERSARI .................... RENDA ..........................................1945ZACCARIA FUMAGALLI ...........................................................................................................................................................................................................1658PIETRO MANFREDI .................................................................................................................................1377PAOLO DI JACOPO DELLA ROTONDA .........................................................................1667LUCA ANTONIO PORZIO............................1967PIETRO M.............................1982TINDARO G.1587ALESSANDRO MENGHINI ..............................................................1988PIETRO M......................................1748LEOPOLDO MICHELI ................................. MOTTA .....................................................1378PAOLO DI LELLO DELLA VALLE ..................................................1555BENALBO BRANCALUPO .........................................................................................................1743NATALE SALICETI ......1742MARCO MARCANGELI........1793ACHILLE LUPI .........................................................................1684GIORGIO BAGLIVI.............................................................................1551BARTOLOMEO EUSTACHI ................................................................ MOTTA .................................................19921918 1945 1967 1982 1985 1988 1991 2002 69 ...............................................................1539REALDO COLOMBO..................1622GIOVANNI CASTELLANI............................................................................Il Dipartimento di Anatomia Umana TAB........................................................................................................1701ANTONIO COCCHI..............................1769PIETRO LUPI ...........................1831FORTUNATO RUDEL .................................1626GIOVANNI TRULLI ........................................................................................................................................................................................................1431GABRIELE DE ZERBI .............................DOCENTI DI ANATOMIA ALLA “SAPIENZA” (sino al 1870) DOCENTE ANGELO DA CAMERINO..................................................1985GIULIO MARINOZZI.............................................................

LA SCUOLA BIOCHIMICA ROMANA GINO AMICONI 71 .

trovò ospitalità presso l’Istituto di Fisiologia umana.La Scuola Biochimica Romana Le prime radici Il primo corso tenuto a Roma di Chimica fisiologica e patologica (denominazione che può considerarsi quella originaria della disciplina nota oggigiorno come Biochimica) venne svolto nel 1881 da Giuseppe Colasanti. fino alla prima guerra mondiale. che ne mantenne l’insegnamento -rinnovato di anno in anno. epilessia sperimentale). g. Com’è noto. Anche se la gran Fig. che andavano dai farmacologi.fino alla sua morte. 1 . cordone ombelicale) erano diversi da quelli prodotti dal sangue di adulto: questa osservazione fu tra le prime a mettere in evidenza alcune importanti differenze strutturali a livello molecolare che si producono negli esseri viventi col passare dallo 73 . Una vera e propria cattedra di Chimica fisiologica venne però istituita ufficialmente all’Università di Roma solo nel 1903 e. non l’impegno attivo di mancarono da parte sua studi che rientrano nelGiuseppe Colasanti l’ambito della biochimica: basti qui ricordare nelle ricerche svolte nel che nel 1923 scoprì che i cristalli di emoglobisuo Istituto di Fisiologia na ottenuti dal sangue di neonato (prelevato dal dell’Università di Bonn. plasmandone l’architettura generale e dandole un ben definito contenuto in modo da separare nettamente la Chimica fisiologica (denominazione ufficiale in tutta Europa. ai clinici. Fu incaricato di svolgere il corso Domenico Lo Monaco. Gli successe Giuseppe Amantea. verso la fine del XIX secolo gli aspetti chimici dei processi fisiologici e patologici che avvengono negli organismi viventi ricevettero grande attenzione da parte di una molteplicità di specialisti in varie branche della medicina. il quale lasciò l’incarico nel 1949. dell’attuale Biochimica) dalla cosiddetta Chimica clinica e dalla Chimica forense (le due altre branche della chimica applicata allora note. nel campo della medicina).che attesta te fisiologici (e. avvenuta nel 1930. agli igienisti. 1) e che poi nel 1890 passò alla cattedra di Farmacologia sperimentale.Certificato parte degli interessi scientifici di Amantea fu firmato da Eduard rivolta prevalentemente a temi più propriamenPflüger. uno studioso che si era formato anche nel laboratorio di Eduard Pflüger all’Università di Bonn (Fig. ai patologi. quando divenne professore ordinario di Fisiologia umana. come disciplina autonoma. ai fisiologi: furono in verità questi ultimi a dare un solido corpo alla nuova disciplina.

La sede di Pavia fu per lui del tutto transitoria. da quel momento in poi. Si ama qui citare questi risultati sperimentali.che la differenza di solubilità tra l’emoglobina (il trasportatore di ossigeno presente nel sangue) e la mioglobina (il trasportatore di ossigeno che si trova dentro i muscoli) permetteva di isolare e purificare queste due proteine. innovativa per quei tempi. l’una dall’altra: tale metodica. all’ultimo piano dell’edificio che ospitava la Fisiologia umana (al 74 . A Roma lo spazio assegnato all’Istituto di Biochimica comprendeva poche stanze. sostituì definitivamente la dicitura Chimica fisiologica. perché lo studio dei trasportatori di ossigeno negli organismi viventi (come appunto è l’emoglobina) sarà tra le linee di ricerca che nel ventennio compreso tra il 1955 ed il 1975 hanno dato lustro alla scuola biochimica romana. anche alla Barcroft Memorial Conference (un importante congresso a cui parteciparono i più importanti scienziati che lavoravano sulle emoproteine.all’Università di Pavia. e che fu comunicato. Tra i vincitori c’era Alessandro Rossi Fanelli.Gino Amiconi stato neonatale (caratterizzato appunto dalla presenza di un’emoglobina detta fetale) a quello della maturità biologica (con una diversa emoglobina detta adulta.nel 1942 si ritenne doveroso bandire il primo concorso nazionale per tre cattedre di Biochimica: un termine quest’ultimo che. Rossi Fanelli aveva scoperto -a Napoli. in seguito al trasferimento di Giuseppe Amantea alla Fisiologia umana. Prima di andare in cattedra. diede a Rossi Fanelli –mentre si trovava a Pavia. tant’è che -ad imitazione di quel che era già avvenuto in gran parte del resto d’Europa e negli Stati Uniti d’America. come anche al giorno d’oggi). circondate da ampie ed inutilizzabili terrazze. Science. un brillante risultato che apparve nel 1948 su una delle più prestigiose riviste scientifiche (di allora. dove però giunse solo nel 1945 per le difficoltà imposte dalla guerra allora in atto agli spostamenti di individui e cose. Alessandro Rossi Fanelli a Roma A partire dagli inizi del Novecento lo studio dei sistemi viventi a livello molecolare andò man mano imponendosi negli ambienti biomedici anche in Italia. per distinguerla dalla fetale)1. fondata da Alessandro Rossi Fanelli. che avrebbe dovuto trasferirsi subito -da Napoli. ed infatti già nel 1949 venne chiamato a ricoprire la cattedra di Biochimica all’Università di Roma. dov’era nato ed aveva iniziato la sua carriera universitaria.la possibilità di determinare per la prima volta la composizione chimica della mioglobina umana. sempre nello stesso anno. tra cui alcuni futuri vincitori di premi Nobel).

tra quello amministrativo e quello di laboratorio. La strumentazione per una valida ricerca biochimica in pratica non esisteva. era stata riparata alla meglio. 3). la biochimica delle proteine e la biologia cellulare. Quanto al personale. per l’analisi strutturale di biomolecole (basata sulla stretta integrazione tra spettrometria di massa e classiche metodologie biochimiche). L’ala sinistra dell’Istituto. che vanno da quelle per la cinetica rapida (capaci di misurare eventi molecolari che si producono nei millisecondi. nei microsecondi e nei nanosecondi). Alessandro Rossi Fanelli creò quello che al tempo della sua andata fuori ruolo (nel 1981. rispettivamente. in cui si decise di mettere gli uffici amministrativi e lo studio di Rossi Fanelli. Da questo poverissimo inizio. a quelle per la biocristallografia. 2 . diretto da Rossi Fanelli dal 1949. costituite -oltre che dalle apparecchiature di base per la biologia molecolare. fu assegnato l’ultimo piano. non stupisce che quando andò fuori ruolo Alessandro Rossi Fanelli fu molto festeggiato sia dai suoi allievi diretti (ritratti in gran parte con lui nella Fig. c’era un solo tecnico esecutivo assegnato all’Istituto. Attualmente (vale a dire nella primavera del 2005) vi afferiscono 21 professori ordinari. all’età di 75 anni) era diventato il Dipartimento (interfacoltà) di Scienze biochimiche e che dalla sua morte (avvenuta nel 1990) porta il suo nome. le attuali potenzialità scientifiche del Dipartimento. 2) dovuta al bombardamento che subì Roma nel 1943. 75 . ed inoltre. ma nessun assistente. dopo la parziale distruzione (Fig. svolto da Amantea. dopo il bombardamento del 1943. Date tutte queste realizzazioni. sia da numerosi scienziati stranieri ben noti in campo internazionale che avevano trascorso periodi più o meno lunghi nei laboratori dell’Istituto da lui diretto (Fig. 1 assistente ordinario e 38 unità di personale non-docente. 4). 17 e 10.da sofisticate strumentazioni per la ricerca d’avanguardia. 27 professori associati e 20 ricercatori (13.La Scuola Biochimica Romana primo piano) e la Farmacologia (al piano terra).Così appariva l’edificio che ospitava nella Città universitaria gli Istituti di Fisiologia e di Farmacologia. All’Istituto di Biochimica. in quanto quel poco che vi si trovava era mirato al lavoro sperimentale di neurofisiologia. Fig. per la spettroscopia e per la biotermodinamica2. compresa la parte che risulta distrutta. per la bioinformatica. afferenti alla Facoltà di Medicina). Completano il quadro odierno.

Paolo Cerletti e Bruno Mondovì. John Kendrew e Renato Dulbecco.Ecco la gran parte dei partecipanti al simposio su “Structure-Function Relationships in Biochemical Systems”. Silvestro Duprè. Giorgio Federici. Alessandro Finazzi-Agrò.da sinistra a destra. (terza fila) Noris Siliprandi. vestito di scuro). 3 . si citano solo i tre vincitori di premi Nobel: Max Perutz. Fig. Francesca Riva ed Eraldo Antonini. Bruno Giardina. un brillante scienziato dei Bell Laboratories (New Jersey.di William E. Carlo De Marco. In quest’occasione fu organizzato un importante simposio scientifico tenuto a Roma presso l’Accademia Nazionale dei Lincei. Lo spunto per organizzare questa manifestazione scientifica fu la celebrazione del 75° compleanno di Alessandro Rossi Fanelli (al centro della prima fila. si vedono: (prima fila) Maurizio Brunori. Nell’impossibilità di nominare tutti i presenti. Blumberg. Franca Ascoli Marchetti. Dagmar Siliprandi. Carlo Cannella.Alessandro Rossi Fanelli (al centro della prima fila) con alcuni dei suoi più stretti collaboratori nel 1981. Carlo Turano e Francesco Bossa. tenutosi dal 28 al 30 settembre 1981 a Roma nella sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Donatella Barra. Emilia Chiancone ed Anna Giartosio. USA): egli presentò un quadro dettaglia76 . Andando dalla fila più bassa a quella più alta e –all’interno di ogni fila. Doriano Cavallini. Tra le varie e dotte comunicazioni scientifiche3 incuriosì gli astanti l’intervento -del tutto fuori dagli schemi classici dei convegni. (seconda fila) Giuseppe Rotilio. Lilia Calabrese. (quarta fila) Roberto Scandurra.Gino Amiconi Fig. Roberto Strom. 4 . Alessandro Rossi Fanelli.

una passione questa che durò per l’intera vita di Rossi Fanelli). in breve. caratterizzato da un progressivo aumento del numero di lavori pubblicati ogni anno. Vincent Du Vigneaud. la Patologia generale. Cavallini era assistente in una materia d’insegnamento che forse esisteva solo in Italia. dedicata allo studio dei fenomeni biologici elementari comuni a molte malattie. Rossi Fanelli perseguì con tenacia il classico programma di sviluppo che vale per una qualsiasi attività articolata e complessa. allora diretto dal futuro vincitore di un premio Nobel (quello per la chimica nel 1955). applicando un ingegnoso trattamento statistico da lui escogitato. ed anche perché considerata una materia importante per gli 77 . Per tale motivo. che tende poi a declinare gradualmente (1967–1981) man mano che più tempo e più energia vengono dedicati ad altre attività (politica della scienza. Quella di Roma era una buona scuola di Patologia generale che -grazie alle capacità scientifiche ed organizzative del suo direttore. Una volta resosi conto della scarna situazione in cui versava il suo Istituto. Guido Vernoni. che in seguito si rivelò un poco più elementare -ma altrettanto efficace. ricerca di finanziamenti. Al momento della sua partenza per gli Stati Uniti. cercare ed acquisire sostanziosi finanziamenti. ai quali affiancò due giovanissimi studenti di medicina romani (Paolo Fasella e Paolo Cerletti). Alla fine del 1949.anche regate. osservate dal punto di vista delle loro cause e delle loro modalità di azione. come può essere la didattica universitaria e la ricerca scientifica che di necessità la accompagna: aumentare il personale docente e non docente.di quello successivamente proposto da Eugene Garfield per il suo Citation Index. arrivò Doriano Cavallini. quando vi fu chiamato a ricoprire la cattedra di Biochimica. Secondo Bill Blumberg. amministrazione e -perché no. trovare la strumentazione adeguata ed allargare gli spazi. La costruzione della scuola biochimica romana Poche stanze dunque ed un solo tecnico: ecco ciò che trovò Rossi Fanelli a Roma. la produzione scientifica di Rossi Fanelli aveva seguito l’andamento tipico che si osserva per ogni grande scienziato: uno stadio iniziale (1946–1954).La Scuola Biochimica Romana to della carriera scientifica di Rossi Fanelli.si era guadagnata una notevole fama internazionale. che aveva trascorso un lungo periodo a New York presso l’ottimo laboratorio di biochimica della Cornell University. incluse quelle a livello molecolare. chiamò a Roma i due assistenti che avevano collaborato con lui a Pavia: Noris Siliprandi e Giulio Perri. seguito da un periodo (1955–1966) di costante ed elevata produttività scientifica. Come prima mossa.

il responsabile della Fondazione che doveva indicare i gruppi di ricerca europei degni di contributi finanziari. che di reagenti e di vetreria. a dicembre del 1953 Rossi Fanelli ricevette un finanziamento di 7500 dollari da spendere in due anni anche “per pagare laureati e tecnici”. Carlo De Marco e Bruno Mondovì. infatti. che stava per andare in pensione. Fu questo un risultato molto importante. usciti più o meno distrutti dalla seconda guerra mondiale).Gino Amiconi studi medici. fu presentato uno scrupoloso. un fatto che permise di avere nell’Istituto di Biochimica di Roma uno dei primi spettrofotometri presenti in Italia. Grandi poi furono gli sforzi di Rossi Fanelli per acquisire -tra il 1950 ed il 1951. fino agli anni Sessanta esisteva la consuetudine che il nuovo professore -dopo aver licenziato tutti gli assistenti (che in quei tempi vedevano il proprio incarico rinnovato di anno in anno) del vecchio docente. e non solo per la somma di denaro. in termini sia di strumentazione. oltre ad una centrifuga refrigerata ed un ingombrante apparato per elettroforesi in fase liquida (il cosiddetto Tiselius). Non sorprenda questo passaggio di personale da una ad un’altra disciplina. A Gerard R. In Italia.chiamasse presso di sé i collaboratori che l’avevano aiutato nella ricerca e nella didattica quando si trovava nella precedente sede. dettagliato e ben articolato progetto di ricerca e furono indicate per esteso le necessità pratiche per realizzarlo. sostituito poi con uno più maneggevole. al fine di potervi svolgere la loro tesi sperimentale di laurea. Fra gli obiettivi specifici del piano ERP c’era la modernizzazione della strumentazione scientifica. Un passo ulteriore e fondamentale verso l’acquisizione di importanti e necessari strumenti per portare avanti una ricerca d’avanguardia fu fatto grazie ad un sostanzioso finanziamento della Rockefeller Foundation. ma anche e specialmente perché quel contributo economico costituiva un vero e proprio attestato di stima che l’Istituto di Biochimica riceveva da una prestigiosa istituzione internazionale. dal nome dell’allora Segretario di Stato americano che pianificò con chiarezza gli scopi dell’assistenza economica ai Paesi dell’Europa occidentale. non appena vi si fu trasferito Cavallini. 78 .alcuni strumenti scientifici d’avanguardia tramite l’European Recovery Program (il cosiddetto piano ERP o meglio piano Marshall. Tre di questi -Eraldo Antonini. che era considerevole per quei tempi. peraltro incoraggiato nel caso in questione dallo stesso Vernoni.passarono all’Istituto di Biochimica. completando così quel nucleo originario di ricercatori che si sarebbe dimostrato decisivo per lo sviluppo qualitativo e la solidità scientifica della scuola romana di biochimica. Pomerat. molti studenti di medicina facevano domanda per esservi accolti come interni.

In altre parole.La Scuola Biochimica Romana Anche se lentamente. definendo quello italiano il risultato di un vero e proprio miracolo. che vi giungevano di continuo da ogni parte del mondo. l’Istituto di Biochimica dell’Università di Roma cresceva e molto in fretta. Negli anni Sessanta era diventato uno dei centri di ricerca a livello molecolare meglio equipaggiati in Europa dal punto di vista della strumentazione d’avanguardia ed allo stesso tempo era divenuto sede di un’attività scientifica di prima grandezza: per questi motivi esercitava grande attrazione per molti scienziati. vista l’assenza della biochimica e della microbiologia dal curriculum degli studi. sia dal settore pubblico che da privati. il Presidente Arne Tiselius volle presentare un quadro dello stato della ricerca biochimica in Europa. non aveva possibilità alcuna di vedere banditi concorsi per posti di ruolo in Biochimica. Intanto. tanto da trascorrere non meno di 10 ore al giorno in laboratorio. un fatto questo che avrebbe penalizzato pesantemente i neolaureati in medicina italiani. giovani ed anziani. Al congresso della FEBS (Federation of European Biochemical Societies) tenuto a Londra nel 1964. La scuola romana aveva potentemente contribuito alla realizzazione di questo miracolo. dapprima. in scienze biologiche o in farmacia) con la stipula di contratti a breve termine oppure con l’assegnazione di modeste borse di studio: piccoli riconoscimenti economici a persone affascinate dalla ricerca biochimica. cominciarono ad arrivare altri finanziamenti dagli Stati Uniti d’America: per ricerche sui semi di cotone. A quei tempi l’esame di biochimica veniva sostenuto solo da un piccolissimo manipolo di studenti particolarmente interessati al contenuto di questa disciplina: la quale. che avessero voluto continuare i loro studi in America. Non si può infatti neanche ipotizzare che il loro impegno derivasse da prospettive di facile carriera nell’ambito dell’università. tanto da riuscire per i loro propri meriti ad ottenere finanziamenti e nuove strumentazioni. e poi per studi sul trasporto dell’ossigeno da parte dell’emoglobina e per approfondire ed ampliare le conoscenze necessarie alla conservazione del sangue in vitro. non essendo ancora riconosciuta come materia di studio obbligatoria. decisione presa sotto la pressione degli Stati Uniti che minacciavano di non dare il proprio riconoscimento legale alla laurea in medicina presa in Italia. 79 . utilizzati per pagare un minimo salario a giovani laureati (in medicina. i primi collaboratori di Rossi Fanelli avevano maturato una grande esperienza nella ricerca scientifica (alcuni erano anche diventati assistenti). tra l’altro. Solo nel 1954 infatti il Ministero della Pubblica Istruzione impose l’obbligo di sostenere l’esame di biochimica agli studenti di medicina. Tali finanziamenti furono.

A Doriano Cavallini Fig.divennero sempre più numerose: basti ricordare quelle di Cagliari. di cui divenne direttore.fu adottato anche in altre Facoltà dell’Università di Roma: in particolare -oltre all’aggiunta della Chimica in Facoltà di Medicina. quello di chiedere a sedi universitarie fuori dell’area romana di bandire concorsi per cattedre di biochimica. Camerino. che fu totalmente ristrutturato.Ecco com’è attualmente l’edificio che ospita il Dipartimento di Scienze biochimiche (e la Sezione di Fisiologia umana del Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia). Udine e Viterbo. dove gli allievi romani esportarono la loro vivacità intellettuale e la maturità scientifica plasmata a Roma. assieme al sotto-interrato. si decise dapprima di utilizzare le grandi terrazze che abbracciavano il primitivo Istituto. 80 . concorsi ai quali la gran parte dei suoi allievi poteva prender parte con buone speranze di successo. Questa ampia visione politica rese possibile la creazione di stretti collegamenti fondati su interessi comuni e di importanti relazioni di collaborazione scientifica con altre università. Per quanto attiene al problema degli spazi. fisiche e naturali).permette di notare facilmente lo sviluppo in altezza del palazzo. Messina. Poi. 5 . L’Aquila. tutti insegnamenti ospitati nel vecchio Istituto di Biochimica che nel 1986 è diventato il Dipartimento di Scienze biochimiche. Maurizio Brunori ed Emilia Chiancone. Chieti. convertendole in laboratori. che -col tempo. e lì stabilì l’Istituto di Chimica della Facoltà di Medicina. studi e biblioteca.Gino Amiconi Si era così giunti ad un punto in cui Rossi Fanelli sentì di dover mirare ad un ulteriore fine molto meritorio. Nel frattempo l’insegnamento delle basi molecolari dei sistemi viventi -in termini sia strutturali che funzionali. Un semplice colpo d’occhio – che mette a paragone la parte B con la parte A di questa figura.nacquero la Biochimica e la Biochimica applicata in due altre Facoltà romane (a Farmacia ed a Scienze matematiche. Eraldo Antonini si trasferì al piano terra con i suoi due migliori collaboratori. Catania. l’intero piano terra lasciato dalla Farmacologia medica (in seguito al suo trasferimento in un nuovo edificio appositamente costruito per questa disciplina) fu suddiviso a metà con la Fisiologia umana.

realizzate con incontri periodici e finalizzate alla soluzione di problemi di comune interesse. Tutti questi professori hanno creato loro propri gruppi di ricerca nelle nuove sedi. da aggiungere che nel 1991 Bruno Giardina passò nella sede romana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. infine.La Scuola Biochimica Romana fu assegnato il compito di rendere abitabile il sotto-interrato. che in quell’occasione riprese il suo nome storico: “La Sapienza”. Fu infine possibile sopraelevare di un piano l’intero edificio.permise un ulteriore sciamare dei professori di biochimica dall’unica università inizialmente presente. mentre Paolo Ascenzi e Giovanni Antonini giunsero a “Roma 3” dopo essere stati in altre sedi. Alessandro Finazzi-Agrò. che la violenza distruttiva di frange estremiste di studenti. collaborazioni non solo scientifiche ma anche e specialmente gestionali. mantenendo tuttavia strette e continue collaborazioni con i colleghi della ‘casa-madre’. Innanzi tutto cominciò a convocare di tanto in tanto nella biblioteca 81 . I professori universitari si trovarono a dover affrontare allo stesso tempo sia l’occupazione degli edifici che ospitavano i loro Istituti. Tutti questi travagli che agitavano l’università italiana non lasciarono ovviamente indifferente Rossi Fanelli. Ed ecco come (re)agì. 5) dopo una lunghissima e defatigante trattativa con varie autorità (al Comune di Roma ed al corrispondente dell’attuale Ministero dei Beni Culturali) per ottenerne il permesso. (Fig. La sua acuta capacità di accettare e di pilotare qualsiasi cambiamento fu messa alla prova in tali circostanze. Ambedue questi aspetti negativi della vita associata nazionale favorirono la rivolta studentesca del 1968. La gran parte del nuovo piano fu occupata da Carlo De Marco e dal suo gruppo di ricerca. I Beati Paoli ovverosia i professori ordinari di biochimica nelle università romane Verso la fine degli anni Sessanta il clima sociale in Italia era andato deteriorandosi e la situazione politica era diventata molto complicata e sempre più difficile da gestire. C’è. una Facoltà che Rossi Fanelli governava già da alcuni anni come Preside. La creazione a Roma di due altre sedi universitarie -l’Università “Tor Vergata” e l’Università “Roma 3”. ma non lo distrassero mai al punto da fargli trascurare i normali doveri quotidiani. Paolo Fasella. che divenne la sede dell’Istituto di Biochimica per la Facoltà di Farmacia. Giuseppe Rotilio e molti altri si trasferirono direttamente a “Tor Vergata” nel 1980.

Visti dal di fuori tali incontri periodici potevano apparire settari. vale a dire dei membri di una società segreta che teneva stretto nelle proprie mani il potere reale di una vastissima zona attorno al castello (potere ben distinto da quello. con la possibilità di salire a 16 nell’anno che stava per iniziare (una prospettiva indicata dai due numeri in basso a destra). vale a dire da Rossi Fanelli in persona. ed i biochimici romani sono tuttora noti con questo appellativo a molti colleghi italiani e stranieri. Fig. 6 . ed allo stesso tempo fissò incontri settimanali con tutti i professori di ruolo per discutere i problemi accademici ed i progetti futuri (in precedenza queste ultime riunioni si tenevano in modo del tutto irregolare. Il numero degli incappucciati. e solo quando ritenuto veramente necessario). dove il barone Vincenzo La Grua Talamanca uccise la moglie Laura. ritenendola colpevole di una tresca intima con un cavaliere di una fazione avversa.al fine di tastare il polso della situazione. L’intero racconto era basato su un evento storico reale accaduto il 4 dicembre 1503 in Sicilia. era in quel momento di 15. invece.tenuti in un sotterraneo segreto. Fu questa una notevole innovazione nella conduzione dell’Istituto che.Gino Amiconi dell’Istituto tutto il personale -docente e non docente. sfociò in una forma di gestione collegiale. presieduta dall’Apostolo. Nel serial televisivo si potevano vedere incontri di notabili incappucciati -incluso lo stesso barone di Carini. nel castello dei Carini. Disegno originale di Rossi Fanelli. e lo stesso Rossi Fanelli era solito scherzarci sopra dicendo con voce sommessa che quelle riunioni tra i professori di ruolo di biochimica erano in realtà veri e propri incontri di “Beati Paoli”.Schizzo colmo di napoletana ironia che rappresenta una riunione dei Beati Paoli. L’origine di tale denominazione risale ad una trasmissione televisiva a puntate che narrava la storia drammatica de La baronessa di Carini. cioè dei professori ordinari di Biochimica presenti nel 1983 nelle università romane. 82 . Si trattava delle riunioni dei Beati Paoli. i cui desideri si sarebbero potuti esaudire in tempi più lontani. in pratica. sono abbozzati due aspiranti Beati Paoli. In alto a destra.

Tutti i quotidiani italiani e molti settimanali riportarono 83 .permetteva di mantenere per 2-3 ore a 42°C il sangue che irrorava un tumore maligno. L’applicazione all’uomo vide eccellenti risultati. per studiare la maggiore sensibilità al calore delle cellule neoplastiche rispetto a quelle normali.si ricorderanno gli studi fatti sul trattamento di alcuni tumori maligni mediante ipertermia controllata e quelli svolti sui trasportatori di ossigeno (mioglobine ed emoglobine). dove nel frattempo era stata messa a punto una nuova tecnica che -mediante circolazione extracorporea.la stampa nazionale era solita chiamare i professori universitari baroni e mafiosi. Poiché a quei tempi -tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta. Rossi Fanelli per scherzo ribattezzò con il nome collettivo di “Beati Paoli” l’insieme di tutti i professori ordinari di biochimica che afferivano all’Istituto da lui diretto e quelli che. e tuttora sono. di gran lunga superiori a quelli ottenuti con i trattamenti convenzionali. osteosarcomi e sarcomi dei tessuti molli). Raggiunti i risultati attesi in vitro. in molti casi di tumore degli arti (melanomi. I primi dati significativi furono pubblicati nel 1967 sulla prestigiosa rivista Cancer. Dapprima fu condotta una ricerca sistematica sugli effetti che il calore induce in vari tessuti tumorali coltivati in vitro. furono stabilite strette collaborazioni con clinici ed anestesisti dell’Istituto Regina Elena per lo Studio e la Cura dei Tumori di Roma e con oncologi dell’Università del Wisconsin. Si giunse in tal modo ad ottenere la (quasi) completa distruzione di gravi processi cancerosi in vari animali da esperimento. 6).La Scuola Biochimica Romana solo apparente per la verità. La società segreta dei Beati Paoli era dunque una sorta di mafia buona.ristabiliva la vera giustizia. trasferitisi nelle altre università dell’area romana. Due linee di ricerca tra le tante (ed una breve parentesi) Moltissime sono state. finché non furono stabilite con certezza le condizioni ottimali per l’azione distruttiva provocata dall’aumento della temperatura sulle cellule malate. le linee di ricerca portate avanti dai vari gruppi della scuola biochimica romana: quali casi esemplari dell’attività scientifica svolta ad altissimo livello -e come tale riconosciuta in campo internazionale. Trattamento di tumori con ipertermia Nel 1963 Alessandro Rossi Fanelli (con la collaborazione di Bruno Mondovì) organizzò un gruppo di lavoro. partecipavano alle riunioni settimanali ricordate più sopra (Fig. dei politici ufficiali) e che -quando necessario.

Baltimore). Breve parentesi su una serie di ricerche mirate ad applicazioni pratiche Anche se la maggior parte della ricerca scientifica portata avanti nell’Istituto di Biochimica fino agli anni Ottanta può farsi rientrare di diritto nella cosiddetta ricerca di base (quella sull’ipertermia fu tra le poche eccezioni).la progettazione e la sintesi di strutture chimiche simili a (porzioni di) substrati naturali che. ci fu chi. continuo e non invasivo. il suo nome si trovava nella ristretta rosa dei candidati al premio Nobel per la medicina di quello stesso anno. che poi diresse a lungo sviluppandovi assieme ai suoi collaboratori diverse linee di ricerca finalizzata ad applicazioni biotecnologiche. si dedicò ben presto e con interesse a ricerche centrate sulla collaborazione tra università ed industria. tra cui non si possono non ricordarne due: .Gino Amiconi in breve tempo la notizia. Renato Dulbecco (assieme a H. Si possono citare almeno due esempi della ricezione popolare di questa scoperta in Europa: in Svizzera. Temin e D. bloccano in modo irreversibile la loro attività (vale a dire. basato sulla spettroscopia all’infrarosso. E così. Le cose però andarono altrimenti. inoltre. Eugenio Montale vinse il Nobel per la letteratura. . che lentamente si sparse anche nelle altre nazioni europee. come Paolo Fasella. già nel 1970 Fasella partecipò alla costituzione di un Laboratorio di ricerca (creato da una grande impresa chimica ed ingegneristica). dell’erogazione di sangue e di ossigeno al cervello. interagendo con enzimi. Ovviamente questa fama che si era ampiamente diffusa in Europa non dispiacque a Rossi Fanelli. ma anche l’intera sua copertina. pagina interamente dedicata al nuovo trattamento terapeutico.quella che portò alla realizzazione di uno strumento. Troppi italiani tutti assieme. ed inoltre l’11 ottobre dello stesso anno il settimanale tedesco Quick dedicò al medesimo argomento non solo un articolo nell’interno della rivista. tale tecnologia ha poi trovato applicazione nella farmacologia sperimentale sugli animali e nella diagnostica sugli esseri umani. grazie alle ricerche sul cancro. che si rallegrò ancor di più in cuor suo leggendo nel 1975 sul quotidiano madrileno ABC che. La Tribune de Genève del 24 ottobre 1967 riportò in prima pagina un breve articolo intitolato Importante vittoria sul cancro che rinviava alla pagina 15 del quotidiano di quel giorno. verrebbe da dire. lo sviluppo delle 84 . in quel medesimo anno. Nel 1975 infatti il premio Nobel per la medicina fu assegnato ad un altro italiano. per il controllo in vivo.

ma non accadde nulla. meno. attivi su importanti reazioni biochimiche connesse con l’attività nervosa. altamente specifici. invertendo un classico detto popolare. Mente spumeggiante e creativa. versò molto acido cloridrico. vi immerse il flaconcino che teneva in 85 . Un tale modo di pensare può essere esemplificato dalla purificazione di una nuova proteina. divenne ben presto un leader. affidandolo in gran parte ad uno dei suoi più brillanti allievi.il punto di vista del filosofo della scienza Paul Fayerabend. Uomo profondamente libero (“moralmente libero” soleva definirsi). volentieri invitava i suoi allievi a cercare “asini che volano” piuttosto che “asini che camminano”. Le emoproteine Quando giunse a Roma. oltre che per la sua grande vitalità e per un innato senso dello humor. Rossi Fanelli continuò lo studio sui trasportatori di ossigeno iniziato a Napoli e continuato a Pavia.La Scuola Biochimica Romana basi teoriche e sperimentali di reazioni enzimatiche cosiddette suicide).Il volto intelligente e franco di Eraldo Antonini. passando accanto ad un bagnetto termostatato a 20° C sotto zero. secondo il quale gli scienziati lavorano nelle migliori condizioni quando non sono vincolati da una qualsiasi autorità. compresa la “ragione razionale”. non solo tra i biochimici romani ma anche in campo internazionale. Ad un campione limpido di un estratto totale di semi di cotone. come ispirato. tale strategia è stata successivamente applicata alla produzione di nuovi farmaci. mentre camminava per i corridoi dell’Istituto con la mente assorta dal problema di purificare una o più proteine da quell’estratto. che ottenne dai semi di cotone con un procedimento del tutto originale. in un altro campione. infine. Antonini condivideva -anche se in modo non conscio. senza peraltro osservare un qualsiasi cambiamento evidente ad occhio nudo. l’acalina. 7) prematuramente scomparso nel 1983 all’età di soli 52 anni4. Eraldo Antonini (Fig. Antonini aggiunse una prima volta una notevole quantità di soda. Antonini non mancava di progettare esperimenti estremamente semplici da attuare. ma allo stesso tempo capaci di risolvere complessi problemi scientifici: per questa sua qualità di cogliere con immediatezza l’essenziale di ogni fenoFig. 7 .

Antonini pubblicò su The Journal of 86 . ma anche e specialmente abile nel progettare e nel portare a termine esperimenti originalissimi. che costituiscono le porzioni non-proteiche dell’emoglobina deputate a legare reversibilmente l’ossigeno). Forse. completo come pochi.Eraldo Antonini che fa esperimenti con uno strumento di cinetica rapida. rendendo così l’emoglobina un buon modello per studiare i meccanismi di controllo a livello molecolare6. Di certo Antonini fu uno scienziato geniale. l’intera macromolecola priva degli emi.Gino Amiconi Fig. mano. ma anche in questo caso è evidente una precisa strategia di ricerca: semplificare il sistema. il ruolo svolto dalla struttura dell’eme nel modulare alcune importanti proprietà del trasporto dell’ossigeno). oltre che a costruire con le proprie mani -qualità questa estremamente rara tra i ricercatori. Audentes fortuna juvat. tanto che nel 1985 Eugene Garfield (il fondatore di Current Contents) invitò Rossi Fanelli a scrivere quale fosse la presunta causa di quell’enorme successo5. qualcuno potrebbe commentare. 8). Si trattava di acalina pura.la strumentazione necessaria per realizzarli (Fig. apparso nel 1958) era diventato un Citation Classic perché aveva aperto una nuova era nella ricerca delle relazioni tra struttura chimica e funzione biologica dell’emoglobina (per aver dimostrato. Rossi Fanelli ebbe ad affermare che il primo di quei lavori (quello dedicato alla preparazione ed alla caratterizzazione chimico-fisica dell’apoglobina. da lui progettato e costruito. in particolare. che s’era separata da tutto il resto per effetto del solo abbassamento della temperatura: un’unica operazione che aveva portato alla produzione di una proteina perfettamente purificata. Per brevità. vale a dire capace di trattamenti teorici. e con la messa a punto di una metodica per preparare allo stato nativo (e dunque in grado di funzionare) la sola parte proteica dell’emoglobina detta apoglobina (vale a dire. e quasi immediatamente vide il formarsi di un precipitato bianco. I suoi primi risultati scientifici molto importanti vennero con l’introduzione di un semplicissimo e rapido metodo per descrivere l’ossigenazione dell’emoglobina in termini quantitativi. 8 . ponendolo nelle condizioni più estreme. ecco un solo altro ricordo: nel 1961. Fra le varie ipotesi avanzate. All’inizio furono specialmente i lavori scientifici sull’apoglobina ad ottenere un larghissimo riconoscimento internazionale che si protrasse anche negli anni a venire.

abbassare la cooperatività tra gli emi e diminuire l’effetto imposto dall’acidità dell’ambiente sul trasporto dell’ossigeno (il cosiddetto effetto Bohr).ebbe un enorme stimolo intellettuale sulla comunità scientifica internazionale ed in particolare produsse un profondo impatto sulla mente di Max Perutz (premio Nobel per la chimica nel 1962. appoggiai i miei dati sugli studi di Antonini ed ebbi la certezza che il legame con l’ossigeno è strutturalmente accoppiato proprio con la rottura di quei ponti elettrostatici che Antonini aveva già descritto. che dimostrava come la rimozione di uno o due amminoacidi dall’estremità di due delle quattro catene polipeptidiche che costituiscono la molecola dell’emoglobina faceva aumentare la sua affinità per l’ossigeno. la secca risposta fu: no! E così lasciò il mondo accademico e la ricer87 .Max F. A questo punto non si può non menzionare la venuta a Roma di un americano sessantenne. legami che si rompevano quando con l’aggiunta di questo gas la forma globale della macromolecola cambiava. continuando a fare quel che hai fatto finora?. e restando sempre e dovunque affascinato dai paesaggi di quel Paese e dall’accoglienza -rispettosissima ed allo stesso tempo molto amichevole. Quando trovai sperimentalmente che gli ioni idrogeno che si liberano dall’emoglobina originano da ponti salini. almeno per quei tempi. Fig.dei suoi abitanti. Questa scoperta di Antonini -come la gran parte di quelle di cui fu artefice. 9 . Al suo rientro negli Stati Uniti. Perutz (a sinistra) dona ad Alessandro Rossi Fanelli uno dei tanti libri che ha scritto. vuoi veramente restare all’Università. aveva trascorso alcuni mesi del 1950 in Giappone come visiting lecturer soggiornando in numerose università. Quando era ancora professore alla Harvard University. Jeffries Wyman. Antonini inoltre aveva dimostrato che la liberazione di ioni idrogeno dall’emoglobina era direttamente proporzionale alla quantità di ossigeno legata.La Scuola Biochimica Romana Fig.chiese a se stesso: Jeffries. 9). il quale così ebbe a scrivere7: I miei dati di diffrazione dei raggi X mostravano che questi amminoacidi [descritti da Antonini] formavano legami elettrostatici fra loro in assenza di ossigeno. Biological Chemistry un’osservazione sorprendente. ancora turbato dai ricordi del Giappone -così una volta ebbe a raccontare.

10 . nel 1985 Jeffries Wyman decide di andare a vivere a Parigi. pieno di entusiasmo e di alti spiriti. Tutto ciò sfociava in interessanti ed allo stesso tempo amabili discussioni fra tutti i membri di questo gruppo di giovani ed in brevissimo tempo venivano realizzati tutti i nuovi esperimenti che erano stati programmati. John Edsall. col passar del tempo. Antonini offrirono a Wyman un contratto come ricercatore-ospite. tra cui Emilia Chiancone. Antonini e Wyman presto si aggiunse Maurizio Brunori e. egli accettò per un “periodo di prova”. del gruppo dei ricercatori romani contribuì a sviluppare le fondamentali correlazioni fra la struttura quaternaria e le proprietà funzionali dell’emoglobina. dove ricevette un caldo benvenuto e partecipò ad accese discussioni sull’emoglobina.Gino Amiconi ca scientifica. L’attività scientifica. al qual era legato da un profondo affetto. ebbe in seguito a dire). Nel 1959 Wyman incontrò casualmente in Inghilterra Eraldo Antonini (an interesting young Italian. estremamente produttiva. Tutte queste ricerche culminarono nel 1971 con la pubblicazio88 . risultati che ebbero un effetto significativo sulla formulazione della teoria degli stati allosterici. La morte di Eraldo Antonini. con un continuo ribollire di articolate pianificazioni di nuovi esperimenti proposti dalla mente di uno o di un altro ricercatore.attaché scientifico (una nuova figura diplomatica che il Dipartimento di Stato aveva creato in quegli anni) e poi -al Cairo. che poi si protrasse per quasi venticinque anni (Fig. della Harvard University. Wyman giunse a Roma nella primavera del 1969. fu tra le concause che portarono a conclusione il suo periodo romano.Dopo quasi venticinque anni di permanenza a Roma. Quando Rossi Fanelli ed Fig. 10). che doveva tenere una conferenza alla Peterhouse (il college più antico e prestigioso della University of Cambridge) e che lo invitò a fare una visita al laboratorio romano dove lavorava. riassunse così quanto gli confidò l’amico Jeffries Wyman sui primi tempi trascorsi a Roma9: il laboratorio era un luogo eccitante.direttore dell’Ufficio per la cooperazione scientifica dell’UNESCO nel Medio-Oriente8. divenendo dapprima -a Parigi. A Rossi Fanelli. In questa immagine Rossi Fanelli (col camice bianco) fa il brindisi d’addio a Jeffries Wyman (col golf marrone) nella biblioteca del Dipartimento. altri collaboratori più o meno giovani.

Kotani. Perutz. F. Gibson. In particolare. che lavorava prevalentemente su emoglobina e mioglobina. avevano un loro carattere speciale: gli argomenti trattati erano sviscerati in modo approfondito. Nessuna meraviglia dunque che chi ne scrisse la recensione su Science. divenne nel 1991 anch’esso un Citation Classic. furono stimolo per organizzare una serie di congressi informali estremamente fruttuosi. in gran parte col solo ausilio di lavagna e gesso. annotò che “dopo tutto l’emoglobina è una molecola romana”. J. Gilbert. Edsall. fu il premio Nobel per la chimica (del 2002) Kurt Wüthrich a tenere la Eraldo Antonini Memorial Lecture.si citano a caso solo J. F Taylor. dove ciascuno si trattenne per periodi più o meno lunghi. K. Quando nel 2003 se ne celebrò la memoria nell’aula magna de “La Sapienza”. Nessuna meraviglia inoltre che dall’inizio degli anni Sessanta un costante flusso di visitatori stranieri (tra i quali -essendo impossibile nominarli tutti. Imai. particolarmente entusiasmanti furono le numerose visite di Rufus Lumry (della University of Minnesota). la Ricerca e lo Sviluppo presso la Commissione Europea. vale a dire presso l’organismo 89 . Paolo Fasella si è dedicato interamente alla politica della scienza. Libby. sia in Italia che all’estero. J. il tutto condito dalla gioia di Antonini di essere il generoso ospite. Reichlin. dove fu tenuto il primo incontro nel 1966. che trascorse a Roma anche un intero anno sabbatico.La Scuola Biochimica Romana ne di una monografia scritta a quattro mani da Antonini e Maurizio Brunori: Hemoglobin and Myoglobin in Their Reactions with Ligands. che tuttora costituisce un’importante fonte di dati sull’emoglobina. il ricordo di Eraldo Antonini è di certo ancora vivo. ma anche dirigenti abili e capaci Dopo una brillante carriera scientifica a Roma. e non solo tra coloro che lo conobbero personalmente. S. M. E. su iniziativa lodevole di Maurizio Brunori. M. senza limiti di tempo e senza alcuna presentazione formale. attratto specialmente (ma non solo) dalla figura centrale rappresentata da Antonini. dal nome di un vecchio castello vicino Roma. Tanford. Questo libro. Non solo bravi scienziati. noti come La Cura Conferences. W. compreso l’ultimo che si svolse a Caprarola (in provincia di Viterbo) nel 1980. Ad oltre vent’anni dalla morte. Phillipson) si riversò sui laboratori di biochimica di Roma. Gill. T. per quattordici anni (dal 1981 al 1995) è stato alla guida della Direzione generale degli Affari scientifici. G. J. P. C. H. Q. in cui ebbe modo di ricordare ai presenti le grandi qualità scientifiche ed umane di Antonini. Kendrew. Le numerose relazioni internazionali del gruppo romano. Tali congressi. M.

University of Newcastle. Scozia. A Brief History of Italian Biochemistry. Francia.. 107:3-30. Emilia Chiancone. l’una e l’altra carica ricoperte presso l’Università “Tor Vergata”. presso il medesimo Ministero. sia scientifici che dirigenziali. builder of the Roman School of Biological Chemistry. prima Preside della Facoltà di Medicina e poi Rettore. Université de Technologie de Compiègne. ed attualmente è Presidente dell’Istituto Pasteur-Fondazione Cenci Bolognetti dell’Università di Roma “La Sapienza”. Bruno Mondovì e Francesco Bossa.Gino Amiconi esecutivo dell’Unione Europea a Brussels. Irlanda. tra cui varie lauree honoris causa (da: National University of Ireland. Molti altri. Alessandro Finazzi-Agrò. ha ricevuto un vasto numero di riconoscimenti. 2. BIBLIOGRAFIA 1. fisiche e naturali. accademico dei Lincei. Regno Unito. University of Strathclyde. Università di Parma). nominata Direttore dell’Istituto di Biologia e Patologia molecolari del CNR. A biochemist by chance: Alessandro Rossi Fanelli.rappresenta la più importante piattaforma per la cooperazione tecnico-scientifica in Europa). AMICONI G. Memorie di Scienze Fisiche e Naturali (dell’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL) 1983. in tempi diversi. è stato nominato tra i nove membri del Comitato di esperti per la politica della ricerca ed ha ricevuto l’incarico di esperto delle problematiche e del coordinamento degli affari internazionali. Per i suoi numerosi meriti. è stato uno dei principali architetti e promotori del Programma quadro per la politica comunitaria sulla ricerca e sullo sviluppo tecnologico (che -com’è noto. si ricordano: Giuseppe Rotilio. Comprehensive Biochemistry 90 . Presidi a “La Sapienza”. Al suo rientro in Italia (nel 1995) ha diretto il Dipartimento per lo sviluppo ed il potenziamento dell’attività di ricerca del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica e tecnologica e. il secondo di quella di Scienze matematiche. from its origins up to the Second World War. Come direttore generale. prima Rettore a Cagliari e poi Preside della Facoltà di Medicina a Roma “La Sapienza”. Al di fuori dell’ambiente accademico. che è stato Presidente dell’Istituto Nazionale della Nutrizione. AMICONI G. Maurizio Brunori. sono stati scelti come rettori di università oppure come presidi di facoltà: Carlo De Marco. il primo della Facoltà di Farmacia.. è stato presidente della IUPAB (International Union of Pure and Applied Biophysics).

... A Method for Preparing Globin from Human Hemoglobin. BRUNORI M. 19311983. Jeffries Wyman and Myself: A Story of Two Interacting Lives. EDSALL J. Un americano a Roma. (a cura di). Current Contents 1991.. Hemoglobin is an honorary enzyme. CHIANCONE E. CHIANCONE E. FINAZZI-AGRO’ A. Plenum Press. Current Contents 1985.La Scuola Biochimica Romana 2000. 4. 36:99-195 91 . 9:12-13. CHIANCONE E. 2:8. 24:158-161.. 3. Trends in Biochemical Sciences 1984. AMICONI G. BRUNORI M. 22:19. New York.. 7. & WYMAN J.. 5. Structure and Function Relationships in Biochemical Systems.. 1982. Jeffries Wyman (1901-1995). 8. Biochimica in Italia 1996. 9. 41: 667-706. A Fascination of Hemoglobin: A Roman Perspective... 4:100-102. & COLOSIMO A. Trends in Biochemical Sciences 1999. BRUNORI M.. ROSSI FANELLI A. & STROM R.T. BRUNORI M. Comprehensive Biochemistry 1986. BOSSA F. 6. Eraldo Antonini.

L’ISTITUTO DI FISIOLOGIA UMANA FABRIZIO EUSEBI E ROBERTO CAMINITI 93 .

ovvero Piazza del Vicinale. nonostante gli sforzi della Commissione presieduta da Quintino Sella. L’insegnamento di questa materia. tenute nell’Archiginnasio romano. esclusivamente teoriche. la ricerca I primi docenti di fisiologia. Per un breve periodo. 1870-71. e questo edificio. Il modo di insegnare la fisiologia cambia profondamente a partire dal 1870 con l’istituzione dell’Università regia -che vuole tenere 95 . e l’impegno profuso dal Professor Corrado Tommasi-Crudeli. Carlo Donarelli (1797-1851) e Socrate Cadet (1808-1879) svolgono le loro lezioni sulla base di ipotesi speculative. Giovanni Battista Bomba (17721836). I Maestri. così come altri situati in via Panisperna.ed è impartito con lezioni. è riadattato per accogliere gli studi universitari. l’Istituto. è ospitato presso l’Ospedale della Consolazione. incaricato di sovrintendere al progetto. deve traslocare. come risulta dall’Annuario della Regia Università.a. finchè nel 1931 ottiene la definitiva sistemazione all’interno della Città universitaria1. Il progetto di riunire in un’unica area tutti gli istituti medico-biologici-sperimentali era voluto dall’allora Ministro della Istruzione Pubblica Antonio Scialoia ma. Con l’a.L’Istituto di Fisiologia Unana L’esigenza della costruzione L’Istituto di Fisiologia dell’Università di Roma “La Sapienza” ha sede in uno dei primi edifici costruiti all’interno della Città universitaria ed ha espresso. di fatto questo non venne mai realizzato. circa un anno. al fine di consentire la realizzazione di un’ampia area. iniziano gli Esperimenti di Fisiologia. Nel 1929 i locali occupati dalla Fisiologia rientrano nel piano di demolizione di alcuni edifici della zona. insieme ad altri che hanno bisogno di una parte sperimentale. ma in questa sede le lezioni di fisiologia sperimentale vengono impartite per breve tempo. viene trasferito in via Agostino De Pretis. la didattica. infatti. fisiologi di fama internazionale che hanno contribuito all’avanzamento di questa disciplina ed in modo particolare allo sviluppo degli studi dei sistemi nervoso e circolatorio. svolti in un Gabinetto fisio-patologico presso l’Arcispedale di Santo Spirito. L’insegnamento della fisiologia risale al 1824 -anno della Riforma universitaria voluta da Leone XII. nell’ex convento di S. nella prima parte del XX secolo. Antonio. non avendo la possibilità di verificare o confutare le loro teorie attraverso dimostrazioni pratiche. di conseguenza.

Protagora e Feuerbach3: I due poli come fari mi accompagnarono in tutti i paesi che contribuirono alla mia educazione.Fabrizio Eusebi e Robero Caminiti il passo con le altre Università italiane e straniere. Nel 1876 Moleschott entra a far parte del Senato del Regno in base alla 18a categoria dei requisiti previsti dall’articolo 33 dello Statuto Albertino: membri della Regia Accademia delle Scienze dopo sette anni di nomina. è chiamato all’Università di Torino. A causa delle sue idee “materialiste” è costretto a lasciare questa università e ad accettare l’incarico dell’insegnamento di Fisiologia al Politecnico di Zurigo nel 1856. Nel 1861 per volere di Francesco De Sanctis. Nell’allocuzione pronunciata da Jacob Moleschott all’Università di Roma il 16 dicembre 1892 in occasione delle “feste giubilari”. Inizia con lui la serie di Direttori dell’Istituto di Fisiologia che hanno saputo conciliare l’interesse per la ricerca scientifica con quello della politica giungendo a ricoprire importanti incarichi: Moleschott è Senatore del Regno dal 1876 al 1891. organizzate in suo onore al compimento del settantesimo anno d’età. nato a Bois-le-Duc in Olanda. Luigi Luciani Senatore dal 1905 al 1919 e Rettore dell’Università di Roma (1898-1900). … Protagora ha detto che l’uomo è la misura di ogni cosa … Feuerbach ha aggiunto che Iddio è la misura dell’uomo. 96 . dove insegna per diciotto anni e dove ha come allievo Angelo Mosso. … Coll’indirizzo che accennai. diviene. la ricerca non ha limiti. capo della delegazione parlamentare alla XV e XVI Assemblea generale dell’ONU. Presidente del Parlamento Europeo dal 1963 al 1964 ed. Jacob Moleschott (1822-1893). mentre Gaetano Martino è nominato Ministro della Pubblica Istruzione nel 1954 e dallo stesso anno al 1957 Ministro degli Affari Esteri. infine. Rettore dell’Università “La Sapienza” (1966-1967). egli afferma che il suo pensiero si muove tra due poli. allora Ministro della Pubblica Istruzione. nella stessa guisa che è inesauribile l’ideale.e con la chiamata a Roma nel 1879 di Jacob Moleschott: la disciplina da teorica si trasforma in disciplina sperimentale. nel 1879 ricopre la Cattedra di Fisiologia dell’Università romana “La Sapienza”2. si forma culturalmente in Germania laureandosi ad Heidelberg nel 1845. in seguito. Silvestro Baglioni diviene Deputato al Parlamento e membro del Consiglio Superiore di Sanità. infine.

nato ad Ascoli Piceno compie i suoi studi a Napoli ed a Bologna. solo con l’arrivo del suo successore. atassia. sulla fisiologia del cervelletto e sulla fisiologia del digiuno Fig. 1 – Jacob Moleschott Comunque. negli anni 1872-73. sull’epilessia. testimoniata dalla considerevole partecipazione alle sue lezioni di studiosi della materia oltre che di studenti. Nel 1880 diviene professore ordinario di Fisiologia all’Università di Siena per poi trasferirsi all’Istituto Superiore di Firenze (1882-1893) ed infine a Roma dove. sui centri respiratori. per seguire i corsi di perfezionamento tenuti da Karl Friedrich Wilhelm Ludwig. Luciani usa un sistema primitivo. Luigi Luciani. Nel 1974 Luciani ottiene a Bologna la libera docenza in Patologia medica generale. formula dapprima la triade dei sintomi cerebellari: atonia. dove si era laureato nel 1868. le modificazioni delle traiettorie del 97 . a cui aggiunge successivamente il sintomo della dismetria. l’insegnamento della Fisiologia non era riuscito ancora ad acquisire le caratteristiche di scienza sperimentale: infatti. nonostante l’interesse delle ricerche eseguite da Moleschott e l’indiscussa sua capacità di oratore. in particolare. sulle localizzazioni cerebrali. negli studi della fisiologia del cervelletto. materia che insegna dal 1875 nella cattedra di Parma. ma molto efficace. astenia. dal 1893 al 1917. Luigi Luciani (1840-1919). è eletto Direttore dell’Istituto di Fisiologia. al fine di documentare la cinematica del movimento ed.L’Istituto di Fisiologia Unana Fig. Importante per la sua formazione di ricercatore il soggiorno a Lipsia. Per questi studi sulle funzioni cerebellari. l’Istituto di Fisiologia subisce un’effettiva trasformazione. 2 – Luigi Luciani In particolare. Di notevole interesse le sue ricerche svolte sull’attività cardiaca.

Le sue indagini più felici si riferiscono allo studio del sistema nervoso. inglese e tedesco. Tra i suoi scritti va ricordato il Trattato di Fisiologia dell’Uomo. fotografando dall’alto le impronte. lo ha impegnato per molti anni distogliendolo dalle ricerche sperimentali che stava svolgendo5. nel 1905 è nominato aiuto presso l’Istituto di Fisiologia di Napoli diretto da Filippo Bottazzi ed in seguito aiuto presso la cattedra di Fisiologia di Roma. assieme a quelli eseguiti in Inghilterra da Gordon Holmes sull’Uomo. Il metodo di Baglioni-Magnini viene usato per l’applicazione topica di sostanze chimiche ai centri nervosi. hanno gettato le basi per una moderna descrizione del ruolo del cervelletto su molti aspetti del controllo motorio. Indaga a lungo la riflessologia. teso a compensare l’atonia dei muscoli durante la postura eretta e la loro astenia durante il cammino. laureatosi in Medicina nel 1902 presso la Regia Università di Roma. caratterizzato da un allargamento della base d’appoggio delle zampe. nella direzione dell’Istituto. In questo modo riesce ad evidenziare come. Nel 1918 subentra a Luciani. nello stesso anno. di natura pionieristica. dove ricopre il ruolo di Direttore dell’Istituto di Fisiologia. considerata un “classico” e tradotta in varie lingue incluso spagnolo. sia nel cane che nella scimmia: dipingere con la vernice le zampe e lasciare libero l’animale di camminare prima e a differenti intervalli dopo l’intervento. Tornato in Italia. sebbene in grado di mantenere la postura eretta. mostri tuttavia un atteggiamento atassico. mantenendo l’incarico fino al 1904. della respirazione e della fisiologia comparata.Fabrizio Eusebi e Robero Caminiti cammino a seguito di asportazione chirurgica parziale od in toto del cervelletto. Assistente di Max Verworn presso l’Istituto di Fisiologia di Göttingen. soprattutto quelli sul ruolo della corteccia uditiva nella localizzazione spaziale dei suoni4. in una fase avanzata di recupero funzionale dopo una lesione cerebellare. oltre ad una perdita della corretta metrica del movimento. un testo che senza dubbio gli ha dato fama ma che. fino al 1949. Va sottolineato come gli studi di Luciani sulle conseguenze delle lesioni cerebellari negli animali. nato a Belmonte Piceno. un suo allievo: Silvestro Baglioni. nel 1913 vince il concorso per la cattedra di Fisiologia umana a Sassari. si trasferisce nel 1917 a Pavia per tornare a Roma nel 1918. formulando alcuni principi che mettono in relazione gli stimoli sensoriali con le risposte motorie riflesse. Silvestro Baglioni (1876-1957). il cane. I suoi studi sulle localizzazioni cerebrali sono. diviene. nello stesso tempo. per alcuni aspetti. opera in cinque volumi. Studia la respirazione in varie specie 98 .

L’Istituto di Fisiologia Unana

animali e, per effettuare queste indagini, inventa il toracopneumografo per l’uomo, strumento che porta il suo nome. Lo studio dell’udito e della fonazione lo portano all’interesse per il canto e la musica, in particolare per l’uso degli strumenti a fiato.
Fig. 3 – Silvestro Baglioni

Fonda e dirige alcuni periodici tra cui Fisiologia e Medicina e progetta ed organizza gabinetti fisiopsicologici che hanno il compito di contribuire alla selezione di coloro che si candidano per divenire aviatori. Durante la guerra 1915-18 dirige l’Ufficio Analisi presso il Ministero della Guerra, ufficio preposto al controllo dell’alimentazione dell’esercito. Per i suoi meriti scientifici viene eletto Presidente della Reale Accademia Medica di Roma e socio di molte accademie e società nazionali - quali l’Accademia dei Lincei e la Società italiana delle Scienze (detta dei XL) - ed internazionali6. Andato fuori ruolo Baglioni, per raggiunti limiti d’età, l’insegnamento è affidato per due anni (1947-1949) ad un suo allievo, Emidio Serianni; in seguito viene chiamato a ricoprire la cattedra Giuseppe Amantea. Giuseppe Amantea (1885-1966), nato a Grimaldi (Cosenza), allievo di Luigi Luciani ha studiato a Roma nel laboratorio di fisiologia, partecipando, in qualità di assistente e poi di aiuto, a ricerche di neurofisiologia, studi da lui continuati con geniale intuito di ricercatore per un buon trentennio. Dal 1925 al 1930 è Direttore dell’Istituto di Fisiologia di Messina. Tornato a Roma, ricopre la cattedra di Chimica biologica dal 1931 al 1949, poi passa in Fisiologia umana e diviene Direttore dell’Istituto, incarico che mantiene fino al 1955. Amantea sviluppa un’originale linea di ricerca sull’epilessia sperimentale riflessa, conseguendo risultati rilevanti, tanto che ancora oggi viene ricordata come Epilessia di Amantea. In particolare, dimostra la possibilità di indurre attacchi epilettici per mezzo della stimolazione chimica 99

Fig. 4 – Giuseppe Amantea

Fabrizio Eusebi e Robero Caminiti

della corteccia cerebrale, mediante stricnina, unita ad una stimolazione sensoriale specifica. Per queste ricerche, egli utilizza il metodo di Baglioni-Magnini ed è il primo ad ipotizzare il concorso di più fattori nell’accesso epilettico (fattore predisponente, fattore preparante, fattore scatenante). I suoi interessi sono rivolti anche alla fisiologia della nutrizione e si occupa, in particolar modo, delle proprietà delle vitamine e dei meccanismi neurologici che inducono comportamenti alimentari specifici in risposta a determinati stimoli. Originali i suoi contributi sulle avitaminosi e sul dosaggio della vitamina B1, con l’introduzione del concetto di quoziente beri-berico. Nell’ambito degli studi sulla riproduzione e la fecondazione artificiale per gli animali, nel 1914, lavorando con cani, galli e piccioni, inventa e sperimenta la prima vagina artificiale per la raccolta del liquido seminale. Diviene socio di prestigiose Accademie e Società italiane ed internazionali7. Ad Amantea subentra Gaetano Martino, dopo un breve periodo in cui l’insegnamento è affidato, per incarico, a Sergio Cerquiglini. Gaetano Martino (1900-1967), nato a Messina, si laurea in Medicina e Chirurgia a Roma nel 1923. Dal 1925 al 1930 è Aiuto del Prof. Amantea all’Istituto di Fisiologia di Messina e, dopo aver conseguito specializzazioni presso università straniere (Berlino, Parigi, Francoforte, Vienna) insegna dal 1930 e per un triennio Fisiologia umana presso l’Università di Assuncion in Paraguay e presso quella di San Paolo del Brasile. Ordinario e Direttore dell’istituto di Fisiologia di Messina dal 1935 al 1957, assume l’incarico di Rettore di quella Università nel 1943, incarico che mantiene fino alla sua nomina a Ministro della Pubblica Istruzione nel 1954. Nello stesso anno diviene Ministro degli Affari Esteri ed in tale veste promotore nel 1955 della Conferenza dei Ministri degli Esteri della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) e nel 1957 dei Trattati di Roma, punti importanti questi per l’idea di un’Europa unita8. Nel 1956 è chiamato a dirigere l’Istituto di Fisiologia di Roma. I suoi interessi scientifici sono molteplici e riguardano lo studio della fisiologia del pancreas, dei riflessi condizionati e dell’epilessia riflessa. Sotto la sua direzione, nell’Istituto di Fisiologia di Roma, vengono potenziati i laboratori di elettrofisiologia e di neurochimica, viene inoltre creato un reparto per ricerche con radioisotopi. Nel 1966 è eletto Rettore dell’Università di Roma. Durante la sua attività politica, il Prof. Martino delega il Prof. Sergio Cerquiglini a dirigere l’Istituto di Fisiologia. 100

L’Istituto di Fisiologia Unana

Gli ultimi anni dell’Istituto Sergio Cerquiglini nato a Roma nel 1915, allievo di Giuseppe Amantea, nel 1962 è chiamato dalla Facoltà a ricoprire la II Cattedra di Fisiologia, Cattedra che lascia nel 1967 ad Alfredo Curatolo per passare alla I. Cerquiglini rivolge i suoi studi ai problemi dell’alimentazione, alla fisiologia muscolare e laringea; dedica un interesse particolare alla biomeccanica, alla neurofisiologia e alla fisiologia dell’esercizio fisico. Dall’a.a. 1971-72 e fino al suo ritiro dall’attività accademica, è Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina della Sport9. Alfredo Curatolo, proveniente dall’Università di Siena, si dedica soprattutto alla biochimica del Sistema Nervoso Centrale; nel 1981 passa a ricoprire la I Cattedra e la Facoltà chiama sulla II Cattedra Antonio Urbano, proveniente dall’Università di Catania, dove è stato per alcuni anni Direttore dell’Istituto di Fisiologia. Urbano dirige le sue ricerche al campo della neurofisiologia, focalizzandole sui problemi delle basi neurofisiologiche del comportamento motorio nell’Uomo, che vengono studiate attraverso elettroencefalografia ad alta risoluzione spaziale. Egli istituisce il Dottorato di Ricerca in “Neurofisiologia: Basi neurali delle funzioni cognitive superiori”, di cui è Coordinatore dal 1994 al 1998. Il Dottorato, che prenderà il nome di “Neurofisiologia”, dal 1999 è coordinato dal Prof. Roberto Caminiti, attualmente ordinario di Fisiologia, che aveva raggiunto il Prof. Urbano presso la Facoltà medica romana nel 1983. Marco Marchetti, divenuto ordinario nel 1980, è chiamato a ricoprire la III Cattedra di Fisiologia, di nuova istituzione; si applica nella ricerca sulla biomeccanica dell’esercizio fisico umano e sull’azione riabilitante motoria e fisiologica dello sport. In questi anni svolgono nell’Istituto la loro attività di ricerca i Professori Francesco Figura, Salvatore Condorelli, Andrea Lino, Mariangela Aita e Pietro D’Arcangelo. L’Istituto di Fisiologia, infine, dopo una breve parentesi in cui ha dato vita al Dipartimento di Fisiologia, Biofisica e Nutrizione diretto dal prof. Fabrizio Eusebi, fisiologo dell’ultima generazione, già assistente del Prof. A. Curatolo, ha contribuito con l’Istituto di Farmacologia medica all’istituzione del Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia “V. Erspamer”, diretto prima dal farmacologo Prof. Pietro Melchiorri, allievo del Prof. Vittorio Erspamer, e successivamente dal Prof. Eusebi, allievo del Prof. Ricardo Miledi. 101

Fabrizio Eusebi e Robero Caminiti

BIBLIOGRAFIA
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L’ISTITUTO DI PATOLOGIA GENERALE
PIER PAOLO GAZZANIGA

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L’Istituto di Patologia Generale

I primi anni dell’insegnamento Un marmo apposto su una parete di un’aula dell’attuale edificio di Patologia Generale che, completamente ristrutturata, è stata recentemente intitolata ad Amico Bignami, ricorda la successione di coloro che insegnarono Patologia Generale a Roma a partire dall’introduzione di questa disciplina, allora ancella dell’Anatomia Patologica e assai lontana dai contenuti che avrebbe assunto nel secolo scorso, nell’ordinamento degli studi medici fissato nella Bolla di Papa Leone XII del 1824. L’elenco si apre con il romano Pietro Celi, che ricoprì questa cattedra dal 1824 al 1862; seguirono Emilio Negri dal 1863 al 1867, Pietro Gentili dal 1868 al 1875, Antonio Valenti dal 1878 al 1899, e da quest’anno fino al 1929 Amico Bignami. Fino al 1890 l’insegnamento della Patologia Generale fu tenuto in un’auletta della ormai vetusta Sapienza; nel 1890 esso fu trasferito, insieme a quelli di Anatomia umana, Anatomia patologica, Farmacologia e Chimica fisiologica, in via Agostino De Pretis1, dove Antonio Valenti fondò un “Gabinetto di Patologia Generale”, nel quale per la prima volta questa disciplina, prima puramente teorica, si aprì ad una sia pur limitata attività sperimentale, per collocarsi infine nella sede attuale nel Policlinico Umberto I solo a partire dal 1929. In realtà, come vedremo, Bignami era stato il primo ad aver lavorato, sia pure non come docente universitario, nel Policlinico, ciò che giustifica un ricordo della sua figura accademica, scientifica e professionale nel contesto di questo scritto. I Maestri, la didattica, l’attività di ricerca Amico Bignami era nato a Bologna il 25 aprile 1862. Laureatosi a Roma nel 1887, fu assistente nell’Istituto di Patologia Generale dallo stesso anno fino al 1891, quando fu accolto nell’Istituto di Anatomia Patologica diretto da Ettore Marchiafava. Nel 1900 ebbe l’incarico dell’insegnamento della Patologia Generale, divenendo poi titolare della stessa disciplina nel 1906. Contemporaneamente, come allora era consentito, seguì una brillante carriera ospedaliera negli Ospedali Riuniti di Roma, come assistente dal 1888 e primario dal 1896; con quest’ultima qualifica operò prima nell’Ospedale di S. Spirito, poi in quello di S. Giovanni e infine, fino alla morte sopravvenuta nel 1929, nel Policlinico Umberto I. Il nome di Amico Bignami è soprattutto legato ai suoi studi sulla malaria. In collaborazione con Marchiafava egli esaminò in maniera approfondita l’anatomia patologica di questa malattia, particolarmente per quanto riguarda le alterazioni a carico del fegato, della 105

Pier Paolo Gazzaniga

milza e del midollo osseo. Particolare attenzione egli riservò alle alterazioni vascolari, alle quali per primo attribuì una fondamentale importanza nel provocare fenomeni regressivi e necrotici dei vari parenchimi. I suoi studi sul ruolo nella malaria dei monociti e delle cellule del reticolo della milza, del fegato e del midollo osseo furono antesignani di quel concetto di sistema reticolo-endoteliale che doveva essere formalmente enunciato più tardi da Aschoff. Un secondo filone di ricerca di Bignami, che contribuì a rendere famosa la scuola malariologica romana, riguardò il ruolo della zanzara nella trasmissione della malattia. Già nel 1892, in collaborazione con Marchiafava, Bignami aveva fornito, attraverso lo studio delle curve febbrili della malaria estivo-autunnale, un fondamentale contributo alla teoria, allora ancora osteggiata, della pluralità dei parassiti malarici. Ben più importante, peraltro, fu il suo ruolo nell’affermare essere la zanzara il trasmettitore dei parassiti malarici all’uomo. Già negli anni 1894-1896 egli aveva cercato di dimostrare questo meccanismo di infezione, ma fu nel 1898 che, presso l’Ospedale di S. Spirito dove ricopriva il ruolo di primario, Bignami riuscì ad infettare un soggetto ivi ricoverato da sei anni e mai affetto da malaria, mediante la puntura da parte di zanzare catturate nella zona di Maccarese, riproducendo una sindrome estivo-autunnale con presenza di plasmodi nel sangue, esperimento che il Bignami replicò poi su sé stesso. Ad ulteriore conferma, nel novembre del 1898, unitamente a Grassi e Bastianelli, egli comunicò all’Accademia dei Lincei la dimostrazione dello sviluppo di parassiti malarici nell’intestino di Anopheles claviger. Questa disamina dell’attività di ricerca di Amico Bignami sarebbe tuttavia incompleta ove non si ricordassero i suoi studi sulle malattie del sistema nervoso, del sistema endocrino e del sangue. In particolare egli studiò dal punto di vista clinico e anatomo-patologico casi di corea, di atrofia cerebellare, di encefalite letargica; di notevole importanza le ricerche sulle alterazioni cerebrali nell’alcoolismo cronico, destinate poi ad essere ricordate con l’eponimo di malattia di Marchiafava-Bignami. Nel campo della endocrinologia fu il primo in Italia ad occuparsi di acromegalia e nel campo della ematologia si ricordano i suoi studi sull’anemia perniciosa e sulle varie forme allora classificate nel capitolo delle leucemie linfatiche. Ciò che fa della figura di Bignami uno degli esempi più brillanti di connubio tra ricerca sperimentale e medicina clinica fu la sua attività come primario ospedaliero, cui non mancò un pari successo nella professione. Nella commemorazione di Bignami tenuta da Bastianelli nel 1930 presso l’Accademia Medica di Roma questo 106

L’Istituto di Patologia Generale

connubio veniva considerato come un bell’esempio di che cosa significhi per la pratica medica e per la scienza che deve essere impartita a chi studia medicina, l’unione nella stessa persona del medico e dell’uomo di scienza. Con la scomparsa di Bignami avvenuta nel 1929 venne chiamato a ricoprire la cattedra di Patologia Generale di Roma Guido Vernoni.

Fig. 1 – Guido Vernoni

Fig. 2 – Guido Vernoni al suo tavolo di lavoro nell’Istituto di Patologia Generale di Roma.

Vernoni, nato ad Alessandria d’Egitto da padre medico, il 3 dicembre 1881, dopo gli studi liceali a Pisa ed a Lucca, si laureò in Medicina a Bologna nel 1906. Fu subito ammesso a frequentare l’Istituto di Anatomia Comparata diretto dal Giacomini, dal quale passò, come assistente prima e poi aiuto, nell’Istituto di Patologia Generale diretto da Tizzoni, dove nel 1913 conseguì la libera docenza nella stessa disciplina. Durante la prima guerra mondiale lavorò come Capitano e poi come Maggiore Medico nell’Istituto Militare di Bologna, dove si occupò della preparazione e del controllo del siero antitetanico messo a punto dal suo Maestro Tizzoni. Terminato il conflitto, fu incaricato dell’insegnamento di Batteriologia Generale e Fisiologia Umana prima a Bologna e poi a Firenze, nell’Istituto di Patologia Generale diretto da Alessandro Lustig. Vincitore del concorso a cattedra nel 1925, fu chiamato a Cagliari, donde si trasferì a Catania nel 1928 e finalmente a Roma nel 1929. La nuova sede assegnata per la prima volta alla Patologia Generale nel Policlinico Umberto I era rappresentata dal solo secondo piano di una metà dell’edificio che oggi ospita il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia, essendo il primo piano allora 107

3 – Biglietto del 1947. e il piano seminterrato pressoché inagibile. laboratori di istologia e di biochimica.N. La sua concezione Anatomia Comparata. che la dotazione di apparecchiature dell’Istituto era tale da consentire a Vernoni di soccorrere con la cessione di un microscopio colleghi meno fortunati (si era nel 1947.Pier Paolo Gazzaniga occupato dall’Istituto di Zoologia e per qualche tempo anche da quello di Parassitologia. sia prima che durante il periodo romano.R. Naturalmente il primo compito di Vernoni fu quello di attrezzare i 15 locali disponibili: creò studi per il direttore e gli assistenti. con il quale sempre visti nell’ottica unitaria Giulio Cotronei. con il simpatico ringraziamento di Cotronei. fu assai varia. venne anche creata nel seminterrato una camera fredda a -4 C°. Direttore dell’Istituto di della malattia. allora come oggi. peraltro Fig. La personalità scientifica di Guido Vernoni emerse ben presto nell’ambiente accademico romano: egli tenne a lungo la presidenza del Comitato per la Biologia e la Medicina del C.R. La Figura 3 mostra. Un corredo di apparecchiature relativamente ricco per le esigenze della ricerca dell’epoca fu approntato da Vernoni in un breve volgere di anni. ringraziava delle finalità della Patologia Guido Vernoni Generale. negli anni della seconda guerra mondiale. Direttore Sanitario del Policlinico. fu socio nazionale dell’Accademia dei Lincei dal 1940 in poi. segretario della Croce Rossa Italiana e. che aveva fondato nell’Istituto un Centro di Studi per la Fisiopatologia. L’attività di ricerca di Guido Vernoni. biblioteca. prevalentemente orientata verso la Fisiopatologia e soprattutto verso lo studio e l’interpretazione patogenetica dei fenomeni patologici elementari. l’altra metà dell’edificio. peraltro poi perduto per il Policlinico perché trasferito a Modena quando Vernoni lasciò l’insegnamento nel 1952. oltre ad un locale per le bilancie e altri apparecchi di precisione. nell’immediato dopoguerra). sia sotto il profilo per la cessione di un microscopio 108 . anche grazie al contributo del C. allora Direttore dell’Istituto di Anatomia Comparata. segreteria.N.. occupata dall’Istituto di Anatomia Patologica.

sulla febbre. cioè una malattia. da una visione unitaria del complesso fenomeno biologico morboso quale si presenta in natura. Ma spiccano soprattutto le sue ricerche sulla istogenesi e sulla patogenesi dei tumori. Nel campo della infettivologia si occupò della brucellosi. anche in questo caso. col quadro della malattia. per semplice che sia. e in quello della immunologia della funzione dei sieri immuni e della sieroanafilassi. E’ singolare che proprio riguardo a due tematiche scientifiche che gli erano particolarmente care. delle congiuntiviti tracomatose. gli oltre diecimila preparati istologici della collezione dell’Istituto andarono perduti dopo il 1952. quelle sul metabolismo degli aminoacidi e dei chetoacidi. del tetano. fondata inizialmente sul rilievo 109 . delle leishmaniosi. è chiaramente espressa dalle sue parole: Ogni processo patologico che si offre alla nostra osservazione e forma oggetto del nostro studio. sul meccanismo d’azione di alcune vitamine. Per quanto riguarda i tumori. o preceduta essa stessa. Nel campo della fisiopatologia meritano un ricordo le sue ricerche sulla patologia del tessuto muscolare. come quelle sulla struttura dell’epitelio intestinale e di quello renale. purtroppo. particolarmente importanti quelle sulla distrofia muscolare sperimentale proseguite poi dai suoi allievi. delle spirochetosi. risulta sempre dalle manifestazioni di un certo numero di manifestazioni morbose elementari che sono appunto quelle che formano l’oggetto di Studio della Patologia Generale… Ogni insegnamento deve tendere alla sintesi ed alla unità: sterile apparendomi ogni descrizione di fatti staccati e singolarmente considerati a scopo didattico se questa analisi non è seguita. Vernoni abbia elaborato e proposto ipotesi patogenetiche destinate a non essere confermate dalle indagini successive. presuppone ed illustra un evento clinico naturale.L’Istituto di Patologia Generale didattico che quello scientifico. la febbre e la patogenesi dei tumori. o quelle sull’effetto delle radiazioni ionizzanti sullo sviluppo dell’embrione di pollo. egli sviluppò una teoria. sulla respirazione dei tessuti in condizioni normali e patologiche studiata con il metodo di Warburg. all’osservazione degli studiosi. universitari ed ospedalieri. la quale. Nel campo dell’anatomia e dell’istologia patologica egli fu un accurato studioso della morfologia dei tumori: in proposito egli organizzò una sezione di diagnostica istopatologica utilizzata da tutti gli Istituti. Alcune delle sue prime ricerche furono orientate alla istologia ed alla embriologia. del Policlinico. I campi nei quali emerse la personalità scientifica di Vernoni furono molto vari.

