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Dopo due anni e mezzo dal sisma la cerimonia si svolgerà di nuovo davanti alla sede storica del Comune

Il rito della Perdonanza
L’Aquila, stasera l’accensione del tripode in piazza Palazzo
Un piccolo segno fra tante incognite
arà una luce nel buio che ancora inghiotte la città fantasma. Il fuoco del Morrone, flebile e tremante, sarà posto su un tripode. Per tornare a vederlo «esplodere» sulla torre civica bisognerà aspettare ancora molto. Nel 2009 e nel 2010 gli organizzatori della Perdonanza avevano dovuto stravolgere la cerimonia di inaugurazione. Due anni fa lo scenario era stato la parte retrostante della basilica di Collemaggio, l’anno scorso il rientro nel centro storico, ma in piazza Duomo. Quest’anno si torna in piazza Palazzo davanti a palazzo Margherita, la sede del Comune semidistrutta dal sisma. La reazione di un popolo alle tragedie spesso passa attraverso gesti simbolici e quello di stasera lo sarà. Sarà un modo per dire al mondo che gli aquilani vogliono rientrare nella loro città e lo vogliono fare al più presto. E quel fuoco — che acceso alle falde del monte Morrone nell’eremo di papa Celestino V tornerà a illuminare un pezzettino di piazza Palazzo — potrebbe essere anche il segno che forse è ora di trovare quella unità di intenti che possa avviare la ricostruzione della città. Se è vero che ricostruire spetta agli aquilani, da qualche parte bisognerà pur cominciare. Una vana speranza? È probabile ma non ci sono molte alternative. Anzi una c’è: spegnere per sempre quel fuoco. Ed essere condannati dalla storia. (g.p.)

ALL’INTERNO

IL VESCOVO

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Aquilani, basta con le polemiche
IL SINDACO

Una speranza per la città
IL CORTEO

Fra storia e curiosità
GLI EVENTI

Il programma giorno per giorno
Stasera alle 21 in piazza Palazzo l’accensione del tripode. Nella foto la cerimonia dello scorso anno in piazza Duomo

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COMITATO PERDONANZA

Ecco chi organizza l’evento
L’AQUILA. Il Comitato Perdonanza è l’organismo che si occupa di allestire e gestire il programma dell’evento celestiniano. La responsabilità dell’organizzazione è del vicepresidente e dei membri. Il Comitato 2011 — nominato dal sindaco con un provvedimento del 24 gennio scorso — opera, come negli anni passati, senza oneri a carico dell’Amministrazione comunale. Questi i nomi e le cariche: Presidente: Massimo Cialente, Sindaco dell’Aquila Vice Presidente: Marco Fanfani, assessore comunale ai grandi eventi Membri: Stefania Pezzopane, Maurizio Capri, Giovanna Di Matteo, Sara Cecchini, Pietro Piccirilli, Don Claudio Tracanna, Luana Masciovecchio, Guido Liris, Luciana Cucchiella, Antonio Ruzza, Don Carmelo Pagano Le Rose.

