Liber Liber Alessandro Manzoni I promessi sposi Copertina | Indice | Testo

Testo Introduzione
"L'Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl'anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia. Ma gl'illustri Campioni che in tal Arringo fanno messe di Palme e d'Allori, rapiscono solo che le sole spoglie più sfarzose e brillanti, imbalsamando co' loro inchiostri le Imprese de Prencipi e Potentati, e qualificati Personaggj, e trapontando coll'ago finissimo dell'ingegno i fili d'oro e di seta, che formano un perpetuo ricamo di Attioni gloriose. Però alla mia debolezza non è lecito solleuarsi a tal'argomenti, e sublimità pericolose, con aggirarsi tra Labirinti de' Politici maneggj, et il rimbombo de' bellici Oricalchi: solo che hauendo hauuto notitia di fatti memorabili, se ben capitorno a gente meccaniche, e di piccol affare, mi accingo di lasciarne memoria a Posteri, con far di tutto schietta e genuinamente il Racconto, ouuero sia Relatione. Nella quale si vedrà in angusto Teatro luttuose Traggedie d'horrori, e Scene di malvaggità grandiosa, con intermezi d'Imprese virtuose e buontà angeliche, opposte alle operationi diaboliche. E veramente, considerando che questi nostri climi sijno sotto l'amparo del Re Cattolico nostro Signore, che è quel Sole che mai tramonta, e che sopra di essi, con riflesso Lume, qual Luna giamai calante, risplenda l'Heroe di nobil Prosapia che pro tempore ne tiene le sue parti, e gl'Amplissimi Senatori quali Stelle fisse, e gl'altri Spettabili Magistrati qual'erranti Pianeti spandino la luce per ogni doue, venendo così a formare un nobilissimo Cielo, altra causale trouar non si può del vederlo tramutato in inferno d'atti tenebrosi, malvaggità e sevitie che dagl'huomini temerarij si vanno moltiplicando, se non se arte e fattura diabolica, attesoché l'humana malitia per sé sola bastar non dourebbe a resistere a tanti Heroi, che con occhij d'Argo e braccj di Briareo, si vanno trafficando per li pubblici emolumenti. Per locché descriuendo questo Racconto auuenuto ne' tempi di mia verde staggione, abbenché la più parte delle persone che vi rappresentano le loro parti, sijno sparite dalla Scena del Mondo, con rendersi tributarij delle Parche, pure per degni rispetti, si tacerà li loro nomi, cioè la parentela, et il medesmo si farà de' luochi, solo indicando li Territorij generaliter. Né alcuno dirà questa sij imperfettione del Racconto, e defformità di questo mio rozzo Parto, a meno questo tale Critico non sij persona affatto diggiuna della Filosofia: che quanto agl'huomini in essa versati, ben vederanno nulla mancare alla sostanza di detta Narratione. Imperciocché, essendo cosa evidente, e da verun negata non essere i nomi se non puri purissimi accidenti..." "Ma, quando io avrò durata l'eroica fatica di trascriver questa storia da questo dilavato e graffiato autografo, e l'avrò data, come si suol dire, alla luce, si troverà poi chi duri la fatica di leggerla?" Questa riflessione dubitativa, nata nel travaglio del decifrare uno scarabocchio che veniva dopo accidenti, mi fece sospender la copia, e pensar più seriamente a quello che convenisse di fare. "Ben è vero, dicevo tra me, scartabellando il manoscritto, ben è vero che quella grandine di concettini e di figure non continua così alla distesa per tutta l'opera. Il buon secentista ha voluto sul principio mettere in mostra la sua virtù; ma poi, nel corso della narrazione, e talvolta per

lunghi tratti, lo stile cammina ben più naturale e più piano. Sì; ma com'è dozzinale! com'è sguaiato! com'è scorretto! Idiotismi lombardi a iosa, frasi della lingua adoperate a sproposito, grammatica arbitraria, periodi sgangherati. E poi, qualche eleganza spagnola seminata qua e là; e poi, ch'è peggio, ne' luoghi più terribili o più pietosi della storia, a ogni occasione d'eccitar maraviglia, o di far pensare, a tutti que' passi insomma che richiedono bensì un po' di rettorica, ma rettorica discreta, fine, di buon gusto, costui non manca mai di metterci di quella sua così fatta del proemio. E allora, accozzando, con un'abilità mirabile, le qualità più opposte, trova la maniera di riuscir rozzo insieme e affettato, nella stessa pagina, nello stesso periodo, nello stesso vocabolo. Ecco qui: declamazioni ampollose, composte a forza di solecismi pedestri, e da per tutto quella goffaggine ambiziosa, ch'è il proprio carattere degli scritti di quel secolo, in questo paese. In vero, non è cosa da presentare a lettori d'oggigiorno: son troppo ammaliziati, troppo disgustati di questo genere di stravaganze. Meno male, che il buon pensiero m'è venuto sul principio di questo sciagurato lavoro: e me ne lavo le mani". Nell'atto però di chiudere lo scartafaccio, per riporlo, mi sapeva male che una storia così bella dovesse rimanersi tuttavia sconosciuta; perché, in quanto storia, può essere che al lettore ne paia altrimenti, ma a me era parsa bella, come dico; molto bella. "Perché non si potrebbe, pensai, prender la serie de' fatti da questo manoscritto, e rifarne la dicitura?" Non essendosi presentato alcuna obiezion ragionevole, il partito fu subito abbracciato. Ed ecco l'origine del presente libro, esposta con un'ingenuità pari all'importanza del libro medesimo. Taluni però di que' fatti, certi costumi descritti dal nostro autore, c'eran sembrati così nuovi, così strani, per non dir peggio, che, prima di prestargli fede, abbiam voluto interrogare altri testimoni; e ci siam messi a frugar nelle memorie di quel tempo, per chiarirci se veramente il mondo camminasse allora a quel modo. Una tale indagine dissipò tutti i nostri dubbi: a ogni passo ci abbattevamo in cose consimili, e in cose più forti: e, quello che ci parve più decisivo, abbiam perfino ritrovati alcuni personaggi, de' quali non avendo mai avuto notizia fuor che dal nostro manoscritto, eravamo in dubbio se fossero realmente esistiti. E, all'occorrenza, citeremo alcuna di quelle testimonianze, per procacciar fede alle cose, alle quali, per la loro stranezza, il lettore sarebbe più tentato di negarla. Ma, rifiutando come intollerabile la dicitura del nostro autore, che dicitura vi abbiam noi sostituita? Qui sta il punto. Chiunque, senza esser pregato, s'intromette a rifar l'opera altrui, s'espone a rendere uno stretto conto della sua, e ne contrae in certo modo l'obbligazione: è questa una regola di fatto e di diritto, alla quale non pretendiam punto di sottrarci. Anzi, per conformarci ad essa di buon grado, avevam proposto di dar qui minutamente ragione del modo di scrivere da noi tenuto; e, a questo fine, siamo andati, per tutto il tempo del lavoro, cercando d'indovinare le critiche possibili e contingenti, con intenzione di ribatterle tutte anticipatamente. Né in questo sarebbe stata la difficoltà; giacché (dobbiam dirlo a onor del vero) non ci si presentò alla mente una critica, che non le venisse insieme una risposta trionfante, di quelle risposte che, non dico risolvon le questioni, ma le mutano. Spesso anche, mettendo due critiche alle mani tra loro, le facevam battere l'una dall'altra; o, esaminandole ben a fondo, riscontrandole attentamente, riuscivamo a scoprire e a mostrare che, così opposte in apparenza, eran però d'uno stesso genere, nascevan tutt'e due dal non badare ai fatti e ai principi su cui il giudizio doveva esser fondato; e, messele, con loro gran sorpresa, insieme, le mandavamo insieme a spasso. Non ci sarebbe mai stato autore che provasse così ad evidenza d'aver fatto bene. Ma che? quando siamo stati al punto di raccapezzar tutte le dette obiezioni e risposte, per disporle con qualche ordine, misericordia! venivano a fare un libro. Veduta la qual cosa, abbiam messo da parte il pensiero,

per due ragioni che il lettore troverà certamente buone: la prima, che un libro impiegato a giustificarne un altro, anzi lo stile d'un altro, potrebbe parer cosa ridicola: la seconda, che di libri basta uno per volta, quando non è d'avanzo.

Capitolo I
Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l'uno detto di san Martino, l'altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon pezzo, la costa sale con un pendìo lento e continuo; poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l'ossatura de' due monti, e il lavoro dell'acque. Il lembo estremo, tagliato dalle foci de' torrenti, è quasi tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna. Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa: un gran borgo al giorno d'oggi, e che s'incammina a diventar città. Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l'onore d'alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavan la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell'estate, non mancavan mai di spandersi nelle vigne, per diradar l'uve, e alleggerire a' contadini le fatiche della vendemmia. Dall'una all'altra di quelle terre, dall'alture alla riva, da un poggio all'altro, correvano, e corrono tuttavia, strade e stradette, più o men ripide, o piane; ogni tanto affondate, sepolte tra due muri, donde, alzando lo sguardo, non iscoprite che un pezzo di cielo e qualche vetta di monte; ogni tanto elevate su terrapieni aperti: e da qui la vista spazia per prospetti più o meno estesi, ma ricchi sempre e sempre qualcosa nuovi, secondo che i diversi punti piglian più o meno della vasta scena circostante, e secondo che questa o quella parte campeggia o si scorcia, spunta o sparisce a vicenda. Dove un pezzo, dove un altro, dove una lunga distesa di quel vasto e variato specchio dell'acqua; di qua lago, chiuso all'estremità o piùttosto smarrito in un gruppo, in un andirivieni di montagne, e di mano in mano più allargato tra altri monti che si spiegano, a uno a uno, allo sguardo, e che l'acqua riflette capovolti, co' paesetti posti sulle rive; di là braccio di fiume, poi lago, poi fiume ancora, che va a perdersi in lucido serpeggiamento pur tra' monti che l'accompagnano, degradando via via, e perdendosi quasi anch'essi nell'orizzonte. Il luogo stesso da dove contemplate que' vari spettacoli, vi fa spettacolo da ogni parte: il monte di cui passeggiate le falde, vi svolge, al di sopra, d'intorno, le sue cime e le balze, distinte, rilevate, mutabili quasi a ogni passo, aprendosi e contornandosi in gioghi ciò che v'era sembrato prima un sol giogo, e comparendo in vetta ciò che poco innanzi vi si rappresentava sulla costa: e l'ameno, il domestico di quelle falde tempera gradevolmente il selvaggio, e orna vie più il magnifico dell'altre vedute.

Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell'anno 1628, don Abbondio, curato d'una delle terre accennate di sopra: il nome di questa, né il casato del personaggio, non si trovan nel manoscritto, né a questo luogo né altrove. Diceva tranquillamente il suo ufizio, e talvolta, tra un salmo e l'altro, chiudeva il breviario, tenendovi dentro, per segno, l'indice della mano destra, e, messa poi questa nell'altra dietro la schiena, proseguiva il suo cammino, guardando a terra, e buttando con un piede verso il muro i ciottoli che facevano inciampo nel sentiero: poi alzava il viso, e, girati oziosamente gli occhi all'intorno, li fissava alla parte d'un monte, dove la luce del sole già scomparso, scappando per i fessi del monte opposto, si dipingeva qua e là sui massi sporgenti, come a larghe e inuguali pezze di porpora. Aperto poi di nuovo il breviario, e recitato un altro squarcio, giunse a una voltata della stradetta, dov'era solito d'alzar sempre gli occhi dal libro, e di guardarsi dinanzi: e così fece anche quel giorno. Dopo la voltata, la strada correva diritta, forse un sessanta passi, e poi si divideva in due viottole, a foggia d'un ipsilon: quella a destra saliva verso il monte, e menava alla cura: l'altra scendeva nella valle fino a un torrente; e da questa parte il muro non arrivava che all'anche del passeggiero. I muri interni delle due viottole, in vece di riunirsi ad angolo, terminavano in un tabernacolo, sul quale eran dipinte certe figure lunghe, serpeggianti, che finivano in punta, e che, nell'intenzion dell'artista, e agli occhi degli abitanti del vicinato, volevan dir fiamme; e, alternate con le fiamme, cert'altre figure da non potersi descrivere, che volevan dire anime del purgatorio: anime e fiamme a color di mattone, sur un fondo bigiognolo, con qualche scalcinatura qua e là. Il curato, voltata la stradetta, e dirizzando, com'era solito, lo sguardo al tabernacolo, vide una cosa che non s'aspettava, e che non avrebbe voluto vedere. Due uomini stavano, l'uno dirimpetto all'altro, al confluente, per dir così, delle due viottole: un di costoro, a cavalcioni sul muricciolo basso, con una gamba spenzolata al di fuori, e l'altro piede posato sul terreno della strada; il compagno, in piedi, appoggiato al muro, con le braccia incrociate sul petto. L'abito, il portamento, e quello che, dal luogo ov'era giunto il curato, si poteva distinguer dell'aspetto, non lasciavan dubbio intorno alla lor condizione. Avevano entrambi intorno al capo una reticella verde, che cadeva sull'omero sinistro, terminata in una gran nappa, e dalla quale usciva sulla fronte un enorme ciuffo: due lunghi mustacchi arricciati in punta: una cintura lucida di cuoio, e a quella attaccate due pistole: un piccol corno ripieno di polvere, cascante sul petto, come una collana: un manico di coltellaccio che spuntava fuori d'un taschino degli ampi e gonfi calzoni: uno spadone, con una gran guardia traforata a lamine d'ottone, congegnate come in cifra, forbite e lucenti: a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de' bravi. Questa specie, ora del tutto perduta, era allora floridissima in Lombardia, e già molto antica. Chi non ne avesse idea, ecco alcuni squarci autentici, che potranno darne una bastante de' suoi caratteri principali, degli sforzi fatti per ispegnerla, e della sua dura e rigogliosa vitalità. Fino dall'otto aprile dell'anno 1583, l'Illustrissimo ed Eccellentissimo signor don Carlo d'Aragon, Principe di Castelvetrano, Duca di Terranuova, Marchese d'Avola, Conte di Burgeto, grande Ammiraglio, e gran Contestabile di Sicilia, Governatore di Milano e Capitan Generale di Sua Maestà Cattolica in Italia, pienamente informato della intollerabile miseria in che è vivuta e vive questa città di Milano, per cagione dei bravi e vagabondi, pubblica un bando contro di essi. Dichiara e diffinisce tutti coloro essere compresi in questo bando, e doversi ritenere bravi e vagabondi... i quali, essendo forestieri o del paese, non hanno esercizio alcuno, od avendolo, non lo fanno... ma, senza salario, o pur con esso, s'appoggiano a qualche cavaliere o gentiluomo, officiale o mercante... per fargli spalle e favore, o veramente, come si può presumere, per tendere insidie ad altri... A tutti costoro ordina che, nel termine di giorni sei, abbiano a sgomberare il paese, intima la galera a' renitenti, e dà a tutti gli ufiziali della giustizia le più stranamente ampie e indefinite facoltà, per l'esecuzione dell'ordine. Ma, nell'anno

seguente, il 12 aprile, scorgendo il detto signore, che questa Città è tuttavia piena di detti bravi... tornati a vivere come prima vivevano, non punto mutato il costume loro, né scemato il numero, dà fuori un'altra grida, ancor più vigorosa e notabile, nella quale, tra l'altre ordinazioni, prescrive: Che qualsivoglia persona, così di questa Città, come forestiera, che per due testimonj consterà esser tenuto, e comunemente riputato per bravo, et aver tal nome, ancorché non si verifichi aver fatto delitto alcuno... per questa sola riputazione di bravo, senza altri indizj, possa dai detti giudici e da ognuno di loro esser posto alla corda et al tormento, per processo informativo... et ancorché non confessi delitto alcuno, tuttavia sia mandato alla galea, per detto triennio, per la sola opinione e nome di bravo, come di sopra. Tutto ciò, e il di più che si tralascia, perché Sua Eccellenza è risoluta di voler essere obbedita da ognuno. All'udir parole d'un tanto signore, così gagliarde e sicure, e accompagnate da tali ordini, viene una gran voglia di credere che, al solo rimbombo di esse, tutti i bravi siano scomparsi per sempre. Ma la testimonianza d'un signore non meno autorevole, né meno dotato di nomi, ci obbliga a credere tutto il contrario. È questi l'Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor Juan Fernandez de Velasco, Contestabile di Castiglia, Cameriero maggiore di Sua Maestà, Duca della Città di Frias, Conte di Haro e Castelnovo, Signore della Casa di Velasco, e di quella delli sette Infanti di Lara, Governatore dello Stato di Milano, etc. Il 5 giugno dell'anno 1593, pienamente informato anche lui di quanto danno e rovine sieno... i bravi e vagabondi, e del pessimo effetto che tal sorta di gente, fa contra il ben pubblico, et in delusione della giustizia, intima loro di nuovo che, nel termine di giorni sei, abbiano a sbrattare il paese, ripetendo a un dipresso le prescrizioni e le minacce medesime del suo predecessore. Il 23 maggio poi dell'anno 1598, informato, con non poco dispiacere dell'animo suo, che... ogni dì più in questa Città e Stato va crescendo il numero di questi tali(bravi e vagabondi), né di loro, giorno e notte, altro si sente che ferite appostatamente date, omicidii e ruberie et ogni altra qualità di delitti, ai quali si rendono più facili, confidati essi bravi d'essere aiutati dai capi e fautori loro... prescrive di nuovo gli stessi rimedi, accrescendo la dose, come s'usa nelle malattie ostinate. Ognuno dunque, conchiude poi, onninamente si guardi di contravvenire in parte alcuna alla grida presente, perché, in luogo di provare la clemenza di Sua Eccellenza, proverà il rigore, e l'ira sua... essendo risoluta e determinata che questa sia l'ultima e perentoria monizione. Non fu però di questo parere l'Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Don Pietro Enriquez de Acevedo, Conte di Fuentes, Capitano, e Governatore dello Stato di Milano; non fu di questo parere, e per buone ragioni. Pienamente informato della miseria in che vive questa Città e Stato per cagione del gran numero di bravi che in esso abbonda... e risoluto di totalmente estirpare seme tanto pernizioso, dà fuori, il 5 decembre 1600, una nuova grida piena anch'essa di severissime comminazioni, con fermo proponimento che, con ogni rigore, e senza speranza di remissione, siano onninamente eseguite. Convien credere però che non ci si mettesse con tutta quella buona voglia che sapeva impiegare nell'ordir cabale, e nel suscitar nemici al suo gran nemico Enrico IV; giacché, per questa parte, la storia attesta come riuscisse ad armare contro quel re il duca di Savoia, a cui fece perder più d'una città; come riuscisse a far congiurare il duca di Biron, a cui fece perder la testa; ma, per ciò che riguarda quel seme tanto pernizioso de' bravi, certo è che esso continuava a germogliare, il 22 settembre dell'anno 1612. In quel giorno l'Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Don Giovanni de Mendozza, Marchese de la Hynojosa, Gentiluomo etc., Governatore etc., pensò seriamente ad estirparlo. A quest'effetto, spedì a Pandolfo e Marco Tullio Malatesti, stampatori regii camerali, la solita grida, corretta ed accresciuta, perché la stampassero ad

esterminio de' bravi. Ma questi vissero ancora per ricevere, il 24 decembre dell'anno 1618, gli stessi e più forti colpi dall'Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Don Gomez Suarez de Figueroa, Duca di Feria, etc., Governatore etc. Però, non essendo essi morti neppur di quelli, l'Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Gonzalo Fernandez di Cordova, sotto il cui governo accadde la passeggiata di don Abbondio, s'era trovato costretto a ricorreggere e ripubblicare la solita grida contro i bravi, il giorno 5 ottobre del 1627, cioè un anno, un mese e due giorni prima di quel memorabile avvenimento. Né fu questa l'ultima pubblicazione; ma noi delle posteriori non crediamo dover far menzione, come di cosa che esce dal periodo della nostra storia. Ne accenneremo soltanto una del 13 febbraio dell'anno 1632, nella quale l'Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, el Duque de Feria, per la seconda volta governatore, ci avvisa che le maggiori sceleraggini procedono da quelli che chiamano bravi. Questo basta ad assicurarci che, nel tempo di cui noi trattiamo, c'era de' bravi tuttavia. Che i due descritti di sopra stessero ivi ad aspettar qualcheduno, era cosa troppo evidente; ma quel che più dispiacque a don Abbondio fu il dover accorgersi, per certi atti, che l'aspettato era lui. Perché, al suo apparire, coloro s'eran guardati in viso, alzando la testa, con un movimento dal quale si scorgeva che tutt'e due a un tratto avevan detto: è lui; quello che stava a cavalcioni s'era alzato, tirando la sua gamba sulla strada; l'altro s'era staccato dal muro; e tutt'e due gli s'avviavano incontro. Egli, tenendosi sempre il breviario aperto dinanzi, come se leggesse, spingeva lo sguardo in su, per ispiar le mosse di coloro; e, vedendoseli venir proprio incontro, fu assalito a un tratto da mille pensieri. Domandò subito in fretta a se stesso, se, tra i bravi e lui, ci fosse qualche uscita di strada, a destra o a sinistra; e gli sovvenne subito di no. Fece un rapido esame, se avesse peccato contro qualche potente, contro qualche vendicativo; ma, anche in quel turbamento, il testimonio consolante della coscienza lo rassicurava alquanto: i bravi però s'avvicinavano, guardandolo fisso. Mise l'indice e il medio della mano sinistra nel collare, come per raccomodarlo; e, girando le due dita intorno al collo, volgeva intanto la faccia all'indietro, torcendo insieme la bocca, e guardando con la coda dell'occhio, fin dove poteva, se qualcheduno arrivasse; ma non vide nessuno. Diede un'occhiata, al di sopra del muricciolo, ne' campi: nessuno; un'altra più modesta sulla strada dinanzi; nessuno, fuorché i bravi. Che fare? tornare indietro, non era a tempo: darla a gambe, era lo stesso che dire, inseguitemi, o peggio. Non potendo schivare il pericolo, vi corse incontro, perché i momenti di quell'incertezza erano allora così penosi per lui, che non desiderava altro che d'abbreviarli. Affrettò il passo, recitò un versetto a voce più alta, compose la faccia a tutta quella quiete e ilarità che poté, fece ogni sforzo per preparare un sorriso; quando si trovò a fronte dei due galantuomini, disse mentalmente: ci siamo; e si fermò su due piedi. - Signor curato, - disse un di que' due, piantandogli gli occhi in faccia. - Cosa comanda? - rispose subito don Abbondio, alzando i suoi dal libro, che gli restò spalancato nelle mani, come sur un leggìo. - Lei ha intenzione, - proseguì l'altro, con l'atto minaccioso e iracondo di chi coglie un suo inferiore sull'intraprendere una ribalderia, - lei ha intenzione di maritar domani Renzo Tramaglino e Lucia Mondella! - Cioè... - rispose, con voce tremolante, don Abbondio: - cioè. Lor signori son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende. Il povero curato non c'entra: fanno i loro

pasticci tra loro, e poi... e poi, vengon da noi, come s'anderebbe a un banco a riscotere; e noi... noi siamo i servitori del comune. - Or bene, - gli disse il bravo, all'orecchio, ma in tono solenne di comando, - questo matrimonio non s'ha da fare, né domani, né mai. - Ma, signori miei, - replicò don Abbondio, con la voce mansueta e gentile di chi vuol persuadere un impaziente, - ma, signori miei, si degnino di mettersi ne' miei panni. Se la cosa dipendesse da me,... vedon bene che a me non me ne vien nulla in tasca... - Orsù, - interruppe il bravo, - se la cosa avesse a decidersi a ciarle, lei ci metterebbe in sacco. Noi non ne sappiamo, né vogliam saperne di più. Uomo avvertito... lei c'intende. - Ma lor signori son troppo giusti, troppo ragionevoli... - Ma, - interruppe questa volta l'altro compagnone, che non aveva parlato fin allora, - ma il matrimonio non si farà, o... - e qui una buona bestemmia, - o chi lo farà non se ne pentirà, perché non ne avrà tempo, e... - un'altra bestemmia. - Zitto, zitto, - riprese il primo oratore: - il signor curato è un uomo che sa il viver del mondo; e noi siam galantuomini, che non vogliam fargli del male, purché abbia giudizio. Signor curato, l'illustrissimo signor don Rodrigo nostro padrone la riverisce caramente. Questo nome fu, nella mente di don Abbondio, come, nel forte d'un temporale notturno, un lampo che illumina momentaneamente e in confuso gli oggetti, e accresce il terrore. Fece, come per istinto, un grand'inchino, e disse: - se mi sapessero suggerire... - Oh! suggerire a lei che sa di latino! - interruppe ancora il bravo, con un riso tra lo sguaiato e il feroce. - A lei tocca. E sopra tutto, non si lasci uscir parola su questo avviso che le abbiam dato per suo bene; altrimenti... ehm... sarebbe lo stesso che fare quel tal matrimonio. Via, che vuol che si dica in suo nome all'illustrissimo signor don Rodrigo? - Il mio rispetto... - Si spieghi meglio! -... Disposto... disposto sempre all'ubbidienza -. E, proferendo queste parole, non sapeva nemmen lui se faceva una promessa, o un complimento. I bravi le presero, o mostraron di prenderle nel significato più serio. - Benissimo, e buona notte, messere, - disse l'un d'essi, in atto di partir col compagno. Don Abbondio, che, pochi momenti prima, avrebbe dato un occhio per iscansarli, allora avrebbe voluto prolungar la conversazione e le trattative. - Signori... - cominciò, chiudendo il libro con le due mani; ma quelli, senza più dargli udienza, presero la strada dond'era lui venuto, e s'allontanarono, cantando una canzonaccia che non voglio trascrivere. Il povero don Abbondio rimase un momento a bocca aperta, come incantato; poi prese quella delle due stradette che conduceva a casa sua, mettendo innanzi a stento una gamba dopo l'altra, che parevano aggranchiate. Come stesse di dentro, s'intenderà meglio, quando avrem detto qualche cosa del suo naturale, e de' tempi in cui gli era toccato di vivere.

quest'impunità minacciata e insultata. portava una livrea che impegnasse a difenderlo la vanità e l'interesse d'una famiglia potente. non servivano ad altro che ad attestare ampollosamente l'impotenza de' loro autori. per così dire. era principalmente d'aggiunger molte vessazioni a quelle che i pacifici e i deboli già soffrivano da' perturbatori. ripubblicate e rinforzate di governo in governo. e molestare l'uomo bonario. assoggettavano ogni mossa del privato al volere arbitrario d'esecutori d'ogni genere. L'impunità era organizzata. a ogni minaccia. studiate soltanto a liberare il giudice da ogni cosa che potesse essergli d'impedimento a proferire una condanna: gli squarci che abbiam riportati delle gride contro i bravi. o anche la loro connivenza ai potenti. Potevan ben esse inceppare a ogni passo. il militare le sue esenzioni. e il loro titolo un improperio. Le leggi anzi diluviavano. e a ogni insulto. in quelle occasioni dove non c'era pericolo. ne sono un piccolo. senz'altre precauzioni. anzi di gettar la vita in un'impresa disperata. Di quegli stessi ch'eran deputati a farle eseguire. La forza legale non proteggeva in alcun conto l'uomo tranquillo. in astratto e. le procedure. in que' tempi. Ora. Ma. questi cercavano nella loro forza reale i nuovi mezzi più opportuni. ubbidienti come monaci. Ma chi. in vece d'arrischiare. per consuetudine. costoro eran generalmente de' più abbietti e ribaldi soggetti del loro tempo. Il clero vegliava a sostenere e ad estendere le sue immunità. I mercanti. se non basta. cerca naturalmente alleati e compagni. aveva prese le sue misure per ricoverarsi a tempo in un convento. Gli uomini poi incaricati dell'esecuzione immediata. a formarne delle nuove. ogni momento. e poteva ridersi di tutto quel fracasso delle gride. e d'accrescer le violenze e l'astuzia di questi. o impugnati con vane proteste. Tali eran gli asili. o che teme. aveva dovuto comprendere che la peggior condizione. e che pure non si sentisse inclinazione d'esser divorato. la nobiltà i suoi privilegi. portata al massimo punto la tendenza degl'individui a tenersi collegati in classi. e nel vessare gli uomini pacifici e senza difesa. prima di commettere il delitto. Non già che mancassero leggi e pene contro le violenze private. per interesse. per conservarsi. e a procurare ognuno la maggior potenza di quella a cui apparteneva. Era quindi ben naturale che costoro. in un palazzo. pazzamente esorbitanti e. Così accadeva in effetto. adoperar nuovi sforzi e nuove invenzioni. Ma. in teoria. l'incarico loro era tenuto a vile anche da quelli che potevano averne terrore. per amor d'un pezzo di carta attaccato sulle cantonate. ma sostenuti in fatto e difesi da quelle classi. per continuare a far ciò che le gride venivano a proibire. nell'opprimer cioè. e. anzi in gran parte a cagion di ciò. fin da' primi suoi anni. e aveva radici che le gride non toccavano. e con gelosia di puntiglio. quando fossero stati intraprendenti come eroi. o. alcuni appartenevano per nascita alla parte privilegiata. ad arbitrio del legislatore stesso e di cento esecutori. che fosse senza forza propria e senza protezione. con minuta prolissità. per educazione. vendessero la loro inazione. e si sarebbero ben guardati dall'offenderle. inoffensivo. con attività d'interesse. o non potevano smovere. era libero nelle sue operazioni.Don Abbondio (il lettore se n'è già avveduto) non era nato con un cuor di leone. alcuni ne dipendevano per clientela. dove i birri non avrebber mai osato metter piede. chi. era quella d'un animale senza artigli e senza zanne. quasi per ogni caso. Quindi era. L'uomo che vuole offendere. ma fedel saggio. i delitti erano enumerati. le pene. all'apparire delle gride dirette a comprimere i violenti. perché. e particolareggiati. e con una gran probabilità d'essere abbandonati da chi. non avrebber però potuto venirne alla fine. per imitazione. inferiori com'eran di numero a quelli che si trattava di sottomettere. doveva naturalmente. ne avevano abbracciate le massime. gli artigiani erano . oltre di ciò. e pronti a sacrificarsi come martiri. e che non avesse altri mezzi di far paura altrui. aumentabili. col fine d'aver sotto la mano ogni uomo. per prevenire o per punire ogni delitto. quelle gride. gli uni e gli altri. e si riservassero a esercitare la loro esecrata autorità e la forza che pure avevano. se producevan qualche effetto immediato. a que' tempi. ma non distrutta dalle gride. Con tutto ciò. di tutto un ceto. in parte riconosciuti dalla forza legale. d'essere offeso. in parte tollerati con astioso silenzio. imponeva loro di operare. tali i privilegi d'alcune classi.

Il suo sistema consisteva principalmente nello scansar tutti i contrasti. non si curava di que' vantaggi. e vicino a lui. le forze riunite di molti. declamava contro que' suoi confratelli che. Stando alla larga da' prepotenti. l'ammazzato era sempre stato un uomo torbido. dissimulando le loro soverchierie passeggiere e capricciose. e mettersi in una classe riverita e forte. a loro rischio. e procurando di far vedere all'altro ch'egli non gli era volontariamente nemico: pareva che gli dicesse: ma perché non avete saputo esser voi il più forte? ch'io mi sarei messo dalla vostra parte. Se si trovava assolutamente costretto a prender parte tra due contendenti. prendevan le parti d'un debole oppresso. costringendo. per ottenere i quali facesse bisogno d'adoperarsi molto. Aveva quindi. s'era dunque accorto. se non avesse. a forza d'inchini e di rispetto gioviale. A chi. que' tanti bocconi amari inghiottiti in silenzio. Ognuna di queste piccole oligarchie aveva una sua forza speciale e propria. I più onesti si valevan di questo vantaggio a difesa soltanto. ubbidito ai parenti. non ricco. e cavarsi anche lui la voglia d'essere un po' fantastico. e nel cedere. e. con intorno uno stuolo di bravi. perché la ragione e il torto non si dividon mai con un taglio così netto. i medici stessi una corporazione. e di gridare a torto. e decise coi pugni. esercitava un potere. il nobile dovizioso e violento. che lo vollero prete. allora frequentissime. fino alle questioni tra due contadini. non lo assicura. cosa non difficile. sempre però alla retroguardia. i giurisperiti formavano una lega. a cui difficilmente nessun'altra frazione di lega avrebbe ivi potuto resistere. Le forze però di queste varie leghe eran molto disuguali. quando gl'incontrava per la strada. Neutralità disarmata in tutte le guerre che scoppiavano intorno a lui. Il nostro Abbondio non nobile. Per dir la verità. tra il militare e il civile. gli eran sembrate due ragioni più che sufficienti per una tale scelta. quel dar così spesso ragione agli altri. che fino a un certo segno: nessuna lo dispensa dal farsi un suo sistema particolare.arrolati in maestranze e in confraternite. messosi a sostener le sue ragioni contro un potente. Questo chiamava un comprarsi gl'impicci a contanti. la sua salute n'avrebbe certamente sofferto. coraggioso ancor meno. un voler raddirizzar le gambe ai cani. come un vaso di terra cotta. prima quasi di toccar gli anni della discrezione. Ma una classe qualunque non protegge un individuo. potuto dargli un po' di sfogo. o con le coltellate. diceva anche severamente. quando però la censura potesse esercitarsi senza alcuno. che ogni parte abbia soltanto dell'una o dell'altro. Sopra tutto poi. tra nobili e nobili. per tradizione famigliare. Non è però che non avesse anche lui il suo po' di fiele in corpo. nelle campagne principalmente. e una popolazione di contadini avvezzi. Ma siccome v'eran poi finalmente al mondo. in ognuna l'individuo trovava il vantaggio d'impiegar per sé. gli astuti e i facinorosi ne approfittavano. in quella società. a proporzione della sua autorità e della sua destrezza. costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro. in quelli che non poteva scansare. corrispondendo con sommissioni a quelle che venissero da un'intenzione più seria e più meditata. senza gran burrasche. stava col più forte. o d'arrischiarsi un poco. anche i più burberi e sdegnosi. per condurre a termine ribalderie. Era poi un rigido censore degli uomini che non si regolavan come lui. non aveva gran fatto pensato agli obblighi e ai nobili fini del ministero al quale si dedicava: procacciarsi di che vivere con qualche agio. rimaneva col capo rotto. assai di buon grado. pericolo. glielo avevano esacerbato a segno che. dalle contese. Don Abbondio. alle quali i loro mezzi personali non sarebber bastati. il pover'uomo era riuscito a passare i sessant'anni. di tanto in tanto. don Abbondio sapeva trovar sempre qualche torto. anche lontano. Il battuto era almeno un imprudente. e interessati o forzati a riguardarsi quasi come sudditi e soldati del padrone. e quel continuo esercitar la pazienza. a fargli un sorriso. ch'era un mischiarsi nelle cose . tra il clero e le podestà laiche. assorbito continuamente ne' pensieri della propria quiete. nate da una parola. e per assicurarsene l'impunità. persone ch'egli conosceva ben bene per incapaci di far male. d'essere. contro un soverchiatore potente. così poteva con quelle sfogare qualche volta il mal umore lungamente represso.

via. Ma... un sistema di quieto vivere. signor padrone? . e alzando gli occhi al cielo. in quel momento gli diede in cuor suo tutti que' titoli che non aveva mai udito applicargli da altri. chiamò subito: . la minaccia d'un signore noto per non minacciare invano. mise in fretta nella toppa la chiave. e fargli a tempo tollerar le proprie. quelle poche volte che l'aveva incontrato per la strada. "Se Renzo si potesse mandare in pace con un bel no. Non conosceva don Rodrigo che di vista e di fama. s'accorse che il pentirsi di non essere stato consigliere e cooperatore dell'iniquità era cosa troppo iniqua." Ma. . richiuse diligentemente. che divenivan di giorno in giorno più frequenti. entrò. in più d'un'occasione. Pensino ora i miei venticinque lettori che impressione dovesse fare sull'animo del poveretto. come diceva lei.rispose. sempre però a quattr'occhi.profane. come ognun se n'avvede. che già teneva in mano.Vengo. voglion maritarsi. E contro questi predicava. maledicevano qualche suo fatto: aveva detto cento volte ch'era un rispettabile cavaliere. che. ansioso di trovarsi in una compagnia fidata. tollerare a tempo il brontolìo e le fantasticaggini del padrone. contro coloro che. a danno della dignità del sacro ministero. non accadon mai brutti incontri. o in un piccolissimo crocchio. quello che s'è raccontato. ch'era in fondo del paesello.. perduto dietro a quella Lucia. ma non aveva ancor toccata la soglia del salotto. né aveva mai avuto che far con lui. Oh vedete un poco: gran destino è il mio. e. a questo punto. Lo spavento di que' visacci e di quelle parolacce. Oh povero me! vedete se quelle due figuracce dovevan proprio piantarsi sulla mia strada. Gli era occorso di difendere. altro che di toccare il petto col mento. e stia ne' suoi panni. lasciandosi andar tutto ansante sul suo seggiolone. con uno sguardo così adombrato. aprì. tra il tumulto di questi pensieri. ma se uno vuol contraddirgli. Giunto. per aver rifiutati tutti i partiti che le si erano offerti. s'innamorano. sconcertato in un punto. . ma vorrà delle ragioni. Era Perpetua. e la terra con la punta del suo cappello. innamorato come. per iscoprire a prima vista che gli era accaduto qualche cosa di straordinario davvero. quanto più essi eran conosciuti per alieni dal risentirsi.. ch'era costato tant'anni di studio e di pazienza... Se avessi pensato di suggerir loro che andassero a portar la loro imbasciata. . ch'egli v'entrò. per non saper che fare. con la quale sigillava sempre i discorsi su queste materie: che a un galantuomo. sospirando. e. da che aveva passata l'età sinodale dei quaranta. la serva di don Abbondio: serva affezionata e fedele. e. mettendo sul tavolino. che non ci sarebbero nemmen bisognati gli occhi esperti di Perpetua. rimanendo celibe. il fiaschetto del vino prediletto di don Abbondio. Aveva poi una sua sentenza prediletta. che le cose a proposito mi vengan sempre in mente un momento dopo l'occasione. anche costui è una testa: un agnello se nessun lo tocca.Misericordia! cos'ha. come dicevan le sue amiche. Ragazzacci. e prenderla con me! Che c'entro io? Son io che voglio maritarmi? Perché non son andati piuttosto a parlare. e si mosse lentamente. ih! E poi. con tanto più di veemenza. . alla porta di casa sua.rispose don Abbondio. o per non aver mai trovato un cane che la volesse..Niente. secondo l'occasione. il qual badi a sé. che sapeva ubbidire e comandare. e cosa ho da rispondergli. con un passo così legato. e non pensano ad altro. al luogo solito. a bassa voce. la riputazione di quel signore.. in cosa che li toccasse personalmente. . e rivolse tutta la stizza de' suoi pensieri contro quell'altro che veniva così a togliergli la sua pace. avviandosi pure verso il salotto. e poi. non si fanno carico de' travagli in che mettono un povero galantuomo.Perpetua! Perpetua! -. niente. e un passo dal quale non si poteva veder come uscirne: tutti questi pensieri ronzavano tumultuariamente nel capo basso di don Abbondio. con un viso così stravolto. senza interrompere in fretta con un oibò. per amor del cielo? E. dove questa doveva esser certamente ad apparecchiar la tavola per la cena.

. con un gran sospiro. con le mani arrovesciate sui fianchi. . onde.La vita. per amor del cielo! Quando dico niente. niente? La vuol dare ad intendere a me? così brutto com'è? Qualche gran caso è avvenuto.Ohimè! tacete. bisognò che Perpetua proferisse un nuovo e più solenne giuramento. alzando le mani. ritta dinanzi a lui. . o è niente.io le sono sempre stata affezionata. . perché vorrei poterla soccorrere. finalmente.disse. .Vuol dunque ch'io sia costretta di domandar qua e là cosa sia accaduto al mio padrone? . in confidenza.Per amor del cielo! non fate pettegolezzi..esclamò Perpetua. date qui. onde. se ora voglio sapere.signor padrone. le raccontò il miserabile caso. in atto insieme di comando e di supplica. ne va la vita! . con molti ohimè.. Quando si venne al nome terribile del mandante. come se non volesse darlo che in premio della confidenza che si faceva tanto aspettare.. . e tenendolo poi in mano. . quasi volesse succhiargli dagli occhi il segreto. con molte sospensioni.Volete tacere? o volete rovinarmi del tutto? .per amor del cielo! . prendendole il bicchiere.. come se fosse una medicina. ogni volta che m'ha detto qualche cosa sinceramente. cambiando subito il tono. con voce commossa e da commovere.Date qui. e dicendo: ..La vita! .disse Perpetua. sollevarle l'animo. non fate schiamazzi: ne va. .disse Perpetua.Lei sa bene che. pronunziato quel nome..Oh.. . empiendo il bicchiere. e non apparecchiate altro: datemi un bicchiere del mio vino.Brava! come quando. Perpetua s'avvide d'aver toccato un tasto falso. è per premura. dopo averle fatto più d'una volta giurare che non fiaterebbe... o è cosa che non posso dire. con la mano non ben ferma.. . .Come. e don Abbondio.Delle sue! .Oh che birbone! oh che soverchiatore! oh che uomo senza timor di Dio! . guardandolo fisso.E lei mi vorrà sostenere che non ha niente! .Che non può dir neppure a me? Chi si prenderà cura della sua salute? Chi le darà un parere?. darle un buon parere. dopo aver respinti sempre più debolmente i nuovi e più incalzanti assalti di lei. e le gomita appuntate davanti. e. .disse don Abbondio. . quanta ne avesse Perpetua di conoscerlo. e votandolo poi in fretta. . Il fatto sta che don Abbondio aveva forse tanta voglia di scaricarsi del suo doloroso segreto.. si rovesciò sulla spalliera della seggiola. io non ho mai.

Volete tacere? volete tacere? Son pareri codesti da dare a un pover'uomo? Quando mi fosse toccata una schioppettata nella schiena.non voglio prender niente. era molto affaticato..Mandi almen giù quest'altro gocciolo. Così dicendo prese il lume. mise il dito sulla bocca.Oh! siam qui soli che nessun ci sente. per sostenere un curato.Ma! io l'avrei bene il mio povero parere da darle. ma poi. ci vuol altro. Ma come farà. io ci penserò. con licenza. Dio liberi! l'arcivescovo me la leverebbe? .. niente: ho altra voglia: lo so anch'io che tocca a pensarci a me.. quando il mondo s'accorge che uno. disse. e...Io taccio subito.Oh vedete.disse Perpetua. a rovinarsi la salute. e che non ha paura di nessuno. .Ma poi.disse don Abbondio. . e disparve. come farò. e toccasse a me di levarnela. . e stabilito ciò che dovesse fare. . e farsi stimare. Capitolo II Si racconta che il principe di Condé dormì profondamente la notte avanti la giornata di Rocroi: ma. brontolando. si voltò indietro verso Perpetua. brontolando sempre: .Volete tacere? . . in primo luogo.Ci penserò io. con tono lento e solenne : .Basta: ci penserà questa notte. don Abbondio: .. e. per informarlo come qualmente. siccome tutti dicono che il nostro arcivescovo è un sant'uomo. a. mescendo.e altre simili lamentazioni. con voce stizzosa: .. in ogni incontro.Eh! ci vuol altro. io direi. gli si porta rispetto.vedete che bei pareri mi sa dar costei! Viene a domandarmi come farò.E s'alzò.per amor del cielo! -. s'avviò per salire in camera.Eh! le schioppettate non si dànno via come confetti: e guai se questi cani dovessero mordere tutte le volte che abbaiano! E io ho sempre veduto che a chi sa mostrare i denti. ci vuol altro.rispose. . è pronto a calar le. appunto perché lei non vuol mai dir la sua ragione.. siam ridotti a segno che tutti vengono. Ma! la doveva accader per l'appunto a me. io ci ho da pensare . e un uomo di polso.Lei sa che questo le rimette sempre lo stomaco.. povero signor padrone? . quando può fare star a dovere un di questi prepotenti. Giunto su la soglia. la mattina. . ma è però certo che.una piccola bagattella! a un galantuomo par mio! e domani com'andrà? . mangi un boccone. . e. .sicuro. . secondariamente aveva già date tutte le disposizioni necessarie. ma intanto non cominci a farsi male da sé.Volete tacere? È tempo ora di dir codeste baggianate? . quasi fosse lei nell'impiccio.Il mio parere sarebbe che. . . Don Abbondio in vece non sapeva altro . . sentiamo. e dico che lei gli scrivesse una bella lettera. ci gongola. sempre. continuando: .

per sapere a che ora le comoda che ci troviamo in chiesa. Renzo non si fece molto aspettare. lasciando stare che sono il più accorto. Figliuol caro. Oltre di questo. che.. per la sua condizione. e. Dio liberi! . fin dall'adolescenza. Quello che. don Abbondio.. come dicevan tutti. quindi una gran parte della notte fu spesa in consulte angosciose. fu di guadagnar tempo. inseguimenti. si confermò in essi. quel ragazzone. L'accoglimento incerto e misterioso di don Abbondio fece un contrapposto singolare ai modi gioviali e risoluti del giovinotto. ricorre all'idee abituali della vita tranquilla antecedente. con impazienza. gli parve il meglio o il men male. schioppettate. Appena gli parve ora di poter. attirati negli stati vicini da promesse. che mancavan pochi giorni al tempo proibito per le nozze.. in gran gala. senza indiscrezione. Renzo. appena risentita. pure il nostro giovine. nella sua famiglia. Ruminò pretesti da metter in campo. viottole.. non so che dire. dopo una sciagura. ma l'emigrazione continua de' lavoranti. in due mesi. La mente. poté finalmente chiuder occhio: ma che sonno! che sogni! Bravi. possedeva Renzo un poderetto che faceva lavorare e lavorava egli stesso. Fuggire? Dove? E poi! Quant'impicci. ed esercitava la professione di filatore di seta. si pentiva anche dell'aver ciarlato con Perpetua. poi disse: . don Rodrigo. da privilegi e da grosse paghe. per dir così.egli pensa alla morosa.Non si lasci scappar parola. e fare il matrimonio. altrimenti.ancora se non che l'indomani sarebbe giorno di battaglia. se tu ti senti il bruciore addosso. pur s'andava rassicurando col pensiero che la sua autorità gli avrebbe fatti parer di giusto peso.Di che giorno volete parlare? . il pover'uomo si rivoltava nel letto. e. signor curato. Era. poteva dirsi agiato. col suo pugnale del manico bello. ma io penso alla pelle: il più interessato son io. fughe. non che pensare a trasgredire una tal legge. argomentò Renzo tra sé. Confidare a Renzo l'occorrente. ma il pensiero del nuovo stato di cose le si affaccia subito sgarbatamente. ehm! . Fermato così un poco l'animo a una deliberazione. ma non però a segno che un abile operaio non potesse cavarne di che vivere onestamente. per questi pochi giorni.. Lorenzo o. era divenuto massaio. e cercar con lui qualche mezzo. Il primo svegliarsi. può nascer di gran cose".diceva tra sé: . . rimasto privo de' parenti. "Che abbia qualche pensiero per la testa". comune allora anche agli uomini più quieti. E quantunque quell'annata fosse ancor più scarsa delle antecedenti. e. che non volle neppur mettere in deliberazione. ereditaria. professione. era un partito. e quanti conti da rendere! A ogni partito che rifiutava. e già si cominciasse a provare una vera carestia. Comparve davanti a don Abbondio. ho poi due mesi di respiro. rupi.Come. Non far caso dell'intimazione ribalda. di che giorno? non si ricorda che s'è fissato per oggi? . si trovava provvisto bastantemente. e che la sua antica esperienza gli darebbe gran vantaggio sur un giovanetto ignorante. allora già in decadenza. "e. di modo che. benché gli paressero un po' leggieri. menando Renzo per le lunghe. "Vedremo. v'andò.aveva detto un di que' bravi. con la lieta furia d'un uomo di vent'anni. da quando aveva messi gli occhi addosso a Lucia. . Si rammentò a proposito. con una cert'aria di festa e nello stesso tempo di braverìa. e stette aspettando Renzo con timore e. al sentirsi rimbombar quell'ehm! nella mente. s'alzò. assai lucrosa. che deve in quel giorno sposare quella che ama. negli anni indietro. e il dispiacere ne è più vivo in quel paragone istantaneo. Assaporato dolorosamente questo momento. quando il filatoio stava fermo. per ogni verso. è un momento molto amaro. faceva sì che non ne mancasse ancora a quelli che rimanevano in paese.. né delle minacce. gli ordinò meglio. e in un impiccio. nel taschino de' calzoni. don Abbondio ricapitolò subito i suoi disegni della notte. Il lavoro andava di giorno in giorno scemando. presentarsi al curato. e non aveva a contrastar con la fame. ma io non voglio andarne di mezzo". se posso tenere a bada. ad un tempo.son venuto. con penne di vario colore al cappello. grida.

non mi tenga così sulla corda. contando sulla punta delle dita.Error. ordo. pare a voi: perché. basta. e sarà subito fatta. a facilitar tutto.. conditio. . . e poi mi toccan de' rimproveri.. per conoscer quanti impicci nascono in queste materie.poiché me ne ha già rotta bastantemente la testa.. cognatio. .. Ma ora.. vi compatisco. . cominciando ad alterarsi. . non penso che a levar di mezzo gli ostacoli. povero giovane. quanti conti s'ha da rendere.interruppe il giovine. ... per non far penare la gente. non si può dir tutto.E poi che cosa? . e mi dica chiaro e netto cosa c'è. basta. tutto.Mi dispiace. so quel che dico. vis. e di così poca fatica. crimen. .E poi.Sapete voi quanti siano gl'impedimenti dirimenti? . ma oggi non posso. Noi poveri curati siamo tra l'ancudine e il martello: voi impaziente. oggi. col nome del cielo. Io son troppo dolce di cuore. e trascuro il mio dovere. honestas.Oggi.Bisogna ben ch'io ne sappia qualche cosa.E poi c'è degli imbrogli.Tutto. ligamen. vedete.Ma mi spieghi una volta cos'è quest'altra formalità che s'ha a fare.Bisognerebbe trovarsi nei nostri piedi. a far le cose secondo il piacere altrui.... Ma ora non s'è sbrigato ogni cosa? non s'è fatto tutto ciò che s'aveva a fare? . abbiate pazienza.. E noi siam quelli che ne andiam di mezzo.Ma.Degl'imbrogli? Che imbrogli ci può essere? . e poi. e peggio. .Che vuol ch'io faccia del suo latinorum? .Sapete voi quante e quante formalità ci vogliono per fare un matrimonio in regola? .. . .replicò don Abbondio. come dice.. come se ne sentisse parlare per la prima volta. e i superiori. . Si sis affinis. votum. non mi sento bene. .Oggi? . che trascuro il mio dovere.Che vuol ch'io sappia d'impedimenti? .disse Renzo.cominciava don Abbondio. Cultus disparitas. . . ma quello che ha da fare è cosa di così poco tempo..Oggi non può! Cos'è nato? . questi giorni addietro. abbiate pazienza.Prima di tutto. .Si piglia gioco di me? . la bestia son io. e poi.

disse: . non son cose da potersi decifrare così su due piedi.Dunque. e rimettetevi a chi le sa. come avrei dovuto.. Non ci sarà niente.in quindici giorni cercherò...Che aveste pazienza per qualche giorno.. mi dica una volta che impedimento è sopravvenuto? . s'è fissato il giorno. pensò fra sé don Abbondio. caro Renzo.. con un volto tra l'attonito e l'adirato. .In somma. io non ci ho colpa. ma.Orsù!. che son pronto a fare..E che vorrebbe ch'io facessi? . e ora lei mi viene a dire che aspetti quindici giorni! Quindici. ... quando penso che stavate così bene. ..Dico per dire.. con un fare più manieroso che mai. basta. . .. la legge non l'ho fatta io. Io.via.. ..proruppe Renzo.Non le ho fatte tutte.. cosa vi mancava? V'è saltato il grillo di maritarvi.. . io vorrei vedervi contento. e chi sa qual . così spero. non ostante. E. figliuol caro.In somma.Abbiate pazienza.. queste ricerche noi le dobbiam fare. abbiate pazienza. tutto quello che dipende da me. procurerò. .Per quanto? "Siamo a buon porto". . vi dico. noi siam proprio obbligati a far molte e molte ricerche. e battendo il pugno nell'aria. so io. stendendo il braccio. prima di conchiudere un matrimonio. con voce più alta e stizzosa. dico per dire.Ma non le ha già fatte queste ricerche? .riprese poi. se non sapete le cose. ma ora mi son venute.Ma bisogna pur che vi spieghi.Via.Quindici giorni! oh questa sì ch'è nuova! S'è fatto tutto ciò che ha voluto lei. Figliuol caro. Il testo è chiaro e lampante: antequam matrimonium denunciet. . per assicurarci che non ci siano impedimenti. ..Che discorsi son questi. .Perché non le ha fatte a tempo? perché dirmi che tutto era finito? perché aspettare. abbiate pazienza... . .. non andate in collera. .Ecco! mi rimproverate la mia troppa bontà.. .Ma via.. qualche giorno non è poi l'eternità: abbiate pazienza. il giorno arriva. Eh!. e. vi voglio bene io. . Ho facilitato ogni cosa per servirvi più presto: ma.Le ho detto che non voglio latino. Vorrei vedervi contento...... signor mio? ..

pensò Renzo. e camminando di mala voglia. . in mezzo alla stizza. la raggiunse.via.Buon giorno. come se avesser avuto paura d'incontrarsi con le parole che gli uscivan di bocca. per una settimana..Dite pure a tutti. quel suo parlare stentato insieme e impaziente. prendendogli l'altra mano. Perpetua: io speravo che oggi si sarebbe stati allegri insieme.Ma! quel che Dio vuole. Intanto la riverisco -. la ritenne sulla soglia. .E a Lucia che devo dire? .. ditemi quel che sapete.Mala cosa nascer povero. il mio caro Renzo. ed entrava in un orticello pochi passi distante dalla casa. . e farlo parlar più chiaro. e dandogli un'occhiata più espressiva che riverente. mentre essa apriva l'uscio. ma.Quando vi dico. via.Oh! vi par egli ch'io sappia i segreti del mio padrone? "L'ho detto io. per metterlo alle strette.Ebbene: avrò pazienza per una settimana. e. L'accoglienza fredda e impicciata di don Abbondio. . non m'appagherò più di chiacchiere.. continuò: . non ci sarà più altri impedimenti? . se n'andò. per troppo buon cuore: gettate tutta la colpa addosso a me. studiò il passo. . se don Abbondio non l'avesse interrotto. col disegno di scovar qualche cosa di più positivo. che c'era mistero sotto". verso la casa della sua promessa. alzando gli occhi. Perpetua. Vedrò. ma ritenga bene che. in una settimana. con un'amorevolezza timida e premurosa: .Fatemi un piacere: quel benedett'uomo del signor curato m'ha impastocchiate certe ragioni che non ho potuto ben capire: spiegatemi voi meglio perché non può o non vuole maritarci oggi. e sopra tutto quell'accennar sempre qualche gran cosa. non v'alterate. Stette il giovine in forse un momento di tornare indietro. che ho sbagliato io.diavoleria avrebbe attaccata a quel numero. que' due occhi grigi che. facendo a don Abbondio un inchino men profondo del solito. e.via. siamo amici.E i discorsi del mondo? . il mio povero Renzo. eran sempre andati scappando qua e là. non dicendo mai nulla di chiaro. aiutate un povero figliuolo.Ch'è stato un mio sbaglio. .. si fermò ad attaccar discorso con essa. . cercherò se. e sempre più lo trovava strano. quel farsi quasi nuovo del matrimonio così espressamente concertato.E poi. per tirarlo in luce. per la prima volta. Posso parlar meglio? via. per amor del cielo. per troppa furia. E così detto. Le diede una voce. Uscito poi. . mentre parlava. . tutte queste circostanze messe insieme facevan pensare a Renzo che ci fosse sotto un mistero diverso da quello che don Abbondio aveva voluto far credere. passata questa. . tornava con la mente su quel colloquio. vide Perpetua che camminava dinanzi a lui.

.Ah! ah! parlerà ora.disse Renzo.. . ve lo trovò. de' prepotenti. allungò il passo. E. sempre più confermandosi ne' suoi sospetti.esclamò con voce fioca don Abbondio. .chi è quel prepotente che non vuol ch'io sposi Lucia? . . tornò indietro pian piano. è per troppa bontà.pensò Renzo: . che doveva aspettarsi quella mossa.. Come si chiama colui? .Renzo! Renzo! per carità. non so niente. e corse verso lui.è vero. con un fare ardito. In difesa del mio padrone. degli uomini senza timor di Dio. . andò diviato al salotto dove l'aveva lasciato.Che? che? che? . non so niente: quando non so niente.. . . nascondendo a stento l'agitazione crescente. ditemi chi è. in un momento fu all'uscio di don Abbondio. posso parlare.Lo voglio sapere.Quando vi dico che non so niente. quando fu fuor del tiro dell'orecchio della buona donna..balbettò il povero sorpreso. né a voi né a nessuno.. .ma tocca ai preti a trattar male co' poveri? . .Eh! eh! che novità è questa? . Così dicendo.Chi è dunque che ci ha colpa? . è tempo perduto per tutt'e due -. Potreste darmi la corda. per lanciarsi all'uscio. entrò.Chi v'ha detto. così dicendo.soggiunse. girò la chiave. Addio. pensate all'anima vostra. sul momento -. Voglio saperli. ma quello che vi posso assicurare è che il mio padrone non vuol far torto. e con l'orecchio all'erta. e.Ah! voi vorreste farmi parlare.. con un cert'atto trascurato. signor curato? Tutti sanno i fatti miei. cercando d'accostarsi più alla questione.domandò Renzo. anch'io. C'è bene a questo mondo de' birboni. .. perché mi fa male sentire che gli si dia carico di voler far dispiacere a qualcheduno.questi non sono i superiori". . fuori di me. e chiuse l'uscio. che non mi cavereste nulla di bocca.Chi è quel prepotente. e lui non ci ha colpa. Renzo. è come se avessi giurato di tacere. e io non posso parlare.. . rispostole con un saluto. "Prepotenti! birboni! . pur brontolando. ma.No. Ma Renzo. e con gli occhi stralunati. come un cencio che esca del bucato. vi balzò prima di lui. .È vero. E. perché. badate a quel che fate.Sentite. per non farla accorgere del cammino che prendeva. . . .via. perché. io non posso dir niente. Parli chiaro e subito. entrò in fretta nell'orto. . . Renzo. . no.Misericordia! . forse senza avvedersene.Penso che lo voglio saper subito.disse don Abbondio. mise. Pover'uomo! se pecca.. con un volto fatto in un istante bianco e floscio. la mano sul manico del coltello che gli usciva dal taschino.disse poi. e se la mise in tasca. .Via. non più fandonie.. . spiccò un salto dal suo seggiolone. con la voce d'un uomo ch'è risoluto d'ottenere una risposta precisa. e stava all'erta.riprese questo. ma col cuor sospeso. per bacco..

. .urlò Renzo. Don Abbondio gli andò dietro.don. accorgendosi sempre più d'una gran collera che aveva in corpo. come per aiutare il paziente a buttar fuori il resto.. che don Abbondio non poté più nemmen supporre la possibilità di disubbidire. e con lo sguardo di chi ha in bocca le tanaglie del cavadenti. A quel nuovo scongiuro. si sentiva in certo modo divenuto creditore. parte perché.avete fatta una bella azione! M'avete reso un bel servizio! Un tiro di questa sorte a un galantuomo. e.Come eh? come? . Non m'ha da premere la mia vita? . .! Per amor del cielo! Non si scherza. son morto. e. si tratta di forza.. datemi la mia chiave..Mi promettete. . . ma si metta la mano al petto. e andava ad aprire. con volto serio e ansioso. come è toccata a me.pronunziò in fretta il forzato. e pensi se nel mio caso. . e i pugni stretti all'indietro. rivolgendo pure quella poca attenzione che gli rimaneva libera. e.Mi volete morto? . a fare una transazione tra le due paure.di non parlarne con nessuno. mi giurate.. l'aspetto di Renzo divenne così minaccioso. al vostro curato! in casa sua! in luogo sacro! Avete fatta una bella prodezza! Per cavarmi di bocca il mio malanno. E qui si fece a dipinger con colori terribili il brutto incontro. continuò allegramente: . per vostro bene! E ora che lo sapete? Vorrei vedere che mi faceste.Voglio sapere ciò che ho ragion di sapere. . E quando.Don? . ma nella quale si sentiva il furore contro il nemico scoperto: .. vi davo un buon parere. . ..E come ha fatto? Cosa le ha detto per. il quale. precipitando quelle poche sillabe. questa mattina..Don Rodrigo! . .posso aver fallato.ripeté Renzo. con voce quasi sdegnosa.Ah cane! . e stava curvo. . nel discorrere.disse .Posso aver fallato. che non c'entro per nulla. nel punto stesso ch'era costretto a metterla fuori. Io avevo giudizio per me e per voi. Non si tratta di torto o di ragione. col capo basso. Quel "dunque" fu proferito con una tale energia. .? ..Come eh? Vorrei che la fosse toccata a voi. con le braccia tese.. e che fin allora era stata nascosta e involta nella paura. don Abbondio.rispose. ma come si fa? Aprite almeno... tra la rabbia e la confusione. don Abbondio. eh! subito nelle furie. se gli accostò. il vostro malanno! ciò ch'io vi nascondevo per prudenza. s'era levata la chiave di tasca. con l'orecchio chino sulla bocca di lui. dopo un così gran sagrifizio. con voce raddolcita verso don Abbondio. mentre quegli girava la chiave nella toppa. di non dir mai. se lei non mi dice subito subito il nome di colui. proferì: .Dunque parli. e vedendo nello stesso tempo che Renzo. Così dicendo. alzandogli davanti agli occhi le tre prime dita della destra. .Le prometto che fo uno sproposito.giurate almeno.? . pareva che volesse sottrarre e fare scomparir la parola. e strisciando le consonanti. . stava immobile.. col volto.rispose Renzo. parte per il turbamento. come per aiutarlo anche lui dal canto suo.gli disse...Ma se parlo. che certamente non vi sarebber rimasti tanti grilli in capo -.

le condoglianze. il suo cuore non batteva che per l'omicidio. sparava. . d'appiattarsi dietro una siepe. la veglia angosciosa della notte.. . prendeva la mira.Perpetua! . di non aprir più per nessuna cagione.son servito -. Questo ripiego. giacché ognuna delle parti non faceva che replicare il suo proprio argomento. aspettando se mai. fanno torto altrui. pensò alla consolazione che aveva tante volte provata di trovarsi senza delitti. i migliori pensieri a cui era avvezza la mente di Renzo. non solo del male che commettono. senza essere squadrati da capo a piedi. all'orrore che aveva tante volte provato al racconto d'un omicidio. che parve loro un ottimo ripiego mettersi a letto con la febbre. con rimorso. ma gli veniva in mente ch'era come una fortezza. ma con una smania addosso di far qualcosa di strano e di terribile. se alcun bussasse. Basti dire che don Abbondio ordinò a Perpetua di metter la stanga all'uscio. con che parole annunziarle una tal nuova? E poi. d'alzar chetamente la testa. afferrandogli il braccio con la mano tremante. La paura del giorno avanti. con voce tremolante e stizzosa: . quella pedata. e si mise davvero a letto. e chiamava di tempo in tempo. e disponendosi ad uscire. e insieme con una specie di gioia di non aver fatto altro che immaginare. sono rei. si guardava le unghie sospirando.. Salì poi lentamente le scale. egli vi sarebbe forse troppo conosciuto. senza aver determinato quel che dovesse fare. "E Lucia?" Appena questa parola si fu gettata a traverso di quelle bieche fantasie. e quel giorno così sospirato! E come. ma. che un artigianello sconosciuto non vi potrebb'entrare senza un esame. e guardata al di fuori.La venne finalmente. gli lanciava una maledizione. afferrarlo per il collo. I provocatori.Giurate.. i soverchiatori.. e si risvegliò da quel sogno di sangue. e. .Posso aver fallato. avrebbe potuto durar dei secoli. Renzo era un giovine pacifico e alieno dal sangue. la paura avuta in quel momento. e correva sulla strada del confine a mettersi in salvo. internandosi.Perpetua! Perpetua! . perché gli si offerse da sé. e partì in furia. dicendo. le difese. l'ansietà dell'avvenire. ogni tre scalini.. fecero l'effetto. cominciò a sentirsi qualche brivido nell'ossa. Si rammentò degli ultimi ricordi de' suoi parenti. ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi. come se nulla fosse stato. i "voi sola potete aver parlato".ripeté Renzo. . che. e mi scusi.. Avrebbe voluto correre alla casa di don Rodrigo. della Madonna e de' santi. risponder dalla finestra che il curato era andato a letto con la febbre. e ch'egli sopra tutto. v'entrarono in folla.rispose Renzo. . un avvenire così vagheggiato. guarnita di bravi al di dentro. in que' momenti. troncando così la questione. a dispetto della forza di quell'iniquo potente? E insieme a . È accaduto più d'una volta a personaggi di ben più alto affare che don Abbondio. tutti i pasticci in somma di quel colloquio. spianava lo schioppo. Ma il pensiero di Lucia. si figurava di sentire una pedata. con un gran cavolo sotto il braccio. dove lo lasceremo. e.. le accuse. . e così tenuto sicuro. con feroce compiacenza. sprigionandosi da lui. lo vedeva cadere e dare i tratti. la sua mente non era occupata che a fantasticare un tradimento. riconosceva lo scellerato. Si figurava allora di prendere il suo schioppo. si ripose sul suo seggiolone. che partito prendere? Come farla sua. Perpetua non risponde: don Abbondio non sapeva più in che mondo si fosse. si rammentò di Dio. egli non lo dovette andare a cercare. dopo avere invano richiamato il fuggitivo. e. Affannato e balordo. che i soli amici e servitori ben conosciuti v'entravan liberamente. aprendo. e i "non ho parlato". in tanta incertezza di partiti. Risparmio al lettore i lamenti. . in qualunque modo. di trovarsi in frangenti così fastidiosi. un giovine schietto e nemico d'ogni insidia. con ispavento.Posso aver fallato. tante promesse. al pari d'una questione di letteratura o di filosofia o d'altro. se mai colui venisse a passar solo.gridò don Abbondio. tutti coloro che. quanti pensieri tirava seco! Tante speranze. in quell'immaginazione.replicò don Abbondio. e con la faccia tosta. Renzo intanto camminava a passi infuriati verso casa.

trapassate da lunghi spilli d'argento. Renzo le raccontò brevemente la storia di quella mattina: ella ascoltava con angoscia: e quando udì il nome di don Rodrigo.. . e torno. e il portamento inquieto di Renzo. ma un'ombra tormentosa gli passava per la mente. e che venga subito -. prima d'averla tentata in qualche modo? E Lucia non ne aveva mai detta una parola a lui! al suo promesso! Dominato da questi pensieri. E Lucia? Che avesse data a colui la più piccola occasione. con quella nuova in corpo e sul volto. e le disse la sua parolina all'orecchio.? . Oltre a questo. mentre però la bocca s'apriva al sorriso.disse Lucia tutta smarrita. . Lucia aveva quello quotidiano d'una modesta bellezza. e Dio sa quando potremo esser marito e moglie. non era un pensiero che potesse fermarsi un momento nella testa di Renzo. e scese in fretta. s'avviò a quella di Lucia. . e.lo sposo! lo sposo! .per oggi.disse Renzo. anzi un po' fuori. a ricami. tutto è a monte. Quella soverchieria di don Rodrigo non poteva esser mossa che da una brutale passione per Lucia.Dunque voi sapevate. e sentì un misto e continuo ronzìo che veniva da una stanza di sopra. ve'. quel placido accoramento che si mostra di quand'in quando sul volto delle spose. non un sospetto formato. senza che lei se n'avvedesse? Avrebbe spinte le cose tanto in là. tirala in disparte. né sospetti di nulla. Lucia usciva in quel momento tutta attillata dalle mani della madre.. e non si volle mostrare a quel mercato. lieta e superba d'avere una commission segreta da eseguire. la più leggiera lusinga. .disse Renzo. . arrossendo e tremando. non senza un presentimento di terrore. . Bettina. si ravvolgevan. . La fanciulletta salì in fretta le scale.disse.ah! . due calze vermiglie. e le facevan forza perché si lasciasse vedere. venute a far corteggio a Lucia. ed era cinto da un murettino.. gli corse incontro gridando: . quasi a guisa de' raggi d'un'aureola. Intorno al collo aveva un vezzo di granati alternati con bottoni d'oro a filigrana: portava un bel busto di broccato a fiori.cosa c'è? . rilevata allora e accresciuta dalle varie affezioni che le si dipingevan sul viso: una gioia temperata da un turbamento leggiero. che si dividevano all'intorno. le dà un carattere particolare.Lucia! . . va' su da Lucia. La piccola Bettina si cacciò nel crocchio. Le amiche si rubavano la sposa. dille che ho da parlarle. Renzo entrò nel cortile. che l'aspetto nella stanza terrena. attraversatolo.Zitta. s'accostò a Lucia. dietro il capo.rispose Renzo. spartiti sopra la fronte.tutto questo.. ch'era in fondo.Vien qua..disse Lucia alle donne. due pianelle. e aggrottando i lunghi e neri sopraccigli. e dille all'orecchio. e lei s'andava schermendo. Al veder la faccia mutata.Che? .Vo un momento. zitta! . con quella modestia un po' guerriera delle contadine. I neri e giovanili capelli. con le maniche separate e allacciate da bei nastri: una corta gonnella di filaticcio di seta. senza scompor la bellezza.. che la separava dalla strada. S'immaginò che sarebbero amiche e comari. passò davanti a casa sua. le fece intendere accortamente che aveva qualcosa da comunicarle. ch'era nel mezzo del villaggio. chinandola sul busto. ma che nessun senta. come ancora usano le contadine nel Milanese. . a pieghe fitte e minute. ch'era l'ornamento particolare del giorno delle nozze. in cerchi moltiplici di trecce.esclamò. . con una bianca e sottile dirizzatura. di seta anch'esse. e. facendosi scudo alla faccia col gomito. Una fanciulletta che si trovava nel cortile. Aveva quella casetta un piccolo cortile dinanzi. Ma n'era informata? Poteva colui aver concepita quell'infame passione.fino a questo segno! .

Renzo intese benissimo che il suo nome pronunziato in quel momento. .Ah. Mentre ella partiva.A tua madre non dir niente d'una cosa simile! .continuò Lucia. e da cui aspettavano uno schiarimento.rispose Lucia. non poté tenersi di non farle un rimprovero. . senza fermarsi. parlate! . Renzo! . Io raccontai subito. . mentre tornava dalla filanda.. vedremo. le era passato innanzi don Rodrigo. .Santissima Vergine! .Che cosa sapevate? . e scese di nuovo.rispose Lucia. accomodando l'aspetto e la voce.il signor curato è ammalato. coloro s'eran trovati ancora sulla strada. e a licenziar le donne: bisogna che siam soli. ed era rimasta indietro dalle sue compagne. un cruccio pur diverso perché avesse taciuto loro qualche cosa. la quale angosciosamente lo ascoltava.gridarono a un tratto la madre e lo sposo. e don Rodrigo diceva: vedremo. in mezzo al dolore.rispose Lucia. disse: ..chi avrebbe creduto che le cose potessero arrivare a questo segno! . . .. e una tal cosa. raccontò come. com'ella diceva.esclamò Lucia: . il quale non poteva essere che doloroso: tutt'e due. lasciando travedere. tornò alle donne radunate. in compagnia d'un altro signore.rispose Perpetua dalla finestra. non mi fate piangere.non m'avete mai detto niente. .Ora vi dirò tutto. . Renzo sussurrò: . Capitolo III Lucia entrò nella stanza terrena. e la trista parola. Corro a chiamar mia madre. benché ansiosa di sentir parlare la figlia. e oggi non si fa nulla -. e l'altro signore sghignazzava.ma a questo segno! . con gli occhi bassi. non punto belle. Tutt'e due si volsero a chi ne sapeva più di loro. da Lucia. e intanto aveva sentito quell'altro signore rider forte. Il giorno dopo. asciugandosi gli occhi col grembiule. ma essa. parla! . . che il primo aveva cercato di trattenerla con chiacchiere. con quel tono. con voce rotta dal pianto. come poté meglio. Ciò detto. .Per grazia del cielo. e ad annunziarsi tronche e misteriose ne' loro discorsi. Le donne sfilarono.Parla. La figlia la lasciò con Renzo. e.Un febbrone.Parlate. Agnese. per verificar se era ammalato davvero. e dallo sparir della figlia. e raggiunte le compagne. e don Rodrigo dire: scommettiamo. pochi giorni prima. e si sparsero a raccontar l'accaduto.E. aveva affrettato il passo.Non mi fate ora parlare. era discesa a veder cosa c'era di nuovo. mentre Renzo stava angosciosamente informando Agnese. Due o tre andaron fin all'uscio del curato. riportata all'altre. . e con l'amore diverso che ognun d'essi portava a Lucia.Pur troppo! . voleva dire: potete voi dubitare ch'io abbia taciuto se non per motivi giusti e puri? Intanto la buona Agnese (così si chiamava la madre di Lucia). troncò le congetture che già cominciavano a brulicar ne' loro cervelli.quel giorno era l'ultimo della filanda. messa in sospetto e in curiosità dalla parolina all'orecchio. . ma Lucia era nel mezzo delle compagne. le salutò tutte in fretta. rivolgendosi un momento. senza dargli retta.

E che t'ha detto il padre? .disse poi. non senza un po' di sdegno.. oh allora. correndo innanzi e indietro per la stanza. e di concludere prima del tempo che s'era stabilito. . non allegò che la prima. . le strade mi facevan tanta paura. andando incontro. lo sdegno d'Agnese si raddolcì.fu allora che feci la sfacciata.. e questa mattina.domandò Agnese. non si curerebbe più di me. rivolgendosi di nuovo a Renzo. .disse. e intanto stessi rinchiusa.esclamava Agnese.No... Al nome riverito del padre Cristoforo. e arrossendo tutta. mamma. per cosa alla quale essa non avrebbe potuto trovar rimedio.ripeteva Agnese.Hai fatto bene. con un'aria di speranza e di risoluzione più tranquilla: .e a voi doveva io parlar di questo? Pur troppo lo sapete ora! . .Ah Lucia! e poi? Non siamo ancora marito e moglie! Il curato vorrà farci la fede di stato libero? Un uomo come quello? Se fossimo maritati. ora a un'altra. con quella voce che vuol far riconoscere a un amico che ha avuto torto: . . e io so lavorare: andiamo tanto lontano.No. E fu allora che mi sforzai. . con un accento soave di scusa. e che vi pregai io che procuraste di far presto.rispose Lucia. e stringendo di tanto in tanto il manico del suo coltello.Renzo.gridò Lucia. quell'abbominata persecuzione..! . perché.disse Lucia. . .gridava Renzo. e come volete che ci aiuti. no. . no.Qui le parole furon troncate da un violento scoppio di pianto.Oh che imbroglio. di non contristare né spaventare la buona donna. per amor del cielo! Il Signore c'è anche per i poveri. di non metter a rischio di viaggiar per molte bocche una storia che voleva essere gelosamente sepolta: tanto più che Lucia sperava che le sue nozze avrebber troncata. quella mattina.voi avete un mestiere..M'ha detto che cercassi d'affrettar le nozze il più che potessi. l'ultima volta che siamo andate insieme alla chiesa del convento: e. . . e disse: questa è l'ultima che fa quell'assassino. Il giovine si fermò d'improvviso davanti a Lucia che piangeva..Ah birbone! ah dannato! ah assassino! .Ah! no. se vi ricordate. io andava mettendo mano ora a una cosa. senza alzargli però gli occhi in viso.Al padre Cristoforo.domandò Agnese.. per indugiare. ero tanto lontana da pensare.. la guardò con un atto di tenerezza mesta e rabbiosa. Renzo. e che sperava che colui. Chi sa cosa avrete pensato di me! Ma io facevo per bene. e tenevo per certo. se facciam del male? . che colui non senta più parlar di noi. che pregassi bene il Signore. . Di queste due ragioni però. l'altra. per amor di Dio! .A chi hai raccontato? . non vedendomi. ed ero stata consigliata. sul principiare. . . in confessione. e far la strada in compagnia con loro. al nome del confidente preferito. . per amor del cielo! . tanto che passasse altra gente del paese avviata a quella volta. Gli raccontai tutto. .proseguì. rivolgendosi a Renzo. .E a voi. dopo quell'incontro. per amor del cielo! . ma perché non raccontar tutto anche a tua madre? Lucia aveva avute due buone ragioni: l'una.

di gride. superba d'averlo dato. coperta di vacchetta. All'entrare. e dimenticò tutti i discorsi che aveva preparati. e. e le consegnò in mano a Renzo. A noi poverelli le matasse paion più imbrogliate.. Ora stendeva il braccio per collera. cercate di quel dottore alto. a una a una. e da una parte un seggiolone a braccioli. a capo all'in giù. la quarta. terminata agli angoli da due ornamenti di legno. e in un abbattimento che faceva un tristo contrapposto alla pompa festiva de' loro abiti. l'ho visto. per il banchetto di domenica.Lucia si rimise a piangere. . poveretti! a cui dovevo tirare il collo. uscì dalla parte dell'orto. e ruminando il discorso da fare al dottor Azzecca-garbugli. con tre o quattro seggiole all'intorno. domandò dell'abitazione del dottore. che s'alzavano a foggia di corna. con un . come dicon colà. il quale. domandò alla serva se si poteva parlare al signor dottore.disse Renzo. con una spalliera alta e quadrata. i luoghi.Io son venuta al mondo prima di voi. e vedrete che vi dirà. Renzo fece un grande inchino: il dottore l'accolse umanamente. come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie. ridersene. ripensando alla sua disgrazia. Non bisogna poi spaventarsi tanto: il diavolo non è brutto quanto si dipinge. attraversando i campi o.Bene. . levò. come se facesse un mazzetto di fiori. ora l'alzava per disperazione. riunì le loro otto gambe. le avvolse e le strinse con uno spago. si sentì preso da quella suggezione che i poverelli illetterati provano in vicinanza d'un signore e d'un dotto. di libelli. Agnese. cercate del dottor Azzecca-garbugli. Raccontategli tutto l'accaduto.. e portateglieli. dico.. Ma non lo chiamate così. come avvezza a somiglianti doni. e una voglia di lampone sulla guancia. su tre pareti del quale eran distribuiti i ritratti de' dodici Cesari. una parolina d'un uomo che abbia studiato.date qui. e v'andò. agitato da tante passioni. so ben io quel che voglio dire. e. Come si chiama. Fate a mio modo. nella mano d'un uomo il quale.e lo fece entrar con sé nello studio. Renzo abbracciò molto volentieri questo parere. quantunque Renzo andasse tirando indietro. . in tutti i modi.. . perché voleva che il dottore vedesse e sapesse ch'egli portava qualche cosa. ora lo dibatteva in aria. raccontategli. per non esser veduto da' ragazzi. Era questo uno stanzone. Bisogna dire il signor dottor. così legate e tenute per le zampe.continuò Agnese: .disse. perché non bisogna mai andar con le mani vote da que' signori. le quali intanto s'ingegnavano a beccarsi l'una con l'altra. . su due piedi. asciutto.quello è una cima d'uomo! Ho visto io più d'uno ch'era più impicciato che un pulcin nella stoppa. per amor del cielo: è un soprannome. le povere bestie dalla stìa. date retta a me. date e ricevute parole di speranza. gli fu indicata.Sentite.venite. Renzo. . e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate. di suppliche. coperta da un grande scaffale di libri vecchi e polverosi: nel mezzo. dava loro di fiere scosse. e il mondo lo conosco un poco. figliuolo. ma diede un'occhiata ai capponi. e tutt'e tre rimasero in silenzio. Lascio poi pensare al lettore. e andate innanzi -. una tavola gremita d'allegazioni. Pigliate quei quattro capponi.Lo conosco di vista. mise loro le mani addosso. Entrato in cucina. Giunto al borgo. andate a Lecco. ma alle volte un parere. come per minaccia. e si rincorò. . e Agnese. Adocchiò essa le bestie. Lucia l'approvò. che gli correrebber dietro. Capitò appunto mentre la donna diceva: . dopo qualche momento. fremendo. figliuoli. e non sapeva dove batter la testa.. e. ora? Oh to'! non lo so il nome vero: lo chiaman tutti a quel modo. se n'andò per viottole. pelato. gridando: lo sposo! lo sposo! Così. . Basta. di quelle cose che a noi non verrebbero in testa. col naso rosso. perché non sappiam trovarne il bandolo. . a pensarci un anno. come accade troppo sovente tra compagni di sventura. accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente.. dopo essere stato un'ora a quattr'occhi col dottor Azzecca-garbugli (badate bene di non chiamarlo così!).

. eccetera. quando andava a Milano. . Bisogna aver tante cose alle mani! Ma la dev'esser qui sicuro. Sua.interruppe il dottore. Ah! ecco. dell'attuale signor governatore.. . cominciò a leggere. e cacciò le mani in quel caos di carte. Vorrei dunque sapere. c'è penale. la spiegò. Avete fatto bene a venir da me. fatto un viso ancor più serio. eccetera.figliuolo. e fermandosi distintamente. caso contemplato. come se mettesse grano in uno staio. fu con rimedii straordinarii e rigorosi provvisto alle oppressioni. in una dell'anno scorso. ad ogni modo la frequenza degli eccessi. ditemi il vostro caso. con una mano nel cocuzzolo del cappello. alcune delle quali. Signore il Signor Gonzalo Fernandez de Cordova. Onde. È un caso chiaro.Un pochino. . s'alzò dal suo seggiolone.Son qui.. guardò alla data. e la malitia. concussioni et atti tirannici che alcuni ardiscono di commettere contro questi Vassalli tanto divoti di S. e fece animo al giovine. e. . cadute da gran tempo.parlate -. facendone uscire un suono inarticolato che accennava un sentimento.Dov'è ora? Vien fuori.Lei m'ha da scusare: noi altri poveri non sappiamo parlar bene.. . è cresciuta a segno. figliuolo.. M. borbottando a precipizio in alcuni passi. contemplato in cento gride. venitemi dietro con l'occhio. che faceva girar con l'altra.Mi scusi. . E subito si fece serio. ne' giorni d'apparato. espresso poi più chiaramente nelle sue prime parole. secondo il bisogno: . con queste parole: . col parere del Senato et di una Giunta.. perché avete già i vostri disegni in testa. rimescolandole dal sotto in su. "Ho capito". figliuolo? . che gli aveva servito. ecco -. per la grida pubblicata d'ordine del signor Duca di Feria ai 14 di dicembre 1620. ma d'una serietà mista di compassione e di premura. e. . tenendo la grida sciorinata in aria. Ora vi fo vedere.Se bene. Il dottore era in veste da camera. perché non faccia un matrimonio. con grand'espressione.Vorrei dirle una parola in confidenza. che ha posto in necessità l'Eccell.Benedetta gente! siete tutti così: in vece di raccontar il fatto. Renzo. signor dottore. sopra alcuni altri. "Ho capito". che in verità non aveva capito. La prese. son quelle che fanno più paura. appunto. Sapete leggere. Vorrei sapere se. e toccar con mano. ritto davanti alla tavola. cioè coperto d'una toga ormai consunta.rispose il dottore: . signor dottore. .con grosse borchie. . per qualche causa d'importanza. et Eccellentiss. che s'accartocciava qua e là. eccetera. esclamò: . perché è una grida d'importanza. a minacciare un curato. Così dicendo. lasciavano in libertà gli angoli della copertura.Ditemi il fatto come sta. et confirmata dall'lllustriss. .. disse tra sé il dottore. Chiuse l'uscio. vien fuori. E s'accomodò sul seggiolone.Bene. eccetera. . E. per perorare. è dell'anno passato: grida fresca.Caso serio. molt'anni addietro. e vedrete. strinse fortemente le labbra.il 15 d'ottobre 1627! Sicuro. ricominciò: vorrei sapere da lei che ha studiato. volete interrogare. . ha risoluto che si pubblichi la presente.

mostrando l'esperienza che molti. . con tirannide esercitano concussioni et opprimono i più deboli in varii modi.Ah! ah! . Eh? . ma voi non sapete quel che mi basti l'animo di fare. Ah ci siamo: quel prete non faccia quello che è obbligato per l'uficio suo. E. per maggior decoro e sanità loro. pensava tra sé. et in caso d'inhabilità. si proceda da tutti li giudici ordinarii di questo Stato a pena pecuniaria e corporale. come una visiera. Sentite ora la pena. per la prima volta. all'atto d'affrontar qualcheduno. quali seguono da feudatarii... persone e circostanze. nobili. ordina e comanda che contra li contravventori in qualsivoglia dei suddetti capi.. E questo ir-re-mis-si-bilmente e con ogni rigore. o faccia cose che non gli toccano. eh? E vedete qui le sottoscrizioni: Gonzalo Fernandez de Cordova. ancora di relegatione o di galera.Pare che abbian fatta la grida apposta per me. e fino alla morte. sentite? di questo Stato. o altro simile. usavan portare un lungo ciuffo. . ovvero porterà la trezza.. incorra la pena di trecento scudi.gli disse poi: . e poi vedremo la pena. per la presente. Il caso è serio. . bisogna sapere. Si testifichi. Mentre il dottore leggeva.. convenendo metter mano a maggior rigore. sentite. portare i capelli tanto lunghi. S. Eh? È il mio caso. e i facinorosi d'ogni genere. Avete avuto prudenza: però. di tre anni di galera. quello vada al suo molino: tutto questo non ha che far con noi. Renzo gli andava dietro lentamente con l'occhio. eccetera. che richiedevano nello stesso tempo forza e prudenza.. Il dottore. et plebei. Non se ne scappa: ci son tutti: è come la valle di Giosafat. eccetera: dove sei? ah! ecco. in un'occasione. Permette però che. e per la seconda. ne' casi in cui stimasser necessario di travisarsi. oltre la suddetta. c'è ben altro. vili. e l'impresa fosse di quelle. per (non) incorrere nella pena agli altri contraffacienti imposta. che uno si parta dal luogo dove abita. eccetera. che gli parevano dover esser il suo aiuto. Le gride non erano state in silenzio su questa moda. o avanti o dopo le orecchie.. avvertendo bene a non eccedere il dovere e pura necessità. "Che sia matricolato costui". o rammentarsi che. una piccola bagattella! all'arbitrio dell'Eccellenza Sua.disse Renzo. pecuniaria et corporale. Ce n'è della roba. cercando di cavar il costrutto chiaro. all'arbitrio di Sua Eccellenza. quanto sia bisogno per coprire simili mancamenti e niente di più.Eh? non è vero? sentite.vi siete però fatto tagliare il ciuffo. per occasione di trovarsi alcuno calvo. non derogando.Sentite. secondo la qualità dei casi. . e più in giù: Platonus. o per altra ragionevole causa di segnale o ferita. o non si testifichi. che si tiravan poi sul volto. d'affitti. che quello paghi un debito. Tutte queste et altre simili male attioni. nondimeno.E cominciando dagli atti tirannici. e qui ancora: Vidit Ferrer: non ci manca niente. si maravigliava. possano quelli tali. eccetera. maggiore ancora. benché siano proibite. o del Senato. Per intender quest'uscita del dottore. vedendo il nuovo cliente più attento che atterrito. mediocri. volendo mettervi nelle mie mani. sentite: et altre simili violenze. quell'altro non lo molesti. così nelle Città. e di mirar proprio quelle sacrosante parole. Comanda Sua Eccellenza (il marchese de la Hynojosa) che chi porterà i capelli di tal lunghezza che coprano il fronte fino alli cigli esclusivamente. . i bravi di mestiere. come nelle Ville. a quel tempo.. sentite: che seguano o non seguano matrimonii. come in operare che si facciano contratti violenti di compre. non faceva bisogno.

state fresco. siete tutti così: possibile che non sappiate dirle chiare le cose? . secondo la condizione. intendiamoci. Purché non abbiate offeso persona di riguardo. Sappia dunque ch'io dovevo sposare oggi. come un materialone sta sulla piazza guardando al giocator di bussolotti. . All'avvocato bisogna raccontar le cose chiare: a noi tocca poi a imbrogliarle. Questo termine è rimasto e vive tuttavia. lei non m'ha dato tempo: ora le racconterò la cosa. D'ogni intrigo si può uscire.oh! signor dottore. se fosse una testolina. dicendo: . dir di lui: è un ciuffo. intendiamoci. come al confessore. che sentirà che non ho mai avuto che fare con la giustizia. è un ciuffetto. Dovete nominarmi la persona da cui avete avuto il mandato: sarà naturalmente persona di riguardo.rispose Renzo. come si dice: e. danari e sincerità. o trovar qualche modo d'attaccarlo noi in criminale. Io non ho minacciato nessuno.E parimente comanda a' barbieri. e son ben contento d'aver visto quella grida. La bricconeria l'hanno fatta a me. tra malizioso e impaziente.Che pasticci mi fate? Tant'è. come l'ha intesa? l'è proprio tutta al rovescio. e dopo le orecchie. perché. si vedrà se convenga più di tenerlo a segno con le protezioni. vi dico. io: e domandi pure a tutto il mio comune. . Renzo lo stava guardando con un'attenzione estatica. e se la cosa si deve decider tra la giustizia e voi. a saper ben maneggiare le gride.dovevo sposare oggi una giovine. sorte alcuna di dette trezze. è uno sciocco che dirà la verità al giudice. io anderò da lui. o qualche persona di servizio.. far tutto quello che vi sarà suggerito. ubbidire. zuffi. che v'ha mandato lui: fidatevi. i quali poi da ciò vennero comunemente chiamati ciuffi. . la qualità e l'umore dell'amico. Quand'ebbe però capito bene cosa il dottore volesse dire. ma che siano tutti uguali. non mi ritiro: ho cavato altri da peggio imbrogli. e vengo da lei per sapere come ho da fare per ottener giustizia. come sopra. che non si rammenti d'aver sentito. Io vi parlo da amico: le scappate bisogna pagarle: se volete passarvela liscia. .io non ho mai portato ciuffo in vita mia. per un povero giovine calunniato. c'è rimedio anche per quelle. gli troncò il nastro in bocca. e. . vedete figliuolo. vedete. . dopo essersi cacciata in bocca stoppa e stoppa e stoppa. come si è detto. o i parenti. così a quattr'occhi. con significazione più mitigata. et maggiore anco corporale. che. ne cava nastro e nastro e nastro. se è persona di giudizio. nel dialetto: e non ci sarà forse nessuno de' nostri lettori milanesi. e nessuno è innocente. all'arbitrio come sopra. col cuore in mano.e qui la voce di Renzo si commosse. ch'io sappia da voi. e quale equivoco avesse preso. così nella fronte come dalle bande. Il ciuffo era dunque quasi una parte dell'armatura. com'è. o altri difettosi. a fare un atto di dovere. e mettergli una pulce nell'orecchio. dall'a fino alla zeta. In quanto al curato. Se poi la scappata fosse tutta vostra. con un sorriso. . rizzi. .In verità. non facciam niente.Diavolo! . . salvo nel caso dei calvi. nessuno è reo. . spalancando gli occhi. serio: la grida canta chiaro. vedete. Mentre il dottore mandava fuori tutte queste parole. fidarvi di chi vi vuol bene. E con lui prenderò i concerti opportuni. che non finisce mai. via. e un distintivo de' bravacci e degli scapestrati.Se non avete fede in me. Chi dice le bugie al dottore. scotendo il capo. io non fo di queste cose. sotto pena di cento scudi o di tre tratti di corda da esser dati loro in pubblico. da povero figliuolo.Ma mi scusi. Gli dirò che vengo ad implorar la sua protezione. salvando sé. . bisogna dirmi tutto. o il maestro. Non gli dirò.esclamò il dottore.Non facciam niente. Capite bene che.. Se volete ch'io v'aiuti. Dovete dirmi chi sia l'offeso. salverà anche voi. che non lascino a quelli che toseranno. in questo caso. se ne starà zitto. o qualche amico di casa. nella sua fanciullezza. m'impegno a togliervi d'impiccio: con un po' di spesa. né capelli più lunghi dell'ordinario. ma ci vuole un uomo: e il vostro caso è serio. per finir l'affare lodevolmente.rispose il dottore.

Lucia s'alzò. distante di là forse due miglia.Oh fra Galdino! . quando si trattasse di sollevar poverelli. vi dico: che volete ch'io faccia de' vostri giuramenti? Io non c'entro: me ne lavo le mani -.Va' a prender le noci per i padri. un sommesso ma distinto .alla quale discorrevo. dovette riprendersi le vittime rifiutate.Ma senta. giacché andar esse al convento. eseguito un ordine simile: ma era stato proferito con una tale risoluzione. ma senta. mettendo il dito alla bocca..Il Signore sia con voi. fatto un piccolo inchino famigliare. quando ve l'ebbe cacciato.Deo gratias -. andate. ma il dottore fu inespugnabile. ma da metter l'opera sua. si trattenne dietro le spalle di fra Galdino. io l'ho fatto parlar chiaro.eh via! Che mi venite a rompere il capo con queste fandonie? Fate di questi discorsi tra voi altri. . non sapete quel che vi dite: io non m'impiccio con ragazzi. nel mentre che bilanciavano i partiti. non voglio sentir discorsi di questa sorte. e il giovine. più attonito e più stizzito che mai. . chiamò la serva.Sicuro. Ecco che il signor curato comincia a cavar fuori certe scuse. per non tediarla. diede alla madre un'occhiata che chiedeva il segreto..ripeteva indarno Renzo: il dottore.disse Agnese. e.Andate. com'era giusto. che non sapete misurar le parole. . che non esitò a ubbidire.Imparate a parlare: non si viene a sorprender così un galantuomo.restituite subito a quest'uomo quello che ha portato: io non voglio niente. Quando questa ebbe ben parlato de' grandi effetti che si dovevano sperare dai consigli del dottore. aggrottando le ciglia. aggrinzando il naso rosso. . non voglio niente. in quel giorno: e certo nessun uomo di giudizio gliene avrebbe dato il parere.Eh via! .disse il frate. Ma. Quella donna non aveva mai. e subito. nello stesso momento. come se le lavasse davvero. E se le andava stropicciando. e anche con una certa autorità. venne avanti un laico cercatore cappuccino. non se ne sentivano il coraggio. e s'era disposto ogni cosa. Le donne. corse ad aprire. Lucia. e. fin da quest'estate. aprì. sempre gridando. . con la sua bisaccia pendente alla spalla sinistra. .Le giuro. e le disse: . . Prese le quattro povere bestie. .interruppe subito il dottore. ma.. lo spingeva con le mani verso l'uscio. prima d'entrarvi. si misero a consultar di nuovo.. . Andate. era il giorno stabilito col signor curato. e che sarebbe una gran bella cosa potergli far sapere ciò ch'era accaduto. si sentì un picchietto all'uscio. Renzo voleva far cerimonie. in tutto il tempo ch'era stata in quella casa. Quel prepotente di don Rodrigo. pena la vita. . con un'occhiata di compassione sprezzante. e tenendone l'imboccatura attortigliata e stretta nelle due mani sul petto. che rimaneva diritto nella medesima positura. di far questo matrimonio. . e oggi. che il padre Cristoforo era uomo non solo da consigliare.. e s'avviò all'altra stanza. e storcendo la bocca. e tornar al paese.. che pareva volesse dire: bisogna che tu l'abbia fatta bella.Vengo alla cerca delle noci. e non venite a farli con un galantuomo che sa quanto valgono. . Lucia disse che bisognava veder d'aiutarsi in tutte le maniere. a raccontar alle donne il bel costrutto della sua spedizione. . con tenerezza. Lucia singhiozzando e Agnese sospirando. dopo essersi tristamente levate il vestito delle feste e messo quello del giorno di lavoro. e. disse Agnese: e si diedero a cercare insieme la maniera. discorsi in aria. e lui m'ha confessato che gli era stato proibito. .dissero le due donne. e le diede a Renzo. . come le dico. con supplicazione. basta. nella sua assenza. immaginandosi chi poteva essere.

ed ebbe la temerità di rispondere che non aveva mai sentito dire che i cappuccini sapessero far noci. E.. raccontatemelo un poco. perché. dopo un così gran fatto. in quel convento. Or dunque. che cosa? Un bel mucchio di foglie secche di noce. Se Lucia non faceva quel segno.rispose in fretta la donna.No. "Lasciatela stare. prima della raccolta. uomo dabbene anche lui. quest'anno. disse il padre: sappiate che. Ma sentite: apre l'uscio. gozzovigliando. . la metà della raccolta sarà per il convento". raccontava la storia del noce. e quattro contadini. che aiutasse a portar le noci a casa. secondo il suo bisogno.Il cercatore. Il benefattore. "Eh! padre. Sapete di quel miracolo delle noci. e. levatasi di nuovo la bisaccia. . per mutar discorso. il quale era un santo. molt'anni sono. con le zappe in aria. gli disse. alla raccolta. per mettere insieme questa bella abbondanza. c'era un nostro padre. Un giorno d'inverno. buona donna. fece al convento la carità d'un asino. tanto. per introdurvi l'abbondante elemosina. Ma il miracolo fu tanto più grande. . "padre Macario. .Ma! le annate vanno scarse. così dicendo. sbirciando Agnese così da lontano. noci a bizzeffe. a primavera. la metteva giù. che continuava la sua strada. si levò la bisaccia d'addosso. e. son anni e anni che la non mi vuol far noci. Fu un esempio questo? E il convento. la . e. col grembiule così carico di noci. tenendone le due cocche in alto. poco bene. che lo reggeva a fatica. mosso a compassione del povero cercatore.. ordinò subito ai lavoratori. Mentre fra Galdino. in un campo d'un nostro benefattore. come se ci fosse una novità. come sentirete. e mentre dice: guardate. quando s'ha a misurar il pane.E per far tornare il buon tempo. in verità. Si sparse la voce della predizione. e io ne faccio legna". che avvenne. non si può allargar la mano nel resto. passando per una viottola. per metterle le radici al sole. che principiavano a scalzar la pianta. che riceve acqua da tutte le parti. e rideva de' frati. .Son tutte qui. Cos'è stato? . e la torna a distribuire a tutti i fiumi. (sentite questa) lo scapestrato aveva invitato alcuni suoi amici dello stesso pelo. ma colui se ne fece nuovo affatto. guarda egli stesso e vede. va verso il cantuccio dov'era stato riposto il gran mucchio. che un benefattore. e. con le braccia tese e allungate. in quel nostro convento di Romagna? .e questo matrimonio? Si doveva pur fare oggi: ho veduto nel paese una certa confusione. a suo tempo. "Che fate voi a quella povera pianta?" domandò il padre Macario. Qui ricomparve Lucia. che rimedio c'è. disse: . la cerca delle noci rendeva tanto. Le son tutte qui -. che gettasser di nuovo la terra sulle radici. che ogni povero veniva a prenderne. e tutti correvano a guardare il noce. ho dovuto picchiare a dieci porte. e lui li mena su in granaio. il padre Macario vide questo benefattore vicino a un suo gran noce. e. Il buon benefattore non ebbe la consolazione di bacchiarle. e si chiamava il padre Macario. chiamato il padre. il cercatore andò per riscotere la metà ch'era dovuta al convento. la risposta sarebbe probabilmente stata diversa. perché andò. E si faceva tant'olio. ci guadagnò. .Il signor curato è ammalato.E come va la cerca? soggiunse poi. in vece di scapitare. e ne scioglieva la bocca.Poco bene. che sapeva chi era colui che aveva detta quella parola. Quel brav'uomo aveva lasciato un figliuolo di stampa ben diversa. In fatti. . e bisogna differire. la mia donna? L'elemosina. perché noi siam come il mare. la farà più noci che foglie".Oh! dovete dunque sapere che. fiori a bizzeffe. e la fece saltar tra le due mani. fra Galdino. Que' giovinastri ebber voglia d'andar a vedere quello sterminato mucchio di noci. Sapete ora cosa avvenne? Un giorno. a ricevere il premio della sua carità.

nessun si pensi che quel Cristoforo fosse un frate di dozzina. ed esser servito da' potenti.esclamò Agnese: . con le ciarle che avrebbe fatte e sentite. prima d'aver la bisaccia piena. in augùri. Ma Lucia. rimessa la bisaccia al posto. per la sua prodigalità. s'esponevan più da vicino alla venerazione e al vilipendio che queste cose possono attirare da' diversi umori. entrar ne' palazzi e ne' tuguri. un soggetto di passatempo. fingendo d'esser alle mani tra loro.Non volete altro? Non passerà un'ora che il padre Cristoforo saprà il vostro desiderio. chieder l'elemosina per tutto. a tutto era avvezzo un cappuccino. . perché non possiamo andar noi alla chiesa. senza maraviglia e senza difficoltà. o in una brigata di ragazzacci che. disse: . che ho gran premura di parlargli. e provavano le due opposte fortune. gl'inzaccherassero la barba di fango. perché. .M'avete mandato da un buon galantuomo. in ringraziamenti.Hai pensato bene. e farla a tutti quelli che la chiedevano al convento. né troppo elevato. e in tutto il contorno. non possedendo nulla. e un personaggio senza il quale non si decideva nulla. richiamatolo. il padre Cristoforo. e col più amaro disprezzo: e i cappuccini. In questa. Era anzi uomo di molta autorità. e si sarebbe. e che il cercatore accettava la commissione. e poi è tutta carità che porta sempre buon frutto. forse più d'ogni altr'ordine. che nulla pareva per loro troppo basso. in que' tempi. La donna.disse Agnese. subito subito.vorrei un servizio da voi. poteva ugualmente abbattersi in un principe che gli baciasse riverentemente la punta del cordone. gettò i capponi sur una tavola. La parola "frate" veniva. nella stessa casa. la quale. ma Lucia interruppe quella . . che voleva dire: mi giustificherò. per quel giorno. co' suoi difettucci. .Non dubitate -.E raccontò il suo abboccamento col dottore. Al vedere che una povera ragazza mandava a chiamare. ma Lucia le diede un'occhiata. fra Galdino avrebbe dovuto girare ancora. portando un abito più stranamente diverso dal comune. . un po' più curvo e più contento. buttata nel fuoco per quell'unica figlia.Bel parere che m'avete dato! . come si dice. e che Renzo non doveva aver saputo far la cosa come andava fatta. s'avviava. stupefatta di così trista riuscita. Partito fra Galdino.Mi fido. era una gran buona donna. se n'andò. E così detto. Fra Galdino proruppe in elogi. proferita col più gran rispetto. voleva mettersi a dimostrare che il parere però era buono. una cosa da strapazzo. Dio sa se gli sarebbe rimasto in mente. presso i suoi.rispose Lucia. e dal diverso pensare degli uomini. perdonatemi. . e. di quel che fosse venuto. e che mi faccia la carità di venir da noi poverette. eran oggetto de' due opposti sentimenti.disse ad Agnese. esser talvolta.ma. . Servir gl'infimi. ed entrando con un volto dispettoso insieme e mortificato.. Dio sa quando sarebbe tornato al convento. con lo stesso contegno d'umiltà e di sicurezza. Dio sa quanto. con tanta confidenza. da uno che aiuta veramente i poverelli! .tutte quelle noci! . e.madre fece un volto attonito e severo a Lucia..in quest'anno! . in cui aveva riposta tutta la sua compiacenza. e fu questa l'ultima trista vicenda delle povere bestie. vorrei che diceste al padre Cristoforo. .Mamma. . se avessimo fatta un'elemosina come gli altri. facendo più aperta professione d'umiltà. arrivò Renzo. Andando per la strada. . ma tale era la condizione de' cappuccini. in promesse.

Lo spero. Il convento era situato (e la fabbrica ne sussiste tuttavia) al di fuori. e con le andate e venute che si son riferite. s'incontravano mendichi laceri e macilenti. abitate la più parte da pescatori. finalmente! . e lo sposo se n'andò. o spinti allora dalla necessità a tender la mano.ma.il padre Cristoforo verrà sicuramente.Buona notte. La fanciulla scarna. con risparmio. giù per i pendìi. ripetendo sempre quelle strane parole: . e nella valle. in un modo o nell'altro. o farmela fare. con di mezzo la strada che da Lecco conduce a Bergamo.disse Renzo. Il cielo era tutto sereno: di mano in mano che il sole s'alzava dietro il monte. Renzo accolse anche questa speranza. di quelli che noi poveretti non sappiam nemmeno immaginare. a rubarle. lo troverò io.Buona notte. Questi spettacoli accrescevano. . per cibo della famiglia. o vogliam dire del lago. come chi arrischia cosa che troppo gli preme. benché non avesser nulla a sperar da lui. . e si chinava in fretta. ancor più tristamente. Lo spettacolo de' lavoratori sparsi ne' campi.replicò Lucia: .rispose Renzo. e la terra lavorata di fresco. brillavan le foglie rosseggianti a varie tinte. dalle sommità de' monti opposti.Qualche santo ci aiuterà.questione. quando il padre Cristoforo uscì dal suo convento di Pescarenico. A destra e a sinistra. il quale non sapeva risolversi d'andarsene. per salire alla casetta dov'era aspettato.non ci trova un ripiego. Passavano zitti accanto al padre Cristoforo.Ma.disse Lucia. lo guardavano pietosamente. Un venticello d'autunno. staccando da' rami le foglie appassite del gelso. altri spingevan la vanga come a stento. tenendo per la corda al pascolo la vaccherella magra stecchita. rade. Co' dolorosi discorsi.usate prudenza. . o che andavano a cercare al convento. in ogni caso. o invecchiati nel mestiere. annunziando che sperava d'aver trovato un aiuto migliore. . ma ogni figura d'uomo che vi apparisse. si vedeva la sua luce. di cui la fame aveva insegnato che anche gli uomini potevan vivere. . A questo mondo c'è giustizia finalmente.disse tristamente Lucia a Renzo. qualche passo distante dall'albero. . quel giorno era passato. scendere. poco discosto dal ponte: un gruppetto di case. gli facevano un inchino di ringraziamento. Le donne consigliaron la pace. e rovesciavano svogliatamente la zolla. e cominciava a imbrunire. . . . la prudenza. La madre aggiunse altri consigli dello stesso genere. guardava innanzi. . e in faccia all'entrata della terra. la pazienza. e rassegnatevi. le portava a cadere. . e. È Pescarenico una terricciola. e vedrete che troverà qualche rimedio. spiccava bruna e distinta ne' campi di stoppie biancastre e luccicanti dalla guazza. come accade a quelli che sono nella sventura e nell'impiccio.disse.Domani. come spiegandosi rapidamente. Alcuni andavan gettando le lor semente. giacché un cappuccino non toccava mai moneta. qualche erba. e addobbate qua e là di tramagli e di reti tese ad asciugare. . La scena era lieta. per l'elemosina che avevan ricevuta. e a malincuore. rattristava lo sguardo e il pensiero. Capitolo IV Il sole non era ancor tutto apparso sull'orizzonte. Ogni tanto. . aveva qualcosa d'ancor più doloroso. sui tralci ancor tesi. se il padre. . . col cuore in tempesta.Tant'è vero che un uomo sopraffatto dal dolore non sa più quel che si dica. saprò farmi ragione. nelle vigne. a ogni . sulla riva sinistra dell'Adda.a questo mondo c'è giustizia.

Nel suo nuovo ozio. Fece educare il figlio nobilmente. andava stuzzicando. col quale sanno. come due cavalli bizzarri. con faccia incerta.passo. condotti a mano da un cocchiere. Ognuno scansava d'incontrar gli occhi degli altri. studiava tutte le maniere di far dimenticare ch'era stato mercante: avrebbe voluto poterlo dimenticare anche lui. lo sfortunato. la mestizia del frate. di tempo in tempo. lo scandolo era più manifesto. s'alzava di tempo in tempo. Predominato da una tal fantasia. . senza la minima ombra di malizia. il più onesto mangiatore del mondo. e il sorriso de' parassiti. faceva ancor più risaltare le forme rilevate della parte superiore del volto. d'andar a sentire qualche sciagura. ma. ma non era possibile. gli comparivan sempre nella memoria. per esperienza. per raccontarne una. trovandosi assai fornito di beni. Questo. se n'andò. secondo la condizione de' tempi. temendo sempre d'essere schernito. come l'ombra di Banco a Macbeth. ognun da sé.eh! io fo l'orecchio del mercante -. per parlar con più giustizia. cominciò a entrargli in corpo una gran vergogna di tutto quel tempo che aveva speso a far qualcosa in questo mondo. alla faccia del padrone. che gli copriva le guance e il mento. il braccio. o la brigata di sparecchiare. al primo avviso. che vi girava intorno. e con quell'unico figliuolo. e morì. e s'era dato a viver da signore. che scontan subito. con una buona tirata di morso. in quel silenzio. Gli altri convitati pensavano. e. proprio col candore d'un bambino. con superiorità amichevole. al modo di sopire il piccolo scandolo. Era figliuolo d'un mercante di *** (questi asterischi vengon tutti dalla circospezione del mio anonimo) che. secondo il rito cappuccinesco. Ma il fondaco. con vivacità repentina. uno di que' commensali. aveva rinunziato al traffico. che non si sarebbe potuto dire chi più godesse. sul finir della tavola. ognuno sentiva che tutti eran occupati del pensiero che tutti volevan dissimulare. ne' momenti della più viva e schietta allegria. non ricevette più invito. e di fare una diversione. La gioia. Un giorno. qualche sgambetto. che s'era rannuvolata: l'uno e l'altro avrebber voluto riprender quella di prima. gli diede maestri di lettere e d'esercizi cavallereschi. Due occhi incavati eran per lo più chinati a terra. pensando. E non si potrebbe dire la cura che dovevano aver que' poveretti. in presenza del pubblico. con un movimento che lasciava trasparire un non so che d'altero e d'inquieto. per quel giorno. "Ma perché si prendeva tanto pensiero di Lucia? E perché. anche tra la pompa delle mense. rispose: . pure fanno. Il padre Cristoforo da *** era un uomo più vicino ai sessanta che ai cinquant'anni. e l'imprudente o. aveva assai più aggiunto di gravità che tolto d'espressione. e che quella professione di cui allora si vergognava. ma talvolta sfolgoravano. La barba bianca e lunga. alle quali un'astinenza. e subito s'abbassava. Il padre Cristoforo non era sempre stato così. Egli stesso fu subito colpito dal suono della parola che gli era uscita di bocca: guardò. Il suo capo raso. come a una chiamata del padre provinciale? E chi era questo padre Cristoforo?" Bisogna soddisfare a tutte queste domande. il libro. Così il padre di Lodovico passò gli ultimi suoi anni in angustie continue. per corrispondere alla celia. tacevano. s'era mosso con tanta sollecitudine. un giorno. per riflessione d'umiltà. salvo la piccola corona di capelli. e senza rimorso. l'aveva pure esercitata per tant'anni. e non riflettendo mai che il vendere non è cosa più ridicola che il comprare. lasciandolo ricco e giovinetto. per schivare ogni parola che potesse parere allusiva all'antica condizione del convitante. né sempre era stato Cristoforo: il suo nome di battesimo era Lodovico. il quale camminava già col tristo presentimento in cuore. e per quanto gli era concesso dalle leggi e dalle consuetudini. che non si può vincerla. o il padrone d'aver apparecchiato. già da gran pezzo abituale. ne' suoi ultim'anni. le balle.

o inquieto per un pericolo imminente. per dar passo a chi si fosse. quando volle mischiarsi coi principali della sua città. che. seguito da due bravi. l'aveva poi imbarcato per tempo in altre gare più serie. che quel diritto competesse a lui. affezionato. Era un uomo di circa cinquant'anni. ma Lodovico (notate bene) lo strisciava col lato destro. impegni e pensieri. il più serio che gli fosse ancor capitato. se ne tirava addosso un'altra. a voler esser della lor compagnia. seguito da quattro bravi. l'avevano avvezzato ad esser trattato con molto rispetto. a Lodovico. con passo superbo. a spuntarla in un impegno (senza parlare di quelli in cui restava al di sotto). per amor della giustizia. in opere buone e in braverie.Lodovico aveva contratte abitudini signorili. non potendo frequentarli famigliarmente. gli dava non solo da vivere. ch'erano appunto coloro coi quali aveva più di quella ruggine. né con la natura di Lodovico. come avrebbe desiderato. stomacato della sua compagnia. altre volte giovine di bottega e. Andava un giorno per una strada della sua città. tra salario e regali. come a nobile. e ciò in forza d'un'altra consuetudine. prendeva volentieri le parti d'un debole sopraffatto. a poco a poco. venne a costituirsi come un protettor degli oppressi. e. senza conoscersi. divenne una risoluzione. Costui. a causa d'un accidente. Perocché. secondo una consuetudine. con la bocca composta all'alterigia e allo sprezzo. né con l'educazione. onesta insieme e violenta. gli dava il diritto (dove mai si va a ficcare il diritto!) di non istaccarsi dal detto muro. Per acquietare. di giorno in giorno. gli conveniva fare una nuova scuola di pazienza e di sommissione. e ciò. quello di poter odiare ed esser odiati. come due figure di basso rilievo ambulanti. Ma. Oltre la guerra esterna. ma che gli era cordiale nemico. star sempre al di sotto. il che dava opportunità di fare una guerra. ogni momento. che la sua coscienza non poteva poi approvare. Vide Lodovico spuntar da lontano un signor tale. e volendo pure aver che far con loro in qualche modo. La sua indole. pur di cuore. il contraccambio: giacché è uno de' vantaggi di questo mondo. e che a Lodovico toccasse d'andar nel mezzo. Doveva tenersi intorno un buon numero di bravacci. L'altro pretendeva. o scoraggito. e vivere co' birboni. che sarebbe forse stata una fantasia per tutta la sua vita. Tutt'e due camminavan rasente al muro. erano in vigore due consuetudini contrarie. comprandosi così a contanti inimicizie. e gli adulatori. era poi tribolato continuamente da contrasti interni. con la testa alta. per uscir d'impicci. e accompagnato da un tal Cristoforo. perché gli pareva che questi veramente avrebber dovuto essere i suoi compagni. invidie e ridicolo. più d'una volta. dopo chiusa questa. o per esercitare tutte queste passioni in una volta. senza che fosse deciso qual delle due fosse la buona. cosa della quale allora si faceva gran caso. si piccava di farci stare un soverchiatore. diventato maestro di casa. dalla gioventù. e che. doveva anche lui adoperar raggiri e violenze. trovò un fare ben diverso da quello a cui era accostumato. e al quale rendeva. L'impiego era gravoso. Con questo misto d'inclinazione e di rancore. soltanto gli avrebbe voluti più trattabili. per le sue sostanze che se n'andavan. arrogante e soverchiatore di professione. come per averne un aiuto più vigoroso. s'avanzava diritto. più d'una volta gli era saltata la fantasia di farsi frate. e vide che. Tanto che. tra i quali era cresciuto. ma di che mantenere e tirar su una numerosa famiglia. Que' due si venivano incontro. s'era dato a competer con loro di sfoggi e di magnificenza. ristretti alla muraglia. tanto che. col quale non aveva mai parlato in vita sua. Una tal maniera di vivere non s'accordava. come accade in molti altri affari. in questo. a que' tempi. all'opposto. Ma questa. e non è da domandare se il povero Lodovico avesse nemici. S'allontanò da essi indispettito. e ingozzarne una. Ma poi ne stava lontano con rammarico. era il ripiego più comune. che aveva veduto nascere. Sentiva un orrore spontaneo e sincero per l'angherie e per i soprusi: orrore reso ancor più vivo in lui dalla qualità delle persone che più ne commettevano alla giornata. e un vendicatore de' torti. annoiato del continuo guardarsi. s'intrometteva in una briga. in pensiero dell'avvenire. doveva scegliere i più arrischiati. ogni volta che una testa dura s'abbattesse in un'altra della stessa tempra. Quando si . perché. cioè i più ribaldi. così per la sua sicurezza. dopo una trista riuscita.

. cacciò la sua nel ventre del feritore. squadrando Lodovico.Misericordia! che spettacolo! . e. Il combattimento era disuguale.Son due.rispose Lodovico.Una le paga tutte. vile meccanico.Chi cerca trova.E un buon pretesto per dispensarvi di sostener co' fatti l'insolenza delle vostre parole. guardandosi in cagnesco.aggiunse quel signore. è sempre mia. . quando Cristoforo.E quell'altro disgraziato! . . Lodovico aveva già ricevuta al braccio sinistro una pugnalata d'un bravo.Gli ha fatto un occhiello nel ventre.Chi è stato ammazzato? . ma questo voleva la morte di lui.Voi mentite ch'io sia vile.Sta fresco anche lui. ciascuno dietro il suo padrone. La gente che arrivava di qua e di là. o ch'io t'insegno una volta come si tratta co' gentiluomini.gridò l'altro.Nel mezzo.trovarono a viso a viso. in mezzo a una folla. . scantonarono dall'altra parte: e Lodovico si trovò solo. . venne anche l'aiuto.Tu menti ch'io abbia mentito -. il signor tale. e per il numero. Vedete com'è concio! butta sangue da tutte le parti. a ogni costo. a osservare il fatto. . quasi a un punto col povero Cristoforo.fate luogo. e mettendo mano alla spada. e anche perché Lodovico mirava piùttosto a scansare i colpi. . si diedero alla fuga.Vuol essere una faccenda seria.È uno. . sfoderando la sua: . con le mani alle daghe. .Che colpo! .io spezzerò questa. vedendo il suo padrone nell'estremo pericolo. con que' due funesti compagni ai piedi. Il fatto era accaduto vicino a . i servitori delle due parti si slanciarono alla difesa de' loro padroni. Queste parole. e non volendo trovarsi impicciati nella gente. voltandosi a' suoi.Salvatelo.ti vorrei far vedere.disse Lodovico. col consiglio.Quel prepotente. rivolta tutta la sua ira contro di lui.Oh santa Maria. e il nemico principale gli piombava addosso per finirlo. se l'arroganza de' vostri pari fosse legge per i pari miei. a capo alto. visto ch'era finita. Così s'avventarono l'uno all'altro.Temerario! . . andò col pugnale addosso al signore. che il mentitore sei tu. gli disse.disse il gentiluomo. . tartassati e sfregiati anche loro. . con la spada e con la cappa. lo passò con la spada. . . Questo. che sconquasso! .E. . I bravi dell'uno e dell'altro eran rimasti fermi.Sì. in un tono corrispondente di voce: . . . col cipiglio imperioso. . come fuor di sé.Vediamo! . I bravi del gentiluomo.Gettate nel fango questo ribaldo. non essendovi più a chi dare. A quella vista. . che più di tutte si facevan sentire nel frastono confuso di quella folla.Ha finito anche lui. . .Scappi. se tu fossi cavaliere.Co' vostri pari. che ad ucciderlo. salvatelo. esprimevano il voto comune.Com'è andata? . scappi. . Non si lasci prendere. . e a disarmare il nemico. e una sgraffiatura leggiera in una guancia. che già accorreva. Questa risposta era di prammatica. come son io. il quale cadde moribondo. .La diritta è mia. dando subitamente un passo indietro.Fate luogo voi. . e la presenza di quegli spettatori animava sempre più il puntiglio de' contendenti. malconci: quelli di Lodovico. Lodovico. . . preparati alla battaglia. quando sarà macchiata del tuo vil sangue. si teneva in distanza.

guardando. che si chiamava la giustizia. e gli manifestò il suo desiderio. e. dicendo: . ed esporlo così alla giustizia.E l'altro? . fu nuova e indicibile. ma l'avevano scritto in viso. sgomento e rimorso del colpo che gli era uscito di mano. Allora. e il resto a otto figliuoli che Cristoforo aveva lasciati. che glielo raccomandava. vennero pure. e datogli un segno del suo volere. prima d'allora. Tornato. Lodovico non aveva mai.almeno è morto bene. fece smaltir la folla. che altre volte gli era passato per la mente: gli parve che Dio medesimo l'avesse messo sulla strada. giunta la sbirraglia. facendolo capitare in un convento. . impenetrabile allora a' birri. pure l'impressione ch'egli ricevette dal veder l'uomo morto per lui. sentì rinascere più che mai vivo e serio quel pensiero di farsi frate. in modo però che nessuno potesse uscirne inosservato. . e si postò a una certa distanza dalla porta. non era partito da metter neppure in consulta. e. chiamato un frate confessore. con grande accompagnamento di bravi. e il partito fu preso. que' curiosi. le chiedesse in suo nome perdono d'essere stato lui la cagione. e. l'alterazione di quel volto. fatto venire un notaro. che gli orecchi d'ognuno erano avvezzi a sentirlo raccontare.è un uomo dabbene che ha freddato un birbone superbo: l'ha fatto per sua difesa: c'è stato tirato per i capelli. entrò nell'infermeria. Il cadere del suo nemico. dalla minaccia e dal furore. se persisteva. L'uccisore ferito fu quivi condotto o portato dalla folla. screditare il convento presso il popolo. quando fu tornato in sé. N'ebbe in risposta. in quella congiuntura. in un momento.L'altro era spirato.consolatevi .una chiesa di cappuccini. i quali. quand'io arrivai. dettò una donazione di tutto ciò che gli rimaneva (ch'era tuttavia un bel patrimonio) alla famiglia di Cristoforo: una somma alla vedova. l'animo dell'uccisore. gli accessi e i contorni del convento formicolavan di popolo curioso: ma. che non osavan dire: gli sta bene. per aver lasciato violare il diritto di tutti. e gli risvegliò più vivamente e più distintamente i sentimenti ch'eran confusi e affollati nel suo animo: dolore dell'amico. cosa tanto comune. che passava. non sarebbe rifiutato. erano in un bell'intrigo. e a tutto quel complesso di cose e di persone. sparso sangue. e. e gli occhi a vederlo. come se le costituisse una contraddote. non sapeva quasi dove si fosse. La risoluzione di Lodovico veniva molto a proposito per i suoi ospiti. Frattanto. si trovò in un letto dell'infermeria. Rimandarlo dal convento. e che aveva spesso avuto a render questo servizio sulla strada. cioè alla vendetta de' suoi nemici. che accomodava faldelle e fasce sulle due ferite ch'egli aveva ricevute nello scontro. come ognun sa. Un padre. l'assicurasse ch'egli prendeva la famiglia sopra di sé. e l'uomo morto da lui. benché l'omicidio fosse. e m'ha incaricato di chiedere il vostro perdono. Sarebbe stato lo stesso che rinunziare a' propri privilegi. e di portarvi il suo -.gli disse: . che bisognava guardarsi dalle risoluzioni precipitate. armati da capo a piedi. all'abbattimento e alla quiete solenne della morte. di quella desolazione. Questa parola fece rinvenire affatto il povero Lodovico. Fece chiamare il guardiano. attirarsi il biasimo di tutti i cappuccini dell'universo. concitarsi contro tutte . due suoi cugini e un vecchio zio. Un fratello del morto. in un punto. quantunque ben certo involontaria. per cagion sua. quasi fuor di sentimento. lo pregò che cercasse della vedova di Cristoforo. Riflettendo quindi a' casi suoi. pochi minuti dopo. e. nello stesso tempo. Strascinato al convento. fu una rivelazione di sentimenti ancora sconosciuti. avvicinatosi al letto dove Lodovico giaceva. nelle mani del frate chirurgo (i cappuccini ne avevano ordinariamente uno in ogni convento). Appena Lodovico ebbe potuto raccogliere i suoi pensieri. e si misero a far la ronda intorno. fu una vista che cambiò. a que' tempi. e i frati lo ricevettero dalle mani del popolo. con aria e con atti di dispetto minaccioso. . il cui impiego particolare era d'assistere i moribondi. ma che. fu chiamato subito al luogo del combattimento. un'angosciosa compassione dell'uomo che aveva ucciso. né cosa si facesse. nello stesso tempo.domandò ansiosamente al frate. asilo.

dopo mille proteste di rispetto per l'illustrissima casa. e per sé. Ora questo. Faceva. col chiedere scusa al fratello dell'ucciso. dovendo. a viver d'elemosina. senza farsi alcun nemico. e. e un mezzo d'espiazione. pagare almeno il mal fatto. Il fratello diede in ismanie. lasciare il suo nome.disse. ridurre un uomo a spropriarsi del suo. e chiese una grazia. che potesse. non disse di no. dicendo di tempo in tempo: . era in somma un nemico che depon l'armi. qualunque cosa ne pensasse. Contenta la famiglia. e della sua risoluzione. contento il popolo. sessanta miglia lontano. Dall'altra parte. Il padre guardiano si presentò. dove lascio una famiglia crudelmente offesa. e andò diviato da quel signor fratello. secondo l'uso. e più di tutti. . la sua famiglia avrebbe saputo prendersi una soddisfazione: e il cappuccino. e con maniera ancor più destra. e dichiarava suo nemico chiunque s'attentasse di mettervi ostacolo. A proposta così inaspettata. che il cappuccino lasciò svaporare. Dopo aver pensato un momento.Permettetemi. . E. un ribollimento di sdegno. il nostro Lodovico. servirebbe a riconciliar sempre più la famiglia col convento. Appena compita la cerimonia della vestizione. Il novizio s'inchinò profondamente. ogni momento. le quali si consideravan come tutrici di questo diritto. la famiglia dell'ucciso. parlò del pentimento di Lodovico. e assegnò l'ora. disse che si farebbe. . si ravvolse nel sacco. che ne usciva con onore. La storia non dice che a loro dolesse molto dell'ucciso. lasciando che l'altro credesse.disse. e rintuzzare il pungolo intollerabile del rimorso. Il sospetto che la sua risoluzione fosse attribuita alla paura. insieme con la maraviglia. che. I parenti del morto potevan poi anche. e prenderne un altro. esser questo un atto d'ubbidienza: e tutto fu concluso. Fece intendere che. e che partirebbe all'indomani. a portare al novizio il consenso desiderato. non però senza qualche compiacenza. e per le sue aderenze. potente assai. e. Al guardiano parve che un tal passo. ma si consolò subito. che salvavano un uomo e i loro privilegi.l'autorità ecclesiastiche. prima di partir da questa città. ammirava una conversione. colui sentì. al fratello del morto. in mezzo al dolore. in certa maniera. l'afflisse un momento. ne scelse uno che gli rammentasse. e che. se gli piaceva. il rancore dall'animo -. a dormir sur un saccone. il quale cominciava una vita d'espiazione e di servizio. . piacesse o non piacesse. anche all'offeso il più borioso. contenti i dilettanti di cavalleria. se Dio benedice la mia intenzione. contento finalmente. facendo garbatamente sentire che la casa poteva esserne contenta. o vivo o morto. ciò che aveva da espiare: e si chiamò fra Cristoforo. accomodava ogni cosa. Il guardiano. poteva parere una punizione competente. ad esporgli la domanda di fra Cristoforo. ch'io mostri almeno il mio rammarico di non poter risarcire il danno. e nemmeno che una lagrima fosse stata sparsa per lui. con un'umiltà disinvolta. io la ristori almeno dell'affronto. la cosa doveva essere. s'imponeva una penitenza. si ritirava da ogni gara. nello stesso tempo. che l'uccisor di suo fratello partirebbe subito da quella città.che. in ogni caso. Così. che aveva già deliberato che questo fosse fatto. a camminare a piedi nudi. vestendo l'abito di cappuccino. che vedevano un affare terminarsi lodevolmente. e gli levi. padre. e di desiderio di compiacere ad essa in tutto ciò che fosse fattibile. e per terrore del loro sdegno. se loro piacesse. s'era messa al punto di voler vendetta. a tosarsi la testa. Il guardiano tornò. che vedeva fuor d'impiccio un uomo ben voluto.è un troppo giusto dolore -. e insinuando poi soavemente.venga domani. impose come una condizione. Finalmente richiese. ad ogni modo. . credere e vantarsi che s'era fatto frate per disperazione. a trent'anni. un'emenda. se non riparare. si chiamava implicitamente in colpa. il guardiano gl'intimò che sarebbe andato a fare il suo noviziato a ***. col pensiero che anche quell'ingiusto giudizio sarebbe un gastigo per lui. dove ho sparso il sangue d'un uomo. contenti i frati. oltre all'esser buono in sé. . in tutto il parentado: dice soltanto ch'eran tutti smaniosi d'aver nell'unghie l'uccisore.

io le perdono di cuore. e. un'espressione così immediata. Ma pure. in una folla di spettatori. da chi non devo sperarlo? Oh! s'io potessi sentire dalla sua bocca questa parola. col padre compagno al fianco. il fatto veramente. il quale faceva segno di volersi licenziare.. e sul personaggio a cui egli parlava. padre. ma col capo chino. chinandosi verso l'inginocchiato. Io sto per mettermi in viaggio: si degni di farmi portare un . ma egli. disse queste parole: . passò la porta di quella casa. tra una folla che lo squadrava con una curiosità poco cerimoniosa.Tutti! tutti! . seguito da cento sguardi. un po' impetuoso.. e. sotto la quale traspariva però ancora un'umile e profonda compunzione del male a cui la remissione degli uomini non poteva riparare. certo. padre.. nel volto e nel contegno d'un uomo. A mezzogiorno. che. Quando vide l'offeso. vinto da quell'aspetto. che fece ala al suo passaggio.Il gentiluomo pensò subito che. Tutti gli occhi erano immobili sul novizio.l'offesa. ritirandosi. e sarebbe (per dirla con un'eleganza moderna) una bella pagina nella storia della famiglia. affrettò il passo.gridarono.. dopo un istante. con voce alterata: . e il mento in aria. Fece avvertire in fretta tutti i parenti che.padre... gli si pose inginocchioni ai piedi. . e trasportato dalla commozione generale. circondato da' parenti più prossimi.. tutti si mossero.. . e provò un leggier turbamento. Sa Iddio se vorrei restituirglielo a costo del mio sangue. ma.Lei non ne ha più bisogno.non fanno più per me. uno strascico intralciato di rabescate zimarre. Un .. un mormorìo di pietà e di rispetto. disse tra sé: "sta bene: l'ho ucciso in pubblico. che non s'era fatto frate. di durlindane pendenti... Le anticamere. s'alzò. incrociò le mani sul petto. chinando la testa rasa.alzatevi. Il gentiluomo. con una certa resistenza cordiale.. la supplico d'accettarle per l'amor di Dio -. Mio fratello. ne indovinò il motivo. non lo posso negare. a una voce. Non se ne parli più. alla presenza di tanti suoi nemici: quello fu scandalo. perdono! . attraversò il cortile. Il gentiluomo si raccostò al nostro Cristoforo. e d'ira compressa. né veniva a quell'umiliazione per timore umano: e questo cominciò a concigliarglieli tutti.. e gli diede e ne ricevette il bacio di pace. di paggi. Così. gli astanti. e. mi dia questa prova d'amicizia -. con lo sguardo a terra. a mezzogiorno. Il volto e il contegno di fra Cristoforo disser chiaro agli astanti. ma non sarà mai ch'io rifiuti i suoi doni. poiché lo desidera. era un uomo. che stava in atto di degnazione forzata. giunse alla presenza del padron di casa. impugnando.. il palazzo brulicava di signori d'ogni età e d'ogni sesso: era un girare. presolo per le braccia.. lei non deve stare in codesta positura -... di mezzo all'altra folla signorile. in piedi. a ricevere una soddisfazione comune. tutti gli orecchi eran tesi. ma anche per voi. il quale.Perdono? .io sono l'omicida di suo fratello.disse il gentiluomo.io posso dunque sperare che lei m'abbia concesso il suo perdono! E se l'ottengo da lei. E. e presso il pubblico. di bravi e di curiosi. Quando fra Cristoforo tacque. un po' vivo. . e stringendo con la destra il bavero della cappa sul petto.disse.. e tutti. quanto più quella soddisfazione fosse solenne e clamorosa. C'è talvolta. fu turbato da quelle parole. certo. tanto più accrescerebbe il suo credito presso tutta la parentela. Fra Cristoforo vide quell'apparecchio.. d'alte penne. E si mise per servirlo prima d'ogni altro. Ma tutto accade per disposizion di Dio. gradisca qualche cosa. S'alzi. era un cavaliere. e gli disse: .disse. un moversi librato di gorgiere inamidate e crespe. . Ma.scoppiò da tutte le parti della sala. Il volto del frate s'aprì a una gioia riconoscente. rispose: . . il cortile e la strada formicolavan di servitori. e si strinsero intorno al frate.queste cose. non potendo altro che farle inefficaci e tarde scuse. Il gentiluomo. con gran copia di rinfreschi. un rimescolarsi di gran cappe. lo sollevò. ma l'abito che portate. per tutta la sala. il pomo della spada. Fra Cristoforo.. stava ritto nel mezzo della sala... non solo questo.. all'indomani. . salì le scale. questa è riparazione". con gli occhi bassi. . gli gettò le braccia al collo. restassero serviti (così si diceva allora) di venir da lui. ma. si direbbe quasi un'effusione dell'animo interno. il giudizio sopra quell'animo sarà un solo.. Intanto vennero servitori. con la mano sinistra.bravo! bene! .

e tutti quelli che. la riconciliazione. il quale. ordinò che così si facesse. come un ricordo perpetuo. venutagli dall'uso del predicare. e lo ripose nella sporta. il padrone. ciò ch'egli medesimo aveva detto. quando si trattasse di giustizia o di verità combattuta. dava a quel linguaggio un carattere singolare. in quel travisamento. poterono impadronirsene un momento. e venne subito un cameriere. Il silenzio ch'era imposto a' novizi. delle privazioni e dell'umiliazioni che avrebbe sofferte. ciò che aveva in teso. che. cominciando il suo pedestre viaggio. il cordone. come l'aspetto. e lo presentò al padre. senza ch'egli se n'avvedesse. per isbrigarsi da' servitori.diavolo d'un frate! se rimaneva lì in ginocchio. che l'umiliazioni e le macerazioni non avevan potuto spegner del tutto. commosso. a un tratto. con una bonarietà e con una cordialità insolita. La nostra storia nota espressamente che. in gran gala. In questo genio entrava. l'uomo s'animava. fino a una porta della città.(bisogna bene che noi trascriviamo le sue precise parole) . e. Chiese quindi licenza. far stare a dovere il marchese Stanislao. adempiendo. annunziava una lunga guerra. e borbottava tra i denti: . e accompagnato da una folla di popolo. parlò in vece delle penitenze e della pazienza mirabile d'un fra Simone. per qualche parte. e avuto un segno del suo perdono -. di soprusi vendicati. e con gran cura. con una specie di voluttà. gli ufizi che gli venivano ordinariamente assegnati. Partita la compagnia. risentita. fanno però ricordare della loro energia primitiva. quel signore fu un po' men precipitoso.pane. sempre con gran voglia. di predicare e d'assistere i moribondi. d'impegni spuntati. per iscontare il suo fallo. e una volontà opposta. che s'era imposti da sé: accomodar differenze. Il fratello dell'ucciso. che. verso il luogo del suo noviziato. il cappuccio. in ragionamenti ai quali nessuno era preparato. che m'abbia ammazzato il fratello -. e il parentado. trovandosi più vicini a lui. parole che. riandava tra sé. con maraviglia. per tenerlo. del pane del perdono: ma ne serbò un pezzo. con qualche lettera mutata. d'onde uscì. quella sua vecchia abitudine. secondato e modificato da un'enfasi solenne. e si trovò nella strada. avrebbe raccontato come il conte Muzio suo padre aveva saputo. ch'era quel rodomonte che ognun sa. ancora per qualche momento. pronunziano. E taluno. abitualmente vittoriosa. d'aver mangiato il suo pane. In vece di soddisfazioni prese. senza avvedersene. e anche da' bravi. da quel giorno in poi. dopo quel giorno terribile. all'ora della refezione. presso un benefattore. presolo e ringraziato. Fermandosi. non lasciava mai sfuggire un'occasione d'esercitarne due altri. La compagnia si trattenne ancor qualche tempo. Il padre Cristoforo camminava. che alcuni. in quella famosa congiuntura. nel pensiero delle fatiche. per la cinquantesima volta. smozzicate. ancor tutto commosso. ma. Il suo linguaggio era abitualmente umile e posato. che gli baciavano il lembo dell'abito. Il gentiluomo. e un resticciolo di spiriti guerreschi. l'aveva una volta paragonato a quelle parole troppo espressive nella loro forma naturale. quando la passione trabocca. Non è nostro disegno di far la storia della sua vita claustrale: diremo soltanto che. si trovarono in vece ripieni della gioia serena del perdono e della benevolenza. l'osservava. quasi quasi gli chiedevo scusa io. lo mise nella sporta. portato come in trionfo. anche ben educati. portando un pane sur un piatto d'argento. e diretta da motivi e da ispirazioni superiori. ad espiare il quale tutta la sua vita doveva esser consacrata. ebbe a combatter nell'anticamere. che lo conosceva bene. si liberò da essi a fatica. morto molt'anni prima. . mangiò. sempre all'erta. Un suo confratello ed amico. la mansuetudine furono i temi della conversazione. e un po' più alla mano. che s'erano aspettati d'assaporare in quel giorno la trista gioia dell'orgoglio. Tutto il suo contegno. andando là. perché io possa dire d'aver goduto la sua carità. dell'impeto antico. le lodi del novizio. tra un'indole focosa. con una consolazione che non aveva mai più provata.diavolo d'un frate! . assorto com'era. e proteggere oppressi. abbracciato di nuovo il padron di casa.

si spaccia per partigiano de' cappuccini: e i suoi bravi non son venuti più d'una volta a ricoverarsi da noi? Sarei solo in ballo. Trattandosi poi di Lucia. dicendo a Lucia: . se potessi tirar dalla mia i miei frati di qui. . Povera Lucia! . que' di Milano! Ma! non è un affare comune. ora batteva i piedi. nel tristo caso di Lucia. Vediamo. di non palesar nulla. s'aggiungeva.disse questa. quell'angustia scrupolosa che spesso tormenta i buoni. quel ch'è più. ch'Egli mi confida! Non vi perdete d'animo: Egli v'assisterà: Egli vede tutto: Egli può servirsi anche d'un uomo da nulla come son io. quando ha paura. padre? .disse poi ad Agnese. e di starsene quieta. e. appena ebbe data un'occhiata alle donne. E fargli paura? Che mezzi ho io mai di fargliene una che superi quella che ha d'una schioppettata? Informar di tutto il cardinale arcivescovo. il migliore gli parve d'affrontar don Rodrigo stesso.poverette! . intanto che noi siamo stati a raccontare i fatti del padre Cristoforo. con quel tono d'interrogazione che va incontro a una trista risposta. disse: . e ora alzava gli occhi al cielo. Oltre di ciò. messosi a sedere sur un panchetto a tre piedi. troncò i complimenti.Abbandonarvi! .Se una poverella sconosciuta.Ma.. a una voce: .. quando v'avessi abbandonata? voi in questo stato! voi. pensiamo quel che si possa fare. sarei abbandonato. era già in pensiero per i suoi pericoli. e alla sollecitudine di carità. . alzando la barba con un moto leggiero della testa all'indietro.. Terminata la storia. ch'era in lui come ingenita. .Non ci abbandonerà.E con che faccia potrei io chieder a Dio qualcosa per me. e le donne. ed esclamò: . e sentiva un'indegnazione santa. in questo caso. e fargli sentire quanto manchi al suo dovere? Vergogna e dovere sono un nulla per lui. il frate diventava di mille colori. mi buscherei anche dell'inquieto. lasciando il manico dell'aspo che facevan girare e stridere. per confondere un. temeva ora che il consiglio potesse aver prodotto qualche tristo effetto. potrei fors'anche. come per tener ferme e unite tutte le potenze dell'animo. si coprì il volto con le mani. dicendo. tentar di smoverlo dal suo infame proposito.. in quanto conosceva e ammirava l'innocenza di lei. s'è affacciato all'uscio. . sarebbe questo un freno per quell'uomo? Chi sa a qual segno possa arrivare?. E voi. Onde. per la turpe persecuzione della quale era divenuta l'oggetto. e.Mentre la buona donna faceva alla meglio la sua dolorosa relazione. pensava il povero frate. chinò la fronte nella palma. dell'accattabrighe. appoggiò il gomito sinistro sul ginocchio. . egli sarebbe corso immediatamente.quietatevi. Contrappesato il pro e il contro di questo e di quel partito. e. Ma la più attenta considerazione non serviva che a fargli scorgere più distintamente quanto il caso fosse pressante e intrigato. voltandosi di nuovo alle donne: . peggiorar la condizione di questa poveretta". quanto incerti e pericolosi i ripieghi. con un tentativo fuor di tempo.disse: Dio vi ha visitate. singhiozzando..rispose..Lucia rispose con uno scoppio di pianto. avendola consigliata. povera figliuola.. La madre cominciava a far le scuse d'aver osato.. senza compir la frase. E resistergli? Come? Ah! se potessi. dovette accorgersi che i suoi presentimenti non eran falsi. dell'imbroglione. e con la destra strinse la barba e il mento. è arrivato. Costui fa l'amico del convento.raccontatemi cosa c'è! . "Mettere un po' di vergogna a don Abbondio. si sono alzate.ebbene? . avesse chiesto l'aiuto del padre Cristoforo. e quanto scarsi. e invocar la sua autorità? Ci vuol tempo: e intanto? e poi? Quand'anche questa povera innocente fosse maritata.! . ma il frate s'avanzò. accorse con tanta più sollecitudine. Così dicendo.oh padre Cristoforo! sia benedetto! Capitolo V Il qual padre Cristoforo si fermò ritto sulla soglia. Ma. per il meno male.o Dio benedetto! fino a quando.

