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rivista periodica a cura del museo storico in trento, www.museostorico.it - info@museostorico.

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Comune di Trento

anno settimo

numero sedici

aprile 2005

NUMERO SPECIALE
in occasione della mostra Trento si racconta

Le memorie della citt e il ruolo del Museo storico: intervista ad Alberto Pacher Ritratti di famiglia di Emanuela Renzetti Corpi della scuola di Quinto Antonelli Lavoro/lavori di Rodolfo Taiani Esperienze di guerra di Giuseppe Ferrandi Riti e cerimonie di Emanuela Renzetti Tempi liberi di Elena Tonezzer Citt e memoria: le proposte didattiche del Laboratorio di formazione storica di Cristina Pasolli Nel presentare al lettore questo numero speciale di AltreStorie mi sembra opportuno ricordare loccasione da cui esso nacque. Lanno scorso il Comune di Trento lanci un progetto di raccolta di immagini e testimonianze relative alla storia e alle memorie della citt. Protagonisti di questo progetto sono stati innanzitutto singoli cittadini che hanno deciso di consegnare i loro preziosi ricordi insieme al mondo associazionistico che anima la vita culturale dei quartieri e dei sobborghi. Anche le istituzioni hanno svolto un ruolo importante: alcune come prestatrici dei loro archivi fotograci, altre, quelle culturali come la Biblioteca comunale e il nostro Museo, come luoghi deputati alla conservazione delle fonti, inne le Circoscrizioni, che si sono dimostrate particolarmente attive. Laugurio che il Progetto possa proseguire e diventare, come auspicato dal Sindaco nellintervista che pubblichiamo, uno strumento strategico per la costruzione della memoria della citt. Abbiamo scelto di costruire questo numero come supporto alla lettura della mostra Trento si racconta e, in generale, come occasione per documentare le nalit e le potenzialit di questo progetto. In questa ottica abbiamo chiesto dei brevi testi liberamente ispirati alla visione del materiale fotograco raccolto, organizzando la lettura in sei argomenti che poi corrispondono alle sezioni della mostra: dai ritratti di famiglia al mondo del lavoro, dalle guerre ai rituali civili e religiosi, dalla scuola e dalla formazione alle pratiche del tempo libero. Nessuna pretesa di completezza, tanto meno nella selezione di immagini che abbiamo scelto di pubblicare, ma lintento di restituire alla citt ci che i nostri donatori hanno deciso di condividere [g. f.].

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Le memorie della citt e il ruolo del Museo storico: intervista ad Alberto Pacher

Ferrandi: Grazie alla collaborazione tra il Comune di Trento e il Museo storico lanno scorso stata realizzata la mostra Trento, immagini e memorie, che ha avuto un grande successo di pubblico. Contestualmente stato lanciato il Progetto memoria per la citt, ora la mostra Trento si racconta che restituisce alla citt il patrimonio di immagini e di testimonianze donate dai cittadini. Il tutto accompagnato dal orire di iniziative e di pubblicazioni legate al recupero della memoria della citt, dei suoi quartieri, dei suoi sobborghi. Quali riessioni si sente di fare partendo dal rapporto che a Trento si instaurato tra costruzione della memoria e rafforzamento dellidentit e del senso di appartenenza alla citt? Pacher: La prima cosa da dire che non casuale che lidea di recupero della memoria sia sorta in questa fase di cambiamenti della citt, e sia sorta in diversi quartieri e sobborghi contemporaneamente. Questo molto importante perch non si tratta di una coincidenza. Ad esempio Gardolo stata attraversata negli ultimi anni da importanti trasformazioni urbanistiche, e lo stesso si pu dire per Trento sud che ha subito e subir grossi cambiamenti (il piano Busquet), ma ci vale in eguale misura per sobborghi interessati a profondi mutamenti sociali e urbani. Mi sembra evidente, questo vale per ognuno di noi, che quando si vivono fasi di grandi cambiamenti sentiamo il bisogno di crearci dei punti di ancoraggio. Alle

citt, intese come aggregazioni di uomini, succede che pi intensa la percezione del cambiamento, pi si avverte il bisogno di tracciare il percorso storico entro cui questo cambiamento si colloca. Questa lidentit, che non altro che la percezione di s nel variare del tempo. E una denizione che vale anche per le citt che hanno bisogno di sapere come erano, in che modo e perch sono diventate quello che sono. Per questo io sono un sostenitore di tutte le iniziative di questo tipo, di recupero della memoria, dalla raccolta delle fonti orali alla raccolta di materiale visivo. Inoltre il recupero della memoria fa vivere in maniera pi intensa il senso di appartenenza alla comunit, ci ricorda la vita urbana che abbiamo vissuto. Non c nientaltro che crei aggregazione come la condivisione della storia comune. Siccome in atto un grande cambiamento, si sente molto lattaccamento a ci che memoria. Ferrandi: Parlavamo prima del Progetto memoria per la citt e della straordinaria risposta data dalla cittadinanza e dalluniverso associazionistico. Si tratta di un migliaio di fotograe, di oggetti, di testimonianze. Di un conferimento di patrimoni privati al pubblico che ricorda in qualche modo lorigine della formazione delle raccolte civiche, dei Musei. Come Sindaco della citt, ma anche come Presidente del Museo, cosa Le suggerisce questo successo? Pacher: Si tratta di una conferma di come sia ancora molto diffusa la percezione della citt intesa come comunit cittadina, come un bene collettivo e non come bene pubblico. Lo interpreto come un atto damore nei confronti

di Trento cos come mi sembra altrettanto signicativo che negli ultimi cinque anni si sono avuti due casi di donazione da parte di privati di grandi patrimoni alla comunit. E accaduto a Meano e a Roncafort. Questi atti di liberalit, che non avvenivano da anni, sono molto signicativi perch provano che la citt pur attraversata da profondi cambiamenti ha mantenuto una forte coesione sociale. Ferrandi: Provo a fare lavvocato del diavolo: non c il rischio che investire sulla memoria e ragionare sulla nostra identit storica, venga frainteso o non capito da cittadini che provengono da altre parti dItalia o dal mondo o sia addirittura riutato dai pi giovani? Pacher: Per quanto riguarda i nuovi cittadini, queste iniziative possono essere loro di grande aiuto per conoscere meglio la loro nuova citt, dove vivono e lavorano. Anche ai ragazzi, ai quali inizialmente queste iniziative possono sembrare regressive, pu successivamente scattare la consapevolezza che questo sia un modo di appropriarsi della citt. E un modo per farli sentire protagonisti e fruitori principali del futuro della citt. Ferrandi: Su questo aspetto abbiamo come Museo unimportante conferma: ladesione ai percorsi dedicati al rapporto tra il ume e la citt e alla Trento fascista. Stiamo inoltre progettando altre attivit con lintento di trasformare lo spazio urbano in un laboratorio di formazione storica. Pacher: E un dato incoraggiante. E la conferma che bisogna trovare il modo giusto di proporre il rapporto con la nostra storia. In fondo a tutti loro piace sbirciare le vecchie foto di famiglia, quindi

