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"Sesso e Potere”

I DOSSIER DE:

“SESSO e POTERE”
Dal Bordello (in Parlamento) al Rubygate

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Sesso e potere: il parlamento di Berlusconi? Un bordel
Venerdì 10 Settembre 2010 Dopo le dichiarazioni di Angela Napoli (“deputate come prostitute”) Infiltrato.it si è infiltrato in Parlamento e ha incontrato una gola profonda.

Finalmente qualcuno ha squarciato il muro d’ipocrisia che regna intorno al Transatlantico d’Italia. Finalmente una persona seria e autorevole, come la deputata finiana Angela Napoli, ha svuotato il sacco e dichiarato testualmente: “Non escludo che senatrici o deputate siano state elette dopo essersi prostituite. Purtroppo può essere vero e questo porta alla necessità di cambiare l'attuale legge elettorale.” Certo, l’attuale legge elettorale è un porcellum, basta essere in cima alla lista come primo candidato et voilà, il gioco è pressoché fatto. Non è improbabile né impossibile che qualcuno faccia carte false pur di raggiungere l’agognata poltrona, e quindi non c’è da stupirsi se le dichiarazioni della Napoli

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rispondessero al vero. Come non ricordare le sibilline frasi al veleno di una Daniela Santanchè in versione Giovanna D’Arco, che nel Marzo 2008 espresse finalmente un concetto degno di nota: “Berlusconi considera le donne solo in orizzontale, ma io comunque non gliela do…”. Viste le performance del signor Berlusconi non è difficile credere alla Santanchè e forse si può – probabilmente – intuire come mai la stessa Danielona nazionale abbia cambiato idea tanto da finire dritta dritta nella maggioranza, addirittura come sottosegretario all’Attuazione del Programma. La domanda è: chi può confermare o smentire le dichiarazioni della Napoli (e quelle della Santanchè)? Chi può dirci se sono fuffa per giornalisti o se invece potrebbero rappresentare lo spunto per riflessioni più ampie? A chi si può chiedere? Infiltrato.it si è infiltrato in Parlamento e ha trovato una gola profonda disposta a parlare e a svelare alcuni particolari succosi. La nostra talpa è un deputato non molisano, piuttosto navigato e addentro ai gossip parlamentari, uno che ne ha viste di cotte e di crude e che canta - per usare un gergo investigativo - come un usignolo. “Da che mondo è mondo il Parlamento è sempre stato un luogo in cui si consumavano storie d’amore o di sesso, come in qualunque altro luogo pubblico. Volete dirmi che nelle scuole o negli uffici lavorano solo preti e suore? Suvvia, cerchiamo di essere realisti e di dare pane al pane e vino al vino. Ma stavolta si è esagerato”. Stavolta si è esagerato è riferito all’ultima legislatura, giusto? “Esatto. Per essere chiari, Berlusconi ha trasformato il Parlamento in un bordel, per usare un francesismo.” Non può fare a meno di essere così esplicito? “La realtà è quella che è. Conosco colleghi che, quando sono in Parlamento si divertono come liceali, fanno a gara a chi palpa più sederi, ovviamente femminili. Anzi, ti dirò di più.” Di più? C’è anche un dippiù rispetto a quanto già detto? “C’è un gioco molto in voga in Parlamento, volgarmente detto <tocca il culo alla ministra>, anche se non posso rivelare il nome della ministra. In buona sostanza ce n’è una che tanti aspirano a palpare. Nella confusione del Parlamento è operazione piuttosto facile da fare, senza correre il rischio di essere additati come perversi (o quasi).” Non voglio nemmeno tirare a indovinare chi è questa ministra.
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“Per come la vedo io, lei prova quasi piacere ad essere desiderata, fermo restando che il suo pupillo è uno solo.” Il signor Berlusconi, immagino. “Tu l’hai detto.”

Con quello che si sente e si legge, soprattutto dalle intercettazioni, non è difficile immaginare quanto il rapporto tra sesso e potere sia forte e costante e del resto va avanti così dalla notte dei tempi: dalle concubine dell’imperatore romano si è giunti alle escort del capetto di turno. Ma viene forte il sospetto che il signor Berlusconi abbia trasformato il Parlamento in un bordel proprio per intorbidire le già putride acqua della politica italiana, per manipolare i media e la massa e stordire – ulteriormente - con scandali e scaldaletti quel che resta della pubblica opinione nostrana. Non c’è da stupirsi se in Parlamento succede, né più né meno, quello che potrebbe accadere nell’aula di una terza liceo o nei bagni dell’università, ma Infiltrato.it ha una curiosità fortissima, che vorrebbe condividere con i lettori: secondo voi chi è la ministra dal tocco facile? **********

BUNGA BUNGA RETROSCENA/ Berlusconi e Ruby, tra sesso & potere
Martedì 02 Novembre 2010 Ieri Ruby Rubacuori, protagonista assoluta del tormentone Bunga Bunga, è diventata maggiorenne. Peccato non lo fosse già, perché ora Berlusconi e la Minetti rischiano grosso, coinvolti nell’ennesimo scandalo tra sesso e potere. La vicenda, in realtà, è molto più complessa di quanto dicano e scrivano i Berluscones. Vediamo perché.