LA CHIESA DELL’AQUILA

L’arcivescovo: aquilani non dividetevi
Molinari: Celestino V ci invita alla riconciliazione, al perdono e alla pace fra gli uomini
L’AQUILA. «Il messaggio di perdono e riconciliazione di Celestino V è quantomai attuale. L’Aquila era una città sorta da poco, dove lo scontro tra fazioni avverse rendeva il clima rovente. Oggi come allora viviamo un momento delicato: la ricostruzione che non parte, polemiche troppo accese. Qualcosa si è inceppato? Attualizza la Perdonanza, l’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari. La Perdonanza celestiniana — secondo l’arcivescovo dell’Aquila — deve essere certamente spiritualità e devozione, ma anche riconciliazione sociale, mettendo al bando i personalismi e i tanti egoismi che pure stanno caratterizzando la prima fase della ricostruzione della città. Monsignor Molinari, la celebrazione della Perdonanza celestiniana non si è mai fermata in questi anni. Neppure dopo il terremoto del 2009, che ha devastato la città capoluogo e il suo circondario. E’ stato secondo Lei un preciso segnale? «Ricordo ancora la sofferenza e la commozione del popolo aquilano, che aveva vissuto da pochi mesi la tragedia del sisma. Ricordo le lacrime dei fedeli, nel vedere la Basilica di Santa Maria di Collemaggio ferita nel profondo. Eppure anche in quel terribile 2009 in tanti hanno deciso di assistere ad un momento sacro per la vita della nostra città. Allora fu il cardinale Bertone, il segretario di Stato Vaticano, ad aprire la Porta Santa: un gesto che aveva ben più dei simbolismi e della spiritualità che annualmente si rinnovano sotto il segno del Perdono di Celestino. Era la voglia di tornare a credere e a vivere, che guidava il cuore degli aquilani nei giorni tristi del dopo-terremoto». A due anni di distanza, la comunità aquilana come si sta preparando alle celebrazioni della Perdonanza? «Quest’anno la Porta Santa sarà aperta dal cardinale Angelo Comastri, responsabile della Basilica di San Pietro, a Roma, simbolo del Giubileo cristiano. Un legame profondo con Collemaggio, che custodisce la seconda Porta Santa al mondo. Del resto, la Perdonanza rappresenta il momento più alto di aggregazione spirituale e sociale». Il tema di quest’anno è l’affinità elettiva tra due grandi Papi e Santi: San Celestino V e il beato Giovanni Paolo II. Quali similitudini si possono ravvisare? «Il 18 maggio scorso abbiamo inaugurato il Santuario di San Pietro della Jenca, alle falde del Gran Sasso, dove Papa Wojtyla è stato tante volte. Un luogo sacro, di mistico raccoglimento. Le stesse montagne silenziose e maestose dove si rifugiava in preghiera fra Pietro da Morrone. Giovanni Paolo II e Ce-

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lestino V hanno predicato la pace nel mondo. Santi carismatici, uomini di grande fede, profondamente legati all’Abruzzo e alla nostra città. In entrambi il messaggio del Perdono e della riconciliazione tra i popoli, oltre che con Dio, diventa essenza stessa di vita. Quando Papa Wojtyla ricevette, a Castel Gandolfo, il primo premio Perdonanza ebbe parole di grande apprezzamento per la Perdonanza celestiniana. Parlò con affetto della città dell’Aquila e di quel popolo forte e gentile a lui così vicino». Oggi L’Aquila è una comunità lacerata dagli scontri politici, che fatica a trovare la strada della coesio-

Di fronte abbiamo mille problemi fra cui la ricostruzione che non parte e tante famiglie in difficoltà La Bolla del Perdono contiene proprio questo avvertimento: alzate gli occhi da interessi egoismi e personalismi
ne. Risalire la china, in queste condizioni, sarà più difficile. E’ questo il vero dramma. Agli aquilani voglio rinnovare il messaggio che, ogni anno, mi sento in dovere di lanciare: siate uniti, non dividetevi. Di fronte abbiamo mille problemi; la ricostruzione che non parte, le difficoltà delle famiglie. C’è qualcosa che si è inceppato nell’ingranaggio. La Bolla del Perdono contiene, implicitamente, proprio questo avvertimento: alzate gli occhi dai vostri interessi, dagli egoismi e dai personalismi. Guardate a questo popolo che desidera con forza riappropiarsi della sua città. E’ un richiamo ai nostri politici, a mettere da parte le divisioni, a non far prevalere gli interessi di par-

