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Apicoltura senza fondo
(versione non pubblicata) di 4941 E. Walnut #6 Soquel, CA 95073 (831)477-9221 Articolo originale on-line tratto da BeeSource.com 8 Novembre 2003 Un giorno, mentre mi aggiravo in uno dei miei apiari, mi interrogavo su come mai l'ape asiatica sia riuscita a vivere per milioni di anni in coesistenza con la varroa mentre, in europa, la presenza del parassita abbia avuto esiti tanto nefasti. In fin dei conti, l'ape asiatica e quella europea non sono così differenti, altrimenti i preparatissimi scienziati delle api non sarebbero stati in grado di ibridarle regalandoci il problema varroa, in primo luogo. Quali sono le differenze tra le due sub-specie che ne determinano la diversa risposta al parassita? Io non mi bevo la storiella del “gene della pulizia”. Con questo non voglio dire che non esista ma quanto, piuttosto, che il gene non è all'origine dei comportamenti di grooming ma, all'opposto, il grooming è all'origine del gene. (Su questa questione da “uovo o gallina” tornerò più avanti). Non credo neanche alla storia della “danza delle api”. Le api non hanno bisogno di dirsi assolutamente nulla: sono nate sapendo. La danza è la comunicazione di uno stato di eccitazione, non la mappa del tesoro. Coloro che continuano a sostenere la teoria della danza, semplicemente, non hanno mai prestato particolare attenzione. Qui, si cerca di evitare ogni possibile antropomorfismo. Ma cos'è questa “danza”, qual'è il senso della comunicazione tra api, la “lingua” delle api, l'istinto alla pulizia, se non forme di antropomorfismo? Secondo Thomas D. Seeley gli studi di von Frisch, il quale scrisse la prefazione al tomo del grande scienziato 'IL LINGUAGGIO E L'ORIENTAMENTO DELLE API', “...si concentrano su due principali questioni: Primo- come trova, l'ape, la strada per e dalla fonte di nutrimento?... questione dalle molte sfaccettature che ha attratto un gran numero di dotati ricercatori nelle tre decadi trascorse dalla prima pubblicazione del testo di von Frisch.”

Charles Martin Simon

Davvero, “dotati ricercatori”! Che spreco di talento, soldi e tempo! Non solo perché la domanda è priva di senso ma anche perché è fuorviante, ci ha indicato la direzione sbagliata, anche se questo non è così inusuale quando si ha a che fare con la ricerca scientifica, più interessata ai fondi che non alle scoperte. Scoprire qualcosa mette un punto di chiusura ai fondi, quindi è meglio scientificamente evitare di scoprire alcunché. Sembrerà cinico ma è vero. La nostra civiltà è basata sull'economia, una multi sfaccettata illusione se non proprio una completa finzione. La verità è che nessuna ape indica alle sue compagne le fonti alimentari e, tanto meno, ha bisogno di trovare la sua via da e per il cibo. Questi concetti umani non sono applicabili alle api. Possiamo quindi ignorare tranquillamente le domande di von Frisch così come la vita e carriera di molti scienziati. Lo so, la verità è scomoda, mi spiace. Von Frisch non intendeva metterci deliberatamente sulla strada sbagliata. Era un uomo semplice di un tempo semplice, un ragazzo onesto che credeva in ciò che stava facendo e cercava di farlo bene. Fosse ancora vivo e stesse leggendo le mie parole, probabilmente sarebbe anche in grado di comprendere cosa sto dicendo perché, come dice Seeley: “... Credo che sarebbe difficilmente influenzabile dal approccio astratto e matematico così dominante oggi giorno nel campo della neurobiologia comportamentale, mentre farebbe riferimento alle osservazioni personali 'sul campo' per farsi guidare su un nuovo promettente terreno scientifico.” Attraverso l'osservazione attenta , tra le altre cose, dei comportamenti di una termite, combinati con la successiva osservazione di questi comportamenti replicati dalle api e dalle formiche, mi sono addentrato in un nuovo e promettente terreno scientifico – la comunicazione tra gli insetti o, più correttamente, la mancanza della stessa o, ancora meglio, la la mancanza della necessità di comunicare. Le mie osservazioni personali mi portano alla convinzione della realtà di un sospetto che nutro da tempo, che la danza delle api non è un dato comunicativo. Un giorno, mentre mi allontanavo