Lei non è di quelli che dan sempre torto a' poveri.... resa più intensa dalla pietà.. gli occhi s'abbassarono. il quale. neppur volendo! E cercavi di perder Quel solo che lo può e lo vuole! Non sai tu che Dio è l'amico de' tribolati. s'andava intrigando e imbrogliando: ... ma.Oh.Benedette le sue parole! .. . per comunicare alle donne il suo progetto. scoprir di più le sue intenzioni.Le hanno detto. per questa via.rispose Renzo. quali amici!.Ebbene. . che non t'avrebber potuto aiutare. volevo dire. anche di questa. afferrò fortemente il braccio di Renzo: il suo aspetto. . S'io avessi avuto un nemico?. . .. padre? .A questo punto. Renzo. alzando gli occhi al volto del padre..volevo dire... Ma il signor curato. visto il padre sopra pensiero. . si potrebbe almeno conoscere. senza perder d'autorità..Non rivangare quello che non può servire ad altro che a inquietarti inutilmente. si fermò sulla soglia.. omiciattolo. se fosse possibile. e quel signor dottor delle cause perse. fraticello? Vuoi tu confidare in Dio? . eh eh! Eran pronti a dare il sangue per me. Ma volendo raccomodarla. s'atteggiò d'una compunzione solenne. e prender consiglio da ciò. a metter fuori l'unghie.Cosa volevi dire? E che? tu avevi dunque cominciato a guastar l'opera mia. avrebbe finito presto di mangiar pane.Oh sì! . vide che s'era tutto rannuvolato. per tutte le ragioni che ognun può indovinare. che tu confidi in Dio. non intendo dire... e che Dio non t'abbandonerà. cioè.Pur troppo.. prometti che non affronterai.. . con voce commossa.. Mentre il frate stava così meditando.. .. che dico in me...con le preghiere. e s'accorse d'aver detto ciò che conveniva tacere. . . che ti lascerai guidar da me.. . Alla peggio. più distintamente quanto colui fosse ostinato nel suo sporco impegno..esclamò il giovane. Che dice di quel birbone.A questo punto. in silenzio.. è un terribile guadagno! Renzo! vuoi tu confidare in me?. ma ti ripeto quel che ho detto a queste donne: per quel poco che posso. se vedesse come si ritirano. che non provocherai nessuno. . il mio Renzo. e le donne che facevan cenno di non disturbarlo. era comparso sull'uscio.? . Io sono un povero frate. m'avrebbero sostenuto contro il diavolo. coi terrori dell'altra vita. la voce divenne lenta e come sotterranea: quando pure. nel buon tempo.gli domandò Renzo. lei non è come gli amici del mondo! Ciarloni! Chi avesse creduto alle proteste che mi facevan costoro. Alzando la faccia. non v'abbandonerò. il frate s'accorse di lui. E ora. non sapeva star lontano da quella casa. e per questo son qui. prima che fosse intrapresa! Buon per te che sei stato disingannato in tempo..Quello è il Signore davvero. Che! tu andavi in cerca d'amici. il debole non ci guadagna? E quando pure.. che confidano in Lui? Non sai tu che.Che vuoi ch'io dica di lui? Non è qui a sentire: che gioverebbero le mie parole? Dico a te. bastava che mi lasciassi intendere. e lo salutò in un modo ch'esprimeva un'affezione consueta.

non avesser dato un indizio d'abitanti. ed era come la piccola capitale del suo piccol regno. salì per una viuzza a chiocciola. acquietò le bestie. desinò. e co' teschi penzoloni. La gente che vi s'incontrava erano omacci tarchiati e arcigni. Accompagnatolo poi in un salotto. statevi quieti. padre. bene: se no. ciascuno sur una delle panche poste a destra e a sinistra. per esser chiarito della condizione e de' costumi del paese. eran però difese da grosse inferriate. Il padre si fermò ritto. . Così dicendo. aspettando d'esser chiamati a goder gli avanzi della tavola del signore. diede due picchi col martello. Se Dio gli tocca il cuore. giaceva un mucchietto di casupole. come se le avesser levato un peso d'addosso. Fra Cristoforo attraversò il villaggio. e Agnese disse: . parevan sempre pronti. con le mani e con la voce. abitate da contadini di don Rodrigo. e quelle del pian terreno tant'alte che appena vi sarebbe arrivato un uomo sulle spalle d'un altro. Le rade e piccole finestre che davan sulla strada. Dando un'occhiata nelle stanze terrene. La porta era chiusa. giunse borbottando un vecchio servitore.Lo prometto. sulla cima d'uno de' poggi ond'è sparsa e rilevata quella costiera. non vi fate vedere. e con certe braccia nerborute. Appiè del poggio. e partì. e pervenne su una piccola spianata. buone da venire in aiuto della lingua. o domattina al più tardi. e guardandolo con una cert'aria di maraviglia e di rispetto. in atto di chi si dispone ad aspettare.non è lei.. ma. Egli ci farà trovare qualche altro rimedio. Lucia fece un gran respiro. il padre Cristoforo di Pescarenico? .. dove qualche uscio fosse aperto. chiuse da imposte sconnesse e consunte dagli anni. e gli disse: padre.bravo figliuolo. scansate le ciarle. vecchi che. e verso il lago. e quattro dal convento. e. davanti al palazzotto. Detto questo. introdusse l'ospite in un angusto cortile. segno che il padrone stava desinando. figliuoli. e un passeggiero avrebbe potuto credere che fosse una casa abbandonata. con un gran ciuffo arrovesciato sul capo. .Lei qui? . e non voleva esser frastornato. sdraiati. e se mi avesser tenuta la porta chiusa. venga pure avanti: qui non si fanno aspettare i cappuccini: noi siamo amici del convento: e io ci sono stato in certi momenti che fuori non era troppo buon'aria per me. gli fece un grand'inchino. tromboni. e due bravi.. reticelle e fiaschetti da polvere. e dà forza alle mie parole. collocate in simmetria. chi nulla nulla gli aizzasse. facevan la guardia. verso il covile della fiera che voleva provarsi d'ammansare. due vive e due morte. e chiuso in una reticella. si vedeva un non so che di petulante e di provocativo. di fuori. l'uno spennacchiato e mezzo roso dal tempo. dalla parte che guarda a mezzogiorno. arrivò a tempo d'andare in coro a cantar sesta.io anderò oggi a parlare a quell'uomo. si vedevano attaccati al muro schioppi. mi rivedrete -. che giocavan per la strada. pochi momenti dopo. cappelli di paglia. a digrignar le gengive. donne con certe facce maschie. se quattro creature. Due grand'avoltoi. ma un de' bravi s'alzò. Stasera. perdute le zanne. troncò tutti i ringraziamenti e le benedizioni. A quel suono risposer subito di dentro gli urli e le strida di mastini e di cagnolini. Voi intanto. erano inchiodati. . disse: . discosto da questo forse tre miglia. rastrelli. alla rinfusa. l'altro ancor saldo e pennuto. Bastava passarvi. e si mise subito in cammino. ritirati.riprese fra Cristoforo: .Per l'appunto.Sentite. ciascuno sur un battente del portone. Il palazzotto di don Rodrigo sorgeva isolato. a somiglianza d'una bicocca. Regnava quivi un gran silenzio. la sarebbe andata male -. quando questa non bastasse: ne' sembianti e nelle mosse de' fanciulli stessi. A questa indicazione l'anonimo aggiunge che il luogo (avrebbe fatto meglio a scriverne alla buona il nome) era più in su del paesello degli sposi. e richiuse la porta. con l'ali spalancate. zappe. veduto il padre. S'avviò al convento.

se ne può far per tutto -.venga. L'uomo onesto in faccia al malvagio. di tanti segni della sua potenza.Come vedete. all'orecchio di don Rodrigo. né un creditore insolente. il quale era venuto da Milano a villeggiare. e un lungo bicchiere in forma di calice. Bramerei di parlarle da solo a solo. non conveniva a lui di tirarsene indietro. di piatti. e.non ci scappi. non che una correzione. con suo comodo. arrivarono all'uscio della sala del convito. Don Rodrigo. Un servitore. in teoria.gridò: . il quale. buon uomo. e rincamminandosi. Attraversati due o tre altri salotti oscuri. ai saluti de' commensali.rispose questo: . e d'una certa saccenteria. A sinistra. con lui. per bacco.. che stava seduto in faccia (era un cugino del padron di casa. e a cui un altro non contraddicesse. non volendo resistere a un invito tanto pressante dell'uomo che gli premeva tanto di farsi propizio. ch'era lì in capo di tavola. e interruppero un momento la questione che s'agitava caldamente tra i commensali. non esitò a mescere. e sopra tutto di voci discordi. per alcuni giorni. d'omaggi. parleremo. quel medesimo a cui. padre. . non che un consiglio. per ottenere d'essere lasciato in qualche canto della casa. chinare il capo. nel suo regno. in cappa nera. suo collega di libertinaggio e di soverchieria. e a fare star a dovere don Rodrigo. Un certo conte Attilio. bene. con lo sguardo sicuro. sarebbe toccato a far giustizia a Renzo Tramaglino. si richiedon molte circostanze.soggiunse poi. ma don Rodrigo. . Il padre voleva schermirsi. sorridere e approvare ogni cosa che dicesse un commensale. con un sentimento misto d'orrore e di compassione per don Rodrigo.Bene. alzando la voce. in atto d'un rispetto il più puro. e col naso più rubicondo del solito: in faccia ai due cugini. non vi maravigliate se fra Cristoforo. Nel fatto però. temperato però d'una certa sicurezza. . de' quali la nostra storia dice soltanto che non facevano altro che mangiare. di coltelli. alla presenza di quello stesso don Rodrigo. in mezzo al trambusto ch'era ricominciato. che cercavano a vicenda di soverchiarsi. col petto rilevato. due convitati oscuri.disse don Rodrigo. sulla quale si mise il padre Cristoforo. il signor podestà. In faccia al podestà. circondato d'amici. . Ma. quando l'uscio s'aprì. padre riverito: avanti. e stava contrastando dietro l'uscio col servitore. per un affare d'importanza. il più sviscerato. non sarà mai vero che un cappuccino vada via da questa casa. col buon testimonio della sua coscienza. e disse: . col sentimento fermissimo della giustizia della causa che veniva a sostenere. Un servitore presentò una sedia. facendo qualche scusa al signore. senza indovinar precisamente il soggetto di quella visita. senza aver gustato del mio vino. con lo scilinguagnolo bene sciolto.Sarà per far del bene. n'avrebbe fatto di meno. poiché lo spensierato d'Attilio aveva fatta quella gran chiamata. inchinandosi al padrone. per fargli prender quell'attitudine. . gridava: . non mi farà questo torto. a due mani. con un viso da far morire in bocca a chi si sia una preghiera. e accortosi dell'intenzione modesta del buon frate. Queste parole eccitarono un riso universale. Perciò. e rispondendo. di bicchieri. Il frate voleva ritirarsi. se fa bisogno di dirlo. . non che un rimprovero. senza nominarlo). Il padre s'avanzò. Quivi un gran frastono confuso di forchette.Da sedere al padre. pure. e si mise a sorbir lentamente il vino. per non so qual presentimento confuso. .ehi! ehi! . senza aver assaggiate le legna de' miei boschi -. come s'è visto di sopra. d'esser venuto in ora inopportuna. .no. avanti -. con voce più sommessa. . con gran rispetto. e abbiam già fatta menzione di lui. portando sur una sottocoppa un'ampolla di vino. e a un altro lato della tavola. . venga -. lo presentò al padre. sedeva il nostro dottor Azzecca-garbugli.continuò mormorando tra i denti. veduta una testa rasa e una tonaca. stesse con una cert'aria di suggezione e di rispetto. Del bene.ma intanto si porti da bere al padre. stava. fin che il pranzo fosse terminato. Alla sua destra sedeva quel conte Attilio suo cugino. in casa sua. le quali ben di rado si riscontrano insieme. piace generalmente (non dico a tutti) immaginarselo con la fronte alta.

. . Ho parlato del carattere.rimettiamola nel padre Cristoforo. .Lasciate dir a me..cominciava a gridare il conte Attilio. . lo dice anche il proverbio: ambasciator non porta pena. per diritto delle genti. e si stia alla sua sentenza. se i feciali che gli antichi Romani mandavano a intimar le sfide agli altri popoli. padre.Battere un ambasciatore! persona sacra! Anche lei. E. di grazia.Il fatto è questo. si chetava a stento. senza andar tanto a cercare. .. ma il bastone non isporca le mani a nessuno.Ben date. . . anzi è contro di lei. Parlo sopra tutto del diritto delle genti.Ecco la storia. signore. chiedevan licenza d'esporre l'ambasciata: e mi trovi un poco uno scrittore che faccia menzione che un feciale sia mai stato bastonato.questo è un di più.Ma quando vorrà capire che quel messaggiero era un asino temerario. che son neutrale.Solite scuse di modestia di loro padri. ma solamente presentata la sfida in iscritto. che non conosceva le prime. i proverbi. e con un certo viso. .. .Chi le ha parlato delle spalle. Quello che non posso capire è perché le premano tanto le spalle d'un mascalzone.ma non mi scapperà. . . Si tratta. e in risposta dà alcune bastonate al portatore. che sapeva a menadito tutte le regole della cavalleria. . via: ecco la questione. .Ma questo .replicava. non avendo il messaggiero detto nulla in suo proprio nome. il quale non avrebbe voluto che la questione andasse troppo avanti: . . il podestà.interruppe don Rodrigo. benissimo.disse il padre. da quel che mi pare d'aver capito..e lo lasci dire a me.disse il conte Attilio. jure gentium: e.non son cose di cui io mi deva intendere. consegna il cartello a un fratello del cavaliere. Via. riprese a urlare il conte Attilio: .perché quell'uomo erudito. sarebbe un'altra faccenda.Ma. .Sì. io. cugino. e non di spalle.disse don Rodrigo: . . . . più infervorato di cuore nella questione. un ornamento poetico.? .. giacché il messaggiero è di sua natura inviolabile. mi dirà se questa è azione da cavaliere. sono la sapienza del genere umano. prima d'esporre la sfida ai cavalieri cristiani. al quale parve cosa molto garbata di far decidere un punto di cavalleria da un cappuccino.gridò il conte: . . ben applicate. chieda licenza al pio Buglione..Del demonio..riprese don Rodrigo. che devo intendermi di ciò che conviene a un cavaliere. . .. . ha fatto che il messo d'Argante. il qual fratello legge la sfida.Con buona licenza di lor signori. Mi dica un poco.Fu una vera ispirazione. quell'uomo grande. se fossero stati pugni. Eh via! sappiam bene che lei non è venuta al mondo col cappuccio in capo. da cavaliere.L'autorità del Tasso non serve al suo assunto. un mero di più. Un cavaliere spagnolo manda una sfida a un cavalier milanese: il portatore.soggiunse il podestà. signor conte mio? Lei mi fa dire spropositi che non mi son mai passati per la mente. che pareva volesse dire: ragazzate. . non trovando il provocato in casa. .Bene. . signor podestà riverito. E. mentre il podestà. non meno urlando. signor conte.gridò il conte Attilio. .. Oh. e che il mondo l'ha conosciuto.

niente.. ma appoggiar quattro bastonate a un mascalzone! Sarebbe bella che si dovesse dirgli: guarda che ti bastono: come si direbbe a un galantuomo: mano alla spada. come in atto di rassegnazione. padre. piano.Risponda un poco a questo sillogismo. o dargli una schioppettata nella schiena: e..Ah sia ringraziato il cielo! A lei.Piano.disse don Rodrigo.. a me non compete di dar sentenza: sua signoria illustrissima ha già delegato un giudice. le dico: cosa mi viene a dire? Atto proditorio è ferire uno con la spada.disse il conte Attilio. perché non sostiene le mie ragioni. ma è grossa. è un temerario. E poi. in queste cose. atqui il messo de quo era senz'arme.il mio debole parere sarebbe che non vi fossero né sfide.. con la sua buona tabella.rispose confusetto il dottore: . con una serietà mezzo canzonatoria. indietro. signor podestà.. . . anche per questo. padre.. . niente. e ringrazio il bell'accidente che ha dato occasione a una guerra d'ingegni così graziosa.rispose fra Cristoforo. . e che. quando i litiganti non vogliono stare zitti? . . E lei. . né portatori. Ma. I commensali si guardarono l'un con l'altro maravigliati.. era indietro. . .io godo di questa dotta disputa. in vece di farmi de' sogghigni. per di dietro.Che hanno a far con noi gli ufiziali degli antichi Romani? gente che andava alla buona.Oh questa è grossa! . Si vede che lei non conosce il mondo.. si posson dar certi casi.disse don Rodrigo: .gridarono i due cugini: . dico e sostengo che un messo il quale ardisce di porre in mano a un cavaliere una sfida. . .disse il conte Attilio.Ammutolisco.riprese il frate. .vogliamo la sentenza! . ma stiamo nella questione. . col dire che non me n'intendo. .È vero. e alzò la mano. ergo.. ch'è la vera.Ho già fatte le mie scuse. Concedo che questo generalmente possa chiamarsi atto proditorio. per farmi capire ch'è del mio parere..Che piano? . qui il padre.. . rendendo il bicchiere a un servitore.Quand'è così.Ma ascolti. .ma come volete che il giudice parli. per aiutarmi a persuader questo signore? .Piano. .Scuse magre: . ma ascolti. signor dottor riverito. . Il podestà strinse le labbra. . ..Io. ma ascolti. Percotere un disarmato è atto proditorio. bastonabile bastonabilissimo.Niente.Mi perdoni. secondo le leggi della cavalleria moderna. violabile violabilissimo.. né bastonate. senza avergliene chiesta licenza.

non lo voleva lì. . il quale è insieme il perfetto religioso e l'uomo di mondo.In verità. suo parente più prossimo. ossia il cardinale di Richelieu. il padre disse una parolina in segreto a sé medesimo: "queste vengono a te. non creda.Lui? . e naturalizzato francese: Filippo IV. come si chiama il padre? . . .Ma.disse il conte Attilio.Non son lontano dal credere.me lo volete far ridire: lo conosce. Ma il padre sa. tenendo brandita in aria la forchetta. meglio di me. e gli aveva mosso guerra. . con istanze. ma ricordati. la seconda perché gliela negasse. e rivolgendosi al padre. padre? Dica.animo. per sua bontà. mi vuole un po' di bene. e che tutto ciò che tocca te solo.scappò fuori don Rodrigo.che le cose si possano accomodare. sia detto col dovuto rispetto. . per le stesse ragioni.in verità io non so intendere come il padre Cristoforo.disse don Rodrigo: .disse.Non creda. dottore. non val niente. così le due parti s'adoperavano. Per buona sorte che il supposto è impossibile.ho sentito che a Milano correvan voci d'accomodamento.. .. . quanto voi: non è vero. Siccome poi quel ducato era feudo dell'impero. . alla morte di Vincenzo Gonzaga. se non ha fatta la sua carovana? In vece di rispondere a quest'amorevole domanda. per voler troncare quella questione. e per esser figliuolo d'un creato del conte duca. dica. posso saperle le cose. cugino mio. presso l'imperator Ferdinando II. Il lettore sa che in quell'anno si combatteva per la successione al ducato di Mantova. con pratiche.ma il padre.A proposito. buona. Senza sfide! Senza bastonate! Addio il punto d'onore: impunità per tutti i mascalzoni. Vediamo un poco come farete per dar ragione in questo al padre Cristoforo. padre Cristoforo. che.. Ho certi indizi. che non aveva lasciata prole legittima. . abbia voluto cavarsi. a voi.. non abbia pensato che la sua sentenza.Padre Cristoforo . ne venne a suscitare un'altra. suo ben affetto.interruppe il podestà. Ma don Rodrigo.rispose il dottore. ossia il conte d'Olivares. . Che si poteva mai rispondere a ragionamenti dedotti da una sapienza così antica.disse il cugino: . signor conte. che non sei qui per te. con una celia. . non entra nel conto". con minacce. che voleva sempre più divertire la disputa dai due primi contendenti.. perché il signor castellano spagnolo. sosteneva quel principe. comunemente chiamato il conte duca.Sarà. . . era entrato in possesso il duca di Nevers. siete un uomo. anzi aiutasse a cacciarlo da quello stato. è informato d'ogni cosa. in una disputa cavalleresca.rispose più d'uno. con queste sue massime.. ottima e di giusto peso sul pulpito. in questo cantuccio. e io credo che. . . e sempre nuova? Niente: e così fece il nostro frate. lei vorrebbe mandare il mondo sottosopra. per dar ragione a tutti.. padron mio colendissimo. frate. questa volta. .Animo.Io. che ogni cosa è buona a suo luogo. . . del quale. la prima perché accordasse l'investitura al nuovo duca. che. . dall'impiccio di proferire una sentenza. Luigi XIII.

. Mi fa pur ridere quel caro signor cardinale. e so di buon luogo che il papa. sempre col vento in poppa. e tutti que' politiconi (che ce n'è di diritti assai. perché quel brav'uomo del signor castellano si degna di trattenersi meco. saprà ben lui farlo rigar diritto. Il podestà rispose con un inchino. trova la contrammina già bell'e fatta dal conte duca.. per amor suo. continuò.Signor podestà. e il signor cardinale di Riciliù farà un buco nell'acqua. quegli stessi che scrivono i dispacci. .. e. in questo momento? Crede lei che non ci sia altro che Mantova a questo mondo? le cose a cui si deve pensare son molte. per sentir cosa diranno i posteri. e signori miei! . si voltò all'improvviso. testa vuol esser: e teste come la testa d'un conte duca. . perché tutto ciò che si faceva o si diceva in onore del conte duca. . ce n'è una sola al mondo.Le dico che a me accade ogni giorno di parlare in Milano con ben altri personaggi. fino a che segno l'imperatore possa ora fidarsi di quel suo principe di Valdistano o di Vallistai. Ma stia pur di buon animo... come la pensi l'imperatore.. sa lei. quando accenna a destra. . come un bastimento disimbrogliato da una secca.Il nome legittimo in lingua alemanna. Io posso parlare con qualche cognizion di causa.Mi vuole insegnare. stimolato anche da' versacci che faceva il cugino. come se gli venisse un'ispirazione. e gli accennò che portasse un certo fiasco. interessatissimo. signor mio. signor mio. Il conte duca. sua santità fa il suo dovere.interruppe ancora il podestà.. e quegli stessi che devon metterli in esecuzione.. con qualche confidenza. Sa il cielo quando il podestà avrebbe preso terra. . suda. o con le cattive. si può esser sicuri che batterà a sinistra: ond'è che nessuno può mai vantarsi di conoscere i suoi disegni.. Quel pover'uomo del cardinale di Riciliù tenta di qua.. e le mani lunghe. .. signori miei. il signor duca di Nivers non ce le metterà. perché il conte duca ha l'occhio a tutto. Dico il vero. che. parlando col dovuto rispetto. la cosa è in regola. che vorrei rinascere di qui a dugent'anni. un papa deve sempre metter bene tra i principi cristiani. che il signor duca di Nivers non metta le radici in Mantova. e un po' maravigliato anche lui di non incontrar mai uno scoglio: . come l'ha fisso.. per la pace. Il conte tacque. o come lo chiamano. s'ingegna: e poi? quando gli è riuscito di scavare una mina. Ha l'occhio per tutto. che farebbe perder la traccia a chi si sia: e. e mi sapranno dire se il vino sia degno del personaggio -. Sa lei. con le buone.il conte duca è una volpe vecchia. da quel gran politico che è. fiuta di là. con quella sua testa. con un Olivares.? . Il conte duca. ..Così dev'essere. per esempio. per fargli intendere che. e. che il conte duca te l'ha già indovinato. a vele gonfie. nel quale traspariva un sentimento di riconoscenza particolare. e per tutto. non si può negare) hanno appena immaginato un disegno. Vagliensteino mi dà poco fastidio. con que' suoi fili tesi per tutto. ma don Rodrigo gli dié d'occhio. e. con quelle sue strade coperte. di questa bella pretensione. sa appuntino cosa bolle in pentola di tutte l'altre corti. com'è. ma don Rodrigo.E. e il podestà. non ne capiscon niente. come l'ho sentito proferir più volte dal nostro signor castellano spagnolo.. Ci vuol altro che invidia. dico. ma il conte duca ha la sua politica. a un servitore.disse poi: . e se. ha fatto proposizioni. il corso della sua eloquenza. lo riteneva in parte come fatto a sé. viceversa.è Vagliensteino. cessasse di contraddire. e. e se Vagliensteino vorrà fare il bell'umore. .proseguiva il podestà. a voler cozzare con un conte duca.un brindisi al conte duca. e giustamente. se ha fisso il chiodo.riprendeva il conte.

gridava il podestà. esprimeva molto più che non avrebbe potuto far con parole..Come! . . proferisco. .si tratta d'un brindisi al conte duca. che un liquor simile non si trova in tutti i ventidue regni del re nostro signore. col capo alzato. a regnar sopra di loro. quando. per voce pubblica. e in elogi del vino. impiccarli. e non potrei.Esempi! esempi! senza esempi non si fa nulla. che Dio guardi: dichiaro e definisco che i pranzi dell'illustrissimo signor don Rodrigo vincono le cene d'Eliogabalo.Servite il padre.E i fornai. . et in eam ivi sententiam. senza misericordia. . il dottore rispose. e tutti parlarono della carestia.che nascondono il grano. .domandò don Rodrigo. di quelli che. gran privato del re don Filippo il grande. i commensali: ma quella parola.gridarono. son conosciuti come i più ricchi e i più cani.. Tirato fuor del bicchiere un naso più vermiglio e più lucente di quello. fuor che il dottore. era il termine in uso. . passando per una fiera.. Privato. a que' tempi.Impiccarli! impiccarli!. chi non lo sapesse.Appunto.esclamò. Vuol dunque far credere ch'ella tenga dai navarrini? Così si chiamavano allora. .Viva mill'anni! .diceva un altro: .. conte d'Olivares. che il dottore aveva buttata fuori a caso. duca di san Lucar. . ma il fracasso era forse più grande che se ci fosse stato disparere. con le labbra strette. per ischerno.Che ne dite eh. . e sentenzio che questo è l'Olivares de' vini: censui. Impiccarli. dai principi di Navarra. dottore? . convenne bere. e che la carestia è bandita e confinata in perpetuo da questo palazzo. i Francesi. dove siede e regna la splendidezza. Chi. con Enrico IV. per significare il favorito d'un principe.Non c'è carestia. . . e salterà fuori grano da tutte le parti. .rispose il padre: . A tale scongiuro. il quale. .disse don Rodrigo. alzando il bicchiere. nostro signore! . Parlavan tutti insieme. Tutti i commensali proruppero in esclamazioni.ma ho già fatto un disordine. . che avevan cominciato. .giustizia sommaria. diceva uno: . con gli occhi fissi. .gridava più forte il conte Attilio: . Pigliarne tre o quattro o cinque o sei. Qui andavan tutti d'accordo. e impiccarli.Viva mill'anni don Gasparo Guzman. rivolse in un punto tutte le menti a quel tristo soggetto.sono gl'incettatori. . a una voce.Che processi? . almeno nel principale.dico.Mi perdoni. carestia. tra una sonata e .risposer tutti. battendo con enfasi ogni sillaba: .Ben detto! ben definito! .disse don Rodrigo: .De' buoni processi. s'è trovato a goder l'armonia che fa una compagnia di cantambanchi..

Chiesta poi licenza agli ospiti. non era secondo le regole della sua politica. In quanto al mio onore. ma congedare un cappuccino. .. ognuno accorda il suo stromento. per far paura a un povero curato. Pensi che Dio ha sempre gli occhi sopra di loro. S'andava intanto mescendo e rimescendo di quel tal vino. discorsi. i fatti altrui. cercando le parole. gli disse: . . che s'era subito alzato con gli altri.. e facendo scorrere tra le dita le ave marie della corona che teneva a cintola. e potendolo.. e così dovuta a de' poverelli. la coscienza. con guardinga umiltà: . che prenderlo con maniera arrogante. con un tono sommesso: . L'innocenza è potente al suo. non c'era mezzo più sicuro e più spedito. Cert'uomini di mal affare hanno messo innanzi il nome di vossignoria illustrissima. aveva preso tra le dita. Egli che stava sospeso. e seco tutta la rubiconda brigata. in atto contegnoso. ma il modo con cui eran proferite. e disse. e sbrigati.disse don Rodrigo. e non dargli luogo di venire alle strette. Don Rodrigo intanto dava dell'occhiate al solo che stava zitto. L'avrebbe mandato a spasso volentieri.vengo a proporle un atto di giustizia. restituire al diritto la sua forza. confonder coloro. ma in aria di non voler andarsene. .se ho detto cosa che le dispiaccia. e lo condusse in un'altra sala. quando verrò a confessarmi da lei. per volgere il discorso in contesa. in mezzo al rumore degli altri. senza interrompere il chiasso.eccomi a' suoi comandi -. risolvette di mandar giù qualunque cosa piacesse all'altro di dire. come se in qualcheduna di quelle sperasse di trovare il suo esordio. se non so parlare come si conviene. Fra Cristoforo. ma si degni ascoltarmi. ha da sapere che il custode ne son io. Per dar coraggio al nostro fra Cristoforo.l'altra. e le lodi di esso venivano. Lei può. e impedirgli di compire il suo dovere.Lei mi parlerà della mia coscienza. Il suono delle parole era tale. e che chiunque ardisce entrare a parte con me di questa cura. s'avvicinò. com'era giusto. s'alzò da tavola.. e di liberarsene. a pregarla d'una carità.. Mi corregga pure. lo riguardo come il temerario che l'offende. prima d'essere stato ascoltato.. e metteva davanti agli occhi del suo accigliato ascoltatore il teschietto di legno attaccato alla sua corona. s'immagini che tale fosse la consonanza di quei. e io solo. al cui cospetto dobbiam tutti comparire. con una parola. frammischiate alle sentenze di giurisprudenza economica. senza dar segno d'impazienza né di fretta. e lo vedeva sempre lì fermo. ciò ch'era assai più. Poiché la seccatura non si poteva scansare. Per amor del cielo. è stato certamente contro la mia intenzione. Lo può. e sollevar quelli a cui è fatta una così crudel violenza. pesa le parole. a quel fare di don Rodrigo. e impiccarli. affine di sentirlo distintamente. voleva dir chiaramente: bada a chi sei davanti.In che posso ubbidirla? . e che le loro grida. così dicendo. piantandosi in piedi nel mezzo della sala. mi riprenda. Ma pensando quanto importasse di non guastare i fatti suoi o. i loro gemiti sono ascoltati lassù. e per soverchiare due innocenti.. . al frate. e fatto di meno di quel colloquio. si sentì subito venir sulle labbra più parole del bisogno. si risolvette d'affrontarla subito. s'impegnò tanto più alla sofferenza. sicché le parole che s'udivan più sonore e più frequenti. e rispose subito.e. facendolo stridere quanto più può. se si può dire. Capitolo VI . erano: ambrosia. corresse e temperò le frasi che gli si eran presentate alla mente. l'onore. senza avergli dato udienza.non s'ostini a negare una giustizia così facile. avvertito da queste parole che quel signore cercava di tirare al peggio le sue. per quel Dio. senza far atto che tendesse a ricordare che stava aspettando..

facendo atto d'andarsene.Ebbene.. è vero.. . sarebbe il vederlo indosso a uno che ardisse di venire a farmi la spia in casa.lei non crede che un tal titolo mi si convenga.. alzate le mani. come fanno gli altri? Ma in casa mia! Oh! . e non si prenda la libertà d'infastidir più a lungo un gentiluomo. interrompendo. rattenuta a stento fin allora. Non mi dica di no: non voglia tener nell'angoscia e nel terrore una povera innocente. mandando un suo ministro. so benissimo andare in chiesa.la mi preme. ..disse don Rodrigo.io non so quel che lei voglia dire: non capisco altro se non che ci dev'essere qualche fanciulla che le preme molto. ma un suo ministro. dando indietro due passi. Lei sente in cuor suo. con istizza. . in que' casi.La vostra protezione! . e. l'indegnazione del frate. e voglia il cielo che non venga un giorno in cui si penta di non avermi ascoltato. come per supplicare e per trattenerlo ad un punto. frate?. quando mi viene lo schiribizzo di sentire una predica. indegno e miserabile.e continuò.Come parli. Una parola di lei può far tutto.interruppe bruscamente don Rodrigo: . .giacché lei crede ch'io possa far molto per questa persona. son due anime che. signor don Rodrigo.. postandosi fieramente sul piede destro. quel Dio le usa ora un tratto di misericordia. non è né vile né spregevole.riprese ansiosamente il padre Cristoforo.disse don Rodrigo. Non le mancherà più nulla. l'una e l'altra. col sembiante di chi inghiottisce una medicina molto amara.. qual gloria.il rispetto ch'io porto al suo abito è grande: ma se qualche cosa potesse farmelo dimenticare. ma non più di lei. traboccò. padre! . a pregar per una innocente. il nostro frate gli s'era messo davanti.. . ma con gran rispetto. mi premon più del mio sangue. ma. Don Rodrigo! io non posso far altro per lei. mettendo la destra sull'anca. sa lei che. ma non senza qualche raccapriccio. .disse don Rodrigo. ..Eh. alzando la sinistra con l'indice teso verso don Rodrigo.lei mi tratta da più di quel che sono. M'ascolti. che il passo ch'io fo ora qui. rispose ancora: . .la vostra protezione! È meglio che abbiate parlato così. Avete colmata la misura.Sa lei. . Vada a far le sue confidenze a chi le piace. la consigli di venire a mettersi sotto la mia protezione. giacché questa persona le sta tanto a cuore. fra Cristoforo valeva veramente per due. che pregar Dio. e piantandogli in faccia due occhi infiammati: . . e.E quel Dio che chiede conto ai principi della parola che fa loro sentire. Non voglia metter la sua gloria.Ebbene? . A siffatta proposta. e non vi temo più. Il predicatore in casa! Non l'hanno che i principi.In somma. Tutti que' bei proponimenti di prudenza e di pazienza andarono in fumo: l'uomo vecchio si trovò d'accordo col nuovo. padre. . o ch'io non son cavaliere. che abbiate fatta a me una tale proposta. con un sorriso forzato di scherno: ..esclamò. ma lo farò ben di cuore. nelle loro regge. Al moversi di don Rodrigo. riprese: . Questa parola fece venir le fiamme sul viso del frate: il quale però. al quale l'atto e il contegno di don Rodrigo non permettevano d'abbandonarsi alla speranza che parevano annunziare quelle parole. e nessuno ardirà d'inquietarla.. signor don Rodrigo! qual gloria dinanzi agli uomini! E dinanzi a Dio! Lei può molto quaggiù. . ..Ebbene. .

abbassò il capo. Queste parole così chiare acquietarono in un momento il padre Cristoforo. e la vedremo. gridò: . s'aggiunse alla rabbia un lontano e misterioso spavento. e per esser già vecchio. che. villano temerario. In faccia al signore. Onde. e suggezione di quattro sgherri. sentite bene quel ch'io vi prometto. meglio d'ogni altro. associata l'idea di sofferenza e di silenzio. e riceve la grandine come il ciel la manda. il povero vecchio non si sarebbe mai arrischiato d'accennare. un uomo ritirarsi pian piano. Don Rodrigo era fin allora rimasto tra la rabbia e la maraviglia. e ti salva dalle carezze che si fanno a' tuoi pari. e i più minuti particolari. vide nell'altra stanza dove entrava. le più antiche tradizioni.. aveva però ritenuto quel servitore. Verrà un giorno. sebben di massime e di costume diverso interamente dal suo. e perché. e facendo brigata nuova.! . e Dio ha saputo spezzarlo. il padre Cristoforo chinò il capo. e non può più far paura. . cioè prima che nascesse don Rodrigo.Ho compassione di questa casa: la maledizione le sta sopra sospesa. Quando il frate ebbe serrato l'uscio dietro a sé. e. con impero sprezzante. nel forte della burrasca. dando lo sfratto a tutta la famiglia. forse da quarant'anni.tu tratti da par tuo. State a vedere che la giustizia di Dio avrà riguardo a quattro pietre.Parlo come si parla a chi è abbandonato da Dio. Le . Lucia. Così dicendo.escimi di tra' piedi. All'idea di strapazzo e di villanià. nella sua mente. e rimase immobile. e da tanto tempo. che non ho più bisogno di riguardi a parlarvene. così bene. strisciando il muro. Ma ringrazia il saio che ti copre codeste spalle di mascalzone. ma.. i quali se ne ridevano. e una gran pratica del cerimoniale. e per sentirlo ricantar le lodi dell'antico modo di vivere in quella casa. per troncar quella dell'infausto profeta. di cui conosceva. attonito. ritirata placidamente la mano dagli artigli del gentiluomo. il nuovo padrone. al cader del vento. compensava però questo difetto con due qualità: un'alta opinione della dignità della casa. a quel complimento. e prendevano anzi piacere qualche volta a toccargli quel tasto. un uscio in faccia a quello per cui erano entrati.Villano rincivilito! . Voi avete creduto che Dio abbia fatta una creatura a sua immagine. Afferrò rapidamente per aria quella mano minacciosa. come per non esser veduto dalla stanza del colloquio. quando sentì intonare una predizione. e con gli occhi immobili. a passi infuriati. non che d'esprimere la sua disapprovazione di ciò che vedeva tutto il giorno: appena ne faceva qualche esclamazione. Morto lui. ma voi. il campo di battaglia. per insegnar loro a parlare. e riconobbe il vecchio servitore ch'era venuto a riceverlo alla porta di strada. un albero agitato ricompone naturalmente i suoi rami. gli cadde ogni spirito d'ira e d'entusiasmo. con tanta certezza. e non gli restò altra risoluzione che quella d'udir tranquillamente ciò che a don Rodrigo piacesse d'aggiungere. il quale era stato tutt'un'altra cosa.. per questa volta. lasciando don Rodrigo a misurare.proseguì don Rodrigo: .. per darvi il piacere di tormentarla! Voi avete creduto che Dio non saprebbe difenderla! Voi avete disprezzato il suo avviso! Vi siete giudicato. . Il cuore di Faraone era indurito quanto il vostro. e in quanto a voi. La vostra protezione! Sapevo bene che quella innocente è sotto la protezione di Dio. Era costui in quella casa. Esci con le tue gambe. poltrone incappucciato. additò. qualche rimprovero tra i denti a' suoi colleghi di servizio. dico: vedete come io pronunzio questo nome con la fronte alta.Come! in questa casa. era.. non trovando parole. voi me lo fate sentire ora. alzando la voce. entratovi al servizio del padre. Lucia è sicura da voi: ve lo dico io povero frate. come. per fargli dir di più che non avrebbe voluto. e se n'andò.

.rispose il servitore: . per invitarlo a entrar con lui in un andito buio.Il Signore vi ricompenserà. senza dir altro.ma lei vada via subito e. e ho bisogno di parlarle. pure studiò di più il passo. col dito stesso. . per poter riportare un avviso. . Mi tocca a vedere e a sentir cose. . e.! Ma io vorrei salvar l'anima mia. . Così dicendo. per amor del cielo. e voltate le spalle a quella casaccia. alzò gli occhi verso l'occidente. Il padre Cristoforo lo guardò. qual si fosse. ma il vecchio se gli accostò misteriosamente. Quando furon lì. commosso e sottosopra. e il frate.. che rispondeva nel cortile.Dite presto.. .. gli disse sotto voce: . Ne' giorni poi d'invito e di ricevimento. visto il campo libero. prima di notte: che era una delle leggi più precise. . il volto del quale rispose a quell'ultima parola più chiaro che non avrebbe potuto fare qualunque protesta. .sue censure non arrivavano agli orecchi del padrone che accompagnate dal racconto delle risa che se n'eran fatte. vide il sole inclinato. e spero di scoprir tutto. e vedrò di venir domani al convento. uscì. buon uomo. fra Cristoforo respirò più liberamente. Ma quella così inaspettata esibizione del vecchio era stata un gran ristorativo per lui: gli pareva che il cielo gli avesse dato un segno visibile della sua protezione.Il Signore vi benedica! . partì. Lasci fare a me. Ma ora starò sull'intesa.non mancate di venir domani. e pensò che rimaneva ben poco del giorno. ho sentito tutto. "Ecco un filo.! cose di fuoco! Sono in una casa. e s'avviò in fretta per la scesa. a' suoi protetti. se ne ha voglia. . per l'altra parte dell'andito. e seguitava la sua strada.proseguì il frate: .. E in quella casa medesima! E senza ch'io sognassi neppure di cercarlo!" Così ruminando.padre. per quel che aveva sentito. mise il dito alla bocca. Noi non intendiamo di dar giudizi: ci basta d'aver dei fatti da raccontare.. Quell'uomo era stato a sentire all'uscio del suo padrone: aveva fatto bene? E fra Cristoforo faceva bene a lodarlo di ciò? Secondo le regole più comuni e men contraddette. e più severamente mantenute del codice cappuccinesco. il vecchio diventava un personaggio serio e d'importanza. gli fece un cenno. tutto infocato in volto.e. dimodoché riuscivano anche per lui un soggetto di scherno. gli stava curvo dinanzi.. non mi nomini -.. che già già toccava la cima del monte. che. in un salotto. quantunque più vecchio di lui. senza risentimento. Il servitore gli additò l'uscita.un filo che la provvidenza mi mette nelle mani.. . chiamò fuori il buon frate.pensava. come ognuno può immaginarsi. Ma io so molte cose. Allora.. il frate mise la mano sul capo bianco del servitore. e per quel che aveva detto.C'è qualche disegno? . e guardando intorno. . benché sentisse le ossa gravi e fiaccate da' vari strapazzi di quella giornata.Qui no: guai se il padrone s'avvede. lo salutò. passando.Qualcosa per aria c'è di sicuro: già me ne son potuto accorgere. è cosa molto brutta. ma che il lettore risolverà da sé. ma quel caso non poteva riguardarsi come un'eccezione? E ci sono dell'eccezioni alle regole più comuni e men contraddette? Questioni importanti. nell'attitudine d'un figliuolo. e arrivar poi al convento. e poi. Uscito fuori.Verrò. . proferendo sottovoce queste parole.

il curato può strillare. quantunque sia quell'uomo che è -. ma non è necessario che voglia. non avrò imparato nulla. . e il matrimonio è bell'e fatto. per levarsi dalla vista di lei così accorata. e la cosa è facile.che. ci vuole bensì il curato. che vedrò di farvela intendere. quanto bisogna.Intanto. fuor dell'unghie di questo ribaldo. in realtà.esclamò Lucia. nella casetta di Lucia. i tre rimasti erano stati qualche tempo in silenzio. questo è mio marito. La cosa è tale quale ve la dico: per segno tale che una mia amica. facendo in quella maniera. e. e la guardò con un volto ch'esprimeva più maraviglia che fiducia in una promessa tanto magnifica. ruppe il silenzio in questi termini: .Ascoltate e sentirete.ma come. sul bergamasco.Possibile? . a due passi di qui. per cui la cosa era divenuta tanto stranamente e dolorosamente difficile. . in apparenza. ottenne il suo intento. a saperla fare. che ne aveva sospetto. strepitare. N'è vero. de' quali ci conviene informare il lettore. figliuoli! Se volete aver cuore e destrezza.. che non abbia tempo di scappare. Bisogna che il curato senta.Facile. e. Io ho sentito dire da gente che sa.. che voleva prender uno contro la volontà de' suoi parenti.a quel vostra Lucia si riscosse. Lucia preparando tristamente il desinare. L'uomo dice: signor curato.C'è dubbio? . Lucia rimase lì. . . Renzo sul punto d'andarsene ogni momento. tutto il mondo è paese. che serve? perché il mio cuore era qui.? . e Renzo disse subitamente: . . si sarebbe già un pezzo avanti? E che a tutto il resto si troverebbe più facilmente ripiego? .Come ho detto io. siete marito e moglie.cuore? destrezza? dite.domandò Renzo.Ascoltatemi bene.Come! .. si mette su casa là. stava maturando un progetto. per fare un matrimonio..Come sta questa faccenda? . che i testimoni sentano.io m'impegno di cavarvi di quest'impiccio. gli è. e più presto del padre Cristoforo.replicò Agnese. Dopo la partenza del frate. .Sì.cuore e destrezza. Il curato. Quando le parole son dette. sacrosanto come se l'avesse fatto il papa. . . chi lavora seta è ricevuto a braccia aperte. . che farei fortuna.proseguì Agnese. se vi fidate di vostra madre.dissero insieme que' due. che.Sentite. si va tutti insieme. fare il diavolo. stava all'erta. Agnese tutta intenta. erano stati messi in campo e ventilati disegni.disse Renzo: . questa è mia moglie.Facile! . e non sapendo staccarsi. . è inutile. basta che ci sia. in trent'anni che ho passati in questo mondo. la donna dice: signor curato. quando le parve maturo. meglio forse. all'aspo che faceva girare. Ma.riprese la madre: .maritati che fossimo. Bisogna aver due testimoni ben lesti e ben d'accordo.disse Lucia: . se foste maritati. prima che nasceste voi altri. ma i due diavoli . Lucia? .. lontano dalla tentazione di fare uno sproposito.state a vedere che. . dite pure quel che si può fare. .disse Agnese: .. Sapete quante volte Bortolo mio cugino m'ha fatto sollecitare d'andar là a star con lui. . e anzi ne ho veduto io un caso. Maritati. . Si va dal curato: il punto sta di chiapparlo all'improvviso. si vive in santa pace.Non è vero. com'ha fatto lui: e se non gli ho mai dato retta. .

con quel suo contegno sommesso.Come! se fosse vero! . per verità. e non sono creduta: bene bene. faceva di tutto per iscapolarsene. che lo colsero in un punto giusto. . . .Se è cosa che non istà bene. come gli è piaciuto. vi considero come se foste proprio mia madre.seppero far così bene.Che! .disse Agnese.Perché? . in capo a tre giorni.disse Lucia. e per prender questo figliuolo. . è come lasciar andare un pugno a un cristiano. . e furon marito e moglie: benché la poveretta se ne pentì poi.Perché. dato che gliel abbiate. siccome non ricorrevano a un tale espediente. e riguardo al pericolo di non ci riuscire: ché. . quando lo volete sapere. . quando un d'essi venisse pure sorpreso da una di quelle coppie.non bisogna farla. me . . . e dimenticare un proponimento che..rispose Agnese.Non bisogna parlarne al padre Cristoforo.L'è chiara.disse Renzo. Queste parole fecero svanire il piccolo sdegno d'Agnese. . ... prima di far la cosa.Ma perché dunque.In mente? . i religiosi dicono che veramente è cosa che non istà bene....La legge l'hanno fatta loro. perché la cosa mi par troppo bella. e noi poverelli non possiamo capir tutto. .disse Renzo. come Proteo dalle mani di coloro che volevano farlo vaticinare per forza.disse Renzo. accompagnata da testimoni. e.ma. Agnese diceva il vero. Ecco.Che volete ch'io vi dica? .domandarono a un tratto i due giovani. e riguardo alla possibilità. . . né anche il papa non glielo può levare. contenta me. Sono nelle vostre mani.disse Renzo.pensa se non gli sarà venuta in mente! Ma non ne avrà voluto parlare...Anche voi credete ch'io dica fandonie. se non persone che avesser trovato ostacolo o rifiuto nella via ordinaria. . non era stato serio. . così i parrochi mettevan gran cura a scansare quella cooperazione forzata. .Ah no! non ci abbandonate. per prendere un rompicollo.perché questa cosa non è venuta in mente al padre Cristoforo? .disse Lucia. perché. e chi fa nascer tutte le difficoltà è un birbone. guardandola con un'aria d'aspettazione supplichevole. e che sia ben fatta. ma. E poi quante cose.Se fosse vero.Parlo così.Come può essere che non istia bene. cavatevi d'impiccio come potete: io me ne lavo le mani. e il signor curato.disse Agnese. . . Non istà bene. dissero le parole. . mamma. Lucia! . fatta che sia. che l'intenderebbe ognuno.rispose Agnese: . ma. che pensi tu che ti dirà il padre? "Ah figliuola! è una scappata grossa. quand'è fatta? . Io m'affanno per voi. . .ti vorrei forse dare un parere contro il timor di Dio? Se fosse contro la volontà de' tuoi parenti.proseguì Agnese: . e ben riuscita. .

sarà contento anche lui. e le donne. tutto rincorato. . . quanto meno aspettata. e lo trovò in cucina. battendo il pugno sulla tavola. .disse Agnese. e scapperà come il diavolo dall'acqua santa. con volto grave. su questa materia. erano a tavola. con uno sguardo bieco d'amor rabbioso. senza trovar che rispondere a quel ragionamento.L'ho trovato io il verso. E. . in questo caso. messo sulle ceneri calde. a cose fatte. E seguitò esponendo il suo pensiero. che stava apparecchiata a riceverla: e parve una piccola luna. e Dio ci aiuterà: il padre Cristoforo l'ha detto. che venisse il momento di scodellare. e che intanto sappiano stare zitti! E poter cogliere il signor curato che. ne aveva. con un'aria d'intelligenza. Sentiamo il suo parere. Mentre Renzo barattava i saluti con la famiglia. Le tribolazioni aguzzano il cervello: e Renzo il quale. Nondimeno le donne dissero cortesemente a Renzo : .volete restar servito? -. di gran saraceno. . . complimento che il contadino di Lombardia. fissando. partì in fretta. benché sia pesante di sua natura. Al padre racconteremo tutto.Lasciati guidare da chi ne sa più di te. la moglie di Tonio. diventerà lesto come un gatto. e lì parleremo -. per non disturbar le tue donne. non ne sembrava però capacitata: ma Renzo. e non del numero e della buona voglia de' commensali: e ognun d'essi. con una mano. disse: . in un gran cerchio di vapori. .Che bisogno c'è di chieder pareri? Dio dice: aiutati. con un ginocchio sullo scalino del focolare. da far onore a un giureconsulto. che Agnese approvò in tutto e per tutto.venivo solamente per dire una parolina a Tonio.Piano. pareva pensare alla porzione d'appetito che le doveva sopravvivere. possiamo andar a desinare all'osteria.Lucia. .disse Renzo. un fratello.disse Renzo. La proposta fu per Tonio tanto più gradita. una piccola polenta bigia. l'orlo d'un paiolo. con un atto di preghiera.rispose Renzo: . Lucia. se dobbiamo ora aiutarci con un po' d'ingegno? No. . La mole della polenta era in ragion dell'annata. in cuor suo. e tre o quattro ragazzetti. Tonio scodellò la polenta sulla tafferìa di faggio. salutando Lucia. la cosa è fatta. ch'io t'aiuto. immaginata una. . Ma credi pure che. nel sentiero retto e piano di vita percorso da lui fin allora. I religiosi devon parlar così.disse Lucia: .l'avete fatta".disse Agnese. secondo che aveva disegnato. Andò addirittura.E i testimoni? Trovar due che vogliano. dimenava. e facendo balzellare le stoviglie apparecchiate per il desinare. con gli occhi fissi al paiolo. e lui fosse all'ultimo boccone. e. ch'era lì poco distante. quand'anche questo fosse un ricco epulone alzatosi allora da tavola. ritti accanto al babbo. . se vuoi. la vivanda comune. stavano aspettando. . non s'era mai trovato nell'occasione d'assottigliar molto il suo. La madre. col matterello ricurvo. .Son imbrogli. non mi mancherete. l'ho trovato. . Finora abbiamo operato sinceramente: tiriamo avanti con fede. Vado e torno con la risposta -.quand'è così. Ma non c'era quell'allegria che la vista del desinare suol pur dare a chi se l'è meritato con la fatica.volete voi mancarmi ora? Non avevamo noi fatto tutte le cose da buon cristiani? Non dovremmo esser già marito e moglie? Il curato non ci aveva fissato lui il giorno e l'ora? E di chi è la colpa. . e tenendo. principian presto a ragionare) non videro mal volentieri che si . da due giorni. al vedervi comparire in quella conformità. alla casetta d'un certo Tonio. vi so dir io che. e anche i bimbi (giacché.Vi ringrazio. Tonio. e chi sa di quant'altri paesi! non lascia mai di fare a chi lo trovi a mangiare.non son cose lisce. e Agnese. che. se ne sta rintanato in casa? E farlo star lì? ché.

con due testimoni.! . nel predicare. ogni volta che c'incontriamo. .Tu vuoi ch'io venga per testimonio? .Per l'appunto. disse a Tonio: .E pagherai per me le venticinque lire? .Ma. se sarei contento! Se non foss'altro.Ma. Giunti all'osteria del villaggio. e dicendo io: questa è mia moglie. con aria di mistero.Dici davvero? . comandami pure.rispose Tonio.è perché..Di' su. che mi fa il signor curato. lì in pubblico: quelle venticinque lire! Che maledette siano le venticinque lire! E poi. io intendo di darti il mezzo di pagarlo. Renzo. Ma. per quel negozio? A tal segno che quando. L'invitato non istette a domandar altro.Davvero. . con tutta libertà. e il più formidabile.Oggi mi butterei nel fuoco per te. Renzo! tu mi guasti il benefizio. io sto quasi in timore che abbia a dirmi. e que' cenni col capo. il matrimonio è bell'e fatto. . m'avrebbe a restituir la collana d'oro di mia moglie.. ricordatevi: Tonio.. e andò con Renzo.. che la baratterei in tanta polenta.se tu vuoi farmi un piccolo servizio. mescendo. parla. . per non veder più que' versacci. in una perfetta solitudine. .Il signor curato va cavando fuori certe ragioni senza sugo. che lavoravi. presentandosegli davanti i due sposi. . se tu vuoi.sottraesse alla polenta un concorrente. le venticinque lire son preparate. .Parla. seduti. . .disse Renzo. io te ne voglio fare uno grande. mi fissa quegli occhi addosso.Contento? Per diana. ma. votato un boccale di vino.Ah. giacché la miseria aveva divezzati tutti i frequentatori di quel luogo di delizie. mettendo il dito alla bocca. se tu mi vuoi fare un servizietto. e Lucia: questo è mio marito.Tu hai un debito di venticinque lire col signor curato.disse Renzo. quando ci vediamo. Mi dicon di sicuro che. per fitto del suo campo. fatto portare quel poco che si trovava. . per tirare in lungo il mio matrimonio. l'anno passato. . E poi sempre: Tonio. Renzo. .Fa bisogno di queste cose? tu mi conosci. e io in vece vorrei spicciarmi. Eh? saresti contento? .Se ti parlo del debito. Con che cosa mi vieni fuori? M'hai fatto andar via il buon umore. . . M'hai tu inteso? . .

.Così l'intendo. Questa andava opponendo a ogni ragione.Domani. mettendo di nuovo il dito alla bocca. Tu gli pagherai da bere? .. come si suol fare con un fanciullo. . ma i due infervorati le badavan poco.. da metterle il cuore in pace. . s'era affaticata invano a persuader la figliuola. In questo tempo Agnese.rispose Tonio. . .rispose Renzo. .Birba chi manca. sono in debito io con mia moglie. e che s'indurrà poi. a ciò che si vuol da lui..E da mangiare. ora l'una. e Renzo. Quel sempliciotto di mio fratel Gervaso farà quello che gli dirò io. uscirono dall'osteria.! . . non avete pensato a tutto. fece il suo rapporto. . . se tua moglie ti domanda. senza dubbio.disse Renzo. . Qualche pastocchia la troverò. .. e terminò con un ahn? interiezione che significa: sono o non sono un uomo io? si poteva trovar di meglio? vi sarebbe venuta in mente? e cento cose simili..Di bugie. Ma saprà fare? . piegando il capo sulla spalla destra.Gl'insegnerò io: tu sai bene ch'io ho avuta anche la sua parte di cervello.. con le preghiere e con l'autorità. e studiando la fandonia che racconterebbe alle donne. ma.disse Renzo.. .Benone. Tonio avviandosi a casa.! .Ma bisogna trovare un altro testimonio. ora l'altra parte del suo dilemma: o la cosa è cattiva. Con questo..Ma. Lucia tentennava mollemente il capo. .. per intenderci bene su tutto. con un viso che diceva: mi fai torto. . come ti domanderà.Verso sera.Lo condurremo qui a stare allegro con noi.. e tanto tanto.Va bene.va bene. e alzando la mano sinistra.L'ho trovato. e non bisogna farla..Ma. . al quale non si spera di far intendere tutta la ragione d'una cosa.disse Agnese: .discorreremo con più comodo. . .. . Bene.Poh. a render conto de' concerti presi. . che non so se arriverò mai a saldare il conto. o non è. e perché non dirla al padre Cristoforo? Renzo arrivò tutto trionfante.Domattina.

una battaglia importante. Le donne abbassarono il capo. ma per la strada diritta.io voglio esser vostra moglie. e non pareva vicina a finire. e un rumore di tonaca sbattuta. e le toccherò una corda. . come dite voi. sopra pensiero ma non sbalordito.E Perpetua? non avete pensato a Perpetua. senza sua colpa. esacerbato. per far questa cosa.rispose Renzo.. era cosa piùttosto inaudita che rara. e per mera condiscendenza a preghiere disarmate. per di più. e ho un segreto per attirarla. da tanti tentativi andati a vòto. La chiamerò io. a premunire i luoghi minacciati. li lascerà entrare. l'ira prevalse all'abbattimento. . . Lasciamo fare a Quello lassù. . all'altare. . di corsa e non in fuga. Sebbene nessuno dei tre sperasse molto nel tentativo del padre Cristoforo. ma voi! voi due! pensate! avrà ordine di tenervi lontani. ma Lucia non sl lasciava smovere.ma vedo che. col timor di Dio. Renzo mise in campo anche lui la sua eloquenza. afflitto ma non scoraggito. Non volete che sappia trovar Lui il bandolo d'aiutarci.se non si persuade costei. Ah Renzo! non abbiam cominciato così. ma nell'animo di Renzo. meglio che non possiamo far noi. .Benedetta voi! . . nell'entrare. più che un ragazzo da un pero che ha le frutte mature. quando un calpestìo affrettato di sandali. . si porta dove il bisogno lo chiede.l'ho sempre detto che siete nostro aiuto in tutto. senza fare il viso rosso: . giacché il vedere un potente ritirarsi da una soverchieria. somigliante a quello che fanno in una vela allentata i soffi ripetuti del vento. vedrete. Tonio e suo fratello. e per incantarla di maniera che non s'accorga di voi altri. . Capitolo VII Il padre Cristoforo arrivava nell'attitudine d'un buon capitano che.bada bene. a raccoglier le truppe. Si chetaron tutti. Verrò io con voi. . a dar nuovi ordini. in quel momento. da tante speranze deluse.. di non dirgli nulla.. e Agnese ebbe appena tempo di susurrare all'orecchio di Lucia: . e possiate entrare.Io non so che rispondere a queste vostre ragioni.Cosa ci manca? . e spiegar quell'intenzione. . ve'. di bugie.Non c'è nulla da sperare dall'uomo: tanto più bisogna confidare in Dio: e già ho qualche pegno della sua protezione. dalle ripulse di Lucia. . senza esserci costretto.Ma tutto questo non serve a nulla. con tutte codeste furberie? E perché far misteri al padre Cristoforo? La disputa durava tuttavia.disse Renzo. perduta.diceva: .e non c'era verso che potesse proferir quella parola.disse. Quell'annunzio lo trovava già amareggiato da tante sorprese dolorose. . .esclamò Renzo: . e.Ecco: ci ho pensato io.La pace sia con voi. Io voglio esser vostra moglie. bisogna andar avanti a furia di sotterfugi. di finzioni. annunziarono il padre Cristoforo.Come faremo? . che si ostina a dire che è peccato. nulladimeno la trista certezza fu un colpo per tutti.disse Agnese. un po' imbrogliato.

. ma pur troppo ho dovuto intendere ch'è irremovibile. e. poverette.. non ha figurato nemmen di conoscervi... d'un filo che ha. per mezzo del quale io possa farvi sapere quello che occorrerà.. questa volta. Le parole dell'iniquo che è forte. perché non vuole? Non ha detto nemmen questo.esclamò Agnese. una parola amara. due giorni. Nondimeno. dovessero confessarla apertamente. ma. e non te le saprei ripetere. per aiutarvi. Renzo. . .Le sue parole. . Colui non ha proferito il nome di questa innocente. oh! credi pure.. non ha detto di pretender nulla.interruppe Agnese. pazienza! È una magra parola. o chiamar me da una parte. per caso impensato. Può adirarsi che tu mostri sospetto di lui. mandate un uomo fidato. bisogna ch'io corra al convento. essere sfacciato e irreprensibile. per voi... .se il potente che vuol commettere l'ingiustizia fosse sempre obbligato a dir le sue ragioni. ma tu. per non arrivar tardi al convento. e se n'andò. e dirmi cosa sia questo..interruppe Renzo.. io l'ho sentite. di trovarsi pronto e spedito a ciò che potesse richiedere il bisogno de' suoi protetti. andando in su e in giù per la stanza. quando promette dieci. .Cosa volete dire? .Avete sentito cos'ha detto d'un non so che. . Non chieder più in là.Oh Renzo! .. ch'io sento quello che passa nel tuo cuore. Domani io non verrò quassù. correndo. coraggio. Renzo. e alzando la voce. uscì in fretta.. per commetter l'iniquità. non posso dirvi di più.Ha detto dunque quel cane. atterrire e lagnarsi. sappiate tutti ch'io ho già in mano un filo.Chiacchiere! la finirò io: io la finirò! .. e addio.Avrebbe dovuto parlar più chiaro..disse Lucia. giù per quella viottola storta e sassosa. è un uomo che. quanto non aveva mai fatto prima d'allora. né il tuo.Se non c'è altro. . farti sentire che quello di che tu sospetti è certo: può insultare e chiamarsi offeso.gridò. con un viso.rispose il frate. e quasi saltelloni. che gl'impedisse. Per ora. nello stesso tempo. a rischio di buscarsi una buona sgridata. procura di venirci: o se. . Detto questo.. le cose non anderebbero come vanno. e tu. per sostenere..Vorrei sapere. alla presenza del padre Cristoforo. ch'io so mettermi ne' tuoi panni.. digrignando i denti. una penitenza. confidenza in Dio! Voi. devo stare al convento tutto il giorno. che non vuole. per chi non crede. Fede. Si fa buio. povero Renzo! Sarebbe ancora un vantaggio se. da non lasciar dubbio sul senso di quelle parole. e con uno sguardo che comandava amorevolmente la pacatezza : . per aiutarci? . Ma. il giorno dopo. un garzoncello di giudizio.! non vorrai tu concedere a Dio un giorno. penetrano e sfuggono. e sappi. . non vi perdete d'animo.vorrei sapere che ragioni ha dette quel cane. e con una voce.! .. o quel che gli sarebbe pesato ancor più.. Convien fidarsi a lui. per far trionfare la giustizia? Il tempo è suo.Povero Renzo! .Ma qualcosa ha dovuto dire: cos'ha detto quel tizzone d'inferno? . Renzo. per sostenere che la mia sposa non dev'essere la mia sposa. con una voce grave e pietosa. e ce n'ha promesso tanto! Lascia fare a Lui.esclamò Lucia.. tu non potessi. schernire e chieder ragione. . . il tempo che vorrà prendere. Tu.

Stette egli immobile e pensieroso.gridò Renzo. e gridò: questa! sì questa egli vuole.. La cosa non è facile: lo so anch'io. Abbia pur cento. la farò io. e piantandole in faccia due occhi stralunati. Io qui senza di voi. tutt'a un tratto.. più umano.disse Renzo.Me lo promettete? . se volete.. io! È ormai tempo. fermandosi ritto in faccia ad Agnese seduta.! e poi in tre salti.. non dite così. . disse a Renzo. mentre Agnese chiamava e richiamava il giovine per nome. non fate quegli occhi: no. ma il pianto le troncò la voce. . le sospese il pianto.. a contemplar quella faccia supplichevole di Lucia. . . abbassando la voce.disse Agnese. con voce accorata.io non v'avrò. ma non v'avrà né anche lui.. ora. tutt'a un tratto. con una voce e con un viso divenuto. no. il paese: quanta gente mi benedirà.. . . .. non posso vedervi così. diede addietro.E io che male v'ho fatto.voi! Che bene mi volete voi? Che prova m'avete data? Non v'ho io pregata. E bene! .. tra i singhiozzi: .! ..disse Lucia. ma risoluta: non v'importa più dunque d'avermi per moglie. . Fosse al sicuro d'ogni giustizia e d'ogni vendetta.gridò Renzo. Risoluzione e pazienza. . la giustizia. tese il braccio e l'indice verso di essa.. con un viso più che mai stravolto: . Si guarda bene. Sì. supplicando.. ma non importa.Oh Renzo! .! L'orrore che Lucia sentì di queste più chiare parole.La farò io.. foss'anche il figlio del re.riprese ancora in fretta Agnese. e pregata. . e pregata? E voi: no! no! ..Non dite queste cose. piangendo. contro i poveri c'è sempre giustizia. qualche tempo.Per burla! vedrete se sarà burla. ma un'ira tuttavia: .rispose.cominciò Lucia. le braccia. perché mi facciate morire? . Io m'era promessa a un giovine che aveva il timor di Dio. per acquietarlo. Tornate quello di prima. per amor del cielo. con le mani giunte.. e gli palpava le spalle. .esclamò Lucia.disse Lucia. le mani. e il momento arriva. . finalmente è di carne e ossa anche lui. ma un uomo che avesse. neppur per burla.. per amor del cielo. Ha da morire! .Per burla? . verrò. Dio liberi!. poi. verrò. . buttandosegli inginocchioni davanti.Ve lo prometto. il cane assassino: sa come sta. mille diavoli nell'anima..non v'ho mai visto così... con una voce ch'esprimeva un'ira ben diversa. la guardò torvo. e le diede forza di parlare. domani..verrò dal curato.rispose precipitosamente Lucia: . Levando dalle palme il viso lagrimoso.Voi! . la giustizia: lo libererò io. a stento.Che bisogno c'è di dire? La finirò io.Ah no! per carità..Non son discorsi da farsi. e lui a casa del.No. .Non vi ricordate quante braccia ha al suo comando colui? E quand'anche.Sì sì. . . .

. Qui l'autore confessa di non sapere un'altra cosa: se Lucia fosse. senza approvar con parole ciò che non poteva approvare in cuor suo. . per farlo fruttare? Il nostro autore protesta di non ne saper nulla. . . e che bramava ardentemente il consenso di Lucia. e ricominciando. e che ne precede uno destinato a un'impresa importante. a descriver la faccenda. può sempre distinguer chiaramente una voce dall'altra. .Perché volete far de' cattivi augùri. la grand'operazione della sera. Noi lasciamo. malcontenta d'essere stata spinta ad acconsentire. non parendo loro cosa conveniente che. questa volta. nessuno. La notte però fu a tutt'e tre così buona come può essere quella che succede a un giorno pieno d'agitazione e di guai. cominciando a rispaventarsi. ora l'uno ora l'altra. proponendo e sciogliendo a vicenda difficoltà. e d'esito incerto.ma anche voi avevate promesso di non fare scandoli.. aveva Renzo pensato di che profitto poteva esser per lui lo spavento di Lucia? E non aveva adoperato un po' d'artifizio a farlo crescere. e dir con sicurezza qual sia quella che predomini.Me l'avete promesso.Signore.rispose Lucia. .No no. da povero figliuolo. mantenete poi.sapete che diavoli d'occhi ha il padre: mi leggerebbe in viso. come v'ha detto ier sera? domandò Agnese a Renzo.. e se cominciasse a farmi dell'interrogazioni. e fissare. vi ringrazio! . e non mi ritiro.esclamò Agnese.. di rimettervene al padre.. Dio non voglia. si trattenesse più a lungo. . Il fatto sta ch'era realmente infuriato contro don Rodrigo. a parte a parte.disse Agnese. e le donne gliel'augurarono buona. in tutto e per tutto. ora? e farmi fare uno sproposito? . . doppiamente contenta. .Oh via! per amor di chi vado in furia? Volete tornare indietro. neppure il paziente. antivedendo contrattempi.Ho promesso. Renzo si lasciò veder di buon'ora. la cosa in dubbio. per parlare al padre Cristoforo. come sur un libro. prometteva di far meglio che saprebbe. o piuttosto con Agnese. e io credo che nemmen Renzo non lo sapesse bene. non .Le zucche! . Ma vedete voi come mi avete fatto promettere. .Promettetemi almeno che questa sarà l'ultima.Ve l'ho promesso.Ma. e. come lui. ma era già notte. . .Anderete voi giù al convento.. che c'è qualcosa per aria. . a quell'ora.rispose questo: . In mezzo a quella sua gran collera.disse Lucia. e quando due forti passioni schiamazzano insieme nel cuor d'un uomo. come si racconterebbe una cosa fatta. con un tono di rimprovero timido e affettuoso: . e concertò con le donne. Lucia ascoltava. Lucia? Dio sa che non facciam male a nessuno.Ve lo prometto. quello che si doveva fare il giorno dopo. Renzo avrebbe voluto prolungare il discorso.

. né a far quell'altro tuo giochetto solito. dando in qua e in là cert'occhiate da spione. . . entrò a chieder la carità. .Ho capito. con una risposta. no.. Sarà meglio che mandiate voi qualcheduno.Il padre Cristoforo. Nel rimanente di quella lunga mattinata. con la barba bianca. e guardavan sott'occhio nella stanza. come in prestito. Agnese s'alzava ogni tanto. tu sai. . Gli fu dato un pezzo di pane. rallentavano il passo. grandi e piccoli.. verso il mezzogiorno. per accudire all'affare. quella fastidiosa processione finì. a cercar Menico. per tutto quel giorno. ma non si poteva creder neppure che fossero quegli onesti viandanti che volevan parere. quello che chiamano il santo.Appunto. Va. e si sa che tutti. Finalmente. . ogni tanto. Avutolo. altre strane figure.disse Menico: . nello stesso tempo. . e ci dà.. . . E poi. . Agnese andò a una casa vicina. Un mendico. il quale lo rimanderebbe poi.rispose Renzo. si videro certe novità che misero non poco in sospetto l'animo già conturbato delle donne.No. finse di sbagliar l'uscio. di tempo in tempo.Va bene. e portati bene. continuarono a farsi vedere. Gridatogli dietro: . quando sarebbe tempo. . Si trattenne poi. alle quali Agnese s'affrettò di risponder sempre il contrario di quello che era.Manderò Menico. ch'era un ragazzetto di circa dodici anni.potrei uscirne a bene. per via di cugini e di cognati. abbi giudizio. queste due belle parpagliole nuove son per te.Bene. e partì. . lì vicino al convento. a traverso il cortile. Uno entrava col pretesto di farsi insegnar la strada.Poh! zia. per accudire all'affare. al lago. che ricevette e ripose. sveglio la sua parte. non si sarebbe potuto dir facilmente.diceva. che n'avrai anche di più.ehi ehi! dove andate galantuomo? di qua! di qua! . io devo star qui. noi altri ragazzi. e che.Datemele ora. e si facesse vedere al padre Cristoforo. entrò in quello che metteva alla scala. e. e gli disse che andasse a Pescarenico. quel bel vecchio. guarda. quando tornerai con la risposta.per un certo servizio. come per andar via. E se ti dirà che tu aspetti qualche poco. e. tu le giocheresti. ch'è lo stesso. con un'indifferenza mal dissimulata.. con una sommissione. con esitazione. né rifinito né cencioso come i suoi pari. .. a veder pescare. Menico. che stentava a collocarsi nei lineamenti duri di quella faccia.tornò indietro.quello che ci accarezza sempre. Che razza d'uomini fossero. come poté. gli diede da colazione. né a divertirti con le reti attaccate al muro ad asciugare. con de' compagni. e lì diede un'altra occhiata in fretta. qualche santino. con una certa sfacciataggine. e con un non so che d'oscuro e di sinistro nel sembiante. veniva a essere un po' suo nipote. Bisogna saper che Menico era bravissimo per fare a rimbalzello. Movendosi. scusandosi. e uscì dalla parte che gli veniva indicata. Dopo costui. non ti sviare: bada di non andar. facendo molte domande. lo condusse nella sua cucina. Lo chiese ai parenti. non son poi un ragazzo. altri.. . come aveva detto. passando davanti all'uscio. come chi vuol vedere senza dar sospetto. con un'umiltà affettata. facciam volentieri le cose alle quali abbiamo abilità: non dico quelle sole.

Ma ne rimase a tutt'e due una non so quale inquietudine. di nome. di là un abate.È uscito con que' signori. si vedeva in faccia un suo antenato guerriero. misurava innanzi e indietro. Finalmente. e gli ordinò che lo scusasse con la compagnia. Convien però che il lettore sappia qualcosa di più preciso. non ce n'era uno che potesse. la cappa. col mento obliquo: ritto in piedi l'eroe. uscì. Di qua una matrona. e non lo portavan che l'inverno. co' capelli corti e ritti. e voltava. solo in una sala del suo palazzotto. a passi lunghi. rispondendo con un inchino. al vederlo venire. con la destra sul fianco. torvo nella guardatura. e a ciò che chiamava onore. Don Rodrigo. al partir del padre Cristoforo. fieramente sul capo: segno di marina torbida. non poteva darsi pace. e quando gli era arrivato sotto. Alla presenza di tali memorie. . terrore de' nemici e de' suoi soldati.: parola che proferiva con piacere. i quali. e una fodera di zibellino arrovesciata (era il distintivo de' senatori. ravvolto in un'ampia toga nera. ai quali non rispondeva. ragion per cui non si troverà mai un ritratto di senatore vestito d'estate). dalle pareti della quale pendevano ritratti di famiglia. la cosa era come tra due potentati. come abbiam detto. che un frate avesse osato venirgli addosso. Quel giorno non avvenne. E a questi corrispondeva con una degnazione contegnosa. e ritrovar don Rodrigo. dobbiam tornare un passo indietro. tornò.Bene: sei persone di seguito. con le ciglia aggrottate: teneva in mano una supplica. e. co' baffi tirati e a punta. una gran parte del coraggio che avevan messo in serbo per la sera. ché. guardava a destra e a sinistra. che levò loro. e pareva che dicesse: vedremo. i bordoni. e che Lucia con piacere sentiva. senza che né l'una né l'altra ne sapessero ben chiaramente il perché. e la sinistra sul pomo della spada. Come inferiori. gli artigiani. che abbiam lasciato ieri. più accigliato del solito. portando la ricca spada. e inchinatolo. ma quando avveniva che s'incontrasse col signor castellano spagnolo. lasciando i loro rispetti: . poco dopo. per informarlo di tutto. si vergognava. terrore de' suoi monaci: tutta gente in somma che aveva fatto terrore. trovò i sei ribaldi tutti armati. come si dice. con la corazza. l'inchino allora era ugualmente profondo dalle due parti. tutto nero. il cappello a gran penne. la cappa. il cappello: subito. Quando quello tornò a riferire che que' signori eran partiti. Formava un disegno di vendetta. con due larghe facciole. a sedere sur una gran seggiola coperta di velluto rosso. e andò passeggiando verso Lecco. magistrato. co' bracciali. terrore delle sue cameriere. con la prosopopea di Nathan. sempre camminando. tutto di ferro. don Rodrigo. co' guanti. che mise e inchiodò. macilento. per far qualche cosa. I contadini. l'abbandonava. don Rodrigo tanto più s'arrovellava. intorno a que' ronzatori misteriosi: e. terrore de' litiganti e degli avvocati. e stava quasi per deporre il pensiero delle due soddisfazioni. La spada. con le gambiere. fuorché un collare bianco. più superbioso. e alla figliuola principalmente. e talvolta (vedete un poco!) sentendosi fischiare ancora agli orecchi quell'esordio di profezia. chiamò un servitore. Si mosse. l'inchinavano anche quelli che da questi eran detti signori. e voltava. ecco in faccia un altro antenato.e il conte Attilio? domandò. dicendo ch'era trattenuto da un affare urgente. gli andaron dietro. competer con lui. Il servitore partì. si ritiravan rasente al muro. con una manata. fatto ala. Quando si trovava col viso a una parete. che il padrone si cinse. e. che si buttò sulle spalle. quella sala.nessuno . . illustrissimo. a mille miglia. per istare al di sopra degli altri. che sporgevan dalle guance. alla porta. e di lì facevano scappellate e inchini profondi. co' cosciali.attraversava il cortile. d'aderenze e della voglia di servirsi di tutto ciò. s'affacciava all'uscio di strada. di ricchezze. i quali non abbiano . in que' contorni. si sentiva venir. di varie generazioni. pensava come soddisfare insieme alla passione. Don Rodrigo lo guardava. per la passeggiata: subito. Più burbero. e lo spirava ancora dalle tele. e tornava dicendo: .

L'immagini più recenti della passeggiata trionfale. . quando anderà a far qualche missione un po' lontano. che. san Martino deciderà -. voi volete fare il politico. Io per me. . continuò.Basta. . che degli uomini dabbene.Questo è quel che si vedrà. non nomino. il conte Attilio. e per contrapporre all'immagine del frate che gli assediava la fantasia.Che il padre. . Sapete che sarà un bello spettacolo vedervi tutto compunto. vi dico. il padre. per convenienza. a notte già fatta. e parlò poco. don Rodrigo entrò. ma io ho capito tutto..Cugino.. e. perché passeranno tutti i santi del lunario. per il solito. per degni rispetti. La mattina seguente. né con tutte le reti. E qui. ma don Rodrigo le seppe eluder tutte.. appena sparecchiato. . parlerà de' fatti vostri. non gli risparmiò interrogazioni. viveva. e vive tuttavia. era svanita del tutto.Tant'è che la paghiate subito. ma. Il conte Attilio era anche lui tornato in quel momento.San Martino non è ancor passato. . rimettendosi sempre al giorno della decisione. in una casa. . e mezzo annoiato. molta gente. in tono di predica: .Sentiamo.nulla da spartire tra loro. accompagnando le parole con gesti caricati. durante la quale. quando pagate questa scommessa? . e gli rimaneva la rabbia sola. ne godo.in una parte di questo mondo. uditori carissimi.. . degl'inchini..Se volete raddoppiar la scommessa. ch'è riserbata agli uomini che si fanno molto amare o molto temere.Diavolo! che aveste voi convertito il padre! . Siate certo che vi porterà per esempio. quel giorno. immagini in tutto diverse..Eccone un'altra delle vostre. don Rodrigo si destò don Rodrigo. avvezzo a far d'ogni erba un fascio. e. e non volendo comunicare alla parte avversa disegni che non erano né incamminati. son pronto anch'io. La curiosità del conte era stuzzicata. convertito. e con gli occhi bassi! E che gloria per quel padre! Come sarà tornato a casa gonfio e pettoruto! Non son pesci che si piglino tutti i giorni. e son tanto certo d'aver vinta la scommessa. più amico delle femmine. che so io? quel frate in somma v'ha convertito. basta. avevano . fanno onore al grado l'uno dell'altro. aveva messo gli occhi. L'apprensione che quel verrà un giorno gli aveva messa in corpo.disse. dell'accoglienze. co' sogni della notte. . .Cugino. parlando col naso. e andati via i servitori.interruppe don Rodrigo. né assolutamente fissati. con un fare di malizia e di scherno. Per passare un poco la mattana.Convertito.. il quale. esacerbata anche dalla vergogna di quella debolezza passeggiera. che son pronto a farne un'altra. un cavaliere scapestrato. . .Non mi parlate di colui: e in quanto alla scommessa. prima che. e fu messa in tavola la cena. tornò al suo palazzotto. dove andava. Mi par di sentirlo -. mezzo sogghignando. cugino. e il canzonare del cugino. don Rodrigo fu sempre sopra pensiero.. . e dove fu ricevuto con quella cordialità affaccendata e rispettosa.

Prima di domani. purché la cosa riesca a buon fine. e il pensiero di ricorrere alla giustizia. senza che rimanesse traccia degli autori. e portarlo a vossignoria. quella casa. come ti par meglio. da fargli passare il dolore. d'incutere a Renzo tale spavento. fece chiamare il Griso. e siam contenti anche noi di non doverlo trattener più lungamente a sentir parlamentare que' due fastidiosi ribaldi. Ma non si farà che il puro necessario. e me ne rido. per metter mano all'esecuzione. mentre il Griso se n'andava. l'aveva messo al coperto da ogni ricerca della giustizia.. nel fatto e nell'opinione. con sicurezza che nessuno verrà a guastare i fatti nostri.Va bene. quello a cui s'imponevano le imprese più rischiose e più inique.Signore.. con falsi indizi. perché l'uomo che aveva quel soprannome. . poco distante di là. e questo. e gli disse: . Ma non le si torca un capello.Griso! . Per don Rodrigo. capisco. era anche una prova di ciò che il suo padrone aveva potuto attentar felicemente contro le leggi. l'acquisto non era stato di poca importanza. il fidatissimo del padrone. e l'hanno abbandonata. e sopra tutto. senza toccarlo. le si porti rispetto in ogni maniera. di modo che la sua potenza ne veniva ingrandita. ordina e disponi. e anche la volontà di lagnarsi. e tutte l'altre bricconerie necessarie alla riuscita della bricconeria principale.Piglia quanti uomini ti possono bisognare. i sospetti altrove.Spavento. non sarà male che gli sia dato . è inevitabile. di giorno. si vedrà quel che tu vali. e non hanno avuto danari da riattarla. don Rodrigo a discutere. oltre all'essere.. colui si era assicurata l'impunità del primo. per gratitudine e per interesse. che son pieni d'ubbie.senti: se per caso. Siam fortunati che la casa è in fondo al paese. l'uomo tutto suo. disse tra sé il servitore a cui fu dato l'ordine. il più valente della famiglia. Abbiam bisogno d'un luogo per andarci a postare. per tutto l'oro del mondo: sicché possiamo andare a fermarci là. in mezzo ai campi. e appunto c'è. .Non si dirà mai che il Griso si sia ritirato da un comando dell'illustrissimo signor padrone.Ci stavo pensando. Hai inteso? . E. e poi? Qui. ..disse don Rodrigo: . don Rodrigo lo richiamò. Ma bada sopra tutto.. come il lettore vedrà. senza paragone. Basta che.in questa congiuntura. Dopo aver ammazzato uno. in nessuna notte della settimana.. Noi tralasciamo di riferir que' concerti. non si può levare un fiore dalla pianta. vossignoria non saprà niente di queste cose.Sotto la tua sicurtà. e ora ci vanno le streghe: ma non è sabato.. pochi anni sono.. d'impor silenzio alla povera Agnese. non son necessari all'intelligenza della storia. . quella Lucia deve trovarsi in questo palazzo. Questi villani. Cosi. perché. il Griso a proporre.. la maniera anche di rivolgere. che non le sia fatto male.contribuito non poco a rendergli l'animo antico. signore. Appena alzato. vestendolo della sua livrea. un po' di spavento. quel casolare disabitato e solo. . era andato ad implorar la protezione di don Rodrigo. in piazza.. "Cose grosse". una casa che bruciò. finché d'accordo ebbero concertata la maniera di condurre a fine l'impresa. perché il Griso.Signore. .. come farai? . . perché la non faccia troppo strepito. non ci bazzicherebbero. quel tanghero temerario vi desse nell'unghie questa sera. non era niente meno che il capo de' bravi. non si potrà far di meno.. impegnandosi a ogni delitto che gli venisse comandato.

da una parte e dall'altra. commentando tra sé una parola oscura. una mezza di là. per non guastare quello che più importa: tu m'hai inteso. gridando tutt'e due insieme (lì. per l'apertura lasciata da quella cariatide. messo storto. non ne portava in vista. la quale doveva esser portata al casolare. dividendosi sur una fronte fosca. accattando una mezza notizia di qua. Un berretto piatto di velluto chermisi. essa era già poco lontana. inchinandosi. Entrati. non disse neppure: fatevi in là. assegnò le parti. che seduti a un canto della tavola. lo guardò fisso fisso. . I due compagni dovettero far la stessa evoluzione. . ma. e già una piccola vanguardia di bravi era andata a imboscarsi in quel casolare diroccato. come fu fatto. Quel falso pezzente che s'era inoltrato a quel modo nella povera casetta. arme propriamente. girava. passò per isbieco. come dilettanti. l'ordine che gli verrà intimato domani di stare zitto. ora il nero di due occhi grifagni. che ingombrava mezzo il vano della porta. farà più sicuramente l'effetto. il sole cadeva. La mattina fu spesa in giri. che. se qualche cosa da spiare ci fosse. e discesero spicciolati. che venne in chiaro di ciò che si doveva eseguir quella notte. a destra e a sinistra. interpretando un andare misterioso. Lucia sospirò. col grosso della truppa. bastava una cognizione più superficiale del luogo. il Griso spedì tre di coloro all'osteria del paesetto. e terminava in trecce. fu lì per entrare. coraggio. uno che si mettesse sull'uscio. i tre esploratori arrivavano al loro posto. Poco dopo.anticipatamente un buon ricordo sulle spalle. gli copriva la metà del ciuffo. Ma non l'andate a cercare. facendo lampeggiare ora il bianco. Ma quando ci fu riuscito.Tonio e Gervaso m'aspettan fuori: vo con loro all'osteria. de' quali avevan già sentita la voce. con la scusa di prendere un po' d'aria. E. e a orecchi tesi. per non parere una compagnia: il Griso venne dopo. per non dar troppo sospetto. Radunati che furono in quel luogo. a sera inoltrata. cioè que' due bravacci. ma il giovine. ai quali. Lucia! tutto dipende da un momento -. diede istruzioni. s'accorgesse che qualche gran cosa si macchinava. appoggiata con la schiena a uno stipite. . il quale veniva per levarne a occhio la pianta: i falsi viandanti eran suoi ribaldi. e avesse anche paura di portare il soccorso di Pisa. Su. intento a schivare ogni questione. senza che quel vecchio servitore. e attendessero intanto a spiare. e disse: . rimase nell'agguato ad aspettare. fatta la scoperta. vi trovaron quel tale già piantato in sentinella. per dare al padre Cristoforo l'avviso promesso. e se n'andò. si mossero gli altri bravi. non fece vista d'accorgersene. quando sonerà l'ave maria. non era altro che il Griso. se vollero entrare.con una voce che smentiva la parola. Teneva sospeso in una mano un grosso randello. anche un fanciullo avrebbe pensato che doveva averne sotto quante ce ne poteva stare. solo a guardargli in viso. e. a osservar ciò che accadesse nella strada. Così. ch'era innanzi agli altri. e a veder quando tutti gli abitanti fossero ritirati: gli altri due che stessero dentro a giocare e a bere. con le braccia incrociate sul petto. e s'incamminò in fretta in fretta al convento. come suole ognuno che abbia un'impresa scabrosa alle mani. sotto gli orecchi. il Griso rese conto. Il povero vecchio trottava ancora. e fissò definitivamente il disegno dell'impresa. quantunque sentisse bene a che rischioso giuoco giocava. colui. Tutto ciò non si poté fare. verremo a prendervi. rasentando l'altro stipite. con un atto d'ossequio e di millanteria.Lasci fare a me. Tornati che furon tutti al palazzotto. Quando Renzo e i due compagni giunsero all'osteria. col fianco innanzi. . senza scomodarsi. il quale stava a occhi aperti. fermate con un pettine sulla nuca. non s'eran più lasciati vedere. Egli. e.rispose il Griso. e guardava e riguardava. A forza di stare attento e di domandare. e ripeté: . giocavano alla mora. pure non volle mancare: uscì. per operare sotto i suoi ordini. e non rimase indietro che una bussola. Quando Renzo. per riconoscere il paese. videro gli altri.coraggio. a mangiare un boccone. tanto fece. quando Renzo entrò dalle donne. Il povero vecchio.

con un gran fiasco ch'era tra loro. che rispose con un cenno del capo. . poi diede d'occhio al compagno. squadrò Renzo da capo a piedi. quelli sono i galantuomini. . Con permesso. quando lo vide ricomparire. fin le nostre donne non son curiose. e gli disse sottovoce: . .Non li conosco.? . L'oste guardava in viso a lui. lo vanno ad aspettar fuori. . se non li conoscete? . . ma stiamo allegri. E che diavolo vi vien voglia di saper tante cose. quando siete sposo. uscì tra il fornello e l'interrogante. e avendo la bocca ancora aperta. L'altro è un sempliciotto. già avviato alla cucina. caro mio: l'uomo si conosce all'azioni.Chi sono que' galantuomini? . Questi pure guardaron fisso la nuova compagnia.Chi sono que' forestieri? . filatore di seta. come se volesse cercare ne' loro aspetti un'interpretazione di tutti que' segni: ma i loro aspetti non indicavano altro che un buon appetito. quando quello tornò. .Così dicendo.Come potete sapere. spiegando la tovaglia.ripigliava Renzo. seguitò la sua strada. Renzo insospettito e incerto guardava ai suoi due convitati. che sa bene il suo mestiere. . gli s'accostò pian piano quel bravaccio che aveva squadrato il nostro giovine. non fa niente. la tovaglia sulla tavola. con uno sgambetto. che farebbero resuscitare un morto? .gli domandò poi a voce bassa.insistette colui. che gli spenderebbe tutti qui. A noi basta che gli avventori siano galantuomini: chi siano poi. è meglio. se ne tornò in cucina. come per aspettar gli ordini: egli lo fece venir con sé in una stanza vicina. Si starebbe freschi. .Come potete sapere.un buon giovine.è il giuoco che lo richiede). che le simili non le avete mai mangiate. che pagano il conto senza tirare. Quelli che bevono il vino senza criticarlo. stirando. e un fiasco in mano. poi a quel dell'uscio. e lontano dall'osteria. o chi non siano. mentre prendeva il tegame delle polpette summentovate. E lì.Buona gente qui del paese. con voce alquanto sgarbata. e ordinò la cena. ma l'oste. come ci conosciamo tra noi quattro. che la prima regola del nostro mestiere. è di non domandare i fatti degli altri: tanto che. per un gran "sei" che n'era scoppiato fuori in quel momento. E. .rispose l'oste. se si può conoscer la gente bene. e se hanno una coltellata da consegnare a uno. e ando a portare il piatto a chi si doveva. con tre ditacci tesi e allargati.che siano galantuomini. che tornerà il buon tempo.Le azioni. e dovete aver tutt'altro in testa? e con davanti quelle polpette. con una tovaglia grossolana sotto il braccio.. L'altro è un contadino che ha nome Tonio: buon camerata. con tanta gente che va e viene: è sempre un porto di mare: quando le annate son ragionevoli. con tutt'e due le mani. .. quando gliene danno. tenendo una mano in aria. ma come si chiamano? chi sono? . . assestato. . e mescendosi or l'uno or l'altro da bere. voglio dire.Sapete bene.rispose l'oste.Va bene.riattaccò Renzo. che mangia però volentieri. Però.Uno si chiama Renzo. . E ora vi porterò un piatto di polpette.rispose l'oste. allegro: peccato che n'abbia pochi.rispose ancora colui. tanto che il povero oste non ne vada di mezzo. e un de' due specialmente.Come? né anche uno? . che non metton su lite con gli altri avventori. pur sottovoce: . . scodellando le polpette nel piatto.

e abbia bisogno. per non dar sospetto. Agnese medesima. Al terrore e al coraggio che vi contrastavano. ai quali facevan dire le divozioni della sera. sulla scarsità della raccolta. succede un altro terrore e un altro coraggio: l'impresa s'affaccia alla mente. Si parlava sottovoce. potessimo raccontare d'avergli spianate le costole in fretta in fretta. Vedi che vien gente da tutte le parti: lasciamoli andar tutti a pollaio. si fermarono anch'essi. che annunziava il finir del giorno. in tutti i suoi discorsi.E guastare il negozio principale! . Arrivarono alla casetta di Lucia. come una nuova apparizione: ciò che prima spaventava di più.che Renzo voglia prender moglie. quando s'accorsero d'essere osservati. ora all'altro fratello.Ecco: s'è avvisto di qualche cosa. senza farli uscir di cervello.rispondeva l'altro. C'era in fatti quel brulichìo. e sulla miseria dell'annata. faceva professione d'esser molto amico de' galantuomini in generale. le quali tutte si voltarono a Renzo.Sarebbe però un bell'onore. All'aprirsi degli usci. sulla sera. . Sparecchiato. e infastidito. ma l'invitante. si voltò indietro. Tra il primo pensiero d'una impresa terribile. dice ch'era un uomo così fatto. ora un altro. stava sopra pensiero. Lucia era.Vuoi stare zitto. I due convitati avrebbero voluto godersela con tutto loro comodo. Questo. . e trovava a stento parole per rincorare la figlia. Lucia . si sentivano i tocchi misurati e sonori della campana. l'animo si trova tutto trasformato. ch'era già notte. . e che. si ferma a guardarci. e così da noi. . e tornarono indietro. pieno di fantasmi e di paure. l'immaginazione dà indietro sgomentata. e il cuore manca alle promesse che aveva fatte con più sicurezza. diceva uno de' malandrini. e più delle parole. ed eran parole tronche e svogliate. accompagnando il titolo con una gomitata.. con discrezione.. sembra talvolta divenuto agevole tutt'a un tratto: talvolta comparisce grande l'ostacolo a cui s'era appena badato. e vide che i due che aveva lasciati seduti in cucina. e tenendo per la mano i ragazzi più grandini. al momento cioè di dar principio all'opera. in maniera di dar loro un po' di brio. . ora all'uno. come nel bere. attese a mescere ai due testimoni. e anche un po' inquieto del contegno strano di quegli sconosciuti. fatti ch'ebbe pochi passi fuori dell'osteria. pagato il conto da colui che aveva fatto men guasto. senza che il signor Griso fosse qui a regolare. Al picchiare sommesso di Renzo. senza contar la mancia. e qualche parola. lo seguitavano: si fermò allora. . dà luogo alla quiete solenne della notte. e con le zappe sulle spalle.gli disse Tonio. quel ronzìo che si sente in un villaggio. ma.se. dando sottovoce ora un ricordo.Che bella cosa. si parlaron sottovoce. per causa loro. La conversazione fu sempre più fredda. l'autrice del consiglio. bestia? . fino alla fine. con le vanghe. . Renzo. Se Renzo fosse stato tanto vicino da sentir le loro parole. che. l'intervallo è un sogno. Quando Renzo vide che i due indiscreti s'eran ritirati. portandosi in collo i bambini.Renzo gli fece un viso brusco. Ih! se fosse più tardi! Torniamo indietro. da molte ore.scappò fuori di punto in bianco Gervaso. venivan gli uomini. usava molto maggior compiacenza con quelli che avessero riputazione o sembianza di birboni. si vedevan luccicare qua e là i fuochi accesi per le povere cene: si sentiva nella strada barattare i saluti. in atto pratico. Ma. stando indietro nel mangiare. come se dicesse: vediamo cosa voglion da me costoro. e l'esecuzione di essa (ha detto un barbaro che non era privo d'ingegno). . gli sarebbero parse molto strane. Che carattere singolare! eh? La cena non fu molto allegra. nell'angosce d'un tal sogno: e Agnese. co' suoi compagni. Ma i due. continuò la sua strada nelle tenebre crescenti. Le donne venivan dal campo.Il nostro autore. non vedeva l'ora d'andarsene. come quand'era entrato. osservando al diverso modo che teneva costui nel soddisfare alle domande. preoccupato di ciò che il lettore sa. tornando al palazzo.! . dopo pochi momenti. le membra par che ricusino d'ubbidire. dovettero tutti e tre passar novamente davanti a quelle facce. al momento di destarsi.

è un momento. pazienza: questi. anzi più guarito (quanto alla febbre) che non volesse lasciar credere. e.disse bruscamente Perpetua.Son io.fu assalita da tanto terrore.rispose Tonio. un braccio del promesso sposo. Così dicendo. e si mise a ciarlare con Tonio. ma chi diavolo era costui?" Tanto il pover'uomo era lontano da prevedere che burrasca gli si addensasse sul capo! Bisogna sapere che don Abbondio si dilettava di leggere un pochino ogni giorno. detto sottovoce a Lucia: . convalescente della febbre dello spavento. quando Perpetua entrò a portargli l'imbasciata. in una stanza del piano superiore. nelle tenebre. e picchiarono. . e un curato suo vicino. È forse accaduta qualche disgrazia? . non so di che parere sarò domattina. doveva essere un uomo di studio. e preser la strada fuori del paese. Tonio. Per viottole. quando tutti si mostraron pronti ad avviarsi. . e ho pensato.Ammalati non ce n'è.gridò una voce dalla finestra. arrivaron vicino a quella casa. son qui. Lucia non ebbe tempo né forza di far difficoltà. in quel momento.Che discrezione? Tornate domani. . non so che dire: per me.con mio fratello. e venivo a saldar quel debituccio che sapete: aveva qui venticinque belle berlinghe nuove. poco fa. Zitti zitti. che aveva un po' di libreria. . ma un po' più innanzi. a quest'ora? . per non esser visti. aspettate: vo e torno. me ne vo. . aspettate un momento: torno con la risposta. che non sapeva far nulla da sé. Però.son qui. con un libricciolo aperto davanti. usciron dalla casetta. e che Tonio l'avesse trattenuta un momento. e senza il quale non si poteva far nulla. A questo punto. Ma perché venire a quest'ora? . di soffrire ogni cosa. che. e a impadronirsene. se l'ora non vi piace. a passo misurato. senza esitazione. e tornerò quando n'abbia messi insieme degli altri. ma quando si fu fatto vedere.Sentite: tornerò o non tornerò: ho riscosso non so che danari.Aspettate. e se non mi volete.Gli ho ricevuti. irrevocabile. ma se non si può. per accorrere in tempo a fermar Perpetua. gli prestava un libro dopo l'altro. venendo ad aprire. anch'io. che abbiam bisogno di parlare al signor curato. dovesse credere che si fosse abbattuta lì a caso. . e. . è come farsi cavar un dente. ma scelsero quella. come strascinata. prese tremando un braccio della madre. e lì si divisero. in maniera che Perpetua. ch'io sappia. Agnese si staccò dai promessi. come a cosa stabilita. ed ebbe detto: . davanti all'uscio.No. era un .coraggio. con lo scempiato di Gervaso. come vi dico. s'affacciaron bravamente alla porta. Quello su cui meditava in quel momento don Abbondio. La più corta sarebbe stata d'attraversarlo: che s'andava diritto alla casa di don Abbondio. . .È ora da cristiani questa? .si riunì ai due fratelli. richiuse la finestra. di star sempre divisa da lui. se li tengo a dormir con me. piùttosto ch'eseguire quella risoluzione. tra gli orti e i campi. che risolvette. . che s'aprì in quel momento: era la voce di Perpetua. andiamo -. e si mosse con la brigata avventuriera. so come spenderli. il primo che gli veniva alle mani. Agnese con loro. I due promessi rimaser nascosti dietro l'angolo di essa. Capitolo VIII "Carneade! Chi era costui?" ruminava tra sé don Abbondio seduto sul suo seggiolone. "Carneade! questo nome mi par bene d'averlo letto o sentito. un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli.Chi è. no.

credereste? s'ostinava a dire che voi non vi siete maritata con Beppe Suolavecchia. Oh la bugiarda! la bugiardona! Chi è costei? .domandò Perpetua. Il santo v'era paragonato. per parlar più liberamente.esclamò di nuovo Perpetua. Quand'ebbero voltato.Già: se non lo piglio ora.Sicuro. e voglion parlare. . come se volesse tirarsi alquanto in disparte. l'oratore chiamava a paragone anche Carneade: e lì il lettore era rimasto arrenato.e nominò un paesetto vicino. .Oh perché? . che non mi piace metter male.Diavolo! .Me lo direte. . voltava in un campo. . appunto in grazia vostra.Vengo da.di dove si viene... lo spinsero adagino . . per l'amore allo studio. e hanno potuto vedere. con una stretta di braccio. detto con molta enfasi. e voltandosi a' due fratelli. e salite pure. due anni prima. perché Archimede ne ha fatte di così curiose. ha fatto dir tanto di sé. perché non v'hanno voluta.Buona sera. . . Ehi! ehi! siete poi ben sicura che sia proprio lui? . a quest'ora? ..mi son fermata di più. aprì l'uscio. una stradetta. e tutt'e due. l'uno e l'altro. e.. chi sa quando lo potrò pigliare! Fatelo venire. . fece coraggio a Lucia. .disse anche don Abbondio.. e fin qui don Abbondio non trovava inciampo. Agnese. arrivarono all'uscio. me l'avete a dire: oh la bugiarda! . che. di dentro. .una donna di quelle che non sanno le cose. Era il segnale: Renzo lo sentì. Agnese tossì forte. e Perpetua dietro. per saperne qualche cosa. finite quelle.disse Perpetua: . .. che vengo -.rispose Perpetua. a questo modo! .A quest'ora? .panegirico in onore di san Carlo. .rispose Agnese. non c'è bisogno d'un'erudizione molto vasta.. Ma. zitti zitti.Tonio si fece vedere. In faccia all'uscio di don Abbondio. e Perpetua continuò la sua narrazione appassionata. venne avanti anche Agnese. tra due casipole. nello stesso tempo.Cosa vuole? Non hanno discrezione: ma se non lo piglia al volo. Io sostenevo che siete stata voi che gli avete rifiutati... Tonio. s'apriva..dove siete? . Agnese vi s'avviò. né con Anselmo Lunghigna.. e furono in luogo.. e riprese subito: in quanto a Beppe.Perché. . tutti sanno. e salutò Perpetua per nome. donde non si poteva più veder ciò che accadesse davanti alla casa di don Abbondio.. ma non potete credere quanto mi sia dispiaciuto di non saper bene tutta la storia. vennero avanti. com'era naturale.entrate.disse. dopo Archimede..Basta.Guardate se si può inventare.che vengo anch'io. che. in punta di piedi. . . rispose di sì. Tonio! accostate l'uscio. per confonder colei. rasentando il muro. . .continuò: .. e scese. e udito con molta ammirazione nel duomo di Milano.Non me lo domandate.E se sapeste. ad Archimede. e disse: . . Ehi.. In quel momento entrò Perpetua ad annunziar la visita di Tonio.

e li riponeva nel libricciolo. . non facendo rumore neppur per uno. come abbiam detto. . . e tutt'e quattro su per le scale.disse Tonio. poi andò a un armadio. e. chiuso l'armadio. fece riscoter Lucia.Ah! ah! . Entrati i fratelli. riempì l'apertura con la persona. tenendo il fiato: il rumore più forte era il martellar che faceva il povero cuore di Lucia.Oh! mi dispiace. . e un braccio.L'avrete sentito dire..Basta. al lume scarso d'una piccola lucerna. . e si disegnò sul pavimento oscuro del pianerottolo. . cavò le berlinghe.Son venticinque berlinghe nuove.disse Tonio. come per tener lontani gli spettatori. Tonio si tirò dietro l'uscio: gli sposi rimasero immobili nelle tenebre. tutti canuti. entraron nell'andito. che gli scappavano fuor della papalina.Vediamo. i due fratelli s'avvicinarono all'uscio della stanza. che gli faceva cornice intorno alla faccia. mise dentro la testa. signor curato. che uscì d'improvviso per quella apertura.adagino. ravvolto in una vecchia zimarra. un folto pizzo. . signor curato. La striscia di luce. Gervaso. sporgenti da un dirupo. con l'orecchie tese. Lo sapete. . . di quelle col sant'Ambrogio a cavallo. e. a un per volta.. Ma perché vi siete condotto dietro quel. gli sposi si strinsero al muro. a voce chiara.È giusto. potevano assomigliarsi a cespugli coperti di neve. si rimesse gli occhiali. ma più goffamente. mi darà la collana della mia Tecla. per prender la collana. e non so quando potrò lasciarmi vedere. mentre si levava gli occhiali. . . le rivoltò.Tonio. ch'era di fianco alla scala. .Deo gratias. dov'erano i due fratelli ad aspettarli. al chiaro di luna. vediamo. aprì una parte di sportello.fu il suo saluto. due folti sopraccigli..Dirà il signor curato.rispose la voce di dentro.. Giunti sul pianerottolo. la prese. . come pure fece. le voltò.va bene? . sur una vecchia seggiola. e sparsi su quella faccia bruna e rugosa. Renzo accostò di nuovo l'uscio pian piano. guardandosi intorno. la consegnò a Tonio.Ora. si levò una chiave di tasca. . quel figliuolo? . levandosi un involtino di tasca. per guardare. Il chiamato aprì l'uscio. due folti baffi. con in capo una vecchia papalina. . inchinandosi. . appena quanto bastava per poter passar lui e il fratello. sono ammalato. che son venuto tardi.rispose don Abbondio. Due folte ciocche di capelli. . le contò. cheti e chinati. Don Abbondio stava. dicendo: .Così per compagnia.disse Tonio.replicò don Abbondio: e. eh? Entrate. che sono ammalato? . le trovò senza difetto. l'aprì.Sicuro ch'è tardi: tardi in tutte le maniere. come se fosse scoperta. preso l'involtino.

che don Abbondio le aveva buttato sgarbatamente il tappeto sulla testa e sul viso. si piantaron ritti davanti al tavolino.si contenti di mettere un po' di nero sul bianco. Cessata ogni luce. e diceva. per l'amor di Dio -. d'entrare. tirandosela dietro tutta tremante. andava spazzando con le mani il pavimento. gridando: . vide confusamente. affatto smarrita. mandava una luce languida e saltellante sopra Lucia. nel mezzo.le sanno tutte. in maniera d'impedire allo scrivente la vista dell'uscio. E subito. calamaio e polverino. quest'è mia moglie -. immerso nella sua scrittura. lo trovò. giacché ha già avuto l'incomodo di scrivere una volta.Bene bene. eppure. in presenza di questi testimoni. Don Abbondio.. Gervaso.e. penna e calamaio. Don Abbondio.. e tiratolo a sé. per dar segno a quei ch'erano fuori. si chiuse dentro. spiritato. dunque. Ih! com'è divenuto sospettoso il mondo! Non vi fidate di me? .disse don Abbondio: . con la mancina. e si mosse. il tappeto del tavolino. era arrivato all'uscio. in punta di piedi.Perpetua! tradimento! aiuto! fuori di questa casa! fuori di questa casa! . andiamo. che strepitava di notte in casa altrui. come per ozio. co' piedi. e allora tutta tremante.Anche questa! . di mano in mano che gli uscivan dalla penna. Renzo. lo strinse. e remando con le mani. lasciata cader la lucerna che teneva nell'altra mano.Ora. per uscire a salvamento. senza alzar gli occhi dalla carta.apra. rilesse attentamente. andavano stropicciando. apra... si stupì.Il lucignolo. e andò cercando a tastoni l'uscio che metteva a una stanza più interna.ora. messo in fuga. con la diritta. e intanto gridava quanto n'aveva in canna: . poi vide chiaro. . Tonio. don Abbondio lasciò la poveretta. Gervaso. che quasi la soffogava. Don Abbondio. s'infuriò. non badava ad altro. aveva già afferrata e alzata. Frattanto Tonio e. . Le sue labbra non erano ancora tornate al posto. alla fin de' fatti. per darle coraggio. per impedirle di pronunziare intera la formola. con voce fioca. la piegò in quattro. allungando la mano per prender la carta. Intanto don Abbondio. dicendo: . come al dividersi d'una scena. ghermito. dalla parte del debito. Allo stropiccìo de' quattro piedi. con furia. a un suo cenno. non tentava neppure di svolgersi. non possiam lasciar di fermarci un momento a fare una riflessione. levò fuori carta. che da sé non vi sarebbe potuta venire. . La poveretta. s'aiutò anche con quella a imbacuccarla col tappeto. signor curato! s'io mi fido? Lei mi fa torto. pensò.signor curato. la quale. ripetendo a viva voce le parole. sorpreso. s'era avvicinato a Lucia. aveva appena potuto proferire: . non faccia schiamazzo -.interruppe don Abbondio. e picchiava. carpone. ha tutta l'apparenza d'un oppressore. pregando: . e si nascosero dietro i due fratelli. Gervaso. Renzo prese un braccio di Lucia. la lucerna. finito di scrivere. cercando di fermare il curato. levatosi con una mano gli occhiali dal naso. sarete contento? . e per confondere nello stesso tempo il rumore delle loro pedate... . che don Abbondio. e poteva parere una statua abbozzata in creta.Perpetua! Perpetua! tradimento! aiuto! . per veder di raccapezzare la sua ricevuta. il pavimento.Nell'altra stanza. dall'altra. Entraron pian piano. gridando tuttavia: .Come. tutto era confusione: Renzo. che vi s'era introdotto di soppiatto. tirò a sé una cassetta del tavolino. In mezzo a questo serra serra. si spaventò. e. dalla vita alla morte. gridava e saltellava. Ma siccome il mio nome è sul suo libraccio. Lucia chiamava Renzo. prese una risoluzione: tutto questo nel tempo che Renzo mise a proferire le parole: .andiamo. . lasciando cader la carta. e brontolando. era l'oppresso. balzando tra la seggiola e il tavolino.e questo. con quella sua voce soave. entrò in quella. alzando il viso. rattenendo il respiro. cercando l'uscio di scala. carta. come se facesse a mosca cieca. mentre . si ritirò da una parte. così. e. apparvero Renzo e Lucia.. .disse Tonio. a un suo cenno. buttando in terra libro.. Tonio. che moriva sul pavimento. spaventato. sulla quale l'artefice ha gettato un umido panno. e si mise a scrivere. la porse con l'altra a Tonio. e teneva il padrone stesso assediato in una stanza. e..

Tutto s'eseguisce con gran cautela. prima anzi che fosser ben desti. come gli altri due. e. che teneva sul letto. Diremo prima brevemente ciò che facesser coloro. di lasciar correre gli altri: alcuni s'alzano.aiuto! aiuto! .Correte.Era il più bel chiaro di luna. ton: i contadini balzano a sedere sul letto. e attenti agli ordini -. Il Griso trattenne la truppa. in realtà. aprì l'impannata d'una sua finestrina. dietro un folto fico. prese un bordone da pellegrino. la mattina.cosa c'è? . Contiguo però al muro laterale della chiesa. davanti alla nostra povera casetta: la più quieta di tutte. Subito.Vengo subito. ritornan sotto: i più curiosi e più bravi scendono a prender le forche e gli schioppi. nemmeno uno zitto. pregano i mariti. dal momento in cui gli abbiamo lasciati. e. si stendeva bruna e spiccata sul piano erboso e lucente della piazza: ogni oggetto si poteva distinguere. parte nel casolare e parte all'osteria. Ton. tirò indietro la testa. va a chiamare un terzo malandrino. e giù balzelloni per una scaletta di legno. calati dentro. andò innanzi solo ad esplorare. Dà di piglio alle brache. Questi tre. questo si mise in testa un cappellaccio. lo fa scendere nel cortiletto. per venire in chiaro se tutti eran ritirati. e più che mezzo sbigottito. quantunque mezzo tra 'l sonno. scese il letto in furia. e. per aver libero l'ingresso e la ritirata.attendeva tranquillamente a' fatti suoi. corre al campanile. L'assediato. sparso di conchiglie. era lui che faceva un sopruso. e con prospero successo. ton. di non moversi. quando videro tutti gli usci chiusi e la strada deserta. Agnese e Perpetua in un altro. se le caccia sotto il braccio. eppure. con l'ordine di sconficcare adagio il paletto. e fecero la loro relazione al signor Griso. disse: . parrebbe la vittima. era un piccolo abituro. prima che quelli fossero all'ordine. in un momento.gridò verso lui don Abbondio. rispose quello. uscirono in fretta. con intenzione di dirsi un pellegrino smarrito. per una strada opposta a quella per cui se n'era allontanata la nostra brigatella. gli altri dietro. come se si fossero avvisti d'aver fatto tardi. non lontano. accosta adagio adagio l'uscio di strada. Ambrogio! aiuto! gente in casa. diede loro ordine di scalar adagino il muro che chiudeva il cortiletto. per correre al rumore: altri stanno a vedere. . richiuse la sua impannata. afferra la corda della più grossa di due campanette che c'erano. ritte e vestite: i bravi in un luogo.. i giovinetti sdraiati sul fenile. nascondersi in un angolo. fino a giorno. Nessun risponde: ripicchia un po' più forte.Cos'è? Cos'è? Campana a martello! fuoco? ladri? banditi? . Ma. così andava nel secolo decimo settimo. Fu questo riscosso da quel disordinato grido.Molte donne consigliano. aprì una finestra che guardava sulla piazza della chiesa. e disse: . picchiò pian piano. Allora. Così va spesso il mondo. fin dove arrivava lo sguardo. un bugigattolo. e si diede a gridare: . fece un salto. tendon l'orecchio. andando anch'essa alla sua spedizione.. li manda a nascondersi accanto ai primi. e più in fuori l'ombra lunga ed acuta del campanile. si rizzano. vedendo che il nemico non dava segno di ritirarsi. Ma. voglio dire. s'incamminò il primo. l'ombra della chiesa. trovò su due piedi un espediente per dar più aiuto di quello che gli si chiedeva. . e vanno alla finestra: i poltroni. Ciò fatto. quale si fosse. non incontrarono anima vivente. e. Va a chiamar gli altri. senza mettersi lui nel tafferuglio. e suona a martello. li fa entrar con sé. come un cappello di gala.e in fatti. e appunto dal lato che rispondeva verso la casa parrocchiale. pian piano. né sentirono il più piccolo strepito. diedero una giravolta per il paese. . Passarono anche. vi posta due sentinelle di . con gli occhi tra' peli. dove dormiva il sagrestano. visto tutto deserto e tranquillo di fuori fece venire avanti due di quei tristi. arrivarono alla casetta. il rumore era giunto agli orecchi d'altre persone che vegliavano. quasi come di giorno. Andarono allora diviato al casolare. mise fuori la testa. e dicendo di voler andar subito a casa. alcuni passi lontano. non appariva indizio di persona vivente. ton. che chiedeva ricovero. come se si arrendessero alle preghiere.andiamo da bravi: zitti. giacché non c'era più nessuno. sul quale aveva messo l'occhio. sulle spalle un sanrocchino di tela incerata.

dove. Eppure era tutta gente provata e avvezza a mostrare il viso. si fa spiraglio: vi mette l'occhio. chiunque sia. ne spinge un altro col muso. senza esser veduto. pietra. acchetare.Presto. abbaia a un altro che esce di fila in quel momento. Il garzoncello trema come una foglia. il Griso sale adagio adagio. in tono minaccioso: zitto! o sei morto -. affinché il suo linguaggio potesse far credere ad Agnese che la spedizione veniva da quella parte. "Che è questo?" pensa. dice il proverbio milanese: all'uno e all'altro furfante parve di sentire in que' tocchi il suo nome. e lo tira in ischiera. va all'uscio di scala. vede un letto.Che diavolo è questo? . Lui in vece caccia un urlo: uno di que' malandrini gli mette una mano alla bocca. Qui giace la lepre. Torna indietro. brulica là dentro. si fa sentir quel primo tocco di campana così fatto. e composta sul capezzale. Come il cane che scorta una mandra di porci. sentono un calpestìo di passini frettolosi. Menico mette il piede dentro. il calpestìo si ferma appunto all'uscio. s'urtano a vicenda: ognuno cerca la strada più corta. sciocconi? Ma. porge l'orecchio: solitudine e silenzio. e si sente a un punto acchiappar per le braccia. ma non poterono star saldi contro un pericolo indeterminato. Prende la maniglia del paletto. il quale solo doveva minacciare. Ci volle tutta la superiorità del Griso a tenerli insieme. si scompigliano.dentro. senza saper dove. Era Menico che veniva di corsa. caccia indietro col bordone uno e un altro che s'avviavan da quella parte: grida agli altri che corron qua e là. e aspetta: e' poteva ben aspettare. Mentre costoro sono in tali faccende. che già toccava la soglia.dice allora: . fa le stesse cerimonie. Sconficca pian pianissimo anche quell'uscio: nessuno di dentro dice: chi va là?. la mattina. passerà diritto. Si stringe nelle spalle. aveva scelleratamente accattato quel pezzo di pane. anche i villani ce ne . a destra e a sinistra. per fargli paura. per sentire se qualcheduno russa. e gli altri dietro. Dunque avanti: si mette la lanterna davanti al viso. via a gambe per la strada. in vece di lui.st -. a guardare. per picchiare. ne addenta uno per un orecchio. e due voci sommesse. si guardano in viso. presto! pistole in mano. è buio: vi mette l'orecchio. ogni passo di que' mascalzoni che facesse rumore. dove a buon conto qualcheduno ci doveva essere. accende un suo lanternino. acciarino e zolfanelli. entra. tanto che li raccozzò tutti nel mezzo del cortiletto. i due che fan la guardia all'uscio di strada. con la rimboccatura arrovesciata. così il pellegrino acciuffa un di coloro. cognome e soprannome: lasciano andar le braccia di Menico. spalanca l'uscio. se stiam ben insieme. Menico. si mettono all'erta. tutt'a un tratto. buttan sottosopra la casa. per arrivare all'uscio. dall'alto al basso. e con ben altro tono. fiata. Picchia anche lì. perché. schiodato e sconficcato. trova la stessa cosa. s'immaginano che. il terribile tocco fece la stessa impressione: si confondono. entra nell'altra stanza più interna. per vedere. spalancan la mano e la bocca. Lascia due altre sentinelle a terreno. . dov'era il grosso della compagnia. Agli altri furfanti che frugavan la casa. e poi anderemo: così si va. si volta alla compagnia. e se lo sente tentennare in mano. il perché lo sapete. addosso: il letto è fatto e spianato. e. accenna loro che va a vedere nell'altra stanza. coltelli in pronto. Finalmente è in cima. e che gli vengan dietro pian piano. . e che non s'era fatto vedere un po' da lontano. e si rifugiassero al convento. mandato dal padre Cristoforo ad avvisar le due donne che. ch'era un bravo del contado di Bergamo. tutti insieme. che s'avvicinano in fretta. scappassero subito di casa. e spinge l'uscio con paura: quello s'apre. alla volta del campanile. nessuno si fa sentire: meglio non può andare. In fatti. con men cautela. essere in somma il dicitore. corre or qua or là a quei che si sbandano.che qualche cane traditore abbia fatto la spia? . ma. e non tenta neppur di gridare. e corrono alla casa. si fa venir dietro il Grignapoco. a buon conto. e lo strappa indietro. e va diritto all'uscio del terreno. e dietro una tempesta di rintocchi in fila. bestemmiando in cuor suo ogni scalino che scricchiolasse.Si metton tutti. per accertarsi che nessun ci sia: non c'è nessuno. Cava fuori esca. guarda. l'uscio cede. niente.. Spinge mollemente l'uscio che mette alla prima stanza. che dicono. a tastare per ogni canto. prima di venir loro addosso.. tanto che fosse ritirata e non fuga. per l'amor del cielo. se ci lasciamo acchiappare a uno a uno. stan quieti. Con costui al fianco. Avanti dunque : . chiama quei del fico. comandare. l'altro tira fuori un coltellaccio. ritirano le loro in furia. Chi è in difetto è in sospetto. entra con loro nella stanza terrena. in gran sospetto. Chi volete che ci tocchi.

