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Ecco, Io faccio nuove tutte le cose» (Gv, Rivelazione 21, 1-5)    

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III° libro – Le Macchie sulla Santa Sposa Pietro Romano  

LA PASSIONE DELLA CHIESA
I veli dell’Iniquo sopra la Verità e nella Rivelazione

Arca della Bellezza
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„Arca della Bellezza‟ per Arcieri Resilienti e Amici dei Borghi di Xenobia

In copertina Le Nozze di Cana icona Monte Athos XIII secolo

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Note dell’Editore per gli amici di buona volontà
«La Passione della Chiesa» è un progetto innovativo e interattivo di inventario per riuscire agilmente a sintonizzarci con lo Spirito Santo, secondo il precetto paolino di « prendere in esame tutto ». Una sorta di nuova Enciclopedia Cattolica, narrata agli Ultimi, per gli Ultimi Tempi, e per riconoscere le traversie dei nostri tempi in una prospettiva cristiana forte, consapevole e antitetica alle varie eresie e posizioni dominanti. Il proposito è quello di smuovere le coscienze, indagare sull‟inganno -che per sua natura resta nascosto- ma anche mettere in mostra tutta la meraviglia delle novità promesse di Gesù, in chiave escatologica e pratica; divulgare informazioni che concernono una missione, quella degli Arcieri o dei membri che aderiscono liberamente al proposito dell‟Arca della Bellezza. Ossia c‟è da intendersi da subito: c‟è una dura battaglia morale da combattere per la conservazione della Fede, per divulgare l‟Annuncio, difendere la Verità e andare incontro al Signore. Lo facciamo con tutte le energie e la passione che servono per la Restaurazione e l‟Instaurazione del Regno. La nostra forma è la gratuità e la preghiera, con cui ci rendiamo disponibili ad aiutare tutti, nessuno escluso. Ciononostante, non ci nascondiamo dietro proclami. Abbiamo bisogno del tuo aiuto. In che modo? I Libri che troverai nel sito internet www.parusia.info sono scaricabili gratis. Chiunque può farlo, con preghiera anche di diffonderli. Seguiranno presto anche altri Libri, già in preparazione, oltre a idee, iniziative, attività. Varrà sempre la stessa formula: la gratuità. Lo scopo del progetto è « fare » ed informare rimanendo sintonizzati tutti in un unico Spirito, quello Santo, in attesa della Parusìa. Nel sito www.parusia.info è anche possibile fare comunità e movimento, mantenersi aggiornati con le continue e sempre più frequenti notizie su ciò che avviene nel mondo, su ciò che facciamo. E volendo, potete partecipare attivamente al forum come redattori, e ai convegni come relatori. Il nostro scopo, pur tuttavia, resta l‟incontro, l‟esortazione alle opere di misericordia e di carità, e la organizzazione e fondazione dei Borghi di Xenobia, alternativa alla «tossicità» del vivere moderno. Qualcuno, inoltre, ci chiede se i Libri possono essere acquistati su supporto carteceo. Qui, la nostra risposta è che puoi darci una mano a recapitarlo agli amici e realizzare una rete robusta, penetrante nel territorio e altrove, quindi diffusa e strutturata. Una rete che possiamo realizzare, quanto prima anche grazie al tuo aiuto e a quello di altri Amici di Gesù, di Xenobia e Nomadelfia, pronti a mettersi a disposizione in forma generosa e altruistica. In che maniera? I modi, per esserci tutti di aiuto, e armonizzare le fatiche e gli sforzi, sono cinque: - Uno: avvicinare un fotocopista amico o che conosci bene, che abbia l‟intenzione di collaborare con noi pubblicando e stampando copie dei Libri LA PASSIONE DELLA CHIESA a chi ne facesse richiesta. L‟artigiano verrà liberato da diritti di royaltes; e alle persone interessate resterebbero solo i costi delle fotocopie, e la scelta dei Libri, nel formato che loro aggrada, compresa la copia elettronica. - Due: aderire alle nostre iniziative/eventi, perchè ognuno si senta coinvolto, secondo il proprio stato, le proprie possibilità e i propri mezzi, a unirsi a noi nelle battaglia di fede, avviando succursali dell‟Arca della Bellezza, ovunque si trovi, attraverso la messa a disposizione di strutture e CAERP, come indicato nel Libro VI. Ciò, senza costi, o con l‟opportunità di sentirsi utile alla causa. - Tre: chiedere di entrare in contatto con i Fondatori, le componenti di base, con l‟amministrazione internet, attraverso il sito internet/forum www.parusia.info , per conoscerci, scaricare il depliant, essere riconosciuti come membri, e quindi ricevere la certificazione Arca di nuove strutture (che resteranno autonome e libere, ma potranno usufruire dei marchi di riconoscimento di affiliazione). - Quattro: attivare donazioni liberali e fondi su carta Postepay (coordinate a richiesta 3331982156). Ma noi, consapevoli della funzione de-responsabilizzante e de-formante del denaro, preferiamo la partecipazione diretta dei cristiani, con Opere di Carità nella Vigna del Signore, secondo lo Spirito del Vangelo e secondo le indicazioni del magistero della Chiesa Cattolica e del Santo Padre. - Cinque: costituire Gruppi di Amici di Gesù e Cappellette per l‟Adorazione Eucaristica e Rosario. Un caro saluto, buona lettura e buone opere. Facciamoci tutti Carità

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Pietro Romano

LA PASSIONE DELLA CHIESA
I veli dell’Iniquo sopra la Verità e nella Rivelazione
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III° libro – Le Macchie sulla Santa Sposa

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L‟invenzione del nemico rosso, che finì per ingannare il futuro Paolo VI
Di fronte a tanta nobiltà d‟animo, a tanta santità, a tanta gioia di vivere fede e bellezza, animati dal desiderio del bene, della carità e della speranza di salvezza; di fronte a tanta Grazia che ci disvela l‟amore del Creatore, che ci porta a testimonianza la passione di Gesù, con la quale redime nel Suo unico Olocausto tutto il genere umano, lui, l‟“avversario” di Dio, il vero nemico di ogni persona, escogita il modo per insinuare con la guerra, il dolore, la desolazione, il terrore, la vacuità del vivere sotto il giogo delle paure. E‟così che conquista e porta al suo servizio i potentati mondiali; e quindi il sionismo, il male intrinseco. Questi è il genio di Satana, il Male da cui liberarci, come enunciato. E‟ in questo modo che mons. Montini viene coercitato nelle fila dei “temerari”, di coloro che temendo per sé e per gli altri, si compromettono con il mondo come eroi, non fidandosi della potenza inequivocabile, irrepetibile, ineludibile, irreversibile del Padre, che per questo è il Santo dei Santi. Sotto la pressione psicologica del nemico rosso, appositamente concepito, il futuro Papa perde la lucidità e si fa ingannare come un fanciullo, giocando le carte dell‟astuzia con un nemico invisibile.

« Io Creo Nuovi Cieli e Nuova Terra »

Olocausto! Perchè dal 2003 si è cominciato a propagandare il nome di Shoah?
"... le afflizioni di prima saran dimenticate, e saranno nascoste agli occhi miei. Poichè ecco, io creo de' nuovi cieli e una nuova Terra, non ci si ricorderà più delle cose di prima; esse non torneranno più in memoria.Rallegratevi, sì, festeggiate in perpetuo per quanto io sto per creare ..." profeta Isaia (65:16) Introduco questo Terzo Libro, con una precisazione fondamentale : l‟unico Olocausto « autorizzato » da Dio è quello nei confronti di Gesù, l‟Agnello Innocente e Santo. Allo stesso Abramo non fece completare il suo olocausto, dove era il figlio a dover essere sacrificato in un atto di « fede » estrema nei confronti del Dio Padre. Fu l‟angelo di Dio a fermargli la mano. Dunque, quello di Gesù non fu un «deicidio», ma un Olocausto. Perciò gli ebrei non possono essere accusati di aver partecipato all‟uccisione di Dio, ma casomai di non esservisi opposti, al Suo Olocausto, così come partecipano oggi al loro olocausto o shoah, disinteressandosi delle vittime e dei colpevoli, che sono gli stessi che mandarono in Croce Gesù, adempiendo le parole delle profezie (vedi salmo 53 di Isaia). Il monopolio di questo termine è passato, poi, allo sterminio degli ebrei per mano dei Nazisti. Come se il Nazismo non fosse una invenzione del sionismo. Se si avesse il coraggio di ammettere che sono stati gli stessi ebrei sionisti a massacrare gli ebrei della torah, allora, forse, si potrebbe parlare di un « olocausto », pur sempre con i massimi riguardi per il vero ed unico Olocausto con la « O » maiuscola, e quindi la realizzazione continua nella storia di questo scontro delle strutture di Lucifero contro Dio ed il Suo Popolo. L‟uccisione degli ebrei nei campi di concentramento, dunque, è un crimine contro Dio, come lo sono tutti gli altri olocausti, e direi persino quella contro i Catari e contro i seguaci di ogni religione. Rientra tutto in quel programma di sterminio della cultura a favore della imposizione di un Nuovo Ordine Mondiale. Ovviamente in internet la parola « olocausto » si riferisce solo agli ebrei, approfittando del significato santo del termine, attribuibile al Popolo Eletto. In questo è stato perpetrato una vera e propria manipolazione della « memoria » del Crocifisso, monopolizzando il nome per decenni. Ma da qualche anno, forse nel timore che la parola potesse essere utilizzata per indicare negli ebrei sionisti la colpa di aver ucciso i loro consanguigni in chiave messianica, per conquistare le terre di Israele; forse anche dopo gli accordi con il Vaticano a seguito dell‟equivocabile frase sui « fratelli maggiori » espressa da Giovanni Paolo II nella

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Sinagoga di Roma; forse per una chiarezza di vocabolo, ecco che la parola olocausto viene sostituita da Shoah, persecuzione. Da « sacrificio » a « persecuzione ». Tenuto conto che i morti ci sono stati, che siano 500.000, 1 milione, 6 milioni o 5 miliardi, occorre capire meglio perchè predomina questa cultura del genocidio e della morte, talvolta in forme che nemmeno ci appaiono in tutta la loro evidenza.

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Tenendo la mente sull‟Olocausto dell‟Agnello, senza il quale non avremmo potuto
aspirare alla salvezza; tenendo in considerazione l‟olocausto del Popolo Giudeo per la conquista di Sion («chi sopravviverà a Sion e vivrà a Gerusalemme sarà chiamato Santo»), possiamo considerare tutti i genocidi del mondo nella stessa ottica del primo olocausto, ossia il sacrifico dei santi per la realizzazione del Nuovo Ordine Mondiale. Genocidio non significa necessariamente la distruzione immediata di una nazione. Esso intende designare un piano coordinato di differenti azioni miranti a distruggere i fondamenti essenziali della vita dei gruppi nazionali. Obiettivi di un piano siffatto sarebbero la disintegrazione delle istituzioni politiche, sociali, culturali, linguistiche, i sentimenti nazionali, della religione e della vita economica dei gruppi nazionali e la distruzione della sicurezza personale, della libertà, della salute, della dignità e persino delle vite degli individui. In quest‟ottica possiamo anche inquadrare le Olimpiadi del 2012 a Londra, dove il numero è indicato con le parole ZION. E‟ una chiave di lettura di come evolveranno le cose da qui al 2012? Paolo Rossi Barnard ha detto... Cari revisionisti, rispondo a coloro fra voi che parlano di "olocaustino", alla folta schiera di razzisti maniacalmente fissati col dominio giudaico del mondo che sognano di poter un giorno ricacciare i sorci ebrei al grido di "500.000! non 6 milioni!". Perché il punto sta qui, esimi 'scienziati': voi vi accanite con l'Olocausto ma chissà perché non vi rompete gli occhi a studiare l'evidenza dello sterminio dei pellerossa, degli armeni, degli indios, dei filippini, degli indonesiani, dei congolesi... Alla fine dietro alle vostre forbite dissertazioni c'è l'odio antisemita, non l'amore per la Storia, la scienza, o la giustizia. In secondo luogo, ancora non vedo come possiate credere seriamente che la "leggenda" dell'Olocausto sia stata forgiata dagli ebrei dopo la II Guerra Mondiale, visto che l'Olocausto divenne narrativa sacra solo 20 anni dopo, quando l'America di Johnson decise che Israele era di importanza strategica per gli USA. Prima il tema era pressoché ignorato. Terzo, se si assommano la vergogna delle leggi razziali, l'indubbia persecuzione nell'indifferenza internazionale con tanto di delazioni, il sadismo scientifico nazista e l'eccidio finale, e anche immaginando 500.000 o 1 milione di morti totali, è evidente che il mondo ebraico ne avrebbe comunque fatto una bandiera con cui imbavagliare l'Occidente. Infatti la "concezione lacrimosa della storia ebraica" (Solo Baron) che mette la sofferenza al centro dell'identità ebrea esisteva da secoli prima dell'Olocausto. Ammalati nell'anima lo siete, per il semplice motivo che immaginate che l'opinione pubblica di fronte alla gran scoperta di 1 milione invece che 6 si solleverebbe in indignazione contro l'ebreo falsario. Invece vi seppellirebbe con un fragoroso "e allora?", perché nell'anima delle persone decenti anche solo una immagine dell'Olocausto imprime un tale disgusto da non potersi sopportare. Ultimo: il parallelo di (Carlo) Mattogno fra la mia denuncia delle menzogne storiche sulla Palestina e quelle presunte sull'Olocausto non sta in piedi. Nel primo caso si nega interamente l'esistenza di un genocidio, nel secondo al peggio lo si è gonfiato, ma genocidio fu. Quindi nel primo caso è vitale dire al pubblico ciò che il pubblico ignora del tutto, nel secondo come ho già detto per il pubblico cambierebbe poco. 19 gennaio 2010

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Il sionismo. Trionfo apparente e fine reale di Israele?
Di Don Curzio Nitoglia 16 febbraio 2010

http://www.doncurzionitoglia.com/sionismo_trionfo_e_fine_israele.htm Prologo ●È uscito nel 2005, tradotto dall‟originale in lingua inglese (2004), un interessante libro, anche se non condivisibile in toto, di Yakov M. Rabkin, professore al Dipartimento di Storia dell‟Università di Montreal, visiting scholar alla Yale University ed anche a Tel Aviv. Una delle sorprese che ci riserva il professore canadese di origine russo-israelita, e quindi non accusabile di anti-„scemitismo‟, è quella secondo cui «tra i sostenitori incondizionati di Israele ci sono più „cristiani‟ che ebrei»[2]. Secondo «il predicatore „evangelista‟ Jerry Falwell […], la fondazione dello Stato di Israele nel 1948 è “la prova che il ritorno di Gesù Cristo è vicino”». Tale idea è portata avanti non solo dagli ebrei sionisti, ma soprattutto dai “cristiani evangelisti. Valga da esempio soprattutto a noi “ecclesiastici”. ●Nel suo libro Rabkin spiega che l‟opposizione al sionismo e allo Stato d‟Israele è espressa dai rabbini ortodossi e dagli ebrei religiosi (Fiamma Nirenstein, deputato del PDL, racconta che un piccolo ebreo haredi o religioso “di stretta osservanza”, istigato dai genitori e dai rabbini, urinò sul piede del generale Moshè Dayàn, che, entrato a Gerusalemme est nel 1967, non aveva voluto occuparla totalmente. Naturalmente il buon generale sabra restò sionisticamente impassibile e “chiuse un occhio” passando oltre) e da quelli liberali in nome della Torah e in nome del pacifismo o difesa dei diritti umani, in specie dei Palestinesi. Invece tra noi goyjm si equipara antisionismo ad antisemitismo. Forse questo zelo intempestivo dei Gentili nei confronti del sionismo è la prova del nove di una barzelletta di tradizione hassidica raccontata anche da Moni Ovadia: “Lo sai perché gli ebrei son tutti intelligenti? Perché gli stupidi li battezzano!”. Essa è una prova del nove della validità teoretica dell‟anti-„scemitismo‟ di cui abbiamo già più volte scritto. ●L‟attualità del libro di Rabkin oltrepassa la querelle tra ebrei religiosi, liberal/pacifisti e nazional/sionisti, per mostrare «quanto grave sia la posta in gioco per l‟insieme del popolo ebraico, ancor più oggi che lo Stato sionista cerca di imporre la propria egemonia politica e militare sulla regione, configurando una minaccia per gli ebrei ancor più fondamentale dell‟ostilità araba e palestineseaskenaziti] si interessavano più alle proprie vacche che non al salvataggio delle Comunità ebraiche ortodosse in Europa. I Padri del sionismo le abbandonarono al proprio destino. Commisero un crimine imperdonabile» (La Stampa, p. 1). Sarebbe interessante (ed anche logico e coerente) se gli ebrei sefarditi accusassero gli askenaziti di “crimini contro l‟Umanità” e li portassero ad una “Norimberga-bis”.

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La Germania aggredita dal sionismo ●L‟Autore confessa onestamente che è stata per prima «l‟ala più combattiva del sionismo a tenere un discorso aggressivo nei confronti del nuovo [1933] governo tedesco. Jabotinsky agisce come se fosse il comandante supremo delle forze armate ebraiche. Egli attacca la Germania dalla radio ufficiale polacca. […] Sono questi “uomini di Stato” che nel 1933 hanno organizzato l‟irresponsabile boicottaggio contro la Germania […], che ha portato la disgrazia sugli ebrei d‟Europa. Addirittura ci spiega che non gli antisemiti, ma «gli haredim e coloro che provengono dall‟ambiente ebraico liberale sono stati forse i primi a paragonare i sionisti ai nazisti […] per il culto della forza e l‟adorazione dello Stato. Questi paragoni, all‟epoca abbastanza frequenti, […] sono stati ripresi dopo dalla propaganda sovietica e, più tardi, da molti media arabi16]. Nel capitolo VII del suo libro Rabkin approfondisce questo stesso tema: «Lo Stato d‟Israele è in pericolo […]. Quello che veniva presentato come un rifugio, addirittura il rifugio per eccellenza, sarebbe diventato il luogo più pericoloso per gli ebrei. Sono sempre più numerosi gli israeliani che si sentono presi in una “trappola sanguinaria”. […] E cresce il numero di quanti esprimono dubbi circa la sopravvivenza di uno Stato d‟Israele creato in Medio Oriente, in quella “zona pericolosa” […]. I teorici dell‟antisionismo rabbinico sostengono […] che la shoah sia solo l‟inizio di un lungo processo di distruzione, che l‟esistenza dello Stato d‟Israele non fa che aggravare. […] Concentrare milioni di ebrei in un luogo così pericoloso sfiora la follia suicida ●Sin dalla “Introduzione” l‟Autore rifiuta ogni tentativo di far passare per antisemita colui il quale rigetta il sionismo in nome della Torah. Infatti lo Stato d‟Israele non corrisponde ai canoni religiosi dei rabbini talmudisti, ma è piuttosto «un‟entità nazionale nel senso europeo del termine» (p. 216). Secondo gli ebrei religiosi, invece, «il Tempio può scendere dal cielo in qualsiasi momento […], affinché nessuno creda che il Tempio sia stato ricostruito da uomini […]. L‟intera città di Gerusalemme può solo scendere dal cielo e non può derivare da sforzo umano» (ivi). ●Cfr anche Avraham Burg, Sconfiggere Hitler. Per un nuovo umanesimo ebraico [2007], Vicenza, Neri Pozza, 2008. www.neripozza.it. L‟Autore (nato in Israele nel 1955 da un ministro israeliano, già deputato tra i laburisti e Presidente del Parlamento israeliano) spiega che la memoria della shoah ha reso Israele indifferente alle sofferenze altrui. Egli propone di rivalutare la Diaspora di fronte al sorgere di nuove “teorie razziali ebraiche”, alla svolta iper-nazionalista ed etnica dello Stato d‟Israele e alla definizione del sionismo quasi esclusivamente in rapporto alla shoah, poiché la società israeliana non può vivere all‟ombra del passato olocaustico. Burg descrive il Paese in cui vive come uno Stato militaristico e militarizzato, xenofobo, ossessionato dalla shoah, in mano ad una minoranza estremistica, fortemente vulnerabile. Riesce così a demolire alcuni dei pilastri propagandistici su cui si regge lo Stato d‟Israele. Il suo libro, apparso in Israele nel 2007, ha suscitato una grande discussione che non si è ancora chiusa. ●Per quanto riguarda la questione suesposta Giorgio Israel su il Giornale (29 gennaio 2010, p. 1) scrive: «È l‟Iran il vero erede dei nazisti» asserisce che Alì Khamenèi, Alì Larjianì e Mamohud Ahmadinejead vogliono la distruzione di Israele e degli ebrei come Hitler. Invece il professore di “Studi iraniani” alla Sorbonne Nouvelle di Parigi, Yann Richard (espulso dall‟Iran in quanto antikhomeinista), nel suo ultimo libro L‟Iran de 1800 à nos jours, (Parigi, Flammarion, 2009) spiega, con dovizia di riferimenti, che lo Scià di Persia defenestrato nel 1978-79 da Khomeinì era un monarca manipolato da interessi stranieri e soprattutto anglo-americani, in funzione petrolifera e anti sovietica/pan-araba. Quindi quella di Khomeinì (+ 1989) fu una vera rivoluzione che instaurò una repubblica islamica al posto di una monarchia corrotta e asservita agli stranieri. Proprio per questo gli Usa finanziarono Saddam Hussein nella guerra contro l‟Iran (1980-1988). Certamente l‟islam è il valore dominante della repubblica iraniana, ma si tratta di un islam moderno, progressista, aperto alle forme parlamentari, antimperialista e filo-palestinese. Uno dei

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nemici dell‟Iran è l‟Afghanistan dei Talebani islamici wahabiti e ferocemente anti-sciiti. In Afghanistan sono stati massacrati circa quindici diplomatici iraniani sciiti dai Talebani wahabiti a Mazar-i-Sharif, nel nord del Paese. Il professor Richard spiega che il vero radicalismo islamico non è quello sannita dell‟Iraq di Saddam, né quello sciita dell‟Iran di Ahamdihejead, ma quello wahabita afgano. L‟Iran si è schiarato per primo tra i Paesi musulmani con il Presidente antitalebano Hamid Karzài in Afghanistan. Ha lottato contro Saddam anche nel 2003, mentre ha sostenuto gli sciiti libanesi di Hezbollah e i Palestinesi di Hamas. Addirittura l‟antigiudaismo non ha nessun peso in Iran dove gli ebrei continuano a vivere con diritto di cittadinanza. I discorsi contro lo Stato d‟Israele di Ahmadinejead sono antisionisti e non antisemiti o antiebraici. Essi sono amplificati dai media occidentali mentre l‟Iran non ha la forza bellica sufficiente a distruggere Israele. La minaccia nucleare iraniana è più un deterrente che il Paese potrebbe sviluppare in caso di un nuovo conflitto, stile quello del 1980-1988, che un‟arma offensiva pronta ad essere utilizzata eventualmente contro Israele. Certamente sin dall‟inizio della rivoluzione khomeinista il potere in Iran è oscillato tra “democrazia” (rispetto alla vecchia monarchia dello Scià) e legge islamica. Il problema è stato risolto con una specie di compromesso tra “Repubblica” e “islamica”, che è l‟attuale denominazione dell‟Iran: i religiosi hanno la guida del Paese, ma hanno accettato le regole parlamentari, essi si fanno paladini della lotta contro il comunismo, l‟imperialismo supercapitalista occidentale (anglo-americano) e dell‟appoggio al nazionalismo arabo. Contro Ahmadinejad è in atto una specie di “rivoluzione vellutata” condotta da Moussavì, Karroubì e Khatamì come quelle suscitate dagli Usa in Georgia e Ucraina contro Putin. ●«Anche alcuni intellettuali laici si chiedono se lo Stato d‟Israele non stia andando diritto verso il suicidio collettivo» come successe a Masada il 15 aprile del 73 (Rabkin, cit., p. 228). «Il tema del pericolo apocalittico che lo Stato d‟Israele rappresenta per il mondo intero torna regolarmente nei discorsi antisionisti: la diffusione del terrorismo suicida del Medio Oriente ai quattro angoli della Terra […]. Alcuni rabbini haredim si sono preoccupati per il pericolo universale costituito dallo Stato d‟Israele per l‟intera umanità […], la creazione di Israele […] porterebbe a una „catastrofe‟ [in ebraico “shoah”] di proporzioni mondiali» (p. 229). Scrive Luigi Copertino il 19 febbraio 2010. che « il Vecchio Testamento, come dicevano Sant‟Agostino e altri, contiene in nuce il Nuovo e il Nuovo rende comprensibile il Vecchio: ergo l‟intera Scrittura si spiega solo alla Luce di Cristo. E questo è esattamente, a meno di non indugiare in un palese marcionismo, ciò che costituisce la Rivelazione ebraico-cristiana. Il pagano Abramo fu chiamato da Dio, ossia dalla Santissima Trinità, e quindi dal Cristo Venturo che era (ed è) prima di lui, ad essere depositario, in un mondo di paganesimo, di tale Rivelazione dando origine all‟Israele teologale. Che è poi il vero Israele benché, prima di Cristo, esso vivesse nella «carne» di un Popolo ma, anche all‟epoca, fosse tuttavia accessibile solo per mezzo della circoncisione che era figura del futuro battesimo con il quale Cristo ha aperto a tutti, e non solo agli ebrei, la possibilità di entrare nella Rivelazione e nella salvezza universale già promessa nell‟Antico Testamento, ma impossibile a realizzarsi nel modo creduto dall‟esclusivismo ebraico. Gesù è stato la rottura di tale esclusivismo etnico-religioso. Ma questa rottura se, da un lato, è avvenuta in discontinuità con l‟esegesi spuria sinedritica e Talmudica, è però, dall‟altro lato, avvenuta in continuità con la Rivelazione anticotestamentaria che Egli ha adempiuto e perfezionato, proprio perché, in quanto Verbo di Dio, ne era la radice stessa e dunque la precedeva e la sosteneva ». Perciò l‟attuale “conflitto di civiltà”, voluto dagli Usa e da Israele è uno scontro con il „mondo arabo‟, in quanto non ancora liberalizzato e illuminato dalla modernità occidentale, e per nulla un distanziarsi dall‟islamismo, che in sé è visto con simpatia, in quanto argine al cristianesimo tradizionale e non giudaizzante.

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Il Tradimento di Fatima

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Il Terzo Segreto di Fatima, così conosciuto, è stato avvolto –e forse lo è ancora- per
lungo tempo da un “mistero”. Ciò sin da quando Giovanni XXIII decise di non rendere pubblici i contenuti della busta, preferendogli il Concilio Vaticano II. Da quasi un secolo è al centro delle attenzioni del mondo religioso, ecclesiastico, culturale e politico. Infatti, i messaggi, rivelati a tre giovani pastorelli portoghesi analfabeti, sono stati trascritti dall‟unica superstite, Lucia, molti anni dopo, quando aveva già scelto di diventare suora Carmelitana e di rinchiudersi in clausura. Oggi segnaliamo e riconosciamo pienamente che su tale tema, riguardante i messagi rivelati da Nostra Signora a Fatima a Giacinta, Francisco, Lucia i tre pastorelli, uno dei massimi esperti in materia sia, molto probabilmente, lo studioso Araì Daniele. Egli va ben oltre il documento, partendo dall‟analisi minuziosa di dove è mancato il katèchon, degli errori teologici e dottrinali commessi dagli ultimi Papi che si sono succeduti dopo Pio XII. E pur disconstandoci da alcune conclusioni forse troppo forti per un cristiano, riconosciamo a lui di averci fornito elementi basilari per comprendere in che momento della storia la Chiesa avrebbe potuto radunare intorno a sè i fedeli in maniera definitiva, per contrapporla al Male e al Nuovo Ordine Satanico che avanzava inesorabilmente. E questo dimostra come l‟Olocausto cristiano e i genocidi, cui le comunità umane sono destinati, sono stati preannunciati per metterci in guardia da quanti simuleranno l‟idea di un mondo migliore, efficiente e vivibile, che sono i sempre soliti farisei-nazi(onalsociali)sti. Oggi, purtroppo, le pecore, nonostante gli avvisi provvidenziali del Cielo, sono state disperse. Abbiamo permesso che il Pastore venisse percosso, e rischiamo tutti di andare incontro all‟abbisso. Attenti, dunque, o cristiani, a non unirvi ai « sionisti », nel percuotere il Papa Romano, perchè diventeresti ignari complici di questa classe di ignobili mentitori.

Il 13 maggio 1917 fu, di fatto, una data cruciale per la storia del secolo scorso. Infatti,
appena qualche mese dopo avverrà la Rivoluzione d‟Ottobre, in cui l‟intera famiglia dello Zar di tutte le Russie Nicola II Romanov, verrà trucidata per dar corso al Comunismo, così come lo abbiamo conosciuto con l‟URSS e per tanti anni a seguire, spargendo la cultura ateo-materialistica ed i suoi mali in tutto il mondo, adoperando sistemi di reclutamento e di violenza inauditi e inimmaginabili fino ad allora. I massoni di Fatima avevano perpetrato le massime azioni per impedire che l‟evento no trovasse spazio presso la gente e soprattutto presso il Papa Benedetto XV. Ma Maria si presentò al cospetto dei bambini fino ad ottobre, fino al miracolo del Sole avvenuto di fronte ad una folla di 70mila persone, nonostante il sequestro di Lucia. La storia degli « avversari », inesorabilmente, portò a termine i suoi programmi. La prima guerra mondiale era già in corso. Ma a quella seguì una Grande Rivoluzione, destinata a mietere milioni di vittime per il mondo e ad ostacolare il corso della Chiesa. Purtroppo, pensare che il Comunismo, come diceva il Presidente americano Ronald Reagan sia il « male assoluto » è errato. Il Comunismo è il risultato di uno studio ben architettato, attraverso il quale i potentati economici hanno cercato, indirettamente, di smantellare la “morale cattolica” dal mondo per sostituirla con quella “consumistica” e “relativistica” dell‟ecumenismo sinarchico e sincretico.

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Il relativismo etico è tuttora funzionale agli schemi di Mammona : schemi che ci piace chiamare, con un termine « cinematografico », la Matrix. Oggi apprendiamo che dietro alla Rivoluzione Russa c‟erano i servizi segreti angloamericani e persino uomini d‟affari e banchieri americani e non solo, e che quasi l‟intera classe dirigente era sionista. Lo stesso Lenin, di origini ebraiche, era amico di banchieri molto potenti. Quindi, col senno di poi, la visione di come si sarebbero evolute le cose nel secolo XX era decisamente più chiara di come lo fosse nei tavoli della maggior parte dei politici del mondo. Forse era chiara quanto il progetto satanico che da lì a poco avrebbe mietuto decine di milioni e milioni di vittime nel corso di 80 anni. Senza contare il numero invisibile di aborti che -secondo uno studio accurato del giornalista cattolico Antonio Socci- avrebbero già superato da molto tempo 1 miliardo di vittime innocenti. Ma è lo stesso Socci che ci rivela un altro inganno del secolo, perpetuato anche questa volta da un Cardinale. Stiamo parlando di sua eminenza Pietro Tarcisio Bertone di Canavese Romano, oggi Segretario di Stato del Vaticano e uno degli uomini più potenti dopo il Papa. Ecco la soprendente ripresa di un giornalista che si definisce a ragione un guerriero e che è stato cacciato dal prelato, facendolo portare via di peso dalle guardie svizzere, il giorno della presentazione del libro dello stesso « alto prelato »: CARO CARDINAL BERTONE, CHI E‟ –FRA ME E LEI– CHE MENTE SAPENDO DI MENTIRE? E LASCIAMO STARE LA MASSONERIA… “Oggi, nel 90° anniversario delle apparizioni di Fatima (13 maggio 1917), è venuta l‟ora di dire tutta la verità e di dare ascolto alla Madonna… Che errore. Chissà perché il cardinal Bertone si è cacciato in questo guaio mettendo nei pasticci il Vaticano. Personalmente dovrei essere strafelice che il Segretario di Stato (quindi il numero 2 della Chiesa) abbia pubblicato un libro, “L‟ultima veggente di Fatima”, per ribattere al mio “Il quarto segreto di Fatima”. E‟ un unicum. Neanche Dan Brown ha avuto un tale onore. Evidentemente quelle mie pagine devono scottare molto. Al prelato è scappata la frizione perché – con tanti saluti alla carità cristiana – inveisce contro di me: le mie sarebbero “pure farneticazioni”, la mia inchiesta farebbe il gioco “dell‟antica massoneria per screditare la Chiesa”. (Basterebbe già questo « antica » per capire da che parte sta Bertone. Per lui la massoneria « moderna » non mira a screditare la Chiesa, evidentemente. Forse perché è riuscita a diventare essa stessa Chiesa, nda). E “mi meraviglio” aggiunge minacciosamente il cardinale “che giornalisti e scrittori che si proclamano cattolici, si prestino a questo gioco”. Infine mi dà del “mendace”, sarei uno che “mente sapendo di mentire”. Purtroppo non mi mostra dove e come avrei mentito. Io gli avevo chiesto solo di spiegare – per dirne una – perché nella sua presentazione del terzo segreto, pubblicata dal Vaticano, egli cita una lettera di suor Lucia omettendo però (senza dirlo) una frase decisiva che smonta tutta la sua interpretazione. Segnalando nel mio libro questa “stranezza” (una delle tante) ho cercato in tutti i modi di salvare la buona fede del prelato. Ma Bertone nel suo volume non solo non dà alcuna spiegazione del fatto, ma cita di nuovo quella lettera “sbianchettata” alla stessa maniera. Si resta esterrefatti. Non è possibile usare così i documenti e fare questi autogol. (curioso il blocco cardiaco della figlia Caterina Socci avvenuto il 12 settembre 2009,e che nostra Signora sta mantenendo ancora in vita, nda). Ma qual è il cuore della nostra diatriba? Sta in questa domanda: il famoso “terzo segreto” di Fatima, contenente la profezia di ciò che dovrà accadere alla Chiesa e al mondo nel futuro prossimo, è stato pubblicato per intero nel 2000? Io ho cominciato la mia inchiesta convinto che fosse così. Poi mi sono reso conto che i fatti dicevano il contrario. Ne ho dovuto lealmente prendere atto, dichiarandolo e rilevando un quantità

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incredibile di “buchi” e contraddizioni della versione ufficiale. Essendo il Terzo Segreto un mistero che da decenni ha prodotto una vera psicosi sui mass media (e perfino fra governi e servizi segreti), un testo profetico di enorme importanza per i cristiani (e per i nostri anni futuri), un testo accreditato dalla Chiesa che ha riconosciuto la più importante apparizione mariana della sua storia, ho segnalato la necessità di chiarire – da parte del Vaticano – tutti gli enormi “pasticci” della versione ufficiale o di pubblicare il testo nascosto (come chiede una recente Supplica al Papa di Solideo Paolini). A Bertone, che da monsignore ebbe una parte da protagonista nella pubblicazione del segreto fatta nel 2000, chiesi un colloquio nel corso dell‟inchiesta. Pur conoscendomi bene, me lo negò e anzi si attivò subito per pubblicare un libro di risposta al mio. Come poi ha fatto in questi giorni (il 13 maggio è il 90° anniversario delle apparizioni). Il problema è che questo libro non dà neanche una risposta agli interrogativi. E anzi pone ulteriori problemi. Ho provato addirittura imbarazzo a leggere una cosa tanto pasticciata e autolesionista. Per qualunque autore sarebbe un colpo eccezionale vedersi attaccato personalmente dal Segretario di Stato vaticano senza uno straccio di argomento. Ma per me è un disastro, perché mi sento prima cattolico che giornalista. Avrei preferito aver torto marcio ed essere confutato. Oppure avrei voluto che la Santa Sede si decidesse a rivelare tutta la verità sul “terzo segreto” di Fatima, pubblicando – come la Madonna aveva chiesto – la parte ancora nascosta. Altrimenti avrei preferito essere ignorato, snobbato, boicottato. L‟unica cosa sbagliata, l‟unica cosa da evitare è precisamente ciò che Bertone ha fatto: esporsi pubblicamente senza rispondere a nulla e anzi aggiungendo trovate disastrose. Per lui e per il Vaticano. (« e non disastrose per la Chiesa », che è risparmiata, secondo l‟intuizione ispirata a Socci, perchè protetta da ben altre mani, nda). Innanzitutto c‟è il problema della “gestione” della testimone di Fatima, suor Lucia: per anni tutti hanno potuto strologare su Fatima tranne lei che dal 1960 è stata silenziata dal Vaticano. Cosa si temeva? Prima della pubblicazione del testo, nel 2000, il papa invia Bertone dalla suora, a Coimbra. Lo invierà ancora una volta nel novembre 2001. Infine il prelato tornerà da lei nel dicembre 2003. Questi tre colloqui erano la grande occasione perché l‟unica veggente in vita, ormai quasi centenaria, lasciasse a tutti i cristiani e all‟umanità la sua completa e preziosissima testimonianza sulla più importante apparizione mariana della storia. Un‟opportunità epocale. Anche per mettere a tacere tante voci e leggende e per proteggere il Vaticano da accuse di manipolazione, Bertone avrebbe dovuto registrare (magari anche far filmare) questi eccezionali colloqui da lasciare ai posteri. O quantomeno disporre di verbalizzare tutto, domande e risposte, da far firmare alla veggente. Per evitare future e prevedibili contestazioni. Ma incredibilmente questi tre interrogatori, della durata – dice il prelato – di “almeno dieci ore”, non furono né registrati, né filmati, né verbalizzati. Il prelato ci spiega oggi che lui “prese appunti”. Così nei documenti ufficiali di Fatima sono riportate solo poche frasette attribuite alla suora, frasi di discussa credibilità e per nulla esaurienti perché le domande decisive, quelle che servivano per chiarire tutti i dubbi, non le furono poste, o almeno non sono riportate da Bertone. Al quale nel libro ho chiesto: perché di dieci ore di colloquio ha reso noto solo poche frasi della suora che occupano al massimo quattro minuti? Cos‟altro disse in tutte quelle ore? Perché non ha posto a Lucia le domande decisive o perché non ha riportato le sue risposte? Bertone nel suo libro non fornisce alcun chiarimento. E quel che è peggio attribuisce oggi alla suora – che nel frattempo è morta e non può smentire nulla – delle frasi che non furono riportate nel resoconto ufficiale del 2000.

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Secondo Bertone la suorina avrebbe detto, davanti al testo del 2000, che “questo è il Terzo Segreto”, “l‟unico testo” e “io non ho mai scritto altro”. Perché una frase così importante non fu riportata da Bertone nella pubblicazione ufficiale? E perché il prelato non chiese alla veggente se aveva mai scritto il seguito delle misteriose parole della Madonna sospese dall‟eccetera (“In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede ecc”) che sono sempre state considerate dagli esperti l‟incipit del Terzo Segreto? Davvero strano. Come l‟altra frase che oggi – e solo oggi, morta la veggente – il prelato le attribuisce, secondo cui suor Lucia, quando seppe dell‟attentato al papa del 1981, “pensò subito che si era attuata la profezia del Terzo Segreto”. Perché mai una conferma così decisiva non fu riportata nel resoconto ufficiale? Perché nel dossier vaticano, che pubblicava il testo della visione (col “vescovo vestito di bianco ucciso”), nessuno – né suor Lucia, né i cardinali Sodano e Ratzinger e neanche Bertone stesso - scrisse esplicitamente che l’attentato del 1981 era la realizzazione del Terzo Segreto? E perché Ratzinger disse che tale interpretazione era solo un‟ipotesi e non c‟erano “interpretazioni ufficiali” della Chiesa, mentre oggi Bertone pretende di imporla come versione ufficiale? E perché suor Lucia, nella lettera al pontefice allegata al dossier vaticano, scritta nel 1982, quindi un anno dopo l‟attentato, spiegò che “non constatiamo ancora la consumazione finale di questa profezia” (del Terzo Segreto), ma che “vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi”? Perché in quella lettera al pontefice Lucia non fa menzione dell‟attentato appena verificatosi se proprio quello era la realizzazione del Segreto? C‟è chi ha sostenuto che Bertone non abbia registrato, né verbalizzato i colloqui con la veggente perché ne sarebbero emerse pressioni psicologiche, sulla suora di clausura, per indurla ad avallare certe tesi. Mi è tornato in mente leggendo la pagina del libro di Bertone dove il cardinale ricorda che ad un certo punto la veggente era “irritata” e gli disse: “Non mi sto confessando!”. A cosa poteva rispondere, con queste dure parole, Lucia? Forse qualcuno ricordava all‟anziana suora di clausura il potere ecclesiastico e ventilava “non assoluzioni”? Non si sa, perché il prelato – che ricorda bene la risposta (per le rime) della suora – dice di aver “rimosso” (testuale) la sua domanda. E‟ evidente che il “quarto segreto” di Fatima (ovvero la parte nascosta del terzo) esiste e nel mio libro penso di averlo dimostrato. Non c‟è solo la rivelazione clamorosa di un testimone eccezionale, monsignor Loris Capovilla, segretario di Giovanni XXIII (che era presente all‟apertura del “terzo segreto”), sulle cui parole, raccolte da Solideo Paolini – incredibilmente – il cardinal Bertone, nel suo libro, non dice alcunché. Ma c‟è anche il resto. Sappiamo, di quella parte “censurata”, che è scritta su un foglio singolo e non su quattro come il testo della visione svelata nel 2000 (lo rivelò il cardinale Ottaviani, braccio destro di Pio XII e di Giovanni XXIII e oggi Bertone se la cava così: “le parole di Ottaviani non so a cosa si riferiscano”). Ma sappiamo pure quanto misura il foglio (cm. 9 x 14), sappiamo che è contenuto in una busta di cm. 12 x 18, sappiamo che ci sono 20-25 righe scritte, conosciamo le date (diverse dal testo della visione) in cui pervenne a Roma e fu letto dai diversi pontefici. E sappiamo che – a cominciare da Pio XII – fu conservato non al S.Uffizio (come il testo della visione svelato nel 2000), bensì nell‟appartamento papale. C‟è la prova fotografica pubblicata il 18 ottobre 1958 su “Paris Match” da Robert Serrou, c‟è la testimonianza della più stretta collaboratrice di Pio XII, suor Pasqualina (“là dentro c‟è il Terzo Segreto di Fatima”) e c‟è la testimonianza del vescovo Capovilla (ho pubblicato il foglio d‟archivio) che il 27 giugno 1963 fu cercato da Paolo VI per sapere dove fosse “il plico di Fatima”. Lui rispose: “nel cassetto di destra della scrivania detta Barbarigo, in stanza da letto”. E lì infatti fu trovato. A tutti queste testimonianze Bertone non risponde nel libro, ma in una intervista: “Le ricostruzioni cinematografiche della busta nascosta nel comodino del Papa sono pura

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fantasia”. E perché? Non lo spiega. Nel volume aggiunge un attacco a me che avrei insinuato che tale Segreto profetizzi l‟ “apostasia della Chiesa di Roma” e delle alte gerarchie. Primo: Bertone si vada a rileggere cosa, nell‟apparizione dell‟agosto 1931, Gesù ha detto a suor Lucia. Inoltre di apostasia non parlo io, ma il cardinale Ottaviani e il cardinale Ciappi (“nel terzo segreto si profetizza, tra le altre cose, che la grande apostasia nella Chiesa partirà dalla sua sommità”). Un concetto analogo traspare dalle parole di Lucia a padre Fuentes e da due dichiarazioni del cardinal Ratzinger. Io ho fatto solo il giornalista, spiegando che molti interpretano l‟apostasia in riferimento agli effetti del Concilio. Non ho spazio qui per elencare tutte le gaffe del libro. Ma qualcuna sì. Bertone c‟informa per esempio che “suor Lucia non lavorò mai col computer”. Notizia preziosa perché in un‟intervista alla Repubblica del 17 febbraio 2005 aveva dichiarato che Lucia “usava alla fine perfino il computer”. La cosa allora serviva ad accreditare certe lettere del 1989 di suor Lucia che non erano autografe e contraddicevano quanto aveva detto in precedenza sulla “consacrazione della Russia”. E‟ curioso che il Segretario di Stato nel suo libro accrediti pure la voce che Gorbacev, nella storica visita a papa Wojtyla del 1° dicembre 1989, “abbia fatto mea culpa” davanti al papa, quando fu ufficialmente smentita dalla Sala Stampa vaticana il 2 marzo 1998. Del resto Bertone oggi accredita come autentiche addirittura le esplosive dichiarazioni sul Terzo Segreto attribuite a Giovanni Paolo II a Fulda nel novembre 1980, quando esse furono smentite sia dalla Sala Stampa vaticana che dal cardinal Ratzinger (“questo incontro a Fulda è falso, non ha avuto luogo e il papa non ha detto queste cose”). Peraltro Bertone si premura di dire che “l‟interpretazione del cardinal Ratzinger” relativa al Terzo Segreto “non era un dogma di fede”. Ma lascia che il suo intervistatore presenti il Bertone-pensiero così: “le sue parole, davanti a tante interpretazioni del messaggio della Madonna…, sono l‟imprimatur di una versione definitiva”. Addirittura superiore a Ratzinger. Ovviamente la lettera del Papa al prelato viene usata nel libro come Presentazione, anche se il Pontefice si tiene sulle generali. Io, da parte mia, mi tengo la lettera che Benedetto XVI ha scritto a me a proposito del mio libro, ringraziandomi “per i sentimenti che l‟hanno suggerito”. Parole che confortano di fronte agli insulti e alle scomposte accuse di fare “il gioco della massoneria”. Antonio Socci DA “Libero” 12 maggio 2007 Una profetica intervista con Suor Lucia di Fatima Introduzione: Questa intervista concessa da Suor Lucia al sacerdote messicano Padre Fuentes, il 26 dicembre 1957, assume oggi una particolare importanza. I cinquant'anni trascorsi dal momento in cui venne rilasciata, ci consentono di valutare con chiarezza quanto fossero esatte le sue previsioni riguardanti il tradimento e la defezione di un così gran numero di preti e di monache. Questo appello di Suor Lucia è per noi ancora più attuale oggi di quando venne lanciato per la prima volta nel 1957. Quando venne pubblicato per la prima volta da Padre Fuentes, suscitò un vasto interesse tra molti fedeli sparsi in tutto il mondo. Malgrado ciò, in ricompensa della coraggiosa pubblicazione di questo importante messaggio, Padre Fuentes dovette subire un'immeritata persecuzione da parte di alcuni anonimi funzionari della Diocesi di Coimbra, dove Suor Lucia risiedeva. Alla luce di molti altri eventi simili verificatisi nel più recente passato in altre Curie, non dovremmo sorprenderci troppo venendo a sapere che un ufficiale della Curia di Coimbra, rimasto senza nome, ha rilasciato il 2 luglio 1959 una dichiarazione alla stampa

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mondiale, in cui si affermava che il rapporto di Padre Fuentes non era vero. Il buon senso, oltre ai principi stabiliti dalla legge, ci permettono di affermare che una dichiarazione rilasciata da un funzionario anonimo non ha alcuna validità o autorità. La difesa di Padre Fuentes: in Messico, l'Arcivescovo di Veracruz, Sua Grazia Manuel Pio Lopez, si è mosso in difesa di Padre Fuentes. Anche il Cardinale Jose Garibi y Rivera, Arcivescovo di Guadalajara, ha difeso pubblicamente Padre Fuentes dall'attacco ingiustificato di anonimi funzionari della diocesi. Chiunque fosse l'autore di questi attacchi, sappiamo che non poteva essere né un cardinale né un arcivescovo, perché non ci sono cardinali o arcivescovi in quella Curia portoghese. Del resto, gli autori di questa dichiarazione ingannevole e inopportuna della Curia di Coimbra non hanno mai avuto il coraggio di dichiararsi. In un primo momento Padre Alonso, l'archivista ufficiale del Vescovo di Fatima nel 1971, adottò la posizione “ufficiale” della Curia di Coimbra. Dopo aver studiato approfonditamente il caso, tuttavia, anche egli si è schierato dal 1976 con Padre Fuentes. In seguito ha affermato, “Il testo originale, che è l'unico a poter essere attribuito a Padre Fuentes, non contiene a mio parere nulla che possa dare adito alla nota di condanna di Coimbra. Al contrario, esso contribuisce a rafforzare una dottrina molto pia e capace di edificare il popolo cristiano.” Padre Alonso ha avuto molte opportunità di parlare con Suor Lucia dal 1971 al 1976, che gli hanno permesso di giungere a una conoscenza più precisa della questione. A partire dal 1976, egli ha compreso che né Padre Fuentes né Suor Lucia avevano ingannato il mondo con la dichiarazione del 1957, che pubblichiamo più avanti. Fonti: Tutta la questione è stata ampiamente documentata nel terzo volume della serie The Whole Truth About Fatima (L'intera verità su Fatima) da Frère Michel de la Sainte Trinité. Il testo che pubblichiamo è la traduzione apparsa sul Fatima Crusader dei testi spagnolo e inglese pubblicati nel volume di Frère Michel The Third Secret (Il Terzo Segreto) (Vol. III, pp. 336-338). Il rapporto di Padre Fuentes “Vorrei parlarvi dell'ultima conversazione che ho avuto con Suor Lucia il 26 dicembre (dello scorso anno). La incontrai nel suo convento. Ella appariva molto triste, molto pallida ed emaciata. Mi ha detto : “Nessuno ha prestato attenzione” “Padre, la Santissima Vergine è molto triste perché nessuno ha prestato attenzione al Suo messaggio, né i buoni né i malvagi. I buoni continuano sulla loro strada ma senza dare alcuna importanza al Suo messaggio. I cattivi, sui quali non è ancora caduta la punizione divina, continuano anche essi la loro vita peccaminosa, senza curarsi del messaggio. Ma mi creda, Padre, Dio punirà il mondo e lo farà in modo terribile. La punizione del Cielo è imminente.” Il Segreto non ancora rivelato “Padre, quanti giorni mancano all'arrivo del 1960? Sarà un anno molto triste per tutti, nessuno potrà provare alcuna gioia se il mondo non prega e non fa penitenza. Non posso fornire altri dettagli, perché è ancora un segreto. Secondo il volere della Santissima Vergine, solo al Papa e al Vescovo di Fatima è permesso conoscere il segreto, ma hanno preferito non conoscerlo per non esserne influenzati.” “Questa è la Terza parte del messaggio della Nostra Signora, che rimarrà segreta fino al 1960.” La Russia, il flagello di Dio “Dica loro, Padre, che molte volte la Santissima Vergine ha detto, ai miei cugini Francisco e Jacinta e a me, che molte nazioni scompariranno dalla faccia della terra. Ella ha

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detto che la Russia sarà lo strumento scelto da Dio per punire il mondo intero, se prima non otterremo la conversione di quella disgraziata nazione.” “La battaglia decisiva” tra Maria e Satana: la caduta delle anime consacrate e dei sacerdoti. Suor Lucia mi ha detto: “Padre, il diavolo è in procinto di ingaggiare una battaglia decisiva contro la Beata Vergine. E il diavolo sa cos'è che più di tutto offende Dio e che gli procurerà in breve tempo il maggior numero di anime. Così il diavolo fa di tutto per avere la meglio sulle anime consacrate a Dio, perché sa che, in questo modo, le anime dei fedeli, lasciate senza guida, cadranno più facilmente nelle sue mani.” “Ciò che offende soprattutto il Cuore Immacolato di Maria e il Cuore di Gesù è la caduta delle anime dei religiosi e dei sacerdoti. Il diavolo sa che per ogni religioso o sacerdote che rinnega la sua santa vocazione, molte anime sono trascinate all'inferno ... Per questo il diavolo brama di impossessarsi delle anime consacrate. Cerca in ogno modo di corromperle, per addormentare le anime dei fedeli e condurle alla peggiore impenitenza. Si serve di ogni tipo di trucchi, giungendo a suggerire una dilazione dell'ingresso nella vita religiosa. Da questo derivano la sterilità della vita interiore e, tra i laici, la freddezza (mancanza di entusiasmo) nei riguardi della prospettiva di rinunciare ai piaceri terreni per dedicarsi totalmente a Dio.” Ciò che ha santificato Jacinta e Francisco “Dica loro anche, Padre, che i miei cugini Francisco e Jacinta si sacrificarono perché, in tutte le apparizioni, la Santissima Vergine aveva un aspetto molto triste. Ella non ci ha mai sorriso. Questa tristezza, questa angoscia che percepimmo in Lei penetrò nelle nostre anime. Essa era causata dalle offese a Dio e dalle punizioni che minacciano i colpevoli. E così noi bambini non sapevamo casa fare, se non trovare diversi modi di pregare e di fare sacrifici.” “L'altra cosa che ha santificato i miei cugini fu la visione dell'Inferno.” La missione di Suor Lucia “È per questo, Padre, che la mia missione non è quella di indicare al mondo il castigo materiale che certamente lo attende, se non si converte per tempo alla preghiera e alla penitenza. No! la mia missione è di ricordare a ciascuno di noi il pericolo di perdere le nostre anime immortali, se ci ostineremo nel peccato.” L'urgenza della conversione Suor Lucia mi ha detto inoltre: “Padre, non dovremmo attendere un appello del Santo Padre da Roma, che chiami il mondo a fare penitenza. Né dovremmo attendere un appello del genere dal nostro vescovo nella nostra diocesi, o dalle congregazioni religiose. No! Nostro Signore si è già servito molto spesso di questi mezzi e il mondo non se ne è curato affatto. È per questo che ora è necessario che ciascuno di noi inizi a riformare se stesso spiritualmente. Ognuno di noi ha il dovere di salvare non solo se stesso, ma anche tutte le anime che Dio pone sul suo cammino. “Il diavolo fa tutto quanto è in suo potere per distrarci e per allontanarci dalla preghiera; ci salveremo insieme o saremo dannati insieme.” La fine dei tempi “Padre, la Santissima Vergine non mi ha detto esplicitamente che siamo giunti alla fine dei tempi, ma ci sono tre ragioni che mi spingono a crederlo.” La battaglia finale “La prima ragione è che Ella mi ha detto che il diavolo è in procinto di ingaggiare una battaglia decisiva contro la Vergine. E una battaglia decisiva è uno scontro finale, da cui una parte uscirà vittoriosa e l'altra sconfitta. Dobbiamo scegliere sin da ora da che parte stare, se con Dio o con il diavolo. Non c'è altra possibilità.”

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Gli ultimi rimedi “La seconda ragione è che Ella ha detto ai miei cugini e a me, che Dio aveva deciso di dare al mondo gli ultimi due rimedi contro il male, che sono il Santo Rosario e la Devozione al Cuore Immacolato di Maria. Questi sono gli ultimi due rimedi possibili, il che significa che non ce ne saranno altri.” Il peccato contro lo Spirito Santo “La terza ragione è che, nei piani della Divina Provvidenza, quando Dio è costretto a punire il mondo, prima di farlo cerca di correggerlo con tutti gli altri rimedi possibili. Ora, quando vede che il mondo non presta alcuna attenzione ai Suoi messaggi, allora, come diciamo nel nostro imperfetto linguaggio, Egli ci offre „con un certo timore‟ l'ultima possibilità di salvezza, l'intervento della Sua Santissima Madre. Lo fa „con un certo timore‟ perché, se anche quest'ultima risorsa non avrà successo, non potremo più sperare in nessun tipo di perdono dal Cielo, perché ci saremo macchiati di quello che il Vangelo chiama un peccato contro lo Spirito Santo. Questo peccato consiste nell'aperto rigetto, pienamente consapevole e volontario, della possibilità di salvezza che ci viene offerta. Non dimentichiamo che Gesù Cristo è un Figlio molto buono e non ci permetterà di offendere e disprezzare la Sua Santissima Madre. La secolare storia della Chiesa conserva le testimonianze dei terribili castighi inflitti a quanti osarono attaccare l'onore della Beata Vergine, dimostrando quanto il Nostro Signore Gesù Cristo abbia a cuore l'Onore della Sua Santissima Madre. Preghiera, sacrificio e il Santo Rosario Suor Lucia mi disse: “i due strumenti che ci sono stati dati per salvare il mondo sono la preghiera e il sacrificio.” Riguardo al Santo Rosario, Suor Lucia disse: “Vede, Padre, la Santissima Vergine ha voluto dare, in questa fine dei tempi in cui viviamo, una nuova efficacia alla recita del Santo Rosario. Ella ha talmente rinforzato la sua efficacia, che non esiste problema, per quanto difficile, di natura materiale o, soprattutto, spirituale, nella vita privata di ognuno di noi, o in quella delle nostre famiglie, delle famiglie del mondo, delle comunità religiose o addirittura nella vita dei popoli e delle nazioni, che non possa essere risolto dalla preghiera del Santo Rosario. Non c'è problema, vi dico, per quanto difficile, che non possa essere risolto dalla recita del Santo Rosario. Con il Santo Rosario, ci salveremo, ci santificheremo, consoleremo il Nostro Signore e otterremo la salvezza di molte anime.” La devozione al Cuore Immacolato di Maria “Infine, la devozione al Cuore Immacolato di Maria, Nostra Madre Santissima, consiste nel considerarLa la sede della clemenza, della bontà e del perdono e come la sicura porta attraverso cui entreremo in Paradiso.” Cronologia di quattro campagne d’occultamento, per far tacere Suor Lucia Le visioni ed i SegretiVaticano Malgrado all‟epoca avesse solo 10 anni, Lucia dos Santos era la più grande dei tre pastorelli che ricevettero le visioni di Fatima, nel 1917. Ella fu l‟unica dei tre che parlò con la Vergine, ponendole alcune sue domande e rispondendo a quelle della Madonna. Dopo la visione del 13 maggio, Lucia ed i suoi cugini più piccoli, Francesco e Giacinta Marto, concordarono di non rivelarlo a nessuno. Un‟attenzione indesiderata Giacinta tuttavia, che aveva solamente sette anni, non riuscì a contenere l‟eccitazione riguardo alla sua prima visione, e ne parlò con sua madre. La notizia si sparse presto in questa piccola comunità rurale. Alcuni accettarono immediatamente la visione come una apparizione autentica della Vergine Maria, ma altri, tra cui anche dei prelati, furono scettici. Una folla mista di credenti e di curiosi si radunò per osservare Lucia ed i suoi cugini, durante le successive apparizioni

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(a giugno erano 50; che divennero 5000 a luglio, 15000 ad agosto e 30000 a settembre), mentre all‟ultima di queste parteciparono più di 70.000 persone, che assistettero al Miracolo del Sole. Indagini approfondite A luglio, il sindaco locale ritenne che la reazione popolare a questi eventi fosse inquietante, e ad agosto sottopose tutti i fanciulli ad approfonditi interrogatori. Ad un certo punto, dopo essere stati tenuti in prigione per due giorni, vennero minacciati di morte dal loro inquisitore, ormai esasperato. Malgrado tutti i tentativi di intimidazione, Lucia ed i suoi cugini non rivelarono niente del segreto del 13 luglio, seguendo le istruzioni della Madonna di tenere segreto il Suo Messaggio. Alcuni funzionari del Vaticano furono dubbiosi, all‟inizio, riguardo all‟autenticità delle visioni, come devono esserlo nella maggioranza di questi casi. Tuttavia, l‟evidente sincerità dei fanciulli, così come la loro profonda pietà e devozione, persuasero alla fine le autorità a prendere seriamente la faccenda ed a investigarvi ulteriormente. L‟autenticazione del Miracolo del Sole, che era stato richiesto da Suor Lucia alla Madonna come prova che le apparizioni erano autentiche, chiuse la faccenda. Poco più di dieci anni dopo, nel 1930, le indagini erano complete, ed i funzionari della Chiesa dichiararono le apparizioni di Fatima “degne di credenza”. Muoiono due dei tre veggenti Solamente due anni dopo aver visto la prima apparizione di Fatima, nella primavera del 1919, Francesco Marto morì d‟influenza. L‟anno seguente, anche sua sorella più piccola Giacinta soccombette alla stessa malattia, nel febbraio del 1920. Lucia dos Santos divenne a quel punto l‟unica veggente di Fatima ad essere ancora in vita, ed essa era l‟unica ad essere a conoscenza del messaggio della Madonna. Quando entrò in un convento all‟età di 18 anni, nel 1925, non aveva ancora rivelato pubblicamente alcunché del messaggio della Madonna. (Entrambi i bambini Marto furono beatificati da Papa Giovanni Paolo II il 13 maggio 2000, e sono adesso solo ad un passo dalla loro canonizzazione). Viene richiesta la Consacrazione Nell‟estate del 1929, mentre si trovava in un convento a Tuy, in Spagna, Suor Lucia ebbe un‟altra visione. Questa volta, la Madonna le tornò come le aveva promesso a Fatima, per chiedere la consacrazione della Russia al Suo Cuore Immacolato. Quest‟apparizione fu seguita due anni dopo da una visita, nella quale Nostro Signore parlò con Suor Lucia, avvertendola delle terribili conseguenze per la gerarchia della Chiesa, se quest‟ultima non avesse compiuto la consacrazione richiesta. Suor Lucia riportò questi messaggi al suo confessore, Padre Bernardo Gonçalves, pregandolo di trovare un modo per persuadere il Santo Padre a compiere la cerimonia. Malgrado il fatto che le sue precedenti visioni fossero state ormai dichiarate “degne di credenza” da parte del Vaticano, non venne presa nessuna iniziativa per compiere la richiesta della Madonna. Nel 1935, Suor Lucia aveva cominciato a mettere per iscritto le sue esortazioni, scrivendo in una lettera a Padre Gonçalves, in risposta alle sue domande, che “farebbe tanto piacere a Nostro Signore” se egli avesse insistito col suo vescovo che la consacrazione andava compiuta. Le parole della Madonna Nel 1941, su insistenza del suo vescovo, Suor Lucia scrisse le sue terze e quarte memorie, rivelando le prime due parti dei contenuti del Segreto, consegnatole il 13 luglio 1917 dalla Madonna di Fatima, usando le Sue stesse parole. Solo l‟ultima parte del Segreto, quella definita “Terzo Segreto”, rimase nascosta. Pochi anni dopo, sempre su insistenza del suo vescovo, Suor Lucia scrisse con riluttanza il contenuto del Terzo Segreto su di un foglio di carta, sigillato in una busta, e lo consegnò al Vescovo di Fatima, Josè da Silva. Secondo gli accordi tra Suor Lucia ed il vescovo, la lettera si sarebbe dovuta rendere pubblica non più tardi del 1960. Prima di quella data, nel 1957, la busta ancora sigillata fu trasferita in Vaticano, dove venne posta in una cassaforte negli appartamenti del Papa.

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Consacrazioni insoddisfacenti Nel frattempo, Suor Lucia continuo a dare esortazioni affinché la consacrazione richiesta venisse effettuata esattamente come specificato. In un‟intervista del 1946, ella spiegò brevemente che la consacrazione generale del mondo al Cuore Immacolato di Maria, compiuta da Papa Pio XII nel 1942, non era stata soddisfacente, perché il pontefice non aveva specificatamente consacrato la Russia ed anche perché i vescovi di tutto il mondo non vi avevano partecipato assieme al Papa. Nel 1952, il Papa nominò la Russia in un‟altra consacrazione, ma non effettuò la consacrazione in unione con tutti i vescovi del mondo. Evidentemente, Pio XII non era stato ben informato su tutti i requisiti, cosa che viene affermata esplicitamente da Suor Lucia nelle sue memorie. Suor Lucia parla ancora Nel 1957, Suor Lucia era chiaramente scoraggiata dai continui fallimenti della Chiesa di esaudire la richiesta della Madonna. In un colloquio con Padre Augustin Fuentes, Postulatore della Causa di Beatificazione di Francesco e Giacinta Marto, ella disse con enfasi che intere nazioni stavano rischiando di scomparire dal mondo, e che molte anime stavano andando all‟inferno, come risultato per aver ignorato la richiesta della Madonna. Quest‟intervista ebbe grande diffusione, e fu pubblicata in Inglese ed in Spagnolo nel 1958, con l‟approvazione del Vescovo di Fatima. Un‟accusa anonima Dopo la morte di Papa Pio XII, nell‟estate del 1959, un comunicato anonimo venne pubblicato dalla cancelleria dell‟ufficio vescovile di Coimbra, dove si trovava il convento di Suor Lucia. Il comunicato accusava l‟intervista di Padre Fuentes nel 1957 con Suor Lucia di essere falsa. Fino ad oggi, nessuno si è preso la responsabilità di quell‟affermazione. Malgrado Padre Fuentes sarebbe stato, successivamente, ampiamente scagionato, nel 1961 questo “comunicato” fraudolento venne usato come strumento per la rimozione di Padre Fuentes dalla sua posizione di Postulatore per la Causa di Beatificazione di Francesco e Giacinta Marto. Una grande delusione Nel 1960 giunse il momento in cui il Terzo Segreto avrebbe dovuto essere rivelato. Per la delusione di decine di milioni di persone, il Vaticano lo tenne nascosto, affermando che sarebbe probabilmente rimasto “per sempre sotto assoluto riserbo”. Come il misterioso comunicato pubblicato a Coimbra, anche quest‟annuncio rimase assolutamente anonimo, e nessun funzionario del Vaticano se ne è mai presa la responsabilità. Suor Lucia viene fatta tacere I giornalisti e gli scrittori di tutti i media Cattolici cercarono immediatamente di ottenere una dichiarazione di Suor Lucia, al riguardo, ma senza riuscirci. Scoprirono che Suor Lucia aveva ricevuto l‟ordine tassativo di non parlare riguardo al Terzo Segreto con nessuno, e non poteva ricevere alcuna visita se non da parte di amici strettissimi o di familiari. Dopo il 1960, persino al suo confessore di lunga data (sin dagli anni ‟30), Padre Josè da Silva Aparicio, al suo ritorno in Portogallo dal Brasile, non venne dato il permesso di incontrarla, malgrado il fatto che all‟inizio degli anni ‟50 era libero di farlo. Viene negato il permesso Poco dopo la conclusione del Concilio Vaticano Secondo, il 15 novembre 1966 Papa Paolo VI abrogò i Canoni 1399 e 2318 del Codice di Diritto Canonico del 1917, permettendo d‟ora in avanti a chiunque, nella Chiesa, di pubblicare articoli riguardo alle apparizioni Mariane, senza dover prima ottenere un imprimatur ufficiale. Tuttavia, solamente a Suor Lucia su 700 milioni di Cattolici in tutto il mondo, venne negato il beneficio di questa concessione. Legata dal suo voto di obbedienza, in quanto suora, all‟unica persona vivente che avesse ricevuto il Messaggio della Madonna di Fatima, veniva impedito di parlare liberamente al riguardo, senza prima aver ricevuto una speciale autorizzazione da parte del Vaticano.