Intorno a lui sono i suoi allievi già in cattedra (Massimo Aloisi) o prossimi a vincere il concorso (Eugenio Bonetti) o destinati comunque a diventare a breve ordinari di Patologia Generale (Paolo Buffa) o di Chimica Biologica (Doriano Cavallini). Ma. in occasione del suo addio all’insegnamento e all’Istituto al quale tanto aveva dato. Guido Vernoni fu un grande didatta. Riguardo alla tematica della patogenesi della febbre. Soprattutto egli ebbe il culto della Scuola. è un fattore concausale in molti tumori (va detto peraltro che questo concetto è ridiventato di grande attualità nella ricerca oncologica degli ultimi anni sotto il profilo del ruolo delle citochine proinfiammatorie nella cancerogenesi). A sostegno di questa sua ipotesi Vernoni ricordava sempre che il carcinoma epatico è frequente nella cirrosi e altrimenti raro. allora studente del 3° anno. e che comunque l’infiammazione cronica. Vernoni affermò essere l’ipertermia febbrile non la conseguenza di una alterazione funzionale primitiva dei centri termoregolatori. gli studenti interni dell’Istituto. l’alterazione del microambiente metabolico del connettivo sarebbe stato il fattore prevalente responsabile della trasformazione delle cellule parenchimali. Cotronei. al quale collaborarono Bastianelli. Frontali. con le sue alterazioni a carico del connettivo. Il pensiero di Guido Vernoni è chiaramente espresso in due trattati. destinata ad eliminare materiali eterogenei batterici e tossici. particolarmente del muscolo striato. Le sue lezioni. cioè una cellula di per sé normale. Valdoni. erano seguite con passione da studenti e medici. come ricorda Di Macco2 nella commemorazione di Guido Vernoni da lui tenuta all’Accademia Medica di Roma. che è patologica solo nei suoi rapporti con l’organismo che la ospita. oltre al personale tecnico e amministrativo. aveva avuto la 110 . chiare e brillanti. e quello sui tumori. Bilancioni ed altri. bensì l’espressione di una iperattività affatto periferica del metabolismo dei tessuti. secondo la quale la cellula tumorale sarebbe una cellula perfettamente costituita e perfettamente funzionante. nel quale ebbe come collaboratori per alcuni capitoli illustri studiosi di varie discipline quali Ageno. Ma vi figurano anche. e ogni errore contiene un nucleo di verità. La fotografia riportata nella Figura 4 fu scattata in uno degli ultimi giorni dell’ottobre 1952.Pier Paolo Gazzaniga delle alterazioni del derma che precedono la trasformazione neoplastica dell’epitelio nella cancerogenesi sperimentale da idrocarburi. Silvestroni. In altri termini. Chi scrive. Goethe affermava che l’uomo erra finché cerca qualcosa. quello di Patologia Generale in due volumi.

assistente. Carlo De Marco. futuro ordinario di Chimica Biologica a Roma. aiuto. Fig. 10. futuro ordinario di Parassitologia a Roma. tra gli studenti dei vari anni. E’ presente tutto il personale dell’Istituto di Patologia Generale di allora. di Chimica Biologica. 4. che. futuro ordinario di Chimica Biologica a Roma. futuro ordinario di Patologia Generale a Modena.L’Istituto di Patologia Generale ventura di esservi stato accolto all’inizio del secondo anno degli studi medici: si era ammessi. 9. chi scrive ricorda che il tema proposto quell’anno era stato il ciclo di Krebs. 7. Sono inoltre riconoscibili alcuni studenti interni destinati ad una brillante carriera universitaria: 6. futuro ordinario di Genetica Umana a Roma. due soli studenti per anno. dal 1953 ordinario di Patologia Generale a Messina. futuro ordinario di Patologia Generale a Roma. futuro ordinario di Chimica Biologica a Roma. Bruno Mondovì. di Parassitologia. 8. Doriano Cavallini. 3. Si riconoscono: 1. 11. 2. poi a Siena ed a Bologna. Pier Paolo Gazzaniga. 111 . 5. a seguito di un severo concorsino interno con prova scritta. futuro ordinario di Chimica Biologica a Roma e Preside della Facoltà Medica dal 1981 al 1990. Eraldo Antonini. E’ facile riconoscere in quella foto. Guido Vernoni. assistente. Gianfranco Ferretti. tra l’altro. 4 – Fotografia scattata nell’ottobre 1952 in occasione dell’addio di Guido Vernoni all’insegnamento. Eugenio Bonetti. futuri ordinari di Patologia Generale. Vernoni aveva fin d’allora chiara l’idea che i più giovani adepti della Patologia Generale dovessero essere orientati verso lo studio della biochimica dei fenomeni patologici3. Massimo Aloisi. descritto solo pochi anni prima. poi a Padova. il che dimostra. Guido Modiano. di Genetica Umana. nonostante il suo orientamento prevalentemente fisiopatologico. Paolo Buffa. ordinario di Patologia Generale a Modena.

a succedergli a Roma. già 112 . Libero docente nel 1916. Amarezza che traspare da una breve lettera di ringraziamento che chi scrive ricevette per il dono di un libro d’arte che in quella triste occasione gli era stato fatto dagli studenti interni. Pentimalli si laureò a Napoli nel 1911.Pier Paolo Gazzaniga Fu proprio il culto della Scuola ad arrecare a Guido Vernoni una grande amarezza. frequentò per tre anni l’Istituto di Patologia di Friburgo diretto da Aschoff. Fig. Il suo vivo interesse per la ricerca lo portò. vinse il concorso per professore straordinario nel 1925: chiamato a Cagliari. Nato il 28 novembre 1885 a Palmi. Assistente di Patologia Generale nell’Istituto diretto da Gino Galeotti. Massimo Aloisi. dove concluse la sua carriera nel 1956. 5 – Breve lettera di Guido Vernoni indirizzata a chi scrive. si trasferì poi a Perugia dal 1927 al 1933. a Napoli fino al 1953 e quindi a Roma. allora studente interno nell’Istituto di Patologia Generale. in ringraziamento del dono di un libro d’arte offertogli dagli studenti interni in occasione del suo addio all’insegnamento ed all’Istituto A succedere a Guido Vernoni fu chiamato nel 1952 un altro illustre studioso. Francesco Pentimalli (Figura 6). che nel giorno dell’addio egli trasmise con un accorato discorso a tutto l’Istituto. Durante la prima guerra mondiale si occupò della campagna antitifica coordinata da Galeotti. il trasferimento del suo primo valoroso allievo. per non essere riuscito ad ottenere dalla Facoltà. lettera gelosamente conservata quale testimonianza dell’affetto che il Maestro dimostrava anche ai più giovani dei suoi studenti. a Firenze fino al 1936.

che lo portarono ad affermare la natura proteica dell’agente del sarcoma. allora avvalorati da altri studiosi. coltivata poi sempre con grande rigore. Ben presto però i suoi interessi scientifici si polarizFig. Una linea di ricerca iniziata già tra il 1919 e il 1924 e che egli perseguì fino alla tarda età. Nelle prime indagini su questo modello egli dimostrò un fenomeno di grande importanza: l’inoculo endovenoso di materiale contenente il virus poteva determinare l’insorgenza del tumore in sedi diverse quali fegato. Francesco Pentimalli manifestò ben presto un vivo entusiasmo per la ricerca sperimentale. nelle quali fosse stato indotto un fenomeno infiammatorio mediante la cauterizzazione. sui rapporti tra alcuni ormoni e funzione renale.L’Istituto di Patologia Generale ordinario. a vari soggiorni all’estero in prestigiosi Istituti di ricerca: nel 1927 a Berlino nell’Istituto diretto da Warburg. Le indagini sul carcinoma di Ehrlich del topo svolte nel laboratorio di Aschoff gli consentirono di escludere un effetto chemioterapico di alcuni composti. con appassionate lunghe indagini di ultracentrifugazione e di spettrofotometria. Veniva così illustrato un brillante esempio di cocancerogenesi. che in certo modo si ricollegava alla visione Vernoniana della patogenesi dei tumori. sulla motilità dell’intestino e dell’uretere. Le prime indagini furono prevalentemente orientate a problemi di fisiopatologia: tra queste le ricerche sull’embolia polmonare. nel 1936 nell’Istituto di Chimica Fisica di Uppsala diretto da Svedberg. Dopo di allora Pentimalli tese essenzialmente all’isolamento dell’agente di Rous. rene. sul ricambio idrico. così come in cicatrici cutanee o in calli ossei in formazione. in altri termini laddove fossero in atto fenomeni proliferativi cellulari. Ma la vera attività di Pentimalli iniziò con le ricerche sul virus del sarcoma di Rous. incarico quest’ultimo che ricoprì dal 1949 fino alla sua morte nel 1958. 6 – Francesco Pentimalli zarono sull’oncologia sperimentale. quali quelli del selenio. l’anno successivo a Londra sotto la direzione di Hilgar e Murray. Il grande impegno nello studio dei tumori gli valse la nomina a Direttore dell’Istituto Pascale di Napoli e poi dell’Istituto Regina Elena di Roma. Affascinato dall’indirizzo fisico-chimico che Galeotti aveva dato alla disciplina. milza. riguardò gli effetti dell’intossicazione cronica con protei113 .

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ne eterogenee. La dimostrazione che tra gli effetti di questa tossicosi vi era costantemente una leucocitosi, soprattutto monocitica, talora la presenza in circolo di progenitori leucocitari immaturi, ed anche la comparsa di focolai di metaplasia mieloide in vari organi, quali milza e rene, lo portò ad affermare che questi effetti, che oggi sappiamo essere quelli di una intensa protratta stimolazione del sistema reticolo-endoteliale, erano la prova di un possibile rapporto eziopatogenetico tra intossicazione proteica cronica e leucemie, concetto che egli sostenne fino alla sua morte, nonostante le critiche, con la feroce passione del suo animo calabrese4. I pochissimi anni romani di Francesco Pentimalli non apportarono particolari miglioramenti all’Istituto che era stato chiamato a dirigere. Le già precarie condizioni di salute e il suo gravoso impegno quale Direttore dell’Istituto Regina Elena lo portarono a trascurare l’attività didattica, che rimase in buona parte affidata agli assistenti che l’avevano seguito da Napoli, Antonio Caputo, futuro ordinario di Patologia Generale a Perugia e poi Direttore dello stesso Istituto Regina Elena, e Dino Guerritore, futuro ordinario di Patologia Generale nella Facoltà di Scienze di Roma. Né si ricordano di lui scritti con finalità didattiche. Una figura, insomma, di ricercatore puro, che come tale merita di essere ricordato tra i grandi Maestri della Patologia Generale di allora. A succedergli nella cattedra di Patologia Generale di Roma fu chiamato nel 1956 Gennaro Di Macco (Figura 7). Nato a Siracusa il 1° settembre 1895, si laureò a Napoli nel 1919. Prima assistente, poi aiuto nell’Istituto di Patologia Generale di Palermo diretto da Scaffidi, vi conseguì la libera docenza nella stessa disciplina nel 1923. Incaricato a Palermo dell’insegnamento della Patologia Generale dal 1925, fu nominato, vincitore del relativo concorso, ordinario a Cagliari nel 1930. L’anno seguente passò a Catania, nel 1935 a Torino e infine a Roma nel 1956. Nella fase iniziale della sua carriera frequentò importanti laboratori di ricerca esteri, ad Heidelberg quello diretto da Hans Sachs, a Kiel quello diretto da Heinrich Schade ed a Parigi quello di Fisiologia Generale della Sorbona diretto da Louis Lapicque. Fig. 7 – Gennaro Di Macco. 114

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Giunto a Roma, Di Macco diede un notevole impulso alla ristrutturazione dell’Istituto. Nel piano seminterrato, prima abbandonato, furono create alcune aulette per le esercitazioni degli studenti, corredate con microscopi ed apparecchiature per proiezioni, mentre nel secondo piano furono ammodernati i laboratori di istologia e di biochimica, essendo il primo piano sempre occupato dall’Istituto di Zoologia. In un locale situato fuori dall’Istituto fu organizzato un moderno stabulario per piccoli animali, che fu poi demolito per la costruzione dell’attuale Aula di Patologia Generale e Anatomia Patologica. Nel piano seminterrato fu anche organizzato un laboratorio di analisi cliniche per pazienti ambulatoriali, destinato a rimanere attivo per molti anni. D’altronde, l’interesse di Di Macco per la medicina di laboratorio è dimostrato anche dalla fondazione a Roma di una Scuola di Specializzazione in Patologia Generale, che per molti anni ha preparato medici e biologi all’attività diagnostica laboratoristica. L’attività scientifica di Gennaro Di Macco fu soprattutto rivolta a temi di fisiopatologia e di biochimica. Nel primo settore si ricordano le ricerche sulla patogenesi delle varie forme di ipertermia, febbrile e non, e quelle sulle ipotermie sperimentali, ricerche queste ultime che lo portarono a formulare il concetto di “zero biologico” quale temperatura alla quale cessa l’attività funzionale dei diversi tessuti. Inoltre egli studiò con varie metodiche sperimentali i meccanismi implicati nell’equilibrio funzionale tra le sezioni, orto- e parasimpatica, del sistema nervoso autonomo, e la patogenesi dei relativi squilibri. In campo biochimico meritano una menzione le ricerche sulla patologia del metabolismo degli aminoacidi, sulle ipervitaminosi sperimentali, sugli effetti delle diete monofagiche. Nel campo della immunologia Di Macco si distinse per alcune ricerche sulle idiosincrasie, come espressione di difetti enzimatici costituzionali, pertanto distinte dalle allergie. Appassionato didatta, si servì ampiamente nelle sue lezioni di sussidi tecnici per dimostrazioni epidiascopiche; è degno di menzione il fatto che egli sia stato tra i primissimi docenti di materie mediche in Italia ad utilizzare per l’esame finale degli studenti una prova preliminare scritta mediante test a risposta multipla, che egli allestiva personalmente prima di ogni sessione, antesignano di una metodologia docimologica oggi largamente affermata. Nella sua vasta trattatistica, rappresentata da un testo di Patologia Generale in due volumi, da uno di Patologia del Metabolismo e dalla voluminosa monografia Malattia e Disposizione, Di Macco si è sempre distinto per l’originalità delle sue concezioni in molti settori della disciplina, 115

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non ultimo un vivo interesse innovativo per la Medicina dello Sport. Non si deve infine dimenticare che Di Macco ebbe anche una intensa attività editoriale, avendo fondato, già durante il soggiorno a Torino, vari giornali, almeno uno dei quali, la Rivista di Medicina Sperimentale, ebbe, almeno nelle sue prime annate, un notevole successo nel panorama non fulgido dell’editoria scientifica italiana dell’epoca. Nel 1966 fu chiamato a succedere a Gennaro Di Macco Dino Merlini. Nato a Peccioli nel Pisano il 26 febbraio 1910, si laureò a Pisa nel 1935. Divenuto ben presto assistente nell’Istituto di Patologia Generale di quella Università, allora diretto da Cesare Sacerdotti fino al 1938 e poi da Alberto Marrassini, vi svolse la prima parte della sua carriera, assumendo l’incarico dell’insegnamento di Patologia Generale e di Batteriologia nel 1947 e poi quello della direzione dell’Istituto prima che nel 1950 vi subentrasse Enrico Puccinelli. Vincitore del concorso a straordinario nel 1952, fu chiamato a ricoprire la cattedra di Fig. 8 – Dino Merlini. Perugia, donde fu chiamato a Roma nel 1966. Durante questi anni svolse una vivace attività scientifica in vari settori della fisiopatologia e della biochimica. Dopo le prime indagini sull’attività respiratoria del cuore, in particolare sull’utilizzazione da parte del tessuto cardiaco di acidi grassi a catena breve e lunga e di corpi chetonici quali substrati, sull’effetto di alcune vitamine sul fenomeno di Sanarelli-Schwartzmann e sul fenomeno di Arthus, sulla presenza di fattori antianemici nell’urina, si dedicò ad una serie di ricerche sulla patogenesi del diabete da allossana, all’epoca il più importante modello di diabete sperimentale. Dopo avere descritto l’azione diabetogena dell’acido deidroascorbico, Merlini dimostrò che la somministrazione di acido ascorbico insieme all’allossana non induceva un diabete, ma una grave anemia emolitica in varie specie animali, dovuta alla riduzione dell’allossana ad acido dialurico, a sua volta responsabile della formazione di metemoglobina e di coleglobina, con comparsa di corpi di Heinz negli eritrociti, formazioni delle quali fino ad allora era incerta la natura. Durante il soggiorno perugino Merlini allestì una sezione di microscopia elettronica dotata di un microscopio elettronico Philips 116

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100, con il quale iniziò, in collaborazione con il suo allievo Felice Giacomo Caramia, ricerche di morfologia ultrastrutturale normale e patologica. Giunto a Roma, si impegnò duramente per vari anni nella completa ristrutturazione dell’Istituto di Patologia Generale. Recuperato l’intero primo piano a seguito dell’avvenuto trasferimento dell’Istituto di Zoologia che l’aveva occupato fino ad allora nella sua sede attuale all’interno della Città Universitaria, l’attrezzò con uffici di segreteria e con una serie di laboratori. La vecchia aula da 140 posti, ormai largamente insufficiente (erano gli anni nei quali gli studenti iscritti al 1° anno superavano i 3000) fu demolita e fu costruita con criteri moderni quella che attualmente è intitolata ad Amico Bignami. La biblioteca fu trasferita al secondo piano e attrezzata con moderne scaffalature su due piani anche per accogliere le numerose riviste alle quali l’Istituto si andava abbonando. Nello stesso piano venne realizzata una parziale soppalcatura per accogliere magazzini e laboratori di ricerca. Nel piano seminterrato venne realizzata una sezione di microscopia elettronica, nella quale fu subito trasferito il microscopio elettronico Philips 100 di Perugia, cui si aggiunse nel 1968 un Philips 300 e pochi anni più tardi un secondo Philips 300, sezione che doveva illustrarsi per le ricerche del suo allievo Felice Caramia e di Matteo Russo; inoltre una serie di studi e di laboratori, una elegante auletta in seguito intitolata a Guido Vernoni, e un moderno stabulario in luogo di quello esterno all’Istituto, ormai fatiscente. Infine, veniva avviata la costruzione dell’attuale aula di Patologia Generale e Anatomia Patologica. Come si vede, una completa ristrutturazione e modernizzazione dell’edificio, reso idoneo ad accogliere pochi anni più tardi due nuovi ordinari, Felice Giacomo Caramia e Giuseppe Pontieri. Divenuto Segretario Generale della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Merlini si dedicò alla riorganizzazione delle varie sezioni distaccate di questa Istituzione, compiendo numerosi viaggi nelle sedi sparse in Italia, cui si aggiungevano spesso conferenze sulle neoplasie e sul loro impatto sociale. Si deve infine ricordare che, essendo divenuti in parte superati i trattati di Patologia Generale fino ad allora in uso per la preparazione degli studenti, Merlini provvide a curare l’edizione italiana del trattato di Sir Florey dello stesso nome5. Se negli anni successivi alla sua andata fuori ruolo è stato possibile ospitare efficacemente nell’Istituto una numerosa schiera di nuovi docenti e ricercatori, non vi è dubbio che ciò si deve all’entusiasmo con il quale Dino Merlini rinnovò radicalmente le strutture del vecchio edificio. 117

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Uomo di vasta cultura, austero e talora burbero, non facile al rapporto umano ed alla confidenza, Dino Merlini ha tuttavia lasciato un simpatico ricordo in chi lo ha veramente conosciuto da vicino ed ha potuto apprezzare, al di sotto di quella scorza, un animo capace di momenti di grande umanità. Dopo il pensionamento si ritirò nella sua ad un tempo amata e odiata Peccioli, donde però la nostalgia lo riportava, sempre più raramente, a rivisitare per qualche giorno quello che continuava chiamare il “suo” Istituto, ed a discorrere amabilmente delle vicissitudini ulteriori di questo con chi gli era stato più vicino in quegli anni e che di lui conserva un caro ricordo. Già nei primi anni dopo la chiamata di Dino Merlini a Roma si era resa evidente l’esigenza di incrementare il numero degli insegnamenti di Patologia Generale per far fronte alla sempre crescente popolazione di studenti che frequentavano il secondo ed il terzo anno della Facoltà medica. Esigenza che fu soddisfatta dalla chiamata di due nuovi ordinari, Felice Giacomo Caramia a seguito di concorso, e Giuseppe Pontieri per trasferimento da Napoli, chiamate rese possibili dall’ampliamento e dalla modernizzazione dell’Istituto cui Dino Merlini aveva atteso negli anni precedenti. Felice Giacomo Caramia, nato a Mesagne in Puglia il 20 novembre 1927, si laureò a Perugia nel 1954. Assistente nell’Istituto di Patologia Generale di quella Università, diretto da Dino Merlini, vi conseguì la libera docenza nel 1964, per seguire poi Merlini a Roma nel 1966. Vincitore di concorso, fu chiamato nel 1973 a ricoprire la seconda cattedra di Patologia Generale di Roma. Già le sue prime ricerche avevano dimostrato un vivo interesse alla fine indagine morfologica: è di quel periodo lo studio dei diversi citotipi delle ghiandole salivari e delle isole pancreatiche, nonché della distribuzione del glicogeno nel miocardio, nei muscoli stria118

Fig. 9 – Felice Giacomo Caramia

L’Istituto di Patologia Generale

ti e nei neuroni. Il periodo più fecondo della sua attività scientifica coincise con un soggiorno negli Stati Uniti durato molti anni, a più riprese dal 1965 al 1972, per lo più nel prestigioso Institute of Biology della Washington University di St. Louis, dove ebbe come maestri e collaboratori Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco, Piero Angeletti, Sarah Luce ed altri. Erano gli anni sessanta, durante i quali la microscopia elettronica, che aveva iniziato la sua lenta evoluzione dopo la seconda guerra mondiale con l’affinamento delle tecniche di preparazione dei campioni, era diventata la metodica di elezione nella ricostruzione della istologia dei tessuti e nella definizione delle ultrastrutture cellulari e delle loro alterazioni elementari. Con due lavori pubblicati nel 1965 in collaborazione con Munger e Lacy, Caramia, che già nel 1963 aveva da solo identificato un nuovo citotipo nelle isole pancreatiche, furono stabilite definitivamente le basi ultrastrutturali e funzionali delle diverse popolazioni cellulari delle isole. Sul finire del suo lungo soggiorno negli Stati Uniti, nell’ambito delle ricerche di Rita Levi Montalcini sui fattori implicati nello sviluppo dei neuroni gangliari simpatici, ricerche che le avrebbero valso il Premio Nobel per la scoperta del Nerve Growth Factor, Caramia, in collaborazione con la stessa Montalcini e con Piero Angeletti, studiò dal punto di vista ultrastrutturale le alterazioni indotte da vari agenti tossici, quali guanetidina e bretilio, nel corso dello sviluppo di questi neuroni. Tornato in Italia nel 1972, Caramia si dedicò allo studio istologico, ultrastrutturale ed immunochimico degli epatociti in soggetti portatori di quello che era allora indicato come antigene Australia, dimostrando per la prima volta la presenza di particelle simil-virali nelle cellule epatiche di questi pazienti. Negli anni successivi Caramia, insieme ai suoi allievi romani, applicò la sua grande esperienza di fine morfologo allo studio delle alterazioni elementari del fegato in varie condizioni patologiche, con particolare riferimento alla patologia mitocondriale e perossisomiale, confermandosi uno dei massimi esperti di patologia ultrastrutturale epatica; di particolare rilievo anche le ricerche sui meccanismi del trasporto intranucleare del glicogeno e quelle sulla localizzazione dei collageni tipo IV e V nello stroma di diversi tessuti umani. Si può affermare che soltanto la innata modestia e riservatezza di Felice Caramia, purtroppo recentemente scomparso, gli hanno impedito di essere universalmente riconosciuto, come in effetti fu, come uno dei padri fondatori della moderna microscopia elettronica. 119

Pier Paolo Gazzaniga

Giuseppe Pontieri, nato a Nocera Terinese il 3 settembre 1927, si laureò a Napoli nel 1950. Assistente dal 1951 presso l’Istituto di Microbiologia dell’Università di Napoli, poi presso quello di Patologia Generale della stessa Università, conseguì la Libera Docenza in Patologia Generale nel 1958 e quella in Microbiologia nel 1961. Vincitore del concorso alla cattedra di Patologia Generale di Messina nel 1963, fu chiamato a ricoprire la stessa cattedra a Palermo nel 1964, donde si trasferì a Napoli nel 1971, per essere infine chiamato a Roma nel 1974. La sua formazione scientifica si giovò di numerosi soggiorni all’estero: nell’Istituto Pasteur di Parigi nel 1953, nello stesso anno nell’Istituto di Microbiologia di Delft diretto da Kluyver, dal 1954 al 1955 presso l’Istituto di Igiene di Bonn, nel 1956 nei laboratori Hilger di Londra diretti da Keckwick, dal 1958 al 1959 nel laboratorio di Heidelberger della Rutgers University di New Brunswick, dove, in collaborazione con Otto Plescia, svolse intensa attività di ricerca in campo immunologico: sulla immunochimica del tumore mammario del topo, sulle immunoglobuline mielomatose, sulla biosintesi degli antigeni batterici e tumorali, sulla immunochimica del complemento. Seguirono, durante il soggiorno a Palermo e poi a Napoli, le ricerche di microscopia elettronica sulla ultrastruttura dei cromosomi e della membrana nucleare di cellule batteriche e le indagini sulla biosintesi enzimatica indotta nei batteri, nonché sulla induzione di alcuni enzimi nel fegato rigenerante di mammifero. Nel campo dei tumori spiccano le ricerche sugli antigeni del sarcoma di Rous e su un extra-antigene del fattore latte di Bittner assente nel latte normale. Altre indagini riguardarono la titolazione del primo componente del complemento e le tecniche di isolamento e di frazionamento del terzo componente. A Roma l’attività di ricerca di Pontieri continuò ad essere rivolta nel campo dell’Immunopatologia, in particolare con lo studio del ruolo del sistema complementare nel corso dello sviluppo neoplastico, dei rapporti tra immunodepressione ed oncogenesi e dei fenomeni autoimmunitari. Diversi suoi allievi compirono lunghi soggiorni in Laboratori europei e statunitensi con i quali vennero intrapresi rapporti di collaborazione scientifica con interscambio di ricercatori, ed egli stesso, grazie al supporto del CNR e degli Istituti ospitanti, frequentò come Visiting Professor diversi Istituti scientifici degli USA, soprattutto il Waksman Institute of Microbiology della Rutgers University nel New Jersey, dove, durante gli anni giovanili, era iniziata la sua formazione immunologica sotto la guida di Heidelberger e Plescia. Negli studi sul sistema complementare egli mise in evidenza l’uti120

L’Istituto di Patologia Generale

lizzazione da parte delle cellule neoplastiche del C3 e la biosintesi, secrezione ed utilizzazione di questa molecola da parte di cellule staminali emopoietiche, che la incrementano dopo la trasformazione neoplastica con virus oncogeni. Dalle indagini sui rapporti tra immunodepressione ed oncogenesi emerse il risultato dell’aumentata sintesi e secrezione nelle cellule tumorali di metaboliti dell’acido arachidonico, in particolare leucotrieni e prostaglandine, che diventano responsabili dell’inibizione funzionale dei linfociti, con la conseguenza che l’immunodepressione nei tumori può essere riguardata più come un “post-factum” che come “ante-factum”. Numerose altre ricerche riguardarono il chiarimento della specificità antigenica degli anticorpi antifosfolipidi, il ruolo degli eosinofili nelle reazioni di ipersensibilità di 1° tipo e le modificazioni strutturali della membrana plasmatica delle cellule neoplastiche. Pontieri curò con passione l’attività didattica nei Corsi di Laurea e di Specializzazione, non solo nell’ambito della Patologia Generale ma anche in quello della Storia della Medicina, disciplina della quale ebbe per vari anni affidato l’insegnamento. Oltre a varie rassegne, egli pubblicò, in collaborazione con docenti di diverse Università italiane, un libro di Patologia Generale in due volumi, che nelle sue tre edizioni è stato adottato in molte Facoltà di Medicina, di Veterinaria e di Scienze biologiche. Con la figura di Giuseppe Pontieri si conclude una generazione di patologi generali di Roma. La chiamata di Luigi Frati, destinato a diventare Preside della Facoltà Medica, prestigioso incarico che egli ricopre dal 1990 a tutt’oggi, ha dato inizio ad un nuovo periodo di fervida attività scientifica, oltreché didattica ed assistenziale, che nel breve volgere di due decenni ha consentito a numerosi suoi allievi, diretti o indiretti, di coronare la loro carriera con il conseguimento dell’ordinariato nelle varie discipline ricomprese nel raggruppamento della Patologia Generale. All’attività didattica, scientifica ed assistenziale di questa nuova Scuola ha offerto una solida base organizzativa l’istituzione del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia, da molti anni diretto con efficacia e passione da Mario Piccoli. Se, come tutti speriamo e confidiamo, il Policlinico Umberto I sopravviverà alle ormai sue ricorrenti crisi, il riconoscimento dell’ulteriore importante contributo offerto dalla Patologia Generale alle sue finalità resterà affidato ad una futura rievocazione. 121

.. Sperim. Istituzioni e ordinamenti. La Storia della Facoltà Medica di Roma. Med..Pier Paolo Gazzaniga BIBLIOGRAFIA 1. Commemorazione tenuta all’Accademia Medica di Roma. Matematiche e Naturali della Accademia Nazionale dei Lincei. Commemorazione del Socio F. 3. CALIFANO L. 1960. 2. 1961. 4. Roma. SCARANO G. 1957. 1: 96-104. Guido Vernoni. Istituto di Storia della Medicina. 31:511-16. Rendiconti della classe di Scienze Fisiche. STROPPIANA L. DI MACCO G. serie VIII. XXVIII. 2. PAZZINI A. vol.. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Pentimalli. 1985. Il suo pensiero nell’evoluzione della Patologia Generale. Fasc. Medic.. 5. Ricordo di Guido Vernoni. 122 . Secoli 1989. Roma. Edizioni dell’Ateneo.

L’ISTITUTO DI ANATOMIA E ISTOLOGIA PATOLOGICA ERMANNO BONUCCI 123 .

quando fu trasferito presso il Policlinico Universitario. di Adalberto Pazzini. la ricerca Corrado Tommasi Crudeli (1834-1900) viene considerato il primo docente ufficiale di Anatomia Patologica presso l’Università di Roma. Questo ebbe poi sede in via Agostino Depretis. dell’Anatomia Normale. collocato in un edificio di stile cosiddetto “coloniale”. non aveva ancora dignità di disciplina autonoma e veniva considerata un complemento di altre discipline e insegnata come corollario soprattutto della Clinica Medica. oltre a numerose altre opere. in un edificio che comprendeva anche gli Istituti di Anatomia Umana. in locali definitivi ad esse sovrastanti. Guido Baccelli (1830-1916). la Zoologia e la Parassitologia. L’Anatomia Patologica. tenne un corso dedicato alla disciplina. I Maestri. un volume su La patologia del cuore e dell’aorta. dal 1923 al 1928. il quale dal 1852 al 1865. quindi con la sola Patologia Generale. nel 1928. L’insegnamento pratico dell’Anatomia Patologica e la conseguente attività autoptica. ove fu chiamato nel 1871-72 provenendo dall’Università di Palermo. dapprima condiviso con la Patologia Generale. è possibile trovare una succinta descrizione dei locali e delle strutture del nuovo Istituto. Studente prima a Firenze e poi a Pisa. Nella Storia della Facoltà Medica di Roma. dopo la laurea si era recato a Parigi dove si era interessato di Medicina Sperimentale con Claude 125 . Fisiologia e Chimica Biologica. furono trasferiti al Policlinico Universitario nel 1907 in locali provvisori adiacenti alle sale mortuarie e poi. professore di Clinica Medica e più volte ministro della Pubblica Istruzione. In attesa del completamento delle strutture del Policlinico. ed attualmente sede del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia1. la quale peraltro non era ancora compresa nell’ordinamento degli studi. come insegnante non ufficiale. quale si è andata sviluppando nel Policlinico Umberto I. e ivi rimase fino al 1928. della Fisiologia. l’Istituto aveva anche utilizzato alcuni locali della Clinica Psichiatrica. Nell’Università di Roma il primo docente di Anatomia Patologica fu Gaetano Valeri. trova le sue radici nell’insegnamento della disciplina presso l’Ospedale Santo Spirito. presso l’Ospedale Santo Spirito. effettuati inizialmente nell’Ospedale Santo Spirito.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica I primi anni dell’insegnamento L’Anatomia Patologica. dove nella seconda metà dell’800 fu creato dapprima un “Gabinetto fisio-patologico” e poi un Istituto di Anatomia Patologica. il quale aveva pubblicato. la didattica. Al Valeri seguì. sede nella quale aveva insegnato la disciplina dal 1865. tuttavia.

Si conosce infatti come “Sindrome di MarchiafavaBignami” la degenerazione del corpo calloso nell’alcoolismo cronico. ricoprendo tra l’altro gli incarichi di Presidente del Consiglio Superiore della Sanità e di vicepresidente della Croce Rossa Italiana. con i quali riuscì ad anticipare l’idea che il parassita malarico dovesse soggiornare nella zanzara per assumere carattere infettante. dove aveva frequentato l’Istituto di Rudolf Virchow.Ermanno Bonucci Bernard. e ancora come “Sindrome di Marchiafava-Micheli” l’associazione di ittero emolitico cronico con emoglobinemia. il quale portò l’Anatomia Patologica alla dignità di disciplina autonoma. Tra le sue ricerche meritano menzione quelle sul parassita malarico e sulla propagazione del colera asiatico e della difterite2. e per tale motivo membro nazionale dell’Accademia dei Lincei. in particolare quelli sulla malaria. molto impegnato nell’organizzazione e nel funzionamento dei servizi sanitari. e quelli sulle malattie del sangue. si era poi recato a Modena come incaricato di Anatomia Patologica e. dal 1910. fu Ettore Marchiafava (1847-1935). era divenuto professore di ruolo di Anatomia Patologica a Palermo. tanto che nel 1881 ebbe a trasferirsi alla Cattedra di Igiene. emoglobinuria e sideruria. egli prese parte attiva alla vita nazionale. Egli era peraltro anche uno stimato igienista. Successore di Tommasi Crudeli. Ad Ettore Marchiafava successe nel 1922 l’allievo Antonio Dionisi (1866-1931). in tale veste. Oltre che insigne studioso. collaborò all’istituzione di dispensari e reparti ospedalieri per la cura delle malattie veneree. alcune delle quali sono note ancora oggi con il suo nome. Egli si interessò di numerosi altri problemi di patologia. e in Germania. con particolare riferimento alla patogenesi degli itteri3. Individuò inoltre nel meningococco il responsabile della meningite epidemica. del quale era stato assistente. Noto soprattutto per le sue ricerche nel campo della malaria. endocardite e meningite. 126 . in collaborazione con Angelo Celli. Descrisse per la prima volta lesioni degli organi in varie condizioni patologiche. che nel 1902-3 aveva tenuto per incarico l’insegnamento di Istologia Patologica a Roma. contribuì al chiarimento della morfologia e dello sviluppo endoglobulare del parassita. della quale. Antonio Dionisi continuò gli studi già intrapresi con il maestro. partendo dal presupposto che le manifestazioni cliniche delle malattie trovano un riscontro preciso nelle alterazioni anatomo-patologiche. aveva studiato il ciclo. Spirito libero e intraprendente. come “Triade di Marchiafava” l’associazione post-pneumonica di setticemia. si era arruolato tra le truppe di Giuseppe Garibaldi e fu lievemente ferito a Milazzo. Egli fu deputato prima e senatore poi del Regno d’Italia e.

fino ad allora avente carattere prevalentemente macroscopico e istopatologico. e localizzazioni inusuali. sulla brucella con individua127 . nuovi mezzi di ricerca e di diagnostica. Egli aveva tenuto per incarico la cattedra di Anatomia Patologica a Palermo e. quali la tubercolosi. in tal modo offrendo all’Anatomia Patologica. Tale incarico ebbe la durata di un biennio. quali quelle nella milza e nelle meningi. Trascorso tale periodo. Sotti fu studioso attento e rigoroso degli aspetti anatomo-patologici delle malattie che all’epoca avevano il maggior impatto sociale. ove era stato nominato professore di Anatomia e Istologia Patologica nel 1928. l’insegnamento dell’Anatomia Patologica fu affidato per incarico ad Antonio Ascenzi.). come quelli della miocardite di tipo emorragico. aprì i laboratori dell’Istituto a nuove metodiche di ricerca e di studio. fu chiamato nel 1949 a dirigere quello dell’Università di Roma. che aveva tra l’altro provveduto a riorganizzare dopo la parentesi bellica. Meritano particolare menzione quelle sulla granulomatosi amebica. tuttavia. nel 1942. Di questa affezione. Luigi Ajello si fece promotore di numerose ricerche. sui processi organizzativi che possono portare all’indurimento polmonare4. Degni di menzione sono i suoi studi sulla patologia vascolare nella malattia reumatica.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica Successore di Antonio Dionisi fu nel 1931 Guido Sotti. introducendo l’uso delle tecniche istochimiche e favorendo lo sviluppo di quelle ultrastrutturali. sia in quella romana. analizzò aspetti poco noti. ecc. il quale proveniva dall’Università di Bari. Gaetano Bompiani ebbe il merito di continuare l’attività universitaria secondo i rigorosi principi che erano stati propri dei suoi predecessori. era stato chiamato dall’Università di Genova a dirigere l’Istituto di Anatomia Patologica. sugli equivalenti anatomici dell’allergia in alcune forme di tubercolosi (intestinale. Sia in tale sede. che del Bompiani era stato aiuto. nel 1960 la Facoltà romana chiamò Luigi Ajello (1898-1995) a dirigere l’Istituto di Anatomia Patologica. Al cessare dell’attività universitaria di Gaetano Bompiani. che tenne l’insegnamento per incarico dal 1947 and 1949. biliare. su alcune affezioni emolitiche. Nel contempo. su alcune forme di endocardite. dopo aver diretto vari Istituti di Anatomia Patologica in altre sedi universitarie. Titolare della cattedra di Anatomia e Istologia Patologica divenne poi Gaetano Bompiani che. per raggiunti limiti di età (1958). Cessato l’insegnamento di Guido Sotti nel 1947 per raggiunti limiti di età. subentrò per un breve periodo Giovanni Lelli. ponendo sempre in primo piano l’insegnamento dell’Anatomia Patologica direttamente al tavolo anatomico.

di cui assunse la direzione e alla quale venne poi annesso il Centro per la prevenzione e la profilassi dei tumori professionali. con tecniche di istochimica. I risultati delle sue ricerche sono stati riportati su numerose pubblicazioni anche a carattere monografico che. normali e patologici. il secondo al primo piano dello stesso edificio del Policlinico Umberto I. In questa data. tra l’altro. specie per le componenti collaterali anastomotiche. E’ attualmente Professore Emerito. Marco Melis aveva svolto la sua attività accademica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia di quella città. ed è stata condotta. Marco Melis è membro di numerose Società Scientifiche. per meglio far fronte all’aumentato numero di studenti. avendo conseguito lo straordinariato. Trasferitosi anch’egli in tale sede nel 1960. a quello di Anatomia e Istologia Patologica. Al cessare dell’attività universitaria di Luigi Ajello per raggiunti limiti di età (1968). successivamente. la Facoltà istituì la Cattedra di Tecnica e Diagnostica Istopatologica. su sua proposta. venne chiamato dalla Facoltà romana dapprima all’insegnamento di Tecnica e Diagnostica Istopatologica e. ritenne opportuno sdoppiare l’insegnamento dell’Anatomia Patologica in due Istituti distinti. Nato a Genova nel 1927. il primo collocato al pianterreno. di ultrastruttura e di morforadiologia vascolare normale e patologica. Inoltre. la Facoltà gli affidò l’incarico di insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica su corso sdoppiato dal 1963 al 1968. Di particolare interesse l’originale volume sulle Similitudini in patologia. dove gli era stato affidato nel 1959-60 l’incarico di insegnamento dell’Anatomia e Istologia Patologica e la direzione dell’Istituto in sostituzione del suo maestro che era stato chiamato a Roma.Ermanno Bonucci zione di un granuloma similtubercolare. che venne affidata al suo allievo Marco Melis. del cuore e dei reni. Alla loro direzione vennero chiamati rispetti128 . la Facoltà. comprendono le metodiche tecniche dalle autopsie alla microscopia elettronica e gli aspetti arteriografici. sui bioritmi. Quest’ultima gli ha consentito di accertare una peculiare fisionomia vascolare degli organi. Nel 1965. Nel 1954 la Facoltà istituì la Scuola di Perfezionamento in Oncologia. e quello intitolato Tavole sinottiche sistematiche di Anatomia Patologica5. l’Anatomia e Istologia Patologica entrò come insegnamento ufficiale in varie Scuole di Specializzazione. La sua attività di ricerca ha riguardato vari aspetti della patologia umana e sperimentale. sul cocainismo subacuto con evidenziazione di uno pseudogranuloma nervoso (gliomatosi cerebrale micronodulare). oltre che con metodiche classiche.

prima per incarico. Come già riportato. soprattutto in ambito ultrastrutturale. il 129 . laboratorio tuttora efficiente e dotato di più moderne apparecchiature. da un lato promuovendo con vigore l’insegnamento al tavolo anatomico e facendo riferimento alle metodiche classiche. Resta a testimonianza del secondo il microscopio elettronico che attualmente fa mostra di sé. sia come mezzo per conservare alla memoria alterazioni patologiche che per le migliorate cognizioni e condizioni sanitarie andavano scomparendo. come cimelio storico. Fu tra i primi nel mondo ad affrontare tali studi con il microscopio polarizzatore. la diffrazione dei raggi X.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica vamente Antonio Ascenzi e Cesare Cavallero. dal 1963. Antonio Ascenzi accentuò le caratteristiche che erano state del suo maestro Gaetano Bompiani. nell’atrio d’ingresso dell’Istituto. egli si interessò soprattutto al tessuto osseo e ai problemi collegati con il processo di calcificazione in condizioni normali e patologiche. poi. Richiamato a Roma sulla I Cattedra di Anatomia e Istologia Patologica nel 1968. Si occupò inoltre di problemi di micromeccanica ossea. assistente di ruolo e aiuto. dall’altro facendosi promotore di importanti innovazioni metodologiche. tra i quali meritano particolare menzione quelli relativi alla tubercolosi e ai vizi congeniti di cuore. con il quale aveva fatto la tesi di laurea. il microscopio elettronico. soprattutto quelle sui reperti ossei neandertaliani. giungendo alla conclusione che le varie componenti del tessuto si organizzano in funzione delle forze meccaniche su di esse esercitate. uno dei quali rinvenuto da lui stesso nel 1950 nell’area del Circeo (cosiddetto Circeo III B). con il quale era stato successivamente assistente. Di notevole rilievo sono anche le sue osservazioni in ambito antropologico. Egli proveniva dalla stessa Scuola di Sotti. Aveva intanto ottenuto la libera docenza in antropologia e gli era stato affidato l’incarico di insegnamento della Paleontologia Umana presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Roma. Antonio Ascenzi (1915-2000) aveva tenuto per incarico l’insegnamento dell’Anatomia e Istologia Patologica nel biennio 1958-59 e gli era stato poi affidato lo stesso insegnamento dalla Facoltà Medica dell’Università di Pisa. e quelle che al momento della scomparsa conduceva ancora sul reperto fossile più antico rinvenuto in Europa. che egli volle istituire sia a scopo didattico. come professore straordinario e ordinario. Oltre che allo studio di vari problemi di patologia. Resta a testimonianza del primo indirizzo il museo di Anatomia Patologica. assistente incaricato. esso fu il primo microscopio utilizzato nel laboratorio di microscopia elettronica istituito da Antonio Ascenzi. e di Bompiani.

e il premio nazionale “Antonio Feltrinelli” dall’Accademia Nazionale dei Lincei7. Fu Socio Corrispondente Fig. Egli fu dal 1966 al 1970 membro di nomina ministeriale del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Fu socio di numerose associazioni scientifiche nazionali ed internazionali. relativo ad homo erectus. dal 1966 membro della Commissione per le Scienze Ausiliarie dell’Archeologia del C. Assistente ordinario ed aiuto presso la stessa Università.Ermanno Bonucci cosiddetto “cranio di Ceprano”. il quale proveniva dall’Università di Pavia dove era stato alunno del Collegio Ghislieri e si era laureato discutendo una tesi sperimentale di micologia preparata sotto la guida di Piero Redaelli. 130 . nel 1946 aveva seguito il suo maestro. pubblicato in collaborazione con Giacomo Mottura6. nel 1969 veniva chiamato dall’Università di Roma a dirigere il II Istituto di Anatomia Patologica. Numerosi furono i riconoscimenti alla sua attività scientifica. dal 1973 Presidente dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana. alcuni dei quali extrauniversitari. 1 – Antonio Ascenzi dal 1972 e Socio Nazionale dal 1987 dell’Accademia Nazionale dei Lincei. ebbe numerosi altri incarichi.N.R. Antonio Ascenzi. allora Professore Ordinario di Anatomia Patologia. nella quale fu membro del Consiglio di Presidenza. Professore ordinario di Anatomia e Istologia Patologica presso l’Università di Pavia dal 1955. in Francia. Particolare importanza ha avuto il suo Trattato di Anatomia Patologica. oltre alla direzione del I Istituto e della I Scuola di Specializzazione in Anatomia patologica. funzione tenuta con scrupolo e grande competenza fino alla sua prematura scomparsa avvenuta nel 1978. Alla direzione del II Istituto di Anatomia e Istologia Patologica della Facoltà Medica romana fu chiamato Cesare Cavallero (19131978). dal 1970 membro del Consiglio Scientifico Internazionale del Laboratorio di Ricerca dell’Istituto Calot di Berck Plage. nel frattempo trasferito all’Università di Milano. in particolare gli fu conferito il premio Ettore Marchiafava dall’Università di Roma “La Sapienza”. I risultati delle sue ricerche sono riportati in numerosi lavori pubblicati su importanti riviste nazionali e internazionali. e membro del Comitato Editoriale di varie riviste scientifiche a carattere internazionale.

le malattie del collagene. Durante il periodo di insegnamento di Antonio Ascenzi. e poi. ed è stato membro di Consigli Direttivi di numerose Società Scientifiche nazionali ed europee. In tale sede. nel 1969 era stato richiamato a Roma a coadiuvarne l’operato Vittorio Marinozzi (1924-1997). essendo andato fuori ruolo Antonio Ascenzi. occupandosi dapprima di problemi relativi alla micologia umana e sperimentale e quindi all’endocrinologia sperimentale. Egli aveva infatti iniziato e svolto parte della sua attività accademica presso l’Università di Roma. si trasferì alla I Cattedra. che lo accompagnerà lungo tutto l’arco della sua vita scientifica.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica Cesare Cavallero ha svolto importanti ricerche scientifiche. egli passò alla seconda Cattedra e divenne Direttore del II Istituto. Egli aveva ottenuto nel frattempo la libera docenza prima nella stessa disciplina e poi in Istochimica Normale e Patologica. Nel 1975 risultò vincitore del concorso di professore straordinario di Istochimica Normale e Patologica presso la I Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Napoli. Copenhagen. e aveva poi seguito Antonio Ascenzi quando questi era stato chiamato dall’Università di Pisa. su temi riguardanti principalmente l’endocrinologia umana e sperimentale. Dopo la morte prematura di Cesare Cavallero. in parte in Istituti esteri (Louvain. 131 . E’ stato autore di oltre 300 pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali. Belgio 1939-1940. e tale indirizzo. ove peraltro ebbe ad insegnare per il solo anno accademico 1975-76. Cesare Cavallero è stato Direttore delle Scuole di Specializzazione in Anatomia e Istologia Patologica ed in Oncologia dell’Università di Roma. Nel 1985. dove era stato assistente e aiuto. quello di Anatomia e Istologia Patologica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia. Danimarca 1946-1948). Nel 1969 la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università romana lo aveva chiamato a tenere per incarico l’insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica. I suoi studi anatomo-patologici avevano un costante punto di riferimento nella fisiopatologia e nella patogenesi delle affezioni. essendo stato subito richiamato a Roma sulla terza Cattedra di Anatomia e Istologia Patologica. rappresenta una caratteristica tipica della sua Scuola. Vittorio Marinozzi aveva tenuto per incarico dapprima (1966-68) l’insegnamento di Ultrastruttura della Cellula per la Classe di Scienze Biologiche della Scuola Normale Superiore. che era suo allievo. e l’aterosclerosi umana e sperimentale8. nel periodo 1968-69.

con incarico di insegnamento su corso sdoppiato di Anatomia e Istologia Patologica. l’Accademia Nazionale dei Lincei gli assegnò il premio “Antonio Feltrinelli” per la Medicina nell’anno 1979. sia per le tecniche innovative ed originali. Egli si era interessato fin dal 1957 di problemi ultrastrutturali. Di notevole interesse sono anche le indagini che Egli eseguì su amplissima casistica anatomo-patologica relativamente alle alterazioni polmonari e. dapprima presso l’Istituto Superiore di Sanità di Roma. Nell’anno accademico 1969-1970 vennero affiancati ad Antonio Ascenzi e a Cesare Cavallero i loro allievi. 2 – Vittorio Marinozzi Ascenzi il laboratorio di microscopia elettronica. era stato incaricato nel 1975 dell’insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica presso il I Istituto e nel 1980. renali nelle cardiopatie congenite cianotizzanti. sul significato istochimico dell’impregnazione argentica. Delle sue numerose ricerche condotte con tale tecnica meritano particolare menzione quelle del tutto originali. assistente di Anatomia Patologica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa.Ermanno Bonucci L’attività scientifica di Vittorio Marinozzi ha avuto una notevole risonanza internazionale sia per l’importanza degli argomenti trattati. riportate su riviste scientifiche di grande risonanza internazionale. Cesare Bosman (1932-2003) era stato studente a Roma e. presso l’Università di California a La Jolla. a seguito di rego132 . Trasferitosi nuovamente a Roma. sulle glicoproteine di membrana e sui glicoconiugati. soprattutto. e dell’Università di Pisa. Per l’insieme dei risultati ottenuti. E’ stato membro di numerose Società Scientifiche nazionali e internazionali. in Francia (1962-63). successivamente. dove era stato allestito da Antonio Fig. ove si era interessato soprattutto di immunopatologia. dell’Istituto dei Tumori di Villejuif. rispettivamente Cesare Bosman e Carlo D. ove era disponibile un microscopio elettronico. Trascorso un biennio negli USA. Baroni. sulla composizione e ultrastruttura del nucleolo. poi presso i centri di Microscopia Elettronica dell’Università di Losanna (1961). aveva ottenuto la libera docenza in Anatomia Patologica. ed infine a Roma.

quale professore straordinario fu chiamato nel 1980 ad insegnare nella Cattedra di Anatomia e Istologia Patologica dello stesso Istituto. la libera docenza in Anatomia ed Istologia Patologica ed in Cancerologia Sperimentale. anche su temi di patologia estremamente rari. immunologia sperimentale. La sua competenza anatomo-patologica gli valse l’invito a collaborare con importanti istituzioni ospedaliere. unanimemente apprezzati. Direttore della Scuola di Specializzazione in Anatomia Patologica dal 1980 al 1986 e dal 2003 ad oggi. ha continuato l’insegnamento della Disciplina. Membro di numerose società scientifiche. una notevole capacità didattica. Baroni. Carlo D. Salk Institute for Biological Studies. in particolare. immunopatologia e patologia delle malattie immunoproliferative. del Collegio Ghislieri. Il suo percorso universitario è contrassegnato da lunghi periodi di studio all’estero (Department of Oncology . Anthony Davies. Minnesota nel 1984). condotte soprattutto su casistica anatomo-patologica. Chicago. in particolare al tavolo anatomico. Cesare Bosman associava ad una conoscenza molto approfondita ed erudita dell’anatomia patologica. Minneapolis. hanno prodotto risultati molto importanti. dell’istopatologia e della citopatologia. è membro di numerose Società Scientifiche nazionali e internazionali.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica lare concorso. Philip Shubik. dove poi. dove era stato alunno. divenuto professore ordinario. Department of Immunology . In questi periodi ha avuto modo di collaborare con eminenti scienziati quali Henry Rappaport.University of Minnesota Medical School. ed aveva avuto l’incarico di insegnamento in Anatomia Patologica prima di trasferirsi a Roma. proveniente dall’Università di Pavia. era divenuto docente di ruolo nella disciplina. durante i quali si è occupato di cancerologia sperimentale.Chicago Medical School. California dal 1967-1970. aveva ottenuto la specializzazione in Anatomia ed Istologia Patologica ed in Oncologia. e in tal senso ebbe a coordinare un gruppo di ricerca nazionale espressamente dedicato a tale tema. Jonas Salk. dal 1960 al 1963. E’ attualmente professore fuori ruolo. Jacques Miller e Fritz Bach. Illinois. fu tra i primi a comprendere l’importanza della diagnostica ultrastrutturale. soprattutto nello studio delle neoplasie. al pari del Cavallero. dove continuò tale incarico di insegnamento nel II Istituto di Anatomia Patologica della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza”. nato a Milano nel 1934. Renato Dulbecco. è stato membro del Board of Directors della European Society of Pathology e 133 . San Diego. Vincitore di concorso nazionale. Le sue ricerche.

prevalentemente su riviste a carattere internazionale. egli tiene tale incarico sino al 1978. della Chimica Clinica e dell’Ematologia. professore ordinario di Anatomia e Istologia Patologica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza”. Ha fatto parte del comitato editoriale di numerose riviste scientifiche. nel 1983. costituitosi nel 1983 dalla confluenza dell’Anatomia Patologica. Nel 1980. ed è autore di oltre 350 pubblicazioni a stampa. In particolare. Socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei dal 1993. Durante il periodo della direzione di Antonio Ascenzi. Ermanno Bonucci. è dal 2004 socio nazionale. diviene professore straordinario e. attualmente Professore Emerito. immunoistochimica e microscopia elettronica condotte sui tessuti osseo e cartilagineo normali e patologici hanno avuto ampia risonanza internazionale. Per essi l’Accademia dei Lincei gli assegnò nel 1989 il premio “Antonio Feltrinelli” per la Medicina. anche come Editor in Chief. E’ 134 . Egli è stato inoltre Direttore della Scuola di Specializzazione in Anatomia Patologica dal 1987 al 2002. L’attività di ricerca di Ermanno Bonucci ha riguardato numerosi campi della patologia. a seguito di regolare concorso.Ermanno Bonucci della European Society of Haemopathology. è stato dal 1983 al 1988 Direttore del Dipartimento di Biopatologia Umana dell’Università di Roma “La Sapienza”. ed è stato coordinatore del Dottorato di Ricerca in Fisiopatologia dei Tessuti Calcificati e del Dottorato di Ricerca in Patologia Umana. E’ stato membro del Consiglio Scientifico Internazionale del Laboratorio di Ricerca dell’Istituto Ortopedico Calot di Berck-Plage (Francia). E’ socio onorario della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia e membro di numerose società scientifiche nazionali e internazionali. E’ autore di oltre 260 pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali. Degni di particolare menzione sono il Manuale di Istochimica e il volume Calcification in Biological Systems9. E’ Consultant for Pathology of the European Late Effect Project Group. di alcune delle quali è stato Presidente. Nato a Spoleto (PG) nel 1930. quando gli viene affidato quello dell’insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica. venne aggregato al I Istituto l’insegnamento di Istochimica. libero docente nella disciplina e in Anatomia Patologica. Partecipa a consorzi di ricerca finanziati dalla Comunità Europea (MuvadenDetec). è inoltre socio corrispondente della Real Academia de Medicina y Cirugia dell’Università di Cadice. della Biologia. i risultati delle ricerche di istochimica. che nel 1970 fu affidato per incarico al suo allievo Ermanno Bonucci.

L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica stato coordinatore di numerosi programmi di ricerca condotti in collaborazione con Istituti nazionali e esteri. ove trascorre un triennio. Università “La Sapienza”. Dal 1994 è Direttore del Museo di Anatomia Patologica annesso al I Istituto. Nel 1983 diviene professore associato di Istituzioni di Anatomia e Istologia Patologica per il Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso la stessa Facoltà. Unità di Trapianto Cardiaco. accademici ed organizzativi. Oltre ai numerosi e gravosi impegni didattici. Tullio Faraggiana di Sarzana. In tale disciplina diviene professo135 . ed è stato Presidente della Società Italiana di Patologia Cardiovascolare e membro del Consiglio Direttivo della SIAPEC. nel 1987 viene chiamato dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza” quale professore associato di Anatomia e Istologia Patologica. I docenti attuali Francesco Nardi. ha iniziato il suo iter accademico nel I Istituto di Anatomia Patologica dell’Università “La Sapienza”. viene incaricato dell’insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza” dal 1979 al 1983. Carlo Azeglio Ciampi. si interessa prevalentemente di patologia cardiovascolare e in tale campo ha pubblicato oltre 300 lavori. E’ membro di varie Società Scientifiche. dove ha svolto le funzioni di assistente ordinario e. dal 1985 è responsabile della Sezione di Patologia. dal 1983. sulla cattedra di Anatomia Patologica Cardiovascolare. l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce. Nel 1993 viene richiamato a Roma. nato a Firenze nel 1947. e quelli del tutto recenti su nuovi parametri genici per la diagnostica molecolare delle neoplasie tiroidee e sui meccanismi patogenetici dello sviluppo dei tumori tiroidei. gli è stata conferita dal Presidente della Repubblica. nato a Milano nel 1948. direzione che aveva già tenuto nel periodo 1987-90. di professore associato di Anatomia e Istologia Patologica. nato a Pisa nel 1941. divenuto professore straordinario nella stessa disciplina. viene chiamato dall’Università dell’Aquila. Di particolare interesse sono i suoi studi sulla etiopatogenesi e sulla suscettibilità genetica del mesotelioma maligno familiare. In riconoscimento dei suoi meriti. Pietro Gallo. della quale è ancora titolare. Nel 1990. che hanno suscitato vasta eco nazionale e internazionale. funzione che ricopre tuttora. Specializzatosi prima in Anatomia Patologica e poi in Oncologia. Diviene nel 1985 professore straordinario nella stessa Disciplina e Facoltà e nel 1989 professore ordinario.

nel 2000. Bethesda. la patologia della pelle. nel 2003 diviene professore ordinario nella stessa sede. La sua attività di ricerca. acquisisce la sua maturità scientifica presso la Scuola di Antonio Ascenzi. viene richiamato a Roma dalla I Facoltà di Medicina e Chirurgia. e sulla patogenesi del carcinoma papillare della tiroide. funzione che svolge ancora oggi presso la seconda Facoltà di Medicina e Chirurgia. professore ordinario. del quale segue anche l’attività di ricerca. Luigi Ruco. USA. Md. nel 1986 diviene professore associato di Immunopatologia. New Jersey. Nel 1993 viene chiamato dall’Università dell’Aquila quale Professore Associato di Anatomia e Istologia Patologica. Stefania Uccini. E’ stato Assistant Editor e successivamente Associated Editor del Journal of Histochemistry and Cytochemistry. per le sue ricerche si avvale di tecniche ultrastrutturali e di biologia e patologia molecolare. nato a Lecce nel 1955. verte soprattutto sulla fisiopatologia ossea e sulla biologia delle cellule staminali. I suoi interessi scientifici riguardano soprattutto la patologia renale. Paolo Bianco. Ospedale Sant’Andrea. ove dal 1999 ricopre anche il ruolo di Direttore della Scuola di Specializzazione in Anatomia Patologica. di microscopia elettronica e confocale. Indiana.Ermanno Bonucci re straordinario nel 1994 e professore ordinario nel 1997 e in tale veste. nel 2000 professore straordinario e 136 . Le sue ricerche di maggior rilievo vertono sull’eziopatogenesi e sulla classificazione delle malattie linfoproliferative e dei timomi. nata a Roma nel 1947. nel 1997. tiene l’insegnamento della suddetta disciplina presso lo stesso Istituto. la biologia del collagene. divenuto professore straordinario della stessa disciplina. National Institute of Health. E’ autore di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali. In tale anno diviene professore straordinario nella stessa disciplina. e. che amplia e completa con lunghi soggiorni nel National Institute of Dental Research. ad eccezione del periodo 1975-78 trascorso negli USA quale Visiting Fellow presso il National Cancer Institute di Bethesda. E’ membro di numerose Società scientifiche. specialista in Patologia Generale e in Anatomia Patologica.. nato a Roma nel 1950. e mediante colture in vitro. Md. Tullio Faraggiana di Sarzana ha conseguito la specializzazione in Anatomia Patologica e la American Board of Pathology Medical licence per gli stati di New York. E’ professore associato di Anatomia Patologica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia de “La Sapienza” dal 1987 al 1994. condotta con tecniche di biologia molecolare. ha percorso tutto il suo iter accademico presso l’Università di Roma. di istochimica e immunoistochimica. a tutt’oggi.

ASCENZI A. Ugo Di Tondo. 2000. Universo. In particolare. Il Policlinico. MELIS M.G. 8. Ha svolto un intenso programma di ricerca. Francesco Autelitano e Alberto Ceccamea. Giulia D’Amati. Ed. Florida. Edoardo Pescarmona.L’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica nel 2003 professore ordinario di Anatomia Patologica. Pietro Mingazzini. igienista. Ai suddetti professori di prima fascia si sono affiancati negli anni numerosi professori di ruolo di seconda fascia. Ed. Corrado Tommasi-Crudeli. Voll. Sezione pratica 1968. 2000. Ig. Antonio Dionisi. 137 . Antonella Stoppacciaro (II Facoltà. Biomechanics 2001... Roma. AJELLO L. ASCENZI M. Svolge attività di ricerca prevalentemente su AIDS. MOTTURA G. 2. Calcification in Biological Systems. Soc.. Anna de Matteis. UTET. 5. Carlo Della Rocca. DEL VECCHIO R. I risultati ottenuti sono stati oggetto di pubblicazione su riviste scientifiche a carattere nazionale e internazionale. e i professori Valeria Ascoli. La Storia della Facoltà Medica di Roma. 6. Ospedale Sant’Andrea).. neuroblastomi. Istituto di Storia della Medicina. Ann.. sarcoma di Kaposi. patologia pediatrica. Similitudini in patologia. Trattato di Anatomia Patologica. PAZZINI A.. 71:723-726. Luigi Giusto Spagnoli. Roma. Daniele Eleuteri Serpieri. Boca Raton. BOMPIANI G. patologia linfoproliferativa. 38:1577-78. 2000.. 34:419-420. BONUCCI E. J. BIBLIOGRAFIA 1. tra l’altro coordinando il programma MURST sul sarcoma di Kaposi nel 1998 e nel 2000. Felice Giangaspero. Torino. 4. 1970.. Andrea Onetti Nuda. Lombardo Editore 1981. Gaetano Bompiani. Roma. Manuale di Istochimica. 12(6):441-456. Roma. BONUCCI E.. MOSCA L. Patologica 1979. 1961. per le quali riscuote unanime apprezzamento. Il Policlinico. Universo. attualmente professor ordinario della disciplina presso l’Università di Tor Vergata. a riposo per raggiunti limiti di età. GRUCCIONI F... Francesco Carpino. 75(16):531-538. 7. Sezione pratica 1931. 3.. Antonio Ascenzi (1915-2000). Soc. Cesare Cavallero (1913-1979). Tavole sinottiche sistematiche di Anatomia Patologica.. 9. CRC Press 1992. 1a ed. Giancarlo Castagna. I e II. prematuramente scomparsi. Domenico Vitolo. MELINO C. MELIS M.

L’INSEGNAMENTO DELLA FARMACOLOGIA PIETRO MELCHIORRI 139 .

L’Insegnamento della Farmacologia I primi anni dell’insegnamento Il 9 novembre 1513 Leone X con la Bolla Dum suavissimos atque uberes fructus riordinò e riformò il piano degli studi universitari dell’allora Archiginnasio Romano. ad esempio. gli argomenti delle letture e perfino gli stipendi dei docenti). la medicina teorica e la medicina pratica. animali o minerali che erano usate nella medicina antica e che non dovevano subire sostanziali cambiamenti che ne avrebbero modificato le proprietà farmacologiche e terapeutiche. svolse nel primo decennio del 1600 letture di semplici dal titolo De vere catarticis tam compositis quam simplicibus. un insegnamento di fitoterapia e farmacognosia basato su dimostrazioni ed esercitazioni pratiche. aggiungendo alle due precedenti materie dell’insegnamento medico di allora. Plinio che si riferivano alle proprietà delle piante. un orto botanico allestito su ordine dello stesso Pontefice Leone X nei Giardini vaticani. De gemmarum virtutibus. Pietro Castelli dal 1629 al 1630 tenne corsi intitolati De medicamentis purgantibus vomitoriis e De mineralibus. apprendiamo gli argomenti che i lettori dei semplici trattavano e l’anno in cui li svolsero1. De lenientibus et metallicis. vi poteva aggiungere le annotazioni. i chiarimenti ed aggiornamenti che riteneva opportuni. Lo stesso Pontefice nominò il primo lettore dei semplici nella persona di Giuliano di Foligno. De lenientibus et aromaticis medicamentis. Dioscoride. Da quei pochi “Rotuli della Sapienza” rimasti (magnifiche pergamente miniate in cui venivano annotati gli atti riguardanti l’Università. Questa lettura dei semplici riguardava le parti di piante. assegnandogli il ragguardevole stipendio annuo di 400 fiorini. ma aveva l’obbligo di mostrare e descrivere agli studenti le piante medicinali che vegetavano nell’orto dei semplici. Il Lettore dei semplici doveva leggere quei passi dei testi di Galeno. e De alterantibus et corroborantibus. Giovanni Sinibaldi. dal 1635 al 1645 tenne letture di semplici dai titoli De alexifarmacis. Con Lectura simplicium Leone X introdusse per la prima volta nel programma degli studi medici universitari. sino ad allora assolutamente teorici. medico illustre ai suoi tempi. Avicenna. De vinis Romanorum. gli insegnamenti impartiti. erede di quello Studium Urbis fondato nel 1303 da Papa Bonifacio VIII. De purgantibus et venenis. i nomi dei lettori delle singole materie. una terza disciplina denominata Lectura simplicium. Giovanni Faber. Dalla consultazione dei Rotuli si deduce anche che l’insegnamento dei semplici alla Sapienza nel 1600 e nella prima metà del 1700 era svolto da differenti e numerosi lettori e comprendeva una moltepli141 .

in un tempo in cui ancora non esistevano specialità medicinali standardizzate4. già nella prima metà del ‘700. Se quindi da un lato si assisteva alla nascita dei primi rudimentali farmaci. o Avicenna o Razes. di Farmacognosia. filtrazione). di Farmacologia e di Terapia medica. ritenuto necessario per far conoscere ai medici come si compilavano e si spedivano le ricette contenenti i principi attivi. Questo carattere multidisciplinare della Lectura simplicium. riunendo l’insegnamento dei farmaci con quello dell’igiene e della terapia medica in una unica cattedra di Igiene. dall’altro la Botanica andava sempre più assumendo i connotati di scienza autonoma dedicata allo studio delle piante indipendentemente dal loro valore terapeutico. percolazione. i farmacisti del tempo. Terapia generale e Materia medica2. 142 . se da un lato rappresentava un esempio raro e sorprendentemente attuale di insegnamento integrato. dall’altro. la Farmacia pratica. setacciamento. finì per rendere il corso inadeguato al crescere delle conoscenze scientifiche e sempre più estraneo alle reali esigenze della medicina2. per la sua rigidità didattica. al fine di arricchirne il contenuto di ciò che era considerato efficace dal punto di vista terapeutico. e nella seconda metà del secolo le scienze chimiche incominciarono ad applicare nuove tecniche analitiche all’ isolamento e identificazione dei principi attivi responsabili dell’effetto curativo delle piante medicinali3. tentarono di sostituire le piante fresche ed essiccate descritte nei testi di Galeno. la aumentata disponibilità di principi attivi purificati o sintetizzati dalla chimica indusse il Pontefice ad aggiungere all’ultimo anno degli studi medici un nuovo insegnamento di farmaci. Ma agli inizi dell’800 anche la riforma benedettina si dimostrò inadeguata all’evolversi delle scienze mediche. macerazione. a riformare nuovamente i corsi di Medicina della Sapienza. Fu Leone XII. gli speziali. con estratti purificati ottenuti trattando i semplici con rozzi metodi fisici (macinazione. Infatti. nel cui programma didattico possiamo trovare i primi rudimenti di biochimica e chimica del farmaco. legata alla lettura e al commento dei soli testi storici riconosciuti dalla curia pontificia. nella sua celebre bolla Quod Divina Sapientia (1824).Pietro Melchiorri cità di argomenti che oggi definiremmo di Botanica. In questo modificato scenario Benedetto XIV introdusse nel 1748 la sua riforma degli studi settecenteschi romani (1748) abolendo la Lectura simplicium e trasferendo l’insegnamento dei semplici nelle Istituzioni di Botanica pratica e aggiungendo agli insegnamenti impartiti nel corso di Medicina della Sapienza quello di Istituzioni ed esperimenti chimici. Inoltre.

e che permise una prima classificazione dei farmaci naturali in tre grandi categorie chimiche: alcaloidi. la farmacocinetica e la farmacodinamica. Queste scoperte della chimica fornirono le basi a nuova disciplina. il Trattato di Materia Medica e una Synopsis pharmacologiae generalis in cui si ritrovano alcuni rudimenti di quelle che oggi sono le due principali sezioni della Farmacologia. Terapia generale e Farmacia pratica. seguito da Raffaele Luchini (1851-1856) e da Francesco Scalzi (1856-1889). popolarissimo nell’ambiente studentesco. Di questa nuova cattedra fu primo professore Giacomo Folchi. la ricerca Possiamo quindi. In questo nuovo fervore delle scienze mediche sperimentali. mentre l’igiene divenne insegnamento distinto. le ipotesi germinali di Louis Pasteur e la biologia dei microbi di Robert Koch. a buona ragione.L’Insegnamento della Farmacologia I Maestri. considerare che la riforma di Leone XII segna l’inizio della Farmacologia come nuova disciplina dell’Ateneo romano. impresse alla sua scuola un indirizzo sperimentale e scrisse un manuale ad uso degli studenti del suo corso. Scalzi fu il primo a vincere una cattedra per pubblico concorso e sotto il suo insegnamento. Lo Scalzi. la farmacologia sperimentale. Giuseppe Colasanti era uomo di vasta cultura biolo143 . che ebbe i suoi più insigni rappresentanti in quelle figure di fisiologi-farmacologi in grado di studiare l’interazione tra organismo e farmaco e di valutare di quest’ultimo sia gli effetti terapeutici che tossici. nel 1890. la patologia cellulare di Rudolf Virchow. la Sapienza divenne Università dello Stato Italiano e la denominazione del corso di insegnamento fu mutata in Materia medica e Terapia Generale. La farmacologia sperimentale fece tesoro di quelle idee innovative che in ambito medico avevano rivoluzionato le precedenti concezioni: la medicina sperimentale di Claude Bernard. Ma la fine dell’800 fu soprattutto caratterizzata dalla identificazione della struttura chimica di numerose molecole contenute nelle piante medicinali. la didattica. noto igienista. sia pur suddivisa negli insegnamenti di Materia medica. Nella Materia medica vennero raggruppati sia i farmaci estrattivi di origine vegetale ed animale (sezioni definite come Materia medica botanica e Zoologia medica) sia quelli prodotti dalla chimica (Materia medica chimica). Giuseppe Colasanti viene chiamato a ricoprire la prima cattedra di Materia Medica e Farmacologia sperimentale della Sapienza con il compito di organizzare e sviluppare la nuova scienza del farmaco. glucosidi e acidi vegetali. nel 1870. a cui si attribuirono le proprietà terapeutiche dei semplici. che vi insegnò fino al 1849.

per passare poi alla scuola di Fisiologia di Luigi Luciani a Firenze. Nel 1881 fu titolare di Chimica Fisiologica alla Sapienza. studi e direzione. che alloggiava anche altri Istituti Biologici. Organizzò ricerche sulla fisiologia e farmacologia del pancreas. Con Giuseppe Colasanti la Farmacologia venne trasferita dal Palazzo della Sapienza nell’Istituto di Farmacologia sperimentale con sede in Via Agostino De Pretis 92. dotato di una solida ed aggiornata esperienza nella sperimentazione animale. di Virchow a Berlino e infine in quello di Felice Hoppe-Seyler a Strasburgo. la Farmacologia occupò il terzo piano. Per queste sue ricerche ricevette anche l’incarico di un insegnamento complementare di Tossicologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia della Sapienza e la direzione della Scuola di Farmacia5.Pietro Melchiorri gica. talché alla fine dell’8oo l’Istituto di Farmacologia sperimentale della Sapienza era considerato uno dei meglio organizzati in Italia e in grado di sviluppare quella nuova scienza sperimentale che incominciava ad acquisire una posizione autonoma rispetto alle altre scienze biologiche. Colasanti fondò inoltre la prima rivista italiana di farmacologia. possedeva inoltre un museo delle droghe. maturata in lunghi soggiorni nei principali laboratori di fisiologia e farmacologia europei. Archivio di farmacologia e scienze affini. Gaglio infatti aveva iniziato la sua carriera universitaria come assistente di Fisiologia nell’Istituto Universitario di Torino diretto da Angelo Mosso. Egli si perfezionò nella fisiologia sperimentale presso i più noti Istituti di Lipsia e Strasburgo. sulla tossicità del mercurio. Iniziò la sua carriera universitaria come settore di Anatomia e poi assistente di Anatomia Comparata. una officina ed uno stabulario. si recò fin da giovane nel laboratorio di Stricker a Vienna. e quindi titolare della cattedra di Farmacologia sperimentale. fu quindi docente di Fisiologia e incaricato di Anatomia e Fisiologia Comparata. una biblioteca. Fu uno dei primi in Europa a descrivere i danni prodotti dal mercurio sul sistema nervoso periferico. L’indirizzo nettamente sperimentale conferito alla farmacologia romana dal Colasanti ricevette un impulso ulteriore in senso fisiologico dal suo successore Gaetano Gaglio (1903-1924). sugli effetti della cocaina sulle funzioni cerebellari e labirintiche. Vincitore di borse di perfezionamento all’estero. Le linee di ricerca che Gaglio svolse nell’Università di Roma risentono della sua formazione fisiologica sperimentale. L’Istituto di Farmacologia sperimentale disponeva di 11 locali tra laboratori. in quello di Pfluger a Bonn. Colasanti attrezzò in maniera adeguata il suo Istituto. 144 . Nell’edificio di via De Pretis.

alla morte di Attilio Bonanni. Gli Istituti di Farmacologia. venne chiamato a ricoprire la cattedra di Farmacologia della Sapienza un suo allievo. Chimica Fisiologica e Fisiologia vennero trasferiti in una nuova sede costruita nell’area compresa tra il Policlinico. Nel 1938. della direzione. la cui costruzione era stata ultimata nel 1902. 145 . venne demolito per permettere la costruzione del Ministero dell’Interno e la relativa Piazza del Viminale. delle porfinurie tossiche prodotte da farmaci e degli effetti degli amari sulla secrezione gastrica. impiegando le tecniche dei riflessi condizionati descritte da Ivan Pavlov. 1 – Attilio Bonanni (1925) al tavolo della biblioteca dell’Istituto di Farmacologia sperimentale di Via Agostino De Pretis insieme al giovane assistente Pietro Di Mattei (in piedi nella foto). che vi si trasferì dalla Università di Pavia dove già insegnava la stessa disciplina dal 1928. Bonanni si dedicò allo studio dell’assorbimento del ferro e del suo trasporto nell’organismo. Fig. Nei tredici anni del suo insegnamento alla Sapienza. L’Istituto di Farmacologia fu localizzato al primo piano di questo edificio e Bonanni curò personalmente una razionale organizzazione dei laboratori. della biblioteca e dei servizi. Nel 1929 l’edificio di via Agostino De Pretis. Fig. Pietro Di Mattei.L’Insegnamento della Farmacologia Nel 1925 Attilio Bonanni subentrò a Gaglio nella cattedra di Farmacologia e nella direzione dell’Istituto di Farmacologia sperimentale. 2 – Pietro Di Mattei (al centro con gli occhiali) e alla sua sinistra Hans Selye al 4° Congresso Internazionale di Terapia (Roma 2325 settembre 1954). degli studi. e il Verano. che alloggiava l’Istituto di Farmacologia sperimentale e gli altri Istituti Biologici della Sapienza.

Durante il bombardamento di Roma del 19 luglio 1943 i locali dell’Istituto di Farmacologia furono gravemente colpiti e alcuni piani dell’edificio crollarono.Pietro Melchiorri Gli eventi bellici del secondo conflitto mondiale isolarono la ricerca italiana dal contesto europeo producendo una oscura stagnazione culturale e scientifica. Fig. Seguì una faticosa e lenta ricostruzione che ben presto si dimostrò inadeguata di fronte alle crescenti esigenze sollevate dall’imponente sviluppo della Farmacologia nel rifiorire della ricerca scientifica italiana. Finalmente nel marzo del 1955 il Ministero dei Lavori Pubblici bandiva un concorso nazionale per la costruzione della nuova sede dell’Istituto di Farmacologia nella Città Universitaria di Roma. Fig. Fu merito indiscusso di Pietro Di Mattei l’essersi energicamente impegnato per ottenere i fondi ministeriali necessari per la costruzione di un nuovo edificio interamente dedicato alla Farmacologia.le Risultò vincitore il progetto Togni pone la prima pietra del nuovo edificio presentato dagli architetti di Farmacologia Medica (7 giugno 1958) 146 . 4 – Il Ministro dei Lavori Pubblici On. 3 – L’edificio della Sapienza che ospitava gli Istituti di Fisiologia. Chimica Fisiologica e Farmacologia semidistrutto dal bombardamento di Roma del 19 luglio 1943.