Perpetua arriva.gridò Perpetua. per l'ampio silenzio della notte. Non c'era che ridire: Agnese. che. svincolandosi. afferrandola per un braccio. sentendo poi quel terribile scampanìo.E voi! come! che fate qui voi? . e corse. e prese la rincorsa. e andarle dietro. e uscì il primo.com'è andata? cos'è la campana? mi par d'aver sentito. e uniti -. anzi senza avvedersene. un momento prima dell'altra. si sentì venir rimbombando dall'alto. più lontano. tenendola per la sottana. il Griso prese la strada che metteva fuori. o per ravviare il cicalìo. e seguita: sarebbero stati sproni. a non concertar qualche segnale.domandò poscia all'altra coppia.grida anche Agnese. e tre.. a mettersi in salvo.sicuro: adesso capisco: va benissimo: è chiara: e poi? e lui? e voi? . Vergogna! Dietro a me. trovata la scala. fino a un certo punto. faceva un altro discorso con sé stessa. . per far vedere che stava attenta. trovandosi a un punto importante del racconto. correvano in furia. era in fondo al villaggio. per mettersi in libertà. eran venuti giù saltelloni. diceva: . Agnese aveva procurato d'allontanar l'altra dalla casa di don Abbondio. Gervaso. quel primo sgangherato grido di don Abbondio: aiuto! aiuto! . Perpetua. che arrivava tutt'affannata.Misericordia! . Quando.Diavolo d'una donna! . ogni tanto. per accorrere dove il bisogno era maggiore.daranno. come poteva al buio. Ma quelli pure usciron senza rispondere.Cosa c'è? cosa c'è? .Misericordia! cos'è stato? . Così. a corserelle e a fermatine. e. . cavando fuori la parola a stento: . per ragione di quella cantonata: e Perpetua. aveva dovuto voltar con lei.Ma intanto. Lasciamoli andare. e scantonarono. e tutti gli andaron dietro in buon ordine. Ma tutt'a un tratto. ogni volta che la vedesse riscaldata ben bene nel racconto di que' tali matrimoni andati a monte. per non farle nascere qualche sospetto. e aveva voluto tornare indietro. e volle correre. Lucia. . I due sposi rimasti promessi si trovarono in faccia Agnese. cercando di trattenerla.Cosa c'è? cosa c'è? . la serva s'era ricordata dell'uscio rimasto aperto. più istantaneo. e. . il più che fosse possibile. la cosa era andata bene.ripeté Agnese. se quelle ne avessero avuto bisogno. quando la cosa fosse riuscita! È stata proprio grossa! Ma è fatta: ora non c'è altro che tener costei a bada. s'era lasciata fermare senza far resistenza. si sente l'urlo di Menico.Cosa c'è? cosa c'è? . e due. "Saranno usciti a quest'ora? o saranno ancor dentro? Che sciocchi che siamo stati tutt'e tre. sarà un po' di tempo perduto". Renzo.disse Agnese. e. e di galoppo dietro l'altra. nel vano immoto dell'aria. l'uscio si spalanca di dentro. e sulla soglia compariscono Tonio.domandò Perpetua ansante ai fratelli. per avvisarmi. Dopo questa breve aringa.replicò quella.disse questa. La casa. . mentre vuole spinger l'uscio.Misericordia! non avete sentito? . quando scoccò la campana: un tocco. come abbiam detto. più che posso: alla peggio. verso la scala. più acuto. rispingendola. e torniamo un passo indietro a prendere Agnese e Perpetua. . . . che le risposero con un urtone. non domandò altro. quando l'ebbe raffigurata. tutt'a un tratto. eran tornate poco distante dalla casa di don Abbondio. Ah siete qui! . Avevan quasi appena alzati i calcagni.esclamò Perpetua. si mise alla fronte. entrò in fretta nell'andito. Mostrava di darle molta udienza. che abbiam lasciate in una certa stradetta. quando.. la quale però non vedevano.

nessuno una risposta da dare. .Chi è? .. indietro! per di qua. e fuor del pericolo. non c'era ancora anima vivente. ancor tutto tremante. al primo buco che videro in una siepe.Cosa c'è d'altro? . . e non par che sia stato toccato. lasciò andar la corda. e.Quando Ambrogio sentì una voce conosciuta. . rispose: vengo ad aprire -. quando saremo fuori.. dice: . quando la gente cominciò ad accorrere sulla piazza.Chi è là dentro? .gli disse. dove per grazia del eielo. si potrebbe domandare al ragazzo una spiegazione più chiara.Cos'è? . con la forza d'uno spaventato.come! non lo sapete? gente in casa del signor curato. tenendo con una mano un battente della porta. . di qua o di là. quando si sentì chiamare a voce di popolo. dalla parte di dentro. dentro.Cammina avanti. chi è? .gli veniva gridato da cinquanta voci a un tratto. e l'aveva richiusa. ch'era il più in sé di tutti. e.Cos'è stato? . e via per i campi.Dove sono? . ohe! . Si guardavano in viso gli uni con gli altri: ognuno aveva una domanda da fare. appena accortosi della fuga degl'invasori. il quale.Andiam con lui. al convento! . li riconosce. attraversaron la piazza. e che in questo momento stava a bisticciar sottovoce con Perpetua. . Lucia. e visto quel gran soccorso. messa la bocca a un finestrino.C'è il diavolo in casa. Si mise in fretta l'arnese che aveva portato sotto il braccio. Altri corrono dalla parte dove c'era l'uscio: è chiuso. conveniva andar subito. Guardano in su anche loro: non c'è una finestra aperta: non si sente uno zitto. taceva e tremava.cominciava Agnese.prima che venga gente -. cacciò dentro un: .Dov'è? . .riprese Menico ansante. li ferma. venne. ..Signor curato! Don Abbondio. ch'era accorso molto popolo. alla porta della chiesa.Ohe. si pentì d'averlo chiesto.Sei tu che. e assicurato dal ronzìo.Cos'è tutto questo fracasso? . a casa.Che le hanno fatto? . s'incamminarono in fretta verso la chiesa. .disse Ambrogio. con voce mezza fioca. e che la più sicura era di far ciò che Menico consigliava. I primi arrivati corsero alla porta della chiesa: era serrata.A casa. . . guardano in su. . stanno in orecchi: tutto quieto.disse alle donne. e l'aprì. tutta smarrita. Renzo. entrarono in una stradetta che era tra la chiesa e la casa di don Abbondio. Si voltan tutti a quella casa. Non s'eran forse allontanati un cinquanta passi.Signor curato! . .Gli ho visti io: m'hanno voluto ammazzare: l'ha detto il padre Cristoforo: e anche voi. prima che la gente accorresse. con l'altra.Come. s'era ritirato dalla finestra. . vi s'avvicinano in folla. venir di nuovo alla finestra. Animo. il lembo di quel tale arnese. e ingrossava ogni momento. ha detto che veniate subito: e poi gli ho visti io: provvidenza che vi trovo qui tutti! vi dirò poi.Chi sono costoro? . Voltarono. che s'era messo così in fretta: .che diavolo c'è? . Corsero al campanile di fuori.diceva Renzo. una specie di feritoia. pensò che.? . . figliuoli: aiuto -. anzi comandava. e uno di quelli.Non c'è più nessuno: vi ringrazio: tornate pure a casa. che l'aveva lasciato solo in quell'imbroglio. dovette.domandava Renzo. Per istrada poi. E s avviavano.dove andate? indietro. . ma arriva Menico di corsa. Renzo.

alla campana.son qui. altri si stringevan nelle spalle.Che? . di non rispondere il vero. il console. che stentava a formar le parole. La voce corse rapidamente. non ce ne fu altri. andando ognuno a casa sua. Nuova consulta e più tumultuosa: ma uno (e non si seppe mai bene chi fosse stato) gettò nella brigata una voce. qualcheduno di quei della vanguardia rallenta il passo. Presto: dov'è il sagrestano? Alla campana. e sarebbe una vergogna per il paese.Che è accaduto? . gente che gira di notte. Quand'ebbe ripreso fiato. al rumore. Chi accorre.Che? .correte. intimarono al console che guardasse bene di non far deposizione al podestà dell'accaduto. affacciato alla finestra. e somigliantissimi nel resto a que' due che cinque giorni prima avevano affrontato don Abbondio.. figliuoli? non è qui il diavolo. si ritirò. con un fare ancor men cerimonioso. e chiuse la finestra.Che? . bisogna ubbidire. senza aspettar gli ordini del capitano. Tornata questa deserta e silenziosa. si va all'uscio del terreno: aperto e sconficcato anche quello: si chiama: . dico. son dentro. .E comincia una consulta tumultuosa.Quanti sono? . .Ci fu allora di quelli che.Bisogna andare. che gli aveva veduti partire in fretta. ma sono fuggiti: tornate a casa.Chi sono? .che fate qui. e se n'andavano: quando arriva uno tutto trafelato. aveva veduto nel cortiletto quello scompiglio de' bravi. col mento in una mano.Le hanno portate via! Le hanno portate via! . ed essendosi. un rispondere dalla strada.No. . chiomati come due re de' Franchi della prima razza. per quanto aveva cara la speranza di morir di malattia. è giù in fondo alla strada.Cattiva gente. di mezzo alla folla: .Dove sono andati? . di non ciarlare. per ricominciar poi la mattina. alla casa d'Agnese Mondella: gente armata. e moriron negli sbadigli. che Agnese e Lucia s'eran messe in salvo in una casa.Agnese! Lucia! . un interrogare di donne dalle finestre. se non che. uno strepito. Stava costui di casa quasi dirimpetto alle nostre donne. un apparire e uno sparir di lucerne.Bisogna vedere. e grida: ..risponde il console. chi sa che diavolo c'è! . quando arriva un altro. di mano in mano che l'esercito s'avanza. il pellegrino. e giù alla rinfusa per la strada. gridò: . altri a canzonare. quando il Griso s'affannava a raccoglierli. Era un bisbiglio. Fatti però. come il nibbio i pulcini da un'aia deserta. Ohe. . ma gl'invasori erano spariti.Agnese! Lucia! Il pellegrino! Dov'è il pellegrino? L'avrà sognato Stefano. Qui alcuni cominciarono a brontolare. i discorsi continuaron nelle case. se pur non eran que' medesimi. o banditi che scappano con un pellegrino: son già fuori del paese: addosso! addosso! . stando nel suo campo. S'entra nel cortile.Son qui. . se ogni birbone potesse a man salva venire a portar via le donne. ottenne credenza. e sulla ragion composta di ciò che gli toccase a fare. caso che ne venisse interrogato.Nessuno risponde. Presto: uno che corra a Lecco a cercar soccorso: venite qui tutti. e il gomito appoggiato sul manico della vanga mezza ficcata nel terreno. altri a sagrare. E. detto questo..Quanti siamo? . il tumulto era grande. proposero d'inseguire i rapitori: che era un'infamità.A quest'avviso. non si parlò più di dar la caccia ai fuggitivi. vide venirsi incontro due uomini d'assai gagliarda presenza. e se la batte. quella medesima mattina. ma bisogna aiutarmi. figliuoli: ladri. chi sguizza tra uomo e uomo. si movono in massa. non c'è più niente: un'altra volta. . Le tracce dell'invasione eran fresche e manifeste: l'uscio spalancato. Costoro. e di ciò che gli convenisse fare. un picchiare e un aprir d'usci. figliuoli: vi ringrazio del vostro buon cuore -. no: l'ha visto anche Carlandrea. pellegrino! . par che vogliano ammazzare un pellegrino.Ma chi è stato? .Il console! il console! . la serratura sconficcata. e si ficca nel corpo della battaglia: gli ultimi spingono innanzi: lo sciame confuso giunge finalmente al luogo indicato. a speculare tra sé sui misteri della notte passata. e con un piede sul vangile. e la brigata si sparpagliò. di non fomentar le ciarle de' villani. alzando la voce. si lascia sopravanzare. stando. .

.. somigliante alla paura del fanciullo. e poco dopo. ma padre! .Dio sia benedetto! . per ringraziarlo tacitamente che fosse stato per loro un angelo tutelare. e. chi sul capo. "se fosse un masnadiero inseguito.. per il batticuore e per la sospensione in cui erano stati.Renzo gli diede una berlinga nuova. il padre Cristoforo riaccostò la porta adagio adagio. e del pericolo corso per la loro salvezza.ma padre." Omnia munda mundis. per il dolore della cattiva riuscita.Ora torna a casa.I nostri fuggiaschi camminarono un pezzo di buon trotto. Continuarono in silenzio la loro strada. per dimostrargli la compassione che sentivano dell'angoscia da lui sofferta. per l'apprensione confusa del nuovo oscuro pericolo. . aggiungendo: . e tanto famigliarmente. e la luna. come per accarezzarlo. in chiesa. entrando per lo spiraglio. ripreso fiato. Entrati che furono.. tra pochi momenti. lo salutò con voce accorata. la regola.disse a un tratto Agnese.. Renzo raccontò brevemente la sua trista storia. con un movimento unanime. perché i tuoi non abbiano a star più in pena per te.. il quale riferì più espressamente l'avviso del padre. e la barba d'argento del padre Cristoforo. della sua fama di santo. I fuggiaschi allora. tra tante cagioni di tremare. che trema nelle tenebre. ruppe il silenzio. padre! di notte. spaventati. e. e subito. per quel pudore che ignora se stesso. trovandosi in un campo disabitato. quando s'aspettava di divenir sua moglie.. prega il Signore che ci rivediamo presto: e allora. Lucia stava stretta al braccio della madre. a guardare se nessuno gl'inseguiva.. Ma. e dimenticando che . Ora. tutti in affanno per la fatica della fuga. tutt'e tre posero una mano. voltandosi tutt'a un tratto a fra Fazio. aveva persuaso a vegliar con lui. il ragazzo li salutò tutti. e raccontò quello ch'egli stesso aveva veduto e rischiato. per quanto la domanda fosse importante.. venivan più fiochi e ottusi. stava un altro cappuccino. a lasciar socchiusa la porta. Accanto a lui.basta.gli disse Agnese.disse poi. Renzo s'affacciò alla porta. e scansava dolcemente. e rammentandosi delle due parpagliole promesse. le donne innanzi. intenerito. e fece lor cenno ch'entrassero. chiudere. che stava quivi ritto in aspettativa. Gli ascoltatori compresero più di quel che Menico avesse saputo dire: a quella scoperta. fra Fazio non gli farebbe una difficoltà al mondo. gli andava susurrando all'orecchio: . E ancor più in affanno li teneva l'incalzare continuo di que' rintocchi. e una povera innocente. pericolosa e irregolare. e fu la prima Agnese che. Allora il sagrestano non poté più reggere. ch'egli. tanto pareva che prendessero un non so che di più lugubre e sinistro. con preghiere e con ragioni. .. tremava anche per quel pudore che non nasce dalla trista scienza del male. Mentre diceva stentatamente quelle parole. per ottener dal laico una condiscendenza incomoda. voltandosi. La porta di fatto s'aprì. Visto che non ci mancava nessuno. e che pur troppo confermava l'avviso. per accogliere que' poveri minacciati: e non si richiedeva meno dell'autorità del padre. Finalmente cessarono. e non sentendo un alito all'intorno. tutti pensierosi. . d'esser già stata tanto sola con lui. Quelli ripresero la loro strada. . e con destrezza. domandando a Renzo com'era andata. con donne. vergognosa in sé. sboccarono finalmente sulla piazzetta davanti alla chiesa del convento. e gliele diede. come per guardia. rallentarono il passo. se ne levò quattro di tasca. . perché nessuno poteva darle una risposta soddisfacente. anche in un tale turbamento. si fermaron tutt'e tre a un tratto. quanto. e gli raccomandò molto di non dir nulla della commissione avuta dal frate. si pentiva d'essere andata troppo avanti. illuminò la faccia pallida. svanito così dolorosamente quel sogno. chi sulle spalle del ragazzo.. Lucia l'accarezzò di nuovo. per l'allontanarsi. ora l'uno ora l'altro. si sentiron rabbrividire. "vedete un poco!" pensava il padre Cristoforo. chiamato il padre da una parte.E tentennava la testa. senza saper di che. in silenzio. si guardarono in viso l'un con l'altro. . e la sospinse bel bello.. ed era il laico sagrestano. e tutt'e tre si voltarono al fanciullo.. nessuno rispose. e quasi per chiedergliene scusa.. domandando a Menico cosa fosse quel diavolo in casa. che scappa dagli artigli del lupo.E la casa? . i quali.disse. e a starci in sentinella. e Renzo dietro. e tornò indietro. l'aiuto che il giovine le offriva ne' passi malagevoli di quel viaggio fuor di strada.

Porta questa lettera al padre Bonaventura da Lodi.. Presto. nel nostro convento di Porta Orientale in Milano. con voce sommessa. che v'ha scampati da un gran pericolo. abbiamo questo conforto. se non ve la chiedessimo di cuore per lui. nello stesso tempo. che siamo nella strada dove ci avete messi Voi: possiamo offrirvi i nostri guai. in codesto viaggio. prima che arrivassero i malandrini. non avete fatto male a nessuno. senza odio. .! . dove troverete un baroccio che vi condurrà addirittura fino a ***.E qui si mise a spiegare ciò che aveva fatto accennare dal piccol messo: giacché non sospettava ch'essi ne sapesser più di lui.Fidatevi pure. a fra Fazio non sarebber mancate altre ragioni da opporre. vicino allo sbocco del Bione -. ' il vostro. Il padre ne ricevette le chiavi. e diventano un guadagno. direte: barca.Prima che partiate. Chi domandasse come fra Cristoforo avesse così subito a sua disposizione que' mezzi di trasporto. È una prova.Lì vedrete un battello fermo. Cercate del nostro convento.noi vi preghiamo ancora per quel poveretto che ci ha condotti a questo passo. È un torrente a pochi passi da Pescarenico.vedete bene. Io ho pensato a trovarvi un rifugio.basta! lei ne sa più di me. il padre. e sopra tutto vi dia forza. che ora questo paese non è sicuro per voi. in salvo dalla rabbia degli altri. . nel servizio di voi suoi poveri cari tribolati. nella nostra tribolazione. alcuni momenti. vi dia amore di volere ciò ch'Egli ha voluto -. vi trasporterà all'altra riva. Se il padre si fosse messo a questionare con ragioni. e chi sa cosa ci rimaneva da custodire! . in quel momento. per acqua e per terra.continuò volgendosi alle due donne. io spero. . ma distinta. vi sarà domandato per chi. per questi primi momenti. fate chiamare il padre guardiano. figliuoli. dategli questa lettera: sarà per voi un altro fra Cristoforo. all'incerto chiarore della lampada che ardeva davanti all'altare. incaricandosi di consegnarle a quelli che Renzo e Agnese gl'indicarono. in silenzio. Ma. risponderete: san Francesco. levandosi di tasca la sua. s'accostò ai ricoverati.continuò egli.rispose il padre Cristoforo. e. Là sarete abbastanza fuori d'ogni pericolo. e tutti fecer lo stesso.questo non intendeva il latino. e supponeva che Menico gli avesse trovati tranquilli in casa. non troppo lontane da casa vostra. la quale però sentiva un rimorso segreto d'una tale dissimulazione. e. e proferite così risolutamente. Dopo ch'ebbero pregato.potrete fermarvi a ***. il mio Renzo.preghiamo tutti insieme il Signore. Voi. ci siete nati. Ma lui!. articolò queste parole: . Così dicendo s'inginocchiò nel mezzo della chiesa. i quali stavano sospesi aspettando. a ogni modo. la casa era aperta. con un tal uomo.disse il padre. Noi saremmo indegni della vostra misericordia. e dalla tua. anche tu devi metterti. Andate alla riva del lago. . . mise un gran sospiro. Nessuno lo disingannò. e sempre. e siate sicuri che verrà un tempo in cui vi troverete contenti di ciò che ora accade. . . Egli ti farà da padre. E anche tu. . Ma una tale dimenticanza fu appunto quella che fece l'effetto. ma Dio vuol così.Dopo di ciò. pensando che. e disse loro: figliuoli! ringraziate il Signore. perché sia con voi. Restava da pensare alla custodia delle case. ti troverà del lavoro.. . è . con fiducia. S'acquietò. La barca vi riceverà. che c'era stato il diavolo. al sentir quelle parole gravide d'un senso misterioso. ti guiderà. e sa il cielo quando e come la cosa sarebbe finita. per ora. farebbe vedere di non conoscere qual fosse il potere d'un cappuccino tenuto in concetto di santo. Forse in questo momento. nemmeno Lucia. scegliendomi per suo ministro. gli parve che in quelle dovesse contenersi la soluzione di tutti i suoi dubbi. ne ha tanto bisogno! Noi. potrete ritornar sicuri a casa vostra. per fin che tu non possa tornare a viver qui tranquillamente. e io certo mi studierò di non mancare alla grazia che mi fa. Quest'ultima.. per il vostro meglio. figliuoli: sopportatela con pazienza. ma era la notte degl'imbrogli e de' sotterfugi. e disse: . Dio vi provvederà. ..

guardavano i monti. rendetelo vostro amico. Si distinguevano i villaggi. scoprì la sua casetta. segnava una striscia increspata. da una forza perversa! Chi. il padre soggiunse. al campicello del suo paese. toccategli il cuore. con desiderio inquieto. Essi s'avviarono zitti zitti alla riva ch'era stata loro indicata. videro il battello pronto. il cuore. prese il largo. non c'è tempo da perdere: Dio vi guardi. con la sua torre piatta. Alzatosi poi. un giorno. e rabbrividì. de' quali distingue lo scroscio. tornando ricco a' suoi monti. Addio. com'era. e il tonfo misurato di que' due remi. Senza aspettar risposta. con quella commozione che non trova parole. tratto dalla speranza di fare altrove fortuna. e che comprerà. disgustato e stanco. se ne staccò. le case aggiunte a case.vostro nemico. chi aveva composti in essi tutti i disegni dell'avvenire. le case. cresciuto tra voi. ed elevati al cielo. con la voce alterata anche lui. lascia que' monti. e variato qua e là di grand'ombre.via. se non fosse stato il tremolare e l'ondeggiar leggiero della luna. s'inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose. e che si manifesta senza di esse. E mentre s'avviavano. tornerà dovizioso. che vi si specchiava da mezzo il cielo. se non pensasse che. non meno che lo sia l'aspetto de' suoi più familiari. e sarebbe parso immobile. e data e barattata la parola. come il suono delle voci domestiche. riunendosi dietro la poppa. monti sorgenti dall'acque. I passeggieri silenziosi. il suo occhio si ritira. e non può . afferrato poi l'altro remo. andò verso la sagrestia. scoprì la finestra della sua camera. L'onda segata dalla barca. e. vegliasse. e si rituffavano. il gorgoglìo più lontano dell'acqua rotta tra le pile del ponte. disse: . nel fondo della barca. i sogni della ricchezza. verso la spiaggia opposta. note a chi è cresciuto tra voi. elevato sopra le casucce ammucchiate alla falda del promontorio. Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo. per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai desiderato di conoscere. e vogando a due braccia. come in fretta. se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente. che tagliavano la superficie azzurra del lago. le capanne: il palazzotto di don Rodrigo. uscivano a un colpo grondanti. il suo angelo v'accompagni: andate -. i viaggiatori usciron di chiesa. da gran tempo. posò sul braccio la fronte. fino al suo paesello. S'udiva soltanto il fiotto morto e lento frangersi sulle ghiaie del lido. in quel momento. e pianse segretamente. seduta. guardò fisso all'estremità. dando loro un addio. e impresse nella sua mente. Certo. pareva un feroce che. c'entrarono. con voce alterata: . Quanto più si avanza nel piano. torrenti. le strade che sboccano nelle strade. puntando un remo alla proda. ville sparse e biancheggianti sul pendìo. si disabbelliscono.il cuor mi dice che ci rivedremo presto. e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero. staccato a un tempo dalle più care abitudini. con la testa voltata indietro. figliuoli. ritto nelle tenebre. Ma che sa il cuore? Appena un poco di quello che è già accaduto. concedetegli tutti i beni che noi possiamo desiderare a noi stessi. in mezzo a una compagnia d'addormentati. come branchi di pecore pascenti. ha sempre qualche cosa da dire su quello che sarà. fra Cristoforo. e fra Fazio chiuse la porta. pensa. da quell'ampiezza uniforme. egli si maraviglia d'essersi potuto risolvere. scoprì la chioma folta del fico che sopravanzava il muro del cortile. scese con l'occhio giù giù per la china. e n'è sbalzato lontano. o Signore. il lago giaceva liscio e piano. e tornerebbe allora indietro. cime inuguali. Non tirava un alito di vento. pare che gli levino il respiro. l'aria gli par gravosa e morta. addio! Quanto è tristo il passo di chi. e il paese rischiarato dalla luna. Il barcaiolo. che s'andava allontanando dal lido. alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso. Oh disgraziato! compete con Voi! Abbiate pietà di lui. Lucia lo vide. e disturbato nelle più care speranze. meditando un delitto. chi gli dà retta. posò il braccio sulla sponda. come per dormire.

poco dopo il levar del sole: il conduttore entrò in un'osteria. dice altrove. pag. dopo aver asciugate in segreto le lacrime. se non per prepararne loro una più certa e più grande. la quale. Dal riscontro di questi dati noi deduciamo che fosse Monza senz'altro. erano i pensieri di Lucia. e per lasciare ai dotti qualche soggetto di ricerca.rispose quello: . una frustata. aveva in mira un'altra ricompensa. Addio. Uno storico milanese (Josephi Ripamontii. la quale. e lì. Cap. sopra congetture molto fondate. addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto. e tutt'e tre resero tristamente grazie al barcaiolo. al pari del barcaiolo. Ma ciò che la circospezione del pover'uomo ci ha voluto sottrarre. Le avventure di Lucia in quel soggiorno. Potremmo anche. si trovano avviluppate in un intrigo tenebroso di persona appartenente a una famiglia. Il nostro autore non descrive quel viaggio notturno. casa ancora straniera. come pare. non crederei. tace il nome del paese dove fra Cristoforo aveva indirizzate le due donne. Per render ragione della strana condotta di quella persona. VI. se non tali appunto. Tra i ringraziamenti. e che aveva presi quella sera. le nostre diligenze ce l'hanno fatto trovare in altra parte. al tempo che l'autore scriveva. alzò la testa. sedendo. ce ne potrà ben essere delle più fine. li fece salire. Nel vasto tesoro dell'induzioni erudite. e la famiglia ci fa quella figura che vedrà chi vorrà leggere. dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto. che c'è un arciprete. come se si svegliasse. Renzo uscì il primo. sebbene sia estinta da un pezzo. Di tal genere. Dal progresso della storia si rileva poi la cagione di queste reticenze. anche lui. dove. molto potente. fece assegnar loro una stanza. scosse Lucia. ma. e chiamarsi santo. quasi con ribrezzo. e ve gli accompagnò. e conoscente del padrone. che ci passa il Lambro. uscita pure. come pratico del luogo. cantando le lodi del Signore. e. .siam quaggiù per aiutarci l'uno con l'altro. Capitolo IX L'urtar che fece la barca contro la proda. passando. con un pensiero occulto.e ritirò la mano. la diede alla figlia. il conduttore salutò i tre aspettati. è vero. nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa. e poco diversi i pensieri degli altri due pellegrini. I nostri viaggiatori arrivaron dunque a Monza. non nomina. diede una voce alla bestia.con l'immaginazione arrivare a un momento stabilito per il ritorno! Addio. Lib. suo malgrado. Addio. per non metterci a rischio di far torto neppure ai morti. chiesa. III. anzi protesta espressamente di non lo voler dire. dov'era promesso. servito. ma delle più sicure. e via. come se gli fosse proposto di rubare.Di che cosa? . e non senza rossore. come fuggendo. dire il nome della famiglia. Renzo tentò pure di fargli ricevere qualche danaro. . né lei. e non turba mai la gioia de' suoi figli. dove l'animo tornò tante volte sereno. s'imparò a distinguere dal rumore de' passi comuni il rumore d'un passo aspettato con un misterioso timore. casa natìa. allorché Renzo cercò di farvi sdrucciolare una parte de' quattrinelli che si trovava indosso. ma quello. più lontana. Decadis V. con intenzione di regalar generosamente don Abbondio. nel caso particolare. egli ha poi anche dovuto raccontarne in succinto la vita antecedente. 358 et seq. e l'amore venir comandato. . altrove. né il paese. ma più abbondante: ritirò le mani. ma di questo dice ch'era un borgo antico e nobile. quando questo l'avesse. Il baroccio era lì pronto. preparato un rito. ci par meglio lasciarlo nella penna. e diede la mano ad Agnese. corse a governare la sua bestia. a cui di città non mancava altro che il nome. mentre la barca gli andava avvicinando alla riva destra dell'Adda. Historiae Patriae.) che ha avuto a far menzione di quella persona medesima. casa sogguardata tante volte alla sfuggita.

alle quali essa soddisfece.rispose quello.. almeno tutto quel giorno. e tutto il paese la chiama con quel nome. Renzo trattenne a stento le sue. Addussero quindi esse e quegli ordini. Si concertaron. poi disse: .non c'è che la signora: se la signora vuol prendersi quest'impegno. e. e per questo la chiamano la signora.Dopo una sera quale l'abbiamo descritta. venuta di Spagna. di tanto in tanto. per dire ch'è una gran signora. S'avviaron dunque con lui a quel convento. Renzo avrebbe voluto fermarsi lì. ma non è una monaca come l'altre. quando il frate si fu avviato. Fecero colazione. ma il padre aveva raccomandato a queste di mandarlo subito per la sua strada. e ciascuno mise un gran sospiro. fece chiamare il padre guardiano. A tutt'e tre passò per la mente il banchetto che. e i mezzi scarsi in proporzione de' contingenti bisogni d'un avvenire incerto. con una bella giovine. stette lì alquanto a pensare. . e tutt'e tre si mossero. la quale non poté tenersi di non fare altrettanto.donne mie. il barocciaio sorrise. render loro i primi servizi. Tirata quindi Agnese in disparte. e tra le continue scosse della disagiata vettura. in una stanza. riconoscendo il carattere. disse con voce soffogata: . Il tono della voce e i movimenti del volto indicavano manifestamente che proferiva il nome d'un grand'amico. ciò che non avevano osato al padre guardiano. e i suoi del tempo antico erano gente grande. e. il conduttore tirò il campanello. questo venne subito. State però discoste da me alcuni passi. né la priorache anzi. . al soffio di una brezzolina più che autunnale. sulla maniera di rivedersi. Convien poi dire che il nostro buon Cristoforo avesse. più che onorato. passata in compagnia di que' pensieri. raccomandate le donne con molto calore. il quale. sulla soglia. veder le donne allogate. qualunque fosse. e ricevette la lettera. andò avanti. e riferito il loro caso con molto sentimento. Lucia non nascose le lacrime. perché la gente si diletta di dir male. le fece alcune interrogazioni. Così dicendo. e spero di potervi trovare un ricovero più che sicuro. non parve vero a tutt'e tre di sedersi sur una panca che stava ferma. e il frate riprese: . faceva. e una notte quale ognuno può immaginarsela. in quella lettera.bene. sulla piazza davanti al convento. è una delle più giovani: ma è della costola d'Adamo. e di dar loro ogn'altro aiuto che potesse bisognare. disse a tutt'e due: . io vi conduco subito al monastero della signora. che aveva ordine di guidarle al convento de' cappuccini. io tenterò. . Le donne si sarebber trovate ben impicciate. a quel che dicono. come ognun sa. dove son quelli che comandano. come permetteva la penuria de' tempi. alzando gli occhi dal foglio. e gli andaron dietro. se non fosse stato quel buon barocciaio. più presto che fosse possibile. s'aspettavan di fare. con donne voglio dire. se si vedesse il padre guardiano per la strada. che ridestavano sgarbatamente chi di loro cominciasse appena a velar l'occhio. e Dio sa quante belle chiacchiere si farebbero.. Finito ch'ebbe di leggere. e. stringendo forte forte la mano a Agnese. fin che Dio non v'abbia provvedute in miglior maniera. ch'egli potrebbe venir presto a dar nuove e a sentirne.Oh! fra Cristoforo! .è una monaca. Le donne allora domandarono al barocciaio. col sospetto incessante di qualche incontro spiacevole. guardando Agnese. come poterono. tanto che si risolvette di partire. e il poco appetito. chi fosse la signora.. Volete venir con me? Le donne accennarono rispettosamente di sì. perché il guardiano. che la separazione più ritardata sarebbe più dolorosa. . due giorni prima. tornato verso Lucia. Arrivati alla porta.disse. perché dicono che in quel monastero non hanno avuto mai una . dieci passi discosto.e partì. Lucia arrossì. era pochi passi distante da Monza.La signora.. atti di sorpresa e d'indegnazione. che la gente ciarlerebbe. .a rivederci. li fissava sulle donne con una certa espressione di pietà e d'interesse. e cento altre ragioni. Non è che sia la badessa.

come per rammentar loro tutti quegli avvertimenti. diroccato anch'esso. un attento osservatore avrebbe argomentato che chiedessero affetto. un'altra benda a pieghe circondava il viso. ed era ora. distanti l'una dall'altra un palmo. una bianchissima benda di lino cingeva. scomposta. Entrarono in una stanza terrena. un non so che di minaccioso e di feroce: quando restavano immobili e fissi senza attenzione. ma non d'inferiore bianchezza. pure. che annunziava una monaca singolare: la vita era attillata con una certa cura secolaresca. visto il padre e Agnese andar verso un angolo. e di commissioni per il padre Cristoforo. dalla quale si passava nel parlatorio: prima di mettervi il piede.persona simile. il guardiano. Dopo qualche tempo. perché suo padre. e perciò. lasciate fare a me -. tra un par d'ore. fiancheggiata allora da un antico torracchione mezzo rovinato. contan molto. che si stendeva alquanto sul petto. quando. che forse dieci de' miei lettori possono ancor rammentarsi d'aver veduto in piedi.è qui. Il guardiano fece entrare la madre e la figlia nel primo cortile del monastero. sotto il velo. e in Monza anche di più. subitanei. quindi entrò. laggiù a Milano. e anche la gente di fuori le porta un gran rispetto. Il suo aspetto. Le labbra. sospeso e stirato orizzontalmente sulla testa. ma alterato e reso mancante da una lenta estenuazione. come quelli degli occhi. è il primo del paese. ricomparve giulivo. diede qualche avvertimento alle donne. si fermò di nuovo sulla soglia. aspettando la piccola brigata. sfiorita e. come per cercare un nascondiglio. a prender la risposta: questo lo promise. guardò da quella parte. . tornasse da lui. Ma quella fronte si raggrinzava spesso. chi avrebbe potuto sospettarci il travaglio d'un pensiero nascosto. e quando prende un impegno. accennando l'uscio. discosto alquanto dal viso. sul modo di portarsi con la signora. e più forte su quello che gli oggetti circostanti. e quando non siete interrogate. Un velo nero. che non aveva mai visto un monastero. irregolari e troppo risolute per una donna. d'una preoccupazione familiare all'animo. e vide una finestra d'una forma singolare. e son di quelli che hanno sempre ragione.e vi può far del bene quanto vuole. corrispondenza. quantunque appena tinte d'un roseo sbiadito. neri neri anch'essi. guardò in giro dove fosse la signora a cui fare il suo inchino. vi posso dire che sarete sicure come sull'altare. non iscorgendo persona. e da un pezzo di castellaccio. Nel vestire stesso c'era qua e là qualcosa di studiato o di negletto. ma d'una bellezza sbattuta. il guardiano si fermò. con due grosse e fitte grate di ferro. Lucia. e che lei v'accetti. e si voltò a guardar se gli altri venivano. . quantunque non ci stia. e terminava sotto il mento in un soggolo. con un'investigazione superba. e. Pregò il barocciaio che. e andò solo a chieder la grazia. con un rapido movimento. perché la figlia e la madre non sapevan più come fare a distrigarsi dall'interrogazioni pressanti della fattoressa. a dir loro che venissero avanti con lui. disse. pieni d'espressione e di mistero. e dalla benda usciva sur una tempia . Attraversando un secondo cortile. Siate umili e rispettose. rispondete con sincerità alle domande che le piacerà di farvi.E ben disposta per voi altre. si fissavano talora in viso alle persone. che lo caricaron di ringraziamenti. e i suoi d'adesso. Quando fu vicino alla porta del borgo. ottiene di mettervi nelle sue mani. a coprire lo scollo d'un nero saio. e s'avviò al monastero. le introdusse nelle camere della fattoressa. e allora due sopraccigli neri si ravvicinavano. La grandezza ben formata della persona scompariva in un certo abbandono del portamento. cadeva dalle due parti. pietà. altre volte avrebbe creduto coglierci la rivelazione istantanea d'un odio inveterato e compresso. faceva a prima vista un'impressione di bellezza. stava come incantata. disse sottovoce alle donne: . dove arrivato. Le gote pallidissime scendevano con un contorno delicato e grazioso. quando fu nel parlatorio. talora si chinavano in fretta. come per una contrazione dolorosa. non che per una monaca. chi ci avrebbe immaginata una svogliatezza orgogliosa. in certi momenti. direi quasi. che poteva dimostrar venticinque anni. fino al mezzo. onde anche lei può far alto e basso nel monastero. una fronte di diversa. se quel buon religioso lì. le riesce anche di spuntarlo. vivi. spiccavano in quel pallore: i loro moti erano. Due occhi. . o compariva sfigurata in certe mosse repentine. e dietro quelle una monaca ritta. e si licenziò dalle donne.

e rispose: . . . e abbassò la testa. con una mano appoggiata languidamente a quella. non mi dica la cosa così in enimma. che appariva nella sua persona.che all'orecchie purissime della reverenda madre devon essere appena leggermente accennati.Reverenda madre. a gloria sua.è una fortuna per me il poter fare un piacere a' nostri buoni amici i padri cappuccini.Deve sapere. per la quale m'ha fatto sperare la sua valida protezione. d'un asilo nel quale possa vivere sconosciuta.Basterà dire.. .questa giovine. .mi dica un po' più particolarmente il caso di questa giovine. di modo che la poveretta è stata ridotta a fuggir da casa sua.So che il padre guardiano è la bocca della verità.Accostatevi.questa è quella povera giovine. vedendo ch'erano inutili. e in vantaggio del prossimo. . .disse la signora a Lucia. a quel non so che di strano. Era verecondia? Chi avesse osservata una rapida espressione di dispetto che accompagnava quel rossore. avrebbe potuto dubitarne.. e con una cert'aria di dubbio maligno. Queste cose non facevano specie alle due donne. ma nessuno può esser meglio informato di voi. da un mio confratello. per veder meglio cosa si possa fare per lei.che un cavalier prepotente.. con un'occhiata. .disse in fretta la signora. quella giovine. non tutti i grandi del mondo si servono dei doni di Dio.una ciocchettina di neri capelli. . in quel momento. Tocca a voi a dirci se questo cavaliere era un persecutore odioso -. In quanto all'accostarsi. Lucia ubbidì subito. .disse il guardiano. dopo aver perseguitata qualche tempo questa creatura con indegne lusinghe. ma il guardiano le troncò. come nelle sue maniere. le levò ogni coraggio a . e le bianchissime dita intrecciate ne' vòti.. come abbiam detto. che non vedeva la signora per la prima volta. reverenda madre. quand'anche le fosse stata fatta da una persona sua pari. ci piace di sentir le storie per minuto. per sottrarsi a de' gravi pericoli. mi vien raccomandata. facendole cenno col dito.Quali pericoli? . padre guardiano. arrossendo alquanto. quand'anche.rispose il guardiano. a capo basso. signora illustrissima. . Essa ha dovuto partir di nascosto dal suo paese. l'avrebbe imbrogliata non poco: proferita da quella signora. voltandosi. come tant'altri. e con la mano al petto: . e guardava fisso Lucia. come le ho detto. Una domanda su quella materia. . . Lei sa che noi altre monache. . cosa che dimostrava o dimenticanza o disprezzo della regola che prescriveva di tenerli sempre corti. che bastava. era già avvezzo.Sono pericoli. .Di grazia. per qualche tempo. . che veniva avanti esitando. da quando erano stati tagliati. e disse. nella cerimonia solenne del vestimento. come vossignoria illustrissima: un cavalier prepotente. Le due presentate facevano grand'inchini: la signora accennò loro con la mano.riprese il guardiano. e ha bisogno..incominciava Agnese. non esercitate a distinguer monaca da monaca: e il padre guardiano. e signora illustrissima.. Lucia diventò rossa. Era essa. al padre: .Oh certamente. e questa è la madre. ma rispondere era un'altra faccenda. ebbe cuore di perseguitarla apertamente con la forza. in quest'affare. . le parole in bocca..continuò. . . e tanto più se l'avesse paragonato con quello che di tanto in tanto si spandeva sulle gote di Lucia. ritta vicino alla grata. e dove nessuno ardisca venire a disturbarla. Ma. ..interruppe la signora.

. . .interruppe la signora. ma lo . Il guardiano cominciava a ringraziare. e prendesse poi i concerti opportuni. Il mio Cristoforo non s'aspetterà certamente ch'io l'abbia servito così presto e bene. chiamò una conversa (due di queste erano.Anzi. che la fece quasi parer brutta.e qui diventò rossa rossa.State zitta voi: già lo so che i parenti hanno sempre una risposta da dare in nome de' loro figliuoli! Agnese mortificata diede a Lucia una occhiata che voleva dire: vedi quel che mi tocca.ci ho già pensato. Queste donne potranno occupar la camera lasciata in libertà da quella. con un atto altero e iracondo. .Illustrissima signora. In somma do la cosa per fatta.... .disse la signora con voce raddolcita. con una compitezza studiata. E se lei fa questa carità di metterci al sicuro.. Il giovine che mi discorreva. . Il fatto sta che questa povera ragazza era promessa a un giovine nostro pari. è religioso al par di lui. si credé autorizzata a venirle in aiuto. per servire alle premure del padre guardiano. il diavolo era lui.. . e non dava segno d'aver altro a dire. ma sia fatta la volontà di Dio. non si pensava di sostituir nessuno a quella giovine. ma il padre Cristoforo.rispondere. timorato di Dio.. reverenda. .balbettò. che quello era il momento di sgranchirsi. . potrebbe attestare. ma mi perdonerà se parlo male. Non che abbia bisogno d'altri schiarimenti.. Mi scusi se parlo da sfacciata.e qui accennò al guardiano che s'avvicinasse alla grata. con un sorriso. Anche il guardiano accennava alla giovine. se fosse qui.Siete ben pronta a parlare senz'essere interrogata. accommiatò il guardiano. dopo di lei.non occorron cerimonie: anch'io. ma la signora l'interruppe: . amico qui del padre guardiano. dandole nuove istruzioni.. nel quale traspariva un non so che d'ironico e d'amaro. sia certa. "Gran cervellino che è questa signora!" pensava tra sé. . ma parlerò io alla madre badessa.. e ritenne Lucia. e continuò sottovoce: veramente. madre.lo prendevo io di mia volontà. E in quanto a quel signore (Dio gli perdoni!) vorrei piuttosto morire.alla fine. Alla fine. e ben avviato. e le ordinò che avvertisse di ciò la badessa. e quello è un uomo pieno di carità. .Signora.aggiunse subito. e se il signor curato fosse stato un po' più un uomo di quelli che m'intendo io. Il guardiano accompagnò Agnese alla porta. .io posso far testimonianza che questa mia figlia aveva in odio quel cavaliere. giacché siam ridotte a far questa faccia di chieder ricovero. per ora.continuò. . le fa far ciò che vuole. . perché noi siam gente alla buona. come quella che.. . La fattoressa del monastero ha maritata. né d'altri motivi. e.. . che nessuno potrà pregare per lei più di cuore che noi povere donne. . e per una premura del padre guardiano. ma è per non lasciar pensar male di mia madre.disse. per la strada: "curiosa davvero! Ma chi la sa prendere per il suo verso. . e di non lasciare in secco la povera mamma. pochi giorni sono. e ad incomodare le persone dabbene. per esser tu tanto impicciata. con la fattoressa e con Agnese.continuò. per una distinzione singolare.. e una mia parola. l'ultima sua figliuola. e supplire a que' pochi servizi che faceva lei.disse Lucia... come il diavolo l'acqua santa: voglio dire. . era certamente la meglio informata. Veramente. saprei far capitale dell'assistenza de' padri cappuccini. dandole d'occhio e tentennando il capo..quanto le ha detto mia madre è la pura verità. che cader nelle sue mani. signora. in un caso. assegnate al suo servizio privato). non siam noi fratelli e sorelle? Così detto. . Quel brav'uomo! non c'è rimedio: bisogna che si prenda sempre qualche impegno. ed ecco ciò che mi pare di poter far di meglio. . e se n'andò a scriver la lettera di ragguaglio all'amico Cristoforo. Qui Agnese. rivolgendosi a lui.A voi credo. . so che parlo d'un religioso.Reverenda signora. in un bisogno.Ma avrò piacere di sentirvi da solo a solo. . attesa la scarsezza dell'annate. . Licenziò questa.

la storia non lo dice espressamente. e tutto il suo pensiero era di conservarle. . . il quale. se non con le parole: .queste maniere non ti convengono: quando sarai madre badessa. la prima del monastero. unite in perpetuo. dal suo volto e da ogni sua parola traspariva un'immobilità di risoluzione. poi santini che rappresentavan monache. almeno quali erano. La signora. destinato a conservar la famiglia. che solo de' maschi veniva allevato in casa. senza tante faccende.le diceva. Quanti figliuoli avesse. Tutte le parole di questo genere stampavano nel cervello della fanciullina l'idea che già lei doveva esser monaca. e que' regali eran sempre accompagnati con gran raccomandazioni di tenerli ben di conto. che. Buon per lui questa volta. senza tanto strepito. in ogni discorso che riguardasse i suoi destini futuri. quel tanto cioè che basti a render ragione dell'insolito e del misterioso che abbiam veduto in lei. e a far comprendere i motivi della sua condotta. Era essa l'ultima figlia del principe ***. nel monastero dove l'abbiamo veduta: e la scelta del luogo non fu senza disegno. Il . senza tanto apparato. anche noi qui. rimasta poi sola con una giovine contadina inesperta. per lasciare intatta la sostanza al primogenito. la chiamò Gertrude. gran gentiluomo milanese. che la sua condizione era già irrevocabilmente stabilita. o la principessa o il principino. che imprimeva il sentimento d'una necessità fatale. ma quando si trattava dello stato futuro de' suoi figli. come cosa preziosa. aveva studiati gli atti e le parole. Bambole vestite da monaca furono i primi balocchi che le si diedero in mano. per tormentarsi a tormentarli nella stessa maniera. allora comanderai a bacchetta. Se qualche volta la Gertrudina trascorreva a qualche atto un po' arrogante e imperioso. fa solamente intendere che aveva destinati al chiostro tutti i cadetti dell'uno e dell'altro sesso.ehi! ehi! .non è questo il fare d'una par tua: se vuoi che un giorno ti si porti il rispetto che ti sarà dovuto. La nostra infelice era ancor nascosta nel ventre della madre. farai alto e basso -. anzi scarse. decisione per la quale faceva bisogno. Qualche altra volta il principe.che madre badessa! Nessuno però le disse mai direttamente: tu devi farti monaca. pareva che non trovasser modo d'esprimer bene la loro idea. siam buoni a qualche cosa". e con quell'interrogare affermativo: . Rimaneva soltanto da decidersi se sarebbe un monaco o una monaca. perché il sangue si porta per tutto dove si va. ma la sua presenza. che ha trovato un amico. e che fosse stato portato da una santa d'alti natali. una ombrosa gelosia di comando. a sostenerne il decoro. in quello che avvenne dopo. non il suo consenso. Quando venne alla luce. per quanto dipendeva da lui. che poteva contarsi tra i più doviziosi ddla città. in ogni cosa. impara fin d'ora a star sopra di te: ricordati che tu devi essere.Quando il principe. noi crediam più opportuno di raccontar brevemente la storia antecedente di questa infelice. a procrear cioè de' figliuoli. ha condotto l'aflare a buon porto. che. facevan più effetto di tutte l'altre insieme.bello eh? . per educazione e ancor più per istradamento alla vocazione impostale.fa per bene. Gertrude fu collocata.tu sei una ragazzina. . al che la sua indole la portava molto facilmente. A sei anni. e s'accorgerà che. Sarà contento quel buon Cristoforo. riprendendola di cert'altre maniere troppo libere e famigliari alle quali essa trascorreva con uguale facilità. volevano lodar l'aspetto prosperoso della fanciullina. Era un'idea sottintesa e toccata incidentemente. alla presenza d'un provetto cappuccino. non pensava più tanto a contenersi. volendo darle un nome che risvegliasse immediatamente l'idea del chiostro. ma quelle che venivan dalla bocca del padre. in vece di riferirli. . il principe suo padre. Il contegno del principe era abitualmente quello d'un padrone austero. e i suoi discorsi divennero a poco a poco così strani. Ma l'alta opinione che aveva del suo titolo gli faceva parer le sue sostanze appena sufficienti.le si diceva: . in un batter d'occhio.

Invidiandole. tra le sue compagne d'educazione. per farle piacere il chiostro. che tanto adesca i fanciulli. Né s'ingannava: la badessa e alcune altre monache faccendiere.buon conduttore delle due donne ha detto che il padre ddla signora era il primo in Monza: e. per quanto fossero forti. parlava magnificamente de' suoi destini futuri di badessa. Queste immagini cagionarono nel cervello di Gertrude quel movimento. e. si sviluppò allora. abitare un palazzo. talvolta l'uniformità dell'inclinazioni e delle speranze lo sopiva. e pensò che lì. il quale lo teneva già. e corrisposero pienamente all'intenzioni che il principe aveva lasciate trasparire sul collocamento stabile della figliuola: intenzioni che andavan così d'accordo con le loro. a questa idea. appena entrata nel monastero. Sarebbe forse camminata così fino alla fine. e meglio di tutte loro. era stata come inosservata e rannicchiata in un angolo della sua mente. che può somministrare il primato in un monastero. ma queste. parte non distinguevano quanto vi fosse di cattivo. da principio. All'immagini maestose. di carrozze. nessuno le poteva mettere il velo in capo senza il suo consenso. Comunque sia. nudrita nelle idee della sua superiorità. e si manifestò. con simili arti. con un ardore ben più vivo e più spontaneo. che lo poteva. che lo vorrebbe. ch'erano ben altrimenti sicure. la sua condotta proposta all'altre per esemplare. che avevano. esultarono nel vedersi offerto il pegno d'una protezione tanto utile in ogni occorrenza. fu chiamata per antonomasia la signorina. di nozze. le odiava: talvolta l'odio s'esalava in dispetti. fino a quel tempo. . e provava per esse dolorosamente l'invidia che. la sua figlia sarebbe trattata con quelle distinzioni e con quelle finezze che potesser più allettarla a scegliere quel monastero per sua perpetua dimora. si gettò su quelle. per non fare scandoli inutili. che anche lei poteva maritarsi. ne compariva sempre infallibilmente un'altra: che quel consenso si trattava di negarlo al principe padre. Si paragonava allora con le compagne. che lo voleva. meglio che altrove. parte s'astenevano dal farvi sopra esame. e vedeva con maraviglia e con dispetto. e la faccenda camminava. e condite con quella famigliarità un po' rispettosa. alle quali il pensiero di sacrificare una figlia a mire interessate avrebbe fatto ribrezzo. I parenti e l'educatrici avevan coltivata e accresciuta in lei la vanità naturale. aveva creduto di far loro provare. Essa la chiamava ogni momento in aiuto. quando la trovano in coloro che vedon trattare gli altri fanciulli con un contegno abituale di superiorità. e per condiscendere nello stesso tempo al suo nuovo genio. ma circoscritte e fredde. accozzando questa qualsisia testimonianza con alcune altre indicazioni che l'anonimo lascia scappare sbadatamente qua e là. ce n'eran molte delle semplici e lontane da ogni intrigo. che alcune di quelle non ne sentivano punto. di principessa del monastero. e lo voleva in fatti. di conversazioni. l'animo della figlia era ben lontano dalla sicurezza che ostentavano le sue parole. chicche e carezze senza fine. rammentandosi d'essere stata. pur che l'avesse voluto. idea che. messo davanti a un alveare. Dietro questa idea però. come si suol dire. tutte attente alle loro occupazioni particolari. il mestolo in mano. alla fin de' conti. e si sfogava col farle carezze tenere e malinconiche: ma questa era ben lontana dal sospettare che ci fosse sotto mistero. Gertrude. di pranzi. rispondeva che. di vestiti. condotta a quello di cui s'era pentita poi. Gertrudina. vi godeva d'una grandissima autorità. sentiva compassione della povera innocentina. o mostrava di tenerlo per dato. parte stavano zitte. Per non restare al di sotto di quelle sue compagne. con tutta la sua importanza. nel dormitorio. in isgarbatezze. se Gertrude fosse stata la sola ragazza in quel monastero. in motti pungenti. con espressioni di riconoscenza. Ma. godersi il mondo. voleva a ogni conto esser per le altre un soggetto d'invidia. Qualcheduna anche. quel brulichìo che produrrebbe un gran paniere di fiori appena colti. ce n'erano alcune che sapevano d'esser destinate al matrimonio. come dicevano allora. per godersi più tranquillamente l'immagini d'un avvenire gradito. di festini. parte non s'accorgevan bene di tutti que' maneggi. posto distinto a tavola. ma quando questa passione fu stuzzicata da idee tanto più omogenee ad essa. accettaron la proposta. tanto gloriosa in ogni momento. non esagerate. contrapponevan esse le immagini varie e luccicanti. noi potremmo anche asserire che fosse il feudatario di quel paese. L'idea della necessità del suo consenso. Non che tutte le monache fossero congiurate a tirar la poverina nel laccio. di villeggiature.

come l'avevano insegnata alla nostra poveretta. per rimanervi quel mese. come se fosse già avvenuto. chiudendosi volontariamente nel chiostro. si risolvette d'aprirsi con una delle sue compagne. son . e riceveva omaggi d'ogni genere. anzi lo santificava e lo proponeva come un mezzo per ottenere una felicità terrena. o le rivolge a un corso impreveduto. che da prima v'era diffuso leggermente e come in nebbia. e faceva sentire all'altre quella sua superiorità. se non da altri atti posteriori. che Gertrude s'era già pentita d'averla sottoscritta. Negl'intervalli in cui questa larva prendeva il primo posto. consigli. nella quale par che entri nell'animo quasi una potenza misteriosa. volendo pure godersi intanto qualche cosa di reale e di presente. ora per timore d'esporre alle contraddizioni una buona risoluzione. e condotta nella casa paterna. per farle trascrivere e sottoscrivere una tal supplica. E a fine d'indurla più facilmente a ciò. C'era un'altra legge. e compresa da una confusa idea di doveri. E perché i pareri gratuiti. si tratteneva con essi. e prometteva in cuor suo d'espiarla. e d'accattar consiglio e coraggio. se non un anno dopo ch'ella avesse esposto a quel vicario il suo desiderio. non bandiva l'orgoglio. la supplica non era forse ancor giunta al suo destino. quasi ad implorar benevolenza. Talvolta. andava. passando così i giorni e i mesi in un'incessante vicenda di sentimenti contrari. non potendo più tollerar la solitudine de' suoi timori e de' suoi desidèri.e faceva nascere un'intrinsichezza apparente e passeggiera. prima d'essere stata esaminata da un ecclesiastico. come uno splendido ritiro: ivi si rifugiava dagli oggetti presenti. coraggio. Con tutto ciò. Ciò che Gertrude aveva fino allora più distintamente vagheggiato in que' sogni dell'avvenire. fossero una colpa. sopraffatta da terrori confusi. in cerca di quelle. Quelle monache che avevan preso il tristo incarico di far che Gertrude s'obbligasse per sempre. in questo mondo. di ciò che aveva imparato dai discorsi delle compagne. non mancaron di dirle e di ripeterle. era lo splendore esterno e la pompa: un non so che di molle e d'affettuoso. affinché fosse certo che ci andava di sua libera scelta: e questo esame non poteva aver luogo. ora per vergogna di palesare uno sproposito. Era già scorso l'anno da che la supplica era stata mandata. ma una larva come l'altre. talvolta. e come essa l'aveva ricevuta. la quale (e questo era vero) non poteva avere efficacia. con una supplica in iscritto. rinvigorisce tutte l'inclinazioni. Era legge che una giovine non potesse venire accettata monaca. In tali angustie. di quel poco che poteva vedere del mondo esteriore. e s'inoltrava in quell'età così critica. la più franca. Si pentiva poi d'essersi pentita. s'immaginava che la sua ripugnanza al chiostro. o da qualche altro deputato a ciò. e Gertrude fu avvertita che tra poco verrebbe levata dal monastero. Di quando in quando. Il principe e il resto della famiglia tenevano tutto ciò per certo. Privata così della sua essenza. che una giovine non fosse ammessa a quell'esame della vocazione. adorna. ma la giovine aveva tutt'altro in testa: in vece di far gli altri passi pensava alla maniera di tirare indietro il primo. e qualche volta le trasforma. e grandeggiava nella fantasia di Gertrude. con la minor possibile cognizione di ciò che faceva. Tenne lungo tempo nascosto alle compagne quel passo. nella parte più riposta della mente. i pensieri della religione venivano a disturbare quelle feste brillanti e faticose. e si rispondeva in loro nome. Vinse finalmente il desiderio di sfogar l'animo. e la resistenza all'insinuazioni de' suoi maggiori. ivi accoglieva certi personaggi stranamente composti di confuse memorie della puerizia. Questa suggerì a Gertrude d'informar con una lettera il padre della sua nuova risoluzione. chiamato il vicario delle monache. si compiaceva delle preferenze che le venivano accordate. S'era fatto. tutte l'idee. non era più la religione. e pronta sempre a dar consigli risoluti. colsero un de' momenti che abbiam detto. tutta buona. aveva varcata la puerizia. nella scelta dello stato. se non dopo aver dimorato almeno un mese fuori del monastero dove era stata in educazione. ivi dava ordini. e far tutti i passi necessari al compimento dell'opera che aveva di fatto cominciata. parlava loro. l'infelice. Ma la religione. cominciò allora a spiegarsi e a primeggiare nelle sue fantasie. giacché non le bastava l'animo di spiattellargli sul viso un bravo: non voglio. che solleva. Tra queste deplorabili guerricciole con sé e con gli altri. che dipenderebbero dalla sua volontà. che finalmente era una mera formalità.

vi rimaneva con una certa apparenza del torto. il lasciar quelle mura nelle quali era stata ott'anni rinchiusa. di rifiutar quasi i primi segni di benevolenza che aveva tanto desiderati. la quale rendeva più sensibile e più doloroso l'abbandono in cui era lasciata Gertrude. se implorava un po' d'amore. furon sensazioni piene d'una gioia tumultuosa. "e io starò dura. com'ora si direbbe. la fece venir nella sua cella. benché accompagnata da un leggiero ossequio di . Di rado. La giovinetta intese. la consigliera fece pagar questo a Gertrude. era costretta di tirarsi indietro. e sempre più afflitta di vedersi corrisposta con una noncuranza manifesta. come nel monastero. nello stato in cui si trovava. A ogni annunzio d'una visita. che non fosse per cosa necessaria. portandosi bene. I parenti eran seri. le si faceva copertamente sentire che c'era un mezzo di riacquistar l'affetto della famiglia. era ammessa alla compagnia de' parenti e del primogenito. e s'occupava tuttavia. e solo a certe ore stabilite. Nessuno le rivolgeva il discorso. con tante beffe sulla sua dappocaggine. con la direzione di quelle confidenti. e quando essa arrischiava timidamente qualche parola. rispettosa. Allora Gertrude. pregherò. Quantunque Gertrude sapesse che andava a un combattimento. o non attaccava. lasciandovela soltanto unita quanto bisognava per farle sentire la sua suggezione. li moverò a compassione: finalmente non pretendo altro che di non esser sacrificata". La clausura era stretta e intera.molto rari. lo scorrere in carrozza per l'aperta campagna. non avvenne né una cosa né l'altra. ma non acconsentirò: non si tratta che di non dire un altro sì. sarò umile. e scendeva anche a mendicarne. lasciandole però intendere che. in maniera indiretta ma chiara. per chiudersi con alcune vecchie donne di servizio: e lì anche desinava. d'andare a spasso non si parlava neppure. per sua inclinazione. Se non che. piangerò. e la segregasse dalla famiglia. e d'un fallo ch'ella doveva aver commesso. o veniva corrisposta con uno sguardo distratto. avrebbe avuto di grazia che le facessero qualche dimostrazione d'affetto. pensava. ma si trovò del tutto ingannata. "O mi vorranno forzare". non potendo più soffrire una così amara e umiliante distinzione. la badessa. Si vedeva solamente che la riguardavano come una rea. poteva sperare che tutto sarebbe dimenticato. Tali sensazioni d'oggetti presenti facevano un contrasto doloroso con quelle ridenti visioni delle quali Gertrude s'era già tanto occupata. avrebbe voluto trattarli con una famigliarità signorile. I servitori s'uniformavano. alcuni giorni dopo. aveva già prese le sue misure. In quanto al combattimento. senza che il padre né altri le parlasse della supplica. La lettera fu concertata tra quattro o cinque confidenti. aspettando una risposta che non venne mai. con un contegno di mistero. nel segreto della sua mente. La compagnia era più trista. e un coretto che. le diede un cenno oscuro d'una gran collera del principe. più scarsa. né della ritrattazione. quando c'era invito. Ovvero mi prenderanno con le buone. insisteva. e che. di rimettersi da sé al suo posto di scomunicata. la casa. all'esempio e all'intenzioni de' padroni: e Gertrude. nella splendida e frequentata casa paterna. e fatta ricapitare per via d'artifizi molto studiati. si sentiva subito toccare. Che se. Gertrude stava con grand'ansietà. scritta di nascosto. I giorni passavano. e fatto. nelle maniere e ne' discorsi. è. guardava in una chiesa contigua. e tentava di famigliarizzarsi. come a una loro pari. né con carezze. dalla casa. e io sarò più buona di loro. senza mai dirne il perché. che. né con minacce. e per di più. pure l'uscir di monastero. come accade spesso di simili previdenze. e non osò domandar più in là. toglieva anche l'unica necessità che ci sarebbe stata d'uscire. il suo piano. tristi. meno variata che nel monastero. Ma. burberi con lei. il riveder la città. quel tasto della scelta dello stato. Gertrude doveva salire all'ultimo piano. senza che le venisse fatta proposta nessuna. che non l'avrebbe voluto a quella condizione. o sprezzante. come un'indegna: un anatema misterioso pareva che pesasse sopra di lei. di disgusto e di compassione. o severo. rimaneva poi umiliata. avrebbe potuto godere almeno qualche saggio reale delle cose immaginate. la poveretta. e non lo dirò. Venne finalmente il giorno tanto temuto e bramato. Tra loro tre pareva che regnasse una gran confidenza. Aveva sperato che.

in qualunque tempo. seri. una mattina. le parole. freddi. al rumor de' passi di lui. senza che subito non le s'affacciassero i dolori presenti che n'erano la conseguenza. A poco a poco si scoprì un non so che di nuovo nelle maniere della giovinetta: una tranquillità e un'inquietudine diversa dalla solita. Le parole non furon molte. e da queste passò in quelle del principe. il principe gli appoggiò due solenni schiaffi. un fare di chi ha trovato qualche cosa che gli preme. al contegno di quelle sue creature ideali. e con la sola compagnia di quella donna odiata da lei. con la vergogna. era irritato. Né più a lungo. ma terribili: il gastigo intimato subito non fu che d'esser rinchiusa in quella camera. Le furon tenuti gli occhi addosso più che mai: che è che non è. Ma. alla vita noiosa di carceriera. col terrore dell'avvenire. e si fermavano a tormentarlo più distintamente e a bell'agio. Il paggio fu subito sfrattato. non più come la signorina. indeterminato. al paragon di ciò. sotto la guardia della donna che aveva fatta la scoperta. chi sa fino a quando! chi sa con quali trattamenti! Ciò che una tale immaginazione. appunto perché non poteva separarlo da essi. Dovette però accorgersi che un paggio. che un ripiego del momento. sulla quale avrebbe fatto meglio a non iscriver nulla. le portava un rispetto. avesse osato fiatar nulla dell'avvenuto. Il contegno di quel ragazzotto era ciò che Gertrude aveva fino allora visto di più somigliante a quell'ordine di cose tanto contemplato nella sua immaginativa. e la cagione della sua disgrazia. minacciosi. mentre stava piegando alla sfuggita una carta. vi s'ingrandivano. Rimase essa dunque col batticuore. Costei odiava poi a vicenda Gertrude. passavano e ripassavano nella sua memoria: le immaginava osservate. e di starvi rinchiusa. se. Ma quando lo vide comparire. un altro gastigo oscuro. era l'apprensione della vergogna. Il primo confuso tumulto di que' sentimenti s'acquietò a poco a poco. fu sorpresa da una di quelle cameriere. tra quegli altri così diversi da lui. o di chi sa altri: e. L'immagine di colui ch'era stato la prima origine di tutto lo scandolo. e quindi più spaventoso. non lasciava di venire spesso anch'essa ad infestar la povera rinchiusa: e pensate che strana comparsa doveva far quel fantasma. che togliesse al ragazzaccio ogni tentazion di vantarsene. a rispingerne la rimembranza. tanto diverso da quello a cui eran destinate. con quel cipiglio. ma tornando essi poi a uno per volta nell'animo. si prometteva. com'era naturale. che vorrebbe guardare ogni momento. senza saper per quanto tempo.formalità. in quanto alla figlia. Dopo un breve tira tira. non che in un chiostro. Quella che pareva più probabile. tutto il rimanente le pareva quasi un nulla. e divenuta per sempre custode d'un segreto pericoloso. per coonestare la licenza data a un paggio. e fu minacciato anche a lui qualcosa di terribile. ben diverso da coloro. Che poteva mai esser quella punizione minacciata in enimma? Molte e varie e strane se ne affacciavano alla fantasia ardente e inesperta di Gertrude. la carta rimase nelle mani della cameriera. con quella carta in mano. per la quale si trovava ridotta. e sentiva per lei una compassione d'un genere particolare. ma in forma di colpevole. aveva forse di più doloroso per lei. ma questo non era che un principio. le virgole di quel foglio sciagurato. non si può descrivere né immaginare: era quel padre. di ricomparirvi. si disse ch'era incomodata. tutta piena di dolori. si figurava che avesser potuto cader sotto gli occhi anche della madre o del fratello. per associare a quell'avventura un ricordo. Nel fargli questa intimazione. e lei si sentiva colpevole. Le frasi. avrebbe voluto esser cento braccia sotto terra. a divezzarsene. non era difficile a trovarsi. Un pretesto qualunque. si fermava in quelle liete e brillanti fantasie d'una . cominciò a poco a poco a tornarci più di rado. col rimorso. e non lasciar vedere agli altri. Il terrore di Gertrude. era di venir ricondotta al monastero di Monza. né tornare un momento a quelle fuggitive compiacenze. o più volentieri. si lasciava vedere per aria. come il testimonio della sua colpa. pesate da un lettore tanto impreveduto.

le pareva uno zuccherino. ma. una mattina. e una tenerezza fantastica di divozione. e che non fosse in aria. andò a un tavolino. Due sentimenti di ben diverso genere contribuivan pure a intervalli a scemare quella sua antica avversione: talvolta il rimorso del fallo. particolarmente de' giovani.. ora svergognandola del fallo. è disposto in maniera che ogni poco d'istanza basta a ottenerne ogni cosa che abbia un'apparenza di bene e di sacrifizio: come un fiore appena sbocciato. per un di que' dispetti della sua guardiana. stette qualche tempo a divorar la sua rabbia. come lo scorrere d'una mano ruvida sur una ferita. per legare una volontà che non si guarda. Capitolo X Vi son de' momenti in cui l'animo. ubbidita. talvolta l'orgoglio amareggiato e irritato dalle maniere della carceriera. da far parere amabile ogni cosa che potesse condurre ad appagarlo. senza alzar gli occhi in viso al padre. si dispose a batter il ferro. ch'era cosa troppo agevole e troppo naturale a chiunque sia trovato in colpa. e di comparirle in uno stato al di sopra della sua collera e della sua pietà. che si dovrebbero dagli altri ammirare con timido rispetto. la quale (spesso. mentre era caldo. era il monastero. più odioso ancora dell'insulto. Questi momenti. e provò una gioia improvvisa. d'esser trattata diversamente. a dire il vero. ossequiata. Una tal risoluzione (non poteva dubitarne) avrebbe accomodato ogni cosa. Non già che la sua volontà si fermasse in quel proponimento. e cambiata in un attimo la sua situazione.perdono! . Il solo castello nel quale Gertrude potesse immaginare un rifugio tranquillo e onorevole.volta: eran troppo opposte alle circostanze reali. Mandò a dire a Gertrude che venisse da lui. Gertrude stuccata ed invelenita all'eccesso. quand'anche. In tali diverse occasioni. Contro questo proposito insorgevano. d'afflizione e di speranza. Ma le venne in mente che dipendeva da lei di trovare in loro degli amici. prendeva un tono di protezione. Gertrude domando. è vero. le rispose che il perdono non bastava desiderarlo né chiederlo. ed ebbe appena fiato di dire: . e tema la punizione. Gertrude comparve. Quando poi voleva mostrarsi benigna. andò a cacciarsi in un angolo della camera. e un ugual desiderio d'espiarlo. nell'abisso in cui Gertrude era caduta. son quelli appunto che l'astuzia interessata spia attentamente. provocata da lei) si vendicava. la condizione di monaca festeggiata.. che cosa dovesse fare. e. e aspettandola. che in somma bisognava meritarlo. il desiderio che Gertrude sentiva d'uscir dall'unghie di colei. ma cominciò a parlare a lungo del fallo di Gertrude: e quelle parole frizzavano sull'animo della poveretta. con una voce poco atta a rincorare.. e coglie di volo. che avesse avuto prima qualche intenzione di . e al paragone di ciò che poteva temere in certi momenti. questo desiderio abituale diveniva tanto vivo e pungente. e lì. gli si buttò in ginocchioni davanti. con la faccia nascosta tra le mani. riprese quella penna fatale. alla famiglia: il pensiero se ne arretrava spaventato. In capo a quattro o cinque lunghi giorni di prigionia. a ogni probabilità dell'avvenire. il principe *** vide subito lo spiraglio aperto alle sue antiche e costanti mire. Pensò al padre. di sentire altre parole. pronto a concedere le sue fragranze alla prim'aria che gli aliti punto d'intorno. e scrisse al padre una lettera piena d'entusiasmo e d'abbattimento. Il principe (non ci regge il cuore di dargli in questo momento il titolo di padre) non rispose direttamente. i pensieri di tutta la sua vita: ma i tempi eran mutati. Dietro questa. S'alzò di lì. saldato ogni debito. una confusione e un pentimento straordinario del suo fallo. ma giammai non c'era entrata con tanto ardore. e. implorando il perdono. ora facendole paura di quel minacciato gastigo. Sentì allora un bisogno prepotente di vedere altri visi. e mostrandosi indeterminatamente pronta a tutto ciò che potesse piacere a chi doveva accordarlo. s'abbandona mollemente sul suo fragile stelo. Continuò dicendo che.Egli le fece cenno che s'alzasse. quando si risolvesse d'entrarci per sempre.. caso mai. sommessamente e tremando. Al legger quella lettera.

e l'uno dopo l'altra abbracciaron Gertrude. la sua gioia così gelosa. alzò essa verso il padre uno sguardo tra atterrito e supplichevole. la benignità così condizionata. raddolcendo a grado a grado la voce e le parole. È risoluta.la pecora smarrita: e sia questa l'ultima parola che richiami triste memorie. ciò che noi desideravamo per suo bene. ma perché l'avete preso di buona voglia. vennero i due chiamati. voglio che tutti comincin subito a trattarvi come si conviene. . . Ma il principe. Ne prendo io la cura -. . . e con buona maniera. . in questo tristo accidente. . disse: . come la rappresentante della famiglia. per andare a Monza.Brava! bene! . e mossa in quel punto da una tenerezza istantanea. Anzi. ma da qui innanzi proverete tutto il padre amoroso.esclamò Gertrude. che. .. Parlò delle distinzioni di cui goderebbe nel monastero e nel paese. m'ha fatto intendere che è risoluta.Andiamo pure. proseguì dicendo che però a ogni fallo c'era rimedio e misericordia. con un contegno lieto e amorevole.che è risoluta di prendere il velo.Ah! lo capite anche voi. ma egli proseguì francamente: . là sarebbe come una principessa. Allora il principe si diffuse a spiegar ciò che farebbe per render lieta e splendida la sorte della figlia. . perché non ci andiamo oggi? Gertrude prenderà volentieri un po' d'aria.esclamarono. La principessa e il principino rinnovavano. che ne prescriveva loro un somigliante.la principessa e il principino subito -. .. e vedendo lì Gertrude. conveniente. Avete sperimentato in parte il padre severo. che vi rimanesse. Ora ripensava come mai quel sì che le era scappato. ora cercava se ci fosse maniera di riprenderlo. lei stessa ci aveva messo ora un ostacolo insuperabile. scosse un campanello che stava sul tavolino. e.. Dopo pochi momenti. Avete preso il solo partito onorevole. come per chiedergli che sospendesse.. che furono interpretate per lacrime di consolazione. ogni momento. appena l'età l'avrebbe permesso.ecco.disse.. La misera ascoltatrice era annichilata: allora il principe. e al servitore che entrò. . . l'ha voluto lei spontaneamente. preparata dalla vergogna. E seguitò poi con Gertrude: voglio metterli subito a parte della mia consolazione.Come sarà contenta! Vi so dire che tutto il monastero saprà valutar l'onore che Gertrude gli fa.A questo passo. giacché a un cavalier d'onore.disse la principessa.riprese incontanente il principe.Ah sì! . . che Gertrude non osò proferire una parola che potesse turbarle menomamente. non sarebbe soggetta che di nome. sarebbe innalzata alla prima dignità. Ecco la consolazione della famiglia. scossa dal timore.. non sarebbe mai bastato l'animo di regalare a un galantuomo una signorina che aveva dato un tal saggio di sé. la madre e il figlio.collocarla nel secolo. non si parli più del passato: tutto è cancellato.Ebbene. Gertrude rimaneva come sbalordita. ma la persuasione del principe pareva così intera. a una voce. le congratulazioni e gli applausi: Gertrude era come dominata da un sogno. com'era lui. come un avviso che la vita del secolo era troppo piena di pericoli per lei. avesse potuto significar tanto. che. intanto. che il suo era di quelli per i quali il rimedio è più chiaramente indicato: ch'essa doveva vedere. . di ristringerne il senso. a far la richiesta alla badessa. la guardarono in viso. incerti e maravigliati. Gertrude non ha più bisogno di consigli. . . A queste parole.disse il principe. tocca a me a farvelo riuscir gradito in tutto e per tutto: tocca a me a farne tornare tutto il vantaggio e tutto il merito sopra di voi. la quale ricevette queste accoglienze con lacrime.Converrà poi fissare il giorno. Così dicendo.

si tornò a casa. Avrebbe desiderato riposar l'animo da tante commozioni. S'entrò nella sala della conversazione. ma non ci fu verso. Gertrude. ogni carrozza. chiarire i suoi pensieri. Gertrude passò in mezzo agl'inchini della servitù. che allora attraversava lo spazio occupato ora dal giardin pubblico. render conto a se stessa di ciò che aveva fatto. e le piacerebbe più aspettar fino a domani. la sposina ebbe da dire e da fare a rispondere a' complimenti che le fioccavan da tutte le parti. . a fissare un giorno per l'esame -. Dite: volete che andiamo oggi o domani? .Vo a dar gli ordini. per dir così. Non era ancor terminato di dar l'ultima mano. s'incastravano l'una con l'altra. andava così precipitosamente. ma come rispondere diversamente? Poco dopo alzati da tavola. Sul tardi.Ma. e trovò alcuni parenti più prossimi.Piano. con gran sapore. Dopo un solito giro.. e andò veramente (che non fu piccola degnazione) dal detto vicario. la ricuperata salute. e Gertrude. La voce era corsa. come portava la convenienza in quel giorno: e uno di loro. il principe uscì. vi ritirate a fare una vita beata. stavano spiando l'occasione di farsi innanzi. e con due zii ch'erano stati al pranzo. la vittima. si voltò a lei tutt'a un tratto.ah furbetta! voi date un calcio a tutte queste corbellerie. . chi della madre tal altra sua conoscente. Subito dopo partito il principe.ha stabilito che si vada domani. della gran figura ch'essa avrebbe fatta là. Gertrude entrò in carrozza con la madre.disse il principino. . venne l'ora della trottata. rallentare un momento quella macchina che. sotto la sua direzione. chi parlava della madre tale sua parente. pettinata e rivestita dalla sua propria cameriera.riprese il principe: . Ognuno la voleva per sé: chi si faceva prometter dolci. appena avviata. conoscesse ogni persona. Detto fatto. e aveva ogni momento qualcosa da dire del signor tale e della signora tal altra. . Intanto io vo dal vicario delle monache. prendendo un po' di tempo. avvertirono che molte visite stavano aspettando. chi lodava il cielo di Monza. Gli zii parlarono anche a Gertrude. siete una dirittona voi. Altri. al suo apparire. e concertarono che verrebbe di lì a due giorni. con voce fiacca.proferì sommessamente Gertrude.rispose. .lasciam decidere a lei: forse oggi non si sente abbastanza disposta. che non avevan potuto ancora avvicinarsi a Gertrude così assediata.Domani. ed era il luogo dove i signori venivano in carrozza a ricrearsi delle fatiche della giornata. Sentiva bene che ognuna delle sue risposte era come un'accettazione e una conferma. piantate negl'impicci noi poveri mondani. che accennava di congratularsi per la guarigione.. il trastullo. il qual pareva che. chi discorreva. ogni livrea. Gertrude non ebbe un minuto di bene. e i parenti e gli amici venivano a fare il loro dovere. più dell'altro. .Domani. . di ciò che le rimaneva da fare. e per rallegrarsi con lei de' due felici avvenimenti. fin che non avessero fatto il loro dovere. ch'erano stati invitati in fretta. scendendo in fretta con le torce. e andate in paradiso in carrozza. fu da tutti salutata con quel nome). . L'occupazioni si succedevano senza interruzione. e i servitori. che furon avvertite ch'era in tavola.disse solennemente il principe: . e la spiegata vocazione. chi prometteva visite. la . piano. fu condotta nel gabinetto della principessa. In tutto il resto di quella giornata. A poco a poco. per essere. La sposina (così si chiamavan le giovani monacande. e sentivano un certo rimorso.. alla quale pareva ancora di far qualche cosa. e le disse: . si riuscì alla strada Marina. lasciar. sapere ciò che volesse. per farle onore. La sposina ne fu l'idolo.

ma tutto il paese sarebbe in moto. le quali s'eran trovate ben contente d'esser monache. e chi siete voi. Poveretto! bisogna compatirlo: è il suo naturale. Gertrude contristata. come d'una sua propria fortuna. E a ogni modo. un po' gonfiata da tutti que' complimenti. in quella giornata. che venne a svegliarla. non bisogna farlo aspettare. poi è tornato su. quando Gertrude era a letto. Guai chi lo tocca in que' momenti! non ha riguardo per nessuno. ed esser pronti presto la mattina seguente. indispettita e. e io posso dirlo. e poi questa volta avrebbe anche un po' di ragione. Così detto. e prima che sia vestita e pettinata. fece chiamare un'altra donna. si rammentò in quel punto ciò che aveva patito dalla sua carceriera. perché. non solo il monastero. ma non fu rotto che dalla voce strillante della vecchia. perché si preparasse per la gita di Monza. signora sposina: è giorno fatto.Andiamo.Come! . una figlia della quale io son contento. Il signor principino è già sceso alle scuderie. Il sonno fu affannoso. e Gertrude. torbido. dal loro parlatorio. s'impossessava di tutto il suo animo. . avevan sempre goduto i primi onori. andiamo. per acquietare almeno una delle passioni che la tormentavano. il signor . volle approfittare dell'auge in cui si trovava. Bisogna però confessare che anche lei s'è portata benone. la quale doveva esser certamente una gran signorona. e un giorno. Ciò che. avevano ottenuto cose che le più gran dame.compagnia s'andò dileguando. e. in paragone del desiderio che n'aveva avuto. quel diavoletto: ma! è stato così fin da bambino. vedendo il padre così disposto a compiacerla in tutto. lagnandosi fortemente delle sue maniere. e ha fatto vedere che non sarà impicciata a far la prima figura. ci vorrà un'ora almeno. nello stesso tempo. sulla strada del chiostro. che Gertrude dormiva. e che pure non s'era sentita d'avere. fuorché per il signor principe. Era essa contenta della decisione fatta in quel giorno. . La donna che andò ad accompagnarla in camera. non c'eran potute arrivare. fuor che in una cosa. dovette succiarsi le congratulazioni. la sua gloria. il pensiero che a ritirarsene ora ci vorrebbe molta più forza e risolutezza di quella che sarebbe bastata pochi giorni prima. Ma finalmente non ha sopra di sé che il signor principe.disse il principe: . per ultimo divertimento. pieno di sogni penosi. che l'ho portato in collo. si stupiva di trovarci così poco sugo. La vecchia aveva parlato mentre spogliava Gertrude. La giovinezza e la fatica erano state più forti de' pensieri. Le parlò delle visite che avrebbe ricevute: un giorno poi. era il sentimento de' gran progressi che aveva fatti. perché s'incomoda per lei.v'ha mancato di rispetto colei! Domani. sebbene sia della miglior pasta del mondo. e Gertrude rimase sola co' genitori e il fratello. e allora. ed è all'ordine per partire quando si sia. verrebbe il signor principino con la sua sposa. che aveva ricevuto appena uscito dalle fasce. anche suo malgrado. domani.Finalmente. e a sostenere il decoro della famiglia. Ma quand'è pronto. nelle loro sale. e tirato su fino all'adolescenza.disse il principe. la quale intanto. avevan sempre saputo tenere uno zampino di fuori. allora s'impazientisce e strepita. e. La signora principessa si sta vestendo. Lasciate fare a me. . parlava ancora. tutti se n'andarono senza rimorso.ho avuto la consolazione di veder mia figlia trattata da par sua. le lodi. Vispo come una lepre. . per ritirarsi subito. che le farò conoscere chi è lei. Mostrò quindi una gran ripugnanza a trovarsi con colei. perché. masticando e assaporando la soddisfazione che aveva ricevuta. essendo di quella casa. stata già governante del principino. e sentir parlare di certe sue zie e prozie. i consigli della vecchia. . Si cenò in fretta. era una vecchia di casa. le laverò il capo come va. e nel quale aveva riposte tutte le sue compiacenze. le sue speranze. non deve vedersi intorno una persona che le dispiaccia -. e le ordinò di servir Gertrude. e l'hanno svegliata quattr'ore prima del solito.

dove siete stata educata così amorevolmente. signorina! Perché mi guarda così incantata? A quest'ora dovrebbe esser fuor della cuccia. ma ricordatevi che.. spalancata e tutta occupata da monache. Tutti quegli occhi addosso alla poveretta l'obbligavano a studiar continuamente il suo contegno: ma più di tutti quelli insieme. e rimase con gli occhi fissi sulla folla che . al punto di proferir le parole che dovevano decider quasi irrevocabilmente del suo destino.V'aspettano. e la vita beata del chiostro. con un fare sciolto: che non s'avesse a dire che v'hanno imboccata. All'entrare in Monza. in quel luogo. Al fermarsi della carrozza. Potete rispondere che chiedete d'essere ammessa a vestir l'abito in quel monastero. per vedere anch'esse qualche cosa. come uno stormo di passere all'apparir del nibbio. esitò un momento. recitarono non so qual complimento. che accorrevano da tutte le parti sulla strada. a' quali essa. ieri vi siete fatta onore: oggi dovete superar voi medesima. davanti a quella porta. Gertrude si sentì stringere il cuore.. quantunque ne avesse così gran paura. Gertrude si trovò a viso a viso con la madre badessa. si lasciò pettinare. ficcandosi e penetrando tra monaca e monaca. . a que' tempi. Dignità e disinvoltura. V'aspettano. e le più coraggiose tra l'educande. che potesse dar qualche sospetto. e le ripeté più volte la formola della risposta. Ripreso il cammino. Fate vedere di che sangue uscite: manierosa. alcune in punta di piedi. . e perciò non fate una faccia contrita e dubbiosa. la tenevano in suggezione i due del padre. Nella prima fila. e che non sapete parlare da voi. .È inutile dire che il principe aveva spedito un avviso alla badessa. Si tratta di fare una comparsa solenne nel monastero e nel paese dove siete destinata a far la prima figura. e montarono in carrozza.Son qui. durante il tragitto. il giorno avanti. e lì si vide la porta del chiostro interno. Ubbidì. con una maniera tra il giulivo e il solenne. davanti a quelle mura. ma la sua attenzione fu attirata per un istante da non so quali signori che. Quando vennero a avvertir ch'era attaccato. ogni momento. Da quella calca uscivano acclamazioni.. Si smontò tra due ale di popolo. Dopo i primi complimenti. fuor della famiglia. Attraversato il primo cortile. e le fu portata una chicchera di cioccolata: il che. non poteva lasciar di rivolgere i suoi.. il principe rinnovò l'istruzioni alla figlia. . s'entrò in un altro. altre monache alla rinfusa. ma. eran riuscite a farsi un po' di pertugio. dove non c'era chi le potesse negar nulla. Quelle buone madri non sanno nulla dell'accaduto: è un segreto che deve restar sepolto nella famiglia.. la principessa e il principino lo seguirono. e tutti gli occhi saranno sopra di voi. Gertrude. lesta. tra gli sguardi de' curiosi. in ultimo le converse ritte sopra panchetti. che. scesero tutti le scale. dietro. il principe si mosse. Sul finir della strada. Gertrude. però. Fu fatta sedere sur una sedia a braccioli. in segno d'accoglienza e di gioia. era quel che già presso i Romani il dare la veste virile. Dite quelle poche parole. furono il tema della conversazione. non ci sarà nessuno sopra di voi. e comparve nella sala. fatta fermar la carrozza. E quegli occhi governavano le sue mosse e il suo volto. che i servitori facevano stare indietro. come per mezzo di redini invisibili.cominciò Gertrude. All'immagine del principino impaziente. le domandò cosa desiderasse in quel luogo. spuntar qualche visino tra le tonache: eran le più destre. s'andò quasi di passo al monastero. principalmente per le giovani di sangue nobilissimo. Giunsero alla porta. Si vedevan pure qua e là luccicare a mezz'aria alcuni occhietti. La badessa vi domanderà cosa volete: è una formalità. dove i genitori e il fratello eran radunati. la badessa circondata da anziane. si levaron subito. tutti gli altri pensieri che s'erano affollati alla mente risvegliata di Gertrude. si vestì in fretta. modesta. e le disse: . il principe tirò la figlia in disparte. Lesta. più tardi che sia possibile. Gl'impicci e le noie del mondo. si vedevan molte braccia dimenarsi. il cuore si strinse ancor più a Gertrude. questa. dove avete ricevute tante finezze: che è la pura verità. Senza aspettar risposta.principe sarà lui.orsù.

tempo che veniva speso in visitar le chiese. dove sono stata allevata così amorevolmente -. le ville.. con la stessa prontezza che avrebbe preso la fuga dinanzi un oggetto terribile. madre badessa. . per adempire una formalità indispensabile. i palazzi pubblici. alzato lo sguardo alla faccia del padre. per caso.. i . e che intanto nessuna regola proibiva alla badessa e alle suore di manifestare la consolazione che sentivano di quella richiesta.disse il principe: . nel tempo tra la richiesta e l'entratura nel monastero. .. pregata da' genitori. la scelta della madrina. poi il desinare. sarebbe più destra e più forte. Mi scuserà.. Barattate queste poche parole. che. in quel momento. conoscendo i sentimenti che s'avevan per lei in quel luogo.disse: . La badessa rispose subito. l'altra dentro la soglia claustrale. e alla quale doveva precedere la licenza de' superiori. e si partì. quasi per esperimentar le sue forze. indispettita contro gli altri e contro sé stessa. poi la conversazione. e andarono a riunirsi ciascuno alla sua compagnia. dove l'attendeva. forzassero la volontà della figlia.. signor principe. nel tornare. quando. poteva preveder con certezza qual sarebbe questa risposta.. sebbene in questo caso. altre il principino. si rinnovarono i complimenti. che furon presentati.. che se....signor principe. risvegliando più vivi nell'animo suo tutti gli antichi sentimenti. le conversazioni. che le dispiaceva molto. che. che le rimanevano ancora di dir di no. poi alcune visite. risoluta per paura. bisognò rivestirsi e rilisciarsi. quando. la superiora. Appena arrivati. diventava custode e scorta della giovane monacanda..son qui a chiedere d'esser ammessa a vestir l'abito religioso. benissimo. e altre complimentavan la madre. il principe mise in campo un altro affare. i due interlocutori s'inchinarono vicendevolmente. la quale.. Spaventata del passo che aveva fatto. Ma lei non può dubitare. Sulla fine di questa. e si separarono. come se a tutt'e due pesasse di rimaner lì testa testa.. per un istante. o in quella. e dopo ai parenti. e prometteva debolmente e confusamente a sé stessa che. e quando lo vide comparire. proseguì: . che la guardava con un'aria di compassione e di malizia insieme. è obbligata d'avvertire i genitori. reverenda madre. una di quelle sue note compagne. in questo monastero..Oh via.. fece un inchino. Così detto. Mentre alcune monache facevano a rubarsela. e pareva che dicesse: ah! la c'è cascata la brava. Vide.per ubbidire alle regole. poi la cena. pure devo dirle. Dato luogo a un po' d'altre ciarle.. del resto. .. . prima alla sposina.le stava davanti. Quella vista..Benissimo.. Con tutti questi pensieri. . o in quell'altra. Gertrude. vergognosa della sua dappocaggine. scorse su quella un'inquietudine così cupa. Per ora le abbiamo incomodate abbastanza -. in una tale occasione. ogni volta che una figlia chiede d'essere ammessa a vestir l'abito. che le regole non le permettessero di dare immediatamente una risposta.. . Così si chiamava una dama. le parve una bella cosa. quando anzi vide che si mostrava soddisfattissimo di lei.. e fu. S'alzò allora un frastono confuso di congratulazioni e d'acclamazioni. diversa da quella che le era stata dettata. Era accompagnata da due anziane. poi la trottata. talché. in questa. certo. faceva tristamente il conto dell'occasioni.. la badessa fece pregare il principe che volesse venire alla grata del parlatorio. tutta contenta. Vennero subito gran guantiere colme di dolci. la quale doveva venire dai voti comuni delle suore..Oh! pensi. .Gertrude potrà presto godersi a suo bell'agio la compagnia di queste madri. quale io sono indegnamente.Certo. ho parlato per obbligo preciso.. con un'occhiata datagli alla sfuggita. la famiglia si mosse con lui. Che però Gertrude. poté chiarirsi che sul volto di lui non c'era più alcun vestigio di collera.. Lodo la sua esattezza: è troppo giusto. l'uno fuori.. le restituì anche un po' di quel poco antico coraggio: e già stava cercando una risposta qualunque.... non le era però cessato affatto il terrore di quel cipiglio del padre.. non aveva troppa voglia di discorrere. un'impazienza così minaccevole. incorrerebbero nella scomunica.

dal vostro buon giudizio. riprese: . s'è fatto di vostro consenso. signora principessa: la madrina deve prima di tutto piacere alla sposina.via. Sarebbe un'uggia. Gertrude verrà proposta in capitolo. contraffanno una antica amicizia. . da molto tempo.. dopo aver suggerita qualche risposta . Non se ne parli più. e mentre stava ruminando se potesse cogliere quella occasione così decisiva. tutto dipende da voi.. O svelare il vero motivo della vostra risoluzione e. per esser accettata dalle madri -. continuò: . Il giorno dopo. ha quel che si richiede per esser madrina d'una figlia della nostra casa. Tante premure poi non eran senza motivo: la dama aveva. e nominò la dama che. che desiderava e aspettava appunto quella.. e il viso si contraeva.ci sarebbe. .finora vi siete portata egregiamente: oggi si tratta di coronar l'opera. Fosse arte o caso. o almeno capriccio e leziosaggine. nell'afa che precede la burrasca.disse il principe. ma io doveva preveder tutti i casi. credendo che fosse un invito a proporre. Quell'uomo dabbene che deve venire stamattina. e lui poi ve la indovinerà. affinché le giovani. che l'aveva trattata con quelle maniere famigliari. come le foglie d'un fiore. in atto di chi annunzia una grazia singolare. qualche pentimentuccio. E qui. che avessi precipitato la cosa. via. le era andata più a genio.Ma il principe interruppe: . non è più tempo di far ragazzate.perché domani verrà il vicario delle monache. per tornare indietro.. e benché l'uso universale dia la scelta ai parenti.disse il principe: . poteva parer disprezzo. per la formalità dell'esame. E qui. potrebbe far credere ch'io avessi presa una vostra leggerezza per una ferma risoluzione. vedendo che Gertrude era diventata scarlatta.Orsù. e restiam d'accordo che voi risponderete con franchezza. l'aveva tanto occupata di sé. il principe la fece chiamare. vedessero bene a cosa davano un calcio. e subito dopo. un tormento per voi. e il perché e il per come. grilli di gioventù. Gertrude si svegliò col pensiero dell'esaminatore che doveva venire. che a questa sarebbe bisognato uno sforzo di fantasia per pensarne un'altra. . era avvenuto come quando il giocator di bussolotti facendovi scorrere davanti agli occhi le carte d'un mazzo.santuari: tutte le cose in somma più notabili della città e de' contorni. Fece dunque anche quel passo. che so io? In questo caso. vi farà cento domande sulla vostra vocazione: e se vi fate monaca di vostra volontà. So che n'avete molto.. che. ma le ha fatte scorrere in maniera che ne vediate una sola. avreste dovuto spiegarvi. Dopo tutte le dimostrazioni pubbliche che si son fatte. Se in questo tempo vi fosse nato qualche dubbio. ma la proposta veniva fatta con tanto apparato. Quella dama era stata tanto intorno a Gertrude tutta la sera. mi troverei nella necessità di scegliere tra due partiti dolorosi: o lasciar che il mondo formi un tristo concetto della mia condotta: partito che non può stare assolutamente con ciò che devo a me stesso. ogni più piccola esitazione che si vedesse in voi. per farlo suo genero: quindi riguardava le cose di quella casa come sue proprie. e. che non sia per tenersi onorata della preferenza: scegliete voi. che merita bene che si faccia un'eccezione per lei -.le disse: . vi dice che ne pensiate una. Così anche voi ne sarete fuori più presto -. vi terrà sulla corda chi sa quanto. cominciava: .ognuna delle dame che si son trovate questa sera alla conversazione. che l'aveva più lodata.Bisognerà pensare a una madrina. ne' primi momenti d'una conoscenza. s'era voltato verso la principessa. Tutto quel che s'è fatto finora. . crederei. prima di proferire un voto irrevocabile. e non siete ragazza da guastar sulla fine una cosa fatta bene. pure Gertrude ha tanto giudizio. . che le si gonfiavan gli occhi. per quanto fosse umile. niente meno de' suoi parenti più prossimi. con aria serena. . Nel dir questo. metterebbe a repentaglio il mio onore. troncò quel discorso. ed era ben naturale che s'interessasse per quella cara Gertrude. non ce n'è nessuna. e che so io? Se voi titubate nel rispondere. che avessi. messo gli occhi addosso al principino.. ma al punto a cui sono ora le cose. no. tanta assennatezza.Ottima scelta.No. . e questa. e in qual maniera. in maniera di non far nascer dubbi nella testa di quell'uomo dabbene.Ma qui. Gertrude vedeva bene che far questa scelta era dare un nuovo consenso. figliuola. . voltandosi a Gertrude. ma ne potrebbe anche venire un altro guaio più serio. affettuose e premurose. quella cioè che le aveva fatto più carezze. che il rifiuto. in quella sera.

. . allora. aveva per massima d'andar adagio nel credere a simili proteste. mi scusi. bisognava venire a una spiegazione.la cagione è quella che le ho detto. .io vengo a far la parte del diavolo. L'infelice rifuggì spaventata da questa idea. La vera risposta a una tale domanda s'affacciò subito alla mente di Gertrude. per indurla a questo? Parli senza riguardi. e con sincerità. e l'animo si muta.rispose Gertrude. per impedire che non le venga usata violenza in nessun modo.L'ho sempre avuto. entrò nel solito discorso delle dolcezze e de' godimenti ch'eran preparati a Gertrude nel monastero. una cagione momentanea può fare un'impressione che par che deva durar sempre.Mi fo monaca. . dopo quel primo passo. divenuta.Non sarebbe mai qualche disgusto? qualche.Dica pure. fin che venne un servitore ad annunziare il vicario. nella forma prescritta dalle regole. com'era prescritto. a un uomo il cui dovere è di conoscere la sua vera volontà.è di servire a Dio. e lasciò la figlia sola con lui. il quale sapeva che la diffidenza era una delle virtù più necessarie nel suo ufizio. e ad accertarmi se le ha ben considerate.rispose precipitosamente Gertrude: . . o lusinghe? Non s'è fatto uso di nessuna autorità. vengo a mettere in dubbio ciò che.Sente lei in cuor suo una libera. . . liberamente.signorina. ... Il buon prete cominciò allora a interrogarla. vengo a metterle davanti agli occhi le difficoltà.. raccontare una storia. capriccio? Alle volte. nella sua supplica lei ha dato per certo. e la trattenne in quello. . .No.. . e Gertrude si fece una gran forza per non lasciar trasparire sul viso l'effetto che quelle parole le producevano nell'animo. .. e quando poi la cagione cessa.le disse. dire di che era stata minacciata. . L'uomo dabbene veniva con un po' d'opinione già fatta che Gertrude avesse una gran vocazione al chiostro: perché così gli aveva detto il principe. . È vero che il buon prete. e di stare in guardia contro le preoccupazioni. con un'evidenza terribile. nascondendo il suo turbamento. più franca a mentire contro se stessa. quando era stato a invitarlo. no. . Il principe rinnovò in fretta gli avvertimenti più importanti.. cercò in fretta un'altra risposta.Il motivo. ma ben di rado avviene che le parole affermative e sicure d'una persona autorevole.. . . la più contraria al vero. Dopo i primi complimenti.Ma quale è il motivo principale che la induce a farsi monaca? Il buon prete non sapeva che terribile tasto toccasse. disse. in qualsivoglia genere.mi fo monaca.rispose Gertrude.Da quanto tempo le è nato codesto pensiero? . Per dare quella risposta. . di mio genio. non tingano del loro colore la mente di chi le ascolta. spontanea risoluzione di farsi monaca? Non sono state adoperate minacce. ne trovò una sola che potesse liberarla presto e sicuramente da quel supplizio..all'interrogazioni più probabili. e di fuggire i pericoli del mondo. Si contenti ch'io le faccia qualche interrogazione. .disse.domandò ancora il buon prete.

Il principe era stato fino allora in una sospensione molto penosa: a quella notizia. Oltre il ribrezzo che le cagionava il pensiero di render consapevole della sua debolezza quel grave e dabben prete. Dopo dodici mesi di noviziato. Partito che fosse. che prometteva a se stessa di disdirsi. un rodimento intollerabile. La vista delle spose alle quali si dava questo titolo nel senso più ovvio e più usitato. insistette con le domande. E neppure descriveremo. o ripetere un sì tante volte detto. si rallegrò con lei. in generale. Lei medesima. e talvolta l'aspetto di qualche altro personaggio le faceva parere che. come l'infermo assetato guarda con rabbia. quella compassione tranquilla e misurata. L'amenità de' luoghi. nel sentirsi dare quel titolo. in particolare e per ordine. vestì l'abito. troppo monotona. come per cortesia. più scandaloso che mai. che la sventurata di mentire: e. E qualunque cosa avesse poi a patire in quella casa. stanca di quel lungo strazio. quello svago che pur trovava nello scorrere in qua e in là all'aria aperta. condotta pomposamente al monastero. più per adempire interamente il suo obbligo. e fu monaca per sempre. che. Intanto il vicario delle monache ebbe rilasciata l'attestazione necessaria. Fu dunque fatta la sua volontà. Noi non seguiremo Gertrude in quel giro continuato di spettacoli e di divertimenti. e dimenticando la sua gravità consueta. com'era da aspettarsi. la varietà degli oggetti. e la sua protezione. le rendevan più odiosa l'idea del luogo dove alla fine si smonterebbe per l'ultima volta. lo ripeté. e non avendo alcun motivo di dubitare della loro schiettezza. pieni di pentimenti e di ripentimenti. mutò finalmente linguaggio. ma lì finiva la sua autorità sopra di lei. le chiese. in certo modo. Il capitolo si tenne. concorsero. le cagionava un'invidia. per sempre. s'abbatté nel principe. e quasi rispinge con dispetto il cucchiaio d'acqua che il medico gli concede a fatica. e venne la licenza di tenere il capitolo per l'accettazione di Gertrude. aggiunse ciò che credeva più atto a confermarla nel buon proposito. gliene rendeva arnaro e penoso quel piccol saggio. e si licenziò. o sapendolo. con un giubilo cordiale. . il brulichìo e il fracasso giulivo delle feste. che pareva così lontano dal sospettar tal cosa di lei. le comunicavano un'ebbrezza. L'esaminatore fu prima stanco d'interrogare. con tutta la sua buona intenzione. piuttosto che tornare all'ombra fredda e morta del chiostro. al solo fissar gli occhi in viso al principe. Più pungenti ancora eran l'impressioni che riceveva nelle conversazioni e nelle feste. sentendo quelle risposte sempre conformi. si trovò al momento della professione. ma Gertrude era determinata d'ingannarlo. i due terzi de' voti segreti ch'eran richiesti da' regolamenti. il quale pareva che passasse di là a caso. con una tenerezza in gran parte sincera: così fatto è questo guazzabuglio del cuore umano. e con lui pure si congratulò delle buone disposizioni in cui aveva trovata la sua figliuola. i sentimenti dell'animo suo in tutto quel tempo: sarebbe una storia di dolori e di fluttuazioni. e Gertrude fu accettata. il pensiero di dover abbandonare per sempre que' godimenti. andò quasi di corsa da Gertrude. a chi abbia dato cagione o pretesto al male che gli fanno. non avrebbe potuto far altro che aver compassione di lei. più inaspettato. lo splendore degli addobbi. che per la persuasione che ce ne fosse bisogno. s'accorda. chiese allora d'entrar più presto che fosse possibile. essa rimarrebbe sola col principe. Talvolta anche. Ma tutte quelle risoluzioni sfumavano alla considerazione più riposata delle difficoltà. o dire un no più strano. scusa d'aver tardato tanto a far questo suo dovere. e.Il vicario. respirò. al momento cioè in cui conveniva. la ricolmò di lodi. e troppo somigliante alle cose già dette. la poveretta pensava poi anche ch'egli poteva bene impedire che si facesse monaca. Non c'era sicuramente chi volesse frenare una tale impazienza. un ardor tale di viver lieto. dovesse trovarsi il colmo d'ogni felicità. nel monastero. il buon prete non n'avrebbe saputo nulla. Talvolta la pompa de' palazzi. Attraversando le sale per uscire. di carezze e di promesse. di soffrir tutto.

trovate nel bossolo che decise della sua accettazione. nello spuntar qualche impegno. e disfaceva mille volte inutilmente col pensiero ciò che aveva fatto con l'opera. qualunque donna. Idolatrava insieme e piangeva la sua bellezza. c'erano appunto state messe da quelle. che non avevano avuto parte in quegl'intrighi. e abbandonar l'alghe. Rimasticava quell'amaro passato. l'amavano come tale. e le pagava con tante sgarbatezze. nello spendere la sua protezione. dà lume e vigore per metterlo in opera. ciò che si dice in proverbio. da qualunque laberinto. avrebbe voluto di quando in quando aggiungervi. e. La loro aria di pietà e di contentezza le riusciva come un rimprovero della sua inquietudine. e goder con esse le consolazioni della religione. e della sua condotta bisbetica. e così ne sentiva più forte il peso e le scosse. potesse liberamente godersi nel mondo que' doni. essa dà il modo di far realmente e in effetto. con qualunque coscienza. e invidiava. a qualunque costo. lo somministra. le mostravano col loro esempio come anche là dentro si potesse non solo vivere. se non c'è. Forse sarebbe stata meno avversa ad esse. un vagar faticoso dietro a desidèri che non sarebbero mai soddisfatti. di necessita virtù. può d'allora in poi camminare con sicurezza e di buona voglia. per una rabbia d'istinto. Gertrude era stata fatta maestra dell'educande. ma starci bene. ora pensate come dovevano stare quelle giovinette. se vuole afferrar la tavola che può condurlo in salvo sulla riva. La vista di quelle monache che avevan tenuto di mano a tirarla là dentro. deve pure allargare il pugno. A quelle conveniva le più volte mandar giù e tacere: perché il principe aveva ben voluto tiranneggiar la figlia quanto era necessario per ispingerla al chiostro. l'allieve . Le sue antiche confidenti eran tutte uscite. nel ricever visite di complimento da persone di fuori. deplorava una gioventù destinata a struggersi in un lento martirio. l'uomo capiti ad essa. ma lei serbava vive tutte le passioni di quel tempo. ricomponeva nella memoria tutte le circostanze per le quali si trovava lì. e anche con aperti rinfacciamenti. poteva esser cagione di far loro perdere quella gran protezione. o di morderle come ipocrite. e che. altri di tirannia e di perfidia. diciamolo pur francamente. ma queste non vengono se non a chi trascura quell'altre: come il naufrago. piega l'animo ad abbracciar con propensione ciò che è stato imposto dalla prepotenza. Si ricordava l'arti e i raggiri che avevan messi in opera. Gertrude avrebbe potuto essere una monaca santa e contenta. È una strada così fatta che. tutta la saviezza. le era odiosa. tutta la santità. Con questo mezzo. Se al passato c'è rimedio. e pie. ma quali consolazioni! Il cuore. che aveva prese. come pinzochere. ricorra ad essa. essa lo prescrive. in qualunque condizione. Un rammarico incessante della libertà perduta. accusava sé di dappocaggine. da qualunque precipizio. nell'esser corteggiata in monastero. in un modo o in un altro. Ma queste pure le erano odiose. tutte le gioie della vocazione. e dà a una scelta che fu temeraria. l'abborrimento dello stato presente. Qualche consolazione le pareva talvolta di trovar nel comandare. Insegna a continuare con sapienza ciò ch'è stato intrapreso per leggerezza. con tanti dispetti. in certi momenti. e non lasciava sfuggire occasione di deriderle dietro le spalle. se avesse saputo o indovinato che le poche palle nere. e vi faccia un passo. ma che è irrevocabile. occupate e ilari. in qualsivoglia congiuntura. ma ottenuto l'intento. per un altro verso. Poco dopo la professione. non avrebbe così facilmente sofferto che altri pretendesse d'aver ragione contro il suo sangue: e ogni po' di rumore che avesser fatto. Ma l'infelice si dibatteva in vece sotto il giogo. trovandosene così poco appagato. Pare che Gertrude avrebbe dovuto sentire una certa propensione per l'altre suore. e si rodeva. il poter indirizzare e consolare chiunque. senza averla desiderata per compagna. tali erano le principali occupazioni dell'animo suo. sotto una tal disciplina. e arrivar lietamente a un lieto fine. a qualsivoglia termine. nel sentirsi chiamar la signora.È una delle facoltà singolari e incomunicabili della religione cristiana. o cambiar per avventura il protettore in nemico. comunque lo fosse divenuta.

si lasciò andare a maltrattarla fuor di modo. Le suore sopportavano alla meglio tutti questi alt'e bassi. In que' primi momenti. Da quel momento in poi. smesse gli scherni e il brontolìo. per ozio. ed essersi morse le labbra un pezzo. dopo aver sofferto. che. Chi avesse sentito. imbiancatura esteriore. non si fosse scoperto una buca nel muro dell'orto. per ogni piccola scappatella. da una sua finestrina che dominava un cortiletto di quel quartiere. che. Tra l'altre distinzioni e privilegi che le erano stati concessi. Così era vissuta alcuni anni. un giorno osò rivolgerle il discorso. In altri momenti.dovevan portarne il peso. nello stesso tempo. tornarono a farsi sentire l'imprecazioni e gli scherni contro la prigione claustrale. per dir così. e ne faceva una scena di commedia. si mischiava ne' loro giochi. e co' loro sgherri. allettato anzi che atterrito dai pericoli e dall'empietà dell'impresa. in que' momenti. e li rendeva più sregolati. cerca di là. non risponde: cerca di qua. e dal comprendere che quella nuova virtù non era altro che ipocrisia aggiunta all'antiche magagne. e gli attribuivano all'indole bisbetica e leggiera della signora. gira e rigira. e con l'alleanze d'altri scellerati. venuta a parole con una conversa. provava contro quelle poverine un astio. a forza di moine e buone parole. ridersi della forza pubblica e delle leggi. per dargli forza a sostenere i tormenti. e non la finiva più. quella. c'era anche quello di stare in un quartiere a parte. Si videro. ma un giorno che la signora. in que' tempi. Se qualcheduna diceva una parola sul cicalìo della madre badessa. una gran cura di farle dimenticare. ma eran risa che non la lasciavano più allegra di prima. ma l'eccitava. Quel lato del monastero era contiguo a una casa abitata da un giovine. tutt'a un tratto. Nel vòto uggioso dell'animo suo s'era venuta a infondere un'occupazione forte. Per qualche tempo. uno de' tanti. Quell'apparenza però. se. dalla cima al fondo. e. Allora. scellerato di professione. si mostrò anzi carezzevole e manierosa. senza parlar del casato. una mattina. entrava a parte de' loro discorsi. per compensarla di non poter esser badessa. di gran novità in tutta la sua condotta: divenne. quando la sua disgrazia volle che un'occasione si presentasse. contraffaceva il volto d'una monaca. continua e. con che sdegno magistrale le gridava. che la conversa fu aspettata in vano. Il nostro manoscritto lo nomina Egidio. la conversa. non parve che nessuna pensasse più in là. buttò là una parola. almeno con quella continuità e uguaglianza: ben presto tornarono in campo i soliti dispetti e i soliti capricci. più regolare. lontane com'erano dall'immaginarne il vero motivo. non schietta al certo. E chi sa quali congetture si sarebber fatte. e non si trova: è chiamata ad alta voce. non c'è in nessun luogo. e li spingeva più in là dell'intenzioni con le quali esse gli avevano incominciati. la signora non ebbe più pace. una vita potente. ma viva. a' suoi ufizi consueti: si va a veder nella sua cella. che lei sapeva qualche cosa. scappatale finalmente la pazienza. e anche in quella bocca. per l'ubbidienza. avrebbe parlato. fino a un certo segno. Si fecero gran ricerche . Quando le veniva in mente che molte di loro eran destinate a vivere in quel mondo dal quale essa era esclusa per sempre. non durò gran tempo. Però. e talvolta espressi in un linguaggio insolito in quel luogo. più tranquilla. l'andatura d'un'altra: rideva allora sgangheratamente. né occasione di far di più. avendo veduta Gertrude qualche volta passare o girandolar lì. la maestra lo imitava lungamente. un desiderio quasi di vendetta. non solo sopportava la svagatezza clamorosa delle sue allieve. direi quasi. La sventurata rispose. le bistrattava. Costui. potevano. ma quella contentezza era simile alla bevanda ristorativa che la crudeltà ingegnosa degli antichi mesceva al condannato. appunto nel cercare. a tempo e luogo. lo stesso orrore per il chiostro. per non so che pettegolezzo. che fosse sfrattata di là. provò una contentezza. dimodoché le suore si rallegravano a vicenda del cambiamento felice. per la regola. scoppiava in accessi d'umore tutto opposto. faceva loro scontare anticipatamente i piaceri che avrebber goduti un giorno. non avendo comodo. la qual cosa fece pensare a tutte. Non passò però molto tempo. l'avrebbe creduta una donna d'una spiritualità salvatica e indiscreta. e le teneva sotto. ad ognuna di queste scappate veniva dietro un pentimento.

e voglia proteggerci davvero. A sua richiesta. come se avessi detto qualche gran sproposito? Io non me ne son fatta caso punto. e spiegò tutto il mistero. lontano. La madre e la figlia si rallegravano insieme d'aver trovato così presto un asilo sicuro e onorato. . che nessuna persona vivente non ebbe mai! Era scorso circa un anno dopo quel fatto. se n'aprì con lei. che facevano stupire e arrossire l'interrogata.Non te ne far maraviglia. Il desiderio d'obbligare il padre guardiano. e entrava in certi particolari. Hai sentito come m'ha dato sulla voce. ma Agnese. nel soccorrere e consolare oppressi. Pareva quasi che ridesse del gran ribrezzo che Lucia aveva sempre avuto di quel signore. e si piantava lì. con sue ragioni particolari: se ne aveva. Avvedendosi poi d'aver troppo lasciata correr la lingua dietro agli svagamenti del cervello. tutti que' dubbi. che pare che questa signora t'abbia preso a ben volere. come se dicessero delle cose giuste. giorno e notte. una certa inclinazione per Lucia. e come un confuso spavento. che riuscì e doveva riuscire più che nuova a Lucia. ne sentirai. ragioni non furono mai così ben dissimulate. I giudizi poi che quella frammischiava all'interrogazioni. E su questo pure s'avanzava a domande. Ma quanto meno ne parlava. in compagnia di quella forma vana. e sentirne parole ripetute con una pertinacia. principalmente quando s'ha bisogno di loro. E perché scappò detto a una suora: . vedrai che non son cose da farsene maraviglia. se. . e trattate come se fossero addette al servizio del monastero. tanto più ci pensava. piuttosto che aver sempre nell'intimo dell'orecchio mentale il susurro fantastico di quella stessa voce. se non avesse avuto per ragione la preferenza data a Renzo. Convien lasciarli dire. e a suo riguardo. si fosse scavato vicino. piuttosto che dover trovarsi. si concluse che doveva essere andata lontano. Del resto. sia ringraziato il cielo. il pensiero del buon concetto che poteva fruttare la protezione impiegata così santamente. certo. chi per un altro. chi per un verso. cercò di correggere e d'interpretare in meglio quelle sue ciarle. e non voleva moversi! Quante volte avrebbe desiderato di vedersela dinanzi viva e reale. Son tutti così. avevan realmente disposta la signora a prendersi a petto la sorte delle due povere fuggitive. chi meno. Quante volte al giorno l'immagine di quella donna veniva a cacciarsi d'improvviso nella sua mente.in Monza e ne' contorni. ne sentirai.disse: . la quale non aveva mai pensato che la curiosità delle monache potesse esercitarsi intorno a simili argomenti. in vece di cercar lontano. far vista d'ascoltarli sul serio. piuttosto che averla sempre fissa nel pensiero. o combattesse l'opinion comune. la compiacenza di proteggere. e anche un certo sollievo nel far del bene a una creatura innocente.s'è rifugiata in Olanda di sicuro. sciolse. Non pare però che la signora fosse di questo parere. e si ritenne per un pezzo. da far tanta paura: pareva quasi che avrebbe trovato irragionevole e sciocca la ritrosia della giovine. Dopo molte maraviglie. Non già che mostrasse di non credere. non eran meno strani. E appena poté trovarsi sola con la madre. come più esperta.quando avrai conosciuto il mondo quanto me. nel monastero e fuori. . terribile. se camperai. Forse se ne sarebbe potuto saper di più. e principalmente a Meda. impassibile! Quante volte avrebbe voluto sentir davvero la voce di colei. perché nessuno l'avrebbe creduta capace di ciò. ma non poté fare che a Lucia non ne rimanesse uno stupore dispiacevole. E con tutto ciò. ne sentirai. La signora moltiplicava le domande intorno alla persecuzione di don Rodrigo. quando Lucia fu presentata alla signora. chi più. I signori. . cosa di cui si curasse meno che di toccare il fondo di quel mistero. di dov'era quella conversa. qualunque cosa avesse potuto minacciare. e dopo molti discorsi. e se t'accaderà ancora d'aver che fare con de' signori. con poche parole. con un'insistenza infaticabile.si disse subito. si scrisse in varie parti: non se n'ebbe mai la più piccola notizia. o che lasciava trasparire. né c'era cosa da cui s'astenesse più volentieri che da rimestar quella storia. con una intrepidezza. han tutti un po' del matto. furono alloggiate nel quartiere della fattoressa attiguo al chiostro. ed ebbe con lei quel colloquio al quale siam rimasti col racconto. e domandava se era un mostro. figliuola mia. che si fosse rifugiata in Olanda.

signor lascifareame? .. riparato. e fece subito la relazione di ciò che aveva disposto. cinque. Via. sentiremo. e un pascolo alla passion principale. che in quel momento nessuno gl'invidiava.Com'è andata? Sentiremo.. e con le code ciondoloni. Capitolo XI Come un branco di segugi.. . restando con un piede sul primo scalino.gli disse.ebbene.. e nell'animo del quale. niente paura. lasciando le donne nel loro ricovero. signor capitano. "me ne rido. sentito. anche Attilio saprà consigliarmi: c'è impegnato l'onore di tutto il parentado". S'andava però rassicurando col pensiero delle precauzioni prese per distrugger gl'indizi. . via. e. . dove il Griso lo seguì. "E la bussola? Diavolo! dov'è la bussola? Tre. e se prega". . fa capolino. a queste facce.rispose il Griso. Venga il frate. La giustizia? Poh la giustizia! Il podestà non è un ragazzo. Come rimarrà Attilio.l'è dura di ricever de' rimproveri. per una stanzaccia disabitata dell'ultimo piano. che rispondeva sulla spianata. nell'ora in cui stava attendendo l'esito della sua scellerata spedizione.disse don Rodrigo. Ogni tanto si fermava.. . pensava. tendeva l'orecchio. come richiedeva la sua carica. era il pensiero delle lusinghe.. E noi. che dovrà ricorrere a me. apre un poco. Egli camminava innanzi e indietro. son loro. fatto. venga quel tanghero. al buio. e vistolo apparire con quella goffa e sguaiata presenza del birbone deluso. e la fece con quell'ordine e con quella confusione. non solo per l'incertezza della riuscita. domattina! Vedrà. perché in esso trovava insieme un acquietamento de' dubbi. se non i sospetti. temuto. dopo aver inseguita invano una lepre. E poi. pieno d'impazienza e non privo d'inquietudine. Mentre fa questi bei conti. così. e arrischiata anche la pelle.signore spaccone. che so io? qualche nemico che volesse cogliere quest'occasione. alla passione e alla picca di prima s'era aggiunta anche la stizza d'essere stato prevenuto e deluso. o gli gridò: . delle promesse che adoprerebbe per abbonire Lucia. E a Milano? Chi si cura di costoro a Milano? Chi gli darebbe retta? Chi sa che ci siano? Son come gente perduta sulla terra. per bacco. dopo aver lavorato fedelmente. co' musi bassi. c'è anche il Griso. non hanno né anche un padrone: gente di nessuno. il viso più umano qui son io.. perché era la più grossa e la più arrischiata a cui il brav'uomo avesse ancor messo mano.. la bussola non c'è: diavolo! diavolo! il Griso me ne renderà conto". toccherà a lei a pregare. tornavano i bravi al palazzotto di don Rodrigo. va alla finestra. e cercato di fare il proprio dovere. vedrà s'io fo ciarle o fatti. salì a render quel conto a don Rodrigo. La vecchia? Vada a Bergamo la vecchia. Venga. che sarà ben ricevuto. Questo l'aspettava in cima alla scala. che dovevano per forza regnare insieme nelle sue idee.. in mezzo a costoro. otto: ci son tutti. che. tornano mortificati verso il padrone. posò il cappellaccio e il sanrocchino. veduto e non veduto. ma anche per le conseguenze possibili. torneremo al palazzotto di costui. in quella scompigliata notte. Entrati che furono.Avrebber anche avuto molto piacere di rimanervi ignorate da ogni persona. se mai nascesse qualche imbroglio. venga. né un matto. sente un calpestìo. ma la cosa non era facile in un monastero: tanto più che c'era un uomo troppo premuroso d'aver notizie d'una di loro. ... il Griso posò in un angolo d'una stanza terrena il suo bordone. guardava dalle fessure dell'imposte intarlate. "In quanto ai sospetti". . e s'avviò verso la sua camera. Vorrei un po' sapere chi sarà quel voglioso che venga quassù a veder se c'è o non c'è una ragazza. "Avrà tanta paura di trovarsi qui sola.L'è dura. con quella dubbiezza e con quello sbalordimento. Ma il pensiero sul quale si fermava di più.

arrivandogli accanto: . povero Griso. e ci lasciò andare anche il Griso. e la conclusione del discorso fu che don Rodrigo gli ordinò.Che volevate ch'io mi tirassi addosso tutti i cappuccini d'Italia? .disse don Rodrigo: .esclamò il conte Attilio: . se non arriva alla prima. .Non so cosa vi dire. La mattina seguente. che sotto questo tetto ci fosse una spia! Se c'è. per tenerne lontano ogni ozioso che vi capitasse. quando don Rodrigo s'alzò. . congedandolo con molte lodi. Uno che si fosse preso il divertimento di farmi passare una notte come questa! toccherebbe a me a pagarlo. ti so dir io. io l'ho per un dirittone. . Va a dormire. . Don Rodrigo riferì il dialogo. e con quelle sue proposizioni sciocche. il Griso era fuori di nuovo in faccende. domani se ne verrà in chiaro. che fu poi fatta. in questa circostanza. da varie cose m'è parso di poter rilevare che ci dev'essere qualche altro intrigo.pagherò la scommessa. e poi esser ricevuto in quella maniera! Ma! così pagano spesso gli uomini.E voi avete avuto tanta sofferenza? . . . non m'avete mai detto chiaro cosa sia venuto qui a impastocchiarvi l'altro giorno -. . Questo cercò subito del conte Attilio.Quel frate. Ma. tre cose che colui avrebbe sapute ben pensare anche da sé. dalle quali traspariva evidentemente l'intenzione di risarcirlo degl'improperi precipitati coi quali lo aveva accolto. se lo arrivo a scoprire. in cui si manderebbe a prenderla. due altri al casolare a far la ronda. o presto o tardi anche in questo mondo. Va a dormire per ora: che un giorno avrai forse a somministrarcene un'altra prova. Tu hai però potuto vedere. e gli gridò: . . . in faccende mezza la notte. e sottrarre a ogni sguardo la bussola fino alla notte prossima. Però.Tu non hai torto.continuò. e mandare anche altri. pensavo di farvi rimanere stamattina.Non siete stati riconosciuti almeno? Il Griso rispose che sperava di no. perché.san Martino! ..rispose don Rodrigo. per il giorno dopo. con più serietà che non si sarebbe aspettato da un cervello così balzano. Povero Griso! In faccende tutto il giorno. .hai fatto quello che si poteva. Spedire la mattina presto due uomini a fare al console quella tale intimazione.e l'avete lasciato andare com'era venuto? .. senza contare il pericolo di cader sotto l'unghie de' villani. e più notabile di questa.Anche a me. vedendolo spuntare.. Dati tali ordini. Griso. andar poi lui. dopo aver sentito tutto. che tu ne devi aver bisogno.con quel suo fare di gatta morta.Ci ha messo uno zampino quel frate in quest'affare. ma. ma non è questo quel che più mi scotta. fece un viso e un atto canzonatorio.. e lo scopriremo se c'è. de' più disinvolti e di buona testa. . Non v'avevo detto nulla. e ti sei portato bene. che qualche volta la giustizia. che lo concio per il dì delle feste. . don Rodrigo se n'andò a dormire. per scovar qualcosa intorno all'imbroglio di quella notte. basta. signore. il signor padrone lo deve metter nelle mie mani.disse il Griso. se si venisse a scoprire un birbone di questa sorte. ma. per giunta di quelle che hai già addosso. arriva. signore. Domani.. lo confesso. il quale. che per ora non si può capire. te l'accomodo io.è passato per la mente un tal sospetto: e se fosse vero. a mescolarsi con la gente. E voi non vi siete fidato di me. come abbiam veduto. ora vi racconterò tutto. giacché per allora non conveniva fare altri movimenti da dar sospetto. o di buscarti una taglia per rapto di donna honesta. e per un impiccione.disse il cugino.

. e l'onore del nome comune. e voglio aver la consolazione d'insegnargli come si parla co' pari nostri.Codesto vostro podestà. il podestà.interruppe. ha scansato la punizione che gli stava più bene. . ma via. ch'era in causa propria.Non lo so ancora. .. . quando ce ne fosse. secondo le idee che aveva d'amicizia e d'onore. Ma don Rodrigo. sebbene ci prendesse quella parte che richiedeva la sua amicizia per il cugino. mi seccano. Venne intanto la colazione.Fidatevi una volta. Non ne seguirebbe nulla.L'ho detto: e quando si tratta d'un affare serio. che comincio a credere che abbiate un po' di paura? Mi prendete sul serio anche il podestà. .Via via. Caro signor conte zio! Quanto mi diverto ogni volta che lo posso far lavorare per me. Basta. anche quando ne dirà . e del nostro signor castellano spagnolo.faranno questi mascalzoni... ho fatto stamattina avvertire il console che guardi bene di non far deposizione dell'avvenuto. e. Ah! sarà contento dell'onore? E son uomo da lasciarlo parlare per mezz'ora del conte duca. gran caparbio. ma le ciarle. era agitato da passioni più gravi. e che. Ci penserò. bisogna aver più riguardo di non metterle in impicci.. . la quale non interruppe il discorso d'un affare di quell'importanza..Ma voi. quando vanno in lungo. cugino. ma lo servirò io di sicuro il frate.se. il signor conte zio del Consiglio segreto è lui che mi deve fare il servizio. Ma che m'importa? In quanto alla giustizia. Sapete cosa mi basta l'animo di far per voi? Son uomo da andare in persona a far visita al signor podestà. in tutto il contorno. non avete detto voi stesso che bisogna tenerlo di conto? . . in quel momento. con quel vostro contraddirgli in tutto. con un po' di stizza. pure ogni tanto non poteva tenersi di non rider sotto i baffi. Che diavolo.Di belle ciarle. . mi sarei ricordato che ci fossero al mondo altri cappuccini che quel temerario birbante. gran seccatore d'un podestà. il frate sarà servito.sapete.. e. . gran testa vota.rispondeva il conte Attilio. Il conte Attilio ne parlava con disinvoltura. il conte Attilio. un politicone di quel calibro! Doman l'altro sarò a Milano. quando nel rimanente è un galantuomo! . credendo di far quietamente un gran colpo. .Cosa pensate di fare? . in una maniera o in un'altra.. me ne rido: prove non ce n'è.Non so. per quanto sia ben intenzionato..Non mi fate peggio. gli era andato fallito con fracasso. . e allora si può impunemente dare un carico di bastonate a un membro. È anche troppo ch'io sia stato burlato così barbaramente.Avete fatto benissimo.disse il conte Attilio. bisogna pure che. . è poi un galantuomo. maravigliato.disse guardandolo. .. . Se un mascalzone di console fa una deposizione. ma lo prendo io sotto la mia protezione. e. di quella bella riuscita. un uomo che sa il suo dovere. .. don Rodrigo. . e dargli sulla voce.Sapete. che un podestà non possa esser bestia e ostinato.voi guastate le mie faccende. manca la maniera di prendersi soddisfazione anche d'un cappuccino? Bisogna saper raddoppiare a tempo le gentilezze a tutto il corpo. e distratto da pensieri più fastidiosi. .diceva. e da dargli ragione in tutto.. all'occorrenza. me ne riderei ugualmente: a buon conto. che vi servirò da parente e da amico. e canzonarlo anche. vi farò vedere che non sono un ragazzo. e appunto quando s'ha che fare con persone tali. anche nelle regole della prudenza.

