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I

Oggi

INTERVISTA

LA COPERTINA

PER I RAGAZZI

tuttoLIBRI
1775

Nella Sardegna Doninelli in tour Anita, una vita di Soriga, fra cattedrali di avventure lontano dai vip di ieri e di oggi con Garibaldi
Con le recensioni e le classifiche dei bestseller

iPad Edition

NUMERO ANNO XXXV SABATO 23 LUGLIO 2011

tuttoLIBRI
P. II

ANNIVERSARIO

Il pianeta Scerbanenco
Nasceva nel 1911: un giallo ritrovato
PENT

TRA 1940 E 1943

Intellettuali e guerra
Da Buzzati a Pavese il non intervento
MONDO P. III
MASOLINO DAMICO

Malvern Hall in Warwickshire, dipinto di John Constable, tra i maggiori paesaggisti inglesi del Settecento, con Turner e Wright of Derby

Estate in giardino/4 Il mitico architetto Lancelot Brown, detto


Capability, nel 700 ridisegn il paesaggio dellInghilterra: oltre 200 parchi e tenute, piantando migliaia di alberi, creando laghi e colline

NONLUOGHI E OLTRE

Aug, vita dantropologo


Dalle palafitte alla metropolitana
AIME P. VI

DIARIO DI LETTURA

Sul Cavallo di Scabia


Da Basaglia alle Baccanti
QUARANTA P. VIII

TUTTOLIBRI
A cura di: LUCIANO GENTA con BRUNO QUARANTA tuttolibri@lastampa.it www.lastampa.it/tuttolibri/

LA STAMPA

Lidea dellInghilterra come un giardino privilegiato baciato dagli di e da questi difeso contro il resto del mondo formulata nel Riccardo II da John of Gaunt, zio del protagonista, che pronuncia una tirata profetica esaltante: questisola scettrata... questo nuovo Eden... questo mezzo paradiso... questa pietra preziosa collocata nellargenteo mare... questa aiuola benedetta. Ma se Shakespeare formul il concetto, un altro gigante dellarte - di unarte che allepoca del Bardo non aveva ancora il suo nome - ne promosse la realizzazione tangibile. Stiamo parlando del primo e ormai mitico architetto di paesaggi, Lancelot Brown detto Capability (Capability Brown, 1716-83), che durante un quarantennio ridisegn, spesso radicalmente, pi di duecento vasti e non di rado sterminati parchi e tenute, come, alla rinfusa, Burghley, Chatsworth, Claremont, Bowood, Harewood, Longleat, Petworth, Stowe, Sledmere, Blenheim, pi, per la Corona, Richmond (Kew) e Hampton Court, dallestremo Nord allestremo Sud dellisola, pi di settanta dei quali esistenti e visitabili tuttora; piant migliaia e migliaia di alberi quando non li trapiant adulti, anche servendosi di una macchina che aveva inventato; devi o fece scavare innumerevoli corsi dacqua e pi di centocinquanta nuovi laghi artificiali; spian colline e cre alture; apr prospettive amene e nascose brutture con opportuni impianti di vegetazione; valorizz le rovine di antiche abbazie rendendole elementi di nostalgia pittoresca; colloc nel verde tempietti di stile greco visibili dalle finestre delle dimore neoclassiche che i potenti costruivano adesso al posto dei torvi castelli dei loro avi. La sua attivit ebbe inizio in un periodo in cui il gusto cor-

Morbido, ondulato green di Sua Maest


rente accantonava il geometrico giardino allitaliana, nato in altro clima e bisognoso di cure continue, in favore di un pi economico e vivibile paesaggio morbido, ondulato, per linee curve, in cui la natura non veniva dominata ma assecondata: prati smeraldini, ameni boschetti, presenza di animali li-

Quando per fare bella figura in campagna occorreva un grande salone, un fiume sinuoso e un bosco
beri o quasi (greggi di pecore, cavalli al pascolo, daini). Capability dovette il soprannome alla parola che amava usare quando, dopo accurate ricognizioni preliminari dei suoi assistenti, si presentava di persona a valutare, di solito mediante una lunga cavalcata, le possibilit che aveva un luogo di migliorare fino a diventare una degna parte del mezzo paradiso di cui sopra. Prima di ogni altro comprese ladattabilit del nuovo concetto di giardino ai grandi spazi di cui i latifondisti ora di-

DUE TITOLI PER SCOPRIRE IL PERSONAGGIO Su Capability Brown il libro fondamentale resta Capability Brown di Dorothy Stroud, Faber & Faber (l'edizione definitiva, del 1975, tuttora in stampa). Il pi recente The Omnipotent Magician - Lancelot Capability Brown di Jane Brown, edito da Chatto & Windus ( 384 pagine, 20 euro).

sponevano grazie alla riduzione dellattivit agricola e allurbanizzazione provocate dagli albori della Rivoluzione industriale. Oltre a uno spiccato senso pratico, possedeva un talento innato per larmonia e il ritmo di volumi e colori, talento arricchito da una profonda competenza sia nella botanica sia nellarchitettura vera e propria (spesso progett anche abitazioni, in uno stile non indegno dei fratelli Adam, gli illustri designer di matrice palladiana, coi quali collabor). La moglie di David Garrick, il sommo attore del quale Capability organizz il giardino a Twickenham con tanto di monumento a Shakespeare, rifer quello che costui le disse una volta, paragonando la propria arte alla composizione letteraria: Qui, - disse, puntando un dito metto una virgola, e qui, - indicando un altro punto -, dove ci vuole una svolta pi decisa, metto due punti; in unaltra parte, dove desiderabile uninterruzione per interrompere la vista, una parentesi; poi un punto fermo, e allora inizio un altro argo-

Continua a pag. II

II

Scrittori italiani
SERGIO PENT

Morbido, ondulato green di Sua Maest


MASOLINO DAMICO

Anniversario A centanni dalla nascita,


continua la riscoperta di un Maestro del giallo

Segue da pag. I

mento. Il risultato fu larmonioso paesaggio inglese ancora oggi visibile dai treni, coi suoi contrasti mai drammatici tra vegetazione e spazi aperti, anticipato nei quadri di Claude Lorrain di cui gli aristocratici della Gran Bretagna furono avidi collezionisti e poi realizzato da Capability Brown per quegli stessi proprietari che ora desideravano abitarlo, e infine amorosamente riprodotto da generazioni di pittori e acquarellisti. LInghilterra di Wright of Derby, di Constable e di Turner, insomma. Nella diffusa mania per questo tipo di giardino esteso, Capability trov parecchi interlocutori competenti come William Pitt il vecchio, Lord Chatham, che lo tratt da pari a pari. Un altro fu Lord Bute, lex primo ministro per cui Brown realizz Luton Hoo nel Berkshire, che doveva gli inizi della sua scalata proprio alla passione per la botanica. Questa gli valse lamicizia del reggente e quindi la carica di precettore del futuro Giorgio III, il quale appena incoronato lo chiam presso di s. Lancelot Brown era nato in un villaggetto del Northumberland, da una famiglia di agricoltori. Rimasto orfano presto, aveva lasciato gli studi a differenza dei fratelli, e a poco pi di ventanni era gi attivo in quella che sarebbe rimasta lunica occupazione della sua vita. Risulta infatti che a quellepoca cur la ristrutturazione paesaggistica della tenuta del signorotto locale, Sir William Loraine, con spostamenti di piante e di acque. Era la nuova moda; un commento uscito sul giornale The World nel 1739 osserva che nessun gentiluomo provvisto di un sia pur minimo patrimonio ritiene di fare bella figura in campagna se non possiede almeno un grande salone, un fiume sinuoso e un bosco. Tali obiettivi secondo il poeta e arbiter elegantiarum Alexander Pope richiedevano tre elementi: i contrasti, lorganizzazione di sorprese, e loccultamento dei confini. Il giardino-tenuta di Capability doveva infatti sembrare ampio, una sintesi della nazione sulla quale il suo ideatore si concentr (rifiutando mille sterline per andare a vedere una tenuta in Irlanda disse una volta: non ho ancora finito con lInghilterra). I suoi stilemi erano immutabili, venendo solo adattati alle caratteristiche (la capability) del posto. Soddisfaceva i clienti, ma guardava al futuro, e infatti unenorme parte della sua opera giunta fino a noi. S, negli Anni 70 una malattia distrusse gran parte dei suoi olmi, poi due tremende tempeste fuori stagione, nel 1987 e nel 1990, abbatterono innumerevoli faggi; ma le sciagure furono profondamente sentite dalla popolazione, e il governo corse ai rimedi. Il modello dellilluminata seppur talvolta dispotica progettazione di Capability dura nei secoli. Si illudeva re Giorgio III quando apprendendo la morte improvvisa del suo Master Gardner disse allassistente di costui: Finalmente potremo fare a modo nostro.

Un extracomunitario che - in tempi socialmente non sospetti - ha dato lustro e gloria alla narrativa italiana. Si pu anche bonariamente definire cos Giorgio Scerbanenco, la cui opera quasi leggendaria ancora oggi in via di definizione ufficiale. Nei suoi modesti 58 anni di vita il milanese di Kiev si rivel una macchina da scrivere umana in grado di passeggiare con disinvoltura in quasi tutte le aree frequentabili della narrativa di consumo. E adesso - con Lo scandalo dell'osservatorio astronomico - siamo di fronte a un altro Scerbanenco inedito che pi inedito non si pu, nell'anniversario della nascita - 100 infiniti anni - di questo scrittore di per s anomalo, labirintico, eclettico al punto da passare con la stessa disinvoltura - e la stessa abilit - dal romanzo rosa all'avventura al polizie-

Nel pianeta Scerbanenco

p Giorgio Scerbanenco p LO SCANDALO


DELL' OSSERVATORIO ASTRONOMICO p Sellerio, pp. 223, 13

Lo scandalo dellosservatorio astronomico: una guerriglia tra gli scienziati


sco, genere - quest'ultimo per il quale tutt'ora famoso, citato e omaggiato, visto che proprio a lui dedicato il premio annuale di Courmayeur per il miglior giallo italiano. Un Maestro, dunque. Forse della cosiddetta letteratura popolare, ma comunque un esempio di disinvoltura stilistica e mancanza di snobismo, con al centro la volont di intrattenere il pubblico, di conquistarlo con letture semplici ma avvincenti, al passo con i tempi e con le mode, ma spesso anche anticipando - con la serie noir degli anni Sessanta, I milanesi ammazzano il sabato & company - il delirio di certa violenza metropolitana appena dietro l'angolo. Il personaggio di Duca Lamberti ancora oggi si porta addosso il peso di sconfitte sociali piccolo borghesi che annichilivano, gi all' epoca, le velleit di riscatto

ci troviamo quindi di fronte a una specie di nostalgica prima stesura di un'opera da limare e sgrossare, da impreziosire con ulteriori dettagli, come una specie di brogliaccio da cui si andr a ricavare un vero romanzo. Il linguaggio ormai fuori moda rende comunque interessante l'operazione, ci si ritrova proiettati negli anni Quaranta del Novecento in un osservatorio astronomico in cui agiscono personaggi ambigui e spesso deviati, che rispondono a nomi ibridi come Federico Travel - il vecchio direttore -, Veronica Fanee - la sinuosa assistente - o Fronder

Giorgio (allanagrafe Vladimir) Scerbanenco nacque a Kiev un secolo fa, il 27 agosto 1911; mor a Milano nel 1969
LANOMALIA DI PIERACCINI

Personaggi ambigui e spesso deviati negli anni Quaranta, una trama romantica e avventurosa insieme
Hass - lo squilibrato segretario: nomi da romanzo popolare, appunto, come questo che ruota attorno alla possibile scoperta di un pianetino nel sistema solare, ipotesi che scatena una guerriglia interna tra gli scienziati, con tanto di intervento del geniale, disincantato Jelling e sorpresa finale con nuvolette rosa. Uno Scerbanenco curioso perch sorpreso a nudo con un lavoro talvolta ingenuo e poco approfondito, ma per noi aficionados della sua opera questo inesausto scavo archeologico nei bauli del passato remoto semplicemente un nuovo, affettuoso tassello nella memoria che serbiamo di questo autore senza tempo. Cento luminose candeline, Giorgio.

