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DIRITTO COMMERCIALE (BUONOCORE-LIBONATI) PARTE PRIMA LIMPRENDITORE IMPRENDITORE INDIVIDUALE Caposaldi dell'imprenditore sono: Artt. 2082 e ss. c.c.

.; azienda; segni distintivi; scritture contabili. L'IMPRENDITORE (ART. 2082 C.C.) L'articolo 2082 c.c. disciplina non l'imprenditore commerciale o individuale, ma l'imprenditore "tout court": "l'imprenditore colui il quale esercita professionalmente un'attivit economica organizzata al fine della produzione o scambio di beni e servizi". Requisiti dell'impresa sono: ATTIVIT ECONOMICA: produzione o scambio di beni o servizi. Per attivit si intende una serie di atti finalizzati ad uno scopo, e scopo degli atti dell'imprenditore l'esercizio dell'impresa cio della produzione o scambio di beni o servizi. economica ogni attivit diretta ad utilizzare tutti i mezzi produzione - capitale e lavoro - allo scopo di produrre o scambiare beni o servizi a vantaggio di tutti cio occorre che l'attivit stessa sia naturalmente destinata al mercato (destinazione dell'attivit economica al mercato). L'articolo 41 Cost. stabilisce che "l'iniziativa economica libera (nel senso di "libera concorrenza" tra le imprese) e che non pu svolgersi in contrasto con l'utilit sociale", nonch il terzo comma stabilisce che "la legge dispone gli opportuni controlli perch l'attivit economica possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali". Possiamo notare che a
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caratterizzare un attivit come attivit economica sono due concetti: utilit sociale e funzione sociale, inscindibili perch un attivit diretta al mero godimento di un unico soggetto (ad esempio, il proprietario) non un attivit economica. necessario che abbia anche una utilit economica e che dunque torni a vantaggio anche di altri soggetti, perch la ricchezza creata dall'impresa (occupazione, investimento) torni a vantaggio della comunit. Apparentemente l'articolo contiene un pleonasma, un quid pluris. Infatti attivit economica vuol dire gi di per s "attivit diretta alla produzione o scambio di beni o servizi". In realt il codice del 1942 contiene un'innovazione data dalla distinzione tra atto e attivit: atto inteso nel senso di fatto naturale definito a posteriore giuridico, perch produce effetti giuridici; attivit come complesso di atti giuridici distinti tra loro da un punto di vista concettuale, temporale, ecc., il cui unico comune denominatore dato dall'elemento teleologico o finalistico, dallo scopo cio l'esercizio dell'attivit economica e dunque la produzione di beni o servizi. La distinzione tra atto e attivit maggiormente evidenziata dal fatto che l'attivit pu essere lecita e ricomprendere in s atti illeciti o viceversa. Esempio: nell'ambito di un attivit illecita, come il contrabbando di armi, plausibile il compimento di atti perfettamente illeciti, come la stipulazione del contratto di locazione della sede dell'attivit. ORGANIZZAZIONE: coordinamento dei mezzi di produzione. requisito fondamentale per distinguere l'attivit economica dall'attivit d'impresa. Mentre l'attivit d'impresa sempre attivit economica, l'attivit economica attivit di impresa solo quando il soggetto esercente organizza i fattori di produzione. Infatti, un attivit produttiva non organizzata non assume il carattere di impresa, nonostante sia diretta alla produzione o scambio di beni o servizi (es. lavoro autonomo). L'importanza del concetto di organizzazione per il nostro legislatore la si deduce dal fatto che utilizzato in altre due norme: articolo 2555 c.c. definisce l'azienda come "un complesso di beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa"; articolo 1155 c.c. definisce l'appalto come "il contratto con il quale una parte, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione proprio rischio, assume il compimento di un'opera o un servizio verso un determinato corrispettivo".
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PROFESSIONALIT: abituale e stabile. Si fa riferimento ad un attivit esercitata in modo abituale e stabile sebbene non continuativo (es. stabilimento balneare), dunque ad un attivit data dal ripetersi di atti relativi a quella professione senza che ci implichi permanenza o continuit. sufficiente che non sia occasionale. SCOPO DI LUCRO: la destinazione del profitto nell'imprenditore non essenziale. una componente della "professionalit". Secondo la dottrina lo scopo di lucro non connota l'imprenditore. L'importante che il lucro non si escluso e che si eserciti un attivit in grado di produrre un lucro, uno scopo astrattamente lucrativo. Non un elemento indefettibile per l'imprenditore individuale, ma lo per la societ. Infatti, l'articolo 2247 c.c. definisce il contratto di societ come "il contratto con il quale due o pi persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune dell'attivit economica, allo scopo di dividerne gli utili". In questo caso lo scopo di lucro rientra nella causa del contratto. vero che l'imprenditore esercita un attivit allo scopo di trarne un sostentamento, ma anche vero che esistono ipotesi in cui si esula da tale scopo. Esempio: societ cooperative e mutue assicuratrici, il loro scopo di offrire beni, servizi e lavoro ai soci a condizioni molto pi vantaggiosa di quelle che riscontrerebbero nel mercato. Scopo dei soci dunque un "risparmio di spesa".

LA SPENDITA DEL NOME La spendita del nome , invece, un elemento necessario per l'imputazione ad un soggetto di un atto che adesso collegato il rischio di impresa. Ma dato che l'attivit un fatto e non un atto, ci si chiesti se fosse necessario per l'imputazione di un attivit la "spendita del nome". La maggioranza della dottrina dice di s, ma si pone il problema dell'imprenditore occulto. L'IMPRENDITORE OCCULTO colui il quale il vero dominus dell'impresa, ma chi agisce un prestanome. Un soggetto pu ricorrere all'imprenditore occulto perch

1. l'attivit imprenditoriale non compatibile con il proprio status (esempio: minore senza autorizzazione); 2. per evitare che i terzi creditori possano far valere le proprie pretese sul patrimonio del reale imprenditore, facendo apparire o un imprenditore nullatenente. Ci si chiesto come riversare gli effetti negativi di un attivit sfociata in un fallimento sull'imprenditore occulto. Colui il quale ha combattuto per l'affermazione della responsabilit e il coinvolgimento del fallimento dell'imprenditore occulto stato il Bigiavi. Nel nostro ordinamento giuridico vige il principio secondo il quale la responsabilit del compimento di determinati atti rileva nei confronti di colui il quale gli atti sono imputati. Questo principio di responsabilit filtrato da un altro principio importante, cio "la tutela dei terzi". A chi si rivolge il terzo creditore che ha contrattato con un soggetto che appariva imprenditore, ma di fatto non lo ? L'articolo 2082 c.c. stabilisce che " imprenditore che esercita un attivit economica". Secondo il Bigiavi bisogna capire se il soggetto imprenditore in relazione al criterio della "spendita del nome" o in relazione all' "esercizio dell'attivit". Secondo Ferri, invece, il creditore pu aggredire le 2 posizioni: l'imprenditore palese secondo il criterio della spendita del nome; l'imprenditore occulto secondo il principio esistente in tema di responsabilit civile, per cui con il quale l'effettivo titolare di certi atti risponde che gli effetti negativi e positivi. Bigiavi, invece, arriva a configurare l'imprenditore occulto come imprenditore senza parlare di responsabilit cos come Ferri. Nella ricostruzione del Bigiavi le norme fondamentali sono l'art. 2208 cc e l'art. 147 l. fall.. L'articolo 2208 cod. civ. stabilisce che gli atti compiuti dall'institore, anche senza spendere il nome dell'imprenditore, ma che attengono all'esercizio dell'impresa, coinvolgono la responsabilit non solo dell'institore, che il soggetto che agisce in nome proprio, ma pure l'imprenditore. In questo caso il principio della spendita del nome viene di derogato. Dunque per coinvolgere anche l'imprenditore occulto necessario: dimostrare che esiste un rapporto sociale tra l'occulto e il palese;
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far fallire la societ ed applicare l'articolo 147 L. fall. secondo il quale ".... se risulta l'esistenza di altri soci, il tribunale dichiara il fallimento dei medesimi". In questo caso non si sovvertono il principio della spendita del nome, perch il fallimento dell'imprenditore occulto, una volta scoperto, avviene in estensione e non autonomamente come imprenditore.

LA SOCIET APPARENTE Non da confondere l'imprenditore occulto come la societ apparente che un'invenzione della giurisprudenza che si ha quando pi soggetti agiscono ingenerando dei terzi la convinzione di agire uti soci (come soci).

CAPACIT ALL'ESERCIZIO DELL'IMPRESA. Per l'esercizio dell'impresa richiesta la capacit d'agire. Esistono una serie di deroghe (riguardanti le imprese commerciali e non anche quelle agricole) alle regole esistenti per la legittimazione al compimento degli atti giuridici. L'incapace (minore o interdetto) e l'inabilitato possono essere autorizzati solo a continuare, ma non ad iniziare, l'esercizio di unattivit commerciale. Solo il minore emancipato pu iniziare ex novo l'esercizio dell'impresa commerciale, su autorizzazione del tribunale. EMANCIPAZIONE Lemancipato, nei casi in cui sia eccezionalmente consentito ad un minore di 16 anni il matrimonio su autorizzazione del tribunale, acquista limitata capacit dagire ipso iure col matrimonio e non durante il matrimonio. Effetti dellemancipazione sono: Cessazione della potest genitoria, sostituita dalla curatela (il curatore non rappresenta, ma assiste lincapace, integrando la sua volont.); Acquisto di capacit dagire limitata agli atti di ordinaria amministrazione, non piena in quanto per gli atti eccedenti lordinaria amministrazione richiesto il consenso del curatore e del giudice tutelare. Ma qualora lemancipato autorizzato dal tribunale allesercizio di unimpresa commerciale pu compiere da solo, senza lassistenza del curatore e previo parere del giudice tutelare e del curatore, anche gli atti eccedenti lordinaria amministrazione, compresi quelli estranei allesercizio dellimpresa: in altre parole, acquista la piena capacit di agire nellambito patrimoniale, con esclusione per della capacit a donare.

LE CATEGORIE IMPRENDITORIALI L'imprenditore individuale si distingue relazione: alla dimensione piccolo imprenditore all'attivit imprenditore agricolo e imprenditore commerciale. PICCOLO IMPRENDITORE. La dottrina economica ed aziendalistica distingue l'imprenditore in piccolo, medio e grande, in base al diverso criterio strategico da applicare, perch una cosa la conduzione di una impresa di sole 15 persone, altra di 5000, poich cambia del tutto la filosofia di gestione. A noi la distinzione interessa solo per il differente statuto applicabile al piccolo imprenditore. L'articolo 2083 cod. civ. indica come il piccolo imprenditore "i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro i quali esercitano un attivit professionale organizzata prevalentemente con il proprio lavoro e dei componenti della propria famiglia". L'avverbio prevalentemente si riferisce all'elemento lavoro. Nel tempo avvenuta una progressiva erosione da parte della legislazione speciale attraverso l'interpretazione quantitativa dell'avverbio "prevalentemente". Infatti, il coltivatore diretto colui il quale "coltiva il fondo con il lavoro proprio e della propria famiglia, sempre che tale forza lavoro costituisca almeno 1/3 di quell'occorrente per le normali necessit di coltivazione del fondo, tenuto conto anche dell'impiego delle macchine agricole". Il coltivatore diretto deve avere un personale estraneo non superiore a 1/3 dell'intera forza lavoro. Oggi, in seguito ad una direttiva comunitaria, s'intende piccolo imprenditore colui il quale ha un fatturato non superiore ai 3,5 milioni . Piccolo commerciante colui il quale svolge unattivit dintermediazione nella circolazione dei beni.

L'artigiano. colui il quale "esercita professionalmente, personalmente e in qualit di titolare l'impresa svolgendo il proprio lavoro prevalentemente senza introdurre meccanizzazione". L'artigiano regolato da due leggi, una del 1956, l'altra del 1985. Assistiamo con tali legge al passaggio della classificazione dell'artigiano dal profilo quantitativo a quello qualitativo, perch oggi non un'impresa artigiana quell'impresa che ha pi di tot operai, ma quella che produce beni di natura artistica o usuale.

L'IMPRENDITORE AGRICOLO L'articolo 2135 c.c. stato cos modificato dalla D. LGS. 228/01: "L'imprenditore agricolo chi esercita un'attivit diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all'allevamento di animali e attivit connesse. Per coltivazione diretta del fondo, silvicoltura e allevamento di animali devono intendersi attivit dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine. Si intendono connesse le attivit, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti prevalentemente ottenuti dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, nonch le attivit dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attivit agricola esercitata, comprese le attivit di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e il forestale, ovvero di ricezione ed ospitalit come definite dalla legge." NOVITA: Il termine bestiame stato sostituito dalla locuzione animali. La parola bestiame ha sempre contraddistinto le sole specie animali legate al fondo, e si sempre discusso se tale locuzione dovesse essere interpretata in senso restrittivo ricomprendendovi il bestiame da carne, da lavoro, da latte e da lana, oppure in senso ampio includendovi anche gli animali da pelliccia o da allevamento (cani e cavalli) e le attivit di itticoltura e di apicoltura. Adottando il termine animali il legislatore ha voluto mettere fine a tale polemica, ricomprendendovi ogni specie di animale senza alcuna altra specificazione. Si distinguono le attivit agricole in: ATTIVIT AGRICOLE PRINCIPALI: coltivazione del fondo, silvicoltura e allevamento di animali.
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Nella coltivazione del fondo, il fondo assume il ruolo di fattore produttivo e non di un mero strumento per la conservazione delle piante. La silvicoltura costituisce una species della coltivazione del fondo ed un'attivit diretta alla produzione del legname. La nuova legge sancisce che non rientra nell'attivit silvicolturale l'attivit meramente estrattiva del legname (attivit tipicamente industriale) si disgiunta dalla coltivazione del bosco. Per quanto riguarda l'allevamento di animali, abbandonato il principio secondo il quale l'allevamento di animali per essere qualificato come agricolo non doveva essere disgiunto dal fondo, la qualifica di impresa agricola riconosciuta a tutti gli allevamenti di animali, di qualsiasi tipo e genere (da pelliccia, da corsa, ecc.). ATTIVIT AGRICOLE PER CONNESSIONE: sono quelle connesse ad una attivit agricola principale o da questa dipendenti. Con la nuova legge non esiste pi la distinzione tra attivit agricole atipiche e tipiche, poich la sostituzione del termine bestiame con animali fa rientrare le attivit normalmente connesse, anche dette atipiche, nell'attivit agricole principali. Sono state create due categorie di ATTIVIT CONNESSE TIPICHE: la prima un'attivit diretta alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione avente ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali. Scompare il criterio della normalit per essere sostituito dal CRITERIO DELLA PREVALENZA: si parla di prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, cio l'imprenditore pu trasformare sia prodotti provenienti dal proprio fondo, sia i prodotti provenienti da altri fondi, nonch quelli acquistati al mercato. La seconda attivit diretta alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attivit agricola esercitata, ivi comprese le attivit di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale il forestale ovvero di ricezione ed ospitalit come definite dalla legge. L'introduzione di questa categoria di attivit connesse avvenuta per legittimare l'inquadramento nella categoria dellimprenditore agricolo delle attivit agrituristiche.

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CARATTERI DELLA CONNESSIONE: La connessione deve essere soggettiva, nel senso che vi deve essere identit tra la persona che esercita l'attivit agricola principale e la persona che esercita l'attivit connessa, per cui, ad esempio, non imprenditore agricolo chi trasforma in olio le olive prodotte da altri. Il criterio oggettivo, in forza del quale i prodotti da trasformare dovevano comunque provenire dal fondo dell'imprenditore principale, viene meno con la sostituzione del criterio della normalit come il criterio della prevalenza. L'impresa agricola pu svolgersi anche in forma associata e societaria. In deroga al principio della connessione soggettiva, si considerano imprenditori agricoli le cooperative di imprenditori agricoli e di loro consorzi quando utilizzano per lo svolgimento delle attivit di cui all'articolo 2135 c.c. prevalentemente prodotti dei soci, ovvero forniscono ai soci beni e servizi diretti alla cura e allo sviluppo del ciclo biologico. Le societ sono considerate di imprenditori agricoli a titolo principale qualora: lo statuto prevede quale oggetto sociale l'esercizio esclusivo delle attivit agricola; per le societ di persone, societ in accomandita, societ cooperative almeno la met dei soci deve essere in possesso della qualifica di imprenditore agricolo a titolo principale; nelle societ di capitali il 50% del capitale sociale deve essere sottoscritto da imprenditori agricoli a titolo principale. LO STATUTO DELL'IMPRENDITORE AGRICOLO: l'imprenditore agricolo non soggetto le procedure concorsuali; non obbligato a tenere le scritture contabili; deve iscriversi nella sezione speciale del Registro delle imprese. Tale iscrizione ha, oltre che una funzione di certificazione anagrafica, anche efficacia dichiarativa.
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L'IMPRENDITORE ITTICO. Il legislatore in un'apposita legge equipara l'imprenditore ittico all'imprenditore agricolo, definendo come attivit connesse a quelle di pesca: l'attivit di pescaturismo, consistente nell'imbarco di persone su navi da pesca a scopo turistico, le attivit di ittiturismo, consistente in ospitalit, ristorazione, fornitura di servizi, attivit culturali finalizzate alla corretta fruizione degli ecosistemi acquatici ed esercitate da pescatori professionisti attraverso l'utilizzo della propria abitazione, le attivit di lavorazione, trasformazione, commercializzazione al dettaglio all'ingrosso dei prodotti del mare.

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GLI AUSILIARI DELLIMPRENDITORE COMMERCIALE. Allattivit imprenditoriale partecipano diversi soggetti. Questa collaborazione si attua mediante la prestazione di opera sia da parte di persone estranee allorganiz-zazione (ausiliari autonomi), sia da parte di persone che agiscono nellambito dellimpresa e che si pongono, rispetto allimprenditore, in posizione di subordinazione (ausiliari subordinati). La disciplina degli ausiliari subordinati attiene solo allimprenditore commerciale, limprenditore agricolo ha un solo ausiliare che il Fattore. I caratteri degli ausiliari subordinati, legati allimprenditore da un rapporto di lavoro subordinato, sono: Aiuto, Subordinazione, Potere di rappresentanza. Gli ausiliari autonomi sono legati, invece, allimprenditore da un contratto di prestazione dopera, il cui contenuto tipico consente loro di svolgere unattivit complementare allattivit dimpresa. Secondo una parte della dottrina gli ausiliari autonomi sono 4 categorie: Agenti, Commissionari, Spedizionieri, Mediatori. Gli ausiliari subordinati sono, invece, di 3 specie: Institori, Procuratori, Commessi. LINSTITORE Linstitore la persona preposta dal titolare allesercizio di unimpresa commerciale, o di una sede secondaria o di un ramo particolare dellimpresa. La rappresentanza institoria per sua natura generale. Il fondamento della rappresentanza sta nel fatto stesso della preposizione. Tra i poteri dell'institore vi sono: la rappresentanza dell'imprenditore;
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la corresponsabilit con l'imprenditore per l'osservanza delle disposizioni riguardanti l'iscrizione nel Registro delle imprese e la tenuta delle scritture contabili; la c.d. contemplatio domini, in virt della quale l'institore che omette di fare conoscere che tratta per il preponente risponde personalmente (principio della spendita del nome). non pu nominare altri institori, in quanto i suoi poteri si estendono alla sola gestione dellattivit cui preposto; non pu essere preposto ad una piccola impresa.

