k ronstadt 61

periodico mensile Numero 61 Giovedì 14 Luglio 2011 ISSN 1972-9669

il diritto di incazzarsi

In un paese civile

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Seveso, la fabbrica dei profumi
di M.S.

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on è con l’invito a tacere che il 10 luglio 1976 potrà essere cancellato dagli archivi e dalle enciclopedie di tutto il mondo. Bisogna prenderne atto ed abituarsi a convivere con la realtà anche per conseguire, come ho già detto, il riconoscimento dei nostri sacrosanti diritti di carattere sanitario, patrimoniale ed ambientale. Le discordanti opinioni; le incoerenti azioni e le titubanti prese di posizioni hanno fatto il gioco della Givaudan-Hoffman- La Roche e della Regione Lombardia, che hanno ancora dei grossi debiti con noi tutti. Quindi, protagonisti e non soccombente ipocriti come in passato." (Lettera di Gaetano Carro a "Il Cittadino" 31-10-1993) Seveso, per chi la vede oggi, appare come una normale cittadina del nord Milano, parte di quell'area conosciuta come Brianza. All'interno del territorio comunale un vasto parco, il Bosco delle Querce, offre un'oa-

si verde ad un territorio sempre più antropizzato. Ma il Bosco delle Querce nasconde al suo interno il ricordo di un triste passato: sotto la superficie del terreno due vasche di dimensioni enormi contengono il terreno e i residui altamente inquinati di quello che fu uno dei capitoli peggiori della storia dei disastri ambientali della nostra Repubblica.35 anni fa... è il 10 luglio del 1976. C'è una fabbrica a Meda, l'Icmesa - Industrie Chimiche Meda Società Azionaria - o la "Fabbrica dei Profumi" come la chiama la gente del posto, che ha una lunga storia legata a quel territorio. Esiste da dopo la guerra, dal novembre del 1945, e nel corso degli anni cambierà diversi padroni - Givaudan - fino a diventare parte nel 1963, del gruppo svizzero Hoffmann - La Roche A.G. (ora Roche).
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da K redazione

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llora allora, Repubblica pubblica il solito articolo su “attacchi hacker alle università italiane”, ovviamente scritto in modo pessimo e con testimonianze ridicole. Sì, perché i file pubblicati in rete parlano da sé, non c’è bisogno del commento di un signor nessuno della Sapienza: se ci sono dati sensibili e password, ci sono dati sensibili e password. Misurarsi l’uccello dicendo "la

nostra rete è ottima, abbiamo preso provvedimenti" vuol dire mentire con cognizione di causa. L’Alma Ticinensis Universitas non ha fatto eccezione. In rete gira un file di testo con nomi, cognomi, qualche codice fiscale (che è l’user ID dell’area riservata dell’università), e, soprattutto, una lista di codici "strani" di 32 cifre.
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Il grande inganno della Rivoluzione Bosone e del Modello Macerata di Riccardo Scanarotti e Il Sem

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olto accomuna le persone che manifestano nelle piazza spagnole e quelle che hanno festeggiato gli schiaffi a Berlusconi e alla destra. Entrambe vivono la medesima crisi economica e la mancanza di uno stato sociale che protegga le fasce più a rischio dagli effetti del capitalismo finanziario degli ulti-

mi 20 anni. L’orizzonte che sembra delinearsi è tuttavia a nostro avviso un orizzonte dove in fin dei conti il sistema economico vigente, che vede nelle dirigenze politiche maggioritarie il suo tramite tra mondo della finanza e società viva, resiste a qualsiasi cambiamento che vada oltre la semplice “riforma del..”

Voglio essere molto cinico sui movimenti (se cosi possono essere chiamati) spagnolo e italiano, poiché entrambi sembrano essere la prova che “indignarsi non basta” come giustamente sostiene Ingrao. Nel suo breve saggio, Ingrao presenta alcuni punti di critica al grande best seller dei saggi-manifesto, Indignez Vous di Stépha-

ne Hessel, ex-partigiano francese redattore della Carta Universale dei Diritti dell’Uomo del ’48. Pur riconoscendo il merito di Hessel di aver lanciato un messaggio di fiducia nel futuro unita alla ribellione nel presente, Ingrao notava che l’indignazione è un sentimento ma non è un progetto politico.
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n un paese civile le istituzioni dialogano con i cittadini. In un paese civile il denaro pubblico viene speso per il bene della popolazione e dello Stato. In un paese civile la libertà di manifestare è sacrosanta. In un paese civile i media nazionali danno notizie documentate e imparziali. In un paese civile non vengono sparati lacrimogeni ad altezza uomo. Nonostante i passi avanti fatti nel mese di giugno, i fatti accaduti in Val di Susa ci fanno chiaramente capire che l’Italia è ancora ben lontana dall’essere un paese civile. Le vittorie del centro sinistra e ai referendum ci mostrano un popolo stufo della politica attuale e della sua inefficienza, ma quello che serve davvero al nostro paese è un cambiamento più profondo, un nuovo modo di vedere l’altro e di relazionarsi con le istituzioni: bisogna che i cittadini si riapproprino del governo dello Stato. Potremmo dire che affinché questo avvenga sia necessaria una rivoluzione culturale che investa tutto il paese e rinnovi il modo di pensare degli italiani, ma forse più che cambiarla dovremmo crearcela, una cultura. Come detto da molti, quello che manca all’Italia è proprio il fatto di sentirsi davvero Italia. Pensiamo soltanto alle celebrazioni per i centocinquant’anni dell’Unità: i festeggiamenti per l’Independence Day americano sono famosi in tutto il mondo, e gli Stati Uniti sono una società di gran lunga più multietnica della nostra. A Pavia non è stato fatto praticamente nulla, e così quasi ovunque. Al siciliano probabilmente le proteste in Val di Susa sembrano una cosa lontana, estranea, così come il lombardo non s’interessa dell’immondizia di Napoli se non per dire che non la vuole nella sua regione. Se oltre che pensare in termini di città, di provincia o regione (amministrativa o geografica) pensassimo anche e soprattutto in termini di Stato il risultato generale sarebbe senza dubbio migliore: la causa di uno sarebbe la causa di tutti e l’impegno del singolo gioverebbe a tutta la comunità. Quando la civiltà sarà veramente tale, allora saremo uno paese civile.

Ginevra Sanvitale

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Think globally, act locally

Scotti antifresch news
riso e altre biomasse ma anche altri tipi di rifiuti, alcuni di questi inquinanti. Così facendo la Riso Scotti Energia usufruiva di sovvenzioni pubbliche perché l'energia, che era certificata come pulita anche se in realtà non lo era, veniva retribuita dal Gse ad un prezzo maggiorato. Da quell'indagine che vedeva il Gse come parte lesa, è nata l'inchiesta che ha portato in carcere lo stesso Scotti. Il Gse chiese la restituzione di 7 milioni di euro e secondo quanto accertato dalle indagini, da novembre a oggi l'imprenditore si sarebbe adoperato per chiudere il contenzioso con il gestore dell'energia in maniera favorevole alla Scotti, anche dietro il pagamento di tangenti. In particolare Franco Centili, prima funzionario del Gse di Roma e dopo la pensione consulente esterno, finito in carcere, sarebbe stato d'accordo per ricevere 100mila euro, in cambio di una risoluzione favorevole alla Scotti del contenzioso. Ad Andrea Raffaelli, suo collega, sarebbero andati 15mila euro. Secondo chi indaga, per pagare la tangente il denaro è stato fatto transitare da una società statunitense a cui la Scotti ha finto di commissionare una consulenza su un impianto termoelettrico. Angelo Dario Scotti sarebbe

locale

periodico mensile Numero 61 Giovedì 14 Luglio 2011

embra che finalmente i conti tornino, soprattutto per quanto riguarda il riciclaggio di denaro sporco proveniente dall'affaire Riso Scotti. In seguito all'udienza dello scorso inverno c'´stato un lungo periodo di silenzio, interrotto questa primavera dall'arresto di Franco Centili, funzionario del Gestore dei Servizi Energetici – Gestore dei Servizi Energetici di Roma e notificato gli arresti domiciliari ad Angelo Dario Scotti, Vice Presidente del CdA di Riso Scotti Energia, nonché Presidente del CdA e Amministratore delegato di Riso Scotti S.p.A, Andrea Raffaelli, funzionario del G.S.E. di Roma; Elio Nicola Ostellino, ex consulente esterno di Assoelettrica e Nicola Farina, commercialista di fiducia del Gruppo Scotti con studio a Milano. L'accusa: traffico illecito di rifiuti - Sono accusati tutti, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni di ente pubblico, frode in pubbliche forniture, corruzione per atti contrari ai doveri dell'ufficio, per fatti commessi tra il 2005 e il 2010. L'inchiesta che aveva visto i primi arresti già nel novembre scorso: allora 7 persone erano state colpite da ordinanza di custodia cautelare in seguito alla scoperta che nell'inceneritore della Riso Scotti Energia venivano bruciati non soltanto lolla di

stato a conoscenza delle tangenti pagate. Lo scorso novembre era finito agli arresti domiciliari il presidente della Riso Scotti Energia, Giorgio Radice. Oggi Radice ha ammesso di avere pagato, per risolvere il contenzioso con il G.S.E., consistenti somme di denaro in contante a favore di funzionari del G.S.E., con il pieno avallo e sostegno del proprietario di RSE Angelo Dario Scotti. Ha poi confermato di essersi rivolto anche a Nicola Ostellino per farsi assistere nel contenzioso, senza avere versato a quest’ultimo, in modo diretto, somme di denaro. Anche Francescone ha confermato il pagamento di tangenti a Centili, aggiungendo che l’esborso di denaro è stato giustificato attraverso il pagamento di una fattura a favore di una società “off shore” per una consulenza in materia energetica.