potrebbe esserci da parte loro anche un grande interesse alla storia della citt, alla lettura delle varie straticazioni che la compongono. Insisto su questo punto perch i giovani fruiscono gi della citt, e lo fanno in un modo creativo, non tradizionale e non sempre ortodosso, appropriandosi di spazi e cos declinando una loro idea di citt. Ferrandi: C un altro fattore che vorrei sottolineare: mi riferisco alla risorsa costituita dal tessuto associativo che si muove su canali di assoluto volontariato e che stimola e aiuta le istituzioni nella raccolta e nella valorizzazione della memoria. Pacher: Al di l della specicit dellassociazionismo storico-culturale, indispensabile per loperazione strategica che abbiamo avviato, ritengo che la propensione al volontariato sia effettivamente la pi importante risorsa della citt, e si esplicita in innumerevoli settori e iniziative. Sono convinto che se la citt come lo si deve a questo protagonismo capace di produrre competenze, disponibilit, passione civile. Ferrandi: Come ritieni che questa rete di associazionismo possa essere sostenuta e aiutata? Ritieni che il Museo storico possa proporsi in questo contesto come casa della storia e della memoria cittadina, un centro che eroga servizi culturali, un luogo di confronto tra esperienze di studio e di ricerca, un punto di riferimento per coloro che si impegnano nella conservazione della memoria? Pacher: La strada che ha iniziato a imboccare il Museo mi sembra sia questa: oltre a confermare e rinnovare la propria vocazione istituzionale, con i suoi 82 anni di storia

e con lessere propriamente museo, esso sia sempre di pi un centro di servizi culturali a disposizione di coloro che lo vogliono utilizzare. Il volontariato molto delicato perch si basa sulla disponibilit individuale delle persone, lunica strada percorribile nei confronti del volontariato mettere loro a disposizione degli strumenti e un ventaglio di competenze speciche. Ferrandi: Per il Museo storico, al di l dellipotesi di trasformazione in Fondazione prevista nella proposta di legge provinciale elaborata da Margherita Cogo, sta prendendo sempre pi forma lidea di costruire un percorso museale dedicato in modo specico alla storia della citt. Questo progetto si rapporta necessariamente ad altri fronti relativi alla memoria, mi riferisco in particolare alla Michelin, ma potrei anche citare il versante delle trasformazioni urbanistiche e il recupero con nalit espositive della citt fortezza Pacher: Nei nuovi scenari che si stanno aprendo per il Museo questo progetto memoria cittadino e la relativa funzione di racconto della storia della citt molto importante. Si tratta di fare una riessione approfondita su spazi, risorse e soluzioni espositive. Pi in generale mi sembra importante ragionare su una rete di luoghi che per abbiano un percorso di lettura unitario e comunque integrato, con una sede museale centrale dedicata esplicitamente alla storia della citt e al raccordo con i vari luoghi della memoria. Solo cos questi ultimi non rischiano di diventare luoghi della nostalgia, privi di contestualizzazione, incapaci di suscitare interesse e riessioni. (a cura di Veronica Nicolini)

Abbiamo composto questo numero nei giorni in cui si interrotto tragicamente il silenzio sulla sorte di un nostro amico e collaboratore, Riccardo Pegoretti. Non troviamo parole adeguate per dire ci che proviamo. Permetteteci di ricordarlo dedicandogli questo numero speciale di Altre Storie che racconta una citt che oggi non pu pi beneciare della sua intelligenza, della sua umanit, delle sue passioni.

Ritratti di famiglia
di

Quando si comincia a curiosare tra le immagini di questa sezione, Emanuela Renzetti a prescindere dallordine che mentalmente si attribuisce ad esse o alla selezione che gli occhi operano, si pu guardarle con un certo interesse, con partecipazione o con stupore, ma assai dif-

cilmente con distacco. Il solo fatto che, di primo acchito, questa raccolta solleciti a decifrare lanonimato delle persone rafgurate, esclude qualsiasi sentimento di estraneit. Si progressivamente attratti dalle loro storie sconosciute, dal senso che ha potuto avere per alcune famiglie essere ri-

tratte in un certo modo, oppure dal perch siano stati scelti determinati soggetti o speciche pose, o ancora da quale occasione o speciale avvenimento sia stata suggerita la foto. Poco dopo che le si ssa, ci si ritrova presi in ostinate indagini per individuare paesi, ormai radicalmente trasfor-

mati e ci si sorprende a scandagliare particolari in cerca di possibili datazioni. Subito dopo, per, il pensiero prende a vagare tra quesiti culturali o sociali di altro spessore: la dif-

ferente sensibilit nei confronti dellinfanzia da un secolo allaltro, o la diversa attenzione per la donna, il mutamento della struttura familiare a partire dalla famiglia estesa di un

tempo, il variare del numero dei gli, il ruolo degli anziani che cambia, limportanza dei gruppi di pari e degli amici, levoluzione dei mezzi di trasporto, delle abitazioni e delle strade. Si attratti da inevitabili confronti tra passato e presente. I ritratti di famiglia che sembrano pi antichi propongono genitori che hanno attorno cinque gli, ma nei gruppi pi numerosi impossibile dire quanti siano; lespressione di quei padri, ognuno con lultimo nato tra le braccia, e delle madri attorniate dalla prole seria, grave. Poi, col tempo appare il sorriso e i fratelli si fotografano anche soli, anzi, si ritrae anche un unico glio associandolo a un nuovo orgoglio paterno la divisa, la motocicletta, un grosso pesce pescato. Tante immagini ritraggono persone di fronte ai capitelli, possibile che ovunque cera uno slargo ce ne fosse uno? Quelle case sempre pi rare a vedersi, pronte a ospitare il mais da