te. Il messaggio di Celestino agli aquilani, oggi come allora, non tende solo a condannare, ma a guardare al bene della città». Il riferimento è alla classe dirigente locale? «La politica deve lavorare, senza troppe divisioni, con spirito costruttivo. In questo contesto di grande difficoltà economica, Celestino richiama l’attenzione sui più piccoli, sui deboli, che pagano le conseguenze di una società in crisi». E il compito degli aquilani? Essere orgogliosi, sempre, della loro città e guardare avanti con fiducia, nel segno di Papa Celestino V e del perdono fraterno. La Perdonanza illumina il nostro cammino, deve aiutarci a ritrovare la strada e la possibilità di costruire un futuro migliore. Le divisioni, che siano interne alla Chiesa o alla società civile, non hanni mai prodotto e non producono nulla di buono. È con la coesione e la fratellanza che si superano gli ostacoli della vita. Una massima che vale, tanto più, per una comunità colpita da una tragedia di enormi proporzioni, che piange i fratelli scomparsi. Una comunità che può ritrovare fiducia e speranza entrando nel senso più profondo del Perdono di Celestino V. E facendolo proprio, senza reticenze». Monica Pelliccione
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IL RITROVAMENTO

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Claudio Tracanna: l’inno a Celestino V pieno di spiritualità
di Claudio Tracanna*
o scorso anno, al termine della Perdonanza, si scatenò un dibattito abbastanza intenso sul senso del giubileo celestiniano. Per molti una grossa sagra, per altri invece un trionfo di religiosità e un capolavoro di festa civile. Personal-

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mente, pur non volendo in realtà alimentare nessuna polemica ma solo esprimere un parere, ero tra quelli che avrebbero preferito una Perdonanza più religiosa e più culturale con eventi veramente rilevanti per la nostra città. no tutte le canzoni della nostra tradizione. All’interno vi era una musicassetta (uno strumento che ha risvegliato tanti ricordi della mia infanzia) con l’album di Gianni Davoli “Tu sei fratello a me” edito da Carispaq e Centro Celestiniano, che contiene solo due brani: quello che dà il nome all’album e l’inno a San Pietro Celestino “Vento da Morrone”. Solo quest’anno (confesso la mia colpa), dopo il “ritrovamento”, ho avuto modo di ascoltare i due brani. Non è stato facile perché mi sono accorto che in canonica avevo solo lettori cd/dvd e non quelli per le “cassette”. Grazie ad un amico, finalmente sono riuscito ad ascoltare i brani. Vedendo la copertina dell’album, poi, mi sono accorto che gli autori erano tut-

Don Claudio Tracanna nel 1996 fu il Giovin Signore. Con lui la Dama Elisa Cerasoli ti aquilani: A. Ettorre, F. Santucci e M. Lolli. Allora tra me e me, a proposito delle polemiche che ricordavo, riascoltando più volte le canzoni, ho detto: ecco il modo più bello di vivere la Perdonanza da parte degli aquilani! Infatti il testo dell’inno contiene pensieri semplici ma che colgono l’essenza della figura di questo Santo definito “fulgido nocchiero”, “vento da Morrone” appunto che soffia per rinnovare questo mondo. Povero cristiano (evidente riferimento a Silone), mite, umile ma tenace così l’inno descrive ancora Celestino V che “come una cometa” solca l’universo e illumina la scelta: la fede nel perdono. Il pontefice santo che, vero «testimone di Cristo regala a chi si pente col cuore e colla mente la grande

Il direttore di Vola: un canto semplice ma pieno di affetto per il Santo

Tra le reazioni, anche quella di chi disse che gli aquilani non hanno mai amato la Perdonanza “sagra”, ma la Perdonanza “semplice”, quella della benedizione delle macchine per capirci, insomma una Perdonanza francescana. Lungi da me il voler riaccendere il dibattito, mi piace condividere un “ritrovamento” fatto nel mio studio qualche giorno fa. Girando e rigirando tra le mie carte, infatti, ho ritrovato un plico che mi fu recapitato nell’agosto del 2009 da Arnaldo Ettorre, nome sicuramente noto agli aquilani che canticchia-