Compagno di sbronze. Il nostro ricordo di Gio' Rende

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Paola Blondet

criviamo con un calice di biancosporco al nostro fianco, e ci pare non vi sia modo più degno per celebrare la morte di Giovanni Rende, Gionni o il Gio' per gli amici. Bassino, andatura curva, barba e capelli incolti, sandali d'ordinanza anche in pieno inverno, età indefinibile fra i quaranta e i cinquanta, di giorno lo trovavi accasciato sui tavoli dei cortili di Scienze politiche, bicchierino di rosso o bianco poco distante; la sera, invece, a girare fra la movida studentesca. Noi lo s'incontrava in Via Siro Comi, specialmente nel periodo di massimo fulgore, della Via, ma anche suo, quando Sottovento e vecchio Radio Aut restavano aperti senza vincoli d'orario (bei tempi). Formidabile scroccone d'alcolici e tabacco (chi scrive ritiene d'essere stato uno dei pochi a farsi offrire una sigaretta dal Gio', in uno dei periodi - succedeva - che lo vedevano sobrio, ripulito e mes-

so a ripulire le strade municipali), era solito ripagare le regalie col classico per cui crediamo fosse tanto famoso e per il quale sarà adesso molto ricordato, cioè i suoi lunghi discorsi zeppi di non sequitur, che spaziavano dalle teorie del complotto sulla famiglia reale inglese alle dinamiche riproduttive e migratorie dei branchi di tonni del Mar Baltico. A volte di compagnia, soprattutto quando la compagnia era priva d'argomenti, a volte un po' pesante, di sicuro mai molesto o intollerabile, il nostro fegato gli deve parecchi bicchieri che abbiamo deciso di non ingurgitare, vuoi perché si temeva di finire sulla sua strada, vuoi perché ce li chiedeva. Soprattutto, era un vecchio compagno di sbronze, e riteniamo ci siano pochi epitaffi migliori per una persona.

Domenico Santoro

Fonti: [http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/inceneritore-pavia-arrestato-il-patron-di-riso-scotti-e-tre-funzion ari-pubblici/116421/] [http://milano.repubblica.it/cronacontinua dalla prima ca/2011/06/07/news/pavia_rifiuti_periPer chi conosce queste colosi_nell_inceneritore_arrestati_il_pre no hash MD5 e sono sidente_della_riso_scotti-17331538/]

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mo noi a pagarli. Vice versa, coloro che hanno come compito amministrare i server e provvedere affinché il rischio di vedere pubblicati dati sensibili su internet sia minimo, beh, quellì sì che li paghiamo noi. E in alcuni casi, vedi dirigenti e simili, anche molto profumatamente. Paghiamo anche i portavoce dei signori ai piani alti, affinché diffondano notizie e informazioni possibilmente vere e non spudoratamente false, con lo scopo principale di salvare maldestramente la faccia ad una università capace solo di tessere le lodi a se stessa, e mai disposta ad ammettere uno sbaglio mettendo tutti nelle condizioni di correre ai ripari nel più breve tempo possibili. Per il momento ci limitiamo a pubblicare il frutto della negligenza dell’amministrazione dei sistemi informatici dell’Università di Pavia e la sfacciataggine di qualcuno che, con il suo invito alla tranquillità, rischia solo di moltipilcare i danni. Dopodiché sarebbe lecito e bello vedere gli studenti pronti a sporgere una denuncia, perché gli estremi ci sono (per partecipare alla class action promossa dal Coordinamento UDU Per Il Diritto Allo Studio scrivete a coordinamento.hacker@gmail.com). "Non cambiare password" è il medico che dice "non è niente" a un paziente che si presenta con una pallottola in testa.

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Saviano Sì, Saviano No: cittadinanza e politica
dubbio il valore del lavoro di Roberto Saviano, ma cosa ha fatto di notevole per la città di Pavia in particolare? Bisognerebbe dare una cittadinanza onoraria al giorno, se si volessero premiare tutte le persone che nella loro vita hanno svolto un servizio importante ed utile per la società! La richiesta avanzata in consiglio comunale appare dunque una sorta di “trappola”, anche perché qualora la proposta fosse stata accolta sarebbero comunque fioccate critiche sull’amministrazione comunale: non dai la cittadinanza onoraria a Saviano? Beh, potevamo aspettarcelo visto il caso ‘Ndrangheta: è l’ennesima conferma del fatto che ci sia qualcosa che non va! Dai la cittadinanza onoraria a Saviano? Beh, ma non ti vergogni neanche un po’ dopo tutto quello che è successo sfruttando il nome di Saviano per fare pubblicità a Pavia? Mi si potrà obiettare che gesti come questi sono un modo efficace per (ri)portare l’attenzione su temi importanti, visto che dopo il boom della scorsa estate la questione ‘Ndrangheta a Pavia ha perso un bel po’ di visibilità mediatica, tuttavia io mi chiedo: è davvero necessario usare dei mezzucci simili? Non possiamo sforzarci un po’ di più e trovare un modo sano e corretto per sensibilizzare e interessare la popolazione? Siamo stanchi di doverci ripetere che tanto i politici a destra e a sinistra sono tutti uguali.
Ginevra Sanvitale

l 17 giugno 2011 arrivava la notizia della negata cittadinanza onoraria a Bob Dylan nel quartiere londinese di Haringey. Appena una settimana prima il consiglio comunale di Pavia faceva la stessa cosa con Roberto Saviano. In entrambi i casi la motivazione è stata la stessa: “l’onorificenza è riservata a coloro che abbiano contribuito in maniera eccezionale alla vita della città”. E su questo punto, effettivamente, non c’è nulla da eccepire. Essere un personaggio pubblico che si è distinto per meriti e impegno politico e che dunque è assolutamente degno di ricevere benemerenze ,certo non equivale ad avere le porte spalancate per qualsiasi tipo di riconoscimento. Nessuno vuole mettere in

cose, sole password criptate dei vari nomi e cognomi nell’elenco. Una ricerca su Google (anche questo strumento è una cosa nota solo agli addetti ai lavori?) ci insegna subito che MD5 non è un algoritmo sicuro per la cifratura delle password, e infatti ormai si usa volentieri solo per altre cose. Dunque in tutto ciò ci sono due negligenze. La prima è l’aver tenuto tutti quei dati in una macchina vulnerabile a SQL injection (molte lo sono, anche recenti). La seconda è che questi dati "cifrati" siano in realtà in buona parte decifrabilissimi. Basta inserire uno dei codici in un sito a caso tipo questo http://md5hashcracker.appspot.com/ e dopo pochi secondi, nella maggioranza dei casi, si ottiene la password in chiaro. Il terzo e molto gosso problema è la strategia italiana di reazione alle emergenze: dire cazzate e rassicurare i clienti dicendo che va tutto bene. Per fortuna purtroppo chi diffonde queste informazioni (false) non è coperto da immunità diplomatica, per cui è perseguibile. Ci si riferisce al fatto che, a seguito dell'attacco, la portavoce del rettore ha pensato bene di inoltrare una mail a tutta l'Università di Pavia in cui si invita tranquillamente a "Non cambiare password, tanto i dati sono cifrati": ignoranza allo stato puro, superficialità inaccettabile. Denunciare gli autori materiali dell’attacco è una cosa ridicola e inefficace, perché loro non sia-

La redazione di K

periodico mensile Numero 61 Giovedì 14 Luglio 2011

Quando l'ingiustizia diventa legge la ribellione diventa dovere

strumenti
interpretarle? Penso uno solo: Amnesty sta lavorando, ma ancora non ha trovato evidenze del fatto che donne libiche siano state violentate dalle milizie dei lealisti. Invece no. L’interpretazione che vari canali di informazione indipendente stanno dando può essere riassunta così: “Amnesty ha dichiarato che non ci sono stati stupri in Libia”. Qual modo migliore di rigirare le informazioni, dando prova di essere molto bravi a sentenziare su argomenti di cui non si conosce praticamente nulla, o su cui comunque non si ragiona abbastanza. Ovvio, non intendo certo dire di avere la risposta in mano – nessuno dei canali di informazione a nostra disposizione ce l’ha, ma basta veramente pochissimo a smontare questa falsa notizia: i giornalisti, così come chiunque voglia portare avanti dei lavori di inchiesta/informazione, non hanno il permesso di incontrare da soli i libici e intervistarli a quattrocchi, bensì devono essere scortati da uomini di fiducia di Gheddafi. Quale dottore, o donna, o persona “nella media” andrebbe mai a dichiarare, davanti ai fedeli del Rais “Sì, solo oggi, sono arrivate all’ospedale 18 donne che hanno subito stupro da parte dei miliziani del regime”. Mi pare evidente che, in una situazione come quella odierna, con un capo di stato che ha portato avanti 42 anni di dittatura e che, sicuramente, provoca tuttora forte paura nella popolazione libica, la gente comune abbia più di un motivo per evita-

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Solo interpretazioni (dis)informazione sulla Libia e travasi di bile

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Emme

k, adesso sono arrabbiata. Sul serio. Ogni volta che si parla di Libia, sembra che si giochi a chi ha il pensiero più indipendente, a chi sia “più fuori dalla scatola”, ma troppa gente sembra non ragionare sulle informazioni che riceve né, tantomeno – ancor più grave, su quelle che dà agli altri. Mi riferisco, in modo particolare, a quanto sta girando intorno alle recenti dichiarazioni di Amnesty International, sulle quali certamente non si può discutere. Traducendo, più o meno letteralmente, da un articolo apparso sull’Indipendent il 24 giugno [1], i rappresentanti dell’organizzazione internazionale hanno dichiarato: “Non abbiamo trovato alcuna prova o una singola vittima di stupro, né un dottore che sapesse di qualcuno che avesse subito stupro [da parte delle truppe di Gheddafi, n.d.r.]” e ancora “Questo non significa che stupri di massa non ci siano stati, semplicemente non ci sono prove”. Una persona che, in modo serio, leggesse queste dichiarazioni, in quanti modi potrebbe

re di parlare. Quelli di Amnesty International sembrano essere coscienti di questa realtà: e noi?

