(não) Queremos o Battisti de volta!

Avvertenze: 1) è molto lungo 2) non intende prendere in considerazione l’innocenza o la colpevolezza di Battisti, ma solo illustrare come si è arrivati a questo punto, a partire dall’arresto a Copacabana, e offrire qualche ragione per spiegare i motivi della sconfitta italiana di fronte non tanto alla giustizia, quanto al governo brasiliano. Il caso Battisti: una vicenda biforcuta Fin dall’inizio, doveva apparire chiaro che il caso Battisti avrebbe preso due strade: una giuridico-amministrativa, l’altra politica. La prima tendenzialmente favorevole, la seconda tendenzialmente contraria all’estradizione. Sul lato politico, al di là degli atti compiuti prima dall’allora ministro della giustizia Tarso Genro, poi dall’allora presidente Lula, un buon esempio sono le posizioni sostenute in diverse interviste dai senatori del Partido dos Trabalhadores (il partito di Lula) Eduardo Suplicy e João Paulo Lima e Silva. Il primo, fermo sostenitore della concessione dello status di rifugiato a Battisti, ha sempre sostenuto il carattere ingiusto del processo contro Battisti: perché avvenuto in contumacia, basato esclusivamente su delazioni e messo in atto da una magistratura resa non neutrale dal clima degli anni di piombo. Tralasciamo, per ora, la verità di queste accuse. Il secondo, in alcune interviste, ha sottolineato il carattere invadente delle richieste italiane al Brasile, mentre l’Italia per 14 anni non si era fatta avanti con la Francia per ottenere l’estradizione dello stesso Battisti. Questo argomento tralascia il fatto che la Francia già si era pronunciata, su richiesta dell’Italia, nel 1991, negando l’estradizione da un lato in coerenza con la ben nota “dottrina Mitterand”, che concedeva nei fatti una sorta di “informale” asilo politico agli ex-terroristi, da un lato con la motivazione che la stessa estradizione sarebbe stata chiesta non per ripetere il processo, alla presenza dell’imputato, ma solo per dare esecuzione a una pena inflitta in un processo contumaciale. Il senatore João Paulo tace su questo aspetto, pure favorevole alla posizione di Battisti, perché quel che vuol fare è sottolineare la differenza di trattamento riservata al Brasile, insistendo sull’idea di un particolare affronto alla sovranità nazionale. I due temi, il carattere ingiusto del processo e l’affronto al Brasile, costituiranno poi la linea difensiva sostenuta dall’avvocato di Battisti, Luís Roberto Barroso, difronte al Supremo Tribunale Federale. Sull’altra sponda, diciamo così giuridico-amministrativa, il caso ha preso, invece, fin da subito una strada diversa. Di fronte alla richiesta di ottenimento dello status di rifugiato politico, il CONARE (Comitê Nacional para os Refugiados), un organo deliberativo del Ministero della Giustizia costituito da membri nominati da diversi ministeri e quindi essenzialmente di natura governativa, rispose subito negativamente. La risposta fu però immediatamente contrariata dalla decisione dello stesso ministro della Giustizia, che, ignorando il parere del CONARE, attribuì lo status di rifugiato a Battisti. Iniziava così quella serie di continui capovolgimenti di posizione che, tra esecutivo e giudiziario, hanno caratterizzato il caso fino alla fine. È a questo punto, infatti, che entra in campo il Supremo Tribunal Federal (STF). È quella che si potrebbe definire la “Corte Costituzionale” del Brasile, ma non è esattamente né solo questo. La costituzione brasiliana, su questo e su altri aspetti, prende a modello quella degli Stati Uniti. La stessa composizione del STF lo dimostra: i giudici, che restano in carica fino al pensionamento obbligatorio, a 70 anni, sono tutti di nomina del Presidente della Repubblica, cioè del capo dell’esecutivo, e la nomina è