Chi parlò meno. di non dir nulla a nessuno. certo è che un così gran segreto stava nel cuore della povera donna. sentiva tanta rabbia di quella perfidia. perché. Così anche questa circostanza entrò ne' discorsi comuni. e per qualche altro ancora. e ve lo lascerò meglio disposto che mai. ma il tiro fatto al suo povero padrone non lo poteva passare affatto sotto silenzio. per quel giorno. come cosa conosciuta. pareva d'esser diventato un uomo come gli altri. co' pugni sul viso. se non manda il tappo per aria. Farò di buono.di quelle così massicce. ripensando a tutte le circostanze del fatto. e don Rodrigo stette aspettando con ansietà il ritorno del Griso. anche lui. Alla fin de' conti. Non già che andasse lamentandosi col terzo e col quarto della maniera tenuta per infinocchiar lei: su questo non fiatava. gli geme all'intorno. il conte Attilio uscì. Ma quella invasion de' bravi. Con tutti questi brani di notizie. chiacchierando con la gente del paese. ha più bisogno lui della nostra protezione. e per premura e per curiosità. Gli fecero poi subito i più forti e minacciosi comandi che guardasse bene di non far neppure un cenno di nulla: e la mattina seguente. che le ricerche. come. E quantunque Tonio. a cui non pareva piccola gloria l'avere avuta una gran paura. lei poteva bene ripetergli che non faceva bisogno di suggerirle una cosa tanto chiara e tanto naturale. e con un'agitazion d'animo che lo disponeva alla sincerità. e del dove. che aveva proprio bisogno d'un po' di sfogo. non poté dissimulare il fatto a sua moglie. Del resto Tonio. e ci anderò. e dire a un di presso che vino è. e del perché. dopo essere stato quella notte fuor di casa in ora insolita. accidente troppo grave e troppo rumoroso per esser lasciato fuori. a cui non pareva vero d'essere una volta più informato degli altri. e. e trapela tra doga e doga. che non fosse tempestata da quello e da quell'altro. gli comandasse. con un passo e con un sembiante insolito. sull'ora del desinare. quando si veniva a quel punto oscuro della fuga de' nostri tre poveretti. e pregarla cordialmente che stesse zitta. la quale non era muta. Ma che? essi medesimi poi. che grilla e gorgoglia e ribolle. risolvettero di tenerlo chiuso in casa. tornandovi. la sparizione di tre persone da un paesello era un tal avvenimento. Lo scompiglio di quella notte era stato tanto clamoroso. per aver tenuto dl mano a una cosa che puzzava di criminale. da quella buona vedova. non parendo loro d'essersi abbastanza assicurati. che voi della sua condiscendenza. gl'informati di qualche cosa eran troppi. a cui. c'era da fare una storia d'una certezza e d'una chiarezza tale. crepava di voglia di vantarsene. parve a questi una cosa così terribile che un loro figliuolo avesse avuto parte a buttare all'aria un'impresa di don Rodrigo. che quasi quasi non lasciaron finire al ragazzo il suo racconto. fu Menico. un vino molto giovine. perché dicesse chi era stato a far quella gran paura al suo padrone: e Perpetua. da esserne pago ogni intelletto più critico. Butterò poi là qualche parolina sul conte zio del Consiglio segreto: e sapete che efletto fanno quelle paroline nell'orecchio del signor podestà. e gocciola di qua e di là. a far la sua relazione. e dall'altra parte. pure non ci fu verso di soffogargli in bocca ogni parola. che s'eran rifugiati a Pescarenico. Gervaso. e con la frangia che ci s'attacca naturalmente nel cucire. dovevano naturalmente esser molte e calde e insistenti. messi poi insieme e cuciti come s'usa. per andare a caccia. da quella madonnina infilzata. aggiungevano. e raccapezzandosi finalmente ch'era stata infinocchiata da Agnese. e senza voler mostrar di saperne più di loro. che un tiro tale fosse stato concertato e tentato da quel giovine dabbene. Perpetua non poteva farsi veder sull'uscio. e vien fuori in ischiuma. in una botte vecchia e mal cerchiata. e del quale nessuno aveva una conoscenza un po' . Dopo queste e altre simili parole. appena ebbe raccontata ai genitori la storia e il motivo della sua spedizione. Don Abbondio poteva ben comandarle risolutamente. Venne costui finalmente. tanto che uno può assaggiarlo. e del come. per andar tutti d'accordo a tacer tutto. che pensava seriamente all'inquisizioni e ai processi possibili e al conto da rendere. e sopra tutto.

Ma.. ognuno. di non dir nulla a nessuno. a trovare. se il Griso avesse dovuto rilevar questa parte della storia da' discorsi altrui. Non ho pace. era questo. e una tal condizione. Avrebbe però ordinariamente a stare un gran pezzo in cammino....positiva. se non a chi sia un amico ugualmente fidato. a sapere. A Pescarenico. era tante cose che tutta la sagacità e l'esperienza del Griso non sarebbe bastata a scoprire chi fosse. poté riportare al suo degno padrone la notizia desiderata: ed ecco in qual maniera. poté di tutto comporne per don Rodrigo una relazione bastantemente distinta. come gli sposi.Quel frate me la pagherà. ciò che la rendeva imbrogliata agli altri. a dargli retta.! quel frate. generalmente parlando.. e quando il segreto è venuto a uno di questi uomini. Ma la pratica generale ha voluto che obblighi soltanto a non confidare il segreto. che coloro avevan voluto ammazzare. e dell'altro che stava sull'uscio dell'osteria. e l'informò del colpo tentato dai poveri sposi. è vero. Si chiuse subito con lui. Così. e il vedere che non rimanevano tracce del suo fatto. non sl rammentava neppure se avesse veduto gente quella sera. era quello. ma fu quella una rapida e leggiera compiacenza. E quel birbone.. e una delle consolazioni dell'amicizia è quell'avere a cui confidare un segreto. ne ha più d'uno: il che forma una catena. la sera di quel giorno medesimo.insieme! E quel frate birbante! Quel frate! . era (vedete un po' cosa si va a pensare!) uno di quegli stessi malandrini travestito da pellegrino. che mordevano il dito: il suo aspetto era brutto come le sue passioni. se ognuno non avesse che due amici: quello che gli dice. più in là non andava la sua scienza. il che spiegava naturalmente la casa trovata vota e il sonare a martello. Lo prega. e badava a dire che l'osteria è un porto di mare. e imponendogli la stessa condizione. era un'anima dannata d'un pellegrino birbante e impostore. ma che lume si poteva ricavare da questo fatto così asciutto? Si domandava bene all'oste chi era stato da lui la sera avanti. e il paese tutto a soqquadro. d'amico fidato in amico fidato. o col mezzo degli esploratori subordinati. . o che essi avevan portato via.! Il Griso di nuovo in campo. Si mormorava il nome di don Rodrigo: in questo andavan tutti d'accordo. e disordinava le congetture quel pellegrino veduto da Stefano e da Carlandrea. questa sera. tanto che arriva all'orecchio di colui o di coloro a cui il primo che ha parlato intendeva appunto di non lasciarlo arrivar mai. dato loro quand'era scoperta.Fuggiti insieme! . ma l'oste. Quattro scudi subito. dà a costui la voglia di procurarsi la stessa consolazione anche lui. quel pellegrino che i malandrini volevano ammazzare. senza che facesse bisogno di supporre che in casa ci fosse qualche traditore. Quando dunque un amico si procura quella consolazione di deporre un segreto nel seno d'un altro. Piacque a don Rodrigo l'esser certo che nessuno l'aveva tradito. che veniva sempre di notte a unirsi con chi facesse di quelle che lui aveva fatte vivendo. confondeva le teste. e smozzicata tra' denti. e destasse il paese.. Ora. i giri divengon sì . Cos'era venuto a fare? Era un'anima del purgatorio.. e. . era appunto il più chiaro per lui: servendosene di chiave per interpretare le altre notizie raccolte da lui immediatamente. troncherebbe immediatamente il corso delle consolazioni. Disse finalmente che s'eran ricoverati a Pescarenico. o qualche avviso dell'invasione.. Griso! non son chi sono.gridò: . Questa sera lo voglio sapere. era un pellegrino vivo e vero. sul far della sera. Si parlava molto de' due bravacci ch'erano stati veduti nella strada.la parola gli usciva arrantolata dalla gola. e che se n'era andato con loro. voglio trovare. Una delle più gran consolazioni di questa vita è l'amicizia. nel resto tutto era oscurità e congetture diverse. e anche a questa era facile trovarci le sue ragioni: il timore degli sposi colti in fallo. voglio saper dove sono. e quello a cui ridice la cosa da tacersi. subito. il segreto gira e gira per quell'immensa catena. come dicevano que' due galantuomini. come il lettore sa. di cui nessuno potrebbe trovar la fine.. comparsa per aiutar le donne. Sopra tutto. L'informò della fuga. voglio sapere. e la mia protezione per sempre. per timor che gridasse. quell'accidente era ciò che imbrogliava tutta la storia. a vedere. chi la prendesse nel senso rigoroso delle parole. gli amici non sono a due a due. Ma ci son degli uomini privilegiati che li contano a centinaia.

. E sa vossignoria che. due ore dopo. non fo per dire.. l'opera buona che aveva fatta. e sii il Griso. d'aver date prove. tentennando. e il rimanente. farebbe un bel colpo? Cento scudi l'uno sull'altro. gran parte della notte. in un amico fidato.tu mi riesci ora un can da pagliaio che ha cuore appena d'avventarsi alle gambe di chi passa sulla porta. .. siamo una brigata. e sentì rinascere un po' di quella scellerata speranza d'arrivare al suo intento. Il primo era di spedire immantinente il Griso a Monza.dunque vossignoria faccia conto ch'io non abbia parlato: cuor di leone.disse don Rodrigo: . li tratto da amici. Che diavolo! Tre figure come le vostre. è cosa che fa poco onore. prima d'arrivare a casa.Ebbene? .. tornando. l'uno stabilito. . Don Rodrigo provò una scellerata allegrezza di quella separazione. e son pronto a partire.rapidi e sì moltiplici. ma in Monza.ripigliò francamente il Griso. verso le ventitre..Dunque! .Dunque. o presentar la mia testa. io son pronto a metterci la pelle per il mio padrone: è il mio dovere. ... al quale raccontò. a Pescarenico. gli mise in mano i quattro scudi.. Piglia con te un paio de' meglio. e anch'io..Se potesse mandar qualchedun altro. col suo baroccio.Signore. s'abbatté. messo così al punto. correre al palazzotto. . e s'alzò presto. Il nostro autore non ha potuto accertarsi per quante bocche fosse passato il segreto che il Griso aveva ordine di scovare: il fatto sta che il buon uomo da cui erano state scortate le donne a Monza. e va di buon animo. Fece dunque chiamar subito quel suo fedele. e gli diede l'ordine che aveva premeditato. ma per viver quieto. ma so anche che lei non vuole arrischiar troppo la vita de' suoi sudditi. In Milano la livrea di vossignoria è conosciuta.. lo Sfregiato. Qui son sotto la sua protezione.Che diavolo! . che non è più possibile di seguirne la traccia.. lo lodò di nuovo dell'abilità con cui gli aveva guadagnati. ci sono conosciuto io in vece. e che . con due disegni. Pensò alla maniera. in gran confidenza. e non si sente d'allontanarsi! .. i birri mi portan rispetto.Come? .. a riferire a don Rodrigo che Lucia e sua madre s'eran ricoverate in un convento di Monza. per aver più chiare notizie di Lucia.. il Griso. .Credo. e il Tiradritto.. e sapere se ci fosse da tentar qualche cosa.Vossignoria illustrissima sa bene quelle poche taglie ch'io ho addosso: e.Signore illustrissimo.disse. signor padrone. . l'altro abbozzato. e che Renzo aveva seguitata la sua strada fino a Milano. chi mi potesse consegnare alla giustizia. il signor podestà è amico di casa. . . guardandosi indietro se quei di casa lo spalleggiano.E io non ho detto che tu vada solo.. e la facoltà di liberar due banditi. .Che? non ho io parlato chiaro? .. e il fatto sta che il Griso poté. gamba di lepre.

dico. dopo essersi un po' impazientito. per non farmi bello della roba altrui: che qualcheduno non pensasse che sia una mia astuzia per far sapere che l'autore di quella diavoleria ed io siamo come fratelli. l'ho visto. in un modo più certo e più spedito di tutti quelli che il dottore avrebbe mai saputi trovare. tre ne uscivano a sinistra. vispo. un altro. né metter piede in paese. col ventre raggrinzato. E poi. per dirla. più volte affaccendato sulla sera a mandare al coperto un suo gregge di porcellini d'India. dimenando la coda spelacchiata. in un giardinetto. e ch'io frugo a piacer mio ne' suoi manoscritti. fare intendere al podestà ch'era il caso di spedir contro Renzo una buona cattura. vedeva che più della forza gli avrebbe potuto servir la giustizia. per metterla su contro cento scudi a un gioco così rischioso. due. dove non c'è che neve. siam corsi a don Rodrigo. poi andava a prender gli altri. per andar dietro a Renzo. si risolvette d'aprirsi col dottor Azzecca-garbugli. e senza star altro a lambiccarsi il cervello. Un gioco simile ci convien fare co' nostri personaggi: ricoverata Lucia. e partì con faccia allegra e baldanzosa. Pensava però che la più sicura sarebbe se si potesse farlo sfrattar dallo stato: e per riuscire in questo. lavorava di cuore a servirlo. Avrebbe voluto fargli andar tutti insieme al covile. "Le gride son tante!" pensava: "e il dottore non è un'oca: qualcosa che faccia al caso mio saprà trovare. e a questo fine. a due. Si poteva. adorando il vento infido. spingeva prima dentro quelli ch'eran più vicini all'uscio. e. non credo d'esser così sconosciuto da quelle parti. e poi. da ogni parte. e ora lo dobbiamo abbandonare. e camminava come il lupo. e farà un bel rumore. e mentre il piccolo pastore correva per cacciarlo nel branco. che presto non sarà più inedita. per dire il vero. s'adattava al loro genio. Renzo medesimo. per esempio. Svergognato così un poco il Griso. da cui traluce insieme l'ardore della preda e il terrore della caccia. che avevam perduto di vista. . venendogli all'orecchio. con una zampa sospesa. era di trovar la maniera che Renzo non potesse più tornar con Lucia. dipingerlo come un'aggressione. a uno. Ho visto più volte un caro fanciullo. mostra di voler riuscire un galantuomo. come all'uomo più abile a servirlo in questo. ma era fatica buttata: uno si sbandava a destra. e io l'ho preso. l'uomo che nessuno s'immaginerebbe. perché mi veniva in taglio. si ferma ogni tanto. per mezzo di qualche amico. se mai gli porti odore d'uomo o di ferro. scende da' suoi monti. è tratto da una diavoleria inedita di crociate e di lombardi. macchinava di fare sparger voci di minacce e d'insidie. e gira due occhi sanguigni. a tutti i segnali. che spinto dalla fame. gli facessero passar la voglia di tornar da quelle parti. e dico dove. quel bel verso. Il Griso prese i due compagni. più del bisogno. gli diede poi più ampie e particolari istruzioni. qualche garbuglio da azzeccare a quel villanaccio: altrimenti gli muto nome". chi vuoi che non sia contento di lasciarle passare? Bisognerebbe che a' birri di Monza fosse ben venuta a noia la vita.vanno per i fatti loro. chi volesse saper donde venga. Leva il muso. come gli riusciva. ma bestemmiando in cuor suo Monza e le taglie e le donne e i capricci de' padroni. quanto era necessario per fargli comprendere il suo desiderio. un altr'uomo. per mezzo del dottore. a tre. rizza gli orecchi acuti. Dimodoché. dare un po' di colore al tentativo fatto nella casa parrocchiale. Ma pensò che non conveniva a lui di rimestar quella brutta faccenda. s'avanza sospettosamente nel piano. ma che. e con le costole che gli si potrebber contare. L'altra cosa che premeva a don Rodrigo. che. che aveva lasciati scorrer liberi il giorno. un atto sedizioso. Del rimanente. che la qualità di mio servitore non ci si conti per nulla. Ma (come vanno alle volte le cose di questo mondo!) intanto che colui pensava al dottore.

e.di grazia. per certi suoi affari. che. si sentì tutto rimescolare il sangue. tra due siepi. non si paragonerebbe male a quella che ora si presenta a chi entri da porta Tosa.Dopo la separazione dolorosa che abbiam raccontata. E. ebbe ammazzato in cuor suo don Rodrigo. sassosa. senza dar segno d'impazienza. se n'andò. in gran fretta. s'accostò a un viandante. A poco a poco cominciò poi a scoprir campanili e torri e cupole e tetti. gli disse: . e non sapeva ch'era un giorno fuor dell'ordinario. Con tutto ciò. Quando Renzo entrò per quella porta. era un agiato abitante del contorno. si levava il cappello. e. a scalini. e si fermò su due piedi. dimenticando tutti i suoi guai. e si ravvedeva: gli si risvegliava ancora la stizza.Che volete. Renzo rimase stupefatto e edificato della buona maniera de' cittadini verso la gente di campagna. Un fossatello le scorreva nel mezzo. bravo giovine? .figliuol caro. tralasciare il . fino a poca distanza . bravo giovine -. il convento che cercate è poco lontano di qui. e la fece vedere a quel signore. ché non vedeva l'ora di trovarsi a casa. almeno venti volte. rispose molto gentilmente: . per riparare i battenti. fangosa. lettovi: porta orientale. I bastioni scendevano in pendìo irregolare. con sopra una tettoia. Fece la strada che gli era stata insegnata. vedrete una piazzetta con de' begli olmi: là è il convento: non potete sbagliare. scese allora nella strada. voltandosi indietro. indicava che altri passeggieri s'eran fatta una strada ne' campi. s'allagava tutta. poi scorreva serpeggiante e stretta. Renzo. se ne tornava. La porta consisteva in due pilastri. a questo nome. costeggiate il fossato che lo circonda. bravo giovine. con tutto quel garbo che seppe. A que' passi. e in certe parti più basse. dopo tre o quattrocento passi. salito per un di que' valichi sul terreno più elevato. e nel desiderio della vendetta. La strada che s'apriva dinanzi a chi entrava per quella porta. stette lì alquanto a guardar tristamente da quella parte. e quando s'accorse d'esser ben vicino alla città. in quel viaggio. e riuscirete a porta orientale. solcata da rotaie profonde. Non bisogna però che. ma gli tornava poi in mente quella preghiera che aveva recitata anche lui col suo buon frate. una casuccia per i gabellini. Prendete per questa viottola a mancina: è una scorciatoia: in pochi minuti arriverete a una cantonata d'una fabbrica lunga e bassa: è il lazzeretto. Abbandonar la casa. e quel ch'era più di tutto. gliela rendette dicendo: . non di mezzo a una città. senza saper dove anderebbe a posarsi. nella chiesa di Pescarenico. a contemplare anche da lontano quell'ottava maraviglia. senza aver fatto nulla. divenivan rigagnoli. e avrebbe fatto volentieri di meno di quella fermata. e seguitò la sua strada. inchinatolo. e tutto per causa di quel birbone! Quando si tratteneva col pensiero sull'una o sull'altra di queste cose. ma sorgesse in un deserto. e si fermava un momento a pregar di nuovo: tanto che. dopo una pioggia. accompagnando l'ultime parole con un gesto grazioso della mano. vide distinto e alto tra quelle il suo Resegone. e risuscitatolo. e da una parte. Entrate. allontanarsi da Lucia.Saprebbe insegnarmi la strada più corta. che si sarebbe potuto andarci in barca. in quello stato d'animo che ognuno può immaginarsi facilmente. vide all'orizzonte quella cresta frastagliata di montagne. La strada era allora tutta sepolta tra due alte rive. trovarsi sur una strada. il lettore si lasci correre alla fantasia l'immagini che ora vi sono associate.mestiere. e il terreno era una superficie aspra e inuguale di rottami e di cocci buttati là a caso. il quale. come se. sulla riva. un giorno in cui le cappe s'inchinavano ai farsetti. e si trovò a porta orientale. per andare al convento de' cappuccini dove sta il padre Bonaventura? L'uomo a cui Renzo s'indirizzava. s'ingolfava tutto nella rabbia. de' conventi ce n'è più d'uno: bisognerebbe che mi sapeste dir più chiaro quale è quello che voi cercate -. andato quella mattina a Milano. di cui aveva tanto sentito parlare fin da bambino. poi tristamente si voltò. Ma dopo qualche momento.siete fortunato. ma vedendo un'immagine sul muro. quel signore. Renzo allora si levò di seno la lettera del padre Cristoforo. . un piccol sentiero erto. Dio v'assista. camminò ancora qualche tempo. la strada al di fuori non andava diritta che per tutta la lunghezza del lazzeretto. vide quella gran macchina del duomo sola sul piano. che. camminava Renzo da Monza verso Milano.

e andavano. I vestiti o gli stracci infarinati. bianchissimo. Ecco come fanno. ma sopra doglia. di quelli che Renzo non era solito mangiarne che nelle solennità. Ci davan poi ad intendere che la carestia è per tutto. nude fin sopra il ginocchio. che certamente non eran ciottoli. vide sugli scalini del piedestallo certe cose sparse. il fossatello si perdeva in una fogna. non solo curvi. che non viene a strisce. arrivato a fianco della colonna. "ci dev'essere in Milano. . se comparisce il padrone. Ma. né. ne prese un secondo. Renzo guardò più attentamente. allungando poi il passo ogni tanto. disse ancora tra sé. glielo pagherò". ad intervalli. Così pensando. qualche passo indietro. tutt'e tre con un carico addosso. gli risvegliò l'appetito. e si rincamminò. diamine! non era luogo da pani quello. aveva sentito raccontar cose grosse de' frugamenti e dell'interrogazioni a cui venivan sottoposti quelli che arrivavan dalla campagna. in quella stagione. andò verso la colonna. "Vediamo un po' che affare è questo". che pareva superiore alle loro forze. all'aria fresca della mattina. si chinò. per raggiungerli. e la divideva così in due stradette tortuose. si mise in una tasca quello che aveva in mano. ricoperte di polvere o di fango. guardò. disse tra sé. Il ragazzotto teneva con tutt'e due le mani sul capo una paniera colma di pani.disse la madre.Buttane via ancor un altro. La strada era deserta.Io non li butto via. vide per terra certe strisce bianche e soffici. erano orti cinti di siepe e. e guardò attentamente quelli che apparivano i primi. e tutt'e tre in una figura strana. e un po' di più. e cominciò a mangiare. infarinati i visi. vide. e vide che quel gran corpo era la sottana che la donna teneva per il lembo. da que' pochi del suo paese che potevan vantarsi d'essere stati a Milano. . giacché. dimodoché. la paniera perdeva l'equilibrio. un terzo. ma. Andando avanti. e trovò ch'era farina. appiè di quella. detta di san Dionigi: a destra e a sinistra. . come se gli fossero state peste l'ossa. quando cade? Che sia il paese di cuccagna questo? . se non avesse sentito un ronzìo lontano che indicava un gran movimento. e qualche pane cadeva. e lo mise nell'altra. ne seminava un poco. Lì c'era una colonna. per il peso. il quale. ne raccolse uno: era veramente un pan tondo. senza saper cosa si pensare. e di sotto a quel pancione uscivan due gambe. Al punto dov'era. nessuno de' gabellini gli bada: cosa che gli parve strana. ne volava via una ventata. vide spuntar gente che veniva dall'interno della città. dimodoché. L'uomo reggeva a stento sulle spalle un gran sacco di farina. bucato qua e là. Ma più sconcia era la figura della donna: un pancione smisurato. rimaneva a poco a poco indietro. perché. Alla fine. Ma Renzo non ardiva creder così presto a' suoi occhi. a ogni intoppo.Dopo dieci miglia di strada. e dov'è tuttora quella viuzza chiamata di Borghetto. ma neve non poteva essere.disse ad alta voce.dalla porta. quel pane. con dentro farina quanta ce ne poteva stare. come di neve.così lo seminano in questo paese? in quest'anno? e non si scomodano neppure per raccoglierlo. quasi a ogni passo. che venivano innanzi barcollando. toccò. Appena mosso. e di più stravolti e accesi. non si sarebbe esitato un momento a chiamarli pani.rispose quello. Erano un uomo. che pareva tenuto a fatica da due braccia piegate: come una pentolaccia a due manichi. un ragazzotto. cascan da sé: com'ho a fare? . e. qualcosa di più strano. . dopo pochi altri passi. . se straziano in questa maniera la grazia di Dio. passa. secondo la stagione. tant'è che ne goda anche un cristiano. insieme con la maraviglia. per aver le gambe più corte de' suoi genitori. tanta era la sua maraviglia: . Si chinò sur una di quelle. a ogni mossa disequilibrata. abitate per lo più da lavandai. casucce. "Lo piglio?" deliberava tra sé: "poh! l'hanno lasciato qui alla discrezion de' cani. con sopra una croce. gli sarebbe parso d'entrare in una città disabitata. "Grand'abbondanza". più incerto che mai. e desideroso di chiarirsi che storia fosse quella. per il solito. Renzo entra. buono a niente che sei.È pane davvero! . e se fossero state sul banco d'un fornaio. digrignando i denti verso il ragazzo. per tener quieta la povera gente di campagna". una donna e.

per adesso. .. tormento che sei.torneremo indietro a raccoglierli. a proporzione della voglia e della forza. una piazzetta. di quel che ci sarebbe voluto per farne i due pani lasciati cadere allora dal ragazzo. e che quello era un giorno di conquista. E detto questo. si ripose in seno il mezzo pane che gli rimaneva. con quattro grand'olmi davanti. e c'era ancora non son molt'anni. Per quanto noi desideriamo di far fare buona figura al nostro povero montanaro. Pure. e uno di questi. le domandò: dove si va a prendere il pane? . godiamola in santa pace. e non hanno avuto tempo di far molte corbellerie. Così pensando. In tanto arrivava altra gente dalla porta. abbondanza. viveva anche lui in quell'opinione o in quella passione comune. .Ih! buon per te. che ho le mani impicciate. . e non resterà più niente per noi. e vi comparve la faccia del frate portinaio a domandar chi era. con quell'alto loggiato.Non è in convento. non senza invidia. e gli farebbe da padre.disse il portinaio. dando busse in pagamento. . Aveva così poco da lodarsi dell'andamento ordinario delle cose. che porta al padre Bonaventura una lettera pressante del padre Cristoforo. con que' nostri lettori che non han visto le cose in quello stato: ciò vuol dire che son molto giovani. S'aprì uno sportellino che aveva una grata. via. . secondo quell'opinione.disse il marito: . soggiunse borbottando: . ed era disposto a trovar giusto ogni modo di strappar loro dalle mani l'alimento che essi. .abbondanza.Uno di campagna. e si rallegrò d'esser diretto a un cappuccino.andate a aspettare in chiesa. che la scarsezza del pane fosse cagionata dagl'incettatori e da' fornai. Noi ci rallegriamo. o qualcheduno li raccoglierà. mettendo una mano alla grata. dimenando i pugni. e guardando intanto i nuovi conquistatori che venivano carichi di preda.gliela devo consegnare in proprie mani. e tirò il campanello. come se desse una buona scossa al povero ragazzo. e in fondo a quella la chiesa e il convento de' cappuccini. fece volar via più farina.Fate a mio modo. E del resto. e. Renzo andò diritto alla porta. che l'aspetterò. con quel movimento.riprese la donna. levò fuori e tenne preparata in mano la lettera. . . la sincerità storica ci obbliga a dire che il suo primo sentimento fu di piacere.No.Più avanti. Renzo . e quando furon lontani dieci passi. Si stenta da tanto tempo: ora che viene un po' d'abbondanza. Da queste e da altrettali cose che vedeva e sentiva. non s'entra -. Renzo cominciò a raccapezzarsi ch'era arrivato in una città sollevata. In convento. no. . .questi contadini birboni verranno a spazzar tutti i forni e tutti i magazzini.Un po' per uno. che intanto potrete fare un po' di bene.Date qui. c'era allora.disse Renzo: . che si trovava inclinato ad approvare ciò che lo mutasse in qualunque maniera. accostatosi alla donna.Via. richiuse lo sportello. . si propose di star fuori del tumulto.rispose quella. che gli troverebbe ricovero. non essendo punto un uomo superiore al suo secolo. negavano crudelmente alla fame di tutto un popolo. fece quella po' di strada che gli rimaneva per arrivare al convento.Mi lasci entrare. vale a dire che ognuno pigliava. .rispose il frate: . . disse l'uomo: . . Dove ora sorge quel bel palazzo.

affatto sprovveduta. eran costretti d'andare ad accattarlo per carità. il rincaro. in vece di procacciar col lavoro pane per sé e per gli altri. Ma quando questo arriva a un certo segno. così giusti. e si fermò. nasce un'opinione ne' molti. per quanto siano gagliardi. non satolla né affamata. e che il male venga dal non vendersene abbastanza per il consumo: supposizioni che non stanno né in cielo. si mosse verso quella parte. e lo sciupinìo che sempre le accompagna. Nell'antecedente. questi erano il bersaglio del lamento universale. che le granaglie di là venivano a Milano. così atti a far saltar fuori il grano. Fece dieci passi verso la porta della chiesa. Gl'incettatori di grano. l'abbominio della moltitudine male e ben vestita. appuntellati. Ora. in parte per maggior contrarietà delle stagioni (e questo non solo nel milanese. nella parte dello stato più vicina ad essa. non hanno virtù di diminuire il bisogno del cibo. murato. certo. E quella qualunque raccolta non era ancor finita di riporre. tirò fuori il suo mezzo pane. e altri editti di quel genere. era tale. molti poderi più dell'ordinario rimanevano incolti e abbandonati da' contadini. condotta che i dolorosi documenti di que' tempi uguagliano a quella d'un nemico invasore. Intanto che s'incammina. per seguire il consiglio del portinaio. con la sua lettera in mano. colmi. e se ancora. ma che lusingano a un tempo la collera e la speranza. Il vortice attrasse lo spettatore. con le braccia incrociate sul petto. le cagioni e il principio di quello sconvolgimento. perché le insopportabili gravezze. e la popolazione era giunta. che. Ho detto: più dell'ordinario. ma poi pensò di dar prima un'altra occhiata al tumulto. che non lo vendevano tutto in un giorno. con altrettanta sicurezza e con fremito uguale. disse tra sé. a questi si dava la colpa della penuria e del rincaro. S'imploravan da' magistrati que' provvedimenti. reali o immaginari. e siccome questi in ispecie non avevan certamente quella d'attirarne da dove ce . tutti coloro in somma che ne avessero o poco o assai. I magistrati qualche cosa facevano: come di stabilire il prezzo massimo d'alcune derrate. predetta. e sbocconcellando. come dicevano. né in terra. anche in piena pace. dove il brulichìo era più folto e più rumoroso. imposte con una cupidigia e con un'insensatezza del pari sterminate. Attraversò la piazzetta. e con la penuria quel suo doloroso. dopo tanti scritti di valentuomini. più brevemente che sia possibile. nasce sempre (o almeno è sempre nata finora. in parte per colpa degli uomini. nascosto. delle truppe alloggiate ne' paesi. si suppone tutt'a un tratto che ci sia grano abbastanza. altre cagioni che non è qui il luogo di mentovare. né di far venire derrate fuor di stagione. che la penuria si fece subito sentire. spropositato. Il guasto e lo sperperìo della guerra. ne' quali probabilmente si gridava. si portò sull'orlo della strada. nel quale siamo con la nostra storia. ma. che non ne sia cagione la scarsezza. i possessori di terre. alla messe del 1628. verso l'interno della città. ma in un buon tratto di paese circonvicino). Capitolo XII Era quello il second'anno di raccolta scarsa. ci fecero dentro un tal vòto. che alla moltitudine paion sempre. s'indicava il numero de' sacchi. "Andiamo a vedere". i quali. i granai. le provvisioni rimaste degli anni addietro avevan supplito.rimase lì. che le provvisioni per l'esercito. a guardare a sinistra. e a far ritornar l'abbondanza. Si diceva di sicuro dov'erano i magazzini. i fornai che ne compravano. andavano già da qualche tempo operando lentamente quel tristo effetto in tutto il milanese: le circostanze particolari di cui ora parliamo. o che avessero il nome d'averne. erano come una repentina esacerbazione d'un mal cronico. d'intimar pene a chi ricusasse di vendere. traboccanti. ma salutevole come inevitabile effetto. si parlava con certezza dell'immensa quantità di granaglie che veniva spedita segretamente in altri paesi. al difetto. di quella bella guerra di cui abbiam fatto menzione di sopra. Siccome però tutti i provvedimenti di questo mondo. la condotta abituale. sepolto. questa messe tanto desiderata riuscì ancor più misera della precedente. così semplici. noi racconteremo. pensate in quel tempo!). fino a un certo segno. Si dimentica d'averla temuta. o almeno sono sempre parsi finora.

per la resistenza delle cose stesse. volesse lasciare agli altri l'odiosità di rivocarlo. si penserebbe forse a dar loro qualche risarcimento. e che intanto tirassero ancora avanti. ma il popolo imbestialì. sospensioni. non avrebbero più potuto. non c'era redenzione. così il male durava e cresceva. e pensò. fissò la meta del pane al prezzo che sarebbe stato il giusto. e minacciava una di quelle sue giustizie. né che avessero molta paura. che le facesse andare. se il grano si fosse comunemente venduto trentatre lire il moggio: e si vendeva fino a ottanta.ne potesse essere di soprabbondanti. vedendo finalmente convertito in legge il suo desiderio. strascinati tutti verso una deliberazione da una necessità sentita da tutti. sperando. e andarsene. che sono delle peggio che si facciano in questo mondo. da una parte i magistrati che intimavan pene. Intridere. trovò l'uomo secondo il suo cuore. e. Però. Ordini meno insensati e meno iniqui eran. dall'altra il popolo che voleva esser servito. proposizioni in aria. perché il popolo. La moltitudine attribuiva un tale effetto alla scarsezza e alla debolezza de' rimedi. Se i fornai strillassero. non avrebbe sofferto che fosse per celia. dimenare. ingolfato fin sopra i capelli nelle faccende della guerra. una volta o l'altra. Accorse subito ai forni. Finalmente i decurioni (un magistrato municipale composto di nobili. non lo domandate. Don Gonzalo. e lo chiese con quel fare di risolutezza e di minaccia. ma all'esecuzione di questo vegliava la moltitudine. pressava e brontolava. I fornai respirarono. o come qui si diceva spagnolescamente nel gergo segretariesco d'allora. che durò fino al novantasei del secolo scorso) informaron per lettera il governatore. . il gran cancelliere avrebbe inteso la ragione. è per sé una cosa molto desiderabile. chi può ora entrar nel cervello d'Antonio Ferrer? il fatto sta che rimase fermo su ciò che aveva stabilito. infornare. Costui vide. il quale era quel che ora si direbbe un uomo di carattere. bisognava rimenare. assediava i forni di continuo. e scalmanarsi più del solito. sapendo bene che giocavano una gran carta. alterando la sua fede di battesimo. a chieder pane al prezzo tassato. sperando che. infornare e sfornare senza posa. non bastava che fosse lor comandato. che pensasse di ringiovinire. dello stato in cui eran le cose: trovasse lui qualche ripiego. Fece come una donna stata giovine. Ma Antonio Ferrer. e qui fu lo sbaglio. fece ciò che il lettore s'immagina certamente: nominò una giunta. Facevan vedere ai magistrati l'iniquità e l'insopportabilità del carico imposto loro. che un suo ordine potesse bastare a produrla. Fissò la meta (così chiamano qui la tariffa in materia di commestibili). I deputati si radunarono. punto punto che qualche fornaio indugiasse. protestavano di voler gettar la pala nel forno. tergiversazioni. affacchinarsi. e intanto tiravano avanti come potevano. che anche si vedrebbe. e ne sollecitava ad alte grida de' più generosi e decisivi. si giuntarono. complimenti. alla quale conferì l'autorità di stabilire al pane un prezzo che potesse correre. con quel suo vocione. preamboli. faceva le sue veci in Milano il gran cancelliere Antonio Ferrer. dico. O fosse veramente persuaso lui di queste ragioni che allegava agli altri. sfornare e vendere. e chi non l'avrebbe veduto? che l'essere il pane a un prezzo giusto. ognun vede che bel piacere dovesse essere. bisognava potere: e un po' più che la cosa fosse durata. giacché. rimasti ineseguiti. che dànno la passione. rispondeva che i fornai s'erano avvantaggiati molto e poi molto nel passato. che comandava l'assedio di Casale del Monferrato. che s'avvantaggerebbero molto e poi molto col ritornar dell'abbondanza. una cosa da poterci campar tanto una parte che l'altra. per goder quella cuccagna fin che durava. che. Nell'assenza del governatore don Gonzalo Fernandez de Cordova. pure spagnolo. E per sua sventura. e dopo mille riverenze. anche conoscendo dagli effetti l'impossibilità di mantener quel suo editto. sospiri. la forza e la legge riunite insieme. Ma. sentendo in confuso che l'era una cosa violenta. per iscapitarci. a farli continuare in quell'impresa. più d'una volta. conclusero di rincarare il pane. o che. ma convinti che non c'era da far altro.

e a gridare: . . con que' ragionamenti. facendolo vedere alla folla. minacce.lascia vedere -. presto. pallido. senza essersi dati l'intesa. per i tiranni. Con tutto ciò. poveri. posavano volontariamente il carico. quest'altro ripeteva l'esclamazione che s'era sentita risonare agli orecchi. s'accosta al ragazzetto. E non c'era neppur bisogno di dar l'assalto ai portatori: quelli che. quando si sente un calpestìo e un urlìo insieme. e in milanese è composto di parole così eteroclite. Ogni discorso accresceva la persuasione e la passione degli uditori. si riunivano in crocchi. mescolati poi con gli uni e con gli altri. Uscivano. c'eran pure alcuni più di sangue freddo. quasi senza avvedersene. . dice il primo. per tutto lamenti. l'alza. le strade eran di nuovo sparse di crocchi: fanciulli. si radunavano a sorte: qui era un bisbiglio confuso di molte voci. e via a gambe. Migliaia d'uomini andarono a letto col sentimento indeterminato che qualche cosa bisognava fare. vecchi.dice uno. che l'alfabeto della lingua non ha i segni per indicarne il suono (El prestin di scansc. operai. così salvatiche.Al forno! al forno! . . coloro che rimanevano a denti secchi. una spinta.gridarono cento voci insieme. . come di colui che l'aveva proferito. allenta le braccia.si grida intanto. presto: uno corre a chiedere aiuto al capitano di giustizia. tante svaligiate. nome che in toscano viene a dire il forno delle grucce. Non mancava altro che un'occasione. Coloro a cui non era toccato nulla. Nella strada chiamata la Corsia de' Servi.pane! pane! aprite! aprite! .Siam cristiani anche noi: dobbiamo mangiar pane anche noi. vorrebbe dire: lasciatemi andare. e s'ingegnavano d'intorbidarla di più. ma la parola gli muore in bocca. predominati da un pensiero comune. si butta per aria il canovaccio che la copre: una tepida fragranza si diffonde all'intorno. maraviglie: un piccol numero di vocaboli era il materiale di tanti discorsi. fu come il cadere d'un salterello acceso in una polveriera. c'era. in cerca d'altre gerle: quante incontrate.si grida. e cerca di liberarle in fretta dalle cigne. sul far del giorno. Molte mani l'afferrano a un tempo: è in terra. vista la mala parata. Serra. e che gli animi alterati sanno credere. là uno predicava. in men che non si dice. e animati dalla facilità dell'impresa. si trovavano in giro. dà una stratta. come gocciole sparse sullo stesso pendìo. senza farci un po' di pesca. donne. conoscenti o estranei. si mossero a branchi. cresce e s'avvicina. uomini.La sera avanti questo giorno in cui Renzo arrivò in Milano. con una gerla carica di pane. . le strade e le piazze brulicavano d'uomini. Il ragazzetto diventa rosso. trema. e si proponevano di non lasciarla posare. il quale. c'eran coloro che avevan fatto disegno sopra un disordine più co' fiocchi. Quelli della bottega stavano interrogando il garzone tornato scarico. che l'acqua s'andava intorbidando. riferiva balbettando la sua trista avventura. che trasportati da una rabbia comune. Il primo comparire d'uno di que' malcapitati ragazzi dov'era un crocchio di gente. fu sparecchiato. così bisbetiche. avventa la mano all'orlo della gerla. . questo faceva al più vicino la stessa domanda ch'era allora stata fatta a lui. l'addenta: mani alla gerla. che conserva lo stesso nome. per ridurre le parole a fatti.Sì. dalle botteghe de' fornai i garzoni che. e c'è tuttavia un forno. che qualche cosa si farebbe. . quell'acqua. A quella parte s'avventò la gente. Avanti giorno. pani per aria. anche i conquistatori non eran soddisfatti di prede così piccole. gli altri chiudono in fretta la bottega. erano senza paragone i più. i quali stavano osservando con molto piacere. e dice: .Ecco se c'è il pane! . per loro disgrazia. Tra tanti appassionati. e con quelle storie che i furbi sanno comporre. tutto sbigottito e abbaruffato. e appuntellano i battenti. un avviamento qualunque. irritati alla vista del guadagno altrui. serra. e voglion far morir noi di fame. andavano a portarne alle solite case. compariscono i forieri della masnada. e. e gli altri applaudivano. e non tardò molto.Giù quella gerla. prende un pan tondo. che notano nell'abbondanza.). La gente comincia a affollarsi di fuori.

figliuoli! badate bene! siete ancora a tempo.Largo. Or ora vengo io. per sfondarla. a casa. cominciava a mancargli il respiro. quand'anche avessero voluto ubbidire.diceva agli alabardieri: . che la folla mandava in risposta. il capitano entra. Ma quantunque avesse gridato quanto n'aveva in canna. Perdono generale a chi torna subito a casa. e respingendoli con l'aste dell'alabarde. Vergogna! Voi altri milanesi. venne a batter nella fronte del capitano.Ma figliuoli. co' gomiti nelle pance. Ah canaglia! Questa rapida mutazione di stile fu cagionata da una pietra che. Ma quelli che vedevan la faccia del dicitore. che si faceva alla porta.grida: molti si voltano in su. . si tirano indietro. sulla protuberanza sinistra della profondità metafisica. e alle finestre. . che quelli che si trovavano in mezzo.grida lui e gli alabardieri. Pane. dite un poco in che maniera avrebber potuto. Quelli urlano. a casa. buone e cattive. A casa. facevan vedere le pietre. fate luogo al capitano di giustizia. né per il corpo. . a casa. e postarsi.continuava a gridare. ripicchia. per la bontà. . Quello poi che diceva di vedere.. spinti anch'essi da altri. Eh!. co' calcagni sulle punte de' piedi a quelli che son dietro a loro: si fa un pigìo. chiudendo presto presto la finestra. che. perché smettessero. spinti com'erano. Da bravi! Che diamine volete far qui.Pochi momenti dopo.predicava di lì il capitano. . arriva il capitano di giustizia. padroni e garzoni della bottega. giu quelle mani. Quando sono entrati tutti. buttandosi tutti insieme addosso ai primi. accennavano di volerle buttare. per svellere l'inferriate: e già l'opera era molto avanzata.Indietro! indietro! . ne per l'anima. . era un gran lavorare di pietre. . Dov'è il timor di Dio? Che dirà il re nostro signore? Non vogliam farvi male. uscita dalle mani d'uno di que' buoni figliuoli. urlavano e facevan versacci a quelli di giù.. sentite: siete sempre stati buoni fi. e incalzati da quelli di dietro.Fateli dare addietro ch'io possa riprender fiato..che fate qui? A casa. vedo: giudizio! badate bene! è un delitto grosso. . con una munizione di pietre (avranno probabilmente disselciato un cortile). davanti alla porta della bottega.ma non fate male a nessuno. così ammontati? Niente di bene. siete nominati in tutto il mondo! Sentite. e s'affaccia a una finestra.figliuoli. chiama gli alabardieri. che formicolaio! . che si ficcan dentro anch'essi l'un dopo l'altro. si riappuntella. aprono. Al capitano. e ritirandosi. dimodoche quelli poterono arrivare. avrebbero pagato qualcosa a essere altrove. ne avrete. . ma non è questa la maniera. con una scorta d'alabardieri. andate. . largo. fa un po' di luogo. Uh.eran le parole più distinte nell'urlìo orrendo.Giudizio. il capitano sale di corsa. Eh! eh! smettete con que' ferri. La gente. se non in ordine. si mette tanto di catenaccio. urla che gli aprano: quelli di dentro vedono dalle finestre. Intanto. eh! che fate laggiu! Eh! a quella porta! Oibò oibò! Vedo. che andava sempre crescendo. . di ferri (i primi che coloro avevano potuto procacciarsi per la strada). insieme. scendon di corsa. s'eran tutte dileguate e disfatte a mezz'aria. fateli stare indietro. figliuoli: a casa. ch'erano alle finestre de' piani di sopra. via via fino al l'estremità della folla. tornate a casa. una calca. le sue parole. come possono.Canaglia! canaglia! . . che non era ancor troppo fitta. come flutti da flutti.gridano gli alabardieri. .. . gli ultimi rattenendo la folla con l'alabarde. andate a casa. Vediamo d'entrare in bottega: picchiate. Intanto un po' di vòto s'è fatto davanti alla porta: il capitano picchia.Pane! pane! aprite! aprite! . Via. e sentivan le sue parole. nella tempesta delle grida che venivan di giù. ma andate a casa. dànno con le schiene ne' petti.Figliuoli.

Quelli di dentro. butta giù la serratura. gridando: . come i gatti. chi viene: uomini. con questo che se n'andassero. un fazzoletto. A questo punto eran le cose. per tutto si solleva. Viva l'abbondanza! . per averlo sentito dir io. E quelli se n'andavano.diceva un altro: . giacché la calca era tale. gli alabardieri. proprio al luogo centrale del tumulto. come si suol dire. che s'allunga. nessun altro della città era quieto e senza pericolo. Andava. i padroni avevan raccolto degli ausiliari. e tutto vela e annebbia. e stavan sulle difese. Si slanciano ai cassoni. spinte. aspetta. Di fuori. cominciarono a buttarle davvero. che un granello di miglio. . Così il trambusto andava sempre crescendo a quel primo disgraziato forno. e il torrente penetrò per tutti i varchi. quando Renzo. se ne rimarrà. per ridurlo a un carico da potersi portare. Neppur una ne cadeva in fallo. per far morir la povera gente. venivano in certo modo a patti: distribuivan pane a quelli che s'eran cominciati a affollare davanti alle botteghe. intasca. scapparono in soffitta: il capitano.Visto ch'era tempo perso. non tanto perché fosser soddisfatti. e un bianco polverìo che per tutto si posa.s'urlava di giù. in alcuni. e s'avviava. e gli scappa da ogni parte. uno corre a una madia.si china a parare il grembiule. in forza bastante a tenere in rispetto i tristi che non fossero una folla. di chi esce con la preda. lo porta per aria: chi va.l'impostura infame di que' birboni. Ora si vede la cosa chiara e lampante. per ricavar da quel ronzìo confuso di discorsi qualche notizia più positiva dello stato delle cose. e di chi vuol entrare a farne. una calca composta di due processioni opposte. due ragazzi vi rimasero morti. e prende un pezzo di pasta. La vista della preda fece dimenticare ai vincitori i disegni di vendette sanguinose. altri.è un buco nell'acqua. che ha conquistato un burattello. Mentre quel forno veniva così messo sottosopra. . trovandosi in pochi. ma ci metteranno il veleno. il pane è messo a ruba.Ah birboni! ah furfantoni! È questo il pane. anzi sarà peggio. che dicevano che non c'era né pane. l'inferriate. altrove. ora lesto. perché tutti coloro che gli pizzicavan le mani di far qualche bell'impresa. gli scioglie la bocca. andavano su pe' tetti.gridava uno. Il furore accrebbe le forze della moltitudine: la porta fu sfondata. . se non si fa una buona giustizia. e non ce la potranno più dare ad intendere. un altro.aspetta. rispinte. per tornar poi a rubar pane. senza saperlo. ora! . per ricever quella grazia di Dio. che date alla povera gente? Ahi! Ahimè! Ohi! Ora. veniva avanti per il borgo di porta orientale. urli. dove gli amici erano i più forti. vedendo la mala parata. Più d'uno fu conciato male. piglia a manate. donne. l'hanno detto nella giunta. e alcuni della casa stettero lì rannicchiati ne' cantucci. agguanta le ciotole. Già lo dicono che siam troppi. non sarebbe andato in terra. stando alla larga da quel tremendo forno delle grucce. ed esce carico di quattrini. né grano. . Metton mano ai sacchi. . come mosche. e l'impunità sicura. Qualcheduno in vece corre al banco. Il pane verrà a buon mercato.Ora è scoperta. e andando. .Vi dico io che tutto questo non serve a nulla. uscendo per gli abbaini. svelte. li strascicano. Ed ecco a un di presso le parole che gli riuscì di rilevare in tutta la strada che fece. avendo ormai sgranocchiato il suo pane. fanciulli. quanto perché gli alabardieri e la sbirraglia. si facevan però vedere altrove. e. che si rompono e s'intralciano a vicenda. li rovesciano: chi se ne caccia uno tra le gambe. che è amica d'un parente d'uno sguattero d'uno di que' signori. con quest'orecchi. . Ma a nessuno la gente accorse in numero tale da potere intraprender tutto. butta via una parte della farina: chi. da una mia comare. ora ritardato dalla folla. e lo so di certo. correvan là. né farina. guardava e stava in orecchi. La folla si sparge ne' magazzini. il cappello.

aveva. avviandosi. dove voglion fare il pane? Ne' pozzi?" Ogni tanto. . si raccolgono i conti. .Io? . e tra gli urtoni. a viver di vecce e di loglio. . Le mura scalcinate e ammaccate da sassi. ma il capo è lui. e so come vanno queste cose. in tempi di fame e d'ignoranza. quasi sottovoce. Tra questi discorsi. cosa che non era nelle sue facoltà. come gli altri. che porta da mangiare a cinque figliuoli -. se anche fosse stata nelle sue idee. se ne staranno in casa.diceva un vicino. che venivan giù come la grandine.Pane eh? . Così diceva uno che veniva barcollando sotto un gran sacco di farina. gli faceva eco. facendo l'indiano.passava tra la gente.Sì. esser detto l'autore de' mali: meno che non avesse fatto ciò che fece Ferrer. eletto ogn'anno dal governatore tra sei nobili proposti dal Consiglio de' decurioni. anche questi nobili. Son uomo di mondo. Questi merlotti che fanno ora tanto fracasso.Scellerati! . con altre attribuzioni. largo.io me la batto. una paniera. e notano chi c'è e chi non c'è: quando poi tutto è finito. che attirò l'attenzione di Renzo. un altro. diroccata la porta. . . da mattoni. era il presidente di questo. per la strada che costeggia il fianco .è il vicario di provvisione. una panca. . La gente era già molto diradata. le finestre sgangherate.Largo. come volevano trattar noi. dimodoché poté contemplare il brutto e recente soqquadro. largo. Ho già visto certi visi. o di frullone.Quello che protegge i fornai. fatto un fascio d'asse spezzate e di schegge. in cortesia. il quale. quella principalmente dell'annona. e del tribunale di provvisione. per fargli largo. e ognuno s'ingegnava di ritirarsi.Son tutti birboni. e andò dietro a uno che. e comandar loro soli.largo. . e a un luogo convenuto. usciva dalla bottega qualcheduno che portava un pezzo di cassone. se lo mise in ispalla.esclamava un altro: .diceva uno che cercava d'andar in fretta: . arrivò Renzo finalmente davanti a quel forno. per levargli il credito. . qualche cosa in somma di quel povero forno. Bisognerebbe fare una gran stia. a un suo compagno: . lascin passare un povero padre di famiglia. tocca. Il vicario di provvisione. . e metterli dentro. Chi occupava un tal posto doveva necessariamente. "Cos'è quest'altra storia?" pensò di nuovo Renzo. . "Questa poi non è una bella cosa". domani o doman l'altro.replicava il primo.sassate di libbra: pietre di questa fatta. composto di dodici. si vedeva. come per consolarlo. e a chi tocca. dai quali non saprei dire se fosse più informato o sbalordito. disse Renzo tra sé: "se concian così tutti i forni. E che schiacciata di costole! Non vedo l'ora d'essere a casa mia.si può far di peggio? sono arrivati a dire che il gran cancelliere è un vecchio rimbambito. o di madia. .Parole da non ripetersi diceva. signori.diceva un altro. . che teneva con una mano un cencio di fazzoletto su' capelli arruffati e insanguinati. E qualche vicino. e gridando: . Tutti questi s'incamminavano dalla stessa parte. un libro di conti.gridava una voce sonora. certi galantuomini che giran. la stanga d'una gramola. tutti pieni di paura. con la schiuma alla bocca.

se non quanto era strascinato dal torrente. e di là. che. Però. non si vedeva più venir nessuno con altra materia. finch'è nuovo nella questione. Circa cento settant'anni dopo quello che stiam raccontando. Lì c'era uno spazio vòto. senza essere un gran metafisico. e gli tornava ogni momento. rustica allora in gran parte e ben lontana dal compimento. con la bocca aperta. ma di tenersi in qualche distanza. arrivò con lui al centro della folla. che una moltitudine non ci arriva. dalla piazza. s'avviò alla coda dell'esercito tumultuoso. Questo. nel passar davanti alla nicchia che taglia il mezzo della loggia dell'edifizio chiamato allora il collegio de' dottori. ma questa è una di quelle sottigliezze metafisiche. correggimi. a quel viso serio. o andare a vedere anche quest'altra. voltò il canto. che l'avrò caro. che.Viva l'abbondanza! Moiano gli affamatori! Moia la carestia! Crepi la Provvisione! Crepi la giunta! Viva il pane! Veramente. la devastazion de' forni. s'era messo l'assedio a un forno. e diventa una processione. con essa le grida sorgon più forti. e lo scompiglio de' fornai. Così accomodata stette forse un par d'anni. L'uomo del fascio lo buttò su quel mucchio. come abbiam visto.settentrionale del duomo. era già entrato nella strada corta e stretta di Pescheria vecchia. gettarono una fune intorno alla statua. di don Filippo II. un altro.io vo. e da poco in qua non ci son più. le fecero . Insieme con quella voce. Però risolvette di non cacciarsi nel fitto della mischia. che andava verso il mezzo della piazza. la fiamma si ridesta. e la gente cominciava a annoiarsi. tu. e sempre dietro a colui. E lì eran ben pochi quelli che. per un caso singolare.si sentiva per tutto: la calca si rompe. a osservare. in simili circostanze. standogli sempre attaccato. in cerca del padre Bonaventura. marmaglia. anzi dovevano avere con lui una ruggine segreta. si levò di tasca il secondo pane. Lo tenne per altro in sé. l'annunzio d'una cosa la fa essere. se dovesse uscir dal baccano. All'intorno era un batter di mani e di piedi. vai? vengo. diede un'occhiata anche alla facciata del duomo. un giorno le fu cambiata la testa. se fallo. la distruzion de' frulloni e delle madie. Spesso. non sono i mezzi più spicci per far vivere il pane. non dessero un'occhiatina alla grande statua che vi campeggiava. si diffuse nella moltitudine una voglia di correr là: . e solo a forza di parlarne. e sostituito a questo un pugnale. per raggiunger colui che aveva preso come per guida. o a risicar qualcosa di peggio. Prevalse di nuovo la curiosità. E trovandosi già un poco al largo. con quel braccio teso. accipigliato. anche dal marmo. con un mozzicone di pala mezzo abbruciacchiato. quando gli si scoprì davanti la gran mole. e attaccandoci un morso. nella piazza de' Mercanti. e ritornare al convento. sbracia il fuoco: il fumo cresce e s'addensa. La voglia d'osservar gli avvenimenti non poté fare che il montanaro. e in mezzo. ma al portatore gli si faceva largo: egli fendeva l'onda del popolo. e non dico abbastanza. e ha preso nome dagli scalini che c'erano. da principio. e. diventerà inabile anche a intenderle. Quella statua non c'è più. burbero. le fu levato di mano lo scettro. non si soffermasse a guardare in su. a farsi ammaccar l'ossa. . A Renzo in fatti quel pensiero gli era venuto. per quell'arco a sbieco. e alla statua fu messo nome Marco Bruto. di tanti visi. pareva che fosse lì per dire: ora vengo io. ma. andiamo. Studiò poi il passo. reliquie degli attrezzi detti di sopra. non movendosi quasi. al Cordusio (una piazzetta o un crocicchio non molto distante di lì). La gente era più fitta quanto più s'andava avanti. imponeva un non so che di rispetto. e di sentirne parlare. perché. Renzo rimaneva indietro. un frastono di mille grida di trionfo e d'imprecazione. e Renzo. una mattina. un uomo ci arriva talvolta alla prima. un mucchio di brace. non ce n'era uno che sembrasse dire: fratello. e teneva intanto consiglio in cuor suo. certuni che non avevan simpatia con Marco Bruto. la tiraron giù. quando si sparse la voce. . Già era di nuovo finita la fiamma.

tutta insieme. . Ognuno. si trovava nel forte del tumulto. rimbomba nel vòto cortile. pallido. e alle finestre gente armata. una titubazione. avanti -. quel che facesse precisamente non si può sapere. per avvertirlo di quel che gli sovrastava. A quella prima proposta di sangue. con gran sospensione. stendeva le braccia. Lì rannicchiato. guardava subito verso il forno ch'era stato indicato. giacché era solo. corrono a chiuder le finestre. e la storia è costretta a indovinare. aveva sentito il suo .. se il tumulto s'acquietasse un poco. Renzo. come fuori di sé. con gli occhi in fuori. Qualche galantuomo precorse di galoppo la folla. attento. chi sagrava. e con le lingue fuori. guardavano sgomentati lungo la strada. Chi l'avesse detto a Andrea Biffi. . preso da un nuovo soprassalto al cuore. per quell'altr'arco. lontano però dal sospettar che dovesse cader così spaventosamente addosso a lui. la marmaglia insaccò. per le strade. e raddoppiare i picchi. sentì le voci che chiedevan la sua morte. senza fiato. si porta l'avviso al padrone: mentre questo pensa a fuggire. e andò a cercare il più sicuro e riposto nascondiglio. quando furon stracchi bene. a qualche distanza della bottega. Del resto.. in quel momento. ma sentendo in vece il muggito alzarsi più feroce e più rumoroso. da un pertugio. chi voleva tornare indietro. da un momento all'altro. e raggrinzando il viso.c'è qui vicino la casa del vicario di provvisione: andiamo a far giustizia. L'urlìo crescente. nella via de' fustagnai. Ma in vece della moltitudine d'amici che s'aspettavano di trovar lì già al lavoro. verso la strada dov'era la casa nominata in un così cattivo punto. come avesse a finire quella burrasca. piuttosto che l'accettazione d'una proposta. quando la scolpiva! Dalla piazza de' Mercanti. Metton la stanga.è il solo grido che si possa sentire. la ruzzolarono non so dove. e la vide piena zeppa di furibondi. come un ristagno. si senton forti e fitti colpi di pietre alla porta.Dal vicario! dal vicario! . guardò ansiosamente nella strada. stringendo i denti. e a dare il sacco -.cento angherie. e. e. dalla parte donde il rumore veniva avvicinandosi. Ma come. ma cacciatovisi deliberatamente. e puntava i pugni. chi si voltava. e s'aspetta la grandine. si turava gli orecchi in fretta. e come fuggire. che tenessero fermo. Poi. e di lì si sparpagliò nel Cordusio. la quale era chiusa. e di dove? Salì in soffitta. mutilata e ridotta a un torso informe. come se volesse tener ferma la porta. e più smarrito che mai. In questa. chi si fermava. al primo sboccarvi. metton puntelli. come quando si vede venire avanti un tempo nero. questa volta.avanti. un altro viene a dirgli che non è più a tempo. raccomandandosi a Dio. vedon comparire la vanguardia: in fretta e in furia. e senza pan fresco. Capitolo XIII Lo sventurato vicario stava. I servitori ne hanno appena tanto che basti per chiuder la porta. chi si maravigliava. C'era un incalzare e un rattenere. I servitori. Mentre ascoltan l'avviso. scoppiò di mezzo alla folla una maledetta voce: . e attendeva. La turba si move. come esitando. videro soltanto alcuni starsene. battendo palma a palma. non già portatovi dalla piena. si ritirò. in atto di star pronti a difendersi. stava attento. un ronzìo confuso di contrasti e di consulte. facendo un chilo agro e stentato d'un desinare biascicato senza appetito. A quella vista. attirati già dal rumore sulla porta. e a' suoi servitori. Parve il rammentarsi comune d'un concerto preso. che trovassero la maniera di farlo scappare. scendendo dall'alto come un tuono. ogni buco della casa ne rintrona: e di mezzo al vasto e confuso strepito. chi diceva: . la strascicarono. chi rideva. Fortuna che c'è avvezza. se mai il funesto rumore s'affievolisse.Il vicario! Il tiranno! L'affamatore! Lo vogliamo! vivo o morto! Il meschino girava di stanza in stanza. per informar quelli che arrivavan via via.

che stava a vedere. fosse persuasissimo che il vicario era la cagion principale della fame. Far fuoco sopra quella ciurma. dopo averla aizzata. nessuno si moveva. che. alla vista di tant'altri visi che davan segno d'approvarle. con l'unghie. s'era cacciato. traspariva lo stesso orrore del quale era compreso lui. e incoraggito dal vederne degli altri.Ah cane! ah traditor della patria! . spediron subito a chieder soccorso al comandante del castello. Chi con ciottoli picchiava su' chiodi della serratura. s'era subito proposto d'aiutare anche lui un'opera tale. come si dice. che veniva travagliata in cento modi. che allora si diceva di porta Giovia. benché muti. e s'ingegnavano di levare i mattoni.Oibò! vergogna! . non se ne stavano di provocarli. con coltelli spuntati. I magistrati ch'ebbero i primi l'avviso di quel che accadeva. e il mettersi in cammino. i guastatori seguitavano a smurare. L'irresolutezza del comandante e l'immobilità de' soldati parve. rispondevano con un cupo e lungo mormorìo. quattro gran chiodi. gli spettatori non cessavano d'animarla con gli urli.Vergogna! Vogliam noi rubare il mestiere al boia? assassinare un cristiano? Come volete che Dio ci dia del pane. un vecchio mal vissuto. e il cammino. con bastoni. ed era lui stesso spettacolo. cercavano di lavorar più in regola: altri poi. con lo star lì a pigiare. voltandosi a Renzo. avrebbe irritato i molti violenti: e del resto. quelli ch'erano un po' più lontani. aspetta! È un . un di coloro che avevan potuto sentire tra il frastono quelle sante parole. ammazzato che fosse. al primo moversi della turba. accozzaglia di gente varia d'età e di sesso. lasciatemi dire. senz'altro pensiero che di riuscir presto nell'impresa. accade talvolta anche nel male quella cosa troppo frequente nel bene. e non del pane! . per grazia del cielo. ma l'idea dell'omicidio gli cagionò un orrore pretto e immediato.rimescolarsi tutto: in quanto al saccheggio. si contentavano di guardargli in viso. con che diceva di volere attaccare il vicario a un battente della sua porta. La gente che si trovavan vicino a loro. e fecero alto lontano da quella.Aspetta. facevan coraggio con gli urli. essi arrivarono che la casa era già cinta di vasto assedio.gridò. avendo. tra l'avviso. e. si sarebber trovati a sua discrezione. lì stava il punto. più in là. . sentita a caso qualche parola che indicava la volontà di fare ogni sforzo per salvarlo. paura. con pali e scarpelli e martelli. sui quali. di sbandarsi. ma riuscirvi. il nemico de' poveri.scappò fuori Renzo. a diritto o a torto. una corda. con visacci e con grida di scherno. inorridito a quelle parole. si fossero sparpagliati loro tra quella. non sapeva che partito prendere. e il radunarsi. con quest'intenzione. di me n'impipo. all'estremità della folla. Ma. per isconficcarla. L'ufiziale che li comandava. pochi sapevano o si curavano che ci fossero. non aveva una tale istruzione. con un viso da indemoniato. agitava in aria un martello. ma nello stesso tempo. spalancando due occhi affossati e infocati. e fare una breccia. pure. sarebbe stata la meglio. rovesciarla a destra e a sinistra. offendendo i meno terribili. non avendo altro. cosa che. Lì non era altro che una. . e l'ordine. e andare avanti a portar la guerra a chi la faceva. quasi fino a quella porta. scalcinavano e sgretolavano il muro. Aprire quella prima folla. E quantunque. se facciamo di queste atrocità? Ci manderà de' fulmini. che i fautori più ardenti divengano un impedimento. impicciavan di più il lavoro già impicciato dalla gara disordinata de' lavoranti: giacché. All'intimazioni che gli venivan fatte. con un'aria. e di dar luogo. per quella funesta docilità degli animi appassionati all'affermare appassionato di molti. pareva all'ufiziale cosa non solo crudele. altri. non avrebbe saputo dire se fosse bene o male in quel caso. . con pietre. in vece di romper la folla. con le mani alzate sopra una canizie vituperosa. il quale mandò alcuni soldati. Chi sapeva se i soldati avrebber potuto avanzarsi uniti e ordinati? Che se. con chiodi. Spiccava tra questi. contraendo le grinze a un sogghigno di compiacenza diabolica. ma piena di pericolo. Quelli che non potevano aiutare.

dove non c'era buon'aria per lui. con l'intenzione anche d'uscire.E qui. e d'impedirne almeno il più terribile e irreparabile effetto: veniva a spender bene una popolarità mal acquistata. più presto che potesse.Cento voci si spargono all'intorno. fanno di tutto per ispinger le cose al peggio. e con alte e diverse grida cercano di confondere quelle voci nemiche e omicide.largo. con la testa tra due scalini. o per un maledetto gusto del soqquadro. o per un disegno scellerato. .È qui Ferrer! . Ma per buona sorte. urtati. veniva ora a cercar d'acquietarla. Ma per contrappeso. sì. il quale profittò della confusione nata nella confusione. la scala abbandonata picchiava spalle. chi afferma. mugghiava. Dov'è? dov'è? dàlli.servitore del vicario. il gran cancelliere. braccia. largo. s'allontanò da quel luogo. alcuni suoi vicini lo prendono in mezzo. era arrivato in carrozza Antonio Ferrer.No. Alzandosi tutti. e entrarci da una finestra. . Ma ciò che più di tutto lo servì fu un . dàlli! . che alcuni portavano. che avrebbe resa la cosa facile. e gli staggi sulle spalle. una rabbia. all'estremità della folla. . e. se lo mettono addosso. . I portatori. no: vogliamo far giustizia noi: indietro. Arrivò a tempo a distrarre e a disordinare i nemici di Renzo. stato causa. con pari ardore e con insistenza pari. c'è sempre anche un certo numero d'altri uomini che. scoppiano per tutto dove arriva quel nome. e di qua e di là della macchina. diventa piccino piccino. vedevano né più né meno che se fossero stati tutti con le piante in terra. viene avanti di bocca in bocca: . si propaga per la folla. vi si caccian sotto.Ferrer! viva Ferrer! l'amico della povera gente! viene per condurre in prigione il vicario. chi bestemmia.Una maraviglia. propongono o promovono i più spietati consigli. no! . non vorrebbero che il tumulto avesse né fine né misura.che si sentì gridar lì vicino: . e d'andar davvero a trovare o a aspettare il padre Bonaventura. chi lo grida.Cosa importa? che c'entra lui? non vogliamo nessuno! .largo! è qui l'aiuto: largo. un altro veniva staccato dal carico con una spinta. Ne' tumulti popolari c'è sempre un certo numero d'uomini che. . un movimento straordinario cominciato a una estremità. Il vicario travestito da contadino. una gioia. chi vuol soffogarlo. viva Ferrer! quello che ha messo il pane a buon mercato. costole: pensate cosa dovevan dire coloro de' quali erano.Cos'è? dov'è? chi è? Un servitore del vicario. travestito da contadino: è una spia: dàlli. gridando: . un'inclinazione. o almeno occasione di quella sommossa. Altri sollevano con le mani il peso morto. chi benedice.Sì. dàlli! Renzo ammutolisce. quatto quatto sul principio. una voce si sparge. il quale.animo! andiamo! . alzandosi in punta di piedi.Non è vero. non era facile esso a mettere in opera. che scappa. è qui in carrozza. o per una persuasione fanatica. all'una e all'altra cima. .No. scompigliati. si voltano a guardare da quella parte donde s'annunziava l'inaspettato arrivo. Tutt'a un tratto. tutti s'alzavano. andavano a onde: uno. ohe! Cos'era? Era una lunga scala a mano. per appoggiarla alla casa.La macchina fatale s'avanza balzelloni. quel mezzo. e serpeggiando. sì: Ferrer! venga Ferrer! in prigione il vicario! E tutti. dalla parte opposta a quella dove stavano i soldati. indietro! . Una spia. rimordendogli probabilmente la coscienza d'essere co' suoi spropositi e con la sua ostinazione.Ferrer! Ferrer! . o per un riscaldamento di passione. oppresso come sotto un giogo scosso. In fatti. ma tant'è. non è vero! . . soffian nel fuoco ogni volta che principia a illanguidire: non è mai troppo per costoro. divisi dalla calca. chi nega. dal tumulto.Sì. vorrebbe sparire. poi giocando di gomita a più non posso. una ripugnanza.

secondo il vento. In prigione il vicario! Viva Ferrer! Largo a Ferrer! . pronti anche a stare zitti. quando molte voci concordi e non contraddette abbiano detto: andiamo. avendo la maggior forza. Tutta questa chiacchierata s'è fatta per venire a dire che. Questi fremevano. un gran vantaggio alla parte degli umani. attesti e crei nello stesso tempo il voto della pluralità. e dava luogo agli altri opposti sentimenti. per gradazioni indefinite. Gli animi già propensi erano ora ancor più innamorati dalla fiducia animosa del vecchio che. Chi forma poi la massa. è un miscuglio accidentale d'uomini. per aprire il passo alla carrozza. a levar loro dall'unghie gli ordigni. non ha bisogno di spender più parole per convincerli che sia degno d'esser portato in trionfo: attori. domandandosi l'uno con l'altro: cos'è stato? Siccome però questa massa. a finirla. e chi è riuscito a persuaderli che un tale non meriti d'essere squartato. con quella promessa di soddisfazione.Chi è che non vuole che si dica: viva Ferrer? Tu non vorresti eh. e cercando insieme di far ritirare la gente. che combattono per entrare in quel corpaccio. e a tornarsene a casa. cercavan di rifarsi. chi l'avesse preso con le brusche. a sbandarsi. a dirigere i movimenti a favore dell'uno o dell'altro intento. un po' più che quel soccorso fosse tardato. Faceva poi un effetto mirabile il sentire che veniva a condurre in prigione il vicario: così il furore contro costui. altri senz'altro impulso che d'un pio e spontaneo orrore del sangue e de' fatti atroci. di credere qualche cosa grossa. spettatori. o quelle che a lor parevano le migliori che potesse dire. a cacciarli indietro. non avrebbe avuto più. Fanno a chi saprà sparger le voci più atte a eccitar le passioni. ripreso fiato. un po' furbi.s'adoprano per produr l'effetto contrario: taluni mossi da amicizia o da parzialità per le persone minacciate. senza apparato. anche quando non ci siano concerti antecedenti. ma la causa del sangue era perduta: il grido . che il pane fosse a buon mercato? Son birboni che non vogliono una giustizia da cristiani: e c'è di quelli che schiamazzano più degli altri. ora. per l'una o per l'altra parte. esprima. secondo che si presenti l'occasione di provar con pienezza l'uno o l'altro sentimento. s'andava a proporzione abbassando la baldanza della parte contraria. un po' inclinati a una certa giustizia. Il cielo li benedica. . l'uniformità de' voleri crea un concerto istantaneo nell'operazioni. che ripetuto dai più e più forte. veniva così a trovare. a detestare e ad adorare. risveglino le speranze o i terrori. minacciavano anche. secondavano Ferrer in cento maniere: quelli che si trovavan vicini a lui. dando sulla voce ai furiosi ostinati. di maniera che i primi dal predicare vennero anche a dar sulle mani a quelli che diroccavano ancora. In ciascuna di queste due parti opposte. quando manchino gl'istigatori. così ognuna delle due parti attive usa ogni arte per tirarla dalla sua. la quale era manifestamente al di sotto. quasi in un momento. ostacoli. per quella tariffa di sua invenzione così favorevole a' compratori. un po' vogliosi di vederne qualcheduna grossa. avidi ogni momento di sapere. pronti alla ferocia e alla misericordia. come l'intendon loro. eccitando e rieccitando col loro il pubblico applauso. I partigiani della pace. quando non sentan più grida da ripetere. la può dare a chi vuole. o d'urlargli dietro. l'apparizione d'Antonio Ferrer diede. nella lotta tra le due parti che si contendevano il voto della gente affollata alla casa del vicario. senza guardie. son le parole che mandan fuori più volentieri. più o meno. e farlo movere. che si sarebbe scatenato peggio. L'uomo era gradito alla moltitudine. applaudendo. né motivo di combattere. per fare scappare il vicario. e quasi il materiale del tumulto. né forza. e per quel suo eroico star duro contro ogni ragionamento in contrario. tengono dell'uno e dell'altro estremo: un po' riscaldati. gli altri. strumenti. Viva e moia. ad affrontare una moltitudine irritata e procellosa. e. che. che sorgevano in una gran parte degli animi. con quell'osso in bocca. ripetendo e facendo passare le sue parole. o gli affievoliscano.E crescendo sempre più quelli che parlavan così. e non gli avesse voluto conceder nulla. e rivolgendo contro di loro la nuova passione della mobile adunanza. per impadronirsene: sono quasi due anime nemiche. s'acquietava un poco. bisognosi di gridare. a chi saprà trovare il grido. a chi saprà più a proposito trovare le nuove che riaccendano gli sdegni. d'applaudire a qualcheduno.

. e che facessero star pronto il vicario.per andar subito. lo prometto io. tutto amoroso. pane. e ora viene a condurre in prigione il vicario..Di grazia. come se fosse stato un gran personaggio. lasciavano ben poco e a ben pochi sentir le sue parole. a prendere un bacio che le mani. e alcuno di essi.Eccome se è un galantuomo! è quello che aveva messo il pane a buon mercato.Sì. . di tant'occhi addosso a lui.che predominava era: prigione.vengo per condurlo in prigione. e a arrivare in prima fila.si es culpable-. e con un garbo ineffabile. pane! . giustizia. per chiedere un po' di luogo. Non fa bisogno di dire che Renzo fu subito per Ferrer. avete inteso? . . n'è vero? . Chinandosi poi innanzi verso il cocchiere.rispondeva Ferrer: . separandosi subito.abbondanza. dimenava adagio adagio la frusta. un po' di luogo. Il cocchiere sorrideva anche lui alla moltitudine. gli diceva in fretta: . e in quel momento stava ferma.gli fu risposto. e diceva tra sé: "por mi vida' que de gente!" . . proprio di fianco alla carrozza. Pane. ora mettendo la punta delle mani sulle labbra. distribuivano a destra e a sinistra in ringraziamento alla pubblica benevolenza. un pochino. Ferrer! Dopo un po' di dibattimento.Viva Ferrer! Non abbia paura.Un po' di luogo. riuscì a farsi far largo.aggiungeva subito: . mandando dentro una voce a quelli di casa (fessure non ne mancava). per chiedere agl'incomodi vicini che si ristringessero e si ritirassero un poco. ora abbassandole garbatamente. Quando n'aveva ottenuto un poco. ora stendendole e movendole lentamente fuori d'uno sportello. appena appena da poter passare. Era questa già un po' inoltrata nella folla. ma fu costretto a spenderlo anche in quest'occasione. Lei è un galantuomo. per uno di quegl'incagli inevitabili e frequenti. in prigione: ehm.Già: il gran cancelliere . che si rammentò del vidit Ferrer che il dottore gli aveva gridato all'orecchio. in un'andata di quella sorte.È un galantuomo. . gonfiava le gote.diceva anche lui. Volle andargli incontro addirittura: la cosa non era facile. un viso tutto umile.domandò a un nuovo vicino il nostro Renzo. tutto ridente. facendoglielo vedere in fondo di quella tale. coloro furon respinti: gli altri s'impadroniron della porta. gli evviva stessi che si facevano a lui. gli avvisò che arrivava soccorso. . per dargli il giusto gastigo che si merita: .È quel Ferrer che aiuta a far le gride? . si tirava indietro un momento. e gli altri non hanno voluto. S'aiutava dunque co' gesti. Sopraffatto poi e come soffogato dal fracasso di tante voci.signori miei. . .. pane. . che non ha fatto le cose giuste. i più vicini sentivano e ripetevano le sue parole: . Il vecchio Ferrer presentava ora all'uno. mandava un gran soffio. abbondanza: vengo a far giustizia: un po' di luogo di grazia -.pane. dalla vista di tanti visi fitti. e per tenerla difesa da nuovi assalti.e metteva la mano al petto. Parlava anche. e per prepararvi l'adito a Ferrer.e soggiungeva sottovoce: . con una grazia affettuosa. ma con certe sue spinte e gomitate da alpigiano.adelante' Pedro' si puedes. ora all'altro sportello. un viso che aveva tenuto sempre in serbo per quando si trovasse alla presenza di don Filippo IV. . a destra e a sinistra. per chiedere un po' di silenzio. . ma il chiasso e il ronzlo di tante voci.

domandava poi a uno che s'era buttato mezzo dentro lo sportello. pane. ma era subito soffogato. minaccia. eran già lì con le medesime buone intenzioni. sì. Pane. dalla speranza di togliere un uomo all'angosce mortali. La gente si moveva. più assordante di quello della tempesta era il frastono.. si es culpable. . abbellita. dopo essere stato qualche momento a vagheggiare quella decorosa vecchiezza. e non era certo de' meno attivi. perché potesse passare senza arrotar piedi. tra le incessanti acclamazioni. ritirandosi o andando a fargli un po' di strada più innanzi. come abbiam detto. abbondanza.gli disse anche il padrone. né ammaccar mostacci. un po' di luogo.Adelante. Ferrer.. con un sorriso d'intelligenza. pigia. . Sì. a destra e a sinistra della carrozza. seguitò poi. in tant'anni di grancancellierato. Al giovane montanaro invaghito di quella buona grazia. presto. e di non abbandonarlo. Abbondanza. pareva quasi d'aver fatto amicizia con Antonio Ferrer.. e si risolvette d'aiutare Ferrer. come lo scoppio d'un razzo più forte si fa sentire nell'immenso scoppiettìo d'un fuoco artifiziale. una volta incamminata. ora dicendo a buon conto le parole che sapeva dover esser più accette. dico. ora dall'altra. a quelli che vedeva adoprarsi per lui: e di questi sorrisi ne toccò più d'uno a Renzo. . per carità.venite pure avanti. con buone parole. e non senza qualche altra fermatina. alcuni facevan lo stesso dalle due parti della carrozza. Il tragitto non era forse più che un tiro di schioppo. in prigione. Ferrer. Con queste botte e risposte. a urlargli qualche suo consiglio o preghiera o applauso che fosse. pane. v'era un . con certe spinte soavi: . e la carrozza si mosse. e poi di spingere indietro le due calche. Il largo si fece. anche qualche frase. comanderò io: il pane a buon mercato. tanto che. In prigione. qualche parola. il quale per verità se li meritava. Sì. per dir così. Cosa? . Ma costui. Più acuto. parlò anche lui per tutta la strada. o che qualche necessità istantanea pareva richiedere. Asi es. conturbata un po' dall'angustia. avevano intanto lavorato a fare e a rifare un po' di piazza. Un po' di luogo. via. Ogni tanto però. fin che non fosse ottenuto l'intento. tra qualche fremito anche d'opposizione. gli era finalmente riuscito di divider la calca in due. Prega. ripetuta da un crocchio nel suo passaggio. davanti e di dietro. cercava d'intender qualche cosa. voleva far alla meglio un po' di dialogo con quella brigata d'amici. E lui. oltre il male delle persone. Renzo. abbondanza. per opera principalmente di que' buoni ausiliari. gli si faceva sentire.. Pedro' adelante con juicio. così è. Alcuni davanti ai cavalli facevano ritirar le persone. avrebbe potuto parere un viaggetto. . Renzo. con juicio. più o meno adagio. senza poter neppure ricevere il "cosa?" era stato tirato indietro da uno che lo vedeva lì lì per essere schiacciato da una rota. Lo condurrò io in prigione: sarà gastigato.in là. incalza di qua e di là. mise da parte ogni pensiero d'andarsene. aggravata dalla fatica. voglio dire: il re nostro signore non vuole che codesti fedelissimi vassalli patiscan la fame. atteggiandosi e gestendo insieme. la più difficile forse che gli fosse ancora capitata. Gli altri che. si mise con gli altri a far far largo. e serviva in quel giorno il gran cancelliere meglio che non avrebbe potuto fare il più bravo de' suoi segretari. che vi si fermò davanti.Intanto i benevoli più attivi s'adopravano a far fare il luogo chiesto così gentilmente. ma animata dalla sollecitudine. ma riguardo al tempo impiegatovi. Detto fatto. guardando ora da una parte. Ox! ox! guardaos: non si facciano male. in mezzo ai saluti che scialacquava al pubblico in massa. signori -. esorta. con un mettere le mani sui petti. sarebbe stato porre a un gran repentaglio l'auge d'Antonio Ferrer. signori.diceva più d'uno al cocchiere. ma la cosa era difficile. e con quel rinnovamento di forze che viene dal veder vicino il fine desiderato. La carrozza. ecco alla fine Ferrer arrivato alla casa. che si faceva sentire qua e là. signori. più scordato. che. per accomodar le risposte al bisogno. a guisa di cavalloni intorno a una nave che avanza nel forte della tempesta. anche a chi non avesse avuto la santa fretta di Ferrer. con quel raddoppiare di voglia. ne faceva certi particolari di ringraziamento. ripigia. tra la porta e la carrozza. ora ingegnandosi di rispondere in modo soddisfacente a queste grida.

nello stesso tempo. come da un pulpito.diceva poi ancora a quelli di dentro: adagio con quel battente. poté collocarsi in una di quelle due frontiere di benevoli. gridò: . non mi lasciate venire addosso. . uscì. ossia avevan finito d'aprire.sia benedetto! ah eccellenza! oh eccellenza! uh eccellenza! .. Ferrer mise un gran respiro. di braccia e di grida. appena quanto bastava per fare entrare il desideratissimo ospite. scese in terra. un po' da scorta. li teneva insieme. come una rete. ai servitori.piccolo spazio voto. Ferrer esce il primo.Presto. un momento. Ma come uscir di qui? Per tutto c'è gente che mi vuol morto.diceva lui: . furono anche riappuntellati alla meglio. che si rimbuca inseguita. . del resto i gangheri eran quasi sconficcati fuor de' pilastri: i battenti scheggiati. a gridar che aprissero. un po' di colore sulle gote. che disparve come la coda d'una serpe.diceva anche Ferrer di dentro. si trovò anche in un bel posto per poter vedere. mise un gran respiro. facendo un po' da battistrada. e lo condusse verso la porta. tirando via il catenaccio insieme con gli anelli già mezzi sconficcati. ammaccati. eh! eh! la toga! la toga! . incollato alla toga salvatrice. E aiutando a rattenerne una con le poderose sue spalle. dicendo: . . Dios nos valga!" La porta s'apre.. di cappelli.Sarebbe in fatti rimasta presa tra i battenti. Renzo. presto. .pane e giustizia -. una nuvola. presto. Intanto quelli di dentro avevano aperto. salutò con un inchino la moltitudine.aprite bene. Chiusa qui vuol dire non aperta. lavoravano di spalle. Chiudete ora: no. La folla. con un alzar di mani. e afferrando con la destra il braccio di quel galantuomo. pregando in cuor loro il Signore che lo facesse far presto. stava tutta in punta di piedi per vedere: mille visi. .sono nelle mani di Dio e di vostra eccellenza. rannicchiato. ala alla carrozza e argine alle due onde prementi di popolo. che gli si eran messi d'intorno ansanti. sotto il portico. gridando: . come poté. da una parte e dall'altra. diede un'occhiata in giro. Un galantuomo s'era affacciato a quel fesso. che facevano. mezzo strascicato e mezzo portato da altri suoi servitori.dov'è questo benedett'uomo? Il vicario scendeva le scale. da bravi. attaccato. che. Di fuori. per l'amor del cielo! Serbate un po' di largo per tra poco. mille barbe in aria: la curiosità e l'attenzione generale creò un momento di generale silenzio. e messa la mano sinistra al petto. era arrivato con la carrozza. presto.Venga usted con migo. se vogliam dir così. togato. un altro spalancò in fretta lo sportello della carrozza: il vecchio mise fuori la testa. e corse. Riaccostati i battenti. e franco. tenete indietro la gente. se Ferrer non n'avesse ritirato con molta disinvoltura lo strascico. presto -. fermatosi quel momento sul predellino.Presto. Ferrer. ch'io possa entrare: e voi. lasciatemi passare: eh! le mie costole. Lo prese per la mano. . Quando vide il suo aiuto. bianco come un panno lavato. vi raccomando le mie costole. facendogli coraggio tuttavia. e quasi divelto. tra l'acclamazioni che andavano alle stelle. s'alzò. e si faccia coraggio: qui fuori c'è la mia carrozza. ma diceva intanto tra sé: "aqui està el busilis. Quelli che avevan mantenuta la piazza vota. e scese sul predellino. fanno ora. allentato. e la porta ancor chiusa.ripeteva Ferrer: . Ehi! ehi! signori. l'altro dietro. per sottrarre alla . gli scorse un po' di vita nelle gambe. a mantener la piazza vota. che. e allargando lo spiraglio. sforzati e scombaciati nel mezzo lasciavano veder fuori da un largo spiraglio un pezzo di catenaccio storto.Presto. presto. quelli che s'eran costituiti guardia del corpo di Ferrer. diritto. come un bambino alla sottana della mamma. quando vide quella piazzetta libera. . verso Ferrer. gli tornò il polso.

s'eran tanto ingegnati a preparare e a mantener come una corsìa nel mezzo della folla. s'era chinato per avvertire il vicario. e vi si rimpiatta in un angolo.ah! . rassicurato dal cessar delle grida. e dal rapido moto della carrozza. uno scellerato. e già eran vicini a uscir al largo.que dirà de esto su excelencia. accompagnando le parole con un cenno della destra: beso a usted las manos-: parole che l'ufiziale intese per quel che volevano dir realmente. li faremo rigar diritto i fornai. il quale entra il primo nella carrozza. poteva parer la più difficile e la più pericolosa. Avevano in fatti attraversata la maggior calca. La passerà male. sì. Lui. grazie e grazie al suo liberatore. No. avevano cooperato a mandare in pace un po' di gente. nel passar tra quelle due file di micheletti. si vedrà. Viva il re.vista pericolosa della moltitudine il vicario. alla gente ormai rada abbastanza per poter esser trattata così. che fosse mai. lo sportello vien chiuso.Sì. appena seduto. Esto lo digo por su bien. sì. in vece. fece un altro saluto.. Ferrer sale dopo. una meta onesta. dietro a quella. e chi conduceva. . s'esaminerà. interrompendolo però ogni tanto con qualche parolina spagnola. Una meta giusta. gli tornò in petto il cuore antico. sotto la mia guardia. e all'ufiziale.ohe! ohe! . grazie tante. Ma il voto pubblico era abbastanza spiegato per lasciar andare in prigione il vicario. Era veramente il caso di dire: cedant arma togae. e il più sconnesso nel senso. disse. per quel maledetto Casale. la passerà male. usted. che non vuole arrendersi? Que dirà el conde duque. riseppe. no: non iscapperà. giacché sostenuti e diretti da qualche cittadino. . che ha già tanto la luna a rovescio. amico del popolo. andare un po' più lesta. perché l'ufiziale non intendeva il latino.esclamò. Por ablandarlos. estàmos ya fuera. signori. il più continuo nel tempo. e mandò un urlo d'applausi e d'imprecazioni. del tutto. suoi fedelissimi vassalli! Sta fresco. questa seconda volta. Si tirin da parte. . Un gastigo severo. si sgruppò. ma Ferrer non aveva in quel momento la testa a citazioni: e del resto sarebbero state parole buttate via. e si ristrinse nelle spalle. A Pedro. si es culpable. per l'amor del cielo.senz'aggiunta d'altre cerimonie. . molti di quelli che avevano agevolato l'arrivo di Ferrer.Levantese' levantese. que' soldati spagnoli. il quale. e i buoni milanesi. La parte della strada che rimaneva da farsi. e gastigo agli affamatori. io sono un galantuomo. sta fresco. e nel tempo della fermata. e di seguito. e da quelle parole. che in fretta in fretta si voltava a bisbigliar nell'orecchio del suo acquattato compagno. E troppo giusto. Sì. cioè: m'avete dato un bell'aiuto! In risposta. che venne più vicino a fargli il suo. Si riebbe affatto dallo sbalordimento. All'arrivar della carrozza. cominciò a render grazie. le due folle rattenute dalle parti. mentre cominciava a dare un po' di riposo a' suoi polmoni.disse Ferrer al vicario. ma l'avvertimento era superfluo. pane e giustizia: in castello. grazie. estamos ya quasi fuera. fecero ala. che la carrozza poté. fece loro prender la rincorsa verso il castello. Sì. Perdone. come nella prima. s'alzò. Lì Ferrer. tra que' moschetti così rispettosamente alzati. e sferzando i cavalli. fece al mutabile uditorio un discorso. di grazia. Anch'io voglio bene a lor signori. battendo la mano sulla sua zucca monda. La moltitudine vide in confuso. un saluto a sinistra. e gridando: . vide il soccorso di Pisa. Ferrer. Grazie. che stesse ben rincantucciato nel fondo. indovinò quel ch'era accaduto. si ricadevano addosso e si rimischiavano. Sarà gastigato: è vero. per occupare e attirare a sé tutta l'attenzione del pubblico.. il quale fece anche qui un saluto a destra. è un birbante. che . Di mano in mano che s'avanzava. e presentaron l'arme al gran cancelliere. che però sulla fine non erano stati affatto inutili. E per tutta questa gita. si svolse. si rammentò chi era. bisognava che si facesse vedere. e a tenere il passo libero all'ultima uscita. Animo. e non si facesse vedere. Questi. in prigione. dopo essersi condoluto con lui del pericolo e rallegrato della salvezza: . e riavutosi alquanto.

recenti e confuse. in una grotta. e pronosticava guai seri per il vicario. chi s'allontanava. . e cominciò a guardare in su. andavano urtacchiando e pigiando quella povera porta. a far l'eremita.diceva il vicario: . . tornavano verso casa. e vo a vivere in una grotta. sentì un gran bisogno di mangiare e di riposarsi. dopo una burrasca.Ah! per me. di tante immagini. per ciarlare de' gran fatti della giornata. e. per andare al convento de' cappuccini.me ne chiamo fuori. e fa dire a chi guarda in su: questo tempo non è rimesso bene. e n'uscì. un branco di birboni. che non l'ammazzeranno: il lupo non mangia la carne del lupo -. chi raccontava ciò che lui stesso aveva fatto. e fuor di pericolo. parte brontolavano. alla prima cantonata. chi si rallegrava che la cosa fosse finita bene. Fatto ch'ebbe pochi passi al largo. in mezzo all'agitazione di tanti sentimenti. parte bestemmiavano. .rispose gravemente il gran cancelliere. e ch'era stata una pazzia il far tanto chiasso. da una parte e dall'altra. ch'era un inganno. dopo avere accompagnato il pover'uomo in castello. in cerca d'amici. . nella quale la gente restò abbastanza rada perché quel drappello di spagnoli potesse. giacché. che pur qualche cosa bisognerà che venga a risapere d'un fracasso così? E sarà poi finito? Dios lo sabe. Che avvenisse poi di questo suo proponimento non lo dice il nostro autore. per questa e per quella strada. a guardia della casa e della strada. e postarsi alla casa del vicario. come per provare. se ne fermavano tre. diceva: . ch'era stata di nuovo appuntellata alla meglio. Pensate poi che babilonia di discorsi. lontano da costoro. Il nostro giovine. rassegno la mia carica nelle mani di vostra eccellenza. . che malcontenti d'una fine così fredda e così imperfetta d'un così grand'apparato. All'arrivar del drappello. se n'andarono dalla parte opposta. chi diritto diritto.replicava il vicario: .non abbiate paura. si rallegrò quando la vide correr liberamente. avanzarsi. Intanto il sole era andato sotto. chi. là tutto un crocchio si moveva insieme: era come quella nuvolaglia che talvolta rimane sparsa. sghignazzando. che lo presero. dopo avere aiutato il passaggio della carrozza. venti altre: qui qualcheduno si staccava. per veder se qualche cosa si potesse ancora intraprendere. e come a stento. il quale. quattro.Usted farà quello che sarà più conveniente por el servicio de su magestad. Accosto a quella stava ancor condensato il fondaccio. per respirare un po' al largo. cercando un'insegna d'osteria. chi.Sua maestà non vorrà la mia morte. tutti coloro. e molti. sur una montagna. Capitolo XIV La folla rimasta indietro cominciò a sbandarsi. per lasciarsi poi canzonare in quella maniera. le cose diventavan tutte d'un colore. lasciando il campo libero a' soldati. e lodava Ferrer. . stanchi della giornata e annoiati di ciarlare al buio. a accudire anche alle sue faccende. e gira per l'azzurro del cielo. a diramarsi a destra e a sinistra.piglia ombra se una foglia fa più rumore del solito? Que dirà el rey nuestro señor. per respirare anche lui un po' liberamente. dopo tante ore di stretta. era troppo tardi. Ma tutte le strade del contorno erano seminate di crocchi: dove c'eran due o tre persone ferme. per dir così. Chi andava a casa. non voglio più impicciarmene. lontano. Chi raccontava con enfasi i casi particolari che aveva visti. parte tenevan consiglio. non fa più menzione de' fatti suoi. e vi si postarono. lontano da questa gente bestiale. tra le file de' soldati.in una grotta. finché c'era stato bisogno d'aiuto. senza trovar resistenza. e esser passato anche lui dietro a quella. chi baloccandosi. Lo stesso sgombero s'andava facendo dall'altro sbocco della strada. . fece un po' di strada con la folla. del tumulto. chi più stizzosamente mormorava che non s'eran fatte le cose a dovere. come in trionfo.

per mandare a effetto una cosa. siam qui noi per aiutarlo. Son sicuro che. mandarli a spasso.devo dire anch'io il mio debol parere? Il mio debol parere è questo: che non è solamente nell'affare del pane che si fanno delle bricconerie: e giacché oggi s'è visto chiaro che. andate a dire ai dottori. . un po' in Milano: se è un diavolo là. che m'aveva fatto veder la grida lui medesimo. e non solamente in Milano. E se i prepotenti non vogliono abbassar la testa. per esempio. co' miei occhi: ora. devono aver piacere che s'ubbidisca: che è anche un disprezzo. parendogli che potesse senza presunzione proporre qualche cosa chi aveva fatto tanto. se no. questo signor dottore. com'era l'intenzione di que' tre signori. se hanno mai visto uno di questi col muso all'inferriata. scribi e farisei. che noi non potremmo trovar niente di meglio. fin che non si sia messo rimedio a tutte quelle altre scelleratezze. E persuaso. fatte benissimo.Camminando così con la testa per aria. che ormal. . per la parte mia. che lui non le può saper tutte. e quelli che comandano. e a ciascheduna. un pitaffio col loro nome. in tono d'esordio: . e formare un buon processo addosso a tutti quelli che hanno commesso di quelle bricconerie. e rispondeva con buona grazia. e uno di questi nomi era Ferrer. Bisogna che lui comandi a chi tocca.signori miei! . e metterne de' meglio: e poi. specialmente quelle di fuori. E poi. Non dico che deva andar lui in giro. ed era stata fatta da tre di quelli che possono. bisogna andar avanti così.gridò. non vorrà più che il mondo vada così. co' miei occhi. perché c'è una lega. e dire ai podestà che faccian davvero. camminano con la testa più alta. ma non se ne fa nulla. signori miei. sentì che vi discorrevan di congetture. e che so io. che d'ognuno c'era sotto il suo nome bell'e stampato. signori miei. non poté tenersi di non dire anche lui la sua. Stato un momento a sentire. Mettiamo. che vi facciano far giustizia. ci vorrebbe l'arca di Noè. ci saremo anche noi a dare una . E dice: sia chi si sia. s'ottiene quel che è giusto. ah! ah! pareva che gli dicessi delle pazzie. bastasse farla entrare in grazia a quelli che giravano per le strade.già le storie si raccontano anche da noi. si trovò a ridosso a un crocchio. gliene posso raccontar delle belle. per farle ogni male. dove dice galera. ad acchiappar tutti i birboni. galera. per tutto ciò che aveva visto in quel giorno.Pur troppo. tra i quali c'era anche Ferrer.disse una voce. contarlo per nulla. E quel che è peggio (e questo lo posso dir io di sicuro). e dove dice prigione. . che c'è una mano di tiranni. non vorrà esser un angiolo qui. vili e plebei. secondo che canta la grida: vi dànno retta come il papa ai furfanti: cose da far girare il cervello a qualunque galantuomo. e fanno il pazzo.riprese Renzo: . per il giorno dopo. che qualcheduno di costoro che voglio dir io stia un po' in campagna. proprio come succedono. Dunque mi dicano un poco. che ho visto io. Si vede dunque chiaramente che il re. prepotenti e tiranni: sì. che fanno proprio al rovescio de' dieci comandamenti. . e vanno a cercar la gente quieta. Non è vero. un signore alla mano. e come cercava di sentir le ragioni che gli venivan dette. che quello è un galantuomo. Ora. e che il mondo vada un po' più da cristiani. prigione. che non pensa a loro. mi pare. e fermatosi. e dirgli come stanno le cose. come dico. bisogna andar domattina da Ferrer. Dunque bisogna romperla. per gastigarli: e non già gride senza costrutto. di disegni. E poi la cosa parla da sé. che è il più bello. quando quel caro vecchione sentirà queste belle cose. che faccian le cose conforme dicon le gride. e un dottore al quale io gli dissi che dunque mi facesse render giustizia. ma per tutto. in carrozza. vorrebbero che i birboni fossero gastigati. e poi hanno sempre ragione? anzi quando n'hanno fatta una più grossa del solito. Bisogna andar da Ferrer. se fanno le gride. è che le gride ci sono. e ci metterà un buon rimedio. anche loro. e oggi s'è potuto vedere com'era contento di trovarsi con la povera gente. stampate. ci son nominate le bricconerie chiare. questa grida diceva proprio le cose giuste per me. che par che gli s'abbia a rifare il resto? Già anche in Milano ce ne dev'essere la sua parte. a farsi sentire. una grida con tanto d'arme in cima. .Lo dicevo io. e io. visto da me. il suo buon gastigo. come s'è fatto oggi.

. e se ne andava.. Non siamo obbligati a far servizio al prossimo? . . .Qui vicino? . e un saccone.No. s'eran rivoltati a lui. . Renzo però non sentì che i complimenti.. e non aveva detto ancor nulla.Va bene. che aveva ascoltata attentamente la predica.Conosco appunto un'osteria che farà al caso vostro. e vi raccomanderò al padrone.Fin da Lecco? Di Lecco siete? . .non sono un signorino avvezzo a star nel cotone: qualcosa alla buona da mettere in castello. e. . .dar retta a' montanari: son tutti avvocati -. . . e.Sulla piazza del duomo. . e a furia di metter carne a fuoco.Di che cosa? .E camminando. . sospeso ogni altro discorso. ma voi mi parete molto stracco: da che paese venite? . giacché vi piace così. qualche giorno si saprà.. Dico bene. . .rispose Renzo. di . chi gli prendeva l'altra. La radunata si sciolse. .Poco distante.fino.Povero giovine! per quanto ho potuto intendere da' vostri discorsi.Ed entrò in un usciaccio.Eh. e tutt'e due lavano il viso. . fino da Lecco.qui non istareste bene.diceva colui: .disse lo sconosciuto. quel bravo giovine.rispose il giovine: .Bene. basta. fin dall'esordio. . ora un'altra domanda. .diceva uno: . ..rispose colui.Dove? . . non s'avrà il pane a buon mercato. e galantuomo. .E qualcosa si farà. . per mangiare un boccone. ma.disse Renzo.mano.fu come la risposta dell'udienza. . ora una.. ringraziandolo della sua cortesia. . Un grido confuso d'applausi.Chi è di questi bravi signori che voglia insegnarmi un'osteria.E qualcosa si farà. mi basta: quel che mi preme è di trovar presto l'uno e l'altro. . .ogni scalzacane vorrà dir la sua. che è quello per cui ci siam mossi -. in aria di discorso.A rivederci a domani.domandò Renzo.disse uno. in fede mia. cioè del territorio. che. . e allora.Son qui io a servirvi. non ho voglia d'andar più lontano.Vengo.una mano lava l'altra. a un certo punto. . . dopo molte strette di mani sconosciute. faceva a Renzo. s'avviò con lo sconosciuto. Ma qui vedo un'insegna d'osteria. . e gli andò dietro.bravo: sicuro: ha ragione: è vero pur troppo. vi condurrò qui. . Alla provvidenza! . Non mancaron però i critici. e dormire da povero figliuolo? . . tutti erano divenuti suoi uditori. .Ora.Non per sapere i fatti vostri. E ordinare a' dottori che stiano a sentire i poveri e parlino in difesa della ragione. per non dire in pubblico i fatti miei. e Renzo.Eh! caro il mio galantuomo! ho dovuto parlare con un po' di politica. signori miei? Renzo aveva parlato tanto di cuore. che c'è poco. no! venite dov'ho detto io.Va bene. sopra il quale pendeva l'insegna della luna piena. chi gli prendeva una mano.Eh sì. una gran parte de' radunati. ve n'hanno fatte delle grosse.mormorava un altro. .disse la guida: . sì.Di Lecco. che è mio amico..

. tovaglie e piatti.ci ha pensato la provvidenza -. . come per iscacciar quel pensiero: e vide venir l'oste col vino. . Così dicendo.ma pane. a cui era stato seduto l'ultima volta. Vista ch'ebbe la guida. . con Lucia e con Agnese: e mise un sospiro. . l'alzò per aria. Scosse poi la testa. innanzi a Renzo. dopo essere stato. non ce n'ho in questa giornata. dello stufato. la quale stava immobile come un ritratto: una faccia pienotta e lucente.Cosa comandan questi signori? . e andò incontro ai soprarrivati.Sarete servito. mi fate piacere. . . al rumore del saliscendi. Due lumi a mano. Molta gente era seduta.Al pane. tornando verso Renzo: . . come più pratico del luogo. in fretta e in furia. E tirato fuori il terzo e ultimo di que' pani raccolti sotto la croce di san Dionigi.disse Renzo.disse ad alta voce.sonoro. gridando: . Si vedevano anche correre berlinghe..riprese poi. si buttò a sedere sur una panca. dicendo: per bagnar le labbra -.rispose Renzo. Un garzone girava innanzi e indietro. .disse poi all'oste. non però in ozio. E riempito l'altro bicchiere. e mandò un . carte voltate e rivoltate.. ritto e in faccende.ah! .Non occorre che v'incomodiate di più. sotto la cappa del cammino. o nelle tasche di qualche spettatore del tumulto. verso la cima della tavola. se avessero potuto parlare.disse l'oste a Renzo. . occupato. Ma gli venne subito in mente quella panca e quella tavola. bravo. di queste riflessioni nulla trasparve sulla faccia dell'oste. ancora tra sé: "non ti conosco. . per un cortiletto. . che. lo tracannò in un sorso. Però. e andò.. Questo gli mescé subito da bere. che teneva quasi tutta una parte della stanza: a intervalli.e poi un boccone -. pendenti da due pertiche attaccate alla trave del palco.ecco il pane della provvidenza! . si dimenticava di vigilar le sue faccendole private".Ma. con le molle. e due occhietti chiari e fissi. ti conoscerò". aprì. o cane o lepre sarai: quando avrai detto due parole. disse. reali e parpagliole. Il chiasso era grande. ma venendo con un tal cacciatore.soggiunse. s'accostò all'uscio che metteva in cucina.disse questo.disse Renzo: . con una barbetta folta. . e v'entrò col suo compagno. Il compagno s'era messo a sedere in faccia a Renzo. . e al garzone: . .Ho dello stufato: vi piace? . . come se volesse dire: fa bene un po' di panca. "maledetto!" disse tra sé: "che tu m'abbia a venir sempre tra' piedi.Cosa mi darete da mangiare? .se venite a bere un bicchiere con me. avrebbero detto probabilmente: "noi eravamo stamattina nella ciotola d'un fornaio. al servizio di quella tavola insieme e tavoliere: l'oste era a sedere sur una piccola panca. . fiaschi e bicchieri per tutto.Prima di tutto. di qua e di là d'una tavola stretta e lunga. quando meno ti vorrei!" Data poi un'occhiata in fretta a Renzo. su due panche.servite questo forestiero -.rispose colui. in certe figure che faceva e disfaceva nella cenere. ma in realtà intento a tutto ciò che accadeva intorno a lui. E s'avviò verso il cammino. vi spandevano una mezza luce. S'alzò. un buon fiasco di vino sincero.Sì. alzò il saliscendi. che tutt'intento a vedere come andassero gli affari pubblici.Accetterò le vostre grazie. a intervalli. dadi buttati e raccolti. tanto tempo. .Però. ad alta voce e ridendo. in apparenza. . rossiccia.

sghignazzando più forte. e sorridendo poi con maraviglia.Volete dormir qui? . basta che i lenzoli sian di bucato.Preparate un buon letto a questo bravo giovine. e. codesto? L'oste. uno gridò: .rispose Renzo: .gratis et amore.soggiunse subito Renzo. ma l'è proprio così.cosa c'entrano codeste storie col letto? .domandò l'oste a Renzo.Oh.. .Bravo! bravo! . girando in mano quel pane. .Meglio. e se potessi trovare anche il padrone.Sicuro. e d'ora in poi ho paura che non li potremo più contare.un letto alla buona. in quanto a questo! . ma avvezzo alla pulizia. . se ha seco armi. son pronto a pagarglielo. gli disse: . e il viso alzato verso Renzo.disse l'oste: andò al banco.esclamò Renzo. Prima di rispondere.. Non è ch'io l'abbia. meglio. gli mandò dietro un secondo bicchier di vino.Ma.A buon mercato? .gridarono.disse Renzo: . . . . . posò sulla tavola il calamaio e la carta.ah ah! avete la grida! E io fo conto d'esser dottor di legge. Son parole della grida. a nessuno de' quali passò per la mente che quelle parole fossero dette davvero. . e soggiunse: . E subito. guardando in viso alla guida: .fatemi il piacere di dirmi il vostro nome. i compagnoni.da sé non vuol andar giù questo pane. perché son povero figliuolo. saranno stati freschi -. . S'è fatto un gran gridare! . molti si voltarono. . e di che nazione sarà.disse la guida: . Poi disse: . soggiunse: . e.non vorrei che lor signori pensassero a male. divorati tre o quattro bocconi di quel pane. con un calamaio e un pezzetto di carta bianca in una mano. ch'era in un angolo della cucina. e allora so subito che caso si fa delle gride.. sgraffignato.. . cognome e patria. quanto tempo ha di fermarsi in questa città. Non ho avuto mai la gola tanto secca. soggiunse: . come si suol dire. avvicinandosi alla tavola. con la penna in aria. poi appoggiò sulla tavola medesima il braccio sinistro e il gomito destro. e vedendo quel trofeo in aria.Io fo il mio dovere. senza rispondere.viva il pane a buon mercato! . ingoiando un boccone dello stufato che il garzone gli aveva messo davanti. . . .è il lenzolo di bucato. L'ho trovato in terra. e ritornò. Renzo votò un altro bicchiere: era il terzo. e una penna nell'altra.disse l'oste.All'esclamazione.noi siamo obbligati a render conto di tutte le persone che vengono a alloggiar da noi: nome e cognome.Credono ch'io canzoni.disse Renzo alla sua guida. a che negozio viene.perché ha intenzione di dormir qui. . . pare una schiacciata: ma ce n'era del prossimo! Se ci si trovavan di quelli che han l'ossa un po' tenere.disse Renzo: .Cosa? .vedete come l'hanno accomodato.Cosa vuol dir questo? .

un proprio esemplare della grida.Del medesimo.senti. per le tue pazzie". Anche questa volta. le darò anche un bacio per di più. che avesse al suo comando una mano d'altri furfanti: perché se fosse solo. . perché questo è fesso -. fu applaudito dal suo uditorio. Così dicendo. . .. tanto meno devon contare quelle che parlan male. . a poco a poco. lo percosse leggermente con le nocca. come crocchia. ma l'oste della luna piena non deve andarne di mezzo.Dico davvero. quando avrà fatto in maniera che un giovine onesto possa sposare una giovine onesta che è contenta di sposarlo. Renzo. sempre guardando il muto compagno di Renzo. .. la quale non faceva dimostrazione di sorte veruna.Vuol dire. e il fiasco voto. tracannò un altro bicchiere. Posso aver delle buone ragioni per non dirlo.. forte. e soggiunse: . per farmi qualche brutto tiro.se un furfantone volesse saper dov'io sono. verso la grida: . . per quell'interrogazione troppo scoperta. e venne a spiegarlo davanti agli occhi di Renzo. so cosa vuol dire quella faccia d'ariano. non contano. "Altro che lepre!" pensava. e poi tra se: "ora ho le spalle al muro". e non da un oste. la penna. quella faccia: comanda chi può. . legge nuova.ti porterò una ragione. impicci: legge nuova Oggi. . per consegnarlo al garzone.disse l'oste al garzone. allora le dirò il mio nome a questa faccia. via. dandogli il fiasco. Quando questa faccia avrà fatto andare in galera il signor don. La conosco quell'arme. in favore de' buoni cristiani.Porta del medesimo. Oh bella! E se un furfantone. andato di nuovo al banco. Me ne rallegro moltissimo. come dice in un altro foglio di messale compagno a questo. ne levò dalla cassetta un gran foglio. attirata l'attenzione di quelli che gli stavan d'intorno: e anche questa volta. spiccava un re moro incatenato per la gola). e cosa viene a fare.ha ragione quel giovine: son tutte angherie. . per modo di dire. alzando con una mano il bicchiere riempito di nuovo.che lo trovo galantuomo. lo sconosciuto. . con la corda al collo -. Se le gride che parlan bene. basta. (In cima alle gride si metteva allora l'arme del governatore. oste. disse: lasciatelo un po' fare a suo modo: non fate scene. Son venuto a Milano per confessarmi. la grida. E prese la carta. che ti capaciterà. e se ha a stare un pezzo in questa città. e proseguì: . supponiamo. e qui finì la frase con un gesto: . . Devo dire i fatti miei! Anche questa è nuova. e rivotandolo subito.Via.. dando all'oste un'occhiata di rimprovero.disse l'oste. il mio nome. senza domandargli nome e cognome. . e stendendo poi l'altra mano.Cosa devo fare? . e lo metteremo a letto come l'altro. che non era tale per lui.disse l'oste. guardando quello sconosciuto. ma voglio confessarmi da un padre cappuccino. L'oste stava zitto. e seguitava a guardar la guida. e porta in vece un altro fiasco. e ritornò a sedere sotto la cappa del cammino. trappole. istoriando di nuovo la cenere: "e in che mani sei capitato! Pezzo d'asino! se vuoi affogare. domando io se questa faccia si moverebbe per aiutarmi.disse l'oste.Ho fatto il mio dovere. Renzo aveva. senti. e in quella di don Gonzalo Fernandez de Cordova. Dunque leva tutti quest'imbrogli. con un dito teso. lo so io. ci dispiace il dirlo.disse Renzo: .Ah! ecco! .. e ubbidisce chi vuole. il mio caro oste.gridaron molti di que' compagnoni: .ecco quel bel foglio di messale. il calamaio.esclamò questo. . e. affoga. e di che nazione sarà. In mezzo a queste grida.

fuor che il compagno che perdeva. quando vogliono imbrogliare un povero figliuolo. altra gente arrivava. e tutti quegli altri che avevan prese le sue parti. penna e calamaio! Sempre la penna per aria! Grande smania che hanno que' signori d'adoprar la penna! . per confondergli la testa.rispose Renzo.che tutti quelli che regolano il mondo. . che. . e mettendosi di nuovo in attitudine di predicatore.disse Renzo: .è un poeta costui.disse ridendo uno di que' giocatori.. per servirsene. . un sacro ingegno. le parole che dicon loro. vi domando io.disse. esclamò. che. . a buon conto. correvano per tutte le bocche.Come vorreste fare? . per fargli perdere il filo. . voglian fare entrar per tutto carta. e senza carta. volan via. . e del contado ancora più. e te le inchiodano sulla carta. . . Basta. come per tutti i galantuomini. se la gente saprà regolarsi. ..domandò Renzo. venne a metter fuori un suo progetto. e si trovan lì tante penne. se ne deve smetter dell'usanze! Oggi. abbia più dell'arguto e del singolare che del ragionevole. Ce n'è anche qui de' poeti: già ne nasce per tutto. presso il volgo di Milano. quel galantuomo di campagna! volete saperne la ragione? . che qualcosa bisogna che ne facciano.La ragione è questa.che que' signori son loro che mangian l'oche. le parole che dice un povero figliuolo. guardandolo con due occhietti brillanti più del dovere. penna e calamaio. . molti a gridare. s'è fatto tutto in volgare. alcuni se n'andavano. . l'oste badava agli uni e agli altri: tutte cose che non hanno che fare con la nostra storia. e spariscono. .Ehi. Si voltò a lui. . stanno attenti bene. e a far dir loro le cose più lontane dal loro legittimo significato! Perché. Anche la sconosciuta guida non vedeva l'ora d'andarsene.e.To'. buttan dentro nel discorso qualche parola in latino. so io quel che voglio dire. però. Tanto quel guastamestieri del volgo è ardito a manomettere le parole. per farsi intendere. Per capire questa baggianata del povero Renzo. nessun affare in quel luogo. cosa ci ha che fare poeta con cervello balzano? . se ne farà anche delle meglio: senza torcere un capello a nessuno. Poi. tante penne. a tempo e luogo.Renzo ringraziò la guida.è perché la penna la tengon loro: e così. N'ho una vena anch'io. ma quando le cose vanno bene. e dopo alcune di quelle frasi che. taffete. . e storcendo un po' la bocca. che non abbia studiato. e si sostengono -. ma che abbia un po' di. a quel che paresse.. andava picchiando. un allievo delle Muse.disse: . . da qualche tempo.e s'accorgono che comincia a capir l'imbroglio. eppure non voleva partire prima d'aver chiacchierato un altro poco con Renzo in particolare. riattaccò il discorso del pane. . . e come arietando la fronte con la punta dell'indice. un abitator di Pindo. poeta non significa già. Tutti si misero a ridere. e domani.Eh! se comandassi io. e presto presto le infilzan per aria. Intanto alcuni di que' compagnoni s'eran rimessi a giocare. spianando la destra per aria sopra la tavola.. vuol dire un cervello bizzarro e un po' balzano.gran cosa.Bravi amici! . che vinceva.ora vedo proprio che i galantuomini si dànno la mano.soggiunse Renzo: . bisogna sapere che.disse colui: .Ma la ragione giusta la dirò io.. non aveva. tutto per via di giustizia. Hanno poi anche un'altra malizia. ne' discorsi e ne' fatti.Sentiamo un poco. e qualche volta ne dico delle curiose.. altri a mangiare.lo troverei il verso di fare andar le cose bene. come per star più attento. con quella penna.

come spero. per andare a prendere il pane dal fornaio. e subito alzatosi. la gente . ma una porzione più piccola. Come v'ho detto. figliuoli no. e con una pronunzia lenta e solenne. sempre in ragion delle bocche. Una meta onesta. ma se presto. e con l'aiuto di Dio. . come se avesse qualche affare da comunicargli. . con moglie e quattro figliuoli. pigliano a buon conto.disse colui: . di professione spadaio. e acchiappatolo per una falda del farsetto. . gridando e battendo il pugno sulla tavola: . riempiendo in fretta il bicchiere di colui. invaghito del progetto.Lorenzo Tramaglino. e me ne vo. Fissò gli occhi su quel bicchiere che aveva riempito. per farlo seder di nuovo.gridava Renzo. con una stratta. il quale.Un altro gocciolino: non mi fate quest'affronto. dovrebbero rilasciare un biglietto in questa forma: Ambrogio Fusella.disse il giovine. vedendo passar davanti alla tavola il garzone..Allora si cambia il biglietto. tutti in età da mangiar pane (notate bene): gli si dia pane tanto. tanto per i poveri. e si cresce la porzione..È giusto. pieno raso.e se n'andò.e perché non la fanno una legge così? . Renzo seguitava ancora a predicargli. per metterlo in opera. alzandosi. e. proprio da amico. . e che.. perché penso che la moglie e i figliuoli m'aspetteranno da un pezzo. non fece attenzione ch'era tutto fondato su carta. spiccando le parole in un certo modo particolare.disse lo sconosciuto..Ah siete solo! Dunque abbiate pazienza. la prima cosa doveva essere di raccogliere i nomi delle persone.Benissimo.Così va bene. e poi manca il pane alla povera gente... .. ma la moglie.. .Dovrei bene. troppo presto. in proporzion delle bocche. Basta.Come vorrei fare? . il vostro nome? .. che quello era già in istrada. poi gli accennò il bicchiere.. Dunque dividere il pane. .Ecco come farei. per esempio.. un altro gocciolino.. .vorrei che ci fosse pane per tutti. per esempio. dovrebbero fare un biglietto per. quando avessi moglie anch'io? . l'avevo preparato per quel galantuomo: vedete. E come si fa? Ecco: dare un bel biglietto a ogni famiglia.ecco. E poi.Ah! così va bene. sempre in ragion delle bocche. che tutti ci potessero campare.Un altro gocciolino. A me.. disse: . Alle volte..disse lo sconosciuto: . si liberò. disse di nuovo: . se il mondo andasse come dovrebbe andare.. e continuò. e fanno a ruffa raffa. distribuire il pane in ragione delle bocche: perché c'è degl'ingordi indiscreti. come per i ricchi.gridò Renzo.ma avete moglie e figliuoli? . .Cosa volete che vi dica? Intanto vi do la buona notte. e lasciando Renzo fare un guazzabuglio d'istanze e di rimproveri. Ma l'amico. Ma far le cose giuste.. gli accennò di fermarsi. . penna e calamaio. ma non l'ha voluto. . .buona notte. A voi. . . tirava forte. e paghi soldi tanti.disse Renzo. che vorrebbero tutto per loro. e poi ripiombò sulla panca. .

In queste angustie.. signori? Gli osti dovrebbero tenere dalla parte de' buoni figliuoli.ha dell'idee curiose.per poter dir le bugie a dovere. Si sentiva una gran voglia di parlare: ascoltatori. ..Ho inteso. per la ragione. non bisogna lasciarlo andare a male -. gli diedero subito alla testa: a un bevitore un po' esercitato non avrebbero fatto altro che levargli la sete.. dimodoché se ne ricorda poi per un pezzo.dunque è vero. e parlando sempre in mezzo al chiasso della brigata: . . lo prese. Quando le ragioni son giuste. quel tiro del nome. che.soggiunse un altro. chi è che ti manda avanti la bottega? I poveri figliuoli.! Non ti sei portato bene. n'è vero? dico bene? Guarda un po' se que' signori delle gride vengono mai da te a bere un bicchierino. e s'eran lasciate collocare in un certo qual ordine. e anche uno sproposito gli serve di scola. Ora. per qualche tempo.Tutta gente che beve acqua. quella faccenda di finir le frasi cominciò a divenirgli fieramente difficile. al punto a cui l'abbiam lasciato. parte per una certa alterazione d'animo. in tante cose. non solo non hanno senso. e lo votò in un sorso. Il pensiero. . . perché. A un figliuolo par mio. ma le ragioni le dico giuste.. che sugo..! Qui è necessario tutto l'amore. oste! . si potrebbe quasi dire al primo uomo della nostra storia. chi ha fior di senno lo dica. che non gli lasciava far nulla con misura. per uno di que' falsi istinti che. senza misura né regola: e. non ne mancava. vino e parole continuarono a andare. contro il suo solito. parte per quell'arsione che si sentiva. non era quella che fosse al caso. . talvolta fissandolo dove non era. s'annebbiava e svaniva tutt'a un tratto..Ah! avete inteso anche voi. . . o almeno uomini presenti che potesse prender per tali. rovinan gli uomini. di mettere in carta un povero figliuolo? Parlo bene. quanto più sono inveterate e radicate in un uomo.Vogliono stare in sé. per farci proseguire fedelmente un racconto di così poco onore a un personaggio tanto principale. Che soddisfazione. . che noi ripeteremo: e conti quel che può contare. .. ti voglio fare un paragone. Per questa stessa ragione d'imparzialità. Senti. Su questo il nostro anonimo fa una osservazione. Ma di che aiuto gli potesse essere il fiasco. tanto più facilmente. stava già come poteva. oste. Ma a poco a poco..disse un vicino di Renzo. giacché la cosa è fatta. e. e la parola. Comunque sia.. . sì. Dimmi un poco. recano anche questo vantaggio. che s'era presentato vivo e risoluto alla sua mente.. cognome e negozio. accompagnandolo con l'occhio intorno alla tavola. che gusto. Noi riferiremo soltanto alcune delle moltissime parole che mandò fuori.riprese Renzo: . appena appena se n'allontani. ricorreva a quel benedetto fiasco. andandosene. ma non fanno vista d'averlo: condizione necessaria in un libro stampato.. dobbiamo però anche avvertire ch'era la prima volta. dopo essersi fatta aspettare un pezzo.ricominciò. se ne risente subito. disdirebbero troppo. Ridono eh? Ho un po' di brio.. in quella sciagurata sera: le molte più che tralasciamo. senti. Io non ci ho colpa: il mio buon cuore l'ho fatto vedere. Que' pochi bicchieri che aveva buttati giù da principio.disse il garzone. anche le parole eran venute via senza farsi pregare. che a Renzo avvenisse un caso simile: e appunto questo suo non esser uso a stravizi fu cagione in gran parte che il primo gli riuscisse così fatale. quando que' primi fumi furono saliti alla testa di Renzo. che portiamo alla verità.. dice. l'uno in giù e l'altre in su. Così detto.oste che tu sei! Non posso mandarla giù. .. Le abitudini temperate e oneste. in una tale circostanza. o sotto la cappa del cammino...Ah oste. l'uno dietro l'altro.

barcollò. sorretto dall'oste. Non si sarebbe fuggiti. e con le gride. strascicandolo. si rallegrò. Si fece coraggio. Là ci volevano que' galantuomini. s'era accostato a Renzo. nessuno n'era tanto uscito. come assorto in un pensiero: poi mise un gran sospiro. con l'altra. andava trinciando e iscrivendo nell'aria certi saluti. stese le mani. e tutti si voltavano a lui. non fu proferito: ché troppo ci dispiacerebbe se quel nome. gli era però rimasta come un'attenzione istintiva a scansare i nomi delle persone. Quello. oste: e Ferrer. è mai venuto qui a fare un brindisi. tanto che divenne lo zimbello della brigata. con cerimonie canzonatorie. preso con una mano un lume. peggio ancora de' vecchi. Pane. abbassò la testa.. i più vicini dicevano agli altri: guardate. ora. parte lo tirò. con due occhietti .Ah! . Ne ho ricevuti degli urtoni. e se il suo sostenitore non fosse stato ben lesto a tenerlo per un braccio. per il quale anche noi sentiamo un po' d'affetto e di riverenza. tanto più se ne presero della sua aria compunta. lo tirò in cima di quella scaletta.... ne ho anche dati. o nel loro qual si fosse senno ordinario. oh questo sì. a stuzzicarlo con domande sciocche e grossolane. vedendo che il gioco andava in lungo. e alzò il viso. Capitolo XV L'oste. sempre a salti. a guisa d'un nodo di Salomone. ora prendeva la cosa in ischerzo. con due occhi inumiditi e lustri. parlava di tutt'altro.disse l'oste. allora. quando scappò fuori quel maledetto ton ton ton. ma. Però. reggendolo tuttavia. So io a chi penso! A questa parola.. e cercava di fargli intendere e di persuaderlo che andasse a dormire.. e. Non già che tutti fossero nel loro buon senno. Però quelle parole: letto e dormire.. e i giovani. gli fece imboccar l'uscio. son due galantuomini. una e due volte. che guai se chi n'era l'oggetto avesse potuto vederlo un momento. ecco le parole giuste!. e co' buoni figliuoli. gli fece in certo modo capire che il più se n'era andato: a un di presso come l'ultimo moccolo rimasto acceso d'un'illuminazione. Maledetto vizio! Viva! giustizia! pane! ah. . visto il letto che l'aspettava. Lì Renzo.. fa vedere gli altri spenti.. Si misero. anche Ferrer. alla meglio.ora è il poeta che ha parlato.. fosse divenuto trastullo di quelle lingue sciagurate. Ma quegli omacci che già avevan cominciato a prendersi spasso dell'eloquenza appassionata e imbrogliata di Renzo. qualche parolina in latino. con un certo accoramento così svenevole. che è il meglio di tutti. così sguaiato. or l'uno or l'altro. l'andava scotendo per un braccio. ripetute al suo orecchio. a letto. sospirò.. e a spendere un becco d'un quattrino? E quel cane assassino di don. e pregando. con l'altro braccio che gli rimaneva libero. siés baraòs trapolorum. Largo! abbondanza! viva!. gli fecero sentire un po' più distintamente il bisogno di ciò che significavano.. e. parte lo condusse. alla terza. Tenerlo lì quel signor curato.. perché sono in cervello anche troppo. Per buona sorte.Andiamo a letto. ora rispondeva. in quel vaneggiamento. senza badare a tutte quelle voci... e fuor di proposito. ve'. quegli altri che lo lasciassero stare. lo fece uscire di tra la tavola e la panca. . e stette qualche tempo.. al chiasso de' saluti che coloro gli urlavan dietro. si rizzò. con buona grazia. e produssero un momento di lucido intervallo.. tentò. Eppure. dimodoché anche quello che doveva esser più altamente fitto nella sua memoria. quanto il povero Renzo: e per di più era contadino.gridò Renzo: . verso l'uscio di scala. ma ce n'è pochi de' galantuomini. Ma Renzo tornava sempre da capo col nome e cognome. si voltò in fretta. ora dava segno d'averselo per male. Ferrer e il padre Crrr. guardò amorevolmente l'oste. si voltò dunque.. Quel po' di senno che gli tornò.. so io... la voltata sarebbe stata un capitombolo. Renzo. gli entraron finalmente in testa. e con più fatica ancora. per dire il vero. Rispondi dunque. d'alzarsi.. e le appuntellò sulla tavola. da lasciarle fare al boia. e poi ancora ton ton ton.. ma. e poi nella camera che gli aveva destinata. I vecchi peggio de' giovani. Dunque intendete anche voi altri le mie ragioni. Renzo. ora interrogava. son contento che non si sia fatto sangue: oibò. barbarie.? Sto zitto. fosse stato strascinato per quelle boccacce.

ho inteso: sei della lega anche tu. a quattr'occhi. . che ce n'era bisogno..gridò questo sul viso di Renzo.disse l'oste. Aspetta.diceva l'oste. . facciam le nostre cose. altrimenti siamo i primi a portarne la pena. e corse con le mani alle tasche.. Lo trovò: e pensando che.ora vedo che sei un galantuomo: questa è un'opera buona. ma quella figura che m'hai fatta. e al consiglio aggiunse l'aiuto. Per buona sorte che anch'io son furbo la mia parte. . e stese la mano al viso dell'oste. e. . . presto. sul nome e cognome.. L'oste. per vedere se c'era il morto. Cosa volete? è legge: anche noi bisogna ubbidire...rispose Renzo. ma per fare un piacere a me: via. spogliatevi. . n'è vero? . il suo ospite avrebbe avuto a fare i conti con tutt'altri E che con lui. .. spingendolo verso il letto: .saldate ora dunque quel poco conticino. l'oste l'agguantò subito. ..non l'ho fatto per seccarvi. disse. cercò d'equilibrarsi sulle gambe. sapeva quanto gli uomini. per lunga esperienza. non hai inteso che ho detto per celia? . Quando Renzo si fu levato il farsetto (e ce ne volle). ora s'eclissavano. l'oste che.mariolo! tu mi torni ancora in campo con quell'infamità del nome. .Buon figliuolo. va' a letto. qui tra noi. Di che si tratta finalmente? Gran cosa! dir due parole. sian più soggetti del solito a cambiar di parere.Ah! per celia: ora parli bene. Non per loro. cognome e negozio! . facendo tuttavia litigar le dita co' bottoni de' panni che non s'era ancor potuto levare.replicò l'oste: . in segno d'amicizia e di riconoscenza.disse. È meglio contentarli. in quello stato.Bravo oste! . per prendergli il ganascino. il giorno dopo. .. . buffone.Ah birbone! . . dare un letto a un buon figliuolo. . quella non era da galantuomo. cominciava a urlare più forte ancora: amici! l'oste è della..disse Renzo.Voi siete un buon figliuolo.. che t'accomodo io -. come due lucciole.Ho detto per celia. volle provarsi se almeno gli riusciva di concluder quest'altro affare. .. e poi andate a letto col cuor quieto.Figliuolo caro.esclamò Renzo: . e. né per sapere i fatti vostri.che ora scintillavan più che mai.Son furbo. aspetta. ditemi il vostro nome.. e che quel morto sarebbe probabilmente caduto in mani di dove un oste non avrebbe potuto farlo uscire. volle approfittare di quel lucido intervallo. il quale non pensava che colui potesse ancor tanto connettere. Son proprio celie -. ma galantuomo. galantuomo. ma non gli riuscì. .Sta' zitto.Animo.Quest'è giusto. .Bene.. per fare un altro tentativo. Ma i danari? Andare a cercare i danari ora! . Quando hai detto per celia. E cadde bocconi sul letto. Ma Renzo continuava più forte: . E voltando la testa verso la scaletta. perché domani io devo uscire per certi miei affari.per celia.gli riuscì però di dire: .. con una voce e con un fare tutto gentile: . un galantuomo.

alzandogli il lume sul viso.. per veder se c'era novità di rilievo. L'oste gli diede l'aiuto richiesto.disse l'oste: e. in compagnia ci vieni. che tu dovessi proprio capitare alla mia? Fossi almeno capitato solo.Lo vedo anch'io. per imbrogliar voi e il prossimo. alla quale disse che lasciasse i figliuoli in guardia a una loro servetta.soggiunse. Poi soggiunse ancora: . . tutta la sua pazienza. Abbiamo laggiù una mano di scapestrati che. a forza di politica. prese un randello da un cantuccio. Sul pianerottolo della scala. che alle volte ci tiene a considerare un oggetto di stizza. e tutti que' discorsi che fanno. che volete girare il mondo. non so come diavolo. tutta la sua destrezza.che già quello russava. . e scendesse in cucina. se si contraddice.disse nella sua mente al povero addormentato: . nell'aspetto e negli atti. staccò da un cavicchio il cappello e la cappa. nelle parole. e se si dà ragione. scese con lei in cucina. ch'io possa finir di spogliarmi.Bene. Tangheri. ritirò il lume. se qualche temerario.Eccoli qui. Domani poi. Ciò detto. chiamò l'ostessa. . e tra che di natura sono sboccati.. Basta. ribatter sopra la luce. con la mano stesa. Ma. ve'. la può andar male in avvenire: e già sai anche tu che qualche volta quelli che le dicon più grosse. e domattina t'avrei fatto intender la ragione. si fermò un momento a contemplare l'ospite così noioso per lui. quando sta a spiare furtivamente le forme del consorte sconosciuto. sul vicario di provvisione e il governatore e Ferrer e i decurioni e i cavalieri e Spagna e Francia e altre simili corbellerie. diede un'occhiata in giro. e in compagnia d'un bargello. uscì dalla camera. Manca osterie in Milano. per mia disgrazia.. a guastarmi l'uova nel paniere. dentro di sé. perché. e la proseguiva. gli riuscì di fare il conto con Renzo. con un'altra occhiata alla moglie. che avrei chiuso un occhio. come se qualcheduno chiamasse da un'altra parte. al pari che un oggetto d'amore.Pezzo d'asino! . e chiuse l'uscio a chiave. per quanto Renzo avesse voluto tener nascosto l'esser suo. gli stese per di più la coperta addosso. e uscì. in questa maledetta giornata. mi saprai dire che bel gusto ci avrai. a forza d'aver giudizio. l'istruzioni che le aveva date. senza saper da che parte si levi il sole. già nel far quelle operazioni.occhio a tutto. e dovevi venir tu sulla fine. girar la testa.. e dire: vengo. . mettendo in opera tutta la sua pratica. camminando in istrada. ricapitolò. e facendovi.buona notte.. far vista di non sentire. la può andar male subito. . aveva ripreso. quando si senton certe proposizioni. in quell'atto a un di presso che vien dipinta Psiche. .. e gli disse sgarbatamente . . si mosse.Bisogna ch'io vada fuori. oste.disse Renzo. e sopra tutto prudenza. ne dicon di tutti i colori. Io cercherò di tornare più presto che posso. questa qualità si manifestava da sé. Così detto o pensato. per far meglio!" . e che forse non è altro che il desiderio di conoscere ciò che opera fortemente sull'animo nostro. mi pare che non si possa dire. . e le raccontò in compendio il noioso accidente. "Una giornata come questa. Basta. in grazia d'un forestiero capitato qui. per quella specie d'attrattiva.sei andato proprio a cercartela. e di pagarsi. che ho addosso un gran sonno. tra il bere. Finora. "Testardo d'un montanaro!" Ché. nella pronunzia. a far le sue veci. bene.Dammi una mano. io n'uscivo netto.. Ma no signore. Poi. e so anch'io quel che va fatto. per questa sera. . il filo dell'apostrofe cominciata al letto del povero Renzo. .Oh! non sono una bambina. e badar che paghino.