L'Era del Diritto & la Metafisica di un Referendum

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on il risultato quasi unanime raggiunto dai referendum appena trascorsi, il popolo italiano sembra avere definito un'epocale inversione di tendenza rispetto alla tradizione ultra decennale che lo ha visto spettatore inerme e disinteressato di quanto legiferato dal parlamento. Di conseguenza quale occasione migliore per cercare di riparare ad un abominio che si fa gioco ancora di più del nostro già virtuale sistema democratico, ormai dal lontano 2005? Parliamo ovviamente della Legge Elettorale, meglio nota come Legge Porcellum, come ribattezzata dal suo ideatore, Roberto Calderoli, sfugge in realtà se con riferimento diretto alla legge stessa o come giudizio autoreferenziale del suo ideatore. Dalla sua promulgazione, tramutata per la prima volta in pratica in occasione delle elezioni politiche vinte Prodi nel 2006, è sancito l'utilizzo delle liste bloccate per la determinazione dei membri eletti nelle elle due camere. In sintesi: "con l'attuale sistema, l'elettore si limita a votare solo per delle liste di candidati, senza la possibilità, d'indicare preferenze. L'elezione dei parlamentari dipende quindi completamente dalle scelte e dalle graduatorie stabilite dai partiti." In sostanza se un partito o una coalizione dovessero prendere N rappresentanti un una determinata regione, sarebbero i

primi N delle lista scelta a priori dal partito ad entrare in parlamento. Dilatando ai massimi livelli il ruolo di un singolo candidato, che si trasforma di diretto in un candidato esplicito alla carica di premier, come la stessa legge sancisce d'obbligo, ecco che si riduce drasticamente il potere decisionale dei singoli cittadini, privati della facoltà di scegliere direttamente i propri rappre-

stegno di una raccolta firme che presenti una proposta di referendum abrogativo su quanto sopra descritto, ripristinando il metodo delle preferenza e di conseguenza il principio di sovranità del popolo, facente riferimento a quanto presente nella Costituzione italiana, anche se in una forma di indirizzo generale come del resto tutto il testo in questione, lasciando quindi spazio ad una attuazione di interpre-

l'enorme affluenza alle urne registrata sulle questioni nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento. Attenzione però alla tipologia di intervento che il referendum andrebbe ad attuare sulla legge stessa: per come sono formulati ad oggi i quesiti che si vorrebbero presentare, alla Camera come al Senato, seppur in forme diverse, ci si troverebbe con un metodo elettorale proporziona-

sentanti, andando a scardinare ulteriormente quanto previsto dalla costituzione (alla lettera infatti sarebbe il capo delle stato che nomina liberamente il presidente del consiglio, che deve poi "certificare" la sua elezione con un "voto di fiducia", ottenendo la maggioranza dei favorevoli alla sua persona nelle camere formatesi a seguito della consultazione popolare, che quindi si devono in un certo qual senso "accordare" successivamente al termine della stessa). Per fortuna le mobilitazioni a so-

tazione anche piuttosto fantasiosa nel concreto, è partita già da diversi anni: potendo contare sulla spinta propulsiva, indipendentemente da come le si consideri è sicuramente una delle esperienze più vive degli ultimi decenni in Italia, dei movimenti facenti riferimento a Beppe Grillo, ci sono buone probabilità che raggiunga le cinquecentomila firme richieste. Certo: successivamente bisognerà attendere che la corte costituzionale giudichi i quesiti ammissibili e in ultimo, ovviamente, che i cittadini ripetano

le, senza premio di maggioranza e con una soglia di sbarramento al 4% nel primo caso e determinano dall'ampiezza delle circoscrizioni regionali nel secondo. Una sorta di ritorno alla vecchia frammentazione della prima repubblica, che costringeva i partiti ad accorparsi post elezioni con voli pindarici, per formare blocchi tra i più variegati che potessero rappresentare una maggioranza parlamentare, che mai è risultata davvero sufficientemente solida, piuttosto storicamente sempre tenuta sotto scacco da sparute minoranze

partitiche, così come avvenuto e avviene tutt'ora nei due casi di votazioni svoltesi con il metodo Calderoli. Difatti narra la storia di come nessuna delle sedici legislature del governo italiano abbia completato il mandato previsto (60 mesi) e nessuna, tranne l'ultima di Prodi, è caduta prima di aver tentato da uno a cinque rimpasti tra i partiti necessari a formare la maggioranza, con tanto di cambi di Presidenza del Consiglio e di molti Ministri ogni volta. Chiaramente l'eventualità di uno sbarramento alto per l'ingresso in parlamento, che taglia e taglierebbe fuori molti partiti minori, è fortemente contraria al principio di rappresentanza democratica; per contro lasciare le sorti di un governo scelto da una maggioranza di cittadini in mano a minuscoli gruppi che racimolano pochi punti percentuali alle elezioni è un rovescio della medaglia poco attraente. Non è certo questo il luogo di proposte risolutrici, semplicemente attenzione a non cadere facili prede del nuovo neonato entusiasmo democratico: votare sulla leggi che regolano la votazione è un'operazione pericolosa, oltre che dal sapore quasi metafisico.

Matteo Bertani

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l nostro millennio è iniziato male. L’eredità dell’11 settembre ha imposto per un decennio un modello geopolitico distorto, nel quale l’appello alla sicurezza giustifica l’ingresso dello Stato nel privato dei cittadini e legittima un azzardato progetto di omogeneizzazione politica del Medio Oriente, mentre i meccanismi istituzionali sono utilizzati per diffondere un paradigma di vita incentrato sul diritto/dovere del cittadino a consumare senza impedimenti. Massificazione ed individualismo sono facce coerenti di un’ideologia che privatizza la vita pubblica e le decisioni che la governano. Per questo, i movimenti della primavera 2011 segnano per primi un’inversione di tendenza. Ma esiste un unico movimento che dall’Algeria si è propagato nel Nord Africa, ha raccolto il popolo degli “Indignati” nelle piazze europee, infuocato il Medio Oriente e rinvigorito le lotte greche, per poi decidere il voto in Italia? Certo le ragioni delle proteste sono diverse: nei paesi arabi la lotta per la democratizzazione, in Europa l’opposizione a una austerity pagata solo da chi ha subito passivamente la crisi finanziaria. Tuttavia esistono anche somiglianze rilevanti, che riguardano i metodi di comu-

Kronstadt consiglia: Total Resistance

comunicazione Il corpo e la voce
nicazione – sia a livello tecnologico che simbolico – adottati dalla protesta. Le possibilità comunicative insite nella rete spingono verso la formazione di un’opinione pubblica condivisa su base globale, e i valori di libertà e partecipazione dal basso ,che su questo potenziale tecnologico sono proiettati, fanno di internet e delle sue piattaforme il grande spazio del dibattito e dell’incontro. In questa agorà virtuale, le voci della protesta riescono a raggiungere il loro pubblico senza bisogno di filtro o di gerarchizzazione, secondo un modello di interazione che rimanda il più possibile la scelta di una leadership. Il discorso si fa più complesso quando si passa dalle voci di internet alle manifestazioni negli spazi fisici. Radunarsi per protestare significa rivendicare la portata politica dei corpi, farli uscire dalla sfera privata della cura di sé (i consumi, ma anche la sicurezza contro invecchiamento, malattie e aggressioni), per rivendicare invece la loro capacità di costituirsi come corpo sociale e civile. Nell’ultimo mese, i timori per la propagazione dell’E. Coli non hanno tolto ai temi politici e sociali il primo posto nell’informazione e nella riflessione civile. È un segnale positivo: in Europa - continente che si sente vecchio e da anni attende una pandemia che sfoghi sui corpi l’angoscia delle tensioni sociali ed economiche irrisolte - la grande tentazione di ritirarsi nei timori privati della cura di sé questa volta non si è concretizzata. Piuttosto, l’interesse si è concentrato sulla programmazione energetica, settore nel quale salute e profilassi dipendono da una responsabilità condivisa e non derogabile a pochi amministratori. Corpi sociali, dunque. Che si accampano nelle piazze e discutono. Che provano a riscoprire con piacere gli ingranaggi della democrazia come istituzione. Ma anche voci che, confrontandosi e cercando una linea comune, ritrovano il vero senso del voto: tavola delle trattative che esprime un apprezzamento (revocabile) a un progetto di governo, anziché unzione definitiva del leader. E proprio queste voci plurali e aperte alla discussione emergono, in Italia, come le vincitrici di una doppia tornata di votazioni che ha sancito lo scollamento della parola urlata e infamatoria dagli interessi dell’elettorato. Qui la distanza fra Europa e paesi arabi si fa profonda. Quando la repressione si radicalizza, la protesta si riduce alla sua matrice primaria: l’esserci, sfidando con il proprio corpo la censura governativa. Le donne e gli uomini che manifestano in Siria si radunano alla spicciolata, per passaparola, in una piazza principale, a un cenno si raggruppano e silenziosamente tirano fuori striscioni, per poi disperdersi in vie secondarie prima che le forze di polizia chiudano le uscite intorno a loro (si veda il bel reportage di Åsne Seierstad su Internazionale del 2/9 giugno). Per questo motivo in Africa e in Medio Oriente le proteste sono senza compromessi: la posta in gioco è l’affermazione di forme di governo più democratiche o la repressione fisica delle opposizioni. In Europa l’interrogativo è invece se, oltre alla buona volontà e alla capacità di trovare spazi e toni giusti, si raggiungerà anche un contenuto e una visione politica coerente. Quest’anno l’indignazione è un sentimento pop. Ma è una pulsione che non mi convince: non implica necessariamente un impegno duraturo, non spinge a studiare seriamente le ragioni e le strategie degli avversari (anche per conoscerne i punti deboli), ed è tremendamente consolatoria perché alleggerisce la coscienza. «Che l’indignazio-

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ne possa supplire alla politica, e, in primo luogo, alla creazione delle sue forme efficaci è illusorio» (P. Ingrao, Indignarsi non basta, 2011): è una risposta importante al pamphlet di Stéphane Hessel (Indignez-vous, 2010), nel quale i buoni propositi restano orfani della ricerca di un progetto politico vero. Che cosa resterà di questa primavera del 2011? La Politica che può diventare di governo saprà, grazie ai movimenti, riattivare la sua voce pubblica, che si è ammutolita nel decennio dopo Ground Zero? O i movimenti stessi riusciranno a politicizzarsi fino ad agevolare una svolta parlamentare? Difficile fare previsioni. Di certo questa civilizzazione (che è anche incivilimento) delle voci e dei corpi nelle piazze fisiche e virtuali è affascinante, e forse non è ancora il momento che la Politica dall’alto la assorba in sé, con il rischio di prosciugarla. Lasciamola e facciamola maturare, sperando che le nostre pance sazie di indignazione non decidano di cercare troppo presto riposo.

Stefano Caneva

Sloganaggio selvaggio Campagna referendaria 2011: parole vuote o poca attenzione?

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iete buoni solo a far slogan!”