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Il Papa ignora una supplica Un anno dopo vennero pubblicate le memorie di Suor Lucia, rinnovando l‟attenzione di tutto il mondo alle richieste della Madonna per la consacrazione della Russia. Migliaia di Cattolici risposero firmando petizioni, che chiedevano al Santo Padre di compiere la cerimonia. Quando Papa Paolo VI visitò Fatima, nel maggio del 1967, Suor Lucia implorò di poter parlare con lui, ma venne respinta e le venne detto di “parlare col suo vescovo”. Il suo vescovo, nel frattempo, non era in grado di fare niente per ottenere la consacrazione della Russia o la rivelazione del Terzo Segreto. Un negligente rapporto di un Nunzio Per i successivi quindici anni, Suor Lucia rimase nel silenzio della sua clausura, mentre niente veniva fatto per rispondere al Messaggio della Madonna. Infine, nel marzo del 1982, avvenne un incontro tra Suor Lucia ed il Nunzio Pontificio in Portogallo. Suor Lucia colse quest‟opportunità per informare pienamente il Nunzio dei requisiti necessari, per ottenere una valida consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria. Tuttavia, nel suo rapporto al Papa, il Nunzio omise volontariamente di menzionare che i vescovi del mondo avrebbero dovuto unirsi al Papa nel compimento della cerimonia. Si ribadiscono i requisiti necessari Pochi mesi dopo, alla vigilia della visita di Fatima di Papa Giovanni Paolo II (12 maggio 1982), il quotidiano del Vaticano L‟Osservatore Romano, pubblicò un articolo di Padre Umberto Pasquale, un sacerdote che aveva avuto uno scambio epistolare con Suor Lucia per più di quarant‟anni. Padre Pasquale affermò nuovamente e chiaramente che Suor Lucia gli aveva detto che la Madonna di Fatima non aveva mai chiesto la consacrazione del mondo, ma solo quella della Russia. Egli pubblicò, inoltre, una riproduzione fotografica di una nota manoscritta datagli da Suor Lucia, nella quale si confermava che la richiesta si riferiva solamente alla Russia, e non al mondo. Un‟altra consacrazione inadeguata Il giorno seguente, il 13 maggio 1982, Papa Giovanni Paolo II celebrò una consacrazione a Fatima. La cerimonia nominava il mondo, non la Russia, ed i vescovi Cattolici del mondo non vi parteciparono come richiesto. L‟Osservatore Romano riportò successivamente che il Papa aveva spiegato il motivo per cui non aveva nominato la Russia, affermando che egli “aveva provato a fare tutto il possibile, nelle concrete circostanze”. Suor Lucia scrive una lettera Il 12 maggio 1982, Suor Lucia scrisse una lettera che fu resa pubblica solo molti anni dopo, da parte del Vaticano, in connessione con la presunta pubblicazione del Terzo Segreto, nel giugno del 2000. Il Vaticano affermò che la lettera, datata 12 maggio 1982, era indirizzata al Santo Padre, ma questo non può essere, dato che essa si riferisce al Terzo Segreto come qualcosa che “siete così ansioso di conoscere”. Questo non avrebbe alcun senso, se il ricevente fosse il Papa, dato che egli, all‟epoca, già conosceva i contenuti del Terzo Segreto. E‟significativo che le traduzioni fornite dal Vaticano dell‟originale Portoghese, nelle altre lingue, omettano questa frase, evidenziando il fatto che i funzionari che hanno pubblicato questi documenti sapevano bene che la lettera non era indirizzata al Papa, e stavano cercando di nasconderlo. Quella frase, così importante, non potette essere omessa dall‟originale manoscritto, in quanto era stata pubblicata come una fotocopia. Una presunta intervista A metà dell‟estate del 1982, la rivista dell‟Armata Azzurra Soul Magazine, pubblicò una presunta intervista con Suor Lucia, nella quale ella sembrava affermare che la consacrazione del 13 maggio aveva soddisfatto la richiesta della Madonna. L‟articolo non spiega come la richiesta avesse potuto essere soddisfatta da una cerimonia che non nominava la Russia, né includeva la partecipazione di tutti i vescovi del mondo. Durante

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conversazioni private con amici e parenti, Suor Lucia ha ripetutamente negato di aver affermato una cosa del genere, ma spiegò che non poteva dirlo pubblicamente, poiché non aveva ricevuto il permesso di farlo da parte del Vaticano. Una vera intervista Proprio perchè il tentativo di consacrazione del 1982 non faceva alcuna menzione della Russia (e poiché i vescovi non vi parteciparono), il 19 marzo 1983 Suor Lucia disse al Nunzio Portoghese che l‟Atto di Consacrazione del 1982 era stato insufficiente, poiché la Russia non era l‟oggetto della consacrazione ed i vescovi non avevano partecipato ad una cerimonia solenne e pubblica che consacrasse la Russia. Ella concluse che “La Consacrazione della Russia non è stata compiuta come richiesto dalla Madonna. Non sono stata in grado di fare prima questa dichiarazione perché non avevo avuto il permesso da parte della Santa Sede.” Inoltre, nel settembre del 1985, venne pubblicato sulla rivista Sol de Fatima, edita da amici dell‟Armata Azzurra Spagnola, un resoconto di un‟intervista avuta con Suor Lucia. Esso citava Suor Lucia mentre affermava, ancora una volta, che un‟altra consacrazione del mondo, compiuta nel 1984 a Roma, non aveva ancora soddisfatto la richiesta della Madonna. Il testo della consacrazione non faceva menzione della Russia, e a nessuno degli altri migliaia di vescovi del mondo era stato ordinato di parteciparvi. Parla una cugina Un anno dopo, uno dei membri della sua famiglia cui era stato permesso di visitare Suor Lucia, fece una dichiarazione. Maria do Fetal, una cugina, dopo una sua visita a Suor Lucia affermò pubblicamente che quest‟ultima aveva detto che la consacrazione non era ancora stata compiuta. Le sue parole diedero voce, momentaneamente, a sua cugina sotto clausura, alla quale non era permesso parlare di persona. Un confronto veloce Nel giugno del 1987, Suor Lucia fece una rara escursione al di fuori del convento, per votare ad un‟elezione generale. In un breve scambio di battute col giornalista Enrico Romero, Suor Lucia confermò ancora una volta che la consacrazione della Russia non era stata compita. L‟ordine di contraddire Due anni dopo, nell‟estate del 1989, Suor Lucia ricevette una sorprendente istruzione da parte di un anonimo funzionario del Vaticano. L‟ordine, diretto a Suor Lucia ed alle sue consorelle del convento, prevedeva che d‟ora in avanti avrebbero dovuto affermare che la consacrazione, compiuta nel 1984, aveva soddisfatto la richiesta della Madonna di Fatima. Questo straordinario ordine di contraddire apertamente se stessa, venne svelato da Padre Messias Coelho, un amico di lunga data e visitatore occasionale di Suor Lucia. In evidente obbedienza a quello stesso ordine, la cugina di Suor Lucia, Maria do Fetal, cambiò immediatamente opinione, e riferì che Suor Lucia aveva detto che la consacrazione era stata compiuta. Lettere a chi? Poco dopo cominciarono ad apparire e a circolare privatamente, in alcuni giornalini devozionali fuori dal Portogallo, alcune note e lettere dattiloscritte, firmate in teoria da Suor Lucia. Tutte contenevano affermazioni palesemente contraddittorie con tutto ciò che Suor Lucia aveva detto riguardo alla consacrazione, nei precedenti 60 anni. Il fatto che quei documenti non fossero manoscritti e che contenessero alcuni evidenti errori di fatti e alcune strane frasi, resero assai dubbia la loro autenticità di lettere scritte da Suor Lucia. Il piano viene svelato Il tentativo di riscrivere la storia, da parte del Vaticano, venne svelato rapidamente. Nel 1990, la sorella di Suor Lucia, Carolina, disse a Padre Nicholas Gruner che bisognava dare poco, se non alcun credito alle lettere dattiloscritte di Suor Lucia, anche perché quest‟ultima non sapeva battere a macchina. Una simile lettera sarebbe stata scritta da qualcun altro, anche se fosse stata firmata da Suor Lucia.

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Una firma falsa La firma di Suor Lucia su di uno di questi documenti fu presto contestata. Un esperto forense esaminò una sua presunta firma, apposta in calce ad una lettera datata novembre 1989, dichiarando la sua falsità. Ciò non di meno, alcuni estratti di queste lettere false ricevettero una notevole diffusione e vennero citate da altre pubblicazioni come “prove” che la consacrazione era stata compiuta. Un‟udienza Papale - un silenzio eloquente Quando il Papa decise di visitare Fatima nel maggio del 1991, Suor Lucia decise inizialmente di non parteciparvi, ma le fu ordinato il contrario. Papa Giovanni Paolo II le concesse un‟udienza privata della durata di 30 minuti. Alla fine, né Suor Lucia né il Papa fecero alcun commento alle affermazioni pubbliche secondo le quali la consacrazione era stata compiuta. Il loro silenzio sull‟argomento rafforzò decisamente la conclusione che la Consacrazione della Russia non era ancora stata effettuata. Una falsa intervista Nell‟autunno del 1992, Suor Lucia venne apparentemente intervistata da Padre Francesco Pacheco, dal Cardinale Antony Padiyara, e dal Vescovo Francis Michaelappa. L‟autista dei prelati, Carlos Evaristo, pubblicò successivamente un racconto dell‟intervista, che includeva la solita affermazione che la consacrazione era stata compiuta. Uno dei prelati, Padre Pacheco, pubblicò successivamente una smentita di questo resoconto, contestando la credibilità ed il resoconto dell‟intervista di Evaristo, autista e auto-proclamatosi “traduttore concettuale”. In assenza dell‟autore Per il resto del decennio, il Vaticano ha fatto orecchie da mercante alle continue richieste di effettuare la Consacrazione, per la rivelazione del Terzo Segreto e per la fine del silenzio imposto a Suor Lucia. Finalmente, nel giugno del 2000, il Vaticano –in una conferenza stampa a cui erano presenti centinaia di giornalisti da tutto il mondo– rivelò ciò che apparentemente era il Terzo Segreto, insieme ad altri documenti, tra cui un lungo commento. A questa conferenza era notevolmente assente l‟autore del Terzo Segreto, ovvero Suor Lucia. Non solo venne esclusa dall‟evento, ma rimase ancora con l‟ordine di tacere, al riguardo. Anche se il documento pubblicato non fosse stato discutibile – e lo è, vedi la “l'occultamento: del Terzo Segreto” – l‟assenza ed il silenzio di Suor Lucia, avrebbero reso questa “rivelazione” alquanto dubbia, per usare un eufemismo. (Vedi La Battaglia Finale del Diavolo per ulteriori informazioni.) Emergono i fatti più importanti La vocazione religiosa di Suor Lucia, in quanto suora di clausura, la rendeva vulnerabile alla manipolazione, in modi che non sono attuabili con le persone laiche. La si poteva rendere inaccessibile, le si potevano negare i diritti di rispondere a false affermazioni ed accuse, ma soprattutto, le venne imposto il silenzio assoluto. Tuttavia, dal suo silenzio imposto in modo immorale ed illegale, sono emersi innegabilmente alcuni fatti: Primo: Suor Lucia, sin dall‟inizio degli anni ‟30, ha esortato il Papa affinché celebrasse la Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, in unione con tutti i vescovi del mondo, come richiesto dalla Madonna di Fatima. Secondo: Ella ha ripetutamente spiegato che le varie consacrazioni degli ultimi cinquant‟anni, hanno tutte fallito nel rispettare i requisiti della richiesta della Madonna. Suor Lucia non ha mai affermato apertamente od inequivocabilmente il contrario. Terzo: Ella si aspettava pienamente che il singolo foglio di carta, che costituisce il Terzo Segreto, venisse rivelato nel 1960, e lo ha desiderato per tutta la sua vita. Non si tratta del documento di 4 pagine che è stato reso pubblico dal Vaticano nel 2000, ad una conferenza in cui stride l‟esclusione di Suor Lucia. Malgrado le affermazioni dell‟Arcivescovo Bertone nel novembre del 2001, Suor Lucia non ha mai dato personalmente alcuna conferma di concordare con le interpretazioni rese dal Vaticano nella propria pubblicazione del “Terzo Segreto”.

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Quarto: Infine, ella è ormai morta all‟età di 97 anni, e poiché non le è stata data la facoltà di parlare liberamente, ha portato con se tutto ciò che sapeva del Messaggio di Fatima. L‟ultima connessione diretta del mondo con un messaggio del Cielo se ne è andato, lasciandoci forse delle domande a cui non potremo mai rispondere. Questo è avvenuto per colpa dei revisionisti di Fatima che si trovano in Vaticano. Il punto centrale nella storia di Fatima è, ovviamente, Suor Lucia. Ella vide le visioni, ella ricevette il Messaggio e mise per iscritto le parole pronunziate dalla Beata Vergine. Ella conosceva l‟intera verità sul Messaggio di Fatima. Eppure, i prelati della Chiesa l‟hanno trattata in un modo che sembra più appropriato a qualcuno che sparge un‟eresia, piuttosto che ad una persona che portava un messaggio della Madre di Dio. ECCO DUNQUE TUTTA LA VERITA‟ Daniele Arai 08/03/2007 Suor Lucia di Fatima (1907-2005), deceduta nel 2005, avrebbe compiuto cento anni il 22 marzo 2007. Per onorare le virtù eroiche di Lucia [manifestatesi finché la morsa di un malinteso senso d'«ubbidienza assoluta» non l'ha costretta a sopportare fino in fondo la gravosa testimonianza profetica affidatale dal cielo] si deve rimanere fedeli a tutta la verità, poiché molte grandi questioni riguardanti la profezia di Fatima sono rimaste esposte a gravi confusioni. Ora che si parla di un quarto segreto e che il padre Kondor, postulatore della causa di canonizzazione dei pastorelli di Fatima, si appresta a confutare pubblicamente tale ipotesi, devo sollevare le vere questioni pendenti sulla testimonianza di Lucia e il «terzo segreto», ricordando il vero senso delle profezie. Per l'esegesi cattolica le profezie sono date per la fede e non per la visione del futuro, anzi, il futuro è condizionato dalla libertà umana, di modo che quando si compie una profezia si capisca Chi l'ha data, conoscendo bisogni e risvolti della vita umana. Il profeta Giona, inviato a predicare la distruzione di Ninive, prima è scappato, finendo nel ventre di un cetaceo, poi l'ha fatto, per finalmente arrabbiarsi perché la profezia non s'è avverata a causa della conversione del re, che guidò il popolo al pentimento e alla penitenza. Poiché la profezia di Fatima non ha suscitato le conversioni previste, anzi, nel frattempo lo stesso Occidente s'è scristianizzato, si dovrebbe verificare in che modo la visione del segreto, cioè l'eccidio del Papa insieme ai vertici della Città mezza rovinata, si sia avverata. L'essenza del segreto di Fatima Perché il «segreto» sia vero, come crediamo, esso dev'essere legato alla storia del nostro tempo, che a sua volta segue la storia umana iniziata con gli eventi primordiali della Genesi e avviata al suo esito nell'Apocalisse. Per capire uno si deve capire l'essenza dell'altra nella Rivelazione divina, che racconta la storia di esseri creati liberi ma divenuti ribelli proprio di fronte al Creatore. Ciò perché la libertà ingenera anche la cupidigia e l'orgoglio, cause nella sfera angelica della rivolta che ha coinvolto anche la sfera umana. Leggenda? Niente è più accertato nella storia che le conseguenze del peccato originale. Il decorso della ribellione a Dio, d'ordine spirituale, assunse l'aspetto di un'insidia condizionante tutta la storia. Si tratta della «cospirazione» del male, che è essenzialmente ribellione al bene. Per superarla s'è manifestata e continua a farlo l'ammirevole intervento della misericordia divina. Il segreto di Fatima e le sue visioni, dell'inferno e dell'attentato al capo della Chiesa, il Papa, rappresentante dell'autorità di Dio in terra, sarebbe così segno della storia di tale cospirazione satanica e dell'intervento divino, indicandone un'ora cruciale.

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Ma poiché la visione dell'attentato al Papa col suo seguito non si rifà ad un fatto storico, essa andrebbe considerata piuttosto nel senso simbolico, da comprendere nel piano virtuale delle coscienze. In tal senso la curiosa e chiarificante nozione di coscienza del cardinal Newman potrebbe aiutare nella sua comprensione: «La coscienza è il vero vicario di Cristo nell'anima; un profeta per quello che informa; un monarca per la sua decisione; un sacerdote per le sue benedizioni o anatemi, secondo la ubbidiamo o no». Infatti, la missione dell'autorità del vicario di Cristo deriva dal bisogno di confermare la giusta interpretazione della Legge divina nelle coscienze, per, come esclama l'Apostolo: «essere conosciuti da voi anche davanti alle vostre coscienze» (2 Cor 5, 11). Sotto questa luce, la visione dell'attentato mortale contro il vicario di Cristo non andrebbe visto come un letale assalto alla coscienza cattolica? Ebbene, il significato della terza parte del messaggio di Fatima è legato ad un estremo paradosso poiché interessa a molti, ma non sembra inteso da nessuno, riflette un attentato terminale al vicario di Cristo col suo seguito fedele, d'indicibile violenza, ma non risulta che inquieti i cattolici. Tutto come se un tale massacro fosse rinviato all'ambito profondo e misterioso delle coscienze. Se ciò non incide sul mondo clericale vuol dire che esso vive un'ora paradossale e che la profezia di Fatima sia per ora diretta, non a chierici, ma a quei pochi che si ricordano essere proprio il processo intimo delle coscienze il punto di partenza degli atti umani e perciò della religione e della storia. Storia, poiché la profezia vera, una volta svelata, riflette una realtà storica, come la 2ª Guerra mondiale del 1939, profetizzata nella seconda parte del segreto di Fatima del 1917. In tal senso, la terza parte del Segreto che, come Suor Lucia ha affermato al cardinale Ottaviani, doveva essere più chiara nel 1960, dovrebbe avere il suo significato ormai riconosciuto nella storia presente. E a questo punto non si dovrebbe parlare di mistero, ma della «terza realtà di Fatima». Se invece si preferisce immaginare un quarto segreto, ciò può solo derivare dalla difficoltà di afferrare la piena drammaticità della realtà presente. Eppure, tutto sta ad indicare che proprio la gravità di questo momento storico ha determinato il dilemma reale di suor Lucia, trapelato in alcune sue palesi contraddizioni. Esse, allora, dimostrano di essere una chiave per addentrarsi nell'intero senso del segreto, dato che per giungere al suo pieno intendimento non si può fare a meno di considerare l'effetto del Segreto di Fatima sulla coscienza della sua messaggera Lucia. Approfondendo questa realtà si può avere la conferma della natura oggettiva del messaggio che, se autentico come pensiamo, non può essere condizionato da lacune e timori riverenziali della veggente. Lucia restava libera di rifuggire da quanto aveva trasmesso e pure di danneggiare la comprensione del segreto. Ma esso, una volta trasmesso, non poteva essere inficiato nemmeno dalla sua messaggera. Anzi, proprio i suoi dubbi e tentennamenti riguardo il segreto dimostrano che esso non era frutto dell'immaginazione di Lucia, la cui coscienza era posta di fronte al lacerante dilemma di rivelarlo o meno. Sulla riluttanza di Lucia davanti all'ordine del suo vescovo di scrivere la terza parte del messaggio di Fatima, rimasta segreta, il più informato esperto di Fatima, il fratello Michel de la Sainte Trinité, ha formulato la sua ipotesi sul contenuto del «terzo segreto»: l'apostasia generale causata dalla abdicazione della propria Fede a Cristo Re, e quindi al Corpus Domini e da una conseguente abissale apertura al mondo dei nuovi pastori conciliari; un collasso iniziato con il Concilio Vaticano II e la progressiva «rimozione dell'ostacolo», cioè del «kathecon», ovvero la pietra pontificale (perchè la roccia cristiana non potrà mai essere rimossa).

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Non è forse questo il segno dell'avvento dell'Anticristo secondo l'apostolo (2Ts 2, 3-7)? Per tale avvento non era necessario prima operare la virtuale eliminazione del Papa cattolico nella scia della letale crisi della coscienza cattolica, ovvero della profetizzata grande apostasia? Inutile dire che la piena comprensione delle straordinarie visioni date dal cielo oltrepassa le limitate visioni delle creature; limiti di cui non sono esentate le depositarie dei grandi segreti, in speciale quelli riguardanti l'ora più cruciale per l'umanità: l'avvento dell'Anticristo; l'evento profetizzato in modo ricorrente che deve aver fatto trepidare la portatrice di tale visione, come lo dovrebbe fare con ogni fedele in questi tempi. Già nella montagna di La Salette, in Francia, nel 1846 la Madonna aveva profetizzato per i nostri tempi: «Roma perderà la fede e diverrà la sede dell'Anticristo». E la veggente Melanie Calvat, depositaria di questo messaggio apocalittico, ha conosciuto tante tribolazioni per averlo rivelato. Poteva la veggente di Fatima, testimone della visione che, con l'eccidio del Papa aggiorna il segreto di La Salette, essere esente da simili affanni? Non per altro, in vista di una testimonianza tanto impegnativa, Lucia ha ricevuto grazie eccezionali, come la visione nel 13 giugno del 1929 della mirabile teofania della Santissima Trinità. E si deve ricordare che tali grazie non corrispondono a meriti, ma a sostegni per una missione eccezionale anch'essa, che sottomette ad una prova eroica la coscienza del prescelto. Suor Lucia fu sottoposta più volte a questa prova, tanto gravosa da farle svelare che la Madonna è dovuta venire il 2 gennaio 1944 per confermare l'ordine del suo vescovo -dell'ottobre '43 - affinché scrivesse la terza parte del segreto, ordine che lei penosamente stentava ad eseguire. La coscienza di Lucia fu sottomessa, quindi, a una prova estrema nel senso di discernere se i disegni del Signore si accordavano agli ordini venuti dai suoi «ministri»; discernimento che riguardava non solo la conformità alla missione affidatale, ma la legittimità dell'ordine impartito. La ragione di questo sospetto attribuito ad una semplice suora può sembrare strano solo ignorando che il Segreto di cui essa era portatrice verteva sul «mistero dell'iniquità», cioè la «cospirazione» il cui apice virtuale è la strage del Papa insieme ad un intero elenco di vescovi, preti e capi cattolici. Se ciò ha ancora un aspetto misterioso, non si può dire lo stesso riguardo al momento storico vissuto dalla cristianità, avvolta da un fumo d'inganno letale che oscura sia la realtà presente, sia i segni di questo mistero finale. L'identikit dell'Anticristo E' interessante scrivere qui dell'intuito profetico del pensatore russo Soloviev, che operò per il ritorno degli «ortodossi» al primato di Roma riconoscendo il pericolo dell'ingannevole cristianesimo umanitario di Tolstoj, per cui Cristo si riduce ad un simbolo dell'umanità divinizzata, un idolo rappresentato da un suo «uomo notevole». Lo ha ricordato tempo fa il cardinale Biffi, citando in un ritiro l'identikit dell'Anticristo descritto da Soloviev: asceta e filantropo, sintesi del pensatore spiritualista e ecumenista. Costui arriva al seggio supremo e convoca un «concilio» che mira ad una religione divenuta la sintesi di tutte, secondo il «nuovo ordine»: «Il Cristo è stato il riformatore dell'umanità, predicando e manifestando il bene morale nella sua vita; io, invece, sono chiamato ad essere il benefattore di questa umanità, in parte emendata e in parte incorreggibile. Il Cristo, come moralista, ha diviso gli uomini secondo il bene e il male, mentre io li unirò coi benefici che sono ugualmente necessari ai buoni e ai cattivi». Ecco la seduzione della Chiesa aperta alla pace e alla prosperità universale... che abbraccia e vuole accordare la religione di Dio fatto uomo con la religione dell'uomo che si fa Dio. Ecco il «Padrone del mondo» descritto nel suo omonimo libro anche da padre Robert Benson, che

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in un racconto apocalittico descrive l'Anticristo «maestro» delle falsità, illusioni ed errori di stampo modernistico, che relativizza la religione rivelata e si appropria dell'autorità cattolica per sedurre tutte le genti. Per capire il «segreto» si deve perciò rammentare il gran pericolo previsto nell'ultimo secolo dai Papi e ultimamente da Pio XII, allarmi coincidenti con quanto la Madonna ha fatto sapere in quel periodo a suor Lucia. Il fatto che su questi gridi d'allarme sia sceso il veto della censura vaticana, con la «conseguente» auto censura della suora, può cambiare i fatti o piuttosto conferma la gravità e la dimensione della sedizione interna alla Chiesa? Ciò dimostra o no un attentato alla coscienza cattolica? Esso, avvertito in modo chiaro dai Papi, s'è avverato in modo subdolo nel presente. Ricordiamo, allora, quanto ripeteva Pio XII sulla situazione della fede e sul rovinoso avvicinarsi dell'umanità ad un punto di non ritorno per quanto concerne l'integrità spirituale dell'uomo, come Dio lo ha creato. Il Papa descriveva l'abissale «inimicizia» tra lo spirito imperante e quello cristiano (Discorso all'Azione Cattolica Italiana, 12/10/52): «Esso si trova dappertutto e in mezzo a tutti; sa essere violento e subdolo. In questi ultimi secoli ha tentato di operare la disgregazione intellettuale, morale, sociale dell'unità nell'organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la natura senza la grazia; la ragione senza la fede; la libertà senza l'autorità; talvolta l'autorità senza la libertà. E' un nemico divenuto sempre più concreto, con una spregiudicatezza che lascia ancora attoniti: Cristo sì, Chiesa no. Poi: Dio sì, Cristo no. Finalmente il grido empio: Dio è morto; anzi: Dio non è mai stato. Ed ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo sopra fondamenti che Noi non esitiamo a additare come i principali responsabili della minaccia che incombe sulla umanità: una economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio. Il 'nemico' si è adoperato e si adopera perché Cristo sia un estraneo nelle università, nella scuola, nella famiglia, nell'amministrazione della giustizia, nell'attività legislativa, nel consesso delle nazioni, là ove si determina la pace o la guerra. Esso sta corrompendo il mondo con una stampa e con spettacoli che uccidono il pudore nei giovani e nelle fanciulle e distruggono l'amore fra gli sposi; inculca un nazionalismo che conduce alla guerra». Pio XII vedeva, già allora, il processo così avanzato da ritenere vano «di andargli incontro per fermarlo e impedirgli di seminare la rovina e la morte», ma che si doveva «vigilare... affinché il lupo non finisca col penetrare nell'ovile per rapire e disperdere il gregge». In quel periodo Lucia testimoniava come poteva i pericoli confermati da Maria. Il 18 ottobre 1953, il gesuita Riccardo Lombardi, denominato il «microfono di Dio» per quanto era legato a Pio XII, riuscì ad avere un colloquio con la veggente di Fatima nel parlatorio del convento di Coimbra. Padre Lombardi domandò allora alla suora, malata e febbrile: «mi dica se il 'Movimento per un Mondo Migliore' [conosciuto dalla suora], può essere la risposta della Chiesa alle parole della Madonna a lei affidate». Lucia rispose che certamente Dio vuole che si intraprenda un lavoro di grande rinnovamento: «Si cominci dalla riforma del clero; il popolo lo seguirebbe. Si dice che mancano le vocazioni. Non è così. Non è che ci sono pochi preti, è che non sono come devono essere; come il popolo seguirebbe il clero, così questo seguirebbe una riforma di Roma. Nel fare i vescovi, dovrebbero badare più a sceglierli santi che dotti». La suora disse a Lombardi: «La rinnovazione stabile che lei predica è necessaria: altrimenti, considerando lo stato dell'umanità, solo una piccola parte del genero umano si salverà». Il Padre insistette: «Lei crede veramente che molti si perdono? Personalmente, spero che Dio salvi un gran numero di anime e a questo proposito ho scritto il libro 'La salvezza di chi non ha fede'». «No padre, si salvano in pochi», risponde la suora.

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«E' vero che il mondo è un abisso di vizi... tuttavia c'è sempre speranza di salvezza». «Padre, molti, molti si dannano. Anche anime consacrate, molte». Padre Lombardi ricordò, allora, le parole della piccola Giacinta che aveva visto l'inferno e che parlava spesso delle sue visioni; delle molte anime che nel corso delle guerre si perdono, cadendo nell'inferno come la neve sui campi. Perciò la bambina ardeva di pietà per salvarle, invocando preghiera e sacrificio. Non fu concesso a padre Lombardi sapere se queste visioni appartenessero al terzo segreto, ma egli tornò a Roma in tal modo depresso che molti ne furono allarmati, immaginando che avesse preso conoscenza dei castighi incombenti contenuti nel messaggio di Fatima. A Roma risuonava allora l'allerta di Pio XII che l'8 dicembre '53, in un radiomessaggio diretto all'Azione Cattolica italiana, diceva: «I pericoli, che gravano sul genere umano, sono tali che Noi non dobbiamo cessare mai - si può dire - di gettare il nostro grido di risveglio. Vi è il 'nemico', che preme alle porte della Chiesa, che minaccia le anime. Ed ecco un altro aspetto presentissimo - di Maria: la sua forza nel combattimento». Quel che il Papa diceva della situazione del mondo negli anni Cinquanta concordava con quel che Lucia udiva dalla Madonna in quel periodo. Cosa si dovrebbe dedurre allora se gli allarmi sui rischi di quel momento storico, ricorrenti pure nel messaggio di Fatima, fossero completamente oscurati in seguito? Cosa dovrebbe pensare un cattolico se qualcuno venisse a dire che questi pericoli sociali e quello dell'inferno non sono altro che profezie di disgrazie da scartare? Sono forse venute meno, con la morte di Pio XII, le ragioni d'allarme sulla situazione spirituale dell'uomo in questo mondo, o al contrario, esse si sono aggravate a dismisura? Ecco il dilemma che non poteva non presentarsi in modo lacerante alla coscienza di Lucia, che certamente conosceva la gravità di tale minaccia, sempre più evidente. Lo ha espresso quando ha incontrato padre Fuentes, prima dello scatenarsi di tanti strani e devastanti cambiamenti. Il «caso» di padre Fuentes Il padre messicano Agostino Fuentes, indicato come postulatore della causa di beatificazione dei pastorelli Francisco e Jacinta, frequentava il convento di clausura di Coimbra, dove viveva suor Lucia da quando era divenuta carmelitana scalza. Lì, il 26 dicembre 1957, pochi mesi prima della morte di Pio XII, Lucia aveva svelato a padre Fuentes il dolore di Maria santissima di fronte ai rischi incombenti sulle anime e sulla Chiesa. Egli racconta che suor Lucia era molto triste, magra e afflitta quando l'ha ricevuto, facendolo partecipe delle sue meditate preoccupazioni: «La Madonna è molto triste perché non si è fatto caso al suo messaggio del 1917… Lo dica! Padre, che il demonio sta attaccando la battaglia decisiva contro la Madonna…Bisogna dire alle persone che non devono stare ad attendere un richiamo alla penitenza e alla preghiera, né dal sommo Pontefice, né dai vescovi, né dai parroci, né dai superiori generali; è già tempo che ognuno di sua iniziativa compia opere sante e riformi la sua vita secondo i richiami della Madonna. Il demonio vuole impadronirsi di anime consacrate; lavora per corromperle, per indurre molti all'impenitenza finale; usa tutte le astuzie perfino suggerendo di aggiornare la vita religiosa… La Madonna ha detto espressamente: 'Ci avviciniamo agli ultimi tempi'… Quanto manca per il 1960 e che succederà allora?... Il demonio ha ingaggiato una lotta decisiva, cioè finale, dalla quale uno dei due uscirà vittorioso o sconfitto: o siamo con Dio o siamo col demonio». (vedi appendice) Padre Fuentes riferì subito queste parole di tenore apocalittico al vescovo di Leiria-Fatima per sapere cosa doveva fare. Il vescovo Venancio non esitò ad approvare la sua diffusione. Tornando in Messico, il sacerdote in una conferenza del 22 maggio '58 raccontò la sua intervista con Lucia di Fatima, poi pubblicata nella rivista spagnola «La Immaculada», del gennaio-febbraio 59.

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Il messaggio fu pubblicato e diffuso nelle versioni inglese e spagnola con l'approvazione del suo arcivescovo in Messico. Nel frattempo Angelo Roncalli fu eletto al soglio di Pietro; amico di molti massoni, volle, da subito, prendere distanza dai «profeti di sventure». Così, in poco tempo il vescovado di Coimbra è intervenuto sul «caso del padre Fuentes» con una dichiarazione ufficiale che condannava la «campagna di profezie che scatenano una tempesta di ridicolo», a cui si aggiungeva la smentita pubblica di Lucia, che dichiarava ignorare la minaccia di castighi incombenti falsamente a lei attribuiti, con riferimento esplicito all'intervista a padre Fuentes. La deduzione che sia stato il Vaticano di Giovanni XXIII ad imporre la ritrattazione a Lucia, attraverso il vescovo di Coimbra, si poggia sul fatto che la dichiarazione è stata pubblicata a Roma dalla «Civiltà cattolica», che esprime in modo ufficioso la posizione vaticana. Inoltre, la preoccupazione di Giovanni XXIII riguardo il messaggio di Fatima è stata espressa in modo ricorrente. In particolare si può citare le sue parole registrate dal nuovo ambasciatore del Portogallo presso il Vaticano, Antonio de Farias nel 1961: il Pontefice «mi ha parlato di Fatima alludendo alla convenienza che non si tentasse di far dire a suor Lucia più di quanto essa non fosse in condizione di dire (a proposito dei riferimenti fatti alla Russia e la menzione del 1960), materia molto delicata che esige ogni prudenza» ('Historia', Lisbona, ottobre 2000, pagina 25). Padre Alonso, che era il principale esperto designato sugli eventi di Fatima, la cui opera in venti volumi, è ancora in corso di pubblicazione in edizione postuma, riguardo l'intervista di Lucia nota nel suo libro «Segredo de Fátima, fatos e lenda»: «Ciò che padre Fuentes dice nel testo originale della sua conferenza in Messico corrisponde, senza dubbio, all' essenza di quanto ha sentito nel corso delle sue visite a suor Lucia, poiché, anche se nel rapporto i testi siano stati stilisticamente migliorati con mezzi oratori e altre risorse letterarie, essi non dicono niente che la veggente non abbia già detto nei suoi numerosi scritti resi pubblici. Forse il solo sbaglio sia stato di aver classificato come messaggio al mondo quanto aveva sentito». Fatto sta che a padre Fuentes venne tolto l'incarico di postulatore della causa di beatificazione di Giacinta e Francisco e, tornato in Messico, dopo un periodo di umiliazioni e afflizioni, morì. Tuttavia, in quel momento della storia della Chiesa, cioè dopo la morte di Pio XII e la convocazione del Vaticano II, non era il solo testo di padre Fuentes ad essere censurato, ma la storia della Chiesa e, naturalmente, il terzo segreto di Fatima. Emblematicamente a queste censure corrispondeva proprio quanto è avvenuto nel periodo in cui il «terzo segreto sarebbe divenuto più chiaro», conforme a quello che la veggente Lucia aveva affermato al cardinale Ottaviani. L'insofferenza per l'intervista di padre Fuentes a Lucia non era quindi una questione isolata, ma legata all'avversione per il segreto stesso e tanti segni cristiani. Perfino il «segno» visto nel cielo dall'imperatore Costantino, che aprì l'Impero alla cristianità, passò ad essere visto con disprezzo, perché inaugurò la «Chiesa costantiniana» di cui, insieme ai «profeti di sventura» si voleva prendere le distanze. Era la mossa dell'«aggiornamento» dell'ordine cristiano alla modernità: l'idea gnostica e massonica che i Papi cattolici rifiutano come perversa, ma che i nuovi pastori predicano. Mentre i Papi agirono per portare l'umanità sul binario dell'ordine cristiano, si passò ad operare per dirottare la Chiesa sul binario del nuovo ordine mondiale. E il Concilio indetto da Giovanni XXIII doveva liberare la dottrina cattolica dal «sospetto di discriminazione», calando le difese della Chiesa, causa del livore del mondo contro di essa. Di fronte alla rampante scristianizzazione la nuova gerarchia ha risposto proclamando la necessità dell'«allineamento» ecumenista al nuovo ordine mondiale e isolando i «profeti di sciagure».

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Tra questi ci sono evidentemente i Papi e i santi del passato, per non dire la Madonna e lo stesso Signore. Basta considerare il modo come fu da allora trattato il segreto di Fatima e le parole trasmesse a padre Fuentes, per capire la sorda censura, in rottura con gli allarmi precedenti, silenzio che richiedeva anche l'ubbidiente compiacenza della stessa Lucia di Fatima. Dopo il «caso» del padre Fuentes, il criterio applicato per selezionare i collaboratori nei lavori riguardanti Fatima passò ad essere il rifiuto di quell'intervista sconfessata, come lo attesta lo stesso padre Alonso che, se all'inizio l'aveva messa in dubbio, poi ha capito e scritto sulla sua validità. Essa passò a rappresentare da allora un segno di contraddizione e rottura. Questa rottura si è dimostrata una realtà poco visibile ma drammatica per il mondo, per ogni cattolico e per la stessa suor Lucia. Per la sua coscienza di portatrice del messaggio doveva apparire sconvolgente che il vertice religioso giudicasse questi allarmi della Madonna ridicole paure infantili. Sarebbe avvenuto in modo impercettibile l'avvento del nemico predetto a La Salette: «Roma perderà la fede e diverrà la sede dell'Anticristo»? Il pericolo era divenuto reale con l'avvento della nuova gerarchia? O Lucia sarebbe stata illusa da visioni troppo allarmistiche? Il fatto è che, se lei riconoscesse il legame tra i due «segreti», ciò implicherebbe annunciare un tempo «apocalittico»; compito smisurato per la povera suora! Lei non lo ha fatto. Perciò si può dire che c'è una suor Lucia di prima del 1959 e un'altra. Dopo aver ubbidito all'ordine di smentire quell'intervista contenente le parole della Madonna, avvenuta nel mese di luglio del 1959, altri laceranti dilemmi si sono presentati di continuo. Per quanto riguarda Fatima basterebbe citarne alcuni: la censura del «Terzo Segreto» da parte di Giovanni XXIII nello stesso '59; il rifiuto di Paolo VI a Fatima (13 maggio 1967) di udire le richieste divine; il «diktat» vaticano del 1988 che imponeva il riconoscimento dell'avvenuta consacrazione della Russia, che sarebbe stata compiuta nel 1984; l'incontro privato a Fatima (13 maggio 1991) in cui Lucia è stata incantata con la favola della conversione di Gorbacev (e della Russia) da Giovanni Paolo II, che poi, pare che lo stesso pontefice abbia fatto richiedere la sua smentita. La suora avrebbe dovuto smentire allora quanto detto in un'intervista a dei cardinali e poi reso pubblico, proprio per esaltare il potere di Maria santissima! Un'informazione proveniente dalla somma autorità! E poi, la pubblicazione sotto controllo vaticano dei suoi «appelli», dai quali mancavano, però, proprio gli appelli della Madre di Dio, la cui «mediazione universale» è stranamente ridotta (da lei stessa o da altri?): «come intercessori supplicati abbiamo Maria, i santi, e lo possiamo essere tutti»! (pagina 270) Si poteva attendere la reazione di una suora di clausura alle manovre di mutazione operate nella Chiesa da una nuova gerarchia? Forse. Ma ad esse si erano aggiunte queste manovre radicalmente contrarie al disegno divino affidato a suor Lucia. Eppure, lei sapeva che per lanciare il nuovo corso, tale gerarchia non esitò a condizionare la coscienza dei cattolici e la sua, in nome dell'«assoluta fedeltà al Papa», perfino riguardo alla santa Messa. Citiamo a proposito e per brevità solo le recenti parole di Antonio Socci (Libero, 11.10.06) sulla indegna mutazione della Messa cattolica: «la millenaria liturgia della Chiesa vergognosamente proibita dopo il Concilio dall'inquisizione progressista».

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Il Concilio dell'inquisizione progressista Durante il Vaticano II vi fu l'azione del Coetus Internationalis Patrum che riuniva centinaia di prelati, cardinali e vescovi di tutto il mondo per difendere la fede «alla luce della dottrina tradizionale della Chiesa e gli insegnamenti dei sovrani Pontefici». Tali iniziative ostacolarono l'avanzata dei liberali, come riconobbe uno di essi, l‟allora padre Ratzinger. Ma Paolo VI favorì i cambiamenti («Le Rhin se jette dans le Tibre Le Concile Inconnu», Edition du Cedre, 1973). Ci sono state allora diverse prese di posizione di fronte agli inganni che si sono voluti introdurre nella dottrina cattolica da parte di molti prelati progressisti. Pure il laicato cattolico ha reagito con diverse pubblicazioni. C'è stato anche il caso di un manifesto della reazione laica alla svolta nella Chiesa, quando, alla fine del Vaticano II, fu adottata la dichiarazione «Nostra Aetate», riguardante la nuova posizione di fronte alle altre religioni e agli ebrei, che implicava una vera inversione della dottrina e missione cattoliche. Questa azione dimenticata risulta, per esempio, nel voluminoso «Diario del Concilio» di Henri Fesquet, entusiasta del nuovo corso e «indignato» per la reazione definita «antisemita». Eppure, negli anni che seguirono divenne chiaro che tale libello d'accusa dello spirito del Vaticano II come avversario della fede cattolica, era più che fondato. Il Signore è venuto per convertire i popoli, prima di tutti il popolo eletto a riceverLo. Si pensi che nel nuovo catechismo conciliare, ispirato alla Nostra Aetate, c'è non solo l'apologia dei farisei, ma al numero 840 si arriva a dire che: «quando si considera il futuro, il popolo di Dio dell'Antica Alleanza e il nuovo popolo di Dio tendono a fini analoghi: l'attesa della venuta (o del ritorno) del Messia». La fede nella venuta di Cristo e quella del suo rifiuto avrebbero fini analoghi! Quindi la conversione degli ebrei non farebbe parte della dottrina di Cristo! E oggi, di fronte ad alti prelati conciliari che proclamano apertamente che gli ebrei non hanno bisogno né di convertirsi a Cristo né del Suo battesimo per salvarsi, si deve riconoscere che quelle centinaia di prelati, cardinali, vescovi e tanti laici resistenti avevano ragione. Mancarono, però, nel non aver dato seguito a quell'accusa legittima. Come mai? I problemi che riguardavano la fede furono superati? Trattandosi della presenza di nemici che avrebbero deviato la vita cristiana dalla retta via, un danno tanto grande non richiedeva una difesa proporzionata? Mancavano forse alla Chiesa gli strumenti per impedire ai suoi demolitori di agire? No di certo, le leggi non possono mancare nella società perfetta che è la Chiesa. Perché allora questa testimonianza del pericolo che incombeva sulla Chiesa non ebbe seguito, ma causò la divisione completa della testimonianza cattolica? E' mancata allora alla coscienza cattolica la volontà d'unione per operare secondo la legge divina della Chiesa. E la reazione adeguata a tanto inganno non avvenne fino ad ora, quasi la Chiesa sia privata di un diritto per difendersi né di grazie per ricorrervi, come promesso nella profezia di Fatima. Dopo il Vaticano II, a devastazione compiuta, la resistenza s'è ridotta ad un pugno d'irriducibili. In mezzo a tale crollo generale come situare la testimonianza di Lucia? Il mistero delle contraddizioni di Lucia Il silenzio di Lucia su tale «trapasso» può essere spiegato in modo semplice, anche se dilacerante: per quarant'anni la suora si è sottomessa ed ha accettato, in nome dell'ubbidienza all'autorità ecclesiastica, mutazioni che «plagiano» inevitabilmente le coscienze. L'analisi dei fatti rivela che ciò è avvenuto in rapporto a suor Lucia almeno nei casi citati riguardanti il segreto di Fatima.

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Lucia ha scelto di adeguarvisi, anche incorrendo in contraddizioni riguardo a quanto detto in precedenza. Così è stato per la presunta consacrazione della Russia, che sarebbe stata compiuta da Giovanni Paolo II, senza che sia mai stato pronunciato il nome di quella nazione. Eppure, lei stessa aveva negato il valore delle iniziative in quel senso almeno fino al 1988, ragion per cui il Vaticano ha dovuto imporre le sue istruzioni a tutti, affinché la «consacrazione» del 1984 fosse accettata come quella richiesta dal cielo! Le contraddizioni di suor Lucia in rapporto al messaggio di cui è stata portatrice, che sono alla vista di tutti, possono, però, svelare l'oscura macchinazione contro la fede, a tal punto coperta dall'inganno che è stato necessario un messaggio straordinario dell‟attentato, perché i fedeli potessero capire che solo con la morte virtuale del Papa cattolico ciò sarebbe potuto succedere! Ricordiamoci che il «mistero d'iniquità» non ha per causa primaria i nemici della Chiesa, ma l'abbandono delle sue difese. Già san Paolo insegnava: «Prima del mistero d'iniquità deve venire l'apostasia». La scellerata avversione ai segni divini L'avversione al «terzo segreto» può essere attestata, dunque, da una serie di trame intorno a suor Lucia, implicanti contraddizioni oggettive: parlare di «segni dei tempi», oscurando il tempo a cui si riferisce la visione del Segreto. Menzionare il punto culminante della storia moderna, per riferirlo, non a quanto concerne la fede, ma all'immagine di Giovanni Paolo II. Concepire la richiesta di consacrazione della Russia come un atto vago di una devozione personalizzata; alla misura di Giovanni Paolo II. Oscurare il segreto apocalittico, che, censurato nel 1960 da Giovanni XXIII, ora è abusato attraverso un'interpretazione strumentale. Da tutte queste trame ne deriva una dolorosa questione: come si conciliano tali contraddizioni con l'idea che la Madonna sarebbe stata sempre in contatto con la suora per approvarle? Perché ciò è parte della testimonianza televisiva (febbraio 2005) del cardinale Tarcisio Bertone, che riferisce le parole di Lucia, in speciale riguardo all'anno 1984, cioè della presunta consacrazione della Russia! A questo punto si presenta un grave dilemma: come potrebbe Lucia, depositaria del segreto che tocca l'«avvento dell'Anticristo», aver evitato ogni testimonianza in questo senso negli anni successivi al 1959? E' vero che in certe occasioni lei ha ammesso che il «segreto» è nell'Apocalisse (fatto ammesso anche dal cardinale Ratzinger nella sua intervista a Vittorio Messori) e parlò delle presenti «deviazioni diaboliche», ma evitando ogni riferimento preciso di azioni nefaste nell'ora presente, che pur sono evidenti. Quindi, l'avvento dell'Anticristo come motivo centrale del segreto di Fatima sarebbe stato evitato da suor Lucia dopo il 1958, il che suscita l'altra grave questione: se a trascurare il contenuto apocalittico di tale messaggio è la stessa portatrice, cosa può essere ritenuto più credibile: che tale contenuto sia estraneo al segreto o piuttosto che sia evitato perché configura la spaventosa minaccia che fa rabbrividire qualsiasi credente? Suor Lucia ancora alla prova Le interviste di suor Lucia del 1992 al cardinale Padiyara (e ad altri) e quella successiva del 1993, al cardinale Vidal, che conferma la prima, sono tornate ad essere pubblicate nel mese di marzo del 1998, ma questa volta con gran rilievo in Portogallo, Spagna, Italia e in tanti altri Paesi dove si segue con interesse le questioni di Fatima e del Vaticano.

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Probabilmente molte confusioni sono accadute a causa della malizia di alcuni Giornalisti, che fecero passare quelle parole come se fossero recenti, adeguandole per i grandi titoli di un Gorbaciov convertito da Giovanni Paolo II che ferma la terza grande guerra mondiale; tutto come conviene ai grossi «scoop». Ma veniamo ai fatti degli ultimi anni. Il 13 maggio del 1991 Giovanni Paolo II è andato a Fatima e ha avuto un incontro privato durato circa mezz'ora con suor Lucia. Quanto si sono detti è emerso poi dalle interviste del 92/93 coi cardinali. Perciò la smentita del portavoce vaticano, Navarro Valls, sul pentimento del leader della «perestroika» in occasione del suo incontro con Wojtyla il 1 dicembre 1989, si tinge di giallo. Chi può aver detto quelle cose alla vecchia suora, e perché? Il portavoce di Giovanni Paolo II dice: «Il gesto che viene attribuito al signor Gorbaciov non è né vero né verosimile»; esso risulterebbe da una presunta intervista di suor Lucia, la novantunenne veggente di Fatima ad un cardinale (Avvenire 3.3.98). Si erano dimenticati dell'intervista ricevuta, registrata perfino in un video, il cui testo ha avuto l'avallo dei due porporati. La questione non è dunque quella della notizia sul pentimento di Gorbaciov: essa fu riferita sicuramente da suor Lucia di Fatima. La vera questione è di sapere chi, tra la veggente che ha visto la Madonna e la persona che è al vertice del Vaticano, l'ha inventata e perché. E si capisce che il riferimento ai novantuno anni della suora non era casuale ma serviva ad insinuare la sua senilità, per cui Lucia può aver ricamato su quanto ha sentito da Wojtyla. Certo però è che la notizia di una tale conversione è questione troppo seria perché lei lo inventasse. Il dilemma è: o suor Lucia ha parlato a vanvera di quella conversione o ha ripetuto quanto sentito da Giovanni Paolo II. Ma se non l'ha inventato la suora, esso può essere dovuto solo all'estro del suo sommo interlocutore. Nel primo caso il sospetto va alla testimone di Fatima che, avendo potuto fantasticare su altre questioni di quell'evento e del suo messaggio, li renderebbe dubbi. Nel secondo caso il sospetto di una arrière-pensée va a chi allora ha detto una cosa che poi fa smentire. Per quale ragione? Ora si capisce che la ragione era l'«esproprio» del segreto a favore della propria immagine. L'esproprio della Profezia di Fatima Intervista immaginaria? Non si può più parlare di una falsa intervista della suora, che con i suoi 91 anni, sarebbe stata vittima di allucinazioni o di inganni. Il suo pensiero è stato chiaramente registrato in incisioni meticolosamente analizzate e autenticate da un professore al di sopra di ogni sospetto, il cattedratico della facoltà di Lettere di Coimbra, il canonico dottor José Geraldes Freire, allora in funzione di cappellano del Carmelo dove era suor Lucia, che presenta il libro di Carlos Evaristo, «Duas Entrevistas com a Irmã Lúcia» («Due interviste con suor Lucia») Regina Mundi Press ICHR, 1998, Fátima. Non si tratta dunque di un sentire parlare, o di probabili ma immaginarie descrizioni della suora di quanto ha appreso direttamente da Giovanni Paolo II a parenti e alle consorelle; si tratta di testi ormai resi pubblici. Dobbiamo quindi risalire ad una storia misteriosa, come è la sostanza del dialogo in quel loro incontro del '91 che può solo riguardare il segreto, proprio perché riservato tra suor Lucia e Giovanni Paolo II.

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Egli di fronte alla veggente, che sa di aver avuto il messaggio dal cielo, non può che riconoscere la sua impressionante dimensione apocalittica. Qui c'è posto per tutti i prodigi politici che avrebbe operato e la «conversione» della Russia in nome di Fatima. Resta la questione che contrasta in modo impressionante coi prodigi appena descritti; la gravissima crisi della Chiesa, per cui ci deve essere una causa. Quale? Divisioni conseguenti alla demolizione dell'autorità, che sarebbe la materia centrale del terzo segreto? Tutto ciò deve aver suscitato in Lucia il gran timore di rivelare al mondo problemi che andrebbero, a causa della loro gravità, coperti da un rigoroso riserbo. Se tale è stato il tenore del dialogo tra loro, come è più che plausibile credere, Giovanni Paolo II con molto tatto deve aver chiesto la collaborazione di suor Lucia in forma di consiglio: se fosse lecito rivelare un segreto sulle rotture riguardanti l'autorità ecclesiale. La suora, allora, atterrita dalla responsabilità di testimoniare tale realtà non avrebbe voluto altro che «consigliare» Giovanni Paolo II di non rivelarlo. Quali sarebbero gli indizi di questo dialogo e del fatto che suor Lucia era allora in preda alla paura che il segreto fosse rivelato? Essi si trovano in quell'intervista dell'ottobre 1992, confermata in un video nel 1993, in cui dice: «La Madonna non ha mai detto che quella parte del messaggio doveva essere resa pubblica, ma che si destinava solo al Papa». «Il Papa può rivelare il segreto, se vuole. Ma io lo consiglio di non farlo. Se decidesse di farlo, consiglio molta prudenza». Si badi bene, se non fosse stato lui stesso a chiedere alla povera suora un consiglio, sarebbe stato impensabile che lei si fosse permessa di dire pubblicamente di averlo dato. Inoltre, la suora si contraddice in rapporto a quanto lei stessa ha detto e scritto prima, come si può costatare dai testi che trattano del segreto e anche da quanto ha detto al cardinale Ottaviani in proposito. L'inganno dell'«ubbidienza assoluta» Tale ubbidienza alienata dal vero si è pure palesata in occasione della divulgazione della terza parte del «segreto» della Madonna, quando Lucia ha dovuto dichiarare, per non far crollare la tesi montata dal Vaticano, di aver messo lei stessa la data del 1960 per l'apertura della terza parte del segreto. Per attestare l'esistenza della data del 1960 riguardante il segreto ci sono tante lettere e testimonianze, tra cui quelle dei canonici Galambra e Barthas e dei cardinali Cerejeira e Ottaviani, oltre che del vescovo João Pereira Venâncio, successore di monsignor José nella diocesi di Leiria-Fatima, che è arrivato al punto di proporre a tutti i vescovi del mondo un giorno di preghiera e penitenza in data 13 ottobre 1960, affinché tutti i cattolici potessero sentire e onorare il messaggio della Madre di Dio. Il 7 settembre 1946, alla chiusura del Congresso Mariano di Campinas in Brasile, il cardinale Cerejeira dichiarò che la terza parte del segreto fu scritta e messa in una busta sigillata che sarebbe stata aperta nel 1960. Nei suoi incontri con suor Lucia, nei giorni 17 e 18 ottobre 1946 (pubblicati nel 1952), il canonico Barthas le domandò quando la terza parte del segreto sarebbe stata rivelata. La risposta senza esitazioni né commenti, confermata anche dall'assenso del vescovo di Leiria, che era presente, fu: «Nel 1960». Continua il padre. «Quando arrivai al punto di osare la domanda del perché si sarebbe dovuto attendere fino ad allora, ricevetti la stessa risposta dalla suora e dal vescovo: perché la Santissima Vergine così lo vuole».

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E si vorrebbe che il segreto riguardi un evento passato e concluso con l'attentato a Giovanni Paolo II nel 1981, le cui cause non furono mai chiarite, ma che il 1960 non sia una data cruciale riguardo la chiara demolizione della Chiesa, che è conforme alla profezia di Fatima. In una lettera del 24.6.87, che ho ricevuto da suor Lucia, lei ripete la mia domanda: «L'anno 1960, cruciale nella vita della Chiesa e del mondo, dovuto a molti fatti tuttora invisibili, era previsto come momento per la conoscenza del segreto, ma come la Misericordia divina ha fatto conoscere a suor Lucia questa data?». Risposta: «Il come ho avuto conoscenza di questa data non sono autorizzata a spiegarlo qui, ma teniamo presente che, l'autorizzazione data affinché la Chiesa potesse aprire la mia lettera, non era un ordine perché la pubblicasse». Pare impossibile accordare le due cose. Se è stata la stessa veggente a stabilire l'anno 1960 per l'apertura del terzo segreto, come ha potuto lei stessa riferirsi alla data di un'autorizzazione per la stessa Chiesa? Mistero! Ignorare questa volontà nel 1960 non significava che i «censori» del segreto erano disturbati dall'effetto che poteva provocare quella profezia alla vigilia di quel periodo di grandi cambiamenti e la volevano sopprimere? Poiché difendere la Chiesa è volontà di Dio, o se vogliamo, diritto divino, il cattolico che non la difende, professando pubblicamente la sua fede quando essa è in grave pericolo, si avvia, se non all'apostasia, a convivere, volente o nolente, con la gran massa che popola l'altra città, quella che vegeta nella ribellione alla splendente «Città di Dio». Tutti questi fatti, che implicano contraddizioni e sviamenti, hanno un denominatore comune: si riferiscono diretti o indiretti ad un inganno riguardante il Papato. Del resto, è esplicito che la figura del Papa è centrale in questo messaggio mariano, come si è visto a più riprese. Per questa ragione le ipotesi sul segreto, che vogliono veramente approfondire la questione, non possono eludere quella più sconvolgente: una grave crisi nella vita del Papato. Soltanto una questione di tale gravità può spiegare, non solo la dimensione del segno apocalittico del miracolo del sole che avallò la sua origine divina, e nelle Sacre Scritture il sole simboleggia il potere spirituale, ma anche la paura «metafisica» che avvolge quanti sono a contatto col segreto che mostra un eccidio papale. Si deve costatare, quindi, che suor Lucia voleva ignorare, con la scusa della «santa ubbidienza», che chi alterava questioni riguardanti disegni divini non poteva essere da Dio. Ecco perché il segreto di Lucia è tremendo: lei rappresenta una generazione che, se non ha apostatato dalla fede nella sua forma esteriore, ha ammesso, nel fondo della propria coscienza, come veri, quei falsi profeti che hanno operato per cambiare la fede, suscitando la generale apostasia. Questi sono i fatti e ai fedeli non spetta cancellarli, come fanno gli gnostici con i grandi misteri della vita, ma riconoscere dove si colloca il segreto nella storia sacra che plasma la fede. Ora, l'evento del «pastore colpito», che nei tempi avanzati dell'era cristiana sarà «tolto di mezzo», è presente nelle Sacre Scritture; è la Passione del Verbo Incarnato che continua nella Sua Chiesa. A questo punto la visione simbolica della terza parte del segreto di Fatima, cioè dell'eccidio del Papa col suo seguito, rappresenta, anche nella sua semplicità, l'evento profetizzato da sempre. Si tratta della rimozione di quella voce, di quell'ostacolo voluto da Dio per frenare la scelleratezza umana, di quel «kathécon» misterioso descritto da san Paolo (II Lettera ai Tessalonicesi), la cui «scomparsa» apre la strada al nemico che s'insedia nel luogo di Dio per sostituire il culto di Dio col culto dell'uomo (ibidem). Lucia sarebbe dunque portatrice di un segreto spaventoso riguardante l'avvento dell'Anticristo a Roma, fatto preannunciato settanta anni prima dalla Madonna a La Salette.

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L'interpretazione della visione della terza parte del segreto di Fatima come evento che prelude all'avvento dell'Anticristo sarebbe azzardata solo se non vi fosse una profusione di fatti storici a suffragarlo. A quale altra causa si può imputare, però, il cambiamento devastante nella Chiesa di Dio dopo la morte di Pio XII? Una metamorfosi operata proprio a partire dalla sede suprema, perciò da uno spirito nemico che avendo rimosso l'ostacolo, occupa il trono di Dio (confronta II Tessalonicesi)? Resta che l'ubbidienza aliena alla manifestazione della verità, sia di Suor Lucia, sia di quelli che la giustificano, non è virtù. Non si può accettare senza colpa la gerarchia che cambia la fede per avere il consenso del mondo.Chi lo fa disdegna la parola divina: «Guai a voi quando tutti diranno bene di voi, perché i loro padri trattavano così i falsi profeti» (Luca 6. 26). Quel che richiede virtù eroiche è testimoniare oggi che l'autorità di un Concilio che, come il Vaticano II, non si fonda sulla verità evangelica, non rispetta le coscienze fedeli alla tradizione ed è indifferente alla diffusione dell'ordine cristiano nel mondo, non è certamente da Dio. Poteva il segreto di Fatima essere alieno a tale opera di demolizione della Chiesa? Appendice L'intervista di suor Lucia a padre Fuentes è stata diffusa nel recente libro di Antonio Socci, «Il Quarto Segreto di Fatima» (Rizzoli, 2006). Essa è nel mio libro «Entre Fátima e o Abismo» (T.A.Queiroz, S.Paulo. 1988), consegnato in mano e letto da suor Lucia, che ha voluto allora rispondermi attraverso sua nipote Maria do Fetal. Lei, che già mi aveva risposto prima con una lettera, ora lo faceva con un messaggio in cui mi invitava a non essere polemico. Dunque non contestava quanto scritto dell'intervista a padre Fuentes, ma voleva che la sua posizione di affidare ogni decisione alle autorità ecclesiastiche fosse seguita da tutti. E così accettava anche le loro interpretazioni dei fatti concernenti Fatima, come sia conservare chiuso il «terzo segreto». Sulla consacrazione della Russia, Maria do Fetal riferiva allora che per suor Lucia essa andava ancora compiuta, ma che la Russia già si stava convertendo e un nuovo spirito di pace e di concordia avanzava nel mondo! «Padre, la Madonna è molto triste perché non si è fatto caso al suo Messaggio del 1917. Né i buoni né i cattivi vi hanno fatto attenzione. I buoni vanno per la loro strada senza preoccuparsi con le norme celestiali; i cattivi, seguono nella via larga della perdizione, non tenendo in nessun conto i castighi che li minacciano. Mi creda, padre, il Signore castigherà il mondo molto presto. Il castigo è imminente. Quanto manca per il 1960 e che succederà allora? Verrà presto un castigo materiale; il Padre può immaginare quante anime andranno all'inferno e ciò perché non si prega e non si fa penitenza. Questa è la causa della tristezza della Madonna. Padre, lo dica a tutti che la Madonna me lo ha detto tante volte: molte nazioni spariranno dalla faccia della terra. Nazioni senza Dio saranno il flagello scelto da Dio per castigare l'umanità se noi, per mezzo dell'orazione e dei santi sacramenti, non otterremo la grazia della loro conversione.

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Lo dica! Padre, che il demonio sta attaccando la battaglia decisiva contro la Madonna, perché quello che affligge il Cuore Immacolato di Maria e di Gesù, è la caduta delle anime religiose e sacerdotali. Egli sa che i religiosi e i sacerdoti, abbandonata la loro eccelsa vocazione, trascinano molte anime nell'inferno. Noi siamo appena in tempo per trattenere il castigo del Cielo. Abbiamo a nostra disposizione due mezzi efficacissimi: l'orazione ed il Sacrificio. Ma il demonio fa di tutto per distrarci e toglierci il gusto della preghiera: ci salveremo o ci danneremo insieme. Però bisogna dire alle persone che non devono stare ad attendere un richiamo alla penitenza e alla preghiera, né dal sommo Pontefice, né dai vescovi, né dai parroci, né dai superiori generali; è già tempo che ognuno di sua iniziativa compia opere sante e riformi la sua vita secondo i richiami della Madonna. Il demonio vuole impadronirsi di anime consacrate; lavora per corromperle, per indurre molti all'impenitenza finale. Usa tutte le astuzie perfino suggerendo di aggiornare la vita religiosa. Ne proviene sterilità alla vita interiore e freddezza nei secolari, circa la rinuncia ai piaceri e la totale immolazione a Dio. Padre, furono due cose a santificare Giacinta e Francesco: l'afflizione della Madonna e la visione dell'inferno.... La Madonna si trova come tra due spade: da una parte vede l'umanità ostinata ed indifferente davanti ai castighi minacciati, dall'altra vede noi che calpestiamo i Sacramenti e disprezziamo l'avviso del castigo che si avvicina rimanendo increduli, sensuali e materialisti. La Madonna ha detto espressamente: 'Ci avviciniamo agli ultimi tempi'; me lo ha detto tre volte. Prima affermò che il demonio ha ingaggiato una lotta decisiva, cioè finale: o siamo con Dio o siamo col demonio. La seconda volta mi ha ripetuto che i rimedi ultimi dati al mondo sono: il santo rosario e la devozione al Cuore Immacolato di Maria. La terza volta mi disse che, esauriti gli altri mezzi disprezzati dagli uomini, ci offre con tremore l'ultima ancora di salvezza: la Santissima Vergine in persona, Sue numerose apparizioni, lacrime, messaggi di veggenti ovunque nel mondo; che, se non l'ascoltiamo e continueremo l'offesa, non saremo più perdonati, perché sarà come rifiutare coscientemente la salvezza che ci viene offerta, e ciò nel Vangelo è denominato peccato contro lo Spirito Santo. Non si vuole spaventare le anime, ma è urgente, padre, richiamarle perché ci si renda conto della terribile realtà». Note 1) Fratel Michel è autore di un quarto volume su fatima, il cui primo capitolo ha per titolo: «Le drame de 1960: Comment l' 'obstacle'à l'apostasie a ete ecarte». Ma questo lavoro non è stato mai pubblicato per qualche ragione oscura, e l'autore entrò in convento. 2) In quell'occasione Paolo VI non solo si è rifiutato di sentire la suora ma, di fronte alla sua insistenza, l'ha pure sgridata, come ha attestato il vescovo di Tacua, Ecuador, Alfonso Zapiana, che era nelle vicinanze e ne è rimasto esterrefatto. 3) Il «Diario del Concilio» del progressista Henri Fesquet («Tutto il Concilio giorno per giorno», 16 ottobre 1965, pagina 966) scrive sulla definitiva adozione da parte del Concilio della Dichiarazione «Nostra Aetate», il cui voto mise fine «a un numero incredibile di pressioni, di passi, di visite, di lettere, di pamphlet, di trattati che hanno assalito il Segretariato per l'unità dei cristiani per più di tre anni. Quando saranno conosciuti nei particolari questi vari tentativi per fare abortire o rendere insignificante la dichiarazione conciliare, si resterà confusi davanti a tanta passione, aberrazione, odio, e per dire tutto, ignoranza e bestialità (!?). D'altro lato, parecchi lamenteranno a buon diritto che l'ultima versione del testo presentata dal Segretariato per l'unità abbia perduto un

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poco del suo mordente. E' soprattutto peccato che le vere ragioni per cui sono state fatte queste modifiche siano state più o meno nascoste dietro dei pii motivi. La diplomazia romana è prevalsa su una franchezza assoluta. Ma bisogna riconoscere che la dichiarazione, come è stata votata, ha salvato l'essenziale. Gli osservatori che durante l'intersessione avevano fatto correre le voci più allarmanti hanno sbagliato di grosso. Il Vaticano II ha realizzato, grosso modo, la volontà di Giovanni XXIII biasimando severamente l'antisemitismo. La Chiesa ha riconosciuto implicitamente le sue colpe passate in tale materia, che sono pesanti, durevoli e numerose. La nuova mentalità ecumenica ha vinto i pregiudizi di un tempo. A questo riguardo, il voto di venerdì inaugura una pagina bianca nella storia dei rapporti tra Roma e gli ebrei. Fino all'ultimo giorno gli antisemiti cattolici si sono coalizzati per cercare di imbavagliare il Concilio. Abbiamo già segnalato il pamphlet italiano di don Zaga. Un altro è di Leon de Poncins, che accusa i vescovi che hanno approvato il testo dell'anno scorso d''incoscienza'». «Una dichiarazione degna di un antipapa» (ibidem, pagina 967): Ma bisogna Soprattutto ricordare il libello di 4 pagine ricevuto dai vescovi. E' preceduto da questo titolo lungo e curioso: 'Nessun Concilio e nessun Papa possono condannare Gesù, la Chiesa cattolica, apostolica e romana, i suoi Pontefici' (Il libello enumera 15 Papi 'antisemiti', da Nicola I, IX secolo, fino a Leone XIII) e i Concili più illustri. Ora la dichiarazione sugli ebrei comporta implicitamente una tale condanna, e, per questa eminente ragione deve essere respinta». «Nel testo si leggono queste spaventose parole: 'Gli ebrei desiderano ora spingere la Chiesa a condannarsi tacitamente e a mutar parere davanti a tutto il mondo. E' evidente che solo un antipapa o un conciliabolo (sic) potrebbero approvare una dichiarazione di questo genere. Ed è quello che pensano con noi un numero sempre crescente di cattolici sparsi nel mondo i quali sono decisi ad operare nel modo che sarà necessario per salvare la Chiesa da una simile ignominia'. Che firme vi sono in fondo al pamphlet? Trentun movimenti cattolici tra i quali, per la Francia, le riviste 'Itinéraires, Nouvelles de chrétienté', la 'Cité catholique' la cui rivista 'Verbe' (che si chiama ora 'Permanences'), la 'Action Fatima-la-Salette', e il 'Movimento tradizionalista cattolico».

avrebbe potuto portare sulla terra nel giro di poco più di quattro generazioni. Mettendo in ordine i fattori che reggono l'equilibrio, è facile comprendere le ragioni per cui i nostri tempi sono così caotici ed in un certo senso incontrovertibili:stiamo andando infatti contro l'abisso. Partiamo dall'ordine naturale delle cose e comprenderemo subito da dove è partito il disordine:im primis Cristo Re, Colui che regge l'equilibrio, ed il Suo Santo Sacrificio. Una considerazione da medioevo? Andiamo a vedere perchè no. Chi segue Gesù e la Verità, ha tutto l'interesse a mantenere l'ordine naturale delle cose, stabilendo relazioni fra gli esseri umani all'insegna dell'amore cristiano. Questo porta a stimare il tempo lento come misura della vita e a fortificare le relazioni nella Liturgia tra Creatore e creature (con l'ambiente naturale e antropizzato), stabilendo un'armonia tra la rivelazione salvifica, il ritmo delle stagioni e le necessità umane. Questo nel tempo ha prodotto arte, saperi, sapori, sapienza. La natura nella chiave cristiana si è sempre conformata ai nostri stili di vita, proprio perchè noi ne abbiamo saputo valorizzare i frutti. Chi non segue Gesù, rompe l'incantesimo. Spesso porta "morte, distruzione, povertà, carestia". Lo fa con le guerre e con la propaganda anticristiana. Molti infatti, pur non essendo per la guerra, si schierano a difesa di qualcosa o qualcuno e così non fanno che alimentare la cultura di morte e di odio. La natura viene sfruttata e talvolta violentata e tutto ci si ripercuote contro. Nostra Signora a Fatima parla di cataclismi, scienziati, fedeli che lavorano per persone che hanno disprezzo per Gesù. Quindi la Fede non è un punto di arrivo, ma punto di partenza per ciò che facciamo in carità. Serve orsù che il Papa si faccia sentire in nome di Dio, perchè non salti tutto ciò che Gesù regge.