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"Ruby, ragazza sfortunata, ha ricevuto solo troppa generosità da Berlusconi […] il ‘bunga bunga’ non mi interessa. Berlusconi è un uomo generoso e si ritrova con persone che ne approfittano” (Stefania Prestigiacomo in un’intervista a “La Repubblica”). “Finisse anche domani il governo, tratterrei il grande onore di aver collaborato con un uomo onesto, pulito e carico di profondi valori morali: questo è Silvio Berlusconi” (Gianfranco Rotondi). “Sarebbe davvero gravissimo, anche se contro Berlusconi si e' assistito negli anni alle più assurde fantasie, che qualcuno potesse costruire artificiosamente ipotesi di reato come suggerito da certa stampa, su un comportamento che non può che essere valutato come caratterizzato da contenuti assolutamente positivi” (Nicolò Ghedini). E poi i quotidiani di corte che titolano, argomentano, rigirano per raggiungere un unico obiettivo: scagionare il premier. Anzi, mostrare il suo essere “buon samaritano” che, “come la Caritas”, aiuta i più bisognosi. La vicenda, in realtà, è molto più complessa di quanto dicano e scrivano i Berluscones, i quali continuano, come già accaduto sia per Noemi Letizia che per Patrizia D’Addario, a ritenere che questo è soltanto gossip, che non c’è nulla di rilevante da un punto di vista pubblico-politico, che è soltanto “giornalismo scandalistico” e dovrebbe restar lontano dalle vicende politiche perché non fa altro che infangare l’impegno concreto (?) che il premier sta mostrando nell’affrontare le questioni più scottanti italiane (vedi Terzigno). Come facilmente potremmo aspettarci sono tutte “balle”. La questione è molto più intricata e potrebbe essere rilevante anche sotto il profilo penale. Cerchiamo, allora, di mettere insieme i pezzi e capire perché non solo è giusto, ma addirittura doveroso concentrarsi sulla vicenda. Se quello raccontato da Ruby agli inquirenti (anche se poi la ragazza ha ritrattato in varie interviste) fosse vero, allora sarebbero ipotizzabili, infatti, anche reati. Avere rapporti sessuali con minorenni tra i 14 e i 18 anni configura infatti il reato di violenza sessuale (se, chiaramente, il rapporto è avvenuto approfittando dell’inferiorità fisica o psicologica della minore); oppure si potrebbe parlare del reato di prostituzione minorile, se la minore è stata pagata con denaro “o altra utilità” (vedi l’Audi, i gioielli e il vestito Cavalli) in cambio di pretesi rapporti sessuali.
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Ma non è finita qui. Cerchiamo di andare più a fondo e di ricostruire la vicenda da principio. La Procura di Milano, infatti, sta analizzando le carte perché ci sarebbe la possibilità anche di un abuso d’ufficio da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il testo della relazione della Questura di Milano, consegnato alla Procura, sembra rivelare proprio questo. A tal proposito, come molti già sapranno, la vicenda risale alla notte tra il 27 e 28 maggio: Ruby (all’anagrafe Karima El Mahroug), per via di un furto (si parla di circa tre mila euro) viene portata in questura priva di qualsiasi documento; come scritto nella relazione, “la ragazza sarebbe stata ospite presso gli uffici della locale questura, in attesa di essere affidata l’indomani mattina mediante altro personale, ad una struttura per minori”. Subito, infatti, la Questura si è adoperata per trovare tale sistemazione, effettuando “un giro di telefonate presso le strutture di accoglienza per minori per provvedere alla collocazione della giovane donna”. Ma il tutto invano, in quanto “riceveva risposta negativa da parte di quest’ultimi, poiché al momento delle chiamate, il personale di turno delle varie strutture contattate, riferiva che poteva dare ospitalità solo a ragazzi e non a ragazze in quanto non vi era altro personale che poteva provvedere alla sistemazione e alla sorveglianza della giovane donna”. Ma è qui che succede l’imprevedibile. Intorno alle 23 il capo gabinetto dott. Ostuni riceve una telefonata che, probabilmente, non dimenticherà mai. Nel verbale, in cui si ricostruisce la telefonata, si legge che a chiamare è un uomo che si qualifica come “responsabile della sicurezza personale del premier”, il quale, dopo alcune battute, passa subito il telefono proprio a Silvio Berlusconi: “Senta dottore, le volevo dire che io questa ragazza la conosco. Ma soprattutto volevo dirle che poiché me l’hanno segnalata come una parente di Mubarak, forse sarebbe opportuno non farla andare in una comunità protetta. Arriverà da voi una persona di nostra fiducia, Nicole Minetti, consigliere regionale del Pdl. Potreste affidarla a lei”. Nella sua deposizione il dott. Ostuni ha affermato di non essere stato influenzato da quella chiamata. Ma sono in pochi a credere alla sua versione. Ma nonostante questo, la questura “continuava a ricevere numerose telefonate da parte del Capo di Gabinetto che sollecitava il rilascio della giovane donna, poiché aveva già dato comunicazione al personale presso io Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’avvenuto rilascio della ragazza”. Insomma, Ostuni, senza un effettivo riscontro, aveva già assicurato al premier il rilascio di Ruby.
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Ma attenzione. Nonostante le pressioni del dott. Ostuni, il Pm dei minori Annamaria Fiorillo pur avendo saputo e avendo ricevuto pressioni, non si lasciava intimidire né influenzare da quella telefonata e seguiva il normale iter giudiziario che si dovrebbe adottare in questi casi: “Il P.M. disponeva comunque l’affido della minore ad una comunità o la contemporanea custodia della minore presso gli uffici della Questura in attesa di essere data l’indomani mattina ad una comunità (dato che, come detto, era probabile che non ci fosse disponibilità di posti per quella notte, ndr)”. Ma le pressioni continuavano ed allora ecco l’accordo: Ruby poteva essere affidata alla Minetti, ma “bisognava avere lo copia di un documento d’identità della minore”, affinchè si accertasse che fosse la nipote – o comunque parente – di Mubarak. Ed è qui che abbiamo l’inghippo che lascia sconcertati. La questura assicura al pm Fiorillo che c’è assoluta certezza che la ragazza sia parente del Presidente egiziano. Viene spacciato per vero una assoluta falsità, sebbene gli accertamenti quella notte siano stati fatti: la Questura, attraverso la banca dati interna della Polizia, risale alla residenza della ragazza (già schedata perché “la minore risultava avere a suo carico una denuncia di scomparsa da parte dei suoi genitori e di personale di una comunità per minori di Messina”); viene contattato allora il commissariato di Letojanni (provincia di Messina) e si risale ad una verità importante: i genitori sono ambulanti. Ma questa verità verrà taciuta. Anzi, sempre nella relazione si specifica quanto segue: “tutta la fase degli accertamenti e dei contatti con il PM dei minori” si reiterano “continue telefonate da parte del Capo di gabinetto, il quale chiedeva il perché la ragazza non fosse stato ancora rilasciata e sollecitava o provvedervi”. Insomma, è quanto mai aperta la strada che porterebbe ad un possibile abuso d’ufficio, determinato da una telefonata, nella quale abbiamo una menzogna (“me l’hanno segnalata come una parente di Mubarak”) e acuita da un “consiglio” (“forse sarebbe opportuno non farla andare in una comunità protetta”) che, provenendo dall’alto, certamente non ha lasciato indifferente il Capo Gabinetto. Ma non è finita qui. La ragazza, alla fine, lascia la questura: Nicole Minetti (pidiellina che fa parte di quell’esercito di ex-ballerine, ex-veline, ex-letterine) compare davanti alla questura dopo soltanto dieci minuti dalla chiamata di Berlusconi. Stando a quanto stabilito dal
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Pm, la Minetti avrebbe dovuto accompagnare la minorenne in una comunità (“la signora MINETTI N. si offriva di prendere in affidamento la minore e di provvedere per ogni necessità a carico della stessa, consapevole delle conseguenze giuridiche in caso di non ottemperanza agli oneri dell’affidatario”). E invece? Nulla di tutto questo: Ruby viene “affidata” a Coincecao Santos Oliveira Michele, professione escort. Era stata la stessa Michele ad avvisare Berlusconi che la minore era stata fermata (almeno così ha dichiarato a “Il Corriere della Sera”). In che modo? Aveva il numero di telefono del premier. Per ogni eventuale “emergenza”. **********