Una mano omicida a Eperice


Tra Crichton e i telefilm della serie Numbers, un giallo italiano che veda al centro della trama una questione scientifica un'anomalia. Massimiliano Pieraccini bravo a centellinare le digressioni scientifiche in un contesto che ne delinea la necessit in funzione della trama, molto suggestiva nell'idea di scatenare una mano omicida a un convegno di scienziati sulla rocca di Erice dove ha sede la fondazione del professor Zichichi. E' lo stesso Zichichi a figurare tra i protagonisti del romanzo, L'anomalia (Rizzoli, pp. 333, 19,90), in aiuto del giovane collega Massimo Redi. Gli studiosi invitati dovrebbero discutere delle grandi emergenze planetarie, tanto che al convegno partecipa anche il Papa, salvo poi metterlo in salvo quando nella sua stanza viene trovato il cadavere di Giulia Perego, studiosa affascinante ed ex-fiamma di Redi. Se aggiungiamo la scomparsa di un fisico russo operativo ai tempi di Chernobyl, il discorso si fa pi chiaro anche per un umanista ignorante di molecole e protoni. Il romanzo si regge, appunto, su un'anomalia che potrebbe essere la chiave del nostro futuro, e il tracciato dell'indagine risulta avvincente, scaltro: in pista uno scrittore di noir alternativo, con i piedi in Italia ma con belle aspirazioni internazionali.
[S.P.]

delle classi sociali meno corazzate di fronte all'arroganza e all'indifferenza. In questo scandalo ritrovato tra le sue carte - un vero e proprio vaso di Pandora, come osserva la figlia Cecilia - siamo invece dalle parti dell'intrigo giallo-sentimentale con ambizioni scientifiche, anche se le nozioni dell'autore risultano di grana grossa e gestite unicamente in funzione di una trama romantico-avventurosa che vede protagonista l'archivista Arthur Jelling della polizia di Boston, gi al centro di altri cinque romanzi, tra cui Nessuno colpevole e La bambola cieca. Per espressa volont della figlia, il manoscritto non ha subito modifiche o revisioni:

RENATO BARILLI

Lanzetta Un guazzabuglio
di passioni, di luci e tenebre

Peppe Lanzetta oggi forse il miglior produttore di narrazioni brevi, di raccontini che si snodano come in un fitto rosario, raccogliendo una preziosa eredit da quanto sapeva fare il miglior esponente della napoletudine, Domenico Rea. Ma esiste beninteso una differenza di fondo, in quanto Rea, con Spaccanapoli e altre raccolte del genere, prendeva le misure di una Citt del Golfo del tutto miserabile, in preda al pi cupo pauperismo. Un mezzo secolo dopo il suo emulo deve pur tenere conto che il consumismo giunto anche allombra del Vesuvio, e dunque i suoi ragazzi di vita hanno modelli brillanti, di telefonini che si sprecano, di abbuffate di cibo e di sesso, la vita sembra facile, e davvero sembra che essa incendi le nostre esistenze, come dice la sua raccolta pi riuscita. Per questo, se lecito fare di Rea uno dei grandi campioni del neorealismo postbellico, al suo continuatore conviene replicare lepiteto: chi scrive queste note reperisce in lui il massimo esponente di un odierno neo-neorealismo. La situazione di fondo non cambia, Napoli resta un inferno,

Il crudelissimo boss devoto di Padre Pio


eppure le grame esistenze che vi boccheggiano alzano lo sguardo vero traguardi di salvezza, anche se poi per raggiungerli prendono le scorciatoie del crimine. Ma fin qui Lanzetta sembrava condannato a non saltar fuori da uno spazio denso, concentrato, e nello stesso tempo breve come un fuoco dartificio. Aveva gi provato a conquistare la dimensione del romanzo con Giugno Picasso (2006), ma, uscito fuori dal suo terreno preferito, si era trovato a disagio entro ambienti non intimamente partecipati. Questa volta invece ce lha fatta, con un titolo in cui lessenza stessa del suo mondo, InferNapoli, citt che egli definisce con una delle sue efficaci triangolazioni chiamandola affamata, troia e godereccia, e portando lattenzione su un campione che riesce a dominarla, ma infine a restarne vittima. Se si vuole, siamo pur sempre a

p Peppe Lanzetta p INFERNAPOLI p Garzanti, pp. 261, 16,60

Peppe Lanzetta

InferNapoli: tra ascesa irresistibile e disfatta, la carriera di un malavitoso che aspirava al Paradiso
una serie di tante scenette di corto respiro, solo che questa volta c un dominus, pacchiano, volgare, cafone, nella persona di Vincent Profumo, cinico, spregiudicato, pronto a far uccidere chi commette degli sgarri contro la sua consorte-

ria. Perfino la mater familias, che gli ha dato ben tre figlie, paga con la sua stessa esistenza il crimine di aver cercato un po di vita sessuale con un baldo giovane, finendo assieme a lui nella calce viva. Se si vuole, questi vari episodi di una carriera criminale infilano i vari stereotipi, la lotta fra bande, in particolare contro linvasione della piazza operata dalla malavita cinese. Si hanno efferate esecuzioni da una parte e dellaltra che non lasciano scampo. Ma la condizione generale del mondo di Lanzetta fondamentalmente ossimorica, Napoli citt dellamore e dellodio, inferno e paradiso, com lo stesso protagonista, tenerissimo verso le figlie, anche se involontariamente le condu-

ce al martirio, e perfino con uno spunto di redenzione che gli viene dal culto professato sia verso Padre Pio, sia verso la musica della Callas. Ciascuno di noi un guazzabuglio di passioni, di luce e di tenebre, il che vale anche per questo crudelissimo boss, che del resto paga duramente, dopo che la sua carriera di malavitoso ha toccato un apice subisce un crollo altrettanto vertiginoso, viene incarcerato in celle via via pi asfissianti, e cos non gli resta che rifugiarsi nel delirio, nella demenza. LInferno di Napoli lo inghiotte, eppure, come tutti i personaggi di Lanzetta, egli non manca mai di guardare verso l'alto, verso un Paradiso sempre pi lontano.

Tuttolibri
SABATO 23 LUGLIO 2011 LA STAMPA

III

LORENZO MONDO

Raffaele Liucci ha scritto un libro appassionante sugli intellettuali italiani durante la seconda guerra mondiale intitolandolo Spettatori di un naufragio. Un titolo accattivante ma, come vedremo, limitativo perch suona indiscriminatamente accusatorio. Lautore prende le mosse dallespressione zona grigia venuta a designare, nel dibattito storiografico, il comportamento attendista, non attivo, di una parte, peraltro maggioritaria, degli italiani nella lotta tra partigiani e fascisti. Ma estende limmagine e il concetto agli anni che vanno dal 1940 allestate del 1943, vale a dire alla pienezza della guerra fascista. E questo laspetto pi nuovo del suo libro, della sua verifica condotta su un ricco spoglio di testi e documenti. La prima osservazione, di ordine generale, che non esiste in Italia una letteratura dellintervento paragonabile, per quantit e qualit, a quella che accompagn la prima guerra mondiale. Nonostante i reiterati appelli del regime alla mobilitazione e le sferzanti deprecazioni delle torri davorio, gli intellettuali, anche quelli collusi a va-

p p p p

Raffaele Liucci SPETTATORI DI UN NAUFRAGIO Einaudi, pp. X-237, 18

Dino Buzzati

Cesare Pavese Disegno di Mario Sironi per un manifesto pubblicitario Anni Trenta

danno conto di resipiscenze e disinganni, tra sofferte testimonianze e impuniti trasformismi. La ritrovata libert insidiata tuttavia da un nuovo conformismo, da una intimazione dellimpegno (popolare, progressista, rivoluzionario) analoga a quella che si era manifestata ai tempi del Minculpop. Liucci offre in proposito prelievi acuminati e corroboranti tratti da scrittori che non si lasciano omologare e coltivano, contro le inossidabili certezze, la pratica del dubbio. Scrive Brancati: Che i conservatori siano conformisti, cosa di tutti i tempi. Ma che siano conformisti, convenzionali, obbedienti i cosiddetti rivoluzionari, cosa soltanto dei nostri tempi. Gli fa eco Flaiano, trattando di intellettuali barricadieri: Si battono per lIdea, non avendone. Moravia, Guttuso e Carlo Levi? Tre casi di narxcisismo. Come dire che non sempre lattivismo e la pronuncia perentoria, specialmente quando non comportano il pagamento di un prezzo, sono di per s positivi. Liucci, concesso un doveroso riconoscimento a chi ha mostrato in tempi difficili coerenza e spirito di sacrificio, conclude che zona grigia una definizione troppo angusta

Convergenze
GIUSEPPE MARCENARO

Romanzi mascherati da saggi


er scrivere una nota di segnalazione e d'elogio a un libro, quali tipi di linguaggio, quali forme di narrazione, quali invenzioni metaforiche sono consentite? Bisogna mutare il registro della scrittura in rapporto al tipo di libro? Quale lo specifico se il libro di cui si tratta un saggio? Una narrazione? Trattando il libro di Remo Ceserani, Convergenze. Gli strumenti letterari e le altre discipline (Bruno Mondadori, pp.200, 18) corre l'obbligo d'uscire dalla maniera tradizionale accordata al recensore: cio di narrare cosa vi sia dentro al libro onde invogliare i sollecitati a correre in libreria. Troppe sono le suggestioni, a tratti folgoranti, che saltano fuori da queste Convergenze, il cui Leitmotiv esemplare: siamo arrivati alla dissoluzione della letteratura? Quando mai? Non mai stata pubblicata tanta letteratura come in questi tempi. Si pu lamentare la morte del romanzo in un tempo in cui se ne scrivono cos tanti? Le librerie sono gonfie di artisticit narrativa. Per cui l'epoca nostra, in futuro, sar passabilmente ricordata, con altre nefandezze, come quella dell'homo narrator. A causa ovviamente della sterminata produzione che esibisce isterie narcisistiche di autori improvvisati coniugata alla rutilante esigenza di mercato da parte degli editori. Il risultato cristallino: la caduta della tensione linguistica e narrativa portando l'arte del raccontare alla sua dissoluzione pletorica. Infungibilit per indigestione. Raccontare non il contenuto, ma la forma con cui si racconta. Se gli estensori delle odierne fiction sapessero usare la lingua e riuscissero a inventare metafore, forse potrebbero ambire a diventare un giorno scrittori, non d'esibita categoria ma di sostanza. Emulando i sublimi mendaci capaci di raccontare storie. La tendenza sembra tuttavia allontanare sempre pi dall'illusione. Se questo il panorama, e il diavolo lo ha infrattato, dove sta il filo rosso delle forme narrative? Ceserani individua luoghi in cui i linguaggi letterari si sono rifugiati. Le invenzioni metaforiche si stanno rigenerando altrove. Ripullulano carsicamente in diverse discipline in apparenza difformi dallo specifico romanzesco. Il romanzo lo ritroviamo nuovo e splendente, come se nessuna crisi o minaccia di morte lo avesse sfiorato, trasfigurato nei meandri di quella sublime narrativa mascherata da saggistica che in passato ha avuto fulgidi esempi cui ispirarsi - da Montaigne a Benjamin - dove scrittura e capacit di narrare hanno una comune radice esistenziale. Una letteratura di vita e non d'apparenza. Qui sta la resistibile moralit del saper raccontare. Una non fiction sta assumendo il carattere di letteratura contemporanea di cui Ceserani offre un catalogo da capogiro che comprende matematici, biologi, antropologi e paleontologi, storici e geografi. Anche medici. Qualche satrapo si strapper forse i capelli. L' ordine formale che doveva trovare in ogni campo il proprio specifico, nel caso forma del linguaggio letterario sta deflagrando tra le mani dei saccenti delle classifiche e degli scrittori della domenica.