Maria Santissima, ci ha messo in avviso su quello che un mancato ordine morale e naturale

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La Emmerick ed il Piccolo Resto

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La Chiesa vivrà un suo scisma ed “il piccolo resto” sarà perseguitato.
Ci viene facile pensare che Benedetto XVI sia il Papa che nonostante tutto vivrà il martirio indicato nel Terzo Segreto di Fatima, assieme alla Chiesa. Ciò presumibilmente, dopo che si sarà schierato. Come esattamente avverranno gli avvenimenti non è dato sapere, ma da quello che apprendamo ci sarà uno scisma ed “il piccolo resto” sarà perseguitato.. Riportiamo a questo punto alcuni passaggi di una Santa della Chiesa, consacrata tale da Giovanni Paolo II, il Papa che parlava alle masse, ma contestualmente mandava messaggi inequivocabili ai “Cuori Caldi” eleggendo agli onori degli altari i Santi simbolo della lotta al male e ai poteri mondialisti. Fra questi c‟è la mistica stigmatizzata e suora autrice dei seguenti versi, Anne Katharina Emmerick, la Santa profetessa del 3° Millenio che ha rivelato al mondo l‟urgenza alla Conversione, l‟imminenza della Fine dei Tempi, la Misericordia di Dio e che ha ispirato Mel Gibson per il film « The Passion »: "Vidi anche il rapporto tra i due papi... Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L‟ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di Roma]. Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità... Allora la visione sembrò estendersi da ogni parte. Intere comunità cattoliche erano oppresse, assediate, confinate e private della loro libertà. Vidi molte chiese che venivano chiuse, dappertutto grandi sofferenze, guerre e spargimento di sangue. Una plebaglia selvaggia e ignorante si dava ad azioni violente. Ma tutto ciò non durò a lungo". (13 maggio 1820) "Vidi ancora una volta che la Chiesa di Pietro era minata da un piano elaborato dalla setta segreta, mentre le bufere la stavano danneggiando. Ma vidi anche che l‟aiuto sarebbe arrivato quando le afflizioni avrebbero raggiunto il loro culmine. Vidi di nuovo la Beata Vergine ascendere sulla Chiesa e stendere il suo manto su di essa. Vidi un Papa che era mite e al tempo stesso molto fermo... Vidi un grande rinnovamento e la Chiesa che si librava in alto nel cielo". "Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola... Non c‟erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c‟era niente che venisse dall‟alto... C‟erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l‟ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo...". (12 settembre 1820) "Ho visto di nuovo la strana grande chiesa che veniva costruita là [a Roma]. Non c‟era niente di santo in essa. Ho visto questo proprio come ho visto un movimento guidato da ecclesiastici a cui contribuivano angeli, santi ed altri cristiani. Ma là [nella strana chiesa] tutto il lavoro veniva fatto meccanicamente. Tutto veniva fatto secondo la ragione umana... Ho visto ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni. C‟era qualcosa di orgoglioso, presuntuoso e violento in tutto ciò, ed essi sembravano avere molto successo. Io non vedevo un solo angelo o un santo che aiutasse nel lavoro. Ma

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sullo sfondo, in lontananza, vidi la sede di un popolo crudele armato di lance, e vidi una figura che rideva, che disse: "Costruitela pure quanto più solida potete; tanto noi la butteremo a terra"". (12 settembre 1820) "Ebbi una visione del santo Imperatore Enrico. Lo vidi di notte, da solo, in ginocchio ai piedi dell‟altare principale in una grande e bellissima chiesa... e vidi la Beata Vergine venire giù da sola. Ella stese sull‟altare un panno rosso coperto con lino bianco, vi pose un libro intarsiato con pietre preziose e accese le candele e la lampada perpetua... Allora venne il Salvatore in persona vestito con l‟abito sacerdotale... La Messa era breve. Il Vangelo di San Giovanni non veniva letto alla fine [1]. Quando la Messa fu terminata, Maria si diresse verso Enrico e stese la sua mano destra verso di lui dicendo che questo era in riconoscimento della sua purezza. Allora lo esortò a non avere esitazioni. Dopo di ciò vidi un angelo, esso toccò il tendine della sua anca, come Giacobbe. Enrico provava grande dolore, e dal quel giorno camminò zoppicando... [2]". (12 luglio 1820) "Vedo altri martiri, non ora ma in futuro... Vidi le sette segrete minare spietatamente la grande Chiesa. Vicino ad esse vidi una bestia orribile che saliva dal mare... In tutto il mondo le persone buone e devote, e specialmente il clero, erano vessate, oppresse e messe in prigione. Ebbi la sensazione che sarebbero diventate martiri un giorno. Quando la Chiesa per la maggior parte era stata distrutta e quando solo i santuari e gli altari erano ancora in piedi, vidi entrare nella Chiesa i devastatori con la Bestia. Là essi incontrarono una donna di nobile contegno che sembrava portare nel suo grembo un bambino, perché camminava lentamente. A questa vista i nemici erano terrorizzati e la Bestia non riusciva a fare neanche un altro passo in avanti. Essa proiettò il suo collo verso la Donna come per divorarla, ma la Donna si voltò e si prostrò [in segno di sottomissione a Dio; N.d.R.], con la testa che toccava il suolo. Allora vidi la Bestia che fuggiva di nuovo verso il mare, e i nemici stavano scappando nella più grande confusione... Poi vidi, in grande lontananza, grandiose legioni che si avvicinavano. Davanti a tutti vidi un uomo su un cavallo bianco. I prigionieri venivano liberati e si univano a loro. Tutti i nemici venivano inseguiti. Allora, vidi che la Chiesa veniva prontamente ricostruita, ed era magnifica più di prima". (Agosto-ottobre 1820) "Vedo il Santo Padre in grande angoscia. Egli vive in un palazzo diverso da quello di prima e vi ammette solo un numero limitato di amici a lui vicini. Temo che il Santo Padre soffrirà molte altre prove prima di morire. Vedo che la falsa chiesa delle tenebre sta facendo progressi, e vedo la tremenda influenza che essa ha sulla gente. Il Santo Padre e la Chiesa sono veramente in una così grande afflizione che bisognerebbe implorare Dio giorno e notte". (10 agosto 1820) "La scorsa notte sono stata condotta a Roma dove il Santo Padre, immerso nel suo dolore, è ancora nascosto per evitare le incombenze pericolose. Egli è molto debole ed esausto per i dolori, le preoccupazioni e le preghiere. Ora può fidarsi solo di poche persone; è principalmente per questa ragione che deve nascondersi. Ma ha ancora con sé

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un anziano sacerdote di grande semplicità e devozione. Egli è suo amico, e per la sua semplicità non pensavano valesse la pena toglierlo di mezzo. Ma quest‟uomo riceve molte grazie da Dio. Vede e si rende conto di molte cose che riferisce fedelmente al Santo Padre. Mi veniva chiesto di informarlo, mentre stava pregando, sui traditori e gli operatori di iniquità che facevano parte delle alte gerarchie dei servi che vivevano accanto a lui, così che egli potesse avvedersene". "Non so in che modo la scorsa notte sono stata portata a Roma, ma mi sono trovata vicino alla chiesa di Santa Maria Maggiore, e ho visto tanta povera gente che era molto afflitta e preoccupata perché il Papa non si vedeva da nessuna parte, e anche per via dell‟inquietudine e delle voci allarmanti in città. La gente sembrava non aspettarsi che le porte della chiesa si aprissero; essi volevano solo pregare fuori. Una spinta interiore li aveva condotti là. Ma io mi trovavo nella chiesa e aprii le porte. Essi entrarono, sorpresi e spaventati perché le porte si erano aperte. Mi sembrò che fossi dietro la porta e che loro non potessero vedermi. Non c‟era alcun ufficio aperto nella chiesa, ma le lampade del Santuario erano accese. La gente pregava tranquillamente. Poi vidi un'apparizione della Madre di Dio, che disse che la tribolazione sarebbe stata molto grande. Aggiunse che queste persone devono pregare ferventemente... Devono pregare soprattutto perché la chiesa delle tenebre abbandoni Roma". (25 agosto 1820) "Vidi la Chiesa di San Pietro: era stata distrutta ad eccezione del Santuario e dell‟Altare principale [3]. San Michele venne giù nella chiesa, vestito della sua armatura, e fece una pausa, minacciando con la spada un certo numero di indegni pastori che volevano entrare. Quella parte della Chiesa che era stata distrutta venne prontamente recintata… così che l‟ufficio divino potesse essere celebrato come si deve. Allora, da ogni parte del mondo vennero sacerdoti e laici che ricostruirono i muri di pietra, poiché i distruttori non erano stati capaci di spostare le pesanti pietre di fondazione". (10 settembre 1820) "Vidi cose deplorevoli: stavano giocando d‟azzardo, bevendo e parlando in chiesa; stavano anche corteggiando le donne. Ogni sorta di abomini venivano perpetrati là. I sacerdoti permettevano tutto e dicevano la Messa con molta irriverenza. Vidi che pochi di loro erano ancora pii, e solo pochi avevano una sana visione delle cose. Vidi anche degli ebrei che si trovavano sotto il portico della chiesa. Tutte queste cose mi diedero tanta tristezza". (27 settembre 1820) "La Chiesa si trova in grande pericolo. Dobbiamo pregare affinché il Papa non lasci Roma; ne risulterebbero innumerevoli mali se lo facesse. Ora stanno pretendendo qualcosa da lui. La dottrina protestante e quella dei greci scismatici devono diffondersi dappertutto. Ora vedo che in questo luogo la Chiesa viene minata in maniera così astuta che rimangono a mala pena un centinaio di sacerdoti che non siano stati ingannati. Tutti loro lavorano alla distruzione, persino il clero. Si avvicina una grande devastazione". (1 ottobre 1820) "Quando vidi la Chiesa di San Pietro in rovina, e il modo in cui tanti membri del clero erano essi stessi impegnati in quest‟opera di distruzione - nessuno di loro desiderava farlo

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apertamente davanti agli altri -, ero talmente dispiaciuta che chiamai Gesù con tutta la mia forza, implorando la Sua misericordia. Allora vidi davanti a me lo Sposo Celeste ed Egli mi parlò per lungo tempo... Egli disse, fra le altre cose, che questo trasferimento della Chiesa da un luogo ad un altro significava che essa sarebbe sembrata in completo declino. Ma sarebbe risorta. Anche se rimanesse un solo cattolico, la Chiesa vincerebbe di nuovo perché non si fonda sui consigli e sull‟intelligenza umani. Mi fece anche vedere che non era rimasto quasi nessun cristiano, nell‟antico significato della parola". (4 ottobre 1820) "Mentre attraversavo Roma con San Francesco e altri santi, vedemmo un grande palazzo avvolto dalle fiamme, da cima a fondo. Avevo tanta paura che gli occupanti potessero morire bruciati perché nessuno si faceva avanti per spegnere il fuoco. Tuttavia, mentre ci avvicinavamo il fuoco diminuì e noi vedemmo un edificio annerito. Attraversammo un gran numero di magnifiche stanze, e finalmente raggiungemmo il Papa. Era seduto al buio e addormentato su una grande poltrona. Era molto ammalato e debole; non riusciva più a camminare. Gli ecclesiastici nella cerchia interna sembravano insinceri e privi di zelo; non mi piacevano. Parlai al Papa dei vescovi che presto dovevano essere nominati. Gli dissi anche che non doveva lasciare Roma. Se l‟avesse fatto sarebbe stato il caos. Egli pensava che il male fosse inevitabile e che doveva partire per salvare molte cose... Era molto propenso a lasciare Roma, e veniva esortato insistentemente a farlo... La Chiesa è completamente isolata ed è come se fosse completamente deserta. Sembra che tutti stiano scappando. Dappertutto vedo grande miseria, odio, tradimento, rancore, confusione e una totale cecità. O città! O città! Cosa ti minaccia? La tempesta sta arrivando; sii vigile!". (7 ottobre 1820) "Ho anche visto le varie regioni della terra. La mia Guida [Gesù] nominò l‟Europa e, indicando una regione piccola e sabbiosa, espresse queste sorprendenti parole: "Ecco la Prussia, il nemico". Poi mi mostrò un altro luogo, a nord, e disse: "questa è Moskva, la terra di Mosca, che porta molti mali". (1820-1821) "Fra le cose più strane che vidi, vi erano delle lunghe processioni di vescovi. Mi vennero fatti conoscere i loro pensieri e le loro parole attraverso immagini che uscivano dalle loro bocche. Le loro colpe verso la religione venivano mostrate attraverso delle deformità esterne. Alcuni avevano solo un corpo, con una nube scura al posto della testa. Altri avevano solo una testa, i loro corpi e i cuori erano come densi vapori. Alcuni erano zoppi; altri erano paralitici; altri ancora dormivano oppure barcollavano". (1 giugno 1820) "Quelli che vidi credo che fossero quasi tutti i vescovi del mondo, ma solo un piccolo numero era perfettamente retto. Vidi anche il Santo Padre - assorto nella preghiera e timoroso di Dio. Non c‟era niente che lasciasse a desiderare nella sua apparenza, ma era indebolito dall‟età avanzata e da molte sofferenze. La testa pendeva da una parte all‟altra, e cadeva sul petto come se si stesse addormentando. Egli aveva spesso svenimenti e sembrava che stesse morendo. Ma quando pregava era spesso confortato da apparizioni dal Cielo. In quel momento la sua testa era dritta, ma non appena la faceva cadere sul

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petto vedevo un certo numero di persone che guardavano rapidamente a destra e a sinistra, cioè in direzione del mondo. Poi vidi che tutto ciò che riguardava il Protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all‟opera di distruzione. In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre". (1820) "Vedo molti ecclesiastici che sono stati scomunicati e che non sembrano curarsene, e tantomeno sembrano averne coscienza. Eppure, essi vengono scomunicati quando cooperano (sic) con imprese, entrano in associazioni e abbracciano opinioni su cui è stato lanciato un anatema. Si può vedere come Dio ratifichi i decreti, gli ordini e le interdizioni emanate dal Capo della Chiesa e li mantenga in vigore anche se gli uomini non mostrano interesse per essi, li rifiutano o se ne burlano". (1820-1821) "Vidi molto chiaramente gli errori, le aberrazioni e gli innumerevoli peccati degli uomini. Vidi la follia e la malvagità delle loro azioni, contro ogni verità e ogni ragione. Fra questi c‟erano dei sacerdoti e io con piacere sopportavo le mie sofferenze affinché essi potessero ritornare ad un animo migliore". (22 marzo 1820) "Ho avuto un‟altra visione della grande tribolazione. Mi sembrava che si pretendesse dal clero una concessione che non poteva essere accordata. Vidi molti sacerdoti anziani, specialmente uno, che piangevano amaramente. Anche alcuni più giovani stavano piangendo. Ma altri, e i tiepidi erano fra questi, facevano senza alcuna obiezione ciò che gli veniva chiesto. Era come se la gente si stesse dividendo in due fazioni". (12 aprile 1820) "Vidi un nuovo Papa che sarà molto rigoroso. Egli si alienerà i vescovi freddi e tiepidi. Non è un romano, ma è italiano. Proviene da un luogo che non è lontano da Roma, e credo che venga da una famiglia devota e di sangue reale. Ma per qualche tempo dovranno esserci ancora molte lotte e agitazioni". (27 gennaio 1822) "Verranno tempi molto cattivi, nei quali i non cattolici svieranno molte persone. Ne risulterà una grande confusione. Vidi anche la battaglia. I nemici erano molto più numerosi, ma il piccolo esercito di fedeli ne abbatté file intere [di soldati nemici]. Durante la battaglia, la Madonna si trovava in piedi su una collina, e indossava un‟armatura. Era una guerra terribile. Alla fine, solo pochi combattenti per la giusta causa erano sopravvissuti, ma la vittoria era la loro". (22 ottobre 1822) "Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la Chiesa. Stavano costruendo una Chiesa grande, strana, e stravagante. Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova Chiesa... Ma Dio aveva altri progetti". (22 aprile 1823)

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"Vorrei che fosse qui il tempo in cui regnerà il Papa vestito di rosso. Vedo gli apostoli, non quelli del passato ma gli apostoli degli ultimi tempi e mi sembra che il Papa sia fra loro." "Nel centro dell‟inferno ho visto un abisso buio e dall‟aspetto orribile e dentro di esso era stato gettato Lucifero, dopo essere stato assicurato saldamente a delle catene…Dio stesso aveva decretato questo; e mi è stato anche detto, se ricordo bene, che egli verrà liberato per un certo periodo cinquanta o sessanta anni prima dell‟anno di Cristo 2000. Mi vennero indicate le date di molti altri eventi che non riesco a ricordare; ma un certo numero di demoni dovranno essere liberati molto prima di Lucifero, in modo che tentino gli uomini e servano come strumenti della vendetta divina." "Un uomo dal viso pallido fluttuava lentamente al di sopra della terra e, sciogliendo i drappi che avvolgevano la sua spada, li gettò sulle città addormentate, che vennero legate da questi. Questa figura gettò la pestilenza sulla Russia, l‟Italia e la Spagna. Attorno a Berlino vi era un fiocco rosso e da lì venne in Westfalia. Ora la spada dell‟uomo era sguainata, strisce rosse come il sangue pendevano dall‟impugnatura e il sangue che grondava da questa cadeva sulla Westfalia [4]". "Gli ebrei ritorneranno in Palestina e diverranno cristiani verso la fine del mondo." Note: 1) Per secoli, prima della riforma liturgica del 1967, la Santa Messa si concludeva abitualmente (salvo rare eccezioni) con la lettura del Vangelo di Giovanni. 2) Questa è una delle numerose profezie in cui si dice che il Grande Monarca avrà un problema ad una gamba che lo farà zoppicare. 3) La visione di Suor Emmerich della chiesa di San Pietro in rovine è da intendersi certamente in senso figurato, l‟immagine della distruzione delle mura di San Pietro rappresenta gli attacchi alla Fede e la decadenza della Chiesa che avranno luogo prima del suo più grande trionfo durante l‟Era di Pace. Tuttavia, basandoci sulle numerose profezie che parlano di una futura distruzione di Roma, non si può escludere che anche il Vaticano in quest‟occasione subirà pesanti danni materiali e devastazioni. 4) Qui probabilmente si allude alla battaglia della Westfalia, menzionata in molte profezie. In alcune di queste profezie si fa riferimento a questa regione della Germania col nome di "paese della betulla". GIGANTI DEL MALE - THOMAS WOODROW WILSON – E LA FEDERAL RESERVE La serie dei tradimenti di massa giudeo-massonici che, in questo secolo hanno portato il mondo cristiano e l‟intera umanità sull‟orlo dell‟abisso, fu iniziata dal massone Thomas Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti negli anni 1913-21. Strumento docile di Bernard Baruch e Louis Brandeis, capi della banda giudaica che spinse gli Stati Uniti alla guerra mondiale contro le potenze cristiane d‟Europa, Woodrow Wilson fu autore, almeno ufficiale, del famoso programma di 14 punti della pace universale, proposto nel 1918; fu co-autore del Trattato di pace di Versailles, concepito in modo da essere il germe di una futura grande guerra; fu co-fondatore della scabrosa “Società delle Nazioni” di Ginevra (precorritrice dell‟attuale ONU e filocomunista come questa). Considerato poi il costume della “venerabile” Accademia massonica di Stoccolma di concedere i suoi premi

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“Nobel della Pace” precisamente ai criminali che scatenano guerre o dirigono massacri di milioni di uomini come nel caso del massone generale George C. Marshall, anche Wilson fu insignito del “Premio Nobel per la Pace”. Una carriera lubrificata. Le qualità che lo portarono alla Presidenza furono: essere massone, essere irresponsabile amico e strumento degli ebrei, aver ricevuto da essi il denaro per la campagna elettorale, ed essere affetto da deficienze psico-sessuali, come massima “prova di fedeltà” - a detta dei massoni - che lega gli uomini e impedisce loro di tradire la sètta, perché essa li ricatta con qualcosa che, se fosse rivelata, li distruggerebbe per sempre. La “carriera” di Wilson iniziò praticamente nel 1913 quando, consigliato da Baruch e da Brandeis, promise, nel caso che fosse stato eletto, di battersi per ottenere l‟approvazione della Legge sulla “Riserva Federale” (avvenuta il 23 dicembre 1913) redatta dal banchiere Paul Warburg, e con la quale si ponevano le riserve bancarie degli Stati Uniti e con essi tutta l‟economia americana - dominata, come è risaputo, dall‟alta finanza ebraica - sotto il controllo dei banchieri cosmopoliti (e stampatori di moneta) Rothschild, Kuhn, Loeb, Warburg, Schiff, e Lehman. Come contropartita per questo accordo, Wilson ricevette, da parte di Baruch, dei Warburg, della banca Kuhn, Loeb & Co, 50 mila dollari e l‟appoggio dell‟intera stampa ebraica, con cui vinse la campagna elettorale del 1912. Risultato della sua elezione furono l‟approvazione della “Federal Reserve Act”, che rese il popolo americano schiavo, economicamente parlando, del giudaismo, e l‟entrata in guerra degli Stati Uniti, che avrebbe portato al disastro i popoli cristiani dell‟Europa. Secondo lo scrittore americano Jerome Landfiel, Wilson si rese conto troppo tardi di tali tristi realtà, dopo che, avendo letto nel 1919, grazie a un pastore di Seattle, tornato dalla Siberia, i “Protocolli dei Savi di Sion” (direttive della cospirazione giudaica), nei quali si parla del ruolo della massoneria come serva del giudaismo, esclamò stupefatto: «Ora comprendo ciò che Louis Brandeis ha fatto di me e come mi ha ingannato!».Tuttavia non poté far nulla per riparare il suo errore e il suo tradimento, perché ormai prigioniero della banda israelitica di Brandeis.Louis Brandeis giunse ad essere il factotum della Corte Suprema degli Stati Uniti, sempre dominata da ebrei, che paralizza tutte le forze sane, ostili all‟espansione comunista. Altro potente della banda ebraica che dominava Wilson era il notissimo “Consigliere” dei presidenti degli Stati Uniti, Bernard Baruch che, nel 1915 occupò il posto di capo dell‟Ufficio delle Industrie di Guerradegli Stati Uniti e segnalato come il capo mondiale (invisibile) della massoneria del tempo.Baruch spese 10 mila milioni di dollari dell‟America e dei suoi alleati, offrendo i migliori contratti alle sue compagnie di armamenti e compagnie ebraiche, con cui solo tra gli “eletti” rimanevano i redditi a danno del popolo nordamericano e dei popoli cristiani compromessi nella guerra fratricida, imposta loro dalla giudeo-massoneria.Altri ebrei con posti chiave, in quell‟epoca oscura di tradimenti e di sangue , furono Paolo Warburg, redattore della “Federal Reserve Act”, e Eugen Meyer, proprietario del periodico filocomunista “Washington Post”, e che, durante la prima guerra mondiale, fu il capo della cosiddetta azione per il “Prestito della Libertà”. Wilson, nei libri di storia, appare dipinto di bei colori, poiché coloro che lo hanno dipinto sono ebrei o massoni, i quali desideravano per lui il Premio Nobel. Così avviene che tutti i cospiratori, traditori e assassini giudei, o loro complici, appaiono nelle pagine della storia mistificata come eroi, e quanti li combattono appaiono con la tinta nera di “villani”.Quando sarà scritta la storia vera, su questi anni di dolore, di morte, di fango e di lacrime, molte “personalità” appariranno spoglie di ogni dignità e immersi nella propria

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immondezza. Così appariranno in prima fila Wilson, Roosevelt, Truman e Eisenhower, autori dell‟attuale catastrofe del mondo. Fautore della Rivoluzione russa Non è ancora risaputo, per esempio, che il massone Wilson fu l‟uomo che diede copertura al movimento giudaico nordamericano impegnato ad appoggiare e sovvenzionare l‟ebraismo russo nello scatenamento della rivoluzione comunista del 1917. Quest‟azione cominciò ad assumere proporzioni allarmanti dopo il 1915. Il Servizio Segreto dell‟Esercito Nordamericano ebbe informazioni precise sulle operazioni sovversive dell‟ebraismo, quando si scoprì che persone e Banche ebraiche nordamericane, tedesche e di altre nazionalità, appoggiavano i rivoluzionari israeliti contro l‟impero zarista.Tra le persone scoperte in questo ruolo figurano Paul Warburg, Jacob Schiff, Otto Kahn, della “Kuhn, Loeb & Co.” Wilson, tuttavia, non fece nulla per impedire l‟attività eversiva degli ebrei contro un paese che era virtualmente alleato degli Stati Uniti. Si preoccupò invece di spingere il proprio paese nella guerra per facilitare la strada ai rivoluzionari comunisti russi.Primo contributo del giudaismo americano al giudaismo russo fu un credito di 48 milioni di dollari, facilitati all‟impresa “Trotzky”, tramite la banca “Kuhn, Loeb & Co.” di New York. Inoltre, 278 comunisti ebrei di New York, particolarmente addestrati, furono inviati in Russia, dove, nel 1917, ebbero posti chiave nell‟apparato rivoluzionario diretto da Trotzky. Questi uomini entrarono in Russia come “cittadini nordamericani”:erano ebrei emigrati dalla Russia in America, dove furono naturalizzati. Molti particolari sul modo con cui l‟ebraismo internazionale preparò e scatenò la rivoluzione comunista sono pubblicati nel mio libro “La grande cospirazione ebraica e padroni e schiavi del secolo XX”. Quando, sgomenti per le proporzioni del massacro comunista in Russia, alcuni circoli occidentali proposero l‟intervento degli alleati a favore delle truppe anticomuniste, che dirigevano le operazioni sotto la guida dei generali Denikin, Kolcheak, Wrangel e altri che, nel 1919, continuavano la lotta contro i bolscevichi, fu Wilson a paralizzare ogni tentativo di aiuto. Parlando dell‟operato proditorio di Wilson, l‟ambasciatore a Mosca, Joseph Noulens, scrisse nel suo libro “La mia ambasciata nella Russia Sovietica”: «I tentativi di emancipazione che si manifestavano negli Urali, in Siberia, nel Donez e nelle province del nord sottrassero al dominio dei sovietici la maggior parte del territorio russo. Il comunismo appariva vicino alla disfatta. È stato salvato dalle tergiversazioni dei governi alleati, dovute, in gran parte, agli squallidi interventi del presidente Wilson. Bloccando i giapponesi nel Charbin, rifiutando di aiutare i cechi quando si scontravano nel Kazan e a Ekaterinburgo, il presidente Wilson ha assicurato la sopravvivenza del regime comunista. Gli stessi bolscevichi erano convinti che l‟esperienza del comunismo russo fosse ormai finita, e furono proprio loro i primi a sorprendersi dell‟insperato cambio di corso degli avvenimenti». L‟azione di Wilson si manifestò paralizzando, per ben sei mesi, (gennaiogiugno 1919) l‟azione del cosiddetto “Supremo Consiglio dei Cinque” che poteva prendere una decisione a favore degli anticomunisti. Salvata una volta l‟opera dei giudei, i successori di Wilson, Roosevelt, Truman e Eisenhower dovevano occuparsi di difenderla e rafforzarla al punto che oggi gli Stati Uniti stessi, sempre dominati dagli ebrei e dai massoni, subiscono la minaccia di distruzione da parte del bolscevismo salvato da Wilson nel 1919. Conferme e riconoscimenti Ecco l‟avviso pubblicato nel bollettino settimanale delle logge della regione parigina il 1° novembre 1918, nel quale si annuncia una conferenza della Gran Loggia“La Fedeltà”,

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rue de Puteaux 8: «Domenica 10 novembre 1919. Il fine della diplomazia segreta per la politica delnostro fratello presidente Wilson. Conferenza del F. Lucien La Fouyer, già deputato di Parigi, ecc.». Un altro documento: un telegramma, inviato dalla Loggia di Algeri, a Wilson nel 1918, il cui contenuto apparve nel periodico “Dépeche Algérien” del 30 dicembre 1918, giunto al segretario di Wilson. Il telegramma dice: «I Fratelli algerini al fratello Wilson. Il Comitato di vigilanza e di azione massonica di Algeri ha votato l‟invio del seguente telegramma al Presidente Wilson: “Nel momento del vostro arrivo in Francia i massoni delle quattro Logge di Algeri, riuniti in sessione plenaria la domenica 8 dicembre, inviano al loro illustre fratello Wilson i loro omaggi più fraterni e le più vive felicitazioni per la sua azione massonica nella guerra per il diritto e la libertà dei popoli”».A questo telegramma, i fratelli algerini ricevettero la seguente risposta del segretario di Wilson: «Parigi, 17 dicembre 1918. Il Presidente mi ha ordinato di trasmettere loro la sua profonda stima per le cortesi parole di benvenuto contenute nel telegramma del 13 dicembre». Altre chiare referenze sulla filiazione massonica di Wilson sono apparse nel volume: “La pace delle nazioni e la religione del futuro” del massone A. Loisy, pubblicato a Parigi il 1° giugno 1919 sul periodico francese “Les Gaulois du Dimanche” e sulla “Rivista Internazionale delle Società Segrete” del 1913.Quando Wilson se ne andò, dopo aver “servito” il “suo” popolo per otto anni, gli ebrei giudicarono necessario rendergli essi pure un omaggio pubblico. Sotto il titolo: “Omaggi a Wilson” incontriamo, nel periodico di Parigi “Le Peuple Juif”, dell‟11 marzo 1921, a p. 6, quanto segue:«Nel momento in cui l‟ex Presidente degli Stati Uniti trasmette ad altre mani la direzione degli impegni della Grande Repubblica, noi Ebrei abbiamo il dovere di salutare fervidamente questa nobile figura che ha occupato in un momento dato, con quale grandezza e dignità, la scena del mondo. Per l‟influsso esercitato da Wilson sugli avvenimenti del suo tempo, che si ripercuoterà per molte generazioni, Wilson è un vero eroe, nel senso attribuito da Carlyle a tale parola. Egli ha esercitato il suo influsso, sia per la parte che ha svolto nell‟entrata in guerra dell‟America, sia per le idee che fece prevalere come base delle discussioni di pace. Egli si è servito della giustizia e del diritto che intendeva porre come formidabile forza degli eserciti americani, e tale giustizia e diritto volle che fosse fondamento dei popoli. La storia dirà in che misura lo ha conseguito; però, attualmente, è dimostrato che egli è un signore, un carattere, una coscienza». Non faccio commenti a questa ben meritata sequela di elogi ebraici al traditore massone Presidente del Nordamerica cristiano. La storia ha ormai verificato i risultati della sinistra azione sleale di questo signore. (da Chiesa Viva) SAN MASSIMILIANO KOLBE, IL FRANCESCANO CHE ORGANIZZO‟ UNA MILIZIA MARIANA CONTRO LA MASSONERIA ED IL SIONISMO DEI PROTOCOLLI

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Questi stralci degli scritti di padre Kolbe, evidenziano quanto sia lontana dalla realtà
la connotazione che del santo ha la maggior parte del pubblico, cattolico e non. E tanto più di come i “cuori andenti” siano impegnati anche in battaglie talvolta impossibili solo da immaginare. Nel 1917, Massimiliano Kolbe fonda la Milizia dell'Immacolata. Naturalmente, la sua lotta non fu quella di abbattere le anime del nemico, ma quella di richiamarle e convertirle, per la loro eterna salvezza, e per questo, Padre Kolbe si rivolgeva anche ai suoi nemici.

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In un suo articolo dal titolo: «Poveretti!!!», scriveva: «L'uomo è redento. Cristo ha fondato la sua Chiesa sulla roccia. Una parte del popolo ebreo riconobbe in lui il Messia, gli altri, soprattutto i superbi farisei, non vollero riconoscerlo; essi perseguitarono i suoi seguaci e diedero il via ad un gran numero di leggi che obbligavano gli ebrei a perseguitare i cristiani. Queste leggi, insieme a narrazioni e ad appendici, verso il 500 dopo Cristo formarono il loro libro sacro, il Talmud. In questo libro, i cristiani vengono chiamati: idolatri, peggiori dei turchi, omicidi, libertini, impuri, sterco, animali in forma umana, peggiori degli animali, figli del diavolo, ecc. I sacerdoti vengono chiamati indovini e teste pelate (...). La Chiesa (viene chiamata) casa di scempiaggine e di sporcizia. Le immagini sacre, le medagliette, i rosari, sono chiamati idoli. Nel Talmud, le domeniche e le feste vengono denominate giorni di perdizione. In questo libro si insegna, inoltre, che ad un ebreo è permesso ingannare e derubare un cristiano, poiché tutti i beni dei cristiani - vi è scritto - 'sono come il deserto: il primo che li prende, ne diviene il padrone'. Quest'opera, che raccoglie dodici volumi e che ispira odio contro Cristo e i cristiani, viene considerata da questi farisei un libro sacro, più importante della Sacra Scrittura». In ricorrenza del Congresso Internazionale dei massoni, che si tenne a Bucarest nel 1926, Padre Kolbe scrisse, in un articolo: «Quei signori (cioè i massoni) credono di essere loro a governare: ascoltiamo, allora, ciò che scrivono i 'Protocolli dei Savi di Sion'», documento che Padre Kolbe chiamava: «Il libro davvero fondamentale della Massoneria». Il Santo scrive: «il protocollo numero 11 afferma: 'Noi creeremo e metteremo in atto le Leggi e i Governi (…) e, al momento opportuno, (...) sotto forma di rivolta nazionale (...). E' necessario che le popolazioni, sconcertate dall'avvenuta rivolta, poste ancora sotto l'influenza del terrore e dell'incertezza, comprendano che siamo talmente forti, talmente intoccabili, talmente pieni di potere che in nessun caso terremo conto delle loro opinioni e dei loro desideri, ma, anzi, siamo in grado di schiacciare le loro manifestazioni in ogni momento e in ogni luogo (...). Allora, per paura, chiuderanno gli occhi e rimarranno in attesa delle conseguenze. (...). A questo scopo abbiamo ideato e imposto ai massoni tutta questa politica, senza dare ad essi la possibilità di esaminarne il contenuto. Questo è servito di fondamento per la nostra organizzazione massonica segreta (...) la cui esistenza neppure sospettano queste bestie da noi adescate nelle logge massoniche'». Padre Kolbe, a questo punto, si rivolge ai massoni dicendo: «Avete sentito, signori massoni? Coloro che vi hanno organizzato e vi dirigono segretamente, gli ebrei, vi considerano delle bestie, attirate nelle logge massoniche per scopi che voi neppure sospettate (...). Ma sapete, signori massoni, che cosa vi attende il giorno in cui vi verrà in mente di incominciare a pensare da soli? Ecco, ascoltate: il medesimo protocollo prosegue affermando: 'La morte è l'inevitabile conclusione di ogni vita. (...). Giustizieremo i massoni in modo tale che nessuno, (...) potrà avere dei sospetti, neppure le stesse vittime: moriranno tutti nel momento in cui ce ne sarà bisogno, apparentemente per effetto di malattie comuni (...)'». E il santo continua: «Signori massoni, voi che, recentemente, durante il Congresso di Bucarest, vi siete rallegrati del fatto che la Massoneria si sta rafforzando ovunque, riflettete e dite sinceramente: non è meglio servire il Creatore nella pace interiore (...), piuttosto che obbedire agli ordini di chi vi odia?».

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San Massimiliano si rivolge, infine, ai Capi Incogniti della Massoneria con queste parole: «E a voi, piccolo manipolo di ebrei, 'Savi di Sion', che avete provocato coscientemente già tante disgrazie e ancora di più ne state preparando, a voi mi rivolgo con la domanda: quale vantaggio ne ricavate? (...). Gran cumulo di oro, di piaceri, di svaghi, di potere: tutto questo non rende ancora felice l'uomo. E se anche questo desse la felicità, quanto potrà durare? Forse una decina di anni, forse una ventina (...). E poi?... E voi, capi ebrei, che vi siete lasciati sedurre da Satana, il nemico dell'umanità, non sarebbe meglio se anche voi vi rivolgeste sinceramente a Dio?».

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In un altro articolo del 1926, Padre Kolbe, sempre citando i «Protocolli dei Savi di
Sion» scriveva: «Essi dicono di se stessi: 'Chi o che cosa è in grado di far crollare una forza invisibile? La nostra forza è appunto di questa natura'. La 'Massoneria esterna' serve solo per nascondere i suoi scopi, ma il piano d'azione di questa forza sarà sempre sconosciuto alla gente». Ma il Santo sottolinea con sottile ironia: «Noi siamo un esercito, il cui 'Condottiero' vi conosce ad uno ad uno, ha osservato e osserva ogni vostra azione, ascolta ogni vostra parola, anzi... nemmeno uno dei vostri pensieri sfugge alla sua attenzione. Dite voi stessi: in tali condizioni, si può parlare di segreto nei piani, di clandestinità e di invisibilità?». E qui, Padre Kolbe rivela il nome del «Condottiero» del suo esercito: «è 'l'Immacolata, il rifugio dei peccatori, ma anche la debellatrice del serpente infernale. Ella vi schiaccerà il capo!».

Ancora?
Chiesa Viva n°125. Il 15 Agosto 1941, nel forno crematorio di un campo di sterminio nazista, nei pressi di Auschwitz, veniva ridotto in cenere il corpo del francescano polacco Padre Massimiliano Kolbe. Padre Kolbe si era offerto in sacrificio per salvare la vita di un padre di famiglia, condannato a morte dalla ferocia nazista! Nel 1971, Papa Paolo VI lo dichiarava “Beato” e, undici anni dopo, Papa Giovanni Paolo II lo dichiarava “Santo, confessore e martire”. Padre Kolbe era, così, diventato Santo! Un Santo polacco venuto da Auschwitz! Padre Kolbe aveva un‟idea molto precisa del mondo politico polacco. In un articolo del 1923, scriveva: «Che i massoni esercitino, qui da noi, una grande influenza anche sul Governo, è dimostrato, in modo eloquente, dal fatto che (...) lo scioglimento del Governo di Ponikowski (...) era stato ordinato dalla Massoneria (...)! Ed avvenne proprio così!». Kolbe, poi, riferisce: «Esiste una forza nefasta che non permette ai polacchi di mettersi d‟accordo tra loro...» poi commenta: «Questa forza, che ormai ha cessato di celarsi, è una cospirazione massonica. (...) Ecco qual è la mano misteriosa che spinge il nostro paese alla rovina!». Padre Kolbe non si faceva scrupoli nel denunciare apertamente gli alti dignitari della nazione che appartenevano alla Massoneria! In un altro articolo del 1925, dal titolo: “Una onorificenza scandalosa”, Padre Kolbe scriveva: «Il 3 maggio è stato, per tutta la Polonia, un giorno solenne. Al termine di tali festeggiamenti, sono state date le onorificenze ai benemeriti». Tra i decorati, però, compariva il nome di Andrea Strug, il Gran Maestro della Grande Loggia Massonica della Polonia! A questo proposito, Padre Kolbe commenta: «Dunque, è proprio lui!!! Nel giorno della consacrazione della nazione alla Madonna, quale Regina della Polonia, riceve un‟orificenza... dal Governo polacco... il Gran Maestro

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(della Massoneria), il condottiero dei nemici più accaniti della Chiesa, della Religione, e... dell‟Immacolata, la Regina della Polonia...». Kolbe termina l‟articolo esclamando: «Vergogna!». Consapevole dell‟aggressione massonica, in un articolo del „23, Padre Kolbe si chiedeva: «Di fronte agli attacchi incalzanti dei nemici della Chiesa di Dio ci è lecito rimanere inattivi? Ci è lecito, forse, lamentarci e versare lacrime soltanto? No affatto! Ricordiamoci che al giudizio di Dio renderemo stretto conto non solamente delle azioni compiute, (ma anche) di tutte le buone azioni che avremmo potuto compiere, ma che non abbiamo compiuto!». E infine, conclude con queste parole: «Su ciascuno di noi pesa il sacrosanto dovere di metterci in trincea e di respingere gli attacchi del nemico con il nostro petto!». Un suo scritto inedito del 1922, dal titolo: "Gli attuali nemici della Chiesa”, termina con queste parole: «il principale, il più grande e il più potente nemico della Chiesa è la Massoneria». Il Santo va dritto alla radice del pensiero massonico, scrivendo: «La Massoneria, (...) nelle Costituzioni Generali, si era prefissa chiaramente uno scopo che a nessuno è lecito cambiare. “Ciascuna delle Grandi Logge - vi si afferma - ha il diritto di migliorare le precedenti prescrizioni e stabilirne di nuove, ma non di modificare i punti fondamentali, che devono rimanere fissi per sempre”. Quali sono questi punti fondamentali? - si chiede Padre Kolbe. E subito risponde: La liquidazione totale del mondo soprannaturale!». In un articolo del „24, diceva: «Attualmente, la Massoneria è, senza dubbio, il capo del serpente infernale. Non dico i massoni, ma le loro finalità, la loro organizzazione che è rivolta contro Dio e contro la felicità delle anime». In un articolo del „26, scriveva ancora: «(...) in questi nostri tempi, il capo dei nemici della Chiesa e della salvezza delle anime è la Massoneria!». Sul comunismo, Padre Kolbe affermava, in un articolo del „39: «(...) L‟ateismo comunista pare stia strepitando nel modo più rumoroso e fa di tutto per seminare, ovunque gli riesca, i suoi pregiudizi reazionari. Alle origini di esso possiamo tranquillamente collocare quella mafia criminale che si chiama “Massoneria”»! La strategia adottata dalla Massoneria per combattere la Chiesa era ben nota a Padre Kolbe. In una lettera, egli riporta testualmente la risoluzione presa dai massoni in un loro Congresso: «Noi potremo vincere la Religione cattolica non con il ragionamento, ma, unicamente, pervertendo i costumi!». In un articolo del „25, a proposito della degenerazione dei costumi, il Santo scriveva: «Volgendo lo sguardo attorno a noi, notiamo la scomparsa, spaventosa, della moralità, soprattutto in mezzo alla gioventù; anzi, stanno sorgendo delle associazioni, veramente infernali, che hanno inserito nel loro programma il delitto e la dissolutezza; (...). Il cinema, il teatro, la letteratura, l‟arte, diretti in gran parte dalla mano invisibile della Massoneria, lavorano febbrilmente, in conformità alla risoluzione dei massoni: «Noi vinceremo la Chiesa cattolica non con il ragionamento, ma pervertendo i costumi!». Sempre preoccupato delle anime, Padre Kolbe ritorna frequentemente sul tema della moda, incolpando sempre la Massoneria come artefice e commerciante di immoralità. Per esempio, nell‟articolo dal titolo: “L‟ultima moda”, del 1926, ripeteva la sua accusa: «I massoni (..) hanno cominciato a seminare l‟immoralità attraverso il teatro, il cinema, i libri, le riviste, i quadri, le sculture, ecc., e attraverso una moda - mi si scusi l‟espressione sempre più da porci!». MONS. MARCEL LEFEBVRE, L‟ARCIVESCOVO RIBELLE In questo contesto apocalittico si inserisce il novello Atanasio, il Santo che combatté da dentro la Chiesa contro l‟eresia ariana anche da una posizione di minoranza. Poche parole per descrivere quello che l‟arcivescovo di Econe considerava il male peggiore all‟interno

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della Chiesa: il liberalismo. Infatti, come ha più volte scritto Monsignor Lefebvre, sia in “Lettera Aparta ai Cattolici Perplessi” e la “Lettera agli Amici e Benefattori" n. 9 -stampata a cura della Fraternità San Pio X Priorato Madonna di Loreto- il “liberalismo” può definirsi come la dottrina che "pretende liberare l‟uomo da qualsiasi costrizione non voluta o non accettata da lui stesso". Questa liberazione si manifesta a un triplice livello. Per primo a livello della Verità con il rifiuto "di qualsiasi verità oggettiva imposta". Ciascuno deve poter avere la sua verità che viene così "inevitabilmente spezzettata". Poi a livello della Fede, col rifiuto dei dogmi definiti una volta per sempre. Il liberalismo vuol sottomettere i dogmi al giudizio della ragione e della scienza. Infine a livello della Legge, con la sostituzione della coscienza alla legge. Questi princìpi hanno come conseguenza di "distruggere la filosofia dell‟essere" e di portare ad un‟evoluzione permanente, particolarmente in materia di dogmi. Essi portano ugualmente "alla negazione del soprannaturale". Il sentimento religioso sostituisce la grazia. "L‟appartenenza a una comunità umana di tipo religioso" prevale su quella al corpo mistico di Nostro Signore, come lo si vede nell‟attuale riforma liturgica. Questi princìpi hanno come risultato la sostituzione, in tutti i campi, della autorità personale, partecipazione dell‟autorità di Dio" con quella della maggioranza. Negazione di Nostro Signor Gesù Cristo, Verità incarnata, di cui la Chiesa ci dà la Rivelazione nei suoi dogmi e che è la Legge vivente, tali principi non potevano che essere condannati dalla Chiesa sin dal loro apparire. Il Magistero della Chiesa condanna il liberalismo Dal Concilio di Trento, dove si è manifestata l‟opposizione della Chiesa al liberalismo protestante, i Papi non hanno mai cessato di condannare le tesi liberali. I più importanti di questi documenti sono: - la bolla "Auctorem Fidei" di Pio VI; - l‟enciclica "Mirari vos" di Gregorio XVI; - l‟enciclica "Quanta cura" e il "Syllabus" di Pio IX; - gli atti di San Pio X contro il Sillon e il Modernismo; - l‟enciclica "Divini Redemptoris" di Pio XI; - l‟enciclica "Humani Generis" di Pio XII. La condanna del liberalismo è dunque un‟attitudine costante del Magistero della Chiesa. Malgrado ciò, le idee liberali hanno trionfato al Concilio Vaticano II. Il liberalismo al Concilio Vaticano Il e dopo il Concilio. Una domanda si impone: come ha potuto un concilio lasciar germogliare nel suo seno tesi che la tradizione unanime aveva respinto? Il fatto è che il Concilio Vaticano Il, a differenza degli altri concili ecumenici, non è un concilio dogmatico, ma un concilio pastorale, come lo stesso Paolo VI ha ricordato. Perciò il carisma dell‟infallibilità non interviene come quando un concilio dà un insegnamento dogmatico, ma copre solo le affermazioni che si rifanno al Magistero anteriore della Chiesa. Le tesi liberali che si sono imposte al Concilio Vaticano II, grazie all‟attività dei cardinali chiamati: "delle rive del Reno", come dimostra il Rev. P. Wiltgen nel suo libro "Le Rhin se jette dans le Tibre" (Ed. du Cèdre), possono ricondursi a tre punti: la collegialità, la libertà religiosa, l‟ecumenismo. Il liberalismo, infatti, riuscì a far passare il suo odio dell‟autorità personale sotto la veste dell‟autorità collegiale che mette l‟esercizio dell‟autorità del Papa e dei vescovi sotto il controllo delle conferenze episcopali. Riuscì poi a far rimpiazzare la tesi cattolica della

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Chiesa unica arca di salvezza dall‟affermazione che "la verità si trova in retaggio in tutte le religioni". (Quel « in retaggio » rende l‟affermazione conciliare non contestabile, quindi altro che concilio ecumenico, la volontà era di farlo passare per un concilio dogmatico, perché investe Verità di Fede, che talvolta sembrano incontrovertibili, nda). Prese infine pretesto della necessità di un rinnovamento dell‟ecumenismo per incoraggiare una riforma liturgica atta ad avvicinare i cattolici ai protestanti. Tutte le riforme e gli orientamenti postconciliari sono impregnati di questo spirito. Le conferenze episcopali si arrogano un potere superiore a quello del Papa e dei vescovi. Esse hanno così preteso di proibire ai sacerdoti di continuare a celebrare la Messa secondo l‟Ordo detto di "San Pio V". Ora la costituzione "Missale Romanum", che ha introdotto quattro nuovi modi di celebrare la Messa, non comporta l‟abrogazione della bolla "Quo Primum" con la quale San Pio V garantiva ai sacerdoti da allora in avanti, in perpetuo, l‟uso di quell‟Ordo che egli non faceva che codificare, avendolo ricevuto dalla tradizione romana. I dodici vescovi francesi che hanno votato contro questa pretesa interdizione non sono padroni di mantenere la Messa della Tradizione cattolica nelle loro diocesi perché sono prigionieri della onnipossente collegialità. Per quanto concerne la libertà religiosa non è raro vedere dei vescovi accogliere "i valori di salvezza" delle religioni non cristiane. Per quanto riguarda l‟ecumenismo, lo stesso presidente della conferenza episcopale francese, Monsignor Etchegaray, non ha esitato a dichiarare ai protestanti l‟8 novembre 1975 che essi non hanno più "il monopolio della Riforma" dopo il Vaticano II, chiamandoli a "un‟unità organica" coi cattolici. Quanto alla riforma liturgica si è svolta esattamente - lingua volgare, uso di una tavola invece dell‟altare, comunione in piedi e nella mano - nel modo che Lutero aveva usato per introdurre la nuova liturgia, e persino con minor prudenza. Per il suo carattere di seminario cattolico Ecône era di ostacolo alla diffusione di queste idee liberali nella Chiesa. Ecône doveva dunque sparire.

Ecône nella crisi della Chiesa
Il "seminario selvaggio" Nonostante l‟approvazione del vescovo di Friburgo, nonostante gli incoraggiamenti del cardinale Wright, campagne di stampa contro la Fraternità e il suo seminario furono scatenate sin dalla sua fondazione. In seguito all‟Assemblea plenaria dell‟episcopato francese, nel novembre 1972, si parlò persino di "seminario selvaggio" senza che nessuno dei vescovi, che non potevano ignorare la situazione canonica del seminario, protestasse. Ciò malgrado il successo del seminario, chiaramente incoraggiato dalla Provvidenza, continuava: ottobre 1970: 11 ammessi; ottobre 1971: 27; ottobre 1972: 35; ottobre 1973: 36; ottobre 1974: 40. Come ha scritto Monsignor Lefebvre al giornale "La Libre Belgique": "L‟ albero, dice il Vangelo, si giudica dai frutti, Per i ciechi volontari questo scandalo permanente doveva cessare". Il 9 novembre 1974, Monsignor Lefebvre riceveva dalla nunziatura di Berna una lettera che gli annunciava una commissione nominata dal Papa e composta di tre cardinali interessati al seminario: Garrone, prefetto della Congregazione per l‟educazione cattolica, Wright prefetto di quella per il clero, e Tabera di quella dei religiosi, e di due visitatori apostolici. Una visita apostolica in un "seminario selvaggio"! Il ridicolo, per non dire l‟odioso, incominciava ad essere chiaro in questa faccenda. Non doveva tardare anche l‟illegale.

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La visita apostolica e la dichiarazione del 21 novembre 1974 Dall‟11 al 13 novembre 1974, S.E. Monsignor Descamps assistito da Monsignor Onclin interrogarono professori e seminaristi. Ebbero ugualmente colloqui con Monsignor Lefebvre. Niente di tutto questo si svolse secondo le regole canoniche: nessun verbale fu firmato, nessuna relazione comunicata a Monsignor Lefebvre. Ma ci furono cose più gravi. Il vescovo ed il prelato, durante gli interrogatori, dichiararono "normale l‟ordinazione di gente sposata", aggiunsero che non ammettevano una Verità immutabile, espressero infine "dei dubbi sul modo tradizionale di concepire la Risurrezione di Nostro Signore". Così questi visitatori che venivano da Roma esposero delle opinioni contrarie a quelle che Roma aveva sempre pensato ed espresso. Si doveva dunque concludere dell‟esistenza di due Rome. Questo è il senso della dichiarazione di Monsignor Lefebvre del 21 novembre l974 (www.sanpiox/crisi/dichiara.htm). Monsignor Lefebvre vi proclamava la sua adesione "alla Roma cattolica, custode della Fede cattolica" ma affermava il suo rifiuto "di seguire la Roma di tendenza neo-modernista e neo-protestante che si è manifestata chiaramente nel Concilio Vaticano II e dopo il Concilio in tutte le riforme che ne sono seguite". Non si trattava che di un atteggiamento cattolico che non faceva che unirsi alla affermazione di Paolo VI secondo il quale la nostra epoca vedeva "l‟autodemolizione della Chiesa". D‟altra parte questa dichiarazione era tanto poco un "Manifesto" dì appello ad uno scisma che si chiudeva con un paragrafo, omesso dall‟Osservatore Romano quando lo pubblicò, che esprimeva la fedeltà di Monsignor Lefebvre "a tutti i successori di Pietro", fedeltà riaffermata da Monsignor Lefebvre nella risposta all‟Abbé de Nantes il 19 marzo 1975: "Sappiate che se ci sarà un vescovo che rompe con Roma questo non sarò io". Come si vede la crisi della Chiesa che poneva Monsignor Lefebvre nella necessità di denunciare l‟esistenza di una Roma neomodernista all‟interno della Roma eterna, non gli impediva di affermare l‟indefettibile attaccamento a questa. Il seminario proscritto Il 25 gennaio 1975 i tre cardinali ringraziando Monsignor Lefebvre dell‟accoglienza fatta ai visitatori, gli chiedevano un incontro per intrattenersi con lui "su alcuni punti che ci lasciano qualche perplessità in seguito a questa visita". L‟appuntamento veniva fissato per il 15 febbraio 1975. Dopo aver fatto parte a Monsignor Lefebvre de "la buona impressione avuta dai visitatori apostolici", i cardinali attaccarono violentemente la Dichiarazione del 21 novembre 1974, nella quale il cardinal Tabera vedeva una rottura con la Chiesa. Era evidente che il colloquio diventava un interrogatorio giudiziario. Una seconda seduta ebbe luogo il 3 marzo nelle stesse condizioni. Il 6 maggio 1975 una lettera della commissione cardinalizia informava Monsignor Lefebvre che la sua Dichiarazione era "inaccettabile sotto tutti i punti" e prendendo atto del suo rifiuto di ritrattare gli comunicavano, "con la piena approvazione di Sua Santità", le seguenti decisioni: - Monsignor Mamie vedrà riconosciuto "il diritto dì ritirare l‟approvazione data dal suo predecessore alla Fraternità e ai suoi Statuti". - In seguito a questa soppressione le fondazioni della Fraternità, e particolarmente il seminario di Ecône perdevano "il diritto dì esistere".

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Nessun appoggio potrà essere dato a Monsignor Lefebvre "sin quando le idee contenute nel Manifesto del 21 novembre 1974 saranno la legge della sua azione". Lo stesso giorno Monsignor Mamie, che non poteva aver ancora ricevuto la notifica della Santa Sede, scriveva da parte sua a Monsignor Lefebvre: "La informo che io ritiro gli atti e le concessioni fatti dal mio predecessore per quanto concerne la Fraternità Sacerdotale San Pio X, e particolarmente il decreto di fondazione del 10 novembre 1970". E aggiungeva: "Questa decisione è immediatamente effettiva". Il "seminario selvaggio" era proscritto. Come nota Monsignor Lefebvre nella sua "Relazione": "Eravamo all‟8 di maggio dell‟anno della riconciliazione!" (con la santa sede, nda).

L‟ora delle condanne La soppressione del seminario venne giudicata illegale da Monsignor Lefebvre in quanto contraria alle norme del diritto: solo Roma ha la competenza ed il potere di togliere ad un istituto religioso il "diritto di esistere" (Codice di Diritto canonico, can. 493), e Roma non può riconoscere a nessun vescovo il diritto di fare una cosa che non ha potere di fare: l‟atto di Monsignor Mamie era dunque nullo, invalido e senza effetto. Secondo il diritto della Chiesa la Fraternità continuava ad esistere in virtù del decreto del 1° novembre 1970. Il 31 maggio 1975 Monsignor Lefebvre scrisse a Papa Paolo VI per chiedere di essere giudicato dalla Sacra Congregazione per la Dottrina delle Fede. Il 5 giugno fece ricorso contro la decisione del 8 maggio, ma questo sarà respinto il 10 giugno senza neanche essere esaminato. Allora Monsignor Lefebvre fece appello contro questo rifiuto, ma il card. Villot, Segretario di Stato, proibì di accogliere questo appello. Tutta questa procedura illegale e contraria allo spirito della Chiesa non fa che convincere Monsignor Lefebvre del suo diritto, ma è anche il vizio di origine che renderà nulle ed illegali tutti gli atti successivi del Vaticano. Monsignore non accetterà l‟ordine di astenersi dall‟ordinare dodici sacerdoti il 29 giugno 1976, ciò che gli varrà la "sospensione a divinis" del 22 luglio 1976 (www.sanpiox.it/crisi/omelia76.htm). Dopo "l‟estate calda" e la Messa celebrata a Lille il 29 agosto 1976, Paolo VI accetterà di ricevere Monsignor Lefebvre a Castelgandolfo l‟11 settembre, ma questo colloquio non avrà nessuna conseguenza concreta. Ad Ecône e nella Fraternità la vita continua come prima: l‟anno successivo gli ordinati al sacerdozio saranno 15; nel 1978, 18; nel 1979, 21, ecc. Altri seminari della Fraternità saranno aperti nel mondo: - Svizzera tedesca (1975) e poi in Germania (1978) - Stati Uniti (1974) - Argentina (1979) - Francia (1986) - Australia (1988) Govanni Paolo II: le speranze deluse e lo stato di necessità nella Chiesa Durante questi anni molte sono le lettere scambiate con il Vaticano, molti gli incontri; anche Giovanni Paolo II riceve Monsignor Lefebvre, il 18 novembre 1978, ma nulla cambia: l‟ingiustizia rimane, con le condanne illegali. In settembre 1982 ha luogo il Capitolo generale della Fraternità Il 25 gennaio 1983 è promulgato un Nuovo Codice di Diritto Canonico. L‟11 ottobre del medesimo anno Giovanni Paolo II predica in un tempio luterano.

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Il 29 giugno Monsignor Lefebvre lascia l‟incarico di Superiore della Fraternità a don Franz Schmidberger, precedentemente eletto suo Vicario generale dal capitolo del 1982. Il 21 novembre 1983 Monsignore Lefebvre, insieme a Monsignor de Castro Mayer, scrive al Papa una lettera aperta che non avrà alcun effetto né risposta. L‟8 dicembre 1984 la Fraternità viene consacrata al Cuore Addolorato e Immacolato di Maria. In marzo 1985 Monsignor Lefebvre pubblica il libro "Lettera Aperta ai Cattolici Perplessi". 31 agosto 1985: Monsignor Lefebvre e Monsignor de Castro Mayer mandano al Papa una nuova e solenne messa in guardia. Il 6 novembre successivo una lista di "Dubbi" è rimessa alla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede. Nel corso del 1986 Giovanni Paolo II moltiplica i gesti clamorosi di partecipazione a riti pagani (Togo, India…) e convoca ad Assisi tutte le religioni per pregare per la pace. 2 dicembre 1986: nuova dichiarazione comune dei due vescovi Monsignor Lefebvre e Monsignor de Castro Mayer. Nel mese di giugno 1987 viene pubblicato da Monsignore un nuovo libro dall‟eloquente titolo "Ils l‟ont découronné" (Gli hanno tolto la corona), a difesa dello stato cattolico. Il 29 giugno, nel corso dell‟omelia delle ordinazioni, Monsignor Lefebvre annuncia che non esiterà, se Dio glielo chiede, a consacrare alcuni vescovi. I contatti con Roma riprendono e, dopo alcuni incontri, viene decisa una "visita apostolica", che si svolgerà dal 14 novembre all‟8 dicembre, della quale sarà incaricato il Cardinal Gagnon. L‟ultimo giorno della visita, il rappresentante del Vaticano assiste, nella cappella del Seminario di Ecône, alla Messa pontificale celebrata da Monsignor Lefebvre e alla cerimonia dell‟entrata ufficiale nella Fraternità dei nuovi seminaristi, nonché del rinnovo degli impegni per i già membri: si noti che, per il Vaticano, Monsignor Lefebvre, è sospeso a divinis e la Fraternità giuridicamente inesistente… "Che la Vergine Immacolata ascolti le nostre preghiere ferventi affinché l‟opera di formazione meravigliosamente svolta in questa casa trovi il suo irradiamento per la vita delle Chiesa": sono le parole scritte dal Cardinale visitatore sul libro d‟oro del seminario di Ecône al termine della visita. Nell‟aprile del 1988 si ebbero delle negoziazioni a Roma, ed un protocollo di accordo fu firmato il 5 maggio. Però Roma non accettava che Monsignor Lefebvre consacrasse un vescovo il 30 giugno, e il protocollo non ebbe seguito. Per questo motivo, stimando che la Chiesa si trovi in un grave stato di necessità, per la sopravvivenza del sacerdozio e della Messa, Monsignor Lefebvre, insieme con Monsignor de Castro Mayer, consacrò vescovi quattro sacerdoti della Fraternità: era il 30 giugno 1988 (www.sanpiox.it/crisi/omelia88.htm). Un decreto del 1° luglio dichiarò i sei vescovi scomunicati. Avendo tutto compiuto e trasmesso ciò che aveva ricevuto, Monsignor Lefebvre si prepara alla morte, visitando comunità amiche, priorati, sacerdoti e scrivendo il suo testamento spirituale, il "suo" Itinerario spirituale, che sarà pubblicato nell‟ottobre 1990 a cura del Seminario di Ecône. Il 25 marzo 1991, all‟ospedale di Martigny (Svizzera) muore Monsignor Marcel Lefebvre, all‟età di 85 anni. Da Berna, il Nunzio apostolico verrà per raccogliersi davanti alla sua salma e impartigli la benedizione. Alle esequie sarà presente anche il segretario del Cardinal Thiandoum. Il 25 aprile dello stesso anno muore Monsignor Antonio de Castro Mayer, vescovo emerito di Campos, in Brasile. Il 28 luglio successivo, conformemente alla volontà di Monsignor Lefebvre, i quattro vescovi della Fraternità consacrano vescovo per la Società San Giovanni Maria Vianney di Campos il suo Superiore, don Licinio Rangel. In luglio 1994 si svolge ad Ecône il secondo Capitolo generale della Fraternità, che elegge Monsignor Bernard Fellay (uno dei quattro vescovi consacrati) terzo Superiore generale per la durata di dodici anni.

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Importanti indiscrezioni dalla Fraternità San Pio X
Si va verso la comunione con Roma? da Una Vox (2001) Círcolano in questi giorni con insistenza delle indiscrezioni circa i nuovi rapporti che si tenta di instaurare tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X e la Santa Sede. Sembra che l'iniziativa sia partita da Roma, dopo lo svolgimento del pellegrinaggio giubilare che la Fraternità ha compiuto a Roma nell'agosto scorso. Già si era saputo dell'incontro conviviale che vi era stato tra i Vescovi della Fraternità e S. Em. Rev.ma il Cardinale Castrillon Hoyos, Prefetto della Congregazione per il Clero e Presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei" (si veda l'intervista al Cardinale della rivista 30Giorni www.unavox.it/doc28 ). Pare che dopo di allora il Cardinale abbia invitato piú volte a Roma il Superiore della Fraternità S. Ecc. Rev.ma Mons. Bernard Fellay, al fine di stabilire i termini per condurre una giovevole trattativa che dovrebbe condurre al ripristino della piena comunione della Fraternità San Pio X con Roma. Come si sa, la Fraternità non si è mai considerata fuori dalla Chiesa, e ha continuato a professare la sua sottomissione nei confronti del Santo Padre: comportandosi come se la scomunica dei suoi Vescovi non fosse mai esistita. Dalla menzione del Santo Padre nel corso della Preghiera Eucaristica, fino al canto del Tu es Petrus nella Basilica di San Pietro nell'agosto scorso, durante il pellegrinaggio. Ovviamente si tratta di indiscrezioni, ma, come spesso accade, le indiscrezioni sono l'avanguardia di un reale stato di cose. Ciò non toglie che per la delicatezza della questione, non è mai opportuno "ficcare troppo il naso" tanto da disturbare gli operatori. Ci limitiamo dunque ad accennare a qualche aspetto importante della trattativa. Intanto sembra proprio che a Roma abbiano veramente intenzione di porre fine a questa strana situazione che interessa la Fraternità da ben 13 anni. Come dichiarava l'anno scorso Mons. Camille Perl, Segretario della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei" (si veda il testo della conferenza da lui tenuta www.unavox.it/doc22.htm ), non è possibile che si dialoghi con tutti, anche con i "sordi", e si tenga in vita una anomalia come quella della scomunica a dei sinceri e devoti cattolici per meri motivi disciplinari. Se non si fosse trattato allora, nel 1988, di una mera presa di posizione "a priori", ma di una seria e coerente applicazione del Codice di Diritto Canonico: in questi dodici anni i tre quarti dei preti e dei Vescovi della Chiesa avrebbero dovuto essere scomunicati. In questo senso è tutta da verificare l'indiscrezione che vorrebbe vi sia già stato un brevissimo incontro tra S. S. Giovanni Paolo II e S. Ecc. Mons. Fellay, cosí come è da verificare che sia a Roma sia alla Fraternità San Pio X tutto sarebbe pronto per partire con la definizione degli accordi. Quali saranno i termini di questi accordi? Quali garanzie verranno offerte da Roma perché non si verifichi in avvenire, con la Fraternità San Pio X, ciò che si è verificato ultimamente con la Fraternità San Pietro? Quale sarà il destino "giuridico" della Fraternità San Pio X e dei suoi Vescovi in seno alla Chiesa? Quale autonomia verrà assicurata e in quale forma, rispetto agli Ordinari Diocesani? Vedremo i sacerdoti della Fraternità San Pio X officiare liberamente in tutte le città d'Italia? Si darà la possibilità di usare liberamente in tutta la Chiesa i libri liturgici del 1962, indipendentemente dalle funzioni che la Fraternità San Pio X andrà ad assolvere? Si amplierà lo spazio di praticabilità della liturgia tradizionale, come auspicato dalla commissione di Cardinali nel 1986? Gli interrogativi sono tanti, e tutti di grandissimo interesse, non solo per il mondo della Tradizione, ma per l'intera Chiesa cattolica. Noi avevamo già intuito che a Roma qualcosa

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si stava muovendo (vedasi www.unavox.it/097b.htm ), ma non pensavamo che le cose stessero cosí a buon punto. Rendiamo grazie a Dio. È necessario che ognuno di noi preghi fortemente la Vergine Maria perché interceda presso il Figlio suo Gesú Cristo affinché conceda alla Santa Chiesa la grazia di operare quella svolta tanto auspicata da tutti, e ultimamente anche da tanti preti e da tanti Vescovi e Cardinali, che cominciano a comprendere l‟importanza di un katechon forte, e assistito.

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E la storia continua, a nostra insaputa, mentre ci tengono davanti alla TV
Per chi volesse illudersi che la storia della Chiesa sia scissa dalla storia delle guerre e delle tragedie, lo faccia pure. Fatto sta che andrebbe portato alla luce ciò che « accadde domani », perchè quella che è stata la tragica storia di ieri non era altro che il prologo di ciò che avverrà, in forma più globale, domani. Ecco perchè il messaggio celeste ha molto più peso di quanto si possa pensare sulla nostra storia individuale, proprio per le ripercussionic he può avere dopo quello che avrete appreso da questi libri. Allora, a Heinrich Himmler, capo supremo delle SS, venivano versati ingenti fondi su conti segreti della Standard Oil gestiti dal banchiere angloamericano Kurt von Schroeder. I finanziamenti in questione non sarebbero cessati fino al 1944 inoltrato, coincidendo con il periodo in cui le SS erano incaricate di sovrintendere agli stermini di massa ad Auschwitz (luogo in cui si trovava lo stabilimento industriale della joint venture Standard Oil - IG Farben) e in altri campi di concentramento. A guerra finita, gli alleati responsabili delle inchieste vennero a sapere che quei finanziamenti provenivano da fondi corporativi della Standard Oil. Lo scandalo che ne segui determinò la caduta di Farish I, ma John D. Rockefeller ne usci immacolato. L‟amicizia e il sodalizio tra i due clan sarebbero poi continuati nel corso delle generazioni successive, come dimostra la fiducia riposta da Bush senior in William Farish III. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, il movimento eugenetico riprese vita negli Stati Uniti, più precisamente nel North Carolina: sfruttando importanti contatti con la Corona britannica, la famiglia Gray, principale azionista della RJ. Reynolds Tobacco, fondò una scuola di medicina a Winston-Salem. Sarebbe stato lì che il dottor Clarence Gamble, erede dei Procter & Gamble, avrebbe condotto un esperimento tra il 1946 e il 1947. Un‟esperimento consisteva nel sottoporre i bambini che frequentavano le scuole di Winston-Salem a un test per misurarne il quoziente intellettivo: quelli che non raggiunsero il livello minimo decretato dai parametri del test furono sottoposti a un intervento chirurgico di sterilizzazione. Nel 1950 e nel 1951, John Foster Dulles (fratello del già citato Allen Dulles), all'epoca direttore della Fondazione Rockefeller, accompagnò John D. Rockefeller in alcuni viaggi attorno al mondo con il preciso scopo di arrestare l'espansione delle popolazioni non bianche. Nel novembre del 1952 Dulles e Rockefeller fondarono il Population Council, sovvenzionato dalla famiglia Rockefeller per decine di milioni dì dollari. Fu allora che l'American Eugenic Society, in seguito al polverone sollevato dal "caso Hitler”, decise di abbandonare in sordina la propria sede all'Università di Yale per trasferirsi in quella del Population Councìl. Nello stesso periodo vedeva la luce a Londra, presso gli uffici della British Eugenic Society, la Federazione Internazionale per la Pianificazione delle Nascite. Mentre le riforme di Wilson portano conseguenze nefaste nel mondo, a Fatima, Nostra Signora esorta la Chiesa a stringere i ranghi, per poi verificare i propri numeri. Intanto la società, la politica, la scienza, l’economia, avviano nuove strutture e strumenti di governo.