in furgone da un apiario, vidi un'ape arrampicarsi sul cruscotto. Si muoveva con sicurezza, come se sapesse esattamente dove andare mentre compiva, apparentemente significativi, giri e svolte finché non la presi e la lanciai fuori dal finestrino. Tre settimane dopo, allontanandomi da un altro apiario, osservai un'altra ape arrampicarsi sul cruscotto. Questa seconda ape seguiva esattamente il percorso della prima svolte e giri compresi (e compreso anche il lancio fuori dal finestrino). Non c'erano riferimenti spaziali o punti precisi per tracciare una mappa. La seconda ape poteva solo seguire la traccia lasciata dalla prima che, sebbene invisibile a me, era evidentemente chiara per lei. Non ci sono altre possibilità. E, quando non ci sono altre possibilità ti stai avvicinando a qualcosa di simile alla verità spostandoti dalla semplice probabilità teorica supportata esclusivamente da prove indiziarie dettate da interpretazioni variabili derivate da influenze irrilevanti come il contenuto dello stomaco dell'osservatore al momento dell'osservazione. Come con le formiche: io non tengo null'altro che polline nel mio freezer. Per tre anni consecutivi, ad oggi, in inverno, le formiche hanno marciato verso il freezer, sono entrate e non ne sono uscite più. Muoiono al suo interno in massa. Non faccio nulla per fermarle. Dopotutto è una loro scelta naturale e io non posso che assecondarla. Di anno in anno il processo ha accelerato finché non si sono più viste formiche. Applicando un criterio di efficacia nel compiere missioni di terra per valutare lo stadio evolutivo, le capacita percettive e l'intelligenza, gli insetti sono terribilmente avanti rispetto a

noi. Loro sanno cosa devono fare senza neanche aver bisogno di sapere cosa devono sapere, e lo fanno perfettamente senza neanche doverci provare. Noi, invece, abbiamo consulenti, test attitudinali, un massiccio sistema educativo e ci proviamo e riproviamo e, in ogni caso, non ci prendiamo mai. Non avremmo neanche una civiltà se non fosse per gli insetti. La lavorazione dell'argilla e la produzione di carta l'abbiamo imparata dalle vespe, per fare un esempio. E dove saremmo senza vasi e carta? Ci hanno detto che le api hanno uno straordinario olfatto. Nonostante sia ovviamente corretto, non ci hanno mai detto che le api hanno un senso che va ben oltre la più perfetta ed estrema sensibilità olfattiva. Hanno l'abilità di percepire una memoria che non è né intellettiva né situata nel cervello. E' esterna, situata nell'ambiente – il che invalida molta della scienza sprecata cercando la risposta nei loro cervelli, nei loro organi di senso corporei o cercando formule che potessero spiegare matematicamente come far stare così tante informazioni in uno spazio così piccolo. Io sostengo che 'il gene della casalinga' sia, in realtà, un'unità di memoria che nasce come conseguenza della, sicuramente, casuale scoperta dell'attitudine al grooming e quindi è concomitante a questo comportamento e non il precursore. Nel periodo in cui mi sono occupato della rimozione di vespe e api, seguivo per un cliente un edifico vittoriano di 150 anni, una casa di tre piani in cui, circa un centinaio di anni fa, aveva trovato rifugio una colonia di api. Il muro era stato aperto e ripulito 25 anni prima che il nuovo proprietario subentrasse. Oggi, anno dopo anno, le api cercano di entrare dove c'era il vecchio nido. L'obbiettivo della loro ricerca è giusto al di sotto delle tegole al punto di unione con la struttura del tetto dove il legno è, in più punti, marcio. C'è sempre la possibilità che riescano a trovare un punto di passaggio, cosa che effettivamente si è più volte verificata, cosa che mi ha costretto più volte ad organizzarmi, correre sul posto, spostare su e giù la scala nel vano intento di tenergli testa. Hanno percepito l'odore del vecchio nido o ne hanno percepito la memoria ambientale? O un mix delle due? O, le due, sono la stessa cosa? Un odore persistente è una memoria. Ma c'è una memoria più raffinata, più amorfa, più persistente che può essere lì anche dopo che la fonte sia stata rimossa, coperta, spostata e che per quel tempo sia divenuta così rimodulata da non essere percepibile da nessun apparato olfattivo e, in