seccare al sole, sono cornice a grappoli di ragazzi e adulti che quasi sempre scelgono la propria abitazione come sfondo. Gli interni, troppo scuri, non sono penetrabili, vi si ricorre solo negli studi fotograci. La famiglia si fa ritrarre allaperto, cos, in paese o in campagna, spuntano i vecchi

attrezzi, ma qua e l si scorge anche un paesaggio profondamente mutato, alberi, colture e con questi, lavori, economie che non esistono pi. Come le fontane, o quei muri di pietra o un certo tipo di propaganda politica, anche quelli scomparsi. Poi c il contrasto: tra la citt e la campagna, o tra i

bambini senza scarpe e vestiti a nuovo per la prima comunione, oppure tra gli abiti degli adulti da lavoro e da festa, o ancora, tra le automobili e persino tra gli animali; tutte le differenze sono capaci se non di raccontare interamente la storia di ieri, di suggerirci percorsi per ripensarla.

Corpi della scuola


di Quinto Antonelli

Le fotograe scolastiche sono, di solito, molto formali: classi e gruppi in posa a tramandare il ricordo di unesperienza collettiva. Raramente si aprono alla vita della scuola e quando succede per mostrare lesemplarit delliniziativa o del dettaglio didattico. Insomma o fanno memoria di vite condivise o fanno propaganda. Questo lintento, perch poi sprigionano, a ben vedere, una complessa serie di segnali capace di illuminare, brevemente, luoghi e condizioni del costume educativo. Una fotograa della seconda classe di Gardolo mette in la 66 bambini (a fatica stanno dentro linquadratura) infagot-

tati come piccoli carcerati in abiti da grandi. Tanti con una sola maestra. Ma il punctum che colpisce sono le teste rapate per igiene preventiva, misura prolattica contro i pidocchi. Cos ci pungono le tracce di miseria che si leggono sul viso dei bambini del primo dopoguerra, in posa con la bandiera del Regno dItalia, simbolo della recente annessione, sulla soglia di aule che sembrano e sono tuguri. Le fotograe della scuola fascista con i balilla e piccole italiane, le coreograe e i saggi ginnici, sono pi note: rimandano alla carnevalizzazione tragica dellinfanzia, alla scuola-caserma, alla pedagogia autoritaria del credere, obbe-

dire, combattere. Tra queste spicca un interno con bambini intenti ad ascoltare la radio posata sulla cattedra: sappiamo dalla storia che le tramissioni non funzioneranno mai a dovere, ma l a testimoniare la modernit del regime. Tra fascismo e dopoguerra, assumono una speciale rilevanza le immagini dei bambini dellasilo Tambosi di Trento. Al di qua della foto-ricordo, disegnano uno spazio religioso (le aule dominate dallimmagine del Sacro Cuore, la grotta della Madonna, le manine giunte), da dove non estranea lidea della sacralit dellinfanzia (si vedano le processioni cittadine con con i bambini angioletti provvisti di ali). Ma rappresentano so-

prattutto, con piglio programmatico, un universo educativo sereno, silenzioso e ordinato secondo il metodo agazziano: laula e i lavoretti con la carta e altri materiali strutturati; i lavori dellorto; le bambine che tolgono la polvere; i giochi maschili e femminili; la pulizia personale; la preparazione dei tavoli; la recita di fronte ai genitori ed alle autorit; laiuto reciproco. Una lunga sequenza per rappresentare un piccolo mondo in formazione. Il secondo dopoguerra poco testimoniato: colpiscono come sempre i giovani degli anni Cinquanta, ragazzi che sono uomini fatti (giacca, cravatta, viso pulito, capelli corti). In attesa della rivolta e poi delle mode giovanili.

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Lavoro/lavori
di Rodolfo Taiani

Non c tema forse come quello del lavoro che possa suscitare linteresse di chi scorre una raccolta eterogenea di fotograe. Il lavoro, infatti, esperienza comune alla gran parte delle persone, momento nel quale si esercita non solo unabilit manuale o intellettuale, ma anche la capacit sica e psicologica di attendere ad una macchina, di sottostare ai ritmi vorticosi imposti da una catena di montaggio o dagli obiettivi di produzione di unazienda. Se nelle situazioni di qualche laboratorio artigianale o di ambienti esterni, si coglie fuggevolmente il momento di una giornata lavorativa uguale a tante altre, di cui protagonista comunque il lavoratore, nelle foto di fabbrica lattimo catturato comprende raramente la dimensione umana. Nello spazio industriale, quando ripreso, la presenza

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delluomo marginale, se non affatto assente, e la nalit principale appare quella di documentare lestensione dello spazio stesso e la grandiosit delle macchine in esso alloggiate. Domina cos unirreale sensazione di sospensione nel tempo e nellazione e solo limmaginazione o lesperienza di quanti hanno vissuto la realt del lavoro in fabbrica riesce a risentire il frastuono del funzionamento a pieno regime, gli odori e latmosfera di un ambiente pulsante. Ed proprio la complessa articolazione della dimensione lavoro che le foto che vorrebbero documentarla non riescono ad offrire e non certo a causa solo dei limiti intrinseci del mezzo utilizzato. La rafgurazione non d conto di fattori importanti quali la fatica e i sentimenti connessi, alleggerendo cos la composizione. E allora che immagine del lavoro trasmettono queste foto? Forse quella meno autentica, dove la nostalgia per un indistinto passato prevale no a distogliere lattenzione da ci che un pi attento esame storico aiuterebbe a far emergere: lapparente serenit suggerita dallordine della scena ritratta o dal sorriso di una persona aiuta, infatti, a mimetizzare condizioni esistenziali che spesso nella storia del lavoro si sono coniugate a ancora si coniugano con povert e sfruttamento. Cos, il lavoro, come luogo sico e come soggetto unicante e qualicante di unintera categoria di persone, o sottinteso, con lesibizione davanti allobiettivo dello strumento con cui si opera, oppure scompare denitivamente nel caso in cui gli oggetti della ripresa siano linterno delle fabbriche, i macchinari o i prodotti niti senza la poco estetica presenza di chi occupa quotidianamente quegli spazi.