LA STAFFETTA

Il fuoco del Morrone
Il 17 agosto scorso il Fuoco del Morrone è stato acceso nell’eremo di Sant’Onofrio per ripercorrere e rievocare il tragitto di Celestino V per arrivare all’Aquila dove nell’agosto del 1294 a Collemaggio fu incoronato. Oggi 23 agosto alle 16 la staffetta con il fuoco portato dai podisti dell’Atletica L’Aquila parte da Onna, poi arriva a Monticchio per giungere prima a Collemaggio e infine alle 21 nel centro storico dell’Aquila. «La memoria passato» scrive il Centro internazionale studi celestiniani che organizza l’evento «può rappresentare la capacità di creare il presente e di poter immaginare il futuro. Il passato per L’Aquila ha significato religione, arte, storia, cultura, economia, elementi che oggi, a causa del sisma si sono come dispersi, ma seppur lentamente stiamo cercando di riappropriarcene».

Perdonanza, per tutti una speranza». Mi ha colpito soprattutto una frase che fa da eco al Vangelo. Il testo della canzone dice infatti che Celestino V ci insegna che «il servizio usato per amore è l’unico potere che l’uomo può volere». Penso che sia una frase su cui tutti dovremmo meditare molto. Tra me e me pensavo: ma sai quanti ostacoli in meno incontrerebbe la ricostruzione della nostra città se tutti, ascoltando questo inno, riuscissimo a capire che il modo più bello per esercitare il potere è proprio quello di mettersi a servizio degli altri! Proprio come disse Gesù ai discepoli che discutevano tra loro chi fosse il più grande: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti» e indicò come modello un bambino che era accanto a lui. Sono grato dunque ad Arnaldo Ettorre per avermi fatto conoscere questo bell’inno. Magari qualcuno, un giorno deciderà di inciderlo su cd e di diffonderlo proprio agli aquilani che sono custodi spirituali del grande dono della festa della Perdonanza. Festa che, come afferma nel messaggio alla ˆ città per la 717 Perdonanza l’arcivescovo Molinari, può essere vera solo se è preceduta dalla conversione dei cuori. L’inno termina invocando per tutte le nazioni la pace e io mi permetto di aggiungere (non me ne vogliano gli autori) un’invocazione per la pace dei nostri cuori che è l’unica condizione per cui la pace tra le nazioni, nella nostra città, nell’ambito della ricostruzione, potrà sussistere. *direttore del settimanale diocesano Vola
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IL COMUNE DELL’AQUILA

Cialente: da Celestino la forza per rinascere
Il sindaco: che emozione tornare ad accendere il fuoco sulla torre di Palazzo Margherita
L’AQUILA. La Perdonanza è un evento che ha una doppia valenza: spirituale e civile. Il Comune dell’Aquila conserva da secoli nei suoi forzieri la Bolla del Papa del Morrone. Il sindaco Massimo Cialente, in questo suo intervento per il Centro parla del significato della Perdonanza anche alla luce di quello che sta vivendo la città dopo il terremoto del sei aprile del 2009.

di Massimo Cialente*
ta per avere inizio la 717esima edizione della Perdonanza Celestiniana, la principale manifestazione del calendario aquilano. Nel 1294 appunto, nella splendida basilica di Santa Maria di Collemaggio, si tenne l’incoronazione a Pontefice dell’umile eremita Pietro da Morrone, che assunse il nome di Celestino V. In quell’occasione, quale dono agli aquilani e all’intera comunità dei fedeli, il Papa Santo promulgò la Bolla del Perdono, istituendo di fatto il primo Giubileo della storia. Il documento concedeva l’indulgenza plenaria da tutti i peccati a quanti, sinceramente pentiti e confessati, avessero visitato la basilica di Collemaggio, tra i vespri del 28 e i vespri del 29 agosto. Un evento che la città celebra attraverso la Perdonanza Celestiniana, manifestazione che, negli anni, ha visto la presenza di figure quali Madre Teresa di Calcutta, il Dalai Lama ed Ela Gandhi, nipote ed erede spirituale del mahatma. Dopo i clamori seguiti alle edizioni immediatamente precedenti al mio insediamento ho voluto, a partire dal 2007, riportare la Per-