“Non date informazione!” “Sembra di essere allo stadio!” Potrebbero esserne elencate molte altre: queste sono solo alcune delle accuse rivolte ai sostenitori dei “4 Sì” al referendum del 12-13 giugno scorso. Molte persone si sono infatti espresse in maniera critica sul modo in cui la campagna referendaria è stata portata avanti, con riferimento soprattutto a internet: in sintesi, troppi “ordini” che intimassero di andare alle urne e votare in un certo modo, senza spiegazioni, tanto che non si capiva per quale motivo fosse così giusto andare a votare “Sì”. Come sempre accade, tanti, probabilmente, sono andati a votare senza un’idea chiara di quello che stessero facendo – a questo siamo tristemente abituati. Ciò non significa, però, che sia mancata l’informazione. Bisogna innanzitutto distinguere tra “” e “informazione”: il primo è semplicemente una frase, di per sé, vuota ma ad effetto che attira l’attenzione della gente e la guida verso la seconda, cioè l’insieme di nozioni più articolate che, da sole, pur

essendo indispensabili, difficilmente catturerebbero qualche interesse. Considerando il fatto, non da poco, che è mancato (quasi) completamente il sostegno di media maggiori come la televisione o i giornali, i sostenitori del referendum hanno svolto un lavoro molto buono, in tal senso: certo, la maggior parte degli utenti dei social network, ad esempio, si è limitata ad etichettarsi con la classica icona dei “4 Sì” ma, al loro fianco, circolavano decine di video, articoli, volantini pieni di materia-

le informativo, più o meno riassuntivo, più o meno accattivante, sia a favore del “” che a favore del “No”. Tutto ad opera di utenti di Facebook o Youtube “qualunque”. La mobilitazione che si è potuta osservare per questo referendum è stata vastissima. Stava poi al singolo individuo decidere a quale livello di approfondimento arrivare, quante e quali informazioni cercare. Particolarmente infondata, poi, è l’accusa di aver dato “” di votare “”. Pensiamo, per un attimo, ad una campagna elettorale

qualsiasi, in qualunque spazio o tempo: si è mai sentito dire “Vota Super Pippo, se ti va”? In ultimo, l’accusa di aver spinto a votare “Sì” solo per andare contro Berlusconi. Indubbiamente la volontà di voto di ognuno è insondabile ma certo non era intenzione “ufficiale” quella di votare per dispetto. Quanto è emerso da quest’ultimo referendum è semplicemente che alcune politiche del governo hanno fallito. Guarda caso, tali politiche riguardavano argomenti di primaria importanza. Il fatto che non sia

stato dato un voto favorevole al nucleare, ad esempio, non significa che Berlusconi non piaccia (per quanto vero possa essere) ma che non si ritiene che tale fonte di energia sia adatta a risolvere problemi come la totale assenza di un piano energetico nazionale, oltre a considerare che le alternative esistono. Va anche tenuto conto del fatto che parte degli elettori del PDL è andata a votare “Sì”. Il social network è certamente stato il mezzo che ha rappresentato la novità maggiore: oltre ad essere stato il mezzo più rapido ed efficace per diffondere contenuti, si è anche posto come piattaforma per far incontrare pensieri diversi, persone che magari non avrebbero mai avuto modo di trovarsi per discutere insieme di temi come la privatizzazione dei servizi pubblici locali o il legittimo impedimento. Anche questo vuol dire fare informazione: parlare, scambiare opinioni, fino a creare una coscienza collettiva e critica, superando la dimensione del mero slogan, a cui solo la mente mediocre si ferma.

Emme

periodico mensile Numero 61 Giovedì 14 Luglio 2011
VERTICALI 1. Succhiasangue 2. La suocera del papà 3. Duo più uno 4. Colpevole al femminile 5. Effige senza effe 6. Albergo con ristorante di una volta 7. Onorevole 8. Ne fa parte l'Italia assieme ad altri Paesi 10. Personaggio di Stephen King 11. Inizi 12. Vocali 14. Il dio del sole nell'antica Ellade 17. Colui che dà supporto 18. Qualcuno cerca d'interromperlo 19. Porre in maniera adeguata 21. Capoluogo della Puglia 22. Mitica creatura nordica 23. Simbolo chimico del rubidio 25. Irritante sfumatura 27. Cucinato o innamorato 33. Tratto terminale dell'apparato digerente 35. Vi nacque Pirandello 37. L'inizio delle rapide

Secondo il test qui proposto l'impaginatore necessita di una donna.

estate

38. Si trovano in giardino o in Parlamento 42. Lo era lo zio Reginaldo in un famoso cartone Disney 43. L'indirizzo del computer

45. Buon prefisso 46. Identifica i siti italiani

Test: Che supereroe sei?

ORIZZONTALI 1. Gli parla la pancia 9. Maigret non se ne separava mai 13. Lo stato di Portland 15. Numero primo 16. Ossessione 19. Ronza sulle strade 20. E' marittimo o silvestre 21. Baldoria, bisboccia 24. Centro Nazionale di Ricerca 26. Irish Union Association 27. Mangia i bambini (e non solo) 28. Monossido di carbonio 29. Centro di Marte 30. Steso al tappeto 31. Punto inglese 32. Simbolo chimico del Tallio 33. In latino è di qua 34. Orietta che Appende i Cappelli 36. Accade sul mare e tra i monti 39. Ammissione di errore involontario 40. L'altro nome del gasolio 41. Assimila all'inizio e alla fine 42. Nel motore e nell'insalata 43. Andato molto tempo fa 45. L'ottavo fondatore di una religione 47. Non lo si dà alle cose inutili o superflue 48. Che perturba

S

a cura di JCO
3) Quale tra questi è il tuo sport più preferito? A) Il biliardo; B) Surf; C) Sollevamento pesi; D) Giocare a calcio; E) Guardare le partite di calcio. 4) Il senso della vita? A) Salvare umanità; B) L'amore; C) Il prestigio; D) Living la vida loca;

C

hissà quante volte, dopo aver battuto la testa, ti sarai domandato quale supereroe fossi! Ebbene finalmente grazie al SuperTest più superdotato dell'estate ne sarai perfettamente cosciente. Ti basta rispondere a quattro semplici domande e guardare se le risposte da te fornite corrispondono a un profilo di supereroe noto, se viceversa così non fosse non ti deprimere: inviaci entro quando ti pare un disegno di un supereroe inventato da te e che pensi corrisponda al profilo da te scelto! A; A; D; AoB

1) Quali di questi giochi ti ricorda di più l'infanzia? A) Le Micromachines, B) Cicciobello e Sbrodolino

2) Per muoverti in maniera smart e fresca qual'è il tuo modo preferito? A) A piedi; B) Prendo la macchina; C) Attraverso l'efficente sistema fognario; D) Salgo sui tetti e mi lancio da un palazzo all'altro; E) Uso il mio deltaplano;

Profili
A; D; D; AoB;

Flash

A; C; A; C;

Cattivik

Spiderman

B; A; AoB; C;

La donna invisibile
Finalmente la dieta ha funzionato, sei un'eroina pacata e discreta. B; AoD; D; AoB;

Sei rapido, veloce, velocissimo! E datti una calmata! A; A; E; A;

Shpalmen

Buffy

B; DoC; A; D;

CatWoman
Sei la super eroina più sexy che ci sta! W i costumi di pelle.

Sei un eroe ecologico, sai riciclare la parte migliore di te! A; AoD; B; C;

Fai schifo, non si capisce nemmeno cosa sei, il tuo superpotere è la tua stronzaggine. A; C; E; A;

Bartman

Ratman

Sei proprio il prototipo del supereroe Marvin. Peccato tu sia stato ucciso da un'industria di caffè... A; D; C; AoD;

L'uomo Radioattivo

Stai sempre incazzata, c'hai rabbia! Ma ricorda:un paletto ha svariate possibilità d'utilizzo... B; B; E; AoB;

B; E; BoE; AoB;

Supermucca

Robin

Sei pieno di buoni propositi ma essendo un topo li fallisci tutti, non ti arrendere. Vivi in un mondo fanciullesco e ribelle, ciucciati il calzino! A; B; D; AoC;

Sì sei un supereroe ma chissà com'è nessuno ti vuol star vicino... A; AoD; A; AoC Sei la super eroina con il potere delle tettarelle! B; E; C; CoD; Il mondo omofobo dei supereroi ti ha da sempre emerginato ma tu non tu non ti sei mai arreso!

Batman

A; E; C; A;

Superman
Ma quanto te la tiri! Solo per che sei forte intelligente e voli...

Wolverine

Ti piacciono le auto sportive, che poi chissà che vuol dire mica fanno sport le auto!

Sei un vero ribelle dalla barba incolta e sempre un po' incazzato. Trovati una donna!

WonderWoman
Sei uguale a Katy Perry anche se la voce è quella che è..

s

Scusate la citazione fin troppo banale- Mea culpa di un impaginatore.

estate

periodico mensile Numero 61 Giovedì 14 Luglio 2014

periodico mensile Numero 61 Giovedì 14 Luglio 2011

Non ti piace Kronstadt? Vieni a dirci perchè!

estate

Regole

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26 27 28 29

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S
alve a tutti! In questa estate ricca di cambiamenti atmosferici riassumiamo qui la situazione planetaria e diamo le previsioni della carta del cielo per tutti i 12 segni zodiacali. Il cielo di Luglio: Il Sole è in Cancro, Mercurio è in Leone, Venere è in Cancro, Marte è in Gemelli, Giove è in Toro, Saturno è in Bilancia, Urano è in Ariete, Nettuno è in Pesci e Plutone è in Capricorno. (si ringrazia il mensile Astra, ed. Rizzoli)

Un, due, tre, STELLA! Ti ho visto, torna indietro!

estate Oro+Scopio
muovervi un pò? Perché non tutto cade dal cielo esattamente sulla vostra testa! Lasciatevi andare, apritevi alle persone con maggiore fiducia e vedrete che comincerete a notare un maggior guadagno e non solo economico! nell'arte della guerra. Non mi farei troppa terra bruciata se fossi in voi, perchè con Giove che vi guarda di traverso il vostro proverbiale culo potrebbe notevolmente snellirsi, questo in senso lato, almeno per un pò.

periodico mensile Numero 61 Giovedì 14 Luglio 2011

Ariete: Se ci fosse un modo per definire la vostra attuale situazione si direbbe che avete un culo pauroso. Voi vi lamentate sempre anche quando tutto intorno a voi gira come dovrebbe perchè tendete a non rendervi conto delle situazioni fino in fondo... Aprite le finestre e smettetela di lagnarvi,tutto intorno a voi è bello. A luglio sarete belli,ricchi,in salute, felice e abbronzati... Ovviamente se poi non foste anche isterici potreste meglio favorire delle virtù di chi è vostro partner...

Gemelli: A Luglio sarete degli ottimi amanti anche se come sempre non saprete se avere voglia di fidanzarvi o di assecondare il vostro insito e consueto desiderio di fuga dalle relazioni amorose. Mentre ci pensate il lavoro e i soldi non dovrebbero mancare, avrete diciamo, un discreto culo.