Questa idea guida di una Farmacologia inserita attivamente nell’ attività assistenziale e connessa pertanto per finalità e 147 . è ricavata l’aula magna capace di 350 posti. l’Istituto di Medicina legale e l’ex Ufficio postale. accanto a quella fisiologica sperimentale. gli studi e la biblioteca. 5 – Il nuovo edificio dell’Istituto di Farmacologia Medica i cui lavori terminarono nel 1963 Di Mattei volle che il nuovo Istituto fosse denominato Farmacologia Medica. Su viale Regina Margherita si affaccia la parte a 2 piani. Su questo si innesta un altro edificio a 5 piani destinato ai laboratori di ricerca e. nell’ultimo piano. il cui impianto planovolumetrico e alcune soluzioni architettoniche testimoniano un autonomo tema di ricerca nel panorama romano di quegli anni. Il progetto fu rielaborato tra il 1956 e il 1957. i lavori iniziarono nel 1958 ma solo nel 1963 l’edificio fu definitivamente completato. Fig. a significare le finalità terapeutiche e diagnostiche che per sua scelta ed intuizione dovevano costituire la seconda anima della farmacologia del ‘900. L’edificio fu eretto su un lotto di terreno ricavato tra l’Istituto di Botanica. La matrice italiana del progetto utilizza infatti alcuni precisi contributi della ricerca architettonica internazionale. destinata alle aule e ai laboratori didattici.L’Insegnamento della Farmacologia Claudio Dall’Olio e Alfredo Lambertucci. agli stabulari e ai relativi servizi. In un volume di forma completamente diversa e opportunamente inserito nell’impianto generale. sulla quale è inserito un corpo a 4 piani per gli uffici.

Il Centro nasce il 20 magFig.Pietro Melchiorri compiti all’attività clinica del Policlinico Umberto I ben si sposava nella mente di Di Mattei all’interesse per le intossicazioni che egli definiva “di massa”. avendo come fine. 7 – Vittorio Erspamer e Pietro Melchiorri nella biblioteca del nuovo Istituto di Farmacologia Medica . non solo la prevenzione. derivava dalle esigenze poste dalla appena allora promulgata normativa che classificava la tossicodipendenza come “malattia sociale” (art. data della firma della conl’Istituto di Farmacologia Medica dal venzione tra l’allora Ministero della 1969 al 1979. Questo ampio ventaglio di compiti del Centro. vere malattie sociali. Queste idee del Di Mattei si concretizzarono con l’istituzione del Centro di Studio per i Farmaci Stupefacenti e Psicoattivi. Sanità e l’Università. illustre pioniere della ricerca fisio-farmacologica e scienziato di chiara fama interna148 Fig. ma anche la promozione di iniziative per la prevenzione degli abusi di psicofarmaci sia a livello della classe medica che del comune cittadino. la diagnosi e la cura delle tossicosi da stupefacenti e da sostanze psicoattive. Di Mattei potè operare nell’Istituto di Farmacologia Medica e nel Centro per le Tossicodipendenze solo per cinque anni poichè lasciò la direzione e l’insegnamento nel 1968 per raggiunti limiti di età. e tra queste in particolare quelle prodotte dall’abuso delle sostanze stupefacenti e psicotrope. chiamato alla cattedra romana da quella di Parma dove già insegnava come farmacologo. A Pietro Di Mattei subentrò nel 1969 il suo allievo Vittorio Erspamer. 4 del DPR 11/2/1961 n. con sede presso l’Istituto di Farmacologia Medica. Vittorio Erspamer. 249). così come il sostegno governativo alla sua istituzione. 6 – Vittorio Erspamer diresse gio 1963.

ma continuò la sua attività di ricerca sino al 1999. la eledoisina di 810. La ceruleina. vissero l’eccitante entusiasmo della scoperta scientifica. i medici della Clinica Chirurgica diretta da Vincenzo Speranza e molti giovani ricercatori che. Pertanto propose alla Facoltà di Medicina e Chirurgia l’istituzione di una seconda cattedra di Farmacologia per la quale indicò come docente Eugenio Paroli. la bombesina. nei suoi consigli e sotto la sua guida. Questi aridi numeri. sintetizzato e caratterizzato nelle principali proprietà biologiche. le deltorfine sono solo alcuni capostipiti di 10 nuove famiglie di peptidi naturali che il gruppo di ricercatori guidato da Erspamer ha sequenziato. ci forniscono una obiettiva valutazione della enorme diffusione internazionale delle scoperte di Erspamer. Vittorio Erspamer ha isolato da anfibi e molluschi più di cinquanta nuovi peptidi bioattivi. la deltorfina di 354. Forse la migliore definizione dell’opera scientifica di Erspamer è quella pronunciata da Viktor Mutt del Karolinska Institute di 149 . allievo di Di Mattei e professore ordinario di Farmacologia nell’Università di Camerino6. anno in cui morì all’età di novanta anni. la ceruleina di 1939. In questo trentennio l’inesauribile desiderio di conoscere e ricercare di Vittorio Erspamer coinvolse nell’avventurosa ricerca di nuove molecole peptidiche naturali non solo i farmacologi del suo Istituto ma anche altri gruppi di ricerca dell’area biomedica e clinica dell’Università di Roma. le dermorfine. Nei laboratori dell’istituto di Farmacologia Medica dell’Università di Roma. ad esempio. quello istochimico di Tindaro Renda. che dal 1970 ad oggi la bombesina è stata oggetto di 3340 pubblicazioni. e le tachichinine di 2500. si rese subito conto che la gestione di un Centro per le Tossicodipendenze richiedeva la direzione di un farmacologo che si dedicasse interamente ai problemi tossicologici e sociali connessi con l’abuso dei farmaci stupefacenti e psicotropi. con maggiore efficacia ed evidenza di tante pompose parole di elogio. Vittorio Erspamer diresse l’Istituto di Farmacologia Medica dal 1969 al 1979. i peptidi scoperti da Erspamer sono stati oggetto di numerosi studi nei laboratori di ricerca biomedica europei e nordamericani. la sauvagina di 240. l’unità gastroenterologica di Aldo Torsoli. Le pubblicazioni di Erspamer (452) hanno ricevuto più di 900 citazioni internazionali e sono comparse quasi tutte (più del 90%) su le più qualificate riviste internazionali. Una breve consultazione della MEDLINE mostra. Ma assai più che in Italia. come il gruppo biochimico di Donatella Barra. le tachichinine. la sauvagina. la dermorfina di 452.L’Insegnamento della Farmacologia zionale.

Come i grandi navigatori Colombo e Vespucci. la National Academy of Science degli Stati Uniti d’America. aveva elaborato una teoria geo-filogenetica di correlazioni tra le diverse specie geografiche di Fig. cutaneo di peptidi ed amine. 7 – Eugenio Paroli diresse l’Istituto di anfibi. nella barriera corallina Australiana. nel Sud Africa. la British Pharmacological Society. che. scrupolosamente catalogate e conservate. Fin dalla sua chiamata a Roma dalla cattedra di Farmacologia di Camerino. Dalle sue esperienze. Erspamer era guidato nelle sue “navigazioni” tra migliaia di specie di anfibi dal suo senso di orientamento “biologico”. Non esitò a dirigere personalmente spedizioni di raccolta di anfibi e molluschi nelle Ande del Cile. Sotto la direzione di Vittorio Erspamer l’Istituto di Farmacologia Medica raggiunse una grande notorietà internazionale ed ospitò molti ricercatori e scienziati europei e nordamericani. Nel 1979 subentrò a Vittorio Erspamer nella direzione dell’Istituto di Farmacologia Medica Eugenio Paroli.Pietro Melchiorri Stoccolma. Vittorio Erspamer fu Socio di numerose accademie e società nazionali e straniere tra le quali l’Accademia Nazionale dei Lincei. lo guidava nelle sue spedizioni di raccolta verso le specie più ricche di nuove molecole biologiche7. Paroli si dedicò a sviluppare il tema delle tossicodipendenze da sostanze stupefacenti e da farmaci psicotropi nell’ambito dell’apposito Centro fondato da Pietro Di Mattei. basata sul contenuto Farmacologia Medica dal 1979 al 1994. un altro illustre pioniere dell’era peptidica: Vittorio Erspamer has done in our time what two of his countrymen Christofer Columbus and Amerigo Vespucci did some five hundred years ago: discovered a continent to explore. già titolare della II Cattedra di Farmacologia ed allievo di Di Mattei. come stella polare. Il Centro è stato un prezioso punto di osservazione della evoluzione del comporta150 . In Vittorio Erspamer viveva appunto lo spirito entusiasta ed avventuroso dell’esploratore.

clinici e sperimentali sull’abuso di Khat (catha edulis forsk). allievo di Di Mattei e di Erspamer. dell’altrettanto improvviso dilagare dell’eroinismo nel decennio successivo. 151 . Nel 1997 Pietro Melchiorri. finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia “Vittorio Erspamer” ha iniziato la sua attività nel 2000. Nel 2004 anche i docenti del Dipartimento di Farmacologia delle sostanze naturali e Fisiologia generale della Facoltà di Farmacia sono confluiti nel Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia.L’Insegnamento della Farmacologia mento d’abuso delle sostanze psicoattive in Italia. ad esso originariamente assegnato. Questa prolungata esperienza sul campo ha permesso di fornire un contributo concreto agli orientamenti terapeutici e legislativi in materia di tossicodipendenze: ne è stato un esempio la nomina di Paroli a Presidente della Commissione governativa per la determinazione della dose media giornaliera. del diffondersi dell’AIDS negli anni ottanta. della successiva fase montante nella diffusione della cocaina. veniva eletto direttore dell’Istituto di Farmacologia Medica. anche lui allievo di Di Mattei. subentrava a Eugenio Paroli nella direzione dell’Istituto di Farmacologia Medica mentre Paolo Nencini. contribuendo infatti a formare personale medico competente in Medicina delle Tossicodipendenze. Nel 1994 Luciano Angelucci. Melchiorri concordò con i docenti dell’Istituto di Fisiologia Umana la creazione di un unico Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia intestato alla memoria di Vittorio Erspamer. L’attività scientifica connessa con quella assistenziale è stata continua e fertile di risultati. completando quindi l’opera di riunire la Fisiologia e la Farmacologia della Sapienza sotto un’unica struttura dipartimentale. sostituiva Eugenio Paroli nel ruolo di primario del Servizio per la prevenzione e cura delle tossicodipendenze e fondava la Scuola di specializzazione in Tossicologia. Di particolare rilievo sono stati i risultati degli studi epidemiologici. Un’attività osservazionale ed assistenziale culminata nella partecipazione ad un progetto di accoglimento e assistenza in Pronto Soccorso di soggetti con intossicazione acuta da sostanze psicoattive. Il Centro ha anche ampiamente assolto al compito di formazione. condotti in collaborazione con l’Università Nazionale Somala di Mogadiscio e finanziati dalle Nazioni Unite. E’ stato infatti testimone dell’improvvisa fiammata nel consumo di allucinogeni alla fine degli anni sessanta. allievo di Paroli. Prima del termine del suo mandato di direttore.

1961. Med. Istituto di Storia della Medicina della Università di Roma. I Maestri della Sapienza di Roma dal 1514 al 1787: I Rotuli e altre fonti. 4. 1997. 152 . Fondo Vittorio Erspamer. Istituzioni e Ordinamenti. Gli Orti botanici vaticani dal XIII al XVII secolo. BERETTA M. STROPPIANA L. Dall’onnipotenza dei semplici all’atomizzazione del farmaco. 3.. Roma. CONTE E. 1985. Edizioni dell’Ateneo.. 1991. Istituto Storico Italiano per il Medio Evo. Firenze.. Il tesoro della salute. Gaetano Gaglio. Archivio storico della Sezione di Storia della Medicina. Roma. 32(14): 511-512.. 2. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. 12(3):477-486. LANZARA P. 6. 5. Giunti.Ermanno Bonucci BIBLIOGRAFIA 1. Roma. La Storia della Facoltà Medica di Roma. Secoli 2000. Il Policlinico.. BALDONI A. PAZZINI A. Sezione pratica 1925. (a cura di).

LA SCUOLA ROMANA D’IGIENE GIANFRANCO TARSITANI – ROSELLA DEL VECCHIO – CARMINE MELINO 153 .

il maggiore discepolo di Galileo. su disegno di Michelangelo. il più famoso accademico dell’epoca. la deficienza ed il difficile adattamento dei locali di questa Università. la quale fu retta ai tempi quando gli insegnamenti erano nella massima parte cattedratici e lo sperimentalismo era all’infanzia. sul rene. ma anche la riorganizzazione delle Facoltà. L’idea del grande Policlinico cominciò a concretizzarsi nel 1881 e la prima pietra fu collocata il 19 gennaio 1888. Il ministro Ruggero Bonghi presentò subito in proposito un disegno di legge. lo spazio era sempre tiranno tanto che così si espresse il primo Rettore dell’Università di Roma nel 1871’72: … per dar vita ai laboratori ed al moderno progresso scientifico fanno ostacolo al presente l’angustia. Nel 1874 fu insediata una commissione per lo studio degli edifici universitari con la scelta di altri locali demaniali. Ma. oltre gli studi matematici e fisici. sul sangue. ne portò avanti non solo la sistemazione edilizia. che fondò una ricca Biblioteca all’Ospedale S. Marcello Malpighi (1628-1694) con i suoi studi anatomici sul cuore. la legge 25 maggio 1907 per la costruzione dell’Universitas studiorum nelle vicinanze del Policlinico. su sollecitazione del Rettore Tonelli. per trovare completamento soltanto negli anni trenta in piena era fascista2. Spirito. altrettanto fece nel 1874 il ministro Baccelli per il nuovo Policlinico. Andrea Cesalpino (1519-1603) per i primi studi sulla circolazione del sangue. con la legge 25 febbraio 1900 n. Giovanni Maria Lancisi (1654-1720). Ciò per incrementare il primato delle scienze sperimentali tra cui. gran forma andava acquistando la “Scuola medica di Roma”. come Bartolomeo Eustachio da San Severino (1510-1574) per gli studi anatomici. Giorgio Baglivi (1668-1707) chiamato “l’Ippocrate romano”. 155 . delle finanze ed il riordino dell’amministrazione. vanto per la città e d’avanguardia a quei tempi nel mondo. ex conventi e monasteri sul Viminale1. E numerosi erano gli scienziati che ne tennero alto il prestigio. Benedetto Castelli (1577-1644). pur con ampliamenti sparsi qua e là nella città e presso i diversi ospedali romani. A tutto ciò seguì poi. 56 si provvide al completamento ed all’ordinamento del grande Policlinico Umberto I.La Scuola Romana d’Igiene La fabbrica della “Sapienza” Già dal 1500 insufficiente si dimostrava la classica e monumentale “fabbrica della Sapienza” nonostante il prezioso intervento di Papa Leone X che. che pur stentatamente andò avanti.

patologia clinica. andò a frequentare gli Istituti dei due grandi prima citati. quale anticipatore dell’Igiene moderna. nelle prime rudimentali ricerche di E. che diede il battesimo alla vaccinazione antivaiolosa. sulla valorizzazione del metodo d’indagine. quale fondamento primario di tutela nei confronti dell’uomo e delle sue svariate attività. 1) il primo igienista di Roma che. Anche il Virchow (1858) fondò tutta la sua scienza d’anatomopatologo sulle tecniche di laboratorio e quindi sull’indagine microscopica strettamente mirata allo studio delle cellule. opponendosi decisamente alle vecchie conoscenze empiriche e filosofiche. e quindi di L. dea della salute. dio della medicina e padre di Igea. terapia e prevenzione. come una valanga. Jenner (1798). Tuttavia. È del 1865 il classico trattato di Claude Bernard Introduction a l’étude de la médicine expérimentale. In tal modo l’Igiene divenne all’unisono anche materia di governo. Pasteur nella sperimentazione ad alto contenuto scientifico e pratico. Disciplina. cui trasmise i suoi doni miracolosi anche della prevenzione. quale strumento di lotta e di difesa contro le malattie. Facendo tesoro di tante conoscenze. l’Igiene teorica e pratica su un riscontro nettamente scientifico e pertanto sperimentale. Seguì poi Ippocrate a dar maggior lustro all’Igiene. tracciando gli intimi legami tra fisiologia. quindi. gettò le basi del primo Istituto d’Igiene dell’Università di Roma sulla ricerca sperimentale. (Fig. secondo il quale soltanto attraverso la medicina. al tempo ancora tanto in auge. Lo stesso fece in Italia Corrado Tommasi-Crudeli.Gianfranco Tarsitani – Rosella Del Vecchio – Carmine Melino L’Istituto d’Igiene Sin dalla mitologia ci viene tramandato che non può esistere la medicina dissociata dall’Igiene: in pratica ebbero i natali insieme. 1 – Corrado Tommasi-Crudeli 156 . privata della sperimentazione la medicina ospedaliera sarebbe rimasta del tutto passiva e pertanto insufficiente. si andava sempre più sviluppando fino a sfociare. Fig. che purtroppo nel corso dei secoli non aveva ancora trovato una adeguata identità scientifica. dopo essere stato garibaldino in qualità di medico. secondo il mito di Esculapio. cosiddetta “attiva” sarebbe possibile comprendere il meccanismo d’azione delle malattie ed identificarne strategie mirate d’intervento.

quando fu affidato a Gaetano Valeri che. che fu poi affidato al suo allievo Angelo Celli. Fig. Nel 1879 fu creata la Società Italiana d’Igiene. si dimise dall’insegnamento nel 1882. ingegneri. trasformò l’insegnamento teorico in pratico-sperimentale sull’esempio di Pettenkofer in Germania (1881): la cattedra assunse la denominazione di “Igiene sperimentale” con annesso “Gabinetto d’Igiene” e rappresentò il primo Istituto d’Igiene in Italia3. 31 luglio 1887). La predisposizione dei locali fu realizzata soltanto nell’anno 1884 e. nominato Rettore.D. Gli successe Corrado Tommasi-Crudeli che. nel 1886 Tommasi-Crudeli si dimise dall’insegnamento. ed all’avanguardia rispetto al resto dell’Europa. che ebbe i natali proprio presso l’Istituto di Igiene dell’Università di Roma con il nome di “Laboratori di ispezione igienica” (D. con appena 248 membri. 2 – Angelo Celli 157 . a sua volta.La Scuola Romana d’Igiene L’insegnamento dell’Igiene fu istituito nell’Università di Roma con la Bolla di Leone XII Quod divina sapientia nel 1824. veterinari e farmacisti (R. ma abbinato alla Materia medica (Farmacologia). dapprima come incarico e successivamente in qualità di professore ordinario. non come materia unica. n° 5103). quale perfezionamento d’Igiene pubblica per medici. In tal modo.M. Poiché la sistemazione definitiva dei locali continuava a subire slittamenti per motivi burocratici. di cui Alfonso Corradi fu il primo Presidente. Nel 1887 egli volle abbinare all’insegnamento d’Igiene sperimentale per medici anche un insegnamento di Ingegneria sanitaria e laboratori d’indagini tecniche sanitarie. i laboratori erano già affiancati alla Direzione Centrale di Sanità. allora presso il Ministero degli Interni. fu inaugurato il primo corso ufficiale con le famose lezioni sul Clima di Roma4. Ciò costituì il primo avvio dell’attuale Istituto Superiore di Sanità. nel 1885. e tenuto da diversi docenti fino al 1870. al momento della promulgazione della prima legge sanitaria nazionale del 22 dicembre 1888 (detta Crispi-Pagliani). Il Celli portò avanti l’idea del Tommasi-Crudeli con grande attività scientifica unita ad una non indifferente capacità organizzativa. lasciò l’Anatomia patologica e seguendo la sua dinamica attività. 27 novembre 1887.

Gianfranco Tarsitani – Rosella Del Vecchio – Carmine Melino E così fu anche per la creazione dell’Istituto Vaccinogeno Nazionale con annessi laboratori di ricerca batteriologica e stabulari (R. fu sostituita dal Testo Unico delle Leggi Sanitarie: da quel momento i Laboratori di Sanità Pub158 Fig. quelli di batteriologia. 4 – Dante De Blasi . cariche che ricoprì sino al 1943. la cosiddetta legge Crispi-Pagliani. Nello stesso anno il Celli fondò la rivista Annali dell’Istituto d’Igiene Sperimentale dell’Università di Roma e più tardi propugnò ed ottenne i due nuovi insegnamenti ufficiali di Batteriologia (1924) e di Parassitologia (1925). del suolo ed aria. oltre i laboratori già funzionanti presso l’Istituto di Igiene. che poi prenderà il nome di Istituto Superiore di Sanità. la cattedra fu affidata per concorso al nuovo titolare Giuseppe Sanarelli che ne divenne direttore. Esso comprendeva. Va anche ricordato che nel 1934. Egli diresse l’Istituto d’Igiene sperimentale sino alla sua morte prematura nel 1914. Il primo direttore fu Dante De Blasi (1935). come ordinariato. successivamente. che fu nominato in contemporanea accademico d’Italia e direttore dell’Istituto d’Igiene. con l’aiuto economico della Fondazione Rockfeller. di acqua. di chimica.D. Egli fu anche Rettore nel biennio 1922-‘23. 11 gennaio 1934. dell’industria delle sostanze radioattive. 3 – Giuseppe Sanarelli Fig. di fisica. sempre presso il Ministero degli Interni. di controllo vaccini. virus o sieri. E fu proprio in questo anno che l’Istituto si trasferì dalla sede originaria dell’ex convento di San Paolo Eremita al Viminale all’attuale sede appositamente progettata ed edificata dagli architetti Marcello Piacentini ed Arnaldo Foschini. di alimenti. presso la “Città Universitaria”. n° 27). 23 novembre 1888). dapprima come incarico e. È da ricordare che nell’anno 1934 la prima legge sanitaria nazionale del 1888. Il Sanarelli diresse l’Istituto con altissimo prestigio ed instancabile attività scientifica e riorganizzativa sino al suo collocamento a riposo nel 1935. fu fondato l’Istituto di Sanità Pubblica (R. Nel 1889 furono istituiti i corsi di perfezionamento e complementari d’Igiene pratica.D.

prima come incaricato e poi come ordinario. lasciò l’Istituto in una prostrazione profonda. Successivamente. La cattedra di Microbiologia fu affidata Fig. nel giro di pochi anni.La Scuola Romana d’Igiene blica furono separati dall’Università e divennero parte integrante dell’Istituto di Sanità Pubblica. la prematura morte di Del Vecchio. ad ancor meno di sessant’anni d’età. Salvatore Ugo D’Arca. pur con tanti tesori di scienza inevitabilmente distrutti. ritornò ai suoi vecchi splendori sia nel campo della ricerca che in quello della didattica5. l’Istituto d’Igiene venne colpito e devastato dai bombardamenti. assistente ed aiuto dell’Istituto 159 Fig. che sin dal 1939 era assistente presso l’Istituto con un qualificato curriculum di ricerca ed un preminente inteFig. 6 – Vittorio Del Vecchio resse rivolto allo sviluppo delle attività di prevenzione. 5 – Vittorio Puntoni per trasferimento da Perugia ad Aldo Cimmino. Densa fu l’attività di Puntoni per la ripresa dell’Istituto che. Purtroppo. dopo un breve interregno con incarico di Giovanni Labranca. 7 – Salvatore Ugo D’Arca . Gli successe. Nel 1959 fu chiamato a ricoprire la cattedra di Igiene Vittorio Del Vecchio. Nel 1943 Vittorio Puntoni passò da titolare della cattedra di Microbiologia a quella di Igiene che ricoprirà sino al 1957. Seguì rapida la ricostruzione. già da anni assistente presso l’Istituto di Igiene. mentre l’insegnamento e la ricerca sperimentale rimasero di pertinenza universitaria. nel 1972. durante l’ultima guerra.

tanto che i corsi non avevano nessun seguito. ampliando il corredo dei laboratori con nuove apparecchiature e con lungimiranza scientifica di rispetto. Augusto Panà che ha trasferito il germe fecondo dell’Istituto di Igiene nella prestigiosa sede dell’Università di Tor Vergata. l’insegnamento dell’Igiene cominciò a richiedere locali ed attrezzature di laboratorio. riuscì a riportare in auge tutti i settori di ricerca e di studi.Piazza del Viminale (1885-1935) La prima sede fu un vecchio convento di monache presso la chiesa di San Paolo Eremita al Viminale in Via Palermo n° 58. chiamato all’unanimità dalla Facoltà di Medicina di Roma e successivamente riconfermato sino alla trasformazione dell’Istituto nel Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica (2001). E allievi di Del Vecchio che danno lustro alla Scuola Romana d’Igiene sono Adele Simonetti D’Arca. La liberazione dei locali si riuscì a realizzare soltanto nel 1884 e le condizioni di grave fatiscenza dell’edificio ne ritardarono ulte160 . I locali Soltanto nel 1882 con Corrado Tommasi-Crudeli. formatosi nella Scuola d’Igiene milanese di Giovanardi. titolare della cattedra di Igiene Ambientale.Gianfranco Tarsitani – Rosella Del Vecchio – Carmine Melino che. superando non poche difficoltà. Valerio Leoni. che nell’Istituto di Igiene di Roma ha svolto sin dall’inizio la sua preparazione come allievo di Del Vecchio. Nel 1988 gli è succeduto nella direzione dell’Istituto Gaetano Maria Fara. che per primo diede inizio ed impulso alla sperimentazione. Il primo direttore del nascente Dipartimento è stato uno di noi (Gianfranco Tarsitani). 8 – Regia Università degli Studi di Roma – Istituto d’Igiene Sperimentale . Fig. titolare della cattedra di Igiene e Odontoiatria Preventiva e Sociale con Epidemiologia. in quanto nel passato il tutto s’esauriva in una lezione accademica vuota e sterile.

nel Lazio. ebbe ad esprimere parole di altissima lode per i “lavori fondamentali” scaturiti dai suoi laboratori. Istituto di Microbiologia. oppositori ed anche speculatori finanziari. al primo piano la direzione. Koch. Fig. E fu per giunta anche il Koch ad esprimere la sua grande meraviglia per l’esiguità delle risorse di strumenti ed apparecchiature presenti. Sanarelli” Il Celli cominciò la sistemazione dell’Istituto adattando la struttura di tre piani nei diversi settori di ricerca. È da questa sede che prende la mossa la grande Scuola romana d’Igiene che tanto lustro ha dato alla disciplina stessa ed all’Università di Roma. Infatti. 9 – Università degli Studi di Roma “La Sapienza” dal 1935 al 2001: Istituto di Igiene “G. al secondo piano i laboratori di Chimica e degli aiuti ed assistenti. Dal 2001 Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica “G. con grave disappunto del Tommasi-Crudeli. al terzo piano i laboratori di Microbiologia e Parassitologia. stabulari. poi ricoperto. era in corso il dibattito sulla questione di Roma capitale con infinite diatribe tra sostenitori. E tanta fu la fama a quei tempi di questo modesto Istituto che R. la biblioteca e la sala lettura. in particolare. all’epoca argomento di rilevante attualità a causa della presenza della malaria in Italia e. Finalmente nel 1885 egli riuscì ad inaugurare il primo corso ufficiale d’Igiene sperimentale con le cinque brillanti e documentate lezioni sul “Clima di Roma”.La Scuola Romana d’Igiene riormente la consegna. Sanarelli”. visitandolo nel 1912. pur nella ristrettezza di mezzi e di spazi ma non di menti e di passioni ineguagliabili. Istituto di Parassitologia. situando l’aula al posto della vecchia chiesa. al piano terreno l’Istituto antirabbico con apposite convenzioni con il Comune di Roma (1889) ed i laboratori di preparazione delle culture. lavori noti ed apprezzati da tutto il mondo scientifico del settore. 161 . sala esercitazioni ed una stazione meteorologica. sul terrazzo.

con le aule in comune. nonché di adeguamento dei medesimi alle norme di sicurezza vigenti6. al secondo la Microbiologia ed al terzo la Parassitologia: struttura tuttora in atto anche se oggi. Basta in proposito sfogliare la voluminosa raccolta della rivista dell’Istituto d’Igiene. istologia ed i settori di fisica e chimica. che ebbe luogo soltanto nel 1935. che da allora non ha mai cessa162 . 10 – Annali dell’Istituto di Igiene le dell’insegnamento di Igiene. di cui una centrale. quando fu assegnato un intero edificio all’Igiene all’ingresso della Città Universitaria. di diatribe intellettuali svolte. delle indagini a campione e così via. ricca sin d’allora di numerose migliaia di libri e di riviste specializzate sia italiane che estere. al piano attico le stalline per animali. al primo piano si estenderà l’Igiene. Si componeva questo di quattro settori: quello didattico al piano rialzato con due aule. tutto il lavoro scientifico svolto dalla Scuola Romana di Igiene nel suo complesso. ed infine il servizio antirabbico per il Comune di Roma nel seminterrato. si ripropongono problematiche di riorganizzazione degli spazi in funzione della didattica e della ricerca. delle urgenze da affrontare.Gianfranco Tarsitani – Rosella Del Vecchio – Carmine Melino La necessità di altri spazi divenne ancora più pressante per la trasformazione in cattedra ufficiale sia della Microbiologia che della Parassitologia quali discipline autonome. sierologia. La ricerca Non è facile voler tracciare ora. sia pure in sintesi. per non parlare poi dei congressi nazionali e regionali. ma anche per la molteplicità dei problemi affrontati. In seguito. sullo stesso piano i laboratori di batteriologia. ovvero per singolo Autore. fondata nel 1889 da Angelo Celli Annali dell’Istituto di Igiene Sperimentale. delle lezioni commemorative. al primo piano quello destinato alla biblioteca. degli argomenti nuovi da trattare. Ciò non solo per il lungo spazio di tempo intercorso dall’inizio ufficia. microbiologia. che Sperimentale dell’Università di Roma va almeno dal 1885 ad oggi. ma difficile nella sua realizzazione. e due grandi laboratori per esercitazioni.Fig. a seguito della riunificazione delle tre discipline nel Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica. Riorganizzazione quindi impellente.

La Scuola Romana d’Igiene

to la pubblicazione anche se in veste e intestazione diversa. Per non parlare poi degli Atti della Società per gli Studi sulla Malaria, anch’essa fondata da Celli nel 1898, nonché degli Atti della Sezione Zooprofilattica dell’Istituto Zootecnico Laziale ed infine degli Atti della Società di Igiene e Medicina Coloniale, fondata nel 1908. E poi dei Fig. 11 – Panoramica del “Laboratorio tanti testi pubblicati e come d’Epoca come Museo” dispense per studenti e tecnici, e come trattati, tra cui noto ancora è il Manuale dell’Igienista di A. Celli, in collaborazione con tutta la scuola, la cui prima edizione risale al 1889, cui seguirono numerosi aggiornamenti. Di particolare rilievo anche i legami scientifici della Scuola Romana d’Igiene con gli altri Istituti d’Igiene europei e cliniche universitarie, in quei tempi in pieno sviluppo: a Parigi con l’Institut Pasteur; a Berlino con il Koch Institute; a Londra con la London School of Tropical Medicine e con il British Institute of Preventive Medicine; a Vienna con l’Istituto Sieroterapico; a Pietroburgo con l’Istituto di Medicina Sperimentale. Il Celli creò anche un Museo, dislocato in tre ambienti a pian terreno dell’Istituto. Qui vi raccolse oggetti, apparecchiature e mappe epidemiologiche, disegni di impianti di smaltimento rifiuti, di planimetrie di ospedali e di quartieri della città di Roma, studi sull’andamento del colera, della pellagra e della malaria nella città e nelle diverse regioni d’Italia. Il tutto fu trasferito nella nuova sede, che però venne distrutta durante il bombardamento del 1943. Ed è appunto su tale concetto ispiratore che è stato ricreato il “Laboratorio d’epoca come Museo” Fig. 12 – Corrado Tommasi- Crudeli nel 1996, al primo piano dell’Istituto
(1834-1900)

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Gianfranco Tarsitani – Rosella Del Vecchio – Carmine Melino

con l’intento di trasmettere la memoria del passato alle nuove generazioni7. Una sintesi verrà comunque qui riportata per Autore e limitata ai soli direttori dell’Istituto e, per ognuno, almeno a qualificarne e ricordarne la fama che a suo tempo li onorò Tutti. Corrado Tommasi-Crudeli già rinomato anatomo-patologo, fu il primo a dare all’insegnamento d’Igiene un indirizzo pratico e sperimentale ed a sollecitare l’istituzione di laboratori scientifici e di ricerca, che purtroppo non poté realizzare in pratica. Importanti sono i suoi studi sulla malaria, specialmente in relazione con la distribuzione delle acque del sottosuolo, tanto utili poi nella bonifica pontina. Fu propugnatore, come deputato prima e come senatore a vita poi, dell’igiene sociale; curò il risanamento della città di Roma, ne studiò il clima, s’occupò del prosciugamento dell’agro romano, del controllo dell’approvvigionamento idrico e dello smaltimento dei reflui, auspicò l’emanazione di regolamenti edilizi mirati per ogni città. Di particolare rilievo i suoi studi sul colera e sulle modalità di diffusione, sul contagio e quindi sull’isolamento e quarantena, sulla lotta alla miseria e sul modo di vivere nei bassi borghi della città, proponendo soluzioni d’estrema importanza igienica, pubblica e sociale. Fu uno strenuo oppositore della tratta delle bianche; promosse provvedimenti a favore dell’infanzia abbandonata; difese ad oltranza l’insegnamento d’Igiene universitario e per post-laureati (ufficiali sanitari e medici provinciali). In complesso un battagliero, un vero garibaldino anche in campo scientifico8. Angelo Celli realizzò l’indirizzo pratico-scientifico dell’insegnamento d’Igiene e di tutto si occupò con competenza e passione: di batteriologia con D. De Blasi; di parassitologia con G. Alessandrini; di fisica-chimica con G. Sampietro; di chimica con 164

Fig.13 – Angelo Celli (1857-1914)

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A. Scala; di protozoologia con M. Levi della Vida (tutti ordinari di cattedra a quei tempi). Grande fu il suo interesse per la Malaria e soprattutto per la sua bonifica territoriale ed umana a mezzo della profilassi con il chinino dello Stato, che difese e propagandò a spada tratta (legge 19 marzo 1904), contestando anche aspramente la “mistura Baccelli” propagandata dalla ditta Bisleri. Isolò il meningococco; affermò la patogenicità del b. coli dissentericum, eseguì ricerche sulla filtrabilità del virus della rabbia, studiò la malaria estivo-autunnale e l’anofelismo senza malaria. Si interessò anche di diversi problemi igienico-sociali: la pellagra, la risicoltura, il lavoro delle donne e dei fanciulli, la vigilanza zootecnica. Fondamentali i suoi studi sperimentali sulla trasmissione del plasmodio della malaria e sulla bonifica dell’agro romano e delle paludi pontine. E fu proprio per opera di Celli e di tutta la Scuola romana la grande stagione della malariologia italiana, grazie soprattutto ai lavori di Giovanni Battista Grassi, di Amico Bignami, di Giuseppe Bastianelli, oltre che dello stesso Celli. Poliedrico, quindi, nei suoi interessi scientifici, umile e grande nel contempo. Giuseppe Sanarelli già di chiara fama quando nel 1915 venne da Bologna a ricoprire la cattedra d’Igiene del Celli, prematuramente scomparso nel 1914. In precedenza era stato allievo del Golgi, di De Giaxa e di Pettenkofer. Si dimise da deputato e tutto se stesso, con la sua prestigiosa scuola, dedicò alla ricerca scientifica. Grandi furono i successi e gli onori a vantaggio della disciplina e Fig.14 – Giuseppe Sanarelli (1864-1940) dell’Università di Roma, di cui fu anche Rettore nel biennio 1922-23. Numerosi i campi di ricerca: dalle malattie infettive (colera, tifo, carbonchio, tubercolosi), agli studi epidemiologici e sociali. Contribuì alla promulgazione delle leggi sull’approvvigionamento 165

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idrico dei Comuni, sulla bonifica per la malaria, sull’igiene del lavoro (disciplina del lavoro notturno, lavoro delle donne e fanciulli). Fondamentali i suoi studi sugli ultravirus, sull’immunità naturale ed acquisita, sulla scoperta delle opsonine, del virus mixomatoso, sulla febbre gialla, sull’eredo-immunità tubercolare in contrasto con l’eredo-predisposizione; classico “il fenomeno di Sanarelli” sull’allergia emorragica nell’ampio studio delle enteropatie microbiche. Organizzò ad alti livelli, pur con magri mezzi, l’Istituto d’Igiene: sopraelevò il terrazzo ed installò una stazione meteorologica; incrementò il centro antirabbico anche con la fabbricazione in sede del vaccino e con la distribuzione a molti dispensari periferici. Florida la sua scuola e molti i suoi allievi in cattedra. In complesso un gran Maestro, uno di quei rari uomini che cercò di plasmare la mente degli studenti e degli allievi verso alte concezioni e verso superiori ideali. Nel 1935 per limiti d’età venne fuori dall’insegnamento, proprio quando l’Istituto cambiò sede. A succedergli fu Dante De Blasi da Napoli, ma sempre originario della scuola romana. Dante De Blasi allievo del Celli, fu a Roma il cattedratico d’Igiene fino al 1943, e fu anche Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Direttore dell’Istituto di Sanità Pubblica che poi divenne Superiore di Sanità; fu accademico d’Italia e membro dell’Accademia Pontificia delle Scienze. E tanti anche i suoi interessi scientifici sulla batteriologia e sierologia (noto il fenomeno Fig.15 – Dante De Blasi (1837-1956) paradosso nella sierodiagnosi del tifo, che da lui prende il nome) e molto apprezzati furono i suoi studi sui sieri, sul loro potere batteriotropico e battericida, sul passaggio degli anticorpi nel sangue, sulla deviazione del complemento. Importanti anche i suoi studi epidemiologici, sull’igiene sessuale, sulla bonifica contro la malaria, l’educazione sanitaria, il risanamento urbano. L’igiene era per Lui materia viva da sperimentare sul campo, oltre che nel chiuso dei laboratori: e fu in questo un vero Maestro. Vittorio Puntoni (allievo di Sanarelli, dal quale ereditò la severità del metodo scientifico e l’austerità del laboratorio, successe a 166

La Scuola Romana d’Igiene

De Blasi nel travagliato anno 1943, quando l’Istituto fu centrato il 19 luglio da una bomba che polverizzò l’aula e dintorni. Egli era ordinario di Microbiologia già dal 1925. Famosi i suoi due classici trattati di Microbiologia e di Igiene. Studioso anch’egli di chiara fama: classici i suoi studi sull’anafilassi echinococcica, sulle mutazioni del vibrione colerico, sui vibrioni inagglutinabili, sul virus rabbico e relativi vaccini fenicati, sulla concezione della clamidoreazione. Di pregevole valore la sua monografia sulla rabbia. Interessante anche la sua attenzioFig.16 – Vittorio Puntoni (1887-1970) ne sulle cause ambientali ed atmosferiche nei riguardi delle infezioni intestinali. Importanti i lavori della sua scuola sulle acque, gli alimenti, gli antibiotici. Vari i suoi allievi in cattedra: Ambrosioni, Tizzano, Rita, Biocca, Del Vecchio. Fu per anni Preside di Facoltà. Va a lui il merito, infine, del potenziamento dal Centro per le Microcitemie e l’anemia mediterranea, il primo del genere in Italia, con Ezio Silvestroni e Ida Bianco. Grande organizzatore, profondo studioso, noto anche all’estero quale esperto dell’OMS, raggiunse il fuori ruolo nel 1957. Vittorio Del Vecchio diresse l’Istituto di Igiene dal 1959 quale successore del suo Maestro Puntoni. Già da anni incaricato di igiene edilizia, continuò l’opera con uguale prestigio e con interessi mirati al campo della microbiologia ed immunologia. Adottò un suo metodo originale di chemioprofilassi e chemioterapia della brucel167

Fig.17 – Vittorio Del Vecchio (1914-1972)

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losi e della neurobrucellosi con derivati naftochinonici. Si occupò della malaria, e dell’anofelismo senza malaria, di svariati problemi di Igiene del lavoro (idaditosi, ossido di carbonio, tricloroetilene); di medicina nucleare, d’inquinamento atmosferico e del fall-out radioattivo; nonché di medicina preventiva creando un qualificato centro per gli studenti universitari. Potenziò la già preziosa biblioteca, ora ristrutturata ed a suo nome, su criteri moderni e d’avanguardia, arricchendola di centinaia di volumi di grande rilevanza scientifica. Con lungimiranza fondò la Scuola Speciale per Dirigenti dell’Assistenza Infermieristica, che riscosse lusinghieri apprezzamenti anche da parte dell’OMS. Dal 1964 al 1972, in varie tornate, fu presidente di Sezione al Consiglio Superiore di Sanità ed in questa sede ebbe un ruolo fondamentale nella istituzione della obbligatorietà della vaccinazione antipolio e nell’estensione a tutta la popolazione della vaccinazione antitetanica. È stato per diversi anni pro-rettore all’Università “La Sapienza” di Roma, presidente della Società Italiana per la Lotta contro le Microcitemie e presidente del Consiglio dei Clinici. E tanti campi di studio, purtroppo, lasciò in sospeso per la sua prematura morte a 58 anni, nel 1972, lasciando orfana la sua scuola ed in uno stato di grande frustrazione, di non facile superamento anche nel tempo. Salvatore Ugo D’arca, come incaricato prima ed ordinario dal 1976, subentrò al suo maestro, superando non lievi difficoltà per le risorse e gradualmente riportò l’Istituto a livelli scientifici degni d’ogni attenzione con una lungimiranza d’eccezione. E tutto riorganizzò: ampliò il corredo dei vari laboratori, introducendo nuove e sofisticate apparecchiature; potenziò i corsi di perfezionamento e di specializzazione; particolare attenzione pose alla preparazione dei medici di Sanità Pubblica, considerando estremamente utile e vantaggioso il rapporto di continua collaborazione con gli igienisti del Fig.18 – Salvatore Ugo D’Arca territorio.
(1916-1992)

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La Scuola Romana d’Igiene

Studioso di vasta preparazione ed igienista appassionato, orientò il suo interesse scientifico verso numerosi settori dell’igiene, dimostrando in ciascuno d’essi chiarezza di vedute, facili capacità d’analisi e sintesi (ambienti, lavoro, scuola, acque potabili, superficiali e costiere, alimenti, radioattività, igiene e tecnica ospedaliera, ecc). Nel settore dell’Igiene ambientale va ricordata l’importante indagine condotta sulle acque del Tevere e sulle marrane di Roma, in occasione dell’episodio del colera del 1973 (che interessò la Sardegna, la Puglia e la Campania), con evidenziamento dei vibrioni responsabili. Di particolare menzione è il suo volume di Igiene Ambientale, valido testo per studenti di medicina e di ingegneria, uno dei primi del genere e soprattutto d’estrema chiarezza ed utilità pratica. Per limiti d’età lasciò la direzione dell’Istituto nel 1988. Gaetano Maria Fara, proveniente da Milano, ove era già ordinario d’Igiene e direttore dell’Istituto nel 1974, subentrò a D’Arca nel 1988. Igienista di larghe vedute ed aggiornato soprattutto, a seguito di lunghi soggiorni di studio e di lavoro all’estero, in particolare presso la School of Public Health del Michigan (USA), ove approfondì gli studi di biostatistica, di epidemiologia, e le tecniche per la determinazione dell’effetto attivante dei farmaci. Importanti i suoi interessi sull’epidemiologia delle malattie infettive e non infettive, delle infezioni ospedaliere, sulla valutazione dell’efficacia dei vaccini, sull’organizzazione sanitaria, sui problemi di formazione in Sanità Pubblica ai vari livelli operativi. Numerosi i suoi incarichi nell’ambito universitario, presidente della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e di Comunità, autore del manuale di Igiene e Medicina Fig.19 – Annali di Igiene, Medicina Preventiva e di altri volumi scientifiPreventiva e di Comunità ci specifici. Dinamico direttore della rivista Annali di Igiene, continuazione della rivista fondata dal Celli nel 1889. Pur essendosi formato alla Scuola d’Igiene milanese di Giovanardi, si dedicò totalmente alla Scuola Romana a tal punto da affermare: Ho potuto sviluppare un’affezione a questo istituto ed 169

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alla sua storia da sentirlo, infine, mio: come spesso accadeva duemila anni fa’ a coloro che da ogni parte dell’impero convenivano a Roma, e diventavano romani. Uomo di alta cultura e di eccezionale preparazione, brillante nella penna. Sempre aperto con tutti, allegro, gioviale, amico soprattutto. È stato il prof. Fara l’ultimo direttore dell’Istituto di Igiene. Nel 2001, in base ai nuovi raggruppamenti dipartimentali di discipline affini, il vecchio Istituto di Igiene si è trasformato in Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica “G. Sanarelli” al quale afferiscono gli ex Istituti di Microbiologia e Parassitologia. Un ritorno quasi al passato quando l’Igiene raggruppava in sé tali insegnamenti, successivamente distaccatisi divenendo Istituti autonomi (Microbiologia nel 1924 e Parassitologia nel 1925), e ne sviluppava man mano l’evoluzione quale disciplina madre. Le esigenze che hanno motivato tale riunificazione rispondono ad istanze di integrazione delle conoscenze e delle pratiche sanitarie nell’ottica di una comunione d’intenti rivolta alla salvaguardia della salute umana ed alla tutela dell’ambiente. BIBLIOGRAFIA
1. PAZZINI A., La Storia della Facoltà Medica di Roma. Roma, Istituto di Storia della Medicina, 1961. 2. SPANO N., L’Università di Roma. Roma, Mediterranea, 1935. 3, DEL VECCHIO G. (a cura di), L’Università di Roma. Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1927. 4. MELINO C., DEL VECCHIO R., DRUDA L., In margine all’inaugurazione dell’Istituto d’Igiene Sperimentale di Roma nel 1885: il clima di Roma. Ann. Ig. 2003; 15:401-412. 5. PUNTONI V., Precursori ed artefici dell’antico Istituto d’Igiene di Roma al Viminale. Giornale di Medicina Militare 1947; 1:1-16. 6. FANTINI B., CORBELLINI G., La nascita dell’Igiene sperimentale e la fondazione dell’Istituto di Igiene dell’Università di Roma. Ann. Ig. 1994; 6:339-55. 7. FARA G.M., MELINO C., SIMONETTI D’ARCA A., MONTACUTELLI R., DEL VECCHIO R., Il Laboratorio d’epoca come Museo. Roma, Kappa, 2003. 8. MELINO C., DEL VECCHIO R., Corrado Tommasi Crudeli igienista. Ann. Ig. 2000; 12:441-56.

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PARTE III Le Cliniche .

LE SCUOLE DI MEDICINA INTERNA NEL POLICLINICO UMBERTO I DOMENICO ANDREANI 173 .

Peraltro i professori di seconda fascia. E’ giusto precisare che per mantenersi in termini ragionevoli di spazio e di contenuti mi sono limitato a citare i professori di prima fascia. alla pari degli altri Istituti inclusi nell’Ospedale. Le modifiche che sono avvenute negli ultimi anni si sono succedute con grande rapidità. riscuotendo in tal modo stima e riconoscimenti in tutta Italia ed all’estero. Dando uno sguardo complessivo alla storia del Policlinico ed alle principali aree culturali che lo hanno qualificato. quella di Cassano per il settore endocrino-metabolico. poi denominata col titolo originale “La Sapienza”. e quella di Giuseppe Giunchi. e cioè gli ordinari.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I Gli istituti di MEDICINA INTERNA Dall’inaugurazione del Policlinico Umberto I° gli Istituti di Clinica Medica. tanto che non sempre si è riusciti a seguirle con precisione. o sono risultati indisponibili. Del resto molti dei professori che avrebbero potuto fornire notizie precise o sono scomparsi. di Patologia Medica e di Malattie Infettive. e che hanno dato luogo a ricerche di eccellenza. quella di Cataldo Cassano. e quella di Giunchi per il campo infettivologico. ed i ricercatori. quella di Luigi Condorelli. appartenenti alla Università di Roma “Studium Urbis”. Tra l’altro. hanno subito profonde modificazioni di struttura e di funzione. o associati. sono state la scuola di Cesare Frugoni. nonché cambiamenti di denominazione a seguito delle vicende in cui è stata coinvolta la Facoltà di Medicina in tutta Italia. ed anche i contributi bibliografici dei diversi docenti sono risultati spesso incompleti. tali da rendere difficile la loro collocazione e caratterizzazione. La scuola di Frugoni si è distinta principalmente per l’impronta immunologica ed allergologica. pur essendo molto qualificati per le doti di insegnamento e di ricerca. cosicché le indicazioni riferite in questo capitolo potranno non essere esaurienti. anche le date degli spostamenti dei docenti talora sono apparse incerte. sono apparsi in numero esorbitante e indicati con titolarità complesse. Vi sono stati anche ragguardevoli settori al di fuori 175 . si può affermare che in linea di massima le grandi scuole che si sono succedute negli anni in medicina interna. quella di Condorelli per la specificità cardiovascolare. come pure a seguito dei necessari adattamenti alla crescente popolazione studentesca ed all’ampliamento degli orizzonti culturali e scientifici. nel contesto di questi cambiamenti si è inserita la nascita di molte specializzazioni nell’ambito della medicina interna con il conseguente frazionamento degli Istituti.

egli si occupò di vari aspetti delle malattie. come era consuetudine in quel tempo. Dopo l’inaugurazione dal 1906 ne fu primo Direttore proprio il prof. egli merita di essere ricordato per l’impiego della terapia per via venosa della lue e della malaria. C. più volte chiamato a dirigere importanti Ministeri nel governo dell’epoca. Il prof. Egli figura anche come fondatore dell’Accademia Medica e della Società Italiana di Medicina Interna. Dipinto ad olio. ed in effetti fu. che allora insieme alla tubercolosi dominavano la patologia corrente. ad esempio quello ematologico. ed è. A Guido Baccelli nella Direzione della Clinica e nell’insegna- Fig. ideatore ed artefice dell’Ospedale. Policlinico Umberto I 176 . che doveva essere. uno degli edifici più imponenti del Policlinico Umberto I. Dal punto di vista medico. FRUGONI a lezione di Clinica Medica. un prototipo di quanto di più razionale e moderno fosse possibile1.Domenico Andreani di quelli citati. 1 – Il Prof. Per i suoi eccezionali meriti fu nominato dottore honoris causa nelle Università di Mosca e di Cristiania (Stoccolma). ma non vi è dubbio che le linee ricordate siano state quelle preminenti. e perciò favorito nell’ideare e costruire l’Ospedale. Istituto di Terapia Medica e Medicina Termale. Baccelli fu personaggio di grande rilievo scientifico e politico. in particolare. Guido Baccelli. L’Istituto di CLINICA MEDICA La Clinica Medica della Università di Roma è stato.

che divenne medico personale di molti illustri personaggi italiani e stranieri. Nel 1951 a Cesare Frugoni è subentrato Giovanni Di Guglielmo. e soprattutto all’asma bronchiale ed alle malattie allergiche. Fu medico personale anche del Re Fuad d’Egitto. Merito di Frugoni è stato di aver creato una scuola di clinici di rilievo. I suoi contributi in campo scientifico spaziarono dalla “miastenia gravis” alle diatesi emorragiche. Alla morte di Ascoli nel 1935 fu chiamato a ricoprire la Cattedra di Clinica Medica il prof. già molto famoso per le qualità di clinico. 2 – Il Prof. ben presto divenuta in Europa un centro di riferimento per lo studio. CONDORELLI con i suoi allievi di fronte alla Clinica Medica. Cesare Frugoni. Clinico Medico di Napoli e principale epigone della Scuola ematologica di Ferrata e Micheli. la cura e la profilassi della malaria. L. A merito scientifico di Di Guglielmo vanno annoverati l’inquadramento delle malattie mieloproliferative ed il riconoscimento della patologia eritremica.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I mento seguì nel 1917 il suo allievo Vittorio Ascoli. tra l’altro fu nominato dottore honoris causa nell’Università di Edimburgo e fu eletto Presidente della Commissione internazionale per il paludismo2. Frugoni è stato Presidente dell’Accademia Medica e della Società Italiana di Medicina Interna3. Un quadro morboso di questa patologia è riconosciuto sul piano internazionale come “malat- Fig. che istituì la Scuola superiore di Malariologia. 177 . che hanno apportato numerosi contributi in vari settori della medicina interna. Molti degli allievi sono andati ad occupare cattedre in Università italiane e straniere. alle cardiopatie. Anche Ascoli ebbe numerosi riconoscimenti.

Fisiopatologia respiratoria. E’ stato insignito delle medaglie d’oro della Pubblica Istruzione e della Sanità. alla epatite virale ed alle sue complicanze. della Società italiana di Cardiologia (per 25 anni). La sua attività scientifica si è concentrata con speciale predilezione sulla fisiopatologia e clinica della malattie del cuore e della circolazione. proveniente da Palermo. Agli inizi degli anni 80 il notevole aumento della popolazione studentesca. succedeva nell’insegnamento della Clinica Medica il prof. Nel 1969 alla direzione della Clinica Medica giungeva.Domenico Andreani tia di Di Guglielmo”. Fisiopatologia del ricambio. Di suggestivo valore sono state la messa a punto della tecnica del pneumomediastino ed il riconoscimento della sindrome clinica dell’“accretio” pericardica5. alle porfirie. della Società Europea di Cardiologia e dell’International College of Angiology. Condorelli è stato fra i primi in Italia a praticare il cateterismo cardiaco. Condorelli ha lasciato un nutrito gruppo di allievi che hanno occupato cattedre di prestigio a Roma ed in altre sedi universitarie. A queste si aggiungevano molti insegnamenti specialistici: Allergologia. Nefrologia e Medicina nucleare. Egli è stato Presidente della Accademia Medica Romana. Turchetti. Col trasferimento a Roma egli aveva con sé Francesco Balsano. che ha proseguito l’indirizzo cardiovascolare del maestro. Dopo Di Guglielmo nel 1956 è stato chiamato a dirigere la Cattedra di Clinica Medica Luigi Condorelli. Umberto 178 . Fisiopatologia digestiva. Nella ristrutturazione della Clinica Medica da Condorelli sono state costruite una bellissima aula e una moderna biblioteca ben attrezzata ed efficiente. Del pari importanti sono stati gli studi sulla regolazione pressoria del circolo polmonare e sull’azione farmacologica dell’acido nicotinico. E’ stato proposto più volte per il premio Nobel. Aldo Turchetti. Condorelli si era perfezionato a Vienna negli Istituti di Sternberg e Wenckebach ed era stato al seguito a Roma di Zeri ed a Napoli di Zagari. venuto a mancare prematuramente. Nel 1980 al prof. già Patologo Medico nella Università romana. allargando i suoi interessi alla patologia renale. Particolarmente interessanti sono stati gli studi sul circolo coronarico e l’individuazione delle zone miocardiche elettrocardiograficamente mute4. la necessità di adeguare l’insegnamento ai modelli della Comunità europea. l’agobiopsia epatica e quella polmonare. ospitava due cattedre di Patologia Medica e due di Semeiotica Medica. Antonino Musca e Francesco Aguglia. allievo di Condorelli. gli Istituti monocattedra si trasformarono in policattedra: nell’anno accademico 83-84 l’Istituto di Clinica Medica. che era divenuto Clinica Medica I.

Francesco Aguglia ed Antonino Musca. egli riuniva in sé l’insegnamento della clinica medica e la direzione dell’omonimo Istituto. con particolare riferimento all’autoimmunità organospecifica. all’asma bronchiale ed alle allergie da farmaci6. inaugurata nel 1991. quali la RM. della Società Italiana di Allergologia e dell’International Association of Allergology. Vincenzo Corsi. Patologia Medica e Semeiotica Medica. Successivamente. Di grande impegno da parte di Balsano è stata la promozione della nuova struttura edilizia adibita a laboratori di ricerca. ed oggi interdipartimentale. i proff. Egli ha avuto il merito di ristrutturare l’Istituto di Clinica Medica. Mario Sangiorgi. e lo ha dotato di nuovi e preziosi apparecchi. e successivamente di Medicina Interna. ben noto al mondo accademico per le sue ricerche in campo immunologico ed allergologico. il prof. diveniva Direttore del Dipartimento di Scienza dell’invecchiamento. Questi docenti hanno allargato i Fig. già titolare di una Patologia Medica. ma si era distinto per gli studi sulla fisiopatologia delle epatiti7 e sulla fisiopatologia del sistema vagale. Egli è stato insignito della laurea ad honorem dell’Università di Reims. ancora mancanti nel Policlinico. tutti provenienti dalla Scuola di Condorelli e dal gruppo di Turchetti. Andrea Sciacca. titolare di Gerontologia e Geriatria dal 1987. Giuseppe Guarini. ma. dando grande impulso alla Gerontologia8. nell’anno accademico 82-83. che veniva così disgiunta dall’insegnamento. Marcello Martelli. Vincenzo Marigliano. Contemporaneamente. dandogli un aspetto moderno ed elegante. proveniente dalla scuola di Frugoni. subentrava il prof. Francesco Balsano. nella direzione dell’Istituto. chiamata “torre di ricerca”. dove si è stabilita una schiera di valenti ricercatori.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I Serafini. Balsano era già noto per le ricerche compiute in vari campi della medicina interna. già Direttore della I Clinica Medica per alcuni anni. Corrado Cordova. Serafini aveva con sé Guido Valesini e Cesare Masala. Nel corso di quegli anni sono divenuti titolari di insegnamenti di Clinica Medica. 3 – Cupola e Androne della campi d’interesse del loro maestro Clinica Medica I 179 . è stato Presidente della Società di Medicina Interna.

l’Istituto di Terapia Medica e di Idrologia. Originariamente l’Istituto di Terapia Medica e Idrologia era unico. tra l’altro dal suo gruppo venivano organizzati Congressi Internazionali di ecocardiografia. B. Il prof. giunti nel 2000 alla X edizione. Il prof. svolgendo sofisticate ricerche che l’hanno messo in evidenza sul piano internazionale. che ha ricoperto la carica di Presidente della Società Europea di Medicina Interna (SEMI) e della Società Internazionale di Medicina Interna (ISIM). di cui divenne titolare il prof. Armando Dagianti. agli inizi degli anni 70 si costituiva la cattedra di Cardiologia. per molti anni egli è stato coordinatore dei progetti finalizzati del CNR.Domenico Andreani Condorelli ed hanno spaziato dalle ricerche sulle alterazioni istologiche del fegato. alle porfirinopatie. Giorgio Ricci e quella della Idrologia è andata al prof. Messina si è qualificato sul piano nazionale ed internazionale per le ricerche di medicina termale. però sostanzialmente si sono mantenuti nel filone della cardiologia. curandone in particolare gli aspetti terapeutici. Istituto di Terapia Medica e Idrologia Bisogna aggiungere che in una cospicua ala nell’edificio della originale Clinica Medica. Mariano Messini. Sotto la sua direzione veniva attivata 180 . alla elaborazione di modelli matematici applicati alla patologia circolatoria. Dagianti ha rapidamente dotato la Cattedra di apparecchiature di avanguardia. Ricci si è distinto per le ricerche sul ricambio lipidico e sulla sclerosi vascolare. Il prof. della Scuola di Condorelli. Messini è stato molto attivo nelle ricerche di idrologia e medicina termale. sul piano accademico e strutturale. allievo del Frugoni e già cattedratico di Idrologia Medica dal 1938. L’istituto di Cardiologia – Dipartimento di Scienze Cardiorespiratorie Sempre nel contesto della Clinica Medica I. ha pubblicato pregevoli Trattati di Terapia Medica e di Idroclimatologia e fondato la Rivista di Clinica Terapeutica. si è differenziato. all’epoca di Frugoni. Baldassarre Messina. la direzione della Terapia Medica è andata al prof. Nel 1980 l’Istituto si è diviso. Attualmente le due sezioni dell’istituto sono state nuovamente unite e comprese nel Dipartimento di Medicina Interna e Terapia Applicata. di cui è stato Direttore fino al suo pensionamento. Mario Sangiorgi. G. Il prof. ne era stato Direttore per lunghi anni dal 1942 il prof. di regimi dietetici e di fisiopatologia dell’apparato digerente. alle alterazione embriologiche del cuore. si è distinto in modo particolare contribuendo considerevolmente alla validazione internazionale della scuola condorelliana. alla nefropatie.

Nei primi anni nello stesso edificio furono ospitate la Clinica Neuropatologica e la Clinica Pediatrica. Alla morte di Rossoni nel 1919 subentrò nell’Istituto Agenore Zeri. Silvio De Candia. Spirito in Sassia. che all’inizio era semplice e ben definita. Dal punto di vista storico ed aneddotico merita ricordare che 181 . certamente egli ha dato un impulso allo studio di questa disciplina in Italia9. ma la Patologia Medica aveva avuto la sua sistemazione nel 1906. altro allievo di Baccelli. segnatamente dalle strutture della vecchia “Sapienza”. Con l’uscita di scena di Zeri. Il primo docente chiamato ad occupare l’Istituto di Patologia Medica fu Eugenio Rossoni. per limiti di età. allievo di Baccelli. cosicché recentemente. del tutto rinnovato e dedicato al prof. in cui fu sostituito dal prof. che già nella “Sapienza” aveva avuto l’insegnamento della Clinica Medica propedeutica. completato nella parte edilizia nel 1902. di cui la parte medica era principalmente situata nell’antico Ospedale di S. suo allievo. frutto di intuizioni ed impressioni personali. Il Policlinico Umberto I. partecipe della scuola costituzionalistica di G. unendosi alla Cattedra di Pneumologia ed includendo varie competenze specialistiche. In realtà la denominazione iniziale era Laboratorio di Patologia Medica con una precisa impronta propedeutica alla Clinica Medica. L’istituto di Patologia Medica . A. con le modifiche dell’ordinamento didattico.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I l’Unità di Terapia intensiva coronarica. è divenuto Dipartimento di Scienze Cliniche. E’ bene dire subito che la sistemazione dell’Istituto. negli ultimi tempi si è complicata per l’inserimento di diverse cattedre ed a motivo della pletora studentesca.Dipartimento di Scienze Cliniche L’Istituto di Patologia Medica era giunto in eredità dall’era precedente. Viola. nel 1935 da Genova giunse a Roma Nicola Pende. dopo alcuni anni in cui è stato Istituto policattedra. Qualche anno dopo l’Istituto di Cardiologia si trasformava in Dipartimento di Scienze cardiovascolari e respiratorie. Dagianti. Nel 2001 il Dipartimento si spostava all’VIII Padiglione. Nel giro di qualche anno la Clinica Neuropatologica e quella Pediatrica furono spostate altrove. Peraltro la Semeiotica Medica aveva avuto una sistemazione a parte. era stato aperto ufficialmente nel 1904. che nella vecchia “Sapienza” era stato docente di Semeiotica Medica. Pende ha avuto un certo peso nella endocrinologia italiana per le sue originali concezioni costituzionalistiche e per la enunciazione di alcuni quadri morbosi. Pende diresse l’Istituto fino al 1950 ad eccezione degli anni 1943-47.Clinica Medica II .

Roma). Mendel” al centro dell’androne di ingresso della Patologia Medica per molti anni ha fatto mostra di sé una piccola piramide. il quale ha conferito alla ricerca ed all’insegnamento un’impronta decisamente clinica. e contemporaneamente nella Patologia Medica è subentrato il prof. 4 – Il Prof. creando una scuola che si è espressa in molti validi docenti nella Facoltà romana ed altrove. ha ravvisato la necessità di differenziare le varie 182 . N. Nel 1951 l’insegnamento e l’Istituto sono stati affidati a Luigi Condorelli. che allora era unica. che intendeva esprimere i concetti dell’ideatore sulla costituzione individuale. Di Guglielmo. Mendel. Dipinto ad olio. Da Pisa Cassano ha portato con sé molti giovani collaboratori che si sono affermati successivamente nella Facoltà. Pende presenta a lezione una paziente basedowiana nell’anfiteatro dell’Istituto di Patologia Medica.Domenico Andreani Fig. soprattutto nell’ambito della cardiologia. Nel 1956 per i limiti di età raggiunti dal prof. del pari va citato un grande quadro ad olio affisso alla parete dell’aula dell’Istituto (attualmente nell’Istituto di Genetica G. egli ha conferito un’impronta fisiopatologica alla ricerca ed all’insegnamento. Condorelli è passato alla Clinica Medica. proveniente dalla Clinica Medica di Pisa. Cataldo Cassano. proveniente da Catania. Istituto di Genetica Medica “G. che da lui prese nome.

del pancreas endocrino. è stato per molti anni Presidente della Società Italiana di Endocrinologia e membro dei Consigli Superiori della Pubblica Istruzione e della Sanità. D. Andres e M. branche della medicina interna valorizzando i nuovi apporti scientifici provenienti dai centri di eccellenza esteri. nefrologia. ha ricevuto la medaglia d’oro per i meriti della Sanità.F. Conti. D. C. Si sono trasferiti negli USA G. un particolare interesse è stato rivolto alle malattie della tiroide10. M. L. del ricambio fosfocalcico. A. Mazzuoli. Endocrinologia. C. in molti Congressi in Italia ed all’estero le ricerche della Scuola hanno ricevuto largo consenso11. dell’apparato gastroenterico. Gastroenterologia. Fabbrini. Croce. Scavo. tra gli allievi più giovani si è trasferito anche C. M. Gli allievi si sono recati in questi centri e ne sono tornati per vitalizzare i settori della medicina in maggiore espansione culturale. che in America ha appro183 . Cassano è stato medico di Presidenti della Repubblica e di Presidenti del Consiglio. Nel suo gruppo si sono messi in evidenza i proff. G. Giacomelli divenuti poi docenti nella Columbia University e nella Harvard University. Andres. endocrinologia e metabolismo. Andreani. Negri e M. in specie nella gastroenterologia. Cassano con i suoi allievi in occasione del suo congedo dalla Clinica Medica II.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I Fig. Giacovazzo. Baschieri. A. Torsoli. del rene. Sono state svolte indagini che hanno qualificato l’Istituto sul piano internazionale. 5 – Il Prof. che occuperanno cattedre di Medicina Interna. G. E. Andreoli. Baschieri. Fiaschi. Nefrologia e Medicina Nucleare a Roma ed in altre sedi. I.

giungendo a risultati di assoluta eccellenza e diventando studioso di riferimento negli USA e in Europa. Menzinger. Tra le molte attività espletate in campo clinico ed accademico Beretta Anguissola è diventato Presidente del Consiglio Superiore di Sanità e si è fatto promotore di un ampio e moderno Trattato di Medicina Clinica12. che era ormai desueto. egli ha proseguito l’indirizzo di ricerca in campo endocrinologico e soprattutto metabolico. proveniente da Torino. U. Fallucca.Domenico Andreani fondito le ricerche di immunologia e di genetica. specialmente sul terreno della circolazione distrettuale. che successivamente sono andati a coprire cattedre di Endocrinologia. Nello stesso anno il prof. Da Cassano l’Istituto di Patologia Medica è stato totalmente rinnovato. in occasione della visita di colleghi Due bravi collaboratocinesi dell’Università di Shangai. 6 – Il Prof. un reparto di microscopia elettronica. ed ha occupato una parte dell’Istituto di Patologia medica. il primo in Italia. un reparto di medicina nucleare. Il prof. che ha rappresentato una novità nel Policlinico. Nel 1969 l’Istituto si è modificato in Clinica Medica II. Nel 1972 per i limiti di età il prof. lo hanno accompagnato i proff. Carlo Conti nel 1967 è diventato professore di Endocrinologia. per poi passare alla Patologia Medica. D. G. Alessandro Beretta Anguissola. Beretta Anguissola ha sviluppato il settore cardiologico e ha costituito una Unità coronarica. G. Metabolismo e Medicina Interna nella “Sapienza” ed in altre Fig. che per diversi anni è stata unica nell’Ospedale. Tamburrano e P. Domenico Andreani è diventato Professore di Endocrinologia e Medicina Costituzionale. con spaziosi e moderni laboratori. con la consulenza dell’architetto Nervi è stata costruita una nuova ala con una ampia aula. Andreani con i suoi collaboratori Università romane. Cassano è stato sostituito dal prof. Pozzilli. fra i primi in Italia. sistemandosi in una parte dell’Istituto di Malariologia. 184 . F. Di Mario. ove si era conquistata una solida fama di fisiopatologo e clinico.

della malattia di Crohn. con limitato numero di studenti. Successivamente si è occupato con grande impegno della didattica medica costituendo un Canale Parallelo Sperimentale. col prof. alle sindromi ipoglicemiche. Cassano ha pubblicato il Trattato Italiano di Endocrinologia13. Domenico Scavo. Domenico Scavo ha sviluppato con dedizione l’attività 185 . Un ricordo speciale merita l’attività di Aldo Torsoli. si sono trasferiti negli USA ed in Canada ove hanno occupato ruoli di Endocrinologia e Metabolismo ad Atlanta (Georgia) e a London (Ontario). perché per la prima volta nel mondo a Pisa aveva eseguito la biopsia renale con l’ausilio del retropneumoperitoneo. Andreani. alle complicanze croniche della malattia diabetica. Egli è stato Presidente della European Association for the study of diabetes (EASD) e Presidente della Società Italiana di Endocrinologia. Mario Giacovazzo è divenuto ordinario di Medicina Interna. Enrico Corazziari. nell’Istituto di Patologia Medica si circondava di molti validi collaboratori fra cui Romano Carratù. Paolo Paoluzi. egli infatti nella Scuola di Cassano occupa un posto di rilievo. Bellabarba. qualificandosi sul piano internazionale. Gian Franco Mazzuoli. Torsoli è stato Presidente della Società Italiana di Gastroenterologia e della United European Gastroenterology Foundation (UEGF). Francesco Pallone. Nel 1983. Gian Franco Delle Fave. Endocrinologia II e Nefrologia. Di Girolamo e D. Nel periodo in cui il prof. Carlo De Martinis. per poi dirigere la Clinica Medica VI. della fisiologia e della patologia del colon. Renzo Caprilli. Mario Andreoli e Giulio Alberto Cinotti sono diventati ordinari di Gastroenterologia. nell’insegnamento della Clinica Medica egli è stato sostituito dal prof. Medicina Interna. Beretta Anguissola ha diretto l’Istituto i proff. Torsoli. Tamburrano il Manuale di Terapia delle malattie endocrine e metaboliche15. proveniente da Ancona e già suo allievo a Torino. Andreani ha sviluppato una intensa attività trattatistica. Beretta Anguissola ha ceduto la direzione dell’Istituto al prof. Il suo gruppo si è rivolto principalmente alla patogenesi immunitaria del diabete di tipo I.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I ri. in cui egli intendeva realizzare una moderna metodologia clinica16. Nel 1986 il prof. con il prof. per raggiunti limiti di età il prof. Con loro egli si è occupato della fisiopatologia delle vie biliari. aveva già acquisito notorietà nel 1952. Il prof Andreani ha diretto l’Istituto policattedra di Clinica Medica II dal 1983 al 1988. Aldo Torsoli. divenuto ordinario di Gastroenterologia nel 1975. Menzinger il Manuale di Diagnostica differenziale endocrinologica14 e con il prof. Il prof. specie della funzione dello sfintere di Oddi. M. Il prof.

era accompagnato da Aldo Fabbrini. che nel 1990 era diventato ordinario di Medicina Interna.Clinica Medica V Il prof. A. sul piano delle ricerche si è rivolto alla fisiopatologia e clinica delle malattie surrenaliche. Purtroppo. clinica e didattica. da cui sono derivate le ricerche più settoriali in 186 . Aldo Isidori. Franco Dondero.7 – Il Prof. Francesco Sciarra. che aveva acquisito la struttura autonoma dell’Istituto di Malariologia. Andreani e Torsoli sono usciti dai ruoli e sono stati sostituiti dai proff. U. già loro allievi e professori ordinari. gonadici e surrenalici. Gianni Spera. Torsoli e nel 1991 al prof. Nel 1988 la direzione dell’Istituto di Clinica Medica II è passata al prof. Di Mario con i collaboratori e specializzandi nello scalone centrale del Policlinico. rispettivamente nelle Università di Catanzaro e de L’Aquila. nel 2004 il prof. Di Mario è venuto a mancare. e quello degli ormoni steroidei. quando era direttore del Dipartimento. I proff. Nel 1998 l’Istituto si è trasformato in Dipartimento di Scienze Cliniche ed è stato diretto fino al 2002 da Negri. Umberto Di Mario e Renzo Caprilli. Marcello Negri. Gaetano Frajese. U. Carlo Conti. con Pietro Cugini ha collaborato a ricerche di cronobiologia. Vincenzo Toscano e Andrea Lenzi. Conti ed i collaboratori hanno coltivato intensamente il campo degli ipogonadismi maschili.Domenico Andreani Fig. Dalla denominazione di Patologia Medica si era passati a quella di Clinica Medica V per giungere nel 1995 a quella di Dipartimento di Fisiopatologia Medica. L’istituto di Patologia Medica .

Conti nell’insegnamento di clinica e nella direzione dell’Istituto policattedra. Francesco Sciarra nel 1990 è diventato ordinario di Endocrinologia.Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I campo andrologico ed in campo della sterilità maschile. Nel contesto delle linee di ricerca in questi settori sono stati organizzati molti convegni internazionali e sono state pubblicate monografie e resoconti di valido ed interessante contenuto. Conti e Isidori hanno pubblicato un mirabile Trattato di Andrologia17. D’Armiento ed A. Cassano. A. nel 1986 è succeduto al suo maestro prof. Conti hanno proseguito in sostanza l’indirizzo della patologia legata agli ormoni steroidei. ha sviluppato un’intensa attività andrologica specie nel settore della fertilità maschile. allievo di 187 . Nello stesso Istituto è stato accolto il prof. in cui con un gruppo di collaboratori. Il prof. Massimino D’Armiento è succeduto al prof. Mario Andreoli. Sotto la direzione di Fabbrini nel 1995 l’Istituto si è trasformato in Dipartimento di Fisiopatologia Medica. Aldo Fabbrini. Monaco. anch’egli con il ruolo di Endocrinologia. ha pubblicato un Trattato sui fondamenti di Medicina Interna20. della seminologia. Giuseppe Giunchi. ma si è occupato più ampiamente di argomenti di Medicina Interna. L’Istituto di Malattie Infettive .Dipartimento di Medicina Clinica Nel 1968 fu chiamato dalla Facoltà Medica di Roma a ricoprire il ruolo di Malattie Infettive il prof. Isidori. ha compiuto approfonditi studi sulla gonade maschile. Il prof. Pontecorvi che sono andati a ricoprire ruoli di ordinari nella Facoltà di Roma ed in altre sedi. ha curato in particolare il settore degli ormoni steroidei e della patologia surrenalica. Il prof. proveniente da L’Aquila. È stato per lunghi anni Presidente della Commissione Etica della Facoltà. Ha avuto con sé i collaboratori F. ha costituito un punto di riferimento nazionale18. Gli interessi culturali e le ricerche di tutti i collaboratori del prof. M. è stato responsabile del Gruppo di Studio internazionale sugli ormoni steroidei. che ha istituito con il CNR un efficiente Centro per le malattie della tiroide. egli si è occupato della patologia nodulare della ghiandola.Clinica medica III . proveniente da Sassari. già allievo di C. ha pubblicato un notevole Trattato di malattie della tiroide19. Aldo Isidori dal 1980 ha occupato il ruolo di ordinario di Andrologia (la prima cattedra in Italia). Andreoli dopo la sua quiescenza accademica. nel 2001 ne è diventato Direttore il prof. ove era divenuto Clinico Medico e Preside della Facoltà. Il prof.

che ha un posto di rilievo nella letteratura medica e nella didattica21. Bufano. Egli ha compiuto importanti indagini in campo infettivologico ed in medicina generale. Vullo. nel 1979 divenuto ordinario di Ematologia. F. Tra gli allievi di Giunchi e di Sorice vanno segnalati i proff. allievo di Pende. F. dotandola di moderni laboratori ed ha raccolto intorno a sé molti validi allievi. Sorice nel 1993 assumeva la Direzione dell’Istituto e poi del Dipartimento di Malattie infettive e Tropicali fino al 1995. che aveva con sé Giuseppe Papa. che era titolare di Gastroenterologia dal 1980. Sergio Amadori e Giuliana Alimena ed un folto gruppo di capaci collabo188 . il prof. E’ stato coautore del Trattato di Malattie infettive con Giunchi. ha pubblicato un importante Trattato di Patologia Medica23. Giunchi è stato un esimio clinico.S. Giunchi ha ristrutturato e rimodernato la Clinica Medica III. Quando è uscito dai ruoli è stato sostituito dal prof. per poi passare nel 1979 a quella di Malattie Infettive. che hanno occupato ed occupano ruoli di prestigio nella Facoltà. Martino. Un allievo di Giunchi. P. già titolare di Malattie Infettive a Sassari dal 1959 e successivamente a Perugia. A dirigere la Clinica Medica III fino al 1995 subentrava nel 1993 il prof. Tullio Chiarioni e Franco Mandelli. Serra. Nel 1972 Giunchi passava alla Clinica Medica III e vi rimaneva fino alla quiescenza accademica. ed un apprezzatissimo docente. S. con lui erano Pierfrancesco Ottaviani. si è distinto per l’apporto di clinica e di ricerca dato alle conoscenze delle malattie metaboliche. proveniente da Ferrara. proveniente da Bari. Aiuti. Bonomo è stato Direttore fino al 1992. L’Istituto di Semeiotica Medica e Patologia Medica . Delia. Degli allievi del prof. Livio Capocaccia. F. Bufano si è distinto in special modo Franco Mandelli.Istituto di Ematologia Nel 1958 giungeva dalla Clinica Medica di Parma il prof. chiamato fra l’altro a curare S. Gli allievi di Giunchi hanno proseguito con grande successo le premesse scientifiche e didattiche del loro maestro. De Rosa. P. si è qualificato per gli studi sull’immunità e sulle allergopatie. anch’egli della Scuola di Frugoni. nel 1985. V. Panichi. ha pubblicato un Trattato di Malattie infettive. sulle infezioni stafilococciche e sulla idatidosi22.Domenico Andreani Frugoni. Ha lavorato scientificamente sugli antibiotici. G. nel 1973 è stato chiamato alla cattedra di Malattie Tropicali ed Infettive. Michele Bufano a ricoprire il ruolo di Semeiotica Medica per poi passare alla Patologia Medica. RossiFanelli. Giovanni Paolo II. Franco Sorice. Lorenzo Bonomo.