Una tempistica significativa La tempistica del Caso Battisti. cosa che. di fronte a ragioni umanitarie tanto evidenti (come quelle sostenute da Battisti e dalla sua difesa per la concessione dello status di rifugiato) sarebbe sembrata più comprensibile un’immediata richiesta di asilo. di religione. Ecco perché aspettare. Come si sa. anche a difendere le attribuzioni del STF di fronte all’esecutivo. il presidente Lula non è ancora entrato nella questione. infatti. il Consiglio di Stato francese respinge il ricorso di Battisti. gran parte della discussione nel STF: la posizione dei giudici a favore dell’estradizione ha mirato. di opinioni politiche o di condizioni personali o sociali” (art. Caduta però questa possibilità. decretava l’estradizione di Battisti. In novembre. Nel frattempo però. Al punto in cui siamo. Lula. Il Supremo Tribunal Federal nega. date le leggi brasiliane. Due sentenze successive confermano la decisione: nel 2005. la Francia. In ogni caso. con sentenze della Corte di appello di Parigi e della Corte di Cassazione. lett. lett. Ad esempio. in forza dell’integrazione europea. in parole povere. si sarebbe verificato tra il 2011 e il 2013. finita l’era Mitterand e mentre. Perchè aspettare? Tra Italia e Brasile esiste un trattato che prevede l’estradizione per fatti punibili in entrambi i paesi con pene superiori a un anno. in realtà. che il reato in questione sia di natura politica (art. d). Su cosa si basa questa decisione? Il tribunale accoglie. É sul significato di questo “giudicare” che si è svolta. apparentemente. ma ha degli aspetti interessanti dal punto di vista giuridico. Quest’ultima condizione non include però automaticamente il processo in contumacia. costituisce eccezione il caso in cui il reato o la pena siano prescritti secondo le leggi di uno dei due paesi. come dice l’articolo 102 della costituzione brasiliana. cadevano progressivamente le frontiere tra i due paesi. Tra l’altro. dunque.ratificata dal voto favorevole del Senato. dopo un lungo e contrastato confronto. che tutti i giudici nominati da Lula fossero contro l’estradizione e tutti gli altri a favore. 3. è abbastanza nota. Battisti si è dato alla fuga: è in Brasile. 3. Come la difesa dell’Italia non ha mancato di notare. un aspetto sul quale ha insistito anche la difesa dell’Italia. a partire dalla concessione dell’estradizione da parte della Francia. 3. di nazionalità. che esistano “serie ragioni” che la persona da estradare venga “sottoposta ad atti persecutori o discriminatori per motivi di razza. di sesso. che viene arrestato nel 2007. di lingua. “giudica” delle richieste di estradizione. l’anno successivo è la volta della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. è quindi un aspetto che dovrebbe destare poca sorpresa: ma questo non significa. in base all’articolo 5. come vedremo. il STF ha attribuzioni che vanno al di là del controllo di costituzionalità sulle leggi. restavano da verificare le altre eccezioni: il fatto che l’estradando sia stato giudicato da un Tribunale speciale (art. lett. A questi si aggiungono. Il ministro della Giustizia ha contraddetto il parere dell’organo competente del suo ministero e ha concesso a Battisti lo status di rifugiato. ragion per cui sarà condannato da un tribunale di Rio. e inizia a discutere il caso nel settembre 2009. . decide di non decidere e lascia il campo al STF. f). con alcune eccezioni. il STF decide di revocare lo status di rifugiato e di dare inizio al processo di estradizione. che ha stupito Tabucchi nella recente lettera inviata alla Repubblica. l’esistenza di un “fondato motivo di ritenere che la persona verrà sottoposta a pene o trattamenti che comunque configurano violazione dei diritti fondamentali” e la violazione dei diritti minimi di difesa nel corso del procedimento penale cui la persona è stata o sarà sottoposta. È a Rio. dal 2004. che si fa forte della sua competenza a “giudicare” sull’estradizione. Il carattere “politico” del STF. che secondo il trattato non costituisce “di per sé motivo di rifiuto dell’estradizione”. e). dove è entrato sotto falso nome.