Vergine: Siete ancora bloccati interiormente da una morsa di indecisione sul lavoro o su questioni familiari. Ci sarà un pò di confusione generale intorno a voi, cosa normale per molti ma per voi assolutamente aberrante. Inoltre la vostra sedicente capacità di razionalizzare tutto nei minimi termini andrà un pò a puttane ma niente paura! Sarete più ben disposti nelle relazioni sociali e questo vi farà da salvavita durante questo periodo che comunque sarà di breve durata.Già comunque a fine mese botte di culo inaspettate e magari immeritate dovrebbero arrivare...

lottano per primeggiare con tutti i mezzi giustificabili e non! Questo soprattutto nel lavoro. Attenzione a non disorientare le persone amiche e il partner anche perché non è che abbiate poi un culo così enorme. La funzione degli altri è per voi sempre vitale. Smettetela di tirarvela, dunque!

glio passerà, e insieme ad esso i vostri blocchi professionali si scioglieranno come neve al sole.

Scorpione: Diciamocelo: questo mese non va come deve andare. Il culo sarà scarsissimo se non inesistente e quindi non contateci. Negli affari gli altri vi aiuteranno di buon grado ma siccome a voi la cosa non piace,in tal caso, ve la vivrete malissimo. In amore vince chi dà, perciò non siate avari!

Acquario: Sarà un mese dalla velocità moderata ma non andante. Anche il culo si dilaterà a seconda della velocità con cui vi muoverete. Evitate dunque di voler fare come al solito i Flash Gordon, meglio un po' di lentezza e vedrete che le cose andranno per il meglio. Nel rallentare il ritmo, guardate un po' più spesso la faccia del vostro partner e scoprirete che vi desidera. Non negatevi!

Toro: Qui si dice che avrete culo in ispecial modo nel danaro. Con ciò si potrebbero ora intendere vincite o eredità, ora intendere aumenti di stipendio, ora guadagni dati da affari. Siccome siete pigri, diffidenti e statici perchè non cercate di

Cancro: Benvenuti nella stagione dell'amore! Voi che di solito siete intimamente romantici, quest'estate tromberete come dei ricci con persone che subiranno il vostro fascino. State semplicemente attenti a scegliervi quelli giusti salvo poi evitare pentimenti invernali. Lavoro, denaro e salute andranno a seguito del vostro umore, come spesso vi accade. Attenzione, potreste anche riuscire a risolvere un antico problema... Leone: Andate in vacanza che è meglio e portateci possibilmente chi vi ama. Se nessuno vi ama fatevi amare, del resto lo sapete bene che voi siete altrettanto bravi nell'arte dell'amore come

Bilancia: Voi che siete sempre stati tranquilli e diplomatici ora sembrate belve scatenate che

Sagittario: Il vostro sarà un culo a mediolungo periodo, nel senso che ve lo sentirete che qualcosa si muove e che sta cambiando rispetto al solito ma come spesso vi capita bisognerà aspettare l'autunno perché davvero possiate ottenere la desiderata svolta. Nel frattempo smettetela di fare i Rambo e cercate di non vergognarvi se sospirate per amore, potreste essere ricambiati! Capricorno: Il vostro sarà un culo biforcuto: grande in amore ma veramente piccolo nel lavoro. Forza e coraggio, coloratevi la vita di rosa confetto! Potete tranquillamente pensare a metter su famiglia o a stare bene in quella d'origine. La vostra dolce metà vi adorerà e non avrà occhi che per voi. Anche lu-

Pesci: Menomale che avrete culo negli affari! Perché questo mese sarete spesso pesanti come una collana di meloni e sarà davvero dura reggervi! Perché non cercate di abbandonare il vostro abituale impulso alla tragedia greca e non vi alleggerite un po'? Fate l'amore in attesa di piovosi guadagni economici!
Paola Blondet & gli amici del mattino

periodico mensile Numero 61 Giovedì 14 Luglio 2011

Liberi di?

masse
nelle decisioni alte. Noi esistiamo, siamo apartitici e apolitici, abbiamo dei bisogni e nessuno ci ascolta. Siamo stufi! Se per l’apartitico non posso che comprendere e condividere, essendo che queste son proteste nate proprio dai fallimenti di un sistema partitico che ha fatto della flessibilità un suo totem, sull’apolitico non posso non esprimere alcuni dubbi. In definitiva non si riesce a separare quelle che sembrano proposte più concrete (quelle sull’esproprio degli alloggi costruiti durante la bolla immobiliare e rimasti vuoti, ad esempio), da quelle più vaghe per non dire “qualunquiste” come quelle riguardanti la maggior democrazia partecipativa. Non vogliamo essere del tutto critici con questo movimento, esso è il primo di questa portata in Spagna, perciò era forse prevedibile che ad una forte mobilitazione sarebbe stata corrisposta una partecipazione tendenzialmente generalista, alle prime armi con l’auto organizzazione, e sotto questo punto di vista si è riusciti a fare un ottimo lavoro. Più critico invece per chi scrive, rimane l’aspetto riguardante la conquista degli obiettivi, ovvero come ottenere ciò che son state le decisioni votate dalle assemblee; su questo punto il proclamare l’indipendenza di una piazza non porta a nulla, perciò invito caldamente chi spera in un “Italian revolution ora” a pensare oltre l’impatto visivo (di certo affascinante ) delle piazze spagnole, e a concentrarsi piuttosto sulle rivendicazioni e sul modo di imporle. Italia. Stessa gente altro “movimento” pericoli diversi. Se per la Spagna il rischio è quello di non riuscire a portare le loro proposte oltre le repubbliche delle piazze, in Italia si sta vivendo ora una sorta di inganno auto indotto. Il sentimento di rifiuto della politica tradizionale, il “que se vayan todos” è tanto presente da noi come in Spagna, l’allontanamento dalla politica dei partiti maggiori, con la nascita di movimenti più o meno concreti, come (estremizzo) popolo viola e Uniti contro la crisi, è forse l’unico fatto nuovo nell’eterna ritrasmissione di format che è la nostra seconda repubblica. Se gli spagnoli hanno avuto la repubblica de puerta del sol, noi abbiamo avuto e forse abbiamo ancora, “l’effetto Pisapia”. Decine di video autoprodotti, concerti, folle oceaniche nelle piazze a festeggiare, gli stormy six che suonano Stalingrado il giorno dell’elezione sotto la madonnina !! Se qualcuno ci ha fatto ricredere nella politica “meglio” quelli son stati Pisapia e de Magistris; ottime persone con la caratteristica di rappresentare un idea se non d sinistra, quanto meno più di sinistra del PD. Con lo schiaffo a Berlusconi ancora caldo nella mano è stato molto più facile ( e piacevole) inoltre, piazzarne altri quattro il giorno dei referendum. Ma qui ha cominciato ad emergere un pericolo per il nuovo vento della società italiana. Il pericolo fottutamente grave (ai fini dei nostri “incazzados”) che le amministrative e i referendum abbiano offerto ad un PD (ed ad un SEL e IDV, tranquilli) una ulteriore chance per provare a rimanere saldamente al potere (dell’opposizione), riuscendo nel contempo a smorzare, quello che era stato comunque (soprattutto Napoli) un voto contro di loro. Nelle ultime settimane Bersani passeggia senza neanche toccare terra, rispondendo con battute ironiche a chiunque lo interpelli; auto convincendosi e cercando di convincere tutti quanti che nessuno meglio di lui è l'espressio-

Il grande inganno della Rivoluzione Bosone e del Modello Macerata.
continua dalla prima

5

Tutto qui. Un bel sentimento certo, che si discosta dai soliti canoni più corporativistici di mobilitazione, che in un certo senso riabbraccia la società per esprimere un rifiuto di come stanno andando le cose in questo nuovo millennio, ma priva di una sua esistenza al di là della mobilitazione, priva di proposte e soprattutto organizzazione. Sotto quest’ottica, diventa più chiaro perché alcune perplessità debbano essere palesate, quanto meno come una sorta di monito, da aggiungere alla già lunga serie di risposte a Hessel. Cercheremo di differenziare l’esperienza spagnola e quella italiana che come già detto nascono dalle stesse necessità ma agiscono e soprattutto, dimostrano i limiti dell’indignazione, in maniera peraltro, totalmente diversa. Cominciamo dal movimento di indignati per eccellenza, gli indignados spagnoli: questo movimento è quello che più esplicitamente si rifà al messaggio di Hessel, ovvero prendete coscienza di ciò che non va nel vostro paese (informatevi), e protestate (non violentemente) affinché i vostri politici cambino il corso delle cose (indignatevi). Con il movimento del 15M si ha proprio questo, un enorme presa di coscienza collettiva, che si ripercuote in una continua ed ininterrotta presenza visiva. Per circa un mese gruppi sempre più numerosi hanno occupato le piazze, chi semplicemente accampandosi, chi dandosi delle mansioni interne come un vero laboratorio sociale, al punto di dichiarare l’indipendenza come la “Republica de Puerta del Sol”. Come auspicato da Hessel centinaia di migliaia di giovani si son di colpo “svegliati” e hanno manifestato il desiderio di essere ascoltati, visti, quantomeno tenuti in conto

ne del vento che cambia. Paradossalmente, queste vittorie potrebbero rilanciare quell'apparato vecchio e ipocrita che in tutti questi anni era stato discreditato dalle proprie deficienze ed ipocrisie e contro il quale la rivoluzione, o meglio questo rifiuto si era più manifestato. Oggi il centro-”sinistra” sembra tirar un sospiro di sollievo, poiché il proprio imbucarsi alla vittoria alle amministrative e nella battaglia per i referendum, ha messo in secondo piano il vero messaggio: un rifiuto in toto alla classe politica degli ultimi vent'anni e alle sue scelte: politiche ed economiche. Questo sentimento di protesta, rischia di essere strumentalizzato e disarmato dai politici di professione, ovvero istituzionalizzando il rifiuto si corre il rischio di far perdere di slancio a un fermento popolare che in questi ultimi anni iniziava a venir fuori dal silenzio e ad organizzarsi in maniera autonoma e alternativa. Non deve essere assolutamente ignorato che il PD va blaterando nelle ultime settimane del gran risultato del Modello Macerata, ovvero l’alleanza col terzo polo; ne tanto meno che viene spacciato l’ex segretario pro-

vinciale della Margherita pavese Bosone come una rivoluzione moderna, giovane, europea, e magari pure un po’ gay friendly. Questi son solo due piccoli esempi di come il sistema partitico, al di là della caduta del berlusconismo stia cercando di mantenersi abbastanza a galla evitando così di venir messo alla porta per i propri errori. Crediamo che il vento stia davvero cambiando, per noi come per gli spagnoli, ma anche certi partiti devono aver sentito puzza di bruciato se ora cercano in questa maniera di recuperarci. Sta a noi, gente, non farci fregare da chi si fa interprete di un movimento, ma tentare, imparando ad andare oltre i limiti del movimento spagnolo, di ottenere davvero dei risultati, concreti, sociali. Finche non si vedranno rotolar le teste (metaforiche) di chi per questi 20 anni si è comportato in maniera incapace o ipocrita, crediamo sia quantomeno dannatamente ingenuo parlar di rivoluzione.