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Nuovo Ordine Mondiale. La società reale, i suoi organi e le sue funzioni
Di Marco della Luna. La mia opera di ricerca e saggistica è complessivamente rivolta allo studio e alla comprensione del potere, ossia alla comprensione dei metodi di dominazione e sfruttamento della società. Per designare questo ambito di studio, ho coniato il termine “cratesiologia”, dal Greco kratèsis, ossia dominazione. Quanto segue è un disegno generale della società reale, dei suoi organi e del suo funzionamento. Non si basa su ciò che dovrebbe essere, ma su ciò che effettivamente è. La società è dominata dal cartello dei possessori del sistema monetario e finanziario, articolato in banche centrali nazionali, banche centrali sovranazionali, BIS, IMF, WB, WTO, i quali, all‟insaputa della popolazione generale, che non ha cognizione di quanto sotto: a)mediante il signoraggio (primario e secondario) e il meccanismo del debito infinito, estraggono dalla popolazione generale il potere di acquisto; b)mediante il controllo del money supply e dei tassi di interesse inducono alternatamente espansioni e contrazioni dell‟economia per ba) costringere imprese, stati e risparmiatori alla svendita degli assets e rastrellarli a prezzo vile, così da impadronirsi dell‟economia reale; bb) imporre riforme socioeconomiche funzionali al loro schema; bc) imporre agli stati l‟assunzione di debiti che li renderanno dipendenti dal sistema bancario; bd) destabilizzare governi che si oppongano al loro schema; c) mediante il possesso di circuiti di clearing globali (Clearstream) e di sistemi bancari (come il SEBC), tutti immuni da indagini e controlli anche giurisdizionali, e grazie ai paradisi fiscali ca) trasferiscono in modo invisibile i proventi del signoraggio, del narcotraffico e di altre transazioni; cb) eseguono liberamente versamenti a scopo di finanziamento, aggiottaggio e influenzamento di politici, magistrati, pubblicisti etc.; d) mediante l‟esercizio del rating finanziario di soggetti e di titoli sia pubblici che privati, consentono maxitruffe finanziarie, dirigono gli investimenti, aggravano o alleviano il costo del servizio del debito, sabotano o agevolano i bilanci. e) mediante il finanziamento o la proprietà diretta di scuole di economia, la sovvenzione di ricerche, pubblicazioni, congressi in materie economiche, il pagamento diretto di economisti, condizionano e limitano la conoscenza e la comprensione generale dell‟economia, dei suoi strumenti, e specificamente dei rapporti tra controllo della moneta e vicende macroeconomiche. Ho descritto tali attività nei libri Euroschiavi (Arianna Macroedizioni) e La Moneta Copernicana (Nexus Edizioni). I governi e i presidenti della repubblica (se diversi dal capo del governo) hanno la funzione di assicurare la coerenza delle varie politiche nazionali effettive con gli interessi e le direttive del cartello monetario. I parlamenti svolgono le seguenti funzioni: a) legittimare il sistema di potere effettivo facendolo derivare dalla volontà del popolo sovrano e non lasciar vedere il reale sistema di potere; b) assumersi la responsabilità politica e morale degli insuccessi, delle ingiustizie, delle inefficienze, fornendo cosi una copertura al potere reale; c) approvare le leggi di bilancio che legittimano l‟inutile indebitamento pubblico verso il cartello monetario per finanziare la spesa pubblica, e che autorizzano il prelievo fiscale; d) approvare le leggi e le riforme utili agli interessi bancari;

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e) trasferire la sovranità economica dallo Stato a soggetti sovrastatali autocratici, come BCE, WTO, IMF, WB, BIS, esenti da controllo dal basso e giudiziario; f) sfogare le tensioni politiche della popolazione generale; g) i parlamentari vengono ricoperti di privilegi e messi al riparo dalle sorti della popolazione generale affinché siano fedeli a queste funzioni. La giustizia svolge le seguenti funzioni: a) non quella di tutelare effettivamente la legalità (in questo senso l‟efficienza della giustizia penale italiana è di circa l‟1%), ma b) creare e mantenere l‟impressione popolare che l‟ordinamento (quindi il potere esercitato) sia complessivamente legittimo e capace di imporsi, in modo che la popolazione generale lo accetti; c) insabbiare, coprire, evitare di indagare le vicende e le illegalità più rilevanti e disturbanti; d) scoraggiare, diffondendo un senso di ineluttabilità, le istanze di giustizia e legalità reali; e) colpire con indagini, accuse e provvedimenti strumentali le attività politiche ed economiche contrarie agli interessi dominanti; f) i magistrati vengono muniti di privilegi affinché siano fedeli a queste funzioni. Ho descritto tali funzioni nel saggio Le Chiavi del Potere (Koinè Nuove Edizioni). I capi politici e sindacali svolgono le seguenti funzioni: a) apportare al sistema il consenso della popolazione generale, raccogliendolo dietro le varie bandiere ideologiche; b) far sfogare le tensioni e le animosità sociopolitiche, neutralizzandole e contenendo la lotta politica entro limiti gestibili; c) creare un‟apparenza di opposizione, di alternanza al potere e di democraticità del sistema; d) sostenere l‟aspettativa di possibili riforme; e) in cambio dello svolgimento di questa funzione, essi possono attingere denaro pubblico, assicurarsi rendite, conseguire posizioni di relativa impunità e di relativo potere. La scuola e i mass media svolgono le seguenti funzioni: a) fornire una determinata visione e concezione del mondo; b) circoscrivere l‟ambito di ciò che la parte non dominante della popolazione può conoscere e comprendere; c) prevenire la comprensione del reale funzionamento della società e dell‟economia; d) formare personalità professionali convinte delle conoscenze ricevute e del ruolo assegnato; e) trasmettere e instillare valori, obiettivi, timori, speranze, interpretazioni dei fatti; f) creare quando necessario allarme o sdegno o paura nella popolazione generale, onde farle accettare riforme impopolari o costose, o guerre (V. Iraq); g) impedire lo sviluppo delle capacità di pensiero critico e autonomo, favorendo lo sviluppo di quello dipendente e gregario; h) in generale, suscitare comportamenti e atteggiamenti funzionali al sistema e oscurare o screditare o criminalizzare quelli contrari. La ricerca scientifica e tecnologica svolge, tra le altre, le seguenti funzioni: a) studiare e mettere a punto metodi di produzione del consenso, di induzione di comportamenti sociali, di manipolazione mentale e biologica, collettiva e individuale - a tale attività ho dedicato il saggio Neuroschiavi (Macroedizioni);

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b) elaborare e diffondere false concezioni soprattutto nel campo economico, onde impedire la comprensione delle reali operazioni macroeconomiche, consentire le megatruffe e il rastrelllamento del potere d‟acquisto ai danni dei risparmiatori, dei lavoratori, degli investitori, La popolazione generale svolge le seguenti funzioni: a) produrre ricchezza; b) assorbire la produzione; c) pagare le tasse; d) affidare il risparmio al sistema finanziario; e) legittimare il sistema col voto; f) fornire combattenti in caso di guerra; g) fornire masse d‟urto in caso di rivoluzione. La società organica effettiva è oligarchica, ossia guidata dal suo vertice. Solo il vertice ha adeguata informazione e conoscenza della realtà. La popolazione generale non capisce, non apprende, non si evolve, anzi resta sempre più indietro rispetto all‟avanzare degli strumenti scientifici e tecnologici, che vengono usati anche su di essa a sua insaputa per controllarla. Essa vive, lavora, risparmia, investe, vota, etc., nella complessiva incomprensione ed ignoranza della realtà. Gran parte del valore del suo lavoro le viene asportato con strumenti che non capisce. Riceve informazioni e suggestioni strumentali alla sua gestione da parte dell‟oligarchia. Democrazia e legalità sono apparenze più o meno adeguatamente costruite e mantenute. Il parlamento ha la precipua funzione di responsabilizzare giuridicamente il popolo per le scelte compiute da altri a spese del popolo stesso. L‟oligarchia oggi si differenzia dal resto della società per ricchezza, potenza e conoscenza. Ma stanno divenendo disponibili strumenti tecnologici con i quali potrà differenziarsi anche biologicamente e genomicamente, dotandosi di tratti di superiorità. Una volta che questo tipo di differenziazione sia stato istituito, la separazione del vertice dalla base sarà irreversibile e avremo una situazione del tutto analoga a quella del pastore rispetto al suo gregge. Attraverso istituzioni come l‟IMF, la WB, il WTO, la BCE, la BIS e altre, è in avanzata fase di esecuzione un processo di coalescenza e di fusione delle varie oligarchie, a livello globale. Una volta che sia compiuto, le oligarchie non avranno più bisogno di avere, ciascuna, masse di lavoratori-consumatori-combattenti dietro di sé, da usare per contendersi i mercati e i territori. A quel punto sarà possibile affrontare e risolvere il problema ecologico globale, attraverso due principali operazioni: a) eliminare il modello consumista; b) ridurre rapidamente la popolazione mondiale entro limiti di ecosostenibilità; c) rinforzare gli strumenti tecnologici di controllo sociale e ridurre i diritti civili e le garanzie giudiziarie, per impedire il contrasto popolare di tali operazioni. Le attuali crisi finanziarie programmate e recessioni indotte, assieme ai rincari delle derrate alimentari e al taglio delle relative produzioni, e unitamente all‟accrescimento degli strumenti tecnologici e giuridici di controllo e repressione, si devono analizzare alla luce di questa ipotesi.

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Chiesa Viva contro Sionismo

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La mia rabbia era tanta. Avrei voluto denunciare tutti i mali interni alla Chiesa in
maniera clamorosa. E la mia posizione era tale che avrei potuto incidere un duro colpo alla sua gerarchia. E chi sa in quanti mi avrebbero seguito. Invece qualcosa mi trattenne. Mi sentivo dentro come una voce, che mi ammoniva a non colpire, a rimanere fedele alla Sposa di Cristo. Poi, col tempo, anche in seguito alle dichiarazioni di Sua Santità Benedetto XVI ai francescani convenuti a Castel Gandolfo, mi resi conto che avrei potuto incorrere nell‟errore da cui si tenne ben lontano San Francesco: quello di creare un‟altra Chiesa, di avviare uno scisma in nome di una offesa subita. Ma ancora non sapevo come muovermi e a conti fatti conoscevo poco e male il mondo. Infatti, al contrario di don Luigi Villa, che fu avvicinato da un Santo e da una schiera di cardinali vicino al Papa Pio XII, per esplorare i nominativi e le sembianze con cui la massoneria penetrava la Chiesa per farla lentamente collassare, io intravedevo e sperimentavo tale assillo, tale fumo, ma senza comprendere da che parte cercare il bandolo della matassa. Intravvedevo, questo sì, una coda sospetta, ma non mi accorgevo di chi fosse il fochista e chi i carbonai. Comunque anche io vidi il fumo dell‟inferno entrare in Vaticano, e per me questi poterono arrivare sin lì grazie a Mammona e alle strutture di peccato. Ma purtroppo, proprio perché lasciato solo, mi ero indebolito. Così, proprio per quello che rappresentavo e avrei potuto attuare contro la Chiesa, venni avvicinato da molta gente che mostrava la piena solidarietà con le mie vicissitudini, e che, nella tolleranza, mi lasciava però naufragare senza aiuto, elogiandomi a mano a mano che venivo lasciato andare alla deriva, in mare aperto.

Così ecco le parole con cui mi accolse l‟amico Aldo Mola, il massimo storico della
massoneria, oggi vivente, dalle quali parole oggi riconosco, però, un tono dolce amaro, la pellicola avvolgente che mandava in soffitta la mia storia. “Non dobbiamo aggiungere parola a quelle, sapide e schiette, percorse da una vena di antichi umori romaneschi, con le quali l‟Autore ci restituisce a tutto tondo la sua vicenda biografica: dalla casa paterna, popolata di artisti famosi e aspiranti a futura celebrità, come Alberto Sordi, all‟iniziazione sacerdotale e alla lunga macerazione conclusa col distacco dall‟arbitrio della gerarchia, ma non dalla „chiesa‟ che tutti abbraccia, credenti e non credenti, nel segno della croce. Importa invece sottolineare che il dramma vissuto e qui ripercorso con appassionata partecipazione è specchio sincero di una realtà ormai diffusa e corposa, ma nondimeno guardata con sufficienza e persino con sarcasmo da troppi chierici e dalla maggior parte dei sedicenti „laici‟, complici nel „quieta non movere‟. Ancora un ribelle? No. La differenza profonda tra questo e „memoriali‟ apparentemente analoghi sta nel fatto che Pietro non è affatto un „pentito‟ e meno ancora un seminatore di zizzania contro la Chiesa, e la Cattolica in specie. In queste pagine si sintetizza anzi una vita spesa al servizio del “popolo di Dio”, anche se, ad un certo momento, per meglio assolvere la sua missione, l‟Autore scelse di restituirsi al secolo. Niente affatto indulgente nei confronti di, a suo giudizio, ingiustificati „liberalizzatori‟

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conciliari e postconciliari –stratagemmi di superficie, gettata a ingenui aspiranti riformatori, che se ne contentarono rinunziando a sciogliere il nodo del temporalismo in tutti i suoi aspetti: dalle commistioni col potere politico agli intrighi finanziari – Pietro si mostra altresì refrattario a conferire credito a quanti spacciano per difesa della genuinità cristiana la conservazione di privilegi personali e di casta. E invoca il ritorno alla „testimonianza‟, alla identità fra parole ed opere, diffidando però dei sermoni d‟occasione e delle formule ostentate da movimenti, specialmente giovanilistici, corrivi a misurare in consensi elettorali la loro pretesa carica innovativa. Pietro pone domande semplici e si attende risposte franche. Perché tanti silenzi ufficiali e ufficiosi su troppe pagine della Chiesa d‟oggi? (comprese la repentina morte di Papa Luciani, la vera parte svolta da Marcinkus nel passaggio da Paolo VI, evocato come „Paolo il Mesto‟, a Giovanni Paolo II, la stessa effettiva portata dell‟attentato di Alì Agca). Perché, perché, sia pure in forme meno virulente rispetto al passato, la persistente condanna dottrinale e/o pseudo canonica di istituzioni e culture radicate sul principio della tolleranza e, nei principi ed in concreto, niente affatto ostili né incompatibili con il „popolo di Dio‟, con il Grande Architetto, invocato anzi a propiziarne l‟opera? (Questa frase di Mola, ora, alla luce delle mie nuove visioni sui nemici invisibili della Chiesa, è veleno allo stato puro, nda). Perché troppi ambienti sedicenti cristiani tollerano (se addirittura non incoraggiano) il mai estinto odio volgare contro i „perfidi giudei‟, continuando a diffondere antisemitismo, magari presentandolo come antisionismo? (E anche quest‟altra frase diventa chiara alla luce della precedente, nda). “

Questo Libro” –continua Mola- ha il pregio di unire pagine di severa meditazione e

appelli accorati a bozzetti, ritratti, episodi spassosi, narrati con calda simpatia umana. Talvolta la penna di Pietrus sembra però intrisa d‟inchiostro più scuro, e il sorriso bonario, l‟evocazione gioiosa e giocosa cedono alla staffilata, anche su istituzioni (la stessa “Societas Jesu” che l‟ebbe professo), uomini di Curia, cardinali persino. Neppure in quei momenti l‟Autore diviene però acidamente unilaterale, né scade nella polemica fine a se stessa, in una sorta di apologia o anche solo giustificazione “ex post” della propria scelta. Troppo alta ed intensa è infatti il lui l‟ansia di individuare, riconoscere e plaudire il bello ed il buono, là dove si trovino. Sarebbe quindi riduttivo leggere questa opera come sfogo di „moralità‟, ovvero d‟incontestabile fustigatore di limiti altrui, indagati e messi a nudo per evitare di analizzare e confessare i propri. Dalla prima pagina Pietro non esita infatti a ammettersi – non senza orgoglio- fra i „peccatori‟. Egli è però anche ben fermo nel rifiutare di adattarsi al „buon senso‟ corrente, che altro non è se non indulgenza al compromesso. Del pari si sottrae a un „senso della storia‟ che comporti di tutto accettare, giustificare, approvare: anche i soprusi, anche d‟indifferenza per i deboli, anche le malefatte compiute in piena consapevolezza della loro vera natura e delle loro conseguenze ultime. Non scende a patti con chi s‟è da secoli adattato a lasciare che il „corpo della sposa‟ –cioè la Chiesa stessa- sia maculato, concorrendo anzi a lodarlo vieppiù. La sua „testimonianza‟ invero è imbevuta di un più alto e responsabile senso della storia: la consapevolezza che le istituzioni non possono tradire indefinitamente la missione per la quale vennero create e che ne giustificano l‟esistenza. A ben vedere, questa opera di antitemporalismo radicale, cioè di netto rifiuto della sovrapposizione della burocrazia gerarchica alla genuinità del „popolo di Dio‟, è destinata a mettere alle corde non solo „l‟una ma anche l‟altra riva del Tevere: cioè l‟anticlericalismo

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di maniera, modellato sull‟”Asino” di Podrecca e Galantara, cui non parve vero che la lotta per libertà di pensiero, tolleranza, solidarietà tra gli uomini, al di là delle visioni di Stati, lingue, credenze e “classi”, potesse ridursi a scampoli di cronaca boccaccesca su tonsurati, dacchè eran venuti a noia quelli, ordinarissimi, dei „comuni peccatori‟. Per calcolo o per ignoranza molti sacerdoti (ma quanto su di essi pesarono i pregiudizi dalle loro prediche ingenerati in creduli „fedeli‟, da discepoli trasformatisi in lupi rapaci e incitatori di caccia senza tregua né risparmio contro nemici immaginari) dipinsero il “mondo moderno” come acuto complotto del Maligno ai danni della Chiesa. (Non aggiungo nulla, oramai avrete capito anche voi, nda) Era un artificio –fa intendere Pietro- per giustificare l‟immobilismo e imporre obbedienza cieca e fanatica, e alimentare una nuova ininterrotta implacabile crociata, armata di scomuniche e condanne alle pene eterne, là dove invece occorrevano informazione storica, dialogo, memoria della croce. Queste scomode, attese, costruttive pagine confidiamo possano scuotere e suscitare altri „testimoni‟ a narrare la loro esperienza, anche su altri versanti. Che cosa sappiamo dei militanti di partito, dei sindacati, di altre istituzioni ambiziose di offrire ai loro adepti “il verbo” onnivalente? Un auspicio, infine: che l‟opera di Petrus che fa luce sulle macchie della Sposa e invita ciascuno a cercare le proprie con la stessa onesta sincerità del suo Autore- non cada nella rete delle interpretazioni di comodo, use a spremere e gettare a fini di parte anche i frutti più rari e gustosi e a contendersi ogni nuovo libro nel fatuo gioco alla fune tra „destra‟ e „sinistra‟, „terza via‟ e partitanti vari, come fosse il cadavere di Patroclo. Questo libro, infatti, cadavere non è affatto, bensì corpo vivo, e ci parla di libertà, e insegna la via, anche oggi possibile, della ricerca e della fratellanza (« fratellanza » massonica, e non « fraternità » cristiana, nda) tra gli uomini. Non è certo poco in un‟età di conflitti strazianti”.

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La mia crisi di essere stato un vero « fesso », nel senso del « dormiente »
Ora mi è d‟obbligo fare alcune precisazioni sulle infiltrazioni in Vaticano, e come taluni presbiteri e persino vescovi e cardinali vengono raggirati da gente di malaffare, spesso anche solo attraverso un « pensiero » mite ma devastante: in primis, infatti, è bene precisare che sin dai tempi più passati, la « gnosi » ha tentato di minare i fondamenti della Fede. Ma è dall‟unità d‟Italia, che si è palesato un vero e proprio piano di aggressione portando sul piano del « libero pensiero », con il quale era possibile emancipare anche i prelati ed i seminaristi. Questo doveva avvenire sistematicamente attraverso la scuola, l‟educazione, l‟insegnamento, il costume della società e la letteratura, dopo che la filosofia ha scardinato i pilastri della teologia e della filosofia morale. Quindi quando si passa alla seconda generazione di docenti, questi hanno già idee liberali e non faticano ad ammaestrare secondo lo spirito dei tempi. Io di questo me ne rendevo conto dal comportamento stesso dei miei superiori, ma non credevo fosse un sistema di pensiero e di demolizione delle certezze costruite attraverso secoli e secoli di dottrina e insegnamenti ecclesiastici. Tanto che quando ho provato a tirare fuori la testa, sono stato colpito a brutto muso. Avrei dovuto tacere. Ed invece, ora, tramite un approfondimento dell‟argomento vengo a scoprire che chi è nel bosco non vede il bosco. Che la lotta che veniva perpetrata in Vaticano sin dai tempi di Leone XIII, ha raggiunto il vertice con Pio XII, il quale poteva contare su Padre Pio e su cardinali del calibro di Ottaviani, Prefetto della Propaganda Fidei, Palazzini, Parente, ecc. che a loro volta fornivano tutto il materiale necessario al sacerdote dott. Luigi Villa il quale è fondatore della rivista Chiesa Viva e che da oltre 30 anni pubblica tutto ciò che si può pubblicare sui mali di quella massoneria che fa capo alla

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cospirazione sionistica e che passa per la neutralizzazione del katechon, colui che trattiene, il Papa, come ultimo obiettivo, prima dell‟ascesa dell‟Anticristo. Una volta queste eresie gnostiche si combattevano a suon di « scolastica » e di rigore teologico, perchè l‟eresia era sempre portata sul piano del ragionamento. Oggi, che la devastazione è stata portata anche dentro la Chiesa con il Concilio Vaticano II, che avendo abbassato la guardia o avendo minacciato la solidità del katèchon, il nemico del Regno va scovato anche nella sua « prassi », radicata in Mammona e quindi nel Signoraggio di Lorsignori, i padroni del mondo, che stanno perpetuando sistematicamente una devastazione non più solo delle anime, ma anche fisica, con il massacro di interi Popoli e di vittime innocenti, quali i bambini che vengono abortiti prima di essere nati, e quelli che pur nati, non cresceranno mai con una morale adeguata. La scelta di don Villa per questa missione, di smascherare anche attraverso le cose visibili l‟« avversario », lo ha fatto diventare uno dei maggiori « lottatori » del nostro tempo. Oggi diremo che rappresenta il fronte più informato di “Intelligence Cattolica”. E pensare che ciò è avvenuto tutto in maniera particolare, come lo stesso 92enne sacerdote ci racconta.

Chi è Don Luigi Villa?
Nel 1952, da giovane sacerdote egli ebbe un incontro non programmato con Padre Pio. Fu il primo di tre incontri nei quali Padre Pio lo incaricò di dedicare tutta la sua vita a combattere la Massoneria ecclesiastica. Questo incarico fu approvato dai vertici della Chiesa, e Pio XII e il suo Segretario di Stato, card. Tardini, affidarono don Villa al card. Ottaviani, al card. Parente e al card. Palazzini, coi quali egli lavorò e collaborò fino alla fine dei loro giorni. Nel 1971, don Villa fondò la sua Rivista “Chiesa viva” con corrispondenti e collaboratori presenti in tutti i continenti. Poi, iniziò l‟isolamento: uno dopo l‟altro i collaboratori e i corrispondenti se ne andarono e don Villa rimase solo. Arrivò poi il silenzio e la parola d‟ordine nei suoi confronti: “Ignoratelo!” e “Fatelo ignorare”. Seguirono i “souvenirs”. Il “souvenir de Paris” lo ricevette con un pugno ferrato che gli dislocò la mandibola e gli spezzò tutti i denti, e, da allora, don Villa non ha più un dente in bocca. Il “souvenir” di Haiti, invece, fu il trovarsi denudato pronto per la fucilazione. Si salvò miracolosamente all‟ultimo minuto. Poi, le calunnie: le più frequenti furono: “fascista” e “antisemita”. Per il “fascista”, si dovrebbe ricordare che don Villa fu condannato a morte dal Ministro della Giustizia fascista, Farinacci, e che si salvò saltando dalla finestra della casa dei Comboniani di Crema, quando stava arrivando la jeep con il plotone di esecuzione. Per la calunnia “antisemita”, invece, si dovrebbe far presente che, in tre viaggi sui monti al confine Italia-Svizzera, don Villa mise in salvo 57 ebrei rischiando la vita. Infatti, ad ogni ritorno se la dovette vedere con l‟aereo che pattugliava il confine che lo mitragliò, e, per tre volte, don Villa si salvò, gettandosi a terra, fingendosi morto. Ma don Villa non desisteva dal suo incarico, così, la sua vita fu costellata da ben sette tentativi di assassinio che, fortunatamente, però non ebbero il risultato sperato. Quindi, oggi, don Villa, all‟età di 92 anni, lavora ancora al suo incarico affidatogli da Padre Pio. Con i suoi scritti da "avvocato del diavolo" focalizzati specialmente intorno alla figura di Paolo VI" a seguito del Concilio Vaticano II, individuato come il compromesso storico di tutte le eresie, sul filone, diremo a parti invertite rispetto Robert Langdon, il professore dei "codici da Vinci", si improvvisa anche egli investigatore di misteri cercando non solo la stella a cinque punte nell'effige del papa sulla Porta di Bronzo, come alcuni amano deriderlo, o

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ricordando che nel cimitero dove erano sepolti i suoi antenati, ci sono tracce che la sua famiglia avesse avuto dei frammassoni, o che i massoni messicani onorarono la morte di questo Papa (in realtà perché vedevano riconosciuti per la prima volta dei diritti umani che rientravano di più nelle loro sfere di pensiero). Ma porta da oltre 50 anni un contributo sul piano della verità di fede, confutando ogni genere di aggressione da parte della massoneria sia essa esterna che, soprattutto interna. Perchè, come più volte asserisce lo stesso sacerdote, la minaccia maggiore per la Chiesa proviene dal suo interno, perchè essa è stata edificata da Gesù per la difesa dagli attacchi esterni. I dettratori, sapendo che quello della massoneria e dei collegamenti con i servizi segreti americani ed inglesi nel perioso che va dal 1943 in poi è il punto debole di Paolo VI, fanno di tutto per far passare il messaggio che il Concilio Vaticano fu una svolta perché i cattolici diedero per primi nel mondo un esempio di pace e tolleranza. Ecco perché anche la B'nai Brit non trovò nessuna ragione di opporsi, anzi ne fu entusiasta. Don Villa, proprio perchè ha posto la sua lotta anche sul piano estetico, si é opposto alla costruzione della Chiesa di Padre Pio tacciandola come architettura mssonica e follie varie. Nella rivista si insinua che dimensioni, numeri, proporzioni, forma, posizione ed immagini della chiesa di San Pio, comprese le opere artistiche, si rifacciano alla simbologia e alla cultura massonica. Quello che fanno, abilmente, i detrattori di Don Villa è di asserire che tutto si rifà alla Sacra Bibbia, che notoriamente è molto più antica della massoneria. E che quindi è la Massoneria che si rifà alla Bibbia, e non il contrario. Buona parte dell‟impalcatura accusatoria contro “Chiesa Viva” si basa su questo equivoco di fondo. Le ipotesi sollevate dalla rivista sono così incredibili e vere da doversi supporre, volendo ritenerle per un solo attimo non attendibili, che consulenti ecclesiastici, artisti, tecnici si siano messi tutti d‟accordo nel vedere innalzato contro la Chiesa un vero e proprio altare a Lucifero sulle montagne del Gargano! Pensando poi che sul Gargano, a Monte Sant‟Angelo esiste la roccaforte dell‟Arcangelo Michele, si capisce anche perchè possa essere stato scelto quel luogo anzichè un altro. Mont Saint Michel nella Provenza, è l‟altra estremità di questo filo invisibile che unisce i percorsi dell‟« Angelo che sta di fronte a Dio » nella Via Sacra Longobadorum. Insinuare poi che un artista possa essersi presa la libertà di confondere qualche simbolo appartenente alla cultura pagana tra quelli cristiani rappresentati nella sua opera, potrebbe essere successo; e non sarebbe la prima volta, nè l'ultima, anche qui c‟è un errore di sostanza, visto che la Chiesa è sempre stata molto vigile sui contenuti, sulle forme e sui simboli. Basterebbe andarsi a vedere i contratti stipulati con gli artisti rinascimentali per farsene un‟idea. Caravaggio fu uno ripreso lungamente su questi fatti, come anche Michelangelo, che per la Cappella Sistina i suoi nudi furono salvi solo grazie all‟intervento di Sant‟Ignazio. E dire poi che non ci sarebbe neppure un legame voluto, tra la forma a spirale della chiesa e la cifra 666, marchio della Bestia e simbolo dell‟Anticristo, è solo perchè, o si sta in mala fede o non si conosce il significato di questi simboli esoterici. Infatti “l‟intersezione della spirale con la diagonale, formerebbe 26 archi, che chiusi con un cerchio nel punto più stretto, apparirebbero come un immenso 666.” Roba da non credere? Ma è vero. E se anche fosse che la gente non ci capisce niente di queste cose, di sicuro è un messaggio che arriva dritto ai destinatari, che capirebbero il gesto dei quell‟opera e tutto il significato: il segno di una conquista. Perché inculcare questo sospetto nella mente dei fedeli? Perchè siamo nei tempi finali. La “Triplice Trinità Massonica – il segreto di questa nuova chiesa, è indice che il nuovo Tempio è in fase di realizzazione.

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Dal Tempio di San Giovanni Rotondo al tempio sionistico di Gerusalemme
Cerchiamo ora di comprendere cosa c‟è alla base del sionismo. Spesse volte quello che vogliamo genericamente descrivere come “contro” la Chiesa, lo classifichiamo con il termine di Massoneria, cosicchè definiamo “massoni” e “pericolosi” tutti coloro che nelle varie forme anche filantropiche, ne fanno in qualche modo parte. Ma la maggior parte di questi non sono che vittime, persone che cercano una posizione nella organizzazione solo per lavoro o per successo. Non sempre conoscono il vero inganno che si nasconde dietro tale consorteria e chi è sopra queste organizzazioni. Per cui per noi Massoneria è sì una organizzazione indipendente, ma solo strumentale al sionismo e alle strutture luciferine. I Massoni di per sé sono solo « anime da salvare » e da portare alla conoscenza della Verità.

Per questo è bene affrontare con cognizione il tema “gnostico”, legato alla cabala
ebraica, che è di gran lunga più delicato e meno conosciuto e di cui la massoneria si nutre. Avere la Gnosi (= Conoscenza) significa sapere che cosa siamo, da dove veniamo e dove andiamo, che cosa ci può salvare, qual‟è la nostra nascita e la nostra rinascita. (...). Lo gnostico usa la Gnosi come il filtro attraverso il quale setaccia e analizza le religioni e le filosofie, per trattenere il meglio di ognuna. Così, egli elabora una religione intellettuale, basata su una rigorosa cultura, invece di una religione rivelata (...). La Gnosi nacque in ambiente giudeo-cristiano nutrendosi di un pensiero specificamente ebraico (...) e sviluppò un insegnamento peculiare, destinato ad una ristretta sètta di iniziati, mirato a scoprire, nell‟insegnamento di Gesù, verità più profonde di quelle semplici, evangeliche che sono alla portata di tutti. (...). Lo gnostico afferma che il Peccato originale e il Male non provengono da Adamo e dall‟uomo, ma dal Dio dei cristiani che ha imprigionato l‟uomo nella materia per degradarlo ad essere inferiore a Lui... Secondo costoro, il Cristo-Lucifero (= Portatore di luce) gnostico ha indicato, come unica via di redenzione, quella della conoscenza che l‟uomo da sempre è Dio, e il nemico che gli impedisce di accedervi, tramite la tenebra e l‟ignoranza religiosa, è il Dio dei cristiani. Gli gnostici scompongono l‟uomo in tre parti: la parte carnale, cattiva; la parte psicologica, sede delle passioni; la parte buona che si identifica con la scintilla divina proveniente dal Dio-Tutto; un Dio, questo, però, inaccessibile e indifferente alle cose umane. L‟avversione gnostica al mondo materiale esprime l‟odio e il disprezzo per il corpo, col rifiuto della procreazione vista come un modo del Dio dei cristiani di perpetuare l‟odio e l‟infelicità su questa terra. Da qui, l‟abolizione del matrimonio, l‟uso dei contraccettivi, l‟aborto, la sterilizzazione, la sodomia, fino all‟orgia rituale che esprime il rifiuto della vita. Tale dottrina porta alla glorificazione del Male, della distruzione, della perversione, dell‟irrazionale in quanto tale, l‟ostilità ad ogni forma di Bene, di azione costruttiva, di virtù, di razionalità, di buon senso. Lo gnostico, per definizione, è contro la Legge divina che orienta gli uomini a conoscere e amare il Bene su questa terra per accedere alla ricompensa eterna. Egli sa, egli è Dio! Egli è convinto di possedere tutti gli attributi di Dio e di non doversi sottomettere ad alcuno... Il vero gnostico, in realtà, è il perpetuatore dello spirito di rivolta che animò Lucifero-Serpente quando sussurrava ad Adamo ed Eva di mangiare dell‟Albero della Conoscenza (= Gnosi).

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Infatti, gli stessi adepti delle sètte gnostiche degli Ofiti, ammettevano: «Noi veneriamo il Serpente perché Dio l‟ha posto all‟origine della Gnosi per l‟umanità: egli stesso ha insegnato all‟uomo e alla donna la completa conoscenza degli alti misteri». Quindi, ogni elucubrazione gnostica ostentatamente sapiente è, in realtà, destinata a distogliere i cristiani dall‟adorazione del vero Dio e portarli verso l‟adorazione del Serpente. Questo è lo scopo supremo che si prefigge la Sètta gnostica. Il caposcuola della Sètta gnostica, come narrano gli Apostoli, fu Simon Mago di Samaria, creatore di una teologia e di una scuola iniziatica che si protrasse per tre secoli. I suoi seguaci furono Saturnino e Baside, fondatori della scuola Alessandrina, dalla quale uscì Mani, fondatore del Manicheismo. L‟apogeo, però, fu raggiunto da Valentino che portò la Gnosi a Roma dove Marcione la organizzò con chiese e diocesi che sopravvissero fino al V secolo. La Gnosi fu un pericolo mortale per la Chiesa, in quanto non si accontentava di diffondere eresie, ma intendeva sostituirsi integralmente ad essa. Unificando il politeismo, la filosofia, il giudaismo e il Vangelo, la Gnosi volle sottrarre alla Chiesa la sua cattolicità, cioè la sua universalità. Essa volle soppiantarla e dominarla, riducendola ad essere un caso particolare della Gnosi universale. Nel 451 D.C., la Gnosi, col suo bagaglio di errori, assurdità e fanatismo fu sconfitta e venne semplicemente dimenticata e, per secoli, visse nell‟ombra. In questi primi secoli, però, gli gnostici cercarono di infiltrare il giudaismo per staccare i rabbini dal Vecchio Testamento, introducendo le dottrine panteiste ed emanatiste. Il risultato fu l‟elaborazione, nel corso del Medioevo, della cosiddetta Cabala (= Tradizione) la cui forma definitiva è contenuta nel libro dello Zohar (= Splendore) che, in un linguaggio iniziatico e nebuloso, pretendeva completare la Rivelazione dell‟Antico Testamento. Il contenuto dei libri cabalistici, in cui regna il panteismo assoluto, non si scostano molto dalla dottrina gnostica: il Dio-Tutto di Valentino, nello Zohar, è chiamato “En-Sof” = non limitato, il quale produce una serie di divinità intermedie che, presso i cabalisti diventano “le dieci Sephiroth”, o attributi divini dell‟Uomo-Dio. (vedi p. 58). La Cabala insegna che l‟uomo è costituito da corpo, psiche e intelligenza spirituale (anima) che, per emanazione dal Dio-Tutto, entra nel mondo separandosi in maschio e femmina e trasmigrando, dopo la morte del corpo, tante volte in altri corpi quanto è necessario per purificarsi dalle proprie colpe. Né poteva mancare il Serpente, indicato dai cabalisti come l‟ispiratore e il protettore dell‟uomo contro i soprusi del Dio dei cristiani. Lo Zohar insegna che la forma dell‟uomo racchiude tutto ciò che vi è in cielo e in terra, riprendendo il concetto gnostico dell‟uomo quale divinità incarnata. In sintesi, si può ben affermare che Zohar e Cabala altro non sono che l‟espressione ebraica della Gnosi. Con la cacciata degli ebrei dalla Spagna, nel secolo XVI, le dottrine cabalistiche fecero il loro ingresso nell‟umanesimo rinascimentale e poi nel protestantesimo, da dove si formarono società mistiche riunite in piccoli cenacoli di “sapienti”, detti “Rosa-Croce”. Il simbolo che li distingueva era lo stemma rosacrociano di Martin Lutero. L‟essenza del pensiero rosacrociano è condensata nell‟asserzione: “L‟uomo è Dio, figlio di Dio e non vi è altro Dio che l‟uomo”, e il loro scopo segreto è quello di cancellare il Sacrificio di Cristo sulla Croce dalla faccia della terra»1. Furono i Rosa-Croce a fondare, nel 1717, a Londra, la Massoneria moderna, costituendone l‟anima nera e trasferendovi le dottrine gnostico-cabalistiche, tanto che il

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Patriarca della Massoneria Universale Albert Pike affermò: «Tutte le vere religioni dogmatiche sono uscite dalla Cabala e vi ritornano: tutto ciò che vi è di grande e di scientifico negli ideali religiosi... viene dalla Cabala; tutte le associazioni massoniche devono i propri segreti e i propri simboli alla Cabala. IL REGNO MESSIANICO CONTRAFFATTO Di Johannes Parvulis - La peggior contraffazione del Regno messianico porta un nome, si chiama: Nuovo Ordine Mondiale. * Meglio subito una precisazione. Abbiamo detto che è assolutamente erroneo parlare di ebrei come assassini di Gesù, in senso generico. Torah e Talmud non sono da confondere. La Thora è sacra, il Talmud invece non lo è affatto. La Thora è di origine divina, il Talmud è di origine umana. Il Talmud mischia sacro e profano in maniera preoccupante, essendo stato scritto da rabbini più o meno fanatici. A pagina 39 della sua pubblicazione « Les Juifs dans le mystère de l‟Histoire », Julio Meinvielle afferma, con prove all‟appoggio, che il Talmud contiene “leggi” che comandano all‟Ebreo di disprezzare e di odiare tutti i popoli, soprattutto quelli cristiani. Aggiunge che nel tradurre i libri del Talmud, Paulus L. B. Drack ha scoperto che questi contengono un pericoloso miscuglio di religioso e di profano. Il miscuglio ha cominciato nell‟anno 586 avanti Cristo, quando gli Ebrei sono stati portati prigionieri a Babilonia. A partire da quel momento le prescrizioni che riguardano il temporale hanno finito per diventare più importanti dei precetti religiosi. Negli ultimi duemila anni gli Ebrei che popolano la terra non sono talmente aumentati di numero. Non si tratta quindi di potenza numerica, ma di potenza monetaria. Le famiglie ebraiche di cui si parla in questa introduzione (e nel resto del libro) controllano l‟emissione dei biglietti di banca di tutte le nazioni della terra. E visto che tutte le nazioni della terra, anche le più ricche, sono indebitate, i creditori universali di tutte queste nazioni risultano essere i capi-famiglia di quelle famiglie ebraiche che camminano nella vita seguendo le orme dell‟antica casta farisaica, visto che ne hanno ereditato lo spirito. Tra gli Ebrei elitisti della Diaspora esiste un piccolo nucleo di famiglie ricchissime i cui capi hanno deciso di realizzare sulla Terra, proprio oggi, il famoso “Regno di Dio”, detto pure “Regno messianico”. Questo nuovo sistema di governo non è affatto il “Regno messianico” che si pretende, ma una versione umana dello stesso. Versione umana per non dire diabolica, perché il suo regime sociale, politico ed economico ha come unica referenza il famoso libro intitolato: Protocolli dei Saggi di Sion. Regime totalitario. Dittatura mondiale. Un incubo sotto tutti i punti di vista. ** Quest‟incubo sarà il primo ma anche l‟ultimo del genere, perché Dio, fortunatamente, interverrà in ultima istanza per evitare che l‟umanità non precipiti nell‟auto-distruzione. Tutto ciò corrisponde alle antiche profezie bibliche, confermate, comunque, da quelle dei Profeti cristiani contemporanei. ***
* Il sogno dei Farisei, che sono la classe aristocratica del mondo ebraico, è quello di dominare tutte le nazioni della Terra in nome di Dio. Sembra assurdo, ma è proprio così. Com‟è possibile? La storia dice che si tratta di messianismo, un messianismo concepito troppo umanamente, troppo materialmente, troppo “nazionalisticamente”. Questo sogno sembra identico a quello di Prometeo, il personaggio mitologico di cui si dice che tentò di rubare a Dio la sua onnipotenza allo scopo di dominare la Terra. Tutti sanno di che punizione fu “gratificato” il presuntuoso Prometeo alla fine dei conti. ** Di fronte a questo progetto, come pure di fronte alla legge d‟amore predicata da Cristo, gli Ebrei elitisti di oggi, eredi degli antichi Farisei, non reagiscono come gli altri Israeliti. Non sarebbe quindi opportuno, nè giusto, considerare gli Ebrei come fatti per entrare tutti nello stesso sacco, come lo vorrebbe

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una certa propaganda. La metà di essi è vittima innocente dell‟altra metà, e questo lo dimostra la storia della loro razza, che poi è quella di tutti noi, giacché davanti a Dio essi rappresentano l‟Umanità tutta intiera. *** Di tutte le informazioni raccolte in questo libro, alcune provengono dal Magistero dei Papi, e altre dalla sapienza di illustri personaggi. Altre ancora sono di provenienza soprannaturale: basti pensare ai numerosi e importanti messaggi che il Cielo manda oggi al mondo tramite i Profeti cristiani contemporanei. Tutte queste informazioni si completano a vicenda, e l‟insieme costituito dovrebbe permettere ai lettori di questo libro di meglio comprendere il ruolo che il popolo d‟Israele ha avuto in seno all‟Umanità – nel bene come nel male – e quello che avrà in futuro.

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Andiamo oltre e sveliamo l‟arcano: Bellezza contro Nuovo Ordine Mondiale? (Questo testo introduttivo aiuta molto a capire il resto del libro di Parvulis, che ricordiamo, può essere visitato integralmente sul sito internet www.parvulis.com dove si trovano anche altre letture importanti come: Mondo Nuovo Profetizzato; Agone Mistico; Il Sole del Divin Volere; Aborto; La Missione degli Ebrei; Parusia Intermedia). VERO E FALSO EBRAISMO. Ovvero: “Ebraismo santo e Ebraismo profano”. A1) Satana : “In tal caso anch’io mi servirò degli Ebrei”. Satana si è detto: “Se per riabilitare l‟Umanità da me ferita Dio vuole servirsi degli Ebrei, qualcosa mi dice che il Popolo ebreo è come un canale tramite il quale è possibile far passare sulla Terra tutte le potenze soprannaturali, compresa la mia. In tal caso... anch‟io mi servirò degli Ebrei. Dopo tutto io sono come Dio, anzi di più. Lo prova il fatto che riuscirò a vincerlo servendomi dello stesso popolo che lui si è scelto come alleato”. C‟era una volta l‟ebraismo, che per vocazione era santo, perché il Popolo ebraico, formato dai discendenti di Abramo, era stato scelto da Dio come suo alleato. Assieme agli Ebrei Dio voleva realizzare un progetto molto importante, il cui scopo era di guarire bene tutta l‟Umanità che col Peccato originale era rimasta ferita. (Questo insigne progetto fu poi chiamato dai teologi: Piano divino di Salvezza). Il grande avversario di Dio, Satana, si è accorto di questo progetto divino, e siccome è abituato a scimiottare tutto quello che Dio fa, ha scelto anche lui gli Ebrei, non per guarire l‟Umanità, ma per completarne la distruzione. A2) La parte gangrenosa dell‟ebraismo. Esiste la Bestia dell‟Apocalisse? Io so che Satana, dal momento in cui ha deciso di servirsi anche lui del Popolo ebraico, ha influenzato una parte dell‟ebraismo, e questa ha cominciato a corrompersi, come fosse una gangrena. Col passar del tempo detta gangrena si è talmente gonfiata da far paura. Oggi è talmente brutta che molti dicono: “Ma che razza di bestia è, forse quella dell‟Apocalisse”? A me stesso io dico che può darsi benissimo che lo sia. Una cosa è certa: negli ultimi secoli l‟ebraismo gangrenoso si è talmente sviluppato che una persona comune non riesce più a credere all‟esistenza dell‟ebraismo santo, quello vero. Eppure io son certo che l‟ebraismo santo, quello vero, esiste ancora. Dove si trova? A3) L‟ebraismo santo esiste ancora. Gli Ebrei santi sono costantemente presi di mira dai loro fratelli non santi, e da essi perseguitati. Esiste infatti, da sempre, una lotta tra Ismaele e Isacco, Esaù e Giacobbe, Erode e Cristo, bene e male... In questa lotta l‟ebraismo santo non ha mai cessato di esistere, ed è verso di esso che ogni persona dovrebbe aspirare. Per conoscerlo è sufficiente osservare con attenzione le sue radici, che sono Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Davide,

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senza dimenticare Maria di Nazaret, la madre di Gesù. Malgrado la grande ostilità che la parte contaminata dell‟ebraismo non-santo esprime nei riguardi di questa Donna e di quanti tutt‟ora la venerano, noi sappiamo che se c‟è ancora un po‟ di speranza sulla terra, lo dobbiamo a lei. L‟aver accettato di diventare madre del Redentore ha fatto di lei la “Sorgente della nostra gioia”. A4) Onestà linguistica minacciata. Ci dovrebbe essere un‟onestà linguistica. Per esempio, è più onesto dire: “Nuovo Ordine Mondiale” oppure “Impero giudaico universale”? Chi guarda la scena mondiale con mente lucida si accorge che un esiguo numero di persone, che si considerano la crema del Popolo eletto, e quindi l‟élite del mondo futuro, sono oggi pronte ad impadronirsi del potere mondiale. Si tratta di un piccolissimo gruppo di capi-famiglia ebraici. In nome del Popolo al quale appartengono, e in nome di Dio che a questo Popolo ha fatto delle promesse di dominazione mondiale che secondo loro tardano a realizzarsi, questi capi-famiglia vogliono accelerare i tempi di Dio provocando la distruzione completa del sistema socio-politico ed economico che regge il mondo attuale. Sono convinti che il sistema da essi agognato dovrà essere costruito sulle rovine del sistema attuale. Questo tipo di governo, che per essere quello “promesso‟‟ da Dio dovrà essere mondiale, viene oggi chiamato con furbizia: “Nuovo Ordine Mondiale”. Il tutto grazie alla compiacente collaborazione dei mass-media. In che cosa consiste esattamente questo “Nuovo ordine mondiale” ? Se è vero – e tutto lo dice – che si tratta di un sistema di governo fondato sui princípi deleteri che ha diffuso e diffonde il famoso libretto intitolato: “Protocolli dei Saggi di Sion”, ogni ottimismo svanisce di colpo. In tal caso l‟espressione “Nuovo ordine mondiale” non sarebbe altro che una bella e seducente espressione linguistica, un eufemismo concepito dallo spirito giudeo-farisaico allo scopo di travestire il vero progetto, quello del famoso Impero giudaico universale. A5) “Regno messianico” contraffatto. Gli Ebrei elitisti vorrebbero che il loro Impero giudaico universale fosse il Regno messianico, quello promesso da Dio ai loro antenati, ma le informazioni disponibili mi garantiscono che esso non è per nulla il Regno messianico, ma una versione diabolica di detto Regno. Il vero Regno messianico non darà mai la precedenza ai valori materiali, ma a quelli spirituali. La lettura delle righe che seguono chiarirà il concetto, rendendolo più facile da capire. A6) Un libretto intitolato : “Protocolli dei Saggi di Sion”. Abbiamo visto che i “Protocolli dei Saggi di Sion” sono un libretto pieno di consigli destinati a servire come base filosofica al Nuovo Ordine Mondiale, alias Impero giudaico universale. Secondo l‟autore G. S. Lawrence, l‟essenziale di questo documento sarebbe stato concepito nell‟anno 43 dopo Cristo, a Gesusalemme, nel palazzo del re Erode. Un po‟ di storia. Erode aveva deciso di eliminare dal suo territorio tutti i discepoli di quel famoso Nazzareno che una decina d‟anni prima era morto crocifisso. Aveva notato che detti discepoli diventavano sempre più numerosi, ed erano ostinatissimi nel pensare che il vero Messia fosse proprio lui, il Nazzareno, malgrado la morte obbrobriosa che aveva fatto. Tutto questo, secondo Erode, minacciava la sopravvivenza del giudaismo. In risposta aveva convocato a palazzo i capi-famiglia di otto famiglie farisaiche, scelte tra le più influenti del suo regno. Scopo della riunione: lanciare un programma d‟azione destinato a proteggere il giudaismo, suo e dei farisei. Il programma fu discusso, redatto, e poi ricopiato. Furono fatte nove copie perché l‟assemblea era composta di nove membri, includendo Erode. I nove astanti approfittarono della circostanza per costituirsi in associazione, col nome di: “Forza Misteriosa”. Perché tale nome? Perché la cosa più importante per

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suddetto gruppo era quella di rimanere un‟organizzazione nascosta, segreta, anonima. In questo modo i discepoli del Nazzareno si sarebbero potuti eliminare senza destare sospetti, visto che l‟azione distruttrice prevista dal programma dei “Protocolli...‟‟ sarebbe stata percepita da tutti come proveniente dall‟interno del gruppo perseguitato, non dall‟esterno. (Il manoscritto dei “Protocolli...‟‟, fra tante altre cose improbe, evidenzia il fatto che se in mezzo ad un gruppo organizzato di persone si seminano vizi, discordie, e abusi comportamentali, ciò provocherà lo sfacelo dell‟organizzazione tenuta sotto mira, dando a tutti l‟impressione di una morte venuta dall‟interno anziché dall‟esterno). Malgrado l‟esilio che per gli Ebrei è iniziato nell‟anno 70, due delle nove famiglie farisaiche presenti tramite i loro capi alla fondazione della “Forza Misteriosa” (che Parvulis qui, ahimè non specifica nel particolare, nda) sono riuscite a trasmettersi il manoscritto dei “Protocolli...‟‟ da una generazione all‟altra, fino ai nostri giorni. A7) Interpretazione sbagliata. Ragioniamo un po‟ per vedere se è vero che lo spirito giudeo-farisaico interpreta in maniera sbagliata le promesse che Dio ha fatto agli Ebrei. Da chi è costituito il corpo che forma lo spirito giudeo-farisaico? Direi che tutti gli Ebrei non-santi costituiscono detto corpo, ma in testa a detti Ebrei non-santi c‟è la classe dei farisei. Esistono ancora. La prova che esistono è che nel 1717 i capi di un esiguo numero di famiglie ebree, una manciata di persone, si sono riuniti a Londra, in Inghilterra, per rilanciare mondialmente il terribile programma dei “Protocolli...‟‟. Quasi tre secoli dopo (siamo nel 2007 al momento di scrivere) un numero esiguo di Ebrei appaiono pronti, direi prontissimi, a dominare il mondo attraverso un sistema di governo basato sul controllo assoluto degli individui. È da anni ormai che i compiacenti mass-media attribuiscono a questo sistema di governo il nome lusinghiero di Nuovo Ordine Mondiale, ma in realtà di che si tratta? Si tratta dell‟Impero giudaico universale, il grande sogno di dominazione mondiale che ogni Ebreo ultra-élitista coltiva da secoli. Questo sogno ebraico, come abbiamo già visto, si basa su di una interpretazione materialistica – e dunque distorta, viziata – delle promesse di grandezza che Dio ha fatto al Popolo ebreo per bocca dei suoi antichi profeti. A8) L‟opera assurda degli Ebrei non santi. « Quanto tempo durerà la tragica avventura del Governo mondiale ?” Molti si fanno questa domanda, e qualcuno aggiunge: “Ma è proprio vero che Dio interverrà in extremis per annientare l‟opera assurda degli Ebrei non santi?” Io so che diversi Profeti cristiani contemporanei affermano, conformemente a quello che dice anche S. Paolo, che la generale conversione del Popolo ebraico alla legge d‟amore predicata da Cristo (il Cristianesimo), trasformerà in paradiso terrestre l‟inferno creato nel mondo dalle caste presuntuose di questo Popolo. Possiamo dunque dire che questo nostro mondo sarà purificato, guarito, rimesso a nuovo, ma non grazie alla “bravura‟‟ di un gruppetto di Ebrei presuntuosi, gli ultra-elitisti dallo spirito farisaico, avidi di onori, di poteri, e di ricchezze materiali, ma grazie alla misericordia di Dio. In base alle profezie di ieri e di oggi, quelle vere, sappiamo infatti che il mondo sarà salvato da Dio, ma all‟ultimo minuto, cioè “in extremis‟‟, un istante soltanto prima dell‟auto-distruzione del globo». Conclusione : L‟Impero giudaico universale, alias Nuovo Ordine Mondiale, l‟opera assurda che il piccolo gruppo degli ultra-elitisti ebraici avrà voluto erigere sulla terra, sarà cancellata da Dio in pochi istanti, come lo fu la torre di Babele. La crisi mondiale partorita da questo spirito di perdizione contribuirà comunque, incidentalmente, a far avanzare il Piano di Dio, poiché permetterà che avvenga il preludio purificatore necessario alla risurrezione del mondo, cioè l‟avvento della Nuova Creazione, quella famosa Nuova Creazione che a suo

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tempo fu profetizzata da Isaia, e dopo di lui da tanti altri suoi pari. Questo avverrà perché Dio è colui – l‟unico e solo – che può far scaturire un bene anche dal male. A9) Il nostro mondo rimesso a nuovo. Che cos‟è il Regno messianico? È il mondo attuale rimesso a nuovo. Da chi? Non dagli uomini – non ce la farebbero mai – ma da Dio. La grandiosa inaugurazione di questo Regno messianico coinciderà verosimilmente con la seconda Parusia, che significa seconda Venuta di Cristo Gesù. È importante sapere che nel Piano divino di Salvezza sono previste tre Parusie, la prima è quella di due mila anni fa, la seconda è quella che sta per avvenire adesso, e la terza è quella che avverrà alla Fine del Mondo. Scopo della prima fu la Redenzione del mondo, scopo della seconda è l‟instaurazione nel mondo del Regno messianico, scopo della terza sarà il Giudizio Universale, che è un momento solenne di giustizia finale e definitiva, la quale dovrà essere applicata a tutti, sia a coloro che avranno scelto di servire il Bene, che a coloro che avranno scelto di servire il Male. Realtà o finzione? Di queste tre Parusie, la seconda (detta anche intermedia) è quella che Cristo riserva all‟inaugurazione del suo Regno messianico. Esso sta per venire. Profeti degni di fede ripetono infatti con insistente solerzia, e da anni, che detta Parusia è imminente, che è imminente perché l‟Umanità è arrivata nella storia all‟inizio del suo settimo millennio di esistenza, e che secondo il Piano di Dio, quello della Settimana universale, il settimo millennio è quello del riposo santificante, l‟equivalente della nostra domenica. Ciò significa che tra non molto l‟Umanità assisterà al ritorno di Cristo, il Messia, colui che i farisei hanno rigettato due mila anni fa, e che molti Ebrei e pseudo-cristiani continuano a rigettare ancora oggi, perseguitando la sua santa Chiesa, da sempre e da tutti considerata il suo Corpo mistico. Gli stessi profeti aggiungono che questa Parusia, detta intermedia, non avrà il carattere umile della prima, ma che invece sarà gloriosa, grandiosa, regale, degna proprio di coincidere con l‟inaugurazione del Regno messianico. È detto pure che in questa occasione l‟Umanità sarà rimessa a nuovo, e gratificata di nuovi Cieli e di una nuova Terra. A10) Le doglie del Parto. Di che Parto si tratta? Quello del Regno messianico? Si, proprio quello! Il Regno messianico è come un infante che deve nascere, e che è atteso in seno alla famiglia. In questo momento i membri della nostra Famiglia umana, quelli che sono in stato di veglia, aspettano la nascita di questo Regno con speranza e trepidazione. Sanno che deve arrivare tra poco: adesso, questa sera, domani, da un minuto all‟altro. Sanno pure che le madri degli uomini, da quando esiste il Peccato originale, sono condannate a partorire nel dolore, ma che i dolori del parto sono presto seguiti da una grandissima gioia, che è quella di vedere che la vita continua nella loro casa, con un piccolo bambino che è il proseguimento della loro propria esistenza. L‟Universo assomiglia a una madre, per cui talvolta ci riferiamo a lui chiamandolo “Madre Natura‟‟. È vero che “Madre Natura‟‟, cioè l‟Universo, soffre quando “il bambino‟‟ che ha nel seno spinge per venire al mondo? Certo che soffre... E i suoi dolori hanno una portata universale. Per questo nostro mondo il parto del Regno messianico comporta dei dolori che sono universali, perché le conseguenze del Peccato originale non sono ancora stale eliminate. Bene, assumendo che tutto ciò sia vero, io mi domando allora: i dolori “universali‟‟ di questa nostra Terra saranno essi seguiti da una gioia altrettanto “universale‟‟? Sicuramente! E le persone che aspirano a vivere nella felicità del Regno messianico dovrebbero cominciare subito a prepararsi. Questo Regno infatti è destinato ad iniziare subito dopo la grande Purificazione, quella che la Terra subirà sotto la ferula dell‟Impero giudaico universale, la tremenda dittatura che ci obbligherà « tutti » a prendere su di noi il Marchio della Bestia, il

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666. (Non saranno « tutti », in realtà. E l‟Arca della Bellezza si propone anche come punto di raccolta per coloro che il marchio in questione non vorranno prenderlo, nda). Ecco... Tutto è detto. Ogni parto è preceduto da dolori che sono proporzionali alla natura del parto stesso. È possibile dunque che la dolorosa purificazione che ci attende sia generalizzata, e d‟una gravità inaudita. Assumerà essa la forma di una persecuzione vasta come la terra? Se ciò è vero, è Dio che l‟avrà permessa. E l‟avrà permessa per dare agli invitati alle Nozze della parabola evangelica la possibilità di guadagnarsi con onore il loro “abito nuziale”. POTERE MONDIALE, CHI AMBISCE AD AVERLO? 1) - La lotta per dominare la Terra. Da che mondo è mondo, Dio e Satana se lo contestano. A noi che ci viviamo, Dio propone la sua regalità con amore, nel rispetto della nostra libertà, Satana invece pretende di imporci la sua attraverso sotterfugi e tranelli di ogni genere, senza amore. I Profeti cristiani contemporanei dicono che si avvicina la conclusione di questa antica lotta. La lotta sta per finire. Se ciò è vero, fra poco avremo sulla terra un dominatore unico: o Dio, o Satana. Già sappiamo che Satana non può dominare il mondo in maniera definitiva. Il perchè è ovvio: le forze del Male non hanno diritto di prevalere sulle forze del Bene, eccetto là dove Dio lo permette in modo provvisorio, quel tanto necessario per verificare la fedeltà dei suoi eletti. Dunque fra poco le forze del Male saranno sconfitte in maniera totale e definitiva, e Dio sarà proclamato Re del mondo nella persona di Cristo. Mentre aspettiamo l‟arrivo di questo giorno benedetto, è facile notare che più esso si avvicina, più i combattimenti tra Dio e Satana diventano feroci, violenti, radicali, e non solamente nella realtà invisibile ma anche in quella visibile. Dunque per me è arrivato il momento di condividere con voi, se la cosa vi interessa, le informazioni che la Provvidenza ha messo a mia disposizione a proposito della parte visibile di questo ferocissimo combattimento, perché estremo e definitivo. Tutte le rivelazioni presenti in questo libro rispettano gli insegnamenti dei Papi, e confermano la Rivelazione cattolica tradizionale. In un primo tempo i dati informativi mi sono giunti alla rinfusa, e li ho accolti tali e quali. In un secondo tempo mi sono occupato di metterli in ordine. Alla fine ho voluto farne una sintesi. Le pagine che seguono sono dunque il risultato di un lavoro di ordinamento e di sintesi, lavoro eseguito su documenti che descrivono la lotta che infuria tra le forze del bene e quelle del male per il controllo del mondo nel quale viviamo. 2) – “Nuovo ordine mondiale”: dittatura? L‟espressione “Dittatura illuministica” non fa parte ancora del vocabolario corrente, e la reazione del lettore potrebbe essere: «Conosco la dittatura franchista, quella fascista, quella nazista, ma la dittatura „illuministica‟... da dove viene?» È vero. Il termine „illuministico‟ è nuovo. La realtà che esprime è tuttavia concreta ed attuale. La spiegazione è la seguente: lo scrittore ingles David Icke dichiara che il terrorismo che infuria oggi è una creazione degli Illuminati, un pugno di individui che da diversi secoli si trasmettono di generazione in generazione un progetto di dominio mondiale. Gli attacchi dell‟11 settembre 2001 sarebbero stati pensati e segretamente finanziati proprio da loro. Essi hanno in mente di far sparire l‟attuale sistema mondiale per mettere al suo posto quello che i mass-media si permettono di chiamare: Nuovo ordine mondiale. Malgrado il nome che sembra renderlo attraente, questo “ordine” nuovo avrebbe come scopo di assicurare ai loro ideatori un potere politico e finanziario totale. La dittatura „illuministica‟ sarebbe quindi la dittatura degli Illuminati, o che tali si considerano.

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Se quanto dice David Icke è vero, il nostro mondo sta per essere catapultato in un regime dittatoriale spaventoso. Se i fatti che riporta sono veri, i rischi sono enormi. Sarebbe in gioco la vita di tutti. 3) – Massoni e Illuminati : il braccio e la mente. Icke afferma che al giorno d‟oggi gli Illuminati manipolano le popolazioni mondiali tramite i mass-media, che essi controllano al 99%, e ciò per mezzo della Massoneria, che in questo caso funge da vassallo. Quando una persona entra nella Massoneria ha da fare con gli Illuminati, ma non se ne rende conto quasi mai. Sa che deve obbedire a degli ordini, ma non sa da chi provengano. Si accorge che il rifiuto di ubbidire comporterebbe per lei degli scompensi, ma non conosce l‟identità di colui o di coloro che si riservano il diritto di decidere di questi compensi o scompensi. Icke è convinto che i Massoni siano presenti ovunque, in tutti i paesi del mondo e in tutti i ceti sociali, persino in seno all‟alto e al basso clero cattolico. Questa situazione offrirebbe agli Illuminati la possibilità di condurre gli avvenimenti mondiali a loro piacimento, a tal punto che il risultato delle loro operazioni sarebbe da essi conosciuto prima ancora del lancio delle operazioni stesse. Icke afferma che gli Illuminati ci manipolano soprattutto tramite il sistema bancario, il quale stampa il denaro di cui essi hanno il controllo. Aggiunge che essi sono praticamente invisibili agli occhi delle masse perchè lavorano nascostamente, come fanno i burattinai che tirano le fila delle loro marionette tenendosi ben nascosti dietro le quinte. Nel caso specifico delle torri gemelle di New York, questi “burattinai” si sarebbero serviti dell‟odio che una parte del mondo arabo nutre nei riguardi degli Americani, per infliggere all‟America gli attacchi terroristici dell‟11 settembre 2001. Subito dopo si sarebbero serviti del patriottismo esacerbato degli Americani stessi per scatenare un contrattacco a largo raggio. Ciò ha generato la crisi mondiale attuale. Se David Icke è nella verità, questo risultato è ciò che gli Illuminati si proponevano di realizzare fin dal primo momento. E la storia non è finita: la guerra continua, anzi... si allarga. 4) – Terrorismo oggi. (Da dove viene? Dove va?) Gli amici di Osama Ben Laden, coscienti o no della presa che gli Illuminati hanno su di loro, agli occhi del mondo rimangono comunque coloro che l‟11 settembre hanno attaccato per primi. In questo modo hanno permesso ai contrattaccanti americani di giustificare agli occhi del mondo la reazione bellica che quasi subito è scattata da parte americana, considerata da tutti come parte “aggredita”. La mia domanda è: quante probabilità ci sono che gli avvenimenti dell‟11 settembre siano stati pensati e voluti dai “burattinai” nell‟intento specifico di provocare questa reazione bellica americana? Se la risposta è quella alla quale molti pensano già, sia gli Arabi che gli Americani sarebbero dei semplici strumenti segretamente manipolati da un potere nascosto, il potere degli Illuminati. Icke dice che gli Illuminati sono ansiosi di dominare il mondo, di gestirlo a modo loro perchè sono Ebrei. Gli Ebrei avrebbero ereditato questo diritto da Dio stesso. La cosa risulterebbe scritta nella Torah, ma soprattutto nel Talmud, che è la raccolta delle interpretazioni che certi rabbini hanno fatto della Torah lungo i secoli, e continuano a fare. Icke è convinto che le atrocità dell’11 settembre 2001 sono solo la prima fase del piano concepito dagli Illuminati per giungere al dominio della Terra. (Maurizio Blondet è convinto si tratti di un vero e proprio colpo di Stato, con l‟intento di simulare una nuova Pearl Harbour, nda) Durante la prossima fase, dice Icke, la manipolazione sarà fatta a tutti i livelli – mentale, emozionale, fisico – per forzare le popolazioni della terra ad accettare in massa l‟idea di una terza guerra mondiale. Cosa che alcuni finiranno per reclamare a gran voce.

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Se Davide Icke vede giusto, lo scopo dei contrattacchi USA-NATO-UK (lo stesso dice Blondet sul piano degli USraeliani, nda) contro i talibans dell‟Afghanistan e contro l‟Irak di Saddam Hussein non è quello di catturare Oussama Ben Laden o Saddam Hussein, ma quello di precipitare la Terra nel caos. Questo caos faciliterebbe l‟imposizione del Nuovo ordine mondiale. La necessità di colmare un vuoto, quello creato dalla scomparsa del sistema attuale, permetterebbe agli Illuminati di imporre ovunque la loro dittatura. Icke pretende che le popolazioni della terra non si rendono conto del machiavellismo che si nasconde dietro questo progetto. Sono vittime di un lavaggio di cervello che i media, soprattutto la televisione, ci somministrano quotidianamente. La manipolazione degli Illuminati è così efficace, dice Icke, che la maggior parte degli occidentali sono ormai convinti che la lotta contro il terrorismo sia una cosa nobile, necessaria, quasi sacra! In questo modo le nazioni USA-NATO-UK si sono assicurate l‟appoggio psicologico di cui hanno bisogno per giustificare davanti all‟opinione pubblica mondiale gli atti di guerra che condurranno contro i paesi arabi, paesi che secondo loro si permettono di fornire riparo ai terroristi. 5) – Deduzioni. Concludendo, a mano a mano che i conflitti si intensificheranno come conseguenza di queste rappresaglie e contro-rappresaglie, le nazioni del mondo finiranno per lasciarsi convincere dei vantaggi provenienti dall‟unificazione mondiale, finanziaria, militare, e quindi anche politica. I vantaggi saranno falsi, ma presentati come veri. Verrà creato un sistema di polizia unico, e instaurata una moneta mondiale unica: già se ne parla. Di conseguenza verrà chiesto a tutti di accettare un sistema elettronico obbligatorio atto a controllare l‟identità degli individui. Molti saranno gli esseri umani che accetteranno questo impianto: una pulce elettronica sotto la pelle, come già profetizzato in Ap 13, 17, in modo da non perdere il diritto d‟acquistare e di vendere. Tra i „ricalcitranti‟ ce ne saranno molti che la polizia mondiale arresterà col pretesto del terrorismo potenziale. (!) E siccome l‟operazione sarà presentata ovunque come l‟unica maniera suscettibile di mettere fine alla guerra generalizzata e al caos, coloro che rifiuteranno di partecipare al programma elettronico dell‟identità saranno mostrati a dito, e costretti a vivere nel nascondimento per sfuggire all‟aggressività delle masse popolari inferocite. Ecco ciò che gli Illuminati ci stanno preparando, ed Icke pretende che riusciranno nei loro intenti. Se ciò dovesse davvero succedere, le popolazioni della terra formeranno una società planetaria globale, sottomessa agli „Illuminati. La cosa andrà avanti così fino al giorno in cui Dio deciderà di intervenire Lui direttamente per liberarci dall‟incubo. 6) - Previsioni fondate sulla logica. La maggior parte degli occidentali pensano che queste cose siano troppo assurde per potersi avverare. La pensavo anch‟io così, ma ora non più. Adesso vedo ciò che prima non vedevo: che se le popolazioni della terra dovessero sentirsi minacciate nella loro sicurezza, finirebbero tutte per accettare l‟idea di un controllo mondiale unificato. Questo perchè l‟uomo cerca la sicurezza, ne ha bisogno come dell‟ossigeno che respira. Se le popolazioni dovessero accettare il controllo mondiale unificato, a partire da quel momento tutte le previsioni apocalittiche diventerebbero possibili; anche perchè il controllo planetario di cui si parla verrebbe presentato al mondo come l‟unico rimedio capace di eradicare i disordini del terrorismo e la guerra generalizzata. A cominciare dagli Americani, tutti dovrebbero rifiutare il lavaggio di cervello che i mass-media applicano loro di continuo. Si tratta, dice, di una manipolazione psichica collettiva concepita dagli Illuminati per disporre il mondo alla dittatura illuministica. Suddetta manipolazione è mantenuta in funzione dalla Massoneria, i cui membri, come si sa, sono tenuti

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all‟ubbidienza incondizionale e cieca. (Le persone “in alto” non vogliono essere viste e riconosciute. Preferiscono agire nell‟ombra. Un Massone che a tutti i costi volesse conoscere l‟identità dei “capi supremi” dai quali è manipolato finirebbe certo per rimpiangere il suo gesto inconsulto e temerario. Rileggere, se necessario, la lettera del massone Malegari, nella nota n. 14). A tutto ciò che fin qui è stato detto, vorrei aggiungere questo: anche se a prima vista le cose qui riportate sembrano complesse, la loro realtà di base è molto semplice, e potrebbe essere sintetizzarla nel modo seguente. Alcuni capoccia invisibili [gli Illuminati] finanziano segretamente dei capoccia visibili [i Massoni] affinchè questi distruggano l‟ordine attuale tramite il terrorismo. Scopo ultimo: rimpiazzare l‟attuale sistema mondiale con un sistema nuovo, quello dittatoriale degli Illuminati. Se tutto ciò è vero, il responsabile numero uno delle distruzioni dell‟11 settembre 2001 non è più il kamikaze arabo, ma l‟Illuminato ebreo. Quest‟ultimo si sarebbe servito dell‟odio mortale che alcuni arabi nutrono nei confronti degli Americani, e del patriottismo ferito di quest‟ultimi, per seminare panico e discordia a livello internazionale. POTERE MONDIALE, CHI LO MERITA? 1) - I “Protocolli”. La Chiesa crede, e noi con lei, che Dio soltanto merita di regnare sull‟umanità. Da questo credo nasce la certezza cristiana che il bene prevarrà sul male, non solo in cielo ma anche in terra. Tuttavia la lotta esiste ancora, anzi oggi è più furiosa di sempre visto che ci avviciniamo alla conclusione. In questa lotta le armi di attacco e di difesa sono anche i libri. Tra questi ce n‟è uno intitolato: Protocolli dei Savi di Sion. I suoi autori – che sono Ebrei, ma Ebrei dalla mentalità elitista – ufficialmente lo rinnegano perchè in sua presenza si sentono smascherati. Detto libro insegna ciò che bisogna fare per giungere al controllo mondiale. Contenuto dei Protocolli: Le pagine di questo documento spiegano che se un gruppo di persone vuole intervenire in seno ad una società, o in una regione, e questo per farvi regnare i propri interessi, occorre che l‟operazione di intervento abbia per base un motivo giudicato valido dall‟opinione pubblica. Se il motivo non esiste bisogna crearlo artificialmente. Come? Il modo migliore, il più efficace, consiste nel fomentare disordini all‟interno delle regioni scelte come zona di intervento. Senza questa azione preventiva sarebbe impossibile giustificare agli occhi del mondo un intervento destinato a „sistemare‟ gli affari degli altri, e per di più nel loro stesso territorio. Vi si legge pure che per proteggere la vita è necessario all‟occorrenza saper infliggere la morte (di preferenza ai più deboli), e che i disordini provocati deliberatamente sono necessari se risulta che c‟è un ordine “superiore” da preservare. Il numero dei protocolli è di 24. Gli esempi citati qui sotto hanno per scopo di mostrare i metodi che questo libro propone per far cadere le nazioni. Una lettura completa dei protocolli spieghebbe ancora meglio il motivo per cui il mondo attuale è nella confusione e nel disordine. Il primo protocollo spiega l‟importanza di controllare la produzione dei soldi per avere il controllo di una nazione nel suo insieme. ... Il secondo protocollo sottolinea la necessità di controllare la stampa. ... Il terzo protocollo insegna come impossessarsi sempre di più delle redini del potere. ... Il quarto protocollo parla della necessità di far diminuire la fede che il popolo ripone in Dio: il popolo ha bisogno di noi, non di Dio. ...

