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Le interviste CORRADO PASSERA La nuova Alitalia?

N a destra n a sinistra di DARIO DI VICO Da sempre ci muoviamo cos senza badare al colore della

coalizione che governa il Paese - dice l' amministratore delegato di Banca Intesa Sanpaolo -. Chi sia il presidente del Consiglio e quale la maggioranza che lo sostiene, al fine delle nostre decisioni irrilevante. Anche al governo Prodi abbiamo offerto la nostra collaborazione sul dossier Alitalia, ma non si sono create le condizioni.

Pagina 1 (1 settembre 2008) - Corriere della Sera Alitalia. Divisioni nella banca? Dialettica utile, ma tutte le decisioni sono state prese all'unanimit.

una soluzione per il Paese, n di destra n di sinistra


Passera: su Alitalia offrimmo la nostra collaborazione anche a Prodi MILANO - E' un piano serio, un piano che pu permettere ad Alitalia di tornare a competere e crescere sul mercato. E' un piano difficile, perch difficilissima la situazione in cui si trova Alitalia. Non paragonabile al piano di Air France, perch quest'ultimo faceva scomparire Alitalia come azienda autonoma e comunque era prima della crisi del petrolio che ha fatto fallire decine di linee aeree e che la Iata definisce paragonabile a quella post 11 settembre. Anche il presidente di Air France, Spinetta, mi ha confermato che la loro proposta sarebbe stata del tutto inadeguata a risanare Alitalia alla luce degli eventi successivi. In ogni caso se ci saranno offerte migliori il commissario le valuter sicuramente. Ma cosa qualifica il piano rispetto alle precedenti ipotesi? Il raggiungimento, grazie ad AirOne, di una dimensione sufficiente per il rilancio del vettore sul mercato non solo domestico, ma anche internazionale. La produttivit e un servizio che saranno in linea con i migliori concorrenti. Il completo rinnovo della flotta unito al ridisegno del network per soddisfare le esigenze del mercato italiano. E poi una grande alleanza internazionale. Eppure la critica che vi viene rivolta di far arretrare la cultura di mercato. Al contrario, un piano di mercato ed finalmente una privatizzazione di Alitalia da tanti anni tentata e mai riuscita. Credo nel libero mercato e credo di aver contribuito allo sviluppo della

concorrenza sia ai tempi della telefonia mobile, che alle poste, che in banca. Se oggi l' Italia ha due banche tra le prime del mondo grazie alla formidabile iniezione di concorrenza che si saputo introdurre nel settore. Privatizzazioni e liberalizzazioni che hanno portato al consolidamento, alla crescita e a uno standard di innovazione mai viste precedentemente. Ammetter che il rilancio dell' Alitalia avviene per sotto il segno della cultura dei campioni nazionali e della deroga alle norme antitrust. Ogni settore ha le sue regole del gioco e non esistono schemi di privatizzazione validi per tutti. Ogni grande compagnia europea prima di tutto campione nazionale a casa propria, con posizioni dominanti che arrivano in qualche caso al 90%, come in Francia. La nuova Alitalia arriver a meno del 60% ed in ogni caso l' Antitrust vigiler. Se poi lei si riferisce alla tratta Roma-Milano il vero concorrente il treno che in un paio di anni potr raggiungere anche il 50% del mercato. Il rischio per che si tratti di una privatizzazione pagata dai consumatori. Non sar cos. Il nostro piano nell'interesse sia dei consumatori sia dei cittadini. E' nell' interesse dei consumatori perch migliora il servizio e aumenta l' efficienza. Tiene conto anche degli interessi della comunit nazionale. Salvaguardare l'italianit della compagnia di bandiera serve a rafforzare le chance dell'Italia in campo turistico e renderla pi aperta agli scambi e all'internazionalizzazione. Sono valori economici anche questi. Italianit? Ma Air France o Lufthansa o British Airways potrebbero fare un calcolo di questo tipo: mettiamo un piede dentro pagando solo il 10% e poi domani facciamo il colpo dando un po di soldi agli imprenditori e ci prendiamo tutto. Nel frattempo il "lavoro sporco" lo avranno fatto gli italiani. Qualcuno arrivato a evocare il paragone con l' ingresso di Telefonica in Telco. A parte che l'operazione Telefonica-Telco aveva ed ha una sua logica di cui non ha senso parlare in questa sede, il paragone comunque sbagliato. La stragrande maggioranza del capitale di Alitalia rester in mani italiane e tutti gli azionisti hanno accettato di vincolarsi per cinque anni. Noi abbiamo creato le condizioni perch nel 2013 arrivi una compagnia tricolore viva, pi efficiente, pi competitiva. A seconda di come sar l' industria del volo allora sar possibile tracciare il miglior futuro per questa compagnia. Si dice che gli imprenditori che sono entrati in Alitalia hanno realizzato una sorta di scambio con la politica. Eugenio Scalfari lo chiama "imbroglio". Puntano una fiche sugli aerei ma intanto ricavano migliori condizioni nelle concessioni autostradali, fanno il pieno dei lavori dell'Expo e godono di tanta tanta benevolenza governativa. E' una insinuazione sbagliata, pregiudiziale e non vera. Tutti gli azionisti hanno esaminato con grande attenzione il piano ed hanno deciso di investire perch lo apprezzavano come imprenditori e per i risultati economici che si propone di raggiungere. Certamente tutti hanno dato importanza anche al fatto di poter contribuire ad un progetto utile per il nostro Paese, ma la