realtà, da nessun apparato in genere se non forse dallo strumento scientifico più sensibile e sofisticato di tutti: l'immaginazione umana. Ma questa memoria super-elaborata è accessibile ed utilizzabile dagli insetti! Svolgo il mio lavoro di rimozione con un furgone, non un autocarro aperto. Questo vuol dire che sciami, arnie e api libere sono lì, direttamente con me. Le metto sempre verso il fondo, verso il portellone, le api libere, invariabilmente, si aggregano negli angoli o volano verso i finestrini posteriori. Anche se tengo i finestrini completamente aperti loro rimangono sul retro. Ma un giorno, mentre guidavo, notai una singola ape volare seguendo una rotta irregolare fino al finestrino anteriore ed uscire all'aperto. Un paio di secondi dopo notai una seconda ape seguire la medesima rotta e poi un'altra ed un'altra finché le api che si erano raccolte sul finestrino posteriore, circa quindici, non se ne volarono tutte via. La cosa notevole era che ogni ape successiva aveva seguito esattamente la stessa rotta della precedente. Il percorso della prima ape, come lo era stato quello della prima termite, è stato assolutamente casuale, ma le api seguenti lo seguirono come se fosse stato disegnato nell'aria e sono sicuro che lo fosse. Va notato che né la prima termite, né alcuna ape, né alcuna formica siano mai tornate indietro e quindi non possono aver fisicamente comunicato con le seguenti, ma non mi addentrerò nella discussione sulla possibilità che gli insetti dispongano di abilità ESP in questo articolo.

Quando mi trovo a rimuovere le api da cavità di varia natura, spesso mi trovo ad osservare come queste si rifiutino di entrare dentro l'arnia esca che dovrebbe ospitarle. Cercano in continuazione di ripercorrere la loro vecchia entrata, sostituita da un passaggio in sola uscita, ignorando completamente la mia arnia, perfettamente trattata con esche, finché un'ape trova fortunosamente l'entrata. A quel punto, nel momento stesso in cui quella prima ape trova la sua strada, il gioco è fatto. Ce ne sarà una seconda, una terza e così via finché tutte le api non entreranno direttamente nell'arnia esca, eccetto forse qualche testa dura che non accetta la nuova idea o si rifiuta di abbandonare quella vecchia finché l'idea stessa non muore con loro. Questi comportamenti rafforzano la nozione secondo la quale ogni creatura lascia una traccia, che una traccia è una memoria, quindi ogni creatura lascia una memoria specifica e che creature specifiche interpretano e reagiscono a memorie specifiche. Von Frisch: “La nova arrivata... vola direttamente e con sicurezza ai fiori indicati, anche quando questi siano a chilometri di distanza – una abilità che non trova rivali nell'intero regno animale (von Frisch 1967a, p.57).” E le migrazioni degli uccelli? Dove vogliamo metterle le migrazioni delle farfalle – anno dopo anno, le nuove generazioni ritornano esattamente sullo stesso albero senza l'ausilio di alcun sopravvissuto della generazione precedente a fare da guida o che possa comunicare alcunché? Ed i cani in grado di ritrovare la strada di casa attraverso un continente intero, così come dei molti altri casi di fenomenali abilità di orientamento? Quando le api lasciano l'arnia e volano direttamente alla fonte di polline non stanno seguendo le indicazioni di Von Frisch, stanno seguendo una traccia lasciata da altre api, più api hanno seguito quel percorso, più marcata sarà la traccia, più marcata sarà la traccia, maggiore sarà la capacità produttiva di nettare o polline della fonte e più esaltante l'odore registrato in quella traccia. Ci sono diversi gruppi di api foraggere in una singola arnia, ogni gruppo visita esclusivamente alcune fioriture. Quindi, le api di un determinato gruppo, seguiranno la traccia mnemonica di quel particolare gruppo e di nessun altro, nessuna seguirà le informazioni ricevute dalle 'danzatrici' come le coordinate, distanze e posizionamento. Dalle danzatrici riceveranno solo odore ed eccitazione. Von Frisch stesso lo dimostra (IL LINGUAGGIO DANZATO E L'ORIENTAMENTO DELLE API, p.31), solo che pensava di star dimostrando un'altra cosa. Nel suo esperimento preparò due stazioni di nutrimento, una visitata da un gruppo di api, l'altra