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Il quinto protocollo dice che all‟occorrenza bisogna saper provocare artificialmente la confusione. Per esempio: “...Per impadronirci dell‟opinione pubblica dobbiamo creare l‟imbarazzo generale. Questo si ottiene facendo uscire opinioni contradittorie da tutti i lati. Le opinioni contraddittorie devono essere numerose, e mostrate a lungo, quanto basterà per far perdere la testa ai „Goïm‟. Questi devono sentirsi come in un labirinto, e concludere che la cosa migliore per loro è di rimanere senza opinione in politica.” Il sesto protocollo mostra la necessità di creare il desiderio del lusso e delle comodità nell‟uomo comune. Il settimo protocollo spiega come procedere per guadagnare il controllo dei governi attuali. ... L‟ottavo protocollo mostra in che modo si devono addestrare e controllare i capi nazionali. ... Il nono protocollo mostra il vantaggio che c‟è a sfruttare le debolezze umane per arrivare a un super Governo internazionale. Dice: “E le armi a nostra disposizione sono le ambizioni illimitate, le bramosie ardenti, l‟istinto di vendetta implacabile, l‟odio, la malizia. Siamo noi che controlliamo il terrore che tutto sommerge. Nei nostri servizi abbiamo persone di tutte le opinioni, di tutte le dottrine, abbiamo i nostalgici della monarchia, i demagoghi, i socialisti, i comunisti, e abbiamo i sognatori, fabbricanti di utopie di ogni genere. Sono tutti all‟opera: Ognuno di loro agisce a nome proprio, coll‟idea di sbarazzarsi al più presto di quanto rimane di autorità legittima. Ognuno si sforza di rovesciare l‟ordine stabilito. A causa di questi atti sovversivi tutti gli stati sono nell‟angoscia. I loro governi invitano alla pace, sacrificherebbero tutto pur di avere la pace e la tranquillità, ma noi non daremo loro pace finchè non riconosceranno apertamente il nostro super Governo internazionale, e con sottomissione.” Le espressioni citate dimostrano che il testo dei “Protocolli…” è stato preparato da un pugno di Ebrei a mentalità elitista. Il Governo mondiale che questi Ebrei sognano di realizzare, non preconizza la libertà per tutti ma soltanto per i dominatori, un esiguo numero di Ebrei privilegiati. Siccome questi Ebrei hanno scelto di rimanere nascosti al pubblico, nessuno conosce la loro vera identità, e a causa questo molta gente pensa che non esistano. Se stanno nascosti è perchè il loro lavoro (non quello professionale, ma quello che realizzano come membri della società segreta che hanno costituito) assomiglia a quello dei burattinai. I burattinai animano le loro marionette tirandole con dei fili, ma fanno tutto a partire da un nascondiglio che permette loro di vedere gli altri senza essere visti da nessuno. Essendo Ebrei, di quelli non convertiti al Cristianesimo, dicono che non è possibile che Gesù di Nazaret possa essere il Messia. Il vero Messia, secondo loro, è un uomo autoritario, capace di imporsisi con la forza ai nemici. Il Nazzareno invece non ha saputo imporsi in nessuna maniera ai nemici di Israele, ed è finito in croce, dicono, perchè era indemoniato. (!) 2) – “Novus Ordo Sæculorum”. L‟immagine esoterica qui riportata viene chiamata in inglese The great Seal. Si trova sul retro del dollaro americano, ma pochi sanno ciò che significa, e più nessuno ci fa attenzione. Il Nuovo ordine mondiale (ovvero: Novus Ordo Sæculorum) publicizzato dal dollaro americano sarebbe un qualcosa di artificiale, deciso in privato da questo gruppetto di Ebrei, gli Illuminati, persone convinte che la sola razza capace e degna di condurre gli affari della terra è la loro. Questa loro convinzione sarebbe il risultato di una falsa interpretazione delle Scritture sacre, le quali promettono ai figli d‟Israele la guida del mondo futuro. La promessa c‟è, ma ha un senso che è all‟opposto di quello che gli viene solitamente attribuito dallo spirito farisaico. La spiegazione è triplice.

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Primo: Il linguaggio delle Scritture è essenzialmente spirituale, non materiale. Il ruolo di guida delle Nazioni che Dio promette agli Ebrei non è lo stesso se viene interpretato in senso materiale anziché spirituale. Gli Ebrei elitisti lo interpretano in senso materiale, allorché Dio si esprime in senso spirituale. Secondo: il discorso delle Scritture sacre non è rivolto a una dozzina di famiglie ebree isolate ma a tutto il Popolo ebreo, cioè all‟insieme degli Ebrei. Terzo: L‟uomo non deve rubare a Dio assolutamente nulla, ma aspettare che Dio stesso elargisca i doni che ha deciso di concedere. Il prestigio del Popolo ebreo sarà accordato agli Ebrei su iniziativa divina, non su iniziativa umana, e quando Dio lo vorrà, non quando l‟uomo lo vorrà.

Sei miliardi di persone... da eliminare.
Negli Stati Uniti esiste un esempio concreto di ciò che l‟iniziativa umana è capace di inventare per fare la concorrenza alle opere di Dio. Gli ideatori e finanziatori del progetto rappresentato da questa specie di “monumento”, si sono firmati: i partigiani dell‟Era della Ragione. Trovano che sul nostro pianeta c‟è posto per 500 milioni di persone soltanto, non una di più. Bisognerebbe quindi eliminare dalla faccia della terra 11/12 della sua popolazione, per un totale di 6 miliardi di persone!

Hitler e i “Protocolli”.
L‟autore Ildebrando Santangelo, nel suo libro L‟ultima battaglia, dice che Hitler scelse di annientare gli Ebrei quando scoprì le smisurate ambizioni ebraiche rivelate dai Protocolli. Dato che gli autori dei Protocolli sono Ebrei, e che un Ebreo, di norma, si considera un prescelto da Dio al dominio della Terra, tra il Fuhrer tedesco e gli Ebrei fu la guerra. Hitler era convinto che gli Ebrei fossero tutti complici dei presunti autori dei Protocolli, i quali, lui pensava, volevano dominare il mondo al posto della razza ariana (tedesca). Accanto a questa tesi ce n‟è pure un‟altra, secondo la quale Hitler fu spinto alla guerra da banchieri ebrei che lo finanziarono segretamente, manipolandolo a sua insaputa come una marionetta. Secondo questa tesi Hitler fu scelto, stregato, e poi finanziato da codesti banchieri ebrei, che però rimasero sempre anonimi, nascosti dietro emissari pagati per eseguire i loro ordini (oppure mascherati). Lo scopo di tutta l‟operazione era quello di far scoppiare una guerra mondiale suscettibile di eliminare milioni di persone. I Protocolli caddero nelle mani di Hitler al tempo in cui era semplice caporale ed amava le sedute spiritiche di cui era un assiduo frequentatore. Le pagine dei Protocolli fecero divampare in lui l‟odio contro gli Ebrei, esasperando nel contempo la sua sete di potere. Quando poi gli giunsero le proposte allettanti degli emissari del mondo finanziario ebraico, il suo spirito era già pronto ad accoglierle, tanto più che l‟oro che le accompagnava rendeva immediatamente realizzabile ogni suo progetto. Fratelli contro fratelli (ricchi e potenti i primi, poveri e deboli i secondi). Se è vero dunque… che Hitler fu scelto, poi stregato, poi finanziato da banchieri ebrei allo scopo di far scoppiare la seconda guerra mondiale, che poi finì con la morte di tantissimi soldati tedeschi e non tedeschi, ma anche di tantissimi civili, soprattutto ebrei, qualcuno finirà per dire che non è la prima volta che nella storia gli Ebrei si ammazzano fra di loro, direttamente o, ancora meglio, tramite persone interposte. Fratelli contro fratelli, ricchi e potenti i primi, poveri e deboli i secondi. Esaù contro Giacobbe. Giuseppe, figlio di Giacobbe, braccato e poi venduto dai suoi propri fratelli a dei caravanieri. I bambini ebrei

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di Betlemme sgozzati dai soldati ebrei del re Erode, anche lui ebreo. Giovanni Battista, ebreo, decapitato per ordine del re Erode, figlio del primo, ambedue della razza di Abramo. Gesù di Nazareth, discendente del re Davide, crocifisso per volontà dei suoi concittadini ebrei, che prima di consegnarlo ai Romani hanno trovato modo di venderselo e di acquistarselo tra di loro. L‟apostolo Stefano, lapidato dai suoi fratelli ebrei, tutti della razza di Abramo. L‟apostolo Paolo, ebreo al 100%, perseguitato a morte dai suoi vecchi correligionari a causa della sua conversione a Cristo. Yitzhak Rabin, assassinato da uno dei suoi fratelli ebrei a causa della sua politica di pace coi Palestinesi. E così via… Viene da pensare che in seno agli Ebrei è come se al massimo del bene si opponesse il massimo del male. Spirito farisaico contro spirito israelitico: sfruttatori i primi, sfruttati al massimo i secondi.

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Da tre secoli a questa parte lo spirito farisaico sembra trionfare su tutto e su tutti, ma
le profezie sono unanimi: il trionfo farisaico sarà un trionfo transitorio, come quello che la “Sinagoga di Satana” conobbe al tempo della crocifissione di Cristo. POTERE MONDIALE, CHI L‟AVRÀ? 1) – Dio trinitario, salvezza trinitaria. Fin qui è stato preso in considerazione il Nuovo ordine mondiale come progetto umano, concepito da uomini senza Dio. Il primo risultato prevedibile di tale sistema sarebbe una terza guerra mondiale, che come regalo ci lascierebbe in eredità la Dittatura mondiale illuministica seguita, a più o meno breve scadenza, dall‟autodistruzione. È evidente infatti che le dodici famiglie ebree plenipotenziarie finirebbero per farsi la guerra reciprocamente, in vista di un potere finale assoluto. Questo provocherebbe l‟autodistruzione dell‟umanità, perchè inevitabilmente verrebbero utilizzate le armi più recenti, quelle atomiche, biochimiche, e quelle derivanti dalla nano-tecnologia. Qui è lecito chiedersi: potrebbe Dio permettere che l‟umanità si autodistrugga prima che il suo Piano d‟amore sia completato? È difficile pensarlo. Se noi guardiamo il Piano di Dio nel suo insieme ci accorgiamo che all‟epoca di Noè l‟umanità è stata salvata fisicamente per opera di Dio Padre, e all‟epoca della Redenzione è stata salvata spiritualmente per opera di Dio Figlio. È difficile credere che la Trinità santissima voglia abbandonare l‟umanità proprio adesso. I Profeti cristiani contemporanei dicono che la salvezza ci verrà ancora concessa, e aggiungono che questa volta, la terza, ci verrà concessa per opera dello Spirito Santo. 2) - “Nuovo Ordine mondiale”: quello dell‟uomo o quello di Dio? La salvezza che ci verrà dallo Spirito Santo sarà definitiva. Dio approfitterà di questa terza occasione per instaurare nel nostro mondo il suo Regno messianico, il Regno che da due mila anni la Chiesa ci insegna ad invocare con la preghiera del Padre Nostro, e che S. Pietro descrive con le parole: “Regno d‟amore e di verità, di giustizia e di pace”. È detto dai Profeti cristiani contemporanei che Dio ha concepito questo Regno affinchè l‟uomo che vivrà in esso conosca quella felicità che già esisteva nel Paradiso terrestre prima del Peccato originale. La Tribolazione che precederà la venuta di questo Regno avrà per scopo di purificare la nostra umanità in vista delle meraviglie che l‟aspettano. In conclusione, anche se le dodici famiglie dell‟anti-Chiesa, i sedicenti Illuminati, riusciranno per un po‟ di tempo a dirigere il mondo, questo loro controllo non durerà a lungo. È possibile che la sua durata sia l‟equivalente di quei “tre giorni” durante i quali Gesù è rimasto prigioniero delle viscere della terra, apparentemente vinto poichè morto fisicamente. Alla fine di questi “tre giorni”, come Cristo è risuscitato nella gloria, così

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risusciterà anche il suo Corpo mistico, la Chiesa, e con essa tutta l‟umanità. Il Regno di Dio, detto messianico, inizierà in Terra con questa risurrezione. Chi vuole saperne di più su questo Regno, lo può fare leggendo Isaia nei passaggi intitolati La nuova Creazione. Lo stesso Regno è pure descritto da S. Giovanni in quella sezione dell‟Apocalisse che gli esperti della Bibbia sogliono intitolare: Il Millennio felice. Sempre a proposito di questo Regno, nelle righe che seguono il lettore troverà un po‟ di quello che Dio cerca di trasmettere all‟umanità di oggi attraverso i suoi profeti. Tra questi figurano: Maria Valtorta, Vassula Ryden, Mgr Ottavio Michelini, JNSR, don Stefano Gobbi, Françoise, Marie Sevray, Luisa Piccarreta. Il profeta Amos dice: “Il Signore non fa nulla senza prima svelare la sua idea ai suoi servitori, i profeti” 3) - Gesù a monsignor Ottavio Michelini. 21 giugno 1978: “Figlio mio, ti confermo ancora una volta l‟ora della purificazione, dopo la quale ci saranno dei cieli nuovi, una terra nuova, ed una Chiesa nuova. Evidente apparirà a tutti l‟intervento decisivo di mia madre, Regina delle vittorie, come pure la mia gloria ed il mio potere, potere e gloria di vero Dio e di vero Uomo. Un’era nuova avrà corso nella storia del‟umanità.” 4) - La Madonna a don Stefano Gobbi. 13 ottobre 1990 “È vicino il Regno glorioso di Cristo che si stabilirà tra voi con la seconda venuta di Gesù nel mondo. È il suo ritorno nella gloria. È il suo glorioso ritorno per instaurare tra voi il suo Regno, e riportare tutta l‟umanità, redenta dal suo preziosissimo sangue, allo stato del suo nuovo Paradiso terrestre.” 1 gennaio 1995: “... perchè si avvicina il momento di un rinnovamento universale. Satana sarà sconfitto; il potere del male sarà distrutto; Gesù instaurerà il suo glorioso Regno fra voi, e saranno così formati i cieli nuovi e la terra nuova.” 5) - Gesù a Marie Sevray. „Divins Appels‟, p. 32: “Alla Fine dei Tempi (...) Io mi riporto al Principio, e prima di chiudere il Tempo voglio come esaurire tutti i miei poteri di Creatore! Ci sarà un rinnovamento magnifico, come uno splendido concerto universale, ogni anima che dice la sua nota, quella che gli avrà insegnato lo spirito di Luce e d‟Amore, lo spirito delle divine trasformazioni. Magnifico periodo di pace! Tutto sulla terra mi darà gloria! Ogni creatura mi dirà sulla terra ciò che i miei eletti mi dicono in Cielo! ” 6) - Gesù a Françoise. 13 ottobre 1997: “I miei angeli sono al lavoro per unire e santificare i miei, quelli che devono appartenermi per l‟eternità. Satana, lui, sta facendo cadere il più grande numero possibile di anime per segnarle col suo sigillo diabolico. Si tratta di un vero combattimento tra la luce e le tenebre. Maria apparirà presto, e col suo sguardo spazzerà via il male che rimane sulla terra. Satana sarà obbligato a ubbidirgli, e sarà cacciato. Resteranno sulla terra i piccoli, quelli che hanno sempre voluto il bene, la giustizia, l‟equità, e che hanno messo Dio al primo posto.” 7) - Gesù a Maria Valtorta. 18 novembre 1943. Gesù dice: “Continuo a parlare ai miei precursori, a coloro che col loro olocausto preparano le vie del Signore e evangelizzano senza altra forma che non sia quella della loro vita santa. Gioite, o miei servi fedeli, che non vi accontentate di salvare la vostra anima ma vi offrite perchè la Luce vinca sulle Tenebre e la salvezza sia data a molti che ora di essa non sono ansiosi. Quando sarà la mia ora non sarò solo a regnare. Voi sarete con Me. Fin da questa terra sarete con Me durante il mio Regno d’amore e di pace. Non ve l‟ho forse promesso che voi sarete dove Io sarò, e che avrete un posto nel mio Regno? Come dignitari di una reggia, i vostri spiriti mi saranno corona

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sulla terra, servendomi come luminosi ministri, e erediteranno quel possesso della terra che Io ho promesso ai mansueti, e che diverrà possesso dei Cieli quando la Terra più non sarà. Molto prima di quell‟ora, o voi, giusti, possederete il Cielo. Esso sta già aperto a ricevervi nell‟ora del vostro transito fuori dal carcere attuale. Ma allora [dopo il Giudizio ultimo] sarà possesso fulgido, completo, cognito a tutte le creature, assunzione della gloria anche della vostra carne cone la quale avete conquistato il Cielo facendo di essa il principale strumento di sacrificio per fedeltà al vostro Dio. Vincitori di Satana che la carne ha corrotta, vincitori del senso che in voi si agita per eredità di peccato e per aizzamento di Satana, possederete l‟Universo insieme al vostro Dio e sarete specchi di Dio che apparirà in tutto il suo splendore nelle vostre carni glorificate. Simili al Padre sarete, o figli santi. Simili a Gesù, Figlio mio santissimo. Simili a Maria, Regina nostra. Del Padre avrete la somiglianza intellettiva, e dei due gloriosissimi Viventi in Cielo la somiglianza umana. E poichè avere l‟Intelletto è come avere la Parola e l‟Amore, e dove è Uno sono i Due altri della Triade perfetta, voi avendo la somiglianza del Padre, sarete possessori di quella Perfezione che fece l‟uomo simile a Lui, e lo elesse per figlio. Prima di quell‟ora sarete i dignitari del mio Figlio. Vedrete il miracolo d‟amore di una Terra immersa nella pace e volta ad udire Dio. Conoscerete quale sarebbe stato il vivere dell‟uomo se non avesse avvilito se stesso col connubio di Satana. Non sarete defraudati di quest‟ora [il Regno temporale di Dio], o amorosi seguaci dell‟Amore fatto carne”. 8) - Gesù a JNSR. 20 luglio 1997: “Dopo l‟evangelizzazione del mondo intero, allora scenderò dai Cieli, ed il mio Nome sarà cantato anche dagli uccellini nel loro nido. La natura intera canterà il mio Ritorno glorioso. Il Vento d‟Amore è già alle porte. Ed ecco che vengo. Così sia”. 28 novembre 2001: “Il giorno in cui verrò non aspettatevi di vedermi qui o là. Sì, vi verrà detto: l‟ho visto, è nel tal posto. No. Vi ripeto che verrò dalle altezze del mio Cielo di gloria. Tutti mi vedranno. Nulla è impossibile a Dio. La Purificazione è iniziata. Accettate la mia Croce che, unita alla vostra, vi salverà, e salverà tutti quelli che vi sono cari, perchè lo sono ancora più al mio Sacro Cuore Allora verrò a dire ad ognuno: „Vengo nella mia santa gloria. La tua vita mi appartiene. Se mi segui, cammineremo insieme affinchè il mondo comprenda il valore che do ad ognuno, perchè voglio salvare questo mondo con ciascuno di voi. Il salvataggio della vostra Terra è un affare familiare. Il Padre ve l‟ha data in eredità. È adesso che gliela dovete rimettere, nella sua santa mano, bella, pulita, soprattutto innocente, perchè il Male l‟aveva trasformata in una massa informe e sporca. Allora i figli del Padre si metteranno al lavoro, guidati da Gesù, il Figlio unico del Padre che scende ad aiutare tutti i suoi fratelli in Dio per rimettere questa Terra bella quanto Dio ve l‟aveva data all‟origine. Metterò nei vostri cuori tanto amore, tanta forza, e lo Spirito Santo vi darà tanto ardore nella Fede, nella Speranza, nella Carità che i vostri cuori si gonfieranno come le vele di un veliero di competizione, e che voi trasformerete la vostra Terra in un giardino più bello dell‟Eden. Terra nuova di Dio e degli uomini. Di che annientare l‟orgoglio di Satana a cui non sarà più concesso di venire a prendervi a tradimento. L‟avrò respinto in fondo all‟inferno, dove si batterà coi suoi accoliti; non vi ho detto con le „mie anime‟. Gli uomini avranno acquistato una tale bontà, una tale intelligenza, che la pace di Dio risiedrà su tutta la Terra. Non ti ho detto che non mi vedrete in mezzo a voi. Dio è ovunque. Come potrà il mio Amore scegliere un‟anima? Siete tutti in Me come sono tutto in voi. Sì, mi vedrete, mi toccherete. Quando? Fra poco. Verrò nei prossimi giorni, dopo l‟Evangelizzazione totale della Terra. Siete giunti ai tre quarti. Non voglio venire senza che mi si speri e mi si chiami: „Vieni, Signore Gesù‟! La sera scende su tutta la Terra. La ricopre e la ricoprirà ancora con molte sofferenze, pene,

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lacrime. Fatemi conoscere! Vi chiedo di unire le vostre forze, e di continuare a costruire la mia strada di Croci gloriose, di Croci d‟amore a migliaia, e su tutta la Terra. Il canto delle Croci d‟amore si alzerà verso Dio che vede la luce di queste Croci che lo chiamano, le braccia tese da est a ovest: „Vieni, Signore Gesù‟! Allora, quando vedrò i cuori dei miei figli, i figli del mio divin Cuore e della mia Croce luminosa, chiamarmi come fecero i miei beneamati Apostoli in mezzo alle onde scatenate : „Aiuto! Senza di Te, Signore, ci anneghiamo!‟, allora verrò. Perchè non ci sarà più orgoglio umano nei loro cuori. I miei figli si riconosceranno piccoli e deboli senza il loro Dio: „Aiuto, Signore! Senza di Te la Terra muore‟! Allora verrò. Sarà tempo di tornare, di ritornare, per ristabilire l‟ordine e la pace nel mio Amore infinito. Verrò come un ladro che ha premura perchè sta per spuntare il Nuovo Giorno. Già l‟orizzonte cerca la luce. Il giorno che Dio si è scelto sta arrivando. Giorno di gloria, di pace, di gioia sulla Terra come in Cielo. Amen”. 9) - Gesù a Luisa Piccarreta. 21 settembre, 1923 “Per questo Regno... tutto è pronto. Tutto è preparato. Non rimane altro da fare che aprire le sue porte, e farlo conoscere affinchè l‟uomo ne prenda possesso”. 10) - Gesù a Vassula Ryden. Tra il 21 maggio 1997 ed il 22 giugno 1998: “Come un tempo l‟ho detto davanti a tutti, lo ridico ora: giorno verrà – e detto giorno è vicino – in cui il vostro spirito sarà in cielo a glorificare la nostra Santità trinitaria, anche se voi sarete tra gli uomini. Mentre il vostro corpo si muoverà tra gli uomini, la vostra anima ed il vostro spirito, catturati nella mia Volontà e pieni della nobiltà della mia Luce, saranno paragonabili a quelli angelici. Vi troverete a camminare nell‟Eden, in Paradiso, tra i miei angeli e i miei santi, perchè la vostra unione con Me sarà completa. ... Ah! Gioiremo nel riconoscerCi in voi. Avrete in voi l‟immagine del Dio mai visto, e Noi contempleremo in voi il Cielo. Il fatto di possederci vi renderà capaci di vivere quella vita che Noi ci aspettavamo da voi, una vita che raggiungerà la conoscenza più completa della nostra Divina Volontà, e questo grazie ad una saggezza e ad una comprensione spirituale perfette. La vita che vivrete, carissimi figli – voi che siete stati creati per le nostre Corti imperiali – sarà secondo il mio Pensiero sotto tutti gli aspetti. Vi santificherò, e sarete capaci di essere assolutamente devoti.G Anche se tutte queste cose sono già state annunciate nel Messaggio di Verità, pochissimi tra di voi hanno compreso la mia Parola. Oggi il mondo sente, ma non comprende. Vede, ma contempla delle immagini che non gli dicono niente.” Pur dando forte attendibilità alle rivelazioni dei profeti sui tempi moderni, cosa è che non traspare, che invece era così lampante nei testi antichi? A me sembra chiaro che oggi il nemico non permette a nessuno di essere visto « faccia a faccia » per quello che è. Come se il Diavolo, patteggiasse con il Signore il tempo della sua caduta, così come fece con Giobbe e la sua pazienza e come ci racconta Papa Leone Magno e da cui deriverà la preghiera di esorcismo dedicata a San Michele Arcangelo. G Ma il Signore ai suoi eletti offre l‟opportunità di avvicinarci tanto al Suo sguardo, come a quello del nemico, come se il dono della Fede e le grazie spirituali desse loro la possibilità di vedere tutto attraverso degli speciali Raggi X. ISRAELE AI RAGGI X 1) Dieci brani presi dal libro di Julio Meinvielle: “El Judio en el misterio de la historia”. Brano n. 1: La Chiesa cattolica e gli Ebrei. «Attraverso la voce dei Pontefici di Roma, la Chiesa cattolica ha sempre detto che gli Ebrei possono essere pericolosi, e che per questo è meglio tenerli sorvegliati. Senza questa

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sorveglianza, in breve tempo essi potrebbero rovinare una società, cristiana o non cristiana. Esistono almeno una quindicina di documenti che i Papi di Roma hanno scritto nell‟intento di mettere in guardia i governanti delle nazioni cristiane contro il pericolo che costituisce una presenza ebraica non vigilata. Le ragioni che spingono i Papi ad assumere posizioni de genere non è un sentimento di odio anti-ebraico, ma una saggezza fondata sull‟esperienza. È bene dire, a prova di questo, che nel momento stesso in cui i Papi denunciano il pericolo che gli Ebrei rappresentano per la società che li ospita, essi aggiungono subito che i Paesi cristiani hanno comunque un dovere di ospitalità verso gli Ebrei, e che per scongiurare ogni pericolo basta raggrupparli in zone riservate. » Perchè i Papi agiscono così? C‟è forse un tipo di contraddizione nell‟atteggiamento che essi adottano verso gli Ebrei? La risposta è: non c‟è contraddizione nell‟atteggiamento dei Papi verso gli Ebrei. Anche se la presenza del Popolo ebraico rappresenta un certo pericolo per una nazione ospitante, la teologia cristiana riconosce a detto Popolo il diritto di esistere, ed anche, in più, una considerazione specialissima, derivante dal fatto che questo popolo è il padre della Chiesa. Come padre della Chiesa il Popolo ebraico è sacro, e tale rimane anche se perverso. Per quanto perverso e pericoloso sia un padre, i suoi figli gli devono ospitalità e rispetto. Benchè sia necessario impedire che la perversità di un padre sia nociva alla famiglia, i figli non devono né uccidere né maltrattare il loro padre. » Sulla base di questi princípi, il grande Pontefice Innocenzo III riassume nel modo seguente la dottrina e la giurisprudenza cattolica riguardo agli Ebrei: Innocenzo III scrive: Gli Ebrei sono i testimoni viventi della vera fede. Il Cristiano non deve nè sterminarli nè opprimerli, per non perdere la conoscenza della Legge. Allo stesso modo che essi, nelle loro sinagoghe, non devono andar oltre ciò che consente la loro legge, allo stesso modo noi non dobbiamo importunarli nell‟esercizio dei privilegi che sono stati loro accordati. Anche se preferiscono persistere nell‟indurimento dei loro cuori anzichè cercare di comprendere gli oracoli dei Profeti e i segreti della loro Legge per arrivare alla conoscenza di Cristo, essi hanno comunque diritto alla nostra protezione. Siccome domandano di essere da Noi aiutati, Noi accogliamo la loro domanda e li prendiamo sotto la Nostra protezione. Trasportati dalla dolcezza della pietà cristiana, e seguendo le tracce dei nostri predecessori: Callisto, Eugenio, Alessandro, Clemente e Celestino, di felice memoria, vietiamo a chiunque di costringere al battesimo un qualsiasi ebreo (...) Nessun Cristiano deve permettersi di far loro del male, di impossessarsi dei loro beni, o di cambiare i loro costumi senza un giudizio legale. Che nessuno li disturbi nei loro giorni di festa, colpendoli o lanciando loro delle pietre. Che nessuno li costringa in quei giorni a dei lavori che possono essere fatti in altri tempi. Inoltre, opponendoci con tutta la nostra forza alla perversità e all‟invidia degli uomini, vietiamo a chiunque di violare i loro cimiteri e dissotterrare i loro cadaveri per prendere il loro denaro. Coloro che contravvenissero a queste disposizioni incorrerebbero nella scomunica. «Con queste sagge parole la Chiesa riconosce che gli Ebrei non solo hanno diritto all‟esistenza, ma hanno anche il diritto di essere rispettati come tutti gli altri. Questo documento di Innocenzo III prova che l‟antisemitismo è condannato dalla Chiesa, perchè gli antisemiti osteggiano gli Ebrei senza tenere conto che gli Ebrei, oltre che a far parte della razza umana, fanno parte di una stirpe il cui carattere è sacro. » (op. cit., p. 58-59).

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A proposito degli Ebrei, il Meinvielle aggiunge questo:
«La Chiesa, riconoscendo la perversità teologica che c‟è in essi, sapeva sottometterli a delle leggi sagge, e la sua vigilanza era in allerta affinchè non pervertissero i Cristiani. Tuttavia, la Chiesa non ha mai odiato gli Ebrei, anzi, ha pregato per essi, ha fatto pregare per essi, e in molteplici occasioni li ha difesi da vessazioni e da persecuzioni ingiuste. Tant‟è vero che quando, per la prima volta dopo secoli, il Sinodo ebraico si è riunito pubblicamente a Parigi nel 1807, convocato da Napoleone, questo stesso Sinodo ha reso un omaggio pubblico alla benevolenza dei Pontefici romani. Questo documento che è conservato nella “Collezione degli Atti dell‟assemblea degli Israeliti di Francia e del Regno d‟Italia”, contiene il testo seguente: “Omaggio di gratitudine degli Ebrei alla Chiesa. I Deputati Ebrei dell‟impero di Francia e del Regno di Italia, al Sinodo Ebraico decretato il 30 Maggio ultimo scorso, presi da gratitudine per i benefíci successivi che il clero cristiano ha fatto nei secoli passati agli Israeliti degli Stati d‟Europa, pieni di riconoscenza per l‟accoglienza che diversi Pontefici hanno fatto a differenti epoche agli Israeliti di varie nazioni, quando la barbarie, i pregiudizi e l‟ignoranza riunita perseguitavano ed espellevano gli Ebrei dal seno delle società, dichiarano: Che l‟espressione di questi sentimenti sarà registrata nel processo verbale di questo giorno affinchè resti per sempre come una testimonianza autentica della gratitudine degli Israeliti di questa Assemblea per i benefíci che le generazioni che ci hanno preceduti hanno ricevuto dagli ecclesiastici dei diversi paesi d‟Europa. » (op. cit., p. 31). Brano n. 2: Il ghetto che era imposto agli Ebrei. «Abbiamo detto che la Chiesa vuole che gli Ebrei siano rispettati nell‟esercizio dei loro diritti, senza che venga ignorato con questo il pericolo che rappresentano. Per questo la Santa Sede ha creato la disciplina del ghetto, che permette di isolare gli Ebrei restringendo i loro diritti civili in seno alle nazioni cristiane che li accolgono. La legislazione sul ghetto è riassunta dal domenicano Ferraris con queste parole: “Tutti gli Ebrei devono abitare in uno stesso luogo, e se questo luogo non è sufficiente, in due luoghi o tre, o in quanti sarà necessario. Questi luoghi devono essere contigui ed avere solamente una porta per entrare e per uscire”. Dunque agli Ebrei che erano accolti dai popoli cristiani non era consentito di abitare fuori dai ghetti, ed inoltre, a partire dal suono dell‟angelus della sera fino a quello della mattina seguente un ebreo non doveva uscire dal suo ghetto. Questo modo di vivere presentava tre vantaggi importanti: 1) - Le autorità dello stato ospitante avevano sempre sotto controllo il numero di Ebrei presenti sul loro territorio, e la loro identità. Questo facilitava la loro sorveglianza. 2) - Il sentimento di questa sorveglianza manteneva gli Ebrei sulla buona strada poichè, in base l‟insegnamento di S. Paolo che dice, parlando di essi, che hanno ricevuto lo spirito di schiavitù nel timore, è attraverso il timore che gli Ebrei sono governabili. 3) - Sapendo che la notte è complice del malfattore (“Qui male agit odit lucem” = chi male agisce odia la luce), con questa ingiunzione si prevenivano le perversità che gli Ebrei avrebbero potuto compiere durante la notte. Oltre alla reclusione nei ghetti, gli Ebrei dovevano sottoporsisi all‟obbligo di portare una coccarda, o un nastro giallo, o un altro segno che permettesse ai cittadini comuni di riconoscere subito un membro della razza ebraica. In questo modo gli Ebrei non potevano fare del male ai Cristiani, salvo a quelli che erano abbastanza sciocchi per mettersi in relazione con loro. Si dirà: queste distinzioni odiose non vanno contro i diritti legittimi chi

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sono dovuti ad ogni uomo, ad ogni collettività umana? Non proprio. (...) Se una collettività vuole avere il privilegio di governarsi con delle leggi proprie all‟interno di una nazione che le concede ospitalità, questa collettività non deve in seguito approfittare della situazione per complottare contro la nazione ospitante. È tuttavia il caso degli Ebrei, come lo dimostra la teologia cattolica, come l‟esigono le prescrizioni del Talmud, e come lo dimostra la storia degli Ebrei in ogni tempo e in ogni luogo. San Tommaso d‟Aquino fu un giorno consultato dalla Duchessa di Brabant che voleva sapere se era bene o male che nel suo territorio gli Ebrei fossero obbligati a portare un segno distintivo che li differenziasse dai Cristiani. San Tommaso d‟Aquino rispose: “Rispondere a questa domanda è facile. In accordo con quanto è stato stabilito dal Concilio Generale, in ogni territorio abitato da Cristiani, e in ogni tempo, gli Ebrei dei due sessi devono distinguersi dagli altri popoli tramite il loro modo di vestire. Ciò è comandato loro nella loro propria legge, e cioè che ai quattro angoli del loro mantello essi devono avere delle filettature distintive che permettano di sapere se sono Ebrei”. » (op. cit., p. 59-61). Brano n. 3: Altre restrizioni applicate agli Ebrei. «Le restrizioni imposte agli Ebrei che le nazioni cristiane accoglievano sul loro territorio non si limitavano all‟obbligo di vivere all‟interno del ghetto. Per esempio, gli Ebrei non avevano diritto di assumere delle nutrici cristiane o dei servitori cristiani. Il commercio di merci nuove era loro vietato, come pure la confezione di seta e di tessuto. Si vietava loro soprattutto di acquistare e di vendere la seta nuova, tessuta o no. Si vietava loro di insegnare nelle università. La professione di farmacista non era loro consentita, e neppure quella di medico, di albergatore, di magistrato, o di ufficiale militare. Si permetteva loro di fare del commercio della biancheria usata, o quello degli alimenti necessari alla vita. Gli Ebrei avevano il permesso di esercitare professioni tipo banchiere, fornitore di re, gioielliere, tipografo, assicuratore, professioni per le quali gli Ebrei mostravano singolari attitudini, e che apparentemente non costituivano un pericolo diretto per i Cristiani. » (op. cit., p. 61). Brano n. 4: Esempio di reclamo contro gli Ebrei. « Le Logge massoniche d‟Inghilterra intensificano le loro attività a partire dal 1717, e decidono di applicare ovunque le loro teorie, cominciando dalla Francia. Quarantatre anni più tardi, nel 1760, i negozianti di Parigi si lamentano degli Ebrei, e firmano una requisitoria collettiva che dà un‟idea dei problemi ai quali devono far fronte a causa degli Ebrei. Sembrae che non esistano più le leggi che la Chiesa aveva istituito per proteggere le città cristiane contro il pericolo ebraico, o che non siano più applicate. Il documento ha per titolo: «Reclamo dei Mercanti e Commercianti di Parigi contro l‟ammissione degli Ebrei.» Vi si legge tra l‟altro: “L‟ammissione di questa specie di uomini in una società è una cosa pericolosissima. Si possono paragonare alle vespe che se si introducono nei nidi è solo per uccidere le api, aprir loro il ventre per poter estrarre il miele che hanno nelle viscere. Così sono gli Ebrei. È impossibile supporre che esistano in essi le qualità dei cittadini normali. Nessun membro della loro razza viene educato nei princípi di una autorità legittima. Sono convinti che ogni tipo di autorità esiste come usurpazione dei loro diritti, e si sforzano di realizzare un Impero universale. Considerano tutti i beni della terra come se fossero di loro appartenenza, e i cittadini degli stati come se fossero i ladri dei loro beni”. Questo documento parla poi del rapido accumulo di ricchezze di cui son capaci gli Ebrei, chiedendosi se il potere che permette loro di arrivare così velocemente ad un tale grado di fortuna non sia magari di origine soprannaturale. Il testo prosegue dicendo:

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“Gli Ebrei non possono gloriarsi di avere procurato vantaggi di nessun genere ai paesi dove sono stati tollerati. Le nuove invenzioni, le scoperte utili, un lavoro faticoso ed assiduo, le manifatture, gli armamenti, l‟agricoltura, niente di tutto ciò entra nel loro sistema. Ma si servono delle scoperte per alterarne le produzioni, alterare i metalli, praticare ogni specie di usura, nascondere oggetti rubati, acquistare dalle mani di assassini o di domestici, introdurre delle merci proibite o difettose, offrire ai dissipatori o ai debitori mal presi delle merci che precipitano il loro fallimento. I conteggi, i piccoli scambi, gli aggiotaggi, i prestiti su pegni, i baratti, l‟acquisto e la vendita, ecco la loro industria. Permettere ad un solo ebreo una casa di commercio in una città è come permettere il commercio in tutta la nazione. Sarebbe come opporre ad ogni commerciante le forze di un‟intera nazione che non mancherebbe di adoperarli per sopprimere il commercio di ogni casa produttrice, una dopo l‟altra, e di conseguenza quello di tutta la città”. Il documento conclude dicendo: “Gli Ebrei non sono cosmopoliti, non sono cittadini in nessun angolo della terra. Si considerano al di sopra di tutto il genere umano; ne sono i segreti nemici perchè sperano di poter un giorno soggiogarlo come un schiavo”. » (op. cit., p. 62). Brano n. 5: Parole di San Pio V sugli Ebrei. San Pio V, Papa di Santa Romana Chiesa dal 1566 al 1572, sugli Ebrei si è espresso in questi termini: «Il Popolo ebreo, che in passato il Signore aveva scelto per accedere ai Celesti Misteri e ricevere gli Oracoli divini, fu tanto elevato in dignità e grazia al di sopra degli altri popoli quanto poi abbassato e umiliato a causa della sua incredulità. Alla maturazione dei tempi questo popolo si è visto condannato come ingrato e perfido avendo tolto la vita, e in modo indegno, al suo Redentore. È così che i membri di questo popolo hanno perso il sacerdozio che conferiva loro l‟autorità della Legge. Da allora essi errano nel mondo, esuli dal paese che il Signore, con grande bontà, aveva loro preparato, paese dove colavano latte e miele. (...) I popoli cristiani hanno accettato che i reduci di questo popolo trovino ospitalità nei loro territori (...) ma l‟empietà e la perversità di queste persone sono tali che per proteggere le collettività cristiane ci sentiamo ora in obbligo di portare al più presto un rimedio alla forza del male. Senza parlare delle numerose forme di usura con le quali gli Ebrei si impossessano delle risorse dei Cristiani poveri, noi sappiamo che essi sono complici nel ricettare la merce dei malandrini e dei ladri. Per impedire che vengano riconosciuti gli oggetti profani e religiosi che questi rubano, essi li nascondono, li trasportano altrove, oppure li trasformano completamente. (…) Il colmo è che si dedicano a sortilegi e incantazioni magiche, alle superstizioni e ai malefici. In questo modo fanno cadere nella rete del diavolo molte persone semplici o malate le quali si immaginano che queste persone abbiano la capacità di profetizzare l‟avvenire, rivelare furti, tesori, cose segrete, o far conoscere cose che nessun mortale è in grado di esplorare. Infine, noi sappiamo perfettamente in che modo indegno questa razza perversa parli del Cristo, quanto pericolosa essa sia per i Cristiani, quanto inganno ci sia nelle insidie che da essa vengono tese contro la vita dei Cristiani. » (op. cit., p. 57-58). Brano n. 6: Regole di disciplina stabilite dalla Chiesa riguardo agli Ebrei. «La disciplina della Chiesa riguardo agli Ebrei può essere riassunta così: 1) Libertà per gli Ebrei, in modo da assicurar loro la possibilità di vivere da comunità. 2) Protezione per i Cristiani, in modo da aiutare i Cristiani a non cadere nei trabocchetti giudaici. L‟evidenza mostra che per proteggere i Cristiani è necessario ridurre le libertà degli Ebrei, e questa riduzione è una conseguenza del controllo che i popoli che accolgono gli Ebrei sono obbligati ad esercitare su di essi.

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Nel mese di luglio del 1555, Papa Paolo IV dà le seguenti disposizioni: “Gli Ebrei non devono permettere ai Cristiani di chiamarli col titolo di Signore”. Ed anche: “Gli Ebrei non devono azzardarsi a giocare, mangiare, o mantenere familiarità coi Cristiani”. 1 (op. cit., p. 63). Eppure la Chiesa di Roma, la stessa che chiede ai Cristiani di non frequentare gli Ebrei, si oppone all‟idea di vederli perseguitati. Per esempio, nel ventesimo secolo la voce di Pio XI si alza più volte contro la politica antisemita della Germania nazista, e Pio XII prende enormi rischi per salvare la vita a numerosi Ebrei di Roma, Ebrei che dal 1940 al 1943 sono spietatamente perseguitati dalla Gestapo tedesca presente nella capitale italiana». Brano n. 7: Saggezza della Chiesa verso gli Ebrei. «Penetrando nel cuore dell‟Ebreo e in quello del Cristiano, la Chiesa ha scoperto nel primo un desiderio nascosto ma profondo di dominio universale, e nel secondo una debolezza colpevole, quella che lo fa correre dall‟ebreo ogni volta che le sue finanze danno segni di debolezza (una situazione che spesso è causata dalla vita disordinata del Cristiano stesso). I Papi hanno sempre detto che per non cadere vittime degli Ebrei i Cristiani devono semplicemente smettere di frequentarli, imparare a moderarsi, rinunciare ai loro vizi e capricci. Secondo i Papi, se i Cristiani seguissero questi buoni consigli, non avrebbero più bisogno di correre in cerca di denaro dagli usurai ebraici, nè di frequentare i cinema ebraici, nè di comperare le riviste ebraiche; e non sarebbero domani condannati a sopportare un padrone ebreo in fabbrica, un padrone ebreo in ufficio, un padrone ebreo in banca, nell’impresa commerciale, nella ricchezza del paese, nel frumento, nel grano, nel lino, nel latte, nel vino, nello zucchero, nel petrolio, nei titoli e nelle azioni di ogni impresa importante, nella circolazione della moneta, nell’oro e, colmo della disgrazia, nel campo politico! Secondo i Papi, se i Cristiani seguissero i loro consigli avveduti non correrebbero il rischio di pensare alla maniera ebraica in teologia, in filosofia, in storia, in politica, in economia. Col passare del tempo i popoli cristiani hanno purtroppo abbandonato i consigli dei Papi sul pericolo ebraico. È dunque normale che oggi subiscono il peso del loro dominio, basato sui valori materiali. Non hanno finito di subirlo, questo dominio, perchè gli Ebrei che cercano di dominare i Gentili non fanno altro che seguire un misterioso istinto che l‟Onnipotente ha messo nella loro anima per servire da pungiglione e da flagello ai Cristiani vili e negligenti. Questo istinto di dominio, tipicamente giudaico, potrebbe esser qualificato di teologico, ed essere paragonato a una missione segretissima che l‟Ebreo stesso, a sua insaputa, avrebbe ricevuto di Dio. Chi forma oggi la mentalità dei popoli cristiani? È la stampa giudeo-farisaica che li forma, sono le università, le scuole e le bibliografie giudaicizzanti che li formano. La scristianizzazione dei popoli cristiani va di pari passo con la loro “giudaicizzazione”, e se la misericordia di Dio non dovesse intervenire per risparmiare ai Cristiani cose più gravi, i Cristiani, per loro punizione diventerebbero schiavi degli Ebrei. Gli Ebrei faranno qualsiasi sforzo per ridurre in schiavitù i loro antichi “carcerieri”, i Cristiani, e vendicarsi così delle pretese aggressioni subite nel Medioevo. È il caso di ripetere ai Gentili, che se continueranno ad optare per una civiltà di grandezza materiale, dove predomina Mammona, sono gli Ebrei che diventeranno padroni di tutto, ed essi Gentili saranno i loro schiavi. (...) Ho la quasi certezza che i sogni di grandezza materiale che i Cristiani coltivano ricorrendo ai soccorsi ebraici si concluderanno in fiumi di sangue. Così è già successo in Russia, in Spagna, e in altre parti del mondo. Ma per i mali che arrivano ai Cristiani non mi sento capace di puntare il dito contro gli Ebrei. Da ciò che capisco dei disegni di Dio, quando gli Ebrei lavorano al perfido programma che si propongono di realizzare, non fanno altro che compiere quel nero

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“dovere” che in maniera nascosta è stato loro affidato dall‟Onnipotente. Mi sento piuttosto di puntare l‟indice contro i Cristiani, che per l‟ambizione di essere grandi nel carnale finiscono per stipulare con gli Ebrei alleanze infami e proibite, contro le quali i Papi non hanno mai smesso di predicare. » (op. cit., p. 64-65). Brano n. 8: Progetti giudeo-farisaici per un dominio universale. Esistono veramente questi piani di dominio universale? Sì esistono, non ci sono dubbi in proposito. La storia ne offre la prova in ogni tempo e in ogni luogo. «Che vogliono gli Ebrei? (gli Ebrei «elitisti» dallo spirito farisaico, ndr). Vogliono l‟impero universale della loro razza sui popoli addomesticati, con Gerusalemme come capitale mondiale. (...) Allora il sogno degli Ebrei sarà una realtà. E quando gli Ebrei saranno padroni del mondo, con Gerusalemme come capitale, allora – dicono essi sognando – “allora verrà il Messia, il grande Conquistatore, che renderà tutte le nazioni del mondo schiave degli Ebrei”. (op. cit., p. 92). «Ebrei e Cristiani rappresentano la lotta tra Lucifero e Dio, tra il Serpente e la Donna, tra le Tenebre e la Luce, tra la Carne e lo Spirito. Rappresentano l‟eterna lotta di Caino contro Abele, di Ismaele contro Isacco, di Esaù contro Giacobbe, del Faraone contro Mosè, della Sinagoga di Satana contro Cristo. Da quando la Redenzione è stata compiuta da Cristo, questa opposizione è diventata così fondamentale che la scelta dell‟uomo si riduce ormai a due sole possibilità: o lasciarsi cristianizzare o lasciarsi “giudaicizzare”. Non rimangono all‟uomo che due stili di vita: quello cristiano o quello giudeo-farisaico; che due religioni, quella cristiana o quella giudeo-farisaica; che due economie, quella cristiana o quella giudeo-farisaica; che due internazionalismi, quello cristiano o quello giudeo-farisaico. I suddetti piani di dominio giudeo-farisaico sono pure un‟esigenza del Talmud, che molti Ebrei, a torto o a ragione, considerano il loro Codice civile e religioso.» (op. cit., p. 68). «Abbiamo visto che la Chiesa di Roma è sempre stata cosciente del “pericolo” ebraico (leggi: giudeo-farisaico, ndr), e che per evitare la contaminazione dei popoli cristiani da parte degli Ebrei (leggi: Ebrei dallo spirito farisaico, ndr) essa ha spesso preso delle precauzioni. (...) Abbiamo visto che il Rinascimento, la Riforma protestante, l‟Enciclopedismo del XVIII secolo, la Rivoluzione francese, il Capitalismo, il Liberismo, il Socialismo, il Comunismo, la Rivoluzione sovietica, sono creature concepite dallo spirito ebraico (leggi: giudeo-farisaico, ndr), e gli Ebrei (leggi: gli Ebrei dallo spirito farisaico, ndr) ne hanno tratto profitto a scapito dei popoli cristiani. (...) Dio permette che l‟Ebreo (leggi: l‟Ebreo dallo spirito farisaico, ndr) sia per i Cristiani un “flagello teologico”, un agente di iniquità, ma teologico. Ne consegue che un ebreo che si sforza di distruggere il Cristianesimo fa solamente il suo mero “dovere”. » (op. cit., p. 70). Brano n. 9: Cervello ebraico e braccio massonico. Lo spirito giudaico è convinto di una cosa: per giungere alla conquista del potere mondiale bisogna anzitutto distruggere il sistema attuale in tutte le sue componenti. Le presenti instituzioni devono tutte sparire, cominciando dal trono e dall‟altare, perchè i Re e i Papi sono i simboli principali dell‟ordine stabilito. Un cervello che pensa così avrà bisogno di un braccio disposto a seguirlo ciecamente; il che spiega la creazione della Massoneria, il “braccio” multinazionale concepito per eseguire gli ordini del cervello giudaico. Guarda caso, la Massoneria ha per motto l‟espressione latina “Ordo ex chaos”, il che significa: “L’ordine a partire dal caos”, o: “L’ordine come frutto del caos”. Da dove viene dunque la Massoneria? L‟Ebreo Isaac Wise ci risponde attraverso il giornale „The Israelite‟, nel numero che copre il periodo dal 3 al 17 agosto 1855 : “La Massoneria è un‟istituzione giudaica. La sua storia, le sue regole, i suoi compiti, le sue consegne, le

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sue spiegazioni sono tutte ebraiche dall‟inizio alla fine, ad eccezione di qualche regola secondaria e di qualche parola nel giuramento iniziale”. (op. cit., p. 77). Brano n. 10: Conclusioni teologiche. «1. PRECEDENZA DELL‟EBREO: Nel bene come nel male, il primo posto è sempre dell‟Ebreo. 2. EBREO BENEDETTO, E EBREO MALEDETTO: La parte di Israele che ha rigettato Cristo porta su di lei il Sangue di Cristo come una maledizione, quella invece che ha accettato Cristo porta su di lei lo stesso Sangue, ma come una benedizione. 3. MISSIONE “TEOLOGICA” DELL‟EBREO: L‟Ebreo è contro tutti, ma in particolare contro il popolo cristiano. 4. LA MASCHERA SUL VISO: I figli del farisaismo, che è giudaico per definizione, si sentono bene e a loro agio solo dietro una maschera. 5. SUPERIORITÀ DELL‟EBREO NEL CARNALE: Lo storico Werner Sorabart dice – e ne fornisce pure la prova – che la grandezza del capitalismo inglese e americano è una creazione giudaica. Si tratta di una grandezza materiale incomparabile, che però è frutto del lavoro di milioni di Cristiani a favore di un pugno di Ebrei. 6. VITA CRISTIANA = SCUDO ANTI-GIUDAICO: Per quei Gentili che non vogliono cadere sotto il peso della schiavitù giudaica, la sola protezione è la vita cristiana. 7. SEPARAZIONE NECESSARIA dei due mondi: Le leggi ebraiche dicono che gli Ebrei devono vivere separati dai Cristiani, e le leggi cristiane dicono che i Cristiani devono vivere separati degli Ebrei. 8. REDENZIONE O TAGLIONE. Dio offre ad ogni Ebreo la possibilità di vivere le sue sofferenze in due modi diversi: o come pegno di redenzione, o come legge di giustizia. Il pegno di redenzione è quando la sofferenza dell‟Ebreo diventa per lui un‟occasione per espiare il male che i suoi antenati hanno commesso contro Cristo; la legge di giustizia è quando la sofferenza dell‟Ebreo diventa per lui un‟occasione per ribellarsi ancora di più contro tutto e contro tutti, in primo luogo contro la società che lo ospita. 9. LE MENZOGNE E I LORO MISFATTI: I metodi che gli Ebrei utilizzano contro i Cristiani hanno per base la menzogna. 10. GRANDEZZA DEL SANGUE EBRAICO: Gli Israeliti raggiungeranno la grandezza loro, quella del loro sangue, quando riusciranno a sradicare dalla loro mente e dal loro cuore il fermento farisaico. Per riuscire in questo dovranno innanzitutto accettare Cristo. In conclusione, fino a quando durerà questa inimicizia tra Ebrei e Cristiani? Durerà finchè la misericordia di Dio non dichiari giunto il tempo della riconciliazione. S. Paolo dice che questo tempo verrà quando Israele riconoscerà Colui che ha rinnegato. S. Paolo così si esprime: “Ma non voglio, fratelli, che ignoriate questo mistero. (...) Una parte d‟Israele si è indurita, e tale rimarrà finchè non saranno entrati (all‟ovile, che è la Chiesa di Cristo. ndr) tutti i pagani. Allora tutto Israele sarà salvato”. (Rm 11, 25-26). Quando l‟ora qui descritta sarà arrivata gli Ebrei diventeranno Cristiani (“Esaù si riconcilierà con Giacobbe”), e si avvererà la parola che il profeta Ezechiele ha pronunciato cinque secoli prima di Cristo. Tutti saranno una sola cosa in Cristo, perchè i Giudei non saranno più “Giudei” (non avranno più lo spirito farisaico, ndr), e i Cristiani saranno Cristiani autentici. La pace regnerà come frutto della giustizia e della carità in Colui che è stato promesso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe, e il cui nome è Gesù-Cristo, il Messia. » (op. cit., p. 27-31).

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2) Dieci brani ripresi dal libro: “La Conjuration anti-chrétienne”. Brano n. 1. Questo primo brano mostra in che modo durante i secoli alcuni rabbini anti-cristiani hanno snaturato il libro della Torah per creare il Talmud, che si presenta come un libro anti-sociale, pieno di odio anti-cristiano. Come esempio, ecco alcuni insegnamenti offerti dal Talmud al popolo ebreo di tutta la terra. Sono frasi che il professor Augusto Rohling ha voluto lui stesso tradurre dalla lingua ebraica. «1. Le anime degli Ebrei hanno il privilegio di essere una parte di Dio stesso. Le anime degli altri popoli della terra vengono dal diavolo, e sono simili a quelle dei bruti. 4. Il dominio sugli altri popoli è da condividere unicamente tra Ebrei. 5. Mentre aspettano la venuta del Messia, gli Ebrei vivono in stato di guerra continua con tutti gli altri popoli. Quando la vittoria sarà definitiva, i popoli accetteranno la fede ebraica. Solo i Cristiani non parteciperanno a questa grazia. Saranno interamente sterminati perchè discendono dal diavolo. Un ebreo è della sostanza di Dio. Un non-Ebreo che colpisce un ebreo merita la morte. 8. Solo gli Ebrei sono uomini, le altre nazioni sono delle varietà di animali. Il cane è meglio del non-Ebreo. I non-Ebrei sono cani o asini. Le anime dei non-Ebrei vengono dallo spirito impuro, ma le anime degli Ebrei vengono dallo spirito di Dio. 9. I non-Ebrei sono stati creati solamente per servire gli Ebrei, giorno e notte, senza mai lasciare il loro servizio. 10. All‟Ebreo è proibito lodare la scienza o la virtù di un Cristiano. 11. Non è giusto far prova di misericordia verso i nostri nemici. 12. L‟uomo, l‟ebreo, ha il dovere d‟essere astuto in ogni tempo. 13. Se un Ebreo ha paura, e giudica necessario dire a un non-Ebreo che lo ama, lo può fare. 14. L‟ebreo ha il diritto di fare l‟ipocrita col non-Ebreo. 15. I figli di Abramo sono gli Ebrei; i figli di Noè sono i non-Ebrei. 16. Agli Ebrei Dio ha dato ogni potere sui beni e sul sangue degli altri popoli. 17. Un non-Ebreo che deruba un Ebreo, non fosse che una monetina, dev‟essere messo a morte. Invece è permesso ad un Ebreo di fare del torto ad un non-Ebreo. Vuotare le tasche a un pagano è una cosa permessa. 18. Se la vite appartiene a uno straniero, portami l‟uva; se appartiene ad un Ebreo non toccarla. Il denaro del non-Ebreo è un bene senza padrone, e per questo l‟Ebreo ha diritto di prenderne possesso. I beni del Cristiano sono per l‟Ebreo come la sabbia del mare; il primo che se ne si impossessa è il vero possessore di questi beni. 19. Puoi ingannare uno straniero esercitando l‟usura su di lui. 20. In un paese governato dagli Ebrei, se un ebreo ha un processo con un non-Ebreo, fai guadagnare tuo fratello dicendo allo straniero: “Così vuole la nostra legge”. In un paese dove le leggi sono favorevoli agli Ebrei, fai guadagnare ancora tuo fratello dicendo allo straniero: “Così vuole la vostra legge”. In un paese dove gli Ebrei non sono padroni o non hanno la legge in loro favore, allora devi circonvenire gli stranieri tramite intrighi, finchè il guadagno va all‟Ebreo. 21. È proibito restituire a un Goïm ciò che ha perso. 22. Dio ci ha ordinato di esercitare l‟usura verso i non-Ebrei, non per soccorrerli, ma per nuocere loro. (Per rendersi conto di come gli Ebrei addestrano i loro figli all‟usura bisognerebbe leggere tutto il testo sull‟usura). 23. Sopprimi il migliore dei non-Ebrei. Togli la vita al più onesto degli idolatri. 24. Se un pagano cade in una fossa, devi ricoprire la fossa con una pietra, e rendere vani tutti gli sforzi che fa per uscire dalla fossa. Se lo vedi cadere in un fiume, o in pericolo di morte, non devi salvarlo. Maïnmonides insegna che se l‟occasione è propizia bisogna

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colpire a morte ogni non-Ebreo. È giusto sterminare di propria mano ogni eretico; chi sparge il sangue dell‟ateo offre un sacrificio a Dio. (Tra gli atei sono compresi Gesù e i suoi sostenitori). Coloro che non sono d‟accordo con i nostri insegnamenti devono essere messi a morte, specialmente gli adepti del Nazareno. Se ciò non è possibile, è bene cercare di provocare la loro morte. Colui che uccide un Ebreo sarà giudicato come se avesse ucciso il mondo intero. Se un Ebreo è in grado di ingannare un non-Ebreo, e fargli credere che lui stesso è un non-Ebreo, la cosa è permessa. » Ecc. ecc.. Brano n. 2. Alla pagina 516 dello stesso libro si trova un altro brano che parla del Talmud. Tale testo dice: «Ci sono due redazioni del Talmud, quella di Gerusalemme e quella di Babilonia, composta per riformare i “difetti” della prima. Achille Laurent, che è tra coloro che in questi ultimi tempi hanno maggiormante approfondito la questione giudaica, a proposito di queste due versioni del Talmud dice: “Il Talmud di Babilonia è quello che gli Ebrei seguono. Forma una serie di almeno dodici volumi. È il codice religioso degli Ebrei moderni, molto differente da quello degli Ebrei dell‟antichità. È un miscuglio di credenze. Chi ha il coraggio di percorrere questa immensa raccolta, nei commenti rabbinici che contiene scopre le cause latenti che sempre hanno spinto i popoli della terra a mettersi contro i resti dispersi di questo popolo... Da questi commenti rabbinici sono derivate le chimere della cabala, i pericolosi errori della magia, l‟evocazione degli spiriti, buoni e cattivi, un mucchio di errori morali, ed una teogonia la cui origine si trova in Caldea e in Persia... I commenti rabbinici distruggono anche la legge di Mosè, e questo a causa dei princípi di odio che contengono. È un odio che va contro tutti gli uomini che non fanno parte del popolo ebraico, chiamato sempre “Popolo di Dio”. » Brano n. 3. Paulus L. B. Drach, un celebre rabbino che nel diciannovesimo secolo si è convertito al cattolicesimo, scrive: “Da quando si è sparsa in Europa la conoscenza della lingua ebraica, i tipografi ebraici si preoccupano di sopprimere quei passaggi che contengono orrori o raccomandazioni detestabili contro i Cristiani o contro il Cristianesimo, lasciando al loro posto degli spazi bianchi. Per rimediare a queste lacune i rabbini si accontentano di insegnare verbalmente le parole che dovrebbero figurare negli spazi vuoti. Talvolta succede che nei loro esemplari personali essi ristabiliscano manualmente le parole soppresse. È quanto è successo – dice Drach – nell‟esemplare di Talmud che io possiedo”. (p. 516). Brano n. 4. Tre anni prima che esploda la Rivoluzione francese, Sébastien Mercier ha una intuizione sorprendente di ciò che diventerà il potere ebraico, quello che la Rivoluzione sta per inaugurare. Nell‟anno 1786 scrive: “I politici non sanno prevedere le conseguenze spiacevoli che può avere l‟esplosione improvvisa degli Ebrei. Le idee di questo popolo sono contrarie a quelle degli altri popoli. Gli Ebrei che le coltivano sono convinti che la Terra è tutta loro, e che gli altri popoli sono solamente degli usurpatori dei loro diritti.”. (p. 516). Brano n. 5. Quali sono i frutti che il Talmud produce sulla razza ebraica? Gougenot dei Mousseaux li espone in questi termini: “La legge religiosa dell‟Ebreo ultra ortodosso è una legge di esclusione e di odio, ma l‟Ebreo non vi fuggirà, perchè vive di voi. Il suo occhio vi assorbe, i suoi raggi vi divorano. Il furto, l‟usura, la spoliazione, per lui sono un diritto religioso sui Cristiani. Per un Ebreo il non-Ebreo è soltanto un bruto, un essere inatto a possedere. Se questo bruto detiene una proprietà, tale proprietà è un furto. Nessuna legge dice all‟Ebreo di rispettare i beni altrui, nè di rispettare la vita dei Cristiani. Che voi chiamiate l‟Ebreo o che lo respingiate, lo avrete sempre nei paraggi. Ma sia che l‟osteggiate, sia che lo facciate piegare sotto il peso dei vostri benefíci, non l‟avrete mai per prossimo. Mai vi considererà un suo simile”. » (p. 517).

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Brano n. 6. Nello stesso libro Mgr Delassus parla ancora del Talmud nel modo seguente: «Per rispetto ai nostri lettori ci asteniamo dal riprodurre ciò che il Talmud insegna, consiglia, prescrive agli Ebrei in relazione al sesto comandamento di Dio. Coloro che desidererassero conoscere il Talmud più da vicino leggano il capitolo IV e il capitolo V del libro di Gougenot des Mousseaux: “Le Juif, le judaïsme et la judaïsation des peuples chrétiens”. Un codice simile è stato e continua ad essere la causa del degrado del Popolo ebreo. Esso può anche fornire una chiave di spiegazione sull‟origine del disprezzo che i diversi popoli hanno continuamente avuto per questo popolo. L‟uomo agisce in ogni cosa secondo le sue convinzioni. Ciò che crede con sincerità passa nei suoi atti, talvolta a sua insaputa. La fede di un credente conduce i suoi atti e ne spiega la morale. Nel caso degli Ebrei che da secoli hanno per fede e legge un unico codice, quello del Talmud, il Talmud diventa il responsabile numero uno dei loro comportamenti, che talvolta sono purtroppo tra i più antisociali che si possano immaginare. » (op. cit. p. 519). Brano n. 7. « Nei seminari, come nei collegi e nelle università, sempre di più si va in cerca di inculcare i principi del 1789. (Quelli della Rivoluzione francese, ndr). Qui si presenta un doloroso enigma. Come ha fatto la setta a scovar fuori tutti questi rettori d‟istituto, che in apparenza sono di reputazione altamente cattolica? Come ha fatto la medesima setta a trovare un numero così grande di riviste e di giornali cattolici disposti a presentare al pubblico la coppa incantatrice e misteriosa che versa nelle anime i grandi principi, gli immortali principi? Non si rendono conto, i direttori di detti giornali e riviste, dell‟origine che hanno questi principi, e per quale fine sono stati inventati?

Altro ancora sul Sionismo?
Francoforte e i quattro cavalli dell‟Apocalisse – (da Chiesa Viva n. 414-415) Il dio Mammona è immortale: ciò che appartiene alle masse lavoratrici passa silenziosamente al globalismo finanziario, che rimane sostanzialmente immutato, come troviamo descritto nel libro “Il vitello d‟oro” (Ed. Salpan, tel. 0833.50.72.56) nel capitolo “Francoforte caldo letto dei demoni” (v. anche Ubi Petrus, 186), ove nel suo compatto DNA si unirono i quattro cavalli dell‟Apocalisse (Ap. 6, ls.): bianco (Mani Pulite dell‟ebraismo talmudico?), rosso (Comunismo), nero (Massoneria) e cianotico (Nazismo, Verdi e piano Maltusiano). Dall‟ufficio dello “Scudo Rosso” (Roth-schild) i quattro cavalli dell‟Apocalisse partirono scalpitanti alla conquista del mondo, mediante il Movimento Rivoluzionario Mondiale, fondato dai Rothschild e dai Rockefeller. A Francoforte, sua culla ebraica, la massoneria si avviava alla conquista del mondo, guidata per creare “Mammoni”, dipendenti e pendenze. Rothschild, da abilissimo finanziere ebreo, aveva intuito che, mediante il denaro, si poteva dominare la politica fino a deviare i fiumi della storia, come disse ai suoi dodici collaboratori (da contrapporre simbolicamente al gruppo apostolico!). Diede impulso alla Massoneria per scatenare la Rivoluzione francese; affidò a Weishaupt le istruzioni per un Comunismo planetario, e, in seguito, i suoi funzionari finanziarono il programma di Karl Gregory Ritter per dar vita al Nazismo. Il primo grande esperimento del potere massonico fu la Rivoluzione francese, e le ghigliottine di Robespierre venivano oleate dagli indisturbati banchieri di Necker.

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L‟Inghilterra ebbe buon gioco sulla Francia, bloccandola nella rivoluzione, a grande profitto delle banche ebraiche. Rothschild ebbe a dire che la fonte più feconda di denaro erano le guerre. Ebbe l‟incarico per l‟approvvigionamento degli eserciti rivoluzionari (retrovie militari, divise, derrate, medicinali, ecc.) e fece di tutto per mantenere il grande Napoleone in stato di guerra continua per un ventennio. Non gli importava se le battaglie di Napoleone lasciavano abitualmente sui campi di battaglia trenta o quarantamila morti, da una parte degli eserciti e altrettanti dall‟altra; come oggi, i calcoli sono fatti sul costo delle corazzate, degli aerei e dei carri armati, mai sul numero dei combattenti e delle vittime dei bombardamenti. Quando i finanzieri ebrei videro che Napoleone sfuggiva loro di mano, nel senso del controllo diretto sulle sue attività e sulle sue scelte politiche, approfittando della sua marcia su Mosca, con l‟esercito più poderoso della storia, istruirono i loro funzionari per intralciargli l‟avanzata con informazioni devianti, ritardi di rifornimenti alle truppe e altri inganni, così che quasi tutto l‟esercito cadde sotto il gelo delle steppe russe, e a Parigi poterono rientrare solo poche migliaia di sopravvissuti. Quando Napoleone arrivò a Verona o altrove, requisiva valori d‟arte (Louvre), decine di migliaia di cavalli e le bestie necessarie al nutrimento degli eserciti, secondo il concetto di Carnot, che l‟esercito doveva vivere a carico del nemico, ossia dai popoli beneficiari della rivoluzione. Verso la fine del settecento, la Rivoluzione giunse in America con le aggressioni della marina inglese nell‟America Latina per instaurarvi i governi massonici, che ancora oggi impediscono il progresso culturale e sociale delle popolazioni, mantenendo una netta divisione tra ricchi e poveri. Il fulcro della conquista massonica fu sempre il denaro, e quando il Presidente degli Stati Uniti, Abramo Lincoln, tentò di svincolarsi dalla stretta dei finanzieri cosmopoliti, fu assassinato durante uno spettacolo teatrale (14.4.1865). Cosi, cadde anche John Kennedy per aver tentato di diffondere una moneta indipendente dai banchieri dell‟alta finanza cosmopolita. La moneta dal nulla Un intendente informa: “Non c‟è un solo movimento proletario, neanche comunista, che non abbia agito nell‟interesse del denaro, nella direzione indicata dal denaro e durante i tempi permessi dal denaro, tutto ciò senza che gli idealisti ne abbiano avuto la minima idea” (O. Spengler, in “Vitello d‟oro”). La storia dell‟avanzata di Mammona nel mondo non è scritta nei libri di Scuola. “La storia dei popoli – dice Henri Malot, storico della Fronda - è scritta nei libri di conto dei banchieri”. E prima di lui, W. Paterson, fondatore della Banca d‟Inghilterra (1694) , affermava: “La banca guadagna grazie agli interessi maturati sui denari creati dal nulla” (v. “Vitello d‟oro”). Karl Marx è categorico nel sentenziare che “La religione ebraica si riduce al denaro. Il denaro domina il mondo. Il dio degli ebrei è l‟assegno di credito” (Annali franco-tedeschi, 1843). Tutta la storia di questi ultimi secoli si è svolta sotto l‟insegna della moneta. Ricordiamo i finanziatori cosmopoliti della rivoluzione europea e dell‟Unità d‟Italia a spese dello Stato Pontificio. Lenin entrò in Russia sul vagone sigillato e col carico dei quattrini fornitigli dalle banche ebraiche. Stalin provocò la morte di milioni di kulaki, e i bimbi morivano scheletriti: il grano veniva venduto fuori della Russia, e i profitti riempivano le casse del gran dittatore. Hitler fu finanziato dalle banche per l‟ascesa del nazismo, Mao, per la conquista della Cina. Le mani del capitalismo massonico grondano sangue di centinaia di milioni di morti.