Piccin. AA. 1995. 12.Diagnostica e Terapia. La tiroide. e coll.Univ.. Invecchiamento e longevità. Roma. TAMBURRANO G. divenuto struttura di riferimento in campo nazionale ed internazionale.. 2.. S. BALSANO F.. Il Policlinico. MENZINGER G. Delfino Editore. L. CONDORELLI L. Immunologia clinica ed allergologia. 14. ANDREANI D. e coll. 1984... Current Topics in Thyroid Research. Firenze. Vittorio Ascoli. Il Policlinico. CONDORELLI L..Le Scuole di Medicina interna nel Policlinico Umberto I ratori. particolare campo di studio è stato quello delle malattie emorragiche. BERETTA-ANGUISSOLA A. ISIDORI A. Roma. 18. SCIMONE V. (1):35.. 17. Fisiopatologia clinica della stenocardia.. U. notevole per modernità di organizzazione ed efficienza. 6. dei linfomi e delle leucemie. 1980. Sezione pratica 1916. CASSANO C. Roma. 1947.. 5. L’Istituto è attualmente inserito nel Dipartimento di Biotecnologie cellulari ed Ematologia. Cesi. Vallardi. BIBLIOGRAFIA 1. Medicina Clinica .1976. Mandelli ha creato un Istituto. 1977. 13. Medico-Scientifiche. Cesare Frugoni. 7. Roma. Roma. 1984. 16. che lo hanno reso noto e stimato nel mondo scientifico medico24. ANDREOLI M.. Le epatiti croniche. 8. 9. Torino.. Acad. INAM... 11... ISIDORI A. questo Istituto è stato corredato di un Centro Trapianti di midollo di avanguardia. Commemorazione di Guido Baccelli. 4. Padova. USES. 1965. Padova. Pozzi. connesso con il Policlinico.VV. Sezione pratica 1931:645-646. 1980. Trattato di Andrologia. Milano. 189 . Pozzi... Manuale di Terapia delle malattie endocrine e metaboliche. 15. e coll. New York. 2000.. Roma.. 3. Trattato di Diagnostica funzionale endocrinologica. CASSANO C.. TORSOLI A.. Sezione pratica 1931:1163-1168. Argomenti di metodologia clinica.. 1981. Fisiopatologia clinica del Mediastino. ANDREANI D. e coll. Pozzi. Mandelli è stato autore di una vasta e qualificata produzione scientifica. 23:221-222 e 350-353. 1992. Piccin. Press. Roma. L.. 1964.. E. Roma. Il Policlinico. Ed. Trattato Italiano di Endocrinologia. Press. Int. I contributi di Nicola Pende all’endocrinologia ed alla scienza della costituzione. FRUGONI C. DE CANDIA S. 10. SERAFINI U. 1965.. CASSANO C. La sterilità maschile. Acta medica italica 1938. Ed. ANDREANI D. MARIGLIANO V. BASCHIERI L. L. CONTI C.

1960.. Fondamenti di Medicina Interna. Torino. 1994. Treatment of elderly patients with acute promyelocytic leukemia. 2000.. LEUKEMIA (2003. 2000. Manuale Medico di Endocrinologia e Metabolismo.. ANDREOLI M. 23. Vallardi. Roma.. ORTONA L. Milano. Malattie Infettive. Milano. 22. Results of the Italian multicenter Group GIMEMA with ATRA and AIDA protocols.. Roma. 24. e coll. Il Pensiero Scientifico. 17:859). FABBRINI A. GIUNCHI G. MANDELLI F.. BUFANO M. Vallardi.. 21. 190 ..Domenico Andreani 19. Malattie Infettive. SORICE F. SORICE F. 20. Trattato di Patologia Speciale Medica e Terapia. Il Pensiero Scientifico. UTET. 1973.

LA CLINICA CHIRURGICA: LA STORIA E LA SCUOLA VINCENZO ZIPARO 191 .

Spirito. affidata ad Alfonso Ferri. Pio VII istituisce la cattedra di Clinica Chirurgica con un reparto di 7 letti per gli uomini e 6 per le donne presso l’ospedale S. Nel 1781 la chirurgia. Gli succede (1830-1834) Antonio Trasmondi chirurgo dell’ospedale di S. unita a quella d’anatomia. Giacomo ed è nominato docente di Anatomia pratica. Maria della Consolazione. sia pure solo sotto forma di esercitazioni. la direzione è affidata a Giuseppe Sisco (181530). noto chirurgo dell’epoca. nato a Bastia in Corsica nel 1748. 1 – Giuseppe Sisco sità1. Sisco. compresa la parte inenerente la Medicina legale. Giacomo in Augusta. 193 . esercitata in Roma fin dall’antichità da cerusici e barbieri con una semplice licenza.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola I primi Maestri della disciplina La chirurgia. divenuto famoso per un trattato sulle ferite da arma da fuoco e per l’invenzione di un particolare strumento: l’alfonsino o tirapalle usato per afferrare ed estrarre i proiettili dalle ferite. assume una dignità accademica soltanto nel 1539 con l’istituzione nello Studium Urbis di una Cattedra di chirurgia. il quale può essere considerato il primo professore di clinica chirurgica della nostra UniverFig. diviene disciplina autonoma insegnata da Giuseppe Sisco. S. e infine di Clinica Chirurgica. dove ha raggiunto una grande fama professionale ed una eccezionale popolarità. testimoniata anche dal sonetto che il suo amico Giuseppe Belli gli dedica alla notizia della sua morte2. La sua tomba e la relativa lapide si trovano nella navata di destra della Chiesa di San Luigi dei Francesi. compie tutti i suoi studi a Roma dove esercita come chirurgo negli ospedali S. di Medicina operatoria. Inizialmente i locali a disposizione sono modesti. Nel 1815. Gallicano e S.

21 aprile 1834. Nun ze trovava a Roma antro cerusico Che conoscessi mejo la maggnèra De crastà un galantomo e ffàllo musico. Tiggne. Nato in Sicilia a Letojanni (ME) nel 1845. nel 1872. nato a Roma nel 1823. Alla sua morte prematura (1885) gli succede il suo allievo Francesco Durante. Giuseppe Costantini (1851-1870) e Giuseppe Corradi (1870-72) che è il primo clinico chirurgo del Regno d’Italia. Corradi nasce a Bevagna (PG) nel 1830 e compie i suoi studi a Pisa e a Firenze. sassate.Vincenzo Ziparo La morte de Stramonni È morto er gran cerusico Stramonni: E lo Spedàr de la Consolazzione Nun ze po’ consolà da la passione Che je cià ffatto già pperde li sonni. Costanzo Mazzoni. La personalità di Durante è assai incisiva per lo sviluppo della chirurgia accademica romana. La sua formazione professionale è arricchita anche dell’esperienza acquisita durante il periodo trascorso alla scuola di Parigi con August Nelaton ed ottiene grande fama chirurgica nella Roma capitale del Regno d’Italia. città nella quale muore nel 1907. già dal 1879 professore di Patologia Chirurgica. a Londra da Joseph 194 . E’ il primo Presidente della neocostituita Società Italiana di Chirurgia. Oh quello era davero un omminone De studi profonnissimi e pprofonni!. all’Università di Firenze. Guariva a ttutt’e dua la scolazzione. da giovanissimo è garibaldino. da famiglia di sentimenti antiborbonici. si laurea a Napoli e completa la propria formazione scientifica e chirurgica a Vienna presso il grande Theodor Billroth. Che si ar monno vieniveno du’ monni. ricopre la cattedra dal 1872 al 1885. roggne. per due anni dirige la cattedra di Roma per poi tornare. a Berlino nel laboratorio d’anatomia patologica di Rudolph Virchow. cortellate… Annàvio da Stramonni. e bona sera: V’ereno in quattro zompi arimediate. In seguito ricoprono la Cattedra di chirurgia Bartolomeo Titocci (1835-1850).

geniale ricercatore e: … scienziato versato in tutte le materie fondamentali. come nel campo della scienza Egli ebbe la priorità nell’idea della patogenesi dei tumori e in quello chirurgico dell’operabilità dei tumori cerebrali e delle suture vasali. Rientrato in Italia nel 1872 diviene aiuto di Costanzo Mazzoni. Senatore del Regno dal 1882. passa a dirigere la Clinica Chirurgica nel 1885. Durante è un insigne operatore in tutti i campi della chirurgia del suo tempo. sulla genesi embrionaria di alcuni tumori suscita ampia risonanza nel mondo scientifico internazionale. L’ardita operazione in quei tempi in cui nessuno aveva ancora osato aprire il cranio e agire chirurgicamente su un neoplasma del cervello è una dimostrazione della completezza della sua preparazione e della sua dottrina tecnica e fisiopatologica. 3 – Francesco Durante ed il suo Trattato Lister e a Parigi nel laboratorio di Louis Antoine Ranvier. … Ma. del felice connubio che in Lui era dell’arte e della scienza4. 195 . Socio Fondatore e Presidente della Società Italiana di Chirurgia. è il Fondatore e primo Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma e dell’Opera Nazionale Invalidi di Guerra. 2 – Francesco Durante Fig. La sua interessante teoria. Nel 1873 gli viene affidato l’incarico di Patologia Chirurgica e nel 1879 è nominato Professore ordinario della stessa disciplina.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola Fig. Nel 1885 asporta con successo un meningioma. descrivendo una tecnica personale di craniotomia con lembo a sezione osteotangenziale discontinua. elaborata nel 1874. così nel campo scientifico-tecnico dell’antisepsi e dell’asepsi3.

La struttura rappresenta quanto di più moderno ed efficiente si possa prevedere in quel periodo. le corsie per gli uomini e per le donne. Nel 1888. architettonicamente simile a quello della Clinica Medica. Alla sua Scuola Romana si formano numerosissimi chirurghi di cui ben 16 sono divenuti Cattedratici in vari Atenei italiani. In esso trovano posto più ampi reparti di degenza. Sul finire dell’Ottocento le Cattedre di Clinica Medica e di Clinica Chirurgica della Sapienza sono dirette da due personalità di grande rilievo accademico e civile: Guido Baccelli. esegue un intervento strabiliante per quei tempi: sutura con successo una ferita da coltello penetrante il ventricolo sinistro. utilizza infatti l’acqua eccedente della sovrastante Fontana dell’Acqua Paola (il “Fontanone del Giancolo”). nel sotterraneo dell’edificio trova sede un’officina per la costruzione di strumenti chirurgici gestita dalla Ditta Invernizzi e. sale operatorie più moderne e laboratori per la ricerca. In questa Clinica. In 196 . La clinica viene dotata di un proprio generatore d’energia idroelettrica. proprio in tale fabbrica. uno degli allievi di Durante. gli ambulatori.Vincenzo Ziparo I suoi numerosi interventi per asportazione di tumori cerebrali contribuiscono significativamente allo sviluppo della neurofisiologia e della neurochirurgia. Sotto il loro impulso si realizza la progettazione e la costruzione del nuovo grande Policlinico Universitario Umberto I (1888). Autore di un trattato di Patologia e Clinica Chirurgica (1895) sul quale si sono istruite molte generazioni di medici. le stanze d’isolamento e le corsie per i malati infetti. si sviluppa su 3000 mq e tre piani oltre l’interrato. grande maestro di medicina e Ministro della Pubblica Istruzione e Francesco Durante. la sala operatoria. Guido Farina. alla Clinica Chirurgica viene assegnato un edificio in via Garibaldi. che si configura come un vero Istituto Clinico Universitario. la dotazione totale è di 70 posti letto. Al piano terreno sono situati la portineria. La costruzione dell’istituto L’edificio. Al primo piano una grande aula di 500 posti. i laboratori. La Clinica Chirurgica si trasferisce nella nuova sede nel 1904. anche grazie al prestigio di Durante. i vari servizi e una grande biblioteca chirurgica. la direzione con le segreterie e le stanze per gli assistenti. è realizzata la famosa pinza di Durante. fonda e dirige la sezione chirurgica della Rivista Il Policlinico. Al terzo piano vi sono le stanze per i pensionanti.

per la sua operosità riceve una medaglia d’argento ed una croce di guerra al valor militare. Alessandri durante un intervento 197 . la didattica. Partecipa alla I guerra mondiale come direttore dell’ambulanza chirurgica d’armata di Gorizia. della Società Fig. Paride Stefanini e Ulrico Bracci. la ricerca Nel 1919. è anche primario chirurgo al S. 5 – Dipinto di Roberto Fantuzzi che ritrae R. è conservato presso la Clinica Chirurgica. 4 – Roberto Alessandri Italiana di Chirurgia (1920-1939) e dell’Accademia Medica di Roma (1924-1928). si laurea presso l’Università di Roma dove diviene Professore incaricato d’Ortopedia (1900) e di Patologia Chirurgica (1902). Diviene Presidente della Società Italiana d’Ortopedia.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola essa Francesco Durante esercita il suo alto magistero realizzando la più importante Scuola Chirurgica Italiana del primo Novecento5. Tra i mumerosi suoi allievi ricordiamo Pietro Valdoni. nato a Civitavecchia nel 1867. per raggiunti limiti di età. eseguito da Roberto Fantuzzi e che rappresenta Alessandri e la sua Scuola durante una dimostrazione chirurgica. Fig. Rilevanti sono stati i suoi studi sulla chirurgia urologica. lascia la Direzione al suo allievo Roberto Alessandri. Durante. Alessandri. Giacomo e nei nuovi padiglioni Ospedalieri del Policlinico. I Maestri. Un bel dipinto ad olio. Lascia l’insegnamento nel 1938 ed è nominato Senatore del Regno nel 1939.

A soli 30 anni diviene Fig. appena fondata. In questo periodo esercita la sua attività di chirurgo come consulente presso l’Ospedale di Lanciano. ma presto reintegrato per i suoi meriti professionali. di famiglia abruzzese. decorato con la Medaglia d’oro al Valor Militare ed insignito del titolo di Conte di Valmaggiore. nato a Roma nel 1892 e laureatosi a Napoli nel 1916. Paolucci. Clinico chirurgo all’Ospedale S. dotato di brillante capacità oratoria e di grande abilità chirurgica. Dal 1940 al ‘46 è Presidente della Società Italiana di Chirurgia. nel suo Abruzzo.Vincenzo Ziparo Nel 1938 la Facoltà chiama a dirigere la Clinica Chirurgica Raffaele Paolucci di Valmaggiore. durante il periodo delle persecuzioni razziali. Si ricorda anzi che. Per questo atto eroico viene promosso Capitano medico per merito di guerra. diviene Clinico chirurgo a Napoli. partecipa alla I guerra mondiale compiendo. dove crea un’importante scuola chirurgica. Paolucci. assieme al Maggiore Raffaele Rossetti. dà un alto contributo nella chirurgia gastrica e toraco-polmonare. 198 . Nel 1925 gli viene affidato l’incarico di Patologia Chirurgica nell’Università di Bari. Orsola di Bologna. l’incredibile ed eroica impresa di affondare nel porto di Pola la corazzata Viribus Unitis. nave ammiraglia della marina imperiale Asburgica. 6 – Raffaele Paolucci con alcuni allievi Fig. Il suo allievo più illustre. Nel 1929 è nominato professore ordinario a Parma e nel 1932 viene chiamato come Clinico chirurgo dall’Ateneo di Bologna6. 7 – Pietro Valdoni Deputato e poi Vice-Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Ettore Ruggeri. Dopo la guerra è sospeso dalla Cattedra per i suoi legami con il regime fascista.

In seguito numerosi sono i suoi pazienti illustri. un eccezionale intervento di embolectomia dell’arteria polmonare con guarigione del paziente. si vanno delineando in Gran Bretagna e Stati Uniti. tra cui i due Pontefici Paolo VI e Giovanni XXIII. Nel 1948 viene eletto Senatore per il Partito Monarchico. creando ed affidando alla sua direzione la cattedra e la scuola di specializzazione in questa disciplina. che esegue prontamente una toracotomia con estrazione del proiettile e sutura del polmone. d’anestesiologia e rianimazione. Valdoni. Rientra a Roma nel 1945 come Professore di Patologia Chirurgica. L’attenzione della stampa italiana ed internazionale è tutta puntata sull’esito dell’intervento: Togliatti guarisce prontamente e la figura di Valdoni assume un’eccezionale notorietà anche al di fuori del mondo accademico e medico. poi a Modena e a Firenze. all’uscita dal Parlamento.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola forte del proprio prestigio di eroe di guerra. dopo le grandi esperienze acquisite nel corso della seconda guerra mondiale. riesce presto ad attrarre alla sua scuola i più brillanti giovani allievi da tutta Italia. aiuto di Alessandri. Togliatti. Nel 1935. La tensione politica è elevata e si temono disordini popolari. Un altro suo allievo. grande innovatore ed organizzatore. un attentato e viene colpito da un proiettile al polmone. figura umana dotata di notevole carisma. egli riesce a dare protezione a professori ebrei. ricopre lo stesso ruolo presso il Policlinico Gemelli. ordinario di Patologia Chirurgica nello stesso Ateneo. Avvia uno dei suoi più brillanti allievi. Piero Mazzoni. 199 . per la prima volta al mondo. Muore improvvisamente nel 1958. Nel 1948. nato a Trieste ancora asburgica nel 1900. Si reca spesso all’estero ed invia i suoi allievi ad apprendere in centri d’avanguardia le nuove tecniche di chirurgia toracica e cardiovascolare. Corrado Manni. in un clima politico teso. verso l’anestesiologia e la rianimazione. Valdoni è chirurgo d’eccezionale abilità ed eleganza tecnica. Valdoni intuisce chiaramente i nuovi orizzonti che. La Facoltà chiama a succedergli Pietro Valdoni. Pietro Valdoni. si forma alla scuola chirurgica romana. Nel 1938 diviene ordinario a Cagliari. I medici vicini al politico gravemente ferito decidono di condurre il paziente al Policlinico e di affidarlo alle cure del Prof. Ad assisterlo nel corso del difficile intervento è il più giovane Paride Stefanini. esegue. Segretario Generale del Partito Comunista Italiano subisce.

Valdoni ben comprende il ruolo che le moderne tecnologie diagnostiche vanno assumendo in queFig.Vincenzo Ziparo Il vecchio Istituto di Clinica Chirurgica era rimasto più o meno nelle condizioni nelle quali l’aveva creato Durante. La costruzione del nuovo edificio Valdoni. All’ultimo piano due nuove piccole aule e la casa delle suore8. all’inizio degli anni ‘60. 8 – Il “nuovo” edificio di I Clinica Chirugica gli anni e realizza all’interno della sua clinica una moderna radiologia con tre sezioni diagnostiche di cui una angiografica. un servizio d’istopatologia. uno d’endoscopia (uno dei suoi allievi. narcosi e preparazione dei medici. Nell’Istituto viene creato un servizio di medicina nucleare. ciascuna sala costituisce un’unità organica a sé stante. E’ qui che vengono eseguite le prime aortografie e splenoportografie del Policlinico. La nuova clinica comprende 4 piani di degenza per un totale di 200 letti. Quando. Contemporaneamente si procede a rimodernare e ristrutturare anche il vecchio edificio dotandolo di 3 sale operatorie -di cui una 200 . rappresenta un vero modello di funzionalità ed un vero e proprio ospedale nell’ospedale. dotata di servizi di sterilizzazione. la nuova clinica entra in funzione. ottiene dal Ministero dei Lavori Pubblici un finanziamento speciale per la costruzione della nuova clinica chirurgica che viene rapidamente edificata nello spazio retrostante ll vecchio edificio. anche per il suo prestigio personale. ricorrevano alle sue cure7. un piano operatorio con 4 sale operatorie con un osservatorio nel piano soprastante. assolutamente inadeguato per il livello di chirurgia praticata da Valdoni e per il gran numero di pazienti che da tutta Italia e anche dall’estero. Luciano Provenzale. eseguì la prima colonscopia). sul lato di via Baglivi.

Ernesto Natalini. al compimento del 70° anno. della cardiochirurgia in Italia. Al piano sovrastante una corsia di chirurgia generale denominata “Perfezionandi”. oncologica. Valdoni eccelle in ogni campo della chirurgia ed è il promotore. Enzo De Cesare a Roma. lascia 201 . con Marino Cagetti e Gianni Daniele. Nell’ala di sinistra del vecchio edificio viene creato il centro di rianimazione con un Servizio di cardiostimolazione e la prima camera iperbarica affidati a Pietro Mazzoni. due sale operatorie completamente attrezzate con proprio impianto di sterilizzazione. Antonio Lanzara clinico chirurgo a Napoli. è l’Atlante di Tecniche Operatorie pubblicato con Virno e Fornasari alla fine della sua carriera. Le degenze della cardiochirurgia sono collocate al piano sovrastante. poi a Catania. divenuto poi una vera autorità in questo campo.e di un moderno laboratorio di emodinamica e diagnostica cardiovascolare diretto da Attilio Reale. prima a Cagliari e Catania ed. Pone su solide basi tecniche e fisiopatologiche la chirurgia epatobiliopancreatica. digestiva. Paolo Biocca inizialmente a Cagliari. Sandro Tagliacozzo a Cagliari. i quali poi sono rimasti come cattedratici in quella Università al suo ritorno a Roma. infine. a “La Sapienza” come primo professore di cardiochirurgia. Viene sopraelevato un piano e creato un reparto di chirurgia sperimentale con stabulari e box di degenza postoperatoria per animali di piccola e media taglia. Gianfranco Fegiz. Benedetto Marino a Catania e poi a Roma in cardiochirurgia. Silvano Becelli. Aldo De Maria a Catania. Aldo Leggeri e Gianfederico Monti a Trieste. toracica e vascolare. allievo di Valdoni e successivamente Ordinario di cardiologia nell’Università “La Sapienza”. E’ autore di un manuale di chirurgia su cui si sono formati i medici di almeno due decenni. Nel 1970 il Professor Valdoni. Luciano Provenzale. prima di rientrare a Roma come suo successore alla clinica chirurgica. insieme ad Achille Mario Dogliotti di Torino.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola per la cardiochirurgia. altro testo esemplare per chiarezza ed essenzialità. Alla sua scuola si sono formati centinaia di chirurghi. La scuola Tra i suoi molti allievi che hanno raggiunto la cattedra vanno ricordati: Piero Tonelli clinico chirurgo a Firenze. Valdoni cura molto la documentazione iconografica con la realizzazione di un laboratorio fotografico e cinematografico nel quale sono realizzati i primi film scientifici ed un laboratorio di disegno chirurgico affidato all’architetto Vittorio Fornasari.

Chirurgia sperimentale e poi I Patologia Chirurgica (Prof. dove il Prof. Sergio Stipa). Daddi a Perugia. G.Istituto Policattedra di prima Clinica Chirurgica che occupa tutto il nuovo edificio A e parte del vecchio edificio B ed ospita nel suo interno le cattedre e i relativi reparti di: 1° Clinica Chirurgica (Prof. Gianfranco Fegiz ed attualmente Dipartimento Durante. nel quale sarà ospitata dal 1980 la Cattedra di VII Semeiotica Chirurgica del Prof. tutti diretti dai suoi allievi: . diretto dal Prof. Nel vecchio edificio rimane il reparto d’Anatomia Chirurgica (Prof. . Chirurgia pediatrica (Prof. Anacleto Cirenei. Dal 1970 al 1985 l’Istituto di I Clinica Chirurgica viene diretto dal Prof. Luciano Provenzale.Istituto d’Anestesia e Rianimazione diretto dal Prof. Mario Flammia e 202 . 9 – Paolo Biocca d’Urgenza e Pronto Soccorso. All’Istituto viene assegnata una parte del Palazzo Baleani in Corso Vittorio Emanuele. Giampaolo Piat.D.Istituto di Clinica Chirurgica Fig. Paolo Biocca). Renato Ricceri).Vincenzo Ziparo la cattedra per continuare la sua attività chirurgica nella professione privata. Carbone a Catania. prima a Cagliari e poi a Roma. poi IV Clinica Chirurgica: diretto dal Prof. Inoltre presso il III Padiglione ha sede la II cattedra di Chirurgia d’Urgenza diretta dal Prof. Pietro Mazzoni. Nel 1970 la grande Clinica Chirurgica creata da Valdoni che assommava a circa 400 posti letto. Silvano Becelli. dà vita a diversi Istituti autonomi. Felice Virno ha sviluppato un efficiente centro di prevenzione e cura dei tumori della mammella. . Allievi di Biocca sono stati i Professori: C. Sergio Stipa. I Semeiotica Chirurgica e poi IV Patologia Chirurgica (Prof. Muore nel 1976. il quale svilupperà particolarmente la chirurgia toraco-polmonare ed oncologica. clinico chirurgo a Cagliari.Istituto di II Patologia Chirurgica. Benedetto Marino e una Cattedra di Cardiologia diretta dal Prof. G. . Paolo Biocca. Enzo De Cesare). Vincenzo Stipa. Pinna.Istituto di Chirurgia del Cuore e dei Grossi Vasi diretto dal Prof. Attilio Reale. Giampaolo Piat). Ernesto Natalini. Questo Istituto ospiterà dal 1979 una II Cattedra diretta dal Prof. .

Al Prof. Licinio Angelini e Antonio Paolini a Roma. che successivamente diventerà ordinario di chirurgia presso quella Università. Nel 1986 il Prof. Lascia a Cagliari. imposta la Scuola su 203 . Nel 1999 l’Istituto si trasforma in Dipartimento di Chirurgia Pietro Valdoni e viene eletto direttore il Professor Sergio Stipa. Antonino Cavallaro e il Prof. dove in breve tempo ristruttura l’Istituto di Patologia Chirurgica. Flammia diventano professori Ordinari ed afferiscono all’Istituto. G. i suoi allievi M.2000). ha fornito grandi contributi nel campo della chirurgia colorettale ed epatobiliare. Manuele Di Paola. Ucheddu9.m. chirurgo di grande eleganza tecnica e di profonda cultura scientifica. Piat è eletto direttore dell’Istituto.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola Lamberto Aglietti a Roma. Lascia a Cagliari il suo allievo Prof. dove aveva diretto la Clinica Chirurgica per quasi 20 anni. G. Daniele e P. Nel 1984 al pensionamento del Prof. Biocca. Nel 1988 viene eletto Direttore dell’Istituto il Prof. allievo di Valdoni. Fegiz succede nella direzione dell’Istituto il Prof. Tra i suoi allievi hanno raggiunto l’ordinariato: Francesco Tonelli a Firenze. diviene ordinario a Roma nel 1967. S. il Prof. allievo dei Proff. Fegiz subentra nella Cattedra di I Clinica Chirurgica ed il Prof. Gianfranco Fegiz. nato nel 1929. E’ stato a lungo Segretario Generale e poi Presidente della Società Italiana di Chirurgia. Sergio Stipa in quella di V Clinica Chirurgica facendo acquisire all’Istituto anche il I Padiglione di Chirurgia. Stipa. 10 – Sandro Tagliacozzo Tagliacozzo (n.1926 . frequenta numerosi centri chirurgici esteri. G. Nello stesso anno il Prof. Nel 1970 diviene ordinario a Cagliari. rilevanti sono i suoi contributi nella chirurgia dell’idatidosi epatica e nella chirurgia oncologica del cancro del retto. Fegiz nato nel 1928. Sandro Tagliacozzo è chiamato da Cagliari a ricoprire la cattedra di Patologia Chirurgica già diretta da Sergio Stipa. Cagetti. Sandro Fig. Casula. Chirurgo di grande livello tecnico. che segue a Cagliari e a Catania. il Prof. Valdoni e Biocca. Rientrato a Roma in Semeiotica Chirurgica.

A. nei più qualificati centri esteri per apprendere e sviluppare nuove aree di ricerca clinica e sperimentale. dell’ipertensione portale e dei tumori del fegato. Lombardi al CTO-S. Scattone in Sardegna. Moraldi al S. Andrea mantenendo l’afferenza al Dipartimento Pietro Valdoni. Claudio Modini. Direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale. Nella nuova Facoltà si trasferisce il Prof. Altri suoi allievi sono diventati primari negli ospedali: A. P. Il Professor Vincenzo Stipa. All’inizio del II millennio nasce la II Facoltà di Medicina della Sapienza ed una parte della Scuola si sposta nella nuova sede del Policlinico S. dirige la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Toracica e il Dottorato di Ricerca in Chirurgia Sperimentale afferenti al Dipartimento. Nel novembre 2005 il Prof. Vincenzo Ziparo è eletto Preside della II Facoltà di Medicina. A. ha profuso un grande impegno nell’attività formativa dei giovani chirurghi dell’ultimo ventennio. Sodaro al Fatebenefratelli. Thau. Giorgio De Toma. Al gruppo farà capo una nuova Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale e due Divisioni di Chirurgia Generale ed un Servizio di Chirurgia Pediatrica. Convinto assertore della necessità di una stretta collaborazione tra ricerca clinica e ricerca di base. ha proseguito la Scuola del Professor Biocca. Vincenti a Napoli. A. tra cui il Prof. Camillo. Tersigni al S. organizza un moderno laboratorio di ricerca presso l’area del Castro Laurenziano.Vincenzo Ziparo rigorosi criteri metodologici creando gruppi di lavoro nei vari settori della chirurgia ed inviando tutti i suoi allievi. Giacomo. Giovanni Ramacciato e Luca Di Marzo. Clemente Iascone. allievo del Prof. dei tumori del retto ed in chirurgia vascolare. Alla conclusione della sua carriera il Professor Sergio Stipa lascia nel Dipartimento numerosi suoi allievi professori ordinari: Antonino Cavallaro. S. Natale a Grosseto e S. Vincenzo Ziparo.Eugenio. Vincenzo Ziparo con 13 tra Professori Associati e Ricercatori. Leporelli e M. Cavallaro si è dedicato prevalentemente alla chirurgia vascolare alla quale ha fornito significativi contributi scientifici e nella cui pratica chirurgica eccelle. R. Antonino Cavallaro. R. Suoi allievi ordinari sono i Professori: Antonio Bolognese che si è dedicato alla chirurgia oncologica ed è l’attuale 204 . Ha fornito importanti contributi scientifici nel campo della chirurgia dell’esofago. Direttore del Dipartimento Pietro Valdoni e Direttore della I Scuola di Specializzazione è attualmente il Prof. Giovanni Ramacciato che nel 2001 diviene ordinario. Stipa. per lunghi periodi.

che ha sviluppato alcune interessanti applicazioni tecnologiche in chirurgia oncologica.La Clinica Chirurgica: la Storia e la Scuola Presidente della Società Italiana dei Chirurghi Universitari. PAZZINI A.cit. che si è applicato alla chirurgia d’urgenza. 5. Edizioni dell’Ateneo. SPOLETINI F. Roma. 8. op. pp. pp. Roma.... p. Arti Grafiche Cossidente. Bollettino e Atti della Reale Accademia Medica di Roma 1935.cit. VIII (2): 193-198. pp. 78-79. 4. Francesco Durante. Piero Chirletti. Compresi i sonetti rifiutati. Edizioni Scientifiche Romane. 1972.. SANTORO E. gli abbozzi e tutte le note dell’autore per la prima volta pubblicati integralmente. Roma. 1961. 1985. ALESSANDRI R. Tutti i sonetti romaneschi. 2. p. FELICI A. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. op. PAZZINI A.72-75. Newton Compton editori. Istituzioni e ordinamenti. Discorso commemorativo tenuto nell’Aula della Clinica Chirurgica. 2000. Storia e Cronache della Chirurgia Italiana del XX Secolo. Roma. DI MATTEO G. Roma... Roma. nota 1. Società Editrice Universo. 61-68.176.. Il Giornale di chirurgia 1987. Cento anni di chirurgia. 3. CAGLI B.204-205. (a cura di). LXI (1-3): 138. ALESSANDRI R. 7.. 1983. Chirurgia a Roma dalle origini ai giorni nostri. pp.. 207. 137.. p. 6. La Storia della Facoltà Medica di Roma. BIBLIOGRAFIA 1. (prima pubblicazione 1964). 1980. Il Policlinico Umberto I di Roma. Giuseppe Gioacchino Belli.. Istituto di Storia della Medicina. personaggi e strutture della chirurgia romana al Policlinico Umberto I nel periodo 1935-1985.. Angelo Di Giorgio. Vicende. STROPPIANA L. STROPPIANA L.. RAGNO L. 9. 205 . Vol I.

CENT’ANNI DI POLICLINICO: LA CHIRURGIA GIORGIO DI MATTEO 207 .

8. Antonio Trasmondi10 (1830-1834). che consisteva in origine in un corso biennale post-laurea: Giuseppe Sisco9 (1815-1830). Giacomo per la Clinica Chirurgica13. alla fine. riesùmano una bolla di Eugenio IV6 (1431-1447) che vietava il ricovero di donne a S. L’applicazione di questa riforma dell’insegnamento medico. sotto l’occhio vigile ma discreto di Leone X. riducono l’insegnamento universitario in poche stanze dell’Ospedale per di più esposte agli straripamenti del Tevere. ma fino al 1876 continuò a funzionare anche l’Archiginnasio vaticano e si ha documentazione di una “Clinica Chirurgica” per qualche tempo ospitata negli Ospedali delle Zoccolette e Fatebenefratelli12. Dal 1815 si succedono nell’insegnamento della Chirurgia. Nel 1870. Spirito. con la presa di Roma. Nel ’70 si passa dai pontifici “Collegi dottorali” alle Facoltà e viene fatta una convenzione con l’Ospedale di S.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia I primi anni dell’insegnamento Fare la storia del Policlinico in questi ultimi cento anni significa in gran parte fare la storia dell’insegnamento medico moderno a Roma. Le prime Scuole Mediche nacquero e si svilupparono negli Ospedali1. incontrò forti resistenze anche sotto altri aspetti. ormai di diritto entrati in carriera. ispirò e fece realizzare un programma adeguato per l’assistenza sociale. provvide a trasformazioni e a restauri edilizi affidati all’architetto Francesco Azzurri che era già intervenuto nell’ospedale Fatebenefratelli. che fu in seguito regolamentata efficacemente da Leone XII (1823–1829) nella bolla Quod Divina Sapientia omnes docet (1824)7. non prestarono più servizio di assistenza diretta in corsia -com’era d’uopo per essere ammessi quali discenti. niente di meno. crea corsi di insegnamento “ufficiali” per le materie cliniche e istituisce una Clinica Medica a S. dove Leonardo da Vinci aveva ottenuto. per esempio provocò una clamorosa protesta della deputazione degli Ospedali perché i giovani chirurghi. il permesso di fare notomia2. Giacomo che consisteva in 7 letti uomini e 6 letti donne5. Nel 1815 Pio VII3. Questa iniziativa determina una forte opposizione dei Primari che. gli Ospedali romani sotto un’unica direzione. sulla scia delle modernizzazioni napoleoniche4. Spirito e. Giuseppe Costantini11 (1851-1870). nel 1850. Nel 1872-73 la Facoltà di 209 . Per motivi organizzativi e di funzionalità Pio IX riunì.costringendo l’amministrazione a formare e a reclutare infermieri. Bartolomeo Titocci (1835-1850). Spirito ed una Clinica Chirurgica a S. prevalentemente nell’Ospedale di S. già nei primi anni del ‘500. l’istruzione universitaria passa al Regno.

Questa proposta. nei pressi del S. 6 incaricati14. decorosi e moderni spazi e con larghe attrezzature per la ricerca sperimentale. che fu il primo clinico chirurgo dell’Università Regia (con due reparti di 16 letti ciascuno. che prevedeva un Policlinico di 1200 letti. per uomini e donne). Non meno vivace fu la discussione sul conto della Clinica Ostetrico210 . 10 incaricati. al Gianicolo. vagheggiò la fondazione di un Policlinico per rendere organico l’insegnamento. esaminò richieste ed opzioni. stabilì che le sole cliniche prescritte dagli ordinamenti universitari vi si fossero dovute comprendere. Pantaloni. L’esigenza della costruzione E’ interessante leggere la relazione finale di questa Commissione15 (costituita da Galassi. Lanzi. come l’altra di Benedetto Viale . oltre che a una nuova organizzazione degli studi superiori di medicina. Pasquali – relatore – e Businelli) che. nel fabbricato c’era anche una “casa di salute”. cioè un reparto di assistenza privato in cui i malati sostenevano una spesa giornaliera. manifattura tabacchi e lanificio. Nel sotterraneo del cosiddetto “Istituto Chirurgico” si trovava la prima officina per strumenti chirurgici dell’Invernizzi. non ebbero seguito per diversi motivi. Toscani. suo successore.clinico medico . Giuseppe Corradi. più vasto il materiale dimostrativo. sifilocomio. 8 straordinari. facile e coordinato l’accesso degli studenti. Nel 1888 la Clinica Chirurgica si trasferisce in un edificio di Via Garibaldi 44. Mazzoni. partendo dalla esigenza riconosciuta che una nuova direzione venga data all’insegnamento delle varie parti della medicina in modo che agli studiosi verrà risparmiato non poco disagio cui oggi sottostanno per l’eccentriche e troppo sparpagliate ubicazioni delle cliniche. Con l’avvento del Regno si avvertì la necessità di provvedere. Gallicano. a una diversa e più congrua sistemazione delle Cliniche. nel 1885 di 25 professori – 11 ordinari. Finalmente Guido Baccelli – Ministro della Pubblica Istruzione – stila nel 1881 una Convenzione Governo – Comune di Roma sul documento di una Commissione di studiosi per un Policlinico con vasti. tanto più che il professore di Clinica Dermosifilopatica da tre anni lavorava in una troppo modesta abitazione borghese presa in fitto in via Luciano Manara. Bastianelli.e la prima di Baccelli (1874). già convento. 3 straordinari.Giorgio Di Matteo Medicina consta di 31 professori di cui 18 ordinari. in modo da sopperire alla funzione dell’Ospedale S. dissertò sull’opportunità di stabilirvi anche una clinica dermosifilopatica più adatta all’insegnamento del sifilocomio di imminente attuazione. Gallicano16.

al fine di creare un unico. Ministro) e come Scuola avrebbe avuto i suoi anfiteatri. dovessero essere comprese nel Policlinico…. anche umanistica. obbligatorie per disposizione dei regolamenti. E’ doverosa. A conclusione la Commissione accettò che tutte le attuali cliniche. dell’area dove il Policlinico attualmente sorge. dove più facile appariva lo smaltimento delle acque. le sue stanze per esperimenti. a questo punto. di vocazione politica solidaristica per concezione sociale. di profonda cultura. i suoi laboratori. Ne conseguiva che il Policlinico sarebbe stato un ricovero ospedaliero ma pure una vasta Scuola (siccome dichiarava nel suo discorso l’On. viene scelta solo in un secondo tempo la zona di Castro Pretorio. Nel 1883 l’architetto Giulio Podesti vince il concorso per il progetto. ritenuta più salubre. come accennato. Come ministro della P. il 19 gennaio 1888. 1 – Guido Baccelli grande complesso per l’insegnamento 211 . instancabile negli interessi e nelle espressioni. definitiva. 50 a quello di oculistica ed altrettanti a quello di dermatosifilopatica e per ultimo 60 all’ostetricia e ginecologia. sollecitò e fece eseguire importanti sistemazioni archeologiche e culturali e. Fig. Ad una prima indicazione di costruire il Policlinico al lato SudEst della 2ª zona dell’Esquilino segue la scelta. infine si considerò l’utilità di avere più vicino il “Campo Varano” ai fini di un trasporto tempestivo e rapido dei cadaveri per l’inumazione in modo da scongiurare la possibilità di infezione.I. Fu due volte ministro della Pubblica Istruzione e una volta ministro dell’Agricoltura. ma lo deve in seguito radicalmente modificare perché. moderno nelle acquisizioni scientifiche. si pone la prima pietra in presenza dei Reali. Fu un insigne clinico medico. geniale nelle intuizioni e originale nelle risoluzioni. le sue macchine – insomma tutta la suppellettile scientifica necessaria.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia Ginecologica che avrebbe potuto essere responsabile di insalubrità … per centri perenni d’infezione … che si diffonde con l’aria a certa distanza. Infine. di carattere fermo e reattivo. Agli ospedali clinici di medicina e chirurgia si assegnarono 150 malati per ciascuno. una breve digressione su Guido Baccelli. più isolata rispetto al contesto urbano.

000 lire. All’inizio i letti erano 1150 (350 per le cliniche e 800 per l’ospedale) e in seguito aumentarono a 1650.695. l’opera fu inaugurata nel 190218 e l’Ospedale aperto agli infermi nel 1904-1905. in particolare la Clinica Chirurgica 1. 2 – I busti di G. Il Policlinico si estendeva per circa 160.000 lire e la Patologia Chirurgica 551. il Policlinico. con diritto di prelazione di malati in tutti gli Ospedali di Roma. universitaria ed ospedaliera. 212 . 3 – Frontespizio della pubblicazione del Ministero dei Lavori Pubblici a ricordo della costruzione del Policlinico Umberto I.348. essendo stata demolita verso la fine del secolo una parte del S. Fig. Il lato maggiore del quadrilatero. a sinistra. Ma già nel 1920 l’On. Baccelli e F.400. che ben 750 studenti di medicina (su un totale di 1500) gravitavano in reparti clinici di complessivi soli 250 letti. Il Policlinico era costato complessivamente L. Giuseppe Cirincione rilevava. della Cappella del Policlinico Umberto I I lavori presero un ritmo regolare solo nel novembre del 1889. preoccupato. ospitò anche un complesso ospedaliero in base ad una Convenzione Governo-Commissione degli Ospedali del 28/2/189819.000 metri quadrati di cui solo 10. La Clinica Chirurgica aveva 80 letti. fece realizzare il Policlinico17. Vi operavano due amministrazioni differenti. Durante sull’arco trionfale della cappella dell’Ospedale. Spirito per la costruzione dei muraglioni fluviali. Infatti.Giorgio Di Matteo della medicina. inizialmente concepito come istituzione universitaria. Fig.000 coperti dagli edifici. 18. Prof. La sua immagine è affrescata insieme a quella di F. Durante affrescati sull’arco trionfale.

I Maestri. la ricerca Giuseppe Corradi20 tenne la direzione della Clinica Chirurgica dal 1870 al 1872. quando. Gli successe Costanzo Mazzoni. intento a prestar soccorso ad un infermo. Senatore del Regno. Fig. combattente della guerra franco-prussiana. suo Maestro.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia corrispondente alle mura di Belisario. Durante si trasferì al Policlinico dall’Istituto Chirurgico del Gianicolo nel 1905 e vi svolse un’attività chirurgica molto intensa e varia che sta alla base della sua ben nota produzione trattatistica23. Nel 1920 Roberto Alessandri succede a Francesco Durante. e insegnando così – come scrisse Baccelli – non solo a vivere ma anche a morire22. anch’egli perfezionato all’estero. 4 – Costanzo Mazzoni (a dx) con un suo collaboratore Fu convinto assertore della chirurgia scientifica. la didattica. se ne tornò a Firenze. per ragioni famigliari. Per ragioni di “ventilazione” le Cliniche Ostetrica e di Malattie Infettive con la lavanderia furono poste rispettivamente agli angoli Nord-Est e SudEst del complesso. Egli guida una folta schiera di allievi ed elabora per la 213 . Fin dai primi tempi del funzionamento l’amministrazione lamentò deficit economici preoccupanti tanto che già nel 1908 lo Stato fu costretto ad assumersi il carico di ripianare i debiti. A Mazzoni succede come Professore Straordinario di Clinica Chirurgica Francesco Durante. era di 561 metri. Morì improvvisamente nel 1885. di Ascoli Piceno. ricoprì la carica di Presidente del Consiglio Superiore di Sanità del Regno. chirurgo di gran perizia (si era perfezionato a Parigi) e fervente patriota (si era battuto con Garibaldi alla difesa di Roma)21. da dove proveniva.

anche i padiglioni ospedalieri. La burocrazia subito lo sommerge. radiologia diagnostica e radioterapia. cinque di terapia. quale è il programma che volete svolgere. Come si vede. veniva inaugurato l’Istituto di Radiologia costituito da dieci sezioni di diagnostica. laboratori. nello stesso periodo. di biblioteca. Difatti. 5 – Busto di Francesco Durante spondeva a quello della Clinica Medica.000 lire (coperta al 50% dall’allora Regia Università). laboratori ed ambulatori. di una sala operatoria principale e di una accessoria nell’aula delle lezioni. firmate dopo ogni lezione. invece. di 90 letti. un reparto operatorio.era già stato Professore di Istologia ed Embriologia -. al giorno d’oggi. parlare col voi. derivarono in seguito l’aspirazione e la politica delle Cliniche universitarie a mantenere la propria indipendenza operativa che però. Raffaele Paolucci. Alessandri aveva curato in modo particolare l’autonomia organizzativa della propria clinica e probabilmente da quel modello. per le esigenze diagnostiche e terapeutiche. a getto continuo mentre nelle altre Università dove ero stato non ne ricevevo che nel numero di due o tre all’anno: non dare la mano. non sprecate la carta. chi furono i vostri nonni. per una spesa complessiva di 3. già si centralizzava. sala sperimentale. Questa dispone. quante lezioni avete impartito. proveniente dalla Clinica di Bologna. Ad Alessandri succede. nel 1936. due corsie di degenza. Qualcun altro. che d’altra parte corriFig.Giorgio Di Matteo disciplina una rigorosa interpretazione scientifica . date assicurazioni. affermazione di una via italiana al razionalismo strutturale. cui facevano capo. contemporaneamente alla nascita della Città Universitaria. chi avete sposato.500. nel 1938. Commenta infatti con queste parole il lavoro informativo-amministrativo: Dal rettorato circolari su circolari. equidivisi tra uomini e donne. quale è l’attività cui vi dedicate principalmente? Pare che a que214 . persegue moderne formule organizzative e cura l’ampliamento della Clinica. contrasta con il concetto di centralizzazione dei servizi. sotto la sua direzione. quanti figli avete. museo anatomopatologico.

della tiroide e delle paratiroidi. succede . In realtà egli era dotato di un eccezionale temperamento chirurgico che fece di lui un abilissimo operatore. che diventerà Patologo e Clinico di Napoli. Durante. e questo merito di guerra pesò negativamente sul giudizio chirurgico che di Lui all’inizio si diede. Scalzi. Bosellini. suo allievo. capostipite di una fiorente Scuola tuttora in espansione prestigiosa. F. Patologo Chirurgo a Roma dal 1946-’47. D’Urso. dermatologo. E qui conviene fare qualche cenno sull’insegnamento di Patologia Chirurgica nell’ateneo romano. oratore affascinante. Nel dopoguerra Paolucci sperimentava l’amara sospensione temporanea dall’insegnamento per motivi politici. meglio. Ordunque la necessità di un intenso impegno al giorno d’oggi necessario per dirigere a Roma un Istituto o. la corazzata Viribus Unitis. Dal 1920 l’insegnamento 215 . scrittore. C. Nel Regolamento del 22 ottobre 1908 la Patologia chirurgica sperimentale dimostrativa fa parte di un gruppo di materie che comprende la Clinica Chirurgica. infine anche uomo politico ma non mercante della politica25. Mazzoni. Paolucci aveva affondato a Pola. F.Pietro Valdoni. della milza. Umana. ammiraglia della flotta austriaca.in Clinica Chirurgica . G. protagonista di alta cultura. P. Pancioni. la Semeiotica e la Medicina Operatoria. Dal 1902 al 1920 era stato patologo Alessandri. un Dipartimento universitario. A lui si debbono la prima iniziativa e la più vasta casistica di chirurgia polmonare in Italia. Per tre anni la cattedra è tenuta da Ettore Ruggieri. A Paolucci. nel 1918.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia st’ultima domanda il Prof. scomparso improvvisamente nel 1958 a 66 anni. replicasse così: l’attività principale consiste nel rispondere alle vostre circolari24. una grandissima esperienza nella chirurgia dello stoFig. che abbiamo già visto clinico dopo il 1920. 6 – Raffaele Paolucci maco e dell’intestino. vibrante di contenuti ideologici. trova radici lontane e profonde. la prima operazione con successo sulla fistola congenita tracheoesofagea e notevoli ricerche sperimentali. Fu uomo di grande disciplina interiore. Nel 1870-1871 questa materia aveva preso il posto della chirurgia theoretica che esisteva nell’Archiginnasio Pontificio ed era stata insegnata successivamente dai professori G.

C’è stata al Policlinico una Scuola Ospedaliera. Valdoni allarga le potenzialità recettive e funzionali dell’Istituto. A questo punto si innesta una citazione particolare. operatore esperto e capace. Questi rapporti non si esauriscono nel senso di una semplice coabitazione qualche volta sofferta e discorde. Si dedicò in modo particolare allo studio dei tumori sostenendo che la chirurgia era. dotato di non comune intuito scientifico. nella cui struttura ha sede anche la Clinica Otorinolaringoiatrica. Chiusa questa parentesi torniamo alla Patologia Chirurgica. per primo. In Patologia Chirurgica viene chiamato da Pisa il Prof. la Patologia Chirurgica. che nel 1959 diventa Clinica Chirurgica. nel futuro.Giorgio Di Matteo della Patologia Chirurgica dimostrativa viene assunto da Giovanni Perez che amplia e migliora l’Istituto (studiato da Gaspare D’Urso). appunto. ma si esaltano in fasi di cooperazione produttiva e di competizione tecnico-professionale di alto livello. sviluppo e diffusione dei tumori con altre terapie non cruente. primario al I Padiglione. si sdoppia la Clinica Chirurgica. della Patologia Chirurgica. Dopo Perez essa viene retta brevemente per incarico da Giacomo Giangrasso. fino a quel momento. dando l’incarico a Rosario Pandolfini (dal ’37-’38 al ’39-’40) e poi a Vittorio Puccinelli (dal ’40-’41 al ’43-’44). la chirurgia comunque avrebbe rivestito un ruolo terapeutico essenziale. nel 1964. come può apparire da un esame superficiale e contingente. fondatore di una Scuola Ospedaliera che produsse una cultura pratica d’alto livello. perché Valdoni succede a Paolucci. l’unico mezzo terapeutico valido. A metà degli anni sessanta si raggiunge il massimo della recetti216 . Angelo Chiasserini. dà un impulso dominante alla costruzione del nuovo edificio della Patologia Chirurgica inaugurato nel 1958. poi è chiamato da Firenze Pietro Valdoni. presiede la Società Italiana di Chirurgia. almeno per gli stadi non avanzati di malattia. Vittorio Puccinelli27. sdoppia. ma sottolineava che. Stefanini a favore del quale. Perez dà all’insegnamento un prevalente indirizzo teorico-dimostrativo. Su tutti si staglia il profilo indiscusso di Raffaele Bastianelli. Gli ospedalieri hanno espresso grandi personalità chirurgiche come Lucio Urbani. cioè dei rapporti fra Chirurgia universitaria e Chirurgia ospedaliera al Policlinico. esalta tutti i campi della moderna chirurgia promuovendovi parallelamente la ricerca scientifica e adeguandovi la didattica. per la sua epoca. ufficialmente sancita dalla convenzione del 1937 con i primari “aggregati clinici”26 e con gli sdoppiamenti. primario al I Padiglione. La concezione di Bastianelli non era assolutista ed egli stesso prevedeva la possibilità di poter dominare.

ma neanche in quegli anni si potè comunque realizzare la corrispondenza adeguata e moderna tra richiesta didattico-dimostrativa e offerta strutturale e funzionale. Montesani. era stato professore ordinario prima a Perugia poi a Pisa ed infine. E’ un chirurgo di eccellente esperienza professionale e molteplici interessi scientifici. Alcuni Allievi della Scuola insegnano o hanno insegnato in altre 217 . Paride Stefanini. Lezoche. Vincenzo Speranza. Valdoni e la sua Scuola vengono ricordati ampliamente. impegno costante di aggiornamento. passione di iniziative. Negro. F. dei trapianti). Manlio Carboni. come Valdoni. A. allievo di Alessandri. fonda le due Università libere di L’Aquila e di Mogadiscio. Alfani e P. dall’anno accademico 1959-1960. M. E. dopo una Fig. Procacciante. oltre che generale (chirurgia toracica. P. Anticipa i tempi della moderna chirurgia. in questo volume. assume la direzione della Patologia chirurgica di Roma: nell’Università di Pisa rimangono i Suoi allievi Mario Selli e Massimo Ermini. Franz Rizzo. da Vincenzo Ziparo. Il Prof. Pappalardo. Costante Ricci in chirurgia toracica. Speziale in chirurgia vascolare. Basoli.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia vità effettiva e della funzionalità delle Cliniche Universitarie con 653 letti di chirurgia generale e 95 di urologia con un indice di occupazione che sfiora il 100%. innovatore e vigoroso propositore organizzativo. Giorgio Ribotta. Simi. Basso. F. G. Con queste sue qualità e con gli impulsi che gli provengono dal carattere inquieto e brillante realizza la promozione chirurgica specialistica. G. alla chirurgia dei trapianti. anch’egli. Giacomo. F. Ulteriori generazioni della Sua Scuola vedono al Policlinico N. allarga e caratterizza il suo “Istituto Policattedra”. ha una visione originale degli attuali sistemi didattici. vascolare. dà un’impronta inconfondibile del suo pensiero all’insegnamento universitario. Certamente si era fatta molta strada dai tempi dell’Ospedale S. Molti suoi allievi diventano professori ordinari della Facoltà: Guido Castrini. 7 – Paride Stefanini proficua parentesi ospedaliera a L’Aquila. C. Raffaello Cortesini. Paolo Fiorani e Fabrizio Benedetti Valentini in Chirurgia vascolare. Mennini. D. Berloco. Coloni in chirurgia toracica. è Presidente della Società Italiana di Chirurgia.

Martinelli. Francesco Vietri. Pistolese (chirurgia vascolare). in questo caso. professore di chirurgia pediatrica a Londra. Mineo (chirurgia toracica) nell’Università di Tor Vegata. N. Massimo Monti. Agostino Pierro. Giovanni Marcozzi. raggiungevano l’ordinariato anche i Proff. Enrico De Antoni. prima Semeiota quindi Patologo e Clinico Chirurgo. allievo di Martinelli. Antonio Cancrini jr. Fra gli allievi del Prof. direttore dell’Istituto di IV Clinica Chirurgica dal 1985 al 2000. anche del Prof.Giorgio Di Matteo università e facoltà romane: C. R. diretta da V. Adriano Redler. Vanni Beltrami. Dal gruppo di Di Matteo derivano numerosi allievi che hanno raggiunto la cattedra di chirurgia generale nella Facoltà Medica della Sapienza: Francesco Paolo Campana. Casciani.. è professore e Direttore nel Dipartimento di Scienze Chirurgiche e Tecnologie Mediche Applicate “Francesco Durante”. Paolucci) che prestigiosamente hanno tenuto l’insegnamento a Roma ricordo in particolare il Prof. Angelo Filippini. cui si devono il forte impegno per la costruzione dell’edificio di III Clinica Chirurgica e la formazione accademica di un folto gruppo di professori ordinari che hanno insegnato nella nostra Facoltà medica: Giorgio Di Matteo. generalmente più giovani accademicamente. Arullani al Campus Biomedico. E. sono professori in altre università italiane. Rendina (chirurgia toracica) nella II Facoltà – Ospedale S. Valdoni (e. Nella IV Clinica Chirurgica. Filippo Custureri. Giovanni Galassi e Marcello Bezzi. Andrea. 8 – III Clinica Chirurgica (attualmente Dipartimento di Silvio Messinetti. Scienze Chirurgiche) Alberto Montori. 218 . A. Vincenzo Martinelli. recentemente chiamato a Roma dalla nostra Facoltà. C. Alberto Berni. direttore dell’Istituto di Clinica Chirurgica III dal 1985 al 2001. Gentileschi. Fig. Altri. Giampaolo Zelli.

di ricercatori e di primari ospedalieri a Roma (A. F. A. il IV Padiglione Fig. Marcozzi.Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia Altri professori della Scuola hanno avuto destini diversi: Achille Lucio Gaspari all’Università di Tor Vergata. oggi Dipartimento di Scienze Chirurgiche. Carlo Marchegiani. di spazi e di attrezzature per la didattica e per la ricerca) e un insediamento a Palazzo Baleani come laboratorio di attività accademiche organizzative e di ricerca. Giuseppe Mocavero in anestesiologia all’Università di Trieste. La sede “storica” e “centrale” di questa Scuola è l’originario Istituto di III Clinica Chirurgica. Gidaro. in visita alla III Clinica Chirurgica. Campana. G. Cancrini senior urologo all’Istituto dei Tumori. (di circa 50 letti. Salvatore Stella. la chirurgia oncologi- 219 . L’Istituto è stato diretto fino al 1985 dal Prof. dal Prof. Gli interessi scientifici. Sacco. R. metodologici e tecnici della Scuola si sono sviluppati in diversi campi della chirurgia. Antonio Napolitano. Nei primi anni ’90 sono stati acquisiti all’Istituto altre due strutture. quindi. Luciano Corbellini. nel tempo. dotato di tre camere operatorie. Morabito chirurgo vascolare al San Camillo. 9 – Francesco Cossiga. già Clinica Urologica. derivati dal nostro gruppo. Prevalgono ricerche e casistiche riguardanti l’endocrinochirurgia. Innocenti. P. a colloquio con il Prof. Zechini chirurgo generale al Policlinico e all’Ospedale Pertini) e fuori Roma. Di Matteo ospedaliero del Policlinico. è stato progressivamente dotato di autonomi. eccellenti servizi. Di Matteo e. Si aggiunga a questi una schiera molto numerosa di professori associati. dal 1985 al 2001 dal Prof. ampio ed attrezzato edificio (attivato nel 1967) capace di circa cento letti di degenza che. Nicola Picardi. Presidente della Repubblica. all’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti. C’è inoltre un’ulteriore generazione di professori. che insegnano attualmente nell’Università di Chieti: G.

Chirurgia Vascolare. fra i primi ad essere costituito nel Policlinico e che si deve prevalentemente al Prof. Chirurgia Digestiva. De Antoni Segretario Generale della S. la chirurgia della mammella e plastico-ricostruttiva. in particolare Filippini. la chirurgia endoscopica: un buon impulso ha avuto. Un centro di documentazione scientifica. generali e specialistiche di grande valore per ricerche. Altri hanno anche assunto ruoli ed impegni rappresentativi ed organizzativi accademici. Redler è stato Presidente del Consiglio ed Assessore della Regione Lazio. Lo spazio a disposizione non mi consente di tracciare in particolare l’origine. la chirurgia urologica. Molti Docenti della Scuola. la chirurgia laparoscopica. nel Policlinico. è condizione decisiva di vitalità”. societari. su indicazioni della Facoltà. e Presidente del Corso di Laurea specialistica in Medicina e Chirurgia “B”. alcuni Dottorati e Corsi di alta formazione. Queste succinte cronache si concludono con la considerazione che. Montori è stato Presidente della Società Europea di Chirurgia Endoscopica. alla nascita ed allo sviluppo del Polo Pontino della Sapienza svolgendo in quella sede il loro insegnamento ed anche alcune qualificate attività chirurgiche. nelle diverse espressioni culturale e professionale si è sempre perseguita una “ricerca di equilibrio tra tradizione e innovazione che. si basa su un imponente archivio iconografico di casistica e comprende anche numerosissimi film di tecniche chirurgiche. la chirurgia biliare. ricostruito e ristrutturato ma non così intensamente da stravolgerne l’impianto originario28. di quelle discipline chirurgiche che già negli anni ’30 avevano assunto legittimamente un’autonoma identificazione. Giorgio Palazzini. nel Policlinico.Giorgio Di Matteo ca dello stomaco e del colon-retto. operanti da decenni. la chirurgia vascolare. politici.C. hanno fortemente contribuito. lo svolgimento ed il progresso. In questi 50 anni nel Policlinico si è costruito.I. Per la chirurgia il periodo da noi tratteggiato rappresenta un passaggio storico cruciale per l’evoluzione dei metodi e delle tecnolo220 . didattica. pubblicazioni e divulgazioni chirurgiche. la microchirurgia. Di Matteo ha rivestito le cariche di Segretario Generale e di Presidente della Società Italiana di Chirurgia e dell'Eurosurgery. quella polmonare. tre Scuole di Specializzazione: Chirurgia Generale. Di Matteo e Messinetti sono stati Prorettori vicari della Sapienza per lunghi periodi di tempo. per le istituzioni culturali. Sono presenti nel Dipartimento. fin dai primordi.

1990. 8. Roma. STROPPIANA L.. AA. Tutti al Policlinico. 1985. Realtà e prospettive. BELLI A. R. Giuseppe Via. I chirurghi nel palazzo. Istituzioni e Ordinamenti. p. Saggio dell’Istituto Clinico Romano di medicina esterna. 1824. Bio-bibliografia di Storia della Chirurgia. It. Roma. Marini. L’Università di Roma. De Romanis. Roma.. voglio concludere in questa sede con un’emotiva riflessione29. MATRONE T. 1868. Ed. La nuova sala Amici nell’ospedale Fate-bene Fratelli all’isola Tiberina.. DE ANGELIS P. (a cura di). 1985. per le nuove concezioni didattiche. Brevi illustrazioni ai busti dei medici celebri posti nell’attico dell’arciospedale di S. Roma. con un impegno operativo spesso di prim’ordine. Tip.. 4. Roma. per gli incessanti cambiamenti organizzativi. Stab. Ateneo. Soc.. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. SISCO G. CANEZZA A. 7. Ed. AZZURRI F. Sono sicuro che non verranno meno questi sentimenti nonostante le difficoltà. Stabilimento Poligrafico per l’Amministrazione dello Stato... L’insegnamento delle discipline anatomiche nell’Università degli Studi La Sapienza di Roma. Edizioni Universitarie Romane. Roma. Roma. DI MATTEO G.VV. Roma. Arti Grafiche Cossidente. hanno sempre cercato di onorare il loro lavoro con un grande senso di filosofia morale e sociale. BENEDETTO da Alatri.. 9.. “La Sapienza per Roma”.. 1948. L’insegnamento della medicina negli ospedali di Roma. 5. PAZZINI A. La “Sapienza” romana nel settecento. Fratelli Quatrini.XI. 1933 .Cent’anni di Policlinico: La Chirurgia gie. Boll. 1834. Roma.B. Spirito in Sassia. 1865. I luoghi della Sapienza. A. 1981. AA. MUNAFO’ G. Roma. Airone. Roma. La Facoltà di Medicina e Chirurgia de la “Sapienza” negli anni 1984 – 1989.. Ed. 2.. Più che con un elenco di opere. 2005. Selegrafica 80. Roma.. le rarefazioni e i sussulti giornalieri e che la coscienza dei doveri formativi e assistenziali guiderà e conforterà sempre l’impegno professionale di tutti. 1927 – anno VI. CAVALLOTTI C. Il Policlinico Umberto I di Roma. voci e leggende di Archiatri Pontifici. d’altra parte ben conosciute. BIBLIOGRAFIA 1. 10. Roma. 221 . ZAPPOLI A. Ad Antonio Trasmondo lettera del Dott. Viterbo. DI SIMONE M.. STROPPIANA L. Gli Ospedali di Roma e le Bolle pontificie. medici e non medici. 1980... Roma. Bagatto libri. Chir. 11(3). Tip. Cosmopolita. 1990. 1948. Menicanti. Tip. con una scrupolosa riflessione epistemologica.VV. 1950. Storie. Ateneo. Gli arcispedali di Roma. 6. 3.

I e II). 1871. PAOLUCCI R. di V. 19. PUCCINELLI V. 1938. Tip di G. 13. Enciclopedia scientifica monografica italiana del XX secolo (voll. 1873. 23. Fratelli Palombi. Officina di fotoincisione Ospizio S. op. Cappelli. RESOCONTO STATISTICO degli Ospedali di Roma per l’anno 1865. Menicanti.le arch. Tip. Falerone. MAZZONI C.cit. RELAZIONI e NOTIZIE intorno alla R. STROPPIANA L.. nota 8. MARGARUCCI O.. Anno primo e secondo di Clinica Chirurgica nella R. Guido Baccelli. Il mio piccolo mondo perduto. 2000. Dei Fratelli Romani. op. Roma. Bompiani. 29.. AA. op. op. Zucchi. cit. Ricordo della costruzione del Policlinico Umberto I. Roma. 21. Gangemi. Accademia Medica di Roma dalla fondazione fino a tutto l’anno 1884. Piano di ristrutturazione del sistema urbanistico ed edilizio del Policlinico Umberto I... BACCELLI A. Stab. cfr. nota 9.. cfr.. Menicucci. 17. Policlinico Umberto I. Cappelli.. 1873. 28.. 1866. DI MATTEO G. op. 1890. nota 25. 25. 16.. Bologna. Milano. cit. Medici insigni italiani antichi moderni e contemporanei nati nelle Marche e loro contributi clinico-scientifici. 1934. Sunto statistico delle malattie chirurgiche curate nel ven. Roma. Ufficio Speciale del Genio Civile di Roma. MDCCCCII. 222 . cfr. cfr.le di S. 18. 27. Roma. Roma. Via. Roma. 1938... STROPPIANA L. Vicende. 1865. Università di Roma.cit. LA RELAZIONE del Sig. 26..Giorgio Di Matteo 11. nota 17. NATALUCCI G.. 20. Personaggi di rilievo ed episodi nell’esercizio professionale di un chirurgo a Roma. GIORDANO D. 1947. Michele. Pratica chirurgica. 24.. cfr. 12. cit. Università di Roma Scuole e Istituti scientifici annessi.VV. 15.. BACCELLI A. Stabilimento Civelli.. Tip. Roma.. cfr. SISCO G. ALBITES G. DI MATTEO G. nota 9.. op. Stabilimento Tipografico del don Pirloncino.. Bologna. Brioschi al Ministro Correnti sopra le condizioni materiali dell’Università romana riveduta da un Romano. nota 2.. MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI.. personaggi e strutture della chirurgia romana al Policlinico Umberto I nel periodo 1935-1985. Giacomo in Augusta durante tutto l’anno 1864. 14. Il Giornale di Chirurgia 1987. 8:193-198. Tipografia Fratelli Centenari. 1956. 22. cfr. Commend. Estratto del giornale il Buonsenso. Roma. Roma. 1940.. Chirurgia. INDICE decennale dei lavori pubblicati dalla R.. CANEZZA A. op. SISCO G. nota 5. cit.cit.

LA CLINICA OSTETRICA E GINECOLOGICA ANTONIO PACHÌ 223 .

sancendo così l’indispensabilità di una stretta collaborazione tra ostetrici e pediatri. cinque camere per le malate infette. I Maestri. 1907-1908 grazie ad Ernesto Pestalozza. 2 sale parto. 1 – Pianta dell’Istituto di 1° piano. ed ognuno di detti corpi doveva far capo ad una grande aula centrale ad anfiteatro che costituiva il fulcro del “sistema didattico-assistenziale”. Il fabbricato per il ricovero delle gestanti aveva 12 letti. Quattro erano i dormitori per le allieve ostetriche corredati di stanze per i servizi e di una biblioteca. nel 1932 la Clinica Pediatrica fu realizzata a parte con diverso disegno.La Clinica Ostetrica e Ginecologica L’esigenza della costruzione Quando nel 1888 si dette luogo alla progettazione esecutiva per la costruzione del Policlinico Umberto I. la direzione sanitaria e gli ambulatori. a quel tempo Titolare della cattedra di Clinica Ostetrica e Ginecologia dell’Università “La Sapienza” di Roma. stanze soggiorno e servizi. aveva una capacità di 56 posti letto 2. invece.a. Le puerpere erano ricoverate nella corsia al Fig. con felice intuizione. docente dal 1905 al 225 . un anno dopo la sua morte. preziosi furono i suggerimenti per la realizzazione dell’edificio di Clinica Ostetrica e Ginecologica forniti da Ercole Pasquali. refettorio. ed iniziò a funzionare nell’a. Successivamente. La nuova clinica Ostetrico-Ginecologica. mentre al 2° piano era organizClinica Ostetrica-Ginecologica zato un reparto a pagamento. La scuola di Perfezionamento di Ostetricia e Ginecologia fu istituita nel 1906. alla sua inaugurazione. la didattica. I tre reparti erano collegati ad un fabbricato sporgente. per le gestanti e per le puerpere. Il progetto di Pasquali prevedeva la realizzazione di tre distinti corpi di fabbrica1: per la ginecologia. era anche previsto un attiguo edificio per la Clinica pediatrica. con un’aula capace di ospitare 120 studenti. Nel primitivo progetto1. l’attività di ricerca Ercole Pasquali unì la sua opera di docente e di Presidente della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia all’impegno della direzione del Bollettino trimestrale del Reale Istituto Ostetrico e Ginecologico di Roma ed alla pubblicazione di numerosi articoli.

Fondò la rivista La Ginecologia. della quale scrisse una memoria per celebrarne i primi trenta anni di attività. soprattutto per le correzioni degli spostamenti di posizione dell’utero e per il prolasso. Egli diede all’insegnamento e alla ricerca un indirizzo fisio-patologico. dove si era laureato nel 1884 e dove. alla sterilizzazione coattiva. creata nel 1927. alla cui organizzazione diede un contributo basilare3. molti dei quali si inserirono come docenti in altre Università e nelle scuole per Ostetriche. contribuendo ai progressi della tecnica chirurgica. nato a Milano nel 1860. La scuola aveva carattere eminentemente pratico e durava un anno. I suoi laboratori furono ristrutturati e dotati di moderne apparecchiature per ricerche sierologiche.Antonio Pachì 1934. Fu Senatore del Regno e per due volte Presidente della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia. sempre più articolata. Nel 1895 venne chiamato a Roma. essa riuscì a formare centinaia di allievi. Era contrario alla limitazione delle nascite. man mano veniva creando. 2 – Busto di Ernesto Pestalozza 226 . dopo aver diretto la cattedra di Genova nel 1891 e successivamente quella di Firenze nel ’92. chimiche e fisico- Fig. era stato allievo di Alessandro Cuzzi all’Università di Pavia. Pestalozza intuì per primo che la causa del corion-epitelioma era da ricercarsi negli elementi ovulari e diede un notevole contributo alla dottrina delle autointossicazioni gravidiche. nel 1889. Ernesto Pestalozza. Nel 1927 la Clinica Ostetrica del Policlinico Umberto I venne ampliata e la sua ricettività portata a 100 letti. che successe al Pasquali. Si dedicò. cercando di interpretare i ritmi biologici nella evoluzione della gravidanza. agli studi dell’anatomia dell’utero in gravidanza e durante il parto. agli interventi inutilmente demolitori e fu uno degli ispiratori dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia. in particolare. aveva conseguito la libera docenza. altri invece furono assorbiti nelle strutture sanitarie e di ricerca scientifica che la Società.

Parimenti venivano regolamentate anche le Scuole di Perfezionamento nelle varie discipline ed i Diplomi con la qualifica di Specialista. N. Lipsia e Buenos Aires. Inoltre furono istituiti reparti radioterapici all’avanguardia per quei tempi e fu migliorato l’isolamento delle pazienti infette. una presso la Clinica Ostetrica del Policlinico Umberto I e l’altra nel centro storico di Roma nel quartiere Trastevere presso la Maternità Savetti rimasta attiva fino agli inizi degli anni ’60. della Società Ostetrica di Edimburgo e di quella belga di Ostetricia e Ginecologia. 227 . (Opera Nazionale Maternità ed Infanzia) che nella sua attività di Senatore. (tra cui anche quello di Ostetricia e Ginecologia) che erano nati come enti culturali e si erano costituiti grazie all’associazione di professori e liberi docenti di cattedre affini e complementari. Pestalozza fu relatore a congressi internazionali della specialità. oltre a quelle di Monaco. Nel I Congresso di Ostetricia Sociale nel 1919 tracciò una sintesi dei problemi della tutela della salute della madre e del figlio che sostenne sia nelle direttive dell’O. Parimenti si mostrò contrario all’aborto per ragioni eugenetiche. con un atto pubblico. Pestalozza è stato il primo professore romano a creare intorno a sé un vera Scuola e dare un personale indirizzo alla ricerca scientifica. ritenendolo immorale. poiché riteneva che nessun medico potesse seriamente garantire. Fu avverso alla sterilizzazione a scopo eugenico e riteneva che il cosiddetto miglioramento della “razza” si sarebbe meglio potuto raggiungere mediante un adeguato perfezionamento sia fisico che morale. membro dell’Accademia di Medicina di Parigi. lo stato di salute dei coniugi. data la latenza di alcune malattie come la blenorragia e la sifilide al tempo molto comuni.La Clinica Ostetrica e Ginecologica chimiche. Dimostrò che con una più larga applicazione della laparotomia era possibile ottenere la sopravvivenza del feto anche in presenza di gravi viziature pelviche contro il parere di chi indicava l’aborto come unica soluzione del caso. M. sostenendo che era prematuro applicare alla specie umana i postulati di una scienza troppo nuova e non ancora sufficientemente sperimentata sugli animali. e parimenti fu anche contrario all’obbligo del certificato medico prematrimoniale. Budapest. I. orientandola alla sperimentazione. Nel 1924 il nuovo Statuto Universitario definì la regolamentazione di quegli istituti. Si oppose all’aborto per ragioni economico-sociali. Alle dipendenze della Clinica furono create due Guardie Ostetriche permanenti. Fu anche autore delle voci riguardanti l’ostetricia nella Enciclopedia Treccani.

Ha ricoperto la carica di Ispettore Superiore dell’O.N.Antonio Pachì Pestalozza morì il giorno di Natale del 1934 ed a riconoscimento dei suoi meriti gli è stata intitolata una strada di Roma. con gli uomini al fronte. Il 3 giugno Kesserling diede ordine alle truppe tedesche di ripiegare oltre Roma e il 4 giu228 . La guerra in Etiopia. Gaifami era nato a Como nel 1883. genitale. Per primo in Italia realizzò il taglio cesareo sul segmento inferiore dell’utero4. sui polipi cervicali.M.I ed è stato membro del Consiglio Superiore di Sanità e Presidente della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia dal 1936 al 1939 e dal 1942 al 1944. le ricerche di istologia placentare. Notevoli i suoi lavori di anatomia patologica fetale. Paolo Gaifami. si era laureato a Padova nel 1907 ed aveva conseguito nel 1915 la Libera Docenza sotto la direzione di Pestalozza. che aveva portato alle “sanzioni” ebbe come effetto la chiusura dell’Italia in un nazionalismo cupo che non riguardò soltanto gli scambi economici con l’Europa e l’America. nella zona Boccea. Roma visse in quella primavera del ’44 uno dei momenti più drammatici della sua storia. era facile immaginare. in questo caso. Che cosa sarebbe successo se i tedeschi avessero deciso di difendere Roma? Quale funzione. Evacuata dai tedeschi Cassino il 17 maggio. Gaifami si è interessato dei problemi di legislazione sanitaria ed ha chiesto una chiarificazione dei diritti professionali degli specialisti in Ostetricia e Ginecologia. i rilievi sulla reazione deciduale della mucosa della portio. sulla T. divenuta ormai insufficiente per l’accrescersi della popolazione scolastica. nessun diaframma si opponeva più tra la città e le Forze Alleate. Di grande interesse anche i suoi studi sul corion-epitelioma. esasperava i problemi delle donne e i quartieri popolari di Roma si riempirono con gli esuli dal fronte di Cassino. sui tumori dell’utero e dell’ovaio.B. sulla mola vescicolare. Oltre al contributo scientifico a favore delle madri e dei neonati. si trovò a svolgere il suo mandato di professore in uno dei periodi storici più difficili della nostra epoca. Come allievo di Pestalozza e seguace del suo credo professionale. A lui successe fin dal gennaio 1935. sulla patogenesi del distacco di placenta normalmente inserta. Quando fu chiamato alla cattedra di Roma Gaifami riordinò e ampliò la Clinica.C. Il dramma della guerra. avrebbero dovuto assumere gli ospedali. ma condizionò nel nostro Paese anche la ricerca scientifica. un ostetrico della stessa scuola. che aveva già trascorso sedici anni nella Clinica Ostetrica di Roma ed era stato poi chiamato a dirigere la Cattedra di Sassari nel 1923 e successivamente quella di Siena nel ’24 e quella di Bari nel ’25. sugli aspetti istologici del cancro dell’utero in gravidanza.