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Esperienze di guerra
di Giuseppe Ferrandi

Mescolare immagini fotograche della prima e della seconda guerra mondiale unoperazione opinabile e storiogracamente discutibile. Sicuramente una mescolanza che non facilita

la lettura, ma che si presenta non priva di interesse. Le fotograe proposte sono tra loro legate dal fatto che qualcuno, in molti casi rimasto anonimo, decise di ritrarre un soggetto rappresentativo di quelle straordinarie e catastroche

esperienze che vanno sotto il nome di guerre mondiali. Successivamente qualcunaltro ha conservato il negativo o la copia no a quando quella immagine conuita, insieme ad altre centinaia di foto, nellarchivio virtuale del progetto

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memoria per la citt. Linsieme anche disordinato di quelle immagini non ha ovviamente la pretesa di rappresentare la portata di quella duplice esperienza di guerra e tanto meno unicare due eventi che per la loro drammaticit e per la loro importanza epocale rappresentano momenti fondamentali (e quindi distinti) della storia del Novecento. La diversit tra le due guerre rafforzata dalla diversa memoria che esse hanno prodotto, memoria ufciale si pensi allelaborazione del mito della Grande guerra a differenza della parziale rimozione attuata nei confronti del 1940-45 e specialmente memoria popolare, che registra i due conitti in modo radicalmente diverso. Tale diversit ulteriormente

alimentata dal riferimento al microcosmo della citt di Trento e dei suoi sobborghi. Tra la prima e la seconda infatti la fattualit della guerra in citt che cambia, pur essendo ambedue terribilmente moderne e totali. Si pensi allesperienza dei profughi che a partire dal 1915 lasciarono Trento e i suoi dintorni per trasferirsi in varie localit dellImpero; e si confronti tale esperienza con quella delle migliaia di deportati e di prigionieri della seconda guerra mondiale, ma anche agli sfollati che dalle zone pi a rischio di bombardamento furono obbligati a cercare riparo altrove. Si pensi a Trento che si attrezzava a divenire inespugnabile citt fortezza. Una citt

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occupata no al 3 novembre 1918 da unintera guarnigione, dove anche alcune chiese divennero magazzini per usi militari. A Trento la guerra ritorna poco pi di venti anni dopo: lora delle adunate e della mobilitazione obbligatoria. Si parte per la guerra voluta dal fascismo a anco di Hitler. Dalla stazione ferroviaria passano le tradotte cos come nel 1914 erano partiti i treni per la Galizia. La citt comunque militarmente importante: vi passano le principali vie di comunicazione tra la Germania e lItalia. Diventa teatro di guerra nella notte tra l8 e il 9 settembre 1943 e anche pochi giorni prima, il 2 settembre, quando

le fortezze volanti sventrarono il quartiere della Portela. Il 13 marzo del 1944 fu la volta del secondo raid anglo-americano. Sono guerre tecnologicamente diverse. Guerre che allargano inesorabilmente i loro effetti ai civili. Se un accostamento possibile lo si pu rilevare cogliendo le similitudini nei ritratti dei singoli combattenti o nelle foto di gruppo: cambiano ovviamente le divise, le bandiere, i simboli. Si possono comunque immaginare i pensieri e i sentimenti dei protagonisti ritratti: entusiasmi, disillusioni, paure, su tutto la percezione che una lacerazione individuale e collettiva si sta consumando.

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Riti e cerimonie
di

Il ritrovarsi in piazza e per strada in occasione di cerimonie Emanuela Renzetti pubbliche civili o religiose nelle ricorrenze festive, militari, sacre o profane descritto da queste immagini. Qui la nostra attenzione si pu volgere alla folla, al suo modo uniforme di essere, quanto alla ricerca del personaggio principale. Tuttavia, anche di fronte a una processione o a una manifestazione politica si pu indagare la differenza, sia entro il contesto che si osserva, sia pensando a comparazioni. E proprio vero che la folla tutta uguale e partecipa nello stesso modo? Quali sono le diversit che si possono cogliere da

una fotograa? Innanzitutto ci sono gli attori, sono coloro vestiti in altro modo, tutti uguali, distinguibili, comprimari della scena assieme ai protagonisti; possono essere i membri di una confraternita, le autorit, i militari, i gli della lupa, i balilla, quanti innalzano un cartello, chi indossa un costume, persino chi mascherato; poi ci sono le comparse, diverse, anche se distinguibili, in abiti quotidiani, meno prossimi ai protagonisti e agli altri attori, ma dotati di un ruolo importante quanto il loro, e inne c il pubblico, chi aspetta il corteo, chi guarda da pi lontano, chi partecipa con lo specico ruolo di attendere gli altri, pregare con gli altri,

applaudire. Curioso vericare che la fotograa immobilizzi tutte queste differenti gure e ce le proponga in un unico sguardo che mai altrimenti potremmo avere. E facile rendersi conto che il ruolo femminile entro una processione attivo mentre durante una cerimonia civile di mera comparsa, salvo le tristi eccezioni che riguardano le commemorazioni di caduti e quindi le vedove e le madri dei decorati. E invece pi complesso stabilire come gli uomini, sempre e ovunque presenti, sfumino la propria partecipazione. Dando per scontato che la sfera del pubblico appartiene loro, si rischia di sottovalutarne le diverse presenze: c

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chi, quando il volto scoperto, non tradisce emozioni ma c anche chi sembra pervaso dallo slancio patriottico in occasioni meno eccezionali, c chi compreso dellimportanza del momento e chi semplicemente ne gioisce. Vicini al palco, sotto le bandiere, sui nuovi mezzi di trasporto, accanto alla gigantesca fusione, al seguito di un feretro, di una statua o delleucaristia comuni cittadini, militari, pompieri offrono le proprie emozioni allobbiettivo; brindano, inaugurano, ascoltano discorsi, simmobilizzano nel saluto,

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slano e i loro corpi danno senso alla scena. Eppure, la misura di questo signicare ci dice quanto quel modo sia distante dal nostro, quanto sia diverso il partecipare di ieri da quello di oggi. Al di l della festa, persino i bambini raccontano questa distanza, ordinati, fermi, disposti dagli adulti a disegnare la rappresentazione, si piegano docili al controllo, alla compostezza e solo il carnevale, allora, comunica davvero la rottura dei canoni per tutti.