SCENARIO/ Ruby Rubacuori e Noemi Letizia: dai rifiuti al sexygate
Martedì 02 Novembre 2010 Sarà un caso che l’emergenza rifiuti si sviluppi di pari passo con un sexygate? L’ultima emergenza, in cui si era parlato persino di far funzionare l’inceneritore di Acerra, era toccato a Noemi Letizia, e alla sua “Papi-Story”, riempire giornali e telegiornali, dando vita al NoemiGate. Stavolta è il turno del RubyGate. E anche stavolta si è parlato dell’inceneritore di Acerra e della possibilità, seppur remota, che possa in qualche modo funzionare. Riproponiamo una illuminante inchiesta de La Voce delle Voci sulle reali motivazioni del NoemiGate, perché il caso Ruby ricorda molto da vicino tempi e modi della Papi-Story. A Napoli gli investigatori della Direzione Antimafia stann,,,o indagando sui possibili collegamenti fra Elio Benedetto Letizia, il padre dell'ormai celebre Noemi, e il ceppo che a Casal di Principe ha visto per anni egemone il clan capitanato da Armando, Giovanni e Franco Letizia, gruppo di fuoco del boss

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Giuseppe Setola, area Bidognetti. Tutti alleati degli Scissionisti di Secondigliano. Qui, nell'attesa di sviluppi giudiziari, proviamo a mettere in fila alcune impressionanti coincidenze, con le tessere di un puzzle che vanno al loro posto una dopo l'altra. Ed un Paese che, se le ipotesi investigative fossero confermate, si troverebbe a dover raccogliere la sfida finale. Potrebbe suonare solo come un'omonimia, un cognome strano, uguale al nome di una donna. E che ricorre. Poi il cerchio delle coincidenze comincia a stringersi. E prende corpo l'ipotesi che Benedetto Letizia detto Elio, padre dell'aspirante starlette Noemi, lungi dall'essere mai stato autista di Craxi o militante di Forza Italia o qualsiasi altra boutade messa in circolazione, sia originario dello stesso ceppo di Casal di Principe dal quale provengono Franco e Giovanni Letizia, gruppo di fuoco del boss Giuseppe Setola. Lo stesso commando capace di sparare in fronte ed ammazzare sei extracomunitari in un colpo solo per avvertire gli altri che, se si intende trafficare droga in zona, bisogna sottostare alle “regole”. E pagare. Ma chi e' veramente Benedetto-Elio Letizia? Da Castelvolturno all'Agro Aversano fino a Secondigliano, molti lo sanno fin dall'inizio di questa storia. Ma non parlano. Tacciono di fronte ai tanti cronisti venuti da ogni parte del mondo. Pero' a Enrico Fierro, inviato dell'Unita', qualcuno ha detto: lascia stare, su questa storia meglio non metterci le mani. Bolle, scotta. Il cinquantenne Benedetto Letizia, noto finora al Comune di Napoli (dove e' in servizio) piu' che altro per un vecchio inciampo giudiziario - fu arrestato nel ‘93 nell'ambito di un'inchiesta sulle compravendite di licenze commerciali - per tutti e' un uomo tranquillo. E anche la gazzarra di visure camerali e catastali messa su dai giornali, non ha potuto scoprire altro che modesti immobili intestati a Noemi e un paio di societa' dedite al commercio di profumi. Solo una bufala, allora, la storia della parentela? «Non dimentichiamo - dice un attento osservatore di queste dinamiche - che molto spesso i clan si servono proprio di personaggi “puliti”, o quasi, per tenere i contatti con esponenti delle istituzioni». A gettare benzina sul fuoco, realizzando la classica “excusatio non petita”, sono poche settimane fa alcuni giornalisti del casertano. Ventiquattr'ore di fuoco, quel 19 maggio. Dopo la cattura in Spagna del boss Raffaele Amato, a Secondigliano un blitz porta in manette quasi cento persone ritenute affiliate agli Scissionisti. In nottata arriva l'arresto a San Cipriano d'Aversa del boss Franco Letizia, uno fra i cento latitanti piu' ricercati d'Italia. E siamo proprio negli stessi giorni in cui, fra gossip e
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cronaca, i giornali, le tv e il web sono letteralmente invasi da quel nome: Letizia. Alle 12 e 18 in punto nelle redazioni arriva un lancio Ansa. E' firmato dalla giovane corrispondente casertana Rosanna Pugliese: nessuna parentela - si legge - tra l'arrestato Franco Letizia ed il papa' di Noemi, lo affermano «gli inquirenti che operano nel casertano». Che bisogno c'era di quella perentoria smentita, a fronte di una notizia mai data? E soprattutto, perche' rifarsi ad un termine generico come “gli inquirenti”, senza precisare se si tratta della squadra mobile, della Procura (di Napoli o di Caserta?) oppure di altre forze dell'ordine? Un sito locale, Caserta Sette, non perde l'occasione per rilanciare la non-notizia. E con tono stizzito se la prende con chiunque osi pensare che esista quella parentela. Mentre scriviamo, alla Voce risulta invece che sono in corso indagini top secret alla Procura di Napoli proprio per accertare il possibile collegamento fra i Letizia di Secondigliano (Benedetto detto Elio, ma anche altri suoi stretti congiunti) e il clan Letizia affiliato ai Casalesi. Un legame che, se fosse accertato, nella “vicenda Papi”, spiegherebbe tutto. O quasi. Qualcuno, in Campania ed oltre, sa bene da tempo cosa significa pronunciare alcuni grossi nomi. E perche', se telefona uno con quel nome, se si spinge fino a chiedere a un leader politico di mostrarsi alla nazione intera, intervenendo ad una festa di paese, lui potrebbe essere costretto ad acconsentire. Ma in ossequio alla ragion di stato sarebbe obbligato a far credere - perfino alla moglie e ai figli - che si tratti d'una storia di corna e minorenni, piuttosto che rivelare al Paese e al mondo la verita'. Scrive Fierro sull'Unita' del 22 maggio: «La camorra, soggetto da maneggiare con cura in questa storia. Anche se i tanti set di questo reality non aiutano a tenerla a debita distanza. Secondigliano (il quartiere monstre dove i Letizia hanno alcune loro attivita'); Portici, la citta'-quartiere dove vivono Noemi e sua madre, e Casoria, il paesone della festa. In ognuno di questi luoghi i clan hanno un controllo ferreo del territorio. Sanno tutto. Di tutti». In attesa delle conclusioni alle quali giungeranno i pm della Dda, noi qui proviamo a mettere insieme le tessere del puzzle. Che cominciano a combaciare in maniera impressionante. Se risultasse provato il collegamento fra i Letizia, sarebbe allora piu' realistico immaginare quale sia stato il vero motivo di quell'appuntamento cui il premier, suo malgrado, non poteva mancare, pur avendo cercato con ogni mezzo fin dalla mattina - e poi nelle frenetiche telefonate fatte in quei
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misteriosi 50 minuti di sosta dentro l'aereo, a Capodichino - di sottrarsi. Alla fine va. E resta per quasi un'ora a colloquio “riservato” - dice chi c'era - con Elio Benedetto Letizia, prima di darsi in pasto ai fotografi. IL POTERE DI GOMORRA Troppo forte, il potere d'intimidazione di quella holding multinazionale che, come ci ha raccontato Gomorra, comunica i suoi messaggi attraverso i simboli. L'uomo accusato di essersi portato via la donna di un boss, per esempio, viene crivellato non alla testa o al cuore, ma “mmiez ‘e palle”; quello che ha tradito gli accordi, facendo catturare uno del clan, dovra' essere “incaprettato”, legato come un capretto sul banco della macelleria, e fatto ritrovare nella posa piu' grottesca e mostruosa che si possa immaginare per un essere umano. Cosi' anche la presenza fisica di una personalita', in certi luoghi ed occasioni, vale piu' di cento rassicurazioni verbali. Magari arriva a suggello di un condizionamento che durava gia' da mesi. E del quale la bella - e quasi certamente ignara - Noemi non era che un altro “segnale”. La sua presenza al fianco del primo ministro (come nell'ormai famoso ricevimento di fine anno a Villa Madama) serviva per affermare all'esterno che il rapporto con gli uomini del napoletano e del casertano stava andando avanti. Del resto, lo strapotere finanziario raggiunto dalle imprese dei clan camorristici - anche attraverso la presenza di loro vertici nelle logge massoniche coperte - praticamente non ha uguali. Lo ha spiegato poche settimane fa Roberto Saviano agli studenti della Normale di Pisa nel corso di una lezione: nessuna, fra le altre mafie del mondo (russa, cinese o slava che sia) e' autonoma rispetto alle cosche italiane. Tutte hanno come modello di partenza Cosa Nostra, ‘Ndrine e Camorra. Ma i gruppi esteri non si sono mai del tutto affrancati: sullo scacchiere internazionale, nei paradisi fiscali, per muovere da un capo all'altro dei contimenti denaro, armi, stupefacenti, organi ed esseri umani, devono sempre e ancora in qualche modo “dare conto” ai clan italiani. Dal punto di vista dell'economia criminale, poi, che interi pezzi dell'Italia siano ormai ricattabili da parte dei clan camorristici, non e' una novita'. Una holding multinazionale, ma pur sempre malavitosa; forze strutturate e uomini che, pur trovandosi ormai a gestire le leve del potere finanziario (il giro di affari delle mafie, secondo uno studio recente di Confesercenti, e' pari a 125 miliardi di dollari l'anno, circa il 7% del Pil nazionale), non rinunciano ai vecchi e collaudati metodi per affermare il loro potere. Un commando di fuoco pronto a sequestrare, a sparare in faccia, tenere in ostaggio magari i figli di un alto esponente politico. Ed e' cosi' che possono maturare, per i posti chiave di governo - ad esempio la presidenza di una strategica Provincia o un sottosegretariato - le nomine di personaggi ritenuti gia' nelle lore stesse zone di origine impresentabili, per i legami con