Fig. Un busto di bronzo lo ricorda ai ginecologi italiani all’ingresso dell’Aula Magna della Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico Umberto I. anno in cui tornò alla Clinica Universitaria. mentre gli ultimi “panzer” partivano dalla stazione di San Paolo. Numerose le sue pubblicazioni sia di anatomia che di fisiologia ostetrica. 229 . 4 – Paolo Gaifami In quei giorni drammatici si scelse di risolvere la “successione Gaifami” utilizzando forze disponibili all’interno dell’ambiente universitario romano.La Clinica Ostetrica e Ginecologica gno. era nato nel 1890. come supplente. 3 – Busto di Paolo Gaifami Fig. Paolo Gaifami morì sotto il bombardamento di Roma del 14 marzo 1944 mentre si trovava nel quartiere di San Lorenzo nei pressi dell’Università. Successivamente Assistente degli Ospedali Riuniti di Roma fino al 1922. le prime “jeeps” della 5° Armata Americana entrarono a Porta San Giovanni. era stato assistente volontario dal 1915 al 1919 nella Clinica Ostetrica e Ginecologica di Roma. alla quale rinunciò per dirigere l’Istituto di Maternità degli Ospedali Riuniti di Roma nel quartiere Monteverde. si era laureato a Roma nel 1914. Fu infatti chiamato alla direzione della Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico Umberto I. “figlio d’arte” dell’ostetrico Arturo Bompiani. prima in qualità di Assistente e successivamente di Aiuto. Di notevole importanza il suo Trattato di Ostetricia rivolto sia agli studenti che agli specializzandi. Nel 1936 diresse la Clinica Ginecologica di Palermo e nel 1937 vinse il concorso per la Clinica di Sassari. Bompiani nel 1925 conseguì la Libera Docenza. Roberto Bompiani. Bompiani morì giovanissimo a soli 57 anni5.

propagandandoli sia tra gli ostetrici che direttamente tra le partorienti6. prepararsi ad affrontare un periodo di prevedibile sviluppo demografico. sotto i bombardamenti. si rese subito conto che era necessario riempire i vuoti lasciati dalla guerra. della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Perugia. Introdusse in Italia il parto pilotato ed istituì corsi di psicoprofilassi. prima incaricato e successivamente ordinario. Si perfezionò quindi in Ostetricia e Ginecologia. fu chiamato alla Cattedra di Roma. Nella ricerca scientifica. modificando acquisizioni già date per certe. la preoccupazione di non essere lasciato indietro. Emilio Alfieri. Nel 1927 Cattaneo seguì il suo maestro. egli si trovò all’avanguardia. Egli diede un reale contributo 230 . Le ricerche di Cattaneo. dopo la tragica morte. Fu Assistente volontario nella Clinica OstetricoGinecologica di Pavia dal ’19 al ’22 e successivamente nel ruolo di Assistente effettivo e quindi in quello di Aiuto. Egli fu. nel 1945. Nella lotta contro il cancro dell’apparato genitale femminile fu un caposcuola ed organizzò centri di diagnosi precoce. Partì per il fronte come ufficiale medico. di Paolo Gaifami e la breve supplenza di Roberto Bompiani. 5 – Luigi Cattaneo sulla necessità di controlli urologici in ginecologia. precorrendo anche in questo i tempi. apportarono un reale contributo alla conoscenza della fisiologia fetale e lo collocano tra gli antesignani della moderna medicina fetale. che si stava trasferendo all’Università di Milano per sostituire Luigi Mangiagalli. Nel ’45. riallacciare sul piano culturale i contatti con gli altri Paesi. un tenace sostenitore del parto naturale. dove rimase fino al raggiungimento della pensione nel 1960. Era nato a Vellozzo Bellini in provincia di Pavia.Antonio Pachì Quando Luigi Cattaneo arrivò alla Cattedra di Roma. portò Cattaneo ad accelerare i tempi e. Richiamò per primo l’attenzione Fig. in alcuni casi. discipline che andavano sempre più acquisendo carattere chirurgico. dove restò dieci anni. inoltre. Nel 1928 conseguì la libera docenza in Clinica Ostetrica e Ginecologica e nel 1935 fu nominato Direttore. illustrando le sindromi urologiche di interesse ginecologico e insistendo sulla distinzione tra sintomi urologici e sintomi ginecologici. limitando l’uso del forcipe e denunciando l’abuso del taglio cesareo.

contro il parere di quelli che. presente in quegli anni. gli esami citologici e la colposcopia. Si prevedeva. da eseguirsi su un caso clinico specificandone la diagnosi e la terapia. tra “vaginalisti” ed “addominalisti” ed affermò che: La standardizzazione è nefasta in chirurgia (…) il clinico.La Clinica Ostetrica e Ginecologica alla ginecologia operativa e nella cura del carcinoma cervicale fu sostenitore di un intervento chirurgico totale. tecniche operatorie che lui descrisse nel 1958 nella pubblicazione Basi della cura radicale del cancro del collo dell’utero. era solito praticare l’isterectomia addominale radicale. tra le altre. apprezzavano l’originalità delle sue ricerche. quest’intervento. Nel 1956 fu ripristinato. e la Legge divenne operante nel 1957. Tuttavia. anche una prova di Clinica Ostetrica. all’Università di Roma. con personale adeguatamente preparato ad operare dalla selezione dei donatori fino alla preparazione delle unità da trasfondere. oltre a sopperire alle esigenze della Clinica. a quei tempi preziosa rarità. Fu creata una nuova biblioteca. di volta in volta. così anche le sue lezioni erano sempre affollatissime di studenti e specialisti che. seguendo il metodo di Wertheim. La sala operatoria di Cattaneo era frequentata oltre che dagli assistenti e dagli studenti anche da chirurghi provenienti da tutta Italia e dall’estero. quella via che potrà apportare i migliori vantaggi. di emotrasfusione. oltre alla chiarezza dell’esposizione. Anche la sala operatoria fu radicalmente trasformata e dotata di impianto di condizionamento dell’aria. sospeso durante gli eventi bellici. almeno per un certo periodo. la Clinica Ostetrica del Policlinico Umberto I venne dotata di nuovi reparti per la roentgenterapia. solo per il gusto di indulgere a virtuosismi. di urologia e di cardiologia. Sotto la direzione di Cattaneo. ampliò. In particolare il servizio trasfusionale. Cattaneo si inserì con piena autorevolezza nella vivace polemica. l’Esame di Stato. preferirono il trattamento radiante. fu anche messo in grado di effettuare le exanguino-trasfusioni ai neonati nei casi di immunizzazione da Rh molto frequenti a quel tempo prima dell’avvento della profilassi mediante la somministrazione della gammaglobulina specifica. In caso di cancro del collo dell’utero. non seguì mai la strada dei grandi interventi demolitori. di fronte alla realtà vivente dei casi con tutte le loro varietà adotterà. 231 . dotato di nuovi esemplari il museo anatomopatologico e creati all’interno della Clinica stessa servizi autonomi di anestesia. asportando anche le ghiandole linfatiche pelviche. come chirurgo. anzi.

Il 6 novembre 1960. Nel breve volgere del tempo trascor232 . con voto unanime della Facoltà. così come era avvenuto per altre discipline. di lasciare una sua precisa impronta8. indussero la Facoltà. 6 – Luigi Cattaneo in Aula Eugenio Maurizio. Notevole diffusione ebbe il suo Manuale di Clinica Ostetrica e Ginecologica per il quale nel 1961 ebbe il riconoscimento del premio Marzotto7. già direttore della Clinica Ostetrica di Genova. però. chiamato dall’Università di Bari e a Wladimiro Ingiulla. La spiccata personalità di entrambi i docenti. Con Maurizio si chiuse un modo di essere della Clinica Ostetrica romana. nato a Catania nel 1913 e formatosi alla scuola ginecologica milanese di Luigi Mangiagalli. Amreich. il cui carico diveniva sempre più oneroso per un solo titolare. All’Ingiulla. sino ad allora imperniata sulla figura di un unico Direttore. infatti. in collaborazione con Giuseppe Delle Piane e Giuseppe Tesauro diresse il Trattato di Ginecologia edito dall’Istituto Geografico de Agostini di Novara. Nel 1972. il Centro per la sterilità coniugale con annesso laboratorio per i dosaggi ormonali. non gli impedì. Il breve periodo trascorso a Roma. proveniente da quella di Firenze. attratto dai problemi della grossa chirurgia ginecologica. Nell’anno accademico 1967-68 le aumentate esigenze didattiche. fu chiamato a dirigere la Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico Umberto I di Roma Fig. la fama ed il prestigio che li accompagnavano dalle rispettive sedi di provenienza. a scindere l’insegnamento in due cattedre affidandole rispettivamente a Giuseppe Valle. Maurizio sviluppò con particolare interesse l’aspetto sociale della sua disciplina dedicandosi soprattutto al settore della endocrinologia ostetrica e ginecologica.Antonio Pachì Cattaneo lasciò la cattedra nel 1960 per raggiunti limiti di età e morì successivamente a Roma il 16 febbraio 1968. nell’ambito del Policlinico Umberto I. era divenuto “vaginalista” eccelso presso la scuola di I. consigliarono la suddivisione in due dell’Istituto. ma egli non ebbe il tempo per riorganizzare la clinica romana sul modello di quella che aveva lasciato a Firenze a causa delle sue non perfette condizioni di salute. Organizzò. venne affidata la Direzione del I Istituto. Egli fece parte del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e fu Presidente della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia dal 1962 al 1965. Ginecologo di fama internazionale.

lo portò a gestire il I Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica con competenza ed originale capacità. che lo mantenne fino alla chiamata. impegnandosi in ricostruzioni scientifiche originali su temi monografici. Dopo solo tre anni. dovette abbandonare la direzione dell’Istituto per motivi di salute ed al suo posto la Facoltà affidò il temporaneo incarico della Direzione a Luigi Carenza. onde sopperire alle aumentate esigenze didattiche. il suo grande e costante interesse per la Storia della Medicina lo ha portato a scrivere su diversi argomenti di ostetricia. del quale aveva affrontato tutti gli aspetti clinico-organizzativi. Quell’anno è passato alla storia come l’anno della contestazione giovanile che. nelle sue mani. Uomo di vasta cultura. tecniche che. quando la Facoltà decise di scindere l’insegnamento in due cattedre. Per seguire l’evoluzione storica della Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico Umberto I è necessario riallacciarsi alla chiamata nella Facoltà di Roma di Giuseppe Valle nel 1968. È stato Presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia dal 1977 al 1980 e. In un momento in cui le tecniche chirurgiche ampiamente demolitive e mutilanti iniziavano ad essere messe in discussione . Socio Onorario. Tali ricerche hanno trovato significativo riconoscimento nella nomina a Vice Presidente della Società Italiana di Storia della Medicina ed a socio di numerose Società straniere.egli aveva intuito che in oncologia ginecologica la radioterapia sarebbe stata la terapia alternativa alla chirurgia.La Clinica Ostetrica e Ginecologica so a Roma divenne punto di richiamo per giovani colleghi che volevano vederlo operare per apprendere le tecniche chirurgiche più raffinate. In campo ostetrico egli amava ripetere che la moderna Ostetricia doveva validamente impegnarsi alla soluzione del problema del dolore in travaglio di parto e la sua scuola fu la prima a sperimentare su ampia casistica il parto indolore mediante la somministrazione gamma-OH. Spinto da tale intuizione si era subito dedicato alla progettazione di un grande reparto di radioterapia dei tumori ginecologici. fino a concordare piani operativi con le autorità competenti. nel 1972. La sua formazione scientifica. L’interesse e la particolare competenza di Franco Crainz in questo campo risulta dalle numerose pubblicazioni scientifiche sull’argomento9. maturata attraverso soggiorni di studio e di ricerca presso varie università italiane ed europee. Quell’anno segnò per Crainz il ritorno alla sua città natale ed all’università presso la quale si era laureato nel 1936.a causa della mancata realizzazione dei risultati attesi . Crainz ha lascito la direzione del I Istituto nel 1983 per raggiunti limiti d’età. di Franco Crainz. apparivano di estrema semplicità. da quell’anno. nata 233 .

Lasciò la direzione del II Istituto nel 1974. Egli ha inoltre contribuito ad incrementare. confermando il prevalente indirizzo chirurgico della sua Scuola. particolarmente significativa nel campo della chirurgia oncologica. ha preparato i primi operatori degli attuali “Consultori Familiari”. Valle fu particolarmente sensibile alle esigenze culturali che si andavano delineando e che lo indussero a partecipare attivamente alle nuove proposte di trasformazione sociale. i rapporti scientifici della Clinica romana con le più prestigiose università straniere. sia nell’ambito della Comunità Economica Europea che della Federazione Internazionale per la Pianificazione Familiare (IPPF). Il secondo Istituto ha infatti finalizzato i 234 . E’ testimonianza di ciò l’ampia casistica raccolta. non limitati da aspirazioni personali. e la ricerca scientifica documentata negli Atti della potenziata attività della Società Interregionale di Ostetricia e Ginecologia e nella nuova edizione della rivista Aggiornamenti in Ostetricia e Ginecologia da lui diretta. In quegli anni di contestazione giovanile. ostetriche ed assistenti sociali. hanno avuto come obiettivo la realizzazione della funzionalità dell’Istituto e la crescita professionale di tutti i collaboratori. si diffuse in tutto il mondo occidentale. mediante l’organizzazione di corsi di aggiornamento per specialisti. portò a definire il 1968 come “l’anno degli studenti” e Valle. con le sue modalità culturalmente caratterizzanti.Antonio Pachì nei “campus” americani. L’essersi formato nella Clinica di Roma fin dal momento della laurea lo ha reso interprete delle reali esigenze organizzative ed assistenziali. ed a lui successe Luigi Carenza. Presso il II Istituto egli ha attivato uno dei primi Centri di “Pianificazione Familiare” che. per raggiunti limiti d’età. grazie alla sua capacità di intessere relazioni internazionali ed al suo impegno nel partecipare ai Congressi internazionali. La contestazione. suggerendogli l’organizzazione di due corsi “Teorico-pratici di Chirurgia Ginecologica” che ottennero un notevole successo di partecipazione anche per l’innovatrice presentazione delle tecniche operatorie allora più attuali10. si impegnò nell’attività scientifica. Le naturali doti di organizzatore di Luigi Carenza e la sua formazione universitaria e professionale alla scuola del suo grande maestro Luigi Cattaneo gli hanno consentito una costante progressione in tutte le tappe successive da giovane assistente a professore ordinario. oltre ad affrontare i problemi organizzativi del nuovo Istituto a lui affidato e la relativa strutturazione didattica ed assistenziale. stimolandolo ed aiutandolo a realizzare le correzioni strutturali effettivamente utili e necessarie. da lui stesso verificate. I suoi interessi. Tale preminente indirizzo chirurgico influenzò anche l’attività didattica.

La diagnostica prenatale si è inoltre avvalsa della collaborazione dei genetisti. all’avanguardia nel campo sia ostetrico che ginecologico. affiancandola alla moderna chemioterapia organizzata sul modello dei più avanzati Centri statunitensi. in un’ottica multidisciplinare. 235 . 7 – Luigi Carenza Obstetric and Ginecology. isteroscopia e senologia. Erede della disciplina chirurgica di Cattaneo. La realizzazione del Centro di Diagnosi Prenatale. Carenza ha continuato la tradizione della qualificata chirurgia onco-ginecologica. prelievo dei villi coriali e prelievo di sangue fetale mediante fetoscopia. ma di scuola. senza trascurare il particolare aspetto sociale e quello dell’assistenza psicologica pre e post-trattamento. ha dotato l’Istituto di uno dei primi apparecchi ecografici (KreitzCombison 2) giunti in Italia. con i neonatologi e gli specialisti delle varie discipline interessate ai singoli casi. servizi di colposcopia. che costituì l’avvio alla realizzazione nell’Istituto da lui diretto. uno dei primi in Italia.La Clinica Ostetrica e Ginecologica suoi sforzi in particolari settori di attività ultraspecialistica. Carenza. Questa sua dedizione lo ha portato ad organizzare. In campo ostetrico già nel 1975. con i quali ha mantenuto rapporti culturali e scientifici non solo personali. di un servizio di ecografia successivamente ampliato e potenziato con aggiornati apparecchi moderni e divenuto punto di riferimento per la didattica e la ricerca della patologia embrio-fetale. per lo studio delle sofisticate tecniche di indagine del DNA genomico ed inoltre. con scambi di allievi e assistenti. presso la Clinica Ginecologica del Policlinico Umberto I laboratori altamente qualificati per la ricerca oncologica in ginecologia. Carenza fu Presidente della Società italiana di Oncologia e nell’ottobre 1985 fu nominato membro onorario della American College of Fig. ha valorizzato l’attività clinico-assistenziale di tutte le forme di patologia complicanti la gravidanza conseguendo ottimi risultati sia da un punto di vista assistenziale che di ricerca11. con precipuo indirizzo alla prevenzione della patologia maligna. all’inizio della sua direzione. ha permesso di mettere a punto le tecniche di prelievo di materiale embrio-fetale mediante le tecniche di amniocentesi. avendo intuito la potenzialità della diagnostica ecografica.

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CASTELLO .GIORGIO MAGGIONI 237 .LA CLINICA PEDIATRICA MANUEL A.

L’opera fu dedicata al Bambino Gesù e prese rapidamente avvio fin dall’inizio di quell’anno4. Londra (1852) e così via2.Luigi Concetti. Nel 1896 il ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli6. Primo Cattedratico di Pediatria . I primi anni dell’insegnamento A Roma. dei bambini che frequentavano l’ambulatorio La Scarpetta. 239 Fig. dal 1890 primario di questo Ospedale e che nel 1894 aveva conseguito la libera docenza in patologia e clinica pediatrica. il primo ospedale pediatrico sorse nel 1869. nata dai duchi Fitz-James. Budapest (1839). nel 1802. per l’insegnamento. All’inizio il Concetti si valse. del quale il Concetti era stato allievo. Il 2 dicembre 1894 la sua prolusione fu dedicata a Lo stato attuale della pediatria5. gli affidò con decreto (14 dicembre 1896) l’incarico dell’insegnamento di patologia e clinica pediatrica del quale diventerà ordinario nel 1899. 1 . E’ merito del viterbese Luigi Concetti (1854-1920). sotto il pontificato di Pio IX. Berlino (1843). In Italia il primo «ospedaletto per bambini poveri» sembra esser stato quello fondato a Torino nel 1843 dal conte Luigi Franchi di Pont con la collaborazione di un comitato del quale facevano parte personalità quali Camillo di Cavour e Roberto d’Azeglio3. destinato al ricovero dei bambini solo dopo i due anni di età1. Vienna (1837). A questo ne seguirono molti altri: a San Pietroburgo (1834). per iniziativa della duchessa Arabella Salviati.La Clinica Pediatrica La disciplina Le strutture sanitarie dedicate alle cure e all’assistenza dei bambini malati prendono avvio in Europa solo a partire dagli inizi del XIX secolo con la creazione a Parigi. insieme ad un gruppo di nobildonne romane. l’aver dato inizio a Roma al primo insegnamento di clinica pediatrica con un corso pareggiato per studenti e ancora senza un reparto a disposizione. per volontà di Napoleone Bonaparte. dell’Ospedale dei bambini malati (Hopital des enfants malades). Praga (1842).

l’attività di ricerca Nell’anno accademico 1904-05 la Clinica Pediatrica fu trasferita nel Policlinico Umberto I da poco costruito e. la Regina. Il Concetti è giustamente considerato il fondatore della Scuola pediatrica romana: la sua attività fu instancabile sia sul piano clinico didattico sia su quello organizzativo. La prima pietra dell’edificio fu posta il 15 giugno 1912 con una cerimonia alla quale parteciparono il Re.Manuel A. Le lezioni erano tenute nel vicino anfiteatro della Clinica Oculistica diretta dal prof. sistemata nell’edificio di Patologia medica dove il Concetti poté attrezzare con molta difficoltà un piccolo reparto. Passeranno 10 anni prima che la Clinica. Avuto un piccolo contributo dal Ministero. Le lezioni si svolgevano nei locali sotterranei dell’Istituto di Clinica Chirurgica allora diretto dal prof. Il corso di pediatria era facoltativo e diventerà obbligatorio solo dal 1910-11. Ernesto Nathan. della quale fu presidente dal 1913 al 1920. Francesco Businelli. e dei piccoli ricoverati presso il Bambino Gesù.Giorgio Maggioni gestito dalla Società Soccorso e Lavoro con sede in Trastevere. 240 . diventasse operativa nel 1922. il suo manuale L’igiene del bambino ebbe larga diffusione. Nel 1890 organizzò a Roma il I Congresso pediatrico italiano e nel 1898. Francesco Durante e sito a Trastevere in via Garibaldi 44. due anni dopo. nel 1898-99 il Concetti riuscì a stilare una convenzione con l’Ospedale Santo Spirito che gli mise a disposizione durante l’anno scolastico una sala con l0 lettini per bambini svezzati e due culle per lattanti con letti per le madri. Guido Baccelli e varie personalità politiche. Nel rinnovare la convenzione. E’ importante ricordare che il Concetti inviava gli studenti a casa dei malati per poter seguirne il decorso e l’esito delle cure. Paolo Marconi fino alla costruzione di quella che è ancora oggi la Clinica Pediatrica7. il prof. Castello . con altri. il 6 dicembre 1920. I Maestri. la didattica. una suora e due infermieri. due anni dopo la morte del Concetti che non la poté vedere completata. provvisoriamente. Le vicissitudini della costruzione del Policlinico e dei vari reparti sono state puntualmente illustrate dall’architetto prof. il Concetti ottenne un allargamento degli spazi. a causa dei numerosi ritardi dovuti anche al periodo bellico. il sindaco di Roma. fondò a Torino la Società Italiana di Pediatria (SIP). una stanza per la direzione e una per la biblioteca dove finirà per installare un primo apparecchio radiologico insieme alla concessione di poter avere per l’insegnamento i bambini ricoverati nel reparto difterici. Alla sua morte.

gli valse il laticlavio. la direzione fu affidata all’aiuto Tullio Luzzatti per gli anni 1920-21 e 1921-22.La Clinica Pediatrica con la costruzione della Clinica non ancora ultimata. inviso al regime fascista. Proveniente dalla Clinica di Pavia. Tale attività. Francesco Valagussa e nel ‘27-28 dal prof. Frontali tenne l’incarico fino al 1958-59 quando la direzione della Clinica fu affidata. Nel gennaio 1923 fu chiamato alla direzione della Clinica Pediatrica il prof. la cattedra di malattie infettive di quell’Università. al prof. dotato anche di un reparto di chirurgia. Un anno prima. allievo di C. L’infondatezza delle accuse addebitate indusse tuttavia il ministro a trasferirlo a Napoli il 23 ottobre 1927 con l’incarico di dirigere. dal l0 gennaio 1928. già allievo di Concetti. che diresse fino alla morte. Frontali era noto anche sul piano internazionale per le sue ricerche nel campo dell’alimentazione infantile e in quello vitaminologico. Salvatore De Villa. primo ternato dell’ultimo concorso e allievo del prof. in particolare. 241 . suo aiuto. nel giugno del 1925 fu sospeso dall’incarico dal ministro della Pubblica Istruzione Pietro Fedele e fu avviata un’inchiesta a suo carico. fu chiamato da Padova dove dirigeva dal 1930 la Clinica Pediatrica. di un reparto fisioterapico e di due polmoni d’acciaio. alla direzione della Clinica di Roma il prof. Caduto il fascismo il 25 luglio 1943. per un anno. Giuseppe Caronia (1884-1977). A partire dall’anno accademico 1928-29 fu chiamato. Luigi Spolverini il quale la diresse fino al 1943. Spolverini ebbe il merito di organizzare la Clinica Pediatrica con criteri moderni corredandola di un reparto radiologico. Nel 1937 riuscì ad ottenere dagli Ospedali Riuniti la costruzione di un Padiglione pediatrico da affiancare alla Clinica. Comba della Scuola di Firenze9. alla cura e al recupero dei bambini affetti da poliomielite fondando ad Ariccia un Istituto. Orazio Malaguzzi Valeri. come la cura della pellagra. a causa di una denuncia anonima. Rocco Jemma di Napoli8. di grande importanza sociale. di un laboratorio chimico e microbiologico. Il prof. specializzato nella riabilitazione fisica e ortopedica di questi pazienti. Gino Frontali. aveva organizzato con successo il Congresso Internazionale di Pediatria a Roma. Dal 1935 lo Spolverini si dedicò. il prof. nel 1936. Sostenitore del Partito Popolare di don Luigi Sturzo. Caronia si adoperò in modo particolare per la messa in funzione della Clinica potenziando soprattutto il laboratorio e l’ambulatorio e portando i posti letto agibili a cinquanta. Il Caronia venne sostituito per il periodo 1925-27 dal prof.

oltre all’alimentazione del bambino. le Prescrizioni pediatriche e i due volumi di Lezioni pediatriche.che fu sdoppiata in I Cattedra. Castello . alla malattia da carenza caloricoproteica. Fig. Nel 1944. sono legati al suo nome alcuni sintomi quali il riflesso controlaterale degli adduttori nella poliomielite e il fenomeno oculocardiaco nella difterite.Manuel A. nello stesso tempo il Caronia mantenne anche la Cattedra di Malattie Infettive alla quale era stato richiamato nel 1935 da Napoli a Roma. Fig. e II Cattedra affidata al Frontali. Nel 1960 il prof. Le numerose difficoltà nella gestione della Clinica durante il conflitto bellico furono affrontate dal Frontali con energia e dedizione assolute specie dopo il bombardamento del 18 marzo 1944 che recò gravi danni al padiglione pediatrico.Giorgio Maggioni La sua attività didattica è documentata da numerose pubblicazioni quali le Lezioni sull’alimentazione infantile. della prima scuola elementare per bambini malati. alla cura della tubercolosi. dopo la liberazione di Roma. Arrigo Colarizi ed Emiliano Rezza 242 . il Manuale di Pediatria. 2 – Gino Frontali Fine semeiologo. L’attività scientifica di Frontali a Roma. Nella foto con il Rettore Giuseppe Ugo Papi e i Proff. che accostò come patologia al kwashiorkor africano. fu dedicata in particolare alla thalassemia. Frontali e i suoi allievi organizzarono il XXVII Congresso italiano di pediatria in occasione del quale egli fu eletto presidente della SIP fino al 1963. 3 – Visita del Presidente Antonio Segni nel 1964. il Caronia fu eletto Rettore dell’Università e reintegrato nell’incarico di direttore della Clinica Pediatrica . affidata a lui. all’interno della Clinica Pediatrica. Al Frontali si deve anche l’iniziativa dell’inserimento.che terrà fino al 195354 .

ordinario dal 1995. Il laboratorio.La Clinica Pediatrica anno della sua morte. seguita da tutti. Nella foto con i Proff. Arrigo Colarizi. dapprima diretta da Stegagno e quindi da Di 243 . La cardiologia pediatrica. che la terrà fino al 1972-73. indispensabili in pediatria. il Frontali svolse la relazione su I disturbi del ricambio idro-salino nell’infanzia. allievo del prof. Contemporaneamente Orzalesi si recò in America una prima volta a Boston. nel 1960. al quale si unì dopo poco tempo Ettore Cardi. che era rimasto a Pavia con l’incarico della Cattedra per l’anno accademico 1960-61 e che di Colarizi diventò suo primo aiuto e suo successore. sarebbe stata Fig. La genetica clinica con Vignetti e Ferrante. Alessandro Seganti insieme a Marcello Orzalesi. autori del libro sulle aberrazioni cromosomiche. che era stato suo allievo a Pavia. anticipando così la strada che. Il prof. creata da Alessandro Seganti e continuata da Vincenzo Colloridi. da Pavia. Incitò i suoi allievi a recarsi all’estero per perfezionarsi nei diversi settori della pediatria. alla direzione della Clinica il prof. Fomentò la super specializzazione dei suoi allievi. Cardi fece un soggiorno di studio a Philadelfia per approfondire la scienza dell’alimentazione presso l’Istituto di Szent Gyorgy. nel corso del XXVIII Congresso a Torino. Nei 12 anni di direzione di Colarizi la Clinica è stata ammodernata con la creazione o il potenziamento di servizi indispensabili: la radiologia pediatrica. che presto diventò una delle migliori d’Italia. Nell’anno accademico 1960-61 fu chiamato. Nel novembre 1961 arrivò Emiliano Rezza. dove aveva lavorato alla Harvard University di Boston per due anni. creando per ogni campo della pediatria delle persone specialmente dedicate. Colarizi portò a Roma una ventata di novità e snellì le procedure dei ricoveri. per due anni. ed in seguito trascorrerà altri 24 mesi a New Haven. L’ematologia. L’anno dopo. Arrigo Colarizi e Egli arrivò. sotto Giovanna Mancuso introdusse i micrometodi. vent’anni dopo. affidata a Guido Iannaccone. Giovanni Bucci tornò dagli Stati Uniti nel 1961. Spolverini. 4 – Papa Paolo VI visita la Clinica nel 1966.

che nell’anno seguente si trasferì presso la II Università di Roma “Tor Vergata” come cattedratico di Pediatria. che all’epoca costituì una novità. Colarizi si concentrarono sulla neonatologia. Nel XXXI Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria del 1966. Rezza aveva grande Fig. Carlo Imperato da Parma che sarebbe rimasto fino al 1996 e fuori ruolo fino al 1999 diventando così il cattedratico rimasto più a lungo nella Clinica Pediatrica di Roma. Imperato sviluppò lo studio delle malattie respiratorie. Alla seconda è stato chiamato nell’anno accademico 1973-74 il prof. con pubblicazioni a livello internazionale.Giorgio Maggioni Gilio è stata la prima in Italia a impiegare la vincristina nella terapia delle leucemie. ordinario dal 1980-81 . Studiò a fondo i problemi. tenutosi a Genova. L’endocrinologia inizialmente con Massimo Orsini e quindi con Brunetto Boscherini. accompagnato boratorio e una straordinadal Prof. fu affidata alla Scuola Romana la relazione sul tema Disturbi respiratori del neonato. In effetti le principali ricerche del periodo dirette dal prof. 5 – Papa Giovanni Paolo II visita nel 1995 esperienza clinica e di lail reparto di oncologia. Il suo posto è stato preso da Anna Maria Pasquino diventata ordinario dal 2000. cercando sempre la spiegazione logica dei fenomeni che affrontava. Castello ria capacità di analisi e sintesi dei problemi. Manuel A. Nel 1968 è stata creata la II Cattedra di Clinica Pediatrica alla quale fu chiamato il prof. affidato a Mario Midulla che veniva dagli Stati Uniti. creando un’equipe di ricerca clinica e di 244 . Emiliano Rezza che nel 1973. Introdusse in Clinica la reidratazione mediante fleboclisi. Castello . dei disturbi della pubertà di patologie della tiroide e della Sindrome di Turner. Il CNR convenzionò un laboratorio di virus respiratori. assunse la direzione della I Cattedra che tenne fino alla sua scomparsa nel dicembre 1985. sulla prematurità e sull’alimentazione infantile.Manuel A. con il passaggio a fuori ruolo del prof. Colarizi. Il servizio si è occupato specialmente di nanismi.

ha effettuato diversi studi di livello internazionale. oggi impiegato in tutto il mondo. il cui servizio è centro di riferimento regionale per la malattia. L’oncologia con Manuel A. le malattie metaboliche mediante un test rapido. che è stato utilizzato in toto o in parte in diversi protocolli internazionali. Bucci. di recente creazione. Dagli anni ’90 Margherita Bonamico si è dedicata allo studio della malattia celiaca. continuato adesso da Serena Quattrucci. La gastroenterologia con Ettore Cardi. E’ stato il primo Presidente della Società Italiana di Neonatologia dal 1994 al 1997. Dal 1979 al 1982 è stato Presidente della Società Italiana di Pediatria. Ha studiato per primo la pressione arteriosa sistolica del neonato ed ha descritto un metodo per il prelievo di sangue arterioso della radiale. si occupa 245 . Nel 1987 ha proposto un nuovo protocollo di chemioterapia per i tumori a piccole cellule. Insieme a Francesco Laurenti ha utilizzato la trasfusione di granulociti nelle sepsi neonatali. diventato cattedratico nel 1995. che diventò cattedratico nel 1986 insieme a Piero Vignetti. Dominici. C. Brunetto Boscherini. Dal 1997 è Segretario Generale del Gruppo Latino di Pediatria e dal 2004 Presidente dell’Accademia Internazionale di Pediatria. Cardi ha studiato specialmente la celiachia. la gascromatografia dei lipidi. Il prof. Schiavetti e C. Fomentò anche lo studio di alcune patologie gastroenteriche. che si è tenuto a Roma. Nel 1990 è stato Presidente del Congresso Internazionale di Oncologia Pediatrica. ha introdotto in clinica l’alimentazione parenterale e insieme a Rezza è l’autore della dieta per le gravi intolleranze alimentari. Clerico. Ha pubblicato un nuovo metodo di assistenza respiratoria mediante pressione positiva continua a doppia cannula. a base di carboplatino ed etoposide ad alte dosi di grande efficacia. Il Servizio vanta la più importante casistica italiana di trapianto di polmoni. Dal 1971 hanno incominciato a svilupparsi nuove sottospecialità pediatriche. con Mariano Antonelli. A. Mario Midulla e Roberto Ronchetti. Castello. Ha pubblicato con Palermo il primo studio italiano ecoencefalografico del neonato. Era stato professore di Puericultura dal 1971. Nel 1980-81 sono diventati cattedratici i Proff. Nell’anno accademico 1980-81 Giovanni Bucci assunse la direzione della III Cattedra di Clinica Pediatrica. La fibrosi cistica. con ottimi risultati. Ha formato un’equipe composta da A. coadiuvato da Marcello Orzalesi per i primi anni e da un’equipe di neonatologi. Cappelli che oltre a curare la malattia.La Clinica Pediatrica laboratorio.

cattedratica dal 1996 che è stata Presidente della Società Italiana di Neuropediatria dal 1995 al 2005. quello di 246 . il reparto di fibrosi cistica. La neuropediatria. alle sindromi neurocutanee e. quello di oncologia. Imperato e che nel 2000 è passato alla II Facoltà dell’Università di Roma “La Sapienza”. Giorgio Maggioni. convertito in Dipartimento nel 2005. E’ stata fondatrice e presidente dal 1993 al 1995 della Società Europea di Immunologia clinica e pediatrica. Asthma and Clinical Immunology l’Honorary International Distinguished fellow award. Nel 1992 ha ricevuto dall’American College of Allergy. dopo aver trascorso un periodo di tempo. prematuramente scomparso alla soglia della Cattedra nel 1988. Desiderio Lendvai ha creato e condotto il servizio per le cefalee infantili fino alla sua quiescenza nel 2005. Francesco Cozzi. dell’Istituto.Giorgio Maggioni del dolore e della nutrizione dei pazienti affetti da tumore. all’ospedale Great Ormond Street di Londra per perfezionarsi. al tema della neuroimmunologia. Centro che è stato continuato da Enzo Ferrante e. Castello . con le più moderne apparecchiature. Ha iniziato anche le ricerche sui disturbi respiratori nel sonno in collaborazione con M. professore ordinario dal 1995 è stata responsabile del servizio di Allergologia e Immunologia fino alla sua prematura scomparsa nel 2002. con Paola Iannetti. che in seguito andò all’Ospedale Bambino Gesù come primario pediatra sostituito dapprima da Ugo Ruberto e attualmente da Riccardo Lubrano. La nefrologia con Sandro Ungari. L’ematologia è stata ereditata da Giuseppe Multari e Guiduccio Ballati. attualmente.ssa Iannetti si è dedicata specialmente alle epilessie infantili. P. ha creato il Centro per la nutrizione pediatrica. sulla scia del suo maestro prof. Negli ultimi anni sotto la direzione. Sotto la sua responsabilità il Servizio si è occupato della prevenzione delle malattie allergiche in specie dell’allergia alle proteine del latte vaccino. Luisa Businco. Ronchetti ha portato alla Clinica Pediatrica di Roma lo studio della fisiopatologia respiratoria. da Andrea Vania. Ha studiato specialmente la morte improvvisa del lattante e la terapia chirurgica del tumore di Wilms.Manuel A. alla fine degli anni ’60. Ha una vasta gamma di pubblicazioni su temi della specialità. Le malattie respiratorie con Roberto Ronchetti. da parte di Castello. Armando Signoretti. venuto da Parma con il prof. La prof. Villa. di trapianto di cellule staminali e di ricerche di biologia molecolare. è divenuto il responsabile della chirurgia pediatrica dal 1969. sono stati restaurati l’aula. recentemente.

che l’anno seguente assunse con la I Cattedra la direzione dell’Istituto Fig. vennero collocati nei sotterranei dell’ala destra della Clinica Pediatrica dove rimasero fino al 1983.03 durante la cerimonia di riapertura 1983 venne inaugurato il dell’Aula Magna della Clinica. Nel 2005 la prof. Salvatore Cucchiara da Napoli e il prof. dopo il restauro nuovo Istituto in via dei Sardi (direzione. Orazio Malaguzzi Valeri. Nel 2001 sono stati chiamati a rimpiazzare i Proff.) rimanendo il reparto degenze presso le Cliniche Ostetriche. Enzo Ferrante e Laura Tucciarone. Nel il 20. L’insegnamento di questa materia fu attribuito a partire dal 196061 a una Cattedra convenzionata con l’Ordine di Malta e la direzione affidata al prof. Giorgio Maggioni. Cardi e Colloridi. Il nuovo DEA è diretto da Corrado Moretti che si dedica specialmente alla terapia intensiva neonatale e pediatrica. La vecchia accettazione pediatrica ha avuto come primari Antonio Scalamandrè. ecc. Carlo Imperato e Giorgio Maggioni. Maggioni è uno dei primi e più importanti studiosi di nutrizione infantile italiana. 6 – I Proff. Nel 1969 ne fu riconosciuto il ruolo effettivo con la gestione del reparto neonati delle Cliniche Ostetriche della Facoltà. Tesoriere della Società Italiana di Pediatria del 1985 al 1991 è stato il vero successore del Frontali.La Clinica Pediatrica gastroenterologia ed è stato creato il DEA pediatrico. il prof. con 10 posti letto per degenze brevi e sei per la terapia intensiva pediatrica. Bruno Marino dall’Ospedale Bambino Gesù.12. Nel 2002 è diventata cattedratica di Neonatologia la prof. La Puericultura a Roma. di Puericultura. Anna Maria Assensio. Nel 1979-80 l’assegnazione di un nuovo ruolo portò alla chiamata dalla direzione della Clinica Pediatrica di Ancona del prof. laboratorio. Patrizia Colarizi che ha una lunga esperienza nel follow-up dei prematuri. 247 . ambulatorio. Marzia Duse di Brescia è diventata responsabile dell’allergologia e immunologia. La direzione e i laboratori particolarmente potenziati dal Malaguzzi per l’ematologia. specie per il fattore Rh.

Il primo Ospedale infantile in Torino (1843). In: Traité de Médecine des enfants. XV (1): 30-32. Dal Tevere al Gianicolo: l’Ospedale del Bambino Gesù tra cronaca e storia. Mario De Curtis. pp. In: Dizionario biografico degli Italiani. 605-606. 2. pp. SIRONI A. I piccoli malati del Gianicolo: storia dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù. (a cura di). Orzalesi diventò in seguito primario neonatologo dell’Ospedale Bambino Gesù.. Roma. Paris. 1982. Roma. 39-48. 1998. In: Dizionario biografico degli Italiani. 1963. History of Pediatrics 1850-1950.R. per motivi di salute. Jr. Torino. Primo Supplemento. 8.. 34-37.. La prof. French Pediatrics. pp.Manuel A. BALLABRIGA A. si ritirò nel 1998. Pagine di Storia della Medicina 1971. ed. 248 . (a cura di). V. CANTANI A. NAPOLI C. Umberto I a Roma. Marcello Orzalesi per la Cattedra libera che prese il nome di Pediatria Preventiva e Sociale. Dopo un interregno durato diversi anni. New York. La Storia della Facoltà Medica di Roma. Castello . 13-15. 2001. pp. CAFFARATTO T. Roma. nel 2004 è stato chiamato da Palermo il prof. 3. 59-105. dell’Obelisco. 1980. LATRONICO N. BIBLIOGRAFIA 1.ssa Carapella. Istituto di Storia della Medicina. Roma. Istituto della Enciclopedia italiana. Bari.. 1990.. nei quali l’Istituto di Puericultura è stato diretto dai professori associati Lapi e Schwarzenberg. Baccelli Guido... Minerva Medica.L.. P. KRETCHMER N. CRESPI M. L’Istituto era passato a fare parte del Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia nel 2001. 664-666.. In: Dizionario biografico degli Italiani. Istituto della Enciclopedia italiana. Nello stesso tempo fu chiamato da Sassari il prof. Erminia Carapella De Luca che passerà nel 1988-89 alla I Cattedra. XXVII. 1961. Frontali Gino. 1934... Pazzini A. 5. Roma.M. Laterza. 1988. Storia della pediatria. 1977. Istituto della Enciclopedia italiana. In: NICHOLS B.. Roma. Il prof. 7. Introduction. Dattiloscritto redatto in occasione del restauro dell’Aula Magna della Clinica Pediatrica. BURGIO G.. BABONNEIX L. PAVAN A. 9. Caronia Giuseppe. pp. 4. pp. Concetti Luigi. MARCONI. In: Dizionario biografico degli Italiani. XXXIV. Istituto della Enciclopedia italiana..Giorgio Maggioni Nell’anno accademico 1986-87 fu chiamata alla II Cattedra la prof. MARTINELLI V. LAPLANE R. 711-713. 6. L. Il padiglione di pediatria nel Policlinico.

LA CLINICA OTORINOLARINGOIATRICA ROBERTO FILIPO .ELIO DE SETA 249 .

1881-82 fu istituita la Cattedra di ruolo di Otoiatria. il corso di Otoiatria rimaneva tra quelli “complementari” del VI anno e tra quelli “liberi” compariva un altro corso.a. tenuto anch’esso da De Rossi. dal 1898 al 1901. Era nato così in Italia l’insegnamento accademico dell’otoiatria. nell’elenco delle materie indicate senza alcuna distinzione tra quelle del Corso di Laurea in Medicina e chirurgia dell’anno 1871-72. sia pure in due corsi d’insegnamento. Nel 1877-78 l’insegnamento entra a far parte dei corsi ufficiali da conferirsi per incarico. Giovanni Calibita. prende il titolo di Otoiatria pratica e nell’anno seguente (187475) ne viene specificato il carattere di «Corso libero complementare». Clemente Emilio De Rossi fu nominato professore ordina- 251 . ma una Clinica universitaria vera e propria non esisteva ancora. nel 187374. Anche la sede non era fissa. Ancora giovanissimo. come lo stesso De Rossi lamentava in una sua vigorosa protesta al Ministro. Spirito. Nell’anno 1884-85. tutti e tre. con l’applicazione dell’articolo 96 della legge Casati. dal titolo «Laringoscopia »· Nell’anno seguente (1885-86) entrambi i corsi appaiono tra quelli complementari del VI anno ma il titolo di Laringoscopia è mutato in Laringorinologia: orecchio. Nel giugno 1891. Clemente Emilio De Rossi era nato il 10 febbraio 1844 a Mentone. Ma i locali erano insufficienti e. mancanti assolutamente del reparto clinico. all’inizio. Giacomo. fa la sua prima comparsa un corso di Otoiatria affidato a Clemente Emilio De Rossi. naso e gola erano già compresi. Spirito. finché nel 1881-82 viene istituita la Cattedra di ruolo e il De Rossi ne è nominato titolare. presso l’Ospedale di S. I locali destinati all’insegnamento di questa disciplina furono di fortuna. tale incarico De Rossi tiene anche negli anni seguenti. ma negli anni aveva subito spostamenti: dal 1871 al 1874 le lezioni si tennero due volte alla settimana nel Teatro anatomico di S.La Clinica Otorinolaringoiatrica I primi anni del’insegnamento Alla Regia Università di Roma. dal momento che non erano previsti sussidi per l’attività assistenziale e scientifica né era possibile disporre di letti per i ricoveri. quando nell’a. dal 1890 al 1898. De Rossi divenne il primo titolare della materia. Il corso. divenne il più insigne cultore italiano di otologia tanto che nel 1870 fu invitato ufficialmente a Roma per tenere alcune conferenze sulle malattie dell’orecchio. e per nulla rispondenti ad ancorché minime esigenze di pratica clinica e di insegnamento. nuovamente presso l’Ospedale di S. dal 1874 al 1890 presso l’Ospedale di S.

l’attività di ricerca Successore sulla Cattedra di otoiatria a Roma fu Gherardo Ferreri il quale assunse l’incarico della Cattedra vacante per la morte del suo maestro.Roberto Filipo . il figlio Carlo che divenne direttore del reparto specialistico Marchiafava a Sampierdarena. terranno alcuni corsi a titolo privato. nel 1905. ottenendo risultati soddisfacenti1. il corso di Clinica otoiatrica e rinolaringologica venne finalmente indicato con il titolo di 252 .Elio De Seta rio di Otoiatria e questo rappresentò un’enorme evento poiché fu il primo otoiatra a rivestire questo ruolo in Europa. oltre che per la notevole produzione scientifica. Nel 1876 De Rossi descrisse la miringotomia (effettuata già nel 1870). intervento questo che effettuò a scopo funzionale nel 1878. in seguito pubblicò studi sulla tenotomia del tensore del timpano e dello stapedio e sulla disarticolazione dell’incudine dalla staffa. per primo. Nel 1893 De Rossi fondò con Giuseppe Gradenigo la rivista Archivio italiano di otologia. Ferreri. già assistente e poi aiuto di De Rossi fin dal 1888. per conto dell’Università di Roma. l’uso del trapano a mano per aprire la mastoide in modo meno traumatico. anche per i brillanti progressi che seppe apportare alle tecniche chirurgiche in vigore a quel tempo. la didattica. l’otoscopio operatorio. La Scuola. De Carli. In quegli anni De Rossi dette vita a una Scuola molto frequentata e il suo impegno si caratterizzò. l’impiego dell’infuso di “jequizitv” per sterilizzare la mucosa infetta della cassa timpanica in caso di otiti medie purulente croniche e l’applicazione dell’elettrolisi all’ablazione dei tumori laringei. Mise in atto tecniche chirurgiche innovatrici quali: il metodo di otoplastica. De Rossi morì a Roma nel novembre 1901. il dilatatore a punto d’arresto nell’antro mastoideo. Faraci che insegnerà all’Università di Palermo. si era laureato in Medicina e Chirurgia a Roma nel 1880. nato a Cuneo nel 1856. rinologia e laringologia. Alla Scuola di De Rossi si perfezionarono diversi specialisti e tra i molti citiamo il suo futuro successore Gherardo Ferreri. Tra gli strumenti chirurgici da lui ideati ricordiamo il divaricatore ortostatico per la chirurgia mastoidea. Sotto la sua direzione. divenendo nel 1903 professore straordinario e nel 1909 ordinario. i ferri per la microchirurgia otologica. Gelasio Chiucini e Gaetano Geronzi che. Avoledo che dirigerà in seguito il reparto di otoiatria dell’Ospedale Maggiore di Milano.

inoltre la cannula a doppia corrente per le irrigazioni auricolari antisettiche continue. per lo sviluppo scientifico della disciplina e per nuove esigenze di spazio. mettendo in atto la tecnica che Francesco Durante propose nel 1904. nel 1906. la pinza curva da piccola chirurgia laringea con punte cambiabili e l’allacciapolipi laringeo. Gherardo Ferreri fu il primo otorinolaringoiatra italiano a effettuare l’intervento di laringectomia totale2. Guido Baccelli. La produzione scientifica di Ferreri fu contenuta principalmente negli Atti della Clinica otorinolaringoiatrica periodico da lui stesso fondato nel 1903. Tra gli strumenti da lui ideati vanno citati: l’abrasore laringeo ad anse nascoste. Tenne a lungo e prestigiosamente la Cattedra fino al 1929 annoverando tra i suoi allievi il nipote Giorgio. Bilancioni era nato a Rimini il 2 luglio 1881 e si era laureato a 253 . trasferì la Clinica otorinolaringoiatrica dall’Ospedale S. Era la prima volta che la Clinica otorinolaringoiatrica aveva un edificio a sé stante e il merito fu tutto di Ferreri e del ministro della Pubblica Istruzione di allora. pubblicata nel 1890. Guglielmo Bilancioni direttore della Clinica otorinolaringoiatrica dell’Università di Pisa. Ferreri morì a Roma il 22 gennaio 1929. ma da questa era completamente separata nelle sale e nei servizi. l’apparecchio per il massaggio e la ginnastica del timpano e degli ossicini. la sonda per iniezioni endotimpaniche graduate di ossigeno. Spirito al “nuovo” Policlinico Umberto I. inoltre. fu chiamato nel 1929 dalla Facoltà romana a ricoprire la Cattedra rimasta libera dopo la morte di Gherardo Ferreri. in Archivio italiano di otologia e negli Archivi italiani di laringologia. propugnando tra i primi l’istituzione dei dispensari antitubercolari. insegnamento complementare del quinto anno di corso. Si occupò a fondo. Ben presto. Gherardo Ferreri.La Clinica Otorinolaringoiatrica Otorinolaringoiatria. Apprezzatissimi furono i suoi manuali e la monografia Indirizzo pratico alla diagnosi e cura delle malattie della lingua. che vennero chiusi e trasformati in ambienti clinici. In molti argomenti egli ha lasciato una sua personale impronta. recando l’apporto della sua cultura ed esperienza. Guglielmo Bilancioni e Giuseppe Vidau. della funzione sociale della medicina. furono utilizzati anche locali non previsti nella costruzione. quali porticati e sotterranei. Nella nuova sede la Clinica fu sistemata nello stesso fabbricato della patologia chirurgica.

dei seni paranasali e dell’orecchio medio con risvolti positivi dal punto di vista diagnostico e chirurgico. ivi compreso un impianto radiologico che consentiva di intervenire sotto controllo RX.Elio De Seta Roma nel 1905. Dopo aver prestato negli anni della grande guerra la sua opera come maggiore medico. il museo anatomo-patologico e uno stabulario per piccoli animali da esperimento3. Possiamo schematizzare i principali campi di interesse: la patologia tubercolare. diresse a Roma il reparto otoiatrico dell’Aeronautica militare. la storia della medicina con argomenti 254 . 1923). Promosse un più diffuso impiego dell’esame radiologico del cranio. Organizzò gli ambienti per l’esame funzionale dell’orecchio. Furono inoltre allestite sale operatorie riservate alla bronco-esofagoscopia . nel 1913. conseguì la libera docenza in otorinolaringoiatria. inoltre. anche se i suoi progetti erano assai più vasti di quanto in effetti non riuscì a realizzare con i mezzi che aveva a disposizione. gli studi di fonetica biologica e sperimentale (La voce parlata e cantata. il reparto di radiologia. Bilancioni diede. anche la storia della medicina di cui era profondo cultore. sviluppando brillanti studi sulla funzionalità labirintica in condizioni di ipossia. 1932). notevole sviluppo all’esame radioscopico del torace. le forbici da turbinotomia e l’apparecchio per la cloronarcosi nella chirurgia dei seni paranasali. ricordiamo l’apparecchio per la transilluminazione laringea. oltre le diverse branche della specialità. laboratori di chimica e batteriologia. Si trasferì successivamente nella Clinica ORL di Roma diretta da Gherardo Ferreri dove.con attrezzature complete. Tra gli apparecchi e i ferri chirurgici da lui ideati.Roberto Filipo . Dal 1907 al 1910 aveva ricoperto il ruolo di assistente e poi di aiuto negli Ospedali riuniti di Roma.allora agli albori in Italia . Diede nuovo impulso allo sviluppo della Clinica. il laboratorio di fonetica biologica in modo che il malato potesse passare da una sala all’altra senza perder tempo e concludere rapidamente l’esame. La produzione scientifica fu notevole includendo più di 300 pubblicazioni e abbracciò. Così si limitò ad attuare gli interventi richiesti dalle carenze funzionali più evidenti. i fattori ereditari nella patologia otorinolaringoiatrica (Prime linee di una patologia dello sviluppo. normale e patologica. estendendo l’indicazione a tutte le forme di laringite cronica anche non specifica.

per la quale dette preziose indicazioni e direttive. non poteva reggere il passo delle necessità sviluppate con l’evoluzione della specialità. direttore della Clinica ORL di Perugia (1962-71). la plastica per fistole tracheolaringee. Spallanzani. Morgagni. Nel 1925 fondò la rivista Valsalva e nel 1928 pubblicò il Manuale di otorinolaringoiatria. poiché morì di infarto cardiaco a Roma nel 1954. inaugurata da Gherardo Ferreri nel 1906. i traumi del naso e delle cavità paranasali. Valsalva. Fu membro della Reale Accademia Medica di Roma e socio fondatore della Società otorinolaringoiatrica latina.la sede attuale . Domenico Filipo che. Domenico Raschellà. direttore della Clinica ORL di Palermo. Negli ultimi anni della carriera Vidau si adoperò per far iniziare. poi di Catania (1953-66) e infine dell’Università Cattolica di Roma (1966-75). La produzione scientifica di Vidau fu quanto mai varia e riguardò i più importanti problemi di patologia e clinica otorinolaringoiatrica: le malattie dell’epiglottide. audiologia ed elettrofisiologia specialistica. dopo aver diretto la Clinica ORL di Perugia (1953-62). dal 1925 al 1931 è stato assistente di ruolo e poi aiuto (1931-35) del professor Bilancioni. Corti. prematuramente scomparso. direttore della Clinica ORL di Perugia (1944-53). la patologia del setto nasale. in quegli anni fu sostituito dal suo aiuto Ettore Borghesan. Purtroppo non poté veder compiuto interamente il suo grande sogno. Ampliò e migliorò la Clinica di cui gli era stata affidata la direzione: creò nuovi reparti destinati alla foniatria. Dal 1921 al 1925 fu assistente volontario. ma da tempo si era reso conto che la struttura della vecchia Clinica. Diresse la Clinica fino alla sua morte (1954) con un intervallo. dal 1943 al ‘45. Ettore Borghesan. opera in quattro volumi. si laureò e svolse tutta la carriera universitaria presso il nostro Ateneo. Vincenzo Fortunato. la costruzione di un nuovo e razionale edificio . romano di nascita. direttore della Clinica ORL di Perugia (1939-43). ricoprirà la Cattedra di Roma. 255 . Leopoldo Fiori-Ratti. A Bilancioni successe il suo aiuto Giuseppe Vidau. di Napoli (197175) e della Cattolica di Roma (1975-83). Vidau dette vita ad una Scuola nella quale si formarono futuri cattedratici e primari ospedalieri: Donato di Vestea. all’interno del Policlinico Umberto I. Morì a Roma il 6 gennaio 1935. Scarpa). Fu nominato professore ordinario nel 1942. per motivi politici.La Clinica Otorinolaringoiatrica inerenti le scoperte in campo specialistico dei medici italiani del passato (Eustachio.che accogliesse la Clinica otorinolaringoiatrica.

Dopo la guerra entrò come assistente ordinario nella Clinica otorinolaringoiatrica dell’Università di Roma diretta dallo zio Gherardo. nato a Roma il 24 settembre 1893. Nel 1954. nel 1956 divenne professore straordinario e infine ordinario nel 1959. Nel 1947 fondò il Gruppo otologi ospedalieri italiani (GOOI) concepito come forma di tutela degli specialisti ospedalieri nei confronti dell’allora predominante potere universitario. era composto da reparti di degenza per complessivi 118 letti. Camillo di Roma (1934-54). Giovanni di Roma. primario per oltre quindici anni del reparto ORL dell’Ospedale S. belga. Nel 1950 organizzò a Roma una riunione straordinaria del Collegium Otorinolaryngologicum Amicitiae Sacrum. nipote di Gherardo e allievo della Scuola romana. fu in stretto contatto con i più illustri esponenti dell’otorinolaringoiatria di allora grazie alla frequenza assidua delle principali Cliniche e ai congressi europei della specialità4. Socio delle Società ORL francese. dell’International Broncho-Esophagological Society.Roberto Filipo . lungo il lato prospiciente viale dell’Università e posto tra la Clinica dermosifilopatica e la “nuova” Clinica urologica. L’attività clinica e chirurgica non lo allontanarono comunque mai da quella scientifica. fu nominato professore incaricato di Clinica ORL presso l’Università degli Studi di Roma. due complessi operatori. Divenuto primario del reparto ORL dell’Ospedale S. Dal 1953 al 1954 fu presidente della Società italiana di otologia. dell’International College of Surgeons. L’edificio. Si tratta dell’edificio sede dell’attuale Dipartimento Assistenziale Integrato (DAI) di Otorinolaringoiatria dell’Università “La Sapienza” di Roma che al tempo rappresentava uno dei più moderni complessi sanitari esistenti. Inaugurò nel 1955 la nuova sede della Clinica ORL nel Policlinico Umberto I che subito organizzò e perfezionò nelle sue strutture interne. austriaca e polacca. il reparto per visite ambulatoriali e dai servizi speciali quali l’otoneu256 . Conseguì la libera docenza nel 1923 e per un decennio (1930-40) fu professore incaricato di otorinolaringoiatria presso l’Università di Perugia. alla morte di Vidau.Elio De Seta Rodolfo Bormioli. Alla morte di Vidau fu chiamato a ricoprire la Cattedra Giorgio Ferreri. ubicato nel Policlinico. del Collegium ORL Amicitiae Sacrum. Giorgio Ferreri. mantenne l’insegnamento a Perugia fino al 1940. rinologia e laringoiatria e organizzò il 51° Congresso nazionale a Roma e il 52° a Trieste. il reparto radiologico. partecipò alla prima guerra mondiale come ufficiale di artiglieria e si laureò a Padova nel 1917.

l’otochirurgia. la tracheobronco-esofagoscopia. probabilmente per il fatto che allora erano ancora pochi i colleghi che avevano compreso l’importanza di lavorare in stretta sintonia con scuole estere. L’istituto già allora era dotato di lavanderia autonoma. che ciascuna branca dell’otorinolaringoiatria stava evolvendo verso una superspecializzazione.La Clinica Otorinolaringoiatrica rologia. Cancro della laringe: Chirurgia e radioterapia (1949). Tra il blocco operatorio e l’aula delle lezioni esisteva un impianto televisivo per mezzo del quale gli studenti potevano seguire gli interventi chirurgici. l’otoneurologia. Anestesia locale e anestesia generale nella tonsillectomia (1948). dette vita a due scuole. nell’ambito dell’otorinolaringoiatria italiana dell’epoca.nei tumori peritubarici. I reparti di degenza erano articolati su quattro piani (fino al 1968 il terzo piano ospitò un reparto di chirurgia generale) e i complessi operatori ubicati all’ultimo piano. il laboratorio d’analisi e gli stabulari. la microbiologia. telefoni interni e segnalazioni acustiche radio a cuffia5. Tentativi di cura dell’ozena con impianto endonasale di placenta (1949). nata nel periodo del primariato al San Camillo e l’altra universitaria. una ospedaliera. Ciascuna sala operatoria era dotata di tutti i servizi accessori e costituiva pertanto un’unità organica a sé stante. Morì improvvisamente per infarto cardiaco nel luglio del 1961. inoltre. l’anatomia patologica. Fu autore di circa 120 pubblicazioni tra le quali: il capitolo sulla chirurgia del labirinto e le complicanze endocraniche otogene nel Trattato di Chirurgia otorinolaringologica di Caliceti (1940). A lui si deve la descrizione di un sintomo – il sintomo auricolare di Ferreri . indirizzò alcuni collaboratori in differenti campi come la chirurgia plastica. l’olfattometria. la foniatria. l’audiologia con le cabine silenti. Tra gli allievi del ventennale periodo ospedaliero ricordiamo 257 . Moderne acquisizioni sulla genesi e sul significato delle due componenti del nistagmo vestibolare (1952) e ancora studi sulle neuriti ottiche di origine sinusale. Avendo intuito. Giorgio Ferreri fu. una delle più autorevoli figure di clinico e di ricercatore. L’apertura mentale conseguita grazie ai continui scambi culturali con l’estero spinse Giorgio Ferreri a fondare nel 1959 la rivista Italian general review of otorhinolaryngology edita in inglese e francese che tuttavia non ebbe la fortuna che avrebbe meritato. sulla malattia di Wegener e il granuloma gangraenescens. Alla didattica era riservata un’aula di 168 posti e una fornitissima biblioteca.

Goffredo Carfagni e Annibale Perrino divenuti tutti. primari ORL prematuramente scomparsi. Domenico Filipo aveva pubblicato circa 90 lavori scientifici. si era laureato a Roma nel Fig.Elio De Seta Edmondo Coppo.Roberto Filipo . realizzati. Michele Di Girolamo primario dal 1950 al 1970 all’Ospedale Fatebenefratelli di Roma. Vittorio Pescetti. Antonio Cerretti e Luciano Curi. aiuto anziano. metà nel periodo in cui era stato assistente e aiuto a Roma e metà nel periodo della direzione della Clinica di Perugia. Roberto Valerio e Virgilio Pinelli giunti anch’essi al vertice primariale. ma in realtà dal primo novembre 1953 fu chiamato dall’Università di Perugia a dirigere la Clinica ORL. poi primario a Rieti. per il quale l’incarico romano rappresentava un ritorno alla sede d’origine e il coronamento di una carriera iniziata quasi trent’anni prima. Ugo Bombelli primario dal 1950 presso l’ospedale San Giovanni di Roma. Allievi degli anni in cui Ferreri fu direttore della Clinica di Roma furono Lucio Coppo. Mario Modestini. 1 – Domenico Filipo 1930. aveva frequentato diversi corsi specialistici nelle Cliniche di Vienna e Parigi e nel 1938 aveva conseguito la libera docenza. Al momento del trasferimento a Roma. Di particolare importanza è la Relazione Ufficiale sui Tumori 258 . Nel 1957 fu nominato professore straordinario e quindi il primo novembre 1962 fu chiamato dalla Facoltà di Roma a ricoprire la Cattedra lasciata libera da Giorgio Ferreri. quasi in egual misura. Allievo del professor Bilancioni. fino al 1962 quando a ricoprire la Cattedra fu chiamato il professor Domenico Filipo. primari ORL dell’Istituto Regina Elena di Roma. Fu aiuto di ruolo dal 1946 al 1957. Nato a Polistena (RC) l’8 maggio 1904. direttore della Clinica otorinolaringoiatrica dell’Università di Perugia dal 1953. futuro cattedratico di Audiologia all’Università “La Sapienza”. Stelio Crifò. Alla morte di Giorgio Ferreri la direzione della Clinica fu affidata temporaneamente a Giorgio Paludetti. in successione.

Allievi che hanno conseguito il primariato ospedaliero della specialità sono stati. Tra i suoi lavori: Le micosi in otorinolaringoiatria (1961). Desiderio Passali. attualmente a Siena. le pubblicazioni sulla laringe artificiale. Luigi Bernicchi a Città di Castello. anche come coautore. 259 . diversi trattati e monografie e 47 pubblicazioni indexate. Italo de Vincentiis ha pubblicato. Alfredo Cimino a Catanzaro. Otosclerosi e stapedectomia (1974). Morì a Roma nel 1976. Antonio Luvarà a Reggio Calabria e molti altri. incrementando l’attività operatoria con particolare riguardo alla laringectomia totale per la cura dei tumori maligni della laringe e creando così una Scuola di specialisti che in Italia raggiunse livelli apicali in diverse sedi universitarie e ospedaliere6. ricoprendo la seconda Cattedra di Clinica ORL. Filipo tradusse in pratica i suoi interessi scientifici. la monografia sulla Terapia delle malattie otorinolaringoiatriche e la relazione ufficiale Le angiopatie in ORL presentata al Congresso nazionale di otorinolaringoiatria tenutosi a Firenze nel 1960. hanno suscitato particolare interesse. Nella Clinica ORL del nostro Ateneo. già direttori della prima e seconda Clinica ORL dell’Università “La Sapienza” rispettivamente. avendo Filipo sdoppiato la Cattedra. Giuseppe Archilei a Foligno. Italo de Vincentiis. Maurizio Maurizi. già direttore della Clinica ORL de L’Aquila. Vanno ricordati inoltre: il Trattato di Otorinolaringoiatria in due volumi (1967). trasferitosi a Perugia nel 1953 al seguito del professor Domenico Filipo. mantenne la direzione della prima fino al 1974.La Clinica Otorinolaringoiatrica maligni primitivi del rinofaringe presentata al Congresso nazionale a Roma nel 1950. potenziando notevolmente i servizi di audiologia e di foniatria. Le osteopatie rare in ORL (1967). Tra gli allievi di Domenico Filipo che hanno conseguito cattedre universitarie citiamo: Tommaso Marullo e Italo de Vincentiis. anno del pensionamento. rientrò con lui a Roma nel 1962. Alberto Di Girolamo. Filipo diresse la Clinica di Roma come unico cattedratico fino al 1969. direttore della Clinica ORL di Roma “Tor Vergata”. sulle ipoacusie neurosensoriali e sulle algie craniofacciali. con lo sdoppiamento della cattedra. Nel 1970. è stato nominato ordinario. sulla malattia di Ménière. inoltre. La puntura citodiagnostica linfonodale in otorinolaringoiatria (1964). Giancarlo Zaoli a Rimini. invece. poi. direttore della Clinica ORL di Perugia (1971-1987) e successivamente (1988-2005) della Clinica ORL dell’Università Cattolica di Roma.

Nel 1974. ma non profondamente infiltranti.Elio De Seta E’ stato tra i fondatori dell’AUORL (1971). L’arteriografia vertebrale in otorinolaringoiatria (1970). presso la Clinica ORL. È stato membro del Consiglio superiore di sanità e vicepresidente della Società europea di otorinolaringoiatria (EUFOS). di quella di foniatria e direttore della rivista Valsalva. Nel 1980 ha istituito. nonché delle neoplasie estese a più regioni laringee. I tumori maligni primitivi del seno e dell’osso mascellare (1974). quando Domenico Filipo ha lasciato la direzione della prima Cattedra. 2 – Tommaso Marullo e clinica dell’insufficienza vertebrobasilare (1978). sulla faticabilità e recupero della funzione uditiva.Roberto Filipo . Tra gli argomenti di ricerca perseguiti appassionatamente. vanno ricordati gli studi sperimentali sulle malformazioni dell’orecchio. quelli sulla impedenzometria posizionale. il suo posto è stato occupato dal professor Tommaso Marullo che dal 1973 già ricopriva l’insegnamento di Clinica ORL della terza Cattedra. Marco Fusetti. Tommaso Marullo è autore di 42 pubblicazioni scientifiche indexate e di numerose relazioni ufficiali presentate a Congressi nazionali delle società italiane di otorinolaringoiatria e di audiologia. inoltre le innovazioni apportate alle tecniche per la terapia chirurgica funzionale delle neoplasie maligne della regione sovraglottica. Fra le relazioni ufficiali svolte per la SIO sono da ricordare Le malformazioni dell’orecchio (1954). E’ andato in pensione un anno prima della naturale scadenza. fra le relazioni svolte per la Società italiana di audiologia quella sulla Semeiologia Fig. 260 . È stato presidente della Società italiana di otorinolaringoiatria. Tra i suoi allievi ricordiamo Giorgio Iannetti. Alberto Biserni vincitore del concorso a cattedra ORL in Clinica nel 1986. pochi mesi prima della sua prematura scomparsa. direttore di Chirurgia Maxillo-Facciale a “La Sapienza”. il reparto di chirurgia maxillofacciale. attualmente direttore della Clinica ORL de L’Aquila. sul circolo cerebrale.

fondata e diretta dal suo maestro Giorgio Ferreri. Roberto Filipo è l’attuale Direttore del Dipartimento Assistenziale Integrato di Otorinolaringoiatria de “La Sapienza” e Mario Fabiani è Audiologo nel nostro Ateneo. Tommaso Marullo è stato per nove anni membro del Consiglio Superiore di Sanità. si è spento nel maggio del 2004. membro elettivo del Comitato nazionale per le scienze biologiche e mediche del CNR. membro del Consiglio scientifico del laboratorio di neurofisiologia del CNR di Pisa. professore ordinario di audiologia. fra i primi Fig. Nel 1972 istituì presso la Clinica ORL un servizio speciale centralizzato di diagnosi e cura per le malattie allergologiche e immunologiche. Fu uno dei più convinti assertori della necessità di autonomizzare l’audiologia dall’otorinolaringoiatria e nel 1979 attivò la Scuola di specializzazione in audiologia. Il professor Stelio Crifò (1929-1980) nell’arco di tutta la carriera sì dedicò a studi di anatomia e di istologia inerenti i diversi settori della specialità e nel 1956 fu nominato dirigente dei laboratori di ricerca della Clinica ORL di Roma. Crifò è stato redattore della rivista bilingue Italian general review of otorhinolaryngology. Tra gli allievi divenuti professori ordinari. Nel 1991 è stato decorato di medaglia d’oro al merito della Sanità Pubblica. 261 .La Clinica Otorinolaringoiatrica trattamento che prevede l’eviscerazione sottopericondrale interna nel rispetto dello scheletro dell’organo. direttore della Cattedra omonima presso la Clinica di Roma ed inoltre responsabile della terza divisione ORL. 3 – Stelio Crifò in Italia. Nel 1974 fu nominato. È stato presidente della Società Italiana di Audiologia. dal 1970 fu redattore capo della rivista Valsalva e dal 1979 anche del Bollettino della Società Italiana di audiologia e foniatria. tra quelli che hanno conseguito i vertici primariali ricordiamo Paolo Bolasco a Roma (Ospedale Nuovo Regina Margherita) e Fulvio Carluccio ad Avezzano.

presidente della Società italiana di otorino-laringologia pediatrica e della Società italiana di audiologia. stava per intraprendere un triennio di direzione dell’intera Clinica ORL di Roma7. Stelio Crifò è improvvisamente deceduto il 16 giugno 1980. la monografia La puntura citodiagnostica linfonodale in otorinolaringoiatria. gli studi sul lisozima e sul muscolo vocale. socio di numerose organizzazioni scientifiche italiane e straniere. sulla granulomatosi di Wegener e sulle mesenchimopatie. Alberto Biserni era noto in campo nazionale e internazionale anche per essere stato molti anni segretario dell’AUORL e redattore capo della rivista Il Valsalva. pochi mesi prima della prematura scomparsa. La Clinica attuale Marco de Vincentiis. di particolare interesse sono gli studi sulla distribuzione dei mucopolisaccaridi acidi nella mucosa nasale. professore associato nel 1987 presso l’Università di Chieti. le ricerche di audiologia. I suoi campi di interesse riguardano soprattutto la chirurgia larin262 . Il professor Alberto Biserni (1946-1986) ricoprì l’incarico di insegnamento al corso ufficiale di Clinica otorinolaringoiatrica già nel 1979. Nel 1980 fu nominato primario del servizio di laringobronco-esofagoscopia e nel 1982 professore associato e titolare della quarta Cattedra di Clinica ORL. il capitolo Le malattie del naso sul Trattato di otorinolaringoiatria di Domenico Filipo. Sindromi ostruttive acute di tipo asmatico. Ha curato la traduzione italiana di trattati di patologia e chirurgia otorinolaringoiatrica: Ballantyne e Naumann. i capitoli delle relazioni ufficiali La tonsilla linguale. Tra le pubblicazioni. risultò vincitore del concorso a cattedra di Clinica otorinolaringoiatrica a coronamento di una particolare dedizione alla didattica e alla ricerca scientifica8. componente della commissione del Ministero della Sanità per il Servizio Sanitario Nazionale. numerosissime e ad impronta clinica e sperimentale. Dirige attualmente il Dipartimento di ORL e Foniatria Giorgio Ferreri. Tra le sue pubblicazioni sono da ricordare i lavori sperimentali sulla laringe artificiale e quelli sull’epidemiologia e la terapia chirurgica del cancro laringeo. ordinario nel 1990 e direttore della quarta Cattedra di Clinica ORL a “La Sapienza”.Elio De Seta Fu membro del comitato CNR per la medicina e biologia. Osteopatie rare in ORL.Roberto Filipo . nel pieno dell’attività clinica e scientifica. Nel 1986. mentre.

E’ direttore del periodico Nuova medicina moderna e dal 1987 della rivista Valsalva. nella stessa matera è stato chiamato dalla Facoltà nel 2000 come professore ordinario. ricoprendo il ruolo di ordinario di audiologia ed è stato nominato primario del 263 . la chirurgia plastica ricostruttiva dopo demolizioni per neoplasie maligne del distretto cervicofacciale ed altre. Giancarlo Cianfrone è professore associato di audiologia dall’82. E’ presidente del Corso d Laurea in Audioprotesi e direttore della scuola di specializzazione in Audiologia e Foniatria dal 2002. l’House Ear Institute di Los Angeles e altri importanti Centri otologici statunitensi e lì ha acquisito. Le sue pubblicazioni sono rivolte prevalentemente allo studio della neuromeccanica e micromeccanica dell’organo del Corti e alle emissioni otoacustiche sulle quali ha organizzato conferenze e simposi anche internazionali. dal 2004 responsabile della UOC di Foniatria. Roberto Filipo. Ha curato le relazioni ufficiali dei congressi nazionali della Società italiana di audiologia e di otorinolaringoiatria su: L’indagine elettroacustica nella patologia della voce (1976).La Clinica Otorinolaringoiatrica gea subtotale. la microchirurgia laser C02. ordinario nel 1990. Le sue ricerche originali riguardano i potenziali evocati uditivi del troncoencefalo e le otoemissioni acustiche. strategie cliniche e tecniche chirurgiche allora d’avanguardia e tuttora valide. Professore associato di Otorinolaringoiatria presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma dal 1982 è stato chiamato dalla Facoltà come professore di prima fascia nel 1986. Mario Fabiani. a partire dal 1971. Gli acufeni (1983) e Fisiopatologia e clinica delle vie uditive del troncoencefalo (1985). da allora è titolare dell’insegnamento di audiologia di Roma “La Sapienza”. trattamento ed evoluzione verso il carcinoma. negli ultimi dieci anni i suoi interessi scientifici si sono rivolti principalmente alla sindrome delle apnee ostruttive durante il sonno e al russamento. specialista in ORL nel 1971 ed in neurochirurgia nel 1976. ha frequentato come fellow in diversi periodi. portandole a Roma. E’ coordinatore nazionale del Gruppo di cooperazione interdisciplinare in ORL e dal 1986 responsabile scientifico della ricerca CNR su Le lesioni precancerose della laringe: tipizzazione istologica. a proposito dei quali ha organizzato due congressi internazionali a Roma. professore associato di Audiologia dal 1985.

Roberto Filipo .Elio De Seta Servizio speciale di audiologia della Clinica. La sua produzione scientifica è stata sempre rivolta elettivamente allo studio delle patologie funzionali e flogistiche dell’orecchio medio e interno e la maggior parte dei lavori si riferisce a problema- Fig. dal 1998. E’ stato direttore della Scuola di specializzazione in audiologia (1988-2001) e del corso di laurea per audiometristi fino al 2004. 4 – Laboratorio di dissezione del temporale 264 . Roberto Filipo è l’attuale direttore del Dipartimento Assistenziale Integrato (DAI) di Otorinolaringoiatria. a ricoprire la III Cattedra della Clinica ORL. È stato presidente della Commissione medica della fondazione mondiale dei sordi e consulente scientifico per l’Ente nazionale sordomuti. dopo oltre 20 anni. Nel luglio del 1987 è stato chiamato. Direttore dell’istituto di Clinica Otorinolaringoiatrica dal 1990 al 2001. Direttore del Centro Interuniversitario di Ricerca sulle Problematiche della Sordità. quell’unità organizzativa della Clinica che si era persa dopo la scomparsa del padre. per trasferimento. realizzando così nuovamente. Direttore del Dipartimento di Neurologia e Otorinolaringoiatria dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” dal 2001. Presidente del Corso di Laurea “C” della Facoltà di Medicina e Chirurgia a “La Sapienza” di Roma dal 1995 al 2001. Dirige attualmente la II Scuola di Specializzazione in otorinolaringoiatria.

Voll. Firenze. Con cadenza trimestrale vi si tengono corsi di dissezione dell’osso temporale e chirurgia in diretta con docenti della Clinica e ospiti. Acta Otorhinolaryngol. Aud. ha allestito e dirige. 2. 11:15-26. In memoria del Prof. La chirurgia funzionale dell’orecchio nei lavori di Clemente Emilio De Rossi. BELLUSSI G. It.. 4. dotate di microscopio operatorio. Evoluzione dell’ORL in ambito universitario a Roma “La Sapienza”. 3. eseguito in Clinica fin dal 1993. PALUDETTI G. PAZZINI A. BIBLIOGRAFIA 1. 6. MORETTI A. Rinol. Istituto di Storia della Medicina. 1985. Riv. Faringol. infine. Giorgio Ferreri (1893-1961). 5. I e II.La Clinica Otorinolaringoiatrica tiche tipicamente audiologiche e otologiche con numerosi contributi clinici e sperimentali originali. Fon.. 7. 20(1):16-22. 1991. Valsalva 1961. CELESTINO D. aspiratori e microstrumenti. 37:181185. Otorinolar. 265 . Laringol. Roma.. 41(6):440-53. un Laboratorio del temporale con dieci postazioni per altrettanti allievi. Ann. CURI L. STROPPIANA L. CROCE A. La storia dell’otorinolaringoiatria di Roma e del Lazio dalla fine dell’800 ad oggi. Il Prof. esperti otologi di fama internazionale. Valsalva 1965... 8. Domenico Filipo.. I cento anni della otorinolaringoiatria italiana. trapani. la chirurgia dell’orecchio medio e soprattutto la chirurgia dell’impianto cocleare.. Interessi clinici particolari sono l’otoneurochirurgia. La Storia della Facoltà Medica di Roma. che è attualmente considerato il metodo più efficace e di avanguardia per la riabilitazione dell’udito in pazienti affetti da sordità severa-profonda sia congenita che acquisita. . Da molti anni. Edizioni dell’Ateneo. 1961.. 71-88. Istituzioni e Ordinamenti. Roma.. 1978. Giunti 1992 pag.. Otol. DI GIROLAMO A.. 2000. DE VINCENTIIS I. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. all’ultimo piano della Clinica. CROCE A. Laringectomia totale: dal chirurgo generale all’otorinolaringoiatra. Ital. In: FELISATI D. 76(2):179-80.