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Tempi liberi
di Elena Tonezzer

Lidea di tempo libero e lo sport sono talmente diffusi nel nostro modo di pensare da considerarli da sempre parte della vita delle persone. Cos per non . Solo nel corso del XIX sec., la nascita dellindustria e la crescita degli abitanti delle citt hanno fatto s che parte del tempo della settimana si trovasse liberato dal lavoro e non occupato da attivit religiose o legate alla vita di campagna. Come nel resto dellEuropa, anche se con qualche decennio di ritardo, il tempo libero in Trentino offre lo spazio a pratiche mai viste prima, quelle sportive ma non solo. Le associazioni sportive, come la SAT

(1872) o la Fed. Ginnastica del Trentino (1885) e il Veloce Club Trento (1887), cercano di coinvolgere la popolazione delle citt e delle vallate in gite naturalistiche, gare, dimostrazioni acrobatiche. Dal sapore spesso irredentista, queste societ erano oggetto dellattenzione della polizia austriaca, che non trascurava neppure le associazioni musicali, che portavano le loro note a rallegrare le merende e i brindisi donore delle manifestazioni sportive. Una presenza notevole ebbe il mandolino; nel 1896 viene fondato il Circolo Mandolinistico Trentino, che diventa con la Banda Cittadina il complesso musicale pi seguito. La diffusione del calcio av-

viene pi tardi che nel Regno dItalia, solo nel 1906 si ha notizia della prima partita giocata nel capoluogo. Nelle feste vigiliane del 1913 questo gioco riesce a diventare protagonista delle pagine dei giornali locali: la nale vede in piazza Fiera ben 4.000 spettatori! Una delle cause di questo ritardo, fu la pratica del gioco del pallone con il bracciale, che soprattutto nelle piazze dei centri minori la squadra pi temibile era di Aldeno continuava a raccogliere un pubblico caloroso: una tradizione che in Vallagarina continuata, sostituendo il bracciale con il tamburello, no ai nostri giorni. Durante il fascismo il tempo libero invaso dai rituali del

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regime, tanto forse da scomparire: i saggi ginnici, le manifestazioni, le parate, riempiono di politica ogni attimo della giornata di ognuno. Completamente diverso sar lo spirito della domenica del boom economico, quando la

gita diventa un rito capace di segnare lo status delle famiglie. Per Trento, il Bondone a fornire il teatro dove mostrare il benessere che lentamente si sta diffondendo, a proporre passatempi che stanno per diventare di massa.

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Abbiamo chiesto alle circoscrizioni cittadine e alle associazioni culturali che si occupano di storia e memoria di presentare i loro progetti e le principali pubblicazioni che hanno per oggetto la storia della citt e dei suoi sobborghi. In base alle informazioni che pervenute sono state redatte queste schede. Si premette che tale presentazione non ha pretese di esaustivit in quanto molti sono i progetti e le attivit che le circoscrizioni e le associazioni realizzano. La redazione di AltreStorie si impegna ad informare su altre iniziative e proposte che le saranno segnalate in futuro e che sono sfuggite involontariamente a questa prima ricognizione. a cura di Matteo Gentilini e Cristina Pasolli

CIRCOSCRIZIONE DI GARDOLO Centro civico: piazzale Lionello Groff 2, tel. 0461/ 990227, fax 0461/ 961241, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. La circoscrizione di Gardolo ha realizzato nel mese di dicembre 2001 una mostra fotograca intitolata Gardoloimmagini di ieri da ne 800 a met 900 il cui catalogo stato pubblicato nel dicembre 2004; sono da ricordare le preziose collaborazioni del Circolo anziani e pensionati Il Caminetto, della locale sezione Alpini e dellAssociazione culturale Il Gruppo di Roncafort . ASSOCIAZIONE CULTURALE IL GRUPPO

fax 0461/ 956448, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. Nellagosto 1998 stato pubblicato il volume Sulla Via Claudia Augusta Altinate. Il testo ripercorre le tappe dellantica via romana, lo conduttore di ricordi, di memorie storiche che legano comunit diverse per lingua e tradizione. Nel maggio 2004 avvenuta la pubblicazione del volume La chiesa di San Martino di Gazzadina: dal restauro allindagine storico archeologica. CIRCOSCRIZIONE DEL BONDONE Centro civico: Sopramonte, piazza Centrale 137, tel. 0461/866112, fax 0461/866640, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. GRUPPO LA REGOLA CADINE Recapito: strada di Cadine, 31 38070 Cadine (Trento); Tel. 0461/865589; fax. 0461/868507 e-mail: laregola_cadine@yahoo.it Attivo dal 1979, il Gruppo La Regola ha posto al centro delle sue attivit la storia di Cadine e del suo territorio. Nel 1980 stata allestita la prima di nove mostre fotograche che hanno avuto come oggetto aspetti specici della vita della comunit. Unaltra pubblicazione relativa alla memoria storica il volume Cadine: uomo e ambiente nella storia. CIRCOSCRIZIONE DI SARDAGNA Centro civico: civ. 114, tel. 0461/980237, fax 0461/981979, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. La Circoscrizione ha sostenuto la pubblicazione, nel maggio 2004, del volume

Sardagna nella Prima Guerra Mondiale 1914-1918. Il diario del Parroco don Giuseppe Amech curato dallAss. Alto Sasso.

Recapito: Roncafort, Via Caproni 15 e-mail: ilgruppo_roncafort@yahoo.it LAssociazione Il Gruppo nata a Roncafort di Gardolo nel 1987. Nel 1997 stata realizzata la mostra Cose daltri tempi; unesposizione di cose di una volta. Nel 2002 stata allestita una seconda mostra di carattere storico-fotograco riguardante il periodo 1900-1950. Anche in questa occasione lobiettivo era quello di sensibilizzare le nuove generazioni e coinvolgere gli anziani nella ricostruzione della memoria storica del proprio paese. CIRCOSCRIZIONE DI MEANO Centro civico: via delle Sugarine 26, tel. 0461/ 990365,