Obbligatissimo alle sue grazie". E su questo bel fondamento. con una pezzetta d'acqua vulneraria sur uno degli organi della profondità metafisica. Ora toccherà a te a levarti d'impiccio: per me ci penso io. il quale. aveva tentato il colpo maestro di condurlo caldo caldo alle carceri. Ma per dar.ma già lo sapevamo. Trovandolo poi nuovo affatto del paese. dimodoché. e non domandasse il nome di chi capita a favorirlo.Avete fatto il vostro dovere a informar la giustizia -. E pretendi girare il mondo. pecuniaria o corporale. l'oste toccava la soglia del palazzo di giustizia. che non è giusto. e parlare. trincerati di carri. e tu. e continuò tra sé: "eccoli i gastigamatti. . . che giravano susurrando. A queste parole. li guardò con la coda dell'occhio. e non sai che. che non aveva mai voluto manifestare il suo nome. parendogli quello un reo buon uomo. per i due terzi alla regia Camera. con l'autorità della presenza. in contraccambio. E tu. e l'altro all'accusatore o delatore: quel bel cecino! Ed in caso di inabilità. a notte affatto quieta. e maggior pena. e volevi anche rovinar me. Io facevo di tutto per salvarti. c'è mancato poco che non m'hai messo sottosopra l'osteria. e per ispenderli così bene. gli sbocchi della strada furono sbarrati di travi. mandato in giro appunto per cogliere sul fatto qualcheduno da potersi riconoscere. e render più efficaci i consigli con un po' di spavento. e con le buone parole. da esser applicati. colui gli aveva fatto subito assegnamento sopra. si pensò anche a trovar la maniera di metter le mani addosso a qualche sedizioso: e questa era principalmente la parte del capitano di giustizia. proprio quel che ci voleva. S'ordinò a tutti i fornai che facessero pane senza intermissione. o brigate di gente. A questo punto della sua muta allocuzione. da venircela a dire un montanaro! Ma tu non sai che le gride contro gli osti contano. ti sei rovinato te. e tirandosi da parte. quando l'oste capitò lì. si spedirono staffette a' paesi circonvicini. con ordini di mandar grano alla città. Lì. ad assicurare la forza nelle mani solite a adoprarla. Entrò nella solita stanza. come avete visto. E per un povero oste che fosse del tuo parere. come sopra. Poté però portare a casa la notizia sicura del nome. e appostarlo. bestia. a invigilare sulla distribuzione e a tenere a freno gl'inquieti. son lì che covano trecento scudi. mettendo giu la penna. o il giorno dopo. a voler fare a modo suo. . e fece la sua deposizione: come era giunto ad alloggiar da lui un forestiero. cognome e patria. c'era un gran da fare: per tutto s'attendeva a dar gli ordini che parevan più atti a preoccupare il giorno seguente. di trecento scudi: sì. pezzo d'asino. come a tutti gli altri ufizi. e tenerlo in petto. e impiparsi delle gride. oltre cent'altre belle notizie congetturali. cosa c'è di bello? Sotto pena a qual si voglia dei detti osti. S'accrebbe la soldatesca alla casa del vicario. un colpo al cerchio e uno alla botte. vide venire una pattuglia di soldati. ne sapevan già più di lui. la prima cosa è di parlarne con gran riguardo. ti sei cacciato in testa che il mondo abbia a mutarsi. sai tu. bestia. che vi si portassero di buon mattino. o coppie. Sentite quattro parole di quella predica di Renzo. ma gli andò fallito. tavernai ed altri. per lasciarli passare. all'arbitrio di sua eccellenza. a ogni forno furono deputati nobili. e acchiapparlo poi. come ha detto l'oste. un bargello travestito. disse un notaio criminale. come alla locanda più sicura della città. Come se io volessi sapere il tuo nome per una mia curiosità! Cosa m'importa a me che tu ti chiami Taddeo o Bartolommeo? Ci ho un bel gusto anch'io a prender la penna in mano! ma non siete voi altri soli a voler le cose a modo vostro. ognuno può pensare che sentimenti avesse per le sollevazioni e per i sollevati. come si dice. I suoi bracchi erano in campo fino dal principio del tumulto: e quel sedicente Ambrogio Fusella era.A ogni passo. Lo so anch'io che ci son delle gride che non contan nulla: bella novità. cinque anni di galera. a levare i pretesti e l'ardire agli animi vogliosi di nuovi tumulti. a dir ciò che sapeva intorno a Renzo. per aver visto un po' di gente in giro a far baccano. l'oste incontrava o passeggieri scompagnati.

. . vossignoria: come può mai essere mio avventore. strida. Perché. vedrete se gli sarà passato il ruzzo. .E sappiamo anche. domani.Che la canaglia sia diventata padrona di Milano? .Però. . .Sì. per il solito è anche lesto di mano.Non potrete però negare che codesto vostro avventore non abbia avuta la temerità di proferir parole ingiuriose contro le gride. mormorazioni.Cosa ho da provare io? io non c'entro: io fo l'oste. posso dire di non avergli visto che un pane solo. se lo vedo per la prima volta? È il diavolo. che l'ha mandato a casa mia: e se lo conoscessi.quel riverito nome. alla vostra presenza. proposizioni sediziose. Come potete provare che quel pane fosse di buon acquisto? . Cosa credete? .Vien uno con un pane in tasca. . lasciateli fare e dire: domani. difendere: chi sente voi altri. Lor signori hanno la forza: a lor signori tocca. so assai dov'è andato a prenderlo. . sì.Già. . com'hanno fatto?" pensò l'oste questa volta. . .Avete ancora molta gente in casa? .continuò il notaio."Bel segreto!" pensò l'oste: "ci vuole un gran talento!" . vossignoria vede bene che non avrei avuto bisogno di domandargli il suo nome.Io non credo nulla. si son dette cose di fuoco: parole temerarie.riprese l'altro. nella vostra osteria. son tutti galantuomini. vedrete.Ah! ah! sappiamo benissimo che colui ha portato nella vostra osteria una quantità di pane rubato. a parlar come in punto di morte.Intendo benissimo: il re sarà sempre il re. E poi vossignoria sa bene che chi è di lingua sciolta.Cosa devo dire di più? ...Vedrete.voi non dite tutto sinceramente. . e.Come vuole vossignoria ch'io badi agli spropositi che posson dire tanti urloni che parlan tutti insieme? Io devo attendere a' miei interessi.Oh giusto! . tanto più quando sono una brigata. clamori. . avrà riscosso: e naturalmente un povero padre di famiglia non ha voglia di riscotere. . ma chi avrà riscosso. con volto serio. sempre scusare.Ma voi. . . e rubato con violenza. . "Diavolo! il nome poi. per via di saccheggio e di sedizione. e di fare atti mali e indecenti contro l'arme di sua eccellenza. con rispetto parlando.Mi faccia grazia. che sono un pover'uomo.

E quel vostro avventore cosa fa? Continua a schiamazzare. per ora riteniamo ciò che avete deposto. e vide ritto appiè del letto un uomo vestito di nero. ed era ancora. badate a non lasciarlo scappare..Lorenzo Tramaglino! .Che ho da dire altro? La verità è una sola. .. Allo spuntar del giorno.Cosa ho da informare? io non so nulla. intorno a ciò che vi potrà venir domandato. quando due forti scosse alle braccia. Basta.. tra la sorpresa. . . Si risentì. aprì gli occhi a stento. . . Renzo russava da circa sett'ore. appena appena ho la testa da attendere ai fatti miei.cosa vuol dir questo? Cosa volete da me? Chi v'ha detto il mio nome? . se verrà poi il caso.Tornate pure a casa. si dimenava.Basta. . . informerete più minutamente la giustizia. a metter su la gente. . vuol dire vossignoria: è andato a letto. e fate presto. e due armati.Un visibilio. e non piacendogli quel sogno. e una voce che dappiè del letto gridava : . prendendogli di nuovo il braccio.riprese il notaio. e credendo di sognare.disse Renzo Tramaglino: . e abbiate giudizio. ritirò le braccia.. "Che devo fare il birro io?" pensò l'oste. quel notaio medesimo della sera avanti. uno di qua. . . lo fecero riscotere. uno di là del capezzale.disse l'uomo dalla cappa nera. . .La solita canzone: non avete mai altro da dire.Io ho sempre avuto giudizio.E non crediate che la giustizia abbia perduta la sua forza.Meno ciarle. E.Spero che l'illustrissimo signor capitano saprà che son venuto subito a fare il mio dovere. Lorenzo Tramaglino? . e il non esser desto bene. e venite con noi. .Ah! avete sentito una volta. Vossignoria può dire se ho mai dato da fare alla giustizia. . come per isvegliarsi affatto. e la spranghetta di quel vino che sapete.Animo dunque. poveretto! sul più bello. .Quel forestiero.Badate a non lasciarlo partire. ma non disse né sì né no. .disse uno de' birri che gli stavano a fianco. . rimase un momento come incantato.Dunque avete molta gente. a preparar tumulti per domani? . .Io? per carità! io non credo nulla: abbado a far l'oste.Lorenzo Tramaglino! . levatevi. Bacio le mani a vossignoria.

i quali misero subito le mani addosso a Renzo. stava in orecchi. come gli avanzi d'un naufragio sul lido. e gli pareva che il ronzìo andasse crescendo. di trovarsi tre contr'uno. Quello lo conosco.gridò Renzo.disse questo a Renzo: . ma non era momento da ridere. sarete condotto da Ferrer. cercava di persuaderlo con buone parole. . In altre circostanze.io non ho che far nulla con la giustizia. meglio per voi.Mi vesto.Io? Io sono un galantuomo: non ho fatto nulla.Meglio per voi.disse un birro.si farà così. che avessero pazienza.Lo portiam via in camicia? . .disse il notaio a' birri.! Mi so vestir da me. o cercando almeno di non farlo. alla memoria gli avvenimenti del giorno avanti. E ora.ma io non ci voglio andare dal capitano di giustizia. .. come poteva. . proprio di gusto. non poteva esser certo.. .Lo portiamo via davvero? . da non potersi ben definire se fossero rimasugli d'una sollevazione non del tutto sedata. e dalla parte sua. ma avrebbe anche voluto condur via Renzo d'amore e d'accordo.. senza farne sembiante.Come sa il mio nome. quando fossero in istrada.Sì. ritirando il braccio. . . per tirarlo fuori del letto. Perciò dava d'occhio a' birri. . per venir con noi. avrebbe riso. so che è un galantuomo. .E perché? . un far crocchi. mentre si vestiva adagino adagino.. Già nel venire. proseguiva tuttavia dicendo: .Eh! non toccate la carne d'un galantuomo.. Il giovine intanto. e andava di fatti raccogliendo qua e là i panni sparsi sul letto.Fate il vostro dovere. .disse Renzo: .Oste! o l'oste! .Dunque vestitevi subito. .Il perché lo sentirete dal signor capitano di giustizia. voltandosi al notaio. . . .Ohe! che prepotenza è questa? . .Orsù.domandò Renzo. un accozzarsi. se non vi levate subito subito. in due parole sarete spicciato. o princìpi d'una nuova: uno sbucar di persone. e potrete andarvene per i fatti vostri. d'una richiesta simile. finiamola! . E cominciando a metterseli.disse ancora quel birro. un andare a brigate. aveva visto per le strade un certo movimento.disse il notaio. Giacché mi si fa quest'affronto ingiustamente.Lorenzo Tramaglino! . . . sì.Avete inteso? . richiamandosi. Non ho che far nulla con lui. e non inasprissero il giovine.Mi lascino andare ora. vossignoria? .disse l'altro. e m'ha dell'obbligazioni. . se si fosse venuti a guerra aperta con lui. figliuolo. e mi maraviglio. voglio esser condotto da Ferrer. . .rispose il notaio. Desiderava dunque di spicciarsi. giacché. .disse il notaio. che.rispose Renzo. così.

Ciò che lo fece pensar così. che poteva divenire un tema di cento interrogazioni. da venire a colpo sicuro. Il notaio accennò a costoro che non lo sforzasser troppo. e scoprir paese. e' risica d'essere una giornata peggio di ieri". così per venire in chiaro delle sue congetture. mi viene alle mani uno che. Ier sera veramente ero un po' allegro: questi osti alle volte hanno certi vini traditori. e piegando la testa all'indietro: "non c'è rimedio.. a noi.disse quello.disse. tutto manieroso: . che le gride e il nome e il cognome dovevano esser la causa di tutto. non vorrebbe altro che cantare. Signor mio! . all'intimazione di sbandarsi. credete a me che son del mestiere. con un viso molto significante: . Chiuse l'impannata. Era ormai tutto vestito. e alle volte.da bravo.. fate presto. Onde. "Ecco. E poi. e venite pure senza timore. figliuolo. guardando il notaio. Siamo in ballo. senza corda. i quali. come vorrei. e anche per tentare un colpo. È la miglior maniera d'uscirne presto e bene: con codeste buone disposizioni. . a metter le mani addosso a uno de' buoni figliuoli che. salvo il farsetto. Chi diamine gliel ha detto? .Di dove volete. Eh! non c'è scampo".domandò poi al notaio.. sbrigatevi.qui c'era de' soldi e una lettera. bisogna ballare. voi siete più furbo che tant'altri. in due parole siete spicciato. "mi si dirà che sono un buon a nulla. non posso rilasciarvi qui. rispingendo con de' cenni i cenni che i birri facevano di mettergli le mani addosso. poiché Renzo s'accorgeva anche lui d'un ronzìo crescente nella strada. spicciatevi. quel che uno volesse. .. Vide ch'era un crocchio di cittadini. per la più corta. . Guardando poi in viso il notaio. "Ma". Anche Renzo sentiva. già lei lo sa il mio nome. e continuava a vestirsi. di dover lasciar cadere in terra quella domanda misteriosa di Renzo.disse Renzo.rispose il notaio. ora son pronto a darle ogni soddisfazione. per dare un'occhiatina. vedeva e pensava. quando il vino è giù. Malannaggia la furia! Maledetto il mestiere!" Renzo era levato. e disse a lui: . . vi scorgeva in pelle in pelle la titubazione che costui si sforzava invano di tener nascosta. a un di presso. il giorno avanti. Ma io. Lasciate fare a me. senza che se ne fosse accorto: e un uomo di questa sorte mi deve per l'appunto capitare in un momento così angustiato. in via di discorso amichevole. . e. Via.vedo bene cos'è l'origine di tutto questo: gli è per amor del nome e del cognome. si vede. avevan da principio risposto con cattive parole. così extra formam. figliuolo. e stette un momento in forse. accademicamente. se non si tratta d'altro. ho le mani legate. vedete figliuolo. come dico. e correr dal capitano di giustizia. un po' di respiro che s'avesse.Bravo.Ohe! .indovinava bene. ma come diamine colui lo sapeva quel nome? E che diamine era accaduto in quella notte.vedo che avete giudizio. fu un rumore straordinario che si sentì nella strada: e non poté tenersi di non aprir l'impannata. Ma. avevan tanta voce in capitolo? e che non dovevano esser tutti addormentati. è lui che parla. rodendosi dentro di sé. "Quando uno nasce disgraziato!" pensava. frugando con l'altra nelle tasche.Passeremo dalla piazza del duomo? . perché la giustizia avesse preso tant'animo. se dovesse condur l'impresa a termine. un uomo da condurlo in prigione già bell'e esaminato. e finalmente si separavan continuando a brontolare. e poi io dirò. continuava a pensare. un pusillanime. che teneva con una mano. affine di lasciarvi più presto in libertà. . pensò subito. si sa. come per tirare in lungo. fatta loro da una pattuglia. gli si farebbe confessar. e quel che al notaio parve un segno mortale. tendendo gli orecchi. i soldati eran pieni di civiltà. e lasciato in libertà. figliuolo. per farlo spicciare. a render conto di ciò che accadeva. o lasciar Renzo in guardia de' due birri. che quando vedranno chi siete. i due satelliti gli stavano a' fianchi. e che dovevo eseguir gli ordini. e. bravo! . disse: . Basta.Ah! lei non può: intendo.

. voltandosi a' birri. In cucina che furono. consistevano in una cordicella lunga un po' più che il giro d'un polso ordinario. gli rimanevano chiusi in pugno. tentennando il capo: . Questo. .m'avete inteso -.! . e voi conservate il vostro onore. e col viso divenuto a un tratto ridente. come due piccole stanghette. e nessuno saprà che siete stato nelle mani della giustizia.Vi sarà dato ogni cosa puntualmente. la cordicella era sparsa di nodi.. passati tra il medio e l'anulare del prenditore. i legnetti.questa non mi va: voglio la roba mia. diedero una girata a' legnetti. il notaio fece cenno a un de' birri. e consegnando.Voglio farvi vedere che mi fido di voi: tenete. gli mandò dietro il prigioniero. poi l'altro amico. Cosa volete? è una seccatura.pazienza! . col sopracciglio spianato. e esclamò: . Consistevano questi (ci dispiace di dover dlscendere a particolari indegni della gravità storica. l'hai da pagare".Ma il notaio. La cordicella circondava il polso del paziente. staremmo freschi noi altri. ma anche di martirizzare un ricalcitrante: e a questo fine. in un momento ne siete fuori. che per ogni tristo fatto aveva le sue buone parole. mentre Renzo dice: . di modo che. che avete un poco imparato il mestiere -. dopo adempite quelle poche formalità. e che gli deve premere il suo onore.alla larga! bazzicate tanto co' ladri. no. . e con ciò aveva mezzo. chiamati manichini. il quale. con un viso severo: . che pareva volesse dire: oh noi . senza guardare in qua e in là. Credete a me. l'uno la destra. un giovine civile. con un sospiro.disse il notaio: . non solo d'assicurare la presa. sarà in libertà. e anche noi non possiamo trattar la gente a seconda del nostro cuore. e in fretta in fretta gli legano i polsi con certi ordigni. girandoli. .il notaio fa un altro cenno a' birri.disse il notaio.questa è la vera maniera d'uscirne a bene.No. perché lo proteggo io: il vostro dovere bisogna che lo facciate.. . ma il notaio li teneva a freno con gli occhi.continuò poi. lo vedo anch'io. . grida: . i due a cui toccava a fare. Di qui a un'ora voi siete in libertà: c'è tanto da fare. e io mi sento inclinato a aiutarvi.. Andate in maniera che nessuno s'avveda di nulla: come se foste tre galantuomini che vanno a spasso -. ristringeva la legatura. come un cavallo bizzarro che si sente il labbro stretto tra le morse.guardate bene di non fargli male. che s'avviasse per la scala. Mentre Renzo si metteva il farsetto. Se non si facesse quello che ci vien comandato. levandosi di seno. per vostro bene.che tradimento è questo? A un galantuomo.disse Renzo. senza farvi scorgere: così nessuno bada a voi. e prendeva il cappello. di qui a poco. Renderò conto delle mie azioni. Renzo s'acquietò. Voltatosi poi a Renzo. e con sopracciglio minaccioso.disse il notaio. . e diceva intanto tra sé: "se tu arrivi a metter piede dentro quella soglia.diceva: . E giacché vedo che siete ben disposto. ma la chiarezza lo richiede). Mentre parlava. concluse: . ma. la quale aveva nelle cime due pezzetti di legno. Ve n'andate per i fatti vostri. . a volontà. andiamo. signor mio. poi si mosse anche lui.abbiate pazienza. che avranno fretta anche loro di sbrigarvi: e poi parlerò io. Andiamo. a Renzo le cose sequestrate. Renzo si divincola. ma voglio la roba mia. l'hai da pagar con usura.fanno il loro dovere. ma ricordatevi che è un galantuomo. voglio darvi anche un altro parere. E. con tono imperativo.. Cosa volete? son tutte formalità. l'altro la sinistra del giovine. portandovi bene. Abbiate pazienza. nessuno s'avvede di quel che è. mormorava tra' denti: . per quell'ipocrita figura d'eufemismo.e quest'oste benedetto dove s'è cacciato? . I birri non potevan più stare alle mosse. . E voi altri. e fate presto. no.Bravo figliuolo! . che son pratico di queste cose: andate via diritto diritto. i quali afferrano. riponendole al loro posto. peggio di voi.

in simili circostanze. con loro si fermarono altri che arrivavano. e che. appena furono in istrada. con le quali sono avvezzi a vincere. e si fermarono. non ne credette una: né che il notaio volesse più bene a lui che a' birri. dice il nostro storico. l'onore. fosse andato suggerendogliela e inculcandogliela caldamente. non guastate i fatti vostri. cominciò a girar gli occhi in qua e in là. a destra e a sinistra. o d'esser sempre i più forti. né che prendesse tanto a cuore la sua riputazione. altri. riscotono l'applauso universale. voltatisi al bisbiglìo. che è la più sicura. il quale pare che fosse nel numero de' suoi amici: ma. che gli eran passati davanti. fanno pietà e movon le risa. quantunque meno accorto di loro. e sedizione propriamente detta. per istornar lui dallo starci attento e da approfittarne. quando sono angustiati e agitati. Renzo adunque. Di maniera che a uno che li veda ingegnarsi e arrabattarsi a quel modo. e benché sul viso di più d'un passeggiero si potesse legger facilmente un certo non so che di sedizioso. figliuolo -. metteva innanzi que' bei motivi. contro di loro. I birri. gli bisbigliò di nuovo: . temendo che si presentasse per la strada qualche buona occasione di scappargli dalle mani. e facevan coda. quelle belle malizie. Quindi è che. per indurre un altro a fare una cosa per sé sospetta.sì che siamo amici!. . badando attentamente a tre che venivano con visi accesi. fanno per lo più una così meschina figura. di giustizia. né che avesse intenzion d'aiutarlo: capì benissimo che il galantuomo.il vostro onore. e condotte con la pacatezza d'animo. e a tossire in quel modo che indica tutt'altro che un raffreddore. messe in opera a tempo. di farina nascosta. e l'uomo che pretendono allora di mettere in mezzo. Però.gli susurrava il notaio dietro le spalle: . l'onore. perché s'ingannerebbe. da amico. e conosciute anche. peggio per voi vedete. Ma è una tendenza generale degli uomini. A sangue freddo. . Ma quando Renzo. Era un furbo matricolato. si trovava con l'animo agitato. Quelli guardarono più attentamente la comitiva. all'impazzata. le adoprano in fretta. . cadono anche loro sotto questa legge comune. e da quegli artifizi ricava lume per sé. scopre benissimo tutto il loro gioco. di far tutto il contrario.giudizio. tornavano indietro. a tender gli orecchi. Perciò non si può mai abbastanza raccomandare a' furbi di professione di conservar sempre il loro sangue freddo. Renzo faceva peggio. gli diedero una stretta di manichini. Que' ritrovati maestri. e vedono ciò che un altro potrebbe fare per levarli d'impiccio. giudizio! . quando sono agitati e angustiati. la riputazione. con la serenità di mente necessarie. vi so dir io come si sarebbe fatto beffe di chi. Nessuno concluda da ciò che il notaio fosse un furbo inesperto e novizio. cominciò anche a far loro de' cenni col viso.Giudizio. fanno il colpo così bene e così nascostamente. dopo la riuscita. fidatevi di chi vi vuol bene: andiamo -. figliuolo.Badate a voi. di tante belle parole Renzo. sentì che parlavan d'un forno. con quella miserabile finta di dargli un parere disinteressato. fate a mio modo: andate raccolto e quieto. di chiederglielo con istanza e ripetutamente e con ogni sorte di pretesti. che son diventate per loro quasi una seconda natura. Dimodoché tutte quelle esortazioni non servirono ad altro che a confermarlo nel disegno che già aveva in testa. . a sporgersi con la persona. dopo essersi consultati con l'occhio. pensando di far bene (ognuno è soggetto a sbagliare). senza garbo né grazia. e i furbi. Non c'era però concorso straordinario. E la comitiva s'avviò. giudizio. pure ognuno andava diritto per la sua strada.continuava a susurrare il notaio. in quel momento. non c'era. i poverini quando sono alle strette.

ottenne ciò che più gli premeva in quel momento. mi vengono a prendere quando vogliono". per isceglier la persona a cui far la sua domanda. gli domandò: . Capitolo XVI . mio danno". si fosse trovato stretto nella calca. Aveva dunque disegnato per suo rifugio quel paese nel territorio di Bergamo. né il perché la domandasse. e non si curan più d'altro che di perdersi nella folla. lì stava il male. se ve ne rammentate. "Perché. di qui. dove ce ne poteva essere qualche altro di quel conio. per isgusciar fuor della folla. non solo della città. poi chiedono. "se non m'aiuto ora. ma non poteva alzar gli occhi. E subito alzò la voce: . in poco tempo. ma del ducato. La domanda per sé era sospetta. non volle manifestare i suoi disegni a una gran brigata. pensò. fin che non fosse fuori. dentro per un vicolo. aveva cominciato a fare i suoi conti.si grida a Renzo da ogni parte. lascian andare i manichini. . Ma anche qui c'era dell'imbroglio. prese la rincorsa. come una pagliucola nel ghiaccio. e riscontrandosi a viso a viso con uno che lo guardava fisso. Ma trovar la strada. pensate se aveva bisogno di consigli. la gente s'affolla intorno. se questo gli riusciva. Non ho fatto nulla. Si ritirino. visto il bel momento. di maniera che. cercava di farsi piccino piccino. perché ieri ho gridato: pane e giustizia. parte con le gomita altrui. e cominciò a guardare in qua e in là. dov'era accasato quel suo cugino Bortolo. voci più chiare di protezione s'alzano in risposta: i birri sul principio comandano. Renzo non sapeva neppure da che porta s'uscisse per andare a Bergamo. d'andare senza fermarsi. e di far largo: la folla in vece incalza e pigia sempre più. lui. non m'abbandonate.Scappa. e risolvette subito d'allontanarsi in fretta di lì: che la strada se la farebbe poi insegnare. per non dar sospetto. figliuoli! Un mormorìo favorevole. s'andava storcendo.e. aveva anche pensato. E in quanto a un asilo. parte con le gambe proprie.grida il tormentato: al grido. Il pover'uomo. giù per una stradetta. visti i birri diventar bianchi.. uscendo per il largo che gli fu fatto immediatamente. "il mio nome l'hanno su' loro libracci. . ma c'era de' guai. .risonò all'intorno. i birri. non vi si sarebbe cacciato che quando avesse avuto i birri alle spalle. appena liberati da quel piccolo intoppo. una faccia che ispirasse confidenza.È un malvivente. che più volte l'aveva invitato a andar là.Uh corvaccio! . "non voglio diventare uccel di gabbia". con un suo fare sciocco. Ma Renzo. senza saper dove. aveva pensato. d'esser fuori di quel serra serra. Fu lì lì per farsi insegnar la strada da qualcheduno de' suoi liberatori. scappa. n'accorre da ogni parte della strada: la comitiva si trova incagliata. di là. dovevan senza dubbio essersi . per amor della cappa nera. composta la bocca al sorriso. In quanto allo scappare. padre di quattro figliuoli. con un cipiglio peggio degli altri. in qualunque maniera l'abbiano avuto. il tempo stringeva. per uscirne inosservati. così. e stabilito. figliuoli: siate benedetti.Corvaccio! corvaccio! . Quelli. . rallentò il passo.cos'è stato? . e quando l'avesse saputo.figliuoli! mi menano in prigione. gli eran passate per la mente certe idee su quello spadaio così obbligante. Disse a' suoi liberatori: . in luogo dove nessuno sapesse chi era. galoppò un pezzo.bisbigliava il notaio a quelli che gli erano a ridosso: . Studiava tutte le maniere di comparire un estraneo che. o almeno pallidi. poi pregano i più vicini d'andarsene. Il notaio desiderava ardentemente di far lo stesso.rispose colui. se posso essere uccel di bosco". vista la mala parata. non sapeva poi andare alla porta.è un ladro colto sul fatto. Fin dal primo momento che gli era balenato in mente una speranza d'uscir da quell'unghie. "Perché". e col nome e cognome. son galantuomo: aiutatemi. Quando gli parve d'essersi allontanato abbastanza. Lasciato in una parte sconosciuta d'una città si può dire sconosciuta. galantuomo: lì c'è un convento. che non se ne vedesse venti addosso. pallido e sbigottito. a buon conto.Ahi! ahi! ahi! . ecco là una chiesa. . ma siccome nel poco tempo che aveva avuto per meditare su' casi suoi. e via. passando di lì a caso.grazie tante. lascin passar la giustizia -. Alle grida s'aggiunsero gli urtoni.

Qui. signore. Ma. sospirando: "m'aveva però dato un buon parere quel frate di ieri: che stessi in chiesa a aspettare. e dove. subito ripreso animo. e lasciandola ricadere sui calcagni. Va innanzi. Chi mi conosce? Di ragione. a dire il vero. pensò che questo. dà un'occhiata a quella piazza e alla porta della chiesa. rallenta quelle gambe benedette. essendosi fermato un momento a guardare attentamente alla porta per cui doveva passare. e che.. per andarmi ad aspettare a tutte le porte". v'accorrono. proprio sul passo. i birri non si saran fatti in pezzi. quasi ogni cosa è un nuovo impiccio! Visto finalmente uno che veniva in fretta. e in tali strette. e disse: . e tira diritto per la strada da cui era venuto insieme con la folla. e dice tra sé. con la pancia in fuori. mentre conveniva soltanto camminare.Per andare a Bergamo? Da porta orientale. Tant'è vero che all'uomo impicciato. arriva al convento de' cappuccini. come i corvi al campo dove è stata data battaglia. e vedendovi. che volevan sempre correre. aveva un viso di cicalone curioso. fin che si può. arriva alla porta. Si voltò. di maniera che . provò una certa ripugnanza ad affrontare quel passo.. che stava ritto sulla soglia della sua bottega. .di grazia. andava alternativamente sollevando sulla punta de' piedi la sua massa tremolante. il resto lo so. vi troverete sulla piazza del duomo. che. e avendo la fantasia un po' riscaldata (bisogna compatirlo. per non lasciare entrar di quelli che. anche de' micheletti spagnoli. a gambe larghe. Gli s'accostò. mostrava d'esser molto sveglio. e col labbro in fuori. che. Renzo dovette fare forse dieci giudizi fisionomici. senz'altre chiacchiere. mezzo smantellato. o qualcheduno la vuol fare a lui". e.rimessi in traccia del loro fuggitivo. E diviato s'incamminò dalla parte che gli era stata indicata. fischiando in semitono. così da lontano. né altri che paressero occuparsi di lui. disse tra sé: "o n'ha fatta una.Prendete questa strada a mancina. fu tentato fortemente d'entrarvi. L'altro gli guardò dietro un momento. e sentendolo parlar da sé. Dio gliene renda merito -. mostrava però d'essere anche più malizioso. in vece di dar delle risposte. giudicò che dovesse essere un uomo sincero. col mento in aria. e guardato da soldati. passa accanto a un mucchio di cenere e di carboni spenti. avendo probabilmente qualche affare pressante. e a fare un po' di bene". sarebbe ben raccomandato. e. con quella lettera. poi. con gli occhi fissi. da che parte si va per andare a Bergamo? . con le mani di dietro. . appena pareva conoscer la sua. Quell'altro che veniva innanzi. un mucchio di gabellini. rivede il forno delle grucce. Quel grassotto. gli risponderebbe subito. costeggia gli scalini del duomo. molta gente a guardia. la voce di quella fuga poteva essere arrivata fin là. Renzo arriva sulla piazza del duomo. Quel ragazzotto. per rinforzo.Basta. dal quale pendeva una gran pappagorgia. Si trovava così a mano un luogo d'asilo. per vedere se mai venissero da quella parte: non vide né quelli. alla notizia d'una sommossa. aveva i suoi motivi). e adagio adagio. non che insegnar presto e bene la strada a un altro. e per andare a porta orientale? . avrebbe fatto delle interrogazioni. l'attraversa. quel signore. pensò: "uccel di bosco. e riconosce gli avanzi del falò di cui era stato spettatore il giorno avanti.Grazie tante. prima di trovar la figura che gli paresse a proposito. ma stavan tutti attenti verso il di fuori. C'era. e probabilmente avrebbe avuto un gusto matto a far andare un povero contadino dalla parte opposta a quella che desiderava. non avendo altro che fare. accozzando nel suo pensiero quella maniera di camminare con la domanda.

anche in quella maniera. per rimettersi sulla strada maestra. si farebbe insegnar la strada. il nome di qualche paese vicino al confine. Renzo lo ringraziò. il nostro fuggitivo aveva fatte forse dodici miglia. Mentre cerca la maniera di pescar tutte quelle notizie. un guazzabuglio di pentimenti. con intenzione però d'avvicinarsi bensì a quella benedetta strada maestra. di non perderla di vista. come ognuno può immaginarsi. vide che da sé non ne poteva uscire. e pensò a trovar qualche altro ripiego. senza dar sospetto. parte lasciandosi guidar dalle strade in cui si trovava incamminato. di cosa. Vedendo a diritta una viottola. e. Non c'era che una vecchia. Ma ben presto.Renzo. di scoprir la parte segreta della sua dolorosa storia. E ripensando alla maniera con cui gliel aveva cavato di bocca. al quale si rammentava bene d'averlo spiattellato. I suoi pensieri erano. per evitare la strada maestra. la memoria. Dopo aver camminato un pezzo. e al quale si potesse andare per istrade comunali: e domandando di quello. in confuso. fece le viste di far come gli era stato detto. . entrò in quella. e adattandole al suo intento. senza che nessuno gli dicesse nulla. alla ventura. e sopra tutto come avean potuto risapere il suo nome. . era molto se non se n'era allontanato. continuato a cicalare. di tenerezze. Se non che si rammentava poi anche. e in quanto a Bergamo. Quello che gli venne in mente. Il disegno era più facile da concepirsi che da eseguirsi. e gli ha affidati a uno che credeva il fior de' galantuomini. e con un andare così tra il viandante e uno che vada a spasso. e camminò un pezzo prima di voltarsi neppure indietro. vestigio della cordicella. pensò che lì sarebbe il luogo di fare i due servizi in una volta.gli rispose questo. e col fuso in mano. per quanto venisse esaminata. con chi. con la rocca al fianco. parte correggendole secondo i suoi lumi. era uno studio faticoso di raccapezzare le cose dette e fatte la sera avanti. che non era distante da Milano più di sei. cammina. senza seminar qua e là quella domanda di Bergamo. ma non si poteva far di meno. è certo d'allontanarsi da Milano. parte co' cenni. . e scoprendolo poi un imbroglione. dopo la partenza dello spadaio. I suoi sospetti cadevan naturalmente sullo spadaio. si può dire. Chiese un boccone. prese in fatti da quella parte. con un'aria indifferente. trova cascine. d'inquietudini. ma senza mettervi piede. fu di scovar. al primo viandante la cui fisonomia gli andasse a genio. spera d'andar verso Bergamo. ogni tanto. Provava bensì una certa ripugnanza a metter fuori quella parola Bergamo. d'aver. di sfratto. di criminale. Da qualche tempo. trova villaggi. Ogni tanto. con gli occhi bassi. vede pendere una frasca da una casuccia solitaria. vorrebbe conoscere lo stato de' suoi affari: che conoscere? è un caos. Risolvette dunque di rivolgersi. ma il cuore di dentro faceva un gran battere. fuori d'un paesello. come se avesse un non so che di sospetto. non lo sapeva dire: non sapeva dir altro che d'essersi in quel tempo trovata fuor di casa. e a tutte quell'esibizioni che riuscivan sempre a voler saper qualcosa. lo studio più penoso fu quello di trovar la strada. uscì. questo gli basta per ora. indovinala grillo. e a tutto il fare di colui. tira innanzi senza domandarne il nome. di rabbie. entrò. e così fece. come aveva fatto in Milano. di sfacciato. parte con parole. Il poverino si smarriva in quella ricerca: era come un uomo che ha sottoscritti molti fogli bianchi. si voltava indietro. andando così da destra a sinistra. gl'indicò il giro che doveva fare. a zig zag. come si dice. non se n'usciva a bene. pensatoci un poco. Un altro studio penoso era quello di far sull'avvenire un disegno che gli potesse piacere: quelli che non erano in aria. parte seguendo l'altre indicazioni che si faceva coraggio a pescar qua e là. di costeggiarla più che fosse possibile. La conclusione fu che. che gli pareva puzzar tanto di fuga.Siete fuor di strada. sentiva anche crescere il bisogno di ristorar le sue forze. il sospetto diveniva quasi certezza. con qualche astuzia. ancora un po' indolenziti. andava anche guardando e strofinando or l'uno or l'altro polso. e. Cammina. Cominciò a persuadersi che. eran tutti malinconici. e segnati in giro d'una striscia rosseggiante.

. e donde veniva. e per che negozio. dove piacesse a Dio. per fare un pasto un po' più sostanzioso. se trovo un ritaglio di tempo. e sul suo essere. ma anche per paura che l'oste. e per un certo tratto. soggiunse: .Gorgonzola! . pur che non fosse un'osteria. non gli uscisse fuori a domandar del nome e del cognome.E credete che ci si possa andare per queste belle viottole. uscì. .Non lo so precisamente: saranno dieci."Qualcheduno ce ne sarà". ma prima che contentarlo in questo. E questo lo disse. chiese un boccone. entrò. del vino la ringraziò (gli era venuto in odio. E glielo nominò. Questa. sulla strada di Bergamo. e sui gran fatti di Milano: ché la voce n'era arrivata fin là. fece servire al suo intento la curiosità della vecchia. approfittandosi della difficoltà medesima. con molta disinvoltura. in un deserto. pensava intanto tra sé.perché ho bisogno di rimettermi subito in istrada -.. pregando la donna che facesse presto. . . vorrei anche passare un momento da quel paese.rispose: . e una mezzetta di vino: le miglia di più.È molto lontano di qui? . saranno dodici miglia.Vi prego di far presto. e prese a diritta. Il suo proposito era d'informarsi all'osteria.disse Renzo. un pane ben diverso da quello che aveva trovato. era risoluto di camminare fin che l'ora e la lena glielo permettessero: e d'aspettar poi l'alba.. di paese in paese.Gorgonzola. Alla larga! . Renzo l'avrebbe lasciato cader rifinito sulla strada. in un campo. ci arrivò. appiè della croce di san Dionigi. Se ci fosse qualcheduno de' miei figliuoli. Se non gli riusciva in quel giorno. .gli fu offerto un po' di stracchino e del vin buono: accettò lo stracchino. e di rincamminarsi da quella parte. e si mise a sedere. Nato e cresciuto alla seconda sorgente. che. in un momento.Devo andare in molti luoghi. e il tempo gli avevan fatto passare quell'odio così estremo e fanatico. . vicino al confine. s'alzò. della distanza dell'Adda.A me mi par di sì: potete domandare nel primo paese che troverete andando a diritta -. Già cammin facendo. immaginandosi che volesse dormir lì. Come si chiama? . e subito dopo cominciò a tempestare il suo ospite di domande. aveva disegnato di far lì un'altra fermatina. a un certo punto.riprese poi. di cavar destramente notizia di qualche traversa che mettesse là. E. l'affar più urgente era di passarlo. . volete dire.. dovunque si fosse. che gli domandava dove fosse incamminato. una polvere! Tanto tempo che non piove! . aveva sentito dir più volte. esso faceva confine tra lo stato milanese e il veneto: del punto e del tratto non aveva un'idea precisa. Renzo. . ma. Ilcorpo avrebbe anche gradito un po' di letto. subito dopo essersi rinfrescato.Va bene. . però nello stato di Milano. ve lo saprebbe dire. non solo perché era vero. piuttosto grosso. ebbe messo in tavola. ma. il giorno avanti. che gli venne incontro.ripeté Renzo. quasi per mettersi meglio in mente la parola. . non solo seppe schermirsi dalle domande. per dir così. prese un pezzo di pane che gli era avanzato della magra colazione. pagò il conto.. un'ora circa prima di sera. Fatti alcuni passi in Gorgonzola.e. vide un'insegna. . per quello scherzo che gli aveva fatto la sera avanti). senza prender la strada maestra? dove c'è una polvere. di quel fiume. per non ve l'allungar più del bisogno.rispose la vecchia. allora come allora. col nome di Gorgonzola in bocca. e all'oste.

Quanto c'è di qui all'Adda? . vicino all'uscio: il posto de' vergognosi.disse l'amico. con un fare da addormentato. sospesa più che terminata dalla notte.Volete passare dal ponte di Cassano.Ma voi.. i quali. Un di coloro si staccò dalla brigata. tanto più che quelle prime eran più atte a stuzzicar la curiosità. . . mezzo tra' denti. per saperlo.. che a soddisfarla: una sollevazione.disse Renzo.Voi. . . se la domanda è lecita. e gli domandò se veniva da Milano. .. . l'oste venne a mettere in tavola. tentennando il capo.All'Adda. da quel che ho sentito dire.. che intanto aveva pensata la sua risposta. come se volesse dire: faresti meglio a venir da Milano. Renzo. dopo aver discusse e commentate le gran notizie di Milano del giorno avanti... a rigor di termini. non venite da Milano? . Domando così per curiosità. a un certo punto della strada. che sarebbe servito. il curioso. e facendone uscire un suono inarticolato.rispose lesto il giovine. meno che per una gran necessità. .gli disse Renzo. la fine d'un atto piuttosto che d'un dramma. si struggevano di sapere un poco come fosse andata anche in quel giorno. o sulla chiatta di Canonica? . C'erano in quella stanza alcuni sfaccendati del paese. per prender tempo a rispondere. . per arrivare a Gorgonzola.disse l'oste. un momento dopo. con più istanza.rispose il montanaro: ma io non ho sentito dir nulla. e questo si mise a sedere in fondo della tavola. . ma pazienza.Milano. . da un viandante che gli aveva indicato quel paese come il primo che doveva attraversare. Il curioso ritornò al suo posto.. E queste parole le proferì in quella maniera particolare che par che voglia dire: ho finito. stringendo le labbra.soggiunse..L'oste rispose a Renzo. . . non dev'essere un luogo da andarci in questi momenti.domandò. per passare? .non si sapeva niente di Milano? . .Io? .Potrebb'essere benissimo che qualcheduno là sapesse qualche cosa. disse: . che gli abbiam visto qualche altra volta.Continua dunque anche oggi il fracasso? . . e. né soggiogata né vittoriosa.Cioè. sì. perché c'era passato.Vengo da Liscate.E a Liscate.Oh! . . una cosa tronca. .Bisognerebbe esser là.Dove si sia.disse Renzo sorpreso. e il nome l'aveva saputo. all'Adda. Ne veniva in fatti. . s'accostò al soprarrivato.

Sapete come sono eh? Cittadini superbi.disse un terzo. per veder di scoprir paese. riconosciuto colui che arrivava. lo sentirete -. in orecchi.disse un altro. . senza che paresse suo fatto. . .Se vai domani. e. a cui un povero figliuolo potesse fidarsi di domandar la strada. Bastò questo per far morir tra' denti al giovine l'altre domande che aveva preparate. .Mi pento di non esser andato a Milano stamattina.diceva uno: . peggio li trovo". tutto per loro: gli altri.diceva un altro. un altro la staffa.E già. ben arrivato! . ci fosse qualche galantuomo. ci sarà sei miglia.Va bene: e quanto c'è? . . nello stesso tempo. "Maledetti gli osti!" esclamò Renzo tra sé: "più ne conosco.Sei miglia! non credevo tanto. gli vanno incontro. disse: . la gente che può dar conto di sé.il vino è sincero? Come l'oro. non ce n'è solamente in Milano. . per i suoi traffichi. insieme con quello. . poi un altro.cominciava un altro. .. sia per dir la nostra ragione. . .Ce n'è sicuro. senza timore d'esser messo alle strette.Ma credette meglio di non finir la frase. quando sentono avvicinarsi un cavallo. stando. sia per mangiare. era solito passar la notte in quell'osteria. . che.Ma! . e siccome ci trovava quasi sempre la stessa compagnia.Avete fatto buon viaggio? . Era un mercante di Milano. uno prende la briglia. si mise a mangiare con grand'appetito. poi un altro. con un'aria cupa e maliziosa. che se n'intende: e poi. . vengo anch'io.Quel che vorrei sapere.disse Renzo. sulla tavola. . . come se non ci fossero. e guardando la mezzetta che l'oste aveva posata. con voce tanto più modesta. E così dicendo. si saprà qualcosa.Del grano nascosto.rispose l'oste. e forzato a ciarlare de' fatti suoi. tra que' parlatori.Eh. volevo dire..è se que' signori di Milano penseranno anche alla povera gente di campagna. perché quelli sono i luoghi dove passano i galantuomini. Gli s'affollano intorno. . . di rilevare come si pensasse colà sul grand'avvenimento nel quale egli aveva avuta non piccola parte.La bocca l'abbiamo anche noi. ..Ben arrivato. chi avesse bisogno di prendere una scorciatoia. e d'osservare specialmente se. . . Basta. Corron tutti all'uscio.Fate conto che. . . poco meno. come all'altro. domani al più tardi.e già.disse l'oste: . Non ostante. poco più. andando più volte l'anno a Bergamo.domandatene pure a tutta la gente del paese e del contorno.questa volta par proprio che i milanesi abbian voluto far davvero. li conosceva tutti. ci saranno altri luoghi da poter passare? .riprese il primo. quanto più la proposizione era avanzata: . tornò verso la brigata. .e quando la cosa sia incamminata. tanto a un luogo. Si tirò davanti il piatto. o se faranno far la legge buona solamente per loro. ficcandogli in viso due occhi pieni d'una curiosità maliziosa.Ben trovati.

lo stavano a sentire. subito. che facce: figuratevi che son passati davanti alla mia bottega: facce che.. si riunirono.Non sappiamo nulla. che son tutto di casa. . e voi altri.riprese il mercante. entrando con la compagnia. . . E trinciando la pietanza che gli era stata messa davanti. Non sapete niente d'oggi? . e poi mangiando. . e lo servo di panno per le livree della servitù.disse il mercante.Bene.. e riprese: . Empì il bicchiere. Quando parve loro d'esser gente abbastanza. e arrivare a Bergamo per l'ora del desinare. che non fosse una giornata brusca come ieri..oggi. per restare a guardar la mia povera bottega.disse più d'uno. per frugar quelli che passano.. lo prese con una mano. il mucchio del sudiciume ingrossa quanto più va avanti.Che diavolo c'era? . amici cari. per partir presto domattina. come state? . forse più di tutti. il mio letto solito è in libertà? Bene: un bicchier di vino. e poi vi dirò le cose d'oggi. . perché voglio andare a letto presto.Ah! ecco quelli delle novità. Renzo.disse il mercante.continuò. stava attento. . gridando per tirar altra gente. con la bocca aperta. i giudei della Via Crucis . S'incamminaron dunque verso quella casa: bisognava veder che canaglia. mettendosi la mano al petto. .. Ehi.Dunque lasciatemi bagnar le labbra. con riverenza parlando. . .se le sapete le novità.a quest'ora le saprete forse meglio di me. zitto e attento.Ma oggi. Sentirete -. al suo posto. e il mio solito boccone.Ah oggi.Proprio il diavolo: sentirete -. Lo dicevo io che. bevette. s'avviarono verso la casa del signor vicario di provvisione. . .Stamattina dunque que' birboni che ieri avevano fatto quel chiasso orrendo. continuò. . e lasciando il cavallo in mano d'un garzone. senza che paresse suo fatto.Bonissimo. o delle brutte. Sapete che è come quando si spazza. poi con le prime due dita dell'altra sollevò i baffi. mettendosi a sedere. e ricominciarono quella bella storia di girare di strada in strada. masticando adagio adagio gli ultimi suoi bocconi. e poi.. E non mi par quasi vero d'esser qui a chiacchierar con voi altri. com'è andata oggi? . davvero. ci mancò poco.Di ieri sì.Possibile? . o peggio. poi si lisciò la barba. dalla parte opposta a quella dove stava Renzo. I compagni. . stando qui sempre di guardia. . la casa.voi altri non sapete di tutte quelle diavolerie di ieri? . continuò il suo racconto. e io lo posso dire. E voi altri.Niente affatto: non è passato nessuno.Dunque ne sentirete delle belle.disse uno degli ascoltanti. si trovarono a' posti convenuti (già c'era un'intelligenza: tutte cose preparate)..Vedete dunque. . smontando. . come se non bastassero le tirannie che gli hanno fatte ieri: a un signore di quella sorte! oh che birboni! E la roba che dicevan contro di lui! Tutte invenzioni: un signor dabbene. Che nuove ci portate di Milano? .E poi. perché avevo già messo da parte ogni pensiero di viaggio. . bene. puntuale. ritti di qua e di là della tavola. oste.

frulloni. . Ma vedete un poco se non era il demonio che li portava. panche. fornai. Indovinate ora chi arrivò all'improvviso. a tirar fuori roba. si mise la punta del pollice alla punta del naso. a croce alzata. piglia tu. avevan voluto saccheggiare. e fior di cavalieri. che piglio anch'io: in un batter d'occhio. ma non sapete che il pane è a buon mercato.. e costoro (avevano il diavolo addosso vi dico. quando uno più manigoldo degli altri. . voglio dire. e le mise sul davanzale.. pani. madie. vedon lì quel forno che fin da ieri.Era vero? . cavalieri. ma. dietro quella barricata. c'è ancora del timor di Dio. di portare il resto sulla piazza. E le cose che uscivan da quelle bocche! da turarsene gli orecchi. . a destra e a sinistra del Crocifisso. Corse su nelle stanze. e. e gli altri anche loro: ma. le accese. sacchi. .E i micheletti? . alzata in aria. l'attaccò all'archetto d'una finestra. e monsignor Settala.Ma? .Con che cosa? . banco. Tutti i monsignori del duomo. Un galantuomo del vicinato ebbe un'ispirazione dal cielo. arciprete. Quando videro questo bell'apparato. e di dar fuoco al mucchio e alla casa insieme. avventori.E qui. e stesa la mano sinistra. La più parte. farina. E poi torna in campo quel bel ritrovato di ieri. ma visto che la gente non era del loro parere. indovinate un po' con che bella proposta venne fuori.. che c'è l'avviso sulle cantonate. In un Milano. cercò d'un Crocifisso. dentro come disperati. dovettero smettere. . da un'altra. . brava gente! ma cosa volete fare? ma è questo l'esempio che date a' vostri figliuoli? ma tornate a casa. avrebbero dato fuoco anche al paradiso. tutto sottosopra. bisogna dirla. con gli archibusi spianati. comincio a predicare da una parte. c'era de' cavalieri. i manigoldi. penitenziere.non ci son per nulla. e così fecero.Ma. per riceverli come si meritavano. . La gente guarda in su. Cosa avreste fatto voi altri? . se non fosse stato che non tornava conto di farsi scorgere. tutti tornarono in sé.Aspettate.Sicuro. casse. pasta.Tornare indietro. una bella fila di micheletti. per rubare. e star cheti. . Andavan dunque con la buona intenzione di dare il sacco. E già cominciavano. in abito corale. in processione. costoro. . fu preso. crusca. più di prima? ma andate a vedere. lo trovò.Ci han dato fuoco? . Detto fatto. Fu in un batter d'occhio. a invigilare che tutto andasse bene..trovaron la strada chiusa con travi e con carri. tutto ciò che c'era buono a qualcosa. vi dico: piglia piglia. c'era bensì de' diavoli che.continuò il mercante.I micheletti avevan la casa del vicario da guardare: non si può cantare e portar la croce.. e monsignor Mazenta. . prese da capo d'un letto due candele benedette.Di fare un mucchio di tutto nella bottega. e poi c'era chi gli aizzava).. Son lì sul Cordusio.dissero forse tutti gli ascoltatori. e di farne una fiammata. e cosa si faceva in quella bottega? si distribuiva il pane agli avventori.

la c'era proprio la meta. chi sapeva leggere. tra ieri e stamattina? Da mantenerne il ducato per due mesi.C'era una lega? . . Tutte cabale ordite da' navarrini.continuò il mercante. e da' confratelli della buona morte. asciugandosi la barba col tovagliolo.Che bazza! .E la gente cosa farà? . a una voce. serviti con tutte le formalità..Cosa c'è ancora? . Appena cominciò a spargersi questa voce.disse uno degli ascoltatori. vedete. accompagnati da' cappuccini. da quel cardinale là di Francia. e gente che se l'è meritato.Avevan tanta voglia di veder morire un cristiano all'aria aperta. era un pensier poco allegro. . era una cosa necessaria. senza metter mano alla borsa..l'era ordita da un pezzo: c'era una lega. ne sono stati agguantati molti. Cominciavan già a prender il vizio d'entrar nelle botteghe.La gente? anderà a vedere. e che ogni giorno ne pensa una. . Indovinate un poco: un pane d'ott'once.disse il mercante. ognuno andava a casa per la più corta. . . Pensate se coloro volevano smettere.. avranno quattro tristi. di loro spontanea volontà.La vigna è bella. quand'io ne sono uscito. sapete chi voglio dire. Non v'ho detto tutto. se li lasciavan fare.domandò ancora colui che aveva fatta l'altra domanda.E. A buon conto. per far qualche . per non arrischiare d'esser nel numero. .C'era una lega.E per fuori di Milano. Non so che vi dire: per voi altri sarà quel che Dio vorrà.Davvero. pareva un convento di frati.Davvero. E vi so dir io che. . .C'è che.Gl'impiccheranno poi davvero? .E la gente cosa fece? .rispose il mercante. Sapete quanta farina hanno mandata a male. In vece sua. e così di mano in mano. .A poco a poco se n'andarono. .Diavolo! Volete che i monsignori del duomo venissero in cappa magna a dir delle fandonie? . .Quel che s'è fatto per Milano. pur che la duri. Milano. ier sera o stamattina che sia. e di servirsi.Eccome! e presto. è tutto a spese della città. che ha un certo nome mezzo turco. birboni! far la festa al signor vicario di provvisione.ripeteron gli altri. dopo il pane sarebbero venuti al vino. . una usanza così comoda. e. non s'è fatta nessuna legge buona? . che volevano. i fracassi son finiti. . . per un soldo. e subito s'è saputo che i capi saranno impiccati. È una provvidenza. per un galantuomo che ha bottega aperta. ora viene il buono. . sapete? . corsero alle cantonate. .

che in Milano non s'eran mai vedute. . di moversi. così una galanteria.Già. aveva fatto il diavolo. e che c'è descritta tutta la cabala. .uno che non si sa bene ancora da che parte fosse venuto.E cosa n'è stato? . pensò che il ciarlone doveva poi finire di parlar di lui.soggiunse un terzo: . e sarei tornato subito a casa mia. In quella perplessità. e mandare anche gl'incettatori a dar calci all'aria. gli mise l'unghie addosso. Già ieri. andiamo. E se chi comanda non fa nulla. convien che caschi. Chi non lo sa? Ma tocca a chi comanda a tener buone spie. che hanno messo a soqquadro mezzo Milano. Birbante! Chi farebbe viver la povera gente. e lo menavano in gabbia. ché a forza di ricorrere s'ottiene. ma che? i suoi compagni. perché vede bene. al tocco di questa corda. e andarlo a disotterrare. il manigoldo.. . Ma quella paura di dar sospetto. che qui sta la forza del re. . mi son mosso? . s'era messo a predicare. Lo so anch'io. il quale non perdeva un ette di quel discorso. . i baccani non mi piacciono. e fatta tiranna di tutti i suoi pensieri. seguitò: . e volevano anche far peggio. e son rimasto a casa mia. La giustizia aveva acchiappato uno in un'osteria. e vuole aiutarli: ci dan poi dentro quando meno se lo pensano. l'aveva tenuto sempre inchiodato sulla panca.E io. .io che so come vanno queste faccende. e poi. Ho moglie e figliuoli. e più di dieci volte aveva detto a sé stesso: andiamo. eran forestieri. e a proporre. cresciuta allora oltremodo. dico la verità.. e lo liberarono. si sentì venir freddo. e poi. e trovan per tutto da alloggiare e da rintanarsi: però finché il diavolo può. il furbo. in compagnia de' fornai. nel forte del baccano.Io? . e si dice che n'anderà di mezzo molta gente.E per questo. Anzi mi dimenticavo di dirvene una che m'è stata data per certa.Ne volete una prova? Chi ha fatto il più gran chiasso. a prender la roba a man salva. Gli pareva mill'anni d'esser fuori e lontano da quell'osteria. . tende a far qualche tiro a Milano. senza interrompere il filo del racconto. e non metter su un'usanza così scellerata d'entrar nelle botteghe e ne' fondachi. o sarà nascosto in Milano: son gente che non ha né casa né tetto. e il dicitore. Peggio per loro. perché. vennero in gran numero. sarà scappato. che l'aveva appostato.dispetto alla corona di Spagna.se per caso mi fossi trovato in Milano. da quel paese. andavano in giro facce. né che razza d'uomo si fosse. Dicono che i fornai son birboni.Non si sa. e se non dànno retta alla prima. e che ne' tumulti i galantuomini non ci stanno bene. . quando i signori fossero ammazzati? La giustizia. Ma sopra tutto. avrei lasciato imperfetto qualunque affare. tocca alla città a ricorrere.disse un altro. non contento di questo. prima che potesse pensare a contenersi.Renzo. ricorrere ancora. che facevan la ronda intorno all'osteria. ma bisogna impiccarli per via di giustizia. A Renzo quel poco mangiare era andato in tanto veleno. quando la pera è matura. Per ora si sa di sicuro che le lettere son rimaste in mano della giustizia. ma certo era uno de' capi. da chi fosse mandato. che s'ammazzassero tutti i signori. gli trovarono un fascio di lettere. appena sentisse attaccare qualche altro discorso. e concluse tra sé.disse uno della brigata. non mi son lasciato vincere dalla curiosità. . e diede un guizzo. . C'è del grano nascosto. Nessuno però se n'avvide.

è stato d'aiutar Ferrer. "Ha detto sei miglia. una lettera sola. "Io fare il diavolo! Io ammazzare tutti i signori! Un fascio di lettere. senza farvi torto. Andava dunque dove la strada lo conduceva. Se qualche barca c'è. erano i miei amici.. val più un pelo della sua barba che tutta la vostra. s'incamminò dalla parte opposta a quella per cui era venuto. Ben presto vide aprirsi una straducola a mancina. e che il nome non lo portava scritto in fronte. a sentir voi. e. riconosciuti all'andare.. chiamò l'oste con un cenno. da molte ore. l'una in guerra coll'altra. sappiate che. e. Verso Milano non vo di certo. incontrava qualche viandante. e è scritta. . Capitolo XVII Basta spesso una voglia.. faranno anche queste. ma gli tornavano in mente certe storie che aveva sentite raccontare. mio caro signore. io! I miei compagni che mi stavano a far la guardia! Pagherei qualche cosa a trovarmi a viso a viso con quel mercante. Renzo colse l'occasione. lo saldò senza tirare. questa lettera. altrimenti mi fermerò fino alla mattina. Una lettera sola?. A quell'ora. che non l'ho mai né visto né conosciuto. Sappiate ora. e questa lettera. in un certo momento. se si fosse abbattuto in qualcheduno. dovessero anche diventar otto o dieci. per veder cosa faceva quel forestiero. che in prigione". e si propose d'entrar nella prima viottola che gli paresse condur dalla parte dove gli premeva di riuscire.. gli chiese il conto.. senza far altri discorsi. intanto che voi stavate a guardar la vostra bottega. e quella di star nascosto: e le sciagurate parole del mercante gli avevano accresciuta oltremodo l'una e l'altra a un colpo. l'ha scritta un religioso che vi può insegnar la dottrina. e domandargli con comodo dov'abbia pescate tutte quelle belle notizie. non avrebbe più fatte tante cerimonie per farsi insegnar la strada. ch'era stato anche lui a sentire. come sapete: la voglia di correre. nel momento che usciva di Gorgonzola. Dunque la sua avventura aveva fatto chiasso. le gambe che hanno fatte l'altre. io dissi una parola da buon cristiano. all'aria sospettosa. sur una pianta. da poter passare. ciò non ostante prese contro voglia la strada maestra. quando le sarò vicino. diminuissero sempre più que' pericoli. passò la soglia. o presto o tardi ci arriverò. l'oste. in un campo.pensava: . se lo volete sapere. nell'osterie. e le tenebre che venivano innanzi. Aspetta che mi mova un'altra volta. non ho più bisogno di chi me l'insegni. e che adesso è in mano della giustizia. e che il diavolo ch'io ho fatto. andò verso l'altra cima della tavola. È vero che bisogna farlo per l'anima: son prossimo anche loro. come le passere: meglio sur una pianta. per informarsi della strada. dove c'era tutta la cabala.. a guida della Provvidenza. perché. non ebbe cuore d'abbordarne nessuno. ma non sentiva anima vivente. per aiutar signori. L'Adda ha buona voce. e v'entrò. che la cosa è andata così e così.. E quel gran fascio di lettere. dunque lo volevano a qualunque patto. Quantunque. due tali in corpo. scommettiamo che ve lo fo comparir qui. passo subito. un uomo anche lui. come voi sapete di certo. scoccassero le ventiquattro. di fuggitivi colti e scoperti per istrane combinazioni. eran due soli. cammina. mi vollero fare un brutto scherzo. e pensava. quando si sia. colui. e. ma. per le strade! Pensava bensì che finalmente i birri che lo conoscevano. a un altro religioso. Sì signore. di là dall'Adda (ah quando l'avrò passata quest'Adda benedetta!). chi sa quanti birri erano in campo per dargli la caccia! quali ordini erano stati spediti di frugar ne' paesi. . io mi faceva schiacciar le costole. senza l'aiuto del diavolo? Avreste curiosità di vederlo quel fascio? Eccolo qui.. Cammina.A questo punto. quantunque l'acque fossero molto basse. come vedete.se andando fuor di strada. pensate poi due alla volta. e fermarlo. pieno la fantasia di quelle brutte apprensioni. ad altri segnali impensati: tutto gli faceva ombra. come se fosse stato un mio fratello. dunque vo verso l'Adda. Sul principio. andò diritto all'uscio. sappiate che que' birboni che. Il povero Renzo n'aveva. per salvare il vostro signor vicario di provvisione. per non lasciar ben avere un uomo. un religioso che.

almeno un certo qual argomento di fiume vicino. il bestione. lamentevole insieme e minaccioso. ma non vide mai altro segno di gente desta. l'annoiava l'ombra delle cime leggermente agitate. per dir così. che un mugolìo di cani. stava in orecchi. anche senza i cani. e s'inoltrò per quella. Al suo avvicinarsi a qualcheduna di quelle. Ma dopo qualche tempo. sottile. sentiva. la stanchezza cresciuta. e di non dover andarne alla cerca. in quella notte. si fermò ad ascoltare. ma più che s'inoltrava.Vedete ora quali sono i furfanti miei amici. a buon conto. che doveva far poco servizio a chi si trovava ancora indosso quegli stessi vestiti che s'era messi per andare a nozze in quattro salti. uguale. per veder se sentiva quella benedetta voce dell'Adda. non gli viene in testa altro che ladri. si soffermava ogni tanto. gli rappresentavan figure strane. arrivò dove la campagna coltivata moriva in una sodaglia sparsa di felci e di scope. la solitudine. così. né una vite. Cammina. A poco a poco. Ciò non ostante andò avanti. quel che mi diranno. che aveva tanto amareggiato il viaggio in pieno giorno. lo stesso scrosciar delle foglie secche che calpestava o moveva camminando. non gli dava ormai più fastidio. questi pensieri ed altri simili cessarono affatto: le circostanze presenti occupavan tutte le facoltà del povero pellegrino. dell'orazioni per i morti. e ormai dolorosa. che prima pareva quasi che gli facessero una mezza compagnia. il mugolìo si cambiava in un abbaiar frettoloso e rabbioso: nel passar davanti alla porta. s'accorse d'entrare in un bosco. Fatti pochi passi. da quel non veder più né un gelso. Allora serbava quel partito all'estrema necessità. ma lo vinse. sempre per lo stesso sentiero. Altre voci non sentiva. vedeva quasi. che qualche lumicino trasparente da qualche impannata. cercando un luogo di riposo e di sicurezza. ma invano. quell'andare alla ventura. Nella strada fuor dell'abitato. se non passarla. raddoppiar gli urli: cosa che gli faceva andar via la tentazione di picchiare. cammina. e. col muso al fessolino della porta. lasciatevi in serbo dalle novelle sentite raccontar da bambino. di quercioli. andandomi bene. se picchio: quand'anche non ci dorma qualche pauroso che. Gli alberi che vedeva in lontananza. Le gambe provavano come una smania.cosa volete a quest'ora? Come siete venuto qui? Fatevi conoscere. ma ancora invano. di giorno chiaro. più il ribrezzo cresceva. E imparate a parlare un'altra volta. andava adagio adagio. "Chi è là? . se non è un cavaliere in carrozza". e tirava innanzi. se non indizio. e tornare subito trionfante a casa sua.pensava: . mostruose. e di chieder ricovero. e contro voglia andò avanti. non ci si sarebbe risolto. si metta a gridare: aiuto! al ladro! Bisogna aver subito qualcosa di chiaro da rispondere: e cosa ho da rispondere io? Chi sente un rumore la notte. per discacciarle. camminando. Quando s'abbatteva a passare per qualche paese. Seguitando a andare avanti. Non c'è osterie da alloggiare? Ecco. ciò che rendeva ogni cosa più grave. e. deformi. Gli parve. La paura d'essere inseguito o scoperto. e siccome nella sua mente cominciavano a suscitarsi certe immagini. o per acquietarle. guardando però se ci fosse ancora qualche uscio aperto. e allungando il passo. con più impazienza che voglia. né altri segni di coltura umana. più ogni cosa gli dava fastidio. E forse. trappole: non si pensa mai che un galantuomo possa trovarsi in istrada di notte. principalmente quando si tratta del prossimo". vagando per l'aria. ma quante cose rendevan questo molto più noioso! Le tenebre. con la speranza di scoprire almeno l'Adda. al tasto. un impulso di . Provava un certo ribrezzo a inoltrarvisi. recitava. che veniva da qualche cascina isolata. si trovò tra macchie più alte. di pruni. seguendo un sentiero che l'attraversava. aveva per il suo orecchio un non so che d'odioso. di marruche. certe apparizioni. che tremolava sul sentiero illuminato qua e là dalla luna. e andando ancora. La noia del viaggio veniva accresciuta dalla salvatichezza del luogo. cominciò a veder tra le macchie qualche albero sparso. tirava una brezzolina sorda. malviventi.

esclama: . ascoltò se sentisse batter de' remi. e raggrinzarle. gli tornò il polso. Perciò si mise a consultar tra sé. quella bella svegliata". un graticcio. per forse sei ore che poteva ancora indugiare. senza chiave né catenaccio. facendosene. n'è certo. e peggio. m'è toccata. ma non vide né sentì nulla.Fu il ritrovamento d'un amico. costrutte di tronchi e di rami. parve che a un tratto lo soverchiasse. il prunaio. Così rinfrancato un momento. e sostenuto da ritorte di rami. con quella brina. che già avevano fatto più del loro dovere. e nello stesso tempo pareva che durassero fatica a regger la persona. La stanchezza quasi scomparve. sentì il sangue scorrer libero e tepido per tutte le vene. del suo terrore. vide l'acqua luccicare e correre. . Bergamo sicuramente. alla meglio. a foggia d'hamac. risolveva d'uscir subito di lì per la strada già fatta. era rabbattuto. sparso di paesi. cominciò a sentire un rumore. e. Prima però di sdraiarsi su quel letto che la Provvidenza gli aveva preparato. dietro all'amico rumore. a ringraziarla di quel benefizio. con l'intenzione di dormire un bel sonno. che gli parve dover essere una città. Un usciaccio intarlato e sconnesso. con quella brezza. ma sapeva bene che l'Adda non era fiume da trattarsi così in confidenza. Se fosse stato qualcosa di meno dell'Adda. con le mani e con le braccia. e di cercare un ricovero. un mormorìo. A un certo punto. una di quelle capanne coperte di paglia. se la sentiva scorrer tra i panni e le carni. e spegnervi quell'ultimo rimasuglio di vigore.è l'Adda! . Disse poi le sue solite divozioni. Arrampicarsi sur una pianta. d'un salvatore. ma atterrito. Gli venne in mente d'aver veduto. entrò. e penetrar più acuta nelle ossa rotte dalla stanchezza. si rimise sul sentiero. separando e diramando. intonacati poi con la mota. vide sospeso per aria. sentì crescer la fiducia de' pensieri. Scese un po' sul pendìo. chiese perdono a Domeneddio di non averle dette la sera avanti. dove i contadini del milanese usan. in quella terribile giornata. di tornar tra gli uomini. più che d'ogni altra cosa. d'un fratello. e andò verso la capanna. E stando così fermo. d'essere andato a dormire come un cane. era un richieder troppo da quelle povere gambe. vi s'inginocchiò. sul partito da prendere. una specie di coperta. tutto quel tempo. anche all'osteria. Sentiva la brezza notturna batter più rigida e maligna sulla fronte e sulle gote. in uno de' campi più vicini alla sodaglia. tutto tacendo d'intorno a lui. . e se l'accomodò addosso. e sur uno di quelli una gran macchia biancastra. Passeggiare innanzi e indietro. si fermò su due piedi a deliberare. Arrivò in pochi momenti all'estremità del piano. e gli comandò che reggesse. sospeso il fruscìo de' piedi nel fogliame. la mattina. parendogli d'averlo comprato anche più caro del dovere. e svanire in gran parte quell'incertezza e gravità delle cose. le macchie. anche lì. d'andar diritto all'ultimo paese per cui era passato. che anche là dentro si faceva sentir molto bene. sull'orlo d'una riva profonda.soggiunse poi tra sé. ma non sl curò di salirvi. la sodaglia. rimangono abbandonate.corsa. e non esitò a internarsi sempre più nel bosco. molto a sangue freddo. Raccolse poi tutta la paglia che rimaneva all'intorno. quell'uggia. richiamò al cuore gli antichi spiriti. La disegnò subito per suo albergo. e guardando in giù tra le macchie che tutta la rivestivano. per dir le sue parole. ripassò il bosco. e d'inginocchioni mettendosi a giacere: . e ripararsi la notte a guardarla: nell'altre stagioni. guardò giù. per tentarne il guado. vestito così. vide il vasto piano dell'altra riva. appoggiando le mani sulla paglia. per temperare il freddo.per questo. una dormitina sarebbe ben saporita. oltre che sarebbe stato poco efficace aiuto contro il rigore del sereno. Era per perdersi affatto. Renzo scendeva subito. "E per questo. quell'orrore indefinito con cui l'animo combatteva da qualche tempo. se qualche barchetta si movesse nel fiume. l'estate. Vide in terra un po' di paglia. c'era più che non bisognasse per intirizzir davvero. e vi si rannicchiò sotto. e al di là i colli. e di tutta l'assistenza che aveva avuta da essa. Sta in orecchi. e pensò che. e star lì a aspettar l'aurora. depositar la raccolta. Renzo l'aprì. un mormorìo d'acqua corrente. e per di più. anzi. Alzando poi lo sguardo.

E la prima volta che gli ferì gli orecchi quello scocco. aprì l'uscio della capanna. Vada tutto in isconto de' miei peccati. pure spiccava nel campo immenso d'un bigio ceruleo. e facendosegli il freddo sentir sempre più.rispondeva ai pensieri che gli davan più noia: . e con più fervore del solito. s'andavan lumeggiando di mille colori senza nome: quel cielo di Lombardia. si mise inginocchioni. n'aveva preso il linguaggio e il cuore. se le stropicciò. di tanto bene che voleva a lui. Ferrer. Quando finalmente quel martello ebbe battuto undici tocchi. come per mettere insieme tutte le membra. per la prima cosa. povero Renzo! Quella che doveva esser la quinta delle sue nozze! Che stanza! Che letto matrimoniale! E dopo qual giornata! E per arrivare a qual domani. la povera donna si trovava ora snidata. i birri. il vicario. Il mercante. Lui sa quel che fa: c'è anche per noi. come l'avrebbe potuta dimenticare? Quell'Agnese. della turpe intemperanza. che l'aveva scelto. e dimostrata co' fatti la premura. che. così inaspettato. sentiva più vivamente la vergogna delle proprie scappate. amabili in tutto. il notaio. e prima di ricever da lui il titolo di madre. E quella povera Agnese. si rizzò. poche nuvole. disse. Più giù. l'oste. che ognuno pareva che facesse da sé. un pezzo. e non il meno pungente. dico. ma strettamente legate nel cuore del giovine: una treccia nera e una barba bianca. per dir così. in un canto. che. a qual serie di giorni! "Quel che Dio vuole. quasi raminga. quel pensiero. a lunghe falde ineguali. così splendido.quel che Dio vuole. che addio sonno. in grazia appunto di così amorevoli intenzioni. E non vedendo nessuno. così in pace. e raccoglieva guai e travagli da quelle cose appunto da cui aveva sperato il riposo e la giocondità degli ultimi suoi anni. tra l'azzurro e il bruno. la brigata dell'osteria. senza che potesse avere alcuna idea del luogo donde venisse. s'alzò mezzo intirizzito. come d'un avvertimento che venisse da persona non vista. cominciò nella sua memoria o nella sua fantasia (il luogo preciso non ve lo saprei dire). rimbombare i tocchi d'un orologio: m'immagino che dovesse esser quello di Trezzo. e contemplando l'immagine di Lucia! non ci proveremo a dire ciò che sentisse: il lettore conosce le circostanze. del bel caso che aveva fatto de' paterni consigli di lui. diede un'occhiata in qua e in là. se lo figuri. Ma anche la consolazione che provava nel fermare sopra di esse il pensiero. Lucia è tanto buona! non vorrà poi farla patire un pezzo. e misurava con impazienza il lento scorrer dell'ore. gli fece un senso misterioso e solenne. era tutt'altro che pretta e tranquilla. lo riconobbe subito. lo spadaio. tutta quella turba delle strade. per veder se c'era nessuno. Dico misurava. così bello quand'è bello. con una voce sconosciuta. le più basse orlate al di sotto d'una striscia quasi di fuoco. soffiò in una mano. Se Renzo si fosse . sospirava la venuta del giorno. poi nell'altra. leggieri e soffici. un andare e venire di gente. nette d'ogni sospetto. e prese per quello. incerta dell'avvenire. pallida e senza raggio. Tre sole immagini gli si presentavano non accompagnate da alcuna memoria amara. all'orizzonte. giù giù verso l'oriente. ogni mezz'ora. e disperando ormai d'attaccar sonno.Ma appena ebbe chiusi gli occhi. che di mano in mano si faceva più viva e tagliente: da mezzogiorno. così affollato. molto differenti al certo. così incessante. scosse la vita e le spalle. un pezzo!" Tra questi pensieri. cercò con l'occhio il sentiero della sera avanti. s'andava sfumando leggermente in un giallo roseo. che l'aveva già considerato come una cosa sola con la sua unica figlia. poi don Abbondio. Che notte. altre nuvole ravvolte insieme. Il cielo prometteva una bella giornata: la luna. e. si stirò in lungo e in largo. . perché. Ma era un dolore di più. Pensando al buon frate. si stendevano. poi don Rodrigo: tutta gente con cui Renzo aveva che dire. sentiva in quel vasto silenzio. e due principalmente. cominciò. a segno ch'era costretto ogni tanto a tremare e a battere i denti. le divozioni della mattina. ch'era l'ora disegnata da Renzo per levarsi.

Renzo vi si slancia. e ammirato quell'albeggiare così diverso da quello ch'era solito vedere ne' suoi monti. Come accade in tutti gli affari un po' imbrogliati. attraversa il bosco. ché la corrente era.riprese: . adagio. e per arrivar presto. lungo l'acqua che va. Il pescatore gira uno sguardo lungo la riva. e tornò indietro. e nell'eseguire poi. Passa i campi. Scende subito per la più corta.è Bergamo.Adagio. parte rompendo.Un pochino. gli dava fastidio il non saper di certo se lì essa fosse confine. per tagliarla direttamente. Lo faceva. dà una voce leggiera leggiera al pescatore. E senza mai rallentare. ringrazia Dio tra sé. poi strinse le labbra.disse il padrone. ci salta dentro. del ribrezzo che vi aveva provato poche ore prima.La città di Bergamo. data ancora una occhiata alla riva milanese. e disse poi : . . tira fuori una berlinga. in quel luogo. e si coceva di non poterci andar per la più corta. . con l'intenzione di far come se chiedesse un servizio di poca importanza. Perché la così pronta e discreta cortesia di costui verso uno sconosciuto non faccia troppo maravigliare il lettore. guardando in qua e in là. dobbiamo informarlo che quell'uomo. è sul ciglio della riva. e poi dirizza la prora verso Renzo. Renzo.buon viaggio . tra i pruni. gli accenna che approdi. . o se. doveva fare un tragitto diagonale. e la barca.mi fareste il servizio. chiamato il pescatore. ora che l'Adda era. e ridendo e vergognandosi nello stesso tempo. che. si volta a guardare indietro. troppo rapida.rispose il pescatore. e. di tra i rami. prese la mancia. . dava ogni tanto un'occhiata ombrosa alla riva da cui s'allontanavano. gliene rimanesse un altro da superare. in una maniera mezzo supplichevole. . era avvezzo a farlo. per riscaldarsi. quasi con un piede nell'acqua.ah. quel paese? .esclamò Renzo. passa la sodaglia. Onde. Renzo. mette le mani in tasca. disse: . e sl disponeva a maneggiarlo. . . guarda attentamente lungo l'acqua che viene. radendo quella sponda. quanto per non farsi de' nemici in quelle classi.Il pescatore l'aveva indovinato. Toccano finalmente quella riva. ma. e l'afferra. senza avvedersene. il quale.Viva san Marco! . e ci si mise con un vigore e con una maestria.rispose Renzo. vede una barchetta di pescatore. e per di più ci mise il dito in croce. e camminava a passi lunghi. vedendo sul fondo della barca un altro remo. e dice: . contr'acqua. afferra la punta del battello. . la ripose. passa le macchie. che le difficoltà alla prima si presentino all'ingrosso. Renzo che stava sull'orlo della riva. di tragittarmi di là? . superato quell'ostacolo. col pagare. che veniva adagio.E quella riva lì. e poi con la bocca il barcaiolo. non fu un piccolo sproprio. è sulla riva. certo avrebbe guardato in su. si può dir. parte secondando il filo dell'acqua.. e la porge al galantuomo. . si china. Il pescatore non disse nulla. e accennando col capo quella macchia biancastra che aveva veduta la notte avanti.siete del mestiere. accompagnando quel gesto con un'occhiata espressiva. ma nel veder poi con che garbo il giovine aveva preso lo strumento. guarda giù. stese la mano. e poi una impaziente a quella dov'eran rivolti. e già voltava da quella parte. passata. attese le circostanze. . e al fiume di sopra e di sotto. e. vengan fuori per minuto. pregato spesso d'un simile servizio da contrabbandieri e da banditi. più che da dilettante. e approda. non tanto per amore del poco e incerto guadagno che gliene poteva venire.trovato lì andando a spasso. è bergamasca? .Terra di san Marco. ma badava alla sua strada. e che allora gli appariva ben più distinta. ah.

ogni volta che potesse esser sicuro che non lo vedessero né gabellieri. prendendo per punto di mira la macchia biancastra sul pendìo del monte. che. ha fatto danari. da' quali dovette accorgersi che troverebbe nel paese in cui s'inoltrava. Non era un conto che richiedesse una grande aritmetica. che è la dote ordinaria di chi è obbligato a trattar con cert'uni. e dirgli. e pensò "è passata sotto il ponte!" Così. pensò.disse Renzo. e mostravan la miseria più nel viso che nel vestiario: contadini. la penuria che aveva lasciata nel suo.fu il suo primo pensiero. artigiani. seppe che gli rimanevano ancor nove miglia da fare. Bortolo mi voleva bene. Ma il terzo corse a chi lasciava in quel paese. l'addio alla patria. e riprese la sua strada. quando cominciò a dargli retta. una attempata. che poteva dir di più una preghiera? . Voltò le spalle a que' tristi oggetti. come un pitocco. abbassò gli occhi sull'acqua che gli scorreva a' piedi. gli rimase ancor qualche soldo. famiglie intere. e soggetto a render conto a cert'altri. sentisse di poter reggere. Quella vista. tutti del color della morte: e ritto. Tutt'e tre stesero la mano verso colui che usciva con passo franco. dopo aver succhiata invano l'una e l'altra mammella. Allora incrociò le braccia sul petto. Senza parlare de' guai che Renzo portava con sé. cercava di soddisfarli tutti. e in fatti. fu il secondo. nel viso del quale e nelle membra. un'altra più giovine. risvegliato già da qualche tempo. pagato che ebbe. è un buon figliuolo. senza voler più bene ai primi che ai secondi. quel che Dio vuole". . chiamava. vide. montanari. due donne. non m'abbandonerà. Renzo si fermò un momentino sulla riva a contemplar la riva opposta. cacciata subito la mano in tasca. piangeva. Sta' lì. e con l'aspetto rianimato: nessuno parlò. con un bambino. finché trovasse qualcheduno da farsi insegnar la strada giusta. li mise nella mano che si trovò più vicina. Si levò di tasca tutte le sue ricchezze. per quelle due o tre che gli potevan rimanere. si potevano ancora vedere i segni d'un'antica robustezza. nominava il paese dove abitava quel suo cugino. la votò di que' pochi soldi. Nell'uscire.dico. sdraiate in terra. "Ah! ne son proprio fuori! . senza tanti rigiri. Quel viaggio non fu lieto. E bisognava vedere con che disinvoltura s'accostava a' viandanti. m'aiuterà anche per l'avvenire". che non sarebbe una bella cosa di presentarsi al cugino. Dal primo a cui si rivolse. la Provvidenza m'ha aiutato finora. ma però c'era abbondantemente da fare una mangiatina. né esploratori. e. accanto alla porta. e quantunque Renzo. Entrò in un'osteria a ristorarsi lo stomaco. e s'incamminò. quello di Lecco. né birri. più che sedute. le fece scorrere sur una mano. vicino a loro. per primo complimento: dammi da mangiare. tirò la somma. per antonomasia. m'ha invitato tante volte.andava meditando. e più ancora nelle terre e ne' borghi. domata e quasi spenta dal lungo disagio. oltre la compassione e la malinconia. il suo occhio veniva ogni momento rattristato da oggetti dolorosi. E poi. da un'altra parte.La c'è la Provvidenza! . "Chi sa. con quell'imparzialità. senza grand'incomodo. . e un misto ronzìo di preghiere. all'uso del suo paese. lo metteva anche in pensiero de' casi suoi. Intanto l'appetito. che non eran poveri di mestiere. mise un sospiro. un uomo. Per tutta la strada. . "Ah mondo birbone! Basta. e. di lamenti e di vagiti. incontrava a ogni passo poveri. come negli anni passati? Basta. quella terra che poco prima scottava tanto sotto i suoi piedi. maledetto paese".se trovo da far bene? se c'è lavoro. andava crescendo di miglio in miglio. piangeva. Così. che quasi v'inciampava.

a un di presso. e dagli occhi de' curiosi. e far merenda sulla riva.Il signor Bortolo! Eccolo là. pensa Renzo. . si guadagna da vivere per più d'uno. quella casuccia. camperebbe. ora non c'è ricerca d'operai. entra. anzi appena appena ognuno tiene i suoi.. e si fa scrivere alle donne che vengano. fuggitivo. T'avevo invitato tante volte. . a casa un po' di danaro.son qui -. Arriva al paese del cugino. È un altro par di maniche. alla peggio. De' curati ce n'è per tutto.Oh povero Renzo! Ma tu hai fatto capitale di me. anche quest'inverno? Così camperemo qui. per di più. La carestia doveva poi finire: tutti gli anni si miete: intanto aveva il cugino Bortolo e la propria abilità: aveva. a dirtela. "Signore? buon segno". no. che gli dice: . Perché. ripensando a' casi suoi. non sei mai voluto venire.. che son quelli che sanno bene il mestiere.No. se a sostenere in quel giorno que' poverini che mancavano sulla strada. però men chiaro ancora di quello ch'io l'abbia saputo esprimere. per non perderli e disviare il negozio. . anzi prima di mettervi piede. Vengono quelle due care donne: si mette su casa. distingue una casa alta alta. non sono venuto via di mia volontà. si sarebbe campati là. a dirtela. riconosce un filatoio.disse Bortolo. . con la più gran brevità. se stia lì un certo Bortolo Castagneri. e far vedere alle donne il luogo dove mi sono imbarcato. in un'altra stanza. ma sei un benedetto figliuolo. non però senza molta commozione. sai? e poi. Dopo quelle prime accoglienze. appena fuor del paese. un alzar di braccia. Bortolo tira il nostro giovine lontano dallo strepito degli ordigni. E poi. Mi par di vederla. riconosce il giovine. e a cui aveva dato un sentimento così vivo di sé stessa. con un bel fico che passava il muro. . con quel poco che abbiamo in serbo. chi vuol gente abile. Un oh! di sorpresa. E. e io quella poca abilità. Quello si volta. in gran parte la deve a me. così efficace. e quando si passava da quella sua casuccia. e io non t'abbandonerò. vede il cugino.La refezione e l'opera buona (giacché siam composti d'anima e di corpo) avevano riconfortati e rallegrati tutti i suoi pensieri.ti vedo volentieri.. disse Renzo. a più ordini di finestre lunghe lunghe. finché tornasse l'abbondanza. tutto gli si spianava. domanda ad alta voce.rinasce la furia de' lavori: i padroni fanno a gara per aver degli operai milanesi. Veramente. gli operai milanesi alzan la cresta.. . e da metter qualcosa da parte. sono il factotum. il prunaio da cui sono sceso. gli raccontò la dolorosa storia. ma il padrone mi vuol bene. Con quello. quel posto dove sono stato a guardare se c'era un battello". gli corre incontro. perché aspettar tanto? Non è vero che. e. dall'essersi così spogliato degli ultimi danari. la Provvidenza aveva tenuti in serbo proprio gli ultimi quattrini d'un estraneo. senza vantarmi: lui il capitale. un gettarsele al collo scambievolmente. Che piacere. Povera Lucia Mondella! Me ne ricordo. ora arrivi in un momento un po' critico.. come se fosse ieri: una buona ragazza! sempre la più composta in chiesa. chi poteva credere che volesse poi lasciare in secco colui del quale s'era servita a ciò.proseguiva Renzo nella sua fantasia: . nell'entrare. che si farebbe mandar subito. che non gliene avrebbe dato il trovarne dieci volte tanti. bisogna che la paghi. e ha della roba. gli era venuto più di confidenza per l'avvenire. incerto anche lui del come vivrebbe. non ne parliamo. Certo. andar passeggiando su questa stessa strada tutti insieme! andar fino all'Adda in baroccio. così risoluto? Questo era. . proprio sulla riva.. Nel rimanente della strada. giorno per giorno. e gli dice: . tra il rumore dell'acqua cadente e delle rote. "Ecco poi tornata finalmente l'abbondanza.Se te lo devo dire. il pensiero del giovine. Sono il primo lavorante.

Va bene. e se non ne fo a' parenti e agli amici. ma voglio che tu mi racconti poi la cosa più minutamente. . Veramente. e i rettori. perché faccia del bene. Dunque. perché la carestia passa. E quel don Rodrigo! già. che.Ho mangiato poco fa. quando si tratta di mangiare. Che ti fanno i bergamaschi? Spediscono a Venezia Lorenzo Torre. Ora ti condurrò dal mio padrone: gli ho parlato di te tante volte. . vedi.riprese questo. me li renderai..Come ci chiamano? . come stiamo? Renzo stese una mano. la non si guarda tanto per il sottile. ma ora fa il diavolo affatto. come ti dico. dicono. e vi fece scorrer sopra un piccol soffio.disse Bortolo: .in Milano hanno fatto tutto quel chiasso. girava. ma di quelli! È partito in fretta. Qui però. come ti dicevo. a chi ne farò? . Ma prima di tutto. Ora senti un po' cosa nasce: nasce che i rettori di Verona e di Brescia chiudono i passi. Mi paiono un po' matti coloro. a quel che vedo: fin che Dio gli lascia la briglia sul collo. Dio m'ha dato del bene. . s'è presentato al doge. come stai d'appetito? . bisogna che t'avverta d'una cosa. che girava. Anche questo aiuta a far pane. da dare alle stampe. e dicono: di qui non passa grano. e ha detto: che idea è venuta a que' signori rettori? Ma un discorso! un discorso. la va più quietamente. e si fanno le cose con un po' più di giudizio. ora non t'aspettava.E a danari. anche qui si patisce un po' la fame. La citta ha comprate duemila some di grano da un mercante che sta a Venezia: grano che vien di Turchia. A proposito. noi altri dello stato di Milano? .Ho qualcosina a casa. . girava. un dottore. anche al mio tempo. nunzio di Bergamo in Venezia (un uomo anche quello!) ha fatto intendere al senato che. per viaggio. . E s'è pensato anche al contado.. Cosa vuol dire avere un uomo che sappia parlare! Subito un ordine che si lasci passare il grano. se Dio vorrà. si pativa la fame. e intanto fa' conto di me. e te n'avanzerà anche per te. ed è in viaggio. lo vuoi sapere? se non ci sarà pane.Volevo dire che. mangeremo del companatico.esclamò Renzo. ma. cambiandosi le cose. . e il senato ha concesso quattro mila staia di miglio. sempre si sentiva quell'aspo.. ma quando sentirà la storia.. . E poi gli operai sa tenerli di conto. E poi. Un buon bergamascone all'antica.L'ho detto io della Provvidenza! . Già.Non importa. e il negozio dura. n'era corsa la voce anche qui.Non è un bel nome. Giovanbatista Biava. anche in campagna. un uomo di cuor largo.Ci chiaman baggiani. Il Signore m'ha dato del bene. Sai come ci chiamano in questo paese. .Dunque.n'ho io: e non ci pensare. era per quella strada. l'avvicinò alla bocca.. presto presto. e ti farà buona accoglienza. Eh! n'abbiamo delle cose da discorrere. . e me li farò mandare. non solo lasciarlo passare. ma bisogna che lo facciano scortare. . stringendo affettuosamente la mano al buon cugino. quando si passava da quella casuccia.

legato a dovere. Capitolo XVIII Quello stesso giorno. e lo ritenga lì. non c'è rimedio: hanno preso quel vizio. e si fa condur da lui alla casa indicata. Vieni dal padrone. per farne consegna a chi sarà spedito a prenderlo. 13 di novembre. quanta maxima diligentia fieri poterit. non far conto di poter viver qui. e. attesa l'esperimentata insufficienza de' manichini per il nominato soggetto.Tutt'uno: qui è un baggiano anche lui.L'è un'usanza sciocca.Figliuolo mio. dopo essersi umanamente cerziorato che il soggetto non era tornato in paese. diligenter referatis. perché la roba e i quattrini che Renzo aveva lasciati in casa. come nel caso del no. verrebbe poi quello che ammazzerebbe te: e allora. quattro... E fu veramente provvidenza. con tre o quattro omicidi sull'anima! .E un milanese che abbia un po' di. come aveva fatto nell'osteria della luna piena. contenente un ordine di fare ogni possibile e più opportuna inquisizione. Il signor podestà.. e gli presenta un dispaccio del signor capitano di giustizia. L'è usanza così. Sai come dice il mio padrone. et informationes de illius prava qualitate. accedatis ad domum praedicti Laurentii Tramaliini. uno che sappia bene il suo mestiere? . a chi se lo vorrà lasciar dire. ignotum quale per l'appunto. E vedendo quello che sappiam fare (ché finalmente chi ha portata qui quest'arte. bisogna prenderselo in santa pace. il preso e il lasciato. Per questa gente. d'averlo nelle mani. sarei ben impicciato". e chi la fa andare. quidquid ad rem repertum fuerit auferatis. non lo smetton più. . e tanto a seconda delle promesse di Bortolo. . se non avessi quel baggiano. e tanto nel caso del sì. al suo paese. . chi ha le chiavi non . vedremo or ora quanto fosse da farci assegnamento. tre. che crediamo inutile di farne particolar relazione. e di tutto il detto e il fatto. quando parla di me co' suoi amici? "Quel baggiano è stato la man di Dio. se tu non sei disposto a succiarti del baggiano a tutto pasto. Tutto in fatti andò bene. e vuol vivere nel bergamasco. siamo noi). è vero: se non c'è altro di male. m'immagino. . è come dar dell'illustrissimo a un cavaliere. il trovato e il non trovato.Già. e coraggio. sia tornato. . possibile che non si sian corretti? . filatore di seta. et. per il mio negozio. i ragazzi che vengon su.Finora no: col tempo può essere.Voglio dire. verum in territorio Leuci: quod si compertum fuerit sic esse. che bel gusto di comparire al tribunal di Dio.Ora che sei persuaso di questo. sotto buona custodia. per iscoprire se un certo giovine nominato Lorenzo Tramaglino. . ma gli uomini fatti. cerchi il detto signor podestà. et complicibus sumatis. scappato dalle forze praedicti egregii domini capitanei. lo faccia condurre nelle carceri. tu n'avessi ammazzati due.. palam vel clam. videlizet con buone manette.e qui picchiò la fronte col dito. con gran treno di notaio e di birri. dar del baggiano a un milanese. facta debita diligentia. La casa è chiusa. arriva un espresso al signor podestà di Lecco. e il di più che ti volevan fare i nostri cari compatriotti. fa chiamare il console del villaggio. Bisognerebbe esser sempre col coltello in mano: e quando.Lo diranno. supponiamo.Tant'è: chi è nato nel milanese. vita. tutto anderà bene.. . Cos'è poi finalmente? Era ben un'altra cosa quelle galanterie che t'hanno fatte.

e. non prendesse animo dalle circostanze. per rovinare il suo povero rivale. e promettendogli che. Tanto più che. o. Il conte Attilio partì immediatamente. o si racconta in cento maniere. A poco a poco. avrebbe dovuto a quell'ora trovarsi già in Milano. di cui la sua passione era composta. e poi scomparso. Fu quasi quasi per abbandonar l'impresa. si fa la debita diligenza. Tante circostanze favorevoli al suo disegno infiammavano sempre più la sua passione.c'è. sotto la protezione della tal signora. Si sfonda l'uscio. che è una macchina mossa da quel prepotente di don Rodrigo. si fa alle volte gran torto anche ai birbanti. e dir gran cose del suo viso. che solo per impotenza stavano cheti. per non passar neppure da Monza. e principalmente col conte Attilio. aveva qualche ragion di temere che alcuno de' tanti. per . arrivò il Griso da Monza sano e salvo. a giudicar per induzione. vale a dire che si fa come in una città presa d'assalto. avrebbero voluto un poco vedere come fosse fatto. dal canto suo. bandito. i quali avendo sentito motivar non so che di sue avventure. e per quanto egli ronzasse con la fantasia intorno a quel ricovero. al qual affare. gettarsi in mezzo agli amici e ai divertimenti. Renzo assente. e riferì al suo padrone ciò che aveva potuto raccogliere: che Lucia era ricoverata nel tal monastero. e della canaglia che girava per le strade. in certo modo. cioè quel misto di puntiglio. e anche la sua sposa poteva esser considerata. e giudicasse il momento buono da far le vendette di tutti. come roba di rubello: il solo uomo al mondo che volesse e potesse prender le sue parti. alle prime notizie del tumulto. per aver qualche lume intorno alla cagione d'un fatto così inaspettato. e senza la necessaria cognizione de' fatti. e scrive subito al padre Bonaventura. una vergogna. il quale. e vanno susurrandosi agli orecchi l'uno con l'altro. aveva creduto bene di trattenersi in campagna. metterebbe subito mano a sbrigarlo dal frate. allungando anche la strada. ma. e a Milano. e ne trionfò co' suoi fidati. di maniera che ogni cosa diventava lecita contro di lui. un delitto: il paese è sottosopra. come se fosse una monaca anche lei. La voce di quella spedizione si sparge immediatamente per tutto il contorno. Questa sospensione non fu di lunga durata: l'ordine venuto da Milano dell'esecuzione da farsi contro Renzo era già un indizio che le cose avevan ripreso il corso ordinario. avendo offeso molti. Ed ecco che un nuovo impedimento. e fare un rumore da esser sentito anche lontano e da persone alte. fu per risolversi d'andare a Milano. non che contrappesare tutti que' vantaggi. se ne compiacque però. nel bel mezzo di Milano. l'arrabbiato frate. Questo. fino a cose quiete. né per insidie. possiamo affermare che. Intanto i parenti e gli amici di Renzo vengono citati a deporre ciò che posson sapere della sua prava qualità: aver nome Tramaglino è una disgrazia. non sapeva immaginar né via né verso d'espugnarlo. Ma noi. tanto meno vien creduta nel paese. inutili. ma la cosa poi non si sa dire. a spuntar l'impegno. Un monastero di Monza. Tant'è vero che. Appena partito Attilio. co' fatti alla mano. quand'anche non ci fosse stata una principessa. e assistendo alle funzioni di chiesa da una finestrina con la grata: cosa che dispiaceva a molti. Questa relazione mise il diavolo addosso a don Rodrigo. dove Renzo è conosciuto per un bravo giovine: i più presumono. sfrattato. viene agli orecchi del padre Cristoforo. dal quale spera di poter ricevere qualche notizia più precisa. o non si lascia trovare. e stava sempre nascosta. era un osso troppo duro per i denti di don Rodrigo. quasi nello stesso tempo. domanda al terzo e al quarto. né con la forza. Quanto più è grossa. il fortunato accidente dell'abietto rivale doveva fare un gioco mirabile. si viene a sapere che Renzo è scappato dalla giustizia. per dir meglio. se n'ebbe la certezza positiva. secondo i suoi primi disegni. se colui non aveva avuto parte nella sciagura di Renzo. rendé più cattivo quello che già ci stava di casa. non mettendo mai piede fuor della porta. attonito non meno che afflitto. come se fosse opera sua. come si suol dire. di rabbia e d'infame capriccio. li rendeva. in tutt'altra attitudine che di ricever bastonate. corre voce che abbia fatto qualcosa di grosso. animando il cugino a persister nell'impresa. si può dire. ma non raccoglie altro che congetture in aria. tra poco sarebbe probabilmente anche lui fuor del caso di nuocere.

nello stesso tempo. Ma. Da ogni parte gli verrebbero domandate notizie della montanara: bisognava render ragione. benché vada all'ingiù.. anche in mezzo agl'inchini. raccoglieva notizie di qui. ma pensate cosa fu quando la . poteva aspettarsi di trovar nella loro compagnia. è noiosa la sua parte. i suoi passi scabrosi. via. s'era tentato. potente ausiliario certamente. Tali pensieri tennero per più giorni don Rodrigo tra un sì e un no. per non alzar mai più il viso tra i galantuomini. il quale non voleva uscirne. e ne faceva parte all'ospiti. ma questo non vuol dire che sia comoda: ha i suoi buoni intoppi. che. veniva bensì in mente un mezzo con cui potrebbe: ed era di chieder l'aiuto d'un tale. gl'impiccheranno. otto. e uno al monastero. Quest'annunzio. diede qualche inquietudine alle donne. Il nome non lo so. In vece d'una distrazione. Ma questo partito aveva anche i suoi inconvenienti e i suoi rischi. scoppiò il tuono. E poi. una volta che si fosse imbarcato con quell'uomo. e come s'usciva da quest'impegno? Dandola vinta a un villano e a un frate! Uh! E quando una buona sorte inaspettata. dice qui il manoscritto. né dare addietro. che è di Lecco.e si ritirava vilmente dall'impresa. che si sparse per Monza. una serie infinita di particolari. ma non meno assoluto e pericoloso condottiere. parte davanti al forno delle grucce. ma verrà qualcheduno che me lo saprà dire. o come rimanere in quella villa. a dire il vero: ma. il buon a nulla non aveva saputo valersi della congiuntura. piano un poco con questi amici. che andavano crescendo e variandosi ogni momento. si potrebbe leggere un amaro: l'hai ingoiata. Venne intanto una lettera del cugino. è larga. nuovi dispiaceri: perché Attilio certamente avrebbe già preso la tromba. fu la notizia inaspettata che Agnese era tornata a casa sua: un impedimento di meno vicino a Lucia. e non poteva andare avanti da sé. in quel paese. con la circostanza d'esser Renzo appunto arrivato in Milano nel giorno fatale. uno non può alle volte regolare i suoi capricci. La fattoressa. e principalmente a Lucia. e scemata la riputazion del potere? dove sul viso d'ogni mascalzone. e messo tutti in aspettativa. cosa s'era ottenuto? S'era preso un impegno: un impegno un po' ignobile.Due. e faticosa. la quale diceva che la trama era ben avviata. Le due povere donne s'erano appena accomodate nel loro ricovero. e un abile amico l'altro. Ehi. fecero inclinar sempre più don Rodrigo al partito rischioso: ciò che gli diede l'ultima spinta. e dietro alla nuova grande. Poco dopo il baleno. Questo buon successo così pronto. giacché nessuno avrebbe saputo prevedere fin dove anderebbe. come tornare. poteva tenere un orecchio alla strada. cominciando dall'ultimo. sei. e minacciava di gran canzonature. dalla sua casa. . aveva tolto di mezzo l'uno. quattro. la nuova di quel gran fracasso di Milano. . l'uno e l'altro più che noiosi. sette ne hanno messi in prigione. vale a dire che. o avere ogni momento la spada alle mani. sarebbe cresciuto l'odio pubblico. gli amici. tanto più gravi quanto meno si potevano calcolar prima. o di quelle parti. Rendiam conto di questi due avvenimenti. con pensieri affatto allegri. le cui mani arrivavano spesso dove non arrivava la vista degli altri: un uomo o un diavolo. senza fatica del buon a nulla. sentite questa! n'è scappato uno. si porterebbe lo sfregio d'un colpo fallito? dove.discacciar. ci ho gusto? La strada dell'iniquità. ma. dove. S'era voluto. la lettera d'Attilio che faceva un gran coraggio. si sentì che il padre Cristoforo era partito dal convento di Pescarenico. Ce n'era più del bisogno. né fermarsi. e per conseguenza anche nel monastero. lasciando da parte i ricordi incessanti e pungenti della passione. il punto è di soddisfarli. una bella mattina. ehi. notizie di lì.. quel pensiero divenuto ormai tutto tormentoso. per cui la difficoltà dell'imprese era spesso uno stimolo a prenderle sopra di sé. A don Rodrigo. per veder se lo conoscete. parte in cima alla strada dove c'è la casa del vicario di provvisione. ma.

della sua nuova disgrazia. Domandò poi se era scappato di certo. cose brutte e dolorose. Trovava in quella storia ragioni più che sufficienti a spiegar ciò che c'era d'un po' strano nelle maniere della sua benefattrice. o sottovoce tra loro. che non le pareva possibile di proferire. e se n'andò: figuratevi come rimanessero la madre e la figlia. ognuna tra sé. si cambiò tutta. quanto poteva.Scappato. dal rispondere alle domande curiose di quella. Una tale certezza. e dove. in confidenza. Le raccontava anche. e nel sentirsi ringraziare e benedire ogni momento. Era perché alla povera innocente quella storia pareva più spinosa. per andar lì a patire. fu un gran balsamo per Lucia: d'allora in poi le sue lacrime scorsero più facili e più dolci. dovettero la povera donna e la desolata fanciulla stare in una tale incertezza. di far loro saper le sue nuove. e che credesse di poter sentire dalla signora. la quale. se le fosse stata più vicina. Un giovedì finalmente. salutasse le donne da parte sua. Si schermiva anche. c'era mescolato un ringraziamento. e confidare in Dio. per buona sorte. poté star forte. il vostro giovine posato. e quella prima maraviglia sospettosa di Lucia s'andava cambiando in compassione. ma che non sapeva pensare come mai gli fosse potuta seguire una cosa simile. Era un pesciaiolo di Pescarenico. per non rischiare di spargere una voce così piena di dolore e di scandolo. tanto più con l'aiuto di quella dottrina d'Agnese su' cervelli de' signori. parlando di sé. o altrimenti. facesse una scappata al monastero. Intorno a Renzo. e alla quale non avrebbe mai trovato da sostituire una perifrasi che non le paresse sfacciata: l'amore! . che andava a Milano. disse che. e il buon frate Cristoforo l'aveva pregato che. e si sapeva di certo che s'era messo in salvo sul bergamasco. ma che pur si potevan nominare: nella sua c'era mescolato per tutto un sentimento. a spacciar la sua mercanzia. e che lui povero frate non si dimenticherebbe certamente di loro. tutti si conoscono. e le ricerche per averlo nelle mani. e la tratteneva talvolta lungamente. per quel mezzo. ma se gli torna sotto l'unghie. Gertrude la faceva venire spesso in un suo parlatorio privato. cadde il lavoro di mano. raccomandasse loro d'aver pazienza. orlando non so che cosa. e in tutte le sue preghiere. Più d'un giorno. sulla storia antecedente alla promessa. passando per Monza. in un piccolo paese. una parola. quelle terribili parole. più difficile da raccontarsi. e. In queste c'era tirannia. però non tanto. per risponder qualcosa. dove. sul perché. perché era un giovine posato. Per quanto però si sentisse portata a contraccambiare la confidenza che Gertrude le dimostrava. la fattoressa fu chiamata. a commentare. e non fa bisogno di dirlo. non le passò neppur per la testa di parlarle delle sue nuove inquietudini. che si chiama Tramaglino: lo conoscete? A Lucia. lo dicon tutti. ch'era a sedere.e proprio del vostro paese quello che se l'è battuta. ma qui non eran ragioni di prudenza. di tutte quelle che aveva sentite. conturbata anche lei. Qui. può essere che sia in salvo. ogni settimana. compiacendosi dell'ingenuità e della dolcezza della poverina. e che lo conosceva. di ciò che aveva patito.fattoressa venne a dir loro: . il messo non seppe dir altro di nuovo e di certo. di maniera che la fattoressa se ne sarebbe avvista certamente. un filatore di seta. Ma era ritta sulla soglia con Agnese. e intanto non mancherebbe. capitò al monastero un uomo a cercar d'Agnese.. insidie. se non la visita fattagli in casa.. provò maggior conforto negli sfoghi segreti con la madre. secondo l'ordinario. quando potevano. non si sa. ma insieme ch'erano andate tutte a voto. e spierebbe l'occasione di poterle aiutare. raccontasse loro quel che si sapeva del tristo caso di Renzo. . per non essere impiccato. impallidì. di dirle chi fosse quel filatore scappato. sulle conseguenze di quel fatto doloroso. una parte (la parte netta) della sua storia. patimenti. può essere che l'accalappino ancora. a mulinare sul come.

gli domandò se il padre Cristoforo non gli aveva data qualche commissione per lei: il pesciaiolo. non si vide nessuno. Gertrude quasi s'indispettiva di quello star così sulle difese. quelle carezze famigliari erano di non poco conforto a Lucia. vedere il suo buon frate benefattore. Agnese aveva pensato a fare una scappata a casa. cucendo.Il padre Cristoforo? Non c'è. che uno di campagna era bensì venuto al convento. volle. Sonò il campanello. vinsero le sue ripugnanze.. Lo trovò in fatti. le veniva ogni poco in mente il suo aspo. Nel viaggio. e la sicurezza che trovava in quell'asilo così guardato e sacro. e dietro all'aspo. .Qualche volta. Agnese smontò sulla piazzetta del convento. lasciò andare il suo conduttore con molti: Dio ve ne renda merito. ripartirono innanzi giorno. e ritirando nel cappuccio la testa rasa. ch'era un mestiere quasi nuovo per lei. promettendo di mandar subito le sue nuove. quel delle noci. Riposarono parte della notte in un'osteria. la fece risolvere. a cui l'aveva raccomandato. Già prima d'allora. La donna non ebbe bisogno di pregare.Ma. perché. non avendocelo trovato. così ombroso. quel pudore così delicato. come i pensieri dolorosi si caccian per tutto! cucendo. tornò quel pesciaiolo o un altro messo.Vengo a cercare il padre Cristoforo. tanta riconoscenza. perché. ma. . non accadde nulla di particolare. per ottenere il piacere che desiderava: prese congedo dalla signora e dalla figlia. ma la smania di saper qualche cosa. tornando da Milano. e anche tanta fiducia! Qualche volta forse. . oltre il ricovero.disse il frate. Il terzo giovedì. fu non solo una privazione d'un conforto desiderato e sperato.Oh! starà molto a tornare? . quante cose! Il secondo giovedì. che vento v'ha portata? . Un altro ne trovava nel lavorar di continuo. guardando Lucia: "a questa fo del bene". prima d'andare a casa. ma vi traspariva tanta amorevolezza. e non aveva saputo niente del padre. e.? . Ed era vero. e questo rispose di non aver veduto né la persona. Per Lucia era una faccenda seria il rimanere distaccata dalla gonnella della madre. e di tornar presto. ma che.Dov'è andato? . secondo il solito. per le povere donne. portava sempre qualche lavoro da tener le mani in esercizio: ma. e con la conferma della fuga felice di Renzo. di cento sospetti molesti.Oh! la mia donna. tanto rispetto. e pregava sempre che le dessero qualcosa da fare: anche nel parlatorio. e giacché era lì. né la lettera. . a cercar di lui. come accade per ogni piccola cosa a chi è afflitto e impicciato. alzando le spalle. E fu deciso tra loro che Agnese anderebbe il giorno seguente ad aspettar sulla strada il pesciaiolo che doveva passar di lì. que' discorsi. nessuna. come abbiam detto al lettore. e non era più comparso. non senza lacrime. una cagione d'inquietudine.. Notizie più positive intorno a' suoi guai. per farsi condurre a' suoi monti. tutto il giorno avanti la sua partenza era stato a pescare. e gli chiederebbe in cortesia un posto sul baroccio. questa novità di non vedere l'ambasciatore promesso. era andato via. le dispiaceva ancor più per un altro verso. e partì. e arrivaron di buon'ora a Pescarenico. ma tutto si perdeva nella soavità d'un pensiero che le tornava ogni momento. co' saluti del padre Cristoforo. fu fra Galdino. il cappuccino aveva sperato d'averle dal suo confratello di Milano. chi venne a aprire.

Ierlaltro. ha le sue belle prediche scritte. li cercan di là: e abbiamo conventi in tutte le quattro parti del mondo. ed è giusto che serviamo tutto il mondo.Se i superiori dovessero render conto degli ordini che dànno. e che sanno trattare ugualmente co' signori e co' poveri.Perché ha voluto così il padre provinciale. Dev'esser proprio così. perché noi viviamo della carità di tutto il mondo.Oh poveri noi! Ouand'è partito? .. per significare una gran distanza. sapete? pieni di carità e di talento.A? . non si può prevedere su che ramo potrà andarsi a posare. .A Rimini. se lo sa anche lui.esclamò di nuovo Agnese.. quasi piangendo: . ma questa e la mia rovina. Quando un nostro padre predicatore ha preso il volo. Li cercan di qua.A Rimini. per i pescatori e i contadini: per i pulpiti delle città. il padre Cristoforo faccia un gran fracasso col suo quaresimale: perché non predica sempre a braccio. . e lo possono cercare da. ma ce n'abbiamo degli altri. il padre provinciale di là avrà scritto al padre provinciale di qui. come fanno certi ignoranti. senza quell'uomo? Era quello che ci faceva da padre! Per noi è una rovina.rispose il frate.Sì. a Rimini. il padre Cristoforo era veramente un uomo.. Si sparge la voce. . di questo gran predicatore. da che so io? E allora. il padre Zaccaria. buona donna. e fior di roba. trinciando verticalmente l'aria con la mano distesa. dove sarebbe l'ubbidienza.Sapete cosa sarà? Sarà che a Rimini avranno avuto bisogno d'un buon predicatore (ce n'abbiamo per tutto. come faceva qui. . bisogna mandarlo. .Dov'è questo paese? . la mia donna? . se aveva un soggetto così e così. . E non istate a badare. ma alle volte ci vuol quell'uomo fatto apposta). Oh Signore! Signore! .Eh eh eh! . e il padre provinciale avrà detto: qui ci vuole il padre Cristoforo.Eh la mia donna! lo sa il padre provinciale. Volete il padre Atanasio? volete il padre Girolamo? volete il padre Zaccaria? È un uomo di vaglia. .come devo fare. da quelle parti.E perché mandarlo via? che faceva tanto bene qui? Oh Signore! .Oh povera me! Ma perché è andato via così all'improvviso? . vedete. che sia così . Supponete che. vedete.Ecco! s'io davo retta alla mia ispirazione di venir via qualche giorno prima! E non si sa quando possa tornare? così a un di presso? . .Sentite.

come il povero cieco che avesse perduto il suo bastone. . e tutto. tutto era diretto a quel fine. confusa. andò. con un suo contegno serio. uno stringer d'occhi che esprimeva: non posso parlare. Un po' meglio informati che fra Galdino. . Attilio. ma servono a mantenere il credito alla bottega. quando quel pover'uomo che non c'è più. vi godeva un certo credito. e nel farlo rendere con gli altri. bisogna aver pazienza.scusate dell'incomodo. perché ognuno ha i suoi doni. la mia donna? mi dispiace per voi. sapete? .State bene. morendo uno di questi. non c'è che il signore zio. o venendo mutato. mi lascerò poi veder presto. e presentatigli quelli del cugino. noi possiamo dire come andò veramente la cosa.credo di fare il mio dovere. come dico. disse: .esclamò Agnese. che il duomo di Milano era il tempio più grande che fosse negli stati del re. può diventar serio.Questo lo so. un viaggio a Madrid. Ma è riscaldato. devo dire che il torto non è dalla parte di mio cugino. o più o meno. con su certe parole arabe. . che accoglienza gli fosse fatta. il conte duca l'aveva trattato con una degnazione particolare. Ehi. e aveva preparato tutto per aiutarci? . Un parlare ambiguo. come aveva promesso a don Rodrigo. è un uomo. senza mancare alla confidenza di Rodrigo. un restare a mezzo. Quello del conte zio. . . Per non dir altro.Qualcheduna delle sue. che la propria convenienza: .disse Agnese.cosa m'importa a me che uomo sia o non sia un altro. da cui il governatore prendeva parere. e.Di che cosa. sconcertata. E se vi risolvete di cercar qualcheduno de' nostri padri. serviva ad accrescere il concetto. e quindi la realtà del suo potere: come quelle scatole che si vedono ancora in qualche bottega di speziale. e che. assumeva temporaneamente il governo). con una missione alla corte.rispose Agnese: . e portar delle conseguenze. da gran tempo. desolata. e s'incamminò verso il suo paesetto. di mezza la corte come gli piacesse Madrid. e ammesso alla sua confidenza.. e una barbetta misera misera: non dico per predicare. e dentro non c'è nulla. ma detto in modo che non gli era creduto. un minacciare in cerimonia. non c'era il suo compagno. era sempre andato crescendo a lentissimi gradi. togato. (Era una consulta. ultimamente aveva fatto in una volta un passo. a far visita al loro comune zio del Consiglio segreto.Oh per carità! . si può dire.Allora. m'immagino. ma per dar pareri. Fatti i suoi complimenti al conte zio. bisognava sentirlo raccontar da lui. nel vano d'una finestra. . dove. A segno che fino a un: io non posso niente in questo affare: detto talvolta per la pura verità. Il conte zio. con una vocina fessa. come si dice. in presenza. un lusingare senza promettere..mingherlino. . che. . a segno d'avergli una volta domandato. il convento è qui che non si move. ma nel farlo valere. appena arrivato a Milano. tornava in pro. che si prova a un'esibizione in cui si trovi più la buona volontà altrui. per la cerca dell'olio. con quel misto di gratitudine e d'impazienza. era quello che sapeva le nostre cose. che sapeva prendere a tempo. composta allora di tredici personaggi di toga e di spada. Attilio.. se lei non ci mette una mano. di gigante.. avvertendo il signore zio d'un affare che. e uno degli anziani del consiglio. un tacere significativo. e d'avergli un'altra volta detto a quattr'occhi. che possa. per un'occasione straordinaria.Per giustizia.

. ma.. non sarei lontano dal crederlo: è giovine. permalosa.E qui soffiò. . .Intendo.. cerca d'aizzargli contro tutto il paese.Oh frate temerario! Come si chiama costui? . di politica. .. che i frati bisogna lasciarli cuocere nel loro brodo? Basta il da fare che dànno a chi deve.. che vi faceva un bellissimo vedere.C'è da quelle parti un frate cappuccino che l'ha con Rodrigo e la cosa è arrivata a un punto che. e lo va dicendo lui. e sur un certo fondo di goffaggine. . di tanta autorita come vossignoria: e che lui se la ride de' grandi e de' politici. velato poi e ricoperto.Ma voi altri che potete scansarli. vediamo.Prima di tutto.Ora. dall'altra parte. che Rodrigo avesse non so che disegni sopra questa. dipintogli in viso dalla natura. che so io? una contadinotta di là.. . incontrandola per la strada.Che diavolo ha codesto frate con mio nipote? . in questo. ma una carità molto gelosa. e hanno tutto il rispetto per Rodrigo. . conosciuto per tale. . balenò un raggio di malizia.. E il frate che l'ha con lui. e.Signore zio.disse il conte zio.. perché lo conoscono per una testa calda. a chi tocca.continuò Attilio. e che fa professione di prendersela coi cavalieri. è una testa inquieta.Se lo sa! Anzi questo è quel che gli mette più il diavolo addosso.s'è cacciato in testa questo frate. . .. a più mani..S'è cacciato in testa.Perché. all'uno e all'altro. se avesse potuto. il serio è che il frate s'è messo a parlar di Rodrigo come si farebbe d'un mascalzone.. ma queste son bazzecole da non trattenerne il signore zio. ci trova più gusto a farla vedere a Rodrigo. perché fa poi anche il santo. . . . ..M'immagino che non sappia che Rodrigo è mio nipote. . e ci vuol altro avvocato che vossignoria.. che l'ha preso a provocarlo in tutte la maniere. ..Non se ne impicciano.. ... e che il cordone di san Francesco tien legate anche le spade. appunto perché questo ha un protettor naturale.. Costui protegge. dirige. è mio dovere di dirle che Rodrigo l'avrebbe scansato.Quante volte v'ho detto. questo frate ha un gran credito presso i villani. s'è cacciato in testa: lo conosco anch'io il signor don Rodrigo... sospettosa. non dico pelosa. e finalmente non è cappuccino. da qualche tempo. e che. per giustificarlo in queste materie. che Rodrigo possa aver fatto qualche scherzo a quella creatura. .E gli altri frati? .Come? Come? ... una carità.Vediamo. e ha per questa creatura una carità.Signore zio.

Lorenzo Tramaglino! .è più arrabbiato che mai. . aveva una lettera per un. quante cose ha per la testa il signore zio.. Ma non importa. va bene.Fra Cristoforo da *** . come per significare la gran fatica ch'era a farcele star tutte) .. quello che. Ho detto tra me: il signore zio.è sempre stato di quell'umore. il cordone di san Francesco. dirò tutto: da quello che ho potuto capire.disse Attilio... Questo frate. com'è giusto. perché tengo per certo che il Consiglio segreto avrà dovuto occuparsi di quel degno soggetto. in qualche maniera sommaria. per rabbia di non poterla vincer con tutti. . .Ma bene! ma bravo. che è poi anche il suo.disse un po' ruvidamente il conte zio. ne ammazzò uno. quel povero nome. seguitando a soffiare.È vero. perché gli è andato a monte un disegno che gli premeva molto molto: e da questo il signore zio capirà che uomo sia. e.Dirò il vero anche in questo..continuava Attilio.... . l'ha sempre col cordone di san Francesco...Lasci il pensiero a chi tocca.. padre! Sicuro. ma io andavo sperando che la cosa svanirebbe da sé. voleva competere coi cavalieri del suo paese..Avresti fatto meglio a parlare un poco prima. come accade di questi frati. saprà lui prevenire uno scandolo. Io ho cercato di smorzare. anche il signore zio lo conoscerà di nome. ho creduto che fosse mio dovere d'avvertir di tutto il signore zio.. Lorenzo Tramaglino. costui: si sa la sua vita. che ora sono qua. e non si rivolge a chi lo può e vuole dirigere e sostenere? . ora sono là. infatti. si fece frate. . .. una gran deferenza per lui..Ma bravo! ma bene! La vedremo. lei m'intende.Un filatore di seta.. . e il conte zio.. vossignoria. . Intanto Attilio seguitava: . . o che il frate tornerebbe finalmente in cervello. e se il signore zio crede che in questo caso il miglior ripiego sia di far cambiar aria al frate. lui con due parole. . vi mise la mano. dalla prudenza e dal braccio del signore zio.. che alla fine è il capo e la colonna della casa. Ma..diceva il conte zio.. . per iscansar la forca. forse e senza forse. o per che altro si fosse.esclamò il conte zio. ma per adoprarlo a proposito. soffiando. e aveva trovato il.s'è fatto scrupolo di darle una briga di più.Ora toccherà a me a raccomodarla. Era un plebeo che. così fuor de' gangheri. l'uomo: un'altra sua creatura.(questo.Da una parte. è così irritato. che d'ottenerla in una maniera regolare. che. con la sua autorità. che ha più voglia di farsi giustizia da sé. ma vedendo che la cosa andava per le brutte. la voleva maritare assolutamente. così stucco delle villanie di quel frate. con la sua avvedutezza. .Così ho pensato anch'io. Peccato che. la vedremo. e allora tutto sarebbe finito. . sapendo quante brighe. e insieme salvar l'onore di Rodrigo.. un libriccino di memorie. dicevo io. un soggetto.proseguiva Attilio. . E perché il signor don Rodrigo non mi dice nulla di tutto questo? perché lascia andar le cose tant'avanti.Ora poi. . o che se n'anderebbe da quel convento. trovandosi aver quattro soldi. onde.Chi è costui? . soffiando. soffiando. Il signore zio ha cento mezzi ch'io non conosco: so che il padre provinciale ha. non è necessario d'averlo intorno alla pancia. Voleva costui maritare quella sua creatura: fosse per levarla dai pericoli del mondo. .. vi scrisse. . E poi. . preso da una cassetta del suo tavolino.

cento conseguenze. e a me tocca di rattopparle: che. cento interessi. una ritirata della casa dinanzi a un convento. tutta quella sommissione che deve avere. con una tentennatina di testa. e se n'andò. era un cedere il campo. La soddisfazione che il nipote poteva prendersi da sé.. a un suggerimento così scoperto. scapestrati. accompagnato da un . che. Tutto ben ponderato. o dall'insinuazione d'Attilio. per esempio un bel lapazio.esclamò Attilio. ..ho paura d'aver fatto torto a Rodrigo nel concetto del signore zio. che torto tra voi altri due? che sarete sempre amici.e abbiamo giudizio. vedendo in un campo mal coltivato. mi date più da pensare voi altri due. in una guerra pur troppo aperta. . qualche complimento. in arbitrio del quale era l'andare e lo stare di quello.tutti questi benedetti affari di stato. si può scommettere che l'avrebbe trovato da sé. Creda. e senza perder tempo. già non avrebbe ubbidito. non cura che il suo punto. la boria ombrosa del conte zio avrebbe ricalcitrato. il ripiego era talmente adattato all'umore del conte zio. ma i luoghi ancora abitati da esso: come deve sapere anche chi non avesse letta altra storia che la presente. per quanto ci pensasse. e con un sogghigno di compassione per sé stesso. Così anche noi non sapremmo dire se dal fondo naturale del suo cervello. e quantunque dovesse aspettarsi che.Son io l'uomo da dar pareri al signore zio! Ma è la passione che ho della riputazione del casato che mi fa parlare. volesse proprio sapere se sia venuto da un seme maturato nel campo stesso. un'erbaccia. senza suggerimento di chi si sia. Ora.soggiunse con un'aria pensierosa: . e il mezzo a ciò era il padre provinciale. talmente indicato dalle circostanze. Tutto quel che si poteva contro un tale avversario era cercar d'allontanarlo. forza legale. Dall'altra parte. ma sempre con gran dimostrazioni d'amicizia. è meglio aver che fare con uno che sia sopra a molti individui. se fossi cagione di farle pensare che Rodrigo non abbia tutta quella fede in lei. una sementa di guai. Oualche parente de' . non ne verrebbe mai a una conclusione. mi fareste dire uno sproposito. finché l'uno non metta giudizio. Attilio fece ancora qualche scusa. qualche promessa. e si può quindi prendere da cento parti.. e quand'anche avesse.. e bisognava impedirla. o lasciatovi cader da un uccello. che in questo caso è proprio. poi si licenziò. E alle volte. che starebbe fresco. che torto. .ch'era la formola di commiato del conte zio per i suoi nipoti. spauracchi di tal genere.e qui immaginatevi che soffio mise. Scapestrati. che. uno del suo nome. tra il padre provinciale e il conte zio passava un'antica conoscenza: s'eran veduti di rado..Via. che sempre ne fate una. cento cose da salvare. non sente che la sua passione. . sarebbe stata un rimedio peggior del male. e con esibizioni sperticate di servizi. e gli fece trovare una corona di commensali assortiti con un intendimento sopraffino. Capitolo XIX Chi. Comandargli che partisse in quel momento dalla sua villa. . a ogni modo volle fargli balenar dinanzi l'idea di quel ripiego. mentre l'altro vede in un tratto cento relazioni. . Si trattava che. non solo le persone. dove desiderava che andasse. un suo nipote. e metterlo sulla strada. il conte zio invitò un giorno a pranzo il padre provinciale. via. Non mi darei pace. non rimanesse al di sotto: punto essenzialissimo alla riputazione del potere che gli stava tanto a cuore. Certo è che Attilio non aveva detta a caso quella parola. che con un solo di questi. cento cose da scansare. non valevano contro un avversario di quella condizione: il clero regolare e secolare era affatto immune da ogni giurisdizione laicale. Ordini. signore zio.Ah è vero! . o portatovi dal vento. il quale non vede che la sua causa. in qualunque maniera. venisse al conte zio la risoluzione di servirsi del padre provinciale per troncare nella miglior maniera quel nodo imbrogliato. E ho anche paura d'aver fatto un altro male.

de' ministri. che non ha tutta quella prudenza. un po' amico de' contrasti. senz'andar per altre strade... come in confidenza. E perciò. ch'era cappuccino.. voglio avvertirla d'una cosa che le sarà utile di sapere.pensava intanto il provinciale: . con la bocca.. Di persona io non lo conosco.. Parlò della corte. specialmente in conventi di campagna". Ma a un certo punto. di quelli il cui solo casato era un gran titolo. possibili: non dico di più.mi dispiace davvero di sentire che vostra magnificenza abbia in un tal concetto il padre Cristoforo. pregò il padre provinciale di passar con lui in un'altra stanza.. a Madrid egli andava per tutte.. da concluder tra di noi.. e cominciò: . come un uditorio. dire e dire. poi si divise in colloqui particolari. A Roma si va per più strade. col cuore in mano. al padre provinciale che gli era accanto... A tavola. Il conte zio dovette anche lui lasciar parlare un poco. attenta a lui solo. diede una giratina al discorso. con una sprezzatura signorile. col solo contegno. parlando di cose grandi con termini famigliari.disse poi: . sedette anche lui..Mi dica un poco vostra paternità. Il magnifico signore fece sedere il padre molto reverendo. metterle sott'occhio certe conseguenze. con gli occhi. e non lasciarlo fermare mesi in un luogo. perché le aveva godute da un posto distinto. il conte padrone fece cader ben presto il discorso sul tema di Madrid. Scommetterei che ha dovuto dar più d'una volta da pensare a vostra paternità. due canizie. e che lo lasciò dire.Oh! . e che... e lui allora continuò a raccontare altre di quelle belle cose.. . zelanti. a imprimere e rinfrescare. Mi dica: nel loro convento di Pescarenico c'è un padre Cristoforo da ***? Il provinciale fece cenno di sì. vostra paternità deve. tutti que' riguardi. che lui poteva descriver benissimo. e ricordarsi che finalmente.. esemplare in convento. tutta la compagnia stette. Ma in tutte le famiglie un po' numerose. alle frutte v'avevan ridotto un uomo a non ricordarsi più come si facesse a dir di no.. e sì che de' padri cappuccini ne conosco parecchi: uomini d'oro.. ho creduto di far parola a vostra paternità d'un affare di comune interesse. ogni momento. questo soggetto. perché un creato del conte duca l'aveva condotto per tutti i buchi. lo staccò da Madrid. lo sapevo che quel benedetto Cristoforo era un soggetto da farlo girare di pulpito in pulpito. è un religioso. e di corte in corte. però.. con gli orecchi.stante l'amicizia che passa tra di noi.. le dirò di che si tratta. da buon amico. con una certa sicurezza nativa. lo tirò sul cardinal Barberini. che potrebbero. l'idea della superiorità e della potenza.. con tutto il corpo. mentre. Questo padre . con tutta la testa. posso.colpa mia. riuscivano. prudenti.. dell'Escuriale di cui poteva render conto a un puntino. e in due parole son certo che anderemo d'accordo. Per qualche tempo. e stare a sentire. . c'è sempre qualche individuo. e se anche ne fosse già informata. i quali.. Due potestà. schiettamente. E questo padre Cristoforo. questo padre. in questo mondo. non c'era soltanto i personaggi che facevan per lui. del conte duca. della famiglia del governatore. e fratello del papa allora sedente..Intendo benissimo. so da certi ragguagli che è un uomo. Urbano VIII: niente meno. da amico sincero. due esperienze consumate si trovavano a fronte. di dignità in dignità.. qualche testa. alla buona. . con tutta l'anima.più titolati. anche senza farlo apposta. umili: sono stato amico dell'ordine fin da ragazzo. e tenuto in molta stima anche di fuori. e alcuni clienti legati alla casa per una dipendenza ereditaria. . cominciando dalla minestra a dir di sì. e al personaggio per una servitù di tutta la vita. delle cacce del toro... "Ho inteso: è un impegno. senza mancare ai miei doveri. Poco dopo alzati da tavola. per quanto ne so io. Però.