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donanza ai valori di una spiritualità profonda, anche laica, quale momento di riflessione e di raccoglimento. Nell’estate del 2009 la città dell’Aquila, con ancora evidenti le ferite del terremoto, la popolazione dispersa e nel cuore il lutto incancellabile per le vittime, volle tornare a celebrare l’evento celestiniano, come segnale di continuità e ideale compendio di valori intorno ai quali ritrovarsi come comunità. Un’edizione, quella del 2009, ridotta nei tempi e nella forma, lontana dai fasti del passato, eppure sentita e partecipata con raccoglimento e commozione da una cittadinanza che voleva ribadire e ritrovare la propria identità, individuale e collettiva, e al contempo cercare nella fierezza e nella consapevolezza del proprio passato la spinta per credere nuovamente nel futuro. C’erano lacrime, in quell’edizione del corteo storico, sia tra noi che sfilavamo attraverso la città ferita sia tra il pubblico assiepato ai lati del percorso. Ricordo che mi accompagnava la dolorosa consapevolezza dell’assenza di 309 concittadini. La devastazione del centro storico ha costretto, ancora lo scorso anno, a ridurre il percorso del corteo storico e a contrarre i tempi

della manifestazione. Eppure la partecipazione è stata enorme e ha visto l’apporto significativo di artisti come Fiorella Mannoia, che ha voluto regalare un concerto alla città ferita e collaborare alla sua ricostruzione attraverso la generosa donazione, di cui si è fatta promotrice insieme con altre artiste per il recupero della scuola De Amicis. In questa edizione, la terza dopo il sisma, la Perdonanza torna a occupare la

settimana che va dal 23 al 29 agosto. Soprattutto, e questa è la novità che mi commuove, la cerimonia di apertura con l’accensione del Tripode tornerà a svolgersi in piazza Palazzo, ai piedi di quella che storicamente era la sede del Comune, il cuore della Municipalità e il forziere che, nella trecentesca Torre Civica, il cui orologio ha scandito per secoli il tempo della città, custodiva la Bolla del Perdono. Palazzo Marghe-

rita, emblema della storia centenaria del capoluogo d’Abruzzo, è oggi gravemente compromesso dal sisma. Proprio per l’alto valore simbolico ho dedicato impegno e lavoro per la sua ricostruzione. Siamo riusciti a reperire un finanziamento privato che, unito allo stanziamento pubblico, consentirà di avviare i lavori. La sera del 23 agosto, all’accensione del Tripode, guarderò pertanto quel palazzo, ancora una volta, co-

me simbolo dell’enormità della nostra catastrofe e, allo stesso tempo, della volontà di rinascere. Il significato più vero, importante e profondo della Perdonanza sta proprio in questo, nel rappresentare la forza e la dignità di una popolazione che ha non voluto arrendersi, trovando nell’orgoglio del passato la spinta per il proprio futuro. *sindaco dell’Aquila
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La Curia ha vietato la riproduzione di abiti ecclesiastici