I PROCURATORI Sono procuratori coloro i quali, in base ad un rapporto continuativo, possono compiere per limprenditore gli atti pertinenti allesercizio dellimpresa, pur non essendovi preposti, art. 2209. Egli al pari dellinstitore un rappresentante generale dellimprenditore a questi legato da un rapporto di lavoro subordinato. Non gravano sul procuratore gli obblighi di iscrizione nel registro delle imprese e di tenuta delle scritture contabili; n compete ad esso la rappresentanza processuale dellimprenditore, neppure per gli atti da lui posti in essere, se non per effetto di un apposito conferimento di potere. La DIFFERENZA TRA INSTITORE E PROCURATORE sta nel fatto che linstitore svolge unattivit generale e complessa di gestione e pu porre in essere multiformi atti; il procuratore incaricato di specifiche mansioni che si possono concretare solo in una serie di atti particolari relativi allesercizio dellimpresa e ha un limitato potere decisionale. Ci che varia per ciascuna categoria il CONTENUTO DEL POTERE RAPPRESENTATIVO. Il codice prevede un sistema speciale di rappresentanza che non si fonda sulla presenza di una procura, ma costituisce un effetto naturale di una determinata collocazione nellimpresa. Infatti il potere di rappresentanza deriva da un potere gerarchico nellorganizzazione dellimpresa, ma lo stesso non vale per i procuratori. Linstitore lunico che abbia una predeterminazione legale di poteri rappresentativi, consistente nel fatto che linstitore pu compiere
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tutti gli atti, purch pertinenti allesercizio dellimpresa, ad esclusione di quelli relativi allalienazione o ipoteca di beni immobili, a meno che anche queste due funzioni non siano comprese. I commessi, invece, sono quelli per i quali il contenuto del potere rappresentativo dato dalla visibilit delle mansioni, cio senza atto scritto. I COMMESSI I commessi sono coloro che esercitano attivit subordinata di concetto o di ordine, estranea per a funzioni direttive. Essi possono essere: preposti alla vendita nei locali dellimpresa (commessi di negozio); incaricati della vendita da piazza a piazza (commessi viaggiatori); I loro poteri rappresentativi sono strettamente collegati alle mansioni svolte potendo compiere solo gli atti che ordinariamente comporta la specie delle operazioni di cui sono incaricati.

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IL MARCHIO. Il marchio il segno idoneo a distinguere i prodotti o i servizi dellimpresa da altri dello stesso genere. FUNZIONI DEL MARCHIO: 1. la differenziazione del prodotto da quelli concorrenti; 2. indicatore di provenienza da una fonte unitaria di produzione, anche se dopo la riforma del 1992 possibile anche la licenza non esclusiva del marchio; 3. attrarre i consumatori. Da notare che non pu invece essere considerata una funzione del marchio quella di garanzia della qualit dei prodotti: nessuna norma pu infatti vietare al produttore variazioni qualitative della propria produzione. CLASSIFICAZIONE DEL MARCHIO: in relazione alla forma: 1. Marchio denominativo, composto solo da parole; 2. marchio figurativo, composto esclusivamente da figure, lettere, cifre, disegni; 3. marchio misto, composto da combinazione di parole e altri simboli. in relazione alloggetto: 1. marchio di servizio, il marchio pu essere utilizzato anche da imprese che producono servizi. In relazione ai soggetti che la utilizzano: 1. Marchio di fabbrica: apposto dal fabbricante; 2. marchio di commercio: apposto dal rivenditore. Su uno stesso prodotto possono coesistere sia il primo, apposto dal fabbricante, sia il secondo, apposto dal rivenditore, che non pu comunque sopprimere il marchio del produttore. 3. Marchio collettivo, quando titolare del marchio un soggetto o un ente che svolge la funzione di garantire lorigine, la natura o la qualit di determinati prodotti o servizi, che lo concede in uso a produttori o commercianti consociati (es. Pura lana vergine o Prosciutto di Parma).

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REQUISITI DI VALIDIT: Liceit. Il marchio non deve andare contro la legge, il buon costume, lordine pubblico, non deve contenere segni protetti da convenzioni internazionali, lesivi di diritto dautore o di propriet industriale. Verit (o non ingannevolezza del marchio). Nel marchio non possono essere inseriti segni idonei ad ingannare il pubblico. Originalit. Il marchio deve cio essere composto in modo da consentire lindividuazione sul mercato dei prodotti contrassegnati. Si distinguono in questo caso i marchi deboli da quelli forti: o marchio debole, bastano poche modifiche per imitarlo(es. Amplifon -Udifon); o Marchi forti sono invece quelli dotati di forte capacit distintiva e quindi in genere i marchi di pura fantasia. Ai fini delloriginalit, importante parlare del secondary meaning. E il caso di marchi registrati ma privi di capacit distintiva (come parole generiche, tipo Bambolina), che possono diventare marchi forti, e quindi validi, a seguito delluso che ne stato fatto e della notoriet che ha acquistato presso il pubblico, in genere grazie ad unaccorta pubblicit. Novit. La novit riguarda luguaglianza o la somiglianza con altri marchi. NULLIT E CONVALIDA. Il difetto dei requisiti di validit comporta la nullit del marchio. Due eccezioni sono previste: 1. la nullit del marchio per difetto di novit non pu pi essere dichiarata quando chi lo ha richiesto non era in mala fede ed il titolare del marchio anteriore ne abbia tollerato luso per cinque anni ( questa la convalida del marchio); 2. la nullit del marchio per difetto di originalit non pu pi essere dichiarata quando il marchio ha acquisito capacit distintiva grazie al secondary meaning. USO DEL MARCHIO. Il diritto alluso pu acquisirsi: Con la registrazione del marchio presso lUfficio italiano brevetti e marchi, che attribuisce al titolare del marchio il diritto alluso esclusivo dello stesso su tutto il territorio nazionale. Il diritto di
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esclusiva decorre in maniera retroattiva dalla data di presentazione della domanda allUfficio B.M. (e non dalla registrazione!), sempre che sia poi arrivata la successiva conferma. Dopo il deposito del marchio, lUfficio B.M. verifica solo i requisiti di non ingannevolezza e liceit, mentre riguardo alloriginalit e alla novit possono sorgere problemi e controlli solo in caso di controversie. La registrazione del marchio dura 10 anni, ma rinnovabile un numero infinito di volte (tutela pressoch perpetua), salvo che non sia dichiarata nullit o decadenza del marchio. Con luso di fatto, che consente a colui che ha fatto uso di un marchio non registrato di continuare ad utilizzarlo, nonostante la registrazione da altri ottenuta, [ma] nei limiti in cui anteriormente se ne avvalso, art. 2571 c.c. DECADENZA. Un marchio decade per: volgarizzazione (marchio diventato denominazione generica, es. Aspirina), sopravvenuta ingannevolezza dello stesso, mancata utilizzazione entro cinque anni dalla registrazione, o se lutilizzazione stata sospesa per uguale periodo, salvo che linerzia del titolare non sia dovuta a motivo legittimo. Il marchio registrato tutelabile civilmente e penalmente: il titolare del marchio leso nel diritto di esclusiva, pu promuovere azione di contraffazione, per ottenere linibitoria della continuazione di atti lesivi, e la rimozione degli effetti degli stessi. TRASFERIMENTO DEL MARCHIO. Il marchio pu essere trasferito a titolo sia temporaneo sia definitivo, e dal 1992 pu essere trasferito o concesso in licenza anche senza trasferimento dellazienda. La cessione a titolo definitivo pu aversi: 1. indipendentemente dalla cessione di altri elementi dellazienda; 2. parziale; 3. non deve essere ingannevole nei confronti dei terzi. LICENZA: una concessione in godimento temporaneo anche non esclusiva.
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MERCHANDISING: la concessione in uso a terzi di un marchio celebre.

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LA CONCORRENZA FRA IMPRESE La disciplina della concorrenza tra imprenditori, intesa come libera competizione per l'acquisizione e la conservazione della clientela, basata, in linea di principio, sulla "libert della concorrenza" stessa, che rappresenta un corollario del principio della libert dell' iniziativa economica contenuta nel primo comma dell'articolo 41 Cost.: "l'iniziativa economica privata libera. Non pu svolgersi in contrasto con l'utilit sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, libert, dignit umana". "Libert di concorrenza" significa che nessuno pu, direttamente o indirettamente, imporre leggi, comportamenti, strumenti che impediscono il libero gioco della concorrenza. Il gioco della concorrenza falsato dal potere di imporre prezzi, e se cos non fosse sarebbe monopolio. Gli "incentivi" falsano la concorrenza. La libert di concorrenza tale se ognuno pu esercitare la propria attivit senza condizionamenti n esterni n interni. Esistono particolari limitazioni alla libera concorrenza: limiti legali, trovano la loro fonte nella legge per fini di utilit sociale. L'articolo 2595 c.c. stabilisce che "la concorrenza delle svolgersi nei limiti stabiliti dalle leggi". Vi rientrano: l'obbligo di svolgere la concorrenza in modo da non ledere gli interessi dell'economia nazionale (articolo 2595 c.c.); il divieto di concorrenza imposto a chi aliena l'azienda (articolo 2557 c.c.); il divieto imposto al lavoratore di trattare affari in concorrenza con l'imprenditore (articolo 2105 c.c.); i divieti di concorrenza in materia societaria (articoli 2301, 2318, 2390 c.c.). Limiti contrattuali, trovano la loro fonte nell'esercizio dell'autonomia privata. Necessitano della forma scritta ad probationem. L'articolo 2596 c.c. nel porre restrizioni pattizie fissa limiti temporali (non possono durare pi di cinque anni), territoriali (sono validi solo se circoscritti ad una determinata zona) e merceologici (sono validi solo se circoscritti ad una determinata attivit). Vi rientrano: il patto di esclusiva;
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i patti di preferenza; i patti di non concorrenza; i cartelli. I cartelli sono accordi con i quali gli imprenditori si obbligano a non vendere i loro prodotti nelle zone riservate a taluni concorrenti; o a non vendere se non a un dato prezzo; o a non vendere a condizioni contrattuali diverse da quelle d'accordo stabilite.

CONCORRENZA SLEALE. La differenza tra concorrenza leale e sleale non data dallo scopo da esse perseguito, che di solito identico, ma dalla natura dei mezzi adoperati. A falsare il gioco della concorrenza il cosiddetto monopolio di fatto, monopolio per cui un imprenditore o un gruppo di imprenditori possano, in forza di intese o accordi, controllare il mercato in un determinato settore merceologico, cio fissare direttamente o indirettamente i prezzi di acquisto e di vendita, impedire o rendere pi difficile la produzione, gli sbocchi o gli accessi al mercato, gli investimenti o il progresso tecnologico. La concorrenza sleale quella di un imprenditore che violando le norme di correttezza professionale (denigrando gli altrui prodotti, o vantando fuori misura in prodotti, o rivelando ai terzi informazioni aziendali segrete), tenta di sviare a proprio vantaggio la clientela di altre imprese. L'articolo 2598 c.c. individua tre categorie di atti di concorrenza sleale: atti per confusione: li commette chi usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con quelli usati da altro imprenditore o per imitazione servile dei prodotti altrui; atti per denigrazione: li commette chi diffonde notizie o apprezzamenti idonei a determinare il discredito di prodotti altrui o per vanteria, appropriandosi dei pregi dei prodotti di un concorrente; atti non conformi ai principi della correttezza professionale: devono farsi rientrare tutti gli atti che siano giudicati scorretti dal ceto commerciale (pubblicit menzognera, boicottaggio, storno dei dipendenti, ecc.).
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SANZIONI: La concorrenza sleale repressa attraverso: l'inibizione della continuazione, rimozione degli effetti gi prodottosi, se commesso con dolo o con colpa, previsto per l'autore l'obbligo di risarcire il danno. LA NORMATIVA ANTITRUST. La Normativa antitrust (anti-trust = contro i "cartelli", cio il monopolio) stata introdotta con la legge 287/90 che costituisce un complesso di norme volte alla tutela della concorrenza e del mercato. La normativa statale sancisce: il divieto di intese fra imprese, divieto di abuso di posizione dominante divieto di concentrazione di imprese finalizzati a falsare alla libera concorrenza. La legge 287/90 ha istituito L'AUTORIT GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO, che un organo collegiale al quale affidato un compito di vigilanza e di irrogazione di sanzioni per la violazione dei divieti imposti dalla legge, e cio: divieto di intese, cio accordi tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare la libera concorrenza all'interno del mercato nazionale; il divieto di concentrazioni fra imprese (quando due o pi imprese procedono alla loro fusione, oppure quando due o pi persone che detengono il controllo di un'impresa acquisiscono il controllo di altre imprese, ecc.) che diano luogo a gravi alterazioni del regime concorrenziale. La normativa statale ispirata ai principi della normativa comunitaria: Trattato di Roma 1957 (istitutivo della CEE); Trattato di Parigi 1951 (istitutivo della CECA); Regolamento CEE 1989.

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LE ASSOCIAZIONI E SOCIETA' CONSORTILI La regolamentazione dei consorzi per il coordinamento della produzione e degli scambi contenuta negli artt. 2602 e segg. c.c. e nella legge BASEVI 1577/47 e in altre leggi successive. Con il contratto di consorzio, dice l'art. 2602, "pi imprenditori istituiscono un'organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese". Il consorzio non ha uno scopo lucrativo, ma uno scopo dintegrazione delle economie dei singoli soci cio di organizzare i mezzi dei singoli imprenditori consorziati per il raggiungimento di un fine comune di produzione senza concorrenza. Fonte dellorganizzazione consortile pu essere: un contratto (consorzio volontario) art. 2602 c.c., un atto della pubblica autorit (consorzi obbligatori) la legge (consorzi coattivi). Fondamentale la distinzione tra: consorzi con attivit interna, disciplina solo i rapporti fra i consorziati; chi opera per il consorzio responsabile verso i membri dello stesso, secondo le norme sul mandato. consorzi con attivit esterna, operanti anche nei confronti dei terzi ed aventi un fondo comune dotato di autonomia patrimoniale.

IL CONSORZIO VOLONTARIO CARATTERI: Il contratto di consorzio, sia esso ad attivit esterna od interna, deve essere redatto per iscritto, sotto pena di nullit. Ha una durata limitata, fissata dalle parti non oltre i 10 anni.

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La legge non prevede espressamente per il consorzio l'esistenza di un consiglio di amministrazione e di un collegio sindacale. L'art. 2602 parla per di "un'organizzazione comune". Il consorzio inoltre caratterizzato dall'autonomia delle imprese consorziate. infatti prevista: la possibilit per le singole imprese di sciogliersi dal contratto consortile o di essere esclusa dagli altri consorziati. Possibilit di ingresso di nuovi consorziati nel rispetto delle condizioni fissate dal contratto, in assenza delle quali richiesto il consenso unanime dei consorziati. Il trasferimento dell'azienda consorziata comporta l'automatico subingresso dell'acquirente nel contratto.

Il contratto consortile, se non diversamente convenuto, non pu essere modificato senza il consenso di tutti i consociati, mentre le deliberazioni relative allattuazione delloggetto consortile sono adottate con voto favorevole della maggioranza. Dal consorzio si esce per recesso ed esclusione non per cessione della quota. Le cause di recesso ed esclusione sono previste dal contratto. L'art. 2609 prevede che nei casi di recesso ed esclusione "la quota di partecipazione del consorziato receduto od escluso si accresca proporzionalmente a quelle degli altri". CONSORZIO CON ATTIVIT ESTERNA Il contratto per un consorzio ad attivit esterna deve prevedere: l'istituzione di un ufficio destinato a svolgere un'attivit con i terzi (es. vendite, appalti, approvvigionamenti). un estratto del contratto medesimo deve essere depositato, per liscrizione, presso lufficio del registro delle imprese del luogo ove tale ufficio ha sede; i contributi dei consorziati ed i beni con essi acquistati costituiscono il fondo consortile, che rappresenta il patrimonio del consorzio: tale patrimonio autonomo. Per la durata del consorzio i consorziati non possono chiedere la divisione del fondo. Mentre i creditori particolari dei consorziati non possono far valere i loro diritti sul fondo, i creditori del consorzio possono far valere i loro diritti
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esclusivamente sul fondo consortile. Per le obbligazioni assunte dagli organi del consorzio per conto dei singoli consorziati prevista responsabilit solidale di questi ultimi col fondo consortile coloro cui affidata la direzione del consorzio hanno lobbligo di redigere annualmente e depositare una situazione consortile patrimoniale; il consorzio pu essere convenuto in giudizio nella persona di coloro ai quali il contratto attribuisce la presidenza o la direzione. LE SOCIET CONSORTILI Afferma la cassazione che il consorzio costituito tra imprenditori sotto forma di societ a responsabilit limitata disciplinato dalle norme tipiche previste per i consorzi. Sono le societ che hanno come oggetto sociale gli scopi indicati nellart. 2602.