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la camorra dei loro uomini piu' stretti. MARONI ALLA CARICA Come s'inscrive, nello scenario che stiamo ipotizzando, l'autentica impennata nella lotta ai clan camorristici impressa nelle ultime settimane da Roberto Maroni, ministro degli Interni, e da Antonio Manganelli, capo della Polizia? «Berlusconi - dice un esperto di intelligence che preferisce restare anonimo probabilmente sara' presto lasciato al suo destino. Lo dimostra il livello di fibrillazione da cui e' stato colto dopo l'episodio di Casoria, gli errori a raffica, le dichiarazioni avventate. A reggere saldamente il timone dello Stato che non si arrende e' ora il Viminale, da cui non a caso negli ultimi mesi e' partito un pressing senza precedenti nel contrasto ai Casalesi e ai loro alleati, gli Scissionisti di Secondigliano. Operazioni che hanno liquidato quasi interamente il clan Letizia». L'escalation nella lotta alla malavita organizzata del casertano ha inizio esattamente dopo la strage di Castelvolturno, il 19 settembre dello scorso anno, quando sei nordafricani residenti nella vasta area a rischio della Domiziana, sul litorale di Caserta, vengono massacrati in un raid di camorra teso - si capira' in seguito - a riaffermare il predominio sulla zona del boss dei Casalesi Giuseppe Setola, al cui clan sono affiliati i Letizia. Appena dieci giorni dopo, il 30 settembre, i Carabinieri del comando di Caserta arrestano gli artefici dell'eccidio. Sono Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo ed il ventottenne Giovanni Letizia, gia' ricercato per un altro omicidio collegato alla connection politica-rifiuti: quello dell'imprenditore Michele Orsi. I militari li sorprendono in due villini di villeggiatura a Quarto, sempre in zona domizia. «Secondo il pentito Oreste Spagnuolo - scrivera' Roberto Saviano - Giovanni Letizia quando uccise Michele Orsi indossava una parrucca e ai piedi aveva un paio di Hogan di tela. Poi gli venne fame e andarono a mangiare con Letizia che aveva ancora le scarpe sporche di sangue ma preferiva pulirle con la spugnetta anziche' buttarle. Quando il suo capo chiese perche' perdesse tempo a lavarle rischiando di essere beccato, Giovanni Letizia gli rispose che Orsi non valeva le sue scarpe». 14 gennaio 2009. In un edificio diroccato di Trentula Ducenta, al confine con il Lazio, finisce la latitanza del boss Giuseppe Setola. Con lui viene fermata la moglie, Stefania Martinelli. Fra il 9 e l'11 marzo la Dda partenopea mette a segno un altro colpo mortale per i Casalesi con l'arresto di altri uomini legati a Franco Letizia, cugino di Giovanni, considerato il reggente del clan.
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Fra loro anche il trentatreenne Vincenzo Letizia detto ‘o schizzato. 3 aprile 2009. La Mobile di Caserta arresta Armando Letizia, 56 anni. Considerato elemento di spicco del clan, Armando e' zio di Giovanni Letizia e padre del latitante Franco. Il cerchio si stringe intorno a quest'ultimo, che sara' tratto in manette il 19 maggio. Ma quella domenica 26 aprile, il giorno dell'arrivo di Berlusconi a Casoria per il compleanno di Noemi, un'altra e piu' rilevante cattura forse e' gia' nell'aria. All'alba del 29 aprile la Direzione Investigativa Antimafia di Napoli sorprende Michele Bidognetti, fratello del boss Francesco Bidognetti (detenuto al 41 bis eppure ancora in grado - secondo gli inquirenti - di impartire ordini), ma soprattutto parente del collaboratore di giustizia Domenico Bidognetti. Un gruppo criminale strettamente collegato a quello dei Setola e, quindi, ai Letizia. «Una storia fanno notare in ambienti giudiziari del casertano - che puzza lontano un miglio di rifiuti. Non va dimenticato che per i Bidognetti questa e' stata sempre una fra le piu' lucrose attivita'. E che molte operazioni messe a segno recentemente dalle forze dell'ordine nascono dalle rivelazioni su quel maleodorante business rese da una gola profonda del settore come Gaetano Vassallo». Senza contare, su tutto, la presenza degli imprenditori-camorristi del settore rifiuti Michele e Sergio Orsi: il primo ucciso proprio per mano del clan Letizia quando era in procinto di collaborare con la magistratura. Il secondo, arrestato nell'ambito di un'operazione anticamorra di febbraio scorso, era invece stato prosciolto nel 2007 da analoghe accuse. Al suo fianco, come penalista, c'era l'avvocato Ferdinando Letizia dello studio Stellato di Santa Maria Capua Vetere. Casertano, 35 anni, Ferdinando Letizia e' anche consigliere comunale a Castelvolturno e capogruppo della lista “Liberamente”, sul cui sito internet si esaltano le gesta del leader Silvio Berlusconi. Il colpo inferto ai trafficanti di rifiuti con l'apertura dell'inceneritore di Acerra, il timore di perdere gli appalti da milioni di euro che ruotano intorno all'affare munnezza, potrebbero insomma essere fattori non del tutto estranei al clima rovente delle ultime settimane. IL MILAN? ALL'OLIMPIA Ma torniamo ai segnali. A quegli avvenimenti forse solo in apparenza “curiosi” che avevano preceduto la famosa sera del 26 aprile. Quella domenica a giocare sul campo del San Paolo c'era stata l'Inter. Ma il 22 marzo a Napoli per una sfida di campionato era sbarcato il Milan. Che per la prima volta aveva abbandonato i consueti, sfavillanti hotel del
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lungomare partenopeo con vista sul golfo, per andare ad alloggiare in una delle piu' desolate periferie dell'hinterland: Sant'Antimo, Hotel Olimpia. Terra di inceneritori, ecoballe e Cdr. Al confine col triangolo della morte Nola-Marigliano-Acerra. Comune, Sant'Antimo, due volte sciolto per infiltrazioni camorristiche. Area infestata da sversamenti illegali di materiali tossici. E non lontana da quell'agro aversano da cui trae le sue origini il gruppo Setola-Bidognetti-Letizia. L'Hotel Olimpia rientra nell'impero economico della famiglia Cesaro, che in zona possiede anche l'unico presidio sanitario disponibile per uno fra i territori piu' densamente popolati d'Italia, il Centro Igea, ed una serie di altre lucrose attivita'. Leader della famiglia e' Luigi Cesaro, deputato Pdl, candidato in pole position per la presidenza della Provincia di Napoli. Sui suoi pregressi legami coi clan della zona si soffermava a lungo (come la Voce ha ricordato nel numero di maggio scorso) la relazione di fuoco redatta dai commissari prefettizi inviati a Sant'Antimo dopo lo scioglimento per camorra del 1991. Ecco i passaggi chiave. «I collegamenti di taluni degli amministratori con la malavita organizzata clan Puca e Verde - si estrinsecano attraverso rapporti di parentela e/o cointeressi in attivita' economiche e patrimoniali». «La cointeressenza in attivita' economiche si coglie soffermandosi sugli accordi in materia di appalti fra i clan di Pasquale Puca ed il clan Verde, che operano rispettivamente attraverso le cooperative “La Paola” e “Raggio di Sole”, addivenendo in tal modo ad una spartizione dei settori dell'economia locale. Della Cooperativa “Raggio di Sole” e' socio il consigliere comunale Antimo Cesaro unitamente ai fratelli Raffaele (legale rappresentante) e Luigi». Ancora: «Lo stesso consigliere Aniello Cesaro risulta citato a comparire dalla Autorita' Giudiziaria in ordine a molteplici attivita' estorsive messe in atto da Pasquale Puca, capo dell'omonimo clan camorristico operante in Sant'Antimo e Casandrino; risulta avere in atto procedimenti per truffa, interesse privato in atti d'ufficio, omissione in atti d'ufficio e peculato». Diciannove anni dopo, di Luigi Cesaro (e del suo “gemello” politico Nicola Cosentino, sottosegretario all'Economia), parla Gaetano Vassallo, come ricorda l'Espresso in un'inchiesta di settembre 2008. E qui tornano le coincidenze. Perche' se le verbalizzazioni del pentito dovessero trovare conferma, a favorire l'attivita' imprenditoriale dei Cesaro non sarebbe stato un clan qualsiasi. Ma il gruppo di Francesco Bidognetti, alias Cicciotto ‘e mezzanotte. IL BOOMERANG Sto pensando di riferire in aula sul caso Letizia. Ma ci devo riflettere». 23 maggio. E' appena scoppiato il caso Mills (la condanna per corruzione dell'avvocato David Mills, che tira il ballo lo stesso premier) e siamo a poche ore da un altro storico annuncio di analogo tenore: «riferiro' alla
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Camera sulla vicenda Mills». Perche', allora, mentre tutti parlano di Mills, lo stesso Cavaliere torna a porre l'accento sulla storia dei suoi rapporti con Noemi Letizia e la sua famiglia? La risposta potrebbe stare tutta in una ricostruzione dei fatti che comincia a circolare a Napoli. E che trae spunto da quelle mezze frasi dette “col cuore in mano” prima dal papa' di Noemi («il mio rapporto con Berlusconi? Preferisco non approfondire, siamo legati da un segreto»), poi dalla mamma Anna Palumbo: «non chiedetecelo, non possiamo dire di piu'...». Dopo la valanga di stridenti contraddizioni abbattutasi sul resoconto che lo stesso Cavaliere aveva voluto rendere negli studi di Porta a Porta (dalla bufala del Benedetto Letizia autista di Craxi, subito sbugiardata dal figlio dell'ex leader socialista Bobo, alle secche smentite di Franco Malvano e Fulvio Martusciello che addirittura - aveva detto il premier a Bruno Vespa - gli erano stati segnalati quella sera da Letizia), ora lo staff del presidente deve mettere a punto una versione inattaccabile. E se colpisse anche i sentimenti, se saltasse fuori una storia di buona sanita', meglio. E' partita cosi' la caccia di alcuni cronisti alle notizie d'agenzia di quel maledetto 29 luglio 2001 quando l'appena diciannovenne Yuri Letizia, fratello di Noemi che in quel periodo prestava servizio militare, perse tragicamente la vita a bordo di una Fiat punto andatasi a schiantare contro gli alberi sulla Salaria. E' stato un articolo di Francesco Lo Sardo sul quotidiano Europa a gettare in campo l'ipotesi: «pare sia stato dopo questa tragica morte - scrive il 15 maggio - che, in qualche modo e per qualche speciale ragione, si sia cementato il legame tra il signor Elio Letizia e Silvio Berlusconi». La ricostruzione potrebbe essere gia' pronta: «Prima - fa sapere il premier - li lascio andare avanti, perche' cosi' si mostrano per quello che sono. E sara' un boomerang tale che si vergogneranno, e perderanno consenso e la stima degli elettori, perche' in questa vicenda tutto e' piu' che pulito». **********