da un altro. Entrambi i gruppi appartenevano alla stessa arnia. Sospese l'approvvigionamento di entrambe le stazioni per alcune ore, quindi ne ricaricò solamente una. Una scout di ritorno eseguì la sua danza ed immediatamente le api dei due gruppi distinti volarono verso il campo. Le api del gruppo a cui non era stata rifornita la stazione però non andarono alla stazione piena. Andarono a quella vuota, girarono un po' in tondo e se ne tornarono all'arnia ad aspettare senza mai andare alla stazione rifornita. Questo dimostra inequivocabilmente che la danza non comunica distanza, orientamento delle coordinate o posizioni. La danza è un sistema di condivisione di uno stato di eccitazione non la comunicazione di informazioni. L'eccitazione stimola le api ad uscire e, una volta fuori, a seguire la traccia che si correla ai loro apparati di percezione mnemonica. In questo caso la memoria conterrà un odore raccolto dall'ape che ha svolto la danza ma, siccome l'odore delle stazioni era il medesimo, le api hanno seguito non tanto quello stesso odore ma piuttosto quello del loro gruppo, registrato anche sulla traccia del percorso. Von Frisch credeva realmente di star studiando quello che stava studiando. Credeva in ciò che vedeva. Non sapeva che nulla è ciò che appare. Questo stile di pensiero naif, nella lunga catena di sciocca scienza e pionieri testoni, è esattamente ciò che ci ha portato al dilemma attuale. Gli scienziati non sono ancora arrivati a soluzioni reali. Non vogliono, sono così poco intelligenti o

si sono lasciati attrarre dal soldo facile? Per fare un esempio, hanno quasi completamente abbandonato il problema della peste decidendo che la malattia e l'economia degli antibiotici sia da accettarsi come la via ufficiale all'apicoltura. Ci dicono che l'uso degli acaricidi, seguendo rigorosamente le indicazioni profilattiche, non può scatenare resistenze, ma questo è palesemente falso. Ci dicono che gli acaricidi sono innocui per le api e gli uomini, ma anche questo è falso. Quando li usavo, ancora chiusi nella loro confezione, potevo comunque percepirne la tossicità nelle mucose. Notavo anche un effetto negativo sulle api. E, soprattutto, quella roba non funzionava neanche. E, si, ho sempre seguito alla lettera le istruzioni. Il mio caro amico Ormand Aebi, terza generazione di esperti apicultori professionali, (detentore del Record Mondiale Guiness per la produzione di miele da una sola arnia, in una sola stagione con una sola regina dal 1957 al 1984, 132 Kg. Record che, essendo stato battuto solo con l'uso di più regine, non sarà mai realmente sorpassato.) seguiva attentamente le istruzioni, e nessuno segue più puntigliosamente le istruzioni di Ormand. Dopo due anni, seguendo le istruzioni, si trovò completamente senza api per la prima volta dopo tre generazioni. Perché la varroa è così devastante per le europee mentre convive tranquillamente con le asiatiche? Primo motivo: le asiatiche hanno un metabolismo più veloce. Le pupe passano un giorno o anche meno nelle celle e, poiché è nelle celle che la varroa fa il suo sporco lavoro, la differenza di tempo è sufficiente a dare alle api asiatiche un buon vantaggio. Un'altra ragione è che le asiatiche costruiscono abitualmente i favi all'aperto con una minima copertura come sotto gli spuntoni di roccia lungo le pareti di crepacci, mentre le europee cercano cavità protette. Va da sé che, grazie ai favi asiatici appesi nel vuoto, quando un acaro cade è perso per sempre. Gli scienziati ci hanno detto che fa parte del processo stesso dell'acaro di cadere dal favo ad un certo punto. In una cavità ci sarà sempre, probabilmente, una superficie vicina al fondo dei favi, una sporgenza del muro, il fondo di un'arnia, la parte solida della cavità del tronco, un posto qualsiasi dove l'acaro potrà fermare la sua caduta ed attendere il passaggio di una nuova ape a cui attaccarsi. Qualche anno fa iniziai a pensare all'utilità di fondi schermati che uscirono sul mercato quando iniziai ad abbozzarne la realizzazione. Quelli in vendita avevano anche un vassoio appiccicoso così da poter anche contare i parassiti. Ma non risolsero i problemi. Decisi quindi di spingermi oltre: Nessun fondo. L'idea era, ovviamente, che