Spettatori di un naufragio: linchiesta di Liucci, come poli il tenente Buzzati e Pavese


rio titolo con il fascismo, si astennero per lo pi dal celebrare le magnifiche sorti connesse alla vittoria finale. Bonaventura Tecchi annota nel suo diario che il 90 per cento di scrittori e artisti non sentono questa guerra, vedono con orrore la possibilit di un nostro intervento contro la Francia moribonda o morente, e che molti sanno o intuiscono oscuramente quali e quanti pericoli porter allEuropa una vittoria illimitata del germanesimo. Liucci ritiene giustamente significativo Il deserto dei Tartari, che porta la data duscita del 9 giugno 1940, in

Intellettuali e guerra Tra il 1940 e il 1943


latitante una letteratura dellintervento

Chi in collina, chi nella fortezza


suggestiva concomitanza con la dichiarazione di guerra. E questo scrittore agnostico, che sar nel dopoguerra vituperato per il suo disimpegno politico, a restituirci il clima, di angosciosa attesa e disincanto, dominante nellintellighenzia del tempo. Al tenente Drogo toccher una sorte dissonante con i proclami marziali e trionfalistici del regime: la guerra a lungo sperata si rivela un miraggio, egli manca la prova delleroismo e morir solo, ammalato, come un borghese qualsiasi. Non si saprebbe davvero negare dignit a questo algido distacco dalla retorica ufficiale. Unaltra prospettiva si apre con la caduta del fascismo e l8 Settembre, con la guerra che si frantuma su fronti diversi e intestini. Non mancano tra gli intellettuali perplessit e cautele, la fuga in quella che sar lemblematica, pavesiana Casa in collina per trovare riparo dallo stordimento e dalla bufera. Mentre maturano, favorite talora dallesercizio delle armi, le voci che si affermeranno nel dopoguerra. Si tratta di giovani scrittori, ma anche dei superstiti di passate stagioni, che

Non solo pavidit o cinismo: il caso di Capitini, che non partecipa alla Resistenza per non uccidere
per contenere ragioni cos difformi come quelle da lui esemplificate con dovizia, non ascrivibili soltanto a pavidit o cinismo (come nel caso estremo di Aldo Capitini, che non partecipa alla Resistenza per non trovarsi nella necessit di uccidere). Meglio - afferma - abbandonare ogni pretesa di reductio ad unum e render merito, per usare le parole di Italo Calvino, al senso della complessit del tutto (...) del brulicante o del folto o dello screziato o del labirintico o dello stratificato. Non una assoluzione ma neanche una pregiudiziale condanna di chi stato spettatore davanti allinclemenza della Storia.

ANDREA CORTELLESSA

Raffaeli Le passioni
di un critico aforistico

Fra i generi della saggistica, quello della raccolta di articoli fa sempre fatica a giustificare la propria esistenza. Ma sin dal titolo fa eccezione questa di Massimo Raffaeli, in quanto non testimonia un percorso individuale bens unesperienza plurale: quella del supplemento del manifesto, Alias, nato nel 98 e tuttora in attivit. Appunto la Bande part del titolo (dove il rinvio a Pasolini vale pi che alloriginale di Godard): che tent uno smarcamento della critica dagli automatismi del suo ruolo. Cio dal suo acclamato tramonto, dal suo attuale stato di miseria. Posso testimoniare - essendo stato a mia volta sua parte, per nove anni che ricordo con nostalgia e amarezza - che quell part, rispetto a logiche dellindustria culturale oggi definitivamente trionfanti, ci appariva soluzione prima etica che letteraria, e dunque politica, non meno che vitale. In quel gruppo Raffaeli aveva statuto particolare, di fratello maggiore: perch veniva da prima, dalla talpalibri Anni Ottanta (e, prima ancora, dagli studi classici bolognesi e dalla viscerale residenza marchigiana). A noi

Venerare Brecht usandolo contro Brecht


cuccioli faceva soggezione, insomma. Ricordo a fuoco il dittico del 1999-2000, su Franco Cordelli e Tommaso Ottonieri, autori fra loro remoti ma da me entrambi ammirati: leggendaria lallure, la perentoriet del primo; ma per me ancor pi decisivo il secondo - rispetto al cui giudizio dissentivo allora pi di adesso. E gran lezione, per me, quella per cui dal dissenso si impara pi che nellaccordo. Da allora rimasto questo, per me, Raffaeli. Il nostro gusto agli antipodi: proprio per questo non c critico della cui opinione sia pi curioso. Non per le doti che posso solo invidiargli, il gusto per la definizione aforistica (Mann che ritrae la classe sociale di cui allo stesso tempo il plenipotenziario e il demolitore, Brecht lOrazio del comunismo che viene fuori da un Villon anarchico e debosciato, ecc.) e per il ritratto di carattere (memorabili quelli a contraggenio: Garboli, Bian-

p Massimo Raffaeli p BANDE PART


Scritti per Alias (1998-2009)

p Gaffi, pp. 338, 18

Massimo Raffaeli

Bande part, dieci anni e pi di scritti, memorabili i ritratti di carattere, da Garboli a Houellebecq
ciardi, Houellebecq...). E neppure per quelle che da lui ho tentato di mutuare (il leggere in situazione - straordinario il pezzo su Enzensberger allindomani dell11 Settembre -; lidea, in lui di matrice fortiniana, che la divisa formale di un autore pos-

sa essere pi politica della sua ideologia o dei suoi temi). Solo ora capisco, per, che il punto un altro. C una formula che Raffaeli riprende dalla retorica classica: dissi lgoi, discorsi diametrali, dialettiche senza sintesi. Il critico le rintraccia nei suoi autori (Gozzano non solo un ironista ma conserva lambiguit del suo pathos; Hugo resta declamatorio anche recuperandone limmaginario modernissimo, ecc.) ma si capisce come appartengano a lui stesso dallarticolo pi lungo, quello dedicato allautore pi amato: Cline. Una passione - quella per lo scrittore fascista, antisemita, furiosamente anti-classico da parte di un critico comunista, ebreo, ostentatamente classici-

sta - che non pu non essere vissuta come colpa, e dunque come ambivalenza. Lo definisce un opportunista, un idiota, belva: lunico modo di amarlo stanarlo e farlo a pezzi. Ma anche con un altro autore venerato Raffaeli raccomanda di usare Brecht contro Brecht. Emblematico il titolo di un saggio di Mann del 1939: Fratello Hitler. Lautore un avversario, anzi lAvversario, ma anzitutto un simile, un fratello; dunque il critico non pu che essere un ipocrita. Il suo motto pi vero, allora, va tolto di nuovo a Mann: Bisogna avere in s il proprio tempo in tutta la sua complessit e contraddittoriet, giacch il molteplice, e non il semplice, prepara lavvenire.

IV

Scrittori stranieri
ANGELA BIANCHINI

Neuman Tra nonni e bisnonni che non vogliono


rimanere rinchiusi e si ostinano a farsi vivi, vivissimi

Andrs Neuman uno scrittore molto giovane, nato nel 1977 a Buenos Aires, e, tuttavia, gi carico di successo. In particolare, nel 2010, ha pubblicato in Spagna, dove vive, un romanzo, Il viaggiatore del secolo che ha ottenuto premi prestigiosi. Oggi poi si presenta con unaltra creazione: Una volta lArgentina, davvero di grande fascino. Una volta lArgentina, a sentire lautore, nasce da quella che egli chiama la cassettiera, insomma un contenitore, fatto di tanti cassetti di eventi (non chiamiamoli neppure ricordi) che non vogliono rimanere rinchiusi e si ostinano a farsi vivi, anzi vivissimi. Tuttavia si manifestano in maniera cos singolare da rendere mistificatorio perfino il titolo del libro, Una volta lArgentina. Si tratta piuttosto dellArgentina di sempre, anche quella di oggi, in quanto racchiude il senso particolare di un Paese (e in questo senso include anche il vicino

In quei cassetti c lArgentina


no, o forse addirittura il trisnonno o magari suo padre (che) visse nella Russia zarista e aveva tuttaltro nome, ma, per evitare il durissimo servizio militare, destinato ai giovani di umili origini, si fece prestare il nome dal ramo tedesco della famiglia. La transazione avrebbe dovuto durare soltanto qualche settimana, ma il nome gli rimase attaccato e come Neuman, lo zeide Jacobo entr nella sua nuova patria e fece anche fortuna. Tutto sembra essere lasciato al caso e il termine magari serve ad affermare le infinite possibilit della vita in un Paese sterminato dove le esperienze storiche e politiche sono infinite e contraddittorie. Lincontro tra i nonni materni dellautore, Mario e Dorita, incomincia con la musica e, continuando attraverso le esperienze dello stesso autore, pervade tutto il libro. Ma altrettanto importante pu essere il ritrovamento della lettera della nonna, con le pagine bianche e le righe leggermente azzurrine, e lei si chiamava proprio Blanca. Poi cera suo marito, il nonno Jacinto che suonava tutte le mattine, faceva la sua passeggiata a mezzogiorno, e nel pomeriggio leggeva. Aborriva i discorsi peronisti e venerava la memoria di Sarmiento. E c la stessa madre dellautore che, nonostante opinioni politiche avverse, continuava a ricordare le immagini di Evita e le mulinavano in testa le parole: Juan Dominp p p p
Andrs Neuman UNA VOLTA L'ARGENTINA trad. di Silivia Sichel Ponte alle Grazie, pp. 253, 16

Un romanzo di grande fascino, un arazzo di storie famigliari, un Paese allombra di Pern e Evita
Uruguay) dove c stato di tutto, tutto accaduto e continua accadere. Un Paese che rassomiglia soltanto a se stesso dove hanno depositato le proprie esperienze tutti coloro che vi sono giunti. Visione multiforme e spesso contraddittoria, difficile, anzi impossibile da condensare, ma vera per i suoi aspetti vari e inattesi. Un Paese che ancora oggi crea in chi vi arrivi limpressione di vivere simultaneamente in epoche diverse che tuttavia coesistono, rendendolo cos assolutamente unico. Dunque, un libro di nonni e bisnonni che si apre con quel bisnonno paterno Jacobo, o forse suo padre, o magari suo non-

Andrs Neuman

IN BREVE

Per Marias
Rende omaggio a Javier Marias la rivista Il Giannone: con una intervista del suo direttore Antonio Motta e scritti tra gli altri di Magris, Citati, Ferroni, Gallerani, Collo e Felici, il suo traduttore (www.ilgiannone.it).