ASSOCIAZIONE CULTURALE ALTO SASSO Gruppo di ricerche storiche e recupero delle tradizioni locali. Referente: Gioia Tentori, tel. 0461/983537 Lassociazione culturale Alto Sasso ha come principale obbiettivo quello di recuperare una memoria del passato. A partire da tale intento stata realizzata la mostra fotograca Sardagna un tempo immagini dal passato. I diari scritti da don Amech, primo parroco di Sardagna nel periodo della Grande Guerra 1914 1918 sono oggetto della pubblicazione Sardagna nella Prima Guerra Mondiale 1914 1918 .Il diario del Parroco don Giuseppe Amech. CIRCOSCRIZIONE DI RAVINA ROMAGNANO Centro civico: Ravina, via Val Gola 2, tel. 0461/923336, fax 0461/923491, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. CIRCOSCRIZIONE DELLARGENTARIO Centro civico: Cognola, via Ponte Alto 2/2, tel. 0461/234080, fax 0461/986697, sede del Consiglio circoscrizionale e

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del presidente della Circoscrizione. CIRCOSCRIZIONE DI POVO Centro civico: via Sal 1, tel. 0461/810241, fax 0461/811476, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. CLUB INTERASSOCIATIVO TUTTAPOVO www.tuttapovo.it Il Club Interassociativo Tuttapovo nasce nel 1994 con lo scopo di raccordare tutte le associazioni che svolgono la loro attivit nel sobborgo. LAss. editrice del periodico Tuttapovo; inoltre ha pubblicato testi dedicati alla memoria storica e culturale, tra i quali sono: Il Rosario Mariano nella vita di Povo; Cento anni di Cooperazione a Povo 1896 1996; La Scuola dellinfanzia di Povo compie centanni; Quando Povo era Comune. Storia e cronaca di una comunit dal 1850 al 1926; la videocassetta La festa del Rosario a Povo.

gli avvenimenti della comunit. Il medesimo obbiettivo ispira il volume Storie di cento anni di storia. Mattarello 1900 1999. CIRCOSCRIZIONE DI VILLAZZANO Centro civico: via della Villa 6 (Villa de Mersi), tel. 0461/ 920175, fax 0461/ 920408, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. La Circoscrizione di Villazzano ha sostenuto la pubblicazione di numerosi testi relativi al tema della memoria storica e della sua conservazione fra i quali si segnalano: Il monte Celva a cura della Azienda Forestale di Trento e Sopramonte; Immagini di Villazzano a cura del Circolo Culturale di Villazzano. CIRCOSCRIZIONE DI OLTREFERSINA Centro civico: Trento, via Clarina 2/1, tel. 0461/934575, fax 0461/397847, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. Fra le iniziative promosse si segnala la pubblicazione dellinteressante testo fotograco Come siamo cambiati. Ovvero quando la fotograa testimonianza del tempo in cui si presenta il tema del mutamento degli spazi cittadini. CIRCOSCRIZIONE DI SAN GIUSEPPE SANTA CHIARA Centro civico: Trento, via Perini 2/1, tel. 0461/ 934124, fax 0461/935778, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. CIRCOSCRIZIONE DEL CENTRO STORICO PIEDICASTELLO Centro civico: Trento, corso Buonarroti 45, tel. 0461/824143, fax 0461/828955, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione.

Si ringraziano per aver aderito al Progetto memoria mettendo a disposizione il proprio materiale fotograco:
Fiorenzo Amorth Ferrucio Bianchini Giuliano Biondani Rodolfo Conta Carla Degasperi Miorelli Magda Delaini Raspadori Mario De Manincor Stefano Demjen Rita Depedri Marcella Dolzani Claudio Dorigatti Gemma Facchinelli Guido Fedel Giuseppina Ferrari Roberto Franceschini Nicola Frontuto Alessandra Gabrielli Lucia Gadotti Francesco Garbellotti Giancarlo Giovannini Daniela Iachemet Donatella Lenzi Borzaga Franco Menapace Rossella Menestrina Lorenzo Nainer Franco Niato Sergio Nichelatti Bruna Nicoli Sergio Ognibeni Angelo Peterlini Luciano e Pio Pontalti Laura Pontillo Livio Pranzelores Ezio Rizzi Ezio Tomasi Andrea Tombini Soa Zanolli Moser Marco Zorzi Associazione Culturale Alto Sasso - Sardagna Associazione Culturale Il Gruppo - Gardolo Gruppo La Regola - Cadine Circoscrizione di Meano Genio Civile di Trento Scuola Materna A. Tambosi Trento

CIRCOSCRIZIONE DI MATTARELLO Centro civico: via Guido Poli 4, tel. 0461/945423, fax 0461/944720, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. Nel 1998 la Circoscrizione di Mattarello ha sostenuto la pubblicazione La Banda di Mattarello (1898 1998). Storia Cronaca Immagini; attraverso la storia della banda del paese dalla sua fondazione ai giorni nostri, si ripercorrono

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Citt e memoria: le proposte didattiche del Laboratorio di formazione storica


di Cristina Pasolli

Quante volte ci capita di correre per le vie della citt! Una citt che vediamo ogni giorno, che diciamo spesso di conoscere come le nostre tasche; eppure, ci sono angoli, spazi di essa, la cui storia ci sconosciuta. Chi mai, ad esempio, si accorto, camminando per vicolo S. Maria Maddalena, che proprio l, dove mette i piedi, presente il simbolo di un passato non poi cos lontano? Sui tombini di questo vicolo troviamo infatti il segno del fascio lit-

za, la stazione, il vicolo: sono tutti piccoli tasselli, tracce che rimandano ad una realt ormai passata, ad unimmagine o meglio a una memoria, in continuo cambiamento ed evoluzione, della nostra citt. Ed proprio questa memoria che il Laboratorio di formazione del Museo storico in Trento (guidato da Nicoletta Pontalti e Luigi Dappiano) tenta di recuperare, ricostruire e proporre agli studenti di scuola media e superiore, attraverso due percorsi cittadini: Per le strade di Trento: il periodo fascista; Trento a ne 800: alla ricerca di un ume perduto. Altri percorsi analoghi sono inoltre

lievo al legame esistente tra i segni della storia presenti sul territorio e i corrispondenti documenti scritti e iconograci riportati in un fascicolo a parte. I percorsi prevedono due momenti distinti: il primo si svolge per le vie della citt con la guida di un esperto del Laboratorio, il secondo in classe con la guida dellinsegnante. Il percorso inizia con la presentazione da parte dellesperto delle nalit di questa attivit (luso del territorio come fonte per la storia e la memoria) e delle modalit di lavoro. Viene poi distribuito a ciascuno studente un fascicolo in cui si trovano riprodotti