Corteo storico il 28 agosto con oltre 400 figuranti
L’AQUILA. Il lento incedere dei figuranti, l’eleganza dei costumi, gli accordi di melodie che si perdono nei secoli. E poi il sorriso della Dama della Bolla, la teca sul cuscino di velluto, la danza delle bandiere Il corteo storico accompagna solennemente la Bolla dell’indulgenza di Papa Celestino V da palazzo Margherita, sede del Comune, alla basilica di Santa Maria di Collemaggio: la rievocazione, che salda all’interno di una connotazione festosa il legame fra comunità laica e credente, rappresenta sin dalle origini il momento più carico di attese delle manifestazioni celestiniane. Le autorità civili e religiose sfilano contornate da dame e cavalieri in costume d’epoca, dai gruppi storici italiani e stranieri, dai rappresentanti delle municipalità ospiti e delle locache volteggiano al ritmo dei tamburi. Lo stupore e l’entusiasmo, di chi partecipa per la prima volta, da spettatore. Il corteo storico della Perdonanza, il 28 agosto, è uno scrigno continuo di sorprese. lità gemellate o legate alla storia della città. L’attenzione degli spettatori, lungo il percorso che taglia il centro storico, si anima all’apparire delle figure principali del corteo: la Dama della Bolla, che regge il cuscino su cui è posato il fodero cilindrico che dal 1997 ha conservato la pergamena con l’indulgenza concessa da Celestino, e il Giovin Signore, che reca in mano il ramo d’ulivo con cui il cardinale designato ogni anno dalla Santa Sede batte per tre volte la Porta Santa di Collemaggio, prima della sua apertura. Nelle edizioni più recenti è stata introdotta anUna immagine del corteo dello scorso anno che la Dama della Croce, sul cui cuscino è adagiata la croce che il sindaco dona a nome della cittadinanza al cardinale. La Bolla del Perdono, esposta per un intero giorno all’interno della Basilica di Collemaggio, la sera del 29 agosto, dopo la chiusura della Porta Santa ad opera dell’arcivescovo dell’Aquila, viene ricondotta nel Palazzo Civico, accompagnata da un corteo altrettanto solenne ma di minore sfarzo, con cui si chiude ufficialmente il rituale sacro. Quest’anno, dopo lo stop imposto dal terremoto, il corteo storico della Perdonanza Celestiniana si riappropria del suo tradizionale percorso, prendendo il via il 28 agosto alle 16 da Palazzo Margherita e chiudendosi due ore dopo sul prato appena inaugurato del piazzale di Collemaggio. Cresce anche nel numero dei partecipanti, rispetto all’edizione 2010, superando i 400 figuranti. C’è una novità, dettata da esigenze logistiche: in partenza il corteo sarà composto da due tronconi, uno proveniente dal Comune e l’altro da

San Bernardino, che poi si riuniranno all’altezza dei Quattro Cantoni, per proseguire insieme verso Piazza Duomo, Corso Federico II, la Villa Comunale e il Viale di Collemaggio. La folla potrà disporsi lungo gran parte del tragitto, eccezion fatta per le zone dove le opere di messa in sicurezza degli edifici impongono passaggi troppo stretti. Il groviglio di tubi di ferro e travi di legno dei puntellamenti, per un giorno, finirà in secondo piano, grazie allo sfavillio di colori, vesti e note musicali che rapirà l’attenzione del pubblico. I costumi d’epoca, frutto di un’attenta ricerca filologica focalizzata al periodo tra il 1250 e il 1350, faranno rivivere l’atmosfera che si respirava all’Aquila e nelle altre località italiane e straniere che, durante il Medioevo, partecipavano ai mercati internazionali. Uno spaccato realistico della gente, di ogni ceto sociale, che si poteva incontrare per strada al tempo di Celestino. Una curiosità: non ci sono, su richiesta della Curia, le riproduzioni degli abiti indossati dagli ecclesiastici. Romana Scopano