valutazione fondamentale stata per tutti di tipo imprenditoriale. Guardando la lista di investitori, la maggioranza non ha neanche rapporti con il mondo pubblico. Ma la figura di Roberto Colaninno primus inter pares non rischia di compromettere l' equilibrio della compagine azionaria? Tutti si sono riconosciuti nella scelta di nominare Colaninno presidente e Sabelli amministratore delegato. Sabelli ha condiviso fin dall'inizio le scelte del piano e ha contribuito alla sua messa a punto. Quando anche Colaninno si aggiunto alla squadra si potuto riformare un tandem che ha gi conseguito grandi risultati in altre operazioni. Contiamo poi sul contributo di tutti gli azionisti e, in particolare, saranno importanti la competenza e le professionalit apportate da Carlo Toto. Senza AirOne l' operazione non sarebbe stata possibile e non avremmo le dimensioni necessarie, gli aerei, la quota di mercato per riuscire. Quale sar il ruolo di Intesa? Nelle ultime settimane abbiamo svolto un ruolo strategico di pianificazione e coordinamento del progetto. A questa prima conclusione positiva si arrivati innanzitutto grazie all' impegno di Gaetano Miccich e del suo gruppo di lavoro e poi di tutti gli imprenditori che hanno creduto in questo progetto. Ora come Intesa Sanpaolo assumiamo il ruolo di azionisti insieme agli altri. E il dibattito interno al gruppo Intesa Sanpaolo come prosegue? La stampa ha parlato di visioni diverse tra il Consiglio di Sorveglianza e quello di Gestione con il timore da parte del primo di favorire eccessivamente il governo Berlusconi. La dialettica sempre utile per arrivare a decisioni giuste e condivise. Sia il Consiglio di Gestione che quello di Sorveglianza hanno interpretato al meglio il proprio ruolo e fornito il loro contributo. Tutte le scelte su quest'operazione sono state fatte all'unanimit sia nei due consigli sia nei comitati strategici della banca. Non mai sorto il problema del cui protesta, ma si discusso sempre e solo della validit del progetto, cos come nei molti altri casi in cui la banca ha impegnato del capitale per rendere possibili grandi progetti di ristrutturazione e rilancio di aziende italiane. Un indirizzo che avete seguito e seguirete con tutti i governi? Da sempre ci muoviamo cos senza badare al colore della coalizione che governa il Paese. Chi sia il presidente del Consiglio e quale la maggioranza che lo sostiene, ai fini delle nostre decisioni irrilevante. Anche al governo Prodi abbiamo offerto la nostra collaborazione sul dossier Alitalia, ma non si sono create le condizioni. A suo tempo la banca sostenne la proposta d' acquisto da parte di AirOne. Seguiamo la vicenda da due anni. In una prima fase abbiamo sostenuto l' offerta AirOne ma non si creduto nella bont del nostro piano e non siamo stati ammessi neanche alla due diligence. Nella fase successiva in cui la crisi di Alitalia si aggravata e siamo entrati in una fase diversa e pi critica. La somma Toto pi Alitalia non era pi sufficiente per affrontare l' emergenza Alitalia e i nuovi prezzi del carburante; servivano altre energie imprenditoriali e le abbiamo trovate. L'Alitalia,