si allineano. Ma quanto all’estradizione? Qui è passata invece la tesi sostenuta. sulla necessità di chiudere i conti col passato. le cose si complicano. ormai. Per il STF. invece. ma è un ricorso che nasce zoppo. non esistono fondati motivi di persecuzione. Come si dice: “non è questa la sede”. anche forzando un po’ la mano. i reati compiuti da Battisti sono reati comuni. gravi. non è più una vera reclusione perpetua. quindi. Il STF è per l’estradizione. Cretini. motivandola soprattutto con il fatto che il Presidente del Brasile violerebbe un trattato internazionale. ci torneremo brevemente alla fine. Lula ha negato l’estradizione. quando nell’ultimo giorno del suo mandato. il Supremo si adegua A quanto sostenuto dalla giudice Ellen Gracie (favorevole all’estradizione) nel corso del dibattimento. né nel periodo in cui la sentenza è stata emessa né tanto meno adesso. spetta in ultima istanza al presidente. atto sovrano della Repubblica Federale del Brasile. La difesa insiste sul tema di un processo ingiusto. secondo l’accordo firmato da Brasile e Italia. praticamente come suo ultimo atto. lo status di rifugiato non può essere concesso. fin da subito. La questione va risolta in sede internazionale. meno la concessione dello status di rifugiato è scontata. Gilmar Mendes (nuovo relatore del caso) ed Ellen Gracie restino pervicacemente a favore dell’estradizione. oltre a ignorare del tutto la sentenza del STF sminuendone il ruolo. Battisti non può essere considerato un rifugiato politico.a maggioranza. e della contumacia. tra gli altri. Le questioni principali. E anche giudici. infine. che in Brasile non esiste ma che anche in Italia. è considerato un giudice “di destra”). sulla base della costituzione brasiliana. perché l’Italia non ha mai cessato. C’è da valutare i “fondati motivi” di persecuzione. La tesi. per l’illegittimità del ricorso. Quel che appare chiaro. È soprattutto il relatore Peluso a instradare il caso in quella direzione. restano queste: al di là dell’ergastolo. Sul piano giuridico. sull’arroganza delle richieste . che non hanno natura politica. di essere uno stato di diritto. di fatto. se i crimini commessi da Battisti fossero o no di natura politica. in parole povere. e nonostante i giudici Peluso (ora presidente). al contrario. sulla base del trattato tra i due paesi. come Ricardo Lewandowski. Il Procuratore generale della Repubblica lo afferma chiaramente: il governo italiano non ha legittimità per proporre un ricorso nel STF che contesti una decisione del governo brasiliano. Tutto finito? No: l’Italia ricorre ancora al Supremo. dal giudice Joaquim Barbosa. che l’atto di estradizione è essenzialmente un atto di politica internazionale e quindi. la maggioranza dei loro colleghi si pronunciano. e. La motivazione è conforme al parere dell’Avvocatura generale (Advocacia Geral da União): Battisti potrebbe essere fatto oggetto di atti di una persecuzione politica. la tesi del relatore del caso. è di diritto internazionale. ma decida Lula. è che l’esecutivo fin dal 2008 è disposto. se il processo dell’epoca sia stato o no degno di uno stato di diritto. che in occasione della prima decisione avevano votato a favore dell’estradizione. a concedere lo status di rifugiato. Sul perchè si è speculato molto. alla fine. Non si era mai visto fino al 31 dicembre 2010. Secondo questa tesi. La questione. cioè. l’attuale presidente del STF Cezar Peluso: un giudice di professione nominato alla corte dal presidente Lula. motivo che impedisce l’estradizione. ballerine e cattocomunisti: la reazione italiana Dunque un caso a doppio binario: un po’ politico e un po’ giuridico. Lula concede. in pratica. che è anche quella in cui è più facile argomentare a favore dell’estradizione. anch’egli nominato da Lula ma usualmente considerato ben più a sinistra di Peluso (che. Più la questione si fa tecnica. non si era mai visto che il presidente non concedesse l’estradizione dopo una pronuncia favorevole del STF.