i parassiti potessero cadere liberamente e scomparire come nel caso delle asiatiche. Per ciò che riguarda il poter controllare e contare gli acari grazie al fondo antivarroa, a chi può interessante se scompaiono e basta? Inizialmente programmai di rimettere i fondi con l'arrivo dei primi freddi, ma mi scoprii nuovamente a pensare come un apicoltore e non come un apicultore. Stavo pensando alle api come ad un sistema statico e non un essere vivente adattivo. Pensai quindi che fosse meglio lasciarle senza fondo anche con tempo freddo ed umido. Le api si avrebbero stretto i ranghi del nucleo e consumato più miele per compensare alla maggiore esposizione e mantenere il calore là dove serve aumentato il ritmo metabolico. Sarebbero diventate più simili alle asiatiche, non come risultato di un'ibridazione tra le specie con le possibili conseguenze nefaste, ma semplicemente replicandone lo stile di vita e, quindi, migliorando lo stato di salute – almeno quelle che avrebbero deciso di sopravvivere. La sopravvivenza del più adatto è sempre la regola

di base, perché cercare di girarci intorno? Quando, artificialmente, supportiamo gli individui più deboli non possiamo che perpetrare le malattie. Tra l'altro le api asiatiche svernano ciclicamente sotto zero senza nessuna copertura se non quella superiore e, forse, una laterale e queste saranno comunque di fredda pietra. Questa è una citazione dall'articolo di Jamie Strange “L'arnia Bournacq” pubblicato sul numero di ottobre del 2003 di Bee Culture: “Fu solo con l'inizio dell'utilizzo delle arnie a telaino mobile che la peste iniziò ad essere un problema... inoltre, poiché solo le colonie più forti venivano fatte svernare, l'apicoltore si garantiva la miglior selezione per l'anno seguente. Queste colonie non necessitavano di alimentazione o trattamenti... l'apicoltore stava attivamente selezionando i ceppi più resistenti alle malattie.” Questo è esattamente ciò di cui sto parlando, fare ciò che si deve fare per rendere le famiglie veramente sane e forti. Anche se io non credo che i telaini removibili siano da condannarsi. I telaini se usati adeguatamente sono di aiuto e non dannosi. Il problema è il riuso continuativo e prolungato dei favi che è l'inevitabile e dannosa abitudine legata ai fogli cerei ed al sistema di estrazione del miele. Le mie arnie sono appoggiate su supporti ad almeno 40cm circa dal suolo per evitare problemi con le puzzole che si aggirano qui intorno. Ho comunque lavorato anche con colonie selvatiche molto forti posizionate, ad esempio, nella parte bassa degli alberi. Quindi, anche posizionate vicino al terreno, la colonia starà bene sempre ammesso che sia abbastanza forte in caso contrario, non sarà comunque importante. L'approccio con le puzzole deve però essere un po' differente nel caso delle arnie senza fondo. Vediamo il loro modus operandi. Normalmente grattano il predellino di volo facendo uscire alcune api e se le mangiano, grattano un altro po', mangiano un altro po'. Per cibarsi da un'arnia senza fondo sollevata da terra non abbastanza da essere fuori portata la puzzola dovrà sollevarsi sulle zampe posteriori esponendo la pancia per poter grattare sulle pareti o, letteralmente, arrampicarsi all'interno. Entrambi approcci che espongono l'animale a pericolosi attacchi cosa che non accade con l'approccio orizzontale al predellino di volo. Ho lentamente spostato le mie arnia ad una gestione senza il fondo, lasciandone alcune con fondo per fare dei confronti. Ogni arnia convertita, dopo un un primo iniziale momento di confusione dovuto alla necessità delle api di capire cosa stava succedendo e come reagire, ha mostrato un aumento generale della vitalità. Siamo in Novembre molte delle mie arnie con il fondo sono morte a causa dei parassiti. Mentre quelle senza fondo si stanno rinforzando molto più delle altre arnie negli anni passati nello stesso periodo stagionale, anche di quelle che avrebbero passato l'inverno. Vantaggi e Svantaggi della conversione al “senza fondo” Le arnie senza fondo sono praticamente impossibili da rubare. Il ladro di arnie, in cerca di un lavoretto facile facile, troverà esattamente il contrario di ciò che si aspetta. Va contro la sua natura mettersi a pasticciare con un'arnia senza fondo semi-diroccata (la mia arnia preferita). La capacità di respirazione dell'arnia viene incredibilmente aumentata. Nessuna presenza di condensa o malattie collegate alla condensa. Nessuna presenza di scarti sul fondo. La necessità