. signor conte. mi dispiace davvero. che lo stesso padre Cristoforo ha preso a cozzare con mio nipote. se non a fine di mettergli il cervello a partito. vivo. l'abito non fa il monaco. E da che il padre Cristoforo porta quest'abito. mi dispiace. ma non il vizio... .. tra di noi. E riprese: .. se si prenderanno informazioni su questo proposito. e disse: . tanto da una parte. don Rodrigo ***..Le dirò: insieme con questa circostanza dispiacevole della protezione aperta di questo padre per chi le ho detto.. perché se mai sua eccellenza.Ho de' riscontri. in quella terribile giornata di san Martino. come dice il proverbio.. un uomo. cose. e tirò dentro tant'aria quanta ne soleva mandar fuori.. vostra paternità n'avrà sentito parlare.È la gloria dell'abito questa. sappiamo che proteggeva un uomo di quelle parti.! Son cose spinose. cose. però son certo che. c'è un'altra cosa disgustosa.. Come ho già detto a vostra magnificenza. .. . quello che. dopo aver fatto. strinse le labbra. ..Sarà mio dovere di prender buone informazioni d'un fatto simile. . C'è. e parlo con un signore che non ha meno giustizia che pratica di mondo. con questo indosso.Son ben tenuto a vostra magnificenza di codesto avviso...ho creduto bene di darle un cenno su questa circostanza. .. Ma.. ma lo sono appunto per correggere.. le cosette che ha fatte in gioventù. per ridurli.. si troverà che il padre Cristoforo non avrà avuto che fare con l'uomo che lei dice. ma alle volte...Se lei sa positivamente. . in vece di gonfiar le gote e di soffiare. E qui. . Il padre Cristoforo. quanto dall'altra: e se il padre Cristoforo avrà mancato.. il quale al secolo ha potuto far dir di sé.continuava. ma vostra magnificenza sa bene che una parte del nostro ufizio è appunto d'andare in cerca de' traviati. Lorenzo Tramaglino! "Ahi!" pensò il provinciale. ma il conte l'aveva sostituito in fretta a un altro che gli era venuto sulla punta della lingua: il lupo cambia il pelo.. .. . lo conosco... .questa circostanza mi riesce nuova. accomoderemo tutto in una volta.Mio nipote è giovine.Vorrei crederlo: lo dico di cuore: vorrei crederlo. dico. si sente quello che è... Potrebbe esser fatto qualche passo a Roma. . tutti siamo di carne... non è avvezzo a esser provocato. . e da Roma venirle. e che potrebbe.disse il provinciale. con tanto scandolo. . Son superiore: indegnamente.Già lei sa meglio di me che soggetto fosse al secolo..che questo religioso abbia commesso qualche errore (tutti si può mancare). scappò dalle mani della giustizia.Cristoforo.. Il proverbio non veniva in taglio esattamente...Oh! questo mi dispiace. non so niente.Va bene. per rimediare. ma la protezione de' traviati d'una certa specie. . soggetti a sbagliare. avrò per un vero favore l'esserne informato. che un uomo. affari delicati. diventi un altro. . soffiando..ho de' contrassegni.

quel che il signor conte vuol dire. il padre provinciale se l'aspettava fino dal principio del discorso. Alle volte un soggetto che.. senza cercar se abbia torto o ragione. s'alza.! Loro padri. E quando il conte ebbe finito.... queste picche.. uno scenario. padre molto reverendo: è una cosa naturale. per isbaglio. non avrebbe desiderato altro.. .. è qualche cosa. "Eh già! pensava tra sé: .. Ma per lasciarlo parlar lui. abbiamo attinenze. il religioso. . non è possibile che si fermi. che possa esser caduto in sospetto di chi. prima del tempo..Lei m'intende: tutta gente che ha sangue nelle vene. padre molto reverendo: troncare. e allora. in quel punto.. . ma prima di fare un passo. pur troppo eh. Si stuzzica un vespaio. che ci sia un pubblico al mondo. È un passo e non è un passo. le. e se non si prende questo ripiego. sopire. Ma. assicurano di voler fare. che equivaleva a un punto fermo. una cosa ordinaria. o che può esser causa di qualche inconveniente... come io le dicevo. senza perder tempo. potrebbe desiderare che fosse rimosso: e. Uno sproposito.. principiano talvolta da una bagattella.a aver giudizio per i giovani. subito. quando un povero frate è preso a noia da voi altri.. che resti segreta. per far del bene. inclinazioni d'un giovine: e tocca a noi.. Sopire. cose che a rimestarle troppo. si poteva esser certi che non si sarebbe più curato degli anni. collocandolo in qualche posto un po' lontanetto. nel mezzo d'un'opera seria. son cose.. ha ancora tutto lo spirito. padre molto reverendo?. e allora non è più solamente mio nipote... discorre alla buona con un suo compagno. siamo ancora a tempo. o da uno di voi altri. il superiore deve farlo sgomberare". riesce a maraviglia in un altro. .. o non se ne viene a capo. e temeva di non arrivare a tempo. Vostra paternità saprà ben trovare la nicchia conveniente a questo religioso.Veda vostra paternità. intendo benissimo. come fanno con tanta edificazione del . padre molto reverendo.tocca a noi. diviene un affare comune.. e a rassettar le loro malefatte.. vanno avanti. tutto fu naturale: lì non c'era politica: era proprio vero che gli dava noia d'avere i suoi anni. C'è giusto anche l'altra circostanza. in quel momento. fu come quando. ... Mio nipote è giovine. di dovere. il brio. o per dir meglio. Questa conclusione. con un colpo netto. di trovarmi. non fa bene. troncare. da finirsi tra di noi.. C'entra il puntiglio. facciamo un viaggio e due servizi. se non la tronchiamo noi.. miserie! La cagion del suo dispiacere era ben più soda e importante: era che sperava un certo posto più alto. in un luogo. Lei sa cosa segue: quest'urti. si fa peggio... tutto s'accomoda da sé.. quando fosse vacato. nel dir quel pur troppo!. ...disse il provinciale.. Ottenuto che l'avesse. Il viso. io che ho sempre avuta tanta propensione per i padri cappuccini. prevedo un monte di disordini. e sarebbe morto contento.vedo dove vuoi andar a parare: delle solite. o vi dà ombra. non pensando.. Per buona sorte. è ancora il caso d'un buon principiis obsta... Lei vede. un'iliade di guai.. e messo un lungo soffio. al punto a cui la cosa è arrivata. e si vede un cantante che. l'avvenenza della gioventù: frivolezze. anche chi è amico della pace. ci son io. siamo una casa. quando siano arrivati a ottenerla. che abbiamo i nostri anni. e subito. e che. come tutti quelli che desideran molto una cosa. a questo mondo.. la voce del conte zio. Sarebbe un vero crepacuore per me. sciocchezze.. e vanno avanti. da quel che sento. Chi fosse stato lì a vedere. A voler trovarne il fondo. . Allontanare il fuoco dalla paglia. mio nipote non crederei. o vengon fuori cent'altri imbrogli. da seppellirsi qui. la cosa non ha fatto chiasso. Non già che piangesse i passatempi. per questo. l'atto.continuò.Cospicue. non c'è nulla di guasto...

desse qualche segno palese d'amicizia.. . stando il fatto come fu riferito a vostra magnificenza. ma per l'abito... meglio.Molto a proposito. per levar proprio ogni occasione.. Le dirò di più: mio nipote non ne saprà nulla. Ma in questo momento. Perché non vorrei alle volte che mettessimo un impiastro dove non c'è ferita. noi che ci tocca. o almeno de' curiosi maligni che..pubblico. e fiutano. .. noi che vediamo. e questi affaracci di puntiglio. Del resto. qualcosa di straordinario.. Devo essere avvezzo a non parlare -. un ripiego di comune convenienza. E se si trovasse qualche nicchia un po' lontana... e tra di noi hanno da rimanere. L'onor dell'abito. Ma.. la cosa rimane in questi termini. . per impedire i sinistri che potrebbero. si farà presto..Sicuro. in tali circostanze. che m'obbliga a sostenere un certo decoro. sarebbe bene che. non è cosa mia. .. s'estendono. mezzo mondo.. in quest'occasione... interpretano.che vuol che dicano? Un religioso che vada a predicare in un altro paese.riprese.. Però non c'è bisogno: so che i cappuccini son sempre accolti come si deve da mio nipote. . per poco che vadano in lungo. di stare in buona armonia con chi. non dobbiamo poi curarci delle ciarle. tiran dentro. Io mi trovo in questa benedetta carica. Per tutto c'è degli aizzatori. che comanderò a mio nipote.il padre Cristoforo è predicatore. potrebbe prender la cosa come una soddisfazione data a lui. ho un dovere espresso.. ciarlano. di riguardo.. si ramificano.... come superiore (indegno). da buoni amici. Che bisogno abbiamo noi di render conto? Son cose che facciamo tra di noi. Il suo signor nipote. affinché non s'avveda di quel che è passato tra di noi. avrei potuto metter gli occhi.. e.. non dico vantarsene. In quanto ai cicaloni. senz'altro motivo... e non farà né più né meno di quello che gli prescriverò io.. E poi.. noi che prevediamo.. Lei sa come vanno queste cose. Lo fa per inclinazione: è un genio in famiglia: e poi sa di far cosa grata a me. . secondo il suo grado e il dovere: ma davanti a me è un ragazzo.. ci hanno un gusto matto. E quando. ... e avevo già qualche pensiero. di non aver contese.. è un deposito del quale.. Ognuno ha il suo decoro da conservare. padre molto reverendo. i miei signori colleghi... hanno de' parenti al secolo. mi sono spiegato. de' mettimale. se posson vedere alle prese signori e religiosi.. affine di prevenirle. hanno bisogno di pace. in questo caso. e una punizione prima d'aver ben messo in chiaro. e io poi.. . tanto più con quell'altra circostanza..... Cioè bisognerà insinuargli con prudenza. . E per quel che abbiamo concluso. quest'è giusto.. mi pare.. trionfarne. E soffiò... .disse il padre provinciale. giacché è così alterato.. intendo. sicuro.Mi vien chiesto per l'appunto un predicatore da Rimini. quanto più presto sarà.Però...Tra il signor conte e me... Lasci fare a me.. ma. come dice vostra magnificenza.. ... Non si dia pensiero di ciò. è cosa così ordinaria! E poi.. ..Giacché la cosa si deve fare.. è impossibile.Veramente. . padre molto reverendo? Mio nipote è un cavaliere che nel mondo è considerato..... e fors'anche. non per noi... che nel paese non sia traspirato qualcosa. Mi si richiede appunto. è troppo giusto.Le pare.. molto a proposito. tutto diviene affar di corpo.No punizione. potrebbe parere una punizione. il suo signor nipote facesse qualche dimostrazione. no: un provvedimento prudenziale. Sua eccellenza.? ...

.continuava poi. . con due parole s'accomodano di gran cose. dentro di sé: "oh Dio! cosa faranno que' meschini. e fermi lì. con un plico per il padre guardiano. e chinò la testa davanti al padre guardiano. dove predicherà la quaresima. ma per tutto un grande studio a scansarne il nome. lo spalancò. e esclamò. né il cognome. il quale lo tirò poi in disparte. da cui traduciamo come ci riesce. lo nomina uno. con parole di consiglio. come la mia famiglia. andò da ultimo a prender la benedizione del guardiano. che poteva destare un grand'incendio.disse questo. E. . Fra Cristoforo andò alla sua cella. e nemmeno una congettura sopra nulla di tutto ciò: cosa tanto più strana. Francesco Rivola. gli fa vedere l'obbedienza. col colloquio che abbiam riferito. si metta poi subito in viaggio. . una grand'arte. quasi avesse dovuto bruciar la penna. "il caso d'un tale che. riuscì a far andar fra Cristoforo a piedi da Pescarenico a Rimini. vi ripose il breviario. e s'accusò d'aver mancato di fiducia. . lo chiama "un signore altrettanto potente per ricchezze. dietro al suo vincitore. quel personaggio. prese la sporta. nel suo bel latino.una favilla.se posso qualche cosa. s'era risoluto di cercare il soccorso d'un terribile uomo. nella vita del cardinal Federigo Borromeo. intestato più che mai di venire a fine della sua bella impresa. Agnese. padre molto reverendo.. Il guardiano non dice nulla la sera. quanto nobile per nascita". si licenziò da' suoi confratelli che si trovavano in convento. Tra buoni amici. Lucia. e col compagno. e gli diede quell'altro avviso. Che il personaggio sia quel medesimo. per dir così. né un titolo. che del personaggio troviamo memoria in più d'un libro (libri stampati. e avviandosi verso l'uscio. il suo quaresimale. alzatosi anche lui. C'è dentro l'obbedienza per fra Cristoforo. Abbiamo detto che don Rodrigo. e che non vi mantenga corrispondenze: il frate latore dev'essere il compagno di viaggio. . . Un grande studio. l'identità de' fatti non lascia luogo a dubitarne. gli dice che vada a prender la sporta. soffermandosi. di gran parole. dice. essendo de' primi tra i grandi della città. alzandosi da sedere.disse il padre provinciale. "Riferirò". e il pane del perdono. che è una bella passeggiata.Abbiamo spento una favilla. quando io non sarò più qui!" Ma alzò gli occhi al cielo. e con quel padre compagno che gli presenta. la mano dello scrittore. in segno d'ubbidienza. metteva quel signore nel maneggio d'un affare. d'essersi creduto necessario a qualche cosa. la mattina. ne fa più distesa menzione. La lettera al guardiano porta l'istruzione d'insinuare al detto frate che deponga ogni pensiero d'affari che potesse avere avviati nel paese da cui deve partire. Di costui non possiam dare né il nome. nel quinto libro della quinta decade della sua Storia Patria. Arrivato all'uscio. per i nostri buoni padri cappuccini.Presto. arriva a Pescarenico un cappuccino di Milano. Infatti. Renzo. tanto io. s'allacciò la tonaca con la sua cintura di pelle. padre molto reverendo: meglio oggi che domani. lo lascio pensare a voi. . e con significazione di precetto. e si riunirono al resto della compagnia. dovendo parlar di quell'uomo. il sudario e la cintura. colui. gli vennero subito in mente. dico) di quel tempo. Mise le mani in croce sul petto.Conosciamo per prova la bontà della casa. quest'uomo. Una sera.. di portarsi a Rimini. Giuseppe Ripamonti. fa chiamar fra Cristoforo. . il bastone. ma produceva poi anche effetti corrispondenti. che. prese la strada che gli era stata prescritta. aveva stabilita la sua dimora in una campagna. Se fu un colpo per il nostro frate. costui. e volle assolutamente che il padre provinciale andasse avanti: entrarono nell'altra stanza. presto.

situata sul confine. chi in un'occasione e chi in un'altra. non tralasciava occasione. e vivendo in città. a suon di tromba. delle quali lo storico summentovato parla con una brevità misteriosa. menava una vita affatto indipendente. poi tornato. un'altra di soggetti simili. e di cose funeste". ne ridusse molti a ritirarsi da ogni rivalità. anzi n'andava in cerca. per qualche importante omicidio. col quale tiriamo avanti Fare ciò ch'era vietato dalle leggi. per qualche potente intercessione. o impedito da una forza qualunque. esser arbitro. e vi tornò difatti. provava un misto sentimento di sdegno e d'invidia impaziente. per provarsi con loro. dovette dar luogo. Tutti i tiranni. Di maniera che." Da questo scrittore prenderemo qualche altro passo. come afferma lo stesso storico. che gli stessero alla sinistra. la segretezza che usò. . non bastando né il nome. e forse a tutti d'ardire e di costanza.si valsero più volte dell'opera sua. e per conto d'altri. allo spettacolo e al rumore di tante prepotenze. assicurandosi a forza di delitti. la sovranità. molti n'ebbe amici. "in lega occulta di consigli atroci. .. d'attraversarli. né sguattero dispensati dall'omicidio: le mani de' ragazzi insanguinate". Giovine. di tante gare. certe nuove terribili pratiche. senz'altro interesse che il gusto di comandare. si risolvette di tornare a casa. tante ne fece che. con lo stare a sé. la timidezza. la gli era andata così male. padrone negli affari altrui. Oltre questa bella famiglia domestica. né la sua audacia a sostenerlo contro i bandi pubblici. i quali rimasero uniti con lui. "Quella casa . né il parentado. né tralasciò le corrispondenze con que' suoi tali amici. Fino dall'adolescenza. che si riconoscessero suoi inferiori. o fosse levato il bando. foruscito un tempo anche lui. o l'audacia di quell'uomo gli tenesse luogo d'immunità.. non però in Milano. Credo che a questa circostanza si riferisca un tratto notabile raccontato dal Ripamonti. per conto suo. con un seguito di cani. e pronti sempre a' suoi ordini. e contro tante animosità potenti. ogni magistratura. ma. come soltanto potevan piacere a lui.era come un'officina di mandati sanguinosi: servitori. amici subordinati. e spesso gli ebbero a mandar da lontano rinforzi di gente che servisse sotto i suoi ordini". veniva anche lui a essere il faccendiere. "Una volta che costui ebbe a sgomberare il paese. che ci venga in taglio per confermare e per dilucidare il racconto del nostro anonimo. . e che avevan per mestiere di troncar teste: né cuoco. d'aver che dire co' più famosi di quella professione. E neppur col badare a' fatti suoi. per tradurre letteralmente dal Ripamonti. lo strumento di tutti coloro: essi non mancavano di richiedere ne' loro impegni l'opera d'un tanto ausiliario. teneva per niente i giudizi. Ma ai primi che avevano voluto provar di resistergli. e passando davanti al palazzo di corte. non ruppe le pratiche. come ognun sa. n'aveva. o tirarli a cercare la sua amicizia. alla vista di tanti tiranni. Finalmente (non si sa dopo quanto tempo). che nessuno si sentiva più di mettersi a quella prova. né gli amici. e uscir dallo stato. non già amici del pari. e lì. esser temuto da tutti. Pare anzi che allora contraesse con più alte persone. tirarsene indietro sarebbe stato decadere dalla sua riputazione. il rispetto. aver la mano da coloro ch'eran soliti averla dagli altri. e farli stare a dovere. per un bel tratto di paese all'intorno. ma in un castello confinante col territorio bergamasco. "Anche alcuni principi esteri. Nel fatto però. per lui. Nell'assenza. i giudici. furon tali: attraversò la città a cavallo. stato veneto. uno non poteva . Superiore di ricchezze e di seguito alla più parte. la cui testa era messa a taglia. come se niente fosse. dispersi e posti come a quartiere in vari luoghi de' due stati sul lembo de' quali viveva. molti ne conciò male. ricettatore di forusciti. mancare al suo assunto. avevan dovuto. che allora era.cito ancora il Ripamonti. scegliere tra l'amicizia e l'inimicizia di quel tiranno straordinario. lasciò alla guardia un'imbasciata d'impertinenze per il governatore".dice. tali erano state in ogni tempo le passioni principali di costui.

tenesse di conto parenti. da costringerlo a sfrattar dai luoghi che aveva tiranneggiati. coltivasse l'amicizia di persone alte. e più cupo il terrore della cosa. non era possibile far quel mestiere senza venire alle prese. avendo ragione. Capitava un suo messo a intimargli che abbandonasse la tale impresa. o di dichiararsi suo nemico. vessato da un prepotente. Però quel tanto d'una tale amicizia che non era possibile di nascondere. la sua vita era un soggetto di racconti popolari. e li fanno così spesso tornare indietro. Dal castellaccio di costui al palazzotto di don Rodrigo. si rivolse a lui. gli mosse tal guerra. quel compenso qualunque. molti anche. Don Rodrigo voleva bensì fare il tiranno. e chiuderne l'adito all'avversario: gli uni e gli altri divenivano più specialmente suoi dipendenti. di soddisfazioni atroci. non dirò quella giustizia. in qualche occasione. e l'incertezza stessa rendeva più vasta l'opinione. si proferiva. né pubblica. gli spassi. ogni malandrino. l'altra parte si trovava a quella dura scelta. giacché chi avrebbe confessata apertamente una tale dipendenza? ma ogni tiranno poteva essere un suo collegato. Non eran più che sospetti. e di che natura fosse. in qualunque occasione. e il suo nome significava qualcosa d'irresistibile. Ora. si mormorava il nome di colui che noi. per preoccupare un così gran patrocinio. forzò il prepotente a finirla. prendendo le parti del debole. e n'aveva riportate ogni volta promesse di contraccambio e d'aiuto. di capricci superbi. aveva dovuto vedere che. e si rassomigliavan tanto. la sua era stata ed era ministra di voleri iniqui. aspettarlo da nessun'altra forza né privata. d'imprimere negli animi una grand'idea di quanto egli potesse volere e eseguire in onta dell'equità e dell'iniquità. al modo di tutti gli altri. contribuiva anch'esso a tener viva per tutto la memoria di lui. Più spesso. E ogni volta che in qualche parte si vedessero comparire figure di bravi sconosciute e più brutte dell'ordinario. che non c'era ragione che la gente s'occupasse di quelli che non aveva a ridosso. La fama de' tiranni ordinari rimaneva per lo più ristretta in quel piccolo tratto di paese dov'erano i più ricchi e i più forti: ogni distretto aveva i suoi. s'intende. l'intrinsichezza. non si sarebbe potuto. con un omaggio vassallesco. per non dir altro. a riparare il mal fatto. Ma gli usi così diversi di quella forza producevan sempre l'effetto medesimo. Il sospetto che per tutto s'aveva de' suoi collegati e de' suoi sicari. Metteva però molta cura a nascondere una tale amicizia. o andar d'accordo con lui. non gli avrebbe certamente fatto buon gioco a ciò. e perciò bisognava che usasse certi riguardi. o almeno a non lasciare scorgere quanto stretta. poteva passare per una relazione indispensabile . o per farle sparire. ma non il tiranno salvatico: la professione era per lui un mezzo. gli aveva reso più d'un servizio (il manoscritto non dice di più). era andata a rimettere in lui un affare qualunque. uno de' suoi. circospezione de' nostri autori. gli onori della vita civile. ricorrevano a lui per aver ragione in effetto. o gli fece anche pagare un più pronto e più terribile fio. appena divenuto padrone e tiranno. tisico in terzo grado. di strano. E in quei casi. o. o per darle anche. non c'era più di sette miglia: e quest'ultimo. grazie a quella benedetta. anzi per l'ordinario. sulla testa di qualcheduno che in quel modo si potesse servir più facilmente che con l'armi della violenza privata. non uno scopo: voleva dimorar liberamente in città. avendo il torto. o di stare alla sua sentenza. in que' tempi. e lui. se stava duro. godere i comodi. a ogni fatto enorme di cui non si sapesse alla prima indicare o indovinar l'autore. quel nome tanto temuto e abborrito era stato benedetto un momento: perché.rimanere indipendente da lui. specialmente presso il conte zio. per farle a un bisogno traboccare dalla sua parte. a chiedere scusa. come si diceva altre volte. a così poca distanza da un tal personaggio. Gli s'era perciò offerto e gli era divenuto amico. saremo costretti a chiamare l'innominato. Quando una parte. quelle due cose che metton tanti ostacoli alla volontà degli uomini. Molti. Ma la fama di questo nostro era già da gran tempo diffusa in ogni parte del milanese: per tutto. ma quel rimedio. avesse una mano sulle bilance della giustizia. con un aperto nemico della forza pubblica. il che equivaleva a esser. diciam meglio. Accadde qualche volta che un debole oppresso. una lega con un uomo di quella sorte. di favoloso. o cose simili: bisognava rispondere sì o no. che cessasse di molestare il tal debitore.

hanno anch'essi un po' di falda coltivata. riconosciuto un amico del suo padrone. armato come un saracino. che si sarebbe anche potuta chiamare un corpo di guardia. comparve sulla soglia un ragazzaccio. E anche d'una grossa compagnia. Dall'alto del castellaccio. nulla. un pendìo piuttosto erto. l'altra parete della valle. il resto è schegge e macigni. non chiamava quella taverna che col nome della Malanotte. e lo porta addirittura nel mezzo della valle. i pendìi. non che lassù. e non vedeva mai nessuno al di sopra di sé. talvolta li rifà a modo suo. e. e quattro altri in coda. né morto. sulla cima d'un poggio che sporge in fuori da un'aspra giogaia di monti. meno qualche cespuglio ne' fessi e sui ciglioni. da un mucchio di massi e di dirupi. che si prolungano anche dalle due parti. chiude un occhio. a' casi suoi. sarebbe stato trattato come una spia nemica che venga colta in un accampamento. per non metterci sulla strada di scoprirlo. il selvaggio signore dominava all'intorno tutto lo spazio dove piede d'uomo potesse posarsi. domandò se il signore si trovasse al castello. cento volte. il fondo. nelle falde a campi. avrebbe potuto. ma uguale e continuato. fino a un certo segno. e spianargli l'arme contro. Quella che guarda la valle è la sola praticabile. e nessuno de' giovani si rammentava d'aver veduto nella valle uno di quella razza. anzi. e buttò la briglia al Tiradritto. Una mattina. e se non acconsente espressamente. che formano. con quella guarnigione di bravi che teneva lassù. poteva il signore contare a suo bell'agio i passi di chi veniva. e lo consegnò al Montanarolo. alla lunga acconsente che altri provveda da sé. Sur una vecchia insegna che pendeva sopra l'uscio. uno del suo seguito. e non n'ha la volontà. Don Rodrigo. non ardiva metter piede nessuno che non fosse ben visto dal padrone del castello. Colui che pareva il capo s'alzò. lo salutò rispettosamente. in treno da caccia. Del resto. entrò ad informare tre sgherri. dalle feritoie. che stavan giocando. all'imboccatura dell'erto e tortuoso sentiero. che credeva di sì. con una piccola scorta di bravi a piedi. secondo la stagione: allora serviva di confine ai due stati. o farne ruzzolare al fondo parecchi. e s'avviò al castello dell'innominato. Si levò lo schioppo. sparsi qua e là di casucce. Quella che. stenderne sul sentiero. o non ne trova il verso. e così ricevere scusa dalla necessità: giacché chi ha l'assunto di provvedere. né vivo. a prati in alto. e da un andirivieni di tane e di precipizi. erte ripide. I gioghi opposti. e neppur di passaggio. per dir così. che talvolta ripete i nomi come le vengono insegnati. resogli con molto garbo il saluto. come un nastro serpeggiante: dalle finestre. né più in alto. se congiunto ad essa o separatone. don Rodrigo uscì a cavallo. Lì c'era una taverna.con un uomo la cui inimicizia era troppo pericolosa. Tale è la descrizione che l'anonimo fa del luogo: del nome. era dipinto da tutt'e due le parti un sole raggiante. senza strada e nude. Il fondo è un letto di ciottoloni. non si saprebbe dir bene. ma neppure nella valle. scorreva tutto quel recinto. Capitolo XX Il castello dell'innominato era a cavaliere a una valle angusta e uggiosa. prima che uno arrivasse a toccar la cima. Al rumore d'una cavalcatura che s'avvicinava. Si raccontavano le storie tragiche degli ultimi che avevano voluto tentar l'impresa. il Griso alla staffa. smontò da cavallo. ed è. dove scorre un rigagnolo o torrentaccio. Dando un'occhiata in giro. si spiegava davanti a chi guardasse di lassù. come per isgravarsi d'un peso . ma eran già storie antiche. ma la voce pubblica. non dice niente del viaggio di don Rodrigo. a gomiti e a giravolte. con certe carte sudice e piegate in forma di tegoli. Il birro poi che vi si fosse lasciato vedere. saliva al terribile domicilio. le strade praticate là dentro. come l'aquila dal suo nido insanguinato. e data un'occhiata. appiè del poggio. s'affacciò all'uscio. e rispostogli da quel caporalaccio.

da serbarceli con tanta cura). né invano. e si presentavano all'animo brutte e troppe: era come il crescere e crescere d'un peso già incomodo. ma in confuso. rimasero coi tre dell'innominato. che aveva anche lui posato lo schioppo. non dirò pentito. che. "Invecchiare! morire! e . e licenziò don Rodrigo. una cert'uggia delle sue scelleratezze. dicendo che prendeva l'impresa sopra di sé. Ma in que' primi tempi. lo guardò. e scomparsa quasi affatto. in opere. dove poteva. e s'accompagnò con lui. di sciabole e di partigiane. Cavò finalmente alcuni scudi d'oro. e come curioso di simili storie. le mosse. sappia ora che costui era uno de' più stretti ed intimi colleghi di scelleratezze che avesse l'innominato: perciò questo aveva lasciata correre così prontamente e risolutamente la sua parola. A questo. si trovò. ma indispettito d'averla data. i pensieri dell'avvenire eran quelli che rendevano più noioso il passato. Un altro bravaccio dell'innominato. lo riconobbe. si risvegliavano ogni volta che ne commettesse una di nuovo. si mise poi a esagerare le difficoltà dell'impresa. interruppe subitamente. ma. cominciò a piedi la salita. per quanto fosse de' più vecchi e provati amici. e gli risparmiò così la noia di dire il suo nome. il sentimento d'una vitalità vigorosa. sapendo con chi parlava. Intanto i tre bravi sopraddetti.tra poco avrete da me l'avviso di quel che dovrete fare. calvo. Una certa ripugnanza provata ne' primi delitti. ma il contegno. Era grande. dicendo: . che sarebbe stata straordinaria in un giovine. che saliva. Prese l'appunto del nome della nostra povera Lucia.voi altri state ad aspettarmi. fu fatto passare per un andirivieni di corridoi bui. la distanza del luogo. e con quel ragazzo allevato alle forche. s'era ricordato delle promesse di quell'uomo che non prometteva mai troppo. e in ognuna delle quali c'era di guardia qualche bravo. Quelle tante ch'erano ammontate. e metà da dividersi tra i suoi uomini. e le diede al Tanabuso. l'innominato. trovandosi in un impegno difficile. un monastero. Se il lettore si ricorda di quello sciagurato Egidio che abitava accanto al monastero dove la povera Lucia stava ricoverata. col Griso. Don Rodrigo disse che veniva per consiglio e per aiuto. l'immagine d'un avvenire lungo. e intanto starete un po' allegri con questa brava gente -. Già da qualche tempo cominciava a provare. tornava ora a farsi sentire. dopo avere alquanto aspettato. L'innominato che ne sapeva già qualcosa. Arrivato al castello. e si fece ad esporre il suo scellerato imbroglio. come faceva per abitudine. bruno. quello di fra Cristoforo. e a raccontarsi a vicenda le loro prodezze.. se non sulla sua coscienza. indicavano una forza di corpo e di animo. e ormai quasi involontariamente. Ma appena rimase solo. Don Rodrigo. e per varie sale tappezzate di moschetti. e li mise in mano al caporalaccio. e lo Squinternotto ch'era il quarto (oh! vedete che bei nomi. e di rendere altro conto di sé a quant'altri avrebbe incontrati. riempivano l'animo d'una fiducia spensierata: ora all'opposto. Questo gli andò incontro. assegnandone metà a lui. in realtà.inutile. come se un demonio nascosto nel suo cuore gliel avesse comandato. gli si sarebbe dato più de' sessant'anni che aveva. nemico aperto de' tiranni. ma vivo degli occhi. il lampeggiar sinistro. che non lo conoscessero. dicendogli: . perché sapeva bene. bianchi i pochi capelli che gli rimanevano. a trincare. e. fu ammesso in quella dove si trovava l'innominato. se non un rimorso. almeno nella sua memoria. a giocare. e insieme guardandogli le mani e il viso. la signora!. Si cavò poi di tasca alcune berlinghe. Finalmente. e in parole e. e introdotto (lasciando però il Griso alla porta). e vinta poi. e per essere in questa mischiato un nome a lui noto e odiosissimo. raggiunse poco dopo don Rodrigo.. dal quale il suo onore non gli permetteva di ritirarsi. rugosa la faccia: a prima vista. indeterminato. la durezza risentita de' lineamenti. e salir più lesto. rendendogli il saluto. stette a sentire con attenzione. a chiunque venisse da lui. che su quell'erta non era permesso d'andar con lo schioppo.

gli rinasceva ogni tanto nell'animo l'idea confusa. la concepiva come una cosa che ha il suo adempimento. intanto che la mente combatteva dolorosamente per allontanarne il pensiero. non si curava di negare né di riconoscere. non avrebbe certamente data così subito una promessa così decisa. diede ordine in fretta al Nibbio stesso. ma che. alla spedizione. gli metteva addosso una costernazione repentina. direi quasi. imperturbata. Ma appena partito costui. e andasse con due altri che gli nominò. senz'altro pensiero che della riuscita. con aria risoluta. era forse ancor lontana. pronta. sentendo scemare quella fermezza che s'era comandata per promettere. che aveva acquistato forza e. che. ora. in certi momenti d'abbattimento senza motivo. Ma. in quell'asilo stesso dove pareva che tutto dovesse essere ostacolo. gli avevano anche servito come d'una specie d'autorità contro la coscienza: ora. ora. comunque stesse di dentro. se non altro. e con un braccio più pronto. lo spettacolo. cercava anche di nasconderla a se stesso. e infondergli un'ira piena di coraggio. da gran tempo. Egidio avesse dovuto far conto de' soli suoi mezzi ordinari. o di soffogarla. aveva subito impegnata la sua parola a don Rodrigo. Se per rendere l'orribile servizio che gli era stato chiesto. quando gli tornava d'improvviso alla mente. che disponesse tutto secondo aveva detto Egidio. d'una ragione indipendente dall'esempio. apparendogli nel silenzio della notte. . e lui prendeva la cura di tutto il resto. l'essere uscito dalla turba volgare de' malvagi. gli comandò che montasse subito a cavallo. non che aprirsi con nessuno su questa sua nuova inquietudine. informasse Egidio dell'impegno contratto. non gli era parsa che odiosa: ora. e la mascherava con l'apparenze d'una più cupa ferocia. nasceva di dentro. per convincer se stesso ch'era ancor quello. veniva sola. Quella stessa voce. Invidiando (giacché non poteva annientarli né dimenticarli) que' tempi in cui era solito commettere l'iniquità senza rimorso. Così in quest'occasione. gli si mandasse subito una carrozza. e. gli dava talvolta il sentimento d'una solitudine tremenda. continuo della violenza. per chiudersi l'adito a ogni esitazione. e guiderebbe la cosa. Ne' primi tempi. la copriva anzi profondamente. di terrore senza pericolo. e il lettore può avere inteso che quella volta non fu l'ultima. l'innominato. gli esempi così frequenti.poi?" E. d'un giudizio individuale. Noi abbiamo riferito come la sciagurata signora desse una volta retta alle sue parole. per ritenere o per riafferrare quell'antica volontà. e ciò che per gli altri sarebbe stata la maggior difficoltà. Nel primo bollor delle passioni. le impose ora il sagrifizio dell'innocente che aveva in custodia. a un complice secondario. faceva ogni sforzo per farli tornare. della vendetta. uno de' più destri e arditi ministri delle sue enormità. Ma. non si poteva rispingerla con armi migliori. per troncare a un tratto quel contrasto penoso. la mente. quella stessa immagine. suo malgrado. quella s'avvicinava. e con questo mezzo. a fronte d'un nemico. non fu che un primo passo in una strada d'abbominazione e di sangue. per dir così. ma faceva un passo ogni momento. cosa notabile! l'immagine della morte. superba. E. Il messo ribaldo tornò più presto che il suo padrone non se l'aspettasse. Non era la morte minacciata da un avversario mortale anche lui. sentita annunziare in nome di Lui. A quest'annunzio. andasse diritto a Monza. e l'avrebbero condotto a scomparire in faccia a un amico. gli pareva sentirlo gridar dentro di sé: Io sono però. autorità dal delitto. in un pericolo vicino. con la risposta d'Egidio: che l'impresa era facile e sicura. ma terribile. ispirandogli un'emulazione feroce. con due o tre bravi ben travisati. nella sicurezza del suo castello. dell'omicidio. Quel Dio di cui aveva sentito parlare. soleva raddoppiar gli spiriti di quell'uomo. chiamò il Nibbio. sentendo a poco a poco venirsi innanzi nella mente pensieri che lo tentavano di mancare a quella parola. l'atroce giovine aveva un mezzo noto a lui solo. l'essere innanzi a tutti. e quello di cui era solito servirsi per la corrispondenza con Egidio. era strumento per lui. la legge che aveva. occupato soltanto a vivere come se non ci fosse. e richiedesse il suo aiuto per adempirlo.

contro cui non divien forte se non chi se ne ribella interamente. ma senza nascondere una gran maraviglia. La sventurata tentò tutte le strade per esimersi dall'orribile comando. mostrò tanta maraviglia anche lei. e ubbidì. e tornate presto -. che vi dirò poi. si lasciò sfuggir di bocca: . per disimpegnarsene. Ho tanta gente a' miei comandi. cosa devo fare? . che Lucia. Ma Gertrude. e che. per una strada solitaria. tremolando senza timore sotto la mano del pastore che la palpa e la strascina mollemente. si volta a leccar quella mano. . nessuno. ammaestrata a una scola infernale. ditegli. le sarebbe parsa una sventura. Dio m'aiuti! . Per un affare di grand'importanza.e bene. senza colpa. . la mia povera Lucia.E si mosse. che non m'ha mai vista uscire.sentite. e non sa che. quand'anche non l'avesse mai veduta. fuori della stalla. ma che non dica a nessuno che son io che lo mando a chiamare.Andate al convento de' cappuccini: . e se non vi riesce. anderò. e tanto dispiacere di trovare una tal ritrosia nella persona di cui credeva poter far più conto. in un paese sconosciuto. le ragioni che la signora doveva intendere. Perder Lucia per un caso impreveduto. le faceva più carezze dell'ordinario. la vide metter piede sulla soglia. a insegnargliela. che avrebbe dovute prevedere: senza la madre. di cambiare in un nuovo rimorso un mezzo di espiazione. le fece parer così brutta cosa l'anteporre un vano scrupolo alla riconoscenza. che la poverina. Lucia! Questa si voltò. e tornò verso la grata. .Ho bisogno d'un gran servizio. Ma già un altro pensiero. figurò di trovar così vane quelle scuse! di giorno chiaro. Facendo le viste di non esser contenta dell'istruzioni già date. A questo Gertrude non voleva risolversi. rispose: . ma è anche necessario che nessuno sappia che l'ho mandato a chiamare io. l'aspetta il macellaio. ritirata con Lucia nel suo parlatorio privato.e le descrisse la strada di nuovo: . addusse subito. che venga da me subito subito.fate chiamare il padre guardiano. Tanto disse. che dalla grata la seguiva con l'occhio fisso e torbido. ma di cui mi fidi. non la poteva sbagliare!.. ho bisogno di parlar subito subito con quel padre guardiano de' cappuccini che v'ha condotta qui da me. e Lucia le riceveva e le contraccambiava con tenerezza crescente: come la pecora. un pensiero avvezzo a predominare. quattro passi. spiegò di nuovo a Lucia la strada che doveva tenere..Cercate di passare senz'esser vista. tutte..fate ogni cosa come v'ho detto. Non ho che voi per far segretamente quest'imbasciata. e mi domanderà dove vo? . senza nessuno. aprì la bocca. e la licenziò dicendo: . l'ora convenuta s'avvicinava.e bene. Quando Gertrude.La proposta riuscì spaventosa a Gertrude.Ma cosa dirò alla fattoressa. Lucia fu atterrita d'una tale richiesta. Lucia partì. come sopraffatta da un sentimento irresistibile. a cui il pastore l'ha venduta un momento prima. sbalordita più che convinta. una punizione amara: e le veniva comandato di privarsene con una scellerata perfidia. Nuova difficoltà per la povera giovine: dire una bugia. e che le stava pur sempre aperta davanti. Il delitto è un padrone rigido e inflessibile. dove avete promesso di fare orazione. commossa e punta a un tempo. ditele che andate alla chiesa tale.. da solo a solo. e disse: . fuorché la sola ch'era sicura. una strada che Lucia aveva fatta pochi giorni prima. e soprattutto commossa più che mai. e con quella sua suggezione. Era il giorno stabilito. ma la signora si mostrò di nuovo così afflitta delle ripulse. aveva vinto di nuovo nella mente sciagurata di Gertrude. e voi sola potete farmelo. Gertrude.

con gli occhi bassi. e disparve. affondata. . s'abbandonò. andò tutta raccolta e un po' tremante. nel vedere una carrozza da viaggio ferma. Era costui uno sgherro d'Egidio.ripetevan gli altri due birboni. e accanto a quella. due viaggiatori che guardavano in qua e in là. quando l'altro compagno (era il Nibbio).e si voltava. le chiuse il grido in gola.. Intanto tre bocche d'inferno. che vi forman sopra una specie di volta. esprimere ciò che passava nel suo animo? Spalancava gli occhi spaventati. andavan ripetendo: .se fosse morta davvero? . come incerti della strada. davanti allo sportello aperto. l'alzò da terra. arrivò in pochi momenti a quella che conduceva al convento. a sedere dirimpetto a sé: un altro. facendo l'indiano. Andando avanti.disse l'altro: . trovò. e la riconobbe.. allentò le braccia. Io so che.Passò inosservata la porta del chiostro. parve che s'acquietasse. sulla porta del suo padrone. entrandovi. . l'angoscia di costei. vanno a rovescio. per il ribrezzo e per il terrore di que' visacci: si storceva. ma era tenuta da tutte le parti: raccoglieva tutte le sue forze. Lucia. coraggio. ed è tutt'ora. Lucia girò la testa indietro atterrita. Quella strada era. diede un'occhiata in qua e in là.quella giovine. per la strada maestra.è uno di quegli svenimenti che vengono alle donne. e vedendola affatto solitaria. In tanto il Nibbio entrò presto presto anche lui nella carrozza: lo sportello si chiuse. L'altro che le aveva fatta quella domanda traditora. . e li richiudeva subito. il fazzoletto veniva a soffogarglielo in gola. n'uscì. non vogliamo farvi male -. per accennar col dito.ecco una buona giovine che c'insegnerà la strada -. e allungava il passo. rasente al muro. quel medesimo.Coraggio. e dava delle stratte. la prese e la cacciò. ma poco dopo si rincorò alquanto.rispondeva la poverina: . e disse: . si voltò. e quegli orridi visacci che le stavan davanti le parvero confondersi e ondeggiare insieme in un mescuglio mostruoso: le fuggì il colore dal viso. coraggio. con un fare più gentile che non fosse l'aspetto.Monza è di qua. per poterla riconoscere. l'aveva osservata bene. la porta del borgo. . . . . Ogni volta che aprisse la bocca per cacciare un urlo. un sudor freddo glielo coprì. non abbiate paura. quattro altre manacce ve l'appuntellavano. Dopo qualche momento d'una lotta così angosciosa.Oh! morta! . per buttarsi verso lo sportello. per quanto lei si divincolasse e stridesse. lasciò cader la testa all'indietro. tenendo l'occhio immobile. con l'indicazioni avute e con le proprie rimembranze. che diceva: . ci sapreste insegnar la strada di Monza? . zitta. saltò sur una riva. tra due alte rive orlate di macchie. attaccandosi a un albero della macchia.zitta. rimasto nella strada. il malandrino la mise per forza nella carrozza: uno che stava a sedere davanti. e cacciò un urlo. prese la strada. per ansietà di conoscere la sua orribile situazione. . mettendole un fazzoletto alla bocca. c'è voluto altro. con la voce più umana che sapessero formare.disse uno di coloro: . e svenne. . Infatti. sentì uno di que' due. alzò a stento le palpebre. per una scorciatoia.Andando di lì. ad aspettarla al posto convenuto. quando ho voluto mandare all'altro mondo qualcheduno. era stato. per veder se fosse accorso qualcheduno agli urli di Lucia: non c'era nessuno. ma due braccia nerborute la tenevano come conficcata nel fondo della carrozza. a guisa d'un letto di fiume. per veder quando Lucia usciva dal monastero. su. Chi potrà ora descrivere il terrore.diceva il Nibbio.Diavolo! par morta. e la carrozza partì di carriera. ma lo smarrimento d'ogni senso preservava in quel momento Lucia dal sentire i conforti di quelle orribili voci. quando fu arrivata alla carrozza.Su. afferrandola d'improvviso per la vita. sentì crescere la paura. ed era corso. uomo o donna che fosse.

ma vedendo ch'era inutile. Tirate fuori dalla cassetta i tromboni. lasciatemi andare! Cosa v'ho fatto di male io? Sono una povera creatura che non v'ha fatto niente. e della Vergine santissima. Se avete anche voi una figlia. a tenerla basto io. Dopo qualche tempo. per carità.No. . . Intanto la carrozza. Ricordatevi che dobbiamo morir tutti. . con la voce interrotta dal pianto.disse il Nibbio: . e pregherò Dio per voi.Chi? chi? chi ve lo può aver comandato? .Lasciatemi andare! Chi siete voi? Dove mi conducete? Perché m'avete presa? Lasciatemi andare.oh . se non vi fo segno.Oh santissima Vergine! come mi conoscete? Lasciatemi andare. no. una madre. per slanciarsi fuori. lasciatemi andare per la mia strada: io non vi conosco. è capace di morir davvero.state zitta.Via! . .attenti al vostro dovere. diavolo! riponeteli dietro le spalle. badate bene di non farle paura. e aprì gli occhi. la povera Lucia cominciò a risentirsi.. non la toccate. e non andate a cercar altro. come da un sonno profondo e affannoso. .Vi conosciamo noi. Quello che m'avete fatto voi. Non così in mano. ma fu ritenuta. c'è sempre de' birboni annidati.le disse. . . che in questo bosco dove s'entra ora. andando sempre di corsa. . ma se non istate zitta. . E quando sarà rinvenuta. E zitti: lasciate parlare a me. più dolcemente che poté. che sarà meglio per voi: non vogliamo farvi male. pensate quello che patirebbero.a noi non si fa di codeste domande. Lasciatemi andare.disse con un visaccio severo il Nibbio: .per l'amor di Dio. s'era inoltrata nel bosco. Chi siete voi? Perché m'avete presa? . alzando la manaccia col fazzoletto. a raccogliere i suoi pensieri: alfine comprese di nuovo la sua terribile situazione. con le mani giunte dinanzi alle labbra. se fossero in questo stato.diceva: . con le gote irrigate di lacrime. e con la testa bassa. e dovete capire che noi non vogliamo farvi male. e non poté che vedere un momento la solitudine selvaggia del luogo per cui passava. lasciatemi qui: il Signore mi farà trovar la mia strada. ma il Nibbio. e teneteli pronti. ve lo perdono di cuore. Lucia tentò un'altra volta di buttarsi d'improvviso allo sportello. ricorse di nuovo alle preghiere. Cacciò di nuovo un urlo. Il primo uso che fece delle poche forze ritornatele. .Perché c'è stato comandato. fu di buttarsi ancora verso lo sportello. lasciatemi andare! . Penò alquanto a distinguere gli spaventosi oggetti che la circondavano.via. Non vedete che avremmo potuto ammazzarvi cento volte. e che un giorno desidererete che Dio vi usi misericordia. stesi: non vedete che costei è un pulcin bagnato che basisce per nulla? Se vede armi.Non possiamo. vi faremo star noi.Zitta! .Vi dico che non abbiate paura: non siete una bambina. se avessimo cattive intenzioni? Dunque state quieta. . una moglie.

affannata. e venire innanzi lentamente: perché quel primo andar di carriera aveva consumata la foga.. e pregò qualche tempo con la mente. e continuava tra sé: . e dopo il quale avremo altre ore angosciose da passare. s'era associata e adattata a quelli. quando voglia. con una sospension d'animo insolita. .. il quale. nel metter le mani addosso a questa sconosciuta. le aveva impresso nella mente un concetto magnifico e terribile del potere de' suoi padroni. ora. Cosa strana! quell'uomo. Ma ormai non ci regge il cuore a descriverle più a lungo: una pietà troppo dolorosa ci affretta al termine di quel viaggio. La vendetta che il signore ne fece subito. che in tanti suoi fatti non aveva contato per nulla i dolori da lui cagionati. Quando l'innominato. Accorata. da un antico custode di esso. Tormentato però dal bisogno di dar qualche ordine. cominciò a far quell'uso spaventevole della sua forza. E voleva chiamare uno de' suoi sgherri. intenerire i più duri. e lei vedova nel castello. e si sentì il cuore batter più forte. poi si riaveva di nuovo. e le accrebbe l'orgoglio di trovarsi sotto una tal protezione. "Ci sarà? . tirata fuori la corona. essendo andato a una spedizione rischiosa.che noia mi dà costei! Liberiamocene". svolgendosi nel suo. cominciò a dire il rosario. e spedirlo subito incontro alla carrozza. fece chiamare una sua vecchia donna. le diede una consolazione feroce. a questa povera contadina. . mise le braccia in croce sul petto.Non potete? Oh Signore! perché non potete? Dove volete condurmi? Perché? . Ciò che aveva veduto e sentito fin dalle fasce. L'idea del dovere.pensò subito. fece svanire quel disegno. costei ne provò da principio un certo ribrezzo insieme e un sentimento più profondo di sommissione. direi quasi un terrore.Non possiamo: è inutile: non abbiate paura. atterrita sempre più nel vedere che le sue parole non facevano nessun colpo. e nessuno vi toccherà. era per lei come una specie di giustizia fatale. insieme co' sentimenti d'un rispetto. Si strinse il più che poté. d'un terrore. Ragazza già fatta. la riconobbe subito. e può. perché potevano far del gran male e del gran bene. come un tradimento. per rivivere a nuove angosce. con un'inquietudine. Ogni tanto. Da un'alta finestra del suo castellaccio. a ordinare al Nibbio che voltasse. se non qualche volta per assaporare in essi una selvaggia voluttà di vendetta. sperando d'avere impetrata la misericordia che implorava. sentiva come un ribrezzo. d'una cupidigia servile. con più fede e con più affetto che non avesse ancor fatto in vita sua. e la massima principale che aveva attinta dall'istruzioni e dagli esempi. Poi ricadeva ancora senza sentimenti. che non vogliamo farvi male: state quieta. nel canto della carrozza. guardava da qualche tempo verso uno sbocco della valle. s'era avvezzata a ciò che aveva tutto il giorno davanti agli occhi e negli orecchi: la volontà potente e sfrenata d'un così gran signore. e domate le forze de' cavalli. Trasportiamoci al castello dove l'infelice era aspettata. E benché. Era costei nata in quello stesso castello. ma sempre inutilmente. che aveva disposto a sangue freddo di tante vite. aveva sposato un servitor di casa. ed ecco spuntar la carrozza. la non paresse più che una di quelle carrozzine che si dànno per balocco ai fanciulli. lasciò l'ossa sur una strada. che durò più di quattr'ore. si voltava a ripregar coloro. Lucia si rivolse a Colui che tiene in mano il cuore degli uomini. poco dopo. deposta come un germe nel cuore di tutti gli uomini. Col tempo. e aveva passata lì tutta la sua vita. e conducesse colei al palazzo di don Rodrigo. era che bisognava ubbidirli in ogni cosa. Era aspettata dall'innominato. Ma un no imperioso che risonò nella sua mente. dal punto dove stava a guardare. poi. che so io? come un gastigo. divenuto padrone. riuscendogli intollerabile lo stare aspettando oziosamente quella carrozza che veniva avanti passo passo..

e lui venga su subito da me. ora da preparare in fretta da mangiare a chi tornasse da una spedizione. Ora aveva cenci da rattoppare.le disse il signore. e vistala venire. fece segno al cocchiere che fermasse. . riferì sottovoce gli ordini del padrone.Ma. poi gli alzo al sole. e al Nibbio. gli aggiunti.. Non era addetta ad alcun servizio particolare. che molto di rado. con un passo di viaggiatore frettoloso.. E colei. come se cercasse di spingerli su gli orli dell'occhiaie. ma.La vedo.Cosa le devi dire? Falle coraggio. I comandi poi di coloro.disse la vecchia. da chiunque fosse pronunziato in quel luogo. che già appariva più grande di molto. disturbata nella pigrizia. Se ti domanda dove la meni. variavano secondo le circostanze e l'umore dell'amico. i rimproveri. li faceva spicciar tutti. la condurrai nella tua camera. che in quel momento si nascondeva dietro la montagna.rispose la vecchia. guarda di non. Se c'è. si fermò alquanto alla finestra.continuò l'innominato.Tu vedi laggiù quella carrozza! . . Tu starai nella bussola. in quella masnada di sgherri. dì al Nibbio. ti dico. con quella. Si ritirò. che mise il capo fuori. che tu ci arrivi prima di quella carrozza: già la viene avanti col passo della morte. Capitolo XXI La vecchia era corsa a ubbidire e a comandare. era il suo appellativo usuale. entraci. alla malora. e provocata nella stizza. e a poco a poco non le rimase del vivere umano quasi altre idee salvo quelle che ne riceveva in quel luogo. ora feriti da medicare. uscì di bussola. perché a nessuno veniva in testa che ci fosse uno tanto ardito da servirsene falsamente.falle coraggio. E partita che fu. .Cosa le devo dire? . Subito subito. chiuse la finestra. e si mise a camminare innanzi e indietro per la stanza. ci dev'essere. . che in quelle de' provocatori. ora l'uno ora l'altro. giovine. che qualcheduno sempre ci se n'attaccava..D'allora in poi. con gli occhi fissi a quella carrozza. In quella carrozza c'è. di fuoco. s'avvicinò allo sportello. e aguzzando gli occhi infossati.. in mio nome.. quasi a un tratto. una giovine.Oh! . . i ringraziamenti. e quando sarete quassù. non mise piede fuor del castello.Fa allestir subito una bussola. ch'era il suo rodimento.... le davan da fare ogni poco. . di chi è il castello. Tu sei venuta a codesta età. che di brune si fecero. . Va'. Si trovò infatti alla Malanotte un po' prima che la carrozza ci arrivasse. senza sapere come si fa coraggio a una creatura. . . ch'erano due delle sue passioni predominanti. che la metta nella bussola. e fatti portare alla Malanotte. eran conditi di beffe e d'improperi: vecchia. contraccambiava alle volte que' complimenti con parole. poi guardò le nuvole sparse al di sopra. cacciando avanti il mento appuntato. in cui Satana avrebbe riconosciuto più del suo ingegno. quando sI vuole! Hai tu mai sentito affanno di cuore? Hai tu mai avuto paura? Non sai le parole che fanno piacere in que' momenti? Dille di quelle parole: trovale. . con l'autorità di quel nome che.

Ma che? .. Si sentì da capo rimescolare il sangue. il cocchiere pronto. e andò con lui in una stanza del castello. lenta.da un gran.. e la sicurezza de' suoi guardiani non le lasciassero concepire speranza di soccorso. ché m'ha comandato di farvi coraggio. fissando lo sguardo attonito in viso alla vecchia.Chi siete? . che avrei avuto più piacere che l'ordine fosse stato di darle una schioppettata nella schiena. e poi non più invocato per tanto tempo.Chi è? perché? che vuol da me? Io non son sua. . e prese speditamente la salita.Tutto a un puntino. tremò. un coraggio momentaneo. cercavano di persuader con le buone l'oppressa a ubbidire.Venite. nessun incontro: ma. guardava in giù. ma vedendo il Nibbio far gli occhiacci del fazzoletto. .Ma. la mia giovine. il Nibbio: .disse. spalancò la bocca e gli occhi. salir di corsa il Nibbio. il signore gli accennò che lo seguisse. si storse. e avanti. per accorrere ai comandi del padrone. Glielo direte. strana. Oh! voi che siete una donna. . la donna a tempo. . venite.. . dico il vero.andava questa ripetendo..Ebbene? .rispose. al fermarsi della carrozza. in nome di Maria Vergine. diceva: . Ditemi dove sono. ritto sulla porta del castello. lasciatemi andare. un urlo solo. senza sentirla parlare. Quando questo fu in cima. a una distanza che cresceva ogni momento. venite con me. Intanto l'innominato. in un vecchione accecato da bambino. i cavalli bravi.Da chi vuol farvi del bene. Fortunati quelli a cui vuol far del bene! Buon per voi.. nessuno comparso. un'impressione confusa. la poverina provò un conforto.. si scosse.disse con voce tremante. senza vederla in viso. faceva nella mente della sciagurata che lo sentiva in quel momento. come la rimembranza della luce. e la vecchia. Il Nibbio s'era tirato indietro. argomentando dalle parole e dalla voce così straordinariamente raddolcita di colei. e benché il luogo selvaggio e sconosciuto. eh? che v'ho fatto coraggio? ..l'avviso a tempo. apriva non ostante la bocca per gridare. e guardò. Il Nibbio e gli altri due. poverina. ma ricadde subito in uno spavento più cupo. c'entrò la vecchia. . buon per voi.Lucia. Al suono d'una voce di donna. Non abbiate paura. .venite.rispondeva la vecchia. Ma lei seguitava a guardar fuori. come prima la carrozza. inchinandosi. state allegra. e rinvenne da una specie di letargo. . e vedeva la bussola venir passo passo. né forse sentito proferire. il Nibbio disse ai due altri manigoldi che andassero dietro. Dopo. che mi portino in qualche chiesa.Chi siete? . .perché son con voi? dove sono? dove mi conducete? . fu presa e messa nella bussola. fermandosi lì. nessuno sul luogo. quali fossero l'intenzioni del signore. dite a costoro che mi lascino andare. che ho ordine di trattarvi bene e di farvi coraggio.. già ripetuto con venerazione ne' primi anni. poverina.domandava con ansietà Lucia al ceffo sconosciuto e deforme: .! Quel nome santo e soave. . ritenne il grido. venite. col mento sullo sportello. guardando Lucia. .

disse con voce risoluta. fuor di qui costei. . ..metti da parte la compassione: monta a cavallo.Voglio vederla. .. ..pensava poi..pensava intanto l'innominato. E d'una stanza in un'altra. . e con lo sguardo immobile sur una parte del pavimento. e intagliata più minutamente dai piccoli compartimenti delle vetriate. e certe parole.. Domattina. proseguiva tra sé.... .. Eh! no. . e non se ne parli più. .O signore illustrissimo! tanto tempo.Sono stato una bestia a impegnarmi. entrando da una finestra alta. e diventar bianca bianca come morta.." E alzando la testa. ritto. in atto di comando...Non l'ho mai capito così bene come questa volta: è una storia la compassione un poco come la paura: se uno la lascia prender possesso. . M'ha fatto troppa compassione...Apri.Compassione! Che sai tu di compassione? Cos'è la compassione? . e domattina. dove il raggio della luna.Cosa? cosa? che vuoi tu dire? . al suo destino. Ma voglio che me lo paghi bene questo servizio. . e quasi per pena. o. e va' di corsa a casa di quel don Rodrigo che tu sai.. con le braccia incrociate sul petto.. e pregar di nuovo.! piangere. con quell'animo con cui si comanda a un ragazzo indocile. . due se vuoi. rimasto solo. sapendo che non ubbidirà. e. tutto quel tempo.Un qualche demonio. L'ho servito perché.. è il mio destino. e poi singhiozzare. perché ho promesso: e ho promesso perché. prendi un compagno. Vediamo un poco.. ma subito subito.. che.. domattina di buon'ora.Chi è? ... e su a tastone. non è più uomo. quasi per esprimere a se stesso il comando di quella voce segreta. Ma un altro no interno più imperioso del primo gli proibì di finire.. disegnava un quadrato di luce pallida. strascinato da quel pensiero.continuava. per compenso. tagliata a scacchi dalle grosse inferriate.No..gli disse..Voglio dire che tutto quel tempo. . Quell'animale di don Rodrigo non mi venga a romper la testa con ringraziamenti.e non ci si pensi più. un qualche angelo che la protegge. Digli che mandi. ." E voleva almanaccare cosa avrebbe potuto richiedergli di scabroso.no: va' a riposarti. trovò una scaletta. pregare. perché altrimenti. andò alla camera della vecchia.. farai quello che ti dirò! "Un qualche demonio ha costei dalla sua. . e far cert'occhi. "Non la voglio in casa costei.. e picchiò all'uscio con un calcio. Sì...ora. voglio vederla".Sentiamo un poco come ha fatto costei per moverti a compassione. . .. colui. ho promesso.. non voglio più sentir parlar di costei.. . ma ho promesso. Quando sarà lontana. Compassione al Nibbio!. ma gli si attraversaron di nuovo alla mente quelle parole: compassione al Nibbio! "Come può aver fatto costei? . verso il Nibbio..

come se gli avessero parlato. al lume d'una lucerna che ardeva sur un tavolino. si sentiva una certa sicurezza dell'indegnazione disperata. per un'opera di misericordia! .e lasciò la frase a mezzo. con voce mitigata. per carità mi lasci andare! Non torna conto a uno che un giorno deve morire di far patir tanto una povera creatura. a cui il picchiare. come avrebbe fatto davanti a un'immagine. . fissando quel viso turbato dall'accoramento e dal terrore. col viso nascosto tra le mani. le sue parole.A quella voce. Dio perdona tante cose. Pregherò per lei. in cui. . . . . con un cipiglio iracondo.Alzatevi. . tutta la mia vita. Alzatevi! ... . che non vuol farvi del male. ché non voglio farvi del male. diede un'occhiata in giro.diceva la vecchia: . .sempre Dio: coloro che non possono difendersi da sé. . coraggio. Cosa le costa dire una parola? Oh ecco! vedo che si move a compassione: dica una parola.. .riprese Lucia con una voce. alzò gli occhi in viso all'innominato. . se non che tremava tutta.disse l'innominato a Lucia. disse: .Oh Signore! pretendere! Cosa posso pretendere io meschina. .. per un'opera di misericordia! Mi lasci andare.Oh maltrattata! M'hanno presa a tradimento. la dica..io ho fatto di tutto per farle coraggio: lo può dire anche lei. Come rinvigorita dallo spavento.V'ho detto che non voglio farvi del male. e subito si sentì scorrere il paletto negli anelli. col tremito della paura. e giungendo le mani. sempre han questo Dio da mettere in campo. nel canto il più lontano dall'uscio.. . il comparir di quell'uomo..ripeté il signore.rispose. e non movendosi. l'infelicissima si rizzò subito inginocchioni. se non che lei mi usi misericordia? Dio perdona tante cose.. vide Lucia rannicchiata in terra. .. la vecchia fece tre salti. andandole vicino.. .Alzatevi.. avevan messo un nuovo spavento nell'animo spaventato. e riabbassandoli subito. stava più che mai raggomitolata nel cantuccio. sdegnata d'aver due volte comandato invano. e. Oh! lei che può comandare. che non hanno la forza. Ma Lucia. dica che mi lascino andare! M'hanno portata qui per forza.Dio. Cosa pretendete con codesta vostra parola? Di farmi..se ve lo dice lui.tonò poi quella voce.interruppe l'innominato: . ma non c'è stato verso. . e posso farvi del bene.S'è messa dove le è piaciuto. . Dio. per forza! perché? perché m'hanno presa? perché son qui? dove sono? Sono una povera creatura: cosa le ho fatto? In nome di Dio. ho veduto i miei monti! Perché lei mi fa patire? Mi faccia condurre in una chiesa..disse alla vecchia.Chi t'ha detto che tu la buttassi là come un sacco di cenci. mia madre! Forse non è lontana di qui.V'hanno forse maltrattata? Parlate.son qui: m'ammazzi.E perché. e l'uscio si spalancò. L'innominato. sciagurata? . l'aprire. per carità. Oh Vergine santissima! mia madre! mia madre.perché mi fa patire le pene dell'inferno? Cosa le ho fatto io?.. dalla soglia. . Mi mandi con questa donna a *** dov'è mia madre.? . .Coraggio. l'innominato.rispose umilmente colei: .

rianimata dal vedere una cert'aria d'esitazione nel viso e nel contegno del suo tiranno. e rinnovare la sua preghiera.via. e che gli fosse nato il bisogno di cercarne uno. mormorando tra i denti. voltandosi alla vecchia. che fanno bel vedere a piangere e a ridere.Oh mi liberi ora.. E che non abbia a lamentarsi di te! Così detto.riprese poi subito.esclamò di nuovo singhiozzando: .. . Ma sentendo Lucia singhiozzare. tu puoi ben dormire una notte in terra. tienla allegra.. . intanto fatevi coraggio. e per me sarà finita. non mi toccherebbe di quelle buone parole che avete sentite voi.chi pregherò ora? Dove sono? Ditemi voi. con voce raddolcita. chi è quel signore.! .No. . ma lei!.. eh? chi è? Volete ch'io ve lo dica. Via. que' passi Dio glieli conterà. e tornandole minaccioso alla mente il comando del padrone.. . Perché vi protegge. e. si chinò verso la povera rincantucciata.Domattina. Lucia s'alzò e corse per trattenerlo..Verrà una donna a portarvi da mangiare. si mosse rapidamente verso l'uscio.Chi è. Ma no. . . e in vece mi ha. non v'ho detto niente di male: . altrimenti.E tu. e dettolo. . Domandatene a lui. no.Non iscacci una buona ispirazione! .. Falle coraggio. Aspetta ch'io te lo dica. Dovete aver bisogno di mangiare.d'uno di que' vili che mi vorrebbero morto! che ora godrei di questo suo strillare. Compisca l'opera di misericordia: mi liberi.continuò. avete messo su superbia.disse l'innominato. . .proseguiva fervidamente Lucia.. bene. son vecchia. un po' allargato il cuore. . Mi conduca lei in chiesa. e che sente pietà di questa povera creatura.Oh povera me! . no. quello che m'ha parlato? .. ditemi per carità.interruppe l'innominato.Se lei non mi fa questa carità.. riprese: . Forse un giorno anche lei. e hanno sempre ragione -. ma era sparito.Oh no! Vedo che lei ha buon cuore. .Maledette le giovani.. Cosa le costa dire una parola? Se provasse lei a patir queste pene. e in vece. chiudete subito -.V'ho fatto nessun male? V'ho minacciata? ..Io son vecchia. Dio gliene renderà merito. me la farà il Signore: mi farà morire. per rassicurare una donnicciola. vi dico. potrebbe farmi morire. mi liberi..Domattina ci rivedremo. con una dolcezza che fece strasecolar la vecchia. e volete esser soddisfatta voi. Ora ve ne porteranno." . e farne andar di mezzo me.. .. tornò a rannicchiarsi nel suo cantuccio. pregherò sempre io il Signore che la preservi da ogni male."Oh perché non è figlia d'uno di que' cani che m'hanno bandito! . . E sentito ch'ebbe accostare i battenti e scorrere il paletto.. .. Se lei volesse. mettila a dormire in questo letto: e se ti vuole in compagnia.Oh povera me! Chiudete.Via. rimase stupito anche lui che gli fosse venuto in mente un tal ripiego. ti dico. . subito. .pensava l'innominato: . Riposate. S'io vi contentassi anche in questo. fatevi coraggio.. potrebbe farmi paura più di tutti gli altri. io moio se alcuno entra qui: io moio. .falle coraggio che mangi.

di que' bocconi che. l'invitò di nuovo a mangiare. La vecchia ci corse prima di lei. che un sentimento confuso. Così detto. prorompeva in esclamazioni sulla squisitezza de' cibi: . e brontolando contro il freddo. no. via. quando capita qualcheduno di quelli.Nulla. . Lasciatemi stare..Venite a letto: cosa volete far lì. Mangerò io. e disse: . Ma si rallegrava col pensiero della cena. e presa una paniera dalle mani di quella Marta.Ma vedendo che tutti gl'incanti riuscivano inutili.disse Lucia. e. Saziata che fu. Non mi domandate di quelle cose che non vi posso dire. . .chi è? chi è? Non venga nessuno! . soggiunse. lo scosse. con le mani avanti. Oh se sapeste quanta gente sarebbe contenta di sentirlo parlare come ha parlato a voi! State allegra. . no.. stese la mano al paletto. per quando metterete giudizio.disse. buone nuove. non v'accostate. accucciata come un cane? S'è mai visto rifiutare i comodi. e poi guardava il suo covo.è Marta che porta da mangiare. donde dava alla poverina certe occhiate di terrore e d'astio insieme. secondo lei. a mettere appetito alla poverina. . non voglio dormire. lasciatemi stare. e. siete voi che non volete.No.. state di buon animo. . richiuse. se ne ricordan per un pezzo! Del vino che beve il padrone co' suoi amici.disse la vecchia: . Si riscosse quando sentì picchiare. rodendosi d'esserne forse esclusa per tutta la notte. Lucia non s'avvedeva del freddo. non partite di qui! . . con passo sospettoso. E poi anderete a letto. no. de' suoi terrori stessi.! e vogliono stare allegri! Ehm! .No. s'alzò.Non istate poi a dirgli domani ch'io non v'ho fatto coraggio. stizzosa. chinandosi sopra Lucia. quando si possono avere? . con una voce. riprese: . suo malgrado.disse la vecchia. e vorrete ubbidire -.. con voce fiacca e come sonnolenta. .Ma il Signore lo sa che ci sono! .Ih! subito. e con la speranza che ce ne sarebbe anche per lei. andava verso quella parte. mi lascerete un cantuccino anche a me. la mandò via. ritirandosi. nulla. e. e io che capisco. Poi. e ne resterà più che abbastanza per voi.Non voglio mangiare... per andar poi a letto. alzando la faccia atterrita. andò verso il cantuccio. e venne a posar la paniera sur una tavola nel mezzo della camera.rispose questa..Oh contenta! contenta io qui! .state allegra. e come sbalordita. subito. si mise a mangiare avidamente. nella maniera che v'ha parlato. e mettendosi a sedere sur una seggiolaccia.E dopo aver guardato in giro per la camera. non sentiva la fame.. quando le persone come noi possono arrivare a assaggiarne.rispondeva la vecchia. e del resto.gridava Lucia. Invitò poi più volte Lucia che venisse a goder di quella buona roba. gridò: .è serrato l'uscio? è serrato bene? . con più risolutezza. . spero. Adoprava le parole più efficaci. . rimettendosi di nuovo nel suo cantuccio. che or ora verrà da mangiare. . ci sarà della roba buona. non voglio nulla. simile all'immagini sognate da un febbricitante. e. chiudete! .sentite? vedete? è serrato bene? siete contenta ora? .Chiudete. s'alzò. . non aveva de' suoi dolori.No.

in quel momento. e disse: . più che mai stanca e abbattuta. ora la mente. quell'abbandono in cui era lasciata. e una salvaguardia a un tempo. alfine. tutta in un gomitolo. s'applicava dolorosamente alle circostanze dell'oscura e formidabile realtà in cui si trovava avviluppata. o che di più caro aveva avuto. di spaventi. e si mise la corona intorno al collo. Madre del Signore. I sensi affaticati da tanta guerra s'assopirono a poco a poco in quell'acquietamento di pensieri: e finalmente. fuggendo dagli oggetti. le passò per la mente un altro pensiero. e fo voto a voi di rimaner vergine. indietro. e si mise in ginocchio. e col viso nascosto nelle mani. Proferite queste parole. come è il venire e l'andare dell'onda sulla riva: e quella luce. nella sua desolazione. più presente a se stessa. e tenendo giunte al petto le mani. e risolvette subito di farne un sacrifizio. e tutto tacque. si sdraiò. a cui mi sono raccomandata tante volte. o cadde sdraiata. sapete come avete a fare. e le parve di sentire in quella parola una promessa di salvazione.. se ne ricordò. e ricominciò a dire il rosario. Ma ben presto le recenti impressioni. come un'armatura della nuova milizia a cui s'era ascritta. scoccava una luce tremola. Ma tutt'a un tratto si risentì. prima che prendessero da essa rilievo e colore distinto. e provò il bisogno di risentirsi interamente. né concepire altro desiderio che della liberazione. l'assalirono in una volta: quella nuova quiete stessa dopo tante agitazioni. fatemi tornar salva con mia madre. Tutt'a un tratto. sentì entrar nell'animo una certa tranquillità. Le venne in mente quel domattina ripetuto dallo sconosciuto potente. che la sua orazione sarebbe stata più accetta e più certamente esaudita. Lucia s'addormentò d'un sonno perfetto e continuo. giacché. facesse anche qualche offerta. trasportata in una regione ancor più oscura. io vi lascio il posto buono: mi metto sulla sponda. ricomparendo nella mente. aiutatemi! fatemi uscire da questo pericolo. per non esser mai d'altri che vostra.Siete voi che lo volete. vicino a spegnersi. Ecco. una più larga fiducia. e rimase alquanto in uno stato più somigliante a un sonno vero. una torbida vicenda di pensieri. . con le ginocchia alzate. perché. di conoscere dove fosse. dalle quali pendeva la corona. già vicino a giorno. Tese l'orecchio a un suono: era il russare lento. abbassò la testa. S'alzò. Ricordatevi che v'ho pregata più volte -. si cacciò sotto vestita. stese le membra intormentite. d'immaginazioni. che. come. Stette un pezzo in quest'angoscia. che desiderò di morire. Ora. e subito la ritirava. e che tante volte m'avete consolata! Voi che avete patito tanti dolori. spalancò gli occhi. l'animo suo non poteva sentire altra affezione che di spavento. di riaver tutto il suo pensiero. di mano in mano che la preghiera usciva dal suo labbro tremante.o Vergine santissima! Voi. quella specie di riposo. quasi come un segno di consacrazione. ma una rapida successione. come a una chiamata interna. arrantolato della vecchia. il cuore sentiva crescere una fiducia indeterminata. e avete fatti tanti miracoli per i poveri tribolati. e vide un chiarore fioco apparire e sparire a vicenda: era il lucignolo della lucerna. non rappresentava allo sguardo che una successione di guazzabugli. le spuntò in cuore come un'improvvisa speranza. e. quando. si dibatteva contro i fantasmi nati dall'incertezza e dal terrore. e siete ora tanto gloriosa. Si ricordò di quello che aveva di più caro. si rammentò che poteva almen pregare. tutti i terrori dell'avvenire. Non era il suo né sonno né veglia. L'infelice risvegliata riconobbe la sua prigione: tutte le memorie dell'orribil giornata trascorsa. e rammentandosi più distintamente gli orrori veduti e sofferti in quella giornata. Così dicendo. Se volete venire a letto. l'aiutarono a distinguere ciò che appariva confuso al senso. Prese di nuovo la sua corona. Rimessasi a sedere in terra. Lucia stava immobile in quel cantuccio. col nome della sua protettrice tronco tra le labbra. alzò il viso e le pupille al cielo. rinunzio per sempre a quel mio poveretto. per dir così. con le mani appoggiate sulle ginocchia. e insieme con quel pensiero. Ma in quel momento. starò incomoda per voi. le facevano un nuovo spavento: e fu vinta da un tale affanno.

onde applicarvelo tutto. e le dirò: andate. la direi. le posso anche dire: perdonatemi.disse. Andava dunque cercando le ragioni per cui.. E se volle trovare un'occupazione per l'indomani. Io?. una non so qual rabbia di pentimento...pensava. andò cercando col pensiero qualche cosa importante.. tutte l'ore somiglianti a quella che gli passava così lenta. . eppure! se una parola. d'ogni occupazione. parve che in quel momento gli dicesse: tu non dormirai.m'è venuta di vederla? Ha ragione quel bestione del Nibbio. in vece d'irritarsi degli ostacoli (ché l'ira in quel momento gli sarebbe parsa soave). Tutto gli appariva cambiato: ciò che altre volte stimolava più fortemente i suoi desidèri. non è più uomo!. senza che s'affaticasse molto a rintracciare nella memoria.. era un nuovo peso. sono a tempo. anzi l'idea di rivederli.è qui. dovette pensare che all'indomani poteva lasciare in libertà quella poverina. poi. "La libererò. eh! sento che la direi. Passerà anche questa". s'era potuto risolvere a prender l'impegno di far tanto patire. vi destava in vece una specie di terrore. non son più uomo!.via! sono sciocchezze che mi son passate per la testa altre volte. ma. posso veder quel viso cambiarsi. che già gli mancava. contro la quale aveva cercato di rinfrancare il suo coraggio.pensava. "Che sciocca curiosità da donnicciola. che le donne strillano? Strillano anche gli uomini alle volte. d'ogni volere. sentiva una tristezza. s'era chiuso dentro in fretta e in furia. le posso dire: andate. La farò accompagnare. E la promessa? e l'impegno? e don Rodrigo?. per servire colui. .. andate. e non trovava da comandare a nessuno di loro una cosa che gl'importasse. di compir questa.. un'idea di schifo e d'impiccio. io non son più uomo. in vece d'animarsi al compimento. e non poté mai. come un cavallo divenuto tutt'a un tratto restìo per un'ombra. A che cosa son ridotto! Non son più uomo. Di maniera che gli parve un sollievo il tornare a quella prima immagine di Lucia. fatta una consueta visita a certi posti del castello. quasi uno spavento de' passi già fatti.! Ah. l'innominato pensò subito a rispondere a questa che s'era fatta lui stesso. e con quelle parole risonanti all'orecchio. il signore s'era andato a cacciare in camera. sotto le coperte divenute pesanti pesanti: . Ma quell'immagine. di trovarsi tra loro. come se avesse avuto a trincerarsi contro una squadra di nemici. una parola tale mi potesse far bene. non che spegnesse nell'animo quella molesta pietà. sì. sorgeva come a giudicare l'antico. "È viva costei. non che gli ridonasse la fermezza. e spogliatosi. correrò da lei. ma non ne trovò nessuna. Il tempo gli s'affacciò davanti voto d'ogni intento. un'infelice sconosciuta. ora non aveva più nulla di desiderabile: la passione. rivoltandosi arrabbiatamente nel letto divenuto duro duro. qualcheduna di quelle che solevano occuparlo fortemente. così pesante sul capo. Partito. pieno soltanto di memorie intollerabili. che cresciuto terribilmente a un tratto. io? Cos'è stato? che diavolo m'è venuto addosso? che c'è di nuovo? Non lo sapevo io prima d'ora. prima quasi d'esser pregato. Si schierava nella fantasia tutti i suoi malandrini. levarmi d'addosso un po' di questa diavoleria. Che diavolo! non ho mai sentito belar donne?" E qui. . senz'odio... senza timore. un'opera fattibile. dato l'ordine per la cena di lei.. Ma la rimembranza di tali imprese. sempre con quell'immagine viva nella mente.. o quasi scappato da Lucia. Chi è don Rodrigo?" A guisa di chi è colto da una interrogazione inaspettata e imbarazzante d'un superiore. rallegratevi. era andato a letto. Pensando all'imprese avviate e non finite. appena spunta il giorno. E per farla passare. la memoria da sé gli rappresentò più d'un caso in cui né preghi né lamenti non l'avevano punto smosso dal compire le sue risoluzioni.Ma c'era qualchedun altro in quello stesso castello. più che mai presente. che avrebbe voluto fare altrettanto. o piuttosto quel nuovo lui.. non voleva più andare avanti. Perdonatemi? io domandar perdono? a una donna? io. Via! . pure in furia. quando non si possono rivoltare.. non che riuscisse a trovar ragioni che in quel momento gli paressero buone a scusare il .. uno non è più uomo. . è vero.

fatto. superstite.. le notti. neppur di nome. lui. attaccato a tutte. che fo io? perché morire? cos'importa quello che ho fatto? cos'importa? è una pazzia la mia. poi un altro. e che insieme induceva una lontana speranza. Le montagne eran . stando così immoto a sedere. corse a aprire una finestra. no. come se dovesse portar la luce anche ne' suoi pensieri. Anche le tenebre. e. Fu quello un momento di sollievo: levò le mani dalle tempie. e d'andarsene in paesi lontani. immobile. se fosse stato di giorno. gli venne addosso una disperazione più nera. "Se quell'altra vita di cui m'hanno parlato quand'ero ragazzo. a un tal rischio. la staccò. la confusione nel castello. eran lui: l'orrore di questo pensiero. senza forza. non come la sua prigioniera. per rendersi ragione d'un sol fatto. il suo pensiero sorpreso da un terrore. da un'inquietudine. sentì anche l'eco del monte. cercava indarno un impiego del tempo.. era stato un movimento istantaneo dell'animo ubbidiente a sentimenti antichi. Stette attento. E assorto in queste contemplazioni tormentose. quando gli balenò in mente un altro pensiero. anche quello a festa. la notte!" E ricaduto nel vòto penoso dell'avvenire. gettò in furia le mani alla parete accanto al letto. abituali. lui sarebbe sempre con sé: ora gli rinasceva una fosca speranza di ripigliar l'animo antico.!" A un tal dubbio.. più grave. il giorno dopo: ogni cosa sottosopra. poche ore prima: "Dio perdona tante cose. la sorpresa. "Che allegria c'è? cos'hanno di bello tutti costoro?" Saltò fuori da quel covile di pruni. e.. senza voce. il resto della giornata? che farò doman l'altro? che farò dopo doman l'altro? E la notte? la notte. separata da' sentimenti che l'avevan fatta volere e commettere. Indietro. gli facevan veder nella morte qualcosa di più tristo. Eran tutte sue. se è un'invenzione de' preti. buttato chi sa dove. ma in atto di chi dispensa grazie e consolazioni. "E poi? che farò domani. per dir così. come se fosse cosa sicura. con cui erano state proferite. rinascente a ognuna di quell'immagini. con una forza convulsiva del pollice. a sentire dalla bocca di lei altre parole di refrigerio e di vita. la gioia de' suoi nemici. ricompariva con una mostruosità che que' sentimenti non avevano allora lasciato scorgere in essa. che tornerà tra dodici ore! Oh la notte! no. e guardò. sente un altro scampanìo più vicino. d'anno in anno. dove nessun lo conoscesse. si trovò ingolfato nell'esame di tutta la sua vita. una conseguenza di mille fatti antecedenti. si slanciò nel tempo che pure continuerebbe a scorrere dopo la sua fine. al momento di finire una vita divenuta insopportabile. ma con un suono pieno d'autorità. di sangue in sangue. e la vedeva. una maniera di passare i giorni. neppur con la morte. S'immaginava con raccapriccio il suo cadavere sformato. s'immaginava di condurla lui stesso alla madre. indietro. E se c'è quest'altra vita. per un'opera di misericordia!" E non gli tornavan già con quell'accento d'umile preghiera. che doveva farlo vedere a' suoi così miserabilmente mutato. non sapeva quasi spiegare a se stesso come ci si fosse indotto. ecco che. all'aperto. Lasciò cader l'arme. e stava con le mani ne' capelli.. e che quello fosse come un delirio passeggiero. crebbe fino alla disperazione. e vestitosi a mezzo. ma sentiva che lui. le antiche voglie. e riconobbe uno scampanare a festa lontano. il cane della pistola. in faccia alla gente: buttarsi in un fiume e sparire. sentì arrivarsi all'orecchio come un'onda di suono non bene espresso. afferrò una pistola. ora lo sospirava. Immaginava i discorsi che se ne sarebber fatti lì. e il tormentato esaminator di se stesso. anche il silenzio. andava alzando e riabbassando. Di lì a poco. per correre a liberarla. dalla quale non si poteva fuggire. d'impegno in impegno. in balìa del più vile sopravvissuto. Ed ecco. Tutt'a un tratto. gli tornarono in mente parole che aveva sentite e risentite. S'alzò in furia a sedere. in un'attitudine più composta. Aspettava ansiosamente il giorno. se quella vita non c'è. non come una supplichevole. Quel volere. ma che pure aveva non so che d'allegro. e dopo qualche momento. pochi momenti dopo che Lucia s'era addormentata. gli pareva che non avrebbe esitato.. tremando. Ora si proponeva d'abbandonare il castello. ora temeva il giorno. lontano. di spaventevole. che ogni tanto ripeteva languidamente il concento. di scelleratezza in scelleratezza: ognuna ricompariva all'animo consapevole e nuovo. di cui parlano sempre. fissò gli occhi della mente in colei da cui aveva sentite quelle parole. e si confondeva con esso. appunto sull'albeggiare. piuttosto che una deliberazione. d'intorno. battendo i denti.

. che ne sapeva quanto lui. guarda di non la disturbare. e andavano insieme.. qualche segno nell'aria. quello che. mettendosi una sua casacca d'un taglio che aveva qualche cosa del militare. soli.. Ma costoro non vanno tutti per l'elemosina. mise in quella stessa cintura il suo pugnale. Sentirò cosa sa dir lui. uscendo di casa. e tu manderai a prendere qualunque cosa che costei possa chiederti.Io ho fatto di tutto. non è mai voluta venire. un altro. Quando . quali meno vicine. quest'uomo!" Fatta così in confuso questa risoluzione. uno. "Che diavolo hanno costoro? che c'è d'allegro in questo maledetto paese? dove va tutta quella canaglia?" E data una voce a un bravo fidato che dormiva in una stanza accanto. . facendo insieme sentir la sua voce. arcivescovo di Milano. che per avvertir la gente. e andò prima di tutto a quella dove aveva lasciata Lucia. e picchiò. piuttosto che nuvoloso. per render tanta gente allegra? Qualche soldo che distribuirà così alla ventura. per vedere un uomo! E però ognuno di costoro avrà il suo diavolo che lo tormenti. il bravo venne a riferire che. raggiungendo chi gli era avanti. Erano uomini. e quando si sveglierà. tutti allegri. nessuno avrà passata una notte come la mia! Cos'ha quell'uomo. il giorno avanti. tutto intento al mobile spettacolo. ancor più pensieroso. La vecchia scese il letto in un salto. Cosa gli dirò? Ebbene. rispose che anderebbe subito a informarsene.mezze velate di nebbia. e staccata pur dalla parete una carabina famosa quasi al par di lui. e gli cresceva in cuore una più che curiosità di saper cosa mai potesse comunicare un trasporto uguale a tanta gente diversa. era tutto una nuvola cenerognola. ma. e che la nuova sparsa la sera di quest'arrivo ne' paesi d'intorno aveva invogliati tutti d'andare a veder quell'uomo.. dall'altra. Quello. vide Lucia rannicchiata nel suo cantuccio e quieta. per dir così. s'univa col primo che rintoppasse.. continuò a guardar nella valle.. Anderò. Ebbene. prese il cappello. Oh se le avesse per me le parole che possono consolare! se. guardava. quello che. altra che usciva dalle case. prese la terzetta rimasta sul letto. un'altra che staccò da un chiodo della parete. la voce di que' gesti. Guardava. anderò. . tutti col vestito delle feste.! Perché non vado anch'io? Perché no?.. "Per un uomo! Tutti premurosi. pareva. dorme? eran questi i miei ordini.domandò sotto voce alla vecchia: . . nella strada in fondo alla valle. gente che passava. si distingueva. Gli atti indicavano manifestamente una fretta e una gioia comune... al chiarore che pure andava a poco a poco crescendo.. Ma nessuno. il cardinal Federigo Borromeo. Capitolo XXII Poco dopo. il cielo.Lasciala dormire in pace.. Il signore.là. e si scampanava più per allegria. e il supplimento delle parole che non potevano arrivar lassù. Marta verrà qui nella stanza vicina. a brigate. a destra del castello. Posò fuori la carabina in un cantuccio vicino all'uscio. qualche parola. gli domandò qual fosse la cagione di quel movimento. Il signore entrò. finì in fretta di vestirsi.. e s'avviava. e con un'alacrità straordinaria. quali più. come amici a un viaggio convenuto.Dorme? .ma non ha mai voluto mangiare.. e l'attaccò alla cintura da una parte. e gli voglio parlare: a quattr'occhi gli voglio parlare. e quel rimbombo non accordato ma consentaneo delle varie campane. verso lo sbocco. uscì di camera.rispose quella: .. e data un'occhiata per la camera. s'accompagnava con lui. se la mise ad armacollo. nessuno n'avrà uno come il mio. tutti dalla stessa parte. donne. era arrivato a ***. a coppie. e corse ad aprire. rimasto solo. fanciulli. e ci starebbe tutto quel giorno. sciagurata? . Il signore rimase appoggiato alla finestra.

quello che faceva maravigliare i passeggieri. e non sapevan che si pensare della sua aria. si trattiene e perde un po' di tempo all'ombra d'un bell'albero. ma dai fatti che siam per raccontare.. il nome e la memoria del quale. e che. . dovette venire l'innominato.. entrò in un cortiletto dove c'eran molti preti.. poi disse o balbettò: . risulta che non doveva esser più che una lunga passeggiata. Quando fu nella strada pubblica. aspettando se mai avesse ordini da dar loro. in qualunque tempo alla mente. mandò il primo bravo che incontrò a far la guardia. di corsa. e l'appoggiò in un canto del cortile. E andò a malincorpo a far l'imbasciata nella stanza vicina. S'accostò a uno. per veder Federigo. . Arrivato al paese.. quanto più dopo tante immagini di dolore. e silenzio. perché nessun altro che quella donna mettesse piede nella camera. che tutti lo guardarono con un'attenzione maravigliata e sospettosa. dopo la contemplazione d'una moltiplice e fastidiosa perversità! Intorno a questo personaggio bisogna assolutamente che noi spendiamo quattro parole: chi non si curasse di sentirle. la ricreano con una placida commozione di riverenza. inchinandosi. questo non si potrebbe argomentare. Dal solo accorrere de' valligiani. e alzando con una curiosità inquieta gli occhi su quel viso. e con un senso giocondo di simpatia: ora. Si levò la carabina. chiamò il cappellano crocifero. voltatosi a uno di quelli. La vecchia rimase tutta stupefatta pensando tra sé: "che sia qualche principessa costei?" Il signore uscì. e prese la scesa. e avesse però voglia d'andare avanti nella storia.. vado a vedere -. e anche di gente più lontana. in questo momento. che il padrone è partito per poco tempo. possa. Ci siamo abbattuti in un personaggio.Però. .si sveglierà. dove molti altri preti eran congregati. sull'erba. poi entrò nel salottino: e anche lì. e dell'occhiate che dava in risposta a' loro inchini.. Lui. a quella chiamata che risonò nel silenzio generale.. vicino a una fonte d'acqua viva. per qualche spedizione. Il manoscritto non dice quanto ci fosse dal castello al paese dov'era il cardinale. era di vederlo senza seguito. I bravi che s'abbattevano sulla salita. che in un canto del salottino. riprese la sua carabina.. A questo punto della nostra storia.rispose quello. come il viandante. farà tutto quello che lei vorrà.. bisbigli. ognuno gli faceva luogo. e data un'occhiata intorno.. stette a sentir quel che voleva. Il signore andò là.. quanto sarebbe bastato anche per il seguito. gli domandò dove fosse il cardinale. si fermavano rispettosamente al passar del signore. Del resto. . Vide dirimpetto un uscio spalancato. e gli domandò dove fosse il cardinale. trovò una gran folla.. ma il suo nome passò subito di bocca in bocca. giacché nelle memorie di quel tempo troviamo che da venti e più miglia veniva gente in folla.. rimase lì un poco. e riabbassandoli subito.. e la folla s'apriva. dille che io. noi non possiam far a meno di non fermarci qualche poco. stava appunto dicendo sotto voce a un suo compagno: colui? quel famoso? che ha a far qui colui? alla larga! . sia. si trovi. a quel paese. e gl'indicò dov'era.. stracco e tristo da un lungo camminare per un terreno arido e salvatico. salti addirittura al capitolo seguente. che tornerà. prendendola larga.non saprei se monsignore illustrissimo.rispose l'interrogato. . un nome ripetuto.. Basta. e che voleva parlargli. mandò Marta a far anticamera. dove si trovava il cardinale. o se volesse prenderli seco. e poi uscì dal castello.Io son forestiero.In casa del curato. occhiate. e levandosi rispettosamente il cappello. affacciandosi. che metteva in un salottino.

cercavano di mettergli davanti. il credito della sua famiglia. qualcosa che lo facesse distinguer dagli altri. servire. Volle una tavola piuttosto povera che frugale. Persuaso che la vita non è già destinata ad essere un peso per molti. un intento continuo. usò un vestiario piuttosto povero che semplice. Che. per quanto alcuni congiunti gridassero e si lamentassero che avvilisse così la dignità della casa. vide che non potevan dunque esser vere altre parole e altre massime opposte. vengono trasmesse da una generazione all'altra. non ci esser giusta superiorità d'uomo . a quelle massime intorno alla vanità de' piaceri. e ciò tra la pubertà e la giovinezza. riprese coloro che li facevano. a quelle parole. già fin d'allora antica e universale. applicandosi assiduamente alle occupazioni che trovò prescritte. e il mezzo lo fissan giusto in quel punto dov'essi sono arrivati. e figurare come il principe del luogo: o credessero di farsi alla lunga ben volere con ciò. con la stessa sicurezza. che una fama. addosso. due altre ne assunse di sua volontà. e ne prese l'abito dalle mani di quel suo cugino Carlo. del quale ognuno renderà conto. e furono d'insegnar la dottrina cristiana ai più rozzi e derelitti del popolo. nel più elementare insegnamento della religione.Federigo Borromeo. e di visitare. le trovò vere. ma per tutti un impiego. all'ingiustizia dell'orgoglio. i quali. Federigo. maggior di lui di ventisei anni. intorno. non che lasciarsi vincere da que' tentativi. scaturito limpido dalla roccia. va limpido a gettarsi nel fiume. badò fin dalla puerizia a quelle parole d'annegazione e d'umiltà. Un'altra guerra ebbe a sostenere con gl'istitutori. Entrò poco dopo nel collegio fondato da questo in Pavia. consolare e soccorrere gl'infermi. predicava santo. La sua vita è come un ruscello che. cominciò da fanciullo a pensare come potesse render la sua utile e santa. furtivamente e come per sorpresa. che la sua gli avrebbe potuto procurare. e propose di prender per norma dell'azioni e de' pensieri quelle che erano il vero. sentite o non sentite ne' cuori. un primato che le sue doti personali sarebbero forse bastate a procacciargli. tutto ciò che deve. tutti i mezzi d'una grand'opulenza. Nel 1580 manifestò la risoluzione di dedicarsi al ministero ecclesiastico. e una festa per alcuni. che abbiano impiegato un ingegno egregio. qualche suppellettile più signorile. e in ogni cosa onesta e profittevole esercitò come un primato d'esempio. nessuno si sia potuto accorgere che a Federigo. Federigo fanciullo e giovinetto cercasse di conformarsi al contegno e al pensare d'un tal superiore. la parentela e gl'impegni di più d'un cardinale potente. senza ristagnare né intorbidarsi mai. fosse mancata una guida e un censore. le gustò. e ci stanno comodi. Ma egli. ma è bensì cosa molto notabile che. ma mise ogni studio a schivarli. La fama crescente del suo ingegno. tutti i vantaggi d'una condizione privilegiata. a conformità di questo. fu degli uomini rari in qualunque tempo. Ne credette mai di doverlo mutare. a quelle massime. e talora dalle stesse labbra. se ce ne fosse stato bisogno. alla vera dignità e a' veri beni. e che porta ancora il nome del loro casato. Tra gli agi e le pompe. per attirare i suoi compagni a secondarlo in tali opere. o fossero mossi da quella svisceratezza servile che s'invanisce e si ricrea nello splendore altrui. concorreva a pronosticargliele. che. il nome stesso. dopo la morte di lui. davanti a quella presenza grave. solenne. I vantaggi d'un altro genere. Badò. a cui Carlo aveva quasi annessa nelle menti un'idea di santità e di preminenza. e ne rammentava le opere. nato nel 1564. non è certamente da farsene maraviglia. in un lungo corso per diversi terreni. che pure si trasmettono di generazione in generazione. dico. avrebbe aggiunto autorità ogni momento l'ossequio manifesto e spontaneo de' circostanti. e alla quale. ch'esprimeva così al vivo la santità. le prese sul serio. e tutto ciò che può condurre gli uomini alle dignità ecclesiastiche. allor di vent'anni. della sua dottrina e della sua pietà. Si valse dell'autorità che tutto gli conciliava in quel luogo. e lì. tutto il tenore della vita e il contegno. nella ricerca e nell'esercizio del meglio. se fosse anche stato l'infimo per condizione. predicano sempre che la perfezione sta nel mezzo. vivente il cardinal Carlo. quali e quanti si fossero. persuaso in cuore di ciò che nessuno il quale professi cristianesimo può negar con la bocca. non solo non li ricercò. o fossero di que' prudenti che s'adombrano delle virtù come de' vizi.

proposto da Clemente VIII l'arcivescovado di Milano. che poche vite furono spese in questo come la sua. di nove dottori. se non in loro servizio. e cercava di scansarle. saranno sempre belle. che la buffoneria per deriderle a buon conto. Tali dimostrazioni. si vede un intento d'utilità perpetua. gli uomini. e l'ipocrisia non ha bisogno d'un più grande sforzo d'ingegno per farle. d'una mente impaniata nelle minuzie. venendogli. spedì otto uomini. per le Fiandre. Similmente. Basterà il dire che. Per queste. per suo ordine. affinché nulla si disperdesse degli avanzi della sua mensa frugale. con l'obbligo ad ognuno di pubblicar qualche lavoro sulla materia assegnatagli. da' fondamenti. una scuola delle tre principali arti del disegno. che le rendite ecclesiastiche sono patrimonio de' poveri: come poi intendesse infatti una tal massima. Perciò. latina e italiana. nel 1595. e da questo si può argomentare che giudizio facesse degli studi consumati e delle riputazioni fatte di quel tempo: giudizio conforme a quello che par che n'abbia portato la posterità. certo più difficili a trovarsi dovevano essere i tipi di quelle lingue. non solamente bello in sé. si veda da questo. e uno di questi. Nelle regole che stabilì per l'uso e per il governo della biblioteca. per insegnarle un giorno. lettere. come fu notato da scrittori contemporanei. In Federigo arcivescovo apparve uno studio singolare e continuo di non prender per sé. dopo. Cedette poi al comando espresso del papa. v'unì un collegio da lui detto trilingue. Così riuscì a radunarvi circa trentamila volumi stampati. che Federigo ideò con sì animosa lautezza. e pensionati da lui fin che visse. che potrebbero forse indur concetto d'una virtù gretta. col mettere gli uni e le altre in dimenticanza. di tutto se stesso in somma. allora molto men coltivate in Europa che al presente. quando siano precedute e seguite da una vita di disinteresse e di sacrifizio. antichità ecclesiastiche. che badava di non ismettere un vestito. e ricusò senza esitare. una galleria di quadri. e chi non lo sa? non sono né difficili né rare. al genio della semplicità quello d'una squisita pulizia: due abitudini notabili infatti. e incapace di disegni elevati. delle ricchezze. ma in molte parti sapiente e gentile . in ogni caso. otto ne prese tra i giovani alunni del seminario. non certamente perché sfuggisse di servire altrui. non bastando a quella spesa l'entrate ordinarie. nella Grecia. poté trovar professori già formati. per l'Italia. dell'armena. a Gerusalemme. al Libano. misera. fossero anche passate sulle labbra di tutti gl'impostori e di tutti i beffardi del mondo. lingue orientali. temeva le dignità. in quell'età sudicia e sfarzosa. oltre il dono de' già raccolti con grande studio e spesa da lui. se non fosse in piedi questa biblioteca ambrosiana. della persiana. storia. abbiam visto che da fare gli avesse dato la raccolta de' libri e de' manoscritti. e quattordicimila manoscritti. furon ristretti a due). per la Spagna. fu poi detta zecchino). per la Francia. e il loro ufizio era di coltivare vari studi. angustiosa. Ma cessan forse per questo d'esser l'espressione naturale d'un sentimento virtuoso e sapiente? La vita è il paragone delle parole: e le parole ch'esprimono quel sentimento. e. ed eresse. gli assegnò a un ospizio di poveri. apparve fortemente turbato. e dettogli che seicento scudi (scudo si chiamava allora quella moneta d'oro che. Diceva. dell'arabica. un collegio d'alunni. più ancora de' tipi.sopra gli uomini. per fornir la quale di libri e di manoscritti. Volle che si stimasse a quanto poteva ascendere il suo mantenimento e quello della sua servitù. de' più colti ed esperti che poté avere. ma perché non si stimava abbastanza degno né capace di così alto e pericoloso servizio. diede ordine che tanti se ne contasse ogni anno dalla sua cassa particolare a quella della mensa. per la Germania. rimanendo sempre dello stesso peso e titolo. per lo studio delle lingue greca. entrava ogni giorno nella sala del pranzo a raccoglier ciò che fosse rimasto. per il rimanente. Cure. Alla biblioteca unì un collegio di dottori (furon nove. della caldea. prima che fosse logoro affatto: unendo però. del tempo. come tutti dicono. dell'ebraica cioè. a farne incetta. se non quanto fosse strettamente necessario. che venissero istruiti in quelle facoltà e lingue. v'unì una stamperia di lingue orientali. teologia. Del suo poi era così scarso e sottile misuratore a se stesso. non credendo che a lui ricchissimo fosse lecito vivere di quel patrimonio. con tanto dispendio. delle cure. una di statue.

quasi tutta a sue spese. E in una storia dell'ambrosiana. e carta. perché una giovine non fosse fatta monaca. scritta (col costrutto e con l'eleganze comuni del secolo) da un Pierpaolo Bosca. e ci son forse ancora di quelli che pensano che le spese di quel genere. a quell'antipatia generale per ogni applicazione studiosa. Forse a taluno parrà questa una larghezza eccessiva. e per conseguenza in mezzo ai cos'importa? e c'era altro da pensare? e che bell'invenzione! e mancava anche questa. donde non si levavano se non per gentilezza de' bibliotecari. che perseverante amatore del miglioramento umano. i libri non erano nemmen visibili. e simili. e fuor di tempo. siano la migliore e la più utile elemosina. ma chiusi in armadi. fece venire il padre. e immedesimata con la fondazione d'una biblioteca: allora non era così. che benevolo. che saranno certissimamente stati più che gli scudi spesi da lui in quell'impresa. e avviso de' libri migliori che venissero fuori in ogni genere. sarebbe cosa di molta fatica. così indipendente dalla tendenza generale. in questo caso. di dare ai concorrenti il comodo di studiare. cercare e spiegare. non se n'aveva neppur l'idea. ordinò che a tutti. e potesser loro esser utili. mentre in qualche altra insigne biblioteca pubblica d'Italia. e farne acquisto. dovesse essere colui che volle una tal cosa. sarebbero stati necessari a maritar la figlia convenevolmente. si desse comodità e tempo di servirsene. penne e calamaio. avremo tra poco occasione di riferire alcuni tratti. Ma pensate che generoso. se non che sarebbe da desiderarsi che si vedessero spesso eccessi d'una virtù così libera dall'opinioni dominanti (ogni tempo ha le sue). . dati a chiunque li chiedesse. come. eretta da un privato. e l'eseguì. o che non furon niente. e a proposito di questa stessa carestia di cui ha già parlato la nostra storia. e cavatogli di bocca che il vero motivo di quella vessazione era il non avere quattromila scudi che. a quell'inerzia. per prender gli appunti che gli potessero bisognare. Avendo risaputo che un nobile usava artifizi e angherie per far monaca una sua figlia. fino a un certo segno. fu quella che mosse un uomo a dar quattromila scudi. e che quattromila scudi potevano esser meglio impiegati in cent'altre maniere. al modo che si dimostra. secondo il bisogno. gli prescrisse d'indicare agli studiosi i libri che non conoscessero. la quale desiderava piuttosto di maritarsi. vien notato espressamente. i suoi fatti furon consentanei all'opinione. Per chiamare un tal uomo sommamente benefico e liberale. e datogli anche da sedere. che vi fu bibliotecario dopo la morte di Federigo. come ce n'era e ce n'è tuttavia molte. come cosa singolare. e qui. Dimodoché arricchir tali biblioteche era un sottrar libri all'uso comune: una di quelle coltivazioni. A questo non abbiamo nulla da rispondere. Non domandate quali siano stati gli effetti di questa fondazione del Borromeo sulla coltura pubblica: sarebbe facile dimostrare in due frasi. dai quali si vedrà che sapienza e che gentilezza abbia saputo mettere anche in questa liberalità. Federigo la dotò di quattromila scudi. quali siano stati veramente. quando si sentivano di farli vedere un momento. Una tale intenzione deve ora parere ad ognuno troppo naturale. e sto per dire tutte le spese. ne citeremo qui un solo.molto al di là dell'idee e dell'abitudini comuni di quel tempo. non ben ponderata. Prescrisse al bibliotecario che mantenesse commercio con gli uomini più dotti d'Europa. De' molti esempi singolari che d'una tale sua virtù hanno notati i suoi biografi. Ma Federigo teneva l'elemosina propriamente detta per un dovere principalissimo. che isteriliscono il campo. secondo lui. di poco costrutto. in mezzo a quell'ignorantaggine. che giudizioso. fossero cittadini o forestieri. per aver da loro notizie dello stato delle scienze. La sua vita fu un continuo profondere ai poveri. come nel resto. i libri fossero esposti alla vista del pubblico. la più parte de' suoi. troppo condiscendente agli stolti capricci d'un superbo. che furon miracolosi. che in questa libreria. può parer che non ci sia bisogno di sapere se n'abbia spesi molt'altri in soccorso immediato de' bisognosi. i quali furon centocinquemila. la volle in quella maniera.

presso i suoi contemporanei. Però non ometteremo di notare un'altra singolarità di quella bella vita: che. cioè ne' loro limiti. con tant'altri e diversi titoli di lode.sono mie anime.La carità inesausta di quest'uomo. come ognuno sa. e quando risulti dall'esame particolare de' fatti. dico anche a coloro che avrebbero una gran voglia di trovarle giuste. qual era Federigo. né d'ardore. anzi si scusava a tutto potere dall'ingerirvisi ricercato: discrezione e ritegno non comune. né di rammarico. in ogni cosa. ch'erano errori del suo tempo. per certe cose. non solo lo studio c'ebbe una parte. che Federigo non avesse senso abbastanza per fare una tale scoperta. Federigo ebbe anche. non volendo risolvere con formole semplici questioni complicate. ne risulterebbe certamente un complesso singolare di meriti in apparenza opposti. né d'agitazione: mirabile se questi moti non si destavano nell'animo suo. e certo difficili a trovarsi insieme. non meno che nel dare. ci sarebbe quella scusa così corrente e ricevuta. quello d'uom dotto. noi non . Tale è. per una pacatezza imperturbabile. ed era l'effetto d'una disciplina costante sopra un'indole viva e risentita. non significa proprio nulla. ma ce n'ebbe tanta. E perciò. dove riteneva che fosse suo dovere il farlo. gli andava amorevolmente accarezzando. e non volete che gli abbracci? Ben raro però era il risentimento in lui. come si fa d'ordinario. anzi brusco. che si sarebbe attribuita a una felicità straordinaria di temperamento. venne a offrirgli il suo voto e quelli della sua fazione (brutta parola. né allungar troppo un episodio. e si rivolse altrove. fu co' pastori suoi subordinati che scoprisse rei d'avarizia o di negligenza o d'altre tacce specialmente opposte allo spirito del loro nobile ministero. riportò il concetto di non aver mai aspirato a quel posto così desiderabile all'ambizione. di viaggi. i quali. Se volessimo lasciarci andare al piacere di raccogliere i tratti notabili del suo carattere. piuttosto che suoi: scusa che. in certe condizioni di tempi e di cose. rispose: . Per tutto ciò che potesse toccare o il suo interesse. di funzioni. più mirabile se vi si destavano. nella visita d'un paese alpestre e salvatico. Non dobbiamo però dissimulare che tenne con ferma persuasione. opinioni. o la sua gloria temporale. il buon uomo. quanto ne trovan meno nel mondo. E qui pure ebbe a combattere co' galantuomini del ne quid nimis. Attento e infaticabile a disporre e a governare. ma era quella che usavano). credeva di dovere specialmente a quelli che si chiamano di bassa condizione. che quello depose il pensiero. d'udienze. spiccava in tutto il suo contegno. bastandoci d'avere accennato così alla sfuggita che. non senza un certo risentimento. Federigo rifiutò una tal proposta in modo. o non abbastanza perspicacia. Di facile abbordo con tutti. che per un letterato di professione sarebbe bastato. Se qualche volta si mostrò severo. Federigo istruiva certi poveri fanciulli. Non solo da' molti conclavi ai quali assistette. e. ma una volta che un collega. con lunga costanza. un viso gioviale. e sostenne in pratica. non manca poi gente coraggiosa a riprenderli del loro far bene. il quale contava molto. Uno di costoro. ammirato per la soavità de' suoi modi. tra l'interrogare e l'insegnare. che al giorno d'oggi parrebbero a ognuno piuttosto strane che mal fondate. o anche molto. e così terribile alla pietà. negli uomini zelatori del bene. Ma il buon vescovo. di visite diocesane. sfuggì sempre d'impicciarsi negli affari altrui. può aver qualche valore. ma che applicata così nuda e alla cieca. E infatti. piena come fu d'attività. una cortesia affettuosa. per trovar da sé quel ripiego così fino. quest'avversione al predominare apparivano ugualmente nell'occasioni più comuni della vita. Questa stessa modestia. di contrasti. l'avvertì che usasse più riguardo nel far tante carezze a que' ragazzi. avrebbero voluto farlo star ne' limiti. la sventura degli uomini costituiti in certe dignità: che mentre così di rado si trova chi gli avvisi de' loro mancamenti. perché eran troppo sudici e stomacosi: come se supponesse. d'un uomo così ammirabile in complesso. di governo. d'insegnamento. tanto più. Chi lo volesse difendere in questo. e forse non vedranno mai più la mia faccia. tralasceremo anche d'esporle. non dava mai segno di gioia. una volta che.

con tanto ingegno.domandò il cardinale. . dirà codesto lettore. Non è certamente fare ingiuria ai nostri lettori il supporre che qualcheduno di loro domandi se di tanto ingegno e di tanto studio quest'uomo abbia lasciato qualche monumento.replicò il cappellano. in vece di cicalar più a lungo intorno a quest'uomo. questo. intanto che aspettava l'ora d'andar in chiesa a celebrar gli ufizi divini. al suo nome una fama letteraria presso noi posteri?" La domanda è ragionevole senza dubbio..Una strana visita. e noi sappiamo positivamente che più d'un ribaldo ha osato vantarsi che. Capitolo XXIII Il cardinal Federigo.Ma.insistette il cappellano: . con un viso animato. tra stampate e manoscritte.. che si serbano nella biblioteca da lui fondata: trattati di morale.. com'era solito di fare in tutti i ritagli di tempo.E non è una fortuna per un vescovo. . quando entrò il cappellano crocifero. Se n'ha lasciati! Circa cento son l'opere che rimangon di lui. .disse il cardinale. stava studiando. .. monsignore illustrissimo! . senza moversi: .pretendiamo che ogni cosa lo fosse ugualmente. molto interessante. . perché le ragioni di questo fenomeno si troverebbero con l'osservar molti fatti generali: e trovate.Lui! . strana davvero.è qui fuori in persona. condurrebbero alla spiegazione di più altri fenomeni simili. monsignore..Chi è? .. Lo zelo fa de' nemici. non ne ha lasciata neppur una di quelle che son riputate insigni anche da chi non le approva in tutto..Niente meno che il signor. e conosciute di titolo anche da chi non le legge? Come mai. e chiede nient'altro che d'esser introdotto da vossignoria illustrissima. tra grandi e piccole. chiudendo il libro. proferì quel nome che noi non possiamo scrivere ai nostri lettori. d'arti e d'altro. almeno col numero. o almeno così poco conosciute. perché non paia che abbiam voluto scrivere un'orazion funebre. . un giorno o l'altro.. Ma sarebbero molte e prolisse: e poi se non v'andassero a genio? se vi facessero arricciare il naso? Sicché sarà meglio che riprendiamo il filo della storia. in cento opere. tra latine e italiane. tutte insieme... e che. quel famoso. orazioni. con tanto meditare. con tanto studio.. e alzandosi da sedere: venga! venga subito! . dissertazioni di storia. che a un tal uomo sia nata la volontà di venirlo a trovare? .riprese il cappellano.Ma. con tanta pratica degli uomini e delle cose.. e la questione. mi pare che sia un dovere.noi non possiamo mai parlare di certe cose. con tanta passione per il buono e per il bello. tante opere sono dimenticate. "E come mai. di letteratura. con tant'altre di quelle qualità che fanno il grande scrittore. d'antichità sacra e profana.vossignoria illustrissima deve sapere chi è costui: quel bandito. . Poi soggiunse: . perché monsignore dice che le son ciance: però quando viene il caso. così poco ricercate? Come mai. andiamo a vederlo in azione. con tanto candor d'animo. . non sono bastate a procurare.e spiccando le sillabe con una gran significazione. con la guida del nostro autore. con un viso alterato.