dai suoi politici. Un deputato tra i tanti. per l’opinione pubblica. “Lula vs. Non partiva necessariamente svantaggiata. Tutto ciò. .italiane. ma mille volte”. oltre alla possibilità di un ricorso al tribunale dell’Aia. Il caso diventò così. e non certo per i suoi giuristi. uno dei più popolari giudici del STF. ma anche Gilmar Mendes. e non si sa se la decisione sia stata presa davvero all’unanimità o a maggioranza. dopo la decisione di Genro. e le decisioni sono sempre all’unanimità. Per di più. soprattutto in casi controversi come questo. al caso. oggi presidente della provincia di Bergamo. “giuridico”. contornato da manifestazioni di attivisti alle porte del STF. Nabor Bulhões. volle dire la sua. non c’è possibilità per i giudici dissenzienti di pubblicare il loro parere insieme alla motivazione. tra i giudici del supremo tribunale poteva contare su sostenitori convinti della sua causa: il relatore Peluso. la speranza di un cambiamento di fronte nel STF. che. doveva suggerire una duplice strategia: da un lato un approccio formale. e poi argomentò così: “tanta agitazione per un criminale comune? Ma allora è vero che Battisti è un capro espiatorio!” e poi “cosa farà il Brasile? Se ne starà zitto e buono sopportando questo affronto alla sua sovranità?”. ad esempio quella portoghese. in particolare su Joaquim Barbosa. per quanto spesso fittizia. L’Italia aveva ancora. rispetto al STF. È un tribunale con molti membri “tecnici”. alle minacce di ritorsione del ministro della giustizia. Perché? Dipende dalla strategia comunicativa scelta dall’Italia o. dopo aver elencato gli atti formali del ministro degli esteri (che richiamò l’ambasciatore). e appariva subito difficile convincere i politici. Il STF non è così. dall’altro una diplomazia accorta e prudente. di fronte a un consensso di giudici e giuristi. A differenza di altre corti costituzionali europee. del resto era il suo lavoro. Eppure la Corte Costituzionale è un consesso ben asettico. è un tribunale particolare. e bene. Un caso in cui si poteva sperare qualcosa dai giudici supremi. dopo la decisione a lei sfavorevole di Genro. Poteva l’avvocato Barroso farsi sfuggire l’occasione di citare una frase così. due frasi sopra le righe di Cossiga. un “peone”. come abbiamo visto. di non diretta nomina politica. a Brasilia. non abbia fatto. Italia”. come sono tutti i tribunali supremi e tutte le corti costituzionali. ma che. ma hanno un certo seguito. tirate fuori a caso tra le tante. C’è da chiedersi perché. hanno finito per avere meno influenza di queste ultime. Il contrario di quel che è accaduto. paradossalmente. Non che l’avvocato dell’Italia. le vivaci proteste del ministro della difesa. Elencò tutte le più colorite ed esasperate minacce compiute dai nostri politici di governo. sono trasmessi in diretta televisiva. Il loro ruolo “politico” è avvertito immediatamente. E la sua finì riportata sui giornali brasiliani pressappoco così: “Il Brasile è famoso per le sue ballerine. è una tesi che fa breccia tra i giudici. Manifestazioni forse più numerose di quelle organizzate sporadicamente in Italia a favore dell’estradizione. allora presidente del STF. che ha dato a Pirovano più popolarità in Brasile che in Italia. in cui Lula era definito un “cattocomunista” che aveva fatto una “cretinata”? Non poteva e non lo fece. sempre tirata in ballo dalla maggioranza e dall’opposizione. allora deputato leghista. anzi. quindi prima di dare lezioni di diritto all’Italia deve pensarci su non una. Quest’ultima. ma la strategia migliore da adottare era tener bassa la temperatura dello scontro. contestata o lodata a ogni decisione che abbia una anche ridotta influenza nella vita politica del paese. l’intero dibattimento e le discussioni tra i giudici. Ancor più in un caso già di per sé “emotivo” come questo. Berlusconi”. a torno o a ragione. Un caso estremo. il suo lavoro: ma tutto intorno? Non molti tra quelli che leggono ricorderanno il nome di Ettore Pirovano. meglio. rende le argomentazioni dei giudici spesso meno tecniche e più “emotive”. e se a stretta o larga maggioranza. Pensate a quel che sta passando adesso la Corte Costituzionale italiana. come abbiamo visto. Non sono trasmissioni seguite da masse imponenti di brasiliani. “Brasile vs. I suoi processi. Il STF. prende le decisioni nel segreto della camera di consiglio. e quindi a caso non ancora definitivamente chiuso.