torio, simbolo per eccellenza del regime fascista. Molte volte, poi, ci capita di vedere gruppi di ragazzi che si danno appuntamento in quella che chiamano piazza Italia ma che in realt ufcialmente piazza Cesare Battisti; eppure da pochi viene chiamata in tal modo. Ebbene s, anche i segni apparentemente pi insignicanti possono essere storia, o meglio possono contribuire a costruire la memoria di un avvenimento. Il tombino, la piaz-

in cantiere. Lobiettivo di questi percorsi quello di condurre gli studenti a utilizzare le fonti architettoniche, urbanistiche, paesistiche per costruire nuove conoscenze e competenze storiche. La citt non pi vista come ununica omogenea estensione di palazzi, ma risulta essere il prodotto di una graduale straticazione di edici e simboli avvenuto nel corso della storia. Durante i percorsi viene dato inoltre particolare valore e ri-

documenti di diversa tipologia (foto depoca, testi narrativi, stampe, testimonianze ecc.), che ripropongono i temi affrontati nelle varie tappe del percorso cittadino. Il fascicolo contiene anche alcune schede - guida che gli studenti utilizzeranno in classe per ricapitolare quanto appreso durante la prima fase dellattivit. Il percorso Per le strade di Trento. Il periodo fascista verte su alcuni luoghi e spazi della citt, oggetto di cambiamenti e di trasformazioni, a

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volte anche radicali, operate dal fascismo tra il 1930 e 1940. Losservazione e lanalisi di strutture urbanistiche e architettoniche quali la stazione ferroviaria, piazza Cesare Battisti, il Mausoleo, lex Casa Littoria a piazza Venezia, le scuole Raffaelo Sanzio, conduce gli studenti a riettere sulle modalit con le quali il fascismo organizz la propria visibilit, trasformando questi luoghi in simbolo del suo potere. Il percorso Trento a ne 800: alla ricerca di un ume perduto nalizzato a ricostruire le trasformazioni indotte sulla sionomia di Trento dalla deviazione del ume Adige avvenuta nel 1858. Litinerario si snoda lungo alcuni luoghi dove un tempo scorrevano le acque del ume ora perduto: il ponte di San Lorenzo, Torre Vanga, i giardini di piazza Dante, i vicoli del Vo e dellAdige, Torre Verde con il borgo di San Martino. I documenti contenuti nel fascicolo forniscono ulteriori informazioni sulla funzione di questi luoghi e del ume stesso prima e dopo la deviazione. Nel corso dellattivit gli studenti sono condotti a riettere sulle informazioni che ricavano sia dallosservazione diretta sia dallanalisi di mappe, fotograe, litograe, testi narrativi contenuti nel fascicolo. Le informazioni saranno poi rielaborate e approfondite in classe nellambito del curricolo disciplinare. Prende forma, in tal modo, un dialogo tra lesperto, linsegnante e gli studenti, dialogo che diventa strumento per una ricostruzione della memoria della citt, da diversi punti di vista.

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INFOMUSEO
Archivio trentino: rivista di studi sullet moderna e contemporanea: disponibile il n. 2/2004
disponibile il numero 2/2004 di Archivio trentino, rivista semestrale del Museo storico in Trento, che ospita in particolare alcune delle relazioni presentate al convegno di studi Archivi sanitari: il futuro del nostro passato organizzato a Trento il 31 ottobre 2003 dallAssociazione nazionale archivistica italiana-Sezione Trentino-Alto Adige in collaborazione con il Museo storico in Trento, la Soprintendenza per i beni librari e archivistici della Provincia autonoma di Trento e lUniversit degli studi di Trento. Di seguito lindice dei saggi pubblicati: Andrea Giorgi, Gli archivi sanitari italiani: un bilancio a venticinque anni dallistituzione del Servizio sanitario nazionale Micaela Procaccia, Gli archivi sanitari fra passato e futuro: la selezione, la classificazione, larchiviazione Anna Guastalla, Il futuro dellarchivistica sanitaria in Trentino: i progetti in corso Roberta Giovanna Arcaini, Gli archivi sanitari-ospedalieri in provincia di Trento: esperienze della Soprintendenza per i beni librari e archivistici della Provincia autonoma di Trento Severino Vareschi, Lammiranda inferma: Maria Domenica Lazzeri di Capriana (1815-1848) e il movimento cattolico ultramontano del sec. XIX Sergio Benvenuti, La rivista della Legione Trentina Luca Ciancio, Giovanni Battista Trener promotore degli studi ambientali e del protezionismo: note in margine a un cinquantenario Emanuele Del Medico, Tradizionalismo cattolico: il paradigma veronese Alessandro Ferioli, La cartamoneta di Katzenau: commerci e uso del denaro nel Lager degli irredentisti Lorenzo Gardumi, Ben scavato vecchia talpa!: Democrazia proletaria del Trentino e lautonomia Maurizio Gentilini Paolo Pombeni Elena Tonezzer, Alcide De Gasperi: un primo bilancio delle attivit promosse in occasione del cinquantesimo anniversario della morte Tommaso Baldo Vincenzo Cal Lorenzo Gardumi Giuseppe Pantozzi Rodolfo Taiani, Recensioni e note critiche. Archivio trentino (due numeri allanno) inviato gratuitamente a tutti i soci del Museo, ma pu essere ricevuto in abbonamento al costo annuo di 30,00 per lItalia o 40,00 per lestero. La quota pu essere versata sul ccp 13953385 intestato a Museo storico in Trento, via Torre dAugusto 35/41, 38100 Trento. Costo del singolo fascicolo e/o arretrato 20,00.

Nuove acquisizioni della biblioteca: un accordo con lAzienda provinciale sanitaria per il deposito di volumi LAzienda provinciale per i servizi sanitari di Trento ha firmato un accordo con il Museo storico in Trento per la concessione in comodato di 327 volumi appartenuti alla Biblioteca del Medico provinciale di Trento e di circa ottocento volumi di propriet del Distretto di Trento e Valle dei Laghi di argomento prevalentemente giuridico, economico, finanziario, medico-legale, medico-sociale e sociale-assistenziale. I libri coprono un arco di tempo compreso fra il 1920 e il 1970 circa. Non appena concluso il lavoro di catalogazione potr cos essere messo a disposizione degli studiosi un fondo bibliografico di notevole interesse per la storia dellassistenza e della sanit.