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Occorre rifare i libri di storia, ricordando anche le leggi di spogliamento dei beni della Chiesa (Francia, Piemonte, Gesuiti), e dell’assalto a Porta Pia. La vocazione di ladro Se io avessi la vocazione di ladro, non perderei tempo a spazzare pollai: mi farei subito banchiere. La banca nasce dai crediti di fondatori che vi contribuiscono coi loro miliardi per il capitale interamente versato. La banca vive di crediti accumulati nei suoi sportelli. Una banca in buona salute potrebbe compensare i contribuenti con interessi del dieci per cento, ma la banca è una vacca che sviene per eccesso di mungitori, e i mungitori di alto livello si preoccupano di non farla svenire finché produce latte abbondante. Gli ebrei che fondarono la Banca d‟Inghilterra sapevano ciò che volevano quando posero la condizione che i prestiti bancari rimanessero segreti, almeno fino al 2005. Quando gli sportelli sono moltiplicati al massimo, si dichiara bancarotta, e il fallimento mette nelle mani dei banchieri i miliardi dei soci fondatori, i miliardi raccolti agli sportelli, i miliardi accumulati in una saggia gestione bancaria, tutto il grasso latte della vacca bancaria. La moneta è acqua corrente, anche se sa di fogna, e i banchieri sono idraulici di talento, e sanno come farla scorrere. Non ditemi che il mio segreto sarebbe da suggerire ai banchieri: è quello che stanno facendo da secoli, lasciando intendere a pochissimi il perché dei fallimenti monetari. Le banche minori sono tenute al guinzaglio dalle maggiori, che esercitano il controllo. Ma le banche alte, che detengono il potere di condizionare i vertici della politica, chi le controlla? Per quanto riguarda il sistema bancario, il grande predicatore gesuita Antonio Vieira diceva al suo tempo: “I grandi ladri uccidono quelli piccoli per rubare indisturbati”. Peccati planetari Come il suo condottiero Satana, Mammona si rivela sempre più menzognera e omicida (Gv. 8, 44s), soprattutto in alcuni suoi peccati planetari, gestiti, oggi, dall‟alta finanza mondialista. 1. Fin dalle origini, l‟alta finanza massonica innescava quel processo di sperequazione tra ricchi, sempre più ricchi, e poveri, sempre più poveri, denunziato ripetutamente nei documenti sociologici del Magistero della Chiesa, con decine di milioni di morti fino ad oggi. Riguardo ai modi con cui avviene il genocidio dei poveri rimandiamo a studi specialistici che aprono gli occhi sulle tecniche dell‟impoverimento dei popoli sottosviluppati, come avviene in Africa, mantenendo una situazione di conflitti a profitto delle multinazionali: per impossessarsi a poco prezzo dei minerali radioattivi; i negri del Ruanda sono mantenuti in continui disordini tribali. Il crollo attuale delle banche, che non possiamo giudicare esente dalle colpe dei grandi banchieri, si fa sentire anche oggi nella crescente disoccupazione. Si va a grandi passi verso la fame. 2. La Fondazione Rockefeller, con oltre ventimila centri di influsso, ha sostenuto con miliardi di dollari la promozione dell‟aborto, con enormi profitti delle cliniche abortiste e delle farmaceutiche produttrici di contraccettivi. Il suo obiettivo è lo “sterminio di massa” per rendere più vivibile la Terra. Suo il Piano “Global 2000” ed il controllo sul Club di Roma e l‟Aspen Italia. Ma dalla fogna massonica è tracimato l‟intero piano malthusiano per il dissolvimento del costume, del matrimonio, i gay pride, l‟eutanasia. L‟aver scelto dio Quattrino invece del Dio Trino, ha dato all‟ebraismo talmudico l‟onore di gestire le due cloache più profonde e maleolenti della storia umana: la massoneria e il comunismo.

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3. Lo spaccio della droga è gestito dalle grandi banche mondialiste, che con enormi profitti provvedono alla seminagione dell‟oppio nel Triangolo d‟Oro e in altre numerose regioni, alla vendita della droga, incuranti dei milioni di giovani che ne subiscono gli effetti devastanti (v. Kalimtgis. “Droga S.p.A.” ed. Logos 1980 ecc.). 4. L‟alta finanza ha finanziato le rivoluzioni per impiantare il comunismo, che ha provocato oltre duecento milioni di morti e continua ancora la sua marcia di disordini, migrazioni, sofferenze e povertà. C‟è stato forse un solo popolo al mondo che dal comunismo abbia attinto benessere? È noto che, sotto i regimi comunisti, la classe dirigente è sempre economicamente privilegiata. Non si tratta solo di situazioni provocate da dittatori, come Stalin, nella repressione dell‟Ucraina. Dove si impone il potere massonico per interessi politici, arriva lo sfruttamento, la disoccupazione e la fame. 5. L‟industria degli armamenti, soprattutto nelle mani del massonismo ebraico, provvede a suscitare rivoluzioni e guerre e a mantenere in continua agitazione i popoli sottosviluppati. Gli armamenti sono le peggiori sanguisughe del denaro delle nazioni. 6. La diffusione dell‟ateismo imposto come condizione di potere nei governi, proclamato nell‟insegnamento scolastico mediante le deformazioni della storia, delle scienze naturali, il dogma darwinista, l‟estromissione dei crocifissi e l‟irrisione dei credenti, il tutto sostenuto nei media, nelle imprese, nei mezzi di trasporto, con l‟ignobile aggressione alla Chiesa per eliminarla definitivamente dalla storia e instaurare il dominio planetario di Mammona. Nel programma dell‟Unesco troviamo scritto che dovrà sbarazzarsi di ogni visione ultraterrena, in vista di un umanesimo mondiale che dovrà essere scientifico, ed è essenziale a tal fine adottare un approccio evoluzionista. Pensiamo alla corale denigrazione del cristianesimo dei quotidiani massonici: Corriere, Espresso, Repubblica, Stampa in Italia; Times, Economist, ecc. (v. “Vitello d‟oro” p. 209) in America, ecc..

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Un caso da non dimenticare del dominio di Mammona riguarda la “shoah”.
Il numero delle vittime è variato col tempo: da otto a sei milioni, poi a quattro. Noi crediamo che siano morti innocenti e probabilmente ebrei santi, quelli della Shoah. Dovrebbero cercare i carnefici fra gli ebrei sionisti, se hanno intenzioni serie di arrivare quanto prima alla verità. È noto, infatti, che gli ebrei percepiscono un indennizzo per ogni vittima del nazismo. E questi soldi sono serviti per prendersi i Territori e costruirvi lo Stato di Israele, che il Vaticano non ha mai voluto riconoscere rimanendo fedele al “Non Possumus” di San Pio X. Giovanni Paolo II nel 1992 riconosce diplomaticamente lo Stato di Israele, schierandosi di fatto contro quella maggioranza di Ebrei, dispersi nel mondo, che hanno sempre rifiutato uno Stato se non dato loro da Dio. Chi ha messo in dubbio tali cifre ha dovuto pagar caro, come quel professore ebreo, tolto dall‟insegnamento universitario e ridotto sulla sedia a rotelle, oppure l‟ingegnere capo degli ingegneri austriaci destituito dalla carica. Facciamo un calcolo. Il trasporto di quattro milioni di prigionieri ebrei, al ritmo di mille al giorno, sarebbe durato undici anni: i tedeschi sono buoni organizzatori, ma come pensare a una macchina così efficiente di tali trasferimenti nei campi di sterminio? Ma la tenue voce di chi tocca l‟argomento viene subito tacitata dalla voce onnipotente dell‟ebraismo mondiale. Bisogna ricordare, inoltre, che il nazismo è stato instaurato coi contributi delle banche ebraiche, e che i più crudeli esecutori della “shoah” erano ebrei.

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Il marchio della Bestia
“Il mondo è in balia di Satana. Egli detiene le sorti dei popoli. Nelle sue mani è la politica, e fa girare il vortice degli affari internazionali” (A + L, 3.3. 01). La Massoneria, “la Bestia che viene dal mare e che riceve la sua forza dal Dragone” (Ap. 13, ls.), si impone, ormai, con l‟onnipotenza dell‟oro e dispone di tecnologie per l‟impianto di « microchip », « senza i quali non sarà possibile nè vendere e nè comprare ». Possiede atomiche per giungere al dominio planetario. L‟impedimento è solo la Chiesa. Per stroncarla, è pronta la persecuzione. L‟Apocalisse descrive l‟estremo potere di Mammona con tinte allucinanti: “Vidi un‟altra Bestia venire su dalla terra. Maneggia tutto il potere della prima Bestia, la Massoneria a servizio di essa. Fa sì che la terra e i suoi abitanti adorino la prima Bestia ... Inganna gli abitanti della terra per mezzo di prodigi che le fu concesso di fare in servizio della Bestia, dicendo agli abitanti della terra di fare l‟effigie della Bestia. Le fu permesso di dare spirito all‟effigie della Bestia cosi che perfino parlasse, e di far mettere a morte quanti non adorassero l‟effigie della Bestia. Ottiene da tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, che si facciano un marchio sulla mano destra o sulla fronte, e che nessuno possa comperare o vendere se non chi ha il marchio, il nome della Bestia, o la cifra del suo nome. Qui ci va l‟intelligenza: chi ha comprensione, calcoli il numero della Bestia e la cifra di un uomo, e la sua cifra è 666” (Ap.13, 11s). Si tratta di un comunismo integrale che paralizza ogni libertà umana, come avviene in Cina, mediante l‟aborto di Stato per la donna che voglia più di un figlio, oppure ai carcerati ridotti al lavoro forzato dai capi comunisti, dove il lavoro gratuito consente migliore concorrenza commerciale. I detentori dell‟Internet hanno provveduto a mettervi come chiave di apertura il www, corrispondente, in lingua ebraica, al 666 (KKK, ma anche Vodafone (666), cocacola (666), il bar code (666) e chissà quanti altri 666 occulti prima di arrivare al microchip, ecc. Ovviamente questi « logos industriali » delle multinazionali legate al 666 sono marchiati in modo indiretto dalle agenzie pubblicitarie aderenti al sistema. In realtà, l‟associazione diretta è solo quella del www, perché la waw ebraica ha il valore di 6. Per le altre è una connessione, quindi, di tipo grafico): il significato di tale adesione, tanto manifestamente pronunciato su internet, sta nell‟auspicio per la costruzione di un domani migliore o di un Nuovo Ordine Mondiale? Attualmente disponiamo di solo un nome d‟uomo riconducibile al numero della bestia, che sale dal mare, come da Apocalisse (Barack Husein Dunhan-oltre al fatto che ogni nome è costituito da 6 lettere, i singoli nomi, tradotti in numeri, valgono 6), nato nelle Hawai, diventato Stato Americano nel 1959, Presidente degli USA dal 2008- dopo aver dovuto rigiurare per un vizio di forma di fronte ad un numero ristretto di persone, che assume l‟incarico nel periodo in cui la Borsa è nel segno dell‟Orso-anzichè del Toro, del colore di una Pantera, con la bocca da Leone-pronto ad ingaggiare guerre in tutto il mondo). Infine, vengono annunziati dal Bilderberg per il 2010, e in alcuni settori già applicati, i microchips per un controllo assoluto su ogni uomo. La scusa? La sicurezza, come avviene già per i body-scanner agli aeroporti ed il riconoscimento biometrico.

Tutti corresponsabili
“Il gran dragone, l‟antico serpente, il gran seduttore dell‟orbe abitato” (Ap. 12, 9), invocato dai suoi adoratori, ci apre la prospettiva apocalittica di un mondo totalmente soggetto a Mammona che, come piovra, sta già stringendo i suoi mille tentacoli sotto il suo dominio infernale.

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È un castigo tremendo, ma attirato dalla nostra corresponsabilità, dall‟affidamento delle masse al potere delle tenebre, incapaci di ribellarsi a tanto male, anzi consenzienti ai disordini morali provocati da Mammona. Gravissima è la responsabilità delle guide religiose, Vescovi e Sacerdoti, svigoriti da compromessi mondani, privi del discernimento necessario in questo momento di grande smarrimento spirituale. Gesù sembra richiamarci tutti con insolita severità, e non cessa di avvisarci con gravissimi castighi: uragani, alluvioni, terremoti, alterazioni del clima. Una terra che non obbedisce più all‟uomo; per un uomo che non obbedisce più a Dio. Non ci resta altra via di salvezza che affidarci al dominio dell‟unico Dio, come Gesù ha promesso: “Se voi rimanete costanti nella mia Parola, conoscerete la Verità, e la Verità vi farà liberi” (Gv. 8, 31). E ancora: “Le porte dell‟inferno non prevarranno contro la mia Chiesa” (Mt. 16, 18): “Io sono con voi fino alla fine del mondo” (Mt. 28, 20). A Fatima, la Vergine vuol venire in nostro aiuto, chiedendoci la Consacrazione al suo Cuore Immacolato e la recita del Santo Rosario. GLORIA O DANNAZIONE Parole dall’inferno che guidano al Cielo Dal Sacerdote, Esorcista Enzo Boninsegna Verona, 6 maggio 1994 Luce e tenebre si fanno concorrenza, ma non su un piano di parità, perché la luce è più forte delle tenebre: la luce può scacciare le tenebre, ma le tenebre non possono spegnere la luce. Anche Gesù e il diavolo si fanno concorrenza e anche in questo caso i due rivali non sono su un piano di parità: Gesù, Figlio eterno dell' eterno Padre, è più forte del suo nemico; Gesù può sconfiggere il diavolo, ma il diavolo non può nulla contro di Lui. Il vangelo ci testimonia che Gesù in molte occasioni ha scacciato il diavolo e che ha trasmesso questo potere alla sua Chiesa: "Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni (Mt 10, 8). La Chiesa, dunque, non solo può, ma deve continuare la battaglia iniziata dal suo Signore contro il potere del demonio. Lo fa con la predicazione del vangelo, lo fa con l'amministrazione dei sacramenti, lo fa con la sua azione pastorale e lo deve fare, quando occorre, anche con gli esorcismi. Nulla di nuovo fin qui. Ma ciò che può sorprendere in queste pagine è che il diavolo, su comando di un esorcista, si sia messo a dire la verità. Ma il diavolo non è definito da Gesù il "padre della menzogna" (Gv 8,44)? Certo, tale era e tale resta! Ma Gesù e "la Verità" (Gv 14, 6) e GesùVerità può costringere il diavolo-menzogna a collaborare alla riscoperta di un vangelo da tanti oggi purtroppo dimenticato o rifiutato. In questa nostra epoca il diavolo sta cantando vittoria a squarciagola: le sue strade sono molto più battute di quelle del Signore; trova le porte spalancate in tutti i campi, mentre per Gesù troppi cuori sono chiusi; ha quasi tutte le leve del potere in mano, mentre il vangelo sta sempre più perdendo terreno; la menzogna e il vizio dilagano, mentre la verità e la virtù sembrano morte e sepolte. Mai l'umanità è scesa tanto in basso. Già nel '52 il Papa Pio XII affermava: "Il mondo di oggi corre verso la propria rovina è tutto un mondo che bisogna rifare dalle fondamenta". E sei anni prima, con lucida analisi, si era così espresso: "L'oggetto contro il quale l'avversario dirige oggi i suoi assalti, aperti o dissimulati, non è più, come ordinariamente nel passato, l'uno o l'altro punto particolare della dottrina o della disciplina, ma piuttosto l'insieme della dottrina e della morale cristiana fino alle estreme conseguenze. In altri termini, si tratta di un assalto totale". Ma con profondo dolore bisogna aggiungere che se in passato gli assalti alla Chiesa provenivano prevalentemente dall' esterno, oggi sempre più spesso

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vengono anche dal suo interno. Il diavolo che ieri ha fatto crocifiggere il Cristo, cerca oggi di crocifiggere la Chiesa e lo fa in buona parte per mezzo di nuovi Giuda: figli e ministri della stessa Chiesa. Durante un esorcismo il diavolo ha svelato la sua terrificante strategia: "Ci saranno molti apostati e io mi servirò di molti preti per costruire la mia chiesa". Parola di diavolo? Sì, certo, ma anche parola di Papa. Paolo VI, in un primo tempo così ben disposto verso il dialogo col mondo e verso la riforma della Chiesa, nel '68 ha dovuto amaramente riconoscere: "La Chiesa si trova in un'ora inquieta di autocritica, si direbbe meglio di autodemolizione. E' come un rivolgimento acuto e complesso che nessuno si sarebbe atteso dopo il Concilio. La Chiesa quasi quasi viene a colpire se stessa". E quattro anni dopo ha confessato di avere la sensazione "che da qualche parte sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio" Nel 1981 Giovanni Paolo II con altrettanto coraggio ha riconosciuto il baratro in cui la Chiesa è stata precipitata da alcuni suoi figli e ministri: "Bisogna ammettere realisticamente e con profonda e sofferta sensibilità che i cristiani, oggi, in gran parte, si sentono smarriti, confusi, perplessi e perfino delusi; si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la verità rivelata e da sempre insegnata; si sono propalate vere e proprie eresie, in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni; si è manomessa la liturgia; immersi nel relativismo intellettuale e morale, e perciò nel permissivismo, i cristiani sono tentati dall'ateismo, dall'agnosticismo, dall'illuminismo vagamente moralistico, da un cristianesimo sociologico, senza dogmi definiti e senza morale oggettiva". Certo, il diavolo non è l'unico responsabile di questo disastro, ma ne è il primo e principale istigatore, colui che disturba le menti degli uomini e le porta a confondere la verità con l'errore, il bene col male; colui che inaridisce i cuori e indebolisce le volontà. E così, per l'azione corrosiva e martellante di questo nemico invisibile, anche molti cristiani, da figli di Dio quali erano, si ritrovano ad essere povere larve di umanità, vermi striscianti, impantanati nel fango di una vita senza Dio e contro Dio. E la risposta di molti pastori di anime davanti a questo disastro è solo quella del silenzio sull' esistenza e sull' azione nefasta del diavolo. Alcuni altri poi, pastori rinnegati, traditori del Signore e della loro missione, assassini di anime e nemici della verità, più ostinati nel demolire il regno di Dio che impegnati a edificano ... del diavolo negano perfino l'esistenza... con sua grande soddisfazione. Dunque, tace (o nega) chi dovrebbe parlare. Ma Gesù ci assicura: "Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre" (Lc 19, 40). Parafrasando queste parole si sente affiorare una promessa ancora più sconcertante: "Vi dico che, se molti miei discepoli, se molti pastori che io vi ho dato taceranno, grideranno i demoni". E' la rivincita di Gesù che obbliga il diavolo a parlare di se stesso e contro se stesso, a svelare le sue perfide strategie, a metterci in guardia contro il pericolo che corriamo, a predicare il vangelo, soprattutto ciò che del vangelo è oggi taciuto o travisato. E' una strategia dell' amore di Gesù che si serve anche del diavolo per mantenere fede alla sua promessa: "Le porte dell'inferno non prevarranno contro la mia Chiesa" (cfr.: Mt 16, 18). In un esorcismo il diavolo ha dichiarato: "Sappiamo che non riusciremo mai a eliminare la Chiesa, ma non lasceremo nulla di intentato per procurarle tutto il male possibile". Sì, il diavolo sogna per la Chiesa tutto il male possibile, ma il Signore, che nella sua infinita e misteriosa sapienza sa trarre il bene anche dal male, lo obbliga a parlare e a gettare la maschera, lo costringe a svelare dove e quali trappole ha nascosto sul nostro cammino. Ci sono state e ci sono perfino anime sante a cui il Signore ha riservato una sorte, umanamente parlando, sventurata: tormentate per anni o per decenni dalla presenza diabolica, hanno sopportato per la gloria di Dio e per la redenzione dell' umanità sofferenze fisiche e spirituali inaudite. Vittime di una tormentosa ossessione diabolica furono ad esempio la beata Mjriam von Abellin (suora carmelitana), Marie des Vallées (1590-1656), il beato Niklaus

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Wolf, Antoine Gay (1790-1871) e Suor Maria Maddalena della Passione (1845-1921), fondatrice delle Suore Compassioniste e morta in concetto di santità. Furono anime ripiene di un Dio che spesso sembrava ostile, indifferente, o lontano da loro e contemporaneamente tormentate dalla presenza straziante del demonio. Dalla loro bocca il diavolo è stato costretto a parlare e a fare il gioco di Dio: dire quelle verità che mai avrebbe voluto ricordarci. In queste pagine abbiamo appunto una testimonianza di questo genere: Heinrich Kreuzer ha raccolto e ci ha riportato quanto il diavolo, con infinita rabbia, ha dovuto dire in diversi esorcismi per il nostro bene. Perché non approfittarne? Perché non meditare attentamente le parole di questo insolito predicatore? Mi auguro che questo scritto trovi ampia divulgazione per offrire al più largo numero possibile di persone delle riflessioni che... vengono dall'inferno, ma ... possono guidare al paradiso. Esorcista - In nome… Demonio - Gli angeli possono fare da contrappeso all'inferno, possono neutralizzare le insidie che noi vi tendiamo e il male che cerchiamo di farvi. L'Altissimo ha affidato agli angeli tutti gli uomini e tutto l'universo. Per la loro grandezza, maestà e potenza nessun'altra creatura è paragonabile a loro. Gli angeli sono in Cielo ed anche sulla terra, ma la loro azione a vostro vantaggio resta inefficace se voi non li invocate e se non ponete in essi la vostra fiducia. Esiste un'armonia meravigliosa in questo mondo angelico che noi assolutamente non vorremmo manifestare: tutto è armonia e grazia che solo l'Altissimo (Guarda all'insù) poteva concepire e donare a voi per venirvi in aiuto. Io, Belzebub, sono costretto dall'Altissimo a dirvi questo, anche se non vorrei. Sono costretto a dirvi come sono gli angeli perché ho visto il loro regno e conosco la loro maestà. Avrei preferito non vedere tutto questo, perché il ricordo della loro gloria mi brucia e mi brucerà per sempre. Anch'io avrei potuto essere come loro, ma non ho voluto piegarmi ai disegni dell'Altissimo, non ho voluto servire. No, io non servo, non voglio servire e per questo dovrò espiare per tutta l'eternità! (Urla). Non voglio più parlare! Demonio - Chi vive secondo la legge dell'Altissimo non conta niente, è deriso, è calpestato, è disprezzato. Ma sono anche costretto a dirvi che un giorno si capovolgeranno le sorti: i gaudenti saranno colpiti dalla giustizia dell'Altissimo. Per questo, o uomini, pensate alla vostra fine; la vostra vita e i vostri piaceri passeranno molto più in fretta di quanto non pensiate. Chi invece in questa vita ha sofferto ed è stato umiliato per la sua fedeltà conoscerà la gloria per la vita eterna. Sembravano sconfitti, ma appariranno vincitori; sembravano pazzi, ma appariranno come i veri sapienti, perché hanno guardato all'esempio di Colui (Si riferisce a Cristo) che li ha preceduti e sostenuti con la sua forza. Come fu cantato il solenne "Osanna" quando Lui (Si riferisce ancora a Cristo) entrò nei cieli, con altrettanta gioia saranno accolti i suoi nella gloria eterna. Dopo una vita di dolori e di disprezzo, di vergogna e di fatica, di tenebre e di croci ... raccoglieranno e per sempre la gioia meritata. Il pensiero della loro vittoria ci riempie di rabbia. Ma ora bastaaaaa... non voglio più parlare! Demonio - Chi ora è disprezzato per la sua fedeltà all'Altissimo splenderà di una bellezza impensabile, ma coloro che in vita si sono insuperbiti per la loro bellezza avranno un aspetto terrificante: essi per primi ne proveranno orrore. I loro volti, un tempo affascinanti e ammirati, diventeranno come il viso di un lebbroso; i loro corpi saranno torturati in eterno dai vermi dell'impurità e sarà pestifero l'odore che emaneranno per i loro peccati. Nulla più resterà della loro bellezza. Ogni dannato contribuirà a fare dell'inferno la "mostra degli orrori". Basta, non voglio parlare!

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Demonio - E' difficile accettare di essere umiliati; ma io, Belzebub, sono costretto a dirvi: esercitatevi nell'umiltà, coltivate il pudore e osservate tutti i comandamenti fin che siete in tempo. Umiliatevi e lasciatevi umiliare dagli altri anche se non lo avete meritato. Piegate umilmente il capo, anche se siete nel giusto. Piegate il capo tranne nel caso che sia Dio a non volerlo. Un sacerdote, ad esempio, deve presentare sempre chiaramente e completamente la fede, disposto a combattere in difesa delle verità tradite o taciute dai modernisti che si sono infiltrati nella Chiesa; deve parlare non solo della misericordia, ma anche della giustizia dell'Altissimo; deve parlare del premio eterno e del castigo eterno; deve parlare degli angeli e anche di noi, angeli ribelli e dannati; deve parlare del peccato e non tacere, come molti fanno in questo tempo. Naturalmente anche un laico non deve mai piegare il capo quando è in gioco la verità; se poi per questa sua fedeltà incontrerà grandi lotte e penose opposizioni ... preghi e si sacrifichi per le persone incredule che lo fanno soffrire. Oggi non pochi sacerdoti cattolici si sono smarriti, non sanno più da che parte andare e questo perché, più che restare radicati nella loro fede, si sono lasciati condizionare dalle varie opinioni del momento. Ci sono oggi troppi sacerdoti superbi nello spirito, non fedeli alla verità; per questo nel mondo e nella Chiesa c'è una così grande oscurità e così tanta miseria ed è per questo che i cattolici, che sono veramente tali, e i sacerdoti fedeli soffrono molto: vengono messi da parte come valessero nulla, o addirittura sono trattati come persone squilibrate, o come persone che hanno abbandonato la retta via. Ma questo è il pensiero degli uomini, non dell'Altissimo. Sono costretto a dirvi: restate fedeli alla verità del vangelo, sostenete e difendete ciò che è vero e ciò che è buono, anche se verrete calpestati come foste gramigna inutile e dannosa; un giorno avrete gioia e gloria per questa vostra sofferta fedeltà! Basta, non voglio più parlare! Demonio - Verrà il giorno in cui questa "gramigna" calpestata e considerata inutile e dannosa verdeggerà e fiorirà. Poveri quei cristiani e quei sacerdoti che per aver abbandonato la via della verità sono diventati ciechi! Ma voi perseverate, rimanete fedeli. Verrà la fine, più presto di quanto crediate. Non voglio dire nient'altro! Demonio - Non vorrei dirlo, ma devo dirlo: l'inferno esiste ed è eterno. Pochi oggi ci credono a questa verità perché tutto congiura contro l'idea dell'inferno, ma è proprio per questo che l'inferno cresce e congiura con più forza contro di voi. Quanto più l'inferno è negato, tanto più si riempie! Si ride di questa verità come fosse frutto di fantasia, o come fosse una triste eredità di altri tempi. Soprattutto non credono all'inferno molti uomini di cultura. Si vorrebbe che l'inferno non ci fosse per poter peccare senza pagarne le conseguenze, per poter continuar a vivere nei propri vizi. Altri, che si ritengono credenti, sostengono che l'inferno non esiste e perciò garantiscono il paradiso per tutti, prima o poi, perché - dicono, ma si illudono - l'inferno sarebbe in contrasto con la misericordia dell'Altissimo. Questi si ingannano: non solo non conoscono la giustizia dell'Altissimo, giustizia che è terribile, ma non conoscono neanche la sua misericordia, che è vera solo se è in piena e perfetta armonia con la giustizia. Senti il tuono? Sottolinea la verità di quanto ho appena affermato. Ma ora non torturarmi più; basta farmi parlare! Basta! Demonio - Come allora il ricco epulone e i suoi fratelli non hanno creduto ai profeti, così è anche oggi, purtroppo. Purtroppo per voi e per il Cielo, ma a noi fa piacere! Vedere che in tutti i tempi, e anche oggi, gli uomini sono affamati di gioie terrene, dà a noi una gran gioia infernale. Le gioie terrene portano alla dannazione eterna e coloro che cercano smodatamente queste gioie e credono di ottenere la beatitudine eterna si ingannano! Mi costa terribilmente ricordarvi questa verità, ma sono costretto a farlo. Ci sono sì, anche per chi vuole salvarsi, delle gioie terrene lecite, ma non sono mai in grande misura come tutto oggi vi porta a credere. Lui (Parla di Gesù) ve lo ha detto chiaramente: "Per entrare nel

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regno dei cieli bisogna farsi violenza, perché stretta è la porta e difficile la via che porta alla salvezza; mentre larga è la porta e comoda la strada che porta alla rovina Queste parole, come tutte le altre che vi ha detto Lui sono vere anche oggi e lo resteranno sempre. Sono vere, ma non vengono quasi più ricordate. Nei secoli passati invece queste parole venivano continuamente predicate e questo ha portato in Cielo folte schiere di uomini. Venivano loro ricordati abitualmente un salutare timore di Dio e un'altrettanto salutare paura dell'inferno. Senza questo timore e senza questa paura voi diventate incoscienti e ponete le premesse per la vostra rovina eterna. A noi fa piacere che molti preti non vi ricordino più queste cose: sono i nostri migliori apostoli, lavorano per noi: contro di Lui e contro di voi. IL SALUTARE PENSIERO DELLE REALTA' FINALI Demonio - Quanto invece sarebbe salutare per voi meditare spesso sulle realtà della morte, del giudizio, dell'inferno e del paradiso. Per difendervi dal pensiero della morte, visto che non potete negare questa realtà, avete adottato la tattica della dimenticanza: non ci pensate quasi mai. E per difendervi dal pensiero del giudizio e dell'inferno avete usato la carta della misericordia dell'Altissimo. "E' un giudice buono - dite - per cui non può condannare i suoi figli; e se anche li condanna, sarà per un certo tempo, ma non per sempre". E così la vostra tendenza a fare il male non è più frenata dal pensiero della morte, che cercate di dimenticare, nè dal pensiero del giudizio e dell'inferno che cercate di ammorbidire. E la vostra fatica a fare il bene non viene vinta dal pensiero del paradiso: la speranza, il desiderio del premio che l'Altissimo vi ha promesso non vi affascina per niente, perché sono tutte qui sulla terra le cose che affascinano e incatenano il vostro cuore! Demonio - Colui che ha versato il suo Sangue per voi e vi ha garantito di essere "la Verità", vi ha detto chiaramente che per Giuda sarebbe stato meglio se non fosse mai nato. Non essere mai nati, o sprofondare nel nulla dopo la nascita sarebbe la stessa cosa. No, dopo la vita terrena c'è il giudizio e dopo il giudizio il premio o il castigo eterno, poiché l'Altissimo ha creato anime immortali, plasmate a sua immagine e somiglianza. Ora, come senti, sottolinea la verità delle parole che mi costringe a dirvi col tuono del temporale. Anche questa umiliazione a cui ci sottopone ci tormenta, ma siamo costretti a subire, come siamo costretti, sia pure contro voglia, a lodarlo e glorificarlo dicendo a voi quelle verità che odiamo con tutte le nostre forze. Noi che ci troviamo dentro in questa donna, e siamo in 20, siamo spiriti rinnegati, siamo dannati per sempre. E non solo noi venti: tantissimi altri, migliaia e migliaia sono dannati come noi e tutto facciamo per la vostra rovina. Basta, non voglio più parlare! Demonio - Con le nuove idee che abbiamo inoculato nelle vostre menti in questi ultimi decenni, grazie a molti preti più assetati di novità che di verità, siamo riusciti a snervare la vostra Chiesa: molti vostri pastori e moltissimi fedeli non hanno più l'attenzione rivolta al vero fine della vita che è la salvezza eterna. Le vostre comunità cristiane o sono contagiate dagli stessi vizi del mondo, o sono paralizzate in uno stato di mediocrità e di indifferenza, o hanno organizzato le loro attività in modo da apparire ed essere di fatto più dei gruppi di volontariato per l'assistenza sociale, che non comunità che vivono e operano per la salvezza eterna dei propri membri e degli altri uomini. Con questo clima che si è creato tra di voi ... l'inferno ha praticamente via libera. Come certe cascate di sassi che rotolano dai fianchi di un monte, così moltissime anime piombano all'inferno nell'indifferenza generale. Pochi tra voi e pochi anche tra i vostri preti si danno pensiero di creare degli sbarramenti per fermare questa corsa di tante anime verso l'inferno: le lasciano precipitare nella rovina eterna senza nemmeno sospettare che è proprio questo ciò che avviene. Del resto, come possono fermarle in questa loro corsa verso il precipizio se essi stessi sono incamminati nella stessa direzione senza rendersene conto? Ingannati dal modernismo, questi preti diventano a loro volta ingannatori delle

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anime a loro affidate, o col silenzio, perché non parlano mai del rischio che corrono, o con la menzogna, perché negano la possibilità che si possa finire all'inferno. Demonio - L'Altissimo non smette mai di richiamarvi, come farebbe ogni buona madre per distogliere i suoi figli da un pericolo. Nella sua misericordia è disposto a perdonarvi tutti i vostri peccati, perché vuole che nessuno di voi vada perduto. Che cosa non ha fatto durante la sua vita terrena e con la sua passione e la sua morte spaventosa? Nulla ha tralasciato allora e nulla tralascia anche oggi per la vostra salvezza. Se l'Altissimo ha fatto e fa così tanto per salvarvi ciò è una conferma in più che anche per voi c'è il rischio di perdersi. E se l'Altissimo non sottovaluta questo rischio che correte, non dovete sottovalutarlo nemmeno voi, nel vostro interesse. Ma voi non avete ancora imparato a voler bene a voi stessi! Ricordatele voi per primi queste verità e non trascurate di ricordarle anche agli altri: non lo farete mai abbastanza. (Urla furiosamente). Demonio - Fino a che uno è ancora vivo ha la possibilità di salvarsi, purché dica: "Pietà, Signore, pietà di me". Ma quando l'anima si separa dal corpo non c'è più alcuna possibilità; in quello stesso istante avviene il giudizio: in un lampo vedrà tutta la sua vita e dovrà risponderne all'Altissimo. E guai a quell'anima se non si sarà purificata in tempo, con un sincero pentimento, di tutti i suoi peccati: sperimenterà da quel momento e per tutta l'eternità l'ira tremenda di un Giudice giusto, ma severo. L'unica pietà che il supremo Giudice potrà offrire a quell'anima è di farla finire all'inferno, lontana da Lui. Sarebbe infatti un castigo più tremendo per quell'anima se, in quelle condizioni di ostinato peccato, finisse in paradiso: la vista dell'Altissimo, dei suoi angeli e dei suoi santi, ricolmi di grazia, rivestiti di gloria e pieni di gioia, sarebbe una tortura più grave di tutte le pene che dovrà subire all'inferno. Demonio - Per tutti dovete pregare molto, anche per chi è considerato un santo. Noi non lasciamo in pace nessuno, nè in vita, nè tanto meno nel momento della morte. Anche chi per tutta la vita ha camminato per la strada stretta può trovarsi nel momento della morte in grandi tentazioni: noi cerchiamo di creargli nell'anima una spaventosa oscurità e di portarlo alla disperazione. Dovete pregare molto e per tutti non solo perché sia evitato l'inferno, ma anche perché sia evitato o almeno ridotto il tempo della purificazione in purgatorio. E' cosa tremenda anche il purgatorio. E' tremendo quando l'anima si separa dal corpo, con la morte, non vedersi accolti dall'Altissimo perché non ancora del tutto purificati dalle colpe commesse nella vita. Certo, ci sono persone che eviteranno il fuoco purificatore del purgatorio perché la misericordia dell'Altissimo terrà conto delle molte sofferenze che hanno patito nella vita, ma anche per queste la morte sarà tremenda. Solo in pochi casi, per volontà del Cielo, la morte non si presenta con un volto orrendo. Parlate della morte nelle vostre prediche, perché ora ne parlate troppo poco e la vostra gente continua a vivere nell'incoscienza e nel peccato. Pregate e fate pregare per i moribondi e per le anime del purgatorio. Basta, basta farmi parlare! Demonio - Io, Belzebub, sono stato costretto a dirvi queste cose e sono costretto a raccomandarvi ancora: curate questo santo e salutare timore dell'Altissimo. Dovete parlarne tutti: gli educatori ai giovani loro affidati, i maestri ai loro bambini e i genitori ai loro figli. Deve parlarne il Papa a tutta la Chiesa, i vescovi ai loro sacerdoti e i superiori religiosi alle anime consacrate. Soprattutto ne parlino i sacerdoti nelle loro omelie, molto più di quanto non facciano ora. Se non viene predicato il timore dell'Altissimo in questa vita, non resterà che il terrore nell'altra, il terrore di un Giudice che di là non perdona, il terrore dell'inferno, un terrore tremendo, eterno e senza rimedio. Meglio per voi il timore in questa vita che le angosce del purgatorio nell'altra o il terrore eterno che trovereste all'inferno. (Grida paurosamente). Io sono costretto a dirvi che questa è la verità. Non credete a chi vi inganna dicendo che l'Altissimo è misericordia infinita e tralascia di dirvi che è anche giustizia infinita. Il timore dell'Altissimo è cosa santa, è un mezzo di salvezza. E' lui che ve lo dona, ma voi custoditelo, accrescetelo, divulgatelo. Soprattutto educate i bambini fin da piccoli a vivere nel timore di lui. Solo così li difenderete dal peccato in questa vita e dall'inferno nell'altra.

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La Crisi finanziaria – A chi e a cosa serve? – di Paolo Franceschetti
Il “blog” su internet, conosciuto con il nome di Paolo Franceschetti parla di argomenti vari: Mostro di Firenze, Moby Prince, Ustica, Moro, Rosarossa, ma tutti accomunati da un nesso comune: la Massoneria. Cosa c‟entrano questi argomenti con il crack finanziario? Centrano. Se avrete la pazienza di seguirmi per un pò ve lo chiarisco, cercando di spiegare il motivo di questo crack finanziario quasi globale, che è solo prodromico ad altri ancora peggiori, questa volta globali. Cercheremo di capire cioè chi l‟ha innestato e perché. Ho iniziato a capire la potenza della Massoneria e i suoi fini, non da complottista fissato, non da appassionato di gialli ed esoterismo. I complotti non mi avevano mai interessato e non ho mai avuto fiuto per i rebus o per i gialli. Certo, avevo intuito che dietro tutte le morti sospette nei testimoni dei processi, dietro agli infarti, agli incidenti, c‟era qualcosa di potente. Avevo intuito che se tutte le stragi italiane erano rimaste impunite qualcuno manovrava dall‟alto. Ma non avevo capito chi c‟era dietro, e soprattutto non avevo capito perché. Poi ho iniziato a capire, dopo l‟inchiesta Cordova, la potenza della Massoneria, cioè una forza in grado di legare tra sé, e subordinare ad essa, mafie, servizi segreti, e poteri illeciti vari. Fin qui tutto bene. Ma restava una domanda. Se esiste un‟organizzazione così potente da condizionare la politica degli Stati, organizzare guerre, organizzare stragi e farla sempre franca, uccidere tutti coloro che si oppongono al sistema, qual è il fine ultimo di questa organizzazione? Il fine era quello che mancava. Poi ho capito! (siamo sicuri abbia capito che è la Chiesa nda). Il sistema Ho iniziato a capirlo studiando le leggi del sistema bancario. Studiando – da giurista e non da esoterista - il mondo delle banche, il suo funzionamento e i suoi riflessi sulla vita di tutti noi cittadini. Banca d‟Italia, BCE (Banca della Comunità Europea), Fondo Monetario internazionale… E ho capito che è quello il cuore di tutti problemi: il mondo bancario. Vediamo di riassumere i punti salienti della mia ricerca: 1. Anzitutto una prima anomalia che si palesa subito a chi studia l‟argomento, è il funzionamento della Banca d‟Italia e della BCE. La Banca d‟Italia è per il 95 per cento in mano ai capitali privati, ovverosia Intesa-San Paolo, Generali, Monte dei Paschi di Siena, ecc…. La quota più rilevante è quella di Intesa San Paolo (FIAT) che è una vera e propria quota di controllo. Quindi, ecco un primo grosso problema della politica e finanza italiane: la moneta non viene emessa dallo Stato, ma dalla banche private; il controllo della moneta e degli istituti di credito è in mano alle banche private e non allo Stato. Cioè, i controllati si controllano da soli! Questo significa una cosa sola: che sono le banche a governare il paese, e non la politica, e che i politici sono asserviti ai banchieri e agli imprenditori. Ciò è confermato dalle leggi che disciplinano le banche, ove è evidente che il governo non ha nessun potere su Banca d‟Italia, né di controllo né di nomina degli amministratori. 2. La seconda anomalia è europea. Noi dipendiamo dalla BCE. E la BCE è un istituzione indipendente dalla Comunità europea, con più poteri addirittura dello stesso parlamento europeo. Gli amministratori della BCE sono svincolati dai Governi, non rispondono praticamente a nessuno e godono addirittura di immunità superiori a quelle, già corpose, dei parlamentari europei. In poche parole: la finanza europea dipende dalla BCE. 3. La cosa che salta agli occhi è che la Banca d‟Inghilterra ha il 17 per cento del capitale della BCE. Ma l‟Inghilterra è fuori dall‟Euro, quindi non ha senso che una nazione straniera

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fuori dal circuito dell‟euro possa controllare i destini dei paesi dell‟area Euro. Ora, se i geni dell‟anticomplottismo saltano subito su a precisare che quel 17 (superiore pure alle quote italiane, francesi, spagnole) è solo formale, basta un minimo d‟intelligenza per capire che un‟istituzione come la Banca d‟Inghilterra non si insedia certo in un organismo importante e potente come la BCE solo formalmente. In realtà, “sostanzialmente” le banche inglesi hanno un potere enorme sulle banche europee. Vediamo come. 4. Facendo una breve ricerca che chiunque può fare da solo su Internet, risulta che il vertice della Massoneria mondiale, il vertice UFFICIALE, è nella corona inglese. Ora, siccome la corona inglese nomina i dirigenti della Banca d‟Inghilterra (è sufficiente controllare sul sito ufficiale della banca) ne consegue che la Banca d‟Inghilterra è controllata dalla Massoneria. E questo non lo diciamo noi, ma lo dicono i siti ufficiali di queste istituzioni. 5. Considerando l‟importanza e la potenza della Massoneria a livello mondiale ci vuole poco a capire quindi chi, veramente, detiene il potere nella BCE, e per quale motivo i vertici della BCE non rispondono penalmente e civilmente neanche nei confronti del parlamento europeo. Ma la vera anomalia non è neanche questa. 6. La cosa più assurda è che, controllando il flusso degli investimenti delle banche italiane, si nota che molte, tante, troppe azioni e troppi milioni di euro, sono investiti in… banche inglesi e americane. Barclays, Rockfeller, Morgan Stanley, ecc., creando un conflitto di interessi pauroso. In altre parole, il nostro destino è legato a filo doppio alle sorti delle banche inglesi e americane. In questo modo si crea però un conflitto di interessi, perché le leggi o le manovre finanziarie che rafforzano l‟Euro danneggiano le altre monete, ma rafforzando la nostra moneta paradossalmente allo stesso tempo danneggiamo anche le nostre banche e i nostri investimenti, e viceversa. Analizzando quindi i flussi di capitali e la ricchezza ci si accorge che tutto il potere del mondo è concentrato in poche mani, di pochi gruppi bancari e industriali il cui destino è legato a filo doppio dalle stesse vicende. A questo punto si capisce perché la politica sia assoggettata alle banche e perché chi prova a toccare le banche muore. Si capisce cioè perché, gira e rigira, tutti quelli che si sono avvicinati alla Massoneria e/o alle banche sono morti; da Falcone, ad Ambrosoli, a persone meno conosciute come Arrigo Molinari che avevano provato a portare alla luce il problema del Signoraggio (Arrigo Molinari che, ricordiamolo, morirà in un lago di sangue, secondo il copione più classico dei delitti della “Rosa Rossa” (Massoneria Rosacrociana) in una data il cui valore numerico è, non a caso, 7). Ma ancora non si capisce il fine di tutto ciò. Controllare tutto va bene. Ma perché? Studiando i meccanismo del sistema bancario la cosa appare chiara e risulta evidente il motivo della crisi di questi giorni. Anche qui occorre procedere per punti. 1. Le banche prestano denaro virtuale ed inesistente a fronte di beni reali. Spieghiamo meglio. Per prestare denaro una banca non fa alcuna fatica, deve solo scrivere una cifra sullo schermo di un PC. Si digita: 1.000.000.000 di euro e voilà… come per magìa la banca ha prestato un miliardo di euro. Quando l‟azienda, il privato, o lo Stato estero, non possono restituire, la banca fa un‟operazione molto semplice: chiede all‟azienda mezzo miliardo di azioni in cambio dell‟azzeramento del prestito; chiede al privato i suoi beni in cambio dell‟azzeramento del prestito; oppure chiede allo Stato estero del terzo mondo una miniera di diamanti, di oro, ecc…. Non è un caso che la maggior parte delle miniere di diamanti dell‟Africa siano di proprietà di banche europee.

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Il meccanismo è semplice: se Tizio non può pagare un debito di 100, la banca si accontenta di un bene che vale 50. Tizio ci guadagna. La banca, contabilmente, ci rimette. In realtà, dal punto vista reale, la banca non ha perso nulla, ma, al contrario, ha guadagnato una miniera, il controllo di una società, i beni di Tizio. Cioè, in altre parole la banca non ha perso nulla, tranne una cifra scritta sullo schermo di un PC; ma, in cambio, ha acquistato petrolio, diamanti, oro, terreni, case. Ricordiamoci poi che da Bretton Woods in poi, nel 1944, il sistema bancario mondiale non è più vincolato all‟oro, ma è poco più che carta straccia. Il suo valore, infatti, è dato da un complesso di calcoli e di variabili che in sostanza fanno dipendere il suo valore dalla fiducia che in un dato momento il mondo accorda a quella moneta. La banca cioè (oppure il suo prestanome), a fronte di un esborso pari a 0, acquista beni reali, diamanti, oro, terreni, case, società. Inoltre, allo stato attuale, non esiste neanche una quantità di cartamoneta sufficiente a coprire tutti i conti correnti e i debiti della banche. (Per evitare che questa affermazione appaia fuorviante, è necessario affermare che la carta moneta è solo una frazione infima -tra il 3 ed il 4 per cento- rispetto alla massa di moneta virtuale, prodotta dalle banche stesse, nda). Questo significa che se domani tutti i risparmiatori si recassero a prelevare contanti, in circolazione non ci sarebbe neanche un numero di monete sufficiente a restituire il tutto. Il denaro, in altre parole, è diventato meno che carta straccia. È diventato un numero scritto sullo schermo di un PC. Quindi è sbagliato dire che la banche “falliscono”. “Fallimento” implica l‟idea di sconfitta. Sarebbe più corretto dire che la banca “termina il suo lavoro”. Quando la banca “fallisce”, in realtà non fallisce affatto, ma ha completato la sua opera: che è quella di acquisire beni reali a fronte della cessione di beni inesistenti. Avere un bilancio in passivo, per una banca, equivale ad avere in mano un documento con calcoli e cifre… ma avere in mano anche beni materiali di ingente valore acquistati per poter arrivare a questo buco di bilancio. 2. L‟altro strumento di questa immensa operazione è stato il fenomeno delle privatizzazioni. Ci avevano detto che la privatizzazione serviva per rendere più efficiente il sistema dell‟energia, il telefono, l‟acqua, tutto. All‟inizio ci avevamo creduto. Ma oggi abbiamo capito che non è così. Telecom è più inefficiente di prima, quando la società si chiamava SIP. Mentre l‟Enel, in questi anni, ha moltiplicato gli “errori” sulla bolletta e sui contatori, che sono all‟ordine del giorno e si traducono una truffa sistematica ai danni dei cittadini, con un meccanismo che prima, quando questi enti erano in mano statale, non accadeva. Per non parlare delle società di riscossione delle tasse degli enti locali, che diventano private. Cioè, si affida un servizio pubblico impositivo ad un ente privato che mediante le cosiddette cartelle esattoriali pazze, incamera illegalmente milioni di euro. Come poi sappiamo, è in atto un processo di privatizzazione degli altri servizi pubblici essenziali, come l‟energia e l‟acqua. E chi controlla l‟acqua, l‟energia e il cibo, le medicine controlla il pianeta.

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Conclusioni
Studiando il sistema bancario, si spiega la ragione dell‟intoccabilità delle banche. Ecco perché nessun partito, da destra a sinistra, salvo pochissime eccezioni, ha sollevato il problema. Neanche i paladini dei poveri come le allora Rifondazione Comunista lo hanno fatto; né i paladini del nazionalismo e della forza dello Stato, quali gli allora partiti, Lega e AN, hanno denunciato questo stato di cose.

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Perché la parole d‟ordine della politica è occuparsi di temi solo secondari, dai Pacs all‟aborto. (E nel derubricare l‟aborto a questione secondaria, Franceschetti manifesta il suo essere nell‟oscurità, nonostante abbia raggiunto una così mirabile consapevolezza della Matrice Monetaria, nda). Ma mai, in nessun caso, occuparsi della banche (che poi significherebbe risanare il bilancio dello Stato e evitare il crack economico e finanziario). Da queste leggi, e dalla situazione economica e finanziaria, si risale al gruppo Bilderberg, alla P2, alla Rosa Rossa e a tutto il resto. Rosa Rossa che è il cuore del potere bancario, finanziario, e politico. E allora non ci si stupisce più del motivo per cui, ad esempio, si trova il simbolo della rosa non solo nei simboli dei partiti; ma lo stilema di una rosa, compare nel sito di una delle istituzioni bancarie più importante del mondo, Euroclear (l‟ex Cedel). E non deve stupire che tale stilema, in quel sito, sia immerso nel colore rosso, che altro non è che il lago di sangue che è stato versato in tutti questi decenni per arrivare alla situazione attuale; una situazione che è stata preparata con cura nei decenni, dai politici e dai finanzieri, in un legame indissolubile in cui nessuno poteva fare a meno dell‟altro, e che ha richiesto un enorme dispendio di energie affinché il piano finale potesse realizzarsi. Infatti, per arrivare ad un‟operazione del genere era necessario che nessun politico potesse dissentire dal programma globale; e che tutta la grande finanza, col tempo, si fosse assoggettata ad esso. Ecco allora che i pochi politici onesti col tempo sono stati allontanati o uccisi. Ecco che chiunque arrivava alla verità moriva. Ecco le stragi di Stato, per poter permettere il passaggio all‟attuale sistema bipolare sull‟onda della paura. Ed ecco le ragioni di questo crack finanziario globale: far crollare il sistema bancario, per far perdere al denaro il suo valore, ma affinché i beni, siano essi terreni, oro, diamanti, abitazioni, continuino a valere. E quelli sono in mano ai grandi gruppi bancari e finanziari! Se a questo crack aggiungiamo la privatizzazione di tutti i servizi pubblici, compresa l‟acqua, la luce, il quadro è completo. Tutto ciò rientra nel progetto di controllo globale delle risorse: i grandi gruppi bancari e industriali, nonostante il fallimento (anzi… proprio grazie a questo!) avranno in mano non solo beni materiali come oro, diamanti, petrolio, ma anche risorse primarie, come acqua ed energia elettrica. (da Chiesa Viva n. 417) “Satana seminerā confusione nello spirito dei grandi scienziati che inventeranno armi terribili con le quali si potrā distruggere la metā dell'umanitā in pochi minuti. Egli soggiogherā i potenti dei popoli alla sua impresa e li condurrā a fabbricare quelle armi in massa. Se i potenti della Chiesa e del mondo non fermeranno questo, allora non potrō fermare il braccio di mio Figlio, il Cristo. (Messaggio di Fatima circolato nel 1985)

Nikola Tesla
– Tragedia di un Genio Inventore del XX secolo che voleva lavorare per la pace – del Prof. Francesco Cianciarelli • «La Scienza non è nient‟altro che una perversione se non ha come fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell‟Umanità». (N. Tesla) • «Lasciamo che il futuro dica la verità. Ognuno sarà giudicato dalle sue opere ed obiettivi». (N. Tesla)

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• «Se le persone corrotte si uniscono fra loro per costituire una forza, le persone corrette debbono fare lo stesso». (L. Tolstoj) • «Le Oligarchie che controllano le Multinazionali non permetteranno mai che il nome di Tesla venga resuscitato; esse andrebbero in rovina per via delle sue scoperte che, se applicate, sconvolgerebbero economicamente i loro piani ed il sistema di potere su cui esse si basano» (F. Cianciarelli) • «Chi gestisce le leve del Potere usa ogni mezzo lecito ed illecito, al fine di portare alla fame coloro che potrebbero cambiare il corso del mondo: al contrario, far arricchire i propagatori ed i venditori di aria fritta» (F. Cianciarelli) • «Ogni uomo potrebbe e dovrebbe avere energia gratis in quanto abitante ed essere vivente del Cosmo, e quale creatura del Creatore» (F. Cianciarelli) Nikola Tesla è una delle figure scientifiche più geniali di tutti i tempi, al quale va il merito di aver inventato praticamente il 20‟ Secolo. Questo vuol essere un solenne encomio al grande scienziato, fisico-inventore, ingegnere croato. Soprattutto perché questa mente eccelsa tutta protesa al bene dell‟umanità, durante la sua esistenza in Europa prima, e negli Stati Uniti dopo, trovò sempre molto ostracismo da parte della scienza ufficiale –sovente ignorante, invidiosa e venduta– che non seppe fare altro che criticarlo e rimuovere il suo nome dai testi di storia, ed anche un forte ostruzionismo da parte di personaggi del Sistema molto potenti economicamente ed assai influenti politicamente, quali: J.P. Morgan, Baruch, T.A. Edison, Westinghouse, tanto per citarne alcuni, che, dopo averlo proposto come una Superstar (in un primo momento), lo fecero diventare– una volta che carpirono o rubarono i suoi “brevetti”– un Signor Nessuno, proprio perché con le sue innumerevoli invenzioni, Tesla desiderava far vivere meglio l‟umanità, senza sfruttamenti economici, mai per scopi bellici, ma solo al servizio del Bene Comune. Quelle poche volte che si parla di lui, viene descritto talvolta in chiave negativa, attribuendogli “leggende metropolitane” non tributandogli, invece, i grandi e giusti meriti; omettendo poi, che fine abbiano fatto i tantissimi brevetti che gli vennero sequestrati dall‟F.B.I., subito dopo la morte, avvenuta il 7 gennaio 1943, presso un albergo di New York in una camera a basso prezzo. Nikola Tesla condusse sempre una vita riservata, votata esclusivamente al servizio della scienza e della conoscenza. A tal proposito affermò: “Non penso che il cuore umano possa provare una emozione paragonabile a quello che prova un inventore quando vede una creazione del proprio cervello trasformarsi in successo... Queste sensazioni fanno dimenticare il cibo, il sonno, gli amici, l‟amore, tutto”. Nonostante ciò, Tesla godeva di una enorme popolarità negli USA, per la sua originalità ed impegno dimostrati; anche moltissimi intellettuali lo vollero conoscere. Egli era alto di statura, raffinato, dall‟eloquio colto e gradevole, dallo sguardo profondo ed interessante, non lasciava sicuramente indifferente chi lo osservava o dialogava con lui. Le donne erano attratte da questo signore europeo, ma egli non ebbe mai vicende amorose con nessuna. Era consapevole della sua missione da portare a compimento; sempre impegnato a studiare ed inseguire le cose del “mondo vero”. Le aziende, invece, gli promisero tante cose prima, e lo depredarono delle sue invenzioni poi, preoccupati dalle intenzioni dell‟inventore che desiderava liberare la società dallo sfruttamento di pochi individui senza scrupoli. Prova ne è l‟indigenza con cui condusse la seconda metà della sua esistenza. Purtroppo, dobbiamo amaramente constatare che tuttora è in corso un processo di oscurantismo da parte dei Giganti del Sistema Economico Internazionale, che comprano gli pseudo Scienziati ed i vari Premi Nobel, mostrandosi Nemici del Genere Umano. Eppure, furono le invenzioni di Nikola Tesla a consentire ai vertici mondiali degli Illuminati e della Massoneria americana di disporre, verso la fine del secolo XIX, di

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apparecchiature con le quali essi “trasmettevano suoni e immagini a distanza”, e con le quali essi organizzavano guerre e rivoluzioni contemporanee in continenti diversi, che la “Storia ufficiale” ha sempre chiamato “spontanee”? Edison seguiva solo gli affari e, per giunta, essendo un convinto assertore della corrente continua presto licenziò Tesla, senza nemmeno consegnargli l‟importo pattuito (50.000 $) per le spese degli esperimenti e di laboratorio, anzi, lo liquidò dicendogli: “Tesla, non capite l‟humour americano”, come dire: la somma che ti avevo promesso era solo uno scherzo! Uscendosene dalla Company, Tesla giunse ad un‟altra interessante scoperta (la bobina di Tesla) un trasformatore ad alta frequenza, indispensabile per ottenere la corrente alternata che, l‟anno successivo, nel maggio 1885, il magnate George Westinghouse gli acquistò (brevetti del motore e della bobina) dando vita così alla Westinghouse Electric Company. Tesla avrebbe dovuto percepire (come da contratto firmato dallo stesso Westinghouse) per questi brevetti un compenso tale da creare problemi di bilancio per l‟Azienda. Per cui, il giovane ingegnere si recò dal magnate, dicendogli che era più contento se avesse potuto sviluppare le sue invenzioni, piuttosto che non mettere in grosse difficoltà la Compagnia e, prendendo il contratto, lo strappò dinanzi a lui e gli disse: “non mi deve più nulla!”. Ancora una volta, Tesla dimostrava che a lui premeva la scienza per il bene di tutti, mentre altri al suo posto sarebbero potuti diventare perfino soci di Westinghouse ed arricchirsi. Egli si preoccupava di fissare alcuni princìpi fondamentali, indicando la strada ad importanti innovazioni, infatti era convinto che dall‟Universo si potesse attingere energia all‟infinito. Tant‟è che, nel 1899, si trasferì a Colorado Springs dove installò un‟enorme bobina nel suo laboratorio con lo scopo di inviare impulsi elettrici, tali da trasferire energia elettrica a lampadine collocate a notevole distanza. Infatti, sosteneva che l‟atmosfera terrestre posta ad 80 km dal suolo (la ionosfera) era conduttrice e che, quindi, poteva trasportare energia elettrica verso lunghe distanze. (Ciò richiama immediatamente alla mente temi di oggi, come scie chimiche ed Haarp, nda) Ritornando a New York, dichiarò al Century Magazine che catturando l‟energia si poteva e doveva sviluppare un sistema mondiale di comunicazione che fosse in grado di comunicare telefonicamente e trasmettere notizie ed informazioni senza bisogno di ricorrere ai fili. L‟articolo interessò subito un altro magnate, Jean Paul Morgan, che offrì un contributo (anche se poco) per realizzare una stazione trasmittente. Tesla costruì una torre altissima a Wandernclyffe (che chiamò Torre Wandernclyffe), nel Long Island, New York, che altro non era che il miglioramento di quella precedente realizzata a Colorado Springs. Questa era formata, alla sommità da una sfera d‟acciaio, la struttura in legno ed impiantata per terra da tubi di ferro, quali conduttori di energia elettrica. Ma quando J.P. Morgan capì che si trattava di dare energia “gratuita” all‟Umanità, gli tolse subito il finanziamento. Ancora una volta, gli interessi economici furono anteposti al Bene di Tutti gli Uomini!! Un altro personaggio, al quale Tesla fornì informazioni ed aprì il proprio laboratorio, fu Guglielmo Marconi, fornendogli notizie preziose, poi attuate dallo scienziato bolognese. Tant‟è che quando Tesla seppe della trasmissione del segnale di Marconi, affermò semplicemente che lo scienziato italiano aveva utilizzato 17 dei suoi brevetti. Tesla, infatti, lavorò per primo sulle onde elettromagnetiche radio. D‟altronde lo testimoniano alcuni dei suoi brevetti che, per fortuna registrò, fra cui questi, Patent U.S. N° 645.76 e N° 649.621, così come la Decisione della Corte Suprema degli USA (21 giugno 1943, Caso 369) che ha riconosciuto che Tesla ebbe inventato per primo la Radio. Ovvero, un riconoscimento avvenuto poco dopo la sua morte.

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Tesla contribuì anche all‟invenzione dei radar. Infatti, all‟inizio della prima Guerra Mondiale, inventò un congegno per individuare le navi, mediante l‟invio di segnali in onde radio alta frequenza; ciò permetterà a Marconi la costruzione del Radar. Marconi visitò molte volte Tesla. Nel 1912, Tesla fu candidato al Premio Nobel per la Fisica, che rifiutò, non solo perché era schivo agli onori ed al successo personale, ma in quanto avevano premiato altri per le sue invenzioni (come nel 1909 a Marconi ed Edison nel 1915). Nonostante le continue scoperte che la sua mente superiore partorì, era continuamente a corto di soldi, dovendosi spostare da un albergo all‟altro per economizzare ancor più. Trascorse i suoi ultimi anni aspettando che qualche altro magnate, finanziando le sue invenzioni gli desse almeno da mangiare. Morì all‟età di 86 anni, ed il suo corpo venne trovato senza vita il giorno dopo in una stanza d‟albergo. Oltre 2000 persone presenziarono al funerale a Manhattan di quest‟uomo buono, umile, intelligente, povero e dimenticato dal Potere e dai Potenti, ma che è e sarà ricordato da tutti coloro ai quali sta a cuore il Bene dell‟Umanità. ALCUNE INVENZIONI DI NIKOLA TESLA A Tesla si devono moltissime ed importanti invenzioni e scoperte, eccone alcune: 1. la Radio (diffusione delle onde radio); 2. il Radiocomando a distanza; 3. il Radar; 4. l‟Altoparlante 5. il Telegrafo (trasmissioni senza fili); 6. i Raggi X; 7. i Raggi Cosmici; 8. il Tubo a raggi catodici ed altri tipi di valvole (prima che esistessero i Televisori); 9. il Circuito sintonizzato; 10. l‟uso medico della Risonanza; 11. il Microscopio Elettronico (prima della scoperta degli Elettroni); 12. il Laser; 13. le Lampadine al Neon e l‟illuminazione a fluorescenza; 14. la Corrente Elettrica Alternata (quella per intenderci che ci permette di avere la luce in casa e di far funzionare qualsiasi apparecchio elettrico o elettronico); 15. il Tesla (unità di misura dell‟Induzione Magnetica); 16. la Centrale Idroelettrica (turbina idraulica e turbina senza pale); 17. il Generatore di Energia Idrostatica; 18. la Scienza della Sismologia; 19. il Motore elettrico senza spazzole (a induzione); 20. il Motore rotante; 21. l‟Auto Elettrica “Tesla” (accumulo di energia mediante un‟antenna, senza generatore di corrente, radiatore, senza benzina, senza olio, senza inquinamento); 22. il Sottomarino Telecomandato; 23. l‟Aereo a decollo verticale 24. ecc. ecc.. Si, perché si parla di ben 715 suoi Brevetti. Fatima, il Demonio che parla ad un esorcista, il signoraggio, furto dei segreti energetici…

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Pensieri del card. Alfredo Ottaviani, lettore dei Messaggi di Fatima
È di moda, oggi, specialmente presso certi giovani, giudicare, criticare, sradicare tutto ciò che non sa di novità, di moderno, di sovvertimento. ( ... ). E il povero cristiano è sbalordito nel sentire tanta acredine spumata da certi comunistelli di sacrestie, nel sentire in ogni tono che tutto è arretrato. (...) In particolare, il solo effetto che proviene dalla loro azione nel campo sociale è scardinare, scalzare, distruggere, radere al suolo, preparare insomma la strada... a chi? Basta guardare a chi ha in mano le fila di questa devastazione. Noi diciamo, all‟Anticristo, e non temiamo smentita: l‟Anticristo, per noi è chiunque sta per una società contro Dio o anche semplicemente senza Dio. E chi si allea o tende la mano verso costoro, obbedisce e spiana la strada, senza saperlo, all‟Anticristo. • Quando un sacerdote si corrompe, diventa l‟agente peggiore e più rapido del disfacimento sociale. • Purtroppo, il mondo si è così paganizzato che un po‟ del suo influsso materialistico si è infiltrato anche nelle coscienze cristiane. Siamo purtroppo in tempi in cui si deve resistere non solo agli avversari, ma anche a quelli che, nell‟interno del fronte, guardano con simpatia più al campo di là che a quello proprio, e nell‟interno fanno più danno che se fossero già transfughi. • Il nostro pensiero si vela di mestizia quando immaginiamo quante anime vengono avvelenate o inquinate dalla melma trasudata dalle pagine di tanta letteratura oscena, quante luci di fede sono offuscate dalle nebbie oscure dei libri degli atei e quanti vacillamenti sono provocati anche da tanta letteratura, che, pur non essendo oscena o blasfema, insinua il dubbio, l‟incertezza, lo smarrimento, instradando le menti per vie nuove che non sono le vie del Signore. • Oggi, sanno leggere quasi tutti: ma ben pochi sanno pensare. • In nessun tempo la dissolutezza e la frivolezza hanno straripato come nel nostro tempo. • La società moderna è travagliata da una febbre di rinnovamento che fa paura ed è infestata da uomini che si prevalgono di tanta nostra sofferenza per costruirvi l‟impero dei loro arbitrii, la tirannide dei loro vizi, il nido delle lussurie e delle rapine. Mai il male ha assunto caratteristiche tanto vaste e apocalittiche, mai abbiamo conosciuto altrettanto pericolo! • L‟atomica crea un deserto meno atroce di quello che la dottrina imperante d‟una società senza Dio ha creato: c‟è un Sahara dello Spirito, oltre che un Sahara materiale. • Cari figli, mi rallegro con voi della vostra arte, la quale ha saputo essere arte dei nostri giorni e non mero ricalco di moduli passati, creazione e non scopiazzatura, scoperta nuova e non rispolveratura scolastica; e tuttavia ha saputo stare, con tanta comprensione e bellezza, accanto alla preghiera. Così il vostro esempio giovasse tra coloro che si danno a credere, con qualche inesplicabile e indecifrabile sgorbio, di fare arte! Eppure, con tanto poco si fanno scrupolo, di ingiuriare la Chiesa e darle dell‟arretrata. Non dico nulla d‟altri che presumono popolare la Chiesa di mostruosità, degnissime nel miglior caso, di semifolli, non però di Dio, del popolo e della nostra civiltà. Ricordatevi, quando l‟arte non sa stare con la preghiera, non sa pregare, è un brutto segno, è segno che, forse, non è nemmeno arte; ma puro inganno o di sé o degli altri o di sé e degli altri insieme. Ma oggi, più che altro, il pericolo è costituito piuttosto da coloro che, non sapendo raggiungere in arte la bellezza, vogliono emergere con la mostruosità, con la stranezza, emula della caricatura e dell‟arte dei primitivi con lo scempio delle cose e delle persone sante.

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Note Storiche di Appendice

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Dallo sbarco alleato in Sicilia nel 1943, la storia dell'Italia è strettamente intrecciata a
quella della Guerra fredda e dell'alleanza internazionale con il patto atlantico (NATO). Questa alleanza e i suoi scopi egemonici gettarono il paese in una specie di guerra civile potenziale (potremmo chiamarla la nostra "Guerra fredda civile"), per vincere la quale ogni mezzo fu considerato accettabile: dalla manipolazione ideologica al complotto golpista, alla violenza contro civili innocenti. La storia di quella che oggi è chiamata "Prima repubblica" è una storia di misteri che nascondono un'unica matrice: la servitù politica impostaci dall'alleanza atlantica nell'ottica del bipolarismo mondiale. Questa storia di misteri e di trame inconfessabili inizia da un evento clamoroso verificatosi il 1 maggio 1947, evento che tuttavia aveva radici nella storia dei rapporti tra esercito USA e mafia siciliana. Ricordiamo l‟accordo reso possibile per messo di Lucky Luciano.