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PARTE SECONDA LE SOCIET

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Capitolo I Patrimonio, capitale e bilancio Il patrimonio Il patrimonio l'insieme dei rapporti giuridici attivi e passivi facenti capo alla societ. Il patrimonio composto delle seguenti voci: capitale sociale riserve utile / perdite. Dal punto di vista contabile rappresentato nel passivo (ideale) dello Stato patrimoniale del bilancio di esercizio (vedi tabella 1). Esso svolge una duplice funzione: funzione di garanzia, laddove il patrimonio inteso come un complesso di beni destinato a garantire i debiti. Infatti, la societ risponde delle obbligazioni sociali con il proprio patrimonio (e non con il capitale), tenendo presente le dovute eccezioni: nella societ per azioni e nella societ a responsabilit limitata costituite da un unico socio, risponde anche questi delle obbligazioni sociali insieme alla societ laddove dovesse essere insolvente e abbia violato gli obblighi di legge in materia di esecuzione dei conferimenti e attuazione della pubblicit; nella societ in accomandita per azioni, invece, gli accomandatari, che sono i soci di diritto amministratori, rispondono delle obbligazioni sociali insieme alla societ qualora siano sorte dopo l'accettazione della nomina, prima dell'iscrizione nel registro delle imprese della cessazione dall'ufficio. Funzione produttiva, laddove il patrimonio inteso come oggetto di una gestione produttiva, cio volta ad incrementare il proprio valore, il quale a sua volta va ai soci e non alla societ titolare il patrimonio. Il patrimonio netto il saldo tra le attivit e le passivit. Ed confrontando il patrimonio netto con quanto apportato in origine dai soci che possibile conoscere il risultato della gestione sociale conseguente all'esercizio dell'attivit economica da parte della
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societ, e se dunque essa abbia prodotto un aumento o una diminuzione del valore del patrimonio. Laddove una gestione dovesse essere di lunga durata, possibile dividere idealmente la durata della gestione in esercizi, cio in periodi di tempo predeterminati e uguali tra loro (di solito di durata annuale, termine che i soci possono ridurre ma non aumentare, vedi articolo 2364, comma 2), al fine di individuare il risultato di gestione conseguito in quell'arco di tempo, il risultato di esercizio. Il risultato di esercizio comprende utile / perdite di esercizio (costi e ricavi), che sono indicati nel conto economico. Cosa diversa invece il risultato di bilancio, cio il risultato complessivo dell'intera gestione dato dalla somma algebrica di ciascun esercizio con quelli precedenti, comprende utile / perdite di bilancio, che sono indicati dello Stato patrimoniale. Al termine di ogni esercizio sono divisi tra i soci gli utili / perdite di bilancio e non di esercizio. Il capitale sociale Il capitale sociale il valore in danaro dei conferimenti dei soci, in base alle valutazioni compiute nel contratto sociale. Esso svolge la funzione di determinare l'andamento della societ e, dunque, la sua redditivit. definito capitale nominale il valore complessivo assegnato ai conferimenti che i soci promettono di effettuare (ricordiamo, infatti, che possibile versare solo una quota dei conferimenti, eccezione fatta per l'ipotesi in cui la societ costituita da un unico socio). Il capitale nominale indicato nel passivo dello Stato patrimoniale (vedi tabella 1) ed posto il divieto per gli amministratori di distribuire ai soci quella parte del patrimonio netto che corrisponde attualmente al capitale nominale (indisponibile). Mentre i soci possono modificare il capitale, aumentandolo o riducendolo. L'aumento del capitale si distingue in: aumento a pagamento, si ha in caso di ulteriori conferimenti rispetto agli originali. In questo caso aumenta l'attivo e dunque abbiamo una variazione in aumento anche del patrimonio netto. Aumento gratuito, si ha in caso di imputazione a capitale di riserve disponibili (accantonamenti aventi una
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destinazione diversa dall'utile distribuito tra i soci). Poich sia il capitale che le riserve disponibili fanno parte del patrimonio netto (vedi tabella 1), non vi nessuna variazione del patrimonio netto. Si verifica, invece, una variazione della disciplina giuridica, perch (vedi tabella 3) le riserve perdono il proprio status giuridico (disponibile) e seguono quello del capitale (indisponibile). La riduzione del capitale sociale si distingue in: riduzione per perdite - qualora l'entit del patrimonio netto sia inferiore rispetto a quella del capitale nominale, assistiamo ad un consolidamento / allineamento tra capitale e perdite (vedi tabella 2). Facendo parte ambedue le voci (capitale, perdite) del patrimonio netto, quest'ultimo non muta, ma l'imputazione delle perdite al capitale sociale incidere sulla distribuzione degli utili, poich un eventuale incremento del patrimonio netto, nell'esercizio successivo, non sar destinato a reintegrare la perdita ma finir per essere un utile; non solo, ai soci, al termine della gestione verr restituito un importo inferiore al conferimento iniziale. Riduzione senza perdite - si verifica in caso di variazione del patrimonio netto attuale o potenziale. In caso di restituzione ai soci di parte dei conferimenti iniziali (ad esempio, qualora l'ammontare del capitale sia superiore rispetto alle esigenze-scopo della societ) gi effettuati oppure di annullamento dei conferimenti ancora dovuti, si avr variazione del patrimonio netto attuale che contraltare degli aumenti a pagamento del capitale sociale. In caso, invece, di riduzione / permuta tra il capitale sociale e le riserve statutarie / disponibili, abbiamo una variazione del patrimonio netto potenziale che contraltare dell'aumento gratuito. definito potenziale perch quella parte di capitale sociale imputata a riserve disponibili il proprio status giuridico e da indisponibile pu essere distribuito tra i soci (variazione della disciplina). Riduzione per annullamento della partecipazione sociale di uno o pi soci, in caso di: mora, recesso del socio, e limitatamente alle societ per azioni, in caso di sopravvalutazione dei conferimenti in natura. A differenza degli altri due tipi di riduzione che avvengono in modo proporzionale fra tutti i soci, in quest'ultimo caso la riduzione coinvolge esclusivamente il titolare della partecipazione annullata.
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Le riserve Nelle societ di persone non pu essere distribuita tra i soci sotto forma di utile quella parte del patrimonio netto corrispondente al capitale nominale. Nelle societ di capitali, invece, costituisce un vincolo alla distribuzione del patrimonio netto anche le cosiddette riserve, cio accantonamenti degli incrementi delle attivit che hanno una destinazione diversa dall'utile distribuito tra i soci. Esse si distinguono in: riserve legali, sono imposte dalla legge e sono indistribuibili nel momento in cui sono state completate. Esse sono pari al 5% dell'utile maturato nell'esercizio e va accantonata fin quando il suo ammontare non pari 1/5 del capitale sociale. In caso di perdite che superano la somma tra il capitale e la riserva legale (vedi tabella 4), quest'ultima, pur essendo pari a 1/5 del capitale, va comunque accantonata. Riserve statutarie, sono previste nello statuto e sono indisponibili. Possono essere modificate con una delibera assembleare che modifichi lo statuto e dunque la destinazione di tale riserve. Riserve facoltative, sono disponibili e date degli utili di esercizi precedenti non distribuiti a causa della mancata approvazione del bilancio di esercizio. Riserve da sovrapprezzo, si costituiscono in caso di conferimento ulteriore rispetto agli originali (es. entrata di un nuovo socio in una societ gi costituita). In questo caso la societ pu prevedere l'obbligo di versare una somma aggiuntiva a titolo di sovrapprezzo (nel es., il conferimento iniziale ha un valore maggiore per l'avviamento e le successive attivit). La riserva da sovrapprezzo non distribuibile perch non relativa ad un utile ma deriva da apporti dei soci analoghi ai conferimenti effettuati in a diverso titolo. Riserve da rivalutazione, siamo soltanto qualora sia espressamente previsto dalla legge che l'incremento delle attivit da una loro libera rivalutazione monetaria. indistribuibile. Riserve per l'acquisto di azioni proprie. Se le azioni proprie possono essere acquistate solo mediante l'ammontare degli
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utili e delle riserve disponibili (vedi tabella 5), sar necessario la formazione di una riserva di pari ammontare (utile + riserve), al fine di evitare l'effetto annacquamento del capitale, e che sar indisponibile finch le azioni proprie resteranno di propriet della societ. Utile e dividendo. Gli utili sono il risultato della gestione sociale, ci che produce lo svolgimento di un attivit economica da parte della societ (incremento / riduzione del patrimonio netto). Sono illimitati perch non determinabili a priori variando in base alla gestione societaria. Il fatto che esista un utile non vuol dire che esso sia distribuibile tra i soci, ma affinch ci sia possibile necessario l'esistenza di determinate condizioni, che, nelle societ di persone, sono: l'approvazione del bilancio di esercizio (o rendiconto, nella societ semplice) dal quale risulti che un utile; che l'utile sia stato realmente conseguito. Nelle societ di capitali, invece, si aggiunge a tali condizioni una terza: approvazione di una delibera assembleare che disponga la distribuzione dell'utile. A questo punto sorge in capo a ciascun socio il diritto al dividendo, cio il diritto alla quota di utile spettante in proporzione alla quota di capitale apportata. Qualora l'utile non sia stato effettivamente conseguito, nelle societ di persone, c' l'obbligo per i soci di restituire ci che stato indebitamente ricevuto; nelle societ di capitali, invece, il conseguimento di utili fittizi non ne comporta la restituzione laddove vi : buona fede dei soci; gli utili risultano da un bilancio regolarmente approvato. Le societ quotate in borsa possono prevedere nello statuto la possibilit di distribuire, nel corso dell'esercizio, acconti sui dividendi. Bilancio di esercizio
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I documenti nei quali risultano i risultati della gestione sono le scritture contabili, che svolgono una duplice funzione: informativa; documentativa. Nelle societ di capitali, il documento contabile nel quale indicato il risultato economico dell'esercizio e indicata, con chiarezza verit - correttezza, la situazione patrimoniale della societ il bilancio di esercizio (vedi tabella 6), costituito dallo Stato patrimoniale (nel quale sono indicate le attivit e passivit), il conto economico (nel quale sono indicati i costi e i ricavi) e la nota integrativa, infine corredato (nel senso che estraneo al suo contenuto) da una relazione sulla gestione. Il conto economico svolge una funzione dinamica di rappresentare la gestione della societ nell'arco dell'esercizio. Lo stato patrimoniale svolge una funzione statica di fotografare le attivit e passivit della societ in un determinato momento. Il bilancio di esercizio fondato su determinati principi: chiarezza, che si riferisce alla redazione ed esposizione del bilancio in modo tale che sia comprensibile anche ai terzi; verit e correttezza, nel senso che quanto rappresentato contabilmente non dev'essere n falso n ingannevole. Anche la redazione del bilancio fondata su precisi principi (articolo 2423 c.c.): principio della prudenza, principio della verit, principio della continuit della gestione, principio della continuit nel tempo dei criteri sulla valutazione delle voci del bilancio. Il conto economico indica i ricavi e i costi di competenza dell'esercizio, indipendenti dall'aspetto finanziario. Sottraendo i costi dai ricavi otteniamo utile / perdita di esercizio. Nel particolare, le componenti del conto economico sono: ricavi / costi della produzione (bene prodotto), proventi / oneri finanziari (acquisto / vendita azioni), proventi / oneri straordinari (acquisto / vendita di beni estranei all'attivit svolta dalla societ, esempio: casa),
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imposte / tasse.

Nello stato patrimoniale rappresentato il valore complessivo del patrimonio sociale, e dunque le attivit e le passivit dalle quali possibile evincere l'utile o la perdita di bilancio. Nell'attivo gli elementi patrimoniali sono classificati secondo la loro funzione, e sono: immobilizzazioni, cio le attivit che producono un utile per pi anni, che a loro volta si distinguono in materiali (beni come terreni, fabbricati, macchinari), immateriali (marchio, brevetto) e finanziari (partecipazioni societarie); attivo circolante, che si distingue in denaro, rimanenze finali di merci, crediti a breve (ad esempio, i crediti verso i clienti). Nel passivo, invece, sono indicati: i debiti della societ che costituiscono il cosiddetto passivo reale e sono di breve o lungo periodo; il patrimonio netto, che costituisce il cosiddetto passivo ideale, ed composto dal capitale nominale, riserve, utili / perdite. La nota integrativa contiene informazioni relative al contenuto dei due documenti sopra esaminati, del conto economico e dello stato patrimoniale. La relazione sulla gestione fornisce informazioni ulteriori sulla situazione della societ e l'andamento della gestione. Essa deve corredare il bilancio, ma estranea al suo contenuto. Le societ quotate in borsa hanno l'obbligo di redigere una relazione semestrale o trimestrale sull'andamento della gestione ed possibile che debbano fornire informazioni supplementari su richiesta della Consob, poich attraverso l'informazione sulle attivit della societ possibile influenzare il prezzo di strumenti finanziari. punito gravemente chi, invece, abusa di informazioni privilegiate / segrete (Insider trading), di cui viene conoscenza per lo svolgimento di un attivit o professione nell'ambito della societ, idonee ad influenzare il prezzo degli strumenti finanziari (per acquistare/vendere azioni quando la societ va, rispettivamente, bene o male).
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Capitolo II Conferimenti - Azioni I conferimenti. Il conferimento la prestazione patrimoniale promessa o eseguita dai soci o al momento della costituzione della societ o in caso di aumento del capitale a pagamento, sul quale il socio non ha alcun diritto di restituzione o rimborso (ad eccezione per caso di recesso del socio, in seguito a revisione di stima il conferimento), neppure al termine della liquidazione che, infatti, prevede la restituzione di una somma di denaro pari al valore del conferimento, o meglio, al valore nominale delle azioni emesse a fronte del conferimento. La causa del conferimento l'attribuzione di capitale di rischio alla societ, in cambio di azioni a favore del socio. Dunque il conferimento partecipa alla formazione del patrimonio effettivo della societ e da un punto di vista contabile posto nell'attivo dello Stato patrimoniale. Mentre il valore in danaro attribuito ai conferimenti imputato al capitale nominale, che una voce del patrimonio netto e dunque posto al passivo dello Stato patrimoniale. A sua volta, il capitale sociale suddiviso in azioni, emesse a fronte del conferimento di capitale di rischio. Di norma vige il principio di proporzionalit tra conferimenti e azioni, salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo. Il legislatore, inoltre, precisa che il valore complessivo di conferimenti non pu essere inferiore al valore del capitale sociale, ma solo uguale o superiore nel caso in cui sia stato previsto un sovrapprezzo al fine di ottenere l'assegnazione delle azioni, sovrapprezzo poi imputato alle riserve da sovrapprezzo. Oltre alle azioni esistono altri tipi di apporti: le obbligazioni che, a differenza delle azioni la cui causa l'attribuzione di capitale di rischio alle societ senza obbligo di rimborso, hanno come causa il compimento di un'operazione di finanziamento con il diritto alla restituzione della somma mutuata pi il remunerazione pattuita (interessi). Gli strumenti finanziari partecipativi. Sono stati introdotti con la recente riforma del 2003. La causa di tali apporti pu essere tanto il compimento di un'operazione di finanziamento
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quanto l'effettuare un apporto a titolo di associazione in partecipazione. Ma la peculiarit di tali strumenti sta nel fatto che attribuiscono diritti partecipativi, sia amministrativi che patrimoniali (eccezione fatta del diritto di voto nell'assemblea degli azionisti), prerogativa questa, fino a qualche tempo fa, dei soli azionisti. Possono formare oggetto di conferimento: il denaro, i beni in natura, i crediti. Restano pertanto escluse le prestazione di opera e servizi. I tempi di esecuzione dei conferimenti in danaro variano in relazione alla compagine sociale. Infatti, qualora la societ sia composta di due o pi soci possibile versare soltanto un quarto dei conferimenti al momento della stipulazione dell'atto costitutivo oppure della sottoscrizione di nuove azioni in caso di aumento del capitale a pagamento. Qualora, invece, vi sia un unico azionista il versamento dell'avvenire per intero momento della costituzione della societ o della sottoscrizione dell'aumento di capitale. Qualora la pluralit dei soci dovesse venir meno successivamente, i versamenti ancora dovuti dovranno essere effettuati entro 90 giorni. Per quanto riguarda le modalit di esecuzione di conferimenti in danaro, la legge prevede che siano utilizzati mezzi di pagamento che comportino il trasferimento del danaro dal socio alla societ immediatamente e definitivamente; non sono ammessi, pertanto, mezzi di pagamento che subordinano il trasferimento del danaro alla societ al compimento di un attivit da parte del socio (es. cambiale, promessa di pagamento, ecc.). Per i conferimenti di beni in natura e di crediti, a tutela dei terzi, il legislatore prevede che sia effettuata una valutazione ad opera di un esperto, estraneo alla societ, nominato dal presidente del tribunale competente per territorio, sede della societ. L'esperto redige una relazione giurata di stima nella quale sono indicati: la descrizione dei beni o dei crediti conferiti; l'attestazione del loro valore almeno pari a quello del capitale sociale e dell'eventuale sovrapprezzo; i criteri di valutazione seguiti dall'esperto.
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Ci vuol dire che la stima costituisce un limite massimo circa l'ammontare del valore nominale delle azioni e del capitale sociale. Entro 180 giorni dall'iscrizione della societ, gli amministratori devono controllare le valutazioni contenute nella relazione e, se sussistono fondati motivi, procedere alla revisione della stima. posto un limite alla circolazione delle azioni di emesse a fronte di conferimenti in natura o di crediti finch non sia stata effettuata la verifica della stima dagli amministratori. Il fatto che le prestazione d'opere di servizi non possono formare oggetto di conferimento, non vuol dire che le societ per azioni non posso ottenerle a un titolo diverso dal conferimento. Ci avviene mediante le azioni con prestazioni accessorie. Infatti, l'atto costitutivo pu prevedere che, in aggiunta all'obbligo dei conferimenti, i soci debbano eseguire prestazioni accessorie non consistenti in danaro, ma possono trattarsi di prestazione d'opera o di servizi (ad esempio, l'attivit professionale pi socio nell'ambito della societ) oppure di prestazioni di dare continuative o periodiche (ad esempio, l'erogazione di energia elettrica a favore dell'attivit industriale esercitata dalla societ). Le azioni alle quali connesso l'obbligo delle prestazioni accessorie devono essere nominative e non possono essere trasferite senza il consenso di amministratori. Le azioni. Il capitale sociale suddiviso in azioni, emesse a fronte del conferimento di capitale di rischio, di uguale valore. Gli elementi che distinguono le azioni da tutti gli altri tipi di partecipazioni sociali sono: incorporazione dell'azione in titoli documentali; l'autonomia delle azioni consistente nella spersonalizzazione dell'azione rispetto al suo titolare e nella sua standardizzazione, nel senso che ciascuna azione una frazione uguale a tutte le altre del capitale. L'indivisibilit, che espressamente sancita dalla legge, articolo 2347. Nel caso di compropriet dell'azione, i relativi diritti sono esercitati da un rappresentante comune. Se il rappresentante comune non stato nominato, le eventuali
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comunicazioni o dichiarazioni fatte ad uno dei comproprietari produce i propri effetti anche nei confronti degli altri. I comproprietari delle azioni rispondono solidamente delle obbligazioni da essa derivanti. L'inscindibilit delle azioni, che non espressamente prevista, e fa riferimento al fatto che il suo contenuto non pu essere attribuito a soggetti diversi (ad esempio, il diritto gli utili a Tizio, il diritto di voto a Caio). L'uguaglianza, che fa riferimento sia al fatto che le azioni devono essere di uguale valore sia il fatto che le azioni conferiscono uguali diritti. Libera trasferibilit delle azioni al fine di favorire l'investimento azionario. La legge o lo statuto possono limitare la circolazione delle azioni ma non disporne la totale intrasferibilit. Il rapporto tra l'ammontare del capitale sociale e il numero delle azioni ci d il valore nominale delle azioni che uguale per tutte, senza eccezioni, la cui funzione di indicare la parte di capitale sociale rappresentata. Il valore contabile delle azioni dato dal rapporto tra capitale + riserve e numero delle azioni. Il valore reale, effettivo delle azioni dato dal rapporto tra il patrimonio effettivo e il numero di azioni. Le azioni conferiscono uguali diritti, di natura patrimoniale (ad esempio, il diritto gli utili) e di natura amministrativa (ad esempio, il diritto di voto). Diritti che spettano o in proporzione al numero di azioni possedute da ciascun socio (ad esempio, ogni azione attribuisce un voto nell'assemblea dei soci); o a uno o pi azionisti che raggiungano una certa percentuale del capitale sociale (ad esempio, il diritto di chiedere la convocazione dell'assemblea); a prescindere dal numero di azioni possedute (ad esempio, il diritto di intervento in assemblea). Le azioni che hanno i medesimi diritti costituiscono una categoria e la tutela degli interessi comuni affidata all'assemblea speciale composta dai titolari delle stesse azioni di categoria.
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Ma societ pu emettere anche categorie speciali di azioni sia al momento della costituzione che in caso di modifica dell'atto costitutivo, il principio generale latipicit delle categorie speciali di azioni. Infatti, l'articolo 2348 stabilisce che le societ pu liberamente determinare il contenuto delle azioni delle varie categorie, nei limiti stabiliti dalla legge (cio la distribuzione degli utili e il rispetto il divieto del patto leonino). Sono categorie speciali di azioni: le azioni privilegiate, che conferiscono un privilegio nell'attribuzione della percentuale di dividendo, maggiorata; un privilegio di essere soddisfatti prima di tutte le altre categorie di azioni, fino ad una determinata percentuale; un privilegio di ricevere il diritto al dividendo in automatico senza la deliberazione dell'assemblea ordinaria. Le azioni postergate, le quali, in caso di riduzione del capitale per perdite, sono ridotte dopo tutte le altre categorie di azioni. In questo caso non vietato il divieto del patto Leonino poich anche esse partecipano alle perdite, ma subordinatamente all'estinzione di tutte le altre azioni. Le azioni di godimento, che sono emesse, in caso di riduzione del capitale per rimborso di azioni al valore nominale, allo scopo di tutelare l'azionista rimborsato rispetto alla differenza tra il valore nominale e il valore reale, effettivo delle azioni. Conferiscono il diritto ad un dividendo nella ripartizione degli utili subordinatamente a tutti gli altri azionisti pari all'interesse legale. In caso di liquidazione, partecipano alla suddivisione del residuo attivo di liquidazione solo subordinatamente al rimborso di tutte le altre azioni. Non hanno diritto di voto perch sono relative ad azioni gi rimborsate. Le azioni correlate sono fornite di diritti correlati ai risultati dell'attivit sociale in un determinato settore. Per cui tali azioni attribuiscono un diritto agli utili soltanto laddove sia stato raggiunto un utile nel settore di riferimento (anche se in altri settori c' stata una perdita), nel limite dell'esistenza di un utile nel bilancio di esercizio della societ. Le azioni di risparmio sono emesse dalle societ quotate in borsa e hanno diritto di voto limitato. Le azioni di risparmio possono essere anche al portatore.
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Le azioni a favore dei dipendenti sono emesse su delibera dell'assemblea straordinaria mediante un aumento gratuito del capitale sociale.