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L’AQUILA. L’apertura della Porta Santa della basilica di Santa Maria di Collemaggio — il momento più importante della Perdonanza, visto che segna l’inizio dell’indulgenza annuale concessa da Papa Celestino V nel 1294 — sarà effettuata, la sera del 28 agosto, dal Cardinale Angelo Comastri, Vicario generale di Sua Santità per lo Stato della Città del Vaticano. Eminenza, è nota la sua devozione mariana essendo stato arcivescovo a Loreto dove è custodita la “Santa Casa”. Anche la sua visita all’Aquila si svolgerà sotto il segno di Maria a cui Celestino V volle dedicare la basilica di Collemaggio. Quale messaggio ha Maria per l’uomo di oggi? Negli anni trascorsi a Loreto sono stato sollecitato a riflettere sulla “casa”. Mi sono chiesto: perché la “casa di Maria”, pur essendo povera e disadorna, esercita su tutti un fascino, una attrattiva e, quasi, una recondita nostalgia? Che cosa c’era di straordinario nella “casa di Maria”? C’era Dio! Sì, c’era Dio! E Dio è l’esclusivo proprietario della gioia. Per questo motivo nella casa di Maria si respirava il Magnificat. E da quella casa il Magnificat è uscito e si è diffuso nel mondo. Oggi — diciamolo perché è la verità — molte case sono “atee”, cioè sono prive di Dio. E, dove manca Dio, manca tutto: manca l’armonia, manca la luce, manca la sorgente dell’amore, manca la possibilità di leggere in profondità il libro della vita e il senso della vita. Oggi, mentre gli aquilani giustamente gridano il bisogno della casa e il diritto alla casa, non dimentichino che la bellezza della casa non sono le pareti, ma il cuore delle persone: e il cuore delle persone può essere felice soltanto quando dà spazio a Dio. Gli aquilani hanno ancora molte macerie nel cuore in particolare i genitori che hanno perso i proprio figli e tutti quelli che nel sisma del 2009 hanno perso un loro caro oltre la casa ed il lavoro. Come trovare il senso a tanta sofferenza? L’esperienza drammatica del terremoto ci fa prendere coscienza di una situazione di precarietà, che fa parte della vita di tutti. Non abbiamo una stabile dimora in questo mondo: noi siamo soltanto accampati e in attesa di partire verso la vera Casa e la vera Città. Il benessere, la superficialità, l’ossessiva proposta e ricerca dei divertimenti ci ha fatto dimenticare questa fondamentale verità. Il terremoto ci ha scosso e ci ha ricordato che dobbiamo tutti — dico: tutti! — recuperare il senso della provvisorietà e aspettare vigilanti l’ora della chiamata di Dio, tenendo in mano la lampada accesa: cioè, tenendo in mano la valigia della carità, che è l’unica valigia che porteremo con noi nel viaggio verso l’eternità. Quando Celestino V concesse l’indulgenza della “Perdonanza” la città dell’Aquila era dilaniata da lotte intestine. Oggi si registrano molte difficoltà nel cammino della ricostruzione. Anche alla luce del messaggio celestiniano, cosa si sente di dire ad una città sofferente e che fatica a trovare la strada di una ricostruzione non solo esteriore? La città dell’Aquila vive un momento di grande sofferenza e di faticosa attesa. Ma può essere l’occasione per una vera ricostruzione: una ricostruzione che non sia un puro ritorno alla vita di prima, ma una nuova edificazione della famiglia e della società sulla roccia della fede in Dio. Dalla fede in Dio nasce la fedeltà della famiglia, la solidarietà sociale, il rispetto della vita, l’attenzione ai deboli, la capacità di spendersi gli uni per gli altri: e queste sono le ricchezze autentiche di una autentica città! Celestino V con la sua bolla fu in qualche modo l’anticipatore del Giubileo indetto per la prima volta dal successore di Bonifacio VIII. Lei che è stato presidente del Comitato

Il 28 agosto a Collemaggio il momento più importante della Perdonanza

Quel regalo di Papa Celestino
Intervista al cardinale Comastri che aprirà la Porta Santa