S'avviò verso di lui. con un volto premuroso e sereno. aumentando la fiducia. come un miserabile.interruppe ancora sorridendo Federigo. che tiene corrispondenza co' disperati più furiosi. a bisbigliare e a guardar di sott'occhio quello. della meditazione. avrebbe dovuto proporgli almeno.Dico che costui è un appaltatore di delitti. Fatelo entrar subito: ha già aspettato troppo. quel desiderio e quella speranza confusa di trovare un refrigerio al tormento interno.che i soldati esortino il generale ad aver paura? . e diversamente sospesi. e la fanno amare. straziato da due passioni opposte.san Carlo non si sarebbe trovato nel caso di dibattere se dovesse ricevere un tal uomo: sarebbe andato a cercarlo. prima d'introdurlo. parendogli di scoprire sempre più qualcosa di conforme alla speranza da lui concepita al primo annunzio d'una tal visita. come un sottomesso. divenuto serio e pensieroso. alzando gli occhi in viso a quell'uomo.interruppe il cardinale. .oh! . dirò così. nel pallore. un disperato. e.. e fece subito cenno al cappellano che uscisse: il quale ubbidì. fisso nell'aspetto dell'innominato il suo sguardo penetrante. gl'imponeva silenzio. e disse: . né quasi ne cercava. come a una persona desiderata. e con le braccia aperte. ch'era stato come portato lì per forza da una smania inesplicabile. tutt'animato. Si contenti di venir con me -... in altre età. una vergogna di venir lì come un pentito.monsignore aspetta vossignoria. con la coda dell'occhio. e che. c'era stata quella che più propriamente si chiama bellezza.. a implorare un uomo: e non trovava parole. . vi avevano sostituita una. ma non si seppe risolvere. che spiccava ancor più in quella magnifica semplicità della porpora. le quali significavano: cosa volete? non lo sapete anche voi altri. l'amore degli uomini. con la canizie. ed esercitato da lungo tempo a ritrarre dai sembianti i pensieri. la fronte serena e pensierosa. . e affacciatosi alla stanza dov'era il signore e la brigata. veramente. e intanto squadrandolo. a confessarsi in colpa. direi quasi. l'occhio grave e vivace. Il cappellano si mosse.E che hanno fatto? . Aperto l'uscio. la pace interna d'una lunga vita. dicendo tra sé: "non c'è rimedio: tutti questi santi sono ostinati". La presenza di Federigo era infatti di quelle che annunziano una superiorità. e senza prender l'orgoglio di fronte. l'abbatteva. Federigo gli andò incontro. vide questa ristretta in una parte.. riprese: .Oh. lasciato solo in un canto.che preziosa visita è questa! e . della fatica. Il portamento era naturalmente composto. come poteva. qualche momento. e che può esser mandato. e dall'altra parte una stizza. I due rimasti stettero alquanto senza parlare. non incurvato né impigrito punto dagli anni. Gli s'accostò. che subito fece ala. dava a destra e a sinistra occhiate. sotto a quel fosco e a quel turbato. Tenne anche lui. che disciplina è codesta. piuttosto che condotto da un determinato disegno. L'innominato. e quasi involontariamente maestoso. e. Però. E precedendolo in quella piccola folla. andava pensando che diavolo d'armeria poteva esser nascosta sotto quella casacca. bellezza senile. che fa sempre a modo suo? Appena introdotto l'innominato.disse: . una specie di floridezza verginale: tutte le forme del volto indicavano che. tra i segni dell'astinenza. ci stava anche come per forza.Poi. l'abitudine de' pensieri solenni e benevoli. . si sentiva sempre più penetrare da un sentimento di venerazione imperioso insieme e soave. mitigava il dispetto. che. . la gioia continua d'una speranza ineffabile.

se lo sapete. così naturale! alcune forse. dico. io? Ho l'inferno nel cuore. se è quello che dicono.riprese questo. . che mille e mille voci detestino le vostre opere. ma d'una giustizia così facile. e avviato un discorso qualunque. che rispondevano tanto risolutamente a ciò che non aveva ancor detto. come di placida ispirazione. . e commosso ma sbalordito. né era ben determinato di dire.Rimprovero! . vi si manifesta nel mio aspetto. L'innominato stava attonito a quel dire così infiammato.E che? . che v'opprime. ma raddolcito da quelle parole e da quel fare. alla vista d'uno sconosciuto? Siete voi che me la fate provare. e vuol farvi suo. voi. per cui ho tanto pregato. stava in silenzio. più stupefatto ancora di non provarne sdegno. di codesta. immensa. voci forse anche di giustizia. e nello stesso tempo v'attira. avrei dovuto venir da voi io. ancor più affettuosamente..rispose pacatamente il cardinale. rispose: .voi avete una buona nuova da darmi. se avessi creduto di poterlo sperare. Che il mondo gridi da tanto tempo contro di voi. vi par egli ch'io dovessi provarla all'annunzio. . quando.Voi me lo domandate? voi? E chi più di voi l'ha vicino? Non ve lo sentite in cuore. pur troppo. . .Che Dio v'ha toccato il cuore. e supplisce alla debolezza.Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi! Dov'è questo Dio? . da tanto tempo. Ma quando voi stesso sorgerete a condannare la vostra vita. tante volte. . vi fa presentire una speranza di quiete. de' miei figli. alla lentezza de' suoi poveri servi. ad accusar voi stesso. voi che almeno ho tanto amato e pianto. allora! allora Dio sarà glorificato! E voi domandate cosa Dio possa far di voi? Chi son io pover'uomo. e che. certo! ho qui qualche cosa che m'opprime.che gloria. Ma Dio sa fare Egli solo le maraviglie. che sappia dirvi fin d'ora che profitto possa ricavar da voi un tal Signore? cosa possa fare di codesta . . con un tono solenne. voi. . e me la fate tanto sospirare? . son voci d'interesse. che pure amo tutti e di cuore. d'una consolazione che sarà piena.Da me.Una buona nuova.esclamò il signore maravigliato. che non vi lascia stare. ma Federigo. e contento che il cardinale avesse rotto il ghiaccio. d'invidia di codesta vostra sciagurata potenza. e vi darò una buona nuova? Ditemi voi. . subito che voi lo riconosciate.riprese. fino ad oggi.ch'io mi sia lasciato prevenir da voi. .E questa consolazione ch'io sento. . di consolazione. che avrei dovuto cercare. l'imploriate? . cosa volete che faccia di me? Queste parole furon dette con un accento disperato. anzi quasi un sollievo). Federigo: .ne viene a Dio? Son voci di terrore..cosa può far Dio di voi? cosa vuol farne? Un segno della sua potenza e della sua bontà: vuol cavar da voi una gloria che nessun altro gli potrebbe dare. quantunque per me abbia un po' del rimprovero! .quanto vi devo esser grato d'una sì buona risoluzione. qual è questa buona nuova che aspettate da un par mio. deplorabile sicurezza d'animo. (l'innominato si scosse. quello che avrei più desiderato d'accogliere e d'abbracciare. voi! Sapete chi sono? V'hanno detto bene il mio nome? . che mi rode! Ma Dio! Se c'è questo Dio. e rimase stupefatto un momento nel sentir quel linguaggio così insolito. lo confessiate. m'è un rimprovero. che v'agita. certo.Certo.proseguiva Federigo. a quelle parole.Oh.

per vedervi una volta. il quale. che si stenderà disarmata. pastore sonnolento.disse. singhiozzando.No! . La faccia del suo ascoltatore. un rendimento di grazie di cui voi siete l'oggetto non ancor conosciuto -.disse Federigo. si fece da principio attonita e intenta. il volto. . . alzando insieme la faccia. sciogliendosi da quell'abbraccio.Lasciamo le novantanove pecorelle. Forse Dio. . servo inutile. poi si compose a una commozione più profonda e meno angosciosa. come vinto da quell'impeto di carità. di pentimento? Chi siete voi. Le sue lacrime ardenti cadevano sulla porpora incontaminata di Federigo. . che ha operato in voi il prodigio della misericordia. e.rispose il cardinale: .. che vi pensiate d'aver saputo da voi immaginare e fare cose più grandi nel male. una preghiera ch'esaudisce per voi. Un popolo affollato v'aspetta. che dall'infanzia più non conoscevan le lacrime.Dio veramente grande! Dio veramente buono! io mi conosco ora. comprendo chi sono. quando l'abbia animata.Dio grande e buono! . pacifica. alzando gli occhi e le mani al cielo: . lo sguardo. lontano da me voi: non lordate quella mano innocente e benefica.. come vi ami. e le mani incolpevoli di questo stringevano affettuosamente quelle membra. esclamò: . perché Voi mi chiamaste a questo convito di grazia. . Quel popolo è forse unito a noi senza saperlo: forse lo Spirito mette ne' loro cuori un ardore indistinto di carità. si gonfiarono. premevano quella casacca. pover'uomo. prendendola con amorevole violenza. mi struggo ora tanto della vostra salute. infiammata d'amore. ogni moto ne spirava il senso. . cedette. ma così viva. tanti venuti da lontano. dopo aver tentato di sottrarsi. avvezza a portar l'armi della violenza e del tradimento. io miserabile.che ho mai fatto io. ho ribrezzo di me stesso. . diffonde in esse una gioia di cui non sentono ancora la cagione. si coprì di nuovo gli occhi con una mano.sono in sicuro sul monte: io voglio ora stare con quella ch'era smarrita. di speranza. abbracciò anche lui il cardinale.Lasciatemi. Quell'anime son forse ora ben più contente. Così dicendo. Non sapete tutto ciò che ha fatto questa che volete stringere. . monsignore. e diede in un dirotto pianto. che fu come l'ultima e più chiara risposta. oh pensate! quanta. e resistito un momento. di codesta imperturbata costanza. per sentirvi: e voi vi trattenete. buon Federigo. quando le parole furon cessate. che spargerà tante beneficenze. si coprì il viso con le mani.no! lontano. stese la mano a prender quella dell'innominato.lasciate ch'io stringa codesta mano che riparerà tanti torti. quale debba essere la carità di Colui che m'infonde questa così imperfetta.esclamò Federigo. io qual mi sono. L'innominato. di stravolta e convulsa. che per essa darei con gaudio (Egli m'è testimonio) questi pochi giorni che mi rimangono. i suoi occhi.gridò questo. umile a tanti nemici.Così dicendo. . che Dio non possa farvene volere e operare nel bene? Cosa può Dio far di voi? E perdonarvi? e farvi salvo? e compire in voi l'opera della redenzione? Non son cose magnifiche e degne di Lui? Oh pensate! se io omiciattolo. tant'anime buone. che di vedere questo povero vescovo.È troppo! . con chi! . perché mi faceste degno d'assistere a un sì giocondo prodigio! . come vi voglia Quello che mi comanda e m'ispira un amore per voi che mi divora! A misura che queste parole uscivan dal suo labbro. . e pur così pieno di me stesso. le mie iniquità mi stanno davanti.Lasciate. e abbandonò sull'omero di lui il suo volto tremante e mutato. lasciatemi. l'innominato. tant'innocenti. che solleverà tanti afflitti.volontà impetuosa. stese le braccia al collo dell'innominato.

disse ancora quella voce. . le quali non potrò se non piangere! Ma almeno ne ho d'intraprese. .C'è. d'appena avviate.Così dicendo. e vista quella faccia mutata. e il signor curato di ***.Sua signoria illustrissima e reverendissima vuol lei.sua signoria illustrissima e reverendissima vuole il signor curato della parrocchia.io? strascicato... e probabilmente.. ..! eppure provo un refrigerio. Il primo chiamato venne subito avanti.. e quegli occhi rossi di pianto. disse: . .Beato voi! Questo è pegno del perdono di Dio! far che possiate diventare strumento di salvezza a chi volevate esser di rovina. cose.Me sventurato! . e come essa era ancor nel castello. non perdiam tempo! . e nello stesso tempo. e l'innominato raccontò brevemente. i terrori. e andò nella stanza dov'eran que' preti riuniti: tutti gli occhi si rivolsero a lui. .Non è lontano di qui. la prepotenza fatta a Lucia. ma con parole d'esecrazione anche più forti di quelle che abbiamo adoprato noi.signori! signori! haec mutatio dexterae Excelsi-. corse a un tavolino. e sotto quell'inalterabile compostezza. che posso. sì una gioia.. se il cardinale non l'avesse subito svegliato da quella contemplazione. per animarvi ad entrar risolutamente nella nuova vita in cui avrete tanto da disfare. . i patimenti della poverina. . . monsignore illustrissimo.disse il cardinale: . . don Abbondio in persona. tanto da riparare. con un'intonazione di maraviglia. e per la prima cosa. domandandogli se. col viso ancor tutto dipinto di quell'estasi.Fatelo venir subito. e la smania che quell'implorare aveva messa addosso a lui.disse Federigo. . una gioia. . e movendole per aria. . era per rimanere estatico con la bocca aperta. insieme con la voce. venne fuori l'uomo. ripreso il tono e la voce della carica.Ah. ma... .che Dio vi dà per cattivarvi al suo servizio. se non altro..e con lui il parroco qui della chiesa. E subito entrò con ansietà il cappellano crocifero. Federigo si mise in attenzione. . disfare. Lui. guardò l'innominato. soggiunse: . . ansante di pietà e di sollecitudine. che posso romper subito. Il cappellano uscì.esclamò il signore.Non è lei il signor curato di ***? .esclamò Federigo. si trovasse quello di ***.rispose il cappellano. scorgendogli in volto come un grave contento. alzando le mani. significando chiaramente in quel monosillabo: come ci posso entrar io? Ma questa volta.lodato sia Dio. tra i parrochi radunati lì.quante.riprese il cappellano.eppure. e come aveva implorato. . . e una premura quasi impaziente.Me? . con la bocca tuttavia aperta. tanto da piangere! . Dio vi benedica! Dio v'ha benedetto! Sapete di dove sia questa povera nostra travagliata? Il signore nominò il paese di Lucia. Poi.Per l'appunto. uscì di mezzo alla folla un: . rompere a mezzo: una ne ho. quale non ho provata mai in tutta questa mia orribile vita! È un saggio. riparare. e scosse un campanello..disse Federigo. E stette un momento senza dir altro. guardò il cardinale. quante. .

la liberazione stessa poteva metter nell'animo una nuova confusione. . Don Abbondio fece di tutto per nascondere la noia. Il cardinale lasciò andar la mano dell'innominato. col quale intanto aveva concertato quello che dovevan fare.Giacché. Una vostra parrocchiana. e chiamò con un cenno il curato della chiesa. dico. ci vuol tanto? E precedendo i due curati.rispose don Abbondio. e se saprebbe trovar subito una buona donna che volesse andare in una lettiga al castello.m'hanno significato che vossignoria illustrissima mi voleva me. in casa di questo mio caro amico.E questa si trova al suo paese? . Pensato un momento. l'aprì. e con cui viva. e spedisca un uomo di giudizio a cercar quella donna. s'accostò di più.E se andassi io? . è qui vicino. Il cardinale chiamò con un altro cenno il cappellano. Il cappellano gli fece un cenno con la mano.con un passo forzato. anderete. Questo. e con una donna che il signor curato di qui è andato a cercare. che parenti avesse Lucia.quella povera giovine non potrà esser così presto restituita a casa sua. che avrete pianta per ismarrita.ho una buona nuova da darvi. che voleva dire: a noi. a tranquillizzare quella poverina. andiamo. le sarà una gran consolazione di veder subito la madre: quindi. e disse: . che già gli era vicino. fatemi voi il piacere di dirgli che trovi un baroccio o una cavalcatura. e voi anderete ora con lui. si discostò un poco. seguitando a almanaccar tra sé che cosa mai potesse essere tutto quel rigirìo. Uscito anche il cappellano.No. E non l'alzò che per fare un altro profondo inchino all'innominato. e non essendo più a tempo a sciogliere e a scomporre un versaccio già formato sulla sua faccia.Monsignor. e un consolante.riprese Federigo. Gli domandò poi il cardinale. un soavissimo incarico. . trovar le parole più adattate. e sellare due mule. non ha che la madre. o vivesse. lo nascose. al quale ordinò che facesse preparare subito la lettiga e i lettighieri. a prender Lucia: una donna di cuore e di testa. no. Gli disse in succinto di che si trattava. . e gl'introdusse. il curato disse che aveva la persona a proposito. con un'occhiata pietosa che diceva: sono nelle vostre mani: abbiate misericordia: parcere subjectis. e che intanto dava un'occhiatina di sotto in su ora all'uno ora all'altro. sì. e l'accompagnerete qui. . se il signor curato di qui non torna prima ch'io vada in chiesa. per tenersi lontano da quell'altro signore. si voltò a don Abbondio. . . a cui. andò all'uscio.Di stretti. . chinando profondamente la testa. . e con un viso tra l'attonito e il disgustato.rispose Federigo: . ma io credo che abbiano sbagliato. in segno d'ubbidienza. e uscì. per condurla qui. che dico? l'affanno e l'amaritudine che gli dava una tale proposta. dopo tante angosce. . a rincorare. da sapersi ben governare in una spedizione così nuova. e in tanto turbamento.Non hanno sbagliato. .disse don Abbondio. è ritrovata. o comando che fosse.rispose il cardinale. e usar le maniere più a proposito. fece una riverenza. . voi: v'ho già pregato d'altro. a prendere quella vostra creatura. Lucia Mondella. .

si fermò un momento.non crediate. E pensando che forse quel dispiacere gli potesse anche venire dal parergli d'esser trascurato. L'arcivescovo andò avanti. tanto più in paragone d'un facinoroso così ben accolto. e dice in cuor suo: oh se fossi a casa mia! Al cardinale. una persona sicura. così accarezzato. e non ardisce accostarglisi. tenendo sempre per la mano e conducendo seco l'innominato. e disse: . e ci vuole uno che la conosca. anche per pochi momenti.signor curato. d'andare in quella casa. e non contraddice né approva. che veda uno accarezzar con sicurezza un suo cagnaccio grosso.Dicevo. e senta dire al padrone che il suo cane è un buon bestione. .. e voi a cogliere i primi frutti della misericordia. S'avvicinò dunque all'innominato. Lo guardò in viso. e in una terribile oscurità dell'avvenire. n'è vero? in compagnia di questo ecclesiastico dabbene? . malcontento. come in un'antica intrinsichezza. a quelle dimostrazioni. e come lasciato in un canto. Ho bisogno di parlarvi! ho bisogno di sentirvi. che pensò doverci esser sotto qualche cosa. V'aspetto. facendo il muso senza volerlo. rabbuffato.per disporre quella povera madre. voi siete sempre con me nella casa del nostro buon Padre. con un nomaccio famoso per morsi e per ispaventi. . questo perierat. e a render grazie col popolo. anzi pensata da sé. che rimaneva indietro. . io vo a pregare. Ma questa non era ragione da dirsi così chiaramente davanti a quel terzo. gliela strinse. Volendo quindi dissipare affatto quell'ombre codarde. di vedervi! ho bisogno di voi! Federigo gli prese la mano.disse don Abbondio. che s'era mosso per uscire. stava come un ragazzo pauroso.ch'io mi contenti di questa visita per oggi. diede di nuovo nell'occhio il pover'uomo. come il povero. in quel castello. e così fuor di luogo gli parve la proposta e l'insistenza. Parve però strano al cardinale che don Abbondio non l'avesse intesa per aria. fosse anche per fargli le feste. con gli occhi rossi. e la sappia prendere per il suo verso. che fu subito spalancato di fuori da due servitori. pensò che il mezzo più opportuno era di far ciò che avrebbe fatto anche senza questo motivo. rimarrei ostinato alla vostra porta. e non piacendogli di tirare in disparte il curato e di bisbigliar con lui in segreto. spinse l'uscio. e con un sorriso amorevole. che si trova in una nuova e potente affezione. Voi tornerete. per non farle male in vece di bene. facendo una gran riverenza a tutt'e due in comune. per non farsi scorgere.replicò don Abbondio. .favorirete dunque di restare a desinare con noi. Don Abbondio. non ardisce allontanarsi. vi prego d'avvertire il signor curato che scelga un uomo di proposito: voi siete molto più necessario altrove. che stavano uno di qua e uno di là: e la mirabile coppia apparve agli sguardi bramosi del clero . Intanto. .gli disse.S'io tornerò? . per timore che il buon bestione non gli mostri i denti. se gli voltò nel passare.rispose il cardinale. .. e vi scoprì facilmente la paura di viaggiare con quell'uomo tremendo.. E avrebbe voluto dire: quella povera giovine ha molto più bisogno di veder subito una faccia conosciuta. e dalle sue risposte don Abbondio intenderebbe finalmente che quello non era più uomo da averne paura. dopo tant'ore di spasimo. quieto: guarda il padrone.E per questo.Oh quanto me ne rallegro! . È una donna molto sensitiva. e con quell'aria di spontanea confidenza. .quando voi mi rifiutaste. gli disse: . parlare all'innominato medesimo. . mortificato. quieto. et inventus est. mentre il suo nuovo amico era lì in terzo. guarda il cane.rispose l'innominato: . ma questo.

v'aspetto -. gli disse: . entrò dall'altra parte l'aiutante di camera del cardinale. . E si seppe poi. Dietro veniva don Abbondio. e s'avviò dalla parte che conduceva alla chiesa. e lo fece passare avanti. il leone e il bue mangeranno insieme lo strame. che a più d'uno de' riguardanti era allora venuto in mente quel detto d'Isaia: il lupo e l'agnello andranno ad un pascolo. e per tante cagioni! Che so io.pensava: . Stava l'innominato tutto raccolto in sé. e poi si voltò a don Abbondio. e s'aspettava soltanto la donna che il curato avrebbe condotta.raccolto nella stanza. e quando questo arrivò frettoloso. Quando furono nel mezzo della stanza. un nuovo pudore. E pensa e ripensa. vide un'altra novità che gli guastò quella poca consolazione. Ma appena messo piede nel cortiletto. E se sarà poi vero che sia diventato galantuomo: così a un tratto! Delle dimostrazioni se ne fanno tante a questo mondo. ma ugualmente profonda. e continuò pensando: "il cielo me la mandi buona". che la lettiga e le due mule eran preparate.mi dia almeno una bestia quieta.Si figuri. che all'occhio ombroso di don Abbondio poteva facilmente parere qualcosa di peggio. Si voltò a salutar don Abbondio. dicendo: . anche più da lontano. quando non c'era necessità. quando entrò l'aiutante di camera.rispose l'aiutante.è la mula del segretario.Basta. Lo sogguardava. pensieroso. vi siate finalmente risoluto di diventare un galantuomo come gli altri? Bel complimento! Eh eh eh! in qualunque maniera io le rigiri.. Il clero gli andò dietro. s'accorse di don Abbondio. dico la verità. Don Abbondio se ne sbrigò come poté. . una confusione temperata di conforto. . . impaziente che venisse il momento d'andare a levar di pene e di carcere la sua Lucia: sua ora in un senso così diverso da quello che lo fosse il giorno avanti: e il suo viso esprimeva un'agitazione concentrata. l'inchinò. dalla quale però traspariva tuttavia il vigore di quella selvaggia e risentita natura.. una compunzione. col curato del paese. perché. e che non bisognava stare indietro. aveva trovato che gli avrebbe potuto dire: non mi sarei mai aspettato questa fortuna d'incontrarmi in una così rispettabile compagnia. e che questo. vide l'innominato andar verso un canto. Il signore s'era incamminato di corsa. le congratulazioni non vorrebbero dir altro che questo. una tenerezza riconoscente. e stava per aprir bocca. con un mezzo sogghigno: . con un atto cortese e umile: cosa che raccomodò alquanto lo stomaco al povero tribolato.devo dirgli ancora: mi rallegro? Mi rallegro di che? che essendo stato finora un demonio. e che quest'altro. avrebbe voluto attaccare un discorso amichevole. . alle volte? E intanto mi tocca a andar con lui! in quel castello! Oh che storia! che storia! che storia! Chi me l'avesse detto stamattina! Ah. che è un letterato. per ricevere da lui l'altra commissione del cardinale. d'avermi cacciato qui per forza. in atto di commiato. Si videro que' due volti sui quali era dipinta una commozione diversa. al quale strinse di nuovo la mano. in aria di chieder perdono. a cui nessuno badò. m'ha da sentire la signora Perpetua. e imbarcarmi in un affare di questa sorte! Oh povero me! Eppure qualcosa bisognerà dirgli a costui". e gli s'accostò. Si fermò ad aspettarlo. sono un povero cavalcatore. Il cardinale gli disse che. al primo avviso: arrivato all'uscio. in quella confusione di mente. per dirgli che aveva eseguiti gli ordini comunicatigli dal cappellano. tra in folla e in processione: i due compagni di viaggio rimasero soli nella stanza. lo facesse parlar subito con don Abbondio: e tutto poi fosse agli ordini di questo e dell'innominato.replicò don Abbondio. appena arrivato questo. e accostatosi poi all'aiutante. in quello dell'innominato. "cosa devo dirgli? . il quale annunziò che la donna era pronta nella lettiga. ch'era rimasto indietro. se posso uscirne a salvamento. un'umile gioia nell'aspetto venerabile di Federigo. ma. fuor della mia pieve: e che tutti i parrochi d'intorno accorrevano.

se avesse appena un pochino di giudizio? Lui ricco. doveva essere certamente un uomo dabbene. e don Abbondio stava attento a non far nessun atto che significasse chiaramente: non mi fido di vossignoria. ch'era innanzi qualche passo. ed era un ristoro per don Abbondio. . lui rispettato. a una voce del lettighiero. che il lettighiero. poi per la cigna con l'altra. e. rimettendo in terra il piede. per una piazzetta piena anch'essa d'altro popolo del paese e forestieri. per vederlo da vicino. che non avevan potuto entrare in quella. e tirarmi per i capelli ne' loro affari: io che non chiedo altro che d'esser lasciato vivere! Quel matto birbone di don Rodrigo! Cosa gli mancherebbe per esser l'uomo il più felice di questo mondo. non si può dire cosa avrebbe fatto per rassicurarlo. su. . l'innominato passò. provò un'invidia. su. si chinò.cosa vuol farne di quell'ordigno. e davanti alla porta spalancata della chiesa.pensò don Abbondio: . sorretto dall'aiutante. è a cavallo. ma era lontano le mille miglia da un tal sospetto. all'apparir di quell'uomo. nell'aperta campagna. la sua carabina. ma passeggiero. s'alzò nella folla un mormorìo quasi d'applauso. lui . e insieme non aveva aria d'imbelle. a scriver tutto. si raccomandò al cielo. Ogni tanto. Altro oggetto non aveva su cui riposar con fiducia lo sguardo. il quale. e non si contentino d'esser sempre in moto loro. ma voglian tirare in ballo. che accorrevano per vedere il cardinale. Arrivati all'uscio di strada. arrampicandosi alla sella. mettersela ad armacollo. come per tenerlo in buona. e la comitiva partì. e chinò quella fronte tanto temuta. e all'apparir della comitiva. e facendo largo. "Ohi! ohi! ohi! . e che i più faccendoni mi devan proprio venire a cercar me. se potessero. Fuori poi dell'abitato. anche a comitive. con un movimento spedito. lui giovine. La lettiga. gliene passava la voglia. dove non s'incontrerebbe che sudditi dell'amico: e che sudditi! Con l'amico avrebbe desiderato ora più che mai d'entrare in discorso. che durò fatica a tener le lacrime. ora di lieta maraviglia.Vizi non ne ha? . tra il susurro di cento voci che dicevano: Dio la benedica! Don Abbondio si levò anche lui il cappello. oggetto ancor poche ore prima di terrore e d'esecrazione. fin sulla criniera della mula. essendo al servizio del cardinale.disse all'aiutante di camera don Abbondio. ci sarebbe da farne un libro. Don Abbondio. un velo più nero si stese sui suoi pensieri. La lettiga passò. su. trovarono le due cavalcature in ordine: l'innominato saltò su quella che gli fu presentata da un palafreniere.Vada pur su di buon animo: è un agnello -.prender per la canna. tanto per tastarlo sempre più. costui? Bel cilizio. Si doveva passar davanti alla chiesa piena zeppa di popolo. che aveva già alzato verso la staffa. portata da due mule. ma s'andava verso quella valle tremenda. con una mano. ed ecco una parte di ciò che il pover'uomo si disse in quel tragitto: ché. si levò il cappello. tutto il genere umano. che non cerco nessuno. come se facesse l'esercizio. si mosse. un accoramento tale. "È un gran dire che tanto i santi come i birboni gli abbiano a aver l'argento vivo addosso. Già la gran nuova era corsa. una mesta tenerezza. si faceva insieme alle spinte. bella disciplina da convertito! E se gli salta qualche grillo? Oh che spedizione! oh che spedizione!" Se quel signore avesse potuto appena sospettare che razza di pensieri passavano per la testa al suo compagno. comparivano viandanti. negli andirivieni talvolta affatto deserti della strada. ma vedendolo così soprappensiero. Dovette dunque parlar con se stesso. ma sentendo il concerto solenne de' suoi confratelli che cantavano a distesa.

era lui che la teneva intanto a patire. poteva ben condurla con sé addirittura. Almeno potessi vedergli proprio in cuore a costui. perché non mi ci son messo io di mio capriccio".. Dove c'eran due strade. fare il diavolo. di perdono e d'amore. quando s'ha buona volontà. sa il cielo cos'ha patito: la compatisco. ha anche ragione di sapere. stare a tutto quel che gli dice costui. poi ricadeva sotto il peso del terribile passato. Chi lo può conoscere? Ecco lì. Potrebbe far l'arte di Michelaccio. se è diventato un santo padre. e prendere addirittura una risoluzione. Dio sa quanto. Ci vuol tanto a fare il galantuomo tutta la vita. andava con un'impazienza mista d'angoscia. com'ho fatt'io? No signore: si deve squartare. senza tant'apparato. Si chinavano sommessamente al signore.. A quella stessa spedizione. Un pochino di flemma..!" E qui lo guardava. com'è lui.. senza dar tant'incomodo al prossimo. come.. e che lui. caro amico. come la pensa. e bisogna che vada accattando guai per sé e per gli altri. potrebbe andare in paradiso in carrozza. mi pare che possa stare anche con la santità. un pochino di carità. Io non mi curo di sapere i fatti degli altri. della quale aveva sentito raccontar tante storie orribili. presto di là: a casa mia si chiama precipitazione. de' curati dovrebbe esserne geloso. Che imbroglio è questo di Lucia? Che ci fosse un'intesa con don Rodrigo? che gente! ma almeno la cosa sarebbe chiara. dargli in mano un povero curato! questo si chiama giocare un uomo a pari e caffo. non si dice nulla. È finita: quando son nati con quella smania in corpo. mettercisi dentro con le mani e co' piedi. s'elevava a quell'idee di misericordia.. presto di qua. ma è nata per la mia rovina. il lettighiero si voltava. anche per far penitenza. come se avesse sospetto che quel costui sentisse i suoi pensieri. ma pazienza! Sarò contento anche per quella povera Lucia: anche lei deve averla scampata grossa. E poi. alternando ogni momento una luce arrabbiata e un freddo buio. e insieme accennava di far presto.corteggiato: gli dà noia il bene stare. le nuvole trascorrono dinanzi alla faccia del sole. il fiore della braveria d'Italia.. incontrarne uno o due o tre a ogni voltata di strada.. E sua signoria illustrissima. in un'ora burrascosa. che fare di tanti complici: era uno sbalordimento a pensarci.. quali i rimedi più espedienti e più sicuri. il più ladro. no signore: vuol fare il mestiere di molestar le femmine: il più pazzo. E se fosse tutto un'apparenza? Chi può conoscer tutti i fini degli uomini? e dico degli uomini come costui? A pensare che mi tocca a andar con lui. ammazzare. L'animo. "costui. a casa sua! Ci può esser sotto qualche diavolo: oh povero me! è meglio non ci pensare. amico caro. un pochino di prudenza. Ma come l'ha avuta nell'unghie costui? Chi lo sa? È tutto un segreto con monsignore: e a me che mi fanno trottare in questa maniera. per dir così. ora pare Oloferne in persona. pensando che intanto quella creatura pativa. dopo aver messo sottosopra il mondo con le scelleratezze. passare i pensieri. subito subito. ora pare sant'Antonio nel deserto. che bisogno c'era di me? Oh che caos! Basta. se sarà vero. e vuol andare a casa del diavolo a piè zoppo. E costui.. esserci dentro: que' famosi uomini. Oh povero me! povero me! Basta: il cielo è in obbligo d'aiutarmi. e poi uno scompiglio. Se fosse proprio per andare a prendere quella povera creatura. E senza avere una minima caparra. oh povero me!. Un vescovo santo.. Correva con ansietà a cercare quali fossero le iniquità riparabili. a braccia aperte. se è così convertito. Entrano nella valle. ancor tutto inebriato dalle soavi parole di Federigo. vederli in carne e in ossa. come scioglier tanti nodi. ch'era la più facile e così vicina al termine. come della pupilla degli occhi suoi. quegli uomini senza paura e senza misericordia. sul volto dell'innominato si vedevano. si può farla a casa sua. bisogna che faccian sempre fracasso.. La penitenza.. come se l'avesse visto far miracoli. il quale pure si struggeva di liberarla. e come rifatto e ringiovanito nella nuova vita. voglia il cielo che la sia così: sarà stato un incomodo grosso. quietamente. ma quando uno ci ha a metter la pelle. Come stava allora il povero don Abbondio! Quella valle famosa. per saper quale dovesse prendere: l'innominato gliel'indicava con la mano. cosa si potesse troncare a mezzo. Infatti. . Intanto tocca a me a farne l'esperienza!. ora lo mette sottosopra con la conversione. il più arrabbiato mestiere di questo mondo. pazienza! Benché..

si levò una chiave di tasca. accenna al lettighiero e a don Abbondio che lo seguano. Fanno la salita. occhiate al suo compagno e alla lettiga. entrò. né credeva che lo potesse avere. ma. che a don Abbondio pareva che volessero dire: fargli la festa a quel prete? A segno che. quell'atto. disabitate. lungo il torrente: al di là quel prospetto di balze aspre. scure. che da un'ora gli s'aggirava dentro. inchini al signore. prende con una mano il morso. e gli dice: . gli venne detto tra sé: "gli avessi maritati! non mi poteva accader di peggio". Dio ve ne renderà merito -. s'avviò davanti a loro alla scaletta. e detto al lettighiero che stesse lì a aspettare. va verso un usciolino. e le dice sottovoce: . e che farà tutto quel che volete. la piglia con me? . rispose a voce bassa bassa: .. quelle parole. Smonta. fatele subito capire che è libera. senza mai trovar l'uscita. gli avevan dato la vita. poi s'avvicina a don Abbondio. Mise un sospiro. E poi se. Uh come siete brutta! Avete bisogno di mangiare. non le chiedo scusa dell'incomodo che ha per cagion mia: lei lo fa per Uno che paga bene. con quella voce forzatamente umile. s'accosta alla donna. fa stare indietro con un gesto un bravo che accorreva per tenergli la staffa. no. Quel volto. sono in cima. e non venga nessuno -. che aveva tirata la tendina. Ciò detto.È uscito.. aveva continuato. in mano d'amici. e per questa sua poverina -. e passa davanti alla lettiga. L'innominato legò anche quella. in un punto di somma costernazione. Capitolo XXIV Lucia s'era risentita da poco tempo. .e sdrucciolò alla meglio dalla sua cavalcatura. sempre con un tono di supplicazione stizzosa: . gli dice. Dov'è il padrone? . a separar le torbide visioni del sonno dalle memorie e dall'immagini di quella realtà troppo somigliante a una funesta visione d'infermo. quando torna. sprona. I bravi che si trovan sulla spianata e sulla porta.ah! avete dormito? Avreste potuto dormire in letto: ve l'ho pur detto tante volte ier sera -.! . per aiutar don Abbondio a scendere. ma. e tutt'e tre salirono in silenzio. Era una preda che conduceva? E come l'aveva fatta da sé? E come una lettiga forestiera? E di chi poteva esser quella livrea? Guardavano. m'ha detto che tornerà presto.. lega in fretta la mula a un'inferriata. bravacci sull'uscio. ma. voglio andar via. aveva dello straordinario. da quello in un secondo. e. al di qua quella popolazione da far parer desiderabile ogni deserto: Dante non istava peggio nel mezzo di Malebolge.mangiate una volta: abbiate giudizio. le aveva detto: . per lasciare il passo libero: l'innominato fa segno che non si movan di più. Passan davanti la Malanotte.le pare? Ma. ha detto: domattina. con un sembiante così sereno come questo non gliel aveva ancor visto. Coloro non sapevan cosa si pensare: già la partenza dell'innominato solo. aprì l'uscio. va alla lettiga.No. e. la mattina.ma certi visi abbronzati! certi baffi irti! certi occhiacci. che apra. fece entrare il curato e la donna. con dipintavi la gioia dell'opera buona che finalmente stava per compire. si chinò verso l'innominato.signor curato. La vecchia le si era subito avvicinata. con l'altra la staffa. Intanto s'andava avanti per un sentiero sassoso. guardavano. ancora sotto voce: .tu sta' costì. ma nessuno si moveva. Il padrone me l'ha promesso. perché questo era l'ordine che il padrone dava loro con dell'occhiate. E non ricevendo risposta.consolatela subito. e di quel tempo una parte aveva penato a svegliarsi affatto. entra in un primo cortile. il ritorno non lo era meno. Poi fa cenno al lettighiero. voglio andar da mia madre. si ritirano di qua e di là.

come riacquistate in un tratto tutte le sue forze.. . .è qui fuori che aspetta. . possiamo andar via davvero? . La donna.! Già. me l'aveva promesso. ritenne il respiro. e le nascose il viso in seno. vide un prete. . L'innominato. . Socchiude poi di nuovo l'uscio..Ha detto così? ha detto così? Ebbene...chi è? . poi un picchio all'uscio. andatale vicino. no.continuò. Lucia.son io davvero: fatevi coraggio. e con uno sguardo timido e sospettoso.esclamò: . .È qui anche lui in persona. come per accarezzarla e alzarla a un tempo. che poco prima lo desiderava. venite con noi.oh poverina! venite. venuto apposta con noi.Chi siete? .. ogni cambiamento però era motivo di sospetto e di nuovo spavento. con le labbra contratte e tremanti di spavento e d'orrore: .. fa entrar subito don Abbondio con la buona donna. sbattuto.rispose don Abbondio: . venuto qui apposta.. spinse l'uscio. ora. o non è lui? Riconosce don Abbondio. lo fissò di nuovo. una donna. si riscosse.. con un viso. Allora. Ed ecco si sente un calpestìo nella stanza vicina. La vecchia accorre. poi fissò ancora lo sguardo su que' due visi. Vedete? siam qui per condurvi via. il primo apparire di persone nuove. un par suo. quel punto d'aspetto. quello di cui si parlava. La vecchia tira il paletto. dopo aver veduti visi. alla quale. non avendo speranza in altra cosa del mondo. si rizzò precipitosamente. e disse: .Apri. come incantata.e quel signore. a cavallo. che s'era trattenuto discosto due passi. se lo stato presente era intollerabile. senza aspettar la risposta. subito. si rincorò alquanto: guarda più attenta: è lui. di quell'aspetto reso ora più squallido. si ferma dietro a quello. ... prendendole le mani. l'innominato. e si fece vedere.le domandò Lucia. abbassando la voce. si voltò ancora a don Abbondio. io voglio andar da mia madre. stette ancora un momento immobile e muto. guardandola pietosamente. subito. Oh povera me! son fuori di sentimento! . tutto compassionevole. le disse: . e esclamò: . Lucia. fa un po' di spiraglio: ordina alla vecchia di venir fuori. .riprese Lucia. anche lui.è dunque la Madonna che vi ha mandati. domanda: . .disse don Abbondio: .E tutta quella gente. . anzi. spingendo leggermente i battenti.! quell'uomo. cagionarono un soprassalto d'agitazione a Lucia. .. abbassò gli occhi. si chinò sopra di lei. indi rispondendo a ciò che la poverina non aveva detto.risponde sommessamente la nota voce. e sentite voci amiche.disse la buona donna. Son proprio il vostro curato.? . si strinse alla buona donna. di guardia.perdonatemi! . Guardò. come aveva già mandata via anche l'altra donna che stava fuori. nel veder poi quell'atto di terrore. e manda la vecchia in una parte lontana del castellaccio. era rimasto lì fermo.No. non poté reprimere un subitaneo ribrezzo.è vero. alla vista di quell'aspetto sul quale già la sera avanti non aveva potuto tener fermo lo sguardo. quasi sull'uscio. e. non desiderava che lui. Andiamo presto..lei! è lei? il signor curato? Dove siamo?.Ma possiamo andar via.. e rimane con gli occhi fissi. ma. affannato dal patire prolungato e dal digiuno. non lo facciamo aspettare. Tutto questo movimento.Io credo di sì.

. e montò molto più lesto che non avesse fatto la prima volta. per dir così. l'aiutò ad entrarvi. trattandosi d'una giovine. Lucia alzò la testa. L'innominato lo spalancò. non fate la bambina. . La buona donna aveva subito tirate le tendine della lettiga: prese poi affettuosamente le mani di Lucia.continuò la buona donna: .le diceva don Abbondio. ma non capivano. E vedendo come. d'intesa con un altro senza timor di Dio. il mio signore! Dio le renda merito della sua misericordia! . atterrato e confuso quello sguardo.Sì? . ci voleva una donna per venire in compagnia. oltre la fatica di tanto travaglio sofferto. Lucia alzò gli occhi al cielo. disse: . andò alla lettiga.Viene a liberarvi. . certo.diceva la buona donna all'orecchio di Lucia. sì.basta. chi siete? Come siete venuta. si voltò. a ravviare. . la quale non sapeva che la cosa era già fatta. e s'è pentito de' suoi peccatacci. la qual sapeva ch'era poco discosto dal suo.Lo saprete forse voi. di congratulazione e di tenerezza. Le nominò il paese dove andavano.. vedevan bene sul suo viso i segni d'un forte pensiero.oh. vi ringrazio! Mia madre! mia madre! . vedendo bassa quella fronte. Così detto. per parlare al signor cardinale arcivescovo (che l'abbiamo là in visita. Slegò quindi la mula di don Abbondio.Sì.perché questo signore. Scesero la scala. il bene che mi fanno codeste vostre parole.La manderemo a cercar subito. e. dunque il signor cardinale ha pensato che.Si può dir di più? Via. e ha detto al curato che ne cercasse una. . guardò l'innominato.. che siete voi. poi la buona donna.E a voi... e il curato. con una certa gentilezza quasi timida (due cose nuove in lui) sorreggendo il braccio di Lucia. Al castello. non si sapeva ancor nulla della gran mutazione di quell'uomo.disse la buona donna: . . aprì lo sportello.. La sua fronte s'era rialzata. e per congettura. s'era messa a confortarla. . andò verso l'uscio. . la confusione e l'oscurità degli avvenimenti impedivano alla poverina di sentir pienamente la contentezza della sua liberazione. La comitiva si mosse quando l'innominato fu anche lui a cavallo. presa da un misto sentimento di conforto. gli andò dietro. che il curato non m'ha detto chi possa essere. è venuto da me. tutta rianimata. . arrivarono all'uscio che metteva nel cortile.. E voi. ed è venuto al nostro paese. i suoi poveri pensieri. e. con parole di pietà. e l'aiutò anche lui a montare. quel sant'uomo). che possiamo andar presto. e vuol mutar vita. le disse quanto poteva trovar di più atto a distrigare. nessun di coloro vi sarebbe arrivato.. che Dio ve ne renda merito. né potevan capire più in là.disse Lucia. I bravi che incontrava. Lucia. su quella testa. di riconoscenza e di pietà.disse questo. . . .Oh che degnazione! . con la donna che le dava braccio. e ha detto al cardinale che aveva fatta rubare una povera innocente. d'una preoccupazione straordinaria.disse la buona donna. cento volte. è diventato buono: sentite che vi chiede perdono? .Ah Madonna santissima. Dio gli ha toccato il cuore (sia benedetto!). non è più quello. lo sguardo aveva ripreso la solita espressione d'impero. don Abbondio in coda.M'ha mandata il nostro curato. per sua bontà. e uscì il primo.

. e ora.Dunque. al pensiero d'una così orrenda sciagura.dev'essere un gran sollievo per mezzo mondo. .Non me ne ricordo più. chi è? . e esser contenta che Dio gli abbia usata misericordia. .riprese la donna: . sentendo in certo modo la gravità e la dignità dell'incarico che le era stato affidato. solo a guardarlo in viso. Quel nome. .rispose Lucia con voce fioca.Come! non lo sapete? . ogni poco: . come m'ha detto il nostro curato. a considerare di chi era quel viso che aveva veduto burbero.Brava giovine! .. Da un pezzo. ha pensato il signor cardinale di mandarlo anche lui in compagnia..diceva la buona donna: .questo che è diventato buono. rimaneva come estatica. . non pensò neppure a farle una domanda indiscreta. in cui figurava sempre come in altre storie quello dell'orco! E ora.e trovandosi al nostro paese anche il vostro curato (che ce n'è tanti tanti..È una gran misericordia davvero! . ché.Che dite mai.Ah sì! proprio miracolosamente. furono di conforto e di premura per la povera giovine. .disse la buona donna. di tutto il contorno. da mettere insieme quattro ufizi generali). al pensiero d'essere stata nel suo terribil potere.. ne oziosa: tutte le sue parole.Oh! il Signore vi ricompensi della vostra carità! .esclamò Lucia. che stiate di buon animo..oh misericordia! . vi sentirete anche allargare il cuore.. è diventato un santo! E poi si vedon subito le opere. Già l'avevo sentito dire ch'era un uomo da poco. . A pensare quanta gente teneva sottosopra. poi umiliato. .domandò Lucia. ma in quest'occasione. in quel tragitto.. quante volte l'aveva sentito ripetere con orrore in più d'una storia. non sarebbe la verità. e poi.. . ma è stato di poco aiuto.Dio sa quant'è che non avete mangiato! . poi commosso.. e farvi intendere come il Signore v'ha salvata miracolosamente. Dire che questa buona donna non provasse molta curiosità di conoscere un po' più distintamente la grand'avventura nella quale si trovava a fare una parte. Ma bisogna dire a sua gloria che. la mia povera giovine? E m'ha detto il signor curato. e lo nominò. dicendo solo. anzi pregare per lui. . ho dovuto proprio vedere che è più impicciato che un pulcin nella stoppa.. e d'una così improvvisa redenzione.Poverina! Avrete bisogno di ristorarvi. compresa d'una pietà rispettosa per Lucia. oltre all'acquistarne merito. Lucia rispose con uno sguardo che diceva di sì.Sì. che vi facessi coraggio. e d'essere sotto la sua guardia pietosa. e cercassi di sollevarvi subito. per intercession della Madonna. . tanto chiaro come avrebbero potuto far le parole. . e perdonare a chi v'ha fatto del male..E questo. e con una dolcezza che le parole non avrebbero saputa esprimere.Oh misericordia! .

lì bisognerà rodere il freno.non ci vuol meno di questa qui.pensava. il terreno rimane sgombro per qualche tempo. perché mi son trovato dentro in questa cerimonia. . mandò più larghi respiri. tracollava sul davanti. i cenci vanno all'aria. quand'è stato sbarbato un grand'albero. sur un ciglione. Sta a vedere che se la piglia anche con me. come assopita. o come pensava lui. quanto ne' pensieri dell'avvenire. non gli mancava pur troppo materia di tormentarsi. secondo l'uso de' pari suoi. che faceva un tutt'altro vedere.A casa mia. rifletteva però.diceva tra sé alla bestia. e tanto nel presente. e dall'altra parte avrebbe voluto esser fuori di quel paese più presto che fosse possibile. quasi a perpendicolo. Cosa farà ora sua signoria illustrissima per difendermi. che ne dovessi portar la pena io. si mise a stare un po' più sulla vita. le due cavalcature andavan dietro dietro. e a metter proprio le zampe sull'orlo. Lucia si lasciava poi cader languida sul fondo della lettiga. intanto che ci siamo ancora. e specialmente sul principio. e don Abbondio vedeva sotto di sé. ora poi. sgranchì le braccia e le gambe. molto più che nell'andare. Il lettighiero. . dopo tante agitazioni. il povero don Abbondio. dove la strada era sur un rialto. Intanto il veleno l'avrà in corpo. e non osava però pregare che s'andasse più adagio. faceva andar di buon passo le sue bestie. e s'uscì finalmente anche dalla valle. si mise a considerare altri lontani pericoli. Come finiscono queste faccende? I colpi cascano sempre all'ingiù. . Anche don Abbondio prese una faccia più naturale.. doveva appuntellarsi con la mano all'arcione. chi sa come l'intenderanno costoro! Chi sa cosa nasce! Che s'andassero a immaginare che sia venuto io a fare il missionario! Povero me! mi martirizzano!" Il cipiglio dell'innominato non gli dava fastidio. La fronte dell'innominato s'andò spianando. a certi luoghi più ripidi. ora che sapeva più di certo come la pensava il padrone. Sicché. pareva che facesse per dispetto a tener sempre dalla parte di fuori. un salto. ma ben presto cominciarono a spuntargli in cuore cent'altri dispiaceri. quando c'è tanto sentiero!" E tirava la briglia dall'altra parte. nella scesa dal castello al fondo della valle. per reggersi. sua signoria illustrissima penserà a metterla in salvo: quell'altro poveraccio mal capitato è fuor del tiro. La sarebbe barbara. al quale non era molto avvezzo. Ora è quando fa il diavolo davvero. chi sa cosa farà! Con sua signoria illustrissima non la può prendere. al solito. s'arrivò in fondo alla scesa. "Ma. ha tanti affari per la testa! mette mano a tante cose! Come si può badare a tutto? Lascian poi alle volte le cose più . si lasciava condurre a piacere altrui. "Anche tu. e sopra qualcheduno lo vorrà sfogare.hai quel maledetto gusto d'andare a cercare i pericoli. ma inutilmente. Oltre di ciò.se la notizia di questa gran conversione si sparge qua dentro. I bravi non gli facevan più tanto spavento. Lucia. e senza acquistarne merito. "Cosa dirà quel bestione di don Rodrigo? Rimaner con tanto di naso a questo modo. . ma non fu neppur esso un viaggio di piacere. rodendosi di stizza e di paura. ma perché deve toccare a me a trovarmi tra tutti costoro!" Basta. e ha già avuto la sua: ecco che il cencio son diventato io. e allora la buona donna la lasciava in riposo. s'era da principio sentito tutto scarico. grazie a Dio. dopo avermi messo in ballo? Mi può star mallevadore lui che quel dannato non mi faccia un'azione peggio della prima? E poi. che è un pezzo molto più grosso di lui. troveremo subito qualcosa. sprigionò alquanto la testa di tra le spalle. Fatevi coraggio. . un precipizio. ma poi si copre tutto d'erbacce. e. con lo stesso passo. Sentiva ora. come. la mula. "Per tenere a segno quelle facce lì. con animo più riposato. dopo tant'incomodi. Se ha avuto cuore fin d'allora di mandare que' due demòni a farmi una figura di quella sorte sulla strada. figuriamoci se la gli deve parere amara. Al cessar di quella pauraccia. che ormai c'è poco. come se fosse messo a leva per di dietro. Per don Abbondio questo ritorno non era certo così angoscioso come l'andata di poco prima. e. stimolato da' cenni dell'innominato. col danno e con le beffe. l'incomodo di quel modo di viaggiare. di ragione. onde seguiva che. lo capisco anch'io. Era diventato più sensibile a tutto il resto.

e lo pregò di volerlo scusar con monsignore. e non si voglion seccare a star dietro a tutte le conseguenze.meno que' poveri poveri che stentano a aver pane di vecce e polenta di saggina. s'affaccendava a preparar qualcosa da ristorarla. ché lui doveva tornare alla parrocchia addirittura. per un istinto di pulizia e di verecondia: rimetteva e fermava le trecce allentate e arruffate. vi si suscitò d'improvviso. n'hanno abbastanza. lascio le mie scuse. cioè il bastone che aveva lasciato in un cantuccio del salotto. si campa. Per ora vo a chiudermi in casa. la lettiga andò avanti verso quella della buona donna. e vi comparve chiara e distinta. Andò a cercare quel che chiamava il suo cavallo. i ringraziamenti e le scuse che questa rinnovava ogni tanto. e ad apparecchiare. E poi? Ah! vedo che i miei ultimi anni ho da passarli male!" La comitiva arrivò che le funzioni di chiesa non erano ancor terminate. com'essa diceva. ma coloro che hanno quel gusto di fare il male. Fin che monsignore si trova da queste parti. raccomodava il fazzoletto sul seno. grazie al cielo. In far questo.. ritornò ad accudire al desinare.. Allora tutte . non vo' confondermi prima del tempo: n'ho abbastanza de' guai. qualche scena inutile. fece alzare il bollore al brodo. che non venisse anche curiosità a monsignore di saper tutta la storia. la memoria del voto.. e qualcosa che abbiamo al sole. però oggi da un signore così caritatevole sperano di buscar tutti qualcosa. se è uscito di chiesa. Don Abbondio fece quello che aveva pensato: appena smontato. Quelli che fanno il bene. andava intanto assettandosi. tornatele alquanto le forze. . ricusando. e s'incamminò. Così detto. E poi. per affari urgenti. e mi toccasse a render conto dell'affare del matrimonio! Non ci mancherebbe altro. dove notava un buon cappone.. E poi. . appena siamo arrivati. Sicché mangiate senza pensieri intanto. I due a cavallo voltarono sur una piazzetta di fianco. e lascia poi fare a Perpetua a mandarla in giro. Noi. passò per mezzo alla folla medesima non meno commossa della prima volta. E nel vedere la poverina a riaversi a ogni cucchiaiata. se no. e dopo tant'incomodi. oppressa fino allora e soffogata da tante sensazioni presenti.imbrogliate di prima.. con una certa rustichezza cordiale. L'innominato stette a aspettare che il cardinale tornasse di chiesa. ché presto il cappone sarà a tiro. rimettendo stipa sotto un calderotto. fece i più sviscerati complimenti all'innominato. Oh santo cielo! Dalla parte dell'iniquità io! Per gli spassi che la mi dà! Basta. Presto presto. la notte avanti. si congratulava ad alta voce con se stessa che la cosa fosse accaduta in un giorno in cui. E se viene in visita anche alla mia parrocchia!. e non di mia volontà? Parrebbe che volessi tenere dalla parte dell'iniquità. fatta seder Lucia nel miglior luogo della sua cucina. A buon conto. don Rodrigo non avrà faccia di far pazzie. e potrete ristorarvi un po' meglio -. posso pretendere anch'io d'andarmi a riposare. ci mettono più diligenza. Purché a monsignore non venga il grillo di far qualche pubblicità. non siamo in questo caso: tra il mestiere di mio marito. perché hanno quel canchero che li rode. Oh! sarà quel che sarà. ci stanno dietro fino alla fine.aggiungeva: . e mettermici dentro anche me. il meglio sarà raccontare a Perpetua la cosa com'è. e me ne vo diritto diritto a casa mia. e intorno al collo. poté finalmente presentarla a Lucia.. vado a riverirlo in fretta in fretta. e acquietandosele sempre più l'animo. lo fanno all'ingrosso: quand'hanno provata quella soddisfazione. si fece nella mente un tumulto istantaneo. lo sguardo vi corse. di me non ce n'è più bisogno. e riempitane una scodella già guarnita di fette di pane. Lucia. non c'era il gatto nel fuoco. le sue dita s'intralciarono nella corona che ci aveva messa. per un'abitudine. non prendon mai requie. Devo andar io a dire che son venuto qui per comando espresso di sua signoria illustrissima. in fondo a cui era la casa del parroco. La buona donna.Tutti s'ingegnano oggi a far qualcosina. Lucia è bene appoggiata. e poi si divise.

confermò. furon sopraffatte di nuovo. e che se fosse andato agli studi. appena trovata. saprebbe trovar la maniera di far che Renzo si rassegnasse anche lui. Si levò con divozione la corona dal collo. Era. e passava. le prime che si formarono nella sua mente furono: "oh povera me. E dietro a quel pensiero. ma con una premura cordiale dipinta in viso. avvicinatosele. di rassegnazione e di fiducia. Entra poi. se non ismovere il suo animo. si sente uno scalpiccìo. se non l'abbiamo ancor detto. come il vincitore stanco e ferito. alle conferme. come si dice. l'angoscia intollerabile. Come son contento di vedervi qui! Già ero sicuro che sareste arrivata a buon porto. e de' contorni. e di trovare la povera innocente salvata. di sopra il nemico abbattuto: non dico ucciso. la quale fece il viso rosso. e si studiava di trovar nell'uno la ragione d'esser contenta dell'altro. il non avere una speranza di soccorso. il concorso. se ce ne fosse stato bisogno. e soprattutto la predica del cardinale avevano. la costernazione che provò in quel momento. la pompa. accennando Lucia. cos'ho fatto!" Ma non appena l'ebbe pensate. e esclamando: . con un passo più quieto. il padrone di casa. esaltati tutti i suoi buoni sentimenti. le parve ora una disposizione della Provvidenza. s'alzò. ne risentì come uno spavento. che aveva letto in fatti più d'una volta il Leggendario de' Santi. per un uomo di talento e di scienza: lode però che rifiutava modestamente. . il fervore della preghiera.. la buona donna.. agitarlo troppo. Due bambinette e un fanciullo entran saltando.. che le fosse concessa la forza d'adempirlo. una perfidia verso Dio e la Madonna. le parve un'ingratitudine sacrilega. si fermano un momento a dare un'occhiata curiosa a Lucia. in vece di tant'altri. in mezzo alle quali non potrebbe più sperare neppur nella preghiera.zitti.gli disse. che avesse fatti andare insieme i due avvenimenti per un fine solo. con una supplicazione accorata. e cominciava a balbettar qualche scusa.! Con questo. s'andava figurando ugualmente che quella Provvidenza medesima. il sarto del villaggio. la miglior pasta del mondo. ritornò alla preghiera. dal quale s'alzò. al suo entrare. in quelle parti.ben venuta. a un tratto: e se quell'animo non fosse stato così preparato da una vita d'innocenza. sarebbe stata disperazione. rinnovò il voto. sentendo che il cuore era lì lì per pentirsi. zitti -. Tutt'a un tratto. E ora che la funzione. dicendo soltanto che aveva sbagliato la vocazione. non solo ci aveva data la sua approvazione.Guardate un poco. Ma una tale idea. pentirsi della promessa. quella lontananza che fin allora le era stata così amara. e s'affrettò di rinnegare quel pentimento momentaneo. Dopo un ribollimento di que' pensieri che non vengono con parole. la pienezza del sentimento con cui la promessa era stata fatta. tornava a casa con un'aspettativa. se ci si passa quest'espressione. al combattimento. con un desiderio ansioso di sapere come la cosa fosse riuscita. La lontananza di Renzo. mise sottosopra la mente ch'era andata a cercarla. un uomo che sapeva leggere. perché non ho mai trovato che il Signore abbia cominciato un miracolo senza finirlo . appena riavute. e il come e il perché. non pensasse più. ben venuta! Siete la benedizione del cielo in questa casa. Era la famigliola che tornava di chiesa. E dopo avere ottenuta la grazia. Le tornarono in mente tutte le circostanze del voto. chiedendo nello stesso tempo. per compir l'opera. che le fossero risparmiati i pensieri e l'occasioni le quali avrebbero potuto. Essendosi trovato presente quando sua moglie era stata pregata dal curato d'intraprendere quel viaggio caritatevole. il Guerrin meschino e i Reali di Francia. l'interruppe facendole una gran festa. poi corrono alla mamma. le parve che una tale infedeltà le attirerebbe nuove e più terribili sventure. ma le avrebbe fatto coraggio.. La povera Lucia. e un chiasso di voci allegre. e tenendola nella mano tremante. senza nessuna probabilità di ritorno. e le s'aggruppano intorno: chi domanda il nome dell'ospite sconosciuta. .le potenze del suo animo. Ma lui. chi vuol raccontare le maraviglie vedute: la buona donna risponde a tutto e a tutti con un .

a pensare che sappia adattarsi a dir quelle cose in maniera che tutti intendano. . per fare alla lunga la sola parte d'ascoltatori. A pensare. che staccava il calderotto dalla catena. . . si mise a sedere anche lei e il marito.. sì. Non dico chi sa qualche cosa. bisogna ringraziare il Signore. fin che ce ne rimase la memoria. E. ché allora uno è obbligato a intendere.scappò fuori il fanciullo: .. ha letto tutti i libri che ci sono.Ho inteso che spiegava il Vangelo in vece del signor curato. Ma ciò che gli aveva fatto più impressione. perché aveva letto il Leggendario: per tutto il paese e per tutt'i contorni non se ne parlò con altri termini. .un signore di quella sorte. sarebbe bastato osservare quando aveva le lacrime agli occhi. Povera giovine! Ma è però una gran cosa d'aver ricevuto un miracolo! Né si creda che fosse lui il solo a qualificar così quell'avvenimento. Il sarto cominciò. a quel che dicono. e un uomo tanto sapiente.bene. .Sta' zitta! cosa vuoi avere inteso. che un signore di quella sorte.disse l'altra chiacchierina. dico. facendo tutt'e due coraggio all'ospite abbattuta e vergognosa. non gli poteva convenire altro nome. .. perché mangiasse.è andato bene ogni cosa? . Descriveva le cerimonie solenni. ma son contento di vedervi qui. . in mezzo all'interruzioni de' ragazzi. gliela mise davanti. né anche in Milano. a discorrere con grand'enfasi. come un curato. come bambini? . . . E ha fatto proprio vedere che. che.. e su cui tornava più spesso. E senza mai nominare quel signore. le disse sottovoce: .E proprio vero. e staccata un'ala di quel cappone. con comodo. Accostatosi Poi passo passo alla moglie. ed esser contenti: far quel che si può.ma perché piangevan tutti a quel modo.. che mangiavano ritti intorno alla tavola. ve l'accompagnò.A vederlo lì davanti all'altare. poi saltava a parlare della conversione miracolosa. ma anche i più duri di testa. .Sta' zitto. i più ignoranti.E quella cosa d'oro che aveva in testa. .Sta' zitta. per capire. tu? .. Messo poi subito in tavola. la fece sedere.Sì. era la predica del cardinale. ai primi bocconi. . non ne ripescherebbero una. e che in verità avevano viste troppe cose straordinarie.. come si capiva che voleva parlar di lui! E poi.Sta' zitta. .. benché ci sia la carestia. E sì che c'è de' cuori duri in questo paese. . E allora tutta la gente a piangere. cosa a cui non è mai arrivato nessun altro. a dir la verità.diceva una bambinetta.Ho inteso anch'io.Benone: ti racconterò poi tutto. Andate ora a domandar loro se saprebbero ripeter le parole che diceva: sì. ma il sentimento lo hanno qui. la padrona andò a prender Lucia. con le frange che vi s'attaccarono.diceva. industriarsi. andavan dietro al filo del discorso.

sono obbligati di farne parte a chi patisce. lasciale questa roba. nel primo momento. Il pensiero stesso del gran sacrifizio. Le diede nell'altra mano un fiaschetto di vino. commossi e confusi.piglia qui -. Poco dopo. Dopo un . Lucia fece gli occhi rossi. dopo aver fatte al messo varie domande. scrupolo di quel povera me! che le era scappato detto tra sé. come sorpreso da un pensiero.aiutarsi. era stata da lei espressamente implorata in quell'ore terribili. e messa quasi come una condizione al voto. meglio di chi si sia. Quando poi gli affetti tumultuosi che le si erano suscitati a quell'annunzio. e guarda di non rompere. E questi e quella. la poverina si ricordò che quella consolazione allora così vicina. poi mise insieme un piatto delle vivande ch'eran sulla tavola. ad avvertirla che monsignore voleva vederla in quel giorno. Dopo essersi cacciate le mani ne' capelli. fate quello che dico. e a ringraziare in suo nome il sarto e la moglie. quando si parlava di lei. È facile pensare come la povera donna fosse rimasta. Ma. Perché la disgrazia non è il patire. di riveder la madre. che il messo non sapeva né circostanziare né spiegare. mise il piatto in un tovagliolo. quando potrebbe far vita scelta. come già da' discorsi di prima aveva ricevuto un sollievo che un discorso fatto apposta non le avrebbe potuto dare.va' qui da Maria vedova. e lei non aveva a che attaccarsi per ispiegarlo da sé. cominciarono a dar luogo a pensieri più posati. e si fece di nuovo. e dille che è per stare un po' allegra co' suoi bambini. non già che avesse perduto il suo amaro. che non paia che tu le faccia l'elemosina. d'un caso terribile. alle quali questo non sapeva che rispondere. continuando per la strada a esclamare e interrogare. che durò un pezzo dopo che fu andato via il curato. mettendo avanti. non trovavan parole per corrispondere a tali dimostrazioni d'un tal personaggio. e anche ritornandoci sopra. si mise il grembiule agli occhi. e sentì in cuore una tenerezza ricreatrice. Ma con buona maniera. da quelle commozioni di pietà e di maraviglia. cessato. non come tant'altri. e disse d'esser mandato dal cardinale a informarsi di Lucia. Fatemi tornar salva con mia madre. senza profitto. d'un pericolo. Stette un momento. perché si sa che anche lui vive da pover'uomo. disse alla sua bambinetta maggiore: . e poi esser contenti. Ah! allora un uomo dà soddisfazione a sentirlo discorrere.ah Signore! ah Madonna! -. e aggiuntovi un pane.oh! . aveva detto. si staccava da' pensieri dolorosi di sé.esclamò questa. e si leva il pane di bocca per darlo agli affamati. ma spaventoso.Mia madre! . ve'. da quelle fantasie di pompa. la disgrazia è il far del male. se incontri qualcheduno.disse il curato a Lucia. ma insiem con esso aveva un non so che d'una gioia austera e solenne. necessariamente tronca e confusa. Qui interruppe il discorso da sé. a ogni passo. . preso dall'entusiasmo medesimo del narratore. e a quella notizia. Dicendole poi il curato. e soggiunse: . dopo aver gridato più volte: . Agnese infatti. il suo bastone. Si confermò più che mai nel proposito di mantener la promessa. e diede in un dirotto pianto. . E non dir niente. e non fate quel che fo. d'ordine dell'arcivescovo. e l'esser poveri. e queste parole le ricomparvero ora distinte nella memoria. E non son belle parole. era entrata in fretta e in furia nel baroccio.E vostra madre non è ancora arrivata? . se hanno più del necessario. si trovava più forte contro di essi. a quell'invito così inaspettato. aveva incontrato don Abbondio che veniva adagio adagio. e preso questo per le quattro cocche. L'animo attirato da quelle descrizioni. era già poco lontana. entrò il curato del paese. una consolazione così inaspettata poche ore prima. e più amaramente. E poi ha fatto proprio vedere che anche coloro che non son signori. a un certo punto.di tutt'e due le . si poteva dir. che l'aveva mandata a prendere.

anzi senza neppure andarci vicino. era una storia che nessuno la conosceva tutta. Dopo. ma che. com'era probabile. . mettesse in campo qualche sua regola larga di coscienza. Ma come rimase allorché. per l'appunto quando Lucia vi passava per un caso straordinario: su di che la madre e la figlia facevan cento congetture. Ma un sentimento diverso la tenne sospesa. e per Lucia stessa c'eran delle parti oscure. La cosa non era chiara. si sentì rispondere che non c'era più. e questa si mise affannosamente a raccontarglieli. Ma. e respirò. se questo. Don Abbondio l'aveva ragguagliata di ciò che aveva potuto sapere e dovuto vedere. tanto lei. e allora proverà anche lui.non gli augurate di patire. . ch'era la sola che si trovava lì presente. più d'una volta disse che non le bastava l'animo di continuare. ed era smontata. dicesse la cosa a qualcheduno in confidenza. e dentro di corsa: sono nelle braccia l'una dell'altra. come ha fatto a quest'altro povero signore. don Abbondio era voluto entrare in un altro discorso.Ah anima nera! ah tizzone d'inferno! . Ma Agnese. cosa che Lucia.parti. avesse desiderato di parlar con lei e con la figliuola. dicendo che andava a preparare un letto per loro. inesplicabili affatto. a un certo punto del racconto: quando fu al voto. ch'era peggio di lui. o che. Agnese volle sapere i casi di Lucia.. e si ferma alla casa del sarto. anche una certa vergogna della madre stessa. accorgendosi che il brav'uomo non parlava che per il suo proprio interesse. e ora è un santo. le lascia sole. e s'eran tirati in disparte in un castagneto che costeggiava la strada. la fece più d'una volta restare a mezzo. come suo marito. in ogni caso. lei aveva fatto fermare. no.. una ripugnanza inesplicabile a entrare in quella materia. tanto l'una che l'altra non potevano fare a meno di non pensare che fosse don Rodrigo.esclamava Agnese: . Domeneddio lo pagherà secondo il merito. che aveva il modo. si sentiva venire il viso rosso. lui s'era fermato. in un paese che aveva un certo nome! . riprese la parola a stento. anzi senza risolver nulla. Passato quel primo sfogo d'abbracciamenti e di singhiozzi. Il timore che la madre le desse dell'imprudente e della precipitosa. no! preghiamo piuttosto Dio e la Madonna per lui: che Dio gli tocchi il cuore. ché aveva tutt'altro da pensare. e volesse fargliela trovar giusta per forza. E principalmente quella fatale combinazione d'essersi la terribile carrozza trovata lì sulla strada. solamente a pensarci. tutte queste cose insieme fecero che nascose quella circostanza importante.. e darle una lunga istruzione sulla maniera di regolarsi con l'arcivescovo. no! . povera donna. se non altro per aver lume e consiglio. Agnese scende. senza mai dar nel segno. senza incomodarsi. si rallegra con loro. non l'augurate a nessuno! Se sapeste cosa sia patire! Se aveste provato! No.ma verrà la sua ora anche per lui. Lucia s'alza precipitosamente. E s'era rimessa in istrada. l'aveva piantato. Il ribrezzo che Lucia provava nel tornare sopra memorie così recenti e così crudeli. e che. proponendosi di farne prima la confidenza al padre Cristoforo. che lasciarle andare a cercare un ricovero altrove. sempre discreta. fa coraggio a tutt'e due. e la facesse così divenir pubblica. ma almeno Agnese fu assicurata che Lucia era affatto in salvo. Finalmente il baroccio arriva. avrebbero piuttosto voluto dormire in terra.interruppe Lucia: . come aveva fatto nell'affare del matrimonio.. mamma. In quanto all'autor principale della trama. e soprattutto che non conveniva far parola del matrimonio. domandando di lui.No. ch'era stato mandato in un paese lontano lontano. senza promettergli. La moglie del sarto. e poi. le acquieta. e dopo molte lacrime. come il lettore sa.

Federigo gli diceva: . e. in mezzo a una corona di preti. se monsignore li vuole. e soprattutto le parole di Federigo l'ebbero subito rianimate. tornato di chiesa.aveva risposto il curato. la madre.. l'innominato era partito per il suo castello. Così arrivarono alla casa. ma il luogo proprio nessuno lo sa dire: e lui finora non ha mai fatto saper nulla. Finito di desinare. così umiliato senza abbassamento. tutta la gente che c'era andò verso di loro. Agnese e Lucia sentirono un ronzìo crescente nella strada. . il quale era andato dietro come gli altri. su quella stessa mula della mattina. avendo il superiore espresso di nuovo il medesimo desiderio. Il curato badava a dire: . mentre pensavano cosa potesse essere. indietro. e comparire il porporato col parroco. si tien per certo che si sia ricoverato sul bergamasco. e c'entrarono: la folla rimase ammontata al di fuori. non sapendo dove si riuscirebbe.Desidero d'andar io a trovarli.lasciate passare chi ha da passare -.aveva insistito il curato guastamestieri (buon uomo del resto).Vossignoria illustrissima non deve incomodarsi: manderò io subito a chiamarli: è cosa d'un momento. Ma. tutt'e due immobili e mute dalla sorpresa e dalla vergogna. se è arrivata. gridando e rigridando: . a un cenno affermativo. . . e il cardinale.È in salvo. . Quando i due personaggi furon veduti spuntar nella strada. . alla rinfusa. e di paragonarlo con l'idea che da lungo tempo s'eran fatta del personaggio. n'è vero? .disse ansiosamente Lucia.E Renzo? . l'inferiore s'inchinò e si mosse. ch'era rimasta lì con la madre. ora alzando la mano a benedir la gente.lasciateli fare. pensate con che strepito.disse Agnese. anche gli ospiti.Ah. camminando loro ai fianchi chi poteva. dove l'abbiam lasciato. si fece far largo.disse Lucia.e andava avanti. ritiratevi. l'aspetto.Questo è sicuro. - . sana e salva. . il contegno. fatto chiamare il curato. Dopo un colloquio che durò molto più del primo. andò verso Lucia. ora abbassandola ad accarezzare i ragazzi che gli venivan tra' piedi. Ma il tono di quella voce. e entrò.domandò il primo al secondo. sentito dall'innominato che Lucia era arrivata. era andato a tavola con lui. all'ospitalità e al suo proprio ministero in un tempo.aveva replicato Federigo. Ma nella folla si trovava anche il sarto.È quella? . tutti quelli che desidera vossignoria illustrissima. facendoselo sedere a destra. videro l'uscio spalancarsi. . . . gli aveva detto che desiderava d'esser condotto alla casa dov'era ricoverata Lucia. perché tutti lo dicono. se è in salvo.Oh! monsignore. non intendendo che il cardinale voleva con quella visita rendere onore alla sventura. loro due s'eran ritirati di nuovo insieme. e gli altri dietro. . quando il discorso fu interrotto da una novità inaspettata: la comparsa del cardinale arcivescovo. Quando vide quel dove inaspettato. all'innocenza.non s'incomodi: manderò io subito ad avvertire che venga qui la giovine. sia ringraziato il Signore! . con gli occhi fissi e con la bocca aperta. e cercava di cambiar discorso. che non potevano saziarsi di dare occhiate a quell'aspetto così ammansato senza debolezza. . . Che non abbia ancora trovata la maniera. ma! ma! . e in pochi momenti n'accorse da ogni parte. Questo.via.

s'era affacciata anch'essa alla finestra.cominciò: .disse il cardinale: .Povera giovine. dopo essersi raccomodata alla meglio. Lucia. . se il nostro signor curato avesse fatto il suo dovere. Il cardinale. Ma Lucia. la cosa non sarebbe andata così. animata dal contegno così famigliare e amorevole di Federigo. un lamento con chi era al di sopra di lui. lontano. povera giovine? . aveva sceso le scale. la quale. essendo stati avvertiti. che tenessero un po' dalla parte de' poveri. soggiunse: . in luogo che né anche l'aria non l'avrebbe saputo. mescolando ai conforti qualche domanda. andarono a riunirsi in un canto. Ma facendole il cardinale nuove istanze perché si spiegasse meglio.anche noi abbiamo fatto del male: si vede che non era la volontà del Signore che la cosa dovesse riuscire. farebbe lo stesso. Agnese!). Qui comparve nella stanza la padrona. per cavarsene loro. . Così s'è perduto tempo. pretendesse poi anche d'impedir loro un piccolo sfogo. ma v'ha anche fatto vedere che non aveva levato l'occhio da voi. e avesse subito maritati i miei poveri giovani.No. per fare una gran misericordia a uno.Dite pure tutto quel che pensate. e Dio ci ha gastigati. avevano potuto scappare.Dio ha permesso che foste messa a una gran prova. di corsa. . specialmente a un tal personaggio. . Vedendo avviato il discorso. Trovò però il verso d'accomodarla con un piccolo stralcio: raccontò del matrimonio concertato. quando. entrò il sarto da un altr'uscio. e concluse dicendo: . .disse il cardinale. non lasciò fuori il pretesto de' superiori che lui aveva messo in campo (ah. . salutatili cortesemente. .Ma sì. . malgrado gli occhiacci che la madre cercava di farle alla sfuggita.abbiam fatto male. e come.soggiunse e concluse: .disse Federigo. . e s'è servito di voi per una grand'opera. per un caso raro.Voglio dire che. ed è nato quel che è nato.parlate liberamente. dopo aver sempre sacrificati gli altri. e non aiutassero a metterli in imbroglio. noi ce n'andavamo via subito.Il signor curato mi renderà conto di questo fatto. di nascosto. e poi non serve a nulla: è un uomo fatto così: tornando il caso. signore.scappare per inciamparci di nuovo. quella cominciò a trovarsi impicciata a dover raccontare una storia nella quale aveva anch'essa una parte che non si curava di far sapere. n'era venuta l'occasione. e saltò all'attentato di don Rodrigo.disse Agnese. Se in vece il signor curato ci avesse detto sinceramente la cosa. non contenta di quella maniera di raccontar la storia. V'ha rimessa in salvo.disse subito Agnese: . e quasi nello stesso tempo. del rifiuto di don Abbondio. . continuò a parlar con le donne. perché già quel che è stato è stato. e stizzita dal pensare che il signor don Abbondio. al rumore. che non v'aveva dimenticata. tutti insieme. . per veder se nelle risposte potesse trovar qualche congiuntura di far del bene a chi aveva tanto patito. signore. raccontò la storia del tentativo fatto in casa di don Abbondio. .Bisognerebbe che tutti i preti fossero come vossignoria. e avendo veduto chi le entrava in casa. .Che male avete potuto far voi. dove rimasero con gran rispetto.non ho parlato per questo: non lo gridi. no. e per sollevar molti nello stesso tempo. .

. E quante volte. . con un tono di voce e con un viso ch'esprimeva molto più di quell'asciutta risposta. Ma il marito. . dell'ospitalità costosa. . il cardinale accennava già d'avere interpretato il silenzio: il pover'uomo aprì la bocca. si trovava de' più agiati del contorno.soggiunse Agnese: . tese a tutta forza l'arco dell'intelletto.. Si voltò quindi ai padroni di casa. Rinnovò i ringraziamenti che aveva fatti fare dal curato. facendo il viso rosso. né le rendite di certi campicelli. specialmente in que' tempi. se non chi ha patito. . e volle sapere il perché. studiava ansiosamente qualche bella risposta. e sentendo da Agnese (Lucia stava zitta.la benedizione del Signore sia sopra questa casa. che cabale? I poveri. Aggiunse poi che contava di portarsi al loro paese tra pochi giorni.rispose la donna.disse il cardinale: . Il cardinale partì. .si figuri! . poteva essere in trattato di matrimonio con una ragazza così? . fin troppo. anche al signor curato. che allora Lucia potrebbe venir là senza timore. Raggrinzò la fronte. sentì di dentro un cozzo d'idee monche e di mezze parole: ma il momento stringeva. e poteva far qualche spesa di più. in quell'annata.e questo lo può domandare a chi si sia.disse Federigo: . né i guadagni della professione. non sarebbero bastate. di cui non solo rimase avvilito sul momento.Era un giovine quieto. cercò. Chi sa che imbroglio avranno fatto laggiù. dal desiderio di farsi onore in un'occasione di tanta importanza. ma con voce sicura.Prendete dalla sua mano i patimenti che avete sofferti. chi avrà ragione di rallegrarsi e di sperare.ma come mai uno che si trovò involto in affari di quella sorte. strozzata dalla vergogna. Domandò poi la sera al curato come si sarebbe potuto in modo convenevole ricompensare quell'uomo. ci vuol poco a farli comparir birboni. e pensa ad accusar se medesimo? Domandò allora dove fosse il promesso sposo. È vero pur troppo. torse gli occhi in traverso. come dice un antico proverbio.Ho sentito parlare di questo giovine. avendo fatto degli avanzi negli anni addietro. e disse: . a metterlo in istato d'esser liberale con gli altri. ne prese l'appunto sur un libriccin di memorie. senza dissesto. strinse le labbra. messo in orgasmo dalla presenza d'un tale interrogatore. fin che ogni cosa fosse accomodata per il meglio. frugò. e che intanto penserebbe lui a provvederla d'un luogo dove potesse esser al sicuro. gli venivano in mente. dicendo: . . tornandoci sopra. Agnese raccontò alla meglio tutto quel poco che sapeva della storia di Renzo.Oh! sì signore. e domandò se sarebbero stati contenti di ricoverare. ma che. per que' pochi giorni.Altro non gli volle venire. Cosa. parole che tutte sarebbero state meglio di quell'insulso si figuri! Ma. che vennero subito avanti.m'informerò di lui senza dubbio -: e fattosi dire nome e cognome del giovine. che non doveva esser ricco. ne provò e ne mostrò maraviglia e dispiacere.disse il cardinale: . e rimettendosi col pensiero in quella circostanza. che il buon sarto aveva del suo. quasi per dispetto. del senno di poi ne son piene le fosse. Il curato rispose che. ma sempre poi quella rimembranza importuna gli guastava la compiacenza del grand'onore ricevuto. con la testa e gli occhi bassi) ch'era scappato dal suo paese. le ospiti che Dio aveva loro mandate. . e state di buon animo.disse Lucia. . per verità.Era un giovine dabbene.perché. come certo faceva .

disse il cardinale. cessò subito un gran bisbiglìo che c'era. vi s'era subito sparsa. Ne scese poi. che passava tutte quelle della brigata. tutti rimangono indietro del necessario. con l'ultimo pane . al quale accorrevano tutti que' suoi che l'avessero sentito. ma come arrivare a tutto. non ci sarebbe stato verso di fargli accettare nessuna ricompensa. e io la muterò. e andò dov'era aspettato.Andate ad aspettarmi nella sala grande. alzò la testa. al mio servizio. e nessuno parli. e tenete per fermo che son risoluto di prima morire che far più nulla contro la sua santa legge. guardando tutti il padrone. che non hanno debiti perché non trovan credenza. con una sospensione nuova. andò verso il mezzo. che nessuno. . potrà far del male con la mia protezione. o servitori (era tutt'uno) che vide. e di saldarle. .ascoltate tutti. Ai primi bravi. accennò che lo seguissero: e così di mano in mano. In un momento. gli stava a veder partire. e con la suggezione solita. un susurro. . Non è un rimprovero ch'io voglia farvi. sarà per me come un figliuolo: e mi troverei contento alla fine di quel giorno. . se non è interrogato. vennero dietro alla voce. ma sentite ciò che v'ho da dire. da qui avanti. in cui non avessi mangiato per satollar l'ultimo di voi. e che. Questa volta. anzi vi comando di non far nulla di ciò che v'era comandato.Eh. senza raccontar brevemente come la terminasse l'innominato. Accennò a quelli che si trovavan sulla porta. Tutti venivan dietro. e disse: . Sappiate dunque. e pagatelo bene. Dio misericordioso m'ha chiamato a mutar vita. monsignore illustrissimo: questa povera gente paga con quel che le avanza della raccolta: l'anno scorso. lasciando voto per lui un grande spazio della sala: potevano essere una trentina. quelli ch'erano sparsi per il castello. . e dall'alto della sua cavalcatura. voi m'intendete. l'ho già mutata: così faccia con tutti voi. la menò lui stesso alla stalla.Pensi. in tempi di questa sorte? . tutti si ristrinsero da una parte. e aveva messo per tutto uno sbalordimento. essendo ancora a cavallo. conduce nel fondo dell'inferno. E tenete per fermo ugualmente. Non vogliam però chiudere la storia di quella giornata.Ebbene. e lì. e s'univano ai già radunati. Veramente.Avrà probabilmente. in questo. . . mi par rubato tutto ciò che non va in pane. Levo a ognun di voi gli ordini scellerati che avete da me. con un seguito sempre crescente. il peggiore di tutti. L'innominato alzò la mano.prendo io sopra di me tutti que' debiti. che gli venissero dietro con gli altri. arrivò al castello. mise un suo grido tonante: era il segno usato.disse Federigo: . pur troppo! Si fa quel che si può. come per mantener quel silenzio improvviso.disse loro. la nuova della sua conversione l'aveva preceduto nella valle. entrò nel primo cortile. Al suo apparire. del rimanente.Sarà una somma ragionevole. non avanzò nulla. . Figliuoli! la strada per la quale siamo andati finora.Tanto meglio: e avrete pur troppo di quelli ancor più bisognosi. Chi vuol restare a questi patti. un cruccio.questa volentieri. io che sono avanti a tutti. .crediti con gente che non può pagare. in quest'anno. . ma questo è un caso particolare. un'ansietà. finché. . e voi mi farete il piacere d'aver da lui la nota delle partite.Fate che lui li vesta a mio conto.

erano bensì odiose a' loro orecchi. per quanto ne fosse sempre andato in cerca. e allora così scarso. andò finalmente a dormire. ritiratevi.che mi rimanesse in casa. quel loro esser disposti a tutto. ed erano una gran parte) un'affezione come d'uomini ligi. avevano anche per lui (principalmente quelli ch'eran nati sul suo. Per quanto vari e tumultuosi fossero i pensieri che ribollivano in que' cervellacci. ognuno al suo posto. chi. Vedevano in lui un santo. e insieme urgenti. mandavano anzi grida più alte. chi anche. e allora vi darò nuovi ordini. e. la specie di governo stabilito là dentro da lui in tant'anni. Stavano adunque sbalorditi. tocco da quelle parole. alla fine delle sue parole. E Dio che ha usato con me tanta misericordia. proponeva di prometter tutto a buon conto. con poche parole. S'aggiunga a tutto ciò. non ce ne fu uno che non gli se n'attaccasse. Per ora. si potesse prendergli il sopravvento. con un tanto singolare accoppiamento d'audacia e di perseveranza. la baldanza della popolazione. chi faceva disegni del dove sarebbe andato a cercar ricovero e impiego. come allora. l'idolo d'una moltitudine. annunziando che la volontà era mutata. Pensateci questa notte: domattina vi chiamerò. a dormire. ma non meno. tutti insieme se la batterono. chi s'esaminava se avrebbe potuto adattarsi a diventar galantuomo. E quando l'innominato. rispondergli come a un altr'uomo. chi meno. E ora. chi più. sempre capo. a darmi la risposta. più severe. alzò di nuovo quella mano imperiosa per accennar che se n'andassero. non ne apparve di fuori nessun segno. più assolute. come un branco di pecore. vi mandi il buon pensiero. nell'uomo che avevan sempre riguardato. Chi si rodeva. piantatosi prima nel mezzo del cortile. avevan poi tutti una benevolenza d'ammirazione. le sale. a veder l'effetto di quella paura in un animo come quello del loro padrone. dietro a loro. eppure aveva sonno. Oltre il timore. di basso in alto. sulla quale era avvezzo da tanto tempo a riposare. Erano avvezzi a prender la voce del loro signore come la manifestazione d'una volontà con la quale non c'era da ripetere: e quella voce. ma non false né affatto estranee ai loro intelletti: se mille volte se n'eran fatti beffe. avevano insieme veduto. l'amore e la venerazione per l'innominato. verecondia. dirò pur così. sempre fuori della schiera comune. girò di nuovo i cortili. lo vedevano al di sopra degli altri. avevan risaputa per i primi la gran nuova. Affari intralciati. ma un di que' santi che si dipingono con la testa alta. non era già perché non le credessero. non se n'era mai trovati addosso tanti. che anche gli animi più zotici e più petulanti provano davanti a una superiorità che hanno già riconosciuta. stette a vedere al barlume come si sbrancassero. trovandosi la mattina fuor della valle. i suoi mezzi. quando vide ch'era tutto quieto. A nessuno di loro passò neppur per la mente che. Di maniera che. per esser lui convertito. a pensarci sul serio. in nessuna congiuntura. perché aveva sonno. e alla sua presenza sentivano una specie di quella. e tutto rimase in silenzio. ora l'aveva lui medesimo messo in forse. vedevano ora la maraviglia. Qui finì. eppure aveva sonno. quella fedeltà da masnadieri. la dipendenza illimitata di que' suoi. e un regalo di più: potrà andarsene. per dir così. Sì. ch'erano entrati in luogo dell'antico odio e dell'antico terrore. gli aveva . e. anche quando loro medesimi erano in gran parte la sua forza. ma non metta più piede qui: quando non fosse per mutar vita. Salito poi a prendere una sua lanterna. con tante cure. che per questo sarà sempre ricevuto a braccia aperte. non che essere acquietati. l'aveva ora smossa lui medesimo. I rimorsi che gliel avevan levato la notte avanti. ma per prevenir con le beffe la paura che gliene sarebbe venuta. Uscì anche lui. non dava punto indizio che fosse indebolita. e avevano anche riferito la gioia. e ognuno s'avviasse al suo posto. e con la spada in pugno. gli sarà dato quello che gli è dovuto di salario. se ne sentiva una certa inclinazione. Le cose poi che allora avevan sentite da quella bocca. i corridoi. visitò tutte l'entrature. quatti quatti. incerti l'uno dell'altro. ben diversamente di prima. di rimanere intanto a mangiare quel pane offerto così di buon cuore. L'ordine. senza risolver nulla. almeno per qualche tempo. che quelli tra loro che. e ognun di sé. Chi non vuole. a uno a uno. e d'acquistar tempo: nessuno fiatò.

per dir così. a cui non poteva tornare. non si parlava che di lei. e per sempre. quando l'indegnazione non si possa sfogare senza grave pericolo. se non era lui. e con altri cortigianelli suoi pari. e quelle parole. n'avrebbe. generalmente parlando. non se ne saprebbe nulla. s'era messa la confusione e l'incertezza in casa. quantunque gli piacesse molto d'andar per le bocche degli uomini. E chi sa se. che non aveva se non chiacchiere e cabale. non s'usava tanti riguardi: . un ardore d'arrivare. s'accostò a quel letto in cui la notte avanti aveva trovate tante spine. non dicono se non che quel sì segnalato tiranno. e ora. se non aveva i bravi. E quanti son quelli che hanno letto i libri di que' due? Meno ancora di quelli che leggeranno il nostro. con l'intenzione di pregare. a uno stato il più vicino all'innocenza. il signor don Rodrigo diveniva un po' piccino. cominciò a recitarle. Col dottor Azzecca-garbugli. perché. E anche. dell'arcivescovo e d'un altro tale. una certa dolcezza in quel ritorno materiale all'abitudini dell'innocenza. perseguitarla con un'insistenza così sfacciata. Si rosolava bene il signor podestà. Andò dunque in camera. che la braverìa fosse venuta. in quell'occasione. andò a letto. per ragione di tutti que' bravi che colui aveva d'intorno. una riconoscenza. Era un susurro. aveva i birri. e s'addormentò immediatamente. mutò mirabilmente vita. non ci mettevano tutto il sentimento di che sarebbero stati capaci: perché gli uomini. e a chiedere il riposo. ma alla lontana. e di ragionare d'un fatto così strepitoso. ma ne senton meno in effetto. chi avesse voglia di cercarla. fatto volentieri di meno: vogliam dire il signor don Rodrigo. Una buona parte di quest'odio pubblico cadeva ancora sui suoi amici e cortigiani. citati di sopra. che. con sì atroce violenza. alla larga però. rimaste lì tanto tempo ravvolte insieme. a render l'armi. dopo un abboccamento con Federigo. sarà rimasta qualche stracca e confusa tradizione del fatto? Son nate tante cose da quel tempo in poi! Capitolo XXV Il giorno seguente. Ma ora. con opere di espiazione. ma eran discorsi rotti. Si faceva.fatti diventare un monte d'imbrogli. a una coscienza nuova. con sì abbominevoli insidie. e che gli aveva già dati tanti segni di volerlo. giacché il Ripamonti e il Rivola. Non già che prima d'allora non si parlasse de' fatti suoi. venivano l'una dopo l'altra come sgomitolandosi. incoraggiti ognuno dal trovarsi d'accordo con tutti. una fiducia in quella misericordia che lo poteva condurre a quello stato. Rizzatosi poi. una rivista di tant'altre prodezze di quel signore: e su tutto la dicevan come la sentivano. sempre sordo e cieco e muto sui fatti di quel tiranno. con cui pareva che la prepotenza in persona si fosse umiliata. tanto celebre ancora quando scriveva il nostro anonimo. l'altro. in cui un amore della giustizia tanto animoso andava unito a tanta autorità. in cui s'era vista la mano del cielo. per aprirsi sur un tale argomento. Trovò in fatti in un cantuccio riposto e profondo della mente. un fremito generale. e dove facevan buona figura due personaggi tali? uno. Così terminò quella giornata. le preghiere ch'era stato ammaestrato a recitar da bambino. Allora si capiva da tutti cosa fosse tormentar l'innocenza per poterla disonorare. segreti: bisognava che due si conoscessero bene bene tra di loro. e vi s'inginocchiò accanto. chi si sarebbe tenuto d'informarsi. almeno de' particolari. Provava in questo un misto di sentimenti indefinibile. un inasprimento di dolore al pensiero dell'abisso che aveva messo tra quel tempo e questo. non solo dimostran meno. eppure aveva sonno. e l'abilità di trovarla. A tali paragoni. anche lui. nella valle stessa. nel paesetto di Lucia e in tutto il territorio di Lecco. in quella congiuntura. dell'innominato. o tengono affatto in sé quella che sentono.

o per dir meglio. ma la cosa non era facile. lasciato l'ordine che il resto della servitù venisse poi in seguito. ch'era l'ora in cui s'aspettava il cardinale. avevano sfoderate le spade. intanto ch'era vota. a raggiunger quell'altra: e lui. sbuffando. e alcuni gentiluomini che gli eran più vicini. come andava ripetendo. quelli ch'eran rimasti in casa. di fuori. che. costrutto di stili per il ritto. tre e quattro volte: . alzatosi una mattina prima del sole. Per esser del paese di Lucia. nel primo solenne ingresso in duomo. il cardinale veniva visitando. donne e fanciulli la più parte. figura di superfluo. fulminato da quella notizia così impensata. forse. c'era un arco trionfale. s'affrettò alla rinfusa. in una congiuntura simile. al davanzale d'ogni finestra pendevano coperte e lenzoli distesi. parte in fila. . e dovesse toccargli a render conto del matrimonio. s'avviarono anche loro a incontrarlo. distinti di bacche scarlatte. Per levarsi da un impiccio così noioso. Il giorno in cui doveva arrivare a quella di Lucia. col Griso e con altri bravi. Quand'ecco si vede spuntare il cardinale. il quale di tutta quella storia non sapeva se non quel che gli aveva detto Attilio. fasce di bambini disposte a guisa di pendoni. solo co' suoi bravi. già una gran parte degli abitanti erano andati sulla strada a incontrarlo. perché di tutto questo non si vedeva altro che un indizio in aria. un pezzo della croce portata dal cappellano che cavalcava una mula. Intanto. davanti e di dietro. perché era uso che. la facciata della chiesa era parata di tappezzerie. che quelli del seguito avevano un bel da fare a tenere un po' indietro. è una babilonia. di momento in momento. anche nel far dimostrazioni di . la turba in mezzo a cui si trovava nella sua lettiga. a far le sue vendette. dando benedizioni con la mano. ognun vede come ci fosse incamminato. il terzo. don Rodrigo. e avesse in pubblico dal cardinale le più distinte accoglienze: ora. e stette lì ad aspettare. di maniera che. le parrocchie del territorio di Lecco. Se non fosse stato altro che quel mormoracchiare della gente. tutto quel poco necessario che fosse atto a fare. e se ne sarebbe fatto render conto minutamente. che. e di pali per il traverso. Tanto c'era in que' costumi di scomposto e di violento.entrò in chiesa. stette rintanato nel suo palazzotto. avrebbe voluto quella gente fare all'arcivescovo dimostrazioni straordinarie. Il cardinale veniva avanti. don Rodrigo facesse una gran figura. proprio accanto alla casetta delle nostre due donne.è una babilonia. All'entrata del paese. così diversa dall'avviso che aspettava di giorno in giorno. in altra comparsa. per tutto dove arrivava. da far temere della sua vita. rivestito di paglia e di borraccina. si mise in una carrozza.eran mostrati a dito. Don Rodrigo. partì per Milano. La gente che andava con don Abbondio. che il cardinale veniva da quelle parti. in fila. perché era un'occasione importante di far vedere in che stima fosse tenuta la famiglia da una primaria autorità. L'avrebbe preteso. o bene o male.adagio. avrebbe certamente preteso che. e per il brulicar della gente innanzi e indietro. e per il fracasso che lo sbalordiva. cosa fate? . Già sul principio stesso del suo pontificato. e seguitando a borbottare: . e. al di sopra di tutte le teste. fu l'essersi saputo per certo. gli faceva girar la testa. vecchi. e ricevendone dalle bocche della gente. partì come un fuggitivo. a una per giorno. la calca e l'impeto della gente addosso a lui era stato tale. parte in truppa. per due giorni. anzi per cercar l'occasione di dare un esempio a tutti sopra qualcheduno de' più arditi. col suo seguito d'intorno. stimaron bene di non farsi veder per le strade. per qualche tempo. dopo aver detto. come (ci sia un po' lecito di sollevare i nostri personaggi con qualche illustre paragone). e per il rodìo segreto che le donne avesser potuto cicalare. come Catilina da Roma. e ornato di rami verdi di pugnitopo e d'agrifoglio. Il conte zio. a rodersi. preceduti da don Abbondio.si voltò indispettito. e giurando di tornar ben presto. uggioso in mezzo a tanta festa. poiché le cose erano andate tant'avanti. Verso le ventidue. ma chi lo cacciò. e guardati con occhi torti. per atterrire e respinger la folla. tutti facevano più che potevano. sarebbe rimasto apposta per affrontarlo.

si spedisse di buon'ora la lettiga. non l'avessero alzato sulle braccia. come vuole: dico. . per la quale non saprei dire se fosse maggior dolore il sentire. per quanto avevan potuto. a più particolari e precise domande.Il Signore è sempre vicino. dopo essere stato alquanto in orazione. senza chiedergli conto del suo rifiuto di maritarli. come aveva fatto nel monastero. e nel moderarle. secondo il suo solito. . "Dunque non sa niente. imbrogliato: per una di loro principalmente. Agnese andava un po' fuori. . giacché la pecora non poteva tornare a star così vicino alla tana del lupo: e quando. ognuna il suo antico tenor di vita.riprese il cardinale. ne parlava e ne riparlava alla figlia.pare anche a voi che possa ora venir sicuramente a dimorare in casa sua? . appunto perché intendeva di parlargliene a lungo.diceva tra sé: . E diede subito ordine che. penserò io a metterla al sicuro -. Il suo gran segreto l'aveva sempre tenuto in sé. lontano dagli occhi della gente. le daremo". . se (e come dubitarne?) stava fermo nelle sue promesse.del resto. Ritiratosi poi nella casa del parroco. I loro discorsi eran tanto più tristi. il pover'uomo. cuciva. dovrebbe presto dar le sue nuove.può venire e stare. E quella difesa non sarebbe forse bastata. a prender le due donne. . prima di dargli ciò che gli era dovuto. Agnese tanto ci andava facendo dentro le sue congetture allegre: che Renzo finalmente. andò all'altare e. il giorno dopo. sarebbe il termine di questa separazione? L'avvenire era oscuro. Ma. . ma. in tempo più libero. si dovesse andar vicino all'ammazzare. e che anche lui non sapeva capire come. gli domandò informazione di Renzo. e. .Agnese è stata zitta: miracolo! È vero che s'hanno a tornare a vedere. Le due donne.rispose don Abbondio. avevan ripreso. .bisognerebbe che vossignoria illustrissima fosse sempre qui. ma trattenuta. tra i pericoli passati da lui. quanto più affettuosi: tutt'e due eran preparate a una separazione. un po' testardo. in tante visite episcopali ch'ebbe a fare. o pena il rispondere. che non era il primo. un piccol discorso al popolo. tra gli altri discorsi. e qualche volta. che Federigo non era entrato in quell'argomento.Per ora. Don Abbondio uscì di lì tutto contento che il cardinale gli avesse parlato de' due giovani. un po' lavorava in compagnia della figlia. o almeno vicino. un Clerici e un Picozzi.In quanto alla giovine. e come dovessero disporsi alle funzioni del giorno dopo. dalla porta fino all'altar maggiore. sul suo amore per loro. ritirata in una stanzina. in Milano. D'allora in poi. Don Abbondio disse ch'era un giovine un po' vivo. avesse potuto fare tutte quelle diavolerie che avevan detto. Ma i pensieri del buon prelato per metter Lucia al sicuro eran divenuti inutili: dopo che l'aveva lasciata. sul suo desiderio della loro salvezza. eran nate delle cose. Entrò anche in questa come poté. giovani preti che stavan bene di corpo e d'animo. il primo entrar nella chiesa si può senza scherzo contarlo tra le sue pastorali fatiche. e portato di peso. in que' pochi giorni ch'ebbero a passare nella casuccia ospitale del sarto. che dobbiamo raccontare. quale. come . ma le daremo un'altra istruzione. se non gli era accaduto nulla di sinistro. Lucia aveva subito chiesto da lavorare. con una scorta. e. . dovette rispondere ch'era un galantuomo. se il maestro e il sottomaestro delle cerimonie. cuciva. e. fece. voleva sentire anche le sue ragioni. per ora. soggiunse poi con un sospiro.disse il cardinale: .benevolenza a un vescovo in chiesa. e se aveva trovato da lavorare e da stabilirsi. perché non si potrebbe andare a star con lui? E di tali speranze. un po' collerico. inquietata bensì dal dispiacere di fare a una madre così buona un sotterfugio. E non sapeva.

quando gli uni e gli altri son buona gente? Agnese specialmente faceva di gran chiacchiere con la padrona. s'era abbandonata alla Provvidenza.perché hai tanto patito. Lucia poco dopo. Del resto. e piangeva. e che ai signori non si dice di no. Per fare il bene. e se. Al sentire il gran caso di Lucia. a prender la madre e la figlia.diceva Agnese: . le accadeva di non vedere nel fatto ciò che c'era di reale. di Bovo d'Antona o de' Padri del deserto. temperata da tanta premura. andava d'oggi in domani. o di crederne leciti di quelli che non lo fossero punto.invincibilmente. bisogna conoscerlo. Agnese quasi subito. le più volte. e. e molte congratulazioni. Era donna Prassede una vecchia gentildonna molto inclinata a far del bene: mestiere certamente il più degno che l'uomo possa esercitare. ma a quelle poche era molto affezionata. cose che potessero piuttosto far riuscire dalla parte opposta. Lascia che si veda un barlume. dalla vergogna e da' vari timori che abbiam detto di sopra. . o di stornare quel discorso. o di prender per mezzi. che possono accadere. al solito. Questa si ristringeva nelle spalle. Lucia baciava la madre. il rifiuto gli pareva una specie di ribellione. o di proporsi per bene ciò che non lo fosse. Poco distante da quel paesetto. e che la signora donna Prassede. il quale aveva fatta loro l'imbasciata. condita di tanta spiritualità. che Lucia si dovette arrendere: molto più che Agnese confermava tutte quelle ragioni con altrettanti . e con de' discorsi morali: e.. tant'esclamazioni. e pregava il sarto. le venne la curiosità di vederla. anzi ci trovarono una certa attrattiva. con le nostre idee. o di vederci ciò che non c'era. tante cose insomma. e mandò una carrozza. don Ferrante e donna Prassede: il casato. come tutti gli altri. in quell'occasione. essa fece loro grand'accoglienza.Sai perché ti par così? . senza eccettuarne i migliori. troppo spesso e. fuorché di poter presto riunirsi con sua madre. non possiamo conoscerlo che in mezzo alle nostre passioni. Le accadeva quindi. di non aver più speranza. né desiderio di cosa di questo mondo. Arrivate davanti alla signora. ma in questo caso. Con l'idee donna Prassede si regolava come dicono che si deve far con gli amici: n'aveva poche. che. tra loro e i loro ospiti era nata subito una grand'amicizia: e dove nascerebbe. cominciarono a sentirsi sollevate dal rispetto opprimente che da principio aveva loro incusso quella signorile presenza.sicuro. per una certa supposizione in confuso. e allora mi saprai dire se non pensi più a nulla -. per dir meglio. in termini generali. Fece tanti versi. e molte altre cose simili. consigliò: il tutto con una certa superiorità quasi innata. ma a donna Prassede. non di rado. Ma lascia fare al Signore. E . Finché s'era trattato di gente alla buona che cercava di conoscer la giovine del miracolo. che trovasse maniera di scusarla. o. a desinare soprattutto. si diceva della giovine. senza dir nulla. I suoi disegni eran ben diversi da quelli della madre. sicuro. e non eran quelle che le fossero men care. ce n'era per disgrazia molte delle storte. ma corretta da tante espressioni umili. e ch'era una casa grande. interrogò.. le quali bene spesso stanno come possono. al pari d'ogni altra cosa. il pianto veniva opportunamente a troncar le parole. con un vecchio bracciere. oltre il resto. ma che pur troppo può anche guastare. se non tra beneficati e benefattori. il sarto le aveva reso volentieri un tal servizio. Cercava dunque di lasciar cadere. e tutto ciò che. e non ti par vero che la possa voltarsi in bene. Tra le poche. nella penna dell'anonimo. aveva sempre qualche bella cosa da raccontare. era anche una santa. disse tante cose: e che non si faceva così. che chi fa più del suo dovere possa far più di quel che avrebbe diritto. o diceva. per mezzo de' nostri giudizi. e che accadono a tutti. appena un barlume di speranza. non n'aveva. e che poteva esser la loro fortuna. tutte in una volta. Il sarto poi dava loro un po' di svago con delle storie. villeggiava una coppia d'alto affare.

. rispondergli: messer sì. don Ferrante ci mise tutto il suo sapere. di metter sulla buona strada chi n'aveva gran bisogno. e se ne proponeva un altro. come per forza. La vista di Lucia aveva confermata quella persuasione. fin da quando aveva sentito la prima volta parlar di Lucia. per esser letterato. donna Prassede ce ne vedeva.tutto. nella maggior parte de' casi. la lettera se la fece distendere da don Ferrante. ma c'era molto da ridire. aiutar l'altre donne ne' loro lavori. e spedì la lettera alla casa del sarto. per riuscire a far del bene alla gente.diceva con gli altri della famiglia. e. E quell'arrossire ogni momento. e ti dirò chi sei. come si dice. consegnando la minuta da copiare alla consorte. a un sedizioso. qualche magagna. C'era ordine d'introdurle subito: il cappellano. quel non rispondere. e sui titoli da dargli. si serviva per segretario. non le paresse una buona giovine. e disse che manderebbe subito una lettera da presentare a monsignore. su quel particolare: . Dimmi chi pratichi. senz'essere addetta ad alcun servizio particolare. ogni volta che lo potesse di nascosto a lui. Due occhioni poi. qualche pecca nascosta la doveva avere. Questo fu due o tre giorni prima che il cardinale mandasse la lettiga per ricondur le donne al loro paese. Oltre il bene chiaro e immediato che c'era in un'opera tale. e delle poche sulle quali avesse lui il comando in casa. e stante questo. e messer no. Nella dolorosa necessità di dividersi. potrebbe. si proponeva di cooperare a un così buon fine. dove. nell'occasioni d'importanza. alla prossima villeggiatura. si guardò bene di darne il minimo indizio. sentendo che il cardinale s'era incaricato di trovare a Lucia un ricovero. di cui. che a donna Prassede non piacevan punto. cosa che soleva fare. Essa rinnovò le gentilezze e le promesse. Era per il pover'uomo un tormento continuo il vedere il poco ordine che regnava intorno al cardinale. . Trattandosi d'una di questa sorte. in fretta in fretta. l'eseguì. della seconda intenzione che abbiam detto. potevano indicar verecondia. Partite le donne. si voltaron tutt'e due a donna Prassede con quel ringraziare che accetta. il consenso. per quella gran famigliarità -. E soggiunse che penserebbe lei a darne parte a monsignore. è di non metterli a parte del disegno. Perché. come diremo più in particolare. punta dal desiderio di secondare e di prevenire a un tratto quella buona intenzione. come diceva spesso agli altri e a se stessa.per venire alle corte. dove si trovava il cardinale. col mento inchiodato sulla fontanella della gola. Quella testina bassa. un po' d'istruzione sul cerimoniale da usarsi con monsignore. Era una delle sue massime questa. e quel rattenere i sospiri. secondo lei. a piacer suo.per la troppa bontà di quel benedett'uomo. smontarono alla casa parrocchiale.. ch'era una delle molte cose che aveva studiate. alla peggio de' peggi. l'esibizione parve a tutt'e due da accettarsi. in fondo. donna Prassede. s'era subito persuasa che una giovine la quale aveva potuto promettersi a un poco di buono. che. a uno scampaforca in somma. forse più considerabile. la prima cosa. s'esibì di prender la giovine in casa. Però. l'una negli occhi dell'altra. Visto. si ravvicinerebbero e potrebbero trovarsi insieme. Teneva essa per certo. Non che. che fu il primo a vederle. le raccomandò caldamente l'ortografia. come se lo sapesse di buon luogo. di raddirizzare un cervello. Giacché. tutto il suo studio era di secondare i voleri del cielo: ma faceva spesso uno sbaglio grosso. ch'era di prender per cielo il suo cervello. ma denotavano sicuramente molta caparbietà: non ci voleva molto a indovinare che quella testina aveva le sue idee. o risponder secco secco. che tutte le sciagure di Lucia erano una punizione del cielo per la sua amicizia con quel poco di buono. Arrivate. Donna Prassede copiò diligentissimamente. . se non altro per esser quella villa così vicina al loro paesetto: per cui. trattenendole solo quant'era necessario per dar loro. E raccontava d'aver perfino sentito più d'una volta co' suoi orecchi. La madre e la figlia si guardarono in viso.. e un avviso per far che se ne staccasse affatto.

monsignore. le benedisse. e quelle venivano avanti. Era tra tutte quelle donne una gara di congratularsi. che la giovine è qui. come avrebbe desiderato. e che lì sarebbe sicura dall'insidie e dalla violenza del suo persecutore. ma. don Abbondio. vederci chiaro: come anche vossignoria illustrissima può argomentare da questo.cominciò. nel passar loro accanto. sarà il meglio per voi -. tutti si mossero verso la chiesa.signor curato. .Bene. dicendo: . Terminate le funzioni. e fu per le nostre donne un'altra passeggiata trionfale. a non dir nulla. Dopo le prime accoglienze da una parte. su quell'uscio. sugli affari della parrocchia: dimodoché questo non ebbe campo di dare anche lui. da brave. . . per accennare ch'era contento di loro. . le si risvegliavano. e quelle parole furon dette in maniera. poté dar loro d'occhio. Probabilmente. ma tenete per certo che quello che vorrà Lui. e il giovine. dopo altri accidenti. non era quella la persona che avrebbe scelta a un tal intento.soggiunse poi: confidate che sia per finir presto.disse Federigo. sentendo che Lucia se n'anderebbe il giorno dopo. vedrà. le sue istruzioni alle donne. Che concetto avesse della testa di donna Prassede. da dover capire. pensò don Abbondio. ch'erano il principio d'un discorso lungo e serio: . Gli uomini gareggiavano nell'offrir servizi. ognuno voleva star quella notte a far la guardia alla casetta. il quale. pur troppo. e la presentò al cardinale. come in trionfo. ch'era corso a vedere se Perpetua aveva ben disposto ogni cosa per il desinare. si può dire. dopo tanti accidenti. come per miracolo. tutto il comune. Andò subito dal grand'ospite. non si sa dove sia. qualche altro conforto a tutt'e due. e che il Signore voglia guidar le cose a quel termine a cui pare che le avesse indirizzate. Sul qual fatto.è della signora donna Prassede. Agnese si cavò di seno la lettera. che le aspettava. tra loro signori grandi. da non poter. Tante accoglienze confondevano e sbalordivano Lucia: Agnese non s'imbrogliava così per poco. mentre usciva. e che continuassero. lasciatolo venir vicino.Stava in quel momento il cardinale discorrendo con don Abbondio. come abbiam detto o fatto intendere altrove. e i primi inchini dall'altra. perché non avete voi unita in matrimonio quella povera Lucia col suo promesso sposo? "Hanno votato il sacco stamattina coloro". Appena fuori. e le lasciò andare. per rifarle meglio. . di compiangere. e tutte esclamavano dal dispiacere. distraendola alquanto da' pensieri e dalle rimembranze che.signor curato. Conosceva quella casa quanto bastasse per esser certo che Lucia c'era invitata con buona intenzione. Ma in sostanza fecero bene anche a Lucia. . Al tocco della campana che annunziava vicino il cominciar delle funzioni. . Solo. di domandare. letto che ebbe. in quelle stanzucce. si trovarono addosso uno sciame d'amici e d'amiche.Prendete in pace anche questa separazione. il nostro anonimo credé bene di formare un proverbio: volete aver molti in aiuto? cercate di non averne bisogno. alla vista d'ogni oggetto. fu chiamato dal cardinale. non n'abbiam notizia positiva. Quand'avrà letto. la quale dice che conosce molto vossignoria illustrissima. come naturalmente. non era suo costume di disfar le cose che non toccavano a lui. neppure al giorno d'oggi. anche in mezzo al frastono. e rispose borbottando: monsignore illustrissimo avrà ben sentito parlare degli scompigli che son nati in quell'affare: è stata una confusione tale. e l'incertezza in cui vi trovate. si devon conoscer tutti. e le condusse a casa. Diede a Lucia in particolare qualche altro ricordo amorevole. e ricavato il sugo del senso da' fiori di don Ferrante.

se fosse comparsa nel mondo con codeste dottrine? . il mio dovere. ... facendosi piccino piccino. .Io ho sempre cercato di farlo. c'era bisogno dell'unzione santa.domandò il cardinale. Ma m'è parso che..Ma forse non mi sono spiegato abbastanza. cose vecchie e senza rimedio. m'hanno intimato di non far quel matrimonio.. E noi! noi figli e annunziatori della promessa! Che sarebbe la Chiesa. .Domando. . Allora don Abbondio si mise a raccontare la dolorosa storia. con accento ancor più grave.rispose questo: .disse il cardinale. e il perché. dirò. Però. . .non ho già voluto dire.per addossarvi codesto ministero.Dite: io non vorrei altro che trovarvi senza colpa. nella via regolare. Non lo vuole. Però.. vuol saper da voi il perché non abbiate fatto ciò che. in una tale stretta. quando don Abbondio ebbe finito.. Perché vede bene. abbiate rifiutato di celebrare il matrimonio. dando così alla prudenza tutto quel poco che si poteva. . per lasciar d'adempire un dovere preciso? . fosse inutile di rimestare. per conservarla.Monsignore. che intimazioni. a cui potrebbe dispiacere ciò che a voi sarebbe comandato? Quello da Cui abbiam la dottrina e l'esempio. . . prima di tutti codesti casi.Veramente. .riprese il cardinale. immuni da ogni pericolo? O v'ha detto forse che dove cominciasse il pericolo. venendo in terra a esercitarne l'ufizio. ivi cesserebbe il dovere? O non v'ha espressamente detto il contrario? Non v'ha avvertito che vi mandava come un agnello tra i lupi? Non sapevate voi che c'eran de' violenti. e io resto qui esposto. con voce e con aria grave fuor del consueto: . che prescrivono il male come il bene. a insegnar questa dottrina. .. ha il suo vangelo anch'esso. e vi sostituì: un gran signore. se vossignoria illustrissima sapesse.. .disse.. dico. .è il vostro vescovo che. .. ma quando si tratta della vita. della grazia del sacerdozio? Basta il mondo a dar questa virtù. vossignoria illustrissima non può esser per tutto. anche con mio grave incomodo. dell'imposizion delle mani. essendo cose intralciate.sotto pena della vita. in un cert'atto. era obbligo vostro di fare. Federigo. quando n'eravate richiesto. a spese della carità e del dovere. ed è ubbidito.. se codesto vostro linguaggio fosse quello di tutti i vostri confratelli? Dove sarebbe. dirò tutto.E restò lì senza concludere...se è vero che. v'ha essa fatto sicurtà della vita? V'ha detto che i doveri annessi al ministero fossero liberi da ogni ostacolo. per suo dovere e per vostra giustificazione. Che dico? oh vergogna! il mondo stesso la rifiuta: il mondo fa anch'esso le sue leggi. però.E vi par codesta una ragion bastante. mise forse per condizione d'aver salva la vita? E per salvarla.Ma! . ma tacque il nome principale. ad imitazione di Cui ci lasciam nominare e ci nominiamo pastori. so che vossignoria illustrissima non vuol tradire un suo povero parroco.. monsignore. un vangelo di superbia e d'odio. nel giorno fissato.. qualche giorno di più sulla terra. che comandi terribili ho avuti di non parlare.E non avete avuto altro motivo? . e non vuol che si dica che l'amore della vita sia una ragione per trasgredirne i comandamenti. quando Lei me lo comanda. da far rispettosamente intendere che sarebbe indiscrezione il voler saperne di più. dico..... . .disse don Abbondio.E quando vi siete presentato alla Chiesa.

ed essi confidavano. anche a voler fare il bravo. avete voi pensato a prepararvi ai passi difficili a cui potevate trovarvi.. uno non se lo può dare.. quello l'avrete ascoltato. quello non v'avrà dato pace. comunque vi ci siate messo. c'è Chi ve lo darà infallibilmente. avrò torto. .che avrò torto io. che lo tengono sollevato in una regione sconosciuta. per riparare al pericolo che lor sovrastava.Don Abbondio stava a capo basso: il suo spirito si trovava tra quegli argomenti. È un signore quello. se in codesto ministero. non so cosa mi dire. che a questo non vi fu dato né missione. Conoscendo la vostra debolezza e i vostri doveri. gli stanno più a cuore gli amori di due giovani. le vostre cure. Quando la vita non si deve contare. per adempir le vostre obbligazioni. anche quando avessero la temerità di proibirvelo. il coraggio non doveva mancarvi al bisogno: l'amore è intrepido. l'amore? Cosa avete fatto per loro? Cosa avete pensato? E tacque in atto di chi aspetta.rispose dunque. restare in atto di chi aspetti una risposta: una confessione.monsignore illustrissimo. se avete riposto in esso il vostro cuore. se abbiate saputo fare stare a dovere i potenti.in sostanza. con gente che ha la forza. . che cosa predicate? di che siete maestro? qual è la buona nuova che annunziate a' poveri? Chi pretende da voi che vinciate la forza con la forza? Certo non vi sarà domandato. se voi gli amavate. Ma vi sarà ben domandato se avrete adoprati i mezzi ch'erano in vostra mano per far ciò che v'era prescritto. E. a fare ciò che si potesse. con una certa sommissione forzata: . come un pulcino negli artigli del falco. tanti vecchi avvezzi a rammaricarsi che fosse già vicina a finire. a ogni pausa. perché era una tentazione: ma il timor santo e nobile per gli altri. né modo. a spremerne il sugo. vi dirò piuttosto. con cui non si può né vincerla né impattarla. perché era un effetto della vostra miseria. in quant'a lui.. v'è necessario il coraggio. "Anche questi santi son curiosi. Ebbene.E non sapete voi che il soffrire per la giustizia è il nostro vincere? E se non sapete questo. non saprei cosa ci si potesse guadagnare. come non pensate che. o un'apologia..E perché dunque. . . le vostre delizie. tante donzelle. qualcosa in somma. un giorno. ma vedeva il cardinale. monsignore. costretto. si sarebbe volentieri contentato che il discorso finisse lì. a pensare.pensava intanto don Abbondio: . quando glielo chiediate? Credete voi che tutti que' milioni di martiri avessero naturalmente coraggio? che non facessero naturalmente nessun conto della vita? tanti giovinetti che cominciavano a gustarla. in un'aria che non ha mai respirata. quello v'avrà eccitato. Ma quando s'ha che fare con certa gente. Vi sarete umiliato di quel primo timore. . Capitolo XXVI . tante madri? Tutti hanno avuto coraggio. quelli che voi chiamate figliuoli. ah certo! come la debolezza della carne v'ha fatto tremar per voi. potrei dirvi. così la carità v'avrà fatto tremar per loro. Cosa v'ha ispirato il timore. avrete implorato la forza per vincerlo. disse. avete (e come non avreste?) amato il vostro gregge. che la vita d'un povero sacerdote". per discacciarlo. vi siete voi impegnato in un ministero che v'impone di stare in guerra con le passioni del secolo? Ma come. a cui vi siete trovato in effetto? Ah! se per tant'anni d'ufizio pastorale. tante spose.Torno a dire. perché il coraggio era necessario. Il coraggio. Vedendo che qualcosa bisognava rispondere. per i vostri figliuoli. quelli che sono affidati alle vostre cure spirituali. . quando vedeste due di loro minacciati insieme con voi. e che non vuol sentir ragioni.

con così poca fatica. s'eran già disegnato il luogo di rifugio. ribattete liberamente queste parole. sentiamo una certa ripugnanza a proseguire: troviamo un non so che di strano in questo mettere in campo. ma cosa dovevo fare. nell'oscurità. onde il cardinale riprese: . non vi venne in mente che alla fine avevate un superiore? Il quale. avreste prestato a quegl'innocenti infelici il ministero che avevan ragione di richieder da voi: delle conseguenze sarebbe restato mallevadore Iddio. perché si sarebbe andati per la sua strada: avendone presa un'altra. Vedete a che v'ha condotto (Dio buono! e pur ora voi la adducevate per iscusa) quella premura per la vita che deve finire. che pur s'era ingegnato di risponder qualcosa a delle meno precise. Dunque lo devo credere. Vedete dunque voi stesso cosa avete fatto. E ad alta voce.Voi non rispondete? . anche noi.E ancor lo domandate? E non ve l'ho detto? E dovevo dirvelo? Amare. restò lì senza articolar parola.. voi mi direte se è vero che abbiate mendicati de' pretesti al vostro rifiuto.A una siffatta domanda.ho mancato. con una penna in mano. e mettersi in guardia. quando fossero stati maritati. se vi paiono ingiuste. Ma pensando che quelle cose erano dette da uno che poi le faceva. se aveste fatto. per una mezza bugia. in un frangente di quella sorte? . e non parlavate. tanto chiasso. de' colpi da dare.. Allora avreste sentito che l'iniquità può aver bensì delle minacce da fare. come mai avrebbe quest'autorità di riprendervi d'aver mancato al vostro ufizio. vi comandò la trasgressione e il silenzio: voi avete trasgredito. in qualunque maniera poi le cose fossero andate. v'ha condotto a ingannare i deboli. . aspettando di nuovo una risposta. avreste unito. cercare? Ora voi potete sapere che que' vostri poverini.a quel satanasso. figliuolo.. Ma anche senza questo. hanno sempre ragione. . secondo la legge di Dio. e di quali conseguenze! Ma forse che tutti i ripari umani vi mancavano? forse che non era aperta alcuna via di scampo. E. tanti bei precetti di fortezza e di carità. È il mio pianeta. eran disposti a fuggire dalla faccia del potente. per tenerli nell'ignoranza. avrebbero pensato da sé al loro scampo.riprese il cardinale. L'avete ubbidita puntualmente: s'era fatta vedere a voi.le braccia al collo. ne restate mallevadore voi. V'ha condotto. ciò che la carità. per non rivelarne il motivo -. che tutti m'abbiano a dare addosso. Domando ora a voi se non avete fatto di più. . con questo manoscritto davanti. in cui l'iniquità li voleva. se non avesse anche l'obbligo d'aiutarvi ad adempirlo? Perché non avete pensato a informare il vostro vescovo dell'impedimento che un'infame violenza metteva all'esercizio del vostro ministero? . detta a solo fine di salvar la pelle.diceva ancora tra sé don Abbondio: . disse: . . Ma sono superiori. e con me. anche noi. capisco che ho mancato.e pensava all'innominato. né altro da temere che le critiche de' nostri lettori.se è vero. di premura operosa per gli altri.. e di sperare che voi ne piangerete con me. "Anche questa gli hanno rapportata le chiacchierone". ma non de' comandi. pensava don Abbondio. quand'aveste voluto guardarvi d'intorno. pensarci. dalla parte vostra.. che abbiate detto a que' poverini ciò che non era. anche i santi". per maturare a suo bell'agio i suoi disegni d'insidie o di forza. E stette lì alquanto. non avendo da contrastare che con le frasi. "Ecco come vanno le cose. non voleva che si facesse rumore. tiriamo avanti con coraggio. non curando ciò che il dovere vi prescriveva. se non lo sono. non vi mancherebbe ora una risposta.Ah. prendetele in umiliazione salutare. . ciò che il dovere richiedeva. per dir la verità. di sacrifizio illimitato di sé. ma non dava segno d'aver nulla da dire. don Abbondio. per intimarvi il suo desiderio. a mentire ai vostri figliuoli. Avete ubbidito all'iniquità. voleva il segreto. dunque non mi resta che d'arrossirne con voi. dico. ma voleva rimanere occulta a chi avrebbe potuto ripararsi da essa. ciò che l'uomo voleva separare.. amare e pregare.

"I pareri di Perpetua!" pensava stizzosamente don Abbondio. trascurato qualche mio obbligo. per metterli in salvo. era però un timore che non lo soggiogava affatto. a una gravità compunta e pensierosa. . a cui. e. avrei dovuto non dormire. quell'aspetto e quel linguaggio. voleva dir molto contro di lui.tale è la misera e terribile nostra condizione. qual maraviglia che vi sia parso tale. e gl'incutessero un certo timore. dov'è mancato l'esempio. e disse tra sé: "ora vien la grandine". passare. . indirizzati dei derelitti a un vescovo. . note a me. fu tutto maravigliato. né spada. . lo facessero star confuso. . Rimproveratemi liberamente le mie debolezze. supplisca almeno la confessione. io.non avete visto. e arrabbiato. mettere in sicuro la vostra vita? Ma quell'uomo che fu tanto ardito. non avete voluto veder altro che il vostro pericolo temporale. il cardinale non adoprava né schioppo. un giorno o l'altro. per pusillanimità. senza riflettere che quel trovarsi d'accordo la sua serva e Federigo Borromeo su ciò che si sarebbe potuto e dovuto fare. nel vederlo. fin che non fossi sicuro che non vi sarebbe torto un capello. minaccia anche non di rado. sono spesso più noti agli altri che a loro. alla fin delle fini. che carica gli altri di pesi che non posson portare. ch'io vegliavo. nel veder l'aspetto di quell'uomo. io.proseguì e concluse il cardinale. credete voi che non gli si sarebbe scemato punto l'ardire. per norma del mio insegnamento! Eppure è certo che.Ma voi. da trascurar per esso ogni altra cosa? . più che non s'attenti poi di commettere? Non sapevate che l'iniquità non si fonda soltanto sulle sue forze.le ho sentite io quelle parole. come cosa sua.che. pensò anche qui don Abbondio. insieme con le dottrine. poiché gli errori di quelli che presiedono.Gli è perché le ho viste io quelle facce. Ma alzando dubbiosamente lo sguardo. riprendere. dove.scappò detto a don Abbondio. né impediva al pensiero di ricalcitrare: perché c'era in quel pensiero. . . ditemelo francamente. s'accorse d'essersi lasciato troppo vincere dalla stizza. ciò che stava più vivamente davanti. né bravi.Come non avete pensato. Dobbiamo esigere rigorosamente dagli altri quello che Dio sa se noi saremmo pronti a dare: dobbiamo giudicare. non dico del suo carico. in mezzo a que' discorsi. che non gli riusciva mai d'indovinare né di capire. non rendermi simile al dottor della legge. quel che abbiam fatto in casi somiglianti! Ma guai s'io dovessi prender la mia debolezza per misura del dovere altrui. se l'uomo promette troppo spesso più che non sia per mantenere. . E benché quella dignità presente. figliuolo e fratello. Appena ebbe proferite queste parole. dico. che. come parte preziosa. Ch'io non avessi come. era l'immagine di que' bravi. affinché. io devo dare agli altri l'esempio. . e che lui non toccherebbe con un dito. correggere. per qualunque rispetto. si morse la lingua. ma delle sue ricchezze? E in quanto a voi. ed ero risoluto d'usare in vostra difesa tutti i mezzi che fossero in mia mano? Non sapevate che. per accoglierli. e il pensiero che don Rodrigo era vivo e sano. . ma anche sulla credulità e sullo spavento altrui? "Proprio le ragioni di Perpetua". se voi sapete ch'io abbia. Ebbene. e essersi trovato al punto. Vossignoria illustrissima parla bene. se a quegli innocenti insidiati non fosse stato aperto altro rifugio. e allora le parole acquisteranno più valore nella .disse Federigo.proseguiva questo.Pur troppo! . ma bisognerebbe esser ne' panni d'un povero prete. quando avesse saputo che le sue trame eran note fuor di qui. da quella gravità autorevole e correttrice. tornerebbe glorioso e trionfante. fatemi ravvedere. sarei divenuto inquieto per voi. c'ero io. quando voi me gli aveste indirizzati. e Dio sa quel che faremmo noi nel caso stesso.

brucia.anche sopra di sé: purché frughi. se ci si lascia passare questo paragone.Tutto casca addosso a me. dopo tante sventure.perché Dio conosce i miei mancamenti. . se la legittima non fosse loro stata chiusa? pensato a insidiare il pastore. vorrei che ci confondessimo insieme davanti a Lui. rimesti. ma d'una dottrina antica però nella sua mente. offeso. bene o male. come lo stoppino umido e ammaccato d'una candela. una compassione per gli altri. Le parole che sentiva. ma nella tentazione di far ciò che hanno fatto? Avrebbero essi cercata quella via irregolare. se avessero taciuto? Vi tornava conto che la loro causa andasse intera al giudizio di Dio? Non è per voi una nuova ragione d'amar queste persone (e già tante ragioni n'avete). scoppietta. che non son mie. a tradimento. che presentato alla fiamma d'una gran torcia. che mi fa tremare. eran conseguenze inaspettate. e non contrastata. ma di Chi può dare a voi e a me la forza necessaria per far ciò che prescrivono. Don Abbondio stava zitto. non ne vuol saper nulla. lo zelo imperterrito di vossignoria illustrissima? . perché patiscono. schizza. se non si fosse nascosto? E a questi voi date carico? e vi sdegnate perché. per amor vostro. anche sopra di sé". Chi gli ha messi. che dico? nel mezzo della sventura. perché avete bisogno d'un perdono.Me l'hanno detto. . Si sarebbe apertamente accusato. avrebbe pianto. basta a confondermi. critichi. ma noi! E che pro sarebbe stato per voi. vi direi (e dovrei io dirvelo?) d'amarli. Il male degli altri. abbian detto una parola di sfogo al loro. .Io non vi chiedevo una lode. a ottenervi il quale. perché sentirete più vivamente.mia bocca. e secondo la quale sarete giudicato.oh. "Oh che sant'uomo! ma che tormento! . che v'abbian dato un mezzo di conoscer meglio. ma non era più quel silenzio forzato e impaziente: stava zitto come chi ha più cose da pensare che da dire. E se non sentiva tutto il rimorso che la predica voleva produrre (ché quella stessa paura era sempre lì a far l'ufizio di difensore). pensate di qual forza possa essere la loro preghiera. per confidare insieme. un misto di tenerezza e di confusione. e per fare un matrimonio contro le regole. . che voi desideriate ancora di scusarvi. perché il cardinale dovesse accorgersi che le sue parole non erano state senza effetto. questo m'atterra. che intendeste quanto la vostra condotta sia stata opposta. che prendiate materia d'accusa da ciò che dovrebb'esser parte della vostra confessione. al vostro pastore? Che il ricorso dell'oppresso. non dico nella necessità. Amateli perché hanno patito. Era. . ma alla fine s'accende e. . quanto sia opposto il vostro linguaggio alla legge che pur predicate.disse Federigo. non le hanno poi detto d'essersi introdotte in casa mia. figliuolo: ma questo m'accora.E tra sé soggiunse: "anche troppo".ma queste persone che son venute a rapportare. se fossero stati accolti nelle sue braccia. sentiva un certo dispiacere di sé. perché son deboli. accusando. gli faceva ora un'impressione nuova. perché son vostri. da principio fuma. applicazioni nuove. ma tuttavia si mostrava abbastanza commosso. per sorprendermi. la querela dell'afflitto siano odiosi al mondo. il mondo è tale. Vorrei. Disse poi ad alta voce: . consigliati da lui? a sorprenderlo. tormentato. Ma avrei voluto. che pensiate di scusarvi.pensava don Abbondio: . . monsignore! che mi fa celia? Chi non conosce il petto forte. aiutati. se non fosse stato il pensiero di don Rodrigo. appunto per questo. inquisisca. e di scontare in parte il gran debito che avete con loro? Ah! se v'avessero provocato. e quello che ne conosco anch'io. che v'abbian dato occasione di sentir la voce sincera del vostro vescovo.disse don Abbondio: . ne sentiva però. dalla considerazion del quale l'aveva sempre distratto la paura del proprio.

per non andar lontano dal soggetto principale del racconto. le riferì la commissione. pur troppo. in ogni luogo della diocesi dove quell'uomo eccellente facesse qualche soggiorno. che si prova lasciando un luogo che fu unicamente caro. Introdotto. né il corto nostro prevedere può scoprirne alcuna nell'avvenire. che. non hanno bisogno di voi. dette da Federigo in tutto il corso della visita.rispose don Abbondio. che teme e confida. né di qualche bravaccio o tirannello ammansato. state alle velette. Tutt'e due abbiamo già vissuto molto: lo sa il cielo se m'è stato duro di dover contristar con rimproveri codesta vostra canizie. spenti o (cosa ch'era pur troppo più frequente) sopiti. perché Gli piaccia riempirli di quella carità. al quale avete così infelicemente mancato. la quale non era molto lontana. potete pensar con che pianti. disse per la seconda volta addio al paese. gli presentò un gruppo e una lettera di quel signore. non farà menzione d'altre cose notabili. . e contenti di sperare che Dio li riunisca altrove. con sapienza. e chiese di parlargli il curato della parrocchia. alla quale siamo arrivati così vicino. . Piaccia a Dio che le parole le quali ho pur dovuto usar con voi. quando arrivò.. lo Sposo non può tardare. e raccomandò caldamente. Qui l'anonimo ci avvisa che non fu questo il solo abboccamento di que' due personaggi. voi non avete occasione di far loro del bene. E che. secondo il fissato. parlando della beata speranza. venne donna Prassede. ma che lui s'è ristretto a questo. senza probabilità di riunirsi mai qui. cose tutte delle quali ce n'era sempre più o meno. pregatelo che le faccia nascere.esclamò Federigo. Ma i congedi con la madre non eran gli ultimi. a prender Lucia. perché donna Prassede aveva detto che si starebbe ancor qualche giorno in quella sua villa. e con una dignità piena d'affetto. . Dice poi. tutt'e due con troppo forti motivi di starne lontani. davvero. monsignore. in cui era il castello dell'innominato. e quanto sarei stato più contento di consolarci insieme delle nostre cure comuni. con quel senso di doppia amarezza. teniamo accese le nostre lampade. ora. veniva proprio dal cuore. a dare e a ricevere un più doloroso addio.Ora. l'altra in procinto d'abbandonarla. degli odi antichi tra persone. Il cardinale era anche lui sulle mosse per continuar la sua visita. con una voce che. Non fate che m'abbia a chieder conto. la mattina seguente.uno fuggitivo da casa sua. si mosse. . che diventa in ogni caso la virtù di cui abbiamo bisogno. d'avervi mantenuto in un ufizio. o per quell'uso che ad esse sarebbe parso migliore. quella sarebbe una delle fortune più desiderate. concluse: . e uscì dalla sua casetta. de' nostri guai. che ripara al passato.proseguì questo. in qualunque tempo. se mai. e per lui. la quale lo pregava di far accettare alla madre di Lucia cento scudi d'oro ch'eran nel gruppo. e Agnese promise alla figlia d'andar là a trovarla. né delle sue liberalità. sì! . famiglie. servano a voi e a me. Lucia si staccò dalla madre. e che non può esserlo più. Il cardinale fece subito chiamare Agnese. figliuolo. non mancherò. avessero creduto che potesse render loro qualche servizio.Ah sì. in quel giorno. che. e don Abbondio gli andò dietro. terre intere. per lo stesso motivo. Ma chi sa se Dio misericordioso non ve ne prepara? Ah non le lasciate sfuggire! cercatele. né delle discordie sedate. pur troppo. il quale gliela lodò. piange e si rallegra. che assicura l'avvenire. e a complimentare il cardinale. Presentiamo a Dio i nostri cuori miseri. vòti. che fu sentita con altrettanta soddisfazione che . o per qualche tempo. né Lucia il solo argomento de' loro abboccamenti. Ricompriamo il tempo: la mezzanotte è vicina. per servir di dote alla giovine. lo pregava insieme di dir loro. . la povera giovine sapeva pur troppo dove stesse.Non mancherò. in quel momento.lo sa il cielo se avrei desiderato di tener con voi tutt'altri discorsi. o per tutta la vita. Così detto.

col pensiero in compagnia di que' cento che aveva sotto: addormentata. e a tenerli lì tutti. ch'essa prese. so bene che un par suo non va a chiacchierare di queste cose. che voi due. e sospirar l'indomani. a voler dir proprio in paese. far disegni sull'avvenire. e dov'è. a venir con voi altri. All'alba. in grazia di quel birbone. quel signore. dal canto suo. Lucia s'andava accorando. ma. zitta. Andò a casa. .. tanti di que' ruspi. e le presentò il rotolo. e potrete anche far del bene a qualchedun altro.. Altre volte mi sarebbe parso un gran che. per ricompensa. s'alzò e s'incamminò subito verso la villa. senza far gran complimenti. intendi? Ma vedendo che. e d'aprirsene con la madre in quell'abboccamento. lo mise in un cencio. . cominciò: . il Signore ha mandato la fortuna a noi. pure era risoluta di farsi forza. li vide in sogno.ho da dirti una gran cosa. un batuffoletto. . Prendo con me un uomo di proposito. e insieme a voce bassa.Iddio lo benedica. veda. e quantunque preparata.. Per me. con tanto stento e con tanto risparmio. . ma senza danari come si fa? Intendi ora? Que' quattro.. e sgusciavano dalle sue dita inesperte. a quel signore. Tutto sta che non gli sia accaduta qualche disgrazia. E non dica nulla a nessuno. . Ero disposta. Mi scusi. ricomposto finalmente un rotolo alla meglio. lasciò il discorso a mezzo.non vedi quante cose possiamo fare. Andata a letto. posso dire. l'andò a ficcare in un cantuccio del suo saccone. Appena poterono esser sole. e anche di rado. avrei avuto caro di lasciar l'ossa nel mio paese. con una faccia tutta animata. li contò. ti vengo a prender io a Milano. ma. e che intenzioni ha. perché Renzo.disse Lucia: . è venuta la giustizia. e so cos'è viaggiare. e legatolo bene in giro con della cordellina.. un parente. stette desta un pezzo. vide con ammirazione.esclamò Lucia. a vedere che non ha mai fatto saper nulla: ma eh! deve andar tutto male? Speriamo di no. l'ho sempre riguardato come un mio figliuolo. da che cominciò a discorrerti. e disse: .ma cos'hai? non ti pare? . che per lungo tempo doveva chiamarsi l'ultimo. si chiuse in camera.così avrete da star bene voi. ne fece un involto. Dunque.rispose Agnese: . un uomo di proposito non c'è: vengo con lui: già la spesa la facciamo noi.e vossignoria illustrissima lo ringrazi tanto tanto. in vece d'animarsi.e le raccontò l'inaspettata fortuna. fin d'allora. fino a Monza ci sono andata. Il resto di quel giorno. anche in capo al mondo. penò alquanto a metterli di nuovo per taglio. non fece altro che mulinare. tutti in un mucchietto e suoi. dov'era Lucia.Dio gliene renda merito. perché questo è un certo paese. che quel poverino aveva messi da parte. ma le disgrazie fanno diventar disinvolti. de' quali non aveva forse mai visto più d'uno per volta.disse: . gettandole un braccio al collo. Questa. con tanti danari? Senti. e non dimostrava che una tenerezza senz'allegria.Come? . io non ho altro che te. quando avrà trovato il bandolo di far sapere se è vivo. e nascondendo il viso nel seno di lei. m'è venuto in odio il mio paese: e con voi altri io sto per tutto. ché ogni momento facevan pancia. speriamo. e anche solamente a pensare d'averlo vicino colui. . e son sempre stata di quel parere.maraviglia.Povera mamma! . lei m'intende. zitta. svoltò il rotolo. . come se ci fosse stato presente qualcheduno a cui non volesse farsi sentire. io ti vengo a prendere. e ha spazzato ogni cosa.. quantunque non le fosse diminuita quella gran ripugnanza a parlar del voto. Agnese. e. come sarebbe a dire Alessio di Maggianico: ché. ma ora che tu non ci puoi stare.

riscotendosi.. .riprese la madre. Già si vede che non era destinato. rivelò il voto.Io non posso più esser moglie di quel poverino! . Quel giorno. a tutto il resto. . chi m'avrebbe detto che mi menavano da colui che mi doveva menare a trovarmi con voi. Vedete come pare che il Signore ci abbia voluti proprio tener separati. E intanto.E Renzo? .. quando a Renzo non gli sia accaduta qualche disgrazia. il giorno dopo? . lacrimando senza piangere. . . no: l'avrà preservato Lui da' pericoli. senza di me.. e che sarebbe giovato d'affliggervi qualche tempo prima? . col capo basso. e asciugandosi le lacrime.Come? come? Lucia. .. che lei stessa aveva raccontato alla figlia..esclamò Lucia. ` . . e la liberazione così impreveduta. è che mi faccia tornar con voi: e me la concederà.rispose Lucia.. me la concederà..se non fosse che tu ti sei legata per sempre.Ma intanto.. di non aver parlato fin allora. .domandò di nuovo ansiosamente la madre. così solenne.rispose Lucia. Voleva sdegnarsi del silenzio tenuto con lei..Ma dì su.e ora cosa farai? .Avrei dovuto dirvelo prima.Ora. e lo farà esser fortunato anche di più. . con que' danari io ci avevo trovato rimedio. dunque. tentennando il capo.Cosa c'è? .? ma no.ma non ho mai avuto cuore: compatitemi. Mi son messa nelle lor mani: non m'hanno abbandonata finora. e insieme. E chi sa. disse: . alzando il viso. . ah Vergine santissima!.. di gastighi strani e terribili. La grazia che chiedo per me al Signore. .Ah! .. la sola grazia. che aveva sentito raccontar più volte.. così espressa.. come chi racconta una cosa che. chiese di nuovo perdono alla madre.io non ci devo pensar più a quel poverino... non m'abbandoneranno ora che.Compatitemi. voleva dirle: cos'hai fatto? ma le pareva che sarebbe un prendersela col cielo: tanto più che Lucia tornava a dipinger co' più vivi colori quella notte. quegli uomini!. . in quella carrozza.disse Agnese. e d'aiutarla ad adempire ciò che aveva promesso.tocca al Signore a pensarci. Agnese era rimasta stupefatta e costernata.disse Agnese con una certa stizzetta temperata d'amorevolezza e di pietà. non si può cambiare. la pregò di non ridir la cosa ad anima vivente. dopo la salvazion dell'anima. . tra le quali la promessa era stata fatta. non avevo cuore. ma i gravi pensieri del caso soffogavano quel dispiacere suo proprio. giungendo le mani. Dopo esser rimasta un poco come incantata. la desolazione così nera.Ma non parlarne subito a tua madre! . . col petto ansante. sì. ad Agnese veniva anche in mente questo e quell'esempio. quand'anche dispiacesse... venuti per la violazione di qualche voto. al Signore e alla Madonna.

ci sarebbero venuti. e come però si fa sempre in casi simili. ma questi non saranno quelli che lo faranno ingrassare.E io senza di voi.. sì.. ché sa il cielo come n'ha bisogno! . so quel che dico. dove mi son trovata. È per il mondo. spero. . come un figliuolo. Quando saprà che ho promesso alla Madonna. al più tardi. poverino. riprese: . ché voi ci potete pensare.glieli manderò davvero. fatemi anche questa carità.E senza di te.! io era proprio venuta qui tutta contenta..Vorrei dirvi un'altra cosa...riprese questa: . Quando saprete dov'è. La chiederò sempre sempre alla Madonna questa grazia. povero Renzo! ma anche lui. e poi ci farà tornare insieme. che è un uomo prudente e caritatevole. di rammarico e di rassegnazione..quel poverino. sapete perché. è proprio vero che lo riguardavate come vostro. . che il suo cuore faceva ancora a mezzo con Renzo.. e poi. rattenendo i singhiozzi. bisogna bene che quel poverino lo sappia. cosa credi? . fatemi saper che è sano. Lucia ringraziò la madre di quella pronta e liberale condiscendenza. s'io non avessi passata quella notte? È il Signore che ha voluto che tutto andasse così: sia fatta la sua volontà -.rispose Agnese: . che me l'otterrà per niente. piangendo anch'essa. che ho proprio fatto voto. gli hanno troncato il suo avviamento. E fargli capir la cosa con buona grazia. con un affetto. ha sempre avuto il timor di Dio. e non ciarlerà: fategli scriver da lui la cosa com'è andata. que' risparmi che aveva fatti. Pensateci voi. pregando il Signore per la vostra povera figlia. Lasciamo fare a Lui. . A quell'argomento inaspettato. trovate un uomo.ora che la cosa è fatta. e anche prima. e ci ha sempre voluto bene. le donne si separarono.. certo che i danari fanno piacere a chi n'ha bisogno. con molte lacrime..Ebbene. assicurò la figlia che ogni cosa si farebbe come desiderava.. avrà accomodate le cose Lui. e mandateglieli. Tra otto o nove mesi ci rivedremo. Se avessi qualche altra cosa da offrirle. non gli sarebbe accaduto ciò che gli è accaduto. ma è tanto misericordiosa. promettendosi a vicenda di rivedersi il prossimo autunno. .. e di qui allora. che farò io povera donna? . Cercate un'occasione fidata. Agnese rimase lì pensierosa. gli hanno portato via la sua roba. povera mamma? e in casa di forestieri? e laggiù in quel Milano. appunto vostro cugino Alessio. E voi.. non mi fate più saper nulla. Povero giovine! Perché pensi tu ch'io fossi così contenta di que' danari? Ma. povera mamma. spiegargli che ho promesso. con molte raccomandazioni e promesse di non dir nulla. sicuro. e quel poverino. voi mi potete aiutare. . . come se il mantenere dipendesse da loro. da far capire a chi l'avesse osservata.replicò Lucia.Ma que' danari. tutta intenerita. ché. e che Dio ha voluto così.. Agnese. E la parola morì nel pianto. come ho patito. Lucia. oh! fate mezzo per uno. per riunirci. dopo lunghi e rinnovati abbracciamenti. Con queste ed altre simili... fategli scrivere. Basta. con una gratitudine. e più volte ripetute parole di lamento e di conforto... e poi. se non avesse avuto la disgrazia di pensare a me. io glieli manderò. . e ch'io non posso mai mai esser di nessuno.! Ma il Signore sarà con tutt'e due. e che metta il cuore in pace.. Dopo qualche momento.. prima. forse più che lei medesima non lo credesse. fatemi scrivere. lo farei.disse Agnese. e voi. E noi abbiamo tanti danari! Oh mamma! giacché il Signore ci ha mandato tanto bene. la prima volta che avrete le sue nuove. bisogna adattarsi di buon animo. Iddio non ci mancherà.