LA CLINICA OCULISTICA PAOLA PIVETTI PEZZI 267 .

su progetto dell’Architetto Podesti. l’insegnamento è affidato al suo allievo Alfredo Fortunati fino a quando. a. In questo edificio la Clinica Oculistica può usufruire di un unico locale. ma di esso comunque facente parte. Nel frattempo nel 1877. situato al pianterreno. inoltre una stanza per il medico di guardia e tre camere per malati isolati. l’insegnamento è tenuto da Francesco Businelli. 187273. nel progetto. La sede dell’Istituto L’edificio di Clinica Oculistica viene costruito. ognuna con sei letti. trasferitosi dall’Università di Modena.a. avvenuta nel 1907. 13002. la zona cioè che si affaccia sul viale del Policlinico (in passato via delle mura di Belisario). Angelo. l’ambulatorio e la clinica1. un edificio situato verso Ponte S.La Clinica Oculistica I primi anni d’insegnamento L’insegnamento della Clinica Oculistica nell’Università “La Sapienza” di Roma inizia con l’istituzione della Regia Università: infatti. Spirito. nella Convenzione stipulata il 27 dicembre 1870 tra il Ministro della Pubblica Istruzione e le Amministrazioni degli Ospedali ove è espressa la decisione di svolgere il corso di lezioni di Oculistica in locali messi a disposizione presso l’Ospedale San Giacomo. la Clinica dall’Ospedale San Giacomo è trasferita al Santo Spirito o più precisamente all’Ospedale San Carlo. al primo piano due padiglioni d’infermeria collegati da una galleria. viene chiamato come Direttore Giuseppe Cirincione. proveniente dall’Università di Bologna. è nominato Direttore della Clinica Oculistica Francesco Magni. nel 1908. è formato da tredici camere destinate ai pensionanti e all’abitazione per gli 269 . lo troviamo citato. Dopo la sua morte. staccato dal vecchio ospedale S. ma già nell’anno successivo. dove è tuttora operante. Il secondo piano. E’ situato nella zona anteriore. divisi ciascuno in due sale ed ognuna dotata di cinque letti. uno a sinistra per gli uomini. all’estremità sinistra della fronte del Policlinico … e si eleva sopra un’area di mq. le flogosi del segmento anteriore ed il glaucoma. durante la direzione di Businelli. uno a destra per le donne. Businelli dedica una particolare cura alla didattica e rivolge la sua attenzione soprattutto ai problemi clinici quali l’oftalmopatia dei neonati. per la prima volta. viene colmata così questa lacuna presente nell’Università Pontificia. la irido-coroidite simpatica. La costruzione prevede: nell’avancorpo un pianterreno ove collocare l’infermeria per bambini con quattro sale. dove necessariamente trovano posto il laboratorio. Nel 1905 la Clinica ha la sua sede definitiva in una struttura appositamente costruita al Policlinico Umberto I. Inizialmente.

di adeguata attrezzatura scientifica e di apparecchiature adatte a riprendere gli atti operatori. due per gli assistenti e due camerini con lavandino e cesso3. Maggiore a Genova. su problemi chirurgici. Contino a Palermo. nata dalla fusione di altri due periodici: Clinica Oculistica (1900-1915) e Annali di Ottalmologia (1871-1915). Lo Cascio a Napoli. la didattica. due camere di visita per il professore. di una biblioteca ben fornita di periodici italiani e stranieri. così Giuseppe Scuderi sottolinea la sua abilità chirurgica5: … Della sua incessante attività di clinico e di chirurgo. La sua fama di chirurgo è legata soprattutto agli interventi per innesti corneali. 270 . I Maestri.Paola Pivetti Pezzi studenti. Di Marzio a Bologna. prelevando il disco di cornea da trapiantare dal bulbo di un altro paziente affetto da tumore maligno dell’orbita. nel 1917. Cirincione è autore di importanti pubblicazioni relative alle sue ricerche sull’embriologia e istopatologia dell’apparato visivo. la ricerca Giuseppe Cirincione (Bagheria 1863 – Roma 1929) assume la direzione della cattedra nel 1908 e la “nuova” clinica diventa un importante centro di ricerca apprezzato a livello internazionale. Di particolare interesse la sua raccolta di preparati istologici e di disegni riproducenti le malattie oculari. sul tracoma. sulla sclerosi congiuntivale. va ricordato che fu il primo a praticare con successo in Italia e in Europa l’innesto corneale (1907) su un occhio di un lavoratore cieco per leucoma. Ben consapevole dell’importanza delle pubblicazioni scientifiche. clinici e di medicina legale. sulla tubercolosi del nervo ottico. Nel retrocorpo un’antisala da cui si accede alla scala principale. promuove la fondazione e dirige la rivista Annali di Ottalmologia e Clinica Oculistica. Cattaneo a Milano. una spaziosa sala d’aspetto. Numerosi furono i suoi allievi che raggiunsero la Cattedra universitaria: Speciale a Torino. L’obiettivo che vuole raggiungere è quello di evitare che gli studenti debbano subire4: il calvario da lui percorso per il perfezionamento all’estero in clinica oculistica e viceversa spingere gli stranieri a venire in Italia a perfezionarsi nel grande centro oftalmologico di Roma. egli. dotato di laboratori.

nonché le classiche ricerche sulla cataratta artificiale ed in particolare su quella naftalinica. Professore Emerito dell’Università di Roma6: … L’opera scientifica di Giuseppe Ovio si è concentrata in circa 100 pubblicazioni che hanno interessato. Modena. Genova e Padova. 3 – Giuseppe Ovio Scienziato e uomo di grande cultura. Nell’ambito dei contributi di anatomia e fisiologia fa poi spicco il grosso volume di “Anatomia e Fisiologia dell’occhio nella serie animale”. nel senso più vero della parola. dal 1929 al 1935. Le sue alte doti scientifiche sono ricordate nella commemorazione fatta da Gian Battista Bietti in occasione della scomparsa del più venerando Maestro dell’Oftalmologia Italiana Giuseppe Ovio. Ovio è stato un caposcuola dell’Oftalmologia Italiana.Roma 1957) ha diretto la Clinica Oculistica di Roma soltanto per sei anni. le indagini sperimentali sui traumatismi da pallini da caccia. Fig.La Clinica Oculistica Fig. 2 – Giuseppe Ovio disegno a matita Fig. Giuseppe Ovio (Polcenigo (Udine) 1863. … Degni di menzione sono anzitutto gli studi clinico-patologici dei suoi anni giovanili sull’oftalmia simpatica e sul glioma retinico. 1 – Giuseppe Cirincione Nel 1926 Cirincione termina il suo ruolo di docente e l’insegnamento è affidato come supplenza al suo allievo Quirino Di Marzio che mantiene l’incarico fino al 1929. tutti i campi dell’oftalmologia. dopo essere stato titolare della cattedra di Oculistica di Siena. quando viene chiamato a Roma il Professor Giuseppe Ovio. il più 271 .

nel 1952 il II (dal 1850 al 1900). campo nel quale Giuseppe Ovio ha pubblicato anche un prezioso volume.B. Ma la visione sull’attività di Giuseppe Ovio quale scrittore di cose oculistiche non sarebbe completa. Fu clinico valentissimo ed operatore sicuro e. perché è la gioia maggiore che uno possa provare 272 .. uscito pure in edizione francese. di Lachi. All’ottica fisiologica egli seppe anche indirizzare l’interesse di numerosi allievi . un enorme lavoro condotto con l’obiettivo di far chiarezza nella disciplina dell’oculistica e con la speranza.Paola Pivetti Pezzi completo del genere.. … Non mancano trattazioni sui problemi della visione cromatica. Infatti nel 1950 pubblica il I Volume della Storia dell’Oculistica (dalle origini al 1850). Morgagni e i due volumi su Antonio Scarpa. Egli tuttavia non tenne mai a guadagni economici e si andò sempre più rifugiando nei suoi prediletti studi. godé di largo apprezzamento e successo professionale. soprattutto negli anni della sua maturità. precursore dell’oculistica moderna. … …Per la stima della quale godeva negli ambienti oftalmologici anche stranieri fu piu’ volte chiamato a far parte di riunioni e congressi internazionali… Fece pure parte del Concilium Ophthamologicum Universale. quello su G. ricchissimo di una messe di preziose notizie estremamente utili allo studioso. che ebbe ripetute edizioni e sul quale si educarono numerose generazioni di medici. Vorremmo qui soprattutto ricordare il volume sull’ottica di Euclide. Ebbe larga schiera di allievi e lasciò profondo solco del Suo passaggio nelle numerose sedi toccate dalla sua lunga carriera universitaria. Nel 1935 Ovio è dichiarato Professore fuori ruolo per raggiunti limiti di età. di Strampelli. se non si avesse presente il suo “Manuale di oculistica pratica”. Molti di essi ascesero a posti di rilievo nell’oftalmologia italiana e basterà qui ricordare i nomi di Pardo. edito da Vallardi. di Leonardi. Egli ci ha dato qui contributi di altissimo interesse e che rappresentano senza dubbio quanto di più vasto e completo sia stato scritto in italiano sull’oftalmologia. quale rappresentante dell’Italia. che7: nel leggerlo qualcuno provassse un po’ del piacere da me provato nello scrivere questo libro. un vasto e fecondo lavoro ha poi svolto nei riguardi della Storia della Medicina. dal punto di vista storico. come egli afferma. ma continua la sua attività scientifica fino a tarda età dedicandosi anche a ricerche storiche. e che ebbe anche l’onore di un’edizione francese.

quelli sulle virosi. intanto. Marcello Focosi cattedratico di Sassari. infatti. suscitando grande interesse. dal 1935 era stata affidata a Vittoriano Cavara. Tra i suoi allievi vanno ricordati oltre a Bietti.La Clinica Oculistica sapere che ciò che si è tanto amato interessi. Particolare interesse suscitano i suoi studi sulle micosi oculari. Bologna. sui metodi di diagnosi differenziale tra pneumococco e streptococco (batteriologia oculare). di capacità. La relativa monografia ha rappresentato per molti anni il massimo testo di riferimento e di consultazione nel campo delle virosi oculari. 4 – Vittoriano Cavara Le sue alte doti umane e di scienziato sono state così ricordate nella commemorazione fatta da Giambattista Bietti8: … Di lui si può con piena certezza affermare che raramente vi è stata tanta unanimità di consensi nel considerarlo su un piano elevatissimo di intelligenza. inoltre. 273 . dopo essere stato titolare della Cattedra di Clinica Oculistica di Siena. Alla sua morte. tra i primi in Italia ad operare il distacco di retina. di rettitudine. Siena e Firenze e Franco D’Ermo cattedratico a Cagliari. avvenuta in maniera improvvisa nel 1955. fu. è chiamato alla Direzione della Clinica il suo allievo Gian Battista Bietti. molto apprezzati. sulle malattie oculari di natura tubercolare. Si dedicò inoltre allo studio del trapianto di cornea e delle resine sintetiche in Oftalmologia. (Castelmaggiore. Vittoriano Cavara. di bontà. Bari. di signorilità e di umanità … … Per quanto profondamente schivo da onori e da cariche i Suoi meriti grandissimi gli valsero i più alti riconoscimenti in Italia e all’Estero. si dedica a numerosi aspetti della Oftalmologia. La Cattedra di Oculistica. Socio fondatore della Società Oftalmologica Italiana. 1886 – Roma 1955) proveniente dall’Università di Napoli. Padova e Roma – Tor Vergata. Fig. ricerche queste ultime che presenta nel 1952 a Torino al Congresso della Società con il titolo: Le manifestazioni oculari delle malattie da virus e da rickettsie. onde fu ripetutamente membro di comitati e commissioni e socio di numerose accademie e società scientifiche italiane e straniere … Oltre alla sua opera di ricercatore va sottolineata quella di chirurgo.

dotandola di laboratori di ricerca e di nuove strumentazioni e tecnologie. alla clinica e terapia medica e chirurgica. prima in Italia. per oltre un ventennio.Paola Pivetti Pezzi Gian Battista Bietti (Padova 1907 – Roma 1977) ha diretto con altissimo prestigio la Clinica Oculistica dell’Università di Roma. scienziato di profonda cultura e soprattutto Maestro appassionato. dal 1955 al 1977. Il suo interesse di ricercatore e di clinico si rivolge a quasi tutti gli aspetti dell’oftalmologia: dalla fisiopatologia sperimentale all’istologia e microbiologia. Ha dato il proprio nome a più di 25 sindromi. malattie e tecniche chirurgiche. mentre in numerose monografie e pubblicazioni. e dà un importante contribuito all’istituzione dell’Oftalmologia Sociale. compendia le sue ricerche sulle vitamine. anche internazionali. con entusiasmo. i virus. Bietti. Istituisce la Scuola Speciale per Ortottisti. Sempre in campo chirurgico mette a punto originali interventi per la correzione della ptosi palpebrale e di particolari forme di strabismo. idee originali e novità tecnologiche utili per modernizzare e incentivare l’attività clinica e di ricerca della “sua clinica”. fin dai primi anni del suo insediamento a Roma. Precursore e pioniere della crioterapia in oftalmologia. conducendo studi originali sulla circolazione retinica in volo ad alta quota e si fa promotore della Scuola di Specializzazione in Medicina Aeronautica Spaziale. sul tracoma. le distrofie corneali. È nominato Presidente dell’International Organization against Trachoma (OMS) e Vice Presidente dell’International Council of Ophthalmology 9. Collabora con il Centro Studi e Ricerche di Medicina Aeronautica. Pavia e Parma. effettua una progressiva e moderna riorganizzazione della Clinica. Particolarmente aperto verso esperienze e realtà culturali internazionali. Negli anni ’60 del secolo scorso la Clinica Oculistica contava di 120 letti di degenza suddivisi in quattro reparti per adulti (due repar274 . per primo la propone nel trattamento del distacco di retina e del glaucoma. scientifica e universitaria che gli fa guadagnare meritata fama internazionale come clinico insigne. le distrofie retiniche e sul trattamento chirurgico del glaucoma congenito. dopo essere stato titolare delle Cliniche di Sassari. viene spesso invitato dai più prestigiosi Dipartimenti di Oftalmologia a tenere conferenze e letture magistrali e da questi soggiorni all’estero riporta sempre. che tutt’ora vive con rimpianto nel ricordo dei suoi Allievi e della comunità scientifica internazionale. infatti. Durante la sua vita professionale Bietti svolge un’intensissima attività clinica.

Bietti certamente non è stato soltanto un grande ricercatore. Fig. Bietti mentre esegue una tonoBagolini). infine. ma anche un grande didatta. e la sua profonda cultura. i seminari e le riunioni del Circolo Oftalmologico Romano non si possono dimenticare. infatti. L’amore per lo studio. nello studio della fisiopatologia della motilità oculare e nella prevenzione dell’ambliopia. Pannarale). il Centro Uveiti (con la Prof. J. ma nello stesso tempo esigente e rigoroso nella sua funzione di educatore e di Maestro. Bietti ha dato un notevole impulso alla ricerca. M. nella patogenesi e terapia delle uveiti. Quaranta ed il Prof. affidati a valenti ricercatori. il Reparto Glaucoma (con il Prof. il Reparto Retina grafia con un prototipo di tonografo elettronico (con il Prof. Wirth).A. Pecori Giraldi) e. B. un grande clinico e chirurgo. A. M. C. quindi. un 275 .G.La Clinica Oculistica ti Uomini e due reparti Donne) e di un reparto Pediatrico di 22 letti. il Centro di Fisiofarmacologia Oculare (con il Prof. Sempre aperto e disponibile al dialogo con i giovani. 5 – Il Prof. sia sperimentale che clinica. viene dotata di reparti speciali di ricerca clinica. Virno e la Prof. Pivetti Pezzi). il Reparto di Ortottica (con il Prof. un grande organizzatore.R. egli ha costituito. M. nella terapia chirurgica e parachirurgica del distacco di retina. La Clinica. Risultati significativi e internazionalmente riconosciuti si sono così ottenuti nel campo della terapia del glaucoma con l’individuazione di nuovi agenti osmotici e dei primi beta-bloccanti topici. le più attuali e difficili problematiche del momento relative all’oftalmologia sempre sotto la sua precisa e sapiente guida. i periodici incontri aperti a tutti gli oftalmologi della regione. tra i reparti raggiungono l’eccellenza il Centro di Elettroretinografia (con il Prof. cataratta e strabismo. Le sue lezioni. provenienti da tutte le regioni di Italia per essere operati dal Professore Bietti. non sufficienti per soddisfarre le richieste di ricovero di bambini affetti da glaucoma congenito. non soltanto scientifica. all’avanguardia per l’epoca. che trasmetteva a chi gli stava vicino. M. con interesse ed entusiasmo. stimolando i suoi allievi più giovani ad affrontare. Bucci). P. si riflettevano sulle sue innate capacità didattiche e sul suo spiccato senso del dovere per l’insegnamento.

G. Tor Vergata). Roma). Bucci (P.O. F. C. Roma. Assistenti. Il Prof. Ravalico (P. 7. Virno (P. Santillo (Primario. P. Brescia).B. Alberto M.A. Sapporo. 20. Roma). Roma). USA). Roma. F. Bietti davanti alla Clinica Oculistica di Roma nel 1968/69 insieme agli Aiuti.A.A. Padova). Modugno (P. Roma. 10. Roma. Roma. G. Bietti). Tor Vergata).S. Moschini (P. uomo di scienza. La Sapienza). 4. Paola Pivetti Pezzi (Roma.O. R. Roma. 6 – 1. 9. Cattolica). 12. 276 .B. Neuschüler (Primario. Capobianco (P. A. Bucci (Roma. Roma. Bozzoni Pantaleoni (Primario. G. 17. Pivetti Pezzi (P.O. La Sapienza). L. prestigioso e appassionato organizzatore di una grande Scuola. Scullica (P. Luigi Scullica (Roma. 18. 24. B. Giappone). 6. R. La Sapienza). La Sapienza). Ortottiste. Roma). Trieste). Fond. Cattolica).O. Bruno Boles Carenini (Torino). Koki Aoki (Univ. 11.O. Stirpe (Pres. R. Fig. Quaranta (P. Cattolica). Wirth (Pisa). La Sapienza). Carlo A. Nove suoi allievi sono diventati Professori Ordinari. G. M. Pannarale (Roma. Cerulli (P. 21.19. Quaranta (Brescia). Specializzandi. Missiroli (P. C. Ciucci (Primario.A. 23. Milano). Bruna (Aiuto. Pannarale (P. Bisantis (P.O. B. Tor Vergata). Allieve Ortottiste e Ospiti stranieri: 2.A. M. M. C. Bagolini (P. 5. Massimo G. 13. Cattolica). La Sapienza). 14. Bruno Bagolini (Roma.O. B.O. Mario R. 16.C. Boston.A. Pristley (Univ. 8. G. ampliando e diffondendo la sua Scuola e i suoi insegnamenti: Antonio Grignolo (Genova). 22. Vozza (Primario. 15. Padova). Roma). Roma. La Sapienza). ma anche uomo di alte qualità morali e culturali.Paola Pivetti Pezzi punto costante di riferimento e di guida per l’Oculistica Italiana del suo tempo. L.O. 3. Roma. N. M. Siena).

per trasferimento. la II Scuola di Specializzazione in Oftalmologia. Nel 1998 è dichiarato Professore fuori ruolo per raggiunti limiti di età rimanendo Direttore della II Scuola di Specializzazione in 277 . di elettrofisiologia oculare e di biotecnologie. Degne di menzione sono in particolare le numerose tecniche innovative da lui adottate nella chirurgia del distacco di retina e dei fori maculari. il Servizio di laserterapia (Laser Argon/Krypton e Yag Laser). al Cairo. il Ministero della Pubblica Istruzione concede il nulla osta per l’istituzione di una seconda Cattedra di Clinica Oculistica che si vuole ricoprire con la chiamata a Roma. già presenti in Istituto. Pannarale dirige per molti anni la Scuola speciale per Ortottisti e. Di particolare rilievo: il Centro per la diagnosi e la chirurgia delle malattie della retina. il Centro di elettrofisiologia e tecniche biomediche. il Reparto di fisiofarmacologia oculare e glaucoma. titolare della Cattedra di Ottica Fisiopatologia e in seguito chiamato a ricoprire la I Cattedra di Clinica Oculistica. Professore Ordinario dal 1965 e Direttore dell’Istituto di Clinica Oculistica dell’Università di Bari. dal 1980. e promuove la nascita e lo sviluppo di altri. E’ stato socio fondatore del Club Gonin e membro di numerose società internazionali di Patologia e Chirurgia Retinica. il Centro per le eredo-degenerazioni retiniche. anche Bietti muore improvvisamente mentre si trova in Egitto. il 1977. il Centro di Ortottica per lo studio e la cura delle anomalie della motilità oculare e della visione binoculare. con la realizzazione di nuovi strumenti per la microchirurgia del segmento posteriore. 1926 – Roma 2002) svolge un’intensa e originale attività di ricerca clinica e sperimentale in numerosi campi dell’Oftalmologia. gli studi di Otticafisiopatologica. Infatti proprio in quell’anno. e soprattutto le ricerche sulla patologia vitreo-retinica. per partecipare ad un Congresso e la Facoltà di Medicina affida temporaneamente la Direzione dell’Istituto e l’Insegnamento al suo allievo Mario Rosario Pannarale.La Clinica Oculistica Come il suo maestro Vittoriano Cavara. di Giuseppe Scuderi. profilassi e terapia medico-chirurgica della retinopatia diabetica e delle vasculopatie oculari. Guida con grande impegno l’attività di alcuni Servizi e Centri di ricerca. Sotto la sua direzione la I Clinica Oculistica diventa Centro di riferimento nazionale per la diagnosi e la terapia medica e chirurgica delle malattie vitreo-retiniche. Bari. campo nel quale con grande passione ha raggiunto l’eccellenza. il Servizio di diagnosi. Di particolare rilievo le ricerche sul tracoma. Mario Rosario Pannarale (Triggiano.

ha isolato il virus del tracoma (1961) e sul tracoma stesso egli ha apportato importanti acquisizioni nella terapia medica e chirurgica. il Centro di Laser-terapia.Paola Pivetti Pezzi Oftalmologia fino al pensionamento nel 2001. sulle malformazioni oculari e sulla patologia corneale. è autore di numerose pubblicazioni e monografie tra cui l’Atlante di Oftalmoscopia Clinica. il Centro di fisiopatologia del film lacrimale. Potenzia e segue i Centri ed i Laboratori afferenti alla II Clinica: il Centro di studio per il glaucoma. il coloboma congenito della palpebra superiore. il rifacimento della cavità congiuntivale anoftalmica. Anche importanti i lavori sul tumore del bulbo oculare. è trasferito a Roma nel 1977 da Bari per ricoprire la II Cattedra di Clinica Oculistica. adeguandolo alle esigenze moderne e all’evoluzione dei tempi. nato a Giardini Naxos. istopatologia ed ultrastruttura oculare. di cui diventa Direttore. La sua ampia produzione scientifica è rivolta a quasi tutti i campi dell’oftalmologia. anatomopatologico e terapeutico egli ha fornito al tema della vasculopatia diabetica della retina. E’ conosciuto a livello internazionale per essere colui che10: primo in Italia e tra i primisimi nel mondo. il Centro di oftalmologia sociale e di ergoftalmologia. clinico. e degli annessi dell’orbita. 278 . Nel 1989 viene chiamato a succedergli il suo allievo Prof. Messina. il glaucoma congenito. semeiologico. il Laboratorio di istologia. nel 1918.ssa Paola Pivetti Pezzi. etiopatogenetico. di cui è stato in Italia un precursore. Apporti originali di ordine classatorio. il Centro di diagnostica strumentale. istituisce il Day Hospital e ridimensiona i reparti di degenza. Nel 1980 Scuderi fonda una nuova rivista scientifica Clinica Oculistica e Patologia Oculare. Molte sono le tecniche chirurgiche ideate e descritte: la cantoplastica. la cataratta congenita e quella traumatica. l’entropion e l’ectropion palpebrale. Nel 1988 è dichiarato Professore fuori ruolo per raggiunti limiti di età rimanendo Direttore della I Scuola di Specializzazione in Oftalmologia fino al pensionamento nel 1993. la ricostruzione delle vie lacrimali di deflusso. Scuderi ristruttura tutto l’Istituto di Oftalmologia11. Giuseppe Scuderi. di microchirurgia. Nel 2002 viene chiamata dalla Facoltà a succedergli la Prof. Importanti sono i lavori di oncologia e istopatologia oculare. il Centro di studio della motilità oculare.

I 1950. Balacco Gabrieli è l’attuale Direttore del Dipartimento di Scienze Oftalmologiche. Professore Ordinario di Ottica Fisiopatologia all’Università di Bari. (a cura di). 7. 2. In Occasione dell’XI Congresso Medico Internazionale in Roma. STROPPIANA L. p. BIETTI G.. Edizioni dell’Ateneo. SALVATORI C.B. I. Castalia 1963. Roma. PAZZINI A. SALVATORI C. Am.87.32.. 1985. 37:71. Il Policlinico Umberto I. cit. J. Verduci Ed. SCUDERI G.tto Giulio Podesti. BIBLIOGRAFIA 1. II 1952.. 10. OVIO G. 62:1256. 4. D’AMICO D. cfr. G. Giuseppe Cirincione (18631929). 1894. BIETTI G. 3. Virano C. et al.. Roma. op. p. Roma. pp... 9. 1986. 262-263.B.a.. SCUDERI G. Il Prof. 5. et al. Storia dell’Oculistica. p. cfr.. Lettura Oftalmologica 1939. BAZZI F. p.. p. 1958. nota 5. 1977. op. Ocul.17. vol. 77. 8. Vol. XIX (3):28-30. 1980. 2001/2002.8. STROPPIANA L. e C. cit. Tipografia Ghibaudo. L’Istituto di Oftalmologia dell’Università “La Sapienza” di Roma.. Roma.. p. Giuseppe Ovio. Istituzioni e Ordinamenti. 6. 279 .B.. Istituto di Storia della Medicina della Università di Roma. Progetto eseguito dall’Arch.. Università degli Studi di Roma. Giuseppe Cirincione nel giudizio degli italiani e degli stranieri... Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Il Policlinico Umberto I.. Boll. 8. 84:128. Bietti. Ophthalmol. Il Policlinico 1955.La Clinica Oculistica Corrado Balacco Gabrieli. Cuneo. vol. Vittoriano Cavara. FRANCOIS J. Roma. 16: 5. (a cura di). nota 2. L’Istituto di Oftalmologia (ex di Clinica Oculistica) è infatti diventato Dipartimento Universitario di Scienze Oftalmologiche nell’a. 11. La Storia della Facoltà Medica di Roma. 1961.

LA CLINICA DERMATOLOGICA VITTORIA SERAFINI .STEFANO CALVIERI .

aperte le prime due sale degenti e. dove ancora sorge. Nel 1882 i reparti venivano chiusi fino a che Baccelli non li riattivava col nome di Clinica e Istituto dermosifilopatico e mentre iniziava a concretizzarsi il nuovo progetto di Città universitaria nelle vicinanze del Policlinico. Il nuovo Regolamento introduceva una non esclusiva coincidenza tra prostituzione e contagio. a partire dal 1870 cominciavano a svolgersi le lezioni agli studenti della nuova Facoltà di Medicina e Chirurgia della Regia Università del Regno d’Italia. ospedale clinico finalizzato all’insegnamento universitario i cui lavori di costruzione erano iniziati nel 1888. nel 1905 l’Istituto e la Clinica venivano trasferiti dai locali del San Gallicano al nuovo “Umberto I”. Coautore del testo che andava a parziale modifica del Regolamento Cavour del 1861. rimaneva tuttavia sempre attivo e presente nella vita della città di Roma. con una speciale convenzione fra Ministero della Pubblica Istruzione e gli ospedali. la maggior parte delle donne schedate come prostitute in base ad una regolamentazione voluta per primo da Cavour nel 1861 e che portava il suo nome2. prevedeva 283 . Come descritto da Pazzini nella Storia della Facoltà Medica di Roma. dove venivano ricoverate coattivamente. da un lato alla normativa dello Stato in tema di Sanità e Istruzione e dall’altro alle norme in materia di controllo dei contagi venerei e di regolamentazione della prostituzione. nel 1854 veniva ufficialmente fondata la Cattedra. anche le vicende della Clinica Dermosifilopatica del Policlinico Umberto I erano legate. approvato dal Parlamento italiano: parte del codice era dedicata alla igiene della prostituzione. Il 22 dicembre 1888 era stato promulgato il primo Codice di Igiene e Sanità Pubblica. comprendeva due infermerie capaci di 20 letti complessivi e 15 camere per pensionanti e assistenti. Qui. il Tommasi Crudeli titolare della Cattedra di Igiene della Regia Università di Roma. Il San Gallicano. laboratori e un’aula per 120 studenti1.La Clinica Dermatologica L’insegnamento universitario della “Dermopatia” nella città di Roma ha origine nell’800 come corso per laureandi in Medicina e Chirurgia all’ospedale San Gallicano. punto di riferimento per la diagnosi e la cura delle malattie veneree. c’erano ambulatori. Come per l’ospedale San Gallicano. L’igiene della prostituzione partiva dal presupposto che quest’ultima fosse un male inevitabile e socialmente necessario e che in quanto tale andasse sorvegliata e regolamentata per prevenire eccessi peggiori. nelle sale celtiche. sin dalla nascita. L’Istituto di Clinica Dermosifilopatica era tra i primi sette che costituivano il progetto originario del Policlinico: collocato nella estremità sinistra dell’area ospedaliera.

materiale burocratico amministrativo di diversa natura. Di Menassei rimane a testimonianza del284 . studi e insegnamento per le malattie sessualmente trasmesse. sistemate cronologicamente. la Clinica Dermosifilopatica del Policlinico universitario sin dal suo nascere assolveva a compiti diversi. In relazione a tali normative. ordinati cronologicamente. presso Dispensari distinti dagli Uffici Sanitari. Le persone cominciarono a rivolgersi ai Dispensari ospedalieri: uomini (molti) e donne. garantendo trattamento gratuito e riservato a chiunque. che raccolgono casi di uomini e donne malati tanto di patologie dermatologiche quanto di malattie veneree. Il materiale relativo alle cartelle. facilitava l’accesso alle strutture. Ma la parte più ricca e interessante è costituita dalle cartelle cliniche. Egli fu il primo titolare della Cattedra fondata grazie al lascito del dottor Nicola Corsi. mentre è del 1936 una ulteriore divisione per patologie: veneree e cutanee. La parte relativa ai primi anni è conservata in volumi collettanei. Questo portò alla nascita e allo sviluppo di diverse cliniche dermosifilopatiche su tutto il territorio italiano. La sistemazione del materiale testimonia i percorsi stessi della disciplina come pure delle prassi burocratiche relative all’organizzazione ospedaliera e della professione in rapporto alla struttura ospedaliera3. era dispensario per la diagnosi e la cura dei contagi sessuali ad accesso libero e gratuito per uomini e donne ed era uno dei centri governativi per il controllo sanitario delle donne regolamentate come prostitute. dividono i casi di uomini e donne. di cui le prostitute regolamentate non erano che una parte.Vittoria Serafini . documentazione relativa a concorsi. Oltre allo studio e alla cura delle patologie dermatologiche era centro di ricerca. Successivamente. inizialmente denominate Diari clinici.Stefano Calvieri l’apertura di dispensari pubblici gratuiti e la chiusura dei sifilocomi/carcere previsti dalla originaria normativa. dunque. Le diverse attività svolte nell’Istituto sono testimoniate dal materiale raccolto oggi nel Fondo conservato presso la Biblioteca dell’attuale Dipartimento di Clinica Dermatologica e delle Malattie Veneree. sostituiti da sezioni dermosifilopatiche presso gli ospedali civili. Una ulteriore svolta si aveva col Regolamento sanitario del 1905 che. compresa quella universitaria romana. il quale rimaneva alla direzione dell’Istituto dal 1859 al 1892. parte dal 1896 per giungere fino ai primi anni ’60 e si fa progressivamente più consistente con il trascorrere degli anni. Al momento dell’istituzione del corso di clinica dermosifilopatica l’insegnamento fu affidato inizialmente al professor Casimiro Menassei. Il Fondo comprende tesi di laurea e lavori di specializzazione dei medici impegnati nella clinica. dal 1923 le cartelle.

Nato a Teramo. Autore del manuale Dei morbi sifilitici e venerei. Dal 1893. Nato a Napoli nel 1860. fornendola anche di una biblioteca. dell’unicismo della lesione venerea e di quella sifilitica. Augusto Ducrey.La Clinica Dermatologica l’intensa attività una Raccolta dei casi clinici delle malattie della pelle e sifilitiche e un Atlante riproducente i casi di malattie cutanee che si presentarono alla Clinica durante gli anni del suo insegnamento. L’Istituto passava sotto la direzione del professor Augusto Ducrey nel 1919. Chiamato nel 1893 a dirigere la Cattedra a Roma. si era laureato nel 1883 e subito aveva iniziato a lavorare a Napoli presso la Clinica Dermosifilopatica diretta da De Amicis. allievo di Cantani. Eminente e appassionato patologo. Trattato per studenti e medici pratici stampato a Torino nel 1906. svolgeva il suo insegnamento prima nei locali del San Gallicano e poi dal 1905. quando il problema del ritorno a casa dei reduci si era accompagnato a quello di un incremento della diffusio285 . è una figura illustre della dermosifilografia italiana. nella ricerca e nell’insegnamento presso l’Università di Roma. durante il periodo della direzione della Clinica di Roma. allora dominante. Fu socio fondatore e presidente per i primi due anni della Società Dermatologica Italiana e membro dell’Accademia Medica di Roma. quella del bacillo dell’ulcera molle che lo poneva in una posizione di netta opposizione di fronte a coloro che sostenevano la tesi. era rimasto a Napoli per dieci anni. nel 1878 Roberto Campana aveva vinto il concorso per la Cattedra di Clinica dermosifilopatica a Genova. Dopo essersi adoperato per 24 anni ininterrottamente nello studio. nel gennaio del 1919 il professor Campana moriva in povertà. Nel 1890 conseguiva la libera docenza e nel 1894 passava Direttore dei dispensari celtici governativi per la profilassi antivenerea. dopo aver donato tutto il suo patrimonio agli Ospedali di Roma. L’esordio della carriera scientifica del professore era legato alla sua scoperta più importante. si dedicava qui all’organizzazione della Clinica. si occupò anche del periodico La clinica dermosifilopatica della regia Università di Roma. fino al 1918. dedicava i suoi studi al parassita del mollusco contagioso e alla psoriasi. Era stato professore ordinario a Pisa. assistente ordinario e poi aiuto. l’insegnamento passava al professor Roberto Campana4. poi a Genova e alla fine della prima guerra mondiale. allievo di Cantani e Tanturri con il quale aveva studiato a Napoli. dal 1894 al 1918. Nominato. ma soprattutto concentrava le proprie ricerche alla messa a punto di un nuovo metodo di coltura del bacillo della lebbra. dopo concorso. ultimata la costruzione dell’Istituto al Policlinico.

attività che dal 1910 era passata dal Ministero dell’Interno alle amministrazioni comunali. non esistendo statistiche ufficiali sulla diffusione della sifilide. sulle strutture ospedaliere. anche di quella per la profilassi sui reduci e membro ufficiale delegato dal Governo italiano al Congresso internazionale di Cannes sui problemi della profilassi indetto dalla Croce Rossa americana. l’arretratezza di strutture e tecniche applicate. nella sua opera. dicevano i relatori. compreso quello della Clinica Dermosifilopatica del Policlinico Umberto I. delle cure eseguite. Per la stesura della relazione i Commissari avevano visitato personalmente i locali dei dispensari. insieme a Ferdinando De Napoli aveva fatto parte della Commissione per la revisione del Regolamento della prostituzione poi ratificata nel 1923 come “Regolamento Mussolini”. Veniva in particolare sottolineata l’insufficienza delle registrazioni della tipologia della malattia. col modello del dispensario possedeva un’istituzione profilattica che veniva inficiata dal cattivo funzionamento. usava i dati parziali ricavati dall’Ufficio di stato civile del Comune per le nascite e la mortalità infantile. oltre che della Commissione di revisione del Regolamento sulle malattie veneree.Vittoria Serafini . la frequenza risultava notevolmente diminuita rispetto al periodo antecedente la prima guerra mondiale. secondo i relatori: l’ubicazione inadatta.Stefano Calvieri ne delle malattie veneree. la Commissione elaborava proposte e modifiche ai servizi cittadini6. Ma soprattutto l’Italia. veniva incaricato dal sindaco della Capitale di verificare la possibile riforma dei servizi di profilassi delle malattie veneree. i dati dell’Ambulatorio della Regia Clinica Neuropatologica e quelli del primo dispensario celtico del Policlinico Umberto I. 286 . i dati del brefotrofio provinciale di Roma. la poca pulizia. Nel 1919 veniva chiamato dalla Regia Università di Roma a dirigere l’Istituto di Clinica Dermosifilopatica e. La Commissione investiva il Comune di un ruolo decisivo nell’ambito della profilassi: secondo i relatori Ducrey e De Napoli occorreva adottare adeguate misure di difesa della popolazione di cui proprio il Comune poteva e doveva farsi carico poggiandosi. fu a lungo presidente della Società Italiana di Dermatologia e Sifilografia5. nel contempo. Particolarmente attivo nel dopoguerra come membro. la mancanza di direttive uniche. dei risultati conseguiti e soprattutto la mancanza di un’adeguata propaganda a scopo profilattico. Si formò una Commissione che. durante gli orari di consultazione. Nel 1920 concluso il lavoro di indagine. Nonostante l’incremento delle malattie veneree. Diversi i motivi.

La Clinica Dermatologica Veniva proposto un piano di riordino per la città di Roma che. Il dispensario della clinica aveva conservata la assoluta gratuità per diverse ragioni. che sostituivano in parte i preparati a base di mercurio e che sarebbero rimasti i farmaci più attivi contro la sifilide fino alla scoperta di antibiotici e sulfamidici negli anni ‘40. erano portati dai pazienti o somministrati gratuitamente dalla Clinica a seconda delle circostanze. più comodi per piccoli impiegati. A ciascuno degli ordinari era affidata la prima visita degli infermi e a ciascuno dei volontari un compito definito (esami microscopici.30. vista la scarsezza delle risorse. mentre molte Cliniche universitarie italiane avevano ormai istituito tasse di consultazione e anche per gli esami del sangue. Ogni intervento operativo era gratuito e gratuite le reazioni di Wassermann. Veniva anche proposta l’adozione di una scheda clinica unica di registrazione per la razionalizzazione del sistema di identificazione dei pazienti. soprattutto di quelli interni agli ospedali. I preparati arsenobenzolici. anche quelle dermatologiche. ecc…) con turnazioni quindicinali. All’inizio del 1920 Ducrey proponeva alla direzione dell’ospedale che la Regia Clinica universitaria Dermosifilopatica di Roma diventasse oltre che centro scientifico di studi. aperto con orario continuato tutti i giorni dalle 8. un centro di propaganda e perfezionata assistenza a mezzo di un dispensario “modello” in sostituzione del vecchio. ecc…. tra cui il figlio. iniezioni. commessi. Garibaldi e a due assistenti ordinari. medicazioni. La progettata trasformazione del servizio rientrava in quanto proposto nella relazione al Sindaco di Roma. coadiuvati dai volontari. considerato inadeguato. veniva completato alla fine del 1921 e inaugurato nel gennaio del 1922. curandovi. contemporaneamente alle malattie veneree. Il progetto prevedeva altresì di eliminare il carattere di specializzazione troppo spinta dei dispensari. Oltre alla sua presenza tre volte a settimana e ogni volta che ve ne fosse bisogno. per donne e operai. e turni serali.30 alle 10. Il nuovo dispensario. dei risultati ottenuti da trarsi annualmente per ciascun dispensario ai fini della statistica sanitaria. con sezione uomini e donne. riduceva a tre i dispensari controbilanciando i tagli con l’incremento degli ambulatori della Regia Clinica Dermosifilopatica del Policlinico Umberto I e del San Gallicano ai quali il Comune avrebbe assegnato un contributo finanziario annuo. Venivano stabiliti turni mattutini. delle terapie. Ducrey aveva affidato il servizio al suo aiuto prof. Intanto per agevolare la profilassi delle 287 . Il tentativo era di far compiere un salto qualitativo alla struttura nell’ambito di un progetto di riordino di più ampio respiro.

Questa molteplicità di cause rischiavano di rendere inefficaci i propositi di “modernizzazione” del servizio che Ducrey tentava di attuare. preferivano strutture più centrali. soprattutto operai. a questo si aggiungeva la lontananza del Policlinico dai quartieri più popolosi e popolari della città con l’aggravio della mancanza anche di infrastrutture. modificando la delibera in sospensione fino alla chiusura dell’inchiesta8. per giungere all’ospedale. avevano deliberato l’espulsione degli assistenti dall’ufficio che ricoprivano e lo stesso ministro Gentile era intervenuto. I professori della Facoltà di Medicina. motivo per il quale molti infermi.Stefano Calvieri malattie veneree e della sifilide. anche i malati di patologie cutanee onde non sottolineare la differenza tra frequentatori. portarono all’allontanamento di Ducrey dalla Clinica e alla nomina di un nuovo direttore. l’attuazione solo parzialmente riuscita di un importate progetto pilota. “materiale umano” la cui scarsezza era in realtà problema non solo della Clinica Dermosifilopatica. o fondare piccoli padiglioni all’interno del Policlinico. A Roma. dai quali trarre “il materiale umano” per i casi di studio. Di fatto per un periodo non breve il dispensario e gli ambulatori rimasero quasi privi di personale medico. come si era fatto per un lungo periodo iniziale. Si intendeva inoltre incrementare il più possibile l’afflusso di malati. venuti a conoscenza della denuncia. Sotto la direzione Ducrey la Clinica Dermosifilopatica fu al centro di alterne vicende che causarono un conflitto che sfociava in due inchieste: una del Ministero degli Interni e una del Ministero della Pubblica Istruzione in merito alla gestione dei fondi e alla suddivisione dei ruoli medici all’interno della Clinica messa in moto da una denuncia degli assistenti della stessa Clinica Dermosifilopatica. per il Policlinico Umberto I. Rotture generazionali. ad esempio strade praticabili. venne discusso tra l’altro se continuare a prelevare i malati da grandi ospedali civili. divergenze di approccio alla professione tra il direttore e i suoi assistenti in un momento di crisi economica grave. aprendo le porte a tutti indistintamente. in secondo luogo per l’esistenza del sussidio governativo. Le competenze diversificate della Clinica per giunta facevano si che si creasse una dicotomia tra attività dell’Istituto come polo di insegnamento e ricerca e della Clinica come presidio sanitario di cure ambulatoriali e degenza e controllo delle donne regolamentate come prostitute.Vittoria Serafini . ipotesi che ebbe la meglio7. 288 . Ma per le malattie veneree era abitudine dei romani recarsi ancora all’ospedale San Gallicano. I regolamenti delle Cliniche universitarie finanziate dal governo prevedevano il diritto di scegliere i malati per i casi di studio.

In tal modo il fascismo interrompeva un processo storico che aveva visto il Comune al centro del buon funzionamento del servizio sanitario nazionale. in particolare. che erano stati progressivamente limitati nelle competenze sanitarie. ingerenza o responsabilità nel campo della profilassi di malattie importanti: non solo la sifilide ma anche la tubercolosi. Bosellini si spendeva con impegno negli anni della sua direzione per dare lustro alla clinica dopo le vicende che avevano colpito il suo predecessore e l’intera struttura. era stato allievo di Maiocchi fino al 1912. Veniva tolta in generale ai Comuni ogni iniziativa. il dispensario avevano subito dunque un parziale ridimensionamento 289 .La Clinica Dermatologica A ricoprire l’incarico veniva chiamato il professor Pier Luigi Bosellini. questione professionale e questione sanitaria fossero strettamente legate. La Clinica Dermosifilopatica del Policlinico e. fu membro del Consiglio Superiore di Sanità Pubblica e del Consiglio Nazionale delle Ricerche. nel 1923 veniva chiamato a dirigere la Clinica Dermosifilopatica romana come successore di Ducrey. Nel 1928 si decideva di non farne più nulla nonostante le funzioni di quest’Ente venissero sempre più depotenziate. La funzione profilattica veniva integrata con interventi diversificati ma dispersivi: centri profilattici provinciali. Direttore attivo tanto nella veste di primario ospedaliero quanto nella attività di ricerca in cui coinvolgeva la clinica e i giovani medici che lo seguivano. Docente a Cagliari poi a Modena e a Pisa dove insegnava nel 1922. Socio dei maggiori istituti culturali italiani e stranieri dermosifilopatici. convinto assertore che questione morale. Nell’evolversi della struttura sanitaria giocava infatti un rilevante ruolo negativo il fallimento della riforma amministrativa in discussione in quegli anni. che avrebbe dovuto portare all’abolizione della Provincia. I Comuni si videro sempre più costretti a limitare la propria assistenza agli ammalati poveri. servizi di assistenti sanitarie visitatrici e perfino ostetriche provinciali. alla formale rilevazione delle malattie infettive o a riempire eventuali lacune rimaste scoperte9. Si cercava però di compensare la situazione ingaggiando un braccio di ferro con gli enti comunali. laboratori provinciali di vigilanza igienica. rivendicava posizioni rigide comprese le cure coattive nei confronti delle donne sospettate di essere infette. Nato nel 1873. ma va tuttavia ricordato che quanto accaduto durante la direzione del professor Ducrey aveva avuto cause complesse: i tentativi non riusciti di riforma erano inseriti non solo in dinamiche interne alla professione e alla questione ospedaliera e universitaria in particolare ma anche e soprattutto nell’ambito di un disegno più generale che riguardava le strutture sanitarie della capitale.

in senso più ampio. Le infezioni veneree. Lo sviluppo della Clinica e. legato a letture della realtà che affidavano al numero e alla salute dei cittadini la forza di una Nazione. E l’importanza ascritta alle malattie veneree faceva si che i medici dermosifilopati rivendicassero il valore della specializzazione legando allo Stato il ruolo profilattico della loro attività. era anche membro del Consiglio Superiore di Sanità Pubblica e del Consiglio Nazionale delle Ricerche. ampliata. Funzionavano ormai a pieno regime l’ambulatorio per le malattie cutanee e il dispensario antivenereo governativo. la fortuna della sifilografia tra le due guerre mondiali si legavano al fatto che tra gli anni Venti e gli anni Quaranta del Novecento la questione della degenerazione fisica divenne elemento critico importante. vedeva salire il numero dei degenti a 60. non solamente per i tentativi operati dai venereologi di inci290 .Stefano Calvieri legato alle riforme politiche e sociali di cui sopra che avevano nel contempo inficiato i tentativi di riforma. ai granulomi cutanei. Se Ducrey aveva imposto un carattere eminentemente dottrinario all’insegnamento impartito nell’Istituto. come esposto nel testo La dermatologia nei suoi rapporti con la medicina interna. Bosellini rimaneva alla guida dell’Istituto fino al 1943. Alla Clinica in particolar modo si dedicava incrementando gli ambulatori. soprattutto per inquadrare le dermopatie nella medicina interna. ad alcune tipologie di eczemi. Nel 1927. soprattutto quando ereditarie.Vittoria Serafini .000 pazienti per giungere infine agli 8. veniva riattrezzato il gabinetto di terapia fisica ed eseguiti i lavori di riammodernamento della Clinica che.000 pazienti annui del 1935. sotto la sua direzione. sussidiato dal Ministero dell’Interno. fornendo di nuovi strumenti di laboratorio la sierologia e la batteriologia. durante gli anni della docenza romana. Le teorie eugenetiche conoscevano anche in Italia veloce diffusione fornendo basi scientifiche alle iniziative politiche al regime fascista10. Nonostante questi precedenti il numero dei malati e delle malate che si rivolgevano alla Clinica del Policlinico durante la direzione di Bosellini andò progressivamente aumentando: fino al 1930 la media continuò a salire con un movimento annuo di circa 6. Creava altresì ex-novo un laboratorio di fisico-chimica e incrementava il patrimonio di volumi della Biblioteca di Istituto con numerosi lasciti di volumi personali. Socio dei principali istituti culturali italiani. Bosellini lavorò. Egli dedicava contributi diretti allo studio dell’eziologia dei tuberculidi. mettendo in guardia da ricerche che limitavano gli studi ad un solo organo o sistema. diventavano il terreno concreto e simbolico ad un tempo delle forze fisiche e morali che potevano inquinare il corpo singolo e collettivo.

Dedicava altrettante energie alla ricerca di una terapia efficace per la sifilide: sua la proposta e l’attuazione della cura della tabe mediante vaccino antirabbico. Imprimendo al suo lavoro un indirizzo anatomo-clinico funzionale con forti riferimenti alla medicina generale.La Clinica Dermatologica dere sulle condizioni di salute in generale. metodo applicato per un periodo non breve anche fuori dalla Clinica romana. Nel 1955 a Tarantelli subentrava il professor Mario Monacelli11. Clinico specializzato già incaricato inizialmente all’Università di Perugia. Per le sue ricerche in questo campo gli veniva assegnato il Premio Marchiafava. Formatosi alla scuola di Ducrey e Bosellini. ne diresse l’Istituto fino al 1945 per poi trasferirsi a Napoli dal 1946 fino al 1955. Spicca. dove aveva fondato e reso funzionante l’Istituto di Clinica dermosifilopatica nel 1924. dopo aver vinto nel 1934 il concorso per la Cattedra di Clinica Dermosifilopatica dell’Università di Messina. La seconda guerra mondiale e le trasformazioni politiche e sociali del paese segnavano il declino della sifilografia tradizionalmente intesa. Autore assieme a Nazzaro. incrementando il movimento degli ammalati nei reparti già esistenti e dotando ambulatori e laboratori di nuove strumentazioni. L’attenzione specifica alla sifilide vedeva anche l’applicazione di una nuova reazione sierologica ideata dal prof. Nel 1943. dedicava studi alla psoriasi e in particolare alla leishmaniosi cutanea in Italia: a lui si deve il riconoscimento e lo studio di una zona di diffusione endemica della Leishmania comprendente la costiera adriatica dell’Italia centro meridionale. di uomini e donne. raggiunti i limiti di età. anno in cui veniva chiamato a Roma. ma in particolare per l’attenzione specifica posta sulla salute riproduttiva. in coincidenza con le mutate condizioni politiche. del testo Dermatologia e venereologia. nominato poi titolare a Sassari. di sifilide si soffriva e si moriva. nel 1944/45. dedicava studi in particolare alla sifi291 . in via transitoria dal professor Eugenio Tarantelli. Qui si dedicava al miglioramento della funzionalità dell’Istituto. Nel 1946 il professor Ludovico Tommasi assumeva la cattedra tenendola fino al 1955. giungeva infine a Roma dove come studioso si adoperava per rimettere nel quadro della medicina interna la dermatologia. Gli anni del dopoguerra si caratterizzavano soprattutto come periodo di assestamento. aiuto presso il San Gallicano. Bosellini lasciava la direzione della Clinica sostituito. Si interessava anche di approfondire i rapporti tra tubercolosi e dermatosi non specifiche ricevendo il premio De Amicis della Società Italiana di Dermatologia. della Clinica stessa. quindi a Palermo e Napoli.

Tra i suoi lavori anche studi su epiteliomi. e non solo. l’immunologia e la biochimica applicate alla dermatologia. apriva un nuovo ambulatorio di sessuologia completamente attrezzato per ogni ricerca in tale campo. dopo dieci anni di dibattiti e un travagliato iter parlamentare. del paese portavano una trasformazione anche nella organizzazione dell’Istituto. psoriasi. istopatologia cutanea. dal 1986 al 1994. A lui il merito di aver richiamato la comunità scientifica a porre attenzione al concetto di cute come “organo spia di patologia” con ricerche originali sul piano immunologico ed enzimocitochimico. diversi ambulatori. Venivano inaugurati anche un nuovo centro per lo studio della psoriasi. enzimocitochimica. Si occupava in maniera dettagliata di linfomi con particolare attenzione sia all’aspetto clinico sia eziopatogenetico. tanto da rendere possibile nel 2000 l’attivazione presso il Dipartimento del Centro di riferimento regionale per le 292 . aboliva le norme sulla regolamentazione della prostituzione. una biblioteca. Quest’ultimo.Vittoria Serafini . sviluppando a tal fine tecniche innovative quali l’enzimocitochimica. Nel 1958 lo Stato italiano con la legge Merlin. A. La Clinica cambiava direzione nel 1972 quando l’incarico veniva affidato al prof. melanomi. dal 1994 al 2005 dal professor Stefano Calvieri. Nel contempo si aprivano la strada ricerche sulle dermatosi allergiche e le recenti malattie professionali che imprimevano nuovi indirizzi alla disciplina. laboratori di microscopia elettronica. dermatiti da contatto. Di contro.Stefano Calvieri lide femminile. una sala operatoria di chirurgia plastica. allievo del Prof. morbo di Paget. Dal 1980 la struttura consta di circa 100 posti letto. nella nuova società di massa dove le esigenze sanitarie della popolazione richiedevano interventi sanitari diversamente strutturati. Antonio Ribuffo. un laboratorio per le ricerche endocrinologiche e tutte le attrezzature degli ambulatori rinnovate. In questi anni del resto cambiamenti normativi importanti per la storia sanitaria. immunologia. Negli ultimi anni. Ribuffo. In tal modo si incrementava il movimento degli ammalati nei reparti già esistenti e negli ambulatori. La Clinica dismetteva dunque l’ambulatorio governativo e cambiava il proprio nome in Clinica Dermatologica e delle Malattie Veneree. si è interessato di genodermatosi. il quale cercava di correlare la clinica con la patofisiologia. la Clinica è stata diretta dal professor Onorio Antonio Carlesimo e. I lavori di ampliamento e ristrutturazione voluti dal professor Monacelli comprendevano anche un nuovo reparto di degenza al secondo piano della Clinica fino ad allora mai utilizzato. sierologia e biochimica.

E. uno a destra ed uno a sinistra. Dall’atrio si dipartono tre corridoi: uno centrale. Epiluminescenza. Napoli. ambulatori che hanno trovato spazio grazie all’opera di ristrutturazione dei locali seminterrati dell’Istituto. dove è situata la portineria. ha avviato numerose indagini sulle patologie dei capelli e del cuoio capelluto con l’istituzione di un ambulatorio di tricologia. Attualmente l’Istituto risulta dunque composto al piano terra: da un ingresso. Attualmente è responsabile della conduzione di importanti protocolli di sperimentazione internazionali. In fondo a tale corridoio troviamo gli ambulatori uomini. diretto dal novembre del 2005 dal professor Nicolò Scuderi. L’attività assistenziale è stata indirizzata anche verso l’utenza territoriale. in particolare. potenziando gli ambulatori di Dermatologia oncologica. l’istologia. inoltre. donne. A Roma. infine Roma. ha curato l’attivazione di un reparto di 22 posti letto e di ambulatori specialistici ed ultraspecialistici. è divenuto: Dipartimento di Malattie Cutanee – Veneree e Chirurgia Plastica Ricostruttiva. le stanze per gli amministrativi e le stanze per i professori.La Clinica Dermatologica Malattie Neurocutanee. il servizio di microscopia elettronica. II corridoio centrale conduce all’aula. sempre sul piano scientifico. Dall’anno 2000 l’Istituto di Clinica Dermatologica. l’ambulatorio oncologico. Al primo piano si trova293 . le stanze per i professori. in particolare nel settore dei nuovi materiali protesici biocompatibili. l’ambulatorio endocrinologico e delle malattie neurocutanee. i laboratori di immunofluorescenza. Nel corridoio di sinistra si trovano: il laboratorio di sierologia. Specializzato in Chirurgia Plastica. enzimocitochimica ed immunoistochimica. pediatrico. Nel corridoio di destra sono collocati: la direzione. Le ricerche sono di particolare valore anche applicativo. e gli ambulatori di allergologia e micologia. notevole impulso alla Dermatologia oncologica favorendo lo svolgimento di un’intensa attività scientifica e clinica nella diagnosi e nella terapia del melanoma. Ha richiesto ed ottenuto dalla Regione Lazio l’autorizzazione all’attivazione di un Centro Ustioni dotato di 5 posti letto. di Tricologia. nonché di un servizio di consulenze di chirurgia plastica operante all’interno del Policlinico Umberto I e per numerosi ospedali della capitale. il professor Scuderi ha prestato servizio presso le Università di Bari. Catania e Sassari. ed è stato coordinatore locale e nazionale di numerosi progetti di ricerca del CNR e del MURST. l’ambulatorio tricologico. tanto da aver dato luogo ad un brevetto internazionale sull’isolamento di cellule staminali cutanee. da un breve corridoio che conduce nell’atrio centrale. di Terapia fisica e Dermatologia chirurgica. Calvieri ha dato.

Politiche e pratiche di eugenetica in Italia tra le due guerre mondiali. STROPPIANA L. P. 9: 603-605. 9. Istituto della Enciclopedia italiana. 26 febbraio 1923. Roberto Campana. 1860-1915. PRETI D. AA. 1999. 1957. 8. Int. Roma. 6. b. I e II. Necrologio. Reggio Emilia. 1921. Ital. Dermat. Scienza italiana e razzismo fascista. LXXVI: 292-296.. aa.. Università di Napoli “L’Orientale”.. Milano. «Secolo XIX». STROPPIANA L. In: Atti del I Congresso italiano di storia ospitaliera. istituzioni e professioni sanitarie. salute pubblica. Roma. Nuova Italia. Economia. inedita: Vittoria Serafini. GIBSON M.. Istituzioni e ordinamenti. VV. La Storia della Facoltà Medica di Roma. Milano. Giorn. FrancoAngeli. Il Saggiatore.. Ed. 699. Augusto Ducrey. e sifil. 1990. l’ambulatorio di dermatologia correttiva. 294 . 3.Stefano Calvieri no un reparto di degenza uomini ed uno donne. 1961. BIBLIOGRAFIA 1. Relazioni dei Consigli direttivi alla Direzione generale di sanità. 2003 – 2004.. Dottorato in Storia della famiglia e dell’identità di genere. conversazione col professor Ducrey. Istituto della Enciclopedia italiana. di terapia fisica e la camera operatoria. uomini e donne. dell’Ateneo. ACS. Firenze. Istituto di Storia della Medicina dell’Università di Roma. 1987. Il Fondo è stato oggetto di studio per una tesi di dottorato. Roma. Genova. 2. Il corpo e il contagio. La denuncia del direttore della clinica dermosifilopatica. In Dizionario biografico degli italiani. La denuncia del direttore della clinica dermosifilopatica. Ital. Voll. 27 febbraio 1923. Min. II secondo piano è interamente occupato da un reparto di degenza. 1985. MAIOCCHI R. 7. La Med.. La modernizzazione corporativa (1922-1940). DGSP. 1995. 1992. XIV ciclo.. Per la profilassi delle malattie veneree.Vittoria Serafini . «Il Giornale d’Italia». RUSCA V. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia... 1941. PAZZINI A. Origini e sviluppo della scuola medica ospedaliera di Roma. Roma. In: Dizionario biografico degli italiani. Augusto Ducrey. 5. 4. Stato e prostituzione in Italia. Società Italiana di Dermatologia e Sifilografia.

LA CLINICA DELLE MALATTIE TROPICALI ANTONIO SEBASTIANI – CARLA SERARCANGELI 295 .

non vi sarebbero ragioni di fare assurgere la medicina tropicale ad una branca specialistica della scienza medica. Tenuto conto dell’effetto potenziante svolto sulla morbosità dal drammatico stato di povertà delle zone depresse. l’adozione di sistemi di lavoro di gruppo da parte degli operatori2. la promozione della partecipazione attiva degli utenti. la medicina tropicale comprende lo studio di tutte quelle malattie che occorrono comunemente nei climi tropicali: se si intendessero quelle limitate nella loro estensione geografica. sola garanzia di effettivo progresso sanitario3. un processo cui l’Italia partecipa stabilendo la propria egemonia sull’Eritrea. In Italia è stato Angelo Celli. invece. Con questa fase storica coincide una sempre maggiore attenzione per quelle patologie esotiche indicate con i termini di “Malattie Tropicali”. curativi e preventivi in quanto. A sua volta con la Medicina Internazionale in quanto prevede un impegno planetario inteso a risolvere il disagio economico delle aree del sottosviluppo come indispensabile premessa di emancipazione civile. sulla Libia. sulla Somalia centrale e meridionale e.La Clinica delle Malattie Tropicali La disciplina La seconda metà del secolo XIX e l’inizio del XX segnano la massima espansione coloniale delle Potenze Europee. appena un anno dopo le consorelle inglese e tedesca. ne deriva che gli argomenti oggetto della “Medicina Tropicale” possano trovare punti di contatto con le basi teoriche e gli sviluppi pratici della “Medicina di Comunità” e della “Medicina Internazionale”. fondata nel 1908. per il timore di importare le forme trasmissibili sul territorio metropolitano. problema assai ampio ed articolato nei suoi complessi aspetti diagnostici. successivamente. la definizione dei bisogni sanitari effettivi e preminenti. Il crescente interesse rivolto alle patologie coloniali giustificò il sorgere in Occidente di istituti e società scientifiche dedicati a tali problematiche. per la salute dei militari. dei funzionari civili e degli altri espatriati residenti nei paesi assoggettati e. “Malattie Coloniali”. Subito vi aderirono 297 . insigne igienista e malariologo dell’Università di Roma. “Malattie dei Paesi Caldi” e fonte di notevole preoccupazione negli occupanti. con la Medicina di Comunità in quanto propone sotto l’aspetto metodologico: la globalizzazione dell’intervento. non tanto verso le popolazioni autoctone. il privilegio delle attività sanitarie di tipo ambientale e collettivo. quanto. il promotore della “Società Italiana di Medicina ed Igiene Tropicale”. come sosteneva Aldo Castellani1. inoltre.

venne comandato. L’ultima è la “Società Italiana di Medicina Tropicale”. direttore del Laboratorio Microbiologico dell’Ospedale Portoghese di S. dal 1909 al 1917. allora Capo dell’Ufficio Sanitario di detto dipartimento4. Che su questi temi sia sempre vivo l’interesse lo conferma la recente decisione della “Società Italiana di Malattie Infettive” di variare la denominazione in “Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali”. ricovero e cura. attinenti la disciplina. presso la Clinica Medica di Roma per poter continuare i suoi studi sulle malattie esotiche.Carla Serarcangeli connazionali di grande spessore: Aldo Castellani che operava a Ceylon (Sri Lanka). cremonese. 1 – Umberto Gabbi Gabbi insegnò fino al 1° novembre 1917. Tuttavia bisogna attendere il 1931 per vedere istituita. con Decreto ministeriale del 27 febbraio 1909. esponente dell’Istituto di cui nel titolo. presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Roma. Fig. si vide costretto ad interrompere le ricerche che stava conducendo e. Ordinario nell’Università di Messina. Antonio Carini direttore dell’Istituto Pasteur. in via provvisoria. una “nuova” Clinica per l’insegnamento delle Malattie Tropicali e Subtropicali e l’omonimo Istituto di ricerca. società tuttora attiva e che ha avuto quale primo Presidente il Professor Antonio Sebastiani. con un corso complementare affidato per incarico ad Umberto Gabbi (1860-1933). Merita segnalazione il fatto inusuale del succedersi di ben cinque diverse società scientifiche. quando il Ministero ne 298 . tra il 1908 ed il 1983. nella stessa città. Alfonso Splendore. Gabbi. con provvedimento legislativo. coinvolti a motivo della presenza oltremare delle nostre truppe. Società nata con il sostegno e l’iniziale contributo finanziario del “Dipartimento per la Cooperazione allo Sviluppo” del nostro Ministero degli Esteri e sotto la sagace regia di Guido Bertolaso. a causa del terribile terremoto che il 28 dicembre 1908 aveva colpito la città di Messina. allievo di Pietro Grocco5.Antonio Sebastiani . Paolo del Brasile e. I primi anni dell’insegnamento L’insegnamento della materia era stato impartito. Entrarono a farne parte numerosi ufficiali medici.

La Clinica delle Malattie Tropicali dispose il rientro nella sede di origine. 1927-28 in Patologia Coloniale. in base all’art. incarichi prestigiosi che non volle abbandonare per dedicarsi esclusivamente all’insegnamento in Italia. Prof. operò al fine di ottenere la nomina del personale occorrente per il funzionamento della Clinica da lui diretta. ha preso in esame una lettera del sen. Castellani era conosciuto in tutto il mondo per i suoi studi in dermatologia. conseguita per titoli nell’Università di Torino6. la nomina presso la nostra Università solo dopo un decreto legge che lo assicurava di poter mantenere l’attività anche all’estero. Spinto. a decorrere dal 1 febbraio 1931. nell’adunanza del 7 marzo 1931. per la realizzazione dei vaccini polivalenti. poiché era stato docente dal 1903 al 1914 a Ceylon presso il Collegio Medico della capitale Colombo. quindi. Aldo Castellani (1874-1971) fu nominato “stabile” (Ordinario. chiese ed ottenne nel marzo del 1916 l’autorizzazione a trasferire all’Università di Roma la sua libera docenza in Parassitologia. A lui si deve quel “toccasana” contro le micosi superficiali noto come tintura rubra di Castellani diffusissima per oltre mezzo secolo. accettò. pertanto. cioè “per chiara fama”. 18 dicembre 1930 n. ma soprattutto per aver scoperto. a titolo gratuito. Aldo 299 . un medico formatosi presso il Royal College of Physicians and Surgeons di Londra.69 della Legge Casati ed in applicazione dell’art.a. Con Decreto Rettorale venne conferito a Basile per l’a.a. Nel frattempo Carlo Basile. nel 1902 ad Entebbe (Kenia). insegnamento che fu mutato nell’a. 1924-25 l’incarico di insegnamento. dall’esigenza di rendere operativa la struttura e consapevole di non assicurare la sua presenza in modo continuativo. l’agente causale della malattia del sonno e. di I fascia) di Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali. dal 1926 al 1931 alla Tulane Medical School di New Orleans. negli anni seguenti. in Ceylon (Sri Lanka) l’etiologia e la cura della framboesia e nuovi batteri enteritogeni7. inoltre. Nel verbale del Senato Accademico del 14 marzo 1931 si legge8: Il Rettore comunica che la Facoltà di Medicina e Chirurgia.D. ottenendo la certezza di contenere le lezioni all’Università di Roma nel trimestre aprile-giugno. Castellani ricopriva. dai primi mesi del suo incarico. Alla fama scientifica si accompagnava una grande professionalità ed una notevole capacità didattica.3 del R. con titoli equivalenti a quello italiano di “Professore Stabile”. di Diagnostica delle Malattie Tropicali. dal 1919 al 1926 alla London School of Hygiene and Tropical Medicine. per le sue ricerche microbiologiche e parassitologiche.L. Castellani. 1837.

testè nominato stabile della Clinica delle malattie tropicali e subtropicali . il Prof. avvalendosi delle disposizioni all’art. dal dedica a Mario Girolami 1 gennaio 1932. di Modena9. Spirito ed Ospedali Riuniti e. e la loro retribuzione graverà sui fondi messi a disposizione dei competenti Ministeri. Castellani. si legge10: Per regolare le condizioni della consegna e disciplinarne le conseguenze d’ordine finanziario è stata stipulata tra l’amministrazione ospitaliera e l’Università una convenzione… . Benito Mussolini.1227. Nonostante il parere favorevole del Senato Accademico ed il Decreto Rettorale 8 aprile 1931. 2 – Foto di Aldo Castellani con nominare assistente incaricato. con lettera 19 aprile 1931 del Ministro dell’Interno ad interim.18 del 5 maggio 1931. futuri Direttori degli Istituti di Malattie Tropicali delle Università di Napoli e. a partire dal 1 novembre 1931. 300 . Igino Jacono aiuto di ruolo della terza Clinica Medica di Napoli e a far Fig. La sede dell’Istituto Un altro problema da affrontare nell’immediato riguardava i locali assegnati per rendere operativa l’iniziativa. sorsero problemi di carattere economico. la cessione “in uso temporaneo” del 10° Padiglione del Policlinico Umberto I appartenente al Pio Istituto S.Antonio Sebastiani . era stata disposta.Carla Serarcangeli Castellani . quattro assistenti. 26 del RDL 28 agosto 1931 n. pubblicato nel Bollettino Ufficiale del Ministero dell’Educazione Nazionale n. il Dr.con la quale chiede la nomina del personale occorrente pel funzionamento della Clinica stessa. che modificava il ruolo organico del personale della Clinica ed assegnava alla stessa il personale richiesto. sempre nel verbale dell’11 giugno 1931. un tecnico. due custodi. Giuseppe Acanfora. Il ruolo organico di tale personale dovrebbe comprendere due aiuti. riuscì a far trasferire a Roma. per il funzionamento della Clinica stessa. rispettivamente.

Nell’anno accademico 1932-33 vengono nominati assistenti incaricati Giuseppe Giunta.000 lire l’anno.4 del R. L’impegno economico era gravoso e benché l’interesse dello Stato ad attivare gli studi di medicina tropicale fosse alto.. di riduzione in pristino dei locali ecc. graveranno sui fondi speciali concessi da vari Ministeri a norma dell’art.La Clinica delle Malattie Tropicali Il Rettore riferisce che tutte le spese di adattamento. Fra i primi a contribuire con mezzi personali per dotare la Clinica delle strutture necessarie troviamo Luigi Amedeo Savoia Aosta (1873-1933) Duca degli Abruzzi. Il Consiglio di Amministrazione presa visione della convenzione l’approva.000). creando in Somalia. datata 1933. e. quello dell’Africa Italiana 100. una estesa azienda agricola con poderose opere irrigue ed annesso zuccherificio. esploratore e conoscitore dei problemi di sanità tropicale per aver vissuto molti anni in Africa. Mario Cecchi.D. 3 – Ingresso dell’Istituto di Malattie Tropicali Borbone-Orléans Duchessa d’Aosta (1871-1951) sostenitrice dei corsi per infermiere volontarie della CRI e madre del futuro Viceré di Etiopia. come desumiamo dal rilievo del numero dei Ministeri coinvolti nel finanziamento annuale per il funzionamento della Clinica (i Ministeri della Guerra e della Marina si impegnarono a versare 50. il Rettore prega il Consiglio stesso di esaminarla e di deliberare in merito. di gestione. A ricordo dell’importante donazione furono posti all’ingresso dell’Istituto due medaglioni in bronzo con i ritratti delle Loro Altezze Reali inseriti in una lapide scolpita da Romano Romanelli. a Joar (villaggio Duca degli Abruzzi). Con lui sua cognata Elena di Fig. ufficiale di Marina. Gabriele Amalfitano e 301 .1837. di manutenzione. 18 dicembre 1930 n.000 e quelli dell’Aeronautica e dell’Interno 20. Tale convenzione in forza del comma 8.L. pertanto. è subordinata all’approvazione del Consiglio di Amministrazione. si resero indispensabili donazioni da parte di “benemeriti”.

completati da un Museo “dimostrativo” ricco di preparati anatomo-patologici e da una Biblioteca fornita delle recenti pubblicazioni. risulta ancora privo di personale tecnico e di custodia. Ai locali destinati al buon funzionamento della Clinica stessa (lavanderia-stireria. possono in parte essere limitate. direttore della Clinica delle malattie tropicali. la Clinica potrebbe funzionare soltanto per pochi mesi. tre Assistenti (Giuseppe Acanfora. perché essendo il direttore della medesima autorizzato a compiere i propri studi all’estero. Sen Aldo Castellani. tra cui un promemoria a Benito Mussolini. dove trascorrere la maggior parte dell’anno. il Capo del Governo (lo stesso Benito Mussolini). Diversa situazione troviamo invece a partire dal 1936. in favore di Felice Pullè. Rileva. riferisce che il Consiglio di Amministrazione del Consorzio per la Città Universitaria. riuscì ad ottenere il personale promessogli: due Aiuti (Igino Jacono e Mario Ghiron). dopo che Castellani aveva guidato i servizi sanitari delle Forze Armate durante la vittoriosa guerra italo-etiopica (ottobre 1935 – maggio 1936). comunque.. 300. numerose sono le richieste che inoltra. … Il Consiglio constata che l’Università non ha i fondi necessari per poter assegnare una dotazione annua alla Clinica delle malattie tropicali e subtropicali e. Clinica di Semeiotica medica. inoltre. a S.Carla Serarcangeli viene concesso un contratto. Per la parte del memoriale che riguarda la richiesta straordinaria di £. ha constatato l’impossibilità di prelevare la somma richiesta sui fondi del Consorzio. ma i risultati non sono brillanti11: Consiglio di Amministrazione 10.E. da lui conosciuto personalmente per averlo curato da un’ulcera duodenale nel 1925 e seguito clinicamente fino al 1943.Antonio Sebastiani . sorte con speciali assegnazioni (Clinica della tubercolosi. ecc. Il denaro per completare e far funzionare la Clinica è sempre scarso ed il Direttore cerca di trovare il modo per ottenere finanziamenti. I laboratori erano dotati di moderne attrezzature scientifiche. Clinica delle malattie del lavoro. Gabriele Amalfitano e Massimo Acquaviva Coppola). sala di lavaggio e 302 .000 occorrenti per la sistemazione dei lavori della Clinica. un tecnico e due custodi. che anche le altre Cliniche. presentato dal Prof. L’Istituto. La Clinica funzionava e molti erano i medici desiderosi di poterla frequentare come assistenti volontari. nella recente seduta del 5 corr.) non hanno dotazioni dall’Università.1932 12 Il Rettore comunica che dal Ministero della Educazione nazionale è stato qui trasmesso l’unito memoriale.3. che le spese di funzionamento della Clinica delle malattie tropicali e subtropicali.

di svolgere la loro opera. compatibilmente con la necessità del servizio. cui sono stati preposti in successione i Professori F. avvenuta la liberazione di Roma ad opera delle forze alleate. Virgili. In questi anni l’Istituto si dotò di un qualificato Servizio di Radiologia Diagnostica. dalla direzione e dallo stipendio in esecuzione a quanto stabilito con l’ordine n. V. M. Colosimo. Risi. anche presso la clinica predetta. Frega.1 del 26 giugno del 1944 e con decorrenza 4 luglio. Gabriele 303 . A partire dal 1935 era iniziata anche la convenzione con l’Ospedale militare del Celio per- Fig. Durante la II guerra mondiale. Nel 1944. 4 – Aldo Castellani all’ingresso dell’Istituto dopo una conferenza ad un gruppo di medici militari ché potessero essere ricoverati e curati i militari affetti da malattie specifiche13. si accompagnava anche uno stabulario che rispondeva alle “nuove” esigenze della medicina sperimentale. La produzione scientifica risultava notevole ed abbracciava i diversi campi della disciplina. F. comandante dell’area della capitale. Paroni-Sterbini. Pompei. F. il Ministero dell’Educazione Nazionale cercò di venire incontro alle necessità della Clinica che vedeva richiamati in servizio militare Aiuti ed Assistenti e stabilì accordi perché fosse loro concesso. E. sospese Castellani dall’insegnamento.La Clinica delle Malattie Tropicali sterilizzazione dei materiali di laboratorio). il colonnello statunitense Charles Poletti.

come da bando pubblicato sulla G.Antonio Sebastiani . Spirito ed Ospedali Riuniti.27 del 3. ma il problema più grave era determinato dall’utilizzo del 10° Padiglione come Clinica universitaria: in quanto. dove assunse la direzione dell’Istituto (nella 304 . la ricerca Mario Girolami16 era nato nel 1903 a Monteveglio (Bologna). presentò ricorso chiedendone la dispensa dal servizio.L. in via temporanea. in Patologia Speciale Medica e in Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali. nel 1942 divenne ordinario di quest’ultima disciplina a Cagliari e fu chiamato a Roma nel 1950.1949.2. La scuola. ma ormai aveva raggiunto l’età per essere collocato a riposo14. Spirito. Allievo nell’Ateneo di Bologna di Antonio Gasbarrini. Dopo essere stato direttore incaricato dei Laboratori dell’Ospedale Italiano di Alessandria d’Egitto ed aver conseguito la libera docenza in Patologia Tropicale e Subtropicale. rinnovata la convenzione con il Pio Istituto di S. Nonostante la Commissione per l’epurazione del personale universitario avesse prosciolto Castellani dall’addebito di apologia fascista. in virtù dell’applicazione di questo D. la didattica. in favore di Castellani dovette essere applicato il D. diretto da Castellani. con l’andata in pensione di Castellani. si rese vacante la Cattedra di Malattie Tropicali e Subtropicali. furono presentate diverse domande per la copertura del ruolo e la Facoltà di Medicina dovette procedere ad una votazione: ottenne la maggioranza dei voti Mario Girolami (1903-1982). Pertanto. Con l’uscita di Aldo Castellani. n. si recò a Londra nel 1932 per frequentare il Ross Institute and Hospital for Tropical Disease. fino alla definizione della convenzione. 16 marzo 1944 n. tuttavia l’Alto Commissario aggiunto per l’epurazione. Castellani quindi potè essere reintegrato in servizio e restituito alla Facoltà in una condizione di assoluta integrità morale solo nel maggio del 1945. Costituiva certamente un problema sostituire una figura così famosa a livello internazionale.114 che consentiva per tutta la durata della guerra. dopo la laurea conseguita nel 1927. Di conseguenza. la permanenza dei professori di ruolo oltre il 70° anno ed eventualmente fino al 75° anno. egli potè rimanere in servizio fino al 1 novembre del 1949 ed essere nominato Professore Emerito con decreto del Presidente della Repubblica datato 31 agosto 1949. veniva a decadere anche la convenzione stipulata con il Pio Istituto S.U.L. Mario Berlinguer. iniziando allora a rivolgere i suoi studi sulla specialità.Carla Serarcangeli Amalfitano fu incaricato della direzione dell’Istituto.. su proposta rinnovabile di anno in anno15.

decise di coprire tale ruolo mediante il trasferimento di un docente della disciplina. Furono presentate due domande. del 26/06/1973. dal 1956 al 1973. mantenne. in Italia. in data 14 maggio. la direzione della scuola di specializzazione delle Malattie Tropicali e Subtropicali fino al 1978. Proseguì alcuni studi di Castellani ben evidenziando come il Maestro avesse per primo descritto alcune parassitosi e ripubblicandone i risultati su riviste italiane. Nel 1973. Direttore dell’Istituto di Malattie Infettive di Ferrara. uno annuale di perfezionamento ed infine uno biennale di specializzazione. 5 – Mario Girolami il solo a far parte della Associazione degli Istituti Europei di Medicina Tropicale.U. Aiuto di ruolo). e quella di Franco Sorice.facendola afferire all’Istituto. approvò tale cambiamento17. Vivace fu la discussione in Facoltà nella seduta del 27 luglio per designare il nuovo titolare. questo era conosciuto a livello mondiale per la sua importanza ed era. Mario Girolami rimase Direttore dell’Istituto fino a quando. Su proposta del titolare venne avanzata la richiesta di cambiamento di denominazione della Cattedra di Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali in quella di Clinica delle Malattie Tropicali ed Infettive ed il Ministro della Pubblica Istruzione. I suoi studi scientifici abbracciarono diversi campi. Dal 1950 fu Direttore della Scuola di Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali. Il Consiglio di Facoltà. dalla fisiopatologia alle indagini cliniche e terapeutiche. Ordinario di Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali di Cagliari.La Clinica delle Malattie Tropicali vacanza intercorsa. dalla microbiologia alla radiologia. in data 10 ottobre 1962. Girolami. anno del suo congedo per raggiunti limiti di età. quella di Marco Lippi. questa era organizzata in tre differenti livelli: un corso bimestrale di preparazione. comunque. fu collocato fuori ruolo. questo incarico era stato assolto da Gabriele Amalfitano. nel 1973. quando si rese nuovamente vacante la Cattedra e la direzione dell’Istituto. come da bando pubblicato sulla G. assunse anche la direzione della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia di Roma -la prima attivata in Italia. Fig. e nel 1979 gli venne conferito il titolo di Professore Emerito. soprattutto brillante ed appassionata fu la presentazione dei candida305 .

ricoperta con procedura concorsuale dal professor Giovanni Mastrandrea. in seguito al collocamento fuori ruolo del Professore Germano Ricci. Dopo la laurea conseguita nel 1947. Giovanni Di Guglielmo e Giuseppe Giunchi. Ha avuto come maestri Cesare Frugoni. soppressa e destinata ad altro insegnamento nel 1972 in seguito alla morte dello stesso Mastrandrea) il Consiglio di Facoltà convenne di non rinviare ulteriormente la decisione e di procedere. la regolare continuità scientifica. ruolo che mantiene fino a quando. nella stessa seduta del 27 luglio. 6 – Franco Sorice novembre 1979. ed il Professor Giuseppe Giunchi. chiamato a Roma a dirigere. Si cercò di trovare una soluzione di compromesso ma. nato ad Udine nel 1923. clinico di notevole spessore e brillante ricercatore. la Clinica delle Malattie Tropicali ed Infettive. (Cattedra frutto dello sdoppiamento della I avvenuto nel 1968. chiede ed ottiene autorizzazione a ricoprire questa Cattedra dal 1 Fig. i contributi originali prodotti in molti campi della ricerca e la capacità organizzativa dimostrata. che aveva inviato al Preside ed ai Colleghi di Facoltà una lettera nella quale esaltava i meriti didattici e scientifici di Lippi. ha frequentato per dieci anni la Cattedra di Clinica Medica Generale e Terapia Medica come assistente. allocata nei locali dell’Istituto di Malattie Infettive. nonostante fosse emersa la proposta di chiedere al Ministero un raddoppiamento della Cattedra di Malattie Infettive o anche quella di riattivare la II Cattedra di Malattie Tropicali. dal 1 novembre 1973. Sorice. da inserire nel verbale del Consiglio di Facoltà. che aveva prodotto un dettagliato documento. Sorice ha trascorso molti anni della sua formazione e della sua carriera presso l’Università di Roma. Dopo un periodo trascorso nell’Università di Sassari da Professore incaricato e nell’Università di Ferrara come Professore Ordinario viene. resasi vacante la Cattedra di Malattie Infettive.Carla Serarcangeli ti da parte dei loro Maestri: il Professor Mario Girolami. alla chiamata per votazione nominale: ottenne la maggioranza Franco Sorice. quindi.Antonio Sebastiani . nel quale illustrava il curriculum di Sorice e ne sottolineava la preparazione. è divenuto nel 1956 libero docente in Malattie Infettive ed in Patologia Speciale Medica. si è prevalentemente dedicato allo studio delle malattie batteriche ed alla 306 .

ha potuto approfondire varie tematiche riguardanti il tetano. cioè fino alla confluenza dipartimentale dell’Istituto. Sebastiani si è dedicato alle ricerche sugli enterovirus.La Clinica delle Malattie Tropicali antibioticoterapia. allievo del Girolami e dello stesso Sorice. sulla vaccinazione antipoliomielitica. ha percorso l’intero iter formativo nell’Istituto conseguendo la libera docenza in Malattie Infettive ed in Malattie Tropicali. nel contempo. Presso tale Università ha presieduto il Comitato Tecnico della Facoltà di Medicina e Chirurgia nel periodo 1979-92. le virus-epatiti ed alcune parassitosi endemiche in quel Paese. vincitore del relativo concorso è stato chiamato alla titolarità della II Fig. la direzione dell’Istituto di Malattie Tropicali ed Infettive e della Scuola di Specializzazione in Malattie Tropicali e Subtropicali. dall’avere trascorso annualmente un trimestre presso l’Università Nazionale della Somalia dal 1977 al 1990 con compiti didattici e di ricerca. Ha fatto parte della Commissione per il Farmaco del Ministero della Sanità nella metà degli anni ’90. è passato alla I cattedra assumendo. inoltre. le dissenterie. prima con Giuseppe Giunchi e poi con Luigi Ortona. Scuola che. Sebastiani. su proposta del Professor Paride Stefanini. hanno trovato un vasto consenso tra studenti e medici nell’ultimo trentennio. La sua nomina era stata deliberata dal Dipartimento per la Cooperazione allo Sviluppo del nostro Ministero degli Affari Esteri –principale finanziatore dell’iniziativa– e ratificata dal Governo Somalo. che ha guidato la Commissione Mista Italo-Somala per la Cooperazione Universitaria dal 1972 al 307 . contribuendo al ripristino della trasparenza nei rapporti Commissione-industria.nel 1979 . romano del 1929. si è trasformata in corso quadriennale di “Medicina Tropicale” riservato ai soli borsisti retribuiti dal Ministero della Sanità o da Enti convenzionati con l’Università. Antonio Sebastiani. 7 – Antonio Sebastiani Cattedra (nata per sdoppiamento nel 1977) finché . in ottemperanza alle norme comunitarie europee. sui virus respiratori. E’ Professore Emerito dal 24 maggio 1999. I testi ed i trattati di malattie infettive cui ha posto mano.a seguito del trasferimento di Sorice. cioè fino alla cessazione ufficiale di ogni attività a motivo dei conflitti interni scoppiati in quella Nazione18. Gli succede alla Direzione dell’Istituto il Professor Antonio Sebastiani. favorito. che mantiene l’incarico direttivo fino al 1994.