il Sem e Riccardo Scanarotti

La malinconia dell'antico: criticità del capitale sociale

I

l capitale sociale è l'insieme di reti e relazioni esistenti. Possiamo distinguere in capitale sociale individuale (e/o di un ristretto gruppo, ambito familiare) e capitale sociale collettivo, di una comunità o società. È stato nel passato studiato, suddiviso, esaminato e correlato a diversi ambiti tra cui alcuni temi molto cari sia all'economia che ai sociologi passando per politologi e aspiranti filosofi. In particolare, c'è una forte relazione tra efficienza delle istituzioni e capitale sociale collettivo. In verità credo che sia più complessa la questione e che il capitale sociale non sia solo difficilmente misurabile ma anche scarsamente compreso come meccanica d'effi-

cacia. Parlo di come esso si debba interfacciare con i meccanismi democratici (ossia una risposta quantale rispetto ad una proporzionale) e dell'estensione della rete sociale e non solo della sua potenzialità teoricamente esprimibile. Senza contare che un capitale sociale funzionante garantisce la pulizia delle istituzioni ma viceversa l'assenza di esso non necessariamente garantisce delle istituzioni poco efficienti. É proprio su questi punti che vorrei analizzare il capitale sociale e la comparsa di social network, specie nelle decisioni prese nell'ultimo periodo dal bacino mediterraneo e non solo. Cosa ha cambiato facebook? Di certo non ha aumentato la po-

tenza del capitale sociale, anzi, l'ha diminuita, in quanto se il proprio tempo libero lo si passa più in rete che fuori di casa i legami diventano meno stretti. È invece aumentata l'estensione della rete, il diffondersi di informazioni e punti di vista che altrimenti non avrebbero collimato. Metaforicamente è come se tante forze, invece di puntare tutte in modo molto forte nella propria direzione si siano un po' attenuate ma puntando tutte verso indirizzi comuni. Ma qui sorge l'altro punto, come questa coscienza createsi si interfaccia al mondo. Qua esistono diversi fattori culturali, economici ed istituzionali che intervengono. Mentre una ri-

volta armata in Italia non sarebbe accettata se non da una stretta (?) minoranza, in altre parti si è reso necessario farlo. E ancora: Pavia sa da ormai più di un anno che ci sono state infiltrazioni mafiose (le cui dimensioni non sono accertate) nella giunta comunale ma allo stesso tempo la folla che ha protestato sotto il palazzo comunale non ha avuto modo di “pulire” immediatamente le istituzioni. Lo avrebbe potuto fare solo andando a prendere il giovane sindaco con la forza bruta. Sarebbe stato veramente possibile? Quindi la “pulizia” sarà possibile soltanto alla fine del mandato, sempre se ci saranno alternative politiche credibili, ed è quindi ritardata e

subordinata alla cultura politica italiana. Vizio del sistema imperante a tutti i gradi di governo. D'altra parte però, la vittoria schiacciante del referendum ha costretto partiti con diversa posizione in merito a rivedere le proprie politiche. Indi vi è sì un controllo sulle istituzioni o su chi andrà a farne parte anche se un referendum abrogativo è giù un controllo in ritardo di per sè. Insomma, in definitiva, non basta la presenza di capitale sociale ma esso deve essere anche esteso e interfacciabile alle istituzioni per essere efficiente.

Endriu

6
I
l 15 aprile scorso il Tribunale di Torino ha emesso una sentenza potenzialmente determinante: la condanna per omicidio volontario dell`Amministratore Delegato di Thyssen Krupp Italia, Harald Espenhahn e di altri dirigenti per l´incidente verificatosi nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007, in cui morirono 7 operai: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi (1). La giuria ha accolto l’ipotesi dei P.M., ossia omicidio volontario con dolo eventuale (2). Il dolo eventuale starebbe nel fatto che i dirigenti Thyssen erano perfettamente a conoscenza delle pericolose condizioni dello stabilimento. Secondo gli elementi emersi durante il processo la linea 5 dello stabilimento torinese era assolutamente inadeguata sotto il profilo della sicurezza: estintori scarichi, idranti guasti, carenza di personale specializzato. Tuttavia, anziché procedere alla messa in sicurezza dell’impianto, la dirigenza accettò deliberatamente il rischio che si verificasse un incidente, ritenendo tale possibilità preferibile alla sospensione temporanea della produzione.

Il passato serve, il futuro ha uno scopo ma è il presente che è utile.

strumenti
La sentenza Thyssen
Tutto ciò nonostante gli operai avessero reiteratamente esposto le loro preoccupazioni circa la struttura (3). Il fatto che i manager sapessero a quale rischio esponevano i loro operai sta alla base della condanna per omicidio “volontario” anziché “colposo”. Da questa impostazione derivano le pesanti pene: Espenhan è stato condannato a 16 anni e 6 mesi La stessa presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, pur sottolineando con parole di rito l’attenzione al tema della sicurezza si è preoccupata del fatto che la sentenza possa “allontanare gli investimenti stranieri dall’Italia”(4). E’assai preoccupante che la presidente dell’associazione di categoria degli industriali, anziché entrare nel merito della sentenza preferisca ventilare un’ipotetica “fuga di capitali” causata dalla sentenza. Che il sistema industriale italiano sia in larga parte obsoleto rispetto alla maggior parte dei paesi europei è cosa nota. Sotto il profilo contrattuale, salariale, e della sicurezza le condizioni degli operai italiani sono considerevolmente peggiori rispetto a quelle dei loro colleghi francesi, tedeschi, olandesi, ecc … (5). Tuttavia questa sentenza potrebbe essere vista come un input per adeguare l’industria italiana agli standard europei più comuni. Se passerà il principio che non rispettare le norme di sicurezza costituisce dolo eventuale, ossia deliberata e consapevole accettazione di un rischio in termini di sicurezza, gli incidenti sul lavoro potrebbero portare a condanne penali severissime nei confronti di manager e imprenditori. E’ ragionevole pensare che un simile deterrente possa essere una spinta in più nei confronti delle aziende a tutelare i loro dipendenti. Lo spauracchio di una condanna per omicidio o lesioni volontarie potrebbe portare molti dirigenti o imprenditori a dare maggior peso alle normative inerenti la sicurezza sul lavoro. Una maggior severità sul tema sicurezza è anche una misura a favore degli imprenditori più onesti e responsabili, perché li tutela, fra le altre cose, dalla concorrenza sleale di chi aggira completamente o in parte le normative vigenti. Tuttavia, invece di cogliere questa opportunità l’associazione degli industriali ai suoi massimi livelli riesce solo ad esprimere preoccupazione, come se conditio sine qua non per la produzione industriale italiana fosse una costante e reiterata deroga dalle più comuni norme di sicurezza. Non è comprimendo i costi sulla sicurezza che la Germania è diventata la principale potenza industriale europea. Al contrario la qualità nelle economie avanzate si vede anche dentro le fabbriche. La “fuga di capitali” ventilata da Marcegaglia è perciò una sorta

periodico mensile Numero 61 Giovedì 14 Luglio 2011

di ricatto morale nei confronti del sistema giuridico ed economico italiano, come a dire Se non possiamo avere mani libere, allora ce ne andiamo. E’ necessario infatti capire che la condanna del tribunale di Torino non è stata emessa in ragione di pressioni mediatiche o politiche, è al contrario il frutto di un’attenta e ponderata analisi dei fatti. Questi dirigenti sono stati condannati perché non hanno rispettato la legge, e perché sette operai sono morti a causa del reato da loro commesso.

Associazione Articolo 1 www.artuno.it

di reclusione, altri cinque manager dell’azienda sono stati condannati a pene che vanno da 13 anni e 6 mesi a 10 anni e 10 mesi. La sentenza ha immediatamente suscitato un notevole clamore, sia per la gravità dell’incidente, che ebbe subito una vastissima eco, sia per le reazioni dei condannati che di Confindustria.

Per approfondimenti: (1) Corriere Della Sera, Sentenza Thyssen: dure condanne, 15.04.2011 (2) Il Fatto Quotidiano, Thyssen, fu omicidio volontario, 15.04.2011 (3) La Stampa, Per l’ad dell’azienda 16 anni e mezzo di reclusione, manager colpevoli, 16.04.2011 (4) Corriere della sera, Assise generali di Confindustria a Bergamo, 07.05.2011 (5)Repubblica, Noi operai tedeschi: più produttivi e con 2.000 Euro al mese, 27.10.2010

Seveso, la fabbrica dei profumi
continua dalla prima

La Fabbrica produce sostanze chimiche utili a diversi scopi, tra le altre ha anche una linea per la

produzione della vanillina, un correttore di sapore e di odore per prodotti farmaceutici e alimentari, ma la sua più grande produzione, negli anni '70 è quella di 2,4,5, triclorofenolo, un prodotto intermedio impiegato principalmente per la preparazione di un acido i cui derivati vengono usati come erbicidi e per la preparazione di una sostanza antibatterica, l'esaclorofene, utilizzata come disinfettante. Tra i sottoprodotti della lavorazione del 2,4,5, triclorofenolo troviamo però la 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina abbreviata e conosciuta come TCDD o semplicemente Diossina: un composto che diverrà famoso in quegli anni perchè associato al nome del famigerato Agent Orange utilizzato in Viet-Nam dell'esercito statunitense. Il gruppo svizzero Hoffmann -