La Conquista
I trattatisti spagnoli del diritto delle genti, a cura di Riccardo Campa (il Mulino pp. 943, 50) rappresenta unindagine fondamentale sulla conquista spagnola del Nuovo Mondo. Troviamo qui non solo testi del XVI secolo fino a oggi inediti che rivelano le difficolt della Conquista stessa, ma anche il dibattito, attraverso le voci pi importanti dellepoca, sulla sua legittimit e i rapporti tra colonizzatori e popolazioni locali.

go ed Evita amano il popolo. Il popolo amer sempre Evita e Juan Domingo. La grande originalit del libro sta dunque nel mettere a riscontro storie famigliari normali con la vastit del Paese, fissarle, vorrei dire, sul grande arazzo di una realt sconosciuta che, attraverso le storie stesse, si trasforma in qualcosa di totalmente diverso. Non un caso che questo grande panorama di famiglie si chiuda con la bellissima scena dellautore costretto dal nonno Mario a scavare una fossa: sembra che si debba piantare soltanto un albero, ma, in realt, da seppellire c anche un sacco misterioso che puzza. Lui arricciava molto il naso, aveva il respiro rauco. Pi arancio e viola. Il cielo, quasi, quasi, si squarciava. Mio nonno sussurr: Svelto, caro, che viene buio.

Pern (1895 - 1974), presidente dellArgentina dal 1946 al 1955, con Evita (1919 - 1952): si sposar

Il professore

Il bibliotecario

Lamore senile dellex allieva tra ciliegi e sak


ANGELO Z. GATTI

Chi trova il Libro della Memoria sar di nuovo felice


rassicurante. Tutto giocato sul non detto, meglio sul trattenuto. Lei spesso sul punto di svelarsi, ma rinuncia. Lui inquieto, teme di non essere allaltezza. E lei per prima a pronunciare la fatidica frase sempre rimandata. E la svolta. Insieme programmano unescursione su una piccola isola. Due giorni di pranzi succulenti e di abbondanti libagioni, di salite e di discese sulla dorsale tra rimbrotti e incitamenti, e disappunto di lei, di un fuori/dentro le camere separate. Lultima sera un ulteriore, intenso richiamo al lirismo di Basho, tra lieve ironia, rabbia malcelata e tenere vibrazioni. Al rientro, dopo un intervallo di due mesi, lui la invita per un pomeriggio in un museo alla riscoperta dei reperti calligrafici delle epoche Heian e Kamakura. Lei ritrova interessi perduti. Libro musicale. Musica sono i tararara dei picchi e i cri cri dei grilli. Musica sono leco del mare, lurlo del vento, il fragore del tuono. Storia di un delicato amore senile. Romanzo raffinato e colto. Da scoprire.
Kawakami Hiromi LA CARTELLA DEL PROFESSORE trad. di Antonietta Pastore, Einaudi, pp. 175, 18,50 NADIA CAPRIOGLIO

ui un anziano professore in pensione. Lei unimpiegata trentasettenne,ex allieva del liceo. Si rincontrano per caso in un piccolo ristorante: stessi gusti, stesso men. Lui vedovo e porta sempre con s una cartella nera. Lei vive sola e senza legami importanti. Prof lo chiama. Sono i protagonisti del romanzo La cartella del professore della scrittrice giapponese Kawakami Hiromi, il primo in italiano edito da Einaudi, tradotto da Antonietta Pastore. Chi legge presume come andr a finire. Dallinizio e con ragione. Il romanzo, in prima persona, procede in crescendo e raggiunge il culmine non nel finale scontato, ma a tre quarti. Importante come ci si arriva. Lui imprevedibile.I ciliegi fuori dalla finestra in primavera? Attirano gli insetti, in autunno formano un cumulo di foglie morte, e in inverno diventano una foresta di rami secchi. Eppure entrambi, anche se separati, lei con un ex compagno ritrovato, lui con una bella collega dun tempo, partecipano allannuale festa

del liceo per ammirare i ciliegi in fiore. Lui anche un po filosofo senza essere pedante: Quando ci si affeziona, si perde la lucidit. Con bonaria severit pedagogica lui le rimprovera i suoi modi

Nella Cartella di Kawakami Hiromi un signore anziano e unimpiegata per caso sincontrano
infantili. Fin dalla scuola lei sempre stata con la testa da unaltra parte. Scarso limpegno. Si incontrano al ristorante senza appuntamenti e spesso dopo lunghi intervalli, fingendo deliberatamentedi ignorarsi. Al cuoco di l dal bancone, ordinano piatti che sono variopinte nature morte invitanti. Un saporito brodo di patate dolci grattugiate richiama i versi del grande poeta Basho che lei, con palese irritazione, non ricorda. Nello scandire delle stagioni di un biennio: stuzzichini prelibati e regali utili, serate in casa di lui, grandi bevute di sake e di birra, ilari sbronze, lunghe passeggiate. Sempre a due. E lei riconosce: Mi sento a posto. Quando lui lontano, lei ne avverte la presenza

o scrittore Dmitrij Gromov arriva alla fine dei suoi giorni negli Anni Ottanta, completamente dimenticato. I suoi libri, nei quali il Bene trionfa, svaniscono in un Lete di quart'ordine senza lasciare traccia e quando la Patria sovietica finisce in rovina nessuno sembra pi ricordarsi di lui. E' dall'ordinaria biografia di Gromov che comincia Il bibliotecario di Michail Elizarov, lo scrittore nato in Ucraina e trasferitosi da alcuni anni in Germania che nel 2008, proprio con questo romanzo, ha vinto uno dei premi letterari pi conservatori della Russia, il Russian Booker. Il protagonista, Aleksej Vjazincev, recatosi in una citt di provincia per regolare la successione di uno zio misteriosamentescomparso, si ritrova al centro di un sanguinoso conflitto clandestino che oppone gruppi rivali di lettori dello scrittore Gromov, disposti a tutto per impossessarsi dei suoi libri, a quanto pare dotati di poteri mistici. Il giovane Aleksej, l'eterno studente, erede dell'uomo superfluo che non ha trovato spazio nella nuova societ,

intraprendeun cupo viaggio iniziatico in un paese diventato un'immensa Biblioteca dimenticata,un paese in rovina in cui gli eredi di un secolo di menzogne devono ritessere i fili del

Il viaggio iniziatico dellucraino Michail Elizarov verso unofficina letteraria dotata di poteri mistici
tempo perduto. L'Urss terrena era un grezzo corpo imperfetto, ma nei cuori dei vecchi romantici e dei bambini delle citt felici esisteva separatamente il suo ideale artistico: l'Unione Celeste. Con la scomparsa degli spazi mentali sembra essere morto anche il corpo geografico: i libri di Gromov, letti ininterrottamente,si trasformano in particolari programmi che permettono di risuscitarlo. Il Libro della Memoria, ad esempio, il potente generatore di un passato individuale felice. Ma non solo memoria dell'infanzia: pi importante il fatto che il grigiore sovietico, la sentimentale quotidianit dei romanzi di Gromov, appaia l'unica degna di passare all'eternit se confrontata con la realt presente, cos grigia,

piena di sangue. I Lettori sono eroi bizzarri, persone attempate, senzatetto dimenticati dalla societ, che vivono nelle ombre offuscate dei ricordi, consapevoli della mancanza di un futuro. Per loro i Libri sono tutto: grazie ai Libri si apre loro un nostalgico universo carico di enigmi e di eccitante misticismo, in cui esistono ancora la lotta, il coraggio e la nobilt d'animo. Ma per il trentenne Elizarov quale nostalgia ci pu essere? Anche se l'autore non cede mai alla tentazione di uscire dal suo racconto per commentarlo, chiaro che non si tratta di nostalgia, ma della reazione di una generazione al mondo in cui venuta a trovarsi, alle sfere del potere post-sovietico con le sue fazioni rivali in competizioneper impossessarsi delle spoglie del passato reso sfumato dalla menzogna della propaganda.Al povero Bibliotecario, chino su quella lampada verde che non si spegner mai, si profila un'eternit che non pu non ricordare la sauna affumicata piena di ragni che corrono sulle pareti tratteggiata da Dostoevskij in Delitto e castigo.
Michail Elizarov IL BIBLIOTECARIO trad. di Simone Guagnelli Atmosphere libri, pp.410, 19

Tuttolibri
SABATO 23 LUGLIO 2011 LA STAMPA

LUIGI FORTE

Il vecchio Ludwig Kaltenburg, ornitologo di fama internazionale, attende su una sedia a rotelle, a Vienna, il ritorno delle taccole, le amatissime cornacchie dagli occhi bianchi. Prima o poi forse una coppia nidificher sul comignolo del suo studio: la speranza che lo sorregge fino alla morte, pochi mesi prima della caduta del Muro di Berlino. Per lui il mondo sempre stato un cielo immenso striato da stormi di uccelli, che nel corso degli anni ha studiato e accudito nel suo Istituto di Loschwitz alle porte di Dresda. Taccole e zigoli, venturoni e cardellini, rondoni, peppole e fringuelli e molti altri pennuti sono migrati nella sua vita e nei suoi libri ai tempi del vecchio socialismo e della Rdt che di lui si faceva gran vanto. Prima ancora, durante il nazismo, il giovanissimo studioso si occupava di persone con-

p Marcel Beyer p FORME ORIGINARIE


DELLA PAURA

p traduzione di Silvia Bortoli p Einaudi, pp. 393, 22

Oedipus Rex, dipinto di Max Ernst del 1922

In Forme originarie della paura scorre la tragica storia della Germania fra nazismo e comunismo
fuse in una grande clinica psichiatrica di Posen. Ce lo racconta, sollevando interrogativi aperti sul futuro, come per tenere alta e inviolabile la tensione, il suo allievo Hermann Funk, in Forme originarie della paura, lintenso e complesso romanzo di Marcel Beyer, lo scrittore svevo nato vicino a Stoccarda nel 1946, ottimamente tradotto per Einaudi da Silvia Bortoli . Beyer un eccentrico, ama stupire. Scrive spesso di storia tedesca, folgorato da strane ossessioni. Come il suono, nel romanzo di successo Pipistrelli (Einaudi 1997), in cui lingegnere Karnau alle dipendenze del ministro della propaganda nazista Goebbels

Beyer La speranza che sorregge un vecchio ornitologo


(un riflesso di Konrad Lorenz) avvicinandosi la morte

Aspettando il volo delle cornacchie


catturava con gli strumenti pi sofisticati lassordante e tragico vociare del Terzo Reich. Un mondo agghiacciante polverizzato in crepitii convulsi, in bestiali echi primordiali. L il tragico destino di un Paese rimbalzava fra microfoni, amplificatori e fonografi, mentre qui guerra, lager, stalinismo, processi, insurrezioni a Budapest e Praga scorrono, nella testimonianza dellormai anziano Funk, fra animali vivi e imbalsamati, straripante sapere ornitologico, nuvole di uccelli che pulsano sulla valle dellElba. Stimolato dalle domande di Katharina Fischer, una giovane interprete ansiosa di apprendere il lessico dei volatili, Funk abbozza un capitolo di storia collettiva e rivisita la propria vita in un serrato confronto con loblio. Non a caso anche sua moglie Klara rispolvera di fronte a un socialismo asfittico e senza memoria, lamato Proust. Passato e presente si amalgamano alla perfezione nel romanzo grazie a una scrittura morbida e avvolgente in un gioco di continui rimandi, di flash back, di prodigiosi riflessi. Figure di un tempo, come la bambinaia polacca Maria o i vicini di casa della famiglia

rono nel 1945

di Klara svaniti nel nulla, si allineano ai tanti cadaveri, fra cui gli stessi genitori di Funk, bruciati e sfigurati dal bombardamento di Dresda, alle vittime dei pogrom o delle purghe staliniane. Immagini in dissolvenza, frammenti di dolore che Beyer mescola al pulsare di una vita in cui fedelt alla propria vocazione, ricerca e studio sembrano ammorbidire il volto tragico della storia. La lunga confessione di Funk, su cui costruito il romanzo, fa di Kaltenburg il centro di un mondo in cui si condensano molte contraddizioni del secolo scorso. Dietro di lui si cela la figura problematica di Konrad Lorenz, cos come dietro gli amici Martin e Knut si intravedono lartista Joseph Beuys e lo scienziato documentarista Heinz Sielmann, membri del partito a suo tempo e soldati del Reich. Il dopoguerra sfuma molte colpe, mentre lo scrittore sguinzaglia la propria curiosit in anni di guerra fredda fra il lavoro di Kaltenburg nella Rdt, la sua crescente fama e le sue perplessit sulla nuova svolta politica, scrivendo pagine da antologia sul ritratto di Stalin che controlla ogni angolo del paese. Dovr emigrare il grande etologo, angariato dalla politica e amareggiato per la morte dolosa delle sue taccole. La vita lo spinge a riflettere oltre i confini della propria ricerca: nel saggio Forme originarie della paura, vera summa del suo sapere, difesa contro i molti denigratori dal fedele Funk, Kaltenburg riuscir a descrivere comportamenti di panico di uomini e animali, quel comune sentimento che ha attraversato unintera epoca e lasciato, non solo taccole, dietro di s. Biografia di un uomo simbolo intrisa di dolorosa e tenera quotidianit, romanzo di una voce che si amplifica in corale testimonianza, il romanzo di Beyer inventa una scrittura che va dritta al cuore martoriato del Novecento.