Le azioni possono essere incorporate in titoli di credito cartacei la cui funzione di semplificare l'individuazione del soggetto legittimato all'esercizio di diritti sociali e la circolazione delle azioni, nonch l'investimento in borsa. I titoli azionari possono essere nominativi o al portatore, a scelta del socio, salvo che lo statuto o la legge non stabilisca diversamente. Nelle societ per azioni in titoli azionari sono tutti nominativi, ad eccezione delle azioni di risparmio che possono essere anche al portatore. I titoli al portatore si trasferiscono con la consegna del titolo; il possessore del titolo, mediante la presentazione del titolo, legittimato all'esercizio del solo diritto in esso indicato. I titoli nominativi possono circolare sulla base di due metodi: il metodo del cosiddetto transfert, in forza del quale il titolo trasferito mediante l'annotazione del nome dell'acquirente sul titolo e nel registro dell'emittente oppure mediante il rilascio di un nuovo titolo intestato all'acquirente. Il metodo della girata, in forza del quale il giratario che dimostra di essere possessore in base ad una serie continua di girare ha diritto di ottenere l'annotazione del trasferimento del libro dei soci (dalla quale dipende la legittimazione) ed anche legittimato ad esercitare tutti i diritti sociali. possibile che la legge o lo statuto deroghi all'incorporazione delle azioni in titoli cartacei. Infatti, lo statuto pu non emettere titoli azionari e in tal caso il trasferimento delle azioni avviene mediante l'iscrizione nel libro dei soci (cos come per le quote delle societ responsabilit limitata). Altra deroga la dematerializzazione delle azioni che obbligatoria per tutte le societ quotate in borsa, mentre facoltativa per tutte le altre societ per azioni. Le differenza sta nel fatto che la dematerializzazione obbligatoria riguarda non solo le azioni ma tutti gli strumenti finanziari, le azioni e gli altri strumenti finanziari non possono essere mai incorporati in titoli cartacei.
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Nella dematerializzazione facoltativa le azioni possono essere rappresentate da titoli di credito cartacei che sono custodite presso la societ di gestione e sono girate dal titolare mediante un contratto di deposito regolare. La dematerializzazione obbligatoria prevede una gestione accentrata delle azioni in forza della quale la societ emittente conferisce il compito di gestire gli strumenti finanziari ad un intermediario (banca, S.I.M.) che a sua volta lo trasferisce ad una societ di gestione, la Monte Titoli s.p.a.. In questo caso le azioni sono trasferite mediante scritturazioni sul conto della societ di gestione e degli intermediari. Tali scritturazioni equivalgono dunque alla girata e l'acquirente legittimato all'esercizio dei diritti sociali in forza di una serie continua di scritturazioni. I diritti amministrativi sono esercitati dell'azionista, mentre i diritti patrimoniali dall'intermediario, per conto dell'azionista. Le azioni sono liberamente trasferibili, ma possibile che siano possibili limiti legali o convenzionali. Un esempio di limite legale dato dalle azioni emesse a fronte di conferimenti di beni in natura o di crediti la cui trasferibilit limitata finch non effettuata la verifica della stima da parte degli amministratori. Limiti convenzionali possono essere posti dai patti parasociali, i quali produrranno i propri effetti solo fra gli aderenti al patto; oppure da clausole statutarie, in questo caso produrranno i propri effetti anche nei confronti dei terzi, in forza della pubblicit mediante l'iscrizione nel registro delle imprese. Sono clausole statutarie limitative della circolazione delle azioni: la clausola di prelazione, in base alla quale il socio che intende alienare le azioni deve preventivamente offrirle, alle medesime condizioni, agli altri soci in proporzione alle azioni da questi possedute; la clausola di prelazione impropria, in forza della quale il socio che intende alienare le azioni deve preventivamente offrirle agli altri soci ma a condizioni particolari stabilite sulla base di criteri oggettivi oppure da un arbitratore appositamente nominato; la clausola di gradimento, in base alla quale il trasferimento delle azioni produce i propri effetti nei confronti
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della societ subordinatamente al consenso di un organo sociale o dei soci o dei terzi; la clausola del tetto massimo, in base alla quale un socio non pu acquistare azioni oltre una certa percentuale stabilita dallo statuto. Le clausole limitative della circolazione delle azioni possono essere introdotte o rimosse nello statuto mediante una deliberazione dell'assemblea straordinaria. In questo caso ai soci che non hanno concorso all'approvazione della relativa deliberazione assembleare hanno diritto di recesso. Il legislatore, inoltre, pone 3 vincoli all'autonomia statutaria di limitare la trasferibilit delle azioni: divieto di alienazione delle azioni nei 5 anni successivi alla costituzione della societ o all'introduzione del divieto; qualora siano previste clausole che subordinano il trasferimento delle azioni al mero gradimento degli organi sociali o dei soci, previsto in capo questi l'obbligo di acquisto o il riconoscimento del diritto di recesso all'alienante; sono inefficaci le clausole che sottopongono a particolari condizioni il trasferimento a causa di morte. La societ pu acquistare azioni proprie. Mentre vietata la sottoscrizione di azioni di nuova emissione, il che si verifica sia in sede di costituzione della societ sia in caso di aumento del capitale a pagamento. Infatti, in questo caso la societ non potrebbe fare il conferimento a liberazione delle azioni, perch si troverebbe contemporaneamente nella posizione di creditrice e debitrice. L'eventuale sottoscrizione di azioni proprie non nulla, ma produce i propri effetti nei confronti dei soci fondatori (in sede di costituzione della societ) o degli amministratori (in sede di aumento del capitale) che sono ritenuti personalmente responsabili delle azioni acquistate in nome e per conto della societ e come tali obbligati ad effettuare il conferimento necessario per la liberazione delle azioni emesse. , invece, valido l'acquisto di azioni proprie gi emesse (ad esempio, acquisto di azioni di un socio uscente da parte della societ stessa) mediante un contratto collettivo (ad esempio, vendita). Il legislatore subordina la legittimit dell'acquisto a determinate condizioni, la cui violazione comporta sanzioni penali per gli
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amministratori e l'obbligo di alienare le azioni illegittimamente acquistate: il valore nominale delle azioni non deve essere superiore a 1/10 del capitale sociale; il prezzo di acquisto delle azioni non deve essere superiore alla somma tra riserve disponibili e utili in bilancio; le azioni devono essere interamente liberate dai precedenti titolari; l'acquisto subordinato ad unautorizzazione dell'assemblea ordinaria. Durante tutto il periodo in cui le azioni proprie sono di propriet della societ, e dunque non sono alienate o trasferite, il diritto di voto spettante alle azioni proprie sospeso, il diritto gli utili e il diritto di opzione sono attribuiti proporzionalmente alle altre azioni, formata e conservata una riserva di azioni proprie di ammontare pari alla somma necessaria per acquistare le azioni proprie (riserve + utile) finalizzata ad evitare il cosiddetto effetto annacquamento del capitale sociale (e dunque l'esistenza di capitale fittizio). Infine, le azioni proprie non possono formare oggetto di altre operazioni da parte della societ (articolo 2358). Partecipazioni reciproche. possibile che due societ acquistino partecipazioni azionarie reciproche. Ad esempio la societ A acquistare azioni della societ B, e allo stesso tempo la societ B acquista azioni della societ A. Il che possibile. Il problema sorge qualora esista un rapporto di controllo tra le due societ. Finch la controllante ad acquistare azioni della controllata, nulla da dire. Ma qualora sia la controllata ad acquistare azioni della controllante, verr applicata la medesima disciplina delle azioni proprie. Sono dunque estesi le condizioni poste alle azioni proprie, articolo 2357; nonch l'iscrizione al patrimonio netto di una riserva indisponibile pari alla riserva di azioni proprie.
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Capitolo III Le obbligazioni - Patrimoni destinati Le obbligazioni L'obbligazione consiste in uno strumento finanziario finalizzato compiere un finanziamento, un prestito per la societ. Pertanto, dal punto di vista della societ, essa rappresenta un debito. La differenza tra le obbligazioni e gli altri strumenti finanziari sta nel fatto che per le obbligazioni previsto il rimborso del capitale prestato, mentre gli interessi sono indeterminati, in virt della cosiddetta clausola parametrica, che variano sulla base della situazione economica della societ. Il capitale, invece, non potr mai essere indeterminato e dunque oggetto di una clausola parametrica, perch andrebbe contro la causa di mutuo, tipica del prestito obbligazionario. Le obbligazioni dunque costituiscono il valore minimo assicurato, proprio in funzione del diritto di rimborso del capitale. L'equilibrio tra il patrimonio e il prestito obbligazionario garantito dal divieto di distribuzione e riduzione del capitale. Le obbligazioni possono essere emesse da societ per azioni e societ in accomandita per azioni, per un valore non superiore al doppio della somma tra capitale sociale, riserve disponibili, riserva legale e al netto delle perdite risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente approvato. I limiti posti in materia di emissione delle obbligazioni possono essere superati: per le societ quotate; qualora le obbligazioni emesse in eccedenza siano destinate a investitori professionali (ad esempio, banche, S.I.M.); qualora esistano interessi attinenti l'economia nazionale, e questo caso la societ potr emettere obbligazioni oltre il limite previsto solo su autorizzazione del governo; qualora l'emissione di obbligazioni garantita da ipoteca su propriet sociale. Le obbligazioni sono emesse dagli amministratori e la relativa deliberazione deve essere redatta per atto pubblico, soggetta al controllo di legittimit da parte del notaio, e depositata presso registro delle imprese.
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L'organizzazione degli obbligazionisti si articola in due organi: l'assemblea degli obbligazionisti, la quale svolge in generale una funzione di tutela degli interessi collettivi degli obbligazionisti, ma non pu tutelare gli interessi degli obbligazionisti individualmente considerati parte; segue la disciplina dell'assemblea straordinaria dei soci; il rappresentante comune, il quale svolge in generale una funzione di tutela di interessi collettivi degli obbligazionisti nei rapporti con la societ. possibile l'emissione di obbligazioni convertibili in azioni e dunque la trasformazione di un rapporto di mutuo (o di finanziamento) in un rapporto di partecipazione societaria. Al fine dell'emissione di obbligazioni convertibili sono necessarie due deliberazioni: una deliberazione di emissione, nella quale indicato il rapporto di cambio, il periodo e le modalit della conversione; contestualmente, una deliberazione di aumento del capitale di un ammontare pari al valore nominale delle obbligazioni convertibili. In sede di conversione, agli obbligazionisti possibile che siano attribuite azioni di un valore inferiore rispetto alla somma versata la societ, ma non potr mai verificarsi il contrario a tutela della effettivit del capitale sociale. Alla base dell'emissione delle obbligazioni convertibili in azioni esistono essenzialmente quattro principi: il capitale sociale deve essere interamente versato; tutela dei vecchi azionisti di mantenere inalterata la percentuale di partecipazione in societ, con l'offerta delle obbligazioni convertibili in opzione ad essi; il rapporto di cambio varia in proporzione all'aumento o riduzione del capitale qualora si dovessero verificare tali operazioni in pendenza della conversione; vietata la riduzione del capitale e la modifica dell'atto costitutivo in materia di distribuzione degli utili. Patrimoni destinati ad uno specifico affare.
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possibile che le societ di capitali costituiscano uno o pi patrimoni destinati ad un affare che sia specifico e sufficientemente indicato nella deliberazione di costituzione del patrimonio, il cui valore non pu essere superiore al 10% del patrimonio netto della societ. Possono finanziare l'affare anche i terzi apportando capitali, opere o servizi.

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Capitolo IV Assemblea dei soci. Patti parasociali. Assemblea. L'assemblea un organo collegiale che rappresenta la riunione dei soci, che avviene laddove sia necessario prendere le decisioni in materie ad essi attribuite dalla legge. L'assemblea unica, ma si distingue in base alla composizione in: assemblea generale, alla quale intervengono tutti soci; assemblee speciali, la cui esistenza dipende dall'emissione di azioni appartenenti a categorie speciali (ad esempio, azioni privilegiate). In questo caso le deliberazioni dell'assemblea generale, laddove pregiudicano i diritti dei titolari di azioni appartenenti a categorie speciali, non producono i propri effetti (condizione sospensiva) finch non sono approvate dall'assemblea speciale composta da coloro che fanno parte della categoria pregiudicata. In base all'oggetto delle deliberazioni l'assemblea si riunisce in sede: ordinaria straordinaria. La differenza sta nelle diverse regole cui sar soggetta l'assemblea. Le competenze dell'assemblea ordinaria variano in relazione al fatto se sia previsto o meno il consiglio di sorveglianza (in quest'ultimo caso, sistema dualistico, vedi tabella 1-cap.IV). Laddove si in presenza del consiglio di sorveglianza (sistema dualistico) sono conferite a quest'ultimo competenze di norma spettanti all'assemblea ordinaria, come ad esempio l'approvazione del bilancio, la nomina dei componenti degli altri organi sociali, l'esercizio dell'azione di responsabilit in caso di cattiva gestione ... Le competenze dell'assemblea straordinaria sono determinate dalla legge, come ad esempio la modifica dello statuto. L'assemblea pu dettare un codice di autoregolamentazione dell'organo. Qualora vi sia contrasto tra lo statuto e il regolamento approvato dall'assemblea ordinaria prevale sempre lo statuto e l'inosservanza del regolamento non comporta l'invalidit delle
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deliberazioni; qualora vi sia contrasto tra lo statuto e il regolamento approvato dall'assemblea straordinaria prevale l'ultima disposizione approvata che modifichi la precedente e l'inosservanza del regolamento comporta l'invalidit delle deliberazioni. Lo svolgimento dell'assemblea si distingue in quattro fasi: la convocazione dei soci; intervento e discussione; voto, per formare le decisioni, la quale per produrre i propri effetti necessario che diventano deliberazioni; verbalizzazione, per documentare la riunione. La convocazione dell'assemblea avviene ad opera degli amministratori, o del consiglio di gestione se ci troviamo nell'ambito del sistema dualistico. Esistono delle ipotesi tassativamente previsto dalla legge in cui la convocazione dell'assemblea obbligatoria. Se, in questi casi, non vi provvedessero gli amministratori o il consiglio di gestione, l'assemblea dovr essere convocata dagli organi di controllo di ciascun sistema, cio collegio sindacale, il consiglio di sorveglianza, il comitato per il controllo della gestione. L'assemblea deve essere obbligatoriamente convocata nelle seguenti ipotesi: una volta all'anno per l'approvazione del bilancio di esercizio entro un termine non superiore ai 120 giorni dalla chiusura del bilancio stesso, termine che pu essere modificato dello statuto; senza ritardo, qualora ne faccia richiesta una minoranza qualificata dei soci che rappresenti il 10% del capitale, eccezione fatta l'ipotesi in cui l'assemblea delibera su proposta di amministratori (es., fusione, scissione della societ); quando la prima convocazione sia andata deserta, per cui dovr essere convocata entro trenta giorni. I sindaci dovranno convocare l'assemblea con urgenza quando: cessano dalla carica tutti gli amministratori; essi ritengano che esistano fatti gravi ai quali vi sia necessit urgente di provvedere. La convocazione ovviamente dovr essere rispettosa delle regole legali e statutarie, sia in materia di avviso, contenente l'ordine del giorno, che dovr essere pubblicato nella gazzetta ufficiale oppure nel
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quotidiano indicato nello statuto, sia per quanto riguarda la sede cio il luogo di convocazione dell'assemblea. Se la convocazione non effettuata in conformit della legge o dello statuto si ritiene comunque regolare qualora l'assemblea sia totalitaria, cio vi partecipano: anche per delega, tutti gli azionisti ed dunque rappresentato l'intero capitale sociale, la maggioranza dei componenti degli organi di gestione e di controllo. Se l'assemblea totalitaria non stata regolarmente convocata e i soci non hanno sufficienti informazioni sull'oggetto della discussione, essi possono opporsi alla discussione stessa. Se, invece, l'assemblea totalitaria stata regolarmente convocata, i soci che rappresentano un terzo del capitale possono chiedere un rinvio non superiore ai 5 giorni. L'assemblea si ritiene regolarmente costituita qualora sia stato raggiunto il cosiddetto quorum costitutivo, dato da un certo numero di soci titolari di azioni che attribuiscono il diritto di voto in assemblea. Mentre, le deliberazioni possono dirsi regolarmente approvate se stato raggiunto un quorum deliberativo. Se chiesto come quorum deliberativo una maggioranza che corrisponde ad una data percentuale del capitale, in questo caso il quorum deliberativo implicitamente uguale al quorum costitutivo. Ovviamente il quorum variano in relazione al fatto se l'assemblea in sede ordinaria o straordinaria, se si tratta di prima o seconda convocazione, se si tratta di societ quotata o meno (vedi tabella 2cap.IV). Lo statuto pu aumentare il quorum (mai fino all'unanimit dei soci), ma non diminuirli. Il diritto di intervento e di voto riconosciuto agli azionisti cui spetta il diritto di voto, indipendentemente dal fatto se sono o meno soci, come ad esempio l'usufruttuario, il creditore pignoratizio. Esiste pertanto una stretta relazione tra diritto di voto e diritto di intervento, ma possibile che il diritto di intervento prescinda dal diritto di voto (quando il socio si astiene o gli vietato l'esercizio del diritto di voto), cos come possibile che il diritto di voto prescinda dal diritto di intervento (ci si verifica in un'unica ipotesi, cio nel caso di voto per corrispondenza, come ad esempio che via Internet).
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vietato il voto segreto, al fine di controllare che il soggetto che ha esercitato il diritto di voto sia a ci legittimato, e che legittimato all'impugnazione di una libera invalida sia soci non consenzienti. possibile che esista un conflitto di interessi tra la societ e il socio, ma ci non vuol dire che il socio sia privato del proprio diritto di voto, essendo esso attribuito al socio nel proprio interesse personale. Il conflitto di interessi causa d'annullabilit della deliberazione soltanto laddove esistono due condizioni: il voto sia stato determinante, cio senza di esso non si sarebbe conseguito il quorum deliberativo; la deliberazione arreca un effettivo danno alla societ. Delega ordinaria. Il titolare del diritto di intervento e di voto pu delegare un terzo, socio o meno, con poteri di rappresentanza in forza di una procura o una delega, l'esercizio dei relativi diritti. A tutela dell'interesse del socio e della societ, sono posti dalla legge e dello statuto limiti generali e speciali. Limiti generali sono: forma scritta della procura, indicazione del nome del procuratore, divieto di rappresentare pi di venti soci, divieto di delegare i componenti degli organi di gestione e di controllo, nonch i dipendenti della societ e di societ controllate. Un limite speciale imposto per le sole societ quotate: divieto di rilasciare una delega per pi di un'assemblea. Delega sollecitata. Un'azionista, detto committente, che rappresenti l'1% delle azioni con diritto di voto e sia iscritto nel libro dei soci, sempre con la stessa percentuale di azioni, da almeno sei mesi, pu sollecitare gli altri azionisti a votare favorevolmente o meno una determinata proposta di deliberazione. Allo scopo delega un intermediario autorizzato, il quale sollecita i soci a rilasciare deleghe di voto in suo favore. Delega raccolta. La stessa operazione pu essere effettuata da associazioni di azionisti, composte da almeno 50 soci titolari di azioni corrispondenti almeno all'1 per 1000 del capitale, la quale raccoglie le deleghe di voto tra i propri associati e esercita il diritto di voto per mezzo dei propri
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rappresentanti. In caso di divergenza tra gli associati, il rappresentante nella dichiarazione di voto dovr indicare anche il numero di azioni corrispondente. Verbale. Nel verbale documentato lo svolgimento dell'assemblea nonch le relative deliberazioni. Esso svolge una triplice funzione: di prova, di informazione per i soci assenti e per i terzi interessati, di controllo della regolarit del procedimento e delle deliberazioni. Nel verbale deve essere redatto non contestualmente ma tempestivamente allo scopo di consentire l'esecuzione dell'obbligo di trascrizione nel libro delle adunanze e delle deliberazioni assembleari e, se previsto, di deposito nel registro delle imprese. Invalidit La deliberazione produce i propri effetti dal giorno in cui l'assemblea si tenuta. Ma possibile che la legge o lo statuto subordinano l'efficacia delle deliberazioni a un termine iniziale o a una condizione sospensiva. Una deliberazione invalida qualora non siano state rispettate le regole legali e statutarie sul procedimento assembleare. Una deliberazione pu essere nulla, annullabile, inesistente. Una deliberazione inesistente qualora delimitano assemblea mai tenutasi oppure a qualora non sia stata mai votata in un'assemblea realmente tenutasi. Una deliberazione nulla quando: manca la convocazione dell'assemblea, e in questo caso non legittimato ad agire il socio ha prestato il proprio assenso allo svolgimento dell'assemblea; manca il verbale, e in questo caso prevista una sanatoria della nullit mediante la redazione di un verbale tardivo prima che si svolga l'assemblea successiva; impossibilit e illiceit dell'oggetto. La nullit pu essere rilevata d'ufficio dal giudice.