RUBY RUBACUORI/ Chi tentò di rubare quel fascicolo? E perché?
Venerdì 05 Novembre 2010 Dalla triste vicenda di soldi&sesso che ha per protagonisti Ruby Rubacuori e Berlusconi, spunta fuori un retroscena inedito e molto strano: alla fine di agosto
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“sconosciuti forzano la porta del capo dei Gip e cercano di aprire l’armadio dove sono custodite alcune carte dell’inchiesta” a carico di Mora, Fede e Minetti. Perché? Cosa cercavano? La questione Ruby si tinge di una coloritura sempre più fosca. Mentre, infatti, Berlusconi non sa più cosa dire e scade nel più triste e triviale populismo con indecenti frasi da bar (“meglio essere appassionati delle belle ragazze che gay”) oppure accampa scuse che non si reggono in piedi (“non escludo che alcune manovre contro di me siano organizzate dalla malavita”), dalle indagini sul caso della giovane marocchina si aprono scenari imprevedibili. In questi giorni, infatti, assistiamo a dichiarazioni, più o meno ufficiali, da parte della Procura che sembrerebbero chiudere la vicenda. Una bolla di sapone, verrebbe da pensare. Prima infatti è stato detto che la Questura ha agito assolutamente secondo il preciso iter giudiziario nell’affidamento di Ruby a Nicole Minetti; poi è stato detto che il Presidente Berlusconi non è assolutamente iscritto nel registro degli indagati. Insomma, come detto, sembrerebbe tutto cadere nel vuoto. Ma ci sono alcune questioni che non tornano, alcune verità confessate, ma poi ritrattate immediatamente. Se, infatti, Ruby in un primo momento si era “sganciata” rivelando alcune verità importanti, in un secondo momento ha negato contatti con Mora, con Fede ed ha affermato di aver incontrato soltanto una volta Berlusconi (mentre prima si parlava di più incontri), il quale gli avrebbe regalato “soltanto settemila euro e una collana di Damiani”, quando invece, nei verbali, si legge che Ruby confessò alle amiche che Berlusconi le aveva regalato un’Audi R8. Ed ancora. Silvio Berlusconi ha assicurato che Ruby, nei loro incontri, gli avrebbe detto di essere maggiorenne. Tesi, questa, confermata anche dalla stessa ragazza che, agli inquirenti, ha confessato: “raccontai di avere 24 anni”. Ma attenzione: qui la questione si ingarbuglia. Se Berlusconi pensava che Ruby fosse maggiorenne, perché chiamare in Questura e premere affinché fosse data in affidamento alla Minetti? I conti non tornano se si tiene conto che si va in “affidamento” proprio soltanto quando si è minorenni. Ma non è finita qui. A rendere la situazione ancora più ingarbugliata ci pensano ultime
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indiscrezioni. Stando ad una nota dell’AGI la vicenda si contorna di altri particolari: già a luglio, infatti, la Procura aveva inviato ai giudici le richieste di intercettazione per Ruby, ma anche per Lele Mora. Ed inoltre già allora era stato aperto un fascicolo per favoreggiamento alla prostituzione a carico dello stesso Mora, di Emilio Fede e Nicole Minetti. Ma attenzione. Non è finita qui: alla fine di agosto “sconosciuti forzano la porta del capo dei Gip, Laura Manfrin, e cercano di aprire l’armadio dove sono custodite alcune carte dell’inchiesta. Due giorni dopo, nel mirino, finiscono porta e armadi dell’ufficio del Gip, Cristina Di Censo, titolare dell’indagine”. Insomma, sconosciuti hanno cercato di rubare e manomettere documenti delle indagini. La domanda sorge spontanea: perché mai? E le stranezze continuano. La Procura, infatti, apre immediatamente un’inchiesta a carico di ignoti, pensando ci sia un legame con l’indagine a danno dei tre “big” Mora, Fede e Minetti. I controlli, tuttavia, non portano ad alcuno risultato e alla fine il caso viene archiviato. Ma è interessante anche conoscere un altro particolare. Quali erano le carte che interessavano i ladri infiltratisi in Procura? Da alcune indiscrezioni pare che i documenti in questione fossero quelli riguardanti le dichiarazioni di Ruby alle feste ad Arcore a cui avrebbero partecipato due ministre, una conduttrice televisiva e Noemi Letizia. Probabilmente è solo una coincidenza, uno scherzo del caso. Ma considerando che prima di alcuni giorni fa nessuno conosceva ancora quest’indagine, le perplessità sono difficili da smontare. **********