Muore Ettore Muti, a Fregene, ucciso a tradimento, e nasce l‟antifascismo
Dal libro di Alberto Bertotto –in La Morte di Mussolini, apprendiamo ancora una volta che Muti non è durato a lungo ai vertici del partito fascista. Dopo poco più di un anno è stato sostituito nel ruolo di segretario e il primo ad esserne felice è stato certamente lui. Ha continuato, quindi, a dedicarsi al suo sport preferito: le conquiste femminili. Attraente e spiritoso non faticava molto ad ottenere successi in questo campo soprattutto perchè bazzicava certi ambienti dell‟avanspettacolo dove le attricette non aspettavano altro che farsi invitare a cena dall‟uomo più famoso del momento. Come sappiamo, nell‟estate del 1943 Ettore entra nel SIM (Servizio Informazioni Militare) dove vien visto con diffidenza perchè non ama le congiure e le mosse sottobanco. Dopo il 25 luglio del 1943 e la caduta di Mussolini, manifesta apertamente il suo sdegno e si ribella a Badoglio il quale lo rimprovera aspramente e lo pone agli arresti. Viene quindi trasferito in Spagna, dove gode di grande popolarità e dove è ritenuto, a ragione, il più celebre combattente della guerra civile. In Spagna, Muti, tra l‟altro, si da fare per recuperare un radar da un aereo americano precipitato. Proprio a Madrid, nel mese di agosto del 1943, dopo trenta giorni dall‟inizio dell‟esilio forzato impostogli dal nuovo governo badogliano, apprende la brutta notizia che in Italia si sta preparando un armistizio con gli angloamericani. Il fatto lo sconvolge per cui si precipita immediatamente a Roma. Indignato protesta con veemenza, altercando, a distanza, con il nuovo primo ministro filosabaudo. Confida agli amici quanto ha saputo e si scaglia contro Badoglio con parole di fuoco. Le sue escandescenze vengono riferite al capo del governo da informatori della Polizia e da agenti del SIM con cui si era ingenuamente confidato. Badoglio, già in preda allo sgomento per il timore delle reazione dei nazisti imbestialiti perchè al corrente dei suoi tentativi per sganciarsi dall‟alleato cobelligerante, nel timore che Muti, per tentare la liberazione di Mussolini (arrestato in casa del re il 25 luglio del 1943 dopo essere stato messo in minoranza, la sera prima, dai componenti del Gran Consiglio del fascismo), prendesse contatto con i tedeschi e li avvertisse delle trattative in corso con gli angloamericani, ha deciso di accelerare i tempi e, per

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l‟esecuzione del suo piano (uccidere Muti), ha convocato il generale Giacomo Carboni, il capo del SIM, che diventerà di lì a poco la sua lunga mano armata. Pochi giorni dopo, il 19 agosto, Badoglio chiede sfrontatamente a Muti di recarsi a Fregene, presso la divisione corazzata Camicie Nere, per convincere gli ufficiali a togliere la «M» rossa dalle mostrine dei loro soldati. Muti ovviamente non accetta di colpire la dignità dei servitori della patria e si ritira nella sua villetta, sita nelle vicinanze di Fregene, per trovare un po‟ di serenità ed un meritato riposo. Il governo Badoglio voluto da un re che non sapeva regnare, emblema del puro mercantilismo e del disfacimento morale a tutti i livelli, continuava ad esercitarsi in squallide operazioni di censura all‟insegna di ventilate quanto immaginarie cospirazioni golpiste. Pietro Badoglio dal fascismo aveva avuto cariche, onori e prebende. Dopo aver ingannato tutti fino all‟ultimo minuto e dopo aver dichiarato, tra l‟altro, che la guerra continuava, era fuggito assieme al re, consegnandosi al nemico. Due terzi dell‟Italia sono diventati territorio alla mercé dei tedeschi. Centinaia di migliaia di soldati, in patria e fuori, sono rimasti, nel giro di qualche ora, senza comandanti e senza ordini, cadendo nelle mani dei nazisti inferociti per il tradimento badogliano-sabaudo. A loro non è rimasto nient‟altro che popolare i cimiteri o i campi di concentramento. Mussolini, liberato il 12 settembre del 1943 dai tedeschi che lo hanno prelevato dalla sua prigione di Campo Imperatore sul Gran Sasso d‟Italia, dichiarerà: «La rivoluzione fascista si era fermata, a suo tempo, davanti a un trono. Gli eventi vollero che la corona espiasse con la sua caduta il colpo mancino tirato al regime e il delitto imperdonabile commesso contro la Patria. Questa non può risorgere e vivere che sotto le insegne della Repubblica». Nasce per sua volontà la Repubblica Sociale Italiana «per ricostruire l‟Italia dalle macerie e fare del lavoro il soggetto dell‟economia e la base infrangibile dello Stato». Una Repubblica «necessaria» che farà da cuscinetto tra gli italiani del centronord ed i tedeschi intenzionati a sfruttare le industrie peninsulari per far fronte ai loro impellenti ed indilazionabili impegni bellici. Ha raccontato il generale Carboni «Badoglio mi chiamò il 21 agosto e mi ordinò, perentoriamente, di far arrestare Muti. Motivo: spionaggio e complotto contro lo Stato. A compiere l‟arresto dovevano essere i Carabinieri perché soltanto di loro ci si poteva fidare... Io, a mia volta, convocai nel mio ufficio il comandante dell‟Arma, generale Angelo Cerica e insieme studiammo le modalità della faccenda, considerandone le numerose difficoltà. Avevo appena finito il colloquio con Cerica che mi chiamarono di nuovo al Viminale. Trovai il capo del Governo in preda e una crisi di ... incertezza. Volle sapere, in dettaglio, gli accordi presi con Cerica, poi, all‟improvviso, si alzò dalla poltrona e mi disse: „Non ancora. Voglio ripensarci. L‟arresto di Muti potrebbe affrettare l‟azione dei tedeschi, oppure Muti potrebbe riuscire a farla franca e allora succederebbe uno scandalo. Altra cosa, se l‟arrestiamo, dove lo nascondiamo?‟ Camminava su e giù per la stanza, avvilito e depresso come non lo avevo visto mai. „Tanto, disse a un tratto socchiudendo gli occhi, io finirò ammazzato dai tedeschi...‟. Domandai: „Ha notizie, Eccellenza, di novità nei rapporti Kesselring-Muti?‟. Badoglio scrollò il capo. „Allora, dissi, soprassediamo per qualche giorno...‟. Neppure due giorni dopo, il Maresciallo mi richiamò. Era spaventato e pallido come un cencio. „Non si può più aspettare, disse, se non lo arrestiamo subito, quello ci fa la pelle a tutti quanti. Mi ripeta il piano...‟. Mentre gli esponevo quanto avevo concordato con Cerica, m‟interruppe e disse: „E se si difende? Cosa facciamo, se si difende?‟. „Il comandante dei Carabinieri è persona fidata, risposi, ed è sicuro dei suoi uomini...‟. „Bene, bene‟, ribatté Badoglio. „A che ora sarà fatto?‟. „In piena notte‟, dissi io. Il Maresciallo mi congedò ripetendomi più volte: „Mi raccomando. Mi raccomando. Se Muti ci scappa è finita per tutti...‟. L‟incarico di eseguire l‟operazione venne affidato al capitano Vigneri un esperto, diciamo così, di faccende del genere poiché, più o meno un mese prima, aveva partecipato all‟arresto di Mussolini a villa Savoia. Stranamente, però, l‟ufficiale

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si dichiarò indisponibile (la cosa non è chiara, vedi dopo, ndr) e passò l‟ordine a un suo solerte dipendente, il tenente Ezio Taddei, il quale lo eseguì con particolare zelo». Ecco lo scenario del dramma. Fregene: notte tra il 23 ed il 24 agosto del 1943, una notte calda, silenziosa e piena di stelle. Nell‟aria c‟era il profumo della salsedine marina e l‟odore resinoso proveniente dai pini mediterranei. Il mare, lungo la costa lunata verso occidente, aveva la lucentezza che ha la pietra nera del giaietto. Qua e là, segnando le correnti, serpeggiavano, tra le acque immote, zone su cui sembrava galleggiassero tappeti di occhiute penne scure di pavone. Il frinio delle cicale nascoste tra i cespugli del litorale si è improvvisamente azzittito quando ha sentito il rumore del passo umano sul terreno sabbioso… Da Roma, al comando del tenente dei Carabinieri Ezio Taddei, parte una colonna di macchine dell‟autocentro del Viminale formata da una vettura, un autocarro e una autoambulanza. Attraverso la via Aurelia il gruppo raggiunge la stazione dei Carabinieri di Maccarese dalla quale dipendono i due posti fissi dell‟Arma situati rispettivamente a Fregene e a Palidoro. A Maccarese Taddei lascia l‟autoambulanza. E‟ strano che se ne sbarazzi subito vista la notorietà del personaggio che deve «arrestare». Essendo poco pratico dei luoghi, il Taddei prende come guide due militi del posto fra cui Antonio Contiero, quel Contiero che, dopo l‟8 settembre, rivelerà quanto in realtà è accaduto in quella tragica notte di fine agosto. Il brigadiere Barolat, comandante della stazione di Fregene, quando arrivano gli uomini al comando del tenente dei Carabinieri, si unisce a loro e li conduce alla villa dell‟ex segretario del partito che si trovava ai margini di una pineta. Con l‟ufficiale ci sono un maresciallo dei Servizi Segreti, un altro brigadiere, 16 Carabinieri in uniforme e, in coda al gruppo, un taciturno civile con indosso una tuta kaki. Ha lo sguardo bieco, gli occhi truci, un atteggiamento sibillino e la sigaretta perennemente accesa. Il Barolat, quando ha saputo il compito che doveva svolgere (partecipare all‟arresto di Muti), ha detto: «Sua Eccellenza Muti non ha mai dato problemi. Basta mandarlo a chiamare e lui viene. L‟ho giò fatto altre volte, anche se ad un‟ora più decente». Alle due di notte la villetta viene circondata silenziosamente e, per ordine del Taddei, Barolat suona alla porta. Apre l‟attendente di Muti, il fido «commendator» Masaniello. Il tenente irrompe in casa e dichiara ad alta voce: «Ho un mandato di cattura per Ettore Muti!». Questi compare a torso nudo con i pantaloni del pigiama. Pur mostrando sorpresa e incredulità si rassegna all‟intimazione che ne prevede l‟arresto. Agli altri abitanti della casa, che nel frattempo si erano alzati anche loro, Taddei ordina di tornare subito nelle proprie stanze. Sotto scorta, Muti si reca nella sua camera e sebbene l‟ufficiale insista perché si vesta con un abito civile, Gim dagli occhi verdi indossa, invece, l‟uniforme dell‟Aeronautica. «Va bene, mi vesto e vengo subito», ha detto Ettore al Taddei. Il tenente lo rincorre mentre si dirige verso la camera da letto. Muti incomincia a seccarsi: «Tenente, so vestirmi anche da solo, non riesco poi a capire perchè hanno mandato un tenente per arrestare un ufficiale superiore». Spiega poi che nella camera c‟è un‟altra persona e non è il caso di coinvolgerla in questa che lui ritiene una farsa. Ma l‟altro insiste e si giustifica: «Ho l‟ordine di non perderla di vista neppure un minuto». Sembra, inoltre, che gli abbia detto: «Lasci stare l‟uniforme, le sue medaglie adesso non servono più». La villa di Fregene, dunque, era stata improvvisamente invasa dai Carabinieri per ordini del capo del governo.

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Rivestitosi, l‟aeronauta ridiscende spavaldo in basso con indosso la sua sgargiante divisa militare. Saluta gli amici, consegna alcune migliaia di lire alla cameriera e, dopo averla pregata di telefonare al suo amico comandante Angelo Aliprandi, capo di gabinetto del ministro della Marina, si avvia verso l‟uscita. Il misterioso «uomo in tuta» era di mezza età, stempiato, e parlava con un inconfondibile accento napoletano e restava sempre defilato. Quale ruolo questo personaggio abbia avuto nella faccenda lo sa soltanto il tenente Taddei. Il gruppo si ricompone e verso le due e mezzo di notte si mette in cammino verso la pineta limitrofa alla villetta dell‟eroe ravennate. Nonostante il buio, nessuno fa uso di lampade. Stranamente, in testa a tutti, anziché il Barolat scelto come guida, o un paio di Carabinieri facenti parte della scorta reclutata in loco, cammina Ettore Muti. Alle sue spalle, senza mai perderlo di vista, procede l‟individuo in tuta con passo felpato. Dietro ci sono tutti gli altri, compreso il Taddei con una pistola in mano. A questo punto comincia il «giallo». Nella versione ufficiale fornita alla Magistratura militare, il Taddei parla di attacchi con armi da fuoco, di risposta da parte dei Carabinieri e della uccisione di Muti mentre tenta di fuggire. La verità del milite Contiero, uno dei 16 del gruppo degli aguzzini, allorché si è deciso a parlare, risulta alquanto diversa: il tenente lancia un fischio, evidentemente un segnale, a cui risponde un altro sibilo fischiato, a titolo d‟intesa, seguono poi alcune raffiche di mitra e altri colpi isolati. (Siamo di fronte alla pineta, all‟angolo tra via Varazze e via Palombina, nda). Ettore grida: «Ma insomma, che fate? Sono un italiano!». Tutti gli uomini, ignorando cosa sta succedendo, si buttano a terra. Ad un ordine del Taddei, come d‟incanto, ritorna improvviso il silenzio notturno. I militi, tutti illesi, si rialzano da terra. Il solo che non si rimette in piedi è Ettore Muti: è caduto bocconi a ridosso di un cespuglio. Riccardo Berardi, allora diciasettenne, ha visto il cadavere dell‟eccellenza romagnola. Era in uniforme, ma ha notato un particolare sconcertante: «Le mostrine erano state strappate e gettate per terra poco lontano tanto che mi venne la voglia di prenderle». Due pallottole, sparate a bruciapelo alle spalle, hanno forato il berretto di Ettore all‟altezza della nuca e dalle ferite esce un abbondante fiotto di sangue. Nonostante il buio, durante lo scambio di fucileria fra i presunti assalitori e gli assaliti non c‟è stato un solo ferito. C‟è soltanto un cadavere, quello di Muti che, raccolto verso l‟alba e infilato in un sacco, viene trasportato in fretta e furia a Roma e deposto all‟Ospedale militare del Celio. Fra le persone accorse, c‟è anche la moglie dell‟ex pilota la quale, a ricordo del marito, chiede solamente il berretto su cui sono ben visibili i fori d‟entrata dei due colpi sparatigli dall‟individuo in tuta mimetica. Il generale Sani (abitava accanto alla casa di Muti) ha narrato di avere sentito una raffica di mitra e poi un paio di colpi d‟arma da fuoco isolati. Tutti gli spari provenivano dalla pineta. Dopo un po‟ di tempo s‟era visto presentare innanzi il tenente Taddei con la pistola in pugno che gli chiedeva se potesse ospitare in casa il cadavere di uno che era stato accidentalmente ammazzato durante una sparatoria con imprecisati nemici. Il Carabiniere Antonio Contiero, un testimone oculare non allineato, ha, inoltre, dichiarato: «Appena finita la sparatoria che credevamo essere il risultato di un attacco

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proveniente dal folto della pineta è successo un fatto che mi ha fatto dubitare. Il tenente Taddei ha domandato ad alta voce: „Che cosa c‟è?‟, al che il maresciallo della squadra speciale ha risposto con queste testuali parole: „Finestre chiuse: è andato a casa‟. Dopo questa risposta il tenente ci ha fatto adunare tutti e dopo una ventina di passi abbiamo trovato Ettore Muti disteso bocconi a terra. A questo punto il maresciallo ha gridato affinchè udissimo tutti: „Siamo stati attaccati da destra ed è rimasto colpito l‟Eccellenza Muti‟. Il tenente allora ci ha detto: „Un minuto di raccoglimento per onorare un eroe e non un farabutto‟. In quel momento l‟individuo della tuta kaki, che aveva la sigaretta accesa, ha fatto l‟atto di dare un calcio alla salma al cui indirizzo ha pronunciato oltraggiose parole. Quindi ha scavalcato il cadavere e si è fermato quattro passi più in là, continuando a fumare». L‟uomo con la tuta mimetizzata è stato successivamente individuato. Si chiamava Francesco Abate ed era un agente di Pubblica Sicurezza. La versione ufficiale dell‟accaduto, pubblicata all‟indomani, ha messo a nudo, ancora una volta, la viltà di chi aveva impartito quell‟ordine. Parlava infatti di scontro a fuoco con paracadutisti tedeschi, mentre si è potuto accertare che nella pineta non c‟era nessun accampamento militare nazista, di un tentativo di fuga di Muti, mentre l‟arrestato presentava due fori sulla parte posteriore della testa e nessuna ferita sul resto del corpo e tanto meno sulle gambe, di parà apparsi come ombre dalla pineta e, infine, di «eccezionali precauzioni» prese dal comandante del drappello per evitare tutti i possibili guai imprevisti. Costui, in realtà, invece di usare l‟auto di cui disponeva, che gli avrebbe permesso di allontanarsi rapidamente e indisturbato da Fregene, si è incamminato a piedi, esponendosi ad ogni sorta di pericoli in agguato. Tra il 23 e il 24 agosto del 1943 si è consumato un infame omicidio. Badoglio capisce che Muti rappresenta l‟essenza più pura del fascismo. Una figura che, nonostante le intenzioni denigratorie, è impossibile da infangare. E‟ il perno attorno al quale potrebbero raggrupparsi nuclei di giovani smarriti dai fatti del luglio precedente, cioè dalla caduta di Mussolini. Il mandato di cattura comportava obbligatoriamente la traduzione di Muti in un carcere: la caserma dei Carabinieri di Fregene o, più verosimilmente, una prigione di Roma. Entrambe raggiungibili solo percorrendo la via Aurelia. Invece il commando armato che ha eseguito l‟arresto dell‟impavido ravennate lascia sul posto i propri automezzi, conduce l‟arrestato nella direzione opposta e si inoltra a piedi in una pineta. Perché? Da quella parte non si arrivava a nessun centro abitato. Risulta ovvio che il mandato di cattura è stato solo un pretesto, l‟intento reale essendo quello di eliminare ex abrupto dell‟arrestato. Nei pochi minuti di furiosa sparatoria al buio tutti sono rimasti incolumi ed un uomo solo è stato colpito e colpito a morte: Muti. Logico dedurne che anche la sparatoria è stata una scusante per giustificare e coprire i soli colpi diretti contro un unico bersaglio: quelli che hanno ucciso un fascista troppo ingombrante. Erano circa le tre di notte del 24 agosto 1943. In quella notte, nella pineta di Fregene, ha inizio la guerra civile che, di lì a poco, strazierà l‟Italia per ben due anni. Il corpo di Ettore verrà ignominiosamente nascosto tra le pattumiere dell‟Ospedale militare del Celio e solo grazie all‟intervento di due suoi amici dell‟Esercito, il cadavere verrà rintracciato e trasportato al Cimitero romano del Verano. La madre di Muti ha ignorato per sette anni che il figlio fosse stato ammazzato brutalmente.

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Lo ha appreso solo leggendo un giornale che aveva svelato certi retroscena di quell‟omicidio di Stato. Lei credeva che fosse caduto durante un‟azione bellica nel Mediterraneo. Porterà il nome di Ettore, durante i 600 giorni di Salò, una delle più famose Brigate Nere. Dopo la sua morte, ecco qual‟è stato il primo commento ufficiale dell‟agenzia Stefani: «A seguito di un accertamento di gravi irregolarità nella gestione di un ente parastatale, nel quale risultava implicato l‟ex segretario del disciolto partito fascista Ettore Muti, l‟Arma dei Carabinieri procedeva nella notte dal 23 al 24 agosto al fermo del Muti a Fregene. Mentre lo si conduceva alla caserma sono stati sparati dal bosco alcuni colpi di fucile contro la scorta. Nel momentaneo scompiglio egli si dava alla fuga ma, inseguito e ferito da colpi di moschetto sparati dai Carabinieri, decedeva». Così l‟Italia si liberava dell‟ultimo ostacolo, che assieme al Prefetto Mori aveva fatto del Bel Paese un luogo pulito da infiltrazioni malavitose e di affari mondialisti. Basti pensare che Mussolini aveva fatto bandire persino la parola « internazionale ». Tanto che la squadra di calcio dell‟Inter (Internazionale) si chiamerà, durante il « regime », « Ambrosiana ». Fatto fuori il Fascismo, portata l‟Italia nella guerra prima e di uomini deboli e asserviti poi al potere mondialista anglo-americano e sionista, ora si poteva passare all‟attacco definitivo della Chiesa. La resistenza dell‟orgoglio italiano, era doma.

Cosa sapeva Ettore Muti, che avrebbe potuto condannarlo a morte? Sul complotto degli Illuminati riguardante il Nuovo ordine mondiale, (derivato sotto le
varie forme di « Partiti Politici Laici » dall‟Internazionale Socialista, cellula del Fabianesimo) è interessante conoscere quello che scrive Myron Fagan a proposito delle due guerre mondiali già passate, e della terza che sta per venire. Il tutto, dice Fagan, corrisponde a quei piani che più di un secolo fa Albert Pike si è preoccupato di tracciare ad uso degli Illuminati. Probabilmente Muti, di Pike e Mazzini sapeva poco, ma conosceva quello che stava scritto sui Protocolli dei Savi di Sion, pubblicati e divulgati sotto il Fascismo, nel 1929.

Ciò che Pike e Mazzini divulgarono però fra i massoni del 33° Grado è assai grave:
La prima guerra mondiale. Progetto di Albert Pike: essa avrà per scopo, tra l‟altro, la distruzione degli imperi centrali : quello austriaco (cattolico, e quindi doppiamente nemico della Massoneria), quello prussiano e quello russo. Alla fine della I Guerra Mondiale, si realizzò un vero e proprio strike: eliminazione dei tre imperi centrali (di cui due, Russia e Austria, erano dei veri e propri kathecon temporali); ma quello di eliminare il regime degli zar di Russia (i banchieri internazionali si erano giurati di realizzare da quando lo zar Alessandro aveva fatto fallire i loro piani al congresso di Vienna di trasformare la Russia in una roccaforte del comunismo ateo) era un obiettivo primario. Dice Pike : « le discordie che i nosti agenti (gli agenti degli Illuminati. nda) faranno nascere tra impero tedesco e impero britannico serviranno a fomentare questa guerra. A guerra finita, il comunismo ateo dovrà essere impiantato per essere poi utilizzato a distruggere altri governi, e indebolire le religioni ». La seconda guerra mondiale, Progetto di Albert Pike: « essa avrà per scopo di permettere al comunismo internazionale di espandersi fino ad uguagliare in potere i

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paesi cristiani. Il miglior modo per raggiungere questo obiettivo sarà di utilizzare l‟opposizione tra i fascisti ed i sionisti politici (sostenitori politici dello stato dell‟Israele). In seguito il comunismo internazionale sarà mantenuto sotto controllo fino al cataclisma sociale previsto per la fine ». La terza guerra mondiale. Progetto di Albert Pike: « essa dovrà essere fomentata utilizzando l‟opposizione che già esiste tra musulmani da un lato e sionisti politici dall‟altro. Questa guerra dovrà essere condotta in modo tale che Islam e Israele si distruggano a vicenda, mentre le altre nazioni saranno obbligate a partecipare alla guerra scegliendo l‟uno o l‟altro dei due campi. Essendo divisi su questa questione, i paesi del mondo dovranno lottare gli uni contro gli altri fino allo sfinimento, che dovrà essere fisico, mentale, spirituale, ed economico, cioè totale. Allora tutto sarà pronto per il lancio del Governo mondiale (che oggi è chiamato: Nuovo Ordine Mondiale, nda) ». Tesi: Gli Illuminati sono la mente e la penna, e i Massoni il braccio. « Per eliminare la monarchia cristiana di Francia, gli Illuminati hanno concepito a tavolino la Rivoluzione francese del 1789, e l‟hanno concretizzata tramite i Massoni francesi. Nel XIX secolo, col pretesto di unificare l‟Italia, hanno spinto Garibaldi e Mazzini contro lo Stato Pontificio, provocandone la caduta. Garibaldi e Mazzini erano Massoni. Nel XX secolo hanno causato la prima guerra mondiale per eliminare due regimi cristiani, quello degli Zar di Russia, e quello degli Asburgo d‟Austria-Ungheria. L‟uno e l‟altro sono stati eliminati col concorso dei Massoni,. Durante la 2a guerra mondiale gli Illuminati hanno convinto gli Stati Uniti ad entrare in guerra contro il Giappone ed i suoi alleati. Anche allora sono riusciti nel loro intento attraverso lo stratagemma di Pearl Harbour realizzato dalle logge massoniche giapponesi ». IL COMUNISMO, L‟ALTRA FACCIA DELLA STESSA MEDAGLIA. Riportiamo qui un passo del libro di Maurice Pinay “Complotto Contro la Chiesa”, pubblicato nel 1962 con il tentativo di far desistere il Papa di perseverare con l‟opera distruttiva delle tradizioni cristiane propria del Concilio Vaticano II. L‟allora Paolo VI non aveva più attenuanti per comprendere al meglio cosa stesse accandendo e di quale trama lui stesso fosse vittima. Dirà qualche anno più tardi, il 15 luglio 1970, nell‟allocuzione all‟udienza generale: «Il Concilio non ci ha dato la tranquillità desiderata, ma piuttosto ha suscitato turbamenti». Ma perché non ha voluto dare ascolto. Ecco un passo del libro antisovversione, che si dice sia stato scritto a più mani da esimi prelati e principi della Chiesa. “Di tutti i sistemi rivoluzionari ideati dagli uomini nel corso dei secoli, e aventi, purtroppo, il fine di contrastare o addirittura distruggere i valori della civiltà spirituale – sistemi messi in opera nel tempo, sempre nella forma e nel momento più opportuni – il più perfetto, efficiente e spietato è senza dubbio il sistema comunista. Esso, infatti, rappresenta la tappa più avanzata della rivoluzione mondiale, i cui postulati puntano non soltanto alla distruzione di determinate istituzioni politiche, sociali, economiche o morali, ma anche alla distruzione della Santa Chiesa Cattolica o quanto meno di tutte le manifestazioni della cultura cristiana, cultura che costituisce e rappresenta l'ossatura e il fulcro della nostra civiltà. Se tutte le tendenze rivoluzionarie di origine ebraica hanno attaccato con sintomatica unanimità il Cristianesimo, nei suoi diversi aspetti, il Comunismo si batte per farlo sparire dalla faccia della terra e addirittura per cancellare ogni traccia della sua opera spirituale millenaria. Il rabbioso furore di questa satanica tendenza, ha già dato al mondo il più spaventoso spettacolo di orrori e di inimmaginabili distruzioni, che rivelano la sostanza negatrice dell'ideologia marxista e il ripudio violento di tutto ciò che lo spirito umano, plasmato da Dio, secondo la Sua santa volontà, e informato ai Suoi altissimi voleri, ha creato sino ad oggi sulla terra.

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Ciò spiega la demenza, non altrimenti concepibile, delle sue tattiche criminose, del suo spirito distruttivo, delle sue mene sabotatrici contro tutto ciò che rivela aspetti di trascendenza non soltanto cattolica, bensi religiosa in senso lato. Il fine che il marxismo (anch‟esso di derivazione massonica, nda) persegue è, com'è noto, l'annullamento della personalità umana nel suo aspetto di superiore formazione fatta a immagine e somiglianza di Dio. I concetti di benessere economico, le pianificazioni per raggiungerlo, la dottrina politico-sociale che lo bandisce e pretende, sono i mezzi che consentono ad una minoranza di esercitare il dominio con la sopraffazione. Trasportata sul piano internazionale la mèta non può rivelarsi più trasparente: consentire ad una minoranza, che sarebbe trascurabile, di conseguire l'annichilimento della personalità umana, attraverso il materalismo, il terrore e, se necessario, la persecuzione e anche l'assassinio della stragrande maggioranza della popolazione”. UN PERSONAGGIO DA CONOSCERE: PADRE FELIX MORLION Ci sono dei libri che, anche se non riescono a diventare dei best-sellers dovrebbero invece essere letti e conosciuti da tutti. Uno di questi è “Come nasce la repubblica” curato da Nicola Tranfaglia con note (fondamentali per l‟approfondimento del testo) di Giuseppe Casarrubea (ed. Bompiani). Si tratta di una vera e propria miniera di informazioni e notizie tratte dagli archivi statunitensi sul Regno del Sud prima e sulla Repubblica italiana poi, da cui si riesce a capire che, a parte i padri costituenti, la repubblica ebbe anche, alla nascita, delle levatrici, ma soprattutto dei padrini che la tennero a battesimo. Tra i molti nomi noti si trovano anche altri meno conosciuti ma che meritano uno sforzo di ricerca. È il caso di un personaggio che viene citato solo tre volte nel libro, in una corrispondenza tra don Luigi Sturzo (fondatore del Partito Popolare prima e capo spirituale della DC poi) ed Earl Brennan, capo del settore italiano dei Servizi informativi statunitensi: si tratta di padre Felix Morlion, domenicano dell‟Ordine dei passionisti. Don Sturzo scrisse che gli premeva molto che il personaggio che conosceva “molto bene” raggiungesse il nostro paese perché intendeva affidargli “alcuni compiti di carattere sociale e religioso da svolgere in Italia”. In risposta Brennan sollevò alcuni dubbi in merito alle intenzioni del domenicano, al che Sturzo rispose immediatamente inviando tre plichi che evidentemente cancellarono ogni dubbio; infatti furono trasmessi al referente italiano e Morlion poté giungere in Sicilia prima e poi risalire la penisola fino a Roma, come richiesto da don Sturzo. Ma chi era Felix Morlion? Nella storia ufficiale si apprende ben poco di lui. Ma una breve ricerca in internet permette di capire che è un personaggio di indubbio spessore. Morlion giunse negli USA dopo l‟arrivo dei tedeschi nella sua patria, il Belgio, dove era ben noto, essendo stato tra i fondatori dei centri cinematografici cattolici belgi; fu anche, leggiamo nel sito socialistregister.com, uno dei componenti del COPAC (Centro di propaganda anti comunista fondato dal visconte Charles Terlinden), che aderì ai CAUR (Comitati d‟Azione per l‟Universalità di Roma) collegandosi in tal modo economicamente e politicamente con il fascismo italiano. Il COPAC lavorava inoltre a stretto contatto con un‟altra associazione belga, la SEPES (Società di studi politici, economici e sociali, teniamo a mente questa denominazione, n.d.r.), una specie di servizio segreto di propaganda e “intelligence” anticomunista fondata nel 1925, che negli anni „30 lavorò in stretto contatto con il governo tedesco. Nel sito prima citato troviamo anche uno studio di Rudi van Doorslaar sull‟attivismo anticomunista in Belgio dal 1930 al 1940, dove leggiamo che le attività del COPAC erano direttamente collegate a quelle della SEPES e che lo stesso Morlion dirigeva le “shock brigades”, paragonabili agli “squadristi” italiani.

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Il risultato concreto di queste attività fu che, quando i nazisti ebbero invaso il Belgio, il materiale raccolto dai due gruppi portò all‟arresto ed alla deportazione di molti comunisti locali e di rifugiati tedeschi che avevano trovato riparo soprattutto ad Anversa. Morlion (secondo qualcuno grazie all‟aiuto di un ufficiale della Gestapo) espatriò e si stabilì in Inghilterra, dove continuò ad interessarsi di una delle sue creature, il centro Pro Deo, che ebbe sede prima a Lisbona e poi a New York: un vero e proprio centro di “intelligence” gestito a livello mondiale, che poneva una particolare attenzione verso i paesi del Sud America. Dall‟Inghilterra Morlion trasportò conoscenze ed affari negli USA, dove cominciò a collaborare con i servizi consapevoli del fatto che i cattolici, avendo cappellani militari su tutti i fronti e chiese dappertutto, sono uno dei principali canali informativi esistenti. Dagli USA, aiutato, come abbiamo visto, da don Sturzo, Morlion si spostò in Sicilia e poi a Roma, sempre portando con sé il centro Pro Deo che divenne, a Roma, uno dei principali centri informativi del Vaticano. Qui le strade del prete si incrociarono ancora più strettamente con la politica democristiana, infatti suo segretario particolare fu per un periodo il futuro senatore Giulio Andreotti (una foto dei due è reperibile in rete). Morlion continuò ad occuparsi di lotta contro il comunismo: nel 1954, in contemporanea con analoghe iniziative gestite da Edgardo Sogno e dai Comitati Civici filo democristiani (e forse non scollegato da esse), inviò una lettera a 1.000 industriali italiani chiedendo fondi a sostegno di un‟iniziativa pilota il cui scopo era di “infierire un nuovo colpo al comunismo” e per creare e moltiplicare “centri di addestramento costituiti onde fornire alla libera impresa e agli schieramenti politici uomini integralmente preparati e permeati di dinamismo cristiano, atto ad arginare la invadente propaganda marxista tra le masse operaie”. La circolare viene pubblicata il 7 agosto 1954 sul quotidiano “L‟Unità”. Secondo Daniele Biacchessi nel 1947 anche il nazista Haas (poi coinvolto nel caso Priebke) sarebbe entrato alle dipendenze di Morlion, che sembrerebbe pure coinvolto in alcuni passaggi della gestione vaticana delle « ratlines », gestite da alti prelati croati e tedeschi. Consideriamo che Morlion era favorevole ad una soluzione “franchista” per l‟Italia, cioè la presa di potere di un partito come la Falange spagnola, che operasse un controllo assoluto su tutto e fosse legato a doppio filo con la curia. Del resto una soluzione del genere sarebbe stata auspicata anche da parte della Democrazia cristiana dell‟epoca, come dimostrano i documenti riportati nel libro di Tranfaglia citato prima. Successivamente la Pro Deo divenne un‟università privata che sollevò l‟interesse di numerosi industriali italiani e si trasformò nella tuttora esistente LUISS (Libera Università Internazionale di Studi Sociali); ricordiamo che già nel periodo belga Morlion si interessava di studi sociali. Della LUISS, collegata al Gotha dell‟industria italiana e della parte politica cattolica più osservante, faranno parte nel tempo (come allievi o come docenti) anche nomi importanti dei servizi italiani ed internazionali: dal generale Carlo Jean (intimo di Cossiga) al generale Pollari. Nel 1968, a Roma usciva un giornale, il “Mondo illustrato”, sul quale scriveva Mino Pecorelli, che pare vi avesse anche investito di suo. Questo giornale pubblicò la foto di Morlion a fianco di Andreotti in un articolo in cui si anticipavano, per il numero successivo, rivelazioni relative a soldi, sesso, servizi, affari loschi all‟ombra del Vaticano. Ma il numero successivo non vedrà mai la luce. Si insinua che Pecorelli avesse ricevuto una notevole somma per cessare le pubblicazioni e “sparire” per un po‟ dalla circolazione, ma non smise di scrivere e, tempo dopo, dopo aver nuovamente promesso rivelazioni spettacolari su Moro, Andreotti e altre realtà democristiane, fu ucciso da persone ancora oggi avvolte nel mistero con un‟arma particolare che utilizza proiettili di tipo speciale, in dotazione esclusiva pare delle forze speciali della NATO.

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Il nome di padre Morlion appare anche nelle inchieste sulla scuola Hyperion di Parigi, quella che per lungo tempo era stata sospettata di essere il centro direttivo delle Brigate Rosse e che ebbe anche, per pochissimo tempo all‟epoca del sequestro Moro, una sede a Roma. Sembra che Morlion avesse intercesso presso il governo francese che poneva difficoltà ad autorizzare l‟apertura della scuola in quanto gli insegnanti erano per la maggior parte “rifugiati politici” inseguiti in Italia da mandati di cattura. Altre tracce di Morlion si trovano poi nella vicenda dell‟attentato di Alì Agca a papa Woityla. L‟attentatore infatti disse che l‟ordine di agire gli fu dato a Roma in appartamento di via Pola 12 (residenza di un certo Antonov, addetto all‟ambasciata di Bulgaria) che descrisse nei particolari, disegnandone, pare, anche una piantina dettagliata. Solo un particolare non corrisponde: una porta, che Agca descrisse come scorrevole, a scomparsa nel muro, risultò invece essere normale. Il lato curioso di questa “confusione” è che la descrizione di Agca corrisponde invece perfettamente all‟appartamento sottostante che è uno degli appartamenti di proprietà dell‟università Pro Deo, in uso a Morlion. Chi fece queste rivelazioni, in sede di commissione Mitrokhin, fu Giulio Andreotti, che citò a testimone il senatore Consolo che gli aveva parlato della vicenda della piantina. Il tutto finì con una battuta di spirito e sembra che nessuno abbia inteso aprire un‟inchiesta su questa strana combinazione.

Resoconto del rapimento Moro
Il 16 marzo 1978 Aldo Moro fu rapito, dopo il massacro degli agenti della sua scorta. Il 9 maggio fu ucciso. In quei cinquantacinque giorni accadde che : gli inquirenti indagarono nella direzione sbagliata, al vertice del ministero dell‟Interno si insediò un Comitato di iscritti alla Loggia P2, un consulente americano consigliò di non “sopravvalutare” l‟ostaggio, verbali vennero redatti e poi sottratti, bobine furono manipolate, gladiatori furono allertati, sedute spiritiche indirizzarono le inchieste. Alla fine, con la morte del prigioniero delle Br, una intera politica, quella di Moro, fu rovesciata. Per questo il caso Moro è il più grande mistero della Repubblica. Questo racconto lo ricostruisce minuziosamente, sulla base delle testimonianze e della carte emerse nei quattordici anni che seguirono, fino alla pubblicazione. Rapimento Moro. Sabato 29 aprile 1978 . Undici lettere di Aldo Moro partono dal carcere delle Br, indirizzate a uomini politici. Da una di esse prende spunto l‟ennesimo “giallo” del caso Moro. Si tratta di quella indirizzata all‟onorevole Dell‟Andro. Attraverso canali sotterranei Moro la fa avere al solito don Mennini, accompagnandola con un biglietto che contiene meticolose e del tutto superflue indicazioni per rintracciare Dell‟Andro; eccole: “On. Renato Dell‟Andro: può essere all‟albergo Minerva (mi pare proprio che si chiami così, proprio di fronte alla chiesa) o al ministero della Giustizia, o infine alla sede del gruppo Dc a Montecitorio. Se per dannata ipotesi avessi sbagliato il nome dell‟albergo sappi che i due alberghi sono così”. A questo punto Moro traccia sul foglio un rettangolo che raffigura piazza della Minerva con due edifici su angoli opposti. Ma non si tratta, come sarebbe logico, dei due alberghi citati nel messaggio; uno dei due, infatti, è la chiesa della Minerva, a cui Moro non ha minimamente accennato. La chiesa della Minerva, in compenso, è assiduamente frequentata da padre Felix Morlion, un domenicano legato ai servizi segreti francesi, belgi e soprattutto americani. In Italia Morlion ha messo in piedi una rete di spionaggio che, stando ad un documento riservato acquisto dalla commissione Stragi, produce un rapporto quotidiano sulla situazione politica, “in soli dodici esemplari”, che viene trasmesso “ad altissime personalità e ai dirigenti dei servizi collegati”. Di Morlion e dei suoi presunti rapporti con Ali Agca, il mancato killer di papa Giovanni Paolo II, si stanno già occupando i magistrati romani.

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Sulla possibilità che Moro si servisse delle lettere per mandare messaggi in codice, ha molto insistito suo fratello, Alfredo Carlo. “Mi sembra di poter sostenere - ha sostenuto egli di fronte alla commissione Stragi nell‟ottobre del 1990, dopo aver letto la documentazione ritrovata in via Montenevoso - che da varie lettere, ovviamente tra le righe, emerge il tentativo di far percepire all‟esterno che la situazione doveva essere assai più complessa di un mero rapimento da parte di un piccolo nucleo di terroristi”. In una lettera, fa notare Alfredo Moro, il fratello, a proposito del sequestro, parla di “un ordine brutale partito chi sa da chi”. Domenica 30 aprile, ore 11 - In casa Moro squilla il telefono. E‟ Mario Moretti, l‟uomo che ha in mano la gestione del sequestro Moro. Parla con Maria Fida, figlia del presidente della Dc. Comunica che “la decisione è stata già presa”, e che solo “un intervento di Zaccagnini, immediato e chiarificatore”, può modificare la situazione. Di Morlion parla anche Gaia Cenciarelli nel suo libro sulla scomparsa di Emanuela Orlandi (“Extra Omnes, l‟infinita scomparsa di Emanuela Orlandi”, ed. Zona). Nel “Covert action information bulletin”, pubblicazione fondata dall‟ex agente CIA Philip Agee, reperibile in vari siti internet, vi sono dei riferimenti che collegano Morlion al Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), relativamente a finanziamenti e onorificenze conferiti prima della guerra ad ambienti filonazisti, e nel dopoguerra a nazisti “riciclati”, come Reinhard Gehlen, passato dai servizi nazisti ai servizi USA prima e tedesco occidentali poi. Infine, Morlion appare tra i fondatori del Center For Economic And Social Justice (CESJ) che annovera numerosi alti prelati, componenti della finanza internazionale e varie personalità di spicco, aventi in comune idee conservatrici e l‟essere favorevoli al libero mercato. Padre Morlion, servitore discreto di 5 papi ed attivo in molti campi non sempre ecclesiastici, morì nel 1987. Ebbe parte attiva, come abbiamo visto, in gran parte della storia dell‟Italia repubblicana, ma manca una biografia che metta in luce un personaggio così importante.

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Montini, futuro Papa Paolo VI, ebbero un ruolo piu' importante nella liberazione dell'Italia e nella nascita della Repubblica cinquant'anni fa di quanto loro riconosciuto sino a ora. La “Vatican connection” fu fondamentale per l'America, che non soltanto se ne avvalse nel conflitto per sconfiggere i tedeschi, ma che individuò più tardi nella Chiesa l'unica struttura alternativa di potere, e garanzia di stabilità contro il fascismo e il comunismo, o se si vuole lo stalinismo. Roosevelt aveva sognato un New deal per gli italiani, ma si rese conto di non poterlo edificare sul vuoto, e di dovere basare la democrazia su di un movimento di massa cattolico. I rapporti segreti tra la Santa Sede e l‟ America formano una chiave di lettura cruciale della nostra storia. Sono pieni di sorprese, prima tra tutte la funzione di Montini d'"informatore" o agente. Sarebbe troppo dire spia dell'Oss, i servizi segreti americani, oltre che d'interlocutore privilegiato dell'amministrazione. Se il cattolicissimo William Donovan avesse seguito la sua prima vocazione, di diventare frate domenicano, la storia dell' Oss e quella dell'Italia avrebbero probabilmente intrapreso un altro corso. Grande oratore, allievo prediletto di un noto teologo, William Egan, precoce autore di un opuscolo, « La dottrina cristiana », che trovò immediata pubblicazione, Donovan sognò da ragazzo di farsi "soldato di Cristo". Il fratello Vincent, che si fece veramente frate, attribuì a Egan il merito, o demerito, di averlo dissuaso: "Monsignor Egan intuì che Bill era un uomo d' azione", disse, "e non soltanto di pensiero, irrequieto, dagli interessi sconfinati". Il teologo, da cui il giovane ereditò la passione dei libri - per tutta la vita ne lesse due o tre la settimana - lo indirizzo' invece alla giurisprudenza. William Donovan s'iscrisse alla facoltà di legge della prestigiosa Columbia University a New York dove incontrò l'uomo del destino: Franklyn Delano Roosevelt, che allo scoppio del conflitto gli affidò appunto l'Oss. La politica non è mai stata tenera con le superspie, e Donovan non costituì un'eccezione. Il futuro padre della Cia avrebbe potuto ambire, e per qualche

Sul Corriere della Sera del 1 luglio 1996 leggiamo: “il Vaticano e in particolare Monsignor

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tempo ambi', alla presidenza degli Stati Uniti”… A partire dal ‟34, il presidente Roosevelt, che non s'era mai riavuto completamente dalla poliomielite, prese a servirsi del generale della riserva Donovan come delle sue "gambe segrete". Il presidente non si fidava della Germania e del Giappone, e non sapeva cosa pensare dell' Italia. Gli affido' alcune missioni di spionaggio all' estero, tra cui una a Roma, dove il 26 dicembre del'35 Donovan venne ricevuto da Mussolini e da Guglielmo Marconi, e in Etiopia, dove pochi giorni dopo fu ospite del maresciallo Badoglio”.

Nel luglio del ‟44, un mese dopo la tanto attesa liberazione di Roma, William Donovan, detto
Bill il selvaggio ( Wild Bill ), si reca in udienza da Pio XII. Quello tra l‟amico ed emissario personale del presidente americano Franklin Delano Roosevelt e il Santo Padre sarà per l‟Italia uno degli incontri più importanti della Seconda guerra mondiale. Ha bisogno dell‟aiuto del Papa su tre fronti: la liberazione dell‟Italia del Nord dai tedeschi; la difesa della prossima Repubblica democratica dal comunismo; e lo spionaggio a Berlino e a Tokio. Donovan ha già un suo uomo al Vaticano, il frate domenicano Felix Morlion, fondatore della «Pro Deo», da lui spostato nel‟41 da Lisbona, un covo di spie britanniche destinate a divenire illustri, dal diplomatico Kim Philby, una «talpa» sovietica, ai romanzieri Graham Greene e Ian Fleming (il padre di James Bond). Ma al capo dell‟Oss preme ottenere la collaborazione del giovane monsignor Giovanni Battista Montini, allora segretario di Stato in pectore, il futuro Papa Paolo VI. L‟ambasciatore americano in Vaticano Myron Taylor, l‟ex presidente della United Steel, e il vice Harold Tittman gli hanno segnalato che Montini non è solo il braccio destro e confidente di Pio XII, ma è anche vicino a leader politici italiani come Alcide De Gasperi e il suo delfino Giulio Andreotti. Donovan strappa il «sì» a Montini, che da quel momento diventa un punto di riferimento cruciale per l‟America per circa un ventennio. E‟ monsignor Montini a offrire all‟Oss un «servizio di informazioni riservate» della Chiesa tra le due Italie, quella liberata a Sud e quella ancora occupata dai tedeschi a Nord; a impostare la strategia di contenimento del Pci da Roma a Milano; e a riferire agli Usa di parte dei dispacci che giungono al Vaticano da Berlino e Tokio, dove Pio XII desidera mediare. Sul ruolo di Montini nella liberazione, è illuminante il rapporto del capitano americano Alessandro Cagiati, di discendenza italiana, sui partigiani a Parma, datato 28 novembre ‟44. Il futuro Paolo VI svolge la funzione più importante per gli Usa nella politica interna italiana. Da quel che si vede nei documenti degli Archivi nazionali, di cui alcuni già noti, gli americani considerano determinante la sua influenza sulla Democrazia cristiana. Per loro, Montini è garanzia di libertà e di giustizia. In un rapporto del 6 ottobre del ‟44, Vincent Scamporino, capo del SI (Secret Intelligence) dell‟Oss, scrive, definendolo «uomo di fiducia» di Pio XII: «Montini è figlio di un deputato di Brescia del Partito popolare, oggi Democrazia cristiana, da sempre antifascista e anticomunista». E aggiunge che mentre il frate Morlion e i gesuiti, gli altri informatori di Donovan, vorrebbero in Italia un regime franchista, Montini si oppone: «Deve essere il nostro interlocutore privilegiato». Montini ricambia questo sentimento. La sua «scelta americana» è motivata dalla volontà di rinnovare l‟Italia e di proteggerla dall‟Urss, che sta fagocitando la Polonia dopo il ritiro tedesco. Il giorno successivo, Scamporino lo sottolinea in due brevi dispacci. «Alla segreteria di Stato del Vaticano, dove Montini è il vice - spiega - c‟è molta apprensione per la situazione interna italiana e per i rapporti tra Mosca e Varsavia. Qualche alto prelato cerca di spostare la Democrazia cristiana a destra, mentre non c‟è alcun pericolo di un accordo sulla Polonia tra la Santa sede e il Cremlino». Scamporino evidenzia il patriottismo di Montini, che «come Pio XII desidera solo l‟unità e il benessere dell‟Italia». All‟inizio del ‟45, sebbene deluso dalla mancata nomina dell‟arcivescovo americano Spellman a segretario di Stato in

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successione al cardinale Maglione, l‟Oss diffonde un ritratto molto elogiativo di Montini, dicendosi certo che la nomina andrà a lui. «Ha due udienze al giorno, di alcune ore l‟una, con il Papa, mattino e sera. La sua anticamera trabocca di diplomatici, di leader politici culturali e religiosi, di ex colleghi della Federazione universitaria cattolica italiana». Nell‟aprile successivo, l‟Oss esprime questo giudizio: «Montini ha una straordinaria capacità di lavoro, un intelletto penetrante e un raro talento per l‟organizzazione». Viene addirittura messa in rilievo la frugalità dei suoi pasti: «Il primo, alle 15, consiste di solito di una zuppa e di un uovo». Gli inizi del ‟46 dimostrano che Donovan ha fatto bene a puntare su Montini. I dispacci dell‟ambasciata americana a Roma segnalano che si muove nella direzione auspicata da Washington. «Il gesuita Alfonso Martin - sostiene un rapporto del 4 gennaio - ha informato monsignor Montini che le squadre di azione del Partito comunista fanno capo a Luigi Longo, il comandante delle forze clandestine, e che Longo le tiene in stato d‟allerta. Il piano del Pci, ispirato dai sovietici, è di provocare un‟insurrezione armata qualora le elezioni per l‟Assemblea costituente fossero rinviate». L‟informazione, precisa un altro dispaccio, ha indotto Montini a diffidare la Democrazia cristiana nel Nord Italia dall‟allearsi ai comunisti e ai socialisti. Nel giro di pochi giorni, il futuro Paolo VI, che da tempo preme sul governo perché crei posti di lavoro, compie altri interventi, prosegue un terzo messaggio : «sollecita i democristiani a esaminare la possibilità di assorbire i socialisti moderati, nel caso che il loro partito si fonda con quello comunista, o per lo meno a stabilire una stretta collaborazione con loro, nel caso che formino invece un movimento separato, guidato forse da Ignazio Silone». Di più: «Dà ordine che si prepari un programma improntato ai principi della Santa sede, da sottoporre alla direzione della Democrazia cristiana non appena approvato dal Papa; in questo modo, dal prossimo Congresso emergerebbe una piattaforma cristiana, antimarxista, di riforme sociali, da contrapporre alla lotta di classe». Nel‟46, tuttavia, sorge un contrasto temporaneo tra il Vaticano e l‟America. La causa è la monarchia in Italia, le cui interferenze nel governo hanno suscitato le critiche di Andreotti. Pio XII e Montini preferirebbero preservarla per ragioni di stabilità, il presidente Harry Truman e Donovan abrogarla per cambiare corso. Ad aprile, la superspia Usa James Angleton avverte Washington che «Montini ha visto due volte De Gasperi e una volta ciascuno Scelba e Tupini per invitarli ad appoggiare Casa Savoia». Ricevendo l‟esponente monarchico Carlo Petrone, il Papa ha inoltre «espresso la propria sorpresa per la posizione antimonarchica assunta da Tupini, chiedendosi come si possa pensare a una Repubblica nelle attuali, caotiche condizioni». Il contrasto rientra dopo il referendum e i progressi della Democrazia cristiana, «che ha superato la fissazione di essere un Partito di sinistra -rileva l‟Oss- assumendo la naturale posizione di Partito di centro». Stati Uniti e Vaticano si alleano contro il Pci in Italia e contro l‟Urss nell‟Europa dell‟Est. Nell‟agosto ‟45, il colonnello D.K.E. Bruce aveva già ricordato «il peso della Santa Sede sui programmi democristiani» e «il condizionamento sovietico dei comunisti», invitando Washington a fare perno sulla intelligence della Chiesa per la propria politica italiana. Nell‟aprile ‟46, il servizio segreto americano in Italia viene ristrutturato anche in funzione anti Urss perché, spiega un suo dirigente, Lester Houck, «Mosca minaccia quasi l‟intera Europa». Il rapporto Houck, che cita di nuovo Montini, propone anche per la prima volta che la strategia del contenimento dell‟Urss venga estesa al Sud America con la creazione di un «Ufficio latino» dell‟Oss. «Il Papa desidera formare un blocco dei Paesi latini, dall‟Italia alla Spagna, al Messico e all‟Argentina. L‟iniziativa, che porterà a una serie di golpe Usa, dal Guatemala nel ‟52 al Cile nel ‟73, e al blocco di Cuba a partire dal ‟61, è però tenuta nascosta a Montini. Tra i meriti attribuiti dall‟Oss a Montini vi è quello di avere promosso il disgelo tra Vaticano e partigiani dell‟Italia del Nord.

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Dunque, non ci sono dubbi. Dirà sempre Ennio Caretto nel Corriere della Sera: “Fu Donovan, col suo retroterra religioso e intellettuale, a volere una collaborazione segreta col Vaticano fin dal '41 contro i tedeschi. Quell'anno, il direttore dell'Oss fece evacuare da Lisbona il frate domenicano Felix Morlion, che aveva fondato la Pro Deo, associazione antinazista e anticomunista. Lisbona era una centrale spionistica, vi lavoravano come agenti segreti inglesi Ian Fleming, il futuro creatore di James Bond, il romanziere Graham Greene e il diplomatico Kim Philby che poi tradì l'Occidente per l'Urss. Donovan portò in salvo il frate belga, lo finanziò per tutta la durata della guerra e nel' 44 ne ottenne il trasferimento in Vaticano. Donovan possedeva già due ottimi canali con la Santa Sede: il futuro cardinale conservatore di New York Francis Spellmann suo consigliere spirituale, e l'Ordine dei Cavalieri di Malta. Ma la sua pedina più preziosa fu Giovanni Battista Montini, amico di Alcide De Gasperi e del giovane Giulio Andreotti, "padrino" della Dc a venire. Consigliere ascoltato di Pio XII, segretario di Stato in pectore, dal ' 41 Montini e' il referente dell' ambasciatore Usa al Vaticano, Myron Taylor e del suo vice Harold Tittman. In un telegramma del '42, Taylor e Tittman asseriscono che Montini mette a loro disposizione i rapporti dei nunzi apostolici a Tokyo e Berlino, e li aggiorna sugli eventi di Roma. Dotato di sottile fiuto politico, Montini e' al corrente delle manovre del Duce, del re, dei partiti e addirittura dei comunisti, che incominciano a fare paura al Dipartimento di Stato. Che egli lo voglia o no, diventa uno 007 dell'Oss, una pedina irrinunciabile per gli Usa. Nell'aprile del '43, Spellmann visita Pio XII, e l'asse Washington-Santa Sede viene formalizzato all' insaputa di Mussolini. Subito dopo l' armistizio dell' 8 settembre, gli americani invitano il Vaticano a stabilire un "servizio di informazione" tra le due Italie, quella liberata del sud e quella ancora occupata dai tedeschi a nord. Servirà loro per il nuovo assetto del Paese. Il libro da me scritto con Bruno Marolo, Made in Usa, le origini americane della Repubblica Italiana (Editore Rizzoli), cita numerosi documenti sul Vaticano e su Monsignor Montini. Quelli del' 44, sulla scia della liberazione di Roma, dimostrano che non è piu' la Germania bensì l'Urss a destare le maggiori preoccupazioni della Chiesa. "Russi in uniforme", riferisce un dispaccio, "sono sbarcati a Bari per fornire aiuti alla popolazione e fare propaganda antiamericana". E un altro: "Roma è circondata da una cintura, profonda 30 km, in cui divampa la attivita' anticattolica, come se qualcuno preparasse un' azione contro la Santa Sede. E' strano perché , al di fuori di questa fascia, il Pc sembra conciliante con il clero". I documenti del' 45 segnalano un passo avanti: le pressioni della Chiesa sugli Usa a favore della Dc e di De Gasperi. Dopo la visita del nuovo segretario di Stato Edward Stettinius e di Harry Hopkins, il braccio destro di Roosevelt, Pio XII boccia non solo Nenni e Togliatti, ma anche la sinistra cattolica e Parri, il cui governo, dicono i suoi, "è estremista". Il primo rapporto che addita in Montini un collaboratore dell'Oss è del gennaio '45. Lo chiama "la fonte più utile sulla politica interna italiana, in funzione non solo antifascista ma anche anticomunista". A Montini, precisa il dispaccio, i vescovi mandano le informazioni sugli schieramenti dei partiti nelle diocesi, mentre lo spionaggio contro i tedeschi, nonche' gli infiltrati sovietici e titini, "vien svolto dai gesuiti". Montini non e' un servo sciocco. E' progressista, mira a una Italia democratica, i gesuiti no, vorrebbero un regime franchista come Morlion e l'Ordine dei Cavalieri di Malta. Il futuro papa riequilibra le informazioni a senso unico che i suoi interlocutori americani non saprebbero interpretare. Ma e' una tremenda spina nel fianco dell' Urss, tanto che nel' 46 la rivista sovietica Tempi Nuovi fotografa cosi' la situazione: "La intelligence vaticana e' diretta dal gesuita Janssens, il suo vice è Montini, coadiuvato da un secondo gesuita, Schneider, e dal domenicano Morlion". Nel gennaio del „46, il comando militare americano a Roma invia al Pentagono un messaggio "top secret" che verra' reso pubblico soltanto nel „95. Il titolo è "L‟organizzazione del Vaticano per controllare la situazione interna italiana". L' autore premette: "L'organizzazione è stata formata dal Papa per influire sulla situazione a vantaggio della Santa Sede". Quindi precisa: "Il cardinale Enrico Gasparri e Monsignor Morrano si occupano dei rapporti con la Dc, il principe Umberto e la Costituente... Tramite i vescovi, Monsignor Montini viene informato da tutte le parrocchie degli orientamenti politici della popolazione. Il generale dei gesuiti Norberto de Boynes e il suo assistente

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Alfonso Martin sono stati incaricati di uno scrupoloso servizio d'informazioni segrete sulle attività clandestine e i rapporti tra il Pc e Mosca... A Genova, il cardinale Pietro Boetto, anch'egli gesuita, ha organizzato un analogo servizio segreto per l'Italia del Nord e ha canali diretti col Pontefice". Tra la fine del '45 e l'inizio del '46, la superpotenza paga il suo debito al Vaticano con il totale appoggio a De Gasperi. Le sue manovre per staccare Nenni da Togliatti prima, e spaccare in due i socialisti poi, sono fallite . ma riusciranno più tardi . E come partito popolare non le resta che la Dc. Pio XII confida ad Harold Tittman di sperare nella vittoria alle elezioni a giugno, ma di temere "l'unita' d'azione dei socialisti e dei comunisti che, con tecniche terroristiche alle urne, potrebbero ottenere la maggioranza, e formare una dittatura di sinistra in Italia". Il Papa rileva che il Pc "è il partito più attivo e meglio organizzato e in apparenza dispone di fondi illimitati". All'approssimarsi del referendum, l'America si consulta con la Santa Sede anche sulla monarchia e capisce che non crede nella sua sopravvivenza. Finanzierà la Dc per "controbilanciare" i finanziamenti sovietici al Pc e lascerà che siano gli italiani a decidere la sorte dei Savoia. La repubblica nascera' sotto la tutela congiunta del Vaticano e di Washington alleati contro il Cremlino”. Fra i segreti di stato americani: “SEGRETISSIMO DESTINATARI: Mr. Halford; Dipartimento dei Servizi di Sicurezza; MI5; F. O. R. D. MITTENTE: Foreign Office (Western Department). TITOLO: Il Papa e i Democratici Cristiani (n. 62) 26 febbraio 1947. La recente visita del signor De Gasperi negli Stati Uniti è stata realizzata grazie all‟incoraggiamento e al supporto del Papa. Pacelli e De Gasperi sono rimasti in contatto con Myron Taylor e hanno istruito i cardinali statunitensi, soprattutto il cardinale Spellman, perché utilizzassero la loro influenza al fine di garantire il successo della missione. Al contempo, due importanti sacerdoti si sono mossi in Roma, con l‟approvazione vaticana, con l‟obiettivo di ottenere un appoggio per i democristiani da parte delle forze di destra e di sinistra. Il primo è padre Morlion, un domenicano che punta a un‟alleanza tra la Dc e i socialisti dissidenti di Saragat. Questa mossa tuttavia è fallita completamente perché don Sturzo, assieme a Gronchi e ad altri democristiani, ha appoggiato il mantenimento della coalizione tripartita. Si riscontrano poi gli sforzi di padre Barbera, un gesuita, per la formazione di un‟alleanza di governo composta dai partiti di destra, senza la partecipazione dei socialisti e dei comunisti. Ma anche questo tentativo è fallito, malgrado l‟influenza papale. Di conseguenza, il Papa ha affermato che ora abbandonerà il partito della Dc “alla sua inevitabile liquidazione”, specificando di aver già trasferito il suo appoggio al movimento dell‟Uomo Qualunque. L‟Azione cattolica, che ha istituito le Acli (Associazioni cattoliche dei lavoratori italiani) in alternativa alla Cgil, ha ufficialmente smesso di sostenere la Dc, il che significa la perdita di cinque milioni di voti per questo partito. Sono già stati promossi dei contatti tra l‟Azione cattolica e il movimento dell‟Uomo Qualunque. Inoltre, padre Barbera ha promesso ai leader qualunquisti il suo pieno appoggio, a condizione però che la presidenza del loro gruppo parlamentare sia affidata a Enzo Selvaggi. Il supporto del clero al movimento qualunquista è già una realtà in molte regioni d‟Italia. In un incontro avvenuto il 5 febbraio, il Papa ha ribadito la sua decisione di appoggiare pienamente il movimento dell‟Uomo Qualunque ed ha fornito precise direttive in tal senso a mons. Montini. In particolare, egli ha chiesto a Montini di trasmettere alla Dc al quotidiano Il Popolo la sua crescente preoccupazione in rapporto alla campagna stampa promossa contro i qualunquisti. Il Papa desidera che tale campagna abbia immediatamente fine”. Ma la figura chiave, senza la quale, forse, nemmeno Montini sarebbe divenuto Papa, secondo il Mondo, è James Angleton, coordinatore, per conto dell'OSS, della cosiddetta "Operazione Italia", che ha la sua data di inizio nel febbraio 1943. Capo delle operazioni speciali dell'OSS in Italia e quindi dell'SSU, dirige di fatto i servizi segreti italiani fino al 1949, quando nascera' il SIFAR che continuera' a subire ancora per molto la sua diretta

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influenza. Costruisce con l'appoggio del Vaticano la cosiddetta "via dei conventi", creata per far fuggire all'estero, molti criminali nazisti e fascisti fra cui Junio Valerio Borghese, comandante della X MAS, che sfugge cosi' alla giustizia partigiana. Nel 1946 stabilisce rapporti di collaborazione con diversi gruppi terroristi fascisti, creatisi in Italia dopo la guerra. Naturalmente non ho nessun elemento per affermarlo ma l‟unica cosa certa è che vi fosse in atto una strategia. Finita la guerra n‟è subito cominciata un‟altra: la “sporca guerra” al comunismo nell‟Europa Occidentale. L‟ “allergia”, come la definì Andreotti (sottosegretario di De Gasperi) che gli americani avevano per i partiti comunisti satelliti di Mosca, era ben nota. Concluso il conflitto mondiale, l‟Italia, in virtù anche degli accordi stabiliti tramite Montini, entrò a far parte dell‟insieme delle nazioni amiche degli USA ma appariva pur sempre come un alleato minore da controllare con sospetto e sfiducia. Ad esempio la celerità con cui il governo Badoglio aveva deciso di ristabilire le relazioni diplomatiche con l‟Unione Sovietica venne giudicata malissimo negli ambienti politici di Washington. Nel gennaio di quel 1947 ci fu il famoso viaggio di Alcide De Gasperi in America e anche se alcuni storici hanno, di recente, esposto tesi tendenti a ridimensionarne la portata, rimane opinione maggiormente condivisa che quello fu il momento in cui sarebbe stata decisa l‟esclusione dei comunisti di Togliatti dal governo. L‟unità antifascista era ormai sgretolata e il Paese scivolava verso lo scontro frontale fra le sinistre e la DC. Giuseppe Casarrubea. Storico siciliano, è uno dei massimi studiosi della strage di Portella della Ginestra e poco tempo fa, proprio a Palermo, ha presentato il suo ultimo libro “Tango Connection”. Per realizzare il volume, Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino hanno consultato migliaia di documenti americani, inglesi, italiani e sloveni. In particolare, quelli dell‟intelligence londinese (MI5) e del Servizio informazioni e sicurezza (Sis). La tesi di “Tango Connection” è che fu il governo degli Stati Uniti l‟artefice della strategia della tensione in Italia. Nell‟autunno ‟46, il presidente Truman autorizza un colpo di Stato per instaurare una “dittatura militare” affidata all‟Arma dei carabinieri, con l‟obiettivo di mettere fuori legge il Pci di Togliatti. L‟esecuzione del piano golpista è commissionata alle squadre armate neofasciste che mettono in atto la strage di Portella della Ginestra, ovvero la miccia che dovrà innescare la reazione anticomunista. I finanziamenti arrivano in abbondanza dall‟Argentina del presidente Juan Perón. Si tratta del celebre “oro nazista”, gestito dall‟Internazionale nera di Bormann e Skorzeny e da un “governo provvisorio fascista” con sede a Buenos Aires. Comincia proprio da Portella della Ginestra il periodo delle stragi, in Italia. Quindi per sillogismo le stragi sono il prodotto dell‟accordo tra Montini ed i servizi segreti anglo americani. Si capisce la pena che proverà quando verrà rapito il suo amico Aldo Moro ed il dolore enorme per la sua morte. Riporto, di seguito, alcuni brani di Casarrubea: “Il quadro che affiora dai nostri studi è a dir poco sconcertante - I rapporti Sis parlano chiaro: sono il Comando militare e l‟intelligence statunitensi a dare il via all‟operazione golpista tra l‟ottobre e il novembre ‟46. Gli americani temono che comunisti e socialisti possano vincere democraticamente le prime elezioni politiche dalla caduta del fascismo (che poi si svolgeranno il 18 aprile ‟48). Non a caso, è in questo periodo che nasce l‟Unione patriottica anticomunista (Upa), un‟organizzazione clandestina capeggiata da generali e colonnelli dei carabinieri (Messe, Pièche, Laderchi) e manovrata occultamente da James J. Angleton, la superspia che vedremo interpretata da Matt Damon nel film di Robert De Niro “L‟ombra del potere”. Gli 007 londinesi segnalano con preoccupazione i contatti tra agenti americani, eversione nera e personalità dello Stato italiano come, ad esempio, il capo della polizia.

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Nei rapporti, si fanno espliciti riferimenti all‟„incidente‟ e al „lago di sangue‟ che daranno il via al golpe militare”. “Ma sono soprattutto le carte britanniche sul neofascismo italiano, desecretate nel 2006, che ci permettono di comprendere il dietro le quinte di quei mesi terribili. Si parla, ad esempio, del colonnello Charles Poletti, il capo dell‟Amgot (Allied Military Government of Occupied Territories) tra il „43 e il ‟45. Nel giugno ‟47 arriva in Italia „in missione speciale per conto del governo americano‟ per assicurare armi e denaro alle squadre armate anti comuniste. L‟alleanza sotterranea tra intelligence Usa e neofascismo si concretizza anche sul confine orientale, dove gli agenti statunitensi non esitano a scendere a patti con gli ex repubblichini per fronteggiare la „minaccia comunista‟ incarnata dal maresciallo Tito. Dai documenti emergono inoltre i finanziamenti clandestini elargiti dalla Banca Nazionale dell‟Agricoltura e dalla grande industria ai gruppi paramilitari neofascisti”. “È in questo contesto che si colloca l‟azione terroristica di Salvatore Giuliano. Il suo gruppo è uno squadrone della morte agli ordini dei Fasci di azione rivoluzionaria (Far) di Pino Romualdi, delle Squadre armate Mussolini (Sam) e della Decima Mas di Junio Valerio Borghese. I documenti del controspionaggio Usa (da noi ritrovati nel 2005 presso gli Archivi nazionali di College Park, Maryland) rivelano che i contatti tra Salò (RSI) e Giuliano risalgono all‟estate ‟44, quando un commando nazifascista inizia a operare sulle montagne tra Partinico e Montelepre per addestrare militarmente gli uomini della banda”. È in quei diciotto mesi che è messo a punto il prototipo stragista che tanti lutti provocherà nei decenni successivi, da Piazza Fontana (‟69) alla strage di Bologna (‟80) ”. Portella fu il primo dei Segreti di Stato della nostra repubblica: sui documenti relativi alla strage fu posto il vincolo di "segreto" e agli italiani data una verità di comodo. Ossia che a sparare su una folla di donne, bambini e contadini sarebbe stata la banda di Salvatore Giuliano. Sarebbe in realtà un falso storico, il film « Delitto di Stato » si avvale su documenti americani, della CIA e dell'OSS (Office of Strategic Service), desecretati dal presidente Clinton nel 1999-2000. Strategia della Tensione: un gesto terroristico compiuto con l'ausilio e la complicità di apparati dello Stato, allo scopo di intimorire i contadini, creando una reazione anticomunista, attraverso una appropriata campagna informativa di propaganda transnazionale, le masse della Sicilia, dopo l'esito delle elezioni regionali dell'aprile 1947, che avevano visto la vittoria del Fronte Popolare (socialisti e comunisti).