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Una deliberazione annullabile in tutti gli altri casi di violazioni di legge e statuto, nonch in caso di inosservanza dei principi di buona fede e di parit di trattamento dei soci. Legittimati ad agire in caso di deliberazione nulla: chiunque abbia interesse, sia o meno un socio. In caso di deliberazione annullabile: i soci non consenzienti, cio assenti, dissenzienti e astenuti, titolari di azioni con diritto di voto che rappresentano l'un per 1000 del capitale oppure il 5% del capitale in caso di societ quotate; gli amministratori, il consiglio di sorveglianza, il collegio sindacale. Termine per l'impugnazione di 90 giorni dalla data della deliberazione, se annullabile; tre anni dalla trascrizione della deliberazione, se nulla. Il procedimento di impugnazione regolato dall'articolo 2378: si svolge innanzi al tribunale del luogo in cui la societ ha la sede. Il giudice dovr accertare che per tutto il periodo del procedimento i soci opponenti siano in possesso della percentuale di azioni richiesta dalla legge ai fini dell'impugnazione. Il giudice pu sospendere l'esecuzione su richiesta di chi agisce. Nel caso in cui sia accertata l'invalidit della deliberazione, l'autore della violazione di legge o di statuto tenuto a risarcire i danni causati alla societ e ai terzi che hanno confidato nella validit della deliberazione. Patti parasociali. I patti parasociali sono posti al di fuori dello statuto e con essi i soci, ed eventuali terzi, regolano l'esercizio dei loro diritti sociali (di voto, agli utili, al trasferimento delle azioni ...). Esso vincola esclusivamente con i quali aderiscono al patto. Da essi nascono obbligazioni di fare o di non fare, il cui inadempimento comporta il sorgere della responsabilit per i danni e la risoluzione del rapporto.
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Un patto parasociale importante il sindacato di voto, mediante il quale i soci vincolati si obbligano a votare in base a quanto stabilito di comune accordo, e ad esso, nelle societ quotate, si aggiunge il patto che stabilisce l'obbligo di consultarsi prima di esercitare il vuoto. I patti che pongono limiti al trasferimento delle partecipazioni sociali sono definiti sindacati di blocco. Sono previsti dalla legge altri patti che consentono di raggiungere una maggioranza. I patti possono essere a tempo determinato: cinque anni per le societ non quotate e tre per le quotate; o a tempo indeterminato: ogni parte pu recedere liberamente con preavviso di sei mesi. Il sistema di pubblicit adottato si distingue in relazione al tipo di societ: nelle societ quotate, i patti sono comunicati alla Consob; nelle societ per azioni diffuse, i patti sono comunicati in apertura di ogni assemblea dai soci aderenti, dichiarazione trascritta nel verbale assembleare; nelle societ per azioni chiuse non c' alcun obbligo di pubblicit, ma un semplice obbligo di reciproca informazione tra i soci.

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Capitolo V Amministrazione e controlli. La gestione della societ. Le funzioni di governo della societ sono gestione e controllo. L'attivit di gestione della societ pu essere esercitato esclusivamente dagli amministratori. Oggetto dell'attivit di gestione il compimento di operazioni necessarie per l'attuazione dell'oggetto sociale. Quindi l'amministratore dovr adoperarsi affinch la societ raggiunga lo scopo prefisso e affinch siano adempiuti tutti gli obblighi che la legge impone alla societ. Strettamente connesso con il potere di gestione il potere di rappresentanza, cio il potere di rappresentare la societ e di manifestare le sue decisioni ai terzi. Ci non vuol dire che la rappresentanza attribuita tutti gli amministratori, ma solo a quelli indicati dello statuto (di norma, il presidente e i consiglieri delegati). Il potere di rappresentanza e i suoi limiti devono essere pubblicizzati mediante iscrizione nel registro delle imprese. Ci nonostante, essi non sono opponibile ai terzi, a meno che la societ non dimostri che il terzo a abbia agito con l'intenzione di arrecare un danno alla societ. Organo di controllo, nel sistema tradizionale, il collegio sindacale, la cui attivit consiste nel tutelare la regolarit gestionale e l'integrit del patrimonio sociale. Nel particolare l'organo di controllo dovr verificare l'osservanza della legge e dello statuto da parte di amministratori ; garantire il rispetto dei principi di corretta amministrazione, cio verificare che il corretto funzionamento del sistema organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla societ (che varia in relazione alle dimensioni dell'impresa, al tipo di attivit esercitata, alla struttura azionaria della societ) tale da consentire di gestire la societ secondo i canoni di corretta amministrazione; effettuare il controllo contabile, cio controllare la regolare tenuta delle scritture contabili da parte di amministratori (attivit riservata ai revisori esterni in un sistema diverso da quello tradizionale).
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Cos come le deliberazione assembleare sulle scelte gestionali hanno carattere autorizzatorio, senza possibilit di interferire nell'attivit di amministratori, allo stesso modo l'organo di controllo non pu interferire nelle scelte decisionali poste in essere dagli amministratori. Lo statuto pu prevedere un sistema di amministrazione e controllo diverso da quello tradizionale, e si distingue a proposito il sistema dualistico dal sistema monistico. Nel sistema dualistico l'assemblea nomina il consiglio di sorveglianza, al quale sono conferite competenze che di norma spetterebbero all'assemblea (come ad esempio l'approvazione del bilancio), il consiglio di sorveglianza sua volta nomina il consiglio di gestione. Nel sistema monistico l'assemblea nomina il consiglio degli amministratori e, al suo interno, il comitato per il controllo della gestione (vedi tabella 1 - capitolo IV). Le norme dettate in materia di amministrazione e controlli sono, salvo diversa disposizione, estese anche alle societ quotate. Nel sistema tradizionale, lo statuto pu attribuire la gestione della societ tanto all'amministratore unico quanto al consiglio di amministrazione. L'organo amministrativo nel sistema tradizionale. Gli amministratori sono nominati dall'assemblea e non sono richiesti particolari requisiti, tant' che possono essere nominati anche i non soci, salvo che lo statuto non richiede requisiti di onorabilit, professionalit ed indipendenza. La durata della carica di tre esercizi. Non possono essere nominati gli interdetti, gli inabilitati, i falliti, coloro i quali sono stati condannati ad una pena che prevede l'interdizione dai pubblici uffici o l'incapacit ad esercitare uffici direttivi. Il rapporto tra gli amministratori della societ regolato da un contratto a tempo determinato e oneroso, contratto di amministrazione. Il rapporto cessa: per morte dell'amministratore; per revoca dell'assemblea. Infatti il rapporto tra l'assemblea e l'amministratore basato essenzialmente sulla fiducia, per cui qualora dovesse venir meno l'assemblea legittimata a revocare l'amministratore dall'incarico. Se la revoca
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immotivata, sorge l'obbligo del risarcimento del danno. Il risarcimento del danno, invece, non dovuto qualora la revoca derivi da giusta causa, che renda impossibile la prosecuzione del rapporto seppure provvisoriamente. Un esempio di giusta causa potrebbe essere la violazione del divieto di concorrenza, cio l'amministratore viola il divieto di divenire socio illimitatamente responsabile di una societ concorrente, o ricoprire la carica di amministratore in una societ concorrente, o di esercitare un attivit concorrente per conto proprio o di terzi. Per rinunzia dell'amministratore (dimissioni); per scadenza del termine. Quando la cessazione dell'amministratore si verifica in costanza del rapporto e non alla scadenza del termine, la sua sostituzione pu avvenire soltanto con una deliberazione del consiglio di amministrazione, definita cooptazione, la quale presuppone la maggioranza degli amministratori. possibile che lo statuto prevede una clausola che subordini lo scioglimento del consiglio amministrazione alla cessazione di alcuni amministratori (cosiddetta clausola simul stabunt simul cadent). Il consiglio di amministrazione pu delegare un comitato esecutivo e/o uno o pi dei suoi componenti (amministratore delegato) all'esercizio del potere di gestione. Competenze degli organi delegati sono: curare l'assetto organizzativo, amministrativo, contabile, che sar poi valutato dal consiglio di amministrazione; riferire al consiglio di amministrazione e al collegio sindacale le operazioni di maggior rilievo e l'andamento della gestione che sar poi valutato dal consiglio di amministrazione. Il legislatore ha previsto alcune materie non delegabili tra le quali l'aumento di capitale, la redazione del progetto di bilancio, il progetto di fusione e di scissione. possibile che esista un conflitto di interessi tra l'amministratore ed una determinata operazione della societ. In questo caso, l'amministratore ha l'obbligo di trarne informazione al consiglio di amministrazione e laddove il consiglio adottasse la deliberazione che approva l'operazione, dovr spiegare il vantaggio che stato arrecato la societ da quell'operazione. Se, invece, il conflitto di interessi tra l'amministratore delegato e la societ, e gli dovranno soltanto informare
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il consiglio ma anche tenersi dal compiere qualunque atto, al fine di evitare di incorrere in una responsabilit. Responsabilit degli amministratori. Gli amministratori sono responsabili verso tre soggetti: la societ, i creditori sociali, i soci o i terzi. Responsabilit degli amministratori verso la societ una responsabilit contrattuale per mancato adempimento degli amministratori degli obblighi ad essi imposti dalla legge e dallo statuto che essi sono tenuti ad eseguire con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico e dalle loro competenze. Al fine dunque di valutare la responsabilit dell'amministratore bisogna fare riferimento alla diligenza del buon amministratore che varia in relazione alle dimensioni della societ, al tipo di attivit esercitata e alle qualit individuali dell'amministratore. In caso di delega, gli amministratori, quando hanno compiuto il loro dovere, non sono responsabili dell'eventuale inadempimento dell'amministratore delegato. Il legislatore esonera da ogni responsabilit l'amministratore che, esente da colpa, avendo fatto tutto ci che proprio potere, abbia fatto annotare nel libro delle adunanze il proprio dissenso. Il procedimento per l'azione contrattuale di responsabilit prevede che l'azione sia deliberata dell'assemblea su proposta della societ o dei soci (nell'interesse della societ) che rappresentano 1/5 del capitale. Laddove le deliberazione sia stata approvata con voto favorevole di almeno 1/5 del capitale, segue la revoca automatica dell'amministratore; in caso contrario sar necessaria una separata deliberazione di revoca. L'assemblea pu deliberare una rinunzia o una transazione avente ad oggetto l'azione di responsabilit, purch non intervenga un voto contrario superiore a 1/5 del capitale sociale. Gli amministratori sono responsabili verso i creditori per mancata conservazione dell'integrit del patrimonio sociale. Presupposti necessari affinch i creditori possono esercitare la relativa azione sono: insufficienza del patrimonio sociale per soddisfare le obbligazioni sociali, riduzione del patrimonio per violazione dei propri obblighi.
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Non si tratta di una eccezione al principio della responsabilit limitata dei soci, perch gli amministratori non sono chiamati a far fronte alle perdite, ma sono tenuti a risarcire i creditori per non aver adempiuto i propri doveri causando questo modo un danno alla societ e indirettamente anche ai creditori sociali. Si discute circa la natura della responsabilit di amministratori verso i creditori sociali. C' chi afferma la natura contrattuale della responsabilit, derivante da un inadempimento, altri la natura extracontrattuale, derivante da un'illecita lesione del diritto di credito. Nel primo caso il creditore avrebbe l'onere di trovare l'inadempimento, all'amministratore di essere esente da colpa; nel secondo caso il creditore dovr dimostrare sia il fatto illecito sia la colpevolezza. Legittimata ad agire sono i creditori, ma nella pratica l'azione risulterebbe per i creditori molto onerosa; mentre non lo l'apertura di una procedura concorsuale, nella quale possibile dividere gli eventuali costi con gli altri creditori, per cui spesso agiscono nel loro interesse gli organi della procedura (curatore fallimentare, commissario liquidatore e straordinario). La responsabilit degli amministratori verso i soci e i terzi una responsabilit extracontrattuale derivante da fatto illecito dell'amministratore che arreca un danno, non al patrimonio sociale, ma direttamente al patrimonio del socio o del terzo. Se, ad esempio, l'amministratore redige un bilancio falso dal quale risulta una situazione patrimoniale molto pi florida di quella reale e un terzo acquista le azioni della societ ad un prezzo superiore, il danno non sarebbe arrecato alla societ, ma al socio il quale pu agire entro cinque anni del compimento dell'altro illecito. Il direttore generale. Il direttore generale un lavoratore dipendente con il grado pi elevato, subordinato soltanto all'amministratore di cui esegue gli ordini. Il controllo della societ. L'attivit di controllo esercitata da organi interni (collegio sindacale, consiglio di sorveglianza, comitato per il controllo della gestione) e da organi esterni (revisore esterno o societ di revisione, Consob, Banca d'Italia, Isvap, tribunale.
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Organo di controllo nel sistema tradizionale. Organo di controllo nel sistema tradizionale il collegio sindacale composto di tre o cinque membri effettivi e di due supplenti, i quali andranno a sostituire i sindaci effettivi che dovessero venir meno nel corso del mandato. Essi possono essere soci o non soci, sono nominati dall'assemblea per tre esercizi. Requisiti richiesti sono: professionalit, cio almeno un membro effettivo e uno supplente deve essere iscritto nell'albo dei revisori contabili, mentre tutti gli altri sono scelti fra gli iscritti agli albi di avvocati e commercialisti o fra i professori universitari in materie giuridiche ed economiche, indipendenza rispetto all'organo di gestione. Cause di cessazione dell'ufficio di sindaco sono: morte, rinunzia o dimissioni, scadenza del termine, decadenza per cause di ineleggibilit (interdizione, inabilitazione, fallimento, condanna a pene che comportano l'interdizione dai pubblici uffici), revoca per giusta causa, rivista da una deliberazione assembleare che dovr essere approvata con decreto del tribunale. Doveri del collegio sindacale sono: verifica l'osservanza degli obblighi imposti agli amministratori dalla legge e dallo statuto, verifica l'osservanza del principio di corretta amministrazione, svolgere la funzione di controllo contabile, esclusivamente nelle societ chiuse e in quelle che non sono tenute alla redazione del bilancio consolidato. Poteri del collegio sindacale sono: compiere atti di ispezione e di controllo, diritto di chiedere informazioni agli amministratori sull'andamento della gestione. Obblighi del collegio sindacale sono: convocare il collegio almeno ogni 90 giorni,