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RUBY-GATE/ Tutti i retroscena del "puttanaio" che sconvolge Mr. B.
Martedì 18 Gennaio 2011 “Noemi è la pupilla, io sono il culo”. Questo ritroviamo nelle intercettazioni che la Procura di Milano ha consegnato alla Camera dei Deputati. A parlare è Ruby, la stessa marocchina al centro di una vicenda che già tre mesi fa fece tremare Silvio Berlusconi e che oggi torna di strettissima attualità. La realtà è tristemente drammatica, “un puttanaio”, come l’ha definito una ragazza intercettata. “Non puoi nemmeno immaginare quello che avviene lì”, afferma un’altra. Stando a quanto si apprende dalle stesse intercettazioni, pare che Silvio Berlusconi sia giunto ad accordi poco leciti con la stessa Ruby. Il tutto per affossare la realtà. Quale? Gli inquirenti pensano a rapporti sessuali. Durante una conversazione telefonica, infatti, Ruby afferma: “Io ho parlato con Silvio e gli ho detto che ne voglio uscire con qualcosa: 5 milioni. Cinque milioni a confronto del macchiamento del mio nome...”. E ancora: “Non siamo preoccupati per niente perché Silvio mi chiama di continuo. Mi ha detto 'cerca di passare per pazza, racconta cazzate’ “. E in cambio? “Lui mi ha chiamato – racconta la giovane marocchina in un’altra telefonata - dicendomi 'Ruby, ti do quanti soldi vuoi, ti pago, ti metto tutto in oro, ma l'importante è che nascondi tutto. Non dire niente a nessuno”. In pratica, Ruby ha mentito più e più volte agli inquirenti. Ma c’è da sorprendersi? Assolutamente no. Capiamo perché. La giovane, infatti, ha ritrattato sin da subito in verbali ed interviste, come se qualcuno avesse fatto delle “pressioni” sulla povera marocchina. Se, infatti, Ruby in un primo momento si era “sganciata” rivelando alcune verità importanti, in un secondo momento ha negato contatti con Mora, con Fede ed ha affermato di aver incontrato soltanto una volta Berlusconi (mentre prima si parlava di più incontri), il quale gli avrebbe regalato “soltanto settemila euro e una collana di Damiani”, quando invece, nei verbali, si legge che Ruby confessò alle amiche che Berlusconi le aveva regalato un’Audi R8. Ma ancora.
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Tempo fa, quando venne fuori la vicenda, Ruby dichiarò a “Il Fatto quotidiano” che Berlusconi “non mi ha chiesto niente in cambio. E non ha avuto niente. Lo ha fatto soltanto per aiutarmi. Mi ha salvato”. In’un'altra intervista, invece, paragonava Berlusconi alla Caritas: “Posso dire di aver fatto quasi un giro alla Caritas, quando ti danno la busta della spesa. Berlusconi mi ha aiutata, mi ha salvata da una situazione difficile. Posso solo essergli riconoscente, gli voglio un bene dell'anima e spero che tutto questo non lo rovinerà”. Di contro, tuttavia, la giovane confessò agli inquirenti già mesi fa di aver partecipato – o comunque assistito – alla pratica orgiastica del “bunga bunga”: “cenammo e dopo partecipai per la prima volta al ‘bunga bunga’. Io ero la sola vestita. Guardavo mentre servivo da bere e Berlusconi, l’unico uomo. Dopo, tutte fecero il bagno nella piscina coperta”. C’è qualcosa (più di qualcosa che non quadra): perché la giovane avrebbe chiesto cinque milioni di euro se non c’è stato alcun rapporto tra lei e il premier? È quantomeno legittimo pensare che ci siano stati, invece, rapporti sessuali (lautamente pagati) tra i due. E allo stesso modo è legittimo pensare che Silvio Berlusconi sapesse che la ragazza era minorenne. Capiamo perché. La ragazza, parlando col padre, avrebbe detto: “Berlusconi ha detto al suo avvocato di pagarmi tutto quello che voglio. Basta che io non dica che lui sapeva della mia età”. Tuttavia, in un’altra intercettazione contenuta nelle carte, la conversazione avviene tra una certa ‘Ru.’e una tale ‘Poiana’. Dice una delle due: “Io ho negato tutto e ho detto 'no', che sono andata a casa sua, ma lui pensava che fossi maggiorenne, pensava che avessi 24 anni anche perché non li dimostro. Poi, dopo che ha scoperto che ero minorenne mi ha buttato fuori di casa”. Ma una domanda risolutrice potrebbe essere la seguente: perché mai Ruby avrebbe dovuto confessare, durante una telefonata, che Berlusconi stesso le avrebbe detto di “passare per pazza, raccontare cazzate” e in cambio ”ti do quanti soldi vuoi, ti pago, ti metto tutto in oro, ma l’importante è che nascondi tutto”? La domanda attende risposta. In più non dobbiamo dimenticare che, per ammissione della stessa marocchina, Nicole Minetti sapeva che Ruby non era maggiorenne. È mai possibile che una simile galoppina non abbia informato prontamente Silvio Berlusconi? Proprio queste domande hanno portato gli inquirenti a non poter escludere il reato di prostituzione minorile (accanto a quello di concussione): se venisse appurato che Berlusconi sapeva che la giovane marocchina era minorenne e, nonostante tutto, comunque è stata pagata con denaro “o altra utilità” in cambio di rapporti sessuali, B. se la passerebbe molto male. Ma in questa squallida e melmosa realtà non ritroviamo soltanto Silvio Berlusconi, ma anche altri suoi fidi uomini. Lele Mora, Emilio Fede, Nicole
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Minetti, tutti indagati per favoreggiamento della prostituzione. Ricostruiamo, a grandi linee, il loro ruolo nella vicenda. Il direttore del Tg4 conosce la giovane durante un concorso di bellezza, a cui Ruby partecipa, in provincia di Messina. Il direttore mostra una certa “benevolenza” nei suoi confronti e decide di presentarle, appunto, Lele Mora. E, ancora, sarà proprio Fede ad accompagnarla ai festini ad Arcore, ai quali parteciperà anche lo stesso Mora. Eppure il giornalista ha smentito ogni voce, addirittura dichiarando di confidare nella magistratura. Ma tutto fa pensare che difficilmente le voci verranno smentite. Anzi, pare proprio che il direttore del Tg4 sia coinvolto fino al collo. Durante una conversazione proprio con la Minetti dichiara: “A una di quelle che c'erano ieri sera gli ho dato di tasca mia 10.000 euro perché aveva delle fotografie scattate col telefonino”. E ancora, è proprio con Fede che Barbara Faggioli, una delle donne invitate per i festini, si sfoga: “Non mi ha invitato. Ormai preferisce invitare le cubane e le venezuelane”. Ma Fede sembra essere – per così dire – anche l’uomo del “bunga bunga”. Già a novembre, infatti, Emilio Fede si lasciò scappare, proprio in una conversazione con Lele Mora una frase molto eloquente: “E ora buna bunga”. Non stupirebbe, allora, se venissimo a sapere che il direttore del Tg4 sia stato l’organizzatore di questi “eventi mondani”. Tra le intercettazioni, infatti, anche una telefonata tra la parlamentare del Pdl Maria Rosaria Rossi proprio con Emilio Fede nella quale si parla, ancora una volta, del bunga bunga. “Ma tu stai venendo qui?”, chiede Maria Rosaria Rossi a Emilio Fede. Il direttore del Tg4 risponde che arriverà per le 21-21.15. Poi aggiunge: “Ho anche due amiche mie...”. “Che palle che sei - risponde la Rossi - quindi bunga bunga, 2 di mattina, ti saluto...”. E Nicole Minetti, invece? Qual è stato il suo ruolo? Se Fede e Mora sono coinvolti fino al collo in quanto medium tra Berlusconi e le ragazze, la venticinquenne lombarda non è da meno. Venticinque anni, prima ballerina in tv a Colorado Cafè e a Scorie, poi igienista dentale personale di Berlusconi, infine consigliere regionale in Lombardia. Una ragazza alla quale la televisione è sempre interessata. Guido Cavalli, produttore di Scorie, in un’intervista a “Il Fatto Quotidiano”, infatti, ha dichiarato che “la ragazza acqua e sapone ha comincato a ritoccarsi le labbra, segno che quel lavoretto part-time per lei significava qualcosa di più”. E non finisce qui: “già alla seconda edizione Nicole chiedeva alle costumiste di far scendere un po’ di più la scollatura”.