Bloc notes
UNA PIAZZA A ISOLABONA

Per Orengo
= Ricordando Nico Orengo a
due anni dalla scomparsa. Il comune di Isolabona, nellentroterra del Ponente Ligure, gli dedica oggi una piazza. Isolabona, il microcosmo che crede nella Madonna e nel silenzio, il paesaggio di Islabonita, lultimo romanzo, per Einaudi, dello scrittore e poeta, per ventanni responsabile di Tuttolibri.
SCRITTORE FANTASMA

Il caso Schembri
= Pascal Schembri, nato in
provincia di Agrigento, risiede a Parigi da una trentina danni. In quattro anni ha pubblicato con veri editori una ventina di libri, tra inchieste e storie neopicaresche, ricorrendo a un ventaglio di pseudonimi. Come Pascal Schembri ha firmato, tra gli altri, Cronaca di una beffa editoriale (Genesi, pp. 309, 18, un self-made man nel sistema tritarifiuti dellestablishment culturale), il fantapolitico Kennedy e Berlusconi lo stesso destino? (Nuova Ipsa, pp. 151, 12), le biografie di Franoise Sagan (Essere Franoise Sagan, Edizioni Anordest, pp. 237, 15) e di Ennio Flaiano (Un marziano in Italia, (Edizioni Anordest, pp. 237, 15, prefazione di Walter Pedull).
GIALLI

100 Bassotti
= I Bassotti-Mystery
Collectors Edition, la biblioteca del giallo da salvare delleditore Polillo ha raggiunto i 100 titoli con La sera della prima di F. G. Parke che esce in un cofanetto a 19,90, con Gli autori dei primi 100 Bassotti, schedario di vita e opere da Adams a Zangwill, passando per Bayley, Dickinson Carr, Sayers, Van Dine, Wallace.

Indagine leggendaria

Storia fantastica

La Masnada Vargas affascina con le parole ma irrita con i fatti


PIERO SORIA

Quella fanciulla che cammina come John Wayne


annunciatrice delle gesta di una leggendaria Masnada mediovale - tutta ossi e scheletri - che vaga per la lande di Normandia per far giustizia di farabutti impuniti dalle leggi delluomo. Poi: Hippolyte, nato con sei dita per mano, poi ridotte a cinque con ascia dalla furia omicida di un genitore in seguito massacrato dalla stessa arma; Antonin, fatto per met dargilla; e Martin che nella sua nullit il pi normale. Inutile raccontare come tutto si mescola. I moltissimi fan della Vargas si beeranno di ogni riga succhiando ambrosia verbale e conturbante potenza creativa. Gli altri si irriteranno, come al solito, per linconsistenza logica che trasuda da ogni pagina, per larbitrariet di ogni collegamento, per le infinite tessere mancanti e, in particolare, per quel finale denso di spiegazioni che non spiegano niente, buone solo per les intellos che, come la Vargas, credono che Battisti sia un perseguitato politico (cfr. La Vrit sur Cesare Battisti, 2004).
Frad Vargas LA CAVALCATA DEI MORTI trad. di Margherita Botto Einaudi Stile libero, pp. 428, 19 MIA PELUSO

come unaddestratrice di pulci. Solo che, al loro posto, Fred Vargas addestra le parole. Le fa saltare, guizzare, lievitare: giravolte, capriole, raffinati arabeschi. Ti costringe persino a leggerle al contrario. Un gioco elegante, continuo, pressante. Che si prolunga nelle frasi, nei concetti, nel disegno dei personaggi, privilegiando lo stupore alla razionalit. E infatti i suoi non sono thriller, ma favole gialle dove i passaggi funzionali al racconto non sono frutto di logica, ma figli dellinvenzione improvvisa, di un divertito deus ex machina che collega di continuo fili altrimenti persi. Uno spasso intellettuale che si fa deliziate beffe del canone e privilegia di continuo limmaginazione pi scapestrata, lammiccante incoerenza, il calembour mentale. E la Cavalcata dei morti esattamente questo. A cominciare dalla consueta squadra vargasiana composta dal commissario Adamsberg (due orologi e un detective di sensazioni pi che di prove),

dal vice Danglard (cultura onnivora, vagamente pusillanime), da Marcadet (luomo che si addormenta sempre sul pi bello), da Froissy (il bulimico che lascia briciole

Pi che un vero thriller una favola gialla elegante ma poco logica, piena dinventiva e di calembour mentali
ovunque), da Voisinet (ittiologo compulsivo), dalla maestosa Retancourt (valchiria priva di sorrisi) e da Veyrenc (antico essere pirenaico). Laggiunta Armel detto Zerk, figlio (di Adamsberg) appena ritrovato a cui subito affidata la cura di un piccione seviziato. Si continua con le estrose comparse dei due filoni dindagine che si sovrappongono, si inseguono e si aggrovigliano nel modo pi impensato: due anziani fratelli e un padre ancor pi vecchio finito arrosto nellincendio doloso della sua Mercedes. E altri quattro fratelli: Lina, dai seni talmente nutrienti - chiss perch - che tutti vorrebbero mangiare, nonch visionaria

n La bambina che raccontava i film, piccolo capolavoro del cileno Hermn Rivera Letelier, indicato quale erede della grande tradizione narrativa sudamericana, riecheggia nellarido deserto di Atacama latmosfera rarefatta di Borges e i colori sgargianti di Mrquez nellOfficina, piccolo villaggio costruito intorno alle miniere di salnitro. Il suo fascino sta tutto nellincanto del personaggio di Maria Margarita che avrebbe dovuto chiamarsi Marilyn se la madre non si fosse opposta, cresciuta in una famiglia di maschi tutti con nomi inizianti per M dacch il padre, accanito cinefilo, ha scoperto che la fortuna di Norma Jean ebbe inizio con lassunzione dello pseudonimo di Marilyn Monroe. La cinefilia si assorbe nel sangue e la bimba ne assorbe cos gran quantit che Fata Delcine, come sceglie di chiamarsi quando la sua fama si ingigantisce, identifica la vera vita con il sogno e il sogno con la materia dei film. Per nulla somigliante a una fata sdolcinata, viene da tutti soprannominata Maschiaccio (altra M

portafortuna) perch avendo avuto come esempio solo i quattro fratelli, come maschio si veste e si comporta fino ad espletare le sue funzioni in piedi perch si piscia in piedi, seduti si urina soltanto.

Un piccolo capolavoro del cileno Rivera Letelier: la passione del cinema nellarido deserto di Atacama
La sua famiglia, orfana della madre fuggita verso altri sogni, troppo povera per pagarsi i film nello sgangherato cinema del villaggio e uno solo pu accedervi con il compito di raccontarlo agli altri. Vince la bambina che sbaraglia i fratelli con il racconto di Ben Hur. La sua narrazione, perfezionata dallabitudine ai radiodrammi e da una documentazione attenta, si fa viva come cinemascope e technicolor, i suoi gesti ripetono con efficacia la camminata di John Wayne, il ghigno di Humphrey Bogard, lo sguardo ammaliante di Pola Negri, le smorfie di Jerry Lewis, il languore sapido delle dive ispaniche, la calata trionfale di Zorro, la passione dei Besos Brujos, la cavalcata rombante dei

cavalli, la sfrontata durezza di Anthony Quinn. I suoi racconti superano i film, pi vividi e corposi, e lasciano spazio ai sogni. Il teatro appare superiore al cinema, cattura alludendo a immagini e paesaggi e quellallusione d ali alla fantasia, si moltiplica negli occhi interiori di ciascuno, fa risuonare sentimenti e sogni, rende attivo lo spettatore. Nel silenzio disperato del deserto, nellaria foriera di malattie e di morte delle miniere, lazione della bimba, divenuta professione, una lanterna magica dai mille colori. E tanta la sua immedesimazione nella vita del cinema, che accetta la protezione di un vecchio, solo perch ha gli occhi sinatreschi. Nei vagoni blindati che portavano alla morte gli ebrei, dice la bambina citando una sua lettura, uno solo veniva incaricato di narrare quanto osservava da una fessura delle pareti chiodate e gli ascoltatori, pi del narratore, vedevano scorrere alberi e prati, montagne e pianure, immagini di un mondo perduto, che era loro precluso.
Hermn Rivera Latellier LA BAMBINA CHE RACCONTAVA I FILM trad. di Pierpaolo Marchetti Mondadori, pp.110, 17

VI

Saggistica
Aug Uno dei primi antropologi che hanno
saputo rivolgere lo sguardo verso lOccidente
MARCO AIME

Tuttolibri
SABATO 23 LUGLIO 2011 LA STAMPA

Tanto il titolo italiano, Straniero a me stesso, quanto quello originale, La vie en double, rendono perfettamente lidea del senso che questultima fatica di Marc Aug racchiude tra le sue pagine. Tutte le mie vite di etnologo recita il sottotitolo e queste vite sono state in gran parte spese lontano da casa. Intrecciando la storia delle sue ricerche con le sue vicende personali e con la storia tout court, essendo ormai sullottantina, Aug ripercorre e ricostruisce un pezzo di storia dellantropologia. Dai suoi primi approcci con lAfrica in un Algeria non ancora indipendente, con la divisa dellesercito francese e

Dalle palafitte alla metropolitana


IN CONGO CON TINTIN Qui a sin., una tavola di Tintin in Congo, tra le innumerevoli esplorazioni del formidabile piccolo eroe di Herg, investigatore e antropologo, che ora, con Nel paese dei Soviets, apre la collana Rizzoli Lizard Le avventure di Tintin, con limprimatur di Philippe Daverio. Usciranno 8 volumi, gi in libreria i primi 4, ciascuno a 14,90. zioni lagunari, esponente di spicco di una generazione di mezzo nella storia dellantropologia. Era finita la prima fase, quella delle grandi monografie classiche e in qualche modo si stavano cercando nuove vie, anche se la svolta postmoderna era ancora lontana. Ci che caratterizzava per i ricercatori di quel periodo, ci dice Aug, che spesso provenivano da altre discipline e questo segnava un nuovo passo nel cammino della disciplina. Anni di indipendenza dellAfrica, ma anche anni di fermento e rivolte in Europa e in

p Marc Aug p STRANIERO A ME STESSO


trad. di Fabrizio Grillenzoni

p Bollati Boringhieri, pp. 180, 16

rivolgere il loro sguardo verso la societ occidentale. Dalla metropolitana parigina, alle manifestazioni sportive, dallurbanistica al turismo fino alla formulazione di quellespressione di cui Aug stesso ammette di essere stato creatore, ma anche vittima: nonluoghi. Coniata per definire quei moderni spazi di incontro, neutri, privi di legame storico e sociale con il territorio che li circonda, questo termine ha finito per essere fin troppo semplificato e utilizzato per ogni stagione. Il racconto di Aug, che non una semplice autobiografia, ma una vera e propria riflessione sulla sua disciplina e sui mutamenti politici e sociali avvenuti nel corso della sua vita, sempre osservati con locchio delletnologo e narrati con la leggerezza e la piacevolezza che da sempre caratterizza la sua scrittura. Non a caso c anche un capi-