italiano del Grande Giubileo del 2000 cosa pensa a riguardo? In occasione del Giubileo del 2000, da più voci venne sottolineata la novità e la bellezza della concezione cristiana del tempo: per noi cristiani il tempo non è una corsa verso l’abisso del niente, ma una culla dove Dio stesso è venuto ad abitare con noi. Per questo motivo ogni giubileo ripropone il pellegrinaggio, che è una metafora della vita con un preciso invito: “Esci dall’egoismo, abbatti le pareti dell’orgoglio, fai un passo verso l’amore vero e troverai Dio e i fratelli e, quindi, una nuova vita e una nuova città”. Le spoglie mortali di Celestino V sono state venerate ben due volte, all’Aquila e a Sulmona da papa Benedetto XVI che gli ha fatto anche dono del suo pallio. Secondo lei, la figura di questo Santo Pontefice, può essere un punto di riferimento per l’azione di purificazione e rinnovamento all’interno della Chiesa tanto auspicata dall’attuale papa? Pietro da Morrone — come tutti sapete — inaspettatamente venne eletto Papa il 5 luglio 1294 e il 29 agosto venne incoronato pontefice nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Certamente egli si domandò: quale regalo posso lasciare a questa amata città? Quale ricordo posso legare all’avvenimento dell’inizio del mio pontificato? Non ebbe dubbi: lasciò la Perdonanza, lasciò una straordinaria opportunità di rinnovamento spirituale attraverso l’invocazione del Perdono di Dio. Cerchiamo di entrare nel cuore di Celestino V per capire il senso di questo preziosissimo dono. Chiediamoci: cos’è che rende cattivi gli uomini? Cos’è che li rende egoisti e rapaci? Cos’è che fa scoppiare le guerre e le violenze? Cos’è che spezza i vincoli indispensabili della fedeltà? Cos’è che infanga la bellezza dell’amore? Cos’è che distrugge la pace nel cuore e nel mondo? Cos’è che rende omicida la mano degli uomini, quella mano che Dio ci ha donato per soccorrere e per asciugare lacrime e per esprimere amore e amicizia? Le domande potrebbero continuare, ma la risposta sarebbe sempre identica: l’infezione che ci rende cattivi e infelici è il peccato! Perché il peccato ci stacca da Dio e ci getta nella povertà pericolosissima del vuoto e della privazione dolorosa del senso della vita. Madre Teresa di Calcutta, donna santa e donna saggia, spesso diceva: «Non dimenticare che il male è male, perché fa male; e il bene è il bene perché fa bene». Celestino V sapeva tutto questo e, pertanto, volle lasciare come ricordo a questa città la “festa del perdono”. È ancora attuale un Santo così apparentemente lontano dall’uomo di oggi? Cosa può dire alla Chiesa e, soprattutto ai giovani la figura dell’eremita Pietro del Morrone, che - come disse Paolo VI - rinunciò al papato «non per viltà ma per eroismo e sentimento di dovere»? Nel 1215, quando nacque Pietro Angeleri, il futuro Celestino V, era ancora vivo San Francesco d’Assisi. I due Santi non si incontrarono mai, però l’eremita del Monte Morrone respirò il clima spirituale creato dal Poverello di Assisi, che scosse la società del suo tempo sposando “Madonna Povertà” e scegliendo — come scrive l’autore della “Leggenda Peruigina” — il privilegio di non aver alcun privilegio in questo mondo. Pietro da Morrone fu in perfetta sintonia con questa visione evangelica della vita e, proprio per questo, egli ha lasciato un solco profondo nella storia. E osservate: i potenti del suo tempo sono stati tutti dimenticati, ma l’umile eremita, diventato pontefice per poco più di cinque mesi, ancora fa parlare, ancora insegna, ancora mette in crisi le coscienze e, con il suo esempio ci invita a mettere al centro della nostra esistenza l’imitazione di Cristo, perché un giorno saremo tutti pesati con la bilancia inappellabile del Suo Evangelo.

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Le Grotte di Stiffe sono aperte tutti i giorni dell’anno dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00. La temperatura interna è di 10 grandi. La visita guidata dura circa 50 minuti.

Prenotando la visita alle Grotte di Stiffe, si avrà in omaggio un percorso itinerante nella Città dell'Aquila

Per informazioni: 0862 86142
Tel. 0862 86142 - Fax 0862 86111 Internet: e-mail: info@grottestiffe.it