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Ma alla fine si è ritrovata in politica, anche se le questioni di cui si occupa non hanno nulla di politico. Eppure, nonostante questo, è evidente quanto la Minetti tenesse a cuore queste impellenze del premier: quando, dopo la chiamata del premier in questura tra il 27 e il 28 maggio (quella famosa in cui Berlusconi dichiara che Ruby è imparentata con Mubarak) la ragazza viene liberata, Nicole Minetti è proprio lì, davanti alla questura. Stando a quanto stabilito dal Pm, la Minetti avrebbe dovuto accompagnare la minorenne in una comunità (“la signora MINETTI N. si offriva di prendere in affidamento la minore e di provvedere per ogni necessità a carico della stessa, consapevole delle conseguenze giuridiche in caso di non ottemperanza agli oneri dell’affidatario”). E invece? Nulla di tutto questo: Ruby viene “affidata” a Coincecao Santos Oliveira Michele, professione escort. Era stata la stessa Michele ad avvisare Berlusconi che la minore era stata fermata (almeno così ha dichiarato a “Il Corriere della Sera”). In che modo? Aveva il numero di telefono del premier. Per ogni eventuale “emergenza”. Ma non è finita qui. Pare, infatti, che la Minetti fosse preposta anche al listino prezzi, per così dire. In una conversazione con Fede, infatti, dichiara: “Pompini a trecento euro. La notte a trecento euro. Maristella (ricordate? La ex de La Pupa e il Secchione) l'ha dovuta allontanare. Lavorava con uomini che vomitavano in macchina. L'hanno trovata in macchina con droga e un coltello”. E Silvio Berlusconi allora? Che fa? Continua con la sua tiritera: attacco della magistratura, dei comunisti, di chi vuole mettere in pratica un attacco sovversivo. Basti, per rispondere a queste assurdità, un piccolo esempio. Nell’aprile del 2008 Ilkka Kanerva, ministro degli Esteri del governo finlandese, sposato e padre di due figlie trentenni, è stato costretto a rassegnare le dimissioni, in seguito alle rivelazioni di una spogliarellista di 29 anni, che ha fatto sapere di essere stata bombardata di sms a sfondo sessuale. Senza che poi i due avessero avuto il benché minimo rapporto. Eppure, uscita la notizia, il ministro ha avuto il buon senso di dimettersi. Per mantenere intatta la dignità del suo Stato. Già, ma qui siamo in Italia. Siamo in un Paese il cui Presidente non conosce scrupolo alcuno. Risultato? Il “Time” ha stilato alcune settimane fa una classifica delle parole più influenti a livello
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mondiale di questo 2010: il ‘bunga bunga’ è tra le prime dieci parole. Grazie Presidente! **********