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Progetto Novecento, il piano di psyops americano diretto dal capo OSS Donovan
Da un brano tratto da “Killing Hope” di William Blum, sappiamo che venne organizzata una massiccia campagna di lettere scritte da americani di origine italiana ai loro parenti e amici residenti in Italia. In un primo momento le missive furono scritte dai singoli cittadini con parole proprie o ricalcate su “lettere modello” pubblicate sui giornali. In seguito si passò a lettere standardizzate prodotte in serie, già scritte e ad affrancatura gratuita, e ancora cablogrammi, “circolari educative” e manifesti con spazi vuoti per l'indirizzo e la firma. E inoltre, spedite da un gruppo che si era autodefìnito The Committee to Aid Democracy in Italy, mezzo milione di cartoline che illustravano il terribile destino che attendeva l'Italia se avesse votato per la «dittatura» o la «dittatura straniera». In tutto, si calcola che furono scritte più di 10 milioni di missive di vario genere distribuite da giornali, stazioni radio, chiese. (E‟ quello che l‟ufficio Psyops continua a fare nei Paesi conquistati, come per esempio Iraq, Afghanistan, nda). Tutto questo con l'approvazione, espressamente dichiarata, del sostituto segretario di Stato e del Servizio

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Postale che inaugurò degli speciali “Voli della Libertà” per dare maggiore risonanza alla consegna della posta in Italia e di cui Prescott Bush era un azionista. Le lettere standard contenevano messaggi come: «Una vittoria comunista rovinerebbe l'Italia. Gli Stati Uniti ritirerebbero il loro sostegno e con ogni probabilità scoppierebbe una nuova guerra mondiale». Oppure: «Vi imploriamo di non gettare la nostra bella Italia nelle braccia del crudele dispotismo comunista. L'America non ha nulla contro il comunismo russo [sic], ma perché imporlo ad altri popoli, ad altre terre, spegnendo così la torcia della libertà?». E ancora: «Cari parenti, se nelle elezioni italiane le forze della vera democrazia risultassero sconfitte, il governo americano non invierebbe più denaro in Italia e noi non vi manderemmo altri soldi». E questi non erano certo i messaggi meno sofisticati. Altri avvertimenti parlavano di dominazione russa in Italia, di distruzione della religione e della Chiesa, di disgregazione della famiglia e di perdita della casa e della terra. Howard K. Smith, cronista veterano, all'epoca fece notare come «per un contadino italiano un telegramma è già di per sé una cosa meravigliosa. Se poi gli arriva dal paradiso terrestre dell'America allora si trasforma in un vero evento che non è possibile ignorare». Anche le lettere che minacciavano di sospendere gli aiuti finanziari esercitavano una forte intimidazione. «Queste lettere», scrisse un dirigente della Democrazia Cristiana su un quotidiano italiano, «nei villaggi del Mezzogiorno e della Sicilia ebbero lo stesso impatto di un fulmine a ciel sereno». Un sondaggio del 1949 rivelò che il 16 per cento degli italiani aveva parenti negli Stati Uniti con cui era rimasto in contatto e, a queste cifre, dovevano aggiungersi tutti coloro che avevano degli amici oltreoceano. • Il dipartimento di Stato intervenne per rafforzare gli ammonimenti contenuti nelle lettere: «Se i comunisti dovessero vincere [...] qualsiasi ulteriore richiesta di aiuto avanzata agli Stati Uniti non verrebbe più presa in considerazione». La sinistra italiana fu dunque costretta a rassicurare i suoi elettori che una cosa del genere non sarebbe mai avvenuta, ma questo tentativo di risposta spinse, a sua volta, molti dirigenti americani, compreso il segretario di Stato George Marshall, a ribadire la minaccia. (Marshall ottenne il Premio Nobel per la Pace nel 1953). • Fu trasmessa una serie giornaliera di programmi radiofonici a onde corte destinata all'Italia e sostenuta dal dipartimento di Stato, a cui parteciparono cittadini americani famosi (il dipartimento di Stato stimava che in Italia, nel 1946, esistessero 1,2 milioni di ricevitori a onde corte). A una di queste trasmissioni partecipò il procuratore generale che ribadì al popolo italiano come le elezioni costituissero una «scelta tra la democrazia e il comunismo, tra Dio e l'ateismo, tra l'ordine e il caos». William Donovan affermò che «sotto una dittatura comunista, in Italia [molti degli] impianti industriali sarebbero stati smantellati e inviati in Russia e milioni di operai italiani sarebbero stati deportati in quel paese e condannati ai lavori forzati». E come se questo non fosse bastato per impressionare gli ascoltatori italiani, una parata di sconosciuti quanto appassionati rifugiati provenienti dall'Europa dell'Est si raccolse di fronte al microfono per raccontare quanto fosse orribile la vita che si faceva dietro la cortina di ferro. • Furono trasmesse via radio speciali funzioni religiose celebrate nelle chiese cattoliche americane per pregare in favore del papa nella «sua ora più drammatica». Su una stazione radiofonica, per un'intera settimana, centinaia di italoamericani di tutte le estrazioni sociali pronunciarono messaggi di un minuto che venivano poi ritrasmessi da una stazione a onde corte. Inoltre, la stazione WOV di New York invitò le spose di guerra italiane a registrare un messaggio personale alle loro famiglie rimaste in patria spedendo poi in Italia tutti i nastri con le registrazioni.

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• Le trasmissioni giornaliere di Voice of America per l'Italia vennero notevolmente intensificate, mettendo sempre più in evidenza le notizie che riguardavano aiuti e gesti di amicizia americani verso l'Italia. URI nutrito schieramento di personaggi dello spettacolo, tra cui anche Frank Sinatra e Gary Cooper, registrarono una serie di programmi radio il cui scopo era ottenere consensi e influenzare il voto italiano. Furono trasmessi cinque messaggi da parte di altrettante casalinghe italoamericane, e anche gli italoamericani con vaghe credenziali di sinistra furono arruolati per la causa. Il leader sindacalista Luigi Antonini chiese agli italiani di «schiacciare la quinta colonna moscovita [che] obbedisce agli ordini della feroce tirannia di Mosca», o altrimenti l'Italia si sarebbe trasformata in un «paese totalitario nemico». Per controbattere le accuse avanzate dai comunisti italiani, secondo le quali gli americani di colore non godevano delle stesse opportunità dei cittadini bianchi, la VOA mandò in onda la storia di una coppia di afroamericani che avevano fatto fortuna nel settore del recupero della spazzatura e che avevano poi costruito un ospedale per curare la propria gente a Oklahoma City (si noti che nel 1948 gli americani di colore non avevano raggiunto nemmeno lo status di cittadini di seconda classe). • Le stazioni radio italiane trasmisero da Hollywood uno show di un'ora organizzato per raccogliere fondi a favore degli orfani dei piloti italiani morti durante la guerra. • I rappresentanti americani in Italia distribuirono opuscoli che ricordavano gli aiuti economici prestati dagli Stati Uniti e organizzarono manifestazioni destinate alle fasce più povere della società italiana. Il Servizio Informazioni statunitense presentò una mostra dedicata all'”Operaio americano” e fece ampio uso di documentari e film per rivendere al popolo italiano lo stile di vita americano. È stato stimato che, nel periodo immediatamente antecedente alle elezioni, più di 5 milioni di italiani videro ogni settimana almeno un documentario americano. • II dipartimento di Giustizia rese noto che tutti gli italiani che si fossero iscritti al Partito Comunista non avrebbero potuto realizzare il sogno di molti loro connazionali, ossia emigrare in America. Il dipartimento di Stato stabilì pertanto che tutti gli italiani di cui fosse noto il voto dato ai comunisti, non sarebbero nemmeno potuti entrare nel paradiso. • II presidente Truman accusò l'Unione Sovietica di aver ordito un complotto per sottomettere l'Europa occidentale e appoggiò l'istituzione del servizio di leva obbligatorio e della coscrizione di massa negli Stati Uniti, per contrastare «la minaccia di uno Stato di polizia controllato e dominato dai comunisti». Durante la campagna elettorale, si videro di frequente navi da guerra americane e britanniche che gettavano l'ancora al largo dei porti italiani. La rivista «Time», in un'edizione ampiamente diffusa e commentata in Italia a ridosso delle elezioni, sostenne: «Gli Stati Uniti dovranno rendere chiaro che, se necessario, useranno la forza per impedire che l'Italia si trasformi in un paese comunista». • La CIA contattò segretamente i sindacati per contrastare l'influenza delle organizzazioni di sinistra. (Secondo un ex ufficiale della CIA, quando, nel 1945, i comunisti furono sul punto di assumere il controllo totale dei sindacati, prima in Sicilia, poi in tutta Italia e nella Francia meridionale, questa crescita venne arrestata grazie alla cooperazione tra l'OSS e gli ambienti della mafia). La CIA, per sua stessa ammissione, diede un milione di dollari ai «partiti di centro» italiani, un vero capitale nell'Italia del 1948. In un altro rapporto si parla di una cifra vicina ai dieci milioni di dollari. L'Agenzia falsificò inoltre documenti e lettere attribuite al PCI, concepite per mettere in cattiva luce il partito e screditare i suoi leader; pamphlet di tutti i generi fecero scandalose rivelazioni sull'orientamento sessuale o sulla vita personale dei candidati del PCI, marchiandoli anche dell'infamante definizione di ex fascisti e/o anticlericali. E tante altre iniziative vennero intraprese sia nel campo delle relazioni commerciali, che diplomatiche che mediante la televisione nel 1950. Anche Mike Bongiorno fu agente OSS.

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Il film di Paolo Benvenuti (regista pisano) “Segreti di Stato” del 2003, a metà strada
tra documentario e cinema d‟inchiesta, mette in evidenza che Portella fu il primo dei Segreti di Stato della nostra repubblica: parte dal processo di Viterbo ai membri della banda Giuliano del 1951: l'avvocato di Gaspare Pisciotta (Antonio Catania) non convinto dalla verità ufficiale, fa una sua indagine. In base alle sue scoperte, il calibro dei colpi sparati (da 9 mm), le ferite sui corpi (ferite da schegge di granata), le testimonianze che raccoglie, arriva a scoprire che la banda di Giuliano fu usata come "parafulmine" per la strage. A sparare fu anche un gruppo di mafiosi, e un personaggio ambiguo come Salvatore Ferreri, informatore della polizia e membro della banda, ma le granate furono lanciate da un commando di 12 militari della X MAS di Junio Valerio Borghese, armati da fucili che all'epoca erano in dotazione al solo esercito americano. La banda di Giuliano non sparò mai alla folla, ma solo in aria per scopi intimidatori. Chi ideò la strage e chi ne coprì le responsabilità, allora? C'è una scena significativa, al termine del film, dove il personaggio del "professore" illustra all'avvocato "come in Sicilia si giochi la storia d'Italia". Una genealogia che parte da Borghese, salvato dalla fucilazione dal responsabile dell'OSS Engelton per intercessione di Montini (futuro Paolo VI), dei servizi segreti vaticani. Da Salvatore Giuliano, ucciso dal capitano dei cc Antonio Parenze, presente anche il giorno dell'attentato a Togliatti, al presidente Usa Harry Truman a De Gasperi fino a Giulio Andreotti, all'epoca segretario di padre Felix Morlion (servizi segreti cattolici europei), in seguito Sottosegretario di De Gasperi. Passando attraverso gli uomini di polizia dal bandito Ferreri, informatore di Ettore Messana (ispettore generale di P.S. in Sicilia), ai ministri Scelba, Ardisio e al sottosegretario Mattarella, siciliani come Don Luigi Sturzo, i cui rapporti con l'OSS erano tenuti dall'ufficiale Joe Calderon, che rispondeva a J. Angleton, il cui capo era William Donovan, efficiente collaboratore del presidente Truman. La genealogia, tracciata con le immagini delle persone citate, alla fine, assume i contorni dello scudo crociato, finchè un soffio di vento non scombussola le carte. Questa scena del film è visionabile su You-Tube (www.youtube.com/watch?v=XIcv599AMBk). Questa potrebbe sembrare un‟altra storia rispetto a quanto verrà raccontato qui o in alcuni libri, soprattutto scolastici, ma è stata la cerniera più poderosa, che ha mosso infiniti interessi di uomini di affari, istituti di credito, intellettuali, religiosi, politici, sindacalisti, sociologi, urbanisti, ecc.. e quindi della intera economia mondiale. La storia di Emanuela Orlandi, connessa alla Banda della Magliana, legata a filo doppio con Pippo Calò, è legata, indirettamente, a questa storia. E da questo si arriva presto al terzo Segreto di Fatima e all'attentato al Papa del 13 maggio 1981. Dai retroscena del processo emerge il rapporto del domenicano Andrea Felix Morlion con la CIA, e appare come ad organizzarlo materialmente, quell'attentato, sia stato proprio lui. Mosignor Carlo de Angelis, docente alla università "Pro Deo", in quel periodo consegna a Pecorelli una cassa di documenti nei quali risulta che la Pro Deo era una centrale di spionaggio per il servizio segreto di sicurezza del ministero dell'interno e che Morlion era un agente probabilmente legato a Marcinkus. Inoltre padre Morlion aveva l'appartamento sotto a quello che fu in un primo tempo l'indiziato principale dell'organizzazione dell'attentato, il responsabile in Italia delle linee aeree bulgare che, come Morlion, usufruiva dell'immunità diplomatica. Ali Agca descrisse l'appartamento del responsabile delle linee aeree bulgare, ma non coincideva, perché l'appartamento in questione era quello sotto del domenicano Morlion. Oltretutto il processo si è fermato, stranamente al primo grado e la difesa di Agca non ha presentato nessun appello alla sentenza di primo

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grado. Questo perche un'ulteriore rivisitazione degli atti avrebbe fatto emergere tutta una serie di fatti strani, e sopratutto che i mandanti del turco erano alcuni uomini del Vaticano, già vicini a Montini e la CIA, uniti nell'interesse di creare il giusto vittimismo e mantenere Marcinkus alla guida dello IOR e di destabilizzare e dare una pessima immagine del mondo comunista ormai al tramonto. Giovanni Paolo I era appena caduto vittima a 33 giorni dalla sua elezione nel giorno dedicato agli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele: il 29 settembre 1978.

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Il Vaticano e la sua Banca Privata. Che dannazione…
Da questi dettagli, la Chiesa Temporale, non ne esce pulita, anche se rammendata da una versione più "quadrata", più completa della intera vicenda politica, che include le decisioni prese da Montini a Portella della Ginestra. Noi dovremmo andare a pescare anche dagli angoli più remoti dell'intera vicenda umana "ovvi" accenni in materia di fede rispetto alla nostra partecipazione cristiana "attiva" (persino in senso tomistico) nella lotta alla sovversione (che poi altro non è se non tutto ciò che ha portato alla destituzione delle monarchie cattoliche, katechon temporali, e del ruolo del Papa-katèchon) e nella giusta strada per l'instaurazione e realizzazione del Regno; o, pur anche, "spigolature" storicoeconomiche rispondenti alle logiche di Mammona, senza la quale nessun uomo si farebbe ingannare per solo sollazzo intellettuale, qualora non ci fossero anche ricadute sul piano degli interessi individuali che vanno, comunque, in qualche modo, soddisfatti. La caccia al Papa Anticristo può facilmente degenerare, come successe nel caso di Leone XIII le cuis celte innovatrici, dalle più importanti a quelle dell‟uso delle mutande e dei sigari di canapa, furono tutte stigmatizzate dall‟ala più intansigente e fondamentalista. Ciò detto, credo possiamo dire che Montini contribuì notevolmente a far precipitare i tempi e che anche far comprendere al lettore che l'intera lotta dei cristiani dei tempi finali o l'intero lavoro di studiosi, non può essere limitato ad una nuda e cruda posizione (col rischio di « imballarci » nella sterilità delle contrapposizioni che non producono "sforzi" e comprensione reale del vero messaggio evangelico) contro l'operato ed il pensiero di Giovanni XXIII che lo portò ad aprire il Concilio. Per questo ritengo che, così come la storia sopra accennata ha illustrato solo l'aspetto speculativo della Chiesa Temporale e dello IOR, nessun libro deve essere inteso in direzione diversa da quella di rilanciare lo stimolo per creare una condizione migliore dell'essere cristiano "caldo" in questi tempi finali, alla luce della lettera di Laodicea, dove è lo stesso Gesù che non ci vuole nè Tiepidi, nè Freddi, o dove dice di non volerci Ipocriti, ma illuminati dalla Luce di Cristo e dallo Spirito Santo. Sinceramente, non capisco perchè, in un senso o nell'altro, si debba continuare a ragionare in termini di "pensiero compiuto" e non "funzionale" ad un sistema. Paolo VI come prima di lui Giovanni XXIII erano due "piccoli uomini" : un "prete di campagna" quest‟ultimo ed un "letterato" (e pertato ancora più piccolo fra gli uomini) il primo; entrambi al servizio dei padroni de mondo, perché provenivano da un pensiero secolare, senza il quale pensiero, nessuno del mondo li avrebbe spinti per arrivare fino a quel livello. Forse credevano solo di essere più furbi e non si accorgevano, invece, che il mondo si sarebbe sgretolato da lì a poco per assenza di quella pratica cristiana che avrebbero dovuto difendere fino alla morte, come poteva essere il bell'esempio di Nomadelfia che Paolo VI, come Papa, avrebbe potuto elevare all'ennesima potenza come modello di Vangelo, ed invece, preferendo a questa meri calcoli politici di cui fece suo complice anche Scelba, Sturzo, De Gasperi, Moro, Mattei, ecc...

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Il fatto è che la vita di Montini si è intersecata con il crocevia della storia, molto più di quella di Roncalli, che non è passata da Portella della Ginestra, dalla Sicilia, sebbene abbia avuto conoscenze massoniche a Parigi e in Bulgaria, determinanti per la formazione del suo pensiero. Infatti, ammettere che un Papa abbia preso delle cantonate in buona o cattiva fede, non significa addentrarsi nella lotta con mente acritica, ma nemmeno, automaticamente, allontanarsi dalla Chiesa che è Una, e dal Papato. Portare il discorso tutto sul piano delle idee, invece, significa mettersi fuori, e ciò è aberrante, perchè poi occorre uno ad uno spiegare ogni articolo del magistero che andrebbe ricomposto e non si finerebbe più. La gente poi, siccome capisce solo il concetto di lotta, interposizione, odio, disprezzo, separazione, alzata di muri, barricate, guerriglia, disprezzo..., è pronta ad affrontare nuove crociate, ma guai a spiegargli il Vangelo, ché di quello non gli importa niente se non per ciò che asseconda le proprie aspirazioni. Il mio è altro modo di vivere la storia e le idee e su questo tifo da stadi non mi troverete mai. Capisco bene che Nomadelfia sarebbe comunque stata aggredita da altre persone comandate a farlo, con le buone o le cattive, così come è stata distrutta una intera civiltà, quella cristiana. Gente pronta a vendersi per un piatto di lenticchie o per 30 denari la trovi sempre, nella storia. Ma ciò non li solleva dalle colpe. Per cui Montini ha avuto le sue colpe e pensare di farlo beato è davvero eccessivo. Perchè la vera lotta è quella che si fa per far conoscere, vivere, affermare il Vangelo ed il modello di cristiano che Gesù ci ha insegnato, fondato prevalentemente sull'amore. La Chiesa alla fine ha il ruolo sovrannaturale di contenere questi insegnamenti di base e non di mettere oro su ciò che dovrebbe solo contenere il Bene. Prima dei dottori della Chiesa vengono gli insegnamenti di Gesù tramandati dagli Apostoli e dagli Evangelisti. Gli stessi dottori della Chiesa, nel tentare di arginare le eresie, non hanno mai cancellato l'essenza del Vangelo, che oggi, invece, nella diatriba sulla dottrinale e sul magistero, non è nemmeno più menzionato ed è diventato a queste diatribe secondario. Vorrei insomma vedere più pratica cristiana in qualunque atteggiamento di denuncia, più pietà cristiana, più affidamento alla Misericordia e quindi un manuale di sopravvivenza, fatto di preghiera, perdono, amore gratuito, più che una chiamata alle armi. Un libro che pur parlando degli errori dei Papi, mi spieghi anche quali sono stati i bivi della storia che dovrebbero essere confutati e rimessi in discussione. Penso sia meglio, al limite, un libro sul revisionismo o sulle nuove strade da percorrere, senza però percuotere il pastore e disperdere il gregge, che già ci pensano i nostri nemici di sempre. Credo sia sempre meglio mostrare le nostre capacità di cingerci intorno a Pietro in un atto di amore solenne, anche nella critica, interrogandolo semmai, che usare l'arma tagliente della penna per denigrarlo pubblicamente. In primis credo sia indispensabile non perdere mai l'occasione per riorganizzare il nostro stile di vita cristiana ("cambia te stesso, caricati la croce e seguimi"), restando nella comunità umana e nel contesto ecclesiale, piuttosto che mettersi fuori e sparare senza riserve, colpendo nel mucchio anche chi opera per la buona e giusta causa. Sono convinto, per concludere, che di errori nella Chiesa ce ne siano stati, eccome, a livelli altissimi, ma quasi tutti « in non cattiva fede » : nel senso che sono stati funzionali ad una mentalità tipica del mondo e di chi dal mondo vuole ricevere lodi e meriti. Noi non vediamo, comunque, nei Papi l'intenzione "pensata" di volere loro stessi lacerare intenzionalmente la Chiesa di Dio e che di contro porta alcuni, per un verso o per l'altro, ad un attacco costante anche al Papa attualmente seduto sul soglio Pontificio. Cerchiamo, a questo punto, di comprendere meglio quale fu il tradimento introdotto nella Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e Romana.

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Dall‟Unità d‟Italia al Concilio Vaticano II, il piano che passa dalle guerre mondiali
La cosiddetta Impresa dei Mille copriva la conquista coloniale anglo-piemontese delle Due Sicilie. Garibaldi fu solo uno degli attori, e manco il più importante. Che ci fossero in mezzo anche qualche decina di siciliani, più o meno convinti, importa ancor meno. Del ruolo e della funzione di Crispi, il Macellaio di Ribera, ci occuperemo in seguito. E senz‟appello. Sarebbe anche opportuno ricordare a tal proposito la Maledizione di Pio IX nei riguardi di Vittorio Emanuele II, e delle sue depredazioni contro i Borbone. Non ha alcun senso storiografico il sopravalutare, nel bene e nel male, il ruolo di un qualunque individuo in fatti di grande portata. Né conta men che zero il suo luogo di nascita. Altra cosa ancora è la costruzione del mito. E il mito dell'Eroe dei Due Mondi è un caso da manuale che va affrontato con gli strumenti dell'indagine critica applicata allo Spettacolo delle Ideologie. Costruiamo pertanto, in primis, il quadro storico dell‟epoca. I piemontesi stavano tentando di sottrarsi dall‟Impero austriaco di Francesco Giuseppe, e così, di portarsi appresso la Lombardia con l‟ausilio della Francia. Guglielmo II puntava a riunificare la Prussia sotto il regno germanico. L‟Inghilterra, invece, temendo ripercussioni negative sui suoi commerci dall‟apettura del Canale di Suez costruito da Napoleone III, opta per indebolire e spodestare i Cattolici Francesco Giuseppe e Ferdinando II di Borbone, anche attraverso mascherature: vedi sostegno a Massimiliano I D‟Asburgo (fratello dell‟Imperatore) quale Imperatore del Messico (che poi verrà fucilato). Quali siano stati, nella lunga durata, gli effetti della distruzione, annessione e fagocitazione delle Due Sicilie a una entità statuale il cui baricentro politico-economico non s'è mai mosso dalla Padania... ci pare siano sotto gli occhi di tutti, e il "1860" è una Catastrofe che agisce sul Presente. La cosiddetta "Impresa dei Mille" fu nient'altro che una riuscita operazione di copertura della conquista coloniale anglopiemontese delle Due Sicilie, in una logica che sottintendeva alla creazione di una guerra mondiale. In termini tecnici questo tipo di operazioni si chiamano false-flag, falsa-bandiera. Chiediamoci piuttosto perchè -dopo quasi un secolo e mezzo- sia sostanzialmente vietato raccontare nelle scuole la Verità Siciliana sui fatti del 1860 e non andare oltre alla favola romantica di Sissi per quanto riguarda l‟Austria. Quanti insegnanti delle nostre scuole, per dirne solo una, sanno che l‟8 maggio del 1860 Garibaldi, già mercante di schiavi, e i suoi, in navigazione verso Marsala, fecero sosta a Talamone, in Toscana: e qui si allenarono in saccheggi e violenze in attesa di imbarcare circa 2.000 finti "disertori" dell'esercito piemontese? E' solo un dettaglio, nè può bastare questo spazio a raccontare tutto. Un immenso Archivio di documenti -che studiamo da anni- lo dimostra in forme scientificamente inconfutabili. Dietro i "Mille" avanzava nell'ombra un corpo di spedizione di 22.000 militari, sostenuto dagli inglesi, e costituito da tagliagole ungheresi già mercenari di Parigi nell'esportazione della civiltà nei villaggi dell'Algeria e sui monti della Kabilya; nonchè da soldati e carabinieri piemontesi, momentaneamente posti in 'congedo', e riarruolati come 'volontari' nella missione d'invasione... Gli "inglesi" dovevano distruggere la grande flotta mercantile delle Due Sicilie, in vista dell'apertura del Canale di Suez: l'unico potenziale concorrente -dalla Cina alle Americhe, in prospettiva - venne pugnalato alle spalle. I "piemontesi" dovevano svuotare le ricche casse delle Banche delle Due Sicilie, per pagare i loro debiti. Contratti a Genova, a Londra, a Parigi... Tutti dovevano distruggere la nascente industria delle Due Sicilie, per trasferirla in Paludania, come dice il maestro Nicola Zitara. Ma soprattutto dovevano "controllare" le 412 miniere siciliane di zolfo, il petrolio del tempo, senza il quale nè industria nè flotta militare di Sua Maestà britannica avrebbero potuto dominare il Mondo per un secolo. Bloccata la Russia al di là del Bosforo (Guerra di Crimea 1852-1856), nel 1860 la massoneria inglese muove contro le Due Sicilie i pupi piemontesi e garibaldeschi, nonchè un corpo di spedizione coloniale mercenario:

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ungheresi, zuavi, polacchi, indiani... assoldati e pilotati a distanza da Londra. Mentre fu la Francia a sostenere l‟espansione piemontese in Padania, in funzione anti-austriaca. Giova ricordare che l'Impero inglese, alla metà dell'Ottocento, fu impegnato in una serie di guerre contro determinati Stati: Regno delle Due Sicilie, Paraguay e gli stessi USA (guerra civile americana, indotta e sovvenzionata dai banchieri inglesi), che avevano deciso di seguire uno sviluppo autocentrato, sviluppando l'industria locale e rafforzando la propria agricoltura e il proprio commercio tramite l'applicazione dei dazi. Ciò avrebbe permesso lo sviluppo economico, pur restando al di fuori dell'influenza bancario-finanziaria e, quindi, politica di Londra. L'impero britannico creò, quindi, operazioni tipo False Flag: come quella dei "Mille". E ci andò meglio che in Paraguay, dove una coalizione militare pilotata da Londra si risolse con la distruzione fisica del Paraguay e della popolazione maschile. Alla fine si ebbe un rapporto di otto donne per ogni uomo. L‟operazione di false flag dei garibaldeschi venne finanziata dalla massoneria inglese con una cassa di piastre d'oro turche (moneta franca nel Mediterraneo del tempo) pari a molti milioni degli attuali dollari. Il resto lo rapinarono strada facendo, dopo esser entrati a Palermo con l‟aiuto della Mafia. Tempo dopo, il cassiere della spedizione, Ippolito Nievo, e i registri contabili, vennero fatti sparire nel nulla. Le navi militari inglesi, "casualmente" alla fonda in Marsala, con uno stratagemma protessero lo sbarco dei "Mille". Era l‟11 Maggio 1860. I "Mille" si trovarono la via aperta dalla corruzione mirata dei vertici militari del povero Re delle Due Sicilie, e servirono da copertura allo sbarco di un imponente Corpo di Spedizione anglo-piemontese (22.000 soldati, tra cui vere e proprie "legioni straniere" di tagliagole ungheresi e zuavi). Basta dire che il 14 Maggio, Garibaldi e i generali borbonici Landi e Anguissola si incontrano in segreto per concordare il tradimento. Dove?. A bordo di una nave ammiraglia inglese!. Gli obiettivi strategici erano chiari, e può anche darsi che Garibaldi non li conoscesse. Non abbiamo mai detto che fosse una persona intelligente, nè ci interessa saperlo. Gli obiettivi di Londra, più che di Torino, erano chiari: 1-distruggere, peraltro illegalmente, lo Stato sovrano delle Due Sicilie, a partire dalla sua grande flotta commerciale (la terza del Mondo), in vista dell'apertura del Canale di Suez. 2-controllare gli zolfi, che facevano della Sicilia la Miniera del Mondo: erano "i solfi siciliani" a muovere l'industria e la flotta d'Inghilterra e non solo. 3-saccheggiare l'oro e l'argento delle Due Sicilie: prima con la rapina in piena regola, poi con la requisizione dei beni ecclesiastici -in gran parte frutto delle donazioni delle famiglie - e con l'astuzia del corso forzoso, con la quale si rastrellò la grande massa monetaria metallica circolante nelle Due Sicilie in cambio di pezzi di carta con su stampata l‟effigie del Re savoiardo. 4-preparare l‟entrata in guerra dell‟Impero Austro-Ungarico di Francesco Giuseppe. Tutto questo doveva accadere senza "dichiarare la guerra", dunque nel caos, con la corruzione, l'ipocrisia, l'inganno, gli attentati e scorrerie. E accuddhì fu. Chi si oppose venne chiamato brigante e fucilato senza tanti complimenti. Benvenuti in Italia. La Sicilia fu saccheggiata. Per due anni posta in “stato d‟assedio” con tanto di blocco navale anglopiemontese a cui fecero seguito mirate misure “protezionistiche” che ne devastarono l’economia tutt’altro che povera. Se nella Piana di Catania venne spazzata via l’industria della canapa e del lino, perfino l‟armatore palermitano Florio venne costretto a farsi cooptare dalla compagnia di navigazione del genovese Rubattino, lo stesso che fornì le navi ai garibaldeschi. Una minoranza di isolani venne intanto cooptata nel nuovo sistema e usata contro il Popolo siciliano, dando vita, come in tutte le colonie, a uno strato sociale parassitario e collaborazionista, che può "fare carriera" purchè operando in nome e per conto di chi sfrutta la

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nostra Isola. Questo schema di ingegneria sociale è antico almeno quanto la Roma imperiale. E la nostra Sicilia l'aveva "sperimentato" sulla sua pelle, dopo la sconfitta del partito indipendentista dei siculo-catalani, anche nel Cinquecento della dominazione castigliana, sebbene vi attecchì meno in profondità di quanto una storiografia pigra e neocoloniale ci abbia fatto credere. Nè va sottovalutato quel conflitto secolare che contrappose la Sicilia e Napoli, che aveva comunque minato le fondamenta di quella costruzione statuale. Ad ogni modo, per capire la Sicilia di oggi occorre aver chiaro cosa accadde nel 1860, perchè quel "passato" non è ancora passato. Poi parliamo del seguito. A partire dalle operazioni occulte della cosiddetta Banca Nazionale, dei Bombrini, dei Balduino, dei Sella... perchè è sulla Questione bancaria e sulla Speculazione ferroviaria, oltrechè sulle rimesse degli emigrati, che si giocarono in combinazione il decollo padano e l'affossamento definitivo delle ex-Due Sicilie, oggi chiamate Mezzogiorno: patria dei "mezzogiornali". Alcuni fatti. Le due famose navi piemontesi furono avvistate con "ritardo" dalle navi borboniche. Erano in servizio in quelle acque la pirocorvetta Stromboli, il brigantino Valoroso, la fregata a vela Partenope (comandata dal traditore capitano Guglielmo Acton) ed il vapore armato Capri. Avvistarono i garibaldini la Stromboli e il Capri. Quest‟ultimo era comandato dal capitano Marino Caracciolo che, volutamente, senza impedire lo sbarco, aspettò le evoluzioni delle cannoniere inglesi Argus (capitano Winnington-Inghram) e Intrepid (capitano Marryat), che erano in quel porto per proteggere i garibaldini. Solo dopo due ore il Lombardo, ormai vuoto, fu affondato a cannonate, mentre il Piemonte, arenato per permettere piú velocemente lo sbarco, venne catturato e rimorchiato inutilmente a Napoli. Roba da film tragicomico...che la RAI non produrrà mai. O meglio : ora ancora no. A Marsala parte della popolazione si chiuse in casa, altri fuggirono nelle campagne. I garibaldini, accolti festosamente solo dagli inglesi, per prima cosa abbatterono il telegrafo, poi alcuni si accamparono nei pressi della città praticamente vuota, mentre Garibaldi, temendo la reazione popolare si rifugiò con altri nella vicina isola di Mozia. Ce lo dice il nostro Antonio Pagano. Il seguito dell' "Impresa", da Calatafimi in poi, è una farsa militare resa possibile dalla corruzione mirata dei vertici dello Stato delle Due Sicilie, realizzata alle spalle del suo leggittimo e ingenuo Re. E ora dovremmo anche stare zitti e celebrare non Spartaco, ma “un Garibaldi qualunque”, come ebbe a dire, anni dopo, il vecchio Karl Marx, allorquando la massoneria inglese accolse il suo Eroe in pompa magna tra ali di folla ubriaca. Si preparavano all‟apertura del Canale di Suez che, accorciando Tempo e Spazio tra Occidente e Oriente, dischiudeva la via ai conflitti coloniali dell‟Avvenire. Di questi conflitti coloniali le nostre Due Sicilie furono le prime vittime. IL MISTERIOSO CASO DI IPPOLITO NIEVO Nato a Padova il 30 novembre 1831, il patriota, romanziere e poeta IPPOLITO NIEVO ci ha lasciato nella sua opera capitale, il celebre romanzo “Le confessioni di un italiano” (annoverato oggi tra i capolavori della narrativa italiana). Uno straordinario ritratto della società veneto-friulana della Bassa portogruarese a cavallo tra il Settecento e l‟Ottocento, quando al crepuscolo della Repubblica Serenissima s‟ intravvedono già i primi albori del Risorgimento nazionale italiano. Protagonista di rilievo della “spedizione dei Mille” a fianco di Giuseppe Garibaldi, Ippolito Nievo dopo la conquista di Palermo ebbe il grado di colonnello e vice-intendente generale (in pratica, di tesoriere) della spedizione, e proprio in tale veste si accingeva a rientrare con tutta la documentazione contabile quando l‟imbarcazione nella quale egli viaggiava s‟inabissò nel Tirreno nella notte fra il 4 e il 5 marzo 1861. L‟autore delle “Confessioni” scomparve dunque neppure trentenne in fondo al mare con tutto il suo voluminoso carteggio e intorno al tragico episodio

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fiorirono varie congetture: l‟ombra dell‟attentato sfiorò anche ambienti molto altolocati della scena nazionale e internazionale dell‟epoca, ma la vicenda cadde pian piano nell‟oblio. L'incarico di riportare da Palermo i documenti amministrativi della spedizione, oggi farebbe pensare che rientrasse in ben altra formula propagandistica. Infatti, tale naufragio, secondo ipotesi più recenti, sarebbe avvenuto in seguito ad un attentato che aveva il fine di inabissare per sempre quei documenti amministrativi che, se scoperti, avrebbero evidenziato l'enorme finanziamento dato alla spedizione da parte del governo e della massoneria inglesi, usato in gran parte per corrompere i generali e i notabili borbonici. Con sé aveva quindi, anche, le ricevute delle somme enormi che i massoni inglesi e americani avevano messo a disposizione di Garibaldi per l‟impresa siciliana. Un intrigo che doveva rimanere custodito nel fondo del mare. Sembra infatti che in quei giorni Garibaldi avesse ricevuto dai massoni inglesi di Edimburgo del danaro in piastre turche, pari a una somma equivalente a circa 3 milioni di franchi (che riferito ad oggi avrebbero un valore di molti milioni di dollari). A quella somma avevano contribuito anche i massoni U.S.A e quelli del Canada. L'oro venne custodito dal massone Ippolito Nievo e sarebbe servito poi per "convertire" i generali borbonici alla causa carbonara. Il “giallo” della morte di Ippolito Nievo ha attirato la curiosità investigativa di Rino Camilleri,, giornalista scrittore e opinionista di origine siciliana che vive e lavora a Milano, cattolico “militante”, collaboratore fisso del quotidiano Il Giornale e di altri periodici, esperto di vite di santi che non disdegna di cimentarsi, con successo, nel genere poliziesco. Cammilleri ha scritto il romanzo giallo “Sherlock Holmes ed il misterioso caso di Ippolito Nievo” (edizioni SanPaolo): in esso l‟autore veste i panni del celeberrimo detective creato da Conan Doyle e, traendo spunto dalla morte “sospetta” del poeta-soldato padovano, dà vita ad una rocambolesca avventura ambientata nell‟Italia ottocentesca appena unificata, nella quale s‟incontrano don Bosco e la massoneria, nostalgici dei Borboni ed alti ecclesiastici, sette segrete, sacerdotesse di satana e molti altri interessanti personaggi … Anche Fausta Samaritani si interessa del caso Nievo. Sul mensile “Il Carabiniere” (aprile 1990, pp. 98-103) scrive « Parliamo tanto di Collodi ». In seguito ad una ricerca sulla misteriosa morte di Ippolito Nievo, perito nel naufragio del vapore mercantile “Ercole”, ricerca pubblicata su “Il Carabiniere” (Il naufragio dell‟“Ercole” gennaio 1992, pp.70-77), la pubblica opinione è costretta a deviare l'attenzione esclusivamente sulle opere del poeta. Non sembra una coincidenza che il "piroscafo" si chiamasse Ercole, a quanto pare. Riportiamo da wikipedia un tratto su Ercole: "Quando Ercole indossò la camicia avvelenata, si compì la vendetta del centauro: cominciò ad essere preda di dolori lancinanti e sentì le carni bruciargli in modo talmente insopportabile da preferire la morte. Ma nessun mortale poteva ucciderlo, ed Ercole decise di darsi la morte da sé, facendosi bruciare vivo su una pira funeraria. Zeus, impietosito dalla sorte del suo figlio prediletto, scese dal cielo e lo prese con sè nell'Olimpo, ponendo fine alla sua agonia". Ma la formula esoterica che sembra mandare un messaggio ai livelli alti della massoneria internazionale, non finisce qui. Partiamo dalla cattura delle giumente di Diomede. Le giumente (cavalle) di Diomede si nutrivano di carne umana; Ercole uccise Diomede e lo diede in pasto alle giumente, che si lasciarono domare. Conquista della cintura di Ippolita regina delle Amazzoni Ercole uccise Ippolita e dono' la cintura, simbolo del potere, ad Admeta, figlia di Euristeo. I Pomi d'oro delle ninfe Esperidi erano il dono di nozze fatto da Gea a Era, e che il drago Ladone custodiva in un giardino nell'estremo Occidente. Ucciso il drago Ladone, guardiano del giardino delle ninfe Esperidi, Ercole si impossesso' delle mele e le porto' a Euristeo. Chi sarebbe Euristeo nell'immaginario massonico-esoterico? Lascio a voi la ricerca. A proposito di esoterismo legato a Ippolito Nievo, il più celebre chiarovegente del '900 (e proprio nel ritrovamento di persone scomparse in corsi d'acqua) fu l'olandese Gerard Croiset, campione di casi disperati, il quale, tra l'altro, individuò nei fondali del Tirreno il relitto del battello, affondato 114 anni prima, in cui aveva trovato la morte il comandante garibaldino e scrittore Ippolito Nievo.

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Il 4 marzo 1861 era lunedì. Su Palermo splendeva il sole. Nel porto, lungo il molo Arsenale, erano ormeggiati 11 battelli, di cui 4 a vapore. La stazza delle imbarcazioni era di circa 450 tonnellate, la meta era la stessa: Napoli. Sarebbero partite ognuna a distanza di tre ore. Il nome del primo vascello era "Ercole". Nave a vapore e a vela, con grandi ruote laterali come quelle che attraversano il Mississippi, l'"Ercole" era di costruzione inglese, con una lunga storia di trasporti civili e militari nel Tirreno. L‟Ercole con le sue grandi ruote laterali era stato l‟orgoglio dell‟avanzamento tecnologico prodotto dalla dinastia borbonica, in particolare da Ferdinando II°. Le prime Navi a Vapore (di costruzione inglese) furono volute insieme ad altre poderose opere come la prima ferrovia e prima stazione in Italia (Tratto Napoli - Portici). Il secondo battello era il "Pompei". A bordo c'era Ippolito Nievo che aveva gestito le finanze della spedizione dei Mille nel 1860. L'"Ercole" salpò alle 12,55 con mare calmo, ma alle 5 del mattino del giorno dopo si trovò in piena tempesta. Alle 10 il mare era di nuovo calmo. La "Pompei" entrò nel porto di Napoli, ma l'"Ercole", partito da Palermo tre ore prima, non era ormeggiato. Il vascello scomparve senza lasciare nessuna traccia. Cento anni dopo, quando le poste italiane emettono un francobollo commemorativo di Ippolito Nievo, il nipote del vice intendente di Garibaldi per la Spedizione dei Mille, Stanislao Nievo giornalista e fotografo, decide di riprendere le ricerche. Dieci uomini di mare, oltre a tre amici più intimi, hanno aiutato Stanislao Nievo il quale contatta finanche Gerard Croiset un uomo di 60 anni che ha una curiosa capacità di veggenza, di premonizione e di indagini su gente scomparsa. Croiset, senza dati precisi, ma solo con l'ausilio di carte nautiche e di un racconto approssimativo disse che l'"Ercole" si era spaccato per scoppio delle caldaie. I punti dell'affondamento della nave che giaceva sul fondo insabbiata per metà erano compresi in un'area con profondità di 40, 90 e 270 metri circa. Alcuni mesi dopo Stanislao Nievo uscì dal porto di Napoli con un peschereccio munito di ecosonda. Era con lui il sommozzatore Renato Sincero, che pescava coralli e si spingeva con gli autorespiratori fino a 110 metri. L'ecosonda segnò un piano molto vicino a quello di Croiset, ma i risultati delle immersioni furono scarsi. Tre mesi dopo, il giornalista tornò a Napoli con Croiset. Il paragnostico e Stanislao Nievo giunsero a Capri. Cominciarono le ricerche in mare tra Punta Campanella e Capri e dopo meno di un'ora, Croiset disse: "L'Ercole è qui". Quindici giorni dopo arrivarono dall'Olanda un nastro inciso e cinque disegni, i quali inquadravano il fondale su cui Croiset era passato. Il nastro diceva: "Il vascello a circa 200 metri dalla roccia che ho segnato la prima volta". Stanislao Nievo decise allora di rivolgersi al professore Augusto Piccard, che era aiutato dal figlio Jacques, il quale nel 1953 scese nel fondo proprio al largo di Punta Campanella con il batiscafo "Trieste", si immerse ancora con un prototipo sperimentale del sommergibile PC8. A circa 240 metri di profondità videro il relitto di un vascello, tentarono di imbarcarne un pezzo, ma l'intera imbarcazione si dissolse come polvere. Un mese dopo ritentò con un altro sommergibile, un batiscafo rifatto che scese a 682 metri. In una terza immersione con uno scafo sub americano raggiunse i 1000 metri; al largo di Capri, si imbatterono in un relitto che aveva la forma di una ruota di vascello, ma nel riportarlo alla luce, quasi avesse avuto bisogno di una regolare decompressione, si sbriciolò e tornò sul fondo. Tornati sul fondo, trovarono una cassa metallica sfondata, simile a quelle della Spedizione dei Mille, ma tutto si disfece nella presa delle pinze di acciaio del sommergibile. Stanislao Nievo fece un ultimo disperato ritorno alla parapsicologia, ma alla fine dovette arrendersi. E oggi, a 114 anni di distanza, nonostante il lavoro massacrante del giornalista nipote di Ippolito Nievo, il mistero dell'"Ercole" non stato ancora chiarito. Il buon Croiset, fra l'altro interpretato da Paolo Stoppa nel 1973 per la RAI, aveva ottenuto il suo maggior successo, proprio quando aiutò Stanislao Nievo, bis-nipote di

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Ippolito, nell'individuazione del "relitto" del piroscafo Napoli Palermo, al naufragio del quale si deve la scomparsa di Ippolito Nievo... La zona indicata sulla mappa da Croiset era esatta al metro quadro, ma come è noto, è più facile ritrovare una nave vichinga intatta che un relitto metallico dell' 800. Pochi frammenti di cuoio, qualche pentola con denti dentro (la spiegazione è raccapricciante e ve la risparmio) ma neanche un osso... Quel naufragio rimase un mistero, e l'indagine fu descritta da Stanislao Nievo nel suo romanzo "Il Prato in fondo al mare"... Tra i luoghi comuni più conosciuti, c'è quello che descrive l'unità d'Italia come una vera e propria guerra di liberazione condotta dai Savoia, che a un certo punto del XIX secolo decisero che era ora di liberare dalla schiavitù la popolazione del Regno delle due Sicilie, oppresso dai Borboni che lo governavano. L'eroe di tale "avanzata trionfante" in nome della libertà sarebbe stato colui che è conosciuto come l'eroe dei due Mondi, Giuseppe Garibaldi. L'eroe che, tra il tripudio della folla festante, attraversò l'Italia partendo da Marsala, dove con i suoi Mille iniziò un'operazione che portò finalmente pace e serenità al popolo meridionale, oppresso dalla dittatura borbonica. In realtà, sappiamo che le cose non andarono proprio così... E allora leggiamoci questo articolo scritto da Vittorio Messori, che ci svela alcuni particolari inediti di quella mitica spedizione. L'articolo è tratto dal libro Pensare la storia (ed. San Paolo, Milano, 1992) e documenta il ruolo chiave del denaro straniero nella spedizione dei Mille contro il Regno delle due Sicilie. Per alcuni è ancora una tradizione passare a Caprera la prima domenica di giugno, giorno in cui si celebra la festa della Repubblica. Caprera, si sa, vuol dire Garibaldi: per un giorno, nei quindici chilometri quadrati di quell'isola, si medita su colui che qualcuno ancora chiama "l'Eroe dei Due Mondi".

Eroe dei Due Milioni
In realtà, la polemica cattolica aveva storpiato quel nome, trasformandolo in "Eroe dei Due Milioni", alludendo alla pingue rendita assegnatagli dallo Stato italiano. Non mancarono, in effetti, polemiche sulla "povertà" di colui che (stando a quanto si leggeva nei libri edificanti) "donò un Regno ai Savoia senza nulla chiedere per sé". Ma, proprio adesso, nuove ricerche, con relativi documenti sinora sconosciuti, gettano una luce inquietante sul mito "francescano" del Nizzardo (o, meglio, fatta salva la sua personale integrità, su quello dei suoi collaboratori diretti), e possono aprire nuove prospettive sui retroscena dell'epopea risorgimentale. Ci sono brutte novità, insomma, per i superstiti devoti dell'Eroe in capelli biondi, camicia rossa e poncho bianco. I risultati di una ricerca per un convegno massonico La sconcertante rivelazione viene dal convegno "La liberazione d'Italia nell'opera della Massoneria", organizzato a Torino nel settembre del 1988 dal Collegio dei Maestri Venerabili del Piemonte, con l'appoggio di tutte le Logge italiane. Di recente sono stati pubblicati gli Atti, a cura dell'editrice ufficiosa dei massoni. Una fonte sicura dunque, visto il culto dei "fratelli" per quel Garibaldi che fu loro Gran Capo. Un breve intervento - poco più di due paginette, ma esplosive - a firma di uno studioso, Giulio Di Vita, porta il titolo "Finanziamento della spedizione dei Mille". Già: chi pagò? Come riconosce lo stesso massone autore della ricerca: "Una certa ritrosia ha inibito indagini su questa materia, quasi temendo che potessero offuscare il Mito. Quanto viene solitamente riferito è un modesto versamento - circa 25.000 lire fatto da Nino Bixio a Garibaldi in persona all'atto dell'imbarco da Quarto". Tre milioni di franchi francesi per "alleggerire" la resistenza borbonica. E invece, lavorando in archivi inglesi, l'insospettabile Di Vita ha scoperto che, in quei giorni, a Garibaldi fu segretamente versata l'enorme somma di tre

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milioni di franchi francesi, cioè (chiarisce lo studioso) "molti milioni di dollari di oggi". Il versamento avvenne in piastre d'oro turche: una moneta molto apprezzata in tutto il Mediterraneo. A che servì quell'autentico tesoro? Sentiamo il nostro ricercatore: "È incontrovertibile che la marcia trionfale delle legioni garibaldine nel Sud venne immensamente agevolata dalla subitanea conversione di potenti dignitari borbonici alla democrazia liberale. Non è assurdo pensare che questa illuminazione sia stata catalizzata dall'oro". Anche perché ai finanziamenti segreti se ne aggiunsero molti altri (e notevolissimi, palesi) frutto di collette tra tutti i "democratici" di Europa e America, del Nord come del Sud. La resa di Palermo –mille contro centomila– diventa meno inspiegabile. Sarebbero così confermate quelle che, sinora, erano semplici voci: come, ad esempio, che la resa di Palermo (inspiegabile sul piano militare) sia stata ottenuta non con le gesta delle camicie rosse ma con le "piastre d'oro" versate al generale napoletano, Ferdinando Lanza. Con la prova dei molti miliardi di cui disponeva Garibaldi si può forse valutare meglio un'impresa come quella dei Mille che mise in fuga un esercito di centomila uomini (tra i quali migliaia di solidi bavaresi e svizzeri), al prezzo di soli 78 morti tra i volontari iniziali.

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La sparizione della documentazione sui fondi
Ma c'è di più: il poeta Ippolito Nievo se ne tornava da Palermo a Napoli al termine della spedizione. Il piroscafo su cui viaggiava, l"'Ercole", affondò per una esplosione nelle caldaie e tutti annegarono. Si sospettò subito un sabotaggio ma l'inchiesta fu sollecitamente insabbiata. Le cose possono ora chiarirsi, visto che il Nievo, come capo dell'intendenza, amministrava i fondi segreti e aveva dunque con sé la documentazione sull'impiego che nel Sud era stato fatto di quei fondi. Qualcuno evidentemente non gradiva che le prove del pagamento giungessero a Napoli: non si dimentichi che recenti esplorazioni subacquee hanno confermato che il naufragio della nave del poeta fu davvero dovuto a un atto doloso. Lo sponsor fu il governo inglese Si cominciava bene, dunque, con quella "Nuova Italia" che i garibaldini dicevano di volere portare anche laggiù: una bella storia di corruzioni e di attentati. Ma Nievo portava, pare, solo ricevute: dove finirono i miliardi rimasti, e dei quali solo pochissimi capi dei Mille erano a conoscenza? In ogni caso, era una somma che solo un governo poteva pagare. E, in effetti, la fonte del denaro era il governo inglese (non a caso lo sbarco avvenne a Marsala, allora una sorta di feudo britannico, e sotto la protezione di due navi inglesi; e proprio su una nave inglese nel porto di Palermo fu firmata la resa dell'isola). Il piano britannico Come riconosce il "fratello" Di Vita, lo scopo della Gran Bretagna era quello già ben noto: aiutare Garibaldi per "colpire il Papato nel suo centro temporale, cioè l'Italia, agevolando la formazione di uno Stato protestante e laico". Le monarchiche isole pagarono cioè il repubblicano Eroe perché distruggesse un Regno, quello millenario delle Due Sicilie, purché anche l'Italia, "tenebroso antro papista", fosse liberata dal cattolicesimo. Dovremmo essere fieri di questo Garibaldi ancora tutto da scoprire, piuttosto che trattarlo con la spocchia di quelli che sputano sentenze. Il dittatore fece la stessa fine dei vicerè: finché calavano la testa tutto andava bene, quando si imponevano, allora i baroni li cacciavano via in malo modo. Così mentre il tenutario dei segreti dei Mille, il memorialista garibaldino Ippolito Nievo, attraversava lo stretto di Messina, pur essendo una bella giornata di primavera, se ne calò a picco con tutti i segreti dell‟epopea. Ci rimise le penne in un mare tranquillo che qualcuno volle tempestoso e con lui si perse buona parte della memoria di quella fulminea storia: bandi e proclami, editti, documenti e materiali

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d‟archivio, leggi e corrispondenza varia. Tutto in fondo al mare. Così finì una storia e ne cominciò un‟altra o continuò quella di sempre, con le sue prerogative, i re Normanni, le glorie della Sicilia monarchica, l‟autonomia e ora il federalismo.

E‟ importante, comunque, ricostruire la rete che presiede i conflitti, i trattati, i
contratti commerciali, le politiche estere, le alleanze, la confederazioni di Stati, partendo dalla consapevolezza che dietro ci sono enclave ristrette di pochi uomini che decino le sorti dell‟umanità, e spesso lo fanno in luoghi “non istituzionali” come sono il Club Bilderberg o la Round Table, o la Fabian Society, ecc. Quindi per conoscere quello che avviene nel mondo o come si muovono le politiche internazionali e locali occorre mettersi al seguito degli anglo-americani, quindi dei sionisti, dei russi, del vaticano o anche delle lobby minori, capaci di determinare anche loro l‟andamento delle cose.

Dietro a tutto, a muovere ogni azione o gruppo di uomini, siano essi partiti politici,
sindacati, organizzazioni ambientaliste o umanitarie sono i SOLDI. Con i soldi muovi il mondo. A volte la condizione è quella di legarsi filo doppio con i manovratori, di cui però non sempre si conosce la identità, perché mediati da agenti dei servizi segreti, siano essi Mossad, CIA, M16, KGB, P2, ecc.. Oggi tra le logge più potenti vi è quella atlantista coperta, di cui faceva parte anche Craxi, che ora vogliono santificare... Fa tutto parte dello stesso gioco. Garibaldi insegna. Mazzini era uno dei più potenti massoni, che giocava sul tavolo italiano, europeo ed americano con la complicità di Pike. Ecco perché di Mazzini si sa poco, nonostante ce lo facciano studiare a scuola come sommo liberatore. Qualcuno sostiene che sia stato Giuseppe Mazzini, con Pike ad inventare la MAFIA (Mazzini Autorizza Furti, Incendi e Attentati), che va a sostituira Maffia, il termine originale.

Ci sarebbe da affrontare il discorso Socialista dei Fabianisti. Al tempo di Papa Leone XIII si
sapeva bene il potere che il Socialismo aveva nella organizzazione del Nuovo Ordine Mondiale. Poi si è diviso in mille rivoli e nuovi partiti e non si è riusciti più a stargli appresso. Così fanno ancora oggi, che poi non ci capisci più niente e anche storicamente diventa difficine raccontare i mille rivoli in cui si è distribuito il pensiero moderno della società “evoluzionistica”. Perché, lo sappiate o meno, il socialismo ha la suo maitre-à-penser nell‟evoluzionismo Darwiniano, con cui David Rockefeller impostò anche studi e ricerche che sono culminate con i campi di concentramento nazisti. Così nasce l‟internazionale socialista, una branca dell‟internazionale sionista? Si sono persino inventati il socialismo in chiave anti-russa o il nazional-socialismo (sintetizzato in nazismo).

Da poco scopriamo che anche Benito Mussolini era prezzolato dagli inglesi. E
anche Hitler che prendeva soldi da UK e USA in chiave anti russa. Per poter permettere questo era necessario inventare l‟URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) eliminando lo Zar Nicola II di tutte le Russie. Poi, ciò non toglie che ci possano essere doppi e tripli giochi da ambedue le parti della stessa medaglia: i buoni (occidentali) ed i cattivi (sovietici). Oggi i cattivi sono i terroristi (arabi). Ma capita anche che ci siano ebrei contro ebrei, o ebrei contro sionisti. E di questo non si parla mai, perché non aiuta la causa sionista. Infatti non esiste ebreo ortodosso che non sappia come il sionismo nuoccia alla

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causa ebraica più di qualunque altra cosa. Ed infatti sono molti gli ebrei che stanno passando al cristianesimo, come ci sono molti musulmani che vivono in clandestinità la loro fede. Perché non è lecito che si parli di ebrei e musulmani convertiti. Ci sono anche conflitti tra NKVD (Commissariato per Affari Interni poi KGB) contro gli ebrei trotzkisti. Alla fine di tutto, dal punto di vista politico, possiamo dire che hanno vinto i sionisti, con le regine d‟Inghilterra e di Olanda nel consiglio di amministrazione con i più grandi banchieri mondiali. In fondo è sempre di colonialismo che dobbiamo parlare, se non ne usciamo fuori. Questa e' la morale della storia. L‟Italia, quindi, cosa conta poi? Da oltre un secolo e' un paese satellite americano e inglese. Garibaldi consegnò le banche agli inglesi che gli davano in cambio l‟isola di Caprera. Poi ci chiede perchè non funziona niente nel Bel Paese. Non deve funzionare nulla. E‟ un ordine! Tutti i governi italiani, dall‟Unità ad oggi sono stati governi fantocci messi su in chiave satellite. Anzi fanno apposta a mettere degli incapaci o gente che persegue solo propri interessi, così li corrompono, li manovrano e li ricattano meglio. Non vogliono gente troppo sveglia, e men che meno gente onesta ! Non dovremmo chiederci cosa non funziona in Italia. In realta' funziona tutto alla perfezione secondo la loro AGENDA! Quindi l'alternativa era se diventare satelliti USA o satelliti dell'URSS. Entrare nella NATO o nel Patto di Varsavia. Non c'erano alternative. E, comunque fosse andata, saremmo in ogni caso dipesi dalla plutocrazia anglo-sionista e dalle multinazionali americane ed europee aderenti al piano sionista. I fascisti italiani, non sono una eccezione, come ci è sembrato per lungo tempo. Da soli non sarebbero andati da nessuna parte. Bastava un plotone di Carabienieri a fermare le Camicie Nere che avanzavano su Roma. Non e' a caso che il REuccio comandava sul duce. Era il RE, d‟intesa con i massoni d‟oltremanica a tessere il teatrino, dall‟alto, con gli inglesi. Il duce era il burattino in realtà, scelto dalla borghesia e dalla massoneria in chiave anticomunista. Il vero scopo di tutto questo era distruggere le monarchie cattoliche e la chiesa cattolica. I Savoia di cattolico avevano ben poco. Ciononostante sono riusciti a mandarli via con una farsa. Non a caso ora che hanno vinto, non ci sono più guerre in europa da 60 anni, tranne nell‟est d‟europa. Hanno vinto e seriamente c‟è da chiedersi quando e come l'Europa potra' evolvere e/o cambiare! Stiamo per diventare un gulag. Siamo sempre più spiati. Quello che abbiamo di fronte è un futuro orwelliano! Quanti paesi realmente neutrali e cattolici rimangono? NESSUNO. Cioè, rimane il vaticano, ma capirai... E comunque chi si fa illusioni sull'islam sbaglia di grosso. Storicamente quasi tutti i paesi islamici han preso soldi e armi dai russi o dagli americani o da tutti e due! L'Egitto di Nasser, la Libia di Gheddafi, la Turchia, l‟Iran, l'Iraq prima e dopo saddam, il Pakistan in chiave anti-russa (l'india ero filo-russa al 1000%)

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Ora resta da capire in che modo si muovoo e si attivano le branche sionistiche, per la
sottomissione del mondo ai grandi potentati anticristici. Il sionismo si sviluppa sincronicamente attraverso questi binari: - imposizione della democrazia in chiave tirannica; - sottrazione di ricchezza reale in cambio di carta o moneta virtuale; - eliminazione totale dei campi da coltivare per sottrarre ogni forma di indipendenza; - divorazione totale del tempo di ognuno; - controllo dei governi, della stampa e delle banche; - assoggettamento ad ogni tipo di propaganda da loro derivata;

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somministrazione del lusso come sommo consumo e indebitamento; cancellazione della memoria tranne quella della Shoah.

Nel 1888 la mancanza di denaro liquido, dovuta a imprudenti speculazioni, portò
sull'orlo del collasso gli istituti bancari torinesi, salvati in extremis dall'intervento governativo. Vistose irregolarità e vere e proprie falsificazioni, operate con la duplicazione dei biglietti in circolazione coinvolsero anche le banche di emissione, autorizzate dallo Stato a stampare banconote. Il caso più clamoroso in questo senso fu lo scandalo della Banca Romana (ex Banca dello Stato Pontificio), che portò alla caduta del governo Giolitti alla fine del 1893. Nello stesso anno crollò il Credito mobiliare, seguito a breve distanza dalla Banca generale. Conseguenza di questo stato di caos finanziario fu il riordinamento del sistema di emissione, avviato da Giovanni Giolitti con l'istituzione della Banca d'Italia (agosto 1893), alla quale fu assegnata una funzione preminente nell'emissione monetaria (fino al 1926 una limitata facoltà in questo senso fu asciata anche al Banco di Napoli e al Banco di Sicilia). Dal 1894 la Banca d'Italia svolse il servizio di tesoreria dello Stato in tutto il Regno e fra il 1900 ed il 1930 assunse i compiti di guida e di controllo del sistema creditizio tipici delle banche centrali dei Paesi più progrediti, divenendo « un importante elemento di stabilità nell'economia nazionale ». Sul modello delle banche "miste" tedesche, che esercitavano sia il credito commerciale sia quello industriale e svolgevano un'opera di coordinamento tra le industrie e le banche locali, furono inoltre fondati a Milano la Banca Commerciale Italiana (1894) ed il Credito Italiano (1895). In quegli stessi anni nascono la FIAT, il Corriere della Sera, il Sole 24 Ore ed altre testate giornalistiche con lo scopo, anche, di supportare a latere il sistema economico e non sempre come arbitro imparziale. In questo senso va meglio compresa l'ascesa della FIAT ed il passaggio del controllo alla famiglia Agnelli, e quindi la compartecipazione anglosassone agli affari di stato (vedi emissione di banconote con fascette della Banca Romana, ma di provenienza inglese).

Lo scandalo della Banca Romana. La storia del Signoraggio, che si ripete
Nel 1892 la Banca Romana, quella che nel passato era la Banca dello Stato Pontificio (portata via alla Chiesa assieme a terreni e proprietà ecclesiastiche), era uno dei sei istituti autorizzati ad emettere biglietti a corso legale sui quali era fondato il sistema bancario italiano (altri istituti di emissione erano: la Banca Nazionale del Regno d'Italia, la Banca Nazionale Toscana, il Banco di napoli, il Banco di Sicilia) fu tra le prime ad approfittare dell'ondata di speculazione edilizia che attraversò Roma e altre città d'Itaia tra il 1889 ed il 1893. A causa dei crediti eccessivi concessi all'industria edile della capitale la circolazione cartacea prodotta dalla Banca superò di 65 milioni il limite legale. Buona parte della circolazione eccedente (incluse banconote false per 40 milioni emesse in serie doppia) fu utilizzata per prestiti politici a deputati e ministri, tra i quali Crispi e Giolitti. La commissione d'inchiesta nominata nel 1889, quando i primi fallimenti bancari di quegli anni lasciarono trapelare l'eccedenza della circolazione, attirò l'attenzione su questa e altre irregolarità (tra le altre fu accertato un ammanco di cassa pari a 9.000.000 di lire, coperto abusivamente mendiante l'emissione di biglietti a vuoto). I risultati dell'inchiesta, che Crispi e Giolitti avevano voluto mantenere segreti adducendo la preoccupazione per eventuali gravi contraccolpi nel sistema creditizio, furono resi pubblici nel dicembre del 1892. La successiva inchiesta amministrativa condotta nel gennaio del 1893 portò all'arresto di autorevoli personaggi. Si concluse nel luglio 1894 con la clamorosa assoluzione degli imputati; i giudici per non

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coinvolgere figure di spicco del mondo politico, tra le quali Crispi, noto massone, affermarono che nel corso dell'inchiesta erano stati sottratti documenti importanti.

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Dal

1992, su questa scia programmata è cominciata la grande svendita al

“supermercato Italia”. Abbiamo visto scorrere carrelli della spesa da nord a sud. E Di Pietro pensate non c'entrasse nulla in questo progetto? In quel periodo c'erano tra i tanti, i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a rompere le uova nel paniere, mentre Di Pietro spaccava in due il mondo della politica, che forse aveva ritenuto di essere più forte di Yalta e della combriccola del « Britannia ». Oggi ci sono Felice Casson, Clementina Forleo, Luigi De Magistris, Antonino Ingroia, Henry Jonh Woodcock, Roberto Scarpinato e molti altri bravi magistrati che però, in un modo o nell‟altro, vengono isolati, allontanati o imbavagliati.

Ma perchè, poi, stupirsi più di tanto? Soprattutto dopo aver letto il romanzo
intervista La Morte del Papa. Nelle ultime due pagine del libro è riportata una lettera scritta da JC, nel romanzo il boia di Papa Giovanni Paolo I: “dopo tutte le teorie di cospirazione elaborate negli ultimi anni, La P2 esiste ancora e continua più segreta che mai“. “Sigla di propaganda Due, è una loggia segreta di ispirazione massonica che mira unicamente a conquistare il potere politico, militare, religioso e finanziario di tutte le comunità in cui si inserisce. La loggia esiste dal 1877…. E‟ chiaro che tutte le persone che tentano di danneggiarla rischiano un allontanamento precoce dalle dispute terrene. Molti crimini, attentati ed anche massacri hanno la firma della P2”. “Licio Gelli era il Gran Maestro della P2…Un camaleonte, un manipolatore, a volte di estrema destra, altre volte di estrema sinistra. Tuttavia Gelli ha aiutato a fondare le Brigate rosse”. “Pecorelli ha inviato la lista al Papa in cui denunciava la P2… E‟ morto nel marzo del 1979 con due spari in bocca. Per avere un‟idea pensi che la CIA finanzia mensilmente la P2 con undici milioni di dollari… “.“Il vero Terzo segreto di Fatima rivela la morte di un uomo vestito di bianco per mano dei suoi stessi pari”. “Il Papa è morto perché sapeva troppo…. del fatto che elementi importanti della gerarchia ecclesiastica, incluso lo stesso Segretario di stato, il cardinale Jean-Marie Villot, appartenevano ad organizzazioni massoniche, un atto punito con l‟immediata scomunica. Ebbe anche la sfortuna di capire che o IOR, meglio noto come Banca Vaticana, riciclava denaro della mafia e di altre dubbie fonti. Il marcio era tale che, attraverso la P2, era strettamente legata all‟acquisto di missili exocet con cui gli argentini hanno combattuto gli inglesi durante la guerra delle Falkland… "A settembre Giovanni Paolo I incontrò in segreto alcuni funzionari del Dipartimento di Giustizia nord americano che lo misero al corrente della situazione, affinché lui prendesse i provvedimenti necessari. Da quel momento Paolo Giovanni I ebbe la certezza che si aggiravano dei criminali per il Vaticano, e che doveva disfarsene immediatamente. Purtroppo furono loro a fare il primo passo. Nel 1986 la P2 dopo aver ucciso il premier del Portogallo Sà Cerneiro, ha ucciso il Primo ministro svedese Olof Palme, perchè sapevano della vendita di armi all‟Iran. La P2nel 1969 ha piazzato bombe a Milano, a Piazza Fontana e in molti altri paesi del mondo. Dalla Polonia al Nicaragua… Roberto Calvi e Paul Marcinkus fondarono nel 1971 la Cisalpina Overseas Bank a Nassau, nelle Bahama per coprire speculazioni immobiliari fraudolente e riciclare denaro proveniente dal traffico di droga, dal traffico di armi, dalla prostituzione, dalla pornografia e da altre attività simili”. La lista delle persone uccise dalla P2 aumenta soprattutto per i nomi non noti, quelli che non erano personalità pubbliche rinomate: militari, giudici, avvocati, giornalisti, professori, sportivi. Un incidente, un furto degenerato in omicidio, a volte una esecuzione sommaria o simbolica di cui si attribuisce la responsabilità a un qualsiasi gruppo estremista o di assassini…. Queste morti vanno anche sotto il nome o sono firmate con una RosaRossa ed una Croce d‟Oro.

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Indice III° LIBRO – Le Macchie sulla Santa Sposa
5. L‟invenzione del nemico rosso, che finì per ingannare il futuro Paolo VI 5. Io Creo Cieli Nuovi e Terra Nuova! 7. Il sionismo. Trionfo apparente e fine reale di Israele? 10. Il Tradimento di Fatima 11. CARO CARDINAL BERTONE, CHI E‟ –FRA ME E LEI– CHE MENTE 14. Una profetica intervista con Suor Lucia di Fatima 23. ECCO DUNQUE TUTTA LA VERITA‟ 30. Il Concilio dell'inquisizione progressista 38. La Hemmerik ed il Piccolo Resto 38. La Chiesa vivrà un suo scisma ed “il piccolo resto” sarà perseguitato 43. GIGANTI DEL MALE -THOMAS WILSON- E LA FEDERAL RESERVE 46. SAN MASSIMILIANO KOLBE 49. MONS. MARCEL LEFEBVRE, L‟ARCIVESCOVO RIBELLE 51. Ecône nella crisi della Chiesa 52. La visita apostolica e la dichiarazione del 21 novembre 1974 55. Importanti indiscrezioni dalla Fraternità San Pio X 56. E la storia continua, a nostra insaputa, mentre ci tengono davanti alla TV 57. Nuovo Ordine Mondiale. La società reale, i suoi organi e le sue funzioni 60. Chiesa Viva contro Sionismo 62. La mia crisi di essere stato un vero « fesso », nel senso del « dormiente » 63. Chi è Don Luigi Villa? 65. Dal Tempio di San Giovanni Rotondo al tempio sionistico di Gerusalemme 67. IL REGNO MESSIANICO CONTRAFFATTO 68. VERO E FALSO EBRAISMO 72. POTERE MONDIALE, CHI AMBISCE AD AVERLO? 75. POTERE MONDIALE, CHI LO MERITA? 77. Hitler e i “Protocolli” 78. POTERE MONDIALE, CHI L‟AVRÀ? 81. ISRAELE AI RAGGI X 83. A proposito degli Ebrei 91. Altro ancora sul Sionismo? Francoforte e i quattro cavalli dell‟Apocalisse 92. La moneta dal nulla 93. Peccati planetari 94. Un caso da non dimenticare del dominio di Mammona riguarda la “shoah” 95. Il marchio della Bestia 100. IL SALUTARE PENSIERO DELLE REALTA' FINALI 102. La Crisi finanziaria – A chi e a cosa serve? 105. Nikola Tesla 109. Pensieri del card. Alfredo Ottaviani, lettore dei Messaggi di Fatima

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110. Note Storiche di Appendice 110. Muore Ettore Muti, a Fregene, ucciso a tradimento, e nasce l‟antifascismo 116. IL COMUNISMO, L‟ALTRA FACCIA DELLA STESSA MEDAGLIA 117. UN PERSONAGGIO DA CONOSCERE: PADRE FELIX MORLION 119. Resoconto del rapimento Moro 126. Progetto Novecento, il piano di psyops americano diretto dal capo OSS Donovan 130. Il Vaticano e la sua Banca Privata. Che dannazione… 132. Dall‟Unità d‟Italia al Concilio Vaticano II, il piano che passa dalle guerre mondiali 134. IL MISTERIOSO CASO DI IPPOLITO NIEVO 137. Eroe dei Due Milioni 138. La sparizione della documentazione sui fondi 141. Lo scandalo della Banca Romana. La storia del Signoraggio, che si ripete

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