Museo storico e utenti: un nuovo strumento per la qualit dei servizi

In allegato al precedente numero di AltreStorie stato distribuito anche il testo della Carta dei servizi del Museo storico in Trento entrato in vigore a partire dall1 gennaio 2005. Si tratta di uno strumento pensato ed elaborato per consentire una migliore organizzazione interna dei servizi, ma soprattutto per definire i diversi piani di relazione che il Museo intende instaurare con la propria utenza. Il tutto per migliorare ed accrescere la qualit dei servizi offerti dal Museo stesso al pubblico che sempre pi numeroso si rivolge alle sue strutture.

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INFOMUSEO
Racconti e testimonianze degli esuli istriani, fiumani e dalmati: una prossima pubblicazione del Museo storico Il Museo storico in Trento ha in corso di pubblicazione un volume a cura di Elena Tonezzer che raccoglie principalmente i contributi presentati al seminario Un progetto memoria per il Trentino: racconti e testimonianze degli esuli istriani, fiumani e dalmati, svoltosi a Trento presso la sede del Museo storico in Trento il 23 maggio 2003. In quelloccasione si presentata una prima opportunit di dare voce e corpo ad una piccola parte di un fenomeno ampio, che ha interessato pi di 300.000 italiani che hanno lasciato per sempre le loro case, le loro vie, i profumi che avevano conosciuto nellinfanzia e nella giovinezza. Alcune centinaia di questi 300.000 partiti dallIstria, da Fiume e dalla Dalmazia sono arrivati anche in Trentino, molti di pi in Alto Adige. Il tentativo del Museo storico e dei suoi ricercatori, stato quello di guardare e ascoltare alcuni testimoni, le loro fotografie e le loro memorie, togliendoli dallo stato di invisibilit in cui hanno vissuto per molti anni. Unoperazione che vuole dare dignit alla loro storia umana e alla loro memoria allinterno di un pi ampio processo di conoscenza che sta avviandosi nei confronti delle esperienze dei vinti del secondo dopoguerra, anche a livello storiografico nazionale e internazionale.

Conferimento a mons. Iginio Rogger dellAssociazione onoraria alla Societ del Museo storico in Trento
Gioved 17 marzo 2005, a conclusione dellAssemblea ordinaria dei soci del Museo storico in Trento, stata conferita a mons. Iginio Rogger lassociazione onoraria alla Societ del Museo storico in Trento. Si voluto in questo modo rendere pubblico ringraziamento per limportante contributo dato dal prof. Rogger in tanti anni di appassoniata e partecipata ricerca alla comprensione di eventi storici che hanno investito anche la terra trentina. In occasione del conferimento dellassociazione onoraria, mons. Iginio Rogger ha svolto un intervento sullapplicazione dellaccordo DegasperiGruber.

Centro di documentazione sullemigrazione trentina.


Il 13 dicembre scorso lAssessore provinciale allEmigrazione Iva Berasi e il Direttore del Museo storico in Trento Giuseppe Ferrandi hanno sottoscritto un accordo quadro per la costituzione del Centro di documentazione sulla storia dellemigrazione trentina come nuova sezione del Museo. Il Centro potr essere punto di riferimento per tutti coloro che vorranno sottoporre testimonianze e documenti (lettere, diari, testimonianze di vita) relativi alla storia dellemigrazione trentina. Inoltre promuover attivit di studio e di ricerca, organizzer eventi culturali, seminari e convegni tesi a valorizzare il patrimonio di memoria sullemigrazione, curer la pubblicazione di studi e ricerche. LAssessore Iva Berasi nel presentare liniziativa ha sottolineato come essa sia anche un omaggio alla grande epopea dellemigrazione e un doveroso riconoscimento ai tanti emigrati che, pur andando allestero, hanno dato un aiuto importante allo sviluppo del Trentino.
Via Torre dAugusto, 35/41 38100 TRENTO Tel. 0461.230482 Fax 0461.237418 info@museostorico.it www.museostorico.it

ALTRESTORIE Periodico di informazione. Direttore responsabile: Sergio Benvenuti Comitato di redazione: Giuseppe Ferrandi, Patrizia Marchesoni, Paolo Piffer, Rodolfo Taiani Hanno collaborato: Quinto Antonelli, Matteo Gentilini, Cristina Pasolli, Emanuela Renzetti, Elena Tonezzer
Periodico quadrimestrale registrato dal Tribunale di Trento il 9.5.2002, n. 1132 ISSN 1720-6812. Progetto graco: Gracomp Pergine (TN) Per ricevere la rivista o gli arretrati, no ad esaurimento, inoltrare richiesta al Museo storico in Trento.

Comune di Trento

Palazzo Geremia Trento, via Belenzani 20 18 marzo - 24 aprile 2005

Trento si racconta Frammenti di immagini e di storie della citt

18 marzo - 24 aprile 2005


orario di visita: da marted a domenica 10.00-12.00 e 16.00-19.00 ingresso libero

Palazzo Geremia Trento, via Belenzani 20

18 marzo, ore 18.00


Apertura della mostra con intrattenimento musicale e degustazione vini della Concilio

Durante la Mostra appuntamento con I venerd a Palazzo Geremia:

organizzazione della mostra a cura del Museo storico in Trento


coordinamento Servizio Gabinetto e Pubbliche Relazioni del Comune di Trento -

1 aprile, dalle ore 19.00 alle ore 21.00 intrattenimento musicale e degustazione vini della Concilio 22 aprile, dalle ore 19.00 alle ore 21.00 intrattenimento musicale e degustazione vini della Concilio

vanda Giovannini Museo storico in Trento Matteo Gentilini


collaborazioni

Quinto Antonelli Giuseppe Ferrandi Patrizia Marchesoni Veronica Nicolini Massimo Nicolussi Cristina Pasolli Alessandro Pedrotti Rodolfo Taiani Caterina Tomasi Elena Tonezzer
progetto di allestimento progetto graco

Studio bbs - Claudio Battisti, Marco Brunelli, Massimo Scartezzini Gracomp - Pergine (TN)
coordinamento tecnico

Per informazioni e prenotazioni: INFOMUSEO Museo storico in Trento - via Torre dAugusto, 35/41 tel. 0461.230482 email:info@museostorico.it - www.museostorico.it

Gianni Thiella

collaborazione tecnica

Squadra allestimento logistica e arredi del Comune di Trento