per poter attirare capitali, aveva bisogno di un risanamento e riorganizzazione ancor pi profonda. Lei la chiama riorganizzazione profonda ma i suoi critici dicono che si tratta di un revival della vecchia e perniciosa attitudine italiana a privatizzare i benefici e a socializzare i costi. Addossando allo Stato esuberi di personale, indennizzi ai piccoli risparmiatori e quant' altro. Penso solo una cosa: il fallimento dell'Alitalia scaricherebbe sulle spalle dello Stato oneri di tutti i tipi. Qualcuno fa finta di dimenticarselo e dimentica anche che la compagnia stata ridotta in fin di vita da anni e anni di cattiva gestione e di responsabilit diffuse. Si parla molto in questi giorni di una collaborazione tra il governo di centro-destra e le pi importanti realt imprenditoriali e bancarie del Paese. C' chi arrivato a paragonare il piano di risanamento Alitalia alla commissione Attali varata in Francia dal governo Sarkozy. E del resto anche lei in pi occasioni e in tempi non sospetti ha sostenuto che una esperienza la Attali avrebbe fatto bene all'Italia. Accetto il paragone almeno in parte. La commissione Attali stato sinonimo di un impegno no partisan, di interventi economici e infrastrutturali coordinati in vari settori, di progetti di lungo termine che mobilitano risorse pubbliche e private. Anche in questo caso la ristrutturazione di Alitalia non potr, ad esempio, prescindere da una riorganizzazione del sistema aeroportuale. L'Alitalia non n di destra n di sinistra. Questo il nostro modo di lavorare. Ma la logica Attali pu estendersi dall'Alitalia anche ad altri progetti. Senza essere particolarmente originale penso alle infrastrutture Ci sono progetti Paese che vanno sicuramente al di l dei tempi della politica. Ci sono opere nel campo della scuola, della giustizia, dei trasporti che ogni governo dovrebbe portare avanti facendo il suo pezzo di strada. Credo sinceramente che questo sia l'auspicio di moltissimi italiani, che magari non hanno mai sentito parlare di Attali, ma che vogliono vedere i problemi risolti e non ricominciare da capo in una direzione diversa ad ogni cambio di governo. Non tutti ricordano che in definitiva stato il sindacato a bocciare il vecchio piano Spinetta e ad affossare l' ipotesi Air France, non teme che possa accadere lo stesso anche questa volta con il piano Intesa? Tutti i progetti di risanamento e rilancio che ho vissuto, li ho condivisi con il sindacato. La mia esperienza dimostra che anche in caso di ristrutturazioni aziendali difficili, di fronte a piani credibili, onesti e di sviluppo il sindacato non si mai tirato indietro. Confido che anche questa volta vada cos e che si abbia il coraggio di fare in Alitalia ci di cui l' azienda ha bisogno e che non ha fatto negli ultimi anni. La cordata per la nuova Alitalia composta da alcuni imprenditori italiani. Accanto alla banca Intesa Sanpaolo e al gruppo dei Colaninno, l' Immsi, parteciper all' operazione Gianluigi Aponte di Msc Crociere, il gruppo Ligresti, il gruppo Atlantia dei

Benetton, Emilio Riva dell'omonimo gruppo dell'acciaio, Marco Fossati di Findim, Corrado Fratini di Fingen, Alessandro Grimaldi del fondo Clessidra, Salvatore Mancuso della societ d' investimento Equinox, Marco Tronchetti Provera di Pirelli, Marcellino Gavio del gruppo Gavio, il gruppo Marcegaglia e Francesco Bellavista Caltagirone dell' Acqua Marcia. Accanto a questa cordata di imprenditori italiani, il gruppo francoolandese Air France-Klm potrebbe rilevare una quota fino al 20% e lo stesso, ma per un ammontare probabilmente minore, potrebbe fare la banca d' affari americana Morgan Stanley. Per i soci fondatori ci sar un vincolo di cinque anni a non vendere le quote. Dario Di Vico

(1 settembre 2008) - Corriere della Sera