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partecipare alle riunioni dell'assemblea, consiglio di amministrazione, comitato esecutivo (sanzione prevista in caso di mancato rispetto di tale obbligo il decadimento). I sindaci sono responsabili: per le valutazioni effettuate, per il mancato rispetto dell'obbligo di riservatezza, in solido con gli amministratori, per il danno arrecato nel compiere o omettere un fatto che non si sarebbe prodotto se avessero vigilato in conformit ai propri obblighi. Il sistema dualistico. Organo di gestione. Organo di gestione nel sistema dualistico il consiglio di gestione il quale, avendo il potere di gestire le societ, pu compiere tutti gli atti necessari per l'attuazione dell'oggetto sociale. Esso regolato dalle norme dettate per il consiglio di amministrazione nel sistema tradizionale, ma presenta determinate particolarit: necessariamente un organo collegiale (non ammissibile, dunque, l'amministratore unico), la nomina, revoca, sostituzione dei componenti del consiglio di gestione spetta al consiglio di sorveglianza (l'organo di controllo nel sistema dualistico) e non all'assemblea. Organo di controllo. Organo di controllo nel sistema dualistico il consiglio di sorveglianza. L'assemblea nomina e revoca dei componenti del consiglio, i quali devono presentare il requisito della onorabilit, indipendenza, professionalit. Il consiglio di sorveglianza ha le medesime competenze del collegio sindacale: controllare la gestione della societ, denunciare il tribunale il compimento di gravi irregolarit da parte del consiglio di gestione. La particolarit del consiglio di sorveglianza sta nel fatto che ad esso aspettano competenze che di norma sarebbero dell'assemblea e sono:
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nomina, revoca, esercizio dell'azione di responsabilit dei membri del consiglio di gestione, approvazione del bilancio, in mancanza del quale o se lo chiede 1/3 del consiglio di gestione o 1/3 del consiglio di sorveglianza, l'approvazione spetta all'assemblea. Anche l'azione di responsabilit pu essere esercitata, oltre che dall'assemblea e dai soci di minoranza, dal consiglio di sorveglianza e se la deliberazione stata approvata con il voto favorevole dei 2/3 dei componenti i consiglieri sono revocati automaticamente. Il sistema monistico. Esso caratterizzato da fatto che l'organo di controllo non separato dall'organo di gestione, ma costituito al suo interno, allo scopo di migliorare la circolazione delle informazioni e la trasparenza tra gli organi di amministrazione e di controllo. L'organo di gestione. Organo di gestione nel sistema monistico il consiglio di amministrazione, il quale segue la disciplina del consiglio di amministrazione nel sistema tradizionale, ma presenta determinate particolarit: necessariamente un organo collegiale, 1/3 dei membri deve presentare il requisito di indipendenza. L'organo di controllo. Il consiglio di amministrazione nomina al suo interno il comitato per il controllo sulla gestione, i cui componenti devono presentare i seguenti requisiti: devono essere scelti tra gli amministratori indipendenti, devono avere requisiti di onorabilit, professionalit, non devono ricoprire cariche o svolgere funzioni attinenti alla gestione della societ. Competenze del comitato sono:
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oltre il dovere di vigilanza, non espressamente previsto dalla legge, ma implicito in quanto organo di controllo, eleggere il proprio presidente, vigilare sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo, contabile a rappresentare la gestione della societ, altri compiti ad esso affidati dal consiglio di amministrazione. Organi di controllo esterni. Il controllo contabile. Nel sistema tradizionale il controllo contabile affidato al collegio sindacale, mentre nelle societ quotate esso affidato obbligatoriamente ad una societ di revisione, e nelle altre societ (diverse dalle societ chiuse e dalle societ non soggette alla redazione del bilancio consolidato) e prevista la facolt di scelta tra un revisore contabile esterno o una societ di revisione. Funzione dell'organo di controllo esterno sono: verificare la regolare tenuta delle scritture contabili e della contabilit sociale; verificare la conformit del bilancio di esercizio e del bilancio consolidato alle scritture contabili; redigere una relazione nella quale esprimere un giudizio sul bilancio di esercizio e consolidato. Per le societ quotate il T.U.F., decreto legislativo 58/98, detta una particolare disciplina nell'espressione del giudizio. Infatti, nelle societ quotate il giudizio pu essere: senza rilievi, qualora il bilancio sia conforme a leggere; con rilievi, qualora il bilancio sia impreciso, negativo, in caso di violazione di norme dettate per la redazione del bilancio, il giudizio, inoltre, pu consistere in una dichiarazione di impossibilit di esprimere un giudizio, qualora
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le violazioni delle norme relative al bilancio siano talmente gravi da rendere il bilancio inaffidabile. In questi ultimi due casi la societ deve informare la Consob, e loro effetto sar che qualsiasi socio, individualmente considerato, pu impugnare la deliberazione assembleare di approvazione del bilancio. L'incarico conferito dell'assemblea per un periodo di tre esercizi che pu essere da essa revocato per giusta causa in seguito ad approvazione del tribunale della deliberazione. Il revisore esterno soggetto alla responsabilit dei sindaci (per le valutazioni effettuate e per il mancato rispetto dell'obbligo di riservatezza), nonch nei confronti della societ, dei soci e dei terzi per i danni derivanti dall'inadempimento dei propri doveri. Il controllo della Consob. Il controllo dell'intero mercato mobiliare affidato alla Consob, Commissione nazionale per le societ e la borsa. La Consob vigila su: le societ di gestione dei mercati, come ad esempio la Borsa Italiana s.p.a., gli intermediari, cio le banche, le s.i.m., ecc., le societ emittenti (cio che emettono azioni quotate), i soggetti ausiliari, come ad esempio le societ di revisione. L'attivit di controllo della Consob esercitata in due momenti: appello al pubblico risparmio, in questo caso la cosa sotto controlla che l'offerta degli strumenti finanziari quotati rispetti i principi di correttezza, trasparenza, di parit di trattamento dei portatori degli strumenti stessi. Esistono due tipi di appello al pubblico risparmio: offerta pubblico di acquisto (offerta finalizzata all'acquisto di strumenti finanziari), sollecitazione l'investimento (offerta finalizzata alla vendita). Informazione societaria, in questo caso la Consob controlla che il prezzo di acquisto di strumenti finanziari sia conforme a realt, poich esso varia in relazione alle informazioni immesse sul mercato. Infatti, il valore di un'azione di
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una societ varia in relazione a diversi fattori, come ad esempio il valore del patrimonio della societ, la capacit della societ di produrre reddito, ecc.. Il controllo nel settore bancario e assicurativo. Il controllo nel settore bancario attribuito alla Banca d'Italia. Il controllo nel settore assicurato attribuito all'Isvap (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo). Il controllo giudiziario. In tutte le societ per azioni previsto un controllo di legalit sull'attivit degli amministratori, e non un controllo di merito, cio se l'atto sia giusto o meno. Il procedimento giudiziario (articolo 2409 c.c.) inizia con una denunzia al tribunale ad opera dei soci che rappresentano 1/10 del capitale sociale o dell'organo di controllo o, nelle societ aperte, del pubblico ministero. Presupposti richiesti sono che: gli amministratori violano i propri doveri, esista un fondato sospetto (provato dai soci), esista una grave irregolarit nella gestione, sia stato arrecato un danno alla societ. Fasi del procedimento sono: il tribunale convoca in Camera di Consiglio gli amministratori e sindaci; se il sospetto sussiste, il tribunale ordina l'ispezione degli atti amministrativi; a questo punto, l'assemblea pu neutralizzare il procedimento sostituendo gli amministratori e i sindaci con organi dotati di professionalit; allora, il tribunale non ordina l'ispezione e sospende il procedimento; e i nuovi organi devono: o accertare l'esistenza delle violazioni,
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o eliminarle. Se i nuovi organi non riescono a eliminare le violazioni e se dall'ispezione risulta l'irregolarit, il tribunale pu: 1. Disporre di opportuni provvedimenti provvisori; 2. Convocare l'assemblea per adottare le dovute deliberazioni; 3. Nei casi pi gravi, revocare gli amministratori e sindaci per nominare un amministratore giudiziario. L'amministratore giudiziario un pubblico ufficiale che ha il compito di sanare la societ. Sue competenze sono: esercitare l'azione di responsabilit nei confronti degli amministratori e dei sindaci; rendere al tribunale il conto della gestione; convocare l'assemblea per la nomina dei nuovi organi sociali, oppure proporre la messa in liquidazione della societ, oppure proporre l'apertura di una procedura concorsuale.

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Capitolo VI Societ in accomandita per azioni Alle societ in accomandita per azioni estesa parte della disciplina delle societ per azioni. Anche nella societ in accomandita tutti i soci sono azionisti, ma si distingue dalle altre societ di capitali per la distinzioni degli stessi in accomandatari e accomandanti. Gli accomandanti, in quanto soci azionisti, devono adempiere agli obblighi scaturenti (per esempio, il conferimento), ma non fanno parte dell'organo di gestione e sono responsabili limitatamente alla quota sottoscritta. La qualit di accomandatario si acquista con il conferimento, da parte dell'assemblea in seduta straordinaria, delle funzioni amministrative. Infatti, gli accomandatari sono amministratori di diritto a tempo indeterminato, mentre nella societ in accomandita semplice non tutti gli accomandatari sono amministratori e nella societ per azioni amministratori possono essere anche non soci. Poich si diventa accomandatario con la nomina di amministratore, la cessazione della carica comporta il "degrado" ad accomandante, cos come il trasferimento delle sue partecipazioni sociali non comporta l'acquisto della qualit di accomandatario in capo al nuovo titolare, ma la qualit di accomandante. L'accomandatario-amministratore responsabile solidamente, illimitatamente e sussidiaramente (godono, pertanto, del beneficio di escussione) delle obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui ha rivestito tale carica, mentre non sono responsabili delle obbligazioni sociali sorte successivamente all'iscrizione nel registro delle imprese della cessazione della carica. La nomina, la revoca (anche senza giusta causa) e la sostituzione degli accomandatari-amministratori devono essere deliberate con le maggioranze richieste per l'assemblea straordinaria. Qualora al momento della sostituzione di accomandatari che abbiano cessato dal loro ufficio, sono rimasti in carica altri amministratori, la nomina dei nuovi amministratori dovr essere approvata da questi all'unanimit. Gli accomandatari non hanno diritto di voto nelle deliberazioni relative all'esercizio dell'azione di responsabilit e alla nomina o revoca dei sindaci e dei componenti del consiglio di sorveglianza.
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Il fatto che il codice faccia riferimento al consiglio di sorveglianza lascia intendere che anche nella societ in accomandita per azione possibile adottare il modello dualistico, con la particolarit che gli accomandatari-amministratori sono comunque nominati dall'assemblea in sede straordinaria e non dall'organo di controllo, cos come dovrebbe essere nell'ambito di tale modello. Le modificazioni dell'atto costitutivo devono essere approvate dall'assemblea straordinaria nonch da tutti i soci accomandatari. Una delle cause di scioglimento della societ della cessazione dalla carica di tutti gli amministratori della societ non abbia provveduto nei sei mesi successivi alla loro sostituzione.

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Capitolo VII Societ a responsabilit limitata (S.r.l.) La riforma del 2003 attribuisce una maggiore rilevanza la persona del socio nella S.r.l., nonch una maggiore autonomia negoziale, facendola apparire come un ibrido tra societ di persone e societ di capitali. Nella S.r.l. i soci rispondono nei limiti della quota conferita, sono quindi soci limitatamente responsabili. Anche nel caso di S.r.l. unipersonale, lunico socio ha responsabilit limitata. Lunico socio, tuttavia, risponde illimitatamente in caso di insolvenza della societ, in due ipotesi: 1) quando non abbia liberato integralmente i conferimenti allatto della sottoscrizione; 2) quando non sia stata data pubblicit sul registro delle imprese della circostanza che la societ unipersonale. Atto costitutivo Latto costitutivo deve essere redatto in forma di atto pubblico. Il capitale sociale minimo pari a 10.000 Euro. Conferimenti Ad evidenziare maggiormente il carattere personale di questo tipo di societ sono i conferimenti. Possono, infatti, essere conferiti tutti gli elementi suscettibili di valutazione economica, cio denaro, beni in natura, nonch prestazioni dopera o di servizio. Se nellatto costitutivo non stabilito diversamente i conferimenti sono in denaro. In tale caso allatto della costituzione deve essere versato presso una banca almeno il 25% del capitale (o del conferimento) e le ulteriori parti quando richiesto dagli amministratori. Tuttavia il versamento pu essere sostituito da una polizza di assicurazione o da una fideiussione bancaria di pari importo. In tale caso il socio pu in ogni momento sostituire la polizza o la fideiussione con un corrispondente versamento in denaro.
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Nel caso di conferimento di beni in natura, questi devono essere integralmente liberati al momento della sottoscrizione. Il conferimento di beni in natura deve essere accompagnato da una relazione giurata di un esperto. La relazione deve contenere le seguenti indicazioni: escrizione dei beni conferiti; D Illustrazione dei criteri di valutazione adottati; Attestazione che il loro valore almeno pari a quello attribuito nellatto costitutivo. Infine se viene conferita la prestazione dopera o di servizio, necessario che la prestazione sia garantita da una polizza di assicurazione o da una fideiussione bancaria. In tale caso, se latto costitutivo lo prevede, la polizza o la fideiussione possono essere sostituite con il versamento di un importo corrispondente a titolo di cauzione, a tutela dell'integrit del capitale sociale. Mancata esecuzione dei conferimenti Se il socio non esegue il conferimento nel termine stabilito dagli amministratori, questi diffidano il socio moroso ad eseguirlo nel termine di 30 giorni. Se in tale termine il socio non esegue il conferimento, gli amministratori possono seguire due strade: 1. Promuovere unazione giudiziale per lesecuzione del conferimento; 2. Vendere agli altri soci la quota del socio moroso in proporzione alle rispettive partecipazioni. La vendita viene effettuata per il valore risultante dallultimo bilancio approvato. In mancanza di offerte, se latto costitutivo lo consente, la quota viene venduta allincanto. Se non vi sono compratori gli amministratori escludono il socio, trattenendo le somme riscosse e riducono il capitale in misura corrispondente. Il socio moroso non pu partecipare alle decisioni dei soci. Finanziamenti dei soci prevista una disciplina particolare per i finanziamenti dei soci a favore della societ, che sono stati concessi in un momento di eccessivo squilibrio finanziario.
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Il rimborso di tali finanziamenti postergato rispetto al soddisfacimento degli altri creditori. Inoltre se il rimborso avviene nellanno precedente la dichiarazione di fallimento della societ, deve essere restituito. Quote di partecipazioni Le partecipazioni sociali non possono essere rappresentate da azioni, n possono costituire oggetto di sollecitazione all'investimento (e dunque non possono essere quotate in borsa). Si parla di quote e non pi di azioni. Il numero delle quote pari al numero dei soci e non possono essere rappresentate da titoli di credito. Le partecipazioni, salvo diversa disposizione dellatto costitutivo, sono proporzionali ai conferimenti, cio ogni quota varia in relazione alla misura del conferimento e non sono di pari ammontare cos come le azioni. Trasferimento delle partecipazioni Il trasferimento delle quote di partecipazione avviene per effetto del consenso delle parti. Salvo diversa disposizione dellatto costitutivo, le partecipazioni sono liberamente trasmissibili per atto tra vivi e per successione a causa di morte. Se latto costitutivo prevede lintrasferibilit delle partecipazioni o contempla una clausola di mero gradimento o ponga condizioni o limiti che impediscono il trasferimento a causa di morte, il socio o i suoi eredi possono recedere dalla societ. Latto costitutivo pu stabilire un termine non superiore a due anni dalla costituzione della societ o dalla sottoscrizione, prima del quale il recesso non pu essere esercitato. Il trasferimento della partecipazione deve avvenire con scrittura privata autenticata e deve essere depositato, entro 30 giorni, presso il registro delle imprese, a cura del notaio. Successivamente il trasferimento deve essere iscritto nel libro dei soci, su richiesta dellalienante o dellacquirente. Soltanto in questo momento il trasferimento ha effetto di fronte alla societ, e dunque legittima lacquirente all'esercizio dei diritti sociali.

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Liscrizione nel registro delle imprese ha efficacia dichiarativa, nel senso che opponibile ai terzi, quindi se la quota fosse alienata a pi persone, avrebbe priorit quella che ha effettuato per prima liscrizione nel registro delle imprese in buona fede. Nel caso in cui la societ sia unipersonale, dalla costituzione o successivamente, nel caso in cui si ricostituisca la pluralit dei soci, gli amministratori devono depositare presso il registro delle imprese unapposita dichiarazione. Questo deposito rilevante per la limitazione della responsabilit. Nel caso di trasferimento della partecipazione, per i versamenti ancora dovuti responsabile con lacquirente anche lalienante solidalmente e sussidiariamente (solo se la richiesta al socio moroso risultata infruttuosa) per il periodo di 3 anni dalliscrizione del trasferimento nel libro dei soci. La partecipazione, oltre che essere trasferita, pu formare oggetto di espropriazione. Titoli di debito Con la riforma del 2003 stato previsto un ulteriore strumento finanziario rispetto alle risorse personali dei soci e alla fideiussione bancaria. Infatti, la S.r.l., a condizione che latto costitutivo lo consenta, pu emettere titoli di debito. Latto costitutivo, in tale caso, deve prevedere quanto segue: Attribuire la relativa competenza ai soci o agli amministratori; Determinare gli eventuali limiti, modalit e maggioranze necessarie per la decisione. I titoli di debito possono essere sottoscritti solo da investitori qualificati (es.: SIM, banche, ecc.) che risponde ex lege della solvenza della societ, anche successivamente il loro trasferimento. La decisione di emissione dei titoli deve prevedere le condizioni del prestito e le modalit del rimborso, che la societ pu modificare con il consenso della maggioranza dei possessori dei titoli. Essa deve inoltre essere iscritta presso il registro delle imprese a cura degli amministratori.

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Operazioni sulle proprie quote Non consentito alla S.r.l. acquistare o accettare in garanzia proprie quote, n accordare prestiti o fornire garanzia per il loro acquisto o la loro sottoscrizione. In caso di acquisto o sottoscrizione diretta o indiretta delle proprie quote, esse si intenderanno sottoscritte dai soci fondatori o, in caso di aumento di capitale, dagli amministratori personalmente. I diritti sociali. I diritti del socio sono proporzionali alla partecipazione, sempre salvo diversa disposizione dellatto costitutivo. Il legislatore prevede la possibilit che i soci siano titolari di diritti particolari riguardanti l'amministrazione o la distribuzione degli utili, nel rispetto del divieto del patto Leonino. Tali diritti particolari possono essere modificati solo all'unanimit, salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo. In quest'ultimo caso, cio se non richiesta l'unanimit, il socio dissenziente pu recedere. LE DECISIONI DEI SOCI. La formazione della volont sociale avviene: o con un metodo extra-assembleare, la decisione dei soci, o con il metodo assembleare. I soci decidono in ogni caso, per legge, sulle seguenti materie: 1) Approvazione del bilancio e distribuzione utili; 2) Nomina degli amministratori; 3) Nomina del collegio sindacale o del revisore; 4) Modificazioni dellatto costitutivo; 5) Decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione delloggetto sociale, o una rilevante modificazione dei diritti dei soci. Inoltre i soci decidono sulle materie riservate alla loro competenza dallatto costitutivo, nonch sugli argomenti che uno o pi amministratori, o tanti soci che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale, sottopongono alla loro approvazione.

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Anche nel caso di acquisti pericolosi dai soci fondatori, dai soci e dagli amministratori, nei 2 anni successivi alliscrizione della societ nel registro delle imprese, per un corrispettivo pari o superiore al decimo del capitale sociale, lacquisto deve essere autorizzato con decisione dei soci e deve essere accompagnato da una relazione giurata di un esperto. Latto costitutivo pu prevedere che le decisioni dei soci siano adottate mediante consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto. Metodo assembleare. Le decisioni dei soci devono essere adottate mediante deliberazione assembleare quando latto costitutivo non preveda nulla a riguardo. In ogni caso anche se latto costitutivo prevede che le decisioni dei soci siano adottate mediante consultazione scritta o consenso espresso per iscritto, necessaria una apposita deliberazione assembleare 1) in alcune importanti decisioni che possono alterare la struttura della societ o la posizione dei soci come ad esempio la modifica dell'atto costitutivo, l'approvazione di operazioni che comportano una modifica dell'oggetto sociale o dei diritti dei soci, lo scioglimento anticipato della societ, ecc. 2) Quando lo richiedono 1 o pi amministratori o tanti soci che rappresentino almeno 1/3 del capitale sociale. Salvo diversa disposizione dellatto costitutivo, le decisioni extraassembleari richiedono il voto favorevole dei soci che rappresentano almeno la met del capitale sociale. ASSEMBLEA DEI SOCI Latto costitutivo deve determinare le modalit di convocazione dellassemblea. Tali modalit devono assicurare la tempestiva informazione sugli argomenti da trattare; peraltro se nulla previsto nellatto costitutivo, la convocazione effettuata mediante lettera raccomandata spedita ai soci almeno 8 giorni prima delladunanza. Anche in assenza di convocazione, la deliberazione si intende adottata in caso di assemblea totalitaria, cio quando abbia partecipato allassemblea lintero capitale sociale, e tutti gli amministratori e sindaci siano presenti o informati e

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nessuno si opponga alla trattazione dellargomento posto allordine del giorno. Il quorum costitutivo fissato nella met del capitale sociale e il quorum deliberativo pari alla maggioranza assoluta dei presenti. richiesto il consenso di tutti i soci in caso di attribuzione ai singoli soci di particolari diritti riguardanti l'amministrazione della societ o la distribuzione degli utili, nonch per la modifica dell'atto costitutivo. Invalidit delle decisioni dei soci Sono annullabili le decisioni che non sono prese in conformit della legge o dellatto costitutivo; Le decisioni annullabili possono essere impugnate dai soci che non vi hanno consentito, non consenziente; da ciascun amministratore, e non lorgano collegiale; dal collegio sindacale, entro 3 mesi dalla loro trascrizione nel libro delle decisioni dei soci. possibile una sostituzione delle decisioni invalide, per cui, su richiesta della societ o di chi ha proposto l'impugnativa, il tribunale pu assegnare un termine non superiore a 6 mesi per ladozione di una nuova decisione idonea ad eliminare la causa di invalidit. Sono anche annullabili le decisioni in conflitto di interessi, a condizione che siano potenzialmente dannose per la societ, siano assunte con il voto determinante del socio in conflitto di interessi. Sono invece nulle le decisioni: 1) che hanno oggetto illecito od impossibile; 2) prese in assenza assoluta di informazione. Le decisioni nulle possono essere impugnate da chiunque vi abbia interesse entro 3 anni dalla loro trascrizione nel libro delle decisioni dei soci. Possono invece essere impugnate senza limiti di tempo le deliberazioni che modificano loggetto sociale prevedendo attivit impossibili o illecite.