CASO RUBY/ Le reazioni del popolo leghista: “Bossi ci hai tradito”
Venerdì 21 Gennaio 2011 “Bossi ci hai tradito” sono le parole di Loredana. E forse non è un caso che sia proprio una donna a squarciare il velo di omertà di una Lega non più padrona nemmeno del proprio destino. Bossi - il traditore del popolo padano - ha capito che questi scandali fanno male innanzitutto al suo partito, ne intaccano la credibilità, fiaccano un elettorato che non ne può più di essere spettatore pagante del teatrino berlusconiano. Basta fare un giro sui blog e sui siti della Lega per capire che in Padania tira una brutta aria. Il partito che si ostina nel dichiarare assoluta fedeltà al Premier sta perdendo il contatto con il suo elettorato, con quel popolo padano pronto a tutto – o quasi – in nome del federalismo e della Padania Libera. Voci fortissime si levano contro Berlusconi e, soprattutto, contro chi ne avalla la linea. “La Lega che votavo proponeva la castrazione chimica per certe cose”; “Io ho le figlie minorenni e provo vergogna”; “con Berlusconi rischiamo di giocarci la faccia”; “Berlusconi si dimetta subito”; “Berlusconi sta rovinando anche la Lega”… Il popolo leghista non ha più voglia di barattare il federalismo con “certe porcherie” e si scaglia contro il Premier, chiedendone la testa. La cosiddetta Padania Libera (da cosa, poi, è difficile capirlo) vive l’ennesimo scandalo con disgusto e disprezzo, ma il dato che più salta all’occhio – e che Bossi ha capito per tempo – riguarda le conseguenze politiche di questa “ribellione celtica”… “Bossi ci hai tradito” è il succo del va’ pensiero leghista degli ultimi giorni. “Bossi ci hai tradito”
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perché – come ricorda anche un serafico Grillo – volevamo la secessione e ci propini questo federalismo risicato, bisognava combattere le mafie e invece ce le ritroviamo in casa, a braccetto con gli alleati che ci siamo scelti: Dell’Utri, Schifani, Cosentino, Berlusconi…. “Da cattolico mi sento indignato per l’immoralità dei comportamenti del Premier. Non vi è più la convenienza per la Lega Nord a proseguire nel sostegno a Berlusconi, che da Giugno 2010 sostanzialmente non governa (e per fortuna che c’erano i nostri ministri, altrimenti….)” La parola chiave è “convenienza”, anche perché – come aggiunge Giorgio – “non si può barattare un federalismo monco e pasticciato con il discredito internazionale e con i valori della dignità umana.” Bossi non è così stupido come sembra. Il primo a pagare per il caso Ruby sarà proprio lui, come certifica un sondaggio di Padania.org in cui viene superato - quanto a preferenze come leghista dell’anno - persino da quella Trota del figlio. Tremonti, capoclassifica, è pronto a fare le scarpe a entrambi, oltre che a Mr. B. E infatti da più parti si invoca l’attuale Ministro dell’Economia come salvatore della Patria, Padania compresa; Mauro si spinge oltre e chiede “Maroni premier e Tremonti al Quirinale”, tutto pur di togliersi il vecchio Pedofilo dalle scatole. Impresa ardua, quest’ultima, perché “indegnamente Berlusconi non si dimette, dimostrando di aver assimilato dai suoi compari siciliani anche la vigliaccheria”. Decisamente duro il commento di Marco, ma in linea con una rabbia condivisa dalla stragrande maggioranza dei leghisti, che “ne ha le tasche piene di Berlusconi, con il quale rischiamo di giocarci la faccia e perderla davanti alle nostre figlie e ai nostri figli”. Il tema si fa delicato, la domanda delle cento pistole è: “Se fosse stato un clandestino a fare bunga bunga con una minorenne, cosa sarebbe accaduto?” A parte il linciaggio fisico, si capisce. L’elettorato cattolico della Lega non è per niente incline a queste tristi vicende e sapere che i leader del partito tacciono provoca un certo turbamento. Sentire i vertici dichiarare “è solo gossip, avanti col federalismo” è come risvegliarsi di colpo e trovare la moglie a letto con il peggiore dei nemici. “Basta far finta di niente per avere in cambio il federalismo. Quale esempio diamo ai figli e alle figlie soprattutto. Non eravamo diversi da Roma? Smentitemi se dico che ci stiamo comportando esattamente come loro. Se la Padania deve nascere su escort, ruffiani ed inciuci non ci sto.”

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Graziano va giù duro, mettendo in discussione le fondamenta stesse della Lega, ma è l’amarezza di Alex a segnare probabilmente una svolta nei rapporti, fin’ora solidissimi, tra l’elettorato padano e il partito: “Igieniste nel listino, Trote nel Consiglio Regionale, cavolo non dovevamo fare la rivoluzione? Brutta cosa abituarsi al potere. Brutta cosa rendersi conto di aver buttato via 20 anni di sogni e ideali. W il professor miglio, lì si è arrestata la rivoluzione…” Perché chi ha gridato contro “Roma Ladrona”, chi sognava la secessione, un Nord libero da mafie e clientelismi, una politica diversa, lottava proprio per quell’ideale rivoluzionario che la Lega ha cavalcato abilmente e con notevole cinismo. Fino al risveglio, fino alla pericolosa questione che pone Giancarlo: “Ma la lega è ancora nel popolo o è già cotta e imbrigliata da lacci e lacciuoli invisibili ai suoi elettori?” **********

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