di cambiare i fondi perché marci diventa un ricordo del passato. Nessuna necessità di inclinare leggermente le arnie in avanti. Arnie perfettamente verticali producono favi più dritti (non che abbia alcuna importanza), supportano meglio il peso e sopportano meglio i terremoti (non che qui da noi abbia molto valore). Più nessuna preoccupazione per i topi. Senza fondo e con spazio sufficiente tra i divisori e il fondo dei favi i topi non possono neanche iniziare ad avvicinarsi. Aiuta utilizzare telaini senza la barra inferiore nella cassetta più bassa da covata in modo che i favi siano appesi naturalmente senza terminazioni solide artificiali. Nessuna necessità ad orientare l'ingresso verso il sole. Si potrebbe pensare che non sia importante ma, invece, potrebbe esserlo. Spostai alcune famiglie su un bell'appezzamento di terreno che si apriva sulla valletta di una riserva naturale esposta, secondo me, nella maniera corretta rispetto al sole. Le famiglie persero costantemente vitalità e morirono. Fu il vento. Quando le arnie si affacciano su una valle a sud, la direzione che gli permette di ricevere più luce, c'è costantemente un forte vento che soffia attraverso l'entrata. Più sole significa un riscaldamento più veloce e più luce per più tempo che si traduce in più lavoro e, quindi, maggior produzione. Come lemming noi organizziamo qualsiasi cosa per massimizzarne la produttività senza curarci di quelle che possono essere le conseguenze. Ci vollero due stagioni complete e la perdita di due famiglie in quel posto per scordarmi molto di quello che mi era stato insegnato e girare le arnie. Il terzo anno girai le api verso nord. Mi dovetti forzare e rimasi preoccupato per molto tempo di aver fatto una sciocchezza. Ma, adesso, loro stanno bene. E, comunque, di tanto in tanto sono ancora a disagio. Dimenticare è molto più difficile che imparare. Alcuni svantaggi sono: diminuzione della produzione di miele, per cominciare. O potrebbe essere un vantaggio dopotutto? Si potrebbe pensare che le arnie senza fondo siano più facilmente attaccabili da vespe e calabroni o soggette a razzia da altre api. C'è però una differenza nella funzione delle api guardiane tra un'arnia classica ed una senza fondo. Nell'arnia normale, con il fondo, i saccheggiatori si devono limitare ad evitare le guardie, posizionate davanti all'ingresso, se riescono ad evitarle una volta dentro possono virtualmente fare ciò che più gli pare. Nelle arnie senza fondo le guardie monitorano l'intera area comprendo l'intero territorio rendendo impossibile il superarle. Ho visto calabroni lavorarsi le arnie con il fondo ed evitare quelle senza. Credo che, grazie alle guardie libere all'aperto, i calabroni vengano attaccati più velocemente e con maggiore violenza ed imparino in fretta a tenersi alla larga. Ovviamente tutto dipende, come sempre, dalla forza della famiglia. Non riesco ad immaginarmi una buona e robusta famiglia essere attaccata da nulla tranne, forse, un orso. D'altro canto un'arnia senza fondo ha la stessa vulnerabilità di un'arnia con il fondo nel momento in cui il rischio è un orso. Nel caso una famiglia debole venisse spazzata via sarebbe comunque una buona cosa, ci esimerebbe dal doverci prendere cura di lei per poi vederla comunque morire, e lo farà. Lo fanno sempre. La necessità di montare un fondo in caso di spostamento. Le arnie devono avere un fondo quando le si sposta. Ma ci sono probabilmente sistemi più semplici per trasportare le arnie piuttosto che utilizzare i fondi con il blocco dell'entrata. Pensandoci ho un sacco di pannelli bucati per la nutrizione forzata avanzati dai brutti tempi in cui ancora la adottavo. Questi sarebbero perfetti semplicemente graffettando una rete fine sopra il foro. Gli angolari creano uno spazio perfetto che sollevi le arnie senza permettergli di entrare in contatto diretto con il fondo del furgone, di un pavimento o dalle altre arnie se impilate, permettendo all'aria di circolare.