Straniero a me stesso: il teorico dei nonluoghi tra ricerche sul campo e vita personale
i gradi di sottotenente, alle prime ricerche vere e proprie, in un continente che aveva appena conosciuto lindipendenza. La ricerca sul campo una sorta di rito iniziatico per un antropologo ed stato in Costa dAvorio che Aug ha messo alla prova per la prima volta le sue competenze, sul litorale alladiano, tra le popola-

particolare in Francia. Aug ricorda con ironia di aver lasciato la Francia per lAfrica nellaprile del 1968, un mese prima della celebre rivolta giovanile, che il mancato protagonista, assolutamente simpatizzante di sinistra, definisce per un fallimento sul piano politico. sul piano rituale che il 68 ha dato i suoi frutti migliori, rimodellando i rapporti tra le persone. Aug racconta il Maggio francese, visto dallAfrica, le speranze e le illusioni viste da una prospettiva diversa. Dalletnografia classica del villaggio al metr: Aug stato uno dei primi antropologi che hanno saputo voltare il capo e

Unopera che pu essere paragonata a Tristi tropici, profonda ma lieve, senza la vocazione profetica di Lvi-Strauss
tolo sul rapporto tra antropologia e letteratura: Aug ama il testo e le parole. Per certi versi questo libro potrebbe essere paragonato a Tristi tropici, ma Aug non ha la vocazione profetica di Lvi-Strauss e neppure il suo sguardo giudicante e un po snob sullumanit. Aug osserva il mondo con un sorriso, sa essere profondo, ma in modo lieve, senza mai perdere la tenerezza.

Viaggiare in Rete

Viaggiare da filosofi

Le nuove tecnologie aprono la societ o isolano i singoli?


MARIO GALZIGNA

Dai Greci a Nietzsche il pensiero ha le gambe lunghe


aggregazioni off line: giocare l'on, come stato detto, per costruire e rafforzare l'off. I grandi movimenti di massa dell'Africa nordoccidentale - nei quali la rete ha costituito uno strumento di apertura, un fattore aggregativo, trasformativo e dinamico mostrano chiaramente la stringente attualit del nostro approccio. Su questi aspetti, la discussione pi che mai aperta. Il punto di vista critico di Demichelis trova oggi forti riscontri anche in autori che hanno studiato la rete in chiave psicosociologica e antropologica: penso a Sherry Turkle, docente all'MIT di Boston. Dopo aver valorizzato la rete come strumento di un possibile arricchimento identitario - in libri come La vita sullo schermo (Apogeo) - , ne vedono oggi anche i limiti e i pericoli, soprattutto per le schiere di giovani navigatori che appunto praticano la vita sullo schermo e usano i social network, come Facebook: Soli insieme il significativo titolo del nuovo libro di Sherry Turkle (Alone Together, Basic Books, New York , uscir in Italia da Codice). Distanziamento dalla realt, chiusura autistica, caduta depressiva, deriva suicidarla: ecco il volto negativo e distruttivo che si contrappone radicalmente all'uso creativo e aggregativo delle tecnologie virtuali messo in evidenza nella primavera maghrebina. Alla luce di tali considerazioni, direi che il seguito di Societ o comunit potrebbe forse essere Societ e comunit.
Lelio Demichelis SOCIET O COMUNIT Carocci, pp. 246, 24,50 FEDERICO VERCELLONE

l bel libro di Lelio Demichelis Societ o comunit riprende e approfondisce le indagini gi avviate in Bio-Tecnica (2008), proponendo un approccio critico ai saperi e ai poteri che oggi dirigono, gestiscono e governamentalizzano (come avrebbe detto Foucault) le nostre vite. Il titolo ci pone subito di fronte ad una secca alternativa: difendere e potenziare la societ - ci che si propone l'autore considerata a priori come struttura tendenzialmente aperta, oppure lavorare al rafforzamento della comunit, considerata a priori come struttura tendenzialmente chiusa? Proprio questi due a priori dovrebbero essere rivisitati criticamente, in maniera non manichea, non sottovalutando n i fattori che chiudono, isteriliscono, bloccano la fatidica open society (cavallo di battaglia della pubblicistica neo-liberale), n le istanze che danno al cosiddetto comunitarismo tecnico, veicolato dalla rete, dal virtuale, un respiro sociale, collettivo, libertario o addirittura utopico. L'opzione dell'autore riccamente argomentata e documentata, drastica, utile anche a chi, come lo scrivente, non disposto a considerare la rete come l'ultima versione delle utopie chiuse della modernit . Una citazione sintetizza con efficacia tale opzione: E se agli inizi della sua vita tecnica la rete era

davvero libera, open, autonoma, volontaria, se era una comunit di uomini liberi, oggi dominata dal mercato, dalla pubblicit, dalle oligarchie dei motori di ricerca e dei software, dalle comunit organizzate e indotte come Facebook, quindi sempre meno libera e sempre meno open, sempre pi eterodiretta . E ancora: Azzerata la societ, esaltata la comunit. Perch la rete (apparato tecnico all'ennesima potenza) produce comunit, ma la comunit la negazione della societ. Una critica utile, poich mette in evidenza chiusure corporative,

Unanalisi nel segno di Foucault: promesse di libert e controllo del mercato, da Facebook alle piazze del Maghreb
dinamiche autoreferenziali, dipendenze spesso invisibili da precisi assetti di potere. E' per anche vero che esiste un rovescio della medaglia: una costitutiva ambivalenza delle nuove tecnologie virtuali. La critica severa e motivata di Demichelis dovrebbe aiutarci a combattere la dimensione eterodiretta del virtuale e a valorizzare la sua utilizzabilit, la sua possibile fruizione autonoma, autodiretta, aperta e massificata. Come stato gi sostenuto con forza (si veda ora, di M. M. Mapelli, Genealogia del virtuale. Dallo specchio a Facebook, Mimesis), necessario - ed possibile utilizzare proficuamente le aggregazioni on line, virtuali, per potenziare e inventare le

hi ritiene la filosofia il mestiere pi stanziale del mondo si sbaglia. Chi crede che i filosofi viaggino solo con la mente trascorrendo ore interminabili alla scrivania non conosce la vera vita del pensatore. L'immagine del filosofo antico dalla lunga barba bianca che meditabondo passeggia nel suo giardino, o quella del chierico medioevale che si chiude fra le mura del chiostro o fra quelle della nascente universit per condurre le proprie raffinate dispute non esaurisce la questione. I filosofi hanno sempre avuto la necessit di viaggiare.Ce lo ricorda il volume curato da Maria Bettetini e da Stefano Poggi, I viaggi dei filosofi: un lungo percorso, che ci conduce dai Greci a Nietzsche, con i contributi, fra gli altri, Giuseppe Cambiano, Giuseppe Cacciatore, Barbara Carnevali, Maurizio Ferraris oltre agli stessi curatori. In molte occasioni i filosofi sono stati costretti a lunghi viaggi per comunicare il proprio sapere. Platone per esempio si reca a Siracusa per fondare col il proprio Stato ideale e deve affrontare rischi connessi al viaggio e sofferenze inenarrabili. Addirittura viene venduto come schiavo. Sant'Agostino abbandona la costa africana per recarsi in Italia, e giungere infine a Milano a una sofferta conversione Per venire all'et moderna, non ci si pu poi dimenticare di chi come Cartesio, pur amante della vita sedentaria e del calore domestico, ha dovuto affrontare

un lungo viaggio nel gelido Nord per impartire il proprio insegnamento a una nobilissima allieva, addirittura a una regina quale Cristina di Svezia. E Cartesio mor di una polmonite presa proprio recandosi a far lezione. C' poi chi, come Rousseau, afflitto da una vera e propria sindrome da viaggio che lo costringe a viaggiare e a non essere quasi mai dotato di fissa dimora. Per procedere velocemente nel tempo il filosofo dell'Ottocento viaggia anche per dimostrarsi come colui che oggi definiremmo un intellettuale europeo. Hegel,

E anche oggi non basta il confronto telematico, meglio spostarsi di persona e cercare incontri in carne e ossa
forse non privo di complessi a causa del suo insistito e inestirpabile accento svevo, dichiara pomposamente di aver visitato tutti i pi grandi musei europei. Come dimenticare poi i viaggi di grandi intellettuali anglosassoni e russi verso la Germania grazie ai quali si crea un complesso intreccio di rapporti filosofici, poetici e politici che fanno capo a personaggi dalla difforme provenienza, da Coleridge a Bakunin, per lo pi attratti dalla grande tradizione filosofica dell'idealismo tedesco? C' chi poi viaggia per motivi di salute come Friedrich Nietzsche. Afflitto da terribili dolori agli occhi e alla testa, quasi impossibilitato a scrivere, Nietzsche sviluppa un'attitudine

da viandante: pensa camminando e teorizza nella sua opera questo stile di pensiero. Dunque i filosofi hanno sempre viaggiato. Ma forse per molti secoli si sono illusi di essere animali stanziali e dediti alla contemplazione. Le cose oggi sicuramente sono molto cambiate. L'uomo di pensiero oggi quasi necessariamente viaggia molto. Spesso addirittura vive con le valige sempre pronte. Che cosa accaduto? E' cambiato qualcosa di fondamentale nella forma e nella struttura del pensiero? Tentiamo di formulare un'ipotesi. Il filosofo ha sempre dovuto dire verit che valgono per tutti. Ha sempre avuto la necessit professionale di creare favole universali. Egli, un tempo, riservava la comunicazione diretta ai propri studenti, affidando a codici manoscritti o a libri il diffondersi pi ampio del proprio pensiero. Oggi, nel mondo globalizzato, percorso dalla rete di una universale comunicazione, i filosofi viaggiano molto, come conferenzieri o in qualit di visiting professor. La parola scritta sembra, quantomeno in parte, cedere il passo alla comunicazione orale. Pu sembrare un paradosso. Ma, accanto al libro, si ripresenta oggi nuovamente la potenza antica della parola viva. Si viaggia cercando degli interlocutori del proprio pensiero. Che vogliono scambiare con noi le nostre e le loro idee come individui in carne e ossa e non solo come affascinanti fantasmi telematici.
I VIAGGI DEI FILOSOFI a cura di M. Bettetini e S. Poggi Raffaello Cortina, pp. 217, 19

Classifiche
AI PUNTI
LUCIANO GENTA

Tuttolibri
SABATO 23 LUGLIO 2011 LA STAMPA

VII

Anche qui son arrivati i cinesi


I PRIMI DIECI

damsberg non molla la presa dei 100 punti, Montalbano deve accontentarsi del terzo posto e consolarsi con gli arancini di Adelina: almeno a tavola (e a letto), vincer sempre lui la sfida con il suo inappetente collega francese. Tra loro due si infila Nesi, a 4 punti dal vertice, quota 10 mila copie, sullonda dello Strega che premia qui anche Veladiano e Desiati, 6 e 9 nella narrativa italiana. Storia della mia gente un esempio minore di fiction non fiction, testimonianza della globalizzazione vissuta nella Prato invasa dai cinesi, un canto del cigno del capitalismo famigliare, temi gi svolti, con pi vigoroso impeto letterario, nellEt delloro, battuto nel 2005 al Ninfeo di

Valle Giulia dal Viaggiatore notturno di Maggiani. Tra i primi dieci nessuna novit: rientra il Profumo della Sanchez, esce langelica Passion della Kate e Calabresi resta lunico titolo di saggistica: ma anche la sua una non fiction fiction, a conferma che sono le storie il gusto imperante. Soprattutto per le donne, ninfomani della lettura in cerca di piaceri solitari, come briosamente esibisce Francesca Serra nel suo pamphlet alla Thelma&Louise Le brave ragazze non leggono romanzi (Bollati Boringhieri), titolo rubato a quel moralista di Rousseau. Anche i maschi qui non si spingono oltre le storie in giallo/ nero di pura fantasia. Ci sarebbero ben altri reali intrighi da comprendere e

smascherare, con letture cristalline, ad esempio il Finanzcapitalismo di Gallino (Einaudi). Uno di quei libri per cui nessuno di noi potr dire ma non me lavevano detto. Profetico, come Editoria senza editori di Schiffrin (Bollati Boringhieri 2000), pensando oggi alla sospirata legge sul prezzo del libro, unaspirina, e alle chiacchiere sui troppi libri per cui si invoca una decrescita felice. Messaggio non pervenuto, a giudicare dai bollettini stampa delle novit dautunno, a cominciare da Segrate dove si annunciano titoli quali Che ci faccio qui? di Lupi, il Chatwin di CL, o Fai sta cazzo di nanna o Le cose che ho imparato di Riotta: inviare subito bozze a Minzolini. Presto che tardi.