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L'AMMINISTRAZIONE. Salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo, l'amministrazione della societ a responsabilit limitata affidata ad uno o pi soci, che sono indicati nell'atto costitutivo e successivamente nominati con decisione dei soci in sede assembleare o, laddove lo prevede allo statuto, extra-assembleare. L'atto costitutivo pu anche riconoscere i soci, o alcuni di essi, come titolari di alcuni diritti di amministrazione della societ. All'atto costitutivo demandato il compito di: indicare le persone cui affidata l'amministrazione, dettare le regole di funzionamento del consiglio di amministrazione, indicare gli eventuali presupposti della revoca e sostituzione degli amministratori, creare eventualmente organi delegati (comitato esecutivo e amministratori delegati). Su espressa disposizione dell'atto costitutivo possibile adottare uno dei seguenti regimi di amministrazione: amministratore unico, pluralit di amministratori che operano congiuntamente o disgiuntamente (riprendendo il regime di amministrazione adottato nelle societ di persone), consiglio di amministrazione, che decide senza riunirsi mediante una consultazione scritta oppure con un consenso espresso per iscritto (collegialit attenuata). Invece, in assenza di un espressa disposizione dell'atto costitutivo, gli amministratori costituiscono il consiglio di amministrazione che opera collegialmente (collegialit piena). Indipendentemente dal regime di amministrazione prescelto nell'atto costitutivo, la legge impone agli amministratori di deliberare in sede consiliare la redazione del progetto di bilancio, il progetto di fusione o scissione, le decisioni di aumento del capitale. Non possibile adottare in una societ a responsabilit limitata il sistema dualistico perch incompatibile con la rilevanza centrale che
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assumono i soci in questo tipo di societ, nonch con il fatto che le decisioni amministrative che incidono sull'oggetto sociale e sui diritti dei soci, la nomina degli amministratori, l'approvazione del bilancio sono rimesse alla decisione dei soci. Rappresentanza. Altri amministratori riconosciuta la rappresentanza generale per tutti gli atti compiuti in nome della societ. Sono posti al potere di rappresentanza limiti sia statutari sia legali. I limiti statutari sono: l'amministratore-rappresentante non pu compiere atti in contrasto con l'oggetto sociale, dunque in violazione dei limiti posti dell'atto costitutivo (atti ultra vires); il rappresentante non pu stipulare contratti in assenza del potere di amministrazione per vizi della nomina. Mentre nei rapporti interni tali atti costituiscono giusta causa di revoca, perch si caratterizzano come inadempimento degli obblighi imposti dagli amministratori dall'atto costitutivo, nei rapporti esterni la societ responsabile di tali atti, salvo exceptio doli, cio qualora il terzo abbia agito con l'intenzione di arrecare un danno alla societ. I limiti legali sono dati del fatto che gli amministratori non possono stipulare senza decisioni dei soci contratti aventi ad oggetto acquisti pericolosi, contratti aventi ad oggetto operazioni che comportano una modifica dell'atto costitutivo o dei diritti dei soci. In questo caso la societ legittimata a far valere il difetto di potere rappresentativo e impugnare i relativi contratti. La societ pu impugnare anche i contratti conclusi da amministratori-rappresentanti portatore di un interesse in conflitto con quello della societ (e non della semplice operazione). Ai fini dell'impugnativa richiesto che: il voto dell'amministratore in conflitto di interesse sia stato determinante, il contratto arrechi un danno effettivo (e non potenziale) al patrimonio sociale.
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Si tratta questa dell'unica ipotesi di impugnativa delle decisioni degli amministratori di s.r.l. espressamente prevista dalla legge. Responsabilit degli amministratori. Gli amministratori sono responsabili: verso la societ, verso i soci e i terzi, verso i creditori sociali (anche se non espressamente previsto dalla legge se non nell'ipotesi di liquidazione). Gli amministratori sono responsabili (responsabilit contrattuale e solidale) verso la societ laddove non adempiano agli obblighi ad essi imposti dalla legge e dall'atto costitutivo o per violazione del dovere di diligenza ad essi richiesto nella gestione della societ. In questo caso la societ pu agire nei confronti di amministratori per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla male gestio. Gli amministratori sono esonerati da ogni responsabilit qualora esenti da colpa, conoscendo l'atto che si andava a compiere, abbiano fatto constare il proprio dissenso. Legittimati ad agire sono: ciascun socio, individualmente considerato, la societ stessa. In caso di gravi irregolarit nella gestione della societ, lesive del patrimonio sociale, ciascun socio pu ottenere un provvedimento cautelare, chiedendo al tribunale la revoca dalla carica degli amministratori convenuti in giudizio; il giudice pu subordinare il provvedimento alla prestazione di una cauzione. Gli amministratori sono responsabili (responsabilit extracontrattuale) verso i soci e i terzi laddove esistano i seguenti presupposti: gli amministratori abbiano compiuto un atto doloso colposo nell'esercizio delle loro mansioni; sia stato arrecato un danno diretto al patrimonio del socio o del terzo. Non , invece, espressamente disciplinata la responsabilit degli amministratori verso i creditori sociali se non in caso di liquidazione. Si ritiene comunque che essi siano responsabili in caso di mancata
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conservazione dell'integrit del patrimonio sociale. Presupposto necessario per esercitare l'azione di responsabilit nei confronti di amministratori l'incapienza del patrimonio sociale, cio sia insufficiente a soddisfare creditori sociali. Sono responsabili in solido con gli amministratori: i soci, ai quali sono state attribuite competenze amministrative dall'atto costitutivo, abbiano autorizzato o concorso a decidere gli atti dannosi per la societ, i soci o i terzi; l'amministratore di fatto, cio colui il quale pur non rivestendo la carica di amministratore, ha esercitato in modo continuativo i poteri di gestione; la societ, che godr di un diritto di rivalsa sugli amministratori. CONTROLLO SULLA GESTIONE E SULLA CONTABILIT. L'attivit di controllo nella s.r.l. esercitata da: ciascun socio non amministratore individualmente considerato e indipendentemente dalla presenza del collegio sindacale; questi ha il diritto di ricevere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare i libri sociali e i documenti relativi all'amministrazione; in base all'informazione ricevuta il socio pu chiedere la revoca giudiziaria o promuovere l'azione di responsabilit nei confronti di amministratori. Ciascun socio amministratore ha il diritto di chiedere informazioni sulle intenzioni di propositi degli altri amministratori, per decidere se appoggiarli o opporsi. Collegio sindacale, che nella s.r.l. facoltativo; infatti, l'atto costitutivo pu prevedere un collegio sindacale o un revisore contabile, i cui componenti sono nominati con decisione dei soci. obbligatorio se o il capitale sociale non inferiore a quello minimo delle societ per azioni oppure se per due esercizi consecutivi sono superati due dei
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limiti dimensionali dell'impresa previsti ai fini della redazione del bilancio in forma abbreviata; o nelle s.r.l. tenute alla redazione del bilancio consolidato; o nelle societ sportive professionistiche. Al collegio sindacale si estendono i poteri e le funzioni previste per le societ per azioni: verifica dell'osservanza della legge e dell'atto costitutivo da parte degli amministratori; rispetto del principio di corretta amministrazione; esercizio dell'azione di responsabilit dei sindaci su richiesta della maggioranza sociale; controllo contabile, o meglio controllo legale dei conti (riprendendo la definizione del nostro codice): cosa solo eventuale nelle altre societ di capitali, poich ammesso solo nelle societ per azioni non aperte o non tenute alla redazione del bilancio consolidato. Nel caso la s.r.l. sia controllata da societ quotate la revisione obbligatoria ed rimessa a societ di revisione esterne.

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Capitolo VIII

Costituzione. La costituzione delle societ di capitali il risultato di una fattispecie a formazione successiva composta di due fasi: stipulazione dell'atto costitutivo (previo controllo del notaio rogante); iscrizione nel registro delle imprese del documento cos come redatto. Prima di trattare della prima fase, vogliamo evidenziare la differenza tra atto costitutivo e statuto. l'atto costitutivo contiene la manifestazione di volont dei soci fondatori di costituire la societ, nonch le regole di organizzazione dell'attivit sociale; lo statuto, sebbene formi oggetto di atto separato, parte integrante dell'atto costitutivo, e contiene le norme relative al funzionamento della societ. Nella s.r.l. non si fa riferimento allo statuto. Le modalit di stipulazione dell'atto costitutivo sono due: costituzione simultanea, con la quale l'atto stipulato e il capitale sottoscritto direttamente dei soci fondatori, costituzione per pubblica sottoscrizione, prevista esclusivamente per le societ azionarie, con la quale l'atto stipulato e sottoscritto da soggetti diversi dai soci fondatori, i promotori. La costituzione per pubblica sottoscrizione prevede un procedimento composto di quattro fasi: 1. redazione di un programma, depositato presso un notaio e pubblicato, contenente i dati e le norme essenziali dell'atto costitutivo e dello statuto, nonch le sottoscrizione autenticate dei promotori; 2. raccolta presso il pubblico delle sottoscrizione delle azioni ad opera dei promotori che si adoperano affinch i sottoscrittori versino almeno il 25% dei conferimenti in danaro presso una banca; 3. convocazione dell'assemblea dei sottoscrittori per deliberare sulla esistenza dei requisiti richiesti per la costituzione della societ, sulla nomina di amministratori, ecc. (articolo 2335 c.c.);
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stipulazione dell'atto costitutivo da parte degli intervenuti in assemblea. Il contenuto dell'atto costitutivo il seguente: nome e cognome, luogo e data di nascita, domicilio, cittadinanza dei soci (con la riforma 2003 sono stati introdotti anche la denominazione, la costituzione, la sede, lasciando cos intendere che i soci possono essere non soltanto persone fisiche, ma anche persone giuridiche); denominazione sociale e il tipo di societ (spa, sapa, srl); sede; oggetto sociale (cio tipo di attivit economica che sar svolta dalla societ); capitale sottoscritto e capitale versato; numero e il valore nominale delle azioni, modalit di emissione e circolazione, o la quota di partecipazione per le s.r.l.; valore attribuito ai crediti e ai beni in natura; numero degli amministratori, sindaci, primi amministratori e primi sindaci, il soggetto eventualmente addetto al controllo contabile, nonch componenti degli organi previsti nel sistema dualistico o nel sistema monistico; spese per la costituzione; durata della societ, la cui indicazione facoltativa in quanto il nostro codice prevede la possibilit di costituire societ di capitali come societ a tempo indeterminato (nelle societ azionarie non quotate e nelle s.r.l., a tempo indeterminato, ai soci riconosciuto il diritto di recedere ad nutum dalla societ con un preavviso di almeno sei mesi). Nelle s.r.l. e nelle societ azionarie chiuse l'atto costitutivo pu contenere clausole compromissorie con le quali deferito ad arbitri, in deroga all'ordinaria competenza dell'autorit giudiziaria, la risoluzione di controversie fra soci, fra soci e societ, nonch quelle promosse da o contro i componenti dell'organo amministrativo o di controllo. Presupposti richiesti affinch sia possibile apporre clausole compromissorie sono:
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oggetto delle controversie siano diritti disponibili relativi al rapporto sociale, la legge non prevede l'intervento obbligatorio del pubblico ministero. Prima fase. L'atto costitutivo delle societ di capitali costituito per atto pubblico, e dunque redatto da un notaio, sotto pena di nullit della societ. Prima ancora di procedere alla stipulazione dell'atto costitutivo previsto un controllo di legalit (e non di merito) ad opera del notaio rogante volto ad accertare la regolarit del procedimento costitutivo prima dell'iscrizione nel registro dell'impresa nonch l'esistenza delle condizioni necessarie per la costituzione della societ, le quali sono: sottoscrizione integrale del capitale sociale; versamento del 25% dei conferimenti in danaro presso una banca o di tutti i conferimenti di beni in natura e di crediti; stima dei conferimenti di beni in natura e di crediti; autorizzazioni di legge per le societ aventi un particolare oggetto; versamento dell'intero ammontare dei conferimenti in danaro in caso di s.r.l. e di s.p.a. costituite per atto unilaterale. Il notaio, inoltre, dovr accertare l'inesistenza di clausole statutarie contrarie a norme imperative. Seconda fase. Entro 90 giorni dalla stipula dell'atto costitutivo si deve procedere all'iscrizione della societ nel registro dell'impresa, in caso contrario l'atto stesso perde efficacia. Ulteriori effetti della stipula dell'atto costitutivo sono: indisponibilit dei conferimenti in danaro gi versati dai soci presso una banca al momento della sottoscrizione, per cui la banca non pu consegnare di amministratori tali somme, a meno che essi non provano l'avvenuta iscrizione nel registro dell'impresa, n tantomeno possono
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restituirle ai sottoscrittori, a meno che l'atto costruttivo non perda efficacia decorsi 90 giorni dalla stipula senza che abbia luogo l'iscrizione della societ. Il notaio deve provvedere entro venti giorni al deposito, contestualmente all'iscrizione, nel registro delle imprese dell'atto costitutivo e del documento che accerta l'esistenza delle condizioni per la costituzione della societ. Qualora non vi provvede il notaio, possono farlo ciascun socio a spese della societ, o in caso di omissione, l'organo amministrativo. L'iscrizione ha efficacia costitutiva, per cui per effetto dell'iscrizione la societ acquista personalit giuridica e viene ad esistenza. L'effetto costitutivo sta ad indicare che con l'iscrizione possibile l'applicazione della disciplina organizzativa e funzionale dettata dallo statuto per il tipo di societ previsto nell'atto costitutivo. L'iscrizione ha anche un effetto dichiarativo positivo, tipica della pubblicit commerciale, in forza della quale possibile opporre ai terzi le regole dell'atto costitutivo che siano integrative o derogatorie della disciplina legale. Efficacia dichiarativa, a differenza dell'efficacia costitutiva che immediata, si produce decorsi quindici giorni dalla data dell'iscrizione. Entro 180 giorni all'iscrizione nel registro delle imprese, l'organo amministrativo tenuto a controllare le valutazioni contenute nella relazione di stima dei conferimenti di beni in natura e di crediti redatta dall'esperto nominato dal presidente del tribunale e, se sussistono fondati motivi, deve procedere alla revisione della stima. Finch le valutazioni non sono state controllate, le azioni corrispondenti ai conferimenti di beni in natura e di crediti sono inalienabili. Se dalla revisione risulta che il valore dei beni dei crediti inferiore di oltre 1/5 rispetto al valore delle azioni liberate la societ deve proporzionalmente ridurre il capitale sociale, mediante l'annullamento delle azioni eccedenti, il socio pu, in alternativa, versare in danaro la differenza oppure pu recedere dalla societ, con diritto alla restituzione del conferimento in natura effettuato. Lo stesso procedimento di revisione di stima previsto in caso di acquisti pericolosi. In questo caso, la violazione della disciplina non
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comporta l'invalidit dell'acquisto pericoloso, ma la responsabilit solidale dell'alienante e degli amministratori per i danni causati alla societ, soci e terzi. Per quanto riguarda gli atti compiuti in nome della societ prima dell'iscrizione nel registro dell'impresa, i diritti scaturenti sono imputati automaticamente alla societ, una volta costituita, senza che sia necessaria alcuna approvazione da parte degli organi sociali. Delle obbligazioni sono illimitatamente e solidalmente responsabili: necessariamente, coloro i quali hanno agito in nome e per conto della societ, eventualmente, i soci che hanno deciso, autorizzato o consentito l'operazione; mentre nelle societ costituite per atto unilaterale, l'unico socio fondatore risponde necessariamente in solido con coloro che hanno agito, indipendentemente dal fatto che abbia deciso, autorizzato o consentito l'operazione; la societ, laddove, successivamente all'iscrizione, abbia approvato l'operazione e risponde: nei rapporti esterni, solidalmente con coloro i quali hanno agito, nei rapporti interni, obbligata a tutelare coloro i quali hanno agito nel caso in cui sono costretti a pagare. posto il divieto di emettere azioni prima dell'iscrizione della societ, nonch di effettuare operazioni di sollecitazione all'investimento. La nullit della societ. Durante il procedimento di costituzione possibile che si verificano vizi o anomalie. Ma, se la societ dovesse procedere con l'iscrizione dell'atto costitutivo nel registro dell'impresa, nonostante sia invalidamente costituita, essa viene ad esistenza ed esercita la propria attivit di impresa. Il legislatore, in questo caso, ha adottato un principio di conservazione. Successivamente all'iscrizione nel registro delle imprese, sono previste dalla legge 3 ipotesi tassative di nullit della societ iscritta.
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Per cui con l'iscrizione le regole ordinarie della nullit contrattuale sono sostituite dalle specifiche regole della nullit della societ. Causa di nullit della societ iscritta: mancata stipulazione dell'atto costitutivo nella forma dell'atto pubblico; illiceit dell'oggetto sociale; mancata indicazione nell'atto costitutivo della denominazione, conferimenti, capitale, oggetto sociale. Le cause di nullit possono essere eliminate prima che intervenga la sentenza dichiarativa della nullit, pubblicizzando leliminazione nel registro dell'impresa. La sentenza dichiarativa di nullit della societ iscritta non produce i propri effetti retroattivamente, ma provoca solo lo scioglimento della societ e dunque l'apertura del procedimento di liquidazione ("la sentenza che dichiara la nullit nomina liquidatori" art. 2332 c.c.). Dunque, la societ nulla esistente non solo per il passato ma anche per il futuro fino al termine del procedimento di liquidazione. Infatti la sentenza di nullit della societ non pregiudica l'efficacia degli atti compiuti in nome della societ dopo l'iscrizione nel registro dell'impresa, n i soci sono liberati dall'obbligo di conferimento finch non sono soddisfatti i creditori sociali.