non ha gli stessi connotati. Dico che questi due aspetti avrebbero dovuto far capire che la miglior strategia era raffreddare gli animi. Chissà. ma la legittimità di questa richiesta era già stata riconosciuta da tre gradi di giudizio in Francia e dalla Corte Europea dei Diritti Umani. e garantirle un trattamento più umano. Dall’altro. qualcuno avrebbe potuto dire che la nostra magistratura è così indipendente che legittimamente inquisisce. Per questo. Propaganda. Ma Bulhões parlava ai giudici che aveva di fronte. ne valeva la pena. Ma chi avrebbe potuto dirlo? Frattini? La Russa? Al contrario. e dall’altro lato lo capivano benissimo. Non dico che qualcuno. razionalizzare il caso. qualcuno l’ha vista è ha pensato che. è difficile controargomentare di fronte a tante esternazioni sopra le righe dei nostri politici. senza la sua colorita retorica tribunizia. in realtà. perché questa sconfitta fu ottenuta senza abdicare allo Stato di diritto. nel governo o nel STF. assai più forte di com’era in passato. accomunando i propri “periodi bui” a quelli di tanti altri.L’avvocato Bulhões contenne i suoi interventi su un piano giuridico. Qualcuno non l’ha vista. vista con gli occhi del Brasile. Questa storia. c’è anche una componente. uno interpreta quel che non conosce a partire da quel che conosce. ma questo sentimento è giustificato. La trappola dell’emotività era lì tesa per scattare. può essere una comprensibile reazione psicologica quella di ridurre l’eccezionalità della propria esperienza. Un primo ministro che sostiene che la magistratura è un “cancro” non aiuta in questi casi. oggi. o almeno alla maggioranza di essi. ne ha conosciute diverse nella sua storia. Da un lato. tra l’altro. ovviamente. A questo porta guardare il mondo con lo strabismo della politica interna e delle prossime elezioni politiche. perché il terrorismo fu. persino il primo ministro. . che non era solo l’Italia che chiedeva l’estradizione. Le violazioni dei principi dello Stato di diritto lì ci sono state chiaramente. Il Brasile si sente. ma poi se ne devono accettare le conseguenze. riuscì nel suo intento. semplificando tanto per persuadere. in fondo. sono lontani dall’essere stati risolti. è meglio non prestare il fianco ad accuse di indebita intromissione negli affari di un paese che. Ma al di là di questo. la scarsa capacità di influenza del nostro governo ha fatto il resto. di fatto. sconfitto. e un successo “democratico”. psicologie. “psicologica”. poche frasi infelici dette da un deputato e da un paio di ministri. C’è da meravigliarsene? Da un lato. narrazioni Scaldare gli animi può servire ai fini di propaganda interna. Le tesi sostenute dall’Avvocatura Generale sono. l’Italia guarda alla lotta al terrorismo come un successo: un successo effettivo. di fatto. abbia effettivamente pensato questo. Molti dei suoi problemi endemici. e quando la difesa dice che Battisti è ricercato non per quello che ha fatto ma perché è diventato un simbolo. e. si potrebbe dire. Non c’è solo questo. e ricordò. di fatto. di intromissioni indebite. ogni due per tre. c’è poco da argomentare. Anche per ragioni internazionali. hanno probabilmente avuto più influenza delle manifestazioni a favore di Battisti in Brasile. O che il nostro sistema giuridico è così garantista che anni fa abbiamo fatto ogni sforzo per portare in Italia una terrorista rossa carcerata in America. Spostato poi il caso sul piano diplomatico. Barroso parlava all’altro lato della Piazza dei Tre Poteri. che tutti ben conosciamo. non trasformare ogni decisione contraria in un affronto. l’arringa dell’avvocato Barroso. Tutte le forze politiche sposano questo punto di vista: è un assioma per la nostra interpretazione della recente storia italiana. oggi va di moda parlare di “narrazioni”: se si vuole qui c’è lo scontro tra due narrazioni. le cose non sono andate allo stesso modo in Brasile. Ma la differenza tra le due realtà può sembrare meno lampante agli occhi di un brasiliano.

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