INDAGINE NIELSEN BOOKSCAN

1
VARGAS EINAUDI

100

2
NESI BOMPIANI

96

3
CAMILLERI SELLERIO

84

61

41

La cavalcata dei morti

Storia della mia gente

Il gioco degli specchi

Il linguaggio segreto dei fiori


DIFFENBAUGH GARZANTI

Un regalo da Tiffany
HILL NEWTON COMPTON

38

7
SNCHEZ GARZANTI

37

34

33

10
SIMENON ADELPHI

31

Nessuno si salva da solo


MAZZANTINI MONDADORI

Il profumo delle foglie di limone

Le luci di settembre
RUIZ ZAFN MONDADORI

Cosa tiene accese le stelle


Storie di italiani...
CALABRESI MONDADORI

Lassassino

Narrativa italiana
1. Storia della mia gente NESI
14,00 BOMPIANI

Narrativa straniera
96 1. La cavalcata dei morti VARGAS
19,00 EINAUDI

Saggistica
100 1. Cosa tiene accese le stelle CALABRESI
17,00 MONDADORI

Varia
33 1. La dieta Dukan DUKAN
16,00 SPERLING & KUPFER

Tascabili
22 1. Maigret e luomo solitario SIMENON
10,00 ADELPHI

Ragazzi
25 1. Tutti in Spagna! GARLANDO
11,00 PIEMME

17

2. Il gioco degli specchi CAMILLERI


14,00 SELLERIO

84

2. Il linguaggio segreto dei fiori 61 DIFFENBAUGH


18,60 GARZANTI

2. Sanguisughe. Le pensioni... 22 M. GIORDANO


18,50 MONDADORI

2. Dai diamanti non nasce niente 19 DANDINI


19,00 RIZZOLI

2. Il piccolo principe SAINT-EXUPRY


7,90 BOMPIANI

22

2. Viaggio nel tempo 4 STILTON


23,50 PIEMME

12

3. Nessuno si salva da solo MAZZANTINI


19,00 MONDADORI

38

3. Un regalo da Tiffany HILL


9,90 NEWTON COMPTON

41

3. Ave Mary MURGIA


16,00 EINAUDI

22

3. Teoritest 16 BERTOCCHI; FABBRI; BALBONI


39,00 ALPHA TEST

3. Acciaio AVALLONE
13,00 RIZZOLI

19

3. La maledizione del titano RIORDAN


17,00 MONDADORI

10

4. Per sempre TAMARO


18,00 GIUNTI

26

4. Il profumo delle foglie di limone 37 SNCHEZ


18,60 GARZANTI

4. Ve lo avevo detto MONTANELLI


12,00 RIZZOLI

14

4. The secret BYRNE


18,60 MACRO EDIZIONI

4. Bianca come il latte... DAVENIA


13,00 MONDADORI

19

4. Cars 2. Giocakit 12,90 WALT DISNEY ITALIA

5. Il libro segreto di Dante FIORETTI


9,90 NEWTON COMPTON

24

5. Le luci di settembre RUIZ ZAFN


19,00 MONDADORI

34

5. Ges. Linvenzione del Dio... 11 FLORES DARCAIS


5,00 ADD EDITORE

5. facile smettere di fumare... 9 CARR


10,00 EWI

5. Mangia prega ama GILBERT


13,00 RIZZOLI

19

5. Superstaccattacca Special 9,90 WALT DISNEY ITALIA

6. La vita accanto VELADIANO


16,00 EINAUDI

22

6. Lassassino SIMENON
16,00 ADELPHI

31

6. When youre strange DICILLO


14,90 FELTRINELLI

10

6. Meglio vedove che... SIGNORIS


15,00 RIZZOLI

6. Il libro delle anime COOPER


13,00 TEA

17

6. Diario di una schiappa. Vita... 8 KINNEY


12,00 IL CASTORO

7. Un filo dolio AGNELLO HORNBY


14,00 SELLERIO

14

7. Passion KATE
18,00 RIZZOLI

26

7. Indignatevi! HESSEL
5,00 ADD EDITORE

7. Esercitest 8 BERTOCCHI; SIRONI; BALBONI


18,90 ALPHA TEST

7. Il cimitero di Praga ECO


14,00 BOMPIANI

16

7. Diario di una schiappa. I KINNEY


12,00 IL CASTORO

8. Otel Bruni MANFREDI


19,00 MONDADORI

13

8. IntornoalmondoconziaMame DENNIS
19,50 ADELPHI

25

8. Odio gli indifferenti GRAMSCI


7,00 CHIARELETTERE

8. Esercitest 8 BERTOCCHI; FABBRI; BALBONI


18,90 ALPHA TEST

8. La solitudinedei numeri primi 15 GIORDANO


13,00 MONDADORI

8. I gemelli di Kuma TROISI


17,00 MONDADORI

9. Io e te AMMANITI
10,00 EINAUDI

11

9. Lacacciatricedi ossa REICHS


21,00 RIZZOLI

22

9. Carta straccia PANSA


19,90 RIZZOLI

9. Casco ben allacciato CEREGHINI


18,00 XENIA

9. La biblioteca dei morti COOPER


13,00 TEA

15

9. Cars 2 3,50 WALT DISNEY ITALIA

10.Ternitti DESIATI
18,50 MONDADORI

11

10.Dove nessuno ti trover GIMNEZ BARTLETT


16,00 SELLERIO

21

10.Vieni via con me SAVIANO


13,00 FELTRINELLI

10.La parigina. Guida allo chic LA FRESSANGE; GACHET


25,00 LIPPOCAMPO

10.Lombra del vento RUIZ ZAFN


13,00 MONDADORI

14

10.Diario di una schiappa KINNEY


12,00 IL CASTORO

LA CLASSIFICA DI TUTTOLIBRI REALIZZATA DALLA SOCIET NIELSEN BOOKSCAN, ANALIZZANDO I DATI DELLE COPIE VENDUTE OGNI SETTIMANA, RACCOLTI IN UN CAMPIONE DI 1100 LIBRERIE. SI ASSEGNANO I 100 PUNTI AL TITOLO PI VENDUTO TRA LE NOVIT. TUTTI GLI ALTRI SONO CALCOLATI IN PROPORZIONE. LA RILEVAZIONE SI RIFERISCE AI GIORNI DAL 10 AL 16 LUGLIO.

ncora giardini. Ma oltre i giardini, con William Bryant Logan: dimenticando gli splendori di Ninfa, di Boboli, della Mortella a Ischia nonch i giardini storici, gli horti dei papi, e seguendo larboricoltore americano, la cui voce sul N.Y.Times ha fatto epoca e da noi gi nota grazie alla Bollati Boringhieri con il suo quasi-romanzo del 2008 La Quercia, storia sociale di un albero. Logan ci invita adesso ad abbassare lo sguardo verso La pelle del pianeta, proponendoci, per lo stesso editore, unaltra storia: quella della terra che calpestiamo, perch come si pu calcare la terra ogni giorno e non avvertirne la potenza? come si pu vivere la propria vita camminandoci sopra senza meravigliarsene?. Ce ne meravigliamo, troppo spesso per mortificarla, noi profani. Se ne meravigliano e poi ci passano la vita quelli che hanno imparato (e vorrebbero che anche noi imparassimo) il ciclo vitale della terra e larte di guarirla. Compre-

PROSSIMA MENTE
MIRELLA APPIOTTI

Storie folli damore e di verde


si i Folli giardinieri appena raccontati dal regista e autore radiofonico Maury Dattilo, nel libro omonimo per Pendragon. Quindici storie damore e di verde, davvero evergreen a cominciare dal giardiniere di Calvino Libereso Guglielmi. Nel cuore del giardino - scrive Dattilo - c un elemento importante che attraversa tutti i giardinieri, come

se tutti avessero la fragranza leggera ma penetrante di uno stranissimo fiore: la follia. Uno stato di grazia che li pone fuori dallordinario, marziani generosi in una consumata terra bisognosa di cure. Forse un tocco di follia, ma soprattutto passione: per il grande architetto dei giardini Russell Page nellEducazione di un giardiniere (Allemandi), per Pierre Grimal la cui Arte dei giardini (ristampa Bompiani) profuma decisamente di storia, per La pazienza del giardiniere di un fuoriclasse come Pejrone (Einaudi), per i fortunati Diamanti (Rizzoli) di Serena Dandini. Una passione anche civile, forte e struggente, lungo tutta la sua opera, per un poeta come Nico Orengo. E se Bryant Logan non teme di avvicinarsi a una ricchezza che brulica di vermi, vive di decomposizione, ha i colori cupi degli strati di marciume, la sua una dichiarazione damore allhumus, a quella materia pulsante senza la quale non potremmo sopravvivere. Alla terra madre di cui siamo cattivi figli.

ella pi bella libreria di San Pietroburgo, Odna kak stebel' sel' dereja se ne sta nel reparto Letteratura italiana, accanto a Italo Calvino e Umberto Eco. Luciana Littizzetto ne sar contenta: i suoi libri con sedani e cavoli in copertina sono in ottima compagnia, di qua i classici, di l Baricco e Paolo Giordano. Ma vendono? La commessa spiega che s, vendono, per passaparola, perch l'autrice non va in televisione (ah, se sapesse). Ma esiste una Littizzetto russa? Forse Tat'jana Solomatina, medico di Odessa. Il suo ultimo libro si intitola Devjat' mesjacev, Nove mesi, e racconta in commedia le gioie della maternit per una carrellata di femmine postsovietiche (molto post). Poi, sempre in tema di comicit sulle donne, ci sarebbe Slava Se, che per un uomo e pare faccia l'idraulico a Ri-

CHE LIBRO FA ...IN RUSSIA


GIOVANNA ZUCCONI

Piatti tartari e sedani di Littizzetto


ga. Il suo blog, nel quale pubblica storielle di buffa vita familiare, uno dei pi popolari nei paesi baltici e in Russia. Come foto del profilo, per inciso, ne usa una di Adriano Celentano, che da quelle parti sempre un mito. un uomo anche Il'ja Bojashov, che ha pubblicato Ka-

mennaja baba, La donna di pietra: la storia, ispirata a un personaggio reale, di una cantante di provincia che scala con spregiudicatezza il mondo dello spettacolo, fino a diventare una diva televisiva. I lettori (e soprattutto le lettrici) accolgono con parecchie perplessit questa satira infarcita di ammiccamenti alla cultura pop, mentre chi pu legge, in traduzione o nell'originale tedesco, I piatti caldi della cucina tartara, delizioso romanzo su una deliziosa e insopportabile donna, energica come solo le russe sanno esserlo, di nome Rosa: pieno di annotazioni sui rapporti fra maschi e femmine e fra genitori e figli, sulla vita quotidiana, sull'epoca sovietica, fra sorriso e amarezza. L'autrice Alina Bronsky, nata nel 1978 sugli Urali e in Germania da quando aveva tredici anni. E/o ha tradotto un altro suo libro, La vendetta di Sasha. lei la nuova Russia?