308 . Onde evitare equivoci deve essere precisato che. Nel periodo 1972 (fondazione) – 1990 (cessazione di fatto dell’attività) la Facoltà di Mogadiscio ha laureato oltre 600 medici destinati al Servizio Sanitario Nazionale.in dieci semestri seguiti da un biennio post-laurea di perfezionamento con cinque opzioni: Medicina di Comunità. Per volere di Paride Stefanini. In seguito otteneva l’afferenza il Professor Carlo De Bac – proveniente dall’Istituto di Malattie Infettive – con l’incarico della II cattedra di Malattie Tropicali. Ignazio Ilardi.Carla Serarcangeli 1981. gli succedeva nella titolarità della IV Clinica Medica il Professor Vincenzo Corsi. Tornando alle vicende dell’Istituto romano. Il 1 Novembre 1979. questo nel 1973 assunse l’assetto policattedra. Un piano di studi orchestrato con l’OMS che lo propose allo Yemen ed agli Emirati Arabi e. Regno Unito. e venivano chiamati presso l’Istituto di Malattie Infettive. seguito dal Prof. nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma “La Sapienza”. rispettivamente nel 1985 e nel 1994. nel 1980.Antonio Sebastiani . Ostetricia-Ginecologia. compiuto varie missioni presso l’Università Nazionale della Somalia. in Canada. Di questi. i quali hanno pubblicato numerosi contributi di interesse tropicalistico e. PediatriaPuericultura. Questi due ultimi vincevano il concorso di Professore di prima fascia. Europa continentale20. la Facoltà somala risultò radicalmente innovativa rispetto agli schemi italiani del periodo e pienamente consonante con la dottrina e la pratica della Medicina di Comunità19. sono stati disattivati per costituire il nuovo Dipartimento di “Malattie Infettive e Tropicali”. nel 1994. Quando poi. istituti che. parassitologo clinico con vasto curriculum di permanenza in aree tropicali. in particolare Delia. cioè fino alla sua morte. il Serafini si trasferiva. hanno convissuto due distinti istituti: quello di Malattie Infettive e quello di Malattie Tropicali e Subtropicali (dal 1961 di Malattie Tropicali ed Infettive). attualmente circa 150 professano con successo all’estero nei paesi africani. il Professor Franco Sorice – Direttore in carica dell’Istituto di Malattie Tropicali ed Infettive – si trasferiva alla direzione dell’Istituto di Malattie Infettive. III Patologia Medica e poi IV Clinica Medica. Durante la presidenza di Sebastiani venne adottato uno schema didattico intensivo . Usa. Chirurgia Generale. Medicina Interna. in successione.“tempo pieno di docenti e discenti” . inoltre. riconobbe un Dottorato in Medicina di Comunità con borse assegnate nell’Africa Orientale dalla stessa OMS. rimasto di ruolo fino al 1985. nei paesi arabi. cooptando il Professor Umberto Serafini e concedendo strutture di ricovero alle cattedre delle quali è stato titolare. e dagli allievi Salvatore Delia e Vincenzo Vullo.

Michele De Carlo. Giorgio Mele. Antonio Sebastiani.la gestione della Scuola di Specializzazione in Malattie Tropicali e Subtropicali (poi titolata “Medicina Tropicale” secondo la normativa Cee) e di Gastroenterologia (1961-1981) con circa 400 specializzati. Massimo Marangi . Antonio Aceti. Giovanni Mastrandrea. Corrado Bianchini (editor di un testo di Medicina Internazionale) Ignazio Ilardi. Giovanni Gambini. Angelo Balestrieri. Giorgio Quaranta. sono stati eletti alla sua Direzione. Massimo Marangi. Marco Lippi. .La Clinica delle Malattie Tropicali Nell’Istituto di Malattie Tropicali ed Infettive rimaneva il Prof. Sebastiani . Giorgio Quaranta.oltre 2000 pubblicazioni scientifiche a stampa su riviste italiane ed estere. Vincenzo Vullo (attualmente in carica).intensa attività trattatistica nel settore con in primo piano Aldo Castellani (il fondamentale trattato di Medicina Tropicale vide la I edizione a Londra nel 1910). Antonio De Dominicis. successivamente. Mariano Belli. Vincenzo Vullo. . Mario Manganaro. comunicazioni in convegni e congressi nazionali ed internazionali in parte frutto di collaborazione con enti stranieri e finanziate da OMS. Mario Mazzetti di Pietralata. Alfredo Pennica. Salvatore Delia. Vittorio Laghi. Francesco Paroni-Sterbini. numerosi in parassitologia e sulle virus-epatiti. Frequenti i contributi originali e significativi. Antonio Cappelli (uno dei fondatori della Medicina di Comunità in Italia). Ministero della Sanità. Furio Cifarelli (suo un testo di Malattie Tropicali per l’Università Nazionale della Somalia). Salvatore Delia. Bruno Benetazzo. Igino Jacono.che si avvaleva della preziosa collaborazione di Antonio Aceti. Vincenzo Russo. Giovanni Panichi. Mario Nuti. Diego De Luca. i Professori Franco Sorice. Carlo De Bac. Franco Sorice (notissimi i testi di Malattie infettive in collaborazione con Giuseppe Giunchi e con Luigi Ortona). Alfredo Pennica. Giorgio Mazzacurati. Sergio Sanguigni.e vi afferivano i Professori Carlo De Bac e Vittorio Laghi. Mario Girolami. Lo svolgimento di Corsi di Medicina Missionaria per conto 309 . Marcello Assumma. Giuseppe Scotti. Facoltà Medica de “La Sapienza”. Livio Capocaccia. Antonio Sebastiani. Biagio Urso. Vincenzo Servino. Gabriele Amalfitano. Marino Luminari. CNR. entrambi vincitori del concorso di Professore Ordinario espletato nel 1985. Ha così compimento la storia dell’Istituto che negli oltre 60 anni della sua intensa e meritoria attività ha prodotto e realizzato: . Consiglio Universitario Nazionale. Costituito il Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali nel 1994.

day hospital ed una dotazione di posti letti ordinari che ha raggiunto le cento unità. Esponente di punta della epatologia virologica. inoltre. sua principale collaboratrice Gloria Taliani.Antonio Sebastiani . Infine. America Latina. circa il 20% dei casi di malaria da importazione osservati in Italia. Asia. diventato fondamentale con la riforma della tabella 18 bis. . . nel periodo 1985-2004 sono stati chiamati presso l’Istituto (o dal 1994 presso la sezione di Malattie Tropicali del Dipartimento) i seguenti Professori di I fascia: . alimentato dalle patologie dei viaggiatori e degli immigrati: la casistica comprende. .la gestione dell’insegnamento nel Corso di Laurea. offerto un accurato monitoraggio a molti borsisti stranieri specializzandi nella Facoltà Medica de “La Sapienza” ed un preciso punto di riferimento per quelli della Università Nazionale della Somalia (dal 1977).Carla Serarcangeli dello SMOM (Sovrano Militare Ordine di Malta) e di corsi per “Assistente Medico” voluti dall’AFIS (Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia) negli anni ’50. che ha raggiunto l’ordinariato nel 2005.la gestione assistenziale con ambulatori. Oltre 400 studenti hanno preparato con successo la Tesi di Laurea nell’Istituto. . L’impegno tropicalistico si è mantenuto costante anche dopo la decolonizzazione. Numerosi specializzati e vari membri del personale dell’Istituto hanno prestato servizio nella OMS ed in diversi enti ed organizzazioni per la “Cooperazionee allo Sviluppo” in Africa. tra l’altro. ha operato prevalentemente nell’Istituto di Malattie Infettive de “La Sapienza”.Giovanni Panichi. profughi in Italia e supportati dal nostro Ministero degli Affari Esteri a motivo della guerra civile nel loro Paese. E’ stato.Vittorio Laghi. Assistenza è stata ampiamente fornita ai docenti di quella Università. allievo di Giuseppe Giunchi e poi di Giorgio Andreoni.la gestione delle Riviste scientifiche: Archivio Italiano di Medicina Tropicale e Parassitologia e Rivista Italiana di Gastroenterologia. negli ultimi anni ha presieduto la Società Italiana di Medicina Tropicale. . allievo di Luigi Condorelli e di Germano Ricci.Carlo De Bac. E’ un’autorità indiscussa nel campo delle virus-epatiti e da quasi un ventennio presiede la “Società Italiana per lo Studio delle Malattie da virus”. Vinto il concorso di I fascia ha preso servizio presso l’Università di Sassari ove ne ha diretto l’Istituto di Malattie 310 . allievo di Luigi Ortona e proveniente dall’Università Cattolica del Sacro Cuore.

11. formatosi nell’Istituto. Ha fornito apporti significativi nel campo dei batteri anaerobi e degli enterobatteri patogeni.S. Vol. VERBALI del Senato Accademico. CAPPELLI A. 2314: Gabbi Umberto. Andrea e dove è stato eletto Direttore del Dipartimento di Medicina Interna. Roma. ARCHIVIO STORICO UNIVERSITA’ “LA SAPIENZA” (in seguito citato come A.) relativamente al fascicolo n.. Secoli 2003. Medicina Internazionale. MELEDANDRI G. Trop. London. men and monarchs. fascicolo n. PAZZINI A. A. dove dirige una divisione d’avanguardia nell’Ospedale S. relativamente alle sedute dell’anno 1931. . 6. Chiamato a Roma presso “La Sapienza” nel 1999. In Sassari.. MORRONE A. La Storia della Facoltà Medica di Roma. 2001. Istituto di Storia della Medicina. 8. Microbes.Sez. 1996. di recente costituita. SEU. 1961.. Il Policlinico . Gollancz. 1:35–46. 12. CASTELLANI A... A Doctor’s life in many lands. 10. Brevi cenni storici sulla Medicina Tropicale.S.. 605: Basile Carlo. Giorn. SEBASTIANI A. 49:1117–1130. Chiamato a Sassari vi ha diretto per un lustro l’Istituto di Malattie Infettive con grande dinamismo ed ottenendone il trasferimento in nuove strutture moderne ed adeguate. 5: 3–14. 7. BETTINI S. 9. BIANCHINI C. ancora molto giovane. A.. BIBLIOGRAFIA 1. 1960. Storia delle Società di Medicina Tropicale in Italia. Fratelli Palombi. 13. Roma. relativamente alle sedute dell’anno 1932. V. CASTELLANI A. SERARCANGELI C.S.S. Med. 5. fascicolo n. Med. 4. Ital.. 311 . ha optato per la II Facoltà di Medicina. Aldo Castellani (1874-1971) un viaggio scientifico lungo un secolo. La Medicina di Comunità: Fondamenti teorici e caratteristiche organizzative. Pratica 1932. VERBALI del Consiglio di Amministrazione. 1440: Acanfora Giuseppe. 3..La Clinica delle Malattie Tropicali Infettive.15:469-500. fascicolo n. 644: Castellani Aldo. A. 1985. Roma. 2.. ha promosso annualmente dei corsi di aggiornamento infettivologico e tropicalistico di notevole risonanza nazionale e vi ha organizzato esemplarmente il Congresso nazionale della Società Italiana di Malattie Infettive del 1997. I e II. SEBASTIANI A.. i suoi indubbi meriti scientifici sono stati riconosciuti nel concorso di I fascia nel 1994. MARANGI M. Quaderni della Cooperazione (Ministero Affari Esteri).Antonio Aceti.

Arch. 17. 16. Sanitaria 1992. La Facoltà Medica di Mogadiscio: un patrimonio da tutelare.492.. 20. Ital. Organizz. GIROLAMI M. 1962. 15. 1983. 5: 53–56. fascicolo n.. Paride Stefanini e la Medicina di Comunità. fascicolo n. 4979: Girolami Mario. 1:31-35. A. 644: Castellani Aldo.. Trop. L’Istituto di Malattie Tropicali ed Infettive dell’Università di Roma. ARCHIVIO STORICO SENATO fascicolo n... 19. Roma.Carla Serarcangeli 14. 312 . A.Antonio Sebastiani . Giorn. Med.S. Le Facoltà di Medicina in Africa. 2:1-24. Centro Analisi Sociale. SEBASTIANI A. Trop 2000.S. ADINOLFI C. Parassit. Med. 18. CAPPELLI A. Ital. SEBASTIANI A.

CLINICA DELLE MALATTIE NERVOSE E MENTALI ALBERTO GASTON 313 .

da tale disciplina. meglio ancora. Diomede Pantaleoni. non era possibile prescindere. dello studio dei “fenomeni morali”. che avrebbe potuto. nella sua Storia della Facoltà Medica Romana.trattato dal quale traspariva chiaramente il suo atteggiamento critico riguardo le tendenze riduzionistiche della medicina mentale dell’epoca e la sua chiara propensione a favore di una “psicologia” o. anno in cui i due insegnamenti di Malattie mentali e Malattie nervose vengono fusi insieme. appoggiando l’idea di Livi a favore della denominazione “freniatrica”. anno in cui dovette lasciare a causa di una grave malattia che lo portava a morte nel 1878. abbastanza vicino alle concezioni di Guislain. ed essendo ugualmente utile all’insegnamento ed alla condotta del luogo pio che la scelta cada sulla stessa persona. Girolami ebbe anche un certo rilievo nella scelta della denominazione della nascente Società Freniatrica (il cui congresso di fondazione si svolse a Roma nel 1873). ho potuto ottenere che il Direttore del Manicomio sia a quell’insegnamento prescelto.Come riporta Adalberto Pazzini1. che era all’epoca Giuseppe Girolami. il quale tenne la cattedra dal 1871 al 1875.Clinica delle Malattie Nervose e Mentali La disciplina L’insegnamento di Clinica delle Malattie Nervose e Mentali è stato costituito nella sua unitarietà soltanto a partire dal 1920-21. a suo parere. cui dedica lo studio . come ordinariamente avviene. La scelta cadde quindi. necessariamente. dice testualmente: Sono riuscito ad ottenere dalla Pubblica Istruzione che un insegnamento di Psichiatria sia stabilito nella Romana Università. Malattie Mentali . rispetto alla denominazione “psichiatrica”. generare ambiguità spiritualistiche. vista anche una certa ambiguità semantica della parola “psiche” (come è noto la parola “psichiatria” affonda le sue radici nella concezione romantica della medicina dei primi anni dell’800). sul direttore del Manicomio. Sino ad allora la loro evoluzione è relativamente autonoma e tale tornerà ad essere dopo circa cinquanta anni. Girolami si era conquistato una certa fama con la direzione del manicomio di Pesaro (dal 1850) e con un trattato Sulla Pazzia. infatti. in un rapporto amministrativo del 1871. pena la incompletezza dell’operare psichiatrico2. Ciò nonostante egli continuò a seguire un indirizzo che si può definire psicologico-spiritualista e 315 . Studi psicologici e patologici (1856). detto alla francese. secondo alcuni dei partecipanti.

Alberto Gaston che per questo motivo lo separerà dalle idee di un gruppo altamente significativo e sempre più emergente (Livi. La sede del Manicomio era allora alla Lungara. questa ultima. Polemizzò d’altronde anche con Griesinger sottolineando. idea. che dal 1931 riprenderà l’antico nome di Santa Maria della Pietà. alla morte di Girolami. appena due anni dopo. il quale comunque confermò la persistenza in seno al Manicomio. anno della chiamata di Alessandro Solivetti. che lo oppose anche a Lombroso. a dire di De Sanctis. che. che la tenne sino 1893. restò vacante sino al 1881. prolusione nella quale. pur valorizzando sufficientemente il valore delle ricerche anatomo-patologiche ed istologiche del sistema nervoso. delle due sale destinate alla Psichiatria. Morselli. la didattica. appena costituita. egli rese possibile la creazione di due sale di osservazione sotto la direzione di un professore di Psichiatria. ma autonoma. Ezio Sciamanna troverà. Tamburini) le cui idee sposteranno il baricentro della psichiatria italiana dalla prevalente influenza del pensiero psichiatrico francese a quella del pensiero tedesco. data di inizio del trasferimento dei malati al nuovo Manicomio di S. Nel 1900 la Clinica fu trasferita in una struttura annessa al Manicomio. consisteva in due reparti di 12 letti 316 . I Maestri. l’attività di ricerca La cattedra di psichiatria. il quale era abbastanza contrario alla presenza degli psicologi nella Società Freniatrica. Le sue linee programmatiche si trovano nel testo della prolusione con la quale inaugurerà il primo corso di Clinica delle malattie mentali nell’Università di Roma. sul piano della terapia. primo medico di sezione del Manicomio. dove era stato trasferito fin dal 1728 dalla prima sede di piazza Colonna (aperta nel 1548) e dove resterà almeno sino al 1914. lungo la linea di idee che da Griesinger va verso Kraepelin. il valore di una cura morale (psicologica) e affermando la necessità di essere allo stesso tempo un buon medico ed un buon psicologo. ne indicava le illusioni e non mancava di sottolineare la assoluta importanza di una medicina psicologica. al numero 13 di via dei Penitenzieri. come ricorda sempre Pazzini. Alla sua morte gli successe per breve tempo (infatti nel 1895. fondamentale per cercare di interpretare e chiarire tutte quelle forme (cliniche) non spiegabili con il solo strumento anatomo-patologico. il successore di Bonfigli. anche se. Onofrio in Campagna. soltanto una umile stanza posta in un angolo del Manicomio3. come ricorda ancora il Pazzini4. rinunciò volontariamente all’incarico) lo stesso Direttore del Manicomio Clodomiro Bonfigli.

ebbero inoltre una certa eco le sue teorie sulla genesi dei disturbi psicosensoriali: egli prese in considerazione l’ipotesi che l’allucinazione fosse una sorta di “epilessia dei centri sensoriali”. su alcuni problemi che riguardano le localizzazioni cerebrali e quelli sui disturbi del linguaggio. nel 1877. collaborando attivamente con Eugenio Tanzi. nel 1896. fu nominato direttore. come già accennato. quindi. tra l’altro. già incaricato dal 1883 di Neuropatologia. che continuò anche sotto la direzione di Tamburini. A Sciamanna successe. diresse dal 1895 al 1905 la Clinica Psichiatrica rendendola definitivamente autonoma dal Manicomio. uno stato irritati317 . egli fu allievo di Charcot. I locali furono ampliati dal successore di Sciamanna. dove. Fondò. alla morte di Livi. il laboratorio. nella stessa clinica da lui diretta. dopo un breve periodo di incarico al Manicomio di Voghera. tra le altre cose. insieme all’antropologo Giuseppe Sergi la Rivista quindicinale di psicologia. Augusto Tamburini. Augusto Tamburini. in base ad una progetto di massima che prevedeva l’ubicazione dell’Università a breve distanza dal viale a sud del Policlinico. Nel 1905 sarà chiamato a Roma. Il progetto della nuova Clinica Psichiatrica fu presentato nell’agosto del 1911 (insieme a quello degli Istituti di Igiene e di Medicina Legale). rivista scientifica nel cui titolo compare ormai la parola “psicologia”. Come ricorda sempre Pazzini. della tesi di laurea di Montessori. Ezio Sciamanna. argomento di cui si occupava. affidata ad un altro suo assistente. sulle allucinazioni a contenuto antagonistico. per uomini e donne. D’altro canto gli ottimi risultati della ricerca isto-patologica. contribuirono a rinforzare l’indirizzo prevalentemente organicista della ricerca. a Parigi. che. Laureato a Bologna si interessò subito alla neurologia e alla psichiatria e. un’ aula ed una biblioteca. E’ anche interessante ricordare che fu relatore. la direzione. passò a Modena e quindi al San Lazzaro di Reggio Emilia. insieme a Luciani. psichiatria. all’interno della futura Città Universitaria. Luigi Luciani ed Enrico Morselli. e vari locali per l’ambulatorio. il quale già pensava alla fondazione di un vero e proprio istituto autonomo. nel 1897. neuropatologia. nel 1899 fondò a Roma il primo asilo-scuola5. a Vienna ed a lui si deve un forte impulso organizzativo della ricerca sia sul piano prettamente scientifico che sul piano clinico. L’Istituto (i cui locali. alla cattedra di Clinica Psichiatrica che tenne sino al 1919. anno della sua morte. Sante De Sanctis. e di Benedikt.Clinica delle Malattie Nervose e Mentali ognuno. Ugo Cerletti. non ancora completati. nel marzo del 1918 saranno sistemati frettolosamente per ospitare i feriti e i reduci della guerra) verrà inaugurato ufficialmente nel 1924. Sono noti i suoi studi.

intesa anche come scienza sociale. in alcuni locali della Patologia Medica all’interno del nuovo ospedale Policlinico. sul piano medico-scientifico. tanta copia di fatti. quindi come incaricato (1896). il corso. affidato ad Ezio Sciamanna nel 1883. del resto lo stesso Sciamanna. quando Sciamanna otterrà la cattedra di Psichiatria.L’insegnamento di questa disciplina prende l’avvio con l’incarico di Neuropatologia. Giovanni.. in un secondo momento presso l’ospedale di Santo Spirito ed infine al Policlinico. Todaro. come avviene nella normale percezione. nel tentativo di rafforzare l’autonomia della disciplina che. dove 318 . Nel 1895. nella quale tra l’altro dice queste idee avranno sempre. dove ebbe soltanto 6 letti per il ricovero ed alcune stanze per gli ambulatori e la direzione6. proveniva dalla titolarità della Cattedra di Neuropatologia. che lo aveva immediatamente preceduto. opera affascinante. Kraepelin. di metodi... di idee. dal 1905. Malattie Nervose . potrebbe “risvegliare” le immagini già in essi immagazzinate. il merito di scuotere la psichiatria clinica da quella specie di sonno in cui erasi immersa. dapprima come supplente. che aveva trovato appunto una collocazione. da Clodomiro Bonfigli (molto impegnato in quel periodo nella elaborazione di una legge sugli Istituti medicopedagogici) con il quale cercò di costruire uno spazio proprio per la Psichiatria. Tamburini nel 1896 fondò con Morselli e Tanzi la Rivista di patologia nervosa e mentale. laureato a Roma nel 1883. che dischiude. l’insegnamento di Neuropatologia sarà assegnato a Giovanni Mingazzini. Di Tamburini è opportuno ricordare anche l’entusiastica Prefazione alla edizione italiana del Trattato di E. come abbiamo già visto. dapprima complementare. più precisamente nella parte posteriore dell’edificio. che è tanto più complesso quanto più lo stimolo è di origine corticale.. tra gli altri. provocato da cause le più varie (centrali o periferiche. ed infine. due anni dopo diventa assistente nell’istituto anatomico. questa immagine “risvegliata” irritativamente sarebbe poi proiettata all’esterno tramite l’intervento dei centri senso-motori.Alberto Gaston vo di questi centri. provocando appunto il fenomeno allucinatorio.. fu tra l’altro un membro molto attivo della Società Freniatrica (di cui diresse anche la relativa Rivista) affiancato in ciò. diretto da F. si tenne inizialmente presso l’ospedale di S. come ricorda sempre Pazzini. rischiava di essere soverchiata dalla Neuropatologia. fisiogene o anche psicogene). Giovanni Mingazzini. Sua anche la prefazione alla traduzione italiana dei Principi di Psicologia di Willam James del 1905. di vedute nuove e feconde. straordinario (1899).. come direttore della Scuola di Neuropatologia.

era dedicato a Francesco Todaro. ed iniziava sottolineando l’importanza che l’applicazione della fine tecnica istologica aveva portato nella conoscenza dell’architettura dei centri nervosi. Torino. Nel 1888 conseguì la libera docenza in anatomia umana. il volume. Lavorò per circa due anni nel laboratorio del manicomio di Monaco di Baviera. nello stesso periodo seguì nel laboratorio di G. sino al 1920. gli studi sul nucleo lenticolare (sindrome lenticolare acuta di Mingazzini). Nel 1891 è nominato anatomo-patologo nel Manicomio di Roma. lo studio sulla morfologia della regione prelenticolare (nota come campo di Mingazzini o Mingazzinische Feld o Punkt). quelle sulla sifilide dell’asse cerebro-spinale. Le afasie. anno dal quale divenne professore di Clinica delle Malattie Nervose e Mentali. ruolo che tenne sino alla morte. che divenne nel tempo ricchissimo di mezzi di indagine e di collezioni. egli sottolinea. che permisero di stabilire il decorso e l’individualità dei diversi fasci nervosi. Sergi studi di morfologia cerebrale e di antropologia. Ma. di cui stava preparando la terza edizione. 1923. Der Balken. Il suo insegnamento fu particolarmente caratterizzato da un approccio prevalentemente clinico. 1922. Tra le sue ricerche più importanti è bene ricordare quelle che riguardano la morfologia del cervello dei microcefali. Tra le opere monografiche è bene ricordare Il cervello in relazione coi fenomeni psichici. Roma. 1908 e 1913. le ricerche sulle fibre arcifomi e sulle loro connessioni (considerate come una sua vera scoperta). sulla morfofisiologia e fisiopatologia del corpo calloso e molte altre ancora. Tra queste opere le lezioni di Anatomia Clinica rivestono forse una particolare importanza. Torino. 1895. i risultati di queste importanti ricerche sarebbero rimasti sterili se i patologi e i clinici avessero trascurato di studiare in vivo il disturbo di quelle funzioni presumibilmente connesse con le lesioni e con le degenerazione dei fasci. le ricerche sulla patologia delle atrofie cerebellari.Clinica delle Malattie Nervose e Mentali si dedicò alla anatomia del sistema nervoso. essendo state ormai unificate le due cattedre. Sul piano puramente clinico terapeutico fu tra i primissimi ad applicare in Italia la malarioterapia di von Jauregg nella demenza paralitica. 19297. specialmente dopo le scoperte della mielogenesi per opera di Meynert e Flechsig e della degenerazione sperimentale di Gudden. Anatomia clinica dei centri nervosi ad uso dei medici e degli studenti. dove fondò un Laboratorio di anatomia patologica per lo studio e la ricerca anatomica delle lesioni del sistema nervoso. Berlino. Dal 1906 fu nominato Direttore del Manicomio e della Clinica Neurologica. le sue lezioni erano molto segui319 .

v. Nel 1902 inaugura il primo corso di Psicologia con metodi sperimentali. e citati anche nel volume che raccoglie i dibattiti della Società Psicoanalitica di Vienna (nella riunione del 15 aprile 1908. A Mingazzini succede Sante De Sanctis. Forel. per studi sull’ipnotismo. M. Con Freud. con il titolo I sogni e il sonno nell’isterismo e nella epilessia e che sarà ulteriormente elaborato nel suo scritto I sogni: studi clinici e psicologici di un alienista. Laureato in Medicina a Roma nel 1886 con una tesi sulle afasie. molto interessato alle ricerche di J. nel 1903 ottiene l’incarico di “Psicologia Fisiologica”. Charcot e quindi a Zurigo. a Napoli)8. Malattie Nervose e Mentali. presso la scuola di Antropologia di Giuseppe Sergi. inoltre. come ricorda Cesare Musatti nella commemorazione del centenario della nascita. diretta da Sciamanna. anche attraverso l’individuazione e la descrizione di nuove forme patologiche come. alla fine di dicembre del 1929. la sindrome aparetico-afasica tardiva della 320 . ebbe una assidua corrispondenza. specie in relazione alle malattie mentali. nei locali del Manicomio. ad esempio. in Ancona. nella Facoltà di Medicina una delle tre prime cattedre italiane di Psicologia Sperimentale (le altre erano quella di Kiesow. capitolo 1. nel 1892 è aiuto nella Clinica Psichiatrica dell’Università. 1925) segna l’atto di nascita di una nuova disciplina. Si dedica a ricerche sul sonno e i sogni. Baglioni. Nel 1893 si reca a Parigi. nel 1896. Nel 1907 fonda la rivista L’Infanzia Anormale. e quella di Colucci. durante una relazione di Freud sul libro La disperazione di ogni psicologia di Moebius). nel 1891 lavora presso il laboratorio di anatomia patologica diretto dal Mingazzini.Alberto Gaston te e molto apprezzate oltre che per la vastità del suo sapere per una vivacità speciale di espressione e di linguaggio. e diede l’appoggio della sua alta autorità allo sparuto gruppo di giovani che stava organizzando il primo nucleo del movimento psicoanalitico nel nostro paese. argomento che presenterà come lezione di libera docenza. Si può affermare che la sua opera Neuropsichiatria infantile (Roma. nel 1906 ottiene a Roma. a Torino. con contributi prevalentemente di tipo medico e pedagogico e da questo anno sino al 1930 dirigerà l’Istituto di Psicologia della Facoltà di Medicina dell’Università di Roma. come si legge in una sua commemorazione letta da S. da A. Questi scritti sono noti anche perché citati da Freud nella Traumdeutung (L’interpretazione dei sogni.H della edizione italiana: Rapporti tra sogno e malattie mentali).

Il tratto caratteristico della psicologia differenziale di De Sanctis si può dire che consista prevalentemente nel suo specifico interesse per la clinica. Lavorò con Sciamanna e Mingazzini. come dirà lui stesso: Noi supereremo tutte le scale dell’intelligenza perché rinunciamo alla comparazione fra frenastenico e fanciullo normale. fu chiamato a Roma. specialmente sotto i vari aspetti sia psicopedagogici che psichiatrici o psicopatologici: egli. comprese subito il valore della Scala metrica. per esempio. anno in cui esce di ruolo. ma l’insufficienza mentale. scrive: La sua opera è stata multilaterale e feconda. considerando la stessa patologia mentale come un elemento importante della ricerca psicologica che studia i fenomeni normali. nel 1935. sindrome notissima che U. I suoi reattivi furono utilizzati ai fini della scolarizzazione e della educabilità degli anormali psichici e non per il loro inquadramento diagnostico. Rispetto a questa ultima sindrome è noto il giudizio dello stesso Kraepelin che. Me personalmente hanno interessato più di tutto. ma ne comprese anche subito gli inconvenienti e i difetti del metodo. in una lettera riportata da Ferruccio Banissoni negli scritti in onore. pubblicata da Binet e Simon nel 1905. da Genova.. Laureato a Torino. come quelle. Il particolare atteggiamento clinico e psicopatologico si evidenzierà nel suo interesse per la storia del malato. alle ricerche tipiche della psicologia patologica. dove aveva iniziato gli studi. pubblicati nel 1930 sulla Rivista di Psicologia. di Pierre Janet. ancor più interessante. e avvicinandosi. Alla morte di De Sanctis. nella commemorazione romana del centenario della nascita. per fare un esempio. nel 1925 fu professore 321 . che rimase in carica sino al 1948-49. Cerletti.Clinica delle Malattie Nervose e Mentali frenastenia cerebropatica postnatale o. in questo senso. tornò presto a Roma. ricorda aver sentito chiamare nel California Hospital di San Francisco. De Sanctis’ disease. Ugo Cerletti. la descrizione della dementia praecocissima. le sue comunicazioni sulla demenza precocissima la cui esattezza posso confermare in tutto e che mi diedero vari impulsi a pensare. fra tappe progressive e tappe regressive e preferiamo per la clinica graduare non l’intelligenza. prima di una lunga serie di batterie di test o reattivi mentali per la misurazione del grado dell’intelligenza..

collaborò inoltre con Nissl interessandosi dei processi di fagocitosi nella sostanza cerebrale e delle evidenze anatomiche nella paralisi progressiva. Tra l’altro la scoperta qualche anno dopo (1917) da parte di von Jauregg della malario-terapia. che cercava di produrre delle convulsioni tramite il passaggio di una corrente elettrica. tra cui lo stesso Cerletti. nel 1928 alla Università di Genova e dal 1935 diresse la Clinica delle Malattie Nervose e Mentali di Roma. lo incoraggiò a tornare in Germania per seguire un corso di studi avanzati tenuto a Monaco da Kraepelin e Alzheimer. darà. dopo una serie di applicazioni. che. Già dal 1933 a Genova Cerletti lavorava sulla epilessia sperimentale nei cani e nelle cavie usando l’elettrostimolazione per provocare attacchi convulsivi. La storia è nota: approntata una tecnica di passaggio di corrente attraverso il capo. mise a punto con Lucio Bini un apparecchio per una tecnica più sicura e applicabile all’uomo. per cui si poteva attribuire la natura infiammatoria dei processi istopatologici osservati alla azione locale e diretta della spirocheta. che stordiva soltanto gli animali e permetteva l’induzione di convulsioni con l’applicazione di correnti elettriche di intensità molto bassa e non pericolosa. cui diede il nome di “acroagonine”. che la malattia probabilmente aveva una origine batterica. In Germania aveva maturato un orientamento spiccatamente biologico. Tamburini. Dopo la morte di Sciamanna. basate anche sull’idea di un antagonismo tra epilessia e schizofrenia e l’idea che sostanze sconosciute venissero rilasciate nell’organismo dopo un accesso convulsivo guidava le ricerche di Cerletti. Nel 1900 insieme a Gaetano Perusini (futuro collaboratore di Alzheimer) si recò ad Heidelberg. L’introduzione delle terapie di shock (cardiazolico e coma insulinico) nella cura della schizofrenia. l’esame post-mortem suggeriva ai ricercatori. dove studiò psichiatria clinica e neuropatologia con Kraepelin ed Erb. inoltre aveva portato avanti ricerche sulla paralisi progressiva. 322 . in un certo senso. osservata presso il mattatoio di Roma.Alberto Gaston di Neurologia a Bari. Tale ipotesi fu confermata da Noguchi poco tempo dopo (1913). Nel marzo del 1938 essi applicavano il primo elettroshock su un vagabondo in uno stato di tipo confusionale. Tornato in Italia si laureò nel 1901. inviato dalla polizia presso la clinica universitaria. ormai titolare a Roma. con l’ipotesi che la convulsione stessa provocasse nell’organismo il rilascio di “sostanze vitalizzanti”. inizio alle moderne terapie psichiatriche di shock. si era interessato prevalentemente di ricerche di istologia e istopatologia del sistema nervoso centrale.

che si trasferirà in un Istituto autonomo.Clinica delle Malattie Nervose e Mentali presentava una remissione completa della sintomatologia. Le discipline si autonomizzano: la psichiatria con Giancarlo Reda la neuropsichiatria infantile con Giovanni Bollea. ma che io preferirei chiamare indirizzo integrale della psichiatria è quello che noi seguiamo nella Clinica Psichiatrica di Roma. Tra il 1924 ed il 1934 ebbe numerosi contatti con l’estero. Con l’uscita di Mario Gozzano la Clinica delle Malattie Nervose e Mentali dell’Università di Roma perde la sua precedente unitarietà. Uscito di ruolo Cerletti. nel 1924 torna a Roma per lavorare con Mingazzini. da dove appunto tornerà a Roma. Nel 1935 è incaricato di Clinica delle Malattie Nervose e Mentali a Cagliari. Come sottolinea giustamente Pazzini in campo psichiatrico Gozzano ha sempre cercato di dare un “indirizzo integrale” alla psichiatria e cioè di considerare la eziopatogenesi della malattia psichiatrica non come di derivazione esclusivamente somatica o psicologica. anche per la sua sicurezza rispetto alle altre. dove frequentò alcuni corsi di base con Otto Marburg e Wolfgang Pauli e in Germania con Oskar Vogt. quindi a Bologna. da Genova sarà chiamato Cornelio Fazio che verrà con tutta la sua scuola e nello stesso periodo tornerà anche Vincenzo Floris che era stato uno degli aiuti di Gozzano. ma bilaterale. Poco tempo dopo Cerletti comunicava il resoconto del caso alla Accademia Medica Romana ed in breve tempo la nuova terapia convulsivante sostituì. va poi a Pisa. viene chiamato a Roma Mario Gozzano. La psichiatria . Laureato a Torino nel 1922. dopo un periodo di incarico affidato a Vittorio Challiol. con il quale sviluppò alcune ricerche sulla elettrofisiologia della corteccia cerebrale. bensì integrare i dati che ci offrono tanto lo studio biologico quanto lo studio psicologico del malato psichiatrico.dice Gozzano . è nominato straordinario.non può e non deve seguire un indirizzo unilaterale. dove nel 1938. sia quella Cardiazolica che quella Insulinica. egli ha sempre messo in evidenza la necessità di discriminare di volta in volta la predominante provenienza somatica o psicologica8. specialmente con l’Austria. vinto il concorso. e la neurochirurgia con Beniamino Guidetti. 323 . Questo indirizzo che potrebbe definirsi eclettico.

cfr. SPANO N. BAGLIONI S. Pesaro. 3: 3-8.. 1856.. LVI: 420-460. STROPPIANA L. Fisiol. op. di Psicologia 1962. Riv. e Med. 4. cit. 1935.. PAZZINI A. Roma. 1930.. 1985. 6. Istituzioni e Ordinamenti. GIROLAMI G.A. I e II. Riv. Bari. L’ospedale dei pazzi di Roma dai papi al ‘900: lineamenti di assistenza e cura a poveri dementi. GIROLAMI G. 1994.A. Giovanni Mingazzini e la sua opera (Commemorazione). nota 1.Alberto Gaston BIBLIOGRAFIA 1. Mediterranea. A. Edizioni dell’Ateneo. pei tipi di Annesio Nobili.. Intorno ad un viaggio scientifico ai manicomj delle principali nazioni di Europa. Voll.. Dedalo.. Istituto di Storia della Medicina. 324 . 1854.. Sulla pazzia: studj psicologici e patologici di Giuseppe Girolami medico direttore del manicomio di Pesaro. A. Wagner. 1961. Livorno. Roma... 3. L’Università di Roma. 8. La Storia della Facoltà Medica di Roma. La commemorazione romana di Sante De Sanctis nel centenario della sua nascita. PAZZINI A. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Roma. 7. 2. 5.

LA CLINICA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA LUIGI ROMANINI .EMILIO ROMANINI 325 .

e il liberarsi dell’incarico di Traumatologia. dell’Ospedale San Giacomo e dell’Ospedale della Consolazione (Filippo Scalzi. infettive così come traumatiche. con il primo concorso in Italia di Professore Ordinario della disciplina. Scalzi. Francesco Occhini. ma che ancora i Chirurghi Generali del tempo consideravano di loro stretta pertinenza. le due materie vengono per la prima volta riunite in un solo insegnamento e . la terna è composta da Riccardo Dalla Vedova. una disciplina che veniva poco alla volta prendendo forma nei decenni a cavallo tra il XIX e XX secolo. Vittorio Putti e Baldo Rossi. Solo con il pensionamento di F. E’ la consacrazione ufficiale dell’opera di molti grandi chirurghi che insegnarono (sia nell’Archigimnasio Pontificio della Sapienza tra il 1500 e 1870 e poi nella nuova Università Statale dopo “fatta l’Italia”). ideatore e creatore con G. Infatti Durante. è lo stesso che intuisce l’opportunità e la necessità di fondere i due insegnamenti (tanto vicini alla sua sensibilità ed ai suoi interessi operativi e di ricerca) al punto di assumere personalmente nel 1910 l’incarico della materia per divenire nello 327 . l’insegnamento di Traumatologia venga affidato a prestigiosi Primari Chirurghi ospedalieri. Poiché il genio creativo di un singolo concepisce contemporaneamente i due grandi progetti: Francesco Durante. Angelo Incoronato. Baccelli negli anni tra il 1888 e 1905 del grande Ospedale Universitario Romano. si uniscono i percorsi sia della nuova disciplina.La Clinica Ortopedica e Traumatologica Sulla nascita della disciplina L’insegnamento di Clinica Ortopedica e Traumatologica si concretizza a Roma in Cattedra Universitaria nel 1912.prima Università in Italia . i primi due verranno chiamati a “La Sapienza” di Roma. distrofiche. A. che riesce finalmente a trovare una sua pur precaria collocazione nel Policlinico Umberto I inaugurato da pochi anni1. L’idea di una fusione delle due materie era ormai matura poichè si veniva evidenziando e concretizzando il concetto unitario di una disciplina diretta alla diagnosi e cura delle deformità dell’apparato locomotore sia congenite che acquisite da cause genetiche.La Sapienza vede “materializzarsi” l’Ortopedia e Traumatologia nel 1910. E qui nello stesso tempo. all’Istituto Rizzoli di Bologna. Clinico Chirurgo. Facendo un passo indietro è interessante notare come tra il ‘70 e la fine del secolo. che del Policlinico Umberto I. è interessante notare come. Postempscky) e quello di Ortopedia agli Aiuti della Clinica Chirurgica Universitaria Roberto Alessandri e poi a Demetrio Roncalli e Riccardo Dalla Vedova.

che io lasci la parola proprio a Dalla Vedova che. dell’artroplastica del gomito. elaborò personalmente il capi328 . radiologiche e cliniche d’avanguardia. nella sua prima Sede in un edificio di via Garibaldi 44 (ai piedi del bosco del Parnaso sotto il Gianicolo). e. come ho accennato all’esordio di questo racconto. se altri parlerà dei suoi meriti specificamente chirurgici (tra cui il primo intervento nel mondo nel 1857 di asportazione di un tumore cerebrale). valorizzata dal suo mettersi personalmente in gioco. e si fece da parte per non interferire nei suoi disegni. con l’avvento di Riccardo Dalla Vedova alla Cattedra nel 1912. 1 – Vittorio Putti (a sinistra) e Riccardo tempo. Raffaele Bastianelli (e non è dir poco) che aspirava a quell’incarico. Nato a Letojanni di Messina. nel frattempo. riesce ad ottenere l’uso Dalla Vedova (a destra) ritratti durante una di due piccole infermerie e di Commissione di Concorso (1936) un solarium nel braccio orientale della terrazza.Luigi Romanini . accettò signorilmente la assunzione di responsabilità del Maestro indiscutibile. Durante chiede alla Facoltà di bandire quel Concorso di Ordinario che si concluderà. qui voglio ricordare le sue tecniche di resezione o osteotomia cuneiforme del ginocchio. e poi nella nuova sede prestigiosa del Policlinico Umberto I. dal 1912 al 1919 deve operare usufruendo dei pochi letti che gli vengono “prestati” dalla Clinica Chirurgica già forte di 90 letti e di attrezzature di laboratorio. Durante traversò tutte le esperienze chirurgiche in Italia ed all’estero. E’ bene. Dalla Vedova. di resezione della spalla e di astragalectomia parziale. dopo 47 anni d’insegnamento. Ma non si adatta e. tecniche di deciso stampo specialistico ortopedico. a questo punto. Direttore del neo Istituto di Clinica Ortopedica.Emilio Romanini stesso tempo Ordinario di Clinica Chirurgica con l’interim dell’Ortopedia e Traumatologia. Con la realizzazione della nuova specialità. sua creatura. nel Fig. prima nella Clinica Chirurgica Universitaria. per incarico del Rettore. Francesco Durante. lascia Roma per tornare alla sua Sicilia. Gli succederanno i suoi allievi: Roberto Alessandri per la Clinica Chirurgica e Riccardo Dalla Vedova per la Clinica Ortopedica.

di una sala per terapia fisica. per gli assistenti e per la Biblioteca.malgrado il passare degli anni (allora le carriere erano spesso più rapide) . 2-3-4) In quel capitolo il Direttore dell’Istituto espone la realtà del suo piccolo Reparto con una serenità ed un equilibrio che sono lo specchio del suo carattere severo. comunicante con spogliatoio. oltre ad un locale per l’ambulatorio (ottenuto da qualche mese). riservato. pervenuti per la maggior parte alla clinica da donazione di sua Maestà la Regina Elena: tale suppellettile non è abbastanza utilizzata. E’ un uomo che ha appena oltrepassato la cinquantina che . ma straordinariamente laborioso e tenace. nel padiglione orientale.non demorde dall’impegno di costruire a Roma un “vero” Istituto di Clinica Ortopedica e lavora per questo scopo con quella indefessa attività che ha sempre marcato i tempi della sua vita. per l’impianto radiografico e per la fotografia a luce artificiale. nella quale è ammassata una larga dotazione di macchinari e di apparecchi. di locali per l’armamento. (Fig. Ed ecco le sue parole: Al piano terreno. promiscui a piccoli pazienti di ambo i sessi). data l’angustia dello spazio. di locali per la Direzione. Fig. delle fotografie e delle radiografie. dispone di un’infermeria per i bambini (20 letti. e questo suo ben operare presso le istituzioni gli procurò tale stima e simpatia da riuscire ad ottenere un ampliamento della sua sede autonoma nel 1919. per provvisoria concessione ed adattamento di locali del pianterreno nel fabbricato della Clinica Chirurgica.Anno VI2. 2 – La corsia dei bambini nel reparto di Ortopedia attrezzato nei locali della Clinica Chirurgica del Policlinico 329 . di due locali per ricerche istologiche. egli fu chiamato dalla Regina Margherita come Consulente Specialista Ortopedico e Traumatologo all’Ospedale della CRI annesso alla Reale Casa del Quirinale per i mutilati di guerra. di una sala per apparecchi gessati. per l’Archivio delle storie cliniche. Consulente specialista del 9° corpo d’Armata e Colonnello della Croce Rossa durante la guerra 1915-18.La Clinica Ortopedica e Traumatologica tolo relativo alla sua Clinica nella Monografia L’Università di Roma pubblicata dallo stabilimento Poligrafico dell’Amministrazione dello Stato nel 1927 .

Per l’allestimento degli apparecchi ortopedici. Per questo Istituto è stato studiato un progetto di sistemazione edilizia definitiva. La soprastante terrazza viene adibita a solarium (priva però di qualsiasi adattamento). di rimpetto alla clinica pediatrica. la clinica si giova delle officine di protesi dei mutilati di guerra cui ha concesso in uso il macchinario e gli utensili che alla clinica sono pervenuti dalla stessa donazione sovrana che l’ha fornita delle macchine per chinesiterapia. tempi serrati. 3 – La sala gessi con l’annesso laboratorio radiologico ancora presso la Clinica Chirurgica del Policlinico Nelle due infermerie del I piano sono allogati 16 letti per gli adulti (8 uomini e 8 donne). al contrario.Emilio Romanini Fig. Fig. con evidente reciproco disagio di funzionamento. Dal 1918 al 1933 Dalla Vedova non si stancò mai di dimostrare l’importanza scientifica e sociale dell’insegnamento da lui dettato e 330 . 4 – L’angusto locale dove sono ammassate le attrezzature e i macchinari per la terapia fisica e riabilitazione come racconta Riccardo Dalla Vedova Dall’ultima sua frase traspare tutta la necessità e l’urgenza che assillavano Dalla Vedova.Luigi Romanini . sul prolungamento del Viale Regina Margherita. non essendo compatibile con l’ammontare della donazione. mentre la sua disciplina. che andava acquisendo sempre più importanza e significato. nella mancanza di locali per gestirvi le officine proprie. ma fino ad ora non ne sono state iniziate neppure le fondazioni. ma anche una vena di delusione e stanchezza nel vedere i tempi protrarsi in maniera eccessiva. gli impone. L’Istituto funziona soltanto durante il periodo delle lezioni. I locali per i vari servizi igienici di dette infermerie e della camera operatoria sono promiscui con la clinica chirurgica.

Sono circa 30 ettari che. creano in una prima fase il dilatarsi dei tempi. finalmente foriero di risultati.La Clinica Ortopedica e Traumatologica Fig.M. la Regina Elena di Savoia l’urgenza di provvedere a creare nella capitale un Istituto degno di Roma e delle finalità che doveva perseguire. E nel 1935. E’ quella che Livio Iannattoni3. 5 – L’epigrafe che ricorda la donazione di S. a Roma a dibattere il tema dell’Università. dilazionando l’inizio dei lavori che solo intorno agli anni 1930-31 sfociano in una condizione di fermento operoso. 331 . vasto terreno di caccia per le nostre scorrerie ed i nostri sogni di ragazzi tra i gruppi di Piazza Siculi e di Via dei Marrucini. Scienze Politiche e poche altre) con il programma. Lo Stato. appena aldilà dei propilei. acquista ed espropria tutta la vasta area compresa tra il Policlinico. che diverrà in futuro Archivio di Stato. ma il succedersi tra quadri dirigenti di personalità tecniche e politiche diverse. e le sedi di via Panisperna ed altre. con impostazioni e disegni progettuali spesso contrastanti. dopo molti dubbi. per avere troppe volte chiesto invano. nella commemorazione del Maestro nel 1942. vengono destinati alla creazione della nuova Città Universitaria (termine discusso e contestato in un primo tempo) che dovrà riunire tutte le facoltà (esclusa Ingegneria. indimenticato poeta e cantore di Roma. sorse il magnifico Istituto di Clinica Ortopedica della Città Universitaria. selvaggi ed incolti. la zona militare di Castro Pretorio (dove era appena sorto il Ministero dell’Aereonautica) e il quartiere di San Lorenzo. Sono molti. in quegli anni. ricorda come il Vallone. di abbandonare il prestigioso Palazzo borrominiano della Sapienza. che ci ricordano il grande evento del tanto atteso passaggio dell’Istituto dagli angusti locali del Policlinico nell’imponente nuovo edificio creato da Arnaldo Foschini all’ingresso della nuova Sapienza. La nuova sede E sono le parole di Carlo Marino-Zuco. nel tempo. Architettura. quando già la voce del Maestro cominciava ad essere roca e stanca.

ma lo creò in modo tale da potervene disporre senza alcun disagio ben duecentocinquanta negli anni successivi. e quelle dell’attrezzatura specifica per un così grande Istituto e per il suo larghissimo movimento ambulatorio in continuo inesauribile aumento. E’ infatti opportuno ricordare che. quando io avrei dovuto assumere una cattedra di Ortopedia fuori Roma. perché architetti. E fu opera degna di tanto grande Maestro. e li spronava continuamente a completare con rapidità l’opera.Emilio Romanini E sorse quasi d’incanto. per la sua organicità della costruzione. essa aveva solo 40 letti.Luigi Romanini . medici e personale adatto alla specialità. Dalla Vedova ne previde 100 nel nuovo Istituto. 6 – Nel 1933 si pongono le fondamenta dell’Istituto (sullo sfondo la Clinica Neurologica e il complesso del Policlinico) 332 . fino al momento in cui la Clinica Ortopedica prese possesso del nuovo Istituto. per il proporzionato rapporto dei diversi servizi. Nel novembre del 1940 prima dello scadere dei limiti di età. previde alle difficoltà di preparare gli uomini. lasciò Fig. la cui necessità veniva imponendosi col tempo. ma di avere pazientato fino quando fosse stato possibile far si che l’Istituto sorgesse nelle proporzioni che la sua mente di antesignano assegnavano alla Ortopedia nei rapporti della vita sociale moderna. ingegneri e costruttori trovarono le strade spianate da Colui che per anni aveva maturato nella sua mente tutte le possibili soluzioni di tale edificio. per i moderni dettagli costruttivi legati alle necessità specialistiche e soprattutto per le indovinate proporzioni dell’edificio. E come pensò alle strutture dell’edificio. Il Suo grande merito non è solo quello di aver ottenuto un Istituto.

Di Nepi e molti altri.7) nel 1936 l’inaugurazione dell’Istituto che già nel 1938 è sede di una giornata del Congresso della Società Internazionale di Chirurgia Ortopedica e Traumatologica. colla decisa volontà ch’io continuassi l’opera sua. 6. (Fig. divengono il pane quotidiano della pattuglia di giovani chirurghi del Nuovo Istituto. Si allarga sempre più il 333 . ha ricordato con lucidità in alcuni scritti e in una spiritosa e vivace intervista l’attività di quegli anni. indomito ultranovantenne. sia in campo traumatologico che .in campo ortopedico: le deformità conseguenti alla poliomielite. di cui due a Bologna e una a Roma.grossa novità per Roma . Marino-Zuco e Tancredi e successivamente Paparella-Treccia.La Clinica Ortopedica e Traumatologica Fig. svoltosi per la prima ed unica volta in Italia in tre giornate. e poi F. alle deformità congenite degli arti. alla lussazione congenita dell’anca. I tempi sono rapidi: nel 1933 viene posta la prima pietra4. Russo. che ancora oggi. sistemiche e non. Aumenta in modo eloquente il numero dei ricoveri e si incrementa il numero delle prestazioni chirurgiche e conservative. 7 – Illustrazione dal progetto dell’architetto Arnaldo Foschini per l’Istituto di Clinica Ortopedica anticipatamente la propria. alla TBC. La Scuola La clinica vive una vita nuova e nuovi allievi si aggiungono alla Scuola: emergono Crainz.

In alto: l’arrivo della Regina d’Italia nel 1937. Una epigrafe commemorativa di quell’evento. in un edificio alle spalle dell’Istituto. come abbiamo detto. oggi ancora attiva in via degli Irpini). fu danneggiata nei successivi eventi bellici. un servizio di radiologia ed un potenziamento di quel piccolo Reparto di Fisiochinesiterapia che. ma recuperata nel 1999 dal personale dell’Istituto. quattro vaste sale operatorie provviste di osservatori per studenti e specialisti in formazione collegati via radio. Anche l’attività didattica e di ricerca si amplia grazie a nuove strutture: una bella aula di oltre 100 posti. i Rachitici a Milano e il Maria Adelaide di Torino.Luigi Romanini . (Fig.Emilio Romanini Fig. con un potenziale di uomini apparecchiature e strutture di tale qualità da competere degnamente con quelle dei più antichi Istituti: il Rizzoli di Bologna. e oggi esposta Fig. era stato generosamente fornito delle più moderne apparecchiature riabilitative dal delicato e munifico gesto dalla Regina Elena di Savoia. 11 – I medici in posa in uno dei quattro osservatori del reparto operatorio campo d’azione mediante l’opera ed il servizio di consulenza prestato alla Società Autonoma delle Officine Ortopediche Romane che si afferma rapidamente in campo nazionale (dalla prima sede a Villa Mirafiori. In basso: Umberto di Savoia nel 1942 visita i militari feriti 334 . 8 – Personaggi illustri in visita all’Istituto. ritenuta dispersa. 11) un vasto modernissimo laboratorio per analisi chimico-cliniche e di istopatologia. Al centro: Maria Josè di Savoia a colloquio con Dalla Vedova nella biblioteca.

Tiburtino e San Lorenzo. Alle ore 11. A sinistra: l’ingresso del personale. perfettamente autosufficiente ma direttamente collegato all’opera ed ai programmi dello stesso Policlinico Universitario. giungono nel cielo di Roma sui quartieri di Castro Pretorio. alle ore 11.03. assurto alla Cattedra nel 1942. Ma proprio quando la Nuova Clinica Ortopedica ha preso consistenza e il complesso si perfeziona con l’attivazione di sempre nuove iniziative sotto l’occhio vigile di Dalla Vedova e la dinamica spinta di Carlo Marino-Zuco.40 (come testimonia la foto dell’orologio “della firma” all’ingresso del personale dell’Istituto) la successiva Fig. In alto: i danni riportati dall’ala di levante e dell’ingresso posteriore della Clinica. la prima ondata delle Fortezze Volanti e dei Liberators partite dall’Africa. mentre tutta l’Italia è entusiasticamente invasata da visioni e certezze di un futuro imperiale. In basso: una corsia devastata.La Clinica Ortopedica e Traumatologica nell’atrio della Sede del Dipartimento di Scienze dell’Apparato Locomotore. cominciano a delinearsi torbidi segni della tempesta e delle ineluttabili tragedie che . 335 .come sempre .seguono alle guerre ingiuste. Infatti il 19 luglio del 1943. (Fig. 9 – Immagini riprese il 20 luglio subito dopo il bombardamento americano di Roma. 5) Tutti questi Reparti completamente autonomi rendevano di fatto l’Istituto distaccato ma contiguo al Policlinico.

potrebbero avallare la testimonianza di Cesare De Simone che. Tutti i degenti.12).Emilio Romanini ondata scarica numerose bombe sia sul Policlinico che sulla Città Universitaria. di spalla. fra i primi in Europa. dove l’Istituto continuerà a prestare assistenza durante il durissimo e drammatico periodo dell’inverno e primavera 1944.10) che viene portata a oltre 300 posti e fornita di apparecchiature di estrema avanguardia per l’epoca (impianto per la traduzione simultanea a quattro linee. di segmenti scheletrici. Nato a Roma nel 1893. 9) La perdita pressochè totale del materiale di documentazione non ci permette di ricostruire con esattezza i dettagli ed i numeri dell’evento. qui vengono disegnati. sistema TV a circuito chiuso per la trasmissione degli interventi dalle sale operatorie e dalle sale gessi).Luigi Romanini . mentre viene attrezzato un laboratorio tecnico-chirurgico che Marino-Zuco. elaborati e costruiti prototipi originalissimi di protesi di anca (fig. vengono evacuati e trasferiti nei locali di una scuola pubblica di Via Boezio. e viene realizzato l’originale sistema di avvitamento del collo del femore con vite a cannocchiale e l’altrettanto originale sistema di centramento radioscopico. Con un impegno e una genialità organizzativa e la capacità di reperire risorse da grande manager. il cortile ed alcuni ambulatori della Clinica Ortopedica. Le poche foto faticosamente reperite in Istituto e allegate. egli nel difficile momento che l’Italia attraversa. I primi materiali bio-compatibili vengono studiati e lavorati per la creazione di mezzi di sintesi. Ma nel 1946 Marino-Zuco è già al lavoro per la ricostruzione dell’Istituto. per la gran parte militari traumatizzati provenienti dal fronte. La didattica e la ricerca Nella clinica viene potenziata l’attività didattica con la ricostruzione dell’Aula Magna (fig. con la collaborazione di Tommaso Crespi e Aldo Astolfi. dove vengono centrate l’ala sud. 336 . l’Aula Magna. (Fig. sotto l’occupazione nazifascista e nell’anno successivo6. è nominato anche Commissario della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia la cui vita era rimasta paralizzata a causa della guerra7. diastasatori e compattatori per le scoliosi e per tutto ciò che riguarda l’impiego della biotecnologia in chirurgia ortopedica. egli riesce in breve tempo non solo a ricostruire. nel suo libro5 Venti angeli sopra Roma parla di settanta morti tra pazienti e personale medico-sanitario in Clinica Ortopedica. segue personalmente. ma ad ampliare e migliorare le strutture dell’Istituto.

di servizi ambulatoriali e numerosi box per la termo-elettro-fisioterapia. 12 – Uno dei primi modelli di protesi d’anca MZ (Marino Zuco 1950) e immagine radiografica di un impianto Il laboratorio di istopatologia clinica e batteriologia viene ulteriormente potenziato con l’uso di uno dei primi microscopi elettronici impiantati nel Policlinico e nella Città Universitaria e con la creazione di una sofisticata Banca delle Ossa. e che verrà. di una sezione di idro-balneoterapia con vasca per la deambulazione e vasche a farfalla in acciaio. tra il 1970 e il 1985 portata avanti con risultati brillanti dal suo successore Giorgio Monticelli. I più diversi campi della patologia ortopedica verranno affrontati con visione del tutto nuova e con risultati decisamente positivi. Egli scomparve prematuramente nel 1997. dalla poliomielite agli esiti delle paralisi ostetriche. 10 – L’Aula Magna al termine dei lavori di ricostruzione nel 1948 Fig. infatti.La Clinica Ortopedica e Traumatologica Fig. dettato dell’accordo Università-Ospedali istituito già nel 1824 da Leone XII 337 . Il reparto di Fisioterapia dispone qui di una vastissima palestra per la ginnastica medica e la rieducazione motoria. gli succederanno nel 2000 Valter Santilli e Vincenzo Saraceni. un reparto specialistico presso il Pronto Soccorso dove a turno i suoi operatori prestano servizio di consulenza. paralisi da cerebropatie. Sarà questo un tema di particolare interesse per Marino-Zuco che già dal 1922 aveva riferito all’Accademia Medica di Roma sulla cura moderna della scoliosi. Rimangono sempre stretti i rapporti con il Policlinico soprattutto in riferimento alla traumatologia: la clinica Ortopedica gestisce. Questa imponente impostazione didattica e scientifica consentirà notevoli realizzazioni in sede assistenziale e scientifica. al piede torto congenito ed alle cifoscoliosi che vengono curate chirurgicamente con metodiche originali. Marcello Pizzetti ne diverrà il responsabile dalla fine degli anni ’60 fino al 1980 quando diviene Professore Ordinario (primo in Italia) di Medicina Fisica e Riabilitazione.

dal 1950 al 1964. forte di 12 letti e adeguate strutture. con la trasformazione delle vecchie corsie in camere e box a due o tre letti con servizi personalizzati e moderni. Sotto la sua Direzione. forma una “squadra” poliedrica e vivacissima di collaboratori ed allievi che nei successivi decenni diffonderà la cultura ortopedica in grandissima parte delle Università e degli Ospedali romani ed italiani. diretto da Salvatore Pappalardo del Dipartimento di Scienze dell’Apparato Locomotore. gli ambulatori e si aggiorna il reparto di radiologia dove vengono arricchite le diagnostiche con specifiche apparecchiature per le sacco-radico338 Fig. l’Istituto si rinnova ancora una volta. Ricorderò infine colui che succede a MarinoZuco nel 1964: Giorgio Monticelli. e che non è possibile enumerare in questa sintetica e breve trattazione. Si aprono grandi prospettive a una nuovissima scienza che deriva direttamente dalla specialità ortopedica: la Terapia Fisica e la Riabilitazione Motoria in Ortopedia. con una migliore dinamica dei servizi e degli spazi.Emilio Romanini con la bolla quod divina sapientia omnes docet. che lascerà nel 1987. Si potenziano. anche Marino-Zuco. Tale disposizione è stata sempre confermata negli anni successivi nelle riforme e negli statuti dell’Università Statale8. viene chiamato alla Cattedra Romana nel novembre 1963. Oggi quel piccolo Reparto è da alcuni anni divenuto una Divisione Traumatologica del DEA. Monticelli) . alla prolusione del Prof. Come già fece Dalla Vedova. L’accordo prevedeva che tutti i Professori di Clinica hanno il diritto di scegliere i malati convenienti alla Istruzione in qualsivoglia Ospedale della città. Ordinario dal 1959 a Siena.Luigi Romanini . così come nacquero iniziative di carattere sociale particolarmente innovative per l’epoca rivolte al recupero dei motulesi ed alla prevenzione delle malattie traumatiche con la fondazione della Associazione Italiana Riabilitazione Minorati e della Società Italiana di Medicina del Traffico. 13 – Marino Zuco (al centro) e Monticelli (a destra) insieme al Rettore Ugo Papi (1965.

Si passava così anche nei laboratori. a metodiche di più ampio respiro. D’Avack. Merlè D’Aubignè (presidente della Società Internazionale di Chirurgia Ortopedica e Traumatologia). adeguata agli standard internazionali. 14 – Il tavolo della Presidenza in occasione di un Congresso Internazionale nell’aula dell’Istituto: da sinistra il Prof. Paride Stefanini e il Prof. fu importante l’adeguamento di tutta l’attività di ricerca di base e applicata. Ma. Sono note in tutto il mondo le metodiche della Sua Scuola per l’allungamento degli arti e il trattamento delle deformità vertebrali. al passo con i tempi. dalla chirurgia vertebrale alla chirurgia protesica sostitutiva.La Clinica Ortopedica e Traumatologica lografie del rachide. il Prof. 14) Negli anni ’70 Monticelli fonda il Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia edito in lingua italiana ed inglese. consentite da scambi culturali frequentissimi sia del Maestro che degli allievi in campo internazionale. il rettore Prof. organo ufficiale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia in cui confluiscono e si esauriscono le storie di molte riviste ormai obsolete. Così come tutti i suoi allievi ebbero sempre ad apprezzare il suo impegno nella loro formazione clinica e scientifica e le sue caratteristiche peculiari di dedizione e umanità che riservava ai pazienti. ma ancora artigianali. dalla chirurgia infantile a quella dei tumori e alle nuove Fig. 339 . (Fig. soprattutto. da tecniche originali. Monticelli metodiche di osteosintesi rigida e poi dinamica9.

Lamberto Perugia. 340 . Di Perugia è doveroso ricordare l’intensa attività scientifica e chirurgica nei campi della patologia del ginocchio e delle malattie dei tendini. mentre (ed è la storia più recente) Ciro Villani risulta vincitore del concorso per la seconda Cattedra Universitaria a Roma nel 2003. cui era stata affidata una terza Cattedra. nella patologia scheletrica dell’emofilico fino a divenire punto di riferimento in campo internazionale nella traumatologia sportiva. l’Istituto si trasforma in Dipartimento di Scienze Fig. Perugia (al centro) e Romanini (a destra) motore. dall’Università dell’Aquila il vostro cronista di oggi. Nel 2000. Marcello Pizzetti e Luigi Romanini si succederanno alla Direzione dell’Istituto dal 1987 al 1999. e Giuseppe Costanzo.Emilio Romanini Già nel 1968 Monticelli chiese lo sdoppiamento della sua cattedra per affiancare a sè Lamberto Perugia che divenne titolare della seconda Cattedra Ortopedica Romana. Perugia succede al Maestro nella direzione della prima Cattedra nel 1985. nello stesso anno. 15 – A sinistra Monticelli con i due allievi in dell’Apparato LocoCattedra. mentre alla seconda Cattedra viene chiamato a Roma. (Fig. che egli stesso terrà a battesimo assumendone la Direzione. Con la nascita del Dipartimento il vecchio Istituto prende un aspetto nuovo: non è più la grande nave da battaglia forte di oltre 200 letti. di due Cattedre e di più di 20 Professori Associati. che successe a Romanini a L’Aquila nel 1986. 15) Maurizio Monteleone.Luigi Romanini . col terminare del secolo e con l’arrivo alla Cattedra di Franco Postacchini. che aprirà un discorso nuovo in campo nazionale sul tema della Neuro-Ortopedia infantile e dell’ancoraggio biologico in chirurgia protesica. si trasferisce alla Direzione dell’Istituto di Clinica Ortopedica della nuova Università di Tor Vergata. viene chiamato alla Cattedra presso il Polo Pontino di Latina della nostra università nel 2005.

Roma. L’Università di Roma. Serie III . 1961. BIBLIOGRAFIA 1. Newton Compton. non potrà che essere degno del suo prestigioso passato. sempre ben guidata e attenta alle esigenze accademiche del grande complesso ortopedico di Piazzale Aldo Moro. Malgrado tutto. 4. Atti e Memoria dell’Arcadia. Mediterranea. 3. Voll. I e II. E’. Milano. 9(1):221-255. Istituto Poligrafico dello Stato. Istituto di Storia della Medicina. dovuta soprattutto all’impegno di una Facoltà Medica poliedrica e articolata. JANNATTONI L. quando Autorità accademiche e aziendali testimoniarono in gran numero il prezioso e indispensabile contributo tuttora fornito dall’Istituto al complesso del Policlinico10. Ciò ebbe una splendida conferma in occasione della festosa cerimonia per la celebrazione del sessantesimo anniversario dell’Istituto. da considerare la perdita di gran numero del personale medico e sociosanitario a causa dei pensionamenti e del blocco delle assunzioni che riduce drasticamente la mano d’opera attiva. si prospetta ancora una volta un nuovo progetto di competizione e rilancio. infatti. Venti angeli sopra Roma. Roma. La Città Universitaria di Roma negli anni del II Conflitto Mondiale. Roma. COCCIA M. (a cura di). 1927. 1935. di fronte ai nuovi problemi. DEL VECCHIO G. 2.. essi si maturano grazie ad una dialettica serrata e spesso laboriosa.. La Storia della Facoltà Medica di Roma. 6. essa si trasforma poco a poco in una struttura più duttile e dinamica. Mursia 1993. PAZZINI A. di ricerca e assistenziale nel confronto di un numero tanto vasto di studenti e delle incessanti richieste di ricovero e cura dei pazienti. oggi forse eccessivamente snella per le sue reali potenzialità e per il servizio ancora imponente che deve svolgere sul piano didattico. L’Università di Roma. Roma intima e sconosciuta.. SPANO N. 5.. I bombardamenti aerei sulla città eterna (il 19 luglio e il 13 agosto 1943). 1990. In tali nuove condizioni. che certamente. Roma.. nelle mani delle giovani leve pervenute alla guida della struttura. anche i rapporti tra il Dipartimento ed il Policlinico (a sua volta divenuto Azienda) si fanno più complessi. DE SIMONE C. Nel futuro.La Clinica Ortopedica e Traumatologica Ricercatori ed Assistenti Ordinari ad esaurimento. 341 . pur sempre positiva e propositiva.

. Roma. Padova. 1962. Storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia. 10. 1985. Genesi ed evoluzione dell’ortopedia in Italia dalla chirurgia del Medioevo alla chirurgia ortopedica dei nostri giorni. ROMANINI L. (a cura di). 342 .Emilio Romanini 7.. 1935-1985 La Sapienza nella Città Universitaria. 9. Multigrafica.. REGNI M. Delfino Editore 1997. Roma. GUIDONI E. Edizioni dell’Ateneo.Luigi Romanini .. 1985. STROPPIANA L. BADER L. Roma. Istituzioni e Ordinamenti. 8. 60° Anniversario della Fondazione dell’Istituto di Clinica Ortopedica e Traumatologica dell’Università di Roma “La Sapienza”.

Ricerca ed Organizzazione .PARTE IV Il Policlinico oggi .

RICERCA DI ECCELLENZA AL POLICLINICO UMBERTO I ALBERTO GULINO 345 .

Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I Premessa ovvero Medicina Accademica ed Eccellenza Scientifica al giro di boa. metodologie innovative e mezzi. una delle finalità principali di un Policlinico Universitario è lo sviluppo di una ricerca capace di generare progressi scientifici e di trasferirli al paziente. nei Paesi in cui essa sia competitiva. Nonostante gli enormi problemi in cui si è venuta a trovare la 347 . dalla globalizzazione e dalle tendenze sociali. in tutto il mondo la Medicina accademica vive un momento di profonda riflessione in relazione alle sue capacità di ricercare. La mancanza di riconoscimento per i buoni insegnanti pone un serio problema all’educazione ed alla ricerca medica del futuro. Diversi illustri pareri sono stati raccolti sulle più prestigiose riviste scientifiche ma le cause della crisi non sono state ancora del tutto chiarite3. questa missione è sentita in modo particolare perché in esse tutti i fruitori. Dovendosi confrontare con le riforme del servizio sanitario e con i tagli alle spese imposte dai governi. sono in corso dibattiti per cercare di trovare le strategie migliori per sostenere questo settore così cruciale. Quando si crea questa condizione. Perchè si realizzi questo obiettivo è necessaria una stretta collaborazione tra ricerca di base e ricerca clinica. nonostante grandissime opportunità siano offerte dagli enormi avanzamenti registrati negli ultimi anni sia sul piano conoscitivo che tecnologico.5. La ricerca di eccellenza è la missione di tutte le strutture universitarie. Per questa ragione. Per taluni. La pressione finanziaria sulle università può comportare che gli allievi più brillanti non possano continuare la loro carriera nei dipartimenti universitari e di conseguenza la maggior parte degli scienziati sono costretti a trovare impiego nell’industria. Nelle Facoltà Mediche. i risultati che ne derivano portano alla creazione di centri dove si sviluppa una ricerca di eccellenza. La carenza di incentivi finanziari e il crescere della disillusione riguardo le prospettive di carriera nella medicina accademica hanno ostacolato gli sforzi di reclutamento e mantenimento del personale delle Facoltà Mediche.2. Paradossalmente. Oltre ai compiti istituzionali didattico-assistenzali. Naturalmente si tratta di una sfida difficile per la cui realizzazione sono necessarie competenze. una delle cause andrebbe ricercata nell’aumento della richiesta di servizi. di insegnare e di fornire assistenza. personale sanitario e cittadini si aspettano di trovare le risposte più aggiornate al bisogno primario rappresentato dalla salute1.4. medici in formazione. i finanziamenti e di conseguenza i programmi di ricerca si sono fortemente ridotti. di pensare. studenti.

Ciò ha avuto ovvie ripercussioni sulla politica degli investimenti scientifici sia in termini di risorse che di progettualità culturali. requisito essenziale per la realizzazione di una eccellenza scientifica. in particolare grazie agli studi di Genomica e di Medicina molecolare. ha reso possibile la programmazione delle finalità del Policlinico Umberto I introducendo. including the laboratorybased development of new forms of technology). in molti centri la ricerca si mantiene ad un livello di eccellenza. La coesistenza nella nostra Facoltà di Medicina della missione “universitaria” con quella “clinico-assistenziale”. Il Policlinico Umberto I ha condiviso con altre strutture nazionali ed internazionali questa profonda riflessione sull’essere una moderna Medicina accademica e non è sfuggito alle contraddizioni proprie di un Policlinico universitario. ponendo quindi la nostra Istituzione nel più globale contesto internazionale che si muove nell’ambito degli obiettivi stabiliti nel 1997 dal NIH Director’s Panel on Clinical Research (http://www.2. e la ricerca traslazionale (studies of the mechanisms of human disease and evaluation of therapeutic interventions)1. la ricerca traslazionale. il Panel ha peraltro ridefinito in maniera differenziale la ricerca clinica (studies of living human subjects. la Facoltà 348 .htm) per i National Institutes of Health USA. ma allo stesso tempo ha conservato la capacità di sviluppare una ricerca di eccellenza riconosciuta nel mondo e.nih. così come ha fornito un punto di riferimento per le generazioni di medici del secolo scorso. Facendo propria questa politica scientifica e dando ampio spazio alle procedure di benchmarking nella ricerca. si accinge a continuare a fornire il suo servizio negli anni a venire. anche per l’influenza che questa politica ha avuto nell’orientare la ricerca accademica2 in quanto ha accelerato il trasferimento (traslazione) dei risultati della ricerca di base verso una migliore caratterizzazione delle diverse patologie come substrato razionale per gli interventi terapeutici. Ponendo l’accento sull’importanza fondamentale della ricerca di base e di quella epidemiologica. GLI STRUMENTI: Eccellenza scientifica e benchmarking nella ricerca.gov/news/crp/97report/1report. I risultati di questa politica scientifica sono stati giudicati positivamente1. accanto alle tradizionali ricerca di base e ricerca clinica.Alberto Gulino Medicina accademica a livello internazionale.

già ampiamente in uso in ambito internazionale (pubblicazioni scientifiche indexate. Nature Medicine. indicatori d’impatto scientifico. Nature. spesso svolgendo un preminente ruolo di coordinamento.). J. Science. utilizzo risorse rispetto agli obiettivi intermedi raggiunti. Cell. sempre di più. la competizione per il reperimento di risorse per la realizzazione dei progetti di ricerca). Medicine.Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I di Medicina ed il suo Policlinico Umberto I. Le pubblicazioni scientifiche risultano infatti nelle più prestigiose riviste a diffusione internazionale quali. La valutazione di una selezione di oltre 3. Le procedure di benchmarking si sono sviluppate mediante l’utilizzo di criteri di valutazione dell’attività di ricerca scientifica. danno spazio a quell’area intermedia a forte implementazione di risultati rappresentata dalla ricerca traslazionale. etc. a titolo esemplificativo. il MIUR nell’ambito del Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca e degli altri organi di valutazione dei prodotti e della progettualità) ed internazionale (ad es. Clin.. New England J. Produttività scientifica Il forte impulso alla ricerca si è tradotto in una crescita progressiva dell’attività valutata come prodotti (pubblicazioni scientifiche) nonché come partecipazione dei ricercatori della Facoltà di Medicina e del Policlinico Umberto I a collaborazioni scientifiche multicentriche a livello nazionale ed internazionale. che ne ha anzi rappresentato l’elemento caratterizzante di eccellenza scientifica. nel corso degli ultimi anni. J. Nature Cell Biology. qualità valutata secondo indicatori scientimetrici consolidati quali l’impact factor (Journal Citation Report-ISI). Nature Neurosci.. pur confermando lo sviluppo della ricerca di base e della ricerca clinica. 349 . Invest. hanno disegnato la propria struttura ed i propri obiettivi secondo modalità che. Tali procedure hanno trovato spazio sia in appropriati organi all’interno dell’Università (Facoltà di Medicina e Ateneo) sia in un contesto sovrauniversitario nazionale (ad es. Lancet. Esempi sono rappresentati dal numero e dalla qualità delle pubblicazioni scientifiche prodotte.000 pubblicazioni della Facoltà di Medicina nell’ultimo quinquennio ha rivelato la collocazione degli impact factor medi relativi ai vari settori scientificodisciplinari in posizione di eccellenza (primo quartile) rispetto al corrisponente impact factor di ogni categoria. Journal Citation Report-ISI) o di raggiungimento di obiettivi e verifiche intermedie in analogia a quanto realizzato in ambito internazionale o nella ricerca industriale pre-competitiva (obiettivi intermedi. Exp. JAMA.

Uguale riconoscimento viene attribuito a progetti di ricerca sostenuti finanziariamente da numerosi altri Enti nazionali ed internazionali di finanziamento della ricerca caratterizzati da sistemi di valutazione scientifica a peer review (ad es. Un ulteriore livello organizzativo per la realizzazione di ricerche di Medicina traslazionale a forte integrazione multidisciplinare è rappresentato dall’attivazione nell’anno 2000 del Centro d’Eccellenza in Biologia e Medicina Molecolare (BEMM) nell’ambito del riconoscimento e del finanziamento di Centri di 350 . Circulation.. Blood. Dottorati di Ricerca I numerosi corsi di Dottorato di Ricerca della “Sapienza” che operano all’interno delle strutture del Policlinico Umberto I rappresentano il fertile terreno in cui la formazione si confronta con lo sviluppo della ricerca più innovativa sottoposta al vaglio della competizione internazionale. Trend Mol.. Sci. Ministero della Salute. ASI. Immunity. J. Cancer Inst. gli oltre trenta Dottorati di Ricerca attivi nel Policlinico sono fortemente improntati alla missione della Medicina traslazionale. fino alla progettazione ed applicazione di tecnologie diagnostiche avanzate). oltre 200 Progetti di Ricerca di Rilevante carattere Nazionale (PRIN) presentati da ricercatori della Facoltà di Medicina.. Trend Neurosci. Enti di Ricerca e Istituti Scientifici. Sci. EMBO J. Trend Genet. J. USA. Proc. J.Alberto Gulino Med. Gastroenterology. Trend Pharmacol. Natl. Juvenile Diabetes Research Foundation. MIUR-FIRB. Il coinvolgimento dei ricercatori della Facoltà in progetti di ricerca sostenuti finanziariamente da Enti di ricerca nazionali ed internazionali testimonia la validità delle ricerche condotte. Sci. nell’ultimo triennio.. Acad.. Trend Biochem... Superando le barriere disciplinari e facendo tesoro della partecipazione delle preziose competenze proprie della ricerca di base e provenienti anche dalle altre Facoltà dell’Università La Sapienza nonché da altre Università. CNR. biochimica e genetica e biotecnologie alla medicina sperimentale e molecolare ed alla chirurgia sperimentale in tutte le sue specializzazioni.. Med. Hum. Cell Biol.. di cui oltre 50 sono anche coordinati da ricercatori della nostra sede. Telethon. articolando in maniera integrata le principali aree di ricerca di eccellenza scientifica (dalla biologia. Cancer Cell. Fondazione Cenci-Bolognetti. Il MIUR ha selezionato. Am. Natl. Genet. Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. V e VI Programma Quadro dell’Unione Europea).

.biologia strutturale e Proteomica. La disponibilità delle competenze dei componenti del Policlinico Umberto I per le attività del Centro di Oncogenomica “ROC” ne costituisce un punto di riferimento per la realizzazione di progetti di ricerca su base nazionale ed internazionale. è la partecipazione allo sviluppo della piattaforma tecnologica afferente al Centro di Oncogenomica “ROC” (Rome Oncogenomic Center).realizzazione dello sviluppo tecnologico e relativa piattaforma tecnologica per l’analisi highthroughput del trascrittoma e dei profili di espressione genica.Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I Eccellenza di rilievo nazionale da parte del MIUR. rappresentando quindi un incubatore culturale e tecnologico in grado di fornire un importante valore aggiunto. focalizzandosi in particolare alla post-genomica cioè allo studio dei geni e dei loro prodotti ed al loro ruolo nella fisio-patologia. l’isolamento e lo studio di cellule staminali neoplastiche. le cui finalità sono rappresentate dall’implementazione tecnologica nel settore dell’Oncogenomica con riferimento a tre impianti. requisito indispensabile per il raggiungimento dell’eccellenza scientifica. quali . la missione del BEMM è lo sviluppo della ricerca nel settore delle biotecnologie e della biomedicina. il BEMM comprende anche una piattaforma tecnologica e biotecnologica rivolta all’integrazione ed al trasferimento tecnologico delle ricerche realizzate. costituendo un complesso multidisciplinare di numerosi gruppi di ricerca operanti nei settori della: . . A costituire il BEMM partecipano le principali aree della Facoltà di Medicina e del Policlinico Umberto I ma anche settori esterni della Facoltà di Scienze MM.biologia dello sviluppo e patogenesi delle malattie umane. Lo stato dell’arte e le frontiere della ricerca L’attuale attività di ricerca della Facoltà Medica della Sapienza e 351 .realizzazione di una piattaforma tecnologica per l’identificazione.trasduzione dei segnali cellulari e . .NN.realizzazione di una piattaforma tecnologica per l’uso del sistema di RNAinterference e per lo studio del suo ruolo in oncologia. A sostegno della finalità traslazionale. Testimonianza dell’apertura ed integrazione del Policlinico con le iniziative scientifiche più innovative del territorio.FF.genomica funzionale. promosso e sostenuto finanziariamente dall’ AIRC. e di Farmacia. . Infatti.

delle patologie biliari e delle epatiti e dell’epatocarcinoma. genetico-molecolari.Alberto Gulino del suo Policlinico Umberto I è impegnata su molteplici problematiche mediche e chirurgiche generali e specialistiche. di Medicina Sperimentale e Patologia. per quanto attiene agli aspetti differenziativi e funzionali.malattie endocrino-metaboliche. patogenetici genetico-molecolari e clinici delle malattie infiammatorie e neoplastiche intestinali. nonché a quelli patogenetici su base genetica e molecolare.malattie cardiovascolari e respiratorie. alla cardiochirurgia ed alle patologie cardiache anche attraverso prospettive tecnologiche terapeutiche innovative (ad es. per quanto attiene agli aspetti funzionali nonché a quelli fisiopatologici. . di Medicina Clinica. . all’andrologia e alle patologie dell’apparato riproduttivo. di Fisiopatologia Medica e di Medicina Sperimentale e Patologia ed anche di contributi provenienti da altri distretti tra i quali i Dipartimenti di Istologia ed Embriologia medica e di Anatomia Umana. diagnostici e terapeutici relativi alle patologie endocrine generali ed in particolare tiroidea. Particolare rilievo hanno i settori di ricerca relativi alla patologia aterosclerotica.malattie dell’apparato gastroenterico e scienze dell’alimentazione. all’obesità. Risultati di particolare rilievo a livello nazionale ed internazionale sono stati ottenuti in numerosi settori: . all’impiego di tecnologie medico-chirurgiche innovative anche in ambito diagnostico e terapeutico. diagnostici e terapeutici (medici e chirurgici) delle malattie degenerative. di Scienze dell’Invecchiamento e all’Istituto di Clinica Pediatrica. fisiopatologici. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti di Scienze Neurologiche e di Neurologia ed Otorinolaringoiatria e a quelli di Fisiologia Umana e Farmacologia. . vascolari e neoplastiche del sistema nervoso centrale e periferico. per quanto attiene agli aspetti fisiopatologici. all’ epidemiologia della nutrizione. genetico-molecolari. utilizzazione di cellule staminali). alla valu352 . Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti di Scienze Cardiovascolari. Respiratorie e Morfologiche. di Medicina Sperimentale e Patologia.neuroscienze. allo “stroke”. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti di Scienze Cliniche. nonché sull’area della post-genomica e delle biotecnologie applicate alla Medicina. al diabete mellito. per quanto attiene agli aspetti differenziativi e funzionali. nonché alle strategie finalizzate al settore della biochimica della nutrizione. diagnostici e terapeutici medico-chirurgici. nonché a quelli fisiopatologici.

. . diagnostici e terapeutici relativi alle patologie pediatriche congenite e non. ed anche di contributi provenienti da altri distretti tra i quali i Dipartimenti di Anatomia Umana e di Medicina Sperimentale e Patologia e gli Istituti di Scienza dell’Alimentazione e di Clinica Pediatrica.patologie dell’area materno-infantile e ginecologica per quanto attiene agli aspetti fisiopatologici. sull’HIV e quelle sul plasmodium falciparum. la 353 . anestesiologia e rianimazione. per quanto attiene allo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche e terapeutiche. allo sviluppo di originali modelli sperimentali della malattia umana per la validazione di terapie innovative. a quelli di Medicina Clinica. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti al Dipartimento di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia.ematologia e immunologia clinica. di Medicina Interna. Particolare rilevanza hanno le ricerche sulla identificazione di meccanismi patogenetici di microrganismi emergenti. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti di Scienze Cliniche. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti all’Istituto di Clinica Pediatrica ed a quelli dei Dipartimenti di Scienze Ginecologiche perinatologia e puericultura e di Medicina Sperimentale e Patologia.malattie infettive. . per quanto attiene agli aspetti biologico-clinici delle leucemie acute e croniche e dei linfomi e delle malattie su base immunologica. parassitari. sulla messa a punto di nuovi protocolli diagnostici e terapeutici. con particolare riguardo alla diagnostica ed alla terapia prenatale e neonatale ed alla medicina della riproduzione nonchè agli aspetti fisiopatologici e clinici delle patologie ginecologiche disfunzionali e oncologiche. virali.chirurgie generali e specialistiche. nonché allo sviluppo del settore delle cellule staminali da cordone ombelicale e dei trapianti di midollo. .Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I tazione dello stato nutrizionale e all’intervento nutrizionale. di Medicina Sperimentale e Patologia. diagnostici e terapeutici delle malattie da agenti batterici. alla loro caratterizzazione diagnostica genetico-molecolare. Particolare rilievo hanno i progetti incentrati su tecnologie chirurgiche innovative quali la chirurgia dei trapianti. sull’epidemiologia della malaria. di Medicina Clinica. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti al Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali. di Scienze di Sanità Pubblica e di Medicina Sperimentale e Patologia. per quanto attiene agli aspetti fisiopatologici. di Medicina Clinica. di Clinica e Terapia Medica applicata.

con la collaborazione di altri Dipartimenti a prevalente finalità clinica. . la ricerca del Policlinico Umberto I. Infine l’area della Genetica Medica e Molecolare e della Medicina Molecolare. funzione ed evoluzione delle macromolecole di interesse biologico (settore di grandi implicazioni biotecnologiche e farmacologiche) e quelli dei Dipartimenti di Istologia ed Embriologia Medica. Base di partenza possono essere considerati gli studi del Dipartimento di Scienze Biochimiche sulla struttura. per quanto attiene il controllo dell’espressione genica e le basi molecolari dei principali processi morbosi. 354 . per quanto attiene allo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche non invasive ad alto impatto tecnologico nel campo degli ultrasuoni. di Anatomia Umana.Alberto Gulino chirurgia laparoscopica ed endoscopica. postGenomica e Proteomica. E’ importante infine sottolineare che lo sviluppo di tutti i settori più innovativi a livello diagnostico e terapeutico nel campo delle malattie oncologiche. che si pone in posizione strategica nel percorrere le frontiere conoscitive. quella della biologia dello sviluppo e del differenziamento cellulare. in particolare quelli relativi all’Oncologia (in considerazione degli enormi avanzamenti registrati in questo campo) ma anche in tutte le altre aree della Medicina (ad es. costituisce un importante aspetto in tutte le aree di attività sopra descritte. Oltre a conseguire significativi risultati nelle aree che sono state illustrate. tecnologiche e cliniche della riparazione e rigenerazione tessutale e dell’uso delle cellule staminali. di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia e di Medicina Sperimentale e Patologia. della risonanza magnetica e della medicina nucleare con particolare riferimento alle prospettive dell’Imaging Molecolare. su altre due grandi aree. di Medicina Sperimentale e Patologia e di Scienze Cliniche. nonché alle strategie di sviluppo di nuovi radiofarmaci e di chemio-radioterapia delle neoplasie.diagnostica per immagini. nel periodo più recente ha sviluppato ed esteso con particolare impegno il settore della Genomica. della tomografia computerizzata. in piena sintonia con la profonda rivoluzione culturale e tecnologica verificatasi con la capitalizzazione delle informazioni derivanti dal Progetto Genoma Umano. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti di Scienze Radiologiche. la microchirurgia. Quest’ambito scientifico si avvale dell’attività dei ricercatori afferenti ai vari Dipartimenti di Chirurgia generale e Specialistica e di Anestesiologia.

prevede l’uso di cellule autologhe in congiunzione con idonei carrier derivati da materiali biocompatibili. sia la terapia cellulare. compresa la loro manipolazione genetica a fini terapetici. I ricercatori del Policlinico Umberto I sono attivamente impegnati in uno spettro relativamente ampio di sistemi di cellule staminali. L’ingegneria dei tessuti. cellule staminali scheletriche e mesenchimali.Ingegneria dei tessuti e terapia cellulare.). negli ultimi anni. la disponibilità e l’uso di cellule staminali non emopoietiche per la ricostruzione di organi e tessuti non emopoietici apre immense prospettive terapeutiche. Sia l’ingegneria dei tessuti. con un piano di sviluppo che valorizza i settori di eccellenza scientifica maggiormente innovativi. conoscono una profonda rivoluzione e una straordinaria espansione delle teoriche possibilità applicative in dipendenza dalla recente acquisizione di conoscenze profondamente innovative nell’emergente campo delle cellule staminali. che vanno dalla Medicina molecolare. all’Ingegneria tissutale ed alla Robotica interventistica. tali settori insistono su tematiche di particolare attualità e prospettiva assistenziale afferenti a vari ambiti disciplinari. Da segnalare al riguardo. lo sviluppo di nuovi protocolli diagnostici molecolari e terapeutici innovativi comprendenti lo sviluppo di nuovi bersagli cellulari di terapia molecolare. il Policlinico Umberto I si è caratterizzato. a seguito di una riflessione programmatica maturata all’interno della Commissione Assistenza della Facoltà medica. cioè lo sviluppo e l’applicazione di metodi di ricostruzione ex vivo di organi e tessuti per successivo uso in vivo. etc. . Le principali aree riguardano lo studio di progenitori muscolari scheletrici e miocardici. lo studio di caratteri complessi e la delineazione di nuove sindromi genetiche. Mentre l’uso di cellule staminali emopoietiche in procedure di trapianto di midollo emopoietico costituisce un dato sostanzialmente acquisito della medicina avanzata. Puntando sul forte carattere di traslazionalità medica. cellule sta355 . Proprio su queste frontiere. La terapia cellulare invece intende sviluppare terapie utilizzanti cellule autologhe. conseguendo brillanti e promettenti risultati in queste tecnologie di frontiera. allo stato nativo o dopo espansione o modificazione ex vivo. metaboliche. già operanti nelle sue strutture. l’identificazione ed isolamento di geni-malattia. cellule staminali epidermiche.Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I malattie degenerative. o all’uso di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale). ancorché soggetto a importanti sviluppi e perfezionamenti (si pensi all’uso di cellule staminali purificate.

malattia di Parkinson. Tali investimenti biotecnologici comprendono lo sviluppo di tecnologie bioinformatiche (che si interfacciano con la cornice di lettura della moltitudine di dati prodotti dal Progetto Genoma Umano e dagli avanzamenti della ricerca biologica e biomedica) e di tecnologie miranti alla realizzazione di strumenti terapeutici o di indagini diagnostiche genetiche e molecolari sufficientemente accurate ed applicabili a grandi numeri di individui. cellule staminali neurali e cellule staminali germinali con le corrispondenti applicazioni cliniche per la ricostruzione di cute. Muovendosi in questo ambito. ponendo l’“individuo”. quale sviluppo biotecnologico rivolto allo sfruttamento dei processi biologici per la produzione di modelli di malattia o di prodotti di uso diagnostico e/o terapeutico che possano consentire il realizzarsi della Medicina predittiva. dell’endocrinologia e malattie del metabolismo (diabetologia. della ematolo356 . distrofie muscolari. delle patologie cardio-vascolari. Tale intersezione fra Genomica e Medicina. Tale investimento tecnologico rappresenta anche un importante punto di incontro fra il mondo accademico della ricerca scientifica e quello imprenditoriale. obesità. malattie della tiroide e neoplasie endocrine). sono numerose le competenze presenti nella Facoltà di Medicina ed il suo Policlinico Umberto I che operano con brillanti risultati nei settori dell’oncologia (neoplasie a trasmissione ereditaria e sporadiche).Medicina molecolare.7. al centro della Medicina6. . ricostruzione di cornea. con la finalità di progettualità connotate da forti ricadute socio-economiche nell’ambito della tutela della salute. malattia di Hungtinton. infarto del miocardio.Alberto Gulino minali corneali e congiuntivali. ha il potenziale di generare nuovi strumenti diagnostici molecolari che possono essere usati per “individualizzare” ed ottimizzare la terapia. ricostruzione di cartilagini articolari e riparazione di difetti scheletrici. L’investimento tecnologico rappresenta una tappa essenziale e caratterizzante della Medicina molecolare. preventiva e clinica. della genetica medica. con la possibilità di identificare determinanti genici di predittività alla risposta terapeutica. Ma certamente la frontiera tracciata dall’incontro della Genomica e post-Genomica con la Medicina è rappresentata dalla Farmacogenomica. ricostituzione della spermatogenesi. della neurologia molecolare. con la singolarità della sua storia naturale. diabete. uso di cellule stromali di midollo come adiuvante nel trapianto di midollo emopoietico.

particolarmente endoscopica. 6:1201-1204.Ricerca di eccellenza al Policlinico Umberto I gia. New Engl. Improving clinical research. l’applicazione di metodiche robotizzate di navigazione in vari settori della chirurgia generale. 2. La recentissima ristrutturazione dell’assetto clinico-assistenziale del Policlinico Umberto I attraverso l’attivazione di Dipartimenti Assistenziali Integrati (DAI). NATHAN D. 3. 2003. . 349:1860-1865.D. ortopedia). BMJ Publishing Group to launch an international campaign to promote academic medicine. con il quale i ricercatori del Policlinico si cimentano con successo. ed in chirurgie specialistiche (ad es. The National Institutes of Health and clinical research: a progress report. VARMUS H.. Un’area di grande interesse e di forte valenza innovativa. rappresentando un ulteriore elemento di integrazione tra e con i Dipartimenti Universitari. neurochirurgia.E. STEWART P. della diagnosi pre-natale e delle patologie pediatriche. 357 . Concludendo. BMJ 2003. costituisce una tappa fondamentale all’attuazione della traslazionalità dei risultati ottenuti. 4. Clinical research at NIH – A report card. 2000. J. confrontandosi con il progressivo perfezionamento di processi diagnostici per immagini già attuati e l’acquisizione di nuove modalità diagnostiche. la storia scientifica del Policlinico Umberto I affonda le sue radici in un lontano passato che ha rappresentato un punto di riferimento per la Medicina accademica. è in una fase avanzata ma ricca di sperimentazione e di forti impulsi all’innovazione tecnologica. in cui la diagnostica per immagini si coniuga con i più avanzati aspetti dei settori sopra descritti della Medicina molecolare e della Medicina rigenerativa.. dell’infettivologia e virologia molecolare. Med. otorinolaringoiatria.. 327:1001-2... Nature Med. BMJ 2003.. Nel travaglio culturale dell’epoca moderna ha conservato tutto il suo giovane entusiasmo conoscitivo per affrontare le sfide della frontiera del terzo millennio.G. BIBLIOGRAFIA 1.M. NATHAN D. della gastroenterologia.G. anche nei più avanzati settori di frontiera della biomedicina. appare infine essere quella dell’Imaging molecolare. Questo settore. 327:999-1000. CLARK J. WILSON J. SMITH R..Tecnologie biomediche e robotica in chirurgia e diagnostica per immagini. istituzionalmente dedicati allo sviluppo della ricerca.

Alberto Gulino 5. Nature 2001. Academic medicine: a faltering engine.E.M. RELLING M.M. EVANS W. STEWART P. Nature 2004. 6. 429: 464-468. 409:813-958.. The Human Genome.. 324:437-8.V. STEWART P.. 7. BMJ 2002. Moving towards individualized medicine with pharmacogenomics. 358 ..

AZIENDA POLICLINICO E INSERIMENTO NEL SSN GIUSEPPE GRAZIANO 359 .

unico Policlinico Universitario a gestione diretta ad essere stato ed essere. n. Excursus legislativo Con il D.L. In realtà tali rapporti erano già stati disciplinati da una Convenzione stipulata il 28 febbraio 1898.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN Brevi cenni storici “ E’ approvata la convenzione intervenuta in data 7 novembre 1936-XV fra ……” Con queste parole inizia l’articolo unico del regio decreto con cui nel 1937 si approvava la Convenzione stesa su 35 articoli che disciplinavano i rapporti tra la Regia Università di Roma e il Pio Istituto di S. siano stati intensi e complessi i legami tra Università e Sanità Pubblica. fin dalla sua costruzione.D. si decise che il Policlinico. Spirito. la “supremazia” dell’Università era riscontrabile anche nella presenza dei rappresentanti dell’Università 361 . n. Spirito ed Ospedali Riuniti. prima ancora che il Policlinico fosse costruito. dovesse essere sede anche di padiglioni ospedalieri2. Di fatto. allorquando. Prima di tali convenzioni la collaborazione tra Università e Ospedali era disciplinata caso per caso e si limitava a prevedere la fornitura alle Facoltà mediche di malati e cadaveri quali ausili alle attività didattiche. circa il nuovo ordinamento del Policlinico Umberto I1.1933 si affermava la tendenza a riconoscere la “supremazia” dell’Università. con la “clinicizzazione” degli ospedali.U. Nel contempo non sfugge la peculiarità del Policlinico Umberto I. scientifica e assistenziale. inizialmente concepito come esclusiva sede universitaria. un modello per tutto il territorio nazionale. sede di attività e di personale ospedaliero. nella cui direzione viene previsto il personale universitario. essendosi dovuta demolire una parte dell’Ospedale S. hanno rappresentato talvolta. prima. si persegue l’obiettivo di coordinare. delle Leggi dell’Istruzione Superiore approvato con R. e la Regione Lazio in seguito. Da questo brevissimo excursus storico si evince come nel Policlinico Umberto I. le funzioni didattica.8. tuttora. in un sistema inscindibile. nelle contraddizioni derivanti da una legislazione ambigua. 1592 del 31. 549 del 1924 le cui norme sono riprodotte nel T. In un contesto normativo sostanzialmente privo di un vero e proprio sistema sanitario pubblico. E’ per tali ragioni che le convenzioni e i protocolli di intesa stipulati nel corso degli anni tra l’Università di Roma e il Pio Istituto.

2. la posizione delle due istituzioni. Si afferma il principio che l’assistenza ospedaliera deve essere inquadrata ed organizzata in una visione unitaria e tutti gli ospedali. investe la razionalizzazione e revisione delle discipline del pubblico impiego. la propria autonomia. comprese le Università con le Facoltà di Medicina.Giuseppe Graziano nei Consigli di Amministrazione dell’Ospedale. indipendentemente dalla capacità contributiva) riconosce ad una serie di istituzioni che svolgono assistenza ospedaliera. 132 del 12. 29/1993 – che rappresenta l’asse portante su cui deve rapportarsi la stessa riforma sanitaria pre362 . efficienza ed economicità in materia di assistenza sanitaria pubblica. 128. sono soggetti al potere di programmazione e gestione di un vero e proprio “servizio pubblico sanitario” basato sul nuovo “Ente ospedaliero”. La Legge n. prendendo spunto dalla legge delega n. attuata con la Legge n. che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale e introduce principi innovativi nel nostro paese. E’ proprio la razionalizzazione del rapporto di pubblico impiego – attuata con il Decreto Legislativo n. Una netta inversione di tendenza si ha con la riforma degli enti e dell’assistenza ospedaliera. Con tale normativa. Università ed Ospedale.1968 (cosiddetta Legge Mariotti) e con i successivi decreti delegati nn. 502 è incentrata su un fondamentale obiettivo: la razionalizzazione del sistema sanitario. 21/1992. 129 e 130 del 1969. 833 del 1978. Nel 1992 la riforma progettata dal Decreto Legislativo n. Tale intervento si inquadra in un più generale programma di revisione organizzativa che. Pur lasciando inalterato il principio informatore del Servizio Sanitario Nazionale – vale a dire la tutela universalistica della salute – l’intervento del legislatore del 1992 ha approntato un modello di riforma teso fondamentalmente ad un forte recupero della efficacia. pur ritenendo opportuno il loro inserimento nel Servizio Sanitario Nazionale e prospettando l’adozione dello strumento convenzionale per disciplinare le attività ed integrarle alle finalità del Servizio Sanitario Nazionale3. essendo pervasa da principi di universalità e solidarietà (erogazione delle prestazioni sanitarie a tutti i cittadini. compresi quelli afferenti alle Facoltà di Medicina. diviene del tutto paritaria con una prospettiva destinata a durare nel tempo.

sulle problematiche etiche che scaturiscono dall’ineludibile necessità di operare scelte programmatorie in ambito sanitario. 833/1978 e nel sostanziale fallimento di un disegno che prevedeva una espansione della medicina territoriale a fronte di un ridimensionamento del sistema ospedaliero – ha favorito una incontrollata crescita della spesa sanitaria accompagnata da sistematici e deresponsabilizzanti meccanismi di ripiano “ex post” dei deficit regionali. E’ proprio in questi anni che su tale questione si apre un ampio dibattito. il controllo delle prestazioni e del servizio reso. quali obiettivi qualificanti. N. dovrebbe “acquistare” le prestazioni stesse. Altro elemento qualificante della riforma è l’accreditamento degli enti erogatori. 363 . Lgs. da leggere come parte integrante di un più esteso disegno riformatore che vede. In primo luogo. di organizzazione. nella quale la crescita esponenziale dei bisogni si scontra con la sempre più rilevante scarsezza delle risorse. In tale ottica si è pervenuti ad una marcata ridefinizione dei compiti ed attribuzioni dello Stato e delle Regioni. In questa fase di revisione dello stato sociale. il recupero della efficienza ed efficacia dell’azione pubblica. sono stati rafforzati i poteri della Regione in materia di programmazione regionale. 502/1992. funzionamento e controllo delle attività sanitarie. Altro punto centrale della riforma è stata l’introduzione della tendenziale separazione tra funzione di garanzia dei livelli di assistenza ed erogazione delle prestazioni medesime. e formazione dell’offerta affidata ad altri distinti soggetti erogatori (pubblici o privati) da cui la U.L. la remunerazione delle prestazioni a tariffa predeterminata. si assiste ad un capovolgimento della precedente logica economico-istituzionale che – nella incompleta attuazione delle previsioni normative già presenti nella Legge n. ancora oggi attuale.S.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN vista dal citato D. Ridimensionato lo spessore delle attribuzioni dello Stato. l’amministrazione pubblica ed il sistema sanitario devono trasformarsi in strumento razionale tramite cui ricercare ed attuare la migliore combinazione tra le risorse (limitate) ed una domanda sempre in aumento. la libera scelta dell’utente circa il soggetto erogatore cui riferirsi.

Giuseppe Graziano Il vero elemento innovativo è l’identificazione giuridica della USL e dell’ospedale quali aziende della Regione con personalità giuridica. L’art. in particolare i Policlinici universitari hanno una gestione informata al principio dell’autonomia economicofinanziaria. è definito azienda dell’Università dotata di autonomia organizzativa. altresì. Viene. nonché di programmazione. ribadita l’adozione dello strumento “convenziona364 . Nel 1999 si avverte nuovamente la necessità di ridisegnare il quadro normativo dei rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Università e viene emanato il Decreto Legislativo n. L’art. Con tale Decreto Legislativo viene. da cui si genera la necessità di stipulare un protocollo d’intesa tra Università e Regione. Per quanto attiene i rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Università la norma prevede che le Aziende-Policlinico a gestione diretta si affianchino alle aziende USL ed alle aziende ospedaliere. 6 dello stesso Decreto Legislativo 502/92 prevede di articolare su diversi livelli i convenzionamenti di tipo misto. patrimoniale e contabile. con centri di costo basati sulle prestazioni erogate e dunque con preventivi e consuntivi. ribadita l’esigenza che: … l’attività assistenziale necessaria per lo svolgimento dei compiti istituzionali delle università è determinata nel quadro della programmazione nazionale e regionale … secondo specifici protocolli d’intesa… stipulati tra Regione e Università in conformità ad apposite linee guida…. tenendo presente che le aziende ospedaliere sono enti strumentali della Regione. Il Policlinico a gestione diretta. qualificato come ospedale a rilievo nazionale e di alta specializzazione. ancora una volta. condivise e concordate e testimoniate dalla dislocazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia nelle struttura ospedaliere. gestionale. e dall’altro si ha un accordo di attuazione (esecutivo) tra università ed azienda sanitaria. autonomia e organi di gestione propri. Da un lato si ha il coordinamento generale delle finalità universitarie ed assistenziali. dove all’azienda spetta la gestione assistenziale. 4 del Decreto Legislativo n. 502/92 specifica che è possibile costituire in “azienda” di tipo ospedaliero i presidi ospedalieri ove sia presente il percorso formativo del triennio clinico della Facoltà di Medicina e Chirurgia. 517.

Il Decreto Legislativo n.una missione più complessa e articolata che prevede la “integrazione” dell’assistenza con didattica e ricerca mediante la istituzione di uno specifico modello organizzativo: il Dipartimento ad Attività Integrata. prefigurando una nuova tipologia di azienda ospedaliero-universitaria diversa dalle aziende ospedaliere per tre fondamentali caratteristiche: . anche attraverso un organo collegiale di indirizzo nel quale le due istituzioni sono rappresentate nella funzione unitaria di pianificazione e controllo. . denominate aziende ospedaliere integrate con l’università. 517/99. vi è la volontà di pervenire ad un modello aziendale unico di azienda ospedaliero-universitaria. sia pure dopo un periodo di sperimentazione di quattro anni.un duplice riferimento università-regione che garantisca l’armonico raggiungimento degli obiettivi aziendali. Il primo punto di rilevante importanza di tale norma è la definizione. 365 . . al quale si dovrebbe applicare la disciplina prevista dal Decreto Legislativo n.una organizzazione conseguentemente più complessa: i principali atti dell’azienda siano adottati dal Direttore Generale d’intesa con il Rettore. denominate aziende ospedaliere universitarie integrate con il servizio sanitario nazionale. b)aziende ospedaliere costituite mediante trasformazione dei presidi ospedalieri nei quali insiste la prevalenza del corso di laurea in medicina e chirurgia. di due tipologie organizzative di azienda ospedaliero-universitaria: a) aziende ospedaliere costituite in seguito alla trasformazione dei policlinici universitari a gestione diretta. 517/99 pone le basi per il superamento sia dei policlinici a gestione diretta che degli ospedali clinicizzati o aziende miste. salvo gli adattamenti necessari. anche operanti in strutture di pertinenza dell’università. anche in base ai risultati della sperimentazione.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN le” per disciplinare i rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Università4. Per la prima volta. per un periodo transitorio di quattro anni.

in quanto entrambe le istituzioni sono deputate ad erogare assistenza ai cittadini. sostenuto. Alcuni autori hanno. più volte ribadito dalla giurisprudenza costituzionale.fra il Servizio Sanitario Nazionale e le Facoltà di Medicina. che l’unica soluzione al problema sarebbe stata rappresentata dalla “estromissione” delle Facoltà mediche dall’Università. ricerca ed assistenza a quello della “integrazione” di queste funzioni. in passato. Entrambe le istituzioni hanno comunque l’obiettivo di garantire la promozione e la tutela della salute dei cittadini.purchè non manchi lo spirito di leale collaborazione . Viene poi specificato che i dipartimenti sono articolati in strutture “complesse” e strutture “semplici”.per i policlinici non era prevista la “personalità giuridica” che invece era prevista per le aziende USL e per le aziende ospedaliere. mentre le Facoltà di Medicina hanno l’assistenza sanitaria come compito inscindibilmente connesso alle funzioni istituzionali di didattica e di ricerca. Di fatto. didattiche e di ricerca. il decreto legislativo 502/1992 presentava numerose importanti criticità: . della “inscindibilità” tra didattica.Giuseppe Graziano Punto qualificante del decreto è la individuazione del Dipartimento ad Attività Integrata quale modello ordinario di gestione operativa dell’azienda ospedaliero-universitaria al fine di assicurare l’esercizio integrato delle attività assistenziali. invece. La maggioranza degli autori. E’ del tutto evidente che lo spirito di “leale” e “reale” collaborazione non può limitarsi a semplice enunciato nei testi legislativi o nei protocolli di intesa. Il Servizio Sanitario Nazionale ha come precipuo compito istituzionale l’erogazione dell’assistenza sanitaria. Facoltà di Medicina e Servizio Sanitario Nazionale E’ sicuramente il tema dell’assistenza sanitaria che continua a suscitare il dibattito più acceso. di modelli e strumenti di gestione e di meccanismi operativi di valutazione in tutti i settori nei quali le reciproche funzioni istituzionali collidono e/o si sovrappongono. ma deve tradursi in atti concreti finalizzati alla congiunta e condivisa individuazione di linee programmatiche. 366 . L’elemento qualificante è rappresentato dal fatto che si passa dal concetto. per fortuna senza successo. ritiene che … è un campo di fertile intesa .

come invece accadeva per le aziende USL ed ospedaliere.Lgs/vo 502/92. sarebbe stata conferita la personalità giuridica ed autonomia di bilancio.Lgs/vo 502/92 che li identificava per le aziende ospedaliere. per mezzo di apposito protocollo. Tali criticità nascevano dal fatto che il D. si traslava nel rapporto università-policlinico dove l’università aveva una funzione di controllo politico ed il policlinico uno specifico organo di gestione: in questo senso devono essere letti ed inquadrati i “presìdi” di autonomia organizzativa.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN . finanziaria. gestionale e tecnica. l’intervento normativo statutario deve consentire che gli interessi della ricerca e della didattica. non era. compresi i policlinici universitari. . Da tutto ciò si deduce che l’azienda policlinico. Le finalità universitarie.Lgs/vo 502/92 è un decreto attuativo della Legge Delega n. patrimoniale e contabile dell’azienda policlinico che erano peraltro espressamente citati dal comma 5 dell’art. doveva fissare le modalità organizzative e gestionali in armonia ed in analogia con i principi fissati dal D. senza previo controllo del possesso dei requisiti tecnico-organizzativi. devono tenere conto del livello di separazione tra la decisione politico-amministrativa ed il livello della responsabilità gestionale. ad indicare i criteri per individuare gli ospedali di rilievo nazionali. gestionale. cioè il D. uno strumento diretto della regione. trovino il modo di coesistere all’interno degli obiettivi formulati in sede politico-amministrativa universitaria ma anche in 367 . d’intesa concordava con la regione le modalità attuative di funzionamento del policlinico. bensì uno strumento diretto dell’università che. della qualifica di “ospedali di rilievo nazionale ad alta specializzazione”. che sono quelle di didattica e di ricerca.Lgs/vo 502/92. su proposta della facoltà. In altre parole. D’altra parte lo statuto universitario.Lgs/vo 502. 421/92 nella quale si specificava che sarebbe dovuto essere proprio il decreto attuativo. In realtà il modello introdotto dal D. ai quali inoltre. potestà ed autonomia in grado di compiere tutte le attività negoziali correlate al raggiungimento degli obiettivi che le erano stati assegnati5.attribuzione automatica. insieme a quelli assistenziali. dove la regione fornisce indirizzo politico e dunque identifica obiettivi da perseguire e controllo dei risultati.qualifica del Policlinico come azienda dell’università.4 del D. Ne discende che l’azienda policlinico si poneva come “impresa organo” con mezzi.

Il sistema di contabilità analitica impone di avere informazioni dettagliate sui costi e sui ricavi al fine di poter determinare la relazione tra costi ed i vari oggetti di imputazione. che è il sistema di controllo direzionale. non si comprende perché debbano continuare ad esistere. teso alla pianificazione e formulazione di budget. bilancio autonomo dell’Università e propri organi. il tutto al fine di garantire nelle USL e negli ospedali il conseguimen368 . se è vero che i Dipartimenti ad Attività Integrata hanno il compito di assicurare l’esercizio integrato delle attività assistenziali. Infatti.Lgs/vo 502/92 è forte: si passa da un sistema monetario di previsione e consuntivo ad un sistema revisionale e gestionale che valorizza l’aspetto “economico” e comporta l’adozione della partita doppia a determinare il reddito di esercizio e cioè un raffronto tra costi e ricavi. didattiche e di ricerca. La modifica normativa si completa con l’introduzione dei Dipartimenti ad Attività Integrata. Ma si introduce anche un altro strumento economico-giuridico. lo stesso che viene adottato dalle aziende private. i Dipartimenti Universitari competenti esclusivamente in materia di ricerca e didattica.Lgs/vo 502/92.5 del D. Questo quadro normativo cambia con il D. patrimonio e contabilità. Ulteriore elemento di criticità è rappresentato dal sistema di finanziamento. L’art. ha previsto il passaggio dal sistema di contabilità finanziaria a quello economico patrimoniale. nelle Facoltà di Medicina. Il cambiamento imposto dal D. In merito a questa innovazione alcuni sostengono.L. per garantire il processo di aziendalizzazione delle aziende USL e delle aziende ospedaliere. che danno personalità giuridica al Policlinico. i Dipartimenti Universitari con i Dipartimenti ad Attività Integrata. che i Dipartimenti ad Attività Integrata rappresentano una sorta di “sovrastruttura” che renderà più complessa la gestione dei policlinici e che il legislatore avrebbe dovuto essere più coraggioso e spingersi a sostituire.Giuseppe Graziano quegli obiettivi assegnati al direttore generale d’azienda. che è l’unico responsabile dei risultati conseguiti. non senza qualche ragione. nelle Facoltà di Medicina. 1 Agosto 1998 (D’Alema) specifico per il Policlinico e poi con il Decreto Legislativo 517/1999. misurazione dell’attività e valutazione.

Tutto ciò ha portato a situazioni in cui gli statuti universitari non hanno sempre ridefinito in senso economico-patrimoniale gli assetti contabili dei policlinici. Nell’affrontare il delicato tema del finanziamento delle attività del policlinico. 4 è prevista l’autonomia economico-finanziaria e dei preventivi e consuntivi per centri di costo basati sulle prestazioni erogate. almeno per l’azienda policlinico. Tali strumenti di controllo.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN to degli obiettivi aziendali in condizioni di efficienza. Nel sistema sanitario regionale i rapporti tra aziende USL ed aziende ospedaliere e regione sono chiari poiché impostati sui due livelli: la regione è l’ente decisore dell’indirizzo politico amministrativo che definisce gli obiettivi generali delle aziende ed assegna le risorse.Lgs/vo 502/92 per le aziende USL ed aziende ospedaliere. efficacia ed economicità. ovviamente correlate agli obiettivi. se previsti dal D. In realtà si è avuta una “conservazione”. Per quanto riguarda l’azienda policlinico non solo ciò non avviene ma il D. dall’altro lato. è necessaria una breve premessa tesa a sottolineare che il finanziamento di tale struttura dovrebbe prevedere un maggiore costo assistenziale dovuto alle attività didattica e di ricerca e si dovrebbe. e controlla il raggiungimento degli obiettivi stessi. non sono così stringenti per i policlinici pur se al comma 5 dell’art. pero’. 7 lascia ampi margini di incertezza laddove si afferma.. senza precisare modalità e procedure. dell’assetto finanziario mutuato dal sistema contabile dell’università. l’azienda ha la responsabilità gestionale dell’attività. inoltre.Lgs/vo 517/99 al comma 1 dell’art. La mediazione tra regione ed aziende viene trovata al momento dell’approvazione dei bilanci. La Regione LAZIO con legge regionale 95/96 ha previsto una fase di definizione concordata degli obiettivi e risorse e una fase di controllo dove viene approvato dalla regione il bilancio di esercizio dell’azienda. che: … Al sostegno economico-finanziario delle attività svolte dalle Aziende concorrono risorse messe a disposizione sia dall’Università sia dal Fondo Sanitario regionale…. valorizzare e valutare correttamente la quota dei costi prestazionali complessivi corrispondente agli emolumenti sti369 .

Quindi il prodotto finale. che per le aziende policlinico classificate nei presidi ad elevata complessità è prevista un’unica forfettaria decurtazione compensativa dal 5 al 15 % sul complessivo finanziamento. perdita che si esplicita con una produttività assistenziale piu’ bassa. conseguentemente. tenendo presenti ovviamente i maggiori costi dovuti alle attività di ricerca e didattica. Si sottolinea. Ebbene il comma 2 dell’art. un modo per “pesare” questa diversa modalità di erogazione di una prestazione sanitaria. 6 del Decreto Interministeriale del 31/07/97 fornisce delle soluzioni alquanto scarne: infatti. inoltre. sia per le aziende ospedaliere che universitarie. viene riconosciuta all’azienda dove è strutturata la facoltà di medicina la “integrazione dal 3 all’8 % della valorizzazione dell’attività assistenziale” da essa svolta per i maggiori costi indotti sulle attività assistenziali dalle funzioni di ricerca e didattica. È necessario. tariffato in maniera del tutto iniqua. MURST e Regioni). nello stesso modo. Il sistema di finanziamento assistenziale è incentrato sulla identificazione dell’ente regione quale “committente” dei prodotti finali cioè ricoveri e prestazioni. Ministero della Sanità. dunque. Ovviamente. che sono richiesti alle diverse aziende sia ospedaliere che universitarie considerate come “centri di erogazione”.Giuseppe Graziano pendiali del personale universitario impiegato in assistenza già sostenuti dal sistema universitario stesso. Inoltre è prevista una decurtazione della valorizzazione stessa che è commisurata al risparmio corrispondente alla maggiore spesa di personale che avrebbe dovuto sostenere l’azienda per produrre la stessa attività. 370 . la didattica dilata i tempi ed i percorsi assistenziali in funzione della formazione clinica e della ricerca. Conclusioni Le considerazioni di cui sopra offrono alcuni spunti sui quali è possibile avviare un discorso propositivo rivolto alle competenti sedi istituzionali (Parlamento. viene ritenuto “uguale” e. rappresentano una perdita per l’ospedale di insegnamento. dunque i costi assistenziali crescono e questo rende ancora piu’ critica la posizione degli ospedali dove si insegna perché i sistemi prospettici di pagamento basati sulla valutazione del “case mix” e quindi connotati da una standardizzazione e semplificazione del prodotto ospedaliero e della loro tariffazione.

Ciò comporta che. della consultazione obbligatoria dell’Università da parte della Regione non solo nella fase della stesura di Piani Sanitari Regionali. la collaborazione tra Università e Servizio Sanitario Nazionale non può prescindere dalla fissazione di alcuni principi che. Stabilito che la funzione primaria dell’università è quella della organizzazione e gestione della didattica ai fini della formazione. Invero. spettando al Servizio Sanitario Nazionale la programmazione delle risorse necessarie al raggiungimento dei fini sopradetti. cercando soprattutto di evitare contrapposizioni e isolamenti. anche per quanto riguarda gli aspetti gestionali e organizzativi. in quanto le strutture assistenziali debbono ritenersi essenziali per una corretta gestione di tali attività. riesaminare un percorso. eventualmente rimodulata in alcuni punti. per quanto riguarda l’attività assistenziale connessa con l’attività di didattica e di ricerca. Parallelamente. sia per i corsi di laurea che per quelli di specializzazione. in concreta applicazione delle leggi. merita particolare approfondimento. senza 371 . Vi è pertanto la necessità di stabilire. nonché della ricerca scientifica. pur nell’ambito della normativa attuale. si deve affermare chiaramente che l’Università.Azienda Policlinico e inserimento nel SSN Occorre. soprattutto. è quella di valorizzare e non di comprimere la partecipazione dell’Università sia nel momento programmatorio dell’organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale sia nel momento gestionale del Servizio stesso. e che la funzione primaria del Servizio Sanitario Nazionale è quella dell’assistenza per garantire ai cittadini il più alto livello di tutela della salute. a livello regionale e locale. Il problema. l’Università deve essere coinvolta in tale programmazione e partecipare al momento programmatorio sia a livello nazionale che. avviato oltre settanta anni orsono e proseguito senza soste nell’ultimo ventennio. Del resto. non può agire in senso autonomo rispetto agli obiettivi generali del Servizio Sanitario Nazionale. quindi. gli ambiti ed i livelli di tale partecipazione. stabilito pure che l’esercizio della didattica e della ricerca scientifica non può prescindere dalla partecipazione del Servizio Sanitario Nazionale. ma anche nei momenti applicativi o modificativi più importanti di tali piani. debbono essere tenuti presenti per garantire lo sviluppo delle istituzioni interessate. devono essere introdotti nell’attuale normativa. una delle possibilità più significative di cui in questo momento dispone il Servizio Sanitario Nazionale per garantire all’utente un buon livello assistenziale.

BOMPIANI A. 14:155-175. Roma. (a cura di). 1936. Edizioni dell’Ateneo. 3. Il Policlinico Umberto I di Roma. 372 . Il Policlinico Universitario. FATARELLA R. quegli elementi di modernità che caratterizzino il modello organizzativo aziendale ospedaliero . 2. analisi moderna. GHETTI V. Verduci. 5. GIOVENALE A. 4. I rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Universita’ Commissione Parlamentare di inchiesta sul Sistema Sanitario. Roma. Franco Angeli– Fondazione Smith Kline. L’Universita’ di Roma. L’aforisma preferito di Guido Baccelli.. 2001. FIORE A..universitario. forse sta proprio in queste parole la chiave per trovare quella leale e reale collaborazione tra il Policlinico Universitario e il Servizio Sanitario Nazionale. pp. Senato della Repubblica.. Zaglio A. DI IORIO F. 1988. SERARCANGELI C. STROPPIANA L. 98 del 7 marzo 2001.. era sintesi antica... seduta n. Secoli 2002. CARINCI P.121-140. 1980.M.. Med.57-58.. Il Caso del Policlinico Umberto I. Milano. le modalità di gestione e i sistemi di finanziamento. SPANO N. Mediterranea..Giuseppe Graziano margini di incertezza e indeterminatezza. BIBLIOGRAFIA 1. basato sul Dipartimento ad Attività Integrata. Le leggi dell’ospedale. Facoltà di medicina e Servizio sanitario Nazionale. pp. fondatore del Policlinico Umberto I. Roma.

VOLUTO DA BACCELLI. ENTRA NEL FUTURO LUIGI FRATI 373 .POSTFAZIONE POLICLINICO UMBERTO I: L’OSPEDALE DEI ROMANI.

iniziò a dire nelle relazioni che tenne nei Congressi internazionali di Medicina di Parigi e Berlino. Perché così lo ha ideato Guido Baccelli. entra nel futuro Dovendo celebrare in una raccolta collettanea di saggi i 100 anni del Policlinico Umberto I. la reazio375 . non in un grande ospedale come tale. il patologo che stava spingendo la medicina verso l’indagine fisiopatologica a livello cellulare. Roma auspicatur. in una logica colta. hodie. ma in un grande ospedale dove si integrano ricerca. le fondamenta del mondo occidentale ed ancora c’è in lui l’orgoglio di chi sa di poter dettare le regole di una visione della medicina proiettata nel futuro: nella presentazione della nuova rivista Il Policlinico. Alla fine ci siamo rivolti a ricordare le Scuole che si sono sviluppate. segna la discontinuità con il dipanarsi delle teorie e dei nominalismi: Al nosografismo puro. formazione ed assistenza. da lui fondata con il clinico chirurgo Francesco Durante nel 1893. che si sbizzarriva tra le teorie organiche e dinamiche. per realizzare quella che oggi noi chiamiamo “autonomia universitaria”: “Voleva che le Università fossero libere”. vi erano più possibilità: seguire lo sviluppo dell’assistenza in quello che è stato per un secolo ed è l’ospedale dei Romani. in una visione che viene rinforzata dall’amicizia con Rudolph Virchow. il clinico insigne d’origine toscana. tenne dietro. Con Virchow Baccelli amava parlare in latino: Latinus latine loquor. ma profondamente romano. iterumque iterumque salvete… Finì proclamando l’apertura del congresso: Undecimum omnium gentium de medicina conventum. annota Fausto Pettinelli nella monografia “Il medico dei Re” (2000). ostico verso la politica dei politici di professione. tra la diatesi e i concetti nebulosi del misto organico. C’è in Baccelli tutto l’orgoglio di chi sa di vivere nella città che ha costruito.Policlinico Umberto I: l’Ospedale dei Romani. La ricerca per Baccelli era il fondamento della clinica. carissimi viri! Salus populi suprema lex esto… Hospites doctissimi. voluto da Baccelli. in una continuità che ha nelle Scuole il fluire ed il rafforzarsi delle conoscenze. oppure porre attenzione ai personaggi ed alle loro scoperte. ed in latino tenne il saluto inaugurale all’XI Congresso Medico Internazionale che si tenne a Roma nel 1894: … Salvete igitur. con Atene. oppure infine ricordare i tanti studenti divenuti illustri che nella Facoltà e nel Policlinico si sono formati. come doveva. competitiva in ambito internazionale: “Scienza e politica mi sono entrambe amiche e io le amo con pari fervore” ripeteva. tra lo stimolo e il controstimolo. ma divenuto infine politico (quattro volte Ministro) quando si è reso conto che così doveva essere per realizzare i suoi progetti per sviluppare una medicina d’avanguardia.

del Sindaco Cruciani Aliprandi e del Rettore Tonelli. la batteriologia attrassero a sé vigorosi ingegni… [Baccelli G.. proseguì: “Era il 10 gennaio 1888 quando i vostri genitori Umberto e Margherita posero la prima pietra del grande istituto…”. per Roma. la figlia del suo allievo più illustre. Proprio dalla riconduzione dell’essere medico alla visita del malato è nato il: “Dica trentatre”. per l’Italia. per discernere se il liquido nel cavo pleurico sia “più o meno corpuscolato”. 1:1-2]. condannata in Assise per correità nell’omicidio 376 . accrescere e accumulare le forze necessarie alla ripresa del lavoro. Ciò che oggi resterà più profondamente scolpito negli animi… è la coscienza di un grande beneficio”. Da per tutto sorgevano laboratori: la istologia patologica. potranno anche riconquistare. per favore. inaugurato quattro anni prima. Delle Cliniche del Policlinico Baccelli diceva con orgoglio che sono “munite dei più perfetti e moderni mezzi d’investigazione. lei ha fatto tanto per la medicina. Di quel lavoro che è nell’odierna convivenza civile e sociale potenza altamente moralizzatrice. di convocare alla Minerva una commissione di clinici perché studiassero il disegno di massima. cosa posso fare io per Lei?”. Il Policlinico. Tutte sono in grado di pronunciare sopra ogni caso l’ultima parola della scienza”. Ed al Re che gli diceva: “Eccellenza. La ricerca è dunque la base per una formazione di eccellenza e però per la formazione medica è necessaria anche l’osservazione diretta del malato. auscultando il torace di un malato di pleurite. da Baccelli introdotto in una lezione di Clinica medica nell’aprile del 1872.Luigi Frati ne scientifica. quando fu elaborato un primo progetto per un ospedale di 1200 posti letto e proseguì dicendo: Nel 1881 ebbi l’onore. Rivolgendosi al Re. chiese clemenza per Linda Murri. sezione medica 1893. di ministri e di scienziati accorsi da tutta Europa. il discorso di Baccelli. quando fui per la prima volta ministro. Nominata la commissione dal Presidente del Consiglio di quel tempo Agostino Depretis. Mi dica. Iniziò facendo la cronistoria dal 1874. mi fu concesso l’onore di presiederla”. per l’esecuzione del quale si sarebbe aperto un concorso tra gli architetti… Il concorso fu vinto dal rinomato architetto romano Giulio Podesti… Ma bisognò giungere al 1884 per avere una commissione esecutiva della grande opera. Per intenderci. la chimica organica. Quando l’8 aprile 1906 gli vengono tributate le “onoranze capitoline” alla presenza del Re Vittorio Emanuele III. E conclude con un richiamo al ruolo anche sociale del Policlinico: “In questo tempio dove i nostri fratelli indigenti potranno recuperare la salute. fu centrato sul Policlinico.

Non bastano più i laboratori negli Istituti clinici: la costruzione piacentiniana della Città universitaria consente di dedicare spazi esterni alla cinta del Policlinico per la fisiologia e la biochimica. Questo breve spaccato del personaggio che amava definirsi Direttore della Regia Clinica medica di Roma bene illustra i presupposti su cui è stato edificato il Policlinico Umberto I ed i diversi capitoli di questo fascicolo speciale di “Medicina nei Secoli”. in particolare la fisica e la chimica di sintesi. Alessandri e così via). ****** Il progetto architettonico originario ha subito ampliamenti negli anni ’20-30. Il legame profondo della Scuola si estendeva financo alle angustie familiari. quando si affaccia la necessità di espandere i laboratori di ricerca biomedica: è l’epoca in cui la biochimica spiega alcune tappe dei diversi metabolismi. ma terapia). 1922) e la fisiologia si addentra nello studio anche a fini diagnostici dell’attività elettrica cerebrale (Johannes Berger. cosicché alla morte di Baccelli il 10 gennaio 1916 Augusto Murri telegrafò al figlio Alfredo: Amato da lui. 1935). cosicché le ricerche “biologiche” appaiono sempre più di rapida applicazione nella medicina pratica. così che Ugo Cerletti. che a loro volta divengono Maestri (Murri.Policlinico Umberto I: l’Ospedale dei Romani. 1909). fatta di scienza. come legame profondo scientifico ed umano tra Maestro ed allievi. ma anche di umanità romanesca. anche in chiave patologica (le chemical malformations. per la farmacologia e per l’igiene. oltre che la biomedicina: sembra crollare la tradizionale interpretazione delle verità “seconde” (quelle scientifiche) subordinate alle verità “prime” (quelle filosofi377 . voluto da Baccelli. rendono omaggio ai tanti che si sono impegnati e si impegnano nella vita quotidiana del Policlinico. 1929). “rovesciando” il sistema (non diagnostica. Garrod aveva descritto nel suo Inborns errors of metabolism. Nessuno partecipò più di me al tuo grande dolore. che Archibald E. Dunque la Scuola. che riesce a volte a rendere meno drammatica la sofferenza. in quel periodo sono identificati ormoni (l’insulina: Frederick Banting e Charles Best. Sono gli anni in cui progrediscono rapidamente le scienze di base. di formazione. entra nel futuro del marito. mette a punto l’elettroshock (1938). che illustrano le Scuole. Intanto la farmacologia sintetizza i primi chemioterapici utilizzabili in terapia umana (Gerhard Domagk. così come per la clinica delle malattie nervose e mentali (all’epoca disciplina unica) e per la medicina legale. riamai moltissimo lui.

e da corridoi perigei. Messina. Pisa. anche per prestigiosi ritorni al Policlinico). Sassari. poi revocata.Luigi Frati co-teologiche).. 2004. che sostiene la assoluta libertà della scienza di cercare la “sua” verità. L’interruzione dei percorsi perigei spinge le Cliniche maggiori ad organizzarsi come piccoli policlinici. i laboratori di analisi. che per lui faceva tutt’uno colla diffusione del suo messaggio di rinnovamento religioso”. che già aveva vissuto una evidente crisi con l’uomo rinascimentale (il ricordo va ovviamente a Galileo). Siena. annota Giorgio Levi Dalla Vida (Fantasmi ritrovati. colpito da scomunica. punto di riferimento del sistema universitario nazionale (Perugia. Nel frattempo prendono autonomia molte specialità. che però si diffondono. perché coerenti con gli avanzamenti straordinari della scienza: nell’Università romana se ne fa interprete Ernesto Bonaiuti. che gli è stato collega all’Università. che invece qualche Direttore d’Istituto ha interrotto per creare il proprio castelletto autosufficiente). anche alterando la logica unitaria di Baccelli (nel progetto originale tutti gli edifici erano uniti da una rete ipogea. sono spesso tappe intermedie. 89).: la diffusione in più strutture delle stesse tecnologie avviene inevitabilmente a livello medio-basso (salvo qualche caso) e questo diviene uno dei motivi di crisi strutturale del Policlinico. al Policlinico favorita da un mal interpretato concetto di autonomia universitaria (ogni Professore-caposcuola ha diritto ad organizzarsi anche al di fuori di una visione d’insieme). che non hanno subito analoga parcellizzazione. Cresce così la Facoltà di Medicina in un clima di aperto confronto culturale e scientifico: con il Policlinico e con la nuova Città Universitaria lo Studium Urbis è punto di arrivo dei più prestigiosi Maestri accademici. urologia. 1907) indica come eresia le tesi di Loisy. etc. p. quindi riabilitato. a volte con una loro istopatologia.). etc. etc. Della nuova crisi si fa interprete il modernismo. L’allargamento negli anni ’80-90 della base elettorale per Rettore (dai soli Professori ordinari a tutti i docenti e poi anche al persona378 . soprattutto chirurgiche (otorinolaringoiatria. Sorgono così negli anni ’60-80 specifiche costruzioni. con la loro radiologia. professore di Storia del Cristianesimo. Catania. e che a La Sapienza si afferma per “il suo inestinguibile fervore per il progresso della scienza. con rischio di perdita di competitività con gli altri grandi ospedali romani e soprattutto con i grandi ospedali universitari del Nord Italia. la corrente di pensiero che in Francia vede in prima linea Alfred Loisy. Cagliari. crisi che diviene “funzionale”. rimasta funzionante. L’enciclica Pascendi Dominici Gregis (Pio X.

più che per capacità gestionale. televisione). si è fondata sulla moltiplicazione delle strutture ai livelli medio-alti e non su regole premianti la meritocrazia.M. che sposta le proprie richieste sulla domanda di salute. infine alle crescenti aspettative di diagnosi precoce e di guarigione della gente dovute alla “propaganda” (giornali. La gestione è stata affidata a Direttori generali: qualcuno di questi si è distinto per l’eloquio forbito. si deve al Rettore Antonio Ruberti la riconduzione del Policlinico ad ospedale d’insegnamento per la Facoltà di Medicina e quindi ad una gestione assunta in prima persona dall’Università. I continui cambiamenti alla direzione generale non hanno consentito di dare una risposta alle esigenze profonde di riorganizzazione. Ma stavano incombendo profonde trasformazioni. che amministravano migliaia di posti-letto nei 4 grandi ospedali romani ed in altri di più ridotte dimensioni. e la remunerazione degli atti medici a tariffa pre-fissata (D. La democratizzazione della conduzione del Policlinico. da praticare non tenendo in conto solo la stratificazione accademica gerarchica. sfruttato spesso dal Rettore di turno con una mal riposta logica di compensazione del consenso ricevuto. ***** Dopo anni di amministrazione del Policlinico nel coacervo degli Ospedali Riuniti.Policlinico Umberto I: l’Ospedale dei Romani. Anche per questo esplodono i costi. avocata a sé dai Rettori. all’affermarsi di tecnologie sofisticate nella diagnostica per immagini. 14 dicembre 1994). dovute allo sviluppo della biologia in senso molecolare e cellulare applicato alla medicina. voluto da Baccelli. entra nel futuro le tecnico-amministrativo e socio-sanitario) fa della Facoltà di Medicina il maggior “giacimento” di voti. che implicano l’accorciamento della degenza media (sino a limiti che sfiorano talvolta una ridotta sicurezza per i pazienti!) ed il passaggio delle modalità organizzative almeno in parte da una forma “statica-classica” (il primariato con i suoi letti per la degenza) ad una più articolata ed in genere più breve in day hospital-day surgery o ambulatoriale (diritto del docente a poter “curare” i pazienti nel 379 . affidati alla managerialità monocratica di un direttore generale (decreto legislativo 502/1992). Così ad inizio degli anni ’90 si cerca di raggiungere il loro contenimento attraverso due strumenti di gestione: l’aziendalizzazione dei grandi ospedali. qualche altro – decisamente migliore – ha però seguito le vicissitudini dovute ai cambi di maggioranza politica regionale.

neurologico. cercando di recuperare 10 anni di inerzia. Si tratta di una riorganizzazione profonda. Direttore generale. aperti all’innovazione strutturale ed organizzativa. cardiovascolare.Luigi Frati modello organizzativo più opportuno.300 postiletto: accordo Presidenza Facoltà-OO. Andrea. con una organizzazione integrata). L’indicazione di 900 posti letto in diminuzione (!!!) rimane imperdonabile per i coautori: Rettore. si attenua il ruolo della divisione (o della cattedra) quale “possesso” del suo dirigente medico-professore: la struttura organizzativa di base diviene strumentale al ricovero del malato. dava un’indicazione per il Policlinico di un potenziale assistenziale ridotto a meno della metà dei 2.: medicochirurgico. ma soprattutto su di una organizzazione funzionale alla ricerca-didattica integrata con l’assistenza.020 posti-letto accertati nella Conferenza dei Servizi Università-Regione-Ministeri del 29 luglio 1999. non necessariamente “staticamente” a sua esclusiva conduzione). La reazione violenta della Facoltà e del suo Preside e delle forze sociali ha riportato il volume assistenziale ad una misura compatibile con un piano di rilancio (circa 1. alla quale ci stiamo accingendo con importanti investimenti in edilizia e tecnologie.SS. che si fonda anche sulla “economia” di gestione. che stenta ad affermarsi nel mondo ospedaliero. Questa è la sfida che stiamo raccogliendo adesso. Verso dove andare? In questo riassetto organizzativo la scientificità diagnostico-terapeutica (appropriatezza medica) si deve dunque confrontare con nuove modalità organizzative (appropriatezza organizzativa) ed entrambe richiedono una revisione radicale del sistema di funzionamento dell’ospedale.-Regione del marzo 2004). mentre della gestione del reparto si occupa lo staff infermieristico. Di questa riorganizzazione vogliamo essere protagonisti. etc. è pressoché la stessa cosa: cardiologia distante da cardiochirurgia. che. proprio perché siamo e vogliamo restare Policlinico universitario. tra “area h24” (quella delle degenze) ed “area h12” (quella degli ambulatori e dei day hospital) ed ancora tra un’organizzazione fondata sulle discipline (universitarie od ospedaliere. se non di propensione allo sfascio ed alla implosione di sistema. In questa nuova logica. di cui vi è evidenza nel Piano sanitario regionale 2003. neurologia da neuroradiologia e da neurochirurgia) ed un’organizzazione basata sulle necessità del malato (che è malato gastroenterologico. che è studiato e curato dal medico-docente. Giunta Regionale dell’epoca. nel quale è forte la rigidità delle “divisioni” e 380 . approfittando del decentramento della II Facoltà al S.

semplici a valenza dipartimentale o interdipartimentale. sia stata offerta a tutti i docenti la possibilità di mettere in evidenza. del personale medico e di quello sanitario. Già nel 1889 aveva opposto al piano nazionale di disboscamento del Ministro Salvatore Majorana Calatabiano l’istituzione di una “Festa degli alberi”. etc. ai quali si deve se il Policlinico è classificato per validità scientifico-professionale il primo in Italia. in particolare da parte dei Ricercatori (con conseguente assegnazione di funzioni). tramite un censimento concordato tra Azienda e Facoltà. Si aggiunga che il 70% dei dirigenti-primari degli ospedali è passato attraverso una o più sanatorie e che i restanti dirigenti sono stati scelti spesso dalla politica attraverso il sistema perverso della idoneità aperta (che quindi non si nega a nessuno) e della scelta fiduciaria tra gli idonei da parte del Direttore generale. ***** Pochi forse sanno che Guido Baccelli. in un’Italia all’epoca fondamentalmente agricola). da celebrare in ogni Comune da parte delle scolaresche. la propria esperienza scientifico-professionale. Nel febbraio 1902 Baccelli riuscì a far firmare dal re Vittorio Emanuele III il decreto che faceva divenire nazionale quella Festa.Policlinico Umberto I: l’Ospedale dei Romani. dal 1901 al 1903. semplici. Il ministero aveva competenze anche su commercio ed industria: Baccelli distribuì gratuitamente i concimi minerali. a 381 . dette premi agli agricoltori che avessero migliorato la resa agraria (inguaribile meritocrate!). fu anche Ministro dell’Agricoltura (fu l’ultimo suo incarico ministeriale.) e forte è il potere del primario-dirigente sull’attribuzione di responsabilità ai medici da lui coordinati. già tre volte Ministro della Pubblica Istruzione. fortemente voluta da questa dirigenza dell’Università. voluto da Baccelli. che a sua volta è nominato con scelta fiduciaria dalla politica regionale. Significativo è allora che con la attuale direzione generale. L’Università per fortuna ha la caratteristica di avere alcuni punti di riferimento meritocratici: il valore scientifico-professionale è largamente riconducibile alla pubblicistica internazionale (con il relativo impact factor) ed è così possibile andare oltre la gestione burocratico-politica del sistema. Ed è questa la scommessa più importante: valorizzare in termini meritocratici le tante competenze che si sono formate nel Policlinico. entra nel futuro dei relativi primariati (adesso si chiamano unità operative complesse. istituì e poi incentivò i campi sperimentali agrari (altrettanto inguaribile ricercatore!).

che in una sua poesia più o meno dice così: … a settant’anni pianterai. a chi ci ricorda che a settant’anni o giù di lì dovremmo pensare ad altro che all’Università.. con il Direttore amministrativo dell’Università Carlo Musto D’Amore. il Rettore Guarini ed io pianteremo un ulivo. ma perché [tu li veda crescere] … e la vita peserà di più sulla bilancia.Luigi Frati primavera o in autunno. Piantare un albero. insieme con il Preside della II Facoltà Vincenzo Ziparo. guardare al futuro. per vederlo crescere e guardare al futuro. in una visione unitaria e nel contempo articolata. cioè sulla nostra storia e sul comune impegno a servizio delle istituzioni e della società civile. Ed offriremo ai presenti. Preside della I Facoltà di Medicina e Chirurgia 382 . Che c’entrano gli alberi? Il Rettore Prof. con l’Assessore regionale alla Sanità Augusto Battaglia e con il Direttore generale del Policlinico Ubaldo Montaguti una copia di questo volumetto sul Policlinico Umberto I. …non perché restino ai tuoi figli. ama citare il poeta turco Nazim Hikmet. degli ulivi [alberi forti e che danno frutti ai quali è legata la nostra tradizione]. diceva Baccelli.. Luigi Frati. Il giorno che inizieranno i lavori per l’ammodernamento strutturale e tecnologico del Policlinico. che amplifichi le possibilità di valorizzazione meritocratica delle professionalità e che renda fruibili le molte eccellenze diagnostico-curative per i tanti che vedono nel Policlinico l’ospedale dei romani. Renato Guarini.

PARTE V Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I .

IL PROGETTO PRIMITIVO 385 .

386 .Ermanno Bonucci Immagini tratte dal Volume stampato in occasione dell’ XI Congresso Medico Internazionale tenutosi in Roma il 29 Marzo 1894 e contenente il Progetto dell’Architetto Giulio Podesti.

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 387 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 388 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 389 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 390 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 391 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 392 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 393 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 394 .

395 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 396 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 397 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 398 .

IL PROGETTO ESECUTIVO .

Immagini tratte dal Volume stampato nel 1902 a cura del Ministero dei Lavori Pubblici a ricordo della costruzione del Policlinico Umberto I. .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Frontespizio Veduta a volo d’uccello del Policlinico 401 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta del Policlinico dal lato sud Prospetto del Palazzo centrale dell’Amministrazione 402 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Scala principale del Palazzo dell’Amministrazione (parte inferiore) Scala principale del Palazzo dell’Amministrazione (parte superiore) 403 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Prospetto della Clinica Medica Prospetto della Clinica Chirurgica 404 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Prospetto delle Cliniche Patologica e Chirurgica Prospetto della Clinica Dermosifilopatica 405 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta laterale della Clinica Dermosifilopatica Prospetto della Clinica Ostetrico-Ginecologica Clinica Ostetrico-Ginecologica veduta da mezzogiorno 406 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta esterna dei Padiglioni Ospedale Sala di dissezione nel Padiglione Crupposi 407 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta interna della Cucina a vapore Veduta della Cappella 408 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta interna della sala delle caldaie Veduta della caminiera 409 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta aerea della Lavanderia Veduta interna del locale delle lavatrici 410 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Viale posteriore alla Cliniche con veduta dei canili e delle prese d’aria Sezione Clinica Ostetrica e Ginecologica 411 .

ALCUNE DELLE PRIME COSTRUZIONI .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Per l’iconografia si ringrazia l’Ufficio Tecnico dell’Università “La Sapienza” ed in particolare l’Architetto Carla Onesti .Settore Archivio Storico sul patrimonio architettonico. 414 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Clinica Pediatrica Clinica Psichiatrica 415 .

Farmacologia Medicina Legale 416 .Chimica Fisiologica .Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Fisiologia umana .

IL BOMBARDAMENTO DEL 19 LUGLIO 1943 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Si ringrazia l’Istituto Luce per aver messo a disposizione il materiale fotografico di questa sezione ed in particolare il Direttore dell’Archivio Storico Edoardo Ceccuti e Patrizia Cacciani. 418 .

Chimica Fisiologica e Farmacologia danneggiato dal bombardamento Ala destra dello stesso Istituto 419 .Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I L’Istituto di Fisiologia umana.

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I I gravi danni del bombardamento Reparto di Clinica Ortopedica dopo il bombardamento 420 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Reparto di Clinica Ortopedica Il Prof. Giorgio Maggioni all’ingresso della Clinica Pediatrica gravemente danneggiata 421 .

LATO OVEST VIA DELLE MURA DI BELISARIO (Oggi Viale del Policlinico) .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Clinica Chirurgica Patologia Chirurgica 425 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Lato della Patologia Chirurgica 426 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Padiglione Clinica Medica Padiglione Clinica Oculistica 427 .

LATO EST-SUD VIALE DELLA REGINA (Oggi Viale Regina Elena) VIALE DEL CASTRO PRETORIO (Oggi Viale dell’Università) .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Ingresso Clinica Ostetrica Clinica Pediatrica 431 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Stenditoio Stenditoio 432 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Viale Regina Elena Angolo Viale Regina Elena 433 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Angolo Viale dell’Università Progetto della Clinica di Malattie Infettive 434 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Viale dell’Università 435 .

VEDUTE AEREE .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Laboratorio analisi e dissezione III Clinica Chirurgica 439 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Veduta aerea della “Caminiera” Retro Clinica delle Malattie Nervose e Mentali 440 .

I CANTIERI .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Impalcature 443 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Cantieri sul retro della Clinica Oculistica 444 .

GLI EDIFICI ALL’INTERNO DEL POLICLINICO .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Passaggio perigeo tra gli edifici Passaggio perigeo tra gli edifici 447 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Ingresso Lavanderia

448

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Sala delle lavatrici

Veduta dall’alto della sala lavatrici

449

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Retro della lavanderia ed alloggio suore

Veduta di scorcio della “caminiera”

450

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Annotazioni tecniche relative ad un edificio

451

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

III Clinica Chirurgica (ingresso)

452

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Pronto Soccorso

453

LE “NUOVE” COSTRUZIONI

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I

Progetto della Clinica Otorinolaringoiatrica

Progetto della Clinica Otorinolaringoiatrica

457

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Clinica Otorinolaringoiatrica Clinica Otorinolaringoiatrica vista da viale dell’Università 458 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Ingresso della Clinica Pediatrica Ingresso del Nido 459 .

CLINICA OSTETRICA E GINECOLOGICA: AULA .LABORATORIO .SALA OPERATORIA .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Aula Sala operatoria con osservatorio 463 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I Sala operatoria Laboratorio 464 .

CARTELLONISTICA .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 467 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 468 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 469 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 470 .

Alcune immagini nella storia del Policlinico Umberto I 471 .

editriceateneo.00185 www.Finito di stampare nel mese di dicembre 2006 presso il Centro Stampa Università Università degli Studi di Roma La Sapienza P. 5 .it .le Aldo Moro.

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