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Capitolo IX Modificazioni statutarie. possibile una modifica dell'atto costitutivo soltanto laddove essa abbia carattere oggettivo, con la conseguenza che non necessaria una modifica in caso di mutamento delle persone di soci, ma unicamente in caso di mutamento della denominazione sociale, sede, oggetto sociale, capitale, regole organizzative. Nella s.p.a. il codice fa riferimento unicamente allo statuto e non anche all'atto costitutivo, mentre nella s.a.p.a e nella s.r.l. si parla ancora di atto costitutivo. Nella s.p.a. lo statuto modificato su delibera dell'assemblea straordinaria, mentre nella s.r.l. su decisione dell'assemblea dei soci. Successivamente il notaio redige un verbale assembleare avente ad oggetto quanto deliberato dall'assemblea. Segue un controllo, sempre da parte del notaio, circa l'adempimento delle condizioni previste dalla legge per la modifica dello statuto. E infine, provvede all'iscrizione nel registro dell'impresa della deliberazione affinch possa produrre i propri effetti. Se il controllo dovesse avere esito negativo, il notaio deve darne tempestiva comunicazione agli amministratori, i quali entro 30 giorni hanno la facolt di scegliere tra una nuova convocazione dell'assemblea, al fine di adottare gli opportuni provvedimenti, e un ricorso al tribunale per ottenere l'iscrizione. Infatti, qualora gli amministratori non siano d'accordo con l'opinione del notaio, possono chiedere al tribunale l'iscrizione della deliberazione nel registro dell'impresa, dando luogo a un controllo giudiziario. In questo caso, il tribunale a esercitare il controllo. Il decreto pu essere impugnato entro 30 giorni con reclamo alla corte d'appello. Il testo integrale dello statuto, cos come modificato, deve essere depositato nel registro delle imprese affinch sia portato a conoscenza dei terzi. Le operazioni sul capitale sociale. L'aumento. Il capitale sociale aumentato su delibera dell'assemblea oppure
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dagli amministratori (delega) per un ammontare determinato e per un periodo massimo di 5 anni dell'iscrizione del societ nel registro delle imprese. Si distingue l'aumento gratuito dall'aumento a pagamento. L'aumento gratuito il capitale sociale si ha mediante imputazione delle riserve disponibili al capitale. (Ricordiamo che in questo caso non si ha una modifica del patrimonio netto, essendosi sia le riserve disponibili che il capitale voci del patrimonio stesso, ma una variazione della disciplina, in quanto le riserve perdono il proprio status giuridico disponibile e seguono quello del capitale che indisponibile). L'aumento avviene mediante: emissione di nuove azioni che sono assegnate gratuitamente ai soci in proporzione a quelle gi possedute; aumento del valore nominale delle azioni gi in circolazione. L'aumento a pagamento ha come scopo quello di fornire nuovi strumenti finanziari alla societ. In questo caso, non possibile eseguire l'aumento del capitale finch non sono state interamente liberate le azioni precedentemente emesse. Diritto d'opzione (art. 2441 c.c.). Al fine di evitare il cosiddetto annacquamento delle partecipazioni sociali, e cio che in seguito all'aumento del capitale sociale venga meno l'equilibrio tra le partecipazioni sociali e l'ammontare del capitale sociale, la legge attribuisce ai soci il diritto di opzione sulle azioni e quote di nuova emissione, cio il diritto di essere preferiti rispetto dei terzi nella sottoscrizione delle azioni, in proporzione alle azioni gi possedute. Se non fosse previsto il diritto di opzione, i soci verrebbero danneggiati sia nei diritti amministrativi (venendo meno il proprio peso percentuale nella compagine azionaria) sia nei diritti patrimoniali (perch le nuove azioni potrebbero essere emesse per un prezzo inferiore rispetto al loro valore reale). Con il diritto d'opzione i soci hanno la possibilit di scegliere tra: sottoscrivere le azioni riservate in opzione; oppure vendere il proprio diritto di opzione (trasferibile separatamente delle azioni), compensando in
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questo modo l'eventuale diminuzione del valore reale delle vecchie azioni. In seguito alla delibera dell'aumento di capitale, gli amministratori devono depositare presso il registro delle imprese l'offerta d'opzione, e gli aventi diritto entro 30 giorni devono esercitare l'opzione. Qualora il diritto d'opzione non sia esercitato da tutti i soci, si pone il problema del collocamento delle azioni inoptate. La disciplina varia in relazione al tipo di societ. Nella s.p.a. non quotata, i soci hanno diritto di prelazione sull'inoptato soltanto se al momento dell'esercizio del diritto di opzione hanno contestualmente manifestato la volont di sottoscrivere anche le azioni non optate. Nella s.p.a. quotata, i soci non hanno diritto di prelazione. Infatti, gli amministratori hanno il compito di offrire in borsa, per conto della societ, i diritti di opzione non esercitati. Per cui se i soci vogliono rafforzare la propria partecipazione devono acquistare i diritti sul mercato. Nella s.r.l. il collocamento delle quote inoptate deve essere deciso dai soci. Anzi, il diritto di prelazione deve essere espressamente previsto nella decisione di soci di aumento del capitale. La legge prevede ipotesi nelle quali il diritto di opzione pu essere escluso oppure limitato ad una parte dell'aumento del capitale sociale. La disciplina varia in relazione al tipo di societ. Nella s.p.a. non quotata l'esclusione del diritto di opzione sia nelle seguenti ipotesi: ex lege, se le azioni di nuova emissione sono liberate mediante conferimenti in natura. In questo caso si ritiene che l'interesse della societ prevalga su quello dei soci (ad esempio, la societ ha interesse ad acquistare un bene, e il titolare di tale bene e disposto a cederlo soltanto diventando in cambio socio). Quando l'interesse della societ lo esige e a condizione che la deliberazione sia approvata dai soci che rappresentano pi della met del capitale sociale. Quando la societ offre in sottoscrizione1/4 delle azioni di nuova emissione ai propri dipendenti. In questo caso, se l'esclusione supera 1/4 delle azioni di nuova emissione richiesto nuovamente il voto favorevole di oltre la met del capitale sociale.
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Nei primi 2 casi gli amministratori devono redigere una relazione nella quale siano indicate le motivazioni dell'esclusione del diritto di opzione, nonch il prezzo di emissione delle azioni, perch quando il diritto di opzione obbligatorio il soprapprezzo delle azioni.

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PARTE TERZA ACCENNI SUI I TITOLI DI CREDITO

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Le caratteristiche dei titoli di credito Le caratteristiche dei t.d.c. sono: ncorporazione I Letteralit Autonomia Lincorporazione significa che il diritto di credito incorporato nel documento (titolo di credito). Credito e titolo si vengono cos ad identificare. Queste sono le conseguenze dellincorporazione: o Il diritto di credito si costituisce al momento dellemissione del documento, cio il t.d.c. documento costitutivo del diritto cartolare o Il diritto esercitabile solo dal legittimo possessore del documento(creditore o beneficiario) o Il documento necessario per lesercizio del diritto da parte del creditore La letteralit significa che il debitore deve eseguire la prestazione cos come indicata dalla lettera del t.d.c.. Art. 1993 del CC: Il debitore pu opporre al possessore del titolo le eccezioni fondate sul contenuto letterale del titolo. Di conseguenza il debitore non pu essere chiamato ad una prestazione (pagamento) maggiore di quella indicata nel titolo, ma non pu neanche rifiutarsi di eseguire il pagamento della somma risultante dal titolo adducendo accordi stipulati con la controparte del rapporto fondamentale o con i precedenti possessori del titolo. Lautonomia significa che (art. 1993 del CC) il debitore pu opporre al possessore del titolo soltanto le eccezioni a questo personali. Non possibile quindi che il debitore rifiuti di pagare un titolo per motivi legati ai vecchi possessori del medesimo. Leventuale mancanza di legittimazione del possessore del t.d.c. pu essere fatta valere solo sullultimo prenditore del titolo, questo perch chi riceve un titolo lo acquista in modo originario, prescindendo dai rapporti intercosi tra il debitore ed i vecchi possessori. Il diritto di credito di ciascun possessore indipendente ed autonomo rispetto al diritto degli altri. C ununica eccezione a questa regola e riguarda il caso in cui le parti del diritto cartolare (creditore e debitore del titolo) sono le stesse del rapporto fondamentale (creditore e debitore del contratto dal quale stato originato il titolo). In questa ipotesi (che equivale a dire che il titolo non ha circolato) il debitore pu opporre al creditore le eccezioni fondate sul rapporto sottostante (il contratto) e rifiutarsi di pagare il titolo.

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Le classificazioni dei titoli di credito Rispetto allimportante funzione circolatoria dei t.d.c. abbiamo: Titoli al portatore. Sono quelli che si trasferiscono con la semplice consegna (p. es. gli assegni girati in bianco ed i titoli di investimento per i quali si richiesto questa caratteristica) Titoli allordine. Sono i titoli che si trasferiscono mediante girata (p.es. gli assegni e le cambiali) Titoli nominativi. Sono tali i titoli che si trasferiscono con la girata e con lannotazione del nuovo beneficiario-creditore sui registri dellemittente (p.es. le azioni) Secondo la causa dellemissione si distinguono in: Titoli causali. Sono quelli che menzionano il rapporto fondamentale (p. es. i titoli rappresentativi di merci) Titoli astratti. Sono quelli sui quali non appare il rapporto che ha dato vita al titolo (p. es. gli assegni e le cambiali) Rispetto alla loro funzione economica possiamo avere: Titoli individuali. Sono i titoli che fungono da mezzo di pagamento (assegni) o di credito (cambiali) e che servono ad agevolare lo smobilizzo del credito o la sua esecutivit. Titoli di massa. Sono quelli che sono emessi come strumenti dinvestimento e per la mobilizzazione della ricchezza (p.es. le azioni e le obbligazioni) Secondo il contenuto della dichiarazione cartolare si distinguono in: Titoli cambiari. Rappresentano promesse di pagamento e sono emessi nellambito di una transazione commerciale (p.es. cambiali ed assegni) Titoli obbligazionari o di prestito. Sono titoli di massa e attribuiscono al loro possessore la partecipazione ad un prestito emesso da una societ o un ente (p.es. le obbligazioni, i B.O.T. e quasi tutti i titoli pubblici) Titoli di partecipazione. Sono quei titoli che attribuiscono al loro possessore una quota di partecipazione al capitale di una societ o ente (p.es. le azioni) Titoli rappresentativi di merci. Questi titoli attribuiscono il diritto alla consegna delle merci indicate nel documento, nonch il potere di disporne (p.es. fede di deposito, nota di pegno e polizza di carico)
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Titoli atipici. Nel mondo commerciale e dellalta finanza nascono sempre nuovi tipi di titoli che generalmente attribuiscono una partecipazione a qualche operazione di investimento, diversa dalle azioni o dalle obbligazioni

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PARTE QUARTA

ACCENNI SUL FALLIMENTO

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Liniziativa per la dichiarazione di Fallimento Il Tribunale nella cui circoscrizione territoriale c la sede principale dellimpresa pronuncer la sentenza dichiarativa di Fallimento dufficio o su istanza di parte. Liniziativa pu dunque legittimamente provenire da uno dei seguenti soggetti: 1) Il debitore stesso 2) Uno o pi creditori 3) Il PM 4) Il Tribunale fallimentare 1) Limprenditore commerciale dovrebbe chiedere il F. in tutti i casi di insolvenza della sua impresa, al fine di non aggravare ulteriormente la sua gi delicata situazione finanziaria. Naturalmente nella realt non cos. Alla richiesta di F., il debitore deve allegare: a) le scritture contabili b) il Bilancio desercizio dei 2 anni precedenti c) linventario dettagliato delle attivit patrimoniali d) lelenco nominativo dei creditori con lammontare del loro credito e) lelenco di coloro che vantano diritti reali sui beni in possesso dellimpresa 2) La richiesta di F., sotto forma di ricorso, da parte dei creditori il caso pi frequente. Essi, invocando il F., da una parte cercano di evitare i futuri trafugamenti di capitale ad opera del debitore e dallaltra sperano che la procedura fall. reintegri, attraverso la revocatoria fall, il patrimonio gi andato perduto. Inoltre i creditori hanno paura che limprenditore soddisfi solo alcuni di essi, a danno degli altri. C anche un motivo, quasi di ricatto, che spinge il singolo creditore a chiedere al Tribunale il Fall.. Egli infatti, cos facendo, costringe il debitore a pagare il debito per evitare le gravi conseguenze a suo carico derivanti dal F. 3) Liniziativa del PM si ha in tutti i casi in cui risulta, in sede penale, lo stato dinsolvenza: fuga o latitanza dellimprenditore, chiusura
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dei locali dellimpresa, occultamento dellattivo e in tutti i casi di azione penale contro il debitore insolvente. 4) Il Tribunale fall. dichiara il Fallimento dufficio: a) se nel corso di un giudizio civile viene accertata linsolvenza dellimprenditore b) se non va a buon fine il concordato preventivo (v. lezione n. 28) c) se viene comunque a conoscenza dello stato dinsolvenza, per es. da coloro che levano i protesti cambiari (notai, segretari comunali, ecc.)

Presupposti del Fallimento Sono 2 le condizioni che devono necessariamente sussistere affinch il Tribunale dichiari il Fallimento: 1. Presupposto soggettivo fallisce esclusivamente limprenditore commerciale (v. lezione precedente) 2. Presupposto oggettivo lo stato dinsolvenza dellimprenditore Linsolvenza pu essere definita come lincapacit momentanea, da parte dellimprenditore, di far fronte ai propri impegni finanziari (pagamenti), alle regolari scadenze e con i normali mezzi di pagamento (cassa, assegni non postdatati, ecc.). La legge Fall. indica alcuni avvenimenti, quali indici della manifestazione dello stato dinsolvenza. Essi possono essere di aiuto al Tribunale per giudicare, nella fattispecie concreta, sullesistenza o meno dellinsolvenza stessa e sono i seguenti: Inadempimenti ripetuti (mancato pagamento di debiti, pagamenti effettuati con ritardo, pagamenti effettuati con strumenti non tradizionali, come ass. postdatati, cambiali, beni patrimoniali, ecc.) Altri fatti esteriori (chiusura dei locali, svendita della merce sottocosto, ricorso allusura, trafugamento dei beni, latitanza dellimprenditore, ecc.) Per concludere questo discorso sullinsolvenza, quale presupposto (oggettivo) necessario per il F., c da dire che nella realt pratica molto difficile valutare, per il Tribunale, lesistenza effettiva dellinsolvenza. Infatti, non sempre gli inadempimenti delle obbligazioni pecuniarie sono un valido indice di insolvenza. Innanzitutto potrebbero
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essere frutto di una temporanea difficolt dellimpresa, la quale spesso destinata a risolversi facilmente, magari con lottenimento di un semplice finanziamento. Inoltre, anche la difficolt duratura ad adempiere i pagamenti non necessariamente presuppone lo stato dinsolvenza, perch limpresa potrebbe avere uno squilibrio finanziario (tra entrate ed uscite), per disorganizzazione o incapacit dellimprenditore, ma una forte solidit dal punto di vista economico (costi e ricavi) e patrimoniale (attivit e passivit). Per cui in questa situazione il F. non dovrebbe essere dichiarato, perch i creditori non hanno motivo di temere la perdita del loro credito. Di fatto il Tribunale dovr valutare, per ogni situazione, tutti gli elementi a sua disposizione per accertare o meno lesistenza dello stato dinsolvenza, anche avvalendosi dellaiuto di periti ed esperti contabili. Gli organi fallimentari Gli organi che compongono lUfficio fallimentare sono: Il Tribunale fallimentare Il giudice delegato Il curatore Il comitato dei creditori

Il Tribunale fallimentare Il Tribunale che dichiara il F. lorgano di indirizzo e coordinamento di tutta la procedura. E competente a conoscere di tutte le azioni che riguardano il F. e provvede sulle controversie della procedura che non sono di competenza del g. delegato. Decide sui reclami contro i provvedimenti del g. delegato. Il giudice delegato Il g. delegato lorgano deputato a dirigere le operazioni del F. ed a vigilare sul curatore. In particolare, tra le tante, si sottolineano le seguenti competenze: Riferisce al Tribunale su ogni affare sul quale esso deve pronunciarsi Emette i provvedimenti urgenti, necessari per la conservazione del patrimonio Autorizza il curatore a compiere atti di straordinaria amm.zione
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Decide sui reclami contro gli atti del curatore Provvede, insieme al curatore, allesame preliminare dei crediti I provvedimenti del g. delegato hanno la forma di decreti e contro di essi ammesso reclamo al Tribunale, entro 3 gg. dalla comunicazione del decreto.

Il curatore Il curatore il vero organo esecutivo della procedura fall., cio colui che svolge tutte le fasi del procedimento. Egli ha lamm.zione dei beni del fallito ed opera sotto la direzione del g. delegato. E nominato con la sentenza dichiarativa di F., tra gli iscritti negli Albi professionali (Dottori Commercialisti, Ragionieri, Avvocati, ecc.). In seguito allaccettazione dellincarico assume la qualit di pubblico ufficiale, in quanto diventa organo del Fallimento. Ha diritto ad un compenso per la sua opera, determinato in genere facendo riferimento alle tariffe professionali. Anche contro gli atti del curatore possibile proporre reclamo da parte degli interessati. Sul reclamo decide il g. delegato con decreto motivato. Il curatore responsabile degli atti compiuti in danno della procedura fall.. Lazione di responsabilit pu essere esperita solo dopo la revoca del curatore, la quale disposta dal Tribunale, dufficio o su proposta degli altri organi (g. delegato e comitato dei creditori). Sar il nuovo curatore ad esercitare lazione di responsabilit, su autorizzazione del g. delegato. Gli atti del curatore sono cos classificabili: Atti di ordinaria amm.zione non gli occorre nessuna autorizzazione Atti di straordinaria amm.zione gli occorre lautorizzazione del g. delegato Atti specifici di straordinaria amm.zione sono atti particolari (come la riduzione dei crediti, le transazioni, ecc.) che richiedono, oltre la consueta approvazione del g. delegato, il parere del comitato dei creditori e, a volte (per operazioni superiori alle 200.000 lire!!), lautorizzazione dello stesso Tribunale. In via sommaria, i principali compiti del curatore sono:
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Redigere, entro un mese dal F., una relazione dettagliata sulle cause che hanno portato al F., indicando le eventuali responsabilit, anche penali, del fallito o degli amm.tori della societ fallita Redigere, entro il 5 di ogni mese, una relazione sullandamento della gestione nel mese precedente Depositare, entro 5 gg., le somme riscosse a qualunque titolo, dedotte le spese da sostenere o sostenute su autorizzazione del g. delegato Tenere un registro, vidimato dal g. delegato, dove annotare tutte le operazioni contabili compiute nellesercizio delle sue funzioni Compiere tutti gli atti necessari per cercare di reintegrare il patrimonio del fallito (come la revocatoria fallimentare, quella ordinaria, ecc.) Presentare, una volta ultimata la liquidazione dellattivo e prima del riparto finale, il conto della sua gestione, da sottoporre allapprovazione del g. delegato

Il comitato dei creditori Il comitato dei creditori un organo con funzioni soprattutto consultive. In via residuale, ha anche funzioni ispettive e di informazione, quando controlla le scritture contabili o chiede informazioni al curatore. E composto da 3 a 5 membri scelti fra i creditori dal g. delegato, entro 10 gg. dal decreto che rende esecutivo lo stato passivo. I pareri espressi dal comitato possono essere: facoltativi se gli altri organi sono liberi di richiederli obbligatori se invece c lobbligo di ricevere il parere del comitato Inoltre, essi possono essere: consultivi quando non c lobbligo di tener conto del parere vincolanti quando invece obbligano a tenere un certo comportamento. Lunico caso di parere vincolante del comitato riguarda lesercizio provvisorio dellimpresa, cio il parere sullopportunit di continuare o meno lesercizio temporaneo dellimpresa fallita. In questo caso il parere sfavorevole del comitato vincola il curatore a non proseguire (o a non riprendere) lattivit imprenditoriale.

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La sentenza dichiarativa di Fallimento La sentenza dichiarativa di F. apre la procedura fall.. Prima di pronunciarla, il Tribunale, al fine di verificare la sussistenza dei presupposti (oggettivi e soggettivi), pu esperire delle indagini preliminari, nellambito delle quali ha lobbligo di ascoltare in camera di consiglio il debitore. Ci perch non si pu limitare il diritto alla difesa di questultimo. Leventuale omissione di tale obbligo comporta la nullit della sentenza dichiarativa di F.. Terminati gli accertamenti preliminari, il Tribunale pu respingere listanza o dichiarare il Fallimento, con sentenza. La sentenza provvisoriamente esecutiva, ma contro di essa possono opporsi, entro 15 gg. dalla notificazione: Il debitore Chiunque vi abbia interesse, tranne i creditori istanti Le eccezioni che gli oppositori possono sollevare si concretizzano nelle seguenti fattispecie: Incompetenza territoriale Mancata audizione del debitore Mancanza di uno dei 2 presupposti (impresa commerciale o insolvenza) Lopposizione pu essere respinta o accolta. In questultimo caso il F. viene revocato. La sentenza che respinge o accoglie lopposizione appellabile entro 15 gg. dalla notifica. La sentenza dichiarativa del F. contiene: La nomina del giudice delegato e del curatore Lordine al fallito di depositare entro 24 ore i libri contabili ed il Bilancio Lordine per la cattura del fallito, qualora egli si sia macchiato di reati fallimentari Lassegnazione ai creditori di un termine massimo di 30 gg. per linsinuazione nel passivo Lindicazione del giorno per ladunanza dei creditori (entro 20 gg. dal termine indicato al punto precedente).

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