VIII

Diario di lettura

Tuttolibri
SABATO 23 LUGLIO 2011 LA STAMPA

Giuliano Scabia Il poeta-drammaturgo


BRUNO QUARANTA

cioli di ciliegia, la freschezza dellaria.


Giuliano Scabia scrittore, di mondo fantastico in mondo fantastico, una figura leggendaria quale Nane Oca, padre suonatore di viola pomposa, madre fata. Il suo nume narrativo?

Matto come un cavallo. E dunque Marco Cavallo. Riappare leroe di Trieste, correvano gli Anni Settanta. Due mesi magici, il laboratorio P, gi casa degli uomini tranquilli, trasmutato nellofficina del sogno, di un paradiso qui e ora. Via via chiamando a raccolta artisti, ricoverati, infermieri, medici, ciascuno deponendo una speranza, a poco a poco ribaltando il mito omerico. Perch la creatura che assume forma un cavallo destinato a sfondare allincontrario le mura (manicomiali, lospedale psichiatrico prodigiosamente rivoltato da Franco Basaglia). Un gigante di cartapesta che nelle vie giuliane infine apparir, messaggero di un ulteriore capovolgimento del mito: non andando ariostescamente alla ricerca del senno perduto, bens testimoniando unintelligenza sublime, arcana, luminosa, di una luce che esige la discesa negli inferi per brillare. Azzurro Marco Cavallo. Azzurri i suoi matti cavalieri. Nella scia di Der Blaue Reiter, Kandinskij e Klee, il miracolo di uno spazio celeste - lo scruter Luigi Carluccio, in quegli anni ne aveva architettato lomaggio - che fioriscesplendidamente secondo gli impulsi dellimmaginazione: riflesso di una religiosit antica, che possiede ancora un ricordo

Don Chisciotte, va da s, larte di trasformare la realt in ci che non , il transfert psicoanalitico antelitteram, non escludendo, anzi, il ritorno alla realt che pu voler dire morire.
Giuliano Scabia, docente di Drammaturgia al Dams di Bologna, per trentanni. Un testo a cui ha fatto volentieri ricorso?

Trentanni testimoniati da cinquanta quaderni. Da ultimo, negli

Ero nel Gruppo 63, Davico Bonino mi chiese di inaugurare una collana sperimentale: fu Allimprovviso & Zip
ultimi anni, concentrandomi sulle Baccanti di Euripide. Sulle donne di Tebe che, non riconoscendo la divinit di Dioniso, da Dioniso saranno invasate. Una tragedia che ha germinato la riflessione sugli invasamenti politici del nostro tempo: dalle Br al 77 bolognese.
Oggi e ieri...

La vita. Giuliano Scabia, poeta, scrittore, drammaturgo e docente di drammaturgia al Dams di Bologna per trentanni, nato a Padova nel 1935. Si laureato nel 1960 con Ezio Riondato. Inventore del Teatro Vagante-Nuovo Teatro. Ha ricevuto, tra gli altri, i premi Pirandello, Ubu e Brunacci. Le opere. E autore, per Einaudi, della trilogia composta da Nane Oca, Le foreste sorelle, Nane Oca rivelato. Esord con il libro di poesia Padrone & Servo (Edizioni Sciascia).

Tutto ebbe inizi nella mia Padova, noi goliardi dantan cantavamo i Carmina Burana in latino
recente dellEden. Riecco Marco Cavallo, la cronaca di una liberazione come si dispiega nel journal di Giuliano Scabia, tra gli artisti di quel 1973, scrittore, poeta, drammaturgo, eppure irreggimentabile in una voce enciclopedica, vita e fabula sommamente intrecciate, confuse, abbracciate, le leggi della fisica giocosamente disarcionate o neppure contemplate. Se vero, magrittianamente, che il bello del gioco questo: fare che il cavallo di cartapesta vivo, che una farfalla una fata, che la mia sposa anche la mia amante, e che il mondo, anche se pieno di tremendit, meraviglioso.
Giuliano Scabia da Padova...

I PREFERITI

Torna linventore del Teatro Vagante, dalla Trieste magica di Franco Basaglia al Piccolo di Grassi e Strehler, dal Dams di Bologna ai rusteghi sullAppennino

Al Piccolo di Milano inaugurai la stagione del 68 allestendo, per la regia di Raffaele Maiello, musiche di Sergio Liberovici, Lisola purpurea di Bulgakov, costellandola di otto interventi-verit affidati ad altrettanti giovanissimi attori: proclamavano - innescando vibranti, codine proteste - che allEst il sole era tramontato, almeno dal 19, impostosi lo Stato moloch. Ne sort, con Paolo Grassi, una rottura che mai inficer la stima reciproca. In via Rovello torner, ospite di Strehler, per assistere al Faust e per recitare Opera della notte.
Girovago Scabia...

MIGUEL DE CERVANTES

Don Chisciotte della Mancia


Rizzoli Bur, pp. LVIII-131, 16,90

Padova il ricordo di una fuga radicale, appena laureatomi con Ezio Riondato in filosofia morale, una tesi su Feuerbach, un poco eterodossa, tale lindigena aura tomista. Era il 1960. Raggiunsi Venezia, la citt dellavventura. Vi incontrai i maggiori, da Nono a Maderna, da Vedova a Pizzinato, e gli amici, i primi: da Massimo Cacciari a Cesare De Michelis.
Padova da dimenticare...

Larte di trasformare la realt in ci che non , il transfert ante litteram

Don Chisciotte il cavaliere di Marco Cavallo


della polizia... Stavamo entrando da Pertini, lallora assessore Nicolini si era scordato di chiedere le debite autorizzazioni.... dentro a tutto. Un capitano.
E Italo Calvino? Di teatro in teatro, cardinale la Trieste di Basaglia...

Quando in autostop raggiunsi Danilo Dolci in Sicilia, a Partinico. Apprezzando la sua capacit (singolarit) di superare il male che impronta il modus vivendi mafioso. Come? Sposando la vedova di un bandito.
Dalla Sicilia a..., per esempio?

Sono in partenza. Destinazione Busana, sullAppennino reggiano. Mi attende Lino Casanova, un muratore che di tanto in tanto, sublime, canta la morte di Clorinda. I miei rusteghi custodi dei classici... Come chi, nelle stalle, porgeva la Commedia, I promessi sposi, la Gerusalemme liberata....
Giuliano Scabia che esordi-

IPPOLITO NIEVO

Pi che loblio, il discernimento. C, cera, il mondo chiuso, bigotto, asfittico. E c leredit, mai svanita, del mecenate Alvise Cornaro e dei Carraresi. La interpretavamo a modo nostro: tra goliardia, la grande goliardia (cantavamo i Carmina Burana in latino), estasi (uscendo, notte dopo notte, a veder le stelle), flnerie, sotto i portici accanto al verdiano Gigi Petrobelli....
Cornaro protegger, fra gli altri, il Ruzante...

Confessioni di un italiano
Garzanti, pp. L-911, 16,80

E un libro fantastico, magnifica la Pisana, una donna da adorare

Tra coloro che vollero salutare Marco Cavallo, esplorarlo, afferrarne il bandolo, Giulio Bollati. Devi fare il libro quasi mi intim.
Lei era gi un autore dello Struzzo...

Uno straordinario mentore. Che nulla perdonava. Quando disse a Celati: Narratori delle pianure localistico. Gianni vi rimase malissimo e io dovetti consolarlo.
Come si intrecciano Calvino e il suo teatro?

Le Baccanti, storia di un invasamento che aiuta a capire certi invasamenti politici: come le Brigate Rosse
sce come poeta, Padrone e servo...

Ruzante, ovvero il naturale, cercare il naturale, essere naturali, calarsi nel foro interiore dov il vero... Ruzante che mi scorta, pure lui, lungo i sentieri del Teatro Vagante....
Vaghiamo?

Era il 1966. A Reggio Emilia ci ritrovammo come Gruppo 63: Barilli, Eco, Balestrini, Manganelli... Un signore si alza: Inauguriamo una collana sperimentale, vorremmo un suo testo. Era Guido Davico Bonino, il testo sar Allimprovviso & Zip.
Nel Gruppo 63 perch?

IL GIGANTE DI CARTAPESTA
Marco Cavallo il libro in cui Scabia raccont la vera storia che - muovendo dallospedale psichiatrico di Basaglia - negli anni Settanta ha cambiato il modo di essere della teatro e della cura. Ritorna ora da Alphabeta Verlag ( pp. 247, 20) a cura di Elisa Frisaldi: con testi di Peppe DellAcqua, Fanco Basaglia, Umberto Eco; e un dvd, in cui sono documentate alcune fasi della nascita dello spettacolo.

VASILIJ GROSSMAN

Vita e destino
Adelphi, pp. 1024, 34

Il giro del Diavolo e del suo Angelo, io il Diavolo, Aldo Sisillo, ora sovraintendente del teatro Pavarotti di Modena, lAngelo. Quando attraversammo Roma, infine calamitando le pantere

Un libro che non si abbandona mai, una impavida riflessione sul male

Volevo interrogare la lingua e il suo mutare. Lesperienza nella Torino periferica 68-69, Vallette, Falchera, Mirafiori Sud, corso Taranto: collezionando lalfabeto delle assemblee, dei volantini, degli operai ai cancelli Fiat....
LEinaudi, Giulio Einaudi...

Come e dove. A Parigi. Invitato da Jack Lang a fare uno spettacolo, che non si realizz (io sono anche ci che non ho compiuto o che, compiuto, rimasto nel cassetto, come lopera Diario italiano ideata con Nono: la Scala, spaventata, non laccolse). Lavrei intitolato, lo spettacolo dOltralpe, Lassedio di Parigi (Comdie des italiens). Un voyage, un vagabondare, da Bologna a Lione alla Ville Lumire, infine circondando lEtoile, quindi conquistandovi il palcoscenico. Vi avrebbe trionfato, ghigliottinando mago Lacan, Angelica, sfolgorante nella sua mutezza e nudit. Italo - allora nel climax strutturalista - pareva divertito - e stranito.
Il suo libro di Calvino?

Durissimo e dolcissimo, non concedeva niente. Ma era

Il sentiero dei nidi di ragno. Ci sono i boschi, la gola del cielo, i noc-

I miei poeti? Omero, Guido Cavalcanti, lAriosto, avevo quindici anni, per tre, quattro giorni sparii, ma doveri?, con lOrlando furioso, Foscolo, la perfezione che sono i sonetti, il duetto con Zanzotto ...n pi mai toccher le sacre sponde... ove il mio corpo fanciulletto giacque..., sino a Montale, a Satura, la disillusione maestra. Giuliano Scabia esule felice nella Firenze che fu di Dante. Lungo lArno dove concep Nane Oca, sicuro, come Lorenzo il Magnifico, che sulle colline allintorno danzino gli di. Come raggiungerli se non in sella a un cavallo, salvificamente folle? ...mi sto facendo un cavallo / che gi trema e prende vento / mezzanotte, indosso il cavallo / mi metto in cammino....