Questo. nelle mani stesse della giustizia. di voler prendere informazioni del povero giovine. Tutte ciarle: ecco il fatto. quando si chiamava: Antonio! le più volte non rispondeva. la quale fu trasmessa al residente in Milano. E non era la sola che facesse invano una tal ricerca: il cardinal Federigo. Tornato poi dalla visita a Milano. e che farebbe meglio a entrare in qualche altra fabbrica. così Bortolo fu avvisato in confidenza. A Venezia avevan per massima di secondare e di coltivare l'inclinazione degli operai di seta milanesi a trasportarsi nel territorio bergamasco. perché un malandrino. ma non riusciva mai a trovar di più di quel dicono. tra due grossi litiganti. ugualmente strana o sinistra. un ladrone pubblico. che veramente era stato qualche tempo in casa d'un suo parente. Poco dopo. Né lettere né imbasciate da parte di lui. nel tal paese. cambiando anche nome per qualche tempo. discosto da quello forse quindici miglia. fatte le sue diligenze. Talora. che. Il governatore di Milano e capitano generale in Italia. La povera donna faceva di tutto per venire in chiaro qual fosse la vera. a cui poté domandare. sul principio. appena glien'era stata raccontata una.Intanto cominciò a passar molto tempo senza che Agnese potesse saper nulla di Renzo. venne un ordine da Venezia. meno che. qualche cosa. e quindi di far che ci trovassero molti vantaggi e. al capitano di Bergamo. bisogna sempre che il terzo goda. come aveva capito che si volevano. che prendesse e desse informazione. e quel suo parente stesso non sapeva cosa ne fosse stato. e suo antico conoscente. la sicurezza. non ne veniva: di tutti quelli del paese. Siccome però. al padrone. e segnatamente nel tal paese. aveva eccitato sommossa per farsi liberare. aveva fatto un gran fracasso col signor residente di Venezia in Milano. Alla prova poi. non si fece pregare a ricevere un operaio che gli era raccomandato come onesto e abile. che Renzo non istava bene in quel paese. lo prese con sé in un calessino. sotto il nome d'Antonio Rivolta. e che scriverebbe a Venezia. o del contorno. non si sa da chi. anche al giorno d'oggi. una mattina. ma per dargliene in cambio un'altra. e vennero per conseguenza agli orecchi d'Agnese. da un galantuomo che se n'intendeva. quelle ed altre voci si sparsero anche nel territorio di Lecco. nessuno ne sapeva più di lei. veniva uno e le diceva che non era vero nulla. essersi il giovine arrolato per il Levante. don Gonzalo Fernandez di Cordova. perché. se mai si potesse saper qualcosa di più positivo. . esser passato in Germania. per arrivare alla fonte di questa e di quella. che. Il residente avea risposto che la cosa gli riusciva nuova. ch'era nativo anche lui dello stato di Milano. Il capitano. e lo presentò. si trovasse il tal soggetto. per poco che sia. un promotore di saccheggio e d'omicidio. non domandò altro. Più tardi. ma. il famoso Lorenzo Tramaglino. basta da sé ad attestar tante cose. per farne subito parte a sua signoria illustrissima e reverendissima. che la trasmettesse al gran cancelliere che potrebbe trasmetterla a don Gonzalo Fernandez di Cordova. aveva infatti scritto subito per averne. perito nel guadare un fiume: che non si mancherebbe di stare alle velette. aveva ricevuto la risposta in cui gli si diceva che non s'era potuto trovar recapito dell'indicato soggetto. se nella sua giurisdizione. per poter dare a sua eccellenza quella spiegazione che il caso avesse portato. non ebbe che a lodarsi dell'acquisto. in istile pacato. gli era parso che il giovine dovesse essere un po' stordito. Bortolo intese per aria. corse a dir la cosa al cugino. quantunque l'annata fosse scarsa. fosse accolto e ricettato nel territorio bergamasco. soprattutto quello senza di cui ogni altro è nulla. e non poteva che ripetere certe voci in aria e contraddittorie che correvano. che non aveva detto per cerimonia alle povere donne. lo condusse a un altro filatoio. era scomparso all'improvviso. dove non aveva fatto dir di sé. trasmise la risposta negativa.

e per escluderlo aveva bisogno d'una ragione (perché le guerre fatte senza una ragione sarebbero ingiuste). e delle cattive parole dette da colui al suo re moro incatenato per la gola. Abbiam detto che. così non sarà male che ne diciamo qui quanto basti per infarinarne chi n'avesse bisogno. Alla prima domanda Bortolo rispondeva: . da perseguitarlo anche fuggitivo. ma siccome. Ma quando la domanda gli venne fatta per commission del cardinale. dobbiam supporre che quest'opera non possa esser letta se non da ignoranti. che aveva sentite dire anche lui. capo d'un ramo cadetto trapiantato in Francia. Protestava però. attaccato a quelle troppe e troppo gran cose. senza dar loro sospetto di quel che n'era davvero. a chi l'altra delle notizie da noi riferite di sopra: però.ma! è scomparso -. Ora però. senza volerlo. nacque da un concorso singolare di circostanze. voglioso oltremodo di condurne una in Italia. trattandosi d'un gran personaggio. perché questa si dichiarasse. si trovò. La corte di Madrid. come cose incerte. per un giusto sentimento di noi medesimi. e con un certo apparato d'importanza e di mistero. a chi l'una. duchessa vedova di Lorena. per la successione agli stati del duca Vincenzo Gonzaga. con un sottilissimo e invisibile filo. ch'era il punto più difeso della parte pattuita al re di Spagna. aveva creduto bene di regalar loro. su Mantova un altro Gonzaga. aveva intanto negata l'investitura al . se non a titolo di deposito. interpretando l'intenzioni e precorrendo gli ordini della corte suddetta. da non lasciarlo vivere anche lontano. ma c'è occorso sempre in momenti di gran fretta: sicché non abbiam mai potuto darne più che un cenno alla sfuggita. Capitolo XXVII Già più d'una volta c'è occorso di far menzione della guerra che allora bolliva. e n'aveva poi ottenuta facilmente la ratificazione dal conte duca. Ferrante. Don Gonzalo aveva troppe e troppo gran cose in testa. aveva concluso col duca di Savoia un trattato d'invasione e di divisione del Monferrato. e Margherita Gonzaga. ch'era della casa del gran capitano. Non si creda però che don Gonzalo. che volessero saper da Bortolo il perché quel giovine non c'era più. che voleva a ogni patto (abbiam detto anche questo) escludere da que' due feudi il nuovo principe. volesse fargliela pagare. duca di Savoia. in quelle diverse occorrenze.Non mancavan poi curiosi. facendogli creder molto agevole l'acquisto di Casale. e ne portava il nome. per cui il poveraccio. in nome di questo. Don Gonzalo. diede in una volta tutte le notizie che aveva stampate a una a una. di non volere occupar paese. sul Monferrato Carlo Emanuele I. senza averne un riscontro positivo. o che lo credesse un soggetto tanto pericoloso. come il senato romano con Annibale. senza nominarlo. fino alla sentenza dell'imperatore. alla morte di quel duca. in parte per gli ufizi altrui. tanto più Bortolo s'insospettì. secondo di quel nome. all'intelligenza del nostro racconto si richiede proprio d'averne qualche notizia più particolare. era entrato al possesso di Mantova. e ora aggiungiamo. Son cose che chi conosce la storia le deve sapere. dove possedeva i ducati di Nevers e di Rhetel. s'era dichiarata sostenitrice di quella che pretendevano avere. che informato forse del poco rispetto usato. e intanto. il quale. principe di Guastalla. del Monferrato: che la fretta appunto ce l'aveva fatto lasciar nella penna. e dove fosse andato. per darsi tanto pensiero de' fatti di Renzo. e che aveva già fatto la guerra in Fiandra. e se parve che se ne desse. e senza saperlo né allora né mai. Carlo Gonzaga. l'avesse proprio davvero col povero filatore di montagna. lasciando capire ch'era in nome d'un gran personaggio. e credé necessario di risponder secondo il solito. un signore di quella sorte. in parte per suoi propri motivi. il primo chiamato in linea di successione. era forse quello che faceva più fuoco. Per mandar poi in pace i più insistenti. anzi.

per via d'induzione. e ci accorse in persona. faceva progetti d'accomodamento. che que' signori avessero un tal concetto de' fatti suoi. Aveva anche lui amici d'importanza: il cardinale di Richelieu. alzò e dimenò la testa. gli arrivò la risposta. Qui. e stare zitto. per certi suoi motivi. al campo sopra Casale. Il papa raccomandava il Nevers agli amici. come un baco da seta che cerchi la foglia. e quando poi. stette lì un momento. dopo aver presa la sua porzione. essendo venuto il residente di Venezia a fargli un complimento. e per il contegno saldo. disposti anche. di metter gente in campo non ne voleva saper nulla. come prode nell'armi. smozzicato. Questa circostanza fermò l'attenzione di don Gonzalo. e intimatogli che rilasciasse a lui in sequestro gli stati controversi: lui poi. i signori veneziani. di querelarsi. La corte non l'aiutava a seconda de' suoi desidèri. si voltasse alla Francia. alla casa di Nevers. e. e nemmeno dichiararsi. sulle proposte. nel ragguaglio che gli si diede. l'assedio a Casale. non poteva dare che delle speranze. spiava ogni occasione di persuaderli. che a Venezia avevano alzata la cresta. quando la cosa fosse realmente così. Don Gonzalo se ne rodeva quanto mai si possa dire. che quel Carlo Emanuele. vigilante. fu fatta anche menzione della fuga ribelle e clamorosa di Renzo. andava spilluzzicando quella assegnata al re di Spagna. placide o minacciose. al dire di qualche storico. risoluto degli assediati. se faceva appena un po' di rumore. giacché il dire espressamente: non ho paura. sull'esortazioni. anche soltanto un po' meno danneggiati i tegoli di Casale. nel Monferrato. ma temendo. li rimetterebbe a chi fosse di dovere. attraversato dal partito della regina madre. in lungo. non s'occupò più d'un affare così minuto e. E scottandogli molto. l'alleato l'aiutava troppo: voglio dire che. doveva chiudere un occhio.nuovo duca. che fu un pezzo dopo. secondo i momenti. come stesse dentro di sé (notate tutto. che non aveva perso nulla dell'antica sicurezza. ché questa è politica di quella vecchia fine). se prima un esercito francese non fosse calato in Italia. cominciar l'impresa concertata. e gli si seppe anche dire che questo tale s'era rifugiato sul territorio di Bergamo. leggermente e da uomo che ha già messo riparo a tutto. era arrivata la notizia. e per aver lui poca gente. impegnato allora nell'assedio della Roccella e in una guerra con l'Inghilterra. Cosa alla quale il Nevers non s'era voluto piegare. ch'era. così attivo ne' maneggi e mobile ne' trattati. don Gonzalo aveva messo. dalla sua parte. terminato. come abbiam detto. se fu cagione che in quell'impresa sia restato morto. ceteris paribus. storpiato qualche uomo di meno. subito dopo quell'avvenimento. Era informato da tutt'altra parte. e ad esplorare insieme. tanto più sicuramente. L'assedio poi andava male. Ma il primo. e pensavan tuttavia che ne fosse ancora sbalordito. dov'era tornato. ma non ci trovava tutta quella soddisfazione che s'era immaginato: che non credeste che nella guerra sia tutto rose. de' fatti veri e supposti ch'erano stati cagione del suo arresto. e in gran pensiero: tanto più che. e. mandarla giù. di . della resa della Roccella. aiutando il duca sotto mano. sentite le parti. è come non dir nulla. ogni tanto all'indietro. per la sommossa di Milano. con la corte di Madrid e col governatore di Milano stavano sulle proteste. e il papa. In questi frangenti ricevette la nuova della sedizione di Milano. Il duca di Savoia era entrato. contraria. a trovarla bellissima. per farsi tornar vivo nella memoria quel fatto. Urbano VIII. di reclamare: e perciò. I veneziani non volevan moversi. per i molti spropositi che faceva. intercedeva in suo favore presso gli avversari. e dove aveva tutt'altri pensieri. don Gonzalo. e come uomo e come politico. in quanto a lui. come sapete anche quel che ne venne in conseguenza. Un buon mezzo è di fare il disgustato. e. Su questo noi lasciamo la verità a suo luogo. Maria de' Medici. nella sua faccia e nel suo contegno. Così i due alleati alle offese poterono. Dopo. dopo aver parlato del tumulto. con gran voglia. come potevano. anzi gli lasciava mancare i mezzi più necessari. che da principio avevan creduto che sarebbe costretto a levar l'assedio da Casale. fece quel fracasso che sapete a proposito di Renzo. sospirata da que' signori e temuta da lui.

un uomo che andasse appunto da quelle parti. mette come può in forma letteraria i pensieri dell'altro. e quando entra negli affari altrui. come si dice. senz'altro studio. a balzi e ad intervalli. non vedendo comparir risposta. ma cosa n'avvenisse dopo. a un di presso come la prima. fondandosi sulla cognizione de' fatti antecedenti. con molte raccomandazioni. in questo particolare. Ma. e fece riscrivere. o parente che fosse. li migliora. chi ne sa più degli altri non vuol essere strumento materiale nelle loro mani. parte frantende. e neppur leggere. o dove. l'informa. per quanto può. perché. doveva supporre tutt'altro che una così benigna noncuranza. bisogna sapere un poco come andassero allora tali cose. che volesse incaricarsi della lettera. passò ad altro. Il contadino che non sa scrivere. propone qualche cambiamento. tanto più in un paese dove non s'avesse nessuna antica conoscenza. dal dottor Azzecca-garbugli. perché l'interessato. credo che ci sia poco o nulla di cambiato. tra quelli della sua condizione. e darsi davvero il pensiero di recapitarla. il quale. come forse vi ricorderete. ebbe un'idea fugace e confusa del personaggio. continuato. si rammentò della cosa. se la fece leggere e spiegare da quell'Alessio suo cugino: concertò con lui una risposta. In somma. tutte cose. e che avrebbe bisogno di scrivere. e se. costui lo lasciò. fece stendere un'altra lettera. ma pure. il quale gliela legge e gliela spiega. o si fida poco. difficili a trovarsi in un uomo solo. vuol anche fargli andare un po' a modo suo. Ma Renzo. ma era la verità che lo stampato lo sapeva leggere. questa volta la lettera arrivò a chi era diretta. che questo mise in carta. oppure smorza. e accluderla in un'altra a un suo amico di Lecco. lascia anche fuori. a que' tempi non si trovava così facilmente. per dir meglio. la cosa da mettere in carta. al punto più vicino. non fu un vanto. perché il poverino non sapeva scrivere. perché degli altri si perita. che scriviamo per la stampa. nel senso esteso della parola. una sparata. d'un segreto così geloso: e un uomo che sapesse tener la penna in mano. lo consegnò a uno che doveva passare non lontano da Pescarenico. Finalmente. parte intende. al letterato suddetto non gli riesce sempre di dire tutto quel che vorrebbe. che avrebbe dovuto anche lui confidarsi a un segretario. credé bene di fare accluder la lettera per Agnese in un'altra diretta al padre Cristoforo. nella stessa maniera. qualche volta gli accade di dire tutt'altro: accade anche a noi altri. Con tutto ciò. in un'osteria sulla strada. aveva risposto di sì. la porta a un altro dotto di quel calibro. ma c'eran due gran difficoltà. s'avviò tra le due parti un carteggio. anche queste. Agnese trottò a Maggianico. Ma per avere un'idea di quel carteggio. anzi come vadano. e d'aver le loro. degli antecedenti: e gli espone. interrogato di ciò. scegliendolo. Il letterato. che di viver nascosto. si trovò. secondo gli pare che torni meglio alla cosa: perché. non s'è mai saputo. trattandosi che il plico era indirizzato a un convento. li corregge. stando alla pratica che ha . trovò chi scrivesse per lui. Era dunque costretto a mettere un terzo a parte de' suoi interessi. stette un pezzo senz'altro pensiero o. non c'è rimedio. L'altra difficoltà era d'avere anche un corriere.cui non ci rimaneva più che un'ombra. non sapendo se le donne fossero ancora a Monza. Renzo. pretende che certe parole voglian dire una cosa. Pensate se si struggeva di mandar le sue nuove alle donne. dice: lasciate fare a me. Lo scrivano prese anche l'incarico di far recapitare il plico. e non ci pensò più. il lettore. e di cui uno si potesse fidare. Si cercò un altro latore. Quando la lettera così composta arriva alle mani del corrispondente. Nascono delle questioni sul modo d'intendere. né rapido né regolare. ci arrivò. cerca e ricerca. dà qualche consiglio. carica la mano. Una. con più o meno ordine e chiarezza. da quel poco che gli s'era fatto veder per aria. piglia la penna. Renzo ebbe la risposta. mettendoci il suo tempo: lo scritto è un altro par di maniche. si trovò il mezzo di mandarla ad Antonio Rivolta nel luogo del suo domicilio: tutto questo però non così presto come noi lo raccontiamo. che anche lui non abbia pratica dell'abbiccì. si rivolge a uno che conosca quell'arte.

aggiungendo. di non perder la pazienza né il coraggio. con chiarezza a un di presso uguale. dopo qualche lamento sulla poca chiarezza della proposta. che li ripongo. il segretario d'Agnese. volle che il segretario mettesse subito mano alla penna. che già la giovine dev'esser mia. s'infuriava. e dia a lui l'incarico della risposta: la quale. e di quel che non aveva potuto capire. ma per via di perifrasi. il consiglio di mettere il cuore in pace. nella maniera che abbiam detto. C'erano finalmente speranze incerte. poi veniva a parlar del voto. e non lo metterò mai. che io non so di promessa. e di non pensarci più. e il carteggio continuò. . che ci avesse poi a toccare qualche scappellotto. l'è una burrasca che passerà presto -. appassionate. cose per sé non troppo famigliari a' loro intelletti. e che. su' casi di Lucia. la tremenda storia di quella persona (così diceva). . Nella lettera. intorno alle voci che n'erano arrivate fino a Renzo. se. caso mai che la lettera andasse persa. Renzo. Ora. per la dote della giovine. Tre o quattro volte si fece rileggere il terribile scritto. un ragguaglio delle sue circostanze attuali. Dopo l'espressioni più forti che si possano immaginare di pietà e di terrore per i casi di Lucia. molto più conciso. ora parendogli d'intender meglio. per questo riguardo. Dopo un po' di tempo. il caso de' nostri due corrispondenti era appunto quello che abbiam detto.della composizione. poco mancò che non se la prendesse col lettore interprete: tremava. se ora sono un po' imbrogliato. va poi soggetta a un'interpretazione simile. che non si vorrebbero lasciar capire a un terzo. passava a descrivere. C'era poi delle domande affannose. fatta sul gusto della proposta. e intanto promesse e preghiere di mantener la fede data. E in quella febbre di passioni.che io il cuore in pace non lo voglio mettere. con questi danari. e che ho ben sempre sentito dire che la Madonna c'entra per aiutare i tribolati. le parti finiscono a intendersi tra di loro come altre volte due scolastici che da quattr'ore disputassero sull'entelechia: per non prendere una similitudine da cose vive. inorridiva. disegni lanciati nell'avvenire.scrivete. co' cinquanta scudi assegnatigli da Lucia. e rispondesse. se c'entrano affari segreti. Agnese ricevé poi quella lettera. di quel che aveva capito. abbiamo a metter su casa qui. e cose simili. e che. e qui rendeva ragione de' cinquanta scudi. per poco che la corrispondenza duri. c'è stata anche l'intenzione positiva di non dir le cose affatto chiare. e lontane. Al veder tant'oro.proseguiva dettando. e li tengo in deposito. e con l'animo agitato da una maraviglia e da una sospensione che non davan luogo a contentezza. ma anche più arruffato di quello che avete letto. . tanto Agnese quanto il suo turcimanno furono ben lontani di ricavare un costrutto chiaro e intero: avviso segreto. . con parole più dirette e aperte. e aver la chiave d'un così strano mistero. il soggetto della corrispondenza è un po' geloso. con de' cenni oscuri e dolenti. e che non son pareri da darsi a un figliuolo par mio. La prima lettera scritta in nome di Renzo conteneva molte materie. Che se. e che codesto non può stare. ora divenendogli buio ciò che prima gli era parso chiaro. corse in cerca del segretario. Renzo non sapeva cosa si pensare. pretende che ne vogliano dire un'altra. d'aspettar migliori circostanze. per di più. oltre un racconto della fuga. allora. e fece riscrivere. e nella lettera dette anche un po' in cifra. esser sicuro. Agnese trovò un mezzo fidato di far pervenire nelle mani di Renzo una risposta. ma dovere star nascosto. e che i danari non li toccherò. Finalmente bisogna che chi non sa si metta nelle mani di chi sa. dal quale. non l'ho sentito mai. cambiamento di nome. e per ottener delle grazie. ma per far dispetto e per mancar di parola. per farsi interpretar la lettera. Da principio.

quel poveretto non aveva mai fatto parlar di sé. si diffondeva a parlare sul costume delle giovani. e voleva far confessare a Lucia le bricconate che colui doveva aver fatte. se fosse stata sola a volerlo. a dir proprio la parola con la quale spiegava a se stessa il suo sentimento. Dal canto suo. delle quali non era ben informata. . e non desiderava più altro. Stava assidua al lavoro. sicuramente anche al suo paese. per dir la cosa proprio a un puntino. in tutti i luoghi. l'avversione e il disprezzo richiamavano tanti antichi motivi di stima. non se lo staccan più. diceva. o. . appunto con la cognizione che aveva di lui e de' suoi portamenti fino dalla fanciullezza. Ebbene? . anche lì compariva colui. non so per qual mezzo.Io non penso a nessuno. non aveva trovato miglior espediente che di parlargliene spesso.rispondeva Lucia. a pensarci meno. . e lei a dire o a cantare orazioni a mente. Donna Prassede non s'appagava d'una risposta simile. al suo paese. per mandarla ad effetto. se non altro: io a buon conto non ci sarò. per amore del vero. che pensasse a dimenticarla. Lo difendeva o si proponeva di difenderlo. chi sa quanto ci potesse essere o non essere di quell'altro che dietro ad essi s'introduce così facilmente negli animi. si svolgevano in folla. del birbante venuto a Milano. e. in modo che la mente non s'accorgesse d'averla ricevuta. più viva e più distinta che mai. non veniva per lo più. sentì un gran sollievo. lo difendeva. se il non pensare a lui era impresa disperata. E per verità. è piaga incurabile -. per opposizione. assicurava e attestava. Un partito onesto. per la parte di Lucia. d'un uomo assestato. quando la madre ebbe potuto. come prossimo. nella mente della giovine l'idea che vi s'era formata in una così lunga consuetudine. per fargli far testimonianza. le quali. Così con tutte le persone. Ma da queste apologie donna Prassede ricavava nuovi argomenti per convincer Lucia. ché le parole finivan presto in pianto. diceva. farle sapere che quel tale era vivo e in salvo e avvertito. in que' momenti. faceva cento volte al giorno una risoluzione simile riguardo a lui. tutta impegnata dal canto suo a levarle dall'animo colui. Lucia ci riusciva fino a un certo segno: ci sarebbe anche riuscita meglio. altro che in bene. avrebbe voluto. Se donna Prassede fosse stata spinta a trattarla in quella maniera da qualche odio inveterato contro di lei. con la voce tremante di vergogna. E allora principiava il panegirico del povero assente. figuriamoci cosa farà in quelli. se non dopo qualche tempo che la c'era. colui si veniva a ficcare. donde si tratti di scacciarlo per forza. per rubare e scannare. ma un rompicollo. replicava che ci volevan fatti e non parole. Però. vada a monte. forse quelle lacrime l'avrebbero.non ci pensiam più a colui? . e di quello sdegno che poteva aver luogo nel suo animo dolce e nella sua umile fortuna. L'indegno ritratto che la vecchia faceva del poverino. Anche sull'avventure di Milano. Lucia.Lucia. son subito rassegnate. il discorso. le rimembranze compresse a forza. ma parlando a fin di bene. di dolore. in tutte le memorie del passato. cercava d'occuparsi tutta in quello: quando l'immagine di Renzo le si presentava. e adoprava anche ogni mezzo. non sarebbe mai andato molto in lungo. per puro dovere di carità. tocca e fatta smettere. non saprei ben dire come la cosa stesse. Sia come si sia.le diceva: . Ma quell'immagine. così alla scoperta. che. d'un galantuomo. per qualche accidente. risvegliava.quando hanno nel cuore uno scapestrato (ed è lì che inclinano sempre). ragionevole. che. Il pensiero di Lucia stava spesso con la madre: come non ci sarebbe stato? e il Renzo ideale veniva pian piano a mettersi in terzo. Ma c'era donna Prassede. s'introduceva di soppiatto dietro all'altre. come il reale aveva fatto tante volte. proprio come se avesse avuto malizia. E se la poverina si lasciava andar qualche volta a fantasticar sul suo avvenire. che il suo cuore era ancora perso dietro a colui. che fosse presente qualcheduno di là. per dire. e meno intensamente che il cuore avrebbe voluto. se non che si dimenticasse di lei. la quale. l'odio cieco e violento faceva sorger più forte la pietà: e con questi affetti.

perché non ne possedeva soltanto quelle nozioni generiche.tirava avanti. le prestava a un'occorrenza l'ufizio della penna. la signora moglie fosse la padrona. per buon cuore. le più volte. no. la storia della scienza. anche in questo sapeva dir di no. sapeva a un bisogno citare le più celebri predizioni avverate. di transiti e di rivoluzioni. più che si poteva. un letterato. due maritate. Tre eran monache. d'ogni affare. non gli piaceva né di comandare né d'ubbidire. Uomo di studio. s'era ristretta a brontolare spesso contro di lui. se non s'offrivan da sé. tutti cervelli che avevan bisogno. non volevano accettare la sua soprintendenza. era perché ci aveva il suo genio. nessuna in casa. da fratelli. in varie materie. col quale le cose andavano in un modo affatto particolare. . gentili. di tirarlo dal lasciar fare al fare. anche dove l'hanno chiara che la vedrebbe ognuno. il quale. in tutte le cose di casa. E se. Dove il suo zelo poteva esercitarsi liberamente. alla sua autorità. che non era la sola a cui donna Prassede avesse a far del bene. senza lasciarsi smovere: come i gemiti. riconoscendo volentieri la superiorità degli antichi. oltre tutte l'altre occasioni di prestar lo stesso ufizio. e con ragione. Le rimaneva bensì un ribollimento. e come dalla cattedra. giacché la cosa le par tanto chiara -. che se ci fossero state. a far che fosse al buio. per più che un dilettante. aveva anche cinque figlie. . e quel vocabolario comune. Buon per lei. c'entrava anche un po' di compiacenza. un uomo fisso nelle sue idee. che ci voleva molto tempo e molta fatica per tornare a quella qualunque calma di prima. Don Ferrante passava di grand'ore nel suo studio. in tutto e per tutto. conditi anche di qualche lode. quando non fosse persuaso di ciò che lei voleva fargli scrivere. poco meno di trecento volumi: tutta roba scelta. Ed eran forse vent'anni che. che due mariti. de' princìpi in somma più certi e più reconditi della scienza. la quale poi nel resto la trattava con gran dolcezza. fuorché don Ferrante. ma lui servo. e tanto più faticosa. i gridi supplichevoli. e ragionar sottilmente ed . e tre badesse. dopo aver tentato per qualche tempo. Oltre il resto della servitù. Era una guerra. diceva don Ferrante. mezzo e fine). era tenuto. non poteva però soffrire quel non voler dar ragione a' moderni. . titolo nel quale. Nell'astrologia. ma sapeva parlare a proposito. delle dodici case del cielo. insieme con la stizza. fiancheggiate da altre dignità e da molte monache. sicché le baruffe non potevano esser così frequenti. Non parlo de' contrasti. delle difficoltà che incontrava nel maneggio d'altri affari anche più estranei: si sa che agli uomini il bene bisogna. ai consigli. in ognuna delle quali era più o meno versato. per mera ostinazione. de' circoli massimi. e anche in questo. in dispute frequenti e lunghe. anzi cinque guerre. ma che le davan più da pensare. di quelle baruffe (che avevan sempre a un di presso lo stesso principio. più o meno. e donna Prassede si trovava naturalmente aver tre monasteri e due case a cui soprintendere: impresa vasta e complicata. più che mediocremente. Conosceva anche. da madri. d'influssi. a nominarlo uno schivafatiche. d'esaltazione e di deiezione. ma non il ferro d'un chirurgo. de' gradi lucidi e tenebrosi. alla buon'ora. dalle stoccate e da' rabbuffi veniva all'esortazioni.faccia da sé. d'aspetti. del rimanente. farlo per forza. a molti con cui non era obbligata a niente: occasioni che cercava. era in casa: lì ogni persona era soggetta. per temperar così l'agro col dolce. si vedeva una buona intenzione. spalleggiati da padri. e ottener meglio l'effetto. a eludere le sue richieste. sosteneva la domificazione del Cardano contro un altro dotto attaccato ferocemente a quella dell'Alcabizio. Che. tutte opere delle più riputate. e inutilmente. di congiunzioni. potranno ben trattenere l'arme d'un nemico. Certo. una sollevazione di pensieri e d'affetti tale. ma vive e senza tregua: era in tutti que' luoghi un'attenzione continua a scansare la sua premura. Donna Prassede. fino a un certo segno. d'esser raddirizzati e guidati.La s'ingegni. pregato. coperte. Fatto però bene il suo dovere per quella volta.diceva in que' casi. a chiuder l'adito a' suoi pareri. non rimaneva alla buona Lucia propriamente astio contro l'acerba predicatrice. operando sull'animo in tutti i versi. dove aveva una raccolta di libri considerabile.

il Boccalini. trattandosi. gli universali. dice ancora l'anonimo. e difendere. e quelle di Plinio le aveva piuttosto lette che studiate: non di meno. e dell'infinite specie che. e che nessuno si può immaginare dove sarebbe arrivato. in alto mare. e per conseguenza butta via i suoi passi. Non c'è bisogno di dire che. per non buttar via i danari. pur troppo. e di fama secondaria.eruditamente sopra altre celebri predizioni andate a vòto. del maleficio ostile. e che il gran difetto di quell'uomo era stato d'aver troppo ingegno. non aveva mai avuta altra mira che d'istruirsi e di conoscere a fondo le pessime arti de' maliardi. dove. a voler esser filosofo. per non buttar via il tempo. in un tale studio. come diceva lui. meritava d'essere ascoltato. dava luogo nella sua libreria a que' celebri ventidue libri De subtilitate. il Cavalcanti. e più a mano. il Guazzo. tra molti di piccola mole. il quale. don Ferrante passasse per un peripatetico consumato. anche quando spropositava. e nella quale i fatti sono di molto maggiore importanza. specialmente universale: nella quale i suoi autori erano il Tarcagnota. è il filosofo. con qualche scorsa data alla Magia naturale del Porta. non è né antico né moderno. con la scorta principalmente del gran Martino Delrio (l'uomo della scienza). ma di chi non l'aveva saputa adoprar bene. a qualche altr'opera di minor conto. diceva spesso don Ferrante. del maleficio sonnifero. alle tre storie lapidum. Aveva anche varie opere de' più savi e sottili seguaci di lui. abbia la forza e l'abilità di fermare di punto in bianco. Ugualmente vaste e fondate eran le cognizioni di don Ferrante in fatto di storia. come il cameleonte si cibi d'aria. Del rimanente. per dimostrar che la colpa non era della scienza. quanto si potrebbe credere. nel giudizio de' dotti. delle piante. spiccavano il Bodino. Ma cos'è mai la storia. in grazia del suo valore in astrologia. quel pesciolino. al Trattato dell'erbe. come la politica senza la storia è uno che cammina senza guida. si vedono in pratica alla giornata. come le gocciole della rugiada diventin perle in seno delle conchiglie. il Sansovino. qualunque gran nave. e a qualche altr'opera antiperipatetica del Cardano. con gran modestia. di scienza molto più in voga e più necessaria. e n'andava di continuo imparando di più. bisogna scegliere un autore. con nessuno dietro che impari la strada. come dal ghiaccio lentamente indurato. che l'essenza. così don Ferrante aveva scelto Aristotile. degli animali. il Campana. da poterli verificare. se fosse stato sempre nella strada retta. e altri de' più maravigliosi segreti della natura. si formi il cristallo. e la natura delle cose non eran cose tanto chiare. Della filosofia naturale s'era fatto più un passatempo che uno studio. con le notizie raccolte incidentemente da' trattati di filosofia generale. tra i moderni: quelle de' suoi impugnatori non aveva mai voluto leggerle. per quanto sian belli. senza la politica? Una guida che cammina. era in grado di discorrere ex professo del maleficio amatorio. e più d'una volta disse. descrivendo esattamente le forme e l'abitudini delle sirene e dell'unica fenice. l'opere stesse d'Aristotile su questa materia. Siccome però que' sistemi. dicendo che chi aveva potuto scrivere il trattato De restitutione temporum et motuum coelestium. i più riputati in somma. il Paruta. di questi tre generi capitali di malìe. d'Alberto Magno. con effetti così dolorosi. animalium. il Bugatti. quantunque. l'anima del mondo. e. il Dolce. per potersene guardare. E. plantarum. Per eccezione però. né comprarle. e il libro Duodecim geniturarum. sapeva a tempo trattenere una conversazione ragionando delle virtù più mirabili e delle curiosità più singolari di molti semplici. cammina. non ostante a lui non pareva di saperne abbastanza. con questa lettura. anche in filosofia. dice il nostro anonimo. con l'andar de' secoli. spiegando come la salamandra stia nel fuoco senza bruciare: come la remora. del Cardano. diceva. C'era dunque ne' suoi scaffali un palchetto assegnato agli statisti. Della filosofia antica aveva imparato quanto poteva bastare. non si può adottarli tutti. Due però erano i libri . dalla lettura di Diogene Laerzio. In quelli della magia e della stregoneria s'era internato di più.

Ma. di quell'uomo celeberrimo. l'Albergato. in cui Agnese e Lucia avevan fatto conto di ritrovarsi insieme: ma un grande avvenimento pubblico mandò quel conto all'aria: e fu questo certamente uno de' suoi più piccoli effetti. Seguiron poi altri grandi avvenimenti. di primo scrittore de' nostri tempi". che ognun può vedere come si sia avverata. l'altro le guerre del re cattolico in Italia. e il quale. le opere degli scrittori più riputati in tal materia: Paride dal Pozzo. ma tutto d'oro. in questa materia. che il cardinal Borghese e il vicerè di Napoli. Però. e nella quale probabilmente non s'è tanto disteso. fino a un certo tempo. Aveva nella sua libreria. ma noi cominciamo a dubitare se veramente il lettore abbia una gran voglia d'andar avanti con lui in questa rassegna. come codice di primaria autorità presso ai posteri: profezia. come della Conquistata. con molti altri titoli. a dar giudizio sopra casi d'onore. in una parola. diceva don Ferrante. e far vedere che non era indietro del suo secolo. lo Statista Regnante di don Valeriano Castiglione. che i più gran letterati lo esaltavano a gara. re di Francia. di magnifiche lodi. chi per volontà. annoverare "la certezza della fama ch'egli ottiene in Italia. in cosa estranea al racconto principale. che il papa Urbano VIII onorò. rimasero tutti. e a un bisogno sapeva citare a memoria tutti i passi così della Gerusalemme Liberata. che quest'opera avrebbe rovinata l'autorità dell'Olevano. l'uno e l'altro invano. senza incontrare alcun de' nostri personaggi. per rimetterci in istrada: tanto più che ne abbiamo un bel pezzo da percorrere. era il nostro celebre Francesco Birago. don Ferrante poteva dirsi addottrinato. la Ragion di Stato del non men celebre Giovanni Botero. dal canto suo. il libro in cui si trovan racchiuse e come stillate tutte le malizie. di cui si può dire. e tutte le virtù. che Luigi XIII. di cui aveva anche in pronto. due che. ma pregato frequentemente d'intervenire in affari d'onore. in lode di cui. che . e sarebbe rimasta. come è noto. per poterle conoscere. galantuomo sì. ometteremo il rimanente. mariolo sì. con cui si trovò anche. nello stato a un di presso in cui gli abbiam lasciati. sollecitarono a descrivere. senza che ad alcuno accadesse. lasciando scritto quel che è scritto. don Pietro di Toledo. Da questo passa poi alle lettere amene. nel suo concetto. e uno più lungo ancora. a cui il duca Carlo Emanuele di Savoia conferì la stessa carica. fu solito di chiamare i primi. E fin da quando venner fuori i Discorsi Cavallereschi di quell'insigne scrittore. era venuto fuori il libro che terminò la questione del primato. parlava di don Ferrante in termini di stima particolare. che per isfoggiar dottrina. per averlo bonariamente seguito fin qui. per non perder la nostra fatica. di quell'uomo. ma acuto. e di gran lunga. il Muzio. passando avanti anche all'opere di que' due matadori. Fino all'autunno del seguente anno 1629. l'Urrea. e quello di seccatore da dividersi con l'anonimo sullodato. senza mai potersi risolvere a qual de' due convenisse unicamente quel grado: l'uno. se a qualche cosa s'interessa in tutto questo. il primo i fatti di papa Paolo V. diceva pure. il Forno primo e il Forno secondo di Torquato Tasso. Non solo ne ragionava con vero possesso. senza esitazione. figlia del cristianissimo re Enrico IV. che possono far testo in materia di cavalleria. nominò suo istoriografo. prima di trovar quelli ai fatti de' quali certamente il lettore s'interessa di più. per suggerimento del cardinal di Richelieu. don Ferrante pronosticò. una ce n'era in cui meritava e godeva il titolo di professore: la scienza cavalleresca. né che alcun altro potesse far cosa degna d'esser riferita.che don Ferrante anteponeva a tutti. L'autore però degli autori. chi per forza. Venne l'autunno. la duchessa Cristina. poco prima del tempo nel quale è circoscritta la nostra storia. poté in un diploma. per tralasciare altre gloriose testimonianze. anzi a temere di non aver già buscato il titolo di copiator servile per noi. il Romei. il Principe e i Discorsi del celebre segretario fiorentino. più d'una volta. Fausto da Longiano. dice l'anonimo. e si può dire in testa. di quell'uomo. Ma se. diceva don Ferrante. per poterle praticare. quel libro piccino. ma profondo: l'altro. e i più gran personaggi facevano a rubarselo. dava sempre qualche decisione. insieme con l'altre sue nobili sorelle. in tutte le scienze suddette.

e le porta in giro involte nella sua rapina. un congratularsi e un vantarsi tra' denti d'aver trovata la maniera di far rinviliare il pane. ma il Consiglio de' decurioni. agli ordini del vicario e de' dodici di provvisione. Chi sa immaginarsi una grida tale eseguita. come già avevan fatto in quell'altra fattizia e passeggiera abbondanza prodotta dalla prima tariffa d'Antonio Ferrer. Il 23 di novembre. quanta ne possa avere ora la gran Bretagna. In mezzo però alla festa e alla baldanza. dico. se tutte quelle che si pubblicavano in quel tempo erano eseguite. chi aveva qualche quattrino da parte. facevan magazzino delle casse. avevano ora (meno alcuni pochi stati presi) di che lodarsi: e non crediate che se ne stessero. scoprendo campanili. di . c'era (e come non ci sarebbe stata?) un'inquietudine. nelle bettole. dobbiamo assolutamente premettere un racconto alla meglio di quei pubblici. perché i fatti privati che ci rimangon da raccontare. arruffando tetti. l'investiva in pane e in farine. incalzante. Ma questo riso bisognava pagarlo. a chiunque avesse granaglie o farine in casa. la metà del riso vestito (risone lo dicevano qui. tutti consumavano senza risparmio. S'era immaginato (come sempre in tempo di carestia rinasce uno studio di ridurre in pane de' prodotti che d'ordinario si consumano sott'altra forma). nuovo comando a' fornai di tener le botteghe ben fornite di pane. di denunziare i trasgressori. ma sempre più difficile anche la continuazione momentanea. ordine a' giudici. riescan chiari. prendendola anche un po' da lontano. delle botticine. Ora. con la quale. appena cessato quel primo spavento delle catture. più estremi. secondo la scala del mondo: come un turbine vasto. in que' due giorni. la più onesta. ne rendevano. bisognava anche fare in modo che la materia del pane non mancasse loro. il 15 di novembre. e una multa di tre scudi per moggio. la perdita della derrata. di cinque anni di galera. Ed ecco che. solleva anche i fuscelli nascosti tra l'erba. scoscendendo e sbarbando alberi. di far ricerche nelle case che potessero venir loro indicate. lo stesso giorno 23 di novembre. veniva proibito di comprarne né punto né poco. e un prezzo troppo sproporzionato da quello del pane. e lo dicon tuttora) che ognuno possegga. De orden de Su Excelencia. più generali. Sulle piazze.però non portarono nessun cambiamento notabile nella sorte de' nostri personaggi. ordinando ai fornai di far tanto pane. le farine a proporzione. pubblicò una grida. come per miracolo. arrivarono anche fino a loro. e certo. delle caldaie. il prezzo. pena a chiunque ne disponga senza il permesso di que' signori. all'arbitrio di Sua Eccellenza. più forti. sotto pene pecuniarie e corporali. deve avere una bella immaginazione. grida che sequestra. per più che il bisogno di due giorni. all'arbitrio di S. intimazione a chi toccava per ufizio. sotto pena in caso di mancamento. Pane in quantità da tutti i fornai. insieme però. che l'aveva assunto per essa. et maggiore. va a cercare negli angoli le foglie passe e leggieri. che un minor vento vi aveva confinate. Coloro che. Il carico di supplire all'enorme differenza era stato imposto alla città. sulle cantonate. un presentimento che la cosa non avesse a durare. E. parve che l'abbondanza fosse tornata in Milano. e ad ognuno di comprar pane. e a ogni persona. s'era. il ducato di Milano doveva avere almeno tanta gente in mare. È. deliberò. Assediavano i fornai e i farinaioli. Antonio Ferrer. Sia com'esser si voglia. facendo a gara a goder del buon mercato presente. come nell'annate migliori. Così. che già lo era per sé. Capitolo XXVIII Dopo quella sedizione del giorno di san Martino e del seguente. non dico impossibile la lunga durata. fino agli infimi di loro. era un tripudio palese. s'erano addati a urlare o a far anche qualcosa di più. e sbattendone qua e là i rottami. vagabondo. Finalmente nuovi casi. come ognun vede. immaginato di far entrare il riso nel composto del pane detto di mistura. abbattendo muraglie.

secondo la qualità de' casi et delle persone. che non ci si trova neppur la notizia del come e del quando cessasse quella tariffa violenta. pubblicò un ordine somigliante per le farine e per i grani. per più del valore di venti soldi. secondo il solito. e tutti del primo. proibì. nell'epoca la più clamorosa e la più notabile della storia moderna. consumo. il maximum del grano e dell'altre granaglie più ordinarie sarà stato fissato con altre gride. come probabilmente la tariffa o. la mano a quelli che facevan la legge. come colà si dice. come dice lui. poté far prevalere a lungo il suo giudizio. Il 22 dello stesso mese (e non si vede perché così tardi). con una legge la quale proibisca agli uomini di far quello a che eran portati dall'antecedente. In un paese e in un'epoca vicina. Di mano in mano poi che le conseguenze si fanno sentire. all'arbitrio di S. A questi effetti generali s'aggiunga quattro disgraziati. fin che durò la tariffa. guasto e perdita effettiva di viveri. noi incliniamo a credere che sia stata abolita poco prima o . E il governatore. spensierato. per usare quella denominazione celeberrima negli annali moderni. I mezzi erano convenienti tra loro. l'imponga. conviene che coloro a cui tocca. come a chi ricusasse di vendere. e ciò principalmente perché la gran massa popolare. impiccati come capi del tumulto: due davanti al forno delle grucce. il governo voleva mantenerla con la galera e con la corda. all'arbitrio di S. le relazioni storiche di que' tempi son fatte così a caso. Se. per riparare a questo. che non c'è avvenuto di vedere. che pur doveva bastare fino alla nuova raccolta. il lettore lo vede: come valessero in fatto ad ottenerlo. e non inutile l'osservare come tra quegli strani provvedimenti ci sia però una connessione necessaria: ognuno era una conseguenza inevitabile dell'antecedente. e venticinque scudi. e ha sempre dovuto parere. Così. ma cosa avessero a fare col fine. tornando a noi. È poi facile anche vedere. Al riso brillato era già stato fissato il prezzo prima della sommossa. in mancanza di notizie positive. vadano al riparo di ciascheduna. che fissava al pane un prezzo così lontano dal prezzo reale. in circostanze simili. altrettanto semplice e agevole a mettersi in esecuzione: è quindi cosa naturale che. è lecito propor congetture. essa lo desideri. alla fin de' conti. intimò la perdita della derrata e una multa altrettanto valore. a simili espedienti (i medesimi.. Ci si permetta d'osservar qui di passaggio una combinazione singolare. senza misura. si potrebbe quasi dire. da quello cioè che sarebbe risultato naturalmente dalla proporzione tra il bisogno e la quantità. e a un di presso nel medesimo ordine) ad onta de' tempi tanto cambiati. lo vedrà a momenti. due in cima della strada dov'era la casa del vicario di provvisione. E. et maggior pena pecuniaria et ancora corporale sino alla galera. pena la perdita del pane medesimo.rappresentare al governatore l'impossibilità di sostenerlo più a lungo. nella sommossa medesima. La moltitudine aveva voluto far nascere l'abbondanza col saccheggio e con l'incendio. et in caso di inhabilità' di due tratti di corda in publico. se può. due erano stati. quanto conforme all'equità. alla quale quelle cognizioni non erano arrivate. Alla moltitudine un tale espediente è sempre parso. et maggior pena ancora. largo. i frutti principali della sommossa. Don Gonzalo. Mantenuto così il pane e la farina a buon mercato in Milano. con la sola differenza di proporzione. e forzare. con un'altra grida del 15 di dicembre. l'implori e. nell'angustie e ne' patimenti della carestia. di portar fuori della città pane. fissò il prezzo del riso suddetto a lire dodici il moggio: a chi ne chiedesse di più. a spese di quel poco grano. nella sostanza. si ricorse. e in quel paese forse più che altrove. e delle cognizioni cresciute in Europa. inconveniente. ne veniva di conseguenza che dalla campagna accorresse gente a processione a comprarne. Del resto. E. con grida del 7 di dicembre.

a quel marchio che le consuetudini stampano su' visi. spauriti. de' padroni stessi. come nell'inerzia e nell'avvilimento. attillati. o esitanti tra il bisogno e una vergogna non ancor domata. e sopraffatto dalle cose. disanimato. rabbrividiti dal freddo e dalla fame ne' panni logori e scarsi. a mantenere quella solita pompa di seguito. o che quantunque facoltosissimi si trovavano inabili. o attaccati dietro le spalle. un corso incessante di miserie. Ma forse il più brutto e insieme il più compassionevole spettacolo erano i contadini. dopo l'ultima che abbiam citata del 22 dello stesso mese. delle più necessarie come di quelle di lusso. quanto più sono strane. in una tale annata. non distrutta. si strascicavan per le strade che avevano per tanto tempo passeggiate a testa alta. smunti. con bambini in collo. E a tutti questi diversi indigenti s'aggiunga un numero d'altri. se non ammaestrato dall'inefficacia di que' suoi rimedi. Gli accattoni di mestiere. con vecchi dietro. a coppie. vaganti di porta in porta.poco dopo il 24 di dicembre. Garzoni e giovani licenziati da padroni di bottega. Mescolati tra la deplorabile turba. alloggiata lì o di passaggio. Domati dalla fame. nell'inverno avanzato e nella primavera. scompagnati. perduto. ne andavan chiedendo per carità. diventati ora il minor numero. vestiti di livree ricche e bizzarre. o sia finalmente che il governo. operai. invase e spogliate le loro case dalla soldatesca. quando. la cagion vera della carestia. e anche maestri d'ogni manifattura e d'ogn'arte. dico. per la condizion comune. com'erano. donne. non ne troviamo altre in materia di grasce. e neppure da un'introduzione sufficiente di granaglie estere. che a notarne le cagioni e il progresso) il ritratto del paese. accovacciati sulle lastre. facevan vedere i lividi e le margini de' colpi ricevuti nel difendere quelle loro poche ultime provvisioni. più a descriver grand'avvenimenti. o anche a un certo non so che nel portamento e nel gesto. o scappando . appoggiati alle cantonate. ai cenci sfarzosi. ma che in molti serbavano ancora i segni d'un'antica agiatezza. confusi e perduti in una nuova moltitudine. per far più compassione. le fabbriche in gran parte deserte. delle più comuni come delle più raffinate. la scarsezza. C'eran pure. non gareggiando con gli altri che di preghiere. che. e non piccola parte di essa. con ragazzi per la mano. a famiglie intere. con isguardo sospettoso e feroce. Alcuni che. mariti. guarniti di ricche armi. Troviamo bensì nelle relazioni di più d'uno storico (inclinati. la lentezza e i vincoli del commercio. E in quanto alle gride. la carestia stessa operava senza ritegno. e le leggi stesse tendenti a produrre e mantenere il prezzo basso. profumati. scemato o mancato affatto il guadagno giornaliero. o per dir meglio. avvezzi in parte a vivere del guadagno di essi: bambini. che fu il giorno di quell'esecuzione. chiedendo pietosamente l'elemosina. mogli. molti di quella genìa de' bravi che. che tante volte avevano alzata insolente a minacciare. compariva non so quale indizio d'abitudini operose e franche. o dispersi in altre parti all'accatto. o siano sfuggite alle nostre ricerche. Ed ecco la copia di quel ritratto doloroso. un indicibile spettacolo. n'eran fuggiti disperatamente. con gran penne. botteghe chiuse. e tra questi ce n'era di quelli che. sian esse perite. servitori licenziati da padroni caduti allora dalla mediocrità nella strettezza. e paravano umilmente la mano. quando la cagion del male. le abbia abbandonate al loro corso. spossati. le strade. lungo le case e le chiese. incantati. per cui il cessar delle faccende era stato fallimento e rovina. anzi accresciuta da' rimedi che ne sospesero temporariamente gli effetti. e si distinguevano ai ciuffi arruffati. di strada in istrada. e come per distinzione di miseria. e con tutta la sua forza. A ogni passo. vecchi. o traditrice a ferire. la sproporzione cioè tra i viveri e il bisogno. e della città principalmente. alla quale ostavano l'insufficienza de' mezzi pubblici e privati. quel loro pane scellerato. tanto più rilevato e chiaro. vivevano stentatamente degli avanzi e del capitale. un soggiorno perpetuo di patimenti. la penuria de' paesi circonvicini. ridotti a litigar l'elemosina con quelli talvolta da cui in altri giorni l'avevan ricevuta. aggruppati co' loro antichi sostenitori.

tenendosi ritti co' sussidi ottenuti o toccati come in sorte. con dietro facchini carichi di vari cibi. tra il torvo e l'insensato. come a sede antica e ad ultimo asilo di ricchezza e di pia munificenza. agli altri cercavano ricovero e mantenimento. Ogni tanto. arruffati i capelli. Ogni mattina. eran venuti. tutte con occhi incavati. e tornavano essi medesimi a visitarli. mosso da una mano ricca di mezzi. Agli affamati dispensavano minestra. al termine dove avevan creduto di comparire oggetti singolari di compassione. ma spinti da que' due da cui nessun angolo era stato immune. affinché il bisogno rinascente e la mancanza d'altro soccorso non li rimettesse ben presto nello stato di prima. recasse un sollievo efficace e non momentaneo. in una tanta sproporzione tra i mezzi e il bisogno. ma non meno doloroso di questo aspetto di vigore abbattuto. Ai poverini a cui quel primo ristoro avesse rese forze bastanti per reggersi e per camminare. eran covili apprestati a qualcheduno di que' meschini. ad altri. In quelle de' benestanti. vino più generoso. s'avvicinavano a quelli che vedevano abbandonati per terra. Né qui finiva la loro assistenza: il buon pastore aveva voluto che. ma tutte affilate e stravolte. rasente ai muri delle case. in altre. giacere o sdraiarsi taluno a cui la stanchezza o il digiuno aveva levate le forze e tronche le gambe: qualche volta quel tristo letto portava un cadavere: qualche volta si vedeva uno cader come un cencio all'improvviso. riavendoli prima. abbronzate del pian di mezzo e delle colline. e diversi anche nell'aspetto: facce dilavate del basso paese. Qua e là per le strade. in qualche casa delle più vicine. distribuivano vesti alle nudità più sconce e più dolorose. e d'attirare a sé gli sguardi e i soccorsi. quelli che ancora si potevano dir vestiti. la sterilità e le gravezze. porgevano consumati. qualche po' di paglia pesta. fissavano il prezzo. In qualche luogo appariva un soccorso ordinato con più lontana previdenza. raggrinzata la pelle sulle braccia aduste e sugli stinchi e sui petti scarniti. Vestiti diversamente. erano per lo più ricevuti per carità. ed era la mano del buon Federigo. esausti ora dal disagio. che si vedevan di mezzo ai cenci scomposti. E una tal porcheria era però un dono e uno studio della carità. lunghe e irsute le barbe: corpi cresciuti e indurati alla fatica. Accanto a qualcheduno di que' covili. ova. acciocché li visitassero.da una sfrenatezza cieca e brutale. con isguardi fissi. e ne sborsavan subito una parte a conto. e ad ognuna assegnata una terza parte della città da percorrere. andati esenti da quel flagello particolare. Insieme. riceveva gli ultimi soccorsi e le consolazioni della religione. d'un languore e d'uno sfinimento più abbandonato. a un fare maravigliato e indispettito di trovare una tal piena. di questi ricoverati. trita e mista d'immondo ciarpume. Altri. venivano alla città. le tre coppie si mettevano in istrada da diverse parti. gli aveva divisi in coppie. davano un po' di danaro. Gli altri che da più o men tempo giravano e abitavano le strade della città. e di vesti. Aveva scelto sei preti ne' quali una carità viva e perseverante fosse accompagnata e servita da una complessione robusta. pane. d'altri più sottili e più pronti ristorativi. con cose spiritose. e come raccomandati dal cardinale. attirato da una compassion subitanea. più esorbitanti che mai per soddisfare a ciò che si chiamava i bisogni della guerra. stillati. vino. anche di giorno. Taluno già agonizzante e non più in caso di ricevere alimento. chiedevan que' preti che il poverino fosse ricevuto a dozzina. e davano a ciascheduno aiuto secondo il bisogno. più ancora che all'andare incerto e all'aria nuova. una tale rivalità di miseria. la nota ai parrochi. nel sesso e nell'età più deboli. si vedeva pure chinato qualche passeggiero o vicino. avevan dipinta ne' volti e negli atti una più cupa e stanca costernazione. Davano poi. almeno dov'essa poteva arrivare. l'aspetto d'una natura più presto vinta. dove alla buona volontà mancassero i mezzi. se faceva di bisogno. sanguigne di montanari. . estenuati da più antico digiuno. Si potevan distinguere gli arrivati di fresco. E diversamente. ci si vedeva. per posarci il capo la notte. e rimaner cadavere sul selciato. e avvezza a beneficare in grande.

Eppure. rendendo più rigoroso il risparmio. il giorno di san Martino. non la presenza. il medico Alessandro Tadino.con cui. ci ricadevano. in un suo Ragguaglio che avremo spesso occasion di citare andando avanti. questi. non si vedesse mai un tentativo. ma posposte. avevano acquistata una minestra. per dir così. aveva cercato ogni maniera di far danari. languivano o anche spiravano. che si vedeva come condannata a un lento supplizio. finito quel misurato soccorso. in quante variava il bisogno. in una tanta varietà di querele. lui stesso la visitava. accorrere dove non aveva potuto prevenire. d'affamati più robusti ed esperti a superar la concorrenza e a farsi largo. È cosa notabile che. nel palazzo arcivescovile. radunando tutti i suoi mezzi. Quella carità ardente e versatile doveva tutto sentire. altri cadevano. altri arrivavano a quell'estremo. erano ancor poca cosa in paragone del bisogno. senza refrigerio. venefica et malefica. ma più altre migliaia rimanevano indietro. non iscappasse mai un grido di sommossa: almeno non se ne trova il minimo cenno. c'era un buon numero d'uomini educati a tutt'altro che a tollerare. ed essendo il soccorso troppo inferiore al bisogno. Ma questi effetti di carità. né l'aveva aspettata per commoversi. in altre parti. insieme con le liberalità d'altre mani private. Granaglie pure e danari aveva distribuiti ai parrochi della città. tra i rimasti indietro. per tutto si periva. insieme con le sovvenzioni che il Consiglio de' decurioni aveva decretate. e ci curviamo in silenzio sotto gli estremi. che già lo pativa? Ma noi uomini siam in generale fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i mali mezzani. in tutto adoprarsi. il Ripamonti (Historiae Patriae. alcuni di quei più abbandonati e ridotti all'estremo venivan levati di terra. Infatti. quando. e speditane una buona parte ai luoghi della diocesi. 10. c'erano spesso le mogli. VI. più fortunati. quartiere per quartiere.dice. quando si consideri che venivano da un sol uomo e dai soli suoi mezzi (giacché Federigo ricusava. diremo noi. di farsi dispensatore delle liberalità altrui). che n'eran più scarsi. per sistema. non rassegnati ma stupidi. l'angustie divenivan mortali. come attesta uno scrittore contemporaneo. se non così feconde. s'erano tanto fatti sentire. la notte. . invidiando quei. rotto di quando in quando da alti lamenti scoppiati all'improvviso. ma la memoria de' supplizi sugli animi d'una moltitudine vagabonda e riunita. fosse quello che ora li tenesse tutti a freno: qual forza poteva avere. prolungata la vita. Lib. tanto da non morire in quel giorno. Milano. prender.l'erbe del prato e le cortecce degli alberi si convertono in cibo -. si distribuivano ogni mattina due mila scodelle di minestra di riso (Ragguaglio dell'origine et giornali sucessi della gran peste contagiosa. per la carità del cardinale. un susurro di gemiti. da accenti profondi d'invocazione. in cent'altre parti. che terminavano in istrida acute.) . si sentiva per le strade un ronzìo confuso di voci supplichevoli. dispensando elemosine. i primi.). il colmo di ciò che da principio avevamo chiamato insopportabile. seguita nella città di Milano etc. da ogni parte s'accorreva alla città. Mentre ad alcuni montanari vicini a morir di fame. come meno angustiate. Decadis V. per impiegarli tutti in soccorso degli affamati. . pag. sopportiamo. i figli. senza aiuto. dando al tribunal di provvisione l'incombenza di distribuirle. 1648. Aveva fatte gran compre di granaglie. non dimenticate. mandò anche del sale. Né si può pensare che l'esempio de' quattro disgraziati che n'avevan portata la pena per tutti. ricoverati e provveduti per qualche tempo. mettendo mano a risparmi destinati ad altre liberalità. rianimati. Qui. che possiamo certamente chiamar grandiosi. pur numerose. c'erano a centinaia. pag. da una carità costretta a scegliere. mettiamo.Non c'è bisogno di dire che Federigo non ristringeva le sue cure a questa estremità di patimenti. i padri loro? E mentre in alcune parti della città. due migliaia. raccontando la cosa. . Tutto il giorno. di que' medesimi che. in un tanto eccesso di stenti. veniva. tante forme. soccorreva in segreto molte famiglie povere. 386. divenute ora d'un'importanza troppo secondaria. tra coloro che vivevano e morivano in quella maniera. da urli.

o dato il tracollo a patrimoni già sconcertati: gli altri. i fanciulli. come più facile e più speditivo. altri. Que' prepotenti odiati e rispettati. doveva però fare una trista scelta tra fame e fame. ai luoghi. augurio sinistro del termine a cui gli uni e gli altri erano incamminati. dove si fosse. Aveva un fagottino in ispalla. alzavano le mani scarne. Ma seguitavano ognuno la sua strada.Il vòto che la mortalità faceva ogni giorno in quella deplorabile moltitudine. spettacolo di ribrezzo gli uni agli altri. mentre si pensa ai mezzi. Quel contrapposto di gale e di cenci. che sovrastava alla città. spettacolo ordinario de' tempi ordinari. poi da tutto il contado. raccolto il meschinello di terra. forse di rimprovero agli altri passeggieri. prima da' paesi circonvicini. a capo basso. adempiendo così intanto il primo ufizio materno". il cadavere d'una donna. tra urgenze e urgenze. con visi che parevano offrire e chieder pace. sarebbe cresciuto il pericolo a cui si voleva metter riparo. se non più per la speranza di mutar sorte.. per non rivedere i luoghi dove avevan disperato. Chi aveva il modo di far qualche elemosina. non solo la possibilità del soccorso. i cadaveri crescono nelle strade ogni giorno più. parevano anch'essi confusi. e saggio doloroso. E appena si vedeva una mano pietosa avvicinarsi alla mano d'un infelice. alcuni per sottrarsi alla vista di tante piaghe.. Ed erano sopraggiunte persone compassionevoli. in una così gran riunione. mancandogli affatto le forze. alcuni. era allora affatto cessato. o anche logoro e gretto. mentre s'approva. dove fosser mantenuti e curati a spese del pubblico. a proporzion di questo. di radunar tutti gli accattoni. le quali. di superfluità e di miseria. e proponeva che gli accattoni venissero raccolti in diversi ospizi. nel lazzeretto. per tanta miseria ammontata in ogni parte di essa. o che temessero di provocare col fasto la pubblica disperazione. uscivano a un'ultima disperata prova di chieder soccorso altrove. oggetto d'orrore. e come sopraffatti dalla vista continua d'una miseria che sorpassava.scrive il Ripamonti. nasceva all'intorno una gara d'altri infelici. si facevano avanti a chieder con più istanza.nella strada che gira le mura. ma direi quasi... lo portavan via. coloro a cui rimaneva più vigore. per mandarla ad effetto. cresce tutto l'altro ammasso di miserie. per caso. costernati. vedendosi. Se non che taluno. ai modi. dove almeno non fosse così fitta e così incalzante la folla e la rivalità del chiedere S'incontravano nell'opposto viaggio questi e que' pellegrini. cadeva per la strada. un altro ripiego. la quale opponeva che. anche nella prosperità. alla fine anche da altre. in un sol luogo. e di portamenti più modesti. e le labbra facevano ancora quasi un atto di sforzo rabbioso. perché le cagioni comuni della miseria avevan mutata a quel segno anche la loro fortuna. andavano ora quasi soli. . preso il posto da' nuovi concorrenti d'accatto. fuori . e così vien risoluto. "Vidi io. Mentre si discute questa proposta. le madri alzavano e facevan veder da lontano i bambini piangenti. gli estenuati. e ciò che se ne distingueva. mal rinvoltati nelle fasce cenciose. era appena un apparenza di parca mediocrità. le forze della compassione. Si vedevano i nobili camminare in abito semplice e dimesso. che piangendo chiedeva la poppa. e rimaneva lì morto: spettacolo ancor più funesto ai suoi compagni di miseria. veniva ogni giorno più che riempito: era un concorso continuo. almeno per non tornare sotto un cielo divenuto odioso. I cenci e la miseria eran quasi per tutto. né di vista né per descrizione) è un recinto quadrilatero e quasi quadrato. Così passò l'inverno e la primavera: e già da qualche tempo il tribunale della sanità andava rappresentando a quello della provvisione il pericolo del contagio. sani e infermi. questa storia capitasse nelle mani di qualcheduno che non lo conoscesse. Altri che. E intanto. e ripiegati per languore nelle loro mani. anche da questa partivano ogni giorno antichi abitatori. erano stati di pensieri più umani. e attaccato con le fasce al petto un bambino.. Le usciva di bocca dell'erba mezza rosicchiata. . poi dalle città dello stato. Nel tribunale di provvisione vien proposto. i vecchi. per dir così.. Il lazzeretto di Milano (se. o che si vergognassero d'insultare alla pubblica calamità. contro il parere della Sanità. soliti a andare in giro con uno strascico di bravi.

Nel centro dello spazio interno. Si fece stender della paglia in tutte le stanze. Le stanzine eran dugent'ottantotto. della qualità e nella quantità che si poté. non facendo conto dell'invito. e s'invitarono. o il saper di fatto quale fosse in realtà il benefizio offerto. con quelli per cui l'accatto era una necessità. per andare a vivere o a morire altrove. e una piccola. con molti cresciuti nell'onesta attività de' campi e dell'officine. La prima destinazione di tutto l'edifizio. ora in questo. un dolore. si credé bene di passar dall'invito alla forza. com'era stata congettura. sostenuto da piccole e magre colonne. tra gli uni e gli altri. in un canto della facciata del lato che costeggia la strada maestra. e al poco giudizio delle leggi). il numero de' ricoverati. l'altra di rimpetto. e d'una gora che gira il recinto medesimo. ora in quel paese d'Europa. continuato poi con quelli del pubblico e d'altri testatori e donatori. gli altri due. e c'è tutt'ora. son divisi in piccole stanze d'un piano solo. o anche scorrendola tutta. distante dalle mura lo spazio della fossa. per il lungo e per il largo. il fatto sta che la più parte. tutti. anche nelle maggiori strettezze. si vuol supporre che saranno stati messi in quartieri separati. Ora. ci vennero trasportati. più di tre mila. o giu di lì: a' nostri giorni. Al tempo della nostra storia. ne' palazzi de' prepotenti. benché le memorie del tempo non ne dican nulla. o fosse quella natural ripugnanza alla clausura. una nel mezzo del lato che guarda le mura della città. o quella diffidenza de' poveri per tutto ciò che vien loro proposto da chi possiede le ricchezze e il potere (diffidenza sempre proporzionata all'ignoranza comune di chi la sente e di chi l'ispira. quattro. in una così vasta e varia riunione. tra ospiti e prigionieri. a sinistra della porta detta orientale. I due lati maggiori son lunghi a un di presso cinquecento passi. in libertà almeno. una piccola chiesa ottangolare. sei. o che altro. a comparire quelle due. alla truffa. Le donne e i bambini. alla violenza. Regole poi e provvedimenti per il buon ordine. o fosse tutto questo insieme. la quale. per impiegarli a sproposito. dalla parte esterna. otto volte per secolo. di ricoverarvi. non c'eran che due entrature. di dentro gira intorno a tre di essi un portico continuo a volta. il lazzeretto non serviva che per deposito delle mercanzie soggette a contumacia. in pochi giorni. all'ozio. E quantunque. tutti quelli che giacevano infermi per le strade e per le piazze. una vergogna. cominciato nell'anno 1489. per metterlo in libertà. nell'opposto. all'occorrenza. e di rimanere in pochi a goder l'elemosine della città. Molti vi concorsero volontariamente. si fecero provvisioni di viveri. Visto ciò. con pubblico editto. c'era. tutti gli accattoni a ricoverarsi lì. coloro di cui era il mestiere. non ne saranno certamente mancati. co' danari d'un lascito privato. Si mandarono in ronda birri che cacciassero gli accattoni al lazzeretto. Nel momento di cui parliamo. ma si figuri ognuno qual ordine potesse essere stabilito e mantenuto. . s'accostò a dieci mila. nelle taverne. al numero de' poveri. ne hanno portate via non so quante. una grande apertura fatta nel mezzo. d'una strada di circonvallazione. anzi intento espresso della Provvisione. un certo numero d'accattoni sfrattasse dalla città. gli ammalati di peste. ce ne fu.della città. in que' tempi specialmente e in quelle circostanze. e lo fu per molto tempo dopo. Ma molti più furon quelli che restaron fuori. forse quindici meno. fu. in poco tempo. i danari del pubblico si trovan sempre. e vi menassero legati quelli che resistevano. si rilasciaron tutte le mercanzie a un tratto. come l'accenna il nome stesso. già molto prima di quell'epoca. e fatte in fretta in fretta le purghe e gli esperimenti prescritti. allo scherno. prendendone talvolta una gran parte. per ognun de' quali fu assegnato a coloro il premio di dieci soldi: ecco se. non si stette al rigor delle leggi sanitarie. pure la caccia fu tale che. era solita. dove coi volontari si trovavano i forzati. molti altri educati nelle piazze. O che ognun di loro aspettasse di veder gli altri andarsene. continuavano a strascicarsi stentando per le strade.

presso molti. a quella tanto sospirata segatura. Intanto però cominciavano que' benedetti campi a imbiondire. spavento. e con essa un caldo anticipato e violento. sur un po' di paglia putrida e fetente. dal sudiciume. seguite da una siccità ancor più ostinata. ma più debole e interrotto. l'apprensione poi e lo spettacolo continuo della morte resa frequente da tante cagioni. nella Provvisione era vergogna. D'acqua perfino c'era scarsità. rivide quella turba più rada e più compassionevole. con tante vessazioni. il dolore di cari perduti. portate o nate là dentro. e la stagione sua propria. s'era bensì ordinato che la paglia fosse fresca e a sufficienza. da un'oscura e inesatta relazione. come ottenerlo in quel caso. Si discusse. sia che vivesse e andasse covando prima d'allora (ciò che par forse più verisimile. § 1 e 2. il quale ne' corpi affetti e preparati dal disagio e dalla cattiva qualità degli alimenti.. quando non n'avessimo notizie positive. e divenuta essa medesima una nuova e potente cagione. non si trovò altro che di disfare ciò che s'era fatto con tanto apparato. viva e salubre: il pozzo comune. con tanta spesa. Qualunque di queste congetture sia la vera. o sulla nuda terra: perché. che operavano sopra corpi ammalati o ammalazzati. fremito. e divenuta poi quale poteva renderla l'uso e la vicinanza d'una tanta e tal moltitudine. Enrico Acerbi. il tormento e il ribrezzo vicendevole. incertezza. diligente quanto ingegnoso) (Del morbo petecchiale.Come stessero poi tutti insieme d'alloggio e di vitto. Cap. come. bassa. A tutte queste cagioni di mortalità. ma in effetto era stata cattiva. angoscia. Ai mali s'aggiunga il sentimento de' mali. con molte ragioni e con molta riserva. le condizioni necessarie in somma per nascere. vi si propagasse con nuova e terribile rapidità.. nome di pestilenza: sia che la riunione e l'aumento di tutte quelle cause non facesse che aumentare l'attività d'un'influenza puramente epidemica. Gl'infermi furon trasportati a Santa Maria della Stella. si potrebbe tristamente congetturarlo. anche per un più ristretto servizio. s'aggiunga una gran perversità della stagione: piogge ostinate. ognuno dalla sua parte. S'era ugualmente ordinato che il pane fosse di buona qualità: giacché. Mentre in quel luogo tutto il resto era languore. e che scapparon fuori con una gioia furibonda. scarsa. che il pane del lazzeretto fosse alterato con sostanze pesanti e non nutrienti: ed è pur troppo credibile che non fosse uno di que' lamenti in aria. dietro l'ipotesi proposta da alcuni fisici e riproposta da ultimo. tant'altre passioni d'abbattimento o di rabbia. chi pensi come il disagio era già antico e generale. voglio dire. dall'intemperie. dal travaglio e dall'avvilimento trovi la tempera. si licenziaron tutti i poveri non ammalati che ci rimanevano. lenta. dove la più parte perirono. F. quale amministratore ha mai detto che si faccia e si dispensi roba cattiva? ma ciò che non si sarebbe ottenuto nelle circostanze solite. Gli accattoni venuti dal contado se n'andarono.): sia poi che il contagio scoppiasse da principio nel lazzeretto medesimo. la rimembranza dell'antiche abitudini. per il pensiero del come fosse di tanto scemata. E non farà stupore che la mortalità crescesse e regnasse in quel recinto a segno di prendere aspetto e. d'acqua. per dir così. e cambiata spesso. opera del dott. tanto più attive. il numero giornaliero de' morti nel lazzeretto oltrepassò in poco tempo il centinaio. par che pensassero i medici della Sanità. rammarichìo. S'aprì il lazzeretto. allora ospizio di poveri. come troviamo nelle memorie. dice il Ripamonti. o accovacciati sotto i portici. stordimento. da uno. e degli altri contagi in generale. sia (come par che avvenga nelle carestie anche men gravi e men prolungate di quella) che vi avesse luogo un certo contagio. e la mortalità già frequente). La città tornò a risonare dell'antico lamento. la noia e la smania della prigionia. la memoria inquieta di cari assenti. e che portato in quella folla permanente. e per quella moltitudine? Si disse allora. III. nutrirsi e moltiplicare (se a un ignorante è lecito buttar là queste parole. si sentì il parere della Sanità. dove anche motosa. Il buon Federigo gli . doveva esser la gora che gira le mura del recinto. e non si cambiava. Dormivano ammontati a venti a trenta per ognuna di quelle cellette. ma le abbiamo.

e con un nuovo ritrovato di carità: a ogni contadino che si presentasse all'arcivescovado. inviato de' Veneziani. Mentre si facevan gli apparecchi. Don Gonzalo. come s'era sparsa la voce. pare che avesse una gran smania d'acquistarsi un posto nella storia. un secolo avanti. a preparar metalli: e un altro. Da tutti i portamenti di don Gonzalo. che si soccorresse efficacemente il duca di Nevers. il cardinal di Richelieu era poi calato infatti col re. dopo uno scontro. erano accadute in questo frattempo. Molte cose importanti. protestandogli che si verrebbe alla forza. per mantenere il passo. quand'ecco un nuovo flagello. nel Consiglio di quello di Francia. incoraggito ora dal vicino soccorso di Francia. di rappresentare al governatore lo spaventoso pericolo che sovrastava al paese. la quale infatti non poté non occuparsi di lui. ma meno costosa. Il cardinal di Richelieu. scemando di giorno in giorno. si disponeva a calar nel milanese. lasciando soltanto sei mila uomini in Susa. e aveva insieme determinato il re medesimo a condurre in persona la spedizione. alla testa d'un esercito: aveva chiesto il passo al duca di Savoia. poté bene addurre ragioni per combattere quella risoluzione. che il re e il cardinale. e per caparra del trattato. che desse gli stati in mano a Ferdinando. epidemica o contagiosa. intimava in Mantova al nuovo duca. e una falce da mietere. in più disperate circostanze. Con la messe finalmente cessò la carestia: la mortalità. però con termini in cui il no fosse rigirato e allungato. aveva levato l'assedio da Casale. per andare all'assedio di Mantova. avevan portata in Firenze. come racconta lui stesso. Girolamo Soranzo. che in quell'esercito covasse la peste. fece dare un giulio. Il duca che. a unirsi co' Francesi. dando retta alla sua prosa come ai versi dell'Achillini. obbligandosi. o questo manderebbe un esercito ad occuparli. o fochi.accomiatò con un ultimo sforzo. per invadere il ducato di Milano. abborracciata alla meglio una pace col re d'Inghilterra. Il cardinal di Richelieu aveva in vece stabilito di ritornare in Francia. oltre il presidente: quattro magistrati e due medici). aveva proposto e persuaso con la sua potente parola. in quel suo ragguaglio già citato (Pag. Fu in questa occasione che l'Achillini scrisse al re Luigi quel suo famoso sonetto: Sudate. di quelle a cui più specialmente si dà titolo di storiche. ma (come spesso le accade) non conobbe. se questo ricusasse. non s'era concluso. la Roccella. dov'era subito entrato un corpo di Francesi. Il commissario se n'era andato. se ne ritornarono col grosso dell'esercito. quanto si poteva. Oltre tutti i danni che si potevan temere da un tal passaggio. quello di Ferdinando s'avvicinava dall'altra. o non si curò di registrare l'atto di lui più degno di . nel quale il duca. s'era trattato. 16). si prolungò però fin nell'autunno. In marzo. tra l'altre cose. della quale allora nelle truppe alemanne c'era sempre qualche sprazzo. Ma è un destino che i pareri de' poeti non siano ascoltati: e se nella storia trovate de' fatti conformi a qualche loro suggerimento. dite pur francamente ch'eran cose risolute prima. aveva invaso il paese de' Grigioni e la Valtellina. s'era schermito d'accettare una condizione così dura e così sospetta. come s'è detto. parlando di quella che. uno de' conservatori della sanità (eran sei. s'era trattato di nuovo. Era sul finire. fu incaricato dal tribunale. commissario imperiale. e con proposte di sommissione. il conte di Nassau. tanto più se ne schermiva. Alessandro Tadino. anche più apparente. e concluso un accordo. per affari che a lui parevano più urgenti. a rinforzar la guarnigione. aveva stipulato che il Cordova leverebbe l'assedio da Casale. con cui l'esortava a portarsi subito alla liberazione di Terra santa. come dice il Varchi. se quella gente ci passava. eran venuti espressi avvisi al tribunale della sanità. Mentre quell'esercito se n'andava da una parte. col vantaggio de' Francesi. presa. parendogli anche d'uscirne con poco.

dal palazzo di corte. fuorché il tribunale della sanità. e si sperasse nella Provvidenza. non accadde mai a un altro presidente d'un tal corpo. fosse stato cagione di farlo crescere. "uomo". precedeva. uomini di formalità. che i motivi d'interesse e di riputazione. parte accorreva. fu accolto con gran fischiate da ragazzi ch'eran radunati sulla piazza del duomo. et se S. in mezzo a una guardia d'alabardieri. Quando furon vicini alla porta. (Quello che aveva fatto per la peste. i due medici della Sanità (il Tadino suddetto e Senatore Settala. di dove si doveva uscire. e nel mese di settembre. fu mandato il marchese Ambrogio Spinola. ripreso che. Questi poi in particolare. e di là fecero un'ultima scarica sulle carrozze che uscivano. ma non fu possibile far intendere la necessità d'un tal ordine al presidente.e peggio. e la partenza fu trista per lui. parte era lì ad aspettare. non hauesse hauuto a caro che noi hauessimo sonato. Entrata la comitiva nella strada che conduce a porta ticinese. della quale era stato il promotore e il capitano. come vedremo più avanti. tanto più che i trombetti. cominciarono anche a tirar sassi. di questa gente. All'uscir dunque. Più che dalle paghe. la risposta che diede al Tadino in quella circostanza. Citiamo questo tratto per uno de' singolari di quel tempo: ché di certo. et loro robbe". risponde: . gridando: . di minore. la munizione solita in somma di quelle spedizioni. quella celebrità militare che ancor gli rimane. come lo era la cagione. di fare un ragionamento simile. con due trombetti a cavallo davanti. per il comercio.caro signore. altro condottiere italiano. o per timore di render con questo più ardita la moltitudine. torsoli. Veniva rimosso per i cattivi successi della guerra. doveva comandarne che tacessimo -.la va via la carestia. ma non d'ultima fama. fino alla porta. e che gli andaron dietro alla rinfusa. dice il Tadino. non cessaron di sonare. e il popolo lo incolpava della fame sofferta sotto il suo governo. Rispose che non sapeva cosa farci. con quel suo trombettare. in carrozza da viaggio. o per ripugnanza a far cosa che mostrasse timore. In quanto a don Gonzalo. In luogo di don Gonzalo. qualche volta anche per loro proprio conto. va via il sangue de' poveri. se ragionamento si può chiamare. o perché fosse in effetto un po' sbalordito. La milizia. il cui nome aveva già acquistata. Per riparar dunque alla meglio. per i quali s'era mosso quell'esercito. entrò nel ducato di Milano. cominciò a trovarsi in mezzo a una folla di gente che. La moltitudine. e con altre carrozze di nobili che gli facevan seguito. una parte corse sulle mura. e per vendersi poi insieme con essi. da che ci son tribunali di sanità. nelle guerre di Fiandra. E. era ancor composta in gran parte di soldati di ventura arrolati da condottieri di mestiere. a que' tempi. aveva ricevuto l'ordine definitivo di portarsi all'impresa di Mantova. o certo nessuno se n'inquietava. se n'andò da Milano. Ma don Gonzalo. seguiva le carrozze. E nel processo che si fece poi su quel tumulto. per commissione di questo o di quel principe.memoria. che non poteva credere dovesse succedere incontri di morte di tante migliaia di persone. figlio del celebre Lodovico) proposero in quel tribunale che si proibisse sotto severissime pene di comprar roba di nessuna sorte da' soldati ch'eran per passare. erano gli uomini attirati a quel mestiere dalle speranze del saccheggio e da tutti gli allettamenti della licenza. che con tutto ciò si cercasse di riparare alla meglio. non dava nessun ordine. né avrebbe potuto accordarsi così facilmente con l'autorità in parte indipendente de' vari condottieri. e i due medici specialmente). bucce d'ogni sorte. Disciplina stabile e generale non ce n'era. mattoni. uno di costoro. poco dopo quella risposta. che le guardie avevan tentato in vano di respingere. circondava. o non si sapeva. . dal palazzo di corte. "di molta bontà. né erano molto . Intanto l'esercito alemanno. Subito dopo si sbandarono. questa è la nostra professione. sotto il comando supremo del conte Rambaldo di Collalto. pesavan più che il pericolo rappresentato.

stalle: senza parlar delle busse. erano andati. si spandeva subito per quello e per i circonvicini. Tutti i ritrovati. e con tortura di minacce e di percosse. o per tener d'occhio cose preziose nascoste. per il solito molto scarsa. e li metteva a sacco addirittura: ciò che c'era da godere o da portar via. siccome i principi. . un nuovo maledetto suon di trombe. andarono nelle grotte. ad affitto quelle bande. bruciavan le botti votate da quelli. Eran vent'otto mila fanti. e poi un nuovo maledetto batter di cassa. diroccavano. s'intende. qualche volta portavano danni maggiori. guardavan più ad aver gente in quantità. non trovando più da far preda. frugavano per tutti i buchi delle case. quella sua sentenza: esser più facile mantenere un esercito di cento mila uomini. I soldati. portandovi quel che avevan di meglio. anche volendo. dovevan seguire tutto il corso che fa l'Adda per due rami di lago. in quella guerra celebre tra le guerre. dovevano aiutare a fargli far quella cattiva fine che ognun sa. Una gran parte degli abitanti si rifugiavano su per i monti. andarono fino su per i monti a rubare il bestiame. gli usci delle stanze dove non c'era più nulla. conoscevan facilmente negli orti la terra smossa di fresco. riuscivano per lo più inutili. e cacciandosi innanzi le bestie. si vede come avrebbero potuto riuscire a stabilirla e a mantenerla. per venti giorni: ché in tante squadre era diviso l'esercito. delle ferite. le case. a conto. ché soldati di quella razza. che ricevette poi il nome da' trent'anni della sua durata: e allora ne correva l'undecimo. lo distruggevano o lo rovinavano. Quando la prima squadra arrivava al paese della fermata. che uno di dodici mila. che a proporzionare il numero alla loro facoltà di pagare. si gettarono poi sopra Bellano. degli stupri. o per lo meno. si sentiva da lontano morire il suono de' tamburi o delle trombe. Oltre di ciò. Colico fu la prima terra del ducato. la più parte avevan comandato sotto di lui. a spizzico. e. poco meno del nome di Wallenstein. per assicurar l'imprese. guidati da qualche birbante del paese. davan fuoco anche alle case. e poi di nuovo come fiume fino al suo sbocco in Po. il suo proprio reggimento. tra i poveri spaventati troviamo persone di nostra conoscenza. C'era anzi. o per preservar la casa dall'incendio. e per sé e per i suoi effetti. i mobili diventavan legna. È celebre. ne divenivano come un supplimento tacitamente convenuto. gente ben più pratica degli stratagemmi anche di questa guerra. e dopo avevano un buon tratto di questo da costeggiare: in tutto otto giornate nel ducato di Milano. condotto da un suo luogotenente. E questo di cui parliamo era in gran parte composto della gente che. o si sarebbero rivoltati contro un condottiere novatore che si fosse messo in testa d'abolire il saccheggio. succedevano alcune ore d'una quiete spaventata. tutte l'astuzie per salvar la roba. e sette mila cavalli. nel prendere. l'avrebbero lasciato solo a guardar le bandiere. o per non abbandonar qualche ammalato. degli altri condottieri. sotterrate. spariva. il rimanente. e le spoglie de' paesi a cui la toccava. così le paghe venivano per lo più tarde. con tanto più furore facevano sperpero del resto. che invasero que' demòni. Capitolo XXIX Qui. e ci si trovava più d'uno di quelli che. lo costringevano a indicare il tesoro nascosto. di là entrarono e si sparsero nella Valsassina. Questi. né. o anche facevan conto d'acquistare. maltrattavan le persone. annunziava un'altra squadra. quattr'anni dopo. altri rimanevano. per dir così. lo strascinavano alla sua casa. scendendo dalla Valtellina per portarsi nel mantovano. altri perché non avevan nulla da perdere. e con tanta più rabbia. aveva desolata la Germania. Finalmente se n'andavano.raffinatori in fatto di disciplina. e così di peggio in peggio. sotto il suo comando. in cerca di qualche ricco che vi si fosse rimpiattato. da dove sboccarono nel territorio di Lecco. smuravano.

s'affacciava alla finestra. andava dietro a Perpetua. Don Abbondio voleva trattenerla. han dato fuoco a Primaluna: devastano Introbbio. travagliate dal peso e dalla burrasca. Volete lasciarmi in man de' cani? Non sapete che sono luterani la più parte. e rispondeva: . carichi anch'essi quanto potevano. Possibile che nessuno mi voglia aiutare! Oh che gente! Aspettatemi almeno. Don Abbondio. qualche asino. e facevan dalla parte loro il peggio che potevano. don Abbondio non avrebbe potuto far troppo cammino. ch'io non sia abbandonato. pensando a quella che lasciavano in casa. non sa bene cosa sia impiccio e spavento. guardava. e lo spavento che aveva anch'essa in corpo. senza rispondere né guardare in su. son quaranta. per la casa. Per portarsi lontano e fuori della strada che l'esercito aveva a percorrere. passava di corsa. Barsio. hanno saccheggiato Cortenuova. il giorno che si sparsero tutte in una volta le notizie della calata dell'esercito. e le donne con in collo quelli che non potevan camminare. ma si sapeva ch'era stato spedito in fretta da Bergamo uno squadrone di cappelletti. s'aiuti. stralunato e mezzo fuor di sé. in ogni strada da prendere. Mi scusi. all'altra riva: alcune poche rimaste. il qual doveva costeggiare il confine.Come fare? . preoccupata. ostacoli insuperabili. e quelli eran diavoli in carne. con le loro barche. e. e de' suoi portamenti. . meno trattabile di quel che fosse stata mai. avendo già stabilito. s'ingegni. in tal congiuntura. risoluto prima di tutti e più di tutti. dove appena avessero indizio o speranza di far preda. Vengono. son diavoli. o per i bugigattoli. che possa venire anch'io con voi. son trenta. finita che fosse alla meglio quella tumultuaria operazione.S'ingegnano gli altri. eran poi partite stracariche di gente. non era possibile trovar né un calesse. né un cavallo. ma non è capace che d'impedire. risoluto di fuggire. in ogni luogo da ricoverarsi. e temeva d'esser raggiunto per istrada. la più parte de' barcaioli. e pericoli spaventosi.esclamava: . da condurmi via insieme. e discuter con lei i vari partiti. Il lago era grosso. spingendo le loro vaccherelle. in questi momenti. per concertare una risoluzione con lei. tra il da fare. s'eran rifugiati. fortunato lei che non ha da pensare alla famiglia. e a nasconderlo in soffitta. di prenderlo per un braccio. gridava con una voce mezza di pianto e mezza di rimprovero: fate questa carità al vostro povero curato di cercargli qualche cavallo. con le mani e con le braccia piene. si diceva che pericolassero ogni momento. qualche mulo. Lasciato così solo. Con queste e simili risposte si sbrigava da lui. un'esitazione tra il fuggire e il restare. lasciando da parte la difficoltà del cammino.or ora finisco di metter questa roba al sicuro. c'ingegneremo anche noi. per tenere in suggezione i lanzichenecchi.I monti. che le sue gambe non ce lo potessero portare in una tirata. un metter le mani ne' capelli. Alcuni tiravan di lungo. un radunarsi di donne. . né alcun altro mezzo: a piedi. Il pover'uomo correva.dove andare? . e di strascinarlo su per una montagna. un fermarsi a vicenda. e vedendo passar qualcheduno. sono ariani. tirava un gran vento: oltre di questo. sono arrivati a Balabbio. sono anticristi. un consultare tumultuoso. affaccendata a raccogliere il meglio di casa. come un ragazzo. ma lei. e poi faremo anche noi come fanno gli altri -. e la rabbia che le faceva quello del padrone. Pasturo. tendeva gli orecchi. che ammazzare un sacerdote l'hanno per opera meritoria? Volete lasciarmi qui a ricevere il martirio? Oh che gente! Oh che gente! Ma a chi diceva queste cose? Ad uomini che passavano curvi sotto il peso della loro povera roba. aspettate d'esser quindici o venti. domani son qui: tali eran le voci che passavan di bocca in bocca.Chi non ha visto don Abbondio. in vece di venir tra' piedi a piangere e a impicciare -. . non eran sicuri: già s'era saputo che i lanzichenecchi vi s'arrampicavano come gatti. Crede lei che anche gli altri non abbiano una pelle da salvare? Che vengono per far la guerra a lei i soldati? Potrebbe anche dare una mano. Il territorio bergamasco non era tanto distante. né più né meno di questi. son cinquanta mila. e insieme un correre. qualcheduno diceva: eh messere! faccia anche lei come può. del suo avvicinarsi. e la fretta. era. ma Perpetua. vedeva però. conducendosi dietro i figli. affannata. temendo d'esser forzati a tragittar soldati o bagagli.

Ma. il quale. Ma i danari nascosti. e glielo veniva a proporre. si rammentò che. sola in casa. risoluta anche lei di non aspettare ospiti di quella sorte. dicendo intanto: . mentre andava anch'essa rimpiattando qua e là alla meglio ciò che non poteva portar con sé. andò allo scrigno. e si mise in fretta a collocarvi nel fondo un po' di biancheria sua e del padrone. . appiè del fico -. dal cielo.Ma. Trovatolo con Perpetua.gli disse questa: .Li dia a me. e all'insidie de' paesani. era stata qualche tempo in forse del luogo dove ritirarsi. Agnese.e i danari? . E tornava in cerca di Perpetua. e là sentiremo. e tanto più di cuore.il breviario almeno lo porterà lei. era anche lontano il caso che a lui venisse fatta una richiesta. e pensava agli scudi. Suppose che. che teneva cuciti nel busto. specialmente chi non è avvezzo a maneggiarne molti. che anderò a sotterrarli qui nell'orto di casa. a farsi spicciolare uno scudo. la quale disse: . fece la proposta a tutt'e due. non potevano arrivar se non gli uccelli. lasciandogli sempre qualcosa da dare a qualcheduno più povero di lei. anderemo in istrada. . del bene piovutole. e in aria di chi viene a fare una proposta importante. in un tal parapiglia. quelli che avevan danari. e vedremo cosa convenga di fare. e lo consegnò a Perpetua. come si dice. . insieme con le posate. a dispetto del padrone.vo a sotterrarli nell'orto. e che. con un paniere dove c'era della munizione da bocca. Pensò come potrebbe farsi conoscere da quel signore. s'eran trovati a più terribil condizione. ma. essendo lontani i due giovani. e che il partito potrebbe parer molto buono anche a lui. Era vero che. insieme con essi.. e a me nessuno vuol pensare -. e si risolvette d'andare a chiedere un asilo lassù.. ne' paesi già invasi. Ora. era la cagion principale della sua angustia e della irresoluzione. e le venne subito in mente don Abbondio.Oh appunto! . . e con ancora un po' di quell'oro dell'innominato. tenga qualche soldo. il pover'uomo doveva esser ancor più impicciato e più sbigottito di lei. In quel momento entrò Agnese con una gerletta sulle spalle. . per aver essa sentito che. che ne' mesi della fame le avevan fatto tanto pro. dopo quel colloquio così fatto con l'arcivescovo. esposti insieme alla violenza degli stranieri. dia qui. Ricomparve poco dopo.Come faremo? .Oh povero me! .oh che gente! che cuori! Non c'è carità: ognun pensa a sé. l'innominato. e dove..Dove vanno tutti gli altri? Prima di tutto. Don Abbondio ubbidì. le aveva mandate le più larghe offerte di servizi. si rammentò le cose che aveva sentito raccontare di quel suo castello posto in luogo così sicuro. cavò il suo tesoretto. e con una piccola gerla vota. dal quale andava. e poi lasci fare a me. per quel che può occorrere. la quale avrebbe messa quella benevolenza a un gran cimento. volta per volta.esclamava don Abbondio: . tengono il possessore in un sospetto continuo del sospetto altrui. Il residuo appunto di quegli scudi. e andò.Ma dove andiamo? . fuorché a don Abbondio. non aveva fatta la confidenza a nessuno. le aveva sempre fatto festa. com'era. che lo poteva senza compromettersi con nessuno.

ché. . che serve a lui.E poi. Don Abbondio diede. . a cui sarebbe toccato a far di tutto.Che gabbia? Con tutti codesti suoi casi. o per le strade che conducevan direttamente all'alture. e voleva esser duca di Mantova a dispetto del mondo. è convertito davvero.Che c'è da dubitarne ancora. dopo tutto quello che si sa. . e poi lasciato scappar qualche interiezione. eh? . Non s'incontrava nessuno: la gente era. a . se apparisse qualche figura sospetta. E poi e poi. e poi. che avrebbe potuto stare in Francia a godersela. e col suo bordone in mano. a far fagotto. fosse duca di Mantova Tizio o Sempronio. qualcosa di straordinario. ed era lui che ce gli attirava: tutto per il gusto di far la guerra.E se andassimo a metterci in gabbia? . . Se hanno un po' di cuore per la loro chiesa. zitti zitti. quando saremo là. e mise la chiave in tasca. più per non trascurare una formalità. . pensando ognuno a' casi suoi. dopo quello che anche lei ha veduto? . che avrebbe dovuto aver giudizio per gli altri. e che non bisogna perder tempo.e così dicendo. non istar su tutti i puntigli: ché finalmente. . lui sarebbe sempre stato l'imperatore. . finita questa poca grazia di Dio. nel passare. e uscirono tutt'e tre per un usciolino che metteva sulla piazzetta. Perpetua richiuse. Don Abbondio andò.al popolo tocca a custodirla.trovar qualche uomo che venisse con noi. e mettersi la strada tra le gambe. sopra la biancheria. col breviario sotto il braccio. Là.disse don Abbondio. Perpetua? .Un'altra. e andiamo. e la prese sulle spalle..Che ne dite. per perder tempo! . e sarà ben contento anche lui di ricoverarci. ora si sa che non vorrebbe altro che far servizi al prossimo. Dopo aver sospirato e risospirato.che fossero qui que' signori a vedere. tal sia di loro.Andarlo a cercar ora l'uomo. don Abbondio cominciò a brontolare più di seguito. Brava Agnese! v'è proprio venuto un buon pensiero -. . specialmente don Abbondio. per tener lontani i flagelli dal paese. l'accomodava nella gerla.Dico che è un'ispirazione del cielo.domandò don Abbondio. per far la scorta al suo curato? Se incontrassimo qualche birbone. non si verrebbe mai a una conclusione.ci saremmo trovati a mal partito. con l'imperatore.. che ognuno ha da pensare a' fatti suoi. un'occhiata alla chiesa. Quel signore.Bisognerebbe. .diceva. . lasciar correr l'acqua all'ingiù. sul confine. E messa la gerla sur un tavolino.E poi. o nelle case a guardarle. . Animo! vada a prendere il breviario e il cappello. che aiuto m'avete a dar voi altre? . ci troveremo ben contenti. se poi non hanno cuore. a fare il principe.. .Convertito. soldati non ne verrà certamente. col cappello in capo. e disse tra i denti: . di lì a un momento. e guardandosi intorno. mi scusi. Se la prendeva col duca di Nevers. Presero per i campi.Non si potrebbe. passò le braccia nelle cigne. che pur troppo ce n'è in giro parecchi. . e così per aria. tornò.esclamò Perpetua. ci troveremo anche da mangiare. ci penseranno. L'aveva principalmente col governatore. su per i monti. a nascondere. che per fede che avesse in quella toppa e in que' battenti.

provare. era appunto quell'autunno sul quale avevan fatto assegnamento: né era da supporre che donna Prassede volesse venire a villeggiare da quelle parti. e più pungente il suo dispiacere. in quel pezzo di strada. . aveva pensato con comodo al nascondimento fatto in furia. e mettendo i pugni su' fianchi.concluse don Abbondio. sono di quelle sue solite chiacchiere che non concludon nulla.. .Come! . la quale..Cosa c'è? Perpetua. ormai sicuro della vita. nell'abbracciar la buona donna. d'aver mal riposta la tal altra. Agnese interrompeva questi contrasti. . d'aver lasciata una traccia che poteva guidare i ladroni. qui. in vece d'aiutarmi e farmi coraggio! Ho pensato forse più alla roba di casa che alla mia.come! verrà ora a farmi codesti rimproveri.disse Agnese. in quella maniera che la gerla glielo permetteva: . avevan presa la strada pubblica. La vista de' luoghi rendeva ancor più vivi que' pensieri d'Agnese. e poi per mangiare un boccone. .Brava! . la testa.. Agnese. Furono ricevuti a braccia aperte.Lasci un po' star codesta gente. Fate del bene a quanti più potete. diede in un dirotto pianto. . e veduti con gran piacere: rammentavano una buona azione. ne va di mezzo chi non ci ha colpa. quand'era lei che me la faceva andar via. se ci si fosse trovata. mi scusi. se qualcosa anderà a male.Codeste.disse Perpetua. come facevan tutti gli altri villeggianti. a casa la figlia. quanto di vedere svanita la speranza di riabbracciar presto la sua Lucia.diceva Perpetua. dice qui il nostro autore. quanto bastava per poter angustiarsi della roba: . e rispondeva con singhiozzi alle domande che quella e il marito le facevan di Lucia.. ché non siamo in viaggio per divertimento.brava! così avete fatto? Dove avevate la testa? . che già non son quelli che ci verranno a aiutare.E anche a riposare un pochino: ché di questa gerla io comincio ad averne abbastanza. . ché. . e vi seguirà tanto più spesso d'incontrar de' visi che vi mettano allegria. . che gusto è. fermandosi un momento su due piedi.Con patto di non perder tempo. non so cosa mi dire: ho fatto anche più del mio dovere. . .disse don Abbondio. dopo aver soggiornato con lei. in tali circostanze: piuttosto ne sarebbe partita. E già si vedeva il paese. in casa del sarto. per così poco tempo. là. non ho avuto chi mi desse una mano. .Anderemo bene a salutar quella brava gente. Hanno da rendere un bel conto! Ma intanto. cominciò a lamentarsi d'aver dimenticata la tal cosa. se vi rammentate. quel che mi dà noia. ho dovuto far da Marta e Maddalena. che le fu d'un gran sollievo. quella medesima per cui la povera donna era venuta riconducendo. . entrando anche lei a parlare de' suoi guai: e non si rammaricava tanto dell'incomodo e del danno. Usciti da' sentieri. Piuttosto.esclamò Perpetua.

Sta meglio di noi. Si misero a tavola. . la donna a prendere un po' di biancheria da tavola. signor curato. d'uno scombussolamento di questa sorte? . il pentolino. non hanno paura? . fuor de' pericoli.. e portale qui: tutte. . . Già lo conoscete anche troppo quel mestiere -. a parlar bene. .disse a un altro. .Cosa devo dire? Mi doveva cascare addosso anche questa! .E tu. . E tu.al castello di ***. e di desinare in compagnia.mi par di leggere la storia de' mori in Francia. . s'hanno a sentir prima altre notizie da' poveri paesi dove anderanno a fermarsi.devono onorare la mia povera tavola: alla buona: ci sarà un piatto di buon viso. si venne a patti d'accozzar. lontana da queste diavolerie. come lei sa che si dice. signor curato: propriamente in ospitazione.Dirò.disse il sarto: . . . siccome era l'ora del desinare. Dopo un po' di cerimonie da una parte e dall'altra. grazie al cielo.disse a un ragazzo.disse don Abbondio.L'hanno pensata bene: sicuri come in chiesa. . e che ce n'arrivi tuttora. . . che andasse a diricciar quattro castagne primaticce. a dare una scossa al pesco. Perpetua cavò fuori le provvisioni. da farne cader quattro. qui non dovrebbero venire coloro: siam troppo fuori della loro strada. per don Abbondio. . ve'. . . . Presto. Perpetua disse d'aver con sé qualcosa da rompere il digiuno.Però. che Dio non voglia: ma in ogni caso c'è tempo. Si concluse di star lì un poco a prender fiato.va' sul fico. almeno con molta più che nessuno de' commensali si fosse aspettato d'averne in quella giornata. e. Lui andò a spillare una sua botticina.Sicuro.E qui. .Cosa ne dice. hanno scelto un buon ricovero. e desinarono. se non con grand'allegria. il sarto ordinò a una bambina (quella che aveva portato quel boccone a Maria vedova: chi sa se ve ne rammentate più!). con una posata che Perpetua aveva nella gerla.chi diavolo ha a andar lassù per forza? E troveranno compagnia: ché già s'è sentito che ci sia rifugiata molta gente.signori. . come si dice. .è a Milano.disse don Abbondio: . presto. qualche scappata. . .va' nell'orto.disse il sarto. Al più al più. I ragazzi s'eran messi con gran festa intorno ad Agnese loro amica vecchia.Siamo incamminati.disse il sarto: . ch'eran riposte in un cantuccio: e le mettesse a arrostire.Li compatisco.risposero a una voce il padrone e la serva.disse don Abbondio.Scappano. eh? il signor curato e la compagnia. s'apparecchiò: un tovagliolo e un piatto di maiolica al posto d'onore. . a coglierne quattro de' più maturi. .riprese quello: .

. Ci metton le gerle. e gli disse: . . con questa cosa qui? . salgon su. Alzati poi da tavola. .disse don Abbondio. Quel coraggio che altre volte aveva mostrato nell'offendere e nel difendersi. tutta quella servitù?. grazie.. ora lo mostrava nel non fare né l'una cosa né l'altra.E quella gente che teneva con sé?. ma. che teneva attaccata a un battente d'uscio.m'ha fatto dire dal signor monsignor illustrissimo. .Gran bella conversione! . Mentre si fanno e si ricusano ringraziamenti.E a me.. e poco dopo. c'è sotto il suo nome: è una memoria. la seconda metà del viaggio.diceva. Il sarto si mise a parlare alla distesa della santa vita dell'innominato. giacché lui aveva potuto esaminar da vicino e con comodo il cardinale in persona. aveva sempre continuato a far ciò che allora s'era proposto. secondo l'occasione. le fece osservare una stampa rappresentante il cardinale.Grand'uomo! . da pover'uomo posso servirla: ché anch'io mi diverto un po' a leggere. che. n'era divenuto l'esempio e il benefattore. ma non era mai quieto abbastanza. Si voltò poi a don Abbondio.Grazie. che si ha appena testa d'occuparsi di quel che è di precetto. Quanto sarei contento di potergli parlare un'altra volta. dal giorno che l'abbiam lasciato. Cose non da par suo..disse Agnese. che non era somigliante. Questo. in quella medesima stanza.lo dico sempre anch'io: noi. n'è vero? si mantiene.L'hanno voluto far lui. quando avessi bisogno di qualcosa. . tornò a dire che arrivava. e quando ho avuto un'altra volta l'onore di trovarmi con lui.disse il sarto: .. e come. in venerazione del personaggio. chieder pace. Don Abbondio faceva fretta. . con un po' più d'agio e di tranquillità d'animo.riprese don Abbondio: .. Lo conosco quel bravo signore. inviti e promesse d'un'altra fermata al ritorno. han mutato sistema. sempre del bene in somma. .rispose don Abbondio: . Andava sempre solo e senz'armi.disse Agnese.. e si barattano saluti e buoni augùri. . per passare il tempo.. se mai desiderasse di portar lassù qualche libro. che non ho né anche potuto fargli un po' d'onore.grand'uomo! Peccato che sia passato di qui così in furia. se non altro. dall'essere il flagello de' contorni.e quelli che son rimasti.N'è vero che non somiglia? . disposto a tutto quello che gli potesse .che saremo ben accolti. bastava che andassi da lui. .. il baroccio è arrivato davanti all'uscio di strada. il quale n'aveva più d'una volta sentito dir qualcosa. . fu così compito! . Il sarto aveva detto la verità a don Abbondio.e si mantiene. ma come! In somma è diventato quel castello una Tebaide: lei le sa queste cose. Entrò poi a parlar con Agnese della visita del cardinale. ma però. e anche per poter dire a chiunque capitasse. . .Voglio sperare. intorno all'innominato. compensar danni. .Sfrattati la più parte. libri in volgare. e principiano.rispose il sarto: . . n'andò subito in cerca.signor curato.Nel vestito gli somiglia. soccorrer poveri. .son circostanze. il sarto s'impegnò di trovare un baroccio che li conducesse appiè della salita. non c'ingannano.. un po' più con comodo.riprese don Abbondio. . eh? ma.

Molti. non avrebbe potuto aver altro effetto. senza far mai pace. Con tutto ciò. di non veder probabilità di trovarsi in nessun caso più forti di colui. poté parere. lui meno d'ogni altro. ancor meglio di prima. ora che a quel nome già illustre e infame. che la rendeva tanto agevole. e partecipe. che di stornare i suoi simili dal divenire inoffensivi. che in ogni tempo gli erano state di qualche difesa. e che. ch'eran così spesso alle prese tra loro. incontrandolo poi solo. tanto più valevano per lui. cospiravano in vece a procacciargli e a mantenergli un'ammirazione. perché ci si vedeva. e sarebbe parso strano l'infierire contro chi era stato soggetto di tante congratulazioni. tante braccia e il suo. poteva trovarsi abbastanza contento d'esser liberato dalla più indomabile e molesta. la sicurezza della quale non si dava pensiero. e non c'era pericolo che nessuno glielo prendesse: sarebbe stato come usurpare un posto d'onore. spesso pure. e che dell'ingiuria. la sua presenza e il suo contegno avevano acquistato. Questa era tale. I magistrati e i grandi s'eran rallegrati di questa.accadere dopo tante violenze commesse. disarmato. . anzi mischiando sempre alle ostilità atti di riconoscimento e proteste di deferenza. che quella conversione produceva riparazioni che non era avvezzo ad ottenere. più o meno. quanto un sacrilegio: e quelli stessi a cui questo sentimento degli altri poteva servir di ritegno. E in quello stato di cose e d'idee. ma riguardo a lui una giusta retribuzione. che doveva aver lasciati tanti desidèri di vendetta. un non so che di più alto e di più nobile. Era quell'uomo che nessuno aveva potuto umiliare. aveva diritto di farsi punitore. allontanavano pure da lui le vendette della forza pubblica. se non l'assoluzione del secondo. Queste medesime ed altre cagioni. in quelle singolari relazioni dell'autorità spirituale e del poter civile. non pareva un buon mezzo di cancellar la vergogna di non aver saputo fare stare a dovere un facinoroso: e l'esempio che si fosse dato col punirlo. senza che lui lo sapesse. La rimembranza dell'antica ferocia. irritati altre volte dal suo disprezzo e dalla paura degli altri. contro ribellioni vive e rinascenti. sarebbe un'ingiuria riguardo a Dio. poteva parere non tanto un'insolenza e una viltà. In quell'abbassamento volontario. andava aggiunta la lode d'una condotta esemplare. a non abbassarsi troppo. e la vista della mansuetudine presente. per la sua sicurezza. ne partecipavano anche loro. e doveva star attento a non lasciar troppo trasparire nel volto e negli atti il sentimento interno di compunzione. Gli odi. una. e senza pericolo. una soddisfazione che non avrebbero potuta promettersi dalla più fortunata vendetta. per ricattarsi di qualche gran torto. e nemmeno a richiedere. si sentivano come legati e tenuti in rispetto dalla venerazione pubblica per l'uomo penitente e benefico. Probabilmente anche la parte che il cardinal Federigo aveva avuta nella conversione. che gli serviva principalmente di salvaguardia. che spesso quell'uomo si trovava impicciato a schermirsi dalle dimostrazioni che gliene venivan fatte. servivano a questo come d'uno scudo sacro. I rancori. e il suo nome associato a quello del convertito. la noncuranza d'ogni pericolo. quando quella s'era sola adoprata a produrre un effetto voluto da tutt'e due. non s'eran sentiti altro impulso che di fargli dimostrazioni d'onore. per non esser troppo esaltato. Il grado e le parentele. la gloria della conversione. il cui dispiacere più amaro e più intenso era stato per molt'anni. per non andare a cercar altro: tanto più. era rimasto non meno inviolato di quando teneva armate. contro ogni aspettativa. andavan di conserva a un fine comune. Tormentare un santo. che la riconciliazione della prima portasse con sé l'oblivione. la soddisfazione di vedere un tal uomo pentito de' suoi torti. l'altra. senza mirar mai a distruggersi. in certa maniera. anche da questa parte. un potere occupato in una guerra perpetua. e spesso infelice. anche i più rozzi e rabbiosi. o anche trattarlo con poco riguardo. e che s'era umiliato da sé. e in atto di chi non farebbe resistenza. persuaso che ogni male che gli venisse fatto. per dir così. si dileguavano ora davanti a quella nuova umiltà: gli offesi avevano ottenuta. Oltre di ciò. e gli procuravano. e persuaso che sarebbe commetterne una nuova l'usar la forza in difesa di chi era debitore di tanto e a tanti. pubblicamente come il popolo. S'era scelto nella chiesa l'ultimo luogo. della loro indegnazione. Offender poi quell'uomo.

coltellacci. come trovo nel luogo. che anche si trovavano a un tratto rotti i fili di trame ordite da un pezzo. stizza. chi si sarà arrolato in qualche terzo. assegnò i posti all'entrature e in altri luoghi della valle. pugnali. e poi abbandonati. altrove citato. che da un pezzo stavan lì ammucchiate. eran tornati ai campi. inermi e rispettati. la più parte degli sgherri di casa. per terra. che avevan tanto oppresso e spaventato. pochi e valenti. a chi non n'aveva. come i versi di Torti. che la sua casa sarebbe aperta a chiunque ci si volesse rifugiare. per guastarli. nativi della valle. quella sua famosa carabina. e per conto suo. e pensò subito a mettere. ne venne piuttosto al cardinal Federigo. che chiunque si sentiva. abbattimento. e inchinato da molti. o ai mestieri imparati nella prima età. nel momento forse che aspettavano la nuova dell'esecuzione. moschetti. fece loro una parlata sulla buona occasione che Dio dava loro e a lui. o di qualche altra parte belligerante. al par di lui. i forestieri eran rimasti nel castello. Ma già abbiam veduto quali diversi sentimenti quella conversione facesse nascere negli sgherri che si trovavano allora con lui. accolse quegli sbandati. con quel tono naturale di comando. Lo stesso accadde agli altri che teneva sparsi in diversi posti. sarebbero corsi a gara grandi e piccoli a calpestarlo. e fors'anche tra gli antichi amici di quello che lasciava. e a tutti per le cagioni medesime. non vedesse in loro che amici e difensori. perché la gente che veniva a ricoverarsi lassù. non solo questa. Ma quando. spade. Fece poi portar giù da una stanza a tetto l'armi da fuoco. ne diede. sulla salita. d'impiegarsi una volta in aiuto del prossimo. e. o che lo avevano abbracciato volentieri. tutto contento che quelle sue mura fossero cercate come asilo da' deboli. venisse con armi al castello. pistole. che perdevano una così gran forza sulla quale erano avvezzi a fare assegnamento. che per tanto tempo le avevan guardate da lontano come un enorme spauracchio. al calar delle bande alemanne. fuorché disprezzo né odio. dolore.Così quell'uomo sul quale. come servitori: gli uni e gli altri. i più. che fossero come ufiziali. Di quelli poi che s'eran potuti avvezzare al nuovo tenor di vita. fece sparger la voce. e gliele distribuì. se la passavano. Di mano in mano poi. lo stesso a' complici di più alto affare. in istato di difesa. l'innominato. ne' tempi della sua vita disperata. alle porte del castello. È vero ch'eran anche molti a cui quella strepitosa mutazione dovette far tutt'altro che piacere: tanti esecutori stipendiati di delitti. Molt'odio. o come già s'era costumato in quel castello medesimo. Riguardavan questo come uno che s'era mischiato ne' loro affari. con espressioni piuttosto di riconoscenza che di cortesia. alcuni fuggiaschi di paesi invasi o minacciati capitarono su al castello a chieder ricovero. un po' di tutto. E il simile avranno fatto quegli altri che stavano prima a' suoi ordini. c'erano in disparte l'armi che lui solo aveva portate. in asta. quasi ribenedetti nello stesso tempo che il loro padrone. veniva risparmiato da tutti. o . Radunò i servitori che gli eran rimasti. e che la sentirono annunziare dalla sua bocca: stupore. se fosse caduto. se n'erano andati. Chi avrà cercato altro padrone. come in un campo. se mai lanzichenecchi o cappelletti volessero provarsi di venirci a far delle loro. del Ripamonti. e soprattutto prescrisse come dovessero contenersi. annunziò loro in generale ciò che intendeva che facessero. né vedendo probabilità che s'avesse a mutare. l'innominato aveva voluto salvar l'anima sua: nessuno aveva ragion di lagnarsene. quando riseppero la terribile nuova. da taglio. In un canto di quella stanza a tetto. stabilì l'ore e i modi di dar la muta. come allora dicevano. in diversi paesi. messosi volontariamente a terra. ch'esprimeva la certezza dell'ubbidienza. scelse alcuni. spadoni. non potendo accomodarsi alla nuova disciplina. chi si sarà anche contentato d'andar birboneggiando in libertà. senza fare né ricever torti. ma anche la valle. chi si sarà messo alla strada. e avessero altri sotto il loro comando. fece dire a' suoi contadini e affittuari della valle. per far la guerra a minuto. di Spagna o di Mantova. tanti compagni nel delitto.

su e giù per la salita. ne' pericoli. Che abbian tutti a voler cacciarsi in un luogo!. . E aveva dato ordine di far venire provvisioni abbondanti. . con tutto ciò. staccatosi da loro.appoggiati al muro. si barattavan domande e risposte. quando. E poi. in un momento che non c'era nessuno d'intorno: .replicava don Abbondio: . a rizzar letti. io ho sempre sentito dire che. fosse voto. come i nostri. come pecore senza ragione. .Oh che storia! borbottava alle donne.anche loro potrebbero dir lo stesso di noi. fosse proposito. anzi quel concorso.disse don Abbondio: . dentro e fuori del castello. Seccatori! . o lo avessero già visto. tutti quelli che s'incontrano. alla testa di quella specie di guarnigione. a disporre sacconi e strapunti nelle stanze. In circostanze simili. nelle sale. . se volessero far delle pazzie. senza aspettar l'arrivo de' soldati. . sarebbe un bel gusto. cominciava a dargli ombra. o suoi dipendenti.Oh! voglion far altro che venir lassù. chi gli aveva visti coloro. Nello stesso tempo. e li dipingeva come gli spaventati soglion dipingere. a rinforzare. eh? di trovarsi in una battaglia.A questo modo. Vada la roba.dicevan le due donne: .ché già le chiacchiere non servono a nulla. Chi era scappato. . è come se si conoscessero. cominciarono a trovar compagni di viaggio e di sventura. e. per la strada.povera donna! Non sapete che ogni lanzichenecco ne mangia cento di costoro? E poi. tutti portan via. l'uno dietro l'altro. chi aveva sentiti i tamburi o le trombe. ma all'imboccatura opposta. In casa.tutti qui: e via. a stabilire. .. a voce più bassa: .Chetatevi un po'. per ispesare gli ospiti che Dio gli manderebbe. Nessuno de' servitori le toccò. Ci vengono sicuro: sicuro ci vengono.borbottava poi. . e più ancora il maggiore che sentiva esserci dall'altra parte. con gli occhi. ma almeno siamo in salvo. con la presenza. a visitar posti.ringraziamo il cielo. Capitolo XXX Quantunque il concorso maggiore non fosse dalla parte per cui i nostri tre fuggitivi s'avvicinavano alla valle. crederanno che lassù ci siano tesori. . e si voltavano ancora a guardarlo. Quel ch'è fatto è fatto: ci siamo. . in giro per la valle.anche loro devono andar per la loro strada. bisogna starci. Lui intanto non istava mai fermo. che radunarsi tanta gente in un luogo è lo stesso che volerci tirare i soldati per forza? Tutti nascondono. a vedere. che diventavan dormitòri.oh che storia! Non capite. dimenticando un momento i guai e i timori che gli avevano spinti lassù. seguitava la sua strada. a farsi vedere. . Oh povero me! dove mi sono imbarcato! .Nessuna. lo guardavano estatici. e via. . a preparar nel castello alloggio a quante più persone fosse possibile. Ogni volta che il baroccio aveva raggiunto qualche pedone. ma concertarono di domandare al padrone quali voleva che gli fossero portate. e via. faceva accoglienza a quelli che arrivavano. a mettere e a tenere in regola. Ma don Abbondio non trovava che ci fosse tanto da rallegrarsi.disse Agnese.diceva Perpetua: . è meglio essere in molti.rispose. o lo vedessero per la prima volta.In molti? in molti? . .Siamo ancora fortunati. e i quali infatti andavan crescendo di giorno in giorno.. nelle case non resta nulla. Oh povero me! Era meno male andar su per i monti. che da traverse e viottole erano sboccati o sboccavano nella strada. Sarà quel che vorrà la Provvidenza: il cielo ce la mandi buona. aveva messo in moto altr'uomini e donne di servizio. restò sempre disarmato. con le parole. e tutti.

par che li voglia invitare!" . per loro. specialmente a chi non è avvezzo a sentirne. Già non poteva essere altrimenti: me lo sarei dovuto aspettare da un uomo di quella qualità.Se ha poi paura anche d'esser difeso e aiutato.le replicò don Abbondio: .. Pregate il cielo che abbian fretta i soldati. Non sapete che i soldati è il loro mestiere di prender le fortezze? Non cercan altro..Oh! per questo.disse Agnese: . parte sull'uscio d'una casa.! . o che non vengano a sapere le cose che si fanno qui. E Agnese. Oh povero me! Basta. e passano la gente a fil di spada. che qui non è luogo da far pettegolezzi.se c'è della brava gente qui. provava come un nuovo e più vivo sentimento di quelle crudeli memorie. . Alla Malanotte. La vista di que' luoghi gli andava risvegliando nella fantasia.ricominciava Perpetua. con voce bassa ma iraconda. ma se parlate in questa maniera. erano ben cambiate. e s'incamminò con le due compagne per la salita. Ma cosa vuol fare? vuol far la guerra? vuol fare il re. vide un buon posto d'armati. non si può dire che noia gli desse quella vista. . all'entrata della valle.le gridò in un orecchio don Abbondio: .zitta! E badate bene di non riportare questi discorsi. . sempre però a voce bassa: . trovarono un altro picchetto d'armati.Ma fu ben peggio quando. dicendo intanto tra sé: "ohimè. signor padrone. senza far parola. . e se n'era fatta in mente una pittura fantastica che le si rappresentava ogni volta che pensava al viaggio spaventoso di Lucia. la rimembranza di quelle che vi aveva sofferte l'altra volta.. .son discorsi codesti da farsi qui? Non sapete che siamo in casa sua? Fortuna che ora nessun vi sente.ora che è santo. e mescolando all'angosce presenti. perché tutto quel che trovano è per loro.gli disse Perpetua.a pensare che la mia povera Lucia è passata per questa strada! . e che si mette all'ordine questo luogo come una fortezza. Li guardò con la coda dell'occhio: non eran quelle facce che gli era toccato a vedere nell'altra dolorosa sua gita.. Vengano ora i soldati: qui non sono come que' nostri spauriti.. Ricordatevi che qui bisogna far sempre viso ridente. E intendetela bene tutt'e due. ci avevo già pensato: che crede che non le sappia un pochino le creanze? . . e parte nelle stanze terrene: pareva una caserma.zitta! che non sapete quel che vi dite. tutto ciò che passa per la mente? Pensate piuttosto a ringraziarlo del bene che v'ha fatto.pensava: . don Abbondio: . ne scesero. ma don Abbondio l'interruppe aspramente.esclamò: .La creanza è di non dir le cose che posson dispiacere. ohimè: son proprio venuto in un accampamento!" Qui il baroccio si fermò. . che ci saprà difendere. . . don Abbondio pagò in fretta. e approvare tutto quello che si vede. che non son buoni che a menar le gambe.Volete stare zitta? donna senza giudizio! . vedendoli ora quali eran davvero. vedrò se ci sarà maniera di mettersi in salvo su per queste balze.State zitta. o se ce n'era di quelle. dare un assalto è come andare a nozze. ma con tutto ciò. ai quali don Abbondio fece una scappellata. In una battaglia non mi ci colgono oh! in una battaglia non mi ci colgono.Oh signor curato! .ecco se le fanno le pazzie. senza riguardo. la quale non gli aveva mai visti que' luoghi. e da dir tutto . lui? Oh povero me! In circostanze che si vorrebbe potersi nasconder sotto terra. di dar nell'occhio.Vede ora. e licenziò il condottiere. "Oh povero me! .Oh! .Zitta! ..rispose. e costui cerca ogni maniera di farsi scorgere.credete voi che ai santi si possa dire.

che non gli ho voluti aspettare que' diavoli. . ma.esclamò l'innominato..ché ora è in sicuro. ...zitta! . .Di Lucia.vengo a incomodarla. di quella. Anche questo aveva visto e riconosciuto don Abbondio. mi fate del bene. in questa casa.. giri un'altra masnada di gente. e sapute che l'ebbe.disse.Fa peggio lei con tutte codeste sue.ho anche a ringraziarla. . E casa d'un gran signore. . e se si volessero provare.continuò don Abbondio..Sa il cielo se avrei potuto uscir vivo dalle loro mani. si voltò per accompagnare al castello i nuovi ospiti. ma. anche da quella parte. ad Agnese. domandando premurosamente le nuove di Lucia. . .riprese l'innominato: . e insieme si levò il cappello in fretta. Siate la benvenuta. Ma: . .. . da me. Agnese diede al curato un'occhiata che voleva dire: veda un poco se c'è bisogno che lei entri di mezzo tra noi due a dar pareri. mi son preso anche la libertà di menar compagnia. quando gli fu vicino.disse Agnese: . giudizio.mi son preso l'ardire di venire. . .rispose don Abbondio. Anzi. ma.rispose l'innominato: .rispose don Abbondio. . siam pronti a riceverli. malgrado la loro resistenza cerimoniosa.Di Lucia! . . e soprattutto dirne poche.riprendeva Perpetua. . .Confidato nella gran bontà di vossignoria illustrissima. . .sento che.Benvenuta. e fece un profondo inchino: ché.. e solo quando c'è necessità: ché a stare zitti non si sbaglia mai.gli domandò l'innominato. . . ..è una donna a cui vossignoria ha già fatto del bene: la madre di quella. se potete: pesar le parole. .disse l'innominato.E questa.. . già lo sapete: vedete che compagnia c'è d'intorno: ci vien gente di tutte le sorte. son ben contento di poterle esser utile in qualche cosa.No. L'innominato troncò quelle parole. in queste triste circostanze.ma non dubiti. . Voi ci portate la benedizione.. ..Del bene. a incomodarla: e.Bene.E sento. ... ..avrei voluto offrirle la mia casa in miglior occasione.. a ogni modo. .Oh giusto! . io! Dio immortale! Voi.disse don Abbondio. guardando in su. . voltandosi.Signor curato.continuò. che siam pronti anche per loro. . con la testa bassa. si faccia coraggio.. . aveva visto l'innominato scender verso di loro. .quello che vi può venire in testa. . Questa è la mia governante. e affrettava il passo per andargli incontro. accennando col dito i monti che chiudevano la valle di rimpetto.Sono arrivati alla sua parrocchia? . sicché. come vede vossignoria illustrissima.. Quassù non verranno.E vero.soggiunse. e venire a incomodare vossignoria illustrissima.Speriamo che non vengano. avvicinandosegli all'orecchio. . signore. . a venir qui..gridò sottovoce don Abbondio. come fece.disse Agnese.

ma. A ogni avviso.proprio tra due fuochi. L'innominato aveva messe guardie in diversi luoghi. l'innominato mandava uomini a esplorare. L'innominato gl'inseguì per un pezzo di strada. Ma una volta. tra quella moltitudine. e gli uomini più autorevoli che si trovavan tra i ricoverati. e finalmente se ne ritornò. senz'aspettarsi l'uno con l'altro. Non passò forse giorno. in una gran compagnia. dalla parte dond'eran venuti. per alcuni anche di congiunti o d'amici rimasti nel pericolo. spogliavano gli abitanti. Il corpo di mezzo.diceva tra sé don Abbondio: . stette qualche tempo aspettando. Aveva poi pregati gli ecclesiastici. poi. Arrivarono inaspettati. per un vasto andito di rimpetto alla porta principale. non nacque mai alcun disordine d'importanza. le nuove che venivan di fuori. nella parte posteriore dell'edifizio situata sur un masso sporgente e isolato. di persone. del resto. mantenevano e accrescevano sempre più quella disposizione. d'andare in giro e d'invigilare anche loro. E ripassando nel paesetto salvato. lasciarono il saccheggio a mezzo. rimasti indietro per rubare. . Nel quartiere degli uomini. di sesso e d'età. e se n'andarono in fretta. Vengon lanzichenecchi di qua. Erano lanzichenecchi di vari corpi che. condotti da un uomo senz'armi. se faceva bisogno. di costumi. il ricordarsi di chi s'era in casa. varie di condizione. E più spesso che poteva. Nel castello. le quali tutte invigilavano che non seguisse nessun inconveniente. che occupava tre lati del secondo cortile. e andava con essa fuor della valle. e gliene facevan di tutte le sorte. vedere una schiera d'uomini armati da capo a piedi. e li condusse al paesetto. vedendosi venire addosso gente schierata e pronta a combattere. con quella premura che ognuno metteva nelle cose di cui s'avesse a rendergli conto. formata a caso. era tutta gente scappata. dalla parte dov'era indicato il pericolo. ma senza che accadesse nulla di straordinario. per insegnar loro a non venir più da quelle parti. Gli uomini alloggiavano ne' lati dell'altro cortile a destra e a sinistra. che se n'andavano prima d'esser sorpresi. e si faceva veder per tutto. l'innominato ricevette avviso che un paesetto vicino era invaso e messo a sacco. Ed era cosa singolare. fatto far alto. che fu il primo a prenderne il possesso. era in parte occupato dalle provvisioni. c'erano alcune camere destinate agli ecclesiastici che potessero capitare. e dava passaggio dall'uno all'altro. a cavaliere a un precipizio. prendeva con sé della gente che teneva sempre pronta a ciò. cacciando alcuni di costoro. s'eran riuniti. . anche in sua assenza. e in quello che rispondeva sulla spianata. e che ne' primi tempi. girava anche lui. L'innominato v'accompagnò in persona don Abbondio. se vedesse qualche novità. Dove mi son lasciato tirare! e da due pettegole! E costui par proprio che ci sguazzi dentro! Oh che gente c'è a questo mondo!" Entrati nel castello. andò sempre crescendo. L'innominato fece un breve discorso a' suoi uomini. e quindi inclinata in generale alla quiete: i pensieri della casa e della roba. che non si desse all'armi. I ribaldi che avevan creduto di non andar che alla preda."Tra due fuochi. E. si son veduti cappelletti di là. Ventitre o ventiquattro giorni stettero i nostri fuggitivi nel castello. il signore fece condurre Agnese e Perpetua in una stanza del quartiere assegnato alle donne. e. e in parte doveva servir di deposito per la roba che i rifugiati volessero mettere in salvo lassù. in mezzo a un movimento continuo. non si potrebbe dire con quali applausi e benedizioni fosse accompagnato il drappello liberatore e il condottiero. Le più volte non erano che foraggieri e saccheggiatori sbandati. che separava i due cortili. e andavano a gettarsi all'improvviso sulle terre vicine a quelle dove alloggiava l'esercito. abbattendo gli animi. serviva di freno a chi ne potesse aver bisogno. e schierati come una truppa.

quel castello. e a un bisogno anche malconcio: e ogni giorno c'era qualche nuova storia di sciagura. Agnese e Perpetua. i bocconi erano alternati co' sospiri. si trovò libero. o se pur gliene rimaneva. e in questo spendevano una buona parte della giornata. dove stava poco e parlava pochissimo. non se ne discostò mai quanto un tiro di schioppo. o portate lassù da qualcheduno. il pensiero di tante cose che potevan nascere ogni momento in tali circostanze. Si disputava quali fossero i reggimenti più indiavolati. con loro andava a fare i suoi sfoghi. pensandoci appena appena. passa Torquato Conti. né a figurarsi e a contemplar con la fantasia il guasto che vedrebbero pur troppo co' loro occhi. A tavola poi. che cercavano di passar que' giorni in allegria. passano altri e altri. per non esser forti abbastanza da difenderle. e che lo svergognasse anche Agnese. secondo gli umori e l'abitudini. andava a desinare giù nella valle. dove in