La Roche A.G. sembra però sottovalutare la pericolosità di una simile produzione in un territorio come quello dei comuni di Meda e Seveso. Dall'analisi della situazione generale, le varie inchieste stabiliranno che non sussistevano adeguate forme di controllo e sicurezza. Non esistevano sistemi automatici di controllo della temperatura nelle fasi di produzione e non erano previsti sistemi di controllo del reattore di produzione se non una valvola per le emergenze che avrebbe disperso direttamente nell'aria i prodotti. E' il 10 luglio del 1976, un sabato mattina, giorno che dovrebbe essere dedicato alla manutenzione degli impianti. Ma quel giorno non è così. Il turno precendente - all'Icmesa si lavora dal lunedì al sabato mattina su tre turni di lavoro a ciclo continuo - ha iniziato il ciclo produttivo con una decina di ore di ritardo e gli operai del sabato abbandonano la lavorazione finito il loro turno, non essendo al corrente dei rischi che questo comporta. Intorno alle 12.37, un innalzamento della temperatura, provocò un aumento della pressione

all'interno del reattore A 101, che a sua volta provocò il cedimento del disco di rottura e la fuoriuscita di una nube tossica nell'aria. Quella che venne dispersa, in una quantità mai precisamente definita, era una delle sostanze più tossiche prodotte dall'uomo, il TCDD o Diossina classificata dalla IARC come sicuramente cancerogena e inserita nel gruppo 1, Cancerogeni per l'uomo, dal 1997. La nube investì in pieno il comune di Seveso e i territori limitrofi. Le conseguenze furono tragiche, oltre alla vegetazione che perse le foglie e morì, oltre agli animali che morirono, furono molteplici i casi di intossicazione umana che si manifestarono visivamente con l'insorgere di una patologia finora sconosciuta nel territorio brianzolo, la cloracne, che sfigurerà diversi bambini ed adulti in maniera permanente. Ma i danni da Diossina non sono solo quelli visivi a breve termine. Secondo uno studio condotto da un team di medici coordinato da Andrea Baccarelli e pubblicato nel 2008, gravissima sarebbe l'incidenza, anche ad anni di distanza, della diossina sulle disfunzioni tiroidee. Ulteriori studi e ricerche sono incorso e la popolazione di Seveso continua ad essere oggetto di studi. 35 anni dopo, questa triste sto-

ria non resta un caso isolato e riporta alla memoria altre vicende che hanno segnato il corso dello sviluppo industriale italiano. Le morti legate all'amianto che purtroppo conosciamo molto bene in questo territorio - si pensi ai casi della Fibronit di Broni, ma anche alla vicina Casale Monferrato -, la terribile notte della ThyssenKrupp AG di Torino, Porto Marghera, l'Ilva di Taranto sono tutti esempi drammatici nei quali le logiche del profitto hanno spodestato il buonsenso a discapito della protezione di cui devono godere lavoratori e cittadini di un paese civile.
M.S.

Autore Centemeri Laura Dati 2006, 224 p. Editore Mondadori Bruno (collana Sintesi) - La fabbrica dei profumi. La verità su Seveso, l'Icmesa, la diossina Autore Biacchessi Daniele Dati 1995, 168 p. Editore Dalai Editore (collana Giallo & nero) - I giorni della diossina. Seveso: la verità di un protagonista Autore Rocca Francesco Dati 2006, 176 p. Curatore Cavalleri C. Editore Fede & Cultura (collana Storica) - Relazione conclusiva della commissione parlamentare d'inchiesta sulla fuga di sostanze tossiche avvenuta il 10 luglio 1976 nello stabilimento ICMESA e sui rischi potenziali per la salute e per l'ambiente derivanti da attività industriali - atti parlamentari VII legislatura, doc. xxiii, n6, 1978

Materiali:
- Ritorno a Seveso. Il danno ambientale, il suo riconoscimento, la sua riparazione

periodico mensile Numero 61 Giovedì 14 Luglio 2011

La canapa è la fibra del futuro!

cultura
O Kamchatka o morte! San Pietroburgo
turno precedente più quelle relative al turno attuale aggiunte fino ad arrivare ad 8, ogni giocatore può effettuare in una fase un'azione a scelta tra comprare (giocandola) una delle carte disponibili, prenderne una in mano o giocarne (pagandone il costo) una dalla mano. Le carte in gioco forniscono una rendita in soldi e punti fama che viene riscossa solo alla fine del turno relativo alla tipologia della carta cioè se si tratta di un artigiano si riscuote la sua rendita solo nel turno contadini&artigiani. Nella fase dei miglioramenti non c'è rendita perchè in realtà i miglioramenti sono carte di una delle altre tre tipologie e che si giocano sostituendo una carta della stessa tipologia, in genere appunto per migliorarla. Le carte dei primi tre mazzi non sono tutte diverse questo è importante per due fattori il primo è che se si compra una carta che ha una copia già in gioco il costo diminuisce di uno, la seconda è che alla fine del gioco oltre ai punti vittoria totalizzati con le rendite bisogna considerare anche il punteggio ottenuto dal numero di aristocratici che si possiedono alla fine del gioco. Il gioco è estremamente semplice ma divertente l'ambientazione è decisamente essenziale benché i simpatici disegni delle carte vogliano rievocare l'ergersi dei palazzi barocchi degli ampi viali e degli imponenti ponti di San Pietroburgo a partire dal 16 maggio 1703, quando lo zar Pietro il Grande (tutti grandi questi Zarri) pose la prima pietra del primo edificio, che sborone! Il definitiva si tratta di un gioco non particolarmente impegnativo e con discreto limite del numero di giocatori (da 2 a 4) ma abbastanza strategico e divertente. Bene gente il caldo è arrivato a Pavia e con esso pure le zanzare ed è quindi giunto il tempo di fuggire ma ricordate, la vostra rubrica dei nuovi giochi da tavolo preferita vi attende al ritorno dalle vacanze, quindi pensate bene se sia il caso o meno di ritornare in questa ridente cittadina. Ciao!
JCO

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iao carissimo, ti vedo sai? Sei di nuovo al Commons a gustarti la tua bevanda preferita ma so che in realtà preferiresti essere al mare o in qualche bella città estera, benerrimo allora quest'ultima è proprio il posto nel quale vorrei portarti quest'oggi. L'altro ieri ho giocato, dopo tanto tempo, a Sankt Petersburg e siccome ho vinto mi son detto mo scrivo un articolo su questo mio vecchio giuoco! Si tratta di un lavoro di Michael Tummelhofer ed è stato premiato in Germania come "Spiel des jahres" nel 2004, nonostante ciò è un gioco alla portata di tutti anche dei lettori di K e persino di alcuni redattori. Si tratta di un gioco di carte in cui si possono acquisire lavoratori che forniscono reddito, costruire edifici per la fama, e attirare aristocratici in modo da ottenere più fama alla fine del gioco. Come si evince la fama è l'obbiettivo da perseguire. Il gioco si svolge così: vi sono 4 mazzi di carte che si identificano con le fasi di gioco: contadini&artigini, palazzi, aristocratici e miglioramenti. In ciascuna fase visono 8 carte disponibili, si tratta delle carte avanzate dal

Il vino dei poeti Emanuel Carnevali, Il primo dio

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i sono dei libri, o meglio alcuni autori, che per qualche strana ragione cadono in oblìo e lentamente vengono dimenticati sugli scaffali polverosi delle biblioteche. Questo è sicuramente il caso di Emanuel Carnevali (1897-1942). Lette le coordinate biografiche si stenterebbe a credere la straordinaria attualità e freschezza della sua poesia, che emerge, per dirla con le parole di Maria Corti(una delle più fini studiose di letteratua, docente all'Università di Pavia), come "una bomba che che esplode entro la nostra cultura d'oggi",

dall'unica raccolta pubblicata in Italia da Adelphi col titolo "Il primo dio" e che comprende oltre alle prove poetiche anche l'omonimo romanzo autobiografico, saggi e testimonianze. Dopo un infanzia travagliata, fra una madre morfimomane morta troppo presto e un padre violento, Carnevali, ancora ventenne, decide di giocarsi la carta dell'esilio in America, luogo simbolico di una vita libera, contrassegnata da un'aspirazione letteraria. Ma la realtà che incontra inizialmente è ben altra: deve passare, infatti, attraverso numerosi e umili mestieri, spesso giornalieri (scrive infatti "raccogliere cicche per strada non fu certo la cosa più spregevole a cui mi ridussi"), sopravvivendo in squallide stanze in affito che,a chi scrive non possono non far pensare a certi scenari dopo la crisi del '29 di cui parla un altro grande scrittore americano, italiano di seconda generazione, come John Fante. Ma Carnevali, giovane italiano in esilio, inizia a scrivere in inglese e in questa lingua imparata sul campo, fra le strade o dentro i bar, porta

una ventata di novità attraverso la sua poesia, che precorre per sfrontatezza, ma anche per tematiche certi autori della Beat Generation che arriveranno almeno ventanni dopo. Ne consegue una poesia vibrante di energia, generata da un costante stato di precarietà (che sia questa la ragione della sua attualità?), una costante e dibattuta fuga dal precipizio, sempre immanente. Pensate, allora, a versi come "Il giorno mi pesa addosso come una tonnellata di fumo" o "La folla/ è il grande cadavere./Ci vuole un giorno intero/a seppellirlo" o ancora "Ma io, io-questa miserabile stanca cosa-/posso chiedere il posto/ da capocameriere/ in questo albergo?'"per capire di cosa si sta parlando. Purtroppo però Carnevali è un tizzone ardente, brucia infatti troppo in fretta, e appena riesce ad introdursi nei vari circoli letterari statunitensi si ammala di encefalite ed è costretto a tornare in Italia, dove anni dopo si spegne a Bazzano (Bo). Ma per venire ai fatti sono le poesie, oltre al romanzo autobiografico, ciò che colpisce: una lingua semplice, essenziale, ma nel contempo carica di visionarietà e prospettiva sul reale. Personalmente amo e consiglio questa poesia perchè( si badi che la data in calce ai testi oscilla fra il 1918-29) negli stessi anni l'Italia e il suo panorama letterario so-

no impaludate dal Fascismo con tutta la retorica che, a chi non sa, lascio immaginare. Gli spunti, dunque, sono molti e spesso il punto di partenza è la quotidianità, indagata con un lo

spirito sarcastico di chi non ha più niente da perdere.