Perdita della direzionalità. Le arnie senza fondo possono non essere adatte a chi volesse applicare la procedura di sicurezza dello stare dietro l'arnia quando si effettuano delle operazioni per evitare di trovarsi sulla traiettoria di volo. Tenersi lontano dalla traiettoria di volo non è comunque ciò che può ridurre il rischio di punture. Credo che sia più un sistema per rilassarsi sapendo che si sta lavorando “dalla parte giusta”. Ma ciò che realmente fa la differenza è il mantenere uno stato mentale di calma e distacco, non c'è paura e, ancor più importante, il proprio stato mentale non è falsato ma vero e naturale – e, ovviamente, movimenti sicuri, fluidi, competenti ed una giusta dose di fumo. Non date per assunto che le api volino in ogni direzione in un caos a 360°. Stabiliranno rotte e vie preferenziali da e per l'arnia ma non saranno così affollate come nel caso di un apiario di arnie tradizionali, con il fondo, tutte puntate nella stessa direzione, chi opererà sulle arnie sarà in grado di lavorare con queste rotte se lo crederà. D'altro canto non farci caso vorrà dire ignorarle, il mio metodo preferito. Non fa nessuna differenza se sono su una rotta di volo o meno fintantoché il mio stato mentale è corretto, e lo è sempre. Ma non interpretate male, non dico di non essere mai stato punto. Capita di tanto in tanto ed in generale mi piace. Giusto qualche settimana fa stavo badando ai fatti miei quando un'ape mi è volata in faccia e mi ha punto sul naso. Ouch! Fa veramente male. Anche emotivamente, farmi questo, senza essere stata provocata in alcun modo. Durante uno dei miei lavori di rimozione di uno sciame appesi un'arnia a circa 1 metro di altezza appoggiata ad un tubo da 2 pollici. Ora, immaginatevi la scena, un tubo da 2 pollici contro il lato di un'arnia dovrebbe apparire un po' come l'esatto opposto di un predellino da volo, ma le api usavano comunque il tubo come fosse stato progettato esattamente per quello scopo. Questo mi ha portato a pensare che i fondi delle arnie ed i predellini sono solo forme di antropomorfismo non cultura apistica appropriata. Noi vogliamo che le api ottengano ciò che noi vorremmo se fossimo api, una piccola stanza accogliente con un piacevole ingresso, come se fossero delle simpatiche piccole persone che condividono con noi il senso della funzionalità e gli scopi. Come se loro non avessero capacità incredibili che noi non abbiamo, come l'abilità nel volo, quella di decollare ed atterrare praticamente su qualsiasi superficie, di arrampicarsi in verticale e a testa in giù – e loro si divertono ad esercitare queste abilità. Tutto ciò che vive ha la capacità di divertirsi e quando si diverte, piuttosto che scontrarsi con imprese improbabili o altrimenti soffrire, la sua salute migliora automaticamente. E, ad ogni rilassamento della moderna Langstrothiana apicoltura, le api reagiscono positivamente. Nota sulla raccolta del polline nelle arnie senza fondo Le trappole da polline autopulenti posizionate sul fondo nelle arnie standard danno pochi risultati contro la varroa. I parassiti vengono spazzolati via al passaggio delle api attraverso il diaframma e cadono nella trappola da polline dove muoiono. Ma la tavoletta che copre la parte superiore della trappola per impedire che detriti si accumulino nel cassetto di raccolta, forma un altro 'fondo' dell'arnia dove la api possono camminare e la varroa attendere un passaggio per tornare nell'area di covata. La soluzione può essere una retina a maglia 0,3 cm posizionata su una propria cornice staccata dalla trappola per polline in modo che sia facilmente rimovibile. Con questa retina al suo posto e la trappola utilizzata in un'arnia senza fondo si dovrebbero avere maggiori risultati contro la varroa. C'è un reticolo sul retro delle trappole da polline e fori di uscita sul fronte che possono permettere ad alcuni acari di caderci attraverso. Quando la trappola è collocata su un fondo