Dario Bertini

Bugie colorate II Gli uomini vestono in blu, nero e grigio, i tre colori del cielo. Odio, amore e bontà si accalcano nello spazio di una giacca abbottonata senza grazia. Il cielo guarderà giù dolcemente e chiederà a questi uomini come e perchè: e le minuscole, indaffarate cose che stanno sotto una giacca nasconderanno il loro disappunto e strisceranno via con i loro abiti blu, neri e grigi... Bugia tricolore per tradire l'innocente, grande cielo che guarda gentile... Oh l'intrusione turberebbe i petti degli uomini che strisciano via corazzati di bugie nere e blu e grigie. (1918)

Reg. Trib. Pv n° 594 - ISSN 1972-9669 - Stampa: Industria Grafica Pavese SAS, Pavia - Chiuso in redazione 4-07-2011 - Tiratura 2000 copie - 2011, Alcuni diritti riservati (Rilasciato sotto licenza Creative Commons 2.5 Ita by-nc-sa)

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I
l giorno dopo alle grandi manifestazioni si parla... delle manifestazioni. I black block, gli infiltrati, le forze dell'ordine, la violenza che, se da un lato garantisce visibilità, dall'altro appanna il messaggio che attraverso la visibilità si vorrebbe portare all'attenzione dell'opinione pubblica. Troppo spesso si dimentica che le manifestazioni sono solo il metaforico dito che indica l'altrettanto metaforica luna; l'astro è rappresentato in questo caso dalla realizzazione di una nuova tratta ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione, per la quale sono necessari, in particolare, un certo numero di controversi interventi in Val di Susa. Sarebbe facile ridurre la storia del movimento NO-TAV ad una delle tante manifestazioni di quell'atteggiamento NIMBY che spinge le comunità locali, a prescindere da eventuali interessi di ordine superiore, ad opporsi ad ogni progetto che provochi impatti di un certo rilievo sul proprio territorio. Sarebbe facile credere alla storia raccontata dall'informazione mainstream, che rappresenta il solito scontro tra gli irriducibili

Sono Black Bloc. Sono Stranieri. Sono Estremisti. Difficile ammettere che si tratta del tuo vicino di casa?

No TAV
Perché i NO-TAV hanno ragione.
dei centri sociali e, di volta in volta, i mezzi di lavoro, i carabinieri, l'esercito. Sarebbe facile considerare che, dopotutto, uno Stato democratico non può in ogni caso rinunciare ad un progetto di riconosciuta importanza strategica di fronte alla strenua opposizione di una minoranza, per quanto determinata. Basta però un piccolo sforzo di memoria, o una breve ricerca per chi sentisse parlare per la prima volta di questi fatti, per capire che si tratta di tutt'altro. Il movimento NO-TAV è stato, a partire dal 2005, un movimento di massa che ha coinvolto gente comune ma anche amministratori, professori, ricercatori, professionisti. Accanto alle manifestazioni di dissenso il movimento ha prodotto studi, analisi, valutazioni indipendenti degli impatti ambientali e proposte di alternative progettuali. Rileggendo oggi quei documenti, la cosa che colpisce di più è che una delle principali discrepanze tra i sostenitori ed i detrattori del progetto ruotava attorno alle previsioni relative al traffico di merci attraverso il Frejus: i progettisti si aspettavano una crescita costante, che avrebbe messo in crisi la tratta ferroviaria esistente entro il 2025; i documenti del NO-TAV criticavano fortemente questa impostazione, basata sul paradigma, allora indiscutibile, di un'inarrestabile crescita economica. I fatti hanno dimostrato, con inatteso tempismo, che tale paradigma era sbagliato, che l'approccio dei NO-TAV era più realistico di quello dei progettisti e che, in sostanza, il progetto non è necessario. In seguito alla crisi e all'attuale stagnazione economica, infatti, negli ultimi anni il volume di merci che attraversa il Frejus anziché aumentare secondo le previsioni, è addirittura diminuito. Così proprio in questi giorni Tremonti sta prendendo accordi per dimezzare le opere previste e condizionare il completamento dei lavori secondo il progetto originario all'eventualità che, in futuro, la rete attuale venga prima o poi saturata. Perchè allora non fermare tutto il progetto? Perchè la fretta di cominciare un lavoro tanto contestato e ora riconosciuto inutile? Il problema è che gli amministratori che hanno sostenuto il progetto hanno già "venduto" alle imprese gli appalti, secondo la regola consolidata per cui i lavori pubblici vengono distribuiti a suon di voti e finanziamenti (leciti o meno). Non è un caso se Mercedes Bresso (ex governatore della Regione Piemonte, del PD) ha sempre sostenuto il progetto e ora il cantiere in cui inizieranno i lavori è stato assegnato alla CMC di Ravenna, considerata un "cooperativa rossa". La ragione della fretta di iniziare i lavori è poi lampante: la Comunità Europea ha dato un ultimatum all'Italia per l'apertura dei cantieri, pena il ritiro dei finanziamenti previsti. Nell'ottica dei politici nostrani, i finanziamenti europei per i lavori pubblici sono una vera manna, perchè permettono sostanzialmente di comprare voti e consensi con soldi altrui! Il fatto che il progetto sia utile o meno è un argomento che non viene nemmeno preso in considerazione. Si può capire allora questo ostinato popolo della Val di

periodico mensile Numero 61 Giovedì 14 Luglo 2011

Susa che sta tentando il tutto e per tutto per difendere la propria terra di fronte alla politiche di sviluppo più miopi e all'affarismo più spietato. Dopo aver cercato ogni strada per convincere le autorità a rinunciare al progetto, dopo che gli eventi degli ultimi anni e le recenti mosse del ministro Tremonti hanno dimostrato la fondatezza di buona parte delle loro preoccupazioni, quando comunque i cantieri vengono aperti per difendere interessi che non hanno nulla a che vedere con quelli dello Stato, gli abitanti della Val di Susa non hanno perlomeno guadagnato il sacrosanto ed inviolabile diritto di incazzarsi?

makka

La TAV e la (dis)informazione

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n un Paese saturo di servilismo giornalistico è spesso difficile distinguere tra notizie pure e notizie viziate dall'omologazione e dal luogo comune. Spesso anche media di cui più o meno ci fidiamo, perché storicamente obiettivi, in quanto non servili (o non troppo), trovano comunque più comodo appoggiarsi al sentire comune ed a ciò che scrivono o dicono gli altri giornalisti, piuttosto che verificare e riportare i fatti in quanto tali. E la mera attività di cronaca è spesso piegata in modo da non uscire troppo dal seminato, e da non fare venire mal di pancia a consigli di amministrazione. Una volta che ci troviamo di persona di fronte ai fatti, ci accorgiamo il giorno dopo nelle edicole, in tv o su internet di quanto la realtà venga annichilita e semplificata da sedicenti professionisti dell'informazione. A tal proposito, emblematico è l'approccio dei media sulle ultime manifestazioni contro i lavori per la TAV in Val di Susa. In particolare il discusso corteo del 3 luglio scorso. Vorrei porre l'accento su alcuni concetti su cui tutte le principali testate giornalistiche e telegiornalistiche si sono concentrate, vuoi per semplicità vuoi con l'intento di delegittimare, per arrivare a capire la dinamica di questa omologazione.

E' la retorica del corteo buono e dei black bloc a fare da padrona in questa vicenda. In genere è la scappatoia preferita dai media “di sinistra”: se ci sono violenze, si distingue tra i manifestanti “pacifici”, quelli buoni, e quelli “cattivi cattivi che urlano e lanciano sassi”. E sono proprio le parole “buono” e “cattivo” (le virgolette su Repubblica non c'erano) ad essere usate dal cronista. In realtà, i

cortei non erano affatto qualcosa di alternativo, ma due facce della stessa medaglia, due voci dello stesso popolo esasperato (vedi articolo sull'argomento). Uno degli scopi dichiarati era infatti entrare nella zona del cantiere. Cosa che è riuscita in parte con l'occupazione tempora-

nea di parte della zona della centrale idroelettrica. Sia questo “attacco”, sia quello attuato dai boschi di Ramat, sia la manifestazione “pacifica” erano frutto della medesima strategia del movimento. Ed ecco i telegiornali, cosi come il Corriere della Sera a mettere l'accento sull'efferatezza degli scontri come se lo scopo fosse stato quello di menar le mani con le forze dell'ordine. Certo è che se si è vittime di un lancio di lacrimogeni ad altezza uomo ci si difende, con caschi e maschere antigas. Si lanciano sassi, magari. Ma il nostro argomento non è se sia giusto o sbagliato agire in questo modo "illegale". Il punto è che le manifestazioni non erano complementari, non una dei buoni ed una dei cattivi, ma una pacifica per le famiglie e gli anziani ed una che aveva lo scopo quello di occupare la zona del cantiere, anche affrontando i lacrimogeni. Ed erano Valsusini a volere e gestire entrambe i cortei. É poi naturale che leader come Grillo e i capi di SEL, FdS e Verdi, sostenitori dei No Tav, dovendo affrontare a livello nazionale una informazione cosi parziale, abbiano dovuto prende-

re le distanze dai “violenti” a favore dei “pacifici”, seguendo la litania ripetutaci dai media. Questa dicotomia è però funzionale a dare un'immagine di divisione del movimento; da una parte dei contadini buzzurri nemici del progresso, dall'altra violenti da ogni oscura periferia d'Europa che, senza sapere neanche cosa sia la Val di Susa non desiderano altro che picchiare dei poliziotti. In questo senso, si è voluta tirare fuori la fortunata figura mediatica dei “black block”. In realtà cosi erano chiamati alcuni gruppi tedeschi considerati degenerazioni degli "autonomen", le cui azioni erano atte al danneggiamento della proprietà privata a scopo puramente dimostrativo e concordate con la polizia. Dunque, nulla di più diverso delle azioni compiute in Val di Susa. Anche qui, invece di affrontare i fatti nella loro complessità, questi vengono surrogati ai soliti spauracchi mediatici senza sapere minimamente di cosa si parla. O sapendolo, ma facendo finta di niente.

La KRedazione: Direttore editoriale Ginevra Sanvitale Direttore responsabile Salvatore Gulino Vicedirettore Emmanuela Pioli Caporedattore Paola Blondet Impaginatore Andrea Michielon I pdf dei vecchi Krosta sono gratuitamente scaricabili da: www.scribd.com/kredazione

periodico mensile Numero 61 La redazione di Kronstadt è aperta ad ogni tipo di collaborazione. Potete contattarci a: www.kronstadt.it info@kronstadt.it
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Kronstadt

Luca Martelengo

Credits in brevis: Si ringrazia il web (per fortuna ancor alibero ma chissà per quanto...) per le immagini e le informazioni. La solidarietà a tutti quelli che resistono. Un ringraziamento speciale al presidente del consiglio: l'unico in 150 anni a mandare il paese talmente in malora da svegliare gli italiani. Grazie. KRONSTADT: iniziativa realizzata con il contributo concesso dalla Commissione A.C.ER.S.A.T. dell'Università di Pavia nell'ambito del programma per la promozione delle attività culturali ricreative degli studenti. Altre entrate sono rappresentate da eventi.

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