dell'arnia ogni acaro che possa cadere si troverà inevitabilmente sul fondo dell'arnia stesso e potrà o meno essere spazzato via dall'ape di ritorno attraverso il diaframma. Ma, senza il fondo, ogni acaro che cada sarà perso per sempre, e quelle che cadranno attraverso la rete di cui si parlava precedentemente, sul tettuccio anti-detriti della trappola da polline moriranno li in attesa di un'ape a cui attaccarsi, se ciò che ci dicono gli scienziati è vero, ossia che gli acari una volta caduti rimangono fermi nel posto in attesa di un'ape di passaggio lì vicino a cui attaccarsi o muoiono. Se non fosse vero allora si potrebbe collocare un foglio adesivo sul tettuccio o rivestirlo con un olio essenziale. Nella mia prima conversione della trappola da polline feci scorrere una striscia di 1 cm intorno la parte esterna della sommità delle trappole (nell'edizione digitale non è presente l'illustrazione n.d.t) per creare uno spazio tra il fondo dei favi e la rete. Poi iniziai ad usare melari vuoti, senza telaini, posizionati tra il fondo dei favi e le trappole che rese inutili le strisce. Ovviamente le famiglie vengono gestite in modo che costruiscano nuovi favi sopra e non sotto i vecchi. Lo spazio creato dal melario riduce il numero di api che si troverebbero a camminare sul tettuccio o sulla rete, visto che le api si arrampicano principalmente su e giù per i lati interni del melario nel loro percorso da e per i favi questa situazione potrebbe persino rendere inutile la retina, soprattutto se le trappole vengono rimosse in autunno ed inverno, come dovrebbe essere. So di alcuni apicoltori che si limitano ad aprire le vie di volo lasciando le trappole al loro posto, pessima idea visto che spesso i coni di uscita, inutilizzati, si ostruiscono di detriti. Quindi, visto che tanto dovreste toglierli per pulirli potreste fare che lasciarli in magazzino per l'autunnoinverno.

I nostri sistemi tradizionali moderni coccolano le api con una mano mentre ne abusano con l'altra. E' così strano che loro non riescano a raccapezzarsi? Ciò che sto proponendo non va bene per fare businness. Invece di aggiungere prodotti io ne elimino. Invece di aumentare la produzione di miele io la riduco. Ma poco miele è sempre meglio che niente miele, e le api morte non fanno miele. L'apicoltura senza i fondi, combinata al non utilizzo dei fogli cerei (uno dei miei “non-si-fa” preferiti) darà come risultato api più piccole e veloci, sia dal punto di vista cinetico che metabolico, api più forti e sane meno suscettibili di attacchi da parte di malattie e predatori. Non è mia intenzione far regredire l'apicoltura ad epoche oscure ma raccogliere ciò che funziona e ciò che invece non funziona e mischiare le cose perseguendo l'obbiettivo della miglior salute possibili piuttosto che la maggior produzione possibile. Le api sono creature incredibilmente potenti. Dategli una mezza possibilità, sono inarrestabili. Sia filosoficamente che praticamente la varroa è stata un beneficio per la cultura apistica se non per l'apicoltura. Per usare le parole del mio amico Ian Rumsey, rivoluzionario apicultore inglese: “Abbiamo sconfitto un nemico facendone un amico”. Allo stato attuale, abbiamo battuto molti nemici. Ciò che dobbiamo fare è levarci dai piedi per permettere alle api di diventare le giramondo che possono e devono essere, creature in grado di trionfare sulle avversità della vita così com'è , non com'era o come vorremmo che fosse.

traduzione a cura di ORTODICARTA – www.ortodicarta.eu